Biotestamento. Locatelli: “Ce lo chiede il Paese”

“Con l’approvazione della legge sul testamento biologico un passo fondamentale è stato fatto per l’applicazione dell’articolo 32 della Costituzione secondo il quale nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario. Un diritto costituzionale che finalmente, con questo provvedimento, diventa dovere per il sistema sanitario nazionale”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo parlamentare per il fine vita, intervenendo per dichiarazione di voto sulle Disposizioni anticipate di trattamento. Il decreto è stato approvato dalla Camera con 326 sì e 37 no;  ora passa al Senato.

“Abbiamo lavorato per quasi un anno – ha continuato Pia Locatelli – per ottenere la calendarizzazione del provvedimento e un altro in Commissione per avere un testo condiviso. Il risultato è il frutto dell’impegno di forze politiche diverse, di un lavoro trasversale, come a volte avviene sui temi etici e apprezziamo che il governo abbia lasciato al Parlamento la piena responsabilità della legge. Siamo però solo a metà percorso. Ci aspetta un passaggio al Senato che sarà forse ancora più arduo. Speriamo di non arrivare alla fine della legislatura a mani vuote. Il Paese non ce lo perdonerebbe”.

Per Beppe Englaro con il biotestamento vengono tolte le trappole per le future Eluane. “Oggi – ha detto – l’Eluana di turno può evitare di farsi intrappolare, finita la prima fase dell’emergenza, in cure che non servono a niente”. “La questione, ridotta all’osso”, ha detto in un’intervista a Repubblica il papà della giovane vittima di un incidente deceduta nel 2009 dopo l’interruzione dell’alimentazione artificiale al termine di un lungo braccio di ferro giudiziario, “è che Eluana aveva delle idee chiare e solide sulla vita, che ben conoscevamo”. “Ecco, è lei che ha portato al massimo livello la sua richiesta di diritti fondamentali e il suo è diventato il caso costituzionale più importante di questi tempi”, ha aggiunto.

Nel corso dei lavori l’aula della Camera ha respinto, con 268 voti contrari e 84 favorevoli, l’emendamento del Movimento 5 stelle che puntava ad inserire nella proposta di legge sul testamento biologico un articolo aggiuntivo per regolamentare la pratica dell’eutanasia. L’emendamento prevedeva – tra le altre cose – che “Il paziente, maggiore di età e capace di intendere e di volere, affetto da una patologia caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta e irreversibile, senza alcuna prospettiva di sopravvivenza o le cui sofferenze fisiche o psichiche sono costanti e insopportabili, ha diritto di richiedere il trattamento eutanasico”.

Le dichiarazioni anticipate di trattamento
La Camera ha approvato il biotestamento dopo un vuoto legislativo troppo lungo. Un vuoto che andava colmato. Nella giornata di oggi la Camera ha dato il via libera all’articolo 3 della proposta di legge. Quello che regola le Dat, ovvero le Dichiarazioni anticipate di trattamento. Parzialmente modificato durante l’esame, l’articolo disponeche ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Con la medesima forma scritta le Dat sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento.

Pianificazione condivisa delle cure
Con l’approvazione dell’articolo 4 si stabilisce la “pianificazione condivisa delle cure”. Nel merito, si prevede che nella relazione tra medico e paziente rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

I documenti già depositati
L’articolo 5 è una norma transitoria e dispone che quanto previsto dalla legge sul biotestamento si applica anche alle dichiarazioni di volontà già presentate e depositate. Recita l’articolo: “Ai documenti atti ad esprimere le volontà del disponente in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della presente legge, si applicano le disposizioni della medesima legge”.

Dai che ci siamo. Biotestamento: un altro diritto dei socialisti

Dopo le grandi battaglie targate Loris Fortuna (e Marco Pannella) degli anni settanta, e dopo la legge sulle unioni civili approvata anche grazie al governo Renzi, pur tuttavia senza quella stepchild adoption che esiste anche nella democristiana Germania, ma che ugualmente viene applicata poi dai tribunali, finalmente pare in dirittura d’arrivo la legge sul fine vita. Questo grazie ancora all’impegno di un socialista, anzi, di una socialista, Pia Locatelli, che ha coordinato il comitato interparlamentare sull’argomento e si é battuta per l’approvazione della legge. Si tratta, come nel caso delle unioni civili, della legge più moderata sulla scelta del fine vita, rispetto a quella prevalente nell’intera Europa dove, in diversi stati, esiste il diritto di scelta da garantire tout court che qui viene sbandierata come eutanasia, che in greco significa morte benefica. Una morte a fin di bene. Per evitare di vivere attanagliato dal dolore e dalla sofferenza psicologica e fisica.

Sia ben chiaro, non é oggi il momento di rilanciare, con la logica del più uno, la legge sulla cosiddetta eutanasia che il buon Cappato sostiene essere sostenuta dal 60 per cento degli italiani. E’ oggi il momento di sostenere questa buona legge che la Camera si appresta a votare grazie a una convergenza tra Pd, Cinque stelle, Si, Mdp e ovviamente socialisti, con Forza Italia che ha lasciato libertà di voto, mentre Lega, Fratelli d’Italia e Ap hanno dichiarato la loro contrarietà. Vedremo poi al Senato se la legge passerà e in che modo e se essa (ah quel referendum perso) dovrà poi tornare alla Camera per essere riapprovata. Resta il fatto che la nuova legge riprende i principi che stavano alla base delle rivendicazioni delle forze laiche già ai tempi del caso Englaro. Affida cioè alla volontà della persona non il diritto alla morte, ma quello di accettare o rifiutare le terapie (diritto peraltro già sancito in Costituzione), tutela, com’é giusto, la coscienza individuale dei medici, considera tra le terapie anche l’alimentazione e l’idratazione artificiali (tema molto contrastato ai tempi del caso Englaro e dopo), assicura la sedazione continua profonda.

Sui muri di Roma un movimento integralista e in Parlamento qualche esponente in preda a convulsioni ideologiche gridavano alla legge eugenetica. Cioè a una legge volta al perfezionamento della specie attraverso strumenti artificiali, traduzione esatta del termine. Cosa c’entri una legge che assicura un diritto di scelta con una teoria imposta per tagliare i rami secchi di una razza risulta impossibile da comprendere. Ancora una volta gli integralisti intendono imporre una visione del mondo a tutti, scambiando anche nell’analisi, la libertà delle persone di poterla esercitare (compresa quella di coloro che vogliono vivere il dolore fino all’ultimo stadio) con una imposizione statalista. Ancora una volta viene proposta una visione della vita sganciata dalla potestà individuale.

La mia vita, per un non credente é così, appartiene a me, per un credente appartiene a un essere superiore. Lo stato laico deve garantire il rispetto di entrambe le convinzioni. Non può imporne una a tutti. Vecchio discorso che si ripropone oggi in termini perfino più limitati, visto che la legge prevede semplicemente, senza escludere il ruolo fondamentale del medico e della famiglia, il diritto di un malato terminale e senza alcuna speranza di riprendersi, mediante una dichiarazione anticipata, di scegliere se accettare o meno il cosiddetto accanimento terapeutico. O, come capita spesso, una vita solo vegetale. Dovrebbe essere un diritto acclarato e accolto senza riserve da tutti. Invece non é così. Pur garantendo il diritto all’obiezione dei medici, la legge deve essere applicata anche nelle strutture private, ovviamente. E qui é scattato il crucifige dei difensori dei diritti delle strutture sanitarie cattoliche. Ma vogliamo fare leggi che non si applicano a seconda dell’ispirazione dei loro fondatori e gestori? Sarebbe un caso nel panorama internazionale. Anche lì ci saranno medici laici o per essere assunti occorre un’adesione convinta a una religione? Suvvia, non siamo in Arabia Saudita….

L’atomica e la barbarie di Kim

Trump, da isolazionista a interventista, senza cambiare la faccia, é dunque intervenuto, sia pur con un bombardamento simbolico, contro il governo siriano, poi ha fatto esplodere in Afghanistan, contro nascondigli dell’Isis, la madre di tutte le bombe, seconda solo all’atomica. Adesso spinge (per la verità soprattutto i cinesi) per un intervento (politico, militare) contro il feroce regime nord coreano di quel micidiale farabutto, comunista, post comunista, ma certo sanguinario di Kim Jong-un. Il mondo trema, o comprende che si tratta di minacce e dunque solo di parole?

Mentre il tiranno Kim ordina all’esercito di sfilare mettendo in mostra i suoi micidiali missili e ne sforna uno che sarebbe in grado di colpire direttamente New York, Trump sa bene che gli Usa non corrono alcun pericolo con gli strumenti di difesa e soprattutto con la capacità di attacco e di reazione immediata. Quelli di Kim sono muscoli senza colpo del KO. Eppure la Nord Corea appare al mondo intero in tutta la sua drammatica e potenziale pericolosità. Innanzitutto per i sud coreani, giustamente difesi dagli Usa. Mi viene in mente la mobilitazione della sinistra italiana, in occasione della guerra in Corea del 1950, a favore dei nordisti che, difesi dall’Urss, apparivano come i protagonisti di una nuova rivoluzione socialista contro l’imperialismo americano.

Guardate come è finita quella rivoluzione. Si é creata una dittatura barbara di stampo dinastico-militare. Al potere, assoluto, è divenuto capo supremo della cosiddetta Repubblica democratica (sic) Nord coreana, a soli 26 anni, ereditando la carica dal padre Kim Jong il, il giovanissimo Kim Jong-un. Dal 2011, le cifre sono riportate da Alessandro Farruggia sul Quotidiano nazionale, il giovane virgulto ha fatto giustiziare 340 persone, tra esponenti del suo partito caduti in disgrazia e potenziali oppositori. Tra le forme di reazione il regime che oggi minaccia di rapire gli stranieri, tra il 1977 e il 1983, sotto il regno del papà, avea già messo in atto quella del rapimento. Sono finiti in gattabuia ben 485 cittadini sud coreani. Secondo alcune fonti di Tokio i giapponesi rapiti sarebbero ben 886.

I metodi del dittatore che si definisce comunista, e le bandiere rosse con stella lo dimostrerebbero, dal 2011 ha rimosso cinque ministri della difesa dei quali uno, Hyon Yong Choll, fucilato nel 2015 con una mitragliatrice anti aerea. Due anni prima, nel 2013, aveva fatto fucilare anche lo zio Jang Song Thaek dandolo in pasto a un branco di cani affamati. Poco dopo, accusandolo di tramare contro di lui, ha fatto uccidere con un lanciafiamme il vice ministro della sicurezza pubblica O Sang-Hon. Poi, nel 2014, l’assassinio del fratellastro Kim Yong-nam, avvenuto in Malesia, col gas nervino, per mano di due spie al soldo dell’affettuoso fratellino. Come ha ucciso familiari cosi, per non essere giudicato troppo tenero, Kim ha ucciso anche sue fidanzate come Hyon Song-wol, musicista, nell’agosto del 2013, assieme ad altri 11 musicisti e cantanti, forse perché stonavano alle sue orecchie. L’accusa era quella di produrre film porno. E’ stata invece smentita dal governo nord-coreano la notizia diffusa nel mondo sulla deflagrazione del ministro Hyom attraverso l’uso del cannone, a causa del reato di “non repressa tentazione al sonno” mentre Kim parlava. Meglio, più economico, l’uso del lanciafiamme.

Costui sarebbe, amici e compagni, l’erede della magnifica resistenza alla guerra che il bellicismo americano ha scatenato nell’estremo Oriente, così come la Corea del sud, paese democratico ed economicamente avanzato, era il mostro invadente da combattere. Una profonda vergogna dovrebbero avvertire, anche dall’Aldilà, comunisti e socialisti italiani che a quell’assurda verità si erano colpevolmente accodati. Oggi un ruolo da moderatore può e deve svolgerlo la Cina, un paese che ha mantenuto un rapporto con quel pazzo di Kim. E la Cina, anche perché possiede più della metà del debito americano, ha voce in capitolo a Washington. Una commedia nella tragedia è rappresentata dal ruolo che si é attribuito il senatore Razzi. L’eroe di Crozza continua a ritenere che la Corea del nord sia come la Svizzera. C’é da augurarsi che prima o poi non venga mitragliato anche lui. Ne perderebbe se non la democrazia italiana, almeno il sarcasmo del comico genovese…

Ascoltando Claudio

Il mio vecchio amico Claudio Martelli celebra i 35 anni della conferenza di Rimini. Celebrando ovviamente se stesso e la sua teoria dei meriti e dei bisogni. Porta in giro quella felice intuizione come un simulacro da mostrare a chi lo invita. Roba di prima, roba di razza, signori. Già a Milano, alle Stelline, su iniziativa dell’on. Tommaso Nannicini, che ha confessato di provenire dalla tradizione socialista, caso raro nell’attuale vertice del Pd, poi in una sezione del Pd milanese, Claudio, con 35 anni in più, assume ancora le sembianze del giovanotto di allora. Camicia arrotolata, verbi minuziosamente azzeccati, aggettivi sempre scanditi in scala trina, tono misurato e pacato. Come 35 anni fa. Martelli che celebra Martelli?

Non credo sia inusuale oggi rimpiangere la vecchia classe politica. Non credo, in particolare, che nello scenario amorfo e superficiale della politica odierna si possano rintracciare nuovi Martelli, capaci di intuire, elaborare, progettare, e anche di governare. Il limite di Claudio, semmai, é sempre stato quello del gioco personale, un individualismo simile a quello di un ottimo giocoliere di una squadra di calcio. Quello che ti ammalia per le finte e le magie e poi alla fine non capisci perché la sua squadra perda. Se Martelli si mantiene nelle vesti dell’architetto della politica é invincibile e ineguagliabile. Non mi stupisco che Nannicini e una parte del Pd abbia deciso di corteggiarlo. Personalmente ne sono anzi sinceramente contento.

A giugno Pd e Psi svolgeranno a Milano un convegno sui meriti e i bisogni nella società odierna. Martelli ne sarà, credo, ancora protagonista. Ascoltandolo ho apprezzato il tentativo di coniugare il bisogno con un’area di vecchia povertà che a Rimini pareva dominata (si parlava infatti di nuove povertà) e di premiare un merito che non sconfini negli abusi e negli sfruttamenti del nuovo mercato finanziario. Qualche dubbio mi è sorto sulle dichiarazioni di Claudio a proposito della sua opposizione al cosiddetto “ius soli”. E’ vero che é fuorviante definire tale un diritto alla cittadinanza che si intende concedere al momento della nascita. Ma mi pare discutibile sostenere che così facendo si introdurrebbe una disparità di trattamento coi genitori. Basterebbe omologarli. Quando, dopo nove anni, un genitore acquisisce il diritto alla cittadinanza allora anche il figlio nel frattempo nato in Italia diventa italiano. Non si comprende perché debba aspettare la maggiore età. La disparità c’é anche e soprattutto oggi.

Ma si tratta di particolari. Giudico invece molto positivo il fatto che il Pd o una sua parte ritiene che le intuizioni socialiste degli anni ottanta restino di pregnante attualità. Come se coloro che in fondo le hanno osteggiate, vedasi il Pci berlingueriano, non abbiano elaborato nulla di particolarmente interessante nel corso di questi 35 anni, tale da dover essere ricordato e appunto celebrato. Mi ero permesso, dopo la scissione, di suggerire a Renzi il passaggio dal Pd uno al Pd due. Un nuovo soggetto meno post comunista e caratterizzato dalla presenza dei socialisti, dei radicali, dei verdi. La presenza della Bonino alla convention renziana e la nuova attenzione, almeno di Nannicini, verso Martelli, che pure mi pare di aver capito voglia mantenere riserve e perplessità sull’operato di Renzi, vanno in questa direzione? Starei attento a non scambiare donne e uomini sia pur importanti e interpreti di quelle storie e di quelle identità politiche col consenso conseguente di partiti e movimenti costruiti con sacrifici di tanti altri.

Ma l’Europa é colpita solo dal terrorismo islamico

Le oscillazioni del nuovo presidente americano, prima isolazionista e poi interventista, prima filo russo e poi anti russo, prima filo Assad e poi anti Assad, con lo sganciamento in Afghanistan della madre di tutte le bombe e gli ultimatum, via Pechino, alla Corea del nord, generano preoccupazione. Sono frutto di inesperienza, come appare la brutta figura del suo portavoce a proposito dell’uso dei gas che mostrerebbe Assad peggiore di Hitler, o fanno parte di una strategia politica? Pare che Trump voglia mostrarsi in tutto diverso da Obama. Come quest’ultimo era restio all’uso debordante delle minacce e del dispiegamento della forza, così il primo intende apparire determinato e muscolare sia nelle parole, sia negli atti.

Intendiamoci. Il dittatore della Corea del nord, una sorta di satrapo spietato che dispone dell’atomica, non fa dormire sonni tranquilli. Secondo un giornalista come Federico Rampini, che stimo moltissimo, basterebbe che Pechino non gli facesse da scudo e la sua potenza svanirebbe d’incanto. Non vorrei tuttavia che ci si dimenticasse del terrorismo islamico che continua a far vittime in Europa. Tra tutte le tensioni, i focolai di guerra, i pericoli che si manifestano nel mondo, l’unico che ci ha colpito, che continua a colpirci e a minacciarci si concentra nelle brutali iniziative omicide dell’Isis.

Ascoltando ieri sera la trasmissione di Formigli e in particolare il confronto su questo argomento che ha messo di fronte Federico Rampini, Lucio Caracciolo, Rula Jebreal, Magdi Allam e il vignettista Vauro, con interessantissime interviste e riprese di manifestazioni in Svezia, mi sono accorto che quest’ultimo rappresenta un singolare esponente del mai sopito complesso di colpa occidentale. Una malattia del vetero comunismo. Qualsiasi cosa si affrontasse questo signore, che deve dispiegare una certa attrazione per essere invitato a una tavola rotonda sull’argomento pur non essendo uno studioso, un rappresentante di partiti, di movimenti, di associazioni, pur non essendo un giornalista, sosteneva che era tutta colpa nostra. Mai una parola, una sola parola, contro i terroristi, gli islamisti, quei fanatici che vorrebbero trasformare l’Europa in quell’Eurabia alla quale profeticamente accennava Oriana Fallaci.

E’ vero che non tutti i musulmani sono terroristi, oltretutto sono soprattutto i musulmani le vittime dell’Isis, ma é vero che sono tanti i musulmani che considerano la donna un essere inferiore, una cosa e non una persona, come diceva ieri con ostinata presunzione uno di loro, che ritengono la sharia una istituzione legittima, che sostengono la teocrazia e non la democrazia. In un’Europa che non fa figli, non esiste il pericolo di una islamizzazione o porsi questo problema è fuoruscire dai confini dei valori della sinistra? E inoltre, non basta che le comunità musulmane prendano le distanze dal terrorismo dell’Isis, occorre che l’intera comunità musulmana accetti i valori e le regole della nostra civiltà, se con essa deve convivere. Senza compromessi.

Non si può accettare un compromesso tra libertà e sopraffazione, o tra uguaglianza e disuguaglianza tra uomo e donna, o tra democrazia e teocrazia. Noi dobbiamo affermare che in Europa e dunque in Italia si sta solo se si accettano la libertà, l’uguaglianza uomo-donna (la donna che deve stare coperta e che non può uscire sola di casa, appartiene a una concezione tardo medioevale), la possibilità dei figli di innamorarsi e vestirsi e sposarsi, di essere o non essere religiosi e di quale religione, se non si sostiene la legittimità della sharia, se si accettano le regole della democrazia e la separazione tra stato e religione. Attenzione. Per conquistare questi diritti ci son voluti secoli, di lotte, sacrifici, martirii. Basta molto poco per perderli.

Alitalia: raggiunto un pre-accordo. Referendum cruciale

ALITALIAE’ stato raggiunto nella notte, in extremis, un pre-accordo tra Alitalia e sindacati per salvare la compagnia aerea. Il verbale di confronto siglato dalle parti diventerà un vero e proprio accordo solo dopo il via libera dei lavoratori. Cruciale dunque diventa l’esito del referendum che si terrà dopo Pasqua (da martedì o mercoledì e terminerà domenica), mentre il prossimo incontro con governo, azienda e sindacati è fissato per il 26 aprile. E’ bene ricordare infatti che non sempre le consultazioni sottoposte ai lavoratori hanno dato esiti positivi, basta pensare al caso del sito di Almaviva di Roma.

Da più parti ci si appella al senso di responsabilità. “Non è stato facile arrivare a un punto di incontro che mi auguro che sia confermato dai lavoratori”, sottolinea il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. “L’impegno del governo in questi mesi è stato incessante – aggiunge – e non ha risparmiato gli sforzi per ottenere un piano industriale che mi auguro sia condiviso al referendum”. Anche il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, giudica il pre-accordo positivamente ma sottolinea: “Se questa manovra fallisse, l’amministrazione straordinaria butterebbe sullo Stato italiano tutti costi della gestione Alitalia e/o della liquidazione, e sarebbero costi altissimi: solo l’amministrazione straordinaria costerebbe oltre un miliardo di euro. L’obiettivo prioritario del governo – conclude – è mettere meno soldi possibili”.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, sottolinea la necessità di trovare nuovi soci e risorse: su Alitalia “c’è preoccupazione perché l’azienda è oggettivamente in uno stato di grandissima difficoltà. Siamo consapevoli che ci sarà bisogno di altre persone che hanno fiducia nel futuro di Alitalia e che mettano altre risorse, ma intanto bisognava salvare Alitalia, grazie a uno sforzo un po’ di tutti e a un’ulteriore sensibilità strappata all’azienda. Comunque siamo soddisfatti del lavoro fatto”.

Intanto stamattina si è tenuto un Cda della compagnia proprio per “raccontare cosa è successo ieri”, come spiega il presidente ‘in pectore’, Luigi Gubitosi. “Il consiglio di amministrazione è soddisfatto, così si sblocca la situazione”, afferma il manager, “evidentemente abbiamo fatto un grosso passo avanti. Non abbiamo ottenuto tutto ciò che volevamo ma, comunque, ci fa piacere soprattutto perché sono stati rispettati i tempi previsti. Come dicono anche i sindacati riteniamo che sia stato fatto tutto il possibile”. L’amministratore delegato dell’Alitalia, Cramer Ball ha commentato: “Sono soddisfatto per il rispetto della deadline”.

Entrando nel dettaglio del pre-accordo gli esuberi previsti per il personale a tempo indeterminato scendono da 1.338 a 980, attraverso il superamento “dei progetti di esternalizzazione delle aree manutentive e di altre esternalizzazioni”, il ricorso alla Cigs entro il maggio 2017 per due anni, l’attivazione di programma di politiche attive del lavoro (riqualificazione e formazione del personale) e misure di incentivazione all’esodo, oltre ai miglioramenti di produttività ed efficienza” che saranno definiti in ambito aziendale entro maggio. La riduzione della retribuzione del personale navigante, originariamente da un minimo del 24% a un massimo del 30%, nel verbale è prevista all’8%. I tagli chiesti al personale navigante scendono da 369 milioni nell’arco di 5 anni a 258. E sempre per il personale navigante, il verbale prevede “scatti di anzianità triennali con il primo scatto nel 2020, un tetto di incremento retributivo in caso di promozione pari al 25%, l’applicazione ai neoassunti dei livelli retributivi “cityliner (il vettore del breve raggio) indipendentemente dall’aeromobile d’impiego”. In relazione alla produttivita’ del personale navigante è prevista la riduzione di un assistente di volo negli equipaggi a lungo raggio e una riduzione dei riposi dai 120 annuali a 108 con minimo di 7 al mese. Inoltre si annunciano esodi incentivati per piloti e assistenti di volo. Per il personale navigante ci sarà poi il superamento e riproporzionamento delle fasce di indennità di volo oraria per il personale part-time. I sindacati ora guardano all’esito del referendum.

Quella per Alitalia è stata “una trattativa molto complessa”, sottolinea la leader della Cisl, Annamaria Furlan. “L’intesa raggiunta chiama gli azionisti a investire nuovamente e a dare un contributo forte al costo del lavoro”, aggiunge, “ora con la consultazione referendaria la parola passa ai lavoratori: credo nel loro senso di responsabilità e di partecipazione”. Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, sottolinea: “La preoccupazione che abbiamo e che vogliamo trasmettere ai lavoratori è che bisogna provare a salvare un’azienda che cosi è sull’orlo della chiusura. Questo è lo sforzo che abbiamo fatto, sapendo bene che ancora una volta si chiedono sacrifici ai lavoratori e questi sacrifici devono essere ricompensati da scelte vere sul piano industriale e di rilancio perché il mantenimento dello status quo non serve”. “Mi auguro che il buon senso prevalga fra tutti”, afferma il segretario confederale della Uil, Carmelo Barbagallo, “speriamo che i lavoratori si rendano conto dello sforzo che è stato fatto e delle risorse che sono state investite e che i loro sacrifici non devono essere ancora una volta vanificati”.

Lo sceriffo Minniti

Ha ragione il nuovo ministro degli Interni Marco Minniti a sostenere che la sicurezza é di sinistra. Oddio, la difesa della sicurezza degli italiani non dovrebbe essere né di sinistra né di destra, ma siccome la sinistra per anni l’ha considerata un valore estraneo è un bene che Minniti lo rivendichi come una parte di quella tradizione. Non solo perché, come egli afferma, il suo partito ha perso voti nelle periferie popolate da ceti popolari essenzialmente su quel tema, ma perché difendere i diritti alla sicurezza degli italiani é un dovere di chi li governa.

Minniti ha anche ragione quando sostiene che l’immigrazione non può essere illimitata, ma sempre proporzionata alla sua sostenibilità. E’ comprensibile che popolazioni che si trovano non in guerra, in questo caso si parla di profughi, ma in situazione di indigenza si riversino in territori più apparentemente benevoli. Ma se questi ultimi non hanno capacità di accoglienza finiscono non solo per far star peggio i loro cittadini, ma anche gli stessi immigrati. Che dovranno, per sopravvivere, far ricorso a furti e illegalità varie. Dunque é giusto (non dico di sinistra, perché ormai questa parola é abusata e produce anche noia) il respingimento come il rimpatrio per coloro che non hanno alcun diritto a rimanere nel nostro paese.

La volontà di Minniti si esprime per ora attraverso due decreti, uno dei quali presentato alla Canera per l’approvazione e sul quale i socialisti hanno marcato le loro differenze. A me l’idea di un ministro sceriffo che vuol far rispettare le leggi non dà alcun fastidio. Questo ben dentro certi limiti però. In un decreto si istituiscono i centri per il rimpatrio, grosso modo uno ogni regione ma si toglie un grado di giudizio agli immigrati sottoposti al provvedimento. Ad occhio i centri per il rimpatrio mi sembrano largamente insufficienti, se la loro capienza sarà complessivamente di 1600 posti. Ad ogni modo verificheremo la loro efficacia. Anche l’istituzione di 14 sezioni specializzate in materia di immigrazione in altrettanti tribunali può avere una sua legittima motivazione. Cosi come i poteri affidati ai sindaci che possono utilizzare i cosiddetti Daspo nei confronti degli immigrati recidivi. Il Daspo é una misura amministrativa per escludere i tifosi dagli stadi. Più difficile immaginare da cosa escludere costoro. Un bando dalla città per andare dove? Qualcosa di simile all’ateniese ostracismo?

Creare invece una giustizia a due velocità, una per gli immigrati e una per gli italiani, la prima con due gradi di giudizio e la seconda con tre, mi trova assai perplesso. Così come una procedura unica per le espulsioni con l’abolizione di fatto del contraddittorio e del rito del dibattimento, come ha ricordato la nostra Pia Locatelli. Che razza di paese é mai quello in cui si applica la legge in modi difformi a seconda della provenienza? Credo che questo aspetto della legge sia davvero a rischio incostituzionalità. Piuttosto da tempo, anche in base alla mia esperienza amministrativa, rivedrei i criteri per l’attribuzione della cittadinanza. Sono a favore dello ius soli, ma non darei mai, anche dopo gli anni attualmente necessari per ottenerla, una cittadinanza italiana a chi non ha imparato un minimo di italiano. La lingua é condizione ineludibile per ottenere di potersi dichiarare italiani. E infine un elogio a Minniti per la sottoscrizione del Patto con l’Islam, dove anche gli islamici condannano la violenza e anche l’illiberalità dei comportamenti assunti da qualche famiglia integralista. Se si vuole stare in Italia si devono accettare i valori della nostra civiltà e i principi della nostra costituzione. E magari in questo caso qualche rimpatrio per chi vorrebbe ridurci a una repubblica islamica non guasterebbe.

Studi sui mercati. Derivati senza controlli

strumenti-derivati_650x250La Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea ha recentemente pubblicato due studi sui mercati dei derivati otc in cui evidenzia che il loro valore nozionale è salito in sei mesi, dal dicembre 2015 al giugno 2016, da 493 a 544 trilioni di dollari. È un’impennata significativa che interrompe la tendenza decrescente iniziata nel 2013, quando la montagna dei derivati aveva raggiunto la vetta di 710 trilioni!
Il dato più preoccupante è quello relativo al cosiddetto “gross market value” degli otc che nel periodo indicato è letteralmente esploso, passando da 14,5 a 20,7 trilioni di dollari. Questo valore sta ad indicare il costo per rimpiazzare al prezzo di mercato tutti i contratti aperti. Tale aumento riflette la grande tensione in certi settori, soprattutto quello dei cambi monetari dove i derivati relativi alla sterlina e allo yen sono più che raddoppiati a seguito delle significative oscillazioni delle due valute. Nei citati sei mesi lo yen si è apprezzato del 15% rispetto al dollaro, mentre la sterlina ha perso il 10%. Sono segnali di grande instabilità.
La crescita dei mercati dei derivati va di nuovo di pari passo con la loro opacità. È l’effetto visibile e misurabile del progressivo svuotamento delle regole per contenere i fenomeni speculativi, in vigore durante l’Amministrazione Obama..
In merito, anche Aitan Goelman, ex presidente della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l’agenzia americana che dovrebbe regolare le operazioni in derivati finanziari, ha dichiarato che vi sarebbe una “massiccia quantità di comportamenti irregolari” nel mercato dei futures, delle options e degli swaps, i vari nomi con cui si distinguono i derivati, troppo spesso speculativi.
Negli Usa ogni giorno vengono registrati circa 325 milioni di operazioni in derivati finanziari, di cui non poche sono truffaldine. Infatti, le manipolazioni spesso comportano l’uso di insider trading, di finanziamenti senza copertura, di capitali non propri, di piramidi finanziarie e di ordini fatti senza l’intenzione di portarli a termine. Secondo Goelman la CFTC è a conoscenza di molte frodi ma non riesce a combatterle efficacemente per mancanza di mezzi e di fondi. Ha un budget annuale di 250 milioni di dollari di cui soltanto il 20% per la lotta alle frodi. Di conseguenza almeno due terzi dei casi sospetti non vengono neanche indagati.
Una storia “molto italiana”. Nel nostro Paese le lungaggini della giustizia generano innumerevoli prescrizioni che creano impunità e sfiducia diffusa.
Anche in Europa le operazioni in derivati da parte delle banche sono state troppo consentite. La Bce è stata molto tollerante verso le banche, soprattutto verso la Deutsche Bank che negli anni è incredibilmente diventata leader mondiale nei mercati otc.
Per ben due volte, nel 2014 e nel 2016, la Bce avrebbe omesso di valutare il rischio dei derivati cosiddetti “Livello 3”. Questi titoli non hanno un prezzo affidabile in quanto vengono trattati fuori dai mercati regolamentati. Per esempio, a fine 2015 alla banca tedesca sarebbe stato permesso di iscrivere a bilancio tali titoli per un valore di ben 31 miliardi di euro.
La Bce non sarebbe stata in grado di dare una credibile valutazione dei titoli in questione per mancanza delle necessarie competenze e degli indispensabili sofisticati software. Cosa che, guarda caso, avrebbero soltanto gli stessi inventori dei derivati otc: le grandi banche come la Goldman Sachs. Non si può pretendere da loro una corretta valutazione. Sarebbe come affidare ai lupi la protezione del gregge!
In Europa il permissivismo verso i derivati riflette, purtroppo, anche la decisione delle banche di non far fluire la liquidità verso l’economia reale e l’imprenditoria produttiva. I dati parlano chiaro. Secondo uno studio dell’agenzia Bloomberg, le banche europee hanno depositato circa 1,16 trilioni di dollari presso la Bce, anche senza ricevere alcun interesse. Spesso sono soldi ricevuti dalla stessa Bce che acquista titoli di Stato dei Paesi europei ed altri titoli in possesso delle stesse banche.
Nonostante la Bce abbia immesso nel sistema finanziario europeo 1,8 trilioni di dollari, i finanziamenti da parte delle banche verso l’economia, nel periodo del Qe sono aumentati di appena 175 miliardi, restando comunque ben al di sotto del livello del 2012.
Sembra di raccontare una storia vecchia e ripetuta. Essendoci ancora il rischio di nuove crisi sistemiche, meglio non tacere, per non trovarsi ancora una volta impreparati.

Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Mussolini e il caso dei due anarchici Sacco e Vanzetti

Esce nelle librerie “Mussolini e il caso Sacco-Vanzetti”, a cura della Claudiana editrice. Il testo, che presenta in modo approfondito l’atteggiamento avuto da Mussolini nei confronti della vicenda dei due anarchici italiani uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 a Boston, si è avvalso della documentazione inedita consultata presso l’Archivio Storico Diplomatico della Farnesina a Roma.

mussolini-e-il-caso-sacco-vanzetti-1904Non a tutti è noto che lo stesso Benito Mussolini intervenne ripetutamente per cercare di ottenere una revisione del processo, e successivamente la grazia, per i due anarchici italiani Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, ingiustamente condannati a morte negli Stati Uniti il 23 agosto 1927 con l’accusa di omicidio.
Ci si è interrogati su quali furono le ragioni per cui il Duce decise di intervenire, direttamente e indirettamente, a favore di Sacco e Vanzetti dal momento della sua salita al potere fino alla morte dei due anarchici.
Fu per le sue radici anarco-socialiste? O per la pressione a salvarli in quanto italiani?
Oppure per l’opportunità politica e propagandistica del regime fascista? E ancora: come si mosse Mussolini rispetto all’“amico americano”?
La ricerca storica si è sostanzialmente divisa tra chi considera soltanto di facciata, legato alle circostanze e alla convenienza politica, l’intervento di Mussolini in favore di Sacco e Vanzetti e chi, al contrario, ritiene che esso fosse sincero e sentito.
I professori Philip V. Cannistraro e Lorenzo Tibaldo con questo loro accurato lavoro, che esce in occasione dei novanta anni dalla morte dei due anarchici italiani, intendono approfondire le ragioni per cui il Duce intervenne in loro difesa e intendono mostrare come la risposta – anche alla luce della documentazione consultata presso l’Archivio Storico Diplomatico di Roma – sia più complessa e debba tenere in considerazione le dinamiche personali, politiche e diplomatiche, in questa vicenda profondamente intrecciate.
Il volume è corredato da un’appendice ricca di documenti poco noti o inediti sulla drammatica vicenda di “Nick and Bart”, così come venivano comunemente appellati
Sacco e Vanzetti.

Je suis chrétien

Mentre Trump, con un’azione in stile celodurista, sgancia qualche bomba sull’aeroporto siriano, l’Isis sferra uno dei suoi più brutali e vergognosi attacchi al mondo civile. Dopo la strage di Stoccolma, di stampo terroristico e in modalità islamiche, i due strazianti attentati in due chiese cristiane copte d’Egitto. Tra loro collegate e insieme concepite e preparate. Due kamikaze si sono fatti esplodere prendendo di mira le chiese di Tanta, nel Delta del Nilo, e di Alessandria, mentre i fedeli erano riuniti per celebrare la domenica delle Palme, uccidendo 45 persone e ferendone almeno 118. Un bilancio destinato a salire. I due attentati sono stati subito rivendicati dallo Stato islamico, attraverso l’agenzia Amaq che ha scritto: «Gruppi dell’Is hanno condotto gli attacchi contro due chiese a Tanta e Alessandria».

In quella di Alessandria l’obiettivo era il Papa copto Teodoro II, scampato fortuitamente all’attentato, e questo a venti giorni dall’arrivo in Egitto di Papa Bergoglio, che ha confermato la visita nonostante i drammatici avvenimenti e rischi conseguenti. Solidarietà al popolo cristiano, alla Chiesa copta e grande apprezzamento per la scelta di Papa Bergoglio che ancora una volta ha voluto confermare la sua tendenza al dialogo interreligioso e non soltanto verso le chiese cristiane. Il punto che emerge oggi non è però solo quello del nuovo attacco dell’Isis alle altre religioni, in particolare a quella cristiana. L’orrore delle due stragi concomitanti rimanda alla radice della guerra proclamata dal cosiddetto stato islamico e al comportamento che tutto il mondo civile deve assumere.

Dopo la strage di Parigi l’Avanti ebbe modo di sottolineare, in dissenso dal comportamento del governo, che anche l’Italia doveva sentirsi in guerra. E’ vero che in Italia, in Grecia e in Spagna, l’attacco dell’Isis non ha consumato vittime. E dunque un atteggiamento prudente, fatto anche di singolari bonus culturali per i diciottenni (“Ogni euro speso in armi sarà speso in cultura”, proclamò l’ex presidente Renzi), può avere influito sull’esenzione da terrorismo, un po’ sulla scorta degli effetti del cosiddetto lodo Moro degli anni settanta. Resta il fatto che un attacco alla cristianità, lo dico io che come Prampolini mi sento cristiano ma non credente, é anche un attacco alla nostra civiltà. Lo sarebbe se fosse stato compiuto all’incontrario. Ma siccome oggi, e non solo da oggi, sono i cristiani al centro del barbaro attacco, vale la pena, come ai tempi di Charlie Ebdo, di parafrasare”: “Je suis chrétien”. La nostra civiltà laica e tollerante deve reagire a questa barbarie. E le giravolte di Trump le fermi chi può. Il nostro nemico è l’Isis. Dev’essere chiaro anche a chi continua a non capire, a non sentire, a non parlare e a bombardare di qua e e di là…