Arbitri, la Casta del calcio

Prendersela con gli arbitri è un luogo molto comune. E, quanto segue, sarà pieno di luoghi comuni. Perciò se siete contrari all’ovvio, abbandonate la lettura. Detto questo, parto da lontano. L’altra sera il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, ha comunicato l’esonero del suo allenatore. Da lunedì, al posto di Sannino, sulla panchina del Palermo siederà Gasperini (per quanto tempo non ci è dato sapere). Su Mediaset domenica sera facevano notare come, all’ennesimo cambio di panchina, forse sarebbe il caso per Zamparini di auto-esonerarsi. Ma i presidenti pagano (nel senso squisitamente monetario del termine) e hanno il diritto di scegliere e cambiare idea. Che le loro scelte paghino o meno, questo è un discorso diverso. Intanto Sannino, che paga un avvio di stagione zoppicante e una campagna acquisti non proprio entusiasmante, ha perso la panchina. Chi gli subentra, il Gasp, l’anno passato ha subito lo stesso trattamento da Moratti. Dalla padella alla brace, verrebbe da dire… Continua a leggere

Questo campionato sarà una farsa

Torna il calcio giocato, restano le polemiche. Anzi, aumentano a dismisura. La finale agli europei non ha placato gli animi. Le sentenze della giustizia sportiva hanno peggiorato la situazione invece di risolverla. E, a ben vedere ripartiamo esattamente da dove c’eravamo fermati. Ma perché? Cerchiamo di dare una risposta. Sul campo la Juve di Conte s’è guadagnato uno scudetto sacrosanto, sul campo ha perso meritatamente la Coppa Italia. Poi è arrivata “scommessopoli” col suo carico di accuse, indagini, processi e sentenze. E l’attenzione di tutti è scivolata sulla cosiddetta giustizia sportiva. Scatenando la solita baraonda di azioni e reazioni a catena. E chi c’era al centro dell’uragano? Manco a farlo apposta, la Juve. Continua a leggere

Il calcio è finito? Prendiamola a ridere

Nella celebre immagine di Mourinho che fa il gesto delle manette, c’è la sintesi di questo triste finale di stagione. Non è il primo arresto, Stefano Mauri, e non sarà certamente l’ultimo. Staremo a vedere. Intanto il campo tace e, almeno fino agli europei,  le uniche voci che ascolteremo sono quelle di mercato.

A me, personalmente, sarebbe piaciuto concludere questa stagione parlando di calcio. Ma in Italia le storie migliori finiscono sempre con un processo. Siamo il paese di Biscardi e Berlusconi. Non dimentichiamolo. Per terminare una stagione  – politica o sportiva – abbiamo bisogno del rassicurante intervento di qualche magistrato. Il calcio, d’altra parte gioca sempre d’anticipo. Come dimenticare il governo tecnico di Guido Rossi?

Ma siamo anche un paese di comici, quindi prendiamola a ridere.
Mentre impazzano i rumore sul possibile sostituto di Antonio Conte – in odore di squalifica – Capello, Mazzarri, Vilas Boas e chi più ne ha più ne metta, il ct della nazionale si dedica al classico due pesi e due misure. Mimmo Criscito escluso dalla lista dei convocati, Bonucci invece resta. Evidentemente il codice etico di Prandelli si applica solo con gli oriundi e i napoletani. Gli juventini hanno uno speciale salvacondotto. De Rossi comunque si fida di Mauri, sarà pure laziale ma gli sembra un bravo ragazzo. Sarà che la sua Roma è afflitta da sindrome bipolare, almeno per quanto riguarda i tempi. Dopo il futuro di Luis Enrique, oscilla tra il passato di Montella e il trapassato di Zeman. Anche se in società qualcuno vorrebbe tornarere all’infinito e ha già contattato Carletto Mazzone. Insomma ha più dubbi del Partito Democratico. Chi vuole rinnovare sul serio è De Laurentiis. Aurelio è il vero grillino del calcio nazionale: vagoni di bestemmie e la parola giovani ripetuta come un mantra ossessivo. Intanto s’è seduto al tavolo dei grandi e non ha fatto nulla. Guardasse in casa propria: gli stanno sfilando Lavezzi dal taschino. A proposito del Pocho: Moratti lo vuole a tutti i costi. Basta che siano contenuti. Rifondare sì, ma mica è un petroliere? Sì, vabbe’ è un petroliere ma non è arabo. E poi lui i soldi preferisce sprecarli con gli allenatori, ormai. Pare abbia fatto un corso accelerato da Cellino. Uno che di esoneri ne capisce e come… Chi dovrebbe chiedere aiuto al presidente del Cagliari è Berlusconi: voleva esonerare Allegri ma, consigliato da Galliani, ha messo Alfano in panchina ed ė tornato alla guida del PDL. Sempre a Milano, Ibra si confessa: il Milan è povero. Infatti ha chiamato Rajola e ha subito chiesto un taglio agli stipendi… dei compagni di squadra. Peggio della Fornero. A proposito di politica. Dicono che il govermo abbia finalmente ottenuto la riduzione del numero dei senatori: Nesta, Gattuso, Inzaghi, Del Piero.

Per concludere gli europei. La Spagna si affidava al Polpo Paul, la Danimarca ha scoperto la Mucca Klara, noi come al solito ad un’inchiesta giudiziaria. C’è già chi sottolinea le analogie tra scommessopoli e moggiopli. Manca solo il pezzo di Checco Zalone.

(Il blog riprenderà all’avvio del nuovo campionato di calcio)

Juventini si diventa, signori si nasce

Dopo essersi cuciti sulla maglia un tricolore che mai avrebbero conquistato sul campo, con la presunzione che ha sempre contraddistinto i dirigenti nerazzurri, lo definirono “scudetto degli onesti”. Dopo sei anni, tanta acqua passata sotto i ponti del Po e dei Navigli, la Juve è tornata a vincere. Eppure, dopo veleni, polemiche  e presunti tavoli della pace- con la signorilità che ha sempre contraddistinto la dirigenza bianconera – lo definiscono “trentesimo scudetto” e vogliono cucirsi sul petto la terza stella. Personalmente speravo che il triste spettacolo terminasse con il ritorno al successo degli Juventini. Non è andata così e allora… Continua a leggere

Pep lascia: è la fine del guardiolismo?

Ai catalani, molto probabilmente, non piacerà essere accostati alla dittatura. Eppure negli ultimi quattro anni il calcio del Barça ha soggiogato Spagna ed Europa. Ora, dopo le sconfitte in Champions e Liga, il dominio sembra agli sgoccioli, tant’è che anche Guardiola ha abdicato. Ci aspetta la fine di un regime oppure è solo un semplice passaggio di consegne? Diciannove trofei in quattro anni sono un record spaventoso, anche per un club come il Barça, ammettiamolo. Il dato che colpisce maggiormente e non si può quantificare, però, è un altro: lasciando perdere i dibattiti sul modulo e sui campioni, lo stile di gioco del Barça è diventato dominante non solo sul campo ma anche fuori. Continua a leggere

Calcio malato o gente che non sta bene?

Ieri sera un collega di Genova mi ha chiesto se oggi avrei parlato dei fatti di Marassi. L’avrei fatto ugualmente, ma la sua telefonata mi ha fatto riflettere su un altro aspetto del problema. Come al solito, brevemente, i fatti: il Genoa va sotto di quattro gol nel primo tempo, gli ultras non ci stanno e scatenano l’inferno; i soliti imbecilli questa volta sono 60 ma interrompono la partita costringendo i calciatori a sfiarsi quelle maglie che a loro parere hanno disonorato; poi Sculli si arrampica sulla balaustra, riesce non si sa come a tranquillizzarli e la partita può terminare; il match finisce 4 a 1 e il Genoa si avvicina pericolosamente alla retrocessione. Continua a leggere

Cosa aspettate ad aumentare i controlli?

C’è un confine labile tra retorica e ragione. C’è un’argomento che, purtroppo, mette d’accordo tutti. Ci sono situazioni in cui sarebbe meglio fermarsi a pensare piuttosto che reagire istintivamente. Sabato e domenica il calcio s’è fermato per due giorni: Mario Morosini è morto in campo, dopo un arresto cardiaco. Quarantotto ore di pausa e silenzio, poi il solito brusio di polemiche. L’ambiente del calcio è scosso e si interroga: si può morire di calcio a venticinque anni? Come reagire? Cosa fare concretamente? Poche settimane fa, il dramma sfiorato di Muamba che fortunatamente è sopravvissuto dopo quasi un’ora di morte apparente e due giorni di coma farmacologico. Tanto rumore per nulla. Rassicurati tutti dal lieto fine abbiamo smesso di parlarne. Così è stato per Antonio Cassano, che è tornato in campo da due settimane. Così per Rubén de la Red che ha smesso di giocare al calcio. Così anche per Dani Jarque e per Antonio Puerta, che non ce l’hanno fatta e in campo sono morti. È sempre così, ogni volta. Continua a leggere

Il pesce d’Aprile

È domenica sera, si gioca Juventus-Napoli, per i tifosi del Napoli è la madre di tutte le partite. Cavani è carico, promette una vittoria. Anche Don Aurelio è convintissimo: “faremo un bel pesce d’aprile,” ha detto più volte in questi giorni. E, si sa, che lui mantiene sempre le promesse. Continua a leggere

Una metafora e cinque domande per Gianluca Buonanno

 

Diceva Neruda nel “Postino” di Radford che, anche se non lo sappiamo, tutti facciamo metafore nella vita. Io per esempio dico sempre che il calcio offre un’ottima rappresentazione del nostro paese. Anche l’onorevole Gianluca Buonanno, che lo sappia o meno, di recente s’è cimentato: in uno dei suoi ultimi interventi alla Camera, infatti, l’eliminazione del Napoli in Champions è diventata metafora di una città che non sa stare in Europa. Continua a leggere