La mia parola? Carbone

Il nuovo programma di Fazio e Saviano su La7 “Quello che (non) ho” sta avendo un grande successo. Ciascun ospite racconta una parola e così anch’io mi sono interrogata su quale termine avrei scelto. Risposta? Carbone. Il lavoro in Italia è da sempre stato sinonimo di emigrazione. Oggi cervelli che fuggono all’estero, nel dopoguerra tantissima forza lavoro che andava nelle miniere di carbone in Francia e in Belgio per guadagnare e rimandare alle famiglie in Italia gran parte di quello stipendio sudato sottoterra. Il lavoro era pericoloso, i rischi altissimi di crolli, le condizioni disumane, mettevano quotidianamente a repentaglio la vita di quegli italiani.

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Libertà e partecipazione

Domenica 6 e lunedi 7 maggio molte città italiane sono chiamate al voto per il rinnovo dei consigli comunali e l’elezione dei Sindaci. Queste amministrative arrivano in uno dei momenti più difficili per la politica italiana e per un Paese la cui crisi non accenna minimamente a regredire. L’antipolitica, la rabbia, le difficoltà quotidiane, lo squallore che i “puri” della seconda repubblica hanno dimostrato, hanno completamente cancellato ogni traccia di fiducia dei cittadini verso le istituzioni ed i loro rappresentanti. La tecnocrazia spinta a cui siamo giunti è la prima dimostrazione del fallimento della politica, ma oggi a sua volta, sta sempre più dimostrando l’incapacità di tutela del bene comune, della gestione della cosa pubblica e l’insieme dei limiti che l’azione di governo sta ponendo in essere.   Continua a leggere

La politica è anche soldi, non solo soldi

Sono perfettamente consapevole che la politica sta dando uno spettacolo indecente. Sono altrettanto consapevole che il giro di interessi e di soldi che muove l’attività di tanti dirigenti di partito e parlamentari è squallido. Sono consapevole che se avere dei giovani nelle Istituzioni si traduce nelle persone del Trota Bossi o della Minetti, è assolutamente meglio smetterla con il giovanilismo. Sono altrettanto consapevole però che la politica non è tutto marcio, non è solo male, non è solo soldi.   Continua a leggere

Finisce la seconda Repubblica, ma i giovani sono indifferenti

30 aprile 1993: di fronte all’hotel Raphael di Roma lo storico lancio delle monetine contro Bettino Craxi. Stava finendo la Prima Repubblica. Io avevo dieci anni.

5 aprile 2012: in Via Bellerio Umberto Bossi si dimette da Segretario della Lega Nord, del suo partito, da ciò che lui ha creato. Sta finendo la Seconda Repubblica. Io ho 29 anni.
Da giovane socialista mi viene da dire che la sorte prima o poi gira, mi viene da pensare a Nenni e alla sua massima su puri ed epurati, che coloro che ci hanno massacrato oggi dimostrano di essere molto peggiori di quanto il passato ci abbia raccontato. Una riflessione però mi accompagna dal momento delle dimissioni di Bossi: la mia generazione che di cappi e monetine ha un ricordo vago, che conosce quel periodo più per averlo studiato sui libri di scuola piuttosto che per averlo vissuto, che preferiva guardare cartoni animati ai telegiornali, tutto ciò che ha ricevuto dalla politica è Bossi? Il Trota? Il Bunga Bunga? Berlusconi?
Si parla molto di crisi della politica, di come i giovani non si avvicinino ai partiti e neppure alle istituzioni, ma la verità è che la politica vera, quella con la P maiuscola, quella fatta da gente come Pertini, Craxi, Berlinguer, Moro noi non sappiamo cosa sia, com’era fatta, come ha cresciuto l’Italia nei suoi primi, quasi, cinquant’anni di Repubblica.
Noi, generazione di Papa Wojtyla e poco poco Ratzinger, di Berlusconi e poco poco Prodi, di precariato e poco poco lavoro, di studi ma di poche prospettive. Noi di quei modelli non ne abbiamo avuti, nessuno ci ha spiegato quanto fosse importante essere presenti nella politica per difendere i nostri diritti, anzi ci hanno spiegato che quella politica non si fa se sei bravo, ma solo se il segretario del tuo partito decide se tu possa entrare o meno in una delle due Camere del Parlamento. Così sta morendo la Seconda Repubblica, l’unica che io ed i miei coetanei abbiamo davvero conosciuto.
Così sta nescendo la Terza: la tecnocrazia che protegge dalla politica, uomini della salvezza che dovranno prendere in mano il nuovo Paese Italia, e noi? Senza coraggio, senza fiducia, senza speranza… Giovani indifferenti. Invece dovremmo essere proprio noi giovani a pretendere, a gridare, a prendere in mano la situazione perchè, nonostante l’inesperienza, non potremmo mai fare peggio di chi ci ha preceduto. Il sentimento però è quello dell’indifferenza che, in questo caso, distrugge molto peggio della rabbia.

Quella cosa chiamata donna

Ogni due giorni una donna viene uccisa da un uomo. 46 le vittime solo nel mese di gennaio. Solo 22 anni fa in Italia viene abolito il delitto d’onore. Non so cosa spinga gli uomini a questa crudeltà, non so quanto le lacune culturali influiscano e quanto invece si tratti solo di questioni di grave devianza mentale. Non so perché molto spesso le stesse vittime, quando vengono picchiate, difendano quell’uomo che le odia così tanto, addossandosi colpe inesistenti pur di assolvere quel carnefice.
Non ho mai accettato quel modo di fare tipico di molte donne tendente al vittimismo verso una società che non le riconosce, ma la violenza è altra cosa, la violenza uccide senza scrupoli, la violenza è quella prova di forza, di possesso che non lascia scampo.
Quel tipo di uomini, senza alcuna intenzione di paragonare la maggioranza umana con quella minoranza animale, considera la donna non come essere umano ma semplicemente come oggetto. Oggetto da usare, da cui pretendere senza dare, oggetto per sfogare brutalità, odio, rabbia.
Sto scrivendo questo pezzo dopo aver letto le ultime statistiche in merito alla violenza e omicidi di donne in Italia. Mi sono incazzata perchè i numeri che ne emergono sono altissimi, le informazioni in merito pochissime, le tutele per chi sopravvive ai soprusi assolutamente insufficienti.
Quella cosa chiamata donna è un essere umano, quell’umano chiamato uomo è troppo spesso il nulla della società. Un nulla che ferisce, che fa male, che a volte uccide.

Soddisfazione condita di amarezza

Venerdì 2 marzo. A non più di una quindicina di chilometri da casa mia, durante una rapina in villa, viene ucciso senza scrupoli e senza reali motivazioni Luca Rosi. Era legato, inerme, ma nel momento in cui i rapinatori hanno provato a toccare la sua donna è riuscito a deviare la loro attenzione su di se. Conseguenza: ammazzato come un animale.  Continua a leggere

8 marzo: tanti auguri a tutti gli uomini!

8 marzo festa della donna. Come ogni anno fiori e mimose. Quest’anno però vorrei io, quale donna, fare gli auguri a tutti gli uomini italiani. Uomini e donne non saranno mai uguali e sono proprio le differenze a rendere speciale ognuno di noi. L’errore più grande che hanno fatto le donne nella storia è stato proprio quello di voler diventare come gli uomini, di fatto alienando la distinzione, sottile ma fondamentale, tra uguaglianza e pari opportunità. Vorrei che in Italia si parlasse di più della malvagia abitudine della firma di dimissioni in bianco da tirare fuori in caso di gravidanza e meno di quote rosa; vorrei che di welfare si occupasse lo Stato e non le mogli; vorrei che le donne in politica somiglino a Emma Bonino e non a Nicole Minetti; vorrei che le donne sappiano farsi valere per i loro meriti e non per i loro abiti; vorrei che le donne smettessero di invidiare farfalle che fanno immaginare gli uomini e iniziassero ad invidiare chi, in maniera camaleontica, sa adeguarsi e razionalmente aiutare gli uomini a vivere la loro vita.
Vorrei che quest’anno fossero tutte le donne a fare gli auguri agli uomini affinché imparino a preferire le capacità al corpo, a includere anzichè ghettizzare, a crescere anzichè limitare e, soprattutto, affinchè ci aiutino a ricordare che non raggiungeremo mai l’utopia dell’uguaglianza, ma che insieme dobbiamo lottare per concretizzare la parità.

L’anno che verrà? Se non finisce il mondo, forse tornerà la politica

La morte di Lucio Dalla rituona in ogni dove. Anch’io contagiata dalla nostalgia che inevitabilmente sorge dopo la morte di qualcuno che ti ha accompagnato, con le sue note, in tanti momenti della vita, ho riascoltato qualche suo successo. Su youtube, quando digiti il suo nome, ti appare anche “L’anno che verrà” e mentre canticchiavo le parole ho pensato a come traslocarle nel nostro contemporaeo, bello e drammaticamente incasinato Paese. “Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando…”. Continua a leggere

Il mio incontro con Martin Schulz

Venerdi 24 febbraio, Roma, il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz incontra il Forum Nazionale dei Giovani. Sono previste alcune domande da parte dei rappresentanti delle associazioni che compongono il Forum, la mia è l’ultima che gli verrà rivolta. Schulz con estrema disponibilità risponde a tutti noi e pare compiaciuto per questo incontro, sicuramente meno formale di quelli a cui è abituato, ma così diretto e sincero da allungarsi nei tempi più di quanto previsto. Continua a leggere