Quel “Vaffa…” che torna indietro a Grillo

Storica l’immagine di Fini che sotto il podio da cui parlava Berlusconi, alzandosi e puntandogli contro il dito con voce sferzante gli gridava: “Che fai, mi cacci”. Non so perché, ma assistendo all’ennesimo annuncio di epurazione da parte del comico ligure Grillo nei confronti della sua senatrice Gambaro, rea di aver parlato con spirito critico nei suoi confronti, la diaspora finiana/berlusconiana mi è tornata con prepotenza alla mente. In realtà si dovrebbe stare qui a discutere di metodi democratici di discussione, di inserimento ed esclusione, ma sarebbe inutile scontrarsi contro un’idea che troppo si discosta dall’azione grillina, anzi di Grillo. Quindi reputo assai più fruttuoso sottolineare come la stessa base del comico, quella che tanto le piazza riempiva e osannava, gli si stia voltando contro, facendogli tornare addosso quel grido del “Vaffa..” da cui partì l’avventura del riccioluto ligure. Continua a leggere

Amministrative 2013: astensionismo, rinnovamento e stabilità

I segnali che i cittadini e gli elettori hanno lanciato nelle ultime elezioni amministrative sono chiari: stanchezza nella e della politica, voglia di rinnovamento e poca credibilità, per non dire nulla, nei programmi offerti senza praticità e fattibilità. A questo punto a ragionare devono essere tutti coloro che fanno politica, meno quelli che si adoperano sul territorio la cui risposta elettorale sembra essere positiva. Per quanto riguarda coloro che siedono gli scranni parlamentari il messaggio è netto e non deve passare per l’ennesima volta in cavalleria. Il Pd non ha vinto, ha stravinto, ma non l’ha fatto da solo, ci è riuscito grazie ad una coalizione che è marciata sopra ad un Pdl senza comandante, o che quantomeno ha deciso questa volta, forse annusata l’aria, di non metterci la faccia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.  Continua a leggere

Con le nuove elezioni i Grillini di “stelle” ne perdono qualcuna

Quando c’è un calo di quasi il 15% in una tornata elettorale, come è accaduto nelle amministrative di questi giorni, significa che il problema del distacco della politica dalla gente è sempre più vivo. Basta pensare che solo un romano su due si è presentato a votare, segnando un calo di 20 punti percentuali rispetto al 2008. A questo vanno ad aggiungersi i primi risultati, secondo cui i grillini avrebbero nettamente perso terreno soltanto rispetto alle elezioni politiche di febbraio scorso. A questo punto va detto: la politica italiana ha un serio problema con il suo elettorato.  Continua a leggere

Muore Giulio Andreotti, con lui i segreti e le verità del nostro Paese

“Nel bene e nel male, comunque la si voglia valutare, la figura di Andreotti ha fatto la storia del nostro Paese, e con la sua morte si perdono per sempre tante verità”. “Feci ad Andreotti una lunga intervista in cui gli chiesi non solo della strage del Dc9, ma di tanti altri fatti legati alla politica italiana e all’epoca stragista. Proprio come lo si dipingeva nell’immaginario collettivo, non fu facile riuscire ad interpretare le sue risposte e mezze frasi, ma sta di fatto che il senatore di quegli accadimenti ne sapeva forse più di ogni altro. Oggi i suoi segreti sono persi per sempre”. Continua a leggere

Gli spari no!

Mai, in nessun caso, per nessun motivo. Non è follia quella che si è compiuta ieri fuori Palazzo Chigi, o quantomeno, parafrasando un grande autore, c’è molta logica dietro questa follia. Anche se non vedo e non va compreso un uomo che, per quanto disperato per tutti i motivi personali che può addurre, premedita con questa ossessione un attentato. Non deve passare mai la linea secondo la quale la stessa esasperazione possa, in linea crescente, portare a gesti del genere, perché si verrebbe meno a qualsiasi principio morale e ciò non sarebbe accettabile, soprattutto nei confronti di chi vive quotidianamente nel disagio economico.

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Tre parole per i nuovi Presidenti: ricostruire, riformare e strutturare

Sono giorni di elezioni: dai Presidenti di Camera e Senato, fino ad arrivare al nuovo Presidente della Repubblica che dovrà essere scelto tra circa un mese. Ognuno si chiede, si domanda, cerca di intercettare le personalità dei nuovi designati; forse mai fino in fondo, ma è certo che si vuole star lì a comprendere se veramente questi possano in qualche modo interpretare il futuro. Ad oggi sembra che i designati si stiano comportando seguendo decisamente la morale comune. In pratica: gli atteggiamenti, i movimenti, i discorsi sembrano essere determinati da quanto le persone si aspettano da loro. Sicuramente questo va annoverato tra i segnali positivi ed esemplificativi di quanto finalmente anche chi è sopra di noi abbassa lo sguardo per sentire cosa la gente comune prova.  Continua a leggere

Pochi giorni e poco spazio per misurarci con noi stessi

Pochi giorni ancora e poco spazio. Il voto è lì, di fronte alla volontà di ognuno di noi di esprimere il proprio volere, il proprio dissenso, la propria rabbia e la propria gioia. Alle spalle di tanti che vorrebbero far credere che il miglior modo per dimostrare il fallimento di intere classi dirigenti sia quello di astenersi dall’entrare in cabina elettorale. In quello spazio esiguo, a volte troppo stretto per contenere tutte le emozioni che ognuno porta con sé: pochi centimetri entro i quali far entrare le speranze che tutti noi nutriamo nei confronti di rappresentanti che portino avanti le nostre istanze prima di tutto, che intervengano sui bisogni dei cittadini, che finalmente facciano l’interesse generale del Paese. E che una volta per tutte attraversassero il corridoio del Transatlantico che porta all’aula della Camera con grande serietà, e non come il proscenio di un teatro da cui fare cabaret. Continua a leggere

Una campagna elettorale all’insegna di responsabilità e concretezza

La campagna elettorale è ormai iniziata. Con la presentazione delle liste si è chiuso il giro di nomi che negli ultimi giorni aveva monopolizzato l’attenzione di media e politica. Facce pulite, visi nuovi, gli esclusi, i fedelissimi, tutti dietro ad analizzare i personaggi che da qui a qualche mese andranno a occupare gli scranni di Camera e Senato. In pochi, devo dire, si sono realmente preoccupati di verificare i contenuti dei programmi, le idee espresse e la loro fattibilità; a questo punto è tempo di farlo. E’ tempo di lasciarci dietro sondaggi e numeri per comprendere realmente, a scanso di “strilli” sensazionalistici, cosa si possa realmente fare per questo paese. Continua a leggere

Primarie centrosinistra: il primo passo è fatto. Ora, andiamo avanti!

Innanzitutto ha vinto la democrazia. Hanno vinto le persone. Perché quando si recano a votare per ben due volte ad una settimana di distanza circa sei milioni di cittadini, significa che la voglia di partecipare vince su tutto. E andando ieri sera al Teatro Capranica di Roma, dove il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha festeggiato la sua vittoria con i suoi alleati, ad iniziare dai socialisti di Nencini fino a Sel di Vendola, si respirava un’aria  frizzante di felicità mista a soddisfazione, quella di chi sa che qualcosa sta veramente cambiando, e che forse è già cambiato. La realtà di cui ha parlato Bersani nel suo discorso di ringraziamento e la presa d’atto di Renzi della sua sconfitta sono dimostrazione del fatto che in Italia, nel nostro Paese, si può vincere lealmente ed accettare di aver perso con umiltà.  Continua a leggere

L’emozione di votare insieme a più di tre milioni di persone

E’ sempre una grande emozione. Ogni volta, prendere la scheda elettorale, andare al seggio, svolgere le procedure d’identificazione e poi mettersi in cabina e votare. Prendere in mano la matita e, pur essendo certo di quale simbolo o nominativo scegliere, stare lì e controllare più e più volte per la paura quasi infantile di sbagliare. Perché in quel momento, dietro quel gesto c’è molto; ci sono magari giorni di campagna elettorale, di sacrifici, di tanto lavoro. Poi una volta votato, richiudere bene la scheda e andare verso l’urna, sentendo che si sta svolgendo una forma di rituale. E poi avere la percezione di essere più leggeri, più felici, quasi inebriati per l’aver fatto qualcosa di più del semplice “proprio dovere”, ma di aver svolto un atto grazie al quale ci si sente più fieri di se stessi.

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