Lo splatter-show della tv, parola di Mariano Sabatini

E'la tv bellezza-SabatiniCi sono veramente tutti. I bassi istinti dell’Isola dei Famosi, la pseudocronaca purulenta di finta partecipazione e scandalismo a buon mercato della D’Urso ogni sacrosanto pomeriggio su Canale 5, la Celentanite acuta di certi guru-show sempre più di cartapesta, Benigni che salvò il Festival di Sanremo, i “format al sangue” che pullulano nei palinsesti a ogni piè sospinto, la telefonata all’Infedele del Cavaliere dove apostrofò duramente Lerner degnamente ricambiato, la comicità “dodecafona” di Checco Zalone, il perfido candore della De Filippi fra tronisti del suburbio e vecchietti rintronati, lo scempio che fu di Nuti in una diretta da clinica empietà. E, per avvicinarci a tempi più recenti, le ire del Codacons, il teletribuno Grillo, il telegenico ex premier Monti, Saviano in odore di canzonetta all’italiana, i siparietti con dentiera di un Costanzo trapassato eppur onnipresente. E’ la tv, bellezza! (Lupetti, pagg. 260, euro 16) del critico Mariano Sabatini, giornalista, opinionista, autore di quella cara vecchia televisione rispoliana rimasta indiscussa e indimenticata, è una sarabanda del peggio del piccolo schermo negli ultimi due anni, con qualche verdurina di estetica beltà qua e là, come a dire: possiamo aspirare a un Regno delle immagini che non sia solo pornografia e dissoluzione dell’umano, se solo rinascessero gli autori, la creatività, l’etica dei discorsi pubblici. Un diario di bordo, una memoria storica da tenere ben presente, questo libro, che ha il gradevolissimo merito di unire disincanto e brillantezza a una riflessione di retrogusto che è amara, spinosa, audace. Per chi ne sa raccogliere il saggio monito, fra i sorrisi mai disimpegnati che la raffinata scrittura di Sabatini sortisce in chi legge. Continua a leggere

Ipermondo, dieci chiavi per capire il presente

Se nella sua accezione, classicamente fenomenologica, “mondo” era il fascio di relazioni e condizioni che l’uomo viveva come esperienza tra gli artifici da lui inventati e i simili di cui condivideva debolezze e con cui costruiva valori, che cos’è l’”ipermondo”? Cosa aggiunge o sottrae, forse per sempre, il suffisso “iper” a questa base antropologicamente primaria su cui sono state combattute guerre, immaginate nuove visioni del futuro, disegnate strategie linguistiche, intessute emozioni collettive e lotte per l’emancipazione di tutti rispetto ai dogmi del potere? Sicuramente l’Ipermondo è una dimensione ancora sulfurea, virtuale e carnale al tempo stesso, che include le fascinazioni del pubblicitario, le modulazioni silenziose del televisivo, le interfacce globali dell’informatica, le seduzioni di un mercato lasciato a briglia sciolta, le illusioni di una libertà disancorata dal sentimento tragico della vita che ci ha accompagnato per secoli, fino all’altro ieri della Storia. Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi, docente prestigioso presso l’università di Modena e Reggio, grande studioso di questo viluppo di oggetti e soggetti, se così possiamo definire il dramma del postmoderno, ci accompagna col suo libro Ipermondo – Dieci chiavi per capire il presente (Laterza, pagg. 158, euro 16) in un viaggio affascinante, a tratti inquietante, perché non prevede ancora stazioni di arrivo. Con uno stile mai lussureggiante, ma asciutto, divulgativo e incisivo, scartavetra le nostre coscienze, aprendo in modo soft baccelli di filosoficità, valvole di criticità, ferite sgocciolanti che non sanno di morte ma di rinascita del pensiero all’interno di quelle comode coperture concettuali con cui la santificazione incrociata della fiction, della finanza e della tecnologia sta seppellendo la nostra nuda ma potente umanità. Continua a leggere

Israele/Palestina. La retorica della coesistenza di Ilan Pappé

Non è certo di dominio pubblico che, fra le più recenti leggi, Israele abbia deciso di imporre il rispetto dello “stato ebraico” a tutti i suoi abitanti, anche di origine palestinese. Che, inoltre, con grande facilità, le ONG che difendono i diritti di questi ultimi siano tacciate di essere “di sinistra” o “filoterroristiche”, o dichiaratamente “fuorilegge” per impedire qualsiasi appoggio esterno, logistico e alimentare (il massacro dei nove attivisti della Freedom Flotilla nel maggio 2010 è ancora lì a dimostrarlo con il sangue di chi portava aiuti e solidarietà). E che, infine, un’altra specifica e chirurgica disposizione interna vieti anche solo le commemorazioni della Nakba, la pulizia etnica messa in atto dalle forze militari e paramilitari israeliane in centinaia di villaggi nel 1948-’49: qualsiasi evento, qualsiasi raduno della memoria sarebbe passibile di durissime multe. Non solo. Continua ad agire indisturbata la Israel Land Authority, la principale agenzia di Stato finalizzata all’allocazione di terre secondo principi discriminatori che non tralasciano pratiche lesive della dignità e dei diritti dei palestinesi che ne sono in molti casi i legittimi proprietari. Continua a leggere

Il ritorno dell'”assoluto” contro il fascismo delle merci e della tv

Contro l’immane sciocchezzaio dei media e dei poteri improntati a sogno, falsità e mediocrità; contro i linguaggi chiusi e prefabbricati dal dominio delle caste; contro i totalitarismi striscianti che abdicano alla vera libertà dell’individuo, e a favore di una ripresa delle basi puramente speculative della filosofia e della ricerca di un “assoluto” (“pura energheia, pura attività “formante””) si dedica Rocco Ronchi, filosofo e docente universitario a L’Aquila e Milano, nel suo Come fare. Per una resistenza filosofica (Feltrinelli, pagg. 190, euro 20). Un assoluto, dunque, che Ronchi identifica, in una raccolta di saggi di straordinaria densità e levigatezza, nel pre-ontologico, nel “mostruoso” della coscienza sartriana, in quello che Lacan chiamerà l’”inconscio larvale”, ovvero il dischiudersi dell’essere nella sua vastità e indeterminatezza, la morfogenesi, l’infinita, antepredicativa ramificazione e incessante rigenerazione delle cose, dei fatti, degli insiemi. Continua a leggere

La miscela esplosiva di paura e capitalismo

La drammatica vertenza dell’Ilva di Taranto ha svelato il cuore malato del cosiddetto “capitalismo cognitivo”, cerniera perfetta e macabro sigillo fra la nuda vita e la vita nuda. Esso cioè, da un lato assume come risorsa da sfruttare non più soltanto i muscoli, le braccia, le reazioni fisiche, la disciplina dei tempi e dei movimenti a una catena di montaggio, ma anche i desideri, le tensioni, i consumi, i saperi pratici, le inclinazioni del sentire, le competenze intellettuali, tutto quanto può essere inquadrato come la “nudità” psicofisica dell’individuo, i suoi tratti primari e più intimi. Dall’altro, inserendo l’insieme di questo patrimonio organico e comportamentale nelle cinghie, spesso supplizianti, di un funzionalismo logico-industriale globale, ci astrae dalla vita vera, fatta di passioni, progetti e complessità, per riconsegnarcela “nuda” storicamente e socialmente, ovvero abusata, offesa, deturpata, depotenziata, tarlata di disoccupazione, disperazione, isolamento, guasti ambientali e cieli rattrappiti. Continua a leggere

Contro il potere, il coraggio di Ulisse e del filosofo Fusaro

L’Iliade è chiara al riguardo. E i Greci della fase mitologica non erano certo parsimoniosi a livello di manicheismi e facili disprezzi. Se si era effeminati, si indulgeva in mollezze, si veniva tentati dall’eros e dai vizi della carne, automaticamente il proprio valore guerriero, la stima militare scemava fino a sparire del tutto. Perché l’aretè non era certo simmetrica al gioco delle passioni o al ratto delle concubine. L’alke dei poemi omerici, l’essere intrepidi in battaglia, è un primo livello di analisi di questo Coraggio (Raffaello Cortina, pagg.176, euro 12) di Diego Fusaro, docente di Storia della filosofia all’Università Vita – Salute San Raffaele di Milano; parola sottoposta ad una trattazione filologicamente curatissima, e a tratti vibrante e molto personalmente partecipata, che ne svela le successive declinazioni nella storia del pensiero occidentale. Continua a leggere

Quando l’inconscio assomiglia a un “drago”

Cosa è un drago sotto il letto? O meglio: è possibile convivere e condividere spazi con un mostro dalle mille spire piazzato proprio lì, nella parte più intima e autentica del nostro privato? Possiamo redimerlo? Trasformarlo in un docile cagnolino che obbedisce ai nostri ordini? La leggendaria – e gradevolmente fumettistica – metafora è usata da Francois Ansermet e Pierre Magistretti (psicanalista e docente di Pedopsichiatria a Ginevra, il primo, medico e neurobiologo a Losanna, il secondo) nel loro Gli enigmi del piacere (Bollati Boringhieri, pagg. 179, euro 20), interessante testo che fa seguito al precedente A ciascuno il suo cervello, e nel quale viene espressa l’affascinante tesi secondo la quale la base organica e meccanicistica del piacere può allinearsi, sovrapporsi con quella più profonda che tende a inquadrare il tema dell’essere e della libertà fuori dai confini della macchina-animale, per così dire. Continua a leggere