Ad accomunare maestra e direttrice ora non sarà più la stessa scuola materna, a Roma, nella quale lavorano. Ma anche la stessa accusa: maltrattamenti e percosse a minori. E la stessa pena che, per ora, è quella degli arresti domiciliari. Oltre ad alcune testimonianze di colleghi e bambini, ad incastrare le due donne F.M. e M.R.C. sono state alcune intercettazioni e videoriprese ambientali, effettuate dagli investigatori della polizia dal 24 aprile all’8 maggio. Quest’attività d’indagine tecnica ha dato prova agli inquirenti dei «comportamenti vessatori, offensivi e violenti» della maestra, F.M. nei confronti di alcuni bambini della classe. Per le due donne, sposate e con figli, l’interrogatorio di garanzia è stato fissato per lunedì prossimo. Continua a leggere
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Usa: libere 3 donne rapite dieci anni fa. Erano rinchiuse vicino al luogo del rapimento
Erano state rapite dieci anni fa. All’epoca dei fatti erano poco più che adolescenti. Nessuno, durante questi lunghi anni, si era accorto di nulla. Oggi sono di nuovo libere grazie a un signore di nome Charles Ramsey un vicino della casa dove venivano tenute prigioniere le tre ragazze, non lontano da dove erano state viste l’ultima volta prima delle loro sparizioni, a Cleveland, in Ohio. L’incredibile storia ha per protagoniste una 23enne rapita nel 2004, una 26enne, che aveva fatto perdere ogni traccia nel 2003, e una 30enne, anche lei scomparsa nel 2003 sempre nella stessa zona. Tre uomini di origini ispaniche sono stati arrestati. Le donne stanno bene. Continua a leggere
Morta la vedova del giudice Borsellino. Crocetta: «Una donna di singolare esempio e fedeltà alle Istituzioni»
Era malata da tempo. E da sempre, riservata e discreta, ha lottato per scorgere la verità sulla morte del marito. Si è spenta ieri mattina, nella sua abitazione, Agnese Piraino Leto, vedova del giudice antimafia, Paolo Borsellino, fatto saltare in aria da Cosa nostra il 19 luglio 1992. Malata perché un dolore così profondo, nemmeno alleviato dalla verità, tende a favorire l’humus su cui si insinua la malattia. Riservata perché lontana dai riflettori pubblici, si è sempre limitata ad apparire nelle celebrazioni pubbliche per l’anniversario della strage in cui persero la vita il marito e gli uomini della sua scorta. A darne la notizia è stato il fratello del giudice che, con poche e amare parole, ha scritto: «Ha raggiunto Paolo, ora saprà la verità sulla sua morte». I funerali si svolgeranno questa mattina a Palermo nella chiesa di San Luisa di Marillac, ove si celebrarono quelli del marito Paolo. Unanime il cordoglio espresso dalle Istituzioni. Continua a leggere
Il giuramento del nuovo governo macchiato da una sparatoria davanti Palazzo Chigi

Mentre nel salone delle Feste del Quirinale si celebrava il solenne giuramento del nuovo governo, davanti a Palazzo Chigi esplodevano diversi colpi di pistola che hanno ferito due carabinieri, una passante e l’autore stesso della sparatoria, prontamente fermato. Sono un brigadiere e un appuntato: il brigadiere, ferito al collo, è stato ricoverato all’Umberto I e si trova in prognosi riservata; l’altro militare, un appuntato, è stato colpito ad una gamba e sembra non essere grave. Ferita anche una passante da un proiettile di rimbalzo. Se davanti alla sede del governo si vivevano momenti di ansia e preoccupazione, in quella della presidenza della Repubblica, il neo esecutivo guidato da Enrico Letta entrava nella pienezza dei poteri. Questa mattina il premier incaricato e la squadra dei 21 ministri, da lui designati, hanno infatti prestato giuramento al Colle, assumendosi le loro responsabilità nei confronti dei cittadini italiani. Domani alle ore 15, alla Camera, sarà votata la fiducia al nuovo capo del governo, mentre il primo Consiglio dei ministri, a causa della sparatoria, è stato anticipato alle ore 13, e ha riguardato solo la nomina a sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Filippo Patroni Griffi. Continua a leggere
Omicidio Garlasco: i giudici della Corte Suprema annullano la sentenza di assoluzione per Alberto Stasi. Processo da rifare

Tutto da rifare. Stamane la Corte Suprema ha annullato la sentenza di assoluzione in appello per Alberto Stasi, da sempre e a oggi, l’unico imputato dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’estate 2007 a Garlasco. La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Paolo Bardovagni, ha infatti accolto il ricorso della procura di Milano e dei genitori di Chiara, cui ora si riaccendono le speranze per avere finalmente la verità sulla morte della loro figlia. Sarà celebrato un appello-bis davanti ad un’altra sezione della Corte d’assise d’appello di Milano.
LA DIFESA DI STASI – «Alberto Stasi è dispiaciuto, non capisce il motivo» della sentenza ha reso noto Fabio Giarda, legale dell’imputato, in attesa delle motivazioni della Corte di Cassazione. «Certo non ce lo aspettavamo, secondo noi le altre sentenze erano granitiche», ha concluso Giarda.
LA FAMIGLIA DI CHIARA POGGI – «Siamo contenti che la nostra valutazione abbia trovato una conferma così autorevole». Questo il commento di Francesco Compagna, avvocato di parte civile della famiglia Poggi. Il cugino della ragazza uccisa ha definito «soddisfatti» sé e la famiglia. «È un passo in più per cercare la verità: oggi il mio pensiero va a Chiara, abbiamo dimostrato di ricordarla sempre e di fare tutto il possibile per avere giustizia».
L’UDIENZA DI IERI POMERIGGIO – Durante l’udienza di ieri pomeriggio difesa e accusa erano tornate a darsi battaglia sui punti ambigui dell’inchiesta. In particolare il mancato sequestro di una bicicletta dell’imputato e la necessità, secondo l’accusa, di nuove analisi di dna, più dettagliate rispetto a quelle già eseguite, su un capello trovato in una mano della vittima. Il procuratore generale, Roberto Aniello aveva richiesto l’annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello, poiché nelle sentenze di primo e secondo grado che hanno assolto Stasi dall’accusa di omicidio si ravvisano «evidenti illogicità», nonché «lacune e incongruenze» e una «sopravvalutazione della prova scientifica». Di contro, Angelo Giarda, legale di Alberto Stasi durante la sua arringa aveva ribadito che «durante i 6 anni del procedimento nessun giudice ha identificato gravi indizi di colpevolezza» sul suo assistito. L’avvocato difensore aveva poi rimarcato che, a suo dire, «gli indizi evocati dall’accusa non attengono mai alla prova diretta del fatto principale, ma a profili di contorno».
L’OMICIDIO DI CHIARA POGGI – Era la mattina del 13 agosto 2007 quando la 26enne Chiara Poggi venne trovata uccisa nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco, in provincia di Pavia. Fu il fidanzato Alberto Stasi, allora 24enne a dare l’allarme. Nel corso delle indagini, il giovane è stato, e lo è a tutt’oggi, l’unico indagato, per due volte assolto nel dicembre 2009 e 2011, dopo solo cinque udienze.
Silvia Sequi
Paura a Roma, allarme bomba. Al lavoro gli artificieri
Allarme bomba in un edificio in via Ostiense 131 a Roma. Dopo una chiamata arrivata al 113, che segnalava la presenza di un ordigno presso la Farmacap, il vasto plesso, che ospita tra l’altro una sede della prefettura di Roma e dell’Unità on line, è stato evacuato in via precauzionale. Sul posto sono intervenuti i poliziotti con i reparti degli artificieri e cinofili. La Farmacap è l’azienda sociosanitaria capitolina. Nell’edificio si trovano anche l’ufficio Contravvenzioni e l’ufficio Affissioni del Comune. Controlli sono in corso da parte degli artificieri delle forze dell’ordine. Continua a leggere
Noemi, l’ex agente: «Mi rivelò con Berlusconi rapporto consenziente quando era minorenne»
Il rapporto fra Silvio Berlusconi e Noemi Letizia «fu consenziente». A renderlo noto è Francesco Chiesa Soprani, ex agente della ragazza diventata celebre per aver avuto come ospite alla festa dei suoi 18 anni il Cavaliere, all’epoca premier. In un’intervista alla trasmissione di Michele Santoro “Servizio Pubblico”, che andrà in onda questa sera. L’ex agente ha poi spiegato che Noemi gli disse come conobbe il premier e «mi spiegò che quando era minorenne, a Roma, ci fu un rapporto consenziente. Questo segreto non fa male a Noemi, questo segreto fa male agli italiani». Continua a leggere
Udine, le due 15enni: «Voleva violentarci, lo abbiamo strangolato»
Sono in stato di fermo le due 15enni di Udine che la scorsa notte si sono costituite ai carabinieri di Pordenone, confessando l’omicidio di un 67enne trovato morto, seminudo, ieri alla periferia di Udine. Nelle prossime ore saranno trasferite alla Procura dei Minori di Trieste, dove verranno ascoltate dal magistrato e dagli uomini della squadra mobile di Udine, diretta da Massimiliano Ortolan, che sta conducendo le indagini. Continua a leggere
Marò, nuova inchiesta: in campo gli 007 della Nia. Oggi l’udienza in Corte Suprema
Ricominciano da zero le indagini indiane sui marò dopo l’esclusione dello Stato del Kerala dal caso. Le indiscrezioni dei giorni scorsi hanno trovato conferma ieri, quando fonti del ministero dell’Interno hanno fatto sapere che l’inchiesta – totalmente nuova – sarà affidata all’Agenzia nazionale di investigazione (Nia), organismo nato dopo l’attentato terroristico di Mumbai del novembre 2008 e specializzato nei reati contro la sicurezza nazionale. L’annuncio delle nuove indagini affidate agli 007 della Nia è stato in parte una sorpresa perché ci si aspettava che le nuova inchiesta fosse compito dell’Ufficio centrale di indagini (Cbi), la potente polizia criminale che ad esempio indaga sulle presunte tangenti che sarebbero state pagate dalla AgustaWestland per una commessa di 12 elicotteri VIP AW-101 all’aeronautica indiana. Proprio oggi intanto la Corte Suprema indiana, in attivita’ dopo la pausa pasquale, tornerà ad occuparsi della vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in un clima che presenta incertezze ma che appare più sereno dopo il loro ritorno in India il 22 marzo scorso. Continua a leggere
Antonio Manganelli è morto, la Polizia perde il suo capo. Cancellieri: «Era il numero uno»
Nonostante non fosse leghista, Roberto Maroni gli aveva dedicato la sua vittoria nella Regione Lombardia, lo scorso 26 febbraio. Due giorni dopo il ricovero d’urgenza a causa di un edema cerebrale. L’intervento per rimuoverlo era stato definito perfettamente riuscito. Ma un’infezione respiratoria si è rivelata fatale. E Antonio Manganelli, capo della Polizia, si è spento stamane, all’ospedale San Giovanni di Roma. Cordoglio dalle Istituzioni: il responsabile del Viminale, Anna Maria Cancellieri lo ha definito «un numero uno come poliziotto e per le sue qualità mortali», mentre la neopresidente della Camera, Laura Boldrini ha ricordato che Manganelli «ha dedicato la vita al servizio delle istituzioni». Continua a leggere
