
Tutto da rifare. Stamane la Corte Suprema ha annullato la sentenza di assoluzione in appello per Alberto Stasi, da sempre e a oggi, l’unico imputato dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’estate 2007 a Garlasco. La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Paolo Bardovagni, ha infatti accolto il ricorso della procura di Milano e dei genitori di Chiara, cui ora si riaccendono le speranze per avere finalmente la verità sulla morte della loro figlia. Sarà celebrato un appello-bis davanti ad un’altra sezione della Corte d’assise d’appello di Milano.
LA DIFESA DI STASI – «Alberto Stasi è dispiaciuto, non capisce il motivo» della sentenza ha reso noto Fabio Giarda, legale dell’imputato, in attesa delle motivazioni della Corte di Cassazione. «Certo non ce lo aspettavamo, secondo noi le altre sentenze erano granitiche», ha concluso Giarda.
LA FAMIGLIA DI CHIARA POGGI – «Siamo contenti che la nostra valutazione abbia trovato una conferma così autorevole». Questo il commento di Francesco Compagna, avvocato di parte civile della famiglia Poggi. Il cugino della ragazza uccisa ha definito «soddisfatti» sé e la famiglia. «È un passo in più per cercare la verità: oggi il mio pensiero va a Chiara, abbiamo dimostrato di ricordarla sempre e di fare tutto il possibile per avere giustizia».
L’UDIENZA DI IERI POMERIGGIO – Durante l’udienza di ieri pomeriggio difesa e accusa erano tornate a darsi battaglia sui punti ambigui dell’inchiesta. In particolare il mancato sequestro di una bicicletta dell’imputato e la necessità, secondo l’accusa, di nuove analisi di dna, più dettagliate rispetto a quelle già eseguite, su un capello trovato in una mano della vittima. Il procuratore generale, Roberto Aniello aveva richiesto l’annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello, poiché nelle sentenze di primo e secondo grado che hanno assolto Stasi dall’accusa di omicidio si ravvisano «evidenti illogicità», nonché «lacune e incongruenze» e una «sopravvalutazione della prova scientifica». Di contro, Angelo Giarda, legale di Alberto Stasi durante la sua arringa aveva ribadito che «durante i 6 anni del procedimento nessun giudice ha identificato gravi indizi di colpevolezza» sul suo assistito. L’avvocato difensore aveva poi rimarcato che, a suo dire, «gli indizi evocati dall’accusa non attengono mai alla prova diretta del fatto principale, ma a profili di contorno».
L’OMICIDIO DI CHIARA POGGI – Era la mattina del 13 agosto 2007 quando la 26enne Chiara Poggi venne trovata uccisa nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco, in provincia di Pavia. Fu il fidanzato Alberto Stasi, allora 24enne a dare l’allarme. Nel corso delle indagini, il giovane è stato, e lo è a tutt’oggi, l’unico indagato, per due volte assolto nel dicembre 2009 e 2011, dopo solo cinque udienze.
Silvia Sequi