Voucher. Poletti:
si valuteranno gli effetti prodotti dalla tracciabilità

Lavoro

CAMUSSO: I VOUCHER COME I PIZZINI BISOGNA ABOLIRLI

“I voucher sono ormai diventati i pizzini che retribuiscono qualsiasi attività. Così facendo si inquina il buon lavoro e si condannano milioni di giovani e lavoratori a un futuro assai povero. Vanno aboliti”. La leader della Cgil Susanna Camusso, interpellata recentemente dall’Ansa, è intervenuta così nella polemica in corso sull’uso dei voucher. La diatriba sull’utilizzazione dei voucher, nati per contrastare il lavoro nero, è esplosa per l’uso incontrollato che è stato fatto da parte di aziende e pubbliche amministrazioni. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in proposito ha detto che si valuteranno gli effetti prodotti dalla tracciabilità e se non dovessero essere soddisfacenti si valuterà un nuovo intervento. Il dibattito ha coinvolto nei giorni scorsi anche il Comune di Torino che li impiegherà per retribuire alcuni giovani mediatori culturali, chiamati ad affiancare i dipendenti agli sportelli. Il Comune ha replicato che il bando deriva da una delibera della giunta Fassino e che in ballo ci sono 25.000 euro stanziati per il progetto dalla Compagnia di San Paolo. “Il Comune di Torino, dopo aver ridotto i finanziamenti alle attività di mediazione culturale, si arrampica sugli specchi e scarica le colpe sulla precedente amministrazione solo per giustificare l’uso improprio che ha fatto dei voucher. È uno scaricabarile insopportabile”, ha replicato Camusso. “Il sindacato è sempre stato disponibile – ha affermato la leader della Cgil – a esaminare e discutere le soluzioni che permettano di contenere i costi, avere un più che decoroso livello qualitativo e quantitativo di prestazione, e un lavoro dignitoso e strutturato. Né questa, né la precedente amministrazione si sono mai preoccupate di avviare un confronto con i lavoratori per affrontare le tematiche sociali, per esaminare eventuali problemi occupazionali, per capire quali strumenti adottare. Sono state invece molto sensibili e pronte ai suggerimenti e ai finanziamenti che giungevano dall’esterno dell’amministrazione”. “Il caso del comune di Torino – ha concluso Camusso – non è l’unico. I voucher nella pubblica amministrazione vengono ormai usati per tutto: per sostituire i lavoratori in essere, come forma assistenziale, per pagare attività del terzo settore, per retribuire il lavoro occasionale. Tutti usi dannosi e impropri”.

Pensioni

DA FEBBRAIO IN PAGAMENTO IL PRIMO GIORNO BANCABILE

Nel 2017 tutte le prestazioni pensionistiche saranno pagate il 1° giorno bancabile del mese, con la sola eccezione della rata di gennaio, il cui pagamento è stato stabilito al 2° giorno bancabile del mese. Lo ha recentemente comunicato l’Inps con una nota spiegando che il Decreto Milleproroghe, firmato dal Presidente Mattarella lo scorso 31 dicembre, ha modificato l’articolo 6 del decreto legge 65/2015, convertito con legge 109/2015, che ha unificato le date di pagamento delle prestazioni Inps, Inpdap ed Enpals. “In base a tale modifica, fortemente richiesta dall’Inps – ha sottolineato l’Istituto – viene ripristinato per l’anno 2017 il pagamento al primo giorno bancabile del mese, con l’unica eccezione per la rata di gennaio”. A febbraio e marzo le pensioni saranno corrisposte il primo del mese mentre ad aprile le poste pagheranno il primo (è un sabato) e le banche il 3. A maggio le pensioni saranno pagate il due mentre a giugno saranno erogate il primo del mese. A luglio le Poste corrisponderanno le prestazioni di quiescenza il primo del mese e le banche il 3 mentre ad agosto e settembre la rata arriverà sui conti il primo del mese. A ottobre e novembre le pensioni saranno erogate il due del mese sia dalle Poste che dalle banche mentre a dicembre si potrà riscuotere l’assegno il primo sia dalle banche che dalle Poste.

Intanto, i pensionati italiani rischiano di dover restituire allo Stato da febbraio lo 0,1% dell’importo ricevuto nel 2015, ovvero la differenza tra l’inflazione programmata e quella effettiva su cui è stato calcolato l’adeguamento al costo della vita delle pensioni. Lo denuncia lo Spi-Cgil, rilevando come nel decreto Milleproroghe di fine anno non ci sia stato l’intervento con cui si doveva risolvere la questione. In questo modo – dice il sindacato dei pensionati della Cgil – tutte i trattamenti pensionistici avranno una perdita di valore. Nel caso di una pensione al minimo la perdita sarà di 6,50 euro all’anno e di 13 euro per una da 1.000 euro. “Cifre – precisa l’organizzazione – che possono sembrare di poco conto ma che incidono in particolare sulle pensioni basse”. Lo scorso anno l’esecutivo intervenne rimandando questa restituzione a quando l’economia fosse effettivamente in ripresa neutralizzandone così gli effetti negativi. Anche quest’anno il governo si era reso disponibile ad intraprendere la stessa strada ma per ora non lo ha fatto. Chiediamo al ministro Poletti – conclude il sindacato – di intervenire urgentemente per evitare che si penalizzino ancora una volta milioni di pensionati italiani”.

Lavoro

SALARIO ACCESSORIO PER 1 P.A. SU 3

Se nel pubblico impiego la contrattazione di primo livello è bloccata da anni non è così per quella di secondo livello, in cui si decide del salario accessorio, ovvero della parte retributiva legata a premi, indennità e progressioni economiche. Nonostante i contratti integrativi siano sottoposti a precisi vincoli, nei primi sei mesi del 2016 sono stati firmati oltre 7 mila contratti. Guardando alle percentuali, l’intesa risulta essere stata raggiunta già in un’amministrazione su tre. Questo il quadro che emerge dal monitoraggio dell’Aran, l’agenzia che rappresenta il governo nelle trattative. Nel pubblico impiego sul salario accessorio, che riguarda soprattutto premi e progressioni economiche, si registra il raggiungimento di un’intesa nella quasi totalità dei casi (98,7%). Secondo il monitoraggio dell’Aran, il ricorso all’atto unilaterale appare, infatti, residuo, limitato all’1,3% del totale (95 atti contro 7.070 contratti). L’Aran ricorda che, stando al Testo unico sul lavoro pubblico, “gli atti unilaterali possono essere adottati al fine di assicurare la continuità e il migliore svolgimento della funzione pubblica, qualora non si raggiunga l’accordo per la stipulazione di un contratto collettivo integrativo”.

Fim

A MIRAFIORI SECONDO MODELLO ALFA

Il secondo modello Fca a Mirafiori dovrebbe entrare in produzione nel primo semestre del 2018 e nello stabilimento torinese si tornerà ad assumere. Lo ha detto il segretario nazionale della Fim, Ferdinando Uliano, in un incontro organizzato recentemente a Torino per illustrare i dati sulla produzione nelle fabbriche del gruppo nel 2016. “Sappiamo dai fornitori che si sta sviluppando il secondo modello. Dovrebbe essere un grande suv dell’Alfa, simile al Maserati Levante, anche se dipenderà da come andranno i nuovi modelli in particolare lo Stelvio”, ha affermato il segretario della Fim torinese, Claudio Chiarle. A Mirafiori nel 2016 – secondo i dati resi noti dalla Fim – sono state prodotte 42.275 vetture, il 204,1% in più del 2015 e il 115,1% in più del 2013. Sono 2.027 i lavoratori ancora coinvolti dai contratti di solidarietà. Fca ha chiuso il 2016 con un dato di produzione record per gli stabilimenti italiani del gruppo, superando la soglia di un milione di unità compresi i furgoni (1.011.136). L’incremento è del 9% rispetto al 2015 e del 69,8% rispetto al 2013. Lo ha sottolineato Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim Cisl, in un incontro a Torino. La produzione di sole auto incluse Ferrari è aumentata dell’8,2% rispetto al 2015 a 721.126 unità, dell’84,6% rispetto al 2013. La cassa integrazione ha coinvolto meno dell’8% dei dipendenti a fronte del 12,5% del 2015.

Istat

PRESSIONE FISCALE IN LEGGERO CALO

Pressione fiscale in calo nel terzo trimestre del 2016 ma resta comunque al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l’Istat. L’istituto rileva anche che il potere d’acquisto delle famiglie, ovvero il reddito reale, è aumentato nel terzo trimestre 2016 dello 0,1% sul trimestre precedente e dell’1,8% su base annua. Si registra così, in termini tendenziali un aumento dell’1,9% del reddito disponibile delle famiglie. Il reddito disponibile rispetto al trimestre precedente, è aumentato dello 0,2% mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. Il rapporto tra il deficit e il Pil nel terzo trimestre è stato pari al 2,1%, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Guardando il dato cumulato dei primi tre trimestri, l’indebitamento netto si e’ attestato al 2,3% del Pil, in calo a confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente (era al 2,6%). La propensione al risparmio delle famiglie si attesta al 9,3% nel terzo trimestre 2016, in lieve calo (-0,1%) rispetto al trimestre precedente. La lievissima flessione congiunturale della propensione al risparmio rispetto al trimestre precedente, osserva l’istituto di statistica, deriva da una crescita dei consumi finali di poco superiore a quella del reddito disponibile delle famiglie consumatrici (rispettivamente 0,3% e 0,2%). La quota di profitto delle società non finanziarie,pari al 41,7%, è risultata invariata rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento, pari al 19,4%, è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Gli investimenti fissi lordi hanno segnato una crescita del 2,2% in termini congiunturali e del 3,8% in termini tendenziali.

Nello stesso periodo, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 9,3% (in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente) fa sapere l’Istat. In presenza di un incremento congiunturale dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi delle famiglie, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,1%. E ancora, per quanto riguarda i conti pubblici, nel terzo trimestre 2016 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 2,1% con un lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015.

Carlo Pareto

Nomina Rosa all’Inps, Gabriella Di Michele nuovo Dg dell’Istituto


Nomina Rosa all’Inps

GABRIELLA DI MICHELE NUOVO DG DELL’ISTITUTO

L’Istituto nazionale della previdenza sociale ha un nuovo direttore generale, Gabriella Di Michele, 57 anni, già responsabile delle Entrate dell’Inps, vicepresidente di Equitalia  e rappresentante dell’Istituto con funzioni di presidente nella ‘cabina di regia’ che sovrintende alla ‘rete del lavoro agricolo di qualità, nonché componente della Commissione per la redazione del rapporto annuale sulle spese fiscali ex art. 2 c. 1 dlgs n. 160/2015 e membro del comitato di indirizzo e verifica dell’attività di riscossione ex art. 1 c. 531-535 l. 228/2012, e componente in rappresentanza dell’Ente assicuratore del Comitato operativo centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Ha inoltre partecipato, tra l’altro, quale promotrice, alla creazione del Durc a livello Regione Abruzzo, anticipandone di circa due anni l’entrata in vigore a livello nazionale, costruendo ‘in casa’, in accordo con le Oo.Ss, Ance, Confindustria, Inail e Cassa edile, “un’idonea procedura informatizzata”, come si legge sulla pagina del suo curriculum vitae. Il via libera all’incarico è arrivato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha firmato il decreto di nomina confermando così la scelta che aveva fatto il presidente dell’Istituto di previdenza alla vigilia di natale. Il nome di Di Michele era stato infatti proposto dallo stesso Tito Boeri nelle scorse settimane. La Di Michele, quindi, ha preso il posto, di Massimo Cioffi dimessosi per «contrasti insanabili» con Boeri. La dr.ssa Di Michele ha una lunga carriera alle spalle: funzionario Inps dal 2 settembre 1985, dirigente Inps di II fascia da marzo 1994, dirigente di area provinciale dell’Aquila Riscossione tributi e vigilanza dal 1994 al 1999, dirigente delle aree regionali (Abruzzo) Contributi e vigilanza, con anche la funzione manageriale di responsabile del patrimonio. Con questa designazione Boeri intende dimostrare di non voler perdere tempo in questa fase delicata di passaggio al nuovo anno per condurre in porto, con un nuovo Dg insediato, il piano di riorganizzazione dell’Ente assicuratore. Da circa un mese la carica di Dg, che secondo le regole vigenti è un organo di governance, è stata ricoperta come “facente funzioni” dal direttore vicario, Vincenzo D’Amato, dopo le dimissioni presentate da Massimo Cioffi. In una apposita nota il presidente Boeri ha augurato «buon lavoro alla dott.ssa Di Michele e ha ringraziato il direttore generale vicario f.f. Vincenzo Damato per l’ottimo e apprezzato lavoro svolto in questa difficile fase di transizione». Massimo Cioffi – come si ricorderà – aveva lasciato l’Istituto dopo soli 21 mesi lo scorso novembre per diversità di vedute con il presidente sul piano della riorganizzazione dell’Istituto. Un riordino che – si trae spunto per sottolinearlo – prevede, tra l’altro, la riduzione da 48 a 36 delle attuali direzioni con un riequilibrio della loro distribuzione, passando da 33 a 14 direzioni centrali e da 15 a 22 territoriali. Un riassetto indispensabile, a parere di Boeri, per garantire una migliore funzionalità all’Inps dopo gli anni seguiti alla fusione con l’Inpdap e l’Enpals. Tra presidente e il Dg Massimo Cioffi il contrasto era in realtà maturato diversi mesi prima, a febbraio, quando l’ex Dg con una procedura, del tutto inedita, aveva deciso di autosospendersi dopo aver appreso di essere risultato coinvolto in un’inchiesta della Procura della Repubblica di Nocera su presunti mancati versamenti contributivi dell’Enel, di cui Cioffi era responsabile del personale tra il 2006 e il 2014. Il Dg era poi successivamente rientrato nella piena operatività in aprile, mentre la tensione al vertice dell’Ente sembrava ricominciare a manifestarsi con la decisione del Civ, presieduto da Pietro Ciocca, di non approvare in prima versione la variazione al bilancio di previsione 2016 sottoscritta da Tito Boeri.

Previdenza

PENSIONE ANTICIPATA ANCHE COL DIABETE

Hai il diabete? C’è la possibilità che tu possa andare prima in pensione. Ebbene sì, anche se i lavoratori affetti da diabete non possono avvalersi della pensione anticipata, esiste la possibilità di lasciare prima il lavoro nel caso in cui la patologia porti all’insorgenza di problemi fisici che compromettano l’idoneità al lavoro. Solo se il diabete determina una riduzione della capacità lavorativa – si legge sul sito di informazione giuridica studiocataldi.it – sarà infatti possibile avanzare la richiesta. Insomma, il ricorso alla pensione anticipata non è una possibilità riconosciuta in base alla mera insorgenza di una malattia, ma è necessario che questa determini una percentuale di invalidità sanitariamente accertata. La valutazione di uno specialista in medicina legale – si riporta – potrà difatti verificare se la malattia influenzi l’esecuzione di una determinata attività lavorativa. Per fare richiesta bisognerà, dopo aver ottenuto il certificato medico introduttivo da parte del proprio medico curante (che questi provvederà a trasmettere telematicamente all’Inps), inoltrare domanda di invalidità all’Istituto di previdenza che designerà apposita commissione medica per la valutazione correlata al riconoscimento della percentuale di invalidità. Se dal diabete diagnosticato derivi una percentuale di invalidità, si potranno ottenere diversi benefici sempre che sussistano i necessari requisiti contributivi:

è riconosciuta la pensione di vecchiaia anticipata, a 55 anni e 7 mesi di età per le donne e 60 anni e 7 mesi per gli uomini, con almeno 20 anni di contributi e se l’invalidità è almeno pari all’80% (ad esclusione dei dipendenti del pubblico impiego).

E ancora. I lavoratori con invalidità superiore al 74% potranno richiedere, per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, una maggiorazione annua di 2 mesi di contributi figurativi in più. Inoltre – spiegano gli esperti di studiocataldi.it – se il soggetto è impossibilitato a svolgere alcuna attività lavorativa potrà ottenere la c.d. pensione di inabilità. La sua condizione di infermità dovrà essere tale da determinare un’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa (100% di invalidità); il beneficiario deve vantare almeno 5 anni di anzianità assicurativa e tre anni di contributi che dovranno risultare versati nell’ultimo quinquennio.

Ai dipendenti pubblici, infine, è riconosciuta la pensione per inabilità (assoluta e permanente) alla mansione (cioè correlata al tipo di impiego esercitato dal dipendente) o a proficuo lavoro.

Boeri

CAMBIARE I VOUCHER MA NON CANCELLARLI

“Non c’è dubbio che c’è stato un abuso dei voucher per le prestazioni temporanee e accessorie e che sono stati utilizzati per finalità molto differenti da quelle che il legislatore si era proposto. Qualche correttivo quindi serve. Ma cancellare i voucher sarebbe davvero sbagliato. Anche perché nel dibattito di questi giorni vedo molta ipocrisia”. Così Tito Boeri, presidente dell’Inps, intervistato da ‘la Repubblica’, è intervenuto nel dibattito sull’abuso dei voucher che ha coinvolto anche la Cgil di Bologna. In merito Boeri ha sottolineato: “Dai nostri dati si rileva un episodio tutt’altro che isolato. Nell’ultimo anno la Cgil ha investito 750 mila euro in voucher; non si tratta quindi né solo di Bologna né solo di pensionati. Anche altri sindacati hanno massicciamente usato questi strumenti, ad esempio la Cisl ne ha utilizzati per un valore di 1 milione e mezzo di euro”. Solo un quinto dei percettori di voucher sono studenti o pensionati, che invece “sono cresciuti di meno nei settori dove c’è più lavoro nero come tra i collaboratori domestici e in agricoltura”. Secondo Boeri si dovrebbero “migliorare i controlli facendo arrivare direttamente all’Inps anziché al ministero gli sms di attivazione e rendendo finalmente operativo l’ispettorato nazionale del lavoro”. Quanto all’Inps, Boeri ha affermato di aver avviato “un’operazione di razionalizzazione” unica nella storia della pubblica amministrazione. L’Inps “può funzionare meglio e il cambiamento deve partire dalla classe dirigente dell’Inps. Finora le promozioni a dirigente di prima fascia avvenivano spesso in modo opaco”, ha spiegato Boeri, “entro febbraio attribuiremo i nuovi incarichi generando una dirigenza ridotta nel numero, meno costosa e più vicina ai cittadini”. Riguardo al decreto sulla povertà ipotizzato nel governo, Boeri è stato chiaro: “Dal punto di vista tecnico è di sicuro opportuno” ma “bisognerebbe sfruttare l’esperienza positiva dell’Isee ed evitare che, come accade oggi, circa 5 miliardi di prestazioni assistenziali vadano a persone che sono nel 20% più ricche della popolazione”.

Inps

CARTELLE ROTTAMATE SENZA DURC

Le aziende che rottamano le cartelle esattoriali Equitalia, secondo il Decreto fiscale 193/2016 collegato alla legge di Stabilità 2017, rischiano di non ricevere il Durc dall’Inps. La Cna del Trentino Alto Adige (Confederazione dell’artigianato della piccola impresa) ha riscontrato questa incongruenza nella procedura di rottamazione eseguita per conto di alcuni associati.

Il Durc, documento unico di regolarità contributiva, è la certificazione che attesta la regolarità nei versamenti di contributi Inps, Inail e Cassa Edile da parte di un artigiano o di un’impresa. Il Durc mette al riparo chi paga regolarmente i contributi dal rischio di dover pagare per conto dell’appaltatore o subappaltatore e mette in difficoltà, invece, chi ha avuto qualche problema finanziario e non è riuscito a pagare qualche rata di contributi Inps. Se l’artigiano non presenta un Durc regolare, non ottiene il pagamento del proprio lavoro e così non riesce a corrispondere le rate successive di contribuzione. Per ottenere il Durc regolare è possibile rateizzare le cartelle esattoriali, rispettando poi nel tempo il pagamento delle rate. Qualche mese fa il governo ha lanciato la novità della rottamazione delle cartelle esattoriali di Equitalia, eliminando, per chi la chiede, gli esorbitanti interessi su interessi e sanzioni moltiplicate. Con un problema appena rilevato dalla Cna regionale trentina: l’Inps non recepisce la rottamazione e la conseguente rateizzazione prevista. Per chi aderisce alla rottamazione non viene riconosciuta la rateazione prefigurata dalla legge e per l’Istituto rimane inadempiente, nella sostanza “irregolare”. “E se il contribuente ha bisogno di un Durc – ha in merito affermato Pino Salvadori, direttore di Cna Trentino Alto Adige – l’Inps consiglia di rinunciare alla rottamazione delle cartelle Equitalia, operazione che non sappiamo sia possibile, e di chiedere una rateizzazione tradizionale, pagando agi, sanzioni e interessi su interessi. Proprio quelli che avevano convinto il Governo a prescrivere la rottamazione delle cartelle. “Chiediamo – ha denunciato l’organizzazione – che venga al più presto chiarita la situazione. Abbiamo già informato gli uffici nazionali Cna per intervenire ai massimi livelli con il Governo, l’Inps, Equitalia e tutti i soggetti coinvolti nel rilascio dei Durc”.

Ma fiducia imprese in calo

PIU’ CONSUMI A NOVEMBRE

Consumi in fermento a novembre. L’indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc) ha registrato infatti una crescita dello 0,1% rispetto ad ottobre e dello 0,3% su base annua. L’evoluzione dell’ultimo mese conferma, anche in termini di media mobile a tre mesi la stabilizzazione della domanda da parte delle famiglie che mantengono un atteggiamento prudente verso il consumo in linea con un sentiment che, nonostante sia tornato a crescere a dicembre dopo quattro mesi, si mantiene su livelli inferiori rispetto all’inizio del 2016. Le incertezze dell’attuale quadro congiunturale si sono riflesse sul clima di fiducia degli imprenditori il cui indice ha registrato, sempre a dicembre, un peggioramento, sintesi di dinamiche settoriali diversificate: gli operatori del commercio al dettaglio e dell’industria manifatturiera hanno espresso, infatti, giudizi positivi, mentre tra quelli delle costruzioni e dei servizi di mercato è prevalso il pessimismo. Il moderato miglioramento rilevato tra gli imprenditori del manifatturiero, il cui clima di fiducia è tornato sui valori di fine 2015, riflette la contenuta tendenza all’incremento dei livelli di attività ed un andamento degli ordini che sembra indicare il permanere di un’evoluzione moderatamente positiva anche all’inizio del 2017.

Carlo Pareto

Al via buoni nido, premi per i nuovi nati
e pagamento pensioni

Al via le misure dal 1° gennaio

PREMIO ALLA NASCITA E BUONO NIDO

Dall’inizio del nuovo anno hanno preso il via tutte le misure previste dal cosiddetto ‘pacchetto famiglia’ stanziato dall’ultima legge di bilancio. Per la sezione destinata alla famiglia è previsto “uno stanziamento di 600 milioni di euro per il 2017 e di 700 milioni a partire dal 2018”, come ha ricordato in una nota il ministro agli Affari Regionali Enrico Costa. Tante le misure che sono entrate in vigore a partire dal primo gennaio, scrive “Studio Cataldi”, dal premio alla nascita ‘Mamma Domani’, al ‘Buono Nido’, passando per il ‘Buono Bebè’ e il ‘Voucher Babysitter’. Il premio alla nascita ‘Mamma Domani’, ossia l’assegno di 800 euro sarà destinato soprattutto “alle prime spese che, perciò, potrà essere richiesto già a partire dal settimo mese di gravidanza”. Sarà l’Inps a occuparsi di comunicare le modalità operative e di erogare la prestazione. Sempre dall’inizio dell’anno è scattato pure, il ‘Buono Nido’, “un contributo per il pagamento delle rette dei nidi pubblici e privati – ricorda Costa – fino a un massimo di 1.000 euro annui che, anche in questo caso, sarà corrisposto dall’Inps”. “Entro poche settimane – ha proseguito il ministro – verrà emanato il provvedimento attuativo”. Anche tale misura, riguarderà tutte le famiglie senza limiti di reddito ed è riferita “all’intera durata massima di tre anni di frequenza del nido”. Potranno beneficiarne i nati dal primo gennaio 2016 e l’aiuto sarà destinato “anche alle famiglie con bambini di meno di tre anni che, a causa di gravi patologie croniche, sono impossibilitati a frequentare un nido”. Le nuove misure si affiancheranno al ‘Bonus Bebè’ già esistente, ossia l’assegno mensile di 80 euro versato per un triennio alle famiglie aventi Isee inferiore ai 25mila euro (raddoppiato, se l’Isee è al di sotto della soglia di 7mila), ma a differenza di tale bonus, gli interventi che hanno appena preso il via “non prevedono limitazioni di reddito e sono state introdotte in maniera strutturale e definitiva: il welfare italiano guadagna così due nuove prestazioni che esisteranno, da quest’anno in poi, per tutti”. Con la manovra, sono state aumentate anche le risorse per il ‘Voucher Babysitter’, alternativo al congedo parentale. Nello specifico, raddoppiate quelle per le lavoratrici dipendenti (da 20 a 40 milioni di euro) e portate da 2 a 10 milioni quelle per le lavoratrici autonome. Inoltre, rispetto agli anni precedenti, ha seguitato Costa, “il rinnovo e l’incremento delle risorse è stato stabilito per un biennio, anziché per un solo anno”. Un’ultima misura che diventerà operativa però entro la fine di marzo è infine il ‘Fondo Credito Nuovi Nati’. Si tratta di uno strumento, ha spiegato il ministro “destinato a fornire garanzie sui piccoli prestiti alle famiglie che avranno o adotteranno un figlio a partire dal 2017”. Un primo passo “importante e molto consistente anche dal punto di vista finanziario in un percorso pluriennale di sostegno alle famiglie – perché ha concluso – la necessità di sostenere i genitori non si esaurisce nei primi anni di vita dei figli, pur molto gravosi dal punto di vista economico e sul piano della conciliazione con il lavoro, ma riguarda tutto il percorso di crescita dei ragazzi”.

 Inps

PAGAMENTO PENSIONI ANNO 2017

Con l’arrivo del nuovo anno è cambiato il calendario dei pagamenti delle prestazioni pensionistiche in carico all’Inps. In pratica – per la data di erogazione del trattamento di quiescenza – si è passati dal precedente riferimento al giorno festivo a quello bancabile.

Pertanto, nel 2017 tutte le prestazioni pensionistiche saranno pagate il 1° giorno bancabile del mese, con la sola eccezione della rata di gennaio, il cui pagamento è stato stabilito al 2° giorno bancabile del mese.

Il Decreto Milleproroghe, recentemente firmato dal Presidente Mattarella lo scorso 31 dicembre, ha infatti modificato l’articolo 6 del decreto legge 65/2015, convertito con legge 109/2015, che ha unificato le date di corresponsione delle prestazioni Inps, Inpdap ed Enpals.

In base a tale modifica, peraltro fortemente richiesta dall’Istituto di previdenza, viene ripristinato per il corrente anno il pagamento al primo giorno bancabile del mese, con l’unica eccezione per la rata di gennaio.

Di seguito si riportano – per i lettori interessati – le date di erogazione delle prestazioni pensionistiche per l’anno 2107 per Poste, per le quali anche il sabato è considerato bancabile, e per le banche, così come risultano dal calendario 2017  recentemente pubblicato dall’ Associazione bancaria italiana (Abi).

Mese                     Giorni Pagamenti

                              Poste          Banche

Gennaio                    3                 3

Febbraio                   1                 1

Marzo                       1                 1

Aprile                       1                 3

Maggio                     2                 2

Giugno                     1                 1

Luglio                      1                 3

Agosto                     1                 1

Settembre                1                 1

Ottobre                    2                 2

Novembre               2                 2

Dicembre                1                 1

 

Il giuslavorista

RIVOLUZIONARIA SENTENZA SU LICENZIAMENTO PER PROFITTO

“È una sentenza rivoluzionaria quella della Cassazione che introduce per la prima volta la possibilità di licenziare per profitto”. Lo ha detto a Labitalia Luca Failla, avvocato e giuslavorista, co-fondatore di LabLaw, il primo studio italiano per professionisti e diffusione capillare sul territorio, specializzato in diritto del lavoro e relazioni sindacali. “La Corte di Cassazione – ha spiegato il professionista – con una recente sentenza ha sancito per la prima volta nel nostro ordinamento la possibilità di poter licenziare un lavoratore per giustificato motivo oggettivo anche per ragioni legate al profitto e alla migliore redditività dell’azienda. Fino ad oggi le possibilità di licenziamento (per giustificato motivo) erano vincolate allo stato di crisi di un’azienda e questa situazione rendeva accettabile il licenziamento anche per evitare conseguenze più drastiche”. “Solo una situazione straordinaria – ha fatto notare l’esperto – come la crisi aziendale o la perdita del fatturato, permetteva la giustificazione del licenziamento. Oggi, dopo la sentenza della Cassazione del 7 dicembre 2016 scorso tra le ragioni per licenziare c’è anche la redditività dell’azienda e quindi in definitiva il profitto. Fatto storico per l’ordinamento italiano”. “Tra le motivazioni della storica sentenza – ha sottolineato Failla – l’applicazione dell’articolo 41 della Costituzione che letto come quel principio per cui l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione”. “In altre parole – ha continuato il legale – con questa sentenza i giudici della Cassazione hanno affermato per la prima volta in modo netto e inequivocabile che un licenziamento non sarà giustificato solo per ragioni di crisi aziendale o calo di fatturato o, nei casi più gravi, in cui è in gioco la sopravvivenza stessa dell’azienda, ma anche (questa la novità storica) per una migliore e più efficiente organizzazione produttiva dell’azienda e per la ricerca di una maggiore produttività e redditività, quindi per generare maggior profitto”. “La sentenza della Corte di Cassazione – ha ulteriormente rimarcato il giuslavorista – si riferisce ad una sentenza della Corte d’Appello di Firenze del 29 maggio 2015 che, ribaltando il giudizio di primo grado, ha ritenuto illegittimo il licenziamento intimato ad un dipendente della R.S. spa per giustificato motivo oggettivo”. “Tale sentenza, infatti, non aveva condiviso – ha precisato – l’assunto del primo giudice che aveva considerato invece legittimo il licenziamento in quanto ‘effettivamente motivato dall’esigenza tecnica di rendere più snella la cd catena di comando e quindi la gestione aziendale’. La Corte di Appello di Firenze ha sostenuto che in mancanza di prova da parte del datore di lavoro l’esigenza del licenziamento ‘risulta motivata soltanto dalla riduzione dei costi, e quindi dal mero incremento del profitto”. “La Corte di Cassazione – ha osservato Failla – è intervenuta confermando la valenza della prima sentenza di legittimità del licenziamento, indicando l’articolo 41 della Costituzione letto come ‘quel principio per cui l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione'”. In proposito si argomenta che “‘concedere all’imprenditore la possibilità di sopprimere una specifica funzione aziendale solo in caso di crisi economica finanziaria e di necessità di riduzione dei costi rappresenti un limite gravemente vincolante l’autonomia di gestione dell’impresa, garantito costituzionalmente’ e peraltro neppure imposto dall’articolo 3 della legge 604/1966 come, invece, interpretato per decenni dai nostri tribunali”. “Con il secondo motivo – ha chiarito l’avvocato – si denuncia ancora violazione e falsa applicazione degli articoli 3 e 5 della legge 15 luglio 1966 numero 604, in relazione all’articolo 41 Costituzione. Al riguardo si sostiene che, anche ove la soppressione della funzione fosse stata dettata da una mera scelta di più economica gestione dell’impresa, tale decisione aziendale sarebbe comunque legittima, in quanto attinente alla libertà economica dell’imprenditore”. “Si contesta – ha ricordato il giuslavorista – richiamando talune pronunce di legittimità, che ai fini della giustificazione del motivo oggettivo di licenziamento, debba sussistere esclusivamente ‘il requisito economico dato dall’esistenza di sfavorevoli situazioni o necessità di sostenere notevoli spese straordinarie'”.

 Carlo Pareto

Previdenza, datore di lavoro inadempiente?
Il tfr lo paga l’Inps

Previdenza

DATORE DI LAVORO INADEMPIENTE? IL TFR LO PAGA L’INPS

Il principale non paga il Tfr? Nessun problema per il lavoratore, che può ottenere la liquidazione del trattamento di fine rapporto direttamente dall’Inps. Di fronte all’insolvenza del datore di lavoro non soggetto a procedure concorsuali, si ricorda, bastano l’esistenza e la consistenza del credito risultanti da un titolo (anche giudiziale) e l’insufficienza del patrimonio ereditario. A chiarirlo è stata la Cassazione con la recente sentenza n. 8072/2016 che si è pronunciata sul caso di alcune dipendenti di una società in accomandita semplice che trascinavano in giudizio il fondo di garanzia dell’Inps per il pagamento del Tfr, oltre agli ultimi stipendi dovuti in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro. “In caso di insolvenza del datore di lavoro non soggetto alle disposizioni della legge fallimentare – si legge nella sentenza – qualora il lavoratore agisca, ai sensi dell’art. 2 della legge 29 maggio 1982, n. 297, nei confronti del fondo di garanzia per ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto gravante sull’eredità giacente, presupposto per l’obbligo di intervento del fondo sono a) l’esistenza e la consistenza del credito risultante da un titolo anche giudiziale, che il lavoratore ha l’onere di precostituire, e b) l’insufficienza del patrimonio ereditario, che può considerarsi provata, oltre che con l’esperimento infruttuoso dell’esecuzione o con lo stato di graduazione dei crediti predisposto dal curatore dell’eredità giacente, anche con la dichiarazione del curatore dell’insufficienza delle garanzie patrimoniali del debitore e dell’impossibilità di procedere alla liquidazione concorsuale per incapienza dell’attivo”.

Al riguardo è appena il caso di precisare, che secondo le vigenti disposizioni di legge il lavoratore che non abbia potuto ottenere il TFR e le ultime tre mensilità dal datore di lavoro per fallimento dell’azienda o insolvenza, può chiedere il pagamento di tali somme all’Inps che le eroga attraverso il cosiddetto Fondo di Garanzia. Recentemente, l’Istituto di Previdenza ha comunicato quali sono i documenti che devono essere prodotti dal lavoratore, nonché le relative modalità di trasmissione, per consentire l’istruttoria delle domande di prestazioni a carico dei Fondi di garanzia.

In proposito, giova ricordare, che i presupposti per la liquidazione del TFR da parte del Fondo sono:

la cessazione del rapporto (a prescindere dalla causa); l’inadempimento datoriale; la conseguente sussistenza di un credito; l’apertura della procedura concorsuale o, se il datore di lavoro non vi è assoggettabile, il tentativo di esecuzione individuale; l’assenza di garanzie patrimoniali. Il diritto alla prestazione del Fondo per il TFR si prescrive in 5 anni dalla data di risoluzione del rapporto di lavoro. Il termine può essere interrotto con l’insinuazione del credito del lavoratore nello stato passivo e ricomincia a decorrere, per l’intera sua durata (cinque anni), dalla data di chiusura della procedura di fallimento. Lo stesso vale in caso di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria.

I documenti da allegare alla domanda

Gli allegati che deve contenere la domanda di pagamento del TFR:  Aggiornamento della domanda tramite WEB; Documenti da allegare alla domanda in caso di datore di lavoro assoggettato a procedura di Fallimento, Liquidazione Coatta Amministrativa o Amministrazione Straordinaria; Documenti da allegare alla domanda in caso di datore di lavoro assoggettato a concordato preventivo; Documenti da allegare alla domanda in caso di datore di lavoro assoggettato a procedura in un altro Stato membro dell’Unione Europea; Documenti da allegare alla domanda in caso di datore di lavoro non assoggettabile a procedura concorsuale (esecuzione individuale, eredità giacente, liquidazione del patrimonio di cui all’art. 14-ter L. n. 3/2012); Documenti da allegare quando la domanda è presentata dagli eredi del lavoratore (in aggiunta a quelli previsti per lo specifico tipo di intervento); Documenti da allegare alla domanda, in aggiunta a quelli previsti per il tipo di intervento, in presenza di cessione del TFR.

 

Ministero del Lavoro , Istat, Inps e Inail

NOTA CONGIUNTA SUL MERCATO DEL LAVORO

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’Istat, l’Inps e l’Inail hanno recentemente pubblicato in contemporanea sui rispettivi siti web la prima Nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione, come stabilito dall’accordo inter istituzionale, siglato il 22 dicembre 2015.  Più in dettaglio, nel terzo trimestre del 2016 si registra un saldo positivo pari a 543 mila delle posizioni di lavoro dipendente rispetto allo stesso trimestre del 2015 e pari a +93 mila rispetto al trimestre precedente. Emerge dalla prima Nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione diffusa da ministero del Lavoro, Istat, Inps e Inail. Nel confronto tendenziale, la variazione di +543 mila è determinata soprattutto dai contratti a tempo indeterminato (+489 mila) e, marginalmente, dalle posizioni a tempo determinato (+54 mila). Per quanto riguarda, invece, i voucher, quelli “riscossi per attività svolte nel 2015 (quasi 88 milioni) corrispondono a circa 47 mila lavoratori annui full-time e rappresentano solo lo 0,23% del totale del costo lavoro in Italia”, si legge ancora nella Nota congiunta, nella quale si ricorda che nei primi 9 mesi del 2016 i voucher venduti sono stati 109,5 milioni, il 34,6% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

Per il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, “la nota trimestrale è il risultato della collaborazione tra i soggetti pubblici nazionali che raccolgono ed elaborano i dati relativi all’occupazione, ciascuno secondo le proprie competenze e le caratteristiche specifiche della loro attività. Sono convinto che con questo prodotto potremo assicurare, grazie a una lettura e a una valutazione coordinata dei dati, un contributo importante al miglioramento della conoscenza e delle analisi delle dinamiche del mercato del lavoro, utile sia per gli studiosi sia per coloro che, per i ruoli svolti, sono chiamati a definire ed applicare scelte e decisioni che riguardano il lavoro e la previdenza“. Oggi presentiamo i primi risultati di un complesso programma di attività – ha spiegato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva – che garantirà un progressivo aumento della conoscenza del le tendenze del mercato del lavoro. In particolare, l’utilizzo di metodologie statistiche avanzate permette un maggiore sfruttamento del potenziale informativo delle diverse fonti, soprattutto attraverso la loro integrazione. Già in questa prima edizione della Nota trimestrale sono stati introdotti nuovi indicatori statistici, basati sui dati delle Comunicazioni obbligatorie (CO), allo scopo di valorizzarne l’utilizzo per l’analisi congiunturale delle dinamiche dell’occupazione”. “Siamo soddisfatti del primo risultato di questa collaborazione – ha dichiarato Il presidente dell’Inps, Tito Boeri – Il lavoro congiunto fra Istat, Inail, Ministero del lavoro e Inps contribuisce a migliorare la qualità dei dati disponibili sul mercato del lavoro. Importante notare come le diverse fonti convergano nel rilevare la crescita su base annua dell’occupazione e la sua stabilizzazione nell’ultimo trimestre”. “L’incrocio di informazioni di diversa fonte ha consentito di definire un modello di lettura dei dati – ha aggiunto il presidente dell’Inail, Massimo De Felice – particolarmente espressivo e già predisposto ad accogliere analisi di approfondimento “per tema”.

La Nota trimestrale congiunta sarà regolarmente diffusa l’ultima settimana dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre 2017 Le informazioni statistiche presentate verranno progressivamente arricchite con nuovi indicatori, con gli esiti delle analisi condotte su diverse fonti attraverso le elaborazioni sui microdati. Nel corso del 2017 si procederà nella direzione di implementare, mediante la progressiva condivisione degli archivi e basi dati di Istat, Inps, Ministero del lavoro, Inail, il Sistema informativo statistico sul lavoro, collocato all’interno dell’Istituto nazionale di statistica, e accessibile a tutte le istituzioni e al mondo della ricerca. Nella seconda metà del 2017 sarà infine pubblicato il primo Rapporto Annuale sul mercato del lavoro.

Inail

BANDO ISI 2016

L’Inail finanzia in conto capitale le spese sostenute per progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I destinatari degli incentivi sono le imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

Fondi a disposizione e tipologie di progetto

L’Inail, tramite il Bando Isi 2016, rende disponibili complessivamente 244.507.756 euro. I finanziamenti sono a fondo perduto e vengono assegnati fino a esaurimento, secondo l’ordine cronologico di arrivo delle domande. Sono finanziabili le seguenti tipologie di progetto:

Progetti di investimento; Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale; Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto; Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività.

Il contributo, pari al 65% dell’investimento, fino a un massimo di 130.000 euro  (50.000 euro per i progetti di cui al punto 4), viene erogato a seguito del superamento della verifica tecnico-amministrativa e la conseguente realizzazione del progetto ed è cumulabile con benefici derivanti da interventi pubblici di garanzia sul credito (es. gestiti dal Fondo di garanzia delle Pmi e da Ismea).
Prima fase: inserimento online della domanda e download del codice identificativo

Dal 19 aprile 2017, fino alle ore 18.00 del 5 giugno 2017, nella sezione “Accedi ai servizi online” del sito Inail le imprese registrate avranno a disposizione un’applicazione informatica per la compilazione della domanda, che consentirà di: effettuare simulazioni relative al progetto da presentare; verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità; salvare la domanda inserita;  effettuare la registrazione della propria domanda attraverso l’apposita funzione presente in procedura tramite il tasto “invia”.

Per accedere alla procedura di compilazione della domanda l’impresa deve essere in possesso delle credenziali di accesso ai servizi online (Nome Utente e Password). Per ottenere le credenziali di accesso è necessario effettuare la registrazione sul portale Inail, nella sezione “Accedi ai servizi online”, entro e non oltre le ore 18.00 del 3 giugno 2017.

Dal 12 giugno 2017 le imprese che hanno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità prevista e salvato definitivamente la propria domanda, effettuandone la registrazione attraverso l’apposita funzione presente in procedura tramite il tasto “invia”, potranno accedere all’interno della procedura informatica ed effettuare il download del proprio codice identificativo che le identifica in maniera univoca.

Seconda fase: invio del codice identificativo (click-day)

Le imprese potranno inviare attraverso lo sportello informatico la domanda di ammissione al finanziamento, utilizzando il codice identificativo attribuito alla propria domanda e ottenuto mediante la procedura di download. Le date e gli orari dell’apertura e della chiusura dello sportello informatico per l’invio delle domande, saranno pubblicati sul sito Inail a partire dal 12 giugno 2017.

Gli elenchi in ordine cronologico di tutte domande inoltrate, con evidenza di quelle collocatesi in posizione utile per l’ammissibilità al finanziamento, saranno pubblicati entro sette giorni dal giorno di ultimazione della fase di invio del codice identificativo.

Terza fase: invio della documentazione a completamento della domanda

Le imprese collocate in posizione utile per il finanziamento dovranno far pervenire all’Inail, entro e non oltre il termine di trenta giorni decorrente dal giorno successivo a quello di perfezionamento della formale comunicazione degli elenchi cronologici, la copia della domanda telematica generata dal sistema e tutti gli altri documenti, indicati nell’Avviso pubblico, per la specifica tipologia di progetto.

Carlo Pareto  

 

Inps, il versamento entro
il 10 gennaio.
Le novità contributive

Inps

ENTRO IL 10 GENNAIO IL VERSAMENTO ALL’INPS

E’ scattato il conto alla rovescia per il versamento dei contributi Inps relativi a colf e badanti. Entro il 10 gennaio prossimo tutte le famiglie che si avvalgono della collaborazione di personale domestico dovranno saldare la rata relativa al quarto ed ultimo trimestre (ottobre – dicembre) del 2016. Lo faranno nella consapevolezza che la riforma Fornero ha a suo tempo introdotto un contributo addizionale dell’1,40% in caso di contratto a tempo indeterminato.

Le novità contributive.

Con la circolare 25 dell’8 febbraio 2013 l’Inps ha infatti fornito per la prima volta due tabelle: una da utilizzare per i lavoratori assunti a tempo indeterminato e l’altra per i rapporti a termine. Nel caso l’orario non superi le 24 ore settimanali, per entrambe le tipologie di contratto i contributi orari sono commisurati a tre diverse fasce di retribuzione effettiva. Quando, invece, si sforano le 24 ore il contributo orario diventa fisso.

Il contributo addizionale

Ma la vera novità anche del trascorso 2016 resta tuttavia sempre il versamento del contributo addizionale dell’1,40% all’Inps. Nel caso, comunque, il contratto di lavoro a tempo determinato venga trasformato in tempo indeterminato, il contributo addizionale a carico del datore di lavoro viene restituito per gli ultimi sei mesi di rapporto. Al riguardo l’Istituto ricorda che a partire dal primo gennaio 2013, per effetto dell’articolo 2 della legge 92/2012 – la cosiddetta riforma Fornero – l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria è stata prima sostituita dall’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) poi dall’attuale Naspi.

Retribuzione

Sul fronte della retribuzione restano ancora in vigore i nuovi minimi per il 2016, diversificati a seconda dell’inquadramento e della tipologia di mansione. Come ogni anno, precisa l’Ente di previdenza, i minimi presi a riferimento l’anno scorso per l’obbligazione contributiva di cui si tratta sono stati aggiornati sulla base delle rilevazioni Istat da una apposita commissione istituita ad hoc.

Il versamento

La corresponsione degli oneri assicurativi dovuti può essere effettuata, a scelta, con uno dei seguenti mezzi: 1) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche”; Il pagamento è disponibile, senza necessità di supporto cartaceo, presso: – le tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps” ; – gli sportelli bancari di Unicredit Spa; – tramite il sito Internet del gruppo Unicredit Spa per i clienti titolari del servizio di Banca online; – a partire dalla fine del 2011, inoltre, il versamento senza bollettino può essere praticato anche presso tutti gli sportelli di Poste Italiane, con le modalità prefigurate per il circuito Reti Amiche. 2) online sul sito Internet www.inps.it nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, utilizzando la carta di credito; 3) utilizzando il bollettino Mav – Pagamento mediante avviso – inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it, nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, pagabile senza commissione presso le banche oppure presso gli uffici postali, con addebito della commissione; 4) telefonando al Contact Center numero verde gratuito 803164, impiegando la carta di credito. Si ricorda per ogni opportunità che qualunque sia la modalità scelta, segnalando il codice fiscale del datore di lavoro e il codice rapporto di lavoro, è proposto l’importo complessivo per il trimestre in scadenza, calcolato in base ai dati comunicati all’assunzione o successivamente variati con l’apposita segnalazione. I dati esposti (ore lavorate, retribuzione, settimane) e il conseguente importo, determinato automaticamente, possono sempre essere modificati: – dichiarando i dati da sostituire all’operatore, se la corresponsione avviene tramite Reti Amiche o Contact Center; – facendo ricorso alla procedura a disposizione sul sito Internet per corresponsioni online o per generare un nuovo Mav stampabile. Soltanto nel caso di rapporti di lavoro a carattere temporaneo, occasionale e di breve durata, è possibile ricorrere alla modalità di versamento tramite i buoni lavoro (voucher). Di seguito si riporta la tabella dei contributi relativi all’anno di riferimento 2016:

Rapporti di lavoro di durata fino a 24 ore settimanali – retribuzione oraria effettiva – contributo orario (tra parentesi la quota a carico del lavoratore) con Cuaf (*) senza Cuaf

Retribuzione oraria                 Contributo orario con Cuaf     Contributo orario senza Cuaf*            

fino a 7,88 euro                                      1,49 (0,35)                                    1,50 (0,35)

da 7,88 euro fino a 9,59 euro                 1,68 (0,39)                                    1,69 (0,40)

oltre 9,59 euro                                        2,05 (0,48)                                    2,06 (0,48)

più di 24 ore settimanali                        1,08 (0,25)                                    1,09 (0,25)

(*) Il contributo Cassa Unica Assegni Familiari (Cuaf) è sempre dovuto, esclusi i casi di rapporto di lavoro tra coniugi e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi. (parenti: figli, fratelli o sorelle e nipoti; affini: genero, nuora e cognati). Fra parentesi è invece indicata la quota parte a carico del lavoratore. Se la colf però lavora più di 24 ore settimanali presso la stessa famiglia l’onere previdenziale complessivamente dovuto è di 1,08 euro (0,25) (o di 1,09 (0,25) senza Cuaf) a prescindere dalla retribuzione oraria effettivamente percepita. Da ricordare, infine, che la prossima scadenza, quella relativa al pagamento del 1° trimestre 2017 (periodo gennaio – marzo 2017), sarà per il 10 aprile prossimo.

Gli altri adempimenti

L’appuntamento trimestrale con i contributi Inps o quello mensile con la busta paga non è l’unica incombenza cui sono tenute le famiglie che utilizzano personale domestico. Dalla tipologia del contratto da scegliere alla sua risoluzione, dalla retribuzione alla corretta gestione delle ferie, dei permessi e delle malattie fino al trattamento di fine rapporto sono infatti tante le questioni da affrontare e gestire.

Colf

PAGAMENTO ON LINE DEI CONTRIBUTI DOMESTICI

Allo scopo di semplificare ulteriormente gli adempimenti dei propri utenti, l’Inps ha realizzato un servizio per il pagamento in rete dei contributi dei lavoratori domestici. Una modalità che, in futuro, potrà essere utilizzata per il pagamento di altri contributi. La procedura – già operativa – permette di effettuare, attraverso il sito web dell’Istituto www.inps.it, nella sezione servizi on line per il cittadino, la corresponsione degli oneri assicurativi dovuti dai datori di lavoro domestico tramite Posteitaliane. Prima di accedere al servizio, è indispensabile registrarsi preliminarmente nel sito di Posteitaliane www.poste.it. L’operazione, effettuata via Internet, prevede: il pagamento di un singolo rapporto di lavoro con l’utilizzo del codice fiscale del datore di lavoro e il codice del rapporto di lavoro, che si può trovare sui vecchi bollettini, senza la necessità di possedere il Pin (Numero identificativo personale); la corresponsione di uno o più rapporti di lavoro tramite il solo codice fiscale del datore di lavoro e il Pin (che può essere richiesto nella stessa sezione servizi online, selezionando la funzione “Richiesta Pin online”). In questo caso la procedura permette di visualizzare tutti i rapporti di lavoro che fanno capo all’utente. Una volta avvenuta l’autenticazione, occorre inserire i dati necessari per il calcolo dell’importo da pagare. Dopo aver visualizzato tale importo, l’utente potrà individuare la modalità preferita con la quale assolvere l’obbligazione previdenziale, scegliendo tra: l’addebito in conto corrente BancoPosta; la Carta prepagata postepay emessa da Posteitaliane; le Carte di credito abilitate al circuito internazionale Visa, Visa Electron, MasterCard. Il costo è di 1 euro in caso di addebito su BancoPosta e di utilizzo della Carta prepagata, mentre per i pagamenti con carta di credito è prefigurato un costo fisso di 2 euro per importi fino a 100 euro e un costo variabile pari al 2% per importi superiori. Una volta che la corresponsione è stata praticata, potrà essere stampata la ricevuta del bollettino. Al riguardo giova precisare che i contributi si corrispondono ogni trimestre alle seguenti scadenze: dal 1° al 10 aprile versamento per il 1° trimestre; dal 1° al 10 luglio versamento per il 2° trimestre; dal 1° al 10 ottobre versamento per il 3° trimestre; dal 1° al 10 gennaio versamento per il 4° trimestre. Il pagamento in rete può essere inoltre attivato tutti i giorni della settimana, dalle 6 alle 23,30 per le prime due modalità, e dalle 00,15 alle 23,45 per il pagamento con carta di credito. Importante, Il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicare all’Inps l’assunzione e anche l’eventuale trasformazione o cessazione del rapporto di lavoro. Se il datore di lavoro omette o ritarda la comunicazione obbligatoria all’Ente assicuratore, deve pagare una sanzione amministrativa alla Direzione Provinciale del Lavoro che va da 200 a 500 euro per ogni lavoratore di cui non si è segnalata l’avvenuta assunzione. Questa sanzione amministrativa può essere cumulata con la sanzione prescritta per la mancata iscrizione all’Inps e/o alla sanzione civile postulata per l’omesso versamento degli oneri assicurativi. Infatti se il datore di lavoro non invia la comunicazione obbligatoria di assunzione all’Istituto, il lavoratore non viene iscritto all’Inps, che ne gestisce la posizione pensionistica. Nell’ipotesi di mancata iscrizione del lavoratore domestico all’Inps, la Direzione Provinciale del Lavoro può applicare al datore di lavoro una sanzione che va da 1.500 euro a 12.000 euro per ciascun lavoratore “in nero”, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili stabilite contro il lavoro nero.

Enpacl

FINANZIAMENTI PER MIGLIORARE COMPETENZE IN SICUREZZA

Dall’Ente nazionale di previdenza dei consulenti del lavoro (Enpacl) arrivano 3.000 mila euro a fondo perduto messi a disposizione degli iscritti che vogliono migliorare le proprie competenze professionali. Per l’Ente, infatti, la consulenza alle aziende in materia di sicurezza sul lavoro rappresenta non solo un’occasione per accrescere le competenze professionali degli iscritti ma anche una reale opportunità di lavoro per i giovani. L’Enpacl ha recentemente firmato una prima convenzione con una società leader nel campo della sicurezza, per permettere ai consulenti del lavoro neo iscritti di svolgere formazione specialistica, in aula ed e-learning; utilizzare un help desk normativo e commerciale; avvalersi di una piattaforma gestionale e di medicina del lavoro; partecipare ad appositi work shop; essere affiancati da tutor specializzati in materia. Si tratta di un corso di altissimo livello che, al termine, consentirà al partecipante di conseguire la necessaria preparazione per esercitare con competenze e professionalità questa specifica attività. I fondi complessivamente messi a disposizione dall’Ente ammontano a 500.000 euro e verranno assegnati ai consulenti del lavoro che si sono iscritti all’Ordine a partire dall’anno 2012, che siano tuttora iscritti e risultino in regola con gli obblighi contributivi verso l’Enpacl. A coloro che si trovassero in situazione debitoria e volessero comunque partecipare all’iniziativa, l’Ente ha concesso la possibilità di regolarizzare con una procedura semplificata. Per poter partecipare all’iniziativa e fruire del finanziamento a fondo perduto, era sufficiente inviare l’esplicita richiesta con un messaggio di posta elettronica certificata all’indirizzo info@pecenpacl. it dalle ore 12 del 12 dicembre alle ore 15 del giorno 15 dicembre 2016. Se le richieste pervenute dovessero risultare superiori ai fondi a disposizione, i destinatari del finanziamento saranno individuati dal Consiglio di amministrazione dell’Ente privilegiando una equa distribuzione sul territorio nazionale nonché in funzione della data e dell’orario di arrivo della pec di richiesta.

Carlo Pareto

 

Licenziamenti per giusta causa. Per la Cassazione legittimo controllo giudici

Le novità  del 2017

MALATTIA  E VISITE FISCALI

Con l’anno nuovo cambiano le regole sulla visita fiscale per i lavoratori che si mettono in malattia. Tra le novità introdotte per il 2017, i controlli che scattano il primo giorno di assenza anche per i lavoratori privati e il medico fiscale inviato d’ufficio. Per evitare sanzioni anche molto severe, ricorda il portale ‘laleggepertutti.it’, la prima cosa da fare quando ci si ammala è avvisare il datore di lavoro. Il tempo per farlo è regolato in base al contratto collettivo di lavoro applicato dall’azienda per la quale si lavora.

Normalmente si deve avvertire prima dell’inizio del turno di lavoro per le aziende che applicano i seguenti contratti collettivi: telecomunicazioni, terziario e commercio, turismo, gomma/plastica, carta, tessile/abbigliamento/confezioni, grafica /editoria, alimentare; entro 2 ore dall’inizio del turno lavorativo per le aziende che applicano il Ccnl Autotrasporto; entro 4 ore dall’inizio del turno lavorativo per le aziende di autotrasporto (relativamente al personale viaggiante e soggetto a turni continui avvicendati), legno/arredamento, chimica, calzature e infine, entro il primo giorno di assenza per le aziende che applicano il Ccnl Metalmeccanica.

Nei casi di giustificato e comprovato impedimento non vige l’obbligo di avvisare. Se l’inadempimento non viene giustificato, il datore di lavoro può sanzionare il dipendente, anche se il referto sanitario è inviato nei termini. Per ottenere il certificato medico, è indispensabile recarsi tempestivamente dal proprio medico curante, entro 48 ore (2 giorni) dal verificarsi della patologia. Il medico trasmetterà il referto di malattia, con la diagnosi, la prognosi e l’indirizzo nel quale il dipendente è reperibile, in via telematica all’Inps e rilascerà una ricevuta col numero di protocollo. Se il contratto collettivo o gli accordi con il datore di lavoro lo prevedono, si dovrà inviare il numero di protocollo al datore di lavoro.

Se il proprio medico curante è assente, è possibile recarsi da un altro dottore convenzionato col servizio sanitario nazionale (Ssn) o dalla guardia medica. In caso di ricovero, è l’ospedale a dover inoltrare il certificato medico. Se invece la trasmissione on line risulta impossibile, è necessario spedire con raccomandata il certificato, entro lo stesso termine di 2 giorni previsto per l’invio telematico.

Avvertito il datore di lavoro e trasmesso il referto sanitario, occorre rendersi reperibile per la visita fiscale. Si tratta di un controllo da parte di un medico fiscale dell’Inps, volto a verificare lo stato di malattia. Le fasce di reperibilità alle quali bisogna attenersi sono: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, se si è dipendenti del settore privato; dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, se si è dipendente pubblico.

In determinati casi non si è obbligati a essere reperibili nelle fasce orarie per la visita fiscale. Le ipotesi di esonero, in particolare, riguardano il ricovero presso una struttura sanitaria (chi è ricoverato in ospedale non può assolutamente ricevere la visita fiscale, né in loco, né, ovviamente, presso la propria abitazione); l’esistenza di una patologia grave che richiede cure salvavita (l’ipotesi riguarda, ad esempio, chi ha gravi patologie cardiache, pazienti con patologie oncologiche, dializzati); l’infortunio sul lavoro e la malattia professionale; una malattia correlata a un’eventuale invalidità o menomazione del dipendente (sono i casi, in pratica, in cui il malato possiede una percentuale d’invalidità o un handicap, anche non grave).

Il proprio medico curante, poi, può disporre che il dipendente sia esonerato dalla visita fiscale per particolari motivazioni (ad esempio, nel caso di depressione o cefalea, perché la permanenza in un luogo chiuso ostacola la guarigione), contrassegnando il certificato medico col codice E. Se la visita fiscale è stata già effettuata durante il periodo di prognosi della stessa malattia, non può essere effettuato un nuovo controllo medico da parte dell’Inps; in caso di ricaduta, invece, o nel caso in cui il proprio medico prolunghi la prognosi, si può ricevere una nuova visita.

Al di fuori delle ipotesi di esonero dal controllo medico fiscale, in alcuni casi si può essere comunque giustificato, anche se si risulta assente agli accertamenti domiciliari. I casi di assenza giustificata alla visita fiscale riguardano l’effettuazione di una visita medica o la sottoposizione a un accertamento sanitario durante le fasce di reperibilità; la sottoposizione a cure mediche durante le fasce di reperibilità (in queste ipotesi, si deve avvertire in anticipo l’amministrazione o il datore di lavoro ed esibire, successivamente, un’attestazione in merito); l’assenza per cause di forza maggiore, o per evitare gravi conseguenze per sé o per i propri familiari; la visita al di fuori delle fasce di reperibilità.

A volte possono manifestarsi delle sfortunate coincidenze, come un malfunzionamento del campanello, che fanno risultare assente il dipendente alla visita anche se è rimasto tutto il giorno in casa: la giurisprudenza, però, ritiene la maggior parte di queste situazioni insufficienti a giustificare l’assenza al controllo medico.

Tra le scuse non valide rientrano: il malfunzionamento del campanello o del citofono, non aver sentito suonare o bussare, la mancanza del cognome del lavoratore nel citofono, la variazione di domicilio non comunicata, non potersi alzare dal letto, essere usciti per commissioni urgenti. Nonostante tali scusanti siano serie, prevale il principio per cui il dipendente sia tenuto ad adottare tutti gli accorgimenti possibili per accogliere il medico nelle fasce di reperibilità.

Si hanno 15 giorni di tempo per giustificare la propria assenza alla visita fiscale: in caso di assenza ingiustificata al controllo domiciliare, la sanzione comporta la perdita del 100% della retribuzione per i primi 10 giorni di malattia, a meno che il lavoratore non sia convocato prima a una seconda visita, che solitamente avviene nell’ambulatorio Asl. In questo caso, se effettivamente il medico verifica il proprio stato di malattia, si può recuperare la retribuzione dal giorno del secondo controllo. In caso di assenza alla seconda convocazione (visita ambulatoriale), invece, si perde il 50% della retribuzione dei giorni restanti; alla terza assenza, si perde tutto.

Sentenza della Cassazione

LEGITTIMO CONTROLLO GIUDICI SU LICENZIAMENTI PER GIUSTA CAUSA

E’ legittimo il controllo da parte dei giudici sull’effettività del motivo che ha determinato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Con la sentenza n. 24803 del 5 dicembre 2016, infatti, la Corte di Cassazione si è pronunciata su questo tipo di licenziamento ribadendo il controllo del giudice in ordine all’effettiva sussistenza delle ragioni addotte dal datore di lavoro. La nota giurisprudenziale della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro analizza la motivazione annessa alla sentenza della Cassazione. “Per i giudici di legittimità -afferma la Fondazione Studi- il licenziamento per giustificato motivo oggettivo deve fondarsi su ragioni effettive, serie e coerenti con il provvedimento preso e che, al tempo stesso, devono essere comprovate o comprovabili”. “I fatti -spiega- riguardavano un dipendente licenziato in considerazione sia della sfavorevole situazione del servizio sanitario che aveva portato alla chiusura del reparto di fisiokinesiterapia; sia per la notevole riduzione dei ricavi aziendali e per la conseguente necessità di espletare un nuovo assetto organizzativo per una più economica gestione dell’impresa”. “A seguito dell’impugnazione del licenziamento -fa notare la Fondazione Studi- la Corte d’appello, confermando la sentenza di primo grado, evidenziava in particolare come le testimonianze e le altre prove utilizzate dal datore di lavoro a sostegno del provvedimento espulsivo fossero in realtà insufficienti, dal momento che la chiusura del reparto a seguito di sospensione delle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale era stata in realtà soltanto temporanea (e poi revocata)”. Inoltre, “il datore di lavoro non aveva fornito adeguata prova delle lamentate difficoltà economiche, non essendo emerso che il budget dell’anno in corso fosse inferiore a quello degli anni precedenti. Impugnata tale sentenza, anche la Cassazione ha respinto le doglianze di parte datoriale ritenendole pretestuose, sempre sul presupposto della temporanea e non stabile soppressione del reparto cui era addetto il lavoratore licenziato, oltre alla mancanza di prove circa la situazione di crisi economica dedotta come ragione del recesso”. “Da tale pronuncia -conferma la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro- trovano conferma i principi secondo cui il licenziamento per giustificato motivo oggettivo deve fondarsi su ragioni effettive e serie, coerenti con il provvedimento preso, e che le stesse debbano essere comprovate o comprovabili dovendo i giudici accertarne l’effettività”.

Welfare

RICERCA, PMI SEMPRE PIU’ COINVOLTE

Il welfare aziendale non è più appannaggio esclusivo delle grandi aziende sopra i 250 dipendenti, ma coinvolge sempre di più la piccola e media impresa italiana. Cresce la consapevolezza dell’utilità del welfare aziendale anche nelle pmi, che rappresentano la componente produttiva più diffusa nel nostro Paese. Il 78%, infatti, lo considera un’opportunità, il 15% non si esprime e solo il 7% non lo reputa utile. E’ questo il quadro che emerge dalla ricerca Doxa-Edenred 2016 sullo stato del welfare aziendale in Italia. Permangono, tuttavia, una serie di difficoltà allo sviluppo concreto dei piani di ‘flexible benefits’ nelle piccole imprese. Per il 42% l’ostacolo principale risiede nella prassi consolidata da parte delle pmi di ricorrere a iniziative di welfare di natura informale piuttosto che contrattualizzata. Aspetto sottolineato soprattutto dalle aziende al di sotto dei 15 dipendenti. Il 33% ha indicato nella limitata conoscenza degli aspetti fiscali e normativi una difficoltà rilevante. Il 32% ha sottolineato come le pmi non facciano ‘rete’ per riprodurre gli stessi vantaggi delle grandi aziende. Infine, il 19% è convinto che i vantaggi dei piani di welfare abbiano un impatto più forte nelle aziende con un numero elevato di dipendenti. “Uno dei meriti del nuovo contesto normativo del 2016 è il coinvolgimento delle pmi nella sfera del welfare aziendale”, ha spiegato Andrea Keller, ad Edenred Italia. “I due elementi critici per la diffusione nella piccola e media impresa –ha continuato Keller- erano la complessità fiscale e la carenza informativa. Le piccole imprese non erano al corrente delle possibilità offerte dal welfare aziendale, mentre oggi lo sono di più. Il quadro normativo, tuttavia, può migliorare ancora per favorire il pieno coinvolgimento delle pmi”. “Come noto, è difficile erogare welfare alle aziende sotto i 15 dipendenti anche perché raramente hanno una contrattazione di secondo livello. Perché dunque – ha precisato Keller – non pensare alla possibilità per le piccolissime imprese di accedere alle agevolazioni fiscali previste nel corso del 2017 anche nel caso di scelta unilaterale dell’azienda?”. Per facilitare l’accesso delle pmi al welfare aziendale molte associazioni di imprese hanno avviato delle iniziative specifiche. Dalle consulenze fiscali e legali, alle modalità di predisposizione di un piano di welfare fino alla facilitazione di accesso a proprie piattaforme online di ‘flexible benefits’ condivise. Rispetto a tali attività, la ricerca Doxa-Edenred 2016 – per la prima volta – ha rilevato se le pmi vi hanno aderito e con quali benefici. Il 10% ha aderito alle iniziative di welfare promosse dalle associazioni di imprese mentre il 41% ha dichiarato di volerlo fare a breve. Il 49%, invece, ha affermato che non lo farà. Tra le aziende che hanno aderito, questi gli ambiti di supporto: consulenza sugli aspetti fiscali e legislativi, 47%; accesso ad un paniere di servizi welfare tramite rete di fornitori convenzionati, 33%; accesso alla piattaforma di gestione del conto welfare dei dipendenti, 27%; stesura dei regolamenti e accordi aziendali, 23%; assistenza nelle relazioni e trattative sindacali, 20%.

Carlo Pareto

 

Inps. Interventi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto

Inps

IL PAGAMENTO DELLE PENSIONI A GENNAIO 2017

Nel mese di gennaio 2017, i pagamenti dei trattamenti pensionistici, degli assegni, pensioni e indennità di accompagnamento corrisposte agli invalidi civili, nonché delle rendite vitalizie dell’Inail saranno effettuati il secondo giorno bancabile.

Il pagamento al secondo giorno bancabile è stato stabilito dall’articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65. Pertanto, la rata di gennaio 2017 sarà erogata da Poste e banche il 3 gennaio 2017.

Gestione artigiani e commercianti

CONTRIBUTI INPS: 4 EMISSIONE 2016

Di seguito alla Circolare 15 del 29 gennaio 2016 in merito della contribuzione dovuta dagli iscritti alla gestione Artigiani ed Esercenti attività commerciali nel corso dell’anno 2016, l’Inps ha recentemente comunicato che è stata ultimata l’elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti che non avevano già regolarizzato la loro situazione. Sono stati inoltre predisposti i modelli “F24” necessari per potere effettuare il versamento della contribuzione.

Con il Messaggio n. 5206 del 23 dicembre 2016 l’istituto ricorda ai contribuenti interessati che a partire dall’anno 2013, non ha più provveduto all’invio delle comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta e che le comunicazioni di cui si tratta sono comunque disponibili, all’interno dei Servizi del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti. L’accesso ai Servizi avviene, come di consueto, tramite Pin del soggetto titolare di posizione contributiva, ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

Precisazioni Inps

INTERVENTI A FAVORE DELLE POPOLAZIONI COLPITE DAL TERREMOTO

Con la Circolare n. 204 del 25 novembre 2016 l’Istituto ha provveduto a dettare le istruzioni operative, inerenti all’ambito di applicazione del decreto legge 17 ottobre 2016 n. 189 che ha disposto interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che il giorno 24 agosto 2016 hanno interessato i territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

Il messaggio n. 5162 del 21 dicembre 2016 provvede a fornire le opportune precisazioni per assicurare nei Comuni interessati, la corretta e uniforme applicazione della sospensione prevista nella citata Circolare, dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti contributivi, previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.

Lavoro

VOLANO I VOUCHER

I voucher crescono del 32,5% e i nuovi contratti a tempo indeterminato calano dell’89%: sono questi i dati di maggior rilievo registrati nei primi 10 mesi del 2016 dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps. Volano dunque, anche se meno di quel +67% registrato nel 2015 sul 2014, i “buoni lavoro” che tra gennaio e ottobre di quest’anno toccano quota 121,5 milioni, mentre arretrano pesantemente, di pari passo con il decalage della decontribuzione prevista per i contratti a tutele crescenti, i contratti a tempo indeterminato che, al netto delle cessazioni, ammontano a 61.640 contro i 588.039 registrati nello stesso periodo del 2015 e ai 101.255 del 2014. In calo invece del 4,6% complessivamente le cessazioni mentre salgono del 2,4% i licenziamenti per quel che riguarda i contratti a tempo indeterminato. In particolare a crescere sono sia quelli per giustificato motivo oggettivo che quelli per giusta causa: i primi passano dai 380.292 dei primi 10 mesi del 2015 ai 399.613 del 2016 mentre i secondi passano da 47.728 dello scorso anno ai 60.817 di quest’anno. Sotto il profilo della consistenza complessiva dei rapporti di lavoro, invece, i primi dieci mesi del 2016, nel settore privato, registrano un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari +497.000 contratti , inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+636.000) ma superiore a quello dei primi dieci mesi del 2014 (+313.000). Un dato questo che proiettato sui dodici mesi porta ad un saldo su anno, compresi i rapporti stagionali, di +486.000. “Il risultato positivo è largamente imputabile al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo indeterminato, il cui saldo annualizzato a ottobre 2016 è pari a +406.000. Tale saldo riflette gli effetti di trascinamento dovuti all’intensa dinamica di crescita registrata negli ultimi mesi del 2015”, spiega l’Inps. Al lordo delle cessazioni le assunzioni, nel periodo gennaio-ottobre 2016, sono state pari a 4.833.000, con una riduzione di 347.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-6,7%). Il rallentamento delle assunzioni ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: –492.000, pari a –32,0% rispetto ai primi dieci mesi del 2015 ma anche le trasformazioni a tempo indeterminato contrattesi del 34,1%. Salgono invece i contratti a tempo determinato che nei primi dieci mesi 2016 registrano 3.106.000 assunzioni, in aumento sia sul 2015 (+4,9%), sia sul 2014 (+7,6%). Su anche i contratti in apprendistato che conferma il proprio trend di crescita. In particolare, rispetto all’analogo periodo del 2015, le assunzioni in apprendistato aumentano di 38.000 unità (+24,5%).I contratti stagionali registrano invece una riduzione del 7%. Per quel che riguarda i contratti stipulati con decontribuzione biennale sono state 323mila le nuove assunzioni a tempo indeterminato e 117000 le trasformazioni di rapporti a termine per un totale di 440.000 rapporti di lavoro agevolati., circa il 33,9% del totale delle assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato. Un dimezzamento, questo, rispetto a quanto totalizzato l’anno precedente quando l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate , ma con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio, era stata pari al 60,8% del totale dei contratti. Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute nei primi dieci mesi del 2016, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015.

Calderone

CI ASPETTA UN 2017 IMPORTANTE

Politiche attive, welfare aziendale, sicurezza lavoro: sono solo alcuni dei campi sui quali i Consulenti del lavoro dovranno puntare in questo 2017 oramai alle porte. A dirlo a ‘Italia Oggi’ è la presidente nazionale, Marina Calderone, che nel suo bilancio di fine anno ripercorre il ricco e importante percorso di crescita dei 27 mila Consulenti del lavoro in questi ultimi anni. “La nostra è una professione che non si ferma mai -spiega Calderone-. Ci aspetta un 2017 importante e con grandi cambiamenti in materia di lavoro che interesseranno molto da vicino i Consulenti del lavoro. Ai giovani che vogliono intraprendere questo cammino professionale consiglio di non accontentarsi, di mantenere viva la curiosità e di non smettere mai di investire nella propria formazione. Formarsi continuamente è lo strumento migliore per valorizzare ambiti e competenze acquisite e per essere pronti ad accogliere le sfide del futuro in una prospettiva multidisciplinare”. “Se prima i Consulenti del lavoro erano considerati al servizio della piccola e media impresa italiana, oggi abbiamo dei provvedimenti legislativi rilevanti che ci assegnano una funzione di responsabilità nell’ assistenza ai lavoratori, mettendo in evidenza ed enfatizzano ancor di più la funzione di terzietà e sussidiarietà che l’Ordine professionale e, nello specifico, i Consulenti del lavoro hanno all’ interno della nostra società”, aggiunge la presidente del Cno Consulenti del lavoro”. “Dalla legge 12/79 -ricorda Calderone- i Consulenti del lavoro hanno deciso di scrivere una storia diversa: occuparsi di lavoro a 360°. Attualmente la nostra professione rappresenta un’ eccellenza. Le nostre funzioni sono aumentate. Siamo diventati centrali per la deflazione del contenzioso, abbiamo esteso le nostre competenze alla mediazione civile e commerciale, verifichiamo la genuinità delle collaborazioni e dei contratti, siamo tra i soggetti abilitati a trasmettere le dimissioni dei lavoratori”. “Inoltre, -conclude Calderone- abbiamo ampi margini di crescita in materia di sicurezza sul lavoro e, grazie alla Fondazione Lavoro, saremo determinanti nel campo delle politiche attive. Ora la nostra missione è difendere le competenze acquisite e valorizzare al meglio, investendo in formazione, gli ambiti non ancora sfruttati pienamente”.

Carlo Pareto

Nel 2017 arrivano i bonus della Legge di bilancio
per le future mamme

Inps

BONUS 2017 PER LE FUTURE MAMME

Nel testo della Legge di Bilancio 2017 ci sono diversi contributi e bonus per le famiglie. Tra questi c’è il nuovo bonus nascite chiamato da molti “bonus mamme domani”, o anche “bonus mamme future”. Si chiama così perché a differenza del bonus bebè, questo viene erogato prima della nascita del bambino. Dopo il Bonus Bebè quindi arriva un nuovo aiuto economico per le famiglie, il bonus mamme domani. Vediamo, in breve, chi può richiedere il nuovo bonus mamme e come funziona il beneficio per le future mamme. Con la Legge di Bilancio 2017, come detto, sono stati confermati diversi interventi a sostegno dei nuclei familiari e ne sono stati introdotti anche di nuovi, come appunto il bonus mamme domani per le donne incinte. Si tratta di un contributo differente dal bonus bebè, poiché riguarda le donne in gravidanza. Oltre al bonus mamme domani, nella Legge di Stabilità è anche previsto tra l’altro il voucher da 1.000€ destinato alle famiglie per sostenere le spese d’iscrizione degli asili nido pubblici e privati. Ed è stato confermato inoltre il bonus bebè per 3 anni, mentre il Sia, la social card per il sostegno all’inclusione attiva, è stato esteso su tutto il territorio nazionale. Per tutti questi interventi a sostegno delle famiglie, compresa l’introduzione del nuovo bonus mamme, sono stati stanziati 600 milioni di euro. Ecco, in estrema sintesi, tutto quello che c’è da sapere sul bonus mamme domani 2017. Come fare domanda? Quali sono i requisiti?

Bonus mamme 2017: come funziona?

Cos’è il nuovo bonus mamme domani 2017? Se siete in dolce attesa sarete sicuramente interessate al nuovo bonus da 800€ per le donne incinte. Si tratta di una misura prefigurata dalla Legge di Bilancio 2017 il cui obiettivo è sostenere il reddito delle donne in gravidanza che soddisfano determinati requisiti. Infatti, come è risaputo, tra ecografie, visite specialistiche e farmaci, durante la gravidanza vengono spesi molti soldi. Senza dimenticare quelli che vanno sborsati per l’acquisto dei prodotti per la prima infanzia. Per questo motivo il Governo ha scelto di corrispondere un bonus di 800€ per le future mamme. Questo non è l’unico intervento della Legge di Stabilità a sostegno delle famiglie, poiché come già citato c’è stata la riconferma del bonus bebè, un contributo di 960€ per i primi tre anni di vita del bambino, e del bonus baby sitter, pari a 600€ per tutte le famiglie che rinunciano al congedo facoltativo. Il bonus 800€ per il premio alla nascita verrà pagato in unica soluzione dall’Inps e non concorre alla formazione del reddito complessivo. Ma, per richiedere il bonus mamme domani è indispensabile avere un Isee necessariamente non elevato? Vediamo.

Bonus mamme domani 2017, requisiti: chi può richiederlo?

I primi mesi di gravidanza, dal punto di vista medico, sono i più a “rischio”. Per questo motivo per richiedere il bonus mamme occorrerà aver superato il 7° mese di gravidanza. Inizialmente si pensava che per richiedere il bonus per le donne incinte bisognasse avere un reddito Isee non superiore ai 25mila euro. Tuttavia, l’emendamento che proponeva la soglia Isee di 25mila euro per fruire del bonus mamme domani e del bonus asilo nido non è stato approvato alla Camera dei Deputati. Quindi, questo bonus nascite sarà destinato a tutte le future mamme.

Bonus mamme domani 2017: perché dopo il 7° mese?

Probabilmente in tanti si sono chiesti perché il bonus nascite verrà erogato solamente dopo il settimo mese di gravidanza. La risposta è semplice, anzi ci sono due motivazioni differenti, una economica e l’altra medica. Il primo motivo attiene l’aumento delle spese che solitamente c’è dopo il settimo mese, quando bisogna cominciare ad acquistare tutto il materiale che servirà per i primi mesi del nascituro. Il secondo è un motivo esclusivamente medico. Difatti, dopo il settimo mese gli episodi di interruzione involontaria della gravidanza sono più rari.

Bonus mamme domani 2017: come fare domanda?

Per fare richiesta di accesso al beneficio previdenziale occorrerà attendere il nuovo anno. Infatti, il bonus mamme entrerà in vigore solamente nel 2017 quando verrà emanato un decreto attuativo e una circolare Inps in cui verranno chiarite tutte le condizioni per richiedere il beneficio. Trattandosi di un bonus Inps, però, la procedura per l’invio dell’istanza dovrebbe essere la stessa di quella del bonus bebè e del voucher baby sitter. Quindi, la domanda andrà trasmessa all’Istituto per via telematica. E cioè: direttamente online se si possiede il Pin dispositivo Inps. Anche in questo caso, però, bisognerà aspettare che l’Ente di previdenza emani una circolare con tutte le informazioni; oppure telefonando al numero verde Inps; o, infine, chiedendo informazione a Caf e Patronati o a qualsiasi ente intermediario abilitato ad autorizzare l’invio telematico delle domande Inps.

Inps a porte aperte

IL PATRIMONIO IMMOBILIARE DA REDDITO DELL’INPS

Prosegue l’operazione trasparenza “Inps a porte aperte”.

La sezione è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiare le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto e di quelle categorie di lavoratori che usufruiscono di particolari regole contributive e previdenziali e nel contempo di rendere noti i principali meccanismi di funzionamento dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento. E’ stata recentemente pubblicata una scheda informativa sul patrimonio immobiliare da reddito dell’Inps. Il patrimonio immobiliare dell’Inps è classificabile in 3 categorie:

  • sedi strutturali dell’Istituto;
  • strutture sociali;
  • patrimonio a reddito.

La scheda appena pubblicata dall’Ente di previdenza si occupa della terza categoria composta di circa 30.000 unità immobiliari, suddivise fra unità residue delle operazioni di cartolarizzazione, SCIP1 e SCIP2, (25.000 unità restituite all’Inps dopo la chiusura delle 2 operazioni) e unità immobiliari non cartolarizzate (5.000 unità), per un valore complessivo di circa 2,5 miliardi di euro. Il patrimonio da reddito risulta prevalentemente riconducibile ai soppressi enti previdenziali Inpdap e Inpdai (89% circa delle unità immobiliari di proprietà e del relativo valore). Quasi il 50% delle unità immobiliari dell’Istituto ha un valore di bilancio inferiore a 20.000 euro. In termini di destinazioni funzionali, il patrimonio da reddito si compone per:

  • circa il 36% di unità immobiliari a destinazione abitativa, che rappresentano il 52% del valore;
  • circa il 16% di unità con destinazioni uffici, commerciale e logistica, che rappresentano il 34% del valore totale;
  • circa il 44% da unità secondarie e/o minori (box/posti auto, cantine, ecc.), che rappresentano il 9% del valore totale.

L’Inps procede alla messa a reddito delle unità immobiliari non soggette a vincoli di legge attraverso avvisi pubblici a cura delle Direzioni Regionali ovvero del Gestore affidatario. Nella scheda resa accessibile sul sito sono riportati dati e approfondimenti

Csc

TRA 2013 E 2018 905MILA POSTI DI LAVORO IN PIU’

In cinque anni, tra il 2013 ed il 2018, l’occupazione potrebbe registrare un aumento di 905mila posti di lavoro. A stimare il dato atteso nel prossimo biennio è il Csc nella sue previsioni invernali calcolando però come il recupero dell’occupazione resti comunque ancora inferiore per oltre 1 milione di unità rispetto ai livelli pre crisi del 2008. Nello specifico per il prossimo triennio Confindustria stima un incremento dell’occupazione stimata in Ula del +1,1% quest’anno, +0,6% nel 2017 e +0,7% nel 2018 tornando così alla fine del periodo previsivo a 24,1 milioni di unità, appunto 905mila sopra al minimo di fine 2013. In “graduale calo” per il Csc anche la disoccupazione che dall’11,4% del 2016 scende all’11,% nel 2017 per toccare il 10,5% nel 2018. Un tasso che fletterà, si legge ancora nel Report, “anche a causa dello stallo del processo di revisione delle politiche attive” e a fronte di “tassi di crescita della forza lavoro più contenuti”.

Lavoro e Jobs Act

CONSULTA, L’11 GENNAIO ESAME DEI 3 REFERENDUM ABROGATIVI

L’11 gennaio 2017 la Corte Costituzionale esaminerà l’ammissibilità delle richieste relative a tre referendum popolari abrogativi in materia di lavoro e Jobs act, richieste dichiarate conformi lo scorso 9 dicembre dall’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione. I tre quesiti sono relativi a: “Abrogazione disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi”, “Abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” e “Abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)”.

Per il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia, il referendum della Cgil per l’abolizione di alcune norme del Jobs act aggiunge “nuova incertezza e aggrava l’ansia del Paese”. “Se il referendum arriva cosa accade? Io imprenditore attendo e non assumo. E questo – ha osservato – è il capolavoro italiano dell’ansietà, di far vivere il Paese in un clima perenne di incertezza totale”.

Agenzie Entrate

IN 2017 CACCIA AI GRANDI EVASORI

Lotta senza quartiere all’evasione e alle frodi Iva e controlli che si concentreranno sui contribuenti più a rischio, sui grandi evasori. Sono le linee guida dettate dall’Agenzia delle entrate ai suoi uffici con gli obiettivi 2017, per superare i target di recupero degli ultimi due anni (circa 15 miliardi). Nella lettera di budget si chiede anche di agire ”con rapidità” sul fronte della voluntary bis e di proseguire, intensificandola, con l’azione volta all’adempimento spontaneo, dopo l’invio già nel 2016 di circa 700mila lettere di avviso bonario.

Carlo Pareto

Ministero del lavoro: nuovi contratti in calo
nel terzo trimestre

Previdenza

LA PENSIONE ALLUNGA LA VITA

La speranza di vita a 65 anni è più alta per chi riceve una pensione rispetto alla media generale della popolazione italiana. Vale per i dipendenti pubblici come per quelli privati, per gli autonomi come per i professionisti. E’ quanto rileva lo studio ‘La mortalità dei percettori di rendita in Italia’, realizzato dall’Ordine degli Attuari e presentato oggi a Roma. L’analisi osserva che negli ultimi dieci anni osservati fino al 2011 la speranza di vita dei pensionati sessantacinquenni è aumentata, passando mediamente nei vari settori da 17/20 anni a 18/21 anni per gli uomini e da 20/23 anni a 22/25 anni per le donne. Significa una vita media per gli uomini di 83/86 anni e di 87/90 anni per le donne. Vita media destinata ad allungarsi da qui al 2045: secondo le proiezioni dello studio degli Attuari, infatti, a quella data i pensionati uomini vivranno mediamente 88 anni e le donne arriveranno a 92: gli uni e le altre circa un anno in più rispetto alla media generale della popolazione. Per arrivare a questi numeri il team dell’Ordine degli Attuari ha preso in esame 15 milioni di dati, di cui 10 milioni riferiti alle pensioni di vecchiaia e il resto a pensioni di invalidità e superstiti. “Lo studio – ha spiegato il presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari Giampaolo Crenca – è a disposizione del Paese, del Governo, delle autorità di vigilanza e di tutti gli operatori della previdenza”. Negli ultimi dieci anni osservati fino al 2011, guardando alle pensioni di vecchiaia, sia per gli uomini e in modo più marcato per le donne, la mortalità dei percettori di rendita è risultata inferiore rispetto a quella della popolazione generale, in particolare, con punte del 20-25%, nelle età prossime al pensionamento; la mortalità risulta più bassa se si calcola in base all’importo delle pensioni piuttosto che in base al numero. La minore mortalità rispetto alla popolazione generale ha riguardato, con intensità diverse, tutte le collettività analizzate: dipendenti privati, dipendenti pubblici, lavoratori autonomi, lavoratori del settore dello spettacolo e dello sport, avvocati, medici, ragionieri e periti commerciali, agenti e rappresentanti di commercio. Sempre con riferimento alle pensioni di vecchiaia, la speranza di vita a 65 anni negli ultimi dieci anni osservati fino al 2011 è aumentata per tutte le collettività considerate, passando mediamente da 17/20 anni a 18/21 anni per gli uomini, e da 20/23 anni a 22/25 anni per le donne. Per entrambi i sessi negli ultimi anni si osserva una lieve riduzione del ritmo di crescita. In via generale si osserva una maggiore durata residua di vita per i medici, seguiti dai dipendenti pubblici e dagli avvocati. Guardando alle pensioni di invalidità, negli ultimi dieci anni osservati fino al 2011 la mortalità sia per gli uomini che per le donne è molto più elevata di quella della popolazione generale, in particolare per le donne (anche fino a 10 volte) e nei primi due anni da quando si è colpiti dall’invalidità (anche fino a 20 volte). Guardando alle pensioni ai superstiti, negli ultimi dieci anni osservati fino al 2011 la mortalità sia per gli uomini che per le donne è più elevata di quella della popolazione generale (più marcata per i primi). Se si considerano i dipendenti privati e autonomi insieme, la durata di vita residua a 65 anni per gli uomini si attesta nel 2045 tra i 23 e i 23,5 anni (quindi tra gli 88 e gli 88,5 anni di età) leggermente superiore al dato della stima Istat sulla popolazione generale (circa 22 anni – 87 anni di età). Per le donne la durata di vita residua a 65 anni si attesta nel 2045 a poco meno di 27 anni (quindi 92 anni di età) leggermente superiore al dato della stima Istat sulla popolazione generale (26 anni – 91 anni di età). Si rileva, inoltre, sempre al 2045, una tendenza ad una maggior longevità dei lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti privati.

Lavoro

NUOVI CONTRATTI IN CALO NEL TERZO TRIMESTRE

Nuovi contratti di lavoro dipendente e parasubordinato in calo in Italia nel terzo trimestre 2016: ne sono stati attivati 2.386.169, ovvero il 5,4% in meno rispetto allo stesso periodo 2015 e le riduzioni più sostenute si sono concentrare nelle Regioni del Centro-Sud. E’ questo il quadro che emerge dalle ultime comunicazioni obbligatorie rese note dal ministero del Lavoro. In particolare scendono i contratti avviati a tempo indeterminato che si riducono di 93.533 unità, -18,7% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno mentre salgono le attivazioni di contratti di Collaborazione +1,7% e registrano un’impennata quelli in Apprendistato che segnano una crescita del 34% su base annua (15.635 contratti in più). “E’ il segno che gli interventi volti a rafforzare questo strumento di ingresso nel mercato del lavoro funzionano”, annota ancora il ministero del Lavoro. Rispetto al terzo trimestre del 2015 si riduce anche del 5% il numero dei nuovi contrattualizzati, un decremento, si legge ancora nel Rapporto del ministero, “tuttavia inferiore a quello registrato per i rapporti di lavoro”. Il numero medio di contratti pro-capite si attesta a 1,28 nel terzo trimestre 2016, lo stesso registrato nel corrispondente periodo del 2015. Le cessazioni, invece, sono ammontate a 2.322.957 in calo del 3,2% se confrontate con i dati del terzo trimestre 2015. La riduzione ha interessato in misura maggiore le donne per le quali il decremento in volume è stato pari a -43.654 unità (-4%) mentre le cessazioni maschili scendono di 33.276 unità (-2,5%). In termini di durata contrattuale il 30,5% dei rapporti di lavoro cessati ha avuto durata inferiore a un mese, il 17,7% durata superiore a un anno. Rispetto al corrispondente trimestre del 2015 le cessazioni dei contratti fino a un mese si sono ridotte del 5,3% così come quelle relative ai rapporti di durata compresa tra 3-12 mesi che calano del 6,8%. Per quanto attiene ai motivi di risoluzione del rapporto di lavoro, calano del 17,2% le Dimissioni e aumentano del 10,8% i Licenziamenti. La riduzione più contenuta delle cessazioni dei contratti (-3,2%), rispetto a quella delle attivazioni (-5,4%), mantiene positivo il saldo delle posizioni di lavoro.

Arrivano le tredicesime

33 MLN NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI

Tempo di tredicesime per gli italiani. Entro la fine di questo mese, infatti, oltre 33 milioni di persone nel nostro Paese riceveranno la sospirata tredicesima mensilità. In totale, quest’anno, saranno erogati circa 42,8 miliardi di euro, cifra in leggera crescita (+0,6%) rispetto allo scorso anno grazie all’aumento degli occupati. Di questi, 7,6 miliardi saranno usati per acquistare regali natalizi, contribuendo per la metà della spesa complessiva, stimata in 15 miliardi di euro, per i doni. E’ quanto emerge dalle elaborazioni dell’ufficio economico Confesercenti sulla base dei dati Istat e sull’indagine Confesercenti-Swg. A fare la parte del leone, infatti, saranno le spese per la casa e per la famiglia: questa voce assorbirà il 36% delle tredicesime, per un totale di 15,5 miliardi, con un aumento di 760 milioni (il 5,2% in più) sullo scorso anno. Oltre 10,3 miliardi di euro, invece, verranno utilizzati per saldare conti in sospeso e mutuo: una cifra elevata (si tratta del 22% del totale), ma in diminuzione del 14,7% (circa 1,7 miliardi in meno) sull’anno scorso, su cui probabilmente ha inciso l’eliminazione della Tasi sulle prime case. Risorse aggiuntive che gli italiani utilizzeranno, però, più per fare le formiche che le cicale: la quota destinata al risparmio e agli investimenti sale infatti del 13,2% a 9,3 miliardi di euro, oltre un miliardo in più del 2015.

Banche

RALLENTA CORSA SOFFERENZE E RIPARTONO I PRESTITI ALLE IMPRESE

Rallenta la corsa delle sofferenze, mentre crescono i prestiti e tornano a salire i tassi sui mutui. Frena anche la crescita dei depositi e continua il calo della raccolta obbligazionaria. E’ quanto emerge dal Supplemento al Bollettino statistico ‘Moneta e banche’ di Bankitalia.

Sofferenze. A ottobre il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze è stato pari a -1,0 per cento (-1,7 per cento a settembre). Correggendo tale tasso di crescita per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, analogamente a quanto si fa per i prestiti, il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze è stato a ottobre dell’11,7 per cento (12,1 per cento nel mese precedente).

Prestiti. Ad ottobre i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una crescita su base annua dell’1,0 per cento (0,9 per cento a settembre). I prestiti alle famiglie sono cresciuti a ottobre dell’1,6 per cento sui dodici mesi, come nel mese precedente; quelli alle società non finanziarie sono cresciuti su base annua dello 0,5 per cento (-0,2 per cento nel mese precedente).

Raccolta. A ottobre il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è stato pari al 3,2 per cento (3,6 per cento a settembre). La raccolta obbligazionaria, incluse le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è diminuita del 9,0 per cento su base annua (-10,1 per cento nel mese precedente).

Mutui. Ad ottobre i tassi d’interesse sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,34 per cento (2,33 nel mese precedente); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all’8,08 per cento (8,12 nel mese precedente). I tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 2,31 per cento (2,26 nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia all’1,08 per cento (1,02 per cento a settembre). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,41 per cento (0,42 nel mese precedente).

Carlo Pareto

Inps, online il nuovo servizio “Casellario dell’assistenza”

Inps

ONLINE IL NUOVO CASELLARIO DELL’ASSISTENZA

Da poco è disponibile nel portale Inps il nuovo servizio “Casellario dell’assistenza”, che dovrà raccogliere tutte le informazioni relative alle prestazioni assistenziali erogate ai cittadini. Il Casellario è accessibile con le necessarie abilitazioni seguendo il percorso Servizi online > Accedi ai servizi > Elenco di tutti i servizi > Casellario dell’assistenza.

In base al Decreto direttoriale n. 103 del 15 settembre 2015, l’Inps ha il compito di sviluppare e mettere il Casellario dell’assistenza a disposizione di Regioni, Province autonome, Comuni e altri enti erogatori i quali hanno l’obbligo di alimentare le Banche dati del Casellario con le informazioni in loro possesso (escluse quelle già trasmesse alla Banca dati prestazioni sociali agevolate, rilasciata e già alimentata da alcuni mesi, che sarà integrata e sostituita dal Casellario).

Con l’acquisizione di informazioni complete sarà possibile programmare gli interventi sociali in maniera più rispondente ai bisogni concreti dei cittadini, valutare la spesa sociale a livello locale e nazionale, ottenendo al contempo risparmi e una migliore gestione della spesa pubblica, nonché effettuare monitoraggi e controlli sulla legittimità delle prestazioni erogate.

Più in dettaglio, il Casellario dell’assistenza si compone di tre Banche dati:

Banca dati delle prestazioni sociali agevolate, condizionate ad Isee, già avviata con decreto direttoriale n. 8 del 10 aprile 2015;

Banca dati delle prestazioni sociali (non condizionate ad Isee) e Banca dati delle valutazioni multidimensionali, da alimentare nel caso in cui all’erogazione di una prestazione sociale sia associata una presa in carico da parte del servizio sociale professionale, avviate entrambe con il decreto direttoriale n. 103 del 15 settembre 2016.

La Banca dati delle Valutazioni multidimensionali è organizzata a sua volta in tre sezioni, corrispondenti a tre distinte aree di utenza:

infanzia, adolescenza e famiglia (Sinba)

disabilità e non autosufficienza (Sina)

povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio (Sip).

Tale modulo non è ancora attivo; a breve il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell’ambito delle politiche di contrasto alla povertà in vigore da settembre scorso (sostegno all’inclusione attiva – Sia) e in corso di evoluzione, definirà lo standard da seguire per le valutazioni multidimensionali in ambito povertà.

Il servizio on line “Banca dati delle Prestazioni sociali agevolate” resterà disponibile fino al 15 gennaio prossimo. Dopo quella data sarà integrato nel “Casellario dell’assistenza” con tutti i dati già inseriti nel precedente applicativo.

Le modalità di accesso al Casellario dell’assistenza sono le stesse già previste per la Banca dati PSA:

– attraverso il sito internet dell’INPS, dai Servizi on line, con PIN (gli enti abilitati alla BDPSA potranno accedere al Casellario dell’Assistenza con lo stesso PIN);

– in cooperazione applicativa, attraverso una porta di dominio, secondo le specifiche tecniche pubblicate nella pagina internet del Casellario dell’assistenza.

Per approfondire le modalità di gestione dei flussi di informazioni e le regole tecniche di sicurezza per la trasmissione e la fruibilità delle informazioni si segnala la sezione del sito internet dedicata al Casellario dell’assistenza: www.inps.it > Dati e Analisi > Casellario dell’assistenza.

All’interno della sezione sono disponibili anche i contatti dei referenti centrali e regionali ai quali rivolgersi per ulteriori informazioni. 

Inps a porte aperte

CONTACT CENTER INPS-INAIL-EQUITALIA

Prosegue l’operazione trasparenza “Inps a porte aperte”. La sezione, come è noto, è espressamente dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiare le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto e di quelle categorie di lavoratori che usufruiscono di particolari regole contributive e previdenziali e nel contempo di rendere noti i principali meccanismi di funzionamento dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento.

E’ stata recentemente pubblicata una scheda informativa sul contact center Inps-Inail-Equitalia.

Il Contact center di Inps, Inail e Equitalia gestisce circa 1.900.000 contatti al mese. I servizi forniti dagli operatori telefonici sono verificati dai tre enti tramite un apposito sistema di monitoraggio, residente su sistemi di proprietà dell’Istituto e collocato nel Centro Elettronico dell’Istituto di previdenza.

Con determinazione della Direzione Risorse Strumentali dell’Istituto, il 17 marzo 2010 è stato aggiudicato, a seguito di procedura di gara europea, il servizio di contact center Inps-Inail al Rti composto dalla mandataria TranscomWordwide Spa e dalle mandanti VisiantContactSrl (già VisiantContact Centre Srl) e Indra Italia Spa (già VisiantGalyleo Spa). Il contratto è stato stipulato il 15/6/2010 per un periodo di 36 mesi, con facoltà di ulteriori 3 rinnovi annuali. L’iniziale contratto era di importo complessivo pari a € 98.622.190 (Iva esclusa) fino al 15 giugno 2013.

Nel corso del 2012, la società Equitalia ha aderito, tramite apposita convenzione, al contratto del Contact Center Multicanale.

Inps, Inail ed Equitalia, con propri provvedimenti amministrativi adottati dai direttori competenti, in considerazione della positiva attività realizzata dagli operatori aggiudicatari, hanno successivamente autorizzato la spesa per la prosecuzione del servizio per tre volte. Nel corso dell’ultimo rinnovo annuale del contratto sono iniziate le attività necessarie a definire la documentazione della nuova gara ad evidenza pubblica.

L’impianto di gara era già pronto a fine dicembre 2015, ma sono state necessarie rilevanti modifiche per tener conto di importanti novità normative nel frattempo sopraggiunte.

Nella scheda pubblicata sul sito sono puntualmente riportate le varie fasi del percorso normativo seguito dall’Istituto.

Inps

NUOVO TERMINEPER LE DOMNADE DI CIG ORDINARIA

Con il messaggio n. 4752 del 23 novembre 2016, nelle more della pubblicazione della relativa circolare, l’INPS fornisce le prime indicazioni sulla nuova disciplina introdotta dal decreto legislativo n. 185/16 che ha modificato l’art. 15, comma 2, del decreto legislativo n. 148/15, relativa al nuovo termine di presentazione delle domande di cassa integrazione ordinaria per eventi oggettivamente non evitabili.

Si tratta di una disposizione con la quale si realizza una significativa semplificazione degli adempimenti procedurali a carico delle aziende. Quest’ultime, infatti, per effetto della nuova disposizione, possono presentare un’unica domanda per tutti gli eventi oggettivamente non evitabili – in particolare eventi meteo – intervenuti nel corso di un mese, entro la fine del mese successivo, superando la previgente disciplina che prevedeva anche per tali fattispecie il termine di quindici giorni dal verificarsi del singolo evento di sospensione.

La riforma si applica per tutte le domande presentate a partire dall’8 ottobre 2016, giorno di entrata in vigore della riforma.

Inps

IL CIV INPS APPROVA IL BILANCIO CONSUNTIVO 2015

Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ) dell’Inps nella scorsa riunione del 28 novembre 2016 ha approvato a maggioranza e con il voto contrario dei rappresentanti della Uil, della Cgil e dell’Ugl, il bilancio consuntivo dell’anno 2015, che ora viene trasmesso ai Ministeri vigilanti ai sensi di legge. I principali risultati del consuntivo 2015 si riassumono in:

1.434 milioni di euro di avanzo finanziario di competenza con un miglioramento di 8.441 milioni di euro rispetto al disavanzo di 7.007 mln del 2014;

214.787 milioni di euro di entrate contributive, con un incremento di 3.325 milioni (+1,6%) rispetto a 211.462 milioni dell’esercizio 2014;

307.831 milioni di euro di prestazioni istituzionali, con un incremento di 4.430 milioni (+1,5%) rispetto ai 303.401 milioni del consuntivo 2014. In particolare la spesa per prestazioni pensionistiche è risultata pari a 273.075 milioni di euro (268.817 milioni nel 2014), con un incremento di 4.258 milioni di euro (+1,6%); 16.297 milioni di euro di disavanzo economico di esercizio con un peggioramento di 3.812 milioni rispetto al disavanzo economico del 2014

(12.485 milioni).

Per effetto del risultato economico di esercizio, il patrimonio netto dell’Inps al 31 dicembre 2015 risulta pari a 5.870 milioni di euro. Il Civ, che ha approvato il bilancio consuntivo anche sulla base del parere positivo del Collegio sindacale, ha posto in luce e ribadito – rispetto a sollecitazioni già ripetutamente avanzate in passato – una serie di criticità evidenziate dal bilancio consuntivo. Tali criticità, sulle quali il CIV ha registrato da ultimo un impegno costruttivo da parte del Presidente dell’Istituto, riguardano in particolare: la necessità di un’attenta valutazione della consistenza effettiva della massa dei crediti rilevata alla fine dell’esercizio; l’esigenza di un attento monitoraggio di tutti i Fondi e Gestioni previdenziali amministrate dall’Inps; il mancato avvio dell’attività ispettiva nei confronti della Pubblica Amministrazione che non permette di conoscerne la reale situazione contributiva (in particolare delle amministrazioni locali); la puntuale conoscenza dei dati relativi al patrimonio immobiliare dell’Istituto; la necessità di predisporre il bilancio per missioni e programmi definendo i programmi sottostanti ciascuna missione seguendo le linee di indirizzo emanate dal Civ.

Carlo Pareto