Inps, più contributi per autonomi e parasubordinati. Nuove buste paga per colf e badanti

Inps
AUTONOMI E PARASUBORDINATI: CONTRIBUTI 2017
Dall’inizio di quest’anno sono scattati rispetto al 2016 gli aumenti degli oneri previdenziali dovuti per legge dai lavoratori e dai datori di lavoro agli Enti assicuratori preposti alla riscossione. Tenuto conto infatti delle risultanze Istat sul costo della vita, il carico contributivo del 2017, per i soggetti obbligati, è diventato più gravoso, anche per il lavoro autonomo. Per quanto attiene gli artigiani e i commercianti, i contributi aumentano dello 0,45% così come previsto con il Decreto Salva Italia,  nonostante la rivalutazione Istat dell’indice dei prezzi al consumo sia risultata pari a zero. Pertanto, l’aliquota di contribuzione pensionistica delle due categorie di lavoratori autonomi è passata rispettivamente al 23,55% e al 23,64%. Tale misura progressiva ha in pratica accelerato l’andata a regime dell’obbligazione assicurativa dovuta, per la quale era prefigurata il rialzo annuale di 0,45%, pianificato dal provvedimento collegato alla finanziaria 1998 (legge n. 449/1997), che avrebbe dovuto gradualmente portare l’onere contributivo verso il definitivo 24% e spostato in avanti di 1,3 punti percentuali l’obiettivo finale (partito dal 19% del 2007). Tradotto in numeri ciò significa che nel corso del 2017 gli artigiani dovranno applicare il 23,55% sui proventi di impresa conseguiti sino a 46.123 euro e il 24,55% sulla quota di reddito compreso tra 46.123,01 e 76.872 euro, massimale imponibile per il 2017. Mentre i commercianti, la cui aliquota non è stata per il nuovo anno maggiorata di uno 0,9%, destinato al fondo per la razionalizzazione della rete commerciale (per favorire cioè la cosiddetta ex rottamazione delle licenze), dovranno applicare il 23,64% sul reddito sino a 46.123 euro e il 24,64% sulla parte eccedente inclusa tra 46.123,01 e 76.872 euro. Nel 2017 il minimale imponibile ai fini della determinazione della contribuzione da versare all’Inps dovrebbe salire a quota 15.548 euro, per cui la quota assicurativa minima (comprensiva del premio di maternità) dovuta dagli artigiani sarà di 3.669,99 euro, mentre quella che dovranno corrispondere i commercianti sarà di 3.682,99 euro. Nulla di nuovo, invece, per quanto attiene i lavoratori dipendenti, ai quali la precedente finanziaria 2007 aveva disposto un innalzamento dell’aliquota contributiva destinata al fondo pensioni di uno 0,30%. Per cui il valore percentuale dell’onere previdenziale riferito all’invalidità, vecchiaia e superstiti (Ivs) dovuto all’Istituto assicuratore rimane ancora disposto al 33% (era del 32,70% fino al 2006), di cui 23,81 a carico dell’azienda (dato immutato) e 9,19 a carico del lavoratore. Nel 2017 la quota parte dovuta dal dipendente sale però al 10,19% (ex art. 3-ter della legge n. 438/1992) per la misura che splafona i 3.843,58 euro (pari a un dodicesimo di 46.123). I parasubordinati che risultano comunque i più tartassati in assoluto continuano a non restare fermi. Con l’incremento percentuale postulato dalla legge di riforma del welfare a partire dal 2008, l’aliquota contributiva dei lavoratori parasubordinati, già elevata di cinque punti dalla finanziaria 2007, (nel 2013 raggiunge quasi il traguardo ritenuto però non ancora conclusivo), nel 2017 sale al 32,72% (così ripartito: il 21,81% di competenza del committente e il 10,91% del lavoratore con massimale annuo di 100.324,00 euro). Un adeguamento assicurativo che non favorisce il settore più in difficoltà e svantaggiato del mercato del lavoro. Questa particolare ed atipica tipologia di lavoratori, nell’arco temporale di un decennio ha in sostanza dovuto fare fronte ad un maggiore prelievo di circa oltre dieci punti che incide in maniera davvero notevole sui loro complessivamente modesti compensi. E’ importante sottolineare, però, che la più volte citata finanziaria 2007 ha riconosciuto alle iscritte alla Gestione separata il congedo parentale (con un indennizzo economico pari al 30% dell’indennità di maternità, per tre mesi entro il primo anno di vita del bambino), finanziato con una ulteriore implementazione dell’onere assicurativo da corrispondere dello 0,72% dovuto nello specifico dai soggetti sprovvisti di altra copertura previdenziale, ovvero non intestatari di assegni pensionistici. Ciò premesso ecco cosa cambia, per il 2017, nella gestione separata Inps: il lavoratore non iscritto ad altro fondo obbligatorio pagherà un contributo del 32,72% (32 più lo 0,72 destinato al fondo maternità e assegni familiari), di cui 10,91% a suo carico e il 21,81% a carico dell’azienda committente, entro il tetto limite (massimale) di 100.324,00 euro; il lavoratore già iscritto ad altro fondo obbligatorio, ovvero titolare di trattamento pensionistico, verserà un contributo del 24,00% (8,00 a suo carico e 16,00% a carico del committente), entro la soglia dell’imponibile massimo previdenziale di 100.324,00 euro. Per quanto concerne l’accredito dei contributi basato sul minimale di reddito si segnala che per l’anno in corso la sua misura è pari ad euro 15.548,00. Pertanto gli iscritti con aliquota del 24,00% avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuo corrisposto di euro 3.998,95. Ovvero di euro 5.087,31 per quelli che applicano l’aliquota del 32,72%

Convegno Inail

AZIONE CENTRALE PER IL PIANO NAZIONALE DELLA PREVENZIONE

Il Convegno è stato dedicato alla presentazione dei risultati del progetto promosso dal CCM-Ministero della salute e sviluppato da Inail DimeilaAzione centrale per il Piano nazionale della prevenzione: il Sistema Infor.MO per la sorveglianza dei fattori di rischio infortunistico e per la programmazione degli interventi di prevenzione”. Tra gli obiettivi del progetto figura l’implementazione del Sistema Infor.MO nella sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, individuando i fattori di rischio sia in fase post-infortunio, attraverso le inchieste condotte dai Servizi di prevenzione delle Asl, che in fase pre-infortunio, attraverso l’attività di vigilanza condotta dai Servizi stessi, attività in accordo con quanto suggerito dal Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 che riconosce al Sistema Infor.MO una fonte di conoscenze sui fattori causali degli infortuni lavorativi. L’evento è stato articolato in 3 sessioni, nella prima sono state affrontate le tematiche dell’azione centrale a supporto del PNP 2014-2018, il quale riconosce nel Sistema Infor.MO una fonte di conoscenze sui fattori causali degli infortuni in ambito lavorativo. Nella seconda sessione sono stati approfonditi alcuni esempi di piani mirati di prevenzione, quali modelli di intervento sinergico tra i diversi soggetti istituzionali, anche in ottica di valutazione di efficacia dell’attività di assistenza alle imprese.

L’ultima sessione ha avuto ad oggetto la presentazione di alcune esperienze in ambito territoriale e nazionale  in merito agli strumenti  di supporto per le imprese nella gestione della salute e sicurezza.

Colf e badanti

MICRO RITOCCHI A BUSTE PAGA

Micro cambiamenti per le buste paga di lavoratori domestici, colf e badanti. L’Inps ha recentemente diffuso le nuove tabelle dopo l’accordo trovato tra le parti sociali e l’Assindatcolf, l’associazione dei datori di lavoro aderente a Confedilizia. L’impatto sulle buste paga non poterà rincari per le famiglie e, inoltre, se il salario pagato supera già le soglie minime gli aumenti verranno assorbiti.  ”Con la definizione delle tabelle Inps si stabiliscono in modo definitivo i valori che per l’anno in corso andranno a determinare gli importi sulle busta paga dei collaboratori domestici – spiega l’Assindatcolf – Si tratta dell’ultimo tassello che ancora mancava dopo l’accordo trovato dalle parti sociali la settimana scorsa sul fronte dei nuovi minimi retributivi, rimasti sostanzialmente invariati rispetto al 2016”. ‘Le famiglie datrici di lavoro domestico – spiega l’associazione – possono tirare un sospiro di sollievo: le spese che nel 2017 verranno sostenute per pagare il lavoro di colf, badanti e baby sitter rimarranno pressoché identiche a quelle dell’anno passato o varieranno solo per cifre irrisorie, nell’ordine di alcuni centesimi. Solo a titolo esemplificativo, l’aumento destinato alle colf conviventi sarà di soli 0,64 euro al mese, circa 8 euro l’anno, mentre quello per le badanti conviventi di 0,77 euro al mese, circa 10 euro annuali. In alcuni casi, – prosegue Assindatcolf – quando il lavoratore già percepisce uno stipendio superiore rispetto ai minimi sindacali, si tratterà addirittura di rincari non percepibili poiché già assorbiti negli stipendi effettivi”. Quanto alla parte contributiva che determina gli importi netti in busta paga – spiega l’associazione – stando alle nuove tabelle Inps, rimane invariato a 1,01 euro il contributo orario da versare nel caso di rapporto di lavoro domestico dalla durata superiore a 24 ore settimanale, categoria nella quale rientra la maggior parte delle prestazioni .

 Carlo Pareto

Boom dei licenziamenti disciplinari. In 11 mesi salgono del +27%

Da 48 a 36 Direzioni generali

INPS: AL VIA RIORGANIZZAZIONE BOERI

Al via la riorganizzazione dell’Inps: il presidente Tito Boeri ha recentemente firmato, infatti, le determinazioni di conferimento degli incarichi dirigenziali di livello generale, proposti dal neo direttore generale Gabriella Di Michele che completa così il primo tassello del piano di ristrutturazione dell’Ente con la riduzione da 48 a 36 delle direzioni generali di cui 22 a livello regionale e la creazione di tre nuove dirigenze territoriali, a Roma, a Napoli e a Milano. Tra le direzioni principali Boeri, ha chiamato alle Pensioni Luca Sabatini mentre Maria Sandra Petrotta è stata nominata alla Direzione generale Entrate e recupero crediti, che ingloba anche l’ex direzione generale di Vigilanza guidata a in precedenza da Fabio Vitale ora spostato alla direzione regionale del Lazio. Alle Risorse umane è stato nominato Giovanni di Monde che prende il posto di Sergio Saltalamacchia ora direttore regionale per la Sicilia; agli Ammortizzatori sociali Maria Grazia Sampietro, alla non autosufficienza Rocco Lauria e ai Servizi agli utenti sul Territorio, Antonio Pone. Antonello Crudo, in precedenza alla guida della direzione Pensioni si occuperà Amministrazione finanziaria e servizi fiscali, mentre Vincenzo Damato che ha svolto le funzioni di direttore generale dopo le dimissioni di Cioffi guiderà la direzione Organizzazione e sistemi informativi. Alla direzione Appalti e acquisti è stato nominato Vincenzo Caridi, mentre alla Pianificazione e controllo Giulio Blandamura. Sciolto anche il nodo della direzione Relazioni esterne alla quale Boeri ha chiamato Giuseppe Conte. Nelle direzioni territoriali per le aree metropolitane di Roma, Napoli e Milano, rispettivamente Rosanna Casella, Roberto Bafundi e Gregorio Tito. Il provvedimento firmato da Boeri ha anche previsto una serie di incarichi temporanei di consulenza, studio e ricerche: Enrico Patiti alla separazione Previdenza e Assistenza; Alberto Scuderi all’Antifrode; al Contenzioso medico-strutture sociali Fabrizio Ottavi; all’Internazionalizzazione Antonio De Luca e alla Rottamazione delle cartelle, Maurizio Manente. I dirigenti inizieranno a ricoprire i nuovi incarichi a partire dal 1 febbraio. Subito dopo sono partiti gli interpelli per gli incarichi dirigenziali di seconda fascia. Gregorio Tito è stato nominato per l’area metropolitana di Milano, Rosanna Casella Roma e Roberto Bafundi Napoli. Nominati anche i direttori regionali: Giuliano Quattrone (Lombardia), Giuseppe Baldino (Piemonte), Maurizio Pizzicaroli (Veneto), Stefano Quaranta (Friuli Venezia Giulia), Paolo Sardi (Liguria), Michele Salomone (Emilia Romagna), Marco Ghersevich (Toscana), Alessandro Tombolini (Marche), Sonia Lucignani (Umbria), Fabio Vitale (Lazio), Valeria Vittimberga (Abruzzo), Elio Rivezzi (Molise), Giuseppe Greco (Campania), Maria Sciarrino (Puglia), Maria Giovanna De Vivo (Basilicata), Diego De Felice (Calabria), Sergio Saltalamacchia (Sicilia), Cristina Deidda (Sardegna).

Inail

ASSICURAZIONE ESTESA ALL’ISTITUTO DELLA MESSA ALLA PROVA

La copertura assicurativa dell’Inail spetta anche alle persone ammesse all’istituto della messa alla prova, la misura alternativa al processo introdotta con la legge n. 67 del 2014 per i reati considerati di minor allarme sociale e puniti con una pena non superiore ai quattro anni, che si inserisce nel quadro dell’evoluzione della funzione rieducativa della pena attraverso lo svolgimento da parte degli imputati di lavori di pubblica utilità non retribuiti presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, le aziende sanitarie, gli enti e le organizzazioni di assistenza sociale o di volontariato.

L’estensione riguarda anche i condannati per reati di lieve entità. A stabilirlo è l’ultima legge di Bilancio, che ha esteso la tutela prevista originariamente per i beneficiari di forme di sostegno al reddito, i detenuti e gli internati, e i migranti richiedenti asilo impegnati in progetti di utilità sociale, anche agli imputati in stato di sospensione del processo e messi alla prova, ai condannati per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, e ai tossicodipendenti che hanno ricevuto condanne di lieve entità per reati legati a sostanze stupefacenti o psicotrope, ai quali i giudici possono applicare, in alternativa alle pene detentive e pecuniarie, la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità.

A breve le istruzioni operative per la gestione corretta dei nuovi casi. Per permettere l’estensione della copertura assicurativa a questi nuovi soggetti, il fondo istituito in via sperimentale presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con il decreto legge n. 90 del 2014 convertito nella legge 114 del 2014 – con una dotazione annuale di 5 milioni di euro finalizzata a reintegrare l’Inail dei costi legati agli obblighi assicurativi contro le malattie e gli infortuni delle persone coinvolte – è stato incrementato per il 2017 con altri tre milioni di euro. A breve l’Istituto diramerà le istruzioni operative per la corretta gestione della copertura assicurativa di queste tipologie di lavoratori.

Cisal

SERVE VERIFICA NUMERO ISCRITTI  SINDACATI

“Sommando il numero degli associati, si scopre che in Italia ci sono più iscritti al sindacato che italiani”. Così il segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro, ha posto, si legge in una nota, “all’attenzione del governo il problema della rappresentanza e della rappresentatività chiedendo al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali una seria verifica del numero degli iscritti e, soprattutto, delle sedi territoriali delle organizzazioni sindacali nel nostro Paese”. Chiudendo i lavori del Consiglio nazionale del sindacato Cavallaro ha, infatti, denunciato “il bluff delle sedi sindacali dichiarate al ministero, ma con indirizzi spesso coincidenti con la residenza dei propri dirigenti”. “Se non si cambia registro – ha tuonato provocatoriamente il segretario generale della Cisal – l’anno prossimo dichiarerò 8 milioni di iscritti: tanto nessuno controlla e vince chi la spara più grossa”. Al Consiglio nazionale della Confederazione italiana sindacati autonomi lavoratori, riunito per tre giorni a Salerno, Cavallaro ha, difatti, detto chiaro e tondo che la nuova sfida della Cisal, “quella per l’affermazione delle ‘libertà responsabili’, impone un sindacato serio, trasparente, competente e, appunto, responsabile: un sindacato al servizio dei lavoratori stanchi delle finte tutele perché, più che mai, bisognosi di difensori dei diritti e degli interessi di chi crede fermamente nell’insostituibile ricchezza del ‘capitale’ lavoro”. Francesco Cavallaro ha ammonito, senza peli sulla lingua, che “nella Cisal non c’è spazio né per chi considera il sindacato un orticello personale, né per chi non ha interesse a formarsi o aggiornarsi sul nuovo modo di fare sindacato che, invece, la rivoluzione in atto nel mondo del lavoro impone”. Non a caso di recente, al Grand Hotel Salerno, per due giorni si è parlato di Jobs Act, grazie a un seminario di approfondimento tecnico, inserito nell’ampia offerta formativa sulla quale la Cisal sta investendo per assicurarsi dirigenti in grado di assistere senza incertezza alcuna i lavoratori. ‘Ripartire dal territorio’ è stata, infatti, la parola d’ordine più volte ribadita da Cavallaro durante i lavori, specie quando ha annunciato che, nei prossimi mesi, sarà avviato un serrato confronto con le federazioni nazionali per mettere a punto le linee guida organizzative del sindacato. Approvati all’unanimità i bilanci consuntivo e preventivo, “all’insegna della prudenza e dell’equilibrio”, che premiano la Cisal al termine di un anno faticoso, ma caratterizzato da ottimi risultati che verranno consolidati alla fine del 2017. Particolare attenzione Cavallaro ha voluto dedicare al settore del pubblico impiego “nel quale -ha evidenziato- non bisogna difendere i fannulloni, che vanno invece emarginati, ma neppure commettere l’errore di far passare il falso messaggio che nella pubblica amministrazione nessuno lavora”. Durissimo invece è stato il giudizio espresso da Cavallaro sull'”accordo truffa firmato da Cgil, Cisl, Uil e, a ruota, dalla Confsal, che la Cisal ha contestato, sin dalla vigilia, perché finalizzato solo a sponsorizzare il referendum costituzionale: “I fatti – ha osservato Cavallaro – ci hanno dato ragione perché adesso torneremo ai tavoli dell’Aran per riaffrontare il discorso di rappresentanza e rappresentatività”. Sindacato è anche e soprattutto solidarietà e a Salerno Cavallaro ha ricordato e rilanciato la raccolta di fondi promossa dalla Cisal a favore dei terremotati del Centro Italia. “Il cuore grande dei lavoratori – ha concluso Cavallaro – è l’unica certezza di questo nostro Paese abbandonato alla confusione più totale, alla disoccupazione galoppante (che rischia di esplodere alla fine del 2017 quando le imprese tenteranno di sbarazzarsi dei dipendenti assunti con gli sgravi contributivi), al debito pubblico che cresce nonostante la sindrome di tagliare indiscriminatamente tutto. Anche la dignità dei lavoratori che, invece, la Cisal continuerà a difendere mettendo in campo la forza e il cuore che animano un vero sindacato”.

In 11 mesi +27%

BOOM DEI LICENZIAMENTI DISCIPLINARI

I licenziamenti complessivi nei primi 11 mesi del 2016 sono stati 561.862 in crescita del 4% rispetto ai 539.933 dello stesso periodo del 2015 mentre registrano un boom i licenziamenti disciplinari passati da 53.056 a 67.374 (+27%). Così l’Osservatorio sul precariato dell’Inps ma non è evidente ancora il collegamento con l’introduzione del contratto a tutele crescenti. Le dimissioni nello stesso periodo sono passate da 835.754 a 722.370 (-13,5%) probabilmente anche a causa delle dimissioni online.

Carlo Pareto

Inps, arriva il nuovo Casellario dell’assistenza. Statali, stipendi a doppia velocità

Inps
IL CASELLARIO DELL’ASSISTENZA

Il Casellario dell’assistenza è l’anagrafe generale istituita presso l’Inps delle posizioni assistenziali, e delle relative prestazioni, condivisa tra tutte le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti locali, le organizzazioni non profit e gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie che forniscono obbligatoriamente i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati, per la realizzazione di una base conoscitiva per la migliore gestione della rete dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse. Si tratta in buona sostanza di monitorare tutte quelle “prestazioni sociali non destinate alla generalità dei soggetti, ma limitate a coloro in possesso di particolari requisiti di natura economica, ovvero prestazioni sociali non limitate dal possesso di tali requisiti, ma comunque collegate nella misura o nel costo a determinate situazioni economiche, fermo restando il diritto ad usufruire delle prestazioni e dei servizi assicurati a tutti dalla Costituzione e dalle altre disposizioni vigenti” .
Il 25 marzo 2015 è entrato in vigore il decreto interministeriale n. 206/2014 che contiene le modalità attuative del Casellario dell’assistenza: una Banca dati per la raccolta delle informazioni e dei dati relativi alle prestazioni sociali corrisposte da tutti gli enti centrali dello Stato, gli enti locali, gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.
In altre parole, il Casellario dell’Assistenza è un nuovo servizio dedicato prevalentemente agli enti locali e altri enti pubblici, erogatori di prestazioni sociali, per alimentare e consultare l’archivio amministrativo, gestito dall’Inps, mediante la raccolta, conservazione e gestione dei dati relativi ai beneficiari di prestazioni sociali.
Con l’acquisizione di informazioni complete sarà infatti possibile programmare gli interventi sociali in maniera più rispondente ai bisogni concreti dei cittadini, valutare la spesa sociale a livello locale e nazionale, ottenendo al contempo risparmi e una migliore gestione della spesa pubblica, nonché effettuare analisi mirate e controlli sulla legittimità delle prestazioni erogate.
Gli Enti interessati e coinvolti nell’operazione sono difatti espressamente tenuti a trasmettere telematicamente all’Inps i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati, per la realizzazione di una base conoscitiva volta a perfezionare la migliore amministrazione della rete dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse.
La prima sezione del Casellario, la Banca dati delle prestazioni sociali agevolate (Psa), condizionate all’Isee, già disciplinata dal decreto ministeriale 8 marzo 2013, integralmente recepito dal sopra citato decreto interministeriale 206/2014, è stata avviata con il decreto direttoriale n. 8 del 10 aprile 2015. Mentre ottenuto il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Agenzia delle entrate e del Garante per la protezione dei dati personali, l’Inps ha formalmente adottato il decreto direttoriale n. 103 del 15 settembre 2016, che ha dato operativamente avvio alle altre due Banche dati che compongono il Casellario:
la Banca dati delle prestazioni sociali (Ps) e la Banca dati delle valutazioni multidimensionali (Vm). Quest’ultima Banca dati è articolata a sua volta in tre sezioni corrispondenti a tre distinte aree di utenza:
infanzia, adolescenza e famiglia (Sinba); disabilità e non autosufficienza (Sina); povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio (Sip). Tale modulo sarà oggetto di apposita sperimentazione.
Da qualche mese è disponibile nel portale Inps il nuovo applicativo “Casellario dell’assistenza”, che dovrà raccogliere tutte le informazioni relative alle prestazioni assistenziali erogate ai cittadini. Il Casellario è accessibile con le necessarie abilitazioni seguendo il percorso Servizi online > Accedi ai servizi > Elenco di tutti i servizi > Casellario dell’assistenza. Le modalità di ammissione al Casellario dell’assistenza sono le stesse già previste per la Banca dati Psa e cioè:
attraverso il sito internet dell’Inps, dai Servizi on line, con Pin (gli enti abilitati alla Bdpsa potranno entrare nel Casellario dell’Assistenza con lo stesso Pin);
oppure in cooperazione applicativa, mediante una porta di dominio, secondo le specifiche tecniche pubblicate nella pagina internet del Casellario dell’assistenza.
Per approfondire le modalità di gestione dei flussi di informazioni e le regole tecniche di sicurezza per la trasmissione e la fruibilità delle informazioni giova opportunamente segnalare la sezione del sito internet dedicata espressamente al Casellario dell’assistenza: www.inps.it > Dati e Analisi > Casellario dell’assistenza.
All’interno della predetta sezione sono disponibili anche i contatti dei referenti centrali e regionali ai quali rivolgersi per eventuali ulteriori informazioni al riguardo.

Nuova funzionalità in ambito ISEE
SIMULATORE ISEE ORDINARIO SUL SITO INTERNET DELL’INPS

L’Isee è l’indicatore della situazione economica equivalente. L’attestazione contenente l’indicatore Isee consente ai cittadini di accedere, a condizioni agevolate, alle prestazioni sociali o ai servizi di pubblica utilità. L’Isee è ricavato dal rapporto tra l’indicatore della situazione economica (Ise= valore assoluto dato dalla somma dei redditi e del 20% dei patrimoni mobiliari e immobiliari dei componenti il nucleo familiare) e il parametro desunto dalla Scala di Equivalenza commisurata alle apposite, corrispondenti maggiorazioni previste.
L’attestazione può essere richiesta da qualunque componente del nucleo familiare all’Inps, mediante accesso all’area servizi del portale web o tramite le sedi territoriali competenti.
È stato da poco rilasciato sul sito dell’Inps un nuovo applicativo che consente il calcolo simulato dell’Isee ordinario. Lo strumento è stato elaborato per rispondere alle esigenze espresse da cittadini e soggetti istituzionali, a vario titolo interessati all’uso dell’Isee come parametro di misurazione della situazione economica delle famiglie. Questa procedura offre la possibilità al cittadino di avere, in tempo reale, un indicatore che simula il valore Isee in assenza della presentazione della Dsu. Il nuovo applicativo fornisce uno strumento di guida ed orientamento che permette all’utente di comprendere la situazione economica del proprio nucleo familiare, al fine di valutare in anticipo il potenziale accesso alle prestazioni sociali agevolate. Per poter accedere alla nuova funzionalità di simulazione del calcolo dell’Isee ordinario basta collegarsi al sito dell’Istituto seguendo il seguente percorso: Servizi online>Accedi ai servizi>Elenco di tutti i Servizi>Isee post-riforma 2015. L’applicativo è raggiungibile anche tramite link diretto presente nella home page. Per utilizzare il simulatore non è necessario disporre di un Pin. Il valore calcolato all’esito della simulazione non sostituisce il valore ufficiale che si ricava unicamente dall’attestazione Isee rilasciata a seguito di presentazione della Dsu. infatti mentre il simulatore si basa esclusivamente sulle informazioni anche aggregate di reddito e patrimonio inserite dall’utente negli appositi campi, l’attestazione Isee è calcolata sui dati di reddito e patrimonio verificati dall’Inps e dall’Agenzia dell’Entrate.

Statali
STIPENDI A DOPPIA VELOCITÀ

Stipendi sotto la media, con aumenti sotto la media. È la triste storia dei dipendenti pubblici che lavorano nel comparto della scuola, che nel 2015 chiudono la classifica delle retribuzioni degli statali con 28.343 euro, raggiunti grazie a un ‘magro’ aumento dell’11,8% rispetto al 2005. Ben poca cosa rispetto ai colleghi che lavorano alla presidenza del Consiglio dei ministri, che hanno visto lievitare gli assegni del 45%. Anche il personale diplomatico può festeggiare un incremento del 37%. I dati sono contenuti nelle tabelle della Ragioneria generale dello Stato, che effettua le rilevazioni sul conto annuale del pubblico impiego, del 2005-2015, elaborati dall’Adnkronos. In confronto alle due categorie che hanno beneficiato degli aumenti più sostanziosi quello dei magistrati, che si devono accontentare di un +28,4%, potrebbe far pensare che per il comparto le cose non sono andate altrettanto bene. Ma una volta visto il totale si cambierà subito idea: con una retribuzione di 138.481 euro nel 2015, le toghe hanno un reddito quattro volte superiore rispetto al comparto scuola, raggiunto grazie a un incremento di 30.615 euro rispetto al 2005. Al secondo posto i diplomatici, che con 25.156 euro di aumento nel decennio sono arrivati a 93.183 euro. Al top trovano posto anche i dipendenti pubblici impegnati nella carriera prefettizia, che raggiungono quota 94.117 euro (+22,3% e +17.148 euro). Quasi stesso aumento per i dipendenti della presidenza del Consiglio, che partivano da numeri molto più modesti e, di conseguenza, arrivano ‘solo’ a 57.612 euro. Per comprendere meglio le differenze tra le diverse categorie del pubblico impiego può essere utile riportare la retribuzione media del totale dei comparti: nel 2015 è arrivata a 34.146 euro, con un incremento del 14,8% rispetto al 2005. L’aumento più modesto, in termini percentuali, è quello registrato nel comparto dell’università, dove grazie a una crescita dell’8% la retribuzione complessiva è arrivata a 43.085 euro. Incrementi sotto la media anche per le forze armate, che registrano un +11,6% raggiungendo quota 39.764 euro, e per i dipendenti degli enti territoriali e locali, con un +13,3%. La retribuzione degli impiegati in regioni e comuni risulta essere la penultima nella classifica generale, con 29.057 euro. Tornando al comparto ‘povero’, quello della scuola, bisogna sottolineare che al suo interno si rilevano forti differenze tra i dirigenti, che nel 2015 percepiscono una retribuzione di 58.174 euro, e gli insegnanti, che arrivano a quota 29.842 euro (gli incrementi sono stati rispettivamente del 6,3% e dell’11,6%). Lo stipendio medio dei docenti, dal 2005 al 2015, è aumentato poco più di 200 euro; dividendo ulteriormente la cifra in 10 anni si ottiene un incremento di 20 euro.

Carlo Pareto

Pensioni. Come funziona l’Opzione Donna.
Lavoro: il dipendente può essere pedinato

Previdenza

L’OPZIONE DONNA NEL 2017

Cos’è

È un beneficio che consente alle lavoratrici di ottenere la pensione di anzianità con requisiti anagrafici più favorevoli rispetto a quelli in vigore dal 1° gennaio 2008 in poi. E’ un regime sperimentale in quanto previsto solo per chi ha maturato i requisiti nel periodo dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2015.

A chi si rivolge

Alle lavoratrici dipendenti e autonome in possesso di:

  • anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che non abbiano altrimenti maturato il diritto a pensione di anzianità. La lavoratrice che ha già maturato i requisiti per la pensione di anzianità previsti dalla c.d. Riforma Maroni (legge n. 243 del 2004) consegue il diritto alla pensione secondo questa normativa e non come opzione donna.
  • anzianità contributiva inferiore ai 18 anni al 31 dicembre 1995 che non abbiano optato per la liquidazione della pensione esclusivamente con le regole del sistema contributivo.

Requisiti per accedervi

Per avere diritto alla pensione di anzianità con l’opzione donna le lavoratrici devono possedere, entro il 31 dicembre 2015:

  • un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 35 anni (per le gestioni esclusive dell’Ago 34 anni, 11 mesi e 16 giorni)
  • un’età anagrafica di 57 anni, se dipendenti, e di 58, se autonome. Dal 1.1.2013, con gli adeguamenti alla speranza di vita cui all’articolo 12 della legge n. 122 del 2010, il requisito di accesso è divenuto di 57 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti e 58 anni e 3 mesi per quelle autonome.

La facoltà è stata estesa retroattivamente anche alle lavoratrici che al 31 dicembre 2015 avevano compiuto 57 anni, se dipendenti, e 58 anni, se autonome ma che a tale data non erano in possesso degli ulteriori tre mesi richiesti per effetto degli incrementi alla speranza di vita applicati dal 1.1.2013.

Condizioni postulate

La lavoratrice deve accettare che la pensione venga liquidata interamente con il calcolo contributivo.

Al momento della decorrenza del trattamento, inoltre, l’interessata deve cessare l’attività di lavoro dipendente.

Decorrenza

La pensione di anzianità, nel caso di opzione donna, viene corrisposta alla lavoratrice decorsi 12 mesi, se lavoratrice dipendente, (18 mesi, se autonoma) dalla data di maturazione dei requisiti previsti4. Le lavoratrici dipendenti nate nell’ultimo trimestre del 1958 (ultimo trimestre del 1957, se autonome) devono attendere ulteriori 4 mesi relativi agli incrementi della speranza di vita del 2016.

4 La decorrenza della pensione è cioè differita rispetto alla maturazione dei requisiti (c.d. ‘finestre mobili’) secondo quanto previsto dall’articolo 12 della Legge 30 luglio 2010, n. 122; tale differimento è stato abolito, per la generalità delle pensioni, dal 1 ° gennaio 2012 (Legge 22 dicembre 2011, n. 214

Domanda

La domanda deve essere inoltrata esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

  • Web – accedendo ai servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite Pin o Spid attraverso il portale dell’Istituto
  • telefono – contattando il contact center integrato, al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico
  • patronati e tutti gli intermediari dell’Istituto – usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

 

Lavoro

IL DIPENDENTE PUÒ ESSERE PEDINATO: ECCO QUANDO

Il datore di lavoro che sospetta di eventuali abusi riguardanti la legge 104 può assoldare un investigatore o effettuare controlli a mezzo di agenzie, per verificare se i permessi siano utilizzati per scopi diversi da quelli previsti dalla legge. Nel caso in cui dalle indagini emerga la fondatezza dell’abuso, ossia che il lavoratore sta utilizzando il permesso per attività diverse da quelle consentite, (come l’assistenza al parente disabile), le prove raccolte possono essere utilizzate a fondamento del licenziamento per giusta causa. A tal proposito, ricorda “Studio Cataldi”, la giurisprudenza ha evidenziato come l’utilizzo improprio dei permessi 104 (ad esempio per soddisfare interessi personali anziché assistere il parente disabile) rappresenti un abuso idoneo a ledere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, nonché un comportamento che viola i doveri imposti dalla convivenza sociale e che costringe l’intera collettività a sopportarne l’indebito costo, dunque rilevante in ambito penale. La giurisprudenza si è più volte pronunciata sulla legittimità di una simile pratica (ossia assoldare un detective), stante quanto previsto dallo Statuto dei Lavoratori sul divieto di “spiare i dipendenti”. Sul punto, la Corte di Cassazione ha ribadito che non viola lo Statuto dei lavoratori il datore di lavoro che si serve di un investigatore per accertare l’abuso dei permessi ex lege 104/92, considerando dunque legittimo il controllo finalizzato ad accertare l’uso improprio dei permessi, suscettibile di rilevanza anche penale. Nella recente sentenza n. 9749/2016, la sezione lavoro ha dato continuità all’insegnamento che ha considerato legittimo il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex. L. n. 104 del 1992, art. 33, suscettibile di rilevanza anche penale, essendo stato effettuato al di fuori dell’orario di lavoro, e in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa. Difatti, rammenta la Corte, le agenzie investigative per operare lecitamente non devono sconfinare nella vigilanza dell’attività lavorativa vera e propria, riservata, dall’art. 3 dello Statuto, direttamente al datore di lavoro e ai suoi collaboratori, restando giustificato l’intervento in questione non solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione. Con la pronuncia richiamata, la Cassazione ha dato seguito a quanto affermato in precedenza dalla sentenza n. 4984/2014, in cui gli Ermellini, sempre interrogati sulla liceità o meno dei controlli effettuati a mezzo di investigatori privati, hanno rammentato che le disposizioni che delimitano la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi (e cioè per scopi di tutela del patrimonio aziendale e di vigilanza dell’attività lavorativa), non precludono il potere dell’imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti diversi dalla guardie particolari giurate (quale, nella specie, un’agenzia investigativa) per la tutela del patrimonio aziendale. Nel caso considerato, il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex art. 33 L. 104/92 (suscettibile di rilevanza anche penale) non ha riguardato l’adempimento della prestazione lavorativa, essendo stato effettuato al di fuori dell’orario di lavoro e in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa.

 

Piccioni (Inps)

SPESA PREVIDENZIALE TRA COSTI INDIRETTI MALATTIE CUORE

“I costi indiretti delle malattie cardiovascolari per il Sistema sanitario nazionale, in Italia, non comprendono solo la produttività, ma anche le spese sostenute dal sistema previdenziale che è responsabile di fornire prestazioni assistenziali e previdenziali a tutte le persone affette da patologie e che eroga pensioni di inabilità ed assegni di invalidità”. A dirlo è stato Massimo Piccioni, coordinatore generale Medico Legale dell’Inps Roma, intervenendo al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante il recente incontro ‘Insieme al mondo del lavoro per ridurre la mortalità delle malattie cardiovascolari’, promosso dalla Fondazione Italiana per il Cuore. “Le malattie del sistema cardiocircolatorio – ha ricordato – sono, infatti, al secondo posto tra le cause di invalidità previdenziale, dopo le malattie oncologiche. Sul versante assistenziale, che riguarda invece i cittadini di tutte le età e non solo in età lavorativa, le malattie cardiovascolari rappresentano la quarta causa di morte”. “La spesa annuale complessiva in Italia – ha aggiunto Piccioni – per invalidità previdenziale ammonta a circa 10 miliardi di euro che sale a 16 miliardi per invalidità assistenziali, voci di costo per lo Stato che sono molto impegnative e comunque non esaustive in considerazione del fatto che non tengono conto dei lavoratori del settore pubblico e che mancano informazioni e dati riguardanti le assenze da lavoro per malattia. In questo contesto è fondamentale considerare che, a costi invariati, è possibile una redistribuzione delle risorse a favore di una maggiore allocazione sul versante della prevenzione, come investimento volto ad evitare l’invalidità. Redistribuzione che noi, come Istituto, auspichiamo fortemente”. E da un’analisi condotta dal Ceis Sanità, Centre for health economics and management, dell’Università Tor Vergata di Roma, in collaborazione con la banca dati Inps, emerge che le malattie del sistema cardiocircolatorio rappresentano la prima voce di costo, rispetto agli altri gruppi patologici, considerando le singole prestazioni previdenziali (gli assegni ordinari di invalidità e le pensioni di invalidità previdenziali) con una spesa dal 2009 al 2015 rispettivamente di 4,7 miliardi di euro (669 milioni di euro in media all’anno) corrispondente al 23%, su un totale di spesa complessiva per assegni ordinari di invalidità, e 8,8 miliardi di euro (1,2 miliardi di euro in media all’anno) pari al 19%, su un totale di spesa per pensioni di invalidità. “E la prevenzione – ha sostenuto Francesco Saverio Mennini, direttore del Ceis e del Centre for Economic Evaluation and Hta dell’Università Tor Vergata di Roma – gioca un ruolo cruciale in questo quadro. In uno studio sull’impatto di una corretta adesione terapeutica per la cura nello studio della sola ipertensione ho dimostrato come, all’interno di una analisi su 5 Paesi europei, un’adeguata aderenza alla terapia si associa a un miglioramento dello stato di salute dei pazienti e può far risparmiare risorse al sistema sanitario”. Infatti, “in una proiezione a 10 anni è stato calcolato che il raggiungimento di un livello di aderenza alla terapia del 70% in Italia (contro il solo 40-41% attualmente registrato nel nostro paese), determinerebbe un risparmio pari a circa 100 milioni di euro; il tutto, ovviamente, accompagnato da un miglioramento dello stato di salute dei pazienti”. “Prevenzione – ha assicurato – corretta gestione del paziente e corretta somministrazione delle tecnologie e delle terapie possono dunque incidere positivamente innanzitutto sul miglioramento dell’efficacia dell’intervento e della qualità di vita del paziente e garantire, nel medio-lungo periodo, anche una riduzione importante della spesa sanitaria, previdenziale e dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie”. “In Italia – ha sottolineato – solo il 14% del totale della spesa pubblica è dedicato alla salute. Siamo un Paese, dunque, che non spende molto in questo ambito (ben al di sotto della media dei Paesi Ocse), un segno anche questo della necessità di incrementare le politiche di prevenzione”.

Carlo Pareto

Previdenza, le novità 2017
sul cumolo dei periodi assicurativi

Previdenza

ESTRATTO CONTRIBUTIVO INTEGRATO

L’Estratto Conto Integrato del Casellario Lavoratori Attivi (Eci) ha la finalità di informare i cittadini sulla loro storia previdenziale, attraverso un documento unico che riassume la posizione contributiva e che contiene, in ordine temporale, tutti i periodi previdenziali riconosciuti dagli enti e dalle gestioni presso cui, nel corso della vita lavorativa, si è stati iscritti. Le finalità dell’Eci, la sua realizzazione e l’invio ai cittadini (oggi trasformato in consultazione di un servizio online) sono previsti dalla legge n.335/1995, dalla legge n.243/2004 e dal decreto del Ministro del Lavoro 4 febbraio 2005. In particolare, la legge n.243/2004 e il D.m. 4 febbraio 2005 prevedono la realizzazione di una procedura finalizzata alla produzione dell’Eci e l’invio ai cittadini, a completamento del processo di costituzione del Casellario dei Lavoratori Attivi, in cui confluiscono le posizioni contributive di competenza dei diversi enti e casse previdenziali. Il Casellario, di conseguenza, in un lavoro congiunto con gli Enti previdenziali, ha progettato e realizzato il modello di Eci, formalmente approvato, insieme con le regole per l’esposizione dei dati, dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Il servizio è, pertanto, già disponibile per gli enti che aderiscono al Casellario, ossia gli enti che assicurano le prestazioni previdenziali e assistenziali dei liberi professionisti, Enasarco, Ente di previdenza obbligatoria integrativa dei Rappresentanti di Commercio (alcuni privatizzati ai sensi del D.Lgs 509/1994 ed altri istituiti ai sensi del D.Lgs. 103/1996), che consentono l’accesso all’Eci ai propri iscritti in modalità federata o in cooperazione applicativa.

Ampliamento della platea di riferimento

Per avviare la vasta operazione di informazione, rivolta potenzialmente a circa  4 milioni di contribuenti, a dicembre 2010 è stato effettuato un primo invio dell’Eci ad un campione di circa 100mila soggetti, selezionati per consentire una prima valutazione dell’impatto sociale e amministrativo delle segnalazioni e richieste di sistemazione della posizione assicurativa da parte dei cittadini e della funzionalità delle procedure di informazione, di verifica e di correzione dei conti assicurativi. Tale platea è stata ampliata nel marzo del 2012 agli attuali 1.152.967 codici fiscali, dei quali era stata accuratamente valutata la percentuale di copertura del conto contributivo, in particolare per la gestione dipendenti pubblici, con la presenza di poco meno di 150mila soggetti che presentano un estratto conto integrato con contributi della gestione ex Inpdap. A conclusione delle attività di sistemazione del conto dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, con particolare riferimento alla Cassa Enti Locali, alla Cassa Sanitari e ad alcune amministrazioni della Cassa Stato, si sono aggiunti altri 1.014.001 soggetti con contributi presso le diverse gestioni. Con l’attuale ampliamento si raggiunge, pertanto, un numero totale di soggetti ammessi alla consultazione dell’Eci pari a 2.166.968. In particolare, con la sistemazione della Cassa Enti Locali e della Cassa Sanitari, moltissimi medici appartenenti alla gestione dipendenti pubblici possono ora disporre di un conto consolidato. Sono stati, pertanto, individuati 102.613 codici fiscali di medici iscritti Enpam, che sono stati inviati all’Ente tramite Pec, per l’abilitazione alla consultazione dell’Eci in cooperazione applicativa tramite servizio fornito anche dal portale Enpam.

Comunicazioni al cittadino

L’Estratto Conto Integrato ha valore informativo e non certificativo. Gli interessati saranno avvisati della possibilità di consultare l’Eci con una comunicazione trasmessa via posta elettronica, che espone le finalità dell’invio dell’Eci, e le informazioni per l’accesso tramite credenziali Spid o Pin al servizio online messo a disposizione dall’Inps. Le comunicazioni con gli assicurati, per ragioni di economicità, saranno spedite agli indirizzi di posta elettronica disponibili negli archivi Inps contenenti i recapiti telematici (Arca – Arte). A conclusione dell’operazione di sistemazione delle posizioni assicurative dei dipendenti pubblici, saranno valutate le modalità di un secondo invio massivo di comunicazioni. Altre eventuali iniziative di comunicazione saranno curate dalla Direzione Centrale Comunicazione. 

Consultazione dell’ECI da parte del cittadino

Si accede al servizio di consultazione online dell’Eci con le credenziali Spid o con il Pin dispositivo rilasciato dall’Inps, dal seguente percorso di navigazione: www.inps.it > Accedi ai servizi >Servizi per il cittadino > Fascicolo previdenziale del cittadino > Posizione assicurativa/Estratto Conto Integrato.

Oltre che per i cittadini, il servizio è disponibile anche per i patronati, che vi accedono con le proprie credenziali. Il servizio dovrà prevedere, oltre alle già presenti funzionalità espositive e ai relativi layout per i periodi previdenziali, uno schema generale di illustrazione e una guida alla lettura dell’Eci. La procedura, già condivisa con gli enti e le casse previdenziali del Casellario, consente agli interessati di inviare segnalazioni e richieste di sistemazione della propria posizione assicurativa e agli enti di gestire gli esiti delle verifiche effettuate a seguito delle segnalazioni. I cittadini potranno richiedere l’assistenza del Contact center per informazioni di primo livello sulle procedure da seguire, per ricevere supporto nell’utilizzo del servizio e per l’inoltro delle segnalazioni e delle richieste di sistemazione.

Previdenza

CUMULO PERIODI ASSICURATIVI, LE NOVITA’ 2017

Cos’è

E’ la possibilità di cumulare i periodi assicurativi con contribuzione versata in più gestioni previdenziali per conseguire il diritto ad un’unica pensione.

Il cumulo dei periodi assicurativi non comporta il versamento di oneri a carico dell’interessato né il trasferimento di contributi da una gestione all’altra.

Ogni gestione che interviene nel cumulo determina, per la parte di competenza, il trattamento pro-quota in rapporto ai propri periodi di iscrizione, secondo le regole di calcolo previste dal proprio ordinamento.

A chi si rivolge

Ai soggetti con contribuzione versata in due o più delle seguenti gestioni previdenziali quali:

  • Assicurazione generale obbligatoria (Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti e Gestioni Speciali dei Lavoratori Autonomi: commercianti, artigiani, coltivatori diretti)
  • Gestioni sostitutive dell’Assicurazione generale obbligatoria
  • Gestioni esclusive dell’Assicurazione generale obbligatoria
  • Gestione separata2

 Iscritti alle casse professionali3.

Requisiti

Il cumulo può essere utilizzato per ottenere la pensione di vecchiaia, di inabilità, indiretta ai superstiti o da quest’anno per ottenere la pensione anticipata. Il cumulo è previsto anche quando siano stati già raggiunti i requisiti per il diritto a pensione in una delle gestioni per le quali è prefigurato il cumulo.

Cosa accade per le ricongiunzioni in corso di pagamento

Si può chiedere il cumulo anche nel caso si stia già pagando la ricongiunzione5 e si può chiedere la restituzione di quanto già versato.

5 Ricongiunzione onerosa ai sensi degli artt. 1 e 2 della legge 7 febbraio 1979 n.29 art. 6 d.lgs. 2 febbraio 2006, n.42

Questo è possibile solo qualora non sia stato corrisposto integralmente l’importo e non sia stata liquidata una pensione considerando i periodi oggetto di ricongiunzione. Quindi:

  • non è consentito il recesso dalla ricongiunzione per ottenere la restituzione di quanto versato e accedere al pensionamento in cumulo se l’onere è stato pagato integralmente
  • non è oggetto di recesso la ricongiunzione che abbia dato luogo alla liquidazione di una pensione, anche se su questa gravano trattenute a titolo di rate d’onere di ricongiunzione.

L’eventuale restituzione delle rate pagate decorre dal dodicesimo mese dalla data di richiesta di rimborso, in quattro rate annuali, non maggiorate di interessi.

Rinuncia alla domanda di totalizzazione

Possono accedere alla pensione in regime di cumulo anche coloro che, prima del 1° gennaio 2017, abbiano presentato richiesta di totalizzazione a condizione che rinuncino alla domanda stessa e che il relativo procedimento non sia ancora concluso.

Indennità di fine servizio per i dipendenti pubblici

I dipendenti pubblici che si avvalgono della facoltà di cumulo dei periodi assicurativi percepiranno l’indennità di fine servizio al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia e saranno applicate tutte le disposizioni normative vigenti a tale data.

Carlo Pareto

Inps, le novità previdenziali 2017. Quattordicesima, platea allargata

Le novità previdenziali 2017

QUATTORDICESIMA, PLATEA ALLARGATA

Viene aumentato del 30% l’importo della quattordicesima mensilità pensionistica per chi già la riceve, inoltre gli importi standard, che variano da 336 a 504 euro in base all’anzianità contributiva vengono pagati anche a chi ha un reddito superiore a 1,5 volte il trattamento minimo pensionistico e non superiore a due volte, si tratta di circa 1,2 milioni di persone. Nello specifico coloro che possono vantare un reddito inferiore a 9.786,86 euro lordi (1,5 volte il trattamento minimo Inps) cioè una pensione non superiore a circa 750 euro al mese otterranno un incremento del bonus di circa il 30% rispetto alle somme corrisposte sino allo scorso anno: si passerà rispettivamente a 437 euro dai 336 attuali per chi può vantare fino a 15 anni di contributi (18 anni gli autonomi); a 546 euro dai 420 euro attuali per i lavoratori che vantano da 15 a 25 anni di contribuzione (da 18 anni a 28 anni gli autonomi) e a 655 euro dagli attuali 504 euro per i lavoratori con più di 25 anni di contribuzione (più di 28 anni gli autonomi). Con l’ultima legge di Stabilità è stata innalzata la soglia di reddito che consente di non pagare l’Irpef. Per i pensionati di età inferiore a 75 anni la soglia è salita a 7.750 euro annui (fino allo scorso anno era di 7.500). La detrazione è passata da 1.725 a 1.783 euro e, in ogni caso, non può essere inferiore a 690 euro. Nel caso di pensionati di età pari o superiore a 75 anni la soglia è salita da 7.750 a 8.000 euro mentre la detrazione è passata da 1.783 a 1.880 con un minimo di 713 euro. L’innalzamento della soglia per la quattordicesima potrebbe far venire meno anche le addizionali regionali e comunali considerato che queste non sono dovute se non è dovuta l’imposta principale.

Previdenza

ABOLIZIONI PENALIZZAZIONI

Cos’è

Sono abolite definitivamente le penalizzazioni previste dalla cosiddetta ‘legge Fornero’ ossia la riduzione percentuale della sola quota retributiva di pensione, proporzionata al numero di anni mancanti al raggiungimento del requisito anagrafico di 62 anni.

A chi si rivolge

A coloro che raggiungono il diritto alla pensione anticipata dopo il 31 dicembre 2017. Per gli altri pensionati le penalizzazioni erano state tolte da provvedimenti specifici.

Come funzionavano le penalizzazioni

Se il lavoratore accedeva alla pensione anticipata all’età di 60 anni subiva e una riduzione pari all’1% per ciascun anno mancante ai 62; se il lavoratore accedeva al trattamento anticipato prima dei 60 anni subiva una riduzione del 2% per ogni anno mancante a 60 più la riduzione del 1% per ogni anno mancante ai 62 (es. il lavoratore che accedeva al trattamento anticipato all’età di 58 anni aveva una riduzione del 6%: 1%+1%+2%+2%).

La riduzione era permanente.

Le penalizzazioni non si applicavano ai trattamenti calcolati con il solo sistema contributivo e ai lavoratori salvaguardati e, in generale, ai lavoratori non riguardati dalla riforma Fornero.

Nuova nomina in casa Inps

GIUSEPPE GRECO NUOVO DIRETTORE REGIONALE INPS PER LA CAMPANIA

Si è insediato il primo febbraio scorso a Napoli Giuseppe Greco, nuovo Direttore Regionale dell’Inps per la Campania. Il dr. Greco, originario di Lamezia Terme, è stato nominato dal Direttore generale dell’istituto Gabriella Di Michele. Il neo direttore regionale, che in passato ha diretto Diverse strutture territoriali dell’Ente di previdenza, è arrivato nel capoluogo partenopeo dopo avere tra l’altro ricoperto a Roma l’incarico di direttore centrale dei Sistemi informativi e Tecnologici e la Direzione Regionale Inps Emilia Romagna.

Laurea in ingegneria delle tecnologie industriali – indirizzo economico organizzativo, abilitazione all’esercizio della professione di ingegnere, il neo dirigente Regionale campano vanta un curriculum professionale di tutto rispetto: docente scuola superiore di pubblica amministrazione; – tutor universitario (cud – facoltà di ingegneria unical); – componente del gruppo di progetto sul telelavoro (min. della funzione pubblica); – componente tavolo tecnico per la realizzazione del sistema integrato del lavoro (min. lavoro); – componente gruppo di lavoro per il portale unitario della pubblica amministrazione (min. per l’innovazione e le tecnologie); monografie: – “guida alle reti di computers: lan, man, wan, internet, reti telematiche nella pubblica amministrazione” (sspa); – “la rete telematica Inps: uno strumento per l’integrazione della pubblica amministrazione” (sspa).

Il dr. Greco si è inoltre occupato anche di Bilancio sociale, ponendo sempre in evidenza la valenza di riferimento orientativo che il singolare documento a rilevanza sociale detiene principalmente perché oltre a rendicontare i dati economici,  la speciale relazione annuale rappresenta  pure un valido strumento per focalizzare  il miglioramento delle relazioni con  i soggetti, istituzionali e non, che intrattengono i rapporti con l’Inps. Anche e soprattutto, in seguito all’integrazione, sia logistica che funzionale,  avvenuta a partire dal 2013, con gli enti disciolti Inpdap ed Enpals, operazione della quale è stato espressamente messo in luce come tale, precipuo cambiamento strutturale abbia in aggiunta prodotto significativi risparmi di gestione.

Il nuovo direttore Regionale dovrà tuttavia fare fronte a un impegno davvero notevole quello del governo regionale del Welfare in una zona ritenuta non a caso decisamente nevralgica per il Paese. Un impegno insomma molto stringente e forte per ottemperare al quale il neo dirigente dovrà sicuramente tenere conto dell’organizzazione degli uffici periferici e territoriali dell’Istituto, che non possono prescindere da un’attenta e scrupolosa analisi delle problematiche presenti nei vari luoghi e, in particolare, in determinate aree geografiche estremamente complesse e disagiate come appunto quelle interne e costiere della Campania.

Cambio al vertice della Sede partenopea dell’Inps

ROBERTO BAFUNDI NUOVO DIRETTORE DELL’AREA METROPOLITANA DI NAPOLI

Con l’assunzione formale del nuovo incarico di Direttore di Coordinamento Metropolitano di Napoli affidato al Dr. Roberto Bafundi in esecuzione della Determinazione Presidenziale n. 27 del 24 gennaio 2017 prende funzionalmente avvio la fase di sperimentazione del modello manageriale di Direzione provinciale fortemente voluto dal Presidente dell’istituto di previdenza, Tito Boeri nell’ambito del processo di snellimento degli incarichi dirigenziali dell’Ente. Tale sperimentazione avrà durata fino al 30 settembre di quest’anno, al termine della quale saranno valutate le ricadute operative e gestionali dei nuovi assetti manageriali per apportare, se del caso, eventuali modifiche o integrazioni.

Roberto Bafundi è, dunque, il nuovo direttore metropolitano dell’Inps di Napoli. Originario di Salerno, 52 anni, dovrà affrontare, si auspica con successo, la delicata fase di revisione e consolidamento dei nuovi assetti organizzativi delle strutture provinciali Inps.

Il Dr. Bafundi ha ricoperto incarichi presso i ministeri della Difesa e dei Trasporti e, nell’ambito della previdenza pubblica, ha diretto le sedi Inpdap dei compartimenti Abruzzo e Molise, Calabria e Basilicata, nonché la direzione centrale comunicazione e la direzione in Campania.

Un occhio particolare molto verosimilmente sarà dato, conoscendo le caratteristiche professionali del neo Direttore, alla comunicazione istituzionale. Informare adeguatamente il pubblico, secondo l’esperienza lavorativa maturata al riguardo dal Dr. Bafundi, sulle possibilità ed opportunità offerte dall’Inps a pensionati ed aziende residenti sul territorio metropolitano magari facendo esprimere loro i propri giudizi sui servizi ricevuti, utilizzando appositi e specifici sistemi di rilevazione all’uopo proposti, come peraltro anche indicato nelle linee guida dell’Istituto, è non a caso unanimamente ritenuto molto importante. In tal senso, una mirata attività informativa potrebbe essere, con ogni probabilità, effettuata non solamente durante questa prima fase di insediamento, ma anche periodicamente al fine di far conoscere non solo le attività svolte dalla Sede provinciale al servizio degli utenti partenopei ma di mantenere costante ed elevata nel tempo la loro partecipazione. Comunicare in modo integrato può infatti rafforzare l’idea che la valutazione selettiva dei servizi forniti contribuisca efficacemente alle azioni di miglioramento, oltre ad evidenziare alla pubblica opinione l’impegno positivamente posto dall’amministrazione su questo fronte.

Carlo Pareto

Pensioni anticipate.
Le novità del 2017.
L’Ape volontaria

Pensioni anticipate

LE NOVITA’ DEL 2017

Per chi punta alla pensione anticipata, una delle novità più importanti del 2017 è l’Ape, acronimo di Anticipo pensionistico. La nuova disciplina sarà operativa in via sperimentale dal prossimo primo maggio al 31 dicembre 2018 e potranno beneficiarne i lavoratori pubblici o privati nati fra il 1951 e il 1953. In sostanza, sarà possibile ritirarsi dal lavoro all’età di 63 anni, ma solo se si matureranno i requisiti per la pensione di vecchiaia entro i successivi 3 anni e 7 mesi. Introdotta con l’ultima legge di Bilancio, l’Ape si articola in due tipologie: volontaria e social. Vediamo come funzionano.

Pensione anticipata: l’Ape volontaria

L’Ape volontaria consente di ricevere un assegno mensile a copertura del periodo che intercorre fra il ritiro dal lavoro e la maturazione dei requisiti pensionistici. La durata minima è sei mesi. I soldi, su cui non si paga l’Irpef, vengono erogati in 12 mensilità dall’Inps, ma arrivano da un prestito bancario assicurato che dovrà essere restituito con tanto d’interessi nei primi vent’anni di pensionamento effettivo. Il rimborso avverrà in 13 rate annue attraverso un taglio dell’assegno previdenziale: la decurtazione massima sarà del 5% per ogni anno d’anticipo (ma in media oscillerà tra il 4,6 e il 4,7%), compresi gli interessi bancari e il premio dell’assicurazione. La polizza è obbligatoria e serve a tutelare l’istituto di credito e gli eredi dal rischio che il sottoscrittore muoia prima di aver saldato il debito. In realtà, quindi, l’Ape volontaria non è una vera pensione anticipata, perché non si riducono i requisiti pensionistici. Si tratta piuttosto di un anticipo finanziario il cui costo – tutt’altro che basso – viene solo in parte compensato da un credito d’imposta pari al 2,5% dell’importo pagato per interessi bancari e premio assicurativo. I requisiti per accedere all’Ape volontaria sono quattro:

1) età non inferiore a 63 anni;

2) almeno 20 anni di contributi versati;

3) maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e 7 mesi;

4) futura pensione, al netto della rata per restituire l’Ape, non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo Inps (cioè 702,65 euro al mese, visto che la pensione più bassa percepibile è pari a 6.524,57 euro l’anno). Al contrario di quanto previsto per l’Ape social, per poter accedere all’Ape volontaria non è obbligatorio smettere di lavorare. Tuttavia, la domanda di Ape va presentata obbligatoriamente insieme a quella per la pensione di vecchiaia.

Pensione anticipata: l’Ape social

La seconda tipologia è l’Ape social, interamente a carico dello Stato. Fatto salvo il requisito anagrafico (63 anni), questo nuovo strumento di welfare è accessibile solo a quattro categorie di persone in difficoltà:

1) disoccupati senza ammortizzatori sociali e con almeno 30 anni di contributi;

2) disabili con una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74% e con almeno 30 anni di contributi;

3) persone che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità e con almeno 30 anni di contributi;

4) lavoratori che svolgono “attività gravose” da almeno 6 anni consecutivi e con almeno 36 anni di contributi (professioni infermieristiche e ostetriche; insegnanti d’asilo; badanti; facchini; addetti allo spostamento delle merci; operatori ecologici, raccoglitori e separatori di rifiuti, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru e di macchinari mobili per la perforazione delle costruzioni; autisti di camion e mezzi pesanti; conduttori di treni e personale viaggiante; conciatori di pelli e pellicce). Per beneficiare dell’anticipo pensionistico a costo zero, inoltre, non si può superare un tetto di reddito da lavoro pari a 8mila euro l’anno, né percepire indennità di disoccupazione.

Quanto all’assegno che si riceve, non è soggetto a rivalutazione ed è erogato su 12 mensilità. Il suo importo è pari a quello della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso all’Ape social, ma non può in alcun caso superare il limite massimo di 1.500 euro al mese. Infine, il beneficio dell’indennità è riconosciuto, a domanda, entro i limiti annuali di spesa previsti dalla manovra: 300 milioni di euro per l’anno 2017; 609 milioni di euro per l’anno 2018; 647 milioni di euro per l’anno 2019; 462 milioni di euro per l’anno 2020; 280 milioni di euro per l’anno 2021; 83 milioni di euro per l’anno 2022; 8 milioni di euro per l’anno 2023.

Da consulenti lavoro

GUIDA AGGIORNATA SU COLLOCAMENTO DISABILI

Dopo il restyling attuato dal Jobs act e dal correttivo al Jobs act alla legge numero 68 del ’99 sul collocamento dei disabili, arriva in forma sintetica e di veloce consultazione, la guida della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro che raggruppa le regole esistenti e comprende schematizzazioni e tabelle per tutte le casistiche. Il decreto semplificazioni numero 151/15 ha recepito quanto previsto dalla legge numero 183/14 in materia di disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità. Nella guida sono state evidenziate tutte le numerose novità introdotte, anche per quanto riguarda la compilazione del prospetto informativo. Le principali riguardano l’estensione dei soggetti beneficiari, l’obbligo di assunzione del lavoratore disabile contestualmente al raggiungimento del limite di 15 dipendenti computabili (dal 1° gennaio 2017). La Fondazione Studi ricorda anche l’esclusione dalla base di computo dei lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, la possibilità per i datori con un tasso di premio Inail pari o superiore al 60 per mille, di autocertificare l’esonero dall’obbligo, l’esonero parziale dal 60% all’80% concesso ai datori di lavoro che, per le speciali condizioni della loro attività, non possono occupare l’intera percentuale dei disabili, la richiesta nominativa di avviamento con facoltà di preselezione delle persone con disabilità, i nuovi incentivi ai datori di lavoro. “Il vademecum -sottolinea la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro- aggiornato al 14 ottobre 2016, rappresenta uno strumento utilissimo per agevolare la ricerca delle regole in vigore in materia di collocamento obbligatorio, contiene esempi di esclusione dall’obbligo e una tabella per un rapido calcolo della quota di riserva”.

Le novità previdenziali 2017

QUATTORDICESIMA, PLATEA ALLARGATA

Viene aumentato del 30% l’importo della quattordicesima mensilità pensionistica per chi già la riceve, inoltre gli importi standard, che variano da 336 a 504 euro in base all’anzianità contributiva vengono pagati anche a chi ha un reddito superiore a 1,5 volte il trattamento minimo pensionistico e non superiore a due volte, si tratta di circa 1,2 milioni di persone. Nello specifico coloro che possono vantare un reddito inferiore a 9.786,86 euro lordi (1,5 volte il trattamento minimo Inps) cioè una pensione non superiore a circa 750 euro al mese otterranno un incremento del bonus di circa il 30% rispetto alle somme corrisposte sino allo scorso anno: si passerà rispettivamente a 437 euro dai 336 attuali per chi può vantare fino a 15 anni di contributi (18 anni gli autonomi); a 546 euro dai 420 euro attuali per i lavoratori che vantano da 15 a 25 anni di contribuzione (da 18 anni a 28 anni gli autonomi) e a 655 euro dagli attuali 504 euro per i lavoratori con più di 25 anni di contribuzione (più di 28 anni gli autonomi). Con l’ultima legge di Stabilità è stata innalzata la soglia di reddito che consente di non pagare l’Irpef. Per i pensionati di età inferiore a 75 anni la soglia è salita a 7.750 euro annui (fino allo scorso anno era di 7.500). La detrazione è passata da 1.725 a 1.783 euro e, in ogni caso, non può essere inferiore a 690 euro. Nel caso di pensionati di età pari o superiore a 75 anni la soglia è salita da 7.750 a 8.000 euro mentre la detrazione è passata da 1.783 a 1.880 con un minimo di 713 euro. L’innalzamento della soglia per la quattordicesima potrebbe far venire meno anche le addizionali regionali e comunali considerato che queste non sono dovute se non è dovuta l’imposta principale.

Carlo Pareto

INPS. 800 euro per le donne incinte. Assegno per licenziati Almaviva

Donne incinte
ARRIVANO 800 EURO

Da quest’anno entra in vigore il cosiddetto bonus mamme domani (conosciuto anche come bonus gravidanza o premio alla nascita). Si tratta di una misura di sostegno (pari a 800 euro) destinata alle donne incinte, approvata di recente con la Legge di Bilancio 2017. In attesa dei decreti attuativi che disciplinino i requisiti e le modalità di presentazione delle domande, è già possibile individuare alcune indicazioni generali. Il bonus mamme domani prevede un trattamento economico ‘una tantum’ (e senza possibilità di rateizzazione) dell’importo di 800 euro, riconosciuto alle donne in gravidanza nel corso del 2017. L’assegno è finalizzato a sostenere i costi delle visite mediche e le spese necessarie per il mantenimento del neonato, molte delle quali sono fatte nei mesi prima della nascita.
La richiesta per essere ammessi al beneficio può essere inviata a partire dal settimo mese di gestazione (stadio in cui la gravidanza è a ‘minor rischio’ e aumentano i costi per le visite mediche e le spese per il bebè). Le modalità di inoltro devono essere ancora comunicate dettagliatamente dall’Inps. Quel che è certo che non sono ipotizzati limiti di reddito per cui tutte le donne incinte dal settimo mese di gravidanza nel 2017 potranno accedere all’assegno, indipendentemente dal reddito e dalla situazione patrimoniale del nucleo familiare. Non sarà dunque necessario allegare l’Isee all’istanza di bonus mamme domani 2017. Molto probabilmente, come avviene per i bonus bebè e voucher asilo nido, la domanda dovrà essere trasmessa all’Inps in modalità telematica, autonomamente attraverso l’accesso all’area riservata con il pin Inps o tramite l’aiuto di un intermediario abilitato o CAF.
Per il 2017 sono stati confermati anche il bonus bebè e il voucher babysitting o asilo nido. Il bonus bebè consiste in un trattamento economico mensile corrisposto a favore di genitori con un figlio minore di 3 anni. Il bonus è di importo pari a: 80 euro al mese, per ogni figlio minore di 3 anni, se l’Isee del nucleo familiare non supera 25000 euro; 160 euro al mese, per ogni figlio minore di 3 anni, se l’Isee del nucleo familiare non supera 7000 euro. Il bonus bebè spetta per ogni figlio nato, adottato (se minorenne) o in affido preadottivo tra il’1 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, ai genitori: cittadini italiani o di uno Stato dell’Unione Europea o di uno Stato extraeuropeo con permesso di soggiorno di lungo periodo; residenti in Italia; conviventi col bambino per il quale si chiede il bonus; con Isee inferiore a 25000 euro annui, per tutta la durata dell’assegno. I voucher babysitter e i contributi per l’asilo nido sono delle misure riservate alla madre che, in luogo del congedo parentale, sceglie di affidare il bambino a una babysitter o a un asilo nido. I voucher ed i contributi hanno un valore pari a 600 euro mensili e sono riconosciuti per un massimo di 6 mesi (3 mesi, per le lavoratrici autonome e per le libere professioniste iscritte alla Gestione separata dell’Inps); per le lavoratrici part time, i contributi sono ridotti proporzionalmente all’orario di lavoro.
Importante, il voucher asilo nido non deve essere confuso con il cosiddetto bonus nido, nuova misura del 2017 consistente in un voucher fino a 1.000 euro l’anno, erogato per i primi tre anni di vita del bambino al fine di aiutare i genitori nel pagamento della retta per asili pubblici o privati. Tale agevolazione è riconosciuta anche se i genitori fruiscono del congedo parentale, ma non è cumulabile con i voucher babysitter e asilo nido, né con la detrazione Irpef (del 19% fino a 632 euro per le spese di iscrizione al nido).

Le istruzioni Inps
CONGUAGLIO CONTRIBUTIVO 2016
L’Inps, con circ. n. 237 del 30 dicembre 2016, ha fornito indicazioni sulle modalità da seguire per lo svolgimento delle operazioni di conguaglio contributivo, relative all’anno 2016, per la corretta quantificazione dell’imponibile, anche con riguardo alla misura degli elementi variabili della retribuzione. I datori di lavoro potranno effettuare le operazioni di conguaglio in argomento, oltre che con la denuncia di competenza del mese di “dicembre 2016” (scadenza di pagamento 16/1/2017), anche con quella di competenza di “gennaio 2017” (scadenza di pagamento 16/2/2017), attenendosi alle modalità indicate con riferimento alle singole fattispecie. Considerato, inoltre, che dal 2007 i conguagli possono riguardare anche il Tfr al Fondo di Tesoreria e le misure compensative, si fa presente che le relative operazioni potranno essere inserite anche nella denuncia di “febbraio 2017” (scadenza di pagamento 16 marzo 2017), senza aggravio di oneri accessori. Resta fermo l’obbligo del versamento o del recupero dei contributi dovuti sulle componenti variabili della retribuzione nel mese di gennaio 2017.

Giustizia
EVASIONE CONTRIBUTIVA PER CONTRIBUTI INPS OLTRE I 10MILA EURO
Dopo la riforma dello scorso anno (d.lgs. 8/2016) l’imprenditore rischia una condanna per evasione
contributiva quando il debito con l’Inps supera i 10 mila euro l’anno e anche se in relazione ad alcune mensilità il reato si è prescritto. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, ha scritto di recente Italia Oggi, con la sentenza n. 649 del 9 gennaio 2017, ha respinto il ricorso di un contribuente accusato di non aver versato, nel 2007, contributi per un importo superiore a 10 mila euro. La terza sezione penale ha tracciato presupposti e differenze del vecchio e del nuovo illecito. In particolare ad avviso degli Ermellini, l’omesso versamento delle ritenute previdenziali integra il reato ove l’importo sia superiore a quello di 10.000 euro annui.

Lavoro
ASSEGNO RICOLLOCAZIONE PER 1.600 DISOCCUPATI ALMAVIVA
Arriva l’assegno ‘Almaviva’: un assegno di ricollocazione ad hoc che potranno richiedere gli oltre 1.600 lavoratori licenziati del gruppo di call center. Un intervento che nasce da un’azione coordinata tra il ministero del Lavoro, l’Agenzia per le Politiche attive Anpal, il Mise e la Regione Lazio, segno dell’importanza della collaborazione Stato-regioni per il contrastare alla disoccupazione. A sollecitare un intervento a fronte dei licenziamenti di Almaviva Contact è stato il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti in una lettera al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, al presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte, al ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda e al vice ministro al Mise Teresa Bellanova. La soluzione individuata dai tecnici del governo è stata quella di finanziare l’assegno attraverso i fondi Ue per la globalizzazione mirati a quelle aziende messe in ginocchio dalle delocalizzazioni selvagge, nella fattispecie Almaviva che ha subito la concorrenza dei call center albanesi. “Possiamo sperimentare da subito questo assegno”, ha spiegato Del Conte. Inoltre potrà partire da subito visto che la fase sperimentale dell’assegno è già stata avviata. Inoltre Anpal e Regione pensano anche alla possibilità di un lavoro coordinato ricollocazione-formazione, fornendo alla regione il servizio di profilatura del richiedente lavoro e un quadro della domanda sul mercato del lavoro.

Fillea Cgil
SU APE SOCIAL TENERE CONTO PROPOSTE PARLAMENTO
“Se verrà confermato un intervento del Governo per correggere alcuni limiti delle norme sull’Ape Agevolata, chiediamo che si tenga conto del positivo lavoro svolto da Camera e Senato nei mesi scorsi”. A dirlo recentemente è stato Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, il principale sindacato dell’edilizia. “Se non vi fossero state le dimissioni di Renzi – ha spiegato Genovesi – il Parlamento avrebbe potuto prendere in esame – in assenza del ricorso alla fiducia – le proposte in discussione alla Camera e al Senato riguardanti la modifica dei riferimenti dei 6 anni consecutivi e 36 anni di anzianità contributiva per l’Ape social, soglie che di fatto impediranno agli operai edili di accedervi, vista la discontinuità che caratterizza il nostro settore”. Quelle proposte all’esame delle Camere “avevano raccolto consensi trasversali – ha precisato il dirigente sindacale – mi riferisco in particolare all’ordine del giorno votato alla Camera, proposto da Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro, ed approvato a larghissima maggioranza, che impegnava il Governo a chiarire che i 6 anni non fossero consecutivi, e agli emendamenti presentati al Senato trasversalmente, dal PD a Forza Italia a Ncd, volti ad intervenire sui 6 anni continuativi e per ridurre i 36 anni di contributi”. Interventi che per il segretario Fillea “oltre a permettere agli operai più anziani di scendere dalle impalcature – un infortunio grave su 4 in edilizia coinvolge over 60, per evidenti ragioni – avrebbero favorito l’ingresso di giovani operai specializzati in un settore sempre più chiamato a sfide su rigenerazione energetica, anti sismico, recupero”. “Facciamo pertanto un appello all’esecutivo affinché si recuperi su questo terreno, dando un segnale di maggiore giustizia e attenzione a migliaia di edili che dopo decenni di lavoro gravoso, meritano di poter andare a fare i nonni, anziché rischiare ancora la vita sulle impalcature”, ha concluso il leader degli edili Cgil.

Carlo Pareto

Pensioni, per la deflazione a febbraio l’assegno
si alleggerisce

Pensioni

TRATTENUTA SULL’ASSEGNO A FEBBRAIO

Da febbraio tutti i titolari di un assegno previdenziale fino a 1.450 euro lordi, dovranno restituire una quota della rivalutazione del 2015. La differenza negativa verificatasi per effetto dell’adeguamento dell’inflazione riconosciuto ai pensionati è stato nel 2015 dello 0,3%, mentre a consuntivo è risultato che i prezzi sono aumentati solo dello 0,2%. Quindi i pensionati si trovano a dover restituire lo scarto del’0,1%.

L’entità della cifra da restituire è limitata. Intorno ai 15 euro una tantum per gli assegni lordi intorno ai 1.500 euro. Mentre per le pensioni al minimo la perdita è di euro 6,50 all’anno e di 13 euro per un trattamento pensionistico da 1.000 euro.

Con un accordo informale tra governo e Inps, la restituzione dovrebbe avvenire in quattro rate, la prima presumibilmente a marzo. I sindacati dei pensionati hanno chiesto e continuano a chiedere un correttivo in corsa, ma nessuno sta facendo barricate.

Lo Spi Cgil nelle settimane scorse aveva chiesto al ministro Giuliano Poletti un intervento, magari con un emendamento al Milleproroghe. Il prelievo è limitato, ma – protestano i pensionati Cgil – rischia di «incidere sulle pensioni basse». Non tutti sono d’accordo. Il meccanismo di recupero dell’inflazione ha regole precise ed è normale che in caso di un caro vita inferiore alle attese non ci siano rimborsi. E che questi vengano restituiti se sono stati corrisposti erroneamente. C’è dell’altro a penalizzare chi ha un assegno, ha spiegato Romano Bellissima, segretario della Uil pensionati. «In 30 anni abbiamo perso il 30% del potere di acquisto delle pensioni». Tra le cause, anche il paniere Istat sulla base del quale si calcola l’inflazione. «Non è adeguato a misurare lo stile di vita dei pensionati e quindi non registra in modo corretto le variazioni di prezzi dei prodotti» consumati dagli anziani. La soluzione passa da un paniere ad hoc per i pensionati, da affiancare a quello di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo. Idea che ogni tanto si riaffaccia. «C’è la disponibilità da parte del governo di valutare la fattibilità. Non è un’anomalia, in molti paesi europei esiste già», ha aggiunto il sindacalista. Il potere di acquisto delle pensioni è un problema sentitissimo in Italia. Una recente indagine di Allianz Global Assistance ha rilevato che il 26% degli ex lavoratori pensa di trasferirsi all’estero. Tra tante notizie negative per i pensionati, il 2017 ha riservato ai pensionati anche qualche buona nuova. Il Milleproroghe ha previsto che da febbraio le pensioni saranno pagate il primo giorno «bancabile» del mese. Altra buona notizia, da quest’anno scompare il contributo di solidarietà previsto per le pensioni oltre i 90mila euro (dal 6 al 18%). La legge di Stabilità non ha prorogato il prelievo introdotto dal governo Monti.

Inps

IL CASELLARIO DELL’ASSISTENZA

Il 25 marzo 2015 è entrato in vigore il decreto interministeriale n. 206/2014 che contiene le modalità attuative del Casellario dell’assistenza: una Banca dati per la raccolta delle informazioni e dei dati relativi alle prestazioni sociali corrisposte da tutti gli enti centrali dello Stato, gli enti locali, gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.

In altre parole, il Casellario dell’Assistenza è un nuovo servizio dedicato prevalentemente agli enti locali e altri enti pubblici, erogatori di prestazioni sociali, per alimentare e consultare l’archivio amministrativo, gestito dall’Inps, mediante la raccolta, conservazione e gestione dei dati relativi ai beneficiari di prestazioni sociali.

Con l’acquisizione di informazioni complete sarà infatti possibile programmare gli interventi sociali in maniera più rispondente ai bisogni concreti dei cittadini, valutare la spesa sociale a livello locale e nazionale, ottenendo al contempo risparmi e una migliore gestione della spesa pubblica, nonché effettuare monitoraggi e controlli sulla legittimità delle prestazioni erogate.

Gli Enti interessati e coinvolti nell’operazione sono difatti espressamente tenuti a trasmettere telematicamente all’Inps i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati, per la realizzazione di una base conoscitiva volta a perfezionare la migliore amministrazione della rete dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse.

La prima sezione del Casellario, la Banca dati delle prestazioni sociali agevolate (Psa), condizionate all’Isee, già disciplinata dal decreto ministeriale 8 marzo 2013, integralmente recepito dal sopra citato decreto interministeriale 206/2014, è stata avviata con il decreto direttoriale n. 8 del 10 aprile 2015. Mentre ottenuto il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Agenzia delle entrate e del Garante per la protezione dei dati personali, l’Inps ha formalmente adottato il decreto direttoriale n. 103 del 15 settembre 2016, che ha dato operativamente avvio alle altre due Banche dati che compongono il Casellario:

la Banca dati delle prestazioni sociali (Ps) e la Banca dati delle valutazioni multidimensionali (Vm). Quest’ultima Banca dati è articolata a sua volta in tre sezioni corrispondenti a tre distinte aree di utenza:

infanzia, adolescenza e famiglia (Sinba); disabilità e non autosufficienza (Sina); povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio (Sip). Tale modulo sarà oggetto di apposita sperimentazione.

Voucher

ECCO LE MODIFICHE ALLO STUDIO DEL GOVERNO

Riduzione dei tempi di incasso del rimborso per i datori di lavoro da 1 anno a 6-3 mesi; riduzione del tetto per i lavoratori da 7mila a 5mila euro all’anno e dei settori di applicazione o, in alternativa, un intervento che escluda i lavoratori contrattualizzati dalla possibilità di usufruire dei buoni per il lavoro accessorio. Obiettivo, stroncare l’abuso di alcune imprese che destinano i voucher al pagamento degli straordinari dei dipendenti. Sono queste, a quanto ha appreso e reso noto l’Adnkronos, le modifiche alle norme sui buoni per il lavoro accessorio a cui lavorano i tecnici del governo, indipendentemente dalla decisione assunta dalla Corte costituzionale sul referendum sul Jobs Act. Una delle correzioni a cui lavorano i tecnici del governo è la riduzione del tempo di incasso del rimborso del voucher da parte del datore di lavoro da un anno, come previsto dalle norme attuali, possibilmente a 6 o 3 mesi, aggredendo così gli abusi delle aziende che una volta dopo essere state oggetto di un’ispezione riprendono il ‘nero’ e alla conclusione dell’annualità chiedono il rimborso del voucher. La seconda modifica allo studio punta a ridurre da 7mila a 5mila euro o meno il tetto di reddito annuo. Una modifica pressoché irrilevante in termini tecnici visto che dati alla mano il reddito medio pro capite annuo dei voucher finora staccati è pari a 250 euro, ma che mira ad chiudere polemiche strumentali sul tema. Polemiche che hanno accompagnato tutta la breve vita dell’operazione voucher: un intervento che interessa 40mila lavoratori. Terza modifica sul tavolo, ma di difficile realizzazione, è la limitazione dei settori in cui si possono usare i voucher. Ma, qualora non si riuscisse a limitare i settori che ricorrono ai buoni di lavoro, si potrebbe introdurre, più realisticamente, un correttivo ‘trasversale’, cioè che interessi tutti i settori, vietando l’uso dei voucher per i lavoratori contrattualizzati. Un abuso questo che consisteva nel pagare con i buoni lavoro gli straordinari dei dipendenti stabili. Intanto si attendono i risultati della tracciabilità, intorno a febbraio. Dopodiché si predisporrà l’intervento normativo. Dati questi che saranno degli indicatori per definire le correzioni in quanto daranno un quadro chiaro e un identikit delle imprese che usano i voucher, in termini di ripetitività e settori.

I tempi – Dovrebbero arrivare dopo febbraio le correzioni del governo ai voucher. A quanto ha riferito l’Adnkronos, l’esecutivo aspetta di vedere i risultati della tracciabilità, attesi appunto il mese prossimo, e poi predisporrà il testo definitivo. Ancora da decidere quale sarà il veicolo di intervento, se dl o altro. I dati sulla tracciabilità sono infatti cruciali per definire le correzioni in quanto daranno un quadro chiaro e un identikit delle imprese che usano i voucher, in termini di frequenza e settori.

Poletti, revisione necessaria – “In relazione alle prime evidenze registrate dal monitoraggio sui voucher il governo considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero”. Sono le parole con cui il ministro del lavoro, Giuliano Poletti ha annunciato al Senato il prossimo provvedimento del governo sui buoni per il lavoro accessorio.

Fisco

AGENZIA ENTRATE CAMBIA GIOCO

”Guardie e ladri è un gioco che non funziona più”. La deterrenza è l’ultimo strumento, dopo aver messo in campo ”tutti gli strumenti a disposizione per costruire un rapporto di fiducia” con i contribuenti. Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi , ha recentemente scritto un editoriale pubblicato nella rivista interna dell’amministrazione ‘Pagine on line’, per spiegare ai dipendenti che bisogna spostare l’attenzione sulla ”persona” intesa come ”soggetto, meritevole di ascolto, anziché mero oggetto delle nostre lavorazioni”. ”Solo grazie al vostro contributo si potrà rendere effettivo e concreto il cambiamento che sicuramente tutti auspichiamo”, dice Orlandi. Compliance sarà la ”parola d’ordine”, ”il cuore” e ”le fondamenta” di una ”rinnovata strategia” che, ha spiegato Orlandi, prevede un ”percorso di ridefinizione dei rapporti con i contribuenti, ancora più improntati ai principi di trasparenza e rispetto reciproco”. L’Agenzia ”è geneticamente programmata per affrontare i cambiamenti”, dalle modifiche organizzative ai cambiamenti culturali. Oggi, ha evidenziato Orlandi, occorre fare ”un ulteriore salto di qualità sia nella strategia sia nella nostra impostazione culturale”. ”Dobbiamo interiorizzare il concetto che il nostro compito non è inseguire le mere violazioni formali per sanzionarle severamente”. Secondo il direttore bisogna ”abbandonare ogni atteggiamento autoritativo: le persone che abbiamo di fronte sono generalmente in buona fede”. Il contrasto va indirizzato solo verso quei soggetti ”con volontà di sottrarsi ai propri doveri nei confronti della collettività, dobbiamo impiegare le nostre energie migliori verso i fenomeni significativi di evasione”. Diversamente, contro gli evasori ”consapevoli e incalliti utilizzeremo giustamente, e in modo vigoroso, gli strume nti a nostra disposizione”. ”Allora sì che il nostro intervento sarà un’azione virtuosa e legittima nell’interesse della comunità”. Solo così, ha sottolineato ulteriormente Orlandi, ”potremo ribaltare un’ingiusta percezione negativa del nostro lavoro, che invece da sempre si fonda su principi di integrità morale, correttezza e imparzialità”.

Consulenti del lavoro

CROTONE PROVINCIA CON PIU’ ALTO TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Vibo Valentia è la provincia italiana con il tasso di occupazione più basso (appena il 35,8% nella fascia tra i 15 e i 64 anni) mentre Bolzano si conferma quella con il tasso più alto (71,4%); Prato la provincia con la percentuale più alta di residenti immigrati (20%) mentre Crotone registra il più alto tasso di disoccupazione in generale (32,2%, quasi il triplo della media italiana) e Cosenza il più alto per la disoccupazione giovanile femminile (84,4%). Sono alcuni dei dati contenuti nel ‘primo rapporto sulle dinamiche del mercato del lavoro nelle province e nelle grandi città italiane’ dell’osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro. Se si guarda alle grandi città il comune che ha il tasso di occupazione più alto è Bologna con il 70,9% mentre Napoli ha la maglia nera con solo il 36,2% delle persone tra i 15 e i 64 anni che ha un lavoro. L’Osservatorio ha elaborato un indice sintetico di efficienza del mercato del lavoro (affiancando al tasso di occupazione anche il tasso di non neet, il rapporto tra i tassi di occupazione di uomini e donne, la quota di occupati con alte qualificazioni e la quota dei contratti standard) che vede al top della classifica la provincia di Milano, seguita da Bologna, Trieste e Monza-Brianza (Bolzano è quinta). In fondo alla classifica c’è Agrigento (solo il 27,9% degli occupati ha alte qualificazioni e la metà degli impieghi totali non è standard), preceduta da Barletta-Andria-Trani e Crotone. L’Osservatorio fa anche un focus sul lavoro immigrato nelle grandi città sottolineando come il tasso d’occupazione degli stranieri (66,6%) sia mediamente (nei 13 grandi comuni considerati) superiore di 9 punti percentuali rispetto a quello degli italiani (57,4%). Il divario è particolarmente rilevante a Napoli con un tasso di occupazione degli stranieri (58,3%) di quasi 24 punti superiore a quello degli italiani nel comune (34,8%), a Bari (72,1% contro 46,7% degli italiani), a Palermo (64,6% contro il 39,9% degli italiani) e a Catania (68,1% contro 39,4%). A Milano dove i tassi di occupazione si equivalgono quasi (69,4% tra gli italiani, 72,9% gli immigrati) i lavoratori stranieri sfiorano un quarto del totale (24,6%) mentre a Verona superano il 20%. Il livello d’istruzione degli occupati italiani, nel confronto europeo, è molto basso: quasi un terzo ha conseguito al massimo la licenza media (31,8%; 17,8% nella media EU-28), ma con quote drammatiche nel Mezzogiorno e in particolare nella provincia Nuoro dove più della metà dei lavoratori non ha completato la scuola dell’obbligo (55,1%). Solo il 21% degli occupati è laureato (33,4% nella media europea): la quota più elevata si registra nella provincia Roma (29,9%), anche per la presenza numerosa di dipendenti pubblici, seguita da Milano (28,7%), quella più bassa nelle province di Sondrio (11,6%) e di Medio Campidano (12,5%). Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia (40,3%), rileva ancora l’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, è pari al doppio di quello della media europea (20,3%, 7,2% in Germania), ma presenta differenze drammatiche tra le province: se in quella di Medio Campidano due terzi dei 15-24enni attivi non hanno trovato un’occupazione (74,7%), in quella di Bolzano si trova in questa condizione solo l’11,9% dei giovani, con una differenza tra i due tassi di 63 punti percentuali. Il risultato eccezionale della provincia di Bolzano è dovuto principalmente alla larga diffusione dell’apprendistato duale per la qualifica e il diploma professionale che consente ai giovanissimi appena usciti dalle medie di studiare e imparare contemporaneamente un mestiere attraverso un lavoro retribuito.

Istat

CALO INATTIVI SALE TASSO DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione a novembre torna a salire nonostante la crescita dell’occupazione. Il valore, spiega l’Istat, si attesta all’11,9% in aumento di 0,2 punti su base mensile e di 0,5 punti rispetto a novembre 2015, al livello più alto dopo giugno 2015. I disoccupati salgono a quota 3.089.000, in aumento di 57.000 su ottobre e di 165.000 su novembre 2015. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre calano di 93.000 unità su ottobre e di 469.000 su novembre 2015. Il tasso di inattività è ai minimi storici (34,8%).

La disoccupazione giovanile risale al 39,4% – A novembre il tasso di disoccupazione giovanile sale al 39,4%, in aumento di 1,8 punti percentuali rispetto al mese precedente, e tocca così il livello più alto a partire da ottobre 2015. Lo rileva l’Istat nell’analisi della fascia di età tra 15 e 24 anni. Il tasso di occupazione giovanile diminuisce di 0,1 punti percentuali, mentre quello di inattività – che include anche le persone impegnate negli studi – cala di 0,6 punti.

Novembre, +19.000 occupati su mese, +201.000 anno – A novembre gli occupati in Italia sono aumentati di 19.000 unità rispetto a ottobre (+0,1%) e di 201.000 unità su novembre 2015 (+0,9%). Lo rileva l’Istat spiegando che l’aumento riguarda le donne e le persone ultracinquantenni. Aumentano, in questo mese, gli indipendenti e i dipendenti permanenti, calano i lavoratori a termine. Il tasso di occupazione è pari al 57,3%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre. La crescita su base annua si concentra esclusivamente tra gli over 50 (+453.000).

Carlo Pareto

Commercio, tornano
gli aiuti numerari
per chi cessa l’attività

Le domande vanno presentate all’Inps entro il 31 gennaio

COMMERCIANTI: ANCHE PER IL 2017 TORNA L’INDENNIZZO

Nel settore del commercio tornano gli aiuti numerari per chi cessa l’attività. La originaria norma che prevedeva l’indennizzo per il triennio dal 1996 al 1998 è stata più volte prorogata e viene, ora, ripristinata fino al 31 dicembre 2017. Una misura fortemente voluta confermata dalla Confcommercio, vista la persistente crisi del settore. La prestazione infatti funziona come un vero e proprio ammortizzatore sociale, e serve ad accompagnare fino alla quiescenza coloro che lasciano definitivamente l’attività. In pratica la riconsegna delle licenze al comune potrà consentire di percepire dall’Inps, per il periodo intercorrente dalla chiusura fino alla data della pensione di vecchiaia, una somma di poco più di 502 euro al mese. L’intervento è finanziato con un contributo dello 0,09 per cento a carico dei commercianti, che sarebbe andato in scadenza al 31 dicembre 2014 e che è stato anch’esso prorogato al 31 dicembre 2018. Le richieste di ammissione al beneficio previdenziale dovranno essere presentate entro il 31 gennaio del 2017. La previsione è contenuta nel comma 490 della legge di stabilità 2014, che è intervenuta modificando l’articolo 19-ter del decreto-legge n. 185/2008 convertito in legge n. 2 del 28 gennaio 2009 (c.d. decreto anti-crisi). Destinatari del provvedimento sono in particolare: i titolari di attività commerciali al minuto in sede fissa o loro coadiutori (a nulla rilevando la eventuale somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; i titolari di attività commerciali su aree pubbliche o loro coadiutori; gli esercenti di attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; gli agenti e rappresentanti di commercio. Per accedere all’operazione devono essere perfezionati alcuni precisi requisiti che consistono in: aver compiuto 62 anni di età se uomo o 57 se donna, al momento della cessazione (secondo l’interpretazione seguita dai Ministeri vigilanti ed enunciata espressamente dall’Inps con il messaggio n. 9656 del 13 giugno 2013 e successivi adeguamenti relativi all’incremento della speranza di vita) fino all’età massima di 66 anni e 7 mesi per gli uomini e 66 anni e 1 mese per le donne (sempre che non si consegua, prima di tali limiti, la decorrenza del trattamento pensionistico). A questo proposito non può non osservarsi la sanatoria della precedente distonia fra la finalità dell’indennizzo (accompagnare il commerciante in crisi economica fino al momento della quiescenza) e la soglia indicata in precedenza dai Ministeri, che all’inizio era assai lontana dal dato anagrafico occorrente che all’epoca valeva per il pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici autonome; al momento della cessazione il soggetto deve essere iscritto alla gestione speciale commercianti dell’Inps da almeno cinque anni; l’attività deve essere terminata in maniera definitiva; le licenze per l’esercizio commerciale devono essere restituite al comune. Con riferimento al contributo obbligatorio dello 0,09 per cento a carico dei commercianti; va evidenziato che anch’esso viene differito al 31 dicembre 2018, ed è posto a carico degli iscritti alla gestione degli esercenti attività commerciali presso l’Inps, in aggiunta ai contributi previdenziali dagli stessi dovuti. Per ottenere l’erogazione dell’assegno in questione, sono quindi necessari: la chiusura definitiva dell’attività commerciale; la consegna dell’autorizzazione per l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande (nel caso in cui quest’ultima sia esercitata congiuntamente all’attività di commercio al minuto); la cancellazione del titolare dell’attività dal Registro delle imprese presso la Camera di commercio competente; la cancellazione del titolare dal registro degli esercenti il commercio per l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; la cancellazione dal ruolo provinciale degli agenti e rappresentanti di commercio. Importante, L’indennizzo è incompatibile con l’esercizio di qualsiasi attività di lavoro autonomo o subordinato ed è pertanto revocato a far data dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale sia stata ripresa l’attività lavorativa sia essa dipendente che autonoma, circostanza che deve essere segnalata dall’interessato entro trenta giorni dalla ripresa. L’importo dell’indennizzo – come detto – è pari al trattamento minimo di pensione spettante ai commercianti iscritti alla gestione ed il periodo in cui viene riscosso è riconosciuto figurativamente ai fini del diritto e della misura al trattamento pensionistico.

Agevolazioni

BONUS ENERGIA ELETTRICA, COME CHIEDERLO

Il bonus elettrico è uno sconto annuale sulle bollette dell’energia elettrica, che può essere richiesto dai clienti domestici economicamente disagiati e che per il 2017 è stato aumentato dal 20% al 30%. Lo sconto, scrive il portale ‘laleggepertutti.it’, viene riconosciuto sotto forma di compensazione applicata alla spesa complessiva sostenuta dal cliente domestico durante l’anno, comprensiva della quota fissa e delle quote variabili relative ai consumi di energia elettrica, incluse le componenti A e UC applicate alla clientela domestica agevolata. L’importo del bonus elettrico viene scontato direttamente sulla bolletta, non in un’unica soluzione, ma suddiviso nelle diverse bollette corrispondenti ai consumi dei 12 mesi successivi alla presentazione della domanda. Ma cosa si intende per cliente ‘economicamente disagiato’? Coloro che hanno un reddito, risultante dall’Isee (Indicatore di situazione economica equivalente) non superiore a 8.107,5 euro (valore aggiornato per il 2017). Successivamente, con cadenza triennale, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico aggiorna il valore Isee, arrotondato al primo decimale, sulla base del valore medio dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati in ciascun triennio di riferimento. Dunque, possono ottenere il bonus tutti i clienti domestici intestatari di un contratto di fornitura elettrica, per la sola abitazione di residenza, appartenenti ad un nucleo familiare con indicatore Isee non superiore a 8.107,5 euro. La compensazione della spesa sostenuta per la fornitura di energia elettrica è riconosciuta ai clienti domestici in condizioni di effettivo disagio economico, in forma parametrata al numero di componenti la famiglia anagrafica, con riferimento a un livello di consumo di energia elettrica e di potenza impegnata, compatibile con l’alimentazione delle ordinarie apparecchiature elettriche di uso domestico, in modo tale da produrre una riduzione della spesa dell’utente medio indicativamente del 30%. La richiesta del bonus elettrico può essere trasmessa anche per via telematica con le modalità stabilite dall’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico in accordo con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci). La domanda va presentata presso il comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comune (Caf, Comunità montane) utilizzando gli appositi moduli. Alla domanda occorre allegare: documento di identità; eventuale allegato D di delega (se la domanda è presentata da un delegato e non dall’intestatario della fornitura); modulo A compilato. Anche se si richiede un solo bonus è sufficiente compilare i riquadri relativi alla sola fornitura (elettrica o gas) per la quale si sta facendo la domanda di agevolazione. Va fornita, inoltre, l’attestazione Isee in corso di validità e l’allegato CF con i componenti del nucleo Isee. E’ inoltre necessario avere a disposizione alcune informazioni reperibili in bolletta o nel contratto di fornitura, come la potenza impegnata o disponibile della fornitura e il codice POD (identificativo del punto di consegna dell’energia). E’ un codice composto da lettere e numeri, che inizia con IT che identifica in modo certo il punto fisico in cui l’energia viene consegnata dal fornitore e prelevata dal cliente finale. Il codice non cambia anche se si cambia fornitore.

Economia

CRESCE IL REDDITO PRO-CAPITE

Cresce il reddito pro capite degli italiani, ma non in tutto il Paese. Nel 2015 l’entrata media nazionale risulta pari a 17.826 euro, con un incremento dell’1,6% rispetto al 2014 ma, all’interno del quadro nazionale, emergono forti differenze tra il Nord, dove si registra una crescita del 2,3%, e il Sud, che deve fare i conti con un periodo di stallo (-0,1%). I dati sul reddito medio disponibile pro capite contenuti nei rapporti Bes pubblicati dall’Istat (anni 2015 e 2016), ed elaborati dall’Adnkronos, mostrano che la differenza si va ad aggiungere a una base di partenza che è già molto squilibrata. Infatti le persone che vivono al Settentrione possono contare in media su un’entrata annua di 20.838 euro mentre i connazionali del Mezzogiorno, con 13.188 euro, avendo a disposizione un terzo in meno. La forbice tocca i livelli massimi confrontando il reddito medio procapite nel Trentino Alto Adige, che ammonta a 22.188 euro, e in Calabria, che si ferma a poco più della metà (12.237 euro). Dietro la regione prima classificata si posizionano la Lombardia con 21.634 euro (+2,2% annuo) e l’Emilia Romagna con 21.509 euro (+2,3%). A tener compagnia alla Calabria, in fondo alla lista, ci sono la Campania con 12.588 euro (-0,5%) e la Sicilia con 12.838 euro (-0,7%). Confrontando i dati del 2014 con quelli del 2015 emerge che il Trentino si aggiudica il primo posto anche nella classifica degli incrementi, registrando un +4,2%, mentre la riduzione più significativa è quella del Molise, dove con 14.133 euro si segna un -3%. Rispetto al dato nazionale (17.826 euro), i redditi del nord, con 20.838 euro, sono più alti del 16,9%; bene anche il centro che, con 18.652 euro supera la media del 4,6%. Come è facile intuire è il sud che paga la differenza, fermandosi a 13.188 euro (-26%). L’aumento medio del reddito potrebbe far pensare che il rischio di povertà sia diminuito ma, purtroppo, non è così. Nel 2014 l’indice, cioè, la percentuale di persone con un reddito equivalente inferiore o pari al 60% del reddito equivalente mediano sul totale delle persone residenti, era pari a 19,4 su 100 persone e lo scorso anno è salito a 19,9 influenzato soprattutto dal sud. Si può ipotizzare che gli incrementi abbiano riguardato soprattutto i redditi più alti, mentre nelle fasce più basse la situazione è probabilmente peggiorata. Tornando alle differenze territoriali, nel 2015 l’indice di rischio povertà nel mezzogiorno è arrivato a 34 punti (+0,8) mentre al nord si ferma a 11 (+0,2). Dall’ultimo rapporto emerge che la regione in cui si concentra il numero maggiore di persone a rischio povertà e la Sicilia (42,3 su 100), che incrementa il dato di 2,2 punti rispetto all’anno precedente. La situazione migliore è invece quella della Valle d’Aosta, che si ferma a 7 su 19, e riesce a migliorare il dato rispetto al 2014 (-1,4).

Carlo Pareto