Fisco, ogni anno vanno
in fumo 37 miliardi di Euro per lavoro nero

Manovra

BONUS NIDO ANCHE A BIMBI MALATI A CASA

Il bonus nido da 1.000 euro l’anno previsto dalla legge di bilancio sarà destinato, non solo ai bambini iscritti agli asili, ma anche a “forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei tre anni affetti da gravi patologie croniche”. Lo prevede un emendamento alla Legge di Bilancio approvato in Commissione alla Camera.

Sul bonus nido è stata introdotta anche una norma che fissa dei paletti che limiteranno l’accesso. Non basterà aver iscritto il figlio al nido, ma servirà anche la ricevuta dei versamenti effettuati.

Tra le novità anche un emendamento che stabilisce come il Fondo di sostegno alla natalità istituito dalla legge di bilancio per garantire l’accesso al credito delle famiglie con uno o più figli sarà riservato ai nuclei con figli nati e adottati “a decorrere dal primo gennaio 2017”. Il Fondo ha una dotazione di 14 milioni nel 2017, 24 nel 2018 e 23 milioni nel 2019, 13 nel 2020 e 6 milioni l’anno dal 2021.

Per ricevere il bonus asilo nido, pari a 1.000 euro, sarà necessario presentare la documentazione relativa al pagamento della retta. E’ quanto prescrive lo stesso emendamento alla legge di bilancio, approvato dalla commissione Bilancio della Camera.

I genitori, di conseguenza, dovranno presentare all’Inps non solo la documentazione che attesta l’iscrizione del bambino ma anche la ricevuta dell’avvenuto pagamento delle rette.

Con un’altra proposta di modifica approvata si estende il buono anche ai bambini che, a causa di patologie croniche, non possono frequentare le strutture pubbliche; l’obiettivo è quello di introdurre forme di supporto presso l’abitazione. Si precisa poi che il Fondo di sostegno alla natalità spetterà a tutte le famiglie con figli che sono nati o adottati ”a decorrere dal primo gennaio 2017”.

Cassa ragionieri

I CONTRIBUTI SIVERSANO ANCHE CON F24

A partire dal 2017 anche i ragionieri commercialisti e gli esperti contabili, che esercitano attività libero professionale con continuità, potranno utilizzare il modello F24 per pagare i contributi previdenziali e assistenziali. L’Agenzia delle Entrate, infatti, ha recentemente firmato una convenzione con la Cassa Nazionale di Previdenza ed assistenza a favore dei Ragionieri e Periti Commerciali (Cnpr), che prevede la possibilità di utilizzare il modello di pagamento F24 per la riscossione dei contributi previdenziali e assistenziali. L’accordo, valido per un triennio, rientra nelle previsioni del Dm del 10 gennaio 2014, che ha riconosciuto agli enti previdenziali di categoria dei professionisti che ne fanno richiesta la possibilità di riscuotere i contributi tramite F24, e fa seguito a quelli già in vigore con altri istituti di previdenza. Dal 2017, quindi, anche gli iscritti alla Cnpr potranno, con un’unica operazione, effettuare il pagamento delle somme dovute e utilizzare eventuali crediti tributari in compensazione. L’Agenzia provvederà a breve, su richiesta dello stesso Ente, a definire i codici da indicare nel modello F24. Versamenti più agevoli, riscossione più efficiente – L’intesa prevede che l’Agenzia fornisca alla Cnpr i dati relativi alle operazioni di riscossione e riversamento dei contributi. Da una parte, dunque, i ragionieri commercialisti e gli esperti contabili iscritti alla Cassa dei Ragionieri potranno utilizzare l’agevole sistema dei versamenti unitari, dall’altra l’ente previdenziale potrà ottenere informazioni con maggiore tempestività e adottare, quindi, misure di controllo più immediate ed efficienti.

Inpgi

RIFORMA VARATA DAL CDA

“Con questa ultima riforma varata dal cda di Inpgi lo scorso 28 settembre vogliamo raggiungere la sostenibilità dell’Ente che da più di 100 anni continua a stare vicino alla categoria e a esercitare questo ruolo molto importante”. Così si è recentemente espressa Mimma Iorio, direttore generale Inpgi, l’istituto nazionale di previdenza dei giornalisti, con Labitalia, a margine dell’evento ‘Il Futuro pensionistico dei giornalisti’ promosso dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro, e tenutosi nella sede romana dei professionisti. Secondo Iorio “la riforma verte su due aspetti fondamentali: la revisione dei criteri di accesso alla pensione, sia per quella di vecchiaia che per quella di anzianità; e poi anche il sistema di calcolo della pensione con l’introduzione del contributivo a far data dal momento in cui i ministeri ci approveranno la riforma”. “L’età per la pensione, sia di anzianità che di vecchiaia – ha spiegato Iorio – si incrementa progressivamente nel giro di tre anni, fino ad arrivare nel 2019 sia per gli uomini che per le donne a 66 anni e 7 mesi. Per quanto attiene la pensione di anzianità ci sarà un unico sistema di accesso a questa pensione e cioè con i 62 anni di età e, nel 2017, 38 anni di contributi, nel 2018 39 anni e nel 2019 40 anni di contributi”. Scelte, che, ribadisce Iorio, puntano a sostenere la categoria nel futuro. “In tutti questi anni l’Ente – ha puntualizzato – ha esercitato il suo ruolo non soltanto nell’erogare le pensioni ma anche nello stare vicino ai colleghi che si sono ritrovati a vivere delle situazioni difficili dal punto di vista lavorativo, in aziende in stato di crisi”. “Noi – ha rimarcato Iorio – li abbiamo assistiti con la cassa integrazione, della solidarietà e con una disoccupazione più vantaggiosa di quella erogata dal sistema generale”. E quindi, in conclusione Iorio assicura che “l’Ente con questa riforma non fa altro che pensare ai lavoratori che dovranno avere anche in futuro il loro diritto ad avere una pensione, contando appunto su una sostenibilità del sistema Inpgi, che in tutti questi anni ha svolto sempre una funzione fondamentale”. E l’appuntamento promosso dai consulenti del lavoro è stata anche l’occasione per discutere del futuro del sistema pensionistico nazionale e per la presentazione del libro “L’eterno duello per le pensioni- considerazioni su passato e presente”, scritto da Fabio Faretra, direttore generale dell’Enpacl, cassa di previdenza dei consulenti del lavoro. Per Faretra “il sistema pensionistico presenta una pluralità di gestioni dovuta alla stratificazione nel corso del tempo di gestioni per diverse categorie di lavoratori. E poi ci sono le casse previdenziali privatizzate dei professionisti che risentono anch’esse della crisi”. E per Enzo De Fusco, coordinatore scientifico della Fondazione studi dei consulenti del lavoro in “Italia abbiamo il sistema pensionistico più complesso che si può registrare in Europa”.

Fisco

IN FUMO 37 MLD L’ANNO PER LAVORO NERO

Gli oltre 3 milioni di lavoratori in nero presenti in Italia ‘producono’ 77,2 miliardi di euro di Pil irregolare all’anno (pari al 4,8 per cento del Pil nazionale). Questa piaga sociale ed economica sottrae alle casse dello Stato 36,9 miliardi di euro di tasse e contributi. E’ il dato che emerge dalle stime elaborate dall’Ufficio studi della Cgia, che mostrano come la Regione più ‘colpita’ è la Calabria dove l’incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil è pari all’8,7 per cento. Seguono la Campania (8,4 per cento), la Sicilia (7,8 per cento), la Puglia (6,7 per cento) e l’Abruzzo (6 per cento). Le realtà meno investite da questo fenomeno, invece, sono il Trentino Alto Adige (3,6 per cento), la Valle d’Aosta (3,4 per cento) e il Veneto (3,3 per cento). I numeri, riferiti al 2014 (ultimo anno disponibile), misurano il peso economico del lavoro nero presente in Italia. Una piaga che vede coinvolti milioni e milioni di persone: lavoratori dipendenti che fanno il secondo lavoro; cassaintegrati o pensionati che arrotondano le loro magre entrate o disoccupati che in attesa di rientrare ufficialmente nel mercato del lavoro sbarcano il lunario ‘grazie’ ai proventi di una attività irregolare. Secondo i dati del ministero dell’Economia si stima che le imposte evase in Italia ammontino complessivamente a 108,7 miliardi, di cui 98,3 di mancate entrate tributarie e altri 10,4 di contributi previdenziali non versati. Nei 108,7 miliardi sono inclusi anche i 36,9 miliardi che sono riconducibili al lavoro nero. La Cgia ricorda come il valore aggiunto ‘prodotto’ dal sommerso economico nel 2014 è stato stimato dall’Istat in 194,4 miliardi di euro (che include i flussi generati dalla sotto-dichiarazione, dal lavoro irregolare e dagli affitti in nero). Tale importo sale a 211,3 miliardi se si considerano anche le attività illegali (prostituzione, traffico stupefacenti e contrabbando di sigarette). “Con la crisi – ha spiegato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – l’economia da lavoro irregolare ha subito una forte impennata. Tra il 2011 e il 2014 il valore aggiunto generato da questo settore è salito dell’8,5 per cento. Purtroppo, chi in questi ultimi anni ha perso il posto di lavoro non ha avuto alternative: per mandare avanti la famiglia ha dovuto ricorrere a piccoli lavoretti o a svolgere attività lavorative completamente in nero per portare a casa qualcosa. Una situazione che coinvolge quasi 1.270.000 persone al Sud, quasi 708.000 a Nordovest, poco meno di 644.500 al Centro e poco più di 483.000 a Nordest”.

Lavoratori dipendenti

OLTRE LA META’ OPERAI

Gli operai con almeno un giorno di lavoro retribuito in ogni mese dell’anno sono stati 6,27 milioni, oltre il 52,6% dell’insieme dei lavoratori dipendenti calcolati in media annua (11,9 milioni). Lo si legge nell’Osservatorio dell’Inps sui lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi i domestici e gli agricoli). Se si guarda invece ai dipendenti con almeno un giorno lavorativo nell’intero anno (14,45 milioni nel 2015) gli operai sono 7,9 milioni pari al 54,9% del totale. Gli impiegati sono il 37,7% del totale, gli apprendisti e i quadri rispettivamente il 3,1% mentre i dirigenti sono lo 0,8%.

Carlo Pareto

Sistema ammortizzatori sociali profondamente cambiato

Inps
IL DIRETTORE GENERALE CIOFFI HA LASCIATO L’ISTITUTO

Il direttore generale dell’Inps, Massimo Cioffi, si è dimesso. Lo ha comunicato lui stesso, la scorsa settimana, al ministro Poletti rimettendo così l’incarico conferitogli con decreto ministeriale del 27 febbraio 2015. E’ stata un annuncio del ministro del Lavoro a rendere nota la decisione assunta “al fine di contribuire a superare una situazione di ricorrente contrasto di opinioni con il Presidente dell’Inps, che potrebbe, alla lunga, danneggiare la regolare funzionalità dell’Istituto”. Il ministro Poletti ha ringraziato Cioffi per l’attività prestata e per la sensibilità dimostrata verso l’interesse generale dell’Istituto e ha poi informato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, invitandolo ad avviare le procedure conseguenti alla decisione del direttore generale. Cioffi ha spiegato all’Adnkronos di essersi dimesso perché “il rapporto con il presidente Tito Boeri si era irrimediabilmente deteriorato“. “Ormai – ha detto Cioffi – si era determinata una situazione che se protratta rischiava di nuocere gravemente all’Istituto. Siccome non voglio questo ho deciso di farmi da parte. Non c’erano più le condizioni per andare avanti. Il rapporto con Boeri si era rotto anche sul piano personale e alcune sue dichiarazioni a ‘Report’ non mi erano piaciute”. Le parole di commiato del presidente dell’Inps, del resto, confermano una rottura insanabile. “Ringrazio Massimo Cioffi per il lavoro svolto in 21 mesi alla Direzione generale dell’Istituto e apprezzo la sua sensibilità istituzionale e coerenza nel rimettere il mandato. Ha dichiarato in modo aperto le sue divergenze e non poteva essere chiamato ad attuare una riforma organizzativa in cui aveva mostrato di non credere“. La frattura tra Boeri e Cioffi è avvenuta soprattutto sulla riorganizzazione dell’Ente portata avanti dal presidente. “Da un lato – ha puntualizzato Cioffi – manca un adeguato coordinamento sui processi operativi tra le direzioni, dall’altro si affida a una commissione di esperti esterna la selezione dei dirigenti. Di fatto vengono azzerate le due leve principali a disposizione del direttore generale per gestire un Organismo complesso come l’Inps: il coordinamento e la scelta dei dirigenti”. “Con Boeri – ha rimarcato ancora Cioffi – abbiamo discusso a lungo. E siccome non condivido la strada scelta dal presidente ho rimesso il mandato. Avrei preferito continuare il lavoro avviato, ma non c’erano più le condizioni”. “All’Inps – ha aggiunto – ho trovato un mondo complesso e straordinario con molto valore da estrarre e spero che riescano a farlo. Ho trovato persone con un forte orientamento al servizio al di là di quello che spesso si dice nei talk show”. Intanto il direttore vicario, Vincenzo Damato, ha formalmente assunto le funzioni del Direttore generale fino a nuova nomina. Questo garantirà la piena continuità delle attività dell’istituto.

Calderone
SISTEMA AMMORTIZZATORI SOCIALI PROFONDAMENTE CAMBIATO

“Il sistema degli ammortizzatori sociali nell’ultimo anno è profondamente cambiato e ancora cambierà in futuro. Nel 2015 coesistevano più trattamenti (fino a maggio i sussidi di disoccupazione, Mini Aspi e Aspi, prevedevano requisiti più stringenti e durate inferiori rispetto al nuovo istituto della Naspi che li ha sostituiti) e questo spiega l’aumento. Immaginiamo, insomma, la Naspi come una sorta di raccoglitore di istituti diversi”. Così si è espressa, in una recente intervista a ‘Il Resto del Carlino’, Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. “Servono investimenti strutturali – ha sostenuto – per accelerare l’accenno di ripresa registrato in questi ultimi mesi. Senza una vera ripresa non può esserci azienda interessata ad assumere, anche in presenza di forti incentivi. Per il semplice fatto che il lavoratore serve solo all’impresa che ha necessità di produrre. Con la legge di Bilancio per il 2017 il governo si è mosso per rafforzare le due misure, dopo un primo intervento nel 2016. Mi pare una grande opportunità anche per le piccole e medie imprese”. “I consulenti del lavoro – ha spiegato Marina Calderone – hanno intercettato già da tempo il crescente interesse nei distretti produttivi per il welfare e i premi. Oggi, infatti, è possibile contenere il costo del lavoro con la previsione di misure premiali anche attraverso la negoziazione con le rappresentanze sindacali”.

Cida
SU RIFORMA PA PESA CRITICITA’ INCARICHI DIRIGENZIALI

“La riforma della Pa presenta troppe criticità che non possiamo condividere, primo fra tutto il nodo degli incarichi dirigenziali”. A dirlo recentemente: Cida, Confedir, Confsal e Cosmed in occasione della conferenza stampa organizzata unitariamente al Cnel per riaffermare i principi di legalità, imparzialità, merito e trasparenza nell’attribuzione degli incarichi dirigenziali.

“La riforma attuale – ha sostenuto Giorgio Rembado, presidente della Cida Funzione pubblica – si propone di incrementare e rafforzare la separazione tra politica e amministrazione, ma a nostro giudizio questo non avviene. Questo perché il conferimento degli incarichi dei dirigenti viene dato ancora su impulso della direzione politica delle diverse amministrazioni”. “Questo è un pericolo per i cittadini – ha sottolineato – perché hanno bisogno di avere un’amministrazione neutrale, ovvero imparziale che però non è garantita minimamente se la persistenza del rapporto con la politica può essere tenuto in vita”.

Per le parti sociali “l’ennesima riforma della Pubblica amministrazione rischia di non rispondere alle esigenze di rinnovamento delle pubbliche amministrazioni perché non tiene in considerazione le criticità antiche dell’organizzazione del lavoro pubblico. Anzi, al di là delle enunciazioni di principio: crea forme di precarizzazione allarmanti per i dirigenti di carriera e favorisce il rapporto collusivo fra politica e amministrazione”.

L’interconfederale ha chiarito che “non è pregiudizialmente contraria alla riforma, ma evidenzia le principali criticità e i motivi di dissenso più marcati. Tra questi, l’invasione dell’influenza politica nel campo delle pubbliche amministrazioni, la precarizzazione della dirigenza pubblica per la mancanza di garanzie nell’attribuzione degli incarichi, la composizione delle commissioni preposte alla gestione dei tre ruoli unici che non dà sufficiente garanzia di imparzialità.

“Deve essere chiaro – hanno affermato le quattro Confederazioni – che l’affidamento dell’incarico è un diritto del dirigente, peraltro sancito dai contratti di lavoro, e rappresenta il presupposto per una corretta valutazione della prestazione dirigenziale. In breve, non devono esistere dirigenti privi di incarico se non a seguito di reiterata valutazione negativa”.

La mancanza di meccanismi di priorità a favore dei dirigenti che hanno completato l’incarico con valutazione positiva interromperà la continuità amministrativa e mortificherà il know-how.

Anche le penalizzazioni economiche preoccupano Cida, Confedir, Confsal e Cosmed: “Andranno salvaguardati i diritti economici dei dirigenti sia con l’immissione in ruolo a seguito del superamento di pubblico concorso, sia con l’affidamento dell’incarico in assenza di valutazione negativa. Il sistema di valutazione andrà approfondito in sede di approvazione del regolamento nella cui stesura appare indispensabile una consultazione preventiva delle Confederazioni sindacali”.

Le quattro confederazioni hanno posto in rilievo, inoltre, la problematica relativa al destino delle graduatorie degli idonei dopo il 31 dicembre 2016, sottolineando che “La posizione di questi lavoratori non può essere ignorata”.

Unitariamente “chiedono al Governo di essere ascoltate nel comune interesse loro e in quello dei cittadini e di valutare l’idea di una riforma condivisa dalla dirigenza pubblica, che valorizzi il merito e le competenze effettive di ciascuno”.

Carlo Pareto

Inps, indennità alle lavoratrici vittime di violenza di genere

Inps

CONGEDO PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA DI GENERE

Con l’espressione violenza di genere si indicano tutte quelle forme di violenza da quella psicologica e fisica a quella sessuale, dagli atti persecutori del cosiddetto stalking allo stupro, fino al femminicidio, che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso. La legge contro la violenza di genere persegue tre obiettivi principali: prevenire i reati, punire i colpevoli, proteggere le vittime. Con l’introduzione nel 2009 del reato di atti persecutori-stalking, che si configurano in ogni atteggiamento violento e persecutorio e che costringono la vittima a cambiare la propria condotta di vita, fino alla legge sulle ‘Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere’, risultano infatti rafforzati la tutela giudiziaria e il sostegno alle vittime, una serie di aggravanti e la possibilità di permessi di soggiorno per motivi umanitari per le vittime straniere di violenza. Molteplici sono le forme di intervento messe in campo, in particolare: la tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica, le risorse per finanziare un Piano d’azione antiviolenza e la rete di case-rifugio, la formazione sulle tecniche di ascolto e approccio alle vittime, di valutazione del rischio e individuazione delle misure di protezione, i corsi sulla violenza domestica e lo stalking. Inasprita anche la disciplina penale con misure cautelari personali, un ampliamento di casi per le associazioni a delinquere, la tratta e riduzione in schiavitù, il sequestro di persone, i reati di terrorismo, prostituzione e pornografia minorile e contro il turismo sessuale. Sui territori le prefetture promuovono, dove emergono i bisogni e le esigenze, iniziative di informazione e sensibilizzazione per combattere sul nascere la violenza di genere: formazione nelle scuole, corsi di formazione per gli operatori delle strutture sociosanitarie, per migliorare la prima accoglienza, forme di collaborazione con gli enti locali e le associazioni per potenziare l’accoglienza e il sostegno alle vittime, task force e gruppi di lavoro per pianificare le iniziative e divulgare le best practice.

Al riguardo, proprio recentemente è stata pubblicata dall’Inps la circolare n. 65/2016 sul Congedo indennizzato per le donne vittime di violenza di genere prefigurato dall’art. 24 del decreto legislativo n. 80 del 15 giugno 2015. L’Inps – viene precisato nella nota interna – eroga l’indennità alle lavoratrici dipendenti vittime di violenza di genere del settore privato, escluse le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari. Per fruire del congedo e dell’indennità occorre avere un rapporto di lavoro in corso di espletamento, ed essere inserite nei percorsi certificati dai servizi sociali del Comune di appartenenza, dai Centri antiviolenza o dalle Case Rifugio.

Il beneficio spetta per un periodo massimo di 3 mesi (90 giorni di astensione effettiva dall’attività lavorativa); tale periodo va fruito entro i 3 anni dalla data di inizio del percorso di protezione certificato. Il congedo può essere goduto in coincidenza di giornate nelle quali è previsto lo svolgimento della prestazione lavorativa (con esclusione quindi dei giorni festivi, dei periodi di sospensione dell’attività lavorativa o dei periodi di aspettativa e dei giorni successivi alla data di cessazione del rapporto di lavoro). Può essere fruito in modalità giornaliera o oraria, secondo le modalità stabilite dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni più rappresentative.

Per le giornate di congedo utilizzate per svolgere i percorsi di protezione è corrisposta un’indennità giornaliera pari al 100% dell’ultima retribuzione. In caso di fruizione oraria, l’indennità è corrisposta in misura pari alla metà dell’indennità giornaliera. L’indennità è anticipata dal datore di lavoro, salvo conguaglio, secondo le modalità prescritte per le indennità economiche di maternità. E’ invece erogata direttamente dall’Istituto alle lavoratrici per le quali è postulato il pagamento diretto della prestazione di maternità.

Le lavoratrici che hanno già beneficiato di periodi di congedo dall’entrata in vigore della riforma (25 giugno 2015) ad oggi, possono presentare una domanda anche per tali periodi, in modo da consentire la verifica dei conguagli eventualmente già effettuati.

Inps

FONDO CASALINGHE

È il Fondo di previdenza, istituito dal 1.1.1997, per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari.

Possono iscriversi al nuovo fondo di previdenza, i soggetti di entrambi i sessi e di età compresa fra quella prevista dalle norme sull’avviamento al lavoro 16 anni  e i 65 anni di età se: svolgono lavoro in famiglia non retribuito connesso con responsabilità familiari, senza vincoli di subordinazione; non sono titolari di pensione diretta; non prestano attività lavorativa dipendente o autonoma per la quale sussista l’obbligo di iscrizione ad altro ente o cassa previdenziale; prestano attività lavorativa part-time se, in relazione all’orario e alla retribuzione percepita, si determina una contrazione delle settimane utili per il diritto a pensione.

La domanda di iscrizione deve essere presentata esclusivamente per via telematica, previa identificazione con Pin, attraverso uno dei seguenti canali: servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino  attraverso il portale dell’Istituto; Contact Center Multicanale, chiamando da rete fissa il numero gratuito 803164 o il numero 06164164 da telefono cellulare, con tariffazione stabilita dal proprio gestore; mediante Patronato e tutti gli intermediari dell’Istituto – usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi. Se non ci sono condizioni ostative all’iscrizione al fondo la domanda viene accolta automaticamente e l’interessato può iniziare i versamenti dopo aver ricevuto la comunicazione di accoglimento della richiesta, corredata dai primi bollettini di conto corrente postale predisposti per il pagamento.

L’iscrizione decorre dal primo giorno del mese di presentazione della domanda. Una volta effettuata conserva la sua validità anche se non sono stati eseguiti versamenti. Coloro che erano iscritti alla Mutualità pensioni sono transitati d’ufficio nel nuovo fondo e hanno potuto utilizzare i contributi corrisposti come “premio unico d’ingresso”.

L’importo dei versamenti è libero, tuttavia, versando almeno 25,82, euro verrà accreditato un mese di contribuzione. L’Inps attribuirà per ogni anno tanti mesi di contributi quanti ne risultano dividendo l’importo complessivo corrisposto nell’anno per 25,82 euro (se si pagano in un anno 110 euro, ad esempio, i mesi accreditati saranno 4). Il versamento può essere effettuato in qualsiasi momento dell’anno con bollettini di conto corrente postale che l’Istituto di previdenza invia a casa insieme alla lettera di accoglimento dell’iscrizione. Il bollettino di c/c postale, in formato pdf, con i dati dell’iscritto e senza importo è stampabile nella sezione Servizi online del sito Inps attraverso il seguente percorso per tipologia di utente> Cittadino>Fondo previdenza Casalinghe>Stampa bollettino. I contributi versati sono interamente deducibili dal reddito imponibile Irpef del dichiarante, anche per i familiari fiscalmente a carico.

Spettano, a favore degli assicurati al Fondo casalinghe, le seguenti prestazioni: pensione di inabilità, con almeno 5 anni di contributi, a condizione che sia intervenuta l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa; e il trattamento di vecchiaia, a partire dal 57° anno di età, sempre che siano stati versati almeno 5 anni (60 mesi) di contributi. Importante, la pensione di vecchiaia: viene liquidata solo se l’importo maturato risulta almeno pari all’ammontare dell’assegno sociale maggiorato del 20% (1,2 volte l’assegno sociale); si prescinde dall’importo al compimento del 65° anno di età. Non è invece prevista la concessione della pensione ai superstiti.

Come per l’iscrizione anche la domanda di pensione può essere inviata unicamente in modalità telematica. L’importo è determinato secondo il sistema di calcolo contributivo. Gli assegni, inoltre, non sono integrabili al trattamento minimo.

Obbligo di iscrizione all’Inail

Sono obbligati ad iscriversi i componenti del nucleo familiare, di età compresa fra i 18 e i 65 anni compiuti, che svolgono, in via esclusiva e non occasionale, attività in ambito domestico, senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, per la cura del proprio nucleo familiare.

Carlo Pareto

Ape. Niente tredicesima nel periodo di pensionamento anticipato

Ape volontaria

NIENTE 13° DURANTE IL PERIODO DI PENSIONAMENTO ANTICIPATO

L’Ape volontaria sarà erogata per 12 mesi l’anno e non su 13 come avviene per la pensione. Lo hanno recentemente confermato fonti di Governo spiegando anche che nel Dpcm che sarà pubblicato a gennaio dopo l’approvazione della legge di Bilancio sarà messo un tetto per quanto riguarda la richiesta di Ape del 95% della pensione certificata mensile nel caso di richiesta di anticipo di un anno, del 90% in caso di anticipo di due anni e dell’85% in caso di anticipo di tre anni.

Spunta tetto Isee per bonus mamma e nido- Spunta un tetto Isee per il bonus mamma e per quello nido, previsti dalla manovra. Due emendamenti presentati dal Pd e approvati dalla commissione Affari sociali della Camera stabiliscono che i nuclei familiari che possono usufruire delle agevolazioni siano solo quelli con un Isee non superiore a 13mila euro annui per il bonus mamma e non superiore a 25mila euro per il bonus nido. Come prevede il regolamento però ora la proposta sarà ulteriormente valutata dalla commissione Bilancio della Camera. Tra le altre novità contenute negli emendamenti l’ipotesi di portare da 210 a 600 euro le detrazioni per le attività sportive dei figli e il congedo per la paternità che passerebbe da 2 a 3 giorni.

Lavoro

GARANZIA GIOVANI: MAXI BONUS SUI CONTRIBUTI

All’orizzonte il nuovo bonus «Neet» e un possibile rifinanziamento del programma da parte dell’Unione europea, con sconti contributivi robusti alle imprese che assumeranno nel 2017 i giovani iscritti e un aumento del budget – attualmente 1,5 miliardi da spendere entro fine 2018 – se verrà accolta la proposta della Commissione di rafforzare di 2 miliardi il “tesoretto” complessivo da dividere tra tutti gli Stati coinvolti in Garanzia giovani. Ma come è andata finora la Youth Guarantee italiana, a due anni e mezzo dal debutto ufficiale del 1° maggio 2014?

I numeri del ministero del Lavoro parlano di 806mila giovani presi in carico su un milione di registrazioni (per l’esattezza 1.035.827, al netto delle cancellazioni): otto su dieci, cioè, dopo essersi registrati sul portale del programma si sono presentati al centro per l’impiego per siglare il cosiddetto patto di servizio, attraverso il quale si punta a offrire ai giovani un’offerta «qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio», così come previsto dalla strategia di Bruxelles.

In Italia poco più della metà dei presi in carico, 421mila ragazzi, ha ricevuto la proposta di almeno una misura – nel ventaglio rientrano accoglienza, orientamento, formazione, accompagnamento al lavoro, apprendistato, tirocinio, servizio civile, sostegno all’autoimprenditorialità, mobilità professionale, bonus occupazionale e formazione a distanza -, mentre tutti gli altri sono in attesa di essere contattati.

Restringendo l’obiettivo sul tipo di “interventi”, in base alle risposte fornite al Sole 24 Ore direttamente dalle Regioni, emerge che a farla da padrone sono i tirocini: finora ne sono stati attivati più di 200mila, coinvolgendo circa la metà dei ragazzi a cui è stata proposta almeno una misura, con Sicilia (42mila), Lazio (32mila), Lombardia (31mila) e Campania (26mila) in testa al numero di stage siglati.

E i contratti di lavoro veri e propri quanto “pesano”? Una misura certificata dall’Inps riguarda il bonus assunzione e il “super bonus” per la trasformazione dei tirocini, due incentivi che nel 2017 lasceranno il passo al nuovo bonus giovani che con una dote di 200 milioni offrirà lo sgravio totale o al 50% dei contributi in base al contratto d’ingresso (si veda a pagina 7).

La prima agevolazione (bonus assunzione) è una somma riconosciuta ai datori di lavoro (tra 1.500 e 6mila euro) che assumono ragazzi iscritti al programma a tempo determinato, in apprendistato o a tempo indeterminato. Al 9 novembre risultavano autorizzate dall’Inps 56.205 domande, di cui circa la metà per contratti a tempo indeterminato e nel 37% dei casi per apprendistato professionalizzante di oltre 12 mesi. A questo bonus le Regioni hanno destinato complessivamente 186,6 milioni, con la Lombardia in vetta per numero di adesioni (15.918 domande confermate), seguita dalla Sicilia con 6.417 richieste.

Sempre al 9 novembre, poi, risultavano 9.560 le imprese beneficiarie del “super bonus” introdotto dal 1° marzo 2016 per le assunzioni a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione, o con apprendistato di oltre 12 mesi, di giovani che abbiano svolto, o stiano svolgendo, un tirocinio nell’ambito della Youth Guarantee, avviato entro il 31 gennaio 2016. Il bonus prevede un incentivo proporzionato alla difficoltà del giovane di essere ricollocato (da 3mila a 12mila euro), con una dote complessiva di 90 milioni. A guidare la classifica regionale la coppia di testa si inverte: prima la Sicilia (2.272 domande confermate), seconda la Lombardia (1.282 richieste). Sommando, quindi, bonus e super bonus si registra un totale di quasi 66mila contratti.

Dalle risposte raccolte dalle Regioni viene fuori che tra i giovani iscritti a Garanzia giovani, circa 92mila risultano assunti a tempo determinato, 45mila a tempo indeterminato e 49mila in apprendistato. Numeri che comprendono anche una quota di ragazzi che dopo aver aderito al programma hanno trovato un posto di lavoro prima di aver ricevuto una misura.

Fisco

IL SOLLECITO DI EQUITALIA ARRIVA CON UN SMS

Dalle lettere di compliance delle Entrate all’Sms di Equitalia. È il Fisco 2.0 che cambia approccio e modalità di interazione con il contribuente che non si dichiara o che non paga il dovuto.

Ultimo tassello del mosaico lanciato in questi mesi dall’amministrazione finanziaria è il servizio “Sms-Se mi scordo” con cui l’agente pubblico della riscossione (destinato a essere accorpato all’agenzia delle Entrate dal 1° luglio 2017) messaggia direttamente con il cittadino e l’impresa per preannunciargli l’invio di una cartella, per ricordargli che manca soltanto una rata per decadere dal piano di dilazione del debito, ma anche per segnalargli che il pagamento delle rate non risulta regolare. Un nuovo alert, insomma, anche questo voluto dall’amministratore delegato Ernesto Maria Ruffini, e che va nella stessa direzione degli altri strumenti già resi operativi da Equitalia nel 2015, come il portale responsive e l’appEquiclick. «La riscossione ed Equitalia devono essere poste sullo stesso fuso orario del Paese ed è quello che stiamo facendo», ha sottolineato Ruffini. “Se Mi Scordo” «è un servizio e questo deve essere il principio centrale del nostro lavoro. Fornire un servizio per poter essere al fianco dei cittadini e non contro».

Le comunicazioni previste dal servizio di alert “Se Mi Scordo” al momento sono di tre tipologie. Attenzione, si tratta sempre di messaggi «puramente informativi – ricordano da Equitalia – che «non sostituiscono in alcun modo la notifica di un atto, non hanno alcun valore né rappresentano vincoli giuridici nel rapporto tra gli utenti ed Equitalia e possono essere revocati in qualsiasi momento». Con la prima tipologia di sms, Equitalia comunica al cittadino di aver preso in carico un debito da riscuotere da uno dei 6.700 enti di cui è concessionario della riscossione: agenzia delle Entrate, Inps, Inail, Comuni (3.500), Province (86), Regioni (18), ordini professionali (363), aziende di trasporti (30) o un altro ente creditore. In questo caso il messaggio o la email con mittente «Equi Info» sarà di questo tenore: «Equitalia le comunica che è stata incaricata di riscuotere una somma a suo carico. Info: www.gruppoequitalia.it (area riservata) o presso i nostri sportelli».

La seconda tipologia di messaggio può riguardare i piani di rateizzazione concessi al contribuente. L’sms avvisa se non risulta pagata almeno la metà del numero massimo delle rate previste per la decadenza: «Equitalia la informa che le scadenze del piano di rateizzazione n._____ non risultano rispettate. Info: www.gruppoequitalia.it o presso i nostri sportelli». Anche in questo caso si può verificare la propria posizione nell’area riservata.

La seconda tipologia di messaggio può riguardare i piani di rateizzazione concessi al contribuente. L’sms avvisa se non risulta pagata almeno la metà del numero massimo delle rate previste per la decadenza: «Equitalia la informa che le scadenze del piano di rateizzazione n. _____ non risultano rispettate. Info: www.gruppoequitalia.it o presso i nostri sportelli». Anche in questo caso si può verificare la propria posizione nell’area riservata.

Con il terzo tipo di Sms l’agente della riscossione comunica che manca solo una rata prima di decadere dal piano concordato con Equitalia. In questo caso l’informazione reciterà «Equitalia le ricorda che il mancato pagamento di un’altra rata farà decadere il piano di rateizzazione n. _____ ».

Il nuovo servizio può essere attivato rivolgendosi a uno dei 202 sportelli della società pubblica di riscossione o interrogando il portale www.gruppoequitalia.it. Allo sportello va compilato un modulo in cui, oltre ai dati personali e al codice fiscale, occorre indicare il numero di cellulare o la mail. Per l’attivazione dal sito è invece necessario accedere all’area riservata con le credenziali (Spid, agenzia delle Entrate, Inps e carta nazionale dei servizi) e, successivamente, registrarsi.

Carlo Pareto

Incontro Inps e sindacati: coordinare e informare sulle novità pensionistiche

Incontro Inps e sindacati

PER COORDINARE INFORMAZIONE SU NOVITA’ PENSIONI

Si è recentemente svolto un incontro fra Tito Boeri, presidente Inps, Susanna Camusso, segretario generale Cgil, Annamaria Furlan, segretario generale Cisl, e Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil, con l’obiettivo di coordinare le attività volte a informare i lavoratori sulle novità in tema pensionistico introdotte con la legge di bilancio. I tre segretari confederali e il presidente dell’Inps hanno convenuto circa la necessità di offrire al maggior numero di lavoratori possibile le informazioni di base che permettano di fare scelte consapevoli in tema di anticipo pensionistico o proseguimento dell’attività lavorativa. Si sono impegnati a lavorare assieme all’Inps nel prepararsi a meglio gestire la crescente domanda di informazioni e delucidazioni su norme che verranno varate. In particolare, per rispondere alle richieste di assistenza agli utenti si è deciso di istituire un tavolo tecnico per la stesura di un kit informativo da distribuire alle sedi territoriali dell’Istituto, dei sindacati e dei patronati. Questo materiale servirà a rispondere alle domande più frequenti poste dai lavoratori. Si è anche deciso di predisporre un piano di formazione che coinvolga non solo il personale dell’Inps, ma anche i patronati. Nell’incontro è stata più volte sottolineata la necessità di partire il prima possibile con questa campagna di informazione tenuto conto anche della presenza di tetti di spesa nell’accesso alle diverse forme di uscita anticipata. Per tale ragione si rende necessaria una capillare informazione per far cogliere a tutti i potenziali interessati le nuove opportunità di accesso alla pensione.

Per una piccola impresa su cinque

TREDICESIME A RISCHIO

Pagare le tredicesime resta un problema per molte piccole imprese italiane. E, anche quest’anno, una su cinque potrebbe essere costretta a non pagare o a rimandare il saldo. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Adnkronos, condotta su un campione di oltre mille imprese distribuite in tutte le regioni italiane. Il dato, comunque, è più basso rispetto alla stessa rilevazione dell’anno scorso, evidenziando un trend in progressivo miglioramento: è pari al 21% la quota di imprenditori interpellati (erano il 24% l’anno scorso e il 27% nel 2014) che dichiara di non essere in grado di onorare il pagamento.Sale invece la quota di chi, tra le imprese in difficoltà, segnala che già l’anno scorso è stato costretto a non rispettare con puntualità l’appuntamento con la tredicesima: sono il 51% (erano il 35% nel 2015), a dimostrazione che c’è una fascia di imprese che, nonostante i timidi segnali di ripresa generale, non riesce a invertire la rotta.A pesare sulle imprese che dichiarano di non riuscire a pagare le tredicesime, restano soprattutto le tasse e le difficoltà di accesso al credito. Tra le ragioni indicate per ‘giustificare’ il mancato pagamento della tredicesima, infatti, prevale l’eccessiva concentrazione degli adempimenti fiscali in dicembre, indicata dal 73% delle imprese che sono costrette a non pagare (erano il 70% nel 2015); resta stabile rispetto allo scorso anno la quota di imprese, il 27%, che denuncia la mancata concessione da parte delle banche del prestito necessario a coprire l’esigenza di maggiore liquidità.

Piccinini (Inca Cgil)

TROPPE POCHE DENUNCE INFORTUNI NEI TRASPORTI

“Abbiamo realizzato questi questionari tra i lavoratori del settore ed emerge che tanti di loro, troppi, manifestano dei sintomi e dei disturbi che sono chiaramente collegati al lavoro che svolgono. Disturbi alla schiena e altro chiaramente collegati all’impiego che svolgono. E poi ci sono dei dati che dimostrano come bassa è la tutela di questi lavoratori perché sono poche le denunce presentate sia per quanto riguarda gli infortuni che le malattie professionali”. Così, intervistata recentemente da Labitalia, si è espressa la presidente dell’Inca Cgil, Morena Piccinini, che ha commentato i risultati dell’indagine ‘La Sicurezza non è una ruota di scorta’, realizzata dal Patronato con la Filt Cgil. “C’è infatti questo ‘delta’ – ha spiegato Piccinini – tra il disturbo manifestato, i sintomi che vengono presentati e che sono riconducibili al lavoro, e il poco riconoscimento ad oggi del fatto che questi disturbi derivano dall’attività lavorativa”. “Noi come patronato, con la categoria, intendiamo – ha continuato Piccinini- lavorare molto con i delegati delle azienda del settore e con i singoli lavoratori affinché si passi dalla singola analisi personale alla denuncia della malattia professionale, senza aver paura di correre dei rischi sul posto di lavoro per averlo fatto”. “Contemporaneamente, chiediamo all’Inail – ha precisato ancora la presidente dell’Inca Cgil – che sia un po’ più sensibile su questo tema perché se sono pochi i riconoscimenti di malattia professionale è anche perché c’è grande ristrettezza”. “Dall’altra parte – ha aggiunto – chiediamo al legislatore di portare avanti in modo rapido quanto contenuto nel disegno di legge di bilancio in cui si riconosce questo lavoro come in sé gravoso, soggetto a maggiore usura rispetto ad altre attività”. “E quindi la possibilità di collegare, da un lato, un maggiore riconoscimento della malattia professionale, dall’altro lato il riconoscimento che questi sono lavori in sé pesanti – ha concluso Piccinini – che meritano un pensionamento agevolato anticipato rispetto ai tempi della vecchiaia”.

Filt Cgil: fenomeno sottostimato“Da tempo sosteniamo che il fenomeno delle malattie professionali è notevolmente sottostimato anche in ambito trasportistico. Molte malattie professionali sono il risultato di una costante usura da lavoro, determinata soprattutto dalla fatica e dallo stress”. Così Alessandro Rocchi, segretario generale della Filt Cgil, ha commentato di recente i dati emersi dall’indagine ‘La sicurezza non è una ruota di scorta’, realizzata dal sindacato di categoria insieme al Patronato Inca, e centrata su infortuni e malattie professionali nel settore dei trasporti. In particolare, per Rocchi, “anche incrociando diverse fonti di dati, incerto è il numero degli occupati nella logistica delle merci e incerto è il numero degli incidenti sul lavoro che effettivamente accadono nelle attività di movimentazione delle merci e, conseguentemente, i relativi dati”. Per il leader della Filt Cgil, “i dati ci dicono che il fenomeno delle denunce di malattie professionali nei trasporti è in crescita ed è destinato a crescere ulteriormente, a fronte di un preoccupante e decrescente riconoscimento delle stesse da parte dell’Istituto assicuratore: la combinazione dei fattori come innovazione tecnologica, ritmi di lavoro, stress, ridistribuzione dei carichi non può che determinare nel prossimo futuro un andamento in questa direzione”. “Emblematico è in questo senso – ha puntualizzato ulteriormente Rocchi – l’esempio dei disturbi muscolo-scheletrici, determinati nell’autotrasporto da postura, vibrazioni, stress, fatica”. Alla presentazione dell’indagine, per l’Inail, ha preso parte Ester Rotoli, responsabile direzione centrale prevenzione dell’Istituto, che ha sottolineato come serva “un rilancio del Piano nazionale delle malattie professionali: c’è necessità di una ripresa, per individuare degli elementi di conoscenza e fornire strumenti operativi”. E anche sulla formazione, ha avvertito, è necessario “non limitarsi solo a un attestato ma fornire un vero addestramento”. E in conclusione per Fabio Pontrandolfi, sezione ‘Lavoro e welfare’ di Confindustria’, è indispensabile “agire nella piena legalità, è quello che facciamo con il sindacato, e per farlo è necessario fare formazione di qualità, che non si fermi solo alla quantità ma raggiunga qualcosa di sostanziale”.

Confcommercio

INDICE DISAGIO SOCIALE SETTEMBRE SALE A 18,9%

A settembre il Misery Index di Confcommercio, l’indice di disagio sociale, sale a 18,9 punti, due decimi di punto in più rispetto ad agosto. In linea con quanto accaduto nei mesi precedenti, osserva Confcommercio in una nota, il peggioramento rilevato nell’ultimo mese è imputabile principalmente alla componente relativa ai prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto. Nel complesso del terzo trimestre l’indicatore registra, infatti, un aumento di quattro decimi di punto a cui ha contribuito in misura quasi esclusiva la componente relativa ai prezzi. Il permanere da mesi di questa tendenza all’ampliamento dell’area del disagio sociale continua a riflettersi sul clima di fiducia delle famiglie, che da gennaio segnala un progressivo deterioramento. Per il miglioramento di questa situazione è necessario che il processo di recupero dei livelli occupazionali assuma toni più favorevoli rispetto a quanto rilevato periodi più recenti, con una dinamica in grado di favorire un riassorbimento della disoccupazione, ufficiale e non, che non ha mostrato variazioni nell’ultimo trimestre. Quanto al tasso di disoccupazione, Confcommerio rileva che a settembre si è attestato all’11,7%, in aumento di due decimi di punto rispetto ad agosto e di tre decimi rispetto a settembre del 2015. Il numero di disoccupati è aumentato di 60mila unità su base mensile e di 98mila nel confronto annuo, sottintendendo una maggiore partecipazione al mercato del lavoro una parte degli scoraggiati. Il numero di occupati è aumentato di 45mila unità rispetto al mese precedente e di 265mila nei confronti dello stesso mese del 2015. A settembre le ore di Cig autorizzate hanno registrato un’ulteriore sensibile riduzione su base annua (-33,6%). La tendenza ha coinvolto tutte le tipologie. Sulla base di questa stima si è calcolato che le ore di Cig utilizzate – destagionalizzate e ricondotte a Ula – siano diminuite di poche unità su base mensile e di 57mila su base annua. Analoga tendenza ha interessato gli scoraggiati con una diminuzione di 78mila unità su base annua. Il combinarsi di queste dinamiche ha comportato un aumento di un decimo di punto del tasso di disoccupazione esteso. Nello stesso mese i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto sono aumentati dello 0,2%, per effetto della ripresa degli energetici.

Carlo Pareto

Pensioni. La rata per l’Ape volontaria potrà variare tra il 2% e il 5,5%

Pensioni

APE: 5,5% DELLA RATA PER OGNI DI ANTICIPO

La rata per l’Ape volontaria potrà variare tra il 2% e il 5,5% per ogni anno di anticipo a seconda della percentuale dell’assegno chiesta. E’ quanto si legge nelle tabelle della presentazione degli interventi sulla previdenza in legge di bilancio pubblicata sul sito del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini. Se si chiederà l’85% della pensione netta maturata al momento dell’uscita con l’Ape volontaria la rata media sulla pensione al momento del pensionamento sarà in media del 4,7% per ogni anno di anticipo.

Il documento elaborato da Nannicini contiene molte tavole e anche esempi pratici degli effetti delle norme su singoli casi, portando ad esempio il caso ipotetico di Marco con una pensione lorda di 1.000 euro e quello di Martina con un assegno lordo di 1.615 euro. Nel primo caso la pensione netta sarebbe 865 euro e chiedendo un anticipo dell’85% l”’assegno” che si riceverebbe mensilmente sarebbe di 736 euro per 3 anni e quando scatterà la pensione vera e propria prenderà 725 euro con un ”costo” per vent’anni del 4,6% per ogni anno d’anticipo. Nel secondo caso invece Martina, a fronte di una pensione certificata di 1.286 euro e un anticipo richiesto dell’85% a 1.093 euro, prenderebbe dopo tre anni 1.078 euro con un ”costo” del 4,7% per anno d’anticipo. I conti, ovviamente, considerano anche le agevolazioni fiscali previste. Le tabelle ricordano anche le regole in arrivo.

Boeri

RENDERE OBBLIGATORIA PATERNITA’ DI 15 GIORNI

Rendere obbligatori 15 giorni di congedo di paternità nel primo mese dalla nascita di un figlio Lo ha detto il presidente dell’Inps Tito Boeri che partecipando al convegno ‘Elle Active!’, organizzato dall’omonima rivista all’Unicredit Pavillon di Milano, si è detto anche favorevole introdurre sanzioni per far rispettare il congedo per i papà. Secondo Boeri la proposta può “spezzare il circolo vizioso che si è creato su un equilibrio sbagliato, che vede l’uomo con maggior potere contrattuale nello stabilire chi deve lavorare e chi deve stare con i figli”.

A parere del presidente dell’Inps, la proposta fatta nel corso del convegno di Elle è “fondamentale per un Paese come il nostro, in cui si penalizza in modo pesante la carriera delle madri”. Per rendere il provvedimento efficace, però occorre introdurre una “scelta obbligatoria con tanto di sanzione” per chi non lo rispetta.

L’Economista ha poi citato dati Inps, secondo i quali “il tasso di occupazione delle donne scende dal 65 al 50% per chi ha un figlio e al 30% per chi ha più figli”. A suo dire “in altri Paesi questa differenza è minima ed in Danimarca avviene addirittura il contrario”. Infine, le donne con figli subiscono una “penalizzazione del 15%” a livello salariale. Quanto ai congedi di paternità, “nei primi 6 mesi del 2016, con il passaggio da 1 a 2 giorni di congedo obbligatorio, abbiamo avuti tanti quanti se ne sono fatti nell’intero 2015”.

Secondo Boeri, poi, “i datori di lavoro considerano le donne con figli come un costo e culturalmente si crede che le madri che lavorano siano cattive madri, ma non è così, risultato solo 4 padri su 100 prendono congedi facoltativi”. Quanto al ruolo dei padri, Boeri ha citato “studi fatti in Paesi con la paternità obbligatoria” da cui emerge che “la presenza dei padri ha contribuito allo sviluppo cognitivo dei figli”, perché “anche i padri hanno un ruolo importante nella genitorialità”.

Equitalia

ARRIVA MODULO PER ROTTAMARE CARTELLE

Parte l’operazione ‘rottamazione cartelle esattoriali’. Equitalia ha messo a punto il modulo per aderire alla ”definizione agevolata” e da lunedì scorso 7 novembre è prelevabile sul sito web. il nuovo modello sarà comunque disponibile in tutti gli sportelli del Gruppo. I contribuenti avranno tempo fino al 23 gennaio 2017 per aderire alla definizione agevolata. Il documento – fa sapere Equitalia – dovrà essere consegnato presso gli sportelli Equitalia oppure inviato, insieme alla copia di un documento di identità, all’indirizzo di posta elettronica (email o pec) riportato sul modulo e anche sul portale della società. Sul modulo di adesione, che ha il codice ‘DA1’ i contribuenti, dopo essersi identificati, devono indicare le cartelle Equitalia (e i relativi ‘carichi’) per le quali chiedono la definizione agevolata, definendo la modalità di pagamento. Sarà possibile fare i versamenti in unica soluzione o dilazionarli in un massimo di quattro rate, l’ultima delle quali va saldata entro il 15 marzo 2018. Nel modulo c’è poi la parte relativa agli eventuali giudizi pendenti, ai quali occorre rinunciare. Equitalia invierà entro il 24 aprile del 2017, come previsto dal decreto, una comunicazione ai contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata in cui sarà indicata la somma dovuta insieme ai relativi bollettini con le date di scadenza dei pagamenti.

Manovra

PIU’ TEMPO PER LE CARTELLE PER LA ROTTAMAZIONE

La rottamazione delle cartelle prevista dal decreto fiscale collegato alla manovra potrebbe essere estesa anche al 2016, con l’allungamento dei tempi per il pagamento delle rate anche dopo marzo 2018, entro cioè il 31 ottobre dello stesso anno. Gli incassi previsti dall’ operazione saranno così spalmati per il 70% nel 2017 e per il 30% nel 2018.

E’ questo, a quanto si apprende, il contenuto di un emendamento del relatore in Commissioni Bilancio e Finanze della Camera al dl fiscale collegato alla manovra. Sette gli emendamenti presentati dal governo: si va da una proposta sulle cartelle, che prevede la definizione agevolata anche per le somme la cui riscossone non è affidata ad Equitalia, a un emendamento per completare la liquidazione di Expo. Di questi 4 sono stati dichiarati inammissibili per estraneità. Tra le proposte che non superano il vaglio di ammissibilità le misure relative a Expo, le norme che finanziano Rydercup, a quelle che danno contributi alla città di Lecce e a quelle per l’Ilva.

Istat su 80 euro– Circa i due terzi delle risorse destinate alla famiglia e infanzia sono rappresentante dal cosiddetto bonus Irpef 80 euro”. Lo rileva l’Istat in audizione al Senato tornando a sottolineare che, in base a stime di microsimulazione sugli effetti della misura, “solo un terzo della spesa totale per il bonus è destinato a beneficiari che vivono in famiglie collocate nei due quinti più poveri della distribuzione del reddito, mentre metà della spesa viene erogata a dipendenti che vivono in famiglie con redditi medi e medio-alti”.

In costante calo

VIAGGI DI LAVORO ADDIO

Viaggi di lavoro ridotti all’osso: nell’ultimo anno biglietti e prenotazioni per motivi aziendali, d’affari o di rappresentanza sono scesi del 15,1%: passando da 8,112 milioni del 2014 a 6,894 milioni del 2015. Si conferma così un calo già in atto, almeno negli ultimi tre anni. Non una novità quindi, ma le proporzioni della sforbiciata fanno riflettere, almeno come riportate nelle tabelle appena aggiornate dall’Istat: scendono le uscite per congressi, conferenze e convegni (-43,9%), per corsi di aggiornamento (-61,5%) e anche per fiere ed esposizioni (-62,5%).? Non è però solo un fatto di viaggi, di pari passo infatti scendono i lavoratori che si muovono per ragioni legate al loro impiego. Sempre dai dati dell’Istat emerge come, negli ultimi tre mesi del 2015, si siano mosse per tali motivi 840mila ‘teste’, in calo del 15% su base annua (erano 989mila nello stesso periodo del 2014).

Carlo Pareto

Contributi, immigrati producono fatturato quanto il Gruppo Fiat

Previdenza
MIGRANTI E VERSAMENTI CONTRIBUTIVI

Il contributo economico dell’immigrazione si traduce in quasi 11 miliardi di contributi previdenziali pagati ogni anno, in 7 miliardi di Irpef versata, in oltre 550 mila imprese straniere che producono ogni anno 96 miliardi di valore aggiunto. Questi i principali risultati presentati dalla Fondazione Leone Moressa, con la sesta edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, pubblicato con il contributo della Cgia di Mestre e con il patrocinio di Oim e Maeci e che è stato recentemente presentato al Viminale. L’edizione 2016, ‘L’impatto fiscale dell’immigrazione’, si focalizza sul contributo della componente straniera alle casse pubbliche. Gli stranieri che lavorano in Italia producono 127 miliardi di ricchezza, paragonabile al fatturato del gruppo Fiat, o al valore aggiunto prodotto dall’industria automobilistica tedesca. Di contro, la spesa destinata agli immigrati è pari al 2% della spesa pubblica italiana (15 miliardi: molto meno, ad esempio, dei 270 miliardi per le pensioni). Per mantenere i benefici attuali anche nel lungo periodo, sarà necessario aumentare la produttività degli stranieri, non relegandoli a basse professioni. In Italia l’immigrazione è sempre più importante. Dal punto di vista demografico, nel 2015, gli italiani in età lavorativa rappresentano il 63,2%, mentre tra gli stranieri la quota raggiunge il 78,1%. Il tasso di occupazione degli stranieri è nettamente maggiore a quello degli italiani, ma nella maggior parte dei casi (66%) si tratta di lavori a bassa qualifica, che trovano solo in parte giustificazione dal basso titolo di studio della popolazione straniera. Questa situazione si traduce in differenziali di stipendio e reddito molto alti tra la popolazione straniera e quella italiana, e quindi anche in tasse più basse versate. Solo di Irpef la differenza pro-capite tra italiani e stranieri è di 2 mila euro. Tuttavia, la migrazione continua a portare benefici al Sistema Italia. Uno dei primi benefici dell’immigrazione sono i contributi pensionistici versati dagli stranieri occupati. Nel 2014 i contributi previdenziali hanno raggiunto quota 10,9 miliardi. Ripartendo il volume complessivo per i redditi da pensioni medi, si può calcolare che i contributi dei lavoratori stranieri equivalgono a 640 mila pensioni italiane. A questo vanno aggiunto il gettito Irpef complessivo pagato dai contribuenti stranieri (l’8,7% del totale contribuenti) pari a 6,8 miliardi. Significativo anche lo sviluppo dell’imprenditoria straniera: nel 2015 si contano 656 mila imprenditori immigrati e 550 mila imprese a conduzione straniera (il 9,1% del totale). Negli ultimi anni (2011-2015), mentre le imprese condotte da italiani sono diminuite (-2,6%), quelle condotte da immigrati hanno registrato un incremento significativo +21,3%. Queste aziende contribuiscono, con 96 miliardi di euro, alla creazione del 6,7% del valore aggiunto nazionale. Osservando la spesa pubblica rivolta all’immigrazione, i settori più rilevanti sono welfare e sicurezza. L’analisi a costi standard evidenzia come il costo degli stranieri sia inferiore al 2% della spesa pubblica.

Pensioni
IN ARRIVO NEL 2017 LA NUOVA 14ESIMA

Per le pensioni fino a 1.000 euro arriva la quattordicesima, che sarà tra 330 euro e 500 euro. Lo ha recentemente affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, parlando al Tg2. Per i pensionati che ricevono un assegno fino a 750 euro, invece, la quattordicesima aumenterà di 100-150 euro.
L’Ape costerà tra il 4,5% e il 5% dell’assegno, ha detto Nannicini, per ogni anno di anticipo. Nessun prelievo, invece, per chi potrà beneficiare dell’Anticipo pensionistico sociale perché, ha ribadito il sottosegretario, ”il reddito ponte sarà interamente a carico dello Stato”. Con l’introduzione dell’anticipo pensionistico, ha spiegato Nannicini, viene data ”un’opportunità in più; ognuno valuterà in base alle proprie esigenze. E’ chiaro – ha tenuto a sottolineare – che la percentuale è un numero che raggiungiamo grazie agli aiuti fiscali dello Stato”. Quanto alle pensioni di reversibilità, il sottosegretario ha assicurato che ”non rischiano niente”. La decisione di intervenire sulle pensioni, ha precisato Nannicini, è legata a ”esigenze di equità sociale. Dopo anni di tagli alle pensioni era arrivato il momento di dare un segnale e un sostegno ai redditi bassi da pensione. Dopo anni di interventi per alzare l’età pensionabile, e garantire la sostenibilità finanziaria del sistema, era arrivato il momento di dare un segnale a chi è in condizioni di difficoltà”, conclude.
Voucher – Nel periodo gennaio-agosto 2016 sono stati venduti 96,6 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi otto mesi del 2015, pari al 35,9%. Lo ha reso noto l’Inps in un comunicato. Nei primi otto mesi del 2015, la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 71,3%.

Inps
ISCRITTI GESTIONE SEPARATA IN CALO

Calano del 6,2% gli iscritti 2015 alla Gestione separata Inps confermando così un trend in corso negli ultimi anni: a versare almeno un contributo nel corso dell’anno, infatti, circa 1.428.283 rispetto ai 1.523.490 dell’anno precedente. La fotografia è dell’Inps nel rapporto che aggiorna i dati dell’Osservatorio dei lavoratori parasubordinati. Il calo si registra in particolare fra i collaboratori, in diminuzione del 7,9%, soprattutto nella fascia under 29 che registra una perdita secca del 16,9% degli iscritti. Giovani in aumento dello 0,5% invece tra i professionisti che complessivamente totalizzano un + 0,1%. Un risultato, questo, ottenuto in particolare per merito delle donne, aumentate del 2,1% mentre gli uomini sono diminuiti dell’1,2%. Anche la media annua del numero dei contribuenti fa registrare un calo del 7,2% (834.218 nel 2105, contro 898.696 nel 2014). E’ la Lombardia la regione che conta il maggior numero di collaboratori, 244.596, e che detiene anche il primato per il reddito medio dei collaboratori, 26.304 euro all’anno. Segue il Lazio con 142.831 che si piazza però al dodicesimo posto con 15.090 euro di reddito medio annuo pro capite. Il calo dei collaboratori si manifesta, secondo i dati Inps, in tutte le aree geografiche, maggiore al Centro (-9,6%), minore al Sud (-6,6%), mentre l’aumento dei professionisti si registra solo al Nord (+1,1%). Centro e mezzogiorno segnano infatti una diminuzione rispettivamente di -0,7% e -1,7%. Da un’analisi più dettagliata sui collaboratori il rapporto Inps registra anche come il maggior numero di loro, 503.250, sia impegnato come amministratore, sindaco di società o occupazioni similari. Secondi sono i collaboratori a progetto, che ammontano a 379.229. La categoria più numerosa è anche quella che ha il reddito medio annuo più alto, pari a 32.114 euro, mentre quello dei collaboratori a progetto è di 10.252 euro. È da segnalare che fra i redditi medi annui più alti figurano quelli dei medici in formazione specialistica (con 16.773 euro sono al terzo posto), peraltro unico caso in cui il reddito medio annuo delle donne è più alto di quello degli uomini (16.912 euro contro 16.545).

Confapi
ATTIVO IL NUOVO SITO ONLINE
Confapi, la Confederazione che rappresenta e tutela 83mila piccole e medie imprese italiane con più di 800mila addetti, ha recentemente presentato il suo nuovo sito istituzionale. Si tratta di un altro tassello importante del vigoroso processo di riorganizzazione e rinnovamento portato avanti negli ultimi tempi per supportare al meglio le pmi, che sempre di più costituiscono la linfa vitale dell’economia del nostro Paese. Il nuovo sito (www.confapi.org) è stato completamente rinnovato nell’aspetto grafico, nei contenuti e nelle sue potenzialità informative ed è caratterizzato da un layout immediato e allo stesso tempo moderno e d’impatto. L’home page è stata studiata per fornire una più efficace e immediata comunicazione dei contenuti sui servizi offerti, sia attraverso il classico menu ‘a tendina’, che si apre passando il mouse sulle voci della barra di navigazione in alto, sia attraverso link veloci presenti in front page che riportano alle pagine interne. Le news occupano sempre la parte centrale della pagina, mentre le notizie sulla Confederazione sono collocate nella barra di navigazione in alto. Particolare importanza è stata data ai territori, che potranno ricalcare il layout nazionale nei loro siti locali. Nell’area riservata, inoltre, gli associati hanno la possibilità di reperire le indagini e ricerche realizzate dalla Confederazione, nonché la versione integrale dei documenti , delle proposte che Confapi elabora sia per i vari tavoli tematici istituzionali ai quali partecipa sia per Ministeri ed Enti con i quali costantemente lavora. Il sito, in html e css, rispetta gli standard W3C per l’accessibilità ed è fruibile da qualsiasi piattaforma di navigazione e risponde ai criteri di autoresponsivedevice per una migliore fruizione a seconda dello strumento che si utilizza per accedere al sito. “Stiamo rinnovando ed adeguando tutti i nostri canali di comunicazione – ha spiegato il presidente Maurizio Casasco – non per una semplice questione di forma, ma soprattutto per affermare Confapi, come unico soggetto credibile che sa individuare e promuovere i bisogni delle Pmi italiane e che ne tutela, con azioni e iniziative efficaci, gli interessi. Stiamo cercando quindi di rendere omogenee e coerenti, individuando logiche e linguaggi uniformi, tutte le nostre attività e iniziative”. Oltre al sito, Confapi ha lanciato nei giorni scorsi una nuova newsletter quindicinale ‘ConfapiNews’ che fornisce informazioni su tutte le attività e tratta a 360 gradi i temi legati alle pmi.

Assolavoro
LE IMPRESE CHE CRESCONO SCELGONO LA SOMMINISTRAZIONE

“Le imprese italiane che esportano e crescono, per fatturato e numero di occupati, scelgono la somministrazione di lavoro”. E’ quanto emerge dalle elaborazioni effettuate dal Datalab di Assolavoro, l’Associazione nazionale delle Agenzie per il Lavoro, sulla base dei dati di un’indagine della Banca d’Italia. La ricerca, condotta nei primi mesi del 2016 e riferita all’anno 2015, ha coinvolto circa 2.000 imprese appartenenti al macro comparto dell’industria (escluso il settore delle costruzioni) e a quasi 850 imprese dei servizi non finanziari. Secondo lo studio, le imprese che esportano di più, quelle con una quota di fatturato scaturente da export superiore a un terzo e ai due terzi, fanno registrare un maggior ricorso alla somministrazione, che pesa rispettivamente per il 4,6% e il 4,0% sul totale delle ore lavorate. Inoltre, la crescita della somministrazione è associata all’aumento del fatturato complessivo delle imprese prese a campione, che secondo la rilevazione della Banca d’Italia è stato pari nel 2015 a un +4%. Inoltre, lo studio dimostra che è l’industria manifatturiera, a preferire la somministrazione. Nel manifatturiero, infatti, l’incidenza della somministrazione sul lavoro totale è più che doppia (con un valore pari al 4,2%) rispetto alle altre imprese industriali. La massima concentrazione di lavoratori in somministrazione si registra nei settori della Chimica e Farmaceutica e della Gomma-Plastica, dove la quota di lavoro in somministrazione è pari al 5,8% rispetto al totale delle ore lavorate. Interessante anche quanto emerge, per esempio, dalla divisione metalmeccanica che registra, nel campione analizzato, contemporaneamente un uso intenso del lavoro tramite agenzia e una crescita complessiva dell’occupazione in generale.

Economia
CONSUMI DI PANE AL MINIMO STORICO

I consumi di pane degli italiani si sono praticamente dimezzati negli ultimi 10 anni ed hanno raggiunto il minimo storico con appena 85 grammi a testa al giorno per persona. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti diffusa in occasione della recente Giornata mondiale del pane che si celebra il 16 ottobre, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Il calo – sottolinea la Coldiretti – ha avuto una accelerazione negli ultimi anni con il consumo di pane che nel 2010 era di 120 grammi a testa al giorno, nel 2000 di 180 grammi, nel 1990 a 197 grammi e nel 1980 intorno ai 230 grammi che sono valori comunque molto lontani da quelli dell’Unità d’Italia nel 1861 in cui – ricorda la Coldiretti – si mangiavano ben 1,1 chili di pane a persona al giorno. Il pane ha perso addirittura il privilegio della quotidianità con quasi la metà degli italiani (46%) che mangia il pane avanzato dal giorno prima, con una crescente, positiva tendenza a contenere gli sprechi, ma si registra anche un ritorno al passato con oltre 16 milioni di italiani che, almeno qualche volta, preparano il pane in casa, secondo il rapporto Coldiretti/Censis.

Carlo Pareto

Contributi per maternità lavoratrici autonome? Criticità da eliminare

Consulenti del lavoro

CRITICITA’ DA ELIMINARE SUI CONTRIBUTI MATERNITA’ AUTONOME

I contributi sulla maternità delle lavoratrici autonome? Una criticità da eliminare, almeno per la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro che nel parere numero 9 evidenzia “la forte iniquità del sistema previdenziale, che mette a rischio la costituzionalità della norma nel momento in cui gli enti di previdenza impongono di pagare i contributi previdenziali anche su somme corrisposte a titolo di prestazioni assistenziali”. Inoltre, “questa diversità di trattamento si riflette anche sulla tutela pensionistica e sulla misura della prestazione, ridotta notevolmente per le lavoratrici autonome”. “Le lavoratrici madri – ricorda la Fondazione Studi – titolari di partita Iva e che svolgono un’attività autonoma hanno diritto in gravidanza ad una indennità di maternità che sostituisce il reddito perduto dalla lavoratrice nel periodo di interruzione del lavoro. Il diritto al trattamento economico si estende a tutte le forme di lavoro autonomo indipendentemente dalla cassa previdenziale di appartenenza (gestione separata Inps, Casse professionisti)”. “Tuttavia – rimarca ancora la Fondazione – poiché l’indennità di maternità è sostitutiva di un reddito, costituisce, a norma dell’articolo 6 del Tuir, base imponibile Irpef. Si realizza, così, il paradosso previdenziale: l’indennità forma base imponibile fiscale e contemporaneamente diventa base imponibile su cui pagare i contributi previdenziali e assistenziali”. “Questo – ribadisce l’organismo dei consulenti del lavoro – non accade per le lavoratrici dipendenti, dove si prevede che il datore di lavoro possa beneficiare di una esenzione contributiva totale stante le specifiche previsioni contenute nell’art. 6 decreto legislativo numero 314 del 2 settembre 1997”.

Centenario dell’Ilo

IL CONTRIBUTO DELL’INAIL AL FUTURO DEL LAVORO

Il contributo dell’Inail al futuro del lavoro. Questo l’argomento al centro dell’intervento del commissario straordinario dell’Istituto, Massimo De Felice, a Palazzo Montecitorio, in occasione del recente convegno organizzato dall’International labour office (Ilo) nell’ambito delle celebrazioni in vista del 2019, anno del Centenario della sua istituzione.

La partecipazione di rappresentanti di istituzioni e parti sociali. Dopo il rapporto del direttore generale dell’Ilo, Guy Rider, è seguito un dibattito – moderato dal presidente della commissione Lavoro della Camera dei deputati, Cesare Damiano – che ha segnato l’avvio da parte dell’Ilo di un percorso di attività a di riflessione finalizzata a una corretta analisi delle molteplici dinamiche che caratterizzano l’evoluzione del mondo del lavoro e alla possibilità di corrispondere adeguate risposte e strategie d’intervento. All’evento – che ha visto la partecipazione del ministro del Lavoro e della politiche sociali, Giuliano Poletti – hanno dato il proprio contributo numerosi rappresentanti delle istituzioni e delle parti sociali, tra i quali il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il segretario confederale della Cisl, Luigi Petteni, il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, il direttore dell’area Lavoro e Welfare di Confindustria, Pierangelo Albini, e il presidente dell’Inps, Tito Boeri.

“Studi accurati sui nuovi lavori e sulle loro modalità”. “Sui nuovi lavori e sulle nuove modalità di lavoro l’Inail sta svolgendo studi accurati – ha affermato De Felice – Non sono analisi soltanto qualitative. Hanno la finalità di definire il premio di assicurazione. Forniranno perciò per ciascuna fattispecie lavorativa una misura di rischiosità, avendo dovuto trasformare, per quantificare il premio, il rischio in moneta. L’individuazione dei fattori di rischio – in particolare dei rischi emergenti dall’utilizzazione di nuovi materiali e di nuove tecnologie – è tema dei piani di ricerca che l’Inail ha in atto. D’altra parte le nuove tecnologie, si pensi alla sensoristica e alla robotica, sono studiate anche nella prospettiva della prevenzione e della riabilitazione degli infortunati”.

“Dall’Istituto un punto di vista originale”. “Sono ovviamente disponibili – ha proseguito il commissario straordinario dell’Inail – le basi di dati e le analisi statistiche sugli infortuni e sulle malattie professionali, che abbiamo impostato utilizzando un ‘modello di lettura’ dei fenomeni, per chiave interpretativa: tipologia dell’evento dannoso, caratteristiche dell’infortunato (genere, età, luogo di nascita), caratteristiche dell’azienda di appartenenza, localizzazione geografica. L’Inail può quindi dare un punto di vista originale sul futuro del lavoro, ponendo il tema al centro di un reticolo che vede problematiche definitorie (quali nuovi lavori), statistico-attuariali (quali livelli di rischiosità, analisi statistiche su infortuni e malattie professionali), e tecnologiche (quali nuovi problemi e quali nuovi aiuti dalla tecnologia). C’è tutta la disponibilità e l’interesse dell’Istituto a organizzare su questi temi un convegno di studio”.

Fisco

I NUMERI DELL’EVASIONE

In media, per gli anni 2012 e 2013, il tax gap complessivo, cioè la differenza tra le entrate attese e quelle effettive è risultato pari a 108,7 miliardi di euro, di cui 98,3 miliardi di mancate entrate tributarie e 10,4 miliardi di mancate entrate contributive. E’ quanto si legge nella relazione della commissione Giovannini pubblicata sul sito del Tesoro. Dal 2012 al 2013 l’incremento delle mancate entrate tributarie – si legge nell’analisi – risulta pari a 2,5 miliardi di euro, mentre la dinamica del gap riguardante le entrate contributive registra una leggera flessione (circa 280 milioni di euro). La propensione al gap relativa alle entrate tributarie, in media pari al 24 per cento. Considerando esclusivamente l’Irpef per il lavoro autonomo e impresa, l’Ires, l’Iva e l’Irap, la propensione media al gap risulta sensibilmente più elevata e pari al 34,2 per cento. Dal rapporto, in particolare, emerge una propensione media alll’evasione Irpef pari al 55,9 per cento per i lavoratori autonomi e le imprese, in continua crescita dal 2010 al 2014, anno in cui si avvicina al 60 per cento a fronte di un’evasione del lavoro dipendente del 3%. Tra le altre imposte la più evasa è l’Ires con una propensione al 36,8% seguita dall’Iva al 29,8%, dall’Imu al 24,2% e dall’Irap al 22,7%. In generale, con la sola eccezione dell’Iva, nel 2013 si evidenzia un aumento nella propensione al gap rispetto al 2012 per tutte le tipologie di imposta considerate. Da segnalare che la recente revisione al rialzo operata dall’Istat con riferimento al Pil del 2014, data l’assenza di revisione del gettito tributario, potrebbe condurre ad una crescita dei tax gap per tale anno.

Strocchi

LA BORSA E’ LA RISPOSTA AL FUTURO DELLE IMPRESE

Rendere accessibili i grandi gruppi italiani, a volte veri e propri gioielli nostrani, al risparmio degli italiani quotandoli in Borsa, così da garantire loro un futuro performante e, insieme, sostenere l’economia italiana. Arginando, per di più, quella ‘fuga dall’Italia’ che negli ultimi anni sembra accompagnare il destino di grandi imprese cresciute nel bel Paese ma che, ‘complice’ spesso il passaggio generazionale, optano per la vendita fuori confine. E’ questa la ‘soluzione’ insieme finanziaria e ‘tricolore’ suggerita da Simone Strocchi, investmentbanker, fondatore di Electa e presidente di Aispac, l’associazione delle spac italiane (Special PurposeAcquisition Company), veicoli di investimento contenenti esclusivamente cassa (blankcheck companies), costituiti specificatamente per raccogliere capitale al fine di effettuare operazioni di fusione e/o acquisizione di aziende. Guardando anche al caso Esselunga, l’ultimo di una lunga serie, l’impressione è che sempre più spesso pezzi di economia reale italiana, diventino ‘prede’ di investitori stranieri o ‘ostaggio’ di complicati sistemi di cristallizzazione di governance. C’è chi ricerca con i trust sistemi di blindatura per evitare frazionamento e dispersione del controllo alla successione o chi cerca in extremis e con urgenza un compratore per trasformare l’impresa di una vita in denaro contante da lasciare agli eredi. Per Strocchi, invece, la quotazione in un contesto di Spac o pre-booking company può essere una soluzione “su misura”, che ben si adatta al contesto di molte aziende italiane in questa fase delicata di successione. In generale, ha spiegato all’Adnkronos”si tratta di gruppi e imprese di grande successo che sono state promosse dai grandi capitani d’industria che sono figli del dopoguerra, del boom economico degli anni ’70”. Si parla quindi ”di una generazione impavida di personaggi a cui tutti dobbiamo grande rispetto e riconoscenza perché hanno creato l’economia del Paese ma che oggi hanno un’età compresa tra i 75 e gli ultra 90 anni”. ‘Natali’ che impongono naturalmente riflessioni su cosa succede dopo. “Questo spesso non coincide con il mero passaggio inter-generazionale ma talvolta con valutazioni che vedono gli uomini che hanno creato queste grandi imprese desiderosi di liquidare per passare ai figli cassa evitando liti infinite tra eredi”.Le scelte vanno agli estremi e generalmente sono di due tipi. “C’è la vendita oppure la blindatura – ha riassunto Strocchi -. Spesso questi imprenditori cercano delle soluzioni atte a vincolare la governance all’interno di strutture inaccessibili o comunque non smontabili dai loro eredi per far sì che la loro impresa possa superare qualsiasi tipo di frizione che potrebbe generarsi tra i componenti che verranno nella compagine sociale. Quindi trust, società accomandita per azioni, società accomandita semplice. Tutte soluzioni mirate a preservare la governance in un contesto in cui la società resta privata ma che spesso poi, purtroppo, declina in una blindatura che rende inefficace e inefficiente l’impresa perché viene portata avanti su istruzioni gestite con puntiglio notarile poco attento a quella che nel tempo diventa l’evoluzione del mercato”.La soluzione principe per Strocchi è la Borsa. “E’ la scelta che consente di condividere queste imprese con investitori di mercato, con italiani. La quotazione dell’impresa non confligge con il fatto di mantenere nel tempo la governance blindata all’interno di un trust o di una società in accomandita, ma consente di condividere la performance aziendale, quindi l’interesse a che l’azienda resti performante nel tempo, governata dai suoi manager con uno stuolo di investitori che sono gli investitori di mercato. Per questo ritengo che la quotazione, la condivisione di queste imprese con investitori italiani, possa essere un’ottima soluzione per avere la certezza che saranno oggetto di attenzione non solo degli eredi ma di una serie di soggetti che investendo all’interno di un’impresa avranno cura che questa continui a prosperare e a essere performante, adeguata ai mercati che verranno”.La Spac, per Strocchi, è una via adatta ad aiutare le aziende alle prese con la successione che vogliono quotarsi, perché, insieme alle più moderne evoluzioni inPrebooking Company, sono soluzioni che proiettano le ‘eccellenze’ nel futuro perché consentono uno sbarco sul mercato borsistico organizzato e accompagnato, in un contesto “tailor made”, da professionisti e capitali, il cui interesse è allineato con quello degli imprenditori. La quotazione tramite una Spac, ha puntualizzato Strocchi “è una soluzione efficiente ed importante per promuoverne la durata e la capacità di prosperare e crescere oltre i fondatori, ma anche per consegnare agli eredi un patrimonio fatto di strumenti scambiabili e che si possono apprezzare sul mercato come le azioni della società quotata”.Con le prebooking company poi “i capitali italiani possono muoversi ed organizzarsi in modo sempre più semplice per dare vita a dei sodalizi fair e, perché no, anche ad un movimento di riscossa che consenta alle imprese italiane eccellenti di crescere e di restare a condividere i propri risultati e la propria performance tra italiani”. Con un ‘ritorno’ in termini economici che può giovare al Paese. “Rendere accessibile questi gioielli dell’economia al risparmio degli italiani – ha rimarcato Strocchi – potrebbe essere un’ottima soluzione per sostenere la nostra economia e renderla non in vendita. Oggi su 10 transazioni, 8 sono in cessione: società italiane che vengono acquistate da gruppi stranieri. Oggi siamo un paese sostanzialmente in vendita. Un peccato perché il nostro è un Paese dove il risparmio è significativo ma viene sistematicamente indirizzato verso economie nord-europee”.

Carlo Pareto

 

 

 

 

Manovra, arriva il “premio alla nascita” 800 euro
alle future mamme

800 euro alle future mamme
MANOVRA, ARRIVA PREMIO NASCITA

Dal bonus edilizia alle misure per la famiglia, passando per la revisione della spesa a carico anche dei ministeri e alle pensioni: sono in tutto 122 gli articoli della manovra secondo il primo testo diffuso dall’Ansa. Arriva un “premio alla nascita”: in base alle anticipazioni fornite dall’agenzia di stampa Ansa, a partire dal primo gennaio 2017 è riconosciuto un bonus di 800 euro in un’unica soluzione su domanda della futura mamma al compimento del settimo mese di gravidanza.

Il bonus casa previsto fino alla fine del 2016 viene esteso fino al 2021 per le zone sismiche nella misura del 50%. La detrazione arriva fino al 70% nel caso gli interventi di riqualificazione determinino il passaggio ad una classe di rischio sismico inferiore e all’80% se il passaggio è a due classi di rischio inferiori. Sempre stando a quanto si riporta nel testo della manovra visionata dall’Ansa. Il bonus sale ulteriormente al 75% e all’85% nell’ipotesi di lavori condominiali. Il canone Rai per il 2017 scende a 90 euro. E, ancora in base alle anticipazioni della manovra rese note dall’agenzia di stampa, per “consentire la piena realizzazione degli obiettivi istituzionali della Rai”, la stessa viene esclusa dai tagli a carico delle pubbliche amministrazioni.

Salta invece l’incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco sugli aerei. Lo conferma il nuovo testo della manovra (articolo 56) spiegando che la misura serve per “sostenere le prospettive di crescita del settore aereo e ridurre gli oneri a carico dei passeggeri”. La disposizione avrà un costo di 184 milioni annui per il 2017 e il 2018 e provvederà al ristoro delle minori entrate all’Inps il ministero del Lavoro. Quasi 650 milioni di euro in cinque anni, fino al 2021, per sostenere il fondo esuberi di categoria del settore bancario, ma non solo, e agevolare le operazioni di ristrutturazione e fusione. E’ quanto viene prefigurato nella bozza della manovra secondo cui il provvedimento, che è destinato in generale a “imprese e gruppi di imprese” e non al solo settore bancario ha un limite massimo complessivo di 25mila dipendenti che potranno beneficiarne nel triennio 2017-2019. Le risorse integreranno quelle erogate dal fondo di solidarietà per favorire le uscite. In particolare il provvedimento dispone risorse ‘scalate’ negli anni sebbene il totale sia in linea con le speranze del settore bancario e degli stessi sindacati. Il testo indica così, per il 2017, benefici per 174 milioni di euro, 224 per il 2018, 139 per il 2019, 87 per il 2020 e 24 per il 2021. Le risorse integrano in tal modo il contributo corrisposto dal fondo di solidarietà fino a ora a carico completamente del settore e che, a causa della crisi e dei forti piani di ristrutturazione in corso e previsti per i prossimi anni, ha esaurito le risorse. La misura è attivabile sino al 31 dicembre 2019 per, si legge nella manovra, “le imprese o gruppi di imprese coinvolti in processi di ristrutturazioni rientranti nel settori destinatari dei fondi di solidarietà” e “interessati da provvedimenti legislativi relativi a processi di adeguamento o riforma per aumentare la stabilità e rafforzarne la patrimonializzazione”. Sono 11 le categorie di lavori particolarmente pesanti che potranno accedere all’Ape social, il prestito ponte che li accompagnerà alla pensione. In base a quanto stabilito nella manovra, oltre a maestre d’asilo e edili, infermieri e ostetriche potranno richiederlo anche conciatori, conduttori di gru, ferrovieri, camionisti, addetti all’assistenza dei non autosufficienti, alle pulizie, operatori ecologici e facchini. Bisogna svolgere la professione da almeno 6 anni e avere almeno 36 anni di contributi. Per il 2017 ci sono 300 milioni

Inoltre, con la legge di bilancio arriva pure l’ottava salvaguardia per gli esodati. Ad essere interessata, secondo quanto postulato nel testo della manovra annunciata dall’Ansa, è una platea di “ulteriori 19.741 soggetti”.Le nuove assunzioni stabili, anche in apprendistato, effettuate tra il primo gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018 di studenti che abbiamo svolto attività di alternanza scuola-lavoro potranno godere di esonero contributivo per un massimo di 36 mesi nel limite massimo di 3.250 euro l’anno. Infine, il blocco degli aumenti dei tributi e delle addizionali locali deciso nella legge di stabilità dello scorso anno è prorogato per tutto il 2017.

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TRAGITTO CASA-UFFICIO “TEMPO PERSO”

Casa-ufficio-casa, un percorso che spesso richiede molto tempo, un momento della giornata che non tutti possono utilizzare per lavorare. Uno studio condotto da Regus, fornitore globale di soluzioni per il lavoro flessibile, conferma che gran parte dei professionisti di tutto il mondo considera questo tragitto uno spreco di produttività. Questo ‘limbo’ temporale, considerato ‘tempo lavorativo improduttivo’ o ‘tempo personale niente affatto piacevole’, viene generalmente percepito come un ostacolo ad attività più utili e gratificanti. Dei quasi 40.000 partecipanti al sondaggio Regus, il 37% considera quelli dedicati al percorso casa-lavoro tempi inutili e indefiniti, mentre il 27% dichiara apertamente di detestare il pendolarismo, bollandolo come uno ‘spreco’ di tempo prezioso. Questo vuol dire che, per ben più della metà, il tempo dedicato agli spostamenti potrebbe essere convertito in tempo lavorativo più produttivo o semplicemente in qualche ora di sonno in più al mattino. Esiste poi una minoranza degli intervistati (17%) che considera quel momento della giornata utile per lavorare, e un’altra non del tutto trascurabile (19%) che lo dedica a se stessa, magari leggendo un libro o informandosi sulle ultime notizie attraverso lo smartphone. “Ora che i tempi degli spostamenti si allungano sempre di più, è frustrante constatare che la stragrande maggioranza dei lavoratori reputi il tragitto quotidiano casa-ufficio-casa un’assoluta perdita di produttività, nonché un momento da non poter dedicare ad attività personali o di svago”, ha commentato Mauro Mordini, Country Manager di Regus. “Ci si aspetta o si pretende che lavoratori o professionisti siano sempre connessi e reperibili, ma in realtà – ha avvertito – la minaccia più grande alla produttività non sta nell’avere o non avere uno smartphone sempre con sé, ma piuttosto nella progressiva dilatazione dei tempi dedicati ogni giorno agli spostamenti”. “Le aziende intelligenti che desiderano aumentare la produttività e premiare i dipendenti concedendo loro più tempo per se stessi o semplicemente un po’ di riposo in più al mattino farebbero bene a consentire loro di lavorare da o più vicino a casa di tanto in tanto”, ha concluso.

Agenzia delle Entrate
156MILA LETTERE A DISATTENTI

In arrivo 156mila lettere ‘a chi ha dimenticato di presentare la dichiarazione dei redditi’. Le sta inviando l’Agenzia delle Entrate invitando a rimediare chi non ha presentato la dichiarazione dei redditi pur essendo tenuto a farlo. Lo annuncia un comunicato dell’Agenzia ricordando che presentando il modello Unico Persone fisiche entro il 29 dicembre 2016, ovvero entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria del 30 settembre, i contribuenti possono anche beneficiare delle sanzioni ridotte previste in caso di ravvedimento operoso. Il vantaggio dell’invito, è duplice: oggi è possibile individuare in largo anticipo le anomalie oggetto degli avvisi, innalzando così il livello della taxcompliance e l’efficienza dei controlli da parte delle Entrate; allo stesso tempo, ricevendo l’invito preventivo in anticipo, il cittadino può verificare la propria posizione ed eventualmente porvi rimedio da solo, in piena autonomia, tramite l’istituto del ravvedimento operoso e senza imbattersi in successivi controlli.

Industria
AD AGOSTO VOLANO FATTURATO E ORDINATIVI
Ad agosto, rispetto al mese precedente,
nell’industria si rileva un incremento del 4,1% per il fatturato e del 10,2% per gli ordinativi. La consistente crescita del fatturato si manifesta in un mese tipicamente caratterizzato da livelli di vendite molto contenuti, che possono determinare variazioni (positive o negative) amplificate rispetto a quelle prevalenti negli altri periodi dell’anno. E’ quanto evidenzia l’Istat. L’aumento del fatturato è pari a 4,1% sul mercato interno e a 4,3% su quello estero – prosegue l’Istat – Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo sale dell’1,9% in confronto ai tre mesi precedenti (+2,2% per il fatturato interno e +1,2% per quello estero). Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di agosto 2015), il fatturato totale lievita in termini tendenziali del 6,8%, segnando un progresso del 7,9% sul mercato interno e del 4,8% su quello estero, prosegue l’Istat. Gli indici destagionalizzati del fatturato registrano, a eccezione dell’energia che rimane invariata, innalzamenti congiunturali per tutti i raggruppamenti principali di industrie, particolarmente rilevanti per i beni strumentali (+7,3%) e per i beni intermedi (+4,3%). L’indice grezzo del fatturato aumenta, in termini tendenziali, del 10,0%: il contributo positivo più ampio viene dalla componente interna dei beni di consumo non durevoli – aggiunge la nota – Per il fatturato manifatturiero, il balzo tendenziale più significativo si riscontra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+20,4%), mentre solo la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati mostra una diminuzione (-6,9%), conclude l’Istat. Nel raffronto con il mese di agosto 2015, l’indice grezzo degli ordinativi segna una crescita del 15,9%. Tutti i settori evidenziano un incremento, quello più importante si osserva nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+42,7%).

Carlo Pareto

Boom richiesta badanti uomini. Voluntary disclosure bis, adesione entro luglio

Lavoro
È BOOM DI RICHIESTA PER BADANTI UOMINI
Addio al luogo comune che un badante debba essere per forza rumeno o filippino, e donna. La crisi economica spinge sempre più connazionali a cimentarsi con un lavoro che, fino a qualche tempo fa, era snobbato dagli italiani. Da uno studio realizzato dall’Associazione Donne & Qualità della vita, della psicologa Serenella Salomoni, su un campione di 1.000 disoccupati italiani, di età compresa tra i 18 e 57 anni, infatti, risulta che 1 italiano su 2 è pronto a intraprendere una carriera nell’assistenza familiare. Il 70% del campione intervistato dichiara di sentirsi pronto a prendersi l’impegno di curare un’altra persona. Il 66% lo farebbe anche a tempo pieno, pur di lavorare. Ma il dato più eclatante è che il 37% dei partecipanti allo studio è laureato, e che non indietreggia rispetto a questo tipo di esperienza lavorativa. Vi è anche chi, come nel 33% dei casi, si mette a disposizione anche nella fascia oraria notturna, compresa tra le ore 21 e le 8; il 23% sacrificherebbe anche i fine settimana, pur di lavorare. Ma quali sono le motivazioni che spingono a fare questa scelta? In primis le necessità economiche, per il 77%. Infatti, la retribuzione media di un badante per nove ore al giorno, sei giorni su sette, oscilla tra gli 800 e i 1.000 euro al mese. Una minoranza, invece, lo farebbe per “fare un’esperienza nuova” (22%), mentre il 10% “per uscire dalla routine”. Il 22% non nasconde le proprie mire a lungo termine, vale a dire ottenere anche una piccola parte dell’eredità. Analizzando i dati, Donne & Qualità della vita rivela che 15 intervistati su 100 sono convinti che, con l’invecchiamento progressivo della popolazione, si potrebbe fare di questo mestiere una professione. Teoria confermata anche dall’ultimo rapporto di Eurostat sugli anziani nell’Unione europea, secondo il quale in Italia si vive più a lungo: il nostro paese detiene la percentuale più alta di over 80, circa 4 milioni di persone. E cosa spinge a scegliere un badante italiano rispetto a uno straniero? Tra i motivi, spiccano: un livello di cultura e informazione maggiore (33%); più capacità di intrattenere l’anziano (25%), una maggior conoscenza della città di residenza e dell’Italia in caso di spostamenti (13%), una minore marcatura delle differenze culturali (34%), una maggiore competenza nel tenere compagnia (17%). Altro aspetto da non sottovalutare è che non tutti gli stranieri hanno la patente, mentre difficilmente un italiano ne è privo. Una curiosità: secondo la ricerca, gli italiani sono anche più informati sui programmi tv che vanno in onda e le novità del palinsesto. A tal proposito, la ricerca ha identificato i 5 badanti ‘catodici’ che tengono maggiore compagnia agli anziani. Svettano gli impegnati Gerardo Greco (34%) e Massimo Giletti (22%), conduttori ritenuti seri, documentati e affidabili. Al terzo posto l’inossidabile Gerry Scotti (18%); quarto Amadeus, intrattenitore pacato e gioviale (13%) e quinto a chiudere la top five, l’imperituro Pippo Baudo, timoniere di Domenica in con il 10% delle preferenze.

Mps
2600 ESUBERI E CHIUSURA DI 500 FILIALI
È stato approvato il piano industriale 2016-2019 diMps, che prevede un utile di 1,1 mld di euro al 2019 con un rote target superiore all’11% dopo il risultato 2016 “post transazione”, che è visto negativo a -4,8 mld. È quanto ha recentemente riferito un apposito comunicato della banca. Il margine di interesse al 2019 sarà di 2,11 mld.Il piano industriale di Mps prevede 2.600 esuberi e la chiusura di 500 filiali. “Il costo del personale scenderà del 9% a 1,5 mld di euro nel 2019 da circa 1,6 mld del 2016 attraverso la riduzione che avverrà sia mediante un turnover naturale sia attraverso l’attivazione del Fondo di Solidarietà”, spiega la banca. Mps archivia i nove mesi con una perdita di 849 mln di euro, un risultato “impattato da rettifiche straordinarie sui crediti di 750 mln di euro contabilizzate nel terzo trimestre”. Le rettifiche sui crediti ammontano, nel periodo, a 2,02 mld di euro perché includono “la componente straordinaria legata alla revisione della policy di credito” indicata dalla Bce. Il risultato operativo lordo è di 1,48 mld di euro. Il piano industriale si basa sul completamento dell’operazione “che include il deconsolidamento di 28,5 mld euro, di cui 27,6 mld di crediti in sofferenza attraverso il trasferimento a un veicolo di cartolarizzazione per un prezzo pari a 9,1 mld e la successiva assegnazione della tranche junior agli azionisti di BMPS, e la ricapitalizzazione della banca per un importo massimo di 5 mld”.L’assemblea ordinaria e straordinaria di Mps per deliberare, tra i punti all’ordine del giorno, sulla proposta di aumento di capitale fino a un massimo di 5 miliardi di euro si terrà il 24 novembre in unica convocazione. Quella di Mps “è un’operazione innovativa e senza precedenti” per il deconsolidamento delle sofferenze e l’aumento di capitale da 5 mld. “Siamo convinti che i target del business plan siano raggiungibili” perché “siamo tranquilli che l’operazione andrà a buon fine” ha detto Marco Morelli, ad di Mps, in conference call con gli analisti. Dalle slide diffuse da Mps e presentate dall’ad Morelli si evince che il personale passerà dai 25.200 dipendenti totali di oggi ai 22.600 del 2019. Il management di Mps ha intanto iniziato, insieme agli advisor, “a trattare con gli investitori” che hanno già contattato o contatteranno la banca, ha spiegato Morelli rispondendo alle domande degli analisti. “Vogliamo evitare – ha sottolineato – asimmetrie informative e siamo molto aperti a prendere in considerazione qualsiasi espressione di interesse e disposti a valutare qualsiasi proposta nel contesto che abbiamo in mente di eseguire, e cioè il piano che abbiamo presentato”.”Immediatamente a seguire” l’assemblea convocata il 24 novembre, ha poi precisato Morelli, “partiremo con il liability management exercises e lanceremo l’aumento di capitale entro fine anno purché ci siano condizioni di mercato fattibili”.

Confcommercio
STOP A EROGAZIONE TRANCHE AUMENTO CONTRATTUALE PER TERZIARIO
Confcommercio, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil hanno condiviso di sospendere l’erogazione della tranche di aumento contrattuale prevista per il mese di novembre dal contratto collettivo nazionale di lavoro del terziario, distribuzione e servizi del 30 marzo 2015. E’ quanto si legge in una nota di Confcommercio. “Le parti, infatti, in virtù di consolidate e positive relazioni sindacali e delle analisi congiuntamente svolte -spiega la nota- alla luce dell’ancora incerto andamento economico, hanno maturato tale decisione, concordando di rivedersi entro i primi del mese di dicembre per definire una nuova decorrenza degli aumenti contrattuali”.

Voluntary
AGENZIE DELLE ENTRATE: L’ADESIONE ENTRO IL PROSSIMO 31 LUGLIO
Fino al 31 luglio 2017 potranno essere inviate le domande, per aderire alla voluntarydisclosure bis, per regolarizzare le violazioni commesse entro il 30 settembre 2016. L’Agenzia delle entrate comunica in una nota la riapertura dei termini di adesione alla procedura contenute nel decreto legge, collegato alla manovra 2017. L’integrazione delle istanze, i documenti e le informazioni potranno essere resi fino al 30 settembre 2017 e, entro la stessa data, i soggetti interessati potranno provvedere spontaneamente al versamento di quanto dovuto. In alternativa potranno corrispondere tre rate mensili, di pari importo, con pagamento della prima rata comunque entro il 30 settembre 2017. La nuova norma contenuta nel decreto legge prevede che le istanze siano presentate secondo modalità prefigurate da un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, che sarà emanato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Le richieste potranno però essere inviate anche da oggi, utilizzando i vecchi modelli. Inoltre possono essere trasmesse tramite Pec una prima relazione di accompagnamento, con l’indicazione dei dati e delle informazioni non previste nell’attuale modulo come, ad esempio, quelli relativi alle annualità 2014 e 2015.

Carlo Pareto