Intervento di Enrico Buemi sui vaccini

“Signor Presidente, a nome del Gruppo Per le Autonomie-Partito Socialista e MAIE, dichiaro che voteremo contro la proposta del Movimento 5 Stelle per il non passaggio agli articoli, e vorrei motivare la ragione.

Prima, però, chiederei ai colleghi che hanno insinuato un’eventuale interessenza di coloro che sono a favore di questo provvedimento, di ritirare questa affermazione perché è inaccettabile. È inaccettabile in particolare nei confronti di coloro, come il sottoscritto, che tutti i giorni sono in competizione con le multinazionali e sanno perfettamente qual è la loro azione prevaricatrice nel nostro Paese. E però chiederei altrettanto posizionamento quando si discute di altre questioni sulle multinazionali. Spesso c’è molto silenzio in quest’aula quando si discutono certi provvedimenti che riguardano le stesse multinazionali, per esempio sull’apertura del nostro mercato a una concorrenza vera. Vedremo cosa farete quando esamineremo il provvedimento sulla concorrenza. Resto sul merito, colleghi.

Qualcuno ha detto – forse il collega Romani – che in Svezia non c’è l’obbligatorietà per legge della vaccinazione, ma in Svezia non ci sono neanche i cartelli «Non si buttano rifiuti lungo le strade». Cari colleghi, noi abbiamo bisogno dell’obbligo della vaccinazione, perché il nostro Paese è molto disponibile a inseguire le “farlucche”, come sta accadendo con questo provvedimento. Qui non c’è bisogno di dimostrare niente; c’è bisogno di prendere atto di quaranta, cinquant’anni di storia della sanità del nostro Paese, di quali sono state le conquiste nel nostro Paese. E se oggi non c’è un pericolo imminente è perché ci sono state quelle conquiste, quell’azione obbligatoria, quel contributo dello Stato alle classi più povere di questo Paese che avevano bisogno dell’obbligatorietà della vaccinazione perché non erano in condizione di pagarsi i vaccini che voi, ricchi, invece, avevate gratis oppure dalle vostre famiglie. Vi siete dimenticati di questo.

La scienza ci dimostra che i vaccini non fanno male, fanno bene, ci mettono al riparo. Quando ci saranno provvedimenti, proposte più avanzate, le esamineremo con grande apertura culturale, scientifica, mentale, etica, religiosa, politica, mettetela come volete.

Oggi la vaccinazione è lo stadio più avanzato di prevenzione per tutta una serie di malattie, in una situazione anche di grande passaggio, di rapidità di persone da un mondo all’altro, che si portano dietro fattori positivi ma anche vecchi e nuovi rischi. Quindi, io sono del parere, cara Ministro, che dobbiamo mettere il cartello «Qui la vaccinazione è obbligatoria». Quando non ce ne sarà più bisogno, toglieremo anche i cartelli dalle strade che dicono di non buttare l’immondizia lungo la strada, ma io che giro l’Italia ne vedo troppa e ne vedo troppa proprio dalle parti dove queste voci si sollevano con grande indignazione.”

Intervento di Pia Locatelli in seguito alle comunicazioni del ministro Minniti

Ho sentito molte critiche dentro e fuori  quest’Aula alle misure messe a punto con la Commissione europea che verranno discusse nel prossimo vertice di Tallin. E’ stato detto che la UE ci volge le spalle, che abbiamo sbagliato e che sbagliamo a salvare vite umane e a raccogliere per mare i disperati che scappano a situazioni drammatiche, che le nostre politiche di accoglienza e il lavoro delle ONG hanno incentivato gli sbarchi, che il piano Ue “è una ridicola presa in giro”.

E’ singolare che questo avvenga proprio quando qualcosa comincia a muoversi; quando si inizia a porre le basi per europeizzare i flussi migratori. Sono anni che lo chiediamo e adesso che l’Europa incomincia a riconoscere quanto abbiamo fatto e sembra voler adottare unaction plan condiviso, ho sentito ripetere i soliti slogani. Certo sono molti i nodi che restano aperti, dalla questione dei porti, alle chiusure di alcuni Paesi. Emblematico il caso dell’Austria.
Ma qualcosa sta cambiando: mai hanno concertato insieme tre Paesi e la Commisione UE per preparare un vertice, quello di Tallin.
Siamo ottimisti? Difficile fare previsioni anche perché in questi giorni abbiamo ricevuto dei no, ed alcuni no hanno fatto più male di altri, ma gli atteggiamenti nazionali non cambiano con un cambio di presidenza. Dovevamo aspettarcelo.
Difficle dire se arriveremo al superamento degli approcci nazionali per una gestion europea dei flusssi migratori, ma non dobbiamo né la pazienza né la speranza.
Nel frattempo apprezziamo il lavoro da lei fatto in questi giorni, miscelando fermezza e ragionevolezza in questi difficili negoziati e la ringraziamo per aver fatto riferimento alla protezione dei Diritti Umani, una bussola ineludibile.
Le chiediamo di non perderla mai di vista.

Tortura. Dichiarazione integrale di Pia Locatelli

Nell’aprile 2015 quest’Aula aveva approvato un testo per introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento. Non era un testo che ci convinceva pienamente, era però un buon punto di partenza. Oggi, dopo oltre due anni di stallo, ci arriva dal Senato un provvedimento peggiorato rispetto alla precedente versione, una sorta di compromesso e non è difficile capire chi si vuole accontentare , o con chi non ci si vuole scontrare; un testo disallineato rispetto alla giurisprudenza della Corte europea per i diritti umani, alle raccomandazioni del Comitato europeo sulla prevenzione della tortura ed del trattamento e punizioni inumani e degradanti, alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Tortura, come scrive nella sua recente lettera al Presidente Grasso e ad altre autorità istituzionali il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa.

Da quasi trent’anni aspettiamo questa legge, da anni veniamo sollecitati dall’Europa e dall’Onu a “metterci in regola”. Adesso ci viene presentato un provvedimento da approvare in fretta e furia, inemendabile: prendere o lasciare.

Non si fa una legge per dimostrare che si è fatta. Non si fa una brutta legge che, tra l’altro, rischia di non essere applicabile.

Le nostre critiche al testo sono le stesse di quelle avanzate dalle principali associazioni che si occupano di Diritti umani e dallo stesso presidente della Commissione Diritti umani del Senato, Luigi Manconi.

Non siamo certo contro le forze dell’ordine e voglio chiarire subito che non intendiamo affatto ostacolarne il lavoro, ma non possiamo accettare che sia considerabile tortura solo quella che viene reiterata e non una singola condotta. Così come non possiamo accettare i brevi tempi di prescrizione o la quasi impossibilità di riconoscimento per le torture psicologiche. Per questo noi socialisti ci asterremo.

L’intervento di Riccardo Nencini a Bari

Abbiamo messo quintali di carne di carne al fuoco. Però mai come in questa occasione parlare del passato si rivela straordinariamente interessante per inquadrare il futuro. Provo a spiegare senza rifare tutta la storia che è stata rifatta ieri da Ciuffoletti da Simona Colarizi e dalle compagne dai compagni che hanno preso posto su queste sedie quando hanno ricordato Argentina Altobellili dalle otto ore per i braccianti nel mille novecentodiciannove tutto quello che è successo nel corso del Novecento.

Dirò subito che noi siamo rimasti l’unico partito che fa una sorta di paio perfetto con la storia degli italiani dall’Unità d’Italia in poi. Non ce ne sono più. Io trovo questo un fattore che va preservato e da non nascondere. Non c’è assolutamente nulla da nascondere: né gli errori sui quali possiamo anche avere una logica del rimpianto né nelle cose buone per le quali però non possiamo avere nessuna nostalgia.

La nostalgia è un sentimento nella vita pessimo perché ti fa vedere le cose del passato di quando eri giovane come le cose migliori. Ora nel nostro caso abbiamo molte cose migliori da rivendicare ma non possiamo rivendicarle mettendole sotto la teca museale perché sarebbe la cosa peggiore che possiamo fare.

Quello che invece abbiamo il dovere di fare, tra le altre cose, è ricordare ad una certa Italia ciò che quella Italia era, perché mai come in questo caso è vero il monito dei romani, che la storia punisce due volte i vinti.

Li punisce perché la storia la scrivono i vincitori e perché soprattutto i vinti anche quando hanno ragione non potendo scrivere la storia sono sconfitti due volte. Andate a vedere il Pantheon e che si sta formando anche in questi giorni. Lascio stare il Pantheon di Di Maio che va da Almirante a suor Teresa di Calcutta ma andate a vedere gli altri Pantheon che si vanno formando. Ci sono due acquisizioni improprie simili entrambe: alla fotografia di Gatto Silvestro che anziché inseguire Titti diventa in qualche modo il tutore di Titti. Finirebbe il cartone animato.

Pensate a don Milani e a Giovanni Falcone. Papa Francesco è stato la scorsa settimana a Barbiana in Mugello: io conosco bene quella terra perché ci sono nato. C’è stata immediatamente una rivendicazione collettiva del ruolo e della funzione di don Milani, di ciò che ha fatto negli anni Cinquanta negli anni Sessanta fino alla “Lettere a una Professoressa”.

Ma chi era don Milani? Don Milani appare nel momento in cui il tentativo di Togliatti di creare una forma di alleanza culturale con la Chiesa cattolica italiana è il più forte di tutti; sette anni prima il PCI ha votato l’art 7 della Costituzione. Siamo nel 1955: questo prete eretico, di famiglia ebrea liberale inserita ottimamente nei circoli culturali del tempo, prende una posizione eterodossa, direi eretica, verso la Chiesa del tempo. Viene spedito a Barbiana, una chiesa diroccata nel Comune di Vicchio. Chi salva don Milani? Don Milani lo salva Mario Becchi Sindaco socialista di Vicchio.

È il sindaco socialista di Vicchio che costruisce con don Milani la Chiesa. Chi chiama don Milani a tenere le prime lezioni ai suoi ragazzi? Gaetano Arfè. Per caso? Ma per l’amor di Dio!  E che fine fanno i suoi ragazzi i suoi discepoli?  Vanno a fare, sono ancora vivi, molti vanno a fare i consiglieri comunali, sindaci e vicesindaci a Calenzano a Vicchio a Borgo San Lorenzo a Barberino di Mugello. E a che partito sono iscritti? Tutti al PSI.
Tutti.

Don Milani è un prete eretico profondamente anticomunista. La sua storia vera è questa. Non c’è un’altra storia. Come poteva il PCI di Togliatti proteggere l’ eresia di don Milani proprio mentre cuciva una relazione abbondante con la Chiesa del tempo? Don Milani era un prete eretico. Cacciato, mandato su un monte in una parrocchia diroccata. Se non avesse trovato quel sindaco socialista accanto alla sua protervia forse oggi non sentiremmo assolutamente parlare di quel prete.

Vogliamo aggiungere due righe anche su Falcone visto che lo stanno inserendo in molti Pantheon?

E’ uscito un bel libro di un giornalista del Corriere della Sera Maurizio Bianconi qualche giorno fa. Correte a comprarlo. Perché vi fa esattamente la storia di quello che succede in quel tempo. I protagonisti sono Pio Marconi, Bettino Craxi, Claudio Martelli e andate a vedere le posizioni del C.S.M, dell’ala comunista del CSM o dell’ala cattolica del CSM: andate a vedere che cosa avrebbero voluto fare a Giovanni Falcone. E andate a vedere quello che si scrive oggi su Giovanni Falcone.

Quello che non si può fare non è solo non ricordare ma è appropriarsi dei vestiti di un altro. Questo non si può fare! Puoi fare a meno anche di ricordare un oggetto, una cosa, una persona, una storia; ma quello che non puoi fare è appropriarti della sua identità! Oggi non c’è: Claudio Signorile ieri ha concluso il suo intervento dicendo il socialismo non è un partito ma è una civiltà.

Ma se non ci fosse un partito rischia di essere messa in crisi anche la civiltà. Molte volte noi guardiamo al passato, al come eravamo. Roba da Nino Manfredi! Da evitare compagni: è un’Italia diversa, è un mondo diverso. Noi siamo più piccoli, meno rappresentativi di quel tempo ma non per questo non può esistere un diritto all’esistenza.

Ieri abbiamo parlato di passato oggi da parlare un po’ di futuro quindi dico la mia. Io sono d’accordo con Renzi quando sostiene che il problema della sinistra italiana o del centrosinistra non è soltanto un problema di alleanze ma di contenuti. D’accordo nell’anticipare il tema dei contenuti per legarlo poi però a un certo tipo di alleanze.

Alle elezioni comunali compagni le cose non sono andate come vi raccontano. Ve lo racconto come sono andate, dopo averci lavorato tre ore, su tutti i Comuni che sono andati al voto. Mi dicevano prima i giornalisti pugliesi che in Puglia c’è un “modello Emiliano” che ha funzionato o penso di sì che perché abbiamo vinto a Lecce a Taranto

A si? Come sono andate le elezioni a Lecce? Come ha vinto il sindaco del PD di Lecce? Facendo un’alleanza con un candidato di centro moderato che era stato assessore nella Giunta di centrodestra. O sbaglio?

Che c’entra il “modello Emiliano”? A Taranto noi ci presentiamo e portiamo a casa due consiglieri comunali; La lista del PSI è decisiva per far vincere a Taranto quel candidato Sindaco di centrosinistra. O non è così? Vogliamo ragionare li dove abbiamo perso? Ragioniamo di Pistoia. Medaglia d’oro della Resistenza e tutta la prosopopea indispensabile di questo tempo. A Pistoia non vince un candidato del centrodestra moderato  A Pistoia sconfigge il candidato del PD un candidato dei Fratelli d’Italia!  Quindi la destra.

Due liste del PD a Pistoia, due liste del PD a La Spezia sia dove abbiamo lasciato sotto quelle due viste sotto le macerie il candidato socialista perché Paolo Manfredini era il cambiato dell’intero centrosinistra. Due liste del PD a Carrara. Due liste del PD nell’ottanta per cento dei comuni campani dove non c’erano Comuni capoluogo che votavano ma c’erano comuni di sessanta, settanta mila cinquanta mila abitanti. Tanta popolazione al voto.

A Todi perdi perché il sindaco del PD rifiuta l’apparentamento alla lista socialista che ha preso il nove e mezzo per cento dei voti e perde per sessanta voti! Vogliamo continuare a dare i numeri veri o bastano questi? Perché queste è la verità di quello che è successo dove abbiamo perso e dove abbiamo vinto.

Certo che dietro c’è la riscoperta del Popolo della Libertà nel senso la riscoperta di tre partiti chiave del PdL che son tornati di fatto a rifare il PdL e ovunque il Popolo della Libertà è tornato unito ha vinto tranquillamente.

E però i problemi sono esattamente i due che prima vi ricordavo. Intanto c’è una sorta di uniformità italiana nel voto: non ci sono più zone rosse, perché quando perdi Parma e Piacenza e tutti i Comuni grossi a cominciare da Budrio in Emilia, in Toscana perdi comuni piccoli, come l’Abetone e Cutigliano, perdi Carrara e Pistoia, vinci Lucca con il cinquanta virgola quattro per cento, infine in Umbria perdi Todi, nelle Marche perdi Fabriano e Jesi, vuol dire che le zone rosse non ci sono più. Non ci sono più nemmeno quanto a quantità numerica di donne e uomini che vanno a votare. È un dato che mi facevano notare i compagni Emilia-Romagna quando mi ricordavano che il Presidente l’Emilia-Romagna il Presidente è stato eletto eletto con il trentasei per cento dei votanti. Lo stesso giorno in Calabria vota il quarantotto per cento dei votanti.

Tutto obliterato. Io sono stupito soltanto di chi sostiene che questa roba provoca ancora stupore. Dice:” abbiamo perso  Sesto San Giovanni ex Stalingrado d’ Italia!” “Abbiamo perso a Genova anche nei quartieri ex Italsider come Cornigliano”

Vogliamo dirci la verità? Il motivo lo dico proprio in maniera grezza. Poi alla fine. A uno che ha un reddito come me che ospito nella casa di mia madre vuota tre immigranti gratuitamente. Il problema ce l’ha chi sta sotto di me. Che lo sente come un problema vero. E al popolo che questa cosa non va giù: per un problema di sicurezza e quindi di paura connessa per chi vive soprattutto nelle grandi periferie cioè a Sesto San Giovanni e cioè a Cornigliano

Cornigliano compagni fu liberata da un signore che consegnò le chiavi di Genova buttando fuori i tedeschi le consegnò al delicato degli alleati del mille novecentoquarantaquattro, s che si chiama Azzo Toni. Mi ha iscritto a questo partito nell’ottanta uno. Veniva da Barberino Mugello poi era andato a fare il vice Sindaco di Genova. Era un ferroviere. Quella storia, compagni, non c’è più. Non c’è più. E la ragione fondamentale (ieri gli storici erano messe in rilievo) e dopo gli storici lo hanno fatto altri con la forza che in questi casi si deve avere.

Questo è uno dei temi centrali. Noi qualche anno fa abbiamo capito cos’è lo ius soli. Avevamo commissionato un sondaggio alla Macro di Mario Abis. Risultò una percentuale dell’  ottantacinque per cento di favorevoli. Portai questo risultato al congresso di Salerno un anno e mezzo fa . Quest’anno, quando io ho posto il tema ius soli,ho ricevuto  una valanga di offese dalla mia gente, non da uno che passa per caso.

Vuol dire che il tema anche in un mondo socialista quindi più libertario più attento alla giustizia sociale eccetera è penetrato.  Allora se parliamo di contenuti da lì bisogna in qualche modo ripartire perché la sinistra che noi conosciamo anzi la sinistra che noi abbiamo contribuito a costruire è una sinistra che non è più quella della fine dell’Ottocento quindi il passaggio l’agricoltura l’industrializzazione che noi sapremo governare (Benino non benissimo)

Perché la lettura di ieri che io condivido interamente su come nasce il socialismo italiano (e anche lì bisognerebbe dare ragazze dei ragazzi delle scuole medie un po’ di dichiarazioni di Antonio Gramsci tra il novecentoventi il ventidue quando riteneva che i nemici dell’Italia fossero,  lo dico in ordine, Filippo Turati don Sturzo e Benito Mussolini e questa cosa dura fino a meno centoventicinque ventisei perché era la crisi della borghesia…. Un’analisi che non aveva né babbo né mamma  bucata

Siamo più bravi nel secondo dopoguerra quando lo Stato sociale imposto dai milioni di morti nelle trincee in uno Stato nazionale ecco lì

L’età dell’oro del socialismo del welfare europeo il socialismo.

Ma oggi il governo dell’età della globalizzazione della rivoluzione tecnologica dove sta?

Noi stiamo reiterando da anni la richiesta al PSE tenere un congresso straordinario ma non per nominare Tizio o Caio al posto di Staniscev

Per discutere di quello che sta accadendo nel mondo perché

è una faglia profonda che produce un cambiamento e se non c’è un canone per leggere quello che sta accadendo non c’è più una sinistra che ha aderito cittadinanza. L’ avete detto anche questa mattina Stefania, Fabrizio, Pia ed Elisa.

Ci vuole un canone che è diverso. Quando noi diciamo ancora ma dobbiamo difende la classe operaia, sì: Noi dobbiamo difendere gli esclusi soprattutto per farli diventare classe operaia

Ma che raccontiamo alla ragazza ha studiato per venticinque anni si laureano centodieci e lode (o anche di meno non ha importanza) e alla fine del mese  non sa se pagare l’affitto o la Cassa forense?

Che le racconti? il merito?  Cento al liceo centodieci e lode come università arrivo alla fine del mese o mangio o pago l’affitto o pago la Cassa forense

Non sono lì gli esclusi?

Chi non ha Lavoro ma chi non ha lavoro dopo essersi fatto un culo straordinario nella vita.

E lì non basta più l’approccio  “merito”, li devi avere delle condizioni diverse.

Capisco che un capovolgimento di fronte: fino a quindici anni fa si riteneva  che una madre era felice se il figlio la figlia sposavano un architetto un avvocato un ingegnere diciamo cosa fatta

Così oggi? Dove? Allora questo cambiamento di lettura e quindi di contenuti è obbligatorio che venga affrontato. Ma non può essere affrontato soltanto in un Paese perché questi temi ove più ove meno diventano temi caratteristici di una società europea profondamente cambiata.

Ci sono tre cose qui le dirò soltanto per capitoli per non sforare il tempo che ci sono e che ci siamo dati.

 Il primo è quello migranti

Non è una scoperta non è un’invenzione tutto quello che va al seguito del tema dei migranti

Qui si confrontano in Italia tre posizioni ormai: una nettamente minoritaria, la nostra, una nettamente maggioritaria, quella della destra,

e ancora  un’ altra,  minoritaria, che è quella di un mondo cattocomunista che affronta il tema secondo parametri che non hanno

nell’immaginario collettivo popolari più diritto di cittadinanza.

Leggete i giornali di oggi: il Ministro Del Rio che dice:”i porti non si chiudono”, il ministro Pinotti che dice ” i porti si chiuderebbero” ,

Il Ministro Minniti che dice “aspetto Tallin”…  Tre posizioni differenti .

Lo stiamo dicendo al congresso di Venezia: con caparbietà ma con la poca forza di voce che abbiamo per farci sentire.

Se non associamo due fattori il fattore A che è quello detto ieri:

più facilità di rimpatri, solidarietà verso chi ha diritto di rimanere accanto al convincimento che chi vive fra di noi deve vivere secondo

i nostri diritti e godendo dei nostri diritti e secondo le nostre responsabilità e quindi proteggendo la parità uomo-donna. Niente Tribunale della Sharia, niente infibulazione ecc.

Noi non possiamo consentire che in Italia ci siano ancora trentacinquemila bambine, dicono i dati,infibulate in età da  cinque a otto anni in

In Italia non si vive così

In Italia il clitoride alle bambine non  lo si taglia!

E non possiamo far finta di non potete dire quello che succede accanto a noi perché la lesione di un diritto universale.

Allora se mettiamo assieme una maggiore responsabilità all’ingresso è una tutela una garanzia vivendo all’interno di un Paese democratico che ha costruito un pezzo di democrazia occidentale forse saremmo più in grado di governare il tema il problema migranti destinato a durare nel tempo

Con un aspetto anche positivo è perché non lo facciamo figli abbiamo la popolazione più vecchia d’Europa con un altro Paese e quindi ….

La seconda questione ieri è stato lanciato l’appello a riprendere in mano la questione costituzionale.

Noi ci siamo divisi nel referendum del quattro dicembre c’erano molte compagne e voti compagni che erano anche contrari

Qualcuno mi ha anche ricordato allora una battuta che fece D’Alema in quei giorni. D’Alema disse: “la legge elettorale? Le riforme costituzionali?

Cinque settimane prescrivere la riforma sei mesi per approvarla”

C’è una legge elettorale?

C’è una riforma costituzionale? dove sta?

Cinque settimane per scriverla …Sei mesi per approvarla… Non è stata nemmeno scritta! Non c’è nemmeno un testo su cui discutere che venisse dalla fronte del no.

Lo dico perché non c’è dubbio che il tema sia caldo:

Pensate a un tema piccolo nel tema grande. Che poi alla fine però entra nelle case: pensata le alle Province

Gli abbiamo lasciato due funzioni madre: preservare le scuole e manutenere strade ma se non si  dànno i soldi per manutenere le strade e le scuole le Province non sono in grado di fare l’uno e l’altro

Che fine facciamo fare alle Province?

Sciogliamo?  Diamo i poteri a Tizio a Caio, Comune e Regione? L’unica cosa che non si può fare e lasciare le cose come stanno

C’è bisogno di chiudere un po’più la forbice tra le istituzioni e i cittadini, nel senso di consentire una maggiore partecipazione.

E allora bisogna eleggere direttamente i vertici delle città metropolitane,  perché non possono eleggersele i Sindaci.

Le città metropolitane sono destinatarie di valanghe di finanziamenti, anzi sono fra i pochi centri urbani italiani destinatari di valanghe di finanziamenti.

Allora il numero uno lo si  elegge direttamente. Non se lo eleggono   i trenta sindaci della cintura della città di Roma Firenze Bologna…

Su  questi temi noi possiamo riprendere li abbiamo già ripreso ma possiamo farne una una forza d’urto decisamente maggiore

Non entro sul tema dell’Europa perché le cose dette mi convincono tutte, aggiungerei soltanto la questione degli eurobond.

Con  Schulz  sul tema ci siamo parlati la settimana scorsa. Mi è parso  più convinto.

Anche perché mi sembra che Martin abbia capito che se non allarga un po’lo spazio con la Merkel,  la Cancelliera rischia di fargli  molto male elettoralmente  Due questioni infine: oggi si riuniscono di fatto in Italia tre sinistre. Ce n’è una Roma,Variopinta, ce n’è una a Milano il PD e c’è questa

Noi in questi tre Sinistra siamo la più piccola, quelli con la storia più lunga ma la più piccola. Possiamo darci un ruolo? Sì

Dicendo le cose che gli altri non possono dire o non devono dire. Ad esempio le cose sui migranti dette in un certo modo possiamo essere noi a fare da grancassa

Possiamo dire anche che quello che potrebbe nascondersi dietro l’angolo se non si crea un pacchetto di centro sinistra riformista vero, compreso Cicchitto dentro io non cambio idea spesso. c Cicchitto vuol dire un mondo e una storia

Non escludiamo ente

Visto che le condizioni non sono molto diverso dal 1922 italiano e dal 1033 tedesco, in altre parole che possano formarsi anche  Governi grigioverdi….

Qualcuno fra noi e l’ha detto alcuni mesi fa ed è stato preso in giro. Ora vedo che anche qualche commentatore di grandi giornali comincia a parlare di attenzione la summa di A più B lo potrebbe potrebbe generare

Non c’è dubbio che dipende dalla legge elettorale

Anzi dipende dai contenuti che usi e poi alla fine dal siglillo o che gli metti come legge elettorale.

Noi bisogna fissare intanto tre punti e chiudo: primo punto si vota nel 2018 senza se e senza ma. Questa nostra posizione quindi se vengono in Parlamento posizioni diverse, grazie, non le votiamo.

Secondo: questa revisione di contenuti due bisogna mettere nelle mani di qualcuno.

Io immagino che oggi a Roma lquello di Pisapia e dintorni  mi pare un inizio. C’è un’evoluzione legata anche a un campo che è molto variopinto perché

Il vostro caro Vendola non è uguale a Bersani, Bersani non è uguale Onida,

Onida non è uguale a Pisapia… insomma mi pare che ci sono alcune cose ancora lì dentro da chiarire.

Però non c’è dubbio che la parte principale di questo gioco e quindi anche la responsabilità principale di questo gioco sia nelle mani

del PD e del suo segretario

Non associamoci al coro di chi vorrebbe dare spallate

Primo perché non è il nostro partito quello nostro partito è questo.

Quindi lì dentro facciano quello che vogliono fare

Secondo perché si sono fatti le primarie un signore le ha vinte e fa legittimamente il segretario del partito.

Nel dobbiamo provare ritagliarci un ruolo di cerniera, di elastico I lastrico vuol dire

Di un partito ancorché piccolo

Che tiene vidi questi temi che pretende che si apra un tavolo per il del centro sinistra riformista, vie Fratoianni v non lo dico via io dico via perché si mettono fuori da un’ipotesi del genere

Quindi non rieditare l’Unione degli undici partiti su questo condivido perfettamente quello che dice Renzi ma una cosa che non riedificare un coacervo di partita differenti

Altra cosa è fare i conti con chi c’è.

Ovunque c’era il PD più il PSI più le liste civiche. Qualche volta c’era Alternativa popolare che stava anche nel centrosinistra(a La Spezia stava  nel centrodestra). Campo progressista nelle elezioni comunali non si è presentato in nessuno dei centocinquanta comuni al voto sopra quindici mila abitanti e Articolo uno si è presentato in quindici Comuni

Cioè il dieci per cento dei comuni sopra Quindici mila abitanti. Quindi in centotrentacinque non c’era e in quindici c’era.

Chi è rimasto nella sinistra riformista?

Pochi. Allargare a personalità come la Bonino

Questa è la strada che noi dovremmo piano piano provare a costruire

L’ultima questione ci riguarda, la cito e chiudo:

Riprendo anch’io la domanda che ha fatto Giorgio Santelli: “Quindi che fate con questa diaspora?”

Io non ragionerei più nemmeno di diaspora compagni perché,l o ricordo a chi ha poca memoria, Noi abbiamo votato in questi centocinquanta comuni qualche giorno fa. Una parte di quei Comuni votò nel mille novecentonovantaquattro una parte La parte dei Comuni che votò nel mille novecentonovantaquattro

Una parte di quelli che ha votato due domeniche fa Il voto è stato nel mille novecentonovantaquattro

Prendemmo  l’uno per cento.

Nei Comuni, oggi, dove ci siamo presentati, non in tutti, circa una cinquantina abbiamo ottenuto una percentuale che è superiore al quattro per cento. Puglia in testa e un pezzo della Calabria

Non siamo in Puglia che per questo. Perché era giusto, lo dico ad Alberto, Daniela, Claudio e Franco, ringraziare con un evento non soltanto con un colpo di telefono una storia che qui è cominciata a ripartire

Vero. Con pochi nani.

Questa storia dei nani e ballerine! io ricordo ancora l’assemblea nazionale emozionatisstimo ero seduto fra Giorgio Strehler e Umberto Veronesi

Che Nani!

Davanti avevo Trussardi avevo la Wertmüller e potrei citarne anche potrei citare

Enzo Cheli, Federico Mancini cioè potrei citare i migliori nel diritto italiano… Ma ne siamo fatti così!

Noi  ci facciamo male da soli !

Questi erano i nani e ballerine e avevi meglio dalla moda del made in Italy italiano avevi il meglio del diritto italiano

Noi non abbiamo la forza per fare da soli quindi se un appello si può rivolgere da Bari esattamente questo: chi è venuto qui ieri a discutere con noi torni a condividere questa storia.

Anch’io sono convinto, ne parlavamo prima all’orecchio con Stefania, che la prossima legislatura probabilmente sarà  particolare.

Nessuna certezza: durerà dieci anni, cinque. dieci mesi chi lo sa! Non  sappiamo ancora auali carte verranno date per giocare la partita della prossima legislatura: la legge elettorale alleanze e quant’altro.

Ma quello che sappiamo e che nel movimento della sinistra riformista italiana se tu riesci a tenere un pacchetto di mischia che metta assieme le esperienze accomunandole con ciò  che noi abbiamo profondamente rinnovato (abbiamo degli eletti giovanissimi. C’è una generazione nuova di ventitrentenni che si è avvicinata che si è candidata Che ha avuto buonissimi risultati da qui fino a una parte del del nord) , questa combinazione può essere felice.

L’intervento di Pia Locatelli sulla legge elettorale

Intervengo non nel merito della legge elettorale, pur dicendo subito che questa non è la nostra legge, avendo noi socialisti espresso la nostra preferenza per un sistema almeno parzialmente, meglio per buona parte, maggioritario, che è del resto, la stessa preferenza del relatore . Lo faremo nei prossimi giorni. Perché c’è una questione più urgente da affrontare rispetto alla quale condivido la preoccupazione con molte colleghe: il rischio di voto segreto.

Come altre volte in occasione della discussione della legge elettorale, in particolare in tema di rappresentanza di genere, da alcune parti, non posso dire partiti, si minaccia il ricorso al voto segreto invocando la coscienza.

Il testo che è uscito dalla commissione affari costituzionali contiene buoni passi nella direzione di una equilibrata rappresentanza di genere. Lo abbiamo apprezzato e ne diamo atto al relatore.

Ci piace l’alternanza tra i generi nelle liste circoscrizionali, ci piace una percentuale al di sotto della quale nessun genere può essere rappresentato nei collegi uninominali (il 40%) perché è superiore a quella delle donne oggi in parlamento; ci piacciono le capo-listure che tendono all’ equilibrio ma noi chiediamo di completare al meglio un lavoro che è già piuttosto buono. Ad esempio l’inammissibilità delle liste che non rispettano questi vincoli, o un percentuale del 50/50 perché tante sono le donne italiane.

Allora quale è il problema?

Ho già avuto modo di raccontare in occasione di precedenti interventi in quest’aula, non essendo questa la prima volta che discutiamo di legge elettorale, quale è il rischio di un pacchetto non coerente di misure: non è vero che un 40/60 percento di uomini e donne candidate porta automaticamente ad un 40/60 per cento di eletti ed elette. Non è così se non si prevede un equilibrio delle capolisture e soprattutto se non si prevede l’inammissibilità delle liste qualora queste regole non siano rispettate.

Allora noi vogliamo davvero fare passi avanti, e non solo a parole, dette o scritte.

Il fatto è che ci sono colleghi, e credo di poter dire che sono esclusivamente, o quasi, colleghi uomini, che non sono disposti ad accettare le regole che sono state concordate in commissione e sperano di cancellarle e certamente di impedire altri passi in avanti.

E’ legittimo che questi colleghi la pensino in modo diverso e lo capisco benissimo perché ogni donna in più in parlamento è un uomo in meno e difficilmente si cede parte del proprio potere.

Ma non possiamo accettare, come dicono le voci che circolano da ieri in Parlamento, che si invochi il voto segreto, perché il voto segreto ha un senso solo quando si è di fronte a un problema di coscienza.

Qualcuno mi deve spiegare quale questione di coscienza ci sia in una giusta rappresentanza dei due generi.

Il fatto è che molti colleghi si vergognerebbero a votare palesemente contro una misura di giustizia e saprebbero che una parte dell’elettorato non lo perdonerebbe. Allora preferiscono nascondersi dietro l’anonimato e non dire chiaramente che sono contrari a liste e collegi veramente paritari.

Questo Parlamento sempre più femminile evidentemente fa troppa paura. Dimostrateci che non è così.

CALENDARIO LA FRANCIA IN SCENA

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MAGGIO

Maggio/dicembre – Rendez-vous avec la Danse française – Museo nazionale Rocca Albornoziana di Spoleto, Teatro Romano Spoleto, Norcia, Visso- Macereto, Valnerina DANZA

6-12 maggio – Ghedalia Tizartes, Benat Achiary, Erwan Keravec, Francesco Filidei – AngelicA, Festival Internazionale di Musica, Centro di Ricerca Musicale/Teatro San Leonardo, Bologna MUSICA

10 maggio – Cie Atou – Hidden Boy, Déclinaison – Festival Fabbrica Europa, Stazione Leopolda Firenze DANZA

13 maggio/ 26 novembre – Xavier Veilhan – Studio Venezia – Biennale Arte, Padiglione francese, Giardini della Biennale, Venezia ARTE VISIVE

20 maggio – Nonotak – Spring Attitude Festival, Ex Dogana, Roma MUSICA

23 maggio – Sébastien Roux Ensemble Dédalus – Inevitable Music – Cantieri culturali alla Zisa, Palermo MUSICA

25 maggio – Sébastien Roux Ensemble Dédalus – Inevitable Music – Standards, Milano MUSICA

25 maggio – Christian Rizzo – Comme crâne comme culte – Giovedì della Villa – Questions d’art, Villa Medici, Roma DANZA

27 maggio – Christophe Chassol – Big Sun – Spring Attitude Festival, Guido Reni District, Roma MUSICA

30 maggio – Ghedalia Tizartes, Benat Achiary, Erwan Keravec, Francesco Filidei – AngelicA, Festival Internazionale di Musica – Basilica di Santa Maria dei Servi, Bologna MUSICA

GIUGNO

2-3 giugno – Cie LMP – Piti Peta Hofen Show – festival Artisti in Piazza, Pennabilli CIRCO

3- 4 giugno – Cie La contrebande – Bal trap – festival Artisti in Piazza, Pennabilli CIRCO

6-7-8-9 giugno – Fanny de Chaillé – La Bibliothèque – Biblioteca Centrale Nazionale, Roma BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

13-14-15 giugno – Alex Cecchetti – Louvre I – Départements des Antiquités Grecques, Étrusques et Romaines – Triennale Teatro dell’Arte, Milano / TransARTE, Milano ARTI VISIVE

16-17-18 giugno – Alex Cecchetti – Louvre II – Départements des Peintures Italiennes – Triennale Teatro dell’Arte, Milano / TransARTE, Milano ARTI VISIVE

16 giugno – Vaudou Game – Institut français, Palermo MUSICA

17 giugno Vaudou Game – Magazzini Generali, Catania MUSICA

18 giugno – Vaudou Game – Piazza Matteotti, Potenza MUSICA

19 giugno – Vaudou Game – Piazza San Giovanni, Matera MUSICA

21 giugno – La Femme/Cosmo – Festa della Musica, Piazza Farnese, Roma MUSICA

28/29 giugno – Cie du Chaos – Nebula – Festival Mirabilia, Chapiteau Diaz, Fossano CIRCO

29 giugno – Cie Defracto – Dystonie – Festival Mirabilia, Cortile del Castello, Fossano CIRCO

30 giugno – Cie du Chaos – Urban Vigilia/ NONADA – Fondazione Piemonte dal vivo, Piazza del Popolo, Vignale Monferrato DANZA

LUGLIO

1 luglio – Mattatoio Sospeso – Tu me fais tourner la tête – Festival Mirabilia, Cortile del Castello, Fossano CIRCO

1-2 luglio – Cie du Chaos – Urban Vigilia/ NONADA – festival Mirabilia, Cortile del Castello, Fossano CIRCO

4 luglio – Sylvain Daniel – Palinsesto immaginato – Bari in Jazz, Atrio del Comune di Acquaviva delle Fonti, Bari MUSICA

6 luglio – Latifa Laâbissi – Ecran Somnambule – Giovedì della Villa – Questions d’art, Accademia di Francia a Roma- Villa Medici, Roma DANZA

7 luglio – Compagnia Wang Ramirez – Monchichi – Fondazione Piemonte dal vivo, Piazza del Popolo Vignale Monferrato DANZA

8 luglio – Pokemon Crew – Hashtag o il simbolo dell’eccesso – Fondazione Piemonte dal vivo, Piazza del Popolo, Vignale Monferrato DANZA

9 luglio – Pokemon Crew – Freestyle – Fondazione Piemonte dal vivo, Cascina Orsolina, Moncalvo DANZA

9 luglio – Compagnia Wang Ramirez – AP 15 – Fondazione Piemonte dal vivo, Cascina Orsolina, Moncalvo DANZA

14-15 luglio – Cléo T – Shine – Institut français, Napoli MUSICA

20 luglio – Rachid Ouramdane – Sfumato – Bolzano Danza Festival, Teatro comunale, Bolzano DANZA

21 luglio – François Chaignaud e Cecilia Bengolea – Dub Love – Teatro Comunale, Bolzano Danza Festival, Bolzano DANZA

24 luglio – Le Ballet de Lorraine – Merce Cunningham – Fabrication/ Marcos Morau – Le Surréalisme au service de la révolution – Bolzano Danza Festival, Teatro comunale, Bolzano DANZA

26 luglio – Vaudou Game –Villa Tittoni, Desio, Milano MUSICA

26-27 luglio – Olivier Dubois – 7x rien – Bolzano Danza Festival, Teatro comunale Bolzano DANZA

27 luglio – Radhouane El Meddeb – Teatro comunale, Bolzano DANZA

28 luglio – Mourad Merzouki – Cartes blanches – Bolzano Danza Festival, Teatro Comunale, Bolzano DANZA

AGOSTO

19 agosto – Vaudou Game – Mandrea Music Festival, Mandrea MUSICA

26 agosto – Sébastien Roux Ensemble Dédalus – Inevitable Music – Musma, Matera MUSICA

28 agosto/10 settembre – The Lulu Projekt di Magali Muogel – Fabulamundi – Playwriting Europe. Beyond Borders. Laboratorio per adolescenti condotto da Alessandra Cutolo. Mare Culturale Urbano GÉNÉRATION BELLE SAISON

SETTEMBRE

1-2-3 settembre – Collectif de la Bascule – Quand quelqu’un bouge – Festival Tutti Matti per Colorno, Colorno CIRCO

1-2-3 settembre – Ivana Müller – Annotare – OperaEstate Festival Veneto/ Finestate Festival / Transarte – Biblioteca Civica, Bassano del Grappa BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

1-2-3 settembre – Homo catodicus – L’excuse – Festival Tutti Matti per Colorno Colorno CIRCO

8 settembre – Gaelle Bourges e Gwendoline Robin – Incidence 1327 – Short Theatre / Finestate Festival / TransARTE – La Pelanda, Roma DANZA

12-13 settembre – Angelin Prejlocaj – Roméo et Juliette – Torinodanza festiva, Teatro Regio, Torino DANZA

12 settembre/12 novembre – Renaud Auguste-Dormeuil – Jusqu’ici tout va bien – Arteealtro, Macro Testaccio, Roma ARTI VISIVE

13-14 settembre – Nacera Belaza – Sur le fil – Short Theatre, La Pelanda, Roma DANZA

14 settembre – Ivana Müller – Annotare – Short Theatre / Finestate Festival / Transarte – Biblioteca Vallicelliana, Roma BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

16 settembre – Clédat et Petitpierre – La Parade Moderne – Torinodanza festival, centro storico, Torino DANZA

16 settembre – Sir Alice & Cristina Kristal Rizzo – (Untitled) Humpty Dumpty – Short Theatre / Finestate Festival / Transarte – La Pelanda, Roma DANZA

16 settembre – Nacera Belaza – Sur le fil – Terni Festival, Teatro Secci, Terni DANZA

18 settembre/15 ottobre – Cirque el Grito & Les Acolytes / Cabaret Itinerante di Circo Contemporaneo Italo-Francese – Si tu t’imagines – Guardia Perticara (in strada), Policoro (arena), Martina Franca (teatro), Taranto (tendone) CIRCO

19-20-21-22 settembre – Ivana Müller – Annotare – Ternifestival / Finestate Festival / Transarte – Biblioteca comunale, Terni BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

19-20-21-22 settembre – Kristoff K.Roll – A l’ombre des ondes, Bibliothèque de récits de rêves – Ternifestival / Finestate Festival / Transarte – Biblioteca comunale, Terni BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

20/ 23 settembre – “F.A.R.E.”: Fourneyron/Arcelli residence ensemble – Residenza di creazione franco-italiana per il jazz. Concerto 23 settembre, Una Striscia di Terra Seconda, Casa del Jazz, Roma MUSICA

20 settembre/28 ottobre – Mark Jenkins e Rero – Rules of engagement – Wunderkammern, Milano ARTI VISIVE

26 settembre – Herman Diephuis – Bang! – Contemporanea festival ‘17/ Fondazione Teatro Metastasio / Finestate Festival / Transarte – Teatro Fabbricone, Prato DANZA

29-30 settembre – Ivana Müller – Annotare – Contemporanea festival ‘17/ Fondazione Teatro Metastasio / Finestate Festival / Transarte – Biblioteca Lazzerini, Prato BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

30 settembre – Andrea Belfi – Gaspar Claus/Emmanuelle Parrenin/ Low Jack/ O. Xander – Les siestes électroniques – Institut français, Milano BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

OTTOBRE

Ottobre/ novembre – The Lulu Projekt di Magali Muogel – Fabulamundi – Playwriting Europe. Beyond Borders. Laboratorio per adolescenti condotto da Alessandra Cutolo – Teatro di Roma, Roma BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

Ottobre/ novembre – Laboratorio di drammaturgia – Fabulamundi/ Playwriting Europe / Beyond Borders condotta da Attilio Scarpellini con David Lescot – teatro di Roma, Roma

7-8 ottobre – Compagnie 111 Aurélien Bory – Espaece A piece by Aurélien Bory – Romaeuropa Festival, teatro Argentina, Roma DANZA

7 ottobre/ 18 novembre – Lek et Sowat – Wunderkammern, Roma, ARTI VISIVE

11-12-13-14-15 ottobre – Collectif Petit Travers – Nuit – Torinodanza festival, Teatro Juvarra, Torino CIRCO

14-15 ottobre – Olivier Meyrou, Matthias Pilet – Tu – Romaeuropa festival, Teatro Vascello, Roma CIRCO

15-30 ottobre – Dancefloor Memories di Lucie Depauw – Fabulamundi/ Playwriting Europe. Beyond Borders. Laboratorio per anziani condotto da Silvia Rampelli – Mare Culturale Urbano, Milano BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

21-22 ottobre – La main de l’Homme – Humanoptère – Torinodanzafestival, Fonderie Limone, Moncalieri DANZA

23 ottobre – Emmanuelle Pireyre – Performance – Lecture “Chimère” – Institut français Centre Saint-Louis, Roma BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

24 ottobre – Emmanuelle Pireyre – Performance – Lecture “Chimère” –Biblioteca universitaria, Genova BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

26 ottobre – Emmanuelle Pireyre – Performance – Lecture “Chimère” – Institut français, Palermo BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

27-28-29 ottobre – Cie DCA – Nouvelles pièces courtes – Torinodanza festival, Fonderie Limone, Moncalieri DANZA

28 ottobre – Sébastien Roux Ensemble Dèdalus – Inevitable Music – teatro di Ricerca Musicale, Bologna MUSICA

28-29 ottobre – Piste and Love – Cirque inachevée – Festival Segni d’Infanzia, Teatro Ariston, Mantova GÉNÉRATION BELLE SAISON

NOVEMBRE

Novembre/dicembre Le Petit Chaperon rouge di Joël Pommerat – Fabulamundi – Playwriting Europe. Beyond Borders. Laboratorio per anziani condotto da Silvia Rampelli – Teatro di Roma, Roma BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

1-2-3 novembre – Centre dramatique national d’Alsace- Strasbourg – WAX, Comment sortir du moule – New Generations Festival, Teatro San Leonardo, Mantova GÉNÉRATION BELLE SAISON

1/2/3/4/5 novembre – Collectif AIE AIE AIE – Ma biche et mon lapin – New Generations festival, Centro culturale Contardo Ferrini, Mantova GÉNÉRATION BELLE SAISON

2 novembre – La Marionetta, l’Adolescenza e l’audience engagement – New Generations festival, Teatro Bibiena, Mantova GÉNÉRATION BELLE SAISON

2-3-4 novembre – Groupe Emile Dubois / Cie Jean-Claude Gallotta – L’étranger, d’après le roman d’Albert Camus, Teatro Libero, Palermo DANZA

3 novembre – Quatuor Diotima e Ircam – Centre Pompidou – Festival Milano Musica, Auditorium San Fedele, Milano MUSICA

6 novembre – Mariangela Vacatello e Ircam-Centre Pompidou – Festival Milano Musica, Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare, Milano MUSICA

10-11 novembre – Ballet national de Marseille – Two, Boléro – Torinodanza festival, Fonderie Limone, Moncalieri DANZA

11-12 novembre – Stereoptik – Dark Circus – Romaeuropa “Ref Kids”, Macro Testaccio, La Pelanda, Roma GÉNÉRATION BELLE SAISON

11 novembre – Dorothée Munyaneza – Unwanted – Romaeuropa Festival, Teatro India, Roma DANZA

15 novembre/ 20 dicembre – Zevs – Wunderkammern, Milano ARTI VISIVE

17 novembre – Collectif Petit Travers – Nuit – Fondazione Piemonte dal vivo, Spazio Kor, Asti CIRCO

18-19 novembre – Julien Gosselin – Si vous pouviez lécher mon cœur (Les particules élémentaires, Michel Houellebecq) – Romaeuropa festival, Teatro Vascello, Roma TEATRO

18-19 novembre – Stereoptik – Congés payés – Romaeuropa “Ref Kids”, Macro Testaccio, La Pelanda, Roma GÉNÉRATION BELLE SAISON

19 novembre – Collectif Petit Travers – Nuit – Fondazione Piemonte dal vivo, Teatro Il Maggiore, Verbania CIRCO

21-22 novembre – Catherine Meurisse & DD Dorvilliers – Vois-tu celle-là qui s’enfuit Alliance française, Bologna BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

23-24-25-26 novembre – Collectif Petit Travers – Nuit – AMAT Circuito Marche, Senigallia CIRCO

24 novembre – Catherine Meurisse & DD Dorvilliers – Vois-tu celle-là qui s’enfuit – Institut français, Napoli BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

25-26 novembre – Laurent Bigot – Le petit cirque – Romaeuropa “Ref Kids”, Macro Testaccio, La Pelanda, Roma GÉNÉRATION BELLE SAISON

DICEMBRE

2 dicembre/ 20 gennaio – Mr. A – Wunderkammern, Roma ARTI VISIVE

4-5-6 dicembre – Alex Cecchetti – Louvre III – Département des antiquités orientales – Triennale Teatro dell’Arte / Transarte, Milano BIBLIOTHÈQUES VIVANTES

Il testo delle legge elettorale depositato

PROPOSTA DI TESTO UNIFICATO DEL RELATORE

Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, concernenti l’elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica, nonché delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali

ART. 1.
(Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati).

  1. L’articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto della Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, di seguito denominato «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è sostituito dal seguente:
«ART. 1. – . 1. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale, con voto diretto ed eguale, libero e segreto, espresso in un unico turno elettorale.
2. Il territorio nazionale è diviso nelle circoscrizioni elettorali indicate nella tabella A allegata al presente testo unico.
3. Per la presentazione delle candidature e per l’assegnazione dei seggi ai candidati, ciascuna circoscrizione è ripartita in collegi uninominali ed in uno o più collegi plurinominali. Salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e fermo quanto disposto dall’articolo 2, nelle circoscrizioni del territorio nazionale sono costituiti 303 collegi uninominali ripartiti in ciascuna circoscrizione sulla base della popolazione di cui all’articolo 3, comma 1. Per la assegnazione del restante numero di seggi ciascuna circoscrizione è ripartita in collegi plurinominali costituiti, di norma, dalla aggregazione del territorio di tre o quattro collegi uninominali contigui e tali che a ciascuno di essi sia assegnato, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 2, un numero di seggi non inferiore a due e non superiore a quattro.
4. In ciascuno dei collegi uninominali è proclamato eletto il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti validi. L’attribuzione dei seggi assegnati nei collegi plurinominali è effettuata, con metodo proporzionale, ai sensi degli articoli 83 e 83-
bis del presente Testo Unico.».

  2. All’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. Con il medesimo decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 1, sulla base dei risultati dell’ultimo censimento
generale della popolazione, riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell’Istituto nazionale di statistica, è determinato il numero di seggi da attribuire in ciascuna circoscrizione nei collegi uninominali ed il numero di seggi da attribuire nei collegi plurinominali.».
   b) il comma 3 è soppresso.
3. L’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«2. Ogni elettore dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda recante il nome del candidato nel collegio uninominale e il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale».
4. L’articolo 11, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è soppresso.
5. L’articolo 14, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, dopo le parole: « nei collegi plurinominali « sono inserite le seguenti: «e nei collegi uninominali» e dopo le parole: «nei singoli collegi plurinominali» sono inserite le seguenti: «e nei singoli collegi uninominali».
6. All’articolo 17, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, dopo le parole: «collegi plurinominali» sono inserite le seguenti: «e dei candidati nei collegi uninominali».
7. All’articolo 18-
bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 1, il primo periodo è sostituito dai seguenti: «La presentazione delle liste di candidati per l’attribuzione dei seggi nel collegio plurinominale, con l’indicazione dei candidati della lista in tutti i collegi uninominali compresi nel collegio plurinominale, deve essere sottoscritta da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o, in caso di collegio plurinominale compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio plurinominale. Nel caso di collegamento del candidato nei collegi uninominali con più liste, la presentazione della candidatura deve essere accompagnata da tutti i contrassegni delle liste collegate e dalla sottoscrizione dei rappresentanti di cui all’articolo 17 di tutte le liste collegate. Nel caso di collegamento con più liste, questo deve essere il medesimo in tutti i collegi uninominali compresi nell’ambito del collegio plurinominale».
   b) dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
«1-
bis. Per ogni candidato nei collegi uninominali devono essere indicati il cognome, il nome, il luogo e la data di nascita, il collegio uninominale per il quale viene presentato. Per le donne candidate può essere indicato il solo cognome o può essere aggiunto il cognome del marito.
   c) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. In ogni collegio plurinominale ciascuna lista, all’atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un ordine numerico. Il numero dei candidati non può essere inferiore alla metà, con arrotondamento all’unità superiore, né superiore al limite massimo di seggi assegnati al collegio plurinominale. A pena di inammissibilità, nel complesso delle candidature presentate da ciascuna lista nei collegi plurinominali nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento con arrotondamento all’unità superiore».
8. L’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«ART. 19. – 1. Nessun candidato può presentarsi con contrassegni di liste diverse nei collegi plurinominali o uninominali, a pena di nullità dell’elezione.
2. Nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di tre collegi plurinominali, a pena di nullità dell’elezione.
3. La candidatura della stessa persona in più di un collegio uninominale è nulla.
4. Il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando quanto previsto ai commi 1 e 2.
5. Nessun candidato può accettare la candidatura contestuale alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, a pena di nullità dell’elezione.».
9. All’articolo 20, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, dopo le parole: «collegi plurinominali» sono inserite le seguenti: «e i candidati nei collegi uninominali».
10. All’articolo 21, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, dopo le parole: «collegi plurinominali presentate» sono inserite le seguenti: «, dei candidati nei collegi uninominali».
11. All’articolo 22, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al numero 3) le parole: «e al quarto» sono soppresse;
   b) al numero 4) sono premesse le seguenti parole: «dichiara non valide le candidature nei collegi uninominali e»;
   c) al numero 5) sono premesse le seguenti parole: «dichiara non valide le candidature nei collegi uninominali e»;
   d) dopo il numero 5 è aggiunto il seguente:
«5-
bis) dichiara non valide le candidature nei collegi uninominali di candidati già presentatisi in altro collegio uninominali»;
   e) al numero 6-bis), sono apportate le seguenti modificazioni:
1) all’alinea, dopo le parole: «comunica i nomi dei candidati di ciascuna lista» sono inserite le seguenti: «e dei candidati di ciascun collegio uninominale»;
2) all’alinea, le parole: «di cui all’articolo 19, e» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all’articolo 19 e, fermo restando che, nel caso in cui sia dichiarata non valida la candidatura in un collegio uninominale, resta valida la presentazione della lista nei restanti collegi uninominali.
12. All’articolo 24, comma 1, il numero 2) è sostituito dal seguente:
«2) stabilisce, con sorteggio da effettuarsi alla presenza dei delegati di lista, per ciascun collegio uninominale della circoscrizione, l’ordine da assegnare ai candidati nei collegi uninominali nonché alle liste ad essi collegati e ai relativi contrassegni. I contrassegni di ciascuna lista sono riportati, unitamente ai nominativi dei candidati nell’ordine numerico di cui all’articolo 18-bis, comma 3, e ai nominativi dei candidati nei collegi uninominali, sulle schede di votazione e sui manifesti secondo l’ordine progressivo risultato dal suddetto sorteggio;»

  13. All’articolo 30, comma 1, numero 4), dopo le parole: «collegio plurinominale» sono inserite le seguenti: «e i nominativi dei candidati nei collegi uninominali».
14. L’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«
Art. 31. – 1. Le schede sono di carta consistente, sono fornite a cura del Ministero dell’interno con le caratteristiche essenziali del modello descritto nelle tabelle A-bis e A-terallegate al presente testo unico e riproducono in fac-simile i contrassegni di tutte le liste regolarmente presentate nella circoscrizione, secondo le disposizioni di cui all’articolo 24.
2. La scheda reca il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale, scritti entro un apposito rettangolo alla destra del quale, in un rettangolo di pari dimensioni, sono riportati il contrassegno della lista cui il candidato è collegato con a fianco i nomi e i cognomi dei candidati nel collegio plurinominale secondo il rispettivo ordine di presentazione. I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre. Secondo le disposizioni di cui all’articolo 24 è stabilito con sorteggio l’ordine dei candidati uninominali sulle schede e delle liste ad essi collegate».

  15. All’articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. L’elettore, senza che sia avvicinato da alcuno, esprime il voto tracciando con la matita sulla scheda un segno, comunque apposto, sul rettangolo contenente il nominativo del candidato nel collegio uninominale ovvero sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale. Il voto è valido a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale».
16. L’articolo 59 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente: «Ai fini del computo dei voti validi, non sono considerate le schede nulle e le schede bianche».
17. All’articolo 59-
bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, i commi da 1 a 5 sono sostituiti dai seguenti:
«1. Se l’elettore traccia un segno sul rettangolo contenente il nome e il cognome del candidato del collegio uninominale e sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale il voto è considerato comunque valido».

  18. All’articolo 68 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 3:
1) al terzo periodo, le parole: «o dei candidati cui è attribuita la preferenza» sono sostituite dalle seguenti: «al quale è attribuito il voto per l’elezione nel collegio uninominale»;
2) al quarto periodo, le parole: «di preferenza» sono sostituite dalle seguenti: «di ciascun candidato nel collegio uninominale»;
   b) al comma 3-bis, le parole: «di preferenza» sono sostituite dalle seguenti: «di ciascun candidato nel collegio uninominale».

  19. All’articolo 71, comma 1, numero 2), del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 le parole: «di preferenza» sono sostituite dalle seguenti: «di ciascun candidato nel collegio uninominale».
20. L’articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«
Art. 77. – 1. L’Ufficio centrale circoscrizionale, compiute le operazioni di cui all’articolo 76, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
   a) determina la cifra elettorale individuale di ciascun candidato del collegio uninominale; tale cifra è data dalla somma dei voti validi conseguiti dal candidato nelle singole sezioni elettorali del collegio uninominale; in conformità ai risultati accertati, proclama eletto in ciascun collegio uninominale il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti validi;
   b) determina la cifra elettorale di collegio plurinominale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma dei voti validi conseguiti dalla lista stessa nelle singole sezioni elettorali del collegio plurinominale;
   c) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali di collegio plurinominale della lista stessa;
   d) determina il totale dei voti validi della circoscrizione. Tale totale è dato dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali di tutte le liste;
   e) comunica all’Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista nonché il totale dei voti validi della circoscrizione».

  21. L’articolo 83 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«
Art. 83. – 1. L’Ufficio centrale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali circoscrizionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
   a) determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno;
   b) individua le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 5 per cento dei voti validi espressi e le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una regione ad autonomia speciale il cui statuto preveda una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella regione medesima;
   c) procede al riparto di 303 seggi tra le liste di cui alla lettera b) in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse, fatto salvo quanto previsto agli articoli 92, comma 1, e 93-bis, comma 1, del presente testo unico. A tale fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di ciascuna lista per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che hanno conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest’ultima si procede a sorteggio;
   d) procede quindi alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste ammesse al riparto ai sensi della lettera b). A tale fine per ciascuna circoscrizione divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste per il numero di seggi da attribuire nella circoscrizione, ottenendo così il quoziente elettorale circoscrizionale. Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista per il quoziente elettorale circoscrizionale, ottenendo così il quoziente di attribuzione. La parte intera del quoziente di attribuzione rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato le maggiori parti decimali e, in caso di parità, alle liste che hanno conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest’ultima si procede a sorteggio. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali le parti decimali dei quozienti di attribuzione siano maggiori e, in caso di parità, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest’ultima si procede a sorteggio. Esclude dall’attribuzione di cui al periodo precedente le liste alle quali è stato già attribuito il numero di seggi ad esse assegnato a seguito delle operazioni di cui alla lettera c). Successivamente l’Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna lista corrisponda al numero dei seggi determinato ai sensi della lettera c). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti e, in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre liste, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti di attribuzione, secondo il loro ordine crescente, e nelle quali inoltre le liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Conseguentemente, assegna i seggi a tali liste. Qualora nella medesima circoscrizione due o più liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata. Nel caso in cui non sia possibile fare riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla lista eccedentaria vengono sottratti i seggi in quelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alla lista deficitaria sono conseguentemente attribuiti seggi nelle altre circoscrizioni nelle quali abbiano le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate.

  2. L’Ufficio centrale nazionale provvede a comunicare ai singoli Uffici centrali circoscrizionali il numero dei seggi assegnati a ciascuna lista.
3. Di tutte le operazioni dell’Ufficio centrale nazionale viene redatto, in duplice esemplare, un apposito verbale: un esemplare è rimesso alla Segreteria generale della Camera dei deputati, la quale ne rilascia ricevuta, un altro esemplare è depositato presso la cancelleria della Corte di Cassazione».

  22. L’articolo 83-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«
Art. 83-bis – 1. L’Ufficio centrale circoscrizionale, ricevute da parte dell’Ufficio elettorale centrale nazionale le comunicazioni di cui all’articolo 83, comma 2, procede all’attribuzione nei singoli collegi plurinominali dei seggi spettanti alle liste. A tal fine l’Ufficio determina il quoziente elettorale di collegio dividendo la somma delle cifre elettorali di collegio di tutte le liste per il numero dei seggi da attribuire nel collegio stesso. Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide quindi la cifra elettorale di collegio di ciascuna lista per tale quoziente di collegio. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati alle liste seguendo la graduatoria decrescente delle parti decimali dei quozienti così ottenuti; in caso di parità, sono attribuiti alle liste con la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest’ultima, si procede a sorteggio. Esclude dall’attribuzione di cui al periodo precedente le liste alle quali è stato attribuito il numero di seggi ad esse assegnato nella circoscrizione secondo la comunicazione all’articolo 83, comma 2. Successivamente l’Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutti i collegi a ciascuna lista corrisponda al numero di seggi ad essa attribuito nella circoscrizione dall’Ufficio elettorale centrale nazionale. In caso negativo, determina la lista che ha il maggior numero di seggi eccedentari e, a parità di questi, la lista che tra queste ha ottenuto il seggio eccedentario con la minore parte decimale del quoziente; sottrae quindi il seggio a tale lista nel collegio in cui è stato ottenuto con la minore parte decimale dei quozienti di attribuzione e lo assegna alla lista deficitaria che ha il maggior numero di seggi deficitari e, a parità di questi, alla lista che tra queste ha la maggiore parte decimale del quoziente che non ha dato luogo alla assegnazione di seggio; il seggio è assegnato alla lista deficitaria nel collegio plurinominale in cui essa ha la maggiore parte decimale del quoziente di attribuzione non utilizzata; ripete quindi, in successione, tali operazioni sino alla assegnazione di tutti i seggi eccedentari alle liste deficitarie.».

  23. L’articolo 84 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«
Art. 84. – 1. Al termine delle operazioni di cui agli articoli precedenti, l’Ufficio centrale circoscrizionale proclama eletti in ciascun collegio, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima, secondo l’ordine di presentazione.
2. Qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati in un collegio plurinominale e non sia quindi
possibile attribuire tutti i seggi a essa spettanti in quel collegio, l’Ufficio centrale circoscrizionale assegna i seggi alla lista negli altri collegi plurinominali della stessa circoscrizione in cui la lista medesima abbia la maggior parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo l’ordine decrescente. Qualora al termine di detta operazione residuino ancora seggi da assegnare alla lista, questi le sono attribuiti negli altri collegi plurinominali della stessa circoscrizione in cui la lista medesima abbia la maggior parte decimale del quoziente già utilizzata, procedendo secondo l’ordine decrescente.
3. Qualora, al termine delle operazioni di cui al comma 2, residuino ancora seggi da assegnare alla lista, l’Ufficio centrale nazionale, previa apposita comunicazione dell’Ufficio centrale circoscrizionale, individua la circoscrizione in cui la lista abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata e procede a sua volta ad apposita comunicazione all’Ufficio centrale circoscrizionale competente. L’Ufficio centrale circoscrizionale provvede all’assegnazione dei seggi ai sensi del comma 2.
4. Nell’effettuare le operazioni di cui ai commi 2 e 3, in caso di parità della parte decimale del quoziente, si procede mediante sorteggio.
5. Dell’avvenuta proclamazione effettuata ai sensi del presente articolo il presidente dell’Ufficio centrale circoscrizionale invia attestato ai deputati proclamati e ne dà immediata notizia alla Segreteria generale della Camera dei deputati nonché alle singole prefetture-uffici territoriali del Governo, che la portano a conoscenza del pubblico».

  24. All’articolo 85 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. Il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio»;
   b) dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: «1-bis. Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale».

  25. All’articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 1, dopo le parole: «anche sopravvenuta», sono inserite le seguenti: «in un collegio plurinominale» e le parole: «non eletto che abbia ottenuto il maggior numero di preferenze» sono sostituite dalle seguenti: «primo dei non eletti, secondo l’ordine di presentazione»;
   b) al comma 3 le parole: «dei collegi uninominali delle circoscrizioni Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Trentino-Alto Adige/Südtirol» sono sostituite dalle seguenti: «attribuito in un collegio uninominale».

  26. All’articolo 92, comma 1-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al primo periodo le parole «e alla determinazione della lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale» sono soppresse;
   b) l’ultimo periodo è soppresso.

  27. All’articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 2, lettera c), le parole «nonché i seggi provvisoriamente assegnati con le modalità di cui all’articolo 93-quater, comma 6, secondo, terzo, quarto e quinto periodo.» sono soppresse ed è soppresso l’ultimo periodo;
   b) al comma 3 le parole «, anche se non collegato ad una lista ammessa ai sensi dell’articolo 83, comma 1, numero 3)» sono soppresse.

  28. All’articolo 93-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 1, terzo periodo, le parole «e alla determinazione della lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale» sono soppresse e l’ultimo periodo è soppresso;
   b) al comma 3, le parole «di cui all’articolo 1, comma 2, presentate» sono sostituite dalle seguenti: «presentate, per l’attribuzione dei seggi in ragione proporzionale,»;
   c) al comma 7, le parole «, nonché il contrassegno ovvero i contrassegni delle» sono sostituite dalle seguenti: «e il contrassegno ovvero i contrassegni che contraddistinguono le».

  29. All’articolo 93-ter del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, il comma 3 è soppresso.
30. All’articolo 93-
quater del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 2, le parole «, anche se non collegato ad una lista ammessa ai sensi dell’articolo 83, comma 1, numero 3)» sono soppresse;
   b) al comma 3 le parole «comma 1, numero 3)» sono sostituite dalle seguenti: «comma 1, lettere a), b) e c)» e le parole da «e, per ciascuna lista cui sono collegati,» fino alla fine del periodo sono soppresse;
   c) il comma 4 è soppresso;
   d) al comma 6, il primo periodo è soppresso e le parole «A tale fine, per ciascuna di tali liste, divide le rispettive cifre elettorali, come determinate» sono sostituite dalle seguenti: «L’Ufficio centrale circoscrizionale procede alla attribuzione dei seggi in ragione proporzionale, a tale fine per ciascuna lista divide la rispettiva cifra elettorale, come determinata»;
   e) il comma 7 è soppresso;

  31. Le Tabelle A-bis e A-ter, allegate al presente testo unico, sono sostituite dalle Tabelle A-bis e A-ter di cui all’Allegato 1 alla presente legge.

ART. 2.
(Modifiche al sistema di elezione del Senato della Repubblica).

  1. L’articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, di seguito denominato «decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533», è sostituito dal seguente:
«
Art. 1. – 1. Il Senato della Repubblica, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, è eletto su base regionale. I seggi sono ripartiti tra le regioni a norma dell’articolo 57 della Costituzione sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione, riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell’Istituto nazionale di statistica, con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare, su proposta del Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, contemporaneamente al decreto di convocazione dei comizi.
2. Il territorio nazionale, con eccezione del Trentino-Alto Adige/
Südtirol e della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste, è suddiviso in 150 collegi uninominali. Nella regione Molise è costituito un collegio uninominale. I restanti collegi uninominali sono ripartiti nelle altre regioni in numero proporzionale alla rispettiva popolazione determinata sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione, come riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell’Istituto nazionale di statistica. In tali collegi uninominali risulta eletto il candidato che ha riportato il maggior numero di voti. Per l’assegnazione del restante numero di seggi, ciascuna regione è ripartita in uno o più collegi plurinominali costituiti, di norma, dall’aggregazione del territorio di collegi uninominali contigui costituiti per l’elezione del Senato e tali che a ciascuno di essi sia assegnato, con le modalità di cui al comma 1, un numero di seggi non inferiore a due e non superiore a quattro.
3. La regione Valle d’Aosta/
Vallée d’Aoste è costituita in unico collegio uninominale.
4. La regione Trentino-Alto Adige/
Südtirol è costituita in sei collegi uninominali definiti ai sensi della legge 30 dicembre 1991, n. 422. La restante quota di seggi spettante alla regione è attribuita con metodo del recupero proporzionale.
5. L’assegnazione dei seggi alle liste nei collegi plurinominali si effettua con metodo proporzionale, ai sensi dell’articolo 17».

  2. Al comma 1 dell’articolo 2 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, suddivise in collegi uninominali e in collegi plurinominali».
3. Nel titolo II, dopo l’articolo 7 è aggiunto il seguente:
«
Art. 7-bis. – 1. Presso la Corte di cassazione è istituito, entro tre giorni dalla pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi, l’Ufficio elettorale centrale nazionale per il Senato della Repubblica, composto da un presidente di sezione e da quattro consiglieri scelti dal primo presidente».

  4. All’articolo 9 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 2, il primo periodo è sostituito dal seguente: «2. La presentazione delle liste di candidati per l’attribuzione dei seggi nel collegio plurinominale, con l’indicazione dei candidati della lista in tutti i collegi uninominali compresi nel collegio plurinominale, deve essere sottoscritta da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o, in caso di collegio plurinominale compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio plurinominale. Nel caso di collegamento del candidato nei collegi uninominali con più liste, la presentazione della candidatura deve essere accompagnata da tutti i contrassegni delle liste collegate e dalla sottoscrizione dei rappresentanti di cui all’articolo 17 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 di tutte le liste collegate. Nel caso di collegamento con più liste, questo deve essere il medesimo in tutti i collegi uninominali compresi nell’ambito del collegio plurinominale».

  5. All’articolo 11 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente: «a) stabilisce, con sorteggio da effettuarsi alla presenza dei delegati di lista, per ciascun collegio uninominale della circoscrizione, l’ordine da assegnare ai candidati nei collegi uninominali nonché alle liste ad essi collegati e ai relativi contrassegni. I contrassegni di ciascuna lista sono riportati, unitamente ai nominativi dei candidati nell’ordine numerico di presentazione, e ai nominativi dei candidati nei collegi uninominali, sulle schede di votazione e sui manifesti secondo l’ordine progressivo risultato dal suddetto sorteggio»;
   b) il comma 3 è sostituito dai seguenti:

  «3. Le schede sono di carta consistente e sono fornite a cura del Ministero dell’interno, con l’osservanza delle norme di cui all’articolo 31 del testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361. Le schede hanno le caratteristiche essenziali del modello descritto nelle tabelle A e B allegate al presente testo unico».

  6. L’articolo 14 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, è sostituito dal seguente:
«
Art. 14. – 1. L’elettore, senza che sia avvicinato da alcuno, esprime il voto tracciando con la matita sulla scheda un segno, comunque apposto, sul rettangolo contenente il nominativo del candidato nel collegio uninominale ovvero sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale. Il voto è valido a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale.
2. Si applica quanto previsto dagli articoli 59 e 59-
bis del testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361».

  7. L’articolo 16 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, è sostituito dai seguenti:
«
Art. 16. – 1. L’Ufficio elettorale regionale, compiute le operazioni previste dall’articolo 76 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente, determina la cifra elettorale ottenuta da ciascun candidato nei collegi uninominali. Tale cifra è data dalla somma dei voti validi conseguiti dal candidato nelle singole sezioni elettorali del collegio uninominale. In conformità ai risultati accertati, proclama eletto in ciascun collegio uninominale, il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti validi.
2. L’Ufficio elettorale regionale procede quindi alle seguenti operazioni:
   a) determina la cifra elettorale di collegio plurinominale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma dei voti validi conseguiti dalla lista stessa nelle singole sezioni elettorali del collegio plurinominale;
   b) determina la cifra elettorale regionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali di collegio plurinominale della lista stessa;
   c) determina il totale dei voti validi della regione. Tale totale è dato dalla somma delle cifre elettorali regionali di tutte le liste;
   d) comunica all’Ufficio elettorale centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale regionale di ciascuna lista nonché il totale dei voti validi della regione.
Art. 16-bis. – L’Ufficio elettorale centrale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali regionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
   a) determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali regionali conseguite nelle singole regioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno;
   b) individua le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 5 per cento dei voti validi espressi;
   c) comunica agli Uffici elettorali regionali, a mezzo di estratto del verbale, l’elenco delle liste di liste individuate ai sensi della lettera b).».

  8. L’articolo 17 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, è sostituito dai seguenti:
«
Art. 17. – 1. L’Ufficio elettorale regionale procede quindi all’assegnazione dei seggi spettanti nei collegi plurinominali della regione fra le liste individuate dall’Ufficio elettorale centrale nazionale ai sensi dell’articolo 16-bis, lettera b), e incluse nell’elenco di cui all’articolo 16-bis, lettera c). Sono inoltre ammesse al riparto dei seggi le liste non incluse nell’elenco di cui all’articolo 16-bis, lettera c), che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella regione medesima. A tal fine l’Ufficio procede alle seguenti operazioni:
   a) divide il totale delle cifre elettorali regionali di ciascuna lista ammessa al riparto per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale regionale. Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale regionale di ciascuna lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che hanno conseguito la maggiore cifra elettorale regionale; a parità di quest’ultima si procede a sorteggio;
   b) procede quindi alla distribuzione nei singoli collegi plurinominali dei seggi assegnati alle liste ammesse al riparto. A tale fine per ciascun collegio plurinominale divide la somma delle cifre elettorali di collegio delle liste per il numero di seggi da attribuire nel collegio, ottenendo così il quoziente elettorale di collegio. Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale regionale di ciascuna lista per il quoziente elettorale regionale, ottenendo così il quoziente di attribuzione. La parte intera del quoziente di attribuzione rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato le maggiori parti decimali e, in caso di parità, alle liste che hanno conseguito la maggiore cifra elettorale regionale; a parità di quest’ultima si procede a sorteggio. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali le parti decimali dei quozienti di attribuzione siano maggiori e, in caso di parità, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale regionale; a parità di quest’ultima si procede a sorteggio. Esclude dall’attribuzione di cui al periodo precedente le liste alle quali è stato già attribuito il numero di seggi ad esse assegnato a seguito delle operazioni di cui alla lettera a). Successivamente l’Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutti i collegi plurinominali a ciascuna lista corrisponda al numero dei seggi determinato ai sensi della lettera a). In caso negativo, determina la lista che ha il maggior numero di seggi eccedentari e, a parità di questi, la lista che tra queste ha ottenuto il seggio eccedentario con la minore parte decimale del quoziente; sottrae quindi il seggio a tale lista nel collegio in cui è stato ottenuto con la minore parte decimale dei quozienti di attribuzione e lo assegna alla lista deficitaria che ha il maggior numero di seggi deficitari e, a parità di questi, alla lista che tra queste ha la maggiore parte decimale del quoziente che non ha dato luogo alla assegnazione di seggio; il seggio è assegnato alla lista deficitaria nel collegio plurinominale in cui essa ha la maggiore parte decimale del quoziente di attribuzione non utilizzata; ripete quindi, in successione, tali operazioni sino alla assegnazione di tutti i seggi eccedentari alle liste deficitarie.
Art. 17-bis. – 1. Il senatore eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio.
2. Il senatore eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale».

  9. L’articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, è sostituito dal seguente:
«
Art. 19. – 1.Nel caso in cui rimanga vacante, per qualsiasi causa anche sopravvenuta, un seggio nel collegio uninominale si procede ad elezioni suppletive a cui si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all’articolo 21-ter.
2. Nel caso in cui rimanga vacante, per qualsiasi causa anche sopravvenuta, un seggio nel collegio plurinominale si applica quanto previsto dall’articolo 84 del testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361».

  10. All’articolo 20, comma 1, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) l’ultimo periodo della lettera a) è soppresso;
   b) dopo la lettera a) è inserita la seguente:
«
a-bis) nella regione Valle d’Aosta/ Vallèe d’Aoste i partiti ed i gruppi politici organizzati di cui all’articolo 8 presentano candidati ad essi collegati nel collegio uninominale. Alla presentazione delle candidature nel collegio uninominale si applicano le disposizioni di cui all’articolo 93-bis, comma 3, primo, secondo, terzo, quarto, quinto e sesto periodo, nonché le disposizioni dei commi 4 e 6 del medesimo articolo del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361. La dichiarazione di presentazione della candidatura deve essere depositata, dalle ore 8 del trentacinquesimo giorno alle ore 20 del trentaquattresimo giorno anteriore a quello dell’elezione, presso la cancelleria del tribunale di Aosta;»
   c) l’ultimo ed il penultimo periodo della lettera b) sono sostituiti dai seguenti: «L’elezione nei collegi uninominali e l’elezione dei candidati cui sono assegnati seggi con metodo proporzionale della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è disciplinata dalle disposizioni dei precedenti articoli, in quanto applicabili, con le modificazioni ed integrazioni di cui al presente titolo. Alla presentazione delle candidature nei collegi uninominali della regione si applicano le disposizioni di cui all’articolo 93-bis, comma 3, primo, secondo, terzo, quarto, quinto e sesto periodo, nonché le disposizioni dei commi 4, 6 e 7 del medesimo articolo del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 In tali disposizioni la parola lista è riferita ai gruppi di candidati presentati per l’elezione nei collegi uninominali della Regione. La presentazione dei gruppi di candidati per la candidatura nei collegi uninominali è effettuata presso della Corte di appello di Trento.»;
   d) la lettera c) è sostituita dalla seguente:
«
c) per ciascun collegio uninominale, la scheda per la votazione reca in un riquadro il contrassegno del partito o gruppo politico organizzato che presenta la candidatura ai sensi dell’articolo 20, comma 1, lettera b-bis), con accanto, sulla destra, il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale. I contrassegni che contraddistinguono i candidati e i relativi riquadri sono posti in successione dall’alto in basso e da sinistra a destra secondo l’ordine stabilito con il sorteggio di cui all’articolo 11, comma 1, lettera a). Qualora il medesimo candidato nel collegio uninominale sia contraddistinto da più contrassegni, tali contrassegni sono posti nella parte sinistra di un medesimo riquadro, in successione dall’alto in basso secondo l’ordine del citato sorteggio, e nella parte destra del medesimo riquadro, in posizione intermedia dall’alto in basso, sono posti il cognome e il nome del candidato nel collegio uninominale;»;
   e) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:
«1-
bis. L’elettore esprime un voto unico, tracciando un unico segno sul contrassegno del gruppo di candidati prescelto. Il voto espresso in favore del gruppo ovvero di uno dei gruppi di candidati cui è collegato il candidato nel collegio uninominale è espresso anche in favore del candidato nel collegio uninominale. Il voto espresso contrassegnando il nominativo del candidato nel collegio uninominale è un voto espresso anche in favore del gruppo di candidati cui questi è collegato, quando il candidato è collegato ad una solo gruppo di candidati. Il voto espresso contrassegnando il nominativo del candidato nel collegio uninominale collegato a più gruppi è voto valido in favore del candidato medesimo ma non è attribuito ad alcun gruppo cui questi è collegato.
1-
ter. I voti espressi nel collegio della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol per ciascun gruppo di candidati sono computati dell’Ufficio elettorale centrale nazionale nella determinazione della cifra elettorale nazionale di ciascuna lista avente il medesimo contrassegno del gruppo di candidati, ai fini della determinazione del numero di voti considerato come soglia di accesso alla ripartizione dei seggi.».

  11. All’articolo 20-bis è aggiunto in fine il seguente periodo: «Nella presentazione delle candidature nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è nulla la candidatura della stessa persona in più di un gruppo di candidati.»
12. All’articolo 21, comma 1, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, la lettera 
b) è sostituita dalla seguente:
«
b) determina la cifra elettorale di ciascun candidato nel collegio uninominale. Tale cifra è data dalla somma dei voti validi ottenuti dal gruppo ovvero di uno dei gruppi di candidati cui questi è collegato e dei voti attribuiti al candidato ai sensi dell’articolo 20, comma 1-bis, ultimo periodo. Determina la cifra elettorale regionale di ciascun gruppo di candidati. Tale cifra è data dalla somma dei voti validi conseguiti dalla stessa nelle singole sezioni elettorali della regione. L’Ufficio centrale regionale comunica all’Ufficio elettorale centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale regionale di ciascun gruppo di candidati e il totale dei voti validi nella regione ai fini di quanto disposto dall’articolo 20, comma 1-ter.».

  13. All’articolo 21-bis, il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. L’ufficio elettorale regionale assegna i seggi sulla base della graduatoria decrescente delle cifre elettorali dei gruppi di candidati, come calcolate ai sensi del comma 2.».

  14. Le tabelle A e B, allegate al decreto legislativo n. 533 del 1933, sono sostituite dalle tabelle A e B di cui all’Allegato 2 alla presente legge.

ART. 3.
(Delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali).

  1. Per l’elezione della Camera dei deputati, il Governo è delegato ad adottare, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, un decreto legislativo per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali nell’ambito di ciascuna circoscrizione di cui alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
   a) fatto salvo quanto stabilito per le circoscrizioni Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Trentino-Alto Adige/Südtirol, nelle restanti circoscrizioni del territorio nazionale per l’elezione della Camera dei deputati sono costituiti 303 collegi uninominali ripartiti in ciascuna circoscrizione in numero proporzionale alla rispettiva popolazione determinata sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione, come riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell’Istituto nazionale di statistica;
   b) con esclusione delle circoscrizioni Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Trentino-Alto Adige/Südtirol in ciascuna delle altre circoscrizioni del territorio nazionale sono costituiti collegi plurinominali formati dalla aggregazione di collegi uninominali contigui e tali che a ciascuno di essi sia assegnato, con le modalità di cui alla lettera a), un numero non inferiore a due e non superiore a quattro dei seggi da attribuire ai sensi degli articoli 83 e 83-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361. Uno dei seggi assegnati alla circoscrizione Molise è attribuito ai sensi dei citati articoli 83 e 83-bis. In ciascuna circoscrizione il numero dei collegi plurinominali è determinato di norma aggregando il territorio di tre ovvero quattro collegi uninominali contigui, salvo che non sia altrimenti necessario per completare l’aggregazione di tutti i collegi uninominali costituiti nella circoscrizione;
   c) la popolazione di ciascun collegio uninominale può scostarsi dalla media della popolazione dei collegi della circoscrizione di non oltre il 15 per cento in eccesso o in difetto;
   d) nella formazione dei collegi uninominali e nella formazione dei collegi plurinominali sono garantite la coerenza del bacino territoriale di ciascun collegio e, di norma, la sua omogeneità sotto gli aspetti economico-sociale e delle caratteristiche storico-culturali, nonché la continuità del territorio di ciascun collegio, salvo il caso in cui il territorio stesso comprenda porzioni insulari. I collegi uninominali, di norma, non possono dividere il territorio comunale, salvo il caso dei comuni che, per le loro dimensioni demografiche, comprendano al loro interno più collegi. Nelle zone in cui siano presenti minoranze linguistiche riconosciute, la delimitazione dei collegi, anche in deroga ai princìpi e criteri direttivi di cui al presente comma, deve tenere conto dell’esigenza di agevolare la loro inclusione nel minor numero possibile di collegi;
   e) nella circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol, in base ai princìpi e criteri direttivi stabiliti dall’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277, i collegi uninominali sono determinati assicurando che il territorio di nessun collegio sia compreso in più di una circoscrizione provinciale;
   f) nella circoscrizione Friuli Venezia Giulia uno dei collegi uninominali è costituito in modo da favorire l’accesso alla rappresentanza dei candidati che siano espressione della minoranza linguistica slovena, ai sensi dell’articolo 26 della legge 23 febbraio 2001, n. 38;

  2. Con il medesimo decreto legislativo di cui al comma 1, il Governo è delegato a determinare i collegi uninominali e i collegi plurinominali ai fini dell’elezione del Senato della Repubblica, nell’ambito di ciascuna regione, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
   a) fatto salvo quanto stabilito per la circoscrizione Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Trentino-Alto Adige/Südtirol, nelle restanti regioni del territorio nazionale per l’elezione del Senato della Repubblica sono costituiti 150 collegi uninominali. Nella regione Molise è costituito un collegio uninominale. I restanti collegi uninominali sono ripartiti nelle altre regioni in numero proporzionale alla rispettiva popolazione determinata sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione, come riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell’Istituto nazionale di statistica;
   b) i collegi uninominali sono costituiti in ciascuna regione in numero determinato, di norma, dalla aggregazione di due collegi uninominali contigui costituiti per l’elezione della Camera dei deputati ai sensi del comma 1, salvo che non sia altrimenti necessario per il minore numero dei collegi uninominali costituiti per l’elezione della Camera dei deputati, ovvero per completare l’aggregazione di tutti i collegi uninominali costituiti per l’elezione della Camera dei deputati in collegi uninominali per l’elezione del Senato della Repubblica;
   c) con esclusione delle circoscrizioni Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Trentino-Alto Adige/Südtirol in ciascuna delle altre regioni sono costituiti collegi plurinominali formati dall’aggregazione, di norma, di due ovvero tre collegi uninominali contigui e tali che a ciascuno di essi sia assegnato, con le modalità di cui alla lettera a), un numero non inferiore a due e non superiore a quattro dei seggi da attribuire ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533; uno dei seggi assegnati alla circoscrizione Molise è attribuito ai sensi del citato articolo 17;
   d) nella aggregazione dei collegi contigui sono garantite la coerenza del bacino territoriale di ciascun collegio che si costituisce e, di norma, la sua omogeneità sotto gli aspetti economico-sociale e delle caratteristiche storico-culturali, nonché la continuità del territorio di ciascun collegio, salvo il caso in cui il territorio stesso comprenda porzioni insulari. I collegi, di norma, non possono dividere il territorio comunale, salvo il caso dei comuni che, per le loro dimensioni demografiche, comprendano al loro interno più collegi. Nelle zone in cui siano presenti minoranze linguistiche riconosciute, la delimitazione dei collegi, anche in deroga ai princìpi e criteri direttivi indicati nella presente lettera, deve tenere conto dell’esigenza di agevolare la loro inclusione nel minor numero possibile di collegi;
   e) nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, in base ai princìpi e criteri direttivi stabiliti dall’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277, i collegi uninominali sono determinati assicurando che il territorio di nessun collegio sia compreso in più di una circoscrizione provinciale;
   f) nella regione Friuli Venezia Giulia uno dei collegi uninominali è costituito in modo da favorire l’accesso alla rappresentanza dei candidati che siano espressione della minoranza linguistica slovena, ai sensi dell’articolo 26 della legge 23 febbraio 2001, n. 38.

  3. Ai fini della predisposizione degli schemi dei decreti legislativi di cui ai commi 1 e 2, il Governo si avvale di una commissione composta dal presidente dell’Istituto nazionale di statistica, che la presiede, e da dieci esperti in materia attinente ai compiti che la commissione è chiamata a svolgere, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
4. Gli schemi dei decreti legislativi di cui ai commi 1 e 2 sono trasmessi alle Camere entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai fini dell’espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi entro quindici giorni dalla ricezione di ciascuno schema. Qualora il decreto legislativo non sia conforme al parere parlamentare, il Governo, contemporaneamente alla pubblicazione del decreto, deve inviare alle Camere una relazione contenente adeguata motivazione.
5. Si prescinde dal parere di cui al comma 4 qualora non sia espresso entro i termini ivi previsti.

Cyberbullismo. La dichiarazione di voto di Pia Locatelli

“Ho più volte sollecitato, anche in quest’aula – afferma nella sua dichiarazione di voto, Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi alla Camera – la rapida applicazione della legge contro il cyberbullismo. I fatti di cronaca, i suicidi di tanti giovani, da Carolina a Tiziana ad Andrea a Nadia, vittime della gogna mediatica lasciate senza tutele e protezione,  rendono un intervento legislativo urgente e non più rinviabile.

Per questo motivo il gruppo socialista voterà a favore di questo provvedimento, anche se non possiamo non notare, come hanno già fatto il relatore Beni e la collega Campana nel corso della discussione generale, che si tratta di un’occasione mancata, di un provvedimento monco.

La Camera aveva incluso nella legge il bullismo ed esteso il provvedimento ai maggiorenni, ritenendo che bullismo e cyberbullismo non possono essere considerati due reati separati e che se è vero che le vittime sono spesso minori è anche vero che i cyberbulli sono spesso maggiorenni.  Basti pensare alla recente pubblicazione del catalogo online di donne single “disponibili”, fatto con informazioni illecitamente carpite dai profili Facebook, in vendita al modico prezzo di 6,74 euro.

La maggioranza in Senato non ha ritenuto di approvare questo nostro ampliamento, ma appunto l’urgenza di avere un testo approvato prima dell’inizio del nuovo anno scolastico ci induce a non apportare nuove modifiche.

Questo provvedimento, comunque, se pur mutilato contiene molti aspetti positivi puntando non solo alla “punizione” ma soprattutto alla prevenzione e all’informazione: molti giovani che commettono atti di cyberbulllismo non sanno che stanno commettendo un reato. Per questo è fondamentale il coinvolgimento delle scuole in un processo di collaborazione con le famiglie. La legge è un primo passo che certamente non risolverà il problema ma, essendo un grave problema sociale, va affrontato con tutti i mezzi e le azioni possibili a cominciare dal controllo da parte dei gestori dei social network, la cui azione tempestiva è fondamentale e indispensabile.