Diario di Riccardo Nencini nelle zone colpite dal sisma

Ore 8.30. Sulla via per la Val Nerina mi imbatto nell’osteria ‘Dai lupi’. È proprio così, oggi. Pioviscola e cirri velenosi battono i monti. La strada verso Norcia è semideserta. Tanto la notte è stata crudele quanto il mattino, all’apparenza, è docile. Sono i borghi, qui, a fare la storia. E guai a definirla storia minore. Le pievi romaniche e i palazzi dei podestà spadroneggiano nella campagna, eccezionali testimonianze di secoli che hanno costruito prima la Cristianità, poi l’Europa. Di una spaventevole bellezza. Altroché patrimonio italiano. Qui sono in gioco le radici europee.
Più ti avvicini a Norcia, più si infittiscono i mezzi di soccorso. Brutto segno. L’azzurro si spalanca tra le nuvole ma le ferite del terremoto compaiono nette sulla strada. Ecco la via crucis.
La strada maestra per Norcia è chiusa. L’alternativa si arrampica tra i monti, verso Cascia.

nenciniterremotoOre 9.30. Norcia. Il corpo è una piaga, colpi su colpi. La flagellazione è ricominciata dopo il tramonto. La luce del mattino la rende più drammatica. Sulle case, sui palazzi, sulle chiese, nel volto asciutto della gente. Solo gli alberi sono rimasti in piedi senza ferite sul tronco. La temperatura è scesa di colpo. I colori dei boschi, tra il giallo e il sanguigno, sono autunnali ma la notte è già inverno. Nel dramma che si ripete, qui c’è un’Italia che si rimbocca le maniche. Ho visto la paura, non la desolazione e nemmeno l’arrendevolezza. ‘Dopo una sciagura ci si rialza, come i nonni dei nostri nonni’ – mi ha sussurrato un anziano.

Alle 10.25 la terra trema di nuovo. E siamo oltre le settanta scosse da ieri.
In paese la gente è in strada, qualcuno con borse e valigie. I negozi hanno le serrande abbassate. Non tutti. Sono state recintate le chiese e i palazzi storici in attesa dei necessari controlli. I vigili del fuoco sono al lavoro. Dentro le mura la vita pulsa. La vita nell’emergenza, del quotidiano non è rimasto granché. Eppure Norcia – ne parlo col sindaco – aveva ripreso la sua normalità. ‘Proprio ieri eravamo a Roma a presentare i nostri prodotti. La scossa del tardo pomeriggio ci ha fatti rientrare di corsa’. Non c’è cosa peggiore che aver superato un evento tragico e riprecipitarvi. Ti trova a difese abbassate, come una malattia che pensi di aver sconfitto e invece si manifesta di nuovo. Eppure, nonostante tutto, Norcia è austera, di una bellezza folgorante.

Verso Visso, verso l’epicentro del sisma, il quadro cambia profondamente. A occhi chiusi ti accorgi di tutto. Pezzi di strada ricoperti di sassi, crolli, mura sbrecciate. Anche Preci è ferita. Un cartello ‘vendesi’ appiccicato alla parete di un’abitazione. Transenne. Di nuovo gente lontana dalle case. Tra i monti ma un cartello indica ‘Roma’. Già, tutte le strade portano a Roma…Ho visitato Visso qualche settimana fa. Il palazzo del comune e le due chiese affacciate sulla piazza meritano molto più di una sosta. Allora il terremoto non aveva infierito. Oggi invece. A tre chilometri dal paese la strada è sbarrata. Pietre ovunque, macigni piovuti dalla montagna. Tra una gola e l’altra.
Il sindaco sta sgombrando il paese. Danni ingenti ma né’ feriti ne’ morti. Parlano di un miracolo e il sindaco si arrabbia. Ha ragione. La verità è che qui le case sono state costruite con un certo criterio. Lesionate ma senza crolli. Non la provvidenza ma l’uomo.
Esercito e Croce Rossa forniscono i primi servizi, riunione con Curcio Errani Prefetto e Presidenti di Provincia e Regione per fissare i primi interventi. Intanto tenere unita la comunità. E fare in fretta.

Ore 14.00. Camerino. Che la campagna toscana ti sorprenda per la sua armonia non è un mistero per nessuno. Ma la campagna marchigiana non è affatto da meno. Camerino e’ superba. Una signora. Se la vedi oggi, piangi di dolore. Il centro storico e’ interamente presidiato dai vigili del fuoco. Zona rossa. Un migliaio di persone fuori dalle loro case, l’università zoppicante, molti studenti in partenza. Qui ci risiedono 7000 cittadini ma gli studenti sono almeno 6000. La città vive soprattutto grazie a loro, e la vitalità che ha conservato nei secoli la dobbiamo alle dosi massicce di cultura e di talento che lo studio ha prodotto. Il campanile della chiesa in Santa Maria in Via e’ crollato sull’abitazione di fianco, le crepe, sfacciate, balenano dalle pareti. Nessun morto nemmeno qui. È’ probabile che la prima scossa, quella delle 19.00, abbia fatto da allarme perché il boato che ha scosso la terra due ore dopo e’ stato di ben altra entità. È stato feroce. Onnivoro. A differenza di Visso, qui domina il silenzio. Senti soltanto il vento frusciare. Nient’altro.

Convegno 16 novembre

Convegno “Ruolo dell’architettura penitenziaria nell’attuazione del principio costituzionale della finalità rieducativa della pena”, mercoledì 16 novembre, dalle ore 10:00, in Sala Zuccari (Palazzo Giustiniani, Senato della Repubblica, via della Dogana Vecchia, 29).

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Approvate le norme per prevenire e contrastare maltrattamenti e abusi nei confronti di minori negli asili nido

“Intendo fare una premesa a questa dichiarazione di voto: a fronte degli episodi di violenza e maltrattamenti nei confronti di bambini e bambine, di persone anziane e disabili, di cui abbiamo avuto notizie, episodi chiaramente inaccettabili, da condannare severamente, non possiamo non sottolineare la presenza di tantissime educatrici dell’infanzia, maestre e maestri, assistenti sanitari che operano negli asili, nelle scuole, nelle case di cura con professionalità, dedizione, anche con amore”. Lo afferma Pia Locatelli nella dichiarazione di voto.

“Tengo a questa precisazione perché, se è doveroso fare tutto il possibile per prevenire gli abusi e punire i e le colpevoli, è altrettanto vero che non si può, non si deve fare di tutta l’erba un fascio. Certi servizi usciti sui media rischiano di dare un’immagine distorta di quello che è il servizio di “cura” anche educativi del nostro Paese. Certo anche un solo abuso è di troppo.
Nel merito del provvedimento: è stato identificato con il tema delle videocamere, ed è un peccato perché così non è, ma queste sono le distorsioni dei messaggi semplificati dei media., social e non social.
Ciò che dà valore a questo provvedimento è il coinvolgimento delle famiglie nell’azione educativa e di cura, la selezione e la formazione del personale, non solo in entrata, l’attenzione al personale durante lo svolgersi della vita lavorativa perché finalmente è chiaro che il lavoro educativo, soprattutto nei primi anni di vita di bambini e bambine e il lavoro di cura di persone anziane e disabili è lavoro delicato e usurante e lo si può reggere e a volte non reggere più ed è opportuno che si venga sostenuti e, se necessario, accompagnati verso percorsi lavorativi diversi senza colpevolizzazioni.
Il provvedimento in gran parte riprende la legge Iorio Binetti approvata qualche settimana fa, sulla formazione dell’educatore e educatrice professionale, arricchendola e questa continuità è positiva.
Un cenno sulle telecamere: si possono installare, e in alcuni casi già lo sono. Si sappia però che sono previste regole chiare e certe e che saranno a disposizione solo e ribadisco il SOLO all’autorità giudiziaria in presenza di notizia di reato.
Il voyeurismo non ha accoglienza in questo testo. Il gruppo socialista voterà a favore del provvedimento”.

Intervento di Pia Locatelli sul Def

Nella bozza della manovra di bilancio che ha illustrato ci sono molte cose che ci convincono. Ci convince la scelta di cercare la crescita puntando su maggiori investimenti pubblici, sul sostegno alle fasce più svantaggiate della popolazione con iniziative a sostegno della famiglia e alla perequazione delle pensioni più basse, sul rinnovo dei contratti pubblici che sono bloccati da sette anni, sul fondo di garanzia per il credito alle imprese e il ‘pacchetto competività’, sulla conferma del blocco dell’aumento dell’Iva.

Certo siamo tutti convinti che queste iniziative avrebbero avuto bisogno di maggiori risorse, ma la coperta come sappiamo bene tutti, è molto corta e già così qualche parte rimane tagliata fuori. Apprezziamo sotto questo punto di vista gli sforzi che vengono fatti per reperire risorse da una più efficace lotta all’evasione fiscale e dalla revisione dell’Ace, la tassa sulla ricapitalizzazione delle aziende e da una spending review che può ancora sicuramente fornire in futuro ulteriori margini di intervento.

Indubbiamente le difficoltà di sostenere lo sviluppo a fronte di un’economia che continua a crescere più lentamente di quella degli altri Paesi europei, non possono essere superate con un colpo di bacchetta magica e ci auguriamo che la crescita del Pil sia anche maggiore dell’1% atteso smentendo le perplessità espresse dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Il timore che continuiamo a nutrire riguarda piuttosto la scelta di far crescere il deficit aumentando il debito pubblico che prima o poi dovrà essere ripagato e che costituisce forse il fardello maggiore che rallenta la crescita. Per questo siamo fiduciosi che il reperimento dei circa 7 miliardi mancanti per completare la manovra, non penalizzino la crescita, ma vadano piuttosto a incidere sugli sprechi e sulle rendite improduttive.

Dichiarazione di voto di Pia Locatelli sulla mozione di maggioranza per il consiglio europeo

La componente socialista voterà a favore della risoluzione di maggioranza e sperabilmente di altre che accetteranno le variazioni perché condivide sia le premesse, sia gli impegni sulla politica commerciale UE, i rapporti UE-Federazione russa e i temi delle migrazioni. Detto questo, noi non vogliamo perdere l’occasione per segnalare una preoccupazione puntuale in tema di migrazioni, parlo del Migration Compact, il contributo di idee, il progetto che abbiamo messo a disposizione della UE, che propone aiuti allo sviluppo per sradicare le cause all’origine dell’immigrazione coinvolgendo tutta la UE in un’azione comune verso l’Africa soprattutto, un tentativo di gestire i fenomeni migratori anche contenendoli ma rimanendo coerenti con l’Europa delle origini. La proposta italiana però è uscita notevolmente modificata dal passaggio europeo con il rischio che a imporsi sarà di nuovo quella che da qualcuno è stata definita la logica poliziesca turca. Preme ai Paesi che bloccano i migranti al di là delle ragioni che spingono le persone a migrare, al di là delle ragioni e delle sorti di queste persone che vengono spesso da Paesi dove l’interlocuzione europea è con i dittatori che ben conosciamo. Un allarme lanciato più volte dalle associazioni umanitarie e dalle ONG che non dobbiamo sottovalutare. Qual è il rischio che voglio evidenziare ? È quello di sostenere politiche repressive anziché politiche di investimento, mentre dobbiamo sostenere le politiche di investimento dobbiamo fare attenzione al rischio di politiche repressive. Un esempio per tutti: il Sudan, uno dei Paesi al centro della strategia europea di esternalizzazione – ho finito – nel mese di maggio sono stati arrestati, espulsi e deportati, espulsi dal Sudan e deportati in Eritrea, circa 1.300 eritrei. In Eritrea partire illegalmente, che è un modo per sottrarsi alla leva obbligatoria che è indeterminata nella durata, cioè si sa quando inizia ma non si sa quando finisce, anche dieci anni, è considerato un reato e quelle 1.300 persone deportate dal Sudan in Eritrea probabilmente ora si trovano in carcere. Non era questo il nostro obiettivo, non era questo l’obiettivo del Migration Compact, non è questa l’Europa che vogliamo.

Consiglio europeo, intervento di Pia Locatelli, capogruppo Psi, in discussione generale

Signor Presidente del Consiglio, dei tanti temi sul tavolo del prossimo Consiglio europeo, mi soffermo ancora una volta su quello che secondo noi socialisti è il più critico e sul quale si gioca il futuro dell’Europa.

Parlo della gestione dei flussi migratori che vede l’Europa divisa tra chi coltiva odi e paure e coloro che cercano di governare il fenomeno con politiche comuni improntate in primis al rispetto dei diritti umani, dello spirito di solidarietà e accoglienza che da sempre ci caratterizza. L’Italia su questo fronte non ha nulla da rimproverarsi, anzi siamo tra i Paesi europei che hanno risposto con maggiore generosità – forse ci batte la Grecia –, generosità alla richiesta di aiuto di chi fugge da guerre, violenze e persecuzioni. Lo abbiamo fatto in primis con Mare Nostrum, che ha salvato migliaia di vite e che è stata esempio e guida per rafforzare la missione Frontex, e continuiamo a farlo adesso. Ora però, dopo aver dato tanto, chiediamo il rispetto degli impegni assunti dall’Europa sul tema. L’accordo raggiunto dal Consiglio europeo un anno fa, sul ricollocamento dei migranti e richiedenti asilo era un passo avanti fondamentale e dico era perché rischia di essere vanificato dalla resistenza dei singoli Paesi e dalla nascita di nuove resistenze e barriere.
L’accordo del settembre 2015 in tema di migrazioni prevedeva la ricollocazione di 40.000 migranti entro un anno e poi di altri 120.000. Delle prime 40.000 ricollocazioni 24 dovevano riguardare il nostro Paese; dopo un anno sono stati ricollocati poco più di ottocento migranti. È chiaro che questa situazione non può andare avanti: c’è un’Europa che continua a chiederci di rispettare impegni di contenimento del deficit, che ci controlla i conti e resiste alle nostre richieste di maggiore flessibilità, del resto previste dal Patto di stabilità e di crescita – ma di questo secondo aspetto sembra non ci sia grande attenzione – e poi c’è la stessa Europa che in materia di immigrazione è quasi totalmente inadempiente. Bene ha fatto, Presidente del Consiglio, a esprimere a Bratislava la sua, la nostra insoddisfazione per le conclusioni su economia e immigrazione e ci auguriamo che le nostre istanze troveranno finalmente risposta al prossimo Consiglio europeo, sennò – come ha detto il Ministro Gentiloni – l’Europa va a sbattere.

 

Dichiarazione di voto del Presidente dei deputati del Psi Pia Locatelli sul decreto giustizia

“Nell’esprimere il voto favorevole della componente socialista a questo provvedimento, voglio sottolineare l’attenzione posta in questa legislatura al tema della giustizia. Un’attenzione che è passata spesso sotto silenzio, soprattutto da parte dei media, che hanno scelto di enfatizzare altre riforme: legge elettorale, riforma della costituzione, riforma della scuola, job act, ecc.

Quello della riforma della giustizia e della sua efficienza è da sempre un argomento prioritario per il Partito socialista perché la giustizia in Italia da sempre soffre di un malfunzionamento che compromette i diritti di cittadini e cittadine e, ora più che mai, compromette la competitività del nostro Paese.

Qualcosa sta cambiando in questa legislatura perché sono arrivati in aula diversi provvedimenti volti a riformare il sistema giustizia, per renderlo più efficiente, a conferma che il tema “giustizia e la sua riforma” è una priorità del Governo, della maggioranza e, credo di poter dire, del Parlamento.

Come ha detto nella discussione generale il collega Bazoli, questo decreto sulle «Misure urgenti per la definizione del contenzioso presso la Corte di cassazione, per l’efficienza degli uffici giudiziari, nonché per la giustizia amministrativa» è “tassello” di un mosaico più ampio, nel quale rientra anche la tanto attesa riforma del processo penale in discussione al Senato.

Entrando brevemente nel merito del provvedimento sottolineo i punti che noi socialisti consideriamo qualificanti, primo fra tutti la riduzione dei tempi di contenzioso pendente davanti la Corte di  Cassazione. La situazione relativa ai tempi di conclusione del terzo grado di giudizio è gravissima; soprattutto  sono inaccettabili i tempi    che si riscontrano nella giustizia civile, sia per i cittadini sia per le imprese; in questo secondo caso i tempi lunghi costituiscono un forte ostacolo per gli investitori stranieri e dunque per lo sviluppo e la crescita dell’economia. Si tratta, come sappiamo, di una patologia ‘cronica’ del nostro sistema, rispetto alla quale la magistratura finora ha potuto solo limitare i danni.

Le disposizioni contenute nel decreto-legge possono davvero cambiare qualcosa: il potenziamento dell’organico della Corte di Cassazione, sia attraverso un utilizzo efficiente delle risorse già presenti, sia mediante la celere copertura degli uffici vacanti e la modifica e lo snellimento di alcune procedure giudiziarie in Cassazione dovrebbero consentire la diminuzione dei tempi per la decisione di ogni singolo processo

Altro importante tema affrontato dal decreto è quello del processo amministrativo telematico. Questa importante novità tecnica, la cui entrata in vigore è stata rinviata al 2017, necessitava infatti di alcune indispensabili disposizioni di coordinamento e attuazione, tra le altre, l’istituzione di una ‘Commissione di monitoraggio’ che agevoli le attività degli operatori giuridici nell’ambito del processo telematico.

Nella stessa prospettiva si inserisce l’istituzione presso il Consiglio di Stato e i TAR di strutture organizzative denominate “ufficio del processo”, che supporteranno l’attività dei magistrati amministrativi, sulla falsariga di quanto già previsto per la giurisdizione ordinaria.

Queste attività di monitoraggio e supporto sono estremamente importanti, in quanto incidono sulla stessa qualità del servizio reso dai Tribunali amministrativi alla cittadinanza.

Altro punto importante è la misura che prevede, secondo le proiezioni, l’ingresso di 30 magistrati per coprire gli uffici vacanti nei prossimi mesi, e la riduzione del tirocinio formativo da 18 a 12 mesi che avrà un effetto per almeno 300 magistrati, che entreranno in servizio prima di quanto non sarebbe stato possibile con le norme attuali. Misure che, accompagnate dall’aumento dell’organico del personale amministrativo e dall’introduzione del processo amministrativo telematico, costituiscono un altro passo avanti nel percorso per avere una giustizia rapida, certa e efficiente che ci metta al passo con il resto dell’Europa.

Nel complesso, le misure del Decreto n. 168 appaiono essenziali per la gestione e il superamento della perenne emergenza che affligge il sistema della giustizia; un’emergenza che non può essere più tollerata in una moderna democrazia nella quale vige lo Stato di diritto. Del resto, la giustizia, al pari della sanità o dell’istruzione, è un servizio pubblico che lo Stato deve fornire a cittadini e cittadine, in quanto strumentale all’esercizio dei diritti. Senza garanzia dei diritti non c’è eguaglianza, e dunque non c’è democrazia.

E’ chiaro, infine, che dall’emergenza bisogna uscire in modo definitivo, e per far ciò occorre ripensare le modalità di acceso alle carriere giudiziarie, le strutture giudiziarie, l’impiego delle nuove tecnologie, ancora troppo sottoutilizzate rispetto alle loro enormi potenzialità. C’è ancora moltissimo da fare.

Questo però è un passo nella direzione giusta e per questo la componente socialista voterà a favore del provvedimento”.

Intervento alla Camera di Pia Locatelli per ricordare il Presidente Sandro Pertini

Ieri 25 settembre ricorreva il 120 anniversario della nascita di Sandro Pertini. Un socialista, una di quelle persone speciali che hanno fatto grande l’Italia: partigiano, padre costituente, Presidente della Repubblica, oltre che di questa Camera. Ma prima di tutto un socialista. Ed è bene ricordarlo e ribadirlo, perché troppo spesso nelle celebrazioni e nelle commemorazioni che si svolgono in suo nome, questo aspetto viene omesso e dimenticato. Come viene omessa e dimenticata tutta quella parte di storia che ha visto i socialisti protagonisti: si ricordano le persone, Turati, Matteotti, Nenni, Pertini, appunto, ma non si nomina la parola PSI. In un’epoca in cui il socialismo è dato per spacciato, è bene invece ricordare quanto il socialismo abbia dato a questo Paese in termini di idee, riforme, leggi e persone.

Come ha ricordato il nostro segretario Nencini, “Pertini amava dire che ciò che aveva fatto nella vita era stato spinto dalla fede socialista. Non l’aveva mai abbandonata. Senza di essa sarebbe stato zoppo”.

Eppure nelle celebrazioni organizzate tra sabato e domenica nella Regione Liguria, del ‘socialista Sandro’ non c’era menzione. Obliterata la sua vita, cancellato il ricordo della fuga di Turati in Francia novant’anni fa, azzerato l’esilio e le motivazioni che lo portarono a difendere la libertà. Il presidente Toti ha giustificato il mancato invito agli esponenti del Ps,i affermando che si trattava di una manifestazione aperta a chiunque volesse parteciparvi, citando le decine di iniziative per ricordare “un grande ligure, un grande presidente, un grande protagonista della storia del nostro Paese”. Ma non un grande socialista. Sono voluta intervenire per questo, perché almeno in quest’Aula che lo ha visto tante volte protagonista, la storia non venga cancellata.

Cyberbullismo. La dichiarazine di voto di Pia Locatelli

Secondo l’Istat nel 2014 più della metà dei ragazzi e delle ragazze tra gli 11 e i 17 anni ha subito episodi di bullismo da parte di coetanei. Uno, una su cinque ha subito azioni di bullismo più volte al mese, e per uno/a su dieci gli atti di prepotenza si sono ripetuti con cadenza settimanale. Un quarto erano casi di cyberbullismo. Più numerose le vittime tra le ragazze.

E’ stato giusto ampliare il testo arrivato dal Senato, includendovi il bullismo perché bullismo e cyberbullismo non possono essere considerati due reati separati anche se, nel caso di cyberbullismo possono avere conseguenze ben più gravi: ne sono amplificate la portata e la pericolosità.

Questo provvedimento punta non solo alla “punizione” ma soprattutto  alla prevenzione, trattandosi spesso di minori che vivono situazioni di disagio.  Certamente la vittima, lasciata spesso sola, ma anche per chi compie atti di bullismo, troppo spesso inconsapevole delle conseguenze, così come lo è chi vi assiste senza reagire, anzi a volte incoraggia.

La scuola è ambiente “privilegiato”: molti casi di bullismo e cyberbullismo nascono a scuola e si possono risolvere a scuola, in un processo di collaborazione con le famiglie.

La legge è un primo passo ma, essendo un grave problema sociale, va affrontato con tutti i mezzi e le azioni possibili.

Ricordo il caso delle molestie sessuali telefoniche citato da Linda Laura Sabbatini su la Stampa: qualche anno fa i dati dell’Istat riportarono una diminuzione drastica delle molestie sessuali telefoniche contro le donne: fu l’effetto della introduzione della visibilità del numero chiamante, un deterrente eccezionale per i molestatori. Non è possibile che soluzioni altrettanto efficaci non si possano individuare.

Questa non è una legge inutile, non è una legge che limita la libertà di espressione: insulti e vessazioni non sono indice di libertà, ma atti di violenza che vanno eliminati e contrastati. I socialisti voteranno a favore di questo provvedimento.