Interrogazione a risposta scritta Buemi – Guilherme

Interrogazione a risposta scritta

Ai Ministri degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale e dell’Interno. – Premesso che:

la Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Eritrea denunciava l’8 giugno 2016 come la dittatura del Presidente Isaias Afewerki si sia resa responsabile, da ben 25 anni e in modo sistematico, di crimini contro l’umanità, quali riduzioni in schiavitù, esecuzioni extragiudiziali, omicidi, torture, stupri, carcerazioni illegittime, arruolamento forzato nell’esercito a tempo indeterminato e lavori forzati “in una campagna per istillare la paura e scoraggiare l’opposizione”. Il governo di Asmara non ha concesso l’ingresso nel proprio Paese ai membri della Commissione, che ha ottenuto le informazioni da 833 interviste con eritrei della diaspora, residenti in 13 paesi e grazie a 1609 dichiarazioni scritte ottenute durante la sua prima indagine da metà del 2014 a metà 2015;

Isaias Afewerki ha imposto il monopartitismo impedendo lo svolgimento di libere elezioni e controllando capillarmente assetti istituzionali e militari, scelte politiche e programmi economici;

la drammatica situazione è stata più volte denunciata da organizzazioni internazionali come Amnesty International, Human Rights Watch e Reporter Senza Frontiere e confermata dalle migliaia di richiedenti asilo che continuano a sbarcare sulle nostre coste;

tenuto conto che:

il governo eritreo obbliga gli espatriati a pagare la cosiddetta Diaspora Tax, prelievo del 2 per cento sullo stipendio guadagnato nel paese ospitante , una misura già condannata dall’Onu con la risoluzione 2023 del 2011, nella quale si diffida l’Eritrea dall’usare “estorsione, minacce di violenza, frode e altri mezzi illeciti per raccogliere tasse dai suoi cittadini” residenti fuori dal paese e anche perché i fondi così incassati vengono parzialmente usati per destabilizzare la regione, cioè per finanziare gruppi di opposizione. Il pagamento del 2% del reddito è il prerequisito per accedere ad ogni servizio consolare, dal rinnovo del passaporto, al rilascio del visto di entrata e di uscita dal paese e ad altri servizi simili e coloro che non pagano la tassa sono generalmente soggetti a intimidazioni, estese fino alla famiglia rimasta in Eritrea. Questa forma di tassazione ha già suscitato prese di posizione in alcuni paesi, come il Canada, la Svizzera e l’Inghilterra, dove l’ambasciata eritrea è stata diffidata dall’usare metodi estortivi per raccogliere la tassa;

i finanziamenti destinati all’Eritrea dall’Unione europea, pari a 200 milioni di euro fino al 2020, stanziati attraverso l’undicesimo Fondo europeo di sviluppo e sui quali è stato siglato un accordo ad Asmara il 28 gennaio 2016 tra il Ministro eritreo dello sviluppo nazionale e il capo della delegazione dell’Ue, nonostante il Parlamento europeo abbia adottato una risoluzione contraria, e l’inclusione di Asmara nel Processo di Khartoum, un piano di cooperazione tra paesi Ue e del Corno d’Africa per prevenire la tratta di esseri umani, di cui l’Italia si è fatta promotrice, sono una dimostrazione dell’apertura di credito concessa al regime eritreo, nonostante le scelte politiche del dittatore eritreo abbiano contribuito alla destabilizzazione del Corno d’Africa fin dal 1994, come dimostrano le guerre condotte contro gli Stati confinanti;

don Mussie Zerai, Presidente dell’agenzia Habeshia e candidato al Nobel per la Pace nel 2015 per la sua opera a favore dei rifugiati, sollevando il problema dei finanziamenti concessi dall’Italia all’Eritrea, notava che finanziamenti per centinaia di milioni di euro avrebbero potuto rafforzare la dittatura in Eritrea;

considerato che:

il diritto internazionale, con la Convenzione di Ginevra in primis, e la Costituzione italiana (articolo 10, comma 3 “lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”) delineano in modo inequivocabile i presupposti per ottenere lo status di rifugiato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano, per le parti di propria competenza, fornire prontamente ai profughi eritrei sbarcati nel nostro Paese tutte le informazioni possibili al fine di rendere più veloci le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato,

se ai Ministri interrogati risulti ancora in vigore – da parte dell’Ambasciata e dei Consolati di Asmara – la riscossione della tassa del 2 per cento sul reddito percepito in Italia dagli immigrati eritrei e, nel caso, se si ritenga opportuno intervenire al fine di impedire tale illecita tassazione;

se i Ministri siano informati del fatto che, presso diverse questure in occasione di rinnovi del permesso di soggiorno o altre partiche relative alla presenza di eritrei nel nostro Paese, gli stessi siano invitati a rivolgersi presso l’ambasciata o presso i consolati eritrei con la conseguenza che tale procedura li esporrebbe a possibili ritorsioni anche nei confronti dei loro familiari rimasti in patria,

se i Ministri interrogati intendano promuovere misure di sostegno ai migranti eritrei in Italia e di sviluppo economico in Eritrea condizionate a una evoluzione democratica e di rispetto dei diritti umani, tenuto conto del rapporto storico tra l’Italia e il popolo eritreo.

SEN. Enrico Buemi

SEN. Longo Fausto Guilherme

Lavoro

Il Psi propone: di dare piena operatività all’Anpal agenzia nazionale politiche attive del lavoro e di provvedere al più presto alla prevista fusione con l’Isfol; di coordinare con l’Anpal le politiche regionali per l’impiego; di rinegoziare con le parti sociali il ruolo del fondo per la formazione continua e le attività degli enti bilaterali, così come vennero disegnati a suo tempo dal ministro Giugni.

Giovani
Piattaforma ANPAL bandi
Coordini insieme alle regioni organismi esistenti sul territorio puntando non solo sugli strumenti ma soprattutto sulle competenze del personale
Centri per l’impiego e orientamento al lavoro (Progetto M.)
Rivedere garanzia  giovani
progetti alternanza scuola lavoro e apprendistato
sportelli nelle università
Formazione continua/fondi  interprefessionali
Servio civile nazionale e internazionale
Cooperative
Servizio civile su progetto e pagato con contributo nazionale e internazionale

Campagna di formazione e comunicazione degli assessori e consiglieri PSI sui servizi e strumenti che sono già operativi per i giovani

Fabbrica 4.0
Facilitare l’assunzione  e definire il periodo di prova illustrare il modo e le possibilità

Rete di professionista e relazione con gli albi professionali regolamentati
Riforma continua
Legge 4/2013  riconoscimento e certificazione di  competenze

Per micro imprese
Abbattimento del costo delle utenze  per i locali con impiego manifatturiero
Rispetto delle norme di sicurezza

Fabbrica 4. 0
IRAP abbattimento
Defiscalizzazione  Ammortamento di tutte le spese in 5 anni all’acquisto del terreno
24 H

Armonizzare i progetti, piattaforme e formazione tra le regioni favorendo la  contaminazione del pensiero e delle persone Rispetto delle diversità territoriali
Revisione  parametri accreditamento da regionali a nazionale

Emigrazione delle imprese italiane
Abbassamento pressione fiscale  in cambio di nuovi posti di lavoro e favorire il cambio generazionale e preservare il saper fare

Recupero aree industriali abbandonate
Capannoni da bonificare comodato uso gratuito ma devi restare per 50 anni
Terreni del demanio e dello stato dati incomodati gratuiti

Documento immigrazione

L’accoglienza indiscriminata non è una ricetta. E’ una contraddizione. Introduce il problema di una più difficile integrazione e di una impraticabile convivenza col rischio, o la certezza, di far star peggio gli italiani e soprattutto i migranti. E induce a incentivare pericolosi fenomeni di razzismo, dovuti a presunte o reali discriminazioni. Occorre un’accoglienza mirata e sostenibile. Mirata perché relativa ai migranti regolari, che opportunamente devono essere accolti per coprire posti di lavoro e che contribuiscono allo sviluppo e alla previdenza. Mirata perché é doveroso accogliere i profughi e cercare di fare in modo che costoro possano arrivare in Italia senza correre rischi e senza essere alla mercé degli scafisti.

Anche coloro che fuggono dalla fame e dal sottosviluppo devono trovare risposta. Inutile fare appelli retorici all’aiuto a casa loro che sarebbe la vera soluzione al tema della migrazione dall’Africa, quella che precipuamente interessa il nostro paese. Questa migrazione deve essere limitata e transitoria, al fine che la maggior parte di coloro che provengono dai paesi sottosviluppati possa trovare una soluzione a casa loro.

L’accordo con la Libia e il vertice di Parigi hanno confermato che il nuovo indirizzo del governo italiano è giusto e produttivo. Le idee su cui si é ispirata la nuova linea del ministro Minniti sono relative al controllo delle imbarcazioni di soccorso anche attraverso l’uso delle forze dell’ordine, alla selezione e al fermo degli immigrati in Libia, in particolare la selezione dei migranti deve essere fatta a monte. E per questo é stato opportuno, oltre alla Libia, che siano stato coinvolti anche il Ciad e il Niger, che stanno sulla rotta migratoria.

Fondamentali sono i compiti dell”Europa che deve agire sul controllo dei flussi anche come supporto dei paesi più esposti. Ormai tramontato, anche se non formalmente, é il trattato di Dublino in base al quale ogni paese di arrivo doveva farsi carico dei migranti, occorre che verso l’Italia vengano erogati i finanziamenti stanziati per la Turchia.

Grande considerazione i socialisti intendono dedicare al rispetto dei diritti dell’uomo assicurati nei campi libici. Per questo i socialisti rivendicano che questi campi d’accoglienza vengano condotti sotto il controllo e la gestione dell’Onu. In più il governo italiano deve continuare a investire su strutture e servizi in Libia e nei paesi d’origine, affinchè la politica del respingimento porti a soluzioni umane e di impiego produttivo dei respinti.

Contemporaneamente i socialisti contrastano qualsiasi strumentalizzazione sui temi della migrazione che conducono a respingere o dilazionare l’approvazione di una legge sullo ius soli temperato e ius culturae che é giusto e opportuno venga al più presto approvato definitivamente al Senato. Chi nasce in Italia da famiglie di immigrati che da anni vivono nel nostro paese o coloro che studiano da anni in Italia, devono essere considerati italiani a tutti gli effetti.

I socialisti ritengono che gli immigrati che vengono accolti in Italia non possano vivere senza far nulla negli alberghi e nei loro dintorni col rischio che il non far nulla possa generare un incentivo a delinquere. Si propone che i comuni interessati approntino un piano di utilizzazione dei migranti in età di lavoro per attività di lavori socialmente utili (presidio del territorio, ambiente, trasporti anziani, sport) e formazione al lavoro.

Il modo con cui vengono spese le risorse va sottoposto a verifiche e revisioni. Sono apparsi sproporzionati i vantaggi di diverse cooperative e associazioni che coi soldi stanziati per ogni migrante, 35 euro al giorno, risulta facciano profitti inaccettabili sulla pelle dei migranti. Contemporaneamente i socialisti sono contrari sia ai campi di accoglienza simili a campi di concentramento sia all’aggregazione di una moltitudine di immigrati in grandi edifici. Meglio, molto meglio, dividere gli immigrati in piccoli nuclei sul territorio, dove più semplice risulta l’integrazione e l’accettazione da parte dei residenti.

La cultura della libertà, infine. L’integrazione non è una via di mezzo tra libertà e oscurantismo, non può nemmeno essere l’accettazione di isole di medioevo nell’Italia del 2000. In Italia occorre rispettare la costituzione, i principi fondamentali della nostra civiltà, diritti conquistati in secoli di lotte e di sacrifici, che devono essere rispettati e adottati anche da chi proviene da un’altra tradizione. La parità tra uomo e donna, la differenza tra stato e chiesa, il rifiuto dell’intolleranza religiosa e naturalmente la condanna di ogni forma di violenza e di terrorismo sono alla base di una società che guardi al futuro con fiducia.

Tra le caratteristiche che ancor oggi non vengono richieste per l’attribuzione della cittadinanza italiana non vi é la conoscenza della lingua, che invece i socialisti ritengono essenziale perché un individuo possa configurarsi come appartenente a una comunità che nella lingua, che é conoscenza, cultura comune, vita di comunità, trova il suo essenziale strumento di comunicazione.

Intervento di Enrico Buemi sui vaccini

“Signor Presidente, a nome del Gruppo Per le Autonomie-Partito Socialista e MAIE, dichiaro che voteremo contro la proposta del Movimento 5 Stelle per il non passaggio agli articoli, e vorrei motivare la ragione.

Prima, però, chiederei ai colleghi che hanno insinuato un’eventuale interessenza di coloro che sono a favore di questo provvedimento, di ritirare questa affermazione perché è inaccettabile. È inaccettabile in particolare nei confronti di coloro, come il sottoscritto, che tutti i giorni sono in competizione con le multinazionali e sanno perfettamente qual è la loro azione prevaricatrice nel nostro Paese. E però chiederei altrettanto posizionamento quando si discute di altre questioni sulle multinazionali. Spesso c’è molto silenzio in quest’aula quando si discutono certi provvedimenti che riguardano le stesse multinazionali, per esempio sull’apertura del nostro mercato a una concorrenza vera. Vedremo cosa farete quando esamineremo il provvedimento sulla concorrenza. Resto sul merito, colleghi.

Qualcuno ha detto – forse il collega Romani – che in Svezia non c’è l’obbligatorietà per legge della vaccinazione, ma in Svezia non ci sono neanche i cartelli «Non si buttano rifiuti lungo le strade». Cari colleghi, noi abbiamo bisogno dell’obbligo della vaccinazione, perché il nostro Paese è molto disponibile a inseguire le “farlucche”, come sta accadendo con questo provvedimento. Qui non c’è bisogno di dimostrare niente; c’è bisogno di prendere atto di quaranta, cinquant’anni di storia della sanità del nostro Paese, di quali sono state le conquiste nel nostro Paese. E se oggi non c’è un pericolo imminente è perché ci sono state quelle conquiste, quell’azione obbligatoria, quel contributo dello Stato alle classi più povere di questo Paese che avevano bisogno dell’obbligatorietà della vaccinazione perché non erano in condizione di pagarsi i vaccini che voi, ricchi, invece, avevate gratis oppure dalle vostre famiglie. Vi siete dimenticati di questo.

La scienza ci dimostra che i vaccini non fanno male, fanno bene, ci mettono al riparo. Quando ci saranno provvedimenti, proposte più avanzate, le esamineremo con grande apertura culturale, scientifica, mentale, etica, religiosa, politica, mettetela come volete.

Oggi la vaccinazione è lo stadio più avanzato di prevenzione per tutta una serie di malattie, in una situazione anche di grande passaggio, di rapidità di persone da un mondo all’altro, che si portano dietro fattori positivi ma anche vecchi e nuovi rischi. Quindi, io sono del parere, cara Ministro, che dobbiamo mettere il cartello «Qui la vaccinazione è obbligatoria». Quando non ce ne sarà più bisogno, toglieremo anche i cartelli dalle strade che dicono di non buttare l’immondizia lungo la strada, ma io che giro l’Italia ne vedo troppa e ne vedo troppa proprio dalle parti dove queste voci si sollevano con grande indignazione.”

Intervento di Pia Locatelli in seguito alle comunicazioni del ministro Minniti

Ho sentito molte critiche dentro e fuori  quest’Aula alle misure messe a punto con la Commissione europea che verranno discusse nel prossimo vertice di Tallin. E’ stato detto che la UE ci volge le spalle, che abbiamo sbagliato e che sbagliamo a salvare vite umane e a raccogliere per mare i disperati che scappano a situazioni drammatiche, che le nostre politiche di accoglienza e il lavoro delle ONG hanno incentivato gli sbarchi, che il piano Ue “è una ridicola presa in giro”.

E’ singolare che questo avvenga proprio quando qualcosa comincia a muoversi; quando si inizia a porre le basi per europeizzare i flussi migratori. Sono anni che lo chiediamo e adesso che l’Europa incomincia a riconoscere quanto abbiamo fatto e sembra voler adottare unaction plan condiviso, ho sentito ripetere i soliti slogani. Certo sono molti i nodi che restano aperti, dalla questione dei porti, alle chiusure di alcuni Paesi. Emblematico il caso dell’Austria.
Ma qualcosa sta cambiando: mai hanno concertato insieme tre Paesi e la Commisione UE per preparare un vertice, quello di Tallin.
Siamo ottimisti? Difficile fare previsioni anche perché in questi giorni abbiamo ricevuto dei no, ed alcuni no hanno fatto più male di altri, ma gli atteggiamenti nazionali non cambiano con un cambio di presidenza. Dovevamo aspettarcelo.
Difficle dire se arriveremo al superamento degli approcci nazionali per una gestion europea dei flusssi migratori, ma non dobbiamo né la pazienza né la speranza.
Nel frattempo apprezziamo il lavoro da lei fatto in questi giorni, miscelando fermezza e ragionevolezza in questi difficili negoziati e la ringraziamo per aver fatto riferimento alla protezione dei Diritti Umani, una bussola ineludibile.
Le chiediamo di non perderla mai di vista.

Tortura. Dichiarazione integrale di Pia Locatelli

Nell’aprile 2015 quest’Aula aveva approvato un testo per introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento. Non era un testo che ci convinceva pienamente, era però un buon punto di partenza. Oggi, dopo oltre due anni di stallo, ci arriva dal Senato un provvedimento peggiorato rispetto alla precedente versione, una sorta di compromesso e non è difficile capire chi si vuole accontentare , o con chi non ci si vuole scontrare; un testo disallineato rispetto alla giurisprudenza della Corte europea per i diritti umani, alle raccomandazioni del Comitato europeo sulla prevenzione della tortura ed del trattamento e punizioni inumani e degradanti, alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Tortura, come scrive nella sua recente lettera al Presidente Grasso e ad altre autorità istituzionali il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa.

Da quasi trent’anni aspettiamo questa legge, da anni veniamo sollecitati dall’Europa e dall’Onu a “metterci in regola”. Adesso ci viene presentato un provvedimento da approvare in fretta e furia, inemendabile: prendere o lasciare.

Non si fa una legge per dimostrare che si è fatta. Non si fa una brutta legge che, tra l’altro, rischia di non essere applicabile.

Le nostre critiche al testo sono le stesse di quelle avanzate dalle principali associazioni che si occupano di Diritti umani e dallo stesso presidente della Commissione Diritti umani del Senato, Luigi Manconi.

Non siamo certo contro le forze dell’ordine e voglio chiarire subito che non intendiamo affatto ostacolarne il lavoro, ma non possiamo accettare che sia considerabile tortura solo quella che viene reiterata e non una singola condotta. Così come non possiamo accettare i brevi tempi di prescrizione o la quasi impossibilità di riconoscimento per le torture psicologiche. Per questo noi socialisti ci asterremo.

L’intervento di Riccardo Nencini a Bari

Abbiamo messo quintali di carne di carne al fuoco. Però mai come in questa occasione parlare del passato si rivela straordinariamente interessante per inquadrare il futuro. Provo a spiegare senza rifare tutta la storia che è stata rifatta ieri da Ciuffoletti da Simona Colarizi e dalle compagne dai compagni che hanno preso posto su queste sedie quando hanno ricordato Argentina Altobellili dalle otto ore per i braccianti nel mille novecentodiciannove tutto quello che è successo nel corso del Novecento.

Dirò subito che noi siamo rimasti l’unico partito che fa una sorta di paio perfetto con la storia degli italiani dall’Unità d’Italia in poi. Non ce ne sono più. Io trovo questo un fattore che va preservato e da non nascondere. Non c’è assolutamente nulla da nascondere: né gli errori sui quali possiamo anche avere una logica del rimpianto né nelle cose buone per le quali però non possiamo avere nessuna nostalgia.

La nostalgia è un sentimento nella vita pessimo perché ti fa vedere le cose del passato di quando eri giovane come le cose migliori. Ora nel nostro caso abbiamo molte cose migliori da rivendicare ma non possiamo rivendicarle mettendole sotto la teca museale perché sarebbe la cosa peggiore che possiamo fare.

Quello che invece abbiamo il dovere di fare, tra le altre cose, è ricordare ad una certa Italia ciò che quella Italia era, perché mai come in questo caso è vero il monito dei romani, che la storia punisce due volte i vinti.

Li punisce perché la storia la scrivono i vincitori e perché soprattutto i vinti anche quando hanno ragione non potendo scrivere la storia sono sconfitti due volte. Andate a vedere il Pantheon e che si sta formando anche in questi giorni. Lascio stare il Pantheon di Di Maio che va da Almirante a suor Teresa di Calcutta ma andate a vedere gli altri Pantheon che si vanno formando. Ci sono due acquisizioni improprie simili entrambe: alla fotografia di Gatto Silvestro che anziché inseguire Titti diventa in qualche modo il tutore di Titti. Finirebbe il cartone animato.

Pensate a don Milani e a Giovanni Falcone. Papa Francesco è stato la scorsa settimana a Barbiana in Mugello: io conosco bene quella terra perché ci sono nato. C’è stata immediatamente una rivendicazione collettiva del ruolo e della funzione di don Milani, di ciò che ha fatto negli anni Cinquanta negli anni Sessanta fino alla “Lettere a una Professoressa”.

Ma chi era don Milani? Don Milani appare nel momento in cui il tentativo di Togliatti di creare una forma di alleanza culturale con la Chiesa cattolica italiana è il più forte di tutti; sette anni prima il PCI ha votato l’art 7 della Costituzione. Siamo nel 1955: questo prete eretico, di famiglia ebrea liberale inserita ottimamente nei circoli culturali del tempo, prende una posizione eterodossa, direi eretica, verso la Chiesa del tempo. Viene spedito a Barbiana, una chiesa diroccata nel Comune di Vicchio. Chi salva don Milani? Don Milani lo salva Mario Becchi Sindaco socialista di Vicchio.

È il sindaco socialista di Vicchio che costruisce con don Milani la Chiesa. Chi chiama don Milani a tenere le prime lezioni ai suoi ragazzi? Gaetano Arfè. Per caso? Ma per l’amor di Dio!  E che fine fanno i suoi ragazzi i suoi discepoli?  Vanno a fare, sono ancora vivi, molti vanno a fare i consiglieri comunali, sindaci e vicesindaci a Calenzano a Vicchio a Borgo San Lorenzo a Barberino di Mugello. E a che partito sono iscritti? Tutti al PSI.
Tutti.

Don Milani è un prete eretico profondamente anticomunista. La sua storia vera è questa. Non c’è un’altra storia. Come poteva il PCI di Togliatti proteggere l’ eresia di don Milani proprio mentre cuciva una relazione abbondante con la Chiesa del tempo? Don Milani era un prete eretico. Cacciato, mandato su un monte in una parrocchia diroccata. Se non avesse trovato quel sindaco socialista accanto alla sua protervia forse oggi non sentiremmo assolutamente parlare di quel prete.

Vogliamo aggiungere due righe anche su Falcone visto che lo stanno inserendo in molti Pantheon?

E’ uscito un bel libro di un giornalista del Corriere della Sera Maurizio Bianconi qualche giorno fa. Correte a comprarlo. Perché vi fa esattamente la storia di quello che succede in quel tempo. I protagonisti sono Pio Marconi, Bettino Craxi, Claudio Martelli e andate a vedere le posizioni del C.S.M, dell’ala comunista del CSM o dell’ala cattolica del CSM: andate a vedere che cosa avrebbero voluto fare a Giovanni Falcone. E andate a vedere quello che si scrive oggi su Giovanni Falcone.

Quello che non si può fare non è solo non ricordare ma è appropriarsi dei vestiti di un altro. Questo non si può fare! Puoi fare a meno anche di ricordare un oggetto, una cosa, una persona, una storia; ma quello che non puoi fare è appropriarti della sua identità! Oggi non c’è: Claudio Signorile ieri ha concluso il suo intervento dicendo il socialismo non è un partito ma è una civiltà.

Ma se non ci fosse un partito rischia di essere messa in crisi anche la civiltà. Molte volte noi guardiamo al passato, al come eravamo. Roba da Nino Manfredi! Da evitare compagni: è un’Italia diversa, è un mondo diverso. Noi siamo più piccoli, meno rappresentativi di quel tempo ma non per questo non può esistere un diritto all’esistenza.

Ieri abbiamo parlato di passato oggi da parlare un po’ di futuro quindi dico la mia. Io sono d’accordo con Renzi quando sostiene che il problema della sinistra italiana o del centrosinistra non è soltanto un problema di alleanze ma di contenuti. D’accordo nell’anticipare il tema dei contenuti per legarlo poi però a un certo tipo di alleanze.

Alle elezioni comunali compagni le cose non sono andate come vi raccontano. Ve lo racconto come sono andate, dopo averci lavorato tre ore, su tutti i Comuni che sono andati al voto. Mi dicevano prima i giornalisti pugliesi che in Puglia c’è un “modello Emiliano” che ha funzionato o penso di sì che perché abbiamo vinto a Lecce a Taranto

A si? Come sono andate le elezioni a Lecce? Come ha vinto il sindaco del PD di Lecce? Facendo un’alleanza con un candidato di centro moderato che era stato assessore nella Giunta di centrodestra. O sbaglio?

Che c’entra il “modello Emiliano”? A Taranto noi ci presentiamo e portiamo a casa due consiglieri comunali; La lista del PSI è decisiva per far vincere a Taranto quel candidato Sindaco di centrosinistra. O non è così? Vogliamo ragionare li dove abbiamo perso? Ragioniamo di Pistoia. Medaglia d’oro della Resistenza e tutta la prosopopea indispensabile di questo tempo. A Pistoia non vince un candidato del centrodestra moderato  A Pistoia sconfigge il candidato del PD un candidato dei Fratelli d’Italia!  Quindi la destra.

Due liste del PD a Pistoia, due liste del PD a La Spezia sia dove abbiamo lasciato sotto quelle due viste sotto le macerie il candidato socialista perché Paolo Manfredini era il cambiato dell’intero centrosinistra. Due liste del PD a Carrara. Due liste del PD nell’ottanta per cento dei comuni campani dove non c’erano Comuni capoluogo che votavano ma c’erano comuni di sessanta, settanta mila cinquanta mila abitanti. Tanta popolazione al voto.

A Todi perdi perché il sindaco del PD rifiuta l’apparentamento alla lista socialista che ha preso il nove e mezzo per cento dei voti e perde per sessanta voti! Vogliamo continuare a dare i numeri veri o bastano questi? Perché queste è la verità di quello che è successo dove abbiamo perso e dove abbiamo vinto.

Certo che dietro c’è la riscoperta del Popolo della Libertà nel senso la riscoperta di tre partiti chiave del PdL che son tornati di fatto a rifare il PdL e ovunque il Popolo della Libertà è tornato unito ha vinto tranquillamente.

E però i problemi sono esattamente i due che prima vi ricordavo. Intanto c’è una sorta di uniformità italiana nel voto: non ci sono più zone rosse, perché quando perdi Parma e Piacenza e tutti i Comuni grossi a cominciare da Budrio in Emilia, in Toscana perdi comuni piccoli, come l’Abetone e Cutigliano, perdi Carrara e Pistoia, vinci Lucca con il cinquanta virgola quattro per cento, infine in Umbria perdi Todi, nelle Marche perdi Fabriano e Jesi, vuol dire che le zone rosse non ci sono più. Non ci sono più nemmeno quanto a quantità numerica di donne e uomini che vanno a votare. È un dato che mi facevano notare i compagni Emilia-Romagna quando mi ricordavano che il Presidente l’Emilia-Romagna il Presidente è stato eletto eletto con il trentasei per cento dei votanti. Lo stesso giorno in Calabria vota il quarantotto per cento dei votanti.

Tutto obliterato. Io sono stupito soltanto di chi sostiene che questa roba provoca ancora stupore. Dice:” abbiamo perso  Sesto San Giovanni ex Stalingrado d’ Italia!” “Abbiamo perso a Genova anche nei quartieri ex Italsider come Cornigliano”

Vogliamo dirci la verità? Il motivo lo dico proprio in maniera grezza. Poi alla fine. A uno che ha un reddito come me che ospito nella casa di mia madre vuota tre immigranti gratuitamente. Il problema ce l’ha chi sta sotto di me. Che lo sente come un problema vero. E al popolo che questa cosa non va giù: per un problema di sicurezza e quindi di paura connessa per chi vive soprattutto nelle grandi periferie cioè a Sesto San Giovanni e cioè a Cornigliano

Cornigliano compagni fu liberata da un signore che consegnò le chiavi di Genova buttando fuori i tedeschi le consegnò al delicato degli alleati del mille novecentoquarantaquattro, s che si chiama Azzo Toni. Mi ha iscritto a questo partito nell’ottanta uno. Veniva da Barberino Mugello poi era andato a fare il vice Sindaco di Genova. Era un ferroviere. Quella storia, compagni, non c’è più. Non c’è più. E la ragione fondamentale (ieri gli storici erano messe in rilievo) e dopo gli storici lo hanno fatto altri con la forza che in questi casi si deve avere.

Questo è uno dei temi centrali. Noi qualche anno fa abbiamo capito cos’è lo ius soli. Avevamo commissionato un sondaggio alla Macro di Mario Abis. Risultò una percentuale dell’  ottantacinque per cento di favorevoli. Portai questo risultato al congresso di Salerno un anno e mezzo fa . Quest’anno, quando io ho posto il tema ius soli,ho ricevuto  una valanga di offese dalla mia gente, non da uno che passa per caso.

Vuol dire che il tema anche in un mondo socialista quindi più libertario più attento alla giustizia sociale eccetera è penetrato.  Allora se parliamo di contenuti da lì bisogna in qualche modo ripartire perché la sinistra che noi conosciamo anzi la sinistra che noi abbiamo contribuito a costruire è una sinistra che non è più quella della fine dell’Ottocento quindi il passaggio l’agricoltura l’industrializzazione che noi sapremo governare (Benino non benissimo)

Perché la lettura di ieri che io condivido interamente su come nasce il socialismo italiano (e anche lì bisognerebbe dare ragazze dei ragazzi delle scuole medie un po’ di dichiarazioni di Antonio Gramsci tra il novecentoventi il ventidue quando riteneva che i nemici dell’Italia fossero,  lo dico in ordine, Filippo Turati don Sturzo e Benito Mussolini e questa cosa dura fino a meno centoventicinque ventisei perché era la crisi della borghesia…. Un’analisi che non aveva né babbo né mamma  bucata

Siamo più bravi nel secondo dopoguerra quando lo Stato sociale imposto dai milioni di morti nelle trincee in uno Stato nazionale ecco lì

L’età dell’oro del socialismo del welfare europeo il socialismo.

Ma oggi il governo dell’età della globalizzazione della rivoluzione tecnologica dove sta?

Noi stiamo reiterando da anni la richiesta al PSE tenere un congresso straordinario ma non per nominare Tizio o Caio al posto di Staniscev

Per discutere di quello che sta accadendo nel mondo perché

è una faglia profonda che produce un cambiamento e se non c’è un canone per leggere quello che sta accadendo non c’è più una sinistra che ha aderito cittadinanza. L’ avete detto anche questa mattina Stefania, Fabrizio, Pia ed Elisa.

Ci vuole un canone che è diverso. Quando noi diciamo ancora ma dobbiamo difende la classe operaia, sì: Noi dobbiamo difendere gli esclusi soprattutto per farli diventare classe operaia

Ma che raccontiamo alla ragazza ha studiato per venticinque anni si laureano centodieci e lode (o anche di meno non ha importanza) e alla fine del mese  non sa se pagare l’affitto o la Cassa forense?

Che le racconti? il merito?  Cento al liceo centodieci e lode come università arrivo alla fine del mese o mangio o pago l’affitto o pago la Cassa forense

Non sono lì gli esclusi?

Chi non ha Lavoro ma chi non ha lavoro dopo essersi fatto un culo straordinario nella vita.

E lì non basta più l’approccio  “merito”, li devi avere delle condizioni diverse.

Capisco che un capovolgimento di fronte: fino a quindici anni fa si riteneva  che una madre era felice se il figlio la figlia sposavano un architetto un avvocato un ingegnere diciamo cosa fatta

Così oggi? Dove? Allora questo cambiamento di lettura e quindi di contenuti è obbligatorio che venga affrontato. Ma non può essere affrontato soltanto in un Paese perché questi temi ove più ove meno diventano temi caratteristici di una società europea profondamente cambiata.

Ci sono tre cose qui le dirò soltanto per capitoli per non sforare il tempo che ci sono e che ci siamo dati.

 Il primo è quello migranti

Non è una scoperta non è un’invenzione tutto quello che va al seguito del tema dei migranti

Qui si confrontano in Italia tre posizioni ormai: una nettamente minoritaria, la nostra, una nettamente maggioritaria, quella della destra,

e ancora  un’ altra,  minoritaria, che è quella di un mondo cattocomunista che affronta il tema secondo parametri che non hanno

nell’immaginario collettivo popolari più diritto di cittadinanza.

Leggete i giornali di oggi: il Ministro Del Rio che dice:”i porti non si chiudono”, il ministro Pinotti che dice ” i porti si chiuderebbero” ,

Il Ministro Minniti che dice “aspetto Tallin”…  Tre posizioni differenti .

Lo stiamo dicendo al congresso di Venezia: con caparbietà ma con la poca forza di voce che abbiamo per farci sentire.

Se non associamo due fattori il fattore A che è quello detto ieri:

più facilità di rimpatri, solidarietà verso chi ha diritto di rimanere accanto al convincimento che chi vive fra di noi deve vivere secondo

i nostri diritti e godendo dei nostri diritti e secondo le nostre responsabilità e quindi proteggendo la parità uomo-donna. Niente Tribunale della Sharia, niente infibulazione ecc.

Noi non possiamo consentire che in Italia ci siano ancora trentacinquemila bambine, dicono i dati,infibulate in età da  cinque a otto anni in

In Italia non si vive così

In Italia il clitoride alle bambine non  lo si taglia!

E non possiamo far finta di non potete dire quello che succede accanto a noi perché la lesione di un diritto universale.

Allora se mettiamo assieme una maggiore responsabilità all’ingresso è una tutela una garanzia vivendo all’interno di un Paese democratico che ha costruito un pezzo di democrazia occidentale forse saremmo più in grado di governare il tema il problema migranti destinato a durare nel tempo

Con un aspetto anche positivo è perché non lo facciamo figli abbiamo la popolazione più vecchia d’Europa con un altro Paese e quindi ….

La seconda questione ieri è stato lanciato l’appello a riprendere in mano la questione costituzionale.

Noi ci siamo divisi nel referendum del quattro dicembre c’erano molte compagne e voti compagni che erano anche contrari

Qualcuno mi ha anche ricordato allora una battuta che fece D’Alema in quei giorni. D’Alema disse: “la legge elettorale? Le riforme costituzionali?

Cinque settimane prescrivere la riforma sei mesi per approvarla”

C’è una legge elettorale?

C’è una riforma costituzionale? dove sta?

Cinque settimane per scriverla …Sei mesi per approvarla… Non è stata nemmeno scritta! Non c’è nemmeno un testo su cui discutere che venisse dalla fronte del no.

Lo dico perché non c’è dubbio che il tema sia caldo:

Pensate a un tema piccolo nel tema grande. Che poi alla fine però entra nelle case: pensata le alle Province

Gli abbiamo lasciato due funzioni madre: preservare le scuole e manutenere strade ma se non si  dànno i soldi per manutenere le strade e le scuole le Province non sono in grado di fare l’uno e l’altro

Che fine facciamo fare alle Province?

Sciogliamo?  Diamo i poteri a Tizio a Caio, Comune e Regione? L’unica cosa che non si può fare e lasciare le cose come stanno

C’è bisogno di chiudere un po’più la forbice tra le istituzioni e i cittadini, nel senso di consentire una maggiore partecipazione.

E allora bisogna eleggere direttamente i vertici delle città metropolitane,  perché non possono eleggersele i Sindaci.

Le città metropolitane sono destinatarie di valanghe di finanziamenti, anzi sono fra i pochi centri urbani italiani destinatari di valanghe di finanziamenti.

Allora il numero uno lo si  elegge direttamente. Non se lo eleggono   i trenta sindaci della cintura della città di Roma Firenze Bologna…

Su  questi temi noi possiamo riprendere li abbiamo già ripreso ma possiamo farne una una forza d’urto decisamente maggiore

Non entro sul tema dell’Europa perché le cose dette mi convincono tutte, aggiungerei soltanto la questione degli eurobond.

Con  Schulz  sul tema ci siamo parlati la settimana scorsa. Mi è parso  più convinto.

Anche perché mi sembra che Martin abbia capito che se non allarga un po’lo spazio con la Merkel,  la Cancelliera rischia di fargli  molto male elettoralmente  Due questioni infine: oggi si riuniscono di fatto in Italia tre sinistre. Ce n’è una Roma,Variopinta, ce n’è una a Milano il PD e c’è questa

Noi in questi tre Sinistra siamo la più piccola, quelli con la storia più lunga ma la più piccola. Possiamo darci un ruolo? Sì

Dicendo le cose che gli altri non possono dire o non devono dire. Ad esempio le cose sui migranti dette in un certo modo possiamo essere noi a fare da grancassa

Possiamo dire anche che quello che potrebbe nascondersi dietro l’angolo se non si crea un pacchetto di centro sinistra riformista vero, compreso Cicchitto dentro io non cambio idea spesso. c Cicchitto vuol dire un mondo e una storia

Non escludiamo ente

Visto che le condizioni non sono molto diverso dal 1922 italiano e dal 1033 tedesco, in altre parole che possano formarsi anche  Governi grigioverdi….

Qualcuno fra noi e l’ha detto alcuni mesi fa ed è stato preso in giro. Ora vedo che anche qualche commentatore di grandi giornali comincia a parlare di attenzione la summa di A più B lo potrebbe potrebbe generare

Non c’è dubbio che dipende dalla legge elettorale

Anzi dipende dai contenuti che usi e poi alla fine dal siglillo o che gli metti come legge elettorale.

Noi bisogna fissare intanto tre punti e chiudo: primo punto si vota nel 2018 senza se e senza ma. Questa nostra posizione quindi se vengono in Parlamento posizioni diverse, grazie, non le votiamo.

Secondo: questa revisione di contenuti due bisogna mettere nelle mani di qualcuno.

Io immagino che oggi a Roma lquello di Pisapia e dintorni  mi pare un inizio. C’è un’evoluzione legata anche a un campo che è molto variopinto perché

Il vostro caro Vendola non è uguale a Bersani, Bersani non è uguale Onida,

Onida non è uguale a Pisapia… insomma mi pare che ci sono alcune cose ancora lì dentro da chiarire.

Però non c’è dubbio che la parte principale di questo gioco e quindi anche la responsabilità principale di questo gioco sia nelle mani

del PD e del suo segretario

Non associamoci al coro di chi vorrebbe dare spallate

Primo perché non è il nostro partito quello nostro partito è questo.

Quindi lì dentro facciano quello che vogliono fare

Secondo perché si sono fatti le primarie un signore le ha vinte e fa legittimamente il segretario del partito.

Nel dobbiamo provare ritagliarci un ruolo di cerniera, di elastico I lastrico vuol dire

Di un partito ancorché piccolo

Che tiene vidi questi temi che pretende che si apra un tavolo per il del centro sinistra riformista, vie Fratoianni v non lo dico via io dico via perché si mettono fuori da un’ipotesi del genere

Quindi non rieditare l’Unione degli undici partiti su questo condivido perfettamente quello che dice Renzi ma una cosa che non riedificare un coacervo di partita differenti

Altra cosa è fare i conti con chi c’è.

Ovunque c’era il PD più il PSI più le liste civiche. Qualche volta c’era Alternativa popolare che stava anche nel centrosinistra(a La Spezia stava  nel centrodestra). Campo progressista nelle elezioni comunali non si è presentato in nessuno dei centocinquanta comuni al voto sopra quindici mila abitanti e Articolo uno si è presentato in quindici Comuni

Cioè il dieci per cento dei comuni sopra Quindici mila abitanti. Quindi in centotrentacinque non c’era e in quindici c’era.

Chi è rimasto nella sinistra riformista?

Pochi. Allargare a personalità come la Bonino

Questa è la strada che noi dovremmo piano piano provare a costruire

L’ultima questione ci riguarda, la cito e chiudo:

Riprendo anch’io la domanda che ha fatto Giorgio Santelli: “Quindi che fate con questa diaspora?”

Io non ragionerei più nemmeno di diaspora compagni perché,l o ricordo a chi ha poca memoria, Noi abbiamo votato in questi centocinquanta comuni qualche giorno fa. Una parte di quei Comuni votò nel mille novecentonovantaquattro una parte La parte dei Comuni che votò nel mille novecentonovantaquattro

Una parte di quelli che ha votato due domeniche fa Il voto è stato nel mille novecentonovantaquattro

Prendemmo  l’uno per cento.

Nei Comuni, oggi, dove ci siamo presentati, non in tutti, circa una cinquantina abbiamo ottenuto una percentuale che è superiore al quattro per cento. Puglia in testa e un pezzo della Calabria

Non siamo in Puglia che per questo. Perché era giusto, lo dico ad Alberto, Daniela, Claudio e Franco, ringraziare con un evento non soltanto con un colpo di telefono una storia che qui è cominciata a ripartire

Vero. Con pochi nani.

Questa storia dei nani e ballerine! io ricordo ancora l’assemblea nazionale emozionatisstimo ero seduto fra Giorgio Strehler e Umberto Veronesi

Che Nani!

Davanti avevo Trussardi avevo la Wertmüller e potrei citarne anche potrei citare

Enzo Cheli, Federico Mancini cioè potrei citare i migliori nel diritto italiano… Ma ne siamo fatti così!

Noi  ci facciamo male da soli !

Questi erano i nani e ballerine e avevi meglio dalla moda del made in Italy italiano avevi il meglio del diritto italiano

Noi non abbiamo la forza per fare da soli quindi se un appello si può rivolgere da Bari esattamente questo: chi è venuto qui ieri a discutere con noi torni a condividere questa storia.

Anch’io sono convinto, ne parlavamo prima all’orecchio con Stefania, che la prossima legislatura probabilmente sarà  particolare.

Nessuna certezza: durerà dieci anni, cinque. dieci mesi chi lo sa! Non  sappiamo ancora auali carte verranno date per giocare la partita della prossima legislatura: la legge elettorale alleanze e quant’altro.

Ma quello che sappiamo e che nel movimento della sinistra riformista italiana se tu riesci a tenere un pacchetto di mischia che metta assieme le esperienze accomunandole con ciò  che noi abbiamo profondamente rinnovato (abbiamo degli eletti giovanissimi. C’è una generazione nuova di ventitrentenni che si è avvicinata che si è candidata Che ha avuto buonissimi risultati da qui fino a una parte del del nord) , questa combinazione può essere felice.

L’intervento di Pia Locatelli sulla legge elettorale

Intervengo non nel merito della legge elettorale, pur dicendo subito che questa non è la nostra legge, avendo noi socialisti espresso la nostra preferenza per un sistema almeno parzialmente, meglio per buona parte, maggioritario, che è del resto, la stessa preferenza del relatore . Lo faremo nei prossimi giorni. Perché c’è una questione più urgente da affrontare rispetto alla quale condivido la preoccupazione con molte colleghe: il rischio di voto segreto.

Come altre volte in occasione della discussione della legge elettorale, in particolare in tema di rappresentanza di genere, da alcune parti, non posso dire partiti, si minaccia il ricorso al voto segreto invocando la coscienza.

Il testo che è uscito dalla commissione affari costituzionali contiene buoni passi nella direzione di una equilibrata rappresentanza di genere. Lo abbiamo apprezzato e ne diamo atto al relatore.

Ci piace l’alternanza tra i generi nelle liste circoscrizionali, ci piace una percentuale al di sotto della quale nessun genere può essere rappresentato nei collegi uninominali (il 40%) perché è superiore a quella delle donne oggi in parlamento; ci piacciono le capo-listure che tendono all’ equilibrio ma noi chiediamo di completare al meglio un lavoro che è già piuttosto buono. Ad esempio l’inammissibilità delle liste che non rispettano questi vincoli, o un percentuale del 50/50 perché tante sono le donne italiane.

Allora quale è il problema?

Ho già avuto modo di raccontare in occasione di precedenti interventi in quest’aula, non essendo questa la prima volta che discutiamo di legge elettorale, quale è il rischio di un pacchetto non coerente di misure: non è vero che un 40/60 percento di uomini e donne candidate porta automaticamente ad un 40/60 per cento di eletti ed elette. Non è così se non si prevede un equilibrio delle capolisture e soprattutto se non si prevede l’inammissibilità delle liste qualora queste regole non siano rispettate.

Allora noi vogliamo davvero fare passi avanti, e non solo a parole, dette o scritte.

Il fatto è che ci sono colleghi, e credo di poter dire che sono esclusivamente, o quasi, colleghi uomini, che non sono disposti ad accettare le regole che sono state concordate in commissione e sperano di cancellarle e certamente di impedire altri passi in avanti.

E’ legittimo che questi colleghi la pensino in modo diverso e lo capisco benissimo perché ogni donna in più in parlamento è un uomo in meno e difficilmente si cede parte del proprio potere.

Ma non possiamo accettare, come dicono le voci che circolano da ieri in Parlamento, che si invochi il voto segreto, perché il voto segreto ha un senso solo quando si è di fronte a un problema di coscienza.

Qualcuno mi deve spiegare quale questione di coscienza ci sia in una giusta rappresentanza dei due generi.

Il fatto è che molti colleghi si vergognerebbero a votare palesemente contro una misura di giustizia e saprebbero che una parte dell’elettorato non lo perdonerebbe. Allora preferiscono nascondersi dietro l’anonimato e non dire chiaramente che sono contrari a liste e collegi veramente paritari.

Questo Parlamento sempre più femminile evidentemente fa troppa paura. Dimostrateci che non è così.