Chi è Arcangelo Merella

Arcangelo Maria Merella, dal 1997 al 2007 è stato assessore alla mobilità e ai trasporti del Comune di Genova, sua città natale. Nel corso del primo mandato ha curato in modo particolare la redazione del P.U.T. (Piano Urbano del Traffico) dell’area centrale genovese, in collaborazione con il prof. Bernhard Winkler, preside della facoltà di Architettura di Monaco di Baviera e promosso la partecipazione del Comune a importanti progetti nazionali e comunitari nel settore della mobilità sostenibile. Ha collaborato con l’Università di Genova, facoltà di Economia e Commercio, per l’attivazione del Progetto M.E.R.C.I., primo esperimento realizzato per la consegna delle merci nel centro storico con veicoli a basso o nullo impatto ambientale. Con il Centro Interuniversitario di Ricerca e Trasporti – Facoltà di Ingegneria, ha sviluppato progetti connessi alla gestione telematica della mobilità. Ha ricoperto ruoli istituzionali a livello regionale e nazionale, tra cui membro del Comitato tecnico nazionale della sicurezza stradale in rappresentanza dell’Anci; coordinatore nazionale della Consulta nazionale dell’Anci per la mobilità sostenibile e per i trasporti. E’ stato consigliere e vice presidente della Società Autostradale – Milano Serravalle. E’ stato consigliere di amministrazione di AMI-Azienda Mobilità e Infrastrutture SpA. E’ stato presidente nazionale della Conferenza assessori per il Car Sharing. Da ottobre 2007 a marzo 2008 ha collaborato con l’Agenzia per il Waterfront del Porto di Genova.

Dal Maggio 2012 è rientrato nei ruoli della Regione Liguria dove svolge l’attività di funzionario nel settore Progetti, Infrastrutture, Viabilità, Porti e Logistica. Dal Giugno 2013 è stato amministratore unico di Infrastrutture Liguria spa.

Dal giugno 2014 al maggio 2016 è stato amministratore unico di I.R.E. spa (Agenzia Regionale Ligure per le Infrastrutture, il Recupero Edilizio e l’Energia).

Nel 2008 ha pubblicato, per la casa editrice Franco Angeli, il volume “Sistemi di trasporto non convenzionali”, scritto insieme agli architetti Bandini, Marsullo e Calza. Nel 2010, edito da Uniservice, ha pubblicato “Infrastrutture e logistica. L’area milanese e lo sviluppo del Porto di Genova”.

MANIFESTO per L’ EUROPA. NON C’È UN MOMENTO DA PERDERE

MANIFESTO per L’ EUROPA
NON C’È UN MOMENTO DA PERDERE

• Nel 2019, per la prima volta da quarant’anni, l’elezione del Parlamento europeo sarà un’occasione cruciale per il futuro dell’Europa e del mondo, e non una consultazione secondaria rispetto alle elezioni nazionali. Dal suo esito dipenderà la continuità di una prospettiva di crescita nella libertà delle persone e dei mercati, oppure la regressione ulteriore nel disordine internazionale ed in guerre commerciali che rischiano di sfociare in guerre guerreggiate.

• Da quando statisti illuminati firmarono i Trattati di Roma molto è cambiato. Sul piano politico è caduta la cortina di ferro, che fino al 1989 aveva innegabilmente costituito il principale confine della Comunità europea. Sul piano economico l’inevitabile apertura dei mercati ha stabilito un nuovo equilibrio fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. Sul piano sociale la stessa espansione del Welfare State dei trent’anni gloriosi e l’innovazione tecnologica introdotta nei processi produttivi hanno profondamente cambiato la composizione sociale dei paesi dell’Europa occidentale. Sul piano culturale l’accesso generalizzato ad Internet ha messo in discussione identità e gerarchie di valori.

• I Trattati di Maastricht rappresentarono un primo tentativo di reazione a questi cambiamenti, tentativo che presumeva passi ulteriori in vista della costruzione di una più solida sovranità europea. In particolare l’adozione di una moneta unica postulava una comune politica fiscale e finanziaria, che non c’è stata se non nei termini di supplenza messi in campo negli ultimi anni dalla Banca centrale europea. Il disordine geopolitico è esploso. L’Europa è sull’orlo di una drammatica disgregazione.

• E’ in questo contesto che hanno trovato spazio movimenti sovranisti che finora peraltro hanno rappresentato piuttosto il problema che la soluzione. Essi tuttavia segnalano il paradosso per cui alla cessione di sovranità da parte degli Stati membri non ha corrisposto analoga assunzione di sovranità da parte dell’Unione europea: tanto da far temere che la stessa nozione di sovranità finisca per evaporare a favore di poteri privi di legittimazione democratica.

• In Italia, per giunta, l’insorgenza sovranista non ha trovato argini in un sistema politico debole e sfilacciato, come ha mostrato di essere quello seguito alla fine della prima Repubblica. Anche per questo diventa esplicito quello che altrove resta implicito: l’antiparlamentarismo, il protezionismo, l’insofferenza per le regole dello Stato di diritto. Ed è su questo terreno che va condotta l’opposizione ad un governo che, come è già accaduto nella storia europea, rischia di essere un punto di riferimento per le forze antieuropeiste ancora minoritarie negli altri Stati membri.

La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è grande. Non si può più aspettare.

I socialisti, approvata la relazione svolta dal segretario nella segreteria dello scorso 3 ottobre, auspicano:

che le forze che hanno finora rappresentato la constituency dell’Europa, aperte ad altri soggetti, si impegnino in un lavoro di profondo cambiamento dell’Unione Europea tornando al primato della politica: rafforzare la politica estera e di sicurezza, rivedere le politiche economiche e sociali valorizzando il principio di sussidiarietà e mettendo le briglie ad una deleteria finanziarizzazione, evoluzione della Commissione in un vero governo legittimato da libere elezioni, voto a maggioranza qualificata, e infine una forte tensione verso gli Stati Uniti d’Europa.
che la mobilitazione necessaria ad allontanare i rischi che incombono debba coinvolgere tutta la società italiana. Per questo valutano positivamente l’adesione  dei radicali alla candidatura promossa dal PSE alla presidenza della Commissione Europea e invitano le forze riformiste – politiche e civiche – a condividere un percorso comune.
Il Consiglio Nazionale rilancia e fa proprio l’Appello ai Socialisti affinché fino dal prossimo congresso si torni a lavorare a un progetto comune e si impegna alla costituzione di una coalizione europeista, aperta al mondo civico, da costruire intanto con chi si renda disponibile, che offra agli elettori una chiara alternativa per sbarrare il passo all’Internazionale nera promossa dal leader della Lega e al fronte anti europeista di cui i 5 Stelle fanno parte.

Proposte Psi al Def

SCHEMA DI PARERE

NOTA DI AGGIORNAMETO AL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZE 2018

(Doc. LVII n. 1-bis)

La Commissione 8^ Lavori pubblici, comunicazioni,

in sede di esame della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanze 2018;

Premesso che,

la Nota di aggiornamento, diversamente da quanto previsto dall’articolo 10-bis della legge n. 196 del 2009, risulta altresì priva di alcuni elementi fondamentali. In particolare:

  • nel descrivere i principali ambiti di intervento della futura manovra di bilancio, non include le indicazioni quantitative di massima circa le misure di entrata e di spesa ai fini del raggiungimento degli obiettivi programmatici;

  • non contiene, nell’annesso relativo alla Relazione al Parlamento:

a) il Piano di rientro di cui all’articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, previsto in caso di scostamento dall’obiettivo di medio periodo (OMT), dettagliato anno per anno;

b) nei presupposti della Relazione non è fatta menzione né agli eventi eccezionali né alle condizioni del ciclo economico nazionale che dovrebbero essere a fondamento della richiesta di scostamento dall’obiettivo di medio periodo (OMT);

la scelta del Governo di innalzare l’indebitamento netto al 2,4 per cento nel 2019, al 2,1 per cento nel 2020 e all’1,8 per cento nel 2021 e di rinviare sine die il raggiungimento dell’obiettivo del pareggio strutturale di bilancio, precedentemente previsto per il 2020, avviene in contraddizione con gli impegni assunti il 19 giugno 2018 dal Governo con l’approvazione in Parlamento della risoluzione di maggioranza al Documento di economia e finanza 2018 e con le recenti affermazioni del Ministro dell’economia e delle finanze nell’Aula del Senato del 20 settembre 2018;

la situazione di incertezza generata dalla Nota di aggiornamento e le criticità insite nelle scelte di politica economica e di finanza pubblica sottostanti la prossima manovra di bilancio iniziano a minare la credibilità dell’esecutivo e ad alimentare di forte instabilità intorno al nostro Paese i cui riflessi sono evidenziati dall’andamento dello spread, in forte crescita rispetto a sei mesi fa, e dall’aumento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico;

il Ministro dell’economia e delle finanze Tria ha partecipato alla fase iniziale del vertice Ecofin, ma in ragione della situazione che si è venuta a creare intorno alla Nota di aggiornamento al DEF 2018, è stato costretto ad un rientro anticipato in Italia senza poter partecipare ai lavori dell’Eurogruppo, con ciò evidenziando la situazione di isolamento nella quale si trova attualmente il nostro Paese nell’ambito dell’Unione Europea;

nella lettera inviata dalla Commissione europea lo scorso 5 ottobre al Ministro dell’economia e delle finanze Tria, in risposta alla missiva da questo inviata alle medesime autorità, si afferma che gli obiettivi di bilancio rivisti dell’Italia sembrano puntare verso una significativa deviazione dal percorso fiscale raccomandato dal Consiglio. La lettera si chiude con la richiesta alle autorità italiane di assicurarsi che la bozza di legge di bilancio sia coerente con le regole fiscali comuni;

i profili che hanno finora caratterizzato le modalità anomale di presentazione della Nota di aggiornamento e lo scambio epistolare aperto tra il Governo e le istituzioni europee, oltre ad indebolire la discussione in atto sul necessario cambiamento delle regole che disciplinano la governance economica e finanziaria in ambito europeo, spinge il Paese verso posizioni di isolamento nel contesto UE esponendolo, tra l’altro, al rischio di attacchi speculativi e al possibile abbassamento del rating sui titoli del debito pubblico;

Rilevato che,

in questo contesto, le scelte del Governo evidenziate nella Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2018, prefigurano uno scenario completamente diverso, caratterizzato da forte instabilità della finanza pubblica generata dall’extra-deficit previsto nel 2019 e negli anni successivi, che verrà utilizzato per interventi di tipo assistenzialistico, iniqui, non in grado di generare nuova occupazione, incentrati per lo più sulla spesa corrente e insufficienti dal lato degli investimenti pubblici e delle misure di stimolo della crescita e di riduzione del divario territoriale;

l’annunciata composizione della prossima manovra di bilancio, fondata su interventi di politica economica, ancora non delineati nel dettaglio, non appare in grado di garantire la crescita economica attesa;

la presunta maggiore crescita legata alle proposte di politica economica avanzate dal Governo appaiono, pertanto ottimistiche e scarsamente credibili. Le stime del Fondo monetario internazionale, diffuse l’8 ottobre 2018, evidenziano che l’economia italiana crescerà in realtà soltanto dell’1 per cento nel 2019;

Preso atto che,

in relazione al quadro di finanza pubblica si prevede un forte peggioramento di tutti i principali indicatori. In particolare:

  • l’indebitamento netto è stato programmato per l’anno 2019 al 2,4 per cento, in sensibile peggioramento di 1,6 punti percentuali rispetto al dato tendenziale previsto nel Def di aprile scorso e di 1,2 punti percentuali rispetto allo scenario tendenziale contenuto nella Nota di aggiornamento. Nel 2020 e nel 2021 è previsto al 2,1 per cento e all’1,8 per cento;

  • l’indebitamento netto strutturale è programmato per il triennio 2019-2021 all’1,7 per cento, in netto peggioramento sia rispetto al dato tendenziale previsto nel Def di aprile scorso (1,3 punti percentuali nel 2019, e 1,8 punti percentuali nel 2020 e nel 2021) sia rispetto allo scenario tendenziale contenuto nella Nota di aggiornamento (1,3 punti percentuali nel 2019, 1,6 punti percentuali nel 2020 e 1,5 punti percentuali nel 2021);

  • l’andamento dell’indebitamento netto strutturale risulta per l’anno 2019 in peggioramento di 0,8 punti percentuali rispetto al corrente anno evidenziando una decisa interruzione del percorso di convergenza verso l’obiettivo di medio periodo (OMT). Si tratta di una “deviazione significativa” dal percorso verso il pareggio di bilancio che è stata evidenziata anche dalla lettera inviata dai Commissari europei al Ministro dell’economia e delle finanze lo scorso 5 ottobre. In ragione di tale scelta, il Governo ha allegato alla Nota di Aggiornamento la Relazione al Parlamento prevista dall’articolo 6, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243;

  • il saldo primario, presenta un percorso meno favorevole sia rispetto alle previsioni tendenziali del Def di aprile scorso sia rispetto allo scenario tendenziale della Nota di aggiornamento, per effetto del mancato controllo della spesa e ai nuovi interventi previsti che vanno ad aggredire i saldi di finanza pubblica. Nel primo caso, il saldo diminuisce di 1,4 punti nel 2019, di 1,7 punti nel 2020 e di 1,6 punti percentuali nel 2021. Nel secondo, il saldo diminuisce di 1,1 punti percentuali nel 2019, di 1,3 punti percentuali nel 2020 e di 1,2 punti percentuali nel 2021;

  • la spesa per interessi è prevista in sensibile peggioramento nello scenario programmatico. Rispetto al tendenziale del Def di aprile scorso, la spesa per interessi è prevista in aumento progressivo di 0,2 punti percentuali nel 2019, di 0,3 punti percentuali nel 2020 e di 0,4 punti percentuali nel 2021, ovvero per un ammontare complessivo di circa 15 miliardi nel prossimo triennio, confermando l’inversione di fiducia dei mercati internazionali nei confronti del nostro Paese;

il debito pubblico interrompe il proprio percorso virtuoso di decrescita rallentando sensibilmente rispetto allo scenario tendenziale. Il rapporto debito pubblico su PIL è atteso scendere nel corrente anno al 130,9 per cento, ad un livello superiore di 0,9 punti percentuali rispetto al dato del Def di aprile. Nel 2019 è previsto scendere al 130 per cento (2% in più rispetto al tendenziale), nel 2020 al 128,1 per cento (3,4% in più rispetto al tendenziale) e nel 2021 al 126,7 (4,7% in più rispetto al tendenziale). Si tratta di una minore decrescita del debito pubblico il cui costo è stimato in circa 80 miliardi di euro;

per quanto di propria competenza della Commissione,

Rilevato, che,

sul complesso degli interventi sul fronte investimenti la Nota di aggiornamento evidenzia forti contraddizioni tra i dati contenuti nelle tabelle del quadro macroeconomico programmatico e i contenuti del programma di riforma. In particolare, nel programma di riforme si prevede un significativo aumento degli investimenti pubblici in modo tale da raggiungere almeno il 3 per cento in rapporto al PIL, di cui non vi è riscontro nei dati programmatici;

il piano degli investimenti pubblici annunciato dal Governo si fonda sulla programmazione degli investimenti già delineata nella precedente legislatura, pari a circa 150 miliardi di euro. Nel 2019 è prevista addirittura una riduzione di 0,2 punti percentuali degli investimenti pubblici per poi salire di soli 0,3 punti percentuali nel 2021;

al fine di favorire e accelerare la ripresa degli investimenti occorre: a) garantire la stabilità della programmazione pluriennale delle risorse e delle procedure; b) velocizzare la progettazione e ridurre il contenzioso amministrativo; c) far partire le grandi opere infrastrutturali; d) garantire lo sblocco totale degli avanzi di amministrazione degli enti locali; e) rendere permanenti e incrementare le agevolazioni per gli investimenti privati realizzati dal piano Industria 4.0; f) attuare la clausola del 34 per cento degli stanziamenti in conto capitale ordinario per il riequilibrio territoriale della spesa pubblica;

il riesame delle grandi opere in corso da parte della Struttura Tecnica di Missione del MIT, a partire dalla Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione, sta rallentando in modo ingiustificato l’iter di realizzazione di importanti infrastrutture di collegamento nazionale ed internazionale;

relativamente al trasporto ferroviario, occorre perseguire con convinzione il completamento dell’alta velocità secondo la pianificazione in essere (la cura del ferro) valorizzando anche le innovazioni tecnologiche che consentano una sempre maggiore sicurezza e la diminuzione dei tempi di percorrenza;

relativamente alle ferrovie regionali, è necessario attuare una mirata e specifica valutazione volta alla revisione delle scelte operate con riguardo alle tratte ferroviarie oggi gestite dalle Regioni. A fronte delle rilevanti criticità emerse, in particolare sulle tratte ferroviarie Roma-Lido, Circumvesuviana, Reggio Calabria-Taranto, Verona-Rovigo, Brescia-Casalmaggiore-Parma, Agrigento-Palermo, Settimo Torinese-Pont Canavese, Campobasso-Roma, Genova-Savona-Ventimiglia, Bari-Corato-Barletta, ovvero le dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia nel 2017 per i pendolari, ove esse siano gestite da RFI Spa, è necessario predisporre mirati interventi di potenziamento e ammodernamento a risoluzione e ove gestite dalle Regioni, siano perseguite le opportunità offerte dall’articolo 47, comma 4 del decreto legge n.50 del 2017;

specificatamente al servizio di trasporto passeggeri di carattere regionale, occorre rivedere criticamente i contratti di programma in essere con le Regioni al fine di individuare e risolvere le problematiche infrastrutturali, di gestione del sevizio di trasporto e di utilizzo di mezzi sempre più efficienti, che impediscono e/o inficiano la piena fruizione del trasporto in alternativa alla gomma

per risolvere il decongestionamento stradale e favorire l’accessibilità alle aree urbane, deve essere attribuita prioritaria importanza ai servizi ferroviari;

in relazione ai collegamenti autostradali, va perseguita la sicurezza del transito, anche attraverso la pianificazione di ulteriori corsie di marcia. Deve essere, altresì, perseguito il potenziamento tecnologico e la digitalizzazione (Smart Road) con uno specifico programma di interventi per favorire l’ampliamento del supporto agli utenti o ai gestori che copra l’intera rete nazionale ed almeno la rete SNIT di 1° livello;

in relazione al riordino e alla valorizzazione delle concessioni, occorre affrontare la disomogeneità oggi presente tra i vari comparti economici in concessione, alcuni dei quali regalati da Autorità indipendente e altri dal MIT;

in relazione al sistema interportuale e dei terminali ferroviari, è necessario affrontare e risolvere le criticità del sistema dei nodi ferroviari interportuali e degli inland terminal riconducibili anche a deficit di capacità., investendo in via prioritaria nell’ampliamento dei terminali prossimi alla congestione e interessati da incrementi di domanda;

in relazione al Piano Nazionale per le piste ciclabili, al fine di favorire la mobilità sostenibile e il turismo, occorre considerare prioritari gli interventi di collegamento con i porti, aeroporti e stazioni ferroviarie e gli interventi presso stazioni e ferrovie dismesse;

in merito agli alloggi popolari è indispensabile proseguire nel finanziamento di nuove abitazioni per fronteggiare lo stato di difficoltà delle categorie più fragili;

in merito al trasporto pubblico locale, la prospettata definizione degli standard minimi di efficienza e di qualità su base nazionale deve essere approntata valutando il quadro ottimale di riferimento finale, così da individuare i criteri oggettivi per la ripartizione delle risorse necessarie per il rinnovo del parco mezzi di autobus e treni;

in relazione alla mobilità sostenibile, al fine di promuovere la progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori diesel e benzina e di contenere le emissioni inquinanti, occorre valutare mirati interventi economici e sgravi fiscali corrispondenti agli obiettivi posti;

con riferimento ai porti e allo scambio con il trasporto per ferrovia e su strada, Rete Ferroviaria Italiana ed ANAS devono essere proseguite le azioni già programmate di potenziamento delle infrastrutture di adduzione e di ultimo miglio, in modo da ridurre i tempi di permanenza delle merci nei porti e di realizzazione e adeguamento delle aree retro-portuali;

in relazione al settore aeroportuale occorre esaminare i progetti in essere relativamente ai collegamenti ferroviari, ovvero il miglioramento di quelli esistenti e la previsione di nuovi, in modo da favorire la connettività con le grandi reti di comunicazione, stradale e ferroviaria;

occorre affrontare lo sviluppo del cargo aereo con interventi volti a sostenere le attività del trasporto aereo di merci, settore strategico per il supporto alle attività di export di rilevanza per valore dei beni movimentati, e predisporre interventi volti ad aumentare attrattività e competitività del cargo aereo e interventi infrastrutturali relativi allo sviluppo di nuova capacità, e di interventi volti a risolvere i colli di bottiglia;

Tutto ciò premesso e considerato,

esprime

PARERE CONTRARIO

NENCINI, MARGIOTTA, ASTORRE, D’ARIENZO

PSI. FORUM DEGLI AMMINISTRATORI A POFI SABATO 29 SETTEMBRE

Tutto pronto per il Forum degli amministratori socialisti che si terrà sabato 29 settembre, a Pofi (FR), presso la Tenuta di Trimalcione.

Ad annunciarlo il segretario provinciale PSI., Vincenzo Iacovissi, che così presenta l’iniziativa:

«Sarà un momento fondamentale di discussione poiché metteremo in rete i nostri amministratori locali per individuare le migliori pratiche di governo del territorio e assicurare vicinanza ai concreti bisogni delle persone. Rifletteremo sul ruolo degli enti locali, a cominciare dalle province, che dovranno a nostro parere tornare ai cittadini con il ripristino dell’elezione diretta degli organi di governo per eliminare l’attuale anomalia che li rende, invece, enti di secondo livello non eletti dai cittadini ma solamente dagli amministratori. Le province, infatti, non sono state abolite ma sono entrate in un limbo normativo. Adesso è giunto il momento di restituire piena dignità istituzionale a questi enti».

Ha assicurato la presenza al Forum anche l’attuale Presidente della Provincia, Antonio Pompeo, per illustrare gli intendimenti politici e le linee programmatiche a supporto della sua candidatura per la rielezione il prossimo 31 ottobre.

I lavori avranno inizio alle ore 10 con la relazione del segretario e gli interventi di esperti sui diversi temi della politica locale, come ambiente, rifiuti, acqua, emergenza sanità e politiche per l’occupazione. A seguire il dibattito con il coinvolgimento di amministratori e militanti del partito.

Le conclusioni sono previste intorno alle ore 18.

La Direzione provinciale del partito ha già deliberato, nelle scorse settimane, di dar vita ad una propria lista di ispirazione socialista aperta al contributo di altre forze politiche e civiche, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale che avranno luogo a gennaio 2019.

L’intervento integrale di Ugo Intini

La rivoluzione del 1992-94 ha dato un colpo terribile alle istituzioni democratiche, aprendo la strada a un ventennio perduto, che ci ha lasciato più poveri e meno liberi. Il colpo è stato terribile, ma le istituzioni in qualche modo hanno retto.

Adesso, il nuovo colpo può essere peggiore. Anche perché il governo giallo verde può dimostrarsi davvero una lebbra (come dice Macron) destinata a diffondersi in tutta Europa. Esattamente come il fascismo.

L’Economist fotografa spesso la realtà. E spesso parla a nome della comunità internazionale raziocinante. Il servizio di copertina di un suo numero recente ci racconta (così dice il titolo) “Come la democrazia muore: lezioni dal sorgere degli uomini forti in Stati deboli”.

Leggiamo. “Per dirla in modo crudo, le democrazie vengono smantellate in quattro stadi. Primo stadio. Nasce una protesta genuina contro lo status quo e contro le elites liberali al potere”. In Italia purtroppo è già accaduto.

Secondo stadio. “Gli aspiranti uomini forti indicano agli elettori rabbiosi i nemici da aggredire”. In Italia, purtroppo è già accaduto. Gli immigrati, le ONG, i rom, la casta, i pensionati d’oro, i banchieri, i francesi, i tedeschi, i burocrati di Bruxelles, l’Europa matrigna, i vecchi politici. Mancano soltanto gli ebrei.

Terzo stadio. “Conquistato il potere sfruttando la paura e il malcontento, attaccano la libera informazione e la giustizia imparziale”. In Italia è già accaduto. I 5 Stelle insultano da tempo i giornalisti. La Lega aggredisce in queste ore la Corte di Cassazione.  Ma forse questo in Italia è un falso problema. Da noi, l’autoritarismo deve sfondare una porta aperta. I media hanno aiutato infatti la deriva populista alimentando le paure e l’odio per la casta. La Rai è sempre stata e continuerà a essere al servizio del potere. Le reti Mediaset sono sotto ricatto e certo non sono mai state indipendenti. In un mondo dove tutto è virtuale, molti quotidiani sono diventati come le squadre dei manganellatori fascisti: lo strumento per massacrare gli oppositori. Mentre le grandi testate perdono ogni giorno lettori e autorità, travolte dal Web. Quanto al sistema giudiziario, che non sia né imparziale né spoliticizzato lo sanno da decenni anche i bambini.

Se mai, il terzo stadio descritto dall’Economist riguarderà in Italia soprattutto la Corte Costituzionale. La Corte tenterà di frenare l’impazzimento demagogico dei legislatori improvvisati? In tal caso vedrete come sarà assalita e delegittimata dai manganellatori. Comunque, i giallo verdi devono solo attendere: se si consolidano, entro pochi anni scelgono il presidente della Repubblica e due terzi dei giudici costituzionali. E chiudono la partita. Questo c’è dietro l’angolo.

Continuiamo a leggere l’Economist. “Nel quarto e ultimo stadio, l’erosione delle istituzioni liberali porta alla distruzione della democrazia in tutto meno che nel nome: la costituzione viene alterata e il Parlamento viene svuotato”. In Italia, purtroppo questo è già accaduto. Anzi. Lo svuotamento del Parlamento non è stato affatto l’ultimo stadio. Ma forse il primo. Lo svuotamento del Parlamento è sotto gli occhi di tutti da molti anni. E non si è voluto vederlo. I parlamentari non sono stati più eletti ma nominati. Vengono trattati come impiegati ridondanti e troppo costosi. Di più. L’autorità di qualunque istituzione, e anche del Parlamento, è creata dalla sua storia. La storia del Parlamento è fatta dalle generazioni di parlamentari che lo hanno abitato. Ebbene. Tutti questi parlamentari, morti o anziani, generazione dopo generazione, vengono adesso additati come una banda di ladri di pensioni. Con la conseguenza che è evidente sull’autorità del Parlamento. Il ministro grillino Fraccaro è formalmente definito per legge il ministro per “la democrazia diretta”. Un caso unico al mondo. Incredibile. Perché il Parlamento costituisce l’esatto contrario della democrazia diretta: il Parlamento è lo strumento della democrazia rappresentativa, non diretta dunque ma indiretta. Diciamo la verità. Fraccaro è il ministro per lo svuotamento progressivo della funzione del Parlamento, per la sua sostituzione prima con i referendum e poi con il voto elettronico attraverso la rete. Facevano prima a chiamarlo “ministro per la liquidazione del Parlamento”. Il programma di governo che dovrà attuare prevede che il capo partito possa cacciare gli eletti che gli disubbidiscono non dal partito stesso, ma addirittura dal Parlamento. Come nelle dittature del secolo scorso, cori da stadio si levano dall’aula per osannare i discorsi dei capi. Ormai mancano soltanto i deputati con la camicia verde anziché nera. Beppe Grillo propone non l’elezione, ma l’estrazione a sorte dei senatori. Lanciando tra l’altro un messaggio implicito. Siete così inetti e non rappresentativi che potete essere sostituiti da gente scelta a caso. Si. Grillo ha vinto. Il Parlamento è diventato davvero una scatola di tonno.

Sino a ieri, abbiamo sperato che l’ancoraggio all’Europa ci avrebbe salvato dal finire come l’Argentina (default compreso). Ma adesso l’ancora rischia di spezzarsi sotto il peso del debito pubblico.

I politici vincenti guardano agli immigrati, guardano a tutto, meno che alla trave. In Germania, debito e colpa si dicono con la stessa parola tedesca: schuld. E i governanti giallo verdi cosa fanno? Svillaneggiano tutti i giorni esattamente quelli ai quali presto andremo a chiedere solidarietà per fronteggiare il debito (ovvero i tedeschi). Svillaneggiano quelli che sono i nostri naturali alleati per una politica di bilancio più permissiva (ovvero i francesi e gli spagnoli). A parte il fatto che i leghisti chiedono solidarietà dai tedeschi verso l’Italia. Ma negano con referendum la solidarietà dei veneti verso la Calabria.

Ma questi governanti sono cretini? Alcuni sì. Oppure sono invece degli abili calcolatori? Molti di più sì, temo. Sono quelli che hanno già deciso di uscire dall’euro e che quindi tengono deliberatamente un atteggiamento provocatorio. A Bruxelles si dice che siamo la patria della commedia all’italiana. E si dipingono in questi giorni tre sceneggiate. Prima. Lo sprovveduto premier per caso (Conte) Arlecchino servitore di due padroni (Salvini e Di Maio). Seconda. Lo sprovveduto premier per caso Conte aspirante sposo della locandiera. La locandiera, anzi l’albergatrice, il cui padre proprietario del Plaza è accusato di aver rubato 2 milioni di euro. Alle prime due sceneggiate si ride. Alla terza no. La terza è quella del cliente mascalzone che per andarsene senza pagare il conto attacca lite a freddo con l’oste, strepitando in pubblico che il cibo è guasto. Fuori di metafora, Salvini litiga sugli immigrati per poi rovesciare il tavolo sul debito.

Questa è la cruda situazione. Evitiamo di alimentare speranze pericolose. E’ vero. Può anche darsi che Lega e 5 Stelle rompano e vadano dritti alle elezioni. Ma per fare rispettivamente il pieno dei voti. Per sostituire al tripolarismo il bipolarismo più catastrofico.  5 Stelle che si mangia la sinistra contro Lega che si mangia Forza Italia: demagogia in salsa Venezuelana contro demagogia in salsa ungherese.

Che fare? Primo. Una battaglia culturale di lungo respiro. La tragedia italiana nasce anche dalla cancellazione, ridicolizzazione o criminalizzazione del passato da parte dei nuovisti rottamatori. Attenzione, perché la cancellazione della storia ha sempre aperto la strada alle avventure peggiori. Gli eredi e i testimoni di tutte le culture che hanno fatto la storia della Repubblica si uniscano dunque per difendere questa storia. Per ricordare che la lotta tra classi di età (giovani contro vecchi) deve essere denunciata per quella che è: l’imbarbarimento finale della società e la premessa per il totalitarismo. Si cominci con un grande convegno, che ospiti i testimonial della Repubblica democratica ancora vivi. Subito. Prima che sia troppo tardi. Ho parlato con tutti da tempo: si può fare.

Secondo. Occorre una battaglia politica, naturalmente, che discende da quella culturale. In questa emergenza, non c’è più un problema di destra, sinistra o centro. Tanto meno di socialisti, che però possono essere il nucleo iniziale. Uniamo con un Comitato di liberazione tutte le persone per bene e tutti i democratici che vogliono resistere. Un comitato di liberazione non dal fascismo ma dall’ inettitudine, dall’arroganza e dalla irresponsabilità della melma giallo verde montante. Non qui (qui facciamo bene) ma fuori di qui, dobbiamo mettere da parte l’educazione e la moderazione delle persone appunto per bene. Contro gli urlatori e mistificatori, è soltanto un handicap. A la guerre comme a la guerre- diceva Nenni. Dobbiamo trovare un leader e dei punti di riferimento. Con una sola, ovvia premessa: devono fare un passo indietro (anzi, devono togliersi di mezzo) quelli che hanno contribuito al disastro, cavalcando per primi la demagogia e l’antipolitica. Devono farne uno avanti quelli che hanno del rapporto tra le generazioni il concetto valido da due millenni in Italia e valido ancor oggi in tutto il mondo: non la rottamazione dei vecchi, ma il passaggio del testimone dai vecchi ai giovani. Scusate la crudezza, alla quale non sono abituato. Ma non è tempo di discorsi sofisticati. E’ tempo di agire per salvare il salvabile.

Concludo sullo slogan “Via dal presente”. Considerando ciò che ho appena detto, è chiaro che mi piace. E molto. Questi sciagurati governanti di oggi vedono soltanto il presente. Noi, al contrario, pensiamo che i vecchi debbano ricordare il passato per consentire ai giovani di costruire il futuro.

Luigi Covatta – Via dal presente

Nel suo numero di giugno Mondoperaio ha cominciato a pubblicare diversi materiali finalizzati alla rigenerazione di un’area riformista nel nostro paese, ed oggi apre un primo confronto fra quanti li hanno elaborati.

Il nostro convegno, programmato da tempo, si svolge in coincidenza con l’Assemblea nazionale del Partito democratico, convocata pochi giorni fa. La circostanza priva il dibattito di alcune presenze, ma ci offre in compenso l’occasione – davvero preziosa – di non ridurre il confronto alle logiche interne a quel partito: le quali, com’è evidente, non sono tali da poter rappresentare l’universo dell’area riformista nel nostro paese.

Via dal presente non è una fuga dalla realtà, e non è neanche una delle tante scorciatoie illusorie verso il Sol dell’avvenire. E’ invece un comportamento coerente con l’etica della responsabilità, anche se apparentemente risponde all’etica dell’intenzione.

Per governare, ha scritto De Rita nell’introduzione al Mese del sociale di quest’anno, bisogna innanzitutto “avere una visione e una cultura della lunga durata”: anche se “può apparire quasi provocatorio” parlarne “in una società come l’attuale dove domina il presentismo (l’appiattimento all’oggi senza alcuna scansione di passato e futuro)”.

In secondo luogo, secondo De Rita, governare significa “provvedere ad un incardinamento della politica nei processi reali in corso”.

Infine occorre “elaborare una strategia di coinvolgimento dei tanti e sempre più articolati soggetti sociali”.

L’esatto opposto, cioè, dell’orizzonte che si era dato il sistema politico nato a metà degli anni ’90 del secolo scorso ed ora in via di disfacimento: che aveva rinunciato alla visione in nome della “fine delle ideologie” (espressione sintetica per accomunare tutte le culture di lunga durata all’ideologia marxista, effettivamente arrivata al capolinea); che prescindeva dai processi reali in corso (a cominciare da quelli prodotti dalla globalizzazione); che ignorava l’incipiente scomposizione della società novecentesca.

Secondo Ernesto Galli della Loggia (Corriere del 27 giugno), per quanto riguarda la sinistra è la fine di una storia “cominciata male, in modo ambiguo e pasticciato, 25 anni fa: una forte matrice comunista mai rivisitata e indagata ma semplicemente rimossa, un vantato innesto con un cattolicesimo politico di tutte le tinte, e infine la costruzione di un Pantheon di presunti antenati messi insieme come un mazzo di carte”.

Si potrebbe aggiungere che quella che stiamo vivendo in Italia è anche la fine della storia dei “compagni di scuola”, per riprendere il titolo di un bel saggio di Andrea Romano sugli eredi del Pci: quelli che avevano pensato che cambiare le regole del gioco avrebbe risparmiato ai postcomunisti una riflessione sulla propria identità.

Questo, probabilmente, è il vizio d’origine dello stesso Partito democratico: aver confuso la “vocazione maggioritaria” con il sistema elettorale maggioritario, che garantiva comunque una rendita di posizione, vincenti o perdenti che si fosse, a prescindere dalla capacità di esercitare un autentico potere di coalizione, ed a prescindere soprattutto dalla capacità di difendere le proprie politiche di governo anche dall’opposizione, come stiamo vedendo anche in queste settimane.

Una rivista è una rivista, non è un partito. Ma mi auguro che la sua presenza nel dibattito pubblico possa aiutare la nascita, qui in Italia, di quel partito dei riformisti che non nacque al Lingotto una decina d’anni fa.

Disegno di legge di modifica del decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285, (codice della strada) per garantire l’incolumità dei ciclisti, degli automobilisti e dei minori.

Il presente disegno di legge si compone di tre articoli che contengono modifiche al codice della strada volte a garantire una migliore salvaguardia dei ciclisti, degli automobilisti e dei bambini.

L’articolo 1, prevede il mantenimento di una “fascia di sicurezza” che garantisca la giusta distanza tra veicoli e bicicletta durante la circolazione. La misura va nel senso di tutelare l’incolumità degli utenti della strada che utilizzano la bicicletta per effettuare i propri spostamenti.

La modifica normativa di cui all’articolo 2 ha lo scopo di adeguare la prescrizione all’evoluzione tecnologica che ha introdotto ulteriori apparecchiature elettroniche di uso comune, il cui utilizzo risulta essere pericoloso per la guida. Oltre agli apparecchi radiotelefonici non si possono utilizzare smartphone, computer portatili, notebook, tablet, videogiochi e dispositivi analoghi. Il numero di incidenti causati dall’uso improprio di detti apparecchi durante la guida costituisce, infatti, causa crescente di incidenti anche molto gravi. Al fine di dare maggior valore cogente a tale divieto è stata prevista la sospensione della patente di guida già alla prima infrazione (da 1 a 3 mesi) e con la recidiva nel biennio si raddoppia il periodo (da 2 a 6 mesi) Anche la decurtazione dei punti viene raddoppiata da 5 a 10.

Infine, con la modifica all’articolo 172 del C.d.S, contenuta nell’articolo 3, prevede che i seggiolini per i bambini da istallarsi in macchina siano dotati di un dispositivo di allarme anti abbandono. Tale norma risponde all’esigenza di assicurare che non si verifichino, come è accaduto, casi di abbandono da parte del conducente di un bambino all’interno del veicolo lasciato in sosta. Il dispositivo avverte il conducente, che si accinge a lasciare il veicolo in sosta, che il bambino è all’interno dell’abitacolo

Art.1

All’articolo 149 del decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285, (codice della strada) dopo il comma 2, inserire il seguente:

2-bis. Durante la marcia i veicoli devono mantenere una distanza laterale dai ciclisti di almeno 1,50 metri.

Art. 2

All’articolo 173 del decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285, (codice della strada), apportare le seguenti modifiche:

Al comma 2, dopo le parole ” cuffie sonore” inserire le seguenti: smartphon, computer portatili, notebook, tablet, videogiochi e dispositivi analoghi;

Al comma 3-bis, sostituire le parole da “qualora lo stesso soggetto” fino alla fine del comma, con le seguenti: ” in caso di prima infrazione e da 2 a 6 mesi in caso di recidiva nel biennio;

All’articolo 126-bis, alla tabella allegata, alla voce ” articolo 173″ comma 3, 3-bis sostituire il numero “5” con il seguente: “10”

Art. 3

All’articolo 172 del decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285, (codice della strada), comma 1, aggiungere il seguente periodo “I seggiolini per i bambini da istallarsi in macchina devono essere dotati di un dispositivo di allarme anti abbandono.”

Regolamentazione dell’attività di rappresentanza di interessi dentro e fuori le sedi del Senato della Repubblica

REGOLAMENTAZIONE DELL’ATTIVITÀ DI RAPPRESENTANZA DI INTERESSI DENTRO E FUORI LE SEDI DEL SENATO DELLA REPUBBLICA

I

(Registro dei soggetti che svolgono attività di rappresentanza di interessi)

L’attività di rappresentanza di interessi svolta nei confronti dei membri del Senato della Repubblica si informa ai princìpi di pubblicità e di trasparenza. E’ istituito a tal fine presso l’Ufficio di Presidenza un registro dei soggetti che svolgono professionalmente attività di rappresentanza di interessi nei confronti dei senatori. Il registro è pubblicato sul sito internet del Senato ed è puntualmente aggiornato in ragione delle modifiche intervenute.

II
(Definizione dell’attività di rappresentanza di interessi)

Ai fini della presente disciplina, per attività di rappresentanza di interessi si intende ogni attività svolta professionalmente dai soggetti di cui al paragrafo III attraverso proposte, richieste, suggerimenti, studi, ricerche, analisi e qualsiasi altra iniziativa o comunicazione orale e scritta intesa a perseguire interessi leciti propri o di terzi nei confronti dei membri del Senato della Repubblica.
Non costituiscono attività di rappresentanza di interessi le dichiarazioni rese e il materiale depositato nel corso di audizioni dinanzi alle Commissioni e ai Comitati parlamentari.

III
(Iscrizione nel registro dell’attività di rappresentanza di interessi)

Chiunque intenda svolgere attività di rappresentanza di interessi, promuovendo nei confronti dei senatori interessi leciti, suoi o di altro soggetto che intende rappresentare, deve chiedere l’iscrizionene all’apposito registro indicando:

a) in caso di persone fisiche, i dati anagrafici e il domicilio professionale;
b) se l’attività di rappresentanza d’interessi è svolta da un soggetto giuridico diverso da una persona fisica, la denominazione e la sede, nonché i dati anagrafici delle persone che in maniera stabile e costante svolgono per loro conto tale attività e lo specifico rapporto contrattuale che ad esse le lega;
c) la descrizione dell’attività di rappresentanza di interessi che si intende svolgere;
d) i soggetti che si intendono contattare, ivi compresi funzionari e dirigenti del Senato.

Qualora l’attività sia intesa a perseguire interessi di terzi, deve essere indicato il titolare di interessi per conto del quale il soggetto che intende iscriversi al registro opera e il titolo giuridico che consente l’esercizio dell’attività, con l’indicazione del termine finale, ove previsto.
Per l’iscrizione nel registro il soggetto richiedente deve:

a) avere compiuto la maggiore età;
b) non aver subito, nell’ultimo decennio, condanne definitive per reati contro la pubblica amministrazione o la fede pubblica o il patrimonio;
c) godere dei diritti civili e non essere stato interdetto dai pubblici uffici;
d) non aver ricoperto negli ultimi dodici mesi cariche di governo né aver svolto il mandato parlamentare.
La medesima disciplina si applica anche ai parlamentari cessati dal mandato ove intendano svolgere attività di rappresentanza di interessi.
Per i soggetti giuridici diversi dalle persone fisiche i requisiti di cui al terzo comma, lettere a), b), c) e d), devono essere posseduti dalle persone fisiche indicate alla lettera b) del primo comma.
Le ulteriori disposizioni relative all’iscrizione e alla tenuta del registro nonché alle modalità di accesso al Senato della Repubblica dei soggetti iscritti nel registro e all’eventuale individuazione di locali e attrezzature per favorire l’esplicazione della loro attività sono stabilite dall’Ufficio di presidenza del Senato e

pubblicate sul sito internet del Senato. L’Ufficio di Presidenza disciplina altresì la sospensione dall’iscrizione dal registro nel caso in cui venga meno il titolo giuridico che consente l’esercizio dell’attività di rappresentanza di interessi nell’ipotesi di cui al secondo comma e la cancellazione dal registro quando vengano meno i requisiti di cui alle lettere b), c) e d) del terzo comma.

IV
(Relazioni periodiche)

Entro il 31 dicembre di ogni anno, gli iscritti nel registro sono obbligati a presentare al Senato una relazione sull’attività di rappresentanza di interessi svolta nell’anno, che dia conto dei contatti effettivamente posti in essere, degli obiettivi perseguiti e dei soggetti nel cui interesse l’attività è stata svolta, con le eventuali variazioni intervenute, nonché dei dipendenti o collaboratori che hanno partecipato all’attività. Ove sia iscritto un soggetto giuridico diverso da persona fisica, è presentata una relazione unitaria. L’Ufficio di presidenza del Senato, secondo modalità e criteri da esso stesso stabiliti, può disporre verifiche sulle relazioni presentate dai soggetti esercenti l’attività di rappresentanza di interessi iscritti nel registro, richiedendo, se necessario, la produzione di ulteriori dati e informazioni in merito. Le relazioni sono tempestivamente pubblicate sul sito internet del Senato.

I senatori sono soggetti allo stesso obbligo.

V
(Sanzioni)

In caso di violazione delle disposizioni contenute nel presente testo e delle altre disposizioni adottate nella materia dall’Ufficio di Presidenza da parte dei portatori di interessi si applicano le sanzioni della sospensione o della cancellazione dal registro, graduate dall’Ufficio di Presidenza in relazione alla gravità delle infrazioni, secondo procedure e modalità stabilite dallo stesso Ufficio di Presidenza. Della mancata osservanza delle disposizioni e della irrogazione delle sanzioni è assicurata pubblicità sul sito internet del Senato.

In caso di violazione delle medesime disposizioni da parte dei senatori, l’Ufficio di Presidenza commina la sanzione della sospensione dai lavori d’aula sulla base della gravità delle infrazioni compiute e assicura pubblicità della sanzione assunta sul sito internet del Senato.

Una promessa non mantenuta

Questo è un fatto gravissimo in particolare per il contenuto dell’atto, che prevedeva, nel caso di elezione, la richiesta delle dimissioni di alcuni candidati consiglieri nella sua lista, che con dei post si erano dichiarati neo fascisti e autori di frasi a contenuto nazi fascista.
Lei aveva affermato “La condanna da parte mia è totale. Si tratta di espressioni inaccettabili. Le dichiarazioni riportate sono gravi e imbarazzanti e non consentirò nessuna ambiguità su questi temi”.
Invece una furbesca ambiguità è stata da lei trovata lasciando che a decidere fossero gli eletti delle liste di maggioranza, singoli e gruppi.

Secondo quanto riportato sulla stampa locale il “caso” è rientrato perché, a suo dire Sindaco, è prevalente la volontà dell’elettorato e perché tutto sommato si tratta di piccole questioni irrilevanti e datate.
Io non sono di questo avviso, un candidato Sindaco e ancor più un Sindaco eletto deve sempre, dico sempre, mantenere la parola data.
Non può rimangiarsi quanto asserito pubblicamente come impegno verso i cittadini che amministra. Verso tutti i cittadini di Vicenza e non una sola parte, perché lei è il Sindaco di Vicenza, di tutta la cittadinanza vicentina e non della sola parte che lo ha espresso.
La delibera di questa sera posta al voto del Consiglio ha questa peculiare rilevanza politica, se lo ricordi e mantenga le cose dette.
Si ricordi anche che Vicenza è città medaglia d’oro alla Resistenza, insignita di questa straordinario encomio per essersi opposta al fascismo e per aver lottato, anche con il sacrificio umano di molti martiri partigiani, affinché questa Città e questa nostra amata Italia potessero rinascere sui grandi valori di democrazia, libertà e solidarietà così bene descritti nella nostra carta costituzionale.
Vede Sindaco, essere amministratore non significa solo decidere sui pur grandi temi del vivere civile quali la viabilità, l’urbanistica, i lavori pubblici, gli interventi sociali, la sicurezza e in generale sui temi del governo del nostro territorio, significa anche tenere ben saldi i valori sui quali si fonda la nostra democrazia.
Siamo usciti ormai 70 anni fa da una guerra fratricida, con la sconfitta del nazi fascismo, e non vorremmo oggi ritornare alle condizioni di quei tempi, o peggio al clima del ventennio fascista che tante ingiustizie, morti e lutti ha portato nella nostra Città e nel nostro Paese.
Da socialista ricordo in particolare un martire, Giacomo Matteotti, trucidato dai fascisti nel 1924 solo perché aveva democraticamente in parlamento denunciato Mussolini e il partito fascista.
E in ambito locale voglio citare Dino Carta, giovane partigiano freddato vigliaccamente dai fascisti alla Madonetta di Via Egidio di Velo, mentre fuggiva in bicicletta: i suoi vestiti, compresa la giacca con il foro ancora macchiata di sangue, sono stati donati di recente dalla sorella e sono conservati presso il nostro Museo della Resistenza a Monte Berico.

Questa sera ho ritenuto e ritengo necessario porre la questione su questo tema, che so spinoso e divisivo, in quanto diversi consiglieri eletti hanno espresso in modi diversi la loro “simpatia” verso ideologie legate al fascismo di Mussolini.

Ad esempio ricordo il calendario dell’assessore Cicero di qualche anno fa.

Più di recente ricordo la ventilata richiesta dell’assessore Giovine di intitolare una via della nostra città ad Almirante, a detta di lui uno statista, a detta della storia uomo del regime fascista che partecipò alla stesura e firmò la legge sulla razza del 1938 che dette il via alle deportazione nei campi di concentramento in Germania, ma anche nel nostro Paese, in particolare della popolazione ebrea e di chi si opponeva al regime.

Molti racconti sulla spietatezza del regime fascista mi sono stati fatti da mio nonno Marino Carta e da mia madre.

Vede Sindaco, su queste questioni non bisogna essere ambigui, perché la storia di liberazione e i valori democratici contenuti nella Carta Costituzionale rappresentano il dna della nostra società, sono valori irrinunciabili verso i quali il nostro impegno deve essere totale e senza tentennamenti o nostalgiche deviazioni.
La mia attenzione e vigilanza su questo tema sarà prioritaria e totale, denuncerò senza paura ogni atto che andasse contro i valori della nostra Repubblica Democratica fondata sul rispetto reciproco e sull’affermazione della dignità di ogni singolo appartenente la nostra Comunità Vicentina.

Ennio Tosetto

Consigliere comunale di Vicenza

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00830 presentata da BUEMI ENRICO (LA ROSA NEL PUGNO) in data 02/08/2006

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00830 presentata da ENRICO BUEMI mercoledì 2 agosto 2006 nella seduta n.036 BUEMI.

– Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture, al Ministro della giustizia. –

Per sapere – premesso che: il dottor Vincenzo Fortunato è membro, non togato, del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa, organo di autogoverno della magistratura amministrativa eletto dal Parlamento della precedente legislatura; lo stesso dottor Vincenzo Fortunato venne eletto, al tempo in cui ricopriva la carica di Capo di Gabinetto del precedente Ministro dell’economia e delle finanze onorevole Giulio Tremonti e, contemporaneamente, nominato Rettore della Scuola del Ministero dell’economia realizzando, secondo l’interrogante, un conflitto di interessi evidente in quanto nello stesso tempo rivestiva la figura del controllore e del controllato; il menzionato Fortunato nell’attuale Governo è stato chiamato a dirigere il Gabinetto del Ministro delle infrastrutture dell’onorevole Antonio Di Pietro, senza dimettersi dal Consiglio dì Presidenza della giustizia amministrativa; il suddetto può restare nel Consiglio di Presidenza fin dal 2009, data di scadenza del mandato ed in quel ruolo è chiamato a pronunciarsi, fra l’altro, sulle promozioni, sul conferimento di incarichi extragiudiziari ed arbitrati dei magistrati del Tar e del Consiglio di Stato, organi di giurisdizione che, soprattutto, dopo la legge n. 205 del 2000, sono chiamati a pronunciarsi, fra l’altro, su atti e provvedimenti amministrativi in materia di edilizia ed urbanistica anche in sede di giurisdizione esclusiva; il dottor Vincenzo Fortunato rivestendo il ruolo di Primo collaboratore del Ministro delle infrastrutture, realizza secondo l’interrogante un violento contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico che inibiscono ad uno stesso soggetto di rivestire, contemporaneamente, incarichi di autogoverno nella magistratura con incarichi fiduciari di natura politica con un Ministro della Repubblica; la posizione del dottor Vincenzo Fortunato viola, a parere, la ratio dell’articolo 100 della Costituzione secondo cui la legge assicura l’indipendenza della magistratura amministrativa e dei suoi componenti di fronte al Governo nonché l’articolo 7, comma 5, dell’interrogante della legge n. 186 del 7 aprile 1982 come novellato dalla legge n. 205 del 21 luglio 2000, secondo cui è fatto espressamente divieto ai componenti non togati (è il caso di Fortunato) dell’organo di autogoverno della giustizia amministrativa di «esercitare alcuna attività suscettibile di interferire con le funzioni del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali» integrato alla luce dell’articolo 100 della Costituzione; l’interrogante rileva la profonda inquietudine che la stessa presenza del dottor V. Fortunato nell’organo di autogoverno, pur avendo incarichi di amministrazione attiva e di governo, ingenera nei magistrati del Consiglio di Stato, dei Tar e dei cittadini in generale -:
cosa intenda fare il Presidente del Consiglio ai fini di chiarire la illegittima posizione del dottor Vincenzo Fortunato per riportare al rispetto della legalità, della correttezza e della trasparenza, un settore importante della vita dello Stato quale è quello della giustizia amministrativa. (4-00830)