La dichiarazione di voto di Oreste Pastorelli

On.le Presidente, On.li Colleghi,

A distanza di pochi mesi torniamo a confrontarci con la ricostruzione dei centri urbani colpiti dai recenti eventi sismici. Sarà un percorso lungo e difficile, rispetto al quale il nostro dovere è quello di mettere a disposizione gli strumenti e le soluzioni migliori, nel minor tempo possibile. Del resto, la grave situazione in cui versano i territori del cratere non richiede soltanto l’afflusso di ingenti risorse economiche, ma esige che tutte le procedure, le scadenze, vadano incontro alle necessità delle popolazioni interessate.

Il rischio, infatti, è quello che le regole, da strumento di garanzia, si trasformino in un ostacolo o, peggio, in vere e proprie ingiustizie. Ciò non dovrà accadere per nessun motivo. Non si sta dicendo che, in questi frangenti, la legalità sia un valore minore, ma non si deve neanche commettere lo sbaglio di applicare a situazioni di emergenza procedure e regole pensati per situazioni ordinarie.

Solo se si adotta questa prospettiva e questa cautela, si potrà amministrare e tutale l’interesse generale, senza sacrificare le legittime aspettative dei cittadini che vivono nelle zone terremotate, i quali attendono dalle Istituzioni un sostegno immediato, puntuale e concreto. Lo diciamo da tempo: la Burocrazia, quando è lontana dai bisogni reali della collettività, è fine a sé stessa. E’ chiaro, quindi, che in questi casi occorre intervenire per eliminarla. Oggi bisogna farlo nei territori colpiti dal terremoto, domani, si spera, in tutto il Paese.

Ebbene, con questo decreto legge il Governo compie un piccolo passo nella giusta direzione, mettendo in campo un pacchetto di misure volto a semplificare le procedure per la ricostruzione, a ridurre o, in certi casi, a sospendere la pressione fiscale sulle popolazioni interessate, nonché ad adeguare le discipline adottate nei mesi dell’emergenza alle esigenze emerse nel corso della loro applicazione.

Questi mesi, infatti, sono stati caratterizzati da una frenetica attività di messa in sicurezza dei luoghi, di realizzazione di strutture abitative temporanee, e di ripristino dei servizi essenziali, rispetto alle quali il quadro normativo deve essere il più chiaro e adeguato possibile.

Solo così le regole possono rappresentare uno strumento utile nelle mani delle Amministrazioni operanti all’interno del cratere. Di fondamentale importanza sarà la previsione riguardante i finanziamenti agevolati per la ricostruzione privata che estende il contributo anche al restauro degli impianti all’interno delle strutture interessate.

Quest’ultimi sono essenziali per l’abitabilità dei manufatti. E’ quindi fondamentale sostenerne la realizzazione. Sarebbe però decisivo, in questo momento, dare un segnale forte anche alle imprese e agli artigiani che operano all’interno del cratere. Rispetto a questi soggetti, continuo a ritenere che la risposta migliore possa essere l’istituzione in quei territori di una Zona Economica Speciale, all’interno della quale il fisco venga sensibilmente ridotto e rimodulato. Avevamo presentato degli emendamenti in questo senso, che prevedevano l’esenzione totale dalle imposte per imprese e famiglie. Il Governo, però, li ha respinti tutti.

Certo, sono parecchie le misure delle quali condivido il merito e lo spirito: da quelle riguardanti quelle relative alle fasce deboli della popolazione, alla sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti tributari, all’implementazione dell’edilizia residenziale pubblica, fino a quelle per il sostegno e lo sviluppo delle aziende agricole, agroalimentari e zootecniche. Questo Decreto, inoltre, nel suo complesso, persegue gli obiettivi di una pronta ricostruzione e di una altrettanto sollecita ripresa dell’economia e del lavoro in quei territori, vale a dire ciò di cui quelle popolazioni hanno bisogno ora, più di ogni altra cosa.

E’ chiaro, però, che la partita del centro Italia non si chiude con questo provvedimento e che si dovrà intervenire nuovamente, e con costanza. Sarà infatti doveroso dare seguito e sostegno all’azione del Governo su questo fronte, poiché in tal modo si dà speranza e fiducia a quei territori devastati. Nell’esprimere quindi il voto favorevole della componente socialista, mi preme però sottolineare come tale decreto debba essere solo la prima tappa di un lungo percorso che dovrà portare a misure più strutturali e risolutive di quelle messe in campo sino ad oggi.

Documento politico congressuale

CONGRESSO NAZIONALE STRAORDINARIO PSI – ROMA 18-19 MARZO 2017

I delegati al Congresso straordinario del PSI, riuniti a Roma:

-approvano la relazione del Segretario Riccardo Nencini;

-respingono con fermezza il tentativo di chi ha provato a far cancellare il Partito per via giudiziaria;

-considerano il rafforzamento e l’autonomia del PSI valori essenziali sia per un’azione di governo ancor più incisiva a difesa dei più deboli, sia al fine di una necessaria articolazione plurale del centrosinistra;

-ritengono fondamentale che le attuali leggi elettorali per il Senato e per la Camera vengano armonizzate e modificate per favorire l’aggregazione di coalizioni omogenee e per assicurare stabilità di governo;

-rinviano al Consiglio Nazionale ogni decisione relativa alle prossime consultazioni politiche, che verrà assunta non appena si avranno certezze sulla legge elettorale;

-ribadiscono la necessità di lavorare tutti insieme ad un partito nuovo, nel quale i giovani e le donne abbiano un ruolo sempre maggiore con l’obiettivo di costruire una nuova classe dirigente in base ai meriti ed alle competenze, con l’intento di cambiare adeguatamente la società, rendendola più attenta alla giustizia sociale, alle libertà individuali, all’uguaglianza delle opportunità ed alla tutela delle minoranze;

-insistono sull’importanza prioritaria delle seguenti questioni:

Dare adeguata attuazione ad alcuni dettami fondamentali della Costituzione ancora inapplicati, specie in tema di lavoro e di diritti, di sviluppo della cultura, dell’istruzione, della ricerca e di tutela della salute e dell’ambiente.

Stabilire su nuove basi la solidarietà tra le diverse aree del Paese, tenendo ben presenti i problemi dell’integrazione, affrontando con efficacia la questione meridionale e prendendo atto dell’esistenza di una questione settentrionale, legata alle difficoltà sorte di fronte alle sfide della modernità.

Definire nell’Unione Europea i canoni per una migliore integrazione degli immigrati, basata sul riconoscimento dei diritti in un quadro di precisi obblighi e dell’accettazione delle normative e dei costumi del paese che accoglie.

Affermare che l’Italia, nel terzo millennio, deve avere, come vocazione prevalente, quella di puntare, in via prioritaria, sullo sviluppo delle attività turistiche e culturali e sul risanamento e la valorizzazione dell’ambiente per determinare importanti prospettive di sviluppo economico e notevoli opportunità di nuova occupazione.

Intensificare la realizzazione di nuove forme di intervento nel settore della casa, come ad esempio l’housing sociale, per ridurre il disagio abitativo delle giovani coppie, degli studenti, degli anziani, dei precari e di individui e nuclei familiari svantaggiati.

Riformare la giustizia non solo per dare tempi ragionevoli alla durata dei contenziosi e per avviare a soluzione la delicatissima situazione delle carceri, ma anche per fronteggiare adeguatamente la delinquenza che, nonostante il lodevole impegno delle forze dell’ordine, minaccia seriamente la sicurezza dei cittadini e delle famiglie. E’ necessaria, tra l’altro, la rapida approvazione in Parlamento della proposta di legge socialista di estendere l’applicazione della sorveglianza speciale e delle più gravi misure di prevenzione previste per i mafiosi ed i camorristi anche a coloro che commettono furti nelle abitazioni, scippi, rapine ed estorsioni.

Salvaguardare in modo equo le pensioni, che costituiscono tutt’oggi un ammortizzatore sociale di rilievo per l’economia di tante famiglie, proseguendo l’azione politica iniziata con l’approvazione della proposta socialista di ampliare la platea dei pensionati beneficiari della quattordicesima.

-considerano, infine, assolutamente indispensabile un deciso cambiamento dell’Europa -caratterizzata attualmente dalla prevalenza dei meri aspetti economici e dal dominio dei poteri forti- modificandola in una Europa politica, nella quale venga rafforzata al meglio l’integrazione tra gli stati membri e trovino sempre maggiore spazio le istanze relative al potenziamento della giustizia sociale e alla difesa dei più deboli.

La Commissione Nazionale di Garanzia

CREMA   GIOVANNI

BATTISTI      ENRICA

CALABRO’    IRENE

FERRARO     GAETANO

GRASSI      FILIPPO

LAMONICA  MARCO

MASCIARRI  URSULA

NOVELLI      FEDERICO

OPENNHEIMER       LUCIANO

PEZZOTTI      RITA

TESTA            DANIELA

 

SUPPLENTI

CAPERNA     ALESSIO

GIOVANNINI           GRAZIELLA

PATRIGNANI            PAOLA

PELLEGRI      LUCA

SIGNORELLI ULISSE

STEFANETTI ROLANDO

VILLATA       ANSELMO

Il Consiglio Nazionale

ACCOTO MARIO
ACQUAVIVA GENNARO
ALATI LEO
ALBERTINI GIUSEPPE
ALIPRANDI PAOLA
ALLEORI ENZO
ALOISI ALBERTO
ALTINI CLAUDIO
AMATO PIERO
ANDREINI MARCO
ANDREOLI CARLA
ANELLO GASPARE
ANTONI CLAUDIO
ANTONIOLI MARCO
ANZILOTTI MARISA
ASTARITA GIULIANA
AUGERI MICHELE
AVVISANO SANDRO
BACCHETTA LUCIANO
BALLERINI FRANCESCO
BALLINI MICHELE
BARBABELLA FRANCO
BARBERA VITA
BARBIERA ANNA
BARISANO GABRIELE
BELLISSIMA ROMANO
BELLIZZI MARCO
BELLIZZI ROSARIO
BENEDETTI LUCA
BERTI ADELE
BERTINAZZO ALESSANDRO
BERTINI ROBERTO
BESCHI SERGIO
BIAGIONI MASSIMO
BIANCO MARINO
BONACORSI ANTEO
BONSIGNORI FAUSTO
BORGIA FRANCO
BORGOGLIO FELICE
BRAGAGNI FRANCESCO
BRANCACCIO FRANCESCO
BRERO GIORGIO
BROI MAURO
BRUNO GIANLUCA
BRUSCHI DONATELLA
BUCONI MASSIMO
BUEMI ENRICO
BURINI FABRIZIO
CACIOLO ALBERTO
CAIULO MARIO
CALOGIURI NOEMI
CANONICO MARCO
CAPIZZI VINCENZO
CAPORELLI PAOLO
CAPRARO CRISTINA
CAPRIOLI PASQUALE
CAPUANO CARMINE
CARINI CESARE
CARRA’ RICCARDO
CARTA MONICA
CARUGNO MASSIMO
CARUSO FRANZ
CASOTTI GIANCARLO
CASTIGLIONE GIUSEPPE
CASTRIA FRANCESCO
CATRARO LORENZO
CELENTANO ROCCO
CEREMIGNA ENZO
CHIANELLA GIUSEPPE
CHIODARELLI MICHELE
CHIRICO MARIA LUISA
CIANFANELLI ELISABETTA
CICALESE VITTORIO
CINQUEPALMI LORENZO
CINTI LUCIANI RITA
CIOTOLI FRANCESCA
CIPRIANI GRAZIANO
COLOMBO SILVIA
CONTI DARIO
CONTI GIUSEPPE
COSTAMAGNA IVO
COVATTA LUIGI
CREA ANTONINO
CREA ANTONIO
CRISTONI PAOLO
CRO ANTONINO
CROSTELLA SAVERIO
CUOCOLO MARIA ROSARIA
D’AMBRA FRANCESCA ROSA
D’AMBROSIO GIORGIO
D’APRUZZO SARA
D’IPPOLITO VITTORIO
D’ERAMO REGINA
DE DONATIS ROBERTO
DE LUCA DARIA
DE LUCIA FRANCESCO
DE MASI ROBERTO
DE MATTIA PASQUALE
DE PACE PAOLO
DE VITA MARIA LORETTA
DE VIVO GIOVANNI
DEL BUE MAURO
DEL CIMMUTO LORETO
DEL CIONDOLO GIORGIO
DEL DUCA SILVANO
DELICIO VALERIANO
DI DATO LUIGI
DI DONNA RAFFAELE
DI FELICE ANNA MARIA
DI GIACINTO GIOVANNI
DI LEO LEONARDO
DI QUATTRO CARMELO
DI VAGNO LEONARDO
ESTERO PIERLUIGI
FABRIZI PIERO
FALVO GIUSEPPE
FANTO’ LUCA
FAZZALARI GIADA
FERRANTE MAURIZIO
FERRARIO FABIO
FICHERA DANIELE
FILOSA ALDO
FIORAVANTI IVANO
FIORE MARIA CRISTIAN
FORCELLA GIACOMO
FRANCHI FRANCO
FREZZA ANTONIO
FRIZZERA ANDREA
FUNARI SEBASTIANO
GALETTI RICCARDO
GAMBARDELLA ELISA
GAROFALO ANGELO
GIALLETTI EVASIO
GIANELLO GIACOMO
GIANSANTI NICOLA
GIORDANI LUIGI
GIORGI FRANCESCO
GIRIBUOLA GIOVANNI
GITTO AMEDEO
GITTO ANTONIO
GIULIANI GIULIA
GRADILONE SONIA
GRANDE ELENA
GUAZZO VINCENZO
IACOMELLI ELISABETTA
IACOVISSI VINCENZO
IANNELLI STEFANO
IBBA RAIMONDO
INCARNATO LUIGI
INTINI UGO
IORIO LUIGI
ISMAIL MARYANE
LA PIA LUCA
LA ROSA BARBARA
LAMACCHIA MICHELE
LAURIA GIOVANNI
LEBRINO GIANMARIA
LECCA GIANFRANCO
LEONE FRANCESCO
LEOTTA FRANCESCA ELEONORA
LILLI PAOLO
LOCATELLI PIA
LOFFREDO DARIO
LOMBARDI MARINA
LONGINOTTI GIOVANNI
LONGO FAUSTO
LONGO ROSARIO
LONIGRO PIERO
LOPEZ PIERO
LOTTO PIETRO
LUZZI EUGENIO
MAGGI CALOGERO
MAGNANI FABRIZIO
MAGNANI SILVIA
MALAFARINA ANTONIO
MALLARDO FRANCESCO
MANCINI AGOSTINA
MANTELLA FRANCESCO
MANTOVANI SILVANA
MARAIO VINCENZO
MARANGONI LUIGI
MARCIANO ANTONELLA
MARCONE PAOLO
MARINELLI CINZIA
MARINO KATY
MARZO NICOLA
MASSIMINO ANGIOLETTA
MASTROLEO GIANVITO
MASTROLIA ADDOLORATA
MATERA ROBERTO
MATTIA SALVATORE
MAZZUCCA DANIELA
MELIS ANTONIO
MERCURI MARCO
MERELLA ARCANGELO
MERINGOLO FRANCESCO
MEZZINA SILVESTRO
MICHELOZZI ALESSANDRO
MILANA GIOVANNI
MINISCALCO MARCELLO
MONACI GIUSEPPE
MONDANY MORELLI VERONICA
MORTANDELLO RICCARDO
MOSCATELLI PASQUALE
MOSCETTI STEFANIA
MOZZONI LUDOVICA
MUNELLI ALESSANDRO
NARDI ELISABETTA
NASSINI VALERIA
NATELLA MASSIMILIANO
NATTA FABIO
NAZZI STEFANO
NENNI PIERPAOLO
NESI UMBERTO
NICCOLINI LEO
NICOLAI CARLO MICHELE
NUTI TINA
ODDO NINO
OLIVA RICCARDO
OPPEDISANO CORRADO
ORANGES ALBERTO
ORLANDI GILBERTO
ORLANDO GIOVANNI FRANCO
ORSINI GIOVANNI
OTTOBRINO PAOLO
PADOVANI GIANNI
PALILLO GIOVANNI
PAOLINO GIOVANNI
PAPASSO GIOVANNI
PAREA FEDERICO
PARRELLA ILARIA
PASQUOTTI OTTAVIO
PASSA VINCENZO
PASTORE FRANCO
PASTORELLI ORESTE
PASTURA ROSSANO
PECHEUX EMANUELE
PECORA ROSETTA
PEDRELLI ENRICO MARIA
PELLEGRINO DONATO
PERA ROSSELLA
PERRA RAIMONDO
PERUGINI FEDERICO
PESINO ROBERTO
PIAZZA RAFFAELE
PICARELLI ANGIOLINO
PIERINI GIOVANNI
PIETRACCI ALESSANDRO
PIETRANTUONO FRANCESCO
PIGNATA CARMINE
PIRONI ALESSANDRA
PISANI MARIA CRISTINA
POLEGGI FILIPPO
POLIZZI MARCO
PROIETTI EMANUELE
PROIETTI FULVIO
PUTORTI SARA
RAMOINO PIERPAOLO
RANALDI* GIANRICO
RANIERI ENZO
RATTI ELISA
RENZETTI ARIANNA
REPETI ALDO
RICCI MONICA
RICCIARDI MARILENA
RICCIO MARCO
RICCOMI ROBERTO
RIZZO ANGELO
ROCCHI LIDIO
ROMA SCIPIONE
ROMANO GIUSEPPE
ROMANZI LUCIANO
ROMETTI SILVANO
RUFO DIEGO
RUGGIERO ANGELO
RUSSO CALOGERO
RUSSO SIMONA
RUVOLO ANTONIO
SAIEVA ROBERTO
SALERNO GABRIELE
SANGALLI ILDE
SANTARELLI GIULIO
SANTARELLI MICHELE
SARUBBI ROSARIO
SASSOLI ELISA
SCARDAONE LUIGI
SCHIETROMA GIAN FRANCO
SCIMMI LEONARDO
SECCARECCI DINO
SEGAZZI SILVANO
SEGRETI ANTONIO
SERENA CARMINE
SERPILLO MARIO
SICILIANO AGOSTINO
SIMEONE ANTONIO
SORRENTE CARLO
SORRENTINO PASQUALE
SPEDALE FRANCO
STABELLINI DAVIDE
STRADA MARCO
SURACE ANTONINO
TAETTI GIUSEPPE
TAGLIERI LUISA
TANTONE RAFFAELE
TANZARELLA DOMENICO
TARANTINO MICHELE
TESTA MAURO
TOFFALINI UMBERTO
TRETTA EMANUELE
TUFI MARIO
TURANO SABRINA
UBERTINI CARLO
VALVANO LIVIO
VANNI MARIA
VENTURINO ANTONIO
VIGLIAR MARIA LAURA
VINCENTI CAROLA
VITALI SANDRO
VIZZINI CARLO
VOLPARI GIANCARLO
ZANETTI SERGIO
ZARRELLA ANTONIO
ZARU FRANCESCA
ZIELLO ESPEDITO
ZUBBANI ANGELO
ZUPPIROLI ORIANA

*Nominativo inserito in data 21/03/2017 a causa di un refuso, di cui ci scusiamo, nella trascrizione dell’elenco votato dal Congresso Nazionale straordinario in data 19/03/2017

Intervento di Gian Franco Schietroma

Care Compagne, cari Compagni,

questo Congresso Straordinario nasce innanzitutto dalla necessità di difendere la nostra comunità dall’attacco di chi ha tentato di distruggere il Partito facendo ricorso alla Magistratura.

Tutti sanno che il ricorso alla via giudiziaria costituisce la negazione della politica.

Ed allora, poichè agli atti irresponsabili si deve rispondere proprio con la politica, questo Congresso Straordinario è la nostra risposta.

Siamo venuti quì a Roma per dire NO con forza, per dire NO con fermezza, per dire NO con grande determinazione a chi ha provato a far cancellare il nostro Partito per via giudiziaria.

Care Compagne e cari Compagni,

non è la prima volta che qualcuno tenta di annientare il nostro Partito.

Circa dieci anni fa ci provò Veltroni con il suo PD a vocazione maggioritaria.

Ma anche quella volta abbiamo resistito. Abbiamo detto NO a Veltroni che ci offriva qualche strapuntino e abbiamo presentato orgogliosamente il simbolo del Partito alle elezioni politiche del 2008, pur sapendo che nessuno di noi sarebbe stato eletto. E da lì abbiamo faticosamente risalito la china, guidati da Riccardo Nencini.

Ed oggi siamo ancora quì con Riccardo a difendere tutti insieme il Partito da questo nuovo attacco sconsiderato.

Qualcuno, in questi giorni, mi ha chiesto: “Ma perchè una sola mozione ?”

La risposta è semplice: quando la casa viene gravemente minacciata, bisogna difenderla tutti insieme, occorre essere ancor più uniti di sempre.

Con questo Congresso Straordinario dobbiamo mettere definitivamente in sicurezza il Partito perchè oggi, più che mai, c’è bisogno di socialismo nel nostro Paese.

Se in un paese ci sono ancora tante persone senza reddito, senza stipendio e senza pensione (e non mi riferisco soltanto al dramma degli esodati), vuol dire che in questo paese c’è poco socialismo.

Se in un paese ci sono malati, anche gravi, “parcheggiati” per giorni nei pronto soccorso, vuol dire che in questo paese non c’è abbastanza socialismo.

Se un paese è diventato il paese delle tasse più elevate ed inique e dei balzelli più disparati (come il canone RAI che va abolito e, di certo, non inserito nella bolletta Enel), vuol dire che in questo paese la via del socialismo è ancora molto, ma molto lontana.

Se in un paese il lavoro è diventato, più che una conquista, un miraggio; se non si può più stare tranquilli nemmeno nell’intimità della propria casa, vuol dire che in questo paese non c’è socialismo, perchè mancano i presupposti fondamentali del socialismo, che sono la libertà e la giustizia sociale.

Ho ricordato Veltroni ed il suo PD a vocazione maggioritaria.

Debbo aggiungere per completezza che il progetto veltroniano ha portato alla vittoria di Berlusconi alle elezioni del 2008 e alla non vittoria del PD a quelle del 2013.

Credo di poter dire che la scissione di questi giorni ha sancito il definitivo superamento del progetto di un PD a vocazione maggioritaria.

Ora, quindi, occorre un nuovo centrosinistra per battere la destra e per sconfiggere il pericoloso nulla dei 5 Stelle, testimoniato in modo emblematico dalle sconcertanti avventure della Raggi proprio quì a Roma.

Occorre ricostruire il centrosinistra, garantendo un’articolazione plurale della coalizione. E in tal senso mi sembra molto interessante l’iniziativa, tesa a recuperare lo spirito originario de  l’Ulivo, presa da Giuliano Pisapia, che conosco ed apprezzo da anni e con il quale il nostro Partito, molto opportunamente, ha aperto un dialogo politico.

Comunque una cosa è certa: il centrosinistra non può passare dai dodici partiti de l’Ulivo di Prodi (che erano troppi) all’eccesso opposto di un partito unico.

Ecco, quindi, il rafforzamento del PSI è molto importante, sia per un’azione di governo ancor più incisiva a difesa dei più deboli, sia al fine di una necessaria articolazione plurale del centrosinistra.

D’altra parte osservo che chi si definisce socialista in Europa non ha però il coraggio di chiamarsi socialista anche in Italia (ora oltre al PD abbiamo pure il DP).

Noi siamo orgogliosi di chiamarci ancora socialisti, non possiamo e non dobbiamo fare scelte diverse. Per un semplice motivo: perchè siamo noi la sinistra ! Siamo noi la vera sinistra riformista italiana !

E allora pensiamo a lavorare tutti insieme ad un Partito Socialista rinnovato, che abbia grande attenzione al ruolo dei giovani e delle donne con l’obiettivo di valorizzare il merito e la competenza ad ogni livello per costruire una nuova classe dirigente, attenta a cambiare al meglio la società, favorendo una giusta crescita nelle libertà individuali, nell’uguaglianza delle opportunità, nella tutela delle minoranze e nella giustizia sociale.

Il nostro deve essere un Partito aperto a tutti, con una sola eccezione: deve essere chiuso agli opportunisti, a chi condiziona la stessa permanenza nel Partito soltanto al proprio interesse personale.

Noi socialisti ribadiamo l’importanza prioritaria di una serie di questioni:

1.   Dare adeguata attuazione ad alcuni dettami fondamentali della Costituzione ancora inapplicati, specie in tema di lavoro e di diritti, di sviluppo della cultura, dell’istruzione, della ricerca e di tutela della salute e dell’ambiente.

2.   Stabilire su nuove basi la solidarietà tra le diverse aree del Paese, tenendo ben presenti i problemi dell’integrazione, affrontando con efficacia la questione meridionale e prendendo atto dell’esistenza di una questione settentrionale, legata alle difficoltà sorte di fronte alle sfide della modernità.

3.   Definire nell’Unione Europea i canoni per una migliore integrazione degli immigrati, basata sul riconoscimento dei diritti in un quadro di precisi obblighi e dell’accettazione delle normative e dei costumi del paese che accoglie. La recentissima sconfitta del populismo in Olanda è di buon auspicio anche in tal senso.

4.   Affermare che l’Italia, nel terzo millennio, deve avere, come vocazione prevalente, quella di puntare, in via prioritaria, sullo sviluppo delle attività turistiche e culturali e sul risanamento e la valorizzazione dell’ambiente per determinare importanti prospettive di sviluppo economico e notevoli opportunità di nuova occupazione.

5.   Intensificare la realizzazione di nuove forme di intervento nel settore della casa, come sta facendo molto bene Riccardo Nencini. Ad esempio l’housing sociale, per ridurre il disagio abitativo delle giovani coppie, degli studenti, degli anziani, dei precari e di individui e nuclei familiari svantaggiati.

6.   Riformare la giustizia non solo per dare tempi ragionevoli alla durata dei contenziosi e per avviare a soluzione la delicatissima situazione delle carceri, ma anche per fronteggiare adeguatamente la delinquenza che, nonostante il lodevole impegno delle forze dell’ordine, minaccia seriamente la sicurezza dei cittadini e delle famiglie. E’ necessaria, tra l’altro, la rapida approvazione in Parlamento della proposta di legge socialista di estendere l’applicazione della sorveglianza speciale e delle più gravi misure di prevenzione previste per i mafiosi ed i camorristi anche a coloro che commettono furti nelle abitazioni, scippi, rapine ed estorsioni.

7.   Salvaguardare in modo equo le pensioni, che costituiscono tutt’oggi un ammortizzatore sociale di rilievo per l’economia di tante famiglie, ed in tal senso un primo passo è stato fatto con l’approvazione della proposta socialista di ampliare la platea dei pensionati beneficiari della quattordicesima.

Con chi è d’accordo su questi punti programmatici possiamo fare alleanze, possiamo dar vita anche a liste comuni dove e quando è necessario per superare gli sbarramenti elettorali, ma l’autonomia del nostro Partito deve essere sempre fuori discussione.

Oggi, in questo Congresso Straordinario, non potendo sapere quale sarà la legge elettorale con cui si svolgeranno le prossime elezioni politiche, non siamo in grado di prendere decisioni al riguardo. Le prenderemo tutti insieme, al momento opportuno, nel Consiglio nazionale che andremo ad eleggere.

Ma una cosa è certa: nessuno pensi di poterci annientare. Non lo permetteremo mai, non lo permetterete Voi che siete la migliore risorsa di questo Partito, Voi che siete venuti quì a vostre spese,  con la vostra passione, con il vostro entusiasmo, con quella carica umana che solo chi è socialista possiede.

Sono ottimista anche perchè abbiamo solide fondamenta; e le fondamenta siamo noi tutti, con la nostra storia, che parte da Turati, il quale tantissimi anni fa auspicava con forza l’unità politica dell’Europa.

Oggi, a distanza di tanti anni, il problema è rimasto sempre quello. L’unità monetaria non basta, occorre assolutamente l’unità politica per poter cambiare davvero l’attuale Europa dominata dai poteri forti e dai grandi capitali nell’Europa della giustizia sociale, in cui vi sia veramente spazio per le istanze dei più deboli.

Il nostro impegno socialista è per questi cambiamenti.

Publilio Siro, un pensatore dell’antichità, affermava: “Cotidie est deterior posterior dies” (“Ogni giorno l’oggi è peggiore dello ieri”).

Noi socialisti non possiamo essere d’accordo con Publilio Siro. Noi socialisti non siamo pessimisti, non abbiamo paura di affrontare le sfide della modernità, anzi lavoriamo con entusiasmo proprio al cambiamento, sempre con la nostra voglia di essere protagonisti di un futuro migliore per il nostro Paese e per coloro che attendono ancora un lavoro ed una società più giusta e più umana.

Grazie Compagni ! Buon lavoro !

L’intervento di Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi, al Congresso straordinario di Roma

Care compagne, cari compagni
non è passato un anno dallo scorso congresso di Salerno e oggi ci troviamo di nuovo qui anche per le azioni di quanti preferiscono fare opposizione nelle pagine dei social network e nelle aule dei tribunali.
Una brutta pagina che ha rischiato di infangare ancora una volta la nostra storia e che fa un torto a quanti nel partito a livello nazionale e a livello locale hanno continuato a lavorare tra mille difficoltà.
Lo scorso anno ho aperto il mio intervento al congresso ribadendo che questa è la mia casa, la mia famiglia e ricordando che nelle famiglie si litiga, si discute, si esprimono opinioni diverse, ma c’è poi un legame più forte e profondo che ti fa restare. E mi sono rivolta in maniera critica a quei compagni assenti che avevano preferito l’Aventino al confronto.
Ancora una volta hanno preferito l’assenza e temo ormai che la rottura sia insanabile.
Qualcuno ha parlato di una sorta di congresso “riparatore” che come tale potrebbe sembrare destinato solo a ribadire quanto deciso lo scorso aprile a Salerno.
Qualcuno ha lamentato che c’è solo una mozione in discussione, ma io chiedo a tutti coloro che hanno sollevato questa critica, cosa e chi ha impedito loro di raccogliere le firme e presentare una mozione alternativa. Perché solo commenti su Facebook? Per fortuna noi siamo ancora un partito dove le decisioni non vengono prese a colpi di clik e di “mi piace”.

Detto questo vorrei cercare di dare un contributo per far sì che questo Congresso non sia un atto dovuto, ma fornisca risposte su quello che sarà il nostro futuro.

Lo scenario rispetto a un anno fa è profondamente cambiato: ci siamo lasciati con il leader del Pd e Presidente del Consiglio che pensava di vincere il referendum costituzionale e uscirne rafforzato, e ci ritroviamo invece con il maggior partito di maggioranza in grande difficolta.
E’ chiaro che non bastano slogan e tweet.
E’ chiaro che non ce la si cava scaricando le colpe su gufi e frenatori.
Serve lavoro di squadra, serietà, competenze, ascolto e dialogo anche con chi la pensa diversamente; anche un po’ di meritocrazia, anche di umiltà.

Dicevo che lo scenario è cambiato: la scissione del PD, la nascita di un nuovo partito a sinistra che ha raccolto anche pezzi di Sel, l’iniziativa di Pisapia, le primarie e il Congresso del Partito democratico rappresentano nuovi scenari con i quali dobbiamo per forza confrontarci. Tutte variabili di cui dovremo, dobbiamo per forza tener conto.

Le cose si stanno muovendo anche nei partiti di centro: penso al nuovo partito in fieri di Alfano e Cicchitto, le cui posizioni, mi riferisco a Cicchitto, soprattutto in tema di diritti civili e di politica estera, sono sempre più spesso vicine alle nostre.
E penso ai radicali, che sono il nostro vicino più naturale con il quale costruire alleanze. Con i Radicali abbiamo lavorato tantissimo in questa legislatura e ci hanno aiutato a portare avanti battaglie che hanno fatto dell’Italia un Paese più civile. Cito tre temi per tutti nei quali il nostro contributo è stato importante, anche determinante: divorzio breve, legge sulle unioni civili e legge sul testamento biologico.

Capisco che in questa situazione di totale incertezza e nell’incognita di quale sarà la legge elettorale con la quale andremo a votare, ormai credo il prossimo anno, sia difficile, se non impossibile prendere delle decisioni e delle direzioni.
E comprendo che su queste decisioni peserà inevitabilmente anche la ricerca di una strada per portare una presenza socialista in Parlamento.

Ma proprio perché la situazione è fluida sono convinta che non dobbiamo appiattirci su un’unica posizione e assecondarla in maniera acritica, ma guardare anche a cosa sta accadendo intorno, tenendo fermi i nostri principi, ma senza chiudere le porte ad altre possibili alleanze.

Purtroppo, la prospettiva che più mi piacerebbe – e sono sicura di non sbagliare se penso che piacerebbe anche a voi – quella di presentarci alle elezioni col nostro simbolo, assai difficilmente ci consentirebbe di tornare in Parlamento. Proporla vorrebbe dire dunque – realisticamente – prevedere di tornare a essere una forza extraparlamentare come fummo tra il 2008 e il 2013.

Abbiamo sostenuto con lealtà il Governo Renzi anche quando non condividevamo pienamente le sue scelte.
Lo abbiamo detto nei nostri interventi in Aula, perché un conto è essere alleati, un conto è essere sudditi. Non è il nostro caso.

Oggi sosteniamo convintamente il governo Gentiloni che sicuramente con un diverso stile, sta facendo un buon lavoro. Ma sono dell’opinione che questa lealtà non debba mai trasformarsi in un’alleanza scontata con il PD, qualunque sia il suo leader e qualunque cosa faccia.

Penso che su alcuni temi possiamo, e dobbiamo, marcare la differenza.
Ad esempio penso che dobbiamo cercare di spostare più a sinistra l’asse della maggioranza. La nostra richiesta in sede di fiducia al governo Gentiloni è stata in primis il contrasto alla povertà assoluta – sono un milione e 600 mila le famiglie in povertà assoluta – e alla povertà educativa, che colpisce un milione di minori, per i quali va spezzata la trasmissione intergenerazionale della povertà, perché, se sei povero da piccolo, è alto il rischio che tu lo sia da adulto.
E distinguerci, facendo sentire la nostra voce laica e riformista e dicendo anche dei ‘no’, quando non siamo d’accordo.

Vorrei che fosse ben chiara la distanza che a volte ci separa quando il Pd sembra rincorrere sul loro terreno i populisti, com’ è avvenuto ad es quando si è cercato di scaricare le nostre difficoltà a far quadrare i conti su fantomatici euroburocrati di Bruxelles. Non va bene l’austerità per principio, e so bene che ci sono quelli che dell’austerità hanno fatto e fanno una sorta di feticcio, ma non possiamo dimenticare che il nostro debito pubblico è pesante e non può dissolversi con un atto di fede nè tantomeno con un tweet.
Macron in Francia, rischia di vincere le elezioni presidenziali anche perché ostenta in faccia alla destra lepenista un europeismo convinto, non di facciata. Dobbiamo dire agli italiani che per il nostro Paese fuori dall’euro e dalla Ue c’è solo un baratro economico, politico e sociale. Poi discutiamo di quale Europa parliamo:
Le ricerche ci dicono che la maggioranza dei cittadini europei è eurocritica, non euroscettica.
E a proposito di critiche all’Europa di oggi: la gestione dei flussi migratori, che non può che essere europea perché la dimensione normale è quella!! Ne ho parlato in mille occasioni: un solo dato: tutta l’Europa invecchia e noi abbiamo bisogno di nuova linfa vitale che solo l’immigrazione ci può dare. Ci piaccia o non ci piaccia.

Non mi è mai piaciuta la sensazione di lisciare il pelo a giustizialisti e forcaioli, sostenendo in Parlamento leggi marcate da una certa vena di ‘populismo penale’, pensando così di conquistare qualche simpatia in un elettorato che storicamente, culturalmente, – e direi sentimentalmente – non ci è mai stato vicino e mai lo sarà.
Non serve a nulla lasciar intendere che è soprattutto l’Europa che ci tarpa le ali.
Non serve a nulla inseguire Grillo, Salvini, Meloni sul loro terreno.
Non serve a nulla cavalcare temi come l’abolizione dei vitalizi, – peraltro già avvenuta ben tre anni fa – oppure l’annosa questione degli stipendi dei parlamentari. Se si tratta di provvedimenti giusti, si portino in Aula e si votino, altrimenti meglio combattere il populismo a viso aperto

Non sono questi i voti della sinistra, non sono i nostri voti.
E soprattutto non sono i voti che voglio.
E lo dico anche ai nostri compagni perché ho letto molti commenti su questo tono. Compagni, non siamo noi quelli che lisciano il pelo al giustizialismo!!!

A proposito di parlarci guardandoci negli occhi, voglio raccontarvi una cosa che mi ha colpito e addolorato che mi è accaduta pochi giorni fa. Nel corso di una conferenza stampa ho incontrato un compagno che mi ha preso da parte e mi ha detto “Il partito non fa nulla sul testamento biologico”.
Ecco, mi sono cascate le braccia.
Il testamento biologico è il primo provvedimento che ho presentato in questa legislatura.
Ho dato vita e coordinato l’intergruppo per il testamento biologico con l’obiettivo di farlo calendarizzare .
Ho lavorato prima con Beppino Englaro per il testo di legge e recentemente con Mario Riccio e con l’Associazione Coscioni per presentare degli emendamenti al testo uscito dalla Commissione Affari sociali che ricalca in buona parte la nostra proposta.
Ho organizzato e partecipato a convegni sul tema in diverse città d’ Italia.
E un compagno, uno dei nostri, mi dice che non abbiamo fatto nulla!

Ecco allora io vorrei dire a voi, ai dirigenti, agli iscritti, che forse dovremmo ricominciare a informarci almeno su noi stessi.
Abbiamo un giornale, l’Avanti! che grazie a Mauro Del Bue e a due, ripeto due, soli redattori: Daniele Unfer e Teresa Olivieri, – che voglio ringraziare per il loro lavoro e la loro dedizione portati avanti con professionalità nonostante le difficoltà economiche – quotidianamente informa sul lavoro che facciamo in Parlamento.
Abbiamo un sito del Partito che riprende i nostri interventi e le nostre dichiarazioni. E dobbiamo dire grazie a Emanuele Pecheux e a Giada Fazzalari….
Grazie, davvero grazie!
Abbiamo i nostri siti personali e le nostre pagine Facebook che sono quotidianamente aggiornate.
Personalmente mando una newsletter tutte le settimane dove faccio il resoconto della mia attività. Ogni settimana!
Strumenti per informarsi e per sapere ce ne sono e vi invito a consultarli non per un riconoscimento personale, ma perché sono la testimonianza concreta che il partito, anche se piccolo, c’è, è vivo, e porta a casa dei risultati.
Siamo solo due, Oreste Pastorelli ed io, ma vi assicuro che alla Camera, forse perché riusciamo a intervenire su tutto o quasi, anche più volte nello stesso giorno, siamo stimati e tenuti in considerazione.

Siamo piccoli, non siamo inutili.

Non starò a ripetervi quanto abbiamo fatto nel corso della legislatura, cosa che feci nell’intervento a Salerno. Vi darò solo qualche breve flash di aggiornamento su questi ultimi mesi.
Come presidente del Comitato Diritti umani ho continuato a portare avanti iniziative di ascolto e di denuncia. Cito anche qui i tre casi più significativi: la Turchia, dove mi sono recata con una delegazione del PES per protestare contro gli arresti indiscriminati che hanno fatto seguito al fallito golpe; compresi 11 nostri compagni parlamentari del partito HDP dell’Internazionale Socialista.
L’Egitto sollevando il tema della opportunità di un rinvio del nostro ambasciatore al Cairo per vedere se questo cambio di rotta possa contribuire ad avere finalmente la verità sul caso Regeni.
E infine il riconoscimento del genocidio yazida per il quale abbiamo presentato una mozione accolta dal governo, e di cui i rappresentanti di questa comunità di un milione di persone erano informatissimi quando li abbiamo incontrati lo scorso mese in una missione di amicizia nel Kurdistan iracheno, a Lalish, loro centro spirituale, oltre che sede istituzionale. Proprio l’altro ieri ho chiesto al nostro ambasciatore alle Nazioni Unite di attivarsi in sede di Consiglio di Sicurezza di cui facciamo parte in questo 2017.
Sul fronte della politica estera in questi mesi abbiamo approvato definitivamente la legge sulle missioni internazionali che dà risalto al ruolo delle donne nella soluzione dei conflitti e nella costruzione della pace. Un ruolo reso sempre più indispensabile dai cambiamenti messi in atto nelle attuali guerre dove a essere maggiormente colpita e coinvolta è soprattutto la popolazione civile, donne e bambini. Per questo ho lavorato per far approvare nella legge di bilancio il finanziamento il piano d’azione previsto dalla risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza Onu su donne, pace e sicurezza (un milione per il 2017 e 500mila euro per il 2018 e il 2019).
Sui diritti civili ho parlato prima, mentre sull’impegno nei confronti delle popolazioni colpite dal terremoto e sulle iniziative ambientali, altri temi che ci hanno visto in prima linea, lascio che sia a parlarvene Oreste Pastorelli.

Per chiudere vorrei fare alcuni brevissimi cenni alla politica internazionale e alle prossime sfide del socialismo in Europa e nel mondo.
Queste sfide sono le stesse che ci attendono qui in Italia.
Al congresso dell’Internazionale Socialista che si è tenuto all’inizio del mese a Cartagena, dove sono stata eletta vicepresidente, non c’è stato solo il tema della pace e di come mantenerla una volta conquistata, ma anche dell’equità e della solidarietà.
L’ultimo decennio di una globalizzazione a cui sono stati tolti i freni, ha prodotto un gigantesco impoverimento delle classi medie in America e in Europa con un trasferimento di ricchezza in parte verso la Cina – vi è chiaro perché il primo ministro cinese Xi Jingping segretario del partito comunista cinese e presidente della Repubblica cinese, comunista, ha tessuto le lodi della globalizzazione? -in parte verso la cima della piramide sociale. È esploso il fenomeno dell’elusione fiscale, della ricerca dei paradisi fiscali dove nascondere incredibili ricchezze.
In Italia, ma nel resto del mondo industrializzato non ci sono molte differenze se non in meglio, nel 2016 l’1% deteneva il 25% dell’intera ricchezza nazionale.
E i miliardari sono aumentati di numero, 34.
E parliamo di quelli che dichiarano al fisco!
Nello stesso tempo sono raddoppiati gli italiani in povertà assoluta: 4 milioni e mezzo. Erano meno della metà nel 2005.
Una povertà che ha colpito di più le famiglie operaie, quelle con più figli e figlie, e i giovani e le giovani. Sì, proprio loro.
E allora perché ci stupiamo se si allontanano dalla politica e scelgono la protesta?
E questo elemento ci porta all’altro nodo chiave dei nostri giorni, la disoccupazione.
Non basta aumentare i posti di lavoro – di un’inezia peraltro come ci dicono gli ultimi dati Istat – questi posti devono essere retribuiti dignitosamente, meglio se per lavori a tempo indeterminato.
Solo così si dà fiducia vera e si riapre il mercato interno.
Per riequilibrare questa Italia servono risorse da investire in programmi di sviluppo e assistenza.
Anticipo la vostra domanda: dove prendere queste risorse?
No, non nella flessibilità, parola elegante che nasconde una indicibile verità, ovvero fare altri debiti sulle spalle delle generazioni future.
Dobbiamo concretizzare il concetto di equità e far rispettare l’art.53 della nostra Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Dunque facciamo una battaglia seria contro l’evasione. Non mandiamo brutti segnali come l’innalzamento all’uso del contante che autorizzano a pensare che lo Stato è pronto a chiudere un occhio o anche tutti e due.
Ecco, vi ho sintetizzato la mia filosofia di quello che dovrebbe essere un programma di sinistra, dei socialisti e delle socialiste.
Libertà, sviluppo e soprattutto giustizia sociale e giustizia fiscale.
Da qui ripartirei. E da una nuova Europa, dagli Stati Uniti d’Europa, ancora tutti da costruire dopo sessant’anni dalla firma dei trattati di Roma. Ripartiamo da qui.
Con vision verso il futuro e realismo delle radici (Intini).

L’intervento di Maria Cristina Pisani

Questo non è un banale congresso nazionale, non siamo qui riuniti soltanto per battere un colpo e contarci insieme, giovani e meno, sappiamo chi siamo, sappiamo quanto valiamo.
Questo è il momento in cui ripensare e ripensarci. La nostra storia recente e il futuro che ci attende. Ripensare il nostro cammino di storia e di storie per definire, in un quadro ormai desolante, la sinistra che vogliamo.

D’altronde i grandi partiti progressisti nascono per rivoluzionare le società, sono un progetto ambizioso, una “follia” di molti. È questo il fondamento della nostra esistenza: scegliere di essere quella possibilità di trasformazione radicale, quell’ideale di liberazione.
In un certo senso il riformismo di oggi è il fare e il filosofare sociale, istituzionale, culturale e civile. Nel 1976, lo ricorderete meglio di me, nella sua prima intervista da segretario del partito, ad un Giampaolo Pansa che gli chiedeva intenti, spiegazioni e dettagli della traiettoria possibile di un partito appena sconfitto nelle elezioni politiche e marginale nel determinare in quel momento gli scenari politici, Craxi rispose: “Primum vivere”. Oggi il partito è vivo, forse più vivo di ogni altro partito italiano, per questo possiamo continuare a credere in noi stessi, nelle nostre particolarità, nei nostri limiti e nelle nostre possibilità.

A chi dirà che queste sono utopie irrealizzabili rispondiamo che è esattamente all’angustia delle loro proposte, alla timidezza del loro sguardo che dobbiamo molte delle nostre sconfitte e dei nostri insuccessi. La vera e realissima utopia è quella in cui molti si sono da soli confinati, un non-luogo dove la politica è deludente per molti, incapace di rappresentare, incerta quando si tratta di affermarsi e troppo rivolta alla tutela di chi è la stessa politica a garantire.
Noi non ci siamo posti il compito di produrre una rivoluzione che non c’è, ma quello di rappresentare politicamente e di governare con l’efficacia della politica democratica la rivoluzione che è in atto, il cambiamento che è in atto. Per questo oggi abbiamo invitato autorevoli relatori che vivono questo cambiamento, è da loro che noi possiamo recuperare forza. Il mondo dell’associazionismo e del volontariato sono i cardini lungo i quali si sono mosse sempre le più belle emozioni ed esperienze del nostro Paese. Perché hanno rischiato e, lo ripeto sempre, chi rischia è il nostro primo alleato. Chi rischia perché in difficoltà, chi rischia perché vuole comunque investire, dare speranza.

Oggi siamo un meraviglioso Paese dalle identità plurali e diversificate. E’ la nostra migliore strada per inserirci in una modernità capace di riconoscere la diversità, per declinare i termini dell’identità nazionale in modo meno banale di quanto non sia successo in questi decenni, nei quali l’italianità di maniera è stata brandita come elemento divisivo tra un “Noi” e un “Loro” che offende e brutalizza la nostra storia culturale, segnata dalla diversità e dalla pluralità dalle sue origini e dall’intreccio continuo tra identità locali e incontro con culture differenti. La Lega dovrà farsene una ragione. Non esistono cittadini di serie A e di serie B. I figli dell’immigrazione, nati in Italia o ricongiunti ai loro genitori, non possono scoprire a 18 anni di essere stranieri. La loro vita, i loro legami affettivi e sociali, la loro cultura e i loro percorsi educativi e di istruzione sono italiani. Io e Riccardo abbiamo incontrato molti di loro in alcuni centri Sprar, ci hanno insegnato che l’accoglienza deve essere innanzitutto integrazione. Voglio a tal proposito raccontarvi, l’iniziativa, che ha ricevuto il via libera di un’amministrazione comunale su proposta della nostra assessora alla scuola Elisa Sassoli. Combattere gli sprechi alimentari, garantendo un pasto a persone in difficoltà e riducendo la quantità di rifiuti organici prodotti. Questi i tre obiettivi del progetto “pasti solidali” promosso dal Comune di Castel Focognano in Toscana. Grazie Elisa.

Ho conosciuto tanta gente in questi ultimi anni nel corso dei quali ho deciso di dedicare le mie giornate a capire il dolore e la sofferenza umana, a capire la ragione per la quale abbiamo in questi anni deciso di non consentire a un uomo o a una donna di disporre di una vita che non è neanche più vita. Tra queste persone ho conosciuto un compagno coraggioso, Dario, un nostro sindaco qui di casa , con il quale ho mantenuto per molto tempo un rapporto umano prima ancora che politico perché attraverso lui ho capito la ragione della mia testardaggine, della mia determinazione. Non potevo fermarmi davanti a tanto amore. Io e Dario da soli in quei mesi abbiamo provato a portare avanti la nostra battaglia. Abbiamo bussato alle porte di tutti i consiglieri regionali, presidenti di regione e alla fine ci siamo riusciti. In 9 regioni la proposta di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento presentata è stata accolta e messa all’ordine del giorno. Io porto il suo insegnamento sempre con me. Perché, come ci ripetiamo spesso nel corso delle nostre splendide telefonate chi non tocca con mano, non può capire. Per questo abbiamo deciso insieme oggi di raccontare la sua storia, una storia di amore, una storia di dolore.
Ed è su questi temi, come sul tema dei diritti che dobbiamo restare in campo, con la consapevolezza che nessuno mai ci sarà accanto. La laicità è uno dei principi fondanti del nostro Stato, definito «supremo» dalla Corte Costituzionale. Eppure questo principio “semplice” proprio nel campo dei diritti civili sembra essersi smarrito. Siamo perennemente in lotta, nonostante alle istituzioni è richiesta equidistanza rispetto a scelte morali o ideologiche. Che poi, è pure bene ricordarsi che ‘nelle spire del moralismo, prima o poi, si resta impigliati.’
C’è la presunzione di dire, di fare, di scegliere anche per gli altri senza provare, senza toccare, senza conoscere. Voglio abbracciare ovunque lui sia, Max Fanelli, malato di sla, morto a seguito di una lunga degenza e la moglie Monica. Non tutti abbiamo la stessa sensibilità, certo, ma perché non abbiamo permesso a Max di disporre pienamente della propria vita, di una vita che non era neppure più vita? Eppure il dettato costituzionale e in particolare l’art. 9 e l’art. 32 dovrebbero guidarci bene. E’ con questo dolore che dovremmo confrontarci. E’ egoismo scegliere consapevolmente di porre fine alla malattia?

Noi continueremo a chiedere insieme di calendarizzare al più presto la discussione sulla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Ci metteremo tutto l’impegno possibile.
E sempre per restare in tema di autodeterminazione la Cei qualche giorno fa ha predicato che ‘non praticare l’aborto è un diritto’. Viene da chiedersi di chi. Pochi, pare, si preoccupano della difficoltà delle donne che si trovano davanti ad una scelta non certo facile e che sono costrette a dover emigrare in altre Regioni per poter esercitare un loro sacrosanto diritto. Un giudice ha il dovere di applicare la legge, qualunque essa sia, e non può fare obiezione di coscienza a quelle da lui non condivise. Io lo sapevo dal primo giorno in cui mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza. Non vedo perché non debba essere lo stesso anche per il medico. La decisione di Zingaretti va da noi con forza sostenuta. Il silenzio degli altri Governatori è vergognoso.

La fotografia di queste ore ci consegna l’immagine di un’Italia stanca, impaurita, rassegnata. Sembra che il nostro tempo migliore sia alle spalle e che cambiare sia uno sforzo più impossibile che difficile. Non è così. Chi crede nella politica, nel valore e nella dignità della politica, sa che non è così, non può essere così.
La democrazia rappresentativa vive certo una fase di profonda difficoltà. Da un lato, i canali di partecipazione e di decisione non sono in grado di affrontare i temi nuovi che hanno una dimensione sovranazionale, dall’altro, emergono esigenze di protagonismo diretto di movimenti e di singole istanze della società, che non accettano di essere mediate oltre un certo limite.
D’altronde già nel 1806, Hegel ci consegnava una profezia: l’intera massa delle rappresentazioni, dei concetti che abbiamo avuto finora, le catene del mondo si sono dissolte e sprofondano. E’ la fotografia del nostro tempo. L’emblema di un profondo cambiamento.

Tuttavia, nessuna democrazia matura nel mondo ha rinunciato al modello della rappresentanza, a una funzione dei partiti, in nessun modo e da nessuna parte questa esigenza di protagonismo diretto della società civile è diventata la strada per negare alla radice la funzione delle forze politiche. Sappiamo di avere avuto alle spalle una particolare vicenda italiana. Non può sfuggirci che in tutto il nostro sistema politico ha prevalso una piegatura personalistica delle formazioni politiche, che, anche per ragioni naturali, non potrà essere eterna.

Se è così, pur con tutti i nostri problemi, abbiamo molti anni di vantaggio sugli altri. Le esperienze buone o cattive che abbiamo fatto ci mettono su questo tema in pole position. Ci siamo infatti definiti il partito del lavoro, del lavoro non solo dipendente, ma imprenditoriale, autonomo, professionale. Un partito di iscritti ed elettori, nazionale e autonomistico, unito e plurale, laico ma non agnostico eticamente e culturalmente. Un partito che, da un lato, riafferma con orgoglio l’autonomia e l’essenzialità della politica, dall’altro, ne riconosce i limiti. Un partito che mette insieme orgoglio e umiltà, che sa riconoscere i confini della sua azione e si pone perciò il problema di avere strutturalmente un rapporto aperto con la società, un rapporto cioè di affiancamento e collaborazione con movimenti democratici e civici, che pretendono politicità senza per questo pretendere di sostituirsi alla politica.

C’è un punto, però, centrale, un punto che non sfugge a nessun approfondimento. Abbiamo bisogno di cambiare, di rinnovare. Rinnovamento e cambiamento hanno bisogno di una dialettica franca e profonda, la stessa che serve a un partito aperto, dinamico, che sappia confrontarsi per poi riconoscersi nella sintesi dei punti di vista, ritrovarsi in una identità che è senso di comunità. E’ la ragione per cui con tanti giovani amministratori e dirigenti abbiamo presentato questo documento integrativo della mozione congressuale. Per creare un ‘luogo delle storie’ che sia un vero laboratorio di idee, proposte, che sia la strada per una nuova piattaforma programmatica e politica.
Perché fare politica oggi è un rischio. Ecco perché abbiamo bisogno di entusiasmo, di speranza, di fiducia. Ecco perché tutto sta in piedi solo con lo sforzo personale di chi non si arrende, di chi non si rassegna, di chi ha voglia ancora di alzarsi e di provarci. Non è possibile cambiare senza liberare tutto l’entusiasmo che abbiamo.

Delle due, l’una: possiamo rassegnarci al progressivo arretramento delle condizioni di vita, al restringimento delle nostre possibilità o riscoprire il fondamento del nostro stare insieme, quel progetto ambizioso ed egualitario, così ben riassunto nella Costituzione, che fa pensare immediatamente a un’azione, a un’iniziativa politica. Noi con questo Congresso possiamo scegliere la seconda possibilità, dobbiamo farlo però insieme, con serietà.

Intervento di Ugo Intini

Voglio introdurre tre elementi di fiducia. Primo. Non è vero che in tutta Europa la politica democratica tradizionale sta per essere travolta. In Germania, secondo i sondaggi, ha molto più dell’85%. In Francia è al 75. In Olanda ha appena avuto l’86. In Italia e in Italia soltanto l’area della democrazia e del buon senso fatica a raggiungere il 50%. Mentre Grillo, Salvini e Meloni sommati rischiano di raggiungerlo.

Chiamiamo allora le cose con il loro nome. Ci troviamo di fronte da noi non soltanto al populismo ma a un’aggressione squadrista contro il Parlamento e contro la democrazia rappresentativa. Squadrista. Perché all’inizio degli anni ‘20 c’era la piazza. Adesso, tutto è diventato virtuale. La nuova piazza è la rete elettronica. La rete, come la piazza, è certo piena di potenzialità positive. Ma da noi, come alla vigilia del fascismo, la nuova piazza è dominata dai facinorosi, che picchiano non con i manganelli, ma con gli insulti, le invettive, le menzogne, le manipolazioni.

Gli squadristi avanzano anche perché (caso unico in Europa) non vengono contrastati frontalmente dalle forze democratiche tradizionali. Forze democratiche che- lo ha appena scritto Prodi- in questo modo si scavano la fossa da sole. Adesso tutti piangono per l’egemonia dell’antipolitica e dei  5 Stelle dopo che Panebianco, con un fondo sul Corriere della Sera, ha gettato l’allarme. Ma tutti, a sinistra come a destra, hanno alimentato il mito del Dipietrismo e da allora, da 25 anni,  più generazioni di italiani sono state nutrite a pane, Nutella, antipartitocrazia e antipolitica. Creando i nuovi squadristi. Hanno degradato il Parlamento riempiendolo di nominati anziché di eletti. E lo hnno svuotato. Sino a trattarlo come un ente pubblico parassitario. Nessuno ha spiegato (ed era compito della sinistra) che la casta non è quella costituita dai rappresentanti del popolo. La casta è quella che trasmette il potere e i privilegi di padre in figlio: nelle aziende come nelle professioni. Così da cancellare la scelta per merito. Così da rendere l’Italia il paese dove per un povero ragazzo è quasi impossibile fare carriera. Nessuno lo ha spiegato e il Corriere di Panebianco per primo ha spiegato il contrario.
Il primo elemento di fiducia è dunque che in Europa la democrazia è ancora forte. Il secondo elemento di fiducia, per la nostra famiglia, è che il socialismo non è per niente finito. Mai in America un leader si era definito socialista. Bernie Sanders lo ha fatto ed è stato l’unico a sollevare l’entusiasmo dei giovani. E però non è un  nuovista. In Italia sarebbe stato rottamato perché è un gentiluomo di 75 anni, politico di professione da 36.
In Germania il compagno Martin Schulz ha raggiunto nei sondaggi la Merkel. E anche lui non è un nuovista. Anzi. La chiave del suo successo è l’opposto. Ha esordito così. “Mi hanno chiesto cosa c’è di nuovo nelle mie battaglie. Nulla. E’ da 150 anni che le idee socialdemocratiche sono quelle giuste”. Le nostre, a cominciare da Turati, sono giuste da 125 anni.

I sacerdoti del luogo comune non si sono neppure accorti che a Segretario Generale delle Nazioni Unite è stato appena eletto addirittura un simbolo del socialismo: il compagno Antonio Guterres, ex presidente dell’Internazionale. Un socialista al vertice dell’istituzione più importante del mondo mentre in Italia il termine socialista è tabù. Ho scritto al volo (in tempo  per il Congresso di oggi) un libro su Guterres (grande amico di Pia Locatelli) che tra poco sarà famoso in tutto il mondo. Perché tutti si allarmano per Trump e cercano un antidoto. Ma pochi sanno che al Palazzo di Vetro di New York l’antidoto c’è già, c’è, esattamente, l’anti Trump.

Guterres sarà un naturale punto di riferimento per i socialisti. E’ solito sintetizzare così cosa è il socialismo del nuovo secolo. La tradizione socialdemocratica europea modernizzata dalla cultura liberale di Carlo Rosselli, che incontra l’esperienza dei democratici americani.

Da sempre Guterres ha spiegato con chiarezza perché la politica non conta più nulla e perché di conseguenza domina la finanza. La finanza domina perché si muove senza regole e freni, libera nel mondo come l’aria, mentre la politica è incatenata all’interno dei confini nazionali ormai ridicoli nel mondo globalizzato. Da anni Guterres chiede dunque che all’economia globale si affianchi una politica altrettanto globale. L’Europa unita, l’Europa politica è una tappa obbligata e urgente in questa direzione. Ecco l’europeismo dei socialisti.

Guterres definisce giustamente nell’Europa un modello di civilizzazione. In Europa, a differenza ad esempio che in America, c’è il welfare State e non la pena di morte. E questo basterebbe per chiarire la nostra identità. Una identità unica e un modello, appunto, di civilizzazione per il mondo. È incredibile come i democratici siano incapaci di rispondere con poche parole semplici alle pazzie degli antieuropeisti. L’Europa nel 1900 aveva più della metà della popolazione mondiale. Adesso si avvia al 5 per cento.  Francia, Germania e Gran Bretagna, da sole, producevano il 35 per cento della ricchezza. Oggi ne producono il 12. Soltanto dei mentecatti possono pensare che i singoli paesi europei, divisi, possano contare qualcosa. Finirebbero come gli staterelli rinascimentali del 500. Vogliono uscire dall’euro? I risparmi degli italiani sarebbero tagliati del 30% il giorno dopo. I demagoghi anti euro o sono degli imbecilli o progettano una mostruosa tassa patrimoniale surrettizia. L’Italia diventerebbe con loro una Argentina mediterranea.
Guterres, con semplicità, ha affrontato anche il tema che più gonfia le vele dell’antipolitica: gli immigrati. Racconta che con una inchiesta demoscopica sono state poste tre domande. Volete vivere in un paese di vecchi? Risposta, no. Volete programmare di fare più figli? Sempre no. Volete più immigrati? Ancora no. Tutti e tre insieme-ha concluso- questi tre no evidentemente non reggono. Il realismo e il buon senso ci dicono allora che occorrono tre si parziali. Siamo già un paese di vecchi. Dobbiamo allora utilizzare quanto di buono possono offrire gli anziani. Altro che rottamazione. Altro che imposte più alte sul lavoro degli anziani. Altro che criminalizzzazione dei pensionati perché percepiscono più di quanto hanno versato con i contributi. Lo sbilanciamento delle pensioni pesa per 49 miliardi di euro all’anno. Ma l’evasione fiscale pesa tre volte di più. Una sinistra ragionevole prima va a prendere i soldi agli evasori fiscali e poi ai pensionati. Una sinistra ragionevole (ed è il titolo del mio ultimo libro) non passa dalla lotta di classe alla lotta di classi. Di classi di età.

Dobbiamo aumentare la natalità con una grande campagna di opinione e di investimenti per la famiglia. Sono assolutamente e ovviamente a favore dei matrimoni gay, ma la sinistra ha dimenticato che non è su questo che ritrova l’identità perduta: è sulla capacità di dare alle coppie le risorse necessarie per crescere i propri figli. Il che significa innanzitutto dare certezza di reddito e servizi alle donne. Come diceva Anna Kuliscioff, lavoro, lavoro e poi ancora lavoro per le donne. Le donne che in Italia hanno un tasso di occupazione di cui dovremmo vergognarci. 23,5 punti percentuali meno che in Germania.

Nonostante tutto, avremo comunque bisogno di immigrati. Ma non li dobbiamo accogliere da buonisti, come ha detto bene oggi Nencini, bensì innanzitutto per colmare i posti di lavoro non coperti dagli italiani. E pertanto dobbiamo tentare (almeno tentare) di scegliere gli immigrati utili. Utili a sé e a noi.
Il linguaggio del buon senso e della verità è l’antidoto all’antipolitica. Ma la verità è spesso dura. Non usciremo dalla crisi presto. Perché la crisi non è colpa dei cattivi di turno, ma ha radici profonde e strutturali. Diciamolo. L’Italia è un paese di vecchi e la vecchiaia non è mai stata un motore per lo sviluppo. I giovani sono pochi e quei pochi sono i meno istruiti del mondo avanzato. Lo si sa poco perché la verità è scomoda. Per numero di laureati, siamo al 34º e penultimo posto tra i paesi dell’OCSE. Cosa si deve aggiungere? Che per di più i giovani qualificati se ne vanno?
Infine, si intravede per i socialisti un terzo motivo di fiducia o almeno di speranza. Si è concluso un ciclo. Nel 1992-1994, il sistema elettorale maggioritario è diventato il mito e il tabù della sedicente  seconda Repubblica. Il mito ha prodotto eccessi clamorosi e antidemocratici. Al punto da condurre al governo, con una solida maggioranza parlamentare alla Camera, un PD che ha ottenuto nel 2013 il voto di meno di un italiano su cinque. Questi eccessi hanno prodotto un effetto boomerang e il pendolo adesso ci riporta verso il proporzionale. Le vedove del maggioritario sono terrorizzate dall’idea che con il proporzionale ritorni la demonizzata prima Repubblica. Dicono che con la prima Repubblica ritornerebbe l’instabilità. Ma dimenticano che la prima Repubblica ha avuto un eccesso semmai di stabilità, con quasi trent’anni di governo di DC, PSI e partiti laici. Le vedove del maggioritario dimenticano che la stabilità della prima Repubblica ha prodotto il massimo di sviluppo mai ottenuto nella storia dell’Italia. E il massimo di rappresentanza democratica e consenso. Perché il povero Renzi ancora mitizza gli undici milioni e 200 mila voti ottenuti con il 40 per cento alle europee del 2013. I giornali decretarono il suo trionfo. Decretarono invece la sconfitta del quadripartito Craxi-Forlani nel 1992. Che però aveva preso 8 milioni di voti in più. 8 milioni in più.

Il proporzionale richiede partiti politici veri, come quelli della prima Repubblica. Certo. Ma questi servono anche con il maggioritario e comunque tutti hanno ormai capito qual è il primo motivo della crisi democratica: la democrazia è a rischio per la sparizione dei partiti provocata da Mani Pulite.
Ci vorranno anni e anni. Ma nel frattempo, qui e oggi, bisogna smettere di prendere in giro gli italiani. Tre blocchi politici hanno al massimo il 30%. I loro capi non possono strepitare che vogliono governare da soli. Devono spiegare con chi vogliono allearsi per raggiungere la maggioranza in Parlamento. Da decenni dico che ci vuole una grande coalizione tra le forze democratiche e raziocinanti, che si riconoscono nei socialisti e nei popolari europei, come in Germania. Adesso, forse è tardi, forse non basta più, perché, come osservato all’inizio, questa coalizione non sarebbe grande ma piccola e potrebbe non raggiungere, dopo il voto, neppure il 50 per cento dei parlamentari. Ma non c’è altra speranza e soluzione. Soltanto una alleanza tra l’intera sinistra, i centristi e Forza Italia può evitare il disastro. Se non prima, dopo le elezioni.
Ed ecco l’opportunità per noi socialisti. Nel 1992- 94, il big bang della prima Repubblica fece esplodere i partiti democratici mandandone i frammenti in tutte le direzioni. I socialisti, come i democristiani, finirono in parte a destra e in parte a sinistra,. Adesso, i frammenti si possono ricomporre, i socialisti di ieri e quelli di domani si possono riunire. Le grandi famiglie democratiche possono ricostruire la loro casa, come in Europa, Quale primo passo per la rinascita dei partiti veri e quindi della democrazia vera.

Sempre Panebianco dice: vergogna. PD e Forza Italia, come i ladri di Pisa, litigherebbero di giorno per andare a rubare insieme di notte. Bisogna allora dire la verità e subito. Siamo sull’orlo del baratro. I demagoghi dissennati sono a un passo dalla vittoria. E i ladri di Pisa sono proprio loro, Grillo, Salvini e la Meloni. Che già oggi, non di notte ma di giorno, rubano insieme, ci rubano la democrazia dell’Italia e l’unità dell’Europa.
Ma vale la pena di ricostruire la casa di Turati e del suo continuatore Nenni? E una operazione nostalgia rivolta al passato? Antonio Guterres, al Palazzo di Vetro, non si occupa del passato bensì del futuro. Ma pensa agli Stati Uniti d’Europa e agli Stati  Uniti del mondo, esattamente come Turati. Noi temiamo di risultare nostalgici perché ricordiamo spesso Nenni, ma il Segretario Generale delle Nazioni Unite lo ricorda per delineare il suo programma per il nuovo secolo e per le Nazioni Unite stesse. Sembra incredibile persino a noi, ma queste sono le sue parole. “Nenni –dice- ci ha insegnato a lottare contro l’agenda politica neoconservatrice e contro l’ideologia economica neoliberale che congiuntamente dominano il mondo. E’proprio grazie al nostro Nenni che possiamo presentare il progetto di un modello di globalizzazione più umana, più giusta e più equilibrata. Ed è sempre grazie al pensiero del nostro Nenni che i socialisti di tutto il mondo lavorano per la riforma delle Nazioni Unite, cercando di fare delle Nazioni Unite la pietra angolare di un’architettura multilaterale che sia capace di creare le condizioni per salvaguardare la pace, la sicurezza, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile”. Ecco la voce dell’anti Trump.

Impariamo – e concludo- dal Palazzo di Vetro di New York. Vision verso il futuro e orgoglio delle radici. Così il piccolo PSI può diventare il punto di riferimento per riunire i socialisti, grazie a un contesto politico nuovo, che finalmente forse lo consente.

Intervento di Mauro Del Bue

Turati é il socialismo. Sia quello del suo tempo, sia, nel metodo, quello dei giorni nostri. Lo dipingeva come un divenire costante nelle cose e nelle teste. Non la rivoluzione di un attimo, ma un processo continuo e completo. Abbiamo fatto bene a dedicargli il congresso. Magari augurandoci che anche le teste oggi possano migliorare. Dal fronte di guerra Bobo Craxi annuncia in un dispaccio la sua decisione di andare “oltre’ a noi. Parla a nome dei socialisti “in movimento” e qualcuno sostiene che l’approdo sia il nuovo Dp. Se é così si trasformerebbero in socialisti “Definitivamente persi”.

Un nome, un’identità

Noi siamo i socialisti resistenti che non ci siamo rassegnati al destino di una inevitabile nostra estinzione. Anche lessicale, visto che pare abolita la parola socialista nel vocabolario politico italiano, sostituita con quella di democratico e progressista, per il solo motivo che socialisti siamo stati e siamo tuttora noi. Quasi come se ci si vergognasse di un partito, il Psi, a cui quasi tutti oggi danno politicamente ragione. Eppure, dopo l’ammissione arriva puntale anche l’esaltazione della storia di quelli che hanno sbagliato. La storia diventa falsificazione e conseguentemente la politica assume caratteri paradossali. Quando vedo i quadri della nuova sezione romana del Pd di via dei Caprettari non mi stupisco. E’ una magnifica rappresentazione della storia falsificata. Da Gramsci, a Berlinguer, a Moro, a Nilde Iotti, in diverse sezioni figura anche Togliatti, e questa sarebbe l’iconografia di un partito del socialismo europeo, con l’Unità suo quotidiano, e le sue feste in mezza Italia.

Il paradosso della politica 

Qualcuno pensava che gli scissionisti trovassero il modo di chiamarsi Diesse. Vuoi vedere che useranno anche il termine socialista, come vorrebbe Enrico Rossi, si pensava. Democratici e socialisti. E invece no. Per non chiamarsi socialisti, hanno anche rinunciato a chiamarsi Diesse, rinverdendo il vecchio nome di un segmento dell’estrema sinistra: Dp. Che almeno accennava al proletariato. Auguri. Il Pd si trova cosi tra due fuochi, uno esterno attizzato dalla rinvigorita intelligenza demolitrice di D’Alema e l’altro interno, alimentato da primarie senza logica e dalle candidature di Orlando e di un Emiliano pugliese che conferma un vecchio assunto: Quando un magistrato si butta in politica a rimetterci non é la magistratura ma la politica. Il nostro Formica, un gatto dalle sette vite, che ha compiuto 90 anni e continua a graffiare ha definito le primarie del Pd quelle tra il figlio di un inquisito, un testimone e un ministro della giustizia. Ci sta questo paradosso nella politica dei paradossi.

La falsificazione della storia

Nei giornali, in tivù, ormai anche nei libri che si studiano a scuola si raccontano pagine di storia falsificate. Durante la campagna referendaria un leit motiv era l’accenno al patto costituzionale tra Dc e Pci nel 1946 e nessuno ricordava che i socialisti alle elezioni per la Costituente del 1946 risultarono il secondo partito col 20,6 per cento davanti ai comunisti. Cancellati. Per non parlare dei nostri 25 aprile, dove sono comunisti e cattolici ad avere imbracciato i fucili, dimenticandosi non solo dell’eroe Sandro Pertini ma dei martiri Bruno Buozzi e Colorni e prima di Rosselli, e di Nenni che perdette una figlia ad Auswuitz. E di tanti altri, le brigate Matteotti di Corrado Bonfantini, del comandante Iso, Aldo Aniasi. Di moltissimi altri.

Quando si falsifica la storia a rimetterci è la politica. Ne risulta intossicata, infedele, incoerente. Paradossale appunto.

Non è che in questa sciagurata seconda repubblica mai nata dobbiamo dolerci perché non é rinato il vecchio Psi, ma perché non é nato, contrariamente al Pci e alla Dc, l’erede politico del Psi. Ma solo vaghi pretendenti o veri e propri usurpatori che rivendicano un’eredità deformandola. Siamo ancora qui per un dovere. Perché oltre a noi ad affermare un’identità e una storia e aggiungo oggi un nome non c’é nessun altro al di fuori di noi. Siamo drammaticamente soli. Il primo obiettivo é dunque quello di non mollare, di difendere un’identità e una tradizione. Compito nobile, il nostro. Compito che ci responsabilizza. Che esalta la nostra funzione che é insieme storica e politica.

Poli raddoppiati, partiti frantumati

Il panorama della sinistra italiana é da sceneggiata napoletana. Una frantumazione-dissoluzione senza forse ritorno Ci sono i comunisti di Rifondazione con Ferrero, forse anche quelli del Pdci dilibertiano, quelli del nerboruto Rizzo che si crede il nuovo Lenin, poi Sinistra italiana, nata e già divisa in due, il nuovo Dp degli scissionisti, il Pd diviso almeno in tre, il Psi, costretto a ripetere un congresso dai contestatori,i verdi semi scomparsi dopo Attila Pecoraro Scanio, i radicali divisi in due, l’italia dei valori immobiliari che non classifico di sinistra ma solo a basso costo di mercato, il movimento arancione di De Magistris, poi forse c’ë Pisapia che per unire ipotizza la nascita di un altro soggetto. Questo é il risultato di un duplice fallimento: quello della mancata omologazione dell’Italia all’Europa dopo l’89 e quello dell’incubo americano di un Veltroni, ex dirigente del Pci e mai stato comunista, che s’era messo in testa di passare dal bipolarismo al bipartitismo. Col risultato che i poli sono subito aumentati e i partiti proliferati. Quando ha saputo che il Pd usava gli slogan del partito democratico anche la Clinton ha perso le elezioni.

Gli errori del renzismo e il neo garantismo

Renzi ha tentato l’impossibile. Cacciare i post comunisti dalla politica ed esaltare la loro storia. Creare così un partito centauro. Agli ex comunisti i simboli, agli ex democristiani il potere. Non poteva durare. Ha contrapposto alla vecchia lotta di classe, la lotta delle classi di età, come scrive ugo intini nel suo ultimo libro. Compagni di classe, più che di partito, nei banchi del governo, considerando l’esperienza un difetto e l’inesperienza una virtû, la politica come il gioco del calcio dove l’importante è vincere e la legge elettorale come il giro d’Italia dove la sera stessa si deve premiare il vincitore. Forse anche col bacio della miss. Poi ci s’accorge che il clima cambia e la legge elettorale sembra fatta apposta per far vincere l’avversario. E si aspetta la Corte come Babbo Natale. Nell’Italia dei paradossi è normale. Il Mattarellum voluto dalla sinistra ha fatto vincere Berlusconi, il Porcellum ideato dal centro destra ha fatto vincere Prodi, l’Italcum di Renzi avrebbe fatto vincere i grillini che avevano presentato una legge che li avrebbe fatti perdere. Pensate anziché la legge pro domo loro hanno inventato la legge di esclusivo vantaggio per gli avversari. Una legge per il suicidio assistito.

Tuttavia non me la sento në di schierarmi coi detrattori del giorno dopo, né di plaudire ai movimenti di una magistratura sempre pronta a colpire i politici indeboliti. Vedo che ë di moda oggi sostenere un po’ ipocritamente che si ha piena fiducia nella magistratura. Piena fiducia? Personalmente non ho alcuna fiducia nel presidente della Anm dottor Davigo che sostiene che di eccessivo durante Tangentopoli ci sono state solo le scarcerazioni. Mi viene in mente la fine di Gabriele Cagliari, mio conterraneo, atroce. E la sua lettera struggente ai suoi famiiari e mi commuovo ancora. Separare le carriere dei magistrati, questa la sollecitazione che proviene dal convegno della Marianna del compagno Giovanni Negri. Ripresentiamo subito la proposta di legge della Rosa nel pugno, primo firmatario Enrico Buemi e sottoscritta alla Camera anche da chi vi parla. Che sia il primo atto da compiere dopo il congresso. Lo so. Si dice, ma gli altri non sono stati garantisti con noi. Renzi non lo è stato con la Cancellieri e Lupi. Noi non abbiamo mai considerato un avviso di garanzia come una condanna. E continuiamo nella stessa convinzione oggi. L’incoerenza e il doppiopesismo lasciamoli agli altri. Se ti comporti con un avversario come lui si è comportato con te non sei piu tu. Diventi lui. Restiamo noi stessi. Sempre.

Le buone leggi, la mancata crescita e il referendum perso

Il governo Renzi ha fatto anche cose buone e non dimentichiamo che il Psi ha scelto di inserirvi il suo segretario. Renzi, contrariamente a Letta, ha aperto le porte del suo governo ai socialisti e personalmente ritengo che il jobs act e la buona scuola siano buone e utili leggi, come non dimentico che una legge sulle unioni civili non pienamente soddisfacente e stata finalmente approvata e che se il Pp é entrato nel Pes il merito e di Renzi e non di Bersani. L’errore di contenuto è stato quello di non concentrare la politica economica sugli investimenti pubblici e sulla detassazione di quello privati alzando il Pil e con esso riducendo deficit e debito, ricorrendo anche a una patrimoniale e a una spending review fallita. Quello politico, che gli ë costato caro, di non elegere Amato alla presidenza della Repubblica e di rompere cosi il patto del nazareno che gli sarebbe stato utile nella contesa referendaria.

Il governo Frankestein

Dinnanzi a noi si potrebbe recuperare il vecchio detto di Mao “Alta é la confusione sotto il cielo la situazione è eccellente”. Sennonché prima di noi ci sta l’Italia e tutto si puo pensare per difenderla e migliorarla tranne agevolare la vittoria del movimento grillino,  piazzando un rragazzo senza alcuna cultura alla presidenza del consiglio, a mo di cavallo caligoliano, comandato da un comico, a sua volte agli ordini di una società privata d’informatica. Un conflitto d’interessi che potrebbe perfino fare impallidire quello di Berlusconi? Se e questo che gli italiani vogliono, se nonostante i raggi di buio completo che hanno offuscato il Campidoglio intendono votare massicciamente per loro ne prenderemo atto e se dopo le elezioni l’unica maggioranza numerica fosse quella tra Grillo, Salvini e la Meloni, e si formasse davvero il governo Frankestein consiglio di mandare a letto presto i vostri bambini. Nell’Italia dei paradossi se ne aggiungerebbe uno davvero clamoroso. Meno male che il populismo italiano è diviso. Altrimenti potrebbe essere maggioritario, visto che tutti i sondaggi non danno altra possibile maggioranza, nemmeno quella del nuovo patto Renzi-Berlusconi. Che sarebbe la più a sinistra possibile.

Finito il Pd uno si passa al Pd due?

S’io fossi Renzi, mi si consenta questo traffico d’influenze illecite, prenderei atto che il Pd uno é finito. Che l’afflato di un partito post identitario, ma con due culture prevalenti, quella post comunista e post democristiana, si ë scemato e che bisogna lanciare il Pd due. Che bisogna uscire dalle anomalie, dai paradossi, dalle falsificazioni, che occorre che un partito del socialismo europeo sia anche il partito del socialismo italiano, che il suo o uno dei suoi organi sia l’Avanti e sua rivista Mondoperaio che se esiste via Togliatti, che ebbe la storica responsabilità dell’eliminazione del partito comunista polacco può esistere anche via Craxi che ha la storica responsabilità del finanziamento illecito anche degli altri. Se fossi Renzi farei un appello solenne e ufficiale si socialisti, ma anche ai radicali e ai verdi ai liberali a lanciare il progetto del Pd due, non limitandomi a frenare l’emoraggia della scissione regalando qualche zuccherino ai post comunisti rimasti. Ma non sono Renzi. Se questo, come e assai probabile non avverrà, il Pd ma anche il Dp si rassegnino a non contare su di noi. In un partito anzi i due partiti senz’anima un partito per quanto piccolo ma che un’anima ce l’ha non può dissolversi.

Il polo socialista, radicale, ambientalista

A prescindere dal Pd noi dobbiamo unire un’area più vasta. Partendo dai programmi che rispondano alle esigenze del paese. Essere socialisti oggi ha ancora un significato. Il valore dell’equità e della presenza dello stato nell’economia e aggiungo con norme regolatrici nei mercati finanziari, é alto. E aggiungo mai come oggi visto che stiamo vivendo nuove drammatiche disuguaglianze, ma l’equità non é sufficiente. Occorre la democrazia. Quella che per anni é stata al centro delle magnifiche lotte dei radicali. E che é oggi quanto mai di attualità, sui valori della vita, della sessualità, della morte, ma anche rispetto a un sistema dell’informazione non democratico e ai poteri delle banche della giustizia, che dobbiamo modificare con la separazione delle carriere dei magistrati. La la libertà da sola non basta. Occorre anche il rispetto per l’ambiente, nel mondo, in Europa e anche in Italia dove troppi sono i disastro causati da terremoti e inondazioni. Da solo l’ambientalismo però non basta. Ma l’equità, la libertà, l’ambientalismo insieme possono cementare una nuova organizzazione, alleanza, polo che oggi non c’è. E non era questo che intendeva Riccardo Nencini dopo il 2013 quando propose di andare oltre il Psi subito contestato proprio da coloro che oggi temono la nostra annessione al Pd?

Gli errori nostri

Non sarebbe onesto non ammettere anche i nostri errori. Non parlo del referendum perché non vedo quale altra mai poteva essere la nostra posizione. Siamo un partito di governo, i nostri parlamentari avevano votato la riforma costituzionale, potevamo mai noi assumere una posizione diversa? Penso all’idea di Riccardo che ho appoggiato dopo il 2013 di cercare una nuova alleanza liberalsocialista. Dovevamo insistere e abbiamo invece lasciato cadere la giusta intuizione. Penso all’Italicum contro il quale subito si ë schierato il mio Avanti e proprio contestando l’assurda anomalia del ballottaggio poi dichiarato incostituzionale. Forse sarebbe stato opportuno votare contro alla Camera. Penso alla nostra conferenza programmatica. Dopo l’ottima elaborazione della due giorni di Roma si poteva immaginare una pronta mobilitazione del partito sui sei temi trattati e la conseguente presentazione di altrettante proposte di legge parlamentare. Anche sul garantismo penso che qualche parola in più sulla insopportabile commedia da voyeur di periferia che ha riguardato Berlusconi poteva essere spesa. Ma guardiamo avanti.

Le nostre proposte

Snoccioliamo le nostre proposte. Dalla Costituente per le riforme costituzionali, alla revisione del trattato di Maastricht per separare spesa corrente e investimenti, al modello tedesco della cogestione, alla nuova legge sul fine vita rispetto alla quale rivolgo un apprezzamento per l’ottimo lavoro della nostra Pia Locatelli, vice presidente del Partito socialista europeo, mentre proprio oggi la nostra Elisa Gambardella si candida alla segreteria dei giovani socialisti europei, penso all’amnistia finanziaria per i condannati a vita dalla centrale rischi delle banche, Riccardo ha definito in fiorentino “una bischerata” l’abolizione totale dei voucher. Vorrei aggiungere che tra i principali fruitori dei voucher risulta proprio la Cgil, oltre alle cooperative.

Il congresso dell’unità e quello del rinnovamento

Penso che questo debba essere il congresso dell’unità in vista delle prossime elezioni politiche, dove il partito deve riuscire a confermare la sua presenza in Parlamento. Se riusciremo a varcare il confine del 2008, vedremo quale sarà la legge elettorale e in base ad essa quale dovrà essere la nostra collocazione,  dopo dovremo costruire il nuovo partito socialista e investire sulle nuove generazioni che ci sono e che devono garantire il futuro del nostro partito. Noi possiamo dare una mano. Loro dovranno guidare il partito. Voi, meravigliosi compagni che continuate a manifestare il vostro amore, la vostra passione, il vostro attaccamento a questo nome, a questa storia, a questo partito, siete la garanzia che ci sarà un domani.

Vi dedico una massima di Jonh Stewart Mill “Una persona con una fede ha lo stesso potere sociale di 99 che hanno solo interessi”. Voi siete così.