Democratici Usa. Obama in campo contro Trump

Obama-Hillary Clinton Israele-treguaIl boom dell’economia? «Di chi pensate sia il merito?» Alla domanda lanciata da Barack Obama alla vigilia delle elezioni del 6 novembre la platea dei militanti democratici ha risposto con una valanga di applausi, urla, cori di consenso. Quasi è venuta giù la sala per l’entusiasmo incontenibile quando l’ex presidente degli Stati Uniti d’America ha parlato a Chicago polemizzando con i repubblicani e il suo successore Donald Trump.
Obama ha portato fortuna ai democratici: hanno conquistato la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti mentre i repubblicani hanno mantenuto e rafforzato il controllo del Senato. Le cosiddette elezioni di medio termine, a metà del mandato del presidente, sono una battuta d’arresto per Trump e i repubblicani, il suo partito. Wall Street e le Borse mondiali hanno brindato ai risultati elettorali con vistosi rialzi perché è garantita la stabilità politica e il bilanciamento dei poteri negli Usa.

Il presidente repubblicano si è detto soddisfatto su Twitter: «Formidabile successo, grazie a tutti». In realtà si è trattato di un referendum su Trump, il presidente populista e sovranista, nemico dell’establishment, alfiere dei dazi per combattere la concorrenza di paesi avversari (la Cina) ed amici (Unione europea, Giappone, Corea del sud), avversario degli immigrati ispanici e musulmani, critico con l’Onu, teorico della politica muscolare sulla sicurezza esterna ed interna degli Usa, allergico al multilateralismo da sostituire con rapporti bilaterali con nazioni grandi e piccole, sostenitore del forte taglio delle tasse soprattutto agli alti redditi.

Barack Obama, una visione opposta a quella di Trump, a lungo quasi non si è fatto più sentire dopo aver lasciato la Casa Bianca nel gennaio 2017. Poi si è impegnato nella campagna per le elezioni di medio termine. Un caso o un segnale? Ancora non è chiaro. Di sicuro il Partito democratico non è riuscito finora a contrapporre a Trump un leader credibile. I democratici sono ancora scioccati, non si sono ripresi dal trauma subito quando l’imprenditore miliardario a sorpresa vinse le elezioni per la presidenza alla fine del 2016, sconfiggendo Hillary Clinton favorita dai pronostici.

Obama, 57 anni, nel pieno delle forze, con i capelli un po’ più grigi, ha parlato con un volto tirato e in maniche di camicia a Chicago suscitando la passione e l’entusiasmo della base, come si vede in un video girato dall’agenzia Vista Tv. Ha rivendicato tutte le scelte di solidarietà sociale, in testa la riforma della sanità pubblica per oltre 20 milioni di persone, chiave del successo dei democratici. Ha rivendicato il rilancio dell’economia americana (un massiccio piano d’investimenti pubblici contro la crisi scoppiata nel 2008). Ha rivendicato le riforme varate nei suoi otto anni alla Casa Bianca. Quando fu eletto presidente dieci anni fa si trovò davanti la più grave recessione economica americana dalla Grande depressione del 1929: le fabbriche chiudevano e la disoccupazione dilagava, «ho dovuto prendere la scopa e ripulire il casino» lasciato dall’amministrazione repubblicana precedente e a prezzo di grandi sforzi «abbiamo ricominciato a crescere».

Analogo discorso ha svolto qualche giorno prima a Miami. Ha attaccato Trump: «Mente e si inventa le cose». Ha bocciato la sua politica della mano dura contro gli immigrati: «Non ha compassione, questa non è l’America». Il primo presidente afro-americano, il quarantaquattresimo nella storia degli Stati Uniti contrappone la solidarietà all’egoismo sociale, la tolleranza al razzismo, lo sviluppo economico rispettoso dell’ambiente allo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, il dialogo internazionale allo scontro. Sono riecheggiati gli slogan dei suoi due mandati di presidente: «Il cambiamento può ancora avvenire, la speranza non è ancora morta». È riapparso il suo slogan: «Yes, we can», si può fare.

L’avvocato di colore, difensore dei diritti civili, non si è ritirato a vita privata, è ancora in campo. In caso di necessità il mondo progressista può ancora fare conto su di lui. Obama non è nuovo alle imprese impossibili: prima fu eletto a sorpresa senatore dell’Illinois, poi presidente degli Stati Uniti. Tra due anni, nel 2020, si tornerà a votare per la Casa Bianca e già si parla di tanti possibili candidati democratici da opporre a Trump. La Costituzione americana, con una modifica del 1951, vieta un terzo mandato presidenziale per evitare una concentrazione troppo forte di potere. Ma potrebbe essere introdotta anche la possibilità di un incarico ter sia pure non consecutivo. Nel 2011 Bill Clinton, già presidente democratico con due mandati sulle spalle, tanto amato quanto discusso, lanciò la proposta: «Ho sempre pensato che questa dovrebbe essere la regola». Tuttavia l’idea restò lettera morta.

Leo Sansone
SfogliaRoma

Trenord, il dossier Alitalia e il rischio di una nuova Gepi

trenordIl sistema ferroviario lombardo, costruito nel 2011 unificando Ferrovie Nord Milano e Ferrovie dello Stato E dando vita alla società paritetica Trenord, continuerà, almeno fino a tutto il 2019, ad essere fonte di disagi per i cittadini utenti (e di preoccupazione per il management). E dire che il progetto dell’allora governatore Roberto Formigoni aveva un orizzonte strategico valido ancor oggi e fondato sul miglioramento del servizio attraverso la realizzazione di un sistema integrato di trasporto pubblico nell’intero territorio con un sistema unico di tariffazione.

L’ottimismo dell’attuale governatore della Regione Attilio Fontana, che a sua discolpa può invocare di essere stato “convinto” dal’alleanza romana tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio ad abbassare i toni del confronto e a trovare in fretta un’intesa con la nuova dirigenza “grillina” delle Ferrovie dello Stato, non potrà facilmente dare risposte adeguate in tempi brevi.

Dopo gli annunci ripetuti, accompagnati da progetti diversi di modifica negli assetti societari di Trenord, tutto è rimasto al punto di partenza salvo un’intesa fra i soci che ha attribuito al nuovo amministratore delegato Marco Piuri poteri ritenuti adeguati a evitare paralisi decisionali nel governo aziendale. Tutto ciò nella convinzione che prima o poi bisognerà stabilire chi dei due soci comanda, fermo restando che allo stato delle cose la Regione Lombardia ritiene di dover essere in futuro il “socio di riferimento” e che d’altra parte le “nuove” FS non hanno ancora reso esplicito un orientamento al riguardo.

Gli obiettivi minimi che oggi Trenord deve garantire sono la sicurezza, una maggiore puntualità ed evitare la soppressione di corse. Sul primo punto il tragico deragliamento di Pioltello (provocato dall’usura di un giunto del binario e costato tre morti e 46 feriti) ha sollevato proteste e preoccupazioni che si sono aggravate quando è stato reso noto dalla Rete Ferroviaria Italiana (Rfi è la società di Fs responsabile della manutenzione dei binari) che presso la stazione di Arcore solo la prontezza di riflessi di un macchinista, rallentando la corsa del treno ha probabilmente evitato il ripetersi di un altro incidente. Rfi è corsa ai ripari ma il lavoro di manutenzione ordinaria e straordinaria che modernizzerà la rete, con l’installazione di innovativi dispositivi di controllo per evitare rotture improvvise dei giunti, si realizzerà in un arco temporale di cinque anni. Analoghe problematiche si registrano per la gestione dei passaggi a livello.

Su puntualità e fine delle soppressioni di corse la risposta potrebbe venire dall’acquisizione di nuovo materiale rotabile, anche considerato che carrozze e motrici delle FS hanno una anzianità media di 30 anni rispetto ai 10 anni di quelle delle Ferrovie Nord Milano. Per meglio affrontare i disagi del periodo invernale sarebbero disponibili cinque treni in più rispetto ai nove già previsti per ottobre (ma arrivati solo in parte) “dirottati” in Lombardia dalle Ferrovie dello Stato. A questi se ne aggiungerebbero altri 25, anch’essi usati ma in buone condizioni, nei primi sei mesi del 2019.

Infine e, se si riuscirà ad ottenerne la consegna anticipata, 15 ulteriori convogli nuovi da Hitachi entro la fine del 2019. Non è quello che la Regione si aspettava, considerata la richiesta iniziale di Fontana di 40 treni da utilizzare per il periodo invernale e l’incertezza sul rispetto dei tempi di consegna programmati. Con l’aumento dei treni crescerà il fabbisogno di personale che dovrebbe arrivare da FS, ma occorrerà anche costruire un rapporto positivo con tutte le organizzazioni sindacali e i dipendenti del gruppo per superare alcune situazioni di sofferenza. D’altra parte è l’intero sistema a necessitare di un riassetto e di un potenziamento che richiede risorse adeguate. Ma oggi l’obiettivo massimo, disponendo del nuovo materiale rotabile, è di far funzionare al meglio il servizio offerto dalla attuale struttura.

In questo quadro potrebbe rivelarsi utile un nuovo e diverso rapporto con gli utenti, rendendoli partecipi di un progetto in cui vengano condivisi obiettivi e tempi di un progressivo “ritorno alla normalità” del servizio e sia possibile un controllo sui risultati realizzati. Rispetto alle attuali condizioni di Trenord c’è l’impressione che praticare oggi l’obiettivo di una significativa crescita della domanda, prima di ripristinare una situazione di normale funzionamento aziendale, potrebbe mettere in crisi il sistema. Lo stesso biglietto unico integrato per il trasporto pubblico in Lombardia, uno degli obiettivi più importanti per il funzionamento del sistema regionale, registra alcune difficoltà a causa del ritardo nell’avvio del nuovo sistema di bigliettazione elettronico di Trenord che potrebbe essere pronto per fine 2019 o inizio 2020.

Nel quadro generale la sensazione è che, mutatis mutandis, il ruolo egemonico (ambizione per altro legittima e in passato anche dichiarata) che volevano giocare in passato le Ferrovie dello Stato a direzione “renziana” sia rimasto sostanzialmente inalterato con la differenza, non da poco, che mentre con il governo Gentiloni l’interlocutore era un avversario politico, con il governo Conte bisogna fare i conti con un alleato non sempre accomodante.

Nel frattempo le Ferrovie dello Stato, anche qui in continuità con precedenti vicende, rischiano di essere distolte dal “core business” per effetto di alcune sperimentazioni “in corpore vili” che stanno subendo. Ma la differenza è che mentre la fusione FS-Anas (che non si realizzerà più) avrebbe dato vita ad un enorme e discutibile centro di potere politico e finanziario, oggi si privilegia una funzione assistenziale come insegna la vicenda Alitalia, caso più unico che raro di commistione tra ferrovia e trasporto aereo.

Il rischio è di dar vita ad una “grande Gepi” di settore che sarebbe certo utile per il risanamento di aziende in crisi ma che, se affidata alle FS, non prometterebbe nulla di buono, se non di dar vita ad un “lazzaretto” dove parcheggiare imprese riconducibili in senso ampio al concetto di trasporto.

Comunque per il governatore Fontana si tratta di una perdita secca di potere contrattuale su una materia “sensibile” che qualche effetto elettorale potrà anche avere, considerato il peso politico di quasi 800 mila pendolari nelle zone di maggior radicamento della Lega. Del resto la stessa sorte sembra riservata alla “trattativa per l’autonomia” avviata con il passato Governo dalle Regioni del Nord, tra cui Lombardia e Veneto, che ora sembra segnare il passo.

Vi sono certo oggettive difficoltà di merito che rallentano il confronto, ma quello che comincia ad evidenziarsi è un affievolimento oggettivo (e per alcuni aspetti forse inevitabile) dell’impegno del governo sulla “questione settentrionale” complessivamente intesa. Ben altri sono gli argomenti su cui il “governo del cambiamento” si gioca la propria continuità Nella coabitazione improbabile ma inevitabile tra Lega e 5 Stelle i due inquilini devono pagare entrambi dei prezzi per non mettere fine ad un governo che, se dovesse cadere, difficilmente potrebbe tornare in vita. Quindi la parola d’ordine è tener duro, almeno fino alle elezioni europee, a meno che qualche rospo da ingoiare si riveli indigeribile (o avvelenato) per qualcuno degli attuali residenti di Palazzo Chigi.

Walter Galbusera
Fondazione Kuliscioff

Miliardari nel mondo, sono di più e sempre più ricchi

soldi

Sono 2.158 i miliardari nel mondo, e diventano sempre più ricchi se si calcola che il loro patrimonio ha registrato un aumento record nel 2017, con un aumento del 19% a 8,9 trilioni di dollari (ossia 7,8 trilioni di euro). È quanto emerge da un rapporto di UBS e PwC e pubblicato oggi. Nonostante la crescita in Europa e nelle Americhe, i miliardari cinesi hanno aumentato la loro ricchezza quasi il doppio rispetto agli altri: un incremento del 39% a 1,12 trilioni di dollari. Secondo il rapporto, nel 2006 c’erano solo 16 miliardari cinesi, mentre oggi il numero sale a 373, quasi uno su cinque miliardari nel mondo.

Solo nel 2017, 89 uomini d’affari cinesi sono diventati miliardari, quasi tre volte di più che negli Stati Uniti e nella regione dell’Europa e del Medio Oriente. Tuttavia, la regione delle Americhe continua ad avere la più alta concentrazione di ricchezza miliardaria, specialmente negli Stati Uniti, dove ci sono 3,1 trilioni di dollari (2,7 trilioni di euro). Nonostante questo, la creazione di ricchezza negli Stati Uniti sta rallentando, con solo 53 nuovi miliardari nel 2017 rispetto a 87 di cinque anni fa. In Europa, il numero dei miliardari è aumentato solo del 4% e la loro ricchezza è cresciuta del 19% a 1,9 trilioni di dollari.

Gran parte degli 89 nuovi miliardari cinesi emersi nel 2017 operano nel settore della tecnologia e stanno sfidando con sempre maggiore successo l’egemonia di Silicon Valley. Nel 2017 la Cina ha investito gli stessi livelli di venture capital per le start-up degli Stati Uniti e ha registrato quattro volte il numero di brevetti relativi all’intelligenza artificiale e tre volte il numero di brevetti nel settore blockchain e cryptocurrency dei rivali americani.

Immigrazione, numeri che distorcono la realtà

IMMIGRAZIONE: A LAMPEDUSA 6.200 MIGRANTI

Il Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato con il centro studi Confronti e con la collaborazione dell’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ha redatto quest’anno, grazie al sostegno dei fondi Otto per Mille della Tavola Valdese, il Dossier Statistico Immigrazione 2018, presentato il 25 ottobre in varie città d’Italia. Il Centro Studi e Ricerche IDOS nasce nel 2004 con lo scopo di studiare il fenomeno migratorio e di raccogliere i dati statistici ad esso collegati, a livello mondiale ma più approfonditamente a quello europeo ed italiano, per affrontare con occhio scientifico e in maniera fedele alla realtà dei fatti una tematica che oggi è in grado di focalizzare l’attenzione pubblica come poche altre riescono a fare: il Dossier è il frutto di questo lavoro.

Il risultato raggiunto con la lettura del testo del Dossier è la decostruzione delle retoriche che tanto fanno comodo a chi cerca una via di fuga da problematiche sociali e politiche reali, in un’immaginaria lotta tra popoli che non esiste ma che viene costruita ogni giorno e ogni giorno, purtroppo, produce i suoi frutti. I numeri smascherano la distorsione della realtà realizzata nel momento in cui si parla dello straniero come un invasore, un clandestino che vive di delinquenza e ruba agli italiani ciò che spetta loro di diritto, dal lavoro all’assistenza.

Secondo i dati della fine del 2017 sono 5.1 milioni gli straneri che risiedono in Italia, costituendo l’8% della popolazione totale. Avendo acquisito la cittadinanza, 1,5 milioni di italiani sono di origine straniera mentre il numero dei soggiornanti non comunitari nel paese è di 3.715.000 persone. Più della metà dei residenti stranieri in Italia provengono da paesi europei mentre solo un quinto del totale viene dall’Africa.

A tale riguardo, il flusso che tra 2014 e 2016 ha portato in Italia circa 625.000 profughi ha subito nel 2018 un drastico calo, cambiamento ottenuto ad un prezzo che non può passare inosservato: i morti nel Mar Mediterraneo nei primi nove mesi di questo anno sono 1.733 secondo le stime dell’Oim, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, e il Dossier spiega chiaramente come ciò sia accaduto dopo gli accordi stipulati tra Italia e Libia nel 2017, grazie ai quali il nostro paese fornisce le risorse economiche che permettono allo stato africano di fermare chi, in mancanza di adeguati corridori alternativi, tenta la via del mare.

Riportando statistiche sul fenomeno migratorio mondiale, il Dossier espone dati chiaramente contrari ai presupposti della teoria dell’invasione: se è vero che il maggior numero di migranti risiede in Europa (83,8 milioni) è anche vero che all’interno dell’Ue si parla di migrazioni interne nei due terzi dei casi. Inoltre, a fronte di 68,5 milioni di migranti forzati al mondo, i paesi con i più alti numeri di rifugiati accolti sono la Turchia (3,5 milioni), il Pakistan (1,4 milioni), l’Uganda (1.350mila), il Libano (1 milione) e l’Iran (970mila).

Tra respingimenti e muri sono invece 2.287.804 i rifugiati che risiedono nell’Ue e poco meno di un milione i richiedenti asilo, rispettivamente il 13,3% e il 33,0% dei numeri globali: in questo contesto l’Italia ospita circa 354mila persone, meno di Germania (1,4 milioni) e Francia (400 mila). Mettendo in rapporto il numero di rifugiati e richiedenti asilo con il totale della popolazione del paese ospitante viene rivelato come in Europa così come in Italia essi costituiscano lo 0,6%, percentuale molto diversa da quella di un paese come il Libano, all’interno del quale si ha un rifugiato ogni sei cittadini.

A smentire altre mistificazioni comuni sugli stranieri sono i dati sul mondo del lavoro raccolti nel Dossier: due terzi degli occupati stranieri in Italia (2.423.000, poco più del 10% di tutti gli occupati in Italia) si dedicano a lavori spesso precari e pesanti, poco retribuiti e potenzialmente pericolosi, lavori per i quali più di un terzo di essi risulta sovra-istruito; allo stesso tempo le imprese ad oggi gestite da migranti in Italia sono quasi 590.000, frutto del loro desiderio di emanciparsi da situazioni di sfruttamento o comunque di notevole difficoltà. Desiderio simile è quello di costruire un futuro d’integrazione, che si riflette nel numero di alunni stranieri nelle scuole italiane, quasi un decimo della totalità degli studenti.

Tra gli italiani cresce in numero di anziani e di chi emigra verso altri paesi, mentre diminuisce la natalità: in tali condizioni, come se altre considerazioni non bastassero a mettere in chiaro il quadro attuale, gli stranieri appaiano come una risorsa, non solo per le loro terre di origine, verso le quali nel 2017 hanno inviato circa 5.075.116 migliaia di euro di rimesse, ma per l’Italia stessa, dove il bilancio costi/benefici dell’accoglienza per lo Stato nello stesso anno va da +1,7 a +3,0 miliardi di euro.

Alla presentazione del Dossier realizzata a Roma presso il Teatro Don Orione hanno partecipato il presidente e il vicepresidente del Centro Studi e Ricerche IDOS Luca Di Sciullo e Antonio Ricci, il vice moderatore della Tavola Valdese Luca Anziani, il direttore di Confronti Claudio Paravati, il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, il responsabile immigrazione del sindacato Usb Aboubakar Souhamoro e il direttore dell’Unar Luigi Manconi. Nei loro interventi è stato sottolineato come l’Italia sia una realtà multiculturale da quasi mezzo secolo oramai e come a mancare nel paese non sia la capacità di portare avanti progetti d’integrazione ma la volontà politica di farlo: è necessario dunque cancellare l’odierna cultura dell’esclusione sostituendola con una nuova cultura di cittadinanza, “elevare le ragioni nella discussione a un livello più adeguato ai nostri principi di civiltà” e ricordare che quella che si porta avanti oggi è una battaglia collettiva per il rispetto dei diritti alla persona, senza altre distinzioni.

Questo è solo un quadro molto generale e introduttivo del lavoro realizzato dal Dossier Statistico Immigrazione 2018; con quasi 500 pagine, molti sono gli aspetti da esso affrontati e altrettanto numerose le conoscenze che si possono acquisire con la sua lettura.

È dunque opportuno concludere utilizzando le parole del Dossier, ricordando che l’emigrazione è una dinamica “inevitabile” e “necessaria” e sottolineando che “gli sbarchi nel Mediterraneo e le morti in mare di migliaia di migranti sono il drammatico risultato di un modo di concepire la politica e il rapporto tra gli Stati che ha come unico obiettivo il profitto e non il benessere delle persone. Un modo di fare politica che sfrutta uomini, ambiente e risorse e che proprio la questione dell’accoglienza degli immigrati chiama a rimettere in discussione”.

Pressenza

Incubo patrimoniale e allarme da spread

patrimoniale

Resta l’incubo patrimoniale. Lo spread continua a tormentare l’esecutivo Conte-Salvini-Di Maio: il differenziale dei tassi d’interesse tra i titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi supera ancora la pericolosa soglia 300. Non solo: la Borsa di Milano perde altri colpi.

Il governo grillo-leghista, però, ha più volte escluso l’introduzione dell’imposta sui patrimoni. «Non ci sarà nessuna patrimoniale». Giuseppe Conte ha solennemente smentito ogni ipotesi di imposta patrimoniale alla fine del Consiglio dei ministri di sabato 20 ottobre. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, seduti accanto al presidente del Consiglio, hanno respinto con ugual forza l’idea di ricorrere alla tassa più temuta dai contribuenti italiani e di tutto il mondo.

Qualche giorno prima a Radio radicale era stato Salvini a formulare una secca smentita: «Non ci saranno né patrimoniali né prelievi dai conti correnti, non chiederemo fedi nuziali in pegno» (il riferimento è stato agli appelli di “oro alla patria” del fascismo per finanziare la guerra). Il segretario della Lega, vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno ha assicurato: «Fa tutto parte della fantasia». In precedenza il capo politico del M5S aveva garantito: «Smentisco che finirà con una patrimoniale. Per me la patrimoniale è una tassa illiberale».

L’allarme patrimoniale però continua a girare: terrorizza i risparmiatori ed è innescato dallo spread raddoppiato a 300 ed esploso a metà ottobre fino a 340 punti, il livello più alto dal 2013. Sono due le cause della vorticosa salita dello spread che ha fatto aumentare pesantemente i tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico italiano: 1) le critiche della commissione europea al governo Lega-M5S sfociate martedì 23 ottobre nell’invito a rivedere, atto inedito, la bozza della manovra economica 2019 considerata «una deviazione senza precedenti» delle regole per l’euro, 2) lo scontro nel governo tra Di Maio e Salvini sul condono penale previsto dalla prima versione del decreto legge sulla “pace fiscale”.

Ma se i due vice presidenti del Consiglio alla fine hanno trovato l’accordo per modificare il decreto, invece i dissensi tra il governo Conte-Salvini-Di Maio e Bruxelles sulle linee della legge di Bilancio 2019 sono scoppiati. Il 23 ottobre, il giorno della bocciatura della Ue, lo spread è risalito fino a quota 318 per chiudere la seduta a 315. La Borsa di Milano, invece, ha concluso la seduta perdendo un altro 0,86%. La più dura reazione dall’interno dell’esecutivo giallo-verde è arrivata da Salvini: «Non attaccano un governo, ma un popolo».

Già nei giorni scorsi c’è stato il declassamento dei titoli del debito pubblico italiano da parte di Moody’s, una delle maggiori agenzie di valutazione internazionali: ora potrebbe essere il turno di altre società di rating. Così il Tesoro per vendere Bot e Btp (necessari per pagare stipendi, pensioni e appalti) è costretto ad aumentare fortemente i tassi d’interesse. Si è parlato anche del lancio di speciali titoli destinati ai risparmiatori italiani per sopperire alla fuga degli investitori esteri cominciata alcuni mesi fa.

Da una parte c’è l’esigenza di ridurre il deficit pubblico e dall’altra di realizzare le costose promesse elettorali di grillini e leghisti (pensione e reddito di cittadinanza, rimborso dei risparmiatori frodati dalle banche, modifica della legge Fornero sulle pensioni, “pace fiscale”, riduzione delle imposte iniziando con la flat tax per i lavoratori autonomi con partita Iva).

Un dialogo resta aperto tra il “governo del cambiamento” e la commissione europea, tuttavia ancora non si vede una possibile mediazione, auspicata anche dal presidente della Bce Mario Draghi, per evitare una rottura (ma il ministero dell’Economia steserre studiando su come ridurre il deficit). C’è il pericolo di un avvitamento dello spread fino 400-500 punti, un livello insostenibile, da crac per i conti pubblici del Belpaese.

Il fallimento della Grecia nel 2014-2015 è un drammatico incubo. Il premier ellenico Alexis Tsipras contestò la politica di austerità della Ue e riuscì ad ottenere il salvataggio del paese, restando nell’euro, a prezzo di grandissimi sacrifici. Allora la patria di Pericle e di Aristotele vide lo spread alle stelle e visse la tragedia sociale del taglio delle pensioni, degli stipendi pubblici, dei servizi negli ospedali e dei bancomat bloccati per mancanza di fondi. Gli investitori internazionali portarono i capitali all’estero e i greci (almeno quelli che poterono) trasferirono i loro conti correnti in euro in altre banche europee o dei “paradisi fiscali”. Un analogo meccanismo di fuga è già iniziato in Italia dopo la salita dello spread e le cadute della Borsa di Milano.

Fa paura soprattutto l’imposta sui patrimoni. Quando uno Stato rischia la bancarotta ricorre alla patrimoniale, uno degli strumenti usati nei casi di emergenza finanziaria. E l’imposta patrimoniale è il principale spauracchio dei risparmiatori.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

L’esodo di centroamericani sfonda i confini messicani

esodo in usa

Le immagini della folla di centroamericani sul ponte attraversando la frontiera tra Guatemala e Messico sono un segno emotivo intraducibile del linguaggio dell’esodo.

La carovana di circa 4.000 migranti honduregni a cui si sono aggiunti – e tutto ci dice che ne arriveranno ancora – nicaraguensi guatemaltechi e salvadoregni, si è affollata contro le recinzioni dei due ponti di confine tra il Guatemala e il Messico nella città di Tecún Umán.

Questa settimana un gruppo di donne, bambini e anziani è finalmente riuscito ad entrare nel territorio messicano dopo aver abbattuto il recinto sul lato guatemalteco e aver attraversato il fiume Suchiate. Infatti, la frontiera sud ha vissuto una mattinata ad alta tensione quando migliaia di persone hanno infranto le barriere della polizia a Tecun Uman riuscendo ad entrare per il ponte che collega il Guatemala col Messico.

Sono migliaia di persone alla ricerca di un’esistenza migliore che i loro rispettivi paesi gli hanno proibito. In Honduras gli indici di criminalità sono altissimi, secondo dati dell’Osservatorio della Violenza tra il 2015 e il 2016 il numero solo dei femminicidi ha superato il migliaio e il 20% del Prodotti Interno Lordo del paese viene dal dinero spedito dai migranti alle famiglie. e in Salvador la violenza de las maras dilaga, il Nicaragua di Ortega non smette di mietere vittime ledendo i diritti fondamentali della sua stessa gente, e in Guatemala la mancanza di risorse economiche e gli spostamenti forzati hanno distrutto la vita di molte comunità costringendole a migrare.

Intanto a Città del Messico, il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, appoggiato dal suo omologo messicano Luis Videgaray, ha insistito su come il Messico dovesse fermare l’incontenibile folla, la cui avanguardia è nata a San Pedro Sula, considerata una delle capitali più violente del mondo. L’alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, non smentito dalle autorità messicane, dichiara che le prime richieste di rifugio sono iniziate giovedì. Richieste che si sono moltiplicate per più di 11 in cinque anni nel paese, da 1.296 nel 2013 a 14.596 nel 2017, anche se i numeri delle risposte positivi sono solo 1.907, il 13%.

Lo scontro decisivo come sempre non avviene nelle strade delle città di frontiera ma nelle stanze del potere tra i governi degli Stati Uniti, Messico, Guatemala, Honduras e il Salvador. In ballo il viaggio di migliaia di persone che non hanno alcuna intenzione di fermarsi: il fenomeno dei centroamericani in transito è esploso, diventando imprescindibile e la risposta non può essere ridotta a minacce o magniloquenze istituzionali.

La grande domanda è cosa accadrà nelle alte sfere. La carovana ha già dimostrato la sua forza oltreumana affrontando momenti difficili, come quando i migranti sono stati trattenuti in Guatemala, mentre Jimmy Morales cercava di rassicurare Trump promettendo il rientro di 2500 honduregni. La potenza della folla e la porosità del confine tra Ciudad Hidalgo (Messico) e Tecún Umán hanno fatto crollare ogni tentativo di contenimento da parte delle istituzioni messicane. Davanti a questa situazione il neoeletto presidente Manuel Lopez Obrador, anche detto AMLO, ha promesso a partire dalla sua installazione definitiva a dicembre protezione e lavoro grazie a un programma di regolarizzazione attraverso il rilascio di visti lavorativi. “Offriremo lavoro ai migranti centroamericani. È un piano che abbiamo: chi vuole lavorare nel nostro paese avrà supporto, avrà un visto di lavoro. Non vogliamo affrontare la questione con le misure di forza, ma dando opzioni, alternative” ha dichiarato in una conferenza stampa lo scorso mercoledì.

Contemporaneamente sul fronte è stato arrestato l’attivista Irineo Mujica, della ONG Pueblos Sin Fronteras, che da anni organizza le svariate carovane che transitano da una frontiera all’altra del Messico. Una detenzione arbitraria, denunciano i vari centri di diritti umani presenti nel territorio, come il Fray Matias de Cordova e Voces Mesoamericanas, che stanno pretendendo il suo immediato rilascio.

Davanti a questo flusso migratorio di ineguagliate proporzioni nella regione la politica internazionale è obbligata a prendere delle decisioni sostenibili.

Pressenza

Gas, la polacca Pgnig si accorda con società USA

pgnig-logoÈ battaglia aperta in campo energetico tra la russa Gazprom e la polacca Pgnig. Dopo gli screzi iniziati con le sanzioni europee, adesso Varsavia punta fuori dal Vecchio Continente. Il paese ha di recente avviato una forte iniziativa per rallentare i piani del Cremlino sul Nord Stream, anche appellandosi più volte contro l’Ue. Ma ora per liberarsi dalla morsa russa i polacchi fanno affidamento sull’asse con gli Stati Uniti.
La compagnia polacca ha recentemente dichiarato di aver portato a termine due accordi di fornitura di gas naturale dai progetti Calcasieu Pass e Plaquemines Venture Global. L’americana Venture Global sta sviluppando sia l’impianto di Calcasieu Pass da 10 mtpa sul Golfo del Messico sia l’impianto LNG (gas naturale liquefatto) da 20 mtpa Plaquemines sul fiume Mississippi che dovrebbe essere completato rispettivamente nel 2022 e nel 2023. Piotr Wozniak, ha annunciato di aver stipulato un accordo con la società statunitense Venture Global LNG per un periodo di 20 anni con una consegna di 2 milioni di tonnellate all’anno.
Ma non solo, poche ore fa il produttore energetico statale polacco Pgnig ha acquistato, tramite la sua filiale ad Oslo, una quota della licenza per la concessione dell’utilizzo della piattaforma continentale norvegese. Le azioni sono state acquisite dalla compagnia norvegese Equinor Energy ed hanno un valore prossimo a 200 milioni di euro. Lo ha detto la società in un comunicato stampa citato dall’agenzia “Pap”. Pgnig ha annunciato che il contratto copre l’acquisto del 30 percento delle azioni della licenza “Pl044” di Equinor Energy. L’operatore del deposito è ConocoPhillips Norway AS, mentre gli altri partner in concessione sono Total e Eni Norge.

Distrofia muscolare di Duchenne, diagnosi in ritardo

distrofia-muscolare-duchenneLa distrofia muscolare di Duchenne colpisce ogni anno circa 60-70 bambini in Italia. Si tratta di una rara malattia neuromuscolare che determina la progressiva perdita di muoversi autonomamente e riduce drammaticamente l’aspettativa di vita. Molti di questi casi vengono diagnosticati troppo tardi, precludendo ai bambini di accedere alla terapia in grado di rallentare il decorso della malattia.
Per questo PTC Therapeutics, biotech americana impegnata nella cura di pazienti con malattie genetiche e rare, ha offerto il proprio contributo incondizionato alla realizzazione del progetto nazionale PETER PaN (PEdiatria TEerritoriale e Riconoscimento Precoce Malattie Neuromuscolari, realizzato dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e presentato oggi a Roma in conferenza stampa.

La maggioranza dei casi di Duchenne viene individuato dopo i 3 anni e mezzo, ma in alcuni casi anche dopo 5-6 anni dalla comparsa dei primi sintomi. Diventa quindi fondamentale aumentare il livello di conoscenze del pediatra di famiglia, il primo specialista che deve assistere i pazienti. Il progetto si articola attraverso la realizzazione di attività formative specifiche, come corsi e seminari, per i pediatri. L’obiettivo è coinvolgere oltre 5.000 pediatri di famiglia che lavorano su tutto il territorio nazionale. Verrà, inoltre, realizzato un Position Paper ufficiale della FIMP sulle malattie neuro-muscolari che conterrà raccomandazioni utili per la pratica clinica e sarà accompagnato a materiale informativo di supporto che il medico potrà utilizzare con i genitori o gli altri caregivers del giovane paziente.

“Il pediatra di famiglia deve ricominciare a porre la giusta attenzione al problema delle malattie neuromuscolari – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. Rientrano, infatti, in quel processo di osservazione e monitoraggio del neuro sviluppo che sta diventando una parte sempre più importante della nostra professione. La malattia di Duchenne è abbastanza rara (3-4 casi ogni 100.000 abitanti) ma nel loro complesso i problemi neuro muscolari interessano oltre 20.000 bambini residenti nel nostro Paese. E il loro numero risulta in crescita. E’ dunque arrivato il momento di promuovere una più precisa cultura su patologie troppo spesso sottovalutate”.

“Siamo convinti che una azienda che si occupi di Malattie Rare debba andare ben oltre il proprio ritorno economico – ha dichiarato Riccardo Ena, Country Manager di PTC Italia – Vogliamo dimostrarlo con un impegno solido e socialmente responsabile nel cambiare il paradigma che oggi sembra associare il concetto di terapia al solo farmaco, quando invece “terapia” deve significare la presa in carico globale del paziente. La scelta di sostenere il progetto della FIMP va in questa direzione: dare un’opportunità di diagnosi precoce a tutti i pazienti affetti da Malattie Neuromuscolari vuol dire garantire una presa in carico rapida, e quindi far guadagnare tempo di vita, indipendentemente dalla terapia farmacologica.”

“Oggi grazie alla ricerca medico scientifica iniziano ad essere disponibili nuove terapie specifiche – aggiunge il dott. Mattia Doria, Segretario Nazionale delle Attività scientifiche ed etiche della FIMP-I dati a disposizione dimostrano che queste possono migliorare la traiettoria evolutiva della malattia riducendo l’impatto sulla qualità della vita dei giovani pazienti e ritardando l’esito fatale. Tutto ciò a patto che tali terapie vengano iniziate quanto prima possibile, ovvero prima che il danno muscolare sia troppo avanzato. Noi pediatri di famiglia, quindi, ci sentiamo chiamati a migliorare ancora le nostre competenze nel riconoscimento precoce delle malattie neuro-muscolari. A differenza di altre patologie rare il riconoscimento non è troppo difficile. Con il progetto PETER PaN vogliamo sensibilizzare i pediatri di famiglia a prestare la giusta attenzione ad alcune condizioni e caratteristiche motorie, anche del bambino molto piccolo, che potrebbero rappresentare un segnale di allarme.”

Le patologie rare sono oltre 7.000 diversi disturbi e nella grande maggioranza dei casi hanno un’origine genetica. Colpiscono in totale oltre due milioni di italiani e il 70% dei pazienti sono bambini e adolescenti. “Sono malattie estremamente complesse e in Italia esistono centri di riferimento che sono all’avanguardia nel mondo – prosegue il prof. Carlo Minetti, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Miologia ed esperto di distrofie muscolari dell’Istituto G. Gaslini e dell’Università di Genova -. L’individuazione di queste patologie è soprattutto, da sempre, un compito del pediatra di famiglia. Nel caso specifico della distrofia di Duchenne se riusciamo ad anticipare le diagnosi e quindi anche la presa in carico del paziente possiamo ottenere esiti positivi, rallentando l’evoluzione della malattia per dei bimbi che sono altrimenti destinati, prima o poi, a perdere gradualmente la loro forza dei muscoli”. “Mio figlio da 28 anni è affetto da distrofia di Duchenne – sottolinea Filippo Buccella, fondatore dell’associazione di pazienti Parent Project ONLUS -. Come genitore conosco quindi molto bene le complessità e le difficoltà che determina nella vita di tutti i giorni questa patologia neuromuscolare. Siamo lieti che i pediatri di famiglia italiani siano scesi in campo con questo importate progetto educazionale. Auspichiamo che questa iniziativa possa far accendere i riflettori su un grave problema di salute di cui si parla ancora troppo poco”.

“PETER PaN un progetto etico oltre che scientifico a cui noi della FIMP teniamo particolarmente – conclude il Presidente Biasci -. Le distrofie muscolari, infatti, impattano fortemente sia sulla vita del singolo malato che sul resto della sua famiglia. Come Società Scientifica siamo convinti che per salvaguardare la salute di bambini e adolescenti alla prese con malattie molto gravi e complesse sia necessario un lavoro di squadra. Proprio per questo ringraziamo la PTC Therapeutics per aver reso possibile questa importante iniziativa che per la prima volta verrà condotta in tutta la Penisola”.

Informazioni sulla Distrofia Muscolare di Duchenne

Dominante nei maschi, la distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è una malattia genetica rara e fatale che provoca una progressiva debolezza muscolare fin dalla prima infanzia e porta alla morte prematura intorno ai 20 anni a causa di insufficienza cardiaca e respiratoria. È una patologia muscolare progressiva causata dalla mancanza di distrofina funzionale. La distrofina è fondamentale per la stabilità strutturale di tutti i muscoli, inclusi i muscoli scheletrici, il diaframma e il cuore. I pazienti con DMD possono perdere la capacità di camminare fin dall’età di dieci anni, seguita dalla perdita dell’uso delle braccia. Successivamente, i pazienti con DMD vanno incontro a complicanze polmonari potenzialmente letali, che richiedono la necessità di supporto alla ventilazione e complicanze cardiache nella tarda adolescenza e intorno ai venti anni.

Maggiori informazioni sui segni e sintomi della DMD sono disponibili su: www.duchenneandyou.com

Informazioni su PTC Therapeutics, Inc.

PTC è una società biofarmaceutica globale a guida scientifica, incentrata sulla scoperta, lo sviluppo e la commercializzazione di farmaci clinicamente differenziati che forniscono benefici a pazienti con Malattie Rare. Fondata 20 anni fa, PTC Therapeutics ha lanciato con successo due prodotti per Malattie Rare e ha una dimensione commerciale globale. Questo successo è il fondamento che guida gli investimenti in una solida pipeline di farmaci innovativi e la nostra missione è di fornire accesso ai migliori trattamenti terapeutici per i pazienti che hanno esigenze mediche ancora insoddisfatte.

“La Vendemmia” a Roma tra negozi e degustazioni

vendemmia romaDal 15 al 20 ottobre il centro storico della capitale farà da cornice alla manifestazione che coniuga i marchi nazionali e internazionali del lusso con l’eccellenza dei vini.
“Dopo il successo della scorsa prima edizione torna bigger & better l’evento nato dagli omonimi format parigino e milanese, afferma l’ideatore e promoter Andrea Amoruso Manzari, per concretizzare l’unione vincente tra le boutique del lusso e i vini più prestigiosi al mondo, sinergia virtuosa turismo-lusso nel nome del made in Italy di alta qualità. L’idea, nata da La Vendemmia di Parigi a Montmartre è stata importata a Milano nove anni fa da Montenapoleone District e l’anno scorso l’abbiamo estesa a Roma, in una staffetta che testimonia come la capitale e la città dell’Expo possano promuovere il marchio Italia, dando al settore retail un supporto per incrementare le vendite offrendo le stesse opportunità a tutte le boutique aderenti. Non è la Notte Bianca, ma un evento a inviti per un flusso turistico qualificato”.
In collaborazione con l’Associazione di Via Condotti, La Vendemmia dalle 19,30 alle 22,30 soddisferà le esigenze di visitatori italiani e stranieri nell’ambito di moda, cultura e lusso tra Via Condotti, Piazza di Spagna, Via Borgognona, Largo Goldoni e Piazza San Lorenzo in Lucina. Sono le vie del centro storico vocate a far vivere esperienze esclusive grazie al genio creativo che si esprime nelle forme d’arte contemporanee quali la moda e la ristorazione, nei negozi che aprono le loro vetrine nei palazzi rinascimentali tra gli atelier degli artisti.
Il successo dell’anno scorso ha portato il 99% delle boutique a aderire nuovamente ed ha stimolato gli organizzatori a puntare anche su una più forte partecipazione internazionale, grazie agli hotel di lusso coinvolti e ad una mailing list targettizzata.
“Far vivere il territorio in forma accessibile e fruibile incentivando cultura, turismo e qualità è l’obiettivo che ci lega allo spirito de La Vendemmia, ha sostenuto Sabrina Alfonsi presidente del Municipio I di Roma durante la conferenza stampa di presentazione, e la valorizzazione delle aree del centro storico è un incentivo a migliorare la nostra immagine agli occhi del turista straniero”.
Nelle oltre 60 boutique e nelle cantine indipendenti si troveranno le 100 etichette italiane che hanno avuto più di 93 punti per dieci anni consecutivi.
Partner è anche la Fondazione Italia-Cina che nell’ambito della manifestazione presenterà un distillato di cereali (frumento e sorgo) simbolo in Cina di convivialità e buon auspicio, ricavato da una ricetta millenaria e ancora nuovo nel panorama alcolico italiano.
Un’app, disponibile sia nella versione iOs che Android, consentirà ai visitatori di navigare sul proprio smartphone durante il percorso, col dettaglio dei partecipanti e dei servizi associati agli eventi.
Giovedì 18 i possessori di VIP Pass e i clienti invitati dagli store aderenti potranno partecipare a cocktail party e degustazioni di vini; gli Hotel 5 stelle Lusso allestiranno lounge VLE dedicate ai clienti che verranno accompagnati per un private drink nelle boutique secondo tour creati su misura. Gli invitati degli sponsor godranno di un fast track per accesso e potranno dialogare direttamente con il CEO del brand presente in boutique.
Venerdì 19 e sabato 20 i Brand offriranno servizi ad personam, tra cui: drink di benvenuto, Sales assistant dedicato, consegna degli acquisti in hotel o presso l’abitazione, apertura straordinaria su richiesta.
Su prenotazione, da lunedì 15 a sabato 20 i ristoranti più illustri proporranno a prezzi fissi (pranzo € 35,00, cena € 60,00) il proprio “Menu Vendemmia” con una selezione di piatti tradizionali rivisitati in chiave moderna e comprensivo di un bicchiere di vino.
Su prenotazione e a pagamento, i possessori del VIP Pass potranno visitare le cantine del Lazio e degustare i vini di alcune Tenute. Potranno, inoltre, effettuare una visita privata esclusiva a quattro dimore storiche, luoghi ricchi di cultura dove sarà possibile accedere anche alle loro cantine vinicole per degustazioni personalizzate.
Tra gli eventi speciali anche una Cena di gala placée il 17 e un Luxury Brand cocktail per gli addetti il 19 ottobre.

Tania Turnaturi

“Strisce di stelle”, raccolta di racconti di Dario Lo Scalzo

stelleAlla libreria Feltrinelli di Viale Libia, a Roma, è stata presentata “Strisce di stelle”, di Dario Lo Scalzo, giornalista, scrittore e videomaker, redattore dell’ agenzia stampa internazionale “Pressenza” , collaboratore della tv svizzera italiana RSI. Una raccolta di racconti (Firenze, Multimage ed., 2018) che – ha rilevato la giornalista e scrittrice Susanna Schimperna – “vuole ricordarci che ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa, ogni giorno, per rendere migliore il mondo; cercando di cambiare situazioni anche minime che, in realtà, hanno sempre una loro importanza”. Lo fa, l’ Autore, con una serie di racconti che, muovendo da una visione di base nonviolenta, olistica, umanistica, affrontano temi come guerra e pace, ambiente, inquinamento, migrazioni, diritti e doveri dell’ uomo, evoluzione dei costumi sessuali.

“Questo libro di Dario Lo Scalzo – ha sottolineato il prof. Foad Aodi, medico fisiatra, presidente dell’ AMSI, Associazione Medici di origine Straniera in Italia, e del movimento internazionale e interprofessionale “Uniti per Unire – è in piena sintonia con i fini che da sempre perseguono le nostre associazioni: e cioè anzitutto il dialogo interreligioso e interculturale, e un approccio ai problemi politico-sociali in chiave nonviolenta e solidaristica, volta a valorizzare lo scambio internazionale di esperienze e conoscenze nella medicina e in tutte le altre professioni. E’ per questo che, a nome dell’ Ufficio di Presidenza di “Uniti per Unire”, conferisco a Dario lo Scalzo la nomina di socio onorario di Uniti per Unire: al cui interno abbiamo appena costituito un apposito “Dipartimento Scrittori”. Visto il contributo dei più di 25 scrittori aderenti al movimento U. x U. e l’ importanza della scrittura come mezzo di dialogo e conoscenza interculturale e interreligioso, e come cura per la crisi sociale e le guerre tra i poveri, basate sui pregiudizi e sulla paura della diversità”, conclude Aodi nvitando tutti ad investire nella lettura e nella conoscenza della diversità e delle altre civiltà.

Foto_Dario“Questa presentazione del mio libro – aggiunge Dario Lo Scalzo – dimostra come siano ancora in tanti a credere nei valori del rispetto, della solidarietà e della dignità umana. E’ stato un incontro con la partecipazione di quasi 100 persone, che rincuora e dà un forte segnale di speranza, e sostegno all ‘affermazione dei diritti umani. Un libro come questo, che non parla contro qualcuno ma prova ad indicare costruttivamente le vie dell’ amore e del risveglio spirituale, trova il consenso di chi crede proprio in una trasformazione sociale sulla strada della nonviolenza. E accolgo così con fierezza la nomina, da parte del Prof. Aodi, a membro di Uniti per Unire”:
“L’ iniziativa di creare un dipartimento interamente dedicato agli scrittori , all ’interno del movimento Uniti per Unire”, commenta Nicola Lofoco, giornalista, portavoce nazionale di U.x U., “è senz’altro positiva . Tutti coloro che si sono cimentati nell’ opera della scrittura possono dare un positivo contributo intellettuale all’ interno del movimento, da anni impegnato nel sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come la solidarietà tra i popoli, il rispetto dei diritti umani e il dialogo inter-religioso. Accolgo quindi con gioia la proposta del presidente Aodi di esserne coordinatore nazionale “.
“Gli scrittori- aggiunge Salameh Ashour, portavoce della Comunità palestinese in italia, coordinatore del Dipartimento Dialogo interreligioso delle Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia – devono sempre esprimere quella che è l’anima e la cultura d’un popolo: portando i lettori a riflettere sui temi fondamentali della vita e della società. Altrimenti, la letteratura diventa vuota esercitazione, o al massimo narcisistica esternazione della psicologia dell’ autore”.

Fabrizio Federici