Sanità, 500mila i medici stranieri in Europa

medicoNegli ultimi 5 anni sono cresciute del 30% le richieste dei professionisti della sanità italiani (medici, farmacisti, infermieri, fisioterapisti, psicologi e odontoiatri) di recarsi a lavorare all’ estero; e sono aumentate del 40% le richieste di lavoro dall’ estero per i professionisti della sanità italiani e di origine straniera lavoranti in Italia. La maggior parte di queste richieste di lavoro arriva da Paesi UE (Belgio, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra), e da Svizzera, Europa dell’ Est (Russia, Albania, Romania), Paesi arabi (Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Libia) e sudamericani (Ecuador, Brasile, Colombia). Numerose, poi, le richieste di sostegno umanitario e sanitario provenienti dai Paesi africani e dai Paesi arabi in stato di conflitto, come Siria, Iraq, Yemen e Libia.

Sono queste le statistiche riportate dalla Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea – UMEM, dall’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e dal Movimento Internazionale “Uniti per Unire”: sviluppate insieme alla rete dei professionisti della sanità aderenti a queste realtà, e operanti in tutti Paesi Euromediterranei.

Anche sui giovani, UMEM, AMSI e Uniti per Unire riportano nuovi dati: negli ultimi 5 anni, la maggior parte degli studenti di medicina d’ origine straniera provenienti dai Paesi arabi, africani, asiatici, dall’ India e dal Sud America si è recata in prevalenza nei Paesi dell’Est (Russia, Albania, Moldavia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Romania, Polonia, Slovacchia): per studiare, per motivi economici e per l’ assenza del numero chiuso (come avveniva in Italia, Germania e Francia negli anni ’80). In questi Paesi, infatti, i corsi di Laurea sono meno costosi e sempre più disponibili in lingua inglese.

Per quanto riguarda l’Italia, oggi un numero crescente di studenti italiani sceglie la strada della laurea o della specializzazione da conseguire all’estero, per poi far ritorno in Italia facendosi riconoscere il titolo di studio. Grazie alla libera mobilità dei professionisti della sanità che abbiano conseguito un titolo di Laurea Europeo, riconosciuto in tutti i Paesi Ue, si registra una migrazione continua di questi professionisti in tutta Europa: che causa in alcuni Paesi delle carenze, e in altri, invece, un sovraffollamento di personale medico sanitario, col problema comune della mancanza di conoscenza della lingua, della cultura e delle leggi del Paese scelto dai professionisti. Questo è stato, ad esempio, il caso della Germania, del Belgio e della Svizzera: che ha causato non pochi episodi di disagio ai pazienti, cui spesso han fatto seguito denunce sporte contro i medici.

Foad Aodi, in qualità di Fondatore di AMSI, Presidente di UMEM, membro della Commissione Salute Globale della FNOMCeO, chiarisce al riguardo: “Sicuramente l’immigrazione dei professionisti della sanità nell’ area euromediterranea è cambiata notevolmente rispetto agli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, a causa della situazione geo-politica e dei conflitti in corso in alcuni Paesi del Medio Oriente, dell’Africa, del Sud America e nei Paesi dell’Est. Dopo la caduta del muro di Berlino e dopo la delusione del “sogno” delle Primavere Arabe, tanti medici, provenienti dai Paesi dell’Est e arabi, si son recati a lavorare in Germania (è il caso dei siriani), in Francia( professionisti in prevalenza nordafricani, provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia), in Belgio (professionisti europei di varie nazionalità), in Scozia e Inghilterra. Stando alle statistiche che abbiamo riportato recentemente – prosegue Aodi – e che contano 62 mila professionisti della sanità d’ origine straniera esercitanti in Italia (di cui 18 mila medici), la situazione dell’integrazione in Italia è ottimale, e c’è una buona collaborazione tra i professionisti d’ origine straniera e i colleghi italiani. In Europa, secondo le nostre statistiche, ci sono più di 500 mila medici stranieri: 400 mila sono fissi e 100 mila sono in continua mobilità. Proponiamo quindi all’ Unione Europea d’ effettuare un monitoraggio continuo delle esigenze del mercato del lavoro nell’ ambito sanità, condotto Paese per Paese: per evitare i casi di sovraffollamento o di carenza di personale medico sanitario e, al tempo stesso, contrastare il problema della fuga dei cervelli. Chiediamo, inoltre, d’ incentivare corsi di lingua, di cultura e di legislazione del Paese scelto per i professionisti della sanità; nella tutela del diritto alla salute universale e nell’ottica d’ una sanità globale e multiculturale, contrastando il fenomeno della medicina “difensiva” ( quel fenomeno, cioè, tipico dei Paesi industrializzati, che porta molti pazienti ad avere scarsa fiducia nei medici, e molti medici ad affidarsi sempre piu’ – per timore di ricevere denunce – a compagnie assicurative e a studi legali, con enorme incremento della spesa in questi settori, N.d.R.) che spesso lede il rapporto di fiducia tra medico e paziente”.

Fabrizio Federici

Dalle “radio libere” alla giungla del web

radio aliceIl 28 Luglio 1976 è un giorno epocale per la radiofonia e l’informazione libera italiana. Proprio in questo giorno, la sentenza 202 della corte costituzionale dichiara l’illegittimità delle norme che impedivano la nascita di radio private. In particolare si sfalda la regolamentazione predisposta dalla legge 103/1975, che garantiva il monopolio statale sulle trasmissioni radiofoniche. L’articolo 1 infatti dichiarava che “La diffusione circolare di programmi radiofonici via etere o, su scala nazionale, via filo e di programmi televisivi via etere, o, su scala nazionale, via cavo e con qualsiasi altro mezzo costituisce, ai sensi dell’articolo 43 della Costituzione, un servizio pubblico essenziale ed a carattere di preminente interesse generale, in quanto volta ad ampliare la partecipazione dei cittadini e concorrere allo sviluppo sociale e culturale del Paese in conformità ai principi sanciti dalla Costituzione. Il servizio è pertanto riservato allo Stato”.

Gli articoli successivi proibivano qualsiasi attività correlata alla radiofonia, dall’installazione di impianti alla diffusione di programmi, persino per uso strettamente interno. Nonostante questi divieti le radio libere erano nate clandestinamente in molte città. Una delle più celebri era “Radio Milano International”, fondata nel 1975 da quattro ventenni: trasmettevano dalla cameretta di uno loro. Un preludio alla liberalizzazione che sarebbe scoppiata di lì a poco.

Il cavillo su cui facevano leva queste piccole realtà era il termine “circolare” incluso nella legge. Questa definizione lasciava spazio a innumerevoli interpretazioni ed aprì uno spiraglio per l’elusione della norma. Il monopolio riguardava infatti le trasmissioni circolari: un’antenna emittente e tanti destinatari. Quindi, in linea teorica, chi colloquiava via radio con dei destinatari prefissati non violava questi principi. Con questo escamotage nessuno poteva essere perseguito per il solo possesso di impianti radiofonici, visto che non necessariamente rappresentavano un’aperta violazione della legge.

Inoltre, già nel 1974, la Corte Costituzionale aveva permesso la trasmissione in locale via cavo, iniziando uno sdoganamento delle trasmissioni a corto raggio cablate. Anche questo contribuì alla successiva apertura da parte della corte costituzionale. Il paese stava acquisendo una nuova sensibilità verso una diffusione pluralista delle notizie e la Consulta non poteva restare a guardare. Con la sentenza in oggetto la diffusione locale libera diventa via etere, permettendo la nascita di grandi gruppi radiofonici nazionali. Questi ultimi iniziarono ad utilizzare una serie di ripetitori locali per far rimbalzare il segnale in ogni zona d’Italia, non violando i termini previsti dalla Corte (in linea teorica ogni ripetitore era una radio locale).

Da quel luglio di 41 anni anni la strada percorsa dall’informazione è stata lunga. La problematicità legata alle “radio libere” sembra ormai preistoria, in questo mondo digitale che pare non avere regole. Proprio questo è forse il problema attuale, l’assenza totale (o quasi) di regolamentazione, il passaggio da un eccesso all’altro determinato dalla capacità dell’innovazione di correre molto più rapidamente del legislatore la cui capacità predittiva, peraltro, appare fortemente appannata. Nello scorso secolo abbiamo assistito ad un eccesso legislativo sui media, mentre oggi sembrano essere lasciati alla mercé di chiunque, un libero terreno di caccia in cui i responsabili si riescono facilmente a occultare (significativa la storia del Blog di Beppe Grillo che porta il suo nome ma risponde solo di quel che porta la sua firma). L’esempio più lampante è il web, uno strumento tanto potente quanto pericoloso. Ognuno di noi può aprire un portale e diffondere notizie al mondo, con una scarsissima capacità di controllo da parte delle autorità. Non sono rari i casi in cui le informazioni più aberranti (vedasi tutte le bufale lanciate sui migranti) non possano essere attribuite al creatore, abilmente celatosi nella rete. Servirebbe certamente una via di mezzo; un punto di incontro tra l’anacronistico monopolio pre-1976 e la pericolosa (per la stessa libertà di pensiero) assenza di regole del 2017.

Federico Marcangeli
blog Fondazione Nenni

Ebree, musulmane e cristiane insieme per la pace

Moschea di al-Aqsa,Giovedì 27 luglio, centinaia di donne ebree, musulmane e cristiane si son riunite a Gerusalemme, di fronte ad Har a Bayt, in prossimità della Moschea di al-Aqsa, per manifestare a favore del dialogo. Il loro canto è diventato una preghiera comune per la pace; preghiera che ha superato la “voce della guerra”. Infatti, nonostante fossero udibili gli spari causati dagli scontri sulla limitrofa spianata dell’al-Aqsa, le donne hanno continuato a cantare; ai loro canti si son unite, in sottofondo, le voci dei muezzin. Tuttavia, oggi, a Gerusalemme lo scenario è un altro. Stando agli ultimi aggiornamenti, trentamila agenti sono stati collocati agli ingressi di Gerusalemme e della Città Vecchia: fatta esclusione delle donne, ai fedeli d’ età inferiore ai 50 anni è vietato l’accesso alla spianata delle Moschee.

“Abbiamo deciso, insieme alla giovane rappresentante del movimento Woman Wage Peace, di dare il via – con la collaborazione della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cristianinmoschea, e insieme al Movimento Uniti per Unire – a una serie di incontri che coinvolgeranno donne di diverse religioni, ebree, musulmane e cristiane, per abbattere i muri della paura e della diffidenza”: lo sottolinea con emozione la scrittrice ebrea Shazarahel, Vice Presidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa denominata #Cristianinmoschea, che ha contributo alla realizzazione della manifestazione delle donne di ieri. “Il gesto di ieri – aggiunge – segna un passo decisivo nel cammino del dialogo. Solo unite possiamo contrastare la paura, la guerra e la violenza, riscoprendo e valorizzando i tesori che le nostre religioni hanno in comune”.

“Non dobbiamo mai perdere la speranza e non dobbiamo mai fermarci dinnanzi agli ostacoli e ai muri, come quello del divieto di accesso ad un luogo sacro”, aggiunge .Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di #Cristianinmoschea (la confederazione nata, a dicembre scorso, dallo sviluppo dell’iniziativa che, a settembre, vide la partecipazione di migliaia di italiani alle funzioni religiose nelle moschee, dopo un’ estate punteggiata di attentati, da Nizza in poi, N.d.R.).

La nostra missione, quella del dialogo e della conoscenza oltre i confini, si rafforza giorno dopo giorno grazie al contributo dei nostri movimenti, delle Confederazioni e delle comunità aderenti, che portano avanti il nostro messaggio in tutti i continenti. Credo inoltre – prosegue il Presidente – che le donne possano avere un ruolo decisivo in questa “missione oltre gli ostacoli”; in particolare, le #ledonnedeldialogo ebree, musulmane e cristiane e di altre confessioni possono dare una grande lezione alla politica, che è in ritardo rispetto al corso degli eventi di sangue, e si trova in difficoltà a riprendere un processo di pace che porti a una una soluzione duratura. Ringrazio sinceramente Shazarahel per la sua forza e per il suo nobile e costante impegno. Siamo la dimostrazione concreta, io come palestinese, lei come scrittrice ebrea, insieme a tutti quanti ci sostengono al di là della loro religione e del loro Paese di provenienza, che il dialogo esiste e si rafforza quando camminiamo su un binario che parte dal popolo, lontano dalla politica e dalla diplomazia internazionale.

Auspichiamo che dopo la decisione di rimuovere i metal detector e – come speriamo – anche le telecamere all’ingresso dell’al-Aqsa, si riprenda al più presto il processo di pace: sperando che sia possibile arrivare ad una soluzione a due Stati, convivendo in pace e in serenità, senza paura e senza odio, religioso o razziale”, conclude Aodi. Annunciando che si recherà di persona, questo agosto, in Terra Santa, dove si unirà alla Shazarahel per organizzare nuove iniziative targate Uniti per Unire, Co-mai e #Cristianinmoschea, a favore della pace e del dialogo interreligioso.

Fabrizio Federici

Arte e religione si confrontano ad Assisi

assisiMercoledì  2 agosto, al Palazzo del Comune di Assisi, artisti provenienti da varie regioni d’Italia (Umbria, Lazio, Emilia Romagna) e dalla Russia parteciperanno a una manifestazione di grande valore religioso e civile: dedicata al rapporto tra arte, spiritualità e fede cristiana. Nel giorno del Perdono, la storica indulgenza plenaria concessa nel luglio del 1216, da papa Onorio III, appunto per ogni 2 agosto, su esplicita richiesta di San Francesco d’Assisi (che l’aveva proposta al Pontefice per ogni uomo sinceramente pentito delle sue colpe), l’associazione di volontariato “San Pio da Pietrelcina Onlus”, l’associazione culturale “Tota Pulchra” e l’International Spiritual Center SOSYY, insieme al Comune di Assisi e col patrocinio della provincia di Perugia, hanno organizzato un singolare incontro tra artisti e Chiesa cattolica. Che, da un lato, rientra pienamente nella tradizione di Assisi come storico centro di dialogo interreligioso (da S. Francesco, appunto, ad Aldo Capitini, il filosofo nonviolento e liberalsocialista, amico di Carlo Rosselli e del Mahatma Gandhi, inventore, nel 1961, delle “Marce della pace” Perugia-Assisi; sino al grande incontro mondiale tra le religioni voluto da Papa Wotyla ad ottobre 1986). Dall’altro, prosegue un rapporto dialettico tra fede cattolica e arte d’ origini antichissime, ma ripreso specialmente dai Papi del ‘900.
Nella Sala della Conciliazione del Palazzo comunale, il 2 agosto alle 11,l’ing. Stefania Proietti, sindaco di Assisi, Monsignor Jean-Marie Gervais, Presidente dell’Associazione “Tota Pulchra”, Sergio Marinacci, Segretario Nazionale dell’ Associazione San Pio da Pietrelcina Onlus, e Cesare Fussone, Presidente dell’International Spiritual Center SOSJJ, spiegheranno al pubblico e alla stampa lo spirito e gli scopi di questa manifestazione.
“L’arte non deve scartare niente e nessuno.Come la Misericordia”: questo è il messaggio centrale lanciato da Papa Francesco col libro ” La mia idea di arte”, pubblicato nel 2015 da Mondadori ed Edizioni Musei Vaticani (e ultimamente “tradotto” anche in documentario): e già presente nella sua seconda enciclica, pubblicata a giugno 2015, “Laudato si”. Un messaggio di  rifiuto della “cultura dello scarto”, tra i frutti peggiori del materialismo consumistico giunto al parossismo nelle società contemporanee, sino a “scartare” addirittura gli esseri umani; e un terreno su cui si possono creare importanti convergenze tra cattolici e laici, movimento socialista in primo luogo.
Su questa visione cristiana ed estetica del Pontefice si soffermerà  l’ Arch. Antonio Lunghi, Sindaco emerito di Assisi e Consigliere nazionale dell’ Associazione San Pio da Pietrelcina. Mentre gli artisti presenti, coordinati da   Luciano Lepri, critico d’arte e Accademico d’ Onore dell’ Accademia di Belle Arti di Perugia, con le loro opere “dialogheranno a distanza” col Papa: Diana Iaconetti  interpreterà  brani tratti proprio  da questo  libro del Pontefice, e  il  “Pensiero a Francesco di Assisi” di Nuccia Martire, poetessa e scrittrice. Mario Tarroni, artista ferrarese e direttore artistico di “Tota Pulchra”, leggerà la risposta dell’ Associazione all’invito di Papa Francesco.
“L’ ‘arte – sottolinea Tarroni –  deve essere uno strumento di evangelizzazione, col quale possiamo condividere ogni cosa con gli ultimi. Su questo principio, pienamente in linea col pensiero del Pontefice,  prese avvio l’esperienza di “Tota Pulchra” l’ 8 maggio 2016: la nostra associazione vuole onorare la bellezza dell’arte, in quanto manifestazione della Luce Divina nelle potenzialità dell’uomo (nata dall’ incontro tra Monsignor Jean-Marie Gervais, del Capitolo Vaticano, e appunto Tarroni, “Tota Pulchra” ha lo scopo di promuovere l’arte, valorizzando gli artisti, organizzando e promuovendo eventi, di rilievo nazionale e internazionale,  anche insieme ad altri enti e associazioni, N.d.R.). Sensibilizzare i cuori ed esortarli a prender parte a un esperimento collettivo d’ emancipazione sociale, centrato appunto sulla valorizzazione dell’arte:  questo   il messaggio che “Tota Pulchra” vuole trasmettere”, conclude Tarroni, che a febbraio ha consegnato a Papa Francesco il suo progetto sull’arte e i più poveri dal titolo “Coloriamo San Pietro”, centrato sull’idea d’un secondo Rinascimento, che valorizzi  anche l’arte degli “scartati”.
A seguire, Veronica Piraccini, artista romana e docente di pittura  presso l’Accademia delle Belle Arti, presenterà la sua opera “Dall’ impronta di Gesù”, nata da contatto diretto con la Sindone, e realizzata mediante la tecnica della  pittura dalla particolare proprietà impercettibile di apparire e scomparire, denominata e inventata dall’artista stessa.

     Anche Natalia Tsarkova, la pittrice ufficiale dei Pontefici, renderà pubblica la sua opera “Il Pastore Misericordioso”, immagine emblema dell’Anno Giubilare dedicata a Papa Francesco. Inoltre, la Tsarkova presenterà il suo libro-fiaba “Il mistero di un piccolo stagno”. Per questa “Festa del Perdono” del 2 agosto, l’artista ha voluto fare un gesto significativo  dedicando il ricavato delle vendite del libro all’ assistenza   ai bambini ciechi.

Francesca Capitini,  importante artista umbra, illustrerà la sua opera dedicata a “San Francesco”. Cesare Poderosi presenterà invece il progetto per il restauro della Madonna votiva di Case Sparse, area di Norcia  fortemente danneggiata dal terremoto del 2016. Antonello Scarano, attore romano, si esibirà col brano “Tra spiritualità e romanticismo”. In ultimo, Maheya Collins, artista di fama internazionale, canterà le note di “Madre Teresa”; e sarà  presentato al pubblico il volume “Benedetto XVI. L’arte è una porta verso l’Infinito. Teologia Estetica per un Nuovo Rinascimento”, curato da monsignor  Gervais e Alessandro Notarnicola (Fabrizio Fabbri editore e Ars Illuminandi, 2017).
Fabrizio Federici

Cern. Sviluppi della Fabbrica dei ‘Neutrini’

A Ginevra, nei laboratori del CERN (Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare) venne realizzata, nell’anno 2008,la prima grande macchina utile per la fisica delle particelle subatomiche del 21esimo secolo. Appunto il cosiddetto LHC, cerncioè il Large Hadeon Collider. Con esso si vuole arrivare a svelare il cuore stesso della natura, mediante apparati sperimentali sempre più complessi ed imponenti, fino a raggiungere un futuro di”acceleratori di particelle” che potrebbero condurci alla scoperta delle origini dell’universo. Quanto ottenuto ha richiesto tecnologie informatiche avanzate, impiegate dalla fisica delle alte energie. Un esempio è quello della nascita presso il CERN, nell’anno 1989. dell’ormai famoso WWW, cioè del Word Wide Web inventato dal fisico Tim Berners-Lee per utilizzare il linguaggio ipertestuale al fine di condividere agevolmente le informazioni necessarie al lavoro della fabbrica delle particelle e poi esteso in tutto il mondo da Internet e suoi derivati telematici. La natura contiene forze fondamentali tra loro interagenti:la gravitazionale,responsabile dell’attrazione tra le masse; l’elettromagnetica, responsabile dell’attrazione o repulsione del legame tra le cariche elettriche; la forte, responsabile del legame di protoni e neutroni all’interno dei nuclei atomici; ed infine la debole, responsabile dei decadimenti radioattivi. Gli acceleratori di particelle, quale il gigantesco protosincrotone del CERN, consentono di immagazzinare e far raggiungere energie elevate a particelle di vario genere, costringendole a seguire una traiettoria data,per essere poi impegnate come “proiettili” contro bersagli fissi o altre particelle. Aumentando l’energia crescerà anche la velocità delle particelle, fino al limite della velocità della luce, cioè di circa 300mila chilometri al secondo. Questo assunto sembra vacillare in base alle notizie diffuse dal CERN sulla traiettoria e la velocità dei “neutrini” che da Ginevra hanno raggiunto nel sottosuolo, il Gran Sasso d’Italia. Cioè i 732 chilometri di tragitto sotterraneo dei neutrini sarebbero stati percorsi alla velocità di poco superiore a quella della luce. Da allora ci stiamo occupando per un meditato responso scientifico sulla velocità dei suddetti neutrini: i neutrini sparati dal CERN verso il Gran Sasso procedono alla velocità della luce che resta un limite, non superabile, almeno per adesso. Nelle viscere del Gran Sasso si svolge un gigantesco esperimento, denominato OPERA, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Su OPERA vengono inviati dal CERN dei fasci di neutrini con una durata temporale di pochi nanosecondi. Arrivano in un batter di ciglia. Finalmente al 25esimo Congresso di Fisica Nucleare a Kioto, Giappone, finisce definitivamente l’illusione di aver trovato una “nuova fisica”. La ripetizione dell’esperimento effettuato dal Giappone con un nuovo fascio di neutrini arrivato da Ginevra ci mette in tutta sicurezza e confermano che la velocità della luce non viene superata. Sui neutrini è stata scoperta una nuova modalità di oscillazione. È stata confermata l’oscillazione dei neutrini del fascio sparato dal CERN al Gran Sasso. Alla scoperta dell’oscillazione dei neutrini nell’anno 2015 è stato attribuito il premio Nobel per la Fisica dell’Accademia si Svezia a Takaaki Kajita e ad Arthur B.McDonald per il loro contributo alla scoperta del fenomeno dell’oscillazione dei neutrini e del fatto che queste particelle elementari hanno massa, con gli esperimenti Super-Kamiokande e Sudbury Neutrino Observatory. La Lunga storia del neutrino è un esempio tipico del modo di procedere della ricerca scientifica,in cui un risultato sperimentale inspiegabile porta alla formulazione di una teoria che a sua volta permette di ottenere nuovi risultati sperimentali.

Manfredi Villani

Gerusalemme. Co-mai: rispetto per i luoghi sacri

metaldetector“Siamo profondamente addolorati e preoccupati per la catena di scontri, per i morti e, stando alle fonte mediche locali in contatto diretto con le Co-mai, gli oltre 500 feriti a Gerusalemme e in Cisgiordania”: così Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di CRISTIANINMOSCHEA, commenta la situazione drammatica in atto dopo la decisione del Governo Israeliano d’installare i metal detector all’ ingresso del terzo luogo sacro dell’Islam, la Moschea al-Aqsa di Gerusalemme (ad Amman, capitale della Giordania, inoltre, in una sparatoria nell’ ambasciata israeliana, scatenata da un giovane estremista giordano, sono rimasti uccisi due cittadini giordani, e un israeliano gravemente ferito).

Grazie a una telefonata tra il premier israeliano Netanyahu e il re di Giordania Abdallah, sembra ora .vicina un’ intesa che prevede, in parallelo, la rimozione dei metal detector dalla Spianata delle Moschee (ci saranno, però, telecamere di sorveglianza), e il ritorno in Israele dell’ agente di sicurezza coinvolto nell’ incidente di Amman).

I fatti di Gerusalemme han scatenato manifestazioni in tutti i Paesi arabi e nelle capitali europee, da parte di arabi e musulmani, a sostegno della Moschea, per difenderne l’ indipendenza e rivendicarne la dignità (Al-Aqsa rappresenta, infatti, un luogo di culto storico di grande importanza, non solo per i palestinesi, ma per tutto il mondo arabo e musulmano). “Non è con la provocazione e la limitazione dell’ingresso alla Moschea di al-Aqsa – prosegue Aodi – che si supera la guerra tra palestinesi e israeliani; anzi in questo modo si rallenta quel processo di pace tanto auspicato da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, fatta esclusione degli estremisti e dei terroristi. I conflitti potranno allentarsi solo con una soluzione pacifica, che deve essere portata avanti dalla diplomazia internazionale, favorendo la costituzione di due Stati (E’ la formula “Un territorio, due Stati”: da decenni base ufficiale delle trattative israelo-palestinesi, sin dagli accordi di Oslo e di Washington del 1992- ’93, N.d.R.). Auspichiamo quindi che il Governo Israeliano faccia un passo indietro, decidendo d’ eliminare veramente i metal detector per far cessare le manifestazioni in Medio Oriente e in Europa da parte delle comunità palestinesi, arabe e musulmane.

Siamo con Papa Francesco, che condanna qualsiasi atto disumano che minacci la pace nel mondo (“Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”, ha detto il Pontefice a proposito di Gerusalemme, al termine dell’Angelus di domenica 23 luglio, N. d. R.).

“Stiamo correndo un grosso rischio”, conclude Aodi: quello d’ una mobilitazione PalestineseArabaMusulmana nel mondo per la liberazione e l’indipendenza di al-Aqsa, che potrebbe portare a una quarta intifada. Non possiamo rimanere passivi e ci appelliamo ai Governi chiedendo loro di lavorare insieme al mondo arabo per accelerare questa pace. Perché non è solo una pace tra israeliani e palestinesi, è la pace di tutta l’umanità”.

Fabrizio Federici

Arriva l’App per connettersi gratis: WiFi Italia.it

wifiNell’era della globalizzazione finalmente l’Italia si adegua dotandosi – da oggi – di una App in grado di connettersi gratuitamente alle rete wifi libera e diffusa – si auspica – su tutto il territorio nazionale.
Per ora si comincia dalle maggiori città: Trento, Roma, Milano, Firenze. Voluto fortemente dal ministero dello sviluppo economico, il wi-fi libero garantirà una democratizzazione della visibilità per chiunque voglia affacciarsi alla rete. Soprattutto, assicurerà libero ingresso non solo agli italiani ma anche ai turisti, capaci così di orientarsi nei propri tour, facendo crescere turismo e cultura.
Inoltre l’applicazione fornirà una serie di dati anonimi, ma importantissimi, per comprendere i comportamenti e le preferenze degli utenti e customizzare al meglio i servizi offerti.
Si può accedere alla #App solo previa installazione e registrazione, agganciandosi alle reti di volta in volta disponibili. Senza dover ogni volta cercare le reti in una determinata zona ed, eventualmente, identificarsi attraverso i codici di protezione che ciascuna rete privata possiede. È auspicabile che vengano creati molti nuovi punti di accesso che saranno posizionati nelle vicinanze di luoghi del turismo e della cultura. L’accesso alla rete avverrà in modalità automatica. Un bel passo avanti, per il Belpaese.

Alessia Chinellato

I limiti del capitalismo contemporaneo

capitalismo“Ripensare il capitalismo” è un volume collettivo, edito a cura Mariana Mazzucato e Michael Jacobs, i quali nel capitolo introduttivo spiegano le ragioni del perché l’attuale modo capitalistico di produrre andrebbe ripensato. A loro parere, tali ragioni sarebbero riconducibili, innanzitutto, al fatto che la Grande Recessione, scoppiata nel 2007/2008, avrebbe esposto il “capitalismo occidentale” al rischio di un crollo irreversibilmente e, in secondo luogo, al fatto, non meno importante del primo, che la maggioranza degli economisti non avrebbe capito che cosa in realtà sia successo; accuse,quelle della Mazzucato e di Jacobs, sostanzialmente condivisibili, sebbene meritino qualche precisazione sul piano della validità della teoria che sinora ha giustificato e spiegato il modo di funzionare delle economie capitalistiche.
Il libro, per esplicita affermazione della Mazzucato e di Jacobs, illustra le cause contingenti della crisi nella quale il capitalismo sarebbe incorso con l’inizio della Grande Recessione del 2007/2008; in connessione con questo evento, per i due economisti le “economie capitaliste del mondo sviluppato” si sono rivelate “profondamente disfunzionali”, e benché alcune di esse “siano riuscite a tornare a galla”, sia pure stentatamente e in modo instabile, le loro “prospettive di crescita” sono rimaste estremamente incerte. Tuttavia, i due curatori del libro tengono a precisare che la crisi non è scoppiata a “ciel sereno”, in quanto, già prima che essa si manifestasse in modo conclamato, il livello di benessere delle popolazioni dei Paesi industrializzati aveva preso a crescere stentatamente, le disuguaglianze distributive erano cresciute secondo ritmi che l’umanità riteneva d’essersi lasciati definitivamente alle spalle, mentre erano di molto peggiorare le pressioni ambientali, ponendo in pericolo il deterioramento della prosperità mondiale.
A seguito della perseveranza dei trend appena indicati, la capacità di comprendere il funzionamento dei sistemi economici moderni e di prevederne i possibili sbocchi futuri ha presentato, per i due curatori, notevoli deficit interpretativi di ciò che è poi accaduto alla fine del decennio scorso. La crisi, in particolare la sua componente finanziaria, – affermano i due curatori – “è stata uno shock così grande […], non solo perché pochissimi economisti sono riusciti a prevederla, ma anche perché, nel decennio precedente, tutti sembravano ormai convinti che il policymaking fosse riuscito, essenzialmente, a risolvere il problema di fondo del ciclo economico”, radicando nell’immaginario collettivo il convincimento che le “grandi depressioni” fossero entrate a fare parte dell’”archeologia” economica”. La “confusione” seguita al precipitare della crisi ha spinto gli economisti, soprattutto all’interno dell’Unione Europea, a ritenere la “ricetta ortodossa” del rigore di bilancio (taglio della spesa pubblica, per ridurre il deficit di bilancio corrente e con esso abbassamento del livello del debito pubblico) fosse stata di per sé sufficiente a rimettere in equilibrio le economie capitalistiche destabilizzate.
L’esperienza seguita alla recessione del 2007/2008 ha mostrato che quella “ricetta ortodossa del rigore di bilancio” non era più idonea ad assicurare terapie adeguate per rimuovere le cause dell’instabilità di funzionamento delle economie. Ciò perché, secondo la tesi contenuta nel libro curato dalla Mazzucato e da Jacobs, i deficit della teoria economica, e quelli degli interventi normativi ad essa collegati, hanno cessato di offrire una conoscenza realistica circa il funzionamento delle istituzioni capitalistiche, nonché principi validi ai fini della formulazione di politiche d’intervento adeguate per la rimozione degli esiti indesiderati dell’instabilità economica. Per fare fronte ai deficit conoscitivi e normativi nel campo economico, si impone perciò la necessità di “una visione molto più chiara di come funziona il capitalismo moderno”, al fine di affrontare efficacemente e con maggiori probabilità di successo la soluzione dei problemi posti dal verificarsi delle crisi economiche moderne.
Per capire dove si annidano le cause dei deficit teorici e normativi della scienza economica, a parere della Mazzucato e di Jacobs, occorre analizzare le cause del “crack finanziario” del 2007/2008; ciò perché tali cause permettono di “mettere a nudo” le debolezze di fondo che si annidano nella struttura dei mercati, in particolare di quelli finanziari. La crisi finanziaria, a parere dei due curatori del libro, avrebbe “portato alla luce una verità scomoda”; ovvero, avrebbe portato in evidenza che quello ortodosso della teoria economica non è più “un modello adeguato per comprendere il funzionamento del capitalismo; esso idealizza le sue istituzioni, per cui queste mancano di rappresentare molti degli aspetti fondamentali della realtà economica, considerandoli per lo più “come delle ‘imperfezioni’”, ovvero come elementi di disturbo, invece che come loro caratteristiche strutturali e sistemiche.
Le economie capitalistiche – affermano Mazzucato e Jacobs – “non sono astrazioni teoriche, ma sistemi complessi e dinamici, saldamente radicati in società specifiche oltre che in contesti ambientali governati da leggi biofisiche”. Ciò significa che, per comprendere come funzionano i moderni sistemi economici, occorre disporre di un approccio alla realtà economica “molto più ricco” di quello ortodosso; occorre, in altri termini, ripensare quest’ultimo modello, tenendo conto soprattutto di alcune “intuizioni fondamentali”.
Innanzitutto, bisogna acquisire una descrizione più realistica dei mercati e delle imprese; a tal fine, si impone una riconsiderazione del concetto di concorrenza, che tenga conto del fatto che alcuni mercati hanno una struttura oligopolistica, “caratterizzata da economie di scala ed ‘effetti a rete’ che portano alla concentrazione e favoriscono gli operatori già presenti sul mercato”. In secondo luogo, bisogna tenere presente che la “forza trainante della crescita economica e dello sviluppo sono gli investimenti, sia pubblici che privati, nell’innovazione tecnologica e organizzativa”. Infine, occorre che sia definitivamente riconosciuto il ruolo positivo del settore pubblico, la cui funzione risulta insostituibile nel processo di “creazione di valore economico”, che va considerato un risultato collettivo.
Da quest’ultimo punto di vista, va soprattutto tenuto presente che le attività produttive non creano ricchezza senza fruire dei servizi sociali forniti dallo Stato, quali la formazione delle forza lavoro, i servizi sociali, la sicurezza, le infrastrutture, e tanto altro ancora. Tutto ciò concorre a chiarire quanto sia infondata l’affermazione, spesso ricorrente, secondo cui solo il settore privato creerebbe nuova ricchezza, mentre i servizi pubblici, finanziati dai contribuenti, ne causerebbero solo il consumo. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è infatti il risultato di una co-produzione derivante “dall’interazione di operatori pubblici e privati”, entrambi modellati – affermano Mazzucato e Jacobs – “da condizioni sociali e ambientali più ampie, che a loro volta contribuiscono a modellare”. Proprio perché la spesa dello Stato è fondamentale nel processo di co-produzione del PIL, le politiche di austerità che ne impongono il contenimento ed il “taglio” si sono rivelate fallimentari, nel tentativo di contenere gli esiti negativi della recente Grande Recessione; queste politiche, infatti, come dimostra il saggio “Il fallimento dell’austerità: ripensare le politiche di bilancio” di Stephanie Kelton (contenuto nel libro), non hanno sortito effetti positivi, in quanto sono risultate peggiori del male che avrebbero dovuto rimuovere; esse hanno concorso, ad esempio, come tutti hanno potuto constatare nel caso dell’Italia, a peggiorare, anziché a migliorare, il rapporto debito/PIL, considerato dai sostenitori della primazia degli operatori privati la causa prima della instabilità economica.
Riguardo al debito dello Stato, la Kelton ricorda che l’insegnamento ortodosso, ancora prevalente, della teoria economia assume il disavanzo pubblico come un “insieme composto di due fattori, S (la spesa pubblica) e T (gli introiti delle tasse), legati prevalentemente a scelte politiche discrezionali”. Inoltre, lo stesso insegnamento ortodosso, per via della natura discrezionale sia della spesa pubblica che delle tasse, induce a pensare che un eventuale indebitamento pubblico, causato da un disavanzo del bilancio dello Stato, valga a sottrarre risorse finanziarie ai privati; ciò in quanto il risparmio verrebbe così, com’è d’uso dire nella letteratura economica, “spiazzato” verso forme d’investimento meno redditizie di quelle che sarebbero scelte direttamente dai risparmiatori privati. In realtà, come viene sottolineato dalla Kelton, questa interpretazione va completamente capovolta, perché i disavanzi pubblici costituiscono un flusso di fondi che incrementa le attività finanziarie nette a disposizione degli operatori privati; i disavanzi pubblici, perciò, non sono altro che la “registrazione contabile” delle eccedenze finanziarie registrate nel settore privato. Pertanto, i disavanzi pubblici, approvvigionando di disponibilità finanziarie gli operatori privati, consentono agli stessi operatori di poter affrontare meglio le eventuali situazioni di crisi.
Ciò è quanto è accaduto, dopo lo scoppio della Grande Recessione, all’interno di quei Paesi il cui settore pubblico, rifornendo il settore privato in crisi delle risorse finanziare di cui necessitava, gli ha consentito di tornare alla sua consueta condizione di equilibrio finanziario, “arrestando lo smottamento delle produzione e dell’occupazione”. Il contrario è accaduto all’interno di quei Paesi che, come l’Italia, hanno scelto la via dell’austerità, giustificandola con la tesi infondata secondo la quale i disavanzi pubblici gravano psicologicamente sugli operatori del settore privato sino ad indurli a reagire contro la prodigalità dello Stato risparmiando di più, cioè investendo meno, “in previsione di un inevitabile aumento futuro dell’onere fiscale”.
Tra l’altro, i disavanzi pubblici maturati a seguito dell’attuazione di politiche monetarie d’ispirazione keynesiana affievoliscono i difetti più evidenti del capitalismo, consentendo il conseguimento di livelli occupativi e di condizioni distributive della ricchezza e del reddito che rendono possibile il suo stabile funzionamento. Le politiche economiche d’ispirazione keynesiana hanno permesso, quando sono state attuate, di migliorare la condizione umana, in quanto i loro contenuti venivano determinati “in relazione agli esiti sociali ed economici” desiderati e non sulla base di “miopi considerazioni contabili”, così come il severo ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha solitamente sempre preteso facessero durante gli anni più difficili della Grande Depressione i Paesi membri dell’Unione Europea.
Per correggere le disfunzioni del capitalismo, i responsabili della formulazione delle politiche economiche,non dovrebbero, perciò, “mai puntare – afferma la Kelton – a un risultato contabile specifico, perché il bilancio non è un fine in sé”; esso deve essere usato come uno strumento “per realizzare obiettivi generali mirati ad innalzare il tenore di vita e favorire una distribuzione più equa del reddito”; in altre parole, ciò cui le politiche pubbliche dovrebbero essere sempre orientate non è il perseguimento dell’equilibrio del bilancio pubblico, ma l’equilibrio delle economie dei singoli sistemi sociali.
Tornando alla tesi che occorre ripensare il capitalismo sulla base delle considerazioni richiamate, Mazzucato e Jacobs sostengono che la teoria economica dovrebbe essere integrata in modo da poterla utilizzare, non per giustificare le politiche economiche finalizzate a correggere i cosiddetti fallimenti di mercato, ma per giustificare soprattutto la natura collettiva del processo di produzione del PIL, nonché l’equa distribuzione del suo valore economico.
Il capitalismo occidentale, concludono i due curatori del libro, negli ultimi decenni non sta funzionando bene, perché le politiche economiche, ispirate ad un pensiero economico ortodosso carente sul piano esplicativo, si sono rivelate inidonee a conservarlo in condizioni di funzionamento stabile; per arrivare alla stabilità, sarà necessario “modificare alla radice” la spiegazione del come “funziona il capitalismo”, per derivare dal nuovo pensiero economico politiche pubbliche in grado di “contribuire a creare e modellare un futuro economico diverso”.
Sul piano dei deficit esplicativi della teoria economica, va tenuto presente che alla insufficiente comprensione del modo di funzionare del capitalismo non è estranea l’assiomatizzazione della teoria economica tradizionale; questa è stata realizzata per spiegare e valutare i fatti economici dal punto di vista esclusivamente privatistico, sulla base dell’assunto che, quando la valutazione di un fatto economico fosse stata “positiva” per un singolo componente del sistema sociale, lo fosse anche per tutti gli altri; mentre il settore pubblico è sempre stato considerato una presenza incomoda, per cui si è radicato nel tempo il convincimento che lo Stato avrebbe governato bene, solo quando avesse governato poco.
A quanto precede, va anche aggiunto che, nel suo sviluppo, la teoria economica tradizionale ha privilegiato il momento del rigore analitico, al prezzo della scomparsa della sua dipendenza dalla storia e della sua estraniazione da tutti quegli elementi storici che il suo progredire logico-formale ha trasformato progressivamente in “dati”.
In tal modo, il sempre più frequente uso acritico dei paradigmi della teoria economica tradizionale ha portato i microeconomisti ad essere esposti al pericolo, indicato da Karl Raimund Popper, di perdere ogni credibilità professionale, in quanto vittime della peggiore ideologia che porta a ritenere che una valutazione astratta delle cose sia anche concreta. La professione non disinteressata di questa ideologia è forse la causa prima delle disfunzioni del capitalismo moderno.

Gianfranco Sabattini

L’Outer Space Treaty:
50 anni, e li dimostra!

astronauti-eseguono-Il 10 Ottobre 1967 entrava in vigore il “Trattato sui principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico compresa la Luna e gli altri corpi celesti”, anche detto “Trattato sullo spazio extra-atmosferico” (Outer Space Treaty in inglese). È il trattato internazionale che costituisce la struttura giuridica di base del diritto internazionale aerospaziale. Aperto alla sottoscrizione dai tre paesi depositari — Stati Uniti, Regno Unito, ed Unione Sovietica — ad oggi il trattato è stato firmato e ratificato da 107 paesi, mentre altri 23 paesi l’hanno sottoscritto ma non ancora ratificato.

Tra i principi base, il divieto agli stati firmatari di collocare armi nucleari od ogni altro genere di armi di distruzione di massa nell’orbita terrestre, sulla Luna o su altri corpi celesti, o, comunque, stazionarli nello spazio extra-atmosferico. Il trattato consente l’utilizzo della Luna e degli altri corpi celesti esclusivamente per scopi pacifici, e ne proibisce invece espressamente l’uso per effettuare test su armi di qualunque genere, condurre manovre militari, o stabilire basi, installazioni o fortificazioni militari.

Il trattato, inoltre, e qui entriamo in un’area di interesse crescente ai giorni nostri, proibisce espressamente agli stati firmatari di rivendicare risorse poste nello spazio, quali la Luna, un pianeta o altro corpo celeste, poiché considerate “patrimonio comune dell’umanità”: l’articolo 2 del trattato afferma, infatti, che “lo spazio extra-atmosferico non è soggetto ad appropriazione nazionale né rivendicandone di sovranità, né occupandolo, né con ogni altro mezzo”. Il trattato proibisce di fatto ogni diritto di proprietà privata nello spazio, allo stesso modo in cui il diritto del mare impedisce a chiunque l’appropriazione del mare.

L’unico punto del trattato in cui si considerano attività condotte da enti non-governativi nello spazio extra-atmosferico, inclusa la Luna e altri corpi celesti, precisa che qualsiasi attività è soggetta all’autorizzazione ed alla continua supervisione da parte dello stato di appartenenza firmatario del trattato e che gli stati firmatari saranno responsabili, a livello internazionale, per le attività spaziali nazionali condotte sia dagli enti governativi che da quelli non-governativi.

Pensando all’epoca in cui è stato concepito, gli anni ’60 del secolo scorso, non ci dobbiamo meravigliare che il trattato consideri quasi esclusivamente gli stati, trascurando quasi completamente le imprese private ed i cittadini. Ma questa normativa si può considerare sufficiente oggi, nell’epoca che vede l’abbattimento del costo del trasporto terra orbita? Inoltre, mi aspetterei come minimo che un sistema di diritto spaziale proibisse l’abbandono di rottami e rifiuti in orbita, considerata da tutti come un’enorme discarica, di cui ci si può totalmente disinteressare… Ma i redattori del trattato sono stati ben attenti, nel 1967, a non scrivere norme che potessero allora suonare “fantascientifiche”!

E, del resto, chiunque si accingesse oggi all’opera meritoria di ripulire l’orbita dai rifiuti, incorrerebbe probabilmente in guai legali, visto che il trattato non comprende una norma simile a quella che, nel diritto marittimo, stabilisce il diritto di proprietà per chiunque recuperi un relitto potenzialmente pericoloso per la navigazione.

Considerando la negazione della proprietà privata nello spazio extra-atmosferico, compresa la Luna e gli altri corpi celesti, e considerando la forte spinta odierna all’espansione delle attività civili, industriali e commerciali in genere, nelle aree suddette, è più che urgente mettere mano, possibilmente sotto l’egida delle Nazioni Unite, a tutta la normativa, con l’obiettivo di ricavarne un sistema legale consistente e coerente, che permetta alle imprese private, consorzi di ricerca ed esplorazione a fini commerciali, di muoversi nello spazio extra-atmosferico attenendosi a criteri largamente condivisi e rispettosi delle libertà e dei diritti riconosciuti per le attività civili condotte sul suolo e nelle acque terrestri. Fra le normative più urgenti, l’estensione allo spazio esterno dei diritti umani, così come riconosciuti e codificati dalle Nazioni Unite. Fra i diritti umani si deve considerare il diritto allo sviluppo, riconosciuto dalle Nazioni Unite, come motivazione generale e parte integrante di un programma globale di espansione civile nello spazio esterno. (Si veda la Risoluzione sul Diritto allo Sviluppo dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite 41/128 del 4 dicembre 1986). Si dovrebbero garantire la salvaguardia e la protezione della vita e della salute umana e, in generale, la garanzia e la salvaguardia delle condizioni di vita civili, nell’ambiente dello spazio esterno. Il che comporta un’immediata assunzione prioritaria di responsabilità, da parte delle agenzie spaziali e gli enti di ricerca, per quanto riguarda la protezione dalle radiazioni cosmiche, la gravità artificiale e la creazione di ecosistemi artificiali, per riprodurre l’indispensabile ambiente vegetale e faunistico nelle infrastrutture spaziali. Si dovrebbe descrivere ed adottare un concetto di “Libertà dello Spazio”, derivato dal diritto marittimo terrestre (“Libertà dei mari”), e dal diritto dell’aviazione commerciale (“Libertà dell’aria”). Il sistema di diritto spaziale dovrebbe fornire le regole basilari per lo sviluppo di un libero mercato nello spazio esterno, nel pieno rispetto dei diritti umani e delle relative leggi. Si dovrebbe quindi regolamentare lo sfruttamento delle risorse extraterrestri, come le materie prime asteroidee e planetarie, da parte dell’industria privata, ed anche definire le condizioni di rivendicazione ed aggiudicazione di porzioni di suolo extraterrestre, da parte di soggetti privati, cosa che il trattato attualmente in vigore invece proibisce. Si dovrebbe definire la quota soglia (limite dell’atmosfera? Suborbitale? Orbita bassa?), dove terminano i cieli nazionali ed inizia il regime di giurisdizione internazionale dello Spazio Esterno. Il Diritto Spaziale dovrebbe stabilire norme severe per la pulizia e la sicurezza orbitale, sollecitando al contempo la costruzione di una piattaforma internazionale per la rimozione, la mitigazione ed il riutilizzo dei rottami e dei detriti spaziali, che attualmente minacciano l’integrità delle attività orbitali. Si dovrebbe definire una normativa del diritto al recupero e proprietà di relitti e rottami spaziali abbandonati in orbita. Come indirizzo generale a breve e medio termine, l’ONU dovrebbe raccomandare, promuovere e sostenere l’intesa e la collaborazione internazionale tra le agenzie, in particolare l’unificazione degli sforzi per il rapido sviluppo di insediamenti e dell’infrastruttura industriale nello spazio Geo-Lunare e per l’ulteriore esplorazione verso Marte ed i pianeti esterni.

Il prossimo 10 Ottobre, si terrà a Roma, con il patrocinio dell’Agenzia Spaziale Europea, una conferenza di celebrazione del 50mo anniversario dell’Outer Space Treaty. La conferenza ha l’obiettivo di sollecitare il nostro governo a svolgere una decisa iniziativa verso le Nazioni Unite e tutte le istituzioni competenti, per la definizione ed il varo di un sistema di diritto spaziale.

Il giorno 17 Luglio si terrà a Fino Mornasco (Como), presso la sede di D ORBIT un incontro organizzato da Space Renaissance Italia, dove si discuterà, tra l’altro, di questo tema. L’agenda dell’incontro prevede anche un concerto del SoulSight Duo, con Elena Cecconi al flauto e Domenico Ermirio al violoncello.

Collegamenti:

Il testo completo dell’Outer Space Treaty: http://www.unoosa.org/pdf/gares/ARES_21_2222E.pdf

La Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite 41/128 del 4 dicembre 1986 sul diritto allo sviluppo: http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-sul-diritto-allo-sviluppo-1986/33

Invito e programma dell’incontro del 17 luglio: http://spacerenaissance.it/incontro-di-space-renaissance-italia-17-luglio-2017/

Elena Cecconi, flautista di fama mondiale: www.elenacecconi.it

Adriano Autino

Quei servizi sociali che tolgono i figli alle famiglie

In un concitato incontro i servizi sociali impongono l’allontanamento dalla famiglia: non siete genitori degni! CCDU: denunciamo la superficialità di certe soluzioni psichiatriche; se fossero poveri, avrebbero perso il bambino.

WCENTER 0XGMABTEKD 20061201 - ROMA - POL : ADOZIONI: CAMBIA LA CAI, FAMIGLIE PIU' PROTAGONISTE. IN CDM MODIFICHE REGOLAMENTO COMMISSIONE ADOZIONI INTERNAZIONALI. Mamma e papa' fanno la ''sedia del Papa'' per la loro figlioletta in un'immagine d'archivio del 13 Agosto 1996. Problemi con l'ente? Ritardi di informazioni? Insoddisfatti dei contatti dall'estero? D'ora in avanti, i potenziali genitori potranno non essere piu' passivi ed impotenti di fronte alle lunghe e complesse procedure dell'adozione internazionale: hanno un referente a cui denunciare e segnalare inefficienze. Col nuovo regolamento approvato oggi in prima lettura dal Consiglio dei ministri, la Commissione per le adozioni internazionali (Cai) ha il compito di esaminare e accogliere segnalazioni ed istanze non solo dai Tribunali e dagli enti ma anche dalle associazioni e dalle coppie. Altra novita' significativa del regolamento e' l'allargamento dell'organismo all'associazionismo familiare. MAURIZIO BRAMBATTI-ARCHIVIO / ANSA / PAL

Alcuni giorni fa una famiglia disperata ha contattato il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus perché i servizi sociali territoriali volevano imporre il collocamento del figlio dodicenne in una comunità. Secondo quanto sostenuto dalla famiglia e confermato poi dalla documentazione, il figlio rifiutava da mesi di frequentare la scuola a causa di ripetuti episodi di bullismo cui era stato soggetto. I genitori avevano aderito a tutte le prescrizioni e percorsi terapeutici proposti, ma il bambino continuava a rifiutarsi di andare a scuola. Nel recente incontro i Servizi Sociali, pur senza elementi oggettivi a sostegno della loro tesi, avrebbero scaricato sui genitori tutte le colpe delle difficoltà del figlio. Hanno anche sostenuto la necessità del collocamento in una comunità residenziale, senza peraltro fornire alcuna reale dimostrazione dell’utilità di tale proposta.

I genitori erano affranti sia per la possibile perdita del figlio sia perché si rendevano conto che questo ulteriore trauma avrebbe potuto danneggiare la sua salute. Si sono sentiti impotenti di fronte alle decisioni dei Servizi Sociali anche per il modo, non certo amichevole a dire della famiglia, con cui sono state comunicate.

Fortunatamente hanno trovato un bravo avvocato che, anche su suggerimento del Comitato, ha trovato un bravo consulente. Il consulente, dopo aver visto il bambino, a seguito di una breve ma approfondita analisi del caso, ha individuato subito gli errori commessi e l’ha preso in carico. Il bambino ora si sta riprendendo e dopo le vacanze tornerà certamente a scuola. Nel frattempo l’avvocato ha mandato una comunicazione ai servizi, e la famiglia ha informato i Servizi Sociali dell’intervento del Comitato. Pare che per ora i servizi si siano ritirati e non stiano più insistendo su una proposta talmente invasiva.

“Se la famiglia fosse stata povera, il bambino sarebbe finito in una casa famiglia.” Sostiene Paolo Roat Responsabile Nazionale Tutela Minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus. “Grazie all’intervento tempestivo di professionisti validi ed esperti si è potuto evitare questo trauma al bambino. Ma le famiglie povere non hanno scampo. Questi allontanamenti facili, a mio avviso, nascono dall’affidarsi acriticamente alle teorie e protocolli tipici della psichiatria istituzionale e coercitiva. In alcuni ambiti psichiatrici questo comportamento è normale. Gli psichiatri che non riescono ad aiutare una persona e quindi a volte usano la forza (TSO) per imporre le loro «terapie», causando nuovo degrado. Lo stesso schema è all’opera anche in certi dipartimenti di tutela dei minori: si cerca di aiutare la famiglia e/o il bambino, a volte per pregiudizi e incompetenza si fallisce, si finisce quindi per incolpare la famiglia e si ricorre all’uso di strumenti coercitivi. La psichiatria non è in grado di produrre diagnosi oggettive, basate su test probanti: per questo dovrebbe essere rimossa dall’ambito della giustizia minorile si potrà porre fine a questi abusi.”

Purtroppo il pericolo non è ancora scampato. La famiglia, infatti, paga lo scotto del pregiudizio derivante da un precedente errore che non è ancora stato sanato. Nel 2013, a causa di presunti problemi con il figlio maggiore (ora maggiorenne) e nonostante tali criticità fossero state completamente chiarite e corrette, il Tribunale aveva disposto l’affidamento di entrambi i figli ai Servizi Sociali per l’instabilità della madre come riferito dai Servizi Sociali. La limitazione della responsabilità genitoriale pare essere una misura eccessiva per dei semplici problemi di salute di uno dei genitori senza alcun indicatore di pericolosità. Tale decisione del Tribunale potrebbe integrare la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare secondo l’articolo 8 della Convenzione di Roma per la tutela dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali. Agli atti non risulta alcuna documentazione d’instabilità materna, e non si sa da dove nasca questa informazione: la famiglia ci assicura che la mamma non ha mai sofferto di problemi psichici.

Dato che in pratica i figli rimanevano a casa, i genitori hanno accettato a malincuore di lasciar entrare i servizi nella loro vita e di essere controllati da loro. Ma ora, anche in virtù di tale affidamento, se i genitori rifiutassero la comunità, i servizi potrebbero chiedere al Tribunale di inserire il bambino coattivamente in struttura. Sembra che dopo l’intervento del consulente le acque si siano calmate, ma la famiglia ancora non dorme sonni tranquilli.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus