Sanità verso lo sciopero nazionale il 23 febbraio

Sanità-tagli-posti letto-ospedali“In mancanza della convocazione per aprire le trattative contrattuali, sarà sciopero nazionale il 23 febbraio anticipato da una serie di iniziative che saranno attuate a partire dal 12 febbraio”. L’ultimatum dei medici, veterinari e dirigenti sanitari è stato lanciato da tutte le sigle sindacali in rappresentanza di 150 mila professionisti che chiedono di “sbloccare finalmente l’apertura della trattativa per il rinnovo del contratto 2016-2018”.

In particolare, si alzano i toni della protesta con “la richiesta di incontro urgente al Ministro della Funzione pubblica in quanto organo politico che deve vigilare sull’attività dell’Aran; denuncia alle Procure della Repubblica per omissione di atti di ufficio rispetto alla sentenza della Corte Costituzionale del luglio 2015 che ha stabilito lo sblocco dei contratti; presidio alla sede Aran il 15 febbraio; assemblee il 22 febbraio in tutte le Aziende Sanitarie; sciopero nazionale di 24 ore il 23 febbraio”.

“La decisione di spostare la data dello sciopero dall’8 e 9 al 23 febbraio – chiarisce una nota congiunta di Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, Fvm Federazione Veterinari e Medici, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Cisl Medici, Fesmed, Anpo-Ascoti, Fials Medici, Uil Fpl Coordinamento Nazionale delle Aree contrattuali medica, veterinaria sanitaria – è stata dettata solo dal senso di responsabilità che ci lega soprattutto ai nostri pazienti ai quali non vogliamo procurare ulteriori disagi. Non è più possibile continuare a negare a migliaia di professionisti in barba alla Costituzione il diritto a contrattare le condizioni che regolano il proprio lavoro”, concludono.

Lo sciopero, afferma il segretario del Nursing-up, Antonio De Palma, “porterà al blocco di attività degli ospedali e delle sale operatorie”. Secondo gli infermieri, infatti, “la misura è colma: ora noi infermieri siamo stanchi di aspettare – dichiara De Palma – vogliamo riprenderci la nostra dignità di lavoratori che si traduce in un’adeguata retribuzione e riconoscimento, condizioni degne di una società civile”. Tra le richieste, lo sblocco del turnover “per dire basta alla fuga dei cervelli e all’emigrazione dei giovani infermieri che vanno all’estero a portare competenze e professionalità che non vengono riconosciute in Italia”. I sindacati dicono anche “basta ai tagli lineari delle dotazioni organiche, al demansionamento dei professionisti sanitari e alle pretese di deroghe indiscriminate alle ore di riposo giornaliere e al riposo settimanale”. Gli infermieri attivi nel Ssn, ricordano i sindacati, sono circa 250 mila, e oltre 50 mila sono quelli iscritti alle due organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo sciopero, dopo un fallito tentativo di riconciliazione al ministero del Lavoro con la controparte pubblica.

Migranti, questi sconosciuti. Il campo di accoglienza

In giro per Ventimiglia. La visita al campo di accoglienza

Terza parte
di Eleonora Persico

Sbarcati a Pozzallo (Rg) 162 migranti di cui 146 uomini, tre donne e 13 minori, 12 agosto 2016. Erano stati recuperati nel Canale di Sicilia da un barcone in difficoltà dalla nave di 'Medici senza Frontiere' Topaz Responder. ANSA/UFFICIO STAMPA CROCE ROSSA ITALIANA-YARA NARDI +++EDITORIAL USE ONLY - NO SALES+++

Facendo qualche domanda veniamo a sapere che i ragazzi respinti dalla Francia, perché di ragazzi si tratta, non si arrendono mai e cercano in tutti i modi di attraversare la frontiera. La forza della sopravvivenza supera qualsiasi barriera. In molti si ritrovano di fronte alla Chiesa di Sant’Antonio. Qui il parroco, aiuta uno, aiuta un altro, alla fine aveva messo su una comunità, che poi è stata sgombrata in quanto i migranti andavano a dormire sul greto del fiume e si era creato un problema di ordine pubblico, oltre che una situazione di rischio in caso di esondazione. Permangono in molti su un piazzale adiacente. Parlano, si confrontano, passeggiano. Famiglie non ne vediamo. Ci viene detto che ci sono, ma non tante. Soprattutto eritree. Notiamo dei ragazzi molto scuri di pelle. Provengono dal cuore dell’Africa, Mali, Sudan, Ghana, Etiopia, Eritrea, ma anche Pakistan. La convivenza è pacifica.

Proseguendo lungo la strada assistiamo ad un momento di vera integrazione. Si aspetta insieme il sollevamento della sbarra di un passaggio al livello. Non c’è paura, non c’è pregiudizio. Fianco al fianco si guarda passare il treno regionale. Ognuno pare immerso nei propri sogni.

Apprendiamo anche che ci sono state diverse morti e alcuni investimenti, specialmente nella zona francese. E’ accaduto che un giovane migrante è morto folgorato perché era salito proprio sopra al treno e si era attaccato ai condotti elettrici.

I migranti arrivano al confine pieni di speranza , ma quanto dura questa speranza?.

Quando comincia a cedereallora iniziano a bere, qualcuno comincia a delinquere: qualche scippo, qualche furto nei negozi, si picchiano tra di loro. Il problema è sostenerli nel momento in cui hanno ancora la speranza. Anche perché, il bere diventa un vero problema, come per molti dei nostri giovani, con la differenza che loro reggono meno l’alcool e hanno molto più da esternare Anche la stazione è un posto in cui si ritrovano. Prima si era creato un vero raduno che poi è stato spostato verso fuori perché troppo numeroso.

In giro per la città incontriamo diverse macchine della Polizia, anche dei punti mobili. Si sente la presenza delle forze dell’ordine sul territorio. Si vede. La gente è molto tranquilla soprattutto per questo.

La visita al Campo di accoglienza Roia

Ci avviciniamo al Campo Roia, la cui gestione è affidata alla Croce Rossa, e un ispettore della Polizia di Frontiera ci spiega che anche loro sono all’interno del campo, insieme ai Carabinieri, all’Esercito, alla Guardia di Finanza. Un lavoro in collaborazione con il Ministero degli Interni. Sembra proprio che negli anni l’impegno della Polizia di Frontiera, in prima linea rispetto al problema dell’immigrazione, abbia favorito la costruzione di un tessuto sociale che faccia da contenimento alla situazione.                                                  

Ci viene dato il permesso di visitare il Campo. Sono presenti solo uomini. Le donne vengono sistemate altrove.  A nessuno viene negato un pasto caldo, l’uso dei servizi igienici, un letto e una coperta. Pare infatti che anche durante l’estate i migranti abbiano continuato a chiedere coperte. Una media di 6/7 giorni di permanenza e quindi un riciclo continuo. Nuovi flussi costantemente in arrivo. Anche famiglie.

Vediamo moduli abitativi con sei letti, aria condizionata. Area mensa attrezzata con somministrazione di pasti caldi, bagni, un’area medica, anche spazi ricreativi che possano favorire l’alleggerimento delle tensioni. Quasi 500 persone durante l’estate. Vediamo una fila lunghissima per il pasto. Dovranno aspettare un po’ per mangiare, ma l’attesa non li spaventa. Salutiamo il personale della Croce Rossa addetto alla cucina.

Ci fermiamo al Posto di Polizia situato all’ingresso del campo. Qua c’è la Spaid, dove praticamente si prendono le impronte. Qua vengono fatti i rilievi fotodattiloscopici.

Ci intratteniamo a parlare con un ragazzo del Sudan, che non conosce l’italiano, come quasi la totalità degli immigrati. Interloquendo con lui in francese abbiamo appreso che ha frequentato la scuola fino a quello che corrisponde alla nostra secondaria di I grado.  Ha detto di voler andare in Francia. Non dice altro. Non risponde sull’eventuale prospettiva di un lavoro.

La maggior parte di questi ragazzi ha un livello culturale basso, o comunque non adeguato ai parametri del mondo occidentale. Viene da chiedersi: – Il diritto allo studio non ha valore universale? Una prospettiva di formazione e istruzione sicuramente andrebbe ad integrare le nostre società di competenze espresse con una veste nuova e originale, promuovendo ulteriori opportunità di sviluppo e di evoluzione cognitiva dell’essere umano. Quando saremo pronti a raccogliere una simile sfida? Quando saremo pronti a favorire la vera integrazione?

 Migranti… non solo numeri!

Un’esperienza di formazione psicologica rivolta alla Polizia di Frontiera

Terza parte                                                                                                                              

Dott. Luzi, abbiamo parlato di una formazione che parte dalla strada, all’esperienza soggettiva, che mira alla condivisione. Questa formazione potrebbe fornire delle indicazioni sulle scelte future da attuare per una migliore efficienza di tutto il servizio. Pensa che possa ambire a questo?

Questo non lo so, mi sembra molto ambizioso. Penso che questa formazione aiuti. Aiuti gli operatori a svolgere meglio il loro lavoro, che è la cosa più importante e che ci viene richiesta dalla collettività. Il metodo può essere utilizzato anche per argomenti meno operativi: la semplice ripartizione delle ferie.  Abbiamo condotto dei gruppi a Roma, dove si sono  “giocate” delle storie che scatenavano dei conflitti straordinari in un ufficio, impedendo allo stesso di poter lavorare al meglio.

E’ molto pratico. Affronta anche  vicende più semplici ma viene colto in miglior modo da quegli operatori sottoposti a condizioni di polizia molto molto critiche.

Vorrei aggiungere una cosa che ritengo fondamentale. – si inserisce il Dirigente Santacroce – E’ l’aspetto del pregiudizio rispetto all’intervento dello psicologo che forma e non mette sotto esame i poliziotti; anche perché noi parliamo di migranti in questo caso specifico, ma la  formazione che abbiamo attuato può essere utile anche nei  confronti di  uno che  sta per  essere arrestato, perché il  nostro Ufficio è  impegnato in  prima  linea  con  attività operative. Noi nel 2016, poi  le  fornirò dei dati, abbiamo anche eseguito 210 arresti.

Che tipo di crimini contrastate?

Migranti e viaggi della morte_Video

I crimini che maggiormente contrastiamo, oltre all’immigrazione clandestina e al favoreggiamento, sono tutta una serie di reati legati al falso documentale, infatti qui abbiamo degli esperti di falso documentale. Un documento che per un poliziotto comune può sembrare valido, per uno della frontiera non è così. Quindi riesce ad individuare tutti quelli che cercano di entrare o tentano di uscire dallo stato italiano con documenti falsi. Un latitante che sa di essere condannato a quattro, cinque anni di pena detentiva, si procura un documento falso e tenta di andare in Stati in cui magari non è neanche consentita l’estradizione. Il poliziotto, o la poliziotta di Frontiera, hanno l’esperienza giusta per capire che un documento è falso e quindi poi, con degli approfondimenti in banca dati, emerge la verità, gente che ha delle condanne, delle ordinanze di custodia cautelare…  poi ci sono degli aspetti legati all’immigrazione clandestina con l’arresto dei cosiddetti “passeur”, che sono questi trafficanti di uomini che tentano di fare attraversare il confine previo pagamento, anche attraverso degli atteggiamenti disumani. Ha visto il video di quel furgone con quarantadue migranti ammassati a bordo?  

Furgone carico di migranti Ventimiglia_Video

Erano quarantadue? 

Ha visto che non finivano mai di uscire? Era una fila impressionante! Poi immagini che in diversi casi i miei operatori hanno veramente salvato delle vite umane, perché cosa fanno questi criminali? Quando si vedono braccati dalla Polizia, abbandonano il carico, chiuso. Se avete notato, c’era un lucchetto all’esterno, nel video si vede, e loro non possono uscire dall’interno, sono chiusi a chiave, perché prima di farli scendere chi ha l’incarico di pagare deve fare arrivare i soldi al trafficante. Non  è che paga uno di loro che esce, chi prende i soldi li porta e  loro finché non hanno i soldi non aprono.                                          Quello che è  accaduto in   più  circostanze, ed  ecco perché  la  delicatezza  del nostro intervento, è che intervenendo il trafficante tenta  di  scappare per non essere  arrestato, abbandonando tutto e tutti. Uno degli episodi che mi è rimasto impresso è quando un furgone è  stato abbandonato in  autostrada, in salita, carico e chiuso dall’esterno.  Faceva retromarcia  su  un viadotto e la  mia pattuglia per poter contrastare il furgone ha dovuto mettere la macchina della Polizia di traverso, che è stata sfondata chiaramente, però quanto meno non ha oltrepassato il viadotto, che era alto 40 metri. Una strage, insomma!

 Vi aspettavate il suo passaggio?

Sapevamo che ci sarebbe stato un passaggio alla frontiera di numerosi migranti attraverso le attività info-investigative in corso. Abbiamo pertanto organizzato un servizio apposito con attività  tecniche in atto.

Questo dimostra che non è banale l’arresto di un trafficante di uomini, ma è una cosa complessa e delicata che porta alle volte a trovarsi di fronte a gente che all’interno del furgone ci sta da dieci, quindici ore, quindi l’approccio psicologico in  questo caso serve.

Penso che poi voi non siate un’isola felice ma vi appoggiate ad organizzazioni umanitarie presenti sul territorio.

Sì, per esempio lavoriamo in sinergia con la Croce Rossa, che si è fatta carico  della gestione del Campo Roia, o  con la Caritas, in particolare per la gestione dei minori. Abbiamo anche il supporto dei mediatori culturali per la conoscenza della lingua,  specialmente per la lingua araba. Il mediatore culturale infatti ci consente di capire alcuni aspetti di quello che ci viene detto per poter interagire.

E poi abbiamo visto uomini della Finanza, Carabinieri, Esercito…

Sì, sì, contribuiscono tutti. Finanza, Carabinieri… abbiamo a disposizione l’Esercito ai valichi di frontiera, tra cui anche quello ferroviario, che dà il suo contributo. Potremmo fare un corso anche per loro, dottor Luzi, se lei è disponibile.

Sembra che lei stia riuscendo a fare coesistere in una situazione di estrema difficoltà, da tutti i punti di vista come abbiamo visto,  sia legale e sia umano, appunto questo contrasto all’immigrazione clandestina con l’accoglienza, quindi due aspetti della stessa medaglia, quello che al livello nazionale è il sentimento comune degli Italiani, cioè il desiderio della sicurezza, l’avere una certezza, una garanzia nella sicurezza, e però anche il grande cuore degli italiani, quindi l’accoglienza. Qui abbiamo visto che non si esclude nessuno, non si nega un pasto caldo, una coperta a nessuno. Questo aspetto ci ha veramente fatto piacere.

Noi cerchiamo di gestire il fenomeno fermo restando che comunque chi è clandestino in Italia e non ha diritto all’asilo politico, piuttosto che al profilo sussidiario che viene dato a coloro che fuggono dalle guerre o che hanno dei problemi nei loro paesi, per noi deve essere in ogni caso allontanato dallo Stato. Quindi l’accoglienza va bene ma poi ogni giorno, per alleggerire la città, dobbiamo trasferire verso gli Hotspot 50/60 persone attraverso dei servizi molto complessi che necessitano di un impiego di personale abbastanza imponente. Se gli arrivi sono costanti e gli attraversamenti non ci sono, basta poco a  creare una situazione stagnante su Ventimiglia, che poi è una cittadina di circa 20mila abitanti.           

Se non avessimo fatto questo tentativo di alleggerimento, di decompressione come l’ha definito il capo della Polizia, sulla cittadina, avremmo avuto una piccola Calais. Ad arrivare a 4-5mila presenze ci vuole veramente poco. Pure se ne arrivano 100 al giorno sono 3000 al mese, giusto per fare un esempio.                            

Vi necessitano altre risorse. Di che cosa avreste bisogno?

Devo dire che ho avuto sempre la massima attenzione da parte della Direzione Centrale, della Polizia dell’immigrazione e delle Frontiere, negli ultimi anni in modo significativo. E’ stato riattivato un Ufficio di Polizia di Frontiera al valico,  con un impegno di risorse economiche per poterlo ristrutturare; abbiamo avuto l’assegnazione di nuovi mezzi, di 15 agenti in prova appena usciti dal corso che sono andati ad aumentare l’organico, ho avuto 15 uomini di rinforzo dal Reparto Mobile di Genova e 45 militari dell’Esercito. Onestamente l’attenzione da parte del Dipartimento è stata ed è massima per questo Ufficio.

Il Capo della Polizia stesso l’8 agosto dello scorso anno si è recato a Ventimiglia personalmente per incontrare la Polizia Francese, proprio nel mio ufficio. Questo dimostra una grande attenzione dei vertici della Polizia di Stato, addirittura dei vertici della Pubblica Sicurezza in generale.

Stiamo constatando di persona che il sistema sta funzionando e che abbiamo del personale estremamente valido. Forse la vastità,  l’imponenza del fenomeno, le faccio quest’ultima domanda così chiudiamo, potrebbe richiedere la modifica o l’unione di alcuni uffici che hanno competenze diverse, fare una semplificazione del lavoro, oppure non so, l’utilizzo di una tecnologia più avanzata potrebbe aiutare a smaltire tutta una serie di procedure?

Questo sta già accadendo e lo vorrei specificare. La domanda mi dà lo spunto per fare ciò.  La creazione del Settore di Ponte San Luigi è già un esempio. I respinti e i riammessi prima dovevamo portarli qua a Ventimiglia e ci sono dieci nodi di distanza, 8 km. Prenderli da San Luigi e portarli al Settore per espletare tutte le incombenze amministrative era già un motivo di criticità che con l’apertura dell’ufficio è stato superato. Pertanto è stata intuitiva questa idea di aprire e attivare un distaccamento a Ponte San Luigi. Le dirò di più. La Direzione Centrale ci ha fornito di un nuovo Identity Sistem che è l’apparecchio del fotosegnalamento, di ultima generazione, che pochissimi uffici in Italia hanno, solo gli Hotspot. Ovviamente anche in questo la tecnologia ci sta aiutando.

Arrivo di migranti a Ponte San Luigi_Ventimiglia_Video

Ci hanno fornito degli Spaid, che con una sola impronta già ci dicono se quel soggetto è già censito in Banca Dati AFIS, quindi se lo è, é inutile rifotosegnalarlo. Prima dovevamo segnalare tutti per sapere se erano identificati o no. Il lavoro perciò era decuplicato. Ci permette inoltre di conoscere se ha già un codice CUI, che è un numerino che veramente permette di identificare la persona. Ci possono dare cinquecento nomi, cinquecento alias, non ha importanza, quel codice identifica la persona inequivocabilmente. Se non deve essere fotosegnalato risparmio almeno 20’ per ognuno che moltiplicato per 200 al giorno… la tecnologia ci sta aiutando!

Certo, tante ore di lavoro, dispendio di energie, di personale in meno…

e anche la velocità nello snellire le pratiche. Questo ci aiuta molto.

Quindi stiamo in salita?

Diciamo che oramai ci siamo organizzati. Il fenomeno emergenziale è stato probabilmente nel 2015. Ci è stato un po’ diciamo catapultato addosso, siamo stati invasi da questo fenomeno e non eravamo pronti, e con tutto ciò abbiamo agito e reagito abbastanza bene. Oggi possiamo dire di essere strutturati. L’acquisizione dei locali al piano terra e gli uffici inaugurati a Ponte San Luigi sono comunque un trait d’union per gestire al meglio la nostra attività. Abbiamo migliorato la performance.

Dott. Luzi anche a lei un’ultima domanda. Pensa che questo tipo di formazione basata sulla condivisione sull’elaborazione e sull’analisi di un’operazione di polizia dal punto di vista psicologico, possa essere replicata sul territorio?

Il territorio è proprio lo sfondo ideale per questo tipo di approccio. Ventimiglia insegna. Ventimiglia ha risposto in modo straordinario, sia per l’intuizione del dott. Santacroce, sia per gli operatori che ne hanno capito subito l’importanza e l’utilità. Ne approfitto per ringraziare la Dr.ssa Ida Bonagura, Direttore del Centro Psicotecnico di Roma, che ha favorito questa iniziativa valorizzando le risorse umane interne.

Vi facciamo i complimenti per quello che state facendo. Per questo connubio che si è creato e che ha portato già i suoi risultati. Si vede che dietro questo lavoro non c’è improvvisazione, c’è un’alta professionalità, c’è un intelligence e, da quanto abbiamo appreso, c’è anche il supporto da parte dei vertici. Questo crea un percorso, non siete soli ma c’è una condivisione, una collaborazione, quindi c’è lo studio di un fenomeno che è abbastanza nuovo, abbastanza recente nel suo intensificarsi. Buon proseguimento del lavoro!

Fine terza parte

NEWS SICUREZZA  
Roma, 31 Gennaio 2018
ore 09.30
Scuola Superiore di Polizia
Seminario
“Scorte per i rimpatri. L’attitudine che misura la sicurezza”
Presenza del Capo della Polizia
Direttore Generale della Pubblica Sicurezza
Pref.  Franco Gabrielli

Puntate precedenti

Migranti, questi sconosciuti. Reportage da Ventimiglia 

Migranti, questi sconosciuti. Il progetto Methods 

Sicurezza e Difesa: dopo 9 anni contratto per 450mila

Immigrazione: Pinotti,modificare Triton,non tornare indietroNuovo contratto dopo 9 anni per 450mila donne e uomini in divisa. La firma è stata posta nella notte al ministero della Funzione pubblica. Non hanno sottoscritto il documento i Cocer di Marina Militare ed Aeronautica. Previsti aumenti intorno ai 130 euro lordi mensili più il pagamento degli arretrati. Un “giusto riconoscimento a chi garantisce la sicurezza degli italiani”, hanno commentato i ministri Marco Minniti, Roberta Pinotti e Marianna Madia in una conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi. Le cifre le ha fornite Madia, assicurando che “ci sono le condizioni per rinnovare il contratto a tutti i 3,3 milioni di dipendenti pubblici”. Si va da dai 125 euro al mese in più per le forze armate a 136 per la Guardia di finanza, 134 per i Carabinieri, 132 per la Polizia e 126 per la Polizia penitenziaria. Gli aumenti saranno a regime dal 2020 ma scatteranno subito e saranno accompagnati dal pagamento degli arretrati annuali: 556 euro per le forze di polizia e 517 per i militari.

Questo rinnovo, ha sottolineato Minniti, è “il più imponente sforzo di carattere strutturale fatto per il comparto da quando esiste. È doveroso e giusto che l’Italia sia vicino a chi in questi anni ha garantito la sicurezza delle nostre vite con sacrificio e dedizione. Bisogna dimostrarlo con atti concreti che sono giunti”. Soddisfazione è stata anche espressa dal ministro della Difesa. La firma di oggi, ha spiegato Pinotti, è “un risultato molto importante. Il Governo ha scelto di avere particolare attenzione per gli operatori della sicurezza cui abbiamo chiesto impegni eccezionali e abbiamo avuto risposte eccezionali. Ci sembrava importante quindi lavorare per dare un riconoscimento economico” al personale in divisa”.

Reazioni positive da parte dei sindacati. “Ha vinto – è il commento del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – la perseveranza e l’intelligenza dei lavoratori e dei loro sindacati. Dopo quello per gli statali, la firma del contratto per i lavoratori della sicurezza e della difesa, dopo nove anni di vacanza, è un ulteriore e positivo passo in direzione della normalità di relazioni sindacali nel settore pubblico”. Il segretario della Uil Carmelo Barbagallo ha definito il contratto “un altro importante tassello per la ricostruzione del quadro dei diritti contrattuali di cui sono stati privati, per troppi anni, milioni di lavoratori”. Per la segreteria generale della Cisl, Annamaria Furlan, è “un legittimo riconoscimento alla professionalità di migliaia di lavoratori e servitori dello Stato che si battono ogni giorno per la legalità, la difesa delle istituzioni, la sicurezza nel paese, garantendo anche la pace nelle missioni internazionali”. Critico invece il Cocer Marina, che non ha firmato. “Le cifre appostate – ha lamentato – sono state da noi subito definite insufficienti. Da subito è stato chiaro che al Governo interessava chiudere rapidamente la sola partita economica, forse per ottenere facile consenso elettorale”.

Difesa: Buemi, legittime le aspettative del personale

polizia

“In questi giorni è in atto il processo di concertazione per il rinnovo del contratto per il personale del comparto sicurezza-difesa e soccorso”, ha spiegato il senatore socialista Enrico Buemi, membro della Commissione difesa in relazione al rinnovo del contratto del comparto. “Il confronto tra la Funzione Pubblica e gli organi di rappresentanza del personale in divisa, seppur iniziato nel luglio del 2017, solo negli ultimi giorni ha avuto una forte accelerata al fine di chiudere l’accordo entro il 26 gennaio”, ha commentato Buemi.

“Da parte delle OO.SS. delle forze di polizia e dei Co.Ce.R. non sono mancate le critiche sulle tempistiche, estremamente ritardate, e le modalità di un confronto che sino ad oggi non è mai avvenuto realmente. Nei recenti incontri non si è discusso né delle risorse allocate per il rinnovo del contratto, né delle materie di competenza delle parti quanto di una piattaforma contrattuale o normativa su cui lavorare”, ha continuato il senatore socialista. “Le tabelle sommarie presentate il 17 gennaio e l’accelerazione nella trattativa imposta dal Governo hanno comportato l’adozione di una posizione di rifiuto anche sull’offerta economica della cifra di 44€ nette in media, da parte dei rappresentanti dei cittadini in divisa che hanno esplicitato le loro considerazioni in un comunicato stampa del 18 gennaio”, ha sottolineato Buemi. “Il contratto non viene rinnovato dal 2009 e alcune indennità sono ancora parametrate al 2002, pertanto la rivendicazione di provvedere ad una rivisitazione della retribuzione quanto quella di finanziare la parte normativa del contratto, oggi carente e anacronistica rispetto ad altre categorie di lavoratori, trova una piena legittimità e richiede un atteggiamento di maggiore disponibilità al confronto da parte del Governo”, ha continuato Buemi.

“Altrettanto motivata è la richiesta dell’attuazione del ruolo negoziale riconosciuto ai Co.Ce.r., dall’art. 19 legge 183/2010, in quanto, ad oggi, i rappresentanti con le stellette sono relegati a una semplice procedura di concertazione che non consente di rappresentare pienamente le esigenze del personale”, ha aggiunto Buemi. “In tale contesto, si ritiene utile l’adozione da parte del Governo di un atteggiamento complessivamente più disponibile nel ricercare la convergenza tra le parti sia nei termini della gestione del riconoscimento economico per il rinnovo del contratto, sia nell’ipotizzare una coda contrattuale successiva al fine di dare riscontro alle richieste di aggiornamento della parte normativa sia, infine, dell’impegno di finalizzare la riforma degli organi di rappresentanza del personale militare al fine di conferire il compiuto e riconosciuto ruolo negoziale”, ha concluso Buemi.

Regeni due anni dopo. Bonelli: “Serve risposta”

Giulio regeni

“A distanza di due anni dalla scomparsa di Giulio Regeni stiamo ancora lottando per conoscere la verità sull’accaduto. Si tratta di una questione per cui il Governo deve prendersi delle responsabilità e cercare con efficienza di dare una risposta ai tanti interrogativi della famiglia in primis, ma anche per le moltissime persone che in questi giorni continuano a mobilitarsi per chiedere al nostro Paese di impegnarsi per ottenere la verità”. Lo scrive in una nota Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi e tra i promotori della lista Insieme che aggiunge: “L’Italia deve utilizzare tutti i mezzi diplomatici a propria disposizione per fare chiarezza su questa triste vicenda, proprio per dimostrare anche a noi cittadini che questo protrarsi delle indagini non sia il frutto della paura di potenziali ritorsioni strategiche da parte del governo egiziano, ma che la nostra politica faccia di tutto per tutelare i propri cittadini”. “Oggi, ancora una volta – conclude Bonelli – ci uniamo al dolore e alla necessità di giustizia della famiglia Regeni e delle persone che si raduneranno nelle piazze di tutta Italia in questa giornata. L’esempio di Giulio serva come occasione per promuovere politiche di pace e di cooperazione”.

Sono passati due anni dalla tremenda fine del giovane ricercatore friulano. Erano le 19.41 del 25 gennaio del 2016 quando al Cairo si persero le tracce di Giulio Regeni. Rapito e torturato a morte, ancora non è chiaro in quale meandro sia sparito prima di essere ritrovato, ormai senza vita, il 3 febbraio sul ciglio di una superstrada alla periferia est della capitale egiziana. Ma a differenza del primo anniversario, l’anno scorso, ora pare essersi innescata una dinamica nuova per fare luce sul caso, con l’Egitto che ha lanciato segnali di collaborazione. Imputati comunque ancora non ci sono e, per tenere alta la pressione attraverso il ricordo, la Rai ha annunciato una programmazione speciale per domani, giorno in cui Amnesty International ha indetto manifestazioni in decine di piazze italiane per accendere, alle 19.41, migliaia di candele gialle, il colore della protesta che reclama verità. A Fiumicello, il paese dove Regeni è nato, si terrà una fiaccolata commemorativa, mentre mercoledì i Giuristi Democratici terranno un presidio davanti all’ambasciata egiziana in Italia, e a Bruxelles i parlamentari del Pd organizzeranno un’iniziativa all’Europarlamento.

Intanto la la Procura generale egiziana, in un comunicato, ha definito “totalmente contraffatta” la missiva attribuita ai vertici dei servizi segreti egiziani in cui si parla dell’arresto del giovane ricercatore italiano.  “Questa lettera è totalmente falsificata e la Procura generale egiziana ha informato immediatamente il suo omologo italiano” su questa circostanza, “nel quadro della fruttuosa cooperazione fra le due parti”, si afferma nel comunicato. La lettera anonima inviata all’ambasciata italiana in Svizzera “La Procura generale egiziana ha ricevuto dal suo omologo italiano, il 22 gennaio 2018, una lettera anonima” inviata “all’ambasciata italiana nella capitale svizzera Berna”, riferisce il comunicato confermando indiscrezioni mediatiche diffuse oggi. Il testo trasmesso è una lettera “attribuita al presidente dei Servizi di informazione egiziani, destinata ai servizi di informazione militari in Egitto, datata 30 gennaio 2016, dove è scritto che i servizi di sicurezza egiziani avevano arrestato la summenzionata vittima”, viene aggiunto riferendosi al “cittadino italiano Giulio Regeni”. “La Procura di Roma ha chiesto alla Procura generale di prendere le misure necessarie circa la conferma delle informazioni di questa lettera”, è scritto ancora nel comunicato sul “Procedimento numero 643, anno 2016”.

Fmi: accelera la crescita globale. Bene l’Italia

PilLa crescita globale è in accelerazione dal 2016 e “tutti i segnali indicano che il rafforzamento continuerà quest’anno e il prossimo” e per questo “dovremmo essere incoraggiati ma non interamente soddisfatti”. Presentando per la prima volta a Davos – dove domani prenderà il via la 48ma edizione del World Economic Forum – l’aggiornamento al ‘World Economic Outlook’, la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha voluto prima di tutto segnalare i “motivi di preoccupazione” che ancora emergono se si guarda al medio termine, rinnovando il consueto invito a “riparare il tetto mentre splende il sole”, cioè a sfruttare la finestra di opportunità data dalla ripresa per portare avanti riforme strutturali, con una variazione a tema. “Qui si spazzano le strade quando ha smesso di nevicare”, ha chiosato riferendosi alla coltre bianca che oggi copre la località sciistica svizzera, dopo aver lanciato l’invito a non seguire alla lettera le indicazioni del celebre aforisma di William Blake: “Nella semina impara, nel raccolto insegna, e in inverno godi”. L’Fmi ha alzato di due decimali le stime di crescita del Pil globale per il prossimo biennio: l’economia mondiale si espanderà dunque al ritmo del 3,9% sia nel 2018 che nel 2019. Ma anche quelle sulla crescita dell’economia dell’eurozona, data su un passo del +2,2% quest’anno e del 2% nel prossimo. Cifre, queste ultime, ritoccate verso l’alto di tre decimi di punto.

Lo stesso rialzo applicato al Pil italiano, che secondo le nuove previsioni crescerà dell’1,4% nel 2018 e dell’1,1% nel 2019, comunque al di sotto dei ritmi di Germania (+2,3% e +2%), Francia (+1,9 per tutto il biennio) e Spagna (+2,4% e +2,1%). Sulla valutazione del nostro Paese, come su quella di altre nazioni che si trovano in una situazione analoga, pesa anche l’incertezza politica data dall’approssimarsi delle elezioni, che secondo il Fondo “dà origine anche a rischi sull’attuazione delle riforme o sulla possibilità di una rielaborazione dei programmi politici”. Sempre in tema di riforme, il World Economic Outlook mette in guardia rispetto all’impatto di lungo termine delle modifiche apportate da Donald Trump al sistema fiscale degli Stati Uniti – la cui espansione economica è stata comunque rivista al rialzo del 2,7% nel 2018 e del 2,5% nel 2019 -, che presenteranno il conto “in un secondo tempo” rallentando la crescita per alcuni anni dal 2022 in poi. Per quanto riguarda la Cina, invece, la previsione è che “ridurrà lo stimolo fiscale degli ultimi due anni e, in linea con le intenzioni dichiarate delle sue autorità, frenerà la crescita del credito per rafforzare il suo sistema finanziario sovraesposto”. Processo, questo, che implica “una crescita futura più bassa”. Le stime di ottobre, per quanto riguarda il gigante asiatico, sono state per ora alzate solo di un decimale: +6,6% quest’anno e +6,4% il prossimo.Il consigliere economico del Fondo monetario internazionale, Maurice Obstfeld, ha spiegato che la tornata di rialzi nelle previsioni annunciata non è arrivata per caso, ma soprattutto alle “politiche accomodanti a livello economico, che hanno sostenuto la fiducia dei mercati e accelerato il naturale processo di guarigione” del sistema. Lagarde, dal canto suo, ha comunque puntato il dito contro le “potenziali vulnerabilità del sistema finanziario”, eredità del lungo periodo a tassi bassi, che per il prossimo anno invitano a restare “vigili”. Ma anche sul fatto che quella alla quale stiamo assistendo è “una ripresa soprattutto ciclica”. Motivo per cui, ha ribadito, è importante che si colga l’attimo per intervenire sulle debolezze del sistema.

Crac Popolare Vicenza, sequestri di quasi 2 mln

popolare vicenzaUn milione e 750mila euro, importi di circa 350mila euro per ciascuno dei 5 imputati. È la somma di quanto è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza nei confronti dell’ex presidente Gianni Zonin, dell’ex dg Samuele Sorato, oltre che di Giuseppe Zigliotto, Andrea Piazzetta e Massimiliano Pellegrini, ovvero i sequestri conservativi disposti dal Tribunale nell’ambito dell’inchiesta sul crac della Popolare di Vicenza.
Il provvedimento è stato chiesto dai magistrati perché gli accertamenti svolti dalle ‘fiamme gialle’ avevano rilevato una serie di azioni di trasferimento e dismissione delle disponibilità patrimoniali da parte degli imputati. Per questo, la Procura di Vicenza ha ravvisato “la fondata ragione” che potessero mancare o si disperdessero le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato in relazione all’inchiesta. Secondo quanto precisato dai magistrati inquirenti, le cifre finite sotto sequestro rappresentano soltanto una parte di quello che potrebbero sborsare gli imputati. La somma sino ad ora impiegata per le spese di giudizio, infatti, sarebbe di gran lunga inferiore rispetto ai danni provocati ai risparmiatori della banca vicentina.
I sequestri hanno riguardato disponibilità finanziarie detenute presso intermediari bancari, beni immobili e mobili registrati di proprietà e partecipazioni possedute in imprese e sono stati eseguiti dai finanzieri in varie località italiane (Vicenza, Milano, Treviso, Padova, Venezia, Roma e Siena).

Il Pil cinese accelera, è la prima volta dopo 7 anni

yuan-cinesiL’economia cinese supera le attese e gli obiettivi fissati dal governo nel marzo scorso, segnando una crescita del 6,9% nel 2017, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino. L’ultimo dato segna anche un’accelerazione della crescita rispetto all’anno precedente: non accadeva dal 2010. In dettaglio, nel 2016, la crescita cinese era stata del 6,7%, ai minimi dal 1990. Stabile l’incremento negli ultimi tre mesi dell’anno, al 6,8%, in linea con il dato del terzo trimestre 2017, e al di sopra delle aspettative degli analisti, che avevano fissato la crescita al 6,7% per il periodo compreso tra ottobre e dicembre scorsi.

L’ottimismo sullo stato di salute dell’economia aveva coinvolto anche il primo ministro cinese, Li Keqiang, che a marzo scorso aveva fissato il tasso di crescita per il 2017 “attorno al 6,5%”, mentre settimana scorsa, dalla Cambogia, dove si trovava per un summit regionale, aveva rivisto al rialzo le stime per l’anno appena conclusosi fissandole attorno al 6,9%. A trainare il dato di oggi hanno contribuito la ripresa della domanda globale che ha favorito le esportazioni, cresciute del 10,8% nel 2017 nonostante le dispute sul piano commerciale con l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, e i consumi interni, con le vendite al dettaglio che hanno segnato una crescita del 10,2% lo scorso anno, di soli due punti decimali inferiore a quella del 2016, secondo i dati pubblicati oggi dall’Ufficio Nazionale di Statistica.

“L’economia nazionale ha mantenuto lo slancio e uno sviluppo solido e stabile”, si sottolinea nel rapporto di accompagnamento ai risultati del 2017 redatto dall’istituto pechinese. Scendendo nel dettaglio, nel 2017 gli investimenti nel settore immobiliare sono cresciuti del 7%, in lieve calo di un decimale rispetto al dato del 2016, mentre gli investimenti fissi sono cresciuti del 7,2% nel 2017, con un calo dello 0,3% rispetto al dato dei primi nove mesi dello scorso anno e di quasi un punto percentuale (-0,9%) rispetto al dato del 2016.

Ad adombrare i lusinghieri risultati pubblicati oggi dall’Ufficio Nazionale di Statistica sono i dubbi degli analisti sull’attendibilità dei dati pubblicati da Pechino, soprattutto in virtù degli scandali dei dati gonfiati provenienti da varie province, in particolare quelle del nord-est, che da anni crescono a un ritmo inferiore a quello nazionale. Una recente analisi compiuta dal Financial Times prende in considerazione gli anni dal 2012 al 2016, durante i quali emerge che molte le aree settentrionali del Paese hanno gonfiato i dati, nel caso della Mongolia Interna, addirittura del 40%. Una vicenda analoga, che ha generato un forte scandalo in Cina, è quello della provincia nord-orientale del Liaoning, che ha ammesso di avere falsificato i dati per anni, senza avere emesso un revisione degli stessi. Alla lista si aggiungerebbero anche la città portuale di Tianjin, alle porte di Pechino, e la provincia dello Shanxi, fortemente dipendente dal carbone, che assieme all’acciaio è stato al centro dell’intervento del governo per contenere la sovrapproduzione industriale.

Forse proprio per cercare di risollevare l’economia delle aree più difficili della Cina, il gigante del retail on line cinese, Jd, ha annunciato oggi investimenti per oltre tre miliardi di dollari (venti miliardi di yuan) nella “rust belt” cinese (ovvero le province del nord-est di Liaoning, Jilin e Heilongjiang) per l’ammodernamento industriale e la creazione di migliaia di posti di lavoro che potrebbero fare ripartire l’economia a livello locale. Nonostante l’inversione di tendenza del 2017, per l’anno da poco iniziato, le previsioni danno ancora un rallentamento per l’economia cinese, e la crescita, secondo le prime stime, dovrebbe attestarsi attorno al 6,4%. In base alle prime anticipazioni, nonostante il risultato sia al di sopra delle attese, per il 2018 l’obiettivo di crescita dovrebbe rimanere inalterato, attorno al 6,5%: la priorità per il governo sara’ quella di contenere i rischi di sistema (su cui insiste da tempo il presidente cinese, Xi Jinping) a cominciare dall’alto livello del debito, attorno al 260% del prodotto interno lordo, e che potrebbe arrivare al 327% nel 2022, secondo proiezioni Bloomberg. Il Fondo monetario internazionale, a dicembre scorso, aveva invece lanciato un avvertimento all’indirizzo della Cina, la cui economia potrebbe essere soggetta a “gravi rischi” di sistema.

Il gruppo Ferrero continua
lo shopping negli Usa

ferreroContinua lo shopping negli Usa per il gruppo Ferrero. Oggi ha annunciato l’accordo definitivo per acquisire da Nestlé il suo business dolciario statunitense. Costo dell’operazione  2,8 miliardi di dollari in contanti. Nel 2016 l’attività dolciaria di Nestlè, negli Stati Uniti, ha generato un fatturato di circa 900 milioni di dollari.

L’accordo permetterà a Ferrero di acquisire più di 20 storici brand americani estremamente conosciuti, tra cui marchi di cioccolato come Butterfinger, BabyRuth, 100Grand, Raisinets, Wonka e il diritto esclusivo sul marchio Crunch negli Stati Uniti per il confectionery e per determinate altre categorie, così come i brand di caramelle SweeTarts, LaffyTaffy e Nerds.

In una nota del gruppo Ferrero si spiega: “Con questa operazione, Ferrero diventerà  la terza più grande azienda dolciaria nel mercato statunitense dove è meglio conosciuta per i Tic Tac, le praline Ferrero Rocher, Nutella, nonché i marchi di cioccolato Fannie May e Harry London e per Ferrara Candy Company, acquisita recentemente da una società affiliata, con un portafoglio di marchi che comprende le caramelle Trolli, Brach’s e Black Forest”.

In dettaglio Ferrero acquisirà gli stabilimenti produttivi statunitensi di Nestlé a Bloomington, Franklin Park e Itasca, in Illinois, con i dipendenti collegati alla divisione confectionery, continuando a operare attraverso gli uffici di Glendale, in California, e le altre sedi proprie in Illinois ed in New Jersey.

Giovanni Ferrero, Presidente Esecutivo del Gruppo Ferrero, ha commentato l’operazione dichiarando: “Siamo entusiasti di aver acquisito  il business dolciario di Nestlé  negli Stati Uniti d’America, che porta con sé un portafoglio eccezionale di marchi iconici ricchi di storia e di grande riconoscibilità. Ciò, combinato con l’attuale offerta Ferrero sul mercato americano, incluse le aziende recentemente acquisite Fannie May e Ferrara Candy Company, garantirà una gamma sostanzialmente più ampia, un’offerta più vasta di prodotti di alta qualità per i consumatori di snack al cioccolato, caramelle, dolciumi e prodotti stagionali da ricorrenza, oltre a nuove entusiasmanti opportunità di crescita nel più grande mercato dolciario del mondo. Non vediamo l’ora di accogliere il talentuoso team di Nestlé in Ferrero e di continuare a investire e far crescere tutti i nostri prodotti e marchi in questo mercato strategico e attraente”.

Il CEO del Gruppo Ferrero, Lapo Civiletti, ha dichiarato: “Il nostro impegno nel trasferire valore ai consumatori e ai clienti nordamericani sarà ulteriormente rafforzato dall’arrivo nel nostro portafoglio di brand così potenti del confectionery e del mercato del cioccolato”.

La transazione è soggetta alle consuete condizioni di chiusura e approvazioni regolamentari, che dovrebbero compiersi intorno alla fine del primo trimestre 2018.

Ferrero è presente negli Stati Uniti dal 1969 con le caramelle Tic Tac, che sono diventate un’icona nel mercato delle mentine, e successivamente ha introdotto le praline Ferrero Rocher e Nutella nel mercato statunitense.

Recentemente Ferrero ha acquisito la società di cioccolato statunitense Fannie May Confections Brands, che attraverso i suoi marchi Fannie May e Harry London offre opportunità in categorie chiave tra cui barrette di cioccolato, praline e altri snack, nonché Ferrara Candy Company, leader nelle caramelle gommose e prodotti stagionali da ricorrenza, con marchi come Trolli, Brach’s e Black Forest.

Il prossimo anno, l’industria dolciaria piemontese festeggerà il cinquantesimo anniversario della sua presenza nel mercato statunitense.

Salvatore Rondello

L’Unione europea dichiara guerra alla plastica

plastica

Riciclo totale degli imballaggi in plastica entro il 2030, bando delle microplastiche nei cosmetici e misure per ridurre oggetti in plastica mono-uso come le stoviglie. La Commissione europea dichiara guerra alla plastica con una strategia che comprende un’etichettatura più chiara per distinguere polimeri compostabili e biodegradabili e regole per la raccolta differenziata sulle imbarcazioni e il trattamento dei rifiuti nei porti. Attese entro gennaio misure per ridurre l’impatto delle bottiglie d’acqua in plastica.

La strategia, che comprende due comunicazioni, una nuova direttiva sulle strutture portuali, e uno strumento per monitorare gli avanzamenti nell’economia circolare, ha lo scopo di ridurre i 25 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti da plastica prodotti in Europa, aumentando il ricorso al riciclo e al riuso, che oggi è solo al 30% del totale. Una quota significativa di questa percentuale finisce per essere trattata in mercati terzi, come la Cina, che ha annunciato un giro di vite sull’importazione di rifiuti in plastica.

L’obiettivo più ambizioso della strategia Ue prevede che entro il 2030 tutti gli imballaggi in plastica immessi sul mercato Ue siano progettati per essere riutilizzabili e riciclabili. Per raggiungere il target la Commissione intende rivedere i requisiti legislativi per l’immissione degli imballaggi sul mercato. Nuovi finanziamenti a sostegno della strategia saranno soprattutto su ricerca e sviluppo, con 100 milioni di euro fino al 2020. Le microplastiche utilizzate intenzionalmente vanno verso il divieto totale, mentre sono ancora allo studio misure per ridurre quelle involontarie, come le particelle di gomma da usura dei pneumatici o i residui di poliestere e nylon rilasciati nelle acque di lavaggio.

La Commissione presenterà anche proposte per ridurre l’uso di stoviglie monouso, su cui una consultazione pubblica e’ in corso, con un approccio che dovrebbe ricalcare quelle usate per i sacchetti della spesa. Secondo fonti Ue, dati preliminari dai paesi membri mostrano un drastico calo dell’impiego dei sacchetti di plastica dopo l’approvazione della direttiva del 2016.

Come anticipato della strategia non fa parte la tassa europea sulla plastica annunciata la scorsa settimana dal commissario Ue al budget Gunther Oettinger. Fonti Ue hanno spiegato che l’idea è parte della riflessione sulla proposta di futuro bilancio pluriennale dell’Ue, attesa per maggio.

Sulle strategie da adottare il vicepresidente della Commissione europea Jirky Katainen ha detto di dubitare “che troveremo un meccanismo che possa funzionare a livello europeo” per tassare la plastica. La Commissione europea “sta esplorando misure fiscali per ridurre l’uso di plastiche ma è troppo presto per promettere qualcosa”. La Commissione europea “è pronta a esplorare incentivi fiscali per aumentare il riciclo o ridurre l’uso di plastiche ma è troppo presto per promettere qualcosa”, ha proseguito Katainen. “Alcuni paesi membri – ha concluso Katainen – hanno mostrato che misure fiscali a livello nazionale sui sacchetti di plastica possono funzionare. È in questo spirito che guarderemo alle opportunità che si presentano, ma ho i miei dubbi che riusciremo a trovare un meccanismo che possa funzionare a livello europeo”.

Una buona notizia per Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati per il quale “la Strategia europea sul contenimento della plastica va nella giusta direzione. L’Italia è avanti perché ha già vietato, con il mio emendamento alla legge di Bilancio, i cotton-fioc non biodegradabili dal 2019 e le microplastiche nei cosmetici dal 2020. Adesso impegno di tutta l’Europa nella difesa dell’ambiente e nello stimolo per una nuova economia più sostenibile, competitiva e a misura d’uomo”.