Con Epifani il Pd “partito di Letta e di governo”

Guglielmo Epifani era un socialista. Segretario aggiunto della CGIL, aveva sostituto Del Turco nel 1993, quando Ottaviano fu destinato alla guida del Psi per sostituire Benvenuto. Epifani partecipava alla segreteria socialista, della quale facevo parte anch’io. Mi pareva piuttosto schivo, ma curioso e intraprendente. Mi chiedeva delle nostre intenzioni, noi che allora eravamo martelliani vedovi, dopo l’avviso di garanzia che aveva colpito anche Claudio e lo aveva indotto addirittura a lasciare il partito.

Il Psi era alla fine di un ciclo politico e col corpo elettorale ridotto all’osso. Epifani restò segretario aggiunto, cioè di fatto vice di Cofferati, anche dopo la fine del Psi. E aderì ai Diesse non ricordo se singolarmente o con Spini e altri. Poi l’incoronazione e il suo regno all’interno della maggiore confederazione del lavoro italiana. Meno aggressivo di Cofferati, meno tribuno di lui, che pure era stato tra i pochi sindacalisti a seguire l’impostazione riformista di Napolitano, Epifani pareva più freddo e distaccato. Stimato anche da chi gli è succeduto e cioè la Camusso, anch’essa ex socialista, Guglielmo, poco dopo la sua elezione al Parlamento, arriva oggi addirittura al vertice del Pd, sia pur temporaneamente. ma in politica la transitorietà non esiste nemmeno quando è codificata. Con Epifani il Pd supera la discriminazione socialista?

E poi, gli ex comunisti, affidandosi a un ex democristiano, Enrico Letta, come premier, e a un ex socialista, appunto Guglielmo Epifani, come capo di partito, cambiano radicalmente anche la natura del Pd finendo per discriminare loro stessi? Veniamo alla prima risposta. Guglielmo Epifani e Susanna Camusso non sono solo ex socialisti, sono dirigenti sindacali, il primo ex. E come tali sono stati, diciamo così, purificati delle loro colpe originarie, e cioè dall’aver appartenuto al Psi. Sembra un eccesso. Ma è così. Che Epifani e la Camusso fossero stati socialisti non lo sa nessuno, se non pochi addetti ai lavori. I due sono stati conosciuti come leader sindacali e come tali hanno fatto carriera. Amato no. Amato apparteneva alla stagione dei politici di professione, e per di più troppo vicino a Craxi.

Anche se in passato era stato accolto come l’unico socialista puro, presidente del Consiglio dopo D’Alema, che aveva a sua volta sostituito Prodi, non venne poi ritenuto abile per la candidatura a premier e gli fu preferito Rutelli. Più giovane, più bello, meno socialista. E così è andata quando poi venne eletto Napolitano la prima volta, nonostante su Amato si fosse manifestato il placet del Pdl. E così è andata anche recentemente. Amato è il candidato più gratificato di nomine mai avvenute. Presidenze della Repubblica, del Consiglio, ministeri, mai un uomo politico è stato più candidato e meno nominato di lui.

Anche Bobo Craxi ha un passato impegnativo e un cognome pesante. E si sa, in politica, ci sono altri cognomi e parenti più graditi. Il Pd ha cambiato identità? Non credo. Anche perché per cambiare identità bisogna averne una. L’altra sera in tivù un’anziana militante bolognese sosteneva di essere sempre stata nel partito e rivendicava la sua fedeltà. Citava il Pci, il Pds, i Ds e il Pd. E non nutriva alcun dubbio anche se dal “partito di lotta e di governo” di origine berlingueriana, si è oggi passati al partito di “Letta e di governo”. Ma può anche essere che con Il nuovo leader il Pd passi dal suo declino a una nuova Epifania. Chi lo sa. A volte gli eletti temporanei sanno fare scherzi da prete…

Taglia e cuci nello stipendio dei 5 Stelle

Sono andati alla carica sullo stipendio dei parlamentari cavalcando la tigre partorita dai giornali e dalle televisioni di sinistra e di destra. Parlavano del Parlamento italiano come del più costoso d’Europa e i giornali pubblicavano tabelle che non prevedevano per gli altri ciò che includevano per noi, che scambiavano per i nostri il lordo col netto, al quale sommavano anche strani rimborsi inesistenti, come quelli sulla casa e sul vestiario. Così i Cinque stelle, in una sorta di giuramento di Pontida, avevano sancito la rinuncia immediata alla metà dello stipendio nonché ai rimborsi vari. In un secondo tempo hanno solennemente affermato che il loro stipendio lordo sarebbe stato di soli 5 mila euro definiti lordi, ma in realtà netti. Poi, si sa, tutto cambia quando la festa è finita. Continua a leggere

Il Psi si astiene sulle presidenze delle commissioni parlamentari

Dopo aver deciso di aderire al gruppo misto e non a quello del Pd, dopo aver proposto un governo di larghe intese quando il Pd lo escludeva, dopo aver lanciato la candidatura della Bonino alla presidenza della Repubblica, adesso la scelta di non votare le presidenze delle commissioni parlamentari. Un atto di coraggio dei sei parlamentari socialisti, e anche una giusta reazione a coloro che hanno scelto di escludere i socialisti dal governo. Una scelta ingiusta, alla quale si doveva dare una risposta. Che c’è stata, che ci sarà. Il Psi non ha perso la bussola della sua autonomia.

Io lo conoscevo non bene

Sono stato deputato dal 1987 al 1994. Poi, ancora dal 2006 al 2008. Non ho potuto evitare di imbattermi in Giulio Andreotti che fu infatti presidente del Consiglio dal 1989 al 1992. Dopo De Mita e prima di Amato. Così come lo era stato in due opposte soluzioni politiche, quella del centro-destra coi liberali, dal 1971 al 1973 e quella dell’unità nazionale col Pci, dal 1976 al 1979. Andreotti, che cominciò a insediarsi al governo già con De Gasperi nell’immediato dopoguerra, venne dipinto da Pietro Nenni come “uomo di potere più che uomo di governo”. Ed era, almeno parzialmente, vero. Sembravano a lui assolutamente secondarie le scelte politiche, purchè tutte lo prevedessero come protagonista. Continua a leggere

Bobo poco Amato?

Ci sentiamo spesso ricordare come il tempo sia galantuomo. È vero. Molti giudizi sono stati spazzati via. Pensiamo a quello su Craxi e sui socialisti. Alla luce di tutto quel che è avvenuto in questa disgraziata seconda Repubblica, dal suo fallimento politico, al peggioramento della condizione di vita degli italiani, alla corruzione individuale diffusa, è evidente che le litanie del passato restino solo un tenue, anche se doloroso ricordo. Eppure anche il recente episodio della mancata nomina di Bobo Craxi al governo fa capire che alcuni pregiudizi sono duri a morire. Questo riguarda anche le diverse scandidature di Giuliano Amato. Continua a leggere

La vendetta

Filippo Ceccarelli ha scritto un corsivo che Repubblica ha relegato alle pagine interne sulla vendetta di Craxi. In effetti che tra i lanciatori delle monetine al Raphael figurasse certo Fiorito, accusato e incarcerato per l’uso un pò troppo disinvolto di ben 300 mila euro che la munifica regione Lazio gli aveva affidato in qualità di capogruppo del Pdl, diciamo così, passi. Ma che il figlio di uno dei più grandi accusatori della cosiddetta prima Repubblica e di Craxi in particolare, e cioè Umberto Bossi, avesse posteggiato nel porticciolo distante poche decine di chilometri da Hammamet un’imbarcazione del valore di oltre due milioni di euro, comprata coi soldi dello stato, che dovevano figurare come rimborsi elettorali della sua Lega, questo no. Era davvero difficile da immaginare.

Craxi, lo ha testualmente affermato il giudice D’Ambrosio, si finanziava per fare politica.

I suoi accusatori per fare bisboccia. E hanno usato i finanziamenti dello stato per arricchire le loro tasche. Non hanno portato soldi ai loro partiti. Diciamola tutta. Glieli hanno fregati…

Abbassare i toni e risolvere i problemi

La sparatoria di stamane, che ha colpito due carabinieri e una passante mentre si stava svolgendo il giuramento dei ministri del nuovo governo, deve indurci a qualche riflessione. La prima riguarda i toni accesi, aspri, spesso volutamente provocatori, che hanno accompagnato il percorso sfociato, prima, nella rielezione di Napolitano al Quirinale, e poi nella nascita del governo Letta, un governo politico di unità nazionale. Prima si è irresponsabilmente evocato addirittura un colpo di stato. E si è annunciato un sorta di nuova marcia su Roma. Poi si è parlato del governo Barabba, mentre alcuni talk show aizzavano le folle contro il cosiddetto inciucio. La gente soffre i mali della disoccupazione e della miseria. È evidente che in una situazione potenzialmente esplosiva come questa basta poco per accendere un fuoco. Ci sono stati troppi suicidi per pensare che prima o poi non sarebbe scattata anche la follia omicida. Continua a leggere

Emma Bonino, rappresentaci tutti

La novità più gradita. Quella che non ti aspettavi fino a poco fa. Emma Bonino al ministero più prestigioso, quello degli Esteri. Era stata candidata dal Psi alla presidenza della Repubblica. E i socialisti, i sei parlamentari socialisti, avevano visto giusto. La Bonino era la più votata in tutti i sondaggi. Emma, la pasionaria laica, ma anche la donna che più di tutte aveva saputo occuparsi di Europa, che già era stata ministra del governo Prodi, si insedia alla Farnesina. Dopo le follie parlamentari dovute soprattutto alle convulsioni di un partito, come Il Pd, nato senz’anima, la Bonino sembrava avviata sul viale del tramonto politico. Invece Enrico Letta, proprio lui, cattolico ed ex democristiano, forse su suggerimento dello stesso Napolitano, l’ha insediata nel dicastero che pareva di D’Alema. Noi non possiamo che essere soddisfatti e raccordarci a lei come a un punto di riferimento utile non solo al governo del Paese, ma anche al progetto politico che i socialisti hanno lanciato e che consiste nel perseguire l’obiettivo della creazione di un soggetto d’impronta liberalsocialista,capace di ereditare il meglio dell’esperienza della Rosa nel pugno. Continua a leggere

Di qui si passa

Penso innanzitutto che l’Avanti sia un testata storica di valore inestimabile, un giornale socialista fondato nel 1896, con la direzione di Leonida Bissolati, e atteso da anni dal popolo socialista che quattro anni prima aveva fondato un partito. Penso che un giornale che ha avuto tra i suoi direttori personalità del calibro di Nenni, Pertini, Lombardi, Craxi, non possa non richiamare l’attenzione di molti anche nei momenti più difficili della storia socialista. Dunque ritengo che un richiamo alla storia, così opportunamente e minuziosamente ricordata nel bel libro di Ugo Intini, debba sempre essere presente. Credo che il formato online, in cui siamo oggi chiamati ad esprimerci, non sia meno efficace, ma perfino più incisivo, di quello su carta. So che molti compagni, simpatizzanti e amici ancora stentano a considerare questa come una nuova opportunità. Ma ci sforzeremo di dimostrare che è la via giusta, la sola via, oggi. Per questo ci impegneremo a coordinare le due testate, l’Avantionline e l’Avanti! della domenica, per arrivare a una una sintesi capace di suscitare l’interesse di tutti e di promuovere una collaborazione sempre più ampia. Continua a leggere

Due strategie antagoniste non si possono condividere

Un mese fa scrissi che il PD si sarebbe presto trovato nella condizione del PSI nel 1921/22. È successo in queste ore e succederà di nuovo nei prossimi giorni. Chi fa di Turati l’esempio e poi ci invita a seguire Vendola è in palese contraddizione. O l’uno o l’altro. Due strategie antagoniste non si possono condividere. L’Italia e’ a un passo dal precipizio.
Qualcuno cita la Germania del 1932, io l’Italia della vittoria mutilata e della guerra civile. Il PD ha scelto la prima fila al posto del Paese. Noi non dobbiamo seguire quella strada. Alla rabbia, al rancore, al bisogno vanno contrapposti responsabilità, sobrietà, decisioni chiare e innovative. Rodotà non era la soluzione, nuove elezioni con questa legge elettorale non erano la soluzione.