A. A. A. Minetti cercasi

Nicole Minetti Sconfessata dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni («Non doveva essere candidata», dichiara a Panorama). Nicole al centro del processo sul caso Ruby. Nicole che in consiglio non c’è praticamente mai. Perché Nicole, quando è sotto pressione, viaggia. Secondo alcune indiscrezioni, in questo momento sarebbe addirittura negli Stati Uniti: non si capisce bene a far cosa, vista la mole di “lavoro” da sbrigare che la attende in patria. Telefonando alla segreteria regionale del Pdl, l’imbarazzo è palese: «Il consigliere non c’è, non sappiamo dove sia, non sappiamo quando tornerà».

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CONSULTA BOCCIA I QUESITI REFERENDUM

La Consulta ha deciso per il no. Dichiarati inammissibili i due quesiti referendari abrogativi della legge elettorale dalla Corte Costituzionale presieduta da Alfonso Quaranta. Partita persa per i professori schierati a sostegno del referendum antiporcellum dal Comitato promotore che ieri hanno illustrato le loro ragioni nel consueto tempo stringato riservato alle discussioni innanzi ai giudici delle leggi. Continua a leggere

ANGELETTI (UIL), NORMA PER DEFINIRE GIUSTO MOTIVO DEL LICENZIAMENTO

Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha espresso soddisfazione dopo l’incontro con Elsa Fornero, nell’ambito delle consultazioni individuali che il ministro del Lavoro ha organizzato con i leader sindacali prima di arrivare al tavolo di confronto per la riforma del mercato del lavoro. «Il ministro ha la volontà di costruire una soluzione discussa e condivisa – sostiene Angeletti – e non una soluzione già preconfezionata, come magari si poteva temere».

Una questione sul tavolo sarà la modifica dell’articolo 18. Il Pdl, con la parte del Pd che appoggia la proposta di Pietro Ichino, propongono di introdurre la possibilità di licenziare per motivi economici, nel qual caso il lavoratore riceverebbe un indennizzo. Qual, per lei, il senso di questa proposta?

Se un’azienda è in difficoltà economiche, e per questo si trova costretta a licenziare, non c’è bisogno di abolire l’articolo 18. L’articolo 18 vieta i licenziamenti senza giusta causa, vale cioè in tutti quei casi in cui l’azienda non ha un motivo, o non riesce a trovarlo, per licenziare una persona. Se il problema è stabilire quali siano le cause per le quali un lavoratore può essere licenziato, si fa una norma per stabilire quali siano i comportamenti che giustificano il licenziamento. L’azienda ha delle difficolta dal punto di vista economico ed è costretta a licenziare? Simuliamo che sia così. Bene, scriviamo una norma per dire che quando un’azienda ha delle difficoltà, che ovviamente non sono immaginarie, ricorrere ai licenziamenti: è un motivo, è un giusto motivo.

Sta dicendo che indirettamente si può intervenire sull’articolo 18?

Sto dicendo che si tenta di risolvere un problema che non è quello. Il problema non è che non si possa licenziare in Italia. Mettiamoci dalla parte dell’azienda per una volta: se l’azienda viene condanna a riassumere una persona perché il licenziamento viene dichiarato illegittimo dopo 10 anni, viene anche condannata al pagamento di 10 anni di arretrati. É questo realmente il problema, la lungaggine del giudizio. Però non si intende affrontarlo con una soluzione normale, allora si dice: aboliamo l’articolo 18 così possiamo fare come ci pare. É curioso.

Si parla di contratto unico. Lei stesso però ha indicato la necessità di mantenere alcune delle forme contrattuali, incluso il lavoro interinale. Perché?

Il lavoro interinale è comunque una forma di lavoro a tempo indeterminato, quindi per noi è utile. Si usa praticamente in tutta Europa e non ha degli aspetti talmente negativi da essere eliminato. Ciò che invece secondo noi dovrebbe essere eliminato è l’uso ‘fraudolento’ delle partite iva e dei contratti di collaborazione, quando si spacciano per lavoro autonomo forme di lavoro dipendente.

In quei casi la normativa attuale impone già all’azienda di convertire il contratto. Ritiene comunque ci sia una carenza?

La norma si può scrivere in maniera molto più chiara, ed è necessario farlo per scoraggiare il più possibile il ricorso a queste forme anomale, utilizzate dalle imprese solo per risparmiare sui contributi.

Sta prendendo piede un’impostazione secondo cui, a fronte di una maggiore “flessibilità in uscita”, si offrono maggiori garanzie ai lavoratori allargando gli ammortizzatori sociali. Non la trova una impostazione rischiosa?

Certo. È come dire all’azienda ‘quando hai un problema licenzia tranquillamente, tanto poi ci pensa lo Stato a risolvere le difficoltà del lavoratore che perde il reddito’. Si innescherebbe un fenomeno di deresponsabilizzazione di massa, col risultato che il tasso di disoccupazione in Italia schizzerebbe in pochi mesi all’11% e i conti dello Stato andrebbero a picco di conseguenza.

Quest’anno per molte aziende la cassa integrazione andrà in scadenza. Quali conseguenze prevede, visto che ancora non si notano segnali di ripresa economica?

Semplicemente la cig dovrà essere rifinanziata. Altre conseguenze non sono immaginabili. Si può pensare a tutto tranne a non pagare la cig.

Le liberalizzazioni possono davvero essere un volano per la ripresa economica?

Nel medio periodo posso creare occupazione in vari settori, sono quello di cui abbiamo bisogno.

E le privatizzazioni?

Per la ripresa sono molto marginali.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, ha dichiarato che il governo interverrà anche sui servizi pubblici locali, acqua inclusa. C’è il rischio che venga stravolto il risultato del referendum di giugno. Cosa pensa a riguardo?

Non si può parlare in termini astratti di privatizzazioni. Le faccio degli esempi. Privatizzare l’Eni sarebbe un errore drammatico, perché solo poche multinazionali potrebbero acquistarlo e non garantirebbero sicuramente il rifornimento energetico all’Italia. Per privatizzare bisogna che ci sia un mercato, che ci siano imprese private in grado di sostituire l’impresa pubblica, e soprattutto che queste garantiscano la concorrenza. Se si tratta di trasformare un monopolio pubblico in uno privato non funziona, se le aziende sono più di una e sufficientemente grandi sì.

Quindi l’acqua per lei non si tocca?

Io non ho votato a favore del referendum, quindi personalmente non ho di questi problemi. Non ero contrario alla privatizzazione perché probabilmente ci sarebbero state aziende che dispongono delle risorse finanziarie per fare gli investimenti necessari sul sistema idrico.

Però avrebbero agito in regime di monopolio.

Sì, dopo un po’ si sarebbero presentati gli stessi problemi.

Nicola Bandini

Sveglia Alemanno, Roma ha paura

“Ci sono belve criminali che agiscono nella nostra città e devono essere fermate a tutti i costi”. E poi: “Sono mesi che denuncio questa emergenza criminale, ma le misure che fino adesso sono state attuate sono chiaramente inadeguate”. E ancora: “Roma si attende fatti, non promesse”. Sono tutte frasi pronunciate da Gianni Alemanno, sindaco di Roma, il giorno dopo l’efferato assassinio nel quale hanno perso la vita Zhou e Joy Zeng, il commerciante cinese di 31 anni e la sua bambina di appena nove mesi. Continua a leggere

Napolitano, l’Avanti! contribuisce al pluralismo dell’informazione

Gentile Direttore,

la ringrazio per avermi dato notizia della ripresa delle pubblicazioni dell’Avanti!, storico giornale dei socialisti italiani, in versione “on line”: anche così si può contribuire al pluralismo dell’informazione e al dibattito politico e culturale.
A lei e a tutta la redazione un sentito augurio di buon lavoro e di successo,

Con i più cordiali saluti
Giorgio Napolitano

 

 

Lettera del Presidente della repubblica Napolitano [PDF]