La Galleria Nazionale cerca giovani artisti. Opportunità e premi

6artista_6La Galleria Nazionale cerca giovani artisti, per loro 19.000€ tra borse di studio e premi, e l’opportunità di entrare in collezione

Tre bandi dedicati a professionisti dei beni culturali, videomakers e fotografi per promuovere l’arte contemporanea

Approfondire il concetto di “cura” delle arti in un corso intensivo di alta formazione, raccontare la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e la sua collezione con un video di 90 secondi ed esprimere la propria visione del mondo in un’immagine fotografica. Sono queste le call che la Galleria Nazionale dedica a professionisti dei beni culturali, artisti e creativi: si chiamano La Cura delle Arti, Time-Action e Got the Picture?.

«Il museo contemporaneo, quello del nostro tempo, porta con sé la sua eredità, ma ridefinisce continuamente la sua identità attraverso il dialogo. Invita a partecipare e partecipa in prima persona», dice Cristiana Collu, Direttrice della Galleria Nazionale. «Questa volta lo fa con tre progetti tenuti insieme proprio dal desiderio di ascoltare il racconto di questo tempo che noi tutti viviamo e che ci porta il futuro che anche noi stiamo costruendo», conclude Cristiana Collu.

Con questi tre bandi la Galleria Nazionale cerca giovani artisti e professionisti italiani e internazionali e, spaziando in campi diversi, offre loro la possibilità di approfondire studi e ricerche grazie ai sei premi dei due contest Time–Action e Got the Picture? e alle 10 borse di studio da 500€ ognuna per i partecipanti a La cura delle Arti. Inoltre, le opere dei vincitori di #GTP saranno esposte nella mostra in programma nel primo trimestre del 2018 ed entreranno a far parte della collezione permanente del museo.

I BANDI
La Cura delle Arti
La Galleria Nazionale offre fino a 10 borse di studio per partecipare a La Cura delle Arti, la Call for Applications: Arts and Culture Small Grants che si svolgerà in Galleria il 10 e l’11 novembre 2017.

Il corso intensivo si rivolge a giovani con laurea magistrale e/o neo-lavoratori nell’ambito dei beni culturali e della promozione artistica territoriale.
Attraverso La Cura delle Arti s’intende proporre una selezione di insegnamenti articolati intorno al concetto di “cura”, intesa come atteggiamento e competenza essenziale per coniugare imprenditorialità, umanesimo, educazione alle arti e promozione creativa. I partecipanti avranno modo di sperimentare sul campo teorie e metodi d’indagine e progettazione culturale del territorio.

Il corso sarà strutturato in due giornate dalle 9.00 alle 18.00 e introdotto da Annarosa Buttarelli, coordinatrice scientifica del progetto. I temi affrontati saranno
Come si può disegnare il futuro prossimo
Crisi del progetto e nuove pratiche per la progettazione urbana
Educazione e pratica delle arti e dei patrimoni territoriali

– venerdì 10 novembre: Francesco Morace; Giovanni Filindeu con l’assistenza di Giulia Filippi;
– sabato 11 novembre: Annalisa Marinelli; Martì Guixe con l’assistenza di Giulia Filippi.

Time–Action
Time–Action è il video contest dedicato a videomakers, creative, creativi, artiste e artisti per raccontare la Galleria Nazionale e la mostra Time is Out of Joint.

217 anni di storia raccontati attraverso 500 opere esposte in 58 sale e 4 settori. 7.128 metri quadrati di superficie calpestabile interna e 3.576 metri quadrati di giardini percorsi in 3.354 passi. 303 scalini, 1 mc di terra, 2 mc di terra, 32 mq di mare circa, 1 dinosauro e 9 leoni.
Riesci a raccontare tutto questo con un video di 90 secondi?

I premi
In [be]tween (2.500€): Premio al video che rappresenta meglio il dialogo tra il museo e la collezione, e tra le opere stesse.
The Social Network (1.000€): Premio al video più visto su Facebook.
Citizens Trust (500€): Premio al video più votato dai visitatori del museo.

Calendario
Opening: 3 ottobre 2017
Deadline: 5 novembre 2017
Scelta dei finalisti: 10 novembre 2017
Voto Citizens Trust: 12 novembre 2017
Conteggio visualizzazioni per il premio The Social Network: 20 novembre 2017
Evento di premiazione: 24 novembre 2017

Got the Picture?

Got the Picture? (#GTP) è la prima Call for Proposals lanciata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e rivolta a giovani autori con età compresa tra i 18 e i 30 anni.

giusto, sbagliato, noi, loro, io: sono queste le parole che chiediamo agli autori di tradurre in immagini.

Se vi siete fatti un’idea di come stanno le cose o di come dovrebbero stare, condividetela con noi con la fotografia attraverso l’indagine, la sperimentazione e l’innovazione: siamo pronti ad accogliere, attraverso uno sguardo autentico e originale, la vostra visione.
Se vi siete fatti un’idea di come stanno le cose o di come dovrebbero stare, condividetela con noi con la fotografia attraverso l’indagine, la sperimentazione e l’innovazione: siamo pronti ad accogliere, attraverso uno sguardo autentico e originale, la vostra visione.

Le opere vincitrici saranno esposte in una mostra accompagnata da un catalogo ed entreranno a far parte stabilmente della collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

I premi
1° premio 5.000€
2° premio 3.000€
3° premio 2.000€

Calendario
Application: 16 ottobre 2017
Deadline: 19 novembre 2017
Shortlist announcement: 13 dicembre 2017
Mostra: primo trimestre 2018

Info e bandi

Molestata da italiani e salvata dall’omino delle rose, il racconto sul web

hossein-venditore-roseGaia, una ragazza di venticinque annidi Livorno, pochi giorni fa, in centro a Firenze è stata molestata e aggredita da una ventina di ragazzi italiani, a ‘salvarla’ l’omino delle rose, Hossein, un uomo bengalese che ha allontanato i giovani. «Camminavo da sola per strada, mi si avvicina un gruppo di 25 ragazzi ubriachi (italiani), scherzano, mi chiedono un selfie, ridono…». Il post su Facebook inizia così. «Ad un certo punto, non saprei nemmeno spiegare come, mi accerchiano e iniziano a dire frasi come “daaai vieni con noi, ti facciamo divertire, 25 contro 1 si fa una bella serata, facciamo una gang bang, ti facciamo godere, tanti tutti insieme non ne hai mai visti, tanto si vede che sei una che ci sta”». Il racconto della ragazza prosegue: «Decidono di accerchiarmi ancora di più, tenermi per un braccio e iniziare a insultarmi “dai stupida troia ti diverti, tanto si vede che sei una puttana, io cerco di divincolarmi e andare via ma chiaramente non ci riesco quindi decidono di tirarmi addosso bicchieri e cannucce e uno di loro, o forse un paio, mi sputano, o tentano di farlo, tutto questo mentre altri riprendevano con il telefonino». E poi l’intervento del venditore di rose che passava da lì in quel momento: «L’unica persona che interviene è Hossein, un venditore di rose che riesce a mandare via i ragazzi, mi dà un fazzoletto per asciugarmi le lacrime, mi porta in un posto dove mi offre da mangiare e da bere, mi fa portare degli asciugamani per pulirmi e mi regala una rosa». La ragazza ringrazia Hossein e pubblica la sua foto sul web: «Se non ci fosse stato Hossein io stasera non potrei raccontare questa storia, non sapendo come ringraziarlo gli ho donato una mia fototessera in modo che si ricordasse sempre il volto della ragazza che ha salvato quella sera».
La ragazza ha poi spiegato: «Ho deciso di scrivere cosa mi è accaduto perché molti pensano che non ci sia bisogno del femminismo, dell’antisessismo, dell’integrazione, che in fondo quei ragazzi stessero solo scherzando, che sono ragazzate, che “gli stranieri a casa loro”, perché i media dicono che “lo straniero è cattivo” che la misoginia non esiste, che l’uomo e la donna sono uguali, che hanno gli stessi diritti e le stesse LIBERTÀ ecco noi sappiamo che non è così. Noi tutte dovremmo trovare la forza di dire ciò che ci accade, anche se proviamo vergogna, dobbiamo trovare il coraggio parlare, per essere solidali e per non abituarci a questa mentalità macista e per liberarcene».

Pubblicità, al via la VII edizione del Premio Immagini Amiche

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Al via la settima edizione del Premio Immagini Amiche, ispirato alla risoluzione del Parlamento Europeo, votata il 3 settembre 2008, sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità fra donne e uomini, che ha l’obiettivo di valorizzare una comunicazione che, al di là degli stereotipi, veicoli messaggi creativi positivi.

Il Premio è promosso dall’UDI, Unione Donne in Italia, e ospitato dal Comune di Ferrara, con il patrocinio della Presidenza del Parlamento Europeo, del Dipartimento Pari Opportunità, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Camera dei Deputati, e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Il concorso, che ha l’obiettivo  di stimolare pubblicitari e aziende committenti a una creatività socialmente responsabile, prevede cinque e sezioni del concorso: affissioni, pubblicità televisiva, pubblicità stampata, programmi televisivi e siti web.  Chiunque fino al 30 ottobre può segnalare le pubblicità rispettose dell’immagine delle donne all’indirizzo premioimmaginiamiche@gmail.com

Verranno inoltre attribuiti un premio alle scuole e, su segnalazione di associazioni femminili, una menzione speciale alla città che avrà tenuto comportamenti virtuosi sulle immagini amiche. La selezione sarà effettuata secondo i criteri previsti dal Regolamento del Premio.

La cerimonia di premiazione avverrà al Teatro comunale “C. Abbado” di Ferrara, lunedì 20 novembre 2017 dalle ore 10.00.

 

Obesity Day: Coldiretti, 30% bambini in sovrappeso in Italia

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“In Italia quasi un bambino su tre (30,6%) pesa eccessivamente, anche se negli ultimi anni si è verificata una riduzione del 13% per effetto dell’impegno sull’educazione alimentare a scuola e nelle case”. E’ quanto afferma la Coldiretti alla vigilia dell”Obesity day’ che si celebra in tutto il mondo il 10 ottobre. Secondo l’indagine Okkio alla salute – sottolinea Coldiretti -, la percentuale di bambini obesi è scesa dal 12% del 2008/09 al 9,3% del 2016, e quella dei bambini in sovrappeso è passata dal 23,2% del 2008/9 al 21,3% del 2016. Un risultato incoraggiante – osserva Coldiretti – che dimostra la necessità di continuare ad investire sull’educazione alimentare a partire dalla scuola dove va privilegiato il consumo di prodotti salutari anche con l’uso delle nuove tecnologie. Il 20% dei genitori infatti dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura, mentre il 36% consuma quotidianamente bevande zuccherate o gassate”.

“Per assicurare una migliore alimentazione ma anche per educare le nuove generazioni – sostiene Coldiretti – è importante privilegiare nelle mense scolastiche i cibi locali a km 0 che valorizzano le realtà produttive locali e garantiscono genuinità e freschezza”. La Coldiretti ricorda di essere impegnata nel progetto “Educazione alla Campagna Amica” che coinvolge alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia che partecipano a lezioni in programma nelle fattorie didattiche e nei laboratori del gusto organizzati nelle aziende agricole e in classe. “L’obiettivo – conclude Coldiretti – è quello di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti, per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno e fermare il consumo del cibo spazzatura”.

Sardegna e Calabria vincono ex aequo la finale junior del Cantagiro 2017

Le abilità canore e la grinta dimostrate dalla Aramu e dalla Morelli sbaragliano tutti e le portano sul podio. Il Premio Folk va invece alla giovanissima Elena Chessa; mentre la Puglia fa l’en plein di menzioni speciali.

cantagiro juniorLa sarda Laura Aramu e la calabrese Anna Morelli vincono ex aequo la finale junior del Cantagiro 2017.

Troppo complicato per la giuria tecnica scegliere solo una tra loro. Più facile, dopo giornate di prove e selezione, assegnare il titolo e l’ambitissimo premio a entrambe le ragazzine, che hanno fatto da tempo della musica una delle loro passioni principali, e che si sono distinte tra i tanti protagonisti della finale junior.

Laura, undici anni appena compiuti, ha cantato Tu ci sei, Anna, invece, si è distinta per l’interpretazione di Adesso parlami.

Nonostante la giovane età, entrambe sono da tempo alle prese con microfono e spartiti.
Appassionata di Ariana Grande, Elodie e Beyonce, Laura – che viene da Assemini, in provincia di Cagliari, e ama ascoltare i grandi classici del rock – da anni si dedica allo studio del canto che l’ha già portata a calcare con successo diversi palcoscenici, tra cui quello di gara Sarule got’s talent, una competizione canora tra talenti sardi, e quello del concorso Punto In Alto da cui esce premiata nella sezione junior. Distintasi già nel corso de Il festival degli Autori, la kermesse non competitiva in programma a Sanremo, e nel talent de “La 5” Tra Sogno E Realtà, la Aramu ha ricevuto dal Cantagiro una delle più grandi soddisfazioni, dopo tantissime serate e lunghissime prove.

Passaggio simile pure per Anna Morelli, di Cosenza. Anche la tredicenne calabrese, come la sua coetanea sarda, sul palcoscenico ha saputo dimostrare, oltre a indiscusse capacità canore, tanta grinta. E’ stato sicuramente questo che ha convinto definitivamente pubblico e giuria e le ha regalato il titolo.

All’emozione di Laura e Anna ha fatto eco quella di altre talentuose ragazzine: le pugliesi Azzurra Barberio, Ludovica del Gaudio e Alessia Bruno si sono, infatti aggiudicate il premio con menzione speciale.

Premio Folk alla giovanissima Elena Chessa. La giovanissima cantante, originaria di Irgoli, in provincia di Nuoro, si è imposta all’attenzione di pubblico ed esperti con un testo scritto in sardo e firmato dal noto cantante e paroliere Benito Urgu, dal titolo Ponte Mannu.

Ma non è tutto.
“Questi talenti in erba – ha detto Enzo de Carlo, Patron della manifestazione – hanno dimostrato capacità e grinta che caratterizzano professionisti”.

È per questo che alcuni di loro – Sergio Salvini, Gianmarco Gridelli ed Edoardo Guarini, rispettivamente di Cisterna di Latina, Rocca di Papa e Santa Marinella – saranno chiamati a prendere parte alla compilation Disney for peace, che uscirà a dicembre prossimo e che permetterà di raccogliere fondi a favore della ricerca contro la sclerosi multipla.

Intanto, però, è sempre più vicina la serata finale del Cantagiro. Il prossimo appuntamento è in calendario per sabato 7 ottobre. Sarà nel corso di quest’ultima serata che si conoscerà il titolo del vincitore assoluto di questo noto concorso canoro che quest’anno compie cinquantacinque anni.

Robert Olivier stravince la finale internazionale del Cantagiro 2017

robert olivierIl premio, con la vittoria del quattordicenne di Montreal, che sbaraglia tutti con il test “At last”, rimane in Canada. Molte le emozioni e uno spettacolo di ottimo livello. Rappresentati tantissimi Paesi: dalla Romania alle Filippine, dalla Cambogia alla Norvegia, e poi ancora Malta, Repubblica Dominicana, Cina e Marocco.

Quattordici anni, italo-canadese di Montreal, Robert Olivier Fragasso, in arte Robert Olivier, è il vincitrice della finale internazionale dell’edizione 2017 del Cantagiro, lo storico concorso canoro che quest’anno spegne la sua cinquantacinquesima candelina.

Impostosi come una delle voci più interessanti della gara, l’artista ha dimostrato fin da subito ottime capacità canore affiancate anche da spiccate attitudini interpretative che gli hanno consentito di affrontare con padronanza e sicurezza il palcoscenico.

Molto apprezzato, oltre che dal pubblico, dalla giuria tecnica di altissima qualità, questo talentuoso interprete ha stracciato tutti sulle note del brano “At last”, un testo che, oltre a essere molto noto perché inserito in film, trasmissioni televisive e spot pubblicitari di successo, è stato lanciato dalla cantante statunitense Etta James e successivamente riproposto da diversi nomi del panorama musicale internazionale.
“Si tratta di una canzone d’amore” – ha spiegato Robert subito dopo la vittoria – “ed è un brano che racconta come ci si sente quando finalmente si incontra la persona giusta, quella che ti fa toccare il cielo con un dito”.

Interessante il percorso che ha portato fino al podio il neo vincitore, impegnato a competere con partecipanti provenienti da diverse parti del mondo: dalla Romania alle Filippine, dalla Cambogia alla Norvegia, da Malta a Repubblica Dominicana, Cina e Marocco.
Figlio d’arte, cresciuto a pane e musica grazie a una madre soprano, Robert studia, fin da bambino, canto, solfeggio e pianoforte, concentrandosi con particolare attenzione sui testi di Michael Buble. Intanto nel 2016 partecipa all’edizione canadese di The Voice, imponendosi tra le migliori voci. Impossibile per lui accontentarsi: inizia allora il percorso di serate e selezioni che lo porteranno per la finale internazionale del Cantagiro sul palco del Teatro Comunale di Fiuggi.

La vittoria è la riconferma delle enormi potenzialità di questo giovanissimo cantante, artista poliedrico e showman in erba, capace di affiancare alle doti canore la recitazione e il ballo.
“È lui, con la sua capacità di dominare il palcoscenico, la vera rivelazione di quest’edizione della manifestazione”, commenta a fine serata Enzo De Carlo, Patron della manifestazione, che aggiunge ancora: “e questo contribuirà a farne un testimonial d’eccezione per portare il Cantagiro in tutto il mondo.

Prossimo appuntamento sabato 7 ottobre per la finale assoluta del Cantagiro 2017.

L’acqua e il fuoco. In scena il rapporto tra D’Annunzio e la Duse

d'annunzio duse

Pochi sanno che Gabriele D’Annunzio, nel 1882 (ad appena un anno dalla “licenza d’onore” conseguita al Reale Collegio “Cicognini” di Prato), a 19 anni, tra le varie recensioni avute della sua terza raccolta di poesie, “Canto novo”, ne ebbe una, molto favorevole, d’un giovane Filippo Turati (di soli 6 anni più grande): che sulla rivista diretta dal socialista e federalista cremonese Arcangelo Ghisleri, “La Nuova Farfalla”, notava la precoce maturità del giovanissimo poeta abruzzese. E col socialismo, il “supernazionalista” D’Annunzio ebbe sempre, in effetti, un rapporto odio-amore: sino a lasciare nel 1898, in polemica con l’involuzione autoritaria del sistema politico assecondata da Umberto I, i banchi parlamentari della destra (dov’era stato eletto l’anno prima), per andare a sedersi temporaneamente a sinistra, in cerca ( così s’espresse) di libertà e di vita.

dannunzio rivieraDomenica 1 ottobre, al Vittoriale di Gardone Riviera, alle 11 e alle 15,30 Carlo Bertinelli e Alessandra Brocadello, “colonne” della compagnia teatrale “teatrOrtaet”, in collaborazione con la fondazione Vittoriale degli Italiani, metteranno in scena “L’ Acqua e Il Fuoco”: non uno spettacolo classico, ma una “visita animata” (con testi tratti dall’ omonimo spettacolo teatrale di “Teatrortaet”) al Parco del Vittoriale, tra i Giardini della Prioria e La Valletta, sino al monumentale anfiteatro. Secondo una formula ( che “teatrOrtaet” applica con successo da anni, organizzando spettacoli sponsorizzati soprattutto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali o dagli enti locali) che coniuga adeguatamente teatro e riflessione storica: i due attori interpretano ogni volta una pièce che, in contesti museali e monumentali di grande significato, alla presenza del pubblico ripercorre un preciso momento della storia.
Ne “L’ Acqua e il Fuoco”, un D’Annunzio ormai “star ” della letteratura ( e della politica) europea, interpreato da Carlo Bertinelli, rivive anche quei momenti giovanili.Ma ripercorre. soprattutto, il tormentato, focoso (in piu’ sensi,,,!) rapporto, su base passionale e artistica, con la “Divina” Eleonora Duse, durato soprattutto dal 1898 al 1901. Ma la prima e l’ultima scena della visita mostrano un “Vate” ormai stanco, perso nei fantasmi di quello che era stato, nonostante tutto, un grande amore (molto diverso da quello, altrettanto celebre, tra Pirandello e Marta Abba), un “Fuoco” (dal titolo del libro del 1900 in cui D’Annunzio narrava, in modo irriverente, il suo amore per la Duse, che peraltro difese artisticamente il testo); e una “Divina” ormai avanti negli anni, costretta dal disastro finanziario a calcare un palcoscenico divenutole ormai penoso. Siamo nel primo dopoguerra, infatti, con un conflitto che per gli europei ha fatto veramente, in piu’ sensi, da tragico spartiacque: la Duse (di 5 anni piu’ grande di D’Annunzio) morirà, negli USA, nel 1924, con forte dolore del poeta (rimasto legato a lei anche dopo la fine del rapporto vero e proprio).
“Interpretare d’Annunzio – spiega Carlo Bertinelli – mi ha causato una crisi profonda, perché ha voluto dire anzitutto smantellare tutti gli stereotipi che la sua figura si porta dietro. Metterlo in scena è stata un’operazione pesante: che, però, più andava a scavare più trovava l’uomo, contraddittorio quanto si vuole, ma anche autentico nelle sue contraddizioni”. «Il tratto saliente della Duse che metto in scena – dice Alessandra Brocadello, fortemente immedesimatasi nei panni dell’attrice – è l’appassionata ricerca d’ una sua originalità artistica. Eleonora cerca testi nuovi, autori contemporanei, si mette in gioco, vuole scrollarsi di dosso i personaggi dell’Ottocento, finora suoi cavalli di battaglia: si propone di trovare una strada nuova che vada verso la modernità. Non a caso verrà presa a simbolo da tutte le attrici che varcano questa cesura tra passato e presente, che cercano il superamento dei vecchi schemi: dove l’attore s’ imbellettava, più che interpretare”.
La prenotazione è obbligatoria: informazioni: http://www.teatrortaet.it/;  www.visiteanimate.it; prenotazioni@teatrortaet.it

Fabrizio Federici

M. Parente a Radio Rock, sugli stupri in nessun caso «se l’è cercata»

Lo scrittore ha ricevuto il diniego da molti quotidiani italiani alla pubblicazione di un articolo in cui commentava le parole del senatore D’Anna sugli abusi sessuali.

massimiliano-parente-620x350“In Italia sullo stupro c’è un tabù che ha già infiammato i dibattiti negli Stati Uniti di vent’anni fa, ovvero l’ostinarsi a considerarlo un reato di violenza a sé, senza alcuna correlazione con il sesso”. Questa la premessa dell’articolo di Massimiliano Parente che gli è costato l’ostracismo da parte di diverse testate italiane.

Lo scrittore è intervenuto durante il Morning Show di Emilio Pappagalo su Radio Rock 106.6 per commentare la sua sortita. “Non ho in alcun modo giustificato gli stupri – ha esordito Parente -, personalmente sono anche favorevole alla castrazione chimica. Ho voluto solo evidenziare il fatto che lo stupro ha a che fare con il sesso a tal punto che anche su Youporn esiste la categoria specifica su esso. È un impulso che c’è nell’uomo ed in molti altri mammiferi”.

Da tale precisazione, l’intellettuale ha poi proseguito la sua dissertazione commentando le parole del senatore di Ala Vincenzo D’Anna, che in un’intervista aveva dichiarato “La donna è fonte di desiderio, è un istinto primordiale”.

Massimiliano Parente, congedandosi dagli ascoltatori di Radio Rock ha poi concluso: “Analizzare in questo modo le violenze sessuali non vuol dire assolutamente giustificarle, ma delineare il presupposto per combatterle”.

“Provaci ancora prof 7”: la serie è tornata con altri 8 episodi nuovi

provaci-ancora-prof-7-637x389Se dovessimo seguire la moda di dare un voto alle fiction -come spesso si usa- potrebbe essere proprio un bel 7 (quante le edizioni cui è giunta) per la nota serie tv “Provaci ancora prof”. La famosa serie televisiva, che vede protagonista Veronica Pivetti nei panni di Camilla Baudino, infatti, è tornata su Rai Uno per altri otto episodi (come per la sesta stagione, da circa 100 minuti ciascuno). In onda a partire dal 2005, ispirata ai racconti di Margherita Oggero, parte subito in sordina con il delineare le molte cose da sistemare per questa docente con la passione per le indagini poliziesche. Infatti parrebbe proprio il caso di dire: provaci ancora prof….a fare ordine nel caos che ti travolge, tuo malgrado. La tranquillità non sembra assolutamente essere proprio fatta per lei. C’è sempre qualcosa che viene a stravolgere la pace e, come ha un attimo di tranquillità e serenità, subito accade qualcosa che la fa correre. Immediatamente; ma senza mai farle perdere il sorriso e la voglia di sdrammatizzare e, soprattutto, di risolvere i problemi come si fa con i casi della Polizia: con lucidità, facendo chiarezza su ogni dubbio e chiarendo ogni titubanza ed esitazione. D’altronde la vita o un giallo poliziesco sono come l’amore: imprevedibili e altalenanti, cambiando spesso per sempre il corso degli eventi a nostra insaputa, inaspettatamente.
E così vediamo che, se tutto sembrava aver preso una piega ben definita, così non sarà perché tutto l’ordine sarà sovvertito. All’avvio tutto comincia bene: con lei che va a convivere con il suo nuovo amore (e dunque compagno) Gaetano (il commissario di Polizia Berardi, alias Paolo Conticini); Renzo Ferrero, il suo ex marito (interpretato da Enzo Decaro) che diventa papà poiché ha un figlio (Lorenzo) dalla sua neo partner Carmen Rojas (alias l’attrice Carmen Tejedera); la loro figlia Livietta (è Ludovica Gargari come noto a ricoprirne il ruolo), anche lei diventata mamma da poco di una bella bimba (chiamata Camilla) dal suo giovane marito George (alias Luca Murphy); ed i due giovani che si sono trasferiti a Londra nella terra del ragazzo. Per la serie: e tutti vissero felici e contenti.
Invece così non è. Un po’ come il titolo che dà il nome al primo episodio –“Cioccolato amaro”- la serie si riapre con questo dolce romanticismo che viene rotto. Infatti la convivenza di Camilla e Gaetano viene minata da una serie di contingenze quanto meno curiose. Innanzitutto il caso dell’uccisione di un pasticciere si intreccia con la scomparsa di Potty e la professoressa cade nello sconforto e si ritiene colpevole di aver “ferito” il “suo” animale, facendogli credere di volergli meno bene portando una terza presenza tra di loro: quella di una figura maschile quale quella del commissario Berardi. Molto divertente questa associazione del ritrovamento del cane e della risoluzione del giallo, dell’omicidio dietro cui non è da escludere -tra l’altro- il movente della gelosia. Poi Renzo che finisce in analisi, ma nessuno lo sa, però sta male e ha crisi di panico e sensi di soffocamento. Livia che torna da Londra e lascia George perché crede che lui lo abbia tradito, ritorna a casa con la madre e vuole ricominciare a studiare architettura all’università come il padre. Poi Carmen che è sempre più misteriosa, fa orari strani, lascia sempre più solo Renzo e abbandona spesso il figlio. Come se non bastasse al commissariato arriva Bianca De Olivares (interpretata da Valentina Pace): una donna affascinante che è anche il nuovo medico legale che affianca Gaetano nella risoluzione dei casi; che possa nascere una love story tra i due o qualche tradimento da parte del bel commissario? Infine anche per la professoressa Baudino la situazione a scuola è sempre più difficile: ha accettato un nuovo incarico impegnativo in un istituto per adulti, di cui la preside è Marta De Carolis (interpretata da Simonetta Solder); le due diventano amiche, ma soprattutto ciò permette alla fiction di affrontare temi diversi, importanti e attuali come la violenza, le differenze sociali, culturali, etniche e religiose in una società multiculturale che dipinge in tutta la sua attinenza alla contemporaneità odierna (immigrazione, clandestinità, precariato, disoccupazione). All’interno di questa “classe speciale” -per così dire- ci sono adulti che hanno ricominciato a studiare, operai, disoccupati, giovani straniere di diversa cultura, musulmane con il velo, ragazzi usciti dal carcere e violenti, come l’ex detenuto Vasco Pieroni (interpretato da Alan Cappelli Goetz).
Dove porteranno tutti questi nuovi scenari aperti? Sicuramente ne accadranno delle belle e continueranno all’insegna della comicità. Sorrisi sono regalati anche dalla verve comica di Luciana Marotta (detta “Lucianona”, interpretata da Daniela Terreri) collega e moglie dell’ispettore Pasquale Torre (interpretato da Pino Ammendola), amico del commissario Berardi. Quali coppie “scoppieranno” e quali rimarranno insieme? Quali altre unioni si creeranno e quali nuovi personaggi incontreremo? Quanti altri casi risolveranno insieme la prof e il commissario? Per saperlo occorrerà continuare a vedere i nuovi episodi, in onda dal 14 settembre scorso. Tra l’altro il primo, -“Cioccolato amaro” appunto- ha avuto un buono share del 19,19%, con ben più di quattro milioni di spettatori (pari a 4.249mila). Dopo quello del 18 settembre (“A luci spente”), un altro andrà in onda il prossimo 21 settembre.

Lo sciopero dei docenti universitari. Riflessioni di una studentessa

Negli ultimi giorni, lo sciopero indetto dai docenti universitari e dai ricercatori ha scatenato il panico tra gli studenti. I professori potrebbero non presentarsi ad un appello previsto nella sessione di esami autunnale.

astudentiNei gruppi sui social è il caos. Pur essendo garantito il servizio minimo, ovvero la possibilità di fare l’esame in occasione del secondo appello, laddove previsto, o di un appello straordinario, gli studenti denunciano un disagio.

Qualche settimane fa giravano delle fantomatiche liste di professori aderenti, sulle quali è fatto più o meno fatto affidamento. Tali liste si sono rivelate incomplete, come era prevedibile. Tra chi ha maturato la decisione di scioperare successivamente, e chi ha voluto mantenere l’incertezza, alcuni studenti si sono ritrovati in aula ad attendere invano l’esame. E se entrando, erano accompagnati dall’ansia, uscendo hanno incontrato una nuova amica: la “rabbia”.

“Non è giusto”, si dice. Non è giusto che siano gli studenti a subire il disagio di una situazione di cui non hanno colpa. Ed è verissimo. Detto ciò, questa è la natura dello sciopero. Si crea un disservizio per attirare l’attenzione del governo su una situazione ritenuta ingiusta affinché vengano presi i dovuti provvedimenti.

Erano quarant’anni che i docenti universitari non prendevano una simile decisione, portata avanti oggi in nome della dignità della categoria.

Aldilà del tradizionale scontro studente/professore, quello che emerge è una generale confusione. Gli studenti, cioè coloro che sono colpiti direttamente dallo sciopero, non stanno capendo cosa vi è alla base.

Quello che si sente dire, è che ai docenti universitari non è stato tolto il blocco degli stipendi stabilito nel 2013 dal ministro Tremonti in un contesto di crisi ed austerity. Più precisamente, i docenti universitari chiedono che:

“1) le classi e gli scatti stipendiali dei Professori e dei Ricercatori Universitari e dei Ricercatori degli Enti di Ricerca Italiani aventi pari stato giuridico, bloccati nel quinquennio 2011-2015, vengano sbloccati a partire dal 1° gennaio del 2015, anziché, come è attualmente, dal 1° gennaio 2016;

2) il quadriennio 2011-2014 sia riconosciuto ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal 1° gennaio 2015.”

La realtà però è che la stragrande maggioranza degli studenti, non avendo mai lavorato (o meglio, non avendo mai visto un contratto di lavoro neanche in cartolina), non ha idea di cosa voglia dire tutto ciò.

La sensazione generale è che sia mancata una complicità nei confronti dello studente. Non nel volergli creare disagio. È una sciocca e vuota lamentela dire che questo sciopero viene portato avanti per fare un torto a loro. Quello che sembra mancare però, e lo si dice con la consapevolezza di generalizzare una situazione che andrebbe analizzata caso per caso, università per università, è la volontà di far comprendere agli studenti quello che sta accadendo, così che essi possano valutare la situazione con gli strumenti appropriati e magari anche dare appoggio con i propri mezzi. Volendo, quel che è mancato è anche una disponibilità autocritica dei docenti a sottolineare con onestà le proprie responsabilità in questo processo di lenta dequalificazione dell’alta istruzione, a partire dai motivi che rendono la carriera universitaria (e quindi il rinnovamento del corpo docente) lunga e sostanzialmente impraticabile, una situazione che è certo figlia delle scelte di governo ma che non è che non abbia trovato sponde nei diretti interessati “figli” (e anche padri) di in un sistema che è stato sempre segnato da pulsioni “baronali”.

Non essendoci stato spiegato, abbiamo cercato di capirlo da soli.

Correva l’anno 2013. Non ci si poteva permettere lussi come lo scatto di stipendio per anzianità, ovvero una sorta di premio sullo stipendio a cui si ha diritto quando si lavora per più anni consecutivi per lo stesso datore di lavoro. A seconda del contratto collettivo nazionale di una determinata categoria, i lavoratori avevano diritto ogni due o tre anni ad una maggiorazione dello stipendio per un massimo di dieci scatti.

Considerando che le parole “maggiorazione dello stipendio” ormai sono rare alle nostre orecchie e potrebbero scatenare la nostra immaginazione, è bene sottolineare che si parla in media di una maggiorazione di circa venti euro al mese.

Nel 2015, finalmente, docenti scolastici, medici, personale degli enti di ricerca e della pubblica amministrazione hanno avuto il riconoscimento degli anni del blocco. Mancavano tuttavia nella lista proprio i docenti universitari. Ed è proprio questo che i 5444 docenti e ricercatori firmatari della lettera che ha indetto lo sciopero hanno richiesto, dopo mesi di tentativi di dialogo con chi di dovere.

Nonostante la ministra Valeria Fedeli abbia mostrato nei mesi scorsi buone intenzioni per la soluzione del problema, ad oggi sembra ancora lontana.

Nella lettera si distingue tra riconoscimento del lavoro a fine economico e riconoscimento a fine giuridico. È una distinzione importante. Quello economico è facilmente intuibile, si chiede di recuperare economicamente quello che non si ha avuto.

Il riconoscimento a fine giuridico permette invece di avere riconosciuti gli anni di servizio al fine dell’avanzamento di carriera e progredire nelle fasce stipendiali.

Aldilà di questo casus belli, è evidente che non si è ancora usciti dall’ottica in cui l’istruzione e la cultura sono l’ultima ruota del carro. A subirne le conseguenze maggiori, come al solito, sono i giovani. Intraprendere oggi la carriera accademica è un salto nel vuoto. Chi vuole provare a scalare il cursus honorum al cui vertice si trova la cattedra di ruolo, sa che avrà davanti a sé anni e anni di precariato, moli di lavoro non adeguate alla retribuzione e la necessità di avere le spalle protette da qualcuno, come denunciava qualche mese fa in una lettera aperta Massimo Piermattei, ex ricercatore in Storia dell’Integrazione europea.

Che non ci si sorprenda della fuga dei cervelli se tanti studenti che entrano in contatto con università straniere grazie ai programmi Erasmus ricevono addirittura proposte spontanee di dottorati ben retribuiti.

Alla speranza di avere oggi docenti più soddisfatti, aggiungiamo quella di poter arrivare in condizioni dignitose ad essere i docenti di domani.

Giulia Clarizia
Blog Fondazione Nenni