Appello di Libera, Legambiente e sindacati per leggi contro le mafie

mafiaApprovare rapidamente leggi per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione. Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e i sindacati rivolgono un Appello al Governo e al Parlamento.
Approvare le misure riguardanti gli amministratori locali minacciati e intimiditi, le modifiche alla normativa in materia di beni e aziende confiscate alle mafie, la riforma della prescrizione dei processi, le misure di contrasto alla criminalità nel settore del gioco d’azzardo e quelle a favore dei testimoni di giustizia, e riconoscere ufficialmente il 21 marzo come Giornata nazionale della memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Sono queste le richieste dell’Appello, sottoscritto dalle associazioni Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e da tutti i sindacati (Cgil, Cisl e Uil), e inviato ai capigruppo di Camera e Senato delle varie forze politiche, ai Presidenti del Senato e della Camera, al Presidente della Repubblica e ai presidenti delle Commissioni Antimafia, Giustizia e Affari costituzionali.
Si tratta di progetti di legge per molti dei quali l’iter è già in uno stato avanzato di discussione e in attesa di approvazione.
Con l’approssimarsi della fine della legislatura, approvare questi provvedimenti sarebbe un modo concreto per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione nonché una via per accrescere la credibilità delle istituzioni verso i cittadini.
Si eviterebbe di disperdere inoltre l’importante lavoro svolto durante questa legislatura dalle Camere e dal Senato, proprio mentre assistiamo ad un’aumentata e pericolosa pervasività e presenza dei mafiosi e dei corrotti nella vita politica ed economica del Paese, con danni ingenti per la democrazia e lo sviluppo dell’Italia.
Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e i sindacati si rendono disponibili ad ogni forma di collaborazione possibile con altre associazioni e realtà, lasciando aperta la possibilità di sostenere e sottoscrivere l’Appello a tutti coloro che hanno a cuore il raggiungimento di questi obiettivi.
In questa legislatura il Parlamento ha approvato alcuni importanti provvedimenti di legge in materia di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e alla corruzione. Tra questi, ricordiamo quelli sullo scambio elettorale politico-mafioso, sulla corruzione e falso in bilancio, sui reati ambientali, sul caporalato e sul nuovo codice dei contratti e degli appalti, nonché alcuni decreti attuativi di atti normativi europei in materia. Tuttavia, non possiamo non evidenziare che alcune di queste riforme sono ancora incomplete. Inoltre, sono in attesa di approvazione altri importanti progetti di legge per molti dei quali l’iter è già in uno stato avanzato. Con la possibile fine anticipata della legislatura, vi è il rischio concreto che tutto questo importante lavoro possa essere disperso, mentre assistiamo ad un’aumentata e pericolosa pervasività e presenza dei mafiosi e dei corrotti nella vita politica ed economica del Paese, con danni ingenti per la democrazia e lo sviluppo dell’Italia.
Al fine di evitare questa situazione riteniamo importante che, prima dell’indizione delle prossime elezioni politiche, il Parlamento approvi in via definitiva alcuni importanti provvedimenti, tra i quali:

• le misure riguardanti gli amministratori locali minacciati ed intimiditi (AC 3891, Disposizioni in materia di contrasto al fenomeno delle intimidazioni ai danni degli amministratori locali);
• il riconoscimento ufficiale del 21 marzo come Giornata nazionale della memoria in ricordo delle vittime delle mafie (AC 3683, Istituzione della Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie);
• le modifiche alla normativa in materia di beni e aziende confiscate alle mafie, stralciando eventualmente questa parte dal complesso disegno di riforma del codice antimafia (AS 2134 e abbinati. Modifiche al codice antimafia, al codice penale e al codice di procedura penale. Delega al governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate);
• la riforma della prescrizione dei processi (AS 2067, Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena);
• le misure di contrasto della criminalità nel settore del gioco d’azzardo, secondo le proposte elaborate dalla Commissione antimafia (Doc. XXIII, n. 18);
• le misure a favore dei testimoni di giustizia, secondo le proposte contenute nelle Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia (AC 3500).

Confidiamo che questo appello venga accolto rapidamente da tutte le forze politiche presenti in Parlamento e nel Governo e sia così possibile approvare prima della fine della legislatura i provvedimenti sopra citati. Sarebbe questo un modo concreto per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione nonché una via per accrescere la credibilità delle istituzioni verso i cittadini.
Le associazioni e le altre realtà proponenti e firmatarie di questo appello si rendono fin da ora disponibili ad ogni forma di collaborazione possibile, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi sopra esposti.

Avviso Pubblico, Libera, Legambiente, Cgil, Cisl, Uil

Sfregiata con acido, ruolo dei medici nel prevenire violenza e stalking

stalkingIl nuovo drammatico episodio dell’ex miss Emilia Romagna sfregiata con l’acido dal compagno accende nuovamente l’attenzione sul preoccupante fenomeno della violenza sulle donne. Dopo un 2016 che ha visto salire a 117 gli episodi di femminicidio e registrare 3,5 milioni di vittime di stalking (fonte ISTAT) assume sempre maggiore importanza il lavoro di prevenzione che possono fare i medici. Come? Individuando sintomi e segnali di stati patologici che possono sfociare in feroci atti di violenza. Questo emerge dal corso ECM per medici tenuto dal il professor Vincenzo Mastronardi, psichiatra e criminologo clinico, titolare della cattedra di Psicopatologia Forense presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Roma “La Sapienza”. Il corso FAD del provider ECM 2506 Sanità in-Formazione in partnership con Consulcesi Club dal titolo “Disturbo dissociativo dell’identità e situazioni di rischio” è abbinato al Film Formazione “Echoes”. Si tratta di un cortometraggio vincitore di numerosi premi in prestigiose rassegne internazionali, incentrato proprio sul drammatico tema della violenza sulle donne.

Un uomo afflitto da un disturbo di personalità si trova a dialogare con il suo alter-ego allo specchio per cercare di ricostruire l’omicidio della sua fidanzata misteriosamente assassinata. In questo duello tra le sue due personalità emergono ricordi, in forma di flashback, sepolti nel suo inconscio che lentamente vanno a svelare la vicenda in un crescendo emotivo e di tensione. È questa la trama del Film Formazione “Echoes”, cortometraggio diretto da Andrea La Mendola e già vincitore di numerosi premi in prestigiose rassegne internazionali come il “Santa Monica Film Festival” e i “Los Angeles Movie Awards”. La pellicola è online sul sito www.corsi-ecm-fad.it, messo a disposizione dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione, in partnership con Consulcelsi Club. Il cortometraggio è collegato al corso FAD (Formazione a Distanza) destinato al personale medico dal titolo “Disturbo dissociativo dell’identità e situazioni di rischio”.

Dopo l’ultimo episodio di Rimini, dove l’ex Miss Romagna è stata sfregiata con l’acido dal compagno, e in un contesto che vede l’Italia protagonista di un’autentica strage di donne (116 casi di femminicidio solo nel 2016), dove il fenomeno dello stalking ha assunto dimensioni da vero e proprio allarme sociale (3,5 milioni di vittime secondo l’ISTAT), il corso non solo aiuta i medici a diagnosticare efficacemente la complessa casistica dei disturbi dissociativi, ma ribadisce il ruolo strategico dei camici bianchi nell’individuare e prevenire sintomi e segnali di un pericoloso stato patologico che può sfociare in feroci atti di violenza.

Leucemia: due Film Formazione raccontano il viaggio verso la diagnosi

bambino-ospedaleLa Leucemia Mieloide Acuta e la Leucemia Linfoblastica Acuta sono due forme di una patologia per la quale l’Italia vanta il triste primato per tasso di incidenza nei Paesi occidentali
Se la forma mieloide acuta colpisce soprattutto gli adulti, la Leucemia Linfoblastica Acuta rappresenta l’80% delle leucemie dei bambini, con 3mila nuovi casi ogni anno negli Usa e 5mila in Europa

Online “Luce Mia” e “Il Cappellino”, due pellicole che descrivono la battaglia contro questa malattia, attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta in prima persona: il regista di “Luce Mia”, Lucio Viglierchio, ha affrontato il calvario della leucemia e ne ha voluto fare un film

Leucemia: una diagnosi che fa paura, perché annuncia un difficile percorso terapeutico, aggravato dalla consapevolezza di essere affetti da una patologia ad alto rischio, con il costante timore di non riuscire a sconfiggerla. L’Italia, dal canto suo, vanta il triste primato tra i Paesi occidentali per incidenza delle leucemie, con circa 15 nuovi casi l’anno ogni 100mila abitanti, ed è la forma di tumore più diffusa in età infantile. Spesso, però, le patologie leucemiche possono avere pochi sintomi o addirittura essere asintomatiche per lungo tempo: per questo è necessario offrire ai pazienti un approccio diagnostico di alta specialità. A questo scopo, il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione ha voluto realizzare due video-corsi FAD (Formazione a Distanza) destinati al personale sanitario, già online sulla piattaforma Consulcesi Club: “Un viaggio nella diagnosi della leucemia linfoide acuta” e “Leucemia mieloide acuta: viaggio di un prelievo ematico”.

Oltre all’accuratezza scientifica dei corsi, garantita dal prestigio accademico del dottor Mauro Nanni del Dipartimento di biotecnologie cellulari ed ematologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, Sanità in-Formazione ha scelto di offrire uno sguardo sulle condizioni di chi combatte ogni giorno contro la leucemia. Lo ha fatto attraverso due film emozionanti: “Luce Mia” di Lucio Viglierchio, presentato al “Torino Film Festival”, e “Il Cappellino” di Giuseppe Marco Albano, finalista al “Giffoni Film Festival” e candidato ai “Globi d’oro 2009” come miglior cortometraggio italiano.

“Luce mia” nasce dalla dolorosa storia personale del regista, cui fu diagnosticata la Leucemia Mieloide Acuta. Dopo tre cicli di chemioterapia e mesi di cure, è voluto tornare nell’ospedale della sua degenza per raccontare il calvario di Sabrina, in lotta contro il suo stesso male. Purtroppo lei non ce l’ha fatta: il film è la storia di quell’esperienza.

“Il Cappellino”, invece, affronta il delicato tema delle patologie oncologiche infantili, lanciando un messaggio di speranza: una bambina, seppur colpita dalla crudeltà della malattia, può comunque sperare di tornare alla normalità (le passeggiate, la scuola, gli amici), senza i suoi capelli ma con un grazioso cappello rosso.

I nuovi titoli, disponibili sul sito www.corsi-ecm-fad.it, si aggiungono a una lista di produzioni che hanno già riscosso enorme successo tra i camici bianchi grazie a film selezionati in prestigiosi festival cinematografici, contribuendo a rendere Sanità in-Formazione il primo provider ECM FAD in Italia, come ha di recente decretato il prestigioso Annuario della Sanità con la sua classifica “THE BEST PROVIDER 2015 ECM”. Tra i titoli di maggior rilievo ci sono “No Limits”, diretto dal regista Christian Marazziti e interpretato da Gianluca Spinello e Sara Zanier, sul profilo clinico e psicologico delle disabilità motorie e sulla relativa riabilitazione; “e-bola” sempre di Christian Marazziti, realizzato in collaborazione con l’Istituto nazionale per le malattie infettive “Spallanzani” di Roma e proiettato in occasione del Festival del Cinema di Roma; “Like a Butterfly”, dedicato al carcinoma polmonare e interpretato dalla star internazionale Ed Asner; “Game Over” che tratta il delicato tema della ludopatia e delle nuove dipendenze; “Cardiopathos” sull’uso del defibrillatore in caso di arresto cardiaco (BLSD) e sulle più recenti prassi in materia di disostruzione in caso di soffocamento; “Scacco Pazzo”, cortometraggio diretto e interpretato da Alessandro Haber sul tema della schizofrenia. Prossima l’uscita di un docufilm sulla formazione dei medici in prima linea nell’accoglienza ai migranti, con approfondimenti relativi a ipotermia, disidratazione, scabbia e le terribili ustioni chimiche causate dagli sversamenti di benzina sui gommoni.

Progetto Gay Icons. Street-art libertaria
per Roma

proxanaplus-2016Roma è sovente finita al centro delle cronache locali e nazionali per numerosi atti di omofobia. In questi giorni nella via di San Giovanni in Laterano e nelle stradine limitrofe, la cosiddetta gaystreet di Roma, è possibile ammirare una galleria a cielo aperto di arte contemporanea alla quale hanno contribuito artisti internazionali come: MIMI THE CLOWN, KORTENIUS e JØMALI. Le loro opere, realizzate grazie al contributo di Proxana Plus, il farmaco che consente la gestione dell´infiammazione della prostata, e al coordinamento di KOOL & the BRAND ritraggono le più note icone gay a livello storico e internazionale. proxanaplus-2016-1

Da Antinoo, icona gay della tradizione romana, legato da una relazione sentimentale all´imperatore Adriano, a Freddie Mercury, George Michael, Cristiano Ronaldo, David Beckham, e David Bowie. Una galleria di forme e colori che risponde all´oscurantismo omofobo con la gioia e la profondità emozionale che la street-art sa offrire. Si rassegnino i vandali omofobi che, già in azione, hanno tentato atti vandalici contro le opere. La galleria è diventata anche una mostra online consultabile alla pagina Instagram #proxanaplus e nuove iniziative sono in programma per il 2017.

Grazie al contributo di Proxana Plus e alla creatività degli artisti che hanno aderito al progetto, oggi Roma si riscopre più libertaria e più allineata con le sue tradizioni delle quali è parte integrante Antinoo, ritenuto uno dei più fulgidi esempi di bellezza.

Costruttori di legalità: studenti attivi nel nome di Giovanni Falcone

giovanni-falcone “Costruttori di legalità” è il titolo dell’incontro che si terrà domani a Roma presso l’Hotel Capannelle. Giornata conclusiva di un percorso promosso dall’Istituto Professionale per i Servizi, l’Enogastronomia e l’Ospitalià Alberghiera “Amerigo Vespucci” di Roma in collaborazione con la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e il sostegno del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Un progetto che ha coinvolto più di mille studenti di 10 scuole di Roma e provincia che hanno partecipato ad incontri e laboratori con l’obiettivo di prendere consapevolezza che il contrasto alla criminalità organizzata parte dalle piccole scelte quotidiane di ciascuno di noi.

Partendo dalla figura di Giovanni Falcone e dall’approfondimento di momenti che hanno segnato la storia del nostro Paese, gli studenti hanno avuto la possibilità di visitare la sede della Fondazione a Roma che si trova in un bene confiscato alla mafia.
Attraverso la visione di un filmato e al dibattito successivo hanno potuto conoscere il lavoro e l’impegno di Falcone, capire l’importanza del maxi processo e riflettere sul fatto che la mafia o il pizzo, ad esempio, non sono un problema solo siciliano.
Altri incontri d’approfondimento sono stati realizzati nel corso del progetto nelle rispettive scuole e successivamente, con il sostegno dei docenti, gli alunni hanno prodotto dei lavori che verranno presentati nel corso dell’evento finale.
Nella giornata conclusiva cinquecento tra studenti e docenti ascolteranno e vedranno i lavori dei loro coetanei, che saranno esposti e spiegati ai presenti. In conclusione l’intervento della professoressa Maria Falcone, sorella del giudice e presidente della Fondazione che sarà presente all’iniziativa.

Biagio Antonacci ‘Vi dedico tutto’ Live. Il palco
la sua passione

biagio-antonacciSu Canale Cinque è andato in onda il “Biagio Antonacci live-Vi dedico tutto”. Puntare su spettacoli televisivi incentrati sulla musica, in periodo natalizio, non è una novità (non a caso Rai Uno ha mandato in onda prima “Natale e quale show” e poi “Andrea Bocelli -il mio cinema” o il live in contemporanea di Ligabue; e tra poco il Concerto di Natale dall’Auditorium). Tuttavia qui non ci si è trovati di fronte alla solita trasmissione in formula classica. Si è trattato di un programma che ha unito, alla mandata in onda del concerto dal vivo (durante il tour a Milano), quello di una sorta di docu-reality show on the road. Infatti l’esecuzione dei suoi più grandi successi è stata inframezzata da sketch in macchina o al bar con una fan (Nadia Toffa), che lo ha accompagnato e a cui si è raccontato grazie anche a domande per un’intervista/conversazione simpatica, divertente e fresca.

Ciò ha reso più personale e meno monotona la trasmissione, che ha alternato le canzoni alle chiacchierate, attraverso cui il cantante si è voluto far conoscere e avvicinare al pubblico e a tutti i suoi sostenitori. Sul palco ha ballato, ha saltato, ha corso, ha gridato, si è scatenato ed agitato (e sicuramente anche emozionato oltre che entusiasmato). Ha sudato passione e si è lasciato completamente andare. Come ha spiegato a Nadia, quando sale ed è sul palco si trasforma: “Tiro fuori tutto, riesco ad estraniare ogni emozione ed a viverle con naturalezza e disinvoltura, in maniera istintiva. Trovo quel coraggio di comunicare con il cuore che non ho nella vita di tutti i giorni quando sono più riservato. Mi sento più forte, sicuro, figo, non temo di fare brutte figure. Durante il concerto mi estraneo, dimentico i problemi e le difficoltà della quotidianità: siamo solamente io e i miei fan”. Puntava a far divertire e a regalare loro leggerezza e serenità, per questo il suo show é stato anche intrattenimento. Voleva fare qualcosa di diverso, di nuovo, di originale e c’è riuscito. Ama sorprendere il ‘suo’ pubblico e non si è risparmiato, né sopra né fuori dal palco. Un tributo dovuto per commemorare una tappa speciale del suo tour: una tre giorni che ha definito ‘super’ quella di Milano; un’occasione per trascorrere un’intera giornata in sua compagnia: di giorno in giro per le strade della capitale lombarda e di sera tutti al Forum di Assago. Un modo migliore per festeggiare i 25 anni di carriera non poteva trovarlo. Nozze d’argento con la musica, sua ragione e compagna di vita cui si dedica con passione. Non a caso, nel finale ha autografato delle chitarre mentre cantava e poi le ha distribuite tra il pubblico. Da lì all’appello finale il passo é stato breve: “Regalate una chitarra ai vostri figli e insegnate e imparate a suonarle e a conoscere la musica. Ogni casa dovrebbe averne una: dove ce n’è una c’è musica e dove c’è musica c’è vita”. Le luci, i cambi d’abito, le scenografie e le coreografie alle sue spalle non sono di certo mancate durante il concerto. Tuttavia vi sono state sorprese gradite di sicuro al pubblico: il duetto live con J-AX, con Federico Zampaglione dei Tiromancino (sotto i portici di Milano però), con Giuliano Sangiorgi alla chitarra in “Liberatemi”, quello “a distanza e immaginario” con Pino Daniele, in “One day-Tutto prende un senso”, la cui semplicità diretta nel modo di relazionarsi ha sempre apprezzato: appena Biagio ascoltò il brano ne rimase colpito e Pino gli rispose ‘ti piace la mia nuova canzone? Allora cantala’. E poi i video messaggi di Eros Ramazzotti o quello di Laura Pausini nel finale per richiamarlo sul palco ancora a cantare, quando il concerto era quasi finito. Un modo diverso per stupire ancora ed uscire fuori dagli schemi.

Ed a proposito di “esterno”, cose interessanti sono accadute anche nella sorta di backstage del live. Un dietro le quinte legato all’esibizione della sera in qualche modo, che ha arricchito di particolari più o meno inediti. La sensazione è che Antonacci volesse dare di sé l’immagine di uno di famiglia, di casa. Prima é andato a prendere ed incontrare Nadia Toffa. Poi ha portato la fan da Eros Ramazzotti (con cui è amico di lunga data); inoltre dopo c’è stato un altro giro in auto con J-AX, che ha fatto scoprire il rap a Milano a Biagio, cresciuto in famiglia con questo genere di musica. In seguito ha raccontato a Nadia di quando arrivò a Milano con il padre Paolo da Bari e non furono inizialmente ben visti qui al Nord, ma dovettero sopportare qualche discriminazione abbastanza consueta per l’epoca e per chi cambia città. Dopo per loro pausa al bar e le confessa un piccolo “incidente” che ha avuto una volta, quando ha allagato la camera d’albergo, distratto e trattenuto dalle telefonate, mentre aveva lasciato l’acqua aperta per riempire la vasca. Con lei ha successivamente parlato della sua famiglia allargata in cui, con la sua nuova compagna, hanno dovuto imparare ad accogliere i reciproci figli; ma “per tenere insieme una famiglia ci vuole sempre dietro una donna di carattere”, ha commentato. Per il resto non c’è molta differenza tra una famiglia gay e un’altra etero: “é una questione di intelligenza”, ha aggiunto. Poi ha affrontato con la fan il tema dell’educazione che ha ricevuto e quella che ha dato ai figli. “Mi sono goduto tutto nella maniera più semplice. Non come i figli di papà che spesso non apprezzano le piccole cose. Io ho sempre avuto la fame di avere le cose che desideravo”, faticando per guadagnarmele con sacrificio, ha affermato sinceramente. Lo stesso cerca di fare con i suoi figli, non viziandoli e non tentando di dare loro ciò che non ha avuto lui. In questo brava la Toffa a pungolarlo con domande anche più ‘piccanti’ (se il figlio si volesse fare un tatuaggio o una canna come reagirebbe, se fosse milanista, ecc). Forse è stato anche per questa sua partecipazione che nelle ultime scene Antonacci ha cantato per lei “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli.

A proposito di brani musicali, due i momenti più belli e intensi del concerto live. Quando ha interpretato “Ti dedico tutto”, dedicandola appunto al pubblico e rivolgendo questo ringraziamento speciale a tutti i fan presenti, accorsi da tutta Italia. E l’altro quando ha eseguito “Sognami”, il cui testo ha sentito molto. L’artista ha voluto motivare e spiegare quanto fosse significativa per lui: “è per tutti coloro che hanno perso una persona cara e hanno qualcuno che sicuramente li sta guardando ora da lassù. Perché penso che vivere dignitosamente la propria esistenza dopo una grave perdita, una tragedia, un lutto doloroso significhi ed equivalga a portare rispetto a chi ci ascolta dall’alto, che continua a vivere in noi, nei nostri cuori e grazie alla nostra forza nel continuare ad affrontare la vita di tutti i giorni”. Un applauso caloroso si è scatenato dalla ‘sua’ Milano (infatti la madre è milanese e lui è cresciuto a Rozzano, in provincia di Milano appunto): meglio di una standing ovation. Un po’ il senso messo sia in “One day”, ma in particolare in “Dolore e forza” il cui testo ha scritto proprio dopo la scomparsa del padre Paolo nel 2014, cui era molto legato, proprio per superare la sofferenza legata alla morte del papà pugliese di Ruvo di Puglia da cui tanto ha imparato. Per lui è stato un esempio, tanto che ha chiamato come lui uno dei due figli (Paolo e Giovanni appunto) che ha avuto da Marianna Morandi, figlia di Gianni Morandi. In essa egli descriva come la forza di reagire e lottare, andare avanti, resistere e (soprav)vivere venga proprio dal e grazie al dolore provato per un evento traumatico, che occorre superare cercando non di rimuoverlo ma di rielaborarlo in maniera positiva e costruttiva e non autodistruttiva; per trasformare il male che ci è arrivato in bene. Solamente così il dolore ci rende più forti e diventa forza, il “Dolore e forza” della canzone. Antonacci (che nel finale ha accennato anche a un pezzo di “Caruso” in napoletano di Lucio Dalla) si dimostra così un abile chitarrista, ma anche paroliere.

“Più libri più liberi”.
A Roma la Fiera della Piccola e Media Editoria

piu-libri-piu-liberi-02_fullDal 7 all’11 dicembre si terrà, al Palazzo dei Congressi de l’Eur l’edizione 2016 della Fiera della Piccola e Media Editoria “Più libri più liberi”. Ci viene in mente un film che Rai Uno ha mandato in onda poco tempo fa: “La classe degli asini”, per la regia di Andrea Porporati; con Flavio Insinna e Vanessa Incontrada. La Fiera, giunta ormai alla XV edizione, è un evento da sempre dedicato in particolare alle scuole. Se essa spinge per l’invito alla lettura e vuole sensibilizzare per una sua fruizione a 360 gradi, il film di Porporati insiste sull’importanza del diritto all’istruzione per tutti, senza più discriminazioni. Estremamente realistico, si ispira alla storia vera della docente Mirella Antonione Casale (interpretata da Vanessa Incontrada), che divenne preside nel 1971-1972 e contribuì all’abolizione delle classi ‘speciali’ cosiddette “differenziali”, per i bimbi con handicap più o meno gravi. Cercando di eliminare ogni forma di emarginazione e di abbattere il muro dei pregiudizi, tentando così di far uscire dall’isolamento questi bimbi meno fortunati, provava a offrire a tutti una possibilità di inserimento sociale e soprattutto voleva dare loro un’opportunità di formazione culturale. Molto pacato il tono tenuto dalla Incontrada, evidente la sua stima reverenziale personale per questa figura così emblematica. Ma Mirella non sarà sola in questa battaglia. A lottare con lei al suo fianco ci sarà Felice Giuliano, di cui veste i panni Flavio Insinna.

È stato lo stesso attore a proporsi per la parte, colpito dal ruolo così attivo e partecipativo di questo insegnante che si mobiliterà con convinzione e fermezza, combattendo a modo suo con i mezzi che conosce, cercando di fornire tutti gli strumenti di crescita a questi ragazzi cui è affezionato. Ed è in particolare legato a Riccardo Mancuso (giovane ribelle da tutti rifiutato ed evitato perché ritenuto pericoloso). L’interpretazione di Insinna è molto intensa e appassionata, come il suo personaggio, e ricorda molto il teatro più che il cinema o la tv. Per lui, come per Mirella, “il mestiere dell’insegnante non è solo quello di educare, ma quello di trasmettere quella cultura necessaria per costruire il futuro e, disegnandolo, tramandare una memoria storica in eredità”.

La differenza tra i due é nei metodi. Lei è per le regole, per farle rispettare e diffonderle tra i suoi ragazzi. Lui per infrangerle: vuole restare nella scuola per cambiarla, convinto che le punizioni non servano e non funzionino (soprattutto con quelli come Riccardo). Non solo non crede nel valore di queste ultime, ma pensa addirittura che “la legge é una cosa, la realtà un’altra”. Vuole fare quella “rivoluzione” che tutti paventano, ma nessuno ha il coraggio di attuare. Viceversa é fermamente ostinato nello spingere i compagni all’aiuto reciproco. Regala a Mancuso una matita (per fare i compiti o scrivere metaforicamente le pagine del suo futuro e della sua storia e nuova vita) in luogo di sigarette: richiesta provocatoria del ragazzo per attirare l’attenzione e scuotere gli animi di chi lo considera “strano”, quando è l’unico ‘normale’ a suo avviso. E così, un po’ alla Robin Williams ne “L’attimo fuggente”, lui lancia quel “Carpe Diem”, quell’esortazione a cogliere l’attimo fuggente appunto.

Non sale sui banchi di scuola, ma sicuramente porta fuori i suoi alunni, che libera in un certo qual modo. Lo fa attraverso l’apertura di un doposcuola “per tutti quelli che a scuola non ci possono andare”, dice, sebbene non sia riconosciuta. Invece lui vuole abbattere i muri dei pregiudizi; un po’ come è stato per i malati mentali nei manicomi, lui apre quei cancelli, le porte alla nuova vita di questi bimbi “diversi”, “speciali”, dando loro una speranza. Non a caso all’inaugurazione (cui invita anche la Casale), c’era uno striscione all’ingresso che portava la scritta “Successo”: che ha in sé la “s” di scuola, di speciali o scolari e studenti, ma è pure l’iniziale di “Sogni”, quelli cui hanno diritto questi giovani; oppure ancora quella di speranza e serenità, che lui vuole dare loro e insite nel suo nome Felice. La felicità però è una dura conquista. Siamo nella Torino del 1964 e l’istruzione sembra non essere per tutti, ma un diritto di nicchia riservato a pochi; l’élite privilegiata é tenuta ben lontana e distante, distaccata da questi bimbi con handicap: le classi differenziali li escludono per sempre. E poi ci sono i convitti differenziali dove vengono anche picchiati, ma che spesso per loro e per le proprie famiglie povere sono l’unica possibilità: a casa non c’è da mangiare per tutti i membri e almeno lì c’è di che sopravvivere e un letto dove dormire (sebbene quelli più vivaci, troppo forse) vi vengono legati (e ammanettati) per essere tenuti a bada. Riccardo Mancuso viene visto come un bimbo “malato” da sedare, mentre vorrebbe solamente una carezza e non essere abbandonato. “L’emergenza é tanta, l’integrazione é rischiosa e interrompere la sperimentazione (di classi uniche e unite, così come quella del doposcuola) appare la scelta più facile e la decisione più comoda per i privilegiati”, si afferma nel film. I convitti sono “orfanotrofi di bimbi disperati in cerca d’affetto”. Ed è per questo che Felice sarà per Riccardo come un padre, quel papà che non ha mai avuto perché lo ha lasciato in balia di se stesso. Rimarrà sempre al suo fianco, sarà per lui un punto di riferimento e gli darà sicurezza e protezione, offrendogli vicinanza e comprensione. Perché quello che comprendono sia la Casale che Giuliano è che se questi bimbi non restano soli a casa imparano, crescono, migliorano, sono più sereni: devono poter andare a scuola e studiare insieme agli altri per ‘guarire’. E soprattutto che basta accendere una lampadina (metaforicamente, come il doposcuola) per illuminare le coscienze, aprire le menti e mostrare che cambiare si può. E fare quella rivoluzione tanto auspicata. Abbattere i cancelli della scuola dove Mirella é preside equivale un po’ alla presa della Bastiglia durante la Rivoluzione francese appunto. Dopo di che resta solo ‘festa e libertà.

La figura di Felice Giuliano sembra essere persino più carismatica e a tratti centrale rispetto a quella di Mirella Casale: è quello che dà il la, l’esempio e combatte con coraggio per primo andando contro-corrente anche agendo da solo di sua iniziativa; mentre l’altra pensa di più a fare la cosa giusta, a seguire ed applicare le regole “come soldati al fronte che combattono senza pensare, eseguendo gli ordini senza ragionare con la testa e il cervello”, riflette con il marito nel film (riprendendo la metafora della guerra quale battaglia da sostenere). Tuttavia, nel finale, lei sarà quella che più cambia, comprendendo il limite e l’errore di voler essere troppo ‘conforme’. Cambiamento sociale, civile, culturale e umano che all’inizio porta un po’ di incertezza sul fatto se davvero la collettività intera (anche internazionale) sia pronta ad accettarlo. Questo il senso della canzone, che fa da sigla a “La scuola degli asini”, dei Ricchi e poveri mandata alla tv: “Che sarà della mia vita chi lo sa; son far tutto o forse niente chi lo sa, da domani si vedrà. Che sarà? Sarà quel che sarà”. Queste parole sanciscono il dubbio forte che prende i due protagonisti di stare sbagliando tutto, mentre si mettono in discussione tormentati e combattuti: sentono la responsabilità e la grandezza, la rilevanza del passaggio epocale che vanno a compiere. Tutti ne usciranno trasformati, persino il marito di Mirella. Infine l’immagine più bella e tenera é quella di Riccardo Mancuso che trova un gattino piccolo, infreddolito e stanco e lo prende con sé e ne ha cura, vedendo in lui un essere solo come egli stesso si sente ed è. Ma questo micio darà compagnia anche alla piccola Flavia, la figlia malata di Mirella. Per lei accarezzarli sarà come tornare a sentirsi viva, a parlare con quel corpo ‘paralizzato’, che troppo a lungo non aveva potuto usare, e comunicare le sue emozioni. I suoi sentimenti con la ‘s’ di scuola dove andrà anche lei. Così anche Riccardo capirà di non essere solo e di poter fare molto, nel suo piccolo, come ciascuno degli altri  personaggi. Per diventare una sorta di famiglia, quale dovrebbe essere la scuola, andando a lezione e scusa di vita. Non a caso è realtà, seppur i toni non vengano estremizzato. Perché certe cose si imparano solo vivendole in prima persona e non si possono insegnare, se non facendone esperienza indiretta.

“Mai Stati Uniti”: via le mani dai sentimenti e il doppio senso di Vanzina

mai_stati_unitiIn questo periodo è nei cinema l’ultimo film dei fratelli Vanzina: “Non si ruba a casa dei ladri”. Ricorda molto l’altro film degli stessi registi del 2013, trasmesso di recente in tv su Canale 5, “Mai Stati Uniti”. In comune hanno molto: alcuni degli stessi attori (i “veterani” Vincenzo Salemme e Maurizio Mattioli); la tipologia di personaggi caricaturati che diventano, però, “persone” più autentiche; scambi di ruolo e gioco degli specchi con circostanze comiche che nascono da equivoci più o meno voluti; il ribaltamento di situazioni per cui l’ingannatore diventa ingannato, il colpevole (il ladro che defrauda, smascherato) punito con la stessa arma sottile dell’astuzia più fine e ben mascherata, celata. Infine, cosa ancor più importante, sui doppi sensi delle parole, con gag divertenti che si basano proprio su questa duplicità e ambiguità intrinseche. Soprattutto, però, l’aspetto centrale è che a reggere tutto il film (in entrambi i casi) è il recitato, fondato in maniera preponderante sulle capacità e sulle abilità degli attori. Dunque la scelta del cast per i due fratelli registi deve essere ben misurata. In merito vediamo che a Stefania Rocca e Manuela Arcuri di “Non si ruba a casa dei ladri”, fanno eco Ambra Angiolini e Anna Foglietta in “Mai Stati Uniti”; mentre al posto di Massimo Ghini (sempre in “Non si ruba a casa dei ladri”) ci sono altri attori maschili quali Ricky Memphis, Giovanni Vernia, Paolo Bessegato nell’altro.

“Mai Stati Uniti” è un film sull’unità. Incentrato sulla Misericordia, il Sacrificio e la Solidarietà che portano all’Unione (per citare le iniziali del titolo MSU), quella stessa che troviamo nel motto “l’unione fa la forza”, quella che fa sentire veramente di essere una famiglia. Riprendendo la sigla di Usa potremmo dire quell’Unione che Salva gli Affetti e l’Amore. Come ad esempio quello fra fratelli o quello per un padre. Sin dal titolo, però, poi si gioca sul doppio senso: Mai Stati Uniti, perché si tratta di cinque protagonisti che non sapevano di essere fratelli (di essere stati uniti da un legame di sangue, potremmo dire altrimenti parafrasando il titolo, ad altre persone) e lo scoprono solamente quando sono convocati dal notaio Garbarino (Paolo Bessegato) per ritirare l’eredità che spetta a ciascuno, a patto di portare le esequie del defunto papà in Arizona. Da qui il riferimento agli Usa americani, dove oltretutto è stato girato il film (come i Vanzina fecero per: “Vacanze in America” e “Sognando la California”). Altre ambientazioni hanno avuto luogo in altri posti come: il Lago Powell, il Monte Rushmore, il Sud Dakota, l’Utah, l’Arizona ovviamente, il Colorado (Aspen e Denver), il Nevada e la luminosissima e intrigante Las Vegas con i suoi casinò e roulette. Un’ambientazione che ai fratelli Vanzina (come hanno spiegato e affermato in un’intervista a “Il Messaggero” poco prima che andassero a girare il film) è servito per “uscire fuori dagli schemi” “dai tremori quotidiani”, evadere dal comune e dagli standard canonici delle tematiche e problematiche persino abusate e iper-approfondite e trattate, per andare altrove, verso quelli che diventano non luoghi, ovvero “in spazi sconfinati” dove perdersi per poi ritrovarsi (nuovi, cambiati, più consapevoli innanzitutto di chi si è e di quello che si vuole, più consci delle cose che contano veramente nella vita, delle priorità).
I cinque fratelli sono: Antonio (Vincenzo Salemme), il più grande, colui che cerca di essere il più maturo ed esperto e di gestire responsabilmente la vicenda; Angela (Ambra Angiolini), la più fragile di tutti forse, quella più romantica in cerca dell’amore vero, instabile emotivamente e in cura da una psicanalista un po’menefreghista che presto si stancherà delle sue ansie e delle innumerevoli volte continuate che la tormenta, interpretata da Daniela Piperno; Nino (Ricky Memphis), che tenta di essere agli occhi del figlio (il piccolo Roby, alias il giovane e bravo Andrea Pittorino) un buon padre e un eroe per lui, seppur un uomo pauroso che non ama prendere l’iniziativa, ama che anzi scapa subito di fronte a tutto; Carmen (Anna Foglietta), la più attenta all’estetica e quella che potrebbe essere considerata la più superficiale, ma che invece non solo sarà svelta ed abile, acuta, ma la prima che capirà il vero senso di quel viaggio e si renderà conto del cambiamento che ha portato in loro; Michele (Giovanni Vernia), il più incosciente di tutti, sempre con la testa fra le nuvole, molto istintivo e irascibile, sembra fare apposta a mettersi nei guai e in mezzo alla rissa, irruento e focoso si adira facilmente, soprattutto ragiona poco, affatto razionale ama esibire la sua mascolinità e sdrammatizza tutte le situazioni: si avvale delle doti di comico e imitatore di Vernia ed è il personaggio forse più “colorato” assieme a quelli di Carmen e Angela; Oreste (Maurizio Mattioli), caratterizzato dal sospiro “aspirato” ed enfatizzato che gli è peculiare anche nell’interpretazione del suo personaggio in “Non si ruba a casa dei ladri”, è forse quello più attento al lato economico e alla convenienza e al profitto che potrà venir loro dal compiere questa “missione”; è anche, però, quello più intimamente legato al padre con Antonio e Nino, sebbene non amino ostentare questo loro sentimento. Ed a accomunare tutti è proprio il rispetto che hanno nei confronti della figura paterna, che intendono far rispettare, per questo dicevamo Misericordia con la M di Mai; Sacrifico perché i cinque dovranno fare anche rinunce e superare difficoltà; Solidarietà perché dovranno sostenersi reciprocamente per andare avanti in quest’avventura (con la esse di Stati); per arrivare infine ad essere veramente Uniti, come una famiglia e come voleva il padre: questo forse il vero compito che ha affidato loro più che portare le sue ceneri in Arizona: un viaggio che è una scusa per far (ri)trovare i fratelli.
Per loro portare a termine quest’ultima volontà del padre non sarà facile. Per questo, nella semplicità della storia, il film è interessante per l’idea nuova di famiglia che sa dare, rinnovandone il senso e sottolineandone la centralità nella vita di ciascuno di noi. Inoltre ricorda anche quanto spesso le cose che ci sembravano distanti o impossibili ci sono vicine, le abbiamo sotto gli occhi e non ce ne rendiamo conto, non le sappiamo cogliere né vedere; ma soprattutto non sappiamo dare il giusto valore alle piccole grandi cose, ai semplici gesti e a chi ci circonda. Loro erano arrivati a destinazione e non se ne erano accorti. Unione non vuol dire andare sempre d’accordo, ma venirsi incontro, essere complici, aiutarsi a vicenda cercando di capirsi e provando almeno a parlarsi, imparando ad accettarsi per quello che si è, ognuno con i propri limiti e difetti che non sono mai pochi. Mai stati uniti è anche per questo: poiché all’inizio ciascuno pensava per sé, era rinchiuso nel suo egoismo e non considerava gli spazi, le necessità, gli equilibri mentali, psicologici ed emotivi degli altri. Come sarà alla fine. Ed è grazie a ciò che possono arrivare a compiere la vendetta su chi li voleva ingannare, derubandoli della loro eredità come il notaio (frode e situazione che avvicina il film a “Non si ruba a casa dei ladri”). Una defraudazione che non possono tollerare e sopportare per vari motivi: messa sul lato economico, per il valore in denaro della cifra che era stata sottratta loro; ma soprattutto per un inganno vile, ignobile dal punto di vista morale per la mancanza di rispetto verso l’affetto che li legava al padre. Si può scherzare su tutto tranne che sui sentimenti veri e forse è a questo che i cinque protagonisti non possono rinunciare e anzi arrivano a guadagnare nel finale, che sentono di aver conquistato veramente forse per la prima volta, come mai prima (per riprender un po’ il tiolo). Come quando nel monologo quasi conclusivo, riescono a parlarsi per davvero per la prima volta sinceramente e apertamente, con il cuore in mano verrebbe da dire, per la spontanea sincerità da cui nascono dal profondo le parole che si dicono l’un l’altro dedicandole al padre, a cui inviano un ricordo e un ultimo messaggio mentre appunto gettano in aria le sue ceneri. Il film non a caso dunque forse, pertanto è stato campione di incassi. Ricordare il significato di famiglia non è mai vano in clima sempre più natalizio oltretutto.

Derby della Capitale alla Roma, Strootman protagonista agrodolce

strootmanI giallorossi si sono imposti 2-0 grazie alle reti del centrocampista olandese e di Nainggolan, entrambi i gol nati da due errori clamorosi di Wallace e Marchetti. Lo stesso Strootman, dopo l’esultanza, si è reso protagonista negativo provocando il laziale Cataldi gettandogli dell’acqua e simulando un colpo mai ricevuto. Non bastasse, a fine gara brutte frasi di Lulic, giustiziere della Roma nel famoso derby in finale di Coppa Italia 2013, su Rudiger: “Fino a due anni fa a Stoccarda vendeva calzini e cinture”. La solita baruffa, niente di nuovo. Tornando al campo, la Juventus ha interrotto la striscia vincente dell’Atalanta battendo 3-1 i bergamaschi e riscattando così la batosta di Genova. Bene anche Milan e Fiorentina, tris del Napoli all’Inter, mentre dietro il cammino delle ultime 4 (Empoli, Pescara, Crotone e Palermo) è a passo di lumaca. Vediamo i top & flop di questa giornata.
TOP – Al terzo posto Eugenio Corini. In settimana ha accettato l’incarico di allenare il Palermo, dove è stato grande protagonista da calciatore, e in appena un paio di allenamenti è riuscito a tenere testa fino al 92’ alla Fiorentina, subendo poi la beffa del gol del 2-1 di Babacar nei minuti di recupero. Si è comunque vista una squadra compatta e motivata, buon segnale per la corsa salvezza. Al secondo posto Piotr Zielinski, ma è un premio generale al tutto il Napoli che, nell’anticipo di venerdì sera, ha distrutto l’Inter per 3-0. Proprio la rete del polacco ha sbloccato la gara dopo appena 2’, ora per gli azzurri c’è la fondamentale sfida di Champions League a Lisbona contro il Benfica: in caso di vittoria o pareggio il passaggio del turno agli ottavi sarebbe matematico. Al primo posto Mario Mandzukic. L’attaccante croato della Juventus è stato di gran lunga il miglior in campo nel 3-1 dei bianconeri all’Atalanta. In estate, dopo l’arrivo di Higuain a Torino, si pensava che gli spazi per lui fossero completamente chiusi e invece ad oggi Super Mario è il miglior attaccante a disposizione di Allegri.
FLOP – Molti protagonisti negativi in questo weekend. Iniziamo da Geoffrey Kondogbia. Vittima dei 30 e passa milioni spesi dall’Inter nell’estate 2015, il centrocampista francese sta continuando a dimostrare di non valerne nemmeno un decimo. Lento nella corsa, impacciato, timido: sembra un pesce fuor d’acqua nel nostro campionato. Pioli ha voluto puntarci dopo che De Boer lo aveva accantonato, ma qui non si tratta di un discorso di forma o fiducia. E’ semplicemente scarso. Al secondo posto M’baye Niang del Milan. Nella partita vinta dai rossoneri 2-1 contro il Crotone, l’attaccante francese è riuscito nell’impresa di sbagliare tutto: assist, gol davanti alla porta e soprattutto un calcio di rigore sull’1-1. Fortuna per i rossoneri che ci ha pensato Lapadula a togliere le castagne dal fuoco. Ma c’è chi ha fatto anche peggio e si tratta di Wallace della Lazio. Nel derby della Capitale il difensore brasiliano ha commesso un errore madornale, volendo superare in un zona pericolosa del campo (al limite della propria area di rigore) un avversario con un tocco di fino. Risultato? Una goffa figura che ha aperto le porte per il gol di Strootman dell’1-0 e per il successo della Roma nella stracittadina. Va detto che fino ad allora Wallace aveva giocato più che bene (così come nelle precedenti partite), ma un abbaglio del genere, nella partita più importante dell’anno per i biancocelesti, si fa fatica a perdonarlo.

Francesco Carci

Tornano le ragazze di ‘Non è la Rai’ con ‘Rewind’ al Santa Chiara di Roma

angela-di-cosimo-pamela-petrarolo-e-eleonora-cecereDomenica 6 Novembre, presso il Circolo Ufficiali dell’Aeronautica Militare di Roma, nella Convention Internazionale della Norman Academy Inc., Eleonora Cecere, Angela Di Cosimo e Pamela Petrarolo che noi meglio conosciamo come le “Ragazze di Non è la Rai” hanno ricevuto molteplici applausi dal numerosissimo pubblico presente per la loro performance, che ha annunciato lo Show che porteranno in tutta Italia: “Rewind”.

Le belle e brave, Eleonora, Pamela ed Angela, accompagnate dalla strepitosa voce di Valentina Galdiero, hanno incantato i presenti, che hanno attribuito una vera e propria “standing ovation” al gruppo.

Gli appartenenti all’Accademia, che, tra l’altro, è conosciuta in tutto il mondo, unitamente al Gran Cerimoniere Norman, il Duca Riccardo Giordani di Willemburg e al Segretario Generale Il Dott. Vincenzo Cortese, hanno voluto accogliere nel sodalizio le ragazze, premiandole con l’Onoreficenza di: “Accademico d’Onore alla Carriera”.

Il loro successo è costellato di grandi soddisfazioni, che, ad oggi, le vede finalmente insieme in uno spettacolo scritto da Luigi Galdiero, dove balleranno, reciteranno e canteranno, il tutto rigorosamente “live”. Si esibiranno sul palcoscenico riportando i cavalli di battaglia che le hanno rese famose e che ancor oggi migliaia di fan cantano insieme a loro. Uno spettacolo che metterà a nudo anche alcune curiosità della loro vita privata, iniziando dall’adolescenza, alle prime delusioni d’amore, ai figli, passando attraverso lo strepitoso successo e la notorietà che il format “cult” per eccellenza gli ha dato.

Parleranno anche di come, per loro, “Non è la Rai”, sia stato il vero contributo in termini di notorietà, ricordando anche che la loro fama la devono alle notevoli esperienze artistiche che hanno avuto nel campo della tv, del cinema e della danza. Inoltre la consapevolezza del loro incontro viene data soprattutto da ciò che è sopraggiunto dopo “Non è la Rai”, dai successi collezionati dopo il noto programma degli anni ’90.

Quindi non ci resta che annunciarvi la prima data italiana di questo attesissimo spettacolo: il giorno 26 novembre alle ore 21:30, a Cagliari per la regia di Luigi Galdiero le nostre beniamine del programma più discusso degli anni ’90 Angela Di Cosimo, Eleonora Cecere e Pamela Petrarolo con la partecipazione straordinaria della cantante Valentina Galdiero, in uno show di rilevanza nazionale “Rewind”. Ma la vera novità è lo spettacolo dell’11 dicembre all’Auditorium Santa Chiara a Roma alle ore 16:00, dove si esibiranno davanti ad importanti celebrità del mondo dello spettacolo e non solo!

A distanza di venti anni, (1996-2016), le ragazze si incontrano sul palcoscenico dove riporteranno i loro successi più famosi. Pezzi che hanno fatto ballare più di una generazione. Canzoni che muovono ricordi e sentimenti di un periodo straordinario, vissuto dai fan, che attendevano per ore e ore, il loro passaggio sfidando il freddo e la pioggia, con la speranza di vederle anche se per pochi secondi.

Loro, le ragazze, meritano tutto questo affetto, perché se per vent’anni le loro strade si sono separate, dove hanno intrapreso destini diversi (chi nella tv, chi nella danza e chi nel teatro) oggi si sono incontrate nuovamente, più belle e frizzanti di prima, più brave di prima, ma soprattutto più determinate di allora.