“Mai Stati Uniti”: via le mani dai sentimenti e il doppio senso di Vanzina

mai_stati_unitiIn questo periodo è nei cinema l’ultimo film dei fratelli Vanzina: “Non si ruba a casa dei ladri”. Ricorda molto l’altro film degli stessi registi del 2013, trasmesso di recente in tv su Canale 5, “Mai Stati Uniti”. In comune hanno molto: alcuni degli stessi attori (i “veterani” Vincenzo Salemme e Maurizio Mattioli); la tipologia di personaggi caricaturati che diventano, però, “persone” più autentiche; scambi di ruolo e gioco degli specchi con circostanze comiche che nascono da equivoci più o meno voluti; il ribaltamento di situazioni per cui l’ingannatore diventa ingannato, il colpevole (il ladro che defrauda, smascherato) punito con la stessa arma sottile dell’astuzia più fine e ben mascherata, celata. Infine, cosa ancor più importante, sui doppi sensi delle parole, con gag divertenti che si basano proprio su questa duplicità e ambiguità intrinseche. Soprattutto, però, l’aspetto centrale è che a reggere tutto il film (in entrambi i casi) è il recitato, fondato in maniera preponderante sulle capacità e sulle abilità degli attori. Dunque la scelta del cast per i due fratelli registi deve essere ben misurata. In merito vediamo che a Stefania Rocca e Manuela Arcuri di “Non si ruba a casa dei ladri”, fanno eco Ambra Angiolini e Anna Foglietta in “Mai Stati Uniti”; mentre al posto di Massimo Ghini (sempre in “Non si ruba a casa dei ladri”) ci sono altri attori maschili quali Ricky Memphis, Giovanni Vernia, Paolo Bessegato nell’altro.

“Mai Stati Uniti” è un film sull’unità. Incentrato sulla Misericordia, il Sacrificio e la Solidarietà che portano all’Unione (per citare le iniziali del titolo MSU), quella stessa che troviamo nel motto “l’unione fa la forza”, quella che fa sentire veramente di essere una famiglia. Riprendendo la sigla di Usa potremmo dire quell’Unione che Salva gli Affetti e l’Amore. Come ad esempio quello fra fratelli o quello per un padre. Sin dal titolo, però, poi si gioca sul doppio senso: Mai Stati Uniti, perché si tratta di cinque protagonisti che non sapevano di essere fratelli (di essere stati uniti da un legame di sangue, potremmo dire altrimenti parafrasando il titolo, ad altre persone) e lo scoprono solamente quando sono convocati dal notaio Garbarino (Paolo Bessegato) per ritirare l’eredità che spetta a ciascuno, a patto di portare le esequie del defunto papà in Arizona. Da qui il riferimento agli Usa americani, dove oltretutto è stato girato il film (come i Vanzina fecero per: “Vacanze in America” e “Sognando la California”). Altre ambientazioni hanno avuto luogo in altri posti come: il Lago Powell, il Monte Rushmore, il Sud Dakota, l’Utah, l’Arizona ovviamente, il Colorado (Aspen e Denver), il Nevada e la luminosissima e intrigante Las Vegas con i suoi casinò e roulette. Un’ambientazione che ai fratelli Vanzina (come hanno spiegato e affermato in un’intervista a “Il Messaggero” poco prima che andassero a girare il film) è servito per “uscire fuori dagli schemi” “dai tremori quotidiani”, evadere dal comune e dagli standard canonici delle tematiche e problematiche persino abusate e iper-approfondite e trattate, per andare altrove, verso quelli che diventano non luoghi, ovvero “in spazi sconfinati” dove perdersi per poi ritrovarsi (nuovi, cambiati, più consapevoli innanzitutto di chi si è e di quello che si vuole, più consci delle cose che contano veramente nella vita, delle priorità).
I cinque fratelli sono: Antonio (Vincenzo Salemme), il più grande, colui che cerca di essere il più maturo ed esperto e di gestire responsabilmente la vicenda; Angela (Ambra Angiolini), la più fragile di tutti forse, quella più romantica in cerca dell’amore vero, instabile emotivamente e in cura da una psicanalista un po’menefreghista che presto si stancherà delle sue ansie e delle innumerevoli volte continuate che la tormenta, interpretata da Daniela Piperno; Nino (Ricky Memphis), che tenta di essere agli occhi del figlio (il piccolo Roby, alias il giovane e bravo Andrea Pittorino) un buon padre e un eroe per lui, seppur un uomo pauroso che non ama prendere l’iniziativa, ama che anzi scapa subito di fronte a tutto; Carmen (Anna Foglietta), la più attenta all’estetica e quella che potrebbe essere considerata la più superficiale, ma che invece non solo sarà svelta ed abile, acuta, ma la prima che capirà il vero senso di quel viaggio e si renderà conto del cambiamento che ha portato in loro; Michele (Giovanni Vernia), il più incosciente di tutti, sempre con la testa fra le nuvole, molto istintivo e irascibile, sembra fare apposta a mettersi nei guai e in mezzo alla rissa, irruento e focoso si adira facilmente, soprattutto ragiona poco, affatto razionale ama esibire la sua mascolinità e sdrammatizza tutte le situazioni: si avvale delle doti di comico e imitatore di Vernia ed è il personaggio forse più “colorato” assieme a quelli di Carmen e Angela; Oreste (Maurizio Mattioli), caratterizzato dal sospiro “aspirato” ed enfatizzato che gli è peculiare anche nell’interpretazione del suo personaggio in “Non si ruba a casa dei ladri”, è forse quello più attento al lato economico e alla convenienza e al profitto che potrà venir loro dal compiere questa “missione”; è anche, però, quello più intimamente legato al padre con Antonio e Nino, sebbene non amino ostentare questo loro sentimento. Ed a accomunare tutti è proprio il rispetto che hanno nei confronti della figura paterna, che intendono far rispettare, per questo dicevamo Misericordia con la M di Mai; Sacrifico perché i cinque dovranno fare anche rinunce e superare difficoltà; Solidarietà perché dovranno sostenersi reciprocamente per andare avanti in quest’avventura (con la esse di Stati); per arrivare infine ad essere veramente Uniti, come una famiglia e come voleva il padre: questo forse il vero compito che ha affidato loro più che portare le sue ceneri in Arizona: un viaggio che è una scusa per far (ri)trovare i fratelli.
Per loro portare a termine quest’ultima volontà del padre non sarà facile. Per questo, nella semplicità della storia, il film è interessante per l’idea nuova di famiglia che sa dare, rinnovandone il senso e sottolineandone la centralità nella vita di ciascuno di noi. Inoltre ricorda anche quanto spesso le cose che ci sembravano distanti o impossibili ci sono vicine, le abbiamo sotto gli occhi e non ce ne rendiamo conto, non le sappiamo cogliere né vedere; ma soprattutto non sappiamo dare il giusto valore alle piccole grandi cose, ai semplici gesti e a chi ci circonda. Loro erano arrivati a destinazione e non se ne erano accorti. Unione non vuol dire andare sempre d’accordo, ma venirsi incontro, essere complici, aiutarsi a vicenda cercando di capirsi e provando almeno a parlarsi, imparando ad accettarsi per quello che si è, ognuno con i propri limiti e difetti che non sono mai pochi. Mai stati uniti è anche per questo: poiché all’inizio ciascuno pensava per sé, era rinchiuso nel suo egoismo e non considerava gli spazi, le necessità, gli equilibri mentali, psicologici ed emotivi degli altri. Come sarà alla fine. Ed è grazie a ciò che possono arrivare a compiere la vendetta su chi li voleva ingannare, derubandoli della loro eredità come il notaio (frode e situazione che avvicina il film a “Non si ruba a casa dei ladri”). Una defraudazione che non possono tollerare e sopportare per vari motivi: messa sul lato economico, per il valore in denaro della cifra che era stata sottratta loro; ma soprattutto per un inganno vile, ignobile dal punto di vista morale per la mancanza di rispetto verso l’affetto che li legava al padre. Si può scherzare su tutto tranne che sui sentimenti veri e forse è a questo che i cinque protagonisti non possono rinunciare e anzi arrivano a guadagnare nel finale, che sentono di aver conquistato veramente forse per la prima volta, come mai prima (per riprender un po’ il tiolo). Come quando nel monologo quasi conclusivo, riescono a parlarsi per davvero per la prima volta sinceramente e apertamente, con il cuore in mano verrebbe da dire, per la spontanea sincerità da cui nascono dal profondo le parole che si dicono l’un l’altro dedicandole al padre, a cui inviano un ricordo e un ultimo messaggio mentre appunto gettano in aria le sue ceneri. Il film non a caso dunque forse, pertanto è stato campione di incassi. Ricordare il significato di famiglia non è mai vano in clima sempre più natalizio oltretutto.

Derby della Capitale alla Roma, Strootman protagonista agrodolce

strootmanI giallorossi si sono imposti 2-0 grazie alle reti del centrocampista olandese e di Nainggolan, entrambi i gol nati da due errori clamorosi di Wallace e Marchetti. Lo stesso Strootman, dopo l’esultanza, si è reso protagonista negativo provocando il laziale Cataldi gettandogli dell’acqua e simulando un colpo mai ricevuto. Non bastasse, a fine gara brutte frasi di Lulic, giustiziere della Roma nel famoso derby in finale di Coppa Italia 2013, su Rudiger: “Fino a due anni fa a Stoccarda vendeva calzini e cinture”. La solita baruffa, niente di nuovo. Tornando al campo, la Juventus ha interrotto la striscia vincente dell’Atalanta battendo 3-1 i bergamaschi e riscattando così la batosta di Genova. Bene anche Milan e Fiorentina, tris del Napoli all’Inter, mentre dietro il cammino delle ultime 4 (Empoli, Pescara, Crotone e Palermo) è a passo di lumaca. Vediamo i top & flop di questa giornata.
TOP – Al terzo posto Eugenio Corini. In settimana ha accettato l’incarico di allenare il Palermo, dove è stato grande protagonista da calciatore, e in appena un paio di allenamenti è riuscito a tenere testa fino al 92’ alla Fiorentina, subendo poi la beffa del gol del 2-1 di Babacar nei minuti di recupero. Si è comunque vista una squadra compatta e motivata, buon segnale per la corsa salvezza. Al secondo posto Piotr Zielinski, ma è un premio generale al tutto il Napoli che, nell’anticipo di venerdì sera, ha distrutto l’Inter per 3-0. Proprio la rete del polacco ha sbloccato la gara dopo appena 2’, ora per gli azzurri c’è la fondamentale sfida di Champions League a Lisbona contro il Benfica: in caso di vittoria o pareggio il passaggio del turno agli ottavi sarebbe matematico. Al primo posto Mario Mandzukic. L’attaccante croato della Juventus è stato di gran lunga il miglior in campo nel 3-1 dei bianconeri all’Atalanta. In estate, dopo l’arrivo di Higuain a Torino, si pensava che gli spazi per lui fossero completamente chiusi e invece ad oggi Super Mario è il miglior attaccante a disposizione di Allegri.
FLOP – Molti protagonisti negativi in questo weekend. Iniziamo da Geoffrey Kondogbia. Vittima dei 30 e passa milioni spesi dall’Inter nell’estate 2015, il centrocampista francese sta continuando a dimostrare di non valerne nemmeno un decimo. Lento nella corsa, impacciato, timido: sembra un pesce fuor d’acqua nel nostro campionato. Pioli ha voluto puntarci dopo che De Boer lo aveva accantonato, ma qui non si tratta di un discorso di forma o fiducia. E’ semplicemente scarso. Al secondo posto M’baye Niang del Milan. Nella partita vinta dai rossoneri 2-1 contro il Crotone, l’attaccante francese è riuscito nell’impresa di sbagliare tutto: assist, gol davanti alla porta e soprattutto un calcio di rigore sull’1-1. Fortuna per i rossoneri che ci ha pensato Lapadula a togliere le castagne dal fuoco. Ma c’è chi ha fatto anche peggio e si tratta di Wallace della Lazio. Nel derby della Capitale il difensore brasiliano ha commesso un errore madornale, volendo superare in un zona pericolosa del campo (al limite della propria area di rigore) un avversario con un tocco di fino. Risultato? Una goffa figura che ha aperto le porte per il gol di Strootman dell’1-0 e per il successo della Roma nella stracittadina. Va detto che fino ad allora Wallace aveva giocato più che bene (così come nelle precedenti partite), ma un abbaglio del genere, nella partita più importante dell’anno per i biancocelesti, si fa fatica a perdonarlo.

Francesco Carci

Tornano le ragazze di ‘Non è la Rai’ con ‘Rewind’ al Santa Chiara di Roma

angela-di-cosimo-pamela-petrarolo-e-eleonora-cecereDomenica 6 Novembre, presso il Circolo Ufficiali dell’Aeronautica Militare di Roma, nella Convention Internazionale della Norman Academy Inc., Eleonora Cecere, Angela Di Cosimo e Pamela Petrarolo che noi meglio conosciamo come le “Ragazze di Non è la Rai” hanno ricevuto molteplici applausi dal numerosissimo pubblico presente per la loro performance, che ha annunciato lo Show che porteranno in tutta Italia: “Rewind”.

Le belle e brave, Eleonora, Pamela ed Angela, accompagnate dalla strepitosa voce di Valentina Galdiero, hanno incantato i presenti, che hanno attribuito una vera e propria “standing ovation” al gruppo.

Gli appartenenti all’Accademia, che, tra l’altro, è conosciuta in tutto il mondo, unitamente al Gran Cerimoniere Norman, il Duca Riccardo Giordani di Willemburg e al Segretario Generale Il Dott. Vincenzo Cortese, hanno voluto accogliere nel sodalizio le ragazze, premiandole con l’Onoreficenza di: “Accademico d’Onore alla Carriera”.

Il loro successo è costellato di grandi soddisfazioni, che, ad oggi, le vede finalmente insieme in uno spettacolo scritto da Luigi Galdiero, dove balleranno, reciteranno e canteranno, il tutto rigorosamente “live”. Si esibiranno sul palcoscenico riportando i cavalli di battaglia che le hanno rese famose e che ancor oggi migliaia di fan cantano insieme a loro. Uno spettacolo che metterà a nudo anche alcune curiosità della loro vita privata, iniziando dall’adolescenza, alle prime delusioni d’amore, ai figli, passando attraverso lo strepitoso successo e la notorietà che il format “cult” per eccellenza gli ha dato.

Parleranno anche di come, per loro, “Non è la Rai”, sia stato il vero contributo in termini di notorietà, ricordando anche che la loro fama la devono alle notevoli esperienze artistiche che hanno avuto nel campo della tv, del cinema e della danza. Inoltre la consapevolezza del loro incontro viene data soprattutto da ciò che è sopraggiunto dopo “Non è la Rai”, dai successi collezionati dopo il noto programma degli anni ’90.

Quindi non ci resta che annunciarvi la prima data italiana di questo attesissimo spettacolo: il giorno 26 novembre alle ore 21:30, a Cagliari per la regia di Luigi Galdiero le nostre beniamine del programma più discusso degli anni ’90 Angela Di Cosimo, Eleonora Cecere e Pamela Petrarolo con la partecipazione straordinaria della cantante Valentina Galdiero, in uno show di rilevanza nazionale “Rewind”. Ma la vera novità è lo spettacolo dell’11 dicembre all’Auditorium Santa Chiara a Roma alle ore 16:00, dove si esibiranno davanti ad importanti celebrità del mondo dello spettacolo e non solo!

A distanza di venti anni, (1996-2016), le ragazze si incontrano sul palcoscenico dove riporteranno i loro successi più famosi. Pezzi che hanno fatto ballare più di una generazione. Canzoni che muovono ricordi e sentimenti di un periodo straordinario, vissuto dai fan, che attendevano per ore e ore, il loro passaggio sfidando il freddo e la pioggia, con la speranza di vederle anche se per pochi secondi.

Loro, le ragazze, meritano tutto questo affetto, perché se per vent’anni le loro strade si sono separate, dove hanno intrapreso destini diversi (chi nella tv, chi nella danza e chi nel teatro) oggi si sono incontrate nuovamente, più belle e frizzanti di prima, più brave di prima, ma soprattutto più determinate di allora.

TOP & FLOP. Giornataccia Juve, Simeone
fa impazzire il Grifone

simeoneClamorosa sconfitta dei bianconeri 3-1 in casa del Genoa, grande protagonista il ‘Cholito’, autore di una doppietta. Roma e Milan si avvicinano così a -4, continua a stupire l’Atalanta. Incubo Palermo: contro la Lazio è arrivata la settima sconfitta consecutiva, nuovo record negativo dei siciliani in Serie A. Vediamo i top & flop di questa giornata.

TOP – Apre la classifica Marco Sau. L’attaccante del Cagliari ha deciso la sfida interna contro l’Udinese segnando la rete del 2-1 con un delizioso colpo di tacco. Un tocco di grande classe per un successo fondamentale della squadra di Rastelli. Al secondo posto Gianluca Lapadula. Nel 4-1 del Milan sul campo dell’Empoli, l’ex capocannoniere della Serie B con la maglia del Pescara ha aperto e chiuso le marcature, non facendo rimpiangere l’assenza di Carlos Bacca, fermo per infortunio. L’attaccante colombiano è teoricamente il titolare dei rossoneri, ma se Lapadula continuerà con queste prestazioni rischia seriamente di rubargli il posto. Merita però il primo posto Giovanni Simeone. Il ‘Cholito’ (così soprannominato perché figlio del tecnico dell’Atletico Madrid, il ‘Cholo’ Diego Pablo Simeone) ha segnato due gol alla Juventus nel giro di un quarto d’ora, mettendo così la firma sulla vittoria a sorpresa dei liguri contro i Campioni d’Italia. Ovviamente a Marassi nessuno ha sentito l’assenza di Leonardo Pavoletti.

FLOP – Al terzo posto l’arbitro Daniele Chiffi. In Torino-Chievo il direttore di gara non ha concesso due rigori netti per i veneti. La partita è finita 2-1 per i granata, con i ragazzi di Maran che l’hanno riaperta solo nei minuti finali, ma se l’arbitro avesse concesso almeno uno dei due penalty (entrambe le azioni sono state sul punteggio di 2-0), il Chievo avrebbe avuto sicuramente qualche occasione in più di strappare un punto. Al secondo posto Massimiliano Allegri. Alcune scelte dell’allenatore della Juventus non hanno convinto a Genova, in particolare Cuadrado schierato attaccante e l’aver lasciato a riposo Marchisio. Una giornata-no per i bianconeri, dovuta soprattutto agli impegni di Champions, ma intanto Roma e Milan si avvicinano. Al primo posto il Palermo. Un concorso di colpe tra il presidente Zamparini, l’allenatore De Zerbi e un po’ anche la squadra, anche se i limiti tecnici sono evidenti. Contro la Lazio è arrivata la settima sconfitta consecutiva in Serie A, non era mai successo nella storia dei siciliani. Inoltre, è stato il settimo ko in altrettante partite in casa. La sensazione è che Zamparini non veda l’ora di vendere a qualche acquirente, ma intanto sta rovinando una delle realtà più belle del calcio italiano.

Francesco Carci

Doping, non c’è pace:
altri 12 atleti positivi
a Londra 2012

dopingRoma – Ancora l’ombra del doping sulle Olimpiadi. Dai nuovi controlli effettuati dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) risulta infatti che 12 atleti, di cui 7 medagliati, sono stati trovati positivi ai Giochi di Londra 2012. Il nome più importante è quello della russa Yuliya Zaripova, che perde così l’oro conquistato nei 3000 siepi. Addio medaglie anche per il russo Alexandr Ivanov e il moldavo Anatoli Ciricu (argento e bronzo nel sollevamento pesi 94 kg), la russa Nataliya Zabolotnaya e la bielorussa Iryna Kulesha (argento e bronzo nei 75 kg) e la moldava Cristina Iovu, bronzo nei 53 kg, e l’armena Hripsime Khurshudyan, bronzo nella categoria degli oltre 75 kg. Gli altri atleti pizzicati dai test sono i russo Andreiy Demanov, il georgiano Rauli Tsirekidze e il kazako Almas Uteshov (sollevamento pesi), l’ucraino Oleksandr Drygol (lancio del martello), l’ucraina Margaryta Tverdokhlib (salto in lungo). I campioni di tutti questi atleti, congelati nel periodo dei Giochi, sono stati ora analizzati con le nuove tecnologie, che rendono possibile lo smascheramento di uso del doping anche a distanza di anni. La lista dei ‘furbetti’ sale così a 75, di cui 40 medagliati. La maggior parte degli atleti sono russi o proveniente dall’Est e quasi tutti hanno fatto ricorso all’uso di steroidi anabolizzanti. L’impressione, proprio grazie a queste tecniche che permettono di effettuare i test anche su campioni molto datati, è che la lista rischia ancora di allungarsi.

Francesco Carci

Maternità nella Capitale. Raggi dopo le Olimpiadi taglia il bonus-asilo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 07-07-2016 Roma Politica Campidoglio - Prima riunione Assemblea Capitolina Nella foto Virginia Raggi con il figlio Matteo Photo Roberto Monaldo / LaPresse 07-07-2016 Rome (Italy) Rome City Hall - City Council In the photo Virginia Raggi and her son

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
07-07-2016 Roma
Politica
Campidoglio – Prima riunione Assemblea Capitolina
Nella foto Virginia Raggi con il figlio Matteo
Photo Roberto Monaldo / LaPresse

Ieri la sindaca di Roma tagliava una falsa carta di credito. Oggi, invece, ha tagliato un vero bonus-asilo.

“Non abbiamo i fondi”. E no dai così non si può. I cosidetti bonus-asilo sono un diritto certificati dalla legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 287 dell’ 11 dicembre 2014 e annesso Decreto Interministeriale del 28 ottobre 2014, con i criteri di accesso e modalità di utilizzo delle misure di cui all’articolo 4, comma 24, lettera b) della legge 28 giugno 2012, n. 92, per i voucher alternativi al congedo parentale.

Ma si sa che i grillini sono bravi a ricordare agli altri il rispetto delle leggi venendo colpiti da improvvisa amnesia quando l’incombenza grava su di loro. In soldoni, la legge permette alle madri al termine del congedo di maternità e negli undici mesi successivi di richiedere, al posto del congedo, un contributo (circa 600 euro) per asili nido o baby-sitter.

Il contributo viene erogato dall’Inps ma Le amministrazioni devono anticipare i soldi. Quella romana, però, è a corto di quattrini. Conclusione: davanti alle richieste delle madri (come segnalato da “Repubblica”) gli impiegati sono costretti a fare spallucce. E la città a misura di bambino tanto proclamata in campagna elettorale dove è finita? La parità dei sessi? L’emancipazione? Eppure dovrebbero essere temi sensibili per una amministrazione guidata da donna che ci tiene a essere chiamata sindaca e non sindaco.

La denuncia è stata smascherata da una interrogazione parlamentare firmata dai deputati Orfini, Piazzoni e Miccoli. Hanno evidenziato come l’amministrazione capitolina stia “pregiudicando l’accesso al bonus sancito da una legge dello Stato”. Quindi chiesto al ministro del Lavoro di verificare “la situazione, anche presso l’Inps” e magari “sollecitare il Comune di Roma ad adempiere alla procedura di accreditamento al fine di evitare che i cittadini di Roma possano restare esclusi da un beneficio regolato a livello nazionale”.

Al momento, alle mamme romane in assenza di bonus, non resta altro da fare che imitare la Raggi: portare i propri figli in Campidoglio e sistemarli nella sala Giulio Cesare. A patto che non capitino in una giornata come quella di martedì scorso con la città paralizzata causa sciopero dei trasporti pubblici (e mancanza di soluzioni alternative preventivamente approntate). Ma non è un problema: fra un po’ i cittadini romani avranno a disposizione una splendida funivia per pedoni mentre le piste ciclabili grazie agli ultimi nubifragi sono già spuntate come funghi, insieme alle strade allagate ad altezza ginocchio.

Valentina Bombardieri

Blog Fondazione Nenni

Cyber propaganda.
Il web, i “ghost” e il lato oscuro del M5s

beatrice-di-maio-jacopo-iacoboni-luca-lotti-2Beatrice di Maio. Un nome balzato improvvisamente agli onori della cronaca politica e che cela tanti dubbi. Dopo una denuncia del giornalista Jacopo Iacobini su “La Stampa” si è alzato un polverone che mette in dubbio dichiarata e urlata in piazza “honestà honestà” del Movimento Cinque Stelle.

Beatrice Di Maio, un nome dietro cui si nasconderebbe una vera e propria rete. Un profilo si presume falso, o per la precisione un ghost. Post su twitter che sfociano in reati come la calunnia, la diffamazione e il vilipendio del Presidente della Repubblica. Una bandiera “total” (la società petrolifera) accanto a quella italiana sul pennone del Quirinale e la faccia del presidente, Sergio Mattarella. Nonostante Mattarella non sia stato mai nemmeno sfiorato dall’inchiesta del petrolio in Basilicata (quello che ha portato alle dimissioni della Guidi non perché invischiata direttamente ma perché tirata in ballo da relazioni affettive private). E poi accuse di “mafiosità” per il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il tutto per il trionfo della regola-cardine del web: “Ciò che siamo capaci di rendere virale prima o poi diventa vero agli occhi di chi vogliamo convincere”, come spiega “La Stampa” nell’inchiesta intitolata “Ecco la cyber propaganda pro M5S”.

Dopo l’articolo, il sottosegretario della Presidenza del Consiglio Luca Lotti, ha denunciato Beatrice alla Procura di Firenze.

L’account sembra essere collegato a tutta una serie di account satelliti legati al Movimento Cinque Stelle. Un profilo monotematico con circa 14 mila followers.

Ernesto Carbone, della segreteria del Pd, commenta così la vicenda “Cyber account, calunnie, diffamazioni, vilipendio, algoritmi, hacker russi filo M5s. No, non è un film di fantapolitica, ma la politica inquinata messa in campo dalla Casaleggio associati ai danni dei tanti militanti onesti che hanno creduto nella buonafede di un movimento che si definiva spontaneo”.

“Cos’hanno a che vedere i profili gestiti dalla Casaleggio associati con hacker russi? Qual è il disegno che hanno in mente Grillo e Casaleggio ai danni della politica italiana e del nostro Paese? Chi c’è dietro la struttura che gestisce l’account chiave di Beatrice di Maio, non un troll qualunque ma un vero e proprio sistema di connessioni che alimenta un business pubblicitario importante?”. Queste le domande poste da Carbone.

“Grillo, Casaleggio, Di Maio, Di Battista, – conclude – raccontateci la verità. Per una volta professate quell’onestà di cui vi riempite la bocca. Se volete anche tramite il vostro famoso account. L’ultimo guadagno non ve lo nega nessuno”. L’ultima richiesta. La vicenda sarà anche tema centrale di una interrogazione parlamentare.

Ma esiste veramente una struttura che lavora con il compito di diffamare il Partito Democratico e le istituzioni della Repubblica? I cinque stelle replicano: ” Troviamo ridicolo che il sottosegretario Lotti e il principale partito di maggioranza dedichino tempo a vere e proprie stupidaggini, che nulla hanno a che vedere con il Movimento 5 Stelle. Il governo piuttosto che dedicarsi al cyber-onanismo pensi ai veri problemi del Paese: la disoccupazione, i problemi della sanità, il dissesto ambientale, la corruzione e la povertà”. Le parole dei capigruppo M5S di Camera e Senato Giulia Grillo e Luigi Gaetti.

Al di là della questione tutta da chiarire il problema sembra essere tutto interno al Movimento e obbliga i grillini a fare un “mea culpa”. La democrazia del web non funziona. Sembra profilarsi una sorta di clan, di vecchia massoneria. Il web è un luogo fortemente manipolabile ed è impensabile affidargli il compito gravoso di strumento democratico. La (falsa) regola dell’uno vale uno (che viene apertamente declinata da coloro la recitano a memoria in “vale uno solo”, cioè GrilloCasaleggio) sembra crollare. Un Movimento che nasce sull’idea che il web sia lo strumento idoneo a costruire la democrazia diretta assume sempre di più le sembianze di una democrazia eterodiretta.

Noi siamo per la presunzione di innocenza, regola aurea della civiltà giuridica, a differenza di Luigi Di Maio: “Non sono a favore della presunzione d’innocenza per i politici. Se uno è indagato deve lasciare” (ma non sempre questo automatismo è scattato in casa pentastellata: Nogarin a Livorno è indagato eppure è al posto suo). Si è urlato allo scandalo e alle dimissioni ogni qual volta un avversario politico ha ricevuto un avviso di garanzia o in molti casi è stato solo citato in qualche inchiesta. Ora nell’occhio del ciclone ci sono loro, e a parte fare spallucce (come nel caso delle firme false di Palermo) non sembrano dare risposte ai loro elettori.

Se Beatrice di Maio non fosse Beatrice e se fosse veramente il lato oscuro della cyber-democrazia si presenta un problema molto grave a cui il Movimento Cinque Stelle dovrà necessariamente dare delle risposte. La modernità pone sempre dei problemi che vanno affrontati. E il problema che la Rete pone a tutti (non solo ai pentastellati) è che essendo una realtà altamente manipolabile (e diffusamente manipolatrice) alla fine si trasforma nel mondo dei fantasmi e i fantasmi fanno paura perché nella loro immaterialità nascondono le nostre pulsioni meno confessabili. Abbiamo salutato nei giorni scorsi Tina Anselmi che provò a svelare i misteri della P2. Perché mai non dovremmo svelare quelli del Web? Perché mai in questo mondo virtuale devono aggirarsi minacciosamente (perché le parole e le diffamazioni gratuite sono peggio delle pietre) soggetti anonimi legati non si sa bene a chi e mossi non si sa bene da chi. Questa è la democrazia dei pupi in cui contano solo i pupari.

Il web ha bisogno di regole e di strutture che controllino l’applicazione di quelle regole perché una democrazia che non sia fondata sulla trasparenza, sulla lealtà, sul confronto a viso aperto e non attraverso un “ghost” è una democrazia malata. Ed essendo malata produce paradossi come quello di un partito che accusa Renzi di non avere la legittimazione popolare delle urne e poi è guidato da due signori che non hanno e non vogliono ricoprire alcun ruolo all’interno delle istituzioni (e quindi non hanno alcuna legittimazione popolare) pur muovendosi tra Milano, Genova e Roma per andare a sistemare una giunta là e una lista qua; semplici cittadini che da semplici cittadini dovrebbero comportarsi e non confondere ruoli e attività professionali. Il Web non è il luogo più sicuro del mondo: truffe, identità rubate, intromissioni abbastanza agevoli anche in sistemi complessi. A settembre è stato resa pubblica da Yahoo la violazione di cinquecento milioni di account; il passaporto di Michel Obama è apparso in rete al pari delle mail dell’ex segretario di stato Colin Powell.

La democrazia è cosa seria: i politici già la manipolano con i mezzi tradizionali, evitiamo di mettere a loro disposizione altri strumenti semmai più sofisticati; evitiamo di passare dalle vecchie massonerie con cappuccio e grembiulino, dalle logge coperte da un materassaio di Arezzo a quelle che non hanno bisogno di coprirsi con i metodi svelati dall’Anselmi perché al riparo dell’oscurità dei cunicoli insondabili (almeno per quelli che hanno una frequentazione quotidiana per semplici motivi di lavoro) della Rete. Che ci sia un problema è evidente, come hanno dimostrato anche le recenti elezioni americane e non solo per i presunti attacchi degli hackers russi (e il contrattacco di quelli americani) ma anche per l’insicurezza del voto elettronico che ha obbligato in alcuni casi a sospendere le operazioni.

La vera o falsa Beatrice Di Maio twitta: “La #satira grande dimostrazione, la più alta espressione, di #libertà e #democrazia”. Ma questa Democrazia, basata su falsi account in grado di inquinare il dibattito politico e di rendere virali vere e proprie menzogne che inquinano l’immagine delle istituzioni assicuriamo alla Signorina,o a chi per lei, non piace proprio a nessuno.

Per approfondire la questione ci siamo rivolti a un esperto che ci ha spiegato come funziona twitter e quali sono gli elementi che hanno fatto balzare il nome di Beatrice di Maio alle cronache.

LA RETE DI BEATRICE

-di FEDERICO MARCANGELI

L’account ha più di 14.000 followers, non moltissimi se consideriamo che i veri “big” della piattaforma viaggiano su numeri ben più alti.
Il problema relativo a Beatrice Di Maio appare legato alla rete che è riuscita a costruire intorno a sé.

Su Twitter, od in generale sui social network, una rete (o struttura) è un insieme di interazioni che un dato account (o, se preferite, una data persona) sviluppa. Si compone di vari aspetti: account seguiti, gruppi di cui fa parte, argomenti trattati, seguaci e reti di “amici”. Ognuno di noi ha una struttura sui social che, oltre a spiegare chi siamo, influenza i nostri contatti. Alla base dei sospetti su Beatrice Di Maio troviamo un’anomalia in questa rete, eccessivamente legata ad altre reti “anti-sistema” (anti-migranti, pro-trump ed altre). Senza entrare tecnicamente nell’analisi matematica, vi basti sapere che questi legami risultano essere anomali e portano a pensare ad una gestione dell’alto degli stessi. In altre parole: Beatrice Di Maio e gli account collegati potrebbero fare parte di una rete più ampia controllata da qualcuno. Lo scopo della rete sarebbe quello di influenzare le tendenze (o gli argomenti più trattati) online (sia di Twitter che di Facebook).

Valentina Bombardieri
Blog Fondazione Nenni

PES. Giornata europea d’azione del nuovo piano della gioventù

youth_plan_action_day_splashMercoledì, 16 Novembre dalle ore 11.00, presso la sala stampa dell’Università della Calabria, si terrà la giornata d’azione europea per il nuovo piano della gioventù promosso dal PSE e finanziato dal Parlamento Europeo. Il Piano giovani sarà presentato dall’Ambasciatora italiana del PSI per l’European youth plan, Francesca Rosa D’Ambra che in una nota, afferma l’esigenza di portare avanti politiche giovanili più incisive rispetto al clima di grande incertezza che sta vivendo l’Europa,oggi.
Cosa riserva l’Europa alle future generazioni di europei? Potranno vivere in un’Unione prospera e unita o saranno confinati in un’Europa divisa da muri, restrizioni e differenze? Sono quattro i piani d’azione della Campagna: LAVORO, ISTRUZIONE, CULTURA E INFANZIA. Al termine della conferenza stampa che vedrà la partecipazione e l’intervento di organizzazioni politiche giovanili, organizzazioni studentesche e del mondo della scuola, seguiranno workshop itineranti con la distribuzione di gadget e un flashmob di sensibilizzazione per il piano della gioventù.
Il 16 novembre, Unitevi a noi – in tutta Europa – per promuovere un piano della gioventù atto a garantire posti di lavoro dignitosi, formazione di alta qualità, accesso alla cultura per i giovani e diritti eguali per i bambini.

La futura generazione dell’ Europa ha bisogno di sostegno di oggi.

Francesca Rosa D’Ambra
Ambasciatora Youth plan – ITALIA

PROGRAMME:
11.00 PRESS CONFERENCE
13.00 ITINERANT WORKSHOPS FOR UNIVERSITY STREET
15.00 FLASHMOB
16.00 STREET ARTISTS PERFORMANCE

With the participation of national and regional institutions, cities/municipalities, academic institutions , student associations and schools.

“With the financial support of the European Parliament”

Per maggiori info YouthPlan

Anoressia, un malato su 10 è maschio. Serve un nuovo approccio

anoressiamaschile-thumb-430x323I DCA (disturbi del comportamento alimentare) sono patologie in continuo aumento, legate al benessere e alla occidentalizzazione. Una ragazza su 250 soffre di anoressia ed 1/3 su 100 soffre di bulimia. Riguardano le ragazze nella fascia di età 15-25 anni ma sono in aumento anche nei ragazzi e nelle donne oltre i 50 anni.

Sono una malattia psichiatrica con importanti conseguenze organiche; la malattia psichiatrica con la maggior mortalità e la prima causa di morte per malattia (dopo gli incidenti) nella fascia di età 15-25 anni. A soffrirne sono soprattutto le donne, ma gli uomini interessati sono in netto aumento (10 per cento dei malati). L’età più a rischio è quella che va dai 15 ai 25 anni, ma sono in aumento anche i casi che interessano la popolazione adulta.

IO SOTTRAGGO – Se n’è parlato durante i primi incontri organizzati da SpazioCima, in via Ombrone 9, Roma, in merito alla settimana “Io Sottraggo”, progetto artistico e di sensibilizzazione di Roberta Cima sui disturbi del comportamento alimentare, con la partecipazione dell’artista Giovanna Lacedra. In programma anche testimonianze di medici, psichiatri e specialisti che sono stati spettatori di personalità conflittuali e difficili, e che hanno contribuito alla sconfitta della malattia.

I PROSSIMI APPUNTAMENTI – Giovedì 10 novembre ore 18:30 appuntamento con l’intervento dell’Ematologo Maurizio Rodi, Direttore Sanitario “AdSpem” in collaborazione con “Faro” Associazione Promozione Sociale, con la testimonianza di Niccolò Barbato e Paolo Scatolini. Venerdì 11 novembre, sempre ore 18:30, il contributo del Professore Piero Valentini, della Pediatra Roberta Onesimo, dell’Endocrinologa Clelia Cipolla e dello Psichiatra Lucio Rinaldi, per parlare dell’alimentazione nel bambino.

CAUSE, EFFETTI E COMPLICANZE DELL’ANORESSIA – Importanti difficoltà familiari, eventi stressanti e pressioni esterne sono tra i fattori causali più frequentemente riferiti dalle pazienti. Perdita di peso per una qualche causa, e soprattutto l’essersi messe a dieta sono gli antecedenti più immediati della malattia. Le persone coinvolte, oltre al dimagrimento, possono riportare anche la perdita dei capelli e, con il tempo, dei denti. Sono frequenti anche disfunzioni cardiovascolari e renali; nelle donne molto spesso provoca il blocco del ciclo mestruale, sino all’infertilità.

“Tra le complicanze endocrine – spiega la Dr.ssa Silvia della Casa, specialista in Endocrinologia e in Pediatria, responsabile dell’ambulatorio di “Endocrinologia dell’alimentazione” del Policlinico Gemelli, Roma – c’è la amenorrea (che spesso ma non sempre, regredisce con il recupero del peso), l’Osteoporosi (che frequentemente lascia conseguenze irreversibili) e la riduzione della funzionalità tiroidea. Tutti gli organi soffrono ma il danno cardiaco é il più preoccupante potendo portare la paziente a morte. L’approccio terapeutico deve essere multidisciplinare e deve comprendere almeno lo psichiatra/psicoterapeuta e l’endocrinologo/nutrizionista in modo da realizzare la cura della malattia (che richiede un tempo in genere lungo) senza trascurare la prevenzione dei danni organici e il pronto riconoscimento di criticità fisiche che richiedono il ricorso ad un ricovero salva-vita”.

LA METAFORA DEL BASTONE – Classicamente le adolescenti che oggi si ammalano di anoressia o di un altro disturbo del comportamento alimentare trovano inizialmente nella malattia una soluzione di cura autonoma al forte senso di inadeguatezza e insicurezza che le fa sentire incapaci di affrontare le conflittualità, le difficoltà ed i compiti evolutivi dell’età adolescenziale.

“Una delle metafore che uso spesso per far comprendere alle persone che seguo cosa sta accadendo – spiega Marta Scoppetta, medico psichiatra e psicoterapeuta Junghiana AIPA, Consulente Psichiatra nel Percorso Obesità del Policlinico Gemelli, Roma – è quella del bastone (Palliccia D, 2013). Propongo loro di guardare il sintomo alimentare come una sorta di bastone che la persona incapace di andare avanti con le proprie gambe lungo la propria strada, ha utilizzato per appoggiarsi. La restrizione alimentare, la concentrazione sulla dieta, insieme a tutto l’insieme di sintomi psichici che caratterizzano queste sintomatologie, costituiscono una sorta di stampella a cui ci si appoggia. Il sintomo alimentare, come un bastone, diventa pertanto il mezzo che permette loro di affrontare comunque, seppure in una maniera patologica, quel momento della vita in una sorta di equilibrio malato che è comunque per lui/lei temporaneamente preferibile al non equilibrio precedente e fa sentire almeno all’inizio molto più sicuri”.

L’IMPORTANZA DI UN INTERVENTO MULTIDISCIPLINARE – Disturbo dell’immagine corporea, fragilità dell’autostima e scissione della relazione mente/corpo costituiscono i nuclei psicopatologici principali dei disturbi del comportamento alimentare. Per questo il trattamento deve essere necessariamente integrato, multidisciplinare e multimodale. Deve comprendere ovvero cure psicoterapiche, spesso allargate ai familiari e cure mediche e nutrizionali e declinarsi, a seconda delle diverse fasi e gravità della malattia in setting terapeutici diversi (ambulatorio, day hospital, reparto ospedaliero, comunità riabilitative) che faranno uso di strumenti terapeutici appartenenti a diversi modelli teorici di riferimento.

“Tale e quale show”
tante le novità
fuori dal cilindro

tale-e-quale-show-2016-cast-carlo-contiRegina di “Tale e quale show” è Silvia Mezzanotte: nuova Mina “Grande” e “Brava”.
Con soli sei punti in più, si è imposta su colui che è stato (con Manlio Dovì) colui che ha stupito di più, la grande sorpresa molto apprezzata del programma: Tullio Solenghi.
Ma altre nuove tre puntate, più una a Natale, attendono i fans della trasmissione: Se “The Show must go on”, lo spettacolo dello show di Conti continua, “Tale e quale” a se stesso. Tra tradizione e un po’ di sana e vincente innovazione. E gli ascolti salgono. Ora l’obiettivo è cercare di raggiungere ed equiparare il record sfiorato nel 2013.

C’era da aspettarselo: Carlo Conti non ha mancato l’appuntamento (obbligato) con l’innovazione e ha vinto la sfida. Insieme agli altri ideatori del programma “Tale e quale show”, ha saputo dare nuovo lustro alla trasmissione, richiesto essendo giunta ormai alla sesta edizione. Senza novità non avrebbe avuto lo stesso interesse. E poi ha tirato fuori dal cilindro a poco a poco tutti i mini cambiamenti pensati ed effettuati, che hanno dato un tono nuovo a questo show delle imitazioni, facendone un vero e proprio spettacolo. La prima ha riguardato le imitazioni di Gabriele Cirilli (scelte tramite i canali social). La seconda è stata la presenza del cosiddetto “jolly” ovvero, nei duetti, la possibilità di cantare con gli “originali” o con un “imitatore ad hoc” per la circostanza. Ospiti “veri” della kermesse delle trasformazioni di Conti sono stati, ad esempio, Francesco Gabbani, Marco Masini e Mika (che ha presentato il suo nuovo programma “Stasera Casa Mika, in onda da mercoledì 8, dopo l’esecuzione nella sua “Grace Kelly” di Leonardo Fiaschi). Poi, finito il primo round venerdì 4 novembre scorso, il conduttore ha annunciato che ci saranno ben tre puntate in più, fino ad arrivare ad una “speciale” a Natale. Un nuovo “torneo”, come egli stesso ha definito questi altri appuntamenti aggiuntivi, che vedrà delle sostituzioni tra i partecipanti. Alcuni concorrenti lasceranno (perché classificatisi ultimi nella prima parte della gara) e altri subentreranno, provenienti dalle passate edizioni. Ad uscire sono stati: Vittoria Belvedere e Fatima Trotta tra le donne, che saranno rimpiazzate da Karima e da Giulia Luzi. Tra i maschi, via Enrico Papi e Sergio Assisi, dentro Massimo Lopez e Francesco Cicchella. Ne potranno nascere duetti curiosi e interessanti, con voci interessanti e speculari da mettere a confronto a contendersi (in modo molto equilibrato e più competitivo) la nomea di miglior/re imitatore/trice. Karima come Deborah Iurato, due voci molto black e soul, dal timbro riconoscibile e dall’estensione paurosa, due talenti di “Amici”. Potremo, poi, rivedere la coppia Massimo Lopez e Tullio Solenghi, insieme come nel trio che hanno formato a lungo con Anna Marchesini (che potranno ricordare regalando altri momenti di profonda e intensa commozione, come molti ce ne sono stati durante questa sesta edizione). E poi due dei migliori giovani, voci maschili simili, ma eccellenti: Francesco Cicchella (vincitore della scorsa edizione) e Davide Merlini; i due si ricordano molto l’un l’altro, sicuramente non mancheranno i testa a testa (per la migliore esibizione) tra i due nelle ultime tre puntate. Se ci fossero davvero duetti tra queste “coppie” (dei concreti “Tale e quale” suis generis in senso lato potremmo dire) non sarebbe male. Divertimento assicurato, dispiace per gli “esclusi”. L’impegno e la simpatia di Belvedere e Trotta andavano forse premiati. Enrico Papi è stato la vera “mina vagante”, “l’uomo spettacolo” della trasmissione, regalando un vero e proprio show con la sua (auto)ironia. Criticato molto da Claudio Amendola (giurato), alla fine si è riappacificato con l’attore in giuria, che lo ha premiato per la sua imitazione di Emma Marrone in “Amami”. Forse non perfetto nelle imitazioni, ha forse esagerato durante i giudizi con un atteggiamento troppo “scanzonato”, ma sicuramente sincero nel voler regalare (a suo modo) qualche momento di sano svago al pubblico. Peccato per Sergio Assisi, davvero bravo nelle imitazioni, ma penalizzato da influenza, febbre e mal di gola vari; molto sportivo senz’altro nell’accettare anche i giudizi negativi.

A vincere la voce più “grande” di tutte, ovvero quella di Silvia Mezzanotte, per citare una delle cantanti nostrane più emblematiche che ha omaggiato e ricordato nel talento: Mina (di lei ha cantato “Brava”). La vocalist dei Matia Bazar ha trionfato con soli sei punti di scarto sul secondo classificato, Tullio Solenghi. Terzo è arrivato Davide Merlini con 399 punti. Visibilmente commossa, la Mezzanotte ha stupito durante tutte le sue esecuzioni: dopo Mina, Maria Callas, anche Annie Lennox (il 4 novembre) nel brano del 1985 “There must be an angel”. Ma la lotta con “Think” di Aretha Franklin/Debora Iurato è stata alacre. Ma la gara non è finita come abbiamo detto.
E non poteva essere altrimenti, con quasi 5 milioni di spettatori (4.940.000) e uno share di oltre il 22%, sfiorando il 23% (22,91%), incassati. Andò meglio solo (quando si registrarono gli ascolti più alti) nella puntata conclusiva del 6 dicembre 2013: con 7.181.000 telespettatori e il 30,01% di share. Il picco massimo d’ascolto (8.021.000) è stato registrato l’8 novembre 2013, durante l’esibizione di Roberta Lanfranchi nei panni di Giorgia. E la cantante sembra portare fortuna al programma e soprattutto a Bianca Atzei (che con la sua imitazione in “Come Saprei” ha vinto la terza puntata).
Questo anche grazie all’impegno civico del programma. Un successo dovuto alla stima che il pubblico ha riposto nel programma proprio per l’adesione a campagne umanitarie importanti. Nella sesta edizione 2016 sono state ben due: quella al 45500 (a favore dei terremotati) e al 45510 (per l’Airc). E per sensibilizzare a donare un contributo per la ricerca contro il cancro sono state diverse le testimonianze scese in campo: di un giovane guarito grazie a cure sperimentali e innovative, dopo essere stato colpito da un tumore al cervello a soli 14 anni; quella di esperti del settore, che hanno ricordato che sono circa 5mila i ricercatori che aspettano “aiuti” e che ogni giorno si ammalano di cancro circa 10mila persone al mondo. Dati da far paura che ricordano – come ha voluto sottolineare Silvia Mezzanotte, tra qualche lacrima di commozione negli occhi visibile- che “la ricerca non può aspettare”. A proposito di umanità e solidarietà, lo stesso accade in passato. Da citare il caso del 22 novembre 2013 quando “Tale e Quale Show” ha devoluto il ricavato di una cifra pari a 1.800.000 euro alla raccolta fondi della Croce Rossa Italiana per gli alluvionati della Sardegna.