Top di Müller, Pouille, Kontaveit, ma anche Federer e Kvitova in corsa

Anett-Kontaveit-s-Hertogenbosch-2017-1Il torneo di ’s Hertogenbosch come l’Atp di Stoccarda. Entrambi, o meglio tutti e tre (dato che il primo prevedeva sia la sezione maschile che femminile), hanno fatto emergere talenti ‘nuovi’ per modo di dire. Ovvero tennisti che, finalmente, sono riusciti ad imporsi a giusto merito, dopo aver sfiorato più volte il successo.
È successo innanzitutto nell’Atp del Ricoh Open, che ha visto all’ultimo turno una finale tra “giganti” e “maestri dell’ace”. I Paesi Bassi hanno incoronato per la prima volta campione Gilles Müller. Qui il tennista lussemburghese è riuscito a conquistare la sua seconda finale, con una vittoria dopo le molte finali perse. Ben sei, di cui una proprio contro il suo avversario in questo torneo “fortunato” e “benedetto” di ‘s Hertogenbosch: Ivo Karlovic. Ben due tie-break per portare a casa il trofeo, che equivale al secondo titolo stagionale. Quest’anno già aveva vinto a Sydney, imponendosi sul cemento sullo statunitense Daniel Evans per 7/6(5) 6/2. Ora ha replicato contro il croato, facendo il bis con un doppio tie-break lottato e terminato per 7/6(5) 7/6(4). A distanza di qualche mese torna a vincere: dal lontano 14 gennaio scorso in Australia, si è ripetuto il passato 18 giugno, ma ha confermato che l’erba è decisamente la superficie dove riesce ad esprimersi meglio. Sicuramente è molto cresciuto e migliorato tennisticamente, ma ha impressionato soprattutto per il grado di precisione, di rapidità, di incisività, di essenzialità che ha saputo mettere in campo. Pochi scambi, i passaggi fondamentali per fare il punto e null’altro. Molto più forte al servizio, ha tenuto bene i suoi turni di battuta infatti, piazzando innumerevoli aces di potenza spaventosa (intorno ai 200 km/h); ha fatto più volte serve&volley quando ha potuto, ma soprattutto ha passato (sia col dritto che col rovescio) Karlovic e tutti gli altri avversari. Senza neppure sembra faticare. Anzi è sembrato essere sempre tranquillo in campo e sicuro di poter portare a casa il match, senza esitazioni, titubanze o momenti di difficoltà o timore. Serafico e calmo, non ha avuto appannamenti o fasi di oscuramento da parte degli altri tennisti; anche nelle circostanze di maggiore equilibrio degli incontri, è sembrato avere una marcia in più, qualcosa in più, più qualità, ma soprattutto più produttività dal punto di vista del punteggio e del parziale, che non l’ha mai visto in difetto. Ha vinto per merito perché ha giocato meglio. Era dal 2004 che ci provava e inseguiva la vittoria in finale. Riuscire a sollevare il trofeo è il giusto coronamento, meritato per un talento valido e un tennis espresso di qualità, di livello, fatto di punti e non sugli errori dell’avversario. Ripercorrendo la sua carriera, la prima possibilità sfiorata arriva con la finale (persa come tutte le altre che citeremo) nel 2004 appunto sul cemento di Washington, sconfitto da Hewitt per 6/3 6/4; poi è la volta, l’anno successivo, sempre sul cemento, del torneo di Los Angeles: giustiziato da André Agassi per 6/4 7/5; con un salto avanti nel tempo, arriviamo al 2012 e, per la terza occasione si trova a disputare una finale contro Andy Roddick: ed è di nuovo il cemento ad essergli fatale, dopo un match duro e lottato conclusosi al terzo set (per 6-1, 62-7, 2-6); lo scorso anno, nel 2016, arriva sempre all’ultimo turno e sempre qui a ‘s Hertogenbosch: quarta chance sfumata per mano di Nicolas Mahut, che gli infligge un netto doppio 6/4. Sempre dello stesso anno è l’altra quinta opportunità avuta di conquistare il suo primo titolo, sempre sull’erba: stavolta quello di Newport, dove cade sconfitto proprio da Ivo Karlovic (con cui si è preso la rivalsa). Un match strepitoso, con tre lunghissimi tie-break sancisce la vittoria del croato, sudatissimi: 7-62, 65-7, 612-7; l’ultimo dimostra proprio quanto sia stata una partita persa per poco da parte del lussemburghese, in cui la differenza è stata proprio di un punto (o meglio dei due punti di distacco necessari al tie-break).E poi l’ultima finale sfumata è stata, sulla terra (dove Müller ha più difficoltà), quest’anno, lo scorso maggio, all’Atp di Estoril, contro Carreno Busta: un giovane talentuoso, molto interessante e dal gioco “vivace”, “frizzante” e “sprezzante”, molto incisivo, che lo ha eliminato per 6/2 7/6(5). Ovviamente il livello alto raggiunto dal lussemburghese lo si vede dai nomi degli avversari contro cui ha perso, tutti eccellenti. Attuale n. 26 del mondo, la top venti ormai è a sua portata, ma la top ten non è così distante se continuerà con questa continuità.
E, sempre nel maschile, è arrivato il momento anche per il francese Lucas Pouille. Gioco aggressivo, grintoso, spinge su tutto e pretende molto da sé; si infervora facilmente se qualcosa non gli riesce, lotta molto, ma soprattutto rischia tantissimo, commettendo spesso qualche errore di troppo. Non esita ad attaccare e venire in avanti a rete, soprattutto nei momenti in cui il punteggio si fa più stringente, per trovare la soluzione vincente; altrimenti rimane inossidabile a fondo (quasi un muro che ribatte e respinge tutto alla Agassi per capirsi), correndo da una parte all’altra generoso, cercando qualche soluzione di fino e di precisione. Anche per lui secondo titolo stagionale, dopo la conquista del torneo di Budapest su Bedene (per 6/3 6/1) sulla terra rossa ad aprile. A distanza di due mesi, lo scorso 18 giugno ha scritto il suo nome sull’Atp di Stoccarda (sull’erba), sconfiggendo in rimonta un avversario ostico come Feliciano Lopez (giocatore più da terra che da erba). 4-6, 7-65, 6-4 il punteggio di una partita che sembrava volgere tutta a favore dello spagnolo. Il transalpino acciuffa, quasi per miracolo visto l’andamento del match, il tie-break del secondo set e poi decolla andando a dominare il terzo e decisivo. Ha mostrato maturità giocando egregiamente, e molto meglio rispetto a Lopez, il tie-break, indovinando tutte le trovate necessarie di variazioni di schema tattico. Arrivando persino a primeggiare da fondo sul terreno tipico, favorevole e consono allo spagnolo: lo scambio lungo da fondocampo. Ad un certo punto, con un Lopez in confusione e in difficoltà (ed anche stanco), è stato tutto più semplice e facile. Per lui, invece, è il terzo titolo in carriera, poiché le vittorie a Budapest e Stoccarda vanno ad aggiungersi a quella in Francia a Metz, all’Open della Mosella (sull’austriaco Thiem per 7/6 6/2) del 2016. Mentre sono due le finali perse: dopo quella in casa contro Tsonga (con un doppio 6/4) sul cemento di Marsiglia quest’anno, nel 2016 era stata la terra rossa di Bucarest ad essergli fatale, dove si arrese per mano di Fernando Verdasco per 6/3 6/2. Tuttavia in più occasioni Lucas Pouille si era messo in evidenza con il suo talento.
Ed altro talento prodigio è quello di Anett Kontaveit. Il 2017 sembra davvero essere il suo anno fortunato. Dopo la finale, contro l’altra giovane esordiente Vondrousova, alla prima edizione del Wta di Biella, è tornata in finale anche qui ad ‘s Hertogenbosch. Il cemento svizzero le era stato fatale, ed aveva perso per 6/4 7/6(6) contro la Vondrousova, diventando molto fallosa soprattutto nella parte conclusiva del primo set, per poi approfittare di un lieve calo dell’avversaria e rimontare nel secondo set. Non fallisce qui nei Paesi Bassi e vince facilmente (sull’erba stavolta) per 6/2 6/3 su un’altra giovane, interessante ed emergente avversaria (che sicuramente farà di questa finale persa il suo trampolino di lancio): Natal’ja Vichljanceva. Classe ’95, la tennista estone nata a Tallinn mostra buoni fondamentali con cui ama sorprendere le avversarie con accelerate improvvise e passarle con passanti sia lungolinea che incrociati. Sicuramente, se un appunto si vuole fare alla Kontaveit, è di rafforzare il gioco di rete (negli smash e nelle volée è più fallosa), che la agevolerebbe, facilitandola nel trovare la soluzione giusta vincente. Facendole risparmiare anche un po’ di energie, scorciando gli scambi da fondo, che regge benissimo, ma che di solito sono lunghissimi: la vedono protagonista in quanto riesce sempre a tenere il ritmo, con una precisione notevole, ma in cui spesso fatica a trovare il colpo definitivo o comunque dove deve rischiare moltissimo, anche se la maggior parte delle volte è lei a concludere con l’accelerata vincente, che spiazza l’avversaria lasciandola letteralmente ferma a guardare.
Tutti invece incantati a guardare Roger Federer, tornato a giocare a Stoccarda (dove però ha perso al primo turno da Tommy Haas per 2/6 7/6 6/4) e ad Halle: è il solito Federer che tutti siamo abituati a vedere, dai colpi magistrali, per lui sembra tutto facile e semplice. Ma anche Petra Kvitova al Wta di Birmingham, dopo l’infortunio per l’incidente alla mano: più forte di prima, più potenza nei colpi, ma anche più precisione. Sicuramente due notizie che fanno piacere.

Utilizzo di Internet oggi: chi lo usa, per quanto tempo e come

INTERNETOggi Internet lo utilizziamo tutti, ma questo non rende l’idea di tutte le tendenze, le statistiche e le curiosità relative agli accessi alla rete in Italia. Chi lo usa, nello specifico? Per quanto tempo? E in che modo? Dare una risposta completa richiederebbe molto più tempo e molto più spazio, ma è comunque possibile tracciare uno spaccato di quelle che sono le abitudini degli italiani per quanto concerne la navigazione sul web: ecco perché oggi cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Internet: chi lo usa, per quanto tempo e come?

Partiamo da un dato molto interessante: il 40% dei giovani utilizza la rete con una media di 4 ore al giorno. Nel 15% dei casi, il computo totale delle ore trascorse su Internet arriva alle 6 ore o addirittura le supera. Per quanto concerne gli accessi unici, sono circa 30 milioni gli italiani che accedono in rete: o almeno, questo è il picco registrato ad aprile dalle indagini mosse da Audiweb. Senza considerare il numero di ore, invece, la percentuale di giovani under-24 che accede alla rete si attesta sul 69%, e cala al 67% per quanto concerne gli under-35 fino ad arrivare al 31% per gli over-50. La maggior parte dei giovani usa la rete soprattutto per i social network e per la visione di contenuti video in streaming. Infine, il 95% dei ragazzi accede a Internet tramite smartphone. Dalle statistiche risulta anche che le donne utilizzano di più la rete (2,35 ore di media contro 2,14).

Connessioni Internet: la competizione è alta
Per via dell’utilizzo massiccio della rete in Italia, il mercato delle connessioni Internet ha sviluppato una vera e propria “guerra” fra operatori: ognuno cerca dunque di conquistare la propria fetta di mercato, e questo riguarda sia il settore dell’Internet casalingo, sia il Mobile e ultimamente anche il settore della TV digitale. Questo discorso porta con sé ottime notizie per gli italiani, in quanto la suddetta “guerra” viene giocata sempre più spesso sui prezzi al ribasso. Ed ecco che negli ultimi anni si è fatto strada un ulteriore competitor, Linkem, che propone delle offerte per Internet WiFi molto interessanti e concorrenziali, le quali non richiedono una linea a casa fissa per fornire la connessione, al contrario della maggior parte delle offerte dei big del settore.

Internet: uno dei mezzi di comunicazione più potenti

Non è un caso che si parli di rivoluzione digitale: la diffusione capillare di internet negli ultimi 20 anni e la svolta al web 2.0 di una decina di anni fa circa, ha portato con sé enormi cambiamenti nella vita delle persone. Stiamo parlando di un mezzo potentissimo, in grado di mettere in contatto moltissimi utenti e dar loro la possibilità di esprimersi e confrontarsi con un pubblico più ampio, questo nel bene e nel male. Sì, perché, pur essendo vero che da un lato le comunicazioni e la diffusione di idee di valore abbiano guadagnato in velocità, è altrettanto vero che parallelamente a questo hanno avuto largo spazio anche fenomeni meno piacevoli, dettati da scopi decisamente poco nobili. Basti pensare agli attacchi di cyberbullismo perpetrati ai danni dei ragazzi più deboli, oppure a fenomeni più agghiaccianti quali la Blue Whale ed altri.

Quello che dovrebbe essere fatto in maniera più insistente è tentare di diffondere, soprattutto tra i più giovani, una cultura per un uso corretto di questo straordinario mezzo, facendo capire loro che quello che all’apparenza può sembrare un gioco in realtà può avere delle conseguenze inaspettate.

La Colombia ufficializza il primo matrimonio ‘poliamoroso’ di tre uomini

trieja-de-hombres-gais-en-medellinLa Colombia sancisce per la prima volta la legalizzazione civile della famiglia poliamorosa. Il trio formato da tre uomini (Victor Hugo Prada, Manuel Bermudez e Alejandro Rodriguez) ha firmato e detto sì davanti ad un notaio di Medellin e nel documento si legge: “Desideriamo concordare un regime patrimoniale sulla base di una relazione a tre, a conferma che le persone possono stare insieme a prescindere dal loro colore, status, sesso, razza, credo religioso e appartenenza etnica. Questo non è vietato dal diritto internazionale né dalla legge in Colombia”.
Questo genere di unioni è frequente in Colombia, ma è la prima volta che una di esse “viene legalizzata”, ha spiegato all’agenzia di stampa Afp German Rincon Perfetti, avvocato dell’associazione Lgbt. “È un riconoscimento che esistono altri tipi di famiglie”. Secondo Rincon, la possibilità di accedere a questo regime patrimoniale ha conseguenze “al 100 per cento legali” per i tre uomini, che in caso di separazione o decesso potranno accedere alle pensioni o procedere a una separazione dei beni.
Manuel Bermudez (50 anni, giornalista), Víctor Hugo Prada (22, attore) e Alejandro Rodriguez (36, personal trainer) si sono sposati il 3 giugno e adesso, oltre al tetto, condividono diritti e doveri (come accedere alle pensioni, fare una separazione dei beni, adottare minori che siano figli biologici di uno dei partner). Una svolta inimmaginabile, soprattutto se si pensa che in Colombia il matrimonio omosessuale è legale soltanto dall’aprile dello scorso anno.
La loro vita amorosa nasce anni fa e inizialmente era composta anche da un quarto uomo. Nel 1999 Alejandro conosce Manuel, i due si innamorano e si sposano, ma pochi anni dopo Alejandro conosce Alex e si innamora di lui, ma invece di rompersi l’unione anche Manuel conosce e si innamora di Alex. Iniziano a vivere tutti e tre insieme, finché non conoscono anche il giovane Victor che entra a far parte della loro unione. Purtroppo mesi dopo Alex si ammala di tumore e dopo la sua morte l’unione dei tre si rafforza ulteriormente.
“Questa unione è una dichiarazione di intenti delle parti” hanno tenuto comunque a precisare dall’ufficio notarile che ha ufficializzato la trieja, spiegando che non si tratta di un vero e proprio matrimonio. La “trieja”, così si chiama legalmente questo tipo di istituzione sociale è infatti una vera e propria unione civile e in caso di separazione o decesso di uno dei contraenti, gli altri due coniugi potranno beneficiare della pensione del defunto ed ereditarne i beni.

Festa dell’Intercultura, l’UVA e l’educazione alla diversità alla Pisacane

bambini pisacaneRoma è riuscita come poche in un quartiere interculturale a sperimentare con ottimi risultati un nuovo modello di educazione interculturale, la scuola Carlo Pisacane da anni ha ottenuto e creato una vera e propria comunità basata sul reciproco rispetto di diverse culture ed etnie, tutto questo in una scuola pubblica e in uno dei quartieri più popolari e interculturali di Roma, Tor Pignattara.
Proprio per questo l’associazione UVA universolaltro ha promosso e organizzato per oggi, 8 giugno, una giornata di festa e interculturalità a Tor Pignattara e in questa scuola dove nonostante i mille ostacoli legislativi e burocratici, (è noto il caso durante l’amministrazione Alemanno), insegnanti e genitori per anni hanno comunque collaborato e creato alla fine una bella comunità, sperimentando con i bambini e le bambine, ma anche con le famiglie, accoglienza, partecipazione, rispetto delle differenze, pensiero critico.uva
Questa festa vuole essere il momento finale del progetto “Super-diversità! L’educazione alla diversità e la prevenzione dei radicalismi violenti attraverso la Storia delle religioni”, realizzato grazie al finanziamento dell’UNAR, che quest’anno ha visto protagonisti i bambini della scuola elementare Carlo Pisacane.
I lavori fatti dagli alunni delle classi coinvolte nel progetto verranno esposti all’interno della casa della cultura, mentre nell’area antistante si terranno diversi workshop di danza classica indiana, yoga per bambini, calligrafia sino-giapponese, giocoleria e percussioni indiane. Durante la giornata promossa dall’associazione Uva, composta da studenti e studiosi di Scienze delle Religioni che da diversi anni porta avanti progetti di educazione alla cittadinanza attraverso la storia delle religioni nelle scuole elementari, medie e superiori di Roma è stata anche promossa la proposta “Scuole di Roma contro la discriminazione”, un forum-blog di condivisione per insegnanti e operatori sensibili al tema e impegnati in progetti di integrazione.

Passione e riscatto in “Veloce come il vento”, film super premiato

veloce-come-il-ventoVeloce come il vento. Veloce come la vita. Veloce come la verità. Veloce come la vittoria. Veloce come la voglia di rivalsa e riscatto. Veloce come la violenza di un mondo di povertà e droga. Veloce come i sogni. Per un doppio successo: di chi corre per vincere e trionfare su una pista, di un pilota che corre su quella di un campionato italiano GT, come i fratelli protagonisti dell’omonimo film per la regia di Matteo Rovere: “Veloce come il vento”; e di un tossicodipendente che tenta di uscire dal tunnel della droga. Film drammatico che vede protagonista Stefano Accorsi, nei panni di Loris De Martino, ex pilota di talento. Passione per i motori di famiglia, che è la stessa che ha la sorella Giulia (Matilda De Angelis, che abbiamo avuto già modo di conoscere ed apprezzare grazie alla e nella fiction “Tutto può succedere”). I due (che hanno anche un altro fratellino più piccolo Nico, molto legato e affezionato tra l’altro a Loris), che non si vedono da dieci anni, si ritroveranno al funerale del padre. Dovranno affrontare insieme le difficoltà di essere costretti a pagare i debiti lasciati dal papà per mantenere la casa. Dapprima sembra che Giulia debba fare da mamma a Loris, che non riesce ad uscire dalla tossicodipendenza, poi invece lui si prenderà le responsabilità di fratello maggiore dando il suo contributo ed aiuto. I tre ritorneranno ad essere una famiglia? Riusciranno a ricostruire e ritrovare un’unione tra di loro? Di certo non sarà facile.
Liberamente ispirato alla storia vera del pilota di rally Carlo Capone, il film sembra reggersi particolarmente sulla straordinaria ed intensa interpretazione di Accorsi e Matilda De Angelis. Inoltre, a tal proposito, non è casuale il ruolo dell’attore. La scelta di far ricoprire a lui la parte di Loris e di prenderlo nel cast non può non richiamare il ‘Freccia’ (di cui lui vestì i panni) del film del 1998 per la regia di Luciano Ligabue “Radiofreccia”. “Veloce come il vento”, infatti, é a metà tra il genere drammatico dell’opera di Liga o di “Arancia meccanica” e quello sportivo di altri noti prodotti cinematografici quali “Rash” (del 2013), sulla vita del pilota Niki Lauda (e della sua storica rivalità con l’avversario di sempre James Hunt). Campioni di automobilismo o di motociclismo, di Formula 1 o di moto GP poco importa. Ne resta comunque in ogni caso il loro esempio. Immortale. Ed è per questo che riproporre su Raitre il film di Matteo Rovere è servito anche un po’ a commemorare e ricordare la recente scomparsa di Nicky Hayden (deceduto lo scorso 22 maggio). E se tali tipi di film sono destinati al successo (‘eterno’ quasi), allora non stupisce che “Veloce come il vento” (dopo il tripudio di consensi avuto subito dopo l’uscita), abbia ottenuto un riscontro enorme simile a quello di “Radiofreccia”; nel 1999 quest’ultimo ha ottenuto tre David di Donatello (miglior regista esordiente, miglior attore protagonista a Stefano Accorsi e miglior sonoro in presa diretta a Gaetano Carito), due Nastri d’argento (di cui confermato quello per miglior regista esordiente e per la migliore canzone originale a Liga per ‘Ho perso le parole’) e quattro Ciak d’oro (di cui due a Ligabue per miglior opera prima e miglior colonna sonora; e quello ad Accorsi di nuovo per miglior attore protagonista). Non è inusuale avere, dunque, specularmente e similmente pari riconoscimenti pure per “Veloce come il vento”. Il film diretto da Matteo Rovere ha incassato (nel 2016) due nastri d’argento per miglior attore protagonista a Stefano Accorsi e per miglior montaggio a Gianni Vezzosi; un Ciak d’oro per miglior sonoro in presa diretta ad Angelo Bonanni e Diego De Santis; sei David di Donatello di cui sempre quello per miglior attore protagonista a Stefano Accorsi e miglior sonoro a Bonanni, De Santis, Mirko Perri e Michele Mazzucco. La Federazione Italiana Film d’essai poi ha eletto Accorsi (a cui è andato anche il premio Gian Maria Volonté) miglior attore dell’anno. Per Matilda De Angelis, invece, la duplice soddisfazione di vedersi attribuire sia il Premio Flaiano che quello del Taormina Film Fest (oltre al Premio Guglielmo Biraghi) quale migliore attrice rivelazione. Questi riconoscimenti bastano da soli; parlano da soli, sancendo la qualità garantita di contenuto e di sceneggiatura, confermando l’apprezzamento meritato del pubblico senza altro da aggiungere.

Padel Day 2017.
Lo sport, prevenzione e… l’Italia si è tinta di rosa

padel dayUna giornata di sole, padel e beneficienza: tutti in rosa promuovere e festeggiare lo sport del Padel e per raccogliere fondi per la lotta contro il cancro. La prima edizione del Padel Day si è volta ieri – domenica 28 maggio 2017 – in 32 club di Italia di 10 Regioni più la città di Valencia, coinvolgendo circa 1.400 giocatori.

Parte delle quote di adesione saranno devolute all’Airc, l’Associazione italiana di ricerca contro il cancro, e – per richiamare il colore della lotta contro il tumore portata avanti dall’associazione fondata 52 anni fa – i padelisti hanno indossato una maglia rosa. I vincitori delle categorie che i Club hanno attivato – e una coppia a estrazione di ciascuna realtà – avranno il diritto di andare a rappresentare il proprio Club, a Riccione, il week-end del 9/11 giugno 2017, nell’ambito di una tre giorni di solo Padel, in cui ci sarà l’opportunità di confrontarsi, giocare, prendere lezioni, ovviamente, sempre ed esclusivamente in rosa. Capofaro Malvasia & Resort – sponsor principale – e i partner Natural Boom, PrenotaUnCampo e LMA srl sono le realtà che hanno abbracciato la manifestazione, condividendone lo scopo sportivo e sociale.

padel nostroLa kermesse è stata organizzata dalle associazioni Padel Torino, La PaddleMania, Padel4Fun e PadelNostro con il sostegno e il patrocinio di ASI – Associazioni Sportive e Sociali Italiane e del Comitato Paddle della Federazione Italiana Tennis.

guarda il primo video-riassunto del Padel Day 2017

 

 

Valentino, che paura: trauma toracico dopo caduta da motocross

valentino rossiOre di apprensione per il campione italiano, ricoverato giovedì all’ospedale “Infermi” di Rimini per un trauma toracico-addominale in seguito a una caduta mentre si allenava presso il cross park di Cavallara, vicino il Ranch di Tavullia. Dovrebbe essere dimesso venerdì sera: “Sto meglio”

RIMINI – Attimi di paura per tutti i fan di Valentino Rossi. Il 35enne pilota della Yamaha ha rimediato una brutta caduta mentre si allenava presso il cross park di Cavallara, a mezzora dal Ranch di Tavullia. Il “Dottore” è stato ricoverato all’ospedale “Infermi” di Rimini e ha rimediato una trauma toracico-addominale. Fortunatamente sono escluse lesioni e la buona notizia è che in questo weekend la MotoGp è ferma: il prossimo appuntamento è il 4 giugno al Mugello dove Rossi farà di tutto per esserci. Ma la sua presenza non è in dubbio.

STO MEGLIO” – Dopo la paura di giovedì, è arrivato un grosso sospiro di sollievo nella giornata di venerdì. Questo il comunicato della Yamaha: “Sta facendo progressi positivi. Ha passato una notte tranquilla ed è stato visitato stamani. Ha detto di sentire meno dolore al tetto e all’addome, rispetto alla notte. Il dolore è la conseguenza di una lesione al fegato e ai reni che non si è però evoluta in maniera complicata. Continuerà a riceve cure antidolorifiche e, alla fine della giornata, verrà sottoposto a un test diagnostico di routine. Se il risultato sarà positivo, potrebbe lasciare l’ospedale”. Valentino ha già ritrovato il sorriso con un selfie pubblicato sulle sue pagine social. La paura è passata.

Francesco Carci

Padel e beneficenza.
Il 28 maggio l’Italia
si tinge di rosa

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Roma, 22 maggio 2017 – Padel e Beneficienza. Questi gli ingredienti della prima edizione del ‘Padel Day 2017’, evento sportivo che unirà sport e solidarietà: domenica 28 maggio, in tutta Italia si giocherà – tutti in rosa – a Padel, lo sport del momento, per raccogliere fondi a favore dell’Airc, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. L’evento è organizzato dalle associazioni Padel Torino, La Paddle Mania, Padel4Fun e PadelNostro con il sostegno e il patrocinio di ASI – Associazioni Sportive e Sociali Italiane e del Comitato Paddle della Federazione Italiana Tennis.

Capofaro Malvasia & Resort – main sponsor – NaturalBOOM, PrenotaUnCampo e LMA Srl – partner – sono le realtà che hanno deciso di abbracciare la kermesse, condividendone il suo scopo sportivo e sociale. Continua a leggere

Moda 2017: dagli abiti agli accessori. La tendenza si fa metal

lame_07Lamè, metal, metallizzato: non importa come la si chiami, perché questa tendenza è tornata ad avvolgere tutte le componenti della moda 2017. Dagli abiti agli accessori, oggi qualsiasi elemento dell’outfit si fa metal: ed ecco che vestiti, cinture e borse vengono ricoperti di oro, argento o bronzo, in grado di regalare allo stile una componente di brillantezza e di design davvero unica al mondo. Il metallizzato è diventato un trend destinato a impazzare durante la primavera-estate 2017, dunque determinato a entrare di prepotenza nel mondo delle tendenze glamour e lusso. Vediamo di approfondire questa tendenza così affascinante.

Trend e brand: il Lamè piace ai marchi di moda

Come spesso avviene nella moda, sono le passerelle più importanti – e dunque gli stilisti più famosi – a lanciare una tendenza piuttosto che un’altra. Quando poi una tendenza mette tutti d’accordo, allora non c’è storia: sarà destinata a trasferirsi velocemente dalle suddette passerelle agli outfit delle donne. Questo è quanto sta accadendo al metallizzato, entrato di petto in alcune delle collezioni più importanti a livello internazionale: come ad esempio Gucci, Tod’s, Dolce & Gabbana, Jimmy Choo, Chloé, Valentino e Casadei. Di fatto, nessun big del settore è rimasto impassibile di fronte ai riflessi variopinti del Lamè.

Abiti e accessori metallizzati: quali sono i trend 2017?

Oro, argento e bronzo, uniti nel nome del fashion: il metallizzato conquisterà ogni angolo della moda 2017, partendo dagli abiti fino ad arrivare agli accessori. Ma quali sono le tendenze metal che andranno per la maggiore in questa primavera-estate? Innanzitutto le gonne a pieghe, come testimoniato dalla nuova collezione di Gucci, le tute e i pantaloni in lurex, brillanti, colorati e metallizzati, ideali per le uscite durante una serata elegante. Non resteranno impassibili al trend metal neanche le calzature, come ad esempio i sandali. Infine, anche le camicette in stile bon ton sono state contagiate da questo trend: colori caldi o freddi, ma sempre rigorosamente metal. Qualunque capo o accessorio lamé scegliate di indossare, potrete di sicuro trovare una grande varietà di stili e modelli sui grandi e-commerce di moda come yoox.com.

Tendenze metal: un gradito ritorno dagli anni ‘80

Le tendenze metal rappresentano una delle tante componenti che stanno tornando gloriosamente dagli anni ’80: anzi, per essere precisi, si tratta forse di una delle più importanti. E questo riguarda le diverse sfaccettature del metal: dall’oro al bronzo fuso, caldi e coprenti, fino ad arrivare all’argento, dai colori freddi propri dei lampi. Ma non si tratta di un semplice ritorno, considerando che stanno nascendo anche altre varianti, come il Lamè mercury e le fantasie metallizzate come il zebrato ed il medievale. Il tutto, come sempre, grazie all’intervento e alle intuizioni di stilisti di fama mondiale, come ad esempio Cristopher Kane, Balmain e Louis Vuitton. E voi, siete pronte per una primavera-estate puramente metal?

Il suddetto cesso e la bandiera dei pirati. Due volti e l’immaginario

fortino pirati civitavecchiaUn fortino tirato su con i materiali portati dal mare. In alto, a sventolare orgogliosa, la Jolly Rogers. Dentro la rocca improvvisata attempati pirati che giocano a carte, passano il tempo, sognano la giovinezza in una città, Civitavecchia, rovinata da un punto di vista ambientale: essa ha visto un’ampia e selvaggia cementificazione, convive con due centrali Enel, il centro chimico dell’esercito, ed il primo porto passeggeri del Mediterraneo che con le ciminiere che restano accese per produrre l’elettricità necessaria alle navi da crociera, vere e proprie città galleggianti, affumica tutto il centro cittadino. Ed ancora amianto e polveri di cemento, simboli del vecchio (e mai realizzato) sogno industrialista degli anni settanta.

Su tutto un’incidenza tumorale molto al di sopra della media nazionale.

Il fortino dei pirati poteva essere il luogo del sogno e dell’utopia. Di certo non faceva male a nessuno. Non l’ha pensata così la polizia municipale che, in quattro e quattr’otto, ha fatto sbaraccare bucanieri e fortezza. Eccesso di razionalismo? Forse quei quattro tronchi minavano l’estetica dell’orizzonte? Erano privi di autorizzazione paesaggistica? Di certo gli anziani che giocavano ai pirati si sono ritrovati citati in giudizio ed hanno dovuto ricorrere all’assistenza di un legale. Qualche giorno dopo lo sgombero fa la propria comparsa, a pochi metri dal luogo in cui sventolava la bandiera della fratellanza, un cesso. Un WC chimico probabilmente portato lì dal mare. Per giorni e giorni il “suddetto cesso”, ribattezzato così dalla stampa locale, ha fatto bella mostra di sé sul bagnasciuga. Ma nessuno ha gridato allo scandalo. La domanda è semplice: perché il luogo dell’utopia va sradicato ed un maleodorante cesso deve essere lasciato lì, quasi a simbolo della città?

Gli eventi, realmente accaduti, hanno dato luogo ad un dibattito letterario, che è stato chiuso in volume dall’associazione Spartaco. Titolo del libro “Il suddetto cesso e la bandiera dei pirati”, con scritti di Cristian Bufi, Ernesto Berretti ed Eros Mammoliti. Prefazione di Mario Michele Pascale e postfazione di Massimo Piermarini. Gli autori sviluppano narrazioni a partire dai due fatti di cronaca, cercando le risposte che la cronaca giornalistica non è stata in grado di dare. L’occasione è stata ghiotta per un’analisi del tessuto sociale della città laziale. Ma guai a considerare Civitavecchia come eccezione: in tutta Italia può nascondersi un “suddetto cesso” ed ogni nostro campanile può usare violenza al sogno. Certo è che la cittadina del litorale tirrenico vive un periodo di forte depressione, economica e sociale, cui, dopo la vittoria dei cinque stelle alle recenti comunali, si è aggiunta una forte brutalizzazione della vita politica e civile. Ma questo ha reso gli autori ancora più accaniti: con precisione chirurgica essi hanno vivisezionato, attraverso le loro narrazioni, la viva e cruda realtà di Civitavecchia, che è anche la realtà del nostro mondo.

Di più non diciamo, lasciando al lettore il gusto della scoperta del testo.

Ernesto Berretti, Cristian Bufi, Eros Mammoliti
Il suddetto cesso e la bandiera dei pirati
Ass. Spartaco, Factory, 2017
Euro 10