La notte di Halloween è sempre il regno di Michael Myers

HALLOWEEN 2018 POSTERDurante la notte di Halloween del 1963 Michael Myers, alla tenera età di sei anni, uccide con un coltellaccio da cucina la sorella maggiore mentre gli faceva da baby-sitter.

Dopo l’efferato omicidio Michael viene rinchiuso in una clinica psichiatrica dalla quale evade dopo 15 anni, il 31 ottobre del 1978, e ritorna nella sua città natale, Haddonfield in Illinois, per continuare a uccidere ancora, preferibilmente ragazze e ragazzi con gli ormoni a centomila, usando quasi sempre un affilato coltello da cucina, attrezzo che col tempo diventerà il suo inconfondibile marchio di fabbrica.

Michael Myers è un efferato assassino a tutto tondo, una delle migliori rappresentazioni cinematografiche del male assoluto, un serial killer che indossa una tuta da meccanico e una maschera bianca, che nasconde tratti del volto ed espressioni, e che uccide senza giustificazioni, senza pentimento e con assoluto piacere.

La sua caratteristica più terrorizzante è il silenzio unito alla violenza: uccide senza mai dire una sola parola, lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue e un silenzio veramente tombale.

HALLOWEEN 2018 - 01Michael Myers è nato 40 anni fa dalla fertile fantasia di John Carpenter e di Debra Hill, ed è apparso per la prima volta nel film “Halloween”, capolavoro diretto dallo stesso Carpenter e uscito il 25 ottobre 1978 in Missouri. In Italia arriverà il 22 giugno dell’anno successivo col titolo “Halloween – La notte delle streghe”.

Quello che sembra un filmetto a basso costo, girato in tre settimane con meno di 400mila dollari, diventerà uno dei cult horror di maggior spessore di tutti i tempi e, sorprendentemente, anche uno dei più grandi successi della storia del cinema (non solo di quello indipendente) grazie ai 70 milioni di dollari incassati.

Un budget talmente risicato che si racconta che gli attori principali, Donald Pleasence, dottor Sam Loomis, Jamie Lee Curtis, Laurie Strode, e Nick Castle, Michael Myers, vennero scelti proprio perché si accontentarono di un compenso particolarmente ridotto.

Con Halloween, John Carpenter non solo ha riscritto le regole del cinema horror ma ha creato anche un nuovo genere: lo “slasher movie”, (dall’inglese to slash, ferire, tagliare profondamente) dove l’assassino usa armi da taglio affilatissime per uccidere in modo particolarmente cruento gruppi di adolescenti al termine di una caccia senza respiro e all’ultimo sangue.

Anche la colonna sonora, scritta sempre da Carpenter, ha contribuito al successo del film: una partitura per pianoforte in 5/4 composta al sintetizzatore che è diventata una delle musiche più disturbanti mai sentite al cinema. Con qualche strizzatina d’occhio a quella di Profondo Rosso di Dario Argento.

halloween 1978Non basta, il personaggio di Laurie Strode lancia tra le grandi star l’esordiente Jamie Lee Curtis (19 anni all’epoca), figlia di Tony Curtis e di Janet Leigh, famosa soprattutto per il suo ruolo di Marion Crane in “Psyco” (1960) di Alfred Hitchcock. Della serie: quando l’horror è un pregio di famiglia. Madre e figlia, lo ricordiamo, reciteranno assieme in “Halloween – 20 anni dopo” film che celebra i venti anni della saga con la regia di Steve Miller.

E a proposito di anniversari, quest’anno sono i primi 40 anni di Halloween e vengono festeggiati con due film: il primo e l’ultimo.

Il classico cult horror di John Carpenter, “Halloween – La notte delle streghe”, viene riproposto solo per tre giorni, da lunedì 15 a mercoledì 17 ottobre, nella versione digitale restaurata e rimasterizzata, creata per festeggiare l’anniversario e realizzata con la supervisione del direttore della fotografia del film Dean Cundey, e in lingua originale con sottotitoli italiani.

Mentre giovedì 25 ottobre l’appuntamento è con il nuovo “Halloween” diretto da David Gordon Green, con John Carpenter nelle vesti di consulente creativo, produttore esecutivo e autore della colonna sonora, che ha realizzato ispirandosi a quella del primo film.

Questo nuovo “Halloween” ci riporta a Haddonfield, dove tutto ebbe inizio 40 anni fa, con Jamie Lee Curtis e Nick Castle ancora nei ruoli di Laurie Strode e Michael Myers, nei panni di selvaggina e cacciatore, arrivati al loro scontro finale (forse, decideranno gli incassi). Anche se quella di Nick Castle dovrebbe essere una sorta di partecipazione straordinaria in quanto il ruolo ufficiale dell’assassino con la tuta da meccanico e la maschera bianca è di James Jude Courtney.

Ma prima di sedersi comodi e prepararsi al nuovo capitolo di una delle saghe più longeve della storia del cinema, è necessario cancellare i dieci film che in questi quattro decenni ci hanno raccontato le peripezie di Laurie per scampare alla caccia di Michael. Perché è come se non fossero mai state raccontate, come se quei film non fossero mai stati girati perché questo Halloween 2018 cancella il passato in quanto è il sequel, il secondo capitolo del film di 40 anni fa. Con la storia che si ricollega al primo film. Con gli stessi protagonisti di allora anche se invecchiati. Persino la maschera di Myers mostra pesanti tracce dell’usura del tempo. Quella che il tempo non ha intaccato, invece, è la sua voglia di uccidere, che ha sempre la freschezza dei tempi migliori.

Antonio Salvatore Sassu

Orvieto, un week end alla scoperta dell’olio dell’Umbria meridionale

ULIVI ORVIETO

Dopo l’anteprima al Salone del Gusto Terra Madre di Torino, la nona edizione di “Maratona dell’Olio. La primizia dell’olio nuovo” si aprirà a Orvieto venerdì 19 ottobre. Il primo appuntamento è alle 10 del mattino al Palazzo dei Sette con l’apertura di Evo Info-Point, corsi d’assaggio, workshop e laboratori per bambini. Seguiranno tre intense giornate dedicate all’universo dell’olio d’oliva.

Maratona dell’Olio 2018, www.maratonadellolio.it, è promossa dalla Regione Umbria e dalla Provincia di Terni con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e del Gal Trasimeno-Orvietano. Ha ricevuto il patrocinio del

Ministero politiche agricole alimentari forestali e del turismo e quello di Slow Food; nonché la collaborazione di Assoprol Umbria, del Consorzio Vini di Orvieto, di altri enti, associazioni e aziende.

La Maratona dell’Olio non è una mera mostra mercato su una primizia, una eccellenza gastronomica conosciuta in tutto il mondo, ma è un progetto territoriale dedicato alla cultura dell’olio d’oliva nella tradizione e nelle produzioni dell’Umbria meridionale.

Un progetto che vede protagonisti 13 Comuni che si alternano come capofila e come sede della manifestazione, e che è incentrato sul gusto, la salute e la bellezza, con un’attenzione speciale all’innovazione e al marketing per trasmettere attraverso questo prodotto d’eccellenza i valori e le qualità straordinarie del patrimonio paesaggistico e culturale dei Comuni partecipanti.

I Comuni che condividono il progetto di “Maratona dell’Olio” sono Orvieto, quest’anno come già detto capofila e sede della manifestazione, Alviano, Amelia, Attigliano, Avigliano Umbro, Baschi, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina, Montecchio, Narni, Orticoli, Penna in Teverina, insieme alle associazioni e ai produttori del settore.

Nell’anno dedicato al cibo italiano come patrimonio culturale, la scelta degli organizzatori è stata quella di ambientare gli eventi nel cuore storico e monumentale di Orvieto, nei suoi luoghi della cultura. La mostra-mercato sarà articolata tra Palazzo del Popolo e Palazzo dei Sette collegati da una struttura espositiva attraverso piazza del Popolo: oltre cinquanta gli stand, metà riservata alla primizia dell’olio nuovo e ai principali produttori olivicoli dell’Umbria meridionale, il resto all’agroalimentare di qualità e all’artigianato tematico.

Slow Food Umbria sarà presente con cinque presidi: la Roveja legume antico di Civita di Cascia, la Fagiolina del Trasimeno, il Mazzafegato dell’alta valle del Tevere, il Sedano nero di Trevi, il Vino santo affumicato dell’alta valle del Tevere e il Fagiolo secondo del Piano di Orvieto, riconosciuto proprio quest’anno.

A Palazzo dei Sette sarà attivo durante le tre giornate della manifestazione, un “Evo Info Point”, dove Assoprol Umbria e CNR si affiancheranno per offrire al pubblico corsi brevi di assaggio, degustazioni guidate, laboratori per bambini: tutto sull’olio, per colmare il gap che lo distanzia ancora dal vino e dai vertici della cultura del cibo e della tavola.

Sempre a Palazzo dei Sette è stata allestita la mostra fotografica “Il Paesaggio produttivo. Gli olivi dell’Umbria meridionale”, che racconta lo splendido paesaggio di Maratona dell’Olio, nelle varianti naturalistiche offerte dalle colline amerine, narnesi e orvietane, dove sempre l’olivo è protagonista, come a Lugnano in Teverina con la sua Collezione mondiale di 930 ulivi di oltre 300 varietà presenti in 19 Stati.

Assoprol propone una mostra pomologica delle principali varietà di olive umbre e nazionali, in un percorso che consente di familiarizzare con le caratteristiche delle diverse cultivar che sono nelle bottiglie che tutti i giorni usiamo nelle nostre cucine.

A Palazzo del Popolo – che sarà visitabile eccezionalmente durante le tre giornate – diversi momenti saranno dedicati alla cultura del cibo e dell’olio, con le tradizioni della tavola e con i temi più attuali di salute e benessere.

Venerdì pomeriggio dopo la presentazione ufficiale di Maratona dell’Olio 2018, seguirà “Olio, Salute e Buon Vivere”, conversazione con Giuseppe Cerasa, direttore delle Guide di Repubblica, e con Gianfranco Vissani, chef e gastronomo, con la partecipazione di alcuni produttori di olio.

Questo incontro si concluderà a Palazzo dei Sette con un brindisi dedicato a Maratona dal Consorzio Vini di Orvieto e con la prima degustazione ufficiale del “Fagiolo secondo del Piano”, presidio Slow Food di Orvieto.

Sabato approfondimenti sui temi dell’alimentazione e della bellezza con Carlo Gargiulo, medico e opinionista scientifico radiotelevisivo (come Elisir su Rai3) e Massimiliano Baccanelli, medico estetico e docente alla Scuola Internazionale di Medicina Estetica Fatebenefratelli.

Domenica mattina torna Carlo Gargiulo per un incontro dedicato alla ceramica come storico contenitore dell’olio, insieme a Martina Liverani dell’Associazione Italiana Città della Ceramica e a una rappresentanza del progetto Strada della ceramica in Umbria. La conclusione si terrà nello spazio a tema di Orvietovie, dove si innalzerà “l’oliera di coccio” per la degustazione.

Per tenersi in forma nel weekend così ricco di gusto, grazie alle associazioni sportive della città è in agenda una vera maratona nella natura. Sabato mattina c’è la passeggiata sulla Rupe con la visita al mulino ipogeico nella Orvieto sotterranea, giusto per prepararsi al programma del pomeriggio: il cooking show dello chef Maurizio di Mario e la degustazione dei prodotti di filiera di Terre d’Orvieto. Domenica mattina, escursione e competizione podistica tra Orvieto e Porano.

Maratona dell’Olio sarà anche una “maratona del gusto”: grazie alla collaborazione di ristoratori ed esercenti, i locali di Orvieto, ristoranti, caffetterie e bar, dedicheranno all’olio proposte speciali e piatti a tema, in un ventaglio di originali varianti da sperimentare.

Redazione Avanti!

Medvedev, Wozniacki e Basilashvili rispondono all’appello

tennisDalla Cina al Giappone. Prima degli appuntamenti di Shanghai e Tianjin si giocava a Pechino e a Tokyo, capitali della Cina e del Giappone, per due tornei molto importanti. Così come i risultati che hanno regalato, ma non per i padroni di casa. Nuovi ‘esordi’ e ritorni, mentre i campioni recenti degli ultimi tornei non sono confermati; anche a causa dell’influenza, che (a Pechino) mette ko sia la Osaka che Del Potro. Febbre da Cina verrebbe da dire, visto che sono apparsi tutti e due un po’ febbricitanti. Bene la Russia, male invece il Giappone che (a un passo dal titolo) ‘perde’ sia la Osaka che Nishikori (la prima si ferma in semifinale, il secondo arriva ‘solo’ finalista e non riesce a conquistare il trofeo dell’Atp di Tokyo). Male anche per l’Italia: Fabio Fognini arriva in semifinale contro Juan Martin Del Potro, ma non può neppure disputarla (dopo il precedente a suo favore, avendo sconfitto l’argentino in finale a Los Cabos quest’anno), per un infortunio alla caviglia nei quarti. Nell’incontro (dei quarti appunto) contro Fucsovics riesce a condurre bene il gioco e a vincere facilmente il primo set per 6-4 (così come nel successivo parziale); nel secondo era sempre avanti, ma – a un passo dalla conclusione del match (nell’ultimo game) – rimedia un brutto infortunio alla caviglia, che non solo lo costringe a rinunciare alla semifinale contro Del Potro, ma anche a dare forfait al Master 1000 di Shanghai. Peccato, perché Fabio era in forma e, soprattutto, per lui si tratta di una ‘festa’ guastata: non solo perché aveva vendicato i ‘compagni’ Seppi e Cecchinato (battuti entrambi dall’ungherese Fucsovics), ma aveva anche superato il suo record personale di partite vinte stagionali, andando le oltre 43 che era il suo miglior risultato del 2013. Due ragioni per poter davvero festeggiare all’Atp 500 di Pechino, invece ora solamente tanto riposo per lui. Il suo ritiro non basta a Juan Martin Del Potro per aggiudicarsi il titolo. Si arrende a Nicoloz Basilashvili, che gli impone un doppio 6/4 (come quello di Fognini a Fucosvics). Davvero in forma il georgiano, che ama accelerare e chiudere soprattutto con il dritto a uscire lungolinea, sul rovescio di Del Potro. Sposta molto l’argentino, molto aggressivo, tende a voler chiudere presto lo scambio, scorciando il gioco con accelerate improvvise. Sorprende tutti, compreso l’avversario. Questo è il suo secondo titolo stagionale, dopo Amburgo, dove vinse contro un altro argentino quale Leonardo Mayer (per 6/4 0/6 7/5). Stupisce anche perché non è molto euforico dopo la vittoria e non esulta, ma dopo l’ultimo punto un minimo di commozione nei suoi occhi lucidi e un sorriso accennato hanno mostrato un lieve cedimento emotivo comprensibile. Molto simpatica la ‘cerimonia’ che prevedeva, prima della premiazione, un calco della mano del vincitore (tutta colorata di rosso); con tanto di successivo autografo da parte del campione.

Lo stesso dicasi per Daniil Medvedev, che si impone sul padrone e campione di casa Kei Nishikori, nettamente, con un drastico 6/2 6/4. Il russo ha sempre dominato, è stato superiore atleticamente al giapponese, per quanto anche il nipponico fosse in forma strepitosa. Il pubblico era tutto dalla parte di Nishikori, ma Medvedev ha saputo rimanere sempre concentrato; mentre Kei è apparso, ad un certo punto, più stanco e sfiduciato, è sembrato crederci meno. Così come è andata male, sempre – come detto – per influenza (come accaduto a Del Potro), all’altra giapponese e neo vincitrice degli Us Open: Naomi Osaka (come l’omonima città giapponese), che si arrende in semifinale alla Sevastova (che la sconfigge con un doppio 6/4). Irriconoscibile Naomi, davvero sotto tono, sofferente, in affanno, stanca e con tutti i sintomi di un malessere fisico in corso ben visibili (quasi infreddolita si è anche infilata la maglietta a maniche lunghe). Per quanto in forma, invece, la Sevastova, non è bastato ad Anastasjia per vincere il torneo. La lettone dovrà arrendersi in finale a una smagliante danese quale Caroline Wozniacki, ritornata e ritrovata, che le concede pochissimo, al top della forma fisica quasi. Superlativa su ogni colpo, impeccabile semplicemente, ha meritato davvero la vittoria. La Sevastova non sapeva più davvero cosa fare. Vinto facile il primo set per 6/3, nel secondo Caroline era avanti 5-0, poi la breve rimonta e reazione della lettone, che si è portata fino al 5.3, ma a quel punto è arrivata la risposta di orgoglio della danese e numero due indiscusso della classifica mondiale.

Ricapitolando: ritorno della Wozniacki ai massimi livelli; bene le new entry e sorprese di Basilashvili e Medevedev; male per Fognini e Del Potro; sconfitte in casa per Nishikori e dell’altra giapponese Osaka a Pechino; male anche un’altra padrona di casa, che sembrava destinata a regalare un tripudio alla sua terra. Stiamo parlando della cinese Wang Qiang, che si spinge fino alla semifinale (dove deve arrendersi alla superiorità della Wozniacki). Tuttavia, prima, aveva regalato un risultato sorprendente ai quarti contro un’altra giocatrice che si giocava un posto per le Finals di Singapore (inseguendole e mettendo molta pressione alle avversarie): si tratta di Aryna Sabalenka. Qualificazione forse compromessa per lei, con la sconfitta rimediata dalla cinese Wang con un doppio 7/5. Il suo errore è stata rimetterla in gioco, con uno scambio lungo e prolungato da fondo campo. Mentre avrebbe dovuto attaccarla di più, avendo fatto vedere ottime cose a rete ed essendo perfettamente in grado di giocare sia volées che smash. Invece è rimasta ancorata a fondo, commettendo soprattutto lo sbaglio di non variare la tipologia di colpi, ma anzi giocando quasi sempre pressoché ‘piatto’, su cui la cinese si appoggiava bene (per quanto colpi potentissimi); mentre avrebbe dovuta chiamarla di più in attacco, per poi passarla, oppure optare per un back più difficile da spingere. Al contrario, la bielorussa ha preferito optare spesso per traiettorie anche un po’ lobate, morbide, prive di peso, un po’ corte e comode, facili per la Wang, su cui ha spinto bene in particolare con il dritto incrociato ad uscire sul rovescio della Sabalenka; che, così, spesso è rimasta ferma, potendo solo guardare i colpi veloci dell’avversaria. Sicuramente un po’ di mobilità laterale da fondo ancora manca alla Sabalenka, ma per lei la top ten è a un passo e, comunque, la vale tutta; anche se come classifica non l’ha ancora raggiunta. Attuale n. 11 del mondo, le basta davvero poco e, dopo gli ottimi risultati raggiunti quest’anno con le vittorie a New Haven (su Carla Suarez Navarro per 6/1 6/4) e Wuhan (con un doppio 6/3 su Annet Kontaveit), sembra davvero quella la sua meta di destinazione e d’arrivo. Per non parlare delle finali perse (sempre in questo 2018) a Lugano (dalla Mertens per 7/5 6/2) e ad Eastbourne (dalla stessa Caroline Wozniacki: la canadese si è imposta con un valido 7/5 7/6).

Barbara Conti

Perugia Assisi: marcia per la Pace, il Disarmo, la Solidarietà

perugia assisiMolti temi hanno animato l’edizione di quest’anno della Marcia Perugia Assisi.

Una lunga preparazione, dibattito, qualche polemica e qualche distinguo per una Marcia, quella inventata profeticamente da Capitini che ha passato da momenti di lotta nonviolenta a celebrazione retorica.

Quest’anno una folla incontabile, perché sparpagliata tra Perugia e Assisi e in alcuni momenti dispersa o scoraggiata dalla pioggia ha portato avanti le bandiere di circa 700 aderenti di ogni genere; influenzata dalla recente manifestazione per Mimmo Lucano, preoccupata per la situazione in cui grava l’accoglienza e coloro che la testimoniano, afflitta dalla permanente crisi del pacifismo “classico” ma rinforzata da tanti giovani ignari delle sottili polemiche, decisa nel rivendicare il disarmo nucleare, tenera nel ricordare la necessità di una Rivoluzione Silenziosa che parta dai gesti si tutti i giorni, la Marcia è stata tutti questi temi e forse anche di più ed è stata, come doveva, patrimonio dell’Umanità e non di una qualche parte.

In questo, nella nonviolenza in cammino, sta la bellezza di tutte le marce per la pace. Questa era anche gemellata con la Marcia Sudamericana per la Pace e la Nonviolenza ed è stata la prima occasione per il neonato Comitato Promotore della Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza di mostrare lo striscione nuovo di pacca.

L’augurio è che sia anche il senso di un risveglio e di una sintonia più forte tra tutti coloro desiderano un mondo migliore e si rimboccano le mani per realizzarlo.

Olivier Turquet
Pressenza

Milano moda. Etro festeggia cinquanta anni al Mudec

A model presents a creation by Etro during the Milan Fashion Week, in Milan, Italy, 21 September 2018. The Spring Summer 2019 Women's collections are presented at the Milano Moda Donna from 19 to 23 September. ANSA/FLAVIO LO SCALZO

Cinquant’anni in mostra. Nel corso di Milano Moda Donna, è stata inaugurata ‘Etro – Generation Paisley’, un’esposizione all’interno del Mudec – Museo delle Culture di Milano per celebrare i primi cinque decenni del brand italiano. “Questa mostra racconta tutta la nostra storia – ha dichiarato Jacopo Etro, direttore creativo tessuti, casa e accessori -, a partire da quando mio padre nel 1968 iniziò a collaborare con i primi stilisti del prêt-à-porter italiano; a quando mio fratello Kean e mia sorella Veronica hanno raccolto il testimone iniziando a disegnare le collezioni uomo e donna”. Il pubblico potrà visitare gratuitamente ‘Etro – generazion Paisley’ fino al 14 ottobre, immergendosi nel mondo variopinto della maison italiana attraverso 5 stanze che ospitano 50 capi, e non solo. Gli indumenti sono infatti circondati da pareti ricoperte di tessuti, quadreria, giochi di specchi, effetti digitali e tridimensionali. “È una mostra incentrata sul nostro amore per il mondo tessile: le fantasie, le civiltà lontane, il viaggio in Paesi lontani o di fantasia”, ha spiegato Etro.“Si tratta di una retrospettiva molto personale; oltre ai vestiti più rappresentativi della nostra storia, illustra anche la nostra maniera di comunicare, ci sono tutte le immagini iconiche, dalle pubblicità ai quadri che raccontano il nostro vissuto”, ha aggiunto Etro parlando della mostra curata da Luca Stoppini, con il contributo di Judith Clark. Il creativo non ha dubbi sulla necessità di realizzare in città una museo dedicato alla moda: “Sono anni che continuo a battermi all’interno della Camera Nazionale della Moda Italiana per riuscire in qualche maniera a convincere le istituzioni affinché questo accada. È un progetto che mi sta molto a cuore perché la moda rappresenta una parte importante della cultura italiana, oltre a essere un grande apporto all’economia nazionale”.

Mario Valtaneda

Mangiando con le stelle: torna a Foligno il Festival dei Primi Piatti

SORDI SPAGHETTI

E’ in corso di svolgimento a Foligno, in Umbria, la 20esima edizione de “I Primi d’Italia”, il Festival Nazionale dei Primi Piatti che, iniziato oggi pomeriggio terminerà domenica 30 settembre. La manifestazione, considerata una delle più grandi kermesse dedicate alla cultura alimentare italiana, veste a festa l’intero centro storico di Foligno per offrire ai visitatori, ne sono attesi almeno 400mila, un’esperienza imperdibile, tra spettacoli, ottimo cibo, cultura, arte e intrattenimento per grandi e piccoli.

Il festival, nato per promuovere la cultura del primo piatto in tavola in tutte le sue forme e varietà, quest’anno propone sedici Villaggi del Gusto, ognuno con il proprio tema gastronomico.

Primi d'Italia_pasta ripienaNon solo spaghetti quindi, come in quella leggendaria scena con Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma” (1954, regia di Steno) ma tanta altra roba tutta da mangiare. I visitatori, infatti, troveranno primi piatti in tutte le salse: cous cous, gluten free, polenta, primi di mare, primi alle erbette selvatiche, amatriciana, gnocchi, paella, tartufo, riso e tortello mantovano, tipicità locali, pasta fresca e ripiena, tipicità toscane, vini, olio umbro.

Tra questi Villaggi anche uno dedicato alla Spagna con la paella originale e altri prodotti tipici accompagnati dall’irresistibile ritmo delle ballerine di Flamenco .

Questa 20esima XX edizione è dedicata alle donne, per cui è prevista la partecipazione di volti noti dello spettacolo, della musica e, naturalmente, dell’arte culinaria.

“A Tavola con le Stelle” presenta, appunto, tre chef stellate: Viviana, Varese del ristorante Alice presso Eataly a Milano, oggi 27 settembre; Cristina Bowerman, della Glass Hostaria di Roma (28 settembre) e Silvia Baracchi, del Relais Il Falconiere di Cortona (29 settembre). Ad accompagnarle: pasta, riso, zuppe, gnocchi, polenta oltre ai prodotti agroalimentari indispensabili per la creazione di un gustoso primo, anche gluten free, biologico e vegano.

Ospite d’onore di stasera, giovedì 27 settembre, sarà la cantante Anna Tatangelo che, dopo la vittoria a Celebrity Masterchef, presenterà a Foligno i brani del suo ultimo album.

prima d'Italia palco 2Sabato 29 settembre è il turno di un’altra donna che tra i fornelli ci sa fare davvero. Alle 4 del pomeriggio, infatti, sul palco de I Primi d’Italia salirà una grande e simpaticissima esperta dell’arte culinaria: Anna (Prova del Cuoco) Moroni, che incontrerà i visitatori anche all’auditorium Santa Caterina, con due imperdibili Food Experience: sabato alle ore 11 si terrà “La pasta della nonna: come fare la sfoglia”, mentre domenica 30 settembre alla stessa ora si proseguirà con “La pasta della nonna: come fare le tagliatelle”.

Sempre all’auditorium Santa Caterina, domenica alle 13, grandi e piccoli potranno pranzare con un personaggio catapultato direttamente dai cartoni animati e da loro tanto amato: la vivace Masha di Masha & Orso, che offriranno ai bambini, alle quattro del pomeriggio nell’auditorium San Domenico, anche un divertentissimo spettacolo.

Tra le manifestazioni in calendario lo “Sfoglia’s got talent”, una sfida al calor bianco per stabilire non chi è la più bella del reame ma chi è la regina della sfoglia.

“I Primi d’Italia” si occupa anche di solidarietà, con due appuntamenti dedicati alla raccolta di fondi che saranno destinati all’associazione internazionale Soroptimist: una cena (26 settembre) e uno spettacolo di beneficienza (Jesus Christ Superstar, 28 settembre).

“Il centro storico di Foligno – ha dichiarato Aldo Amoni, presidente di Epta Confcommercio Umbria, ente che organizza il festival gastronomico – offrirà a tutti un’esperienza imperdibile. Nato nel 1999 con il preciso obiettivo di promuovere e valorizzare il Primo Piatto in tutte le sue forme e varietà, il Festival è ormai considerato un dei più grandi eventi della cultura alimentare italiana, con la presenza di cultori dell’alimentazione provenienti da tutta Italia e dall’estero. Crediamo molto nella nostra manifestazione e nelle nostre eccezionali ospiti. Tutte le donne con cui stiamo collaborando ci stanno dimostrando passione e disponibilità, per questo siamo ancora più sicuri di aver ideato una splendida edizione”.

Primi d'Italia_piatti

Redazione Avanti!

Start Festival Welcome to Pisa. Linguaggi urbani sulle orme di Keith Haring

festival pisa 2Il 6 settembre 2018 si è inaugurata a Pisa lo Start Festival-Welcome to Pisa, la rassegna di arte pubblica che giunge quest’anno alla sua seconda edizione. L’esposizione si compone complessivamente di venti murales, realizzati proprio nella città che nel 1989 Keith Haring volle omaggiare con “Tuttomondo”, l’ultima opera che realizzò prima della morte. Un museo a cielo aperto in costante dialogo con l’arte e le architetture del presente e del passato, che arricchisce la città con le opere monumentali di undici grandi artisti urbani di fama internazionale, proseguendo, così, nel percorso tracciato dal grande artista americano.

La rassegna, organizzata dall’associazione START – Open your eyes, curata da Gian Guido Maria Grassi con la collaborazione del Comune di Pisa, il prezioso contributo dell’architetto Roberto Pasqualetti per il coordinamento esecutivo, il contributo del Consiglio Regionale della Toscana, la sponsorizzazione tecnica di Caparolcenter e il sostegno della Navicelli di Pisa, della sezione di Pisa dei soci UniCoop Firenze e di Acque spa, si compone di una serie di interventi murari permanenti sulle pareti esterne di scuole e altri edifici pubblici e privati nel quartiere di Porta a Mare, tradizionale porta di accesso alla città toscana in direzione del litorale.

Undici gli artisti, figurativi e astratti, che, nel corso delle due edizioni del festival, hanno prestato il proprio linguaggio artistico alla galleria urbana della rassegna, facendo del muro l’amplificatore dei precetti di un manifesto artistico che ha rappresentato una svolta nel mondo dell’arte contemporanea: agli interventi di Moneyless, Alberonero, Ozmo, Tellas e Gaia si sono infatti accostati, quest’anno, i murales di Fra32 e Beast, Imos, Rusto, Aris e dell’ucraino AEC Interesni Kazki. Le opere murarie spaziano dal graffitismo al post-graffitismo, passando attraverso il tocco degli artisti figurativi: un caleidoscopio di sensibilità artistiche differenti, dunque, che mettono a nudo il fermento culturale che agita l’arte urbana.

Gli artisti hanno omaggiato la città di Pisa realizzando anche alcuni interventi sui piloni del tratto sopraelevato della SGC Firenze-Pisa-Livorno, nel punto in cui interseca la Darsena pisana a Navicelli, area caratterizzata da un’intensa attività cantieristica. Un luogo di libertà dove i writer e gli street artist si sono potuti esprimere senza censure, restituendo così alla comunità uno spazio ormai dimenticato.

Una trasformazione urbanistica, quella vissuta dal quartiere di Porta a Mare, che risponde al dovere dell’arte di farsi mezzo di city-beautification, creando un percorso fisico e ideale fra il murale “Tuttomondo” di Keith Haring e le opere realizzate in occasione della rassegna.

Il progetto nasce dall’idea di Gian Guido Maria Grassi, classe 1988 e studente dell’Università di Pisa, cresciuto a stretto contatto con artisti di rilievo internazionale, che ha deciso di farsi promotore di un’iniziativa che punta a riportare l’arte alla sua dimensione pubblica e urbana. L’iniziativa ha coinvolto le realtà produttive di zona, ma anche quelle territoriali, avviando così un processo di arte partecipata con gli abitanti del quartiere, che hanno accolto con grande entusiasmo la realizzazione delle opere in tutte le sue fasi. La comunità locale ha, infatti, dialogato con gli artisti e gli organizzatori e partecipato attivamente alla realizzazione dei murales, a riprova del valore indiscusso dell’arte, soprattutto nella sua dimensione pubblica.

«Attraverso il museo di arte urbana – spiega il curatore -, abbiamo voluto cercare di dare una rappresentazione, il più possibile esaustiva, delle varie forme assunte dalla “street art”: dal graffito, al post-graffito, all’arte urbana figurativa e astratta. Tasselli di un movimento dirompente che ha però una matrice comune e che, all’interno del festival, parla al territorio e alla comunità, grazie al coinvolgimento non solo artisti stranieri ma anche pisani. Ma non solo. Ogni opera, infatti, anche quelle di natura astratta, ha come tema un elemento della storia e dell’identità della città, dall’eroina Kinzica alla tradizione paliesca».

Partito della democrazia. Una lunga storia ancora ‘giovane’

foto rondelloPaolo Bagnoli ha pubblicato, lo scorso mese di aprile per le Edizioni Biblion, un nuovo saggio dal titolo ‘Il partito della democrazia’ (10 euro) per una riflessione critico-storica sul Partito Socialista Italiano. Con molta chiarezza è grande capacità sintetica, in circa sessanta pagine dense di riflessioni ed importanti osservazioni, Bagnoli fa il punto attuale, dopo un lucido ed interessante excursus storico, affermando: “La questione del socialismo rimane aperta, essendo l’Italia l’unico Paese nel quale non esiste una forma organizzata del socialismo. La questione, poi, è talmente aperta che sembra quasi essersi persa, essere stata dimenticata e, poiché in politica raramente le cose avvengono a caso, è forse da qui che bisogna partire, premettendo che porre la questione socialista significa porre contestualmente quella della sinistra, della sinistra storicamente considerata”.
Nelle riflessioni di Paolo Bagnoli non sono mancate le preoccupazioni per la crisi attuale del socialismo con particolare riferimento all’Europa. Leggendo il ‘Partito della democrazia’, i lettori troveranno una valida indicazione nel socialismo liberale per superare l’attuale crisi economica che vede sempre più l’affermarsi di autoritarismi che potrebbero sfociare in regimi dittatoriali. Paolo Bagnoli è andato anche oltre ed in queste sue parole si può riassumere l’invito all’azione dei socialisti: “Noi continuiamo a vedere nel socialismo, soggetto motore di un’ampia sinistra politica, l’unico vero antidoto alternativo per salvaguardare e promuovere la dignità umana, l’allargamento dei diritti civili e sociali, nonché nuovi spazi di libertà e democrazia”.
Con il mutare della società, cambiano le problematiche esistenziali dell’umanità, ma le finalità e lo scopo del socialismo restando comunque attuali se verranno applicate alle nuove realtà sociali. I principi di giustizia e libertà coniugati con la democrazia sono e saranno inalienabili per contrastare qualsiasi forma di barbarie.

25 anni senza Pino Puglisi, il prete che voleva ‘salvare’ i giovani

pino puglisiVenne ucciso il giorno del suo 56esimo compleanno, Don Pino Puglisi, il parroco che aveva tentato di ‘salvare’ i giovani dalla criminalità organizzata nella comunità di Brancaccio, a Palermo e non affidandosi alle preghiere, ma a veri progetti per emanciparli da condizioni sociali ed economiche che spesso portavano i ragazzi ad essere affiliati a Cosa Nostra. Dopo anni di in cui il parroco di umili origini sfida lo status quo di una terra avvelenata dalla mafia, nel gennaio 1993 don Pino riesce a creare, grazie al proprio salario e alle lotterie della parrocchia, il centro Padre Nostro, diventato un punto di riferimento per molti giovani.
Erano molti i bambini che frequentavano le attività del parroco e proprio il fatto che egli stesse togliendo giovani alla mafia fu la principale causa dell’ostilità dei boss che lo consideravano un ostacolo. Così il 15 settembre 1993 Don Pino Puglisi fu ucciso a colpi di pistola davanti al suo portone di casa. Le indagini portarono all’arresto nel 1997 del latitante Salvatore Grigoli che confessò 46 omicidi compreso quello di padre Puglisi. I mandanti dell’omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, entrambi condannati all’ergastolo.
Oggi Brancaccio è un posto diverso grazie all’impegno di quell’uomo che è stato proclamato beato cinque anni fa e il cui ricordo è ancora vivo e scolpito in Sicilia. Quest’anno, Papa Francesco, nel giorno del 25° anniversario dell’assassino del parroco di Brancaccio, ha deciso di rendergli omaggio nella sua città. “Don Pino – ha detto Francesco – sapeva che rischiava, ma sapeva soprattutto che il pericolo vero nella vita è non rischiare, è vivacchiare tra comodità, mezzucci e scorciatoie. Dio ci liberi dal vivere al ribasso, accontentandoci di mezze verità. Ci liberi da una vita piccola, che gira attorno ai piccioli. Ci liberi dal pensare che tutto va bene se a me va bene. Ci liberi dal crederci giusti se non facciamo nulla per contrastare l’ingiustizia. Ci liberi dal crederci buoni solo perché non facciamo nulla di male. Signore, donaci il desiderio di fare il bene; di cercare la verità detestando la falsità; di scegliere il sacrificio, non la pigrizia; l’amore, non l’odio; il perdono, non la vendetta”.

“Masscult e Midcult”, è tutto relativizzato al tempo del bigdata

masscult_e_midcultChe cos’è l’arte?
Quando possiamo definire arte un film, un romanzo, un quadro, una musica?
E com’è cambiata nel tempo l’idea e la semantica dell’opera d’arte? Oggi che tutto, o quasi, è stato relativizzato. E viviamo il tempo (virale e liquido) delle fake-news centrifugate a ogni angolo del pianeta, del bigdata che ci spia se solo apponiamo un “like”, dei sovranismi e dei populismi che la gente crede siano antidoti efficaci alle perversioni della globalizzazione, ma che creano solo nuovi muri, fuori e dentro di noi?
Oggi ogni semantica è stata riscritta. I media decidono i nostri gusti sessuali, i trend, il pensiero politico, l’etica, ecc. (“condizionamento pavloviano”). Tracciano il solco, creano un luogo comune e ti fanno sentire inadeguato rispetto a esso se ti permetti di cantare fuori dal coro.
La cultura di massa ha i suoi feticci nazionalpopolari, kitsch, così avvolgenti che chiamarsene fuori è quasi impossibile. Il consumismo fa da pendant, la critica di parte, soggettiva il resto. Ci ritroviamo addosso bisogni dapprima creati e poi soddisfatti.
Dall’altra parte c’è la nicchia, la scansione elitaria del reale, al confine con lo snobismo e l’autoreferenzialità. In mezzo il limbo, la terra di nessuno. Che ci fa paura, ci terrorizza.
A darci qualche prezioso input, degli strumenti, per non finire sommersi dal relativismo culturale e anche filologico, Dwight Macdonald in “Masscult e Midcult”, Piano B Edizioni, Prato 2018, pp. 160, euro 14, ottima traduzione di Mauro Maraschi (collana “La mala parte”).
Sono 15 piccoli saggi usciti negli USA nel 1960, quando – da noi – la tv era agli albori, ma stava unificando il Paese nei suoi riti e miti. E quindi all’apparenza datati. Non è così e il lettore è invitato a scoprirlo per conto suo, ben sapendo che il processo di rilettura dell’idea di arte data da almeno due secoli ed è ispido di contraddizioni nella profondità della sua epistemologia.
Già la biografia di Macdonald è curiosa e tutta da leggere, pregna com’è di inquietudine caratteriale e vivacità intellettuale.
A impreziosirlo, in appendice, un piccolo saggio di Umberto Eco. Attualissimo (anche nella rilettura di Adorno). Leggete: “La diffidenza verso la cultura di massa è diffidenza verso una forma di potere intellettuale capace di condurre i cittadini a uno stato di soggezione gregale, terreno fertile per qualsiasi avventura autoritaria”.
Più insidiosa e capziosa, diremmo noi, perché meno visibile. Ma gli autoritarismi non sono nati in modo soft, prima di mostrare la loro vera faccia e i loro istinti peggiori? Non si impara mai dai propri errori…