Il nuovo numero di “K metro 0”, informazione e dibattito sui temi europei

europa“Crediamo che all’Europa servano meno “lobbisti” e più “politici”: i cittadini hanno il diritto di sapere quello che fanno i loro rappresentanti a Bruxelles, per cui occorre una maggiore comunicazione diretta da e verso i cittadini europei, anche in vista delle prossime elezioni 2019”.
Con queste parole l’editore Nizar Ramadan apre il terzo numero di “Kmetro0”, periodico cartaceo diffuso in questi giorni in tutte le sedi istituzionali e produttive del network nazionale ed europeo: un magazine dedicato a creare dibattito e riflessione “su ciò che accade nel nostro continente, sia al suo interno che nell’espressione politica che l’Unione Europea riveste, nel contesto delle altre grandi aree economiche del mondo”.

Tra gli argomenti portanti di questo numero, alcuni contributi per mettere a fuoco il tema “Migrazione – problema del secolo”, di Alessandro Cardulli, al di fuori della cronaca e delle demagogie, tra la mancanza d’ una vera politica di accoglienza europea e la necessità di fornire strumenti di conoscenza utili. Oltre a un dovuto riscontro dall’ultimo vertice di Bruxelles, “Kmetro0” ospita un report sui dati dei flussi migratori, un articolo sull’incontro di Macron col Pontefice, un’ intervista al Portavoce di Amnesty International in Italia e il parere del Responsabile del Forum Immigrazione del Partito Democratico.
Un’ intervista a Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, ci aiuta a monitorare lo stato di salute della costruzione europea a livello sociale, politico, economico, normativo e culturale. E per capire “da dentro” cosa sta succedendo in alcuni Paesi dell’area euro, diversi approfondimenti: dalla Francia, l’intervista all’ex ministro del Commercio, del consumo e turismo, Frederic Lefebvre; dalla Grecia, una prospettiva senza sconti sull’approccio locale alla cura dimagrante imposta in questi anni alla spesa pubblica; dall’Italia, un doveroso aggiornamento sul nuovo governo Conte e sulla linea del ministro del tesoro Tria; dalla Spagna, il nuovo equilibrio politico e la rotta europeista, guardando anche all’“eredità” di Rajoy; dalla Polonia, i segnali di crescita evidenziati dalle dichiarazioni del viceministro Marek Magierowski.

Meritano le due pagine dello Speciale di questo numero le analisi del think tank “Laboratorio Europa”, il gruppo di esperti promosso da Eurispes, il qualificato ente di ricerca presieduto da Gian Maria Fara, per fornire proposte “evolutive” alla costruzione comunitaria. “Kmetro0” ospita la sintesi di alcune di queste, relative alla costituzione del pilastro sociale comune, alla condivisione di un “nuovo contratto sui vantaggi”, a più efficaci politiche di investimenti in infrastrutture e cofinanziamenti, a un mercato bancario e finanziario unico.

Fabrizio Federici

PES. A Rota Giovani attivisti socialisti per le europee del 2019

fgs spagnaQuasi un migliaio di giovani attivisti progressisti si stanno radunando in Spagna per il loro campo estivo annuale dei giovani socialisti europei in vista della campagna elettorale europea del 2019.

Delegazioni di oltre 40 organizzazioni giovanili socialiste e socialdemocratiche di tutta Europa si incontreranno per una settimana di formazione elettorale, raduni ed eventi sociali.

Il campo è ospitato da Juventudes Socialistas de España (Giovani socialisti spagnoli) nella città costiera di Rota, sostenuta dai giovani socialisti della Catalogna.

L’obiettivo principale dell’evento è preparare la campagna elettorale europea fornendo un programma di formazione completo progettato per mobilitare gli attivisti, stimolare i sostenitori e diffondere le migliori pratiche in tutta la famiglia politica progressista.

Le sessioni di formazione della campagna durante il campo estivo comprendono una serie di seminari ospitati dal Partito dei socialisti europei, tra cui:

Combattere l’estremismo di destra
Scrivere il Manifesto della Gioventù PES
Social media e strategie di campagna, guidati da esperti del lavoro del Regno Unito
Mobilitare gli elettori e realizzare il potenziale di voto, guidato dal professor Andre Krouwel dell’Università di Amsterdam
Combattere il sessismo in politica, guidato da PES Women
Dozzine di seminari politici organizzati per tutta la settimana comprendono dibattiti sulla democratizzazione dell’economia, le conseguenze economiche della disuguaglianza di genere (ospitata da PES Women), la politica di immigrazione, disabilità e design universale, salute mentale, lotta alla discriminazione e molti altri.

Il presidente del PSE Sergei Stanishev, il presidente del gruppo S & D Udo Bullmann e il presidente della FEPS Maria João Rodrigues parleranno tutti alla cerimonia di apertura del campo. Altri ospiti per tutta la settimana includono leader politici, eurodeputati, giovani attivisti ed esperti accademici.

Stanishev ha infatti affermato:

“È completamente giusto che il campo estivo SES del 2018 – che giunge in un momento cruciale alla vigilia delle elezioni del 2019 – dovrà svolgersi in Spagna, dove la nuova squadra socialista di Pedro Sánchez sta già cambiando le cose in meglio dopo anni di governo di destra guidato da austerità.
Il compagno Sánchez e il suo collega primo ministro socialista, António Costa, stanno dimostrando dove le autentiche politiche progressiste possono arrivare. Ecco perché le centinaia di giovani riuniti qui sono così determinati a vincere le elezioni europee l’anno prossimo: perché sanno che questo è l’unico modo di cambiare l’Europa a vantaggio dei suoi cittadini.

Considero il duro lavoro di YES e dei suoi partner in tutta Europa, nella preparazione di questo spettacolare evento – il primo di molti importanti eventi della campagna tra oggi e le elezioni del prossimo giugno!”

La rivoluzione del bikini, una ‘bomba atomica’ che compie 72 anni

1953 - Cannes, France - Young Brigitte Bardot making her debut in a bathing suit during the 6th Int ernational Cannes Film Festival. Cannes, FRANCE. Photo Credit: Sipa Press

1953 – Cannes, France – Young Brigitte Bardot making her debut in a bathing suit during the 6th Int ernational Cannes Film Festival. Cannes, FRANCE. Photo Credit: Sipa Press

Settantadue fa, nel 1946, Louise Read inventò il bikini, paragonandolo per importanza alla bomba atomica, che pochi giorni prima era stata testata dagli americani nell’atollo di Bikini. La scelta del nome si rifà all’effetto “esplosivo” che provocò all’esordio, anche al disappunto che suscitò in un mondo ancora piuttosto bacchettone, la prima volta che venne indossato in pubblico. Un fatto di straordinaria “licenziosità” o, se vogliamo, un momento del grande libro dedicato alla liberazione dei costumi, soprattutto di quelli femminili: la donna mostrava l’ombelico e copriva, come dire, l’essenziale. Ci furono, ovviamente, bikini che entrarono nel mito. Quelli di Brigitte Bardot esibiti a Saint Tropez. O, ancor di più, Ursula Andress, lei sì esplosiva Bond Girl, da alcuni definita la migliore invenzione svizzera dopo l’orologio a cucù.

Nei primi anni del Novecento il costume era una tunica abbinata a un paio di pantaloni attillati che poi piano piano permettevano di scoprire gambe e braccia. Più si andava avanti più le misure gradualmente si riducevano; solo negli anni Venti le donne in spiaggia cominciarono a mostrare le gambe.

E proprio in quel periodo la stilista Coco Chanel lanciò per le donne i pantaloncini sopra al ginocchio. L’abbronzatura era poco apprezzata. Lo scoprirsi delle donne fu una vera e propria rivoluzione copernicana, la libertà e la possibilità di mostrare il proprio fisico era in quel momento storico una grande vittoria.

A volte poi la storia la fa anche un capo di abbigliamento, soprattutto quando si associa a latenti sommovimenti sociali. Il bikini a questi sommovimenti si legò, diede, è proprio il caso di dirlo, forma. Ma la stessa cosa accadde poco meno di vent’anni dopo con la minigonna, straordinaria invenzione di Mary Quant, oggetto tanto di culto da essere utilizzato come un indicatore economico nel senso che, stando all’osservazioni dei cicli, le gonne si accorciano quando siamo in periodi di crisi e si allungano in fasi di abbondanza. Ma al di là degli aspetti di contorno, la trasformazione dell’immagine femminile anche attraverso l’abbigliamento ha scandito i passaggi storici verso l’emancipazione. Verso un nuovo modo di concepire il mondo, più libero e meno patriarcale. Anni dopo il bikini e la minigonna sarebbe arrivato Woodstock, i figli dei fiori, i reggiseni rifiutati al pari delle antiche cinture di castità. All’epoca, finita la guerra, con le macerie ancora fumanti e i quattrini che scarseggiavano, moltissime donne cominciarono coraggiosamente a indossare il bikini anche come segnale di ottimismo, di ritorno alla vita, sfidando i benpensanti in numero come sempre superiore alle necessità (ammesso e non concesso che ve ne siano).

Il messaggio, forse neanche troppo consapevole, che quei due striminziti pezzi di stoffa lanciarono a partire da quel 1946 conteneva il bisogno di voltare pagina, dopo una “carneficina” tremenda e le difficoltà di una ricostruzione che in Europa fu decisamente impegnativa. Il bikini rappresentava un diritto collettivo a rivedere le rigidissime regole che imponevano a tutti come vestire, comportarsi, mostrare e mostrarsi, comunicare sé stessi e, quel che è peggio, cosa fare e non fare nell’intimità.

Come cantavano Sabrina Salerno e Jo Squillo parecchi anni dopo al festival di Sanremo: “Siamo donne, oltre alle gambe c’è di più”.

Valentina Bombardieri
Blog Fondazione Nenni

Dall’ignoranza non nasce un mondo migliore, ma solo sofferenza

valentino giacominValentino Giacomin è un maestro elementare del trevigiano, che a metà degli anni ’80 mette in pratica un metodo educativo in alcune scuole elementari del nord Italia, che prenderà il nome di progetto Alice. Insieme alla sua collega Luigina De Biasi, sperimenta il metodo basato sulla autoconsapevolezza dei bambini integrandola alle materie di insegnamento. Dopo dieci anni circa di lavoro dopo un incontro con il XIV Dalai Lama decide di proseguire il suo lavoro in India, lavoro che è diventato capillare nelle zone più svantaggiate dell’India, adattandolo alle esigenze scolastiche del posto. Il Progetto Alice si presenta come una proposta educativa per le società pluraliste e multireligiose con lo scopo di:

1realizzare delle esperienze e delle ricerche per un’Educazione Integrata nella scuola primaria, secondaria e superiore nei villaggi rurali di tre degli stati più problematici dell’India (Bihar, Uttar Pradesh e Arunachal Pradesh); 

2. offrire un’educazione e istruzione di alta qualità anche alle categorie meno abbienti;

3. rispondere alle esigenze delle moderne società multiculturali, multietniche e plurireligiose. Il concetto base riguarda la ricerca dell’Unità, oltre le divisioni create dalle nazionalità, dalle tradizioni, dalle religioni per educare gli studenti ad una pacifica convivenza nelle società multiculturali e pluraliste.

L’obiettivo non si ferma all’aspetto sociale, ma coinvolge anche la Persona nella relazione con se stessa. Di qui, la ricerca di una Unità psicologica, al di là delle divisioni create dalla mente conflittuale che impedisce la realizzazione di una personalità armonica.

Ci può parlare del Progetto Alice, di come è nato e si  è sviluppato?

Trent’anni fa, quando lavoravo nella scuola pubblica, constatai che ogni anno i nuovi studenti si differenziavano dai precedenti manifestando sintomi di disagio più seri: indisciplina, scarsa attenzione, etc. Che fare? Come reagire? Quali interventi didattico-educativi proporre per fare fronte a questo trend negativo? I miei colleghi suggerivano risposte relative ad un cambiamento di metodo. Insomma, per loro si trattava di un problema di approccio didattico. Riflettei a lungo e arrivai all’intuizione che il disagio non era in relazione alla didattica, ma alla visione educativa, al  paradigma seguito nelle scuole. Un paradigma non olistico, che non aiuta gli studenti ad integrarsi con gli altri e con se stessi, che favorisce l’alienazione e, quindi, il disagio e l’infelicità.

Un paradigma fondato su una discutibile (per non dire “errata”) visione della realtà. In sintesi, non insegniamo la verità ai nostri studenti, ma li convinciamo a prendere per vere le nostre (e loro) proiezioni. Portiamo spesso l’esempio dell’albero per far comprendere questo concetto. Alla  scuola materna l’insegnante convince i suoi alunni  che un albero è diviso in tre parti: radici, fusto, foglie. Nessuno dubita di questa ‘verità’. Ma esiste veramente un albero diviso in tre parti? Esiste convenzionalmente, concettalmente, ma non oggettivamente. Un albero diviso ( come le nazioni, i nomi, gli aggettivi, le classificazioni…) è una realtà mentale che non può essere trovata al di fuori del nostro pensiero. L’abero diviso “là fuori” è solo Maya (per gli Orientali), una illusione. Che cosa succede se gli studenti non vengono informati di questo inganno ontologico (”inganno conoscitivo”)?

La nostra ipotesi: gli studenti reagiranno con il rifiuto della scuola, il disinteresse, l’aggressività, l’indisciplina, la mancanza di rispetto verso l’insegnante…

Il perché è comprensibile: la scuola non offre saggezza, ma alimenta, in un certo senso, l’ignoranza. Dall’ignoranza non può nascere un mondo migliore, ma solo sofferenza.

Così, iniziai, nella scuola pubblica, una ricerca, una sperimentazione didattico-educativa che “conclusi” con la pensione.

Qual è stata la ragione per cui il progetto Alice ha avuto seguito in India?

Lasciato il mondo della scuola, mi dedicai al giornalismo. Per un “caso” fortuito, ebbi modo di incontrare il Dalai Lama e mi venne spontanea una domanda: “Che cosa mi suggerisce per rendere la mia vita significativa?” Il Dalai Lama chiese di dargli tempo per la risposta, che arrivò dopo alcuni giorni:”Giornalismo? Un pò negativo. Educazione: eccellente, eccellente, eccellente! Cosi’ venga in India …”

Seguii il consiglio, spendendo tutto quello che avevo per iniziare l’avventura straordinaria di Alice, nel 1994.

 Il progetto Alice nasce in Italia; L’Italia può essere un contesto favorevole per ricominciare da un sistema educativo consapevole?

È vero. Il Progetto Alice nacque in Italia circa 30 anni fa. Venne sperimentato per cinque anni nella scuola pubblica, dopo essere stato approvato dal Collegio docenti e dai genitori degli alunni. Ricordo che proposi due training per gli insegnanti di due plessi scolastici: Valdobbiadene e Villorba (provincia di Treviso). Una rivoluzione per quei tempi! Ma  tutto si fermò lì senza un seguito, purtroppo. Ora credo siano maturate le condizioni per un “ritorno” alle …radici. La scuola italiana sta attraversando una crisi senza precedenti e l’unica soluzione è la proposta di un nuovo paradigma educativo (simile a quello già sperimentato di Alice), ben lontano dalla “Buona scuola” di recente … invenzione.

Cosa percepisce negli occhi degli studenti dopo anni di insegnamento?

Rispondo con le parole del Dalai Lama e di tutti quelli che incontrano i nostri studenti: “Gioia e self confidence”. Per questo, alcuni hanno definito Alice come la “scuola della felicità”.

Cosa significa per lei il premio che riceverà al Festival per l’ambiente e l’incontro tra i popoli di oggi?

Non ho mai avuto aspettative per quanto riguarda  il mio lavoro, per evitare delusioni. Io  credo che le cose buone siano in grado di promuoversi da se’, prima o poi. Il Festival per l’Ambiente forse non si aspetta di sentire … la campana di  Alice che suona in  modo forse non in totale sintonia con le intenzioni e idée degli organizzatori. Dico “forse”. Come accennato sopra, noi andiamo alla radice dei problemi, delle guerre, dei conflitti, dell’inquinamento…  E siamo convinti che l’origine della sofferenza sia la nostra ignoranza. Quindi, a chi fa manifestazioni per la pace, per l’ecologia… chiediamo: “Hai fatto pace con te stesso?”. Oppure, “Hai bonificato la tua mente dai difetti mentali?”

Comunque, sono grato a chi ha scelto di premiare Alice dandoci, così,  l’opportunità di presentare un “punto di vista diverso” per affrontare i grandi temi, i drammi di questo secolo così tormentato e … borderline….

Maggiori info: Alice project

Tatiana Boretti
Redazione Pressenza

Regeni, inganno delle immagini delle telecamere della metro del Cairo

Incomplete o manomesse? O incomplete perché manomesse?

striscione-regeniDi certo, quelle immagini che la procura del Cairo aveva messo a disposizione di quella di Roma con enorme ritardo (la prima promessa di consegnarle risaliva al 25 luglio 2016), non contengono nulla che possa chiarire cosa successe a Giulio Regeni dopo che uscì dalla sua abitazione al Cairo, al tramonto del 25 gennaio 2016, destinato a una festa di compleanno cui mai arrivò.

Le telecamere a circuito chiuso avrebbero forse potuto, se il loro contenuto fosse stato messo a disposizione immediatamente, mostrare Giulio venire avvicinato e poi rapito nella stazione d’ingresso o in quella di uscita della linea 2 della metropolitana del Cairo, o nelle loro prossimità.

Invece, come scrive la procura di Roma in un comunicato sottoscritto anche da quella del Cairo, non solo nelle poche immagini messe a disposizione (il cinque per cento di quelle riprese dalle telecamere interne alla linea 2 il 25 gennaio 2016) non si vede mai Giulio ma ci sono diversi “buchi temporali in cui non vi sono né video né immagini”.

Insomma, per farla breve, dopo 29 mesi di quelle immagini non è emerso “alcun materiale di interesse investigativo”.

E bisognerà capire il perché di quei “buchi temporali”. Dunque, indagini sulle indagini. E perdite di tempo, cui le autorità del Cairo ci hanno abituato da due anni e mezzo.

Riccardo Noury
Redazione Pressenza

L’esordio di un’autrice rock e la storia delle sue “Quattro donne”

quattro donne bis

“Quattro donne” è il romanzo d’esordio di Carla Garofalo, celebre avvocato palermitano che ha affidato questa prima composizione alla casa editrice Qanat, per la collana “Quadrifogli” che co-edita l’associazione Flavio Beninati di cui è Presidente.

La vicenda si apre con Giulia che prova a ricomporsi, fisicamente e psicologicamente, immediatamente dopo un incidente stradale. Il narratore supporta molto il personaggio nel suo primo monologo, aiutando la prima delle quattro donne protagoniste a condensare coscienza e ricordi in un qualcosa di coerente.

Nell’ospedale milanese in cui sarà condotta si svolgerà la parte maggiore della storia.
Dal lazzaretto dei Promessi Sposi al letto di malattia di Pinocchio (coi medici Corvo, Civetta e Grillo Parlante), e anche nel cinema dalle Invasioni Barbariche a The Fountain, e via cantando, dove si cura il corpo si cura anche l’anima dai peccati, dalle bugie, dai rancori. Qui le Provvide Sventure ci costringono a fermarci e affrontare gli irrisolti.

Giulia ci appare come una Alice loquace che, nel suo letto, non fa che risvegliarsi da un’incoscienza all’altra: dal coma alle bugie incrostate sulla sua vicenda familiare, un dramma il cui graduale e saporito dipanarsi domina una buona metà dell’azione.

L’altra metà gira intorno alla sua compagna di degenza, Alba. Convitata di Pietra, anzi di gesso, garze e sedativi, che per buona parte del libro se ne starà mugghiante sul proprio letto. Sfinge che attirerà la curiosità di Giulia e della sorella Milena, uscirà dalla crisalide di bendature e misteri in un mozartiano andante in re minore (quello del Commendatore) che avvierà alle conclusioni.

L’avvocato Milena e la collega e amica inglese Charlotte sono i gran caratteri del romanzo.
Ci vengono introdotte e poi narrate come abituate a essere il motore della vita loro e degli altri, ma Quattro donne racconta una parentesi in cui si trovano invece condotte dalle vicissitudini altrui, che aiutano nello sbrogliarsi, partecipandovi con grande respiro di sentimenti.

Gli altri personaggi, soprattutto un medico damerino e una colorita infermiera, non sono parte degli intrecci anche se offrono delle occasioni importanti nel meccanismo narrativo. Intervengono come gli eventi atmosferici dei miti, equivoci ma fatali; sono gli spiriti dell’ospedale, fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le attese nosocomiali, le veglie dei congiunti al fianco dei pazienti.

Personaggio impersonale, ma comunque molto invadente, è il Destino, che non si preoccupa affatto del verosimile: sono gli imponenti sentimenti delle quattro donne a ingombrare di credibilità, di vita, la storia. C’è da rilevare un altro agente improprio nella caldaia narrativa, anche se non viene mai descritto apertamente si fa strada nell’opera mostrando la volontà di farsi personaggio: l’intelligenza.

Certo, intelligente è l’acuta e magica Milena, intelligente è la metodica Charlotte, intelligente è la sensibile Giulia e intelligente è la penetrante Alba. L’intelligenza però non si accontenta di essere una dote, è in cerca di un personaggio e allora prova a incarnarsi ma si incarta, ìn un libro, anzi nel nome del suo autore, con cui quasi tutti i personaggi dimostrano di avere gran confidenza: Pirandello.

Luigi Pirandello viene evocato nella storia e invocato nella dedica e in citazioni-preghiere, tutte pie devozioni. Ma Pirandello per le protagoniste e per l’autrice non è solo Pirandello, Pirandello è l’intelligenza.

Di Pirandello anche un altro immenso tema, quello dell’identità, anche di genere. Essere veramente noi stessi? Come si fa però a essere pienamente noi stessi rinunciando a quelle parti, superfetazioni ma comunque nostre, che danno agli altri e a noi stessi l’impressione di non esserlo? L’ipocrisia e la confusione, la menzogna e lo sradicamento sono componenti identitarie e allora l’accento si sposta sulla liberazione, se non addirittura sulla salvezza. Che spesso dovremmo darci l’un l’altro.

Dar conto e darsi conto dunque, e significato, chiamare le cose e le persone col loro vero nome e se stessi con il proprio vero nome, anche autobattezzandosi, fare chiarezza. Così come chiaro è il linguaggio che permea i monologhi e anima i dialoghi, non soltanto nella loro funzione narrativa ma anche nella composizione letteraria. Ogni monologo è un safari nell’intelligenza dei personaggi, dal primo cartesianeggiante ai successivi meno metodologici, ma sempre con una invidiabile chiarezza.

L’autrice scrive come parla, non si perde mai di casa, è semplice e senza pretese di cambiare il mondo.

La scrittura della Garofalo è elettrica e ha una ricca sezione ritmica, non si spaventa di alterarsi quasi fino alla dissonanza senza perdere mai l’intonazione e la semplicità. Possiamo definirla un’autrice rock.

Conduce il lettore senza forzargli il passo, ogni tanto una ben misurata sosta che subito riparte senza lasciare nulla di inevaso, sempre prima che possa scattare la noia e dando sempre nuovi motivi per continuare a leggere.

Non c’è traccia di autocompiacemnto, una pulizia che raramente si incontra nelle opere prime. C’è infatti da ribadire che la dimestichezza con le parole della Garofalo viene dalla sua professione di avvocato, una professione in cui ha raggiunto grandi vette, svolgendola sempre con grinta ma soprattutto con intelligenza, dimostrando come questo lavoro può essere svolto con una grande attitudine intellettuale, proprio per le numerose occasioni di confronto con le miserie umane quotidiane e straordinarie. Vale la pena infatti concludere accennando a un saggio che ci dà della sua disposizione di avvocato come interprete dell’Umano: nel corso degli eventi narrati nel libro, fa più volte capolino, per poi assumere la forma di una vera e propria digressione, la ricalcatura di un notorio fatto di cronaca nera, poi evento giudiziario e fenomeno mediatico e caso giurisprudenziale e criminologico che tutti i lettori riconosceranno agilmente.

Roberto Sajeva

Paola Turci in concerto per la raccolta fondi alla Casa delle Donne

chiamata alle artiMercoledì 20 giugno, alle ore 18.30 ci sarà la prima giornata della programmazione estiva a sostegno della Casa Internazionale delle Donne.

Dalle 18.30 l’incontro con le Produttrici su Come le donne produttrici possono fare la differenza nell’industria dell’audiovisvo, a seguire il concerto di Paola Turci.

Dopo la grande ondata di partecipazione di associazioni femministe, attiviste, e di quante e quanti si sono uniti a supporto della causa dallo slogan #lacasasiamotutte; la Casa decide di continuare a diffondere il suo messaggio attraverso una chiamata alle arti.

Il grande sostegno che la Casa ha riscosso nel mondo dello spettacolo e della cultura ci ha convinto a mettere in atto un ricco calendario di eventi di grande interesse e aperto a tutta la città, per ribadire quanto questo luogo sia stato, è ancora oggi, e continuerà ad essere un centro propulsore della cultura e delle azioni delle donne.

(La Casa Internazionale delle Donne)

Il suggestivo cortile del Buon Pastore – in zona Trastevere, a Roma – si prepara ad accogliere, per tutto il periodo estivo, incontri, spettacoli, proiezioni e concerti.

Se la Casa chiama, l’Arte risponde; adesso più che mai, per permettere alla Casa Internazionale delle Donne e, alle oltre trenta associazioni che operano al suo interno, di continuare a garantire il principio fondamentale di libertà e autodeterminazione.

L’iniziativa di chiamata alle arti ha trovato il suo consenso tra artiste e artisti come Paola Turci, Tosca, Zerocalcare, questi sono solo alcuni dei nomi coinvolti all’interno della manifestazione.

Sarà questa una nuova occasione per farsi ascoltare, per portare nuova linfa allo storico complesso edilizio del Buon Pastore, un tempo luogo di tortura e dolore delle donne, poi assegnato negli anni 80 alle associazioni femministe proprio per riscattarne il senso, trasformandolo in luogo delle libertà delle donne.

La manifestazione ha come obiettivo quello di sostenere e finanziare la resistenza della Casa Internazionale delle Donne insieme a quello di approfondire temi sociali da sempre cari a questo importante luogo di cultura.

TRAME.8 Festival dei libri contro le mafie, 20-24 giugno 2018

Trame, Festival dei libri contro le mafie, torna con la sua ottava edizione. Tema di quest’anno è “Il coraggio di ogni giorno”.

Schermata-2018-06-12-alle-06.39.06Il coraggio di ogni giorno è quello degli invisibili. Il coraggio di ogni giorno è una canzone di Enzo Avitabile e Peppe Servillo, dedicata a Scampia. Il coraggio di ogni giorno è un libro di Herman Hesse, premio Nobel per la letteratura, dove sono raccolti saggi, lettere e racconti del grande scrittore tedesco e che si apre con una frase emblematica: “Non c’è altra via che conduca al compimento e alla realizzazione di sé, se non la rappresentazione quanto più compiuta del proprio essere. ‘Sii te stesso’ è la legge ideale, per un giovane almeno; non c’è altra via che conduca alla verità e allo sviluppo”. Parole che oggi più che mai, in tempi di smarrimento, anche e soprattutto di una certa antimafia molto proclamata e poco vissuta coerentemente, servono da bussola per muoversi dentro un mondo difficile e complesso. Trame 8 in questi anni ha dimostrato di saper fare, pensare e riflettere sulla coerenza collettiva e singola. E continua a farlo anche e soprattutto nel momento in cui la città dove Trame nasce e vive è nel pieno del suo terzo scioglimento amministrativo per mafia, proprio quando cadono i cinquanta anni dalla sua costituzione come Comune frutto dell’unificazione di tre centri. Il coraggio di ogni giorno è quello delle ragazze e dei ragazzi che sono passati da Trame, quei volontari che rappresentano il più grande patrimonio che questa esperienza ha accumulato e distribuito per le città di Calabria e del resto d’Italia. Il coraggio di ogni giorno è quello dei giusti che esercitano la loro onestà senza slogan né eroismi. A queste donne e uomini che a volte ignoriamo e che tra loro stessi si ignorano, Trame 8 vuole dare voce e visibilità. Per far sapere a tutti che non sono soli. Che non siamo soli. Che il coraggio di ogni giorno esiste, anche se non si vede.

PROGRAMMA
MERCOLEDÍ 20 GIUGNO
Ore 12.00 – Chiostro San Domenico
La voce di Impastato
Inaugurazione mostra fotografica di Elia Falaschi, La voce di Impastato. Volti e parole contro la mafia
Ivan Vadori (regista), Elia Falaschi (fotografo), Gaetano Savatteri (Direttore Artistico Trame.8) Armando Caputo (Presidente Fondazione Trame)
Ivan Vadori, La voce di Impastato, Nuova Dimensione

Ore 17.00 – Chiostro San Domenico
Inaugurazione Festival
Gaetano Savatteri, Direttore Artistico Trame.8
Armando Caputo, Presidente Fondazione Trame
Maria Francesca Corigliano, Assessore all’Istruzione ed alle attività culturali Regione Calabria
Francesco Alecci, Commissario straordinario Comune Lamezia Terme
Anna Lapini, Incaricata per la legalità e la sicurezza Confcommercio

Ore 17.30 – Piazza Mercato Vecchio
TrameFrame
Installazione site specific TrameFrame di Luigi Giudice feat. GLoois a cura di Collettivo Istmo
Anteprima nazionale

Ore 18.00 – Palazzo Nicotera
Così ‘ndrangheta e Cosa Nostra si occuparono di Aldo Moro
Simona Zecchi ne parla con Francesco Viviano (la Repubblica)
Simona Zecchi, La criminalità servente nel Caso Moro, La Nave di Teseo

Ore 19.00 – Chiostro San Domenico
Giancarlo, il mio supereroe
Lorenzo Marone ne parla con Alessia Truzzolillo (Corriere della Calabria)
Lorenzo Marone, Un ragazzo normale, Feltrinelli

Ore 20.00 – Piazzetta San Domenico
Dove finiscono i soldi della coca
Nicola Gratteri ne parla con Gaetano Savatteri
Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Fiumi d’oro. Come la ‘ndrangheta investe i soldi della cocaina nell’economia
legale, Mondadori
Appuntamento con traduzione simultanea nella lingua dei segni

Ore 21.00 – Chiostro San Domenico
Perduti al di là del mare
Francesco Viviano, Marco Bertotto (Medici Senza Frontiere), coordina Giulia Veltri
Francesco Viviano e Alessandra Ziniti, Non lasciamoli soli. Voci dall’inferno della Libia. Quello che l’Italia e
l’Europa non vogliono ammettere, Chiarelettere

Ore 22.00 – Palazzo Nicotera
Il titolare.
La black comedy di Confcommercio sui temi della legalità e della sicurezza
Anna Lapini (Confcommercio), Carlo Loforti, Sergio Vespertino, Luca Di Giovanni coordina Gaetano
Savatteri
In collaborazione con Confcommercio
Anteprima nazionale

Ore 22.30 – Chiostro San Domenico
La cultura contro le mafie
Vittorio Alberti ne parla con Pablo Petrasso (Corriere della Calabria)
Vittorio Alberti, Pane sporco. Combattere la corruzione e la mafia con la cultura, Rizzoli

GIOVEDÍ 21 GIUGNO
Ore 18.00 – Chiostro San Domenico
Focus: Editoria e giornalismo nel mezzogiorno
Lino Morgante (Gazzetta del Sud), Marco Romano (Giornale di Sicilia) coordina Gaetano Savatteri

Ore 19.00 – Palazzo Nicotera
La mafia raccontata dai bambini
Fabio Truzzolillo, Daniela Valente (Coccole Books), Maria Teresa Morano (Responsabile Trame a
Scuola) coordina Elisabetta Reale (Gazzetta del Sud)
Fabio Truzzolillo, L’altra metà di Yusuf, Coccole Books
Anteprima nazionale

Ore 19.30 – Piazzetta San Domenico
Prima di andare in scena
Incontro con Moni Ovadia (attore) e Mario Incudine (musicista e attore) coordina Gaetano Savatteri

Ore 20.00 – Chiostro San Domenico
Gli affari sporchi dei boss calabresi
Arcangelo Badolati, Giovanni Bombardieri (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio
Calabria), John Dickie (storico), Alessia Candito (Corriere della Calabria)
Arcangelo Badolati, Santisti. La ‘ndrangheta tra massoneria, chiesa, affari internazionali e stragi, Pellegrini Editore
Appuntamento con traduzione simultanea nella lingua dei segni

Ore 21.00 – Palazzo Nicotera
La verità del Freddo, boss della Magliana
Raffaella Fanelli ne parla con Antonio Chieffallo (Il Quotidiano del Sud)
Raffaella Fanelli, La verità del Freddo. La storia. I delitti. I retroscena. L’ultima testimonianza del capo della banda della Magliana, Chiarelettere

Ore 22.00 – Piazzetta San Domenico
Miracolo in Calabria
Gioacchino Criaco ne parla con Gabriella D’Atri (TgR Calabria)
Gioacchino Criaco, La Maligredi, Feltrinelli

Ore 23.00 – Chiostro San Domenico
In scena. La terra è di cu la travagghia. Pensieri e parole dei sindacalisti uccisi dalla mafia
Di Moni Ovadia e Mario Incudine
Con Moni Ovadia e Mario Incudine.
Un progetto dal laboratorio Trame di Teatro
Anteprima nazionale

VENERDÍ 22 GIUGNO
Ore 17.30 – Palazzo Nicotera – Sala conferenze
Ecomafie ed ecocriminali.
La legge sugli ecoreati e il risanamento del territorio e dell’economia
Stefano Ciafani (Legambiente), Generale Sergio Pascali (Nucleo Operativo Ecologico) coordina Fabrizio Feo (Rai Tg3)
In collaborazione con Legambiente

Ore 18.00 – Chiostro San Domenico
Lo chiamavano Faccia d’Angelo
“I Quaderni di Trame” in collaborazione con Melampo Editore
Arianna Zottarel, Nando Dalla Chiesa (sociologo), coordina Gaetano Savatteri
Arianna Zottarel, La mafia del Brenta, Melampo
Anteprima nazionale

Ore 18.30 – Palazzo Nicotera
Le città dei diavoli
Daniela De Leo, Carlo Tansi (Capo della Protezione Civile Calabria) coordina Manuela Iatì (Skytg24)
Daniela De Leo, Mafie & urbanistica. Azioni e responsabilità dei pianificatori nei territori contesi alle organizzazioni criminali, Franco Angeli

Ore 19.30 – Chiostro San Domenico
Lettera d’amore agli studenti
Nando Dalla Chiesa ne parla con John Dickie (storico)
Nando Dalla Chiesa, Per fortuna faccio il Prof., Bompiani

Ore 19.30 – Palazzo Nicotera
Chi decide per noi
Stefania Limiti, Enzo Ciconte, ne parla con Claudio Cordova (Il Dispaccio)
Stefania Limiti, Poteri occulti, Rubbettino

Ore 20.30 – Piazzetta San Domenico
Le parole della Costituzione
Massimo Bray
in collaborazione con Istituto dell’Enciclopedia Treccani nell’ambito del progetto Ti Leggo, promosso da Treccani Cultura
Anteprima nazionale

Ore 21.30 – Piazzetta San Domenico
La verità sul processo Andreotti
Gian Carlo Caselli, Guido Lo Forte, John Dickie (storico), coordina Fabrizio Feo (RaiTg3)
Gian Carlo Caselli, Guido Lo Forte, La verità sul processo Andreotti, Laterza
Ore 22.30 – Palazzo Nicotera
Guerra civile al Sud
Enzo Ciconte ne parla con Gaetano Savatteri
Enzo Ciconte, La grande mattanza. Storia della guerra al brigantaggio, Laterza

Ore 23.00 – Palazzo Nicotera
Mex Narcos
Claudio Cordova ne parla con Manuela Iatì (Skytg24)
Documentario La terra degli alberi caduti di Claudio Cordova
Anteprima nazionale

SABATO 23 GIUGNO
Ore 18.00 – Chiostro San Domenico
Il ragazzo che scoprì la mafia
Elia Minari, Gaetano Paci (Procuratore aggiunto Reggio Calabria) coordina Maria Scaramuzzino (Gazzetta del Sud)
Elia Minari, Guardare la mafia negli occhi. Le inchieste di un ragazzo che svelano i segreti della ‘ndrangheta al Nord, Rizzoli
Nell’ambito del progetto #trameascuola Intervista con le storie

Ore 18.30 – Palazzo Nicotera
Focus. Con la cultura non si mangia
Carmelo Malacrino (Museo Archeologico di Reggio Calabria), Giuseppe Parello (Valle dei Templi di
Agrigento), Andrea Bartoli (Farm Cultural Park) coordina Francesco D’Ayala (GR Rai)

Ore 19.00 – Chiostro San Domenico
La storia fatta con le bombe
Rosario Aitala ne parla con Andrea Di Consoli
Rosario Aitala, Il metodo della paura. Terrorismi e terroristi, Laterza

Ore 20.00 – Piazzetta San Domenico
La notte della città
Mario De Grazia, Vittorio Mete (sociologo) coordina Attilio Bolzoni (la Repubblica)
Mario De Grazia, La notte della città. Storie di ordinaria collusione e di tre scioglimenti, Pellegrini Editore

Ore 21.00 – Palazzo Nicotera
Il commissario della Mongolia
Ian Manook ne parla con Andrea Di Consoli (scrittore)
Ian Manook, Yeruldelgger. La morte nomade, Fazi Editore

Ore 22.00 – Piazzetta San Domenico
Disonora il padre
Giovanni Tizian ne parla con Francesco D’Ayala (GR Rai)
Giovanni Tizian, Rinnega tuo padre, Laterza

Ore 23.00 – Chiostro San Domenico
In scena. Parole d’onore. Le voci della mafia.
di Attilio Bolzoni
adattamento teatrale di Attilio Bolzoni e Marco Gambino
con Marco Gambino e Attilio Bolzoni
regia di Manuela Ruggiero

DOMENICA 24 GIUGNO
Ore 18.30 – Palazzo Nicotera
I mafiosi non sanno amare
Federico Varese ne parla con Tiziana Bagnato (LaC)
Federico Varese, Vita di mafia. Amore, morte e denaro nel cuore del crimine organizzato, Einaudi

Ore 19.30 – Chiostro San Domenico
In scena. Intervista impossibile a Don Mariano
David Coco e Gaetano Savatteri
Sassofono di Alberto La Neve
Coordinamento regia di Giuseppe Di Pasquale

Ore 20.30 – Piazzetta San Domenico
Chi sta dalla parte giusta non perde mai
Federica Angeli ne parla con Francesca Fanuele (Tg La7)
Federica Angeli, A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta, Baldini e Castoldi
Appuntamento con traduzione simultanea nella lingua dei segni

Ore 21.30 – Palazzo Nicotera
In scena. La città involontaria
L’inviato in piazza. Inchiesta di Carlo Puca (Panorama) su Lamezia Terme
Coordinamento regia di Giuseppe Di Pasquale

Ore 22.30 – Piazzetta San Domenico
Nastro d’argento per la legalità con Trame
Alessio Lapice (attore), Massimiliano Gallo (attore), Bruno Oliviero (regista), coordina Laura Delli Colli (SNGC)

Ore 23.00 – Palazzo Nicotera
Cinema di notte. Nato a Casal di Principe
Regia di Bruno Oliviero.
Un film con Alessio Lapice, Massimiliano Gallo, Donatella Finocchiaro, Lucia Sardo, Paolo Marco Caterino.
Italia, 2017, durata 96 minuti.

Ore 24.00 – Chiostro San Domenico
È festa. Arrivederci a Trame.9
I WORKSHOP
Laboratorio Trame di Teatro.
A cura di Mario Incudine

Trame Festival promuove il laboratorio di teatro e musica a cura del musicista Mario Incudine. Il laboratorio rappresenta un’esperienza artistica e collettiva, volta a valorizzare le professionalità performative attive sul territorio, che confluirà nello spettacolo di e con Moni Ovadia e Mario Incudine
La terra è di cu la travagghia che si terrà il giovedì 21 giugno ore 23 :00 | Chiostro San Domenico Lunedì 18 Giugno ore 11:00 | Audizioni aperte per selezionare 10 attori-cantanti e 5 musicisti (percussioni, fiati, corde). A seguire avvio laboratorio e prove
Martedì 19 Giugno | laboratorio e prove | orario da concordare insieme
Mercoledì 20 Giugno | laboratorio e prove | ore 12:00 – 20:00
Giovedì 21 Giugno | laboratorio e prove | ore 10:00 – 13:00

I laboratori e le audizioni si svolgeranno presso Civico Trame | via degli Oleandri 5, Lamezia Terme
INCONTRI DEDICATI AI TRAMATI
Mercoledì 20 Giugno – ore 15:00
I Tramati
Le esperienze e i progetti. Incontro di coordinamento
Mercoledì 20 Giugno – ore 16:00
Medici Senza Frontiere
Giovedì 21 Giugno – ore 17:00
Di migranti e di lavoratori
Sabato 23 Giugno – ore 11:00
La cultura che vince con Massimo Bray
Sabato 23 Giugno – ore 17:00
La meglio gioventù con Alfredo Sprovieri
Alfredo Sprovieri, Joca, il “Che” dimenticato. La vera storia del ribelle italiano che sfidò il regime dei Gorillas, Mimesis Edizioni
Domenica 24 Giugno – ore 17:00
I Tramati
Le esperienze e i progetti. Incontro conclusivo
TRAME DI IMMAGINI
Piazza Mercato Vecchio
TrameFrame
Installazione site specific TrameFrame di Luigi Giudice feat. GLoois a cura di Collettivo Istmo
Guardare attraverso. Dagli elementi primi, ricomporre uno sguardo. Oltre le trame, le linee, i profili di una Storia.
Chiostro San Domenico
Da mercoledì 20 a domenica 24 Giugno
La voce di Impastato. Volti e parole contro la mafia
Vedo, Sento, Parlo…Sono

Mostra fotografica di Elia Falaschi, La voce di Impastato. Volti e parole contro la mafia
tratta dall’omonimo progetto editoriale di Ivan Vadori, La voce di Impastato, Nuova Dimensione

“Il piccolo principe” in mostra, tra ambiente e salvaguardia del pianeta

piccoloprincipeIl 24 marzo scorso, nell’ex colonia penale di Tramariglio, sede del Parco Naturale Regionale di Porto Conte (Alghero) è stato inaugurato il percorso multimediale tematico dedicato a “Il Piccolo Principe”, protagonista del racconto considerato il capolavoro dello scrittore e aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry, nato a Lione il 29 giugno 1900 e abbattuto da un caccia tedesco nel Mar Mediterraneo, in prossimità dell’Ile de Riou, vicino a Marsiglia, il 31 luglio 1944.

Il Piccolo Principe, pubblicato nel 1943 negli Stati Uniti e nel 1946 in Francia, sino a oggi ha venduto oltre 200 milioni di copie ed è stato stampato in almeno 300 lingue.

Il Parco del Piccolo Principe, realizzato con il sostegno del Comune di Alghero e con fondi della Regione Sardegna, propone un percorso innovativo, che racchiude al suo interno natura, arte e tecnologie multimediali, come ci racconta Mariano Mariani, direttore del Parco naturale regionale di Porto Conte, nell’intervista che segue.

Iniziamo con una curiosità. Perché la scelta di dedicare questo parco tematico al Piccolo Principe?
Antoine de Saint Exupery, pilota dell’aviazione militare francese, durante la Seconda Guerra Mondiale, trascorse circa due mesi, da maggio a giugno del 1944, in una casa che si affacciava sulla baia di Porto Conte. Tutto questo ha ispirato Elio Pulli, noto artista sardo, che ha il suo atelier a Tramariglio, dove si trova la sede del Parco, a realizzare una sua mostra di dipinti e sculture ispirati al racconto dell’autore francese. Mostra che si trova in un locale della sede, inaugurata nella primavera del 2017.

Perché avete scelto una location molto particolare per allestire il Parco del Piccolo Principe?
Il Parco del Piccolo Principe si trova nell’ala est di Casa Gioiosa, edificio che un tempo (dal 1941 al 1962) ospitava la maggior parte dei detenuti della Colonia penale di Tramariglio. La sede dispone di sale e ampi spazi che ben si prestano a questo tipo di allestimenti.

Come è stato realizzato l’allestimento?
Il Parco del Piccolo Principe è un percorso coinvolgente, suddiviso in due parti: il lato chiaro e il lato scuro: sarà possibile perdersi nell’ampio ambiente immersivo e lasciarsi avvincere dai filmati, dalle infografiche, dai quiz interattivi e persino dall’ascolto in altissima fedeltà di scenari audio naturali registrati negli ecosistemi del Parco e riprodotti con la tecnologia binaurale per un vero ascolto tridimensionale.

A cosa ci si riferisce parlando di lato chiaro e scuro?
Nel Parco del Piccolo Principe sono presenti due ambienti, una parte in chiaro, diciamo così, che attraverso quattro personaggi/simboli del racconto ( la volpe, il serpente, la rosa e il Pianeta) presenta e racconta i quattro ecosistemi dell’area protetta: gli ambienti carsico, marino, terrestre e lagunare. Nella parte scura è possibile emozionarsi con dei plastici metavisuali che riproducono gli ambienti sopramenzionati e una grande sfera metavisuale, sospesa nel vuoto e illuminata da entusiasmanti videoproiezioni in alta definizione.

A chi è rivolta la mostra?
Tutti sono invitati a partecipare a questa esperienza emozionante, che sollecita l’empatia, la cura verso ciò che ci circonda e lo stupore nel contemplare quanto la natura ci dona ogni giorno. La mostra è rivolta ai turisti italiani e stranieri della Riviera del Corallo e alle scuole di ogni ordine e grado, ma anche a coloro che già conoscono il Parco e vogliono approfittare di questa opportunità per “guardare davvero”.

Quali sono le caratteristiche di questo allestimento?
L’immedesimazione con la natura è il punto d’arrivo di questo viaggio che parte dalla scienza e arriva dritto al cuore. Un’esperienza unica che partendo dall’emozione dello stupore passa attraverso il sentimento della meraviglia per arrivare, infine, alla consapevolezza.

Per realizzare il Parco del Piccolo Principe sono state usate tecnologie all’avanguardia, da realtà virtuale?
Le tappe dell’esposizione presentano una marcata componente di innovazione. La società Blu Oberon, che ha ideato e prodotto la mostra su incarico del Parco di Porto Conte, ha lavorato sia sull’aspetto emozionale, sia su quello tecnologico, rendendo quest’ultimo aspetto funzionale al percorso di scoperta ed emozione. Gli allestimenti consentono un’esperienza su misura per il visitatore: le tecnologie scelte permettono una fruizione intuitiva e completa, qualunque sia l’età di chi le utilizzi. L’adozione di videoproiettori e sistemi di illuminazione a led riduce drasticamente i consumi energetici, in accordo con i temi trattati; gli innovativi plastici prototipati con la tecnologia 3D dedicati ai quattro ecosistemi del Parco, la sfera planetaria e lo spettacolo sincronizzato di audio, video e luci offrono una contemplazione unica delle meraviglie del Parco e di questo pianeta. Ognuno, muovendosi liberamente in sala, potrà mutare il proprio punto di vista e decidere così da quale prospettiva guardare il mondo, dando un significato diverso alla propria visita.

Perché una scelta così fortemente legata ai temi ambientali?
Siamo partiti da una semplice riflessione, che tutti ormai condividono: dallo stato di salute del nostro pianeta dipendono tutte le nostre possibilità di sopravvivenza come specie umana. Forse già qui sta il primo punto di riflessione: con i cambiamenti climatici, la distruzione delle risorse naturali, l’ipersfruttamento dell’ambiente a scopo produttivo e l’erosione di habitat fragili a causa della pressione demografica, a essere a rischio non è il pianeta ma, semmai, il futuro stesso dell’umanità.

Un argomento che guarda al futuro, quindi?
La sfida ambientale, legata alla conservazione delle risorse del nostro pianeta, non è più eludibile per le attuali e per le future generazioni. Il Parco di Porto Conte è da anni impegnato nelle attività di educazione ambientale e sono più di 10mila gli studenti che ogni anno visitano il Parco e sono coinvolti nelle attività didattiche. Con il sostegno dell’amministrazione comunale abbiamo voluto realizzare un nuovo e importante punto di riferimento per tutta la nostra attività di educazione e sensibilizzazione sui temi ambientali.

E questo allestimento vuole essere il vostro contributo?
Ci siamo chiesti cosa poteva fare il Parco di Porto Conte per sollevare il grado di consapevolezza, soprattutto fra le nuove generazioni, di questi temi così importanti per il nostro pianeta. La risposta e il nostro contributo stanno proprio nel Parco tematico ispirato al Piccolo Principe.

Antonio Salvatore Sassu

Francia. Telefoni cellulari vietati per legge alle scuole elementari e medie

cellulare a scuola

Telefoni cellulari vietati per legge in Francia alle scuole elementari e medie. La norma sarà operativa dall’inizio del prossimo anno scolastico dopo l’approvazione, all’Assemblea nazionale, di una proposta presentata dalla maggioranza di governo, La Republique en marche. L’esecutivo commenta: “E’ un segnale lanciato alla società”.

A favore del testo, oltre a Lrem, hanno votato i centristi del Movimento democratico e l’Unione dei democratici e degli indipendenti, mentre tutti gli altri gruppi parlamentari hanno denunciato l’iniziativa definendola una proposta “inutile”, un “imbroglio”, un'”operazione pubblicitaria”.

La nuova legge prevede il divieto di telefoni cellulari “tranne che per usi pedagogici” e tranne nei luoghi in cui “il regolamento interno lo autorizzi espressamente”. Bfmtv fa sapere che il cosiddetto “codice dell’istruzione”, che raccoglie tutte le leggi francesi del settore, dalla legge del 12 luglio del 2010 vieta già l’uso dei cellulari “durante ogni attività di insegnamento e nei luoghi previsti dal regolamento interno”; ma, rispondendo alle critiche dell’opposizione, il ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer ha difeso la necessità di “una base giuridica molto più solida”.

La questione Il tema degli smartphone in classe molto discusso anche negli altri Paesi, le opinioni sono divergenti. C’è chi sostiene che questi dispositivi, se usati sotto la supervisione degli insegnanti, possano aiutare i ragazzi nell’apprendimento. Dall’altro lato invece c’è chi li considera una vera e propria distrazione, quindi dovrebbero essere banditi dagli istituti scolastici. Qualcuno ha evocato un problema di “salute pubblica”: i bambini devono “staccare” dagli schermi almeno per qualche ora.

Nel nostro Paese sembra aver intrapreso una strada contraria alle intenzioni di Emmanuel Macron. Fino a poco tempo fa infatti una circolare del 2007 dell’allora ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni, vietava l’utilizzo dei telefonini in classe. “Dovere specifico di ciascuno studente non utilizzare il telefono cellulare in classe e altri dispositivi elettronici, durante lo svolgimento delle attività didattiche” dichiarò il ministro all’uscita della circolare. In caso di violazione erano state previste delle “sanzioni disciplinari appositamente individuate per ciascun istituto scolastico”.

Regole ferree spazzate dal governo Gentiloni: l’ex ministra dell’istruzione Valeria Fedeli ha rimosso – non senza polemiche – il divieto e sdoganato l’uso del cellulare in classe. L’uso “responsabile dei dispositivi digitali (oltre ai cellulari sono compresi anche i tablet) è autorizzato solo a scopo didattivo, non per chiamate o messaggi”. Come ha ribadito più volte la ministra Fedeli “resta proibito l’uso personale dei dispositivi in classe se non condiviso con i docenti a fini didattici”.