Fuga dai titoli italiani, spread tocca quota 340

operatore-borsa spread

I mercati sono sempre uno specchio che non mente e in cui si riflettono grane o le gioie. Quando un paese ha buone prospettive di crescita e di stabilità gli investitori vi portano i propri denari. In caso contrario li tolgono per evitare rischi inutili. È così in questi giorni gli investitori esteri stanno riducendo il portafoglio di titoli italiani. Questo è lo scenario che emerge dal Bollettino economico della Banca d’Italia, secondo il quale nel terzo trimestre dell’anno il Pil è cresciuto di appena lo 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti dello 0,1%. Per via Nazionale, “l’attività avrebbe segnato un incremento nei servizi, mentre sarebbe rimasta stazionaria nell’industria in senso stretto. Il valore aggiunto delle costruzioni avrebbe proseguito a espandersi a un ritmo moderato”. Ma il dato più preoccupante è quello della diminuzione dell’interesse da parte degli investitori esteri verso i titoli italiani. Una diminuzione quantificabile in 42,8 miliardi: i disinvestimenti hanno riguardato soprattutto i titoli pubblici (24,9 miliardi) e le obbligazioni bancarie (12,4 miliardi).

Insomma ad agosto, altri 17 miliardi di euro hanno preso il volo. Si tratta di soldi investiti in titoli di Stato italiani, che adesso sono passati in mani italiani. Ma per quanto tempo si troveranno acquirenti, se questa fuga di capitali continua? Finora la Bce, con i suoi acquisti, ha limitato la quantità di titoli di Stato in circolazione. Ma da settembre ha ridotto gli acquisti a 15 miliardi e da gennaio smetterà di acquistare i titoli di Stato. A quel punto che succederà? Intanto sui mercati lo spread continua a salire. Oggi ha toccato quota 340, un livello che non veniva raggiunto dal marzo del 2013, ben cinque anni e mezzo fa. E ancora una volta sono le liti all’interno di questo governo, oltre alle conseguenze di un Def scritto malissimo, a far salire lo spread.

Condono, botta e risposta Di Maio-Salvini

salvini di maio

La maggioranza è in fibrillazione. Ognuno viaggia per conto proprio e la tensione resta alta in attesa del consiglio dei ministri in cui il governo tenta di riprendere la quadra dopo lo scontro sul Decreto Fiscale. Matteo Salvini in diretta Facebook sbotta: “Li sentirò tutti ma comincio ad arrabbiarmi. Perché in quel Cdm Conte leggeva e Di Maio scriveva il decreto. Per scemo non ci passo”. Così torna sulla vicenda dopo le accuse di Di Maio che indicava una manina politica come responsabile del cambiamento del testo sulla pace fiscale. E poi afferma: “Riscriviamo tutto. Via i condoni, anche quello per Ischia”. Nella convinzione che comunque “il governo non salterà, non faccio un favore al Pd”. Ma avverte: “Se lo spread arriva a 350 perché questi litigano, è un problema”. “Se non hanno capito, se hanno cambiato idea, se hanno iniziato a litigare – ha ripetuto Salvini – è un problema loro. Non può essere il governo a risentire dei cambi di umore dei Cinquestelle o delle distrazioni dei 5 stelle. Noi – prosegue – siamo persone ragionevoli. Se i 5 stelle hanno cambiato idea, basta dirlo. Se Fico è Di Maio hanno cambiato idea, basta dirlo, noi siamo qui. Io domani (sabato) vado a Roma, sereno, riscriviamo e rileggiamo tutto, però, ripeto, la verità è che in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva”. Si Salvini passa al ddl sicurezza “i 5 Stelle hanno presentato 81 emendamenti, come se fossero all’opposizione. Non si fa così. La pazienza ha un limite”.

“Noi – risponde Di Maio – non vogliamo il condono, se non lo vuole manco la Lega, il problema è risolto. Dobbiamo andare avanti più forti di prima e meglio di prima e ancora più forti di prima perché ci sono le promesse da mantenere. È la grande occasione per cambiare tutto”. “In quel Consiglio dei Ministri eravamo tutti d’accordo sui termini generali che non prevedevano scudi penali, auto riciclaggio e capitali all’estero”. Il presidente della Camera, Roberto Fico, da Napoli ha commentato: “Il condono sarebbe devastante”. E ha aggiunto: “Se Salvini vuole parlare con me, lo faccia sui contenuti”. Concludendo sul caso della “manina” evocata da Di Maio: “Quando si arriverà a comprendere come sia andata la questione, sicuramente quel pezzo non può rimanere”.

Brexit, Spagna e Uk trovano intesa su Gibilterra

Theresa-May e Pedro-SanchezMentre Bruxelles e Londra litigano ancora sulla Brexit, il premier socialista Pedro Sànchez annuncia esiti positivi per un’intesa con Theresa May sullo stretto di Gibilterra, il territorio di oltremare della corona britannica che si trova nel sud della Spagna e che fu ceduto ai britannici nel 1713.
È stato infatti annunciato che il Regno Unito ha raggiunto un accordo con la Spagna su come Gibilterra sarà regolamentata dopo la Brexit, anche se nei fatti si tratta di un accordo per trovare un accordo nei prossimi anni sulla sovranità del piccolo promontorio. Quindi in sostanza il protocollo sarebbe nullo se la Gran Bretagna non riesce a mettersi d’accordo prima con l’Unione europea
Il premier spagnolo ieri dopo il Consiglio Europeo a Bruxelles ha fatto sapere che esiste uno speciale protocollo su Gibilterra che è stato già “chiuso con il governo britannico” e riguarda questioni come la sicurezza e i diritti dei cittadini. Protocollo che però verrà allegato all’eventuale accordo fra Unione Europea e Regno Unito su Brexit. La Spagna non ha rivelato però ulteriori dettagli del protocollo.
Il territorio di Gibilterra infatti lascerà l’UE insieme al Regno Unito nel marzo del prossimo anno.

Volley, le Azzurre fanno sognare. Egonu da record

Decisivo il successo 3-2 contro la Cina al termine di un’emozionante tie break. Straordinaria Paola Egonu, topscorer con 45 punti, un record. Coach Mazzanti guarda all’atto finale: “Ricarichiamo le pile, il sogno continua”

egonuYOKOHAMA – L’Italia femminile di volley sta facendo sognare un paese intero. Le azzurre hanno infatti raggiunto la finale mondiale grazie al successo 3-2 sulla Cina al termine di un emozionantissimo tie break, vinto per 17-15. Le ragazze di coach Mazzanti ora si giocheranno l’oro sabato alle 12:40 nell’ultimo atto contro la Serbia.

EGONU DA RECORD – Questo lo score della semifinale contro la nazionale cinese. Parziali: 25-18, 21-25, 25-16, 29-31, 17-15 in favore dell’Italia. Straordinaria prestazione di Paola Egonu, a referto con 45 punti, nuovo record nella storia dei Mondiali. Da notare anche i 23 punti di Miriam Sylla. Una vera battaglia e una sofferenza atroce in panchina per coach Mazzanti: “Le ragazze sono state bravissime a non mollare e a restare in partita, con grandissima determinazione. Non riesco a dare significato a niente in questo momento, ma non riesco a tirare fuori nessuna emozione. Sono concentrato sulla Serbia, il sogno continua”.

APPUNTAMENTO ALLE 12:40 – Già, la Serbia. Avversario tostissimo, unica Nazionale capace di battere le azzurre nelle 12 partite giocate in questa rassegna iridata. Appuntamento alle 12:40 (orario italiano) a Yokohama. Comunque vada per le azzurre sarà medaglia dopo 16 anni, quando arrivò l’oro a Berlino. L’Italia intera, tanto divisa sul piano politico, sarà invece unita nel tifare Egonu e compagne.

Francesco Carci

Dl fiscale. Lo scontro quotidiano tra Di Maio e Salvini

DiMaio_Salvini

Passano i giorni e cambia il condono. Si allarga e aumentano le possibilità di pacificare ulteriori insolvenze o pendenze con il fisco. E contemporaneamente si allarga la frattura tra i due vicepremier Di Maio e Salvini. Le tensioni sono iniziate ieri sera con l’uscita del tutto irrituale di Di Maio che accusava una nuova manina di aver modificato il testo concordato della così detta pace fiscale inserendo uno scudo anche per i capitali all’estero e allargando il tetto dei 100.000 euro ad ogni singolo anno di imposta giungendo a un totale di 500.000 euro. Il tetto che aveva chiesto inizialmente Salvini.

Ma questa volta per Di Maio la manina non è solo tecnica. È anche politica. E non è difficile capire a chi alluda il vicepremier che va all’attacco arrivano ad ipotizzare un nuovo Consiglio dei ministri che esamini nuovamente il testo per ripulirlo dalla norma incriminata. Ma arriva a breve lo stop di Matteo Salvini: “Il decreto resta. Non possiamo approvare un decreto e modificarlo il giorno dopo”. E ancora: ‘Non si può costruire di giorno e smontare di notte. Non ci sono regie occulte, invasioni degli alieni oppure scie chimiche”. E respinge ogni accusa di complotto.  “Io – afferma Salvini – quello che abbiamo discusso per ore ed ore in consiglio dei ministri l’ho trovato scritto”. E stoppa subito la richiesta di Salvini di un altro consiglio dei ministri da tenersi venerdì per riscrivere il testo.

Quota 100. Boeri, non conviene neanche ai pensionati

boeri inpsUn lavoratore che decidesse di andare in pensione con quota 100 a 62 anni e 38 di contributi, in anticipo di cinque anni rispetto all’età di vecchiaia, potrebbe dover rinunciare a circa il 21% in confronto all’assegno che avrebbe preso a 67 anni. Lo ha affermato il presidente dell’Inps Tito Boeri in una recente audizione alla Commissione Lavoro della Camera. Il numero uno dell’Inps a proposito dell’assegno potenziale che si potrebbe ricevere con quota 100 ha fatto l’esempio di una retribuzione media di un dipendente pubblico di 40.000 euro lordi l’anno e una pensione attesa di 30.000 euro in uscita nel 2019. «Se il calcolo è interamente retributivo fino al 2011 e poi contributivo – ha detto – uscendo cinque anni prima si rinuncia a circa 500 euro al mese (lordi) che si sarebbero presi uscendo a 67 anni. In pratica a 67 anni si prenderebbe una pensione da 36.500 euro ma avendo corrisposto contributi per altri cinque anni. Se invece si va in quiescenza prima non si versano contributi e si prendono 150.000 (30.000 per cinque anni) euro di assegni in più». Chiaramente chi opta per quota 100 avrà una pensione “strutturalmente” più bassa rispetto a chi aspetta di raggiungere i 67 anni di età, perché non ha versato cinque anni di contributi.
Inoltre, gli interventi del Governo sul sistema previdenziale potrebbero costare 140 miliardi nei primi 10 anni, ha ribadito ancora Boeri spiegando che, dal 2046 in poi, la spesa dovrebbe scendere perché le persone saranno andate in pensione in anticipo e con trattamenti previdenziali più bassi in confronto a quelli che avrebbero ottenuto andando a riposo con le regole attuali. Il calcolo – come rimarcato dall’alto Dirigente di via Ciro il grande – è legato all’introduzione della quota 100, al blocco immediato dell’adeguamento dell’aspettativa di vita sui contributi necessari alla pensione anticipata e al blocco dopo il 2019 dell’adeguamento sull’età di vecchiaia.
Riguardo alle pensioni d’oro, Boeri ha evidenziato che si può arrivare a un risparmio di 300 milioni l’anno se si abbassa il limite per l’intervento a 78.000 euro lordi dai 90.000 attuali. Un altro modo per far salire ulteriormente i risparmi e pervenire a quanto annunciato dall’Esecutivo (un miliardo in tre anni, ndr) è lo stop della perequazione per le prestazioni pensionistiche superiori a sei volte il minimo (3.000 euro al mese) su modello dell’intervento del Governo Letta. Il presidente dell’Inps ha a tale proposito sottolineato che la soglia di cui si parla per il taglio delle cosiddette pensioni d’oro è a 90.000 euro lordi di pensione e che la norma dovrà essere comunque scritta con il riferimento dell’importo di pensione al lordo delle tasse. Le persone che hanno un reddito da pensione superiore a 90.000 euro lordi sono 44.000 e di queste 29.000 dovrebbero essere interessate al provvedimento. I tagli medi previsti sono per l’8% dell’importo con punte del 23%. Con questo sbarramento – ha rimarcato – «si risparmierebbero 150 milioni l’anno.
Non ci sono ancora invece dettagli sulle finestre per le uscite anticipate per la pensione nel 2019 ma a fronte di una finestra trimestrale “fissa” (si maturano i contributi e si esce nella prima finestra disponibile nell’anno). Con questa modalità d’esodo si potrebbero risparmiare 300 milioni.
In ogni caso, per il presidente dell’Inps «l’insieme delle misure annunciate, anche in Legge di Bilancio, costerebbe 7 miliardi il primo anno. Per poi salire a 11,5 miliardi nel 2020 e a quasi 17 miliardi, un punto di Pil, nel 2021».

Carlo Pareto

Ciambella di Draghi. Tregua fragile su spread

Mario DraghiLe cose si erano messe male, malissimo per l’Italia. Poi è arrivato il miracolo, probabilmente per la ciambella di Draghi. Lo spread non è esploso e la Borsa di Milano non è crollata. Anzi, è successo l’esatto opposto. Martedì 16 ottobre, dopo la manovra economica per il 2019 approvata dal “governo del cambiamento” la notte precedente, lo spread scendeva sotto quota 300 e chiudeva la giornata a 296 punti, mentre Piazza Affari guadagnava il 2,23%.
Un colpo insperato. L’esecutivo Lega-M5S temeva (e teme) la bomba atomica dello spread a 400-500 punti, un livello da collasso finanziario. C’è stata una tregua anche se pesano come macigni i contrasti tra la Lega e il M5S, in particolare sul decreto fiscale collegato alla manovra. La parte sul condono fiscale è “un testo manipolato”, ha accusato Luigi Di Maio annunciando addirittura una denuncia alla Procura della Repubblica. Sono seguiti il caos e la corsa del presidente del Consiglio per rivedere il decreto.
La Commissione europea, la Bce (Banca centrale europea), il Fmi (Fondo monetario internazionale) e l’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione economica tra i paesi occidentali) non erano stati teneri. Avevano pesantemente criticato, in modi e con forza diversa, l’ossatura della legge di Bilancio 2019 indicata a fine settembre dall’esecutivo grillo-leghista. Tre in sostanza le accuse: 1) misure mirate all’assistenza più che alla crescita economica, 2) messa in pericolo della stabilità dei conti pubblici, 3) rischio di far franare l’euro non rispettando le regole di bilancio.
Le imputazioni erano state rispedite al mittente dal governo giallo-verde, ma lo scontro era divenuto furibondo con gravi conseguenze sui mercati internazionali: la valanga di vendite dei titoli del debito pubblico italiano aveva fatto schizzare lo spread fino a quota 316 e aveva inferto alla Borsa di Milano un tonfo dietro l’altro. Jean-Claude Juncker aveva usato la mano pesante. Il presidente della Commissione europea aveva sollecitato a rivedere la manovra economica soprattutto sul punto del deficit pubblico fissato al 2,4% del Pil (prodotto interno lordo). Aveva paventato una bocciatura europea e pericolose conseguenze.
Tuttavia, nonostante le critiche la manovra economica del governo populista è rimasta sostanzialmente la stessa e Juncker non ha chiuso la porta al confronto sollecitando «l’applicazione ragionata delle regole europee», anche se ha tuonato: sono inaccettabili le deroghe dell’Italia alle regole. Lo scontro, per ora, è frontale. Conte, i vice presidenti del Consiglio Salvini e Di Maio hanno ribattuto: i conti sono a posto, dialogo sì ma «non cambieremo la manovra».
Eppure i mercati finanziari non hanno inferto il colpo di grazia al Belpaese. Forse il merito va a una ciambella di Draghi lanciata all’esecutivo populista. Il presidente della Bce ha proseguito ad applicare il cosiddetto Quantitative easing, il Piano di allentamento monetario, acquistando 15 miliardi di euro al mese di titoli dei paesi di Eurolandia (tra cui quelli italiani) per sostenere la crescita e l’occupazione (all’inizio erano 80 miliardi al mese), calmierando così il mercato.
Non solo. La ciambella di Draghi ha anche una forte caratura politica. Il 13 ottobre ha invitato l’Unione europea e l’Italia ad “abbassare i toni”. Intervenendo in una riunione del Fmi a Bali si è detto fiducioso: «Sono piuttosto ottimista che sarà trovato un compromesso». È tornato a criticare il governo Conte-Salvini-Di Maio perché le tante bellicose dichiarazioni hanno fatto raddoppiare lo spread da 130 punti all’epoca dell’esecutivo Gentiloni fino ad oltre 300, con un pesante rincaro degli interessi pagati dall’Italia sui titoli del debito pubblico.
Tuttavia ha sollecitato al realismo sulle regole dell’euro: «Ci sono state deviazioni, non è la prima volta e non sarà l’ultima». Parola di Mario Draghi, l’uomo che nel 2012, scontrandosi con il rigorismo della Germania, salvò la valuta unica europea con misure straordinarie come i tassi d’interesse europei zero e il Piano di allentamento monetario. L’uomo che ha definito l’euro “irreversibile” e “indissolubile”.
Ma occorre fare in fretta a trovare una mediazione con Bruxelles da sostituire alla ciambella di Draghi. Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro di Salvini, già a luglio era preoccupato di un “bombardamento” dei mercati internazionali. La tregua sui mercati regge a fatica. La Borsa è tornata a dare dispiaceri ai risparmiatori e lo spread si è riaffacciato sopra quota 300. A fine anno cesseranno gli acquisti di titoli della Bce e da gennaio i dioscuri Salvini-Di Maio dovranno correre senza rete.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

Mattarella: rifiutare i vuoti rigurgiti nazionalistici

Mattarella

Nel momento in cui la confusione nel governo regna sovrana, il presidente della Repubblica si sente in obbligo a intervenire. Non nel merito ovviamente. Non sulla giustezza o meno dei provvedimenti economici e delle scelte dell’esecutivo. Non è materia sua. Ma interviene per mettere dei punti fermi per arginare una deriva che può assumere aspetti pericolosi. “È indispensabile uno sforzo condiviso per dimostrare la capacità del nostro paese di affrontare le sfide”: è il messaggio inviato dal presidente della Repubblica all’assemblea di Assolombarda in corso alla Scala di Milano. Ma per farlo, ha scritto ancora Mattarella nel suo messaggio “servono un dialogo costruttivo e un alto senso di responsabilità da parte della politica, delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni della società civile per scelte consapevoli con una visione di lungo termine nell’interesse della comunità”. Insomma serve un dialogo nel Paese. Non serve una continua prova di forza.

Poi ricordando a Pontedera la figura di Giovanni Gronchi ha aggiunto: “La sua presidenza ha accompagnato la scelta della nascita e dell’avvio dell’integrazione europea. Di quella che oggi si chiama Unione Europea e che – pur con lacune e contraddizioni – ha assicurato un patrimonio inestimabile di pace e di benessere”. Insomma Mattarella ha ricordato l’ex presidente dalla Repubblica sottolineando il suo forte europeismo. Gronchi venne eletto nel 1957, anno della firma dei trattati di Roma, pietra angolare su cui poggia l’Unione europea.

Mattarella ha sottolineato che in Gronchi “non fu certamente estranea la ferma distinzione tra significato e insopprimibilità dei valori patriottici e le infatuazioni di vuoti rigurgiti nazionalistici” e ha ricordato che il presidente della Repubblica è “custode della Costituzione” e svolge “una funzione di responsabile vigilanza costituzionale”. Parole che contengono più di un monito rivolto indirettamente a chi attacca quotidianamente le istituzioni sia nazionali che europee alimentando tensioni. Mattarella ha ricordato che il riferimento di Gronchi “fu, esplicito, a una una coscienza nazionale che si rinnova, che attinge ai valori supremi spirituali e storici che la patria sintetizza”. E che “che rende imperiosa – ha continuato – l’esigenza dell’autonomia e dell’indipendenza verso ogni egemonia dei più forti” e per questo “preme per rompere il cerchio fatale dei miti della violenza, del diritto della forza, dell’equilibrio di potenze”.

Mattarella ha quindi ricordato che “il Presidente della Repubblica pro-tempore è portatore dell’indirizzo di attuazione e di rispetto della Costituzione” . E, citando Giovanni Galloni, ha spiegato che il Quirinale è “un punto di incontro, di supplenza, gestore non già di una politica di governo, che non gli compete, bensì degli indirizzi fondamentali della Costituzione e rispetto ai quali i programmi di governo sono una espressione”.

Verona, morto operaio 26enne folgorato su un traliccio

marco-camposilvanEnnesimo morto sul lavoro per mancanza di sicurezza. Questa mattina all’ospedale Borgo Trento di Verona è morto Marco Camposilvan, 26 anni compiuti il 7 ottobre, operaio elettricista di un’azienda di Marano Vicentino che ieri è stato vittima di un grave incidente.
L’infortunio è avvenuto sotto un traliccio mentre il giovane stava operando su una piattaforma aerea all’interno di una gru mobile quando, avrebbe inavvertitamente urtato i cavi. Non è ancora chiaro se il contatto sia avvenuto direttamente sul corpo del 26enne o sul metallo del “cestello”. In una frazione di secondo ventimila volt hanno provocato una fiammata che ha avvolto l’operaio. Solo i vigili del fuoco del distaccamento di Schio, giunti con due mezzi tra cui un’autoscala, sono riusciti a raggiungere il giovane. Le sue condizioni gravissime avevano portato alla richiesta dell’intervento dell’elisoccorso del 118. Ancora da accertare le cause dell’incidente. Lo Spisal (Servizio Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) dell’Ulss7 sta intanto procedendo con le verifiche per individuare le cause del drammatico incidente di ieri pomeriggio ed individuare eventuali responsabilità. Marco Camposilvan, che lavorava alla Itel di Marano Vicentino.
“I fili erano a nudo, ma – come spiega Liviano Vianello, responsabile Spisal – il piano sicurezza di un cantiere deve prevedere tale situazione e predisporre gli interventi necessari per consentire agli operatori di lavorare senza rischio alcuno”.

Manovra, la “pace fiscale” divide i 5 Stelle

pace fiscaleDopo il botta e risposta di ieri del  presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker,  Matteo Salvini è tornato all’attacco in una intervista alla Tass.  Il ministro dell’Interno ha detto: “Sono sempre più convinto che le lobbies finanziarie a Bruxelles non possono accettare la nostra presenza al governo: questa reazione non mi sorprende, per anni hanno manipolato fantocci mentre adesso sono costretti ad avere a che fare con due movimenti politici verso i quali non possono fare ricatti poiché non devono niente a nessuno, se non difendere gli interessi del loro popolo”. Salvini, oggi in visita inusuale a Mosca, non perde occasione per manifestare il suo antieuropeismo.

Intanto dal presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani è arrivato un appello: “L’Italia è ancora in tempo per fare marcia indietro. Lo faccia rapidamente, nell’interesse degli italiani”. Su una eventuale bocciatura della manovra, Tajani ha detto: “Mi auguro che questo non accada, ma il rischio è forte. Le misure non vanno nella direzione dell’interesse dell’Italia”.

Ma oggi è anche la Francia ad andare all’attacco. Il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, ha detto: “Tutte le decisioni che vengono prese a Berlino, Roma, Parigi o Bruxelles hanno un’incidenza su di noi, gli altri Paesi della zona euro, il ripiegamento su se stessi, decisioni prese senza alcuna considerazione per i partner non porteranno assolutamente da nessuna parte, non faranno che indebolire la zona euro. Valutare la manovra italiana spetta alla Commissione europea, è lei responsabile. L’unica cosa che posso dire, che vorrei spiegare, è che siamo 19 Paesi, siamo tutti sulla stessa barca, siamo all’interno di un’unione monetaria, abbiamo scelto la stessa moneta e nessuno può considerare che la sua sorte non abbia un impatto su quella degli altri. Quando hai la stessa moneta tutte le decisioni prese a Berlino, Roma, Parigi o Bruxelles hanno un’incidenza su tutti gli altri Paesi della zona euro”.

Intanto dopo il colloquio telefonico di ieri con Juncker, il premier Giuseppe Conte si è preparato per il consiglio Ue.

I tagli alla spesa pubblica, la flat tax, il reddito di cittadinanza. Rischiano di essere diversi i nodi che il governo giallo-verde potrebbe aver deciso di non affrontare subito rinviandoli al passaggio alle Camere della manovra e del decreto fiscale, che contiene buona parte delle coperture. Su alcuni temi chiave è stato certamente definito l’impianto, ma i dettagli non si conoscono ancora, nonostante nella notte l’esecutivo abbia inviato il ‘Draft budgetary plan’ a Bruxelles. Le tensioni tra i due partiti di governo continuano a tenere banco come sulla pace fiscale, su cui è stato trovato un accordo in extremis.

Il clima molto teso del governo non aiuta. Si dovrà affrontare l’esame della legge di bilancio in Parlamento, con il ministro dell’Economia spesso in disaccordo con i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e sempre più spesso sotto il fuoco del Movimento Cinque Stelle. Non è stato un buon viatico ciò che è accaduto su una norma sulla Croce Rossa, poi cancellata dal decreto fiscale, con i pentastellati all’attacco della struttura dei tecnici del Mef colpevoli, secondo loro, di aver provato con una ‘manina’ a favorire l’ente di liquidazione della Croce rossa. Un colpo che alla fine della giornata è stato respinto dallo stesso Tria, il quale ha sottolineato che la norma serviva a pagare il Tfr dei lavoratori e ha puntualizzato che, ‘come sempre’, era stata sottoposta alla presidenza del Consiglio.

In questo clima i nodi si sciolgono a tappe e il Dpb non offre risposte compiute. Si legge ad esempio che l’introduzione di una flat tax del 15% per i redditi fino a 65mila euro nel 2019 è rivolta inizialmente alle sole attività svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi e nel testo non c’è traccia della seconda soglia caldeggiata dai leghisti per i ricavi fino a 100mila euro che, nelle ipotesi circolate, prevedeva una aliquota aggiuntiva del 5%. Che se ne riparlerà, lo ha confermato il sottosegretario all’economia, il leghista Massimo Garavaglia, per il quale: “L’impianto generale è così, poi vediamo perché la legge di bilancio si finisce a Natale e il confronto proseguirà anche con le categorie”.

Per il potenziamento della lotta alla povertà verrebbe introdotto il reddito di cittadinanza che dal primo gennaio 2019 sostituirebbe il reddito di inclusione e sarebbe accompagnato a una riforma dei centri per l’impiego. Dovrebbero beneficiarne i maggiorenni residenti in Italia da almeno 5 anni disoccupati o inoccupati (inclusi pensionati). Nulla si sa ancora di certo sulle modalità per i controlli sugli abusi né sui tempi di messa a regime. Il reddito di cittadinanza vedrebbe la luce in un collegato e i criteri di attuazione sarebbero demandati ad un successivo ‘decreto di natura non regolamentare’ (un decreto è sempre un mezzo di regolamentazione). Il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, della Lega, lo ha definito un “primo passo”.

Altro problema spinoso sarà quello di riuscire a mettere nero su bianco per i tagli alla spesa pubblica che il governo ha annunciato di voler fare. Quando si dovrà spiegare dove usare la mannaia è probabile che esplodano ancora una volta le contraddizioni tra le due anime del governo del ‘cambiamento’.

Di Maio ha dichiarato: “La manovra deve vedere il governo con in mano un paio di forbici e che cominci a tagliare tutto quello che non serve”. Lotta che non ha mai dato i risultati sperati. Ciò che, per il momento, si legge nel Dpb è che la revisione della spesa dei ministeri porterà circa 2,43 miliardi di euro nel 2019 (0,14% del Pil) e circa 1 miliardo nel 2020 e nel 2021 (si parla tanto di efficienza ma di fatto si creano le premesse per peggiorare la PA).

Infine, il grande capitolo delle pensioni: dal taglio di quelle d’oro sopra i 4.500 euro netti al mese (da cui si dovrebbe recuperare 1 miliardo in tre anni) alla riforma della Fornero con la quota 100 a cui si potrà accedere con quattro finestre annuali, tutte ancora da costruire.

Dietro l’angolo si profila anche l’ingorgo parlamentare: a completamento della manovra di bilancio, del decreto fiscale e del cosiddetto decreto “deburocratizzazione” approvati ieri dal Consiglio dei ministri. L’esecutivo ha ipotizzato ben 12 disegni di legge collegati. Non ultimo, viste le implicazioni che ha, c’è anche da considerare il decreto su Genova dopo il crollo del Ponte Morandi.

Gli elettori del M5S, da quanto si legge nel fiume di commenti ‘social’, si sentono traditi. Se la prendono con i provvedimenti della ‘pace fiscale’ e denunciano: “Condono e pace fiscale. Sinonimi di una stessa Italia che umilia le persone che hanno sempre rispettato le regole! Altro che cambiamento, radicamento direi!”. Così si lamentano, mentre prendono di mira le parole del leader pentastellato, che solo un mese fa aveva ribadito come il Movimento non fosse ‘disponibile a votare nessun condono’. A finire nel calderone dell’indignazione social è  spuntato anche un post del blog di Grillo targato ottobre 2014, ora di nuovo virale e dal titolo ‘Un altro condono per i soliti furbi’: “Sembrava una denuncia -spiegano gli elettori grillini- e invece era un punto del programma. Puoi chiamarlo come ti pare ma questo è un condono. E io, che le tasse le ho sempre pagate, oggi mi sento un fesso per aver creduto nel Movimento. Il Consiglio dei ministri approva manovra e dl fiscale e tra le norme spunta anche la cosiddetta ‘pace fiscale’ che consentirà a quanti hanno debiti con il fisco di risanarli attraverso alcune agevolazioni. definendo il provvedimento un vero e proprio condono, alla faccia di chi le tasse le paga. Qualcosa di diverso, insomma, dal bisogno di onestà che mi ha spinto a dare fiducia a Di Maio. Ora so – dicono amareggiati – che era soltanto fumo. Il M5S dalla parte degli onesti e dei cittadini più poveri resta così per molti un lontano ricordo: dal momento dell’accordo con la Lega, il sogno è finito: dovevamo fare la guerra, è stata una resa completa”.

Puntano il dito dicendo: “Solo un mese fa Di Maio aveva il coraggio di dire che ‘il M5S non era disponibile a votare nessun condono’. Oggi, vergognosamente, hanno approvato il più grande condono tombale! Il messaggio è chiaro: ‘Caro cittadino che paghi le tasse sei un povero scemo!’. Una misura ingiusta e irrispettosa nei confronti di quanti hanno sempre pagato tutto facendo dei sacrifici enormi, perché onesti lo si deve essere nei fatti e non solo nelle parole e negli annunci elettorali. E’ semplicemente vergognoso, scendere a patti con le richieste della Lega: quanto fatto non è quello per cui vi ho votato ma è il motivo che mi spingerà a non votarvi più”.

Si rivolgono direttamente al capo politico del M5S, il ‘caro Di Maio’ che li ha ‘delusi’, ‘traditi’, che con il Movimento si è ‘preso i voti di quanti davvero credevano nella possibilità di un governo onesto e lontano dai furbi’.

Riassumendo, si chiedono insistentemente: “A questo punto sono tutti uguali, la pace fiscale non è tanto diversa dallo scudo fiscale di Berlusconi. Ma il Mov5Stelle era nato per tagliare gli sprechi e difendere i cittadini onesti? o ricordo male io?”.

Si è così generata una pericolosa spinta verso il qualunquismo. Intanto, il Pd va all’attacco con Maurizio Martina: “La manovra varata dal governo è ingiusta, irresponsabile e pericolosa per i cittadini. Rischia di portarci fuori dall’euro. La manovra è anche una sberla alle imprese e a chi crea lavoro: tagliati gli incentivi di Impresa 4.0, stop ACE e IRI. Risultato: 2 miliardi di tasse in più. Sono ladri di futuro. Un provvedimento che scarica propaganda sui cittadini. È una vergogna, sta mettendo a serio rischio il destino del paese. È una manovra che si caratterizza anche per l’assistenzialismo, ha continuato. È una vergogna ci sono delle misure assistenzialistiche come il reddito di cittadinanza. È una misura improduttiva e ingiusta e mette in discussione la lotta contro la povertà che stiamo portando avanti da anni. Non aspetteremo una eventuale manifestazione di piazza per mobilitarci contro la manovra. Faremo iniziative, già organizzate, e se sarà opportuno non ci sottrarremo ad uno sforzo che porti ad una mobilitazione generale. Quello di cui c’è bisogno è una reazione larga, partecipata, mobilitante perché il Paese non vuole andare verso questa degenerazione. Reazione che si avrà anche nelle aule parlamentari dove, ha spiegato, ci sono le condizioni per un lavoro il più ampio possibile. Naturalmente ci si rivolgerà a tutto il Parlamento”.

Qualcosa si sta svegliando nelle coscienze degli italiani che, però, sembrerebbero spinti all’assenteismo elettorale.

Roma, 17 ottobre 2018

Salvatore Rondello