Legge elettorale, le “fibrillazioni” sul voto

Commissioni-Camera-SenatoFibrillazioni. La parola ritrae il clima che si sta creando attorno alla legge elettorale e la tira fuori il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro che cerca di rimettere un po’ di ordine. “C’è una proposta di testo base depositata in commissione, il dibattito fra le forze politiche è in corso ed è stata fissata una data per l’inizio della discussione nell’Aula della Camera. Questi sono i punti fermi e a questo mi atterrei”. “Manterrei una certa distanza nel valutare quanto accade, guardando con distacco alle fibrillazioni di giornata”.

Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera in una intervista alla Stampa torna a parlare di voto anticipato in accordo con Forza Italia in cambio della disponibilità su un sistema elettorale tedesco. “Il voto anticipato non è certo un tabù – dice – può essere l’epilogo naturale di una legge fatta con attenzione, ma anche senza perdere più tempo, prima dell’estate. Consentire a un nuovo governo di fare la legge di bilancio, impostando il suo mandato nei prossimi cinque anni sarebbe più logico”. Sulla proposta di Berlusconi dice: “Ascoltiamo con interesse, mi auguro ci sia una vera volontà di fare insieme la legge elettorale”. Insomma un Pd che evidentemente ancora non ha deciso su quale modello di legge puntare. “A me la proposta del Mattarellum corretto convince molto. Non oso sperare che ne abbiano tenuto conto ma era uno dei suggerimenti che mi ero permesso di dare quando ho incontrato sia Renzi sia lo stesso ministro Delrio” afferma il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino.

A gettare acqua sul fuoco anche il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio: “La legge elettorale non è una merce di scambio. Il Pd non chiede elezioni anticipate e quindi non c’è nessuno scambio da fare. Io credo che dobbiamo concentrarci tutti insieme per dare al paese una legge elettorale che consenta governabilità e centralità dei problemi del cittadino e non delle correnti dei partiti”. “Per questo il Partito Democratico ha fatto una proposta chiara che era quella di ritornare al Mattarellum – aggiunge Delrio -. Però è chiaro che la legge elettorale si fa tutti insieme, le riforme che servono a tutti si fanno insieme”. Domani, al termine della seduta pomeridiana dell’Aula, ci sarà, la riunione del gruppo Pd alla Camera sulla legge elettorale per fare il punto all’interno del partito democratico.

I socialisti apprezzano l’impianto della proposta del nuovo relatore. “La proposta di legge elettorale – precisa Nencini – presentata potrà essere migliorata ma ha il merito di favorire la costituzione di coalizioni che si presentino agli italiani chiedendo il consenso per governare senza accordi preventivi con pezzi dello schieramento alternativo. Per questo motivo va messa in campo un’Alleanza Riformista allargata ai movimenti civici. In molte città al voto quest’alleanza c’è già” Nencini conclude: “Non avrebbe alcun senso giocare nei municipi in un modo e sul piano nazionale in un altro. Non siamo la Juventus. Non abbiamo la panchina lunga”.

Mette le mani avanti invece l’alleato di governo Alfano che avverte: “Il Pd sembra che stia facendo alleanze fuori dalla maggioranza, quindi riteniamo di avere le mani libere sulla legge elettorale. Aspettiamo che gli atti arrivino in Parlamento prima di giudicare; abbiamo una proposta, presenteremo emendamenti. La scorsa settimana è cominciata con ipotesi di accordo Pd-Verdini-Salvini, proseguita con un’intesa Renzi-Berlusconi. Oggi capogruppo PD alla Camera si dice pronto a votare subito. Siamo estranei a questo dibattito”.

Odissea Grecia, l’Eurogruppo decide per il prestito

Greek prime minister Alexis Tsipras looks on during a session at the Greek parliament prior to the vote in Athens on July 22, 2015. Prime Minister Alexis Tsipras faced a new test of his authority in parliament on July 22, where MPs were to vote on a second batch of reforms to help unlock a bailout for Greece's stricken economy. The embattled premier last week faced a revolt by a fifth of the lawmakers in his radical-left Syriza party over changes to taxes, pensions and labour rules demanded by EU-IMF creditors. AFP PHOTO/ LOUISA GOULIAMAKI (Photo credit should read LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

AFP PHOTO/ LOUISA GOULIAMAKI

Si riapre la questione del debito greco e la palla resta in mano ancora una volta all’Eurogruppo che oggi probabilmente darà il via libera al prestito. Nel frattempo governo greco, creditori, FMI, Unione europea e BCE hanno trovato un accordo su un pacchetto di misure fiscali e strutturali per sbloccare l’erogazione di una nuova rata per circa 7,4 miliardi di euro che la Grecia userà per rimborsare circa 6 miliardi di euro di debiti in scadenza. Si tratta di misure di austerità che valgono 2 punti percentuali di PIL che prevedono i tagli alle pensioni e l’aumento del limite di esenzione fiscale ridotto a 6.000 euro da 8.636 euro attuali. L’accordo permetterà anche ai negozi e centri commerciali di poter lavorare la domenica in vari settori del paese.

Se da un lato Tsipras tira un respiro di sollievo, dall’altro a rischiare è il suo governo, la popolazione è di nuovo scesa in piazza Syntagma: lacrimogeni e lanci di pietre, molotov e proteste per un nuovo piano lacrime e sangue. Per la quarta volta vengono tagliate le pensioni (in media del 9%) e aumentate le tasse, mentre galoppa la recessione (primo trimestre del 2017 riduzione dello 0,5% su base annua dell’economia ellenica). Syriza ha approvato le nuove misure di austerity il 18 maggio e ora in ballo c’è un intero Paese che inizia a non riconoscersi più in Tsipras.
“Il Parlamento greco ha votato un pacchetto di misure estremamente difficili che chiedono ai greci un nuovo sforzo”, dimostrando che “hanno intenzione di rispettare gli impegni” e di “prendersi le proprie responsabilità”, e ora “è importante che i suoi partner prendano le loro”: lo ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici entrando all’Eurogruppo. Moscovici si è detto “ragionevolmente ottimista” su un accordo che comprenda sia la fine della seconda revisione del programma, e quindi apra la strada alla nuova tranche di aiuti, sia alla ristrutturazione del debito, che consenta al Fmi di entrare nel salvataggio. “L’accordo è a portata di mano, è importante che facciamo tutti gli sforzi per arrivare a questo, o lì vicino, perché possiamo aprire pagina più ottimista per la Grecia e l’Eurozona intera. I greci hanno bisogno di sapere che i loro sforzi hanno un ritorno”, ha aggiunto.
Un altro francese ha dato spalla a Tsipras. Emmanuel Macron ha detto oggi che la sua amministrazione spingerà per un alleggerimento del debito della Grecia, la dichiarazione è avvenuta nel corso di un colloquio telefonico avvenuto oggi tra Macron e il premier ellenico Alexis Tsipras, nel giorno in cui l’Eurogruppo discute a Bruxelles sulla conclusione della seconda revisione del programma di salvataggio della Grecia. L’ufficio del presidente francese, scrive la stampa di Atene, ha fatto sapere che Macron ha assicurato Tsipras sulla volontà di Parigi di sostenere la Grecia sottolineando “la determinazione per trovare un accordo presto, al fine di alleggerire il peso del debito greco nel lungo termine”.

Lobby. Nencini, una legge è indispensabile

cantone

“Proprio oggi Cantone rilancia la regolamentazione delle lobby. Condivido. Io l’ho fatto ma una legge è indispensabile”. Lo scrive su Twitter il viceministro delle Infrastrutture, segretario del Psi, Riccardo Nencini commentando le parole di Raffaele Cantone in un’intervista che oggi apre il quotidiano Il Mattino. “Quando si parla di corruzione – dice Cantone – non ci si può non soffermare sul fatto che l’Italia non ha ancora affrontato il tema, necessario, della regolamentazione delle lobby. Come in tutte le democrazie i portatori di interessi manifestano i loro obiettivi, e devono poterlo fare in modo legittimo e trasparente. Questo nel nostro Paese ancora non avviene”. Per questo, prosegue, “è indispensabile lavorare in tre direzioni: serve una repressione che funzioni meglio, e dunque indagini penali più efficaci e sentenze in tempi ragionevoli; occorre altresì puntare molto sulla prevenzione e sull’educazione”. “Sulla vicenda specifica non mi esprimo”, dice sull’inchiesta di Trapani, “tuttavia il punto è sempre che le modalità rischiano di non apparire corrette e di dare l’impressione che il rapporto personale sia condizionato da logiche di tipo economico. Viceversa se tali attività vengono alla luce, paradossalmente anche un regalo può essere giustificato e uscire dalla sfera della corruzione”.

“Sarebbe opportuna una legge ma basterebbe anche che ogni ministero o ente pubblico stabilisse criteri trasparenti e certi per regolamentare i rapporti con le lobby”, spiega Cantone.

Istat: Pil italiano in crescita… ma lontano dall’Europa

Ue_bandiera_Bruxelles_FgDal comunicato stampa odierno sull’andamento del Pil nello scorso mese di aprile, l’Istat a rivisto al rialzo le stime fatte nei primi mesi dell’anno. Tuttavia, l’ottimismo dell’Istat ha un valore molto relativo. Occorre tenere conto che la crescita dell’Italia raggiunge un livello quasi dimezzato rispetto alla crescita della media UE. A fine anno potrebbe finire od essere ridotta la spinta data dalla politica monetaria espansiva praticata dalla BCE. Dunque il Governo dovrebbe darsi da fare e porsi l’obiettivo minimo di raggiungere la crescita della media della UE.
Il comunicato Istat recita: “Nel 2017 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) pari all’1,0% in termini reali. Il tasso di crescita è lievemente superiore a quello registrato nel 2016 (+0,9%).
La domanda interna al netto delle scorte contribuirebbe positivamente alla crescita del Pil per 1,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta sarebbe marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali) e risulta nulla la variazione delle scorte.
La spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è stimata in aumento dell’1,0%, in rallentamento rispetto al 2016. La crescita dei consumi continuerebbe ad essere alimentata dai miglioramenti del mercato del lavoro, solo parzialmente limitati dal rialzo atteso dei prezzi al consumo.
L’attività di investimento è attesa consolidarsi sui ritmi di crescita registrati nel 2016, beneficiando anche degli effetti positivi sul mercato del credito derivanti dal proseguimento della politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea (+3,00%).
Il miglioramento dei livelli occupazionali dovrebbe proseguire nel 2017 (+0,7% in termini di unità di lavoro) ma in decelerazione rispetto agli anni precedenti. La riduzione della disoccupazione osservata negli ultimi anni proseguirebbe anche nel 2017, con un tasso previsto pari all’11,5%.
Una ripresa più accentuata del processo di accumulazione del capitale, legata al miglioramento delle aspettative delle imprese, costituirebbe un ulteriore stimolo per l’attività economica. I rischi al ribasso sono costituiti da una più moderata evoluzione del commercio internazionale e dall’eventuale riaccendersi di tensioni sui mercati finanziari. Le previsioni incorporano le misure descritte nel Documento di economia e finanza diffuso ad aprile 2017”.

Salvatore Rondello

Falcone. 25 anni dopo, dalla gogna alla beatificazione

giovanni-falconeSono passati 25 anni da quella strage che portò alla morte del giudice Giovanni Falcone e che scosse l’Italia intera, eppure come diceva lui stesso: “Gli uomini passano ma le idee restano”. Il Giudice che sfidò Cosa Nostra ha lasciato una coscienza civile nuova nel Paese, eppure quando era in vita non venne risparmiato da attacchi da ogni fronte, chi ricorda quegli anni, ricorda un giudice denigrato, isolato e più volte intralciato nel suo lavoro. Ma di buon grado chi è pronto a sparare è anche lo stesso che è pronto a rimpiangerti quando sei morto… e avevi ragione.
“Non ho mai sopportato chi ha un giudizio su di te quando sei vivo e un giudizio opposto quando sei morto. E non fa nemmeno penitenza. Pensa a Giovanni Falcone: attaccato in vita da certa sinistra, anche dalla tribuna autorevole del CSM, accusato per la sua collaborazione con l’allora Ministro di Giustizia Martelli, fatto oggetto di scherno – si, di scherno – dalle colonne di prestigiosi quotidiani. Chi non ricorda, rilegga. Appena saltato in aria, beatificato da chi l’aveva offeso.”. È l’attacco di Riccardo Nencini, segretario del PSI, a 25 anni dalla strage di Capaci, dove persero la vita Falcone, la moglie e tre uomini della scorta.
Non a caso lo stesso Claudio Martelli ricorda quegli anni scrivendo su il Quotidiano: “Mentre noi, dal governo, sviluppavamo la strategia che sgominò l’esercito mafioso l’Anm indisse uno sciopero generale contro la super procura e il suo presidente, Raffaele Bertone, la definì ‘un’altra cupola mafiosa di cui non si sente alcun bisogno’. E subito il Csm bloccò la nomina di Falcone a procuratore nazionale. Dopo la strage, lesti lesti, molti magistrati si ammantarono della memoria di Falcone. Anche quelli del pool Mani Pulite”.
Il segretario del Psi Nencini ha poi concluso, affermando: “Io non ho mai cambiato idea. Un servitore dello Stato, una persona perbene cui ho stretto la mano un paio di volte, proprio quando l’ombra dell’emarginazione si faceva più lunga. Un uomo in gamba. In vita prima ancora che dopo Capaci”.
A ribadire quanto aveva dovuto sopportare Giovanni Falcone, anche la sorella Maria che in un’intervista su Tv2000 afferma: “Tanti furono gli attacchi e le sconfitte, tanto che fu chiamato il giudice più trombato d’Italia e purtroppo lo è stato ed è stato lasciato solo”. Maria Falcone però conclude con ottimismo: “Ma il fatto stesso che i giovani continuino a vedere in lui l’esempio di un uomo che ha saputo sacrificare la sua vita per il bene comune, pure non essendo un fervente cattolico ma un laico che credeva nell’amore del prossimo, è bello ed emozionante”.

Pubblico impiego. Approvata dal Cdm la riforma Madia

stataliIl pubblico impiego cambia volto. E’ stata definitivamente approvata dal Consiglio dei ministri la riforma Madia avviata nel governo Renzi. Per gli statali arrivano un nuovo codice disciplinare e i relativi licenziamenti: 10 i casi previsti per la sanzione massima, nonché il licenziamento per il dirigente che, con dolo o colpa grave, evita di attivare e concludere i procedimenti disciplinari. Cartellino rosso anche per i dipendenti che ricevono per tre anni di fila valutazione negativa per scarso rendimento. E ancora: arrivano le sanzioni agli assenteisti del weekend; il polo unico delle visite fiscali presso l’Inps, con gli stessi orari di reperibilità nel pubblico e nel privato (dal primo settembre); il reclutamento in base al fabbisogno; l’obbligo di prevedere la conoscenza dell’inglese nei concorsi; il tetto al 20% dei posti messi a bando per gli idonei. Ma anche l’assunzione dei precari ‘storici’ (che devono aver partecipato a un concorso): la stabilizzazione è prevista per coloro che abbiano lavorato almeno tre anni negli ultimi otto, anche in diverse amministrazioni pubbliche, e che abbiano maturato requisiti fino al 31 dicembre di quest’anno.

Grazie al via libera dei decreti legislativi da parte del Consiglio dei ministri, il ministero – ha dichiarato la ministra Marianna Madia – ha “le carte in regola dal punto di vista normativo per riaprire la stagione contrattuale. I premi – ha ribadito Madia – non saranno più dati a pioggia ma differenziando e seguendo una logica “non punitiva ma di potenziamento dei servizi ai cittadini”.

I decreti approvati dal Cdm, spiega la ministra, sono stati “valorizzati” rispetto alla versione iniziale, sulla base delle indicazioni arrivate “con i pareri parlamentari e l’intesa” raggiunta in Conferenza Stato-Regioni, come previsto dalla sentenza della Consulta sulla delega P.a. Sentenza, tiene a precisare, “che non ha bocciato la riforma”.

“Con l’approvazione del nuovo Testo unico – commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – può finalmente iniziare, dopo oltre otto anni di blocco, la nuova stagione della contrattazione, da cui potrà partire una nuova spinta al processo di riforma e qualificazione della Pubblica Amministrazione e dei settori della scuola, università e ricerca”. Per quanto riguarda i licenziamenti, prosegue Camusso, “è giusto e positivo il mantenimento dell’art. 18 ai lavoratori pubblici, ma occorre ribadire che la contrattazione deve essere sovrana nel disciplinare, attraverso la valutazione, lo scarso rendimento. Anche questa è una prova di coerenza con l’obiettivo del rafforzamento del ruolo della contrattazione”. Adesso per la leader della Cgil “la ministra Madia deve rapidamente approvare”. Al tempo stesso, sottolinea, “il Governo deve garantire le risorse per confermare gli impegni economici assunti nell’accordo del 30 novembre e per sostenere un piano straordinario per l’occupazione, finalizzato al superamento del precariato e al potenziamento dei servizi”.

Vaccini: via libera a decreto, obbligatori da 0 a sei anni

vaccini 2Il diritto alla Salute passa per decreto, i vaccini saranno obbligatori, pena la non iscrizione a scuola, nella fascia di età da 0 a 6 anni, ossia in nidi e scuole materne. Il Consiglio dei Ministri dà il via libera al decreto legge che reintroduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola: l’obbligo infatti riguarda l’età che va da 0 a sei anni. Salgono, inoltre, da quattro a dodici i vaccini obbligatori. Vengono ricompresi nella categoria obbligatoria quelli un tempo considerati facoltativi, tra i quali anche l’mprv (morbillo, parotite, rosolia e varicella) e i due contro la meningite, di ceppo B e C. Inoltre all’iscrizione presso qualunque istituto, cioè da 0 a 16 anni, bisognerà presentare il libretto vaccinale. Se non di è in regola con le vaccinazioni o si è in lista di attesa, la scuola deve riferire all’Asl, questa chiama la famiglia, gli dà un tot di giorni per vaccinare. Se questo non avviene, scatterà una sanzione molto elevata.
In questo modo il Governo mette d’accordo da un lato all’obiettivo del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dall’altro il punto di vista del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, contraria a una misura che potesse ostacolare l’istruzione secondaria.
“Per la scuola dell’obbligo la mancanza di documentazione sui vaccini produrrà da parte dell’autorità scolastica sanzioni dalle dieci alle trenta volte maggiori di quelle esistenti”, ha detto il Presidente del consiglio Paolo Gentiloni. Il decreto sui vaccini si è reso necessario anche perché negli ultimi mesi ci sono state diverse decisioni delle Regioni su questo punto e il governo intende dare un indirizzo generale. Infatti il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha detto: “Superare le difformità a livello regionale e dare un’unica linea di indirizzo. Questo l’obiettivo del decreto approvato oggi, con cui abbiamo allargato a 12 le vaccinazioni obbligatorie per l’iscrizione a scuola”.
Ma il decreto si è reso necessario soprattutto perché “si è constatato che la mancanza di misure appropriate nel corso degli anni e il diffondersi negli ultimi mesi di teorie anti scientifiche che ha portato all’abbassamento di protezione. Non siamo in uno stato di emergenza ma preoccupazione alla quale vogliamo rispondere”. Ha spiegato Gentiloni.
L’Accademia dei Lincei ha rilasciato un rapporto dal titolo I vaccini, in cui si legge: “Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i vaccini salvano 2,5 milioni di vite all’anno: 5 vite ogni minuto. Eppure i vaccini sono stati e continuano ad essere oggetto di notizie false: tra i falsi miti che più fanno paura alle persone, tenendole lontane dalle vaccinazioni, l’associazione tra vaccini e autismo”.

Pannella. Pastorelli: “Portare avanti le sue convinzioni”

marco-pannellaUn anno senza Marco Pannella. Il vulcanico e geniale leader radicale è stato oggi omaggiato da ricordi, giornate di studio, iniziative che hanno riportato vivo il suo lascito alla società civile, un’eredità incancellabile. La Camera dei Deputati l’ha ricordato mettendo a confronto il rapporto che ha avuto con interlocutori e collaboratori di quattro diverse generazioni. Teramo, la sua città, nella giornata dedicata alla memoria del suo concittadino, ha dato vita ad un progetto per la “valorizzazione dell’eredità intellettuale e politica di Marco Pannella” con un Comitato tecnico scientifico che lavorerà per rinnovare l’iniziativa con cadenza annuale. A Roma l’Archivio di Radio Radicale con l’ Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano ha organizzato una giornata di studio, “Materiali per lo studio del movimento radicale”.

Tutti seguiti da dirette e una programmazione dedicata da Radio Radicale, che ha trasmesso anche il ricordo organizzato in Via di Torre Argentina dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito con nuovi e vecchi dirigenti e militanti del partito Radicale. E poi a Milano, nel Carcere di Opera, dove, tra gli altri, Rita Bernardini, Sergio D’elia, Elisabetta Zamparutti hanno organizzato la cerimonia di intitolazione del teatro del carcere dove si è svolto il Congresso di Nessuno tocchi Caino. “Coscienza critica del nostro Paese” ha detto di lui Sergio Mattarella che tuttavia, in un messaggio, ha voluto sottolineare anche il valore globale della sua testimonianza non violenta che ha “trasceso la dimensione politica nazionale”, combattendo battaglie e “cause che hanno coinvolto cittadini e leader di tutti i Paesi”.

Tra i presenti al ricordo il deputato socialista Oreste Pastorelli. “Questo pomeriggio – ha detto – ho partecipato al ricordo di Marco Pannella organizzato dai compagni del Partito Radicale. Nonostante sia già trascorso un anno dalla sua morte, il ricordo di Marco rimane indelebile per chi, come noi socialisti, ha condiviso con lui tante battaglie. Per questo continueremo a portare avanti le sue convinzioni con sempre maggiore forza: dalla giustizia, fino ai diritti civili. Perché, diceva Pietro Nenni, ‘le idee camminano sulle gambe degli uomini’”.

Ha invece posto l’accento sulla sua “inesauribile ed appassionata tenacia nel voler contagiare la società civile con importanti e sempre nuove sfide di libertà e di democrazia” Laura Boldrini, presidente della Camera che ha ospitato il convegno promosso da Emma Bonino e Radicali Italiani insieme all’Associazione Luca Coscioni, Non c’è pace senza giustizia, Certi Diritti. E dove è intervenuto anche l’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, autore di una personale “testimonianza di verità non edulcorata” dalla circostanza della commemorazione. Lì ha raccontato le sfaccettature di un rapporto politico caratterizzato da “scontri e incontri, contestazioni reciproche e reciproci riconoscimenti sul piano politico, morale ed affettivo”. E lì ha ammesso quelle “incomprensioni” nei rapporti tra radicali e altri partiti che hanno offuscato negli anni “il valore della presenza radicale, delle grida di Pannella, della sua sensibilità”. Limiti che Napolitano spiega: “Non mancarono da parte mia e del Pci chiusure riduttive e dalla sua parte – ricorda – critiche che riflettevano in particolare una sua tipica tendenza al vittimismo drammatico”.

Draghi e l’Europa fuori dalla crisi

Mario Draghi-BCEMario Draghi ha ricevuto ieri la laurea “honoris causa” conferitagli dall’Università di Tel Aviv. Il Presidente della Bce, nel suo intervento, ha affermato: “L’Europa è finalmente riuscita a mettersi la crisi alle spalle, ora, servono riforme strutturali per consolidare crescita e benessere, ma bisogna anche ritrovare il senso del progetto dell’Unione europea. La ripresa nell’area euro è resiliente ed è sempre più ampiamente distribuita tra settori e Paesi. La domanda interna, sostenuta dalla politica monetaria della Bce, è il motore principale della ripresa”.

Poi, proseguendo, ha anche detto: “Oggi ci sono cinque milioni di occupati in più che nel 2013 e la disoccupazione, sebbene resti troppo alta, è ai minimi da otto anni. A livello globale, il sistema finanziario è più resiliente. Le prospettive economiche mondiali stanno a loro volta migliorando e i rischi di indebolimento stanno diminuendo”.

Concludendo il suo intervento all’Università di Tel Aviv, Draghi ha detto: “Tuttavia quel che ci serve in Europa, per assicurare che la crescita economica e la maggiore prosperità siano sostenute nel corso del tempo, sono le riforme strutturali”.

Oggi la Bce ha pubblicato il “Rapporto sull’integrazione finanziaria in Europa”. Nel Rapporto della Bce si legge: “Nel 2015 il processo di integrazione finanziaria dell’Eurozona è entrato in stallo. Dopo alcuni anni di integrazione conseguenti la crisi finanziaria, il processo è rallentato, una frenata su cui hanno pesato gli scenari economici differenti tra i diversi Paesi, l’avversione globale al rischio e le incertezze politiche”.

Come sostiene l’Eurotower, “per la Bce servono progressi tangibili e tempestivi nel processo di revisione delle due direttive chiave dell’unione bancaria: quella sull’adeguatezza del capitale bancario (Crd) e quella sulla risoluzione delle banche in crisi (Brrd) armonizzandone gli aspetti discrezionali in capo ai singoli paesi”.

Nonostante i progressi sull’unione bancaria resta limitata la costruzione di gruppi bancari pan-europei che potrebbe aiutare i processi di integrazione.

Permane la necessità, di armonizzare le leggi fallimentari rimuovendo gli ulteriori ostacoli all’integrazione, tra questi la questione dei crediti deteriorati, l’armonizzazione delle norme a protezione dei consumatori considerando l’Eurozona una singola giurisdizione per calcolare i cuscinetti di capitale aggiuntivo richiesti da Basilea per le banche sistemiche.

Dall’Eurotower arrivano le spinte necessarie per rafforzare l’Unione Europea. In una realtà velocizzata, in cui il progresso scientifico ed i nuovi prodotti rivoluzionano i rapporti economici, è sempre più necessario accelerare i processi di integrazione Europea.

I principi di solidarietà umana tra i popoli dovrebbero essere considerati, sempre più, la base del progetto dell’Unione Europea. Di pari passo con l’integrazione pan-finanziaria si dovrebbe procedere con l’integrazione della politica fiscale, del lavoro, del welfare, della politica estera, militare, etc….. Insomma, fare quanto è necessario per la realizzazione di uno stato federale o di una confederazione di stati. Dopo settanta anni, l’Unione Europea è ancora un progetto incompiuto che sarebbe utile portare avanti.

Salvatore Rondello

Venezuela, 50 morti e Maduro manda altri 2mila soldati

A injured demonstrator is helped by others during a rally against Venezuela's President Nicolas Maduro's government in Caracas, Venezuela April 10, 2017. REUTERS/Christian Veron

REUTERS/Christian Veron

La situazione è ormai fuori dal limite in Venezuela dove sono ben 50 i morti per le repressioni e le proteste che stanno attraversando il Paese in queste ultime settimane. L’ultima vittima è un ragazzo appena 15enne ucciso da un proiettile mentre usciva di casa per andare a fare delle commissioni. Si tratta di José Francisco Guerrero, morto a causa di una manifestazione antigovernativa nello stato di Tachira, nell’ovest del Venezuela.
Adesso il governo venezuelano ha fatto sapere che manderà duemila soldati a sedare le proteste nello stato di Tachira, la regione è diventata un luogo di violente proteste contro lo stato di emergenza economico stabilito dal presidente Nicolás Maduro.
Nel frattempo la popolazione è allo stremo, la Caritas ha istituito dei “siti sentinella” dove portare i bambini per controllare i livelli di nutrizione e fornire integratori alimentari e farmaci di base. Sono state condotte visite a domicilio, per cui i bambini a rischio ricevono un aiuto medico e nutrizionale. L’altro grande rischio per la salute è la mancanza di acqua potabile: non c’è una manutenzione corretta dei serbatoi e non c’è cloro per renderla potabile. I bambini già malnutriti si ammalano più gravemente se prendono un parassita dall’acqua inquinata.
“Una crisi così grave ha bisogno di aiuti nazionali e internazionali per poter gestire ai massimi livelli decisionali un disastro di tali dimensioni”: lo ha sottolineato Susana Rafalli, esperta in emergenze alimentari che lavora per Caritas in Venezuela, commentando l’inchiesta condotta da Caritas Venezuela – rilanciata da Caritas internationalis – in quattro Stati e a Caracas, la capitale. “È andato tutto in disgrazia: lavoro, cure sanitarie, famiglia, casa, le persone povere hanno perso tutto e cercano un’ancora di salvezza – ha denunciato -. La comunità umanitaria e la popolazione venezuelana devono iniziare a intervenire su vasta scala”. Anche il sistema sanitario del Venezuela ha collassato: gli ospedali hanno esaurito i farmaci e le forniture sanitarie, e aumentano le malattie trasmesse dalle zanzare, come zika, dengue, malaria, chikungunya, e il tasso di mortalità infantile e materno. Negli ospedali manca perfino il latte in polvere per i neonati. “Abbiamo bisogno di medicinali di base”, ha chiesto Rafalli.
Mentre per la comunità internazionale è ormai maturata la convinzione che “in Venezuela i rischi di una potenziale guerra civile sono concreti”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, in un’informativa al Senato sul Venezuela. “È un Paese a cui teniamo molto per i legami storici, oserei dire di sangue”, ha aggiunto Alfano, spiegando che “i rischi della situazione coinvolgono almeno 150mila cittadini italiani”.
Nel Paese sudamericano l’opposizione chiede elezioni anticipate e rifiuta la decisione di Maduro di convocare un’Assemblea costituente per riformare la Carta del 1999. Per tutta risposta il presidente venezuelano ha nuovamente prolungato lo stato di emergenza per altri due mesi, iniziativa che restringe le garanzie costituzionali in tutto il Paese.
Per tentare di sbloccare la situazione, su richiesta degli Stati Uniti ha tenuto una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.