Tv. Insieme: ai cittadini negato diritto a essere informati

RAI-RiformaDal 14 febbraio Angelo Bonelli è in sciopero della fame “per la democrazia e la dignità”. “In questa campagna elettorale – ha detto il leder dei Verdi – noi della Lista Insieme siamo stati espulsi dai contenitori di informazione e con noi i temi dell’ambiente, del lavoro, dell’innovazione e tutte le tematiche sociali”. Bonelli ha  annunciato l’inizio dello sciopero in un video pubblicato sulla pagina Facebook ‘Insieme2018’.

“Care amiche e cari amici – prosegue Bonelli – in queste settimane, in questi mesi, abbiamo subito un’espulsione drammatica, inaccettabile, vergognosa dei nostri temi, che sono fondamentali per il futuro delle generazioni che verranno. In questa campagna elettorale di questi temi non si parla. Zero presenze per noi nei contenitori di approfondimento informativo della Rai, La7 e Mediaset: tutto ciò è inaccettabile quando ci troviamo di fronte a tanti altri esponenti di liste che sono regolarmente invitati. Mi chiedo come sia possibile che i cittadini chiamati a votare, possano farlo con consapevolezza e con una maggiore informazione, se ci e’ impedito di poter rappresentare ed esprimere le nostre idee, le nostre proposte in materia ad esempio di conversione ecologica, parlare di auto elettrica, parlare di sicurezza alimentare per liberare le nostre tavole dai pesticidi e dai veleni e quindi garantire il benessere anche ai nostri figli, garantire il lavoro ai giovani attraverso i processi di innovazione tecnologica, più diritti e meritocrazia. Questo accade perché c’è una telecrazia che ci ha buttato fuori. Basta pensare che secondo Emg solo il 6% degli elettori sa che la nostra lista Insieme esiste. Per tutte queste ragioni, a difesa della nostra dignità e per la democrazia, oggi inizio lo sciopero della fame – conclude Bonelli – finché non verrà restituito ai cittadini il diritto ad informarsi e a noi il diritto ad esistere”.

Esprimono  vicinanza a Bonelli Riccardo Nencini e Giulio Santagata che in nota affermano: “E’ una battaglia che vale la pena di combattere, quella intrapresa da Angelo Bonelli, per la democrazia e la dignità della lista “Insieme”. Gli esprimiamo la nostra vicinanza”. “Basti pensare che secondo autorevoli sondaggi appena il 5% degli elettori sa che la nostra lista esiste. Si rischia così che i cittadini non abbiano, in questa campagna elettorale,un’informazione completa ed esaustiva per andare votare consapevolmente. Per questo – concludono Nencini e Santagata – riteniamo doveroso che venga restituito ai cittadini il diritto ad informarsi e che tutte le forze politiche abbiano gli stessi spazi all’interno di trasmissioni televisive”.

Alitalia, Calenda conferma la vendita

alitalia-lufthansaOggi, il ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, a margine del tavolo sull’automitive, ha detto: “I commissari mi hanno confermato che non ritengono di poter concludere prima del 4 marzo, in quanto i pretendenti di Alitalia vogliono aspettare che ci siano le elezioni. Però andiamo avanti a lavorare”. Il ministro, sulla cordata a quattro Air France-Delta-Easyjet-Cerberus, non ha voluto dire nulla affermando: “Non commento sulle cordate”.
Esisterebbe una cordata a quattro per sfidare Lufthansa nella corsa all’acquisto di Alitalia. E’ quella cui stanno lavorando Air France, EasyJet, Delta e Cerberus, che avrebbero già chiesto un incontro con i commissari straordinari per la prossima settimana. Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, ha detto: “Un’eventuale offerta, tuttavia, è difficile che arrivi a breve: per il Governo infatti è sempre meno probabile chiudere prima del voto del 4 marzo, visto che i potenziali acquirenti sono alla finestra in attesa di capirne l’esito. Abbiamo sempre detto che avremmo concluso quando ci fosse stata un’offerta all’altezza e con una prospettiva di sviluppo. Adesso non ci sono le condizioni”. Nei giorni scorsi si era detto meno ottimista di chiudere entro le elezioni il ministro dello sviluppo Carlo Calenda, che oggi ha fatto il punto sulla vertenza con i commissari straordinari, anticipando l’incontro che era previsto per lunedì. Sul tavolo infatti, c’è una novità: la cordata cui stanno lavorando quattro delle sei compagnie coinvolte in questa fase di approfondimento, chiesta dal Governo un mese fa, prima di autorizzare una negoziazione in esclusiva. Si tratta di EasyJet, Cerberus, Air France e Delta: soggetti entrati nella partita in momenti diversi (le prime due già dalla fase delle offerte vincolanti, le altre due solo recentemente) ma tutte già coinvolte separatamente nei mesi scorsi da ipotetici tentativi di alleanza (a novembre si parlava di asse EasyJet-Cerberus, poi è spuntato il tandem EasyJet-Air France, con l’apporto di Delta). Ora questa grande cordata sembra pensata per fronteggiare l’altra grande pretendente in gara, Lufthansa, la cui offerta (indiscrezioni un investimento di 300 milioni e circa 2 mila esuberi) negli ultimi mesi avrebbe sollevato qualche perplessità. Non commenta la notizia della cordata il commissario Stefano Paleari che svicola anche su un possibile incontro con la cordata la prossima settimana assicurando: “Guardo l’agenda il venerdì. La procedura va avanti, in pieno concerto con il Governo. Quando ci saranno novità le daremo”. Oggi, la notizia, secondo Paleari, è un’altra: “Alitalia a gennaio è risultata infatti la compagnia più puntuale al mondo, con il 91,89% dei voli atterrati in orario. Inoltre nel 2017 si è posizionata terza fra le principali compagnie aeree europee e sesta fra quelle internazionali. Non è solo un fattore numerico, è una dimostrazione di continuità aziendale ed efficienza organizzativa”.
Prosegue intanto il lavoro per la riduzione del costo del personale. Su questo domani alle 12 è previsto un incontro tra azienda e sindacati sulla disciplina dei rapporti di lavoro. Sul tavolo, l’indennità di volo ex ristrutturazione, che l’azienda vorrebbe togliere o rivedere, i congedi parentali in vista della stagione estiva e il possibile passaggio in Alitalia dei piloti di CityLiner. I sindacati, da parte loro, torneranno a chiedere la riqualificazione dei 317 dipendenti in Cigs.
Una compagnia aerea tra le più efficienti al mondo, con l’impegno delle parti sociali a ridurre il costo del lavoro, con la prospettiva di futuri utili, per quale motivo dovrà essere svenduta allo straniero ?
Per fortuna , in Italia non c’è un partito nazionalista. Se ci fosse stravincerebbe la competizione elettorale in corso. Non si può proseguire nella svendita dell’Italia la cui economia è stata ormai fortemente colonializzata. A parte poche eccezioni, il capitalismo italiano è stato incapace di proporsi come conquistatore di aziende straniere e, anzi, in alcuni casi è emigrato all’estero (Fiat docet).

Il fondo per il Micro-credito non lo ha inventato il M5S

A pochi giorni dalle politiche impazza la bufera sul Movimento Cinque stelle che della trasparenza aveva fatto il suo fiore all’occhiello. Si allarga lo scandalo dei finti rimborsi del Movimento Cinque Stelle, e dei finti bonifici di alcuni parlamentari che solo all’apparenza hanno detto di restituire indietro parte dei compensi ottenuti, e invece hanno fatto ben altro. Un ‘buco’ per il tanto osannato microcredito… Ma vediamo cos’è il fondo per il microcredito e come funziona


microcreditoCosa è il fondo per il microcredito?

È semplicemente un idea venuta ad un banchiere bengalese, Muhammad Yunus. Vincitore del premio Nobel nel 2006. Un fondo concepito come un sistema di prestiti per imprenditori che si trovavano in situazioni disagiate per poter chiedere i soldi alle banche. Quindi senza garanzie. In sostanza i Cinque Stelle non si sono inventati proprio un bel niente.

Sui siti ufficiali del Movimento Cinque Stelle, non sui canali istituzionali, perché sia mai che vengano utilizzati, troviamo scritto così: “Il microcredito nasce grazie ad un fondo creato dai parlamentari 5stelle che si sono dimezzati gli stipendi”. Tralasciamo volutamente le polemiche degli ultimi giorni.

Quando è nato?

In Italia il fondo per il microcredito è stato approvato con il D.lgs. 141/2010 e modificato successivamente con il D.lg. 169/2012. In questi due anni grazie al fondo sono stati erogati più di 7 mila prestiti per una cifra superiore ai 60 milioni di euro. Qui le informazioni ufficiali, per chi volesse disertare il Blog Pentastellato e saperne di più.

Inoltre, per amore della verità, il fondo dove i parlamentari versano il residuo del loro stipendio è il fondo di garanzia. Nasce nel 1996 sotto il Governo Prodi. Quando Grillo a occhio e croce faceva ancora ufficialmente il comico, per lavoro e non sotto mentite spoglie. Fondo operativo dal 2000 e gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico.

E i cinque stelle che dicono di versarci parte del loro stipendio?

“Alla sezione dedicata alla garanzia del micro-credito il Ministero dello Sviluppo Economico ha destinato per l’anno passato trenta milioni di euro, cui si aggiungono i versamenti volontari effettuati da enti, associazioni, società o singoli cittadini”. Anche questa notizia facilmente reperibile su un sito istituzionale non su un blog qualunque. Per quanto possiamo credere, nonostante facciamo molta fatica, alla verità del Sacro Graal grillino.

Se ancora non vi sembra abbastanza, vi servirà sapere che lo Stato Italiano corrisponde al suddetto fondo circa 13 miliardi, il Movimento Cinque Stelle con poco più di 10 milioni. Tralasciando i bonifici annullati. A occhio e croce lo 0,076% del Fondo.

Ma è vero che il fondo è senza garanzie reali come dice Di Maio?

Il fondo non è propriamente senza garanzie reali. Leggendo l’art.3 del D.M. è precisato che “la garanzia diretta del Fondo sui finanziamenti di cui all’articolo 3 è concessa su richiesta del soggetto finanziatore fino alla misura massima dell’80 percento dell’ammontare del finanziamento da questi concesso”. Le banche, tanto nemiche dei grillini, chiedono per quel 20% le stesse identiche garanzie che chiederebbero per un prestito normale, ovvero garanzie necessarie a coprire l’intero importo del finanziamento.

Ai Cinque Stelle va il merito di aver incrementato il Fondo (certo, non tutti), non di averlo inventato. Sono però in difetto su una cosa: alla votazione per convertire in legge il decreto riguardo il fondo di garanzia hanno votato contro. Qui le prove.

Ancora una volta, alla faccia della tanto decantata “honestà”.

Valentina Bombardieri
Blog Fondazione Nenni

Italiani, da euro-entusiasti a euro-scettici

europaPiù “eurofrustrati” che “eurofobi”, ma il progressivo “disincanto” degli italiani verso l’Unione europea – un “disinnamoramento” che di è consumato in 30 anni, dall’euro-entusiasmo del 1991 all’euroscetticismo più profondo del 2016, che ci posiziona dopo i cechi e vicino ai britannici – “preoccupa” l’Unione. Così come a preoccupare sono le elezioni del 4 marzo, col “grande punto interrogativo” sulle coalizioni che ne potranno emergere. A ricostruire le tappe dello strappo, è un rapporto condotto dall’Istituto Jacques Delors, il think thank presieduto da Enrico Letta, in partnership col Centro Kantar sul futuro dell’Europa, presentato oggi a Bruxelles.

Tra i fattori con cui il report spiega la parabola: la contrazione economica; la crisi migratoria legata ad un profondo senso di abbandono; e gli attacchi all’euro, assieme ad una delegittimazione delle istituzioni democratiche. Tuttavia, si spiega, “gli italiani non hanno rinunciato alla speranza di ritrovare un Europa protettrice”, ma per risalire la china, occorrerà una “sensibile ripresa economica”.

“L’euroscetticismo” costituisce “forse la chiave di questa campagna elettorale” oltre che “della società di oggi”. In questi termini l’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha risposto alla domanda su quanto il voto degli ‘euroscettici’ potrà incidere sull’esito delle elezioni del 4 marzo, a margine di una lezione alla prima giornata del FeltrinelliCamp, a Milano. Per Letta, occorre “comprendere le ragioni” dell’euroscetticismo “e mettere in campo anche delle soluzioni”. “Credo che sia un tema chiave – ha proseguito -. Se l’Italia è diventata come la Polonia o come la Gran Bretagna, bisogna interrogarsi seriamente e bisogna affrontare la questione” ha sottolineato l’ex premier. Durante la sua lezione, in inglese, davanti a una platea di cento ricercatori di diversi Paesi europei, Letta aveva sottolineato come “l’Europa è percepita oggi come un enorme problema. In Italia c’è un nuovo scetticismo. Da uno dei Paesi più a favore dell’Europa adesso nei sondaggi sull’ euroscetticismo si colloca tra la Repubblica Ceca e l’Olanda, e non così lontana dalla Gran Bretagna”.

Bollette telefoniche. Dal 4 aprile fattura a 30 giorni

bollette pazzeNiente più contratti telefonici a 28 giorni, il periodo mensile o suoi multipli è stato ripristinato come “standard minimo” dei contratti. Entro il prossimo 4 aprile le bollette di telefonia e pay tv dovranno tornare mensili, come ha stabilito il decreto fisco collegato alla manovra poi convertito con la legge 172/2017. La norma prevede che gli operatori dovranno adeguarsi entro 120 giorni dall’entrata in vigore (6 dicembre), ovvero a partire dal 4 aprile chi è inadempiente dovrà rimborsare ogni utente con un indennizzo forfettario di 50 euro, maggiorato di 1 euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine imposto dall’Autorità. Raddoppiate anche le sanzioni che vanno da un minimo di 240 mila euro a un massimo di 5 milioni. Nel frattempo il Tar del Lazio si è espresso con due ordinanze di accoglimento parziale delle richieste con le quali Wind, Tre e Vodafone hanno contestato le delibere dello scorso dicembre con cui Agcom le sanzionava per non aver seguito le indicazioni dell’Autorità. Il tribunale ha quindi rinviato la questione dei rimborsi automatici alla discussione di merito con udienza già fissata per il 31 ottobre. Entro fine mese il Tar si esprimerà anche sui ricorsi di Telecom e Fastweb. Nonostante l’intervento dell’Agcom che imponeva agli operatori della telefonia fissa e di quella ibrida  (fissa e mobile) di tornare alla modalità di fatturazione mensile, gli operatori telefonici hanno però disatteso il termine di 90 giorni concesso dal Garante per adeguarsi. E hanno scelto, insieme a Sky, di impugnare la delibera dell’Authority davanti al Tar del Lazio. Lo scorso dicembre, visto il perseverare delle fatturazioni a 28 giorni, l’Agcom era intervenuta di nuovo, applicando una sanzione di oltre un milione di euro a carico di Tim, Vodafone Italia, Wind Tre e Fastweb. Sul piede di guerra l’associazione dei consumatori: il Codacons ha presentato un’istanza a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia in cui si chiede di disporre sequestri cautelari presso le compagnie telefoniche operanti nel nostro paese.

Elezioni, Grasso fa il ‘Capo’ e apre al M5S

Grasso-Senato-RiformeLiberi e Uguali…e forse un po’ troppo indecisi. Pietro Grasso appena tre giorni fa affermava: “Da presidente del Senato ho verificato le posizioni ondivaghe del M5s sulle unioni civili, sullo Ius soli, su euro sì euro no. Non c’è chiarezza”. Adesso però ci ripensa e afferma: “Se ci fossero le condizioni per cui i nostri principi possono trovare applicazione al governo siamo aperti al dialogo”. All’inizio il leader di LeU aveva precisato: “Noi siamo una sinistra progressista di governo, dal punto di vista istituzionale disponibile a un governo che possa portare avanti i nostri principi, valori idee, sul lavoro sulla scuola, sull’economia. Se ci fossero le condizioni per cui” le proposte “corrispondono a quelli che sono i nostri valori e i nostri principi perché no?”: così il leader di LeU Pietro Grasso al videoforum di Repubblica Tv, ricordando però che i grillini sono “ondivaghi e in fase di mutazione genetica”. Non ci sono però, “pregiudiziali”, queste ci sono “solo con la destra”.
Il Presidente del Senato ha voluto ribadire che è lui il leader della nuova formazione politica di sinistra e ha fatto sapere che “se il M5S è quello che lei ha conosciuto alla Camera, è chiaro che deve dire così ed è giusto che lo faccia, se invece ci sono cambiamenti… Sono diversi adesso, avevano detto” ad esempio “mai alleanze e ora ammettono che siano possibili”. Se invece sono “contro l’immigrazione e i nostri principi, allora Boldrini ha ragione e non c’è possibilità di incontro. Ma io come capo politico ho il compito di fare una sintesi”.
Sempre sul no ai 5 stelle della presidente della Camera, un mese fa Grasso commentando la posizione di Laura Boldrini, che aveva scelto di candidarsi con Liberi e Uguali ma ha escluso un’alleanza col M5S, Grasso ha risposto che non sta a Boldrini decidere con chi si alleerà Liberi e Uguali, ma a lui.
Un’alleanza che se non ha molti punti in comune, ha sicuramente due nemici giurati: Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Pietro Grasso rifila una stoccata nei confronti del segretario del Pd, per il capo di LeU la candidatura di Matteo Renzi al Senato che voleva abolire “rientra in quella incoerenza che fa parte della politica. Aveva detto che non si sarebbe più candidato, che avrebbe abbandonato la politica se avesse perso il referendum, è un’altra cosa che si dimentica. E’ una persona che dichiara una cosa e poi ne fa un’altra”. Mentre contro Berlusconi dice: “È una persona non candidabile per legge, che invece mette il proprio nome nel simbolo. È una cosa che non doveva essere consentita”.

Alitalia, frenata la vendita, tutto rinviato a dopo elezioni

Alitalia-EthiadIl ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha sintetizzato in questo modo lo stato dell’arte della procedura di vendita della compagnia aerea: “I pretendenti la pensano diversamente e per ballare bisogna essere in due. E, per questo, la vendita di Alitalia è destinata a concludersi dopo le elezioni del 4 marzo”. Così, Calenda ha fissato un punto fermo sui tempi dell’operazione, dopo che, fino a qualche settimana fa, ancora si puntava a tentare un affondo per chiudere la partita prima della scadenza elettorale.
L’obiettivo, però, con il passare dei giorni, è diventato sempre meno fattibile fino alla presa d’atto di questi giorni, da parte del ministro Calenda che, nei giorni scorsi, ha scritto su Twitter: “Avrei già chiuso ma i pretendenti hanno frenato causa elezioni”. Ma, anche il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, la settimana scorsa ha affermato di non ritenere imminente la vendita della compagnia. Sulla procedura si farà, intanto, il punto, come annunciato da Calenda, lunedì prossimo al Mise  con i commissari straordinari di Alitalia. Un passaggio, spiegano fonti vicine al dossier, che rientra nel costante e continuo confronto tra il Governo e la gestione commissariale e che avrà al centro un aggiornamento sui negoziati in corso.
La speranza di chiudere prima del 4 marzo si è, dunque, infranta contro la  prudenza dei potenziali acquirenti  di evitare, vista la materia altamente sensibile, i condizionamenti della campagna elettorale e procedere a una stretta, se vi saranno le condizioni, nel nuovo contesto che si definirà con il responso delle urne. Le posizioni non sono state espresse ufficialmente ma, in alcuni casi, lasciate trapelare più o meno esplicitamente.
Nei giorni scorsi, questo è stato, il messaggio veicolato da fonti vicine al quartier generale di Air France. La parola d’ordine è quella di  evitare accelerazioni  e attendere l’esito delle elezioni. Se il colosso francese, scottato dalla precedente campagna del 2008, sembra avere le sue buone ragioni, non sorprende, quindi, che lo stesso ragionamento possa essere condiviso anche degli altri soggetti in pista, da Lufthansa a EasyJet.
Intanto, ieri Alitalia e sindacati sono tornati a vedersi per affrontare  il nodo del rinnovo del contratto di lavoro. Prima della scadenza di fine gennaio, le parti si sono accordate su un’ulteriore proroga al 28 febbraio prossimo. Nel pomeriggio si è svolta una riunione preliminare ristretta in vista della ripresa del confronto contrattuale. Sul tavolo, riferiscono fonti sindacali, ci sono le richieste su possibili voci di risparmio quali congedi parentali. Altro tema è quello dell’indennità di volo, prevista dagli accordi del 2008 al momento della privatizzazione della compagnia, che consentiva ai piloti, a fronte di un determinato numero di ore volate, di non scendere sotto la soglia del 93% della retribuzione dei piloti della vecchia Alitalia.
Ci siamo chiesti, in articoli già pubblicati recentemente, perché vendere la compagnia aerea italiana, quando le prospettive sono quelle di un ritorno agli utili dopo avere già conseguito un equilibrio dei flussi di cassa.
Sarà difficile spiegarlo agli italiani anche dopo il risultato elettorale. Con la vendita di Alitalia, in Italia, il settore dei trasporti parlerà sempre più un linguaggio straniero. Ma, dalla vendita di Alitalia, potrebbero esserci anche conseguenze negative sui bilanci di Banca Intesa ed Unicredit che detengono una importante fetta del capitale sociale.

Pastorelli, Roma non usa 120 mln per emergenza casa

residence-comune-di-romaNella Regione Lazio c’è un pesante handicap: sono tanti i comuni che non hanno le progettazioni pronte. Tra questi, con grave ritardo, spicca la situazione di Roma, dove la maggior parte dei programmi di intervento non sono neanche partiti. Basti pensare che su 101 alloggi pubblici finanziati con quasi 1 milione e mezzo di euro per interventi di manutenzione ordinaria, i lavori sono finiti solo in 5 alloggi. E rispetto ai 328 appartamenti fatiscenti, bisognosi di manutenzione straordinaria o interventi negli spazi condominiali, dei 10 milioni e 997 mila euro stanziati, non è stato speso un solo centesimo.

Stesso discorso per le case che fanno parte del patrimonio immobiliare ex Iacp (oggi Ater) in tutto il Lazio (Roma compresa): su 276 alloggi da sottoporre a manutenzione ordinaria (con 3 milioni e 700 mila euro di finanziamento), solo in 70 i lavori sono finiti. E su 1.263 alloggi che necessitavano di manutenzione straordinaria (27 milioni e 764 mila euro disponibili), solo per 24 alloggi sono stati ultimati i lavori.

Sono dati impietosi risultati del monitoraggio regolarmente effettuato dai tecnici del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nell’ambito del programma nazionale di recupero e razionalizzazione degli immobili di proprietà dei Comuni e ex Iacp.

È palese, da questi numeri, che il Campidoglio ha utilizzato solo in piccolissima misura le risorse messe a disposizione dal Governo ai Comuni, attraverso varie leggi e per il tramite delle Regioni, per affrontare il disagio abitativo anche attraverso la rifunzionalizzazione di edifici ed alloggi non abitabili. Pertanto, numerosi fondi governativi non sono stati né impegnati né spesi.

E dire che il Mit, con il vice ministro ai Trasporti e Infrastrutture Riccardo Nencini, ha trasferito a Regioni e Comuni ingenti risorse da utilizzare per la manutenzione ordinaria e straordinaria di alloggi pubblici. E messo in campo, dopo anni, un piano per far fronte all’emergenza abitativa che colpisce soprattutto i grandi centri urbani. Il ritardo che alcuni Comuni accumulano nell’utilizzare il tesoretto a loro disposizione, rallenta la messa in campo di ulteriori risorse fino a inceppare il meccanismo di trasferimento di fondi pubblici.

“Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti – dice il deputato Oreste Pastorelli, candidato al Senato per la coalizione di centrosinistra nel collegio uninominale di Roma 2 Tuscolano-Torre Angela -. E il caso di Roma è emblematico. In un momento in cui la richiesta abitativa è ormai diventata un’emergenza questa situazione diventa sempre più preoccupante. Ci sono ben 160 milioni di euro a disposizione della regione Lazio e di cui Roma ha la fetta maggiore (circa 120-130 milioni) da poter utilizzare per Erp e rigenerazione urbana. Un vero e proprio tesoretto che sarebbe un delitto non utilizzare. Penso ad esempio alla situazione di Cinecittà. È incredibile come il comune di Roma non riconosca alle famiglie sgomberate il sacrosanto diritto ad avere un alloggio. In quel caso ci sono i soldi, c’è la delibera regionale, ma le case restano un miraggio. Il Comune faccia presto e utilizzi subito le risorse messe a disposizione del Governo”.

Craxi. Gli smemorati e il decreto di San Valentino

craxi“A proposito di statisti. Il febbraio 1984 non fu un mese qualsiasi. Prima venne varato il decreto di San Valentino, uno dei pilastri della ripresa economica italiana, poi venne rinnovato il Concordato con la chiesa cattolica, il 18 febbraio. Lo ricordo volentieri ai tanti smemorati”
Lo ha dichiarato Riccardo Nencini segretario del Psi e promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra, in un incontro elettorale a Lucca per presentare la lsita ‘Insieme’. Nel momento il cui la polemica politica resta alta ricordare la figura di Craxi è un modo per rammentare che la politica va fatta sulle cose serie e non sulle polemiche quotidiane che restano invece prevalenti nelle cronache di palazzo.

I numeri sono in miglioramento. La ha ricordato anche il premier. “Proprio oggi che i numeri della nostra situazione economica stanno migliorando – ha detto Gentiloni all’inaugurazione dell’anno accademico 2017-18 della scuola dell’arma dei carabinieri – i cittadini hanno diritto a sentirsi più sicuri e grazie a voi possono contare su un impegno per la sicurezza che non ha precedenti”. “Dopo anni di grandi difficoltà economiche stiamo gradualmente mettendo in campo un impegno di cui i cittadini hanno bisogno. Rassicurare il Paese è un compito fondamentale del governo se vogliamo contribuire a una generale ripresa”, aggiunge. Ma ai Cinque stelle non fa comodo parlare di numeri. Preferiscono giocare sul terreno della demagogia e dello scontro perpetuo.

Parlando del dopo elezioni, il segretario del Pd Matteo Renzi, glissando la domanda sul futuro premier, ha parlato dell’ipotesi grande coalizione escludendo in modo assoluto una intesa con la destra estrema. “Guardate la Germania – ha detto il segretario del Pd – al governo stanno insieme Merkel e i socialdemocratici. Berlusconi invece si è messo mani e piedi nelle mani della Lega”. “Quello che conterà il 5 marzo sarà chi arriverà primo come gruppo e quindi o il Pd o M5s. Non potrà essere così per nessun partito della destra, che sta insieme anche se sono divisi su tutto”. Renzi ha sottolineato che il Pd è l’unico partito a presentarsi agli elettori con una ‘squadra’. Parlando poi di lui e Gentiloni, ha affermato: “Dicevano ‘litigheranno’ e invece abbiamo dimostrato che siamo una squadra, che siamo giocatori complementari”. “Di Maio chi ha? Di Maio – ha aggiunto – vuol parlare con Trump e Putin e poi ha paura di parlare con Renzi” nei confronti Tv.  E su Di Maio ha detto ancora di “insopportabile moralismo double face”. “Questa cosa che M5s restituisce 25 milioni viene ripetuta senza ricordare che per una legge fatta dal Pd, ogni anno prendevamo 38 milioni e ora non ne prendiamo alcuno. Io premier prendevo la metà di Luigi Di Maio. Da un anno e mezzo faccio politica senza indennità, rimborsi e senza pesare sulla comunità. Ma mica vengo qui a farmi bello. Se tu ogni giorno vai in tv a vantarti e poi ti beccano con le mani nella marmellata, non devi lamentarti”.
E ancora: Luigi Di Maio “ha una squadra di taroccatori di professione”, “non mi interessa la dinamica interna al M5s, anche io ho avuto a che fare con dei lestofanti nel Pd ma è finita la bandierina che gli altri sono banditi e loro, i Cinquestelle, sono gli unici onesti”.

A mettere in guardia dalle conseguenze economiche di una destra al governo il ministro Carlo Calanda. “La politica economica della Lega è disastrosa” e rischia di portare a “un processo di deindustrializzazione” con una “perdita di posti di lavoro” e “passi indietro nel progresso tecnologico”. La Lega “vuole mettere dazi protezionistici e tasse sulla robotica, vuole cacciare dall’Italia le multinazionali che danno lavoro a 1 milione e 200mila persone, mentre io sono impegnato a farne venire di più – continua Calenda -. Infine, la Lega dichiara che vuole Alitalia pubblica, una frase inaudita se si pensa che l’elettorato della Lega era fatto di artigiani e piccoli imprenditori”.

Buemi: imbroglio elettorale e immigrazione clandestina

ImmigrazioneSecondo l’Agenzia, nel primo mese dell’anno, il numero di persone giunte in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo è raddoppiato rispetto a dicembre 2017. Il numero è sprofondato nei primi 12 giorni di febbraio. “Il numero di migranti arrivati in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale a gennaio è salita a oltre 4.800, il doppio rispetto al mese precedente, quando le attività dei trafficanti erano state colpite dai combattimenti vicini alle aree di partenza e dal cattivo tempo”. A riportare il dato è una nota di Frontex, Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. “Non c’è indicazione di un cambio nella generale tendenza in calo degli arrivi di migranti in Italia iniziata nell’estate 2017″ ha sottolineato Frontex – Il numero dei migranti irregolari arrivati in Italia a dicembre 2017 era stato il più basso in tre anni. I numeri sono lievemente risaliti a gennaio 2018, restando però in linea con i dati di gennaio 2017”.

E sul fenomeno dell’immigrazione interviene in una nota il senatore Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e candidato nel collegio uninominale senatoriale di Moncalieri – Pinerolo per la coalizione di centro-sinistra. “Il ripetersi – ha affermato – ormai quotidiano di fatti efferati di cronaca nera, riguardanti omicidi plurimi accompagnati da suicidi in famiglie prevalentemente italiane, in varie parti del Paese, e rapine e violenze gravi perpetrate senza distinguo di età e di condizione sociale, dimostrano, ancorché ce ne fosse la necessità, che in queste tragedie umane attribuire strumentalmente la causa di tali eventi al fenomeno dell’immigrazione clandestina, che pure esiste, è una grossa falsificazione della realtà e un conseguente imbroglio politico-elettorale”.

“Che la capacità di gestione dell’immigrazione da parte delle Istituzioni pubbliche nazionali e locali debba essere migliorata e potenziata nelle sue criticità maggiori, equa distribuzione sui territori e vigilanza sugli incaricati all’accoglienza e al mantenimento, è fuori discussione ma imputare al fenomeno l’insicurezza generale percepita dall’opinione pubblica è frutto della campagna irresponsabile e di forte strumentalizzazione di alcune forze politiche, che spostano sul diverso immigrato colpe che invece sono dentro la nostra realtà nazionale quotidiana e che hanno poco di importato”, ha commentato Buemi. “Esse sono, al contrario, frutto della caduta grave dei valori della convivenza civile e della tolleranza, prima di tutto in famiglia, della perdita di rispetto della vita umana qualsiasi essa sia, del permanere di una cultura del possesso e della prevaricazione dell’uomo sulla donna, vergogna della nostra società nazionale che non ha bisogno di essere attribuita ad altre provenienze esterne ma che purtroppo è atavico comportamento di un certo maschio italiano”, ha aggiunto. “Di fronte a queste tragedie ed efferatezze siamo tuttora impreparati, mancano non solo organici delle forze di polizia e apparati giudiziari in grado di rispondere rapidamente con condanne di comportamenti penalmente rilevanti, ma strutture di monitoraggio e sostegno del disagio sociale, che è diffuso, e strumenti giuridici per una preventiva e tempestiva tutela dell’incolumità delle potenziali vittime. Ho presentato sul tema l’allegato ddl S. 3304 “Disposizioni per il contrasto della violenza di genere, anche perpetrata con l’abuso del processo”