Attentato Brindisi, carcere a vita per Giovanni Vantaggiato. La sua bomba uccise una studentessa di 16 anni

Vantaggiato-processo-bomba-BrindisiAl termine della lettura della sentenza, le ragazze rimaste ferite nell’attentato di tredici mesi fa, si sono abbracciate. E nel loro abbraccio commosso, c’era anche lei: Melissa Bassi, la compagna di scuola, morta per mano della regia vendicativa ed esplosiva di un uomo, definitosi «economicamente disperato» per  aver subìto delle truffe dalle quali non sarebbe stato risarcito. Questo il movente che Giovanni Vantaggiato, il commerciante di carburanti di Copertino – in provincia di Lecce – fornì dopo essere stato fermato con l’accusa di essere l’autore della strage consumatasi davanti all’Istituto professionale di Brindisi “Morvillo-Falcone” il 19 maggio dello scorso anno, che provocò anche il ferimento di nove persone tra studenti e passanti.

LA SENTENZA DELLA CORTE D’ASSISE – Movente che ieri, la Corte di Assise del Tribunale di Brindisi ha quantificato con il carcere a vita, inflitto all’unico imputato, reo confesso dell’attentato terroristico. La Corte ha inoltre riconosciuto un risarcimento provvisionale di 400mila euro per ognuno dei genitori di Melissa Bassi (che hanno espresso l’intenzione di elargire in beneficenza l’importo), di 200mila euro a ciascuna delle cinque ragazze che hanno riportato ferite più gravi nell’attentato e di 100mila euro ad Anna Canoci, che ha riportato gravi danni all’udito.

IL GESTO FOLLE DI VANTAGGIATO – Quella di Vantaggiato presenta tutti i presupposti di un’azione distruttiva e solitaria: una bomba piazzata davanti a una scuola alle otto di mattina, senza alcuna matrice politica, né alcun legame con gli ambienti della Sacra Corona Unita, né con altre organizzazioni terroristiche. Un gesto folle – espressione di una vendetta nei confronti della giustizia per un presunto mancato risarcimento che gli sarebbe spettato, a seguito di una truffa che avrebbe subito – e «che voleva essere solo un atto dimostrativo contro il Tribunale», come ebbe a dire lo stesso, nonchè unico imputato. Alla lettura della sentenza della Corte d’Assise erano presenti lo stesso Vantaggiato, e la famiglia della ragazza rimasta uccisa. Che poteva non essere l’unica, considerata la scelta del luogo – una scuola – e l’orario. Proprio quello dell’apertura dei cancelli.

Silvia Sequi

Maturità 2013, tra ansia e afa: domani la prima prova scritta. Il tototema punta su Pirandello, Quasimodo, Svevo e Ungaretti

Esami Maturità

“Notte prima degli esami, notte di polizia”, cantava Antonello Venditti. Dopo ventinove anni fa, la notte resta prima degli esami, ma non sarà di polizia, ma di canicola. Domani 491mila studenti affronteranno la prova di maturità, di questi circa il 20% trascorrerà la notte ripassando per affrontare gli esami con una maggiore serenità. Ma dovrà anche sopportare l’improvvisa canicola scoppiata in tutta Italia, e che non gioverà alla loro concentrazione. Nei prossimi tre giorni sono infatti previste temperature attorno ai 35 gradi, e nelle aule degli edifici scolastici la colonnina di mercurio potrebbe raggiungere punte di 38 gradi. Domattina e giovedì si svolgeranno rispettivamente la prima e la seconda prova, lunedì prossimo si terrà la terza prova, mentre gli esami orali termineranno verso metà luglio. Continua a leggere

Meredith Kercher, l’avvocato Bongiorno: “Nessuna traccia di Dna di Raffaele e Amanda sul luogo del delitto”

Bongiorno-Amanda e Raffaele-Processo“Non temiamo gli ulteriori accertamenti richiesti dalla Suprema Corte perché siamo certi che emergerà l’estraneità di Sollecito. La Corte si è limitata a chiedere un’ulteriore valutazione del quadro indiziario, facendo leva sulla presenza di più concorrenti nel reato”. Con queste parole l’avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito nel processo a suo carico presso il tribunale di Perugia per la morte di Meredith Kercher, ha commentato in esclusiva all’Avanti! le motivazioni della sentenza depositata dalla prima sezione penale della Cassazione che, il 26 marzo scorso, ha annullato con rinvio le assoluzioni pronunciate in appello nei confronti dello stesso Sollecito e della cittadina statunitense Amanda Knox.  Continua a leggere

“Il silenzio sugli innocenti”: Nencini, Camusso e Amato discutono con Luca Mariani su Utoya e il futuro d’Europa

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Presentazione libro Luca Mariani di AvantiTV

Sono passati due anni da quella tragica giornata di luglio in cui Anders Behring Breivik, dopo aver seminato il panico a Oslo, sbarcò sull’isola di Utoya, simbolo della socialdemocrazia europea, massacrando sessantanove ragazzi poco più che adolescenti. Giovani socialisti norvegesi. Una tragica giornata che ha segnato l’Europa rimasta sgomenta di fronte ad un gesto che, troppo frettolosamente si volle descrivere come frutto della follia del singolo. Proprio per ricordare quel giorno e discutere le implicazioni politiche di quelle terribili ore, Luca Mariani, giornalista parlamentare, ha presentato, presso la libreria Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi di Roma, il suo libro “Il silenzio sugli innocenti. Le stragi di Oslo e Utøya”. All’evento sono intervenuti il segretario del Partito Socialista Riccardo Nencini, il segretario della Cgil Susanna Camusso e il presidente Giuliano Amato che hanno commentato il libro di Mariani analizzando il significato profondo del gesto di Brevik: se l’obiettivo del criminale era, infatti, quello di distruggere il Partito Laburista, colpevole di favorire una politica multiculturalista, è dovere proprio delle forze socialiste e laburiste quello di comprendere le dinamiche di cambiamento e interpretare i bisogni dell’Europa. Per questo, come ha ricordato il segretario socialista Nencini, sono i meccanismi di inclusione, simboleggiati in Italia dalla battaglia sullo Ius Soli, che diventano elemento fondamentale per permettere a chi nasce in un paese di esserne cittadino a pieno titolo, rispettando diritti e doveri. L’occasione quella della presentazione del libro “Il silenzio sugli innocenti” si è tramutata, dunque, in un momento di riflessone per guardare al futuro della politica europea come Mariani stesso ricorda all’Avanti! Continua a leggere

G8: all’orizzonte un’area di libero scambio tra Europa e Stati Uniti

G8 Lough ErneDurante la sessione economica del G8 tenuta nell’Irlanda del Nord, David Cameron, presidente di turno del G8, e Barack Obama hanno annunciato l’avvio a breve di colloqui bilaterali tra Stati Uniti ed Unione Europea finalizzati alla creazione di una area comune di libero scambio. Se raggiunto nei termini più estesi, il nuovo accordo consentirà la creazione di un mercato unico che coinvolgerà un miliardo di persone, includendo Stati che pesano per circa il 50% del prodotto interno lordo mondiale e per quasi un terzo del commercio mondiale. L’abolizione di tariffe e dazi, oltre alla armonizzazione delle regole fra le due sponde dell’Atlantico, dovrebbe indurre una crescita economica di oltre 200 miliardi di Euro del prodotto interno lordo europeo e di quello statunitense, portando alla creazione di due nuovi milioni di posti di lavoro. Continua a leggere

Il reporter italiano a Istanbul: «Il telefono del collega arrestato, da ore è sempre spento»

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Non accennano a placarsi le violenze in Turchia, un paese ormai, da tre settimane, stretto nel braccio di ferro tra manifestanti e governo del primo ministro Erdogan che, proprio oggi, ha minacciato di mobilitare l’esercito per mettere fine alle proteste che continuano a riempire le piazze delle principali città turche. «Da circa tre settimane stiamo assistendo ad uno scontro tra due turchie, due concezioni, due modelli di paese contrapposti in maniera sempre più aspra», dice all’Avanti! Patrick Tombola, reporter italiano che ha coperto le Primavere arabe e il conflitto siriano che, oggi, vive a Istanbul e lavora per la Tv tedesca. Quanto si sta consumando al di là del Bosforo rappresenta, infatti, il primo momento di messa in discussione forte del potere che Erdogan ha esercitato, in maniera quasi assoluta, sin dalla sua elezione, nel 2002, motivo per cui si è guadagnato l’appellativo “il sultano”. Un potere basato su una commistione di politiche economiche neoliberliste, una congiuntura favorevole, che fa crescere la Turchia a tassi impensabili per qualunque paese europeo, e la riscoperta di un Islam “moderato” come elemento di coesione politica e sociale. Moderato almeno nelle intenzioni visto che, a piccoli passi, il premier ha fatto approvare una serie di leggi che allontanano sempre di più la Turchia moderna da quell’idea di laicità alla base della sua fondazione. Una situazione che si fa difficile anche per i giornalisti che, nel paese che vanta il primato negativo del maggior numero di cronisti in prigione, sono sempre più finiti nel mirino delle forze di sicurezza, come testimonia l’arresto proprio a piazza Taksim, del fotoreporter italiano 29enne, Daniele Stefanini.

Patrick, un fotoreporter italiano è stato arrestato, hai notizie?

In questio giorni non l’ho incrociato, ma da ore provo a chiamarlo, da quando ho saputo che era nelle mani della polizia. Il telefono era spento e non sono riuscito a raggiungerlo. So solo che è stato arrestato all’uscita dell’ospedale subito dopo aver ricevuto cure mediche.

Qual è la situazione a Istanbul?

Vivo in Turchia da un po’ è ho la netta sensazione che quello a cui sto assistendo altro non sia che uno scontro tra due turchie. Una contrapposizione che è diventata violenta da circa tre settimane, ma che in realtà covava sotto la cenere: semplicemente c’è una parte del popolo turco che vuole far sentire la propria voce sempre più silenziata negli ultimi anni, e che, soprattutto, reclama riforme. L’altra parte del Paese è invece con il primo ministro Erdogan, lo considera l’idolo di una Turchia che vuole imporsi sia come modello politico, che come potenza regionale e gigante economico, riscoprendo la sua radice islamica. Tutto questo si riflette nel fatto che l’escalation di violenza di questi giorni è stata accompagnata da un inasprirsi della retorica tra le parti. I giornalisti, soprattutto, sono stati tra le prime vittime di questa deriva.

Si è parlato molto di Ghezi Park. Cosa rappresenta questa battaglia?

Ghezi park, come intuibile, è stata solamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Anche le persone più profondamente animate dalla causa ambientalista dicono che si tratta di un simbolo della richiesta di riforme più aderenti a quel modello si società che aveva creato Ataturk, una società secolare. La parte più laica del paese, infatti, si è trovata di fronte al tentativo, messo in atto da Erdogan e ormai palesatosi, di introdurre sempre più pesantemente nei gangli dello Stato un Islam che si fa ogni giorno più conservatore. A Ghezi park si è radunata una moltitudine che racchiude un insieme di forze politiche e sociali molto variegata: ci si trova dall’anticapitalista islamico al socialdemocratico, accomunati tutti dall’antitesi nei confronti dell’escalation religiosa e antidemocratica e, anche, dalla volontà di opporsi alla figura di Erdogan visto come un accentratore di potere.

Chi c’è dall’altra parte invece?

Ero alla manifestazione pro-Erdogan e ho potuto vedere una massa di persone che rappresentano, appunto, l’altra Turchia, quella che considera il primo ministro appunto come un idolo che incarna per loro i valori di una Turchia forte, dinamica e che è stato in grado, attraverso la riscoperta dell’Islam come ideologia, di rilanciare e riaccendere il sogno ottomano. Una visione che, naturalmente, non va per il sottile verso chi rappresenta la richiesta di riforme in senso democratico

Erdogan ha agitato lo spauracchio delle “forze straniere” che agiscono alimentando la protesta?

La situazione turca nelle piazze è molto confusa, ma una delle poche cose su cui posso mettere la mano sul fuoco è che il movimento nato a seguito dei fatti di Ghezi Park è assolutamente autoctono. Credo che il tentativo di Erdogan di far passare quanto accade come il risultato di un complotto, ordito per mano di non meglio precisati poteri stranieri, sia, oltre che maldestro, anche molto pericoloso. E lo dico da reporter, perché questo tipo di discorsi mettono a rischio innanzitutto noi giornalisti stranieri. Inoltre, affermazioni di questa natura finiscono per non dare legittimità alle richieste che vengono dalla gente, innescando meccanismi di estremizzazione del conflitto. Alimentano l’idea che, di fronte a sé, non ci siano cittadini con opinioni differenti, ma nemici. È la stessa dinamica che ho visto in Egitto, quella della delegittimizzazione. Escludo assolutamente che la gente che oggi protesta in Turchia sia manipolata.

Roberto Capocelli

L’economia reale affonda, ma le ecomafie fatturano miliardi. Allarme di Legambiente

EcomafieÈ come un incontro di pugilato tra un atleta che rispetta le regole e un delinquente che usa solo colpi bassi e armi illegali. La cosa più grave è che sembra mancare l’arbitro che dovrebbe non permetterlo. E già, perché mentre l’economia legale sembra sprofondare ogni giorno di più nel gorgo nero della  crisi, quella illegale delle “ecomafie” sembra essere in pieno boom. «Quella delle Ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale» ha detto ha detto, infatti, il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza in occasione della presentazione di “Ecomafia 2013”, il rapporto annuale che Legambiente realizza grazie al contributo delle Forze dell’ordine. E i numeri degli illeciti ambientali sono desolanti: sono 34.120 i reati, 28.132 le persone denunciate, 161 le ordinanze di custodia cautelare, 8.286 i sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da 302 clan, 6 in più rispetto a quelli censiti lo scorso anno. Un’economia criminale, continua Vittorio Cogliati Dezza, che «si regge sull’intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il dumping ambientale, la falsificazione di fatture e bilanci, l’evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti». Continua a leggere

“Decreto del fare”, apprezzamento bipartisan: «L’esecutivo proceda in questa direzione»

Berlusconi-larghe inteseEsaminato e approvato ieri pomeriggio dal Consiglio dei ministri, il cosiddetto “decreto del fare” piace sia a destra che a sinistra. Commenti di apprezzamento sono infatti stati espressi sia dal leader del Pdl, Silvio Berlusconi, sia dal segretario del Pd, Gugliemo Epifani. Il decreto, che prevede misure urgenti per il rilancio economico del Paese, è stato definito dal Cavaliere un «grande risultato» e un «fatto epocale: l’intesa tra destra e sinistra dopo decenni di contrasti, che io spero possa durare». Durante un’intervista a “Studio Aperto”, Berlusconi ha dunque colto l’occasione per benedire nuovamente il governo delle larghe intese. Soddisfazione è stata espressa anche dal segretario democratico Epifani secondo cui i provvedimenti adottati dall’esecutivo «procedono verso la direzione giusta». Continua a leggere

Youth Guarantee: ecco come favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro

UE-Psi-Youth GuaranteeA fine 2012,  i disoccupati in Europa erano quasi 19 milioni, con la perdita di un ulteriore milione e ottocentomila posti di lavoro nel corso dell’ultimo anno. Ciò che preoccupa è che a  febbraio 2013, il tasso di disoccupazione giovanile nell’Unione Europea ha raggiunto il 23,5%. Circa 5,7 milioni di giovani sotto i 25 anni sono disoccupati, 196.000 in più rispetto all’anno scorso. Continua a leggere

Imu-Iva, Di Lello (Psi): «Serve il coraggio di scegliere: tassare i redditi più alti oppure la patrimoniale»

Marco Di Lello-Psi-Iva

Quando arrivano i conti finiscono le discussioni e arriva il tempo di scegliere. Il titolare del dicastero dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha chiaramente invitato i partiti della maggioranza a stabilire le priorità visto che la contemporanea abrogazione dell’Imu, chiesta dal Pdl, e lo stop all’aumento dell’Iva, voluto da tutte le forze politiche costerebbero 8 miliardi l’anno. Soldi che, afferma il ministro, non ci sono. La conseguenza è che la realizzazione di queste richieste metterebbe in discussione la priorità delle priorità, sollecitata da imprenditori e sindacati, cioè il taglio delle tasse su lavoro e imprese. Ma, sulla cifra del ministro Saccomanni interviene l’onorevole Marco di Lello, capogruppo del Psi alla Camera, che all’Avanti! ha detto: «intanto gli 8 miliardi sono tutti da verificare. Per fare una stima reale si dovrebbero calcolare gli impatti che un eventuale aumento di un punto dell’Iva, dal 21 al 22, avrebbe sui consumi. È dimostrato che aumentare l’Iva ha un effetto depressivo proprio sui consumi, l’esatto contrario di quello di cui abbiamo bisogno per rilanciare la nostra economia». Continua a leggere