Consumatori, fiducia stabile in Europa

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L’indice di fiducia dei consumatori, rilevato da GfK nei 28 stati dell’Unione Europea, è rimasto relativamente stabile nei primi mesi del 2018. L’indice è calato leggermente a marzo, assestandosi a 20,6 punti. In Italia, invece, diminuiscono ancora le aspettative economiche, mentre migliorano quelle relative al reddito. Per il 2018, GfK prevede un aumento della spesa delle famiglie europee compreso tra 1,5 e 2 punti percentuali in termini reali. In Italia, sempre secondo Gfk, l’incertezza politica indebolisce le aspettative economiche che i risultati elettorali non hanno contribuito a migliorare. Nel frattempo, a marzo 2018 c’è stata una diminuzione della Cassa integrazione. Le ore autorizzate sono state 21,94 milioni con un calo del 5,3% rispetto a febbraio e del 40,9% su marzo 2017. Lo ha comunicato oggi l’Inps nell’Osservatorio sulla cassa integrazione spiegando che nei primi tre mesi dell’anno sono stati autorizzati nel complesso 62,39 milioni di ore con un calo del 38,68% sui primi tre mesi del 2017. Nel mese di febbraio sono arrivate all’Inps complessivamente 108.405 domande di disoccupazione, con un calo del 38,1% rispetto alle 175.210 arrivate a gennaio 2018. Però, le domande di disoccupazione sono cresciute del 2,3% rispetto a febbraio 2017.  Nei primi due mesi del 2018, sono arrivate all’Istituto 283.615 domande di sussidio con un aumento del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Per GfK, nel primo trimestre del 2018 i consumatori europei si sono dimostrati molto meno ottimisti, rispetto alla fine dello scorso anno. Tutti i Paesi che avevano visto un forte incremento dell’indice di fiducia nel corso del 2017, hanno registrato una flessione nei primi mesi dell’anno.

In media, le aspettative economiche dei Paesi dell’Unione Europea si sono assestate a 15 punti a marzo 2018, due punti in meno rispetto a dicembre 2017. In Francia e in Austria il clima positivo sembra essersi temporaneamente affievolito dopo le elezioni. Al contrario, i consumatori della Repubblica Ceca e del Belgio sembrano essere molto più ottimisti rispetto all’economia dei propri Paesi.

Le aspettative di reddito continuano invece a crescere in tutta Europa. Nei primi tre mesi dell’anno, questo indicatore è salito di 1,3 punti, raggiungendo quota 16,3 punti a marzo. Particolarmente ottimisti sono i consumatori di Gran Bretagna e Bulgaria, che hanno fatto registrare una crescita a due cifre dell’indicatore sulle aspettative di reddito. Trend negativo invece in Francia e Spagna.

Nel primo trimestre del 2018, l’indice che misura la propensione all’acquisto dei cittadini europei ha registrato, in media, un calo di 1,3 punti, stabilizzandosi a 19,7 punti a fine marzo. In controtendenza il dato della Repubblica Ceca, che continua a crescere e evidenzia l’umore generalmente positivo dei consumatori cechi.

Sul versante dell’Italia nel primo trimestre del 2018, i consumatori italiani hanno vissuto un periodo di incertezza e i risultati delle elezioni non sono riusciti a risollevare l’umore della popolazione.

Le aspettative economiche degli italiani continuano a scendere anche in questo trimestre, seppure in maniera meno drastica rispetto allo spesso periodo del 2017. A fine marzo, l’indicatore che misura le aspettative economiche si è assestato a -28,1 punti, 4,3 punti in meno di quelli registrati alla fine del 2017.

Per contro, le aspettative di reddito mostrano un andamento positivo e a marzo 2018 l’indicatore ha raggiunto i 4,4 punti, con una crescita di 5,5 punti. Si tratta di un valore in crescita sia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (quando era arrivato a -8,9 punti) sia rispetto a dicembre 2017.

Peggiora invece la propensione all’acquisto dei consumatori italiani nel primo trimestre del 2018. Rispetto agli alti livelli raggiunti a dicembre 2017, l’indicatore ha registrato un calo di 5,4 punti e a marzo 2018 stabilizzandosi a 15,7 punti.

Dall’indagine di GfK è emersa un’Europa a più velocità tendenzialmente stabile nella media. L’Italia, tra luci ed ombre, a seguito dei recenti risultati elettorali, resta in un clima di incertezze con valutazioni negative fatte dai consumatori.

Salvatore Rondello

Cuba, dopo 57 anni il primo non Castro

Miguel-Diaz-Canel cuba

Miguel Díaz-Canel, 57 anni, è il nuovo presidente di Cuba: è stato eletto dall’Assemblea Nazionale cubana e prenderà il posto di Raúl Castro, 86 anni, che aveva annunciato il ritiro dalla vita pubblica il giorno dopo la sua nomina per un secondo mandato presidenziale, nel febbraio 2013. L’elezione di Díaz-Canel per Cuba è la fine di un’era durata quasi 60 anni: per la prima volta dal 1959, cioè dalla rivoluzione che destituì il regime di Fulgencio Batista, alla guida del governo cubano non ci sarà infatti un esponente della famiglia Castro, dopo i molti anni di governo di Fidel e poi di suo fratello Raúl. Diaz-Canel è nato dopo la Rivoluzione stessa.

Díaz-Canel, attuale primo vicepresidente, era dato come favorito a prendere il posto di Raúl Castro. Díaz-Canel iniziò a lavorare con assiduità con il Partito comunista di Cuba nei primi anni Novanta. Dopo alcuni incarichi amministrativi, nel 2009 fu scelto come ministro dell’Istruzione e tre anni dopo come vicepresidente del Consiglio dei ministri. La cosa più rilevante che lo riguarda, hanno scritto diversi osservatori, è che fa parte della generazione post-rivoluzionaria: non era ancora nato quando ci fu la rivoluzione, per dire. Per questa ragione in molti si stanno chiedendo se avrà la volontà e la possibilità di cambiare le cose, fare importanti riforme e aprire Cuba verso l’esterno.

Da una parte Díaz-Canel sembra collocato su posizioni più liberali rispetto ad altri leader politici cubani: si è detto sostenitore dei diritti degli omosessuali, di una maggiore apertura a Internet e anche di una stampa critica con il governo, tra le altre cose. Ci sono però molti dubbi sulle sue reali intenzioni, o possibilità di realizzarle. In un discorso tenuto a una riunione a porte chiuse del Partito comunista, Díaz-Canel ha promesso di chiudere i media critici con il governo e ha definito l’allentamento dell’embargo statunitense su Cuba un tentativo di distruggere la rivoluzione. L’impressione è che Díaz-Canel abbia voluto rassicurare la vecchia guardia, che continuerà a essere molto potente nonostante i cambi al vertice. Per esempio Raúl Castro rimarrà alla guida del Partito comunista, importante centro decisionale nella politica cubana. Ma non è chiaro quanto le sue parole siano state solo dirette a rassicurare la vecchia generazione di rivoluzionari, o quanto invece siano state l’espressione effettiva della sua visione politica.

Senza la mistica rivoluzionaria dei Castro, ha scritto l’Economist, l’azione di Díaz-Canel sarà giudicata in modo più puntuale. Prima di affrontare una serie di riforme dolorose, il nuovo presidente potrebbe cercare di aumentare la propria popolarità per esempio espandendo l’accesso a Internet. Il governo sta anche pianificando una serie di cambiamenti costituzionali per riconoscere tra le altre cose il diritto al lavoro autonomo. I cubani potrebbero votare le modifiche attraverso un referendum, che potrebbe dare a Díaz-Canel una specie di legittimità. Ma le misure più attese, secondo tutti gli osservatori, resteranno quelle economiche, che potrebbero migliorare concretamente la vita dei cubani.

Federica Angeli testimone al Processo contro gli Spada

federica angeli“Hanno provato in tutti i modi a privarmi della mia libertà e sono riusciti a privarmi di quella fisica perché ho la scorta ma sicuramente io alle loro regole non ci sto e oggi posso dirvi che mi sento libera, è una bellissima sensazione. Non ho paura”, ha detto Federica Angeli durante la sua testimonianza. Il processo riguarda uno scontro tra appartenenti al clan Spada e Triassi avvenuto nella notte del 16 luglio del 2013. La giornalista antimafia fu testimone oculare di quanto avvenuto a poca distanza da casa sua e denunciò agli inquirenti quanto aveva visto, così le venne assegnata la scorta. Oggi la solidarietà alla giornalista de La Repubblica, nei minuti precedenti all’udienza fuori dal tribunale, si è tenuto un sit in di solidarietà a cui hanno preso parte Fnsi, Usigrai Consiglio nazionale Ordine di giornalisti, Articolo 21, Rete No Bavaglio, Associazione Stampa Romana e Associazione Libera Stampa. Anche la Regione Lazio è presente così come annunciato da Gianpiero Cioffredi, presidente Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio.
“Federica Angeli non può essere lasciata sola. Quando raccontava dei fatti di Ostia sembrava quasi che enfatizzasse i fenomeni: oggi è invece chiaro, anche da quanto sta emergendo dalle inchieste, che in quella parte di Roma c’è un grumo di criminalità e comportamenti omertosi che possono essere definiti mafiosi. Ad Ostia c’è un clima e una realtà che non possono essere sottovalutati”. Ha afferma toil direttore de La Repubblica, Mario Calabresi, a margine dell’udienza.

Caso Skripal. Mosca, Novichok prodotto in Usa

case-skripalEnnesima svolta sul caso Skripal. La Russia ha presentato le prove che il composto “novichok”, usato per avvelenare l’ex spia russa Serghei Skripal e la figlia Yulia, è stato prodotto e brevettato negli Usa come arma chimica nel 2015. A dichiararlo l’inviato di Mosca presso l’Opac Alexander Shulgin. “Nel dicembre 2015 l’ufficio brevetti degli Usa si è rivolto all’omonima agenzia russa per verificare la brevettabilità dell’invenzione fatta dal ricercatore statunitense T. Rubin”.
Nel frattempo l’Opac durante un meeting a L’Aja, aveva chiarito che la sostanza impiegata, l’agente nervino BWZ era stata impiegata nelle procedure di controllo ma non era presente nel campione che era stato prelevato a Salisbury, località inglese teatro dell’avvelenamento. Pur smentendo che si tratti di una sostanza prodotta in Occidente, l’Opac non ha comunque attribuito la responsabilità dell’avvelenamento, che il Regno Unito ha fatto ricadere sulla Russia, su Mosca.

Olivetti. Processo per Amianto, tutti assolti

olivetti“Finché non saranno depositate le motivazioni non sapremo il perché di questa sentenza. Ma se emergeranno dei profili per l’impugnazione, la impugneremo. E daremo battaglia”. È il commento del pg Carlo Maria Pellicano uno dei 3 magistrati che hanno sostenuto la pubblica accusa nella decisione della Corte di Appello di Torino sul processo Olivetti. “Per ora – ha concluso – noi e la difesa siamo sull’1-1”. Sono stati tutti assolti gli imputati per il Processo per Amianto dalla corte d’Appello di Torino, per la quale il fatto non sussiste. Viene così ribaltata la sentenza di primo grado emessa nel luglio del 2016 dal tribunale di Ivrea. Assolti quindi anche i big di questo processo, a partire da Carlo De Benedetti, il fratello Franco e l’ex Ad alla Olivetti, Corrado Passera. Le tredici condanne si sono trasformate in altrettante assoluzioni. La Procura generale di Torino, invece, aveva chiesto la conferma delle sentenze di primo grado per tutti gli imputati.
Per il legale della Fiom-Cgil e dell’Associazione familiari delle vittime dell’amianto, costituiti come parti civili nel processo, Laura Longo sono stati almeno 14 i casi di decessi dovuti all’esposizione dei lavoratori all’amianto, negli stabilimenti dell’Olivetti a Ivrea e nel circondario. Esposizione al di fuori delle norme di sicurezza della quale erano accusati manger e dirigenti transitati per Ivrea dagli anni ’80.
Ma è stata la controversia scientifica sul tema del cosiddetto “effetto acceleratore” nelle malattie provocate dall’amianto a far cadere le accuse al processo Olivetti. Questa l’analisi che, nell’attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, viene fatta sia dall’accusa che dalla difesa. “In pratica – spiega uno degli avvocati – il dirigente è considerato responsabile solo per i primi due anni di esposizione del lavoratore all’amianto. In questo caso De Benedetti è stato in carica a partire dal 1978 e i dipendenti erano stati colpiti dalla patologia in un periodo precedente. Se fosse accertata l’esistenza di un “effetto acceleratore” sarebbe diverso. Ma nella comunità scientifica non c’è un consenso unanime. E quindi la giurisprudenza non può tenerne conto”.
Le difese hanno fatto leva sulle ultime sentenze della cassazione in materia, che negli ultimi anni hanno annullato diverse condanne simili.

L’Eni investe sette miliardi in Italia

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L’ENI ha presentato il piano strategico 2018-2021 alla comunità finanziaria italiana. L’amministratore delegato, Claudio Descalzi, illustrando il piano ha detto: “L’Italia è il primo paese a livello di investimenti per il gruppo Eni: 7 miliardi di euro nei prossimi quattro anni, di cui 1 miliardo destinato alle attività green, incluse le spese per la ricerca e sviluppo al servizio del processo di decarbonizzazione. Lavoriamo in decine di paesi nel mondo e in ogni paese integriamo le nostre competenze e la nostra passione con quelle delle popolazioni che ci ospitano, con risultati straordinari ma le nostre radici sono in Italia ed è proprio qui che vediamo il potenziale per investire di più”.

Descalzi ha trattato anche il tema della sicurezza delle attività e della loro compatibilità ambientale affermando: “Nel 2017 abbiamo confermato il primato nell’ambito della sicurezza nel lavoro, con un numero di eventi registrati per milioni di ore lavorate (Total Recordable Injury Rate) pari a 0,33, in miglioramento del 7% rispetto al 2016. A livello ambientale, abbiamo ridotto l’intensità delle emissioni dalle nostre attività upstream del 3% rispetto al 2016 e del 15% rispetto al 2014, compiendo significativi progressi verso l’obiettivo di riduzione del 43% nel 2025 rispetto al 2014”.

L’Amministratore delegato di Eni si è poi soffermato sul Progetto Italia, iniziativa di riqualificazione industriale che implica la realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile nell’ambito di terreni Eni bonificati. L’energia rinnovabile prodotta sarà destinata prevalentemente a soddisfare gli autoconsumi degli asset industriali di Eni, consentendo alla compagnia di ridurne i consumi energetici. Finora Eni ha identificato in questo ambito 25 progetti per una potenza complessiva pari a 220 megawatt, pari a 0,4 terawatt/ore all’anno di energia elettrica, e che entreranno in esercizio nel 2021.

Sempre in ambito green, Descalzi ha ricordato l’impegno della compagnia per la realizzazione di prodotti bio nell’ambito del downstream: Eni è stata la prima compagnia a convertire una raffineria tradizionale in bioraffineria, a Venezia, e completerà entro fine anno la conversione della raffineria di Gela; i due impianti, insieme, produrranno 1 milione di tonnellate all’anno di green diesel entro il 2021, facendo di Eni uno dei principali produttori d’Europa. La società, infine, ha lanciato una serie di progetti legati alla chimica verde come prodotti intermedi da olio vegetale e piantagioni sperimentali di Guayule per produrre gomma naturale.

Nel campo delle rinnovabili,  ENI  concentrerà la propria ricerca prevalentemente sul solare, sullo stoccaggio dell’energia, su biocarburanti avanzati, sulle biomasse e sull’energia eolica.

Per contribuire alla mobilità sostenibile, oltre alla tecnologia Ecofining per la produzione del green diesel, la società sta lavorando allo sviluppo di processi per la conversione del gas naturale in metanolo, progetto legato al memorandum firmato alla fine del 2017 con  FCA e volto allo sviluppo di una serie di progetti di ricerca e applicazioni tecnologiche per la riduzione delle emissioni di CO2 nei trasporti su strada: tra gli ambiti della collaborazione vi è proprio l’utilizzo del metanolo tra le nuove tecnologie per l’utilizzo del gas nei trasporti, che consente di ridurre significativamente le emissioni. A questo scopo,  ENI ha già sviluppato una nuova benzina composta per il 20% da carburanti alternativi (15% di metanolo e 5% bioetanolo).

Descalzi ha anche affermato: “Nell’arco del nuovo Piano spenderemo oltre 750 milioni di euro in ricerca e sviluppo. Grazie alla ricerca abbiamo consolidato e arricchito il nostro know how, formando nuove e importanti competenze interne. Lavoriamo con più di 50 istituiti tra Università e centri di ricerca, per un totale di oltre 220 progetti, di cui oltre la metà in Italia, promuovendo un profondo scambio di conoscenze tra  ENI  e il Paese. Dal 2009 al 2017, abbiamo speso in ricerca e sviluppo 1,7 miliardi di euro, costruendo un portafoglio di tecnologie nei più svariati ambiti, dall’upstream al downstream, dalle rinnovabili alla salvaguardia ambientale fino alla sicurezza, per un totale di oltre 6 mila brevetti”.

La multinazionale italiana guarda al futuro, all’ambiente ed allo sviluppo del Paese di origine. Se tutte le multinazionali con origini italiane potessero seguire l’esempio di Eni, in Italia ci sarebbero sicuramente meno problemi da affrontare.

Salvatore Rondello

Nencini: “Di Maio camaleonte, Salvini filo-russo”

Quirinale-Presidente

Il secondo giro di consultazioni è finito. A breve Matteralla prenderà le sue decisioni su come sbrogliare la matassa post elettorale dando un mandato a chi ritiene possa coagulare una maggioranza in grado di sostenere un governo. Un mandato che può essere solo esplorativo oppure già pieno, ipotesi difficile al momento, in quanto i numeri su costruire un governo sono al momento del tutto assenti.

“Quando a dicembre – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – dicevamo del pericolo grigio verde avevamo visto bene. In secondo luogo ora vediamo che i 5 Stelle hanno manifestato una capacità di adattamento programmatico di tipo doroteo. Anche loro nascono con posizioni antieuro e antieuropeisti e in politica estera erano molto attenti alle buone relazioni con la Russia di Putin. Oggi invece si sanno adattando come un camaleonte alla situazione italiana mentre Salvini per ora non ha cambiato di una virgola il suo approccio: Filoputiano era e filoputiano resta.

E la vicenda Siria lo dimostra…
Esattamente. Il comportamento di Di Maio è quello di chi in nome del governo è disponibile a gettare a mare parte rilevante del suo programma e addirittura a ritenere ambiguamente realizzabile alcune parti del programma in alleanza con qualcuno, chi esso sia, senza che questo faccia nessuna differenza.

Quindi il fine non è il programma ma il governo.
Ma siamo bel al di là del fine che giustifica i mezzi di Machiavellica memoria, in cui vi era molta più etica e responsabilità che nella posizione di Di Maio. Non vi è dubbio però che la vicenda Siriana abbia svelato il gioco. Perché una cosa, e penso a Salvini, è sostenere immaginificamente un rapporto con la Russia di Putin, lasciandolo cioè a livello teorico. Altra cosa è vederlo applicato. E la sua messa in pratica porterebbe l’Italia lontano dai legami euroatlantici che sono ormai un patrimonio largamente condiviso. Così condiviso da provocare fratture anche nel centrodestra che ha vinto le elezioni.

Salvini invece pensa alle regionali come una sorta di turno di ballottaggio…
Ma il Molise e il Friuli, un milione e 800mila abitanti non sono un grimaldello molto robusto.

La settimana scorsa sei salito al Colle per i colloqui per il Governo. Quali i punti posti dai socialisti?
La certezza di una politica estera euro-atlantica, la conferma di un ruolo forte in una Europa profondamente riformata a partire dal trattato di Dublino e dal Trattato di Maastricht. Terzo una attenzione perché non si sfori ulteriormente il debito pubblico. Ora la mia opinione è che i due vincitori delle elezioni devono avanzare una proposta concreta. Se non la hanno devono dire agli italiani la verità. Ossia che si è trattato di una vittoria mutilata e che questi due partiti, ricchi di voti ma poveri di strategia, non sono in grado di realizzare un governo per l’Italia.

E in caso di ulteriore empasse, governissimo o nuove elezioni?
Intanto Salvini e Di Maio devono presentare agli italiani il loro percorso. Le modalità le troverà il Capo dello Stato. Da lì si vedrà se vi è la possibilità di fare un governo o se la loro ipotesi cadrà. Solo in quel momento il centrosinistra deve entrare in gioco per senso di responsabilità. Non prima.

Questo è un punto su cui il dibattito all’interno del Partito Democratico è molto forte.
Nel Pd si fronteggiano due linee. Una molto più possibilista del governo subito con i grillini e un’altra che non è lontana dalla nostra. Ma soprattutto nel Pd non si è preso ancora atto che è finito un tempo. Il Pd nasce come soggetto che deve fronteggiare il Popolo della libertà in uno schema bipolare. Oggi non c’è né lo schema bipolare né lo schema maggioritario. C’è una legge largamente proporzionale e c’è uno schema a tre che sarà durevole in Italia e nel resto dell’Europa. Ecco perché se dovesse aprirsi un’altra fase per la formazione del governo, non è tanto al Pd che ci si debba rivolgere, ma a una sinistra riformista in costruzione che deve partecipare coralmente e condividere un indirizzo.

E questo è il tema di cui i Psi ha discusso a Bologna e poi a Napoli. Cosa si può trarre da questi due appuntamenti del Partito?
Da questi seminari viene fuori un partito vivo. Secondo viene fuori il desiderio pervicace di proseguire nella nostra iniziativa politica corredandola di diversi cambiamenti a cominciare da quello del punto di vista organizzativo. Terzo, arriva un appello al mondo socialista e riformista. Ma anche laico riformista e cattolico riformista per creare una sorta di concentrazione repubblicana e democratica da contrapporre a al populismo continentale ormai molto forte. Con una scadenza che siano le elezioni europee del prossimo anno per costruire una nuova storia.

Daniele Unfer

Ventimiglia, pronto lo sgombero dei migranti sul Roja

rojaNon sarà più possibile allestire tende e altri ripari di fortuna vicino al confine con la Francia, chi vorrà dormire sul greto sotto i ponti dovrà farlo senza ripari di alcun genere. Questa mattina le ruspe hanno sgomberato l’accampamento dei migranti sul torrente Roja, a Ventimiglia. Almeno 180 le persone che sono state allontanate, mentre le tende smantellate sono 110. Le autorità hanno stabilito che non sarà più possibile creare ripari di fortuna al confine tra Italia e Francia. I migranti hanno lasciato l’accampamento in parte diretti al centro di accoglienza del Parco Roja in parte in giro per la città. Uno di loro a quanto pare ha dato fuoco alla sua tenda per non vederla spazzata dalle ruspe. Sono intervenuti i vigili del fuoco per domare le fiamme. L’operazione è avvenuta alla presenza di una settantina di uomini delle forze dell’ordine. “Il Comitato per la sicurezza ha deciso di ripristinare la sorvegliabilità di questo contesto ambientale”, ha spiegato il questore Cesare Capocasa.

Salvini e Di Maio, tra forni ‘a tempo’ e terzo incomodo

COMBO SALVINI DI MARIO

“Io aspetto ancora qualche giorno, dopodiché uno dei due forni si chiude”, così Luigi Di Maio afferma riferendosi a una probabile alleanza con la Lega di Salvini. Ospite di Lilli Gruber, il Capo politico del M5S riguardo alla coalizione di Centrodestra e a il veto pentastellato su Berlusconi afferma: “La smettano di ostentare un’unione che non c’è”.
Inoltre sulle dichiarazioni di Salvini che in caso di vittoria della Lega alle regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia, farebbe il governo in 15 giorni, Di Maio dice: “Per aspettare i comodi di Salvini vuol dire che prima del 15 maggio non avremo un governo”?
La risposta arriva su Instagram dall leader della Lega Matteo Salvini che postando una foto che lo ritrae in mezzo al verde e riferendosi a quanto detto ieri dal candidato premier del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, dice: “C’è chi chiude il forno, c’è chi cura l’orto”.
Il confronto tra i due leader avviene sempre a distanza. Matteo Salvini, nel corso di un intervista a Telemolise, in riferimento alla possibilità di una figura terza rispetto a Salvini e Di Maio come possibile candidato all’incarico di premier, afferma: “Se ci fosse qualcuno in gamba che sottoscrive un programma che condivido perché no. Io a differenza di Di Maio non sono qua a dire o governo io o non si fa niente”. Entro domani ci sarà infatti la decisione del Colle: una delle ipotesi è quella di affidare un mandato esplorativo a una delle due alte cariche dello Stato, cioè i presidenti del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, o quello della Camera, Roberto Fico.
Salvini però non chiude ancora completamente ai cinquestelle e sostiene che per formare un governo ed “escludendo la sinistra, rimane il dialogo con i 5 stelle, che proverò a percorrere fino in fondo, a meno che i grillini non vogliano far finta di governare e preferiscano stare fuori a dire `no, no´. A quel punto l’unica via che rimane è quella delle elezioni” e assicurando che proverà “di tutto per cominciare a governare”.

Poveri e tartassati. Otto milioni di incapienti

tartassati-stangata-640x342Da una elaborazione effettuata dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti sui dati raccolti dal Dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2016 e nel 2017, emerge un quadro sorprendente. Sarebbero oltre 7,73 milioni i contribuenti italiani “incapienti”, per i quali l’Irpef dovuta si azzera per effetto delle detrazioni. Di questi sono più di 3,12 milioni quelli che non riescono a sfruttare in tutto o in parte le detrazioni per carichi di famiglia.
Nel dettaglio, sono oltre 750.000 i contribuenti che, per “incapienza” dell’imposta, non sfruttano nemmeno un euro di detrazione Irpef non soltanto per le numerose detrazioni esistenti per oneri e spese, ma anche per quelle previste a favore di chi ha familiari a carico. Tra questi 750.000, anche 72.000 contribuenti con coniuge e due figli a carico e 101.000 contribuenti tra i quali si annoverano anche quelli con tre o più figli a carico.
Sono invece oltre 2,36 milioni i contribuenti che, per “incapienza dell’imposta”, non sfruttano nemmeno un euro di detrazione Irpef per le numerose detrazioni esistenti per spese e oneri e riescono a sfruttare soltanto in parte quelle previste a favore di chi ha familiari a carico. Tra questi 2,36 milioni, anche 384.000 contribuenti con coniuge e due figli a carico e 466.000 contribuenti tra i quali si annoverano anche quelli con tre o più figli a carico.
I restanti 4,61 milioni di “incapienti” riescono invece a sfruttare per intero le detrazioni per carichi di famiglia, oltre naturalmente a quelle collegate alla tipologia del loro reddito da lavoro dipendente, pensione o lavoro autonomo, limitando la loro “incapienza” ad una parte delle detrazioni spettanti per oneri e spese.
Il presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Massimo Miani, ha osservato: “Anche quest’anno la campagna della dichiarazione dei redditi, avviata con la messa a disposizione dei dati per la “precompilata”, vede nuove detrazioni per oneri e spese che si affiancano alle numerose già esistenti, ma quello degli incapienti rimane un nodo non affrontato. Il vero tema è quello dei carichi familiari: è logico che le detrazioni per redditi di lavoro abbiano al massimo il compito di azzerare l’imposta dovuta, così come è ragionevole che le detrazioni per oneri e spese facciano altrettanto. Dove invitiamo a una riflessione, sono i carichi di famiglia: per questo tipo di situazione l’incapienza non appare né logica né ragionevole e forse sarebbe opportuno concentrare e rafforzare l’aiuto al fattore famiglia sul versante dei trasferimenti, come per il meccanismo degli assegni al nucleo familiare, piuttosto che su quello delle detrazioni d’imposta”.
In sintesi, le persone con i redditi più bassi non riescono a sfruttare per intero le detrazioni di cui avrebbero diritto perché il loro valore è superiore all’imposta versata. Di conseguenza, i rimborsi ottenuti sono solo parziali rispetto alle agevolazioni fiscali spettanti di diritto.