Piazza Grande. Il Pd cerca una strada senza Renzi

gentiloni-zingarettiUna domenica dal palco dell’ex dogana di san Lorenzo. Il Pd riparte da sinistra e lo fa puntando su un quartiere storicamente tale. Sul palco di ‘Piazza Grande’, la kermesse dei Dem, è salito non solo Nicola Zingaretti, ma anche l’ex Presidente del consiglio, Paolo Gentiloni. Salutato da una ovazione scandisce: “Questo governo, in pochi mesi, ha mandato in fumo la fatica di anni degli italiani. Ci sono persone che cominciano a pensare che quelle strabilianti promesse rischiano di non essere mantenute”.
Tuttavia anche se Gentiloni è lì per supportare il Governatore del Lazio, rivolge un messaggio distensivo alla controparte renziana abbracciando l’idea “di una strada nuova per il Pd”, così come era stata enunciata da Zingaretti, “purché non si tratti di una strada fatta di abiure”.
Proprio Zingaretti attacca il Governo soprattutto sul caso di Riace: “Quello di Salvini è un atto immondo. Sugli immigrati stanno giocando una partita sporca, esaltando le paure. L’immigrazione è una sfida reale, ma c’è un modello alternativo all’odio”. Ma non dimentica di respingere le accuse, soprattutto di molti personaggi vicini all’ex segretario dem, di volersi alleare con il Movimento. “Sospetti che mi hanno ferito”, spiega: “Io non voglio allearmi con il Movimento 5 Stelle, lo avrei già fatto in Regione se lo avessi voluto. Invece li ho sconfitti”. Almeno su questo l’incidente è risolto visto che lo stesso Renzi, oggi in una intervista, ha salutato positivamente il fatto che Zingaretti abbia fatto chiarezza ieri con argomenti che puntavano sull’inadeguatezza dei grillini al governo. “Hanno cominciato a tradire le promesse elettorali e stanno lasciando alle nuove generazioni un Paese più ingiusto e più povero. Quello che manca è qualcuno che cominci a costruire un progetto e li mandi presto a casa”.
A Piazza Grande arriva per ascoltare anche un altro candidato alla segreteria, Matteo Richetti che afferma: “Le primarie sono un momento di confronto su tesi differenti ma anche un momento di ascolto, siamo competitor ma anche colleghi di partito. Domani l’impegno sarà comune”. All’arrivo dell’ex portavoce di Renzi non manca il messaggio da Firenze, dall’ex segretario. “Il problema di questo paese non è il Pd ma un governo che rischia di far andare a sbattere l’Italia”, ha detto Renzi. E ha chiesto: “Basta guerre interne”.
Tuttavia Renzi non sembra intenzionato a cedere il passo e lo ha dimostrato ampiamente nei suoi interventi da neosegretario dimesso che collidevano con quelli del segretario reggente, Maurizio Martina. “Noi la prossima settimana alla Leopolda, con Padoan, presenteremo una contro proposta di legge di bilancio”, dice l’ex presidente del Consiglio e annuncia: “Quella di quest’anno rischia di essere l’edizione più partecipata di sempre”. Matteo Renzi sta lavorando da tempo alla nuova edizione della Leopolda, in programma dal 19 al 21 ottobre prossimi a Firenze, dove presenterà anche, con Padoan, una ‘contromanovra’. Il tema quest’anno è ‘Ritorno al futuro’ e, come ha chiarito lo stesso senatore dem, “si parla dell’Italia” e “non di correnti dentro il Pd né di candidati al Congresso”. Del quale però l’appuntamento è a Salsomaggiore a inizio novembre, quando si ritroveranno i renziani per parlare del Pd e del Congresso.

Socialdemocrazia radicale di Corbyn piace e sfonda

jeremy-corbyn-1È possibile contestare “l’avidità” del capitalismo finanziario e vincere da sinistra. Il miracolo è possibile. Jeremy Corbyn, entusiasmando i lavoratori e il ceto medio impoverito, ha lanciato la sfida in Gran Bretagna, una delle patrie della socialdemocrazia e dello Stato sociale. Ha capovolto l’impostazione di Tony Blair: dal centrismo liberaldemocratico è passato al radicalismo socialista. Nel 2015 ha preso la guida del Partito laburista traumatizzato dalla sconfitta e l’ha portato al 40% dei voti nelle elezioni politiche del 2017, un successo insperato. Il suo radicalismo socialdemocratico piace e sfonda.
In quasi tutta Europa i socialisti delle varie scuole (socialdemocratici, laburisti, liberaldemocratici, libertari, massimalisti, radicali) arrancano o sono stati addirittura cancellati. I socialdemocratici tedeschi, la Spd, hanno dimezzato i voti nelle elezioni regionali in Baviera di domenica 14 ottobre. La disoccupazione, l’impoverimento, il precariato, lo smantellamento dello stato sociale, l’immigrazione hanno avuti effetti devastanti. La globalizzazione economica e la Grande crisi internazionale del 2008 hanno avuto gravissime conseguenze sulle condizioni di vita dei ceti popolari e sullo stato di salute della stessa democrazia. I socialisti e i partiti progressisti non sono riusciti a dare una risposta ai problemi, sono andati in crisi e si sono aperte le porte all’affermazione dei partiti populisti sovranisti anti europei, anti euro e anti immigrati.
Corbyn offre una soluzione al terremoto proponendo un nuovo modello di società per ripristinare i diritti, per tutelare gli ultimi, gli emarginati, gli sfruttati, il ceto medio sottraendoli alle sirene del sovranismo nazionalista e populista. La sua ricetta, esposta a fine settembre nella conferenza annuale laburista di Liverpool, per molti aspetti è antica: è di pura matrice socialdemocratica. Uguaglianza, lavoro, sviluppo costituiscono i cardini per assicurare benessere, libertà e dignità sociale a tutti. Lo strumento sono gli investimenti pubblici da realizzare soprattutto nell’economia verde, garantendo produzione, salute umana e integrità dell’ambiente. Il ruolo dello Stato è strategico nei servizi pubblici essenziali come l’energia elettrica, i trasporti, la sanità, le poste. L’inclusione sociale dei tanti immigrati è un passaggio fondamentale.
Corbyn, vestito scuro, camicia bianca, cravatta rossa, ha scaldato i cuori. Ha parlato tra un uragano di applausi e di cori entusiasti ai delegati di Liverpool. Una volta, nella Prima Repubblica, accadeva anche ai congressi socialisti in Italia. Ha avvertito: «Se non saremo noi laburisti a offrire soluzioni radicali» saranno i populisti con grandi rischi per i lavoratori, le masse popolari e le stesse libertà democratiche. Il leader laburista non è certo un uomo nuovo: 69 anni, capelli bianchi, militante fin da ragazzo nel Partito laburista, deputato dal 1983, all’opposizione interna, da sempre si definisce un socialista democratico. È un pacifista convinto, sostenitore del disarmo nucleare unilaterale e dell’autodeterminazione dei popoli. Sostiene la causa dell’indipendenza palestinese e respinge al mittente le accuse di anti semitismo piovutegli addosso. Per molti aspetti considera ancora valido il pensiero di Carlo Marx.
Uniti per governare, non divisi per perdere. Il motto vale per i laburisti, la Gran Bretagna e l’Europa. La prossima battaglia è per l’Unione europea. Attacca la premier Theresa May, leader dei conservatori. Corbyn, contrario alla Brexit passata con un referendum due anni fa, adesso aspetta con preoccupazione la fine dei difficili negoziati tra Londra e Bruxelles per una separazione consensuale (l’uscita del Regno Unito è fissata a fine marzo 2019).
Il leader laburista teme o la rottura o un cattivo accordo con Bruxelles con conseguenze disastrose sull’occupazione, il sistema produttivo (le banche e le multinazionali sono in fuga verso Germania, Francia e Olanda), la libertà di circolazione di persone con la Ue e con la Repubblica d’Irlanda. È pronto, in caso di trattative fallimentari, a bocciare in Parlamento un’intesa insoddisfacente firmata da Theresa May e a chiedere le elezioni politiche anticipate. Non è esclusa poi la richiesta di un referendum bis sulla partecipazione della Gran Bretagna all’Unione europea, dopo quello del 2016 che ha deciso l’uscita.
Corbyn vuole tenere comunque aperti tutti i canali di collegamento con l’Europa. Ha una strategia attenta alle mosse della May, un programma anti liberista, la fiducia di una base e di un elettorato rincuorati. Ha saputo ricostruire un labour nel cuore degli operai e della borghesia progressista. È un possibile modello. Il miracolo Corbyn ridà fiducia ai socialisti delusi e depressi di tutta Europa.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

Terremoto politico in Baviera. La Spd dimezza i voti

angela-merkel

Le urne bavaresi hanno confermato il pronosticato terremoto politico in Baviera, dove i cristiano-sociali di Horst Seehofer hanno perso la maggioranza assoluta, crollando al 37,3%. Sfondano i Verdi, che diventano la seconda forza del Land, mentre è drammatico il tonfo dei socialdemocratici, spodestati proprio dagli ecologisti. Anche nel sud della Germania infine avanza l’ultradestra, con l’ingresso nel parlamento regionale di Alternative fuer Deutschland, che conquista sì le due cifre ma non i risultati clamorosi che sperava. Le onde di questo terremoto politico locale si potrebbero propagare anche a Berlino dove si temono effetti sulla politica federale. Per valutare la tenuta della Grosse Koalition occorrerà comunque aspettare le amministrative in Assia, il 28 ottobre, fra due domeniche.

Persi sul terreno oltre 10 punti rispetto al 2013 (quando il partito cristiano sociale svettava al 47,7% governando da solo), ma è rimasto il primo partito della Baviera. Markus Soeder, candidato presidente della Csu, ha quindi rivendicato il diritto a formare il nuovo governo affermando: “Non è una giornata facile e abbiamo avuto un risultato doloroso. Ma una cosa è chiara: non solo siamo il partito più forte, ma abbiamo anche un chiaro mandato a governare”.

Soeder ha anche annunciato di ‘voler parlare con tutti i partiti, ma non con l’Afd’. Stando ai risultati elettorali, la Csu potrebbe formare un esecutivo con i Verdi, che hanno trionfato col 17,8% (+9,2 rispetto al 2013), ma forse anche con i Freie Waehler, politicamente più affini e fra i vincitori della serata con l’11,6% (+2,6).

È stato duramente ridimensionata  dalle urne anche la Spd che assieme alla Cdu di Angela Merkel forma la Grande Coalizione, il governo federale che regge il Paese. La Spd ha visto il suo consenso dimezzato rispetto a cinque anni fa (con il 9,7% dei voti). Così al secondo posto, dopo la Csu si sono piazzati i Verdi, protagonisti di una rimonta di quasi dieci punti percentuali.

Il prossimo parlamento bavarese sarà quindi composto da 205 seggi, ripartiti come segue, in base ai risultati elettorali: Csu 85 seggi, Verdi 38, Freie Waehler 27, Spd 22, Afd 22, Fdp 11. L’affluenza alle urne è stata del 72,5% degli aventi diritto, contro il 63,6 di cinque anni fa. Erano chiamati alle urne oltre 9,4 milioni di elettori.

Il segretario generale della Csu, Markus Blume, ha detto: “Giornata amara. Risultato che accettiamo con umiltà e dal quale dovremo trarre lezioni”.

Markus Soeder, candidato di spicco del partito alle elezioni, ha detto. “L’elettorato, tuttavia, ci ha affidato il chiaro compito di formare un governo… accettiamo questo compito”. Il leader del partito e ministro dell’Interno federale, Seehofer si è pronunciato in favore di una coalizione con i Liberi Elettori (Freie Waehler) senza escludere la volontà di parlare con tutte le forze democratiche, ad eccezione di Afd. L’estrema destra Afd è entrata per la prima volta nel parlamento regionale bavarese, con il 10,2% e lo stesso numero di seggi dell’Spd. Ha ottenuto l’11,6% delle preferenze la lista civica Freie Waehler, considerata potenziale futura alleata della Csu in una coalizione, così come potrebbero esserlo i Liberali della Fdp, che con il 5,1% delle preferenze hanno superano di poco la soglia di sbarramento e sono tornati a sedere nel parlamento bavarese. Come anticipato dai sondaggi della vigilia, Die Linke, con il 3,5% delle preferenze, al di sotto dello sbarramento, non è entrata in parlamento .

Salvatore Rondello

Di Maio rilancia Alitalia. Tria lo smentisce

ALITALIA

Altra invasione di campo nel governo. Tria tira il freno sull’ipotesi di ingresso del Tesoro nel capitale di Alitalia: “Io penso – ha detto a margine dei lavori dell’Fmi a Bali – che delle cose che fa il Tesoro debba parlare il ministro dell’Economia. Io non ne ho parlato”. Insomma il ministro Tria non prende bene l’uscita di Di Maio su Alitalia secondo il quale il governo italiano prevede il ritorno dello Stato come azionista attraverso il Mef con una newco partecipata anche da Fs. È questo in estrema sintesi il progetto che oggi il vice premier Luigi Di Maio ha illustrato, prima in una intervista al Sole 24 Ore e poi nell’incontro con i sindacati. Ma nel pomeriggio però il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha frenato: “Io penso che delle cose che fa il Tesoro debba parlarne il ministro dell’Economia”.

Non è il primo sgarbo istituzionale che i due vicepremier hanno tirato a Ministro dell’Economia considerato spesso a servizio degli sfizi dei due vice. “Io non ne ho parlato”, ha detto il ministro a proposito dell’ingresso dello Stato nel capitale. Secondo Di Maio invece la partecipazione dello Stato nella nuova compagnia, avverrà attraverso la costituzione di una newco con “una dotazione iniziale tra 1,5 e 2 miliardi” in cui lo Stato manterrà una quota vicina al 15% con in programma anche l’ingresso di Ferrovie dello Stato. Poi Di Maio ha specificato che “il ministero dell’Economia convertirà in equity parte del prestito con cui coprirà la quota del 15% di partecipazione nella Newco”. Ecco che Tria viene nuovamente utilizzato come passacarte di Palazzo Chigi e privato di ulteriore autonomia di decisione. Basta ricordare i numeri della manovra. Nella prima versione Tria aveva indicato il rapporto pil/deficit all’1,6%, se quel numero non fosse stato rispettato aveva già le dimissioni pronte nel cassetto. Risultato, quel numero è stato cambiato e il deficit ora è indicato al 2,4% e Tria ancora al suo posto di Ministro.

Sulla tempistica su Alitalia il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, avrebbe pronta la soluzione entro ottobre aggiungendo comunque che si sta lavorando ad un piano industriale di lungo termine. “Bene le rassicurazioni, ma vogliamo fatti concreti.Il tempo è molto stretto,bisogna che siano giorni,non settimane quelle in cui si definisce la lettera vincolante”su Alitalia,ha detto il segretario Cgil Camusso. “Si sta partendo con il piede giusto per chiudere questa vertenza come fatto con Ilva,senza esuberi ma con piano di rilancio”,dice Barbagallo, Uil. Per Cuccello,Cisl,”abbiamo chiesto e avuto rassicurazioni su garanzie per lavoratori in Cigs e fondo trasporto”.

Anche Ferrara presenta mozione contro l’aborto

Una manifestazione a favore della legge sull'aborto a Roma il 5 novembre 1975. ANSA/ARCHIVIO

Una manifestazione a favore della legge sull’aborto a Roma il 5 novembre 1975.
ANSA/ARCHIVIO

Sulla scia di Verona, anche Ferrara si appresta a contestare la 194. Ieri il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Balboni, 26 anni, ha presentato un documento quasi identico a quello approvato il 4 ottobre 2018 dal comune di Verona che l’ha proclamata “città a a favore della vita”.
Nell’anno in cui la legge che ha portato avanti i diritti delle donne compie quarant’anni, Ferrara, medaglia al valore contro il Fascismo, propone una mozione con “iniziative per il sostegno alla maternità e alla prevenzione delle condizioni che portano all’aborto […] contro la mancata applicazione della legge sull’aborto”.
La differenza con Verona sta nell’individuazione delle associazioni: nella mozione 434 presentata dalla Lega ne venivano indicate 2, esplicitamente cattoliche, che perseguirebbero secondo i firmatari gli intenti politici della proposta.
“La 194 intendeva legalizzare l’aborto in casi particolari, come la violenza carnale, l’incesto, gravi malformazioni del nascituro ed altri, come di contrastare l’aborto clandestino – dichiara Balboni -; mentre ha condotto all’aumento del ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo e non ha debellato l’aborto clandestino, tanto che durante un question time alla Camera nel 2017 l’allora ministro Lorenzin stimò tra i dodicimila e i quindicimila gli aborti clandestini per le donne italiane, a cui sono da aggiungere tra i tremila e i cinquemila casi ipotizzati tra le donne straniere”. In realtà non solo è sbagliato anche pensare che l’aborto sia usato come metodo contraccettivo, come se si trattasse di togliersi un dente, ma nei fatti la 194 è disattesa e non viene applicata per il crescente numero di obiettori di coscienza tra i ginecologi.
Non manca per il giovane di FdI fare infine il riferimento alla “diffusione della pillola abortiva Ru 486” che “rende più difficile un approccio di reale e concreto aiuto per la donna incinta, lasciandola sola in un momento particolarmente critico”. Che a quanto pare si sentirebbe “meno sola” in una “città che tutela gli indifesi” come Balboni vorrebbe ribattezzare Ferrara, non potendo essere “a favore della vita”, titolo già assegnato a Verona.

Mattarella mette in guardia: “Il potere inebria”

mattarellaIl Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha incontrato ieri al Quirinale alcuni studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Da arbitro imparziale come si è autodefinito dal giorno dell’insediamento, ha mostrato, con eleganza e tatto, il cartellino giallo a quei giocatori protagonisti di polemiche che stanno accompagnando l’elaborazione del DEF e della prossima nuova manovra. Il Presidente Sergio Mattarella ha detto: “La storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare e di fronte a questo pericolo occorre far ricorso agli antidoti previsti dalla Costituzione, come ad esempio il senso del limite e la presenza di autorità indipendenti dagli organi politici, che dovendo governare aspetti tecnici prescindono dalle scelte politiche”.

Uno studente ha chiesto al Presidente Mattarella: “In qualità di garante della Costituzione, quanto ritiene sia difficile il suo lavoro?”

Il Capo dello Stato ha così risposto: “La nostra Costituzione consente di superare difficoltà e di garantire l’unità della società anche perché ha creato un sistema in cui nessuno, da solo, può avere troppo potere. C’è un sistema che si articola nella divisione dei poteri, nella previsione di autorità indipendenti, autorità che non sono dipendenti dagli organi politici ma che, dovendo governare aspetti tecnici, li governano prescindendo dalle scelte politiche, a garanzia di tutti. C’è un sistema complesso di pesi e contrappesi, come insegna la nostra Costituzione perché la storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell’esercizio del potere. Ci sono, rispetto a questo pericolo, due antidoti. Il primo è personale: una capacità di autodisciplina, di senso del limite, del proprio limite come persona e come ruolo che si esercita, un senso di autocontrollo e, ragazzi, anche, perché no, di autoironia che è sempre molto utile a tutti. C’è poi un altro antidoto che è quello di meccanismi di equilibri che distribuiscono le funzioni e i compiti del potere tra più soggetti, in maniera che nessuno, da solo, ne abbia troppo. La nostra Costituzione conta molto sul primo aspetto, quello dell’autodisciplina e dell’autocontrollo, ma ha messo in campo una serie di meccanismi di articolazione del potere che garantiscono quell’obiettivo. Questo consente anche al Capo dello Stato, al Presidente della Repubblica, di svolgere la funzione di garante del buon funzionamento del sistema in maniera adeguata, ma il merito è della Costituzione”.

E’ molto bello l’insegnamento che sa fare il Presidente Mattarella spiegando la Costituzione quando incontra alcuni studenti. Sarebbe molto più utile se la Costituzione della Repubblica fosse materia di insegnamento in tutte le scuole.

Salvatore Rondello

 

Tagli alla Scuola. Studenti in piazza contro il Governo

protesta torinoStudenti in piazza in oltre 30 città italiane per protestare contro le politiche legate alla scuola messe in atto dal “governo del cambiamento”, accusato di “propaganda” e “strumentalità”. Gli studenti contestano la prospettiva di nuovi tagli alla scuola e le ‘promesse tradite’ del governo del cambiamento ma anche contro il decreto sulla sicurezza e le politiche anti migranti.
Enrico Gulluni, Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari, spiega: “Sull’Università non c’è alcuna proposta reale per incrementare il finanziamento ordinario del sistema universitario o per superare il numero chiuso ma solamente annunci e slogan”. La Rete della Conoscenza, il cartello che unisce Uds e Link- coordinamento universitario, protesta contro “l’atteggiamento di totale chiusura al confronto del governo, al punto che Bussetti rifiuta di incontrare le rappresentanze studentesche”. Gli studenti denunciano tagli per oltre otto miliardi in dieci anni, precisando che “telecamere nelle scuole e leva militare sono provvedimenti dannosi e inutili, soprattutto se non ci si interroga su come risollevare un sistema scolastico che non riesce più ad essere strumento di formazione e crescita delle nuove generazioni: lo provano i 150mila studenti che ogni anno abbandonano gli studi”.
A Torino gli studenti hanno bruciato dei manichini raffiguranti i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, così non si è fatta attendere la reazione del ministro dell’Interno, che ha commentato su Twitter, allegando foto dei cortei degli studenti: “Questi ‘democratici’ studenti, coccolati dai centri sociali e da qualche professore, avrebbero bisogno di molte ore di educazione civica. Forse capirebbero che BRUCIARE in piazza il manichino di Salvini, e di chiunque altro, o appenderne ai lampioni le immagini è una cosa schifosa”.
Ma l’altro Vicepremier appare più conciliante, Di Maio afferma infatti: “Ci sono ragazzi che stanno manifestando, per prima cosa vediamoci, le porte del ministero sono aperte, parliamo. Costruiamo insieme una nuova scuola”.
Gli studenti lamentano la mancanza di prospettive e progetti: “Nessuna risposta sui disastri della legge 107, dalla riforma dell’Esame di Stato all’alternanza scuola-lavoro; non esiste un piano reale di finanziamento sull’edilizia scolastica

Brexit, verso accordo. Tre ministri pronti a lasciare May

Theresa-MayContinuano le trattative per il divorzio europeo tra indiscrezioni e supposizioni, ma il tutto a ritmi serrati e abbastanza segreti, almeno fino al Vertice Ue del 17. Nel frattempo Theresa May ha informato il suo gabinetto che si è vicini ad una svolta e la Premier avrebbe convocato i membri di maggior rilievo del suo governo per discutere uno schema di trattato di uscita caratterizzato da un‘unione doganale temporanea.
Tuttavia, secondo indiscrezioni della stampa britannica, almeno tre ministri euroscettici del governo della premier britannica Theresa May sono pronti a dimettersi dopo le voci su un accordo con l’Ue nell’ambito dei negoziati sulla Brexit che includa la cosiddetta clausola di “backstop”. I tre ministri che potrebbero lasciare sono Penny Mordaunt, titolare dello Sviluppo internazionale, Esther McVey, ministro del Lavoro e la leader dei Comuni, Andrea Leadsom. I tre non sono stati invitati alla riunione ristretta di ieri. “Non è quello per cui hanno votato gli elettori”, avrebbero detto i ministri secondo la fonte del Telegraph.
E proprio mentre i colloqui di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea si avvicinano al traguardo, gli investitori si preparano a grandi oscillazioni nella sterlina.

Boeri: Con quota 100 più debito e giovani penalizzati

Il presidente dell'Inps Tito Boeri

Il presidente dell’Inps Tito Boeri

Introdurre la quota 100 e bloccare l’indicizzazione dell’età pensionabile è un’operazione che farà crescere il debito “nell’ordine di 100 miliardi” e il danno maggiore sarà inflitto ai giovani. Le parole del presidente dell’Inps contro la manovra arrivano nel pomeriggio e si aggiungono a quelle dei giorni scorsi pronunciate dalle agenzie di rating, da Bankitalia e dalla commissione Europea.

Secondo Tito Boeri, ascoltato in audizione in commissione Lavoro alla Camera, le disposizioni proposte da Lega e 5 Stelle agevoleranno “soprattutto gli uomini con redditi medio alti e i lavoratori del settore pubblico” a discapito delle “donne, tradite da requisiti contributivi elevati e dall’aver dovuto subire sin qui, con l’opzione donna, riduzioni molto consistenti dei trattamenti pensionistici”.

L’economista ha trattato anche il tema delle pensioni d’oro, che sarà presto affrontato dal Parlamento con un disegno di legge apposito. Il risparmio derivante da questo provvedimento sarebbe inferiore a 150 milioni e andrebbe ad impattare solo su 30 mila persone circa. Un flop, insomma, per Boeri.

La replica dell’Esecutivo arriva (ovviamente) dal ministro dell’Interno, che scatena il suo popolo social contro il numero uno dell’Inps. “Da italiano – il post di Salvini – invito il dottor Boeri, che anche oggi difende la sua amata legge Fornero, a dimettersi dalla presidenza dell’Inps e a presentarsi alle prossime elezioni chiedendo il voto per mandare la gente in pensione a 80 anni”. L’obiettivo del leader leghista è individuare in Boeri l’avversario politico di turno. Dalle opposizioni, però, arrivano parole di sostegno al presidente dell’Inps nominato dal governo Renzi nel 2014.

Forza Italia in primis, che conferma la propria posizione in contrasto con la Lega sui temi economici e finanziari. Mara Carfagna, deputata azzurra e vice presidente della Camera, sottolinea come l’introduzione della quota 100 andrebbe a penalizzare “le donne e i giovani”, oltre a sfavorire “più che altrove le lavoratrici del Sud”. Renato Brunetta, invece, annuncia che Forza Italia farà “un’opposizione netta” al Governo del cambiamento.

F.G.

Psoe e Podemos, la manovra ‘più a sinistra’ di Spagna

sanchez iglesiasI socialisti al Governo annunciano quella che è stata definita ‘la manovra più a sinistra’ della storia della Spagna. Il premier e segretario del Psoe Pedro Sanchez e il segretario di Podemos Pablo Iglesias hanno raggiunto l’accordo per la Manovra di Bilancio del 2019.
Le misure previste vanno dall’aumento del reddito di cittadinanza a 900 euro, a imposte per le imprese che utilizzano la cosiddetta flessibilità, oltre a maggiori controlli contro le false partite Iva. Tutto questo con lo scopo di ridurre la vera piaga sociale europea, il lavoro sottopagato. Infatti tra gli impegni dei due leader anche l’abrogazione “entro la fine del 2018” degli “aspetti più dannosi della riforma del lavoro del 2012, in particolare in materia di contrattazione collettiva”. Ma la lente d’ingrandimento punta anche a evitare lo sfruttamento dei meno abbienti sulla necessità della casa: il governo si è impegnato a modificare le regole del mercato immobiliare “per porre fine agli aumenti abusivi dei prezzi di affitto in alcune aree”, come richiesto da Podemos come requisito essenziale per chiudere l’accordo del bilancio (PGE) del 2019. Inoltre c’è stato l’impegno da parte dell’Esecutivo ad aumentare le garanzie degli inquilini e a mettere a disposizione degli enti locali i consigli per impedire gli aumenti dei prezzi “abusivi”. Previsto anche un aumento dell’imposta patrimoniale dell’1% per i patrimoni con valore superiore ai 10 milioni.
Ma la Manovra punta anche su altri aspetti sociali importanti come misure per equiparare il concedo parentale tra uomini e donne (otto settimane) e la riduzione delle tasse universitarie.
Podemos e Psoe infine si sono impegnati a modificare la legge controversa contro la Violenza Sessuale e a eliminare il controverso e discusso articolo del codice penale 315,3 che permetteva di perseguire i sindacalisti anche con la reclusione.