Sicilia: tribunale sospende Regionarie M5S

GIANCARLO-CANCELLERI

Le Regionarie del M5S che hanno portato alla candidatura di Giancarlo Cancelleri per le elezioni siciliane del prossimo 5 novembre prossimo, sono state sospese dal tribunale di Palermo. L’ha deciso il giudice della prima sezione civile, Claudia Spiga, dopo il ricorso presentato dall’attivista Mauro Giulivi, escluso per non aver sottoscritto in tempo il Codice etico. Il tribunale conferma così la decisione presa lo scorso 12 settembre in via cautelare.

La decisione del giudice blocca il risultato del primo turno di votazione “limitatamente ai candidati della provincia di Palermo”, tra i quali sarebbe rientrato Giulivi se non fosse stato escluso, e sospende anche il risultato della seconda votazione, i cui esiti furono ufficializzati dallo staff il 9 luglio con l’investitura di Cancelleri nel ruolo di candidato governatore per il Movimento cinque stelle. In pratica, il giudice afferma che bisogna ripetere le Regionarie che riguardano Palermo e quelle che hanno eletto Cancelleri.

Grillo va subito all’accatto di giornalisti giudici e tira dritto. “Cancelleri era, è e sarà il candidato presidente del MS5″. Questo il titolo di un post del blog di Beppe Grillo firmato da Giancarlo Cancelleri in cui si spiega come per indire nuove Regionarie “siamo fuori tempo massimo”. “La scadenza per presentare il simbolo è questo sabato 23 settembre e dobbiamo inoltre raccogliere 3.600 firme per la presentazione della lista. Per questo motivo il M5S sarà presente alle regionali siciliane con il sottoscritto, Giancarlo Cancelleri, candidato alla Presidenza della Sicilia”, si legge.

Nel provvedimento del giudice si legge ancora che il Movimento 5 Stelle non ha presentato ancora le liste e quindi la candidatura di Giancarlo Cancelleri e quindi la domanda di sospensione delle regionarie dell’attivista Mauro Giulivi può essere accolta. “L’impugnativa – scrive ancora il giudice Claudia Spiga – non è soggetta a termini di decadenza”. “Nella specie – prosegue il giudice – gli effetti degli atti di individuazione dei candidati non possono dirsi definitivamente esauriti, essendo pacifico che ancora non risulta proposta la candidatura ufficiale con la presentazione e deposito delle liste dei candidati”. Insomma una esclusione che per il giudice lede il diritto.

Ironizza il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Un bagno nella buona politica quello dei Cinque Stelle. Confusione sul candidato in Sicilia e intervento dei giudici, primarie tarocche per scegliere il candidato premier, codice d’onore ferreo, vale per quasi tutti. Il nuovo che avanza. E si ergono ancora a censori…” conclude.

L. Elettorale. Fiano: giovedì arriva il nuovo testo

fianoDopo il no della presidente Laura Boldrini al ‘lodo Brunetta’ che avrebbe consentito di superare l’impasse sulle norme elettorali per il Trentino e, quindi, proseguire i lavori sul ‘Tedeschellum’, il Pd ha annunciato nell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera che presenterà giovedì un nuovo testo base, il cosiddetto ‘Rosatellum bis’. Ovvero un sistema che riprende il Mattarellum ma con importanti modifiche: il nuovo sistema che sarà al centro della proposta avrà una parte importante di proporzionale con listini piccoli, e una parte di collegi uninominali.

Il relatore, Emanuele Fiano, ha quindi annunciato che giovedì depositerà in commissione un testo base che riprenderà le nuove norme elettorali valide per il Trentino, ovvero 231 collegi, così come prevede l’emendamento votato dall’aula a giugno con scrutinio segreto e che decretò la fine del patto a quattro sul proporzionale alla tedesca.

Il capogruppo Pd in commissione e relatore, Emanuele Fiano, ha spiegato che dopo che è stata bocciata la possibilità della norma transitoria, per “motivi politici” non presenterà come testo base il testo rinviato a giugno dall’aula in Commissione, ovvero il Tedeschellum. Bensì un nuovo testo che sarà “conforme” all’emendamento Biancofiore, che fissa in 231 i collegi in tutto il territorio nazionale. Fiano, parlando con i giornalisti a margine dei lavori dell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, ha precisato di aver annunciato che presenterà “un testo che non sarà il tedesco e che non potrà che tenere conto dei 231 collegi, ovviamente cercando il coinvolgimento di tutti i gruppi, non ho invece mai citato il Rosatellum”.

Infine Fiano ha aggiunto che è sua intenzione fare un giro di incontri con i diversi gruppi parlamentari prima della presentazione del nuovo testo base della legge. “Chiederò – ha spiegato Fiano – la possibilità di incontrare e ascoltare tutti i gruppi prima di giovedì”.

Padoan: “Il Pil è migliorato ma pochissime le risorse”

padoan

Un interessante convegno dal titolo “Buona Finanza – oltre le crisi bancarie: crescita, uguaglianza, lavoro” si è svolto oggi a Roma presso la CGIL, nella sala Di Vittorio. Al convegno hanno partecipato Susanna Camusso, Agostino Megale, Nicola Cicala, il ministro Padoan e Patuelli, Presidente dell’Abi.

Durante la relazione, Nicola Cicala ha detto che il comparto bancario dal 2007 ad oggi ha perso 50 mila dipendenti concorrendo al superamento della crisi del settore. Inoltre ha detto che in Italia, dal 2008 ad oggi, il numero degli sportelli bancari è diminuito di seimila unità. Con la moderazione di Roberta Lisi, si è poi sviluppato un interessante dibattito tra gli addetti ai lavori. L’intervento più atteso è stato quello del ministro Padoan dal quale ci si aspettava qualche anticipazione sul DEF.

Parlando della legge di bilancio 2018, il ministro dell’Economia ha detto: “Le risorse sono pochissime, dati i vincoli di bilancio. Il Pil è migliorato ma non in modo tale da allentarli in modo significativo. Sicuramente l’occupazione giovanile è una delle pochissime voci che verrà aggredita nell’attuale quadro di risorse pubbliche. Se l’economia non crea lavoro, buon lavoro, la politica economica non funziona. Il lavoro è il metro definitivo nella valutazione della politica economica. Il problema è che non c’è la bacchetta magica, la pallottola d’argento per dirla con gli americani. Risultati concreti richiedono più fattori e più strategie sui punti: politiche industriali, tasse, incentivi”.

Intervenendo alla Cgil, il ministro dell’Economia ha quindi invitato a guardare i dati sul mercato del lavoro con attenzione, evidenziando che è migliorato anche se spesso domanda di lavoro ed offerta di lavoro non coincidono. In proposito ha aggiunto: “I singoli dati fotografano la situazione di un disagio ancora presente soprattutto tra i giovani, ma non forniscono l’idea di dove il mercato del lavoro sta andando”.

Poi ha proseguito: “Sugli investimenti pubblici faccio un mea culpa in quanto membro del governo. La P.A. non ce la fa ad implementarli. È necessaria una riforma della pubblica amministrazione che è destinata a gestire gli investimenti. Un  nuovo piano investimenti  e gli incentivi per l’occupazione giovanile sono le due gambe di un abbozzo della strategia per l’occupazione in vista della Legge di bilancio. Il governo sta valutando, sempre nell’ambito delle risorse strette, un nuovo piano investimenti. E questo perché finalmente la Pa inizia a produrre progetti realistici. Stiamo delineando il quadro del Def, non entro nel merito delle specifiche misure. Gli incentivi temporanei servono per dare una spinta, un calcetto iniziale. Quando questi incentivi si esauriscono magari la situazione è migliore di prima”.

Poi ha aggiunto: “Ci si può sbagliare, c’è un ampio dibattito all’interno del governo, di sicuro all’interno del mio ministero”.

Il ministro ha quindi spiegato che sarebbe molto meglio introdurre incentivi strutturali dicendo: “Ma per vincoli di finanza pubblica non ci sono le risorse. Bisognerebbe trovare risorse permanenti per incentivi permanenti”.

Con riferimento alle banche, il ministro Padoan ha affermato: “Dobbiamo ridurre in maniera tangibile il problema delle sofferenze. Va fatto così come va ridotto lo stock del debito pubblico: va fatto nella velocità giusta”.

Concludendo Padoan ha precisato: “Siamo in una fase molto delicata, meno drammatica, ma molto delicata”.

Durante il convegno sono stati affrontati tematiche come la scarsa liquidità bancaria, le sofferenze bancarie migliorate, la tenuta del sistema creditizio italiano nonostante i noti casi di crisi di alcune banche tra cui il Mps, Altri temi affrontati sono stati quelli già noti della tutela dei risparmiatori, dei meccanismi di solidarietà e del fondo esuberi della categoria.

Il presidente dell’Abi Patuelli ha sottolineato la forte competitività e concorrenza delle banche e che il bassissimo costo del denaro attualmente non ha precedenti storici per incoraggiare gli investimenti.

La Camusso, segretaria della Cgil, ha insistito sulla necessità di ridurre le disuguaglianze, poiché, negli ultimi tempi, i salari reali dei dipendenti sono diminuiti mentre sono sproporzionatamente aumentati i redditi dei dirigenti e dei manager. Pertanto la CGIL auspica un correttivo attraverso un sistema fiscale più progressivo rispetto alle capacità contributive degli italiani.

Salvatore Rondello

Coni: Camera, ok pdl su limite tre mandati

coniVia libera dell’Aula della Camera alla proposta di legge che limita a tre i mandati degli organi del Comitato olimpico nazionale italiano, delle federazioni sportive nazionali, delle cariche nel Comitato italiano paralimpico (Cip), nelle federazioni sportive paralimpiche, nelle discipline sportive paralimpiche e negli enti di promozione sportiva paralimpica.

Il provvedimento, approvato a Montecitorio con 281 sì, 62 no (M5S) e 63 astenuti (Si, Mdp e Fdi), torna al Senato. A favore, illustrato in Aula da Pia Locatelli, presidente del gruppo, il voto dei socialisti. Noi socialisti voteremo a favore di questo provvedimento che limita il numero di mandati per tutti gli organi elettivi delle federazioni sportive e del CONI così come limita il rinnovo delle cariche nel Comitato italiano paralimpico, nelle federazioni , nelle discipline e negli enti di promozione sportive paralimpici. Voglio ringraziare le colleghe e la relatrice che hanno voluto segnare il provvedimento con la prospettiva di genere. È quello che vorremmo fosse presente in tutte le leggi varate da questa Camera ed è la dimostrazione concreta di come l’aumento delle presenze femminili in questa legislatura porta dei risultati positivi”.

“Come ha ricordato la collega Coccia, il mondo dello sport è da sempre, e lo è tuttora, un mondo di uomini dove le donne vengono sempre sottorappresentate, spesso poco considerate, a volte persino derise. I vertici delle dirigenze sportive – ha detto ancora Locatelli – sono quasi di esclusivo appannaggio maschile, basti pensare alle 45 presidenze di federazione: 45 uomini su 45 presidenze. Negli organi decisionali nelle istituzioni sportive prese nel loro insieme, la presenza delle donne è inferiore al 20%, agli ultimi posti in Europa. Con questo provvedimento – ha concluso – si compie un primo importante passo prevedendo la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso agli organi di direttivi e impone chiaramente che tutti gli statuti si adeguino una volta che questo provvedimento sarà legge”.

Soddisfatto il ministro dello Sport Luca Lotti che parla di un’altra promessa mantenuta. “Nelle mie dichiarazioni programmatiche di inizio mandato, tra gli altri obiettivi, c’era il riassetto della disciplina dei mandati degli organi di vertice delle federazioni e delle istituzioni sportive”.  Di parere del tutto opposto il M5S: “La priorità del governo è solamente quella di salvare Malagò, così pochi mesi dopo l’avvio del quadriennio olimpico dalla Camera arriva il via libera a una legge che permetterà all’attuale presidente del Coni di candidarsi un’altra volta”.

Ryanair, la lista dei voli cancellati per personale in ferie

Irish low-cost airline Ryanair's CEO, Michael O'Leary speaks at a press conference about the future plan in The Netherlands at Schiphol Airport, The Netherlands, 06 July 2017. ANSA/ROBIN VAN LONKHUIJSEN

Irish low-cost airline Ryanair’s CEO, Michael O’Leary ANSA/ROBIN VAN LONKHUIJSEN

Rischio caduta libera per la compagnia low cost Ryanair che tra sabato e domenica ha bloccato 162 voli e altri 164 dovrebbero essere cancellati domani, così da portare al tonfo del titolo Ryanair che ha perso fino al 3% in Borsa. La compagnia ha annunciato nei giorni scorsi in una nota che fino alla fine di ottobre dovrà annullare poco meno del 2% dei suoi 2.500 collegamenti quotidiani (quindi tra 1.680 e 2.100 in tutto) “per migliorare il tasso di puntualità dei viaggi, passato dal 90% a meno dell’80% nelle prime due settimane di settembre a causa degli scioperi dei controllori di volo, dal maltempo e dall’impatto crescente delle ferie di piloti e personale di cabina”.
Nonostante il timido recupero in borsa, le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra. Il Codacons, che sta ricevendo le richieste di aiuto di centinaia di passeggeri cui è stato cancellato il volo, ha annunciato un esposto all’Enac. “Abbiamo deciso di rivolgerci all’Enac affinché sia aperto un procedimento formale nei confronti della compagnia aerea, e sia fatta luce su come il vettore stia informando i viaggiatori – spiega il presidente Carlo Rienzi – Al di là del rimborso del biglietto, il vero nodo è il risarcimento che spetta agli utenti in caso di cancellazione in prossimità della data del volo, e che può arrivare a 600 euro a seconda della tratta. Ryanair deve assolutamente dare informazioni chiare ed esaustive ai viaggiatori, e disporre i risarcimenti in modo automatico senza alcuna spesa per i consumatori”.
Il CEO della compagnia aerea O’Leary ha ha cercato di correre ai ripari spiegando che il problema è nato perché la compagnia, per far fronte alla crescente domanda, ha sovraccaricato di lavoro gli equipaggi, i quali hanno accumulato i riposi, costringendola ad affrettarsi a far rispettare le regole previste dalle autorità irlandesi. “Abbiamo cercato di dare ai piloti troppi blocchi di riposo di quattro settimane”, ha sottolineato O’Leary. “Abbiamo gestito male il processo”.
Nel frattempo Ryanair ha pubblicato sul suo sito una lista dei voli cancellati fino a mercoledì 20 settembre. Dagli aeroporti italiani, fermi oggi i voli da Bergamo Orio al Serio per Lourdes, Cracovia, Madrid, Barcellona El Prat.

Domani, 19 settembre, non si partirà da Bergamo Orio per Napoli, Norimberga, Bordeaux e Colonia.

Mercoledì 20 settembre niente voli da Brindisi per Bergamo Orio, da Bergamo per Luxembourg, per Brindisi e per Trapani, e da Trapani per Bergamo.

Ryanair offre ai passeggeri in possesso di titolo di viaggio per voli cancellati due opzioni: chiedere un rimborso totale o modificare la propria prenotazione.

Consip. Nencini, “Usare il nome preciso: complotto”

consip

Martedì scorso, 12 settembre, non soltanto caso Regeni e situazione libica, con particolare riguardo ai flussi migratori, tra i temi discussi durante l’audizione del premier Paolo Gentiloni, presso il Copasir. Sul tavolo anche la vicenda Consip, con gli ultimi sviluppi, legati al ruolo dei carabinieri, in particolare di Gianpaolo Scafarto, l’ufficiale del Noe sotto inchiesta per falso e rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito del caso e di Sergio De Caprio, noto come capitano Ultimo.

Un incartamento complicato analizzato su più fronti. Ora, dopo essere stato trasmesso dal Csm, è all’esame dei pm di piazzale Clodio. In mattinata, nell’ufficio del procuratore Giuseppe Pignatone, alla presenza dell’aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi, c’è stata una prima visione del contenuto, diverse decine di pagine di verbali di audizioni, della pec arrivata da palazzo dei Marescialli. Lo studio delle carte proseguirà nel pomeriggio ed al termine di questa attività gli inquirenti decideranno se inserire la documentazione in un nuovo fascicolo oppure in quello già esistente sulla vicenda Consip.

“Non amo il vittimismo. Non mi convince – scrive Matteo Renzi sulla sua pagina Facebook – chi si piange addosso, chi ha sempre un alibi, chi vive di fantasie. Per questo sulla vicenda Consip non ho mai pronunciato parole quali golpe o complotto. Ho sempre detto una cosa diversa: pieno rispetto delle istituzioni, sempre. Ci sono delle ‘coincidenze’ strane in questa storia. Toccherà ai magistrati fare chiarezza. Noi aspettiamo la verità senza gridare. Chi ha cercato di lucrare su un’indagine come Consip oggi dovrebbe avere l’onestà intellettuale di farsi alcune domande”, prosegue il segretario del Pd. “Noi sappiamo che per colpa di un carabiniere che falsifica un atto non si può attaccare l’Arma dei Carabinieri che è un pilastro insostituibile della nostra comunità. Per colpa di un servitore dello stato che viola il proprio dovere ce ne sono migliaia che ci rendono orgogliosi di essere italiani. Dunque: nessuna polemica strumentale”. “Aspettando la verità – ha concluso – ci troverete sempre e per sempre dalla stessa parte: quella del rispetto delle istituzioni, quella della giustizia e non del giustizialismo. Noi non siamo i populisti che urlano tanto e razzolano male”.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini la politica non deve avere paura di chiamare le cose con il proprio nome. “Il vocabolario ha un nome preciso per giudicare il caso Consip. ‘Complotto’, e come obiettivo aveva il capo del governo. La politica ha il dovere di urlarlo senza paura”. “Per l’appunto – ha aggiunto Nencini – proprio nei giorni in cui Orsoni viene prosciolto – e si dimise da sindaco di Venezia – cadono le accuse su Mastella – crollò il governo Prodi – e Di Pietro dichiara di aver utilizzato con disinvoltura la paura delle manette. E non dimentico il caso C. Ricordate?”.

Dj Fabo, l’8 novembre inizia il processo per Cappato

cappato faboSi aprirà il prossimo 8 novembre, davanti alla Corte d’Assise di Milano, il processo a carico di Marco Cappato, esponente dei Radicali e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, imputato per aiuto al suicidio per aver accompagnato, a fine febbraio scorso, Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, in una clinica svizzera per il suicidio assistito.

La data dell’inizio del dibattimento è stata fissata dal gup di Milano Livio Cristofano dopo che, lo scorso 5 settembre, Cappato ha depositato istanza di giudizio immediato scegliendo quindi di andare direttamente a processo, saltando la fase dell’udienza preliminare che era già stata fissata. “Ho chiesto il giudizio immediato perché voglio che in Italia finalmente si possa discutere di come aiutare i malati a essere liberi di decidere fino alla fine”, aveva spiegato Cappato che con i suoi legali Massimo Rossi e Francesco Di Paola si era presentato in Tribunale per depositare la rinuncia all’udienza preliminare e l’istanza di rito immediato.

I pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini avevano chiesto nei mesi scorsi di archiviare il caso o di sollevare una questione di costituzionalità della norma sull’aiuto al suicidio. Il gip Luigi Gargiulo, però, ha ordinato l’imputazione coatta: avendo prospettato a Dj Fabo una dolce morte qualora si fosse rivolto a alla struttura svizzera, Cappato, secondo il gip, non solo lo avrebbe aiutato a morire ma avrebbe anche rafforzato il suo “proposito di suicidio”. Per la Procura, invece, avrebbe semplicemente aiutato una persona ad esercitare il diritto di morire con dignità. Ora la Corte, con due giudici togati e sei popolari, dovrà decidere al termine del dibattimento che non dovrebbe essere lungo e potrebbe durare solo poche udienze.

Dieselgate: in Italia 1250 morti all’anno

smog-3Il mega-scandalo Dieselgate è stato scoperto nel 2015, quando Volkswagen ammise le manipolazioni. A maggio scorso, ‘Nature’ valutava che l’eccesso di emissioni dei veicoli diesel avrebbe provocato nel mondo 38 mila decessi prematuri nel 2015. A seguito della manipolazione dei motori pianificata dalle case automobilistiche per far sembrare più ecologici i veicoli diesel, la conseguenza sarebbe di 5.000 morti all’anno in Europa. Recenti studi sono in linea con le previsioni precedenti sul numero delle vittime.

Il surplus di emissioni nocive prodotte dai veicoli diesel, rispetto a quanto dichiarato dalle case automobilistiche, ha causato in Italia 1.250 morti all’anno. Lo affermano l’Istituto meteorologico norvegese e l’istituto internazionale Iiasa, in uno studio sullo scandalo Dieselgate pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters da cui emerge che il nostro Paese, purtroppo, è il più colpito di tutta l’Europa.

Secondo quanto hanno rilevato gli esperti, sono 425mila le morti annue riconducibili all’inquinamento dell’aria nei 28 Paesi dell’Unione europea più Norvegia e Svizzera. Poco meno di 10mila decessi sono attribuibili alle emissioni di ossidi di azoto dei motori diesel e, di questi, 4.560 sono collegabili alle emissioni in eccesso rispetto ai limiti dichiarati dai produttori di veicoli.

Parecchie associazioni di consumatori di paesi UE hanno segnalato alla Commissione europea gravi ritardi nei lavori di ‘richiamo’ da parte del gruppo  Volkswagen  per portare a norma le auto del  Dieselgate  con motore diesel Euro 5 dotate del sistema capace di modificare il funzionamento del motore a seconda che stiano effettuando un test di rilevamento dei consumi o se invece stiano viaggiando normalmente per strada. L’autorità del governo comunitario ha così scritto una lettera alla casa tedesca, chiedendo informazioni e spiegazioni sui tempi lunghi e sollecitandola a procedere speditamente.

Secondo quanto concordato parecchi mesi fa, il gruppo Volkswagen, e le relative marche (Audi, Skoda, Seat, Porsche), si era impegnato a concludere il maxi richiamo entro quest’anno, ma a quanto pare le cose non stanno andando al ritmo necessario per raggiungere l’obiettivo. La Commissione europea (che ha scritto nella veste di capofila coordinatrice delle varie associazioni di consumatori dei vari paesi comunitari impegnate in quella che è una mega causa collettiva) ha dato alla Volkswagen 30 giorni di tempo per fornire una risposta in merito al ritardo accumulato per l’intervento e dare assicurazioni sul rispetto dei tempi concordati. A questo proposito la Commissione ha sollecitato anche il coinvolgimento della rete dei concessionari, e non soltanto delle filiali della casa.

In Italia, per lo scandalo  Dieselgate, è partita la class action su iniziativa di ‘Altroconsumo’. La raccolta formale, che vanta già 30mila preadesioni, come spiegano dall’Associazione Altroconsumo, è aperta  fino al 1 ottobre di quest’anno. Il presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello, ha detto: “Speriamo in una sentenza del tribunale di Venezia già tra fine 2018 e metà del 2019. Dovrebbe essere una causa relativamente veloce, perché una volta conclusa la raccolta, ci sarà l’istruttoria. La questione dell’illecito, che noi contestiamo a Volkswagen è in pratica già dimostrato perché da un lato la casa automobilistica ha sostanzialmente ammesso, dall’altro abbiamo la decisione di Antitrust con  la condanna a 5 milioni di euro, sanzione massima prevista, per pratiche commerciali scorrette”.

Nel provvedimento dell’Antitrust si legge: “La pratica riguarda la commercializzazione sul mercato italiano, a partire dall’anno 2009, di autoveicoli diesel (con codice identificativo EA189 EU 5) la cui omologazione è stata ottenuta attraverso  l’utilizzo di un software  in grado di  alterare artificiosamente il comportamento del veicolo  durante i test di banco per il controllo delle emissioni inquinanti. Ciò al fine di fornire un risultato delle emissioni ossidi di azoto più basso di quello ottenibile nella modalità che invece si attiva nel normale utilizzo del veicolo su strada”.

L’adesione alla class action, spiega l’associazione dei consumatori, è possibile per chi dal 15 agosto 2009 al 26 settembre 2015 ha acquistato un’auto del Gruppo VW, Audi, Seat e Skoda con motore EA189 Euro 5, dove è stato installato il dispositivo EGR per ridurre le emissioni inquinanti. Solo in Italia, sarebbero quasi 650mila le auto coinvolte nello scandalo.

L’organizzazione indipendente di consumatori chiede per ciascun automobilista  un risarcimento pari al 15% del valore di acquisto delle auto, ma sarà il tribunale a quantificare il danno.

Ma chi risarcirà le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico ? Ci sarà una condanna per chi ha provocato una strage di massa a causa dell’inquinamento doloso ?

Nello Stato di diritto le risposte dovrebbero essere affermative sui modi risarcitori e sull’individuazione delle responsabilità a tutela dei cittadini.

Salvatore Rondello

Gomme e mense Atac, gli atti vanno in procura

atacTra le voci debitorie di Atac si contano 5 milioni di euro con l’azienda fornitrice di gomme, rateizzati in base a un piano di rientro concordato, ma a quel debito, secondo una delibera Anac pubblicata oggi, ha contribuito anche l’omesso controllo sulle forniture da parte dell’azienda. Una vicenda contrattuale su cui pendono anche due procedimenti penali a Teramo, che per l’Anac – a cui non compete la verifica di eventuali responsabilità personali (amministrative e contabili) – presenta criticità anche in relazione al rinnovo per un altro triennio dell’affidamento del servizio allo stesso fornitore, e gli affidamenti diretti e procedure negoziate.

Si parla di “omesso controllo da parte di Atac” e “mancata adeguata definizione nel contratto di appalto delle prestazioni al di fuori del corrispettivo pattuito”. La delibera dell’Anac riguarda il contratto di fornitura e manutenzione dei pneumatici tra il 2013 e il 2016 per le vetture dell’azienda del trasporto pubblico di Roma. Due circostanze che, scrive l’Autorita’ Nazionale Anticorruzione, avrebbero “contribuito a determinare la rilevante esposizione debitoria dell’azienda nei riguardi dell’operatore”. Un debito cresciuto fino ad oltre 5 milioni di euro, ora frazionato in sei rate con un piano di rientro varato nel 2015. Il provvedimento, il numero 895, pubblicato sul sito dell’Autorità, analizza il contratto per la gestione full service dei pneumatici tra Atac e la Gommeur srl per il periodo dal 1 giugno 2013 al 31 maggio 2016. Gli accertamenti sono partiti dopo che lo scorso anno l’Autorità guidata da Raffaele Cantone ha ricevuto un plico di documenti contenenti informazioni relative alla vicenda. Per l’Anac “fatte salve eventuali responsabilità penali, profili di responsabilità per danno erariale potrebbero ravvisarsi con riferimento al rinnovo per un altro triennio dell’affidamento del servizio a Gommeur, nonostante le risultanze della relazione tecnica sulla gestione del servizio pneumatici di Atac nel 2012 e della relazione sulla legittimità della procedura di aggiudicazione nel 2013”.

L’Atac ha comunicato di aver sospeso il rapporto con Gommeur dal 1 giugno 2016 mentre sulle criticità emerse già durante lo svolgimento del contratto l’azienda ha riferito sono in corso due procedimenti penali presso la Procura di Teramo. Dai documenti interni ad Atac analizzati dall’Anac emerge una lunga filiera di possibili anomalie nel contratto. In una relazione già nel 2013 la municipalizzata del Campidoglio scriveva che “le penali previste dal contratto risultavano, in gran parte dei casi, formulate in maniera generica e sono in dubbia o addirittura impossibile applicazione”. Il documento parla anche di una “sostanziale assenza di controlli sull’operato del fornitore” che ha comportato allo stesso non venissero “contestate le carenze evidenziate né applicata alcuna penale”. Mentre un audit del 2016 di Atac sottolinea che “il numero dei pneumatici sostituiti nel triennio dal 2013 al 2016 (11.400 per usura e 15.300 per rottura) è risultato assolutamente incongruo in relazione al numero complessivo dell’intero parco autobus (che ammonta a circa 12 mila gomme) e alla percorrenza media dei bus (circa 45 mila km per singolo mezzo a fronte di una percorrenza media garantita da Gommeur nella propria offerta di gara a 130 mila km)”. E che “le rendicontazioni di Gommeur relative ai pneumatici contenevano numerosi errori che hanno determinato la liquidazione di fatture per importi non dovuti”. Dopo l’analisi del plico e di altra documentazione richiesta ad Atac, l’Anac conclude la sua delibera disponendone l’invio alle Procure della Repubblica di Roma e di Teramo, alla Procura della Corte dei Conti di Roma, alla sindaca Virginia Raggi e all’amministratore unico di Atac.

L’Autorità, inoltre, da mandato agli uffici di “verificare l’effettivo superamento, per le forniture dei pneumatici del sistema delle procedure negoziate e l’entrata a regime della nuova modalità di gestione”.

Oltre la questione gomme vi è anche quella delle mense. Secondo l’Anac l’affidamento da parte di Atac del suo servizio mensa al Dopolavoro aziendale è “avvenuto in violazione delle disposizioni in materia di contratti pubblici”. Una procedura “con possibile danno all’erario da quantificare sulla base del risparmio di spesa che la stessa azienda assume di poter conseguire mediante la procedura di evidenza pubblica in corso di espletamento”.

Un accordo aziendale, che risale al lontano 1974, prevede che a decidere l’affidatario del servizio mensa fossero le sigle sindacali maggiormente rappresentative dei lavoratori Atac. Nel 1998 questa intesa è stata rafforzata con l’aggiunta di un contributo economico finalizzato alla manutenzione dei locali adibiti a mensa. Una formula che, di fatto, concedeva alle sigle sindacali un monopolio della scelta del gestore della mensa. Il procedimento dell’Anac è partito dopo che a maggio 2016 ha acquisito un plico con dei report interni sui rapporti Atac-Dopolavoro. Quanto agli eventuali profili di danno erariale legati alla gestione del servizio mensa al Dopolavoro in assenza di una procedura di evidenza pubblica, si legge nella delibera, in una relazione “la stessa azienda riconosce che per effetto dell’affidamento mediante gara potrà conseguire un risparmio pari circa al 25% rispetto all’impegno di spesa sostenuto nel 2015”.

Nella delibera l’Autorità Nazionale Anticorruzione da mandato di “verificare aggiudicazione della procedura per l’affidamento al nuovo operatore del servizio mensa” e dispone l’invio del testo, che analizza anche l’appalto per la fornitura dei pneumatici, “alla Procura della Repubblica di presso il Tribunale di Teramo, alla Procura di Roma e alla Procura della Corte dei conti di Roma”. La delibera, inoltre, verrà inviata anche “all’amministratore unico di Atac e alla sindaca di Roma Virginia Raggi”.

Bancomat, stop alle commissioni per i pagamenti

posIl Consiglio dei ministri ha approvato, in via preliminare, il decreto legislativo che fissa un limite alle commissioni interbancarie per i pagamenti con carta e bancomat tramite il Pos. “Nello specifico – spiega Palazzo Chigi – il decreto amplia i diritti degli utenti dei servizi di pagamento, che beneficeranno ad esempio di un regime di responsabilità ridotta in caso di pagamenti non autorizzati, riducendo la franchigia massima a carico degli utenti da 150 a 50 euro e, per promuovere l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, conferma e generalizza il divieto di applicare un sovrapprezzo per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento (divieto di surcharge)”.
La bozza di decreto legislativo non fa altro che recepire una direttiva europea del 2015 (cosiddetta PSD 2 – Payment Services Directive), la quale prevede che banche e poste applichino commissioni più basse rispetto a quelle applicate per importi superiori.
Tra l’altro la direttiva europea permette già a tutti gli stati membri di applicare il massimale dello 0,3% rispetto al totale del micro-pagamento.
In materia di micro-pagamenti verrà quindi finalmente applicata la direttiva europea che finora è stata disattesa.
Il regolamento comunitario, prosegue la nota del Governo, “mira ad accrescere il livello di trasparenza, concorrenza e d’integrazione del mercato europeo delle carte di pagamento, fissando un limite alle commissioni interbancarie applicate in relazione ai pagamenti basati su carte di pagamento”. Per i pagamenti tramite carta di debito e prepagata la commissione interbancaria per ogni operazione di pagamento non potrà essere superiore allo 0,2% del valore dell’operazione stessa. Per le operazioni tramite carta di credito la commissione interbancaria per operazione non potrà invece superare lo 0,3% del valore dell’operazione. Il provvedimento introduce poi requisiti tecnici e regole commerciali uniformi, “allo scopo di rafforzare l’armonizzazione del settore e garantire una maggiore sicurezza, efficienza e competitività dei pagamenti elettronici, a vantaggio di esercenti e consumatori”. Relativamente alle commissioni interbancarie per le sole “operazioni nazionali” tramite carte di pagamento, i prestatori di servizi di pagamento saranno inoltre tenuti ad applicare, per tutti i tipi di carte, commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore, così da promuovere l’utilizzo delle carte anche per questi pagamenti.
“È un’ottima notizia”, commenta l’Unione Nazionale Consumatori che precisa: “Dobbiamo però verificare il testo per accertare se le multe per i trasgressori sono effettivamente applicabili“.
“È assolutamente vero, come diceva nei giorni scorsi il presidente della Confcommercio, che bisogna ridurre i costi delle carte, ma questo non può essere un alibi per il commerciante per rifiutarsi di applicare la normativa sui Pos e l’uso del bancomat per importi bassi. Per questo le due cose devono andare di pari passo”, afferma Massimiliano Dona, presidente UNC.