Butterfly: alla prima scaligera vince Chailly

butterflyMi sono imbattuto nelle più svariate stravaganze dei registi d’opera. Ho visto una Mimì che muore per overdose in ospedale, Lucia che si suicida della vasca da bagno, un Guglielmo Tell con uno stupro della soldataglia, una Tosca con cannoni che sparano dentro la chiesa di Santa Andrea della Valle sovrapponendosi al magnifico Te deum, un Rigoletto travestito da cameriere dritto come Michael Jordan e potrei continuare. Finalmente una Butterfly giapponese, che vive i suoi movimenti e riti nipponici del suo tempo, con un mare azzurro, ciliegi in fiore, bonzi incazzati, parenti serpenti, orpellerie varie e un dolce volto da quindicenne attempata con un figlio ricciolone biondo a occhi aperti. Il tutto giocato su scale sovrapposte e in un continuo movimento danzante di geishe che si trasformano in fantasmi. Onore alla scenografia e alla regia di Alvis Hermanis che rifiuta il culto dello stravolgimento oggi di moda e si affida a una profonda lettura dell’opera dove anche i più piccoli movimenti vengono scanditi in perfetta armonia con la musica e quelli continui della braccia in stile kabuki ricordano da vicino gli stessi che Bob Wilson impose alla sua Butterfly degli anni novanta. Ma il primo protagonista dell’opera scaligera è certamente Riccardo Chailly, che questa rappresentazione ha voluto fortemente, dirigendola con rara preparazione. L’orchestra è la principale eroina assieme a Cio cio san, che domina teatralmente tutta l’opera e la conduce al dramma finale. Chailly sottolinea il tessuto armonico di Butterfly dove Puccini condensa da par suo gli effetti in scala pentatonica, tipici della musica orientale che riprenderà anche in Turandot, con la dolcezza delle sue melodie, che sfociano nell’esaltante duetto (fin troppo per la verità visto che il superficiale Pinkerton finge un amore che non c’è, prevalendo il lui solo il desiderio) del finale del primo atto. La ricerca musicale, soprattutto nelle prime battute, ma anche nello spendido concertato a tre del terz’atto, fanno trasparire un Puccini novecentesco al passo con la musica dei suoi tempi che conosceva nei dettagli da Debussy al primo Schoemberg, per imbattersi poi in Strawinsky che con la Sagre du Printemps influenzerà le sue ultime composizioni sunto delle quali sarà la sua Fanciulla del west con accenni al jazz e al folclore americano. Puccini è musicista coltisssimo e inizia proprio con Butterfly il suo distacco dalla scuola verista e la sua intrusione nell’esotismo che dopo Fanciulla sfocerà in Turandot. Penso di potere affermare la superiorità di Butterfly, opera contestatissima alla sua prima scaligera del 1904, rispetto all’ultima opera del maestro, non solo perché quest’ultima fu interrotta con la morte del compositore nel 1924, ma perché Butterfly risulta più compatta, credibile, unitaria. Perché il pianto, l’amore e la morte non sono favola ma realtà. E conducono il percorso della trama fino al tragico epilogo. La scelta di Chailly di proporre l’opera in versione originale, senza i mutamenti successivi al suo insuccesso, rappresentano forse la volontà del pieno riscatto dell’opera cosi come venne rappresentata alla prima del 1904 proprio alla Scala. “La farfallina volerà”, gli aveva confidato Giovanni Pascoli e Butterfly prenderà il volo. Il fiasco, infatti, aveva spinto addirittura autore ed editore a ritirare immediatamente lo spartito, per sottoporre l’opera ad un’accurata revisione che, attraverso l’eliminazione di alcuni dettagli e la modifica di alcune scene e situazioni, la rese più agile e proporzionata. Puccini inserì anche una nuova aria per Pinkerton, “Addio, fiorito asil”. Una delle più importanti modifiche è tuttavia puramente musicale e riguarda la linea vocale dell’aria del suicidio di Butterfly. Credo che d’ora in poi sarà bene rappresentare tuttavia l’opera con le modifiche introdotte in seguito dall’autore, rispettandone i motivi che lo indussero alla scelta. Tra i protagonisti comincerei con la stupefacente prova fornita dallo Sharpless di Alvarez, formidabile, straordinariamente credibile, non solo negli accenti musicali, ma anche nel portamento, nei movimenti, nei gesti protettivi e ammonitori. Il console di Alvarez è il console perfetto. Maria José Siri ha interpretato con successo l’eroina pucciniana ed era la sua prima volta. La voce densa di accenti drammatici è solo leggermente carente nei registri mediobassi. Discorso a parte meriterebbe il Pinkerton di Bryan Himmel. Bene la sua musicalità e il suo portamento da bimbolone che vive la vita egoisticamente, come gli rimprovera Sharpless. Meno convincente la qualità della sua voce. Pinkerton è tenore lirico. Non tenore drammatico. Hymel canta di gola e quando forza la voce si indebolisce. Resta la sua buona prova complesssiva. Ma Pinkerton canta solo nel primo atto, poi abbandona il Giappone per l’America, ritornando senza “il fiorito asil” e con la moglie americana. Molto attraente e densa di accenti drammatici la Suzuki di Annalisa Stroppa, bene anche gli altri. Una buona Butterfly tutta da vedere e da apprezzare. Pubblico senza uomini di governo e con quattro terremotati invitati dal Comune di Milano nel palco reale e alla cena con l’alta borghesia milanese. Come una volta faceva il monarca coi suoi contadini. Populismo? Bè, siamo in sintonia coi tempi.

Sì del Senato. La manovra è legge

Senato-come-governareIl Senato ha approvato a tempo di record la legge di Bilancio con 166 voti favorevoli, 70 contrari un astenuto. La manovra è dunque legge essendo già stata votata alla Camera. Il governo aveva posto la fiducia sulla manovra. L’epilogo lampo è stato chiesto dal Quirinale prima delle dimissioni del governo. Ma i tempi della crisi potrebbero non essere rapidissimi. Il ddl di bilancio porta con sé per l’anno prossimo un nuovo taglio delle tasse, dal canone Rai al disinnesco delle clausole di salvaguardia, un ricco capitolo welfare e pensioni, con l’avvio dell’Ape, e una lunga serie di bonus.

“Grazie a tutti. Evviva l’Italia”, ha annunciato il premier Renzi su Twitter. “Credo sia un’ottima legge e vi invito a vedere le slide che abbiamo preparato un mese fa all’atto dell’approvazione in Consiglio dei Ministri”, aggiunge il premier su Facebook. “Sono stati mille giorni straordinari”.

Oggi Renzi, ha definito “bella” la Legge di Bilancio 2017 e ha rivendicato i provvedimenti del Governo fatti in questi mille giorni a cominciare dagli 80 euro. Poi l’abbassamento delle tasse a cominciare dall’Imu, alle tasse agricole, dall’Irap, all’Ires; i diritti civili; il sociale, il dopo di noi, l’autismo, la cooperazione internazionale, lo spreco alimentare, la sicurezza stradale. La lista è lunga.

Il voto elettronico sul provvedimento ha concluso l’esame lampo del Senato dove il testo è stato dunque ‘congelato’ nella versione di Montecitorio dopo l’apertura della crisi politica conseguente all’esito del referendum, che ha bocciato le riforme costituzionali. Complessivamente l’esame da parte di Palazzo Madama è durato poco più di 24 ore, con i lavori della commissione Bilancio che sono iniziati ieri alle 11 e terminati alle 23 senza il mandato al relatore e un’unica seduta dell’Aula iniziata stamattina alle 9.30.

Disoccupazione stabile. Nel terzo trimestre all’11,6%

Disoccupazione-giovaniL’Istat ha comunicato i dati sull’occupazione nel terzo trimestre. Nulla di nuovo dal fronte occupazionale. Nel terzo trimestre del 2016 il tasso di disoccupazione è rimasto fermo all’11,6% rispetto al secondo trimestre proseguendo la serie di quattro trimestri consecutivi. Comparandolo allo stesso periodo del 2015 risulta aumentato dello 0,4% pari a 132.000 disoccupati. Sono stabili rispetto al secondo trimestre il tasso di occupazione al 57,3% (+0.8% sullo stesso periodo del 2015) ed il tasso di inattività al 35,1%. Rispetto al terzo trimestre 2015 il tasso di inattività si riduce di 1,2 punti percentuali. Complessivamente i disoccupati sono 2.987.000.

L’occupazione, al netto dei lavoratori stagionali, è di 22.775.000 unità.

Con riferimento all’offerta di lavoro, dopo cinque trimestri consecutivi di crescita, nel terzo trimestre del 2016 si registra una battuta di arresto e mostra un lieve calo rispetto al trimestre precedente (-14.000 unità pari allo 0,1%). Il dato rappresenta la sintesi della crescita dei lavoratori dipendenti (+66.000 unità pari allo 0,4%) inferiore al calo dei lavoratori indipendenti (-80.000 unità, pari a – 1.5%). L’aumento tendenziale in un anno riguarda maggiormente le donne con +189.000 unità concentrate esclusivamente tra gli over 50.

A livello congiunturale rimane piuttosto stabile anche il tasso di occupazione, tuttavia, le tendenze mensili, relativi ai dati di ottobre 2016, al netto delle stagionalità, manifestano un nuovo calo degli occupati concentrato nei dipendenti a tempo indeterminato a fronte di una modesta crescita dei dipendenti a termine e della stabilità dei lavoratori indipendenti.

Le dinamiche tendenziali del terzo trimestre del 2016 confrontate con lo stesso periodo dell’anno precedente portano ad una crescita complessiva di 239 mila occupati, meno accentuata rispetto a quella registrata nel secondo trimestre.

Per il terzo trimestre consecutivo diminuisce, in modo più consistente, il numero degli inattivi tra 15 e 64 anni (-528 mila in un anno) ed il corrispondente tasso di inattività. Nel confronto tendenziale, la diminuzione dell’inattività è diffusa per genere, territorio, classe di età e riguarda sia quanti vogliono lavorare (-212 mila le forze di lavoro potenziali, soprattutto tra le donne) sia la componente più distante dal mercato del lavoro (-316 mila chi non cerca e non è disponibile).

Dal lato delle imprese, si confermano i segnali di crescita congiunturale della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti pari allo 0,6% sul trimestre precedente, associato ad una lieve riduzione delle ore lavorate per dipendente (-0,3%). Continua inoltre a diminuire il ricorso alla Cassa integrazione.

L’aumento delle posizioni lavorative è una sintesi della stabilità dell’industria in senso stretto e dell’incremento dei servizi; il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali mentre è stabile su base annua. Per quanto riguarda il costo del lavoro, diminuiscono ancora gli oneri sociali (-0,6%), effetto della riduzione contributiva associata alle nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Dai dati pubblicati dall’Istat si potrebbe individuare una debole ripresa dell’attività economica nel nostro Paese con livelli tuttora inferiori alle medie dell’eurozona.

Salvatore Rondello

Regeni: L’Egitto consegna la documentazione richiesta

Giulio-Regeni“I magistrati della procura generale egiziana hanno consegnato tutta la documentazione richiesta dalla procura di Roma con la rogatoria del settembre scorso”. E’ quanto emerge da un comunicato congiunto emesso dalle due autorità giudiziarie (Procura di Roma e del Cairo) che indagano sull’omicidio di Giulio Regeni, scomparso il 25 gennaio scorso e trovato morto il 3 febbraio successivo lungo la strada che collega Il Cairo ad Alessandria.

Nel corso del vertice sul caso Regeni, la delegazione egiziana ha “consegnato – si legge nel comunicato congiunto – egiziani – il verbale delle dichiarazioni rese dal capo dei sindacati indipendenti degli ambulanti del Cairo da cui emerge come lo stesso abbia spontaneamente riferito alla polizia dei contatti da lui avuti con Giulio Regeni fino al 22 gennaio 2016”. Gli egiziani hanno anche “consegnato un video dell’incontro avvenuto ai primi di gennaio tra Regeni e il capo dei sindacati indipendenti degli ambulanti del Cairo realizzato da quest’ultimo”.

L’Egitto dopo aver negato pubblicamente, anche con il ministro degli Interni Magdy Abdel Ghaffar, di aver mai indagato su Regeni, è stata costretto ad ammettere che la polizia politica aveva aperto un procedimento su Giulio (poi chiuso nei primi giorni di gennaio) dopo la denuncia di Abdallah. Ora si scopre, in realtà, che l’inchiesta è andata avanti fino almeno al 22, seppur in maniera non ufficiale. Chi l’ha condotta? E perché? A queste due domande dovranno provare a rispondere i nostri inquirenti analizzando i documenti che sono stati loro consegnati. Compreso quel “breve video”, di cui si parla nel comunicato congiunto, “relativo a un incontro avvenuto ai primi di gennaio tra Giulio e Abdallah e realizzato da quest’ultimi”.

I magistrati del Cairo hanno anche riferito di “aver sentito il personale di polizia che ha proceduto agli accertamenti effettuati su Regeni nei primi giorni di gennaio 2016, sia di quello coinvolto nella sparatoria in cui sono morti i cinque componenti della banda criminale, nonché del personale di polizia coinvolto nel rinvenimento, che suscita interrogativi, dei documenti di Giulio il 24 marzo”.Gli italiani hanno invece consegnato, così come richiesto, gli accertamenti sui conti correnti bancari di Giulio in Italia e nel Regno Unito.

“Entrambe le parti – si legge ancora nel documento – hanno assicurato che la collaborazione continuerà attraverso lo scambio di atti fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato alla morte di Regeni”.

Ora una nuova legge elettorale

quirinaleRenzi ha deciso di chiedere la fiducia sulla legge di bilancio che domani verrà votata al Senato. Non è ancora chiaro se poi, una volta acquisita la fiducia, il governo si riterrà ugualmente dimissionario. Sarebbe una contraddizione istituzionale, giacché le dimissioni seguirebbero proprio un atto di consenso parlamentare. Eppure il presidente del Consiglio aveva annunciato la sua irrevocabile decisione di dimettersi dopo la sconfitta al referendum. A questo punto, e la direzione del Pd convocata anch’essa domani, se verrà confermata nonostante il voto di fiducia al Senato, servirà a dipanare la matassa. Restano sul campo due ipotesi, qualora Renzi, come sembra, confermi le sue irrevocabili dimissioni.
La prima è che Renzi resti in carica, sia pur dopo le dimissioni, per ordinaria amministrazione dopo che il Presidente della Repubblica abbia accertato l’impossibiltà di costituire un governo diverso e conseguentemente abbia deciso lo scioglimento delle Camere. In questo caso sarebbe impossibile per il Parlamento varare una legge elettorale se non nel tempo ristretto tra le dimissioni e lo scioglimento e ci si dovrebbe accontentare delle modifiche della Corte, ma si dovrebbe poi votare con il cosiddetto Consultellum al Senato. In una situazione di evidente contrasto elettorale.

La seconda ipotesi è che il Pd, dopo le dimissioni di Renzi, dia il via libera a un nuovo governo, può probabilmente di scopo che di legislatura, e in questo caso il Parlamento potrebbe varare una nuova legge elettorale e col consenso di Mattarella andare al voto a Primavera. Un governo istituzionale, presieduto da Grasso, è a questo proposito la soluzione più logica. Anche Renzi, oggi, in una dicchiarazione, non la esclude.

I socialisti, per bocca del segretario Nencini, hanno ribadito che senza una nuova legge elettorale non si può sciogliere le Camere e che il Pd dovrebbe presentare subito la proposta frutto del lavoro della sua commissione interna che ha lanciato la riforma dell’Italicum con il turno unico e le coalizioni. Inutile e paradossale attendere che il fronte del no avanzi la sua proposta di legge elettorale, vista l’estrema eterogeneità delle opinioni al riguardo. Tanto che i Cinque Stelle sono oggi, ed è comprensibile, i più strenui difensori dell’Italicum che vorrebbero trasferire anche al Senato. Il che risulta impossibile per la natura della legge del Senato, prevista in Costituzione con calcolo “su base regionale”. Il clima politico risulta denso di incognite. Nell’ordine esse riguardano: le decisioni della direzione del Pd, le dimissioni o meno di Renzi, la possibilità di formare un nuovo governo e la sua scadenza, la natura della riforma dell’Italicum.

Per i socialisti vi è un’ulteriore incognita e riguarda la sentenza sulla sospensiva dopo il ricorso di un gruppo sulla validità del congresso di Salerno. Oggi Bobo Craxi ipotizza in una dichiarazione pubblica una scelta di alleanze con i dissidenti del Pd e con Sinistra italiana. E questo difficilmente si può conciliare con un rientro nelle fila degli organi del Psi che hanno autonomamente scelto, già dal congresso di Venezia, una politica diversa. Anche la questione di un eventuale congresso va rapportata ai tempi di scioglimento delle Camere. Se saranno ravvicinate il vero congresso socialista saranno le elezioni. Intanto in casa socialista proseguono e si intensificano gli incontri con radicali, verdi, personalità del mondo riformista, per verificare la possibilità di una aggregazione politica.

Mauro Del Bue

Manovra con fiducia. Nencini: “Modificare l’Italicum”

SenatoTempi record per l’approvazione della manovra in Senato. Il governo infatti chiederà la fiducia sulla legge di bilancio per arrivare al voto in Aula entro mercoledì sera. La decisione è arrivata dopo il faccia a faccia di Renzi con il Capo dello Stato Mattarella ed è dettata dalla volontà del presidente del consiglio di accelerare l’approvazione dopo il congelamento delle sue dimissioni.

Le dichiarazioni di voto cominceranno intorno alle ore 12 e la prima chiama è prevista per le 13,30. A precisarlo è il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Luciano Pizzetti.  Già in mattinata il Pd, che domani riunirà la direzione più difficile dell’era Renzi,  aveva fatto sapere di voler accelerare. Sulla legge di bilancio – aveva detto il capogruppo Pd in commissione Bilancio Giulio Santini –  “chiederemo di fare il più presto possibile”.

Il Psi riunisce i gruppi parlamentari
Il Psi ha riunito nel pomeriggio di martedì i gruppi parlamentari e i dirigenti socialisti nella sede della direzione nazionale a Roma.  “L’Italia – ha detto Nencini – deve essere in cima ai nostri pensieri. L’approvazione della legge di bilancio e del decreto terremoto costituiscono la priorità immediata dell’azione di questo governo”.

E nel giorno in cui la Corte costituzionale ha fissato per l’udienza del 24 gennaio 2017 la discussione sulle eccezioni di costituzionalità sollevate sulla legge elettorale, Nencini ha ddeto che affiché “il Paese non corra il rischio futuro della ingovernabilità, urge mettere mano alla riforma dell’Italicum ed al coordinamento tra le leggi elettorali di Camera e Senato”.  “Lo schema di modifica messo a punto dalla Commissione del PD del tutto simile al disegno di legge presentato dai socialisti, costituisce un ottimo punto di partenza” ha aggiunto Nencini parlando ai dirigenti socialisti. “Sento parlare di governi deboli o in alternativa di un governo tecnico: gli italiani pensano a ben altro. Per dare stabilità a qualsiasi governo c’è bisogno innanzitutto di una nova legge elettorale che garantisca maggioranze stabili ed omogenee per evitare distonia tra le due camere” ha affermato ancora il segretario del Psi. “Un percorso di questo genere può essere consentito da un esecutivo istituzionale che si assuma questa responsabilità fissando in modo corale le nuove regole del gioco”.

Nencini, facendo un’analisi del voto ha aggiunto che “nella vittoria del NO spiccano le posizioni antieuropeiste del Movimento 5 Stelle e della Lega. Per la prima volta, un forte estremismo populista mette radici in Italia. Bisogna sconfiggerlo. È tempo di formare una ‘coalizione riformista’ che si riunisca attorno al suo leader, che parli agli italiani il linguaggio della giustizia sociale e del merito” – ha concluso il segretario del Psi.

La fiducia sarà posta sull’articolo 1
Secondo quanto ha spiegato la presidente dei senatori di Ap-Ncd, Laura Bianconi, al termine della Conferenza dei capigruppo, la fiducia sarà posta sull’articolo 1 del testo, quello che contiene le misure della legge di Bilancio. Dopo il voto di fiducia, verso le 14,45, si passerà al voto degli emendamenti sulla seconda sezione di Bilancio, cioè la parte della manovra che contiene gli stanziamenti per i ministeri e i saldi, e ci sarà il voto finale sulla manovra con procedura elettronica. Se non ci saranno sorprese quindi la legge di Bilancio verrà approvata in via definitiva domani stesso.

Siria. Tensione Usa-Russia fa saltare i colloqui a Ginevra

siria-guerraTorna il ‘gelo’ tra Mosca e Washington a causa dell’offensiva delle truppe governative sostenute dalla Russia ad Aleppo. Ieri infatti le forze governative siriane e i loro alleati sono avanzate in un’altra area controllata dai ribelli ad Aleppo est, ma gli insorti hanno lanciato colpi di mortaio contro la zona occidentale della città.
I rappresentati per la politica estera di Washington e Mosca avevano in programma un incontro a Ginevra ma il summit è saltato. A renderlo noto il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov. “Ieri – ha detto Lavrov – abbiamo ricevuto” dalla parte americana “un messaggio secondo cui loro domani purtroppo non riusciranno a incontrarci” a Ginevra “perché hanno cambiato idea” su come risolvere la situazione ad Aleppo. In particolare, ha chiarito Lavrov, gli Usa hanno ritirato una proposta su Aleppo avanzata il 2 dicembre a Roma a margine della Conferenza Med 2016 e “ieri” ne hanno inviata a Mosca un’altra. Una proposta che l’esponente del Cremlino definisce “inaccettabile” perché “a nostro avviso mira a far tornare tutto indietro, sembra un tentativo per temporeggiare e permettere ai miliziani di rifiatare e riorganizzarsi. Siamo consapevoli che non è possibile avere un colloquio serio con i nostri partner americani, così come accaduto lo scorso 9 settembre. Allora avevamo raggiunto un accordo che era entrato in vigore ma poi gli Stati Uniti hanno trovato dei pretesti per uscirne”.
“C’è la consapevolezza – ha detto Lavrov – che non ce la si fa ad avere un colloquio serio con i nostri partner americani. Così è successo con gli accordi del 9 settembre, che erano stati raggiunti ed erano entrati in vigore, ma poi gli Usa hanno cominciato a cercare dei pretesti per uscirne e alla fine li hanno trovati. Adesso la situazione è molto simile”.
Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha comunque assicurato che a Ginevra continuano i contatti sulla Siria a livello di esperti tra Russia e Usa. Peskov ha poi negato che Mosca non voglia trovare un accordo con Washington sulla Siria prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Il neopresidente americano Donald Trump ha dichiarato che un incontro con Vladimir Putin è tra le prime cose in agenda e, indirettamente, ha aperto anche al presidente siriano Bashar al-Assad definendolo “necessario per la lotta al terrorismo”. Ma Trump non si è ancora insediato alla Casa Bianca e c’è chi pensa che Mosca stia aspettando questo momento per poter intavolare un vero dialogo con la controparte. Ma Il Cremlino intanto fa sapere che “il fatto che i miliziani si siano rifiutati” di lasciare Aleppo “non significa ancora niente. Non c’è nulla da rifiutare, gli accordi non sono ancora stati conclusi. Comunque, se qualcuno si rifiuta di uscire” da Aleppo est “sarà eliminato, non c’è alternativa”.
Nonostante tutto però la Russia è rimasta praticamente da sola a interessarsi della Siria. Nello stesso tempo però sempre ieri Mosca ha posto ancora una volta il veto ad una risoluzione sulla Siria al Consiglio di Sicurezza dell’Onu durante il voto di un documento che chiedeva “una tregua di sette giorni ad Aleppo” e la garanzia da tutte le parti di un’attuazione immediata della cessazione delle ostilità.
La Russia ha comunque espresso il suo rammarico per il disinteresse della Comunità internazionale sulla tragedia siriana.
“Ci dispiace molto che la comunità internazionale, inclusi i nostri partner in America, rispondano più che modestamente alla tragedia che si è verificata”, ha detto Peskov. Per poi aggiungere: “Ci dispiace molto che la parte russa sia ormai praticamente da sola nel tentativo di fornire assistenza umanitaria a quelle persone che escono da Aleppo Est, sfuggendo dalla prigionia dei militanti. Saremmo lieti di avere un approccio più attivo dei nostri partner occidentali, in questo contesto”.

Merkel si ricandida a Berlino, ma pensa all’Europa

angela-merkel-a-essen“Non tutti i profughi entrati in Germania potranno rimanere, anche le loro domande di asilo verranno esaminate, e la situazione straordinaria dell’anno scorso non si potrà ripetere”. Angela Merkel esce dal Congresso della CDU a Essen, con la ricandidatura in tasca per le politiche 2017 e una maggioranza schiacciante. Unico punto fermo in un’Europa che sbanda, la Cancelliera si è mossa ancora una volta con destrezza e senso dei tempi anticipando la richiesta che sarebbe arrivata dai maggiorenti per una sterzata a destra sul tema dell’immigrazione. Anticipando la richiesta, l’ha fatta sua, ma depotenziata, così da non entrare in contraddizione sulla linea politica delle ‘porte aperte’ che un anno fa a Karlsruhe aveva lasciato senza fiato per la sorpresa non solo la platea congressuale – ovazione di nove minuti – ma tutta l’Europa. Citando i ‘grandi vecchi’, Adenauer e Khol, aveva scavalcato a sinistra gran parte degli esponenti della socialdemocrazia europea, fin troppo timidi sul tema immigrati, sempre timorosi di perdere consensi a destra.
La Cancelliera aveva ricordato un principio che dovrebbe essere alla base di qualunque impegno politico, quell’‘imperativo umanitario’ che dovrebbe governare le decisioni dei Governi di fronte al dramma di centinaia di migliaia di migranti in fuga da fame e guerre. E mentre prometteva al Congresso di adoperarsi per ridurne il flusso, qualche mese dopo avrebbe annunciato con un altro colpo a sorpresa, la decisione del suo governo di accogliere i profughi siriani.

Come a Karlsruhe un altro lunghissimo applauso dei delegati ha accolto le sue parole quando ha affermato che il velo integrale che copre il viso “deve essere proibito” e che in Germania non potrà mai valere la sharia, la legge islamica, né si potranno creare “società parallele” dove valgono leggi diverse da quelle a cui devono rispondere i tedeschi.

Dunque anche le affermazioni di oggi a Essen, vanno lette ricordando quanto ha fatto fino a oggi, non solo l’accoglienza dei siriani, ma anche il discutibilissimo accordo con Erdogan per fare della Turchia un enorme campo profughi, capace di frenare il flusso di migranti diretti verso il nord Europa.

Un passaggio l’ha dedicato anche alla Brexit, avvertendo Londra che non ci sarà la possibilità di avere libero accesso al mercato unico europeo senza accettare la libertà di circolazione dei cittadini: l’Unione non è come il dolce natalizio tedesco, il Rosinenpickerei, non si può spiluccare, prendersi solo l’uva passa e lasciare agli altri la mollica. O tutto o niente.

Angela Merkel ha infine rivendicato con un pizzico di orgoglio la sua posizione in Europa, ricordando che la Germania da tempo non è più il ‘malato d’Europa’ ed è anzi divenuta un’‘ancora di stabilità” per il Vecchio Continente. Ha parlato insomma come se si preparasse non solo alla ricandidatura a Berlino, ma a essere eletta Cancelliera d’Europa.

C. Co.

Istat. Un italiano su 4 a rischio povertà

Welfare deludente-povertàL’Istat ha comunicato i dati del 2015 sulle condizioni di vita e reddito degli italiani. Dall’analisi emerge che il 28.7% dei residenti in Italia è a rischio di povertà o di esclusione sociale (28.3% nel 2014). Si tratta di 17 milioni e 469 mila persone. Prendendo in esame la definizione adottata nell’ambito della “Strategia Europa 2020, sono ricompresi i residenti che si trovano in una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale e bassa intensità di lavoro. Gli individui a rischio di povertà sono passati dal 19,4% del 2014 al 19,9% del 2015. Resta invariata la stima dell’11,5% di chi vive in famiglie gravemente deprivati. Gli individui che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa risulterebbero in calo passando dal 12,1% del 2014 al 11,7% del 2015.

Peggioramenti si registrano nel Mezzogiorno che resta l’area più esposta con il 46,4% (45,6% nel 2014) e nel Centro-Italia con il 24% (22,1% nel 2014). Nel Nord si registra un leggero calo con il 17,4% rispetto al 17,9% del 2014.

Le persone più a rischio di povertà o di esclusione sociale sono quelle che vivono in famiglie con 5 componenti ed oltre. Nel 2015 hanno raggiunto il 43,7% rispetto al 40,2% del 2014. La quota sale al 48,3% (dal 39,4%) se si tratta di coppie con tre o più figli raggiungendo il 51,2% (dal 42,8%) nelle famiglie con tre o più minori.

Per quanto riguarda i redditi, nel 2014, la metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore 24.190 euro l’anno (circa 2.016 euro al mese) sostanzialmente stabile rispetto al 2013. Nel Mezzogiorno, dalla stessa analisi, il reddito scende a 20.000 euro netti all’anno (circa 1.667 euro mensili).

Escludendo gli affitti figurativi, nel 2014, il reddito medio annuo delle famiglie italiane è stato calcolato pari a 29.472 euro (circa 2.456 euro al mese). Considerando l’inflazione, sempre secondo i dati Istat, per la prima volta resta sostanzialmente invariato in termini reali rispetto al 2013 (considerati anche gli aggiustamenti per dimensione e composizione familiare, cioè il reddito equivalente).

Distinguendo tra reddito da lavoro autonomo e reddito da lavoro dipendente, sono leggermente avvantaggiate le famiglie con reddito prevalentemente da lavoro dipendente che dispongono di circa 29.406 euro annui contro circa 28.556 per le famiglie con reddito prevalente da lavoro autonomo.

Per le famiglie che vivono prevalentemente di pensione o trasferimenti pubblici, il reddito scende a 19.487 euro annui.

Includendo gli affitti figurativi, risulterebbe che il 20% più ricco delle famiglie percepisce il 37,3% del reddito equivalente totale. Dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero. Il divario con le famiglie più ricche passa da 4,6 a 4,9 volte di quello delle famiglie più povere.

I dati dell’Istat confermano la tendenza dell’aumento dei disagi sociali delle fasce più deboli con tutte le problematiche crescenti che ne derivano.

Le immigrazioni nel 2015, con circa 280.000 trasferimenti, sono piuttosto stabili rispetto all’anno precedente. Gli stranieri residenti in Italia, nel 2015 hanno raggiunto il numero di oltre 5 milioni.

Cresce il numero degli emigranti italiani che nel 2015 sono stati 147 mila con un incremento dell’8% rispetto al 2014. Tra questi aumentano i laureati italiani con più di 25 anni che lasciano il Paese (circa 23.000 con + 13% sul 2014).

Il saldo dei flussi di trasferimenti è positivo per le immigrazioni che rappresentano un valore quasi doppio delle emigrazioni.

Salvatore Rondello

Si apre il rebus sul nuovo esecutivo

Palazzo ChigiLa vittoria del No al referendum, oltre ad aprire il rebus sul nuovo esecutivo, rende ancora più urgente garantire l’approvazione rapida della legge di Bilancio. Manovra sulla quale peraltro pende il giudizio sospeso da parte della commissione Ue che ha individuato il rischio di sforamento dei requisiti fissati dal patto di Stabilità. Il messaggio del presidente Sergio  Mattarella è stato piuttosto chiaro. “Vi sono di fronte a noi impegni  e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il  rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento”, ha detto il capo dello Stato. E la prima, più imminente, delle  scadenze è quella di mettere in sicurezza la legge di Bilancio. Questa la lettura che viene fatta in Parlamento delle parole di Mattarella.

Nelle prossime ore si vedrà se questa sarà la strada indicata dal  Colle e quale sarà la risposta di Matteo Renzi. “Sono in corso  valutazioni. Ma certo, sarebbe un invito a cui il premier difficilmente potrebbe sottrarsi”, si sottolinea ambienti parlamentari Pd. Nella maggioranza dem c’è chi spinge perché il premier, che  stamattina ha già avuto un colloquio informale con Mattarella, accetti la via delle dimissioni ‘congelate’.

Tecnicamente, potrebbe trattarsi di un ‘congelamento’ breve. “Due, tre giorni è un tempo verosimile se c’è la volontà  politica”, spiega Ettore Rosato ai cronisti alla Camera. Al Senato gli uffici sono già allertati. “Potremmo chiudere in 48 ore, venerdì al  massimo, approvando il testo passato alla Camera”, è la valutazione di fonti parlamentari confidando che si raggiunga la volontà politica unanime di un’approvazione lampo del Bilancio. “Quale convenienza  avrebbe l’opposizione ad allungare i tempi?”.

Quale piega prenderanno le cose si vedrà nelle prossime ore. Alle 18.30 si riunirà il Cdm per le comunicazione del presidente  del Consiglio e poi Renzi dovrebbe salire al Colle. La situazione resta fluida. E valutazioni sul da farsi sono ancora in corso. L’unica ipotesi che al momento viene esclusa è quella di un reincarico per un  Renzi bis. “E’ irremovibile”, spiega chi ha parlato con il premier  nelle ultime ore.

Anche Dario Franceschini che fino a ieri, pubblicamente, ha sempre caldeggiato la permanenza di Renzi a palazzo Chigi qualunque fosse stato l’esito del referendum, sembra aver rinunciato. “Quello che penso, l’ho detto più volte”, ribadisce ai cronisti ma “ho ascoltato  le parole del presidente del Consiglio e mi sono sembrate molto chiare e nette”.

E resta ancora in piedi l’ipotesi di dimissioni non solo da palazzo Chigi ma anche dalla segreteria del Pd. Nella cerchia più vicina al premier, l’ipotesi di addio anche alla segreteria, tramontata nella nottata, oggi è tornata a circolare. “Ci sta pensando”. Anche se nelle ultime ore, alla Camera, è girata molto l’ipotesi di dimissioni in Direzione per poi farsi chiedere di restare. Insomma, anche questo sarebbe oggetto di valutazione.

Nella minoranza dem vedono come realistica l’ipotesi di dimissioni di Renzi da segretario. “Ma ce lo vedete Renzi a gestire la fase congressuale, il cambio di Statuto e via dicendo?”, si osservava stamattina tra i bersaniani. La minoranza resta in attesa delle mosse di Renzi. Nessuna richiesta di congresso anticipato e responsabilità istituzionale sulla partita del governo. “I gruppi parlamentari del Pd siano perno della stabilità del Paese”, dice Roberto Speranza. “Pieno sostegno al percorso istituzionale che indicherà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. Quanto alle vicende interne, la minoranza non ha alcuna intenzione di aprire in anticipo la stagione congressuale. “Dobbiamo prima rimettere in sesto il partito e mettere in campo una proposta alternativa. L’obiettivo, adesso, dovrà essere il recupero identitario delle origini del Pd”, dice Davide Zoggia.

“Non ho mai chiesto a Renzi di dimettersi da Palazzo Chigi figuriamoci se gli chiedo di dimettersi da segretario del Partito democratico”. Cosi’ Roberto Speranza, della minoranza dem, ai cronisti che lo hanno avvicinato in piazza Colonna. “Renzi ha fatto questa scelta” di annunciare le dimissioni da premier, “ora bisogna sostenere il lavoro che farà il Presidente della Repubblica. I gruppi parlamentari del Pd che sono composti da 400 tra deputati e senatori, devono essere il perno della governabilita’”, ha aggiunto.

Di certo, ha sottolineato “un pezzo del Pd ha rappresentato chi nel centrosinistra ha votato No, mi pare che siano stati tanti altrimenti il No non avrebbe raggiunto numeri così alti, ma non è stato un voto su Renzi o sul governo ma sulla Costituzione”. A chi gli chiedeva infine quale sarà la soluzione per approvare in via definitiva al Senato la legge di Bilancio ha poi risposto: “Prima si fa meglio è, ci sono tutte le condizioni perché la maggioranza parlamentare esiste. Sono materie di cui in queste ore si deve occupare il Presidente della Repubblica con Matteo Renzi”.