Milano candidata per l’Agenzia europea per il farmaco

ema gentiloniLa candidatura di Milano per ospitare la sede dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) è stata presentata oggi ufficialmente dal presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni, intervenuto questa mattina a Palazzo Pirelli, sede del consiglio regionale lombardo. L’agenzia Ue per i medicinali è responsabile della valutazione scientifica per autorizzare l’ingresso in commercio di nuovi farmaci: una funzione rilevante sia sul piano politico che economico. A seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, l’Ema lascerà la sua attuale sede a Londra e l’Ue dovrà decidere a quale città assegnare il nuovo quartier generale dell’Agenzia. In lizza ci sono una ventina di città, tra le quali Amsterdam, Bruxelles, Barcellona, Copenaghen, Dublino, Lille, Madrid e Stoccolma. “Milano e la Lombardia sono motori dell’industria farmaceutica italiana, competitiva anche a livello europeo: possiamo vincere la sfida per avere la sede dell’Ema”, ha dichiarato il premier Gentiloni, affiancato dal presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, dal sindaco di Milano Giuseppe Sala e dal professor Enzo Moavero Milanesi in qualità di consigliere del premier per la promozione della dislocazione a Milano dell’Ema.

Ricordando che l’Italia ha un’industria farmaceutica di primo livello in Europa, con 30 miliardi di euro di produzione di cui oltre il 70 per cento destinato all’export, Gentiloni ha enfatizzato che la Lombardia e Milano rappresentano un territorio “fortemente competitivo, capace di attrarre eccellenze, in termini di imprese e ricerca, oltre che attraverso l’organizzazione di grandi eventi come Expo Milano 2015”. Tra i punti di forza della candidatura milanese Gentiloni ha citato anche gli efficienti collegamenti di trasporto a livello locale, nazionale e internazionale di cui gode Milano, oltre alle strutture recettive e alla qualità della vita nel capoluogo milanese, pronta a “fare sinergia” con la città di Parma, sede dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare.

Grande determinazione è emersa dalle parole del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni che, nel suo intervento, ha affermato di volere “a tutti i costi la sede dell’Ema a Milano”, aggiungendo di essere pronto a valutare che “Palazzo Pirelli vada definitivamente all’Ema”. Secondo Maroni il grattacielo Pirelli, un edificio storico pubblico messo a disposizione dalla Regione Lombardia per il trasferimento dell’Agenzia Ue a Milano, permetterà all’Ema di non interrompere la sua operatività e si offre come sede prestigiosa. Maroni ha inoltre evidenziato che “in Lombardia sono presenti 13 università, che hanno 54 facoltà scientifiche, mille centri di ricerca e 9 cluster tecnologici”, un contesto dunque molto favorevole ad accogliere l’Agenzia europea per i medicinali.

Tra i punti di forza di Milano il sindaco Sala ha enfatizzato l’importanza di “Human Technopole” e del centro delle Scienze della Vita, precisando che “Milano ha tutte le carte in regola per vincere”. Il capoluogo lombardo è una città di caratura internazionale che sta vivendo una fase espansiva sotto molteplici punti di vista, ha detto ancora Sala, menzionando, fra l’altro, la presenza a Milano di 14 scuole internazionali, un sistema ospedaliero eccezionale e una rete di strutture alberghiere di primo livello. “Milano è anche al centro dell’Europa” e “conta su “2.500 voli verso città europee”, ha aggiunto Sala, citando anche collegamenti di trasporto efficienti che includono linee di Alta velocità”.

Tra i motivi per assegnare a Milano la sede dell’Ema, il professor Enzo Moavero Milanesi ha evidenziato l’ottimo lavoro che svolge l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), gli uffici di Palazzo Pirelli subito disponibili e la futura collaborazione tra l’Ema e l’agenzia per la sicurezza alimentare che ha sede a Parma. L’ex ministro dei governi Letta e Monti, che oggi ha il ruolo di ambasciatore-commissario per portare l’Ema nel capoluogo lombardo, ha delineato, fra le altre cose, l’iter del dossier presentato oggi: l’Europa ha fissato per il 31 luglio la presentazione delle candidature per la nuova sede dell’Ema, mentre a settembre la Commissione europea pubblicherà le valutazioni che saranno alla base della discussione del Consiglio Affari generali di ottobre in Lussemburgo. I risultati dovrebbero essere noti a novembre.

Presente questa mattina a Palazzo Pirelli anche il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi, secondo il quale “Ema rappresenta una straordinaria opportunità non solo per Milano ma per l’intero paese, ed è per questo che deve tornare a essere una priorità nell’agenda del governo nei rapporti con Bruxelles”. “In queste settimane, molti paesi europei hanno esercitato pressioni su Francia e Germania per vedersi riconosciuta l’assegnazione. È necessario che l’Italia torni ora a giocare un ruolo primario degno della sua importanza. Non dimentichiamoci, infatti, che siamo la seconda manifattura europea”, ha aggiunto Bonomi, che nel pomeriggio ha accompagnato il premier Gentiloni in visita in tre aziende che rappresentano tre eccellenze della Brianza: la Vrv, azienda di Ornago che si occupa di progettazione e costruzione di apparecchi per l’industria petrolchimica e energetica, la Giorgetti, storica azienda di Meda attiva nell’arredo dal 1898 e la Caimi Brevetti di Nova milanese, una delle principali realtà produttive europee nel settore dell’arredamento.

La Lombardia si posiziona al secondo posto nell’Unione europea, dopo la Germania, per la produzione farmaceutica, con un trend in continua crescita e un export collegato che supera il 70 per cento della produzione. In Italia sono presenti quasi tutte le multinazionali della farmaceutica, con siti dedicati alla ricerca e alla produzione, e un tessuto di medie e piccole imprese concentrate prevalentemente nelle fasi di ricerca preclinica, in massima parte concentrato in Lombardia, che rappresenta oltre il 50 per cento dell’intero settore Life Sciences in Italia.

L. elettorale. Si cerca intesa ma accordo ancora lontano

Riforma-legge-elettoraleAccordo ancora lontano sulla legge elettorale. Pd, M5s e Fi mettono sul tavolo le rispettive condizioni, apparentemente poco conciliabili. Eppure traspaiono delle aperture che forse solo a settembre si capirà se si concretizzeranno. Il grande tema di fondo, infatti, quello delle coalizioni, potrà essere definito solo dopo che centrosinistra e centrodestra avranno sciolto il rebus sul piano politico. Dopo che Matteo Renzi sabato ha aperto al confronto per una legge scritta “assieme a Grillo e Berlusconi”, Forza Italia è stata la più lesta a posizionarsi, con Renato Schifani che ha chiesto di “ripartire” dalla legge proporzionale su cui a giugnosi era raggiunto l’accordo, poi naufragato sotto i voti segreti. Ma M5s frena e con Danilo Toninelli ricorda tale “naufragio” addossandone la colpa al Pd: “Bisogna tornare al Legalicum, cioè applicare la riforma uscita dalla Corte anche al Senato”, ha aggiunto. Questa è un proporzionale con premio alla lista (e non alla coalizione) vincente, se raggiunge il 40%, che M5s potrebbero proporre di far scendere al 37-38%. Uno schema che non dispiace a Renzi ma inviso a Forza Italia: almeno finora, perché i sondaggi danno un centrodestra unito è al 35%, non lontano da quelle soglie.

Il tema dunque è se centrosinistra e centrodestra vogliono presentarsi in coalizione o come singoli partiti, e quindi col proporzionale. A sinistra Giuliano Pisapia sogna ancora una larga coalizione, come ha dimostrato venerdì partecipando alla festa del Pd di Milano, e con lui le componenti del Pd che fanno capo ai ministri Dario Franceschini e Andrea Orlando, e a Michele Emiliano. Ma Mdp di D’Alema e Bersani frena, puntando ad una lista a sinistra del Pd, distinta e distante dai Dem. E il Maurizio Martina, vicesegretario del Pd ha ammesso che sarà “difficile” un cambio di posizione sul premio di coalizione.

Per ora la questione è inevasa tra i Dem anche perché non dipende solo da loro l’esito. Il capogruppo Ettore Rosato ha ribadito la volontà di dialogare “con tutte le forze politiche” con cui “condividere” il testo: cioè anche altri rispetto a Fi, M5s e Lega che avevano sottoscritto il patto a giugno.

Una delle ipotesi per coinvolgere “tutti” è abbassare dal 5% al 4% la soglia di sbarramento. Questo sarebbe gradito ad Ap e ai centristi, allentando la tensione sulla Legge di Bilancio, come auspica il premier Gentiloni. Inoltre l’ingresso nel futuro Parlamento di una forza centrista darebbe più possibilità alla formazione di una coalizione post-elettorale, se dalle urne non uscisse un vincitore. E una maggiore flessibilità in tal senso faciliterebbe il lavoro del presidente Mattarella. Per ora Ap è sul chivalà e infatti Angelino Alfano accusa Pd e Fi di volersi accordare in vista di un accordo dopo le elezioni. L’altra ipotesi, sollecitata da Toninelli, è introdurre nel Fianum (la legge su cui ci si era accordati), il voto disgiunto tra collegi e liste proporzionali, come piace anche a Mdp. Un allargamento a sinistra del consenso ma su una soluzione che non piace affatto al Pd, in questo caso unito da Renzi alle minoranze.

“Restiamo fortemente convinti – afferma Marco Sarracino, portavoce nazionale dell’Area Orlando – che il paese necessiti in vista delle prossime elezioni politiche di una normalizzazione del quadro politico, anche per questo crediamo che da settembre le priorità del Pd debbano essere la lotta alle diseguaglianze, la questione giovanile e la legge elettorale. Su quest’ultima va rispettato l’appello a tutti i partiti dichiarato dal Quirinale, che va assolutamente rispettato e preso in enorme considerazione. Tocca infatti al Pd, che gode della maggiore forza parlamentare in questa legislatura, prendere l’iniziativa affinché si lavori e realizzi una proposta che possa raccogliere il massimo consenso possibile. Da parte nostra resta fondamentale lavorare ad un premio di governabilità e alla possibilità di costruire delle coalizioni, poiché come abbiamo sempre annunciato, la nostra ambizione è quella di ricostruire il centrosinistra. Speriamo di poterne discutere quanto prima nelle sedi e negli appuntamenti politici che il nostro partito ha il dovere di convocare al fine di decidere insieme le linee politiche da seguire sino alla fine della legislatura”.

Utoya sei anni dopo. Locatelli: la strage nascosta

isola-utoya-strage-breivikSabato 22 luglio è stato il sesto anniversario della strage di Utoya. “Una strage – ha detto Pia Locatelli ricordando l’eccidio – totalmente nascosta all’opinione pubblica nel suo preciso significato politico. Vennero uccisi 69 giovani socialisti e laburisti di tutta Europa, perché favorevoli ai valori del multiculturalismo, dell’immigrazione, dell’Unione Europea”.

“Oggi lo stragista Anders Behring Breivik è in carcere ma il suo manifesto politico, scritto tra il 2009 e il 2011, inviato via mail in tutta Europa, minaccia di realizzarsi. Il suo obiettivo è cacciare tutti gli immigrati, soprattutto quelli islamici, dal nostro continente. Per raggiungere questa meta Brevik elencò nel suo Compendium i partiti che avrebbero potuto agevolare l’impresa: Russia Unita di Putin, Le Pen in Francia, English Defence League in UK, Jobbik in Ungheria. Lega e Forza Nuova in Italia. Ebbene nel 2014 questi partiti hanno creato un gruppo unico all’Europarlamento e hanno rafforzato i loro rapporti con Mosca. Tutti ricordano il Bataclan, Nizza, Berlino e Manchester. Nessuno ricorda Utoya. Eppure per numero di morti ed efferatezza Utoya è stata una delle più sanguinose stragi del nuovo millennio. La strage fu la punta violenta di quegli slogan che oggi sono ripetuti a gran voce da Le Pen e Salvini”.

“Che risposta vuole dare l’Europa? Un eventuale Governo con la Lega che risposta darebbe a questo fenomeno epocale? Intendo ricordare Utoya – ha concluso Locatelli – solennemente perché fu la prima evidenza violenta di questo pensiero anti immigrazione e xenofobo che allontana le soluzioni per alimentare paure e irrazionalità all’unico scopo di guadagnare consensi elettorali. E intendo ringraziare ancora una volta Luca Mariani che con il suo prezioso libro su questa strage “Il silenzio sugli innocenti” ha impedito la cancellazione della sua memoria”.

Anche il regrerio del Pd Matteo Renzi ha ricordato la carneficina di sei anni fa. “È nostro dovere- ha detto – tenere vivo il ricordo di quei ragazzi che sognavano un mondo migliore. Fare politica significa anche tenere viva la loro speranza”.

“Breivik, un simpatizzante di estrema destra, nel processo disse che aveva fatto tutto perché ‘voleva fermare i danni del partito laburista e la decostruzione culturale della Norvegia a causa dell’immigrazione dei musulmani’. Nel processo fu riconosciuto sano di mente e condannato al massimo della pena prevista in Norvegia. In questi sei anni – ricorda Renzi- non ha mai mostrato segni di pentimento. La Norvegia reagì con grande forza di fronte a tutto quell’orrore. Quattro giorni dopo norvegesi scesero in piazza in tante città. L’allora primo ministro norvegese Stoltenberg pronunciò delle parole bellissime: ‘Migliaia e migliaia di norvegesi, a Oslo e in tutto il paese, fanno la stessa cosa stasera. Occupano le strade, le piazze, gli spazi pubblici con lo stesso messaggio di sfida: abbiamo il cuore a pezzi, ma non ci arrendiamo. Con queste fiaccole e queste rose mandiamo al mondo un messaggio: non permetteremo alla paura di piegarci, e non permetteremo alla paura della paura di farci tacere. Il mare di gente che vedo oggi davanti a me e il calore che sento da tutto il paese mi convince che ho ragione. La Norvegia ce la farà. Il male può uccidere gli individui, ma non potrà mai sconfiggere un popolo intero. Questa sera il popolo norvegese sta scrivendo la storia. Con le armi più potenti del mondo – la libertà di parola e la democrazia – stiamo disegnando la Norvegia per il dopo 22 luglio 2011’”.

FMI rivede le stime di crescita tra rialzi e ribassi

FMIIl Fondo Monetario Internazionale, ha comunicato un aggiornamento sulle previsioni di crescita dell’economia mondiale. Nell’ultimo World Economic Outlook presentato oggi a Kuala Lumpur, il FMI ci rassicura sull’andamento dell’economia mondiale con una crescita del PIL al 3,5% per il corrente anno ed al 3,6% per il 2018. Sono piuttosto interessanti le stime di crescita riviste dettagliatamente, dove rispetto allo scorso anno si segnalano rialzi e ribassi. Per la Cina è stata rivista al rialzo di un decimo di punto percentuale la stima di crescita per il 2017 con un 6,7%, contro il 6,6% delle ultime stime di aprile scorso. Per il 2018, invece, la crescita del gigante asiatico è fissata al 6,4%, in lieve rallentamento rispetto alla stima di quest’anno, ma in rialzo dello 0,2% rispetto alla previsione di aprile scorso. Le aspettative di alti investimenti pubblici potrebbero presentare il rischio di ulteriori larghi incrementi nel debito. Un primo via libera all’innalzamento delle stime di crescita della Cina era arrivato a giugno scorso durante il viaggio in Cina del numero due del FMI, David Lipton, che aveva promosso “la transizione verso un percorso di crescita più sostenibile” da parte di Pechino e le riforme avviate “in ampi settori” dell’economia prevedendo una crescita al 6,7% in linea con le aspettative del governo cinese per arrivare ad una crescita intorno al 6,5% per il 2018.

Nei primi sei mesi del 2017, la Cina è cresciuta del 6,9%, al di sopra della stima del FMI. La Cina, spiega il Fondo Monetario Internazionale deve focalizzarsi sui rischi del settore finanziario per evitare un improvviso rallentamento dell’economia, che, secondo l’istituto di Washington, potrebbe avere ricadute anche su altri Paesi.

Le economie emergenti vengono riviste in crescita con il 4,6% nel 2017 ed il 4,8% nel 2018. Il quadro economico dell’eurozona dovrebbe migliorare nei prossimi anni grazie al miglioramento delle performance di Spagna ed Italia oltre a Francia e Germania. La stima raggiungerebbe +1,9% per il 2017 con in incremento dello 0,2% sulle precedenti previsioni, mentre per il 2018 si prevede +1,7% con un miglioramento di +0,1% dalla precedente stima.

Le stime di crescita in rialzo coinvolgono anche l’Italia passando a un +1,3% del Pil per il 2017 e ad un +1,0% per quello del 2018. I due dati crescono rispettivamente di 0,5 punti percentuali per l’ anno in corso e di 0,2 punti percentuali per il prossimo. Per l’Italia le stime dell’FMI sono inferiori a quelle fatte recentemente dalla Banca d’Italia che vedrebbe una crescita pari all’1,5% per il 2017. Le buone notizie sull’Italia, sono state commentate dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Un Paese che migliora le previsioni può avere una legge di bilancio e un abbassamento del debito più significativi e importanti. Siamo dentro una fase positiva dell’ Eurozona, ma dobbiamo registrare una cosa interessante: pari ad altri Paesi stiamo parlando di uno scalino che si sale, nel caso italiano di qualche scalino in più”.

La composizione della crescita però è cambiata con riferimento a previsioni meno ottimistiche su USA e Regno Unito. IL FMI rivede al ribasso le stime di crescita dell’economia americana prevedendo una crescita del 2,1% nel 2017 contro la precedente stima del 2,3%, e del 2,1% per il 2018 dal precedente 2,5% . La riduzione delle previsioni sull’economia britannica nel 2017 (a +1,7% dal precedente +2%, mentre +1,5% è la proiezione confermata per l’anno prossimo), per Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo monetario internazionale, è connessa “alla tiepida performance recente”.

Per quanto ovvio, sull’economia statunitense pesano le scelte di politica economica di Donald Trump, mentre per il Regno Unito pesa l’effetto Brexit.

Invariate le stime di crescita della Russia all’1,4% sia per il corrente anno che per il prossimo. La ricetta del Fmi per far proseguire la crescita economica mondiale è quella di andare avanti con le riforme, ed evitare politiche che possano alimentare il protezionismo. Nel presentare l’aggiornamento dei dati, il FMI ha affermato: “Nel lungo termine il non aumentare il potenziale di crescita e il non rendere la crescita più inclusiva potrebbero alimentare il protezionismo e ostacolare le riforme. Il rischio è quello di una produttività globale più bassa e di danni per le famiglie a basso reddito”.

Dunque, restano sempre aperte le problematiche della povertà nel mondo che potrebbe essere combattuta con una più equa distribuzione della ricchezza.

Salvatore Rondello

Governo. Si dimette anche Cassano per tornare a Forza Italia

Il Sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano a Palazzo Chigi durante il giuramento, Roma, 28 febbraio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il Sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano a Palazzo Chigi durante il giuramento, Roma, 28 febbraio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Dopo il ministro Costa un altro esponente di Alternativa popolare lascia il governo. Il senatore di Ap Massimo Cassano, annuncia le proprie dimissioni, “a far data da oggi” dall’incarico di Sottosegretario al Lavoro del Governo. Il parlamentare pugliese si è appena dimesso da sottosegretario al Lavoro e dovrebbe lasciare Ap per aderire direttamente a Forza Italia senza passare per l’ormai famosa “quarta gamba” ipotizzata da Berlusconi per accogliere i “transfughi”. Domani infatti è prevista una conferenza stampa del partito in Puglia in cui si annunciano “importanti novità”. Cassano, 52 anni, una carriera politica iniziata nelle file della Democrazia cristiana, è passato in Forza Italia nel 1998. Alle ultime elezioni era stato eletto con il Popolo della Libertà per poi passare con il gruppo di Alfano di Ncd, poi diventato Ap. Dal 28 febbraio 2014 era sottosegretario al Lavoro con il governo Renzi e fino ad oggi lo era con Gentiloni, ma ha deciso di lasciare, un’altra fuga da Alfano. Non è solo Forza Italia ad attrarre, anche Maurizio Bernardo, presidente commissione Finanze, ha lasciato Ap per aderire però al partito democratico.

Giù contratti fissi, boom lavoro a chiamata

Crisi-disoccupazioneNei primi 5 mesi dell’anno frenano i contratti a tempo indeterminato, sono solo 1 su 4, e scendono di quasi il 37% rispetto allo stesso periodo del 2016. È boom di contratti di lavoro a chiamata a tempo determinato che segnano un incremento di oltre il 116%, aumento dovuto “alla necessità delle imprese di individuare strumenti sostitutivi dei voucher”, cancellati dalla metà dello scorso mese di marzo. I dati emergono dall’Osservatorio Inps sul precariato. Scende il numero complessivo dei licenziamenti (pari a 235.000), in riduzione rispetto al dato di gennaio-maggio 2016 (-2,6%) ma aumentano quelli disciplinari: quelli per giusta causa o giustificato motivo soggettivo salgono del 5,4%.

In lieve aumento invece le dimissioni (+1,3%). Entrando nel dettaglio nei primi 5 mesi dell’anno (gennaio-maggio 2017) i datori di lavoro privati hanno stipulato 529.412 nuovi rapporti di lavoro, le trasformazioni a tempo indeterminato sono state 116.540 e 33.642 gli apprendisti trasformati a tempo indeterminato, mentre le cessazioni sono state 636.129, per un saldo positivo di 43.465 unità. Il numero è inferiore del 36,7% rispetto al saldo positivo di 68.706 contratti stabili registrato nello stesso periodo del 2016.

Nei primi cinque mesi del 2017, nel settore privato, prosegue l’Inps, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +729.000, superiore a quello del corrispondente periodo sia del 2016 (+554.000) che del 2015 (645.000). Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi), a maggio 2017, risulta positivo e pari a +497.000. Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+21.000), dei contratti di apprendistato (+48.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+428.000, inclusi i contratti stagionali e i contratti di somministrazione). Queste tendenze sono in linea con le dinamiche osservate nei mesi precedenti e attestano il proseguimento della fase di ripresa occupazionale.

Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nei mesi di gennaio-maggio 2017 sono risultate 2.736.000, in aumento del 16,0% rispetto a gennaio-maggio 2016. Il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+23,0%), mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-5,5%).

A livello generale, oltre all’incremento dei contratti di somministrazione a tempo determinato (+14,6%), appare particolarmente significativa la crescita vigorosa dei contratti di lavoro a chiamataa tempo determinato, che, sempre nell’arco temporale gennaio-maggio, passano da 76.000 (2016) a 165.000 (2017), con un incremento del 116,8%. Questi andamenti hanno portato ad un’ulteriore riduzione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni (25,9%) rispetto ai picchi raggiunti nel 2015 quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato. Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (ivi incluse le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti) sono risultate 150.000, con una lieve riduzione rispetto allo stesso periodo del 2016 (-1,8%).

Le cessazioni nel complesso sono state 2.007.000, in aumento rispetto all’anno precedente (+11,2%): a crescere sono soprattutto le cessazioni di rapporti a termine (+18,4%) mentre quelle di rapporti a tempo indeterminato sono leggermente in diminuzione (-1,3%).

Quanto infine alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute a gennaio-maggio 2017, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro (55,0% contro 57,9% di gennaio-maggio 2016).

BCE, Nessuna sorpresa dal Consiglio Direttivo

BCE- viglianzaNessuna sorpresa dal Consiglio Direttivo della BCE. Con fermezza e determinazione la Banca Centrale Europea lascia invariata la politica monetaria tracciata. Come largamente previsto, i tassi d’interesse restano fermi a zero.

Più specificatamente, nella riunione odierna, la BCE ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0%, allo 0,25% e al -0,40%.

Il Consiglio Direttivo si attende che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività.

Per quanto concerne le misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio Direttivo ha confermato che intende proseguire con gli acquisti netti di attività, all’attuale ritmo mensile di 60 miliardi di euro (QE), sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione.

Contestualmente agli acquisti netti è reinvestito il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività. Se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione, il Consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma in termini di entità e/o durata.
Dopo il comunicato stampa della BCE, il cambio dell’euro è sceso ai minimi della giornata di contrattazioni, mentre le borse consolidano l’andamento rialzista.

Nel primo trimestre 2017 il debito italiano è salito al 134,7%, e si conferma il più alto dell’Ue dopo la Grecia. Lo comunica Eurostat. Per l’Italia significa un aumento di 2,1 punti percentuali, rispetto al 132,6% del quarto trimestre 2016.

Per Draghi, la ripresa procede ma viene frenata da riforme lente. In proposito il Presidente della Bce ha detto: “ I rischi sulla crescita dell’ area euro sono in gran parte bilanciati, ma la ripresa che procede e’ rallentata dal lento tasso delle riforme. Poi, Mario Draghi ha anche sottolineato: “Il board della Bce ha deciso all’unanimità di non fissare una data precisa per quando considerare cambi al programma di stimoli. Il confronto al riguardo potrebbe avvenire in autunno.  Il quantitative easing proseguirà fino a quando la Bce non vedrà un sostenuto aumento dell’inflazione”. Le affermazioni del presidente della Bce, Mario Draghi, sono coerenti con la strategia già illustrata in altre circostanze per tutto il 2017.

Per il presidente della Bce:  “Dopo un periodo lungo stiamo finalmente sperimentando una ripresa robusta: ora dobbiamo aspettare che i prezzi e i salari seguano. L’area euro ha ancora bisogno di stimoli perché l’ultima cosa che la Bce vuole sono condizioni finanziarie stringenti. L’inflazione non è dove vorremmo e dove dovrebbe essere. Sull’inflazione ancora non ci siamo: la Bce deve essere tenace, paziente e prudente.  Un sostanziale grado di politica monetaria accomodante e’ ancora necessario per favorire una ripresa dell’inflazione”.

Oltre alla lentezza delle riforme necessarie a rendere più efficiente il funzionamento degli apparati della pubblica amministrazione, un altro elemento frenante le aspettative della BCE è la robotizzazione dei processi produttivi che rallenta la crescita occupazionale e frena la domanda. Il fenomeno dell’automazione dei processi produttivi, non è riportato nel comunicato della BCE.

Salvatore Rondello

Incendi: Pastorelli: “Serve un piano di prevenzione”

INCENDIUna situazione “eccezionale e complessa”: dal 10 al 17 luglio richiesti “oltre un terzo degli interventi anti-incendio dall’inizio dell’anno; oltre 300 in una settimana e oltre 950 da gennaio. La cifra più alta dal 2007 a oggi”. Cosi’ il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in un’informativa in Aula alla Camera nel giorno in cui altri incendi continuano a devastare il territorio italiano. Due i principali motivi – spiega – “la forte siccità” e “la gravissima recrudescenza di episodi dolosi”.

Mentre i roghi degli scorsi giorni non sono ancora del tutto domati, le fiamme sono divampate anche oggi in diversi posti. Come in Calabria, nel Catanzarese. Incendi sono segnalati fra Caminia e Pietragrande, zone balneari fra il capoluogo e Soverato, e a Chiaravalle, dove è in fiamme un bosco. Almeno una decina i roghi che stanno impegnando i Vigili del Fuoco in provincia di Cosenza. Incendi di una certa rilevanza si sono sviluppati a Luzzi, ad Albidona, Rossano, Tortora e San Fili.

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti nella informativa ha annunciato il via un piano di riforestazione per le zone colpite. “Di fronte a questa emergenza – ha sottolineato il ministro – la risposta deve essere ampia, certamente emergenziale e repressiva dei fenomeni criminali, ma anche in grado di recuperare le preziose risorse perdute. Questo perché a essere messe in discussione sono anche le funzioni che tali risorse svolgono per il clima e la biodiversità, con particolare riferimento all’assorbimento di Co2 e all’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici. Per questo annuncio il lancio di un Programma nazionale di riforestazione delle aree protette colpite dagli incendi, per il quale ho previsto un primo stanziamento di 5 milioni di euro”. “Siamo impegnati insomma – ha aggiunto Galletti – per riportare quei luoghi a come erano prima degli incendi: chi pensa invece possano diventare terre abbandonate o aree da piegare agli intenti criminali avrà dallo Stato la risposta che merita”.

Ma piantare alberi dove sono scoppiati gli incedi non serve senza una adeguata politica di prevenzione. Per Galletti l’emergenza incendi, con la “gravissima recrudescenza di episodi dolosi, che rappresentano la stragrande maggioranza”, è un “insopportabile crimine contro la natura e contro ognuno di noi stiamo mettendo in campo tutte le azioni e tutto il personale – Esercito compreso – disponibile”. “Serve però – ha aggiunto il Ministro – anche una fortissima azione repressiva contro i piromani, per la quale oggi Forze dell’Ordine e Magistratura dispongono di una normativa più adeguata, grazie proprio al lavoro del Parlamento”. La recente legge sugli Ecoreati, ha ricordato il ministro, “ha infatti introdotto strumenti attesi da decenni contro chi fa scempio dell’ambiente. La legge ha introdotto, tra le varie novità, il reato di “disastro ambientale”, la cui pena è la reclusione da 5 a 15 anni. In questa fattispecie può rientrare anche l’incendio boschivo. Con l’ “aggravante ambientale” dell’art. 452-novies è, inoltre, possibile un inasprimento della pena da un terzo alla metà (quando il reato riguarda i delitti ambientali). Questo vuol dire che un piromane può essere condannato a una pena di oltre 20 anni di reclusione. Una pena che io ritengo assolutamente adeguata, data la gravità del danno che quanti appiccano un incendio, specie se in un’area protetta, determina per la collettività”.

Quello che deve essere attuato per prevenire gli incendi “è un piano di prevenzione a medio-lungo termine”, come ha affermato Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, dopo l’informativa urgente del ministro Galletti a Montecitorio. Un piano che, ha continuato il deputato socialista, “preveda importanti finanziamenti da investire nel personale di polizia e di Vigili del Fuoco che opera sui territori. È fondamentale, poi, che vengano utilizzate tutte le attrezzature disponibili al contenimento degli incendi”. “Venire infatti a sapere di velivoli fermi negli hangar, quando invece dovrebbero essere in volo – prosegue – rappresenta una beffa doppia per chi ha visto incenerire la propria abitazione o il proprio raccolto. Il danno al comparto agricolo, poi, si sta di fatto rivelando ingente e più grave del previsto. Al termine dell’emergenza, dunque, andranno previste delle misure in favore degli agricoltori che, oltre alla carenza idrica, devono far fronte anche a questo nuovo allarme. Accogliamo comunque con favore l’emendamento del Governo al Dl Mezzogiorno che inasprisce le pene per i responsabili degli incendi”.

Migranti. Austria a Italia: “Teneteli a Lampedusa”

alfano e kurzRicomincia il valzer viennese sui migranti, stavolta l’Austria chiede che i profughi provenienti dal Mediterraneo restino nel territorio italiano che li accoglie. A margine della presentazione al Consiglio Permanente dell’Osce da parte del ministro Alfano delle priorità della prossima presidenza italiana, che avrà inizio il primo gennaio 2018 c’è stato il faccia a faccia tra Alfano e il suo omologo austriaco Sebastian Kurz a Vienna.
“Pretendiamo che venga interrotto il traghettamento di migranti illegali dalle isole italiane, come Lampedusa, verso la terraferma”, ha detto il ministro degli esteri austriaco. Kurz – informa l’Apa – ha ribadito che “l’Austria chiuderà il Brennero, se l’Italia dovesse applicare il lasciapassare”. “Non abbiamo ancora la stessa posizione”, ha detto Kurz dopo l’incontro con Alfano.

Sebastian Kurz ha messo in guardia da “un sovraccarico dell’Europa centrale”. “Se l’Italia dovesse continuare con i tempestivi trasferimenti sulla terraferma, da dove i migranti proseguono verso nord, non aumenterà solo il sovraccarico in Europa centrale, ma continueranno anche gli annegamenti”, ha detto il ministro austriaco. Secondo Kurz, “il salvataggio in mare non deve essere un ticket per l’Europa centrale”. Kurz ha sottolineato che per il momento la cooperazione con l’Italia sta funzionando, “ma se l’Italia dovesse applicare il lasciapassare verso nord, metteremo in sicurezza i nostri confini”.

“Il ministro degli Esteri austriaco Kurz vuole trasformare Lampedusa in un campo di internamento per migranti. Questa non è l’Europa per cui ci battiamo”: è la risposta su Twitter del capogruppo socialista al Parlamento europeo, Gianni Pittella.

Decreto Vaccini. Gentiloni, tutelata salute dei bambini

gentiloni-lorenzin-1030x615Via libera dal Senato che ha approvato il decreto legge sui vaccini, che ora va alla Camera per l’approvazione definitiva entro il 6 agosto. Lo annuncia su Twitter il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “#Vaccini Senato approva decreto a larga maggioranza. Un passo avanti per la tutela della salute degli italiani. Ora passa alla Camera”.
Il provvedimento rende obbligatori per i minori fino a 16 anni di età dieci vaccini: antipoliomielitica; antidifterica; antitetanica; antiepatite B; antipertosse; antiHaemophilus influenzae tipo b; antimorbillo; antirosolia; antiparotite; anti-varicella. Il decreto sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola “esce dal Senato cambiato, ma non esce depotenziato”, afferma soddisfatta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dopo il via libera di palazzo Madama al provvedimento, che ora torna alla Camera. Infatti, ha sottolineato, “resta l’obbligatorietà delle vaccinazioni, restano le sanzioni e si aggiunge un richiamo attivo nei confronti dei genitori. Quindi, l’obiettivo è assolutamente centrato”.
Il Ministro ha quindi precisato il “il nostro obiettivo non era fare e dare sanzioni, ma arrivare ad informare correttamente le famiglie e arrivare a far crescere nel Paese la consapevolezza dell’importanza vaccinale”. È vero, ha proseguito, che “le vaccinazioni obbligatorie passano da dodici a dieci, ma le due riguardanti la meningite diventano comunque fortemente raccomandate e prevedono una chiamata attiva nei confronti dei genitori”. “Bisogna – ha concluso – far prevalere la scienza contro la disinformazione”.
Sulle proteste che ci sono state in questi giorni dai Free Vax è intervenuta la senatrice De Biasi, la stessa che si sta battendo per il biotestamento: “Siamo noi a dire ai ‘no vax’: giù le mani dai bambini. Tutti i bambini di tutte le famiglie, non solo di quelle che protestano. E vigileremo sull’informazione, sulla formazione, sui controlli e sull’attuazione, con le linee guida che saranno fatte dai Ministeri competenti. Se brucia la casa del mio vicino, dice un proverbio africano, la cosa mi interessa. Questo è il principio della salute nel mondo globale, quello del destino comune dell’umanità”. Ha detto Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Sanità del Senato, oggi nella dichiarazione di voto sul decreto vaccini. Ha sottolineato la Senatrice Pd: “Il decreto-legge è molto cambiato e migliorato ed è normale che sia così, perché questo è il ruolo del Parlamento, non dimentichiamolo. Noi non ratifichiamo, noi lavoriamo e modifichiamo, se del caso; è il nostro ruolo costituzionale”.
Il Decreto modificato prevede che da 18 anni, ovvero dal 1999, non è previsto alcun obbligo di vaccinazione per potersi iscrivere a scuola, dopo che per oltre 30 anni la certificazione era stata necessaria. Con il decreto approvato oggi al Senato, e che passa ora all’esame della Camera, torna invece l’obbligatorietà per 10 vaccinazioni: una misura decisa per fare fronte all’allarmante calo delle coperture vaccinali registratosi negli ultimi anni in Italia. Per molte malattie, infatti, il nostro Paese si colloca sotto la soglia del 95% fissata dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) come livello minimo di immunizzazione della popolazione per poter garantire la sicurezza. L’obbligo di vaccinarsi per poter essere iscritti a scuola decadde nel 1999, dopo che dal 1967 era stato invece indispensabile per l’iscrizione. Di conseguenza, fino ad oggi è stato possibile frequentare la scuola anche senza essere vaccinati. Con il decreto approvato, l’obbligatorietà viene reintrodotta per la fascia 0-6 anni, ma è previsto anche un percorso di obbligo fino ai 16 anni con diverse misure. L’Emilia Romagna è stata la prima Regione ad aver varato una legge sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per poter frequentare gli asili nido. Successivamente, anche il comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Toscana hanno varato un provvedimento che rende obbligatoria la vaccinazione dei bambini per l’iscrizione agli asili comunali e convenzionati. La decisione di tornare ora all’obbligatorietà a livello nazionale si basa proprio sul dato allarmante relativo al calo delle vaccinazioni. Anche nel 2016, infatti, è continuato il trend negativo delle coperture vaccinali registrato negli ultimi anni, come confermano gli ultimi dati del ministero della Salute.