Cucchi. Ilaria: “Bisogna avere fiducia nella Giustizia”

Sentenza-Cucchi“I carabinieri sono accusati di omicidio, calunnia e falso. Voglio dire a tutti che bisogna resistere, resistere, resistere. Ed avere fiducia nella giustizia”. Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il giovane geometra morto per i pestaggi subiti il 22 ottobre 2009, commenta l’inchiesta bis della Procura di Roma. “Ci gettiamo alle spalle sette anni durissimi, di dolore, di sacrifici, di tante lacrime amare. Ma valeva la pena continuare a crederci”, spiega ancora Ilaria Cucchi.
Dopo ben quattro processi si dirada la nebbia su una violenza negata e inspiegabile che fino ad oggi, di sentenza in sentenza, tra omissioni, atti falsificati, tentativi di depistaggio ha portato al nessun colpevole. Stefano Cucchi è stato pestato con violenza fino a fratturargli due vertebre, tanto che i carabinieri per nascondere la verità avrebbero detto il falso, arrivando persino a calunniare i colleghi pur di allontanare da loro la grave responsabilità.
Stefano Cucchi fu colpito dai tre carabinieri che lo avevano arrestato con “schiaffi, pugni e calci”. Lo scrivono il procuratore della repubblica Giuseppe Pignatone ed il sostituto Giovanni Musarò nell’avviso di chiusura indagine. Le botte, per l’accusa, provocarono “una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale” che “unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte”.
La procura di Roma ha infatti chiuso l’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi e ha contestato l’accusa di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che lo arrestarono il 15 ottobre. I tre sono ritenuti responsabili del pestaggio del giovane geometra. Per altri due carabinieri sono ipotizzati i reati di calunnia e di falso.
Le accuse sono contestate ad Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, carabinieri in servizio, all’epoca dei fatti, presso il Comando Stazione di Roma Appia, che procedettero all’arresto di Stefano Cucchi in flagranza di di reato per detenzione di droga. Tedesco è accusato anche di falso. A Roberto Mandolini, comandante Interinale della stessa stazione di Roma Appia sono attribuiti i reati di calunnia e falso. Accusa di calunnia anche per lo stesso Tedesco, e per Vincenzo Nicolardi, anch’egli militare dell’Arma.

Otto super ricchi guadagnano come 3.6 mld di poveri

soldiOtto super ricchi possiedono quanto la metà più povera del pianeta. Non è un errore di stampa. È proprio così. Il patrimonio delle otto persone più ricche al mondo è uguale a quello messo assieme da 3,6 miliardi di poveri. Lo denuncia Oxfam attraverso il rapporto intitolato ‘Un’economia per il 99%’ e diffuso alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos. “Otto miliardari hanno tanta ricchezza quanto 3,6 miliardi di persone – ha spiegato Deborah Hardoon della ong britannica – la metà della del pianeta si divide lo 0,25% della ricchezza mondiale. Sfogliando la lista dei ricchi di Forbes constatiamo che basta contare fino a otto per raggiungere la stessa ricchezza”.

I dati dicono che multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica.

“Noi chiediamo a queste persone di riflettere sul loro impatto attraverso le società che dirigono e i governi con i quali collaborano. E – ha aggiunto Hardoon – chiediamo loro di fare un buon uso di questo potere per creare una società più giusta e più equa”.

Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza globale la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato. Lo spostamento di capitali continua inesorabilmente dalle fasce più povere a quelle più ricche. Si tratta di un furto, perché questo è, a discapito di chi ha di meno. E spesso di chi non ha quasi nulla.

Commentando lo studio Oxfam il segretario del PSI Riccardo Nencini, ha commentato: “La ricchezza delle famiglie italiane ammonta a circa 9000 miliardi di euro – immobili e attività finanziarie – e il 10% delle famiglie ne possiede circa il 50%. Già oggi, dunque, esistono patrimoniali ordinarie sugli immobili e sulle attività finanziarie. Hanno scalfito i livelli apicali della grande ricchezza solo in piccola parte – ha sottolineato. L’Italia ha circa 2200 miliardi di debito, oggi i tassi sono a zero, ma nessuno può escludere che possano subire variazioni (negli USA stanno già risalendo). Il debito pubblico ci costerà molto e sarà un dovere ridurlo. Per fronteggiare un debito così alto e per costruire una soglia di maggiore uguaglianza non va esclusa una patrimoniale una tantum sulle grandi ricchezze”- ha concluso Nencini.

Rabbia e scontento per una così grande disuguaglianza fanno già registrare contraccolpi: da più parti analisti e commentatori hanno rilevato che una delle cause della vittoria di Donald Trump in Usa, o della Brexit, sia proprio il crescente divario tra ricchi e poveri. Oxfam chiede anche alle élites economiche presenti a Davos di essere motore trainante di un economia umana. Il tema della 47a edizione del Forum economico mondiale sarà proprio la leadership responsabile.

La fotografia di un ‘gap’ sempre più accentuato è fornita dal nuovo rapporto della ong Oxfam “Un’Economia per il 99%” sulla distribuzione della ricchezza netta in Italia nel 2016, in occasione del World Economic Forum di Davos.

Una rielaborazione basata su dati, modello econometrico e metodologia di stima utilizzati da Credit Suisse riporta i drammatici squilibri distributivi ed eccessi nella concentrazione della ricchezza. Nel 2016 la distribuzione della ricchezza nazionale netta (il cui ammontare complessivo si è attestato, in valori nominali, a 9.973 miliardi di dollari) vedeva il 20% più ricco degli italiani detenere poco più del 69% della ricchezza nazionale, un altro 20% controllare il 17,6% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei appena il 13,3% di ricchezza nazionale.

Risultato il 10% top di tutti i ricchi italiani oltre 7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Non solo: la ricchezza dell’1% dei Paperoni italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quella detenuta dal 20% più povero della popolazione italiana. La classifica di Forbes dei primi sette miliardari nazionali (in tutto 151 nella famosa lista) equivaleva alla ricchezza netta detenuta dal 30% più povero della popolazione.

Oxfam ha anche ricostruito e analizzato la distribuzione del surplus di reddito pro capite registrato nel periodo 1988-2011 su scala globale. Quasi il 46% dell’incremento del reddito disponibile pro-capite globale è stato appannaggio del 10% più ricco della popolazione mondiale a fronte di appena il 10% ricevuto dalla metà più povera della popolazione del pianeta. I dati italiani rivelano per il periodo in esame un incremento complessivo del reddito nazionale pari a 220 miliardi di dollari (a parità del valore di acquisto nell’anno di riferimento 2005).

Come per la ricchezza, anche per il reddito disponibile pro-capite nazionale quasi la metà dell’incremento (45%) è fluito verso il top-20% della popolazione, di cui il 29% al top-10%. In particolare, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. La sperequazione desta ancor più allarme se ci si sofferma sulla quota di incremento del reddito ricevuta nell’arco degli oltre vent’anni in esame dal 10% più povero dei nostri connazionali: un risicato 1% corrispondente ad appena 4 dollari pro-capite all’anno. Lo studio Oxfam sottolinea anche che l’aumento della produttività del lavoro non ha affatto determinato un miglioramento per la fascia più povera della popolazione. Dal 1999 al 2013 (ultimo anno in cui il dato è disponibile) la crescita dei redditi da lavoro salariato (su scala globale e in termini reali) è risultato infatti in netto ritardo sull’aumento della produttività del lavoro.

Un dato che evidenzia come la crescita della produttività e un aumento di output globale non si traducono necessariamente in un incremento proporzionale delle retribuzioni dei lavoratori. Una conferma arriva anche dai dati Eurostat secondo cui i livelli retributivi non solo non ricompensano adeguatamente gli sforzi dei lavoratori, ma risultano sempre più spesso insufficienti a supplire alle necessità dei singoli e delle famiglie. Non ne è esente il continente europeo, pur essendo tra le regioni con i redditi più alti al mondo.

L’Italia, in particolare, con un tasso di occupati a rischio di povertà pari nel 2015 a 11,5% dell’intera forza lavoro nazionale in età compresa fra i 15 e i 64 anni, è sotto di ben due punti percentuali alla media europea (9,5%) stimata nel 2015.

Dieselgate. Continua il braccio di ferro Berlino-Fca

dieselContinua il braccio di ferro sul dieselgate. La Germania insiste infatti sulla richiesta di richiamare i modelli diesel di Fca. Nel mirino del governo tedesco ci sono Fiat 500, Doblò e Jeep Renegade. Per questo modelli il ministero dei Trasporti chiede alla Ue di porre delle modifiche in quanto le loro emissioni sarebbero superiori ai limiti imposti dalle norme europee. Lo ha chiarito oggi il portavoce del ministero, in conferenza stampa a Berlino. “I modelli testati sono Fiat 500, Fiat Doblò e Jeep Renegade”, ha detto. Anche la portavoce della Commissione europea per l’Industria, Lucia Caudet, ha ribadito la richiesta all’Italia di presentare “risposte convincenti al più presto. Il tempo si sta esaurendo, perché vogliamo concludere le discussioni sulla conformità della Fiat a breve”. La Commissione europea starebbe, infatti, cercando di fissare una data per un incontro con le due parti per gli inizi di febbraio, perché è intenzionata a chiudere il dossier entro le prossime settimane.

Fonti europee riferiscono che in mancanza di una risposta dell’Italia Bruxelles potrebbe intraprendere azioni, che potenzialmente includono anche la procedura di infrazione. Secondo il ministero tedesco ci sarebbe uno scostamento tra dati “reali” e valori in fase di omologazione a causa di un software che interverrebbe sulla cosiddetta “finestra termica”. Vale a dire nel range di temperature entro le quali è lecito che la centralina di gestione motore disattivi i sistemi di trattamento dello scarico onde evitare danni dovuti, per esempio, dalla condensa.

Si tratterebbe dunque di un sistema come quello usato da Vw quando è scoppiato il caso dieselgate. “Al giorno d’oggi – ha insistito il portavoce – non ci sono prese di posizione e risposte dell’Italia”, alle richieste delle istituzioni europee sui risultati dell’inchiesta degli enti tedeschi sulle violazioni in materia di emissioni delle auto Fca. “Quando dopo più mesi non ci sono reazioni, né alle nostre domande né a quelle della Ue, questo non rende certo felici”, ha concluso. “La richiesta della Germania alla Ue di una campagna di ritiro delle Fca è totalmente irricevibile” ha commentato Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. “Abbiamo accettato di istituire una commissione di mediazione presso la Commissione europea a Bruxelles esattamente perché non abbiamo niente da nascondere. I nostri test – ha aggiunto Delrio – dimostrano che non esistono dispositivi illegali e comportamenti anomali. Questa interpretazione della Germania va contro le regole che ci siamo dati, di responsabilità di ogni nazione verso le proprie case produttrici. Noi non abbiamo chiesto nessuna ulteriore indagine da parte di Volkswagen, ci siamo fidati di loro, ed è giusto che il confronto avvenga sulla fiducia e il rispetto reciproco. Presenteremo a Bruxelles i risultati dei nostri test e lì confronteremo i nostri dati con quelli di tutti i produttori. L’Italia ha una posizione di totale trasparenza”.

Redazione Avanti!

Dall’Europa tirata di orecchie all’Italia sul debito

commissione-europeaLa Commissione Ue invierà oggi una lettera all’Italia in cui chiede al Governo di assumere impegni precisi sulla correzione dei conti entro il primo febbraio, data della pubblicazione delle nuove previsioni economiche. Secondo quanto anticipato da Repubblica il ‘gap’ da colmare per rispettare gli accordi sulla riduzione del deficit strutturale è pari allo 0,2% del pil, quindi già uno ‘sconto’ rispetto alla differenza di 0,3% evidenziata a novembre nell’opinione sulla legge di stabilità.

Ma il Mef rivela che da Bruxelles non è arrivato nessun avviso in tal senso. “Sono in corso in questi giorni contatti con la Commissione – affermano fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze – per valutare i passi opportuni per evitare l’apertura di una procedura di infrazione e al tempo stesso scongiurare il rischio che interventi restrittivi sul bilancio compromettano la crescita riavviata nell’economia nazionale a partire dal 2014 ma ancora debole”. Le stesse fonti del Mef fanno rilevare come “peraltro non è ancora pervenuta alcuna lettera” da Bruxelles.

Il 5 dicembre scorso, ricordano al Tesoro, si è tenuta una riunione dell’Eurogruppo nella quale i ministri delle finanze della Zona euro hanno invitato l’Italia fare passi utili ad assicurare che il bilancio 2017 risulti conforme alle regole del Patto di stabilità e crescita. “Tali passi – fanno rilevare dal Mef – sarebbero cruciali per evitare l’apertura di una procedura di infrazione a causa dell’elevato livello di debito pubblico”. Dal canto suo, “il Governo italiano ha già ricordato che il percorso di riduzione del rapporto debito pubblico/PIL, stabilizzatosi rispetto alla tendenza degli ultimi 8 anni, non registra ancora un’adeguata propensione alla contrazione a causa di due fattori fuori dal controllo del Governo: l’andamento dei prezzi negativo che incide sull’andamento nominale del prodotto interno lordo (proprio oggi l’Istat ha confermato che in media nell’anno 2016 i prezzi al consumo hanno registrato una variazione negativa (-0,1%) come non accadeva dal 1959; le condizioni avverse dei mercati finanziari che non hanno reso possibile la cessione di beni del patrimonio dello Stato a condizioni adeguate (pur in presenza di una dinamica insoddisfacente del debito pubblico, infatti, è intenzione del Governo evitare di svendere asset nazionali)”.

Effetto Brexit. L’euro sorpassa la sterlina

brexitPer la prima volta nella storia, l’euro vale più della sterlina inglese. Gli effetti della Brexit cominciano a notarsi. Gli inglesi in partenza per l’eurozona per ogni sterlina otterranno 97 centesimi di euro. Questo è il cambio praticato dall’International Currency Exchange, società di cambi presso uno dei sei aeroporti di Londra.

In poco meno di un anno, la moneta britannica ha perso un quinto del suo valore. Dopo tre mesi e mezzo dal referendum sull’Unione Europea, il declino della moneta britannica ha subito una spinta maggiore per le paure dei mercati sui danni causati dalla Brexit all’economia del Regno Unito per l’uscita dalla UE anche se ciò avverrà non prima del 2019 senza sapere ancora a quali condizioni.

Così è iniziata la discesa della sterlina sull’euro. Dal 23 giugno scorso ha perso il 15% della sua quotazione. Venerdì scorso il cambio con l’euro ha chiuso ad 1,11 segnando anche il tasso di cambio più basso con il dollaro statunitense degli ultimi trentuno anni dopo aver subito un crollo vertiginoso del 6% del proprio valore nel corso della giornata di contrattazioni.

Le cause in parte sembrerebbero dovute ad un algoritmo che ha messo in moto automaticamente operazioni di vendita determinando una fuga di massa balla moneta britannica.

Naturalmente, i cambiavalute offrono sempre un cambio meno vantaggioso rispetto a quello ufficiale per coprirsi dalle oscillazioni sui cambi e per garantirsi il margine di guadagno sull’intermediazione. In media la differenza è inferiore del 15 per cento rispetto al cambio ufficiale fissato nelle borse valori.

Così i turisti inglesi in partenza per una vacanza in uno dei Paesi dell’eurozona (Francia, Spagna, Italia, etc) per avere con se un po’ di denaro contante in euro ricevono una sgradita sorpresa nel ricevere meno euro delle sterline che danno in cambio. In un prossimo futuro, secondo autorevoli analisti della City, non si può escludere la parità tra sterlina ed euro e perfino tra sterlina e dollaro statunitense.

Già adesso si stanno sviluppando gli effetti mediatici dei “no Brexit” che chiedono ai “Brexiters” se ora sono ancora felici per aver votato Brexit. Il commento si trova sui social network inglesi dove alcuni lo stanno inserendo.

A pagare le conseguenze dell’uscita dalla UE sono in primo luogo coloro che l’hanno sostenuta politicamente facendo leva sulla classe medio-bassa e sul popolino che detesta l’immigrazione e vive il disagio sociale per la globalizzazione e per la rivoluzione digitale senza capire che gli immigrati portano sviluppo, risorse lavorative, inventiva senza rubare posti di lavoro ma ne creano di nuovi.

Improvvisamente, forse, davanti ad un cambiavalute degli aeroporti londinesi si chiederanno se votare a favore della Brexit non sia stata una buona idea.

Per gli abitanti dell’eurozona sarà più invitante andarsi a fare una vacanza a Londra dove spenderanno meno soldi grazie a quell’euro da molti vituperato e spesso anche disprezzato.

Salvatore Rondello

Sanità, arrivano i vaccini gratis per tutti

VaccinoAntiPolio

Vaccini gratis per tutti. E’ quanto prevede il “nuovo piano nazionale, collegato ai Livelli essenziali di assistenza”. L’annuncio è del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che assicura: “Non si pagherà alcun ticket, perché i vaccini non sono da considerarsi una cura ma attengono alla prevenzione collettiva della popolazione”. Tra i vaccini gratis ci saranno l’anti-Pnuemococco, l’anti-Meningococco, il Papillomavirus anche per gli adolescenti maschi.

Perché il piano entri in vigore manca solo il passaggio alla conferenza Stato-Regioni, in programma giovedì prossimo. “Solleciteremo tutti un veloce via libera – dice al riguardo l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte Antonio Saitta -, perché si tratta di una grande occasione per tutti i cittadini”. Per il piano sono già stati stanziati 100 milioni per quest’anno, 127 per il 2018 e 186 per il 2019.

I vaccini per tutti – Si prevede la somministrazione gratuita ai bimbi dei vaccini contro il meningococco B, la varicella, il rotavirus e l’epatite A, l’estensione agli adolescenti maschi del vaccino contro il papilloma virus, ora solo per le femmine, e agli anziani di quelli contro pneumococco e herpes zoster.

Adesso, “prima di esser trasmesso alle singole regioni, il piano dovrà avere un via libera definitivo relativo alla sua articolazione. Era infatti stato concepito e strutturato sul periodo 2016-18, ma visto che entra in vigore con un anno di ritardo, anche i previsti obiettivi di copertura vaccinale vanno aggiornati sul periodo 2017-19”.

Il Dieselgate investe anche Renault

test-emissioniDopo la Fca ora tocca alla Renault. La casa automobilistica francese è finita sotto indagine in Francia dove il 12 gennaio è stato aperto il fascicolo giudiziario: 3 giudici sono al lavoro e stanno indagando sulle emissioni prodotte dalle vetture Renault. L’azienda è sospettata di aver truccato i test dei motori diesel. Dopo lo scandalo Volkswagen del 2015, una commissione indipendente di esperti, istituita dal ministero francese dell’ecologia, aveva constatato l’importante sforamento del limite massimo di emissioni inquinanti su alcuni veicoli diesel venduti in Francia da diversi costruttori, tra cui, appunto, Renault. Parallelamente, sotto la supervisione del ministero dell’Economia, lo scorso anno è stata avviata un’ulteriore inchiesta su una dozzina di marchi automobilistici che commercializzavano vetture diesel ed erano state eseguite numerose perquisizioni in diversi siti Renault. Immediata la risposta della Renault che afferma di rispettare le norme francesi ed europee: “I nostri veicoli sono omologati conformemente alle leggi vigenti non sono equipaggiati di dispositivi per frodare la rilevazione delle emissioni”.

La notizia delle indagini su Renault arriva all’indomani delle accuse giunte dagli Stati Uniti alla Fca, finita nel mirino per una presunta violazione delle norme sulle emissioni per i motori diesel. Secondo l’Epa, l’azienda italo-americana non avrebbe rispettato le norme ambientali nella costruzione di alcuni motori venduti in territorio Usa: “Non comunicare l’esistenza di un software che influisce sulle emissioni di un’auto è una seria violazione delle legge. Tutte le case automobilistiche devono giocare secondo le stesse regole” ha ammonito l’agenzia per la protezione dell’ambiente. Anche se la replica della società è stata secca e immediata: “Abbiamo sempre rispettato i limiti e siamo pronti a collaborare”. Le accuse sono state respinte al mittente dallo stesso Ad Sergio Marchionne che ha assicurato che le automobili del gruppo rispettano i limiti di emissioni imposti dalla severa normativa americana. “La moralità della condotta di Fca – ha detto Marchionne – non è da discutere ed è piuttosto l’Epa ad avere un atteggiamento moralista. Nella nostra azienda nessuna persona ha cercato di aggirare niente”.

Secondo la Cnbc, l’accusa potrebbe costare a Fca sanzioni fino a 4,63 miliardi di dollari anche se la società si difende: “I nostri sistemi di controllo delle emissioni rispettano le normative applicabili” e, tramite l’amministratore delegato Marchionne, fa sapere non temere eventuali sanzioni: “Fca sopravviverà anche se le dovesse essere comminata una multa di 4,6 miliardi di dollari”.

Le accuse americane a Fiat Chrysler Automobiles sulle manomissioni ai software di alcuni diesel per aggirare i limiti sulle emissioni “sono preoccupanti”. Così la portavoce della Commissione Ue, Lucia Caudet. “Siamo in contatto costante con le autorità Usa che, ci hanno informato di aver ricevuto insufficienti dati da parte del colosso automobilistico”. “Lavoriamo con Epa e Fca per verificare le implicazioni potenziali per i veicoli in Europa”.

Unioni civili diventano… ufficiali con i decreti definitivi

Matrimoni gay-USALe unioni civili escono dal limbo del regime transitorio ed entrano a pieno titolo nell’ordinamento italiano. Sul tavolo del Consiglio dei ministri di domani approderanno infatti, per il via libera definitivo, i tre decreti legislativi che attuano la legge Cirinnà 76/2016 in vigore dal 5 giugno scorso.
Dopo aver ricevuto il parere favorevole delle competenti commissioni parlamentari a inizio dicembre i testi tengono conto delle osservazioni espresse da Camera e Senato. In particolare, sono adeguate le norme di diritto internazionale privato e di diritto penale, oltre che l’ordinamento dello stato civile. Sullo stato civile andrà disciplinato l’ormai famoso gap sulla scelta del cognome: le schede anagrafiche dei gli uniti “devono essere intestate al cognome posseduto prima dell’unione civile“. Se quindi con i decreti provvisori alcune di essere erano state aggiornate erroneamente col cognome del partner, questo va cancellato entro 30 giorni. Sul diritto penale si confermano le posizioni già adottate: “agli effetti della legge penale il termine matrimonio si intende riferito anche alla costituzione di un’unione civile tra persone dello stesso sesso“. Costituisce quindi per i reati circostanza aggravante la qualità di “unito civilmente”, come per i coniugi. Eliminato anche il requisito della “coabitazione”, che avrebbe limitato la causa di non punibilità per reati contro il patrimonio.
Sul diritto internazionale invece, arriva finalmente il chiarimento che tutti aspettavano: in caso di nulla osta all’unione civile negato al cittadino straniero, il documento può essere sostituito da un atto che attesti “la libertà di stato“. I cittadini residenti in stati che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso quindi non avranno più problemi e potranno unirsi civilmente col proprio partner italiano.

Tobruk contro ambasciata italiana “nuova occupazione”

Libia-HaftarGli Italiani ancora una volta sono in mezzo alla bufera libica, stavolta accusati di essere dei ‘colonizzatori’ come nel 1911. Le autorità di Tobruk, nell’est della Libia, si scagliano contro la riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli definendola una “nuova occupazione”. Lo riferisce il sito ‘The Libya Observer’. Appena tre giorni fa era stata riaperta da Roma la sede diplomatica italiana in Libia, con grande entusiasmo dell’ambasciatore Giuseppe Perrone che aveva fatto sapere di essere stati i primi: “C’è sempre una situazione di rischio, ma considerato il nostro ruolo particolare in Libia abbiamo deciso di fare questo investimento politico”.
Ma il vero problema non è solo l’ambasciata per i libici di Tobruk: il ministero degli esteri del ‘governo’ guidato da Abdullah al-Thani e al quale fa riferimento il generale Khalifa Haftar, ha inviato ieri una “nota diplomatica urgente” a tutte le ambasciate e i consolati libici all’estero per informarli di quello che viene definito “il ritorno militare dell’Ambasciata italiana” a Tripoli. “Una nave militare italiana carica di soldati e munizioni è entrata nelle acque territoriali libiche. si tratta di una chiara violazione della carta delle Nazioni Unite e una forma di ripetuta aggressione”, sostiene la nota di Tobruk, sempre secondo quanto riferisce Libya Observer.

Ma Tobruk mostra i muscoli anche perché sostenuta dal gigante russo: Putin infatti continua a sostenere il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che non nasconde la sua aspirazione a controllare anche Tripoli.

Ma ora il problema riguarda anche gli italiani nel territorio libico, senza dimenticare la questione Eni. Infatti le milizie di Zintan (alleate di Haftar) dalle alture a sud della capitale ribadiscono la minaccia di attaccare le strutture Eni che fanno capo al terminale di Mellitah non lontano dal confine con la Tunisia.

Testamento biologico. Locatelli: “Non è eutanasia”

testamento biologicoA oltre dieci anni dopo la morte di Welby l’Italia non ha ancora una legge sul testamento biologico. Oggi è scaduto il termine per presentare gli emendamenti alla commissione Affari Sociali del Senato per la legge sul testamento biologico, la prima delle due leggi richieste da 100mila firmatari, con iniziativa popolare. L’altra è l’eutanasia. Gli emendamenti sono arrivati ‘a pioggia’, oltre 1.000 presentati in commissione Affari sociali della Camera al testo unificato sul testamento biologico. È quanto riferiscono gli uffici della commissione.
La proposta di legge, il cui testo racchiude le 16 diverse proposte presentate dai vari gruppi, secondo calendario stilato dalla conferenza dei capigruppo approderà in Aula il prossimo 30 gennaio. “Con il voto alla Camera il 31 gennaio diventa possibile l’approvazione in questa legislatura”. Lo ha affermato in una dichiarazione Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia legale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica e le libertà civili.
Il capogruppo di Ncd, Maurizio Lupi, ha sollevato alcune perplessità, suggerendo ancora un po’ di tempo per la conclusione dell’esame del testo e del conseguente
approdo in Aula. Con una posizione più netta, viene ancora riferito, la Lega ha espresso tutta la sua contrarietà, annunciando oggi una “pioggia di emendamenti” in commissione, con l’obiettivo di rallentare l’iter del provvedimento.
La proposta di legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari” è ora all’esame della commissione Affari sociali della Camera.
“Si tratta di un testo improponibile che non vedrà mai la luce”. Afferma il deputato della Lega dei popoli-Noi con Salvini, Alessandro Pagano. “La sacralità della vita deve essere un principio inviolabile, dall’inizio alla fine, e in tal senso la Lega è oggi avanguardia politica di queste battaglie”, dice il leghista.
“Non si tratta di eutanasia, ma semplicemente di dare la possibilità di scegliere anticipatamente a quali cure sottoporsi o meno, quando non si sarà più in grado di esprimere la propria volontà”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo sul fine vita. “Il testo uscito dal comitato ristretto della commissione Affari sociali è molto equilibrato e ci auguriamo che possa essere largamente condiviso. L’obiettivo è quello di arrivare a una buona legge prima della fine della legislatura e di mettere fine al vuoto legislativo che ad oggi viene spesso colmato dalle sentenze della magistratura”.
L’iter delle proposte di legge sul Testamento biologico è stato lungo e non privo di ostacoli. Alcune delle 16 diverse proposte presentate in commissione Affari sociali della Camera risalgono a oltre 3 anni fa, nel 2013.
“Dopo oltre 3 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà scientifica – ha affermato Marco Cappato – il Parlamento compie dunque un altro passo importante verso l’obiettivo per cui si batte ALC, il riconoscimento ufficiale del diritto di scegliere come e
quando terminare la propria vita e interrompere la propria sofferenza. Un diritto degli italiani – richiesto dal 77% secondo una recente indagine Swg – che non deve essere riconosciuto esclusivamente a chi è cosciente o a chi è attaccato a una macchina, escludendo molti altri malati terminali, ma che deve essere universalmente riconosciuto grazie alla legalizzazione del Testamento biologico”.