Maternità surrogata. Per la prima volta l’ok a due papà

maternità surrogataDue uomini, padri di due bambini nati negli Usa con la maternità surrogata, sono stati riconosciuti genitori dalla Corte d’appello di Trento, è la prima volta che si riconosce la paternità a una coppia gay. Il sito di studi giuridici Articolo 29 parla di decisione storica. I giudici d’appello hanno emesso un’ordinanza che ha disposto il riconoscimento di efficacia giuridica “al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico”.
Secondo la Corte, infatti, “l’insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”.
Nell’ordinanza della Corte d’Appello di Trento, che porta la data 23 febbraio, si stabilisce un “principio importantissimo”, come spiega il direttore del portale di studi giuridici di “Articolo 29”, Marco Gattuso, e cioè “l’assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all’estero, rispetto al diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di
entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, nell’ambito di un progetto di genitorialità condivisa”.
Si tratta di “una pronuncia di assoluta rilevanza”, aggiunge Gattuso, in quanto “per la prima volta un giudice di merito applica, in una coppia di due padri, i principi enunciati dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso”.

Mdp. Nascono i gruppi alla Camera e al Senato

Francesco Laforgia

Francesco Laforgia

Il governo non è a rischio mettono subito in chiaro dalla nuova formazione politica che oggi prende vita in Parlamento con la creazione dei gruppi. Alla Camera Movimento democratico e progressista arriva a quota 37 deputati arrivati da Pd e da Sel. La prima riunione del neo gruppo è stata aperta da Roberto Speranza che ha proposto come capogruppo l’ex Dem Francesco Laforgia, eletto subito all’unanimità.

Al Senato invece i componenti del gruppo sono 14. In questo caso tutti provenienti dal Pd. Nella prima assemblea, a quanto si apprende, Maria Cecilia Guerra è stata eletta presidente e Federico Fornaro tesoriere. I componenti del nuovo gruppo che nasce a sinistra del Pd sono: Filippo Bubbico, Maria Grazia Gatti, Lodovico Sonego, Miguel Gotor, Doris Lo Moro, Carlo Pegorer, Federico Fornaro, Maria Cecilia Guerra,Lucrezia Ricchiuti, Maurizio Migliavacca, Nerina Dirindin, Paolo Corsini, Felice Casson, Manuela Granaiola. In pratica la minoranza Pd quasi al completo.

Roberto Speranza, aprendo la prima riunione dei deputati del Movimento democratici e progressisti ha detto ai sui che “dobbiamo aggredire il grande spazio politico esistente. Molte adesioni sono arrivate in queste ore. La forza dei nostri gruppi parlamentari è uno dei punti di partenza. Dobbiamo costruire insieme il progetto politico da far vivere fuori, nel Paese”.

Dal Pd arrivano gli auguri di buon lavoro ma anche “l’amarezza per gli amici che hanno lasciato il gruppo e il partito nato per unire riformismo italiano”. Come scrive su Twitter il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato. Mentre il capogruppo Pd al Senato Zanda lancia un allarme: “La scissione indebolisce oggettivamente il governo. Non tanto per i voti di fiducia: penso che gli scissionisti la voteranno. Però accentueranno le prese di distanza su provvedimenti ed emendamenti per marcare la propria identità. E crescerà di conseguenza la possibilità di incidenti parlamentari”.

Gazprom inaugura il progetto Turkish Stream

turkish_streamMentre l’Europa resta a guardare, lasciando nello stallo il progetto del gasdotto Nord Stream 2 dall’altra parte Gazprom, il colosso energetico russo annuncia l’inizio della costruzione del tratto offshore del gasdotto Turkish Stream nei prossimi mesi. Lo ha annunciato oggi un membro del Cda di Gazprom, Oleg Aksyutin, a Mosca, aggiungendo che la rete di distribuzione del gas in Russia, che sarà collegata al Turkish Stream, è quasi completa. Lo scorso 10 febbraio South Stream Transport, sussidiaria di Gazprom con sede ad Amsterdam, ha firmato un contratto con il gruppo svizzero Allseas per la costruzione della seconda sezione della parte offshore del gasdotto Turkish Stream. Lo ha annunciato Gazprom in un comunicato. “La società South Stream Transport B.V. e il gruppo Allseas hanno firmato un contratto ad Amsterdam per la costruzione della seconda sezione offshore del gasdotto Turkish Stream”, si legge nel comunicato. “Il documento è stato firmato come opzione prevista dal contratto per la costruzione della prima sezione offshore del gasdotto firmato nel 2016”, prosegue la nota. Secondo la dichiarazione, Allseas impiegherà nella costruzione una delle navi più grandi al mondo, la Pioneering Spirit, per posare circa 900 chilometri di tubi sul fondo del Mar Nero.
La società Turkish Stream ha ereditato la ragione sociale del congelato South Stream, ha in appalto la realizzazione del gasdotto ed è pronta a partire nel mese di maggio con la posa della prima linea del sea line di 900 km che è destinato a collegare le sponde russe e turche del Mar Nero.
Il presidente russo Vladimir Putin ha presentato il progetto del gasdotto nel corso della sua visita di stato in Turchia alla fine del 2014. Successivamente, a ottobre del 2016, è stato firmato un accordo Mosca-Ankara per la costruzioni di due sezioni subacquee sotto il Mar Nero. Ognuna di esse trasporterà 15,75 miliardi di metri cubi di gas naturale ogni anno. Il gasdotto dovrebbe essere completato entro la fine del 2019. Farà tappa in Turchia e continuerà verso un hub sul confine greco, da dove il gas naturale russo potrebbe essere trasportato verso l’Europa meridionale. Gazprom e affiliate avranno il 100% di proprietà della sezione off-shore, mentre la linea onshore “alla frontiera fra la Repubblica di Turchia con i Paesi limitrofi” sarà una collaborazione al 50 per cento tra Gazprom e Botas (compagnia petrolifera turca). In pratica, il secondo tracciato seguirà la sezione onshore verso Luleburgaz per quindi proseguire per 130 km fino a Ipsala, al confine tra Turchia e Grecia.
Lo scorso primo febbraio il Consiglio federale russo, la Camera alta del parlamento di Mosca, ha ratificato l’accordo intergovernativo con la Turchia per la realizzazione del gasdotto Turkish Stream. La Duma di Stato, la Camera bassa dell’assemblea legislativa russa, aveva ratificato l’accordo lo scorso 20 gennaio, mentre la Grande assemblea nazionale turca lo aveva fatto il 2 dicembre del 2016. L’accordo sarà valido 30 anni con possibilità di proroga per ulteriori periodi di cinque anni. Il documento regola la progettazione, la costruzione e il funzionamento delle sezioni offshore e onshore del gasdotto. Il volume totale di investimenti rivolti ai due segmenti del tratto offshore del gasdotto è stato stimato in circa sette miliardi di euro. Tale informazione, stando a quanto riporta l’agenzia di stampa russa “Tass”, è contenuta all’interno della nota esplicativa della proposta di legge riguardante l’accordo tra Mosca e Ankara per la costruzione del gasdotto internazionale. “Gli investimenti necessari alla realizzazione del progetto, inclusivi dei costi già sostenuti in precedenza per la rete del segmento offshore del South Stream, sono stati stimati in sette miliardi di euro”, si legge nel documento.

Inflazione record. Istat: al top da 4 anni

istat inflazione

L’Istat ha comunicato i dati provvisori sull’inflazione per il mese di febbraio 2017: “Secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,5% nei confronti di febbraio 2016 (era +1,0% a gennaio).

Analogamente a quanto accaduto a gennaio, l’accelerazione dell’inflazione a febbraio 2017 è per lo più ascrivibile alle componenti merceologiche i cui prezzi sono maggiormente volatili e in particolare agli Alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) e ai Beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente). A rafforzare l’inflazione c’è poi l’accelerazione della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, da +1,0% di gennaio).

Di conseguenza, l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si porta a +0,6%, da +0,5% del mese precedente mentre quella al netto dei soli Beni energetici sale a +1,3% da +0,8% di gennaio.

L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è principalmente dovuto ai rialzi dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,0%) e dei Beni energetici non regolamentati (+0,5%).

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni (+1,9%, da +1,2% di gennaio) segna un’accelerazione più marcata rispetto a quella dei servizi (+0,9%, da +0,7% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a gennaio, il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni raddoppia portandosi a meno 1,0 punti percentuali (da meno 0,5 di gennaio).

L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +1,0%. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e del 3,1% su base annua (era +1,9% a gennaio).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,7% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 3,2%, da +2,2% del mese precedente.

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,6% su base annua (da +1,0% di gennaio)”.

L’improvvisa risalita dell’inflazione in tutta l’area euro, vede anche l’Italia allineata alla tendenza generale con un caro vita balzato all’1,5 per cento a febbraio.

Tornando al livello più elevato da 4 anni a questa parte, ha superato il dibattito sui rischi di deflazione, che fino a pochi mesi fa era l’argomento dominante. Ormai è chiaro che la dinamica dei prezzi è tornata al rialzo. Tuttavia, la velocità con cui si è verificato questo mutamento, le cause che lo hanno determinato, o meglio quelle che non vi hanno contribuito, non scaturisce da un rafforzamento dell’economia, e il contesto generale in cui si verifica non permette di guardare a questi dati con troppo ottimismo.

La risalita dell’inflazione potrebbe rendere più difficile alla Bce proseguire il programma previsto fino alla fine dell’anno, o oltre “se necessario”, di acquisti massicci di titoli di Stato, il quantitative easing, per tenere a bada lo spread ed anche i timori sul rischio Italia.

Tornando all’inflazione, i dati diffusi oggi dall’Istat, come del resto quelli giunti finora per l’intera area euro, mostrano che il rialzo dell’indice generale riflette prevalentemente spinte rialziste sull’energia, legate al recente recupero dei prezzi del petrolio, e sugli alimentari, un’altra voce altamente volatile legata a doppio filo con l’energia stessa. Al di là di questi fattori, l’inflazione di fondo ha avuto una lieve variazione: 0,6 per cento a febbraio rispetto allo 0,5 per cento di gennaio.

A questa accelerazione dei prezzi manca un contributo dal lato della domanda. La dinamica delle retribuzioni delle famiglie mostra infatti come queste ultime si trovino del tutto “indifese” sui rincari. Secondo i dati dell’Istat sui salari, i cui ultimi dati risalgono a dicembre, si attestavano al più 0,4 per cento su base annua e in assenza totale di incrementi rispetto al mese precedente. L’intero 2016 si è chiuso con un limitato più 0,6 per cento. Ora, i consumatori dovranno fare improvvisamente i conti con un carrello della spesa (prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona) che a febbraio è balzato al più 3,1 per cento su base annua.

Il rientrato allarme sulla deflazione è stato subito sostituito dagli allarmi sui rincari lanciati da associazioni di consumatori e di categoria. Non mancano i timori che si inneschi una fase di “stagflazione”, espressi da alcuni sindacati, ovvero la combinazione perversa di bassa crescita economica e retributiva e inflazione al rialzo, specialmente in Italia dove l’espansione economica è ai livelli più bassi di tutta l’Ue.

A parità di salario nominale, i salari reali in presenza della deflazione aumentano, mentre diminuiscono in presenza di inflazione.

Con il ritorno dell’inflazione (o della stagflazione), senza la crescita dei salari reali e dell’occupazione, potrebbe verificarsi una minore propensione delle famiglie all’indebitamento ed all’acquisto di beni durevoli. Anche il risparmio delle famiglie ne risentirebbe ed il disagio sociale continuerebbe ad aumentare. Il problema nodale resta la crescita dell’economia reale.

Salvatore Rondello

Ius soli. Italiani senza cittadinanza in attesa della Legge

bambini-stranieriNati e cresciuti in Italia, eppure non hanno la cittadinanza italiana. In Italia infatti non esiste la legge sullo ius soli, cioè l’acquisto della cittadinanza in base al luogo di nascita, ma vige il principio dello ius sanguinis che la conferisce in base alla nazionalità dei genitori.
Il testo per una legge in tal senso è fermo da mesi, dall’aprile 2016, in Commissione Affari Costituzionali e, dopo ripetute sollecitazioni da parte di vari parlamentari, era stato calendarizzato per l’esame dell’Aula del Senato per il 21 febbraio “ove concluso dalla Commissione”. In Commissione tuttavia pendono 8.700 emendamenti, il che ha fin qui impedito la conclusione dell’esame. Se il governo ponesse la questione di fiducia, tutti gli emendamenti decadrebbero. Proprio per questo è intervenuto il presidente del Pd Matteo Orfini: “Resto convinto della mia opinione: sullo ius soli si può e si deve mettere la fiducia, se necessario”, ha scritto su Twitter rilanciando un articolo di “Avvenire” secondo cui Papa Francesco ha firmato un manifesto per la cittadinanza ai bambini stranieri che sono nati o hanno studiato in Italia. Immediata la replica della capogruppo di Ap in Senato, Laura Bianconi: “Orfini su ius soli e fiducia ricorda che errare è umano ma perseverare è diabolico”.
Nel frattempo però è partita la mobilitazione, domani infatti alle 15:30 partirà il flash mob in Piazza del Pantheon perché il Senato approvi il testo sulla riforma della Cittadinanza.
La Cisl e l’Anofl Cisl parteciperanno domani, insieme ad altre associazioni laiche e di ispirazione cattolica, alla manifestazione che in piazza del Pantheon, a Roma a partire dalle 15, per sollecitare il Senato ad approvare subito la riforma della legge sulla cittadinanza, che consentirebbe a un milione di giovani di seconda generazione di essere finalmente riconosciuti cittadini italiani a tutti gli effetti. “Da anni la Cisl insieme all’Anolf conduce una campagna per la riforma della Legge sulla Cittadinanza, con l’obiettivo di raggiungere un traguardo di civiltà e consentire a migliaia di giovani nati e cresciuti in Italia, figli di immigrati che hanno scelto di vivere nel nostro Paese, di essere riconosciuti come cittadini italiani”, sottolinea la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. “La nostra organizzazione, portatrice di valori di integrazione e di coesione per l’intera società – prosegue Furlan – è stata ed è ancora oggi un punto di riferimento per gli immigrati e per le loro famiglie. Le istanze di tutela e di promozione richieste dai nostri giovani di seconda generazione non possono essere disattese. Siamo convinti che i tempi siano ormai maturi affinché la riforma della Legge 91/92 possa e debba compiersi”. “Questo progetto di riforma – conclude – è ormai ampiamente sostenuto dalla società civile e da altre componenti dell’associazionismo cattolico e laico che, condividendo queste sensibilità, hanno a loro volta dato vita ad altre campagne a favore della riforma della legge”.
“Il Senato deve approvare quanto prima in via definitiva la legge sullo Ius soli perché l’Italia non può perdere l’occasione storica di riconoscere e includere un milione di ragazzi nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri. Per questo domani 28 febbraio alle 15 saremo tutti in Piazza del Pantheon per sostenere la battaglia di questi giovani ‘nuovi italiani’ e dire con forza che chi nasce o cresce in Italia è italiano. Riconoscere la cittadinanza a chi ne ha diritto è il modo migliore per disinnescare ogni tipo di odio ed estremismo; l’inclusione e le politiche di integrazione e convivenza sono alla base della pace sociale, per questo le forze politiche che si oppongono a questa legge di buon senso sono proprio quelle che soffiano sul fuoco della paura e raccattano voti sul disagio dei cittadini senza indicare una via per una coesistenza civile”. Lo ha detto Khalid Chaouki, deputato PD e coordinatore dell’intergruppo parlamentare sull’immigrazione.

Istat. Cresce il Made in Italy verso Paesi extra europei

commercioBuone nuove sul fronte del commercio. Per il nostro Paese a gennaio si è registrato un incremento sia per le esportazioni (più 2,8 per cento) che per le importazioni (più 1,7 per cento), rispetto a dicembre. Il dato davvero significativo è però quello della crescita su base annua, nell’ordine del 19,7 per cento per l’export e del 22,3 per cento per l’import.
L’Istat infatti ha fatto sapere che a gennaio il saldo italiano del commercio estero extra europeo ha mostrato un disavanzo di 889 milioni di euro, a fronte del deficit di 486 milioni segnato un anno prima.
A dicembre 2016 si era registrato un avanzo di 5,673 miliardi di euro (rivisto da 5,678 miliardi) a fronte di un surplus di 5,887 miliardi di un anno prima.
Per l’Istat tale aumento è condizionato in buona parte dal livello di vendite particolarmente contenuto a gennaio 2016 e dalla presenza a gennaio 2017 di alcune transazioni straordinarie (commesse speciali e vendite di mezzi di navigazione marittima). Resta tuttavia che i numeri sono molto positivi per le esportazioni italiane extra Ue. Le vendite interessano in particolare Mosca, nel giro di un solo anno, hanno registrato un aumento del 39,4%. Ma la crescita tendenziale è diffusa a tutti i principali partner commerciali, anche i Paesi cosiddetti Asean – Association of South-East Asian Nations (+57%), la Cina (+36,6%), gli Stati Uniti (+35,8%), il Giappone (+29,0%) e i Paesi Mercosur – ovvero l’America meridionale (+23,1%). Anche per l’import si rileva una dinamica crescente che coinvolge in particolare: Opec (+53,4%), Russia (+43,3%) e Turchia (+29,6%).
Cresce quindi anche il deficit della bilancia commerciale, con un disavanzo che a gennaio 2017 sale a meno 889 milioni, contro i meno 486 milioni di gennaio 2016. Il valore delle importazioni supera tuttavia quello delle esportazioni, con conseguente uscita netta di capitale monetario dalla nazione. Il surplus nell’interscambio di prodotti non energetici (più 2,3 miliardi) è in notevole aumento rispetto a gennaio 2016 (più 1,3 miliardi).

Ilva. Intesa al Mise sui 3.300 operai in Cigs

ilvaUna settimana con il fiato sospeso per l’Ilva con due nodi importanti da sciogliere: quello sull’occupazione e quello sulla presentazione delle offerte dalle cordate sull’acquisto. Per il momento una soluzione è stata trovata per gli operai in esubero. È stato firmato al Ministero per lo Sviluppo Economico l’accordo sulla Cigs dei lavoratori dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria. Il numero degli esuberi temporanei è sceso a 3.300 unità di cui 3.240 per Taranto e 60 per Marghera. L’accordo consentirebbe di proseguire nel piano di ambientalizzazione, senza effetti drastici sull’occupazione e sarebbe valido anche nei confronti della cordata che acquisirà l’Ilva.
Il viceministro Teresa Bellanova ha incontrato al Mise i sindacati e i dirigenti dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria: dal 3 marzo, 4984 dipendenti del siderurgico dovranno usufruire degli ammortizzatori sociali. L’obiettivo è ottenere la riduzione del numero degli esuberi temporanei chiesti dall’Ilva, e di mantenere un’integrazione al reddito vicina al 70% tramite cassa integrazione.
L’intesa prevede durata annuale, attraverso verifiche cadenzate bimestralmente con la finalità di opportunità di interventi migliorativi alla struttura.
Si prevede rotazione dei lavoratori degli impianti fermi, nella misura di 1 settimana ogni 6. Sarà inoltre prevista la formazione retribuita considerata come presenza effettiva di lavoro, di 1 giorno mensile a totale carico aziendale.
Il 31 gennaio l’Ilva aveva chiesto la cassa integrazione per 4.984 unità, numero subito contestato dai sindacati che avevano chiesto il trasferimento della trattativa al Mise. Nei giorni scorsi è stata approvata in Parlamento la legge per il Sud che stanzia, su proposta del Governo, 24 mln per mantenere ai lavoratori Ilva in cassa integrazione nel 2017 lo stesso trattamento economico dei contratti di solidarietà del 2016, ovvero il 70 per cento della retribuzione. I 24 milioni, che vengono da un fondo del Ministero del Lavoro, sono riferiti a una platea di 3.500 unità.
A dare man forte all’accordo anche la messa a disposizione della Regione Puglia con la possibilità di piani di formazione aggiuntivi a quanto previsto, attraverso la costituzione di un tavolo tecnico da tenersi nei prossimi giorni.
“La Regione Puglia è a disposizione per mettere i soldi necessari a questa operazione, ma è assolutamente necessario che il governo integri e minimizzi il numero degli esuberi che a noi pare sovradimensionato”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, parlando del piano di cassa integrazione straordinaria per 4.984 lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto.
“Come Uilm siamo convinti di aver messo al sicuro il salario dei lavoratori, la certezza dell’occupazione”. Lo dice Antonio Talò, segretario Uilm Taranto, in una pausa della riunione al Mise in attesa della firma dell’accordo sulla cassa integrazione all’Ilva tra Governo, azienda e sindacati.

Dj Fabo è morto. Ora Cappato rischia il carcere

faboQuella di Fabo, è stata definita “una lezione di dignità”, ha deciso infatti di morire in Svizzera, in una clinica per ricevere il suicidio assistito: “Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato con le mie forze e non grazie all’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha voluto salvarmi da questa vita, un inferno di dolore, di dolore, di dolore”, nelle sue ultime parole Fabo ringrazia Marco Cappato, politico e difensore dei diritti civili. Fabiano Antoniani, 40 anni compiuti il 9 febbraio scorso, il dj cieco e tetraplegico, aveva chiesto alle Istituzioni di intervenire per regolamentare l’eutanasia e permettere a ciascun individuo di essere libero di scegliere fino alla fine. Di qui un video-appello al presidente della Repubblica, realizzato grazie all’aiuto della sua fidanzata e dell’Associazione Luca Coscioni. Ma nessuna risposta da parte della politica, nonostante la mobilitazione dell’opinione pubblica. Sono stati oltre 67mila i cittadini italiani che hanno sottoscritto la proposta di legge sull’eutanasia (e altre 40mila firme sono state raccolte online) e il 13 settembre 2013 la pdl è stata depositata in parlamento. Tuttavia nelle Aule del parlamento italiano non è stato mai discusso questo tema, e perdipiù anche la legge sul testamento biologico è arenata in parlamento, anche se quest’ultima dovrebbe approdare in aula il prossimo il 6 marzo.
Fabo, dal suo primo appello a Mattarella era diventato un simbolo, ricorda Filomena Gallo, dell’Associazione Coscioni: “Ha voluto lui così, ci ha cercato e ha scelto di condurre una battaglia pubblica. Ha chiesto l’aiuto di Marco Cappato per arrivare in Svizzera, per affermare il diritto inalienabile alla libertà individuale”. Anche di fronte, attacca Gallo, “a un Parlamento che sceglie di non scegliere, che neanche discute le proposte di legge per l’eutanasia legale, e costringe un italiano ad andare a morire da solo, senza il suo Stato”. Le ultime parole di Fabo sono state comunque di gioia: “Ci ha detto che si sentiva finalmente libero, e ci era arrivato con le sue forze, con la sua tenacia, la sua dignità”.
Ma proprio Cappato che lo ha aiutato a porre fine alle sue sofferenze, ora rischia fino a 12 anni di carcere. Infatti mentre nei casi di Welby ed Englaro era stato lo stop alle terapie che tenevano in vita i pazienti a determinarne la morte, per la legge italiana la morte di Fabo invece costituisce un vero e proprio reato. L’eutanasia, infatti, è considerata un intervento attivo, senza il quale il paziente, seppure in condizioni drammatiche, sopravviverebbe. “La decisione di Fabo che ha scelto di andate a morire in Svizzera merita profondo rispetto, ma non c’entra nulla con la legge sul testamento biologico che siamo per approvare in Parlamento”.  Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera, e coordinatrice dell’intergruppo parlamentare sul testamento biologico. “Il provvedimento in esame, infatti, non riguarda assolutamente l’eutanasia e anche in caso di una sua approvazione, per Fabo non sarebbe cambiato nulla. Questo caso però deve far riflettere quanti stanno facendo un feroce ostruzionismo nelle Commissioni per impedire che il testo arrivi in Aula. È ora di rendersi conto che oltre il 70% degli italiani chiede di poter avere il diritto di scegliere come curarsi non solo quando è nelle sue piene facoltà, ma anche quando non sarà più in condizioni di esprimere la propria volontà. Si tratta di una legge di civiltà che da molti anni, troppi, stiamo aspettando”.
L’articolo 580 del codice penale italiano infatti recita chiaramente: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio”.
Cappato “rischia 12 anni di carcere”, ha detto a Sky Tg24 Filomena Gallo che ha sottolineato come Cappato si sia “preso la responsabilità” di tale atto e ha ricordato come molti malati siano “costretti ad emigrare per ottenere l’eutanasia e ciò è discriminatorio anche per i costi che ciò richiede, fino a 10mila euro”.
“La scelta coraggiosa di Fabo è la conseguenza della mancanza di coraggio di questo Parlamento. Abbiamo  costretto un nostro concittadino a far valere il suo diritto a morire con dignità altrove. Per sentirsi libero”. Così Maria Pisani, portavoce del PSI, che sottolinea: “Il cuore della libertà è rappresentato dal diritto di definire il proprio concetto di esistenza. La scelta di Fabio non è il trionfo della morte sulla vita- ha proseguito-  ma il rispetto della vita umana come bene indisponibile. Libertà di essere, libertà di scegliere, lo ripetiamo  con il Segretario del PSI, Riccardo Nencini, da anni. Nessuno sembra voler capire”, ha aggiunto. “È già vergognoso che la legge sul testamento biologico abbia subito l’ennesimo rinvio. La scelta di Fabo serva almeno per scuotere un Parlamento miope”, ha concluso.
Dall’Associazione Coscioni intanto arrivano le critiche per una politica sempre più lontana dai diritti dei suoi cittadini: “Fabo è evaso dalla gabbia della sua lunga notte senza fine, ma per farlo è stato costretto all’esilio, ad abbandonare la propria casa, la propria patria, e subire un doloroso viaggio di ore verso un Paese straniero che riconosce diritti negati in Italia”. L’Associazione Luca Coscioni ricorda che “da 11 anni combatte affinché il Parlamento dia una risposta alle richieste dei cittadini e intervenga per colmare il vuoto normativo sul fine vita e nel 2013 ha depositato la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale”. “L’esilio della morte è una condanna incivile”, afferma l’Associazione.
“Compito dello Stato è assistere i cittadini, non costringerli a rifugiarsi in soluzioni illegali per affrontare una disperazione data dall’impossibilità di decidere della propria vita e della propria morte. Le testimonianze delle persone che hanno vissuto direttamente questo problema hanno fatto maturare un’opinione pubblica favorevole alla regolamentazione del fine vita e questo ha fatto fare grandi passi avanti alla magistratura. La politica invece sembra incapace di dare una risposta ai cittadini, ma deve comprendere che il vuoto normativo porta all’illegalità”.
Il videomessaggio di Fabo lanciato su Twitter con cui ha voluto render note le sue sofferenze che lo hanno portato alla scelta di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera

Il Pd verso le primarie sotto il fantasma di D’Alema

dalema-e-renziNel Partito democratico “finalmente si discuta di cosa serve all’Italia, e non più di quanto è antipatico Tizio o Caio, è fondamentale rilanciare sui contenuti, sulle idee, sulle proposte. Sulla sanità, la cultura, le tasse, l’innovazione, il capitale umano”. Lo scrive Matteo Renzi nella sua Enews, ricordando che domani “sarà l’ultimo giorno per iscriversi al Pd per chi vorrà: si potrà così partecipare alla fase del confronto tra gli iscritti, circolo per circolo”. La campagna elettorale per le primarie del Pd è appena iniziata. I candidati, all’indomani della scissione, sono in campo, conseguenza ultima della frattura interna al Pd che in questi anni è divenuta così forte fino a diventare insanabile.

“D’Alema ha delle  responsabilità, indubbiamente, ricondurre tutto e soltanto a un piano di D’Alema mi sembra francamente riduttivo”. Ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, appena  arrivato a Fabbrico nel Reggiano per partecipare al 72esimo anniversario della battaglia partigiana che vide coinvolta la  cittadina. Orlando è tra i candidati alla segreteria e commentando le dichiarazioni fatte ieri sera in tv  da D’Alema riguardo alla responsabilità della scissione avvenuta all’interno del Partito democratico ha detto che “c’e’ un malessere che non è soltanto quello di persone e gruppi dirigenti che se ne vanno, è anche quello delle tante persone che sono rimaste a casa in questi anni e che hanno perduto la speranza nel Pd. La mia candidatura – ha spiegato ancora Orlando riferendosi al congresso – è in campo anche per questo, perché questa speranza non vada delusa”.

In un clima da separati in casa Orlando ha aggiunto che “il dialogo tra sordi genera dei compartimenti stagni e dentro il Pd ce ne sono troppi”. Per Orlando, il tema però “non è sempre tanto quello di sfidare, di sfidarsi, è anche quello ogni tanto di capirsi, perché un partito funziona anche così. L’idea che tutto possa ridursi ad una costante conta – ha detto ancora – è un po’ la causa delle difficoltà nelle quali ci troviamo”.

Da parte sua l’altro candidato, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano afferma che “i politici italiani, anche del Pd, pensano solo al proprio futuro e non a quello delle comunità e del Paese”. “Bisogna passare dall’io, che ha caratterizzato la politica italiana ed in particolare il Pd nell’ultimo periodo, al noi” ha concluso glissando le domande su D’Alema. Comunque, D’Alema, la sua voce continua a farla sentire e il suo bersaglio è sempre lo stesso: “Per creare una grande forza di centrosinistra deve essere ridimensionato il ruolo del rottamatore, che ha rotto tutto, ha distrutto il Pd e lo ha svuotato di contenuti democratici, ne ha svilito ispirazione ideale e politica”.

Aborto. L’attacco a Pisani e la Croce… da Medioevo

Paola Concia-Aborto-Legge-194L’Italia sembra continuare a fare passi di gambero su diritti che dovrebbero essere ovvi, come quello della salute e della libertà di scegliere. I ginecologi obiettori, che non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza (ivg) prevista dalla legge 194 del 1978, in Italia sono circa il 70%, mantenendo un dato stabile: erano infatti il 69.3% nel 2010 e 2011, il 69.6% nel 2012 e il 70% nel 2013. Le ivg, di contro, sono diminuite in modo significativo nel corso degli anni: nel 1983 erano pari a 233.976; nel 2013 sono più che dimezzate (102.760) e nel 2014 sono scese sotto a 97.535. In 30 anni, quindi, le ivg sono calate di 131.216 unità, mentre i ginecologi non obiettori sono scesi di 117 unità.
Ma soprattutto perché quando si parla di aborto, spesso si dimentica che in ballo non c’è solo un credo, una religione o uno sbaglio, ma la salute della donna. La legge 194 fu istituita proprio per tutelare quelle donne che interrompendo una gravidanza, erano costrette a rivolgersi a medici o presunti tali in completa clandestinità mettendo a repentaglio la propria salute.
Ma in queste ore il dibattito è tutto concentrato su un altro diritto, quello dei medici obiettori che con la loro ‘coscienza’ costringono altri dottori a sobbarcarsi un solo lavoro e dati alla mano non sono più ginecologi, ma abortisti. In tutto il Salento ad esempio solo tre medici non sono obiettori, stando alla normativa, ogni ospedale dovrebbe garantire questo servizio, ma in Salento è possibile praticare l’aborto soltanto negli ospedali di Lecce e Casarano. In particolare nel nosocomio salentino il carico di lavoro, pari in media a 900 procedure l’anno, è sulle spalle di solo due ginecologi.
Proprio per denunciare una situazione al limite del collasso, Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi, è intervenuta più volte contro chi difende il diritto dei medici obiettori e dimentica quello delle donne. Ma la Pisani proprio per questo è stata duramente attaccata su La Croce, quotidiano diretto da Mario Adinolfi. Per di più con argomentazioni da ‘medioevo’, come quella di sostenere che la portavoce del Psi non sarebbe tra noi se i suoi genitori si fossero avvalsi della libertà di abortire della 194.
la croce
Agli attacchi de La Croce Maria Cristina Pisani ha riposto che si tratta di “un pezzo ignobile, volgare, offensivo non per me, ma per il diritto alla libertà faticosamente conquistato dalle donne italiane, nel caso specifico, lucane”. Inoltre la portavoce del Psi aggiunge che è “spaventoso che vi sia pure chi, dia fiato alle trombe dell’oscurantismo maschilista, sessuofobo, intollerante e, mi si lasci dire, un po’ tanto ipocrita, che permea gli interventi di alcuni che, suonando la nota stonata della retorica antiabortista con, come in questo caso, un lessico offensivo, voltano le spalle ad una realtà che nasce dall’abuso che da anni viene perpetrato in nome di una garanzia all’obiezione prevista dalla 194”. Afferma Pisani che spiega: “In diversi necessiterebbero di apprendere un concetto lineare e cioè che se l’obiezione si rispetta anche le scelte delle donne che decidono di abortire vanno rispettate. Per gli ignoranti dell’altrui libertà, che spesso si incontrano a sgranar rosari davanti agli ospedali, pochi, dove le donne che per libera scelta (e mi auguro sempre che lo sia) richiedono l’interruzione della gravidanza, il diritto delle cittadine italiane è un diritto alla salute e al trattamento sanitario dignitoso e sicuro, un diritto alla libertà di scelta”. “Al direttore del giornale, Mario Adinilfi, poi andrebbe spiegato che la 194 è legge e la legge va rispettata”, aggiunge. “Voler banalizzare, rimanere miopi alle ragioni che conducono una donna ad una scelta così estrema e sofferta, vuol dire non capire la natura umana nella sua interezza e complessità. La legge 194 – specifica – è una legge di civiltà non una legge per la morte. L’applicazione dei contenuti di quella norma è prerogativa dello Stato; la possibilità di ricevere le giuste attenzioni e cure è un diritto della donna”. “Obiettare – conclude – è un diritto, ma non può diventare un’interruzione di un servizio che deve essere garantito alle cittadine, è un principio essenziale da tenere presente. Non solo nel nostro Paese ben sette ginecologi su dieci si rifiutano di effettuare interventi di aborto volontario per motivi etici ma in Basilicata il dato è spaventoso, ben il 90.2% dei ginecologi fa obiezione di coscienza. Che poi, solo per precisare, sono la Portavoce, non il Portavoce del Psi.”.