Pensione anticipata, le date entro fine marzo

Pensione-anticipata-apeDopo il confronto del governo con i sindacati, si accorciano i tempi per i decreti attuativi della riforma previdenziale. I decreti dovrebbero essere varati a breve per delineare l’Ape e l’Ape social, misure che dovrebbero essere attivate a partire dal primo maggio prossimo e che consentiranno ad alcune categorie di lavoratori di andare in pensioni 3 anni e 7 mesi prima della scadenza.
Per presentare le istanze di accesso, la data potrebbe essere tra il primo maggio e il 30 giugno 2017 per la prima tranche, mentre dopo essere stati registrati presso il consiglio di Stato e la Corte dei Conti, i decreti attuativi saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.
Tuttavia, il confronto tra governo e sindacati al momento non sembra aver trovato una soluzione a due dei principali nodi dell’accesso al pensionamento anticipato.
Il primo nodo che i sindacati vorrebbero sciogliere riguarda i lavorati addetti alle cosiddette attività gravose, (unità composta da 11 attività, che potrà andare in pensione con 41 anni di contributi e 12 mesi di lavoro effettuato prima dei 19 anni) che prima del pensionamento agevolato devono aver maturato 6 anni di attività continuativa.
Il secondo nodo da sciogliere è invece quello che prevede l’esclusione dall’Ape social di quei lavoratori cessati da un contratto a termine, senza perciò essere stati licenziati o che abbiano da tempo terminato la Naspi o la mobilità. Tra le richieste avanzate dai sindacati, che avevano chiesto delle modifiche ad hoc per ampliare la platea dei lavoratori coinvolti, ma che non sono state accolte, anche la possibilità di introdurre una franchigia di 24 mesi con cui calcolare la continuità lavorativa. Stesso discorso vale per l’inclusione di lavoratori cessati naturalmente da un contratto a termine e i disoccupati di lunga durata che sono decaduti dalla Naspi da tempo.
Importante l’apertura concessa dal governo alla misura che consente l’accesso all’Ape social ai lavoratori che abbiano esaurito la Naspi da tre mesi o che, pur essendo stati riutilizzati in lavori a termine, non sono ancora decaduti dalla Naspi. Di questo si discuterà comunque in un proseguo del confronto necessario per ‘monitorare’ l’andamento dell’Ape social e far confluire eventuali correzioni o modifiche nella prossima legge di stabilità 2018.
Una volta arrivati i decreti, i lavoratori precoci che vogliono uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, accedendo alla pensione un anno e dieci mesi prima (se uomini) o 10 mesi prima (se donne) e i lavoratori dipendenti e autonomi che intendono accedere all’Ape Social dovrebbero presentare apposita domanda a decorrere dal 1°maggio e non oltre il 30 giugno del 2017. La suddetta finestra temporale però sarà valida solo per quest’anno. A partire dal 2018 sia i lavoratori precoci che i lavoratori che intendono usufruire dell’Ape Social dovranno trasmettere l’istanza all’INPS entro la fine del mese di marzo.
Le date sopra riportate non sono ancora ufficiali, ma lo saranno entro la fine di marzo, quando dovrebbero arrivare i decreti necessari all’attivazione del pacchetto previdenza. I sindacati, al momento, esprimono il loro dissenso su una finestra così rigida, chiedendo l’attivazione di due o tre finestre d’accesso l’anno.
Attraverso la suddetta tempistica i tecnici riusciranno a controllare i flussi di uscita dal mondo del lavoro e soprattutto a capire se i soldi stanziati (360 milioni per l’Ape social e 300 per i precoci nel 2017) basteranno a finanziare le uscite.
L’INPS gestirà il tutto e dovrà occuparsi delle domande pervenute. In base alle stime ministeriali la platea di riferimento dovrebbe corrispondere a 25mila lavoratori precoci e a 35mila lavoratori che possono usufruire dell’Anticipo pensionistico social.
Nel caso in cui le domande presentate e accolte fossero eccedenti rispetto alle risorse stanziate, l’uscita anticipata verrà differita, dando priorità ai lavoratori in base alla maturazione dei requisiti e alla data di presentazione della domanda.
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha reso noto in un comunicato stampa sul sito ufficiale del ministero che si è tenuta giovedì pomeriggio una riunione tra il Governo e le organizzazioni sindacali per tirare le somme in materia di riforma previdenziale con la predisposizione dei decreti attuativi sull’APE.
La giornata è stata utile anche per avviare la c.d. seconda fase, dedicata a questioni strutturali e di lungo periodo. Il governo è in procinto di varare i decreti per far partire l’Ape a maggio 2017.
Il Ministro Poletti ha dichiarato che l’ obiettivo prioritario del Governo è quello di “presentare i decreti di attuazione rispettando le scadenze fissate dalla legge, in modo che l’Ape possa entrare in vigore dal primo maggio”.
Sulla seconda fase, oltre ai possibili correttivi sulle misure già adottate, il confronto intende affrontare nuovi temi. Sono già in aula la discussione sulle carriere discontinue dei giovani, la previdenza complementare, la sanità integrativa, la flessibilità in uscita, il lavoro di cura della famiglia, la condivisione dei parametri per definire i prossimi aumenti delle aspettative di vita e infine la perequazione delle pensioni.
Il tema in dibattito per il 6 aprile prossimo sarà dedicato alle pensioni dei giovani. Alcune notizie sono uscite in merito ai costi per accedere all’anticipo pensionistico APE attraverso il prestito bancario. I decreti attuativi finalizzati all’applicazione delle norme sull’anticipo pensionistico devono infatti essere completati dai dati sui costi finanziari dell’operazione, guardando ai tassi di interesse massimi che le banche convenzionate potranno applicare.
Per quanto riguarda il tasso annuo nominale (Tan) previsto dalle banche che aderiranno alla convenzione con l’Inps, questo dovrebbe essere fissato al 2,75%. Inoltre, con il rateo annuo, il pensionato non potrà superare il 30% della sua pensione. Anche la pensione stessa non potrà essere inferiore a circa 700 euro al mese. È previsto un Fondo di garanzia ministeriale per coprire fino all’80% dei rischi legati al finanziamento dell’Ape (il mancato pagamento delle rate, la morte prematura del pensionato ed il fallimento dell’istituto di assicurazione). Per questo motivo si dovrebbe calcolare un valore aggiuntivo compreso tra lo 0,05% e lo 0,1% l’anno. In totale quindi l’incidenza del rateo di rimborso dovrebbe oscillare tra il 4,6 e il 4,7%, come del resto anticipato dal sottosegretario Nannicini nella fase di presentazione dell‘APE a fine 2016. Questo valore si applicherebbe per ogni anno di anticipo su una richiesta Ape pari all’85% della pensione, contando anche sulla detrazione fiscale del 50% sulla quota interessi e premio.
Solo così i cittadini potranno fare una valutazione sull’opportunità di adesione e sulla forma  di anticipo da richiedere. Infatti, la rata di prestito da restituire con la pensione sarà molto diversa in funzione del numero di anni di anticipo e della quota di pensione richiesta.
I decreti attuativi potrebbero già essere varati per la prossima settimana. L’opportunità dell’anticipo pensione che viene offerta ai lavoratori è comunque a titolo oneroso. Tenuto conto della situazione congiunturale poco favorevole che colpisce principalmente le capacità reddituali delle famiglie, è legittimo dubitare sull’adesione degli aventi diritto a parte alcuni casi “social”.

Salvatore Rondello

Immigrazione. L’Austria apre ai richiedenti asilo

ImmigrazioneAnche se in modo riluttante, il ministro dell’Interno austriaco, Wolfgang Sobotka ha annunciato l’intenzione del governo di Vienna di accettare richiedenti asilo da Grecia e Italia per rispettare le regole europee sulla ridistribuzione dei rifugiati. “Ho l’obbligo di rispettare il processo a cui l’Austria ha aderito e questo non è accaduto finora”, ha detto Sobotka prima di una riunione dei ministri dell’Interno dell’Ue: “Il fatto che non sia d’accordo sul sistema delle relocation è un’altra questione”. Per Sobotka, “tutte le eccezioni legali sono state discusse” ma per l’Austria “non ci sono altre possibilità” se non iniziare con le relocation dei richiedenti asilo. “Avvieremo il processo. Ho già parlato con il ministro dell’Interno italiano e con il commissario Avramopoulos, che mi aveva incoraggiato diverse volte”, ha spiegato il ministro. Un passo in avanti sulla giusta strada indicata dall’Europa sulla divisione dei compiti per quanto riguarda l’onere dell’accoglienza.

Nello stesso giorno sono arrivati i dati sugli sbarchi nel mese di febbraio. Gli arrivi di migranti in Italia sono quasi raddoppiati rispetto a gennaio: da 4.504 a 8.320 persone, per lo più da Costa d’Avorio, Guinea e Nigeria. Nello stesso mese di febbraio gli arrivi in Grecia sono scesi a meno di mille rispetto ai 1.493 di gennaio. In Spagna 770 migranti sono entrati nelle enclave di Ceuta e Melilla, altri 160 sono sbarcati nella penisola iberica con delle barche. La polizia ungherese ha bloccato a febbraio 2.183 persone dalla Serbia contro i 1.616 di gennaio. In Austria a febbraio sono giunti 2.450 richiedenti asilo, in Svezia 1.750. Sono numeri resi noti con il rapporto mensile dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali, che ha sede a Vienna. Lo stesso report rende noto che è deceduto il tunisino che, per sfuggire ad un rimpatrio coatto, è caduto da una terrazza del terminal 3 di Fiumicino.

Lo stesso report informa che nella seconda metà del 2016 circa 5.500 persone sono state bloccate alla frontiera di Ventimiglia e trasferite nel sud Italia. Nel 2016 le autorità italiane hanno dato parere negativo al 56% delle domande di asilo, al 5% è stato concesso lo status di rifugiato, al 35% e’ stata concessa una forma di protezione. A Brescia spetta il primato della severità: respinto  il 97% delle richieste di asilo.

Per quanto riguarda le riallocazioni al 7 febbraio dall’Italia sono partiti 3.200 migranti, per lo più verso Finlandia, Francia, Germania, Olanda. L’impegno formale è di 34.950 riallocazioni. La Germania ha accettato di riallocare dall’Italia 500 richiedenti asilo al mese. L’Italia – informa il report dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali – ha annunciato l’apertura di ulteriori hotspot a Crotone, Reggio Calabria, Palermo, Messina e Corigliano Calabro. Rimangono sovraffollati i centri di Lampedusa, Ceuta e Melilla. A Ventimiglia il centro della Croce Rossa non dispone di acqua calda.

Tra gennaio e febbraio 2017 in Italia sono giunti quasi 400 minori non accompagnati. A novembre 2016 c’erano in Germania 50.300 minori non accompagnati. Per quanto riguarda gli atti d’odio nei confronti dei migranti, il report della Ue cita le parole di Salvini del 17 febbraio a favore di una “pulizia di massa”. Lo stesso giorno un petardo è esploso contro il centro nei pressi di Verona. In Germania sono stati registrati nel 2016 3.533 attacchi contro i centri per i rifugiati e 217 contro le organizzazioni di supporto. Nel 2017, sempre in Germania, gli attacchi sono stati 18, di cui 6 incendiari. In Grecia un pakistano è stato attaccato ad Aspropyrgos. Il proprietario di una radio è stato inquisito per “diffusione di notizie false e incitamento all’odio”. Anche in Polonia i crimini d’odio sono in aumento.

Arresto Navalny. Cremlino schiera la Guardia nazionale

navalnyEra iniziato tutto con una manifestazione, ma nessuno si aspettava che questa potesse rappresentare la scintilla che avesse portato in piazza tutta la Russia. La lotta contro la corruzione si è dimostrata un ottimo catalizzatore, tra i diversi motivi di scontento. Ieri in migliaia, giovani, anziani, coppie e famiglie avevano aderito all’appello dell’oppositore Aleksey Navalny in una manifestazione pacifica, ma non autorizzata, per protestare contro la corruzione nel Paese percorrendo in senso antiorario i marciapiedi della centralissima via Tsverskaja, che taglia il centro di Mosca sino alla Piazza Rossa.
Il blogger ‘anti-Putin’, Navalny, appena si è unito alla protesta è arrestato. Stamattina il leader dell’opposizione russa, già finito altre volte in carcere, appena comparso in Tribunale dopo aver trascorso la notte in carcere, ha twittato un selfie dagli uffici della Corte in cui scrive: “Verrà il giorno in cui noi giudicheremo loro, ma quel giorno lo faremo in maniera onesta”. Il leader della protesta è stato arrestato con centinaia di manifestanti e deve rispondere tra l’altro dell’accusa di corteo non autorizzato, per cui è stato condannato a quindici giorni di reclusione.

Aleksej Navalny dalle sue inchieste ha portato alla luce un’impero di corruzione in cui ad essere imputato è il premier russo, Dmitrij Medvedev. Il giornalista ha spulciato i registri pubblici per ottenere informazioni su quello che ha definito il patrimonio nascosto del primo ministro Dmitrij Medvedev: 1,2 miliardi di dollari. Attraverso i droni ha filmato le impenetrabili ville e dacie guardate dagli uomini dei servizi segreti. Nulla riconducibile direttamente al premier, ma intestato a amici fidati, molti dei quali ex compagni di scuola divenuti misteriosamente ricchissimi. Dalla dacia con piscina, tre eliporti, pista da sci privata e stagno pieno di papere, a vigneti in Russia e a una tenuta in Toscana. In questo caso si tratta di una rinomata villa e azienda vinicola nel Chianti, l’Aiola. I 36 ettari di vigneti furono un tempo di proprietà del segretario del Pli, Giovanni Malagodi. Poi, nel 2012, gli eredi la cedettero a dei misteriosi russi che in zona non si vedono quasi mai.

Dopo l’arresto di Navalny sono iniziate subito le tensioni, la folla ha provato a bloccare il cellulare su cui l’avevano caricato. Le forze di polizia – dai corpi speciali Omon alle squadre antisommossa – hanno risposto creando dei cordoni umani per spingere i manifestanti da via Tsverskaja e dalle piazze Triumfalnaja e Puskinskaja verso le vie laterali. Centinaia i fermi, almeno 700 secondo le prime ricostruzioni. A ognuno la folla gridava “Pozor”, “Vergogna”. La crisi economica si trascina da tre anni e stavolta al centro c’è il disagio sociale che cresce, e a cui il governo ha risposto con i drastici tagli al welfare. Nei giorni scorsi i comunisti alla Duma, fatto senza precedenti, hanno chiesto un’inchiesta parlamentare sulle accuse avanzategli da Navalny.

“Non era mai successo che scendessero in piazza i ragazzi delle scuole”, scrive sul suo blog l’economista Sergey Aleksashenko, ragazzi nati quando Putin era già al potere, sono rimasti lì anche quando hanno saputo che Navalny era stato preso dalla polizia e non sarebbe intervenuto. La dimostrazione che si protesta non contro ‘qualcuno’, ma contro ‘qualcosa’ che non piace della Russia: la corruzione dilagante.

Ma adesso Putin si ritrova per la prima volta davanti a una protesta che coinvolge non solo le principali città di Mosca e San Pietroburgo ma la maggioranza delle grandi città russe (60 mila persone in 82 città secondo la Radio Eco di Mosca), dagli Urali alla Siberia a Murmansk a Vladivostok sul Pacifico, persino il Daghestan nel Caucaso musulmano, con 150 fermi. Manifestazioni sono avvenute in tutto il Paese da Vladivostok nell’Estremo Oriente a Novosibirsk, Tomsk e Krasnojarsk nella più grande dimostrazione di massa in Russia dal 2012 a oggi.
Tanto che il Cremlino ha schierato anche la nuova Guardia Nazionale creata da Vladimir Putin nel 2016 contro il rischio «Maidan» e che fa capo direttamente a lui.

“L’arresto di Alexei Navalny a Mosca mette in evidenza l’organico autoritarismo che caratterizza il regime russo guidato con mano ferrea da Putin. Autoritarismo all’interno e insidiosa iniziativa di destabilizzazione nei confronti dell’Europa con rapporti molto stretti con la Le Pen la Lega di Salvini e il M5S”. Lo dice il presidente della commissione Esteri della Camera Fabrizio Cicchitto (Alternativa Popolare). “Coloro che affermano – dice ancora – che l’unico problema è quello delle sanzioni offrono una visione mistificata della realtà. Per parte sua Kissinger ormai da molti anni ripropone sempre il suo cinismo realista. Ma esso non è servito nel passato e non serve neanche adesso per fare i conti con l’iniziativa russa. Se nel passato gli Usa gli avessero dato davvero retta, in Russia ci sarebbero ancora Brezbev e il Pcus. In effetti al di là delle analisi di Kissinger a suo tempo l’Urss è implosa per le sue contraddizioni interne”.

L’Europa si dichiara ‘unita’ a Roma

Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea.

La dichiarazione di Roma (25 marzo 2017)

ue_in_italia_2017Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’UE, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall’Unione europea: la costruzione dell’unità europea è un’impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri.

Abbiamo creato un’Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo

stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.

L’unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fin o a che l’Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un’Unione allargata che ha superatole antiche divisioni. L’Unione europea è confrontata a sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche. Insieme,siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità.

Renderemo l’Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un’unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta.

Agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali. Restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di influenzarle e di difendere i nostri interessi e valori comuni. Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile.

Per il prossimo decennio vogliamo un’Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un’Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica.

Vogliamo un’Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli. In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo

il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare:

Un’Europa sicura: un’Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un’Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.

Un’Europa prospera e sostenibile: un’Unione che generi crescita e occupazione; un’Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un’Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il

completamento dell’Unione economica e monetaria; un’Unione in cui le economie convergano; un’Unione in cui l’energia sia sicura e conveniente e l’ambiente pulito e protetto.

Un’Europa sociale: un’Unione che, sulla base di una crescita sostenibile,

favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e

la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno; un’Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo

fondamentale delle parti sociali; un’Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un’Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà; un’

Unione in cui i giovani ricevano l’istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un’Unione che preservi il

nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.

Un’Europa più forte sulla scena mondiale: un’Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l’Africa e nel mondo; un’Unione

pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di

un’industria della difesa più competitiva e integrata; un’Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione

e complementarità con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un’Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo

e una politica climatica globale positiva. Perseguiremo questi obiettivi, fermi nella convinzione che il futuro dell’Europa è nelle nostre mani e

che l’Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi. Ci impegniamo a dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai nostri cittadini e dialogheremo con i parlamenti nazionali. Collaboreremo a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la

differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell’UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell’Europa.

Vogliamo che l’Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente, e risultati migliori.

Noi leader, lavorando insieme nell’ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così

a realtà di domani.

Ci siamo uniti per un buon fine.

L’Europa è il nostro futuro comune.

Roma città blindata tra cortei e rischio infiltrazioni

carabinieri-piazza-veneziaUna città letteralmente blindata per le celebrazioni del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma. Il rigorosissimo “piano sicurezza” messo a punto nei giorni scorsi è stato infatti rimodulato e ulteriormente rafforzato dopo l’attentato di Londra. Osservati speciali, oltre agli obiettivi sensibili, i “luoghi con maggior afflusso di persone”. In campo saranno schierati 5 mila uomini e donne delle forze dell’ordine, impegnate già nei giorni scorsi nelle bonifiche delle vie interessate dagli eventi e di quelle limitrofe: ad aiutare tiratori scelti, artificieri e unità cinofile saranno anche un centinaio di droni videocamere.

La preoccupazione è alta, hanno riferito i vertici delle forze di polizia e degli 007 convocati ieri mattina al Viminale dal ministro dell’Interno, Marco Minniti. L’indicazione è stata quella di innalzare ulteriormente il livello di attenzione e rafforzare i controlli sui luoghi affollati. Il timore è anche quello di possibili gesti emulativi. Quanto accaduto ieri a Westminster, ha spiegato Minniti, conferma “una minaccia che assume sempre più il carattere dell’imprevedibilità: i tempi di reazione si riducono sempre più. Come Nizza e Berlino, sono attacchi compiuti con i mezzi immediatamente disponibili. Noi dobbiamo quindi riflettere su una strategia che sia all’altezza di questa minaccia: come affiancare l’attività di intelligence al controllo del territorio”.

Intanto l’Enac ha comunicato che lo spazio aereo sarà chiuso su Roma e le zone circostanti. Dalle ore 6 di oggi 24 marzo, alle ore 23 di domani 25 marzo, sono vietati tutti i voli, inclusi quelli con velivoli ultraleggeri e i voli con i mezzi a pilotaggio remoto (droni), in un’area circolare avente un raggio di circa 10 chilometri dal centro della città.

Due le aree di massima sicurezza, la ‘Blue zone’ quella del Campidoglio, e la ‘Green zone’, che saranno chiuse al transito veicolare a partire dalle 00.30 della notte tra oggi e sabato (nell’area del Campidoglio) e dalle 7.30, fino a cessate esigenze (nell’area del Quirinale).

Preoccupazione per i 4 cortei che transiteranno per le vie della capitale. Previsti anche due sit-in con previsione complessiva di almeno 25mila persone. Il rischio maggiore – confermato ancora

ieri in audizione al Copasir dal direttore dell’Aisi, Mario Parente – è quello rappresentato dai ‘professionisti degli scontri’, gente che punta, e spesso ci riesce, ad infiltrarsi nelle manifestazioni

innescando violenze. La galassia monitorata con maggiore attenzione dall’intelligence e dalle forze di polizia è quella dei centri sociali. Quanto ai ‘black bloc’, si stima che non dovrebbero essere

più di qualche decina. Ai partecipanti al corteo del Movimento federalista europeo si sommerannp quelli del corteo di Nostra Europa. Si prevedono complessivamente circa 6.500. Ad un terzo corteo, quello di ‘Eurostop’, è prevista la partecipazione di 8mila persone, e sarà quello maggiormente

monitorato perché considerato il più a rischio infiltrazioni. Infine il corteo di Azione Nazionale – 5mila le persone attese.

Legge elettorale, priorità dimenticata

Legge elettoraleIl dibattito, o meglio la sfida, congressuale dei Dem ha due effetti. Il primo quello di alzare i toni all’interno del Pd, il secondo di congelare ogni decisione sui futuri assetti. In primis quello sulla legge elettorale. Infatti i tre candidati indicano strade diverse sul come modificare la legge sul sistema di voto. L’ex presidente del Consiglio Matteo in una intervista a Corriere Live, riportata oggi dal Corriere della Sera si è soffermato proprio sulla legge elettorale. “I numeri per il Mattarellum – ha detto – con il Pd, la Lega e gli altri ci sono. Vogliono un’altra legge? La facciano. Ma corrano, non aspettino il nostro congresso, il giochino del rinvio non lo mettessero in contro al Pd”. Quanto alle alleanze necessarie per superare la soglia del 40 per cento Renzi ha ironizzato: “In passato ci è capitato di fare il 40 per cento, chissà che non ricapiti in futuro. Veramente è più facile prendere il 40 per cento che vincere al Superenalotto”.

“Sono sorpreso che in una sola giornata il ticket proposto segretario Renzi-vice segretario Martina dica due cose diverse su un tema importante come la legge elettorale”, commenta il senatore del Pd Vannino Chiti. “Renzi – aggiunge Chiti – dice al Corriere della Sera che ci sono i numeri per approvare il Mattarellum: se ci sono davvero, avanti tutta! Martina invece con il Quotidiano Nazionale prende atto che i numeri per il Mattarellum non ci sono e apre all’introduzione anche al Senato dell’Italicum, così come rivisto dalla Consulta. Ciò significherebbe non certo i collegi uninominali ma i capolista bloccati anche al Senato. Né Renzi né Martina fanno invece riferimento alla proposta approvata all’unanimità dalla commissione eletta dalla Direzione del Pd, prima del referendum. Pensare di mantenere i capolista bloccati vuol dire chiudere la porta in faccia ai cittadini e preparare un nuovo disastro al centrosinistra. Punti irrinunciabili per noi sono i collegi uninominali di piccole dimensioni per restituire valore alla rappresentanza”.

L’intervista di Martina ha come è primo effetto quello di creare malcontento all’interno dello stesso Pd. Oltre a Chiti anche Antonio Misiani, che appoggia la mozione Orlando, dice la sua: “Viene da pensare che nella cerchia renziana parlavano di Mattarellum ma avevano e hanno in testa solo l’Italicum, o ciò che ne resta. Il punto è che questa strada non ci porterebbe da nessuna parte e, oltretutto, riproporrebbe anche a Palazzo Madama il meccanismo contestatissimo dei capilista bloccati. Il nostro orizzonte deve essere quello di dare al Paese un futuro stabile coalizioni di governo solide”.

Il terzo candidato alla segreteria del Pd Michele Emiliano dice la sua su facebook. “Occorre eliminare i capilista bloccati e restituire il diritto agli italiani di scegliersi i loro deputati. Anche facendo un accordo con il M5S”. “A me Grillo non può dire nulla, non mi può rimproverare nulla: ho sempre rispettato il M5s, gli ho sempre offerto di collaborare con loro, anche sul programma della Regione Puglia. Non è che siamo alleati, ma siamo alleati per l’Italia”,

Intanto un sondaggio di Demopolis agita ancor di più le acque. Secondo l’istituto demoscopico se si votasse oggi per le Politiche, il Movimento 5 Stelle conquisterebbe il 30% dei consensi, superando il Partito Democratico, che – penalizzato dagli eventi delle ultime settimane – otterrebbe il 26%. Distanti appaiono gli altri partiti, con la Lega al 12,8, Forza al 12% e Fratelli d’Italia al 5%. Al 4,6% i Democratici e Progressisti, al 3,2% Alternativa Popolare, al 2,5 Sinistra Italiana. Sotto il 2% le altre liste. In calo l’affluenza stimata che, dopo una ripresa registrata nei mesi scorsi, si riduce oggi al 65%, 10 punti in meno rispetto alle elezioni del 2013. In base alla proiezione odierna effettuata dell’Istituto Demopolis il Movimento di Grillo otterrebbe oggi alla Camera 195 seggi, il Partito Democratico 174. 82 seggi andrebbero a Salvini, 78 a Berlusconi. E con questi numeri, la maggioranza di 316 seggi non sarebbe raggiungibile alla Camera da nessuno schieramento a chiusura delle urne: si tratta di scenario evitabile soltanto con una nuova legge elettorale, auspicata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, ma sempre più in secondo piano nel dibattito politico.

Dombrovskis: l’Italia rispetterà gli impegni

Valdis-Dombrovskis-PadoanIl Ministro dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan, avrebbe convinto il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis nell’incontro odierno presso il Mef. A seguito dell’incontro, nel corso di una conferenza stampa, Valdis Dombrovskis ha dichiarato: “L’Italia avrà una crescita di circa l’1%. E’ una ripresa modesta ed è importante rimanere in rotta rispetto alla traiettoria fiscale e di riforme”. Poi ha aggiunto : “Per quanto riguarda il 2018 non abbiamo discusso nel dettaglio, ci sono una serie di elementi che dovremmo analizzare in riunioni future. Ci saranno ulteriori discussioni per verificare quale traiettoria fiscale è stata presa. Vedremo se è appropriata con la necessità di riportare il debito pubblico sulla strada giusta”. Sulla correzione dei conti pubblici, pari allo 0,2% del Pil, ha detto: “C’è un impegno molto concreto reiterato da tutti i ministri e da tutto l’establishment. Il tempo ci dirà come andrà la manovra che verrà varata in primavera”.

Il Ministro Padoan ha commentato positivamente sull’incontro dicendo: “È stato un incontro molto fruttuoso e il processo di consolidamente del bilancio continua lungo le linee concordate”.

Ieri il Vicepresidente della Commissione Ue, in un incontro con i giornalisti ha anticipato: “Obiettivo del bilaterale è la discussione sulle misure che il governo italiano sta preparando allo scopo di evitare la procedura per violazione del patto di stabilità e del piano di riforme nazionali”.

Oggi, uscendo dall’incontro ha anche dichiarato : “L’Italia è uno degli stati membri che ha ancora qualche importante disavanzo macroeconomico. È fondamentale rimanere sulla rotta nell’agenda di riforme, che sono molto ambiziose”. Secondo il vicepresidente Ue, tra gli Stati membri, Italia compresa, “ci sono stati dei progressi nell’affrontare le raccomandazioni della Commissione, ma c’è ancora spazio per un miglioramento in molti Paesi”.

Riferendosi alle problematiche delle banche, Dombrovskis ha detto: “La questione dei crediti non esigibili va affrontata innanzitutto a livello nazionale, ma alcuni aspetti possono essere affrontati anche a livello europeo”.

In merito Padoan ha precisato: “Nel corso del bilaterale, si è parlato del settore bancario italiano, con attenzione alla situazione di specifiche banche. L’occasione per una discussione in ambito Ue del problema npl, sarà il prossimo Ecofin informale di Malta”.

Il Ministro Padoan, al termine dell’incontro con Dombrovskis, ha anche detto: “Abbiamo toccato molti temi, alcuni specifici relativi all’Italia e al processo di riforma del Paese, di sostegno alla crescita e di consolidamento del bilancio, processo che continua lungo le linee che abbiamo concordato”.

Dunque, si andrà avanti nel percorso tracciato attraverso la manovra che sarà varata al prossimo mese di aprile per evitare la procedura di infrazione del patto di stabilità.

Salvatore Rondello

Terremoto, Pastorelli: “Dl non basta. Ora altre misure”

Terremoto AmatricePrima dell’estate arriveranno altri fondi europei per ricostruzione delle zone colpite dal sisma dello scorso anno. E questa è una buona notizia, annunciata dal commissario Ue agli Aiuti umanitari. Anche se la quantità dei fondi non è ancora saputa. Invece sul fronte interno, finito l’esame degli emendamenti e degli ordini del giorno, è stato approvato alla Camera il decreto terremoto con 201
voti a favore, 16 contrari e 56 astenuti, e ora passa al Senato.  Gli emendamenti socialisti per la creazione di zone economiche speciali non è stata approvata. Sono stati infatti respinti gli emendamenti che andavano in questo senso.

“Con il terzo decreto legge il Governo compie un piccolo passo nella giusta direzione, mettendo in campo un pacchetto di misure volto a semplificare le procedure per la ricostruzione, a ridurre o, in certi casi, a sospendere la pressione fiscale sulle popolazioni interessate, nonché ad adeguare le discipline adottate nei mesi dell’emergenza alle esigenze emerse nel corso della loro applicazione”. Ha detto il deputato socialista Oreste Pastorelli autore degli emendamenti. Pastorelli non nasconde la propria delusione per la mancata occasione di dare ossigeno a un territorio sofferente. “Sarebbe stato decisivo in questo momento – ha infatti aggiunto nella sua dichiarazione di voto – dare un segnale forte anche alle imprese e agli artigiani che operano all’interno del cratere”. “Rispetto a questi soggetti – ha proseguito parlamentare socialista – continuo a ritenere che la risposta migliore debba essere l’istituzione di una Zona Economica Speciale, all’interno della quale il fisco venga sensibilmente ridotto e rimodulato. Avevamo presentato degli emendamenti in questo senso, che prevedevano l’esenzione totale dalle imposte per imprese e famiglie. Il Governo, però, li ha respinti tutti. Nell’esprimere il nostro apprezzamento al decreto, ci preme quindi sottolineare come il decreto debba essere solo la prima tappa di un lungo percorso che dovrà portare a misure più strutturali e risolutive di quelle messe in campo sino ad oggi”.

Un esito che lascia del rammarico. Anche altri emendamenti come ad esempio quello per l’esenzione del pagamento SIAE per tutte le manifestazioni locali organizzate nei territori del cratere e l’istituzione di un piano di rafforzamento del trasporto pubblico locale al fine di favorire la ripresa economica ed il rilancio delle attività, sono stati respinti. “Davvero un’occasione sprecata – ha commentato ancora Pastrorelli – alla quale auspico venga posto rimedio nei prossimi provvedimenti annunciati dall’Esecutivo”.

Vitalizi. Accordo fatto. Bagarre dei 5 Stelle

senatoAccordo fatto alla Camera sul nuovo regime dei vitalizi per i parlamentari. L’Ufficio di presidenza ha approvato con il voto unanime dei presenti (i rappresentanti del M5S non hanno partecipato alla riunione per protesta), il contributo di solidarietà per tre anni sui vitalizi relativi alle precedenti legislature, applicato su 4 scaglioni: il 10% per quelli compresi tra 70mila e 80mila euro lordi l’anno; 20% fino a 90mila; 30% fino a 100mila e 40% per quelli superiori a 100mila.

Sulla proposta, presentata dalla vicepresidente Marina Sereni, si è sfiorato lo scontro fisico. I deputati 5Stelle hanno scelto la strada della protesta rumorosa e dall’impatto visivo forte: hanno prima interrotto il Question time che si stava svolgendo in diretta sulla Rai dall’Aula, e, successivamente, si sono presentati in massa davanti alla studio della presidente della Camera Laura Boldrini, dove era in programma la riunione dell’Ufficio di presidenza, chiamato ad approvare la delibera.

La pressione è salita quando i due rappresentanti del M5S hanno avvisato tramite i social che la loro proposta era stata bocciata ed era passata invece quella della Sereni. “Hanno dichiarato inammissibile la nostra delibera – ha detto Di Maio – che conteneva la proposta del Pd, scritta da Richetti. Siamo alla follia totale. Oggi all’odg c’erano le ‘comunicazioni della presidente’. Là dentro ci hanno messo la nostra delibera e quella della Sereni (che nessuno aveva letto), con la quale si prelevano a Cirino Pomicino 3mila euro una tantum per 3 anni, quando ha preso centinaia di migliaia di euro come vitalizio da ex parlamentare. Siamo in un clima di ‘fine della seconda repubblica, alla fine di un impero dei partiti in cui tutti quanti arraffano e scappano”. Accuse respinte al mittente da Ettore Rosato. “L’inaccettabile gazzarra inscenata dal M5S – ha affermato il capogruppo Pd – è frutto della consapevolezza che, di fronte a una loro proposta inefficace e inapplicabile, noi abbiamo risposto con un vero taglio dei costi della politica, che ha un effetto immediato e concreto. Se fosse stato coerente con ciò che va dicendo, il M5S avrebbe dovuto votare la nostra proposta, ma anche questa volta hanno dimostrato di non avere alcun interesse a risolvere i problemi ma utilizzarli per alzare lo scontro politico, con atteggiamenti violenti dal punto di vista verbale a fisico. E’ un comportamento violento, inaccettabile, perché il confronto politico non si può fare a spintoni e a urla”, ha concluso Rosato.

La presidente della Camera ha stigmatizzato l’accaduto. ”E’ molto grave ciò che è avvenuto a Montecitorio per responsabilità di alcuni deputati del M5S. Tutto questo è inaccettabile. Il confronto parlamentare non può svolgersi in un clima segnato dall’aggressività, dalle minacce, dalle intimidazioni”. La nuova disciplina è “una misura di equità e di rigore – ha detto Sereni – che incide sui trattamenti più alti dei deputati che percepiscono il vitalizio secondo il vecchio sistema. Anziché la propaganda – ha proseguito Sereni- a noi stanno a cuore i dati concreti. La proposta del M5S non comportava alcun risparmio e non teneva conto dell’abolizione dei vitalizi parlamentari avvenuta nel 2012. Una riforma radicale che ha segnato per tutti i parlamentari in carica il passaggio dal regime retributivo a quello contributivo e che ha portato a 65 anni l’età minima per percepire l’assegno. Quella riforma non incideva, né poteva, sul passato e questa è l’anomalia sulla quale, tenendo conto della giurisprudenza più recente in materia, oggi interveniamo. Per questo il contributo straordinario di solidarietà per tre anni che abbiamo oggi deliberato -conclude Sereni- è un elemento di equità e di perequazione tra vecchio e nuovo sistema che produce nel bilancio della Camera un risparmio effettivo di circa 2,4 milioni l’anno”.

Ma gli ex parlamentari sono già pronti a fare ricorso contro il contributo di solidarietà. “Ci sarà un’azione collettiva degli ex parlamentari”, spiega un ex deputato. “Manca una legge di riferimento. Non si capisce per chi dovrebbe essere questo contributo di solidarietà. Io perderei mille euro”, si lamenta un ex parlamentare. Qualcuno con mille Euro tira avanti una famiglia, gli si potrebbe rispondere in modo un po’ demagogico. “Faremo una class action – continuano – ci stiamo sentendo in queste ore. Nel pomeriggio emergerà una posizione chiara di contrarietà a quanto deciso”.

Le critiche ai 5 Stelle sono bipartisan. Da quelle di Brunetta per il quale “il Movimento 5 Stelle si comporta come una forza eversiva” che “con i suoi comportamenti è espressione della negazione della democrazia”, a quelle dell’ex premier Renzi che ricorda come “a palazzo Chigi guadagnavo la metà di quello che guadagnano Di Battista e Di Maio. La mia proposta – continua – è quella di Matteo Richetti. Su questi temi giochiamo a carte scoperte: l’atteggiamento strumentale e anche violento non sfonda con il sottoscritto”.

E mentre i Cinquestelle chiedono a al Presidente del Senato Grasso di convocare il Consiglio di Presidenza del Senato al più presto per esaminare la loro proposta di delibera, ai pentastellati risponde direttamente il deputato Pd, Matteo Richetti: “Il M5S quando ha capito che non era applicabile la legge con il ricalcolo, ha proposto una sua delibera che non conteneva nessuna riduzione dei vitalizi”. “Il problema non è la polemica, era necessario ridurre gli elementi di privilegio – aggiunge – e per metterci al riparo da un ricorso abbiamo utilizzato il prelievo e non il ricalcolo e la modalità temporanea perché la Corte ci dice che in modo strutturale non era consentito”. Ma fare populismo è più facile. E i Cinquestelle sono dei veri campioni in materia.

Giovani e Ue. Wasted Youth: generazione (senza) tutto

Nell’ambito delle iniziative ufficiali per le celebrazioni del 60° anniversario dalla sottoscrizione dei Trattati di Roma, il Forum Nazionale Giovani ha organizzato per oggi l’evento “Wasted Youth” presso la Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio. Durante l’iniziativa verrà presentato il saggio dal titolo “Wasted Youth: generazione (senza) tutto” un’indagine condotta insieme ai Consigli Nazionali della Gioventù d’Europa sulla visione politica ed economica della UE a sessant’anni dalla storica firma, e la proiezione dell’omonimo medio-metraggio che raccoglie le interviste dei giovani europei.
Presenziano l’evento l’On. Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per le Politiche e gli Affari Europei e Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale dei Giovani.

Europa‘Wasted Youth – Generazione senza tutto’ è un saggio, un racconto, un’indagine realizzata a 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma da Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale dei Giovani. Il saggio intende analizzare alcuni aspetti della condizione dei giovani europei: dalla precarietà di un’Europa in crisi al desiderio di realizzazione delle nuove generazioni. Nascere e acquisire di diritto la cittadinanza europea basta per sentirsi parte dell’UE? Le generazioni dei ventenni e dei trentenni che vivono in Europa sono vittime, come comunemente si pensa, della mancanza di diritti o dell’evidente deficit di opportunità?
Fino a poco tempo fa le politiche giovanili inseguivano un modello ben preciso, quello della partecipazione apparente. Si prendeva parte a società e sistemi di cui si dava per scontato che esistessero e fossero ben identificabili. Nello stesso tempo le élite, i gruppi sempre più ristretti di coloro che partecipavano davvero ai processi decisionali erano, come sosteneva Bauman, extraterritoriali. Wasted Youth, anche attraverso i contributi dei Consigli della Gioventù d’Europa, vuole offrire spunti di riflessione per individuare opportunità che diano ai talenti la possibilità di rischiare e di innovare; individua le difficoltà di un tempo difficile dominato da disillusione e individualismo e lo contrappone però alla sua altra faccia, alla consapevolezza che questa sia un’epoca in cui si cercano forme nuove di aggregazione, socialità, partecipazione. Curiosità verso il mondo e scetticismo verso le forme organizzate di cui la società si è dotata, si confrontano e si scontrano.
‘Generazione (senza) tutto’ sottolinea la necessità per i giovani di giocare la partita, nonostante qualcuno voglia ancora relegarli in panchina o peggio ancora sugli spalti, in attesa che arrivi il loro momento e lancia una riflessione: non si rimane giovani per sempre e il rischio e quello di entrare in campo a tempo scaduto. La finalità del saggio è quella di alimentare nei giovani il coraggio e l’ostinazione per agire e sognare insieme in un’Europa che li renda reali protagonisti del futuro.
Con la forte consapevolezza che il futuro dei giovani rappresenti il futuro stesso dell’Europa e di tutta la società civile.