Disastro a Genova, prova per il governo Conte

Conte CameraCompra un giornale e parla con voce triste del disastro a Genova: «Qui viene giù un ponte al giorno». Il giornalaio risponde: «Serve manutenzione! Ne fanno poca o per niente!». Un altro cliente tuona: «Servono soldi! Non ci sono i soldi».

La tragedia del Ponte Morandi di Genova ha lasciato il segno anche tra i bagnanti di Villasimius in Sardegna: alle ore 11,36 del 14 agosto si è sbriciolato un tratto provocando 39 morti, una decina di feriti gravi, oltre 600 sfollati. Si temono decine di dispersi. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha proclamato un giorno di lutto nazionale.

Sembra che abbia ceduto uno dei tiranti dell’ardito viadotto progettato dall’ingegner Riccardo Morandi e inaugurato nel 1967 da Giuseppe Saragat, l’allora presidente della Repubblica di un’Italia lanciata nella modernità e alla scoperta del benessere. Si parla disastro a Genova. È crollato un tratto di 215 metri del viadotto autostradale lungo ben 1.182 metri, 35 auto e camion sono piombati nel vuoto da un’altezza di 45 metri. Dei tre piloni di sostegno alti 90 metri uno non esiste più e gli altri due rischiano di fare la stessa fine in tempi rapidi. Qualcuno parla di difetti di progettazione, altri di flussi di traffico enormemente superiori a quelli programmati mezzo secolo fa.

Un bagnante, un ingegnere, ne parla seduto a un tavolino del bar: «Va demolito al più presto perché rischia di crollare anche il tratto rimasto in piedi. Ma non si può usare in maniera mirata l’esplosivo perché sotto ci sono dei palazzi. Va smontato a pezzi e tutte le macerie del tratto che si è già sfaldato vanno rimosse immediatamente perché hanno ostruito l’alveo del Torrente Polcevera e se pioverà rischiamo un altro disastro causato da una rovinosa alluvione».

E non è finita: Genova è spaccata in due, rischia l’isolamento, lo strangolamento economico. Sul Ponte Morandi, snodo cruciale della A10 (assicura i collegamenti con l’Italia centro-meridionale e con la Francia via Ventimiglia), passavano 80 mila auto e camion al giorno. Ora il traffico faticherà a transitare nelle arterie alternative. Di qui la necessità di costruire un nuovo viadotto autostradale al posto del Ponte Morandi da smantellare (se ne discute inutilmente da almeno 10 anni, ma i tanti no hanno sempre bloccato il progetto).  C’è da realizzare un grande piano urbanistico, ingegneristico ed economico per assicurare di nuovo la mobilità civile e produttiva al capoluogo ligure.

Il disastro a Genova ha mille implicazioni. Le infrastrutture stradali da rivedere o da ricostruire, del resto, sono tante in tutta Italia. Per l’usura e la scarsa manutenzione sta cadendo un viadotto l’anno e finora, per fortuna, il numero delle vittime era stato contenuto.

Per alcuni esperti rischia di crollare il 60% dei viadotti in cemento armato con oltre 50 anni di vita: in agguato possono esserci altre stragi se vincerà l’inerzia. Soprattutto il traffico dei Tir e dei camion ha usurato i ponti immaginati mezzo secolo fa per un traffico autostradale molto inferiore a quello di adesso. Gli investimenti nelle infrastrutture stradali come in altre opere pubbliche essenziali (dalle scuole alle bonifiche ambientali) sono una delle grandi sfide del nuovo governo di Giuseppe Conte, nato sull’intesa tra Lega e M5S, in difficoltà per l’opposizione delle forze ecologiste vicine ai cinquestelle.

R.Ru.
(Sfogliaroma)

Nencini: M5S immagina Italia rurale e antimoderna

tav“Mai contratto di governo fu più ambiguo e vacuo di quello Salvini/Di Maio. Non solo perché in conflitto con i programmi dei due partiti ma soprattutto alla luce di un pericoloso pensiero antimoderno”. È quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, che sintetizza così: “Riassumo le posizioni. I grillini dicono no alla tav in Veneto, no alla Torino-Lione, no alla Gronda di Genova e al passante di Bologna. Ancora no al potenziamento dell’aeroporto di Peretola e al nodo di Firenze. No alla Pedemontana, no al Tap, no alla Orte- Mestre. Silenzio sulll’alta velocità Napoli- Bari. La Lega è favorevole a tutte queste infrastrutture”- ha sottolineato.

“Toninelli si nasconde dietro la revisione dei progetti e dei costi delle opere ma dimentica che tutte le opere in questione sono già state oggetto di spending e project review da parte dei governi precedenti, i costi sono stati in molti casi dimezzati, l’impatto ambientale discusso con enti locali e associazioni”- ha aggiunto. “Sono pronto a sfidare il ministro quando e dove vorrà”- ha proseguito Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti –  visto che in 8^ commissione senato si è ben guardato dal rispondere nel merito. La verità: i grillini immaginano un’Italia bucolica, rurale. Tra poco invocheranno la ‘campagna del grano’”- ha concluso Nencini.

Ma gli scontri sulle grandi opere sono anche, anzi soprattutto interni, alla maggioranza. Dopo il botta e risposta tra Antonio Tajani e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che aveva chiesto al presidente del Parlamento europeo di “mettersi l’anima in pace” perché “la mangiatoia è finita”, interviene Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti e leghista. “I soldi pubblici non si devono sprecare, ma le grandi opere si possono fare e si debbono fare pretendendo che non ci siano sprechi. Non è che fare la grande opera significhi alimentare una mangiatoia”, ha affermato. E il precedessore di Toninelli, Graziano Delrio, invita il ministro 5 Stelle a rivolgersi ai giudici se ritiene che ci siano state “mangiatoie”: “Sì può essere d’accordo o meno sulla Tav ma, intanto, quelli che sono d’accordo non blaterano, espongono le proprie ragioni. Se si sceglie di non farla non ci si nasconda dietro presunte ‘mangiatoie’ che di certo Toninelli non ha trovato in eredità da me, e che se fossero vere vanno comunque denunciate in Procura e non in un tweet”.

Redazione Avanti!

Manovra. Liti e confusione nel governo

DiMaio_SalviniNessun aumento dell’Iva e nessun taglio agli 80 euro. I vicepremier Di Maio e Salvini promettono e ripetono compatti: “Non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini”. Giornata di polemiche, quella di ieri, quando a infiammare il dibattito politico sono arrivate le indiscrezioni, poi smentite da una nota di Palazzo Chigi, secondo cui il governo penserebbe a un’abolizione degli 80 euro di renziana memoria per finanziare la Flat tax. Ad accreditare l’ipotesi, c’era stata, mercoledì scorso, un’intervista del Sole 24 Ore al ministro dell’Economia Giovanni Tria, che aveva ventilato la possibilità di rivedere il bonus.

Ipotesi impossibili per l’esecutivo, che da Salvini vengono bollate come ‘indiscrezioni dei giornali, palesemente false e che servono solo per riempire le pagine dei quotidiani in agosto’, smentendo di fatto le parole del titolare del Mef e mettendo in luce la divisione interna tra il dicastero dell’Economia ed il resto del governo. Il leader della Lega ha assicurato: “Governo che non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva. L’esecutivo lavora per attuare il programma”.

Della stessa opinione sarebbe Di Maio, che ha ribadito e promesso ai cittadini di non voler togliere soldi dalle tasche di nessuno. Il vicepremier penta stellato, ha ribadito: “Non so chi abbia inventato questa cosa degli 80 euro e quella dell’aumento dell’Iva. Il governo è compatto sulla volontà di non mettere le mani in tasca ai cittadini, come è stato fatto in passato. Non vogliamo fare il gioco delle tre carte, non tireremo la coperta, vogliamo essere autentici con una manovra rigorosa e coraggiosa. Si parla di ritoccare l’Iva per non farla aumentare. Questo è il nostro obiettivo nel contratto di Governo, ma per commercianti e consumatori non ci saranno aumenti”.

A dare manforte ai due vicepremier, è arrivata la rassicurazione del vice ministro dell’Economia Massimo Garavaglia che a Radio Anch’io ha detto: “Nessuno scontro sull’Iva. Non c’è l’intenzione di toccare l’Iva, solo qualche piccolo aggiustamento. Il Mef sta facendo il punto per quantificare le misure previste con gradualità, stabilire quindi un quadro certo per le riforme previste come flat tax, reddito di cittadinanza e pace fiscale”.

Il lettore dovrebbe chiedersi con quali risorse verranno finanziati i provvedimenti che il governo si propone di realizzare. Nel frattempo assistiamo ad un valzer di notizie: un ministro dice una cosa, altri ministri lo smentiscono e quindi non si sa ancora quali sono le intenzioni del governo. I cambiamenti possono essere sempre in meglio o in peggio.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ed il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sembrerebbero carenti di autorevolezza all’interno del governo penta stellato. I veri detentori dell’autorevolezza nel governo giallo verde sarebbero i due vice ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini come se ci trovassimo nella repubblica dell’antica Roma governata da due consoli.

Ma, sulle scelte del governo, le posizioni della Lega e quelle dei Pentastellati spesso sono inconciliabili. Sulla Tav, il ministro Toninelli continua a fare dichiarazioni incontrollate e del tutto gratuite senza essersi mai degnato di incontrare il Commissario per la Tav. Sul caso Ilva il governo manifesta una incapacità gestionale rimettendosi nelle mani dell’Avvocatura dello Stato.

Dunque, fa bene il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ad accendere un faro sulle misure economiche che il governo intenderebbe adottare perchè è in gioco il futuro dell’Italia.

Quello che sta avvenendo in Turchia, dovrebbe insegnare qualcosa e farci comprendere che potrebbe verificarsi anche in Italia.

In tutto ciò, è lontana la presenza di una alternativa credibile all’attuale governo. Forza Italia cerca di recuperare il rapporto con la Lega per rinsaldare il Centro Destra. Il PD non ha saputo rinnovare il proprio gruppo dirigente per riacquistare consensi elettorali e spera soltanto nel fallimento dell’attuale compagine governativa. Ma, non si vedono all’orizzonte programmi politici idonei per dare agli italiani un futuro migliore. Storicamente il Partito Socialista ha avuto questo ruolo e potrebbe averlo anche adesso.

Salvatore Rondello

È morto Cesare De Michelis. Il ricordo di Covatta

Cesare_De_Michelis“Se ne è andato Cesare De Michelis. Lo conoscevo da una vita: da quando Gianni lasciava la politica universitaria come presidente del Cunicle (il consorzio che provvedeva a stampare le dispense per gli studenti), ed insieme mettevano a frutto quell’esperienza fondando la Marsilio. Da allora le strade dei due fratelli si distinsero, ma non per qualità. Cesare fece crescere la casa editrice ed intraprese una brillante carriera universitaria. Riuscì nell’impresa non facile di non essere “il fratello di”. Lo aiutò un’attitudine al disincanto che peraltro non si tradusse mai – neanche nei momenti più difficili – in prese di distanza dal fratello, e neanche da noi, che ne condividevamo l’impegno politico. Quando ripresi le pubblicazioni di Mondoperaio non eccepì banalmente – come molti altri – che ormai gli operai non esistevano più. Mi segnalò invece la difficoltà di tenere insieme Norberto Bobbio e Raniero Panzieri, Massimo Salvadori e Lucio Libertini. Ma non mi negò un incoraggiamento, se non altro in quanto editore dei pamphlet con cui Luciano Cafagna aveva lucidamente interpretato la caduta della prima Repubblica”. Questo il ricordo che il direttore di Mondoperaio  Luigi  Covatta ha pubblicato appena appresa la scomparsa di Cesare De Michelis, presidente della casa editrice veneziana Marsilio. Era in vacanza a Cortina d’Ampezzo ed avrebbe compiuto 75 anni il 19 agosto. Fratello dell’ex ministro socialista, Gianni, ha lanciato autori come Susanna Tamaro e Margaret Mazzantini.

I funerali si svolgeranno martedì 14 agosto alle 14,  presso la Chiesa Evangelica Valdese e Metodista di Calle Lunga Santa Maria Formosa a Venezia.

Cesare De Michelis era uno studioso raffinato, appassionato di cinema. Aveva una biblioteca sterminata, di oltre centomila volumi. Era nato a Dolo, in provincia di Venezia, il 19 agosto 1943. Appena laureato, nel 1965 era entrato nel Consiglio di amministrazione della Marsilio nata, come lui stesso aveva raccontato, «nel lontano 1961 da un gruppo di ragazzi usciti dall’università». Diventata società per azioni, la casa editrice ha collaborato con numerosi distributori e nel 2000 era entrata a far parte del gruppo Rcs. Ma quando quest’ultimo è stato ceduto alla Mondadori, Cesare De Michelis aveva riacquistato le quote storiche della sua casa editrice. E nel 2017 aveva ceduto una quota a Feltrinelli. Fratello dell’ex ministro socialista Gianni, ha insegnato letteratura Italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova, diretto le riviste “Studi Novecenteschi” e, con Massimo Cacciari, “Angelus Novus”. È stato anche consigliere della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, presidente del comitato scientifico per l’edizione nazionale delle opere di Carlo Goldoni.

Vaccini, ora inventano l’obbligo flessibile

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La circolare Grillo non potrà valere all’inizio di quest’anno scolastico, ma a settembre sui banchi verrà applicata la legge Lorenzin. In attesa dell’eventuale varo definitivo del Milleproroghe. Lo affermano i presidi, che oggi, con una delegazione guidata dal presidente Antonio Giannelli, hanno avuto un incontro al Ministero della Salute.

Pressapochismo al governo. La norma sui vaccini è un esempio chiaro di quanto le idee siano confuse. Il ministro della Salute si trova in mezzo ai vortici causati dalla linea ondeggiate di Lega e 5 Stelle che negli ultimi mesi hanno sempre sparato contro i vaccini accarezzando il pelo ai no vax. Ma ora sono al governo. E non devono solo abbaiare alla luna ma anche produrre soluzioni razionali e non per farsi belli davanti a qualche elettore.

E sulla salute non si scherza. Per ora, incapaci di soluzioni razionali e concrete,  cercano di temporeggiare. Il decreto del Ministro Grillo ne è un esempio. “Abbiamo depositato ieri – ha detto – la proposta di legge della maggioranza in cui spingeremo per il metodo della raccomandazione che è quello che noi prediligiamo da un punto di vista politico, nel quale prevederemo delle misure flessibili di obbligo sui territori, e quindi anche nelle regioni e nei comuni dove ci sono tassi più bassi di copertura vaccinale o emergenze epidemiche. Sebbene mi prendano in giro su questo punto, l’idea di un obbligo flessibile a seconda dei territori è l’idea più sensata”.

Ma la critica dei presidi continua: “L’Associazione nazionale presidi – affermano in una nota – è totalmente apartitica, abbiamo criticato i governi di tutti i colori, noi ci orientiamo e diamo giudizi secondo la nostra coscienza e la conoscenza dell’organizzazione scolastica per tutelare la salute pubblica e il diritto all’istruzione”. Il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, replica così al ministro della Salute.

Per quanto riguarda la circolare congiunta Bussetti-Grillo che estende l’autocertificazione per i vaccini all’anno scolastico 2018-2019, Giannelli ha osservato: “Conveniamo sulle buone intenzioni di semplificare la vita dei genitori,  ma temiamo che si risolva in una complicazione. Nell’anno scolastico 2017-2018 l’autocertificazione era prevista dalla legge in via temporanea perché c’era un’enorme quantità di vaccini da somministrare, ma adesso il grosso è stato fatto, non ci saranno più lunghi tempi di attesa e non bisogna disperdere il lavoro fatto. L’autocertificazione in questa situazione ha l’unica ratio che un genitore non ci va proprio alla asl, e questo è fuori legge”.

I presidi ricordano che al momento resta in vigore il decreto Lorenzin con stabilisce che da 0 a 6 anni non si entra in classe senza le vaccinazioni obbligatorie. “Invito genitori ad andare alla asl, a fare vaccinare i loro figli perché lo dice la legge e l’ha ripetuto ieri anche il presidente del Consiglio Conte e a consegnare alla scuola il certificato rilasciato dalla struttura sanitaria”. Ma che succede se un genitore di un bambino sotto i 6 anni arriva a scuola a settembre portando soltanto un’autocertificazione? “Il preside farà i suoi controlli contattando la asl – conferma Giannelli – e se qualcosa non va non ammetteremo il bambino in classe”. Giannelli, comunque, da’ atto al ministro Grillo che l’incontro avvenuto ieri al dicastero è stato “cordiale e proficuo”: “c’è stata una grande disponibilità dell’amministrazione sanitaria ad ascoltarci e a trovare insieme soluzioni”.  Autocertificazione non utilizzabile in sanità La circolare Grillo-Bussetti, che prevede l’autocertificazione per i vaccini, “non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta con il DPR 445/2000 che recita ‘I certificati medici, sanitari … non possono essere sostituiti da altro documento”. Lo afferma il Collegio dei professori universitari di pediatria. Posizione sostenuta anche dai presidi: l’autocertificazione non è “utilizzabile in campo sanitario se non a seguito di espressa previsione legislativa”.

Edoardo Gianelli

Salvini si ritaglia una Rai al veleno

salvini«Tanti nemici, tanto onore!». Matteo Salvini ha riesumato senza imbarazzo “Molti nemici, molto onore!”, uno dei motti più celebri di Benito Mussolini. Lo slogan non ha portato bene al duce del fascismo e a Gaio Giulio Cesare che lo utilizzò in precedenza, a Salvini potrebbe accadere lo stesso con una Rai al veleno.

Sulla spartizione dei vertici di viale Mazzini, Salvini ha patito la sua prima cocente sconfitta: la nomina da parte del governo grilloleghista di Marcello Foa a “presidente di garanzia” dell’azienda pubblica radiotelevisiva non è stata ratificata dalla commissione parlamentare di Vigilanza.

Foa non ha ottenuto i due terzi dei voti previsti dalla legge. Forza Italia, il Pd e Liberi e Uguali, all’opposizione, non hanno partecipato alla votazione e il candidato leghista è stato bocciato perché i voti leghisti e pentastellati non sono bastati a raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi. Salvini è perfino andato a trovare Silvio Berlusconi ricoverato nell’ospedale milanese San Raffaele per accertamenti, ma il presidente di Forza Italia non ha voluto sentire ragioni. Gli azzurri non hanno sopportato il metodo: il ministro dell’Interno non ha concordato la candidatura ma l’ha semplicemente comunicata a Forza Italia. Il partito dell’ex presidente del Consiglio ha argomentato su Twitter: «Il servizio pubblico non appartiene alla maggioranza o al governo. Appartiene a tutti». I sindacati dei giornalisti, mai teneri con Berlusconi, hanno lanciato critiche analoghe. Fnsi e Usigrai, hanno attaccato immediatamente la nomina come un atto di «totale sudditanza al governo» che però è stata stoppata dal voto negativo in Vigilanza.

È scoppiata la guerra tra i vecchi componenti del centro-destra. Salvini, dopo la bocciatura, ha rinnovato “la fiducia” a Marcello Foa con il rischio di delegittimare l’amministratore delegato e il consiglio di amministrazione della Rai. Il segretario del Carroccio, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno ha attaccato a testa bassa: «La Lega prende atto che Forza Italia ha scelto il Pd per provare a fermare il cambiamento per la Rai, per il taglio dei vitalizi e per altro ancora». Adesso è sospesa a un filo la stessa sorte della coalizione di centro-destra, la storica alleanza elettorale con Berlusconi tessuta prima da Bossi, poi da Maroni e quindi dallo stesso Salvini.

Ma Salvini deve fare i conti anche con Di Maio. Il capo dei cinquestelle, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico con toni pacati ma decisi ha dato l’altolà all’alleato dell’esecutivo gialloverde: «Il governo non può ignorare il voto della Vigilanza». Perciò Foa si può riproporre solo se c’è «un’intesa» altrimenti sono «le forze politiche che siedono in Vigilanza che devono trovare una alternativa». Tra i possibili nomi per un eventuale accordo gira quello di Giovanni Minoli, uno dei volti storici della Rai, ma c’è aria di guerra ad oltranza.

Una Rai al veleno produce posizioni diametralmente diverse tra i due alleati di governo: nessun richiamo “al cambiamento bloccato” gridato dal segretario della Lega ma al rispetto della legge invocato dal capo del M5S. Tra Di Maio e Salvini sono lontani i tempi della grande sintonia, quando un artista di strada li ritrasse su un muro di Roma come due innamorati: stretti in un forte abbraccio coronato da un appassionato bacio sulla bocca. Lo scivolone sulla Rai potrebbe essere fatale al segretario della Lega. Salvini si ritaglia una Rai al veleno.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Sulla manovra Tria mette la mani avanti

triaIl ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervistato dal Sole 24 ore, ha assicurato che il dossier pensioni non è stato abbandonato. Tria ha detto: “Stiamo studiando anche gli interventi previdenziali, con il vincolo che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio e lungo termine. Quanto all’aggravio di spesa che la cosiddetta Quota 41 determinerebbe, dipende dalle condizioni. Stiamo studiando, e non c’è ancora un quadro definito”.

Secondo il ministro dell’Economia, il governo avrebbe in cantiere di introdurre incentivi per il lavoro a tempo indeterminato nella prossima manovra. Commentando i timori del mondo delle imprese per la stretta sui contratti a termine, Tria ha aggiunto: “Mi rendo conto delle ragioni di questi timori, ma anche su questo aspetto occorre un ragionamento più freddo. Prima di tutto, sono sempre convinto del fatto che si debba aspettare di vedere gli effetti a regime, all’interno di un quadro più ampio di interventi che in manovra potranno vedere nuovi incentivi per il lavoro a tempo indeterminato. Non va ignorato del resto il fatto che in questo periodo c’è stato un abuso di contratti a termine, e anche dal punto di vista macroeconomico un aumento così forte di lavoro a tempo determinato è un problema perché non permette un investimento nel capitale umano e quindi un aumento della produttività, che rimane il grande malato italiano. Il problema esiste, e se la risposta è adeguata lo vedremo”.

Tria ha poi spiegato che le fibrillazioni sullo spread registrate negli ultimi giorni non sono tanto da collegare a fattori di incertezza quanto al fatto che ad agosto i volumi sono ridotti. In proposito, il ministro ha affermato: “Lo spread è influenzato da vari fattori. Il primo è il rallentamento dell’economia. Una maggiore incertezza sul futuro allarga i differenziali perché spinge gli investitori su titoli più sicuri. Non mi risulta però che ora ci sia una fuga dai titoli italiani. Ci sono piuttosto operazioni su futures e cds e ad agosto, quando i mercati sono più sottili, bastano anche piccoli movimenti per dare fluttuazioni di prezzi”.

Il ministro Tria ha anche rassicurato sulle riforme affermando: “Su riforma fiscale e reddito di cittadinanza bisogna partire davvero. E nella prossima manovra non saranno presenti solo flat tax e reddito di cittadinanza”.

Alla domanda se sulle pensioni si può aspettare, poiché nel comunicato di venerdì scorso, quando c’è stato il primo vertice del governo sulla legge di bilancio per il 2019, non erano citate né previdenza né legge Fornero, Tria ha risposto: “No, la mancata citazione non significa l’abbandono del dossier. Stiamo studiando anche gli interventi previdenziali, con il vincolo che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio termine”.

Il ministro ha ribadito più volte la necessità di rilanciare gli investimenti pubblici sia per far ripartire l’economia che per rassicurare i mercati. Durante l’intervista, Giovanni Tria ha affermato: “Per far ripartire l’economia bisogna guardare alla massa di opere e investimenti pubblici diffusi sul territorio, con un ruolo attivo di alcune grandi aziende pilastri della finanza italiana, come Eni e Enel. Sulle opere più grandi bisogna poi costruire un ruolo più attivo delle grandi aziende a partecipazione pubblica come Enel, Eni e Ferrovie, e di Cassa depositi e prestiti”.

Consapevole che lo scenario della crescita economica è meno roseo di quello presentato dal Def, il ministro ha anche detto: “Le valutazioni attuali portano a stimare una crescita dell’1,2% quest’anno, contro l’1,5% scritto nel Def, e intorno all’1-1.1% l’anno prossimo, con un rallentamento che si sta verificando in tutti i grandi paesi Ue. Già questo rallentamento porterebbe il deficit tendenziale del 2019 all’1,2%, e a settembre si capirà il livello dei rendimenti su cui basare le previsioni definitive. A questo si aggiungono i 12,4 miliardi necessari a fermare le clausole di salvaguardia sull’Iva. Stiamo però dialogando con la commissione Ue per evitare una correzione che sarebbe troppo pro-ciclica, cioè che favorirebbe il rallentamento dell’economia”.

Fatte queste precisazioni, il ministro dell’Economia ha fornito qualche chiarimento su come avverrà l’introduzione del reddito di cittadinanza e la Flat-tax nella prossima legge di bilancio: “Con avvio della Flat Tax, prima di tutto, va inteso un percorso progressivo di convergenza verso l’obiettivo indicato dal programma di governo. Su quest’ultimo aspetto, l’aumento delle soglie per il regime forfettario è sicuramente un passo possibile, che produce anche un rilevante effetto di semplificazione degli adempiamenti a carico delle attività economiche più piccole. Ma stiamo lavorando intensamente anche sulle simulazioni degli interventi possibili per le persone fisiche, sempre nell’ottica di convergere progressivamente verso l’obiettivo finale”.

Sull’ipotesi di una riduzione delle aliquote Irpef da cinque a tre, il ministro Tria ha spiegato: “Si tratta di una delle molte simulazioni che abbiamo effettuato in queste settimane, lavorando anche su ipotesi non solo di riduzione del numero di aliquote ma anche del loro livello. Riguardo al reddito di cittadinanza, questo in ogni caso, ingloberà l’attuale reddito di inclusione ma anche altri meccanismi di sostegno alle fasce deboli che sarebbero assorbiti dal meccanismo universale. E anche in questo caso parliamo di un’attuazione progressiva, sviluppata con gli spazi di finanza pubblica che man mano si rendono disponibili. Con la Commissione europea, poi, stiamo continuando a lavorare perchè sia possibile finanziare i costi dei miglioramenti amministrativi, cioè la riforma dei centri per l’impiego, con le risorse del Fondo sociale europeo”.

Per le coperture della riforma fiscale che il governo M5S-Lega si appresta a varare, il ministro dell’Economia ha detto: “Arriveranno con un riordino profondo delle tax expenditures, che finora non si è fatto perchè è realizzabile solo se accompagnato da una riduzione delle aliquote generali. In questo senso bisogna applicare una versione adattata all’ottimo paretiano, in cui nessuno perde e qualcuno guadagna in un’ottica pluriennale”.

All’interrogativo se verrà messo in discussione anche il bonus Renzi da 80 euro, Giovanni Tria ha risposto: “Non c’è dubbio, anche per ragioni di riordino tecnico. Per com’è stato costruito, il bonus da 80 euro crea complicazioni infinite, a partire da molti contribuenti che l’anno dopo scoprono di aver perso o acquisito il diritto per cambi anche modesti di reddito”.

Il possibilismo del ministro Giovanni Tria non smentisce le ipotesi avanzate anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul ‘contratto di governo’ (una volta si parlava con un linguaggio più corretto di programma di governo). Di certo c’è un cantiere aperto per la definizione della manovra finanziaria. Un atteggiamento prudente che non spacca il governo ma che non rivela ancora le scelte di politica economica del governo giallo-verde. Sono ormai evidenti le difficoltà ed i molteplici dissidi esistenti all’interno della compagine governativa. Rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal ministro Tria al quotidiano della Confindustria, non è cambiato sostanzialmente quasi nulla dalle note diffuse venerdì scorso al termine dell’inusuale vertice del Consiglio dei ministri in vista della stesura della manovra finanziaria prevista a settembre. Restano in fase di studio la Tav, la riforma delle pensioni, la flat-tax, il reddito di cittadinanza, le coperture finanziarie, etc. Ma, nel frattempo continua la guerra intestina tra Lega e M5S dove è in palio l’egemonia nel governo e forse non solo. La partita è principalmente focalizzata sulle grandi opere (Tav, Tap e Pedemontana) che la Lega vorrebbe realizzare contrariamente alla posizione idiosincratica del M5S. Altri fronti critici sono l’Ilva, l’Alitalia, il reddito di cittadinanza, la Flat-tax e la riforma della legge Fornero. La battaglia ha anche dei risvolti in chiave antieuropeista principalmente da parte dei penta stellati che, cercando di chiudere l’Ilva e vietare la realizzazione di Tav e Tap, limiterebbero lo sviluppo economico dell’Italia ma anche dell’Europa. Argomenti non di poco conto che si intrecciano con interessi geopolitici nel proscenio mondiale. Però, alla fine, chi vincerà la partita tra Lega e M5S, vincerà sull’alleato di governo proponendosi alle prossime elezioni come detentore della leadership nel Paese. Dunque, Settembre dovrebbe essere il mese rivelatore per il ‘governo del cambiamento’, ma si può già ipotizzare un autunno con molte incognite tra cui le valutazioni della Commissione Ue sulla manovra. Nello prossimo autunno, potrebbero esserci grandi novità tra cui un inasprimento dell’antieuropeismo in chiave giallo-verde e la possibile crisi dello stesso governo Conte.

Salvatore Rondello

Casalecchio e Foggia. Morte sulle strade

bologna incidenteUn bilancio pesantissimo. Almeno un  morto – il conducente della cisterna – e oltre cento feriti il bilancio dell’incendio avvenuto sul ponte dell’Autostrada sul raccordo di Casalecchio. I soccorsi sono ancora in corso e non si esclude il coinvolgimento di altre persone. Secondo i primi dati dell’Ausl del capoluogo emiliano, 55 pazienti sono stati trasportati all’ospedale Maggiore di Bologna con ustioni dal primo al terzo grado. Alcuni di questi (in tutto 18 persone) sono state poi mandati negli ospedali delle vicinanze, a Budrio, San Giovanni e Bentivoglio. Altre due persone, poi, sono state portate a Cesena e a Parma in gravi condizioni. Infine, dieci pazienti con ferite lievi sono stati medicati all’ospedale di Bazzano.  Fra i feriti anche 11 carabinieri e due poliziotti della stradale, che stavano dirigendo il traffico dopo un precedente incidente stradale. L’autocisterna scoppiata stava, probabilmente, trasportando gpl. Lo ha detto l’ingegner Giovanni Carella, coordinatore emergenze dei Vigili del fuoco dell’Emilia-Romagna.  “L’onda d’urto  stata violentissima – ha detto – molti feriti, infatti, hanno ferite da taglio per i vetri scoppiati. Crollato il viadotto dell’autostrada, la deflagrazione è stata molto violenta e ha squarciato le lamiere dell’autocisterna che molto probabilmente trasportava Gpl. Le fiamme si sono alzate altissime ma sono state domate abbastanza presto”.

L’incendio è divampato intorno alle 14 in zona Borgo Panigale, alla periferia di Bologna. Lo spegnimento delle fiamme è  reso difficile dall’elevatissimo calore che rende difficile avvicinarsi. Sarebbero alcune decine anche le auto esplose. Alcuni feriti sono stati colpiti dai detriti. Sono scoppiati i vetri anche di alcune case vicine.  L’incendio, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato innescato, da un incidente stradale in tangenziale, fra un camion che trasportava sostanze infiammabili e alcune auto. Numerose auto di alcune concessionarie vicine hanno preso fuoco e sono esplose.  L’esplosione dell’automezzo andato in fiamme sul raccordo tra la A1 e la A14 all’altezza di Borgo Panigale ha determinato lo squarcio e il crollo di una porzione della sede autostradale sul ponte che sovrasta la via Emilia. Intorno all’area dell’esplosione sono andati in fumo tutti i supporti di legno che costeggiano il ponte e fungono anche da barriere fonoassorbenti oltre che da strutture di protezione.

E’ parzialmente crollato il ponte dell’autostrada, del raccordo di Casalecchio A1-A14, che sovrasta la via Emilia a Borgo Panigale. I Vigili del fuoco stanno controllando dall’alto il ponte. Sopra al ponte ci sono ancora le fiamme e c’è un elicottero dei Vigili del fuoco che sta cercando di domarle.  La colonna di fumo provocata dall’incendio è visibile da tutta la città. Sul posto numerose ambulanze per soccorrere i feriti. Al lavoro i Vigili del fuoco per cercare di domare le fiamme.  Il raccordo autostradale di Casalecchio è stato chiuso in entrambe le direzioni.

“Prima di tutto esprimo il mio cordoglio a nome di tutta la città alle famiglie di chi ha perso la vita in questo gravissimo incidente e rivolgo un pensiero ai feriti, tra di loro ci sono anche diversi soccorritori che non hanno esitato di fronte ai rischi che stavano correndo”. Così il  sindaco di Bologna, Virginio Merola, commenta il grave incidente con incendio ed esplosione avvenuto sull’A14 a Borgo Panigale, in una popolosa periferia cittadina. “Ringrazio con il cuore tutte le persone che hanno prestato i soccorsi e si sono date da fare – prosegue – abbiamo di fronte una grande tragedia che ha coinvolto non solo un tratto autostradale ma un quartiere della nostra Bologna. Il Comune, attraverso gli uffici e gli assessori competenti,  è al lavoro per fare tutto ciò che è necessario in coordinamento con le altre istituzioni. Come sempre Bologna sa reagire e agire, questa è la forza della nostra città”.

Chiuso il Raccordo Autostradale di Bologna Casalecchio in entrambe le direzioni, tra lo svincolo di Bologna Casalecchio e la A14. Chiuso anche un tratto di A14 tra Bologna Casalecchio e il bivio per il Raccordo Bologna Casalecchio/A14, in entrambe le direzioni. E sono chiusi anche i tratti della Tangenziale tra Bologna Casalecchio e lo svincolo dell’uscita 3 Ramo Verde (in direzione della A14 Bologna-Taranto) e quello tra l’uscita 5 Quartiere Lame e la numero 1 Nuova Bazzanese (in direzione dell’autostrada A1 Milano-Napoli). Lo precisa un comunicato di Viabilità Italia, pubblicato anche sul sito del  Ministero dell’Interno. Per le lunghe percorrenze, vengono suggeriti questi percorsi alternativi: per chi viaggia sulla A14 ed  diretto verso Firenze-Roma, viene consigliato di uscire a Cesena e percorrere la E45 Ravenna-Orte; e viceversa. Per chi viaggia sull’A1 e abbia già superato Firenze potrà “proseguire lungo la A14 – si legge nel comunicato – utilizzando uno svincolo appositamente aperto all’altezza del km 189 della autostrada A1”. Per chi proviene dal Veneto sull’A13 ed  diretto sull’A1 verso sud, ovvero dalla A14 debba proseguire verso sud sull’A1, si consiglia di prendere la A1 ma in direzione Nord, per uscire al casello di Modena Sud e fare inversione di marcia sulle rotonde per riprendere l’A1 in direzione Firenze-Roma dallo stesso casello di Modena Sud.  Vengono suggeriti anche alcuni percorsi alternativi per il traffico locale. Non vi sono ripercussioni alla viabilità per chi proviene da Nord lungo l’A1 e si diriga a sud per raggiungere Firenze o le direttrici adriatiche sull’A14 in direzione Sud.

La procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per disastro colposo a carico di ignoti in seguito al violento incendio scoppiato dopo l’incidente stradale sulla tangenziale di Bologna, a Borgo Panigale, che ha poi provocato una serie di esplosioni a catena. Sul posto questo pomeriggio si è recato anche il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato. Intanto, secondo quanto emerge dal video dell’incidente, sarebbe stato l’autista dell’autocisterna a tamponare per primo un camion che lo precedeva, in un momento in cui si stava procedendo a bassa velocità per il formarsi di una coda dovuta al traffico. I primi ad essere investiti dalle fiamme e dalle esplosioni sono stati 3 poliziotti (di cui uno in gravi condizioni) ed undici Carabinieri rimasti feriti durante le operazioni di soccorso.

Un altro drammatico e terribile incidente è avvenuto nella provincia di Foggia: dodici morti e tre feriti gravi è il bilancio dell’ennesimo incidente stradale che ha visto come vittime braccianti agricoli stranieri. L’incidente è avvenuto lunedì pomeriggio sulla Ss 16 tra Foggia e Termoli nei pressi di Apricena. Le vittime erano a bordo di un furgone che si è scontrato frontalmente con un camion che trasportava prodotti farinacei. Le dodici vittime sono tutti di nazionalità nord africanastavano tornando dai campi di pomodoro dove avevano lavorato tutta la mattinata per la raccolta. La loro identificazione risulta difficile perché le vittime non avevano con sé i documenti di riconoscimento. Dai primi accertamenti sembrerebbe che i giovani braccianti stessero rientrando al Ghetto di Rignano, l’accampamento abusivo dove risiedono circa 500 cittadini extracomunitari. Tre le persone rimaste ferite. Dei 12 stranieri morti, ne sono stati finora identificati sette, tutti regolari sul territorio nazionale.

Tra le persone rimaste ferite c’è l’autista del tir di Orta Nova: pare che le sue condizioni non siano gravi. Il tir procedeva in direzione San Severo quando – ipotizzano gli investigatori – l’autista ha perso il controllo del mezzo (forse per un malore o un colpo di sonno) e ha invaso la corsia opposta. L’impatto è stato violentissimo e il furgone con i dodici braccianti si è ribaltato più volte. Sull’asfalto sono visibile i segni di una lunga frenata. Sono stati difficilissime le operazioni di recupero dei cadaveri incastrati tra le lamiere del mezzo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che utilizzando una gru hanno sollevato il furgone. A causa dell’incidente l’Anas comunica che il tratto è stato provvisoriamente chiuso al traffico, in entrambe le direzioni. Attualmente la circolazione è deviata in loco, lungo viabilità provinciale. Sul posto – comunica Anas – sono presenti le Forze dell’Ordine ed il personale del 118 e di Anas, allo scopo di ripristinare la circolazione nel più breve tempo possibile.

«Indagheremo per accertare le cause di questo ennesimo incidente ma, anche per capire se le vittime di questa tragedia fossero regolari sul territorio italiano» ha detto il procuratore capo di Foggia Ludovico Vaccaro.

Legge di bilancio, una manovra azzardata

ministero-economia-1Il premier Giuseppe Conte ha riunito i principali ministri del governo a Palazzo Chigi per avviare il cantiere della legge di Bilancio, mentre le vendite sui titoli di Stato italiani hanno portato lo spread con la Germania fino a toccare i 270 punti base.

Nel pomeriggio, il responsabile dell’Economia Giovanni Tria, si è detto soddisfatto dell’esito del lavoro, spiegando che gli obiettivi di bilancio sono compatibili con l’avvio di flat tax e reddito di cittadinanza, cavalli di battaglia di Lega e M5S. La dichiarazione del ministro Tria è stata in controtendenza a quanto ha dichiarato fino a pochi giorni fa nonostante la congiuntura manifesta segnali in rallentamento.

Il presidente del Consiglio, in una nota diffusa dopo la riunione, ha detto: “Oggi abbiamo deciso la programmazione economico-finanziaria che presenteremo nel prossimo mese di settembre”.

Al vertice hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti (Lega), il vicepremier Luigi Di Maio (M5s), i ministri dell’Economia Giovanni Tria, degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, per gli Affari europei Paolo Savona ed Elisabetta Trenta.

Il leader della Lega Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, era assente perché impegnato a Milano Marittima.

Conte ha spiegato: “Abbiamo operato una ricognizione dei vari progetti di riforma che consentiranno all’Italia di avviare un più robusto e stabile processo di crescita economica e di sviluppo sociale, rendendosi più competitiva sul mercato globale. Abbiamo esaminato i mutamenti del quadro macro-economico e le condizioni del bilancio a legislazione invariata”.

Ieri, in Borsa, la mattinata è iniziata male per i titoli italiani. Alcuni trader e analisti hanno spiegato il rialzo dei rendimenti in atto già da ieri con il perdurare dei timori sulla tenuta del governo e del bilancio pubblico.

Dal picco di 270 punti, il differenziale di rendimento tra Btp e Bund decennali è sceso a quota 251, comunque sopra i 246 di ieri. Il tasso sul benchmark a 10 anni è al 2%.

Christoph Rieger di Commerzbank ha commentato: “Il timore è che Tria sia costretto alle dimissioni, evento che porterebbe alla fine del governo, a nuove elezioni e ad un ulteriore rafforzamento della Lega. L’alternativa, sempre sgradita al mercato, è che il governo vari un bilancio in contrasto con le norme europee e apra un conflitto con la Commissione”.

Salvini, intervistato da Sky, escludendo scenari di crisi, ha detto: “La legge di Bilancio conterrà primi passi su Flat tax, smontaggio della legge Fornero e stralcio delle cartelle esattoriali. Abbiamo un’economia salda. Tanti investitori esteri non vedono l’ora di investire da noi”.

Tria ha confermato in Parlamento l’intenzione di aumentare il deficit del 2019, visto nel Def di aprile allo 0,8% del Pil in termini tendenziali, senza rivedere in peggio il saldo strutturale, calcolato al netto del ciclo e delle una tantum. Il mese scorso, due fonti vicine alla situazione hanno riferito a Reuters che il governo potrebbe alzare il deficit/Pil 2019 all’1,3 o all’1,4%. Ma nella maggioranza e nel governo c’è anche chi spinge per obiettivi più ambiziosi.

Savona ha proposto di negoziare con l’Europa margini in bilancio sufficienti a finanziare 50 miliardi di investimenti pubblici.

Il quadro è reso incerto anche dalla congiuntura economica meno favorevole del previsto. Il Pil nel secondo trimestre è cresciuto di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali dopo il +0,3% del primo. Ed Istat ha avvertito che prosegue l’attuale fase di contenimento dei ritmi di crescita economica.

Il Def stima un Pil a +1,5 nel 2018 e a +1,4 nel 2019, contro rispettivamente l’1,2 e l’1% indicati dal Fondo monetario internazionale il 16 luglio. Il governo aggiornerà il quadro macro e obiettivi di bilancio a fine settembre. La manovra sarà presentata al Parlamento e Commissione europea nel mese di ottobre.

Dunque, nella prossima finanziaria verrebbero inserite, nonostante le frenate fatte dal Tesoro, nei giorni scorsi, anche la flat tax e il reddito di cittadinanza, i due cavalli di battaglia dei gruppi di maggioranza del governo guidati da Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Più avanti si vedrà se questo accordo, che vede la Lega e il Movimento 5 Stelle su posizioni sensibilmente diverse, riuscirà a tenere nonostante le pressioni dell’Unione europea, le esigenze di bilancio e le incursioni in parlamento.

Ieri pomeriggio, è durato in tutto un paio d’ore l’incontro sulla manovra economica che dovrà essere presentata in autunno, e dopo il ritorno dalle ferie estive sarà il principale scontro politico.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, subito dopo le parole di Tria, ha twittato: “L’Italia sta morendo di tasse. Nella prossima manovra economica parte la rivoluzione fiscale. A qualcuno all’estero non PIACERÀ? Pazienza, non ci faremo fermare da qualche rimbrotto”.

In un video pubblicato su Facebook, Matteo Salvini ha anche detto: “Non mi interessa se qualcuno all’estero dice che non si può fare, si dovrà fare. Questo è il governo del cambiamento: non ha paura di due rimbrotti e minacce che arrivano da qualche parte”. Poi ha elencato le priorità: “Riduzione delle tasse, revisione della Fornero, stralcio delle cartelle fiscali di Equitalia e pagamento dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti dei privati”.

Il deputato di Forza Italia, Renato Brunetta, in una nota, ha dichiarato: “Il vertice tra rappresentanti del governo tenutosi oggi sui contenuti della prossima legge di bilancio non ha per nulla risposto alle domande che il mondo politico e i mercati avevano posto all’esecutivo guidato da Giovanni Conte. Stando ai comunicati rilasciati a margine dell’incontro, sembrerebbe essere prevalsa la linea anti-europeista dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che prevede l’introduzione, già nella prossima manovra, del reddito di cittadinanza, della flat tax e l’abolizione della legge Fornero, da finanziare attraverso un maxi ricorso al deficit pubblico. Sembra quindi che il governo intenda procedere nella sua azione di sfida aperta alla commissione europea, alla quale chiede di sforare i parametri europei di finanza pubblica, incurante del monito del ministro dell’Economia Giovanni Tria, il quale ha detto apertamente che i soldi per finanziare il faraonico programma economico giallo-verde non ci sono per nulla. Questo atteggiamento non farà altro che spargere ulteriore benzina sul fuoco dei mercati finanziari, che si attendevano parole ben diverse, di rassicurazione sui conti pubblici che, però, non sono arrivate. Non ci resta, a questo punto, che aspettarci un altro round di svendite dei nostri titoli di Stato”.

Intanto, anche quest’anno ad agosto sarà sospeso l’invio delle cartelle e delle comunicazioni fiscali ad agosto. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “Nell’ottica di una sempre maggiore attenzione verso i cittadini, l’amministrazione finanziaria ha deciso di sospendere ad agosto l’invio di oltre un milione di atti. È un segno di riguardo nei confronti dei contribuenti, con l’obiettivo di ridurre al minimo eventuali disagi in un periodo particolare dell’anno. Saranno invece comunque avviati gli atti cosiddetti inderogabili. L’amministrazione non sospende ovviamente la sua attività interna ma si muove in una logica di buon senso e di semplificazione dei rapporti con famiglie, imprese e professionisti”.

Per realizzare il programma, il governo giallo-verde, dunque, avrebbe trovato i 50 miliardi necessari seguendo il percorso indicato da Savona. Così il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe dato il via libera. Non sappiamo se la Commissione dell’UE ha dato il via libera alla richiesta del governo Conte che ha delineato la nuova legge di bilancio. Inoltre, sulle prospettive congiunturali influirà l’effetto dei dazi, ma anche la cessazione del Qe della Banca Centrale Europea. Già si stanno manifestando i primi segnali di rallentamento sull’economia europea ed anche su quella italiana.

In sintesi, nella migliore delle ipotesi, è una manovra molto azzardata, che si appresterebbe a varare il governo giallo-verde. Va ricordato, inoltre, che per ogni rialzo dello spread pari a cento punti base (cioè 1%), gli italiani pagheranno un costo aggiuntivo di 18 miliardi per interessi sul debito pubblico.

Salvatore Rondello

Le battaglie di Fontana mettono in imbarazzo il Governo

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Continuano le battaglie di Lorenzo Fontana. Dopo aver preso di mira coppie omosessuali, aborto e diritti civili, questa volta il vice segretario della Lega individua il nemico nella legge Mancino. Secondo l’ex parlamentare europeo, le disposizioni approvate nel 1993 contro chi diffonde l’odio razziale e l’ideologia nazifascista si sono trasformate “in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”. Parole al vetriolo che mettono in imbarazzo Salvini, il Governo e il presidente del Consiglio.

Il ministro della Famiglia, non nuovo a prese di posizioni dal sapore balillesco, prende spunto dalla vicenda dell’aggressione di Daisy Osakue per divulgare la sua opinione su Facebook. Fontana se la prende con i giornali, colpevoli secondo lui di aver montato “un caso ad arte, hanno puntato il dito contro la preoccupante ondata di razzismo, per scoprire, in una tragica parodia, che non ce n’era neanche l’ombra”. Nessuna emergenza razzismo, quindi. Ma solo una campagna anti italiana da parte di esponenti e media di sinistra. Per dare man forte alla sua propaganda, l’ex parlamentare europeo pubblica anche un articolo che riporta la notizia della presenza del figlio di un consigliere comunale Pd tra gli aggressori di Daisy. “I burattinai della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione: il loro grande inganno è stato svelato”.

Questa volta, però, Fontana si ritrova da solo. Il primo a prendere le distanza è Salvini, che spiega come la revisione della legge Mancino non è “una priorità del Governo”. A stretto giro arriva la replica di Di Maio, che chiude le porte ad ogni possibilità di abrogazione. “Rimanga dov’è – afferma deciso il leader 5 Stelle –. Non è nel contratto e non è in discussione”. Fa sentire la sua voce anche il premier Giuseppe Conte, spesso afono di fronte alle diatribe politiche tra i due esponenti di Governo: “Sono sacrosanti gli strumenti legislativi che contrastano la propaganda e l’incitazione alla violenza e qualsiasi forma di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Il sottosegretario Spadafora ha un conto aperto col crociato leghista e ne approfitta appena può. “Bisogna estendere la legge Mancino anche all’omofobia”, le parole del braccio destro di Di Maio.

Le opposizioni evidenziano invece la deriva che sta prendendo l’Esecutivo giallo-verde. “E’ un Governo sempre più nero” avverte il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci. “Una china pericolosa che avanza di un passo ogni giorno. Noi intanto ci prepariamo a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” l’iniziativa annunciata dal leader del Psi, Riccardo Nencini. Insorge anche la comunità ebraica. “Se si accetta l’incarico di Ministro della Repubblica di questo Paese lo si deve fare coscienti della storia e della responsabilità, evitando boutade e provocazioni stupide”, afferma la presidente Ruth Dureghello.

L’obiettivo della Lega, oltre a quello solito della provocazione, potrebbe però essere un altro. Tra un mese e mezzo si dovrà trovare la quadra sulla legge di Bilancio, cosa che ad oggi sembra assai complicata. Accontentare tutti i gruppi di interesse di riferimento sarà impossibile sia per Lega che per M5S. Continuare a sollevare polveroni inutili, dunque, mettendosi in contrapposizione con l’alleato di Governo, potrebbe rappresentare il pretesto per un’uscita della Lega dall’Esecutivo. Rimarcare le differenze e l’impossibilità di andare d’accordo potrebbe spingere Salvini a capitalizzare il consenso ottenuto in questi mesi. Il rischio di incidente è grosso. E queste polemiche di certo non aiutano a distendere gli animi.

F.G.