Vitalizi. Il Senato vota compatto No alla richiesta M5S

zanda-300x200Sale la tensione tra i pentastellati e i dem dopo il no di Palazzo Madama alla richiesta del M5S di usare la procedura di urgenza nella discussione del progetto di legge Richetti sui vitalizi di deputati e senatori e dei consiglieri regionali. “Non la passeranno liscia – avverte Grillo dal suo blog – Il Pd ha l’enorme responsabilità di aver illuso i cittadini che per una volta avrebbero votato un provvedimento giusto dopo migliaia di voti vergogna. Faremo nomi e cognomi di chi saboterà il provvedimento e salvare i vitalizi perché gli italiani devono sapere con chi hanno a che fare”.
Ma intanto hanno votato contro la richiesta dei grillini praticamente tutti i gruppi, anche quelli come il Pd e Sinistra italiana che avevano votato a favore alla Camera.
“I senatori e le senatrice del Pd respingeranno la richiesta d’urgenza del M5s”, ha spiegato durante la dichiarazione di voto in aula il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda. Zanda spiega che la discussione del ddl in aula “non potrebbe iniziare prima di settembre”, allora “perché presentarla ora?. Il Movimento 5 stelle continua a praticare una politica parlamentare tutta puntata sulla ricerca non di quel che è più urgente per risolvere i problemi dell’Italia, quanto su quel che può servirgli per battere la gran cassa della propaganda. Questa è la principale ragione per la quale il gruppo del PD respingerà la richiesta di urgenza. Con la richiesta di urgenza i senatori del Movimento 5 stelle vogliono apparire all’opinione pubblica italiana come i campioni dell’antipolitica, dell’antipartitismo, come i rappresentanti dell’antisistema”. “Smettiamo di chiamare vitalizi ciò che il Parlamento ha trasformato in pensioni” è ancora l’invito del capogruppo Pd. “Veramente non si accorgono che stanno usando dei metodi da regime… non se ne accorgono”, dice in Aula Zanda rivolgendosi ai senatori M5s che lo interrompono continuamente durante il suo intervento sulla deliberazione di urgenza per il Ddl sull’abolizione dei vitalizi. A conclusione del senatore Zanda dai banchi del Movimento cinque stelle si leva il grido: “Buffoni, buffoni”. Il presidente Grasso è costretto ad alzare la voce per riportare l’ordine in Aula.

Si dimette Mazzillo. Roma perde altri pezzi

mazzillo raggi

Ancora alta tensione in Campidoglio. La sindaca di Roma Virginia Raggi sarebbe alla ricerca di un nuovo assessore alla Casa e al Patrimonio, da nominare presumibilmente dopo Ferragosto. Entrambe le deleghe fino a pochi giorni fa erano in capo all’assessore al Bilancio, Andrea Mazzillo. Il titolare dei conti, in polemica, ha rimesso la prima delega la scorsa settimana mente oggi ha comunicato con una lettera di aver lasciato anche la seconda. Nel testo scritto da Mazzillo si legge: “Preso atto, attraverso una chat, dell’intenzione della sindaca di nominare altri due assessori, uno con delega ai lavori pubblici e l’altro con delega al Patrimonio e politiche abitative, senza avermi neanche informato, ho ritenuto di rimettere a disposizione della sindaca le deleghe attinenti al Patrimonio già da stamattina”. Una mossa per cercare di blindarsi, ma non è escluso, a quanto filtra, che nei prossimi giorni possa comunque terminare la sua permanenza in giunta.

Resta comunque il quadro desolante di una giunta mai del tutto nel pieno dei propri poteri e incapace di gestire la città senza che un giorno sì e l’altro pure scoppi un caso al proprio interno. La lista dei nomi che sino alternati sulle diverse poltrone del Campidoglio si allunga ancora. “Siamo ben oltre i ‘dieci piccoli indiani’ di Agatha Christie, e neanche uno specialista come Donald Trump riesce a tenere il ritmo” afferma ironico Ernesto Carbone, responsabile Sviluppo economico del PD, che porta l’affondo: “Tra dimissioni e deleghe date e tolte, è innegabile che la sindaca Raggi si è dimostrata un fenomeno. Nell’ultima settimana sono caduti prima Rota, poi Fantasia (ieri); e oggi tocca a Mazzillo, esautorato da assessore al Patrimonio”.

Nelle prossime settimane, probabilmente dopo Ferragosto, è atteso un nuovo assessore nella giunta di Virginia Raggi. A quanto filtra sono già aperti il concorso e i colloqui per la selezione per il nuovo titolare delle deleghe alla Casa e al Patrimonio. La sindaca di Roma Virginia Raggi starebbe vagliando diversi curriculum per questa posizione. Una attività che sta diventando ormai l’unica della sua giunta. Tanto che Roberto Giachetti vicepresidente della Camera e avversario delle raggi nella corsa al Campidoglio, ironizza ipotizzando di istituire un assessore alle dimissioni “per gestire tutto sto traffico di gente che va e gente che viene”.

Libia. L’Eni incontra al Serraj per il progetto sul gas

de scalziL’Italia prova ancora a rivalersi sulla Libia, nonostante l’iniziativa francese, ma stavolta è spalleggiata dall’Eni, presente nel territorio dal 1959, dove attualmente produce oltre 350.000 barili al giorno di olio equivalente. L’AD dell’Eni, Claudio Descalzi ha incontrato il presidente della Libia, Fayez al-Sarraj e il numero uno della società energetica pubblica Noc, Mustafa Sanalla.
Durante l’incontro si è discusso anche della seconda fase di sviluppo del campo di Bahr Essalam, uno dei più grandi giacimenti in Libia e importante fonte di approvvigionamento di gas per il Greenstream. Questa fase prevedrebbe il completamento di 10 pozzi offshore, di cui 9 già perforati nel 2016 e per cui Eni si è aggiudicata il contratto di fornitura e installazione delle strutture. Il primo gas è previsto per il 2018.
“Il colloquio, incentrato principalmente sulle attività correnti di Eni nel paese, si è focalizzato su possibili futuri sviluppi, in particolare nel settore del gas. Eni è infatti il principale fornitore di gas del Paese, 20 milioni di metri cubi al giorno alle centrali elettriche, nonché il maggiore produttore di idrocarburi straniero in tutte le regioni della Libia”, si legge nel comunicato Eni.
In mano al cane a sei zampe sono da citare i giacimenti di Abu Attifel e NC-125 oltre a quello di Nakhla (C97) diviso però con Wintershall e Gazprom. A questi si aggiungano anche i campi petroliferi di El Feel (Elephant, la cui produzione ha visto diverse sospensioni a causa della guerra civile che ha costretto alal chiusura anche di altre zone di estrazione) e quelli di gas di Wafa e Bahr Essalam (scoperti nel 2015) oltre agli off-shore di Bouri.
L’attività di gas si esplica attraverso il gasdotto Green Stream per l’importazione del gas libico prodotto dai giacimenti di Wafa e Bahr Essalam operati da Eni. Nel 2016 l’attività produttiva in Libia è stata in linea con quanto pianificato e l’equity di Eni nel paese è stata di 352 mila boe/giorno, il livello più elevato dal 2010, la Libia rappresenta ben il 20% dell’intera produzione Eni.

Venezuela nel sangue. Ucciso leader opposizione

venezuela 6Venezuela ancora nel sangue. Il giorno dopo il voto per l’Assemblea Costituente il Paese si ritrova ancora di più sull’orlo della guerra civile, ma il governo ha evitato di fornire bilanci delle vittime, mentre per l’opposizione negli ultimi due giorni ci sono stati 16 morti e la procura ha parlato di 10 persone uccise solo ieri, tra queste due minori e un candidato all’assemblea costituente.
Elezioni indette da Maduro dopo il referendum simbolico che ha organizzato l’opposizione venezuelana a metà luglio.
Tra i membri eletti figurano la moglie del presidente Nicolás Maduro, Cilia Flores, e il secondo uomo del chavismo, Diosdado Cabello. Fonti ufficiali parlano di un’affluenza superiore al 41 per cento, mentre per le opposizioni, che avevano chiesto ai cittadini di boicottare la tornata, i dati reali sull’affluenza di ieri sono il sintomo della fine dello chavismo. Secondo l’opposizione hanno votato 2.252.250 votanti, pari a non più del 12 per cento del registro elettorale: e c’era almeno il 25 di schede bianche e nulle, corrispondenti a dipendenti pubblici che sono stati costretti a votare sotto la minaccia del licenziamento o a anziani cui era stato prospettato addirittura di perdere la pensione.
Per il deputato Henry Ramos Allup del tavolo dell’unità democratica (Mud) ben l’88 per cento degli elettori ha deciso di asternersi. Lo stesso deputato riferisce, supportato dalle autorità giudiziarie, che Ricardo Campos, 30 anni, leader dell’opposizione, è rimasto ucciso durante una manifestazione a Cumana, nel nordest del Paese. Ma non è il solo: “Un gruppo ha fatto irruzione” nell’abitazione del 39enne José Felix Pineda, avvocato, a Ciudad Bolivar, “e gli ha esploso numerosi colpi d’arma da fuoco”. Pineda è il secondo candidato assassinato in Venezuela: prima di lui, il 10 luglio scorso, era stato ucciso José Luis Rivas, mentre faceva campagna elettorale nella città di Macaray.
Ma a morire è anche la popolazione civile: una ragazza di 15 anni che era rimasta ferita ieri da uno sparo di arma da fuoco al torace è morta oggi a San Cristobal, capitale dello stato Tachira, nell’ovest del Venezuela. Secondo il fidanzato, la ragazza non stava partecipando ad alcuna protesta, ma è passata accanto a un corteo dell’opposizione proprio mentre un gruppo di chavisti ha iniziato a sparare contro i manifestanti. I cecchini dell’esercito hanno infatti iniziato a sparare sulla folla nel giorno del voto durante le proteste contro Maduro.
Ma il presidente Maduro nel suo primo discorso pubblico ha detto che “si tratta del voto più importante che la rivoluzione abbia mai avuto in 18 anni di storia”. In un discorso in Plaza Bolivar, a Caracas, dopo i risultati, Maduro ha detto che la Costituente è nata con “grande legittimazione” popolare e ha salutato i membri dell’organismo che nelle prossime ore prenderanno il “comando” del Venezuela con pieni poteri. Inoltre, il presidente venezuelano, avvertendo che non tollererà più “la cospirazione dei media”, ha assicurato che se l’opposizione seguirà nella sua “pazzia”, con le sue proteste contro il governo, alcuni dei suoi dirigenti “finiranno in una cella e altri in un manicomio”.
Nel suo primo discorso pubblico il presidente venezuelano ha annunciato che l’organismo servirà per prendere misure contro il Parlamento, la Procuratrice Generale, i dirigenti dell’opposizione e la stampa indipendente. Il leader dell’opposizione Henrique Capriles ha parlato di un “giorno nero” e ha accusato il presidente per quella che definisce un'”ambiziosa malattia”.
Dura condanna è arrivata dagli Stati Uniti che hanno bollato l’Assemblea costituente appena votata come un organismo concepito “per rimpiazzare l’Assemblea Nazionale legittimamente eletta e per minare il diritto del popolo venezuelano all’autodeterminazione”.
I tentativi di mediazione dell’Osa (Organizzazione degli Stati americani) come pure del Vaticano sono falliti, e la decisione di convocare le elezioni per la Costituente, di fatto per esautorare il parlamento, hanno chiuso anche la disponibilità dell’opposizione al dialogo, per cui la situazione potrebbe precipitare drasticamente da un momento all’altro e sfociare nella guerra civile.
Comunque a parte l’Osa, hanno annunciato di non riconoscere la Costituente i governi di Brasile, Argentina, Perù, Colombia, Messico, Spagna, Stati Uniti, Panama, Canada, Cile, Costa Rica e Paraguay, oltre al Parlamento Europeo. Il Mercour sta per deliberare l’espulsione del Venezuela. L’opposizione annuncia nuove proteste, già da oggi.

Mezzogiorno. Il governo pone la fiducia

parlamento_cameraIl Governo pone la questione di fiducia nell’Aula della Camera sul decreto legge Mezzogiorno. Lo ha annunciato nell’Aula di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro. La fiducia viene posta dal governo a Montecitorio al testo del decreto approvato al Senato dove il dl era già stato approvato con voto di fiducia. Il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti nella sua replica che ha chiuso la discussione generale sul provvedimento, ha definito il decreto legge Sud “un investimento sui giovani, sulle loro capacità, sulla loro voglia di prendere in mano il proprio destino, che è l’esatto contrario del reddito di cittadinanza”. De Vincenti ha peraltro precisato che “degli oltre 3,4 miliardi destinati al Sud, nessuno di questi capitali deriva da Fondi europei, ma sono tutti fondi nazionali”.

Guardando al complesso delle misure fin qui adottate dal Governo per lo sviluppo del Sud, de Vincenti ha quindi segnalato gli effetti positivi del cosiddetto credito d’imposta rafforzato. “Oggi siamo di fronte a istanze presentate da imprese private per utilizzare il credito d’imposta per 800 milioni, il che significa, dato l’effetto moltiplicatore del credito, l’effetto leva, di nuovi investimenti nel Mezzogiorno, per quasi due miliardi”, ha concluso.

La seconda parte dell’articolato del decreto, ha aggiunto De Vincenti “riguarda le Zone economiche speciali dove sosteniamo l’attrazione di grandi capitali, anche medi e piccoli, per le attività economiche, portiamo l’incentivo economico a un livello che consenta di attrarre anche importanti investimenti nei porti principali del Mezzogiorno, perché svolgano la funzione che loro spetta nel Mediterraneo”.

Il provvedimento introduce anche elementi di semplificazione, come l’estensione di un ‘nuovo strumento di governance condivisa, il contratto istituzionale di sviluppo” già utilizzato a Taranto. Guardando al complesso delle misure fin qui adottate dal Governo per lo sviluppo del Sud, il Ministro ha segnalato gli effetti positivi del cosiddetto credito d’imposta rafforzato. “Oggi – ha riferito – siamo di fronte a istanze presentate da imprese private per utilizzare il credito d’imposta per 800 milioni, il che significa, dato l’effetto moltiplicatore del credito, l’effetto leva, di nuovi investimenti nel Mezzogiorno, per quasi due miliardi”.

Fincantieri: governo conferma linea fermezza

Fincantieri-di-MonfalconeNessun passo indietro. Il governo italiano conferma la linea della fermezza alla vigilia di quello che si preannuncia un difficile confronto con il governo francese sui cantieri navali della Stx che Parigi ha deciso di nazionalizzare sottraendo a Fincantieri il controllo. “Condivido quanto hanno detto i ministri Calenda e Padoan: l’Italia non farà un passo indietro”, ribadisce il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Domani il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il collega dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, terranno il punto con il ministro dell’Economia Francese, Bruno Le Maire, che arriverà a Roma con una nuova proposta. Il governo italiano ha respinto nei giorni scorsi l’offerta di Emmanuel Macron di limitare al 50% la quota di Fincantieri in Stx, che avrebbe invece dovuto rilevare il 66,6% in mano ai sudcoreani.

Parigi, che ha stracciato il precedente accordo raggiunto tra l’Italia e il governo Hollande, per uscire dall’empasse, si dice ora pronta ad allargare i termini dell’accordo al settore militare, con il coinvolgimento di altre imprese, come Leonardo. Un’apertura a cui si guarda con interesse ma che potrebbe non cambiare i termini della questione. “Il dialogo con la Francia era già avviato: sarebbe importante – sottolinea ancora Pinotti – raggiungere un accordo che comprenda sia la parte civile che quella militare. Mi auguro che nell’incontro tra i ministri possano essere fatti passi avanti e che non sia una strada chiusa”. D’altronde la cooperazione tra Parigi e Roma in ambito militare va già avanti da tempo. “Abbiamo avuto lunghe collaborazioni con la Francia – ha ricordato Angelo Fusco, Direttore Divisione Navi Militari di Fincantieri – siamo già al secondo programma congiunto, prima con le fregate Orizzonte e poi con le Fremm.

La sintonia, sia dal punto di vista produttivo che operativo con i francesi c’è sempre stata e i programmi hanno funzionato benissimo. Sui programmi, la cooperazione in passato ha funzionato bene. Potrebbero esserci ulteriori opportunità”. Intanto i francesi provano a trovare una via di uscita ‘nazionale’. Prima di volare a Roma, Le Maire vedrà il presidente della Regione Pays de la Loire, Bruno Retailleau, e una delegazione di imprese locali che si dicono pronte a entrare nel capitale dei cantieri navali Stx France di Saint-Nazaire. La riunione si terra’ domani mattina a Bercy e, secondo Retailleau, “deve permettere di studiare le condizioni della partecipazione delle imprese regionali al tavolo di Stx”. Le aziende interessate sono una ventina, tra cui due committenti di Stx e la loro presenza, ha detto il presidente della Loira, “fornirà una seria garanzia che occupazione e interessi locali saranno difesi e preservati”.

Redazione Avanti!

La Corte dei Conti fa le pulci alla Rai

Rai-riformaLa Corte dei Conti, nella Relazione sul controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Rai per l’esercizio 2015, ha lanciato un monito: “La Rai deve attivare ogni misura organizzativa, di processo gestionale, idonea ad eliminare residue inefficienze e sprechi laddove possibile e conveniente, nel percorso di internalizzazione delle attività e concentrando gli impegni finanziari sulle priorità effettivamente strategiche, con decisioni di spesa strettamente coerenti con il quadro di riferimento”.

Secondo la Corte dei Conti, la gestione della Rai e del gruppo ha registrato nel 2015 un miglioramento rispetto al precedente esercizio.

La capogruppo ha chiuso il bilancio con una perdita di 45,9 milioni di euro, in miglioramento rispetto al 2014 (-203,4 milioni). La struttura patrimoniale della società ha posto in evidenza un capitale proprio pari a 811,7 milioni, in diminuzione rispetto al 2014 (828,4 milioni). Il volume dei debiti finanziari verso banche ha registrato la consistenza di 51 milioni, mentre nel 2014 ammontava a 356 milioni. Per la Corte dei Conti il miglioramento è solo apparente, essendo stato determinato dall’emissione obbligazionaria di 350 milioni nel maggio del 2015.

L’operazione ha permesso il rimborso anticipato di un finanziamento di 295 milioni di durata inferiore. I ricavi totali hanno subito una leggera flessione (-0,6% pari a 14,4 milioni), passando da 2.349,7 milioni nel 2014 a 2.335,3 milioni nel 2015. Le entrate da canone (1.588,1 milioni nel 2014 e 1.637,5 milioni nel 2015) sono cresciute del 3% (+49,4 milioni), mentre i proventi pubblicitari sono stati pari a 585,5 milioni, con una diminuzione di 10,7 (-1,8%) rispetto all’esercizio precedente. Sul versante opposto la capogruppo ha sopportato costi complessivi per 2.251,7 milioni che presentano, rispetto all’esercizio 2014, un calo di 77,3 milioni (-3,3%) dovuto soprattutto alla assenza di costi relativi ai grandi eventi sportivi tenuti nel 2014. Il costo del personale di Rai Spa ammonta a 888,3 milioni, in diminuzione rispetto al 2014 (913,8 milioni) di 25,5 milioni (-2,8%). Per quanto riguarda le risultanze del gruppo Rai, si registra una perdita di 25,6 milioni, in diminuzione rispetto a quella del 2014 (-175,8 milioni). Il capitale proprio del gruppo nel 2015 è stato pari a 492,8 milioni (499,8 milioni nel 2014), mentre i debiti finanziari verso banche si sono attestati in 171,1 milioni contro i 436,3 milioni del 2014. I ricavi totali hanno evidenziato invece un incremento di 3,9 milioni di euro (+0,2%) nei confronti del 2014, passando da 2.489,2 milioni a 2.493,1 milioni nel 2015 in relazione al peso crescente di Rai Com. Anche per il gruppo Rai i ricavi da pubblicità hanno registrato una flessione, pari a 14,6 milioni, rispetto al 2014 (-2.2%). I costi operativi, pari a 1.965,6 milioni, sono diminuiti di 107,6 milioni (-5,2%). Il costo del personale è risultato pari a 976,5 milioni, in contrazione rispetto al 2014 (1.001,1 milioni di euro) di 24,6 milioni (-2,5%).

La Corte rileva anche come l’evoluzione tecnologica ponga la questione dell’offerta della Rai agli utenti, da orientare verso il recupero degli ascolti delle reti generaliste e l’incremento di quelli relativi ai canali tematici. Nella Relazione si cita anche la fiction, e la necessità di coniugare le tematiche oggetto del racconto con l’esigenza di preservare adeguati livelli di share con investimenti che ne giustifichino la produzione in un contesto caratterizzato da un proficuo contenimento dei costi. Nella prospettiva illustrata nel piano industriale della società, dell’insorgenza, nell’immediato futuro, di gravi difficoltà per il perseguimento dell’equilibrio di bilancio, a causa soprattutto della prevista riduzione dei ricavi pubblicitari, la Rai ha posto in liquidazione o incorporato talune società controllate, trasferendo alle sue strutture le attività svolte dalle società soppresse. Per le società controllate la Corte sottolinea l’esigenza di una rigorosa verifica della loro attuale necessità nel contesto di un proficuo contributo delle stesse nel perseguimento degli interessi della capogruppo.

In sintesi per la Corte dei Conti la Rai potrebbe migliorare i risultati di gestione proseguendo la razionalizzazione organizzativa e l’accorpamento delle società controllate.

Le nuove modalità di pagamento del canone televisivo dovrebbero produrre un maggiore gettito nelle entrate. La voce del canone è la più consistente tra i ricavi e rappresenta quasi il triplo delle entrate pubblicitarie. Poiché la Rai si mantiene sostanzialmente con il finanziamento degli italiani, è doveroso che le spese sostenute per le trasmissioni televisive stiano entro limiti accettabili.

Limiti di cui bisognerebbe tenere conto per non dare adito a situazioni scandalistiche sia per le qualità delle trasmissioni che per i compensi ai conduttori.

Con l’avvio della ripresa economica, potrebbero migliorare anche le entrate pubblicitarie, ma bisognerà tenere fermi il rigore e l’etica gestionale.

Salvatore Rondello

Gentiloni, in Libia azione supporto contro scafisti

gentiloni manovrinaL’Italia collaborerà con la Guardia Costiera libica nel contrasto del traffico degli esseri umani non con “un enorme invio di grandi flotte e squadriglie aeree” ma con una attività di supporto che consentirà alle autorità di quel Paese “di rafforzare la loro capacita’ di controllo delle frontiere e del territorio nazionale” e che “può dare un contributo molto rilevante nel regolare i flussi migratori che raggiungono il nostro Paese”.
Paolo Gentiloni, al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla missione sulle coste del nord Africa, ribadisce che il nostro governo ha “approvato né più né meno quel che ci è stato richiesto dal governo di accordo nazionale”, misure che costituiscono, afferma ancora, “un passo in avanti nel contributo italiano alle capacità delle autorità libiche di condurre la loro iniziativa contro gli scafisti”. La stabilizzazione della Libia è “una priorità” e il governo, sottolinea il presidente del Consiglio durante una dichiarazione alla stampa, sa bene che il percorso che si dovrà affrontare “non è certo un’autostrada in discesa ma accidentato”
Anche per questo Gentiloni spera in un consenso largo del Parlamento (le commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera potrebbero pronunciarsi già martedì prossimo, dice) e che la politica consideri la decisione dell’esecutivo “per queste caratteristiche: un’azione a supporto delle autorità libiche che può avere conseguenze importanti per il contesto italiano e per ridurre il traffico orrendo di esseri umani che arriva sulle nostre coste”. Nei prossimi mesi, conclude Gentiloni, “si dovrà proseguire e accelerare nel lavoro di rafforzamento dell’azione delle organizzazioni internazionali e in particolare dell’Unhcr e Oim che già si occupano dei centri di accoglienza dei migranti in Libia”.

Schulz cerca il rilancio: più investimenti e aiutare l’Italia

schulzDa grande speranza dei socialdemocratici, a sconfitto, Martin Schulz tenta di rilanciare la propria campagna elettorale. L’obiettivo? Presentarsi come una vera alternativa alla stabilità rappresentata da Angela Merkel. Al centro della sua nuova strategia, presentata nelle ultime settimane, immigrazione, solidarietà europea e investimenti.

Man mano che si avvicina il 24 settembre, il giorno delle elezioni federali tedesche, la vittoria di Angela Merkel sembra essere sempre più scontata. Eppure, ancora a marzo, la “grande speranza” socialdemocratica, Martin Schulz, da poco ottenuta la nomina a candidato cancelliere, era riuscito a portare il proprio partito a quota 33,1%  nei sondaggi, superando di quasi un punto l’Unione CDU/CSU dell’attuale Cancelliere. Ora, però, a meno di due mesi dalle elezioni, Schulz è dato al 22%, diciotto punti in meno del 40% attribuito ad Angela Merkel.

Il tracollo nei sondaggi ha spinto la SPD e Schulz a cambiare strategia presentando un nuovo programma che vada ad attaccare Angela Merkel sul suo punto di forza: quella stabilità che, all’interno della campagna socialdemocratica, diventa il “mantenimento dello status quo” ed un freno al progresso della Germania e dell’Europa.

Quest’obiettivo, sostiene la dirigenza socialdemocratica, può essere raggiunto soltanto toccando i temi dell’immigrazione, del futuro dell’Europa e gli investimenti statali.

Immigrazione e cooperazione. Il via alla nuova fase è iniziato con un intervista domenicale al popolare quotidiano Bild am Sonntag. Qui, Martin Schulz ha apertamente criticato la contestata “apertura” ai rifugiati avviata dal Governo Merkel nell’estate del 2015, una decisione avallata, ai tempi, dalla stessa SPD.

Schulz non contesta la necessità dell’apertura, considerata dalla SPD centrale per garantire l’accesso al centro-nord Europa ai rifugiati bloccati in Italia, Spagna ed Ungheria, quanto il come il governo tedesco ha applicato la stessa: senza un previo accordo con gli stessi partner europei. Questo, argomenta il leader socialdemocratico avrebbe provocato un effetto domino, estremizzando la posizione di chiusura dei governi dell’Europa Orientali da una parte ed aggravando, dall’altra, l’emergenza in Italia, in Grecia ed in Spagna.

La visita in Italia. La soluzione migliore, dicono i vertici socialdemocratici, sarebbe un nuovo accordo di mutua solidarietà fra i partner europei. Rimangono ancora ignote le modalità, ma, alludono i vertici del partito, una bozza potrebbe essere presentata durante o dopo il viaggio di Schulz in Italia, previsto per l’ultima settimana di Luglio, in cui il possibile accordo verrà discusso col Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni.

“Non è possibile”, dice Schulz, lasciare il peso dell’accoglienza sulle spalle dell’Italia, della Spagna e della Grecia. Allo stesso tempo, non è possibile che alcuni paesi europei, argomenta sempre il candidato socialdemocratico, non è possible che alcuni paesi, ovvero Austria, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, si rifiutino di accettare la propria quota di rifugiati.

Per evitare questa palese violazione del principio di solidarietà interno alla UE, Schulz ha sottolineato come il suo eventuale governo voglia proporre l’introduzione di sanzioni economiche, come la sospensione dei finanziamenti europei, a quei paesi UE che si rifiutassero di accettare la propria quota di rifugiati.

“Il modo in cui Angela Merkel vuole condurre la propria politica europea rimane scandaloso”

Martin Schulz, su Merkel ed Europa

Basta fare i “professorini”. Martin Schulz è tornato alla carica di Angela Merkel lunedì, grazie ad una seconda intervista rilasciata, stavolta, al quotidiano francese Le Monde. Riprendendo il concetto di solidarietà e cooperazione, Schulz, ha dichiarato come non sia più ammissibile che la Germania e, per converso, tutto il blocco nordico (soprattutto Olanda e Finlandia) “dettino condizioni” in materia di politica-economica agli altri paesi europei.

La Francia, continua il candidato socialdemocratico, sarebbe l’esempio più recente di quanto questo tipo di approccio possa essere deleterio. Per Schulz, il Presidente francese Emmanuel Macron dovrebbe essere lasciato libero di lavorare al processo di riforma dello stato secondo modalità e tempistiche che egli ritenga più opportune e non quelle stringate indicate da Bruxelless o, peggio ancora, da Berlino.

Chiedere alla Francia, continua Schulz, di tagliare il rapporto deficit/PIL ed allo stesso tempo di riformare il mercato del lavoro, “non può che non funzionare” e, anzi, rischia di alimentare tensioni politiche e sociali, quali le proteste attualmente in atto in Francia sia a livello istituzionale – i tagli di fondi alla Forze Armate – che sociale.

La Germania, conclude Schulz, dovrebbe assumere un atteggiamento più lungimirante, soprattutto alla luce di quanto successo negli anni 90, quando a Gerhard Schröder è stato concesso di “ignorare le norme sul rapporto deficit/PIL” allo scopo di finanziare le riforme senza pesare troppo sull’apparato produttivo del paese.

“La Germania è un grande paese, ma [in Europa] potrebbe fare molto di più”

Martin Schulz, sul ruolo della Germania nella UE

Il rilancio degli investimenti. Ultimo punto del complesso programma di rilancio della candidatura di Martin Schulz, sarebbe il rilancio degli investimenti nel paese. L’obiettivo sarebbe, come scritto nel piano in dieci punti della SPD presentato a metà luglio, l’inserimento nella costituzione dell’obbligo di investire una parte del proprio surplus commerciale annuale. Questo permetterebbe il rilancio degli investimenti infrastrutturali nel paese (soprattutto scuole ed austrostrade), un settore fermo da prima della crisi finanziaria.

I nuovi fondi verrebbero poi usati per la tanto attesa digitalizzazione dell’amministrazione pubblica, punto perseguito anche dalla CDU di Angela Merkel, e per l’istituzione di un “Chancekonto”: un credito (dai 5.000 Euro iniziali fino ad un massimo di 20.000) garantito dalla stato con cui finanziare l’avviamento al lavoro o alla libera professione.

Il piano riguarda anche l’Europa, dove Schulz, sulla falsariga di Macron, vede nella costituzione di un “Ministro dell’Economia e delle Finanze” europeo, il principio su cui procedere verso una maggiore integrazione dei paesi dell’Eurozona.

In questo scenario, la Germania, continua il candidato cancelliere, potrebbe decidere di aumentare la propria contribuzione al budget comunitario, reinvestendo così parte del proprio surplus commerciale estero a livello europeo. Questo è certamente il punto più complesso e rischioso dal punto di vista elettorale per Martin Schulz, data la tradizionale refrattarietà dell’elettorato tedesco a usare i propri soldi in Europa.

Dopo il tracollo primaverile, in questa seconda, ed ultima, fase della campagna elettorale tedesca, Martin Schulz sembra aver riscoperto la propria vena europeista.

Qualora questo servirà a far cambiare idea all’elettorato tedesco, lo si vedrà alla riapertura della campagna elettorale in agosto. Quello che rimane è il messaggio di fondo, che Angela Merkel, e qualunque alleato di governo essa possa avere a Settembre, dovrebbero memorizzare: la Germania non può continuare a prosperare senza l’Europa.

Simone Bonzano

Banche Venete. Ok al dl, ma è bagarre in Aula

banche venete bagarreUn altro decreto approvato con la fiducia. L’Aula del Senato ha votato la fiducia al dl Banche con 148 sì, 91 no e nessun astenuto. Con il via libera di Palazzo Madama al testo giunto dalla Camera il decreto diventa legge. I presenti erano 241, i votanti 239, la maggioranza 120.
Saranno liquidate la Pop Vicenza e Veneto Banca e la vendita a Intesa Sanpaolo, al prezzo simbolico di un euro, di tutti gli attivi, azzerate azioni e obbligazioni subordinate dei due istituti secondo la procedura di burden sharing, cioè condivisione degli oneri. Inoltre lo Stato sostiene nell’immediato un onere di quasi 5 miliardi a sostegno della banca guidata da Carlo Messina ma, considerando anche le garanzie, impegna per l’operazione circa 17 miliardi.
Ma la legge non è piaciuta all’opposizione, la capogruppo di Sinistra italiana al Senato, Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto, intervenendo in Aula, ha accusato il Governo: “Questo decreto sulle banche è solo l’ennesimo regalo alla finanza a spese dei contribuenti. Non è frutto di un vero dibattito e neppure di un tentativo di affrontare strutturalmente il problema: è un blitz deciso nella riunione del cda di Banca Intesa”.
Azione dimostrativa del M5s invece a Montecitorio dove i deputati hanno lanciato finte banconote da 500 euro urlando “Ladri! Vergogna!” rivolti verso i banchi del Pd.
Dura la reazione a Palazzo Madama della senatrice M5S, Barbara Lezzi: “Sono certa che per la questione delle banche popolari venete ci sia stato un accordo pregresso, molto vecchio, che ha fatto arrivare in piena emergenza la situazione delle banche, proprio per poterle regalare a Banca Intesa. Non c’è altra spiegazione e la procura dovrebbe approfondire i legami esistenti tra il Pd e Banca Intesa, perche’ si ripetono negli anni”. È la denuncia fatta in Aula, durante il suo intervento sul decreto banche venete, dalla senatrice M5S Barbara Lezzi. “Quello che so, avendo ascoltato le associazioni delle persone truffate, è che queste persone non avranno neanche ristoro e ciò a causa del Pd – continua – che ha deciso scientemente e coscientemente di cedere la sovranità parlamentare a Banca Intesa. Quando è stato emanato questo decreto, Banca Intesa ha fatto un comunicato stampa in cui si diceva che non deve essere toccato, altrimenti salta l’accordo. Questa è una gravissima violazione delle prerogative parlamentari”. “È gravissimo. C’è una banca che entra in Parlamento e ordina ai parlamentari del Pd di piegarsi alle sue volontà”, conclude.
Ma dal Pd è arrivato l’annuncio della querela, ad annunciarlo sono i senatori veneti del Pd Laura Puppato e Giorgio Santini: “Abbiamo deciso di querelare per diffamazione la senatrice M5s Barbara Lezzi per le gravi e offensive accuse che ci ha rivolto nel corso del suo intervento nell’Aula di Palazzo Madama sul dl banche, riferendo fatti e informazioni completamente falsi. Un intervento, peraltro, fatto a uso e consumo dei social media, dove di solito vengono postati i video dei parlamentari pentastellati”.