Psi: aprire una nuova stagione riformista

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“Oliviero, l’occasione per la foto di gruppo per un grande manifesto di resistenza repubblicana al populismo è il prossimo 7 luglio a Roma, quando ci riuniremo per parlare di una nuova stagione riformista. Ti aspettiamo”. Lo ha scritto in un tweet il segretario del Partito Socialista Italiano, Riccardo Nencini, rispondendo al tweet del fotografo Oliviero Toscani che si era detto “pronto a fare una foto di gruppo” ai leader del centrosinistra per promuovere “un grande manifesto di resistenza”.
Nencini ha invitato Toscani a partecipare all’evento “Via dal Presente, una alleanza tra merito e bisogno”, un incontro aperto a riformisti e democratici di diversi orientamenti e differenti tradizioni che si terrà a Roma il prossimo 7 luglio e che vedrà la partecipazione di numerosi esponenti della sinistra riformista, laica e socialista.

Un appuntamento per riorganizzare la sinistra. Per trovare un punto di unione condiviso per mettere insieme il pensiero riformista mentre nell’altro campo, quello della destra, il populismo regna sovrano. Le esternazioni quotidiane di Salvini ne sono una prova. Un eccesso che addirittura imbarazza i 5 Stelle che si sentono schiacciati dalla esagerata carica populista del leder leghista. “Quella del censimento nei campi rom non è una priorità” è l’ultima posizione di Matteo Salvini che a fine giornata ha fatto un passo indietro sulla proposta che ha scatenato la bufera politica.

A spingerlo al dietrofront il doppio intervento, l’uno-due di Di Maio e Conte. “Qui nessuno ha in mente di fare schedature o censimenti su base etnica, che sarebbero peraltro incostituzionali in quanto palesemente discriminatori” ha detto il premier Giuseppe Conte, che frena sulla ipotesi ventilata dal titolare del Viminale, spiegando che la posizione del governo è chiara, con l’obiettivo esclusivo “di individuare e contrastare tutte le situazioni di illegalità e di degrado ovunque si verifichino, in modo da tutelare la sicurezza di tutti i cittadini”.

“Per quanto riguarda le comunità rom – ha sottolineato il capo del governo – ben vengano iniziative, peraltro già sperimentate negli anni in varie città italiane, mirate a verificare l’accesso dei bambini ai servizi scolastici, alla luce del fatto che non di rado vengono tenuti lontani dai percorsi obbligatori di istruzione e formazione cui ogni minore ha diritto”. Parole, messe nere su bianco, che hanno suonato come un’altolà al vicepremier Salvini. Eppure Salvini ha davuto retrocedere complice anche il pressing del vicepremier 5 stelle Luigi Di Maio: “Sono cose che su base razziale non si possono fare”. Ma Salvini ha comunque ottenuto quello che desiderava. Occupare ogni spazio possibile. Essere comunque al centro della scena e togliere terreno agli alleati di governo.

Il leader del Psi Riccardo Nencini ha ribadito la contrarietà del Partito a qualsiasi tipo di “censimento razziale. I socialisti lo grideranno a Salvini venerdì prossimo nel suo tour elettorale in Toscana, il primo nella storia della Repubblica di un Ministro dell’Interno che invece della campagna elettorale del suo partito dovrebbe preoccuparsi del corretto andamento della campagna elettorale di tutti i candidati, come si conviene al Ministro dell’Interno di un Paese democratico”. Così il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, che prosegue: “Resta il fatto che non basta pretendere il rispetto dei diritti fondamentali delle persone. Bisogna anche agire, seguendo la strada battuta dal sindaco di Firenze Nardella che ha avanzato l’ipotesi della chiusura del Poderaccio, uno dei campi rom fiorentini.   La sinistra – ha aggiunto Nencini – deve raccogliere la sfida si Salvini. Da una parte tutelando i principi costituzionali e i diritti fondamentali di ciascuna persona, dall’altra garantendo la tutela della sicurezza laddove si manifesta il malaffare e vi è un difetto di educazione dei minori”- ha concluso Nencini.

Ginevra Matiz

Ci risiamo con le promesse: Meno tasse più sviluppo

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Giro di vite contro l’evasione fiscale. Lo ha annunciato il Governo tramite il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Secondo il reggente di via XX Settembre, l’Esecutivo pentaleghista attuerà delle misure volte ad assicurare maggiori risorse allo Stato così da ridurre la pressione fiscale e sostenere la crescita economica. Da quanto promesso, quindi, l’Italia ha intrapreso il percorso sbandierato da quasi tutti i governi: meno tasse e maggiore sviluppo.

Il nostro Paese, infatti, è da anni malato di evasione fiscale. Basti pensare che nel 2016 sono stati circa 260 i miliardi sottratti al Fisco e spariti chissà dove. Un valore pari al 18 per certo del Pil nazionale certificato dal rapporto Eurispes. Le anomalie più evidenti le ha evidenziate il Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia incontrastate. Ma non ha lasciato speranze neanche la situazione della Valle d’Aosta, dove i contribuenti hanno speso in media 130 euro per ogni 100 dichiarati. Siamo, insomma, il paese europeo dell’evasione fiscale.

La situazione descritta da Eurispes fa il paio con quella sottolineata oggi dalla Guardia di Finanza, che ha scovato evasioni per 2,3 miliardi di euro in un anno e mezzo. “Soggetti pericolosi – hanno evidenziato le Fiamme Gialle durante le celebrazioni del 224° anno della Fondazione Gdf – non la piccola impresa che dimentica di emettere scontrini”. Dietro a questo tipo di evasione, dunque, si celano individui senza scrupoli o vere e proprie organizzazioni criminali. Un cancro tutto italiano che il nuovo Governo ha promesso di estirpare.

La soluzione di Palazzo Chigi è arrivata come sempre da Matteo Salvini, ospite dell’evento. “Chiudere subito le cartelle esattoriali per cifre inferiori ai 100 mila euro”, il traguardo inseguito dal vice presidente del Consiglio per “liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse”. Facile, quindi. Complicato, però, comprendere come una “pace fiscale”, dunque un condono, possa portare allo Stato nuove entrate.

Salvini, tra l’altro, si era già spinto oltre, promettendo alla platea di Confesercenti qualche settimana fa “nessun limite alla spesa in contante: ognuno è libero di pagare come vuole e quanto vuole”, diceva il leader leghista strizzando l’occhio all’elettorato di centrodestra, da sempre morbido sul tema evasione. Pare quindi che le soluzioni sventolate agli occhi dell’opinione pubblica siano di facile presa, ma di difficile realizzazione. Emerge chiara anche la confusione del momento politico. Ma il messaggio rivolto all’elettore è chiaro: il più furbo vince.

Def. Gli impegni cancellati del Governo

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Camera e Senato hanno dato il via libera alla  risoluzione di maggioranza del Def. L’Aula di Palazzo Madama ha votato il Documento di economia e finanza con 166 sì, 127 contrari e 6 astenuti. Poco prima, anche la Camera aveva approvato la risoluzione di maggioranza sul Def. L’assemblea ha votato il documento con 330 sì, 242 no e 4 astenuti.

I temi che dovranno essere affrontati con la prossima legge di bilancio sono: la lotta alla povertà, lo stimolo alle politiche attive, il superamento della legge Fornero, misure per la scuola. Tra le misure da adottare, il relatore al documento, Federico D’Incà, intervenendo a Montecitorio, ha indicato ‘un mix virtuoso di maggiori investimenti pubblici, riduzione della pressione fiscale e il sostegno ai redditi più bassi’. Federico D’Incà ha aggiunto: “Va semplificato, in particolare, il rapporto tra l’Agenzia delle entrate e il contribuente e vanno abolite le misure penalizzanti per i contribuenti onesti. Futuri provvedimenti per estendere il reddito di cittadinanza restano senz’altro necessari e occorre ampliare la portata dei Bes. Infine occorre assumere tutte le misure per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia, inerenti l’aumento dell’aliquota Iva e accise”.

In aula, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha spiegato: “La ripresa continua ma a ritmi più contenuti rispetto al 2017. L’obiettivo prioritario deve essere aumentare il tasso di crescita potenziale e chiudere il divario con il resto dell’Europa. Dobbiamo accrescere la competitività e la dinamica produttiva, e la strategia per raggiungere l’obiettivo richiede di attuare le riforme strutturali, previste nel programma di governo, attivare lo stimolo endogeno di crescita, per non limitarci a subire passivamente gli choc, positivi e negativi, che vengono dalla congiuntura internazionale. Fondamentale è inoltre il rilancio degli investimenti pubblici. Quanto ai tassi di crescita per il 2019 e gli anni seguenti, previsti nel Def a legislazione vigente, sono ancora alla nostra portata ma richiedono un’adeguata strategia di politica economica; non corrispondono più al quadro tendenziale. Lo scenario tendenziale dell’indebitamento netto sarà oggetto di una seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico”.

Un alto funzionario dell’Unione Europea, in vista della riunione dell’Eurogruppo e dell’Ecofin che si terranno a Lussemburgo la prossima settimana, ha spiegato: “Abbiamo letto tutti l’intervista concessa dal ministro dell’Economia italiano  Giovanni Tria   al ‘Corriere della Sera’ e siamo molto contenti di quello che ha detto. Durante l’Eurogruppo, Tria verrà ascoltato ma ci sarà solo un’introduzione generale alle sue politiche, come per il ministro spagnolo. Entrambi introdurranno le rispettive politiche ma non ci saranno grandi discussioni: di solito non avviene. Naturalmente non parleremo ora di flessibilità: non abbiamo ancora visto il budget. Ci sono regole sulla flessibilità che valgono per tutti. Darò la stessa risposta, finché non avremo il bilancio”.

Nel frattempo, Matteo Salvini è tornato a parlare di temi fiscali ed economici tra cui flat tax e calo imposte, ma ha affrontato anche la questione delle cartelle Equitalia.  Il vicepremier e ministro dell’Interno ha detto: “Da subito, chiudere tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100.000 euro, per liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse”.

Quanto alla flat tax, Salvini ha confermato che si farà. Rispondendo a chi gli ha chiesto se le parole del ministro dell’Economia sulla necessità di tenere d’occhio i numeri per le coperture delle misure economiche del governo possano essere interpretate come uno stop alla flat tax, Matteo Salvini ha detto: “Paletti del ministro Tria su vincoli di bilancio?  La flat tax si farà, rispettando tutte le normative vigenti”. Salvini ha negato di aver detto: “Quando sento parlare Tria mi sembra di sentire Padoan”. La stampa di oggi gli ha attribuito questo virgolettato. Salvini ha chiarito: “Sui giornali si leggono tante… non posso dire cazzate, che non è governativo, ma non ho mai detto nulla del genere, altrimenti Tria non l’avremmo scelto”.

Il ministro dell’Interno, poi, ha plaudito l’operato della Guardia di Finanza dicendo: “La Guardia di Finanza ha scovato 12.000 evasori totali sconosciuti al fisco e grandi evasori che hanno rubato una media di 2 milioni di euro a testa. Ora tocca al governo semplificare il sistema fiscale, ridurre le tasse”.

Invece, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ad un convegno della banca sulle nuove prospettive dell’assicurazione ha evidenziato: “Il ministro Tria ha detto le cose che andavano dette un mese fa e ci avrebbe evitato l’innalzamento dello spread e la caduta delle Borse. I mercati hanno bisogno di certezze. La nostra dipendenza dagli investitori stranieri è troppo elevata per questo serve che il debito pubblico si riduca e servono spazi per accelerare gli investimenti del Paese. Debito e disoccupazione sono priorità assolute”.

Messina ha poi sottolineato che le dichiarazioni del ministro Tria sono state: “Tranquillizzanti, ma non sufficienti per la fiducia degli investitori. Occorrerà attendere la manovra finanziaria in autunno quando si capirà se si fa sul serio nel far scendere il debito”.

Dunque, le attese dei mercati e della UE sono concentrate ad ottobre quando dalla legge di bilancio sarà chiara la volontà del nuovo Governo. Intanto il Def approvato in Parlamento, sostanzialmente è quello presentato dal governo Gentiloni a fine aprile ed inviato anche all’UE.

Salvatore Rondello

Usa fuori dal Consiglio dei diritti umani

haley pompeoNon è la prima volta, gli Stati Uniti avevano già boicottato il Consiglio dei Diritti Umani durante l’amministrazione di George W. Bush, rimanendone fuori per tre anni e tornando a farne parte con Obama. Washington avrebbe potuto anche scegliere di stare all’interno dell’organizzazione come osservatore non votante, ma ha preso invece una decisione definitiva, rimanendo fuori dall’organo che ha sede a Ginevra e di cui fanno parte 47 nazioni. Ma in queste ore la decisione definitiva dii lasciare il Consiglio dei diritti umani così come annunciato dall’ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Nikki Haley, che ha accusato l’istituzione di essere “un protettore dei molestatori dei diritti umani e un pozzo nero di pregiudizi politici”. Il ritiro è arrivato mentre l’amministrazione Trump è sotto il fuoco di un’intensa critica per la sua politiche di “tolleranza zero” adottata al confine con il Messico, dove nelle ultime settimane le autorità stanno separando i bambini dai genitori che cercano di entrare illegalmente negli Stati Uniti.
L’ambasciatrice ha citato tra le azioni del Consiglio da inserire nella “lista nera”, oltre il pregiudizio nei confronti di Israele, l’ammissione tra i suoi membri del Congo, così come l’incapacità di affrontare le violazioni dei diritti umani in Venezuela e in Iran. “Quando abbiamo chiarito che avremmo fortemente perseguito la riforma del Consiglio – ha aggiunto – paesi come Russia, Cina, Cuba ed Egitto hanno tentato di minare i nostri sforzi”. “Voglio chiarire che questo passo non significa che ci ritiriamo dai nostri impegni sul fronte dei diritti umani”, ha affermato da parte sua Mike Pompeo: “Anzi, facciamo questo passo perché il nostro impegno non ci consente di rimanere parte di un’organizzazione ipocrita e egoista che si fa beffe dei diritti umani”. Nell’ultimo anno Haley ha criticato più volte l’organo Onu per il trattamento riservato ad Israele. “Quando questo organo approva più di 70 risoluzioni contro Israele, un Paese con una forte posizione sui diritti umani, e solo sette risoluzioni contro l’Iran, che invece ha una pessima reputazione in materia, sai che qualcosa è profondamente sbagliato”, ha detto nei mesi scorsi.
Mosca ha reagito alla decisione denunciando il “volgare cinismo” degli Stati Uniti e il loro “disprezzo” per le Nazioni unite, definendo l’uscita dall’Unhcr una decisione “errata”. “Gli Stati Uniti hanno ancora una volta inflitto un grave colpo alla loro reputazione di difensori dei diritti umani, hanno mostrato il loro disprezzo per l’Onu e le sue strutture”, ha dichiarato in una conferenza stampa la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.
Dopo tanto tempo sono d’accordo Londra e Mosca. Il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson ha ammesso: “È deplorevole  non è un segreto che anche il Regno Unito ha chiesto delle riforme in seno al Consiglio dei diritti umani, ma restiamo impegnati nel lavorare dall’interno, per rafforzare questo organo”. La Casa Bianca è da tempo che pensava di togliersi dal consiglio dei diritti umani dell’Onu, e già le prime minacce avvennero l’anno scorso, quando venne trasferita l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo la Città santa come capitale di Israele.
Il solo ad appoggiare la decisione è il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha commentato la mossa di Washington: “Una decisione coraggiosa contro l’ipocrisia e le bugie dell’organismo internazionale. Il consiglio – ha proseguito – è un’organizzazione parziale, ostile, anti-israeliana che ha tradito la sua missione di proteggere i diritti umani”. Secondo Netanyahu, il Consiglio non si è soffermato sulle violazioni dei diritti umani, bensì su Israele: “Quel Consiglio si è ossessivamente fissato con Israele, l’unica vera democrazia del Medio Oriente. Israele ringrazia il presidente Trump, il segretario Pompeo e l’ambasciatore Haley per la loro coraggiosa decisione contro l’ipocrisia e le menzogne del cosiddetto Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani”.

Approvato il Def. Nencini: “Tria più realistico di Salvini”

Giovanni Tria

Il Ministro dell’Economia Giovanni Tria

“Il ministro Tria non è Salvini: più obiettivo, più realistico nel dibattito sul Documento di Economia e Finanza. Eppure nella risoluzione giallo/verde mancano due cose: le promesse elettorali e la convinzione che lontani dall’Europa, da soli, i problemi non si risolvono, si complicano”. Questo il commento del segretario del Psi, Riccardo Nencini al Def approvato oggi dall’Aula della Camera. Il Documento di economia e finanza 2018. I voti a favore sono stati 330 quelli contrari 242. Quattro gli astenuti. Un documento in cui la maggioranza stende e ufficializza i sui desideri. Il Def non prevede numeri. Ma solo orientamenti, è più facile quindi stirlare una sorta di lista della spesa. Nella risoluzione sul Def portata in Aula dal relatore M5s, Federico d’Incà, si impegna infatti il governo “ad assumere tutte le iniziative per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia inerenti l’aumento dell’aliquota Iva e delle accise su benzina e gasolio” e “a individuare misure da adottare nel 2018 nel rispetto dei saldi di bilancio”.

La risoluzione di maggioranza inoltre impegna il governo ”a riconsiderare in termini brevi il quadro di finanza pubblica, nel rispetto degli impegni europei, per quanto riguarda i saldi di bilancio del triennio 2019-2021”. L’esecutivo dovrà ”realizzare nel tempo un cambio radicale del paradigma economico” e ”sarà d’obbligo impostare in Europa un dialogo nuovo, per ottenere regole di bilancio più flessibili e spazi maggiori per le spese produttive” è scritto in un passaggio, letto da D’Incà, della risoluzione che sarà votata dell’assemblea. ”Prioritario – secondo il relatore – è il superamento della logica del fiscal compact, la cui integrazione all’interno dei trattati europei è da scongiurarsi assolutamente”.

I temi che dovranno essere affrontati con la prossima legge di bilancio sono: la lotta alla povertà, lo stimolo alle politiche attive, il superamento della legge Fornero, misure per la scuola. Tra le misure da adottare il relatore ha indicato ”un mix virtuoso di maggiori investimenti pubblici, riduzione della pressione fiscale e il sostegno ai redditi più bassi”. Va semplificato, in particolare, il rapporto tra l’Agenzia delle entrate e il contribuente e vanno abolite “misure penalizzanti per i contribuenti onesti”.

Futuri provvedimenti per estendere il reddito di cittadinanza ”restano senz’altro necessari” e occorre ”ampliare la portata” dei Bes. Infine ”occorre assumere tutte le misure per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia, inerenti l’aumento dell’aliquota Iva e accise”.

In aula il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha spiegato che ”la ripresa continua ma a ritmi più contenuti rispetto al 2017”. ”L’obiettivo prioritario deve essere aumentare il tasso di crescita potenziale e chiudere il divario” con il resto dell’Europa, ha evidenziato. ”Dobbiamo accrescere la competitività e la dinamica produttiva” e la strategia per raggiungere l’obiettivo richiede di ”attuare le riforme strutturali, previste nel programma di governo, attivare lo stimolo endogeno di crescita, per non limitarci a subire passivamente gli choc, positivi e negativi, che vengono dalla congiuntura internazionale”. Quanto ai tassi di crescita per il 2019 e gli anni seguenti, previsti nel Def a legislazione vigente, ”sono ancora alla nostra portata ma richiedono un’adeguata strategia di politica economica; non corrispondono più al quadro tendenziale”. Tria ha poi spiegato che ”lo scenario tendenziale dell’indebitamento netto sarà oggetto di una seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico”.

Il Def fu varato dal vecchio governo Gentiloni-Padoan nell’aprile scorso: in mancanza di un nuovo governo l’esecutivo allora in carica per l’ordinaria amministrazione decise di varare un documento contenente solo i valori “tendenziali”, cioè in assenza di decisioni politiche. Dunque la risoluzione quest’anno acquista maggiore importanza del solito proprio perché sarà il primo test del governo in attesa della nota di aggiornamento al Def che dovrà essere presentata in settembre. Per la sola disattivazione delle clausole, si apre una partita da oltre 12 miliardi quest’anno e 19 per il 2019.

Ungheria, riforma Costituzione contro migranti

Viktor Orban-pena morteIl governo ungherese di Viktor Orban inserirà nella Costituzione il divieto di accoglienza dei migranti economici illegali.
Ad annunciarlo, lo stesso presidente magiaro così da evitare di dover sottostare alle quote Ue sui migranti, come verranno ridistribuite dal prossimo e imminente Consiglio Europeo. La mossa dell’esecutivo rientra in un più ampio dossier di leggi anti immigrazione, definite “Stop Soros“. Il pacchetto di misure ha incassato oggi il via libera della commissione parlamentare. Fra i provvedimenti in via di approvazione, la limitazione del diritto di manifestazione e il divieto di dimora in luoghi pubblici dei senzatetto. Prevista inoltre la registrazione obbligatoria di alcune ong che “sostengono l’immigrazione illegale”. Già l’anno scorso il governo Orban ha introdotto una misura che impone la registrazione delle ong che ricevono denaro dall’estero, suscitando allarme nell’Unione europea e negli Stati Uniti. La costituzione ungherese conterrà nel futuro l’obbligo “di difendere la cultura cristiana”, senza precisare cosa significhi.
Per questo il presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, Gianni Buquicchio, ha chiesto al parlamento ungherese di non adottare la cosiddetta legge “Stop Soros” prima della prevista pubblicazione di un parere della Commissione stessa, atteso per venerdì, o almeno a tener conto delle raccomandazioni della Commissione, infatti il Parlamento ungherese è stato convocato domani per la votazione.
Il presidente della Commissione di Venezia ha incontrato proprio ieri il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto a Strasburgo presso il Consiglio d’Europa per discutere le nuove disposizioni legislative “Stop Soros”.
Nel frattempo la cancelliera tedesca ha convocato Orban a Berlino dopo aver ascoltato il presidente del Consiglio italiano Conte. Non è ancora chiaro quando ci sarà l’incontro tra Orban e Merkel, ma probabilmente avverrà prima del vertice del 28 e 29 giugno a Bruxelles.

Oms toglie la transessualità dalle malattie mentali

bandiera-arcobaleno-omosessuale-sbattere-le-ali-abbondanzaL’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, ha deciso di togliere la transessualità dall’elenco delle malattie mentali, inserendola nel nuovo capitolo delle condizioni di salute sessuale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità spiega che “è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender”. La decisione di lasciarla in un capitolo dell’International Classification of Diseases (ICD), spiega ancora l’Oms, nasce dall’esistenza di un notevole bisogno di importanti cure sanitarie che può essere soddisfatto se la transessualità rimane all’interno dell’Icd stesso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha preso una decisione rivoluzionaria che sicuramente restituisce dignità a diverse persone. Grazie a questo cambiamento, secondo l’Oms, gli individui potrebbero accettarsi di più, e nel contempo si potrebbe avere un miglioramento nell’accesso “alle cure perché riduce la disapprovazione sociale”.
La transessualità, spiega Lale Lay, coordinatrice del team che gestisce le problematiche di adolescenti e popolazioni a rischio, è stata collocata “in un capitolo di nuova creazione, per dare spazio a condizioni collegate alla salute sessuale e che non necessariamente hanno a che fare con altre situazioni codificate nell’Icd”.

Ocse. Crisi economica e rischio dei populismi

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L’Italia è il fanalino di coda dell’area euro sulla crescita economica. Nell’ultimo rapporto previsionale dell’Ocse sull’Unione valutaria, la penisola è il Paese accreditato con le stime di crescita più basse: 1,4 per cento quest’anno e 1,1 per cento nel 2019. Secondo lo studio, in media l’Eurozona crescerà del 2,2 per cento nel 2018 e del 2,1 per cento nel 2019, mentre guardando all’intera Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico la crescita attesa è rispettivamente di 2,6 e 2,5 per cento.

Nell’ultimo rapporto, l’Ocse, segnalando i rischi del protezionismo e dei populismi che pesano sulle prospettive di crescita, ha scritto: “Un evento politico negativo come l’ascesa di partiti populisti in alcuni Paesi dell’area euro, associato all’architettura incompiuta dell’Eurozona, potrebbe portare ad un ripido aumento della ridenominazione del rischio e alla perdita di accesso al mercato per alcuni debiti sovrani della zona euro. Una più rapida soluzione sull’alto livello di crediti deteriorati in diversi Paesi sarebbe cruciale per facilitare lo sviluppo del credito e la trasmissione della politica monetaria. Anche se in discesa, sono sempre alti i rischi in alcuni Paesi colpiti dalla crisi. In Italia al momento sono più alti che in Irlanda. Un’accelerazione della soluzione agli npl è la chiave per espandere il credito bancario, visto che l’alto livello è ancora un problema per la stabilità finanziaria”.

Secondo l’Ocse:  “L’Eurozona sta crescendo in modo robusto e i Paesi dovrebbero approfittare dell’espansione per migliorare la loro posizione di bilancio. In particolare, quelli ad alto debito dovrebbero assicurarne una discesa significativa, consapevoli che il consolidamento di bilancio è desiderabile quando i tempi sono buoni”.

Per l’Ocse, nel rapporto 2018 sull’economia dell’Eurozona, bisognerebbe anche semplificare le regole del ‘Patto’, mantenendo la necessaria flessibilità per tenere in considerazione la situazione economica.

Nell’analisi dell’Ocse sull’economia dell’Eurozona, si leggono molti riferimenti all’Italia, e suonano tutti come inviti a non disperdere l’ultima buona occasione per rafforzare l’economia.

Il segretario dell’organizzazione parigina, Angel Gurrìa ha correlato la crescita dei movimenti populisti alla crisi dicendo: “La disoccupazione è sotto i livelli pre-crisi, la ripresa si è rafforzata, ma i miglioramenti sono ancora fragili e l’elevata disoccupazione ancora presente in alcuni Paesi ha spinto il sostegno ai partiti anti-Ue”.

Secondo l’Ocse, sulla crescita robusta dell’Eurozona pesa anche il rischio protezionismo. I Paesi, dunque, dovrebbero approfittare dell’espansione per migliorare la loro posizione di bilancio. Il riferimento è stato fatto anche alla politica ultraespansiva della Bce, che però ha iniziato il percorso per  sospendere il Quantitative easing, tornando verso una lenta normalizzazione della politica monetaria. Ne consegue che i rendimenti dei titoli di Stato risaliranno. L’organizzazione, nel rapporto ha segnalato la necessità di ulteriori riforme che assicurino la sostenibilità dell’unione monetaria nel futuro ed ha prospettato la graduale normalizzazione delle politiche monetarie della Bce alla luce delle attese di un progressivo ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo stabilito dal suo mandato.

Le preoccupazioni già segnalate dalle pagine dell’Avanti in diversi momenti, oggi vengono manifestate anche dall’Ocse.

Salvatore Rondello

Pacco-bomba ad avvocato. Pisani: “Intollerabile”

delli boviUn pacco bomba nella provincia di Salerno. Un ordigno è esploso tra le mani di Giampiero Delli Bovi, 29enne avvocato civilista di Montecorvino Rovella, che ha perso entrambe le mani. Delli Bovi eletto la scorsa settimana, e presidente del Forum dei giovani della zona, è conosciuto anche perché è un fidato collaboratore del neoeletto sindaco Martino D’Onofrio, che ha affiancato e sostenuto nella recente campagna elettorale.
La deflagrazione è avvenuta nell’esatto istante in cui il 29enne ha tentato di aprire l’involucro. Il pacco, indirizzato proprio a lui, era avvolto nella carta di Bartolini spedizioni. All’interno cartucce a pallettoni che sarebbero esplose automaticamente al momento dell’apertura.
A soccorrerlo sono stati, subito dopo aver udito il forte boato, i suoi familiari. Delli Bovi è stato poi trasportato d’urgenza presso l’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, dove è stato operato in tarda mattinata. Il primario del reparto di Rianimazione, Renato Gammaldi, ha confermato che il giovane avvocato, “da quello che si è potuto vedere, perderà entrambe le mani”.
Ora tra le piste battute dagli inquirenti c’è soprattutto quella politica, ma si stanno esplorando pure la vita personale e professionale dell’avvocato. A destare sconcerto nel piccolo centro – poco più di 12mila anime a una quindicina di chilometri da Salerno – sono state le modalità mafiose dell’aggressione.
Maria Pisani, portavoce Psi e Presidente Forum Giovani appena saputo dell’accaduto ha fatto sapere: “Nelle prossime ore mi recherò io stessa a fargli visita. A Giampiero, Presidente del Forum dei Giovani di Montecorvino, va tutto il nostro affetto, il nostro riconoscimento e la nostra vicinanza. È una vigliaccheria vergognosa e deprecabile che non possiamo accettare e tollerare. Siamo e saremo sempre in prima fila contro ogni tipo di violenza. A testa alta con dignità e coraggio. Tieni duro Giampiero”.

Macerata, in azione i furbetti del terremoto

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I furbetti del terremoto. Pur non vivendo abitualmente nei comuni del cratere sismico, avevano chiesto e spesso ottenuto il contributo di autonoma sistemazione. In tutto ammontano a oltre mezzo milione di euro i fondi percepiti indebitamente. Di ciò dovranno rispondere le 120 persone denunciate dalla Guardia di Finanza di Camerino (Macerata) che ha già provveduto a sequestrare 120mila euro. Sono questi i numeri dell’operazione ‘Anubi’, messa in piedi dalle Fiamme Gialle nel periodo in cui sono cominciate le erogazioni del cosiddetto Cas. Si tratta di una misura pensata per aiutare i cittadini la cui abitazione si trova in un’area in cui è vietato l’accesso (zona rossa); oppure è stata distrutta in tutto o in parte; o è stata sgomberata dopo le forti scosse di terremoto che hanno colpito l’Italia centrale nei mesi scorsi. Gente, insomma, che è stata costretta a trovarsi un nuovo alloggio.

Nel cratere sismico alcuni comuni sono mete turistiche sia estive sia invernali, nei quali non sono rare le seconde case, abitate solo per pochi periodi dell’anno da cittadini che normalmente vivono altrove. Ed è proprio questo il punto: a costoro il contributo di autonoma sistemazione non spetterebbe. In questo senso, gli accertamenti svolti prima su iniziativa e poi sotto il coordinamento del procuratore Giovanni Giorgio hanno fatto emergere diverse irregolarità. Le autodichiarazioni sono state messe a confronto con gli esiti delle indagini di polizia giudiziaria. Risultato: 120 persone sono state denunciate per aver illecitamente percepito oltre mezzo milione di euro di contributi. Tra queste, alcune vivevano e lavoravano in altre località già prima del 2016; altri avevano persino affittato l’alloggio a studenti universitari o lavoratori; altri ancora, per ottenere un contributo più alto, avevano dichiarato nella domanda la presenza di parenti che in realtà abitavano da tempo altrove, qualcuno persino all’estero.

Indagini che hanno fatto emergere una moltitudine di soggetti, che avevano dichiarato falsamente di essere in possesso dei requisiti normativamente previsti, ovvero di essere stati costretti a trovare una nuova sistemazione alloggiativa, in quanto la propria abitazione era risultata inagibile a causa del sisma. In realtà, si è appurato che già da prima degli eventi sismici del 2016 alcuni vivevano e lavoravano in altre località, perfino fuori dalle Marche, altri avevano addirittura concesso l’abitazione in locazione a studenti universitari o lavoratori, altri ancora, per far lievitare il contributo, avevano inserito nella domanda la presenza di parenti che in realtà vivevano stabilmente già da diversi anni altrove (in alcuni casi all’estero) per motivi di lavoro o studio. E poi c’era anche chi ha continuato a vivere stabilmente presso la propria abitazione, pur dichiarando di alloggiare altrove.