Ilva, tregua tra Calenda e Emiliano. Riaperte trattative

Ilva_Taranto_BluR439Si riapre uno spiraglio sulla vicenda Ilva. Il ministro Calenda questa mattina ha chiamato telefonicamente il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e con lui ha parlato al telefono per qualche minuto per avvisarlo che sarebbe andato nella città per un incontro.
Dall’incontro di oggi fra Calenda e Melucci al comune di Taranto è stato confermato che ci sarà la convocazione di un tavolo negoziale dedicato all’Ilva di Taranto con all’ordine del giorno quanto richiesto dal sindaco della città pugliese, Rinaldo Melucci, al ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Il sindaco ha anche confermato che, al ricevimento della formale convocazione con l’ordine del giorno condiviso, sarà disponibile al ritiro del ricorso al Tar, previa consultazione sulla questione anche con il Governatore Michele Emiliano.
Tuttavia proprio Emiliano ha subito fatto sapere: “Ribadisco che la vicenda Ilva deve essere discussa in un tavolo Taranto che veda seduti il governo, l’azienda che allo stato si è aggiudicata la gara, il sindacato, il Comune e la Regione. Una volta che ci si siede è evidente che ogni esito, che mi auguro positivo, è possibile. Quello che non si può fare è condizionare la convocazione di questo tavolo alla coartazione del diritto-dovere degli enti locali di ricorrere alla autorità giudiziaria”. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, spiega di essere “rammaricato per le modalità tutt’altro che corrette dal punto di vista istituzionale decise dal ministro” dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che oggi ha raggiunto a sorpresa il sindaco di Taranto per discutere del caso Ilva. “Ma ormai – sottolinea il governatore pugliese – devo dire che sono abituato allo stile preteristituzionale del ministro stesso che, evidentemente, non ha ancora colto il senso delle istituzioni che rappresenta, e del rispetto che deve avere verso le istituzioni locali”. “Stamattina – spiegato Emiliano – ho appreso dal sindaco di Taranto che il ministro Calenda, preceduto da una semplice telefonata, ha deciso, nel viaggio verso Cipro, di fermarsi in aereo all’aeroporto, credo di Grottaglie, per un colloquio col sindaco di Taranto sulla questione Ilva”. “Ovviamente – ha sottolineato – non posso non dirmi rammaricato per le modalità decise dal ministro”.
Ma Calenda ha subito spiegato: “Stamattina ho deciso di cambiare agenda, ho avvertito il sindaco e sono venuto qua per parlarci faccia a faccia, tra due persone ragionevoli che vengono entrambe dalla società civile e che lavorano per cercare le soluzioni”.
“Adesso un ministro, devo dire anche con una certa dose di umanità, capisce che deve confrontarsi con questa città e ci viene a fare una improvvisata al di là di qualunque cerimoniale. È un dato sicuramente positivo”, ha detto il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Infine Emiliano corregge il tiro. “Non ci sono pregiudizi o condizioni particolari per il negoziato, è importante che sia iniziato. Addirittura nel discorso che avevo fatto in consiglio regionale avevo detto che neppure l’idea della decarbonizzazione, che pure io ritengo assolutamente necessaria, legittima e importante, era una condizione per il negoziato”. Lo ha precisato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, parlando della vicenda Ilva in una conferenza stampa congiunta con il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. “Ora, al di là delle espressioni dei comunicati stampa, c’è la voglia di mettersi al tavolo e di lavorare. In questo ha avuto un ruolo molto importante il presidente del Consiglio Gentiloni”, ha precisato il Governatore della Regione Puglia.

Codice Appalti. Nencini: “Serve una nuova mentalità”

nencini 3Si torna a parlare di Codice degli Appalti. Stamattina a Palazzo Medici Riccardi c’è stato un convegno proprio sul codice degli appalti “È il momento del fare: realizzazione e controllo delle opere”. Tra i presenti Raffaele Cantone di Anac, Riccardo Nencini viceministro dei Trasporti, il senatore Stefano Esposito, Edoardo Bianchi di Ance, Fabrizio Monsani di Confindustria.
“Si sta cominciando, lo voglio dire con chiarezza, la campagna elettorale sul codice degli appalti: anche con qualche slogan che, devo dire, lascia a dir poco perplessi”, afferma Raffaele Cantone, presidente dell’Anac. “Chi sta puntando nella logica sfascista a far fallire questo codice – ha aggiunto – non fa altro che alimentare la solita istanza populista di un sistema che non funziona, per riprendere riforme che, abbiamo visto, da sole non sono in grado assolutamente di cambiare il Paese”. “Io non credo – ha proseguito il presidente dell’Anac – che se fallisce questo codice si possa dire che è fallito il Governo, o è fallita l’Anac: credo che sia fallita una grande occasione per il paese, una grande occasione di modernizzazione di cui tutti noi pagheremo le conseguenze”.
Il viceministro delle Infrastrutture, Riccardo Nencini, parlando coi giornalisti a margine del convegno, ha affermato: “Mancano alcune linee guida, mancano alcuni decreti. L’impegno del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è di chiuderli entro gennaio, massimo febbraio. Quello che, però, serve è una mentalità che approcci un codice completamente nuovo dentro la pubblica amministrazione. Altrimenti, l’aumento delle gare d’appalto, che sono cresciute del 12%, si tratta di fondi e investimenti numerosi immessi sul mercato delle infrastrutture e delle opere pubbliche, rischiano di rimanere marginali”. “Chiuderemo linee guida e decreti attuativi, in modo particolare quelli che riguardano il dibattito pubblico – aggiunge – quelli che riguardano le stazioni appaltanti”. Queste ultime “sono precipitate di numero, come è giusto che sia erano più di 40.000. Verranno ridotte a 5.000. Verranno formate, così come verranno formati i commissari di gara”.
E infine conclude: “Alcune amministrazioni lamentano il fatto che la mancanza ancora di tutti i decreti attuativi porti a un movimento che non è proprio un movimento spedito. Io ho la mia opinione: veri questi fattori, vero anche che a fronte di grandi cambiamenti non sempre la pubblica amministrazione li guarda con l’attenzione che dovrebbe”.

Bollette pazze: Pastorelli atto dovuto per le famiglie

bollette pazze

“La pdl a tutela dei consumatori rappresenta un atto dovuto nei confronti delle migliaia di famiglie che in questi anni hanno dovuto far fronte al fenomeno delle bollette pazze. In questi anni tale prassi è diventata una vera e propria emergenza cui era necessario far fronte con un intervento legislativo concreto e ben strutturato”. Lo ha affermato Oreste Pastorelli, deputato del Psi commentando l’approvazione della proposta di legge che rivede le norme in materia di fatturazione per l’erogazione di energia elettrica, gas e servizi idrici, che inserisce lo stop ai maxi conguagli.

“Non solo le singole famiglie – prosegue – ma anche le piccole e medie imprese potranno godere dei benefici derivanti da questo provvedimento, basti solo pensare a quante PMI si sono trovate in difficoltà a causa di conguagli eccessivi, in molti casi erogati in spregio al Codice del Consumo. Da evidenziare, dunque, come il via libera a questa legge possa davvero rappresentare una tappa importante nel percorso della tutela del consumatore già intrapreso da questo Parlamento ad inizio legislatura”.

La legge approvata dalla Camera con 363 voti favorevoli e nessun contrario, un astenuto. Il provvedimento ora passa al Senato per l’approvazione definitiva. La proposta di legge prevede che i pagamenti delle bollette delle famiglie e dei professionisti si prescriveranno entro due anni invece dei cinque attualmente previsti. Il testo prevede inoltre che i rimborsi dei conguagli non dovuti debba avvenire entro tre mesi ed è una risposta ai circa dieci milioni di italiani che negli ultimi anni sono stati destinatari di maxibollette. Il nuovo termine di prescrizione opererà non solo nel rapporto tra l’utente e il venditore ma anche nelle relazioni tra chi esercita l’attività di vendita, cioè coloro che emettono le fatture, e chi fa invece il servizio di distribuzione.

Viene garantito il diritto all’utente in ogni caso, all’esito della verifica della legittimità della condotta dell’operatore, di ottenere entro tre mesi il rimborso dei pagamenti effettuati a titolo di indebito conguaglio. Tali disposizioni però non si applicheranno qualora la mancata o erronea rilevazione dei dati al consumo sia ascrivibile alla responsabilità dell’utente: è ad esempio il caso in cui l’utente non consenta di effettuare le letture o non le effettui egli stesso. L’Autorità del gas e dell’energia elettrica dovrà poi definire misure finalizzate a incentivare l’autolettura, senza oneri a carico dell’utente.

Entro il 1 gennaio 2019 si dovrà quindi procedere ad un’evoluzione anche dal punto di vista del rapporto tra i cittadini e il sistema informativo integrato gestito dall’acquirente. Oggi il sistema informativo regola solo i rapporti tra venditori e distributori, ma grazie al testo approvato anche il cittadino può interfacciarsi questa banca dati e quindi possa acquisire dati che lo riguardano nel settore specifico.

Mario Centeno (Pse) alla guida dell’Eurogruppo

mario centeno

Cambia il presidente dell’Eurogruppo ma il richiamo che annualmente arriva all’Italia a dicembre dai 19 ministri dell’euro è sempre lo stesso: il debito elevato mette a rischio il rispetto del Patto di Stabilità. “Lavorerò per creare consenso” tra i ministri dell’Eurogruppo, perché “ciò che manca non sono le idee per rafforzare l’unione monetaria”, ma “si tratta di prendere decisioni per una crescita inclusiva, per far terminare un periodo che è stato molto difficile” ha detto il futuro presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, rispondendo a chi gli chiedeva se ritenesse, come indica il Pse, che la sua elezione mettesse per sempre fine alle politiche di austerità. Le scelte della zona euro, ha ribadito Centeno, “devono essere costruite nel consenso”.

La soddisfazione del gruppo S&d è espressa dal presidente  Gianni Pittella per il quale l’elezione del socialista portoghese Mario Centeno alla presidenza dell’Eurogruppo è “una vittoria per l’Europa e per tutti noi contro la cieca austerità”. Pittella ricorda che il ministro delle finanze portoghese “è riuscito ad attuare un politica economica credibile in Portogallo ripristinando la salute dei conti pubblici e riportando la crescita”. Per questo conclude  Pittella, “siamo fiduciosi che questo rappresenterà un punto di svolta per lo sviluppo futuro dell’eurozona e per l’Europa intera”, e ora “stiamo finalmente superando l’era dell’austerità stupida e cieca che ha lasciato dietro di sé società anche più povere e divise in Europa”.

L’Eurogruppo, così come la Commissione europea, per l’Italia non chiede una manovra correttiva ma solo di “considerare” la necessità di eventuali interventi per evitare sforamenti nel 2018. È la stesso formula adottata per tutti i Paesi a rischio di violare le regole, come Belgio e Francia. Infatti è positiva la reazione del Tesoro, secondo cui, dopo Bruxelles, anche l’Eurogruppo “ha riconosciuto la correzione strutturale dello 0,3% idonea al raggiungimento degli obiettivi”. E con un portoghese socialista e contro l’austerity alla guida dell’Eurozona, anche la partita dell’Italia sui conti pubblici 2018 potrebbe diventare più facile da vincere. Mario Centeno, candidato ufficiale del Partito socialista europeo, è stato eletto dopo due turni di voto. Ha vinto sulla collega lettone e sullo slovacco, ritiratisi al primo turno, e sul lussemburghese. “È socialista ma sarà il presidente di tutti”, ha assicurato il ministro Pier Carlo Padoan, soddisfatto della vittoria del candidato su cui puntava dopo aver visto tramontare la sua stessa candidatura. Anche Palazzo Chigi esprime soddisfazione. Con il ‘Ronaldo del Portogallo’, come lo aveva soprannominato Schaeuble plaudendo alle sue riforme, la battaglia per dare un colpo definitivo all’austerità e mandare in soffitta il Fiscal Compact, si annuncia più facile. Centeno è passato attraverso un programma di aiuti Ue, facendo ingoiare al suo Paese pesanti riforme strutturali, ma guadagnandosi l’apprezzamento dei colleghi e delle istituzioni europee. Ha fatto tutto quello che la troika gli ha chiesto, uscendo brillantemente dal programma, ma non senza critiche al sistema ‘austerity’. Dal 22 gennaio, suo primo Eurogruppo da capo, avrà la possibilità di lavorare per scardinare le vecchie regole che ancora legano le mani ai Paesi che faticano a percepire gli effetti della ripresa globale, come l’Italia.

Ma sarà un cammino da avviare cercando prima di tutto il “consenso”, come lo stesso Centeno ha sottolineato. Anche perché il suo Paese, pur uscito dalla crisi e con una crescita più elevata di quella italiana, resta comunque tra i ‘richiamati’ dell’Eurogruppo: Portogallo, Slovenia, Austria, Italia, Belgio e Francia sono a rischio di non rispetto del Patto. Gli ultimi tre poi “non rispettano per ora” la regola del debito per il 2018, e l’Eurogruppo “li invita a considerare, in modo tempestivo, le misure aggiuntive necessarie ad affrontare i rischi identificati dalla Commissione”.

‘Considerare’ e non ‘prendere’, quindi, rilevano fonti del Tesoro, è “la stessa impostazione della Commissione”. E per l’Italia non c’è bisogno di altri interventi, aggiungono, perché le misure adottate nella legge di bilancio sono “adeguate ad ottenere la correzione strutturale dello 0,3%” e “lo potrà dimostrare nei tempi dovuti”.

I ministri insistono però anche sulla necessità di ridurre il debito. Parlando in generale, spiegano che “resta motivo di preoccupazione” la lenta riduzione di alcuni, quando invece bisognerebbe agire “in modo decisivo nell’attuale situazione economica favorevole”. E ritengono anche “preoccupante lo scarso aggiustamento strutturale previsto nel 2018 da alcuni Paesi, in particolare quando associato ad alti rischi di sostenibilità”. Intanto, sul fronte Ecofin, chiamato ad approvare la lista dei paradisi fiscali, arriva l’avvertimento del commissario agli agli affari economici Pierre Moscovici: “C’è il rischio che non sia completa”, e che gli Stati degli scandali restino fuori.

Bandiera nazista in caserma. Interrogazione di Buemi

bandiera nazista

Davanti alle contestazioni dei superiori il giovane carabiniere che aveva appeso in caserma sopra il letto della camera la bandiera una bandiera del Reich si è difeso in modo disarmante. Ha giurato di non sapere che quel vessillo della marina prussiana della Prima guerra mondiale era utilizzato da gruppi neonazisti. Poi ha raccontato d’essere anche uno studente universitario. “Mi sono iscritto alla facoltà di Storia dell’università La Sapienza di Roma — ha detto — e voglio laurearmi lavorando. Quella bandiera per me rappresenta solo un periodo storico al quale mi sono appassionato, niente di più. Chiedo scusa se ho violato i regolamenti”.

Sulla vicenda il senatore socialista Enrico Buemi ha presentata al Ministro della difesa Pinotti una interrogazione parlamentare. “In presenza del divieto di ostentare simboli nazisti scrupolosamente fatto rispettare in tutti i paesi tedeschi – premette Buemi – il vessillo di guerra della Marina imperiale germanica è diventato la bandiera utilizzata in tutta Europa da gruppi neonazisti per rivendicare la continuità con l’ideologia e la pratica dell’hitlerismo”.

Buemi nella seduta dello scorso 18 luglio aveva osservato che nel disegno di legge n. 2728 (concernente la riorganizzazione dei vertici del Ministero della difesa e deleghe al Governo per la riforma dello strumento militare) “sembra mancare uno specifico riferimento al contributo delle Forze armate alla crescita del senso civico nazionale, ponendo l’accento sulle ricadute positive derivanti da una maggiore integrazione fra le Forze armate e la società civile” e sulla esigenza di predisporre idonei percorsi formativi finalizzati alla crescita della cultura democratica degli appartenenti alle Forze Armate e ai Corpi di Polizia”.

“In realtà – continua Buemi nell’interrogazione – anche la formazione culturale degli appartenenti alle forze armate (soprattutto quando professionisti e non più giovani di leva) è parte delle incombenze gravanti sull’Amministrazione: se questa li ospita nelle sue caserme, li mette a contatto dei cittadini nelle pubbliche strade e li arma per le pubbliche funzioni che svolgono, deve anche porsi il problema di mantenerne un elevato livello di affidabilità democratica. Si tratta di una preoccupazione che è lungi dal restare teorica, se è vero che – ancor prima della riapertura delle indagini su quanto avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 di ottobre 2009 nella caserma dei Carabinieri di Roma-Appia nel caso Cucchi – nella causa Cestaro contro Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo (quarta sezione), con sentenza 7 aprile 2015, aveva riconosciuto che “gli agenti di polizia erano rimasti indifferenti verso qualsiasi condizione di vulnerabilità fisica legata all’età e al sesso, e verso qualsiasi segno di capitolazione, anche da parte di persone che si erano appena svegliate per il rumore dell’irruzione”.

In conclusione della sua interrogazione Buemi chiede di conoscere “come la catena di comando si sia atteggiata, dinanzi alla presenza nella caserma fiorentina di un gruppo di carabinieri inerti, disinteressati o addirittura conniventi rispetto all’esposizione di un vessillo che esprime disprezzo per la Repubblica nata dall’antifascismo”. Inoltre “quali atti di vigilanza in via ordinaria siano messi in campo, nelle caserme dell’Arma, per verificare la sobrietà della sistemazione alloggiativa e l’assenza di comportamenti, individuali o collettivi, atti a modificare, ledere o alterare la percezione pubblica dell’affidabilità democratica dell’Arma”. Infine il parlamentare socialista chiede “quali misure siano state adottate per garantire, nel personale adibito a pubbliche funzioni di ordine pubblico e di uso legittimo delle armi, lo stretto rispetto del principio di legalità, l’ossequio della simbologia democratica e la più efficace salvaguardia dei diritti dell’uomo”.

Liberi e Uguali. La sinistra cancella “sinistra” dalla lista

Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso a Firenze in una foto del 2010 ANSA/MAURIZIO DEGL' INNOCENTI

Il nome in politica, come nella vita, è importante: indica un programma, una identità, un profilo di società. La sinistra alla sinistra del Pd alla fine ha scelto il nome con cui presentarsi alle elezioni politiche: “Liberi e uguali”. La decisione, non scontata, è stata ufficializzata da Pietro Grasso. Il presidente del Senato ha accettato ieri, tra gli applausi dei 1.500 delegati e militanti di sinistra, di correre come candidato presidente del Consiglio: «Io ci sono, noi riaccenderemo la speranza». E ha ufficializzato la scelta del nome della lista elettorale: la battaglia sarà perché tutti «siano liberi e uguali, liberi e uguali». Così ha indicato il nome della lista elettorale, Liberi e uguali, appunto.
Le tre sinistre, che hanno proposto la candidatura a Grasso e organizzato l’assemblea all’Atlantico Live a Roma, hanno tirato un sospiro di sollievo, forse tra non troppo entusiasmo. Movimento democratico e progressista, Mdp in sigla (Speranza, Bersani, D’Alema), Sinistra italiana, acronimo Si (Fratoianni e Fassina) e Possibile (Civati), alla fine sono riusciti a trovare una soluzione in tempo utile: una manciata di mesi prima delle elezioni politiche della prossima primavera, appena 4 mesi prima del possibile appuntamento con le urne da molti atteso a marzo.
All’inizio il candidato premier prescelto era stato Giuliano Pisapia, “il federatore” come l’aveva definito Pier Luigi Bersani, alfiere di «un nuovo centrosinistra largo». Ma i tanti “no” pronunciati da Fratoianni, Fassina e Civati, hanno ostacolato la marcia dell’ex sindaco di Milano, cammino bloccato infine dallo scontro con Massimo D’Alema e dallo scoglio su una possibile alleanza con Matteo Renzi.
Di qui il ricorso alla carta di Grasso, uscito poco tempo fa dal Pd dichiarando: «Ero, e sono rimasto, un ragazzo di sinistra». Le scelte di sinistra sul lavoro, sui diritti civili, sugli immigrati, sul rinnovamento dell’Italia hanno determinato una forte sintonia. Sia l’ex magistrato, sia la sinistra radicale, sia gli ex Pd hanno contestato Renzi per la “subalternità” alle proposte sociali, economiche ed istituzionali della destra.
Così era naturale aspettarsi un nome della lista caratterizzato dalla parola sinistra o socialista, invece non è avvenuto. Sembra che la discussione su quale nome scegliere sia stata dura, ma alla fine è prevalsa la decisione di adottare Liberi e uguali.
È prevalso l’orientamento di corteggiare il ceto medio allergico alla parola sinistra e, tanto più, a quella socialista. Sulla scomparsa della parola sinistra D’Alema ha dato una spiegazione ai giornalisti:«Vogliamo rivolgerci a tutti gli italiani. Non vogliamo rinchiuderci nel recinto della sinistra». I rapporti con il Pd si profilano concorrenziali e di sfida. Renzi si è domandato «se comanderà Grasso o D’Alema». Ritiene «che un elettore di sinistra farà fatica» a votare per la sinistra radicale in un collegio perché ci sarebbe il rischio di far vincere Berlusconi e Salvini.

Anche Riccardo Nencini ha indicato il pericolo di “un danno” per “l’intero centrosinistra”. In questo modo “il rischio in alcuni collegi del Sud e del Nord per la vittoria del centrosinistra proviene da casa sua, non da fuori”, e anche in Toscana “certo non è un aiuto”. Nencini non si dice stupito del fatto che sul nuovo movimento ci sia “l’ombra” di D’Alema e Bersani ma è convinto che Liberi e Uguali non danneggerà “un tentativo che proprio questa settimana metteremo in campo, Socialisti, Verdi e Pisapia, quanto alla costruzione di una sinistra riformista alleata del Pd e non solo per le prossime elezioni politiche”.

Adesso la parola passerà agli elettori. Alle urne si vedrà quanti elettori di sinistra e progressisti delusi, Liberi e uguali riuscirà a raccogliere. D’Alema si aspetta «un risultato a due cifre». Gli ultimi sondaggi elettorali, però, danno solo il 5-6% dei voti alla lista unitaria delle tre sinistre. Il Pd, invece, sarebbe testa a testa con il M5S intorno al 25-26%, mentre il centro-destra otterrebbe il 35%. Ma da ora al voto molto potrebbe cambiare.

Rodolfo Rucco

Famiglia di Dj Fabo con Cappato, la destra per il NO DAT

faboEntra nel vivo il processo su Marco Cappato, autodenunciatosi dopo aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera per il suicidio assistito. In favore del tesoriere dell’Associazione Coscioni ha testimoniato la fidanzata del Dj, Valeria. La donna ha raccontato che con la battaglia “pubblica” Fabo si sentì di nuovo “vivo e utile” e fece anche lo “sciopero della fame” per non essere fermato. A lei disse anche: “Ora sarò energia nell’Universo”. Anche la madre ha testimoniato in difesa della scelta del figlio: “Vai Fabiano, la mamma vuole che tu vada”. Carmen Carollo si è messa a piangere in aula e il pm Tiziana Siciliano si è alzata e le ha dato un fazzoletto. Già dopo l’incidente stradale, ha spiegato, quando seppe di essere diventato cieco, Fabo decise di “andare a morire” in Svizzera. “Non voleva morire soffocato interrompendo le cure”, ha aggiunto. “Speriamo – ha detto ancora la madre di Dj Fabo – che sia la volta buona per avere una legge sul biotestamento, mio figlio ha lottato tanto per questo”.
Tuttavia mentre da una parte l’opinione pubblica chiede l’approvazione di una legge sul biotestamento, dall’altra gli esponenti del fronte parlamentare contrario alla legge sul fine vita e del movimento della famiglie italiane “Family day”, sono pronti a far battaglia contro il DAT. Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia domani, martedì 5 dicembre, alle ore 12,30, terranno una conferenza stampa a Roma presso la Sala Nassiriya del Senato, per spiegare nel dettaglio le ragioni del “No” al ddl che dovrebbe essere calendarizzato prossimamente in aula al Senato.
Nel frattempo Filomena Gallo, coordinatore del collegio legale di difesa di Marco Cappato cui fanno parte gli avvocati Francesco di Paola e Massimo Rossi ha ricordato che si tratta di violazione della Costituzione
L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che ‘La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana, i padri costituenti – dichiara Gallo – hanno garantito ai cittadini che nessuno “metterà la mano su di loro, sulla loro vita. Gli articoli 2,3, 13 e 32 della Costituzione mettono in risalto la sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute”.

Ilva, duello Calenda Emiliano, resta lo stallo

calenda emilianoBraccio di ferro sull’Ilva. Stavolta è intervenuto anche il vescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, che afferma: “Questo è il momento di un segno. È necessario dare una risposta al disagio, fare vedere che c’è qualcosa che si muove, riannodando il dialogo tra le istituzioni. Serve un’opera che rappresenti la discontinuità”. E invita le parti al dialogo: “Come si può discutere, come si può anteporre orgoglio personale, posizionamento politico, davanti a una questione di questo tipo? Che prospettiva di futuro stiamo dando ai nostri bambini?”. “Serve sedersi attorno a un tavolo – aggiunge Santoro – e comprendere le posizioni di tutti”. A fargli eco anche il Presidente della Provincia tarantina, preoccupato dallo stallo che rischia di pesare sulla città di Taranto. “Più che un passo di lato, ne servirebbe uno in avanti. Per entrambe le posizioni in campo. Taranto ha bisogno di pacificazione istituzionale e non di contrapposizioni sterili e dal sapore antistorico”. Il presidente della Provincia Michele Tamburrano interviene sulla vicenda Ilva che vede contrapposti Regione Puglia, Comune di Taranto e Governo. “Emiliano e Melucci da una parte, il ministro Calenda e il governo italiano dall’altra, devono abbandonare le posizioni isolazioniste e ricercare una sintesi virtuosa, un ideale alto – afferma Tamburrano – per il bene della seconda città pugliese, per il futuro manifatturiero della nazione e, cosa assai più importante, per tratteggiare un futuro più ottimistico – e meno incerto – per le popolazioni tarantine. Tutte: quelle della città capoluogo al pari degli abitanti della provincia”.
All’invito al dialogo ha risposto il Governatore della Puglia, Michele Emiliano: “Ho letto con grande interesse e condivisione l’intervista al vescovo di Taranto che invita la Regione Puglia ed il governo a sedersi immediatamente al tavolo e do la mia immediata disponibilità”. Poi Emiliano fa sapere: “Quando ci si deve sedere per parlare e per trovare una via di uscita non si pongono condizioni. Questa è una regola fondamentale. D’altra parte senza l’impugnativa fatta sarebbe stato difficilissimo – secondo Emiliano – convincere il governo e l’azienda a ragionare con la Regione Puglia e il Comune di Taranto del piano ambientale ed industriale dell’Ilva”.
Dall’altra parte il ministro Calenda resta fermo sulla sua posizione riguardo allo smacco del ricorso al Tar. “L’invito è sempre lo stesso: ritiri il ricorso, apriamo un tavolo di confronto, perché non si può chiedere di aprire un confronto quando il confronto quando il confronto lo si sposta sui tribunali. E questa non è una cosa corretta”, ha detto Calenda a margine del decennale della quotazione di Maire Tecnimont. Carlo Calenda poi precisa su Emiliano: “Io sono sempre pronto a vederlo, sentirlo e parlare con lui, come del resto ho fatto quando ci siamo visti al ministero dove lui era molto soddisfatto poi si vede che ha cambiato idea e ha fatto ricorso”. E conclude: “Per me la cosa importante è risolvere questo problema e non allontanare da Taranto un piano ambientale importante e un piano di investimenti fondamentali”.

Voli cancellati, Ryanair rischia sanzioni fino a 5 milioni

Ryanair-altro-guastoRyanair continua a non dare informazioni sui diritti dei passeggeri dopo la cancellazione dei voli e l’Antitrust avvia un procedimento per inottemperanza. Ora la compagnia low cost rischia sanzioni fino a 5 milioni. Ryanair – spiega l’ Antitrust – non ha dato seguito “a quanto prescritto nel provvedimento cautelare dello scorso 25 ottobre con la quale a seguito delle cancellazioni dei voli nei mesi di settembre e ottobre” si imponeva alla low cost “di fornire informazioni chiare, trasparenti e immediatamente accessibili sui diritti dei consumatori italiani”.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato con il proprio provvedimento cautelare, ha ordinato a Ryanair – sia attraverso una comunicazione specificamente diretta ai consumatori italiani che attraverso informazioni facilmente reperibili a partire dalla home page del sito Internet in lingua italiana della compagnia – di informare i consumatori italiani. Ma non solo è stato superato il termine di 10 giorni previsto dalla delibera del 25 ottobre, in cui Ryanair non ha comunicato l’avvenuta esecuzione di quanto prescritto dal provvedimento cautelare e le relative modalità di attuazione.
Ma Tale comportamento, prosegue l’Autorità, si è protratto anche dopo che il Tar del Lazio, con ordinanza del 22 novembre 2017, ha respinto la domanda incidentale di sospensione dell’esecuzione del provvedimento cautelare dell’Autorità presentata da Ryanair; infatti, la compagnia irlandese non ha trasmesso alcuna comunicazione al riguardo, né risulta che abbia posto in essere azioni volte a ottemperare al provvedimento dell’Autorità.

Dalla Bri segnali allarmanti per l’economia globale

bri-675La Banca dei Regolamenti Internazionali ha lanciato un segnale potenzialmente allarmante sull’economia globale. Con la presentazione del rapporto trimestrale, il capo economista Claudio Borio ha voluto proporre dei parallelismi inquietanti con la situazione che si registrava nei primi anni del 2000, nota come “enigma di Greenspan” e che precedette la crisi, prima finanziaria e poi globale, del 2007.

Claudio Borio ha fatto notare: “Allora le condizioni finanziarie complessive erano rimaste pressoché stabili, e per certi versi si erano allentate, mano a mano che la Federal Reserve aumentava i tassi. Oggi è come se il tempo si fosse fermato. Nel trimestre precedente gli operatori del mercato finanziario si erano crogiolati nelle condizioni favorevoli dell’economia e hanno continuato a farlo anche in quest’ultimo trimestre. Il contesto macroeconomico si è ulteriormente rasserenato. L’espansione si è ampliata e ha acquisito slancio. Ma soprattutto, nonostante lo svanire della capacità inutilizzata, l’inflazione è rimasta generalmente molto contenuta. La fase di propensione al rischio si è intensificata. Gli indici generali dei mercati azionari s i sono avvicinati ai massimi del passato o li hanno superati. Ora non ci sarebbe nulla di sorprendente in questo scenario, se non che questa effervescenza è emersa nonostante la Federal Reserve portasse avanti una politica di inasprimento. Vero che Bce, Banca d’Inghilterra e Banca del Giappone hanno mostrato orientamento non così restrittivi come si sarebbe potuto pensare. Ma qui arriva il paradosso. Anche se la Fed ha applicato misure di inasprimento, le condizioni finanziarie complessive si sono allentate”.

Senza fornire conclusioni definitive, Borio ha proposto due considerazioni. Innanzitutto permane incertezza e si percepisce che l’inasprimento non è ancora veramente iniziato. Più durerà la fase di assunzione di rischio, più potrebbero crescere le esposizioni in bilancio, ma la quiete sul breve periodo si ottiene a scapito di possibili turbolenze nel lungo periodo. L’altro punto è se in base alla mancata risposta del mercato, si dovesse ritenere la politica monetaria non efficace, diventerebbe sempre più pressante l’interrogativo sul cosa dovrebbero fare le banche centrali.

Il pessimismo della Banca dei Regolamenti Internazionali non è nuova. Anche tre mesi fa la BRI ha parlato del perché l’inflazione rimane testardamente bassa, nonostante la ripresa della crescita globale e i continui stimoli monetari.

A settembre scorso, Borio ha paragonato la situazione da ‘Aspettando Godot’, una situazione, dunque, da teatro dell’assurdo se si pensa a tutta la liquidità iniettata dalle banche centrali e all’inflazione che, se non latitante, rimane decisamente al di sotto dei target per cui tutte le misure sono state varate.

Forse ha ragione Claudio Borio, ma bisognerebbe capire chi è il Godot da aspettare. Poi, bisognerebbe capire perché la liquidità immessa dagli Istituti di emissione non alimenta l’inflazione.

Le motivazioni sono sempre le stesse già individuati in diversi articoli pubblicati sulle pagine di questo giornale. Per uscire dalla crisi, il Godot che tutti stanno aspettando dovrebbe essere una più equa distribuzione della ricchezza. Attualmente, per effetto del meccanismo insito nelle teorie neoliberiste di Friedman e della scuola di Chicago, la ricchezza tende a polarizzarsi gradualmente nel tempo sempre più nelle mani di pochi. Tale meccanismo, nel lungo e lunghissimo periodo, per estremizzazione, potrebbe portare al dominio economico di pochissime persone su una moltitudine di altre persone costrette a vivere con redditi molto bassi. Pertanto, la propensione ad alimentare la domanda resterebbe bassa producendo effetti tendenzialmente deflattivi. Le iniezioni di liquidità delle Banche Centrali avrebbero l’effetto di paliativi insufficienti a curare le cause del male, ma risulterebbero utili per attenuare gli effetti dolorosi.

Salvatore Rondello