Eurostat, Italia penultima in Ue per numero di lauree

aurostat-laureatiNel 2016, la percentuale di laureati tra le persone tra i 30 e i 34 anni è cresciuta in tutti i Paesi membri dell’Ue rispetto al 2002 ma l’Italia è tra i Paesi con la percentuale più bassa (26,2%). Una quota inferiore si registra solo in Romania (25,6%). Il livello di persone con un titolo di istruzione superiore è comunque raddoppiato rispetto al 2002, quando la quota era del 13,1%. L’obiettivo della strategia Europa 2020 è che tutti i Paesi arrivino per quella data ad avere il 40% di laureati.

In cima alla classifica dei Paesi con più laureati ci sono Lituania (58,7%), Lussemburgo (54,6%) e Cipro (53,4%). In linea con tutti gli altri Paesi europei, anche in Italia sono le donne a laurearsi in proporzione maggiore rispetto agli uomini, con una quota del 32,5% contro il 19,9%. L’Italia è inoltre la quinta peggiore per quanto riguarda l’abbandono scolastico. Fanno peggio solo Portogallo, Romania, Spagna e Malta. Con un 14% circa dei 18-24enni che non hanno raggiunto un diploma secondario, l’Italia ha superato il suo obiettivo nazionale ma è ancora lontana dall’obiettivo europeo del 10%.

Del Grande: “Non sono un eroe, ho fatto il mio lavoro”

del grande“Ringrazio tutti quelli che si sono mobilitati per me, che mi hanno dato forza in quei giorni. La solidarietà dà coraggio. Io non sono il corrispondente di nessuno. Ero in isolamento ma sapere che fuori c’era chi, a livello istituzionale e anche in piazza spingeva per la mia liberazione mi dava forza”. Così Gabriele Del Grande incontrando i giornalisti della stampa estera a Roma e ha aggiunto: “Non mi piace essere accolto come un eroe, io devo essere giudicato per il lavoro che faccio”.
La compagna di Gabriele Del Grande, Alexandra D’Onofrio, in conferenza stampa con il blogger rientrato ieri dalla Turchia, con Luigi Manconi, Presidente della Commissione per i Diritti Umani del Senato, Alessandra Ballerini, legale della famiglia, Beppe Giulietti, Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana ha spiegato: “Parlo come compagna di lotta di Gabriele contro i Cie. Il suo è un modo diverso di fare giornalismo”.
“Non dimentichiamo i tanti giornalisti in prigione”, ha detto inoltre Del Grande, ed ha aggiunto “non vedo l’ora di tornare in Turchia”. Ha detto di essere stato il “detenuto numero 175”. “Io – ha detto – rappresento il caso più fortunato visto che tutto si è risolto con un po’ di pressione diplomatica e qualche telefonata fra i ministri degli esteri. Ma ci sono colleghi che sono in carcere o sotto processo e non solo in Turchia e per loro mi voglio continuare a battere”.
“Ho ricevuto un trattamento di dignità”, ha detto il blogger che ha ribadito “ma nei miei confronti è stata commessa una violenza istituzionale”.
“Non è stato un incidente tra popoli, quanto avvenuto è illegale perché mi sono state private delle libertà mentre stavo svolgendo il mio lavoro” e soprattutto: “Non ho ancora capito perché sono stato fermato, gli avvocati cercheranno di capirlo”. Precisando: “Non esiste nemmeno un documento in cui si dice che sono stato espulso”, inoltre “sono stato costretto a firmare un verbale in turco di cui non ho nessuna copia, e su cui mi hanno fatto domande mentre ero in isolamento”.
E il senatore Manconi precisa: “Gli avvocati di Del Grande non sono ancora riusciti ad accedere agli atti giudiziari”.
Infine durante la conferenza è stato precisato che Del Grande era sprovvisto dell’accredito Stampa in Turchia in quanto freelance. “Mi trovavo lì a fare ricerca, sono stato prelevato non in una zona di confine, ma mentre mi trovavo in un ristorante, in Turchia”, ha precisato il giornalista.

“Arrendersi o perire”. La vittoria dei partigiani

25 aprile-RaiLa storia della liberazione italiana durante la seconda guerra mondiale è nota, ma siccome il 25 aprile è oggi associato piuttosto all’idea di fare “ponte” o sul ruolo dei vari partiti alle parate commemorative, non fa male ricordarla per ritrovare il vero significato di un giorno in cui una volta tanto si ricorda un evento gioioso, seppur circondato dai dolori della guerra.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 tra l’Italia di Vittorio Emanuele III e le potenze alleate, la guerra era tutt’altro che finita. La reazione dei tedeschi fu immediata. Il re e il maresciallo Badoglio, a cui era stato affidato l’incarico di governo, abbandonarono Roma senza lasciare chiare indicazioni all’esercito in piena confusione, come ricorda la scena del film “Tutti a casa” dove Alberto Sordi nei panni del Sottotenente Alberto Innocenzi telefona d’urgenza alla linea militare esordendo con: “Colonnello, i Tedeschi si sono alleati con gli Americani”.

Mentre le istituzioni si rifugiavano nel sud dove gli Alleati avevano iniziato a risalire lo stivale, nel nord nasceva la Repubblica di Salò di Mussolini, liberato dai tedeschi dalla prigione sul Gran Sasso in cui era stato rinchiuso.

Ebbe inizio allora la guerra di liberazione italiana. Liberazione da un nemico che fino a poco prima era un alleato. In questo contesto, a sud rinascevano i partiti che nel periodo fascista erano stati ridotti alla clandestinità, a nord e in centro Italia la resistenza antifascista combatteva il nemico dall’interno.

Insieme, i partiti antifascisti e molteplici gruppi partigiani formarono il Comitato di Liberazione Nazionale. Ne rimaneva fuori il Partito Repubblicano, che pur partecipando alla Resistenza rifiutava il compromesso con la monarchia. Il Comitato Centrale aveva sede a Roma ed era composto da esponenti dei vari partiti come Giorgio Amendola (PCI), Pietro Nenni (PSI), Ugo La Malfa (Pd’a) e Alcide De Gasperi (DC). L’obiettivo era sia militare sia politico. Da un lato bisognava coordinare la guerriglia partigiana contro i nazi-fascisti, dall’altro decidere il futuro assetto del paese.

Nel 1944 con la svolta di Salerno e la seguente formazione del governo di Unità Nazionale, le forze del CLN crebbero e si strutturarono sempre più. All’inizio dell’anno, il CLN di Milano si era trasformato in CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), e sotto la guida di Ferruccio Parri e Luigi Longo, dirigeva le azioni della resistenza nell’Italia Settentrionale.

A giugno, dopo lo sbarco ad Anzio, le truppe alleate liberarono Roma. La liberazione dell’Italia si era rivelata un’operazione più lunga del previsto. Solo ad aprile 1945 gli alleati riuscirono a sfondare la Linea Gotica e ad entrare nella Pianura Padana. Dopo la liberazione di Bologna e Genova, il CLNAI al grido “arrendersi o perire”, intimò tutte le forze partigiane all’assalto. Lo stesso giorno, in nome del popolo italiano e come delegato del governo, emanò per decreto legislativo la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti. Di lì a qualche giorno, lo stesso Mussolini sarebbe stato fucilato e il suo corpo scempiato esposto a piazzale Loreto a Milano, dove l’anno precedente aveva avuto luogo un eccidio di partigiani.

La guerra sarebbe ufficialmente terminata il 2 maggio con la resa dell’Asse. Tuttavia, le violenze di quella che di fatto era stata una guerra civile continuarono ancora.

Il 25 aprile è stato scelto nel 1946 come giorno simbolico per celebrare l’impegno degli antifascisti nel liberare il paese, impegno che – è opportuno ricordarlo – è costato circa 200.000 vite.

Giulia Clarizia

Blog Fondazione Nenni

Francia. La fine dei partiti della Quinta Repubblica

macronDopo l’attentato agli Champs Elysées, si temeva il peggio, ma Emmanuel Macron salva l’onore della Francia, risultando il più votato. Ci sarà quindi il ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Dopo un lungo testa a testa e una prima fase nella quale Marine Le Pen sembrava prevalere, contraddicendo le proiezioni, gli scrutini si sono fermati al 23.86% per Macron e al 21.43% per la leader del Front National.
Ma ciò che emerge è la sconfitta politica dei partiti che hanno governato la Quinta Repubblica. Benoît Hamon (Parti socialiste): 6,35%. Nicolas Dupont-Aignan (Debout la France): 4,75%. Jean Lassalle (Re’sistons): 1,22%. Philippe Poutou (Nouveau parti anticapitaliste): 1,10%. François Asselineau (Union populaire republicaine): 0,92%. Nathalie Arthaud (Lutte ouvriere): 0,65%. Jacques Cheminade (Solidarite et progres): 0,18%, a tenere testa tra gli sconfitti François Fillon (Les Republicains) che ha raggiunto invece il 19,91% delle preferenze mentre Jean-Luc Melenchon (La France Insoumise) il 19,64%.
Ma a parte il declino dei partiti storici, quel che si evince è non solo l’onda populista di Le Pen, ma anche la risalita dei partiti antisistema: l’estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon leader della «France insoumise» (la Francia che non si sottomette) sfiora il 20 per cento.
“Ora sostenere Macron senza tentennamenti o quel poco di Europa che ci resta addio”. Lo ha scritto in tweet il segretario del PSI, Riccardo Nencini, commentando i primi risultati delle elezioni presidenziali francesi.

L’appoggio a Macron è arrivato dal presidente francese, Francois Hollande, in una dichiarazione dall’Eliseo trasmessa in diretta tv: “Voterò per Emmanuel Macron”. ‘Impossibile tacere o restare indifferenti, si impone chiarezza”. “La presenza dell’estrema destra – ha detto Francois Hollande – fa di nuovo correre un rischio al Paese. La sua lunga storia, i suoi metodi, i legami con gruppi estremisti ovunque in Europa, ma soprattutto le conseguenze che avrebbe l’applicazione del suo programma sulla vita del nostro Paese”. Per questo, ha detto Hollande, “è impossibile tacere, non ci si può rifugiare nell’indifferenza, si impone la mobilitazione e la chiarezza, voterò Emmanuel Macaron”.

Manovra: via libera del Quirinale, Mattarella ha firmato

quirinaleIl presidente della repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto con la manovra di correzione dei conti. Ora può essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Si tratta del Decreto Legge 24/04/2017, (In attesa di pubblicazione) che contiene “disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”.

Dall’estensione dello split payment in funzione anti-evasione a un maggior aggravio fiscale per i giochi. Dalla rottamazione delle liti tributarie alle misure per le locazioni brevi del tipo Airbnb. Diversi i contenuti della manovrina che, dopo il via libera in Cdm insieme al Def e la presentazione in conferenza stampa l’11 aprile scorso, è stata firmata dal Quirinale

Un insieme di interventi che deve rispondere alle richieste della Commissione Ue di correggere i conti pubblici per 3,4 miliardi di euro (pari allo 0,2% del Pil).

Centrale nel testo l’intervento di contrasto all’evasione Iva attraverso un’estensione dello split payment, il meccanismo di pagamento dell’imposta sul valore aggiunto valido per le Pubbliche amministrazioni. L’allargamento interessa tutte le amministrazioni, gli enti e i soggetti che rientrano nella Pa, le società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, di diritto o di fatto, le controllate di diritto direttamente dagli enti pubblici territoriali, le quotate inserite nell’indice Ftse Mib della Borsa italiana. Quanto a queste ultime, fonti Mef hanno chiarito che l’operazione non comporta alcun aggravio, essendo il sistema basato semplicemente su un versamento “alle casse dell’erario anziché ai fornitori”. Inclusi anche i libero professionisti, per fatture emesse dal primo luglio in poi.

Sale dal 17,5% al 19% il Prelievo erariale unico (Preu) per le new slot. Dal 5,5% al 6%, invece, è il passaggio deciso per le videolottery. Sul fronte dei tabacchi, viene previsto il riordino delle accise. Non mancherà, come più volte annunciato, una revisione delle tax expenditures, nel senso della riduzione dei crediti d’imposta. Incluso nella manovrina, inoltre, sul fronte delle minori uscite, un taglio alle spese dei ministeri.

Il decreto stabilisce anche la possibilità di rottamare le liti fiscali pendenti. Un tassello che segue alla rottamazione delle cartelle, ossia alla definizione agevolata resa possibile – inclusa proroga – fino al 21 aprile. In sostanza, i contribuenti avranno modo di porre fine alle controversie tributarie pagando gli importi impugnati, senza sanzioni e interessi, facendone domanda entro il 30 settembre. Ammesso, per cifre sopra i 2mila euro, il versamento rateale.

A sostegno dei territori colpiti dal sisma nel 2016, il decreto prevede l’istituzione, per tre anni, di un fondo che ammonta a un miliardo di euro l’anno. Le risorse sono destinate a investimenti per la ricostruzione e interventi per la ripresa delle attività imprenditoriali. Via libera, tra l’altro, alle zone franche urbane, con l’azzeramento di tasse e contributi delle imprese per due anni.

Quanto agli enti locali, viene rivisto il correttivo statistico per la definizione degli importi dovuti ai comuni italiani, a valere sul Fondo di solidarietà comunale. Inoltre, la manovrina prevede un contributo per le province (110 mln nel 2017 e 80 mln dal 2018) per la salvaguardia degli equilibri di bilancio. E ancora: viene introdotta la procedura per la determinazione dei fabbisogni standard e delle capacità fiscali standard delle Regioni. E si attribuiscono risorse per investimenti – a valere sul relativo fondo – alle regioni stesse. Viene incrementata, inoltre, dal 25 al 75% la percentuale di turn over del personale anche per i comuni con popolazione superiore a 10mila. Elevato al 90% il turn over per gli enti virtuosi nella gestione degli spazi finanziari per gli investimenti. Mentre il fondo per il trasporto pubblico locale viene stabilizzato (4,7 miliardi euro per il 2017 e 4,9 euro per gli anni dal 2018 in poi). Infine, si segnala un incremento dal 60 % all80% dellanticipazione dellerogazione dello stesso fondo, anche per ridurre i tempi di pagamento dei debiti della Pa.

Previsto nel testo del decreto legge anche un inasprimento delle sanzioni amministrative pecuniarie per gli evasori, ossia coloro che non pagano regolarmente il biglietto. A stabilire il valore delle sanzioni, una legge regionale, in assenza della quale dovrà essere versata una quota “pari a sessanta volte il valore del biglietto ordinario e comunque non superiore a 200 euro”.

Altre mosure riguarderanno gli affitti. Spetterà agli operatori del settore delle locazioni brevi – entro trenta giorni – procedere, a partire dal 1° luglio, come sostituti d’imposta nella raccolta di quanto spetta all’erario per l’attività svolta, un “affitto” delle case che prevede l’applicazione della cedolare secca al 21%. Il ministero dell’Economia infine viene autorizzato a deliberare un aumento del capitale sociale di Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa). Valore massimo: 300 milioni di euro nel 2017, a titolo di garanzia.

La manovrina include una garanzia statale fino a 97 milioni per la Ryder cup di golf del 2022. Inoltre, nel testo approvato in Cdm rientrano norme per la costruzione dello stadio della Roma – e precisamente, regole che incidono sullo studio di fattibilità – e per la realizzazione dei Mondiali di sci del 2021 a Cortina.

Gabriele Del Grande è libero

Gabriele-Del-GrandeGabriele Del Grande, il giornalista indipendente, blogger e autore di articoli anche per Pressenza, finalmente nella notte è stato liberato. Alle 10,15 è atterrato all’aeroporto di Bologna.

Per tutti noi è una bellissima notizia, saperlo di nuovo libero, sapere che questa volta le cose non hanno preso la via peggiore ci conforta e ci da speranza.

Una liberazione quella di Gabriele che va festeggiata a gran voce e che al tempo stesso deve darci la forza per alzare ancora di più la voce contro un repentino peggioramento delle libertà personali di tutti gli individui, libertà che purtroppo stanno subendo un netto arretramento.

Libertà di esprimere e di ricercare altre verità, altri punti di vista su ciò che accade nel mondo che non siano solo quelli espressi dai “Mainstream” e dai principali media e organi d’informazione, libertà di poter andare a verificare di persona lo stato dei diritti delle persone, libertà al diritto di essere informati, libertà a poter fare informazione senza necessariamente dovere rischiare la vita, la tortura, le ritorsioni, o nel migliore dei casi l’arresto e la detenzione illegale e ingiustificata come è stato per Gabriele.

Un vuoto di libertà per un diritto all’informazione, che in questo preciso momento storico, con molta fatica, i giornalisti indipendenti, i bloggers, i freelance inviati sul posto, stanno cercando di colmare, giornalisti che non sono a “libro paga” come Gabriele e come tanti altri colleghi, che a proprio rischio, si recano sui luoghi di guerra, nei posti dove avvengono i conflitti, oppure dove non vengano rispettati i diritti umani, dove ci sia da denunciare lo sfruttamento e le sofferenze degli “altri” spesso muovendoci a nostre a proprie spese, per amore e per passione di riportare un altro punto di vista su ciò che sta accadendo nel nostro mondo.

Vogliamo perciò ricordare una significativa frase di Gabriele Del Grande, contenuta in una sua lettera aperta inviata solo lo scorso 6 Febbraio al nostro Primo Ministro, Paolo Gentiloni “Ministro Gentiloni, fermate le guerre, non le persone”

E sono anche parole di Gabriele, quelle in cui ci riconosciamo totalmente, espresse il 14 aprile dello scorso anno :”Sarà domani o sarà tra vent’anni, ma un giorno tutto finirà. Solo allora, poco a poco, a milioni ritorneranno nelle loro case da tutto il mondo. E noi rimarremo qui intrappolati nelle nostre mappe e nei nostri egoismi. Stretti tra i muri che abbiamo costruito per tenerci al sicuro e di cui capiremo il significato profondo soltanto quando dall’altra parte del filo spinato ci saranno i nostri figli. Perché la storia è una ruota che gira e non sempre perdona”.

E a proposito di guerra, ormai alimentata in tutti i modi possibili, chiamata in così tanti modi che se ne è perso persino il vero significato della parola, chi l’ha vista, chi ne ha sentito l’odore, il rumore, gli effetti sulle persone, sulle case, sul mondo intorno, sa bene che non c’è niente di più vero a proposito della guerra di quanto detto da Gabriele: “Quando hai visto la guerra, non è facile convivere con quello che sai. Non parlo di segreti o di scoop. Parlo di storie, di emozioni, di dolore. Alla fine devi fare qualcosa, prendere posizione. Forse più per te stesso, per non rimanere schiacciato dal peso di quel dolore. A maggior ragione se la guerra che hai conosciuto esce dai suoi confini e ti arriva in casa”.

Gabriele che si era recato in Siria e al confine con la Turchia, proprio per raccogliere testimonianze dal vero di tutte le persone che stanno soffrendo la guerra, per poter scrivere un libro non sul sentito dire da altri, ma ben documentato su questa sporca maledetta guerra, sugli enormi interessi che ci sono dietro, su chi finanzia chi e che cosa.

Ecco perché, almeno oggi festeggiamo con forza la liberazione del nostro amico e collega.

Bentornato Gabriele!

Pressenza

Bobo Craxi e la foto senza senso

foto craxi“Vedo le foto di Bobo Craxi e di Emiliano, assieme, in bella luce, e ho un sussulto. Che c’entra la storia del socialismo italiano col Presidente della Puglia? Non era lui che voleva l’alleanza coi grillini? Non era lui il prototipo del Masaniello che i socialisti hanno sempre combattuto? Non era lui quello che usava un linguaggio decisamente fuori dalle righe, il contrario dell’approccio riformista che è la nostra religione? E ancora: ma le primarie non sono del PD?”

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Il tweet di Michele Emiliano

Lo scrive il segretario del Psi Riccardo Nencini commentando la decisione di Bobo Craxi di sostenere Michele Emiliano alle primarie del Pd. Craxi ha infatti preso parte a un incontro a sostegno della candidatura del presidente della Regione Puglia. Un sostengo che il presidente della Regione Puglia ha confermato in tweet in cui afferma di aver incontrato “il gruppo dei socialisti che sosterranno la nostra mozione il 30 aprile.

“Domande – continua Riccardo Nencini – che non avranno una risposta. E dire che quei compagni – nella foto vedo anche Labellarte – ci hanno portato in tribunale, hanno disertato due congressi e mezzo, poiché anche a Venezia 2013 c’erano e non c’erano, Bobo Craxi ha partecipato al Consiglio Nazionale che convocava il congresso di Roma dopo una lunga chiacchierata con Del Bue e con chi scrive, ha preso posizione – partecipo, ha dichiarato – e poi è scomparso, quei compagni ci hanno messo ogni giorno sotto accusa, hanno deriso il nostro lavoro, ci hanno offeso, hanno dato una rappresentazione del partito come se il ’92 non fosse mai esistito, parlavano di socialismo e invece, sotto sotto, trattavano col Presidente della Puglia e prima ancora con Baffino. La morale: restare nel partito per rompere le scatole, rovinare la comunità, mai collaborare. Bene. Il gioco ora è scoperto. Vanno nel PD ascari di Emiliano. Noi restiamo qua, in piedi e in buona compagnia. E – conclude Riccardo Nencini – saremo proprio a Bari, in giugno, a celebrare il 125 del partito socialista”.

Nencini: “Sull’Anac curiose ricostruzioni”

cantoneIl presidente dell’Anac Raffaele Cantone “prende atto positivamente” dell’impegno politico assunto dal premier Paolo Gentiloni, di porre rimedio alla modifica al Codice degli appalti, che ridimensiona il ruolo dell’Autorità nazionale anticorruzione. Il caso è scoppiato dopo che il Cdm aveva soppresso un comma chiave, che consentiva all’Anac di intervenire in casi di macroscopica irregolarità senza aspettare un giudice.

Riccardo Nencini, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sul caso della modifica al codice degli appalti che avrebbe soppresso il potere dell’Anac così interviene: “Sul caso Anac/Codice appalti leggo curiose ricostruzioni. Una cosa è certa: quando il ‘correttivo’ è uscito dal Mit, Cantone aveva tutti i suoi poteri”.

Da Washington, dove il premier Paolo Gentiloni era in missione negli Usa, il premier si mette in contatto col presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone. Poco dopo Palazzo Chigi diffonde una nota assicurando che non c’è “nessuna volontà politica di ridimensionare i poteri Anac”: sarà posto rimedio “in maniera inequivocabile” già nella conversione della manovra correttiva. Cantone prende atto positivamente dell’impegno politico assunto. In effetti, la riforma del Codice appalti è stata approvata nel 2016 con il vincolo di una revisione un anno dopo. Cosa che si è fatta con un testo correttivo.

Il referendum sull’autonomia di Veneto e Lombardia

zaia e maroniA un ventennio dalla fondazione del Partito della Lega Nord Padania, il Carroccio annuncia il referendum per l’autonomia di due regioni roccaforte della Lega: il Veneto e la Lombardia. In particolare il presidente Roberto Maroni al termine della riunione della Giunta della Regione Lombardia, a Bergamo, ha annunciato che il referendum consultivo per l’autonomia della regione da lui governata si terrà domenica 22 ottobre, lo stesso giorno del referendum in Veneto.
“Credo che nessuno lombardo possa votare No un referendum che dice: vuoi che una parte rilevante dei 53 miliardi di tasse lombarde rimangano qui, per aiutare chi ha bisogno, per realizzare gli ospedali, per abolire il bollo auto? Quale cittadino lombardo può dire di no?”, ha detto Maroni a chi gli chiedeva se si aspetti un sostegno trasversale al referendum sull’autonomia.
Ma l’entusiasmo dell’ex fedelissimo di Umberto Bossi viene malcelato dall’altra punta di diamante del Carroccio, Luca Zaia. Tuttavia il governatore del Veneto, dopo l’iniziale disappunto per la mancata telefonata, ha finito per concordare con il suo omologo lombardo. “Ottima la notizia che arriva dal collega Maroni”, ha affermato Zaia. “Ho parlato con Roberto Maroni, e abbiamo valutato che da quattro mesi il Veneto attende una risposta dal Ministero dell’interno sul protocollo d’intesa da sottoscrivere con le Prefetture per seggi e componenti, ma anche che siamo come Regione perfettamente in linea con i tempi per quanto attiene a sistema informatico per la gestione della consultazione e dei voti espressi, oltre che per la stampa delle schede elettorali. E abbiamo cominciato a trarre qualche conclusione”.
La data precede, di poco, la dead line fissata dal Pirellone, che nell’estate del 2016 ha approvato un emendamento che stabiliva che il referendum dovesse essere fatto entro la fine del 2017.
“Avevo in mente varie date — ha spiegato Maroni —, ma mi sono consultato con il governatore del Veneto Luca Zaia che mi ha proposto la data del 22 ottobre e lo faremo insieme, Lombardia e Veneto”. Per Maroni “sarà l’inizio di una fase nuova che porta la Lombardia e il Veneto nelle condizioni di poter amministrare maggiori risorse e io dico anche verso la ‘specialità’: la Lombardia merita di essere una Regione a statuto speciale, meritiamo di tenerci tutte le tasse pagate che oggi vanno disperse in mille rivoli”.
Dal Pd intanto arriva il disappunto per un referendum considerato inutile e oneroso per le casse statali.
“Il referendum per l’autonomia della Lombardia è inutile e costerebbe 46 milioni di euro che potrebbero essere, invece, spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà. Torno a chiedere a Maroni di proporre subito al governo l’apertura formale del confronto sul federalismo differenziato senza spendere denaro pubblico con il referendum”. Così dai microfoni di Radio Popolare il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina.
Il quesito su cui i lombardi saranno chiamati a esprimersi è questo: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”. Si tratta di un referendum consultivo: se dovessero vincere i sì, la giunta lombarda potrà chiedere al governo maggiore autonomia in alcuni campi, come l’istruzione e la tutela dell’ambiente. Sarà la prima consultazione che, in Lombardia, si svolgerà anche con il voto elettronico.

Vaccini. Consiglio di Stato, obbligatori negli asili

vaccini (1)Dopo le polemiche susseguitesi in questi giorni sui vaccini, arriva una sentenza del Consiglio di Stato che considera legittima l’obbligatorietà vaccinale per l’accesso ai nidi e alle scuole d’infanzia comunali e convenzionate, quindi ha riconosciuto che la tutela della salute in età prescolare prevale sulle responsabilità genitoriali.
Il Consiglio di Stato si è pronunciato oggi e ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da due famiglie contro una sentenza del Tar del Friuli Venezia Giulia che aveva confermato la validità di una delibera del Consiglio comunale di Trieste. Viene così rigettato il ricorso di questi genitori contro l’obbligo di vaccinazione introdotto dal Comune di Trieste per l’accesso ai servizi educativi comunali da 0 a 6 anni, dagli asili nido, alla scuola scuola materna, fino a spazi gioco e servizi integrativi, sperimentali e ricreativi.
Palazzo Spada ha quindi evidenziato che l’obbligo di vaccinazione, oltre ad essere coerente con il sistema normativo generale in materia sanitaria e con le esigenze di profilassi imposte dai cambiamenti in atto – quali la minore copertura vaccinale in Europa e l’aumento dell’esposizione al contatto con soggetti provenienti da Paesi in cui anche malattie debellate in Europa sono ancora presenti – non si ponga in conflitto con i principi di precauzione e proporzionalità.