Un Fronte repubblicano per l’Italia

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Pier Ferdinando Casini. La seconda repubblica in gran parte era fatta da classi dirigenti che si ponevano su una linea di continuità. La classe dirigente di quei partiti è rimasta. Anche in Europa il rapporto è sullo stesso sentiero.

Veniamo a Salvini. Mi sono chiesto il perché dell’atteggiamento di Salvini dopo le elezioni. Perché dopo la disquisizione con Berlusconi, di cui si è preso l’eredità, ha stretto alleanza con i Cinque Stelle. La risposta è che con questa alleanza ha liquidato lo schema centrodestra centrosinistra. E lo ha fatto anche in Europa. Zingaretti mi sembra il Pci 4.0. E Tajani tutti i giorni chiede a Salvini di tornare nel centrodestra. Ma Salvini che è figlio della Lega di Bossi, oggi rappresenta uno schema nuovo, perché ha liquidato quello vecchio.

Oggi lo schema è saltato interamente. Non so se il Pd va rifondato, lo guardo con rispetto, ma non voglio entrare in questo dibattito. Ma se le forze politiche che sono figlie di tradizioni di centrosinistra si presentano sparse, prendono una legnata che non finisce più. Solo se si presentano insieme, ma in modo nuovo, posso avere possibilità. No possiamo pensare di fare una cosa nuova con cose vecchie. Dobbiamo creare una suggestione nuova. E Salvini e questo lo ha capito prima di altri.

Pd ha fatto grandi errori sulla sicurezza. Mininiti, da ministro, invece ha tentanto di rimettere in pista un Pd che ha ragionato da piccolo borghese e non da classe popolare. Il governo andra avanti. Salvini non sarà tentato da elezini subito per avere più ruolo. Salvini ha già preso la leaderschip. Tutto il resto sono chiacchiere. Si parla ancora come se il modo fosse quello di 10 anni fa. Oggi i parlamentari di Forza Italia sono già con Salvini. Ogni Parlamento è sempre espressione di qualosa non c’è più. Non c’è più neanche il 4 marzo. Sono convinto che la vicenda 5 Stelle-Lega insegna che i miracoli sono possibili. Craxi al massimo arrivò al 15%. Noi non siamo così importanti, ma gli ingranaggi si determinano con delle cose che non dipendano da noi. Il tempo di questi personaggi sarà veloce. Se parliamo male di questi gli facciamo una cortesia. Toninelli si fa da solo più danni di quanti possiamo fargliene noi. Dobbiamo avere fiducia. Gli eredi di Dc e Psi oggi possono anche avere da giocare delle carte che in passato non hanno avuto perché si avrà nostalgia di quello che si è fatto in passato. La gestione del potere a volte ha effetti perversi per chi la esercita.

Maurizio Turco. Craxi nel 1986 propose il referendum sui magistrati. Oggi, a distanza di tanti anni, stiamo continato a raccogliere le firme per i cittadini che si sentono raggirati dal Parlamento. Crediamo di dovere lottare per il futuro.

La maggiornza e il governo deve smetterre di usare un tono di disprezzo verso tutti. Se guardiamo bene simo in una situazione simile a qualla che portò alla pirma guerra mondiale poi ai regismi totalitarli. Noi siamo una minoranza perché la gente non ci conosce. Non ha modo di conoscete le nostre proposte. Le nostre idee. I cittadini non sanno cosa proproniamo oggi e questo è un danno per tutti. Per noi e per i cittadini. Bisgona recuperare il diritto dei cittadini di conosce e quindi di poter scegliere.

Bisogna recuperare il simbolo della Rosa nel Pugno con una unione federale europae nel momento cui Forza Italia, con il voto su Orban, di fatto abbandona il Ppe. Partiamo dal fatto che le regole della Ue vanno riscritte. Se l’Europa non funziona come dovrebbe, le colpe nn sono della Ue, ma dei leader dei paesi membri che di fatto la compongono. L’unico punto di partenza oggi è la costruizione di un nuovo pensiero politico forte con un occhio verso l’Europa.

La Rosa nel pugno è stata ultima possibilità. Poi arrivato Veltroni che ha negato ai socialisti di essere in Parlamento. La volta successiva non ha voluto fare accordi con i radicali. Se non capiamo come la sinistra è arrivata a questo punto a questo punto non andiamo avanti. Quando Salvini e DI Maio sono andati in tutte le tv senza contraddittorio, senza nessuno che li potesse sfidare sulla questioni vere, vuole dire condizionare i cittadini in una unica direzione. Noi siamo scomparsi. I cittadini non sanno nulla di noi, mentre i cittadini devono conoscere per poter deliberare.

Per chiudere ancora una parola sulla Ue. C’è qualcuno oltre noi che propone una riforma dei trattati in senso federalista? Nessuno lo fa. Neanche il Pd. Il nuovo si costruisce con il nuovo. Se la proposta politica è quella che ci auguriamo spero di poter dare una mano. Gli sbarramenti nella legge elettorale Europea infatti non li hanno messi di né Di Maioo né la Lega. Lo ha fatto il Pd.

Socialisti! Dibattito con Cicchitto, Pizzolante e Caldoro

cicchito casini del bue tgFabrizio Cicchitto Nel conteggio delle repubbliche si dice che siamo alla terza, io ne conto due e mezzo. Quello del ‘92-‘94 è stato l’unico colpo di stato in Italia gestito da magistrati e due testate giornalistiche. Il partito più finanziato in modo irregolare era il Pci, solo che alcune forze politiche sono state distrutte ed altre no. La destra della Dc fu massacrata, altre correnti no. Vi fu un vero colpo di Stato con gli avvisi di garanzia. Lì scattò la seconda Repubblica. Berlusconi ha coperto quel vuoto e ha fatto nascere un bipolarismo, purtroppo all’italiana. Questa fase è finita nel 2013. Fu una fase intermedia durata fino al 2018 ma non è nata una terza repubblica.

Il ministro Marco Minniti è arrivato troppo tardi. Il Pd è stato spazzato via dal mezzogiorno. Il governo Renzi e poi quello Gentiloni per il sud non hanno fatto quasi nulla. Per il centro nord invece hanno fatto molto. Ma sono stati bloccati dal fenomeno immigrazione e dal crollo delle banche.

Oggi la stampa sta giocando di sponda con i 5 Stelle ed in adorazione di Salvini. Per questo la sentenza sui 49 milioni sta passando in cavalleria. Una volta in una situazione simile, ma anche per molto meno, si entrava nel tritacarne dei media non se ne usciva più.

Oggi quando sento parlare il segretario del Pd Martina vado in difficoltà. Alleato di Salvini è anche Moscovici con le sue uscite non fa cha rafforzare il vicepremier.

Oggi l’unica carta possibile da giocare è quella di andare oltre il Pd, i centristi e anche oltre Forza Italia. Ma purtroppo su questo non vedo buone intenzioni. Quando Berlusconi vota per Orban fa un grande errore. Per questa battaglia servono anche le persone. Vedo possibili leader solo Minniti e Renzi. Salvini è osannato, Berlusconi orami è retrò. Ipoteticamente l’unica via di uscita è un salto di qualità con costoro per una nuova leadership. Ne vedo esigenza, ma non ve vedo la fattibilità.

Per finire un parola sulla battuta su Draghi: è una cosa  gravissima. Draghi ha salvato l’Italia e la Ue. Che sia un esponente del governo ad attaccare Draghi come ha fatto Savona è di una gravitá inaudita.

Stefano Caldoro.  Nel momento in cui si chiudono i confini è il momento di rilanciare una idea di progetto unitario. Poi si vedranno i metodi, ma un progetto unitario va rilanciato, vendendo anche quello che succede nel Pd. Anche dalla mia parte politica questo sguardo va mantenuto e pensi anche da Forza Italia che può dare una mano a un progetto politico.

Il popolo della libertà era un progetto unitario. Così come lo era il Pd. Condivido il lavoro fatto sull’Avanti!, serve però un percorso organizzativo più concreto, con all’interno la proposizione dei contenuti sul perché fare questa battaglia. Quante volte abbiamo tenuto un filo con cui si siamo confrontati. Non ci è mancato il confronto di merito. Però non ritengo scontata la partita.

Salvini oggi si è preso in mano la regia. È al centro di tutto. Ma vediamo cosa è successo a Renzi. La rottamazione è stata una cosa negativa. Il rinnovamento è una altra cosa.

Sergio Pizzolante  Nel ceto politico c’è nostalgia del centro destra e del centro sinistra. Invece serve una capacità di lettura di quello che è successo altrimenti non si cambia nulla. Siamo di fronte alla frantumazione del ceto medio. Un 40% di italiani in pochi anni è passato a non sentirsi più ceto medio e a non sentirsi più protetto. Il ceto medio era diga al populismo, oggi invece ne fa parte. Le risposte di destra e di sinistra sono diverse. Da una parte la chiusura e dall’altra lo statalismo. E queste due proposte oggi sono nello stesso governo. È cambiato radicalmente tutto, e serve invece una risposta seria.

L’unione delle sigle ha sempre portato a risultati peggiori. Ma si parla di mondi diversi. Oggi i sondaggi danno risultati mai visti. In Emilia Romagna e Toscana il colore rosso non esiste più.  È vero che oggi le stagioni politiche sono corte. Ma non è vero che, finita una, la successiva sia migliore. Quando si imbocca la via sudamericana non si sa dove si va a finire. Bisogna fare l’esatto contrario rispetto a quello che è successo con il fascismo. Anziché dividerci di fronte all’avanzata dei fascismi bisogna unirsi ma non con le sigle ma con un programma e con una suggestione nuova. Con un programma che abbia una visione diversa, che parte da una analisi seria. E bisogna farlo presto, senza aspettare il Pd che vive in una visione conservativa ed è diventato un tappo a una visione nuova. Se va male pazienza ma se non lo facciamo andrà peggio. E peggio di così é difficile che vada.

Locatelli. Salvini è un imprenditore della paura

locatelli 1Pia Locatelli. Sul palco in questo momento siamo in 4 e parliamo tre lingue diverse e ci capiamo. Questo mi fa sentire europea. Salvini non ha ragione. È la contraddizione in persona, attacca pesantemente l’Europa e contemporaneamente afferma che ognuno comanda a casa propria.  Dobbiamo tenere insieme diritti e sicurezza, ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che nel nostro paese le persone hanno delle paure e noi abbiamo il dovere di spiegare e di fare capire che quelle paure non sono fondate. Invece Salvini è un imprenditore della paura. Giocano con le paure in maniera disonesta.

Parliamo spesso dell’accordo di Dublino. Schengen ha compiuto 30 anni. Era una logica che funzionava bene finché gli arrivi erano distribuiti in Europa. Ora non funziona più. Ma i migranti arrivano alla frontiera europea e per questo se ne deve fare carico l’Europa che però fino ad oggi è stata sorda. Nel Consiglio europeo le decisioni si prendono sempre all’unanimità e questo principio deve cambiare per arrivare a un sistema delle cooperazioni rafforzate. Il Parlamento europeo ne ha fatto una buona: la distribuzione automatica in proporzione ad abitanti e Pil, ma il gruppo Visegrad ha bloccato tutto. Ma noi dobbiamo continuare su questa strada. Come socialisti diciamo di tornare alle origini. Alla legge Martelli che prevedeva dei flussi legali, dei canali legali. La balla dei migranti economici e umanitari va superata. Ci sono situazioni di fuga dalla fame che non vengono considerate. Invece dobbiamo aprire canali legali misurati e controllati e allo stesso tempo gestire tutti insieme le frontiere europee. E vorrei tanto si tornasse a mare nostrum. Senza navi nel mare i morti si sono moltiplicati. E questo non lo possiamo accettare. Se Salvini avesse visti i morti chiusi nei sacchi a Lampedusa forse sarebbe meno salviniano.

Il 26 maggio del prossimo si voterà per le Europee. Saranno passati 40 anni dal primo volto per il Pe. Davvero dobbiamo impegnaci a può livelli di partecipazione per sconfiggere il partito del sofà.

La buona storia. Il governo Craxi

craxi 1Bobo Craxi. Non posso dimenticare che Psi arriva alla seconda esperienza di governo forte degli errori della prima. Il Psi arriva alla esperienza del pentapartito più debole numericamente ma più forte politicamente. Era il motore di quel governo nonostante la differenza di peso in termine di voti con la Dc. Rimini fu la riflessione di un partito che non cresceva elettoralmente ma cresceva politicamente dopo lo sfascio e il fallimento del compromesso storico. Il governo Craxi ereditò una situazione pre-argentina. Unico modo per governare era ritrovare il blocco del centrosinistra di cui il Partito socialista era il pezzo dinamico. Le condizioni internazionali lo favorirono e l’impulso della politica estera proseguì una visione euro-mediterranea. L’Italia cominciava a promuovere un certo protagonismo in campo internazionale.

Voglio sottolineare che nessuno dei reati contestati dal Pool mani pulite riguarda il periodo di governo di Craxi. Che non fu una storia a lieto fine. È vero che si passò da 11 a 14 per cento. Quando arrivò Craxi l’inflazione era all’11% e scese al  4%. L’Italia da forza sconfitta tornò a forza centrale nello scenario internazionali. Dopo tutto questo il Psi si aspettava di più. Anche se il risultato fu il migliore di quelli ottenuti dal Psi nella storia repubblicana

Oggi si arriva al governo dopo aver denigrato l’avversario, si arriva senza che le forze politiche abbiamo la capacità di leadership per governare. A Sigonella fu impedito l’assalto della Delta Force; a Catania, Salvini ha arrestato cento africani stremati: credo che il paragone sia un insulto all’intelligenza e alla Storia.

Gennaro Acquaviva Non dobbiamo qui fare una rassegna di rimpianti. Non faremmo un buon servizio. Occorre invece citare episodi, provvedimenti, situazioni. Io fui direttamente coinvolto sul tema della revisione del Concordato. Costituimmo una commissiibe mista e ne fece parte anche il nostro Tremonti che suggerì l’8 per mille per tutte le Chiese. Abolimmo la religione di Stato e l’obbligatorietà dell’ora di religione nelle scuole. Craxi aveva ben presente che solo in accordo coi cattolici e con la Chiesa si poteva tenere unita l’Italia. In fondo superammo quell’articolo sette della Costituzione votato da Dc e Pci ma non dal Psi, che introduceva i Patti lateranensi del 1929.

Luigi Covatta. Il governo Craxi fu adeguatamente preparato, a partire dalla Conferenza di Rimini del 1982. Ricordiamo che uno dei provvedimenti più importanti, il decreti di San Valentino, trovò il consenso di due sindacati, la Cisl di Carniti e la Uil di Benvenuto e che anche oa componente socialista della Cgil l’appoggiò. Quel che i comunisti berlungueriani non capironi era la trasformazione sociale ed economca dell’Italia. Erano fermi all’occupazione della Fiat del 1980.

Carlo VIzzinil Nessun governo della Repubblica suscitò tanta ostilità come il governo Craxi da parte dei Pci. Eppure i comunisti prima si erano astenuti e poi avevano votato a favore del governo Andreotti. Craxi era il nemico numero uno perché aveva iniziato a declinare a favore del Psi i consensi a sinistra. Ricordo bene gli anni dell’accordo con Reagan sugli euromissili ma anche le tensioni per Sigonella e ancor di più sui bombardamenti a Tripoli e Bengasi. Craxi salvò la vita a Gheddafi. Lo ha ricordato Bobo, che Gheddafi incontrò quando era sottosegretario agli Esteri. Il conflitto cogli amerucani, gli istaeliani, i sovietici é alla base di quel che succederà a Craxi in seguito.

Immigrazione: Italia chiama Europa

minniti schietromaMarco Minniti. Quando ero ministro dell’Interno potevo continuare a dire che l’Europa non faceva il suo dovere, invece l’Italia si è assunta le sue responsabilità perché il tema dell’mmigrazione non si gioca in Europa ma da un’altra parte di Mediterraneo. Nel mio impegno di governo ho tenuto insieme due principi: quello della umanità e quello della sicurezza. Questa la differenza tra la sinistra riformista e i nazionalisti populisti di oggi per i quali i due temi sono separati. In questi tre mesi del nuovo governo si è applicata solamente la strategia della tensione: si tiene alta la tensione anche senza che ci sia emergenza. I nazional populisti cavalcano la rabbia e la paura e vogliono tenere le persone incatenate a questi sentimenti.

Il tema giusto è il rapporto tra Europa e Africa. Oggi invece il tema è divisivo all’interno dell’Europa e ci siamo dimenticati dell’Africa. Il mio convincimento è che le forze nazional populiste europee hanno l’idea di voler far saltare l’Europa. Se non c’è lo strumento dell’euro ecco l’immigrazione. Caro n quest’ultima supposta e non reale emergenza non si paga un prezzo economico come sull’euro. Con me ci sono stati 16mila ricollocamenti nessuno dei quali  in Ungheria, caro Salvini che vanti l’amicizia con Orban. Ora si cerca l’alleanza con questo paese e con quelli di Visegrad per colpire al cuore l’Europa.

A maggio si vota per il Parlamento europeo. Un voto con il quale l’Europa rischia di morire. Se ci approcciamo con idea difensiva non si va lontano. Dobbiamo dire che l’Europa così come è non va bene. Noi siamo il Paese del Manifesto di Ventotene. Bisogna ora, subito, mettere in cantiere l’idea degli Stati Uniti d’Europa.

La sicurezza non è un tema di destra. Anzi, impatta di più con i ceti più deboli e più esposti. La sinistra deve stare a fianco a queste persone. È compito della sinistra trovare la strada per parlare a pezzi della società a cui non sta più parlando da tempo. Per la destra la sicurezza è solo ordine pubblico. Per la sinistra il discorso è molto più ampio e per questo ha più armi da usare. Dietro sfida dei nazionalpopulisti c’è qualcosa che può sfuggire di mano. Le democrazie cominciano a morire con il consenso e poi con la evoluzione non democratica. E su queste partite aperte in Italia può esserci uno slittamento non democratico. Ora le forze non democratiche hanno superato il 50%  e questo è più che uno slittamento. Credo che occorra recuperare tensione e fiducia. Il tema é avere una strategia alta, non solo una tattica. Io segretario, mi chiede il giornalista di Panorama Puca? No. Non ho gruppi, o sensibilità, come qualcuno chiama le correnti dentro il Pd. E a un insensibile non si affida la guida del Pd…

Gian Franco Schietroma. L’auspicio che Minniti ha qui espresso era quello di Turati che diceva che il sogno è quello di unire politicamente l’Europa. Bisogna scuotere in questa direzione il Pse. Nelle socialdemocrazie i valori sono talmente forti che non vanno toccati. Ma rivisti. Le sfide del cambiamento ci sono. Cerchiamo di valorizzare le buone cose fatte. Come il lavoro sull’immigrazione fatto dal ministro Minniti in un momento in cui l’Europa ci ha lasciati da soli. Tornare a una Europa che guardi all’Africa. La prima scelta di un africano non è quello di venire qui, vengono qui da noi, in Europa, per un eccesso di bisogno. Prima impegno è cercare di creare le condizioni di sviluppo e di crescita in un continente che ha grandi potenzialità.

Il centrosinistra deve occuparsi anche di un’altra emergenza: quella di partiti che dicono in campagna elettorale cose che poi non possono mantenere. Lega e 5 Stelle hanno creato una luna di miele con gli elettori. Ma il reddito di cittadinanza va investito sul lavoro e non sulla sussistenza. Per la  flat tax, che creerebbe comunque disparità e diseguaglianze,  non ci sono i soldi. Oppure la Legge Fornero, per il cui superamento non ci sono i fondo ne tantomeno le condizioni. Sono questi i punti su cui hanno vinto le elezioni. Cose che non verranno fatte.  Invece servono risposte concrete. Per esempio un piano nazionale per le manutenzioni che creerebbe lavoro e possibilità di crescita. Insomma non si può fare la gara a chi la spara più grossa. Il merito di Saragat è stato quelle di aver avuto il coraggio della impopolarità. Oggi si deve avere il coraggio di dire la verità alla gente anche se scomoda.

Del Bue: Mai una sinistra così debole

apreLa sintesi degli interventi della prima giornata della festa dell’Avanti!

Mauro Del Bue Mai la sinistra italiana è stata così debole. Mai l’insieme delle forze di centro sinistra è arrivato a un livello così  basso: il 25% circa. Il fronte popolare del ‘48, che viene ricordato come sconfitta storica della sinistra, era arrivato al 31%. Vedremo i temi che verranno allo scoperto. Immigrazione, economia, lavoro. Temi che orientano l’elettore in Italia e non solo in Italia. Si dice che le socialdemocrazie sono in crisi in tutto il mondo. Ma se diamo un’occhiata in Europa vediamo che ci sono governi socialisti in Spagna, Portogallo, in Svezia, in Germania, sia pure in coabitazione coi democristisni, mentre i laburisti sono al primo posto nei sondaggi in Inghilterra. E Macron chi é? Un ex ministro socialista nel governo di Hollande. L’anomalia Italiiana è costituita dalla presenza di un partito democratico e non socialista. L’andare oltre, il saltare la storia socialista, non ha impedito al Pd di scivolare al risultato più basso dei partiti socialisti europei, se escludiamo il dato del Partito socialista francese. L’anomalia italiana che con le ultime europee era divenuta modello per altri, oggi si é rivelata fallimentare. Serve un soggetto nuovo, che non rinneghi la storia e l’identità e sappia ricollegarsi ai bisogni dei cittadini.

Enzo Maraio I socialisti  lanciano un forte segnale. Noi siamo sempre stati un partito conflittuale, però abbiamo una rete radicata nel territorio che n mille amministratori locali. Siamo un partito vivo che vuole dare la sveglia a tutta la coalizione. Abbiamo uno spazio politico enorme da riempire di contenuti. Ma l’opposizione a questo governo deve essere credibile. Vi è una prateria politica davanti, non dobbiamo commettere errore di considerare sufficiente il Pantheon della nostra storia. Occorre elaborare idee e progettualità. Noi socialisti abbiamo la fortuna di essere abituati a superare periodi di tempesta. Grazie anche al nostro segretario Nencini e oggi ci proponiamo come  partito di mediazione tra le varie arie del centrosinistra.

Sono 100 giorni che il governo è all’opera e ha modificato tre volte la linea sui vaccini. Su l’Ilva hanno vinto una campagna elettorale. E alla fine non hanno cambiato nulla. Sono i grandi temi su cui dobbiamo lavorare: sicurezza, accoglienza e dignità. Allo stesso tempo la sicurezza che non è un tema di destra, ma di civiltà. Staremo decenni all’opposizione se non troviamo temi su cui rifondare la sinistra in Italia. Il Partito ha radici profonde che ci danno speranze per scrivere altre pagine di storia in Italia.

Ugo Intini. Il nostro partito è l’unico cha ha mantenuto inalterato il suo nome. E l’Avanti! è unico giornale, anche se ora online, della sinistra che ancora esiste. Dall’Avanti! purtroppo è nato anche Mussolini. Ma anche il comunismo con Gramsci che fu direttore dell’Avanti di Torino. All’avanti! è nata la Repubblica, con Pietro Nenni. Insomma attraverso il nostro giornale è passata la storia del Paese. Ma l’Avanti! ha anche meriti storici più recenti. Ha applicato la politica del partito ed è stato il primo giornale a fare quello che la stampa italiana non ha fatto. È stato il primo giornale a contestare la magistratura, vedi Tobagi. L’Avanti è stato anche il primo a contrastare le Brigate Rosse. Altre esempio viene dal più grande giallo accaduto in Italia. Il tentato assassinio del papa. Il nostro giornale fu l’unico che fece un’inchiesta sulla linea oggi più accreditata della pista sovietica. L’Avanti! fu distrutto 5 volte dai fascisti.

Oggi non c’è il fascismo, ma c’è il diciannovismo. Noi, l’Italia,  saremo presto individuati dalla Unione europea come peggiori di Orban. Questo è come porre una bomba ad orologeria all’interno dell’Europa. E l’Avanti! questo lo ha capito per primo.

La distruzione della politica passa attraverso la distruzione della storia. Sto organizzando un convegno su questo tema cercando di ricostruire la dignità della storia contro gli imbroglioni che vogliono cancellare la storia di questo paese.

Al via la festa dell’Avanti! a Caserta

festa avanti logoAl via oggi venerdì 14 settembre, la Festa dell’Avanti!, l’appuntamento annuale del Psi dal titolo ‘Il Futuro Possibile’ che si terrà a Caserta, presso Parco Maria Carolina (viale Giulio Douhet 2014), nei giorni 14, 15 e 16 settembre. La festa si aprirà domani, venerdì 14 settembre con l’inaugurazione alle ore 16.30. Alle ore 17.30 Mauro Del Bue e Ugo Intini presenteranno il nuovo Avanti!  Ospiti della festa, tra gli altri, alle ore 18.30 il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, alle ore 19.30 Marco Minniti.

Alle 20.30 si terrà l’intervista a Paolo Gentiloni e Riccardo Nencini. “Tre giorni per discutere dei tre cardini attorno a cui riorganizzare un’azione per il futuro possibile della sinistra, in Italia come in Europa: libertà, inclusione e lavoro”- ha detto il Segretario Nencini, che sulla sua pagina Facebook ha aggiunto: “parleremo di migranti, con i sindaci locali impegnati nella lotta alla criminalità, fino alle proposte politiche che affronteremo con radicali, socialisti, cattolici. Temo che l’asse Salvini- Di Maio non si esaurisca presto, una ragione in più per mettere in campo un’opposizione che sia alternativa credibile, un pugno di forze pronte a confrontarsi alle prossime Europee”

È possibile seguire la diretta degli eventi su Radio Radicale.

Omofobia, aggredita coppia gay con la benzina

verona insultiUna coppia gay è stata aggredita a Stallavena, in provincia di Verona, dopo aver ricevuto diverse minacce ed essersi ritrovati delle svastiche sul muro di casa.

L’aggressione è avvenuta il 13 settembre sul pianerottolo dell’appartamento della coppia: intorno alle 2 di notte i giovani hanno udito dei rumori fuori dall’abitazione e quando hanno aperto la porta gli aggressori hanno lanciato addosso a uno dei due delle benzina. Per fortuna il liquido infiammabile non ha preso fuoco.

La coppia, sposata in Spagna, era stata già insultata ad agosto mentre era in piazza Bra, nel centro storico di Verona, da un gruppo di ragazzi.
Sul pianerottolo della dimora della coppia omosessuale sono state ritrovate anche tre taniche di benzina e una bomboletta di vernice spray: la stessa con cui, con ogni probabilità, i muri della casa erano stati imbrattati con una svastica e minacce esplicite. “Vi metteremo tutti nelle camere a gas”, è l’inquietante messaggio che campeggia, in caratteri neri, sulla parete esterna. Inoltre i due avrebbero anche raccontato di aver ricevuto delle lettere minatorie.

Consob, Mario Nava si dimette per ragioni ‘politiche’

mario navaLe dimissioni di Mario Nava dalla Consob, l’autorità per le società e la Borsa che stava guidando da pochi mesi, sono state sorprendenti. In una nota, il professore, ha scritto: “ La questione è solo politica. La questione legale della mia posizione amministrativa è stata decisa e validata da ben quattro istituzioni, Commissione europea, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica e Corte dei Conti, e non necessita di miei commenti ulteriori. Responsabilmente quindi, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob”.
Le dimissioni dell’economista bocconiano sono arrivate dopo un lungo pressing della maggioranza di governo che aveva sollevato una questione politica.  Lega e M5S, scioccamente, cantano vittoria. Poco tempo fa il Movimento penta stellato, ha posto, capziosamente, un quesito alla Commissione europea in merito alla posizione di distacco di Nava. Nonostante le risposte della Commissione europea sulla regolarità della nomina di Nava alla presidenza della Consob, la maggioranza governativa ha continuato gli attacchi su un piano politico.
Apprendendo la notizia delle dimissioni di Nava, il vicepremier Luigi Di Maio ha commentato: “Finalmente arriva la presa d’atto da parte del presidente della Consob circa la sua incompatibilità tra il distacco dagli uffici tecnici della Commissione europea e la guida di una Autorithy nazionale come la Consob”. Poi, Di Maio si è complimentato con ‘chi nel Movimento 5 Stelle non ha mai mollato su questa battaglia’. Tra loro la pasionaria pentastellata Carla Ruocco, portavoce alla Camera del M5S ha scritto esultando: “Il Presidente illegittimo di Consob, Mario Nava, ha rassegnato le dimissioni dopo due mesi intensi in cui abbiamo portato il suo caso in commissione Finanze e su tutti i giornali. Un ‘lavoro di pulizia’ che permetterà di garantire ai risparmiatori un efficace ed imparziale controllo del sistema finanziario nazionale”.
Nava, da parte sua, ha spiegato: “Un sacrificio personale, un gesto che, rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all’indipendenza di questa Autorità al di là dei miei interessi personali, e permetterà al Governo di indicare un Presidente con caratteristiche ad esso più congeniali. La Consob è indipendente ma non può essere isolata, deve poter lavorare non solo con le altre autorità indipendenti, ma anche con le istituzioni politiche”.
Poi, Nava ha anche spiegato: “Ho accettato l’incarico con gioia e entusiasmo. Ora però queste mie caratteristiche e questi obiettivi sembrano essere considerati un insormontabile ostacolo. Il segnale di totale non gradimento politico è chiaro e inequivocabile. Quindi, responsabilmente, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob”.
Due giorni fa i capigruppo alla Camera e al Senato del M5S, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, e della Lega, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, avevano invitato Nava a rassegnare le dimissioni.
Lega e M5S avevano argomentato: “Nava, sui quotidiani nazionali si è dichiarato certo che non vi sia alcuna irregolarità nel suo operato e nella sua nomina. Eppure, rispondendo a un’interrogazione presentata al Parlamento europeo, il commissario Oettinger ha confermato che l’attuale presidente della Consob rimane soggetto agli stessi doveri e diritti dei funzionari della Commissione in attività di servizio”.
Quindi, avevano bollato il professore ‘incompatibile con la presidenza di un’autorità indipendente italiana’, il cui ruolo è quello di garantire l’ordinato funzionamento del mercato finanziario nazionale.
Ora, con le dimissioni di Nava, si è aperta la partita per sostituire il numero uno della Consob. Mentre Di Maio ha garantito la nomina di ‘un servitore dello stato e non della finanza internazionale, un presidente che possa esercitare pienamente e liberamente il suo ruolo’, il leghista Claudio Borghi ha ringraziato ‘il Dott. Nava per la sensibilità dimostrata con le sue dimissioni’ e poi ha chiosato: “Non si può dirigere un’autorità indipendente mentre si è dipendenti di Bruxelles”.
Il governo gialloverde, con il caso della Consob, contemporaneamente ha attaccato le quattro istituzioni che hanno validato la nomina di Nava: la Commissione europea, la Corte dei Conti, la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio allora guidata da Gentiloni.
Adesso, la Consob è rimasta senza una guida ed il Governo Conte non ha ancora un nominativo da indicare in sostituzione del prof. Mario Nava per svolgere la funzione di presidente dell’importante istituzione di controllo sul mercato borsistico e finanziario.

Moscovici, l’Italia è un problema per l’Eurozona

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Passa la prima fiducia del governo Conte. L’Aula della Camera ha infatti approvato la fiducia sul decreto legge milleproroghe con 329 sì e 220 no. Gli astenuti sono stati 4. Il provvedimento, viste le modifiche, dovrà tornare in terza lettura all’esame di Palazzo Madama. Il decreto deve essere convertito in legge entro il 23 settembre. Il Partito Democratico ha fatto ostruzionismo per tutto il corso della discussione iscrivendo a parlare sugli ordini del giorno al testo tutti i suoi deputati. Una scelta che è piacuta a Forza Italia: “È inutile e svilisce la funzione del Parlamento e della stessa opposizione”, attacca il vice capogruppo Roberto Occhiuto. Ma il Pd rivendica la legittimità di proseguire con l’ostruzionismo, visto che la maggioranza ha “compresso” il dibattito, è la replica di Enrico Borghi. Ma al di là delle questioni di metodo lo scontro si concentra sul merito delle questioni. Dopo la battaglia sui vaccini, finita sostanzialmente con la proroga dell’autocertificazione e dunque con un rinvio e una non-decisione, l’attezione si è spostata sui tagli di oltre un miliardo alle periferie, che, nonostante le assicurazioni di Conte con l’Anci non sono stati ancora ripristinati.

Intanto dall’Europa l’Italia viene tenuta sotto osservazione. Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici, non ha usato mezzi termini per definire la situazione dei conti nel nostro Paese. Infatti per Moscovici, l’Italia rappresenta “un problema” per l’eurozona. Lo ha detto oggi nel corso di una conferenza stampa a Parigi, nel corso della quale ha sollecitato il nostro Paese a presentare “una legge di bilancio credibile”. “C’è un problema, che è l’Italia – ha affermato Moscovici – Ed è proprio l’Italia il tema su cui voglio concentrarmi prima di tutto”. “L’Italia – ha spiegato Moscovici – ha bisogno di riforme alla sua economia. Fermare le riforme e stampare moneta non è quello che salverà l’Italia”.

Pierre Moscovici “per la prima volta ha paura” davanti all’ondata populista che sta travolgendo l’Europa, “non c’è Hitler, ma dei piccoli Mussolini” ha scandito all’indomani del discorso sullo stato dell’Unione di Jean-Claude Juncker. A 250 giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento, il commissario europeo agli Affari economici e monetari ne ha parlato “senza dubbio come le più decisive da quelle del 1979”, che furono le prime. “Quando dico che ho paura”, ha detto, è pensando agli anni Trenta del Novecento. “Non c’è Hilter”, ma se ci sono “dei piccoli Mussolini è da verificare”, ha sottolineato Moscovici, in un’allusione neanche troppo velata a Matteo Salvini, “il più nazionalista” dei ministro degli Interni, “in un momento in cui il suo Paese avrebbe più che bisogno della solidarietà europea”.

“Quando dico che ho paura – ha insistito il commissario, ricordando di essere “figlio di un ebreo della Romania, venuto a cercare asilo in Francia” – non sono paralizzato, ma bisogna reagire” rafforzando la sovranità dell’Europa dinanzi alle minacce esterne.  Parole forti, quelle del commissario, alle quali ha replicato il vicepremier Luigi Di Maio. “Nel momento in cui abbiamo avuto un rapporto decente con un commissario Europeo, Gunther Oettinger, come al solito c’è un atteggiamento da parte di alcuni commissari europei che è veramente inaccettabile, insopportabile” ha commentato Di Maio alla Camera al termine dell’incontro con il Commissario Ue Oettinger.

“Dall’alto della loro Commissione Ue addirittura si permettono di dire che in Italia ci sono tanti piccoli Mussolini. – ha rilevato Di Maio -. Non solo non si devono permettere ma questo dimostra come queste siano persone scollegate dalla realtà”.