Il Dieselgate investe anche Renault

test-emissioniDopo la Fca ora tocca alla Renault. La casa automobilistica francese è finita sotto indagine in Francia dove il 12 gennaio è stato aperto il fascicolo giudiziario: 3 giudici sono al lavoro e stanno indagando sulle emissioni prodotte dalle vetture Renault. L’azienda è sospettata di aver truccato i test dei motori diesel. Dopo lo scandalo Volkswagen del 2015, una commissione indipendente di esperti, istituita dal ministero francese dell’ecologia, aveva constatato l’importante sforamento del limite massimo di emissioni inquinanti su alcuni veicoli diesel venduti in Francia da diversi costruttori, tra cui, appunto, Renault. Parallelamente, sotto la supervisione del ministero dell’Economia, lo scorso anno è stata avviata un’ulteriore inchiesta su una dozzina di marchi automobilistici che commercializzavano vetture diesel ed erano state eseguite numerose perquisizioni in diversi siti Renault. Immediata la risposta della Renault che afferma di rispettare le norme francesi ed europee: “I nostri veicoli sono omologati conformemente alle leggi vigenti non sono equipaggiati di dispositivi per frodare la rilevazione delle emissioni”.

La notizia delle indagini su Renault arriva all’indomani delle accuse giunte dagli Stati Uniti alla Fca, finita nel mirino per una presunta violazione delle norme sulle emissioni per i motori diesel. Secondo l’Epa, l’azienda italo-americana non avrebbe rispettato le norme ambientali nella costruzione di alcuni motori venduti in territorio Usa: “Non comunicare l’esistenza di un software che influisce sulle emissioni di un’auto è una seria violazione delle legge. Tutte le case automobilistiche devono giocare secondo le stesse regole” ha ammonito l’agenzia per la protezione dell’ambiente. Anche se la replica della società è stata secca e immediata: “Abbiamo sempre rispettato i limiti e siamo pronti a collaborare”. Le accuse sono state respinte al mittente dallo stesso Ad Sergio Marchionne che ha assicurato che le automobili del gruppo rispettano i limiti di emissioni imposti dalla severa normativa americana. “La moralità della condotta di Fca – ha detto Marchionne – non è da discutere ed è piuttosto l’Epa ad avere un atteggiamento moralista. Nella nostra azienda nessuna persona ha cercato di aggirare niente”.

Secondo la Cnbc, l’accusa potrebbe costare a Fca sanzioni fino a 4,63 miliardi di dollari anche se la società si difende: “I nostri sistemi di controllo delle emissioni rispettano le normative applicabili” e, tramite l’amministratore delegato Marchionne, fa sapere non temere eventuali sanzioni: “Fca sopravviverà anche se le dovesse essere comminata una multa di 4,6 miliardi di dollari”.

Le accuse americane a Fiat Chrysler Automobiles sulle manomissioni ai software di alcuni diesel per aggirare i limiti sulle emissioni “sono preoccupanti”. Così la portavoce della Commissione Ue, Lucia Caudet. “Siamo in contatto costante con le autorità Usa che, ci hanno informato di aver ricevuto insufficienti dati da parte del colosso automobilistico”. “Lavoriamo con Epa e Fca per verificare le implicazioni potenziali per i veicoli in Europa”.

Unioni civili diventano… ufficiali con i decreti definitivi

Matrimoni gay-USALe unioni civili escono dal limbo del regime transitorio ed entrano a pieno titolo nell’ordinamento italiano. Sul tavolo del Consiglio dei ministri di domani approderanno infatti, per il via libera definitivo, i tre decreti legislativi che attuano la legge Cirinnà 76/2016 in vigore dal 5 giugno scorso.
Dopo aver ricevuto il parere favorevole delle competenti commissioni parlamentari a inizio dicembre i testi tengono conto delle osservazioni espresse da Camera e Senato. In particolare, sono adeguate le norme di diritto internazionale privato e di diritto penale, oltre che l’ordinamento dello stato civile. Sullo stato civile andrà disciplinato l’ormai famoso gap sulla scelta del cognome: le schede anagrafiche dei gli uniti “devono essere intestate al cognome posseduto prima dell’unione civile“. Se quindi con i decreti provvisori alcune di essere erano state aggiornate erroneamente col cognome del partner, questo va cancellato entro 30 giorni. Sul diritto penale si confermano le posizioni già adottate: “agli effetti della legge penale il termine matrimonio si intende riferito anche alla costituzione di un’unione civile tra persone dello stesso sesso“. Costituisce quindi per i reati circostanza aggravante la qualità di “unito civilmente”, come per i coniugi. Eliminato anche il requisito della “coabitazione”, che avrebbe limitato la causa di non punibilità per reati contro il patrimonio.
Sul diritto internazionale invece, arriva finalmente il chiarimento che tutti aspettavano: in caso di nulla osta all’unione civile negato al cittadino straniero, il documento può essere sostituito da un atto che attesti “la libertà di stato“. I cittadini residenti in stati che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso quindi non avranno più problemi e potranno unirsi civilmente col proprio partner italiano.

Tobruk contro ambasciata italiana “nuova occupazione”

Libia-HaftarGli Italiani ancora una volta sono in mezzo alla bufera libica, stavolta accusati di essere dei ‘colonizzatori’ come nel 1911. Le autorità di Tobruk, nell’est della Libia, si scagliano contro la riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli definendola una “nuova occupazione”. Lo riferisce il sito ‘The Libya Observer’. Appena tre giorni fa era stata riaperta da Roma la sede diplomatica italiana in Libia, con grande entusiasmo dell’ambasciatore Giuseppe Perrone che aveva fatto sapere di essere stati i primi: “C’è sempre una situazione di rischio, ma considerato il nostro ruolo particolare in Libia abbiamo deciso di fare questo investimento politico”.
Ma il vero problema non è solo l’ambasciata per i libici di Tobruk: il ministero degli esteri del ‘governo’ guidato da Abdullah al-Thani e al quale fa riferimento il generale Khalifa Haftar, ha inviato ieri una “nota diplomatica urgente” a tutte le ambasciate e i consolati libici all’estero per informarli di quello che viene definito “il ritorno militare dell’Ambasciata italiana” a Tripoli. “Una nave militare italiana carica di soldati e munizioni è entrata nelle acque territoriali libiche. si tratta di una chiara violazione della carta delle Nazioni Unite e una forma di ripetuta aggressione”, sostiene la nota di Tobruk, sempre secondo quanto riferisce Libya Observer.

Ma Tobruk mostra i muscoli anche perché sostenuta dal gigante russo: Putin infatti continua a sostenere il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che non nasconde la sua aspirazione a controllare anche Tripoli.

Ma ora il problema riguarda anche gli italiani nel territorio libico, senza dimenticare la questione Eni. Infatti le milizie di Zintan (alleate di Haftar) dalle alture a sud della capitale ribadiscono la minaccia di attaccare le strutture Eni che fanno capo al terminale di Mellitah non lontano dal confine con la Tunisia.

Testamento biologico. Locatelli: “Non è eutanasia”

testamento biologicoA oltre dieci anni dopo la morte di Welby l’Italia non ha ancora una legge sul testamento biologico. Oggi è scaduto il termine per presentare gli emendamenti alla commissione Affari Sociali del Senato per la legge sul testamento biologico, la prima delle due leggi richieste da 100mila firmatari, con iniziativa popolare. L’altra è l’eutanasia. Gli emendamenti sono arrivati ‘a pioggia’, oltre 1.000 presentati in commissione Affari sociali della Camera al testo unificato sul testamento biologico. È quanto riferiscono gli uffici della commissione.
La proposta di legge, il cui testo racchiude le 16 diverse proposte presentate dai vari gruppi, secondo calendario stilato dalla conferenza dei capigruppo approderà in Aula il prossimo 30 gennaio. “Con il voto alla Camera il 31 gennaio diventa possibile l’approvazione in questa legislatura”. Lo ha affermato in una dichiarazione Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia legale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica e le libertà civili.
Il capogruppo di Ncd, Maurizio Lupi, ha sollevato alcune perplessità, suggerendo ancora un po’ di tempo per la conclusione dell’esame del testo e del conseguente
approdo in Aula. Con una posizione più netta, viene ancora riferito, la Lega ha espresso tutta la sua contrarietà, annunciando oggi una “pioggia di emendamenti” in commissione, con l’obiettivo di rallentare l’iter del provvedimento.
La proposta di legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari” è ora all’esame della commissione Affari sociali della Camera.
“Si tratta di un testo improponibile che non vedrà mai la luce”. Afferma il deputato della Lega dei popoli-Noi con Salvini, Alessandro Pagano. “La sacralità della vita deve essere un principio inviolabile, dall’inizio alla fine, e in tal senso la Lega è oggi avanguardia politica di queste battaglie”, dice il leghista.
“Non si tratta di eutanasia, ma semplicemente di dare la possibilità di scegliere anticipatamente a quali cure sottoporsi o meno, quando non si sarà più in grado di esprimere la propria volontà”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo sul fine vita. “Il testo uscito dal comitato ristretto della commissione Affari sociali è molto equilibrato e ci auguriamo che possa essere largamente condiviso. L’obiettivo è quello di arrivare a una buona legge prima della fine della legislatura e di mettere fine al vuoto legislativo che ad oggi viene spesso colmato dalle sentenze della magistratura”.
L’iter delle proposte di legge sul Testamento biologico è stato lungo e non privo di ostacoli. Alcune delle 16 diverse proposte presentate in commissione Affari sociali della Camera risalgono a oltre 3 anni fa, nel 2013.
“Dopo oltre 3 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà scientifica – ha affermato Marco Cappato – il Parlamento compie dunque un altro passo importante verso l’obiettivo per cui si batte ALC, il riconoscimento ufficiale del diritto di scegliere come e
quando terminare la propria vita e interrompere la propria sofferenza. Un diritto degli italiani – richiesto dal 77% secondo una recente indagine Swg – che non deve essere riconosciuto esclusivamente a chi è cosciente o a chi è attaccato a una macchina, escludendo molti altri malati terminali, ma che deve essere universalmente riconosciuto grazie alla legalizzazione del Testamento biologico”.

Banche: Padoan: “Vicini a un punto di svolta positivo”

Padoan“Siamo vicini a un punto di svolta positivo”. Il “sistema bancario italiano sta voltando pagina” e “non è affatto da escludersi un circolo virtuoso tra pulizia dei bilanci e ritorno alla crescita”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di una audizione in commissione Finanze al Senato. Nel punto di svolta il ministro Padoan individua “alcuni punti importanti: Unicredit sta per lanciare oggi un aumento di capitale importante; Ubi si è dimostrata disponibile ad acquisire tre delle quattro banche regionali; Banca popolare di Milano e Banco popolare hanno completato una importante aggregazione e ci sarà la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi. Stiamo parlando – ha sottolineato – di elementi positivi che tutti insieme danno un segnale importante, che il sistema bancario italiano sta voltando pagina. E quindi, visto l’andamento incoraggiante dell’economia con gli ultimi dati, non è affatto da escludere l’innesco di un circolo virtuoso fra consolidamento bancario, pulizia dei bilanci, ripresa della crescita e un ritorno a condizioni quantomeno di normalità e di uscita definitiva dalla crisi”.

Padoan ha poi parlato di “Percezione negativa”. Una percezione, in Italia e all’estero, “che è sbagliata e  immotivata”. Il ministro ha poi evidenziato il valore della fiducia. ‘E’ un fattore essenziale – ha puntualizzato – un bene pubblico”. E  ha messo in guardia dal problema della “asimmetria” che rende  “facile distruggere la fiducia e difficile ricostruirla”. Da  qui la critica a quanti gettano “discredito sull’intero  settore bancario. Un ‘atteggiamento dannoso”, ha affermato, tale da mettere “a repentaglio la crescita, l’economia, il  lavoro”.

Nel corso dell’audizione Padona ha puntualizzato che “Mps non registra segnali di dissesto”. Il Ministro ha assicurato che con gli  strumenti messi in atto dal Governo verrà realizzato “il risanamento definitivo della banca” e che la  “ricapitalizzazione precauzionale è per definizione europea  temporanea” e che “la banca definitivamente risanata tornerà al mercato”.

Per quanto riguarda i rimborsi Padoan, ha annunciato che ammonteranno circa a 190 milioni che, “quando tutte  le pratiche verranno espletate”, saranno stati erogati agli obbligazionisti retail delle quattro banche in risoluzione.   “Il Governo – ha aggiunto –  auspica che la giustizia faccia rapidamente il suo corso” e  che “vengano sanzionati” tutti quelli che abbiano provocato danni a comunità e risparmiatori. “Non tutte le banche sono in difficoltà in conseguenza della crisi”, ha detto,  aggiungendo che “per alcune banche ci sono state anche  gestioni da parte di amministratori e management che possono  aver violato norme deontologiche e penali”.

La Turchia tra Presidenzialismo, guerra ai curdi e Siria

erdogan bandieraUna nuova Turchia si affaccia all’orizzonte europeo, due svolte importanti nel territorio eurasiatico, la prima è quella che riguarda la riforma costituzionale che porterà la Repubblica turca verso il Presidenzialismo, l’altra riguarda la guerra siriana e la svolta pro-Assad del Presidente turco che chiaramente non dimentica la sua guerra ‘interna’ contro i curdi.

Come promesso e prospettato la Turchia di Erdogan si avvia verso il Presidenzialismo. La Riforma Costituzionale voluta dall’attuale presidente turco che mira a rafforzarne i poteri ha portato a scontri non solo politici e verbali, ma a una vera e propria rissa tra maggioranza e opposizione. La lite è iniziata quando i deputati del Chp, il più antico partito turco dei laici, hanno accusato i colleghi dell’Akp della maggioranza di Erdogan di non votare secondo le procedure previste per lo scrutinio segreto. Alcuni parlamentari dell’Akp hanno quindi cercato di strappare a un collega del Chp il telefono cellulare con cui filmava le presunte irregolarità procedurali. Dalla scintilla la rissa: pugni, spintoni e urla, mentre si votavano i 18 articoli della proposta di riforma costituzionale presentata dalla maggioranza. Ma il presidente Erdogan è intervenuto chiedendo che le operazioni di voto “vadano avanti e ognuno stia al suo posto e faccia il proprio dovere”. Nonostante la rissa, infatti, sono stati approvati altri tre articoli della controversa riforma costituzionale che mira a rafforzare i poteri del presidente Recep Tayyip Erdogan. Gli articoli in questione riguardano l’abbassamento dell’età minima dei deputati da 25 a 18 anni, l’allungamento da quattro a cinque anni della legislatura e i poteri del Parlamento.


L’intera riforma dovrebbe essere approvata (in prima e seconda lettura) nel giro di due settimane.
Nel frattempo, la situazione in Siria prende una nuova piega dopo la svolta a favore di Assad del Presidente Erdogan. La pace sembra vicina, grazie anche all’intermediazione russa, in una terra che vede ormai da oltre cinque anni la guerra civile e la devastazione.
I nuovi negoziati di pace in Siria non sono più a guida Nazioni Unite, ma sotto l’asse Russia-Turchia-Iran.
Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato al telefono della conferenza di Astana e del cessate il fuoco in Siria anche con la sua controparte turca Recep Tayyp Erdogan e, secondo quanto assicura il Cremlino, è stato constatato il rispetto “nell’insieme” degli accordi fra governo siriano e opposizione moderata per la cessazione delle ostilità grazie alla mediazione di Mosca e Ankara. Putin ed Erdogan hanno concordato di “rafforzare l’impegno attivo comune per preparare i negoziati fra le parti siriane ad Astana”, ha precisato il Cremlino. Russia e Turchia si sono proposti, insieme all’Iran, come garanti di un nuovo processo di pace per la Siria incentrato, nelle loro intenzioni, su colloqui fra le parti ad Astana. Tuttavia se per la Siria si prospetta la pace, per i curdi è ancora tempo di guerra e non solo in Turchia: i rappresentanti curdi siriani non sono stati infatti nemmeno invitati ai negoziati di pace sulla Siria promossi dalla Russia e dalla Turchia che si terranno in Kazakistan (probabilmente il 23 gennaio). Eppure in precedenza Mosca, alleata del presidente siriano Bashar al-Assad, aveva spinto per la presenza dei curdi al tavolo negoziale di Ginevra. Ma Ankara ritiene che Pyd e Ypg siano emanazione del Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan, che in Turchia sta combattendo un’insurrezione violenta contro lo Stato.
Intanto la depurazione di Erdogan contro i curdi varca i confini: l’aviazione turca ha compiuto ieri pomeriggio, per il secondo giorno consecutivo, nuovi raid contro il Pkk curdo in nord Iraq (nella regione di Zap), distruggendo almeno 4 obiettivi dei ribelli, tra cui rifugi e postazioni armate. Lo fanno sapere le forze armate di Ankara, che hanno anche diffuso un breve video dei bombardamenti.

Gli Usa si preparano ad abrogare l’Obamacare

Donald Trump si è insediato e già parte lo smantellamento di una delle iniziative più importanti del Presidente democratico uscente, l’Obamacare: il programma di assicurazione sanitaria atrump firma del presidente Barack Obama.

Tutto parte dal Senato dove questa notte i senatori repubblicani hanno votato a favore dell’istituzione di Commissioni del Congresso incaricate di preparare la legislazione per revocare la normativa promulgata nel 2010.

Il voto è passato per poco 51-48. La risoluzione «Repeal Resolution» passa ora alla Camera dei Rappresentanti e prevede di votarla questa settimana. La rottamazione dell’Obamacare è una priorità assoluta per le maggioranze repubblicane per entrambe le camere e per il presidente eletto Donald Trump.

Ora a rischiare sono 20 milioni di americani che usufruivano dell’assicurazione sanitaria statale, l’Obamacare era stato un vero successo, tanto da essere rivendicato dallo stesso presidente anche nel suo discorso di commiato.

Nonostante la revoca resta una delle priorità del presidente eletto Donald Trump, nei giorni scorsi alcuni repubblicani hanno espresso preoccupazione per l’attuale strategia del partito di votare per l’abrogazione senza avere un piano di sostituzione. Tanto che a schernirli ci ha pensato proprio il noto senatore del Vermount, Bernie Sanders, che ha fatto notare come nonostante la fretta per smantellare l’assicurazione sanitaria a firma di Obama non hanno nessuna idea di come portare avanti un progetto sostitutivo.

Poste italiane: risparmiatori traditi

poste italianeBrutto colpo per le Poste Italiane. Oltre alle croniche disfunzioni per la consegna della corrispondenza postale fin troppo tollerate, si aggiunge il tradimento della fiducia degli italiani nell’affidare i propri risparmi alle Poste Italiane considerate immagine di massima garanzia istituzionale.

Il consueto aumento annuale del costo dei servizi postali decorre dal 10 gennaio 2017 per la spedizione delle raccomandate. I volumi di affari sono in continua diminuzione per diversi fattori tra cui la concorrenza privata dei corrieri postali e la informatizzazione della corrispondenza ordinaria. La risposta della politica aziendale dovrebbe essere quella di una maggiore efficienza dei servizi offerti e maggiore competitività nei costi per quanto concerne il “core business”, mentre per la parte finanziaria dovrebbe offrire maggiori garanzie sulla remunerazione e sulla tutela del risparmio.

Invece, Poste Italiane ha creato un altro caso di risparmio tradito che ha fatto meno scalpore della Banca Etruria o del Monte dei Paschi ma che non può certamente essere trascurato. Si tratta nella maggior parte di piccoli risparmiatori. Risparmi sudati con le fatiche del proprio lavoro o ricevuti in eredità dai genitori che nel corso di una vita modesta e con molti sacrifici hanno voluto lasciare anche un ricordo in denaro ai propri figli.

L’art. 47 della nostra Costituzione recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice, e al diretto e indiretto investimento azionario nei complessi produttivi del Paese.”

La Banca d’Italia e la Consob hanno le funzioni previste dall’art 47 della Costituzione di disciplina, coordinamento e controllo sull’esercizio del credito e quindi avrebbero dovuto controllare anche sulla validità dei prodotti finanziari commercializzati da Poste italiane.

Poste italiane ha sfruttato la fiducia derivante da una antica credibilità istituzionale maturata in molti italiani soprattutto tra i ceti più deboli e finanziariamente meno esperti. Non hanno evitato di usare inganni e raggiri truffaldini ormai diffusi nella pratica della finanza italiana con campagne commerciali eticamente improponibili. I dipendenti delle Poste italiane, come i dipendenti bancari, hanno subito le pressioni commerciali e sono stati costretti ad assumere il ruolo di imbonitori per convincere i risparmiatori ed ottenere la fiducia per l’acquisto di prodotti finanziari che avrebbero perso valore senza nessuna consapevolezza da parte del risparmiatore sui rischi del capitale investito.

Uno Stato di diritto che si rispetti e che sappia attuare la propria Costituzione non può consentire la distruzione del risparmio maggiormente se si tratta di quello della povera gente.

Molti si pongono un problema che fa perdere fiducia nello Stato: è mai possibile che nel mondo della finanza, chi sbaglia non paga mai, soprattutto a livello manageriale e alla fine se la cava solo perdendo il lavoro ma ricevendo indennizzi economici tali da potersi permettere di vivere lussuosamente per il resto della loro vita.

Anche un grande economista americano, John Kenneth Galbraith, nel suo saggio “l’economia della truffa” (titolo originario “The economics of innocent fraud”) pubblicato in Italia nel 2004 descrive e denuncia l’insana abitudine da molti anni diffusa (inizialmente negli Stati Uniti) per gestire le grandi società. Le ripercussioni sociali prodotte dal mondo della finanza sono quelle più devastanti.

Ovviamente non è giusto generalizzare, ma le vicende di questi anni devono fare riflettere ed agire. Se si sono create le condizioni per arrivare ad osservare l’esistenza di vere e proprie organizzazioni autorizzate ad operare liberamente e che commettono consapevolmente delle truffe, si può pensare che in Italia la vigilanza non è vigile o che è complice.

Il caso del risparmio tradito di Poste Italiane, come per il Monte dei Paschi o della Banca Etruria, sta per deflagrare con numeri da capogiro. Riguarda migliaia di risparmiatori che hanno pensato bene di lasciarsi incantare dalla tradizionale sicurezza che garantivano i prodotti di risparmio postali, associati con un altro investimento “sicuro” come il mattone.

Le Poste, insieme ad altri collocatori, dal 2002 al 2005, sotto la guida di Massimo Sarmi, hanno venduto nei loro 14mila uffici le quote di quattro fondi immobiliari, che avevano in comune due cose: il prezzo, di 2.500 euro l’una (un taglio non elevato e per questo accessibile a molti portafogli) e l’alta rischiosità dell’investimento. Il tutto era spiegato bene nei prospetti informativi dei fondi Invest Real Security, Obelisco, Europa Immobiliare 1 e Alpha, ma non sembra che sia stato spiegato altrettanto bene a chi si recava in Posta in cerca di consigli per i suoi risparmi. Che le cose non andassero nel verso giusto lo avevano capito tutti leggendo i rendiconti annuali dei fondi che hanno quasi sempre chiuso con perdite. Anno dopo anno, gli 850 milioni di euro raccolti inizialmente e divisi in oltre 340mila quote si sono quasi evaporati.

Nonostante le perdite dei sottoscrittori, le Sgr hanno continuato a incassare ogni anno commissioni che variano tra lo 0,8 e l’1,8% del valore del fondo. E come loro hanno guadagnato le banche depositarie, gli esperti che hanno redatto le perizie degli immobili, pur cambiandone più volte il valore e determinando l’oscillazione del prezzo delle quote. Al 30 giugno 2016, la valutazione dei periti del fondo Obelisco era di 1.118 euro, mentre quella di Europa Immobiliare 1 era di 1.314 euro, meno della metà del valore iniziale. Le cose sembrano andar meglio per il fondo Alpha valutato 3.304 euro, ma si tratta di una salute apparente, perché dopo un avvio brillante è dal 2012 che non distribuisce più proventi e per riuscire a vendere gli immobili ha chiesto una proroga di 15 anni con buona pace dei pensionati che nel 2002 hanno investito nel fondo. Salute permettendo, dovranno aspettare fino al 2030.

Sui fondi avrebbero dovuto vigilare Banca d’Italia e Consob. Poste, dal canto suo, sostiene di non essere l’unico collocatore e sta cercando, non ancora ufficialmente, un accordo con i consumatori. Eppure, stando al regolamento Consob attuativo del Testo unico della finanza (art. 28), quei prodotti non sarebbero dovuti finire nei portafogli dei piccoli risparmiatori perché ad alto rischio: la durata temporale è medio-lunga e sono difficili da vendere. Le Sgr li hanno pure collocati in Borsa per renderli più liquidi, ma le quotazioni sempre a sconto non hanno permesso di venderli.

Ora si cerca di rimediare, si ma con quali soldi, attingendo ai risparmi degli altri italiani o a quelli dei contribuenti attraverso la Cassa Depositi e Prestiti?

L’obiettivo è individuare una soluzione nelle prossime due settimane. Il giorno potrebbe essere venerdì 20 gennaio, entro quella data i circa 14 mila risparmiatori che nel 2003 hanno investito complessivamente 141 milioni di euro, sottoscrivendo 56.400 quote (con un taglio di 2.500 euro l’una) del fondo immobiliare Invest Real Security (Irs), avranno una misura del rimborso a ristoro delle perdite accumulate con la chiusura del fondo.

Le certezze sulla procedura di rimborso da cui partire sono poche. A cominciare dal fatto che con la scadenza di Irs, avvenuta lo scorso 31 dicembre, è emerso che il valore del capitale rimborsato è pari a 390 euro. L’andamento del fondo è stato, del resto, legato al mercato immobiliare, che dal 2010 in poi ha registrato un’irreversibile flessione che non ha mai raggiunto i bassi valori stimati dalle perizie. Nei tredici anni di vita il fondo ha avuto un rendimento complessivo negativo pari a -7,8%, rendendo conto, tra l’altro, che ha distribuito dividenti e anticipi di rimborso pari a 658 euro per quota. In soldoni, chi ha investito 2.500 euro ne ha ripresi 1.048, ne ha perduti, quindi, 1.452 (cioè a dire il 58%). A questo deve aggiungersi il mancato rendimento per tutto il periodo. Sono questi i numeri da cui Poste Italiane deve muovere per stabilire in che misura onorare l’impegno di «avviare iniziative in favore dei clienti che hanno sottoscritto il fondo immobiliare Irs di Banca Finnat». Vale ricordare che nel 2003 a curare il collocamento è stata proprio la rete dei 14 mila uffici del gruppo postale. Tanto che, in vista della scadenza del fondo e dell’entità delle perdite accumulate dai sottoscrittori, nelle settimane scorse la società guidata da Francesco Caio ha messo in moto una procedura condivisa con Consob, Bankitalia e Ivass per individuare una soluzione.

La mancanza di responsabilità ed etica nella finanza non può continuare ad essere tollerata. Sarebbe una mancanza di rispetto ai principi sanciti dell’art. 47 della Costituzione della Repubblica.

Salvatore Rondello

Torna a casa Grillo. Bufera nel movimento

farage-grilloNuova bufera nei 5 Stelle. La tempistica usata e i movimenti improvvisati e impacciati decisi dal vertice, hanno sollevato tra gli iscritti un’ondata di mugugni senza precedenti. La sensazione è quella di una scelta mai davvero condivisa dalla base. Una bufera che va ben al di là del contesto – l’Europa, i liberali di Alde – in cui si è sviluppata investendo in pieno Davide Casaleggio e il suo gruppo di fedelissimi. E facendo andare su tutte le furie Beppe Grillo, costretto quasi a chiedere scusa a Nigel Farage per una scelta che, in fondo, non aveva mai condiviso del tutto. Almeno così dice.  E che lascia, nonostante il ritorno nell’Efdd, il M5S sicuramente più solo a Bruxelles. Ma che soprattutto fa trasparire la pochezza programmatica del Movimento al quale sembrerebbe indifferente appartenere a un gruppo iper europeista o a un altro con posizioni opposte.

Grillo ovviamente smentisce tutto affermando che non Alde non vi è stato nessun contatto. E come al solito attacca informazione e giornalisti. Insomma il solito complotto contro il Movimento: “Smentiamo – scritto sul suo Blogo – le false informazioni che circolano da ieri: le carte fatte circolare non ci appartengono, non abbiamo firmato nessun contratto, si tratta di un elenco di punti comuni e di contrasto. Dopo i risultati della votazione è scoppiato il caso mediatico”.

Il primo a fregarsi le mani e a cantare vittoria è Nigel Farage che ridà fiato alla sua battaglia contro l’euro. “La campagna di Grillo – afferma – per un referendum sull’appartenenza dell’Italia all’euro sta guadagnando terreno. Da molto tempo ammiro il suo lavoro in Italia e gli auguro di avere successo”. Gira così il coltello nella piaga sottolineando il giro di valzer del Movimento.

Marco Affronte, eurodeputato del Movimento  Cinque Stelle, spiega, a Bruxelles, le ragioni che lo hanno portato a  fuoriuscire dal gruppo Efdd per aderire ai Verdi/Ale: Il possibile passaggio dal gruppo  Efdd a quello dell’Alde della delegazione del M5S nel Parlamento  Europeo, poi naufragato, “è stato trattato con una superficialità che  un movimento così grande non può permettersi, ma tutto sommato forse ci si poteva anche passare sopra. Avevo molte cose che bollivano dentro, da tempo”. E sulla multa che Grillo minaccia di voler fare pagare a chi lasci il movimento afferma: Il “foglio” firmato dagli eurodeputati del Movimento Cinque Stelle al momento della nomina, in  cui tra l’altro era prevista una multa salata per chi avesse violato il codice di condotta, legalmente vale “meno” della “carta straccia”.

La validità legale dell’accordo, che prevedrebbe una sanzione da 250mila euro a carico dei trasgressori, era già stata messa in dubbio  da diversi costituzionalisti, dato che i parlamentari europei, al pari di quelli nazionali, non hanno vincolo di mandato.

Gentiloni. Dal Psi auguri di pronta guarigione

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“Un abbraccio al Presidente Paolo Gentiloni. E un sincero augurio di pronta guarigione. Ti aspettiamo, c’è tanto da fare!”. Così Riccardo Nencini, segretario del PSI, rivolge i suoi auguri di pronta guarigione al premier, Paolo Gentiloni, che ha subìto un intervento all’ospedale Gemelli dopo un lieve malore. Il presidente del Consiglio era al rientro dalla trasferta a Parigi e al Policlinico Gemelli è emersa la necessità di un piccolo intervento di angioplastica ad un vaso periferico perfettamente riuscito. Gentiloni sta bene ed è vigile e il decorso post operatorio del premier prosegue senza problemi.

Gentiloni, sbarcato dal volo che da Parigi aveva fatto rientro a Roma, aveva normalmente fatto rientro a Palazzo Chigi dove, avvertendo un leggero malessere, aveva deciso di farsi controllare in ospedale. Il presidente del Consiglio, sempre lucido ed in piedi, si è recato in auto al Gemelli avvertendo il suo staff che non si sentiva bene. Non è previsto al momento nessun bollettino medico sulle sue condizioni. Il premier è stato ricoverato nella Unità di terapia intensiva cardiologica (Utic) del Policlinico Gemelli guidata dal professor Antonio Rebuzzi.