Pd, primarie fissate per il 30 aprile

Andrea OrlandoCon il voto della direzione del Pd sono state ratificate le proposte della commissione congressuale. Le primarie del Partito Democratico si terranno dunque il 30 aprile. Lo statuto del Pd prevede che, nel caso in cui nessuno dei candidati dovesse ottenere il 50% più uno dei voti, si deve procedere con il ballottaggio dei due candidati più votati dall’Assemblea, Hanno votato sì in 104, 3 i voti contrari e 2 gli astenuti.

Per la presentazione delle candidature a segretario nazionale c’è tempo fino alle ore 18 del prossimo 6 marzo. Le riunioni dei circoli si svolgeranno dal 20 marzo al 2 aprile, mentre le convenzioni principali si terranno il 5 aprile e la convenzione nazionale il 9 aprile. Le primarie nazionali si svolgeranno il 30 aprile, dalle ore 8 alle ore 20. Alle primarie potranno partecipare quanti si dichiareranno, all’atto della partecipazione alle primarie, elettori del Pd e potranno esercitare il diritto di voto versando 2 euro. Le liste per le primarie andranno presentate entro il 10 aprile. A ogni candidatura potranno essere presentate una o più liste collegate. “Siamo partiti dal regolamento utilizzato nel congresso del 2013. Abbiamo tenuto quella struttura  intervenendo su cose specifiche. Abbiamo ritenuto di fissare  una data certa sull’elettorato attivo. Abbiamo stabilito che la platea congressuale di riferimento fosse quella definita dal tesseramento 2016, prorogata al 28 febbraio, dando così un  elemento di trasparenza”, ha sottolineato Guerini.

Cuperlo, errore primarie il 30 aprile
Gianni Cuperlo critica la proposta della commissione congressuale di tenere le primarie per la scelta del segretario il 30 di aprile. “E’ stato commesso un errore rispetto allo sforzo collettivo che avrebbe dovuto fare un gruppo dirigente. Esprimo qui la mia convinzione e il mio voto conseguente”, ha detto in direzione Cuperlo che ha ricordato la proposta, avanzata all’ultima assemblea, “che  prevedeva una tempistica diversa”.

Orlando, mi candido per unire, non per la sinistra
“Io mi candido a costruire un Pd in cui nessuno abbia le ragioni per andarsene: non voglio essere il candidato della sinistra del Pd ma il candidato che tiene insieme anime diverse che abbiamo fatte sposare dieci anni fa”. Cosi’ Andrea Orlando. “Non vorrei che le separazioni in atto diventino divorzi e che ci siano nuovi divorzi – ha aggiunto il ministro della Giustizia, in corsa per la segreteria del Pd -: dobbiamo costruire un Pd meno rissoso e più inclusivo e non l’ok corral. E’ più  affascinante unire che cavalcare le divisioni che è più facile ma poi si vedono le conseguenze il giorno dopo”.

Fassino, 30 aprile chiude ipotesi di elezioni a giugno
La scelta di fare le primarie del Pd il 30 aprile “risolve un problema non banale: si chiude così  definitivamente il dibattito sul voto politico a Giugno, perché le procedure per attivare un percorso elettorale sono minimo di 45 giorni, e non posso pensare ad una crisi politica durante il congresso”. Lo ha detto Piero Fassino nel corso della Direzione del Partito Democratico. “E’ un elemento di rasserenamento della situazione politica e del dibattito interno – ha sottolineato l’ex sindaco di Torino – Il Pd sostiene il governo in tutti i passaggi del suo mandato. E’ necessario avere un governo molto forte, altrimenti rischiamo  di trovarci con qualche problema”, ha concluso Fassino

Confindustria. Crescita inadeguata per uscire dalla crisi

lavoro_giovani_operai_Da un report del Centro Studi della Confindustria è emerso un quadro insoddisfacente per uscire dalla crisi attuale.
L’Italia rimane il fanalino di coda dell’Eurozona. Sfrutta bene il traino esterno, ma resta fanalino di coda con una crescita inadeguata ad uscire dalla crisi. Lo afferma la Confindustria nella sua “Congiuntura flash”. Anche nel primo trimestre 2017, il Pil italiano ha una attesa di aumento a ritmo lento, dopo il +0,2% nel quarto trimestre 2016 e un +0,3% nel terzo. Il ritmo, frenato dall’incertezza politica, rimane inferiore a quello dell’Eurozona (vicino al 2%). Industria ed export – prosegue la nota di Confindustria – trainano il Pil, ma la domanda interna risente dell’instabilità politica, quando ogni sforzo andrebbe dedicato al rilancio dell’economia e al sostegno dei posti di lavoro; il credito rimane erogato con il contagocce. I sentieri divaricanti dei tassi Fed e Bce (che non intende cambiare rotta) spingono il dollaro. Mentre i tassi sui titoli sovrani iniziano a riflettere tensioni economiche e non.
Gli indicatori congiunturali, comunque, si legge sempre nel Report, hanno un’intonazione un po’ più positiva in avvio d’anno. Il Pmi composito in gennaio è stabile (52,8, da 52,9 in dicembre) e nel terziario si segnala un lieve consolidamento (52,4, da 52,3). Rallenta invece il manifatturiero (53,0 da 53,2), per via della domanda interna come confermato, tra l’altro, dalla minore fiducia dei consumatori. Dopo il sorprendente incremento di dicembre con un +1,4%, la produzione industriale segna oltre l’1% a gennaio.
Sulla crescita pesa anche il credit crunch. Il credito alle imprese è scarso e questo resta un nodo per la crescita. I prestiti bancari hanno registrato +0.2% mensile a dicembre dopo il calo dello 0,2% di novembre anche se negli ultimi 4 mesi il ritmo di caduta si è attenuato. Segnali di perdita di slancio anche per gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto tra fine 2016 e inizio 2017, dopo il +1,7% nel 3° 2016. Deboli anche gli investimenti in costruzione, in linea con la dinamica della produzione, anche se, annota ancora il Csc di Confindustria, a gennaio è risalita la fiducia degli imprenditori edili di 3,5 punti e le prospettive sono migliorate.
Gli istituti bancari, nell’erogare il credito, sono frenati anche dall’applicazione dei criteri di Basilea per valutare la solvibilità del rischio.
Per quanto riguarda l’Eurozona, infine, il Csc rileva come i tassi sovrani siano in aumento e gli spread europei si siano ampliati con il rischio che il trend prosegua sulla scia dell’incertezza dell’Eurozona.
Con la fine degli incentivi alle assunzioni, il naturale riallungamento degli orari smorzerà la creazione di posti di lavoro. Questa stima del Centro studi di Confindustria, prevede per il 2017 come l’intensità del loro recupero perderà slancio dopo +1,2% nel 2016 e +0,8% nel 2015 e sarà inferiore a quella del Pil, contrariamente a quanto avvenuto nel biennio precedente. In Italia, d’altra parte, prosegue la nota, le ore lavorate pro-capite sono ancora molto basse rispetto ai valori pre-crisi: nel 3° trimestre 2016 -1 ora e mezza a settimana rispetto a fine 2007, da un minimo di circa -2 ore a inizio 2015.
Nel 4° trimestre 2016 l’occupazione è rimasta pressoché ferma (-5mila addetti), come nel trimestre estivo (-10mila). I recenti lievi cali non intaccano gli ampi guadagni registrati nella prima metà dell’anno: in dicembre +242mila da fine 2015, a un totale di 22milioni e 783mila persone occupate, tornate così sui livelli della primavera 2009. Il tasso di disoccupazione nel 4° trimestre 2016 si è attestato all’11,9%, dopo essere rimasto ancorato all’11,6% dall’estate 2015. Il report della Confindustria conclude: “con la forza lavoro in espansione da inizio 2016, l’aumento riflette, appunto, lo stallo dell’occupazione”.
Dunque, le prospettive non sono allegre: l’unico dato che sarà in crescita, malauguratamente, è il disagio sociale degli italiani.

Salvatore Rondello

Cucchi: sospesi i tre carabinieri accusati dell’omicidio

Ilaria e Stefano Cucchi

Ilaria e Stefano Cucchi

Sospesi dal servizio i tre carabinieri ritenuti responsabili del “violentissimo pestaggio” che avrebbe portato alla morte, una settimana dopo l’arresto, di Stefano Cucchi. La decisione del comando generale dell’Arma (per il più alto in grado adottata dal ministero della Difesa) arriva all’indomani della richiesta di rinvio a giudizio dei tre per omicidio preterintenzionale. Nei confronti di altri due carabinieri, imputati a vario titolo di calunnia e falso, non e’ stato ancora adottato alcun provvedimento disciplinare. Secondo Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, la sospensione dal servizio dei tre militari è un provvedimento “giusto e sacrosanto proprio a difesa e a tutela del prestigio dell’Istituzione.

Ora non potranno più nascondersi dietro una divisa che non meritano di indossare”. I tre militari sospesi, con stipendio dimezzato, sono i carabinieri scelti Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro e il vicebrigadiere Francesco Tedesco (accusato anche di calunnia e falso), all’epoca dei fatti in servizio presso il Comando Stazione di Roma Appia. Furono loro, il 15 ottobre 2009, ad arrestare Cucchi in flagranza di reato per detenzione di droga. Secondo l’accusa sarebbero i responsabili del pestaggio che il giovane geometra avrebbe subito nella stazione dei carabinieri e che, anche per la “condotta omissiva” dei medici che ebbero poi in cura Cucchi, ne determinò la morte una settimana dopo, nell’ospedale ‘Sandro Pertini’ di Roma. Per piazzale Clodio i tre devono rispondere anche di abuso di autorità per aver sottoposto Cucchi “a misure di rigore non consentite dalla legge”. Il tutto con “l’aggravante – è detto nella richiesta di rinvio a giudizio del procuratore Giuseppe Pignatone e del sostituto Giovanni Musaro’ – di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento”.

A Roberto Mandolini, comandante interinale della stessa stazione di Roma Appia sono contestati i reati di calunnia e falso. Accusa di calunnia anche per un quinto carabiniere, Vincenzo Nicolardi. Nei confronti di questi ultimi due militari il Comando generale non ha adottato finora alcun provvedimento, scattato invece subito in via precauzionale per i primi tre: una decisione considerata ‘doverosa’ in relazione alla gravita’ delle accuse che sono state loro contestate. Schiaffi, pugni, calci che determinarono una “rovinosa caduta”, poi “la condotta omissiva dei sanitari” che non lo curarono adeguatamente. A queste conclusioni e’ giunta la procura di Roma al termine dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi. Conclusioni, quelle degli inquirenti, basate su perizie ed esami di laboratorio. Secondo gli inquirenti le botte procurarono lesioni a Stefano il quale “durante la degenza presso l’ospedale Sandro Pertini subiva un notevole calo ponderale anche perche’ non si alimentava correttamente a causa e in ragione del trauma subito”. Tutto ciò, per la procura, “determino’ la morte” del detenuto. Nessun riferimento, da parte degli inquirenti, all’epilessia, indicata in una precedente perizia come probabile causa del decesso. Contro il provvedimento di sospensione dal servizio ha già annunciato ricorso davanti al Tar del Lazio il legale del vicebrigadiere Tedesco

Scalata Vivendi su Mediaset. Indagato Bolloré

Berlusconi-Mediaset-condannatoNella contesa su Mediaset, avanza, per il momento Fininvest e grazie alla magistratura. La procura di Milano ha infatti iscritto sul registro degli indagati con l’ipotesi di reato di manipolazione del mercato (aggiotaggio) Vincent Bolloré, primo azionista e presidente di Vivendi, nell’ambito dell’inchiesta aperta nel dicembre scorso sulla scalata del gruppo francese a Mediaset, in relazione all’operazione con la quale Vivendi ha acquistato fino al 28% di Mediaset. L’indagine sarebbe partita dopo un esposto della Fininvest, cassaforte della famiglia Berlusconi, alla Consob, all’Agcom e alla Procura, dove si ipotizzava che il gruppo francese avesse “creato le condizioni” per “far scendere artificiosamente il valore del titolo Mediaset” per poi scalare “a prezzi di sconto”. L’indagine sarebbe stata aperta un mese fa dai pm milanesi, Fabio De Pasquale e Stefano Civardi. Per ora Vivendi risponde alla notizia dell’indagine a carico del suo principale azionista con un “no comment”, mentre il titolo a Parigi cede il 3,1%, ma anche a Piazza Affari, Mediaset perde terreno.
Tuttavia i giochi sono ancora aperti, ieri sono stati presentati i conti 2016 da parte di Vivendi, da cui è emerso che gli acquisti in Mediaset sono costati a Bolloré e soci 1,3 miliardi. Senza dimenticare che il futuro delle due società è in parte legato al verdetto Agcom sulle doppie partecipazioni di Vivendi (in Telecom e Mediaset).
L’ad della media company Arnaud de Puyfontaine ieri ha sostenuto che Vivendì per altro non controlla né Telecom né, tantomeno, Mediaset nel cui consiglio di amministrazione, nonostante il rilevante pacchetto azionario, non ha chiesto ancora alcuna rappresentanza.
“Noi avevamo intenzione di trovare un accordo con Mediaset e intendiamo ancora trovarlo – ha spiegato de Puyfontaine, in un’intervista a Les Echos -. Tuttavia le informazioni trasmesse da Mediaset su Premium erano diverse dalla realtà. Oggi non abbiamo più scambi ma riflettiamo su diversi scenari. Deteniamo poco meno del 30% del capitale e dei diritti di voto e non abbiamo bisogno del 100%. Passiamo ben rimanere azionisti di minoranza. L’importante è che questo dia luogo a un partenariato costruttivo”.

Verso (centro) sinistra e oltre. Il riposizionamento

Andrea OrlandoIn principio erano tre leader scissionisti, poi divenuti due, come due erano – fino a ieri – i candidati in corsa per la Segreteria, che da oggi diventano tre.
Dietro questi incidenti algebrici si cela, con ogni probabilità, il futuro del Partito Democratico e di una buona parte della sinistra italiana. Lo zoccolo duro della agguerrita minoranza “tricefala”, compattatasi nelle ultime settimane attorno alle figure di Enrico Rossi, Roberto Speranza e Michele Emiliano, è stato ridimensionato dal colpo di coda a sorpresa del governatore della regione Puglia. I tre, riuniti sotto l’egida di un perentorio “no” ad un Renzi-bis, sembravano aver trovato un’intesa nell’esigenza di riformare il partito a partire da un Congresso da tenersi nei mesi estivi, così da dare modo a tutti, nelle loro parole, di presentare idee, discutere approfonditamente e sfidarsi su un terreno equo. Ma, quando in seguito all’Assemblea del 19 febbraio, Emiliano ha annunciato in Direzione di non essere più intenzionato a lasciare il PD e, anzi, di voler sfidare il dimissionario Matteo Renzi per il ruolo di Segretario, lo scenario è mutato e il quadro è stato ridisegnato.
Al versante interno della competizione si è aggiunto, nelle ultime ore, il ministro della Giustizia (già nel governo Renzi ed ora nel governo Gentiloni), Andrea Orlando. Il guardasigilli, che già negli ultimi tempi aveva cominciato a esprimere, in maniera neppur troppo sommessa, le proprie perplessità verso l’operato degli ultimi esecutivi, specialmente dopo il flop della campagna referendaria, ha ufficializzato la sua candidatura davanti ai giornalisti e agli iscritti del Circolo PD Marconi, nella zona sud di Roma. “Non mi rassegno all’idea di non dare una risposta a quel segnale venuto dal voto del 4 dicembre” ha affermato Orlando, aggiungendo: “Non ci sarà la conferenza programmatica a precedere il Congresso? Allora la farò da me”, alludendo a un grande evento di partecipazione popolare, che avrà luogo nell’arco temporale che precederà le primarie Dem (la cui data è ancora da stabilire fra aprile e maggio) e che si svolgerà a Napoli “in quel Mezzogiorno dove più che altrove ha lasciato il segno questa crisi sociale”. Soggetto chiave, nelle parole di Orlando – che sembra aver già riunito attorno a sé il sostegno di importanti esponenti del PD fra cui Cuperlo, Damiano e Zingaretti – è il popolo; il “ritorno all’ascolto del popolo” come unico “antidoto contro i populisti”.
E di popolo aveva già parlato anche l’ex-premier Matteo Renzi, fisicamente estraniatosi dall’agone politico di queste ore e in viaggio “di studio” nel sud degli Stati Uniti, dichiarando come “su questi temi (popoli e populismi, nda) dovrebbe confrontarsi una forza che vuole ambire a cambiare l’Italia e l’Europa, non certo sulla data di un congresso o sulla simpatia del leader di turno”, quasi anticipando la risposta al suo nuovo competitor interno e, al tempo stesso, lanciando una stoccata ai detrattori scissionisti.
La reazione alla candidatura di Orlando passa anche per le parole di Emiliano, che ha commentato a caldo “Orlando è una brava persona, un uomo competente. Ha un solo difetto: ha fatto parte del governo Renzi fino ad oggi, e dunque, come sfidante di Renzi, devo capire ancora esattamente a quale obiettivo stia mirando”, aggiungendo tuttavia che “se fosse rimasto con Renzi sarebbe stato molto peggio […] Essere in due piuttosto che da soli, secondo me, è meglio”.
A sinistra del centro-sinistra, intanto, i fronti si ricompattano e le strategie cominciano a delinearsi con sempre maggior nitidezza. Nel fine settimana – o al più tardi entro fine mese – i fuoriusciti al seguito di Rossi e Speranza, fra cui i filobersaniani, presenteranno i nuovi gruppi parlamentari (si parla di 37 uomini a Montecitorio e una quindicina di senatori – “adesioni oltre le aspettative”, ha dichiarato con soddisfazione il deputato Nico Stumpo), di cui, con molta probabilità, faranno parte anche gli ex di Sinistra Italiana, in attesa di capire quale potrà essere e sarà la reale portata di questo nuovo soggetto politico.

Andrea De Luca

Scampia. Nencini, inzia una storia nuova

nencini scampia veleScampia, Napoli. Vele. Qui c’è Gomorra. Criminalità, abusivismo, degrado. Ma c’è un’altra Scampia? Sì, c’è. E si inizia a scrivere una storia nuova. “Nell’immaginario collettivo Scampia si associa all’inferno ma la realtà è cambiata da diversi anni. Eppure la si continua a raccontare in modo obsoleto e negativo. Cominciamo a diffondere il racconto realistico di questa realtà, non una novella giornalistica. I problemi da risolvere ci sono ancora, molti e molto grandi ma va raccontata un’inversione di marcia: è giusto che siano le istituzioni a farlo insieme a chi vi abita”. Non ha dubbi Riccardo Nencini, segretario del Psi e viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, nell’annunciare alla stampa le iniziative che saranno intraprese anche dal governo per raccontare la nuova Scampia dopo l’abbattimento delle Vele.

“Il racconto deve partire dal comitato Vele – dice -, da chi spende il proprio tempo libero a insegnare la buona educazione e a giocare con i bambini. Dobbiamo provare a far passare un messaggio diverso da quello conosciuto nel mondo”. Rispetto al cronoprogramma del progetto Vele, Nencini conferma che l’abbattimento della prima struttura è previsto “a fine primavera e l’intervento – ricorda – è finanziato con uno stanziamento di 18 milioni dal mio ministero. In autunno partirà la seconda fase con lo spostamento delle famiglie e il risanamento concreto che si sta avviando. Fra poco ci sarà anche un’operazione di pulizia del quartiere, non è solo una questione estetica: le famiglie che vivono qui devono avere un ambiente intorno a loro che deve essere il più pulito possibile”.

Grazie all’abbattimento delle Vele “le persone di Scampia potranno tornano a vivere in case dignitose grazie al buon lavoro che sta facendo il Comune di Napoli. Noi abbiamo messo le risorse – sottolinea Nencini – e la città sta reagendo in maniera positiva: questo è il racconto nuovo da fare”.

Sul tema dei fondi per l’edilizia, Nencini invita la Regione Campania e il Comune “nel rapporto inter istituzionale a risolvere il problema della quota parte che la Regione deve distribuire anche al Comune di Napoli”. Nencini incontrando stamattina il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, ha affrontato anche il nodo dei trasferimenti dei fondi che il governo destina a Napoli e che devono però passare dalla Regione. “Di fronte alla burocrazia – ha osservato Nencini – il problema dell’accelerazione è sempre concreto, stamattina con il sindaco de Magistris abbiamo parlato dei fondi che il governo ha già da molti mesi distribuito alle Regioni italiane, tra cui la Campania a cui vanno 50 milioni per interventi piccoli e medi su edilizia residenziale pubblica per un totale di 2200 alloggi da recuperare”.

Parlando in particolare di Napoli, Nencini, al termine di un incontro con il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha detto che “la situazione del patrimonio ereditata da questa amministrazione comunale era, diciamo così, imperfetta. Il lavoro in corso è molto corposo”.  Come riferito da Nencini, Governo e Comune dallo scorso mese di luglio hanno avviato diversi tavoli. Numerosi i temi affrontati nel colloquio: le linee di finanziamento per realizzare edilizia residenziale pubblica; le procedure per avviare la vendita di alloggi a chi li abita a prezzi non di mercato; un nuovo utilizzo dei beni confiscati alla criminalità “con l’obiettivo si socializzarli nel cuore della città”.

“L’obiettivo – ha affermato Nencini – è portare in trasparenza l’utilizzo del patrimonio comunale, uno dei più imponenti d’Italia che conta circa 63mila cespiti. Guardiamo con attenzione e con piacere al lavoro che viene svolto perché vedo buoni risultati in arrivo”. Nencini ha riferito di aver invitato il sindaco de Magistris il prossimo 4 marzo a Bari dove si terrà una tappa di presentazione del Piano Città Italia varato dal Governo.

FS. Sindacati contro privatizzazioni scrivono a Delrio

ferrovieriRiparte lo scontro tra sindacati e Ferrovie dello Stato. Questa volta nel mirino dei sindacalisti la prospettata privatizzazione dell’Alta velocità e dei servizi a lunga percorrenza di Ferrovie dello Stato.
Ma nella protesta i sindacati cercano il sostegno e l’appoggio anche del Ministro dei Trasporti, Graziano Del Rio. I segretari generali della Filt Cgil, Alessandro Rocchi, della Fit Cisl, Antonio Piras e della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi sull’assetto proprietario del Gruppo Fsi hanno infatti inviato una lettera al Ministro per chiedere un incontro urgente “allo scopo di acquisire elementi di chiarimento che, a questo punto, risultano indispensabili”. I segretari inoltre confermano “la valutazione negativa su qualsiasi ipotesi di quotazione, seppure parziale, dell’attuale Gruppo societario a struttura integrata e proprietà pubblica”. Delrio ha espresso pubblicamente i propri dubbi sugli effetti della procedura e ha parlato delle proprie preoccupazioni per le conseguenze della quotazione sui pendolari, nel corso di una recente direzione del partito.
Secondo i sindacalisti, che fanno in parte i dubbi di Delrio, dicendosi “contrari l’ipotesi di quotazione del segmento ‘Frecce e Intercity’ della Divisione Passeggeri Long Haul di Trenitalia in quanto una simile operazione determinerebbe, solo ed esclusivamente, effetti negativi per i lavoratori del gruppo FSI e per il Paese, oltre che un notevole nocumento sul trasporto regionale”.
In particolare Delrio teme per lo sciopero dell’8 marzo. Lo sciopero dei mezzi pubblici che coinvolgerà anche i treni è stato inserito anche sul sito del ministero dei Trasporti, e coinvolgerà per l’intera giornata tutte le categorie di lavoratori sia pubblici che privati. Disagi sono previsti nelle grandi città: sia lo sciopero a Milano che lo sciopero a Roma promettono infatti di mandare nel caos il traffico, ma a essere messi a dura prova dallo sciopero dell’8 marzo saranno anche i trasporti pubblici a livello nazionale.

Bracciante morta di fatica, sei arresti per ‘Caporalato’

caporalatoPaola Clemente lavorava nei campi ed era addetta alla cosiddetta acinellatura dell’uva. E ogni notte si alzava e percorreva 300 chilometri per raggiungere Andria alle 5 e lavorare fino al primo pomeriggio sotto un sole docente per circa due euro l’ora. La donna 49enne è stata stroncata da un malore nelle campagne di Andria nel luglio 2015, a seguito del quale il marito, Salvatore Arcuri, supportato dalla Cgil ha denunciato i capi che sfruttavano la donna di San Giorgio Jonico.
Sei persone sono state arrestate nel corso di un operazione della guardia di finanza e della polizia coordinate dal magistrato tranese Alessandro Pesce. Truffa ai danni dello Stato, illecita intermediazione, sfruttamento del lavoro: la nuova legge contro il caporalato non ha fatto sconti.
Gli arrestati sono il responsabile dell’agenzia interinale per la quale lavorava la donna, Pietro Bello, di 52 anni, e i suoi due collaboratori-dipendenti, Oronzo Catacchio, di 47, e Gianpietro Marinaro, di 29; assieme a loro sono finiti in carcere Ciro Grassi, di 43 anni, titolare dell’agenzia di trasporto, e Lucia Maria Marinaro, di 39 anni, moglie di Grassi e lavoratrice fittizia; ai domiciliari è finita, invece, Giovanna Marinaro, di 47, che avrebbe avuto il compiuto di reclutare le braccianti agricole.
L’indagine per omicidio colposo sulla morte di Paola Clemente è tuttora in corso a carico di sette persone. Da questa indagine ne è nato uno stralcio che oggi ha portato ai sei arresti, e che ha permesso agli inquirenti di ricostruire le modalità di reclutamento e di sfruttamento dei braccianti da parte della stessa agenzia interinale che aveva assunto la donna.
Nel corso delle indagini furono acquisiti nelle abitazioni delle lavoratrici in provincia di Taranto carte e documenti in cui sarebbero emerse differenze tra le indicazioni delle buste paga dell’agenzia interinale che forniva manodopera e le giornate di lavoro effettivamente effettuate dalle braccianti. Dai documenti era emersa una differenza del 30 per cento tra la cifra dichiarata in busta paga e quella realmente percepita da alcune lavoratrici. Le braccianti sfruttate nei campi – secondo la Procura di Trani – percepivano ogni giorno 30 euro per essere al servizio dei caporali per 12 ore: dalle 3.30 del mattino, quando si ritrovavano per essere portate nei campi a bordo dei pullman, alle 15.30, quando ritornavano a casa dopo essere state al lavoro tra Taranto, Brindisi e Andria.
Paola Clemente, è emerso, era stata assunta da un’agenzia interinale ma non era stata sottoposta, o quanto meno non risulta, a una visita medica. L’autopsia accertò che si era trattato di una “sindrome coronarica acuta”. La donna, stabilirono gli esami eseguiti dal medico legale Alessandro Dell’Erba con il tossicologo Roberto Gagliano Candela, era affetta da ipertensione (che stava curando) e da cardiopatia.

Mps, la ricapitalizzazione resta complicata

mps-uLa vicenda di ricapitalizzazione del MPS resta sempre complicata. Per l’intervento del capitale pubblico nell’aumento di capitale del MPS è stato necessario chiedere l’autorizzazione all’Esecutivo comunitario. Tuttora la richiesta è in esame all’UE. Oggi da Bruxelles, Ricardo Barroso, portavoce per la politica di concorrenza della Commissione europea, rispondendo ai giornalisti durante il briefing quotidiano dei lavori, ha precisato: “L’Italia ci ha chiesto l’autorizzazione per il piano di ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena, e noi stiamo lavorando in contatto con le autorità italiane e con il supervisore europeo (un ramo della Bce, ndr) per stabilire se il piano è compatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato”.

Secondo il Financial Times di oggi, c’è una situazione di stallo fra la Commissione e il Supervisore unico (il “Single Supervisory Mechanism”, stabilito presso la Banca centrale europea) su chi debba dare per primo il via libera al piano del governo italiano per la ricapitalizzazione precauzionale di Mps.

Il nocciolo della questione, a quanto si apprende a Bruxelles, sta nel fatto che è il Supervisore europeo, che conosce bene i bilanci delle banche, a dover certificare se sono effettivamente presenti le tre condizioni necessarie affinché l’antitrust comunitario possa concludere che l’aiuto di Stato per la ricapitalizzazione preventiva è compatibile con le regole Ue.

Le tre condizioni sono: 1) che la banca sia solvibile; 2) che vi sia un ammanco di capitale registrato dagli stress test delle autorità bancarie europee in caso di “scenario avverso”; 3) che l’aumento di capitale non sia impiegato per coprire perdite già subite o probabili da parte della banca interessata.

Dopo che la BCE, in quanto supervisore, avrà verificato la sussistenza delle tre condizioni richieste, la Commissione per la politica della concorrenza dovrebbe dare il via libera all’operazione. Tuttavia, sarebbe opportuno ricordare che l’intervento dello Stato per salvare il MPS stride con le regole di libero mercato preferite dall’Unione Europea.

Salvatore Rondello

Mentre il Pd si divide, il Centrodestra si ricompatta

centro-destraIl partito democratico come nella migliore tradizione della sinistra democratica ha finito con lo spaccarsi portando a malumori e malintesi nell’elettorato dem, al contrario sul versante opposto, quello di destra si intravedono alleanze, in previsione di prossime consultazioni elettorali.
Nel frattempo stamattina al Nazareno c’è stata la prima riunione della commissione congresso votata ieri dalla Direzione Pd. Nel corso della riunione il vicesegretario del Partito democratico, Lorenzo Guerini, è stato eletto all’unanimità presidente della commissione per il Congresso. La commissione ha inoltre deliberato la partecipazione ai suoi lavori, senza diritto di voto, di Gianni Dal Moro, presidente della commissione nazionale di garanzia, e di Mattia Zunino, segretario dei Giovani democratici, e tornerà a riunirsi per procedere con la formulazione delle regole congressuali.
Se la sinistra si ritrova ancora una volta divisa e amareggiata, a destra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia stanno costruendo le basi per trovare l’intesa.
Uno dei principali scogli da superare è la sentenza di Strasburgo sull’eleggibilità di Berlusconi, e con le modifiche alla legge elettorale il centrodestra ha la possibilità di presentarsi in coalizione e non più solo con un partito o lista. Il progetto sarebbe quello così di non indicare prima del voto un candidato presidente del Consiglio facendo di fatto le primarie il giorno stesso delle elezioni.
Secondo quanto riporta Affariitaliani.it nella coalizione dovrebbero esserci sei forze politiche: Forza Italia (con Berlusconi candidato se arriverà una buona notizia dalla Corte di Giustizia Ue), la Lega (che potrebbe diventare Lega dei Popoli per presentarsi in modo uniforme da Nord a Sud), Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, i Conservatori Riformisti di Raffaele Fitto, i Sovranisti di Alemanno e Storace e una lista moderata e più centrista che dovrebbe costruirsi intorno a Gianfranco Rotondi, al movimento dell’ex Ncd Gaetano Quagliariello e con l’apporto dell’ex ministro della Difesa Mario Mauro.
Nel frattempo circolano voci di un un già designato delfino per l’ex Cavaliere, ma nel Carroccio. L’asso nella manica di Berlusconi e del centrodestra sarebbe il leghista Luca Zaia, giovane (per la politica italiana), amato nella sua Regione, stimato dagli avversari e il governatore più votato d’Italia. Inoltre Zaia può vantare già di aver sconfitto il centrosinistra con quando doppiò a sorpresa con oltre il 60 per cento dei voti il partito democratico nel 2010.
Sulla questione delle alleanze e del centrismo, a destra come a sinistra, è intervenuto anche Fabrizio Cicchitto che ha richiamato la necessità di un nuovo centro non subalterno né al centrosinistra e né al centrodestra. “Oggi la stabilità politica e la tenuta del paese sono affidate a due istituzioni, la presidenza della Repubblica guidata con saggezza e intelligenza da Sergio Mattarella e il governo che Paolo Gentiloni sta dirigendo con grande capacità politica e senso della mediazione”, ha affermato Cicchitto, capogruppo NCD, che sulla spaccatura a destra esprime preoccupazione “di fronte a questa drammatica crisi del Pd e al fatto che nel centrodestra non è ancora chiaro se Berlusconi e Forza Italia si richiudono nell’alleanza subalterna all’area sovranista e lepenista guidata da Salvini e dalla Meloni oppure se intendono giocare il ruolo autonomo di una area moderata che fa riferimento al PPE, è indispensabile, anche se tardivo, che le forze centriste facciano finalmente sentire la loro voce”.
“Esse – spiega Il presidente Commissione Esteri Camera dei deputati – in primo luogo l’NCD, hanno il merito di aver impedito l’interruzione immediata della legislatura nel 2013 e il demerito di non essersi finora aggregate e di avere sviluppato una forte iniziativa politica e programmatica”.