Gentiloni sulla Siria: “L’Italia non è un Pese neutrale”

gentiloni Camera

“L’Italia non è un Paese neutrale, che sceglie di volta in volta con chi schierarsi tra l’alleanza atlantica e la Russia: è un coerente alleato degli Stati Uniti e non di questa o quella amministrazione americana, di Kennedy o Nixon, di Reagan o Clinton, di Bush o Obama. È una scelta di campo, è la nostra scelta di campo”.
Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, intervenendo alla Camera sulla situazione in Siria dopo l’attacco di sabato scorso Frena sulle derive pro-Russia della Lega.

“La risposta del 14 aprile da parte di Usa, Francia e Gran Bretagna – ha detto Gentiloni – è stata una risposta motivata, mirata e circoscritta. Non ci sono indicazioni di vittime civili né indicazioni di danni collaterali” il che dimostra che “la risposta è stata coordinata con attori presenti per scongiurare vittime civili”. Gentiloni ha poi sottolineato che “all’attacco l’Italia non ha partecipato e ha condizionato il suo supporto logistico al fatto che dal nostro territorio non partissero azioni dirette a colpire il territorio siriano”.

Credo, ha detto ancora il premier, “che non possiamo accettare che si torni a 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale a legittimare l’uso della armi chimiche,non possiamo accettarlo”. “La città di Duma, che era l’ultima roccaforte dei ribelli, è stata oggetto di un attacco in cui secondo ogni evidenza si è ripetuto l’uso di armi chimiche: probabilmente cloro miscelato con sarin o agenti assimilabili. Fonti diverse hanno confermato decine di morti e centinaia di feriti. Ma abbiamo la certezza purtroppo che a seguito del veto della Russia alla proposta del Consiglio di sicurezza l’iniziativa per accertare la verità e le responsabilità è stata bloccata”.

Calenda incalza il Pd per il Governo, il No di Orfini

Governo:Calenda, domani a Bruxelles, da lunedì impegno Mise“Il Pd non può restare immobile, deve farsi promotore di una proposta per uscire dallo stallo. Deve mettere sul banco l’idea di un governo di transizione sostenuto da tutte le forze politiche e parallelamente la formazione di una commissione bicamerale sulle riforme istituzionali”, così il neo tesserato Pd e ministro uscente del Mise, Carlo Calenda invita i suoi alla formazione di un Esecutivo ‘per il bene del Paese’. Immediata la replica di Matteo Orfini, presidente del Partito democratico: “Quella di Calenda è una tesi curiosa. La proposta non può spettare a chi ha preso il 18%, è stato bocciato dagli italiani ed è sconfitto alle elezioni. A noi spetta il posto che abbiamo detto di voler occupare dall’inizio: opposizione responsabile e propositiva, ma pur sempre opposizione”. E dopo aver bocciato l’ipotesi di Calenda spiega: “Lo stallo è creato dall’atteggiamento delle forze che hanno vinto le elezioni, che stanno facendo prevalere egoismi di partito e personalismi. Si assumano loro la responsabilità di sbloccare il quadro e cambino loro fase anche di fronte all’aggravarsi della situazione internazionale. Spero che questo sussulto di responsabilità ci sia. A Calenda vengono meglio i tweet che le interviste”.
Anche se non interpellato, non poetva mancare il commento del Leader del Carroccio che da Campobasso dice: “Io dialogo con tutti, ma l’unico punto fermo è che con il Pd non si può fare nulla. A Calenda dico, mamma mia! Un governo con chi ha approvato la Fornero o vuole gli immigrati che cosa potrebbe fare?”. Matteo Salvini boccia l’apertura del ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda a favore di un coinvolgimento del Pd nella formazione del futuro governo.
Tuttavia è arrivata la precisazione di Calenda che ha voluto far sapere che contrariamente a quanto scritto da Repubblica, ovvero che Calenda sponsorizzava un esecutivo di emergenza tra Pd, M5s e Lega, lui non ha mai preso in considerazione una cosa simile. “Titolo fuorviante, mai auspicato un patto del genere, personalmente lo considererei un grave errore” ha detto il ministro dell’esecutivo Gentiloni, secondo cui “data la situazione di stallo e il peggiorare delle crisi internazionali, occorrerebbe proporre un governo di transizione“.

Addio a Pittella, senatore e padre del socialismo lucano

pittella mimìI giovani lo ricorderanno come il padre dell’ex parlamentare europeo Gianni e del Governatore della Basilicata, Marcello. I più anziani invece ricordano Domenico Pittella, dettò Mimì come uno tra i primi politici ad aver portato avanti la bandiera del socialismo nella Basilicata e nel Mezzogiorno. Oggi i funerali a Lauria, luogo dove era nato il 7 febbraio 1932 e da dove era partito per gli scranni del Senato italiano. Pittella se n’è andato nella sua casa all’età di 86 anni, il 14 febbraio scorso era caduto riportando la frattura di un femore: da allora le sue condizioni, considerata anche l’età, non era più tornate quelle di prima.
Pittella senatore del Psi dal 1972 al 1983, ma anche un chirurgo molto amato e stimato, proprio la sua professione di medico gli costò la sua carriera politica: nella sua clinica di Lauria curò nel 1981 la terrorista latitante Natalia Ligas, ferita in un conflitto a fuoco. Per questo venne condannato e perse la clinica da lui fondata che venne rilevata e messa in vendita dalla Regione Basilicata.
L’anno 1996 la Ligas rende una dichiarazione a Carlo Taormina difensore di fiducia di Pittella affermando che quest’ultimo non aveva “nulla da spartire” con l’organizzazione delle Brigate Rosse, che era completamente estraneo alle B.R., che il contatto con lei era stato dovuto esclusivamente al soccorso prestato per motivi umanitari. Ma la macchina del ‘fango’ era stata avviata e ormai la sua carriera era stata definitivamente compromessa.
“Con Domenico Pittella se ne va un uomo delle istituzioni, un medico generoso, una tra le personalità più rilevanti della nostra Regione e della scena politica nazionale”. Così Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi, ricorda un uomo a suo dire “sempre disponibile e attento – aggiunge Pisani – è stato anche per la nostra città di Lauria un punto di riferimento importante. Una persona perbene. Un galantuomo, a cui mi lega il ricordo di una grande e sincera amicizia con mio nonno e con persone a me care. Voglio dedicare un pensiero di sincera vicinanza alla famiglia per questa dolorosa perdita, a nome mio e di tutto il Psi, partito con cui Mimì ha condiviso gran parte del suo impegno politico”, prosegue la portavoce del Psi. “Alla moglie, ai figli di cui era punto di riferimento, a Marcello – ha aggiunto Pisani riferendosi al presidente della Regione Basilicata – e all’amico Gianni”, ha proseguito Pisani citando l’ex capogruppo S&D al Parlamento europeo, ora senatore, che lo lega alla portavoce del Psi da una storica amicizia di famiglia. “Un abbraccio anche ai nipoti Domenico e Ludovica”, conclude.
“La notizia della scomparsa di Domenico Pittella ci rattrista. Ci stringiamo attorno alla famiglia e ai figli Marcello e Gianni in questo momento di dolore”. Così Riccardo Nencini, segretario del Psi.
“Domenico era un uomo d’altri tempi – ha ricordato Nencini – ha condiviso con il Psi buona parte della sua vita politica, una persona sempre attenta alla cosa pubblica, divenendo punto di riferimento per la regione Basilicata e per il Mezzogiorno”.

Siria, scintille fra Trump e Macron. Il caso Israele

France Bastille Day celebrations

Gli Usa smentiscono il presidente francese, Emmanuel Macron, sui tempi della missione in Siria, mentre una fonte israeliana conferma alla stampa di aver attaccato «per la prima volta obiettivi iraniani» nel Paese mediorientale. Gli ispettori dell’Opac arrivati a Duma non hanno ancora avuto accesso alle zone del presunto attacco chimico del 7 aprile.

Intanto, nella riunione all’Aja nel quartier generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, prosegue lo scontro tra i Paesi occidentali e la Russia. È atteso oggi il varo di nuove sanzioni Usa contro la Russia per «il sostegno a Bashar Assad». Mosca ribatte colpo su colpo ma auspica la ripresa di un «dialogo» con gli Usa.

Ieri in una lunga intervista televisiva, Macron aveva rivelato di «aver convinto gli Usa a restare» in Siria fino «alla fine del lavoro» ma la replica della Casa Bianca non si è fatta attendere: «La missione non è cambiata» e il presidente Donald Trump vuole che i soldati americani «rientrino appena possibile».

Intanto un funzionario militare israeliano ha parlato con il New York Times: «Per la prima volta abbiamo attaccato obiettivi iraniani, comprese strutture militari e soldati» in Siria. Si tratta del raid sulla base aerea T-4 vicino a Palmira, nel centro della Siria, avvenuto dopo che l’Iran ha lanciato a febbraio un drone carico di esplosivi nello spazio aereo israeliano. Secondo quanto riferito, l’attacco ha preso di mira l’intero programma di droni iraniano presente nella base. I media iraniani hanno riferito di almeno 7 vittime tra i suoi soldati, su un totale di 14 morti provocati dal raid. L’incidente del drone è stato «la prima volta che abbiamo visto l’Iran fare qualcosa contro Israele e non per delega», ha detto il funzionario, secondo cui quell’attacco «ha aperto una nuova era» di scontri tra Israele e Iran.

È in corso all’Aja l’incontro straordinario dell’Opac sul presunto attacco chimico del 7 aprile a Duma, nella periferia di Damasco, che ha innescato poi l’azione militare di Washington, Londra e Parigi, nella notte tra sabato e domenica. «Il regime siriano e la Russia non permettono agli ispettori di raggiungere Duma», ha denunciato la rappresentanza britannica. «Sono bloccati a causa dell’attacco condotto sabato scorso», ha risposto il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov.

Mosca respinge ogni responsabilità, «conferma» il suo impegno per garantire la sicurezza della missione” e garantisce di «non interferire» nel lavoro dell’Opac ma accusa Usa, Francia e Gran Bretagna di aver voluto «minare la credibilità» della missione degli ispettori con i raid dello scorso week end. L’ambasciatore statunitense all’Opac, Kenneth D. Ward, si è detto «preoccupato che la Russia abbia manomesso il sito» dell’attacco e che Mosca «sia stata coinvolta» dal regime. Ieri Washington ha annunciato nuove sanzioni contro la Russia proprio per aver appoggiato il regime di Damasco.

Il presidente americano, Donald Trump, in Siria si aspetta che i partner regionali e gli alleati degli Stati Uniti «si assumano una maggiore responsabilità sia militare sia finanziaria, per mettere in sicurezza la regione»: lo ha detto in una dichiarazione diffusa nella notte italiana la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders.

La stessa Sanders ha aggiunto che «il presidente Trump è stato chiaro affermando che vuole un ritorno a casa delle forze americane in Siria», in qualche modo replicando al presidente francese Macron, che in un’intervista tv aveva detto di avere «convinto Trump a rimanere in Siria a lungo».

La portavoce della Casa Bianca non ha mai citato Macron, ma è apparso chiaro che la dichiarazione diffusa alla stampa nasconda una certa “irritazione” di Trump verso le parole del “collega” francese: «La missione Usa in Siria non è cambiata – ha detto la Sanders – e il presidente è stato chiaro che vuole un ritorno a casa delle truppe Usa il più presto possibile»; la portavoce ha aggiunto anche che gli Stati Uniti «sono determinati ad annientare l’Isis e a creare le condizioni per impedire un suo ritorno».

Macron, in un’intervista in diretta al canale francese Bfm Tv, aveva detto: «Dieci giorni fa il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti intendevano disimpegnarsi dalla Siria. Noi l’abbiamo convinto che era necessario rimanere a lungo. E l’abbiamo anche convinto che bisognava limitare gli attacchi con armi chimiche, mentre c’era un’escalation tramite una serie di tweet che non vi saranno sfuggiti…». Alla fine di marzo, Trump in un comizio in Ohio a proposito della Siria aveva detto che «usciremo molto presto da lì: lasciamo che siano altri a occuparsene ora, in Siria ci sono circa 2mila soldati americani.

Diritto alla scienza nell’era della post verità

 

Auspicio che il nono programma quadro dell’Unione europea tenga di conto del diritto alla scienza, appello affinché tutti gli Stati Membri dell’ONU ratifichino il Patto Internazionale sui IMG_8555Diritti Economici Sociali e Culturali e il suo protocollo addizionale e promozione di un comitato internazionale per la promozione della “Scienza per la Democrazia”. Questi i contenuti della dichiarazione finale della quinta sessione del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni, che si è svolto a Bruxelles presso il Parlamento europeo dall’11 al 13 aprile.

Garantire agli scienziati la libertà di fare ricerca e dare a tutti la possibilità di trarre benefici dai risultati ottenuti dovrebbe essere in apparenza un dato scontato, ma la realtà è ben diversa. E lo è tanto più in un’epoca dove non solo sussistono forti resistenze ideologiche che impediscono la ricerca in alcuni campi, basti pensare alle modificazioni del genoma umano, alla ricerca sulle cellule staminali embrionali o all’uso di sostanze psicotiche in campo medico, ma anche gli stessi risultati acquisiti  e certificati vengono messi in discussione. Nell’era delle post verità, dove qualunque utente di Facebook che abbia un buon numero di lettori può parlare di cose che non conosce divulgando opinioni sulla pericolosità dei vaccini o sull’esito miracoloso di alternative cure per il cancro, i sostenitori della scienza e della ricerca vengono etichettati, nella migliore delle ipotesi, come una setta “elitaria” che vuole impedire la libertà di cura e, nella peggiore, come una combriccola di persone spinte dai propri interessi economici o da quelli delle case farmaceutiche. E se la cosa si limitasse ai social sarebbe un male sì, ma limitato. Il fatto è che sulla scia della notizia a tutti i costi (poco importa se vera o falsa) si sono inseriti anche i media tradizionali, televisioni in testa. Qualcuno forse ricorderà nel 2011 la trasmissione delle “Iene” che dedicò due servizi a una fantomatica sostanza anticancro, estratta dal veleno dello scorpione azzurro, disponibile solo a Cuba, che sarebbe stata in grado di uccidere le cellule tumorali, portando alla guarigione. Subito dopo ci furono centinaia di malati, o parenti di malati, senza speranze che si recarono all’Avana per procurarsi il miracoloso ritrovato. O il caso Stamina, addirittura in un primo momento avallato dal Governo, che ottenne largo spazio e sostegno da giornali e televisioni, o il recente dibattito sull’utilizzo dei vaccini, dove la Rai non ha esitato a mettere sullo stesso piano il virologo Roberto Burioni e il DJ Red Ronnie.

In un clima del genere ribadire e promuovere il diritto alla scienza, in quanto diritto umano e garantire l’applicazione della ricerca in tutti i campi possibili, non è certo cosa semplice, tanto più in Italia dove ai tradizionali veti oscurantisti, che ancora non consentono, dopo 40 anni, la piena applicazione della legge 194, si aggiunge la composizione di un nuovo parlamento la cui maggioranza è più propensa a sponsorizzare le “verità” di Facebook che quelle degli scienziati.

I numeri già parlano chiaro: su 46 nazioni, l’Italia è al trentesimo posto nel mondo per libertà di ricerca e autodeterminazione, dietro Vietnam, Singapore, Sud Africa e India, mentre secondo l’analisi  condotta da Andrea Boggio, della Bryant University , presentata al Congresso di Bruxelles come un primo studio volto a misurare la libertà di ricerca, per quanto riguarda gli studi sulle cellule staminali embrionali, si trova a metà classifica su 17 paesi.

“L’Italia dovrebbe seguire l’esempio di Belgio e Gran Bretagna – ha dichiarato Filomena Gallo, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni -, che non hanno rinunciato a governare un tema così delicato, consentendo anche ricerca sugli embrioni, coinvolgendo l’opinione pubblica, la comunità scientifica, senza restare ostaggio di approcci dogmatici. Mi auguro che il nuovo Parlamento voglia ascoltarci nell’interesse dei milioni di persone colpite da malattie come il Parkinson e il diabete, per le quali la ricerca sulle staminali embrionali è fondamentale e in paesi come la Svezia inizia a dare risultati incoraggianti”.

Da qui l’appello lanciato dall’Associazione Coscioni perché i governi sostengano la ricerca scientifica a livello nazionale, regionale e internazionale e promuovano l’accesso alle scoperte e agli sviluppi scientifici in modo trasparente e aperto, coerentemente con le esigenze gli interessi locali e globali, sia pubblici che privati. L’alternativa, purtroppo, è il veleno dello scorpione.

Emanuela Sanna

 

Mediaset cancella programmi in linea con M5S

belpietro berlusconi giordanoMediaset riprende in mano le redini di un palinsesto che, secondo alcune voci, avrebbe favorito e dato adito alla propaganda ‘populista’ del Movimento Cinque Stelle, ma anche degli alleati che hanno superato i forzisti, i leghisti.
“A partire da ora, Mario Giordano non è più responsabile del programma. Il nuovo responsabile è Marcello Vinonuovo”, così fa sapere il Direttore Generale Informazione di Mediaset, Mauro Crippa. Il programma “Stasera Italia”, al contrario di quanto sperato, non ha cambiato registro è rimasto troppo urlato e ‘populista’.
Mario Giordano, direttore di Rete 4, è la terza testa che salta dopo la cacciata di Paolo Del Debbio (non riconfermato) e Maurizio Belpietro (rimosso). Ma le accuse vengono rigettate da Crippa, ad esempio sulla rimozione di Belpietro afferma: “È uno dei più brillanti giornalisti italiani nonché collaboratore stimatissimo di Mediaset da 12 anni fa parte della nostra scuderia al 100 per cento, sicuramente tornerà nella prossima stagione con un nuovo progetto di cui cominceremo a parlarne tra qualche giorno”.
La spiegazione data ufficialmente potrebbe essere soltanto quella di un Auditel troppo basso, ma i dubbi al riguardo restano e sappiamo bene quanto l’ex Cavaliere abbia sempre puntato sulla comunicazione e sulla propaganda televisiva. Tutti ricordano il cosiddetto “Editto Bulgaro”, quando Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, sottolineò un «uso criminoso» della tv pubblica da parte dei giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro e dal comico Daniele Luttazzi.

La spesa delle famiglie cresce più del reddito

Istat-carrello spesa

Nel 2017 le famiglie hanno aumentato la spesa per consumi finali (+2,5% in termini nominali) in misura superiore rispetto all’incremento del reddito disponibile (+1,7%). Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie scende al 7,8%  (-0,7 punti percentuali rispetto al 2016). Lo ha reso noto l’Istat nel presentare i Conti nazionali per settore istituzionale per gli anni 2015-2017, risultati coerenti con i Conti nazionali ed il Conto delle amministrazioni pubbliche diffusi il 4 aprile scorso.

Secondo l’Istituto di statistica, per effetto dell’aumento dell’1,2% del deflatore dei consumi privati, la crescita del reddito disponibile corrisponde ad un incremento del potere di acquisto delle famiglie dello 0,6%, in rallentamento rispetto alle tendenze registrate nel biennio precedente.

Nel 2017, osserva l’Istat,  il prelievo fiscale  dovuto alle imposte sulla produzione e a quelle correnti e in conto capitale ha inciso sul reddito disponibile delle famiglie per il 16,2%, su quello delle società non finanziarie per il 23,8% e su quello delle società finanziarie per il 18,6%.

L’incidenza delle imposte sul reddito disponibile, ha spiegato l’Istituto di statistica, è diminuita per famiglie e società non finanziarie, mentre è aumentata per le società finanziarie.

I dati sono stati commentati dal Codacons, che ha diramato una nota successiva alla diffusione del report dell’Istat, sottolineando come gli italiani si stiano  trasformando da ‘formiche’ a ‘cicale’.

Il  numero uno del Codacons, il presidente Carlo Rienzi, ha detto: “Negli ultimi anni le famiglie avevano dimostrato una forte tendenza al risparmio, mettendo da parte i soldi a danno dei consumi la cui crescita era estremamente contenuta”. Nel 2017 assistiamo, invece, ad una  inversione di tendenza, con la spesa dei consumatori che aumenta più del reddito e va ad intaccare la propensione al risparmio, in diminuzione del -0,7% rispetto all’anno precedente. Tuttavia i numeri diffusi oggi dall’Istat  non appaiono soddisfacenti né rassicuranti, e sono ancora lontani dai livelli pre-crisi”.

Rienzi ha fatto notare: “Nel 2007, ad esempio, il potere d’acquisto delle famiglie cresceva al ritmo del +1,3% annuo contro lo 0,6% del 2017; peggio ancora per i consumi,  che sono saliti nell’ultimo anno del +2,5% contro il +4% del 2006”.

Dal rapporto dell’Istat è emerso anche che  il tasso  di profitto  delle società non finanziarie è sceso l’anno scorso al 41,7% (-0,7 punti percentuali rispetto al 2016), a  fronte di un  tasso di investimento salito al 21,1% (+0,9 punti percentuali).
In particolare, le società finanziarie hanno assistito una riduzione del valore aggiunto ai prezzi base (-1,4%).

Sull’incidenza del fisco, l’istituto ha indicato che nel 2017 il prelievo fiscale dovuto alle imposte  sulla produzione e a quelle correnti e in conto capitale ha inciso sul  reddito disponibile delle famiglie per il 16,2%, su quello delle società non finanziarie  per il 23,8% e su quello  delle società finanziarie  per il 18,6%.

L’incidenza delle imposte sul reddito disponibile è diminuita per famiglie e società non finanziarie, mentre è aumentata per le società finanziarie.

Per  la Federconsumatori  questa dinamica della spesa che cresce più del reddito vale soprattutto per i redditi medio-bassi mentre il rapporto si inverte in caso di reddito medio-alto, confermando dunque una grande disparità nella distribuzione della ricchezza in Italia. La Federconsumatori ha detto: “I dati rilevati oggi dall’Istat conferma in pieno quanto abbiamo denunciato con la presentazione del  report realizzato dalla Federconsumatori in relazione all’andamento dei redditi, della spesa delle famiglie e dei prezzi e tariffe dal 2013 al 2018. L’analisi ha messo in luce proprio come la spesa sia aumentata più del reddito, determinando un forte impoverimento delle famiglie”.

Con una previsione aggiornata a quest’anno, Federconsumatori stima che dal 2013 al 2018 ci sia stata  una crescita del reddito medio del +4,4%  (3,8% al netto dell’inflazione),  a fronte di un aumento della spesa del +6,4%. L’associazione dei consumatori ha aggiunto: “La spesa cresce più velocemente del reddito, per questo le famiglie non riescono a far fronte alle proprie spese, effettuando dolorose rinunce persino in settori delicati come quello della salute”. La Federconsumatori, però, ha anche evidenziato: “L’andamento non è uniforme per tutte le classi sociali e per tutti i livelli di reddito. L’andamento di spesa rispetto al reddito è fortemente differenziato a seconda del livello reddituale del percettore di riferimento del nucleo familiare.  Per i redditi medio-bassi, la spesa cresce più del reddito, mentre tale andamento si inverte se si prendono in considerazione i redditi medio-alti”.

Il presidente di Federconsumatori, Emilio Viafora, ha commentato: “Il quadro illustrato sottolinea non solo le forti disparità esistenti nel nostro Paese, ma evidenzia come queste siano destinate ad amplificarsi alla luce di una crescita diseguale.  È evidente come tale situazione richieda delle misure appropriate tese ad una redistribuzione dei redditi e ad un complessivo riequilibrio delle condizioni economiche e sociali, attraverso un piano di investimenti che miri al rilancio di un’occupazione di qualità.”

Non è dunque vero che le famiglie si sono trasformate da ‘formiche’ in ‘cicale’. Il disagio sociale è aumentato e le famiglie con reddito più basso, per ‘sbarcare il lunario’, sono costrette ad attingere ai risparmi accumulati negli anni precedenti la crisi.

Dal rapporto Istat, sorge qualche dubbio sulla quantificazione del lavoro ‘in nero’ e sulle attività svolte illegalmente che pure fanno parte della realtà del nostro Paese.

Salvatore Rondello

Usa-Russia. Arrivano le misure di rappresaglia

trump putinDazi e controdazi. Continua la guerra commerciale tra le sponde dell’oceano. I capogruppo e il leader della Duma russa Vyacheslav Volodin hanno presentato una proposta di legge che prevede misure di rappresaglia da parte russa nei confronti delle politiche anti-russe degli Stati Uniti: “La proposta legislativa è stata elaborata come misura occhio per occhio contro le sfide messe in atto dagli Stati Uniti e dai suoi rappresentanti politici nella forma di azioni non costruttive ed ostili, e l’introduzione di sanzioni contro la Federazione russa in generale, i suoi cittadini, le sue entità legali”, ha dichiarato oggi Volodin.

Il disegno di legge su “Misure per influenzare azioni ostili portate a termine dagli Stati Uniti ed altri stati stranieri” verrà discusso il 16 aprile nel corso di una sessione parlamentare speciale. Esso prevede l’introduzione di restrizioni sulle importazioni di prodotti agricoli, alcol e tabacco “provenienti dagli Stati Uniti o altri paesi che hanno sostenuto le misure che gli Stati Uniti hanno imposto al nostro paese”, ha annunciato Ivan Melnikov, vicepresidente della Duma, citato dalla Tass.

Guerra in Siria. Macron è pronto, ma Trump frena

macron 2Il giovane presidente francese, come il suo predecessore Sarkozy, Emmanuel Macron è già pronto ad entrare in guerra contro Damasco e afferma: “Abbiamo la prova che la settimana scorsa sono state utilizzate armi chimiche in Siria da parte del regime”.
La Francia vuole “togliere la possibilità di utilizzare armi chimiche” al regime siriano, affinché “mai più si debbano vedere le immagini atroci viste in questi giorni, di bambini e donne che stanno morendo”, ha aggiunto. Quanto ai tempi di un eventuale intervento, il capo dell’Eliseo si è limitato ad affermare: “Ci sono decisioni che prenderemo quando lo riterremo più utile ed efficace”. Poco prima di rilasciare questa intervista a TF1 il presidente francese ha avuto un colloquio telefonico con la cancelliera Angela Merkel. Stando a quanto comunicato dal portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, i due leader hanno discusso soprattutto della situazione in Siria. Ma Berlino non sembra intenzionata a ‘correre’ al fianco dei francesi e la cancelliera tedesca ha fatto sapere oggi che la Germania non prenderà parte ai raid contro il governo Bashar al Assad, questo nonostante sia “ovvio che Damasco non ha distrutto tutto il suo arsenale chimico”. Berlino – ha proseguito la cancelliera – “sosterrà ogni messaggio volta a sottolineare che l’uso di armi chimiche è inaccettabile”. Ma frenare sulla possibilità di un intervento è proprio The Donald: il presidente Usa dopo aver minacciato la Russia via Twitter sull’appoggio del Cremlino al regime di Damasco, adesso posticipa gli attacchi siriani.
“Non ho mai detto quando un attacco in Siria avrà luogo. Potrebbe avvenire molto presto oppure no!”, ha scritto Trump su Twitter. Il presidente degli Usa ha aggiunto: “A ogni modo, con la mia amministrazione, gli Stati Uniti hanno fatto un grande lavoro per eliminare lo Stato islamico dalla regione”. In conclusione, Trump si è chiesto: “Dov’è il vostro ‘Grazie, America’?”. Con il nuovo messaggio, Trump pare compiere una parziale marcia indietro rispetto alle sue intenzioni di compiere un intervento militare in Siria. Inoltre, Trump conferma quanto affermato ieri, 11 aprile, dalla portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. In una conferenza stampa, questi ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno ancora preso alcuna decisione su un’operazione militare in Siria.
In queste ore però i riflettori sono accesi anche sugli accordi commerciali da 18 miliardi tra la Francia di Macron e l’Arabia Saudita del Principe ereditario, Mohammed bin Salman, che ha annunciato che il Regno sosterrà un’operazione militare in Siria, se i suoi alleati decideranno di avviarla.

Un milione le famiglie senza lavoro. In aumento al sud

Disoccupazione-giovani

Non è certamente una novità, ma una realtà preoccupante del nostro Paese. La realtà aggiornata è emersa dalle tabelle dell’Istat pubblicate qualche ora fa. Il numero delle famiglie senza redditi da lavoro, fortunosamente, è sceso (-1,4%), confrontando la media del 2016 con quella del 2017, anche se il valore assoluto risulta ancora superiore al milione, esattamente pari ad un milione e 70 mila. Tuttavia, se analizziamo la media vista con l’occhio di Trilussa, nel Mezzogiorno la tendenza è contraria. Le famiglie meridionali senza reddito di lavoro sono aumentate del 2,2% su base annua, formando la presenza di 600 mila nuclei in questa condizione, cioè, oltre la metà del totale. Si tratta di famiglie dove tutti i componenti attivi sono disoccupati. Quindi se reddito c’è deriva da altre fonti, rendite o pensioni, certamente non da un impiego lavorativo.

In oltre mezzo milione di famiglie, precisamente 545 mila, con e senza figli, la donna risulta occupata a tempo pieno o part time mentre l’uomo non porta a casa alcun reddito da lavoro, essendo disoccupato o inattivo, ovvero fuori dal mercato, e senza una pensione legata a una carriera lavorativa. Il dato riguarda i coniugi o i conviventi tra i 25 e i 64 anni.

In sintesi, si è accentuato il divario tra nord e sud. Le sacche di maggiore povertà continuano a crescere nel sud mentre diminuiscono al nord. La questione meridionale, sorta subito dopo l’unità d’Italia, continua ancora oggi nella sua drammaticità esistenziale per la popolazione del mezzogiorno.

Queste sacche di povertà del mezzogiorno continuano ad essere terreno fertile per lo sviluppo delle organizzazioni criminali di stampo mafioso.

Salvatore Rondello