L’APERTURA

martina quirinale

Inizia il tentativo di Roberto Fico per mettere assieme una maggioranza in grado di sostenere un governo dopo il nulla di fatto dei tentativi precedenti resi vani da veti reciproci. Giro di incontri per il presidente Mattarella che parte con l’incontrare la delegazione del Pd fino ad oggi rimasta alla finestra. Ma il cambio di esploratore potrebbe avere degli effetti. Fico infatti rappresenta l’anima di sinistra del Movimento 5 Stelle.

Il partito sembra diviso, con i renziani che sembrano rimarcare la linea della chiusura totale come più volte ribadita. “Non sono ottimista, non vedo le condizioni perché i programmi si possano allineare, ma le sorprese in politica sono sempre dietro l’angolo” ha detto ai microfoni di ‘Radio Anch’io’ il capogruppo al Senato del Pd, Andrea Marcucci. Invece Dario Franceschini si dice aperto a un confronto, così come l’area di Michele Emiliano, che nelle settimane scorse non è sembrata voler escludere del tutto l’idea di un confronto. Calenda sceglie l’ironia per commentare il cambiamento di passo dei Cinquestelle che in poche settimane hanno stravolto quelli che per loro erano considerati dei punti saldi ai quali il programma era ancorato. “Fico esplora, Salvini passeggia (ma non marcia), Di Maio inforna. Intanto programmi cambiano, contratti vengono redatti da Professori su input di chi considera Governo dei tecnici e professori male assoluto. Nessuno mette in discussione Nato e Euro. Non male per primi 50 g.”

La delegazione Pd composta da Maurizio Martina, Andrea Marcucci, Graziano Delrio e Matteo Orfini è arrivata al Colle dopo una riunione al Nazareno. “Abbiamo detto a Fico una cosa: dopo 50 giorni di questa situazione che abbiamo tutti osservato e vissuto di impossibilità ad arrivare ad una proposta di governo, noi siamo disponibili a valutare il fatto nuovo se verrà confermato in queste ore e cioè la fine di qualsiasi tentativo di un accordo con la lega”, ha detto il segretario reggente Maurizio Martina al termine dell’incontro con Fico.

“Con spirito di leale collaborazione, non nascondendoci le diversità e punti di partenza differenti anche dal punto di vista programmatico su temi essenziali, ci impegniamo ad approfondire questo possibile percorso di lavoro comunque coinvolgendo i nostri gruppi dirigenti”. Martina ha anche spiegato che “la direzione nazionale deve essere chiamata a valutare, approfondire discutere ed eventualmente deliberare un percorso nuovo che ci coinvolga”. Insomma il Pd è disponibile a dialogare con M5s. “Attendiamo di capire gli sviluppi – ha detto ancora Martina -, lo faremo con la massima disponibilità, tenendo fermi la chiarezza, la responsabilità, il riconoscimento della fase del Paese che sta attraversando”. Insomma Matina la mette giù parlando di  un è “disponibile a dialogare” con M5s sulla base dei 100 punti del suo programma di governo e su tre punti “già evidenziati durante le consultazioni al Quirinale”. Punti che così riassume: “Una agenda europeista, il rinnovamento della democrazia superando il populismo, politiche del lavoro rispettando gli equilibri di finanza pubblica”. Ma a frenare su un possibile accordo è il ministro Calenda: “Vedo il serio rischio – scrive su Twitter – che Pd sia troppo antisistema per allearsi con M5s attuale”.

Dopo il Pd è stata la volta dei 5 Stelle. “E’ chiaro che un governo del centrodestra non è più un’ipotesi percorribile, gli unici che non l’hanno capito sono forse proprio loro ma dopo il fallimento del mandato di Casellati quell’ipotesi tramonta del tutto”, ha detto il capo del M5s Luigi Di Maio, al termine dell’incontro con Roberto Fico. “Sono passati circa 50 giorni in cui abbiamo provato in tutti modi e tutte le forme a firmare un contratto di governo per il cambiamento del Paese con Salvini e la Lega ma loro hanno deciso di condannarsi all’irrilevanza per rispetto dei loro alleati e del loro alleato invece di andare al governo nel rispetto degli italiani”. “Se fallisce questo percorso per noi si deve tornare al voto non sosterremo nessun altro governo, tecnico, di scopo o del presidente”, ha detto ancora Di Maio.

Ma se nessuno dovesse tornare sui propri passi, la formazione di un governo resta un rebus. D’altronde non è facile muoversi dopo che ci si è ingarbugliati nelle solenni promesse del “mai con”. Vale per la Lega, per i Cinquestelle, per Forza Italia e anche per il Pd.  Per questo c’è chi non esclude la carta di un governissimo con tutti dentro. Ipotesi che sarebbe gradita a Silvio Berlusconi, il quale, pur ribadendo di voler restare nella partita con qualsiasi formula, sarebbe pronto a una maggioranza con tutti dentro. Opzione che i grillini vogliono invece scongiurare. Difficile quini ipotizzare quali possano essere gli scenari e le mosse del Colle se il mandato di Fico dovesse concludersi con un nulla di fatto.

Ginevra Matiz

SECONDA CHANCE

Lower House Speaker Roberto Fico (C) leaves the Quirinal Palace after meeting Italian President Sergio Mattarella (not pictured) for the second round of formal political consultations following the general elections, in Rome, Italy, 13 April 2018. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Roberto Fico sarà il secondo “esploratore” nominato dal Quirinale per capire se esiste la possibilità di formare un governo. Dopo i rumors dei giorni scorsi, oggi arriva la conferma. A differenza della Casellati, però, Fico dovrà sondare gli umori del centrosinistra, in particolare del Pd. “Il presidente della Repubblica ha conferito al presidente della Camera Roberto Fico il compito di verificare un’intesa per una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle il Pd per costituire il governo. Mattarella ha chiesto a Fico di verificare entro giovedì”, ha reso noto il segretario generale della presidenza della Repubblica dopo il colloquio al Colle tra Mattarella e il numero uno di Montecitorio.

Tre giorni, dunque. Poi le frecce all’arco del Capo dello Stato saranno finite. In caso di flop, l’unica possibilità immaginabile è un Governo del Presidente al quale tutti dovranno dare il proprio appoggio in attesa di nuove elezioni (non prima della primavera 2019).

Il Pd, dunque, chiamato ufficialmente in causa. Dopo una debacle che sembrava definitiva, ora al Nazareno potrebbero addirittura ritrovarsi al Governo. Ma a che prezzo? In termini di voti un eventuale appoggio ad un governo grillino potrebbe costare caro. La base dem non perdonerebbe facilmente. Magari meglio attendere il fallimento definitivo di Di Maio per poi entrare in campo su richiesta esplicita di Mattarella. La partita, comunque, è tutta da giocare. E il risultato non è scontato. “Si deve partire dai temi per l’interesse del paese – incalza Fico dopo aver ricevuto l’incarico – e dal programma per l’interesse del paese, ed è quello che cercherò di fare da subito”. Di Maio ha lo stesso identico problema del Pd: complicato spiegare ai suoi elettori un accordo con il partito di Renzi. In più il capo politico vede a rischio il suo posto da premier.

Sul fronte del centrodestra, invece, Salvini insiste sulla sua premiership. Pur di governare sembra ormai pronto a mollare Berlusconi. Ogni giorno che passa i due appaiono più lontani. Il momento giusto per ricordarlo sono le dichiarazioni post-elezioni in Molise. “Centrodestra e 5 Stelle comincino a governare già da questa settimana – rilancia il leader del Carroccio –. I risultati parlano chiaro. In Molise ha vinto il centrodestra nettamente, i 5 Stelle sono arrivati secondi. Smettano di dire io, io, io e mettiamoci a lavorare. Ma a guidare il governo siano i primi arrivati, ma non dico Salvini o morte. Si è parlato anche troppo, le imprese e le famiglie non possono aspettare. Noi siamo pronti, ci sediamo attorno ad un tavolo con gli altri e per cinque anni ricostruiamo questo Paese”.

VETI INCROCIATI

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È stallo. E la strada per un nuovo governo sempre più stretta. Il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha andata al Colle per incontrare il Capo dello Stato dopo il giro di consultazioni con i gruppi parlamentari ed ha fatto intendere chiaramente che non è riuscita ad individuata nessuna maggioranza parlamentare disponibile a far partire un nuovo esecutivo. “Mattarella saprà individuare il percorso migliore da intraprendere” ha detto. Ed ha aggiunto: “Ho svolto il mio incarico cercando di favorire un confronto costruttivo per verificare la possibilità di una maggioranza parlamentare nel perimetro e nei limiti indicati dal presidente Mattarella. La discussione ha consentito, pur nella diversità di opinioni, di evidenziare spunti di riflessioni politiche”.

Dunque, dopo la due giorni di consultazioni, ancora un nulla di fatto. Ora il Presidente della Repubblica si prenderà qualche giorno per riflettere. I Cinquestelle e la Lega rimangono fermi sulle proprie posizioni senza fare nessun passo e senza mostrare nessun tipo di disponibilità verso posizioni altrui. Anzi si è verificato un nuovo irrigidimento. Forza Italia che mira a un accordo con il Pd ha attaccato duramente i Pentastellati. A parlare è stato lo stesso Berlusconi: “È gente che non ha mai fatto nulla nella vita: nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi”. Di Maio? “Ha una buona parlantina, non posso negarlo, ma non ha mai combinato niente di buono per sé, per la sua famiglia, per il Paese. Non possiamo affidare l’Italia a gente come lui. Nessun accordo è possibile con i 5 Stelle, un partito che non conosce l’abc della democrazia, che prova invidia sociale, formato solo da disoccupati, e che rappresenta un pericolo per l’Italia”, ha concluso il leader forzista. Insomma parole che tolgono qualsiasi dubbio sulla possibilità di un qualsiasi accordo o di appoggio, anche esterno, come si ipotizzava ieri, che coinvolga Forza Italia e i 5 Stelle. La parole di Berlusconi hanno lo scopo di allontanare anche Salvini dai 5 Stelle e obbligarlo a venire allo scoperto.

Ma dall’altra parte Salvini tiene la propria posizione ribadendo che se Berlusconi vuole un governo con il Pd, lo farà senza la Lega. Ed poi ha aggiunto: “Ho la netta sensazione che c’è qualcuno che vuole perdere tempo, che vuole un governo tecnico alla Monti voluto da Bruxelles”. Un modo per mettere le mani avanti e scaricare su altri la incapacità o l’impossibilità di trovare un accordo. D’altronde ognuno si diceva pronto per governare. Di Maio addirittura aveva già portato la lista dei ministri al Presidente Mattarella. Ma tra un comizio e l’altro e un insulto a destra a uno a sinistra, si sono dimenticati che si è votato con un sistema proporzionale.
E su un possibile governo di centrodestra con l’appoggio del Pd Salvini replica a Berlusconi: la Lega non è disponibile. Ma Silvio Berlusconi non esclude che il centrodestra possa andare al governo con ‘appoggi esterni’. Il governo del centrodestra potrebbe ”concretamente fare accordi con uomini saggi, con i parlamentari dei gruppi misti e anche esponenti del Pd”.

Una ipotesi a cui risponde in un tweet il Segretario del Psi e vice presidente del Gruppo Misto al Senato, Riccardo Nencini: “Leggo di un governo di centro destra che si cerca i voti in parlamento rivolgendosi anche al gruppo misto. Lo dico in chiaro: indisponibile. Non è tempo di soluzioni ingarbugliate figlie di stampelle provvisorie. Serve la politica per sbrogliare la matassa”.

“Che provino loro” ha rincarato Ettore Rosato, vicepresidente Pd della Camera. “Si è dimostrato che stanno facendo una grande confusione, ma all’interno di questa confusione che danneggia il paese, alla fine un accordo lo troveranno. Un accordo al ribasso, dopo aver sdoganato Fi e Berlusconi”. E ancora: “Berlusconi sogna se pensa di potersi prendere alcuni esponenti del Pd. E sogna ancora di più se pensa che possa esserci il Pd a sostegno di un governo con Salvini e la Meloni”. “Non faremo la ruota di scorta di nessuno”, ha aggiunto con riferimento sia al centrodestra che al M5s.

Ginevra Matiz

ALLA FINESTRA

palazzo-giustinianiIl secondo giorno di consultazioni è ancora più complicato del primo. Ancora poche ore, poi Maria Elisabetta Alberti Casellati dovrà riferire al presidente della Repubblica l’esito delle consultazioni andate in scena in questi due giorni con gli schieramenti politici. Incontri interlocutori, fanno sapere i protagonisti. Che non sbloccano lo stallo e le posizioni da cui si è partiti.
A questo punto sembra improbabile che Casellati possa riuscire nell’intento di formare una maggioranza. Dopo di lei potrebbe toccare a Roberto Fico, il presidente della Camera grillino che a quel punto avrebbe un mandato ampio di trattativa. Ma se anche Fico dovesse fallire – escludendo la possibilità di elezioni immediate – Mattarella darebbe avvio ad un governo del presidente al quale sarebbe dura per i partiti dire di no.
In mattinata il centrodestra si presenta compatto al Senato. Berlusconi questa volta si fa da parte, lasciando la parola ad un Salvini ottimista, che lancia l’ultimo appello al M5s: “Nutriamo la fondata speranza che si riesca finalmente a superare la politica del no che in molti hanno portato avanti fino a oggi” afferma il leader leghista, confidando in un “accordo fra i primi e i secondi, fra il centrodestra votato dagli italiani e i 5 Stelle che sono il secondo partito”.
I grillini, però, non intendono cambiare rotta. “Non faremo mai alleanze con Berlusconi, che ha fatto fallire il Paese”, ribadisce Danilo Toninelli, capogruppo pentastellato a Palazzo Madama, che poi si rivolge al Pd, “al quale rinnoviamo la proposta di sedersi a un tavolo e scrivere un contratto di governo. Io spero che su sollecitazione anche del presidente della Repubblica facciano un passo avanti. Se il Pd vuole realizzare un programma serio noi ci siamo, noi abbiamo il reddito di cittadinanza e loro hanno il reddito di inclusione, troviamo una via di mezzo e combattiamo la povertà”.
Intanto in mattinata la segreteria nazionale del Partito Democratico ribadisce la linea di opposizione. “I 5 stelle sono molto distanti da noi. Per il Pd le intese si fanno solo sui programmi e un’alleanza con Di Maio e Toninelli è del tutto improbabile” fa sapere Andrea Marcucci, presidente dei senatori dem. Per ora, dunque, il Pd resta alla finestra. Prima di scendere in campo, al Nazareno aspettano i flop di Salvini e Di Maio.

F.G.

L’ESPLORATRICE

casellati

A Maria Elisabetta Alberti Casellati va l’incarico esplorativo mirato. La presidente del Senato avrà due giorni di tempo per verificare se esistono le condizioni per formare una maggioranza parlamentare composta da Centrodestra e Movimento 5 Stelle. Il tempo scadrà venerdì. Poi il Colle percorrerà altre strade.

In tarda mattinata arriva la decisione del presidente della Repubblica.  “Ho ringraziato per la fiducia Mattarella – afferma Casellati dopo l’incontro al Quirinale – che terrò costantemente aggiornato. Intendo svolgere l’incarico con lo stesso spirito di servizio che ha animato in queste settimane il ruolo di presidente del Senato”.

Immediate le reazioni a destra. “Noi siamo pronti a fare tutto, tranne che un governo con il Pd. Se Di Maio e Berlusconi continuano a dirsi no a vicenda se ne assumono la responsabilità. Se Di Maio vuole fare la rivoluzione con il Pd, gli faccio i migliori auguri” le parole di Matteo Salvini. Il capogruppo leghista a Palazzo Madama Centinaio non vive la vicenda con ottimismo: “Un risultato sarebbe un miracolo”.

La partita diventa sempre più complicata. Ad oggi un accordo centrodestra-M5s appare improbabile. Basti pensare che subito dopo l’ufficialità della nomina, il senatore pentastellato Vito Crimi ci tiene a ribadire: “A Casellati ripeteremo che il veto su Berlusconi rimane”. Difficile anche immaginare che la Lega possa mollare Forza Italia e Berlusconi per Di Maio. Insieme Lega e FI governano le grandi regioni del Nord che, in caso di scossoni a livello nazionale, sarebbero a rischio. Insomma, l’impasse non si sblocca.

L’unica soluzione potrebbe essere rappresentata dal Partito Democratico. Al Nazareno nessuno ha intenzione di intervenire in soccorso di chi ha ricoperto di insulti le politiche dem fino a poco tempo fa. Per questo un eventuale intervento dovrà essere necessariamente successivo ad una ammissione di colpa da parte degli altri schieramenti. “Prima dicano agli italiani che hanno fallito, che sono incapaci di formare un Governo. Poi, se Mattarella ce lo chiederà, ne parleremo” il pensiero di uno dei parlamentari più navigati del Pd.

La conferma della linea assunta dai dem arriva dal segretario reggente, Maurizio Martina, che butta la palla nell’altro campo: “Con il mandato alla presidente Casellati si pone fine alle ambiguità di questi 45 giorni. Altro che aspettare le elezioni regionali, ora è il momento della verità per chi dopo il 4 marzo ha pensato solo a tatticismi e personalismi”.

F.G.

UNA NUOVA STORIA

consultazioni Quirinale

Il secondo giro di consultazioni è finito. A breve Matteralla prenderà le sue decisioni su come sbrogliare la matassa post elettorale dando un mandato a chi ritiene possa coagulare una maggioranza in grado di sostenere un governo. Un mandato che può essere solo esplorativo oppure già pieno, ipotesi difficile al momento, in quanto i numeri su costruire un governo sono al momento del tutto assenti.

“Quando a dicembre – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – dicevamo del pericolo grigio verde avevamo visto bene. In secondo luogo ora vediamo che i 5 Stelle hanno manifestato una capacità di adattamento programmatico di tipo doroteo. Anche loro nascono con posizioni antieuro e antieuropeisti e in politica estera erano molto attenti alle buone relazioni con la Russia di Putin. Oggi invece si sanno adattando come un camaleonte alla situazione italiana mentre Salvini per ora non ha cambiato di una virgola il suo approccio: Filoputiano era e filoputiano resta.

E la vicenda Siria lo dimostra…
Esattamente. Il comportamento di Di Maio è quello di chi in nome del governo è disponibile a gettare a mare parte rilevante del suo programma e addirittura a ritenere ambiguamente realizzabile alcune parti del programma in alleanza con qualcuno, chi esso sia, senza che questo faccia nessuna differenza.

Quindi il fine non è il programma ma il governo.
Ma siamo bel al di là del fine che giustifica i mezzi di Machiavellica memoria, in cui vi era molta più etica e responsabilità che nella posizione di Di Maio. Non vi è dubbio però che la vicenda Siriana abbia svelato il gioco. Perché una cosa, e penso a Salvini, è sostenere immaginificamente un rapporto con la Russia di Putin, lasciandolo cioè a livello teorico. Altra cosa è vederlo applicato. E la sua messa in pratica porterebbe l’Italia lontano dai legami euroatlantici che sono ormai un patrimonio largamente condiviso. Così condiviso da provocare fratture anche nel centrodestra che ha vinto le elezioni.

Salvini invece pensa alle regionali come una sorta di turno di ballottaggio…
Ma il Molise e il Friuli, un milione e 800mila abitanti non sono un grimaldello molto robusto.

La settimana scorsa sei salito al Colle per i colloqui per il Governo. Quali i punti posti dai socialisti?
La certezza di una politica estera euro-atlantica, la conferma di un ruolo forte in una Europa profondamente riformata a partire dal trattato di Dublino e dal Trattato di Maastricht. Terzo una attenzione perché non si sfori ulteriormente il debito pubblico. Ora la mia opinione è che i due vincitori delle elezioni devono avanzare una proposta concreta. Se non la hanno devono dire agli italiani la verità. Ossia che si è trattato di una vittoria mutilata e che questi due partiti, ricchi di voti ma poveri di strategia, non sono in grado di realizzare un governo per l’Italia.

E in caso di ulteriore empasse, governissimo o nuove elezioni?
Intanto Salvini e Di Maio devono presentare agli italiani il loro percorso. Le modalità le troverà il Capo dello Stato. Da lì si vedrà se vi è la possibilità di fare un governo o se la loro ipotesi cadrà. Solo in quel momento il centrosinistra deve entrare in gioco per senso di responsabilità. Non prima.

Questo è un punto su cui il dibattito all’interno del Partito Democratico è molto forte.
Nel Pd si fronteggiano due linee. Una molto più possibilista del governo subito con i grillini e un’altra che non è lontana dalla nostra. Ma soprattutto nel Pd non si è preso ancora atto che è finito un tempo. Il Pd nasce come soggetto che deve fronteggiare il Popolo della libertà in uno schema bipolare. Oggi non c’è né lo schema bipolare né lo schema maggioritario. C’è una legge largamente proporzionale e c’è uno schema a tre che sarà durevole in Italia e nel resto dell’Europa. Ecco perché se dovesse aprirsi un’altra fase per la formazione del governo, non è tanto al Pd che ci si debba rivolgere, ma a una sinistra riformista in costruzione che deve partecipare coralmente e condividere un indirizzo.

E questo è il tema di cui i Psi ha discusso a Bologna e poi a Napoli. Cosa si può trarre da questi due appuntamenti del Partito?
Da questi seminari viene fuori un partito vivo. Secondo viene fuori il desiderio pervicace di proseguire nella nostra iniziativa politica corredandola di diversi cambiamenti a cominciare da quello del punto di vista organizzativo. Terzo, arriva un appello al mondo socialista e riformista. Ma anche laico riformista e cattolico riformista per creare una sorta di concentrazione repubblicana e democratica da contrapporre a al populismo continentale ormai molto forte. Con una scadenza che siano le elezioni europee del prossimo anno per costruire una nuova storia.

Daniele Unfer

NUOVO PROGETTO

futuro possibile napoli nencini psi

Si è svolta a Napoli la conferenza del Psi per il Centro-Sud dal titolo “Il futuro Possibile – per una nuova militanza 2.0”: un incontro aperto a tutta la comunità socialista del Sud. Militanti, amministratori e dirigenti socialisti si sono incontrati nella grande conferenza territoriale per avviare una profonda discussione su una nuova militanza 2.0 e sul futuro della sinistra riformista dopo la sconfitta  elettorale che ha ridisegnato lo scenario politico. Dopo la conferenza del centro-nord che si è tenuta la scorsa settimana a Bologna, la conferenza centro-sud ha riunito il partito sabato 14 aprile a Napoli, presso Palazzo Caracciolo Napoli, in  via Carbonara, 112 alla presenza del Segretario del partito,  Riccardo Nencini, vice ministro uscente delle infrastrutture e dei Trasporti. La conferenza, è stata coordinata da Silvano Del Duca, segretario provinciale del Psi di Salerno ed introdotta da Marco Riccio, segretario regionale del Psi campano e Francesco Mallardo, segretario di Napoli. E’ intervenuto  Enzo Maraio, consigliere regionale e responsabile organizzazione del Psi. Presenti anche  i segretari socialisti di tutte le province campane. Oltre duecento i partecipanti ai lavori.

Un momento di partecipazione per elaborare strategie ed adottare rimedi alla deriva che rischia di travolgere il riformismo italiano: una mappa per affrontare il difficile momento politico che dovrà tradursi in nuovi canoni da applicare proprio all’interno della comunità socialista attraverso una trasformazione profonda del campo e delle metodologie d’azione.

“Dobbiamo pensare a una forma organizzativa più snella e più legata ai propri rappresentanti territoriali e contestualmente dobbiamo rafforzare la tendenza a rinnovarci”, ha scritto il segretario Riccardo Nencini in una lunga lettera aperta inviata a tutti i simpatizzanti e militanti del partito, per invitarli a partecipare alla conferenza di Napoli.

L’insuccesso elettorale della lista “Insieme” non ha ancora placato gli animi dei militanti socialisti che vorrebbero un vero cambiamento del partito in cui potersi riconoscere. I lavori sono iniziati dopo l’inaugurazione della nuova Federazione provinciale di Napoli a piazza Garibaldi. Ai militanti è stato presentato il dilemma se il Psi dovrà continuare ad esistere autonomamente o se confluire nel PD.

Dopo che a Bologna, lo scorso 7 aprile, si è riunita la comunità del PSI del Centro-Nord, è stata la volta di Napoli. Due appuntamenti per discutere, dopo il risultato delle elezioni politiche, del futuro della sinistra riformista e del Psi, ora impegnato in una riorganizzazione del partito.  Il centrosinistra il 4 marzo non è stato sconfitto, ha subito un’autentica e rara disfatta”, ha detto il segretario del PSI, Riccardo Nencini, analizzando il risultato elettorale. “Vogliamo ripartire da Napoli per creare le condizioni perché la sinistra riformista abbia un progetto nuovo; oggi i socialisti presentano il loro che è fatto di un’organizzazione più snella, di un’offerta di sovranità ad un progetto che la sinistra italiana deve darsi preparandosi alle elezioni europee del 2019”.

Rispondendo alla domanda di chi gli chiedeva quale fosse il  futuro del PD, Nencini sottolinea: “Ci troviamo in una fase tripolare stabile. Il PD nasce all’interno di uno schema bipolare. Per questo non vedo soluzioni se si sceglie di tenere in considerazione il vecchio schema bipolare”. Ribadito il no ad un possibile governo con i Grillini: “Dove c’è antiparlamentarismo bisogna stare lontani. Non vorremmo fare la fine di chi ha “la sindrome di Stoccolma”,  che ci si innamora del proprio aguzzino.  Piuttosto – ha proseguito Nencini – dobbiamo ripensare a ricostituire il centrosinistra – a cominciare dalle prossime  elezioni amministrative –  perché senza gli amministratori è difficile tenere in piedi una comunità politica. Ma la posizione istituzionale si deve trasformare nell’azione politica e dobbiamo presentarci ai cittadini per quello che facciamo e non solo per quello che siamo stati”.

Per Nencini la sinistra in tutta Europa deve “ripensare al canone con cui ci si approccia ai problemi  cittadini”. Due i temi da rilanciare: la “sicurezza, che non è un tema di destra o di sinistra, e che va affrontato con profonda decisione anche con la figura del poliziotto di quartiere. E soprattutto affermare che chi viene in Italia deve vivere secondo i canoni occidentali, guardando alla Costituzione, ai suoi diritti ma anche ai suoi doveri”. Il secondo tema da mettere al centro di un nuovo progetto di sinistra riformista è per Nencini quello della diminuzione delle diseguaglianze: “Dobbiamo rendere la forbice delle diseguaglianze molto più stretta, il tema del lavoro deve essere centrale non solo per i socialisti ma per la sinistra italiana”, ha sottolineato Nencini.

Rispetto alla crisi siriana, Nencini ha detto che si tratta di “un dramma terribile” di fronte al quale “i socialisti hanno indicato due strade”: “L’ho fatto personalmente con il presidente della Repubblica, da una parte dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative diplomatiche internazionali di cui l’Italia sarà capace, dall’altra dobbiamo muoverci nel campo delle alleanze euro-occidentali ed atlantiche non fuori da essere”. Si tratta di “un modo anche per capire qual è la politica estera della Lega eccessivamente filo-Putin”.

Riguardo invece alla possibilità di un governo grigio-verde, Nencini ha detto di credere che “fra grillini e Lega di Salvini possa profilarsi un accordo, che c’è già stato a livello parlamentare e non escludo che vi possa essere a livello di governo”.

Gian Franco Schietroma ha avanzato l’ipotesi di un congresso entro l’anno, facendo notare che il Psi sul territorio è ancora presente con circa mille amministratori. Ha ricordato che sono prossime le elezioni per il rinnovo di 800 consigli comunali. Il segretario organizzativo, ha manifestato l’esigenza di ripartire dal territorio, ma ha anche detto che “la gloriosa storia del Psi non può finire”.

Non sono mancate le critiche agli errori politici fatti in passato. Particolare importanza all’insuccesso elettorale è stato attribuito al referendum sulle modifiche alla Costituzione. La recente politica del centro sinistra ed il coinvolgimento negli scandali bancari, da Banca Etruria al Monte dei Paschi di Siena, hanno spinto gli elettori verso i fronti populisti che cumulativamente hanno raggiunto il 55% dei consensi elettorali. Più interventi hanno manifestato l’esigenza di riorganizzare il partito utilizzando più intensamente gli strumenti informatici disponibili.

Nella maggior parte degli interventi si è manifestata l’esigenza di un Psi più autonomo, capace di avanzare proposte politiche autonome, che sappia instaurare un dialogo più diretto con gli elettori, con i giovani, con gli operai ed i disoccupati a cui bisogna offrire le prospettive per un futuro migliore. Ma è anche necessario un partito che sappia costruirsi una maggiore visibilità mediatica superando le attuali barriere che non danno sufficienti spazi di comunicazione.

Carlo Vizzini ha sottolineato che “al contenitore vanno aggiunti i contenuti”. Il presidente del Psi ha fatto notare che “il simbolo elettorale cambiato prima delle elezioni è stato negativo”. Tuttavia, per Vizzini è necessario fare una grande forza riformista per la quale è necessario un grande impegno sul territorio. Prendendo in esame i prossimi impegni elettorali, tra cui le elezioni per il Parlamento europeo previste per il prossimo anno, per Vizzini “non si può perdere tempo”.

Alcuni interventi hanno fatto notare che gli italiani non decidono più all’ultimo momento chi votare come avveniva un tempo. Adesso le opinioni e le scelte si formano giorno dopo giorno e gli elettori sanno già chi votare prima che inizia un campagna elettorale.

Per il direttore di Mondoperaio, Luigi Covatta, “si è chiuso un ciclo lungo dieci anni ed i problemi che deve affrontare il Pd sono gli stessi che dobbiamo affrontare noi”. Per Covatta bisogna avere “l’ambizione di volare alto” per una “rigenerazione del centro sinistra”. Nel suo intervento Covatta ha citato una frase di Galli della Loggia: “quando il Psi arrivò al minimo storico seppe riprendersi perché seppe volare alto”. Covatta ha fatto anche notare che oggi è cambiata la divisione internazionale del lavoro ed è cambiato anche il capitalismo. Mondoperaio oggi è un autorevole punto di riferimento della sinistra per costruire un nuovo riformismo politico. Trovare le riforme da fare ed i contenuti da proporre in modo serio e credibile come hanno fatto i nostri padri è la via da seguire, secondo Covatta che ritiene utile attendere il congresso del Pd per avere una visione più ampia.

Il segretario Riccardo Nencini, ha concluso i lavori con il suo intervento. Per Nencini “di certo non si andrà al governo con i grillini”. Il segretario nazionale ha fatto notare che la crisi del socialismo non è solo una questione italiana, ma investe altri paesi dell’europa come la Francia, il Portogallo e la Spagna. Bisognerà decidere su come presentarsi alle prossime elezioni. Per Nencini è necessario aprire un dialogo con tutte le realtà socialiste che in questo momento non si riconoscono nel Psi e successivamente andare al congresso.

In sintesi, dai molteplici interventi, è emerso che il Psi può avere un futuro nel Paese, ma è necessario che si definisca al più presto una linea politica autonoma condivisa da tutti i compagni ed una riorganizzazione del partito più efficiente ed efficace.

Salvatore Rondello

LO STALLO

centrodestra-quirinale

“Dall’andamento delle consultazioni di questi giorni emerge con evidenza che il confronto tra i partiti politici per dar vita in Parlamento a una maggioranza che sostenga un governo non ha fatto progressi. Ho fatto presente alle varie forze politiche la necessità per il nostro Paese di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni. Le attese dei nostri concittadini, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze importanti e imminenti nell’Unione Europea, l’acuirsi delle tensioni internazionali in aree non lontano dall’Italia richiedono con urgenza che si sviluppi e si concluda positivamente un confronto tra i partiti, per raggiungere l’obiettivo di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni. Attenderò alcuni giorni, trascorsi i quali valuterò in che modo procedere per uscire dallo stallo che si registra”. Questo il comunicato ufficiale apparso sul sito del Quirinale con cui si certifica lo stallo istituzionale.

Dopo il rocambolesco secondo giro di consultazioni, la strada per la formazione del nuovo governo è entrata in un vicolo stretto. La sortita di Berlusconi ha avuto un duplice effetto. Ha bloccato l’asse nascente tra Salvini e Di Maio e incrinato fortemente il collante che ancora tiene unito il centrodestra. Quasi un invito a Salvini allo strappo. Insomma ha fatto capire che lo scettro del centrodestra, nonostante tutto, lo vuole tenere ancora lui.

Oggi Sergio Mattarella ha ricevuto il presidente della Camera Roberto Fico, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e l’ex capo dello Stato e senatore a vita Giorgio Napolitano. Poi ha confermato lo stallo. «Attenderò alcuni giorni per procedere dallo stallo», ha detto il capo dello Stato.

Una empasse che mette lievito alla ipotesi di un governissimo che si riaffaccerebbe prepotente nel caso di un ulteriore fallimento delle trattative. Una ipotesi sostenuta ieri anche dal leader del M5S Luigi Di Maio. “Lo facciano senza la Lega” è la risposta di Salvini a chi gli chiede lumi. “Noi appoggiamo un governo che rispetta quello” che si è detto in campagna elettorale, “un governo tutti insieme per tirare a campare o solo per fare la legge elettorale lo facciano senza la Lega”.

LA SCELTA

consultazioni apre

La prossima settimana arriverà la decisione di Mattarella. Di Maio o Salvini, uno dei due dovrebbe essere il premier incaricato dal Capo dello Stato di formare il Governo. In alternativa pronta la soluzione istituzionale, con la presidente del Senato Casellati in vantaggio sul numero uno di Montecitorio Fico. Comunque vada, l’Italia avrà un nuovo Esecutivo che dovrà affrontare immediatamente i venti di guerra in Siria e il Documento di Economia e Finanza. Davvero scarse le possibilità che il presidente della Repubblica la tiri troppo per lunghe, aspettando le elezioni regionali di fine aprile o la direzione del Pd. La scelta sarà comunicata a breve.

Il Movimento Cinque Stelle spera sempre nell’incarico a Di Maio con l’appoggio di un altro gruppo. L’accordo con il Pd sarebbe preferibile per i grillini, ma ad oggi è ipotesi impraticabile. Resta in campo un’intesa con la Lega. Berlusconi, però, sembra aver rinsaldato l’asse con Salvini. Tant’è che alle consultazioni di oggi il centrodestra si presenta unito. Uscendo dallo studio di Mattarella, Berlusconi lascia addirittura la parola a Salvini: “Abbiamo chiesto al nostro leader Matteo Salvini di darne lettura e sarà una lettura attenta alle singole parole su cui abbiamo discusso abbastanza”. Dopo che il Cavaliere si fa da parte, il leader della Lega ostenta l’unità ritrovata: “Abbiamo trovato una condivisione invidiabile e invidiata dalle altre forze politiche, siamo andati insieme al Colle per esprimere la comunità di intenti della nostra coalizione. Ci teniamo a ribadire che per quanto riguarda la grave crisi in Siria, l’unica soluzione è quella dello storico riavvicinamento della Russia con l’Alleanza Atlantica. Intorno a questi temi è necessario formare un governo che faccia cose, e non sia bloccato da veti”. Poi Salvini lancia l’amo a Di Maio: “Ci aspettiamo dal Movimento 5 Stelle altrettanta responsabilità nei confronti del paese”.

Il Pd resterà all’opposizione, ha fatto sapere il segretario reggente Martina. Resta comunque in campo la possibilità di un soccorso in caso di richiesta esplicita di Mattarella. Toni più decisi dai renziani. “Mai al governo con M5s e destra – le parole su Facebook del capogruppo a Palazzo Madama, Marcucci –. Abbiamo confermato al Capo dello Stato la totale mancanza di sintonia programmatica con M5S e centrodestra per poter avviare un dialogo sulla formazione di un governo. Abbiamo altresì ribadito le questioni che il Pd ritiene prioritarie in questo momento per il Paese. I partiti che hanno vinto le elezioni devono abbandonare egoismi e divisioni strumentali e pensare ai problemi degli italiani”.

MattarellaNencini - BoninoIn mattinata aveva iniziato le consultazioni il Gruppo Misto del Senato guidato da Riccardo Nencini ed Emma Bonino. Il segretario del Psi ha chiuso a ogni possibilità di appoggio ad un governo Salvini-Di Maio. “Abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica di accelerare sulla possibilità di far sì che venga presentata, da chi ha vinto le elezioni, una proposta concreta uscendo dalle schermaglie giornalistiche: non ha senso aspettare le elezioni regionali e comunali. Sarà interessante vedere i filo-putiniani Salvini e Di Maio governare una crisi così delicata e di queste dimensioni. L’Italia non può uscire dalla cornice euro atlantica”, ha detto il leader socialista.

F.G.

GUERRA IN UN TWEET

putin trumpDonald Trump affida la sua dichiarazione di guerra alla Russia al cinguettio di Twitter. “La Russia promette di abbattere qualsiasi missile verrà lanciato contro la Siria. Preparati Russia, perché arriveranno, simpatici, nuovi e ‘smart’. Non dovreste essere partner di un Animale che gode uccidendo con il gas il suo stesso popolo”, scrive il Presidente Usa che aggiunge poi in un altro tweet: “Le nostre relazioni con la Russia sono peggiori di quanto non lo siano mai state, compresa la Guerra Fredda. Non c’è ragione per questo. La Russia ha bisogno del nostro aiuto per la sua economia, una cosa che sarebbe molto facile da fare, e noi abbiamo bisogno che tutte le nazioni lavorino insieme. Fermare la corsa agli armamenti?”.


Mosca nel giro di qualche minuto replica fermamente e duramente attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri del Cremlino, alle dichiarazioni al vetriolo di The Donald: “I missili ‘intelligenti’ dovrebbero volare verso i terroristi, non verso il governo legittimo della Siria”, spiega il governo di Putin nelle ore caldissime verso un possibile attacco militare contro Damasco da parte delle forze Usa-Uk-Francia. L’esercito russo continua a ripetere che se Trump attacca, la risposta di Mosca sarà certa e durissima: “Le forze russe affronteranno qualsiasi aggressione degli Stati Uniti contro la Siria, intercettando i missili e colpendo le loro piattaforme di lancio”, sottolinea inoltre Alexander Zasypkin secondo Russia Today.
A rispondere a Washington anche Damasco, il governo siriano definisce “spericolate” e “avventate” le minacce americane di un attacco militare in seguito al presunto attacco chimico di sabato scorso a est di Damasco. In un comunicato del ministero degli Esteri diffuso dall’agenzia ufficiale Sana si afferma che “il pretesto delle armi chimiche è evidentemente una scusa debole e non sostenuta da prove”. E che le “minacce americane mettono in pericolo la pace e la sicurezza internazionali”.
Tuttavia a tenere a bada le dichiarazioni del Presidente Trump è la stessa amministrazione di Washington, Il Pentagono infatti smorza i toni rispetto al tweet di Trump. “Il Dipartimento di Stato non rilascia commenti su future possibili operazioni militari. Spetta alla Casa Bianca commentare il tweet del presidente”, dice Eric Pahon, portavoce del Pentagono, aggiungendo che come detto da Trump “gli attacchi chimici del regime siriano contro i civili innocenti a Duma sono orribili e richiedono una risposta immediata da parte della comunità internazionale”.
Ma in queste ore sembra ormai tutto pronto per un intervento del trio ‘Washington- Londra- Parigi’: i dirigenti dell’amministrazione Trump stanno discutendo con dirigenti di Francia e Gran Bretagna per una possibile risposta militare comune in Siria dopo il presunto attacco chimico a Duma, attribuito dall’Occidente al regime di Damasco. Nel frattempo l’Onu si impantana ancora, non si trova l’intesa al tavolo dei diplomatici sul presunto attacco chimico. Ma per gli americani la colpa è sempre dei russi. “La Russia ha scelto ancora una volta il regime di Assad invece dell’unità del Consiglio di Sicurezza, e ha distrutto la credibilità dell’organo Onu”, ha detto l’ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro, Nikki Haley dopo che la Russia ha impedito una risoluzione sulle armi chimiche siriane. Mosca ha posto il veto alla bozza Usa per istituire un nuovo meccanismo d’inchiesta indipendente, ma si è vista rifiutare dal Consiglio di sicurezza Onu anche la terza bozza di risoluzione sulla Siria presentata dalla Russia, che chiedeva l’invio di investigatori Opac a Duma per indagare il presunto attacco chimico.
La possibilità di un intervento americano, con l’aiuto di Macron e della May, è più che possibile tanto che Eurocontrol, l’organizzazione europea per la sicurezza dei voli oggi ha invitato in una nota pubblica a “volare con prudenza nelle rotte del Mediterraneo orientale per via di possibili attacchi missilistici sulla Siria nelle prossime 72 ore”.