LA MEDIAZIONE

G7 summit

Donald Tusk, Justin Trudeau, Angela Merkel, Donald Trump, Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Shinzo Abe, Theresa May Jean-Claude Juncker

Si è aperto ufficialmente, con la foto di famiglia nella suggestiva cornice del Teatro greco, il vertice del G7 di Taormina. Dopo la strage di Manchester di lunedì, la lotta al terrorismo è finita inevitabilmente in alto nella nell’agenda del lavori. Più difficile sarà trovare un’intesa sugli altri temi, dai cambiamenti climatici al commercio internazionale, al centro della ‘rivoluzione’ portata da Donald Trump nei primi quattro mesi alla Casa Bianca. “Chiediamo risultati”, ha spiegato il padrone di casa, Paolo Gentiloni, in un videomessaggio. “Sappiamo che non sarò un confronto semplice ma lo spirito di Taormina ci può aiutare nella direzione giusta”. In particolare, il premier ha ribadito che “su terrorismo e sicurezza, dal summit ci sarà una dichiarazione importante”. “È il vertice più difficile”, ha ammesso in una conferenza stampa il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk che ha evidenziato le divergenze nelle posizioni su clima, commercio, sicurezza promettendo che “la Ue farà di tutto per un accordo e lavorerà per l’unità”. Tusk ha anche auspicato che il G7 mostri unità sull’Ucraina e che le sanzioni alla Russia siano confermate fino alla completa applicazione degli accordi di Minsk.

“La mia impressione – ha detto il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk – è che sull’Ucraina siamo più o meno sulla stessa linea con Trump e Tillerson. Sono meno ottimista sui piani e le intenzioni di Trump. Ma sull’Ucraina penso che possiamo raggiungere una posizione comune con gli Usa e possiamo continuare la nostra linea comune verso la Russia, incluse le sanzioni”. Stessa unità di veduta sul terrorismo. Tusk si è detto d’accordo con Trump sul pugno duro.

La discussione vera sarà quella sui migrati. Tema quale si profila un compromesso. “Un buon compromesso” hanno affermato fonti diplomatiche. “Si riconosce l’approccio globale al problema, anche a lungo periodo con il coinvolgimento dei paesi di origine e la responsabilità condivisa”. Si continua a lavorare sui due paragrafi ad hoc del testo finale, ma “non ci sono problemi” con gli americani, che hanno chiesto maggiore attenzione alla sicurezza. Nella bozza di documento finale ancora in fase di negoziazione si legge: “Pur sostenendo i diritti umani dei migranti e rifugiati riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati di controllare i loro confini e fissare chiari limiti ai livelli netti di immigrazione, come elementi chiave della loro sicurezza nazionale e del loro benessere economico”. E ancora: “La gestione e il controllo dei flussi di migranti richiede – pur tenendo conto della distinzione fra rifugiati ed emigrati economici – sia un approccio d’emergenza che uno di lungo termine”. E per quest’ultimo i leader del G7 “sono d’accordo nello stabilire partnership per aiutare i Paesi a creare nei loro confini le condizioni che risolvano le cause della migrazione”.

Gli occhi del mondo al summit sono ovviamente puntati su Trump, al suo esordio al G7 anche per le notizie rimbalzate dagli Usa sul ‘Russiagate’, in cui appare implicato anche il 36enne genero e super consigliere del presidente americano, Jared Kushner. Imponenti le misure di sicurezza, con 10.000 uomini a proteggere i leader di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti: nella cittadina siciliana le strade sono completamente deserte, i negozianti hanno ‘blindato’ le vetrine con assi di legno e lamiere, per il timore dell’arrivo degli antagonisti che potrebbero decidere di manifestare sul lungomare di Giardini Naxos, non lontano dall’Hotel San Domenico in cui si tengono le riunioni dei leader. Insomma terrorismo migrati e clima. “Per noi l’accordo di Parigi è da applicare interamente” ha detto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Stesso tenore da parte di Tusk che mira a “mantenere il G7 unito sulla considerazione che l’immigrazione è una questione globale, e non regionale. Sul clima le posizioni di Europa e Usa sono molto diverse. Ma il consigliere economico del presidente americano, Gary Cohn ha assicurato che Trump è “disponibile ad

ascoltare con chiarezza cosa i leader europei hanno da dire sull’accordo sul clima di Parigi”.”Abbiamo avuto un incontro molto amichevole e costruttivo con il presidente Trump” ha aggiunto Jean-Claude Juncker . “Non è vero che ha un approccio molto aggressivo sul surplus commerciale” riferendosi al confronto fra Washington e l’Europa, e in particolare la Germania, sul surplus commerciale. “Ho chiarito al presidente Trump che non può raffrontare la posizione commerciale degli Usa con quella di un singolo Paese ma piuttosto con quella complessiva dell’Europa”. Una nota di colore e un piccolo giallo è arrivato dal settimanale tedesco Der Spigel secondo il quale Donald Trump, nel criticare il surplus commerciale della Germania ha detto che “i tedeschi sono cattivi, molto cattivi”. A riportare il virgolettato del capo della Casa Bianca è stato lo Spiegel on line, che lo ha appreso da fonti che hanno partecipato al summit con i vertici Ue. “Guardate quanti milioni di auto vendono negli Usa. Spaventoso. Questo lo fermeremo”, avrebbe detto anche. Jean-Claude Juncker è corso ai ripari cercato di smorzare i toni : “E’ solo un problema di traduzione: Trump non ha voluto dire che i tedeschi sono cattivi, ma che con la Germania e con i tedeschi ci sono dei problemi”. Episodio che il governo tedesco comunque non ha voluto commentare in quanto si tratta di “presunte dichiarazioni che emergono da incontri confidenziali”.

Fuori dal G7 le proteste con Greenpeace e Oxfam che nel giorno dell’apertura del G7 hanno dato vita a due flash mob sul lungomare di Giardini Naxos: “Stop climate exchange” era scritto su degli striscioni che gli attivisti di Greenpeace hanno srotolato in mare a bordo di alcune canoe, mentre sulla spiaggia una statua della libertà con indosso un salvagente componeva la scritta “climate justice now”.

ABBASSO IL QUORUM

legge-elettorale

I socialisti hanno presentato i propri emendamenti al testo all’esame della commissione Affari Costituzionali del Senato. “Abbassare il quorum dal 5 al 3%, sia alla Camera che al Senato, inserire la parità di genere nelle candidature dei collegi maggioritari e nelle capolisture nella parte riguardante il proporzionale”. Afferma Pia Localtelli illustrando il contenuto di alcuni di essi. “Sulla parità di genere – ha aggiunto – non possiamo accettare passi indietro. In questa legislatura siamo riusciti ad avere un Parlamento con il 30% di donne, mi auguro che nella prossima questa percentuale salirà almeno al 40%”. Un quorum troppo alto rischia infatti di privare milioni di elettori del diritto ad essere rappresentati in parlamento. Soprattutto in uno scenario politico fluido come quello italiano. Un Paese in cui le anomalie sono spesso una caratteristica. E l’anomalia è che mentre si parla di rappresentanza e di partecipazione si alzano spesso barriere che invece la limitano.

E mentre continua il clima di scontro che fa sembrare ancora lunga la strada per trovare una legge elettorale condivisa, da una parte Renzi spinge per fare in fretta ma dall’altra il capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali Emanuele Fiano chiede uno slittamento del voto sugli emendamenti da lunedì 29 maggio a mercoledì 31. “Una cosa incredibile – commenta il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Montecitorio Giulio Marcon – prima si fa di tutto per mandare in Aula la legge il prima possibile, poi però concretamente ne rallenta l’iter in commissione”. “Il rinvio – continua Marcon – serve al Pd per fare la sua direzione il 30 prossimo e decidere se mettersi d’accordo o no con Berlusconi”. Intanto in agenda sono previsti una serie di incontri. Lunedì, alla vigilia della direzione del Pd, i vertici Dem incontreranno gli altri partiti per discutere di legge elettorale. Incontro a cui il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato ha invitato il Movimento 5 stelle.

Se fino a martedì, quando si riunirà la direzione Dem, non sarà emersa una maggioranza alternativa, probabilmente il segretario proporrà di andare avanti con il Rosatellum. Ma non è esclusa la virata verso il sistema tedesco, che raccoglie sempre più consensi. Non solo Fi e Mdp ma anche M5s sembra preferire il tedesco al Rosatellum. A dire no al sistema tedesco è Andrea Orlando avversario di Renzi nella corsa alla primarie. Il motivo del no è semplice: “Il sistema tedesco ci condannerebbe alle larghe intese che possono essere una necessità ma non devono diventare una scelta”. “Io penso – aggiunge – che occorra fare delle coalizioni, che occorra tornare ad un sistema di coalizioni dove ci si mette insieme perché si condivide un programma e non per fare una maggioranza, così si fa un governo e ci si dividono i ministri”. “Io sono per un premio di maggioranza – ha spiegato Orlando -, il testo base presentato alla Camera da Rosato è una traccia dalla quale si può partire”.

All’attacco, come al solito, i 5 Stelle che con Di Maio affermano che si sta “facendo di tutto per escludere il M5s dalle prossime elezioni con una legge elettorale che consenta a chi perderà di continuare a detenere il potere, e questo non è giusto”. “Siamo disponibili – continua Di Maio – a fare una seria legge elettorale con gli altri partiti”. E ancora: “Non possono escluderci dalla formazione di una legge elettorale e dalla possibilità di vincere le prossime elezioni e governare”. Una disponibilità che per il memento è solo a parole visto che ogni proposta, ma anche ogni invito a sedersi a un tavolo, è stata respinta dai Cinquestelle.

“Per la nuova legge elettorale – commenta Maurizio Martina, vicesegretario del Partito Democratico al videoforum di Repubblica – noi lavoriamo per raggiungere un’intesa il più larga possibile. Siamo consapevoli che lo spazio di lavoro è molto stretto e delicato e che non sarà facile trovare un punto di equilibrio capace di tenere dentro tutti. Il nostro orizzonte, a prescindere da quale sarà il modello di legge, è un nuovo centrosinistra, perché contano i programmi e le idee sulle scelte fondamentali per il Paese”. Ma è anche vero che senza i numeri i programmi e le idee non possono essere realizzate. Una legge elettorale che non garantisce un vincitore è un rischio troppo alto per il nostro paese. E sui tempi Martina spiega: “Per ora, entro la pausa estiva mettiamo la parola fine alla riforma della legge elettorale. Qualsiasi ragionamento si faccia dopo”. “Questo governo può comunque arrivare a fine legislatura, come sta dimostrando con scelte importanti”, sottolinea il ministro dell’Agricoltura.

Le grandi intese preoccupano anche il Dem Gianni Cuperlo per il quale un’altra “stagione di larghe intese potrebbe condannare il Pd all’implosione. Ma soprattutto non avrebbe la forza di aggredire le riforme che servono per portare l’Italia fuori dalla crisi peggiore della sua storia recente”. Secondo Cuperlo un accordo Pd-Forza Italia sul sistema elettorale tedesco, puntando al proporzionale, “sarebbe uno strappo profondo” che potrebbe “rompere il partito perché si segherebbe una delle sue radici e può offrire ai Cinque Stelle, e non solo, l’argomento principe di una campagna elettorale costruita attorno al grande inganno di un governo di larghe intese nella prossima legislatura”.

 

PATTO PER LA CRESCITA

patto giovani disoccupazioneIn occasione dell’assemblea annuale della Confindustria, il Presidente, Vincenzo Boccia, ha lanciato appelli e proposte per le nuove sfide dell’industria nell’attuale fase storica caratterizzata da profonde innovazioni tecnologiche. Il Presidente Boccia ha lanciato un nuovo patto davanti a rappresentanti del Governo, della politica, del sindacato e delle banche: “Un patto di scopo per la crescita che coinvolga imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti, politica, banche e istituzioni finanziarie. Non un patto spartitorio dove ciascuno chiede qualcosa per la propria categoria. Ma il suo esatto contrario, dove ciascuno cede qualcosa per il bene comune. L’obiettivo è quello di inaugurare una nuova stagione di coesione agendo tutti insieme per il bene del Paese. Dobbiamo essere consapevoli di questa fase delicata della vita del Paese, abbiamo invertito la rotta, ma i divari aumentano: tra imprese, tra giovani e Società, tra cittadini. Da questa consapevolezza e dal timore che si possano fare passi indietro dobbiamo definire tra imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti, politica, banche e istituzioni finanziarie, un Patto di scopo per la crescita con l’obiettivo di uscire dalle criticità italiane e costruire un’effettiva dimensione europea”.

Parole commentate positivamente Riccardo Nencini. “Bene il ‘Patto di scopo’ per la crescita che coinvolga impresa e mondo del lavoro”. Ha detto il segretario del Psi. “E molto bene la proposta di azzeramento del cuneo fiscale per l’assunzione dei giovani. Quel che serve è costruire una ‘missione Paese’ condivisa da tutti i maggiori protagonisti”.

Continuando con l’ambizioso discorso, Boccia ha aggiunto: “possiamo andare oltre, verso nuovi e più alti traguardi. Ma per farlo non dobbiamo lasciare indietro nessuno. La nostra forza viene dal sentirci parte di una comunità e dal nostro agire collettivo. Del resto l’Italia è cresciuta di più quando più forte è stata la coesione sociale, che non significa annullare le differenze, ma dare a ciascuno la fiducia e gli strumenti perché possano essere superati”.

Dal palco dell’assemblea il presidente della Confindustria ha affrontato le problematiche della disoccupazione giovanile: “Il tema della disoccupazione dei giovani è una vera e propria emergenza e, pertanto, è necessario avviare una grande operazione per includerli nel mondo del lavoro”. Con questa premessa, Vincenzo Boccia, ha proposto di azzerare il cuneo fiscale sull’assunzione dei giovani per i primi tre anni, ma che successivamente andrebbe ridotto per tutti.

Boccia ha spiegato: “abbiamo il dovere morale, civile e politico di agire prima per le nuove generazioni. Servono misure non ordinarie”. Secondo Boccia “per costruire una società aperta e inclusiva dobbiamo cominciare dai giovani, dalle loro energie, dalla loro voglia di futuro. La poca occupazione giovanile è il nostro valore sprecato. Non possiamo rinunciare a coinvolgere i giovani, quelli che vanno a impiegare altrove le loro capacità e quelli che restano in attesa di un’occasione che non arriva. Per questo chiediamo di concentrare le risorse disponibili sull’azzeramento per tre anni del cuneo fiscale per le imprese che assumono giovani. L’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro deve avvenire nel settore privato, ma anche in quello pubblico dove una salutare iniezione di energie fresche e professionali non può che innalzare il grado complessivo di efficienza del sistema Italia, a beneficio delle imprese e dei cittadini. Combattere con una misura forte, diretta, percepibile, la disoccupazione dei giovani vuol dire restituire il futuro a un’intera generazione, vuol dire ancorare la società italiana ai valori della democrazia e dello sviluppo. Valori non negoziabili e non sostituibili”. Boccia ha anche citato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando afferma che “‘ogni persona disoccupata è un impoverimento per la società. E siamo con lui quando giudica inaccettabile che le nuove generazioni restino ai margini”.

Boccia sull’argomento dei giovani ha rimarcato: “Noi vogliamo aumentare le retribuzioni con l’aumento della produttività. E questo è possibile solo con una moderna concezione delle relazioni industriali. La strada maestra è quella dei premi di produttività, da detassare in modo strutturale. L’innalzamento della produttività deve essere il nostro faro”.

Qualche avvertimento di Boccia è arrivato anche per la legge elettorale: “La sfida del Paese è continuare lungo la strada delle riforme che significa non solo scriverle ed approvarle in Parlamento, ma anche garantire perseveranza e coerenza d’azione per far si che i comportamenti si adeguino alle nuove norme. Per vincerla servono governabilità e stabilità. Non abbiamo mai nascosto la nostra vocazione al maggioritario. Assecondare la tentazione proporzionalista, che oggi vediamo riemergere in molte proposte per la legge elettorale, potrebbe rivelarsi fatale per l’Italia. Comincerebbe una nuova stagione di immobilismo in un quadro neo corporativo e neo consociativo”.

Guardando al passato per arrivare al presente, secondo Boccia “gli ultimi 20 anni sono stati perduti. Restiamo impigliati nelle nostre croniche carenze strutturali, il tessuto sociale e produttivo rimane fragile. Siamo tornati a crescere, è vero, ma il divario con gli altri Paesi europei si sta allargando come accadeva prima della crisi. Una ripartenza c’è stata ma con un ritmo lento: saremo l’unico grande Paese in area Euro nel 2017 con un valore dell’attività più basso di dieci anni fa e, al ritmo dell’1%, non lo rivedremo prima del 2023”.

Nella sua analisi, il Presidente della Confindustria ha anche detto: “Dal 2000 a oggi il Pil italiano è rimasto invariato, contro il +27% della Spagna, il +21% della Germania, il +20% della Francia. Il reddito per abitante è ai livelli del 1998. Abbiamo ancora 4 milioni e mezzo di poveri e quasi otto milioni di persone a cui manca il lavoro, in tutto o in parte. Abbiamo un debito pubblico di quasi 2mila e 300miliardi di euro, che continua ad aumentare di anno in anno”.

Proseguendo, secondo Boccia, “Dal 2015 si sono create condizioni molto favorevoli. Avremmo dovuto premere l’acceleratore e recuperare velocemente il terreno perso con la doppia recessione, ma ciò non è avvenuto e la lenta risalita non va a beneficio di tutti. Il Pil italiano nel 2017 sarà ancora del 6% inferiore al livello 2007, dopo aver segnato -9% nel 2013”.

Ha concluso il Presidente della Confindustria con un messaggio a tutta la società italiana: “Recuperiamo lo spirito unitario, di Nazione, che tante volte abbiamo dimostrato di avere e che ci ha fatto raggiungere risultati importanti e superare gravi difficoltà”.

Con l’assemblea annuale del 2017, la Confindustria ha scaricato sulla classe politica tutte le responsabilità e continua a mantenere un atteggiamento condizionante per le scelte politiche future del Paese. Nulla ha detto sulle responsabilità dell’imprenditoria italiana protagonista delle esternalizzazioni e dei mancati investimenti nella ricerca scientifica e nel rinnovamento delle strutture produttive. Il mercato italiano è diventato terra di conquista dell’imprenditoria e della finanza straniera. Pochissime le aziende italiane che sono riuscite ad espandersi all’estero. Il Paese e gli italiani non possono accettare dalla Confindustria nessuna lezione morale. Le buone intenzioni manifestate dal presidente Boccia, non trovano ancora riscontro nella realtà dei fatti.

Salvatore Rondello

I BAMBINI DI MANCHESTER

manchesterUna strage di 22 morti e di almeno 60 i feriti, tutti giovanissimi, al concerto di Ariana Grande, idolo dei teenager. L’attentato all’Arena di Manchester sarebbe il peggiore attacco terroristico su suolo britannico dal 7 luglio del 2005, quando a Londra quattro bombe piazzate da Al Qaeda su mezzi di trasporto pubblico uccisero 56 persone, compresi i quattro kamikaze, e ne ferirono 700. Un attentato rivendicato, tramite l’agenzia Amaq, dall’Isis che parla di ordigni esplosivi “in mezzo a un raggruppamento di crociati”. Secondo i media britannici è in corso un raid della polizia armata nella zona di Carlton Road, nel sud di Manchester. Ne dà notizia il sito del Guardian secondo cui in quella via si troverebbe l’abitazione dell’attentatore che ha colpito al concerto di ieri sera. Effettuati una serie di arresti nelle zone di Chorlton e Ashton. Secondo la Cbs il kamikaze era il ventiduenne Salman Abedi, già noto alla polizia.


Un kamikaze si è fatto esplodere al termine del concerto della cantante statunitense Ariana Grande alla Manchester Arena che è la più grande arena indoor d’Europa, con una capienza di oltre 21mila posti: era affollata soprattutto di teenager e bambini. La bomba utilizzata dall’attentatore aveva chiodi al suo interno per causare molti più danni e alcuni media inglesi parlano di una persona fermata e di un sospetto ordigno in una fermata della metropolitana, ma mancano conferme. le testimonianze continuano ad essere confuse.
La deflagrazione è avvenuta nella zona delle biglietterie, subito fuori dall’Arena. Mentre i ragazzi cercavano di guadagnarsi l’uscita. In un primo momento si è parlato di due o più esplosioni, poi ne è stata confermata una sola, individuata appunto nella zona del foyer, subito fuori dall’area degli spalti. Mentre i giovani, stavano lasciando l’enorme auditorium e nel momento in cui, forse, i controlli erano più deboli.
Nel Paese che si avvia alle elezioni anticipate dell’8 giugno, tappa fondamentale verso la Brexit, è stata sospesa la campagna elettorale. La premier, Theresa May, ha parlato di un attentato “orribile” e ha annunciato che sospenderà le attività in vista del voto. Decisione condivisa anche dal leader laburista Jeremy Corbin. Il sindaco di Manchester, Andy Burnham ha dichiarato: “Il mio cuore è con le famiglie che hanno perso i loro cari. La mia ammirazione è per i nostri coraggiosi servizi di soccorso. Una notte terribile per la nostra grande città”.
Il concerto di Ariana Grande, idolo dei teenager, era la prima tappa europea del tour mondiale dell’artista, la cantante ha fatto sapere di stare bene ma è “inconsolabile” e “devastata”.

ESAME PASSATO

padoan moscoviciPromossi i conti italiani. Lo dice la commissione europea: “L’Italia conferma che le misure di bilancio addizionali richieste per il 2017 sono state prese e che quindi, in questa fase, nessun passo ulteriore è giudicato necessario per rispettare la regola del debito”. Bruxelles non ritiene ci siano le condizioni nemmeno per una procedura per squilibri macroeconomici, se si applicano le riforme raccomandate. Per il 2018 però la Ue chiede al nostro Paese uno “sforzo di bilancio sostanzioso”, e le politiche dovranno sia “rafforzare la ripresa” che assicurare la sostenibilità dei conti”. Per questo chiede di “spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a tasse meno dannose per la crescita, reintrodurre la tassa sulla prima casa per i redditi elevati, riformare il catasto”.

“La tassa sulla prima casa è stata cancellata nel 2015, cosa che è stato un passo indietro nel processo di ottenere una struttura tributaria più efficace”. E’ scritto nelle osservazioni della Commissione a supporto delle Raccomandazioni economiche per l’Italia che chiedono tra l’altro la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa per i redditi alti. L’esecutivo osserva che in generale “il sistema tributario italiano non è favorevole alla crescita economica e all’efficienza in molti campi” e che “il basso rispetto delle tasse e la complessità dei codici tributari accentuano il fardello per le aziende e le famiglie che rispettano” i loro obblighi tributari.

Nell’analisi si osserva che “è stato ulteriormente rinviata” la revisione “attesa da lungo tempo” dei tassi dell’Iva “nonostante la legislazione nazionale ne richieda la revisione su base annuale”. Inoltre si ricorda che “è ancora in corso la riforma degli antiquati valori catastali” affinché siano “allineati agli attuali valori di mercato”. Infine la Commissione rileva che “sono stati alzati i limiti per l’uso di contanti” e quindi “l’uso di pagamenti elettronici resta molto al di sotto della media Ue, a detrimento del rispetto degli obblighi tributari”.

Inoltre la Commissione Ue chiede all’Italia di rimuovere gli ostacoli alla concorrenza e adottare le norme ancora pendenti. “Le condizioni per la concorrenza restano sfavorevoli”, ci sono “barriere significative in alcuni settori come le professioni regolate, concessioni, appalti, servizi pubblici locali, trasporti inclusi”, scrive la Commissione nelle raccomandazioni. In particolare “è ancora molto limitato il progresso nel promuovere il funzionamento trasparente e concorrenziale di un mercato del trasporto pubblico, soprattutto per le ferrovie sotto concessione statale”. Per quanto riguarda l’accesso alle professioni, “il livello di barriere è più alto in Italia che nella media dell’Ue per la maggior parte delle professioni considerate”.

La prima risposta sull’Imu arriva direttamente dal reponsanbile del dicastero dell’Economia Padoan per il quale la raccomandazione della Commissione sull’Imu per i redditi alti “è una delle tante proposte” ma “le riforme fiscali vanno viste nel loro insieme ed io direi che cambiare idea su una tassa che è stata appena cambiata da pochi mesi non è una buona idea”. Per il ministro Poletti dalla Ue arriva “una buona notizia” perché c’è una approvazione dei nostri conti. Naturalmente ci sono delle indicazioni in direzione di uno sviluppo delle riforme cosa che noi abbiamo attivato e stiamo sviluppando”. “Tra l’altro bisogna sapere che sempre le riforme strutturali hanno bisogno di tempo per dare risultati – aggiunge. – Pensiamo alla lotta alla povertà: trasferire qualche centinaio di euro alle famiglie ce la facciamo abbastanza velocemente ma quando dobbiamo costruire un servizio territoriale serve più tempo”.

Sulle raccomandazioni all’Italia interviene anche il vicepresidente della Commissione Ue per l’euro Valdis Dombrovskis. “Il programma nazionale di riforme dell’Italia – dice – fornisce sufficiente evidenza che le sfide” a cui si trova davanti il Paese, “sono affrontate in modo decisivo”. E sulla stabilità del governo Moscovici aggiunge: “Le elezioni non interrompono gli impegni dell’Italia, e le diamo fiducia perché resti un Paese al cuore dell’eurozona e rispetti gli impegni”. “Rispettiamo l’elettorato italiano ma auspichiamo veramente che l’Italia resti quello che è, un Paese credibile e forte” in quanto “l’eurozona è una comproprietà e l’Italia fa parte degli azionisti più importanti”. Infine sulla flessibilità Moscovici afferma che “l’Italia non deve lamentarsi della Commissione Ue perché ha saputo dar prova a suo riguardo di una flessibilità intelligente e comprensiva, e questo atteggiamento di flessibilità continuerà a segnare il dialogo costruttivo con le autorità italiane e che io personalmente ho con il ministro Pier Carlo Padoan”. Però, ha avvertito, “pacta sunt servanda”, quindi “le regole sono regole” anche per l’Italia e vanno rispettate.

UNA NUOVA FASE

Labellarte-PSI“Molti dubitavano che il Pd sul maggioritario facesse melina. Io invece ero più ottimista e questa proposta di legge lo conferma. Può essere sollevata un’obiezione sullo sbarramento al 5% sul proporzionale che è una quota alta. E lo faremo. Ma resta il fatto che attraverso questa legge l’obbligo della coalizione si pone con decisione. Altrimenti il maggioritario disperde forze e si favorisce chi è alternativo a te”.

All’indomani dell’arrivo del nuovo testo in Commissione Affari Costituzionali del Senato, lo scenario sul futuro della legge elettorale è mutato. Il Partito socialista pochi giorni fa ha presentato una proposta di legge elettorale che parte da una revisione del Mattarellum. “Questa proposta – sottolinea Riccardo Nencini, segretario del Psi – recepisce la nostra indicazione di avere una coalizione. Infatti anche lo stesso Pisapia guarda alla cosa con interesse. Con il maggioritario, finalmente, si lavora attorno all’idea di una coalizione, che è la cosa fondamentale per provare a vincere le elezioni. L’alternativa è un rischio insopportabile per gli italiani.

Quale?
Quello di consegnare il Paese a un governo grigioverde tra grillini, Lega e la Meloni. Quindi un governo antieuropeista e antieuro, che ci porterebbe lontani dai paesi democratici avanzati.

Lo stesso rischio che ha corso la Francia delle ultime elezioni?
No, il rischio è molto più alto. Perché le fondamenta del populismo francese sono circoscritte alla Le Pen e un pezzetto minoritario della sinistra francese. In Francia la tenuta repubblicana è molto più solida. Da noi invece, se vedo i sondaggi, il rischio è più alto.

Prodi dice che per vincere servono le coalizioni. Diventa centrale a questo punto il ruolo di Pisapia che ancora non ha deciso cosa vuole fare. Che ne pensi?
Voglio segnalare una cosa. I grandi organi di informazione si preoccupano moltissimo di cosa farà Pisapia e di cosa farà Bersani. Andiamo a vedere le amministrative. Il voto dell’11 giugno è importante. Votano 25 comuni capoluogo e 150 comuni sopra i 15mila abitanti. Lì liste che fanno capo a Pisapia non esistono. E sono ridotte a una decina quelle che si richiamano ad Articolo 1 Mdp. La sinistra riformista che si presenta alle elezioni è composta da Pd, Psi, liste civiche e qualche volta da Mdp e da Sinistra italiana. Questo è.  Gli altri sul territorio non ci sono.

Si può dire che al centrosinistra manca un federatore? Una figura che metta tutti d’accordo senza marcare invece sulle divisioni?
Può ancora essere Renzi il federatore del centrosinistra. E il fatto che nel Pd si presenti questa proposta di legge mi fa pensare che il segretario del Pd potrebbe ambire a questo ruolo. Non vedo per l’Italia altra scelta che una politica inclusiva e in questo condivido l’appello di Prodi quanto a impostazione politica. È la strategia che noi abbiamo lanciato al Congresso di Salerno e quello di Roma. Ora bisogna riempirla di contenuti. È il tema che noi affrontiamo con le primarie delle idee del 18 giugno pensando a un progetto per l’Italia che sia quello della sinistra che protegge con l’inclusione sociale, ma anche quello di una sinistra che protegge nella sicurezza individuale. Sono i due grandi baluardi della contemporaneità rispetto ai quali la sinistra europea fino a oggi ha dato delle risposte zoppicanti. La seconda fase è la rilettura dei meriti e bisogni che faremo a Milano. Insomma gli ingredienti fondamentali per candidarsi a vincere le elezioni sono una coalizione coesa e un programma nuovo della sinistra riformista italiana. Questi sono i due pilastri. Fino ad oggi il primo non c’era e il secondo era parziale. Ora spero che si inauguri una fase diversa. Le primarie delle idee sono rivolte a tutte gli italiani. Sono primarie nelle piazze d’Italia, e la rilettura dei meriti e bisogni a 35 anni da Rimini si confronta con una società diversa. Il primo segnale lo daremo sabato perché aderiamo alla manifestazione di Milano sull’immigrazione. Però aderiamo con la nostra piattaforma.

In che senso?
I socialisti aderiscono e parteciperanno nel nome dell’accoglienza di quanti fuggono da scenari di guerra e di carestia e nel convincimento che l’incontro tra storie diverse sia un bene per le civiltà. Niente muri, insomma. Solo porte. Ma i socialisti vi parteciperanno senza concedere nulla al multiculturalismo che offende la legge e i diritti fondamentali delle persone. Chi vive in Italia rispetti la parità uomo-donna, non si affidi a tribunali della sharia, goda dei nostri diritti, si comporti con responsabilità.

Daniele Unfer

PERCORSO CONDIVISO

camera-deputati-montecitorio-olycom“I socialisti condividono l’impianto del testo base sulla legge elettorale, presentato dal relatore Fiano, che rende praticabile la strada di una coalizione riformista. E’ un testo che ricalca in buona parte la nostra proposta per un sistema elettorale maggioritario, indispensabile per consentire ad elettori ed elettrici di scegliere chi li rappresenterà in Parlamento. Ci convince anche la parte riguardante il proporzionale con liste con pochi nomi che consentono un rapporto più stretto con il territorio”. La ha affermato Pia Locatelli capogruppo Psi alla Camera commentato la proposta di legge elettorale depositata in commissione affari Costituzionali al Senato. Si tratta di un Mattarellum rivisto, con la metà dei deputati eletti in collegi uninominali e l’altra metà con metodo proporzionale. E Renzi chiede di sbrigarsi ad approvarlo. Il testo è stato depositato dal nuovo relatore, il Dem Emanuele Fiano, nominato dal presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, dopo lo stop al suo testo base proprio da parte del Pd. La nuova proposta favorisce le coalizioni: il capogruppo Dem Ettore Rosato ne ha ipotizzata una che ricalca l’attuale maggioranza di Governo, da Ap a Mdp, suscitando la contrarietà di Giuliano Pisapia. Il dibattito attraversa un po’ tutti i partiti, ad esclusione di M5s, sicuro di correre da solo e contrario ai collegi uninominali maggioritari.

Matteo Renzi, ha chiesto di rispettare il termine di approdo in aula il 29 maggio. “Per favore, non perdete altro tempo”, ha detto un po’ provocatoriamente, visto che il congresso del Pd aveva frenato la discussione sulla legge elettorale.  Molto critico Bersani: “Questa proposta non c’entra un bel nulla con il Mattarellum. Qui c’è una scheda sola, non due. Qui si allude – ha sottolineato l’ex leader del Pd – non certo alla coalizione ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada (guardare la scheda per credere). Qui peraltro non si garantisce la governabilità, si lede la rappresentanza e si abbonda nei nominati. Insomma, siamo di nuovo all’eccezionalismo italico, siamo all’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora”.

Cautela da parte del presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. “Abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a discutere e migliorare l’impianto proposto dal Pd, tuttavia vorremmo raccomandare la necessaria cautela per evitare la quinta legge elettorale finita male in ventiquattro anni”. Forza Italia con Renato Brunetta chiede di condividere il percorso perché “occorre che la legge elettorale sia di tutti, non di un partito di maggioranza relativa, ma che sia la legge elettorale di tutti o della più ampia condivisione. Per questo noi rivolgiamo un appello al Pd, perché torni a ragionare assieme a tutti gli altri gruppi in Parlamento, in Commissione Affari costituzionali, senza forzature, senza imposizioni né di calendario, né di contenuti. La legge elettorale deve essere di tutti, con la più ampia condivisione, e chiediamo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di vigilare su questo”.

LA SCHEDA 

303 deputati eletti in collegi uninominali maggioritari, altrettanti eletti con metodo proporzionale in circa 80-100 circoscrizioni con in liste bloccate di due-quattro nomi. Questa l’architettura della proposta del Pd sulla legge elettorale: è il Rosatellum, dal nome del capogruppo Ettore Rosato. La proposta Pd è molto diversa dal sistema tedesco, cui inizialmente era stata accostata. Appartiene a quei sistemi che hanno una netta separazione tra parte maggioritaria e parte proporzionale.

Il mix di proporzionale e maggioritario del Rosatellum riguarda 606 seggi della Camera su 630. Restano immutati, e quindi fuori dal meccanismo, i 12 seggi esteri (solo proporzionale) e i 12 seggi di Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta (solo collegi uninominali). Nella parte proporzionale Il Rosatellum prevede i listini bloccati, senza voto di preferenza. La Corte Costituzionale bocciando il Porcellum nel 2004 aveva affermato che le liste bloccate sono ammissibili solo se sono corte, perché in tal caso permettono la conoscibilità dei candidati. Di qui la scelta della proposta Pd di limitare a due-quattro i nomi. Il numero esiguo dei candidati in lista ha come conseguenza che circoscrizioni del Rosatellum sono più piccole e più numerose delle 23 del Mattarellum: saranno tra le 80 e le 100 con una popolazione di circa 600.000 abitanti.

Nella proposta del Pd si prevede una delega al governo a disegnarle. L’altro aspetto che accentua la separazione tra maggioritario e proporzionale, è l’assenza dello scorporo, che invece era presente nel Mattarellum: questo meccanismo toglieva (scorporava) ai partiti che vincevano nei collegi una parte dei voti proporzionali, così da favorire i partiti più piccoli, che raramente riescono a vincere in un collegio. Nel Rosatellum il proporzionale è puro: nessuna compensazione verso chi non è abbastanza grande da vincere in un collegio uninominale. Anche nella soglia di sbarramento non ci sono occhi di riguardo per i piccoli: il Rosatellum la prevede al 5% su base nazionale, mentre nel Mattarellum era al 4% e nell’Italicum al 3%.

La scheda che riceverà l’elettore sarà unica, in questo uguale alla scheda tedesca: sulla sinistra si dovrà barrare il nome dei candidato del collegio uninominale e sulla destra apporre una croce sul simbolo del partito per la parte proporzionale. (Ansa)

COALIZIONE RIFORMISTA

Votazioni-Urna-4Si apre una nuova fase di incertezza e contrapposizione sulla legge elettorale: il testo base presentato dal relatore Andrea Mazziotti è stato ritirato vista la contrarietà del Pd e di parte della maggioranza. Il nuovo relatore della legge elettorale Emanuele Fiano che ha preso il posto di Mazziotti, presenterà il nuovo testo base stasera al termine dei lavori dell’Aula. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali. Mentre i tempi dell’iter parlamentare saranno decisi domani pomeriggio in una nuova riunione dell’Ufficio di presidenza. Ma è probabile che a questo punto si allungheranno i tempi di approvazione della legge elettorale, sia per ragioni procedurali, sia per le contrapposizioni politiche.

Mazziotti aveva proposto un testo minimalista che estendeva l’Italicum dalla Camera al Senato: un proporzionale seppur con premio alla lista che supera il 40%. Il Pd invece punta ad un sistema più maggioritario, in particolare ad un Mattarellum rivisto, con il 50% dei deputati eletti in collegi uninominali e 50% con metodo proporzionale. Una sistema elettorale su cui si esprime con favore il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Prende corpo finalmente l’idea di una coalizione riformista. Una legge elettorale a prevalenza maggioritaria è indispensabile per dare un governo stabile all’Italia e per consentire agli elettori di scegliersi i loro rappresentanti. Per questo non abbiamo condiviso il testo Mazziotti che va in un’altra direzione”. Il Partito socialista ha infatti di recente presentato una proposta per un sistema elettorale ispirato al Mattarellum.

Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, a Rainews 24, parlando della legge elettorale ha detto che di immaginare di “che alla Camera avremo una larga maggioranza e abbiamo la convinzione di costruire un consenso anche al Senato”. Quanto al proporzionale del testo del relatore, afferma: “Non mi concentro sulle polemiche, si sapeva che noi non volevamo il proporzionale, abbiamo proposto il Mattarellum. Chi presenta un testo prettamente proporzionale ha fatto il suo lavoro, non contestiamo nulla, ma noi il proporzionale non lo vogliamo. Ci sono molti partiti che vogliono il proporzionale, da M5s a Ap a Mdp, non è che il relatore abbia fatto uno sforzo di fantasia”. “La legge elettorale proposta dal Pd, dice ancora Ettore Rosato prevede il 50 per cento di collegi uninominali e il 50 per cento di recupero proporzionale e “disegna una coalizione di centrosinistra ‘soft'” che è “logico costruire partendo dall’attuale esperienza di governo: con Mdp e anche Alfano, perché no”.

TUTTO DA RIFARE

italicumleggeLa maggioranza si spacca sull’Italicum bis. Il testo base sulla legge elettorale, presentato giovedì scorso dal relatore, Andrea Mazziotti, non piace al Partito democratico che lo boccia senza appello. Il segretario Renzi commenta: “Noi abbiamo oggi in discussione alla Camera la legge elettorale, spero che il Pd possa convincere gli altri partiti ad andare verso il ‘mattarellum’, se non al 75% almeno al 50%, come da proposta avanzata dal Pd. Speriamo ci siano i numeri”. Neanche al Psi piace il testo avanzato della Commissione Affari Costituzionali: “I Socialisti – afferma Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera – non possono sostenere il testo base per la riforma delle legge elettorale così come è stato presentato in Commissione Affari Costituzionali dal relatore Mazziotti. A suo tempo – ha aggiunto – avevamo espresso le nostre critiche di fondo all’Italicum e più recentemente avevamo presentato delle nostre proposte. Oggi confermiamo dunque la distanza dal testo di riforma perché riteniamo che non garantisca sufficientemente il diritto di rappresentanza e il rapporto tra eletti ed elettori”.

Il testo invece piace ad Alternativa popolare, che in commissione Affari costituzionali voterà a favore. L’Italicum bis a questo punto ha pochissime chance di sopravvivere: assieme al Pd, infatti, voteranno contro anche la Lega, i verdiniani, i fittiani e le minoranze linguistiche. Un insieme di gruppi che, in commissione, detengono la maggioranza. A favore, invece, si esprimeranno sicuramente Forza Italia, Alternativa popolare, M5S.

Sinistra italiana e Mdp sono contrarie ai capilista bloccati, contenuti nel testo base, vedono però con favore la soglia di sbarramento al 3%, ma hanno duramente criticato la linea del Pd, definita “arrogante”. Se, come tutto lascia prevedere, il testo base sarà cestinato, la partita sulla legge elettorale si riapre, con il rischio che i tempi si allunghino. L’approdo in Aula, infatti, è fissato per lunedì 29 maggio, ma calendario alla mano difficilmente l’appuntamento sarà rispettato, anche se il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, non vede problemi in tal senso. Del resto, fanno osservare dal Pd, basta presentare un nuovo testo base nel giro di pochi giorni, magari già domani o al massimo giovedì. E il nuovo testo base a cui mirano i dem è la loro proposta, ovvero un Mattarellum corretto: metà proporzionale e metà maggioritario.

Percorso niente affatto scontato per Ap, secondo cui se viene bocciato il testo base si ricomincia da zero, “con un nuovo giro di orizzonte per vedere quali disegni hanno convergenza Parlamento”. Intanto Alfano conferma che Ap questa sera voterà sì al testo presentato dal relatore”. “Il testo base – ha aggiunto Maurizio Lupi, capogruppo di Ap al Senato – ha un premio di governabilità, noi riteniamo che questo premio vada dato alla coalizione mentre per il Pd alla lista e la differenza è notevole. Ma, se si bloccherà tutto si ritorna da capo e ci dovrà essere un nuovo relatore ed un nuovo testo proposto che cerchi un punto di contatto con gli altri”.

Da regolamento l’indicazione del relatore spetta al presidente della commissione, e al momento Mazziotti – ma non c’è alcuna dichiarazione ufficiale – non sembrerebbe orientato a fare un passo indietro. Il Pd, al contrario, vorrebbe un relatore dem. Si fanno i nomi di Emanuele Fiano o Matteo Richetti, ma c’è anche chi sostiene che potrebbe arrivare dalla minoranza dem. Il Pd, intanto, sta già lavorando alla ricerca di intese sulla sua proposta: sono in corso contatti con FI, ma soprattutto nell’area di centrosinistra. Il modello targato dem, è il ragionamento, potrebbe far gola a Pisapia e anche alle altre forze di sinistra, perché favorisce le aggregazioni: “Certamente siamo interessati ad aprire un confronto utile con chi nel centrosinistra vuole lavorare con noi. Spero che la proposta venga valutata bene da tutti, perché garantisce un giusto equilibrio”, afferma Maurizio Martina. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro Dario Franceschini che ricorda è sulla legge elettorale è “un principio elementare cercare un’intesa la più larga possibile”. “Per definizione va fatta cercando un’intesa fra maggioranza ed opposizione. E una regola che riguarda tutti” ha aggiunto.

MISERICORDIA DI FACCIATA

isola capo rizzutoNon è la prima volta che viene stanato un business che fa affari sulla pelle dei migranti, ma stavolta le indagini hanno individuato un traffico d’oro gestito da personalità eccellenti quali il capo della ‘Misericordia’ di Isola Capo Rizzuto Leonardo Sacco ed il parroco dello stesso paese, don Edoardo Scordio. La Misericordia gestisce il Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Isola, uno dei più grandi d’Europa, che secondo le indagini sarebbe stato controllato dagli affiliati ad Arena. I due sono accusati di associazione mafiosa, oltre a vari reati finanziari.
Il centro d’accoglienza era diventato il “bancomat” del clan Arena di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese. Un fiume di soldi, pari a 103 milioni di euro, destinati all’assistenza dei migranti ospiti del Cara della cittadina calabrese
La cosca, per il tramite di Sacco, secondo quanto accertato dagli investigatori, si sarebbe aggiudicata gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione presso il centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa, affidati a favore di imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘Ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti.
Nel Cara “c’era mangiare che non bastava mai. Abbiamo filmato anche la qualità del cibo: noi di solito quel cibo lo diamo ai maiali. C’erano delle società create appositamente per rifornire i pasti e con questi soldi hanno comprato cinema, teatri, decine di appartamenti, macchine e barche di lusso, terreni”. ha detto il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. E ancora: “Lucravano anche sui pasti. Se dovevano fornire 500 pasti, ne portavano 300, gli altri non mangiavano”.

All’operazione, chiamata ‘Jonny’, che ha portato esattamente al fermo di 68 persone, hanno partecipato oltre 500 tra agenti della Polizia di Stato appartenenti alle squadre mobili delle questure di Catanzaro e Crotone, Carabinieri del Ros e del Reparto operativo – nucleo investigativo di Catanzaro e finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e della Compagnia di Crotone con il concorso dei rispetti uffici e Comandi centrali.

Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso, all’estorsione, al porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale: tutti aggravati dalle modalità mafiose.

Gli ‘agganci’ di Leonardo Sacco
Tra i fermati con l’accusa di appartenere alla cosca anche Leonardo Sacco, governatore della Confraternita della Misericordia Isola Capo Rizzuto e già vicepresidente nazionale della confraternita con sede in Toscana. Un uomo di potere e abile nel tessere relazioni con prefetti e uomini politici, riuscito a farsi aprire moltissime porte. Secondo gli inquirenti tramite Sacco gli Arena si sarebbero aggiudicati gli appalti della Prefettura di Crotone per la gestione dei servizi – in particolare quello di catering – del Cara crotonese ma anche di quello di Lampedusa, in Sicilia, affidati in sub appalto ad imprese che si ritiene siano state costituite apposta dalla cosca e da altre famiglie di ‘ndrangheta, così da spartirsi i fondi sui migranti.
Un personaggio che aveva stretti rapporti nei piani alti della politica nazionale. Proprio il rapporto tra la famiglia di Angelino Alfano e Sacco ha scatenato la furia dei 5stelle che ora chiedono le dimissioni del ministro degli Esteri italiano. E a cui Alfano ha replicato: “Si appendono Dei `Cinque Stelle´ ad una fotografia, ma i miei addetti ai social network mi hanno detto che spulciando il profilo Facebook di questo qui hanno trovato una galleria fotografica con personaggi di altissimo livello, con tutti i principali protagonisti della politica italiana. E non solo della politica, ma anche di altri ambiti”.
In Calabria poi Sacco ha sempre goduto di stima, protezione e potere, tanto da entrare – in quota politica – all’interno del Cda della società che per lungo tempo ha gestito l’aeroporto di Crotone.

L’intermediazione ‘spirituale’ di Don Scordio
Ogni anno, dal 2006 al 2015, la parrocchia di Maria Assunta, si don Edoardo Scordio, avrebbe ricevuto soldi in contanti e in assegni. “Restituzione prestiti”, “saldo note di debito”, “donazioni”, circa 3,5 miloni di euro che finivano nelle tasche del parroco. Soldi che sono stati depositati in conti svizzeri dal prete di Isola Capo Rizzuto.
Don Scordio, un vero e proprio “gestore occulto” della Confraternita della Misericordia, che è riuscito ad aggregare le capacità criminali della cosca Arena e quelle manageriali di Sacco, governatore dell’associazione benefica, da lui fondata.
Tutto inizia nel 2006, quando la Misericordia smette di gestire il centro gratuitamente e ottiene l’appalto dalla prefettura di Crotone. Di 1,4 milioni di euro che lo Stato versa, 57.200 vanno al parroco. L’anno seguente entrano 8,3 milioni e la parrocchia ne incassa 653mila euro. Un copione che procede in questo modo anno dopo anno.

La pace mafiosa
La possibilità di spartire la “torta” dei soldi pubblici sarebbe stata, secondo la Dda di Catanzaro, la principale motivazione della pacificazione tra le cosche Arena e Dragone su un fronte e quelle contrapposte dei Nicoscia e Grande Aracri sull’altro,che, nel primo decennio del 2000, si erano rese protagoniste di un conflitto degenerato in numerose uccisioni e scontri a fuoco. La faida sarebbe cessata, scrivono i magistrati catanzaresi, “proprio quando andava a regime il sistema di drenaggio di denaro pubblico derivato dagli appalti per la gestione del centro accoglienza. Ciò infatti – si evidenzia – ha costituito l’occasione per una mirata distribuzione delle risorse tra le varie famiglie mafiose interessate a mettere da parte i pregressi dissidi e sfruttare le notevoli opportunità di guadagno”.