ECCO IL ROSATELLUM

Elezioni voto scheda urna manoMix proporzionale (64%) e collegi uninominali (36%). Possibilità di coalizione, unica e a livello nazionale. Soglia di sbarramento al 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni. Massimo 4 nomi nei listini del proporzionale. Pluricandidature: 1 collegio uninominale e massimo 3 nel proporzionale. Non c’è possibilità di voto disgiunto. Questi in sintesi i principi del Rosatellum bis depositato oggi da Pd in commissione affari costituzionali.

L’appoggio dei socialisti
Un testo che avrà l’appoggio dei socialisti. “Incontro positivo tra Psi e Pd sulla nuova legge elettorale” commenta il segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Si profila un sistema semimaggioritario che favorisce le coalizioni. Proprio quello che avevamo indicato noi”. Soddisfatta anche Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, che ha incontrato Ettore Rosato, per discutere della nuova ipotesi di legge Elettorale. Il Psi ha dimostrato “attenzione al nuovo testo – ha commentato – perché il sistema elettorale discusso faciliterà la costituzione di coalizioni”. Pia Locatelli si è detta “particolarmente soddisfatta” da un altro elemento della legge in discussione. Un elemento su cui Pia Locatelli e i socialisti si sono spesi con forza. Quello delle quote di genere. In ogni coalizione infatti nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota è prevista per i partiti per ciò che riguarda i nomi dei listini proporzionali.

Nella relazione tecnica che accompagna il testo si legge che “la proposta base delinea un sistema elettorale misto, in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali”. Sulle coalizioni si spiega: “I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali”.

Sui listini del proporzionale si spiega che “in ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico. Il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro”. Quanto alla pluricandidature si specifica che “il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di tre”. Per quanto riguarda l’espressione del voto la scheda è unica. Le soglie di sbarramento sono del 3 per cento per le liste singole e del 10 per cento per le coalizioni.

Camera e Senato
Il Rosatellum bis è stato deposistao sia alla Camera che al Senato “Il Pd, come è noto, non è autosufficiente – si osserva dal Pd – quindi per andare avanti prima alla Camera e poi al Senato serve un accordo vero con altri gruppi parlamentari. Le critiche di M5S e Mdp arrivate in queste ore sono ingenerose. Non si può attaccare il Consultellum e poi impedire qualsiasi modifica”.

Le reazioni dei partiti
Un sì importate arriva da Forza Italia: “Per quello che ne sappiano è un tentativo serio a cui Forza Italia dà un primo via libera. Aspettiamo di leggere ovviamente i contenuti e vedere il calendario ma noi pensiamo che questa nuova proposta possa essere presa in seria considerazione” dice il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta. Anche il leader della minoranza Pd Andrea Orlando appoggia il testo auspicando però che venga aumentata la quota maggioritaria. “Una proposta buona” aggiunge il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. Anche i centristi di Ap con il capogruppo Maurizio Lupi affermano di condividere l’impostazione del testo. Bocciatura completa invece dal M5S che parla di inciucio ai loro danni.

Tempi brevi
Ettore Rosato, presidente dei deputati Pd conversando con i cronisti in Transatlantico si è detto “ottimista” riguardo l’iter del testo di riforma elettorale depositato oggi in Commissione Affari Costituzionali alla Camera e trasmesso al Senato. Lo sforzo da fare è prendere consapevolezza che è l’ultima occasione, che è un testo equilibrato e ci vuole responsabilità”, sottolinea. Rosato aggiunge inoltre che c’è la possibilità di approvare la riforma in tempi brevi: “L’hanno depositata anche al senato. Nelle prime due settimane di ottobre ci sono i tempi per approvarla alla Camera. Ma se c’è accordo politico i tempi saranno rapidi anche di là”. “Sembra ci sia una consapevolezza diversa nei partiti rispetto all’ultima volta”, ha aggiunto Rosato.”L’impianto con collegi piccoli e uninominali, che poggia su un principio maggioritario, e su collegi plurinominali, che poggia su un principio proporzionale” incontrano per Rosato le richieste di tutte le forze politiche.

Un testo che per il relatore Emanuele Fiano “va incontro alle critiche che erano state sollevate nei mesi scorsi alle precedenti proposte. Rafforza il potere di scelta dei cittadini attraverso i collegi uninominali e quelli plurinominali per la parte proporzionale; l’unica scheda incentiva la conoscibilità dei candidati. In più rafforza il rapporto degli eletti con il territorio ed incentiva le coalizioni”.

PROPOSTA PENSIONI

PENSIONI

67 anni sono troppi, “si avvii un tavolo di studio per individuare un nuovo criterio che rispetti le diversità e le peculiarità di tutti i lavori”. Partendo da queste posizioni Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al Governo una proposta unitaria per intervenire sulla previdenza per “superare le attuali rigidità e favorire il turn over generazionale per rendere più equo l’attuale sistema previdenziale”.

Prima di tutto, i tre sindacati sollecitano il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita, previsto per il prossimo 2019, e puntano ad un tavolo di studio per individuare i nuovi criteri. Le altre proposte riguardano le donne (in particolare il riconoscimento di un anticipo per l’accesso alla vecchiaia per tutte le lavoratrici fino a tre anni), e il riconoscimento di un “bonus contributivo per sostenere il futuro reddito previdenziale delle future generazioni.

Nella nota delle associazioni si legge che “per sostenere le future pensioni dei giovani, i sindacati propongono l’utilizzo di uno strumento che, valorizzando la storia contributiva dei lavoratori, ne sostenga il futuro reddito previdenziale e, contemporaneamente, che si superino gli attuali criteri previsti nel sistema contributivo, una vera e propria penalizzazione per i lavoratori con redditi più bassi”.

Capitolo a parte per le donne: “È necessario porre fine alle disparità di genere che ancora le penalizzano nel nostro Paese. Un intervento sul solo meccanismo dell’Ape sociale è riduttivo, occorre una misura più ampia con il riconoscimento di un anno di anticipo per ogni figlio, fino a un massimo di tre, e il riconoscimento di un bonus contributivo per i lavori di cura, al fine di migliorare le pensioni delle donne”. Per quanto riguarda la previdenza complementare, i sindacati definiscono “fondamentale” il rilancio delle adesioni “estendendo la fiscalità incentivante, prevista per i lavoratori privati, anche a quelli del settore pubblico”. Per i sindacati, “occorre operare, finalmente, una separazione contabile della spesa previdenziale da quella assistenziale al fine di dimostrare che la spesa per pensioni, in Italia, è sotto la media europea”. “Bisogna, poi, varare subito una riforma della governance dell’Inps e dell’Inail per realizzare un sistema efficiente, trasparente e partecipato” si legge nel documento unitario. Cgil, Cisl e Uil chiedono, infine, il ripristino della piena indicizzazione delle pensioni introducendo un nuovo paniere e recuperando quanto perso in questi anni.

L’Italia però, nonostante la riforma delle pensioni con l’aumento dell’età di vecchiaia, resta il Paese con il numero medio di anni di lavoro attesi più basso in Europa: secondo una tabella Eurostat pubblicata oggi in Italia nel 2016 le persone attive dai 15 anni in poi lavoreranno in media 31,2 anni, oltre dieci anni in meno della media svedese pari a 41,3 anni. Colpa del ritardo con il quale si entra nel mercato del lavoro e dei periodi di mancata occupazione che penalizzano soprattutto le donne (26,3 anni la vita lavorativa media attesa delle donne nel nostro Paese).

La media degli anni di lavoro attesi è cresciuta negli ultimi 16 anni in tutta Europa (oltre tre anni nell’Ue a 19, meno di tre nell’Ue a 28) mentre l’Italia si allinea all’Ue a 28 (meno di tre anni). La vita lavorativa media attesa nel 2016 in Europa è di 35,6 anni, 0,2 anni più lunga del 2015 e 2,3 anni superiore rispetto al 2000. Tra uomini e donne la differenza media è di 4,9 anni (38 gli uomini, 33,1 le donne). Malta e l’Italia sono i Paesi nei quali il divario tra donne e uomini è più alto. Nel nostro Paese la vita lavorativa attesa per gli uomini è di oltre 35 anni.

Quello delle pensioni è un nodo cruciale. Che vi venga messo mano a breve e che vengano inserite misure sulle pensioni nella prossima non è facile. Lo dice il ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio per il quale “i numeri che arrivano dall’Inps sono piuttosto severi e dicono che lo spazio per manovra sulle pensioni è molto molto ridotto”. Sindacati e governo sono su posizioni distanti, ma “il confronto in corso” con il governo sulla cosiddetta ‘fase due’ sulla previdenza, “pur avendo fatto registrare alcuni, parziali, elementi di avanzamento, al momento sta evidenziando significative distanze, anche su elementi particolarmente rilevanti. Distanze che il proseguimento del negoziato ci auguriamo possa far superare”. Si legge ancora del documento unitario di Cgil, Cisl e Uil. “L’obiettivo delle organizzazioni sindacali nella ‘fase due’ è quello di determinare risultati concreti sui punti fissati nel verbale di sintesi”, sottoscritto il 28 settembre 2016, “che vadano nella direzione indicata dalla piattaforma sindacale, che rimane il riferimento del sindacato per una riforma organica del sistema previdenziale nel nostro Paese”.

Altro elemento del documento riguarda l’Ape sociale e i lavori gravosi. Per accedere all’Ape sociale in caso di lavori gravosi secondo i sindacati bisognerebbe ridurre il requisito contributivo da 36 a 30 anni. I sindacati inoltre chiedono anche l’ampliamento delle categorie di lavoratori che svolgono attività gravose e la riduzione del requisito contributivo per l’accesso all’Ape sociale di un anno per ogni figlio fino a un massimo di tre anni per le lavoratrici madri.

AMERICANOCENTRICO

donald-trump-7

Giornata di debutti a Palazzo di vetro, la grande attesa per la 72ma Assemblea generale dell’Onu, vede per la prima volta non solo il presidente Trump, ma anche il neo segretario Onu Antonio Guterres. Mentre gli occhi di tutto il mondo sono puntati proprio sul presidente della Casa Bianca, la prima sorpresa viene offerta proprio da Guterres che a una settimana dal referendum sull’indipendenza della regione del Kurdistan iracheno, gela le speranze dei curdi. “Il segretario generale ritiene che qualsiasi decisione unilaterale riguardo la convocazione di un referendum in questo momento possa distogliere l’attenzione dalla necessità di sconfiggere l’Isis, nonché dalla necessaria ricostruzione dei territori riconquistati e dal favorire un ritorno sicuro, volontario e dignitoso di oltre tre milioni di rifugiati e sfollati interni”, si legge in una nota del portavoce, Stephane Dujarric. Ma il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno fissato dal leader curdo Massoud Barzani per il 25 settembre passa in secondo piano nell’agenda sul tavolo di Manhattan: Libia, l’accordo sul clima di Parigi, terrorismo e pulizia etnica dei Rohingya. Ma il punto principale e il nodo su cui si concentra l’attenzione dei Capi di Stato riuniti in assemblea è ancora una volta il problema degli armamenti nucleari e del conflitto con la Corea del Nord. “La minaccia del nucleare non è mai stata così alta dal periodo della Guerra Fredda”, così il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha aperto i lavori della sua prima Assemblea Generale. “La paura non è astratta – ha detto – milioni di persone vivono sotto un’ombra di terrore causata dai provocatori test nucleari della Nord Corea”. Guterres invita quindi il Consiglio di Sicurezza all’unità: “La soluzione deve essere politica, non bisogna procedere come sonnambuli verso la guerra”.
Nonostante l’invito a restare uniti Trump parla ‘a senso unico’ e debutta in direzione “americanocentrica”. “Gli Stati Uniti hanno fatto molto bene dalla mia elezione – ha detto il presidente americano Donald Trump aprendo il suo intervento all’Onu – la Borsa è a livelli di record e la disoccupazione è in calo”. “Sono tempi di opportunità straordinari”. Donald Trump, aprendo il suo intervento all’Onu, afferma: “Benvenuti a New York. È un onore essere qui, nella mia città in rappresentanza degli americani”. Nella mattinata ha incontrato un altro ‘debuttante’ all’Assemblea generale, il presidente francese Emmanuel Macron, durante l’incontro gli ha ribadito che l’accordo sul clima di Parigi è ingiusto per gli Usa, aggiungendo però di non vedere l’ora di discutere ulteriormente della questione.
Tuttavia il suo voler far da padrone negli States, lo ha portato anche a criticare e voler mettere i conti in ordine a Palazzo di Vetro. “Vedo un grande potenziale qui… Anche se negli ultimi anni non è stato raggiunto in pieno, a causa della burocrazia e della cattiva gestione. Nonostante il bilancio sia aumentato del 140% e il suo personale sia raddoppiato dal 2000 in poi, non vediamo risultati in linea con questi investimenti. Ma so che con il nuovo Segretario Generale le cose cambieranno rapidamente”. Il presidente americano chiede, tra l’altro, di filtrare e valutare anche sotto il profilo economico “ogni singola missione di peacekeeping”. Trump vuole ridurre i contributi americani, 28,5% per il bilancio da 7,3 miliardi delle operazioni di pace, e 22% per i 5,4 miliardi del bilancio regolare, ma sa che sono cifre ridicole rispetto ai quasi 700 miliardi spesi ogni anno dal Pentagono.
“Metterò sempre l’America al primo posto e difenderò sempre gli interessi americani”, dice Trump all’Onu: “Lavoreremo sempre con gli alleati ma non si potrà più approfittare di noi”. “Non vogliamo imporre il nostro stile di vita a nessuno – ha aggiunto – ma l’America vuole essere un modello”. Infine sulla Corea afferma: “Gli ‘Stati canaglia’ sono una minaccia per il mondo”, e aggiunge: “Se ci attaccano non c’e altra scelta che distruggere la Corea del Nord”:
Ma da parte di Pyongyang invece si continua a denunciare l’ostilità americana. Il ministro degli Esteri nordcoreano definisce le sanzioni “il più viscido, immorale e inumano atto di ostilità”, sostenendo che queste hanno lo scopo di sterminare fisicamente il popolo, il governo e il sistema di Pyongyang.

GUERRA SIMULATA

corea sudAlle minacce gli Usa fanno seguire i fatti e come ai tempi della ‘Guerra Fredda’, Washington mostra i muscoli all’avversario. Un totale di quattro jet americani F-35B invisibili e 2 bombardieri strategici B-1B hanno simulato oggi un bombardamento strategico nei cieli sudcoreani, quale monito alla Corea del Nord. Gli aerei Usa sono stati affiancati da quattro F-15K sudcoreani, prima di rientrare alle basi, rispettivamente, in Giappone e a Guam. Le esercitazioni sono maturate a tre giorni dal missile intermedio lanciato dal Nord verso il Pacifico dopo il sorvolo del Giappone. Il ministero della Difesa di Seul ha confermato le esercitazioni congiunte con Washington, quale “parte di manovre regolari finalizzate a rafforzare la capacità di estendere la deterrenza”. Le parti, attraverso le manovre, oltre a respingere le minacce nucleari e missilistiche nordcoreane, hanno testato la interoperatività e la capacità di operazioni combinate. “Nei giorni a venire, le Marine militari di Corea del Sud e Usa dimostreranno la loro interoperatività coinvolgendo anche i bombardieri strategici americani”, si legge infatti nella nota. A ottobre gli Usa invieranno una portaerei e il relativo gruppo d’attacco vicino alla penisola coreana per un ciclo di manovre navali con la marina di Seul: in un rapporto al parlamento, il Ministero della difesa di seul non ha rivelato il nome dell’unità americana, precisando che Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone terranno tra fine mese e inizio ottobre anche un’esercitazione di allerta sui missili.
Ma Pyongyang non sembra voler abbassare la tensione arrivata ormai alle stelle, infatti Kim Jong-un dice che la Nord Corea non ha finito con i test missilistici e nucleari: “Dobbiamo mostrare agli sciovinisti della grande potenza (gli Stati Uniti, ndr) come completeremo la nostra forza nucleare e raggiungeremo l’obiettivo dell’equilibrio”. Donald Trump su Twitter si fa scherno di lui, lo definisce “Rocket Man”, l’Uomo Missile e si felicita per le “lunghe code alle pompe di benzina” di Pyongyang, segno che le sanzioni si fanno sentire, riferendosi alle ultime decisioni prese in sede del Consiglio di Sicurezza Onu. Proprio dal Palazzo di vetro sono arrivate alla vigilia del bombardamento simulato gli ultimi avvertimenti a Pyongyang, dall’ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley: “La Corea del Nord sarà distrutta se continua con il suo comportamento incosciente”, aggiungendo che le ipotesi di soluzione pacifica percorribili al tavolo del Consiglio di Sicurezza, sono “esaurite”. Rimangono, invece, una serie di opzioni militari su cui si stanno concentrando al Pentagono.

Proprio l’Onu vedrà il debutto del nuovo presidente degli Usa, Donald Trump, durante la settantaduesima sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, la stessa che per una curiosa coincidenza legata all’estrazione dei posti, vedrà la delegazione di Pyongyang sedere in prima fila al centro della platea, a pochi metri dal podio dove Trump prenderà la parola. E proprio sulla Corea, giovedì il consiglio di sicurezza si riunirà nuovamente, mentre lo stesso giorno ci sarà un trilaterale fra Trump e i presidenti di Giappone e Corea del sud. I due Stati appoggiano l’iniziativa Usa per nuove sanzioni contro Kim Jong-un, mentre Russia e Cina chiedono il dialogo con la Corea del Nord e sostengono che l’opzione militare messa sul tavolo da Washington avrebbe conseguenze catastrofiche.
Nel frattempo gli schieramenti sembrano già delinearsi: i due storici alleati, Mosca e Pechino hanno iniziato le loro esercitazioni sull’Oceano Pacifico, ovvero la seconda parte delle esercitazioni marittime russo-cinesi detta “Interazione navale-2017”. Le manovre dureranno fino al 26 settembre e saranno divise in due fasi: quella costiera e quella navale. La parte costiera delle manovre avrà luogo a Vladivostok dal 18 al 21 settembre. Quella marittima dal 22 al 26 settembre nel Mar di Giappone e nella parte meridionale del Mare di Okhotsk.
Secondo il ministero della Difesa russo, nelle esercitazioni saranno impiegate 11 navi, due sottomarini, due sommergibili di salvataggio in acque profonde, quattro aerei antisommergibile e quattro elicotteri.
E in attesa dell’incontro a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, tra il segretario di Stato Usa Rex Tillerson e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il Kuwait ha ordinato all’ambasciatore della Corea del Nord di lasciare il Paese entro un mese. Pressioni diplomatiche che arrivano dieci giorni dopo l’incontro a Washington tra il presidente americano Donald Trump con l’emiro dello Stato del Golfo.

Sempre più emarginata, la Corea del Nord ha criticato la condanna decisa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul missile balistico intermedio lanciato venerdì, chiarendo che la stretta internazionale ulteriore spingerà il Paese verso il “compimento di status di potenza nucleare”. I movimenti in aumento “di Usa e forze vassalle nell’imposizione di sanzioni e pressione sulla Dprk – afferma il ministero degli Esteri in una nota rilanciata dall’agenzia Kcna – farà crescere solo il nostro passo verso il
completamento verso lo status di potenza nucleare”.

Nel frattempo arriva il primo invito alla pace. “Stati Uniti e Corea del Nord si stanno fronteggiando con tanta durezza, se avvenisse qualcosa e ci fosse un olocausto nucleare ci sarebbe una reciproca distruzione. Qualsiasi conflitto umano si risolve con il dialogo cercando di connettersi con l’altro, altrimenti se si risponde con rabbia la controparte risponde con più rabbia. Non è possibile risolvere i conflitti con l’uso della guerra. Questo è il secolo del dialogo”. L’ha detto il Dalai Lama a Palermo, in conferenza stampa. A chi gli ha chiesto quale messaggio dare ai potenti della Terra in un momento storico di cambiamenti climatici e fanatismo religioso, il Dalai Lama ha risposto: “Se le persone prendono a cuore quello che ho detto. Questo è il messaggio: amore e compassione. Io sono persona questo è il messaggio”.

PAURA A LONDRA

londra3Torna il terrore a Londra: un ordigno rudimentale è esploso su un convoglio della metropolitana nella stazione di Parsons Green causando 22 feriti, tra cui anche bambini, per fortuna nessuno grave. La Polizia ha subito riconosciuto che si ètrattato di un attentato, il quinto quest’anno in Gran Bretagna. Un secondo ordigno sarebbe stato disinnescato dagli artificieri mentre si dà la caccia a un uomo in fuga che sarebbe armato di coltello.

L’attacco è avvenuto alle 8,20 del mattino lungo la linea verde del Tube, la District Line, tra le più trafficate della capitale britannica, in una carrozza affollata di pendolari. La premier, Theresa May, ha convocato una riunione del comitato di emergenza Cobra. Il ministro degli Esteri, Boris Johnson, ha invitato a mantenere “la calma” e a non cedere al panico. Il sindaco, Sadiq Khan, ha assicurato che Londra, come ha dimostrato più volte nel passato, non si farà intimidire e sconfiggerà il terrorismo.

L’ordigno era nascosto in un secchio all’interno di una busta per surgelati, con lucine di Natale che erano state collegate a una batteria nella parte superiore: è esploso solo parzialmente, provocando una fiammata, ma ha provocato il panico e la fuga precipitosa. Testimoni hanno descritto “una palla di fuoco” all’interno del vagone, i feriti hanno riportato ustioni al volto, alle gambe, ad alcuni hanno preso fuoco i capelli.

L’inchiesta viene coordinata da Scotland Yard ed è stata affidata all’antiterrorismo, con la collaborazione di centinaia di inquirenti, ma anche degli uomini dell’MI5, i servizi segreti. L’intera zona è stata isolata mentre i servizi di emergenza invitavano i londinesi a evitare l’area. La polizia ha chiesto a tutti di scaricare video o foto relativi all’attacco e ai momenti precedenti e successivi su un sito dedicato. “Potete fare la differenza”, è il messaggio lanciato su Twitter dagli inquirenti specializzati. La polizia ha anche invitato i cittadini a segnalare ogni comportamento sospetto e a chiamare il 999 in caso di emergenza.

Dall’altro capo dell’Atlantico, è arrivata la reazione del presidente americano, Donald Trump, che ha parlato di “un altro terrorista ‘sfigato'”. “Sono persone malate e dementi che erano già tenute d’occhio da Scotland Yard””, ha osservato polemicamente il presidente americano, “bisogna essere più attivi!”. Il “terrorismo”, ha aggiunto, “deve essere affrontato in maniera molto più dura” ha aggiunto, “Internet è il loro terreno di reclutamento che dobbiamo smantellare e utilizzare meglio”. Il presidente statunitense ha aggiunto che i terroristi “sono persone malate e pazze”.

ITALIANI DI DIRITTO

ius-soli-sinistraIl Partito democratico fa dietrofront sulla questione ius soli che rischia ora di diventare una spada di Damocle per la tenuta del governo. Dopo i tentennamenti in casa Dem e le minacce di Mdp, ora a rompere definitivamente gli indugi è proprio il Presidente del Consiglio. “L’impegno che abbiamo descritto alcune settimane fa rimane, è un lavoro da fare, l’autunno non è ancora finito. Non devo ricordare quando comincia e finisce l’autunno, è una consapevolezza acquisita. Resto alle parole che ho detto alcune settimane fa, siamo ancora in estate, l’impegno che abbiamo descritto rimane”, Paolo Gentiloni, chiude le polemiche dal vertice italo-greco di Corfu’ e ribadisce l’impegno dell’esecutivo: lo ius soli sarà approvato entro il 21 dicembre.
Dal Partito democratico inoltre arriva anche l’invito a porre la fiducia e a chiudere definitivamente la questione. Il Presidente del Pd, Matteo Orfini, ha chiesto al Governo, e in particolare al ministro Delrio, di porre sullo ius soli la questione di fiducia. “Ai ministri che chiedono lodevolmente di accelerare, suggerisco di lavorare più rapidamente per sciogliere il nodo fiducia. Perché è proprio a loro che compete questa decisione”.
Da parte del Partito socialista, da sempre favorevole allo ius soli, arriva il pieno appoggio per varare la legge. “Se il governo porrà la fiducia sullo jus soli, i socialisti la voteranno. Si tratta di una proposta che abbiamo lanciato nel 2009 e che pochi giorni fa, nell’incontro degli amministratori socialisti a Orvieto, abbiamo confermato”, fa sapere il segretario del PSI, Riccardo Nencini, sull’ipotesi di porre la fiducia al provvedimento sullo ius soli.
Ma in maggioranza arrivano subito le alzate di scudi di Ap. “Orfini – dice il presidente dei deputati di Ap Maurizio Lupi – chiede ai ministri del Pd di lavorare perché si giunga alla richiesta di fiducia sullo ius soli. Questo balletto per cui su ogni problema si fa un passo avanti e due indietro sempre e solo per polemiche tutte interne al Pd è diventato stucchevole. Orfini si metta il cuore in pace, la richiesta di fiducia spetta al presidente del Consiglio, e il Consiglio dei ministri è un organo collegiale nel quale i ministri di Ap non daranno mai l’assenso alla fiducia”. Mentre invece i cattolici di Dellai si schierano dalla parte di Gentiloni. “La legge sullo ius soli non solo è giusta ma anche doverosa. In un paese consapevole del proprio futuro e dei propri stessi interessi una legge di questo tipo, e proprio in un momento come questo, dovrebbe costituire uno dei pilastri della comune costruzione democratica”, afferma Lorenzo Dellai, Presidente di Democrazia Solidale e Capogruppo ‘DeS-Cd’ alla Camera. “In italia – spiega – non è così e questo è uno dei segnali del cedimento strutturale del paese e della sua costituzione politica. Grave che accanto alla destra scatenata e ai grillini furbescamente balbettanti, si siano messi di traverso alcuni esponenti del centro. Almeno per noi, al di là della consunzione del termine, la parola ‘centro’ evoca una tradizione culturale e politica che non ha mai avuto paura di condurre battaglie di civiltà, di solidarismo e di apertura. Un centro che rinunci a questo si annulla in un generico moderatismo, insipido sul piano valoriale e inutile su quello politico”. Conclude Lorenzo Dellai.
Ma ancora dal Pd si cerca di correre ai ripari, il senatore Vaccari infatti dice che sullo ius soli “al Senato mancano una trentina di voti con il rischio che, se si fosse messa la fiducia, non solo non si avrebbe avuto la legge che introduce lo ius soli temperato e lo ius culturae, ma avrebbe potuto cadere anche il Governo prima ancora di adottare la legge di bilancio”. Lo dice, in una nota, il senatore del Pd Stefano Vaccari che afferma: “In Senato non c’erano le condizioni per approvarla”. “Se non si fosse messa la fiducia – prosegue – il Ddl si sarebbe comunque impantanato per le migliaia di emendamenti già predisposti dalla Lega, con il placet delle destre e del Movimento 5 stelle, ostili al provvedimento”.
Oggi, nel giorno in cui molti bambini e ragazzi sono al loro primo giorno di scuola, la presidente della Camera, Laura Boldrini, afferma: “Penso sia un provvedimento molto atteso da molti giovani che sono nati in Italia. Sono giovani che vanno a scuola con i nostri figli e dei paesi dei loro genitori non conoscono neanche la lingua, giovani che sono a tutti gli effetti italiani. Credo sia conveniente per tutti farne dei buoni cittadini”.
Nel frattempo arriva al rush finale la legge d’iniziativa popolare per superare la Bossi-Fini e abolire il reato di clandestinità. La proposta di legge promossa da Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD con il supporto di centinaia di sindaci, associazioni e movimenti, ha già raccolto 34mila, ma all’obiettivo finale mancano le ultime 16mila firme. “Dobbiamo fare lo sforzo di ragionare non solo con la pancia. La legalità aiuta la sicurezza. Serve una politica positiva. La Bossi-Fini limita la possibilità di operare la legalizzazione e quindi alimenta una situazione di insicurezza generale”, ha detto Emma Bonino.
La campagna “Ero Straniero – L’umanità che fa bene” è stata lanciata ufficialmente il 12 aprile in una conferenza stampa al Senato da Emma Bonino e dalle altre organizzazioni

PROGETTO AMBIZIOSO

juncker“Candidature dirette alla guida dell’Unione europea, voto a maggioranza qualificata, controllo investimenti esteri, coordinamento lotta al terrorismo, ministro delle finanze unico. Finalmente un progetto ambizioso quello di Juncker. Sulla scia di proposte che avanziamo da tempo”. Così in un post su Facebook il segretario del PSI, Riccardo Nencini, commentando quanto ha detto Jean Claude Junker, presidente della Commissione Europea, durante il discorso sullo Stato dell’Unione al Parlamento Europeo riunito a Strasburgo. Junker ha presentato le priorità per l’anno prossimo e ha delineato la sua personale visione di come potrebbe evolvere l’Unione europea fino al 2025. Il Presidente ha presentato anche una tabella di marcia per un’Unione più unita, più forte e più democratica. Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato oggi: “L’Europa ha di nuovo i venti a favore. Se non ne approfittiamo però, non andremo da nessuna parte. Dobbiamo fissare la rotta per il futuro. Come ha scritto Mark Twain, tra qualche anno non saremo delusi delle cose che abbiamo fatto ma da quelle che non abbiamo fatto. Il momento e’ propizio per costruire un’Europa più unita, più forte e più democratica per il 2025.”

In concomitanza con il discorso del Presidente Juncker al Parlamento europeo, la Commissione europea ha adottato azioni concrete riguardanti gli scambi commerciali, il controllo degli investimenti, la cibersicurezza, il settore industriale, i dati e la democrazia, trasformando subito le parole in atti. Ecco alcuni degli elementi chiave evocati dal Presidente nel suo discorso. “Sono trascorsi dieci anni da quando è esplosa la crisi e l’economia europea si sta finalmente riprendendo. Così come la nostra fiducia. I leader dell’UE a 27, il Parlamento e la Commissione stanno riportando l’Europa nell’Unione. Insieme stiamo riportando l’unione nell’Unione.” “Mentre guardiamo al futuro, non possiamo perdere la rotta. Dobbiamo terminare ciò che abbiamo iniziato a Bratislava.”

Juncker ha parlato anche di commercio e di industria: “Partner di tutto il mondo cominciano a mettersi in fila alle nostre porte per concludere con noi accordi commerciali. Oggi proponiamo di avviare negoziati commerciali con l’Australia e la Nuova Zelanda.” E poi: “Sono orgoglioso della nostra industria automobilistica. Ma sono fortemente turbato quando i consumatori sono consapevolmente e deliberatamente imbrogliati. Quindi esorto l’industria automobilistica a gettare la maschera e a raddrizzare la rotta.” “La nuova strategia di politica industriale presentata oggi intende aiutare le nostre industrie a rimanere o diventare leader mondiali dell’innovazione, della digitalizzazione e della decarbonizzazione”

Un discorso in cui ha toccato anche i temi delle lotta contro i cambiamenti climatici (“Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l’Europa farà in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l’umanità”) e di cibersicurezza (“Per la stabilità delle democrazie e delle economie i ciberattacchi possono essere più pericolosi delle armi e dei carri armati. Per aiutarci a difenderci, la Commissione propone oggi nuovi strumenti, tra cui un’agenzia europea per la cibersicurezza”)

Tema centrale ovviamente quello dei migranti. “L’Europa – ha detto il presidente della Commissione – è e deve rimanere il continente della solidarietà dove possono trovare rifugio coloro che fuggono le persecuzioni.” “Abbiamo frontiere comuni ma gli Stati membri che si trovano geograficamente in prima linea non possono essere lasciati soli a proteggerle. Le frontiere comuni e la protezione comune devono andare di pari passo.” “Non posso parlare di migrazione senza rendere un omaggio sentito all’Italia per il suo nobile e indefesso operato. L’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo.” “Grazie a Jean Claude Juncker – ha commentato il presidente del consiglio Paolo Gentiloni – per le sue parole sull’immigrazione e per l’alto profilo europeista

del suo discorso sullo stato dell’Ue”.

Non poteva mancare un massaggio sul terrorismo. Ha rilanciato l’idea di una ‘Cia europea’ per la lotta al terrorismo. “Negli ultimi tre anni abbiamo fatto progressi reali, ma ci mancano ancora i mezzi per agire rapidamente in caso di minacce terroristiche transfrontaliere. Ecco perché chiedo un’Unità europea di intelligence”, ha affermato. Secondo il presidente della Commissione, questa unità dovrà assicurare che “i dati sui terroristi e i combattenti stranieri siano automaticamente condivisi tra i servizi di intelligence e con la polizia”.

Infine la politica estera con la necessità di rendere le decisioni del continente più veloci. “Voglio – ha detto – che la nostra Unione diventi un attore globale più forte” ma per fare questo è necessario “prendere decisioni di politica estera più rapidamente”. Per fare questo, Juncker propone di passare dalla regola dell’unanimità al voto a maggioranza qualificata nelle decisioni sulla politica estera. “Il Trattato lo prevede già, se tutti gli Stati membri sono d’accordo”, ha spiegato il presidente della Commissione. Juncker ha anche indicato che entro il 2025 serve una “Unione europea della difesa pienamente funzionante”.

LET IT NEET

PANCHINAL’Istituto di Statistica italiano comunica nuovi dati incoraggianti sull’occupazione, ma come sempre, le buone notizie portano con se il rovescio della medaglia. Il Paese scommette infatti poco o male sul ‘futuro’, ce lo dicono chiari gli ultimi dati sui cosiddetti ‘Neet’, giovani che non hanno e cercano un lavoro né sono impegnati in un percorso di studi o di formazione. In Italia questa categoria era fino a poco tempo fa sconosciuta e ora invece si attesta come una vera e propria generazione di ‘scoraggiati’ (quasi un giovane su cinque in Italia, nella fascia tra 15 e 24 anni) che non trova spazio nel Belpaese, ed è sempre più difficoltà nell’entrare nel mercato del lavoro. Non solo ma i dati continuano a trascurare che anche quei giovani che quando ci riescono, si trovano spesso in forme di occupazione atipiche e precarie come i contratti temporanei, che possono comportare una minore copertura previdenziale. 


Diminuiscono i disoccupati, ma resta alta la percentuale di Neet

di Salvatore Rondello

L’Istat ha comunicato oggi i dati aggiornati sul mercato del lavoro relativi al secondo trimestre del corrente anno. Prevalentemente crescono gli occupati a termine e le donne che raggiungono il 49,1% della forza lavoro, mentre i passaggi dal lavoro a tempo determinato al lavoro a tempo pieno sono in diminuzione.
Nella premessa dell’Istat recita: “Nel secondo trimestre del 2017 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,4% in termini congiunturali e all’1,5% su base annua. Nel complesso, l’economia dei paesi dell’area Euro è cresciuta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% nel confronto con lo stesso trimestre del 2016. I segnali di consolidamento dell’espansione dei livelli di attività economica, particolarmente significativi nell’industria in senso stretto e nei servizi, sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del Pil: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,5% sul trimestre precedente e dell’1,4% su base annua, confermando l’elevata intensità occupazionale della ripresa in corso”.

Con riferimento al mercato del lavoro nel comunicato Istat si legge: “Dal lato dell’offerta di lavoro, nel secondo trimestre del 2017 l’occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+78 mila, +0,3%) dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+149 mila, +0,9%), in oltre otto casi su dieci a termine (+123 mila, +4,8%). Continuano invece a calare gli indipendenti (-71 mila, -1,3%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente. I dati mensili più recenti (luglio 2017) mostrano, al netto della stagionalità, un aumento degli occupati (+0,3% rispetto a giugno, corrispondente a +59 mila unità), che riguarda sia i dipendenti sia gli indipendenti.

Tra il secondo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell’anno precedente si stima una crescita di 153 mila occupati (+0,7%) che riguarda soltanto i dipendenti (+356 mila, +2,1%), oltre tre quarti dei quali a termine, a fronte della rilevante diminuzione degli indipendenti (-3,6%). L’incremento in termini assoluti è più consistente per gli occupati a tempo pieno, e l’occupazione a tempo parziale aumenta soprattutto nella componente volontaria. La crescita dell’occupazione riguarda entrambi i generi e tutte le ripartizioni ed è più intensa per le donne e nel Nord.
Il tasso di disoccupazione diminuisce di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,6 punti in confronto a un anno prima, con maggiore intensità per quello giovanile. Nei dati di luglio 2017 il tasso di disoccupazione sale di 0,2 punti congiuntamente al calo di 0,3 punti del tasso di inattività 15-64 anni.
Rispetto agli ultimi trimestri, nel confronto tendenziale si attenua la riduzione degli inattivi di 15-64 anni (-76 mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività (-0,1 punti). La diminuzione degli inattivi riguarda soltanto le donne, soprattutto il Mezzogiorno, gli individui di 35-49 anni, e coinvolge quanti vogliono lavorare (le forze di lavoro potenziali).

Le variazioni degli stock sottintendono significativi cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Nel complesso continuano a diminuire le transizioni da dipendente a termine a dipendente a tempo indeterminato (dal 24,3% al 16,5%). A fronte della riduzione complessiva delle transizioni dalla disoccupazione all’occupazione (-3,1 punti), i flussi dai disoccupati verso i dipendenti a tempo determinato aumentano (+0,9 punti). Riguardo agli inattivi, per le forze di lavoro potenziali è aumentata soprattutto la percentuale di quanti transitano verso la disoccupazione (dal 18,5% al 21,3% nei dodici mesi).

Dal lato delle imprese, si confermano i segnali di crescita congiunturale della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti pari all’1,1% sul trimestre precedente, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. Le ore lavorate per dipendente crescono (+0,2%) rispetto al trimestre precedente, mentre diminuiscono su base annua (-0,7%), anche se continua la flessione del ricorso alla Cassa integrazione. Il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,1 punti percentuali sul trimestre precedente. In termini congiunturali si registra una diminuzione dello 0,1% delle retribuzioni e dello 0,5% degli oneri sociali e, quale loro sintesi, un calo dello 0,2% del costo del lavoro”.

Le ore complessivamente lavorate, nel secondo trimestre, superano quota 10,8 miliardi e crescono dello 0,5% sul trimestre e dell’1,4% sull’anno, confermando l’elevata intensità occupazionale della ripresa. Per l’Istat si tratta del numero maggiore di ore lavorate dopo il quarto trimestre 2011 (10,9 miliardi). I segnali di consolidamento dell’espansione dei livelli di attività economica sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del Pil.
Dopo tre trimestri di crescita, nel secondo trimestre del 2017 torna a diminuire il numero di disoccupati, la cui stima sarebbe scesa a 2 milioni 839 mila unità in base ai dati grezzi.

In base ai dati destagionalizzati, invece, il tasso si attesta all’11,2%, in calo di 0,4 punti rispetto al trimestre precedente. In entrambi i casi si registra un minimo dal 2012: in particolare, il tasso grezzo risulta il più basso dal secondo trimestre di quell’anno (quando era al 10,5%), mentre il tasso destagionalizzato è il più basso dal terzo trimestre del 2012 (era al 10,7%).

Nel secondo trimestre del 2017, il tasso di occupazione delle donne sale al 49,1% sulla base dei dati grezzi Istat (+0,6 punti in un anno), in crescita per il quarto trimestre consecutivo: segna così il livello più alto registrato nelle serie storiche iniziate nel 1977. Nonostante il recupero, la situazione occupazionale delle donne nel nostro Paese, secondo l’Istat, è tra le peggiori dell’Ue: nella media 2016 l’Italia è penultima tra i paesi Ue28, con un divario di 13,2 punti rispetto alla media, seguita soltanto dalla Grecia.

Il Presidente del Consiglio Gentiloni ha commentato: “Disoccupazione ai minimi dal 2012. Buoni risultati da jobs act e ripresa. Ancora molto da fare su lavoro ma tendenza incoraggiante”.

Infatti, ancora sono presenti situazioni preoccupanti come quella dei “neet”. Secondo i dati comunicati dall’OCSE da un rapporto sull’istruzione, in Italia i “neet” (i ragazzi tra i 15 ed i 29 anni non occupati né impegnati nello studio o nella formazione) raggiungono il 26% contro una media del 14% degli altri Paesi OCSE. Un ragazzo su quattro è “neet”. Peggio solo la Turchia con il 28%.
La situazione in Italia è più grave nel sud dove Sicilia e Calabria sono al 38% e la Campania al 35%. Dall’analisi dell’Ocse, l’Italia risulta ultima per la spesa pubblica nell’istruzione (7,1% nel 2014). Anche nella percentuale dei laureati l’Italia è al penultimo posto seguita dal Messico.

FORUM SOCIALISTA

orvieto 1Si è concluso il Forum degli amministratori socialisti, la due giorni che si è svolta l’8 e il 9 settembre a Orvieto per discutere di enti locali, governo del territorio, riforme, alleanze politiche future. Dopo la prima giornata, che si è conclusa  con gli esiti dei lavori di cinque tavoli di lavoro tematici  – in cui 500 tra sindaci e amministratori socialisti hanno discusso di Governance locale, tutela del territorio delle città storiche, gestione del flusso dei migranti, riforme e sviluppo a sud- la seconda è stata dedicata al dibattito sulle proposte scaturite dai dibattiti, agli interventi degli ospiti e al tema delle coalizioni per le prossime sfide elettorali.

“Accogliamo l’appello lanciato da Lorenzo Guerini per proseguire un’alleanza  stretta, competitiva e coesa, tra le due forze della sinistra riformista, PD e PSI. Stringiamo insieme un “patto con gli italiani” per le prossime elezioni politiche e lo leghiamo a un programma concreto che venga incontro alle esigenze di chi si trova nella condizione del bisogno”- ha detto il segretario del PSI, Riccardo Nencini, chiudendo  la kermesse  socialista e riferendosi all’intervento di Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del Pd, che intervenendo al forum socialista ha detto: “ci sia l’impegno, tra Pd e PSI,  a proseguire anche nella prossima legislatura un lavoro comune per la realizzazione delle riforme necessarie. La presenza del riformismo socialista nel governo nazionale e degli enti locali – ha aggiunto Guerini a Orvieto – è necessaria per  portare a termine insieme i risultati già raggiunti”.

Nencini, concludendo i lavori, ha aggiunto: “In Italia i partiti a vocazione maggioritaria non esistono. L’ipotesi di una coalizione coesa è la strada maestra, non rieditando l’Unione ma facendo i conti con chi c’è. Protagonisti di un autentico patto con gli Italiani dovranno essere le forze che si richiamano al socialismo europeo, i cattolici democratici, la sinistra civica”  ha proseguito.

“Per stabilizzare e rafforzare la crescita economica – ha detto aggiunto Nencini – sono di grande utilità anche le riforme istituzionali. La sconfitta al referendum le rende solo più urgenti. Per questo la prossima legislatura deve aprirsi con una Assemblea Costituente e con un pacchetto di riforme per il buon governo locale: elezione diretta dei vertici delle Città Metropolitane, fusione dei comuni con popolazione inferiore ai 1500 abitanti, macro regioni, costituzione di un unico Ministero del Territorio. Quanto al referendum lombardo-Veneto, consultazione di nessuna utilità, di fatto una campagna elettorale pagata dai cittadini, i socialisti si asterranno”.

Sulla prossima Legge di Stabilità Nencini ha aggiunto che “dovrà contenere misure strutturali, non dovrà essere una finanziaria di ‘spesa a corto raggio’. Misure che facciano costare di meno il lavoro a tempo indeterminato rispetto al tempo parziale, misure di sostegno a studenti meritevoli ma bisognosi, nuovo piano casa con vendita alloggi e affitti calmierati. Nella legge di stabilità anche norme dure contro l’abusivismo edilizio: indagare nelle 5 milioni di domande di condono giacenti da anni per separare l’abusivismo lieve da interventi pesanti contro il paesaggio e a danno della sicurezza per i quali non esiste alternativa all’abbattimento”.

Un punto in agenda per i socialisti è l'”approvazione autunnale dello jus soli collegato a giuramento obbligatorio sulla costituzione da parte dei profughi residenti in Italia”. Nencini concluso aggiungendo che “alle suggestioni della ‘rottamazione’ deve sostituirsi la concretezza delle esperienze maturate nel governo di municipi e regioni. Da qui deve essere tratta parte della classe dirigente italiana. Aprire le liste elettorali alla presenza di amministratori”

 Documenti presentati

Immigrazione
Lavoro

RIPARTIRE DAL TERRITORIO

Screenshot 2017-09-08 18.07.46

A Orvieto il forum degli amministratori socialisti, ‘Servire i cittadini’ per discutere di riforme istituzionali e degli enti locali, migranti, sud, tutela del territorio. Confronti, dibattiti, proposte e cinque tavoli tematici: la governance locale, l’accoglienza dei migranti, i servizi al lavoro, le città storiche, lo sviluppo a sud. Ne parliamo con Carlo Vizzini, presidente del Psi

Quale è il significato di questo incontro?
Un partito storico come il Psi si pone il problema di ricongiungere tutte le visioni della politica e dei partiti con il territorio. Abbiamo vissuto e viviamo ancora un periodo in cui ci sono stati, e ci sono, tanti nominati al Parlamento che hanno perso il contatto con il territorio perché a decidere non era la volontà dei cittadini ma la volontà dei leader nazionali che poi facevano le liste. E tutto questo ha dato un contributo a coloro che fanno una politica populista poggiando la leva sul malcontento della gente ma senza proporre soluzioni ai problemi. Quindi bisogna tornare all’idea che la politica si fa con il territorio. Senza il territorio si uccide le politica. Oggi, a maggior ragione, in quanto gli amministratori locali devono intervenire su temi che vanno anche al di là della loro capacità finanziaria.

Il temi in agenda sono molti. Il Psi è un piccolo partito, quanto e come può influire nel dibattito politico?
Siamo stati sempre presenti anche se con i numeri che conosciamo. Io stesso nella scorsa legislatura ero Presidente della Commissione Affari Costituzionali. Ho assistito al lavoro e visto come la tela veniva fatta di giorno e disfatta di notte perché in realtà nessuno voleva cambiare le cose. Adesso si è perso il referendum. Ma c’erano delle idee che possono essere riprese, sui ruoli e sui modelli ma soprattutto sul ruolo dei cittadini che quando entrano in una cabina elettorale devono tornare a fare una scelta che non è solo quella di un partito, ma anche quella di una persona. Il vero potere è quello che passa dall’elettore. Se il potere deriva dal consenso se ne risponde a chi lo ha dato. Se del potere che si ottiene non si deve rispondere a nessuno siamo sul piano della deviazione.

È iniziata in Commissione la discussione sulla legge elettore. Secondo te ci sono possibilità di arrivare a un risultato o il Parlamento rischia di farsi scavalcare dalla Consulta? Sarebbe una sconfitta della politica.
Mi auguro che il Parlamento riesca. Parliamoci chiaro, se i capilista sono 300 significa che la metà della Camera dei deputati è nominata e scelta a tavolino. Poi dopo il no al referendum, il Senato è rimasto con il brandelli della vecchia legge che la Corte ha lasciato in vita. Bisogna intervenire anche sullo sbarramento che non sia oltre 3% anche al Senato e che consenta di non uccidere le forze politiche. Per fare questo ci vuole una politica capace di dimenticare le liti e abbandonare la logica della vendetta. C’è ancora chi dimentica che nel 1989 il muro di Berlino è caduto. E che non c’è bisogno di formazioni pseudo comuniste o di una sinitra-sinistra, ma c’è bisogno, come in tutta Europa, dei socialisti riformisti dei socialdemocratici, dei laburisti. E in Italia sarebbe il tempo che tutte queste forze mettessero insieme una forza riformista socialista. Noi siamo piccoli, è vero. Ma Bersani e compagni vedranno quanto è difficile fare una campagna elettorale quando non si parte dal Nazareno. La verità è che la sinistra deve fare un ragionamento molto profondo che porti all’unità delle forze politiche sapendo che l’avversario vero della prossima legislatura o sono i 5 Stelle o, peggio ancora, corriamo il rischio di avere un primo ministro che si chiama Salvini. Credo invece che la nostra storia dimostri che noi siamo un Paese dell’accoglienza e un paese europeista.

Il prossimo test elettorale sarà in Sicilia. La destra ha già il suo candidato. La sinistra invece è ancora divisa. Cosa rappresentano queste elezioni per il centrosinistra? Ma soprattutto come le sta affrontando il Psi?
Noi siamo schierati con un movimento che si chiama Sicilia Futura collegata con il Pd. Poteremo alcune decine di migliaia di voti. Ma il centro sinistra è in forte ritardo. Stiamo candidando il rettore di Palermo che non è un uomo politico. È un uomo di cultura. È infatti Palermo il prossimo anno è candidata ad essere la capitale della cultura.

Grillo ha cominciato proprio dalla Sicilia…
A giudicare dalle manifestazioni sicuramente si vede che sono molto meno affollate. Ma il M5S raccoglie ancora molto del malessere della gente. Però abbiamo dimostrato a luglio, con le elezioni di Palermo vinte al primo turno, che le cose stanno cambiando e che possono cambiare ancora.

Daniele Unfer