RISCHIO RIBASSO

bankitalia pil

Mentre la trattativa sulla manovra prosegue ad oltranza tra il governo Italiano e Bruxelles, arrivano da Bankitalia dati poco rassicuranti sul trend economico del Paese. Di Maio sorridente in Tv sparge ottimismo. Per lui i soldi ci sono. Anche più del necessario. Intanto comincia in commissione Bilancio al Senato il cammino della manovra già approvata la scorsa settimana alla Camera. Una approvazione tecnica. Si è approvato infatti un testo che presto finirà nel cestino in quanto superato a breve da uno nuovo con le indicazioni imposte da Bruxelles per evitare che l’Italia finisca a gambe all’aria. Tant’è vero che sono stati depositati oltre 4 mila emendamenti, e da quanto si è appreso l’esame dovrebbe essere molto veloce, per consentire al Governo – prima che il provvedimento approdi in aula – di correggere i saldi e di adeguare i provvedimenti al nuovo quadro finanziario che risulterà dal confronto con la commissione Ue.

Saldi che rischiano comunque di essere già vecchi visti i nuovi dati di Bankitalia pubblicati nel suo report sulle proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana di dicembre e relative al triennio 2018-2021. Via Nazionale infatti taglia le stime di crescita del Pil per quest’anno allo 0,9% dall’1,2% precedente e valuta che si dovrebbe mantenere attorno all’1% annuo in tutto il triennio. Bankitalia dice anche che “gli effetti sull’attività economica delle misure espansive contenute nella manovra di bilancio sarebbero contrastati dai più elevati tassi di interesse fin qui registrati e attesi, che conterrebbero l’espansione della domanda interna”. Il rapporto segnala però che “ritmi di crescita più elevati potrebbero essere conseguiti se gli spread sovrani tornassero verso i valori medi registrati nel secondo trimestre dell’anno”. Insomma è il risultato dell’impennata dello spread degli ultimi mesi. È, in sostanza il prezzo della propaganda dei Cinque Stelle e del governo giallo verde quando dal balcone di Palazzo Chigi hanno dichiarato guerra alla commissione europea. Una guerra che hanno perso ma che ha prodotto danni.

Quanto alla Manovra, le previsioni si limitano a tener conto della versione originale presentata in Parlamento, senza contare l’aumento di Iva e accise previsto dalle clausole di salvaguardia per il biennio 2020-20211. “Sulla base di queste ipotesi, la crescita dell’economia italiana si manterrebbe attorno all’1 per cento annuo in tutto il triennio 2019-20212. Se si tenesse conto della revisione Istat per il terzo trimestre, dettaglia una nota del documento, l’andamento del Pil di questanno sarebbe da tagliare ancora un poco, dal +1 al +0,9 per cento. Rispetto alle stime di luglio, Bankitalia ha così ridotto la stima di crescita per 2 decimi di punto nel 2018 e l’ha lasciata invariata per il biennio successivo. In sostanza, il caro-spread al quale si è assistito durante il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles presenta il conto. La crescita, secondo le previsioni di Palazzo Koch, è alimentata da una “moderata” espansione della domanda interna, con consumi in crescita della stessa misura del Prodotto nel suo complesso. Il caro-spread si ribalta sui costi di finanziamento delle imprese presso le banche, facendo rallentare gli investimenti, mentre l’export è visto in recupero la battuta d’arresto registrata nella prima metà di quest’anno.

Oltre al discorso della crescita, ad allarmare il governo dovrebbe esser anche il percorso di risalita dell’inflazione, previsto “a ritmi inferiori a quanto stimato in precedenza”: significa una spinta minore da parte dei prezzi al Pil nominale, con effetti sul rapporto col debito. “I prezzi al consumo aumenterebbero dell’1,3 per cento sia quest’anno sia il prossimo, dell’1,5 nel 2020 e dell’1,6 nel 2021. La componente di fondo salirebbe all’1,0 per cento nel 2019, per poi accelerare gradualmente in linea con il rafforzamento della dinamica retributiva. Rispetto alle nostre precedenti proiezioni, pubblicate nel Bollettino economico dello scorso luglio, la stima di inflazione è stata rivista al ribasso di 0,2 punti percentuali nel 2019, principalmente a fronte delle più basse quotazioni delle materie prime energetiche”.

Per altro, su tutto questo scenario pesano “rischi al ribasso” che Bankitalia definisce “assai elevati”. Le politiche commerciali si prendono il primo posto nell’agenda degli spauracchi, mentre in casa nostra “resta elevata l’incertezza connessa agli interventi della politica di bilancio e alle possibili ripercussioni sui mercati finanziari e sulla fiducia di famiglie e imprese: ulteriori aumenti dei tassi di interesse sui titoli pubblici, una più rapida trasmissione alle condizioni di finanziamento del settore privato o un più marcato deterioramento della propensione all’investimento delle imprese metterebbero a rischio la prosecuzione della crescita”.

PRESSING EUROPEO

juncker_conte apreIl deficit scende al 2,04%. La retromarcia dal 2,4% del balcone è consistente, ma Giuseppe Conte la annuncia con il tono di chi si è levato un gran peso dallo stomaco. Dopo settimane di trattative e ripetuti incontri con la Commissione, Conte ieri è volato a Bruxelles insieme al ministro Giovanni Tria per portare a Jean Claude Juncker e ai commissari Moscovici e Dombrovsky, le tabelle che correggono i saldi dell’ultimo documento di finanza pubblica.

Una correzione di Bilancio che per la coalizione significa dover trovare altri soldi e tanti. Fanno ridere a questo punto le immagini di soli poche settimane fa dei festeggiamenti dal balcone quando un raggiante Di Maio affermava solennemente di aver sconfitto la povertà per decreto. E fanno sorridere anche le innumerevoli volte in cui Salvini con decisione dichiarava che il governo non avrebbe mai fatto nessun passo indietro. “Non ci sposteremo di un millimetro” diceva. Invece si sono spostati. E di molto. Una retromarcia resa necessaria dalla insostenibilità dei numeri scritti in manovra. Il dato ora è che a pochi giorni dalla scadenza per la presentazione del piano di bilancio, ancora non esiste nulla. I pilastri portanti, il reddito di cittadinanza e la riforma della legge Fornero con l’introduzione della quota 100, sono stati demoliti dalla Commissione. Non eliminati, ma svuotati. I fondi previsti infatti dovranno essere drasticamente ridotti per rientrare nei nuovi parametri. In sostanza il temi sbandierati dal governo per mesi vanno a infrangersi sul muro del realismo, quello dei numeri. Quelli sul tavolo.

La manovra, approvata dalla Camera e ora in stand by al Senato, dovrà essere cambiata nel profondo. Se l’ultimo miglio del negoziato in corso a Bruxelles avrà buon esito, nascerà una nuova legge di Bilancio. Sarà necessario probabilmente un “addendum” alla nota di aggiornamento al Def per variare i saldi di bilancio (dal 2,4 al 2,04 di deficit-Pil) e arriverà un maxiemendamento. L’obiettivo è ridimensionare quota 100 e reddito di cittadinanza. Ma non basta, servono altri soldi. Tagli oppure nuove entrate, che vuol dire altre tasse, per gli altri 2,2 miliardi. Tutto ciò che il governo aveva detto di non voler fare.

Intanto dura la guerra a distanza. Il commissario Pierre Moscovici incalza Roma sul deficit. Va bene la riduzione, ma non basta. “L’Italia dovrebbe compiere ulteriori sforzi per il Bilancio 2019, dice commentando l’annuncio del governo italiano di un deficit al 2,04% per il prossimo anno. “È un passo nella giusta direzione – afferma nella mattina intervenendo presso la commissione affari economici del Senato, – ma ancora non ci siamo, ci sono ancora dei passi da fare, forse da entrambe le parti”. Il ministro Tria, che sa far di conto, a settembre aveva posto l’asticella all’1,6%. E venne sbeffeggiato dai due vicepremier. Gli venne imposto di cancellare e riscrivere quel numero. E a quel numero piano piano ci si sta avvicinando.

Moscovici, torna a dire che la Francia di Emmmanuel Macron può sforare il tetto del 3% per finanziare le misure volte a sedare la crisi dei gilet gialli, ma ha auspicato che questa violazione dei patti assunti con Bruxelles per il 2019 sia “più limitata possibile” e “temporanea”.

Il commissario Ue interviene successivamente sull’Italia e fa alcune precisazioni: riconosce che la distanza con l’Ue si è ridotta perché “lo sforzo fatto dall’Italia è consistente e apprezzabile”. Al termine delle riunioni con i rappresentanti italiani, ha detto che il dialogo prosegue in modo “costruttivo” e c’è “l’intenzione condivisa di arrivare ad un accordo. Non vogliamo arrivare alla procedura”, e “quando ho detto che non ci siamo ancora intendevo che non abbiamo ancora concluso la discussione”. Nessun commento alle parole di Moscovici da parte di Palazzo Chigi. Il presidente è concentrato sul negoziato. Da Palazzo Chigi filtra ottimismo. Il tentativo che si cerca di far passare lasciando deficit Pil invariati, il reddito di cittadinanza e quota 100, coerentemente con quanto sempre promesso. Questa è la strada intrapresa e che si continuerà a percorrere, sottolineano fonti di Palazzo Chigi.

Ed intervengono anche i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. “Continuiamo a sostenere con convinzione la nostra proposta – affermano in una nota -. Piena fiducia nel lavoro di Conte. Siamo persone di buon senso e soprattutto teniamo fede a ciò che avevamo promesso ai cittadini, mantenendo reddito di cittadinanza e quota 100 invariati. Manterremo tutti gli impegni presi”.

Ma la matematica non è di parte e non conosce flessibilità. Se il deficit sarà ridotto le risorse dovranno essere prese da altre parti, il rialzo dell’Iva per esempio, oppure con tagli sostanziosi alla spesa, o sulle promesse.

SPARI AL MERCATINO

strasburgo

Attentato con spari in diverse zone del centro a Strasburgo, nell’est della Francia. Il nuovo bilancio dell’attacco, iniziato nei mercatini di Natale, è di 3 morti e 11 feriti. L’autore della sparatoria è ‘fiché S’, cioè che era segnalato alle forze dell’ordine. Tra i feriti anche un italiano, un giovane giornalista radiofonico, Antonio Megalizzi le cui condizioni sono gravissime e lotta in queste ore tra la vita e la morte.

Interpellata in merito, la Farnesina non ha confermato né smentito la notizia, ma in seguito si è appreso che non è grave l’italiano, un giovane giornalista, ferito. Lo ha reso noto l’europarlamentare del Pd Brando Benifei, che conosce il connazionale. La polizia ha inoltre confermato che l’autore degli spari è circondato ed è stato identificato come Cherif C., di 29 anni.

L’attentatore sarebbe ferito e sarebbe schedato come un radicalizzato. Lo scrivono i media locali, tra cui L’Alsace. Originario di Hohberg, nel quartiere di Koenigshoffen a Strasburgo, l’uomo era già stato condannato nel 2011 a due anni di carcere, di cui sei mesi per un’aggressione con un coccio di bottiglia.

È stato isolato il Parlamento europeo. Il presidente francese Macron ha inviato il ministro dell’Interno Christophe Castaner a Strasburgo. Indaga la Procura antiterrorismo di Parigi. Una prima foto dell’uomo è stata diffusa dal profilo twitter del giornalista israeliano Amichai Stein: Ancora in fuga l’assalitore Non avrebbe dato esito, dopo l’attacco di Strasburgo in cui due persone sono rimaste uccise e altre undici ferite, l’operazione di polizia nel quartiere di Neudorf della città francese. Lo indica il quotidiano L’Alsace. I poliziotti hanno passato al setaccio gli edifici al numero 3, 5 e 7 di rue Epinal, ma l’operazione è rimasta infruttuosa.

Proseguono le ricerche dell’uomo sospettato di aver aperto il fuoco. L’uomo doveva essere arrestato questa mattina. Lo indica una fonte vicina alle indagini, citato dal quotidiano francese Le Figaro. I poliziotti francesi, che si sono presentati al suo indirizzo, non lo hanno però trovato in casa.

L’uomo è nato a Strasburgo ed era stato schedato con la famosa ‘fiche S’, con cui vengano indicati i soggetti considerati una potenziale minaccia per la sicurezza. Una seconda operazione di polizia è in corso in place Broglie, nel centro storico di Strasburgo. Lo riporta Le Figaro, citando il sindaco della città Roland Ries. “Si presume ci sia una seconda persona” coinvolta nella sparatoria, ha spiegato.

Il ministro dell’Interno inviato a Strasburgo Castaner ha lasciato in fretta l’Eliseo, dove si trovava per un ricevimento insieme al presidente, dopo avere appreso la notizia della sparatoria. “Sto monitorando la situazione al centro di guardia del Ministero degli Interni con Nunez Laurent. I nostri servizi di sicurezza e di soccorso sono mobilitati. Non diffondere voci e seguite il consiglio delle autorità”, aveva scritto su Twitter Castaner.

Continuano i controlli al confine franco tedesco all’uscita della città di Strasburgo dopo la sparatoria nel centro storico. Lo riferiscono testimoni precisando che “una volta che abbiamo attraversato il ponte sul fiume Reno nella parte tedesca abbiamo notato che le forze dell’ordine stavano controllando le vetture in entrambi i sensi di marcia e tutte le auto procedevano una a una”. La polizia tedesca rafforza controlli a frontiera “Stiamo attualmente rafforzando i controlli al confine franco-tedesco”, in seguito all’attacco di Strasburgo. Lo ha reso noto su twitter la polizia della regione tedesca del Baden Wuerttemberg, land al confine con la Francia. Il mercatino di Strasburgo è finito più di una volta nel mirino dei terroristi. L’ultima nel novembre 2016, quando sette persone vennero fermate dalle forze speciali francesi prima che mettessero a segno un attentato. Nel maggio 2014, nella città venne smantellata una rete jihadista: si trattava anche in questo caso di sette persone che, si scoprì, erano state in Siria tra il dicembre 2013 e l’aprile 2014, e che vennero poi condannate a pene comprese tra i 6 e i 9 anni di carcere.

L’Unità di Crisi della Farnesina raccomanda ai connazionali di “evitare la zona del centro storico e consiglia di seguire le indicazioni delle autorità locali”. È quanto si legge in un tweet dall’account del ministero degli Esteri. La Farnesina ha attivato l’unità di crisi, in seguito ai fatti di Strasburgo. Il numero di emergenza è +390636225.

CONTRATTACCO

si maio salviniSicuramente mangeranno insieme il panettone, ma per il momento tra Lega e Movimento cinque stelle non sembra correre buon sangue. Dopo il botta e risposta di ieri tra i due Vicepremier in cui l’ultima parola è toccata al Capo del Viminale, ora riparte all’attacco il Capo politico del Movimento cinque stelle proprio su uno dei punti tanto cari ai pentastellati, l’Onestà, lo stesso che sembra il nervo scoperto dei loro alleati condannati per la sottrazione di 49 milioni. “Chiederò chiarimenti a Salvini, sono certo che non minimizzerà. Prima di dichiarare pubblicamente bisogna parlare con i nostri contraenti del contratto di governo, ma sicuramente Salvini non minimizzerà”. Luigi Di Maio richiama il leader della Lega e ministro dell’Interno e gli chiede spiegazioni sull’indagine che coinvolge il tesoriere della Lega Giulio Centemero per finanziamento illecito ai partiti. Il Ministro del Lavoro dà il La ai suoi per poter attaccare gli alleati, i pentastellati sono ormai sempre più di cattivo umore non solo per lo scandalo dei 49 milioni, ma anche per le continue ingerenze del ministro degli Interni.
“Siamo certi che la Lega fornirà ulteriori chiarimenti sul caso Centemero. E ci auguriamo che Salvini non minimizzi la vicenda. Una cosa è doverosa dirla: da sempre ci battiamo contro i finanziamenti illeciti ai partiti, perché in un Paese civile non devono esserci interessi esterni a influenzare l’attività delle forze politiche presenti in Parlamento”, scrivono Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, capigruppo M5S di Camera e Senato. ”Per quanto riguarda le fondazioni legate ai partiti – continuano i parlamentari M5s – vogliamo quella trasparenza che per troppo tempo è mancata in Italia. Per questo motivo nello ‘spazzacorrotti’, che approveremo nelle prossime settimane, prevediamo norme che garantiranno assoluta trasparenza sui finanziamenti di cui beneficeranno partiti, movimenti e fondazioni collegate”.
Il tesoriere del Carroccio è accusato di finanziamento illecito ai partiti e sulle vicende della Lega, ora non indagano soltanto la procura di Genova e quella di Milano, ma anche quella di Bergamo che ha aperto un fascicolo a modello 44, cioè senza indagati, ipotizzando il reato di finanziamento illecito.
Sulla vicenda è intervenuto il responsabile giustizia Psi e già senatore, Enrico Buemi che fa notare come il problema in realtà sia a monte. “I parlamentari del M5s la smettano di fare melina se vogliono affrontare seriamente la questione del finanziamento pubblico e della gestione economica dei partiti sia in termini di trasparenza che di democrazia interna e diano finalmente attuazione all’articolo 49 della Costituzione”, così in una nota l’ex Senatore socialista Enrico Buemi, primo firmatario nella scorsa Legislatura di un disegno di legge in merito (AS 891 Norme in materia di organizzazione e di trasparenza dell’attività dei partiti politici). “Certo, ci sarà la Lega che con la sua coda di paglia sul finanziamento pubblico e sulla gestione interna del partito avrà qualche difficoltà a seguirli ma non si esce da questa gestione opaca da tutti i punti di vista: economico, decisionale e di selezione delle candidature e dei gruppi dirigenti senza una puntale attuazione dell’articolo 49”, ha concluso Buemi.

COMANDO IO

Salvini-Di_MaioPiù che un’alleanza di Governo, quello che si profila è un Esecutivo a dirigenza Lega, con Salvini che rappresenta non solo la parte pratica e decisionista, ma soprattutto il vero Premier.
“Tutti i ministri hanno il dovere di incontrare sempre le imprese. Come ha detto il presidente Boccia ora ci aspettiamo i fatti e i fatti si fanno al Mise, perché è il Mise che si occupa delle imprese”, è la risposta di Di Maio ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se non si sentisse ‘scavalcato’ dal ministro dell’interno Matteo Salvini, che ieri ha incontrato gli imprenditori. “Il nostro obiettivo è creare un tavolo permanente (con le impose, ndr) che segua tutta la legge di bilancio per gli imprenditori e i professionisti per dargli la possibilità di migliorarla”, ha poi annunciato Di Maio, che domani incontrerà circa 30 sigle imprenditoriali, contro “le poco più di 10 viste ieri da Salvini”. Alle imprese Di Maio assicura novità sul cuneo fiscale, la sburocratizzazione e i debiti della pubblica amministrazione.
Ma non solo, il Vicepremier e Capo politico dei Cinquestelle prova a risalire la china dell’ascendete perso a discapito degli alleati del Nord con nuove promesse. “Il Movimento 5 stelle è per tagliare quelle pensioni che non meritano di essere così alte perché le persone non hanno versato i contributi. Sono sicuro che raggiungeremo una soluzione perché nessuno è così suicida in Italia da voler bloccare il taglio delle pensioni d’oro, in un momento in cui gli italiani sono arrabbiati”, dice Luigi Di Maio, per il quale gli italiani “confidano in un governo che tagli tutti gli abusi, le ingiustizie e gli sprechi, in altri Paesi scendono in piazza contro i governi”.
Di Maio prova poi a rimettere in discussione l’Ecotassa, bocciata proprio da Salvini: “Dobbiamo incentivare le auto elettriche, ibride, quelle a metano, se dobbiamo trovare delle soluzioni per la parte malus della norma sono pronto al dialogo per evitare nuove tasse sulle auto degli italiani ma il problema dell’inquinamento va affrontato”.
Per una volta sembra che la palla tocchi al Vicepremier della parte pentastellata del Governo Giallo-verde, ma Matteo Salvini ancora una volta ci tiene a far capire chi comanda e risponde agli alleati. “A me interessa la sostanza, io incontro, ascolto, trasferisco, propongo, miglioro poi a me interessa che il governo nel suo complesso aiuti gli italiani. Ognuno fa il suo”. Lo dice il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, ad Assolombarda, replicando alle parole dell’altro vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che in merito all’incontro di ieri al Viminale con le sigle imprenditoriali ha sottolineato che “i fatti si fanno al Mise”.

RANCORE E CATTIVERIA

Gente

L’Italia del rancore, della cattiveria e della paura. Un mix sociale che rischia di esplodere e che ha origini vengono da lontano ma che allo stesso tempo sono ben chiare. Nell’Italia del 2018 “la ripartenza non c’è stata” ma ciò nonostante la nostra società “in realtà, per quanto frammentata, poco incline a spingere in avanti il Paese nella sua interezza, ha trovato in sé l’energia sufficiente per adattarsi ai tempi e alle regole del progresso economico, ha creduto anche all’ultimo residuo di quella cultura progettuale e riformista che pure tanti danni ha fatto nella storia del nostro Paese ma che garantisce almeno linee d’intersezione attorno alle quali aggregare energie positive, sia economiche che sociali”.

È un messaggio in chiaroscuro quello che emerge dal 52esimo Rapporto Censis, che segnala come “nel sottofondo delle dinamiche collettive” si vede una “efficacia dei processi in atto” che “conferma l’antica verità che solo le risoluzioni delle crisi inducono uno sviluppo”.

Quella descritta nel ‘Rapporto 2018 sulla situazione sociale del Paese’ è una Italia – spiega il Censis – alle prese con “un rabbuiarsi dell’orizzonte di ottimismo” e nella quale si accentuano “lo squilibrio dei processi d’inclusione dovuto alla contraddittoria gestione dei flussi d’immigrazione”. L’insicurezza sembrerebbe la parola chiave per descrive la nostra società, dove l’assistenza viene “interamente scaricata sulle famiglie e sul volontariato”, dove le istituzioni formative sono alle prese con “un vistoso calo di reputazione”, dove si accentua “il cedimento rovinoso della macchina burocratica pubblica e della digitalizzazione dell’azione amministrativa”.

In questo scenario, insomma, secondo il Censis “verrebbe da pensare che tutto arretra” con gli italiani “incapsulati in un Paese pieno di rancore e incerto nel programmare il futuro”. E invece, spiega l’istituto, magari lontane dalle luci della ribalta ci sono “lente e silenziose trasformazioni, movimenti obliqui” che “preparano il terreno di un nuovo modello di perseguimento del benessere e della qualità della vita”.

Gli italiani sono profondamente delusi, spiega il direttore generale del Censis, Massimiliano Valerii: “Una prima forte delusione è quella di aver visto sfiorire la ripresa che l’anno scorso e fino all’inizio di quest’anno era stato vigorosa, e che è invece svanita sotto i nostri occhi, con un Pil negativo nel terzo trimestre di quest’anno dopo 14 mesi di crescita consecutiva. L’altra è che l’atteso cambiamento miracoloso promesso dalla politica non c’è stato, oltre la metà degli italiani afferma che non è vero che le cose siano cambiate sul serio. E adesso è scattata la caccia al capro espiatorio: dopo il rancore, è la cattiveria che diventa la leva cinica di un presunto riscatto”.

Il miracolo italiano è diventato un incubo. Non c’è più la speranza di migliorare, di crescere, e questo ha rotto il patto con la politica. Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l’89% di quelle a basso reddito sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita, rileva il Censis. “È il rovescio del miracolo italiano, il sogno si è trasformato in incubo, è una cosa che scava nella storia”, afferma Valerii, ricordando come solo il 23% degli italiani affermi di aver migliorato la propria condizione socioeconomica rispetto ai genitori (la quota più bassa in tutta Europa) e il 63,6% sia convinto di essere solo, senza nessuno che ne difenda gli interessi.

Qualche cifra sulla paura degli immigrati: il 63% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione dai Paesi non comunitari, il 58% pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, il 75% che l’immigrazione aumenti il rischio di criminalità. Il potere d’acquisto degli italiani è inferiore del 6,3% in termini reali rispetto a quello del 2008, ma soprattutto il problema è il timore di spendere anche quello che si ha, infatti la liquidità ferma cresce, nel 2017 superava del 12,5% quella del 2008. Ma a spendere meno sono gli operai e chi sta peggio, nelle famiglie di imprenditori la spesa per consumi tra il 2014 e il 2017 è aumentata del 6,6%.

L’Italia però registra “il consolidarsi di una positiva bilancia commerciale della tecnologia, il primato nell’economia circolare, l’affermarsi dei tanti soggetti dell’economia esplorativa, il prepotente e drammatico ritorno di attenzione sull’economia della manutenzione”. E a livello intermedio – aggiunge – “si rinnova anche il ruolo della rappresentanza” anche se, in questo ecosistema, “ciascuno afferma un proprio paniere di diritti e perde senso qualsiasi mobilitazione sociale”. Il vero nodo – sembra essere l’indicazione che emerge dal rapporto – è che in questo sistema sociale, “attraversato da tensione, paura, rancore” si “guarda al sovrano autoritario” mentre “il popolo si ricostituisce nell’idea di una nazione sovrana supponendo, con un’interpretazione arbitraria ed emozionale, che le cause dell’ingiustizia e della diseguaglianza sono tutte contenute nella non-sovranità nazionale”.

Il Censis punta il dito contro la “politica dell’annuncio” quando a quest’ultimo manca “la dimensione tecnico-economica necessaria a dare seguito al proprio progetto”. Ma se “ignorare il cambiamento sociale è stato l’errore più grave della nostra classe dirigente del trascorso decennio, l’errore attuale rischia di essere quello di dimenticare che lo sviluppo italiano continua ad essere diffuso, diseguale”.

Di qui, l’invito a “un dibattito serio sull’orientamento del nostro sviluppo e sulla capacità politica di definirne i nuovi traguardi”. Perché all’Italia di oggi, dice il Censis, “basterebbe una responsabilità politica che non abbia paura della complessità, ma si misuri con la sfida complessa di governare un complesso ecosistema di attori e processi”.

Inoltre, soltanto un italiano su cinque ha un atteggiamento positivo sul momento che vive; per il resto, prevalgono rabbia, disorientamento, pessimismo. Su 100 italiani, riferisce l’indagine del Censis, 30 si dicono “arrabbiati perché troppe cose non vanno bene e nessuno fa niente per cambiarle”; 28 “disorientati” in quanto ammettono di “non capire cosa stia accadendo”; 21 vedono “negativo: le cose andranno sempre peggio”; e soltanto altri 21 guardano invece alla realtà con uno stato d’animo “positivo” in quanto “viviamo un’epoca di grandi cambiamenti” e riferiscono di “avere fiducia nel futuro”.

Indiretta conferma arriva da un altro dato presente nel Rapporto Censis: due italiani su tre sono convinti che “non ci sia nessuno a difendere interessi e identità” e dunque sono costretti a farlo “da soli”. Se il 64% la pensa così, la percentuale si impenna a quota 72 fra coloro che hanno un basso titolo di studio, a 71 per chi ha redditi bassi, a 67 fra i residenti al Sud e nelle due Isole, a 65 fra le donne.

Per metà degli italiani i politici sono tutti uguali e per oltre la metà, in Italia niente cambia: è il ‘sentimento politico’ rilevato dal Censis. A esprimere quella che un tempo si sarebbe definita come una considerazione ‘qualunquista’ – ovvero che “i politici sono tutti uguali” – è il 49,5% degli italiani e la percentuale supera la metà di loro nel caso di persone con reddito basso (54,8%), donne (52,9%), giovani tra i 18 e i 34 anni (52,5%), chi ha un basso titolo di studio (52,2%) e i meridionali (50,6%).

Quanto ai pessimisti per i quali “le cose in Italia non stanno cambiando”, in media il 56,3% degli italiani, in testa risultano essere di gran lunga gli studenti (73,1%) seguiti a distanza dagli anziani ultra 65enni (62,2%), dai residenti nel Nord-Ovest (60,7%), dalle donne (60,2%), dai laureati (60,2%) e da coloro che percepiscono redditi medio-bassi (58,1%).

“Dopo il rancore, la cattiveria” titola il Censis il capitolo del suo Rapporto annuale dedicato alle radice del ‘sovranismo psichico’, sottolineando che “gli italiani sono diventati nel quotidiano intolleranti fino alla cattiveria” e quindi “la politica e le sue retoriche rincorrono, riflettono o semplicemente provano a compiacere un sovranismo che si è installato nella testa e nei comportamenti degli italiani”, che dimostrano una “consapevolezza lucida e disincantata che le cose non vanno e più ancora che non cambieranno”.

Per uscire da questa situazione, “gli italiani sono ormai pronti a un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d’ora si era visto” e allora mostrano una “disponibilità pressoché incondizionata: non importa se il salto è molto rischioso e dall’esito incerto, non importa se l’altrove è un territorio indefinito e inesplorato, non importa se per arrivarci si rende necessario forzare, fino a romperli, gli schemi canonici politico-istituzionali e di gestione delle finanze pubbliche”.

Dei 28 Paesi dell’Unione europea, l’Italia è quello meno convinto che l’appartenenza all’Ue abbia portato benefici. Un dato inferiore anche a quello della Gran Bretagna prossimo alla Brexit. Soltanto il 42% degli italiani ritiene che far parte dell’Unione europea sia “una buona cosa”, rispetto alla media del 62% degli altri membri, si riporta nel rapporto, che ha elaborato dati dell’Eurobarometro.

Per un’importante fetta di italiani – il 37% – far parte dell’Unione europea “è una cosa né buona né cattiva” (25% media Ue) mentre per il 18% “non è una buona cosa” (11% media Ue). Il 3% non sa (2% media europea).

TRIA SULL’USCIO

tria giovanniTria sull’uscio. Dall’inizio della stesura della manovra giallo-verde non sono mancati i dissapori tra i due vicepremier da una parte e il ministro dell’Economia dall’altra. I primi, impegnati a mantenere l’abbondanza delle proprie promesse elettorali, hanno mantenuto in questi mesi un pressing costante, una vera e propria marcatura a uomo, sul ministro. Un gioco a tre con due attaccanti e un difensore che ha lasciato in panchina il presidente del Consiglio, stretto e rassegnato ad aspettare le decisioni altrui in attesa di spacciarle come proprie.

La manovra è tutt’ora un cantiere aperto. Cambiata più volte nei numeri. Si era partiti da quell’1,6% che per Tria rappresentava un muro invalicabile. Da allora è successo di tutto e ancora manca una definizione precisa della sostanza. Non si sa cosa conterrà. Le retromarce e le aperture da parte dell’esecutivo di fatto non hanno permesso di capire cosa contiene la scatola che rischia così di essere ancora vuota. Sulle promesse sembra ancora campagna elettorale. Ma al momento i pilastri portanti dell’alleanza di governo, reddito di cittadinanza e quota 100, abitano ancora nel libro dei sogni dei due vice.

E in questo momento così difficile per l’esecutivo si sarebbe aperta una nuova falla in via XX Settembre. Quella riportata dal Corriere della Sera, che vede il ministro dell’Economia già pronto a fare gli scatoloni. Nulla di definitivo o di deciso, ma di fatto quello che sta succedendo in queste ore sta portando il titolare di via XX Settembre a fare alcune considerazioni. La mossa di Di Maio e Salvini che hanno delegato a Conte il ruolo di tecnico che deve guidare la nave nella tempesta europea ha di fatto messo in secondo piano il numero uno del Tesoro. Conte ha già poca voce in capitolo. E ogni sua decisione sembra dettata da altri. Tria si ritrova così ancore più nell’angolo. C’è chi dice, come riporta sempre il Corriere, di averlo visto “stanco e provato”.

Tria ha già affrontato diverse bufere, una su tutte quella dell’audio di Casalino. Non è da escludere che possa restare al suo posto anche questa volta. Anzi è la cosa più probabile. Già aveva detto che non avrebbe permesso si superasse l’1,6% nel rapporto debito/pil. Eppure una volta cancellato quel numero e sostituito con un 2.4% non ha battuto ciglio. A questo quadro vanno aggiunte anche le divergenze con il premier Conte che di fatto non ha gradito alcune ricette proposte da Tria per affrontare la battaglia di Bruxelles. Il braccio di ferro con l’Europa e quello interno nel governo prosegue e durerà a lungo. La porta d’uscita per ora resta chiusa. Ma non sono esclusi colpi di scena…

Il testo dalla Commissione deve ora andare alla Camera “Le due misure principali, quota 100 e reddito, per ora hanno disegni non definiti” ha detto il ministro Tria. Per quanto riguarda l’Europa, Tria ha ricordato poi che “c’è un’interlocuzione con la Commissione Ue, un dialogo sempre più costruttivo per riuscire ad evitare che l’ Italia entri in procedura di infrazione”. Insomma ancora nulla di concreto. “Qualora dall’esame delle misure su pensioni e reddito emergesse che possano servire risorse inferiori da quelle stanziate, ha spiegato ancora, “la successiva decisione sarà come usare maggiori risorse e se andranno o no alla riduzione del deficit previsto” per ottenere “risultati condivisi per evitare procedura”, ha spiegato Tria che non ha voluto rispondere alle domande: “Non è un’audizione, se non siete d’accordo me ne vado”. Le opposizioni hanno quindi lasciato i lavori in commissione Bilancio.

Concluso l’esame in Commissione è stato dato il mandato ai relatori, Silvana Comaroli e Raphael Raduzzi, per riferire in Aula su un maxiemendamento visto che il governo si è già riservato la possibilità di porre la fiducia sul testo. Il testo sarà esaminato dall’assemblea di Montecitorio a partire da mercoledì alle 20.

ALTRA PROROGA

“Le parole hanno un peso, il mio è un silenzio operoso e virtuoso”. Lo afferma il premier Giuseppe Conte rispondendo ai cronisti sullo stallo in commissione Bilancio sulla manovra. Nel frattempo si avverte la prima vicinanza tra la Commissione e il Governo italiano, anche se Roma deve ancora correggere i ‘compiti’.  Nel frattempo slitta ancora nell’aula della Camera l’esame della manovra: dai gruppi parlamentari si apprende che la discussione generale avrà inizio alle 20

tria borghiAl margine dell’Ecofin, il commissario Moscovici ha detto: “Il dialogo con l’Italia è in corso, diventa più intenso, vediamo un tono diverso, un diverso modo di cooperare e vediamo l’Italia disponibile ad ascoltare il nostro punto di vista e risolvere i problemi. È un passo che accogliamo con favore, e anche gli investitori hanno lo stesso feeling. Ora il dialogo è cominciato davvero su metodo e sostanza. A Buenos Aires abbiamo avuto discussioni positive con Conte e Tria, e abbiamo deciso di proseguire nell’interesse generale e abbiamo dato mandato ai nostri team di lavorare in quella direzione. La Commissione Ue ha preso nota delle intenzioni dell’Italia di ridurre il deficit, e ora aspettiamo altri dettagli, perché ci deve essere un impegno credibile, concreto e nel quadro delle regole. Noi siamo disponibili a dare flessibilità ma deve essere nelle regole, per questo il gap va ridotto ancora”.
Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, rispondendo ai giornalisti, ha detto: “Il 2%? È un numero su cui si esercitano giornalisti e commissari Ue, noi badiamo alla sostanza e a trovare risorse. Noi facciamo una manovra seria che non dipenderà dallo zero virgola ma dai contenuti. Una manovra che ha degli investimenti che non ci sono mai stati negli anni precedenti”. Poi con riferimento al Tav, Salvini ha ribadito “di essere per l’Italia dei sì”.
Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, incontrando i giornalisti a margine dell’Ecofin a Bruxelles, ha affermato: “Vanno salvaguardate le due priorità politiche fissate dal governo: il reddito di cittadinanza e il superamento della riforma Fornero delle pensioni, con l’introduzione di quota 100 non sono in discussione. Vanno salvaguardate e portate avanti. Quindi queste due priorità, reddito di cittadinanza e quota 100 non sono in discussione. Tuttavia si stanno studiando le stesure, quello che va ancora definito è il costo delle misure in base ai disegni di legge. Sono stati già effettuati degli accantonamenti ma poi una valutazione attenta sul costo delle misure è possibile solo quando ci saranno i disegni di legge. Quanto al dialogo con la Commissione europea sul come far combaciare i saldi di Bilancio con le regole Ue, si possono fare varie cose, ci sono varie possibilità, non ne discutiamo in pubblico fin quando non vengono discusse a livello politico e poi con la Commissione Ue”.
Nel frattempo, in Parlamento i lavori vanno avanti con vivace conflittualità. C’è stato già uno scontro in commissione Bilancio della Camera, dopo l’annuncio da parte del ministro dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, sull’approvazione di un emendamento alla manovra per mettere uno stop allo scudo sulle banche nei confronti dei cittadini truffati. I risparmiatori, in base alla norma, potranno fare causa agli istituti di credito, anche se otterranno il risarcimento, per la parte di danno eccedente al ristoro corrisposto.
Dopo l’annuncio di Fraccaro, si sono sollevate polemiche da parte del Pd che ha criticato il ministro per aver data per approvata una norma su un articolo non ancora discusso. Nelle settimane scorse, la Lega aveva annunciato un emendamento in questa direzione che ancora non sarebbe stato approvato.
Il presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi ha sospeso la commissione e convocato un Ufficio di presidenza. La soluzione che ha sbloccato i lavori è stato un emendamento firmato da tutti i gruppi che cancella lo scudo per gli istituti di credito. Nella proposta bipartisan si legge: “Resta impregiudicato il diritto per i risparmiatori di agire in giudizio per il risarcimento della parte di danno eccedente il ristoro corrisposto”.
Alla ripresa dei lavori della commissione Bilancio della Camera che, tra rinvii e slittamenti, ancora non sono conclusi, tutti i capigruppo dei gruppi delle opposizioni hanno esordito criticando le modalità di procedere da parte dell’esecutivo e chiedendo spiegazioni immediate.
Luigi Marattin (Pd) ha detto: “Da giorni e settimane siamo qui a discutere di qualcosa che non esiste, sembra ci sia un accordo per ridurre il deficit al 2% ma qui noi discutiamo di altro. Il governo intervenga a spiegare, cambiano completamente gli spazi finanziari della manovra”.
Anche Fassina (Leu) ha lamentato: “La manovra verrà modificata in Senato con pochissimo tempo per discutere. Il Governo ci dica cosa intende fare”. Inoltre, Maldelli (Fi) ha detto: “Vogliamo capire il quadro macro perchè il Pil a 1,5% è irrealistico e forse dovremmo pensare a un Dpb diverso”. Poi, Mandelli ha chiesto che a fornire le indicazioni sia direttamente il ministro Giovanni Tria.
Alla richiesta si è associata anche Maria Elena Boschi del Pd. Guido Crosetto (Fdi) si è associato alle richieste affermando: “La Camera merita di sapere qualcosa visto che l’emendamento arriverà al Senato”.
Il presidente della commissione Claudio Borghi  ha sottolineato che quando si inseguono dichiarazioni stampa, spesso le parole messe in bocca o le interpretazioni portano fuori strada. Borghi ha affermato: “Stiamo lavorando su cose importantissime per le persone. Bisogna parlarne ma la mia opinione è che l’importanza del cambiamento di miliardi travalica la scrittura stessa della legge di bilancio”. Secondo Borghi, se il governo deve dare spiegazioni potrà farlo in Aula.
Forse è la prima volta nella storia d’Italia che arriva in Parlamento una manovra finanziaria indefinita da discutere, con il governo che modifica continuamente le cifre ed i contenuti della legge di bilancio da approvare. In questo modo si stanno allungando i tempi dei lavori parlamentari con deputati e senatori sempre più disorientati. Il clima istituzionale sembra affetto da una caotica nevrosi.

BOMBA SOCIALE

migranti_tiburtinaIl Capo del Viminale, Matteo Salvini ha fatto incetta al Governo, ma a rimetterci però è il Paese. Oggi il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato per la promulgazione il decreto legge sicurezza, ma già si vedono i primi risultati di un provvedimento che rischia di creare disordini sociali oltreché a ledere diritti e persone. Negli ultimi giorni in tutta Italia si stanno registrando decine di casi di migranti con regolare permesso di soggiorno cacciati dai centri di accoglienza di cui erano ospiti, per un’interpretazione restrittiva del decreto sicurezza approvato in via definitiva mercoledì in Parlamento.
Da giorni le varie prefetture hanno già inviato ai centri di accoglienza i provvedimenti in cui viene richiesta l’espulsione dei «titolari di protezione umanitaria».
Il decreto è stato infatti criticato proprio perché non solo sembra essere creato contro l’immigrazione, ma soprattutto perché il punto principale è la cancellazione dei permessi di soggiorno umanitari, una delle tre forme di protezione che potevano essere accordate ai richiedenti asilo (insieme allo status di rifugiato e alla protezione sussidiaria). Mettendo di fatto per strada persone che per il decreto non possono vivere nei Centri, ma non possono essere rimpatriati come sta avvenendo in questi giorni e creando insicurezza sociale. La misura alimenterà il sottobosco di irregolarità che dovrebbe essere osteggiato proprio dal decreto e il «giro di vite» voluto dall’esecutivo. I rimpatri prevedono costi e procedure che difficilmente saranno effettuati, favorendo così il circuito della clandestinità.
Il pacchetto di norme inoltre depotenzia il sistema di accoglienza SPRAR gestito dai comuni, allunga la lista dei reati per cui è prevista la revoca della protezione internazionale.

In sintesi il decreto che è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale prevede:

CENTRI DI PERMANENZA – Sul fronte immigrazione, il decreto prevede il raddoppio dei tempi di trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio, che passa da 90 a 180 giorni;

PERMESSI DI SOGGIORNO – Il decreto prevede poi l’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari sostituiti con permessi per meriti civili o per cure mediche o se il Paese di origine vive una calamità naturale.

SPRAR – Quanto agli Sprar, continueranno ad esistere ma limitatamente ai richiedenti di protezione umanitaria e ai minori accompagnati.

REVOCA PERMESSO – Il dl prevede, inoltre, l’ampliamento dei reati che provocano la revoca del permesso di rifugiato (violenza sessuale, spaccio di droga, violenza a pubblico ufficiale).

DASPO – Per quanto riguarda le ‘disposizioni in materia di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa’, il decreto prevede l’estensione del ‘daspo’ per i sospettati di avere a che fare con il terrorismo internazionale e l’estensione del daspo urbano anche ad aree quali mercati e fiere.

REVOCA CITTADINANZA – Per i colpevoli di reati con finalità di terrorismo scatterà poi la revoca della cittadinanza.

AGENZIA NAZIONALE BENI SEQUESTRATI MAFIA – Inoltre, il dl contempla il potenziamento degli organici dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alle mafie.

TASER – Quanto alla sperimentazione di armi ad impulsi elettrici (taser), viene estesa agli operatori della polizia municipale di Comuni con più di 100.000 abitanti.

Nel frattempo la vera emergenza restano le tendopoli in cui da anni vivono i migranti del Mezzogiorno in condizioni infime e disumane. Nella notte tra sabato e domenica un migrante 18enne, Souaro Jaiteh, è morto carbonizzato. Il giovane proveniente dal Gambia è morto a causa di in un incendio sviluppatosi nella tendopoli di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro, dove vivono centinaia di extracomunitari. Secondo quanto si è appreso, il rogo, che ha distrutto due baracche, si sarebbe sviluppato in seguito ad un fuoco acceso in una delle baracche da qualcuno tra i migranti per riscaldarsi dal freddo della notte.

NODO INFRAZIONE

juncker conte

“Stiamo facendo progressi”. C’è aria di disgelo tra l’Europa e l’Italia, stando alle parole del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. In una conferenza a Buenos Aires a margine del G20 a una domanda sul dialogo con il governo italiano riguardo alla manovra e sul possibile avvio di una procedura, Juncker ha risposto: “Questa questione non va drammatizzata: noi siamo con l’Italia, se l’Italia è con noi”. “L’atmosfera è buona, stiamo facendo progressi”, ha detto il presidente della Commissione Europea. “Avrò un incontro con il primo ministro Giuseppe Conte oggi o domani – ha aggiunto – abbiamo già avuto un incontro costruttivo sabato scorso a Bruxelles. Abbiamo fatto qualche progresso. Non siamo in guerra con l’Italia: voglio che l’Italia sia l’Italia che è sempre stata, un’Italia che ispira l’Europa, non che le volta le spalle”. Concetto ripreso dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio che ha ribadito l’obiettivo italiano di “evitare la procedura di infrazione con Bruxelles senza tradire le promesse fatte agli italiani”, sottolineando poi che nel dialogo con Bruxelles su deficit/pil “non ci sono numerini sul tavolo”.

Intanto l’approdo in Aula alla Camera della manovra slitterà a martedì. È la richiesta emersa al termine della riunione dell’Ufficio di presidenza della commissione Bilancio alla Camera e che verrà formalizzata dalla capogruppo.

Dopo il rigetto dal parte della Commissione Ue del primo documento programmatico del bilancio italiano messo a punto dal Governo, il governo giallo-verde ha deciso di togliere due decimali dal deficit 2,4% previsto del documento. Però l’Europa non si accontenta e chiede un ritocco più sostanzioso della manovra. Infatti si registra il via libera degli sherpa dell’Ecofin all’opinione della Commissione Ue sulla manovra italiana, cioè una bocciatura, nella quale si ritiene giustificata l’apertura della procedura per deficit eccessivo. Lo fanno sapere fonti del Consiglio Ue. Gli sherpa dell’Ecofin (Efc) “considerano un fattore aggravante che in risposta all’opinione della Commissione che chiedeva di sottomettere un documento programmatico di bilancio aggiornato, l’Italia ha inviato un piano che conferma i target di bilancio del 2019”: è quanto si legge nell’opinione dell’Efc. Per l’Efc “il debito pubblico italiano resta una grande fonte di vulnerabilità per l’economia. Le misure sulle pensioni insieme all’avverso trend demografico, possono toccare negativamente il trend positivo generato dalle riforme delle pensioni passate e indebolire la sostenibilità a lungo termine delle finanze”. Già “messa in pericolo dall’aumento dei tassi sui bond nel 2018, e potrebbe peggiorare” se risalissero i tassi. L’alto costo del servizio del debito “pesa sulla spesa produttiva”.

Per gli sherpa dell’Ecofin (Efc) l’Italia viola la regola del debito ed una procedura è giustificata, ma a conclusione della loro opinione restano aperti agli sviluppi sul fronte della trattativa Roma-Bruxelles: “Ulteriori elementi potrebbero emergere dal dialogo in corso tra la Commissione e il governo italiano”, si legge nell’opinione approvata dall’Efc. Insomma da un lato le aperture di Juncker, dall’altro le posizioni negative che emergono dai documenti della Commissione. Per tutta risposta il vicepremier Salvini manda a dire alla Commissione che “con l’Europa sono convinto che l’accordo lo troveremo, perché a noi non interessa litigare e neanche a Bruxelles interessa mandare i commissari e gli ispettori in giro per l’Italia”. Ma poi ha aggiunto: Il 2,4% di rapporto deficit/Pil nella manovra “non è nei dieci comandamenti della Bibbia. Se invece di 6,5 miliardi di euro per smontare la Fornero, i tecnici ci diranno che ne bastano 5,5, il miliardo in più lo sposteremo sugli investimenti” confermando però di fatto l’impostazione della manovra e la non volontà di apporre le modifiche richieste dalla Commissione europea.

Intanto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per i Rapporti con il Parlamento, Guido Guidesi ha affermato che “è probabile che si metta la fiducia”.