IL MURO DEL RIMPIANTO

ceuta muroCeuta e Melilla rappresentano dalla fine degli anni 90 un ostacolo che impedisce agli immigrati l’arrivo e l’accesso in Europa. Stanotte però circa 800 migranti hanno assaltato e sfondato con bastoni e cesoie la barriera alta sei metri che separa l’enclave spagnola dal territorio marocchino. Circa 500 sono riusciti a superare la barriera di filo spinato e a entrare in territorio europeo scontrandosi con la polizia spagnola. Quello di Ceuta e Melilla però non è solo un muro, ma una vera e propria ‘grande muraglia europea’, costituita da una doppia recinzione alta sei metri, lunga otto chilometri ed estesa dalla terraferma fino alle acque marine, dotata di camminamenti interni per i soldati della Guardia Civil ed i loro mezzi, continuamente sorvegliata su entrambi i fronti da milizie spagnole e marocchine, corredata da torri d’avvistamento, filo spinato e lame di metallo, telecamere a circuito chiuso e rilevatori di vario tipo per un monitoraggio diurno e notturno della frontiera.ceuta

Non è la prima volta però che la recinzione viene assaltata. Già all’inizio di quest’anno c’era stato un altro tentativo massiccio di sfondamento con circa 1.100 profughi che avevano assaltato il muro. Giorno dopo giorno uomini, donne e bambini provenienti dai più svariati Paesi africani ed asiatici danneggiati da guerre, povertà e persecuzioni attraversano interi Stati per poi provare a varcare la soglia sbarrata di Ceuta o Melilla, in alternativa al viaggio per mare verso le coste spagnole, italiane, maltesi, greche o cipriote.
Stavolta però la polizia spagnola non ha potuto fermare il gran numero di persone che premevano sulle entrate. Decine e decine di migranti si sono arrampicati sulla recinzione di filo spinato di sei metri e hanno festeggiato per le strade nelle prime ore del giorno, gridando “libertà” e sono stati accolti nei campi della Croce Rossa locale. Circa trenta migranti e almeno dieci agenti spagnoli, secondo la Ap, sono stati leggermente feriti e hanno dovuto essere medicati in ospedale.
ceuta cartinaMa le politiche europee intanto sono tutte concentrate sul tentativo di fermare gli sbarchi e gli arrivi. Con l’appoggio politico della Commissione Ue, l’Italia è vicina a un accordo con Tunisi per la gestione dei rifugiati. La Tunisia ha accettato di ricevere migranti di qualunque nazionalità partiti dalla Libia e intercettati in acque extraterritoriali dalle squadre italiane e europee di salvataggio e avrebbero diritto a ripartire per l’Europa i rifugiati se viene accettata la domanda d’asilo. In contropartita l’unico governo democratico del Maghreb ottiene dall’Italia e dall’Unione Europea sostegno su alcuni fronti che lo interessano.
Intanto nel Mediterraneo si continua a essere uccisi dalle politiche di non accoglienza europee. Nel 2016 sono morte 5 mila e 96 persone; nel 2017, nel solo mese di gennaio, i morti o dispersi sono già 256, di cui 222 sulla rotta del Mediterraneo centrale. A certificare i numeri è l’Unhcr, Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Nave La nave di salvataggio Aquarius ha salvato 8.755 vite e accolto a bordo più di 13 mila persone, in 64 operazioni di soccorso in mare. L’83% dei profughi salvati sono uomini; il 17% donne; i minori,invece, sono stati il 24% e di questi nell’84% dei casi erano non accompagnati.
“Le migrazioni non sono un pericolo, sono una sfida per crescere”. Lo ha affermato papa Francesco durante la visita all’Università di Roma Tre. “Ogni Stato deve vedere che possibilità ha di accogliere, ma tutti devono farlo”, ha sottolineato. “L’Europa è stata fatta di invasioni e migrazioni. Da soli, come fosse una preghiera – ha chiesto il Pontefice – pensiamo al Mare nostrum che è diventato un cimitero”.
Sulla stessa falsariga lo scrittore francese Pennac. “I migranti sono il capo capro espiatorio dell’Europa. Sos Mediterranee è l’onore dell’Europa e della Francia, in un momento di totale regressione morale”. Lo ha detto lo scrittore Daniel Pennac, a Palermo, intervenendo alla conferenza stampa bordo della nave di salvataggio Aquarius, per illustrare il bilancio di un anno di attività nelle operazioni soccorso nel Mediterraneo che ha consentito di salvare 8.755 vite umane.pennac
La Sicilia come sempre è in prima linea nell’accoglienza. Trapani tramite la Prefettura e l’Asp, ha iniziato un nuovo progetto in favore dei migranti che coinvolte tutte le altre Prefetture siciliane e le Aziende sanitarie, fatta eccezione per Palermo. Si chiama Silver ed è il progetto europeo per il reintegro dei migranti vittime di traumi psicologici legati al viaggio o al contesto di partenza. Prevede, in particolare, la realizzazione di interventi presso le strutture di accoglienza con i servizi psicosocio-sanitari pubblici, anche attraverso unità mobili di supporto con la presenza di equipe multidisciplinari.
Nel frattempo la Procura di Catania ha aperto un’inchiesta conoscitiva sugli interventi in mare per soccorrere migranti da parte di Ong nel Canale di Sicilia. Lo scrive Repubblica citando il procuratore Carmelo Zuccaro che al quotidiano spiega: “vogliamo capire chi c’è dietro tutte queste organizzazioni umanitarie che sono proliferate in questi ultimi anni, da dove vengono tutti questi soldi che hanno a disposizione e soprattutto che gioco fanno”. Per questo, aggiunge, “insieme a Frontex e alla Marina militare stiamo cercando di monitorare queste Ogn che hanno dimostrato di avere una grande disponibilità finanziaria”. “È ovvio – sottolinea Zuccaro – che non mettiamo in discussione organizzazioni umanitarie di chiara fama”. Secondo un rapporto di Frontex all’Ue ai migranti “verrebbero date chiare istruzioni prima della partenza sulla direzione da seguire per raggiungere le imbarcazioni Ong”, le cui navi spesso si spingerebbero vicino la costa libica come dei ‘taxi’, ipotizzando presunti “contatti con scafisti”.

PROROGHE E GRATTACAPI

finocchiaro e gentiloniNuovo Governo, vecchi metodi. Come con il Governo Renzi, anche Gentiloni blinda il decreto milleproroghe e incassa la fiducia del Senato sul maxiemendamento al decreto milleproroghe. Il provvedimento è stato approvato con 153 sì e 99 voti contrari. Il testo del dl passa all’esame della camera.

Come da tradizione, nel decreto legge Milleproroghe c’è spazio per una grande varietà di misure: pensioni, affitti, tasse ed energia, ma anche vino e pesca. Il dl deve essere convertito in legge entro il 28 febbraio. Diversi i settori interessati dai 16 articoli del provvedimento.

Entusiasta il ministro per i rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro: “La proroga dei modelli Ires e Irap” consente “di recepire la riforma dei bilanci delle imprese, i 17 milioni di euro che andranno a finanziare la cassa integrazione in deroga nel settore della pesca, le norme a sostegno delle popolazioni terremotate (Centro Italia, ma anche Abruzzo ed Emilia-Romagna), che integrano quelle già varate dal Consiglio dei ministri nel decreto-legge apposito”.
“Insomma – prosegue la senatrice del Pd- grazie a un lavoro di costante raccordo con i gruppi parlamentari del Senato, abbiamo voluto confermare anche in questo provvedimento che le misure di sostegno sociale rimangono la priorità di questo Governo, insieme al necessario rilancio economico del Paese”.

Protesta dei tassisti per la norma pro-Uber
Forti polemiche per alcune misure introdotte nel dl, prima fra tutte quella che rinvia l’applicazione delle norme “anti-Uber” e la stretta sugli Ncc che ha scatenato le proteste dei tassisti in tutta Italia.
Rinviato fino a fine 2017 il termine per l’emanazione delle norme “anti-Uber” e contro i taxi abusivi da parte del Ministero dei Trasporti. Previsto poi che la sospensione dell’efficacia della riforma del trasporto di persone con autoservizi non di linea, varata nel 2008, operi fino al 31 dicembre 2017.
I sindacati dei tassisti sono sul piede di guerra.”Il ministro Delrio si assuma la responsabilità del governo – tuona Nicola Di Giacobbe di Unica taxi Cgil – La legge 21 si può migliorare ma solo con il consenso delle categorie. Gli impegni presi si rispettano”.
Nella Capitale, l’agitazione si è estesa anche negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, praticamente svuotati di auto bianche. Un migliaio di tassisti si e’ raccolto spontaneamente per un sit-in nei pressi di Palazzo Madama.
A Roma, in Corso Rinascimento, davanti al Senato, c’è un presidio di un migliaio di taxi – buona parte di quelli in turno nella città – contro l’emendamento inserito nel decreto Milleproroghe che – questa l’accusa – favorirebbe servizi alternativi, come Uber o il noleggio senza conducente.
“Non è dunque un emendamento contro qualcuno, ma un intervento che ripristina una situazione normativa che tiene conto della sentenza del Consiglio di Stato del 2015 e della circolare del ministero dei Trasporti del 2016. La definizione della nuova normativa del settore dovrà avvenire attraverso il confronto con gli operatori, tanto è vero che oggi è in corso un incontro tra i tassisti e il ministero dei trasporti”. Spiega il senatore del Pd Stefano Collina, relatore al Milleproroghe.

Roma nel caos, protestano anche i Vigili del Fuoco
Oltre ai tassisti, un presidio di diverse centinaia di persone, guidato dal Conapo, si è riunito di fronte alla Camera sotto lo slogan “Non siamo cittadini di serie B”. I pompieri chiedono “parità con gli altri corpi” di polizia per quanto riguarda il profilo pensionistico e retributivo. Sono arrivati da tutta Italia ci sono rappresentanze da Avellino, Asti, Lazio, Toscana. Molte le grida, i fischi e qualche sirena durante gli interventi che si alternano sul palco allestito per i comizi. Siamo stanchi, dicono “di medaglie e pacche sulle spalle”.

Protesta dei commercianti per la Bolkestein
I commercianti ambulanti hanno bloccato corso del Rinascimento contro la direttiva Bolkestein che le associazioni di categoria e i loro aderenti considerano vitale per stabilire una proroga di due anni della scadenza delle concessioni delle attività commerciali sulle aree pubbliche. ”Siamo qui a manifestare perché abbiamo saputo che la prima Commissione Affari Costituzionali del Senato è riunita per approvare un emendamento che fa partire da subito i Bandi di concorso della Bolkestein e il termine governativo del 31 dicembre 2018 non è più di proroga alle concessioni, ma termine ultimo per rinnovare ai nuovi concessionari vincitori di concorso”. Così Vittorio Baglioni (Fivag Cisl Ambulanti) spiega le ragioni della protesta degli ambulanti anti Bolkestein, in corso davanti a Palazzo Madama. ”Nessun diritto acquisito, nessun rispetto per gli avviamenti commerciali, aziende commerciali azzerate. È un esproprio di Stato ai piccoli e micro commercianti. Si profila una battaglia per il lavoro contro le multinazionali e la grande distribuzione che vogliono far uscire dal mercato ogni possibile forma di concorrenza”.

Acquisti agevolati per le case ad alta efficienza energetica
Tra le 96 modifiche convalidate, spuntano anche novità in tema energia, come la proroga degli acquisti agevolati per le case ad alta efficienza energetica. La misura è stata introdotta con la legge di Stabilità 2016 e contemplava per lo stesso anno una detrazione Irpef commisurata al 50 per cento dell’IVA dovuta sull’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B, da ripartire in dieci quote annuali di pari importo.
Nella lettura del Senato saltano in extremis le norme sulle accise per l’autoproduzione di energia e sulla sospensione dei mutui contratti per il pagamento delle imposte sospese a seguito del terremoto in Emilia dopo i rilievi della Ragioneria generale dello Stato che individuato problemi di copertura in entrambi gli emendamenti al decreto.

Proroga Cedolare secca
Niente obbligo di indicare nel 730 la registrazione del contratto di affitto per usufruire della cedolare secca al 30% del reddito imponibile derivante da contratti di affitto a canone concordato.

Spesometro semestrale
Le fatture Iva emesse e ricevute nel primo anno di applicazione del nuovo spesometro dovranno essere inviate con cadenza semestrale. “Per il primo anno di applicazione” del nuovo spesometro, si legge nel testo, “le comunicazioni possono essere effettuate per il primo semestre entro il 16 settembre 2017 e per il secondo semestre entro il mese di febbraio 2018”. Per le liquidazioni restano invece i quattro invii previsti dl decreto fiscale collegato alla manovra.

Sanità, Farmacia e Ricerca Animale

Il decreto fa slittare al 31 dicembre 2017 la scadenza per la revisione della governance farmaceutica, inizialmente prevista per la fine del 2016; rinvia ancora una volta la riforma del sistema di remunerazione di grossisti e farmacisti; proroga la validità della graduatoria del concorso straordinario delle farmacie 2012 (sei anni a partire dalla data dal primo interpello per l’assegnazione delle sedi); fa slittare fino al 28 febbraio gli adempimenti previsti a carico dei veterinari iscritti agli Albi professionali per l’invio al Sistema tessera sanitaria dei dati relativi alle spese veterinarie sostenute dai cittadini nel 2016. In tema di sperimentazione animale, il decreto sposta al 2020 la decorrenza di alcuni divieti introdotti dal decreto 26/2014 che recepiva (e ulteriormente restringeva) i criteri della direttiva europea sulla protezione degli animali in ambito scientifico. In particolare il Milleproroghe posticipa l’entrata in vigore del divieto di ricerche sugli xenotrapianti (o trapianti di organi tra animali di specie diverse). Altre misure riguardano il personale del Servizio sanitario nazionale. Il testo del decreto posticipa al 31 dicembre 2018 i termini di conclusione delle procedure concorsuali straordinarie per l’assunzione di personale medico, tecnico-professionale e infermieristico, necessarie per far fronte al fabbisogno emerso dal recepimento della direttiva Ue sul giusto orario di lavoro in sanità.

Proroga CIG dipendenti Partiti e disoccupazione Co.Co.Co.
Proroga della Cassa integrazione guadagni per i dipendenti dei patiti. Sostanzialmente si concede un anno in più. Nel testo si precisa che il trattamento “può essere ulteriormente concesso, alle medesime condizioni a suo tempo richieste, comunque nel limite delle risorse disponibili”. Prorogata fino al 30 giugno 2017 la possibilità di richiedere l’indennità di disoccupazione per i lavoratori con un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa. La misura dovrebbe riguardare circa 6.000 lavoratori con un assegno medio di 800 euro per 4 mesi. L’onere della proroga previsto per il 2017 è pari a 19,2 milioni di euro.

Salvi i precari Istat
I precari Istat ottengono la proroga dei contratti fino al dicembre 2018, data entro la quale dovrà essere bandito un concorso per stabilizzarli.

Più contributi Editoria
Aumenta la soglia limite dei contributi pubblici alle imprese editrici.La norma conferma che il contributo non possa superare il 50% del fatturato ma quest’ultimo verrà calcolato al lordo del contributo e non più al netto.

Ilva, ambiente e nucleare
È stata rinviata di tre mesi la scadenza per la presentazione del piano ambientale per l’Ilva. Il termine, precedentemente fissato il 30 giugno 2017, “è prorogato al 30 settembre 2017, ovvero alla data di entrata in vigore del Dpcm di approvazione delle modifiche del Piano se antecedente. Resta comunque ferma l’ulteriore prorogabilità del termine di 18 mesi. Ridotto l’ammontare complessivo delle compensazioni ai comuni che ospitano centrali nucleari in dismissione o depositi di materiale radioattivo. Oggi è previsto un prelievo di 0,15 centesimi calcolato su ogni kW/h consumato mentre l’emendamento riduce la base del prelievo ai kW/h prelevati dalle reti pubbliche con obbligo di connessione a terzi.

Stop a multe per i partiti che non hanno presentato rendiconti
Prorogato il termine ultimo per l’invio dei documenti dal 15 giugno al 31 dicembre 2017. Sventato così il rischio, per i partiti, di dover sborsare 200mila euro di sanzione amministrativa, come previsto da una norma inserita a sua volta nel Milleproroghe dello scorso anno attraverso un emendamento del Pd.

Nuovi agenti penitenziari e un anno in più a concorsi agenzie fiscali
Via libera a 887 assunzioni nella Polizia penitenziaria con lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi e, per i posti residui, “mediante lo scorrimento delle graduatorie degli idonei non vincitori approvate in data non anteriore al 2012.
Un anno in più invece per il concorso dei dirigenti delle Agenzie fiscali. La data entro cui devono concludersi i concorsi viene spostata dalla precedente scadenza del 31 dicembre 2016 al 31 dicembre 2017.

Novità per Anas e nuove sedi giudiziarie
Per il triennio 2017-2019 l’Anas sarà esentata dalle norme sulla spending review e dal blocco delle assunzioni per quanto riguarda posizioni tecniche, ingegneristiche e personale tecnico-operativo. Tempi più lunghi per le nuove sedi degli uffici giudiziari, vengono prorogati i termini per i lavori. Si passa da un anno a tre anni.

BANCHE CON FIDUCIA

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Approvato il decreto banche. Con 340 sì e 126 voti contrari  la Camera  approva la fiducia. Il voto finale e definitivo sul testo si terrà domattina. Sul sistema bancario italiano è intervenuto l’Ocse nel Rapporto economico con cui ha oggi invitato l’Italia a definire con urgenza “azioni rapide” per ridurre le sofferenze. Gli istituti bancari italiani presentano “sotto molti aspetti numerose vulnerabilità rispetto a quelli di altri Paesi”, a partire dall'”ingente” stock di crediti deteriorati. L’organizzazione suggerisce quindi che le autorità di vigilanza definiscano “obiettivi quantitativi graduali, mirati a ciascuna banca, credibili e con scadenze precise” da rispettare grazie ad un sistema di incentivi o contromisure.

Nel corso dei lavori parlamentari per i socialisti è intervenuta in dichiarazione di voto, Pia Locatelli, capogruppo alla Camera. “In questa sede – ha detto – è quasi superfluo ricordare che la crisi finanziaria del 2008, iniziata negli Usa, estesa dalla finanza all’economia, ha rapidamente travolto anche l’Europa. Noi oggi ne stiamo ancora pagando le conseguenze e ciononostante non riflettiamo abbastanza sull’errore madornale commesso nel 1999 dall’amministrazione Clinton, di eliminare la barriera tra banche d’affari e banche commerciali contenute nella legge Glass-Steagall voluta da Roosvelt 66 anni prima dopo Grande crisi del ‘29. Ricordo questo per sottolineare quanto sia importante oggi legiferare con attenzione su un settore che è globale, interdipendente, vitale per l’intero sistema e che ancora una volta meriterebbe discussioni ben più approfondite di quella che abbiamo avuto. Non sono pochi 20 miliardi. Sono circa 120 euro a testa, e non può ripetersi ancora che quando si tratta di profitti questi siano, per le banche, sempre privati mentre invece se si tratta di perdite è la collettività a farsene carico. È giusto intervenire per evitare danni al sistema e ridurli per gli incolpevoli risparmiatori tratti in inganno da operatori finanziari con pochi o nessuno scrupolo, ma più giusto ancora sarebbe anche approfittare di queste urgenze per introdurre regole a salvaguardia della trasparenza e della moralità del settore. Noi socialisti – ha concluso la parlamentare socialista – voteremo la fiducia, ma il mio appello a questo Governo, come a quello precedente, è di limitare questa procedura che comprime il ruolo del Parlamento e nello stesso tempo priva il Governo di un proficuo rapporto nella elaborazione di scelte che riguarderanno tutto il Paese”.

Intanto al Senato è stato depositato in commissione Finanze il testo base per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle Banche. Frutto della sintesi di tredici testi, ha particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori, ed è stato illustrato dal presidente e relatore del provvedimento, Mario Mauro Marino. Il termine per gli emendamenti in commissione è fissato per mercoledì alle 20 e in Aula l’approdo dovrebbe essere già la prossima settimana. Cuore del ddl l’articolo 3 sulle competenze dell’organismo d’inchiesta. Ci sarà un anno di tempo per verificare “la gestione” delle banche in crisi o finite sotto l’ombrello pubblico, compresi i “criteri di remunerazione dei manager” e “la correttezza del collocamento” di titoli al retail, ma anche “l’efficiacia dell’attività di vigilanza”. Secondo la bozza del testo la bicamerale dovrà essere composta da 20 deputati e 20 senatori, e dovrà “concludere i lavori entro un anno dalla sua costituzione”. Dopo i primi 6 mesi il presidente della bicamerale (eletto come gli altri membri dell’ufficio di presidenza a scrutinio segreto) dovrà presentare una relazione al Parlamento sull’andamento dei lavori.

Ecco le principali misure:

SALTA LISTA NOMI DEBITORI, SOLO PROFILI RISCHIO: Salta la lista dei nomi dei debitori insolventi delle banche salvate dallo Stato. E’ stata invece trovata una soluzione di compromesso che prevede una relazione quadrimestrale al Parlamento in cui vengono indicati dal Mef i profili di rischio ma non i nominativi dei debitori. Saranno indicati i profili di rischio di chi ha crediti in sofferenza pari o superiori all’1% del patrimonio della banca.

– STOP RIMBORSI PER CHI HA ACQUISTATO OBBLIGAZIONI DAL 2016: Nessun meccanismo di compensazione per chi ha acquistato obbligazioni subordinate di una banca soggetta a ricapitalizzazione precauzionale dopo il primo gennaio 2016, data di entrata in vigore del bail in. Si introduce, in chiave anti-speculativa, un limite massimo al corrispettivo per l’acquisto delle azioni rivenienti dal burden sharing: i rimborsi per i risparmiatori retail delle banche soggette a salvataggio pubblico non supereranno quindi il prezzo di acquisto delle obbligazioni subordinate.

– GARANZIA DELLO STATO: Non sarà necessario presentare un piano di ristrutturazione per ottenere la garanzia statale sulla liquidità se le passività saranno rimborsate entro due mesi e nei casi in cui la concessione della garanzia debba essere approvata in via individuale dalla Commissione europea, è possibile, in deroga a quanto previsto, garantire passività con scadenza a due mesi.

– RIMBORSI 4 BANCHE ANCHE A CONIUGI E PARENTI STRETTI: Si amplia la platea dei risparmiatori delle quattro banche poste in risoluzione (Banca Etruria, Carife, Banche Marche e Carichieti) che potranno chiedere il rimborso forfettario. Potranno accedere all’indennizzo anche i coniugi o conviventi more uxorio e i parenti degli obbligazionisti fino al secondo grado di parentela. E’ stata poi decisa l’esclusione del valore d’acquisto delle obbligazioni azzerate dal tetto dei 100mila euro di patrimonio mobiliare di proprietà dell’investitore, che è una delle condizioni per accedere all’indennizzo, ed è stata disposta la gratuità di tutte le spese di istruttoria.

– PROROGA AL 31 MAGGIO PER RICHIESTA RIMBORSI: Prorogata al 31 maggio la possibilità per i risparmiatori delle quattro banche in risoluzione di chiedere il rimborso forfettario.

– POSSIBILE TETTO COMPENSI MANAGER SE ENTRA STATO: Il Tesoro nel momento in cui procederà alla ricapitalizzazione precauzionale di una banca potrà chiedere non solo la rimozione dei manager ma anche fissare un tetto agli stipendi di Cda e alta dirigenza.

TRADIZIONE E FUTURO

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“Tra poche settimane il Psi si riunirà in Congresso. È un congresso straordinario – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – per restituire stabilità e autorevolezza dopo le cose accadute al partito. Ma è straordinario anche per la fase che l’Italia sta passando. C’è un nuovo Governo verso il quale noi saremo leali ma più liberi. A cominciare dal tipi di legge elettorale che verrà messa in campo. È una fase italiana e europea molto delicata. Anche perché vanno a votare a breve Francia e Germania. E quindi vi un interesse della famiglia del socialismo europeo e da cittadino italiano dico anche un interesse per capire quale sarà il futuro dell’Europa”.

Il Congresso sarà anche il momento per cominciare a pensare alle prossime scadente elettorali…
Il primo obiettivo è creare un progetto per l’Italia. E quindi siglare un patto con gli italiani. Chiudere la fase della straordinarietà, perché se c’è una cosa che ha contraddistinto questa legislatura è appunto quella della straordinarietà. Questo è il terzo governo e sappiamo come è nato. Bisogna tornare davanti agli elettori con una proposta che sia corale. Per questo torniamo a parlare di una coalizione riformista che rispetto al passato è molto più coesa e ha un numero minore di soggetti che ne fanno parte. L’Ulivo ne aveva 11, spesso tra di loro in conflitto. Ora vedo tre, quattro forze politiche che possono costruire questa coalizione e quindi molto più coese soprattutto dal punto di vista programmatico.

Poi?
E questo è il primo obiettivo. Il secondo è il programma di cui dotarsi. La debolezza della società italiana, nonostante un piccolo segno positivo del Pil che ancora non si afferra, è tutta sul terreno. Tutta la parte che riguarda le politiche economiche per dare riposte alla maggiore fragilità sociale, va potenziata. E su questo il Congresso discuterà. Ci sono buone proposte. Il nostro partito deve diventare, come il Pd è l’architrave di un sistema, l’architrave di un rapporto vincente tra le forze politiche più piccole che spesso non hanno più diritto di cittadinanza. Questa è l’azione che ci dobbiamo proporre a cominciare dalle prossime elezioni amministrative. Quindi il Congresso serve sia ad aprirsi a un mondo che possiamo definire in forma lata, socialista. Ma soprattutto il Psi, che ha una  rete nazionale da Sondrio fino a Trapani, è capace di accogliere intelligenze nuove. Meglio se non provengono dalla nostra storia. C’è un’altra azione che va resa prioritaria. Utilizzare la sigla del Partito non tanto per accogliere sotto questo tetto, ma per costruire una sorta di perno attraverso il quale dare diritto di cittadinanza, a forze che altrimenti non avrebbero la possibilità di mettere il collo fuori dalla soglia del municipalismo locale.

E quali forze vedi in questo progetto?
Vedo i radicali, il mondo ambientalista. Vedo anche parte del mondo cattolico che non hanno più un riferimento. Lo hanno avuto in parte in Forza Italia, ma oggi sono frantumante e spesso si rifugiano nella mancanza di partecipazione a voto.

In un centrosinistra egemonizzato dal Pd perché un elettore dovrebbe scegliere il Partito socialista e non orientarsi direttamente verso il partito maggiore?
Per tradizione e per futuro. Per tradizione, perché abbiamo dimostrato nel corso dei decenni che precedono di saper rispettare gli impegni presi con gli italiani. Le grandi riforme in Italia portano tutte il timbro di ministri che appartengono a quest’area.

E per il futuro?
Primo. Affidare a un solo partito un potere estremo, mi permetto di suggerire che è un fatto da evitare. Meglio una dialettica tra partiti che appartengono allo stesso campo. E la dialettica non significa confusione, significa trovare una forma di sintesi su il punto più avanzato possibile. La seconda ragione è che il Pd è un partito che congiunge anime completamente diverse. Spesso in conflitto. Il pericolo maggiore dei governi di questa legislatura è stato generato dalle diatribe interne al Partito democratico. Quindi se esiste una forza che dal punto di vista dei diritti civili delle responsabilità civiche e dei diritti sociali dà una garanzia, tanto meglio.

Il Pd da nocciolo intorno al quale si doveva aggregare un centrosinistra riformista, a dirla come Orlando, si rischia diventi l’epicentro nell’instabilità del sistema. Che ne pensi?
Che è una fotografia corretta. Basta guardare i voti parlamentari e gli annunci di guerra che spesso di alzano dalla minoranza del partito democratico.

Manca ancora la legge elettorale. Le posizioni dei socialisti sono note.
Il Matterellum è il sistema migliore per costruire delle coalizioni vincenti. L’alternativa è il premio dato a una coalizione anziché a un solo partito. La storia ci insegna che un solo partito ha raggiunto la vocazione maggioritaria, tra l’altro senza premi di maggioranza. E’  stato nel 48 con De Gasperi. Non è più successo. L’Italia è un Paese che ha vissuto bene con il proporzionale e che non ha mai delegato a una sola forza politica il potere assoluto. In questo gli italiani sono stati sempre molto saggi. E non avverrà alle prossime elezioni politiche. Poi noi non possiamo passare tra l’altro da una legge elettorale, che taluni ritenevano che il giorno stesso delle elezioni si sarebbe saputo quale governo avrebbe guidato il paese, a una legge elettorale che sarebbe la garanzia di avere nessun governo. Nel mezzo c’è un strada che è quelle che va appunto tra il Matterellum e una legge che dia il premio di maggioranza a una coalizione coesa, e lì penso che il chiodo debba essere battuto.

Sul fronte diritti civili il silenzio è quasi totale…
La crisi economica fa pendere l’ago della bilancia da una parte. Sul fronte dei diritti civili c’è maggiore disattenzione. Però ricordo che ci sono varie tipologie di diritti civili. Il testamento biologico che è in via di incardinamento nei lavori parlamentari, appartiene al rango diritti civili puri. Ma ci sono diritti civili che sono perfettamente equiparabili ai diritti sociali.

Per esempio?
Per esempio, nel momento in cui si riconoscono le coppie di fatto, si possono dare finanziamenti per il mutuo agevolato per l’acquisto della prima casa non soltanto a chi è sposato davanti un sacerdote oppure davanti a un sindaco, ma anche a una coppia di fatto. E questo si trasforma naturalmente in provvedimento di natura economica.

Parliamo di Europa. Non è un momento facile per il nostro continente…
Ci sono due problemi che vedo maggioritari. Il primo è che l’occidente con la politica di Trump rischia di perdere la sua centralità. Secondo rischio, e non c’entra Trump, è che l’Europa, che è stata fucina di cultura e di civiltà per secoli, se non dà una soluzione ai problemi che l’affliggono, diventerà marginale nel nuovo mondo. I problemi che l’affliggono sono gli accordi di Maastricht da rivedere, accordi di Dublino da rifondare completamente, dotarsi di un ministro del tesoro unico. Infine gli eurobond. Questi i quattro punti che potrebbero restituire una identità futura all’Europa.

RIFARE I COMPITI

Pierre-MoscoviciL’Italia ha delle potenzialità, ma non si applica. In sostanza l’Europa mette sulla pagella la sufficienza del nostro Paese nel fare i compiti a casa, ma nessuna bocciatura ne ultimatum, è stato solo tutto rimandato ad aprile, quando l’Italia dovrà aggiustare i conti pubblici. C’è ancora un po’ di tempo per definire la manovra aggiuntiva strutturale di finanza pubblica per “almeno” 0,2% del pil (3,4 miliardi di euro). Non molto, però. Certo è la data del 22 febbraio, quando la Commissione europea ha previsto – almeno sulla base della tabella di marcia valida oggi – di pubblicare il rapporto di analisi e valutazione dell’attuazione della regola di riduzione del debito da parte dell’Italia, potrebbe non essere conclusiva. Infatti, la procedura Ue sulla valutazione del debito
pubblico prevede vari passaggi: non necessariamente la Commissione deve arrivare alle conclusioni sul ‘che fare’, cioè decidere se aprire o non aprire una procedura di infrazione Ue, il giorno stesso in cui pubblica l’analisi tecnica sul debito italiano. Ciò darebbe un po’ di respiro al governo per definire con precisione le misure aggiuntive. Non si sa quali potrebbero essere i tempi: il commissario
Moscovici ha parlato di una pubblicazione “nelle prossime settimane”, facendo intendere che anche l’analisi tecnica potrebbe essere magari slittare. Bruxelles conferma la richiesta di manovra aggiuntiva, ma anche di voler favorire una decisione rapida del governo. La Commissione allarga alla possibilità di una correzione a breve e rimarca il positivo impegno dell’Italia sulla correzione dei conti. Nel “capitolo Italia”, infatti, la Commissione Ue “prende nota positivamente dell’impegno preso dal governo per adottare misure di bilancio aggiuntive per un valore complessivo dello 0,2% del Pil entro aprile 2017”. Le misure aggiuntive, precisa Bruxelles, saranno però “prese in conto non appena saranno disponibili sufficienti dettagli” per valutarne l’impatto.
La Commissione Ue rivede al rialzo la crescita dell’Italia del 2016, da +0,7% a +0,9%. Restano stabili, invece, le previsioni per il 2017, con un Pil invariato a +0,9%, mentre per il 2018 la stima di crescita sale dall’1 all’1,1%. Così le previsioni economiche d’inverno Ue, che evidenziano una “crescita stabile ma modesta” trainata da “tassi d’interesse reali bassi e una domanda esterna più forte” ma dove “debolezze strutturali ostacolano una ripresa più forte”.
L’Italia sarà l’unico paese della zona euro e dell’Unione Europea a registrare un incremento del Pil di meno dell’1% nel corso di quest’anno, secondo le quali la crescita media dell’Eurozona è dell’1,6% e quella dell’Ue dell’1,8%. In testa alla classifica della zona euro c’è il Lussemburgo, con una crescita del 4%, seguito da Malta (3,7%) e dall’Irlanda (3,4%). Tra i 28 membri dell’Unione Europea è la Romania a registrare l’aumento del Pil più consistente con il 4,4%. La Grecia, che fino allo scorso anno aveva consentito all’Italia di evitare la maglia nera del Pil in Europa, nel 2017 dovrebbe crescere del 2,7%. La situazione non dovrebbe cambiare il prossimo anno, con il Pil dell’Italia fermo a un aumento del 1,1%, secondo le stime della Commissione.
È “assolutamente sbagliato parlare di ultimatum” da parte della Commissione Ue all’Italia, dichiara il commissario Ue agli affari Economici, Pierre Moscovici. Facendo un punto sul nostro Paese, dando “il benvenuto” agli “impegni” presi dal governo dopo la lettera del 17 gennaio, Moscovici sottolinea che “stiamo discutendo in modo costruttivo e positivo” col ministro Padoan e “mentre incoraggiamo a prendere le misure al più presto”, “non c’è alcun ultimatum”.
La disoccupazione in Italia “resta alta” mentre “rallenta” l’occupazione rispetto ai due anni precedenti a causa “della fine dagli incentivi fiscali per le nuove assunzioni”. La Commissione rivede al rialzo la disoccupazione per il 2016 (da 11,5 a 11,7%), così come per il 2017 (da 11,4% a 11,6%. Nel 2018 è prevista all’11,4% contro l’11,3 precedente. Comunque “le riforme passate – per Bruxelles – sosterranno l’occupazione nel 2017-2018”.
“L’incertezza politica e il lento aggiustamento del settore bancario pongono rischi al ribasso alle prospettive di crescita dell’Italia”. La Commissione Ue aggiunge però che “un forte impulso potrebbe ancora avvenire dalla domanda esterna”. Per Bruxelles il surplus delle partite correnti calerà dal 2,7% del pil del 2016 all’1,8% nel 2018. Gli investimenti dovrebbero invece crescere del 2,4% beneficiando delle misure della legge di bilancio 2017.
“Se devo dare un titolo direi che la crescita economica continua anche se è messa alla prova dalle incertezze”, dice poi Moscovici, presentando le Previsioni economiche d’inverno della Commissione europea. “L’economia europea si è dimostrata capace di resistere ai numerosi choc che ha subito l’anno scorso. La crescita sta tenendo e la disoccupazione e i disavanzi stanno calando, ma, con un’incertezza a livelli così elevati, è più importante che mai utilizzare tutti gli strumenti offerti dalle politiche di sostegno alla crescita”.
Un voto anticipato potrebbe mettere a rischio gli impegni presi dal governo in merito alla richiesta di correzione dei conti pubblici. Su questo punto, la Commissione scrive che ha “preso nota positivamente” degli “impegni presi pubblicamente dal governo” relativi a un aggiustamento strutturale dello 0,2% del Pil. Misure che “saranno prese in considerazione non appena ci saranno sufficienti dettagli”.
Specifica poi la commissione: “Il grado di incertezza particolarmente elevato che avvolge queste previsioni d’inverno è dovuto alle intenzioni ancora poco chiare della nuova amministrazione statunitense in alcuni settori strategici fondamentali, come pure alle numerose elezioni che si terranno in Europa quest’anno e ai prossimi negoziati con il Regno Unito a norma dell’articolo 50”, afferma la Commissione.
A ribattere all’Europa, la Corte dei Conti che rileva la gravità della situazione a cui ha dovuto trovare rimedio il nostro Paese. I ripetuti terremoti dall’agosto scorso sono sì “eventi eccezionali” ma producono “effetti continuativi” e “di questo aspetto non può non tenersi conto, anche in sede europea” nella valutazione dei conti. Lo ribadisce il presidente della Corte dei Conti Arturo Martucci di Scarfizzi inaugurando l’anno giudiziario. Quindi “la prevenzione non appare del tutto slegata dalla ricostruzione” perché si tratta di “programmare una protezione contro effetti drammatici di eventi sismici che presentano carattere di potenziale continuità”.
E mentre l’Italia è alle prese con lotte intestine anche nel partito al Governo, in Francia Marine Le Pen spaventa l’Europa. L’uscita di Parigi dall’euro “sarebbe una tragedia per l’Eurozona e una catastrofe per la Francia, sarebbe la fine del progetto europeo costruito sulla riconciliazione franco-tedesca”. È quanto afferma il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. “Non divido i candidati in buoni e cattivi”, prosegue Moscovici parlando delle presidenziali francesi, ma Marine Le Pen “fa una battaglia contro l’Europa, una differenza abissale con gli altri”.

GESTIRE L’IMMIGRAZIONE

migranti_2Il governo rende “più rapidi i processi di concessione del diritto d’asilo ai rifugiati, più trasparenti i meccanismi di accoglienza facilitando con diverse misure i meccanismi necessari per i rimpatri”. Lo dice il premier Paolo Gentiloni dopo l’approvazione del decreto in consiglio dei ministri il cui “obiettivo strategico non è chiudere le nostre porte ma trasformare sempre più i flussi migratori da fenomeno irregolare a fenomeno regolare, in cui non  si mette a rischio la vita ma si arriva in modo sicuro nei nostro paesi e in misura controllata”. E poi un monito alla rivolto all’Europa: “Ci teniamo molto stretti i nostri  valori umanitari e dell’accoglienza e rivendichiamo il lavoro fatto in questi anni perché credo che l’Italia abbia fatto un  buon curriculum nonostante le difficoltà ed i numeri da  fronteggiare. Abbiamo negli ultimi anni in un certo senso indicato la strada all’Ue, ora bisogna rendere effettivo il  principio di condivisione dell’onere dell’accoglienza”.

Sulla sicurezza delle città oggi “abbiamo preso decisioni di un certo rilievo”. Ha aggiunto il premier dopo il consiglio dei ministri, spiegando che  il provvedimento sulla sicurezza è in intesa con l’Anci. “La messa in comune degli assetti  nella capacità difensiva può essere una delle risposte in avanti per l’ Ue sulle difficoltà che attraversa”.

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha aggiunto che il decreto sulla sicurezza urbana approvato oggi segna “una grande alleanza”, un “grande patto strategico” tra lo Stato e i poteri locali. “Il modello di sicurezza in Italia funziona, non esiste un’emergenza in tal senso – ha premesso Minniti – ma all’interno di questo modello è importante tutelare ancora meglio il territorio, da Bolzano ad Agrigento. La sicurezza urbana è un grande bene pubblico, e la vivibilità, il decoro, il contrasto alle varie forme di abusivismo e di illegalità, allo spaccio di droga, ai reati predatori in genere, sono espressioni di questo bene”. E sui rimpatri Minniti ha aggiunto: “Garantire l’effettività dei rimpatri forzati rilancerà inevitabilmente anche i rimpatri volontari assistiti, per i quali il mio ministero ha deciso di raddoppiare i fondi”.

NEGOZIATO FRIENDLY

Image ©Licensed to i-Images Picture Agency. 08/02/2017. London, United Kingdom. Theresa May meets Paolo Gentiloni for talks in Number 10 Downing Street. Picture by Pete Maclaine / i-Images LaPresse Only italy Theresa May incontra Paolo Gentiloni

Downing Street. Picture by Pete Maclaine / i-Images LaPresse Only italy
Theresa May incontra Paolo Gentiloni

L’Italia si prepara alla Presidenza del G7 e parte cercando proprio la collaborazione del Paese che per primo ha voltato le spalle all’Europa e che ha fatto vacillare l’idea stessa dell’Unione europea: la Gran Bretagna. Ieri infatti la maggioranza dei deputati della Camera dei Comuni del parlamento britannico ha approvato in terza e ultima lettura il disegno di legge che permetterà al governo di invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona per l’uscita dall’Unione Europea: il prossimo 20 febbraio voterà la Camera dei Lord. Il disegno di legge è passato senza alcuna modifica: tutti gli emendamenti presentati sono stati respinti e alla fine i voti favorevoli sono stati 494, mentre i contrari 122.
Il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni è infatti in visita a Londra dall’omologa Theresa May e ha voluto auspicare che tra Italia e Gran Bretagna continui la tradizione di collaborazione.
Durante la conferenza stampa Gentiloni ha trattato sia il tema del prossimo G7 a presidenza italiana che si terrà a maggio Taormina sia la questione della Brexit sulla quale ieri la Camera dei Comuni si è espressa definitivamente a favore: “Abbiamo discusso del percorso necessario dopo la decisione degli elettori del Regno unito di abbandonare l’Ue, che rispettiamo, e sappiamo che non sarà negoziato semplice, ma che dobbiamo affrontarlo in modo amichevole e costruttivo. Non abbiamo interesse ad avere un negoziato distruttivo tra Unione europea e Regno Unito” ha precisato il premier Gentiloni da Londra, con l’obiettivo di coltivare l’unità dei 27 paesi e arrivare ad un accordo. Il presidente del Consiglio italiano ha poi voluto rassicurare gli italiani che vivono nel Regno Unito: “I loro diritti saranno rispettati e saranno trattati bene. Il Regno Unito non abbandona l’Europa”.
Gentiloni e May hanno poi ribadito l’importanza di una collaborazione economica tra i due Paesi soprattutto – ha ribadito Gentiloni – per la “fase che sta attraversando l’Italia di crescita e ripresa, anche se ancora lenta rispetto a quello che avremmo voluto”. “È fondamentale quello che il primo ministro May ha detto, cioè che il Regno Unito ha deciso di lasciare l’Unione europea, ma questo non significa lasciare l’Europa”, ha aggiunto Gentiloni. Per quanto attiene ai mercati, “è presto per vederne gli effetti della Brexit, ma l’Unione europea non è un microbo, dobbiamo guardare alle nostre potenzialità, può svolgere un ruolo crescente”.
Sempre per quanto riguarda il versante economico invece il ministro delle finanze italiano, Pier Carlo Padoan, ha tenuto a far sapere che nel G7 si discuterà di come tassare le nuove forme di impresa nate con l’economia digitale.
“Vedremo quali sono le forme possibili e concrete di cooperazione internazionale”, ha spiegato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, illustrando i risultati dell’amministrazione fiscale nel 2016.
Bari ospiterà dall’11 al 13 maggio i ministri finanziari dei sette paesi più ricchi al mondo. Italia, Francia e altri Paesi criticano da tempo Google, Yahoo! e gli altri giganti del web perché fanno profitti in tutto il mondo ma hanno sede fiscale in Paesi come l’Irlanda, dove il prelievo sul reddito d’impresa è tra i più bassi d’Europa. Padoan ha criticato l’abitudine delle multinazionali di eludere gli obblighi fiscali sfruttando “le asimmetrie fra ordinamenti” e ha rivendicato il ruolo svolto dall’Italia “per mettere fine al segreto bancario”.
Nel 2013 il governo di Enrico Letta introdusse una Web tax basata sull’obbligo di aprire una partita Iva per vendere beni e servizi in Italia. Appena arrivato a Palazzo Chigi, Matteo Renzi decise di abrogare la legge temendo censure della Commissione europea, che vieta restrizioni alla libera circolazione di imprese e capitali. L’Unione europea, infatti, consente alle multinazionali di pagare le tasse solo nei Paesi in cui sono presenti con una “stabile organizzazione di impresa”, cioè uffici e stabilimenti.
Tornando a Londra, Gentiloni sul G7 rispondendo ad una domanda di un giornalista ha detto che “non c’è alcun invito al presidente Putin a partecipare al vertice di Taormina” e che un possibile invito è una prospettiva al momento “irrealistica”. Sui rapporti con la Russia il Presidente del Consiglio ha detto che comunque è necessario “fare ogni sforzo possibile sul terreno del dialogo” con Mosca.
La motivazione sembra ancora una volta legata all’ingerenza russa nella guerra ucraina. Putin quindi non riceverà l’invito al vertice del G7 di Taormina previsto per il 26 e 27 maggio (e la cui organizzazione spetta al nostro paese che dal primo gennaio 2017 ha assunto la presidente del gruppo delle sette economie più avanzate). Mosca era stata invitata tra il 1998 e il 2014, poi esclusa in seguito alle sanzioni comminate dopo l’annessione della Crimea che ha scatenato la crisi ucraina.
La notizia ha stupito anche perché in passato l’Italia era stata tra i pochi Paesi dell’Unione a tentare di trovare una mediazione con la Russia e a porre dei dubbi sul proseguimento delle sanzioni.
Ma la questione sembra allargarsi alla Libia, dove Putin appoggia il generale Haftar. La Libia è di cruciale importanza per l’Italia e la stabilizzazione del Paese è “fondamentale per l’Italia e l’Europa intera per i flussi migratori e la lotta al terrorismo” ha anche affermato il Presidente del Consiglio italiano. E, rispondendo a una domanda sulle prospettive protezionistiche mondiali, ha detto che “non ci rassegniamo a un contesto internazionale di chiusura, lavoriamo per l’apertura, convinti che funzionerà certamente con il Regno Unito ma anche in modo più ampio a livello internazionale”. Parlando di Ue, Gentiloni ha aggiunto che “per quel che riguarda l’Italia, la decisione degli elettori britannici non ci ha ha riempito di gioia, ma la rispettiamo e ci spinge nel rilanciare l’Unione europea, anche comprendendo al suo interno la necessità di livelli diversi di integrazione”.
Gentiloni ha annunciato, inoltre, il varo di “nuove misure e norme sull’immigrazione” durante il Consiglio dei ministri in agenda per domani.
L’Italia viene chiamata anche dall’Onu a svolgere il suo ruolo in Libia. Oggi l’inviato speciale dell’Onu Martin Kobler ha fatto sapere che secondo lui l’Italia farebbe bene a far seguire la riapertura dell’ambasciata a Tripoli da quella di un consolato nella regione orientale della Libia, per aiutare il coinvolgimento del generale Haftar nella stabilizzazione del Paese, e quindi contribuire a frenare tanto il fenomeno delle migrazioni, quanto il terrorismo.

NODI DA SCIOGLIERE

Consultazioni-Camera“Secondo me bisogna sciogliere il nodo della data del referendum e allo stesso tempo capire l’evoluzione della legge elettorale, in questo ordine”. Lo ha affermato il segretario del Psi e Riccardo Nencini, a margine della conferenza di organizzazione della Feneal-Uil. Il referendum in questione è quello promosso dalla Cgil sul lavoro (voucher e appalti). Nencini ha anche escluso che il codice degli appalti possa essere “l’attaccapanni giuridico” attraverso il quale veicolare modifiche sugli appalti, nella direzione richiesta dal sindacato. “Si tratta di fattispecie diverse” ha aggiunto. E sulla legge elettorale Nencini ha aggiunto che “i Socialisti non cambiano spalla al fucile. La strada maestra è un crono-programma così fatto: la maggioranza che sostiene il governo, che è la stessa che sosteneva il governo Renzi, si mette attorno a un tavolo. Anche perché è la stessa coalizione che presumibilmente si presenta alle prossime elezioni con una voce sola agli italiani. Stabilisce come primo passaggio che legge elettorale fare. Secondo, la proposta viene presentata all’intero arco delle forze parlamentari perché le leggi elettorali sono leggi regola, e quindi non devono avere una maggioranza e una minoranza precostituita. Terzo a quel tavolo che sostiene la coalizione si fissa anche un progetto per l’Italia”.

Legge elettorale e durata del governo sono ormai al centro del dibattito politico e stanno diventando una spada di Damocle per l’esecutivo costantemente sotto la minaccia degli umori di chi vorrebbe accelerare la strada verso le urne. A farne le spese il Pd, diviso su posizioni difficilmente conciliabili su diversi fronti. Dalla data del voto, alla legge elettorale al Congresso, solo per citare i temi di maggiore attrito. Insomma nel Pd si cerca la quadratura in vista della direzione del 13 febbraio. A rompere gli indugi e a sposare la testi del “lunga vita al governo Gentiloni” è l’ex segretario del Pd Bersani che nel dibattito interno al suo partito su Congresso e elezioni chiede chiarezza da parte di tutti. “E’ ora che tutti, dico tutti, dicano parole chiare: io sono per il voto nel 2018, perché il governo governi e da qui a giugno si faccia la legge elettorale e a giugno il congresso. Altrimenti – ha aggiunto – se non rimettiamo i piedi a terra, i cittadini non capiscono e andiamo nei guai non solo politici ma anche economici e sociali”. Quanto alla legge elettorale, per Bersani vanno tolti i capilista bloccati. “Io voglio sapere che ne pensa Renzi e che ne pensa Franceschini. Dalla data del voto tutto discende”, insiste Bersani che alla domande su un asse Franceschini-Orlando si indigna. E mentre i centristi, come afferma in una nota il segretario Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, “passata l’euforia immotivata per il voto anticipato è essenziale ora mettersi al lavoro per individuare correzioni equilibrate alla legge Elettorale” cercando una “convergenza in Parlamento su un sistema proporzionale”, Forza Italia ancora non si pronuncia e attente la sentenza della Corte per scoprire le proprie carte.

Ginevra Matiz

CLUB APERTO

merkelLo spread rialza la testa. Il suo stazionare intorno quota 200 fa capire che non sono permesse distrazioni in una Europa piena di incertezze. “Un Paese ad alto debito come l’Italia deve continuare ad operare per la riduzione” dello spread ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intervenendo ad un convegno. “Le vicende di questi giorni e di queste ore ci ricordano in modo sgarbato che un Paese ad alto debito non può permettersi di non continuare a operare per la sua discesa”. Appesantito dall’incertezza politica, infatti ieri lo spread del Btp con il Bund si è portato sopra i 203 punti, massimo da ottobre 2014, e quest’oggi staziona in area 200. Una incertezza che non solo italiana ma che coinvolge anche paesi come la francia.

Padoan ha poi ribadito che “il dialogo con l’Ue continua, perché il Paese e il governo rispettano le regole e le usano per il consolidamento fiscale e la crescita”. Bruxelles ha chiesto all’Italia interventi per correggere il deficit strutturale del 2017 di circa 3,4 miliardi di euro. Il governo sta studiando una serie di misure che non abbiano però un effetto depressivo sulla crescita. In riferimento al terremoto in Centro-Italia, il ministro ha assicurato che “molte risorse aggiuntive saranno messe a disposizione. Naturalmente bisogna usarle, non solo stanziarle”.

La Francia è a quota 74 punti base di spread. Pesano le elezioni presidenziali francesi fra aprile e maggio, con la candidatura di Marine Le Pen con un programma di addio all’euro, ma anche lo scenario italiano dove non si escludono elezioni anticipate. E i mercati ragionano sui tempi dell’uscita della Bce dall’acquisto di debito – che metterebbe sotto fortissima pressione i bilanci pubblici – ora che l’inflazione dell’Eurozona è tornata a un passo dal 2%.

Oggi il cancelliere tedesco, in conferenza stampa a Varsavia con la premier Szydlo, è tornato a parlare di europa affermando che “non devono esserci club esclusivi, in cui altri stati membri non possano entrare”. Questo il messaggio lanciato oggi da Angela Merkel, che è tornata sul concetto di “Europa a diverse velocità” e ricordando che le diverse velocità in realtà già esistono in Europa. L’idea di una Europa a integrazione variabile esiste nei da tempo: Su ogni obiettivo fino ad ora raggiunto: mercato unico, euro e Schengen. La riforma di Lisbona nel 2009 l’ha dotata di un motore giuridico preciso, modulato sulle cosiddette cooperazioni rafforzate. “E’ importante che a ogni stato membro sia lasciata aperta la possibilità di collaborare in un nuovo campo”, ha spiegato Merkel. “Magari uno Stato dice, ‘non voglio adesso’. Ma non deve esser possibile che si creino dei club esclusivi, in cui altri non possano entrare. Questa deve essere la base della nostra collaborazione”, ha continuato la cancelliera. “Se uno Stato dice ‘non voglio ancora venire la”, questo deve essere possibile”, ha aggiunto. E meccanismi del genere esistono nei trattati, ha concluso.

E sempre in tema di Europa il sottosegretario britannico per la Brexit David Jones, dopo aver spiegato ai parlamentari che le Camere voteranno sull’accordo prima del parlamento europeo ha detto che il governo britannico non tornerà a negoziare con l’Unione europea se il parlamento voterà contro la sua proposta di accordo per l’uscita dalla Ue. Jones ha detto di “non poter pensare ad un più grande segnale di debolezza: rimandare il governo all’Unione europea e dire che vogliamo negoziare ulteriormente…non posso essere d’accordo”. Jones ha aggiunto che se la Gran Bretagna e la Ue non arriverrano ad un’intesa entro i due anni concessi in base all’articolo 50 del trattato di Lisbona, il Regno Unito si ritirerebbe dai patti commerciali della World Trade Organisation. Insomma una europa che marcia sempre più separata.

IL TESTIMONE

draghi 3Una giornata segnata dalla debolezza delle borse europee che riprendono fiato dopo la testimonianza del governatore della Bce Mario Draghi alla Commissione per gli affari monetari ed economici del Parlamento europeo.
Le affermazioni di Draghi guardano a un miglioramento della situazione economica dell’Eurozona, ma restano comunque caute al riguardo.
La “ripresa resistente” con l’aumento negli ultimi due anni del pil procapite del 3% nell’eurozona, il sentimento economico al top da 5 anni e la disoccupazione al 9,6%, il livello più basso da maggio 2009, “sono passi nella giusta direzione ma sono solo i primi passi”, afferma il presidente della Bce all’Europarlamento, sottolineando che “dobbiamo continuare su questa strada”. “Le decisioni di politica monetaria prese in dicembre”, ha quindi sottolineato, “sono quelle giuste nel contesto attuale”. Rispondendo a una domanda sulla possibilità di un ritorno al protezionismo a livello globale afferma: “Guardiamo con preoccupazione a annunci di potenziali misure protezionistiche”. E sull’Europa ha aggiunto: “L’Ue è stata creata sulle basi del libero scambio – dovremo giudicare quando vedremo quello che è stato annunciato”.
“L’idea di ripetere le condizioni che hanno portato alla crisi finanziaria è qualcosa di molto preoccupante”, e “l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’allentamento delle regole”. È il monito del presidente della Bce in riferimento all’intenzione Usa di modificare le regole del settore finanziario. “Il fatto che non abbiamo visto svilupparsi rischi per la stabilità finanziaria è una ricompensa per le azioni intraprese da regolatori e legislatori sin dallo scoppio della crisi”, ha sottolineato.
“Diversamente da una percezione diffusa, le condizioni economiche dell’eurozona sono stabilmente migliorate” ma “i rischi per le previsioni dell’eurozona restano al ribasso e sono prevalentemente legati ai fattori globali”. Draghi spiega che le decisioni di dicembre “definiscono un equilibrio tra la nostra fiducia crescente” sulle prospettive dell’eurozona, e “allo stesso tempo, alla mancanza di un chiaro segno di convergenza dei tassi d’inflazione”.
L’inflazione in aumento, infatti, sta causando frustrazione in alcuni Paesi – in testa la Germania – mentre la lenta uscita dalla crisi finanziaria sta alimentando un intenso mormorio sull’integrazione europea. Non aiuta poi la presidenza della Casa Bianca di Donald Trump che sta minacciando di strappare gli accordi commerciali già esistenti, e l’incertezza politica del Vecchio Continente che vede dopo anni alle elezioni europee di quest’anno un’ascesa di partiti estremisti.
Draghi ha anche espresso le sue preoccupazioni sul “pericolo populista” che minaccia l’abbandono dell’euro, ricordando il Trattato di Maastricht che fu una “decisione coraggiosa” e “segnò ‘una nuova tappa nel processo dell’integrazione europea’”. Alla vigilia del 25esimo anniversario dello stesso Trattato, Draghi ricorda che “con la moneta unica abbiamo forgiato bond che che sono sopravvissuti alla peggiore crisi economia dalla Seconda guerra mondiale”. “È facile sottostimare la forza di questo impegno” politico, ha ammonito, “che ci ha tenuto insieme per 60 anni” in “tempi difficili”.
“L’euro è irrevocabile, questo dice il Trattato”, afferma durante il suo intervento all’Europarlamento e quanto a un’Unione a più velocità, Draghi, dopo aver rilevato che “non è ancora chiaro” che cosa è stato detto a Malta, ha osservato: “È un concetto ancora da sviluppare, una visione appena abbozzata su cui non sono in grado di esprimere alcun commento, almeno al momento”. “Non siamo manipolatori della moneta”. Così, in italiano, il presidente della Bce Mario Draghi ha risposto all’eurodeputato Marco Zanni (Enf) sulle critiche alla Bce del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. “Le politiche monetarie fatte riflettono le diverse posizioni nel ciclo economico dell’eurozona e degli Usa”, ha sottolineato, ricordando che nel 2013 il tasso di cambio euro/dollaro era a 1,40 e che già allora la Germania aveva un surplus commerciale del 6% con gli Usa.
Nonostante l’intervento incoraggiante di mario Draghi, Piazza Affari dopo essersi ripresa continua la sua discesa (-1,9%) e resta la piazza peggiore in Europa. Ad appesantire il Ftse Mib sono dalla mattina i titoli del comparto bancario, con le azioni di Unicredit che nel giorno dell’avvio dell’aumento di capitale flettono del 5% (-14% i diritti). Male anche Bper (-5,7%), Banco Bpm (-4,5%), Mediobanca (-3,3%), Fineco (-3,4%), Ubi (-3%). In calo anche Unipol (-4%) e Unipolsai (-3,1%). Giù Leonardo (-2,8%) e Generali (-2,9%). Fanno bene solo Cnh (+3,1%) e Telecom.
(+1,5%).
Ma a preoccupare ancora di più è la corsa al rialzo dello spread. Il differenziale di rendimento tra il Btp e il Bund vola a 200 punti base, toccando questa soglia per la prima volta da febbraio 2014. Il tasso sul decennale del Tesoro cresce al 2,35%. A pesare non solo l’incertezza economica, ma anche l’approssimarsi del pronunciamento di Moody’s, che ha un outlook negativo sul rating Baa2, atteso per venerdì 10 febbraio.
In cattive acque sullo spread con l’Italia anche la Francia. Dopo che la leader del National Front, Marine Le Pen, nel suo discorso elettorale ha annunciato che se diventerà presidente negozierà l’uscita della Francia dall’euro, lo spread Francia-Germania — ovvero il differenziale di rendimento tra i titoli decennali francesi e quelli tedeschi — si è allargato a 72 punti base, col tasso sul titolo francese a 10 anni all’1,10%, ai massimi da marzo 2013.