FARE CHIAREZZA

 

PONTE CROLLATO GENOVA MORANDISi terranno sabato alle 11 i funerali delle vittime del crollo di ponte Morandi a Genova. I funerali si svolgeranno alla Fiera di Genova, uno degli spazi più ampi della città dove saranno accolte le 39 salme, ma anche eventualmente gli altri corpi ritrovati sotto le macerie. Saranno migliaia le persone attese per partecipare alla cerimonia. Alle esequie solenni parteciperanno le maggiori autorità nazionali e locali. Prevista ma ancora non confermata ufficialmente la presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella oltre a quella dell’esecutivo al gran completo. I funerali saranno celebrati dall’arcivescovo di Genova cardinal Angelo Bagnasco.

Quella di sabato sarà anche una giornata di lutto nazionale per il Paese: lo ha annunciato nel pomeriggio il premier Conte dopo la conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri straordinario che si è simbolicamente tenuto in Prefettura a Genova. Intanto il governo cerca un colpevole e ha già annunciato ti togliere a Benetton la concessione per la gestione della società Autostrade. Un provvedimento a effetto ma di dubbia praticabilità. Ovviamente Atlantia, il gruppo proprietario di Autostrade per l’Italia, non ha tardato a rispondere all’esecutivo. Secondo Atlantia l’annuncio da parte del governo della procedura per il ritiro della concessione, “è  stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto”. “Le modalità di tale annuncio – rileva la società – possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti”.   Ieri l’altro  il titolo della holding della famiglia Benetton ha chiuso in calo del 5,39% a 23,54 euro dopo essere sceso a -10% ed essere stato più volte sospeso per eccesso di ribasso. Complessivamente Atlantia ha perso in un giorno 1,1 miliardi di euro di capitalizzazione.

“Si piangono i morti e già sono iniziate le polemiche, prima ancora che la magistratura abbia accertato le responsabilità” è il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei Trasporti dei governi Renzi e Gentiloni, membro della commissione lavori pubblici al Senato. Nencini aggiunge: “Di Maio e Salvini scaricano la colpa sui governi precedenti. Allora diciamole due verità. La Lega ha governato l’Italia per 8 anni tra il 2001 e il 2011, proprio il periodo in cui gli investimenti in grandi opere e in manutenzione delle infrastrutture sono crollati del 30%. Al contrario, i governi Renzi e Gentiloni hanno moltiplicato i fondi. Basta andare a rileggersi i piani pluriennali di Anas e FS e le leggi di stabilità. Quanto alla Gronda – ha proseguito – l’opera alternativa al ponte crollato, il 31 luglio scorso, in 8^ commissione senato, il ministro Toninelli ha dichiarato che non è tra le priorità”. E a tal proposito Nencini ha chiesto che il Senato sia messo a conoscenze di cosa il governo abbia intenzione di fare. Per questo ha chiesto al presidente del Senato di “convocare con urgenza l’ottava commissione del Senato, la commissione lavori pubblici, e di invitare il ministro Toninelli  per comunicazioni urgenti circa il dramma del crollo del ponte Morandi”. Nencini aggiunge: “Dopo ripetute e contraddittorie dichiarazioni alla stampa è opportuno che il governo riferisca nelle sedi istituzionali opportune, il Parlamento, sull’orientamento che intende tenere per far fronte, con misure straordinarie, al dramma che si è aperto a Genova”.

Intanto la procura di Genova è  al lavoro. Tra le ipotesi di reato allo studio c’è anche omicidio colposo stradale anche se “è prematuro perché dipende tutto dalle possibili configurazioni di scenario”. Ha detto il procuratore capo Cozzi. “E prematuro anticiparlo perché significherebbe inquadrare in un certo modo le possibili cause e ipotecare un qualcosa che ancora si deve conoscere”. I reati ipotizzati sono attentato colposo alla sicurezza dei trasporti e disastro colposo conseguente al crollo di costruzione con omicidio colposo plurimo. “Al momento le ipotesi di reato sono tutte a carico di ignoti perché bisogna individuare prima le possibili cause”, ha sottolineato il procuratore capo. Una inchiesta è stata aperta anche dalla procura di Parigi per “omicidi colposi” e per “lesioni involontarie” in quanto tra le vittime vi sono anche 4 ragazzi francesi.

Ma la tragedia va oltre le vittime del viadotto a ha effetti anche sulle abitazioni sottostanti. Per accogliere gli sfollati sono stati messi a disposizione 45 alloggi subito, 300 entro 2 mesi.  I primi 45 alloggi sono quelli di Arte Genova (l’istituto delle case popolari) e del Comune.  Altri 300 verranno predisposti entro due mesi come ha annunciano il presidente della Regione.

TRAGEDIA A GENOVA

crollo_ponte_morandi_genovaVigilia di Ferragosto di lutto, verso le 11.50 in pieno traffico crolla il ponte Morandi di Genova sull’A10. Sarebbe stato un cedimento strutturale a provocare il crollo di parte del viadotto Morandi, ma al momento i soccorritori stanno cercando di salvare gli ultimi superstiti del grave incidente. Tra le 19 vittime trasferite al Policlinico San Martino c’è anche un bambino di 10 anni che è stato identificato ma sul cui nome vige il massimo riserbo. Diciassette corpi sono già stati identificati, mentre numero dei feriti continua tragicamente a salire. Le ricerche proseguiranno anche di notte, così come annunciato dai Vigili del fuoco. Al momento della tragedia, sulla zona si stava abbattendo un violento nubifragio.
Sono rimaste in piedi, invece, le campate laterali del viadotto che sovrastano, oltre ad Ansaldo Energia, almeno quattro grandi condomini con decine e decine di appartamenti.
In via precauzionale sono state sgomberate alcune palazzine più vicine alla parta di ponte che non è crollata.
“E’ una catastrofe quella che ha colpito Genova e l’Italia intera. Su persone e famiglie inermi si è abbattuta una disgrazia spaventosa e assurda”. Lo ha scritto in una nota Sergio Mattarella. “Il primo pensiero, mio come di tutti gli italiani, va alle vittime, ai feriti, alle sofferenze e alle angosce dei loro familiari – ha aggiunto il presidente della Repubblica -. A quanti oggi piangono per i loro cari, desidero esprimere il più sentito cordoglio, la mia vicinanza e, insieme, la solidarietà della Repubblica”.
“I nostri pensieri vanno alle vittime, ai loro familiari e a tutto il popolo italiano. La Francia è vicina all’Italia in questa tragedia e rimane pronta ad apportare tutto il sostegno necessario. #Genova #Gênes”.
Questo il tweet del presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron a seguito del crollo del viadotto autostradale.
“Genova: comincerà presto il balletto delle responsabilità. Ma i ponti non devono cadere e basta. Oggi stretti ai morti, ai feriti, alle loro famiglie. Vicini a Genova”, ha scritto su Facebook il segretario del Psi, Riccardo Nencini.
La Procura di Genova “è pronta a aprire un fascicolo per omicidio plurimo e disastro colposi” a carico di ignoti perché “ancora non conosciamo il perimetro della tragedia”. Lo ha detto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi.

GUERRA COMMERCIALE

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Ancora borse europee giù e spread, almeno quello italiano, in impennata. Le tensioni commerciali riprendono a impensierire i mercati soprattutto dopo che è circolata negli ultimi giorni, l’ipotesi che gli Stati Uniti possano rafforzare le proprie barriere commerciali contro la Cina aumentando ulteriormente i dazi sulle importazioni. Uno scenario che già ieri ha spinto gli indici al ribasso e che oggi li spinge ancora più giù, a partire dai mercati asiatici tutti in deciso calo. Lo spread Btp-bund vola a 250 punti base sui livelli di metà giugno, il rendimento del Btp decennale torna al 3%. Pesa un clima sui mercati di avversione al rischio e c’è attesa per le decisioni dell’Italia in vista della ‘manovra’ di bilancio.

Sono le pesanti conseguenze della politica protezionistica degli Usa guidati da Trump, che giusto pochi giorni fa ha ricevuto la visita omaggiante del presidente del Consiglio Giuseppe Conte ricambiato con il riconoscimento ufficiale del buon operato nelle politiche migratorie di impronta salviniana. Gli investitori temono una escalation che finisca per portare a una guerra commerciale contro cui tutti, dalla Corporate America all’Fmi, hanno messo in guardia. A livello settoriale, soffrono le materie prime, gli industriali e i beni discrezionali. La Banca centrale inglese ha già annunciato un rialzo dei tassi di interesse: sono stati rivisti dello 0,25%, allo 0,75%. Lo spread italiano tra Btp e Bund si è già detto: sè volato sopra i 250 punti, per attestarsi a 249 punti, subito dopo la decisione della Banca d’Inghilterra di innalzare il costo del denaro. Del resto un contesto di tassi di interesse in rialzo penalizza l’Italia, essendo uno dei Paesi più indebitati al mondo. Dopo il deludente dato sul Pil, ieri è stata la volta del Pmi manifatturiero di luglio sceso ai minimi da dicembre 2016. Sempre sul fronte banche centriali, ieri sera, invece, la Federal Reserve ha confermato i tassi di interesse nel range dell’1,75%-2%. Gli analisti, però, mettono in conto che l’istituto centrale Usa potrebbe ritoccare al rialzo il costo del denaro per due volte, anziché una, entro la fine dell’anno, visto che, come ha sottolineato il presidente, Jerome Powell, l’attività economica americana sta crescendo a ritmo robusto e la disoccupazione è bassa.

Redazione Avanti!

SI SCIOLGONO I NODI

berlusconi-salviniLo strappo Fi-Lega c’è stato da tempo, da quando il leader della Lega ha iniziato a correre troppo in ‘avanti’ rispetto agli alleati azzurri, e a volte senza di loro, ma adesso Salvini è costretto a tornare indietro dalla coalizione finita nel dimenticatoio. Matteo Salvini si è recato in mattinata all’ospedale San Raffaele di Milano per una visita a Silvio Berlusconi. “Era una visita dovuta alla stima e all’affetto e non a ragionamenti politici che di certo non si fanno in ospedale”, assicura il leader della Lega. L’incontro ha però riconfermato l’unità della coalizione: “Noi ci consideriamo alleati del centrodestra”, ha assicurato il ministro.
E sempre in mattinata è stata ‘bocciato’ il candidato della Lega Marcello Foa per la presidenza Rai.
In Vigilanza non hanno partecipato al voto su Foa presidente, pur essendo presenti nell’aula della commissione, i parlamentari di Forza Italia (fatta eccezione per il presidente Alberto Barachini, che ha votato), del Partito democratico e di Liberi e Uguali. A questo punto la nomina di Foa, dopo l’ok a maggioranza di ieri nel cda Rai, non è efficace: la legge prevede infatti il parere vincolante della Vigilanza, a maggioranza di due terzi (quindi 27 voti su 40), per la ratifica definitiva.
“Siamo dispiaciuti dell’asse Pd-Fi che cerca di fermare il cambiamento, sia del Paese che della Rai. Dal Pd non ci aspettiamo nulla, con Fi invece siamo pronti a confrontarci perché sicuri che anche la Rai abbia bisogno di aria nuova, cambiamento, qualità e meritocrazia. Siamo convinti che i fraintendimenti di questi giorni sul metodo, più che sul merito, possano essere superati perché le qualità di Marcello Foa, come uomo e giornalista libero e corretto sono universalmente riconosciute e apprezzate”. Lo dichiarano in una nota congiunta il capogruppo Lega alla Camera Riccardo Molinari e il capogruppo Lega al Senato Massimiliano Romeo.
Gli azzurri insistono sulla questione del metodo, del nome ‘condiviso’ e non imposto con ‘arroganza’. Perché “se siamo alleati, si ragiona e si decide insieme”, spiega il leader azzurro in un’intervista a Qn. Berlusconi sottolinea il ruolo di garanzia previsto dalla legge per il vertice Rai e la maggioranza dei due terzi in Vigilanza, per rispetto dell’opposizione. “Quando noi governavamo – ricorda il Cavaliere – abbiamo dato la presidenza della Rai a figure di valore come Petruccioli e Annunziata, certo non schierate con noi”.
Invece resta fedele alle ‘direttive’ leghiste FdI. “Non condivido il metodo adottato finora, un metodo che con il cambiamento ha poco a che fare ma sentir parlare dal Partito Democratico di lottizzazione della Rai dopo quello fatto da Renzi è veramente ridicolo… Alla fine la sinistra ci ha convinto a votare Marcello Foa presidente della Rai”, così, ieri, a margine di un incontro con imprenditori veneti organizzato a Verona, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni annuncia la decisione del partito.
Ma dopo la bocciatura, ancora una volta Salvini insiste sul nome di Foa: “Nessuno ha paura di una persona libera, tranne il Pd. Conto che Foa abbia il sostegno di tutto il centrodestra. Il parere che darò sarà di riconfermare la fiducia a Foa per poi finalmente tornare a lavorare e offrire un’informazione a tutti e per tutti, cosa che non sempre la Rai ha fornito in questi anni. Ci sta che su un nome al di sopra di ogni sospetto come quello di Marcello Foa, sbraitino e urlino come aquile quelli della sinistra che ormai, poveretti, hanno perso ogni credibilità, ma conto che trattandosi di una persona libera che ha lavorato nell’ambito dell’informazione del centrodestra in Italia, abbia il sostegno di tutto il centrodestra”.
La partita sulla Rai mette alla prova il legame tra Forza Italia e Carroccio, con Berlusconi che per l’ennesima volta invita Salvini a rompere con i Cinquestelle e a tornare al Centrodestra del prima delle elezioni del 4 marzo.
“Non siamo al mercato – dice il vicepresidente di Fi, Antonio Tajani -, non si tratta di vendere posti in cambio di voti”. Poi, però, aggiunge che gli azzurri vogliono “conservare questa coalizione”. Il sospetto per Andrea Ruggieri (in Vigilanza per Fi), è che “la Lega si prepari ad allearsi con il M5s alle regionali d’autunno”.
“Finalmente Berlusconi ha preso atto che il disegno politico di Salvini è anche contro di lui. Non si spiega altrimenti il voto contro Foa. E Salvini conferma: non cambia cavallo. I Dioscuri sono destinati a stare assieme un bel po’. Tocca a noi rovesciare le carte”. È quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, dopo la bocciatura di Foa alla Presidenza Rai della commissione di vigilanza. Sull’ipotesi che possa comunque ricoprire l’incarico di Presidente, Nencini aggiunge: “Si tratterebbe di un vergognoso colpo di mano. La Rai è una azienda pubblica che deve tutelare tutti gli italiani. Pronti a incatenarci di fronte alla Rai se questa procedura insolita dovesse avere corso”. E poi ha aggiunto:
“In 8^ commissione senato, ho chiesto al vice presidente Di Maio cosa intenda fare il governo sulla vicenda Rai apertasi questa mattina. La commissione di vigilanza Rai rappresenta il parlamento, è il parlamento. Una volta espresso il suo voto, quel giudizio è vincolante per l’esecutivo. Ne va preso atto e basta. Ogni gesto, ogni misura che non tenesse conto di quel voto, contravverrebbe la volontà delle Camere, una lesione gravissima della volontà popolare che si esprime in quella sede con voto libero e segreto”.

IL RALLENTAMENTO

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La crescita dell’occupazione registra uno stop a giugno dopo un trend positivo. Secondo i dati diffusi dall’Istat il tasso di disoccupazione, cioè il numero di persone che cercano un impiego sul totale della forza lavoro, è aumentato di due decimi di punto salendo al 10,9%. Il numero dei disoccupati risulta così pari a 2 milioni e 866 mila. Al contrario, dopo tre mesi consecutivi di crescita, il numero di occupati è calato di 49 mila unità. Continuano invece a crescere i dipendenti a termine (+16 mila), che segnano così un nuovo record raggiungendo i 3 milioni 105 mila. L’aumento prosegue senza sosta dal gennaio di quest’anno e conferma un trend che nel suo complesso si registra a partire dal 2014.

Anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a giugno risale, risultando pari al 32,6%, in rialzo di 0,5 punti percentuali su maggio. L’Istat evidenzia ancora come il livello degli under25 in cerca di occupazione sia nettamente inferiore al massimo raggiunto nel marzo del 2014 (43,5%) ma ancora di 13 punti superiore rispetto al minimo toccato nel febbraio del 2007 (quando era 19,5%).

La diminuzione congiunturale dell’occupazione coinvolge soprattutto gli uomini (-42 mila) e le persone di 35 anni o più (-56 mila). Mentre arrivano questi numeri non proprio positivi il Governo è di fronte al bivio sul decreto dignità. Dve decidre se porre la fiducia o meno. Una scelta difficile: Lega e M5S hanno sempre gridato allo scandalo per ogni foto di fiducia messo dai governi precedenti.

Anche per il Pil le notizie non sono positive. La crescita acquisita per il 2018, quella che si otterrebbe se la dinamica congiunturale del Pil fosse pari a zero nei restanti trimestri dell’anno, è pari allo 0,9%. Insomma, secondo l’Istat, la dinamica dell’economia risulta in “rallentamento”, per usare le parole dell’Istituto.

Nel Def ereditato dal precedente Governo viene stimato il Pil 2018 all’1,5%, ma tutti gli osservatori internazionali hanno già rivisto al ribasso questa previsione attorno all’1,2-1,3%. La durata dell’attuale fase di espansione dell’economia italiana prosegue ormai da sedici trimestri, con una crescita complessiva nell’arco del periodo pari al 4,5%. Tuttavia, il livello del Pil risulta inferiore dello 0,7% rispetto al precedente picco del secondo trimestre del 2011 e del 5,4% a confronto con il massimo storico del primo trimestre del 2008.

CACCIA ALL’UOMO

Mississipi BurningAncora aggressioni a sfondo razziale, il Far West Italia denunciato dal presidente Mattarella sembra tristemente tradursi in realtà. In queste ore la morte di un marocchino quarantenne pestato a sangue ad Aprilia, in provincia di Latina, dopo essere stato inseguito da tre cittadini del posto che lo avevano scambiato per un ladro.
Non è chiaro se fossero ronde o passeggiate da parte dei cittadini. Il tutto è stato rivelato dalle telecamere di sorveglianza.
Il nordafricano viene inseguito mentre è in macchina con un’altra persona poi sbanda e finisce contro un muretto. Il conducente fugge, lui esce, barcolla, è già ferito, ma viene aggredito da due dei suoi inseguitori che lo colpiscono con calci e pugni. Hady Zaitouni, 43 anni, di nazionalità marocchina, domiciliato ad Aprilia e noto alle forze dell’ordine per qualche furtarello, è stato trovato dai carabinieri privo di vita, nel pomeriggio l’autopsia dovrà chiarire le cause della morte.
“Avanti così, con le citazioni di Mussolini il giorno dell’anniversario della nascita, con i fucili dai balconi, con le ronde armate che ti accoppano. Dal presidente del consiglio nemmeno una parola. Che si aspetta a dare una risposta forte, unitaria, delle opposizioni?”, scrive il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, su Facebook, riferendosi alle affermazioni del Vicepremier Salvini e ai continui episodi di razzismo nel nostro Paese.
Un altro grave episodio nelle stesse ore, Daisy Osakue, 22enne discobola e pesista italiana, è stata aggredita a colpi di uova da un gruppo di ragazzi nella notte, sotto casa a Moncalieri (Torino). L’hanno colpita in piena faccia, lesionandole la cornea sinistra, ma per fortuna si tratta di un’abrasione. Ma adesso gli Europei di Berlino, che partono fra una settimana, sono a rischio per la discobola, che ha fatto il definitivo salto di qualità andando ad allenarsi in Usa.
“Credo che non cercassero me, ma più in generale una ragazza di colore. In quella zona ci sono molte prostitute di origine africana, probabilmente volevano colpire una di loro per fare una bravata”, ha affermato la 22enne che dopo l’accaduto, è stata accompagnata all’ospedale Oftalmico di Torino, dove hanno riscontrato il danno.
“Non hanno detto nulla, – ricorda l’azzurra, – è stato un atto di codardia pura. Hanno solamente lanciato l’uovo. Non mi piace usare la carta del razzismo ma questa volta lo è”. “Non credo sapessero che fossi Daisy, che tifo Juve, che mi piace il blu e sono in nazionale, semplicemente hanno visto una ragazza di colore in quel punto lì e hanno voluto fare questo ‘gesto di coraggio'”, ha precisato.
L’aggressione all’Azzurra Daisy, è solo uno dei tanti episodi in questi ultimi giorni e che interessano l’intera penisola. Dopo Vicenza, dove un operaio di colore è stato colpito alla schiena da un proiettile mentre lavorava su un ponteggio, a Partinico (Palermo), un 19enne senegalese, che ha chiesto asilo politico ed è ospite da due anni di una comunità, è stato aggredito e picchiato da un branco di giovani mentre stava servendo ai tavoli del locale dove lavorava al grido di “Tornatene al Paese tuo, sporco negro!”.
Gli episodi di ‘caccia all’uomo nero’ sono molti, negli ultimi quaranta giorni, almeno otto, quelli denunciati. Tuttavia si continua a minimizzare su questi gravi episodi. “Non credo ci sia un allarme razzismo”, afferma il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, sottolineando che “si sta usando questo argomento perché chi è di sinistra e non lo è più lo usa per accusare Matteo Salvini di essere di estrema destra”.
Il Capo politico dei cinquestelle fa eco al ministro dell’Interno Matteo Salvini per il quale non c’è nessuna “emergenza razzismo“. “Sciocchezze” ribadisce. E per dimostrarlo ricorda che “solo negli ultimi tre giorni, nel silenzio generale, la polizia ha arrestato 95 immigrati, mentre altri 414 sono stati denunciati”. Cosa c’entra con l’aggressione a Daisy Osakue? “Di certo l’immigrazione di massa permessa dalla sinistra negli ultimi anni non ha aiutato, per questo sto lavorando per fermare scafisti e clandestini“.
Nelle stesse ore però arriva il monito del capo dello Stato. Oggi in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rinnova il suo appello contro la barbarie verso gli immigrati.
È in corsa una “tragedia”, quella dell’immigrazione, di fronte alla quale non si può “guardare altrove“. Chi arriva, i nuovi schiavi, sono “disperati” e diventano “sfruttati”, ammonisce il Capo dello Stato. “Ogni giorno migliaia di persone pongono a rischio la propria vita e quella dei propri cari per mare e per terra”, scrive. E ricorda che “scappano da guerre, povertà, instabilità dello sviluppo precario”.

DUELLO TAV

tunnel tav

“I grillini al governo prigionieri dell’odio che hanno fomentato. Il no alla Tav ci costerà due miliardi di penali e la rinuncia per diversi anni a fondi europei. E l’opera è già in parte realizzata”. E’ il commento del segretario del Psi, già vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti nel governo Gentiloni, alle polemiche delle ultime ore sulla realizzazione della Tav. “Gli italiani – ha aggiunto Nencini – pagheranno la confusione e l’assenza di una linea comune del governo gialloverde su questa e su altre infrastrutture. Peggio della follia”. Il commento di Nencini arriva nel momento in cui cresce lo scontro nel governo e nella maggioranza sulla Tav. Divergenze su opere infrastrutturali strategiche che vedono l’Italia assumere posizioni isolazioniste rispetto all’Europa. Infatti le stesse divergenze venute alla luce sulla Tap nei giorni scorsi, si replicano oggi sulla Tav.

Il vicepremier e ministro dell’interno, Matteo Salvini, ospite di Radio24, sull’ipotesi di blocco dell’opera paventata dal ministro Toninelli, ha detto: “Dal mio punto di vista sulla Tav occorre andare avanti, non tornare indietro. C’è da fare l’analisi costi-benefici: l’opera serve o no, costa di più bloccarla o proseguirla? Sarà questo il ragionamento per ogni opera. La polizia continuerà ad arrestare chi lancia sassi contro i lavoratori”. Secondo quanto riportano stamane da alcuni quotidiani nazionali (Repubblica e La Stampa) il premier Giuseppe Conte sarebbe stato pronto ad annunciare lo stop alla Tav anche per far digerire agli elettori M5S il sì alla Tap, il contestato gasdotto del salento finito al centro di un caso internazionale, con le salatissime penali che comporterebbe far saltare l’opera.

Se questo avvenisse l’Italia rischierebbe una multa da 2 mld di euro e il blocco dei fondi Ue fino al 2023. La Lega da parte sua si è sempre dichiarata contraria allo stop al cantiere. Quindi, dopo aver fermato la ministra del Mezzogiorno contraria alla Tap, in polemica con il presidente della Regione Puglia,  il presidente del Consiglio stava per seguire Di Maio nel bloccare al più presto la Tav dopo che appena pochi giorni fa il ministro delle Infrastrutture  Toninelli  aveva messo in discussione il proseguimento del progetto.
Ora però il vicepremier Matteo Salvini ha replicato inequivocabilmente estendendo il ragionamento alla Tap, alla Pedemontana ed al Terzo Valico. Quindi, con la Tav si è aperto un nuovo fronte nel governo Lega-M5S.
Anche il sottosegretario ai Trasporti, il leghista Edoardo Rixi, ha confermato il sì alla Tav dicendo: “Come Lega siamo favorevoli. Ovviamente se ci sono modifiche che consentono di poter investire in altre infrastrutture, le accogliamo volentieri”.
Toninelli, invece, ha sostenuto: “Rifarsi al Contratto di governo  significa voler ridiscutere integralmente l’infrastruttura in applicazione dell’accordo con la Francia. Senza preclusioni ideologiche, ma  senza subire il ricatto che ci piove in testa  e che scaturisce dalle scandalose scelte precedenti. È questo il principio in base al quale stiamo lavorando. Ecco perché adesso nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera. Lo considereremmo come un atto ostile”. Con queste parole il ministro ha ricordato come proprio nel ‘contratto di governo’ si facesse riferimento all’impegno di ridiscutere integralmente il progetto della Tav Torino-Lione nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia.
Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, è intervenuto nel dibattito della Tav affermando: “Occorre bloccare questa deriva anti-piemontese e contraria agli interessi del Nord-Ovest e dell’intero Paese. Convocherò entro settembre un incontro di tutte le rappresentanze economiche, sociali, istituzionali e politiche per far risuonare chiare e forti voci della società piemontese a favore dell’opera. E’ indispensabile un moto d’orgoglio che impedisca che la nostra regione venga messa ai margini”.

Da Palazzo Chigi fanno notare che il dossier sulla Tav al momento non è ancora giunto sul tavolo del Presidente del Consiglio, dunque nessuna decisione è stata ancora presa e soprattutto non ci sono state valutazioni al riguardo. Il dossier è in fase di istruttoria presso il ministro competente Toninelli, il quale è impegnato in una valutazione costi-benefici che poi sarà sottoposta e condivisa con il premier e con l’intero governo. Ad ogni modo la soluzione sarà in linea con quella contenuta nel contratto di governo.

Un Portavoce della Commissione Ue, commentando sulla Tav, ha detto: “Non commentiamo le voci sul possibile stop dei lavori della Tav, ma la Lione-Torino è un progetto importante non solo per la Francia e per l’Italia ma per tutta l’Europa, ed è importante che tutte le parti mantengano gli impegni per completarla in tempo. Il co-finanziamento della Ue per questi lavori è il 41%, ovviamente i fondi vanno a lavori che devono essere fatti, non in qualcosa che non viene fatto, questo è logico”.

Stephane Guggino, delegato generale del Comitato francese Transalpine che promuove la linea ad alta velocità Lione-Torino, ha detto: “In Italia c’è tanta confusione.  Stamattina, siamo venuti a sapere delle posizioni italiane. Seguiamo la situazione con grande attenzione, ma onestamente facciamo fatica a vederci chiaro, perché c’è tanta confusione. Lunedì, su radio 1, il ministro Toninelli dice che la Tav va migliorata, ora dicono che la vogliono bloccare. Mi chiedo come sia possibile cambiare idea così nel giro di 4 giorni? Osservo che in seno alla coalizione di governo i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi di Maio, non sono per niente d’accordo. E però a un certo punto, se davvero verrà presa, la decisione di bloccare la Tav dovrà passare da un voto del parlamento: qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità”.

Gli industriali di Torino sono allibiti dal valzer di posizioni.  Il presidente degli industriali di Torino, Dario Gallina, ha affermato: “Siamo allibiti di fronte al valzer di posizioni sul futuro della Tav, portato avanti dagli esponenti dell’Esecutivo. Siamo fortemente preoccupati dall’inquietante piega che sta prendendo la situazione, a fronte anche delle ultime dichiarazioni del premier Conte, che annuncerebbero uno stop al progetto. Bloccare la Tav sarebbe un gesto autolesionistico, una disgrazia. Tornare indietro non si può e non si deve”.

Il leader del PD, Maurizio Martina, ha affermato: “Il Paese intero pagherà la follia del blocco   due miliardi di euro di penali, il blocco di finanziamenti Ue, 4 mila posti di lavoro a rischio. La follia del governo di bloccare la Torino-Lione la pagherà un paese intero”.

Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha affermato: “La risposta del Tribunale del Riesame di Torino all’aggressione degli agenti in Val di Susa di pochi giorni fa è la revoca dei domiciliari al leader del centro sociale degli anarco-insurrezionalisti Askatasuna. Che vergogna! Fratelli d’Italia è al fianco degli uomini e delle donne in divisa senza se e senza ma e chiede al Ministro dell’Interno Salvini di dare un segnale inequivocabile: la chiusura dell’Askatasuna”.

Inoltre, sarebbe utile ricordare che la Banca europea per gli investimenti ha supportato l’economia italiana per 38,6 miliardi di euro di nuovi investimenti, nel triennio 2015-2018. Di questa somma poco più del 20%, e cioè 8,3 miliardi, è riferito al piano Juncker, che a dicembre è stato rinnovato fino alla fine del 2020. L’Italia è il paese che ha beneficiato di più dei finanziamenti totali della Bei, che per questo 2018 però vedranno un calo fisiologico a causa della Brexit.
Una parte di questa somma, come già detto, è riferita al piano del presidente della Commissione Ue, che solo in Italia, grazie agli 8,3 miliardi, ha permesso di movimentare un totale di 46,4 miliardi di investimenti. Il nostro è il secondo paese beneficiario di questo programma, appena dietro alla Francia, ed è il primo per gli investimenti a favore di piccole e medie imprese: sono 213 mila quelle sostenute, il numero più alto in Europa.
Certamente, in questa delicata fase economica, l’Italia non può consentirsi di perdere le opportunità di sviluppo che arrivano dall’Europa. La Tav, la Tap e le altre importanti opere infrastrutturali messe in cantiere sono premesse indispensabili per contribuire ad un necessario percorso di sviluppo economico.
Purtroppo, ancora una volta, da alcune forze politiche che formano il governo giallo-verde, sono emerse logiche fideistiche giacobine che si manifestano in controtendenza al miglioramento del benessere sociale ed economico.

Roma, 27 luglio 2018

Salvatore Rondello

NUOVO CHE AVANZA

Il nuovo che avanza sembra muoversi con sistemi molto vecchi. Quelli della spartizione. Infatti la corsa all’occupazione delle poltrone è in pieno svolgimento. Dopo le commissioni parlamentari questa volta tocca alle ferrovie il cui cda è stato azzerato con un colpo netto. L’amministratore delegato Renato Mazzoncini ha già annunciato che lascerà l’incarico. Non si è aspettata la scadenza, il governo ha voluto intervenire subito. Una decisione annunciata dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, con un post sulla piattaforma social. Il cda era stato rinnovato nel novembre 2017. L’operazione di azzeramento tra l’altro arriva in momento in cui è quasi certa la mancata fusione tra Anas e Fs.

Tensioni si erano già avute sopo le nomine Rai. Con Michele Anzaldi (Pd) e Giorgio Mulè (Fi) che hanno sollevato perplessità riguardo al vertice che si è tenuto martedì sera a Palazzo Chigi sulla scelta della nomina dell’amministratore delegato Rai – che spetta al Tesoro – alla presenza, oltre che del ministro dell’Economia e di quello dello Sviluppo economico Di Maio, anche del ministro dell’Interno Salvini e del presidente del Consiglio Conte. Con il presidente della Vigilanza Barachini che ha alzato un “cartellino giallo”, perché in quel vertice si sarebbe parlato anche delle direzioni dei Tg, condizionando la nomina del futuro amministratore delegato.

Ma torniamo alle ferrovie. “Come cantava Checco Zalone, la Prima Repubblica non Si scorda mai. Lega e M5s si muovono secondo le peggiori logiche spartitorie. Sono solo interessati all’ occupazione di poltrone”. È il commento su Twitter del segretario del Pd Maurizio Martina. Secondo l’ex ministro delle infrastrutture Graziano Delrio l’unico motivo plausibile dietro la decisione di far saltare l’operazione viene dalla brama di poltrone di Lega e Cinque Stelle. Raffaella Paita, deputata Pd in commissione Trasporti parla di “un blitz da stato autoritario in piena regola. Stiamo assistendo all’applicazione alla lettera della meritocrazia in salsa grillina, quella che funziona al contrario. Toninelli, il ministro muto che non viene in commissione, che non dà le deleghe ai sottosegretari, che blocca la modernizzazione del paese, rende noto, con un post su Facebook, che procederà alla decapitazione dei vertici di una delle società più strategiche del paese”. “E’ una spartizione selvaggia – aggiunge il capogruppo Pd al Senato Marcucci – che fa impallidire quelle della Prima Repubblica”. Ma il cambiamento grillino si abbatte anche sull’operazione Fs-Anas, completata a gennaio con la nascita di un colosso da 11 miliardi. Dopo giorni di tira e molla, ora la decisione sembra praticamente presa con Toninelli che riteiene non vi siano motivi per tenerle insieme. L’Anas, che in questa operazione ha conquistato l’autonomia finanziaria, però avverte: il Governo come azionista può decidere, ma “per fare queste operazioni – osserva l’a.d. Vittorio Armani – bisogna pensarle in modo da non distruggere valore”. “Per noi – ha detto ancora – è fondamentale quello che abbiamo acquisito entrando in Ferrovie: l’autonomia finanziaria e la capacità industriale di essere un’azienda invece che pubblica amministrazione”. Con la sua entrata nel gruppo Fs, ha poi spiegato Armani, l’Anas ha acquisito autonomia finanziaria e capacità industriale. Due valori, questi, che secondo l’ad vanno preservati.

L’UOMO DEL GIORNO DOPO

marchionne-678x381Il manager senza cravatta, Sergio Marchionne, l’outsider della Industria italiana, è morto oggi all’età di 66 anni per arresto cardiaco. Figlio di un carabiniere e studioso di Filosofia, è stato il primo manager che ha provato a cambiare la visione familistica dell’imprenditoria nostrana. Amato e odiato per i suoi metodi bruschi e fin troppo pragmatici è arrivato a dirigere e a tirare fuori dal tracollo la più importante casa automobilistica italiana.
Marchionne arrivò a dirigere il Lingotto nel 2004, dopo essere entrato nel Consiglio di Amministrazione nel 2003 su designazione di Umberto Agnelli, per le doti dimostrate nella SGS. Ma quando arrivò la Fiat era davvero con un piede nella fossa: quasi 14 miliardi e con il contratto con la General Motors tutto da rivedere dopo il matrimonio andato in fumo proprio a causa dei conti in rosso stabile. Tutta la concorrenza si aspettava di prendere la propria parte dallo smembramento dell’azienda amata e coccolata da Gianni Agnelli e invece lo ‘sconosciuto in pullover’ riesce a rinegoziare il debito con le banche, e sfruttando il contratto geniale di Paolo Fresco, invece di farsi pagare da Detroit riesce a incassare 1,55 miliardi di dollari per la rinuncia di GM a prendersi la Fiat. Negli anni della dura crisi finanziaria lavorò duramente per il partenariato con Chrysler e avviò la nascita del settimo costruttore di automobili al mondo, con una produzione intorno ai 4,5 milioni di veicoli all’anno. Ormai al comando riesce a sfidare e a vincere contro Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza della Ferrari N.V. e Ferrari S.p.A.
“La domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere quel che volevo io, le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Cose obbrobriose, stia a sentirmi. Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e a farli vivere in uno stabilimento così degradato?”. Agli albori era amatissimo da sindacati e dalla sinistra, persino da Rifondazione viene osannato, di lui, Fausto Bertinotti dirà che è l’emblema del “borghese buono”.
Ma era pur sempre un capitalista, non un benefattore e lo mostrò con i continui scontri con i sindacati, gli operai lasciati ‘fuori’ e la delocalizzazione degli stabilimenti dell’ex Fiat.
Marchionne aveva annunciato nel 2017 la sua decisione di lasciare la guida di FCA nei primi mesi del 2019, ma dopo l’annuncio delle sue condizioni critiche il consiglio d’amministrazione di Fca di sabato ha nominato come amministratore delegato Mike Manley, già alla direzione di Jeep, accelerando inaspettatamente una transizione che era stata programmata per l’inizio del prossimo anno. Le ricadute dell’uscita di Marchionne sono state immediate e a risentirne è stata soprattutto il titolo in borsa. Gli analisti della Morgan Stanley evidenziano che dal titolo di Fiat Chrysler Automobiles bisogna aspettarsi “una maggiore volatilità fino a quando la nuova direzione non comunicherà chiaramente la propria posizione sulle priorità strategiche”.
Adesso al Lingotto le bandiere sono a mezz’asta in segno di lutto e a Melfi ci saranno 10 minuti di fermata per ogni turno annunciati da sirena. Anche a Pomigliano è previsto uno stop di 10 minuti mentre aprendo la conference call il nuovo ad Manley ha osservato un minuto di silenzio.
“La sua visione ha sempre provato a guardare oltre l’orizzonte e immaginare come l’innovazione e la qualità potessero dare maggiore forza nel percorso futuro”, ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Marchionne ha saputo testimoniare con la sua guida tutto questo, mostrando al mondo le capacità e la creatività delle realtà manifatturiere del nostro Paese”. “Esprimo il cordoglio mio e di tutto il governo per la scomparsa di Sergio Marchionne. Le mie sentite condoglianze alla sua famiglia e a tutti i suoi cari”, il commento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
“L’Italia perde un uomo che ha saputo competere nella globalizzazione. Con la sua visione ha salvato una grande impresa in stato di emergenza”. Lo ha detto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, ricordando Sergio Marchionne, scomparso oggi. Nencini aggiunge: “Sono vicino e abbraccio la famiglia e spero che la guida dell’azienda continui nel solco delle scelte coraggiose da lui compiute”.
“Marchionne è stato un manager che ha segnato davvero un’ epoca”, sottolinea la segretaria della Cisl Annamaria Furlan. “Un uomo con cui in questi anni ci siamo aspramente confrontati e che ha rappresentato un modello di relazioni sindacali, che è stato all’origine di un profondo conflitto con la Fiom. Marchionne è stato un avversario di cui riconosciamo il valore”, ha commentato la segretaria della Fiom Francesca Re David. “La sua morte ci priva di un interlocutore di grande capacità tecnica e di raffinata intelligenza politica”, dice l’ex premier Romano Prodi.

Cordoglio anche dalla Uil. “Entrerà nella Storia – si legge in una nota del sindacato – come l’uomo che ha salvato la Fiat. La Uil ha partecipato alla realizzazione di questo obiettivo: vorremmo che si onorasse la sua memoria dando continuità produttiva e occupazionale, in Italia e nel mondo, a questo disegno di sviluppo”.

CORTOCIRCUITO

Italian Prime Minister Giuseppe Conte talks with Foreign Minister Enzo Moavero Milanesi during his first session at the Lower House of the Parliament in Rome, Italy, June 6, 2018. REUTERS/tony Gentile

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Arrivano le anticipazioni del Financial Time sulle proposte che la Commissione Europea presenterà martedì sul tema ‘migranti’ e con esse l’ennesimo cortocircuito tra la linea del Presidente del Consiglio e il suo Vicepremier Salvini.
La Commissione europea prevede un sostegno finanziario di 6mila euro a migrante per i Paesi Ue che accoglieranno i profughi, ma anche “Centri controllati” all’interno della Ue per migliorare il processo di distinzione tra migranti che hanno diritto alla protezione internazionale e migranti irregolari che non hanno il diritto di rimanere nell’UE. E accordi regionali di sbarco, anche con i paesi non Ue, in stretta cooperazione con l’Oim e l’Unhcr. I 6mila euro per persona più 500 euro per i costi di trasferimento contenuti nei ‘Concept Papers’, sottolineano fonti Ue, costituiscono l’incentivo finanziario previsto per ogni migrante ricollocato, cioè trasferito da uno Stato Ue (l’Italia, poniamo) in un altro (la Germania, per esempio), e non la somma che andrebbe al Paese in cui il migrante è sbarcato. Tutti i costi saranno coperti dal Bilancio dell’UE. L’elaborazione delle domande per determinare lo stato della persona dovrà essere “rapida, sicura ed efficace” per ridurre il rischio di movimenti secondari
“Se vogliono dare soldi a qualcun altro lo facciano, l’Italia non ha bisogno di elemosina” commenta il ministro dell’Interno Matteo Salvini respingendo al mittente la proposta dell’Ue riportata dal Financial Times. “L’ipotesi non esiste – ha detto Salvini a margine della visita del sacrario dei Vigili del fuoco – anche perché nel corso del tempo ogni richiedente asilo costa tra i 40mila e i 50mila euro”. Dunque Bruxelles, ha aggiunto il ministro, “l’elemosina se la può tenere. Noi vogliamo chiudere i flussi in arrivo per smaltire l’arretrato di centinaia di migliaia di presenze. Non chiediamo soldi ma dignità e ce la stiamo riprendendo con le nostre mani”.
Per il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte invece si tratta di una buona proposta: “Ho letto le anticipazioni” della proposta Ue e “ricavo che ci sono cose molto interessanti che vengono incontro a quello che avevo esplicitamente richiesto, per esempio si ragiona di cabina di regia che poi prelude ad una risoluzione più organica della gestione del problema”. e lo dice in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Poi sulla replica del vicepremier Salvini Conte spiega: “Rientra nell’impostazione della proposta italiana che non è mai stata fatta una questione di soldi”
“Dalle anticipazioni” – ha sottolineato però – “ricavo che ci sono cose interessanti che vengono incontro a quanto ho richiesto nelle lettere a Juncker e Tusk”.
Il documento diffuso dalle autorità comunitarie è stato stilato per recepire le indicazioni giunte dal Consiglio europeo di giugno a proposito della gestione dei flussi migratori. In quest’ottica, i Commissari europei prevedono di dare l’avvio, il prima possibile, a una fase pilota per testare il meccanismo dei “centri controllati”. La Commissione avrà inoltre il ruolo di entità coordinatrice tra gli Stati membri, come misura provvisoria fino a quando non sarà possibile istituire un sistema completo nel contesto della riforma del diritto di asilo.
Nel Coreper (il Comitato dei Rappresentanti Permanenti presso l’Ue) di domani, gli ambasciatori dei Paesi Ue dovrebbero discutere il concetto di ‘centri controllati’ sul territorio dell’Unione Europea e la “possibilità” di utilizzare “rapidamente” un quadro “temporaneo” per gli sbarchi di coloro che vengono salvati in mare. Seguirà, il 30 luglio a Ginevra, un incontro con Oim e Unhcr. Solo una volta che i Paesi dell’Ue avranno trovato un approccio comune, spiega la Commissione, si inizieranno i contatti in merito con i Paesi terzi interessati (che per ora non vengono nominati esplicitamente, per motivi di opportunità politica).
Sulla proposta Ue è intervenuto anche il ministro Moavero Milanesi. “Nel giro di qualche settimana si arriverà alla modifica delle regole operative della missione militare europea Sophia che dovrebbe porre fine allo sbarco delle persone salvate in un unico Paese”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri italiano dopo aver incontrato a Berlino il collega tedesco Heiko Maas. Nel frattempo, ha aggiunto il ministro, “l’Italia garantirà l’approdo nei propri porti di tutte le persone salvate”. Per il Capo della Farnesina quindi la soluzione proposta dall’Ue è un buon inizio.
“Non si tratta di una nuova missione – ha specificato Moavero – ma di nuove regole nelle quali l’operazione Sophia deve continuare”. La modifica di “Sophia” è stata tra le questioni principali poste dal premier Giuseppe Conte in una lettera inviata ai vertici di Bruxelles per uscire dall’isolamento nella gestione dei sbarchi dal Nord Africa. La missione, nata nel 2015 per contrastare le attività dei trafficanti di esseri umani, prevede che tutti i migranti soccorsi dalle navi europee vengano sbarcati in Italia. Per Roma questa situazione non è più sostenibile, ma nei giorni scorsi dall’Ue sono arrivati segnali d’apertura alla possibilità di una revisione strategica della missione entro poche settimane.
Ma tornando al Governo è ormai sempre più evidente sia lo scollamento tra le posizioni, sia lo scavalcamento di Salvini in ruoli e posizioni che non competono il Viminale. Moavero Milanesi ha rassicurato l’apertura dei porti ad agosto, ma già in passato ha sfidato la linea di Salvini: “Non ci sfiliamo dagli impegni internazionali, siamo pienamente dentro e non intendiamo muoverci al di fuori del quadro di diritto internazionale, quando anche europeo“.
Ma a sfidare Salvini è anche il Capo del dicastero di via XX Settembre. Dopo aver frenato le ‘iniziative’ ballerine e promesse su pace fiscale, flat tax e riforma pensioni, Giovanni Tria ha risposto alle richieste di Salvini di incontrare i candidati per le nomine Rai: “Dato che condividiamo tutti tutte le nostre decisioni se c’è necessità di qualcuno di incontrare chiunque per rafforzare le proprie convinzioni questo non significa che condizioni alla fine le scelte del ministro competente. Si usa condividere le cose e poi ognuno si prende le proprie responsabilità”.
Così mentre Di Maio continua a perdere colpi a favore della Lega e Conte prende posizioni contrarie a quelle di Salvini, gli unici che sembrano opporsi e mettersi di traverso sono politici di ‘vecchia data’ e con trascorsi nelle cariche istituzionali come Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi.