LE COLPE DEI PADRI

bandieraLe colpe dei padri ricadono sui figli, in Italia anche i debiti. A rilevarlo il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha puntato il dito su alcuni vantaggi per i pensionati e sulla legge di Bilancio 2017, il tutto a discapito delle generazioni future.
Per Boeri con questa manovra cresce “la spesa pensionistica aumentando la generosità di trattamenti su categorie che hanno già fruito di trattamenti più vantaggiosi di chi ne fruirà in futuro”. Il presidente dell’INPS ha puntato l’indice sull’estensione della quattordicesima, dando un giudizio sostanzialmente positivo sull’Ape sociale. “L’intervento sulla quattordicesima può venire a premiare delle persone che si trovano in famiglie dove ci sono altre persone che hanno pensioni elevate o patrimoni ingenti”. Mentre in Italia “c’è un problema molto serio di povertà. Se guardiamo i dati sui consumi è raddoppiata negli anni della crisi nella fascia al di sotto dei 65 anni, e su questo continuiamo a non intervenire in modo sistematico”.
Non risparmia le sue critiche quindi il numero uno dell’Inps che in particolare esprime preoccupazione per le generazioni future sulle quali graverà il peso e gli oneri di alcune scelte fatte oggi. In particolare il problema si concentra per Boeri su quello che viene definito debito implicito, che “è l’insieme delle impegni presi dallo Stato nei confronti degli attuali contribuenti, pensionati e contribuenti futuri. E se si dice che il debito implicito è qualcosa che non ha valore si sta implicitamente dicendo che in futuro si taglieranno le pensioni”. E sulle pensioni ha spiegato: “Nell’ambito del sistema pensionistico permangono forti iniquità, differenze di trattamento macroscopiche anche alla stessa generazione, e su questo fin qui non si è intervenuti” ha aggiunto. Per questo per Boeri bisogna sempre guardare al debito implicito, su cui ha spiegato, “ho visto tanto scetticismo”. E conclude: “Se avessimo avuto calcoli del debito implicito negli anno ’60, ’70 e ’80 le ‘baby pensioni’ non sarebbero state introdotte perché ci si sarebbe resi conto degli oneri pesantissimi che introducevano”.

Fitch: lettera commissione Ue evidenzia pressioni su bilancio
Nel frattempo l’agenzia di rating Ficht rileva l’attuale e alto debito italiano. La lettera della Commissione europea che chiede ulteriori misure di riduzione del deficit da parte del governo italiano evidenzia le pressioni competitive che i Paesi devono fronteggiare nella riduzione dell’elevato stock di debito, dice Fitch Ratings. “Un debito così elevato, ben sopra la mediana del range per la valutazione ‘BBB’ pari a circa il 40% (del Pil), lascia l’Italia esposta a possibili shock negativi e limita gli spazi per politiche fiscali anti-cicliche”, dice la nota Ficth.

Confindustria: da 2014 +651.000 occupati, stallo da metà 2016
Il futuro del Paese dipende passa ancora una volta dai giovani, i quali in Italia si ritrovano sempre nelle classifiche sulla disoccupazione. Anche se dagli ultimi dati da inizio 2014 a metà 2016 l’occupazione è cresciuta, con un incremento che varia tra +2,3% e +2,9% a seconda dell’indicatore usato per misurarla. Le informazioni disponibili per la seconda parte del 2016 indicano che la risalita dell’occupazione ha subito un arresto, anche quella dipendente nell’ultimo quarto dell’anno. La crescita delle persone occupate (+651 mila) è stata trainata dalla componente dipendente.
Lo rileva il Centro studi di Confindustria (CsC), secondo cui l’84% dell’aumento dell’occupazione dipendente registrato nel corso del 2015 (+288 mila unità) è avvenuto con contratti a tempo indeterminato; degli aggiuntivi 210 mila posti di lavoro dipendente guadagnati nei primi 9 mesi del 2016, quasi i due terzi sono a tempo indeterminato.
L’aumento dell’occupazione è quasi interamente avvenuto nei servizi privati, mentre la massiccia perdita nell’industria in senso stretto non è stata recuperata (ancora 715 mila occupati in meno nel terzo trimestre 2016 rispetto a fine 2007).
Si è verificata un’espansione delle opportunità lavorative anche per i giovani: il tasso di occupazione dei 25-29enni è aumentato di 3,8 punti percentuali da fine 2013 a metà 2016, quello dei 15-24enni di 1,7 punti.

Ue, un cittadino su quattro a rischio povertà
Oggi nell’Ue un cittadino su quattro è a rischio di povertà o esclusione sociale, e la povertà lavorativa – il livello salariale estremamente basso – riguarda all’incirca il 10% della popolazione occupata. Anche la povertà dei bambini, prossima al 27%, è motivo di “particolare preoccupazione”.
È quanto viene rilevato dalla Commissione europea alla conferenza dal titolo ‘il pilastro europeo dei diritti sociali’, dedicata alla promozione delle politiche sociali.
Il commissario europeo per l’Occupazione e gli affari sociali, Marianne Thyssen, promette un cambio di marcia. “C’è la necessità di cambiare attraverso un pilastro sociale europeo che risponda a quattro sfide: migliori opportunità di vita per i giovani, buon equilibrio tra vita e lavoro, sfruttare le qualità professionali di tutti, e non lasciare nessuno indietro”. La Commissione europea farà la sua parte, assicura Thyssen. Spetterà però anche agli Stati membri promuovere quelle politiche che si rendono e che si renderanno necessarie. “Politica economica è politica sociale e viceversa, e le due cose non possono essere considerate come a sè stanti”.

Draghi: Europa è l’unico modo per risolvere i problemi di ciascun Paese
Per Draghi la soluzione è aldilà dei confini nazionali, in nome di una maggiore cooperazione. “La collaborazione internazionale è l’unico modo di governare problemi che gli stati nazionali non riescono ormai da molto tempo a risolvere da soli”. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi concludendo il suo intervento a Santena, dove ha ricevuto il premio Cavour “per avere mantenuto l’indipendenza della Banca Centrale Europea”. Tutto il discorso di Draghi è stato incentrato sul parallelismo tra l’azione dello statista risorgimentale e le sfide odierne, per l’Europa e per l’Italia, in tempi di spinte nazionalistiche e protezionistiche. “Specialmente quando la situazione è di diffusa instabilità, sia a livello nazionale, sia sul piano internazionale, è necessaria una conduzione che mantenga saldamente il potere di iniziativa politica”. Con la consegna del premio ha affermato: “Sono commosso per questo premio, che terrò, ma devolverò il controvalore ai terremotati”, rivolgendo il pensiero alle popolazioni terremotate dell’Italia centrale. Il premio ammonta a 2.800 euro.

TRAGEDIA BIANCA

albergo slavina

Sono state trovate vive otto persone all’Hotel Rigopiano” a Farindola sul Gran Sasso, dopo che i soccorritori hanno lavorato per tutta la notte, in condizioni estreme. Tra i sopravvissuti c’è una bambina, ha aggiunto il viceministro dell’interno Filippo Bubbico al Gr1. Al momento i superstiti sono ancora sotto le macerie – si trovano sotto ad un solaio – e i vigili del fuoco hanno più volte parlato con loro. Due elicotteri stanno per far scendere i medici e dare soccorso ai superstiti.

I soccorritori al loro arrivo hanno trovato una situazione drammatica. La slavina ha distrutto tutto. L’hotel Rigopiano, nel comune di Farindola (Pescara), non esiste più. E’  completamente distrutto. “La struttura – spiega Luca Cari, responsabile della comunicazione in emergenza dei vigili del fuoco – è stata investita dalla valanga, che l’ha oltrepassata, seppellendola. Ho visto materassi trascinati a centinaia di metri e questo fa capire quanto il cono di ricerca e di intervento sia ampio. Ci sono tonnellate di neve. E tronchi di albero e detriti ovunque”.

Con le temperature ampiamente sotto lo zero, i soccorritori hanno lavorato grazie all’ausilio delle fotocellule ma a ritmi ridotti: non ci sono infatti le condizioni di sicurezza necessarie per operare in maniera massiccia e, dunque, si è preferito ridurre il numero degli uomini impegnati. Nel corso della notte le turbine e le ruspe hanno proseguito inoltre il lavoro per liberare la strada che sale all’hotel e consentire una migliore circolazione dei mezzi di soccorso. Da ieri sono stati estratti due corpi dalle macerie. La Procura ha aperto un’indagine per omicidio colposo.

Una trentina di persone, tra cui diversi bambini, sono rimaste imprigionate nella struttura sotto la neve. Altri due corpi, dopo quello recuperato stamattina, sono stati estratti dalle macerie dell’hotel Rigopiano. Lo si apprende da fonti dei Carabinieri secondo le quali un’altra persona sarebbe stata individuata ma non ancora recuperata. Al momento non ci sono conferme ufficiali. “Mancano all’appello circa 30 persone, tra ospiti e lavoratori dell’Hotel” ha detto il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, durante un punto stampa tenuto nella Direzione di Comando e Controllo (Di.Coma.C.) di Rieti. “Però anche io – ha detto Curcio – mi allineo alla catena di informazione che vede nel Prefetto il punto terminale di queste informazioni”.

30 milioni dal Cdm
Intanto il Cdm ha stanziato 30 milioni per le esigenze avanzate nelle ultime 36 ore dai territori del centro Italia colpiti da terremoto e maltempo. Le  risorse saranno stanziate grazia un’ordinanza del capo della Protezione Civile lo ha annunciato la ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro: “Tutte le richieste delle Regioni saranno esaudite”, ha detto la ministra per i Rapporti con il Parlamento. Esteso dal Cdm, su proposta del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, gli effetti della dichiarazione dello stato di emergenza adottata il 25/8 2016 in quattro regioni: Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

L’appello di Gentiloni
“Chiedo a tutti – ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a Rieti – di moltiplicare l’impegno, dimostrare sobrietà rispettando le difficoltà della situazione l’impegno delle forze civili e militari e il dolore delle famiglie che hanno subito delle perdite e chiedo infine a tutti gli italiani di stringersi nella solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite”. Gentiloni ha rivolto un appello “a stringersi nella solidarietà verso queste popolazione dell’Italia centrale martoriate dalle scosse di terremoto e dalla neve”. “Devono sentire – ha aggiunto Gentiloni – che lo Stato è presente e insieme la vicinanza dei cittadini”.

“Primo obbiettivo raggiungere tutte le frazioni, almeno avere un contatto, e verificare che non ci siano persone che rischiano la vita”. “Secondo obiettivo ripristinare tutte le utenze elettriche” e per questo ha chiesto uno sforzo all’Enel per eliminare ogni situazione nelle Marche e di ridurla in Abruzzo.  “Si è creata una “tenaglia senza precedenti” tra terremoto e maltempo e “di fronte a questa morsa tutte le istituzione dello Stato si sono mobilitate, civile e militari”.

Un tragico destino
Un tragico destino quello che ha colpito gli ospiti dell’albergo che, dopo le scosse di mercoledì, avevano fatto le valigie ed erano pronti ad andare via. “Avevano pagato e avevano raggiunto la hall pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19.

Tre metri di neve
Antonio Crocetta, delegato abruzzese del corpo nazionale del Soccorso Alpino, che insieme ad altri soccorritori tra i primi ha raggiunto l’hotel, ha spiegato che “la situazione è molto complicata perché ci sono tre metri di neve. E’ stato aperto un varco con una turbina e quindi abbiamo raggiunto il luogo dell’incidente con gli sci da alpinismo”.

TORNA LA PAURA

terremoto neveTorna a tremare la terra in centro Italia. Tre forti scosse. Il sisma è stato localizzato a 4 chilometri da L’Aquila, 38 da Teramo, 50 da Terni, 64 da Foligno, 73 da Montesilvano, 77 da Chieti, 79 da Pescara, 95 da Perugia, 96 da Viterbo, 97 da Roma. I comuni più vicini all’epicentro sono Montereale (AQ), Capitignano (AQ), Campotosto (AQ) e Amatrice (RI). La zona del terremoto è “purtroppo nota, è un valore che può creare qualche problema alle infrastrutture già compromesse, anche se non ci attendiamo molti crolli. In quelle zone sta nevicando da diverse ore, la situazione è complicata”. Così il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. Successivamente sono state avvertite altre due forti scosse, rispettivamente di magnitudo 5.4 e 5.3. A Roma chiusa la metropolitana per verifiche tecniche.

La prima, di magnitudo 5.3 è stata registrata alle 10.25 a 111 km dalla Capitale. L’epicentro si trova a tre chilometri da Montereale, nella zona dell’Aquila, a 4 km da Capitignano e a 9 km da Campotosto e Amatrice nel reatino. La seconda scossa è stata invece avvertita verso le 11.15. Secondo una prima stima dell’Ingv dovrebbe avere una magnitudo 5.4. Il terremoto è stato registrato nella stessa zona della prima scossa.  La terza forte scossa, “subito successiva a quella delle 11,15 è stata di magnitudo 5.3 ed è avvenuta a 10 chilometri più a Sud rispetto alla prima di stamattina delle 10,25” la sismologa dell’Ingv Paola Montone. “Il centro più vicino all’epicentro di questa terza scossa -riferisce ancora Montone- è Capitignano, sempre nell’area de L’Aquila”.

“Ci sono stati dei crolli e sono in corso le verifiche da parte delle forze dell’ordine”, ha affermato il sindaco di Montereale (L’Aquila) Massimiliano Giorgi sottolineando che “la situazione è critica. C’è il terremoto, c’è la neve. C’è difficoltà nei soccorsi perché la statale 260 dall’Aquila è bloccata per un autotreno di traverso”.

Tutte e tre le scosse sono state avvertite a Roma dove molte scuole sono state evacuate. E’ stata chiusa anche la metropolitana. Inoltre è stata chiusa anche la A24, tra Valle del Salto e Teramo est: sono in corso verifiche tecniche sulle strutture dell’autostrada.

Il premier Paolo Gentiloni è in contatto continuo con il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e ha sentito il commissario Vasco Errani e il ministro della Difesa Roberta Pinotti.

PENNA ROSSA EUROPEA

padoanLa Commissione europea marca e corregge ancora una volta i conti italiani. Come previsto la lettera della Commissione europea con la richiesta di aggiustamento
dei conti pubblici italiani è stata ricevuta dal ministero dell’Economia.
Ad annunciarlo è stata la portavoce della Commissione Margaritis Schinas al termine del collegio dei commissari a Strasburgo: “Posso confermare che la lettera è stata inviata”, ha detto il portavoce, spiegando che la missiva “fa parte del dialogo in corso a tutti i livelli”, ed “è in quel senso che va letta”.
“Da novembre dello scorso anno la Commissione europea ritiene che il bilancio dell’Italia per il 2017 possa farci deviare dal percorso pluriennale di riduzione del rapporto debito/pil e ci ha trasmesso una richiesta di intervento per assicurare la conformità del nostro bilancio”. Lo riferiscono fonti del Mef a commento della lettera arrivata da Bruxelles negli uffici del Tesoro.
“Lo scostamento che, secondo la Commissione, andrebbe corretto è stimato in due decimi di punto di Pil. Siamo in contatto con la Commissione e nei prossimi giorni faremo le valutazioni del caso. Se, come e quando intervenire verrà deciso dal Governo nei prossimi giorni”.
La Commissione europea avverte l’Italia che “misure di bilancio aggiuntive pari a uno sforzo strutturale di almeno lo 0,2% del Pil potrebbero essere necessarie per ridurre il divario per il pieno rispetto nel 2017” degli impegni di riduzione del debito previsti dal Patto di stabilità e crescita. In questo modo, secondo quanto si legge nella lettere che la commissione ha inviato oggi al governo italiano, si può “evitare l’apertura di una procedura per deficit eccessivo per il mancato rispetto con la regola del debito basata sui dati del 2015”. Si tratterebbe dunque di una manovra di circa 3,4 miliardi.
A tentare di rassicurare l’Italia ci ha pensato il Ministro delle finanze Padoan: “Ciò che ci distingue da molti interlocutori è la ricetta per perseguire l’obiettivo: mentre altri pensano che l’austerità sia il modo migliore se non addirittura l’unico per ridurre il debito, noi siamo convinti che l’enfasi debba essere messa sulla crescita e l’occupazione”. Pier Carlo Padoan illustra la ricetta italiana per la crescita in una lettera sulla Stampa. Padoan parla di una “crescita sostenibile” e quindi “non drogata dal disavanzo (che infatti diminuisce regolarmente dal 2014), affiancata da riforme strutturali capaci di aumentare stabilmente il potenziale produttivo. Soltanto con una crescita più sostenuta nella dimensione e capace di includere più cittadini, più equilibrata nel rapporto tra componenti della società, si potrà finalmente avviare un recupero pieno del potenziale del nostro Paese”, sottolinea il ministro. Il responsabile dell’Economia concentra la sua riflessione sulla diseguaglianza, “particolarmente elevata” in Italia, e che “limita la mobilità sociale, danneggia la crescita ed è inaccettabile dal punto di vista etico”. In questo senso, aggiunge, “il recente rapporto del World Economic Forum sul legame tra inclusione sociale e crescita conferma le nostre convinzioni: una crescita perseguita senza attenzione all’inclusione è effimera oltre che ingiusta. Aggiungo che può essere tra le cause dell’instabilità politica”. “Per questi motivi abbiamo posto l’inclusione sociale in cima all’agenda del G7 delle Finanze che si terrà in maggio a Bari. Per questi motivi il prossimo Documento di Economia e Finanza conterrà per la prima volta una valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sull’inclusione sociale, grazie all’iniziativa del Parlamento italiano”.
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non ha escluso il ricorso a nuove misure di contenimento delle spese e ha messo la struttura tecnica al lavoro. Dalla Ragioneria sono partite le indicazioni di tagli lineari per qualche centinaio di milioni alle spese dei ministeri, ma nell’agenda potrebbero entrare la revisione dei fondi infrastrutturali che pesano 2,9 miliardi e anche tutti i bonus e gli sconti fiscali che sono giudicati sacrificabili. Sullo sfondo, si agita il rischio di una procedura di infrazione.
Il ministro poi cita fra gli altri il mercato del lavoro che “non riesce ad includere giovani e donne”, “corporazioni sedimentate anche nell’ambito di servizi a scarso valore aggiunto” che “impediscono l’accesso a nuovi soggetti più creativi ed efficienti”, sistemi di welfare e di tassazione “inefficaci nel migliorare la distribuzione del reddito”, “l’evasione fiscale”. Ma negli ultimi anni, aggiunge, “il Governo ha iniziato ad affrontare questi problemi con una politica di bilancio decisamente meno restrittiva, anzi moderatamente espansiva, che ci ha portato fuori dalla recessione ed ha aumentato l’occupazione”.

GELO EUROPEO

belgrado rifugiatiPer troppo tempo l’Europa si è voltata dall’altra parte, ma la questione dei migranti e dei rifugiati resta ancora lì in attesa di esser risolta. Dopo i morti in mare, a rischio sono i migranti che attraversano la rotta balcanica per la morsa del gelo e bloccati in Serbia in attesa di trovare un modo per oltrepassare il confine verso l’Unione Europea nella speranza di trovare asilo. Sulla rotta balcanica cinque persone sono morte per congelamento dall’inizio dell’anno nel tentativo di entrare in Europa o di spostarsi tra i vari Stati membri.

L’Inferno di ghiaccio a Belgrado.
MSF: “Meritano di essere trattati come esseri umani”

Sono mesi ormai che centinaia di migranti, per lo più afghani, siriani e iracheni, hanno trovato rifugio nei depositi abbandonati lungo la ferrovia a Belgrado nel loro cammino di avvicinamento ai confini dell’Unione Europea e che a causa del freddo che ha investito l’Europa rischiano di morire per ipotermia, in questi giorni, infatti, le temperature nella notte scendono abbondantemente sotto lo zero rendendo la vita in questi asili di fortuna un vero inferno polare che in molti hanno paragonato alle scene vissute in Europa ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. rifugiati 2 guerra mondiale
“Ci sono stati sette casi di congelamento a Belgrado – ha detto Andrea Contenta, Esperto affari umanitari di MSF in Serbia – vi assicuro che è molto più grave di quanto sembra. Il congelamento fa sì che il sangue non raggiunga le estremità del corpo, addormenta i nervi e nei casi più gravi può essere trattato solo con l’amputazione perché i tessuti muoiono”. Medici senza Frontiere accusa poi la politica europea: “L’inverno è un fenomeno naturale che non possiamo controllare. Il vero problema è la mancanza di volontà politica per cercare di soddisfare le esigenze immediate di queste persone vulnerabili. È un fallimento dell’Unione Europea, che ha chiuso gli occhi davanti al fatto lampante che le proprie politiche mal pianificate non hanno fermato il flusso di persone, ma non hanno nemmeno predisposto alternative legali per permettere loro di viaggiare in modo sicuro”. “Far finta che questo percorso sia chiuso e che queste persone non esistano non è la soluzione”, aggiunge Andrea Contenta che conclude: “Qualunque cosa si pensi circa il loro diritto di raggiungere l’Europa, meritano di essere trattati come esseri umani, con dignità. E in questo momento, non lo sono”.

Autorità serbe rinnovano appelli ad andare in centri accoglienza
In soccorso di queste persone è arrivata Belgrado: il commissariato serbo per l’assistenza ai profughi ha rinnovato oggi l’appello ai migranti che restano accampati al gelo a Belgrado e nel resto della Serbia ad accettare la sistemazione nei centri di accoglienza dove, ha sottolineato, c’è posto per tutti e nei centri vengono garantiti un posto al caldo, tre pasti al giorno e assistenza medica, ma la maggiorparte teme di essere respinta e per questo evita le strutture di assistenza ufficiali. A Belgrado, secondo il commissariato, sono ancora oltre mille i migranti e profughi che bivaccano praticamente all’aperto e al gelo nella zona della stazione degli autobus, a ridosso del centro della capitale, accampati in locali e magazzini abbandonati, parcheggi coperti e tende malmesse.migranti belgrado
Gran parte di loro non accetta di andare nei centri di accoglienza per timore di essere registrati e trasferiti a sud al confine con Macedonia e Bulgaria, e di essere quindi poi rimandati nei Paesi di provenienza. In soccorso dei migranti che ancora resistono al freddo a Belgrado sono mobilitate ong e organizzazioni umanitarie internazionali. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime forte preoccupazione per la situazione in cui si trovano rifugiati e migranti in Europa a causa del rigido inverno. L’UNHCR ha aumentato l’assistenza in diversi Paesi, come Grecia e Serbia. Considerate le dure condizioni invernali, l’UNHCR è fortemente preoccupato dal fatto che le autorità di tutti i Paesi che si trovano lungo la rotta dei Balcani occidentali continuano a respingere rifugiati e migranti dai propri territori verso i Paesi confinanti. In diversi casi rifugiati e migranti hanno accusato le forze di polizia di avere usato violenza. Molti hanno inoltre denunciato che le stesse forze dell’ordine hanno sequestrato o distrutto i loro cellulari, impedendo loro di effettuare chiamate per chiedere aiuto.

La soluzione di Minniti: “Chi chiede asilo dovrà lavorare”
Il nuovo piano che il ministro dell’Interno Marco Minniti intende presentare al Parlamento mercoledì presenta molte novità, molte delle quali contestate a sinistra ed elogi a destra. Quella che ha fatto maggior scalpore è la novità che prevede la possibilità che i richiedenti asilo vengano impiegati in lavori socialmente utili, non su base volontaria, ma un obbligo perché la pratica vada a buon fine. Convenzioni anche con aziende per gli stage.
Il permesso provvisorio
A due mesi dall’arrivo, l’immigrato riceverà un permesso provvisorio, in attesa che la sua identità sia verificata. Così il richiedente asilo finirà in uno Sprar e il sindaco del comune ospitante offrirà opportunità di lavori socialmente utili. L’ipotesi retribuzione al momento rappresenta uno scoglio.
I CIE trasformati in CPR
I Cie cambieranno nome in Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) i vecchi Cie. E con il nome dovrebbe cambiare la loro organizzazione e il loro funzionamento, almeno in base a quanto dichiara il ministro Minniti. “I nuovi centri non avranno nulla a che fare con i vecchi, avranno governance trasparente e un potere esterno rispetto alle condizioni di vita all’interno”, assicura. Si parla di centri piccoli, fuori dai centri cittadini e vicini a infrastrutture come gli aeroporti così da agevolare il rimpiatrio, da 80-100 posti, uno per regione, escludendo Valle d’Aosta e Molise, per un totale di 1.500-1.600 ospiti, non migranti senza permesso di soggiorno, ma sospetti criminali. All’interno sarà presente la figura di un garante per verificare il rispetto dei diritti e delle procedure. Poliziotti impiegati per le identificazioni, ma la sorveglianza spetterebbe all’esercito.
Tra le altre novità del piano immigrazione firmato Minniti ci sono: la riduzione a un solo grado di appello nel caso di bocciatura della domanda di asilo; gli accordi con i Paesi di provenienza; aumento del numero dei Comuni che danno accoglienza tramite incentivi (500 euro a migrante già stanziati). Proposta di modifica anche sul reato di clandestinità.

Nencini, in comuni con sindaci socialisti migranti svolgono lavori socialmente utili

“Da almeno tre anni proponiamo di impegnare i profughi in lavori socialmente utili in cambio dell’ospitalità. Forse ci siamo. Nel 2015 invitammo tutti i sindaci socialisti a muoversi in questa direzione. Lo fecero in molti. È un modo utile a integrarsi e a restituire ciò che si prende”.
È quanto ha affermato il segretario del PSI Riccardo Nencini, riferendosi all’iniziativa dei sindaci socialisti che offrono ai migranti la possibilità di svolgere servizi socialmente utili in cambio della permanenza nei loro comuni.

L’Ungheria di Orban: dopo il ‘muro’, migranti in detenzione

Continua la linea dura del Premier ungherese Viktor Orban che ha annunciato che ripristinerà la misura di chiudere in prigione i profughi in attesa del diritto d’asilo sospesa nel 2013 dopo le pressioni dell’Unione europea, della Corte europea dei diritti dell’uomo e delle Nazioni Unite.
Il leader magiaro in persona lo ha detto parlando alla Magyar Ràdio, l’emittente radiofonica pubblica, richiamandosi tra l’altro all’esigenza di difendere l’Europa dalla minaccia del terrorismo islamista. “Sappiamo che la decisione va contro le norme internazionali precedentemente accettate dal nostro paese, ma lo faremo lo stesso”, ha sottolineato secondo i resoconti delle agenzie di stampa. Ma l’Ungheria alza ulteriormente il tiro, rifiutando ogni aiuto e anche di far entrare nel suo territorio migranti che rischiano di morire assiderati al confine serbo.

DEBITO SENZA FINE

PIL 2008 IN CALO - SOLDI E BANCONOTENon smette di salire il debito pubblico italiano. Il dato di novembre, infatti, indica un debito delle amministrazioni pubbliche pari a 2.229,4 miliardi di euro, quindi in aumento di 5,6 miliardi rispetto al mese precedente. Bankitalia ha spiegato che l’incremento è dovuto al fabbisogno mensile delle amministrazioni pubbliche per 7,1 miliardi, parzialmente compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro per 1,6 miliardi.

Considerando i primi undici mesi del 2016, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 56,7 miliardi. L’incremento riflette il fabbisogno di 52,4 miliardi e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro per 10,4 miliardi. In senso opposto ha operato, per 6 miliardi, l’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio.

Per l’economista Nicola Scalzini si tratta del solito allarmismo di chi non sa o fa finta di non saper leggere i numeri. “Ma è la solita bufala sul nostro debito. Ogni volta che la Banca d’Italia dà i dati – continua Scalzini – tutti i giornali parlano di record dando ovviamente una falsa rappresentazione della verità. Voglio dire che se il debito aumenta, questo è normale in tutto il mondo. Quello che va segnalato come allarme è l’aumento del rapporto tra debito e Prodotto Lordo e questo lo vedremo quando avremo i consuntivi del 2016. Tornando al dato di novembre che risulta pari a 2229 miliardi,  esso va interpretato positivamente. Infatti la cifra è superiore di soli 12 miliardi a quella del novembre del 2015. L’aumento percentuale è di appena lo 0,5%.Se questa percentuale venisse confermata anche a fine anno noi vedremmo ridursi il rapporto debito/PIL dopo tanti anni. Ed è questo – conclude –  l’indicatore che conta e non già l’aumento del volume del debito. Staremo a vedere fra meno di un mese”.

Per quanto riguarda le entrate tributarie a novembre hanno registrato una flessione a 33,8 miliardi dai 34,6 miliardi nello stesso mese del 2015. Nei primi undici mesi del 2016 il dato è però risultato in crescita su base annua del 4,3% a 368,4 miliardi. In ogni caso, al netto di alcune disomogeneità contabili e temporali, riguardanti principalmente l’iva, le ritenute Irpef e l’imposta di bollo virtuale, si può stimare che la dinamica sia stata più contenuta.

Infine, a ottobre, l’ultimo dato disponibile, su un debito pubblico pari a 2.223 miliardi la quota in mano all’estero, ovvero ai soggetti non residenti, è risultata pari a 737,8 miliardi. Sulla quota di debito in mano estera 689,9 miliardi sono rappresentati da titoli pubblici, in aumento di quasi 2 miliardi rispetto al mese di ottobre.

Dal febbraio 2014 ad oggi il debito è salito di 122,243 mld in 33 mesi, al ritmo di 3,71 mldi di euro al mese. Nel 2017 l’Italia si aggiudica il triste primato nella classifica del debito pubblico tra i paesi dell’area euro. L’Ufficio parlamentare di bilancio, nel focus che propone un confronto tra gli obiettivi di finanza pubblica riportati nei documenti programmatici di bilancio dei 18 paesi, ricorda infatti che la Grecia è esclusa della lista, essendo soggetta al programma di aggiustamento. Dalle tabelle contenute nel rapporto si evince, inoltre, che il 2017 sarà il terzo anno consecutivo in cui l’Italia si aggiudica il primo posto. Nel 2017, rileva intanto l’autorità indipendente, la ripresa economica dell’area euro ”è destinata a restare debole e che la fase ciclica avrà ancora un accento negativo”. Dall’analisi emerge che ”nessuno dei 18 paesi presenta rischi di grave non conformità al Patto di stabilità e crescita”. Tuttavia per otto paesi, tra cui l’Italia, secondo la commissione la conformità ”è a rischio”.

SORVOLIAMO

Alitalia-codeCi risiamo. A scadenze più o meno regolari si torna a parlare di Alitalia. A farlo questa volta è stato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, a ‘Radio anch’io’ su Rai Radio Uno. L’Alitalia, ha detto, è “stata gestita oggettivamente male” ed è “inaccettabile che una situazione non buona venga riversata sui lavoratori. Non è giusto, lo abbiamo detto con la massima chiarezza”.

Calenda ha spiegato che il governo ha chiesto all’azienda il piano industriale. “E’ un’azienda – ha detto – totalmente privata che ha problemi significativi di gestione. Non esiste che si parli di esuberi prima di parlare di piano industriale. Nessuna azienda si salva senza piano industriale”. Il ministro ha affermato che le colpe della gestione di Alitalia “non devono ricadere sui lavoratori”. Calenda ha ricordato che l’azienda è privata e che il giudizio spetta agli azionisti ma che il Governo non vuole sentire parlare di esuberi prima di parlare del piano industriale.

Infatti dopo il mancato accordo con Air France per l’arrivo dei capitani coraggiosi messi insieme da Berlusconi, e l’arrivo degli arabi con Etihad che hanno portato una notevole quantità di denaro nelle casse della compagnia, in Alitalia si parla ancora di esuberi.
Il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha assicurato che “tra tre settimane” ci sarà un piano “forte e coraggioso” per Alitalia. Il progetto su cui già si lavora “sarà ulteriormente rivisitato da un advisor industriale condiviso tra i due soci perché non deve essere solo dei manager ma pienamente condiviso da soci arabi e soci italiani”. Rispettare i tempi “si deve”, “è imperativo”. Sarà la base per un “costruttivo” confronto con Governo e sindacati, “triangolo importante per affrontare in modo drastico e condiviso il modello di business”.
Ieri in vista dello sciopero generale del settore in programma il 20 gennaio e considerata la “grave situazione” della compagnia, i sindacati hanno messo nero su bianco la loro preoccupazione e inviato una lettera al Governo per chiedere un incontro “urgentissimo”. E non potendo ancora aprire l’atteso confronto sul Piano di rilancio della compagnia, hanno anche aperto formalmente le procedure che potrebbero portare alla proclamazione di uno sciopero a febbraio.

Ovviamente forti preoccupazioni sono arrivate anche dal principale socio italiano: Banca Intesa che è il primo azionista italiano e primo creditore della compagnia. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros Pietro, su Alitalia ha ammesso: “Non abbiamo ancora visto il piano industriale, stiamo aspettando di avere una verifica e una condivisione”. Quanto alle nuove risorse rese disponibili a dicembre, Gros Pietro ha aggiunto: “Non lo abbiamo fatto volentieri, ma era necessario per salvaguardare il nostro credito e per la salvezza della compagnia”.
Il governo lunedì scorso ha incontrato i vertici di Alitalia si appresta a convocare i sindacati, con i quali non sono stati avviati discorsi proprio perché il piano della compagnia è preliminare. La riunione potrebbe tenersi lunedì prossimo, al ministero dello Sviluppo, con i ministri Carlo Calenda e il ministro dei Trasporti Graziano Del Rio.

IL GIUDIZIO

poletti-camusso-675-675x275Dopo una lunga attesa arriva finalmente il verdetto della Consulta sul referendum sull’articolo 18 voluto dal sindacato della Cgil. Il quesito referendario che avrebbe reintrodotto l’art.18 e smontato il Jobs act, è stato bocciato dalla Corte Costituzionale.
Nell’odierna camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dichiarato: ammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)” (n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi ” (n. 169 Reg. Referendum).
Ma la Cgil non si arrende, Susanna Camusso dopo la sentenza ha annunciato: “Continueremo la nostra iniziativa contrattuale e valuteremo di ricorrere alla Corte Europea, perché siamo convinti di aver rispettato le regole”. Mentre da parte del Professor Vittorio Angiolini, legale che ha rappresentato le istanze della Cgil di fronte alla Corte Costituzionale sui referendum sul Jobs Act l’attenzione resta sui voucher: “Ora sui voucher è necessario che il Governo appronti modifiche sostanziali”. E aggiunge: “Prima del referendum, con la tracciabilità dei voucher – spiega l’avvocato – c’era già stato un intervento correttivo che però non è stato sufficiente. Anche una nuova normativa che venisse predisposta ora, deve soddisfare il quesito referendario. Lo strumento dei voucher, che è stato introdotto per le prestazioni occasionali e per rendere trasparente il lavoro nero, è stato usato in maniera scorretta e impropria. Serve una modifica che riformi la sostanza dell’istituto”.
“Da oggi inizia la campagna elettorale sui due sì al referendum sui voucher e sugli appalti, sarà una grande e impegnativa campagna elettorale, il tema è: ‘Libera il lavoro'”, ha detto Susanna Camusso. “Da oggi chiederemo tutti i giorni al governo la data in cui si voterà”. La richiesta del segretario Cgil sui voucher è: nessun correttivo ma il coraggio di azzerarli. “Abbiamo sentito il presidente del consiglio parlare di correttivi. I voucher sono uno strumento malato, bisogna avere il coraggio di azzerare una cosa che promette solo malattia”, ha affermato. Infine, per rispondere ad alcune critiche che erano piovute sul suo sindacato, Camusso ha detto che la Cgil utilizza in voucher l’equivalente di 3 persone e mezzo all’anno, secondo dati forniti dall’Inps.
La decisione come al solito ha diviso il mondo politico tra chi commenta positivamente il giudizio della Consulta e chi invece parla di una sentenza “politica”. La prima a sottolinearlo è stata proprio la Camusso: “Si è dato per scontato l’intervento del governo e dell’Avvocatura che invece non era dovuto ed è stata una scelta politica”.
“Prendiamo atto con rispetto e grande soddisfazione del pronunciamento della Corte Costituzionale sui quesiti referendari. Ciò consente di proseguire, senza cesure, il percorso di riforma del mercato del lavoro, per migliorarne le condizioni nei confronti dei lavoratori rendendolo, nel contempo, più efficiente”. Afferma Lorenzo Guerini, vicesegretario del Partito Democratico.
Su Twitter Andrea Marcucci, senatore Pd, scrive: “Una decisione ineccepibile della Consulta sull’articolo 18. Jobs act è una buona legge, sui voucher sono necessarie modifiche”.


Da parte di Sinistra Italiana invece la decisione è inconcepibile. “Con tutto il dovuto rispetto per le sentenze della Corte Costituzionale, non condividiamo la decisione di dichiarare inammissibile il più importante e significativo tra i referendum sul lavoro, quello sull’art. 18”. Afferma la capogruppo di Sinistra italiana al Senato Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto. “Dal momento che in circostanze analoghe erano stati dichiarati ammissibili altri referendum, è difficile evitare il dubbio che abbiano prevalso considerazioni di natura politica più che costituzionale”. Dice ancora la capogruppo di Sinistra italiana che invita il Governo ad agire: “Ora è dovere del governo fissare subito la data dei due referendum approvati dalla Corte e non cercare di aggirarli con espedienti e trucchi. Ricordiamo che il quesito referendario propone l’abolizione dei voucher e non una loro semplice revisione: rimaneggiare i voucher per evitare il referendum significherebbe espropriare il popolo del suo diritto costituzionale a esprimersi col referendum”.
Fuori dal coro invece il giudizio di Cesare Damiano, Pd. “I problemi sollevati dai referendum sul lavoro – afferma Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera – vanno comunque affrontati perché evidenziano alcune criticità: l’abuso dei voucher, la tutela dei lavoratori nella catena degli appalti e la crescita, dopo il Jobs Act, dei licenziamenti per motivi disciplinari. Tocca ora alla politica intervenire, indipendentemente dalla tenuta dei Referendum”.
Dalla Lega invece arriva invece l’invito alla Corte Costituzionale di affrettarsi sulla legge elettorale. “La Consulta ha lavorato bene, dimostrando piena autonomia, adesso ci aspettiamo che lavori altrettanto bene, e rapidamente, per arrivare subito ad una sentenza sulla legge elettorale, in modo da poter tornare al voto il prima possibile”. Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile organizzazione e territorio della Lega Nord. “Comunque il dato che politicamente oggi emerge è che, a poco più di un mese dal referendum che lo ha spazzato via e dalle sue dimissioni, Renzi ormai non conta proprio più nulla”, conclude.
Non entra nel merito della sentenza, ma attacca il Governo il vicepresidente M5s della Camera, Luigi Di Maio: “Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher. Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra!”

VICINI PER L’EUROPA

gentiloni-hollandeItalia e Francia lavorano per “la sicurezza dei confini europei in modo da poter essere capaci di garantire il diritto di asilo e fare in modo di riaccompagnare nei loro paesi chi non ha diritto e arrestare chi riteniamo pericoloso”. Lo ha detto il presidente francese François Hollande in una conferenza stampa all’Eliseo con il premier Paolo Gentiloni. Gentiloni si è recato a Parigi per la prima tappa del suo tour europeo. “Francia e Italia – ha aggiunto – sono impegnate a rilanciare l’Ue in uno momenti più difficili dopo la Brexit” e le priorità sono “crescita e lavoro”. “Non esiste futuro – ha detto ancora il premier – per un’Europa concentrata sul bilancio e non sul lavoro”. Il capitolo più importante “è quello della crescita e del lavoro: non esiste un futuro all’altezza della sua tradizione per un’Europa ossessionata dalle regole di bilancio e non concentrata su lavoro, crescita, sviluppo”.

Il premier ha poi affermato che il 2017 “è l’anno in cui possiamo sconfiggere l’Isis. I nostri paesi sono impegnati nella lotta al terrorismo, ma sono uniti nella consapevolezza che questa vittoria militare non sarà sufficiente se non sarà accompagnata da una vittoria culturale”. “Dobbiamo confrontarci con un mondo pieno di incertezze, la minaccia terroristica ha colpito numerosi Paesi europei: dobbiamo garantire una difesa europea che sia coordinata, coordinare i servizi di intelligence e garantire l’intensificazione della nostra capacità di difesa”, ha aggiunto il presidente francese.

Al tempo stesso il premier ha ribadito il secco no a una guerra fredda nei confronti della Russia: “Cercheremo con la presidenza del G7 di impostare sul binario giusto i rapporti con la Russia, fermi sui nostri principi, leali con i nostri alleati e non disponibili al rilancio di logiche di guerra fredda”.

Sull’emergenza migranti il premier italiano è tornato a ripetere che “il peso dei flussi migratori deve essere condiviso e non può essere lasciato solo sulle spalle di qualcuno”.

Nel corso del vertice il presidente francese ha ricordato che la Francia “è il primo investitore in Italia, il secondo partner commerciale e abbiamo tanti progetti in comune, tra i quali il più simbolico e importante è la Lione-Torino. La Francia ratificherà a fine mese l’accordo internazionale che permette di realizzare questa grande opera”. Si tratta, ha aggiunto Hollande, di un “grande cantiere che per anni ha mobilitato le nostre diplomazie, i nostri governi e le nostre imprese. Siamo al punto in cui possiamo andare chiaramente alla realizzazione”. L’accordo per la realizzazione della tratta internazionale della Torino Lione è stato ratificato dal Parlamento italiano il mese scorso e, in prima lettura, anche dall’Assemblea Nazionale francese.

Infine i 60 anni dei Trattati europei “con la cerimonia di Roma per i 60 anni dei Trattati possiamo celebrare una pagina di storia o creare una nuova tappa di questa storia. Noi vogliamo aprire una nuova pagina per l’avvenire dell’Europa” ha detto il presidente francese, Francois Hollande, al termine dell’incontro all’Eliseo.

Redazione Avanti!

LUCI E OMBRE

operai-fabbrica-lavoroLa disoccupazione torna a salire e ancora una volta a discapito dei giovani. Nel mese di novembre il tasso di disoccupazione in Italia sale all’11,9% dall’11,8% rivisto del mese precedente, toccando il livello massimo da giugno 2015. I dati sono quelli dell’Istat. E il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni, ovvero l’incidenza dei giovani disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è in rialzo a novembre al 39,4% dal 37,6% rivisto del mese precedente, registrando il livello massimo da ottobre 2015. A novembre il tasso di occupazione risulta al 57,3%, in leggero rialzo dal 57,2% di ottobre. Gli occupati sono in lieve crescita (+0,1%, pari a +19 mila unità).

L’aumento, spiega Istat, riguarda in particolare donne e ultracinquantenni. Il numero di inattivi, nel mese in esame, scende dello 0,7% (-93.000 unità), mentre il tasso di inattività cala di 0,2 punti percentuali a 34,8%.

Nel dettaglio i dati mensili comunicati dall’Istat, per il mese di novembre confermano la tendenza di crescita della disoccupazione, l’aumento dell’occupazione e la diminuzione degli inattivi. Nel mese di novembre gli occupati sono in lieve crescita rispetto a ottobre (+0,1%, pari a +19 mila unità su base mensile e +0.9% pari a +201.000 rispetto al mese di novembre 2015). L’aumento riguarda le donne e le persone ultracinquantenni. Aumentano, in questo mese, gli indipendenti e i dipendenti permanenti, calano i lavoratori a termine. Il tasso di occupazione è pari al 57,3%, in aumento di 0,1 punti. Su base annua la crescita si concentra quasi esclusivamente sugli over 50.

I dati mensili confermano un quadro di sostanziale stabilità dei livelli complessivi che si protrae da alcuni mesi: nel periodo settembre-novembre si registra un lieve calo degli occupati rispetto al trimestre precedente (-0,1%, pari a -21 mila). Il calo interessa gli uomini, le persone tra 15 e 49 anni e i lavoratori dipendenti, mentre si rilevano segnali di crescita per le donne e gli over 50.

La stima dei disoccupati a novembre è in aumento (+1,9%, pari a +57 mila), dopo il calo dello 0,6% registrato nel mese precedente. L’aumento è attribuibile a entrambe le componenti di genere e si distribuisce tra le diverse classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’11,9%, in aumento dello 0,2% su base mensile (pari a +57.000 su ottobre) e dello 0,5% rispetto a novembre 2015 (pari a +165.000). Complessivamente risultano 3.089.000 disoccupati raggiungendo il livello più alto dopo giugno 2015.

Il tasso di disoccupazione giovanile è salito a +39.4%, in aumento dell’1,8% rispetto al mese precedente toccando il livello più alto da ottobre 2015. Il tasso di occupazione giovanile diminuisce dello 0,1% mentre il tasso di inattività (inclusivo delle persone impegnate negli studi) diminuisce dello 0,6%.

La maggiore partecipazione al mercato del lavoro a novembre, in termini sia di occupati sia di persone in cerca di lavoro, si associa al calo della stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,7%, pari a -93 mila rispetto al mese di ottobre). Il calo interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età. Il tasso di inattività tra i minimi storici scende al 34,8%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali.

Nel periodo settembre-novembre al lieve calo degli occupati si accompagna la crescita dei disoccupati (+2,4%, pari a +72 mila) e il calo delle persone inattive (-0,6%, pari a -78 mila).

Salvatore Rondello