QUALCOSA SI MUOVE

bancaitalia

Qualcosa si muove. Bankitalia conferma che i segnali di una crescita solida ci sono. Nel Bollettino trimestrale di Via Nazionale si legge infatti che “l’espansione dell’attività economica mondiale resta solida e diffusa; permane, tuttavia, la generale debolezza di fondo dell’inflazione. Le prospettive di crescita a breve termine sono favorevoli”.

Migliora occupazione, salari ancora bassi
“L’occupazione ha continuato ad aumentare sia nel terzo trimestre sia, secondo le indicazioni congiunturali più recenti, negli ultimi mesi dello scorso anno; sono cresciute anche le ore lavorate per occupato”. Queste si mantengono tuttavia ancora al di sotto dei livelli pre-crisi. Secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro il tasso di disoccupazione si è collocato all’11% in novembre. La dinamica salariale resta moderata anche se, sulla base dei contratti di lavoro rinnovati nella seconda metà dello scorso anno, mostra alcuni segnali di ripresa.

Pil +1,5% nel 2017 e +1,4% nel 2018
Nel 2017 il Pil italiano dovrebbe essere cresciuto dell’1,5%. L’incremento dovrebbe invece attestarsi all’1,4% quest’anno e all’1,2% nel 2019 e nel 2020. Secondo Banca d’Italia l’attività economica “sarebbe trainata principalmente dalla domanda interna; il contributo di quella estera netta, lievemente negativo nell’anno in corso, tornerebbe positivo nel biennio 2019-2020”. Nel 2020 il Pil sarebbe inferiore di circa l’1,5% rispetto al livello del 2007, con un recupero di circa nove decimi della caduta subita tra il 2008 e il 2013.

L’economia si consolida
“L’espansione dell’economia italiana si consolida” e nel quarto trimestre dell’anno il Pil italiano crescerà, a livello congiunturale, dello 0,4%. Nel Bollettino economico si conferma “la tendenza favorevole, ma ancora inferiore alla media europea, degli ultimi trimestri”. Inoltre i sondaggi segnalano un ritorno della fiducia delle imprese ai livelli precedenti la recessione; indicano inoltre condizioni favorevoli per l’accumulazione di capitale. Queste valutazioni sono confermate dall’accelerazione della spesa per investimenti osservata nella seconda parte dell’anno. Bankitalia sottolinea tuttavia che “questa stima presenta rischi rivolti lievemente al ribasso a causa dell’andamento incerto dell’attività manifatturiera. In autunno il prodotto sarebbe stato sospinto sia dall’accelerazione dell’attività nei servizi, sia dalla crescita nell’industria in senso stretto, sebbene a ritmi inferiori rispetto all’estate; il valore aggiunto sarebbe cresciuto anche nel comparto delle costruzioni”. Le esportazioni sono cresciute nel terzo trimestre del 2017; anche i giudizi delle imprese sull’andamento degli ordini dall’estero sono favorevoli. L’avanzo di conto corrente si mantiene su livelli elevati, pari al 2,8% del Pil nei quattro trimestri terminanti in settembre; l’avanzo contribuisce al miglioramento della posizione debitoria netta del Paese, scesa al 7,8% del prodotto.

Sofferenze bancarie in calo
Prosegue il miglioramento della qualità del credito in Italia, favorito dal consolidamento della ripresa economica. Banca d’Italia sottolinea anche come gli istituti di credito stiano recuperando redditività e solidità patrimoniale. “Nel trimestre estivo”, si legge nel documento, il flusso dei nuovi crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti, al netto dei fattori stagionali e in ragione d’anno, è sceso all’1,7 per cento”, dal 2 per cento del trimestre precedente. Il calo, spiega via Nazionale, ha riflesso la riduzione di cinque decimi di punto per i prestiti alle imprese (al 2,6 per cento) e di due decimi per quelli alle famiglie (1,2 per cento). Nello stesso periodo, per i gruppi bancari significativi è ulteriormente diminuita l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti.

In aumento i prestiti a privati
“È proseguita nei mesi più recenti – sottolinea Bankitalia – l’espansione dei prestiti al settore privato. La domanda di credito bancario da parte delle imprese, sostenuta dalla ripresa degli investimenti, è ancora frenata dall’ampia disponibilità di risorse interne e dal maggior ricorso a emissioni di obbligazioni societarie”. “Nei tre mesi terminanti in novembre il credito erogato al settore privato non finanziario ha accelerato all’1,8 per cento (da 1,1 per cento nei tre mesi in agosto, correggendo per i fattori stagionali e in ragione d’anno)”. L’espansione dei prestiti alle famiglie si è mantenuta vivace e in linea con quella dei mesi precedenti (2,8 per cento), sia nella componente dei mutui per l’acquisto di abitazioni sia in quella dei prestiti finalizzati al consumo.

Inflazione ancora debole, a dicembre all’1%
Nonostante un recupero dei prezzi all’origine, l’inflazione al consumo in Italia “rimane debole”, all’1% in dicembre; quella di fondo si colloca su valori molto bassi, allo 0,5. Secondo le indagini le attese di inflazione delle imprese sono contenute, pur se superiori ai minimi toccati alla fine del 2016. L’inflazione scenderebbe temporaneamente quest’anno e tornerebbe poi a salire in modo graduale. La proiezione di una flessione nel 2018 (all’1,1% in media d’anno) è riconducibile soprattutto all’esaurirsi dell’effetto del rincaro dei beni energetici e alimentari avvenuto all’inizio del 2017.

Rapporto debito pil cala lievemente
Nel 2017 il rapporto debito/Pil dovrebbe diminuire “lievemente. Considerando i dati preliminari di dicembre – spiega Bankitalia – si può stimare che nel 2017 il rapporto tra il debito e il Pil sia lievemente diminuito, beneficiando della riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (0,8% del Pil, contro lo 0,7 previsto dal Governo in settembre). Alla fine di novembre il debito delle amministrazioni pubbliche ammontava a 2.275 miliardi, 56,6 in più nel confronto con il 2016.

Nel IV trimestre cresce produzione industriale
Cresce nel IV trimestre la produzione industriale. In novembre, si legge nel documento di Via Nazionale, “la produzione industriale è rimasta stabile in termini congiunturali. Secondo nostre stime nel complesso del quarto trimestre l’attività sarebbe cresciuta poco meno di mezzo punto percentuale sul periodo precedente (da 1,4% nei mesi estivi), anche grazie al recupero significativo stimato per il mese di dicembre. Nel quarto trimestre del 2017 l’attività manifatturiera ha continuato a espandersi, pur in misura inferiore rispetto al forte incremento segnato in estate. La fiducia delle imprese si è mantenuta su livelli elevati in tutti i principali comparti di attività; secondo le indagini di Bankitalia “le valutazioni delle aziende sulle prospettive della domanda migliorano ulteriormente nell’industria e nei servizi; le condizioni per investire si confermano ampiamente favorevoli”.

LEGGEREZZE SU TOBAGI

tobagi 2“Walter Tobagi poteva essere salvato”: a quasi quarant’anni dall’omicidio del giornalista si riapre una nuovo capitolo della Prima Repubblica e Craxi, l’Avanti! e i socialisti si ritrovano di nuovo a fare i conti con la storia. A riaprire un capitolo buio degli anni di piombo è Guido Salvini, giudice milanese ed ex giudice istruttore nel processo di Milano sulla strage di Piazza Fontana, che rivela “prima dell’omicidio i carabinieri avevano avuto dei segnali precisi del fatto che Tobagi fosse diventato di nuovo un obiettivo”. Tuttavia la notizia venne già fuori all’epoca del processo all’organizzazione terroristica di estrema sinistra Brigata XXVIII marzo, quando a rivelarlo fu già l’Avanti! che pubblicò l’informativa ricevuta dai carabinieri.
Secondo le ultime rivelazioni di Salvini solo dopo la morte i carabinieri si rendono conto di aver sottovalutato le notizie riportate dall’infiltrato Ciondolo, il sottoufficiale che aveva contatti con il brigatista Rocco Ricciardi. L’informativa del 1979 di Ciondolo però salta fuori durante il processo di primo grado, ma viene sminuita dalla Procura che la giudica poco attendibile.
Eppure la consapevolezza che Tobagi fosse nel mirino terroristico prima della sua morte (il 28 maggio 1980) era già emersa grazie ai dubbi di Bettino Craxi che aveva trasmesso l’informativa a Ugo Intini, allora direttore dell’Avanti! che lanciò una vera e propria campagna in difesa della verità, durante il processo contro Marco Barbone. L’iniziativa costò al giornale pesanti pene pecuniarie e i giornalisti e il direttore vennero condannati per diffamazione, dopo le querele del Pm Spataro. Eppure inizialmente il direttore si accertò della veridicità dell’informativa, grazie alla conferma dell’allora Capo del Viminale, Scalfaro, senza dimenticare che provò anche a girare lo scoop all’Espresso, testata neutra rispetto all’Avanti! organo di stampa di partito, il Psi.
Il caso Tobagi per Bettino Craxi rappresentò il primo scontro con la Procura milanese. Per l’allora segretario del Psi risultò da subito sospetta la ‘spontaneità’ della confessione degli assassini che in realtà uccisero il giornalista per essere arruolati successivamente nelle Brigate Rosse. Scelsero Tobagi “perché era l’uomo di Craxi all’interno del Corriere e il Psi era secondo noi la forza politica che poteva ricompattare il potere”, così come dichiarò Marco Barbone durante il processo.
Craxi tentò sempre di far luce sull’uccisione di Tobagi, eppure molte osservazioni che vengono fuori oggi, lui le aveva fatte notare quarant’anni fa. Tocca ancora una volta dargli ragione, a posteriori e alla vigilia dei 18 anni dalla sua morte.

INSIEME ALLE ELEZIONI

insieme presentazione

“Lo mettiamo subito in chiaro: la lista ‘Insieme’ sarà presente alle prossime elezioni politiche e alle elezioni regionali in Lombardia e Lazio. Se poi le veline dovessero trasformarsi in ragionamenti da parte di qualcuna tra le forze politiche della coalizione, ci sarebbero altri modi per avere quel simbolo sulla scheda elettorale. ‘Insieme’ nasce dalla convinzione che è necessaria la costruzione di un’alleanza ampia del centrosinistra per sconfiggere la destra e il populismo. Resta il fatto che da settimane chiediamo di discutere con gli alleati le linee programmatiche da presentare agli italiani. Noi abbiamo le nostre idee con una serie di proposte concrete. Vorremmo confrontarle con quelle degli altri.”

Così in una nota i promotori della Lista ‘Insieme’ Riccardo Nencini, Giulio Santagata e Angelo Bonelli. Una nota per smentire con forza e indiscrezioni di stampa secondo le quali potrebbe non essere presente la lista Insieme alle prossime elezioni. Intanto proseguono gli incontri tra la lista + Europa di Emma Bonino e Bruno Tabacci e il Pd.

Nencini-GoriIeri sera a Milano è stata ufficialmente la lista XGori Insieme, che sostiene Giorgio Gori alla corsa per le Regionali in Lombardia e raggruppa le formazioni territoriali del Partito Socialista, Area Civica e Verdi. “Un pezzo per volta si compone una coalizione molto ampia. Nei prossimi giorni sarà presentata anche la lista di Campo progressista. C’è una rosa di formazioni progressiste a cui si aggiungono le liste civiche, ci rendono aperti e accomunati dallo stesso programma” ha commentato con i giornalisti il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lombardia arrivando all’evento. Giorgio Gori però non ha mancato di sottolineare che “a maggior ragione risulterà l’assenza di Liberi e Uguali”. Tuttavia “non mancherà certamente il supporto dei loro elettori. Ne sono sicuro” ha affermato. Soddisfatto anche Riccardo Nencini, leader del Psi: “Il nostro impegno al fianco di Gori è una conferma, con una differenza rispetto al passato: la candidatura di Fontana è abbordabile” ha auspicato a margine dell’evento.

“La prima di Fontana, come si dice nel cinema, non è stata proprio buona” ha sottolineato, riferendosi all’uscita del candidato del centrodestra in Lombardia, che ha parlato di “razza bianca in pericolo”. “Ho il timore che la Lega alzi il tiro a Milano e in Lombardia perché i dati che abbiamo sui migranti cominciano a essere buoni” ha puntualizzato Nencini. “Da 180 mila sbarchi nel 2016 si è scesi a 120 mila nel 2017, quindi ci sarà il tentativo ‘razza bianca’ e dintorni che potrebbe imperversare durante la campagna elettorale. Brutta cosa” ha chiosato.

All’unità e alla vittoria puntano anche i Verdi: “Sarà una campagna elettorale impegnativa” ha fatto presente l’ex parlamentare e presidente della federazione dei Verdi, Angelo Bonelli. Si tratta però di un impegno “importante alla luce del fatto che non solo gli elettorali lombardi sanno quale sia l’alternativa, ossia questo Fontana che usa la Costituzione e nemmeno la conosce”.

“Ricompattare un fronte democratico in Lombardia” l’obiettivo. Invece, spiace “che la sinistra non abbia capito l’emergenza che sta vivendo la Lombardia, che sarà la punta d’ariete per uno sfondamento nel paese per rompere quel fronte”. “Avere presidente della Regione chi parla di razza in maniera discriminatoria o avere Matteo Salvini Ministro degli Interni penso che sia una deriva politica che il Paese deve impedire” è l’appello di Bonelli.

Redazione Avanti!

ZAMPINO EUROPEO

moscovici“L’Italia è un Paese che amo come voi tutti. Un Paese che è come un gatto che cade sempre in piedi, con una situazione economica in miglioramento. La crescita economica italiana è in rialzo come nell’insieme della zona euro, anche se con un problema di debito pubblico che continueremo a esaminare, anche se il debito comincia a calare”. Il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, parla dell’Italia in conferenza stampa a Parigi.
Moscovici non si è concentrato solo sull’Italia, ma ha parlato di vari Paesi europei con una situazione “complicata” e tra questi ha citato Polonia, Ungheria, Austria, come fattori di rischio politico, e ha poi parlato di Paesi come Germania, Spagna e Italia, dove a impensierire è l’incognita governabilità dopo le elezioni. I progressi che l’Italia sta compiendo vengono confermati, tanto che il Commissario cita addirittura Galileo Galilei: “Eppur si muove”. Ma Moscovici esprime anche i timori sul dazio che l’Europa sarebbe costretta a pagare per colpa di una eventuale situazione di “Hung Parliament” e di ingovernabilità post elezioni. Sulla dichiarazione del candidato del centrodestra alle Regione Lombardia Attilio Fontana sulla difesa della razza bianca, Moscovici precisa: “Parole scandalose”. Ma anche sul candidato premier dei 5 Stelle Luigi Di Maio ha qualcosa da dire: “La sua proposta di sfondare il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil è un controsenso assoluto”, ricordando che “il tetto del 3% ha un significato molto preciso, quello di evitare che il debito salga ulteriormente”. “Chiedo un confronto pubblico a Moscovici, in quanto noi pensiamo che la ricetta di stare nei parametri non abbia funzionato, ma io non penso che debba aumentare il debito pubblico. Noi vogliamo fare investimenti in deficit ad alto moltiplicatore per ripagare il debito e, tra l’altro, Moscovici viene da una nazione che ha sforato il 3% per anni”, risponde Luigi Di Maio a CorriereLive sottolineando come dall’Ue arrivi “un’ingerenza che un po’ dispiace. È successo sul referendum e non ha portato neanche bene”.
Frasi che irrompono in una campagna elettorale già caratterizzata da toni aspri e scontri continui tra le forze politiche. C’è chi ammette di essere risentito, come il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio, che pur ribadendo sulla natura europeista dell’Italia afferma che “non si può accettare che nessuno in Europa, sia pure una personalità autorevole come Moscovici, manifesti timori e perplessità preventive sull’Italia alle urne”. Aggiungendo che “la sovranità di un paese si rispetta anche evitando dichiarazioni ansiogene riferite ad un paese, che sta facendo una strada importante nella direzione della ripresa”.
La replica del leader della Lega Matteo Salvini non si è fatta attendere: “Inaccettabile intrusione di un burocrate europeo nelle elezioni italiane. Le politiche di immigrazione incontrollata e di sacrifici economici imposte dall’Europa sono state un disastro e verranno respinte dal libero voto degli italiani, i burocrati di Bruxelles stiano tranquilli”.
Nonostante la linea comune sui vaccini tra Salvini e i pentastellati non ci sarebbe nessuna idea di alleanza, arrivano prima le accuse di incompetenza del M5S da parte del leader leghista a cui risponde Di Battista accusando a sua volta l’alleato del carroccio Berlusconi di essere ‘amico dei mafiosi’.
Nel frattempo l’Europa appare sempre più preoccupata per l’esito delle elezioni in Italia, uno dei capisaldi dell’Unione europea, ma l’Italia non è la sola a preoccupare l’Europa.
“Identifico tre rischi che si potrebbero materializzare da qui al 2019 e che potrebbero portarci ad elezioni europee più difficili di quanto vorremmo. Il primo rischio è politico: l’Europa ha per natura paura del vuoto…non ci nascondiamo che la governance di diversi Paesi dell’Ue oggi è complicata. L’Italia si prepara ad elezioni dall’esito incerto. Che maggioranza ci sarà? Quale programma europeo scaturirà dal voto, tenendo conto che la situazione economica del Paese non è la più forte nella zona euro? Beato chi può dirlo, oggi…”. “Oltre a questo c’è il governo spagnolo che è minoritario e deve fronteggiare la crisi catalana. Infine, aspettiamo sempre un nuovo governo in Germania, anche se mi rallegro per l’accordo di principio trovato venerdì”.

EMERGENZA LIBIA

TRIPOLI, July 21, 2014 Lapresse Only italy The picture taken on July 21, 2014 shows the wreckage of a plane at Tripoli International Airport, Libya. The airport has been under constant attack by Islamist fighters since July 13 with the death toll reaching 47. (Xinhua/Hamza Turkia.

TRIPOLI, July 21, 2014 Lapresse Only italy The picture taken on July 21, 2014 shows the wreckage of a plane at Tripoli International Airport, Libya. The airport has been under constant attack by Islamist fighters since July 13 with the death toll reaching 47. (Xinhua/Hamza Turkia.

Torna in primo piano la situazione della Libia, dopo gli scontri di stamattina nell’aeroporto di Tripoli che hanno causato la morte di 11 persone e al ferimento di 37. Il Paese versa nel caos e Roma si è subito mobilitata chiedendo anche un aiuto a Mosca. È di poco fa la notizia della lunga conversazione tra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il presidente russo Vladimir Putin. L’attenzione dei leader si è soffermata sulla Libia, con una confermata convergenza sull’evoluzione della crisi libica e sul comune impegno a contribuire ad una soluzione politica e alla progressiva stabilizzazione dell’area. In particolare Gentiloni ha apprezzato il ruolo svolto dalla Russia nel quadro del consiglio di sicurezza Onu, d’altro canto in cambio però l’Italia promette una ‘schiarita’ per quanto riguarda il difficile rapporto della Russia nell’Ocse dopo la crisi ucraina. Vladimir Putin ha infatti manifestato al presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni “interesse per il ruolo che l’Italia ricopre quest’anno come Presidente di turno Osce. I due leader hanno discusso anche di possibili iniziative che l’organismo internazionale potrebbe facilitare in relazione alla crisi ucraina”.
Dal Cremlino si viene a sapere che tra Gentiloni e Putin “ha avuto luogo uno scambio di opinioni sulle questioni attuali di politica internazionale tenendo conto in particolare della presidenza italiana dell’Osce di quest’anno. Inoltre – prosegue il Cremlino – è stata prestata attenzione alla soluzione della situazione in Libia e alla crisi interna ucraina. Le parti si sono dette d’accordo a continuare i contatti a vari livelli”. Inoltre, sempre stando alla presidenza russa, “sono state discusse le questioni riguardanti l’ulteriore sviluppo della cooperazione reciprocamente fruttuosa nel campo dell’energia, e in quello economico-commerciale”.
In realtà la situazione libica mette in risalto quanto l’uomo a cui si è affidata la comunità internazionale per la pacificazione libica, Serraj si stia rivelando in realtà un leader troppo fragile e diviso. I suoi avversari lo hanno definito “sindaco di Tripoli” per evidenziare quanto conti poco per il resto del Paese. In effetti, nonostante accordi che hanno a malapena rassicurato la comunità internazionale, a comandare sul una consistente fetta libica è il generale Haftar che nella regione orientale della Cirenaica controlla anche i maggiori terminal petroliferi e dispone di un esercito personale.
L’instabilità è diventata ancora più palese dopo l’attacco di stamattina, i responsabili appartengono alla milizia che fa capo a Bashir Al Baqara, forza riconosciuta dal ministero degli Interni libico che si occupa della sorveglianza dell’aeroporto e della prigione. L’intento del blitz era di liberare alcuni degli oltre 2.500 prigionieri presenti nella struttura detentiva: gli spari sono stati uditi anche nella città di Tagiura che dista una trentina di chilometri dalla capitale. Lo scalo è tornato sotto il controllo delle autorità governative. Le due compagnie aeree libiche, Afriqiyah Airways e Buraq Air, hanno segnalato diversi danni agli aeromobili che si trovavano sulla pista durante l’attacco: sono almeno quattro quelli danneggiati. Mitiga, ex base aerea nella zona orientale di Tripoli è stata trasformata in un aeroporto civile dopo che il principale aeroporto internazionale della città era stato gravemente danneggiato negli scontri tra milizie rivali a metà 2014. Il premier Fayez Serraj ha decretato l’immediato scioglimento della milizia Al Radaa e ordinato quindi ai suoi membri di deporre le armi.

DUELLO A SINISTRA

Palazzo_Montecitorio_Rom_2009

Partiti alle prese con programmi e liste in questo fine settimana che vede i fari puntati non solo sulle elezioni politiche ma anche sui possibili accordi, nel centrosinistra, alle regionali di Lazio e Lombardia. L’attenzione è puntata su il Pd e su Liberi e Uguali che correranno in competizione nella gara nazionale ma che potrebbero trovare un’intesa sul candidato alla presidenza del Lazio, Nicola Zingaretti mentre più difficile sembra giungere ad un comune punto di caduta su Giorgio Gori in Lombardia. “Se fossi lombardo voterei Gori, se fossi laziale voterei Zingaretti”, ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi a Radio Anch’io “Il fatto che andiamo divisi alle elezioni è già una risposta”, ha sottolineato, quindi, a proposito dei rapporti con i ‘fuoriusciti’ demopro, Sinistra italiana e Possibile. “Sul nazionale non c’è accordo, credo che se in Lombardia e Lazio si arrivi all’accordo sia un fatto positivo, ma se mi chiede se io sia in grado di decidere, di influenzare” che cosa farà Leu, la risposta è “come posso mettere bocca io su un partito che non è il mio e non mi ama?”. La campagna elettorale del Pd, ha spiegato, non sarà portata avanti con effetti speciali ma sui risultati. Questo fa la differenza, ha aggiunto, attaccando la proposta del centrodestra di introdurre una flat tax: quella proposta “da Brunetta al 15% costa “95 miliardi, dove li troviamo i soldi?”, ha detto ed ha evocato il ritorno, con le promesse, dello spread: “Promettendo mari e monti arriva Mario Monti”. “Ridicolo. L’ex premier spara numeri a casaccio e senza una neppur minima conoscenza dell’argomento al quale goffamente si affianca”, è l’affondo che gli rivolge a stretto giro di posta il capogruppo di Forza Italia.

Intanto, a sinistra chiude a possibili alleanze con i 5 Stelle Laura Boldrini, presidente della Camera: “Non credo che ci siano punti di congiunzione”, non è “un partito progressista e di sinistra. Quando Di Maio dice: facciamo un governo con chi ci sta sbanda, destra e sinistra non sono intercambiabili”, osserva.

L’accordo nelle due regioni per il segretario del Psi Riccardo Nencini, è assolutamente da fare. Un accordo a sinistra in Lombardia sarebbe “assolutamente” da fare, “come lo farei nel Lazio, come lo farei Friuli, come lo farei in Molise”. “Il punto – ha aggiunto Nencini – è avere non solo ideali comuni, ma una piattaforma programmatica comune per governare una regione”. La domanda da farsi, per Nencini, “è se questa volta poi alla fine si riconsegna la Lombardia o altre regioni a chi ha un progetto alternativo e conflittuale con il tuo”, tanto più ora che in Lombardia il centrosinistra sarebbe “assolutamente” competitivo “con la fuoriuscita di Maroni, che non so quanto sia fuoriuscita di natura familiare”. Nencini si è soffermato anche sulle grandi intese. “Questa – ha detto – è una coalizione che gioca per vincere la partita piena, e penso che potrebbero bastare anche 90 minuti senza supplementari”. “Io Salvini ministro degli Interni proverei ad evitarlo, se poi agli italiani piace Salvini ministro degli Interni e quant’altro se lo votino”, ha aggiunto a margine di un incontro sulle infrastrutture a Firenze, dicendo di considerare “nettamente” più pericoloso il centrodestra del M5s. In generale, pensando anche alle prossime regionali, Nencini ha sottolineato che “problema atavico e purtroppo spesso frequente in Italia è il rancore: il tuo nemico non è il blocco di partiti o di forze che si oppongono a te e che hanno un progetto alternativo di governo, di una regione, di una città o di uno stato, ma quello che in genere ti è più vicino”. Dunque, per il leader del Psi, si rischierebbe “un duello a sinistra spesso letale, se non mortale, che perlomeno nelle regioni che vanno al voto, Lombardia e Lazio le due più importanti, spero che non possa ripetersi”.

In campagna elettorale è sceso anche il leader di Leu Pietro Grasso, presidente del Senato “ottimista” su un accordo con il Pd per le Regionali ma sarà la base del partito a decidere nelle assemblee che si riuniranno oggi.

Redazione Avanti!

INSIEME È MEGLIO

apre insieme buona

“Due piccoli partiti ma di grandi tradizioni si mettono insieme per contrapporsi al declino perché è nei momenti di crisi che nascono le opportunità”. Così ha aperto i lavori della convention di Insieme, Daniele Fichera, consigliere regionale del Psi, aperta oggi Roma. L’iniziativa della lista di ispirazione ulivista lancia così la campagna “Sostenibilità sociale, ambientale e del lavoro in Costituzione”. Sul palco i promotori della Lista Insieme Riccardo Nencini, Angelo Bonelli e Giulio Santagata. Intervento del Prof Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS – Allenza per lo sviluppo sostenibile, Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi Europei, Prof. Efisio Espa, Economista, Esperto di Valutazione delle Politiche Pubbliche, Luana Zanella, coordinatrice dei Verdi.

Fichera introducendo i lavori ha sottolineato che l’esperienza di Insieme “si colloca in campo del centro sinistra che ha garantito la crescita sia nel campo economico che in quello della giustizia sociale che in quello della tutela ambientale. Una esperienza che fa riferimento e che vuole ricordare gli anni dei governi Prodi che seppero evitare la marginalizzazione del nostro Paese. Una proposta politica nazionale che vuole diventare un riferimento permanente per chi non si rassegna. Per questo riproporremo questa esperienza nelle elezioni di Lazio e Lombardia con un riformismo civico, socialista e ambientalista”.

Nel corso dell’iniziativa è stata lanciata la proposta di inserire in Costituzione il principio di sostenibilitá dello sviluppo, come giá fatto ad esempio da Francia e Svizzera e di aderire al Manifesto proposto a tutte le liste dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS). È stato proprio Enrico Giovannini, Portavoce dell’Asvis, a ricordare la necessitá di dotare l’Italia di un’agenda di politiche economiche, sociali ed ambientali che ci riporti sulla rotta della sostenibilitá dello sviluppo, secondo le definizioni dell’Agenda 2030″, sottolineando la necessità di inserire il principio dello sviluppo sostenibile in Costituzione come già hanno fatto molti paesi. Necessitá ripresa anche dagli altri relatori, l’economista Efisio Espa e la co-presidente dei Verdi Europei, Monica Frassoni.

Dopo il consigliere regionale socialista è intervenuto Piero Fassino che si è soffermato sulla particolare difficoltà di queste elezioni per il contesto in cui si svolgono. “Abbiamo alla spalle un decennio di crisi economica e sociale. Con ferite che ancora non si sono rimarginate nonostante stiano arrivando segnali positivi. Ci sono fratture sociali ancora non superate tra chi ha mantenuto le proprie condizioni e chi ha vissuto sulla propria pelle la crisi”. “Partiamo da qui: Trump, Brexit, la vittoria di movimenti estremisti e anti europeisti nascono da questa frattura. Per questo il voto del 4 marzo è importante. Per questo serve una coalizione larga, aperta e inclusiva. C’è la consapevolezza che senza Pd non ci sarebbe centrosinistra ma il centrosinistra è più largo del partito democratico. Siamo a qui anche a rivendicare le esperienze passate di governo: gli ultimi 20 anni quelle migliori sono state quelle del centrosinistra. I governi dell’Uivo e Prodi e quelle di centrosinistra di Letta, Gentiloni e Renzi. Ora il riformismo socialista e ambientalista ci permettono di presentarci in maniera migliore e più forte”.

Bonelli nel suo intervento ha posto una domanda: “Cosa c’entrano i Verdi con Renzi e il Pd? La risposta è nel fatto che le politiche ambientali fatte fino ad oggi non ci hanno convinto. È necessario rivederle. Ma può essere riferimento anche per ora è fuori dal centrosinistra come LeU a cui chiedo se avere Salvini come ministro degli interni non può essere indifferente per chi si dice di sinistra”. “Dobbiamo essere all’altezza della sfida epocale per il futuro e per il mondo che lasceremo alle prossime generazioni. La conversione ecologica non è solo un modo di dire è una cosa sostanziale. A Emma Bonino chiediamo quale è la ragione politica della sua scelta: siamo ancora in tempo per dire più Europa e per un polo laico come alternativa forte all’interno del centrosinistra. Per questo auspico che nei Radicali ci possa essere una riflessione”.

Riccardo Nencini ha parlato di una “lista inclusiva. Non è una lista per la rottamazione. Certo – ha detto con riferimento alla scelta dei Radicali – che rimane aperta la porta. Le nostre sono storie compatibili”. Mentre le storie che si sono unite nella alleanza tra Bonino a Tabacci “è complicato dire che lo siano. Noi continuiamo a presentare un progetto politico aperto perché c’è bisogno anche di quelle storie affinché per permettere al centrosinistra di essere competitivo”. “Di partito a vocazione maggioritaria ve ne è stato uno solo. Era la Dc di De Gasperi del ‘48, ora però è necessario che il Fassino pensiero diventi il Pd pensiero”.

In chiusura, i promotori della lista sono tornati sul messaggio politico di unitá e condivisione del centrosinistra. “Il centrosinistra – hanno concluso i promotori di INSIEME Luana Zanella, Giulio Santagata e Riccardo Nencini – deve agire con determinazione e compattezza per proporre agli italiani un progetto di riduzione delle disuguaglianze e per costruire un’Europa capace di far crescere democrazia e coesione. INSIEME si rivolge a chi ha a cuore la stessa voglia di fare squadra per il bene dell’Italia, perché c’è bisogno di una forza tranquilla, responsabile ma, soprattutto, c’è bisogno di servire l’Italia.”

Angelo Bonelli ha illustrato a nome di INSIEME l’iniziativa per l’inserimento della sostenibilitá sociale, ambientale, economica e del lavoro nella nostra Costituzione.

Questo il testo dell’appello, che verrà adesso aperto alle firme e all’adesione di cittadini, associazioni, sigle e movimenti:

“Poco più di due anni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha preso atto che l’attuale modello di sviluppo del mondo non è più sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche della tenuta della struttura sociale ed economica.

Viviamo con il rischio concreto di consegnare alle prossime generazioni un mondo più diseguale e profondamente compromesso sotto il profilo ambientale e delle risorse naturali.

Riportare il pianeta su un sentiero di sostenibilità è un’esigenza improrogabile a cui i governi, la politica, la società civile e le imprese sono chiamate a rispondere.

Per queste ragioni INSIEME lancia una campagna di sottoscrizioni perché priorità della prossima legislatura sia la riforma della Costituzione che introduca il principio di precauzione, della sostenibilità ambientale, dei modelli produttivi e del lavoro.”

“Vogliamo spiegare agli italiani – questo il senso della proposta – che l’unica ricetta per il futuro dell’Italia e dei nostri figli passa attraverso politiche e azioni concrete con obiettivi di crescita misurabili e sostenibili come, ad esempio:

1) il raddoppio in tre anni degli investimenti pubblici procapite in ricerca e formazione (oggi pari a 100 euro) e la creazione di un Fondo, con i 300 milioni del bonus ai 18enni, per assegni di studio ai ragazzi della scuola superiore che li indirizzino verso la formazione tecnico-scientifica;
2) Un nuovo Piano casa, un fondo di mezzo miliardo l’anno per dieci anni per realizzare nuovi alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica e dare sostegno ai cittadini che devono affrontare la sopravvenuta impossibilità di pagare l’affitto (per perdita del lavoro o motivi di salute) allargando la platea dei beneficiari
3) Un Patto per il Clima con obiettivi chiari e definiti per attuare gli accordi di Parigi che comprenda, tra le altre cose, 1000 treni per i pendolari, Progressiva eliminazione auto diesel entro il 2035 e benzina 2040, Decontribuzione per i primi tre anni delle nuove assunzioni sui lavori verdi.

MEDIOEVO NO VAX

vacciniNon c’è pace per il decreto sui vaccini fortemente voluto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin: approvata da pochi mesi tra mille polemiche, la legge che prevede l’obbligatorietà di alcune vaccinazioni per bambini fino ai 6 anni entra ora di prepotenza in campagna elettorale, con Matteo Salvini che ne minaccia l’abrogazione. “Cancelleremo le norme Lorenzin – twitta il leader della lega – Vaccini sì, obbligo no. E via la tassa assurda sulle sigarette elettroniche”. La risposta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sempre via social, non si fa attendere. “La Lega sui vaccini mostra di essere peggio che populista – dice il ministro, che ha appena presentato la sua lista che correrà insieme al Pd -, e di perseverare nell’estremismo dell’incompetenza. La posizione di Salvini e di altri massimi esponenti della Lega che oggi dichiarano come primo provvedimento di voler abolire l’obbligatorietà vaccinale è uguale a quella del Movimento 5 Stelle. La Lega gioca, per qualche voto in più, sulla salute degli italiani, sulla salute dei nostri figli, rischiando di continuare a perorare una causa no vax che mette seriamente a rischio le campagne di informazione scientifiche e sanitarie. L’Italia va vaccinata dagli incompetenti”.

Come sempre capita su questo tema, la Lorenzin ha ricevuto anche il sostegno di Roberto Burioni, medico vaccinista per antonomasia: “Abbiamo appena seppellito un padre di 41 anni morto di morbillo, una malattia che in Italia esiste ancora a causa delle basse coperture vaccinali. Abbiamo da poco una legge votata a larga maggioranza che pare stia funzionando in modo eccellente, che potrebbe risolvere questo problema e che altri paesi (come la Francia) hanno preso ad esempio. Burioni aveva concluso citando alcuni dati preliminari provenienti da cinque Regioni, dai quali risulta che il 29,8% dei bambini nati tra il 2011 e il 2015 che non erano stati precedentemente vaccinati sono stati vaccinati dal momento in cui la legge è stata approvata. “Questa corsa alle vaccinazioni ha avuto un effetto drammatico sulle coperture vaccinali – ha commentato ironomicamente – da giugno a ottobre 2017 la copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia è salita del 2,9%.” All’appello di Burioni si aggiunge quello dei chirurghi Acoi: “La scienza non si può piegare ad interessi politici. Senza voler entrare nel merito della polemica politica, cosa che non compete ad una società scientifica di chirurgia, vorremmo invitare le forze politiche a maneggiare con cura i temi scientifici e sanitari in campagna elettorale. La polemica rovente sui vaccini dimostra che, pur di recimolare qualche voto, si rischia di danneggiare la salute dei cittadini. Sarebbe opportuno evitare di trattare temi così delicati senza pensare alle conseguenze mediche, sociali e culturali” afferma Pierluigi Marini, presidente Acoi, Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani.

Preoccupazione arriva anche dalla unione europea. “Vogliamo sottolineare l’importanza dei programmi di vaccinazione nella protezione della salute pubblica. Ad oggi, la copertura vaccinale rimane elevata nell’Ue, tuttavia, siamo molto preoccupati per l’aumento dello scetticismo sui vaccini” afferma la portavoce della Commissione Ue per la Salute, Anca Paduraru, che pur non volendo commentare le dichiarazioni di Matteo Salvini, ribadisce la posizione dell’esecutivo Ue. “La vaccinazione è responsabilità degli Stati membri e delle loro autorità”.

“Si torna al medioevo. Matteo Salvini è il nuovo capo dei no vax. Vuole chiudere le porte agli immigrati e riaprirle al morbillo. Intanto Luigi Di Maio entra ed esce dall’Euro come in una porta girevole. Votate con la testa rivolta al futuro perché questi sono il peggior passato” commenta Emanuele Fiano, parlamentare del PD, su Twitter. “Ancora una volta – aggiunge il responsabile Sanità del Pd Federico Gelli – il carroccio strizza l’occhio a quell’esigua e pericolosa frangia No vax e cerca consensi su un tema così delicato speculando sulla salute dell’intera comunità, ed in particolare su quella delle persone più fragili. Una compagine come quella leghista, con proposte così smaccatamente antiscientifiche, non fa che compromettere seriamente la credibilità dell’intero Paese e delle sue istituzioni scientifiche, tanto apprezzate in tutto il mondo”.

VULNUS DEMOCRATICO

cavallino raiVia libera della commissione di Vigilanza al regolamento sulla par condicio in previsione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo. Bocciato l’emendamento presentato dal Psi in commissione per dare parità di trattamento ai partiti. “Un fatto grave” ha detto il Senatore Enrico Buemi, rappresentante del Psi nella commissione di Vigilanza Rai. L’emendamento presentato dai socialisti prevedeva di applicare le regole della par condicio anche alle trasmissioni di intrattenimento con contenuto di informazione politica gestendo in modo adeguato la presenza di esponenti politici, in modo da garantire in maniera chiara e plurale una informazione politica agli spettatori-elettori.

“Con la bocciatura dell’emendamento da parte della Commissione – hanno commentato il segretario del Psi, Riccardo Nencini e il Senatore Buemi – si è voluto sottrarre alle regole democratiche di una corretta campagna elettorale i luoghi di comunicazione radiotelevisiva pubblica in grado di raggiungere una parte significativa dell’opinione pubblica italiana”. “Questo è un fatto grave che mette in risalto ancora una volta quanto non si prenda atto che le regole devono garantire tutte le forze politiche e non solo una parte perché è evidente che, con criteri che si sottraggono alla par condicio, quelle trasmissioni saranno gestite in base a criteri che non tengono conto della pari dignità delle varie offerte politiche che si presenteranno alle elezioni”.

Emendamenti erano stati presentati anche dal Movimento 5 Stelle con le regole relative ai programmi di infotainment in campagna elettorale. Nel mirino soprattutto i programmi i cui conduttori svolgano prestazioni di natura artistica. Vedi i Vespa e Fazio che con questa normativa esulano dalle regole imposte dalla par condicio.

La Commissione ha dunque dato il via libera al regolamento, con alcuni ritocchi rispetto alla bozza messa a punto dal relatore di maggioranza Francesco Verducci del Pd e di minoranza Mirella Liuzzi del M5S. Successivamente Agcom metterà a punto l’analogo regolamento valido per le tv private.

SCIOPERO MAESTRO

Seats in lecture hall or classroom

Dopo le vacanze natalizie, per gli alunni delle elementari e delle scuole per l’infanzia, il ritorno in classe si è presentato problematico. Oggi in tutta Italia hanno scioperato i docenti per protesta contro quella che definiscono la ‘vergognosa’ sentenza del Consiglio di Stato sui diplomati magistrali. Numerosi sono state le manifestazioni: a Roma davanti al Ministero in viale Trastevere; a Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari, davanti agli uffici scolastici regionali. In altri capoluoghi di provincia davanti ai Provveditorati agli studi. L’agitazione è stata proclamata dalle sigle sindacali Anief, Saese e Cub, con l’adesione dei Cobas.

Il ministro alla Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, intervistata da SkyTg24 per lo sciopero dei maestri delle scuole primarie e dell’infanzia, ha detto: “Abbiamo chiesto all’Avvocatura dello Stato di darci le linee attuative della sentenza del Consiglio di Stato. Appena arriverà la risposta, convocheremo le parti e troveremo le soluzioni più idonee”.

La vicenda è complessa e riguarda nello specifico il diritto dei diplomati magistrali prima del 2001-2002 ad essere inseriti nelle graduatorie a esaurimento (Gae). Il problema riguarda circa 43.000 precari.

Sono stati in centinaia,  davanti al ministero dell’Istruzione a Roma,  i docenti, moltissime le giovani donne, che hanno protestato contro la vergognosa sentenza del Consiglio di Stato sui diplomati magistrali. Viale Trastevere è chiusa in parte (è stata lasciata libera soltanto una carreggiata) e i manifestanti convocati dai sindacati Anief, Saese e Cub, con l’adesione dei Cobas, sono saliti fin sulle scalinate del ministero. Numerosi i cartelli di protesta e le bandiere, ma la manifestazione si è svolta correttamente sotto il controllo dalle forze dell’ordine. Le maestre, preoccupate di una possibile fine del loro contratto di insegnamento fanno sentire la loro voce all’unisono: “Abilitate quando serve, licenziate quando conviene”, “No ai licenziamenti di massa”, “Siamo insegnanti non burattini”, “La maestra non si tocca”, “Riaprire le Gae”. Sono molto chiare le richieste fatte dai docenti precari che insegnano da anni con positivi apprezzamenti dei Direttori didattici e degli allievi.

A  Milano, inizialmente,  oltre cinquecento insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia hanno manifestato per lo sciopero contro la sentenza del Consiglio di Stato che esclude i diplomati alle magistrali dalle Graduatorie ad Esaurimento (Gae). Gli insegnanti, sono arrivati in Via Polesine davanti all’Ufficio Scolastico Regionale, al grido di ‘assunzione’. Provengono da diverse province della Lombardia, come Milano, Bergamo, Brescia, Cremona. Il numero dei manifestati è poi aumentato con l’arrivo di molti altri insegnanti. Tra gli slogan presenti sugli striscioni anche: ‘Precariato crimine di Stato’ e ‘Nessun docente di meno’. Una delle organizzatrici del presidio grida al megafono: “Uno sciopero non basta sia chiaro. L’apertura del Ministero la rispediamo a mittente”.

A Torino  alcune scuole sono rimaste chiuse a causa della protesta, mentre molti dirigenti scolastici hanno ridotto gli orari in alcune classi e sospeso le lezioni in altre con grandi disagi per le famiglie. Impossibile, d’altra parte, prevedere la presenza dei docenti che non sono tenuti a comunicare in anticipo alle segreterie le proprie intenzioni. Allo sciopero ha aderito anche il personale Ata che rappresenta i bidelli ed i segretari che considerano irrisorio l’aumento dello stipendio che riceveranno nel 2018.

A Genova sono stati circa 300, tra maestri e familiari degli alunni, i manifestanti che protestano contro l’ultima sentenza del Consiglio di Stato che toglie il titolo all’insegnamento ai diplomati delle scuole Magistrali prima del 2001-2002 a  Genova. Il corteo lo hanno aperto alcuni bambini che hanno portato uno striscione con la scritta: “non toccate le nostre maestre” per raggiungere il Provveditorato agli studi.

La Lega Nord ha dichiarato la solidarietà alla protesta con Salvini che ha detto: “Da papà prima che da politico sono solidale con le migliaia di insegnanti oggi in piazza, azzerati da una sentenza assurda e dall’incapacità del governo. Invece di eliminare la precarietà, il Pd elimina lavoratrici e lavoratori. La riforma della scuola (altro che “buona scuola”) sarà una priorità del nostro governo”.

In realtà le cose non stanno come lascerebbe intendere Salvini. Già dal 2003, (Governo Berlusconi con la Lega Nord) con la riforma Moratti,  le maestre senza laurea  non possono diventare di ruolo. Alcune nel corso degli anni hanno fatto ricorso e sono state inserite  con riserva nella graduatorie per essere immesse in ruolo, diventare cioè insegnanti a tempo indeterminato. Chi ha fatto ricorso fino a dicembre 2017, aveva ottenuto sentenze favorevoli. Ora il Consiglio di Stato in seduta plenaria ha posto uno stop: le maestre non laureate  non possono stare più nelle graduatorie per entrare in ruolo. Possono invece fare supplenze.

La questione si è posta perché  migliaia di maestre  “solo“ diplomate con incarichi di insegnamento pluriennali avevano presentato ricorso per essere inserite nelle graduatorie per l’assegnazione del posto di ruolo e in alcuni casi avevano avuto pronunciamenti favorevoli, almeno in via provvisoria. I giudici amministrativi, adesso, dettano una linea diversa. In estrema sintesi:  “Il diploma magistrale, se conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, rimane titolo di studio idoneo a consentire la partecipazione alle sessioni di abilitazione all’insegnamento o ai concorsi per titoli ed esami, ma di per sé non consente l’immediato accesso ai ruoli “.

Il Consiglio di Stato ha ribaltato una serie di decisioni diametralmente opposte. Quello che si profila, come denunciano le precarie insegnanti battagliere, nelle petizioni mandate ai massimi vertici delle istituzioni, è un  licenziamento di massa, il più grande della scuola italiana, che priverà bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni delle proprie maestre. Il Cobas scuola incalza: “Si tratta di vergognosa sentenza contro le diplomate magistrali, che vengono retrocesse a docenti di serie ‘C’. Ed è anche ingiusta, spietata e intollerabile, perché  gioca con la vita di decine di migliaia di lavoratrici. Il problema è serissimo, non solo per le colleghe  coinvolte, ma per tutto il sistema scolastico: di queste insegnanti non si può assolutamente fare a meno”.

Quale sarà l’impatto sulle scuole e suoi bambini? Si vedrà. Qualcuno parla di “rischio caos”. Per la Flc Cgil di Milano, ha provato a rispondere Jessica Merli: “Dipenderà dalle decisioni del Ministero dell’Istruzione e del Governo, che auspichiamo accolgano la necessità di garantire la continuità del servizio scolastico e il riconoscimento del diritto alla stabilizzazione per le insegnanti, quelle che hanno fin qui consentito il regolare funzionamento del sistema. Invece per molte maestre, a migliaia solo nel capoluogo lombardo, si prospetta il licenziamento:  i contratti a tempo indeterminato diventeranno a tempo determinato. La grossa sacca del precariato della scuola primaria non sarà stabilizzata. Sulle singole posizioni decideranno i Tar e le sezioni dei Consigli di Stato davanti ai quali pendono ricorsi personali e collettivi presentati dalle docenti”.

Per le maestre diplomate ci vorranno mesi per tenere tutte le udienze necessarie che decideranno sui singoli casi e su pacchetti di casi. La sindacalista della Cgil ha continuato: “Ma l’orientamento è segnato. E’ evidente che la sentenza a sezioni unite di cui si sta discutendo condizionerà tutte le future decisioni dei giudici amministrativi. Per evitare il caos torniamo a chiedere quello per cui ci battiamo da anni. Non si può tentare di uscire da questa situazione per via giudiziaria. Ci vuole una soluzione politica che vada oltre le sentenze. Pensiamo ad esempio a un concorso riservato alle diplomate, proprio come sta avvenendo per i docenti precari abilitati della secondaria. Inoltre va considerata con attenzione la condizione delle maestre abilitate  che lavorano da lungo tempo nella scuola. Hanno maturato una grande esperienza sul campo. Sono state loro a permettere che ogni anno scolastico si svolgesse regolarmente”.

Dunque, più che attendere il parere dell’Avvocatura di Stato, sarebbe necessaria una decisione politica che dia il giusto riconoscimento a chi per anni ha svolto, e svolge tuttora, il compito di insegnamento con competenza e professionalità. Nel 2008 e nel 2012 le Gae sono state riaperte senza attendere il parere dell’Avvocatura. Inoltre, si tratterebbe di provvedimenti che non influiscono sulla spesa pubblica, poiché gli stanziamenti di bilancio sono già previsti per pagare gli insegnanti precari con incarico di insegnamento che hanno protestato oggi.

Salvatore Rondello