Banche, ma dove erano
gli scienziati?

Con il varo della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle banche ecco tornare prepotente nelle prime linee dell’informazione, il dibattito, la storia, le previsioni degli stregoni e soprattutto veniamo a conoscenza che un gran numero di scienziati sapevano ogni cosa.

Ogni cosa nel senso che i medici esperti in malattie bancarie erano in condizione di prevenire l’infezione, la pestilenza provocata da quei topi che da sempre sono causa di colera. Ecco che, ci raccontano anche l’assurdità di aver permesso ad alcuni presidenti e amministratori delegati di rimanere al loro posto per decenni, ma con un gran sospiro di sollievo apprendiamo che finalmente, – da un paio d’anni almeno -, la Banca d’Italia ha facoltà di rimuovere i “potenti”.

E, allora, ci chiediamo, ma perché Bankitalia non ha agito nel momento in cui esplodeva in tutta la sua virulenza il disastro di molti istituti di credito italiani, visto che già avrebbe potuto rimuovere gli incapaci?
Dov’erano i vertici di Palazzo Koch in quei momenti “pestilenziali”, quando avrebbero potuto e dovuto esercitare il ruolo di sterilizzatori dei vertici di quegli istituti?

In questi lunghi anni di agonia finanziaria, nel corso dei quali molti cittadini sono finiti sul lastrico e pochi hanno quintuplicato i loro capitali, nessuno dei noti e meno noti scienziati si è in alcun modo soffermato sul fatto che mai un’impresa, e tantomeno un cittadino, siano entrati in banca con la pistola in pugno per pretendere un mutuo piuttosto che un prestito.

Mentre, invece, le imprese e i cittadini sono stati circuiti fino allo stalking per accettare un mutuo piuttosto che un prestito a condizioni vantaggiosissime, tra le quali figuravano in bella mostra affidamenti senza garanzie adeguate e mutui superiori al valore degli immobili del 50%, iper valutati dai loro tecnici che firmavano a tutto spiano le stime di capannoni, botteghe e case al fine di erogare mutui e leasing.

Di queste miserabili storie sociali gli scienziati non ne erano a conoscenza e se lo erano, tacevano, perché? Oggi, con la Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle Banche, che vede alla sua presidenza Pier Ferdinando Casini, massimo esperto di finanza locale, provinciale, regionale, nonché nazionale e internazionale, il quale avrà il compito, questo sì che gli è congeniale, di non approdare a nulla in attesa che termini la legislatura.

Il Governo – nel frattempo – ne farà vanto di giustizia etica e morale in attesa del voto politico della prossima primavera, mentre gli scienziati dei due schieramenti, che finalmente avranno diritto di tribuna per prescrivere ricette e svelare verità inedite, potranno dare fiato alla loro voce, siano essi bancari, banchieri, finanzieri e nobili docenti. Insomma, un po’ tutti meno che i contagiati dalla peste bancaria che sono in attesa di sapere se per loro ci sarà un vaccino, una cura per non morire.

Angelo Santoro

Katia Ghirardi di Banca Intesa, “Io ci sto”!

Scrivo di banche da qualche anno e azzardo la mia opinione non sul sistema bancario del Paese, e neanche riguardo le scelte strategiche che appartengono agli analisti, ma sugli uomini e sulle donne che operano nelle filiali per far funzionare al meglio la macchina del credito e del risparmio.

Stamattina, prendo spunto dal video che sta dilagando in rete come viene riportato nel titolo dell’articolo: Katia Ghirardi di Banca Intesa, “io ci sto”.

Frase scritta su una torta a forma di cuore che chiude il video promozionale della sede Banca Intesa di Castiglione delle Stiviere che essa stessa (la Ghirardi) dirige; lo fa per competere con il mondo interno della sua banca che, a sua volta, deve competere con l’agguerrita concorrenza che ha ripreso a dialogare con i territori.

Dunque, dopo anni bui ecco che le banche, in questo caso Banca Intesa, ritrovano lo stimolo per conquistare i correntisti mettendo in gioco la faccia dei loro collaboratori e cercando di modernizzare quella comunicazione già in essere nelle imprese private come ad esempio Giovanni Rana, produttore dei famosi tortellini.

Il settore bancario di un Paese è importante quanto la sanità, la legalità e la difesa, tanto per citare alcuni settori strategici senza i quali non esisterebbe lo Stato. La cosa sconvolgente è prendere coscienza di quello che sapevamo, ma allo stesso tempo non volevamo sapere, mi riferisco alla superficialità e infantilismo della classe dirigente bancaria.

La pubblicità di questa volenterosa funzionaria di Banca Intesa e dei suoi collaboratori, ci racconta di persone ricche di buona volontà che ci mettono faccia, testa e cuore, senza rendersi conto di essere altra cosa rispetto ai volontari ecologici che la domenica vanno con i bambini a pulire i parchi per fare educazione civica.

Quello che ci racconta il video è cosa sono sempre state e sono le banche (in questo caso della banca italiana più accreditata (Banca Intesa), che, in momenti difficile,  inviano le loro migliori risorse umane negli avamposti di periferia perché possano portare nuova linfa per lo sviluppo dei territori che si era interrotto con la crisi.

Infatti, molte sono state le banche che avevano bloccato le linee di credito, chiesto il rientro dei fidi e non solo, si sono appropriate con “destrezza” dei risparmi di molti clienti con la vendita di azioni promosse con l’inganno.

Ora, la domanda che ci poniamo è, ma se il meglio dei funzionari di banca di oggi sono le simpatiche Katie Ghirardi e lo staff di Banca Intesa, a chi ci siamo affidati fino a ieri?

Istituti diScredito, noi lo avevamo detto!

Iniziamo questo articolo con una cosa che non si dice “noi lo avevamo detto!”; non si dice perché è triste voler sottolineare parole che avevi espresso già da tempo, ma soprattutto non si dice perché le notizie vanno contestualizzate al momento, altrimenti si passa per visionari.

Ecco, noi siamo stati dei visionari, degli sciamani che avevano visto tra le zampe di rospo e le teste di serpente il futuro di quella realtà bancaria che stava collassando a spese dei risparmiatori. In realtà, non è così, bastava entrare in un negozio o andare in mezzo alla gente stupita di quanto stava succedendo e che lamentava comportamenti sconcertanti da parte di quei funzionari di banca i quali gli chiedevano – senza ragione – di rientrare dei fidi concessi a tempo indeterminato e in molti casi, obbligandoli a sottoscrivere le azioni fallimentari della stessa banca – dimenticando (il funzionario) di aver fatto le elementari insieme (al cliente).

I messaggi dell’inversione di marcia c’erano tutti, ma le persone, o molte di esse, non hanno decodificato il nuovo linguaggio firmando tutto quanto gli veniva sottoposto dall’ex compagno di banco che, a pensarci dopo, era vigliacco e spione anche a scuola.

Oggi, passato del tempo prezioso, sembra che le responsabilità del tracollo bancario del Paese siano da attribuire a tutti quei privati e piccoli imprenditori che avevano e hanno partecipato, da buone formiche, a far diventare grande, credibile e importante il nostro sistema bancario messo in crisi dalle fallimentari e avide imprese private e di Stato – di cui non si sono mai potuti fare i nomi. E non solo, abbiamo avuto, salvo qualche eccezione, una classe dirigente bancaria pasticciona e golosa di compensi e benefit da regnanti.

Dunque, lo avevamo detto; ebbene sì con la serie di libri Istituti diScredito 1 e 2 presentati sia in Senato che a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Valori di Milano, da noi era stata fatta una denuncia precisa. Ora, a virus dilagante e fuori tempo massimo si è insediata la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Banche presieduta da Pier Ferdinando Casini e Ernesto Brunetta come vice; se volessero davvero fare opera di disinfezione sugli untori che hanno ucciso il 30% delle imprese italiane e degli operai risparmiatori, prima di sentire funzionari e amministratori delle banche (gli untori), dovrebbero ascoltare le vittime (le associazioni dei risparmiatori).

Oltretutto, sarebbe anche una buona mossa elettorale, ma lo faranno? Assolutamente no, perché anche loro e prima ancora la Banca d’Italia, ascolteranno le ragioni dei serial killer bancari responsabili di aver ucciso i risparmi e il 30% delle aziende del Paese. Ormai, il “danno” è tratto, ma questo lo sanno bene, altrimenti avrebbero chiesto ad un altro ex Presidente della Camera che, almeno nell’idea, avrebbe avuto un significato di giustizia diverso da quello che possono offrire i due noti politici (Casini e Brunetta), ci riferiamo a Luciano Violante.

Perché noi sosteniamo la banca che faceva ricchezza nel rispetto dell’articolo 41 che tutela l’iniziativa economica privata e dell’articolo 47 che incoraggia e promuove il risparmio.

Angelo Santoro e Biagio Riccio

Un “Pos” per le banche, altro che fisco! 

Dal 30 settembre entra in vigore quella norma varata dal Governo Monti nel 2012 che obbliga ogni attività commerciale e professionale, senza distinzioni, a dotarsi di un Pos allo scopo di scovare quei “bastardi” evasori che si ostinano a utilizzare il contante per comperare una confezione di tachipirina.

La novità è che nei ristoranti o Bar, ad esempio, il cliente dopo aver fatto una scorpacciata di leccornie, in mancanza di Pos o causa Pos momentaneamente non funzionante, avrà facoltà di rifiutarsi di pagare in contanti e riservarsi di tornare per il saldo… via Pos.

Il mondo è pieno di persone perbene che da Milano poi tornano a Roma solo per saldare quel conto lasciato sospeso per distrazione o responsabilità del conduttore del locale, Bar o ristorante che sia; pronti ad accollarsi quella piccola percentuale che andrà alle povere banche per la transazione.

Tutto questo casino per fermare l’evasione? Macché, solo per alimentare le fornaci delle banche che consumano più soldi che carbone per pagare benefit e compensi faraonici a quei funzionari i quali hanno dissipato i risparmi degli italiani, oltre ad essere colpevoli di aver fatto chiudere il 30% delle loro attività.

L’opulenza nei palazzi di vetro, specchi e arazzi è spaventosa e non ci rinunceranno mai, piuttosto chiuderanno qualche filiale di campagna, come stanno chiudendo, che aiutava e aiuta, i contadini a comprare la sementa, fregandosene del conseguente licenziamento di quei bravi funzionari e impiegati che avevano contribuito e contribuiscono allo sviluppo dei territori.

Altro che vendere le loro collezioni d’arte, quelle, semmai, le comprano ancora per godersele in pochi privilegiati mentre sorseggiano uno cherry; meglio così, perché tanto la maggior parte di loro ha dimostrato di non capire un “cazzo” di banche e finanza.

Chissà, forse saranno capaci di gestire il traffico dei Pos, speriamo!

Commissione Parlamentare sulle Banche, al via!

La Commissione d’Inchiesta sulle Banche è al via, c’è nervosismo tra gli imputati curiosi nel vedere chi sono i parlamentari che oseranno sfidarli nella gara  – io ti ho dato, tu mi hai dato – in quanto sarà un rincorrersi di notizie che non porteranno a nulla. Anche perché se il Governo avesse avuto davvero l’intenzione di mettere sotto inchiesta gli istituti di credito non avrebbe fatto emanare le leggi che le hanno finanziate con i due Decreti Salva Banche.

Comunque, staremo a vedere; fatto sta che insieme agli immigrati terranno banco nel dibattito elettorale dei prossimi mesi. L’idea è che alla fine in questo assoluto nulla di serio, verrà ammanettato qualche povero disgraziato di banchiere che magari non centrava niente e non verranno puniti, come si dovrebbe, tutti quei funzionari sicari di organizzazioni internazionali che hanno messo a dura prova il nostro sistema bancario.

L’idea è che alla fine, abbassato il sipario della disperazione dei tanti azionisti truffati (sembra 1 milione) non si cominci a maltrattarli, come Matteo Renzi ha maltrattato con la frase “lo dica a sua sorella” la povera signora dai capelli bianchi Giovanna Mazzoni, proprio l’altro giorno, che voleva solo essere ascoltata.

La responsabilità però non è tutta del Governo che aveva l’obbligo di tenere insieme il sistema Paese, ma è delle banche che, trovato un terreno favorevole, hanno distrutto aziende e risparmi dei lavoratori, ma anche soprattutto dei risparmiatori incapaci di aver fatto sentire la loro voce, come ad ammettere che in fondo avevano torto nel gridare alla truffa, alla truffa.

Se notiamo i comportamenti degli stessi correntisti raggirati che, ancora oggi, entrano nelle filiali dove ci sono i funzionari che li hanno raggirati con il cappello in mano, la cosa certo lascia perplessi.

Ora, trovare un colpevole è difficile durante una controversia, perché la verità di solito è sempre in mezzo; fatto sta che la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Banche è al via mentre il Governo, per ragioni anagrafiche, sta per appendere il cappello al chiodo e tutto terminerà prima di cominciare.

Angelo Santoro

Banche Banche Banche 

Un titolo curioso che sembra presagire quasi un pezzo thriller, invece è solo una riflessione ad alta voce come a voler ricordare qualcosa di familiare che non ti viene in mente.

Quando si combinano così tanti guai e l’argomento ha tenuto con il fiato sospeso i correntisti, i risparmiatori, gli affidati e coloro che hanno fatto richiesta di un mutuo, tutti indistintamente vittime dirette e indirette della banche italiane per così tanto tempo – sei talmente frastornato che non ricordi nulla. E succede che fai un gran fatica a ricollegarti ai tanti episodi traumatici che hanno sconvolto la tua vita, quasi non volessi più ricordare per non soffrire, rimuovere ogni ricordo, cancellare ogni traccia di passato e guardare solo al futuro. 

Ecco, il futuro, un futuro che per molti italiani non c’è più proprio grazie all’ignoranza di tanti dirigenti di banca che si sono venduti alla finanza e ucciso quasi metà della piccola imprenditoria del Paese (l’ironia è che questi dati sono stati diffusi, quasi con godimento, dalla stessa Banca d’Italia).
Da qui, mentre mi accingevo a scrivere l’articolo ho avuto un vuoto di memoria colmato da una di sorta di scaramanzia come se nulla fosse successo, invece è tutto vero! È vero che i banchieri italiani, succubi della “finanza” di cui molti di loro non conoscono neanche il significato della parola, hanno ucciso l’Italia.
La domanda ora è, a parte chi esporta manufatti, che fine faranno gli zombi” del credito? Come camperanno le tantissime persone che non rientrano nelle statistiche del Governo, il quale ci racconta di una luce accecante in fondo al tunnel che ci aspetta? Rimarranno nelle retrovie e saranno superati pure dai migranti, o anche per loro ci sarà una nuova speranza di futuro? Perché la cosa non è ancora chiara! 
Cosa fare, allora? Beh, l’unica cosa possibile, cioè rimettere in navigazione le tante associazioni di risparmiatori rimaste all’ancora e remare, remare per attraversare il mare e portare al sicuro le vittime del sistema bancario italiano.

Un appello? Certo, un appello a tutti coloro che a ridosso di una campagna elettorale capiscano che questo è l’ultimo momento utile per agire e dare soddisfazione a quanti sono stati ingannevolmente raggirati dai banchieri con una causa etica pubblica – perché almeno vengano condanni dalla morale. Come?
Raccontando i fatti!!!

Che i ritenuti truffati vadano a testimoniare le scorrettezze ricevute che, anche se non hanno rilevanza civile e penale, possono mettere seriamente in imbarazzo i vertici degli istituti di credito e se sono tanti, come in effetti sono, il caso diventerà politico e remando di buona lena verrà risolto con l’allontanamento dei killer della classe media italiana. 

Magna Germania

La Corte Costituzionale tedesca, con la sua sentenza, sembra voler fermare la corsa dell’Euro e del Presidente della Banca Centrale Europea.

Visto il delicato argomento tecnico, che in breve sostanza mette sotto accusa Mario Draghi, si consiglia la lettura muniti di un commercialista e un avvocato con accanto pure un banchiere. A proposito, per quale motivo Wolfgang Schäuble lo difende? I maliziosi dicono che vuole il suo posto!

Il caldo di quest’anno è stato provocato dai banchieri, che hanno assoldato Lucifero per stremare ogni nostra resistenza e portare a compimento i loro programmi. Hanno iniziato a farsi approvare definitivamente dal Parlamento italiano il Decreto Banche Venete, per passare a Francoforte dove un ambizioso progetto è già in fase avanzata. Avanzata al punto che hanno commissionato una bara adeguata per l’Euro (la moneta unica europea). Oddio, le cose sono ancora riservate, ma i chiodi d’oro massiccio con la testa di diamante per chiudere la cassa da morto, tutta rivestita in broccato rosa, li stanno già lavorando – ad Amsterdam (in Olanda). Insomma, in Italia è Ferragosto e sono “tutti al mare a mostrar le chiappe chiare”, come cantava Pippo Franco al salone Margherita. Anche se sono tanti gli italiani rimasti a casa che non si possono più permettere neanche una gita domenicale in treno come ai tempi del fascismo. In Magna Germania, dove sono ancora incazzati per essere stati conquistati dai romani, il 14 agosto si è pronunciata la Corte Costituzionale che in breve sostiene che la politica monetaria espansiva voluta da Mario Draghi, tramite acquisto di titoli sul mercato secondario, “non si può fare”. Ci sono gravi indizi che il QE (Quantitative-Easing), esercitato dalla BCE come parte importante della propria politica monetaria non sia altro che un aiuto finanziario diretto degli Stati: fatto specificamente vietato dallo statuto della stessa BCE. Gli acquisti eseguiti dalla Banca Centrale, sempre secondo la Corte costituzionale tedesca, avrebbero arbitrariamente ridotto gli interessi, stimolato i prestiti e quindi sarebbero intervenuti sui budget dei singoli Stati facilitandone il finanziamento. Tutto questo sembra voglia dire che dopo aver impoverito i risparmi e ridimensionato la classe media e la piccola impresa, non c’è più interesse per i Paesi in difficoltà come l’Italia. Quindi secondo la sentenza dell’Alta Corte tedesca: l’Euro è morto!

A noi, cosa volete, ci lasciano beatamente “tutti al mare a mostrar le chiappe chiare”. Ah, avete saputo? I trasporti aerei greci sono già in mano ai germanici.

Ho idea che la Magna Germania si “magnerà” tutta l’Europa. Ora il punto è, ridotta l’Italia al lumicino lo farà anche con la Francia e si regalerà quel progetto nucleare interrotto – per un soffio – solo qualche decina di anni fà?!

Angelo Santoro

L’Africa e il Dragone 

La Cina è una nazione molto estesa, direi tra le più estese del mondo, ma non così tanto da sopportare l’espansione demografica che nei prossimi anni le farà raggiungere i due miliardi di abitanti. Una famiglia quando si allarga ha bisogno di una casa più grande, specialmente quando hai qualche risparmio, le cose vanno bene e il lavoro non manca.

Il caso del Paese del Dragone è emblematico, sono anni che gli uomini “formica” cinesi lavorano con grande intensità e profitto, e dopo aver alzato grattacieli e costruito città quasi all’infinito, ecco arrivato il momento di pensare al futuro e al più che meritato benessere.

Oltretutto è pure una questione di sopravvivenza perché le risorse che occorrono per alimentare la locomotiva cinese sono immense, quindi davvero hanno bisogno di comprare un luogo che sia in vendita, e l’Africa è in vendita ad un prezzo pure conveniente; inoltre è ricca di risorse naturali e ha tanto di quel verde dove i bambini possono ancora giocare in luoghi certamente meno inquinati dei loro.

Insomma, c’erano tutti i presupposti perché si pensasse ad una seconda casa. Infatti, già da tempo la Cina aveva stipulato un compromesso e dato una congrua caparra. Poi tra il Continente africano e la Cina c’è una gran fiducia, fatto sta che ancora prima del rogito, i cinesi hanno cominciato ad investine nelle infrastrutture, come ferrovie, aeroporti, strade, ponti e ecc. Insomma, tutto ciò che occorre per vivere in comodità.

Direi che la Cina è andata ben oltre senza aver ancora rogitato, ha iniziato a costruire intere città che possono ospitare milioni di cinesi, qualcuno già prevede che nei prossimi anni saranno circa 500 milioni i cittadini del Dragone che si trasferiranno nella dependance africana, anche con i laboratori produttivi. I cinesi sono un popolo previdente, ecco perché prima di trasferirsi stanno pensando a tutto.

E questo ha creato curiosità in Occidente, che prende in giro il popolo del Dragone dicendo che quegli sprovveduti dei cinesi sono andati in Africa a buttare via i soldi, perché gli appartamenti sembrano costare 100.000 euro: troppo cari per gli Africani. Al solito noi del vecchio mondo siamo così presuntuosi che pensiamo sempre di aver capito tutto! Infatti, la prima cosa che ci è venuta in mente é che gli uomini con gli occhi a mandorla fossero davvero andati in Africa a costruire alloggi di lusso da vendere a chi scappa dalla povertà.

Angelo Santoro

Banche di regime

Regime in economia é un insieme di principi, regole e procedure decisionali attorno alle quali convergono le aspettative di gruppi sociali ed economici. In fisica, indica la presenza di un fenomeno o di uno stato fisico che influenzano in modo significativo l’ambito di una certa ricerca. In politica, il regime è una forma di governo, ma il termine ha assunto nella storia italiana recente, il significato di regime autoritario. Poi c’e il regime supersonico, transitorio, turbolento. Ecco, turbolento ci ricorda il regime bancario che da qualche anno provoca enormi scosse al sistema finanziario italiano e, conseguentemente, a risparmiatori e imprese.

Il rimpianto per questa debacle, non è tanto per il comportamento spregiudicato che le banche hanno avuto, e hanno, nei confronti dei clienti, ma quanto per quello delle Associazioni dei consumatori che non sono state capaci di difenderli. Andiamo comunque con ordine: la banca è il leone re della foresta e come tale si mangia la zebra, oltre agli altri animali – da sempre. È nel suo ruolo quello di sbafarsi la preda più debole; quando invece succede che un numero di zebre rilevanti carica re leone, lui (il leone) batte in ritirata nell’attesa che il branco si sciolga per tornare all’attacco. La banca leone non ha sbagliato nulla, ha solo esercitato il diritto di sopravvivere nella savana.

Prima di arrivare al punto dell’articolo, ci piace ricordare che il massimo del risultato raggiunto dai lavoratori è stato quando i tre sindacati confederati agivano insieme, la famigerata triplice; ed è allora che hanno ottenuto di più per gli operai. Appena si sono indebolite la UIL di Angeletti e la CSL di Bonanni, lasciando sul campo la sola CGL, peraltro dilaniata al suo interno, ai lavoratori è stato portato via ogni cosa: compreso l’articolo 18! Se le banche avessero trovato la strada sbarrata dalle Associazioni dei consumatori unite a difesa dei risparmiatori, forse le cose sarebbero andate diversamente. Anche perché gli istituti di credito non avrebbero potuto riservare un trattamento privilegiato singolarmente, diciamo che ogni responsabile sarebbe stato buon custode dell’altro?

Fatto è che la nostra smania di personalismo ci ha reso facili prede di banche che hanno fatto impunemente tutto ciò che volevano, fino a stroncare anche gli ultimi samurai delle associazioni venete che singolarmente sono state massacrate dalle rispettive plance di comando, peraltro malandate, di Vicenza e Montebelluna. A chiusura della storia, e a riprova della nostra teoria, vogliamo ricordare che il cinque maggio dell’anno 2016 le due associazioni che difendevano i grandi e piccoli azionisti di Veneto Banca, “unite” avevano conquistato tutto il Consiglio Direttivo della stessa, in una assemblea che aveva lascito basito il mondo della finanza. Fantastico, hanno vinto? Macché, “divise” al primo consiglio direttivo sono state divorate da re leone in un boccone (giugno 2016).

Con la definitiva approvazione del Decreto banche venete da parte del Senato non ci rimane che rendere onore ai vincitori, e pregare gli azionisti sconfitti di fare ricorso al loro pudore – e tacere. Ma quali banche di regime, semmai correntisti servili e gioiosi mentre si fanno spolpare dal re della foresta.

Riprendersi il futuro

Tutti i giorni vengono trattati argomenti di gossip sociale, vengono trattati perché spesso i lettori non sono interessati a sapere del loro futuro, ma soprattutto sembra non vogliano sapere dei responsabili che hanno cambiato in peggio lo scorrere delle rispettive vite. Divorano l’informazione che riguarda il vicino di casa, ma di ascoltare gli argomenti che li riguardano… non se ne parla.

Anche il dibattito politico si svolge di conseguenza – dare all’elettore ciò che desidera. Le responsabilità non sono di chi pensiamo abbia approfittato della salute dei nostri risparmi, perché siamo noi che lo abbiamo permesso. Di solito quando si commette un’ingiustizia ci si aspetta una reazione, ma nessuno ha mai reagito, o almeno nei modi dovuti.

L’esempio quasi viene spontaneo dallo scandalo delle banche, ma cosa parlarne a fare. I presunti truffati, e ribadiamo presunti, non ne vogliono sapere, leggere e informarsi sull’argomento non ci pensano neanche, non ci sono scusanti per questi signori, perché o ritieni che sono stati violati i tuoi diritti e reagisci, oppure le cose non sono andate esattamente come vengono descritte da chi si ritiene vittima del suo istituto di credito.

In questo caso, non intendo soffermarmi sui problemi delle singole persone, ma sull’impatto sociale della crescita dei territori, e quindi del lavoro che è stato bloccato come un’indigestione. In pochi anni sono stati depotenziati i crediti che davano ossigeno all’impresa per la crescita, e crescita significava nuovi posti di lavoro e nuove aziende.

Ora, invece, bisogna avere credenziali diverse, credenziali che non abbiamo, quindi destinati alla disoccupazione a vita. No, non abbiamo reagito, siamo rimasti inermi difronte alla più sonora bastonatura subita dalla piccola e media impresa italiana. Come pensiamo di uscire dal processo di delocalizzazione delle banche e conseguente credito? Siamo come cani rabbiosi che si mordono la coda senza la freddezza necessaria per cambiare le cose, e assecondiamo chi sostiene che non possiamo fare più nulla!

Possiamo fare tantissimo invece, ma l’ostacolo più grande è mettersi d’accordo, cercare quella coesione d’insieme che per cultura noi italici non avremo mai. Avete idea di cosa significherebbe associare tutti gli azionisti delle banche italiane in una federazione? Penso proprio che in un baleno tornerebbe quel perfetto equilibrio tra risparmio e credito che ha permesso all’Italia di diventare un grande Paese. L’unico ostacolo è la guida di un’uomo onesto, e ad oggi Diogene non lo ha ancora trovato.

Angelo Santoro