Azionisti di banca privati
anche della dignità

Le banche sono quasi imbattibili, ma i banchieri una volta accerchiati si possono catturare. Allora ci poniamo una domanda: se il cliente ha ragione ed è stato palesemente imbrogliato, come è successo ai tanti azionisti in generale e a quelli veneti in particolare, non è possibile fare nulla per riscattare i loro risparmi? Certamente, tanto per cominciare, ci vuole un buon avvocato, sporgere denuncia e fare una causa, ma per l’esito ci vuole tempo, denaro e il rischio concreto di mangiarsi il fegato; mentre i banchieri se la godono perché possono permettersi lunghe e costose cause utilizzando proprio i soldi dei risparmiatori.

Allora, come è possibile difendersi ed avere giustizia? Beh, l’idea è che ogni gruppo di persone che ha sottoscritto l’acquisto di azioni in una determinata filiale di banca dovrebbe denunciare per false informazioni i funzionari che gli hanno venduto carta straccia; l’effetto domino sarebbe imbarazzante per l’istituto di credito di riferimento, il quale dovrebbe correre ai ripari e scendere a patti per trattare almeno una parte di risarcimento!

In parole povere, la banca vince perché con la sua potenza economica aggredisce un azionista debitore per volta, lo butta a terra e gli sequestra la bottega che era stata chiesta a garanzia in cambio del prestito per comperare le azioni. Se invece a parti invertite un gruppo di azionisti “truffati” sporge denuncia contro ogni singolo funzionario responsabile di aver venduto le azioni in mala fede, la Procura non può rifiutare la querela; ovvio, salvo poi dimostrare di aver ragione.

Però, vorrei proprio vedere, per esempio, se i 207.000 azionisti delle banche venete querelassero singolarmente i rispettivi direttori di filiale che hanno imposto la vendita di azioni, pena la revoca dei fidi, i giudici come potrebbero non tenere in considerazione le ragioni degli azionisti ingannati?!
L’idea è quella di una rivoluzione gandhiana contro l’arroganza del potere bancario.

La metafora è che per catturare il leone l’unica possibilità è allontanarlo dal branco e dal suo regno, la foresta; altrimenti ogni lotta è perduta in partenza e l’azionista “turlupinato” è destinato ad essere sbranato una seconda volta.

La riflessione ha dei fondamenti che vale la pena approfondire, in quanto sarebbe sufficiente che un migliaio di azionisti, meglio se iscritti ad una sola associazione, sporgessero querela contro i direttori di filiale in malafede per far saltare i nervi alle banche. Qualcuno azzarda anche l’ipotesi che, i funzionari chiamati a rispondere della responsabilità di aver venduto le azioni “truffaldine”, sarebbero disponibili a rinunciare perfino all’arroganza.

Con questa azione si potrebbe attirare il banchiere/leone fuori dalla foresta bancaria e dare una svolta allo scontro, che vedrebbe l’azionista gabbato battersi ad armi pari; mentre attualmente il comportamento dei bancari è vigliacco, in quanto pur sapendo di avere torto, ma forti dei soldi che non sono i loro, si rivolgono ai Tribunali per pignorare la casa che era stata chiesta in garanzia per finanziare l’acquisto di azioni “fantasma”.
Prima di arrendersi varrebbe la pena combattere “uniti” e determinati un’ultima volta per recuperare i risparmi, altrimenti non rimane che cedere ai “malfattori” anche la dignità e stremati rinunciare ad ogni azione.

Angelo Santoro

Le banche vendono ancora diamanti?

Di recente pensavo che sarebbe opportuno fare un’inchiesta sul caso degli istituti bancari che, tra un bonifico, un fax, un blocchetto di assegni e qualche bolletta dell’Enel quietanzata con lo schiocco del timbro “pagato” – di quei timbri così marchiati che ti mandano a casa sereno e soddisfatto d’aver fatto il proprio dovere di cittadino – sotto sotto vendono diamanti.

Il fatto che alcune banche siano state trasformate in incaute venditrici di diamanti sicuramente non contribuisce ad accrescere la fama di un sistema bancario eticamente irreprensibile. Coi soldi dei nostri risparmi, queste banche sono entrate in società con altre società a responsabilità limitata (per i banchieri, forse… non certo per quei poveri clienti indotti ad acquistare pietre, spacciate per diamanti preziosi) con la finalità di mettere al riparo i loro gruzzoli.

La storia è più o meno questa: alcuni alti funzionari di istituti di credito erano gli stessi che sedevano nei consigli di amministrazione di altisonanti società diamantifere – che di altisonante avevano ben poco, in quanto erano soliti comprare i brillanti da commercianti, a loro volta acquistati da altri ancora – , sono stati per lunghi periodi intenti a vendere questi brillocchi ai poveri creduloni, clienti dei loro istituti.

Infatti, i sempliciotti venivano chiusi nell’ufficio del direttore della filiale che gli proponeva, da grande esperto diamantifero qual era, l’affare della vita, mettendo in evidenza la sua posizione di forza nei confronti del malcapitato cliente che, con voce tremante, fantozziana, mentre firmava l’acquisto, chiedeva intimidito: “ma signor dottore, se poi voglio monetizzare, sicuro che la banca li riprende indietro, vero?”; puntualmente l’azzardoso funzionario rispondeva: “mi dovrà pagare un caffè quando dovesse succedere, vedrà come sarà cresciuto il suo gruzzoletto!”.

Un cazzo: ogni qual volta capitò esattamente quanto temuto dal malcapitato, non solo lo stesso veniva trattato con sufficienza, ma si vedeva ridurre il prezzo del prezioso investimento del 50 percento rispetto al prezzo d’acquisto, sentendosi addurre come scusa implausibile una rivolta africana a ridosso delle miniere, la stretta europea sulle politiche fiscali d’importazione, il ritorno del bolscevismo, l’arrivo dei marziani e l’innalzamento incontrollato dei gas serra.

Hai capito che faine le banche! Volevano fare anche i gioiellieri con i soldi dei risparmiatori, che poi strozzavo puntualmente! Passata la moda dei diamanti per qualche malcapitato ribelle che cominciava a minacciare di menare le mani, i banchieri hanno cambiato musica, ma non la solfa: sono passati prima ai derivati e poi alle azioni “fantasmine”. Come se negli istituti di credito si festeggiasse sempre Halloween.

Difendere l’Istituzione bancaria per salvare il risparmio

In questi lunghi anni di difficoltà economica ci siamo scagliati emotivamente contro le banche senza ottenere nessun risultato, se non la soddisfazione di inveire contro il “nulla”: perché gli istituti di credito sono palazzi inanimati; mentre avremmo dovuto indicare negli uomini responsabili del dissesto finanziario del Paese e dell’uso illegittimo dei risparmi degli italiani, difeso dall’Art. 47 della nostra Costituzione: i banchieri, la classe dirigente, le guardie del corpo dei nostri risparmi.
Certo, un po’ per il timore di essere bastonati dal direttore di filiale che ci avrebbe messo più in difficoltà di quello che eravamo, un po’ per ipocrisia, abbiamo trovato molto più comodo generalizzare con lo slogan: “abbasso le banche”, sapendo che inveivamo contro il “nulla”.

Perché questa banale precisazione! Semplicemente per ricordare che ogni indagine inizia con una denuncia, ogni malato viene curato se dice di non sentirsi bene… e così via. La precisazione sta ad indicare che ogni cittadino ingannato dalla sua banca per tassi non concordati, o spese che si era visto addebitare arbitrariamente in conto corrente, forse avrebbe limitato i danni se avesse sporto denuncia prima che i banchieri diventassero così sfrontati fino ad inventarsi di vendere le azioni ai correntisti ad un prezzo infinitamente superiore al reale.

Inutile rammentare la metafora che quando la casa è piena di marmellata qualcuno in famiglia prima o poi ci infila il cucchiaio e si ingozza della gustosa confettura. Negli anni Settanta, Calvi e Sindona sono tra i primi a non saper resistere all’invito di intaccare i risparmi dei milioni di formiche che iniziavano a rendere grande il nostro Paese; poi, anni dopo, Antonio Fazio e la sua “banda” dei furbetti del quartierino… e da quel momento il sistema bancario è degenerato fino alla barbarie.
Tutto drammaticamente vero, ma cosa c’entra l’Istituzione bancaria? Le Istituzioni in quanto tali vanno sempre difese, perché sono i pilastri portanti di uno Stato, e le banche così come la sanità, l’esercito, la scuola e la magistratura, tra le altre, sono le basi di una comunità civile.

Adesso che il gigante “banche” è stato messo ai margini della credibilità, tutti abbiamo improvvisamente trovato il coraggio di denunciare le malefatte di un sistema che, in un modo o nell’altro, ogni correntista/risparmiatore conosceva.
Il vero problema che mette a repentaglio quanto è rimasto dei nostri risparmi è che di denuncia in denuncia stiamo minando le basi di quella Istituzione bancaria preposta a difenderli (i risparmi); con conseguenti ripercussioni sul lavoro e sugli investimenti del nostro Paese.

Non sappiamo se il Governatore Ignazio Visco sia stato una buona sentinella dell’Art. 47 della nostra Costituzione che difende il risparmio, però ci sono dei seri sospetti che il compito per lui sia stato gravoso al punto che la situazione gli è sfuggita di mano.
Averlo riconfermato nel suo ruolo di garante della Istituzione Banca d’Italia è stato un errore, un errore soprattutto perché doveva essere il capro espiatorio di un sistema seriamente compromesso dalla leggerezza di amministratori che hanno utilizzato le rispettive banche, oltre che i risparmi depositati, come una proprietà privata facendone l’uso più sfrenato.
La decisione di non riconfermare Ignazio Visco, avrebbe spinto la politica a cambiare i vertici di tutte le banche compromesse, e invitare ABI e CONSOB ad invertire la rotta.

Adesso possiamo solo sperare che le fondamenta dai Padri Costituenti possano resistere ai colpi di una campagna elettorale che proprio nelle banche ha trovato il terreno più fertile per uno scontro all’ultimo voto.

Le banche revocano i fidi e gli usurai brindano

C’è il sospetto che la classe dirigente di molti istituti di credito abbia catapultato inconsapevolmente persone, aziende e famiglie nell’Inferno dell’usura; negli ultimi dieci anni il fatturato degli usurai è cresciuto in maniera direttamente proporzionale alle perdite di affidamenti delle piccole imprese artigianali e commerciali.

Una denuncia? Certo, una denuncia, ma non una scoperta, in quanto il fenomeno è ampiamente noto tra gli usurati e i funzionari di banca, i quali in molti casi sono stati gli stessi suggeritori della finanziaria (si fa per dire) a cui rivolgersi per pagare una rata di mutuo scaduta o magari il rientro di un fido.

D’altronde, gli istituti non perdevano e non perdono nulla in raccolta di denaro, perché da una parte hanno chiuso il conto al correntista, ma dall’altra hanno incassato i proventi dell’usuraio che, grazie agli anonimi informatori, ha accresciuto il suo fatturato. Ora la domanda è, lo strozzino avrà pagato le royalties a chi ha segnalato il cliente raccontandone i minimi dettagli – salute compresa?

Questo non lo sapremo mai, anche se il sospetto che, una parte del mondo bancario svolge l’attività di procacciatore di polli da spennare, è forte; e come diceva Andreotti “a pensare male è peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Il giro di affari non si limita alla cambiale a garanzia di un prestito, ma anche all’acquisto di immobili e imprese; queste infiltrazioni usurarie sono note alle forze dell’ordine in quanto in alcune Regioni del Paese ne hanno incrementato l’attività investigativa.

In molti casi sembra che gli stessi direttori/amministratori di alcune banche abbiano costituito, sotto mentite spoglie, delle agenzie immobiliari piratesche che si precipitavano ad arrembare le proprietà di persone o aziende in crisi per acquistargli il bene che stava per essere pignorato dallo stesso istituto; il tutto sotto la regia privilegiata del vigliacco funzionario di banca che concedeva e poi revocava il fido per strozzare il cliente.

Veri e propri atti criminosi che violavano costantemente l’articolo 47 della Costituzione che tutela il risparmio. Si parla tanto di rottamazione della classe politica, non ho mai sentito una parola per rottamare la classe dirigente bancaria: forse è perché, come i sacerdoti, sono custodi dei segreti più segreti? Mah!

Angelo Santoro

Decreto Salva Risparmiatori e Azionisti

Complice reticente del clima ipocrita che si è creato attorno alla vicenda degli scandali bancari è il Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Banche Pier Ferdinando Casini, il quale è cauto nella possibilità che possano essere fatti i nomi dei grandi debitori. Lungi dal trattarsi di imprenditori impoveriti dalla crisi e messi in ginocchio dagli scandali bancari, i grandi debitori sono nient’altro che gli amici degli amici degli AD di alcuni istituti di credito che hanno contribuito al 60% a mettere in crisi il sistema bancario. Non si fanno nomi, per Ragion di Stato.

Parecchie banche hanno approfittato dei risparmiatori, vendendogli con l’inganno azioni dei loro istituti prossimi alla bancarotta. Al resto ci ha pensato Bankitalia che, voltando la testa e mettendola dentro la sabbia, ha permesso che i piccoli debitori, gli indebitati e impoveriti dalla crisi e dell’operato delle banche, fossero messi vergognosamente alla gogna e segnalati alla Centrale Rischi.

Due pesi e due misure, dunque.
Settimana scorsa in Veneto, a conclusione della settimana del Risparmio, sono state ricevute dal Sindaco di Cornuda quelle associazioni che in questi anni hanno sempre lavorato a fianco delle decine di migliaia di persone e aziende “violentate” dalle banche. Casi spesso drammatici di difficoltà economica, a cui ha fatto seguito in alcuni casi la perdita dell’azienda (30%, dati ISTAT) e, in casi estremi, persino la perdita della vita. Gli ospiti della serata hanno lanciato la campagna politica d’opinione “Manifesto “Lavoro, Risparmio, Investimenti” che fa proprie le parole dei Padri Costituenti.

I fondatori del Manifesto si prefiggono di chiedere al Governo un “Decreto Salva Risparmiatori e Azionisti”, allo scopo di bilanciare i Decreti Salva Banche, veri e propri interventi in extremis su situazioni di crisi che hanno riguardato alcune delle più note banche italiane. Peccato che questi salvataggi siano stati fatti sulla pelle dei risparmiatori e degli azionisti. Che senso ha salvare le banche, senza contemporaneamente salvare i risparmiatori, i correntisti e gli azionisti, tutti coloro cioé che animano la banca, che consentono con le loro operazioni la sua vitalità? Non sarebbero forse le banche, come sono ora peraltro, delle scatole vuote?

Per far ripartire il Paese, dunque, è necessario che le une, le banche, e gli altri, i risparmiatori, tornino ad essere insieme protagonisti, con pari dignità, del rilancio dell’Italia.
Ma non bastano le buone intenzioni e le belle parole; è necessario invece ritrovare quanto prima la fiducia negli investimenti e nel sistema bancario in generale; quella stessa fiducia prima ammazzata dai banchieri killer e poi seppellita dagli ispettori Clouseau di Bankitalia, distratti a cercare altrove e con la testa sotto la sabbia.
A breve, dunque, il lancio definitivo della Campagna Manifesto “lavoro, risparmio, investimento” che verrá presentata alla stampa e agli italiani. In quella stessa occasione, una rappresentanza di risparmiatori e azionisti sarà chiamata a scegliere un portavoce che si farà carico di promuovere il DecretoSalvaRisparmio e Azionisti presso le Istituzioni. Spetterà al portavoce, inoltre, tenere al corrente gli organi di informazione sugli sviluppi della vicenda, dimodoché, intensificando le pressioni sulle istituzioni, le richieste di cittadini e risparmiatori non possano essere più ignorate.

Il tutto sarà formalizzato nelle prossime settimane.

L’iniziativa svolta a Cornuda ha in ogni caso espresso un nuovo modus operandi: basta con le narrazioni “sfigate”, è ora di agire! Non è più tempo per le storie da “piccola fiammiferaia”, quelle in cui il pubblico gode nell’ascoltare le mortificazioni e le rinunce subite dagli oltre 200.000 azionisti truffati delle banche venete che raccontano il loro calvario. Gli azionisti e i risparmiatori sono decisi a fare tutti squadra come una testuggine; le loro parole saranno un’unica voce, quella espressa nel Manifesto “Lavoro, Risparmio, Investimenti”. La loro azione sarà una: ottenere il     ©DecretoSalvaRisparmiatori e Azionisti, a qualsiasi costo.

Finita l’epoca delle parole, inizia quella dei fatti. Per noi, come per le istituzioni.

Il progetto ©DecretoSalvaRisparmio appartiene a ©MANIFESTO ORIZZONTI  SOCIALI

Si salvano i banchieri. I risparmiatori e azionisti possono pregare… o crepare

L’ultimo Decreto Salva Banche dell’estate scorsa ha imposto la liquidazione coatta amministrativa per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, con la cessione di una serie di attività e del personale a Intesa Sanpaolo. Invece delle procedure di risoluzione (bail-in, ovvero il “furto” da parte della Banca dei soldi dei correntisti “facoltosi”), l’ “Europa delle Banche” ha concesso il ricorso agli aiuti pubblici per facilitare la liquidazione dei due istituti, attraverso iniezioni di liquidità di 4,8mld di euro a favore di Intesa San Paolo e 400 milioni quale eventuale costo da sostenere per le garanzie prestate dallo Stato sugli impegni dei due istituti. Come accaduto nei casi di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, i risparmiatori sono stati gabbati prima e sbeffeggiati poi. Il Fondo Interbancario di tutela dei depositi (Fitd), infatti, può stabilire arbitrariamente, entro 30 giorni dalla richiesta, quanto e come pagare i risparmiatori aventi diritto al risarcimento, per un indennizzo forfettario dell’80% del valore investito. Tutto ciò è vincolante per i creditori che abbiano scelto la procedura arbitrale come modalità di indennizzo, soggetti comunque alle decisioni arbitrarie e vincolanti di Anac e Fidt. Non solo ai risparmiatori viene chiesto di provare le “responsabilità per violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza” ma viene negato loro il diritto a un rimborso totale, anche nel caso di truffa acclarata. Sono duemila inoltre i risparmiatori che non potranno accedere all’arbitrato perché non hanno acquistato i titoli attraverso un intermediario bancario.
Negli ultimi tempi, per restituire fiducia ad azionisti e semplici correntisti, Intesa SanPaolo ha chiuso un occhio sulla diffusione di un video in cui una solerte direttrice di una filiale, accompagnata da prezzolati collaboratori, mette in scena un balletto con tanto di canzoncina con l’intento di rassicurare i correntisti: “io ci sto, ci metto la faccia” suona l’accattivante slogan della canzoncina. Quale faccia? Quella come il sedere che hanno! Non la direttrice e i suoi collaboratori, ci mancherebbe… a cui va la nostra solidarietà per la pagliacciata che sono stati costretti a inscenare, bensì quella di questi panciuti banchieri e dei loro servi corrotti che siedono nelle poltrone più blasonate.
Continueremo a pensarla così; continueranno a pensarla così tutti gli azionisti, obbligazionisti, risparmiatori e creditori truffati! Almeno fino a quando non verrà proposto un nuovo decreto-legge “Salva azionisti”… ma chissà perché, dei comuni cittadini, piccoli risparmiatori o investitori, non frega nulla a nessuno in questa miserabile Europa di banchieri.

1. La società del risparmio liquido. 

Avrebbe potuto essere l’incipit di un nuovo libro di Bauman, il filosofo della “società liquida”. Scopo del risparmio – si legge nei manuali di macroeconomia – è quello di poter disporre in un secondo momento delle risorse non spese. Ciò significa rinunciare a spendere oggi, per consumare domani (e consumare di più). Il cittadino risparmiatore, quando apre un conto corrente e deposita i propri risparmi, dovrebbe essere certo di poter contare in futuro della liquidità monetaria di cui dispone. Dopo il BAIL-IN, ovvero quella misura europea che dispone, per salvare la banca, il saccheggio (senza restituzione) dei soldi di quei correntisti che hanno più di 100mila euro nel conto, non è più così: il risparmio è diventato qualcosa di liquido… non nel senso che è connesso alla liquidità monetaria, bensì proprio nel senso di stato “liquido” che precede quello gassoso. Infatti, questi dottoroni “educatori finanziari” ci rimbambiscono parlando di volatilità dei mercati finanziari come momento proficuo per investire i propri risparmi. Che alludano forse al passaggio futuro dallo stato liquido a quello gassoso del nostro denaro? Ovvero, al fatto che i nostri risparmi, tra il Bail-in e i cattivi investimenti proposti, si siano volatilizzati?

2. Il lavoro… chi l’ha visto?

Non passa giorno senza che, in TV o aprendo un giornale, non si parli dell’automazione e robotizzazione del lavoro. Le magnifiche e progressive sorti dell’Homo Tecnologicus sono in procinto di compiersi! Evviva: non si faticherà più come prima, perché i lavori più pesanti e ripetitivi verranno affidate alle macchine e ai robot. E intanto? Intanto, c’è chi in Italia lavora anche fino a 10 ore al giorno dietro una scrivania di un call center con contratti precarissimi (quando gli va bene, sennò c’è sempre il sommerso o i “nuovi vaucher”). E per uno che lavora, dieci sono a spasso…disoccupati, esodati, esclusi dal mercato del lavoro, più o meno definitivamente. Provate voi ad entrare in una banca per accendere un mutuo… A meno che non abbiate un fantomatico contratto a tempo indeterminato da mostrargli vi rideranno in faccia. Tra l’altro, pare si stia allestendo un museo archeologico per quelle rarissime copie di contratto a tempo indeterminato in circolazione: la sezione è quella della preistoria moderna. Se ne avete uno, provate a cederlo, in cambio vi daranno obbligazioni scadute.

3. Crediti (e creditori) che soffrono, banchieri che gioiscono. 

Scopo di una banca dovrebbe essere quello di far credito alle imprese, aiutarle a crescere, perché da ciò dipende la crescita dell’intera economia, e quindi del mercato finanziario stesso. Peccato che, dopo aver quasi regalato case e concesso mutui a tassi stracciati per oltre dieci anni (la famosa espansione prima del big bang dei mutui subprime), oggi sia sufficiente una rata di mutuo non pagata o un deficit dei profitti da parte della propria impresa (cosa normalissima in un periodo di crisi) per far sì che la “banca amica” si trasformi in una sanguisuga. In un battibaleno, il credito precedentemente concesso viene definito, a seconda dei casi, “in sofferenza”, “deteriorato”, “incagliato”. Gli anglofoni hanno chiamato questi crediti deteriorati “Non Performing Loans” (prestiti non performanti), ovvero crediti ceduti dalle banche a soggetti finanziari terzi, con l’abbattimento di oltre il 70percento del valore dei titoli azionari. Bell’affare questo! Pur di non lasciare ai privati e alle banche la possibilità di concertare la restituzione del debito, magari attraverso organismi di conciliazione, si preferisce “deteriorarlo”; così ci rimette non solo il cittadino e l’ imprenditore (che viene segnalato alla Centrale Rischi), ma anche la Banca e il soggetto terzo che vede appiopparsi questo credito oramai ridotto a brandelli.
“Cari banchieri, la verità è che qui a deteriorarsi è solo la nostra fiducia: abbiamo creduto ai consigli e agli investimenti che ci avete proposto e siamo stati fregati; abbiamo creduto alle associazioni di consumatori e ci hanno lasciato soli; abbiamo creduto che questi soggetti terzi potessero aiutarci nel debito che voi banchieri ci avete fatto contrarre, e ce la siamo presa in saccoccia; abbiamo creduto infine nelle istituzioni che potessero intervenire aiutandoci e, tra Bail-in e decreto “Salva-banche” (per non parlare del debito sovrano), abbiamo visto come è andata a finire. Ora non ci caschiamo più: come Totò nasconderemo i nostri risparmi nella mattonella della cucina e, alla bisogna, ci faremo credito tra di noi, contando sulla reciproca solidarietà e sul mutuo aiuto.”

4. Mai più segnalati alla Centrale Rischi: amnistia finanziaria per tutti. 

Il buon vecchio Pannella, che di amnistie se ne intendeva, direbbe oggi che, tra furti di risparmi, cattivi investimenti proposti, prestiti non performativi, insolvenze, crediti in sofferenza, i banchieri non fanno altro che buttarla in caciara. Intanto però, persino lo zelante impresario che ha speso una vita intera, pagando puntualmente le tasse e i propri dipendenti, oggi si ritrova iscritto alla “Centrale rischi”, a causa magari dell’insolvenza di una rata, di un investimento sbagliato (magari suggerito dai banchieri stessi), o banalmente di un problema di fideiussione. In tempi di recessione e concorrenza globale dei mercati, come si può pensare che una piccola impresa non possa subire un momento di difficoltà? Eppure, la spietata e inflessibile corte dei banchieri e degli oligarchi europei non ammette deroghe, né sconti: sei stato anche per una volta un cattivo pagatore? Sarai impossibilitato a chiedere anche solo 1 euro di credito, fino a tre anni successivi l’estinzione del debito. Ma, se impossibilitato ad accedere ai finanziamenti, come può un libero professionista svolgere il proprio lavoro e contribuire così alla crescita economica e dell’occupazione del nostro Paese? Questo è un vero e proprio circolo vizioso che è urgente spezzare!

Come? Con un’AMNISTIA FINANZIARIA per tutti i segnalati alla Centrale rischi. 

Le imprese indebitate, infatti, con l’amnistia finanziaria, avrebbero la possibilità di tornare a crescere, permettendo così alle banche di rientrare dei propri crediti. Inoltre, ciò rappresenterebbe per le banche la possibilità di avere nuovi clienti e di realizzare quell’indipendenza nei confronti dello Stato e della finanza pubblica dei cui finanziamenti continuano ad usufruire.

Banchieri, mollate l’osso e il cappio sulle nostre teste! Solo aiutando il nostro Paese e la nostra economia a crescere, ci sarà possibilità di crescita anche per voi. Altrimenti, per voi, il futuro sarà quello di una guerra fratricida, fatta a colpi di riorganizzazione della governance, acquisizioni, smantellamenti dei CDA, insolvenze da sanare… sempre nella speranza che “Papà Stato” intervenga ogni qual volta combiniate qualche casino.

Angelo Santoro

Premiata la corte di Visco II

Una ubriacatura di promozioni e conseguenti aumenti di stipendi in Banca d’Italia, come a voler festeggiare la nuova incoronazione di quel re nudo che ci ricorda quella fiaba di Andersen dove un imperatore vanitoso, soprattutto nel vestire, si fece intortare da due imbroglioni che gli dissero di avere a disposizione un tessuto talmente leggero da sembrare invisibile.

L’imperatore, ordinò subito un abito per mostrarsi ai sudditi i quali applaudirono l’eleganza del sovrano, che in realtà non indossava nulla e fu allora che i cittadini si resero conto che il re non aveva niente addosso: era nudo.

Dunque, la vanità; Ignazio Visco, neo eletto Governatore di Bankitalia, nel suo precedente mandato (2011-2017) ha esercitato il suo ruolo in punta di scarpone, con una presenza mediatica, attivismo e una esposizione superiore a quella di tutti i suoi predecessori messi insieme; fino a dare l’idea che volesse perfino ispezionare lui stesso le questioni interne delle banche.

Ricordiamo, che per questa sua generosità operativa è stato anche indagato nella storia poco edificante della Banca Popolare di Spoleto. Certo, una strana coincidenza che quasi alla fine del suo primo mandato e a poche ore dall’inizio del nuovo, un numero incredibile di funzionari passino ad incassare il meritato premio di una carriera da fare invidia allo stesso re.

Tutto questo succede mentre sotto le mura di Palazzo Koch, i risparmiatori e gli azionisti reclamano a gran voce che venga ripristinata la giustizia finanziaria che li ha ridotti in povertà. Il punto è che Ignazio non li può ascoltare, perché ha promesso che l’insegna del suo secondo mandato sarà quella di “non vedere, non parlare e non sentire”, ma solo ubbidire a quei poteri che lo hanno riconfermato a bassa voce, quasi a non farsi sentire – loro!

Angelo Santoro

Visco rimane, però deve cambiare rotta

Provate ad immaginare una grande sala operatoria diretta da un famoso chirurgo, diciamo Barnard (il re di cuori?) primo al mondo ad aver fatto un trapianto cardiaco, che lascia ai suoi la libertà di eseguire gli interventi più idonei a seconda della gravità dei pazienti. E diamo per buono che le sue direttive siano state male interpretate e il suo staff abbia provocato morti e feriti; chi dovrebbe pagare per la morte o invalidità dei pazienti se non lui, il responsabile di tutto il “baraccone”?

Un esempio stravagante per entrare nel merito della recente notizia che vede il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, perdere rapidamente terreno per la sua riconferma a Palazzo Kock – causa crisi sistema bancario italiano a lui attribuita. Ora, la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Banche presieduta da Pier Ferdinando Casini, cercherà di fare chiarezza sulle responsabilità individuali, altrettanto gravi come quelle di Ignazio Visco in quanto comandante supremo. Un comandante il quale, pur non essendo andato personalmente a controllare le situazioni dei singoli istituti di credito, salvo la Banca Popolare di Spoleto dove peraltro è stato indagato, è comunque il responsabile più responsabile di tutti proprio perché governa Bankitalia. Tornando al singolare esempio della sala operatoria, capite bene che, seppur in buona fede, non si può riconfermare l’artefice, anche se indiretto, dei disastri bancari; chi paga per i morti e gli invalidi rimasti sotto i ferri dei macellai banchieri? Non è sufficiente che il sistema chieda al responsabile “rimani, ma cambi rotta”, cosa vuol dire? Ti diamo un’altra chance sulla pelle dei pazienti? Quale esempio per i cittadini risparmiatori se non vengono presi drastici provvedimenti nei confronti del sistema bancario italiano a partire dalla testa (Ignazio Visco)?! Ricordiamo che tutta questa attenzione non è solamente per l’operato superficiale della Banca d’Italia, la quale ha consentito a molti istituti di credito di vanificare i risparmi di parecchi italiani avallando la vendita di azioni “truffaldine”; ma si somma al precedente scandalo che aveva scosso le fondamenta di Palazzo Koch all’epoca dei “furbetti del quartierino” protetti dall’allora Governatore Antonio Fazio, poi sostituito da Mario Draghi (2005-2011).

È per questo che Ignazio Visco non può e non deve essere riconfermato, la sua corona di re deve essere consegnata ad un’altro re, le Istituzioni ne uscirebbero rafforzate e si eviterebbe che l’episodio diventi un caso politico da strumentalizzare a piacimento dei partiti che vanno ghiotti di scandali per girarli a loro vantaggio – al fine di guadagnarne consensi. Le Istituzioni, in quanto tali, devono essere messe al riparo da ogni strumentalizzazione elettorale. Il Governatore Ignazio Visco non deve cambiare rotta, ma lasciare il ponte di comando e abdicare.

Angelo Santoro

Banche, ma dove erano
gli scienziati?

Con il varo della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle banche ecco tornare prepotente nelle prime linee dell’informazione, il dibattito, la storia, le previsioni degli stregoni e soprattutto veniamo a conoscenza che un gran numero di scienziati sapevano ogni cosa.

Ogni cosa nel senso che i medici esperti in malattie bancarie erano in condizione di prevenire l’infezione, la pestilenza provocata da quei topi che da sempre sono causa di colera. Ecco che, ci raccontano anche l’assurdità di aver permesso ad alcuni presidenti e amministratori delegati di rimanere al loro posto per decenni, ma con un gran sospiro di sollievo apprendiamo che finalmente, – da un paio d’anni almeno -, la Banca d’Italia ha facoltà di rimuovere i “potenti”.

E, allora, ci chiediamo, ma perché Bankitalia non ha agito nel momento in cui esplodeva in tutta la sua virulenza il disastro di molti istituti di credito italiani, visto che già avrebbe potuto rimuovere gli incapaci?
Dov’erano i vertici di Palazzo Koch in quei momenti “pestilenziali”, quando avrebbero potuto e dovuto esercitare il ruolo di sterilizzatori dei vertici di quegli istituti?

In questi lunghi anni di agonia finanziaria, nel corso dei quali molti cittadini sono finiti sul lastrico e pochi hanno quintuplicato i loro capitali, nessuno dei noti e meno noti scienziati si è in alcun modo soffermato sul fatto che mai un’impresa, e tantomeno un cittadino, siano entrati in banca con la pistola in pugno per pretendere un mutuo piuttosto che un prestito.

Mentre, invece, le imprese e i cittadini sono stati circuiti fino allo stalking per accettare un mutuo piuttosto che un prestito a condizioni vantaggiosissime, tra le quali figuravano in bella mostra affidamenti senza garanzie adeguate e mutui superiori al valore degli immobili del 50%, iper valutati dai loro tecnici che firmavano a tutto spiano le stime di capannoni, botteghe e case al fine di erogare mutui e leasing.

Di queste miserabili storie sociali gli scienziati non ne erano a conoscenza e se lo erano, tacevano, perché? Oggi, con la Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle Banche, che vede alla sua presidenza Pier Ferdinando Casini, massimo esperto di finanza locale, provinciale, regionale, nonché nazionale e internazionale, il quale avrà il compito, questo sì che gli è congeniale, di non approdare a nulla in attesa che termini la legislatura.

Il Governo – nel frattempo – ne farà vanto di giustizia etica e morale in attesa del voto politico della prossima primavera, mentre gli scienziati dei due schieramenti, che finalmente avranno diritto di tribuna per prescrivere ricette e svelare verità inedite, potranno dare fiato alla loro voce, siano essi bancari, banchieri, finanzieri e nobili docenti. Insomma, un po’ tutti meno che i contagiati dalla peste bancaria che sono in attesa di sapere se per loro ci sarà un vaccino, una cura per non morire.

Angelo Santoro

Katia Ghirardi di Banca Intesa, “Io ci sto”!

Scrivo di banche da qualche anno e azzardo la mia opinione non sul sistema bancario del Paese, e neanche riguardo le scelte strategiche che appartengono agli analisti, ma sugli uomini e sulle donne che operano nelle filiali per far funzionare al meglio la macchina del credito e del risparmio.

Stamattina, prendo spunto dal video che sta dilagando in rete come viene riportato nel titolo dell’articolo: Katia Ghirardi di Banca Intesa, “io ci sto”.

Frase scritta su una torta a forma di cuore che chiude il video promozionale della sede Banca Intesa di Castiglione delle Stiviere che essa stessa (la Ghirardi) dirige; lo fa per competere con il mondo interno della sua banca che, a sua volta, deve competere con l’agguerrita concorrenza che ha ripreso a dialogare con i territori.

Dunque, dopo anni bui ecco che le banche, in questo caso Banca Intesa, ritrovano lo stimolo per conquistare i correntisti mettendo in gioco la faccia dei loro collaboratori e cercando di modernizzare quella comunicazione già in essere nelle imprese private come ad esempio Giovanni Rana, produttore dei famosi tortellini.

Il settore bancario di un Paese è importante quanto la sanità, la legalità e la difesa, tanto per citare alcuni settori strategici senza i quali non esisterebbe lo Stato. La cosa sconvolgente è prendere coscienza di quello che sapevamo, ma allo stesso tempo non volevamo sapere, mi riferisco alla superficialità e infantilismo della classe dirigente bancaria.

La pubblicità di questa volenterosa funzionaria di Banca Intesa e dei suoi collaboratori, ci racconta di persone ricche di buona volontà che ci mettono faccia, testa e cuore, senza rendersi conto di essere altra cosa rispetto ai volontari ecologici che la domenica vanno con i bambini a pulire i parchi per fare educazione civica.

Quello che ci racconta il video è cosa sono sempre state e sono le banche (in questo caso della banca italiana più accreditata (Banca Intesa), che, in momenti difficile,  inviano le loro migliori risorse umane negli avamposti di periferia perché possano portare nuova linfa per lo sviluppo dei territori che si era interrotto con la crisi.

Infatti, molte sono state le banche che avevano bloccato le linee di credito, chiesto il rientro dei fidi e non solo, si sono appropriate con “destrezza” dei risparmi di molti clienti con la vendita di azioni promosse con l’inganno.

Ora, la domanda che ci poniamo è, ma se il meglio dei funzionari di banca di oggi sono le simpatiche Katie Ghirardi e lo staff di Banca Intesa, a chi ci siamo affidati fino a ieri?