MPS, un destino segnato

Il destino di MPS fa scuola per tutto il sistema bancario italiano. Ormai è diventato ininfluente ascoltare anche il parere di mago Merlino, le banche sono aziende che non lavorano… esattamente come molte altre unità produttive del Paese. Quindi, niente lavoro, niente guadagno, niente ricchezza. Le grandi e piccole attività che generano materiali sono state massacrate dalla de-localizzazione e, a seguire, nella carneficina ci siamo finiti tutti, banche incluse. L’Italia si è messa sulla graticola nel momento in cui ha smesso di produrre o, meglio, quando ha permesso alle aziende di de-localizzare le rispettive esperienze lanciandosi in quel mercato globale che le ha “bruciate” e, insieme a loro, il Paese. Dimezzati “depositi e prestiti” come potevamo pensare che le banche rimanessero fuori da questo incendio?! Ebbene, la sorte di MPS è segnata, è segnata nel senso che se entro le prossime ore, e più precisamente domani mercoledì 21 dicembre, non riuscirà a trovare 5 Mld di capitali privati, con la conversione in azioni dei BOND subordinati in mano al retail, sarà spacciata! Infatti, se i 40 mila obbligazionisti che detengono oltre di 2 Mld di bond (a cui è stata data la possibilità di convertire i titoli in nuove azioni) non sosterranno l’operazione, dovrà intervenire lo Stato; peraltro con un decreto da 20 Mld già pronto per salvare non solo MPS, ma pure tutte le altre banche in difficoltà.
Molti Paesi d’Europa, con la Germania in prima fila, fanno finta di essere incazzati pur sapendo che non ci sono alternative.
Certo la patata è bollente, a livello pratico la valanga di miliardi che verrà versata nel sistema bancario italiano forse servirà a passare l’inverno, ma a primavera saremo punto e a capo! La politica grida, i politicanti gridano ancora di più, insomma tutti gridano consapevoli, almeno spero, che se il Paese non torna a produrre il destino è segnato. I “professori”, preoccupati della piega presa, insistono nel sostenere che ormai siamo parte di un ingranaggio che ci impedisce di fare scelte autonome, altrimenti rischiamo di essere stritolati e, sempre gli stessi “professori”, ci dicono inoltre che rimettere in moto la macchina produttiva italiana sarebbe un disastro per la nostra economia. Per carità, sarà anche vero, ma così come siamo messi oggi, abbiamo i mesi contati. A questo punto vorremmo sapere se la ricetta è quella di restringere il campo del lavoro solo ad una élite bancaria e produttiva, magari un pugno di uomini che allo stesso tempo sono, imprenditori, banchieri, editori e magari pure politici che insieme si fanno carico del PIL, dello Spread, insomma, di tutto! Chiedo scusa per la mia curiosità, ma degli altri 60 Mln di cittadini italiani, cosa ne facciamo? Non sarebbe più semplice e dignitoso cancellare il “De” davanti ad ogni cosa, cioè, localizzare e non più de-localizzare per ricominciare daccapo? Allora sì che possiamo ritrovare il piacere di lavorare nell’alimentazione, nella moda, e pescare pure le vongole di un centimetro e mezzo senza il timore che ci possano multare. l’America del tanto vituperato Donald Trump, si sta già muovendo in tal senso! Dunque, il Monte dei Paschi di Siena, esattamente come la Banca Etruria e le due Banche Venete, quelle stesse Banche Venete che solo qualche mese fa sembravano essere un grande affare per gli investitori del Fondo Atlante, ora appaiono depresse. I due colossi veneti non sanno cosa fare, hanno perso i clienti, i risparmiatori si sono mangiati le azioni, il personale gira i pollici, i funzionari non funzionano, e gli immobili cominciano a diventare “opachi”, ma come potrebbe essere altrimenti se è un anno che non lavorano?! Qualche bene informato, che ha libero accesso nei corridoi di Francoforte, dice che la banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena, potrebbe essere scelta come vittima sacrificale di Mr. Frankenstein che smania nel voler sperimentare il bail-in. Una occasione unica quella di poter studiare le conseguenze della detonazione di finanza-nucleare, trattandosi, appunto, di MPS, la banca più antica del mondo! Intanto, l’istituto senese nell’ultimo mese ha perso altri sei miliardi di risparmi depositati.

Dal Welfare al Bankfare

Oggi torno sulla proposta del Governo, che ha “offerto” alle persone la possibilità di andare in pensione prima della scadenza. Infatti, le lavoratrici e i lavoratori potranno anticipare l’uscita dal mercato del lavoro aderendo all’APE, ovvero al prestito pensionistico che permetterà di lasciare prima il lavoro attraverso un prestito-ponte anticipato dalle banche.
Il motivo è che non trovo riscontri, minacce di scioperi, indignazione, nulla! Il fatto che le banche, con la nuova normativa mutuo casa, hanno ottenuto l’autorizzazione a sostituire i giudici ed, oggi, quella di sostituire l’INPS con la sottoscrizione di un prestito che accompagnerà i pensionati fino alla morte, lo trovo spudorato. Mi chiedo a che punto siamo arrivati! Il costante e continuativo favoreggiamento delle banche da parte dei governi e delle istituzioni europee ha superato ogni immaginazione: non solo il diritto al lavoro, alla casa, all’inclusione sociale – i diritti di cittadinanza nelle democrazie liberali dal dopoguerra ad oggi – sono sotto scacco della finanza avida e rapace predatoria, ma ora anche i diritti previdenziali sono direttamente demandati alla governance bancaria.
In altre parole, siamo passati da un sistema di Welfare (benessere) ad un Bankfare: quando un diritto previdenziale come la pensione viene esautorato, è il benessere stesso del cittadino ad essere affidato, gestito ed amministrato dalle banche.
Peraltro, eredità del governo Renzi, nel nostro Paese non ci sono più contrappesi, l’oligarchia regna sovrana, i sindacati sono morti, le associazioni di categoria sono decedute, la Confindustria potrà aumentare l’orario di lavoro e abbassare il salario a seconda delle esigenze aziendali e i lavoratori potranno avere un funerale di terza classe: prendere o lasciare! Allora tutto è perduto? State sereni, in Europa arriverà la Signora Le Pen che risolverà ogni male: sarà sufficiente uscire dall’Europa e dall’area Euro, alzare i muri e difendere i confini dalle minacce rappresentate dai profughi e dalle centinaia di lavoratori in cerca di una vita più degna, ripristinare i dazi doganali dell’era pre-Schengen e inneggiare a “Dio, Patria e famiglia”… come i vecchi tempi del Novecento, un’epoca non troppo lontana a dire il vero. Il nazionalismo e la morte dell’Europa: questa sì che è una soluzione!
E noialtri? Come possiamo scongiurare il pericolo che la storia torni indietro di cento anni? Come ripristinare il sogno politico di un’Europa unita, federale – così come la immaginavano i padri fondatori Rossi e Spinelli -, culla della civiltà, del progresso e della democrazia? La sfida sta tutta lì: contro il diktat della finanza e delle politiche di rigore e al contempo contro i nazionalismi, tornare ad essere protagonisti e attori consapevoli e attivi nella costruzione dell’Europa e del mondo che vogliamo.
In fondo, non desideriamo altro che pace, libertà, uguaglianza (cioè giustizia sociale) e fraternità… thò, non era un vecchio slogan francese di una non lontana rivoluzione moderna?!

Mps, un banca “malata” di eccesso di personale

É corretto prelevare i soldi dei correntisti e risparmiatori, con la Banca d’Italia incapace di controllare, attraverso gli addebiti di spese fantasiose, e la vendita di azioni che hanno messo in ginocchio centinaia di migliaia di famiglie italiane, per pagare le “risorse umane” in eccesso delle banche? Non ci riferiamo solo a consulenti e collaboratori, ma soprattutto ai compensi faraonici dei “vertici” degli istituti di credito; nel caso specifico, raccontiamo del Monte dei Paschi di Siena.

Anche uno sprovveduto capisce che il “brand” Monte Paschi di Siena, la prima banca nata al mondo, vale un tesoro; specialmente in un momento dove tutto è diventato “dozzinale”. Le “unicità” sono le cose dove investire, ovvio, se non devi monetizzare domani mattina! All’interno del souk, dove il blasone dei Rothschild vale più del suo immenso patrimonio, come può il Monte dei Paschi essere venduto su eBay?! Ma allora, dov’è il problema? Il problema sono i dipendenti. Una volta alleggerita di almeno 10.000 impiegati, la banca di Siena volerà di nuovo tra le stelle del firmamento. La malattia della banca si chiama eccesso di personale infatti, ogni cinque anni, per sopravvivere, il Monte Paschi ha bisogno di finanziamenti per cinque miliardi, cinque miliardi come il costo dei dipendenti in esubero.

Ecco quanto si legge in una nota di Rocca Salimbeni:

“MPS prevede una riduzione, nel periodo 2011-2017, di circa 8.000 dipendenti, con un taglio del costo del personale per circa 500 milioni di euro. 

All’interno del piano di ristrutturazione di Mps, la banca intende attivare iniziative volte a consentire il rimborso totale dei nuovi strumenti finanziari in via accelerata rispetto alle precedenti previsioni ed in via integrale entro il 2017. Il rafforzamento patrimoniale sarà ottenuto attraverso un aumento di capitale per un ammontare di 2,5 miliardi di euro (anziché di 1 miliardo del precedente piano industriale), da effettuarsi entro dicembre 2014. Previsto poi il rimborso di un ammontare pari a 3 miliardi di euro dei nuovi strumenti finanziari nel corso del 2014 (pari a più del 70% del totale), subordinato all’autorizzazione preventiva di Banca d’Italia. C’è poi il rimborso dell’ammontare residuale entro fine 2017 mediante generazione interna di capitale in base alle azioni del Piano di Ristrutturazione e miglioramento della riserva AFS.”

Ma porca miseria, per capire dietro le parole bisogna indossare la maschera antigas e dissipare i fumogeni gettati ad arte per impedire di vedere ogni cosa;  per fumogeni, intendiamo tutte quelle notizie “complicate” gettate in mezzo alla gente perché nessuno ci capisca nulla, quando sarebbe sufficiente ammettere i disastri che sono stati combinati in anni di gestione “partigiana” all’interno del terzo Istituto di Credito italiano: i favori fatti agli amici degli amici! Adesso, per salvare il palazzo più antico, lo Stato è pronto ad intervenire? Allora, perché no, pure tutte le altre banche in affanno per lo stesso identico motivo? Eccesso di personale! L’Istituto di via Salimbeni è certamente simbolo e orgoglio italiano, ma questo cosa c’entra? Ritornare a tanti anni fa, cioè, quando gli Istituti di Credito erano sotto il controllo del Ministero delle Finanze va benissimo; ma allora, tutti i Consigli di Amministrazione delle Banche privatizzate nel frattempo, e i Governatori della Banca d’Italia che si sono succeduti devono restituire le somme che hanno distolto con “destrezza” ai risparmiatori italiani. Oppure, ora che hanno vuotato la dispensa di ogni bene, lo Stato si deve riprendere questi “pesi morti” che sono diventate oggi le banche?! Ma che Paese è, il nostro, se con tanta disinvoltura ci prende per i fondelli?! La ragione per cui lo  Stato italiano potrebbe  investire in tale istituto, non è quella di non “svendere” ad un fondo arabo qualunque del quale, guarda caso, passano sempre la stessa foto in televisione come se fosse inesistente. No, non sono furbi i banchieri: siamo stupidi noi.

Angelo Santoro

80 miliardi di usura e tanti suicidi

Andare dall’usuraio per saldare i debiti, e addirittura  suicidarsi per debiti.

Il costo sociale della collusione tra molti banchieri e quanti vivono nell’illegalità, indirettamente responsabili nello spingere molte “persone per bene” a togliersi la vita, è deplorevole.
Mi scuso per aver usato l’aggettivo “deplorevole”, ma sembra che anche nei casi più infami ci sia il dovere di rispettare l’essere umano, anche se preferisco appellare “animali” tutti coloro che approfittando della fragilità dell’uomo lo spingono al suicidio.

80 miliardi è il giro di affari degli usurai in Italia e, il più delle volte, le indicazioni su chi rivolgersi vengono date da quegli stessi funzionari di banca che, per farsi belli di fronte ai loro superiori, spingono i poveracci morosi di qualche rata di mutuo arretrata ad interpellare le “finanziarie” per pagare le scadenze sospese.
La persona già colpita da infinite difficoltà, per vergogna, e per non fare brutta figura, accetta e ringrazia perfino il direttore imbarcandosi, solo il mese dopo, in un’inferno ancora più profondo, dovendo far fronte non più ad una scadenza, ma a più rate. Mi riferisco a quelle persone che praticano i reati peggiori: quelli dell’etica e della morale. La banca “minaccia” di svergognarti se non paghi quanto dovuto e, al contempo, sussurra il nome della “finanziaria di famiglia” che puoi incontrare discretamente anche nell’ufficio dello stesso direttore “benefattore”.
Tutto perfettamente legale. Infatti, alcunle finanziarie, per esempio, sono di una correttezza esemplare, costano solo qualche centesimo in più, ma in cambio offrono discrezione, velocità e, soprattutto, salvano il povero cliente dalle figuracce con i vicini di casa. Ora non dico che sono dei Santi, però ci vanno vicino tanto sono disponibili con la gente in difficoltà!
Mi sono sempre chiesto se il funzionario di banca “segnalatore” ci guadagni qualcosa?!
Quindi, ricapitoliamo, la banca ti ritiene insolvente e ovviamente non concede ulteriori prestiti per pagare le due scadenze arretrate, però, allo stesso tempo, ti finanzia con un’altra sua società controllata solo per applicarti i tassi leggermente più alti e, perché no, se hai la nonna ancora viva sembra che chieda la sua firma “tremante” come formalità?!
Quante domande, e quante persone lamentano questi trattamenti, ma saranno veri? Fatto sta che un gran numero di cittadini si rivolgono sempre di più agli usurai, dopo aver fatto il giro delle banche e, molti di loro per un combinato disposto tra disperazione, vergogna e paura, si sono tolti, infine, la vita.
Tutti cittadini per bene (perché i delinquenti non si suicidano) che sono stati aiutati, in questo caso certamente si, dal sistema bancario italiano di ultima generazione, a scendere l’ultimo gradino della dignità umana.

Angelo Santoro

Matteo Renzi affonda,
i banchieri “No”!

Matteo Renzi ha esagerato nell’aiutare solo le banche, peraltro lo ha fatto con i soldi dei risparmiatori, e ha sbagliato a girarsi dall’altra parte per non vedere un ceto medio disperato che si mette compostamente in fila con gli extracomunitari nei centri della Caritas. In attesa della Amnistia Finanziaria, chiesta da “interessi Comuni” durante una conferenza  stampa l’anno scorso in Senato, che reintegri i cittadini emarginati dalla Centrale Rischi perché possano riavviare un lavoro autonomo; oggi, iniziamo a parlare dei soprusi subiti dagli azionisti delle banche popolari, che sapevano di acquistare azioni “truffaldine”, ma erano obbligati al silenzio perché intimiditi da possibili atti “ritorsivi” su mutui e prestiti in corso richiesti per far sopravvivere le aziende, i dipendenti, e le famiglie disperate a cui stava crollando il mondo addosso. Peraltro “azioni” acquistate, in molti casi, con altri fidi, dove venivano pretese le garanzie di nonne e parenti. I correntisti, pur consapevoli di fare una sciocchezza, non potevano decidere altrimenti in quei difficili momenti, vista pure la pressione psicologica a cui erano sottoposti da un gran numero di funzionari delle popolari.

Cosi scrivevano i giornali qualche ora fa: 
“La legge sulla riforma delle banche popolari, verrà rinviata all’esame della Corte Costituzionale per i profili di parziale incostituzionalità legati alla possibilità di sospendere sine die il rimborso del diritto di recesso ai soci nel momento della trasformazione in SpA. La decisione è stata assunta dal Consiglio di Stato con un’ordinanza che da subito sospende la circolare della Banca d’Italia del dicembre 2013 attuativa della riforma. L’ordinanza pubblicata ieri ha fatto sicuramente rumore, soprattutto dopo che nei giorni scorsi la Consulta aveva bocciato alcuni aspetti della riforma Madia sulla pubblica amministrazione. Nei fatti, però, la decisioni dei giudici amministrativi non ferma la riforma. E questo perché la gran parte delle banche popolari maggiori, quelle con un patrimonio netto superiore a 8 miliardi, ha già deliberato nei mesi scorsi la trasformazione in SpA”.

Allora, una riforma pasticciata? Per nulla! Questa apparente cialtroneria è stata studiata a tavolino per mascherare i comportamenti poco corretti delle Banche Popolari, peraltro con la compiacenza dei controlli approssimativi di Banca d’Italia. Una Banca d’Italia che, accortasi dei pasticci combinati, voleva chiudere il più velocemente possibile un “genocidio finanziario” che ha visto soccombere centinaia di migliaia di azionisti, proprio a causa della superficialità dei suoi ispettori. Ma era superficialità? Ispettori che dovranno essere ascoltati dalla magistratura per chiarire il loro operato di controllori. Dunque, le Banche Popolari. Le Banche Popolari che da sempre invitavano con forza a sottoscrivere gli aumenti di capitali ai loro soci, per far “favorire” altri soci. Poi, recentemente, i vertici di molti di questi istituti di credito, consapevoli di essere arrivati al capolinea, hanno agito con la stessa spettacolarità dei fuochi artificiali e, nei mesi che hanno preceduto la trasformazione in SpA, si sono appropriati con l’ “inganno” dei risparmi degli azionisti, per un controvalore di decine di miliardi, mettendo sul lastrico le piccole aziende, gli artigiani, i commercianti e le famiglie italiane. Sono scampati alla mattanza tutti gli “amici” che erano stati avvisati prima del tracollo, e qualcuno ha perfino guadagnato sulla pelle degli azionisti più leali. Quegli stessi azionisti costretti, in parecchi casi, ad acquistare le azioni ad un valore altissimo per garantire mutui e prestiti che avevano in corso con le rispettive banche di riferimento. Dell’inganno erano al corrente anche le Associazioni nate per difendere gli interessi degli azionisti che, invece, hanno suggerito di aderire alla trasformazione in SpA delle popolari, al punto di spingere i propri iscritti ad approvare la riforma. Una per tutte, vedi l’Assemblea di Veneto Banca del 19 dicembre 2015 approvata, anche grazie alle associazioni, con un plebiscito bulgaro. Adesso, con il rinvio all’esame della Corte Costituzionale della riforma delle banche popolari, si è riaccesa la speranza negli azionisti che si erano rassegnati. Azionisti, quindi, di nuovo alla mercé di professionisti senza scrupoli che prometteranno ciò che “sanno bene” di non poter mantenere, speculando sul detto: “la speranza è sempre l’ultima a morire”. Inutile parlare dei tanti correntisti che sono stati “espropriati” nella maniera più becera dei loro averi, ci riferiamo a quelle persone che non recupereranno “mai” più nulla di quanto hanno perso con l’acquisto delle azioni “truffaldine”. E, molto probabilmente, non avranno neanche la soddisfazione di vedere puniti i funzionari delle banche popolari che li hanno spesso beffati con atteggiamenti da “bulli” di periferia, approfittando della loro fragilità.

Angelo Santoro

La morsa delle banche
non molla!

banca-soldiCari cittadini del Paese e del coraggio imprenditoriale, della fantasia, della capacità di creare ricchezza e posti di lavoro, è finita: le banche vi hanno condannato al rogo! Mentre tutto brucia, però, ricordiamole queste piccole aziende che partorivano altre imprese; gli operai che si riunivano per mettere sul tavolo una liquidazione piuttosto che i risparmi della nonna, e magari qualcuno di loro decideva persino di “mettersi in proprio”; il proprietario dell’immobile che, anziché intascarsi i soldi della rendita, partecipava come azionista alla futura attività imprenditoriale, con il beneplacito del banchiere; la piccola e media impresa del Nord-Est, diffusa sul territorio attraverso la rete di aziende subappaltatrici, che profondeva innovazione e “qualità” dei prodotti; l’accesso al credito per le micro-imprese e per l’imprenditoria giovanile. La macchina produttiva girava subito: nelle imprese già esistenti molti giovani rimpiazzavano i lavoratori in uscita, mentre al contempo si creavano nuove attività e opportunità di sviluppo. Una serie di catene di montaggio si attivavano ogni giorno e facevano scorrere le parti da assemblare.

Questa macchina produceva ricchezza e speranza. Il coraggio di quest’operosità imprenditoriale rendeva più ricco il territorio ed era in grado di realizzare concretamente un futuro migliore per il Paese. Poi è arrivato un brutto giorno dove tutto questa intraprendenza è stata messa in prigione. E’ partita una campagna da Santa Inquisizione che, questa volta, non ha processato e condannato streghe e stregoni, bensì un’intera generazione: l’artigianato, la piccola imprenditoria, fino ad arrivare ai commercianti. I professori delle università italiane, che mai erano entrati in una stalla per capire il funzionamento di un’azienda agricola, sono stati chiamati al Governo del Paese ed hanno dal principio suonato l’adunata per competere con Nazioni cento, mille, volte più grandi della nostra. L’ordine dello stato maggiore era: unitevi per conquistare il mondo! Ma il mondo non ci ha neanche notato, un po’ perché siamo arrivati tardi, un po’ perché non ci hanno riconosciuto vestiti con abiti diversi da quelli che da sempre caratterizzano le specificità economiche del nostro Paese.

Ci restava la banca sotto casa, motore delle economie locali; peccato che ora sia stata trasferita in una stanzetta della BCE, con tanto di block notes e matita spuntata.

Nel frattempo la nonna è morta, il costruttore è fallito per la crisi edilizia ed il proprietario del terreno non riesce più neanche a comperare i pezzi di ricambio per l’aratro. Il figlio, infine, che aveva studiato per affrontare i nuovi orizzonti della nascente economia ha frantumato le sue aspettative. Allora è tornato nella aziende di famiglia per indossare la tuta blu e farsi una famiglia? Macché, tutto chiuso! Il padre si è sparato, per la vergogna di veder mettere i sigilli alla sua fabbrichetta che l’ufficiale giudiziario aveva fissato nel cancello a causa dei decreti ingiuntivi della banca. Non avrebbe potuto neanche intraprendere nuove attività, perché i nuovi mostri come la Centrale rischi lo hanno condannato a vita, quindi tanto vale morire.

Mi chiedo se questi “imbecilli” abbiano tratto vantaggio da questo scellerato modo di condurre le cose. Sarebbe già un sollievo pensare che lo abbiano fatto; invece, purtroppo, sono convinto di no: sono “imbecilli” e basta.