Scrive Manfredi Villani:
La strategia per la bioeconomia

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha promosso  la strategia per la bioeconomia con previsione di sviluppo fino al 2030.Tutti coloro che sono interessati all’argomento possono esprimere le loro opinioni sul progetto attraverso la consultazione del sito Web dell’Agenzia per la coesione territoriale.Si tratta di un’opportunità unica per la convergenza del trinomio Ambiente-Economia-Società.Si basa su argomenti da sviluppare di 8 titoli con 36 pagine tematiche.A livello regionale il ventaglio della bioeconomia si concentra sul tema:Materie prime ed opportunità derivanti dai rifiuti organici,l’impatto sull’ambiente e la conservazione del capitale naturale.Entro il 2030 l’Italia,tramite investimenti per la bioeconomia ,punta a un giro d’affari da 300 miliardi di euro e dare lavoro a 2 milioni  di giovani da occupare nel settore.L’innesto rifiuti-bioeconomia garantirà una effettiva sinergia tra amministrazioni pubbliche nazionali,regionali e locali e cluster tecnologici che operano  nella bioeconomia,migliorando la raccolta e il riciclaggio e trarre valore dalla produzione dei rifiuti organici urbani,dall’economia circolare,quindi biomasse,parti di scarto.La tipologia di un centro integrato per la valorizzazione dei rifiuti organici urbani dovrebbe avere le seguenti caratteristiche minimali:-quantità di Forsu trattata=100mila tonn/anno-produzione di energia elettrica=13milaMwh/anno,produzione di gas metano da immettere in rete,produzione di compost da distribuire a prezzi calmierati alle aziende agricole presenti in zona,superficie richiesta=40mila mq,personale previsto=n°20 operatori.Al suddetto impianto base si potrebbe aggiungere un processo di lavorazione alimentato sia da residui di origine vegetale(scarti dell’agricoltura,tranciato di mais,farine di scarto….)che di origine animale(reflui di bestiame e carcasse).Le dimensioni e le caratteristiche dell’impianto dipendono ovviamente dalla quantità e dalla natura dei residui che verranno utilizzati.Il fabbisogno energetico necessario ai processi di lavorazione sarà interamente autoprodotto dagli impianti stessi.La problematica dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed in particolare di quelli organici domestici o provenienti dalla ristorazione è diventata ormai una priorità.Oggi come in tutte le cose c’è chi è favorevole e chi no.Il criterio da prescegliere rientra in una decisione di grande impatto socioeconomico che deve avere il sostegno favorevole della maggioranza delle istituzioni e dei cittadini del luogo che verrà prescelto.Certamente oggi vengono espresse tecniche tali che potrebbero tranquillizzare i cittadini,ma è opprtuno che se ne discuta tutti insieme,tecnici,professionisti e cittadini.Si parli se esistono dei vantaggi o degli svantaggi,Trattasi di una scelta importante per le generazioni future.Oggi il progresso delle tecnologie e dei postulati scientifici per la valorizzazione dei rifiuti,finalizzata al transito dei risultati da problema a risorsa,ha raggiunto livelli di tutto rispetto per l’ecocompatibilità ambientale e l’innesto produttivo nella bioeconomia.Circa il frazionamento dei RSU nell’amibito della raccolta differenziata ci conforta la notizia che l’umido invertealla raccolta il trend e avanza mentre diminuisce la frazione indifferenziata da destinare ai Termovalorizzatori o alle discariche.La percentuale della frazione umida rispetto alla raccolta indifferenziata è passata dal 7% del gennaio 2016 al 17% dello stesso mese del 2017.Si spera nella diffusione su scala nazionale di validi impianti per il trattamento dell’umido.

Manfredi Villani

Scrive Antonio Ciuna:
La politica lontana
dai problemi della gente

Gentile Direttore Mauro Del Bue

Molti leader conducendo la Politica in un  modo  inconsueto e lontano dai  problemi che travagliano la società, suscitano nei propri potenziali elettori infinite perplessità.
La gravissima crisi che da decenni attanaglia il nostro Paese in tutti i settori dell’economia,dell’industria,deicommerci,dei trasporti,delle infrastrutture,delle istituzioni centrali e periferiche,delle mancate riforme,della inefficienza della Giustizia,della anacronistica e assurda Burocrazia,quanto mai farraginosa di leggi,leggine,decreti emessi e dagli organi centrali dello Stato ,dalle Regioni ,dalle ordinanze comunali, quando il tutto  frena ,per non dire che blocca,qualunque iter negli investimenti pubblici e privati che spesso,non realizzandosi nel momento più opportuno ,nel tempo possono perdere di validità economica,avrebbe dovuto portare i nostri massimi responsabili della Politica Nazionale,nel superiore interesse del nostro Paese a cercare in ogni modo di coalizzare, per quanto possibile, le politiche più affini  per potere prospettare e programmare un valido disegno politico che possa consentire alla nostra Nazione di uscire definitivamente dal pantano della crisi.
Con sconcertante realtà si assiste invece che le varie e numerose ideologie politiche nazionali si stanno impastoiando a tal punto che sarà difficile poi per qualunque forza politica districare i fili della matassa artificiosamente creata con scarsa lungimiranza  e inoltre sarà più difficile in futuro poter creare le condizioni per realizzare alla fine un governo stabile e duraturo nel tempo col sostegno e l’approvazione di una larga maggioranza parlamentare.
Lo spettacolo quanto mai discutibile che l’Italia sta offrendo al Mondo intero attraverso i mass media è alquanto deplorevole:vengono sfruttate illegalmente e con arroganza ,per discutibili fini politici nonché per  interessi economici ,le intercettazioni telefoniche fra familiari e amici di esponenti politici senza alcuna autorizzazione della magistratura.Intercettare e pubblicare le conversazioni telefoniche è quanto mai pericoloso per tutti, per la Politica,per il vivere civile per la giustizia,per la libertà di ogni cittadino.Si ha la terribile impressione che nel nostro Paese si instaurano pericolose procedure di informazioni illecite, un tempo in vigore  nelle peggiori dittature nazifasciste e comuniste.
Interpretare,storpiare e esaltare volutamente,in una forma quanto mai negativa ,le frasi ,o parti delle frasi ,dette dagli esponenti politici più in vista al solo fine di minarne il prestigio politico e morale non è certamente lodevole per nessuno.
Un Presidente della regione del Nord nel criticare un atto vile e criminoso commesso da un migrante che aveva stuprato una donna, disse che quel migrante anziché commettere un’azione delittuosa avrebbe dovuto avere più riconoscenza verso la società che lo aveva accolto e ospitato.Subito si sono sollevate a suo carico feroci critiche di razzismo.
Il criticare e sollevare gravi problemi politici perché il titolare o il vice di un dicastero ,per dovere istituzionale ,interviene per salvare , con l’aiuto di altra Impresa,un grave problema economico di una grossa Azienda in gravi difficoltà,perché nell’Azienda stessa  è presente un proprio familiare, lo trovo pretestuoso. Il vero problema sorgerebbe qualora si dimostrasse che il rappresentante del dicastero in quel suo intervento avrebbe adottato delle pressioni illegali perseguibili dal nostro ordinamento giuridico
Con rammarico si constata inoltre che il nostro Governo nei recenti colloqui politici ed economici avuti con gli esponenti del Governo Cinese ha convenuto di potenziare e sviluppare le infrastrutture dei soli porti di Trieste e di Genova per intensificare i traffici marittimi con l’Europa e non ha preso in nessuna considerazione  lo sviluppo di alcun porto dell’Italia Meridionale.
Oltre alle città delle regioni del sud, già in grave crisi fallimentare, fra non molto assisteremo anche alla definitiva soppressione o distrazione di importanti risorse economiche,un tempo destinate per propaganda elettorale,per sviluppare le infrastrutture nel Sud del Paese.
Attuando tale improvvida politica di destinare le maggiori risorse del Paese per realizzare nelle regioni del Nord importanti infrastrutture,alle regioni meridionali sarà preclusa in via definitiva qualsiasi possibilità di sviluppo economico e si aggraverà e si penalizzerà ulteriormente il già sensibile divario dei redditi pro capite a sfavore del Sud.
Nell’attuare la politica dei porti,la città di Messina è stata ancora una volta, penalizzata,pur avendo un maggior prestigio storico e una  prestigiosa cantieristica navale e un vantaggioso traffico turistico con le navi da crociera nonché un fattivo traffico commerciale del porto di Milazzo,la Politica del Governo Centrale ha ritenuto di accorpare i suddetti porti,con bilanci in attivo,alla Autorità Portuale di Gioia Tauro , già in crisi fallimentare e con in corso importanti procedure giudiziarie per infiltrazioni della ndrangheta nel narcotraffico: Non si comprende quindi, perché l’unica risorsa economica che attualmente gode la città metropolitana di Messina con il turismo stagionale,in futuro dovrà coprire  i debiti generati in una struttura di un’altra regione.
La città metropolitana di Messina da anni continua a sopportare le infinite carenze del servizio di nettezza urbana.La maggior parte delle strade da molti mesi non vengono pulite dagli operatori ecologici,i cassonetti della spazzatura in molte strade sono stracolmi  di sacchetti di rifiuti.  Tale incuria ha provocato in alcuni turisti in giro per la città,a manifestare apertamente il loro disgusto per l’assoluta incuria delle aiuole stradali incoltivate e colme di rifiuti.
L’unica buona notizia per la Sicilia e la Calabria di recente ci è pervenuta da un Istituto di Geologia che assicura che le due regioni nel tempo si riuniranno  e si potrà passare liberamente da una sponda all’altra. L’istituto per correttezza  ha voluto precisare anche che tale fenomeno potrà completarsi fra 200.000 anni.A quel tempo è probabile che non esisteranno più le condizioni di vita per l’essere umano.
Antonio Ciuna

Scrive Andrea Malavolti:
Il Mossad, anni di lavoro perduti

“Piani come quelli per gli attentati sugli aerei con i computer portatili o i tablet vengono discussi tra i capi dell’organizzazione terroristica. Adesso staranno già indagando per individuare la talpa, stiamo parlando di un circolo ristretto. Le rivelazioni hanno messo in pericolo una fonte che immagino abbia richiesto anni per essere coltivata”. È l’analisi di Danny Yatom, ex capo del Mossad – i servizi segreti israeliani – che, intervistato dal Corriere della Sera, commenta il caso politico nato attorno al colloquio del presidente Usa Donald Trump con il ministro degli Esteri e l’ambasciatore russi. Trump, secondo quanto riportato dal Washington Post e poi da tutta la stampa americana, ha informato i diplomatici russi sui dettagli di come gli Stati Uniti siano venuti a conoscenza di un piano dell’Isis di usare computer e tablet come ordigni da far esplodere sugli aerei: a fornire queste informazioni top secret, il Mossad che però non si aspettava che Trump rivelasse a un Paese terzo le notizie. Un’azione, afferma Yatom, che mette in pericolo tutto il lavoro fatto dai servizi segreti israeliani in Siria. “Di sicuro i dirigenti operativi – spiega Yatom, che ha guidato il Mossad fino al 1998 – stanno rivedendo alcune procedure. Frustrazione e disappunto sono diffuse. Direi che in molti sono arrabbiati”.

Scrive Giovanni Alvaro:
La finta lotta alla mafia

Ci sono dei dati elaborati dallo Svimez che indicano la presenza della mafia, praticamente, su tutto il territorio nazionale, ma con percentuali che liquidano i fiumi di inchiostro usati per scrivere tutti i romanzi sul Sud sempre presentato come territorio esclusivo della malavita organizzata. Questi dati dimostrano, infatti, che il peso mafioso nelle attività imprenditoriali ‘legali’ risultano del 19% del PIL nel centronord e del 14% nelle zone del Sud; ma anche se si parla di attività criminali propriamente ‘illegali’ il primato del Nord si afferma con l’11,5% contro il 6,7% del Sud.

Dati di questo tipo avrebbero dovuto determinare reazioni di allarme della grande stampa nazionale con veri e propri gridi di dolore mentre, al contrario, l’informazione dei ‘giornaloni’ ha scelto di ignorarli facendo calare su di essi un colpevole silenzio. L’allarme avrebbe dovuto essere anche dello Stato che, probabilmente, si sente appagato dalle notizie delle ‘attività di contrasto’ esercitate al Sud dagli apparati all’uopo preposti. Se al Nord, infatti, le inchieste si contano sulle punte delle dita (anche se coinvolgono città come Milano, Torino, Bologna e Roma) e colpiscono direttamente le cosche mafiose trasferitesi su quei territori, al Sud, pur essendo diminuito il peso mafioso, come certificano i dati Svimez, la quantità di operazioni scodellate trimestralmente, è abnorme.

C’è, quindi, qualcosa che non va. O stanno sbagliando al Nord dove ci si limita a fare il minimo indispensabile colpendo i nuclei mafiosi veri e propri, o si sta sbagliando al Sud con inchieste, dai nomi altisonanti, che vengono sfornate a getto continuo e colpiscono quasi sempre gli stessi malviventi, ma vengono ‘condite’ con la presenza di politici, imprenditori e soggetti indicati come appartenenti ad un fantomatico ‘terzo livello’. In sostanza al Sud si è letteralmente in uno stato di perenne emergenza.

Questa emergenza ha prodotto almeno due tipi di ‘professionisti dell’antimafia’ come li chiamava Leonardo Sciascia: il primo rappresentato da quanti, provenienti dalla società civile, vivono con le sovvenzioni pubbliche, per il loro impegno antimafioso, e resterebbero senza ‘lavoro’ se la mafia scomparisse dai loro orizzonti; e il secondo rappresentato dai Magistrati che, poi, sono quelli a cui si riferiva direttamente il grande intellettuale siciliano. I primi pensano alla propria pagnotta, i secondi vogliono cucirsi addosso l’abito degli ‘esperti’ della lotta alla mafia, che serve, eccome se serve, per raggiungere Direzioni Nazionali di strutture antimafie, o di Procure di alto prestigio.

Se a questi si aggiungono i Prefetti che gerarchicamente dipendono dal Ministero degli Interni che producono ‘intedittive’ e scioglimenti di Consigli Comunali effettuati anche se essi erano già stati sciolti, per le dimissioni dei rispettivi sindaci, come Gioia Tauro, Laureana di Borrello e Bova Marina. Il CdM su proposta del Ministro dell’Interno ha, quindi, sciolto Consigli Comunali già sciolti da diversi mesi (essi avrebbero potuto andare a nuove elezioni con la tornata di giugno senza privare i cittadini degli organi democratici previsti dalla Costituzione).

Ma la voglia di apparire, sommata allo spirito autoritario acquisito nel vecchio PCI ed alla necessità del mantenimento dello status di Ministro bravo e capace, è una malattia non facilmente superabile. Tra l’altro, per le ‘interdittive’ non c’è bisogno di prove a sostegno dei provvedimenti che stanno causando un vero e proprio deserto economico, con le chiusure di molteplici attività imprenditoriali e commerciali; e anche per lo scioglimento dei Consigli Comunali si colpisce solo la cittadinanza e non chi ha commesso un reato. Si tratta, quindi, di solo ‘fumo negli occhi’ che distoglie l’attenzione dai veri problemi del Paese a partire dal vuoto rappresentato dagli ultimi governi.

Parlare, allora, di falsa lotta alla mafia è il minimo perché essa non determina passi avanti nel contrasto alla delinquenza organizzata, ma consolida, consciamente o inconsciamente, l’immagine di territori di frontiera dove è necessario usare la mano dura e senza risparmio.

Giovanni Alvaro

Scrive Luigi Mainolfi:
Dumping e protezinismo

Dal tempo della campagna elettorale americana, sentiamo e leggiamo la parola Protezionismo diverse volte al giorno. La presentano come un mostro capace di indebolire le economie. Secondo il mio Professore, bisogna stare attenti a come si ragiona con le parole, che terminano con ismo, ma anche a come si utilizzano. Constato che giornalisti-economisti le utilizzano a prescindere dal contesto storico e politico attuale, arrivando a conclusioni, che diventano Fake News, per i lettori ingenui. Per rendere più chiaro quello che sto per dire, invito i gentili lettori a fissare nella mente la parola Dumping, che significa comportamento scorretto di Stati per invadere con i propri prodotti il mercato straniero .

Prima domanda: ” Per le Economie occidentali, è più pericoloso chi fa dumping o chi fa protezionismo? Le categorie che, per interesse, giudicano negativamente il protezionismo, strumentalmente, utilizzano questa affermazione “in un mondo globalizzato, ci vuole liberismo, per facilitare il movimento delle merci”. Lo ha ripetuto anche De Benedetti, aggiungendo che l’Italia ha un avanzo commerciale, che potrebbe essere danneggiato dal protezionismo. De Benedetti ha interesse a parlare,così. Inoltre, in modo subdolo, associano la parola protezionismo al Fascismo, offendendo la capacità di comprensione degli italiani. Cari lettori, il mondo globalizzato non è un villaggio globale, ma è la somma di diversi “Gruppi”, tra i quali c’è una “guerra” con motivazioni, che variano a seconda dei gruppi che “guerreggiano”. Una cosa è la “guerra” tra il “Gruppo dell’appetito” ( BIRC) e quello “della Paura” (Occidente), altra cosa è la guerra tra il “Gruppo del risentimento” (Medioriente) e quello “della Paura”. I Paesi dell’Est Europa non temono il Dumping cinese, perché sono simili. Il nostro Paese, che fa parte del Gruppo della Paura cosa deve fare per evitare che tutti i settori manifatturieri si trasferiscano nei paesi dell’Est, distruggendo il lavoro in Italia? E come evitare che, anche le chiavette delle Banche, i cappelli e le bandiere dei sindacati, vengano costruite i Cina (Se fossi sindacalista, non lo consentirei). Il protezionismo può essere di due tipi: difensivo o offensivo. Contrastare l’invasione di prodotti esteri o ostacolare un’armonia economica tra i vari Stati. Secondo me, quello di cui si parla è difensivo, pur sapendo che il limite tra i due tipi è labile. Nessuno ha dimostrato di aver valutato le conseguenze del Dumping.

L’Europa ha appena chiuso un nuovo accordo di libero scambio con il Canada, nel tentativo di aprire il mercato chiuso della Cina e pensa a una politica doganale forte per evitare il dumping cinese sull’acciaio. I valori in cui credo, prima sociologici e, quindi, politici, mi fanno giudicare, questo metodo, causa di moltissime negatività. Non sembri esagerato il collegamento tra ciò che sto affermando e la distruzione del pianeta. Lo scienziato Stephen Hawking ha affermato: “Ci troviamo nel momento più pericoloso, nella storia dello sviluppo dell’umanità. Possediamo la tecnologia per distruggere il pianeta, ma non abbiamo la capacità di fuggire da esso” .Trattare i lavoratori come schiavi per produrre a bassissimo costo al fine di invadere i mercati del mondo, oltre ad essere inumano, produce una spinta paurosa verso “l’usa e getta” e l’aumento delle produzioni. Cosa utile alle imprese, ma non al pianeta.

A Davos è stato affermato che con l’aumento della popolazione e dei consumi, nel 2050 ci vorranno 12 superfici terrestri per soddisfare le esigenze della popolazione terrestre. Consiglio di giudicare le parole per gli effetti del loro utilizzo. Le previsioni sbagliate degli ultimi anni, lo consigliano. Lo so che rischio di apparire fuori dal mondo, ma non mi preoccupo. Non sarebbe la prima volta.

Luigi Mainolfi

Scrive Luciano Masolini:
Finalmente una buona notizia

Ieri, da un articolo di Marilena Selva firmato su queste stesse pagine, ho appreso che è stato dato il via libera – con 288 voti favorevoli e nessun contrario, per fortuna – ad un decreto legge al fine di salvaguardare il ricordo – purtroppo sempre un po’ più sbiadito – di Giacomo Matteotti e Giuseppe Mazzini. Dopo tanto tempo, mi sono detto, ecco una buona notizia. Con i trecentomila euro (una cifra di tutto riguardo), che saranno messi a disposizione per il lodevole scopo, è pure previsto (tra le altre diverse proposte) il restauro a Fratta Polesine della casa di Matteotti, dove questi era nato il 22 maggio 1885. Ristrutturare questo edificio – che da alcuni anni è un museo – è missione alquanto importante. Significa, infatti, mantenere accesa una memoria come quella antifascista – e non solo. Visti i tempi, dove invece al contrario si tenta così spesso di abbuiare (per non dire peggio) quella che fu appunto la Resistenza, questa iniziativa va senz’altro accolta nel miglior modo possibile, anche perché certe cose in questo nostro Paese non sono molto frequenti. Il contributo dei socialisti, come è già avvenuto per l’approvazione del presente benefico decreto, non si farà certo attendere. Nel frattempo l’Avanti!, via via che passeranno i mesi, ci tenga cortesemente informati su quanto si andrà realizzando in tale direzione. Sono opere, queste, come ho già detto che hanno un certa rilevanza, e non solo per noi socialisti. Ben vengano dunque!

Luciano Masolini

Scrive Manfredi Villani:
Roma, educazione ambientale
ed emergenza rifiuti

L’emergenza rifiuti di Roma ha un retaggio di oltre cinque anni.All’inizio del 2012 il sindaco di Roma Gianni Alemanno effettuò una trasferta a San Francisco per rendersi conto dell’obiettivo rifiuto zero della California.Risultò che quella metropoli americana praticava la raccolta differenziata al 78% dei suoi RSU(Rifiuti Solidi Urbani). Quei rifiuti sono materia prima per il riciclo tecnologico,il compostaggio dell’umido ed il riutilizzo della plastica,del vetro,di carta e cartone,degli ingombranti,alluminio,polistirolo.Il riutilizzo dei suddetti prodotti ha un considerevole valore aggiunto per la cittadinanza. Il buon sindaco Alemanno,scopertosi missionario riciclone,si rese conto della diversa valorizzazione del recupero usato a San Francisco,ma non riuscì ad esportarne la tipologia a Roma.Nemmeno i suoi successori Ignazio Marino e Virginia Raggi sono riusciti a trasformare i RSU da problema a risorsa.La società municipalizzta del comune di Roma(AMA), che si occupa della raccolta dei rifiuti e di tutti i servizi ambientali della città,con un bacino di utenza di circa 3 milioni di persone,nonostante l’impegno dei suoi 7800 dipendenti,nemmeno riesce a svuotare in tempo utile i cassonetti stradali.In questi giorni in molti quartieri di Roma è riscoppiata l’emergenza rifiuti con il ritorno della immondizia in strada con i sacchi che traboccano dai cassonetti mentre gli impianti di smaltimento sono stracolmi e non riescono a ricevere le 5 mila tonnellate di rifiuti prodotte ogni giorno dai romani.Tra Regione Lazio e sindaco di Roma non funziona il dialogo,anzi esiste il continuo scarico di responsabilità sul disastro ambientale ereditato da oltre 5 anni di inerzia delle relazioni politiche.Si sospettano sabotaggi.Si ipotizza un Commissario di Governo.Non manca lo scambio di accuse tra Matteo Renzi e Virginia Raggi.In questa stravagante emergenza il nostro Avantonline ha pubblicato un saggio intervento di Loreto Del Cimmuto il quale sostiene a buon motivo che “occorrerebbe un sussulto di orgoglio della società civile e del tessuto associativo per far sentire la voce della città e scuoterla da uno stato di rassegnato abbandono,come se non ci fossero alternative.Che invece ci sono,vanno organizzate e rese credibili.”Per le ipotizzate alternative di Loreto Del Cimmuto ritengo utile la rilettura di due articoli dell’Avantionline.Il primo,pubblicato il 12-07-2016 con titolo:Bene le multe a chi sporca Roma.Il secondo,pubblicato il 09-08-2016 con titolo:Rifiuti il declino di Roma.In conclusione aggiungo una terza ipotesi di risoluzione tecnologica della crisi che sta attenagliando Roma.La priorità dell’educazione ambientale va riposta nella “differenziata”dei RSU.Per migliorare la raccolta differenziata e diminuire la quantità dei rifiuti che mandiamo in discarica o nei Termovalorizzatori,occorre dotarsi di impianti ECOPOINT.Ogni ECOPOINT è formato da una piattaforma di contenitori metallici interessati per la raccolta selettiva di umido,plastica,secco,vetro,carta e cartone,multimateriale generico.I contenitori vanno interrati e dotati in superficie da torrette per il conferimento dei diversi tipi di rifiuto.Individuato il contenitore che si intende utilizzare si sblocca lo sportello mediante una chiave elettronica(LED)reperibile presso l’Amministrazione comunale di Roma.Lo svuotamento periodico dei contenitori rientra nella competenza del personale AMA La frequenza degli interventi va commisurata alla capacità di contenimento dei contenitori interrati ed alla utilizzazione quotidiana dell’ECOPOINT da parte della cittadinanza.

Scrive Tobia Desalvo:
Considerazioni sul nostro Partito

Caro Direttore,

colgo l’occasione del tuo recente articolo sulle primarie del PD, per esprimere le mie considerazioni sul fatto che ritengo che il nostro PSI non abbia le caratteristiche sufficienti per essere considerato né partito né portatore di futuro ed esprimo la mia sensazione con la schiettezza che il mio affetto per questo Partito e la sua storia mi consente.

Dal punto di vista delle politiche di governo la cifra dell’azione del PSI è la criminalizzazione degli automobilisti, dal punto di vista della composizione delle idee interne siamo malinconicamente rivolti a non scontentare le vecchie parole d’ordine più di “sinistra” e dal punto di vista organizzativo facciamo i Congressi al contrario, evitando ogni eventuale forma di partecipazione e innovazione. Risultiamo a tutti gli effetti un ceto politico insediato qua e là, parte della mediocre ritirata della classe dirigente nazionale.

Mi sono iscritto da qualche anno in quanto convinto craxiano postumo (nato nel 1980 non avrei potuto esserlo subito), ma purtroppo di quella stagione di coraggio e riforme rimane dentro di noi solo l’astio per i comunisti e nulla di ciò che potrebbe connetterci a un percorso di innovazione, europeismo e futuro come quello ora in corso in Francia, fondato sulla difesa del secolo dei lumi e degli strumenti del libero mercato. Deduco che l’esperienza craxiana sia durata troppo poco e finita troppo male per aver potuto seminare a sufficienza, e che i semi germogliati si siano purtroppo allontanati dall’involuzione del PSI a proposito del quale, ad ogni modo, ringrazio ancora chi lo ha trasportato fin qui per avermi consentito di frequentarlo.

Dunque, in questo contesto liquido trovo normale che si partecipi alle primarie del PD, “partito” al quale è ora affidata la difesa di quello spazio che i socialisti in Europa occupano, e che non sia ora il punto “tecnico” quello decisivo ma che occorra partire da una particolare attenzione ai nodi politici che ci attanagliano per scioglierli e non rimanervi soffocati.

Un caro saluto

Tobia Desalvo

Scrive Giovanni Alvaro:
Il chiaro messaggio
dei cugini francesi

Dopo la Brexit sembrava essere tutto in disarmo. Sull’Europa sembrava aleggiare uno spirito di autodistruzione del sogno dei reclusi di Ventotene. In ogni Paese dell’Unione sorgevano e prendevano vigore i movimenti populisti estremisti che avevano nel sovranismo, con il rifiuto dell’Europa e dell’euro, il loro totem comune. E dietro loro si accodavano quanti credevano necessario copiarne le parole d’ordine e i temi più ascoltati dalle menti dominate dalla pancia. Dall’inglese Nigel Farage, a Beppe Grillo italiano, dalla francese Marine Le Pen, all’olandese Geert Wilders, all’austriaco Norbert Hofer era una gara a chi le sparava sempre più grosse stimolati, in questo, dai ‘concorrenti’, mentre pulsioni ultranazionalistiche assumevano consistenza anche in Polonia e in Ungheria.

La Brexit, che molti sognavano dovesse essere un faro da imitare, è stata indicata, quasi sùbito, come un errore dagli stessi che l’avevano fatta prevalere. Prima e dopo la Brexit si erano svolte le elezioni in Austria (aprile maggio e ottobre 2016) e in Olanda (marzo 2017), che si sono rivelate, malgrado i sondaggi, vere e proprie docce fredde per i sovranisti che ne uscivano inesorabilmente sconfitti. Già con esse emergeva una opposizione popolare maggioritaria contro le tendenze suicide che venivano spacciate nei sondaggi, ma con le recenti elezioni francesi, e la sconfitta di Marine Le Pen, questo contrasto ai sovranismi riceve una fortissima conferma.

Di sicuro Macron ha contribuito, e non poco, a questa conferma con la scelta di non inseguire, civettando i suoi avversari, come invece avviene in Italia con Salvini, ma li ha contrastati in modo chiaro dichiarando il suo europeismo anche se accompagnato dalla necessità di una urgente rigenerazione. L’Europa, è il succo del suo ragionamento identico a quello sostenuto ormai da tempo da Silvio Berlusconi, non va scassata e liquidata, ma va riportata alle idee dei suoi fondatori perché, pur avendo garantito oltre 70 anni di Pace (mai visti nei secoli precedenti funestati da guerre sempre più cruente fino ad arrivare alla Seconda Guerra mondiale), ha fallito l’integrazione economica tanto da ipotizzare, da parte della Merkel, che la crescita avrebbe dovuto svilupparsi, come fatto normale e naturale, a due o più velocità.

Già questa affermazione, portando acqua al mulino di chi voleva e continua a volere la fine dell’Unione, provocava in Italia sia la crescita di nuovi movimenti sovranisti, anche se ancora nominali (in particolare gli spezzoni nati dalla frantumata ex AN), che la corsa di Renzi che, per apparire condiscendente con la parte di opinione pubblica condizionata dalle pulsioni della pancia, pratica lo sport dell’attacco sistematico all’Unione Europea entrando addirittura in conflitto col ruolo che lo stesso ricopre quale Segretario del PD, partito che esprime l’attuale Governo del Paese.

Se non può essere semplice concorrenza ai sovranisti de ‘noantri’, in primis a grilli e grillini, perché è risaputo che gli elettori, dovendo scegliere, preferiscono sempre l’originale, si tratta di sicuro di incapacità a capire la differenza tra chi occupa il ruolo di oppositore, e là intende rimanere come aspirazione massima, e quella di chi ha obiettivi più alti ma arriva a segare il ramo su cui sta appollaiato dimostrando la propria inconsistenza che non viene sopperita dalla facile favella o dalle frasi roboanti.

Dalla Francia arriva un messaggio chiaro, rifondazione dell’Unione Europea facendo tesoro degli errori commessi, ma se non lo si sa comprendere e si mette in discussione la stessa unità che è indispensabile per poter vincere alle prossime politiche si rischia di consegnare l’Italia agli incapaci sorretti dalla sinistra o viceversa alla sinistra sorretta dagli incapaci. Non è il Cavaliere che impone questa scelta di unità, con questi contenuti, ma è chiaramente il popolo ‘sovrano’ che non ne può più di estremismi fuori luogo.

Giovanni Alvaro
Reggio Calabria

Scrive Giuseppe Sini:
Un digiuno per il riconoscimento del diritto di voto

Care amiche e cari amici,
da lunedì 8 maggio inizierò un digiuno a sostegno della proposta del riconoscimento del diritto di voto per tutte le persone residenti in Italia, proposta che intende far cessare l’assurda e inammissibile negazione del diritto di voto a milioni di persone di famiglie non native che vivono stabilmente in Italia, persone che – come è scritto nell’appello all’Italia civile “Una persona, un voto” di cui sono primi firmatari padre Alex Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace – “qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all’Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano”.

E’ un digiuno gandhiano, non uno “sciopero della fame” di quelli per ottenere visibilità sui media della società dello spettacolo (dai quali nel migliore dei casi l’attenzione è poi sempre puntata sul dito e mai sulla luna) o per esercitare un ricatto morale su chicchessia.

Un digiuno che intende testimoniare la mia sofferenza per una situazione che trovo inaccettabile – una situazione in cui la persecuzione razzista in Italia di anno in anno è cresciuta esponenzialmente ed elementi di apartheid si sono insinuati nell’ordinamento -, una situazione che si potrebbe adeguatamente contrastare con la forza della democrazia: riconoscendo il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia.

Ed è un digiuno che intende testimoniare la persuasione che dobbiamo ideare ed attuare forme adeguate di azione nonviolenta per mettere in movimento l’intera popolazione in difesa della democrazia (poiché non vi è piena democrazia se non si riconosce il principio “una persona, un voto”) e coscientizzare i legislatori che in queste settimane dovranno elaborare la nuova legge elettorale.

So che questa iniziativa di digiuno può sembrare ridicola e quasi offensiva per i poveri che muoiono di fame; ma è una forma di azione nonviolenta che per varie ragioni sento e credo di dover adottare in questo momento.

Il digiuno non è solo la condivisione di una sofferenza, ma anche un momento di chiarificazione interiore, di più intenso e rigoroso pensare i propri pensieri, e di assunzione delle proprie responsabilità: e di quanto sta accadendo in Italia come cittadino italiano sono anch’io per la mia parte responsabile.

Mi riprometto di digiunare per una settimana; confido per esperienza di riuscire a farlo (di più non saprei, sono ormai un vecchio piuttosto malandato e non credo di essere più in grado di sostenere un digiuno prolungato).

Naturalmente riaffermo anche il mio sostegno alle due proposte di legge presentate a suo tempo dall’Associazione Nazionale Comuni d’Italia (Anci) e dalla rete di associazioni della campagna “L’Italia sono anch’io”.

Ovvero la proposta di legge che reca “Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalità”, predisposta dall’Anci con specifico riferimento alle elezioni amministrative e che può essere immediatamente approvata con legge ordinaria con la sola minima correzione (all’art. 2, comma primo, ed all’art. 3, comma primo) di portare a sei mesi il lasso di tempo di regolare soggiorno in Italia richiesto; e la proposta di legge che reca “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, Nuove norme sulla Cittadinanza”, già approvata (sia pure con modifiche peggiorative) alla Camera, e che dovrebbe finalmente essere esaminata dal Senato nelle prossime settimane, proposta talmente di buon senso che su di essa non dovrebbe essere difficile raggiungere finalmente il consenso unanime di tutti i parlamentari non razzisti.

Tutte queste proposte propongono cose buone e giuste; spero quindi di tutto cuore che siano prese in adeguata considerazione dal Parlamento e diventino al più presto leggi dello stato.

A chi legge queste righe chiedo di valutare, ciascuna persona per sé, se può fare qualcosa (oltre quanto eventualmente già fatto) per sostenere la proposta del riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone residenti in Italia; il già ricordato appello all’Italia civile “Una persona, un voto” (che allego in calce a questa lettera) propone conclusivamente di scrivere ai presidenti del Parlamento, ma si può fare anche molto altro: far circolare la notizia dell’appello, promuovere altre adesioni ad esso, realizzare incontri pubblici sull’argomento, ed altro ancora.

Ringrazio tutte e tutti per l’attenzione che avete già dedicato o che dedicherete a sostenere la proposta “Una persona, un voto”.

Giuseppe Sini
responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo