Scrive Aldo Boraschi:
La versione di Bruno

Di solito non mi avvisano nemmeno, soprattutto quando si tratta di parenti lontani e amici comuni. Ma quando morì Bruno fui il primo a saperlo, anche se ero diasporato in qualche nazione che non era l’Italia. Quel settembre di qualche anno fa, per me, morì anche la politica.

Bruno mi insegnò che si poteva far del bene anche facendo politica e, secondo la sua versione (che subito feci mia), la strada era quella di diventare socialista.

Partivamo in macchina avvolti dalla spessa nebbia della pianura padana, per andare ad incontri carbonari in sperdute frazioni. Ci chiamavamo tutti Compagni e questo mi dava uno straordinario senso di appartenenza.

Nella nebbia giallastra galleggiavano le osterie, che erano le sezioni del partito da cui partivano le opere di proselitismo che cercavamo di mettere in atto. I rarissimi passanti che si incontravano per strada, molti dei quali inforcavano improbabili biciclette, sembravano soldati di guardia alla trincea del socialismo. Bruno conosceva e salutava tutti e di tutti sussurrava: “Quello è un compagno”. Quando eravamo nei pressi della sezione mi affacciavo dal finestrino per chiedere informazioni, ma ricevevo in cambio solo mugugni e vaghe indicazioni su qualcosa di sempre più prossimo alla meta, ma mai esattamente la meta stessa che raggiungevamo, così, a tentativi.

Il circolo tale, la sezione talaltra, erano luci disperse nel cosmo nero e muto della campagna addormentata. Erano porte che si aprivano come d’incanto nel deserto di una strada, spesso nascoste in cortili interni dove la nebbia ghiacciata faceva sudare le pareti delle case. Le sezioni erano di uno squallore talmente tattile da sembrare metafisico. Le pareti – altissime, bianchissime e scrostatissime – erano scaccheggiate dal ritratto di Pertini, dal sorriso rassicurante di Nenni, dallo sguardo intenso di Matteotti.

La prima cosa da fare, quasi un rito iniziatico, era l’accensione della sigaretta. Fumavamo tutti; di solito il segretario di sezione metteva in bocca la pipa (ma su questo, penso, abbia pesantemente influito il carisma di Pertini).

Sotto quei soffitti oramai fradici di riunioni e interventi, uomini con la camicia azzurra di terital, sbracciati e sudati in pieno inverno, agitavano le mani arrossate e le puntavano oltre ogni orizzonte possibile, oltre le loro fabbriche e le loro case. Spesso di trattava di vaniloqui universali sulla raccolta del mais in Sudamerica e la possibile rivolta degli indios. L’epilogo di quelle riunioni era un bicchiere di vino rosso, con una moglie, una figlia o una sorella che metteva su l’acqua per gli spaghetti; quelle stesse donne erano quelle che manufacevano tortelli e abbrustolivano salsicce alla festa dell’Avanti! (tutto questo gratuitamente, particolare non secondario). Una macchina perfetta, un laboratorio artigianale di politica, forse anche un ideale di vita.

Già si faceva strada, però, il colpo di cancellino: compagni, sezioni e discussioni sui destini del mondo lasciavano spazio alle cronache giudiziarie dei mariuoli nostrani. Un segno netto, una linea di demarcazione. Era arrivato il momento del Disanganno. Anche per Bruno arrivò il radde rationem, l’abbandono del Socialismo, almeno di quello delle fumose sezioni di periferia.

Per me, già da molto tempo prima spuntò il cinismo del ragazzo di vent’anni con il culo nel burro, la spocchia del pseudo quasi intellettuale. La ritrosia del bambino viziato. Di questo ti devo chiedere scusa, cristosanto, Bruno. Ti devo chiedere scusa tanti anni dopo.

Adesso ti lascio e ti saluto. Ti sia lieve la terra, Compagno.

Aldo Boraschi

 

Scrive Andrea Malavolti:
Quale futuro per l’Ungheria?

Caro Direttore,

oggi c’è una doppia intervista sul Corriere 7 a firma di Rossella Tercatin sul futuro che si prospetta davanti all’Ungheria di Orban e alla sua permanenza nell’Unione europea: a parlarne, Edith Bruck, 85 anni, scrittrice sopravvissuta alla Shoah, e il politologo Antonio Villafranca. Secondo la Bruck, “con un nazionalismo esasperato come quello che anche la grande maggioranza della popolazione ha dimostrato di condividere, non si capisce nemmeno perché gli ungheresi stessi nell’Unione Europea dovrebbero volerci restare”. “Purtroppo – aggiunge – questo tipo di tendenza non è presente solo in Ungheria: mi pare che nazionalismo e desiderio dell’uomo forte al comando stiano tornando in tutto il mondo, Italia compresa”.
(Fonte Pagine Ebraiche)

Andrea Malavolti

Scrive M.Conti:
Grosseto e Via Almirante

A Grosseto la giunta comunale di centro destra, ha di nuovo ferito la memoria della resistenza, intitolando una via a chi si è reso responsabile di gesti gravissimi, anche in questa terra,

Dopo la bocciatura nel febbraio scorso, da parte della maggioranza di centro destra della mozione sui valori dell’antifascismo e della convivenza civile, assistiamo all’ennesimo affronto a questa città, dove la bandiera antifascista e i valori della resistenza sono sempre stati alti, dove Socialisti e comunisti, hanno combattuto per un paese libero e democratico.

M.Conti

Scrive Aldo Boraschi:
Nuove ipotesi di governo

Un colloquio tra un qualunquista e un altro qualunquista (Di Maio e Salvini) occupa intere pagine di tutti i giornali e settimanali con toni del tutto simili a quelli che hanno accompagnato gli incontri tra Israele e Palestina.

Ma nessuno si deve allarmare. Anzi. Lo scollamento tra società e politica ha raggiunto limiti talmente alti che alla frenesia isterica della prima, corrisponde appena un fremito della seconda, geneticamente catatonica.

Ma su questo leggerissimo fremito, purtroppo, sono sintonizzati tutti i sismografi dell’informazione (e dei social in particolare).

Massimo Cacciari, tempo fa, con felice intuizione, definì l’agone politico come un “un caos immobile”.

I fatti di questi giorni sembrano però dar torto all’acuto maitre a penser della politica italiana. Infatti, da Brunico a Trapani, da Bari a Domodossola, carovane di cronisti/e e sciampisti/e (non vorrei che la Boldrini se ne avesse a male), intasano autostrade e tangenziali per raccogliere dichiarazioni surreali.

Il tenore è questo: Toni è d’accordo con Pino, ma disposto ad incontrare Ciccio, purché non discrimini Berto. Sono quindi interessati a Gianni, ma non ostili Nando.

Nel frattempo in Siria succede, incidentalmente, qualcosa di importante e gli operai vanno in cassa integrazione.

Di questo, certo, ne parlerà Giobatta a Breccanecca, potete scommetterci.
Certo, se ne parlerà in un conclave, aperto a Renzo, ma non ostile a Mimmo O’Meccanico…

Aldo Boraschi

Scrive Romeo Tarone:
Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Illustrissimo Presidente Mattarella,
quante volte, avete dato risalto al problema della disabilità, un problema che affligge migliaia di famiglie Italiane. Ma a prescindere dai vostri appelli, i disabili gravissimi vivono ancora in condizioni disagiate, nei giorni scorsi un padre ha deciso di porre fine alla vita della propria figlia disabile grave, un problema che le famiglie cercano di risolvere in tutti i modi, ma a volte vengono circondate da uno sconforto, che lacera la voglia di vivere e di combattere contro la malattia. Per questo vi chiedo ancora una volta, di fare un appello al buon senso delle Istituzioni della Repubblica, affinché affrontano in modo significativo e umano, il problema dei disabili più gravi, in una Nazione democratica , non si può e non si deve girare la faccia, verso questioni di rilevanza umana, e sempre dimenticate da tutte le Istituzioni Governative.

Romeo Tarone
Coordinatore Movimento Italiano Disabili Ariano Irpino- Zungoli

Scrive Luigi Mainolfi:
La moneta cattiva scaccia quella buona

Quando penso all’effetto provocato dalle argomentazioni delle oche televisive, invitate come opinionisti o politici, sugli ingenui tele ascoltatori, mi vengono i brividi. L’effetto è amplificato dalla convinzione che le Bufale (Fake News) vengano accettate più dei ragionamenti seri e culturalmente validi. D’altra parte, si dice che la moneta cattiva scaccia quella buona. La mia avversione alle Fake News si rafforza, quando incontro amici, che, pensando di aver scoperto una verità religiosa, mi sbattono in faccia i concetti, ascoltati la sera precedente, dagli economisti, alla Cazzola o da personaggetti (alla De Luca). Voglio tentare di smontare alcune Bufale.

1) Di Maio, per fissare un punto di partenza negativo, ha affermato che prima c’era immobilismo. Magari, ci fosse stato. Nella seconda Repubblica, c’è stata un cambiamento deleterio: svendita di imprese pubbliche; le Banche sono diventate anche Assicurazioni e Finanziarie e queste sono diventate anche Banche; le Poste italiane sono anche diventate un Bazar ; sono state annullate quasi tutte le conquiste che i lavoratori avevano ottenuto, grazie alle lunghe lotte sindacali; le Società, che gestiscono servizi ( telefoni, energia elettrica e Gas, Rifiuti, Autostrada, ecc) hanno poteri assoluti; è stata fatta una riforma della Scuola, che ha abbassato il livello e dato più potere al Sindacalismo clientelare; è stata favorito il trasferimento all’estero di imprese italiane; è stato aumentato il costo della politica. Forse Di Maio non conosce la differenza tra rivoluzione e contro rivoluzione.
2) I vari Cazzola e Mastella affermano che i vitalizi sono diritti acquisiti, grazie al versamento di contributi. Un bestemmia. I contributi si versano in relazione a uno stipendio, conseguenza di un rapporto di lavoro, non per le indennità di carica. I Parlamentari non sono dei lavoratori e non dovrebbero essere come S. Antonio, con il dono dell’ubiquità. Candidarsi, non è come fare la domanda per la pensione (con il trucco). La politica è una scelta , per il bene comune, non per il vitalizio. Tanto è vero che la maggior parte dei “fannulloni” continua a svolgere la propria attività lavorativa. È normale percepire due o tre e, qualcuno, quattro emolumenti? Le indennità non sono stipendi e sono a tempo determinato. Se non fosse così, dovrebbero avere il vitalizio tutti quelli, che hanno preso un’indennità, come i Presidenti delle Provincie, della C.M, i Sindaci, gli Assessori Comunali e quelli Provinciali e gli amministratori di Enti di Servizio. Per inciso, nella Prima Repubblica fui Presidente di una Comunità Montana e Assessore Comunale e non percepivo nessuna indennità. È scandaloso aver diritto al vitalizio dopo pochi mesi di “comodità parlamentari”, mentre i veri lavoratori, per avere una pensione di fame, devono lavorare 40 anni? L’affermazione che, eliminando i vitalizi, la politica la farebbero solo i ricchi è una vomitata. I nostri padri politici non erano ricchi: sono ricchi il nobile Gentiloni, la Presidente della Camera e quasi tutti quelli, che percepiscono i vitalizi. Se la “Bufala” fosse vera,i ricchi dovrebbero rinunciarvi.
3) La Fornero va predicando che per ridurre il debito pubblico, occorre ridurre la spesa . Anche un alunno delle medie sa che il D.P. è la differenza tra entrate e uscite. Perché, non si cerca di fare aumentare le entrate? Cosa, che può avvenire anche usando l’intelligenza tributaria ( quanto si evade, grazie alla domanda : con fattura o senza? ) e invogliando, a tornare in Patria, le imprese manifatturiere espatriate e i pensionati, che, per colpa delle nostre Leggi, sono diventati consumatori di altri Stati. La logica della Fornero e dei politici ignoranti fa aumentare la povertà, l’insicurezza fisica e sociale e le diseguaglianze.
4) Molti, per darsi un tono, affermano:- Qua ci vuole il sistema maggioritario. Con questo sistema, sono stati eletti: Erdogan, Orbàn, Putin, Trump, Assad, il Presidente cinese, Pinochet, Chàvez, ecc. Nei Paesi democratici vige il proporzionale. Immaginate, Grillo vittorioso con il sistema maggioritario. Il nostro Paese aveva il sistema proporzione quando si sviluppò e i Gruppi Politici non erano 49.
5) L’affermazione “ ci vogliono i giovani, i vecchi devono essere rottamati “ è un’altra Bufala. Molti , la ripetono, ignorando che, nella seconda Repubblica, hanno governato giovani, furbastri e lecchini. D’Alema, Veltroni, Rutelli, Casini, Fini, Minniti, Fassino e altri personaggi, ora, hanno dai 60 ai 65 anni. Nel 1990, avevano (60 meno 27= 33) un’età intorno alla trentina. Alcuni, comandano da prima degli anni ’90.
Così, anche a livello periferico. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Governare richiede conoscenza e le elezioni non sono come l’arruolamento nell’esercito (che richiede sana e robusta costituzione). Cari lettori, le Bufale possono inquinare le menti. Scacciamole!

Luigi Mainolfi

Scrive Antonio Ciuna:
L’Europa e i vassalli della Germania

Gentile Direttore Mauro Del Bue,

Gli ideali dell’Unità Europea sono nati, in una forma più concreta, dopo la 2^ guerra mondiale, dagli antifascisti: Spinelli, Rossi e Colorni, deportati nell’isola di Ventotene.negli anni 1940 – ’41 .’42. Tali ideali avevano il nobile fine e di porre fine alle guerre intestine in Europa nonché di unire le varie Nazioni europee in una Comunità di Stati Federati.

A tale riguardo fin dal 1951,col primo trattato del Carbone e dell’Acciaio e fino al 2007 con il trattato di Lisbona, vennero sottoscritti in tutto ben sette trattati.per realizzare la Comunità Europea.

Le gravi carenze politiche che fin dall’inizio sono gravate sulla Comunità Europea e che in atto rendono discutibile la stessa sua esistenza,sono:

la miope visione politica di alcuni Capi di Stato europei di considerare la nuova Europa una Comunità di Stati Nazionali e non Federati:

il non aver potuto realizzare,dopo anni di discussioni e riunioni,la carta della Costituzione Europea e dei Diritti fondamentali;

la mancata realizzazione di una politica estera comune;

la mancata realizzazione della riforma fiscale e monetaria valida in tutti i Paesi della Comunità europea

Da un certo tempo a questa parte circolano sulla stampa notizie preoccupanti sulla grave crisi economica e monetaria che investe l’Europa a causa della squilibrata economia esistente tra i paesi, cosiddetti più virtuosi, del Nord Europa, con in testa la potente Germania ed i Paesi del Sud e del Sud-Est dell’ Europa, meno virtuosi nel condurre la propria economia politica.

Tutti i trattati finora sottoscritti dai Paesi della Comunità Europea sono stati impostati, su pressione politica, per favorire in un certo qual modo, la politica economica della Germania, la quale ha potuto sostenere nel tempo,grazie ai finanziamenti della Banca Centrale Europea, le ingenti spese ed oneri e per riunirsi con la Germania dell’Est e per coprire nel tempo l’ indebitamento delle proprie banche gravemente esposte per possedere nei loro forzieri, titoli finanziari e crediti inesigibili.

In questi ultimi dieci anni la gravissima crisi finanziaria originata negli Stati Uniti d’America si è ripercossa anche in Europa e ne hanno subito le più gravi conseguenze i Paesi dell’area mediterranea che avevano e tuttora hanno, una economia più debole.

Nel tempo la Germania ha sviluppato la sua produzione industriale per oltre il 6% ed è riuscita a esportare i suoi prodotti e ad accumulare riserve finanziare in eccesso,mentre gli altri Paesi del Sud della Comunità Europea,a seguito della crisi stagnante e per dovere rispettare la rigidità delle regole del Bilancio dello Stato ,imposte dalla Germania, non riescono sviluppare la propria economia e non riescono a diminuire il proprio Debito Pubblico.

Secondo il trattato di Maastricht il surplus della ricchezza della Germania avrebbe potuto essere investito per favorire la produzione e l’esportazione dei Paesi della Comunità Europea con maggiori difficoltà economiche o per favorire la domanda interna della stessa Germania aumentando i salari.

Niente di tutto questo.

La triade degli economisti tedeschi compreso il Presidente della Deutsche Bundesbank Wedmann, consapevoli che la Germania ha raggiunto la massima potenza economica in Europa, sono orientati a fare uscire il proprio Paese dal l’ euro anche se la Germania dovrà pagare un prezzo economico e finanziario di un certo peso ma quanto mai sopportabile

Come per il passato storico della Germania, per tedeschi è sempre esistito un solo motto ” allemagne uber alles” la Germania al disopra di tutto.”

Però a quel tempo i Cancellieri del Reich sacrificavano i propri eserciti per fare grande la Germania oggi con modesti impegni

finanziari e senza alcun sacrificio umano e a spese dell’Europa intera domineranno il nostro Continente

Se ciò avverrà sarà la fine della Comunità Europea e gli europei del Sud saranno i vassalli della Germania.

Cordiali saluti

Antonio Ciuna

Scrive Manfredi Villani:  
Attacco in Siria, pregiudizio apodittico

Il segretario generale dell’ONU,Antonio Guterres,già primo ministro socialista del Portogallo,ha ricordato nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ,dopo il raid del 13 aprile 2018 deciso dagli USA,con l’appoggio di Francia e Gran Bretagna che la Siria è un Paese vittima di potenze straniere.Il Presidente Trump ha twittato”Missione compiuta”,senza vergognarsi che la sua iniziativa goliardesca d’attacco è un pregiudizio apodittico.Per la Russia l’attacco è “aggressione”. La Siria sta pagando le alleanze regionali e gli interessi all’occidente. Siamo in presenza di un obbligo che esiste e va rispettato come si debba agire coerentemente con la Carta dell’ONU e con il diritto internazionale.I bombardamenti in Siria,perpetrati con missili ed aerei,hanno colpito nella notte di venerdì laboratori di produzione di armi chimiche e depositi di armi non convenzionali nelle regioni di Damasco e Homs. L’attacco è avvenuto proprio mentre stava per iniziare in Siria la missione degli ispettori dell’ONU chiamati ad indagare sull’uso delle armi chimiche attribuito al regime di Damasco. Siamo in presenza della manifestazione di potere dell’Occidente-che alimenta il commercio delle armi-e degli alleati sauditi nella regione perchè sarebbe assurdo che la Siria usi armi letali proprio mentre il suo esercito ha riconquistatola regione di Ghouta. In effetti l’attacco contro obiettivi militari in Siria è sbagliato perchè non cambia niente. La Russia aveva assunto l’impegno formale ad occuparsi dello smantellamento dell’arsenale chimico siriano.Il pregiudizio ha portato a fare anche la Francia e la Gran Bretagna a fare un gesto molto rischioso che avrebbe potuto alimentare altre possibili escalation.Comunque scopriamo le prime polemiche negli USA in quanto Trump avrebbe sferrato l’attacco alla Siria senza ottenere prima un’autorizzazione del Congresso,violando così la Costituzione americana.

Manfredi Villani

Scrive Luigi Mainolfi:
Avellino merita altro

Da un po’ di tempo, appena tento di seguire un dibattito televisivo, scatta l’esigenza di evidenziare la differenza, e le sue cause, tra i politici di una volta e quelli, che, oggi, vogliono essere giudicati salvatori della Patria. L’esigenza è aumentata da quando, ad alcuni dibattiti, ho visto la presenza di Pomicino, Mastella, Scalfari e qualche altro della Prima Repubblica, che, nonostante una loro non lusinghiera nomea, sono apparsi giganti rispetto ai nani attuali. Sono partito dalla convinzione che una persona, che pretende di essere qualificata come politico, deve conoscere diverse discipline e anche il territorio, nei suoi tre aspetti ( animale, vegetale e minerale), per poter costruire proposte per lo sviluppo sociale ed economico. Deve cercare di capire, anche, cosa propongono le forze politiche avversarie e concorrenti. A questa convinzione, ho adeguato il mio agire politico. Infatti, non mi sono limitato a fare “l’uomo di partito” , il testimone di ideologie o il “Cipputi”, ma il mio impegno mi spingeva verso tutti i settori e verso il come cercare di concretizzare idee e programmi.

Mi sono interessato anche dell’informazione, ritenendola uno strumento indispensabile per apprendere ed approfondire. Oltre a collaborare alla nascita di alcuni periodici, tipo “ Il Paese” di Andrea Preziosi, ho sempre cercato di conoscere le idee e le proposte altrui, grazie ai quotidiani provinciali. A tal fine, cercavo di leggere gli articoli degli altri operatori politici e non solo, anche per essere preparato nei frequenti incontri o confronti e per orientare l’azione degli Enti, nei quali eravamo politicamente impegnati. Purtroppo, spesso mi è toccato constatare che presunti politici, incominciavano a cercare di capire i problemi solo dopo essere stati eletti o nominati, facendo esperienza sulla pelle degli amministrati. Quello che sono costretto ad osservare, da molti anni, mi ha fatto convincere della “superficialità facoltativa e presuntuosa” della quasi totalità degli attuali aspiranti a cariche politiche.

Per capirne la causa, mi sono deciso ad osservare il comportamento degli uscenti e di quelli, che vogliono entrare, per organizzare un loro curriculum. Cosa che bisognerebbe conoscere per decidere chi scegliere. Sono partito dal ricordare ciò, che scoprii tanto tempo fa. De Mita, Bianco, Gargani, Mancino e D’Ambrosio mi fecero capire che leggevano i miei articoli. Cosa che mi sorprese e che considerai un onore. Ricordo, con piacere quello che mi disse De Mita: – Quando scrivi sembri Pirandello, quando agisci, sei birichino. Risposi:- Presidé, con un concorrente come Voi, come faccio a non essere birichino? Dissi a me stesso:- Questi leggono tutto. E, li presi come esempio, da seguire. Questo preambolo, non per vanità, ma perché ho l’impressione che gli attuali “ aspiranti” o titolari di cariche, regionali, provinciali e locali, dimostrano di non ritenere utile leggere i giornali. Basta ascoltare le dichiarazioni televisive. Perché questa convinzione? Ogni mattina, sfoglio i giornali locali alla ricerca di articoli utili alla comprensione del clima politico provinciale. Al di la di interessanti articoli di persone autorevoli, ma non coinvolte nella gara politica, non c’è quasi niente. Sarei grato a chi mi indicasse scritti di qualcuno degli aspiranti sindaci di Avellino.

Non mi capita mai di leggere commenti ad articoli, che io trovo interessanti e dai quali traggo spunto per le mie considerazioni. Spesso, mi viene da fare una battuta:- Prima, la politica serviva a far cresce la cultura del popolo, oggi , i padroni della società consigliano di diventare simpatici, anche se inconcludenti. La conseguenza di tale mentalità è l’analfabetismo strumentale, che significa non saper leggere la società e non capire i suoi problemi. Quindi, non ci possono essere proposte per risolvere problemi che non si conoscono. In sintesi, potremmo dire che si preferisce più improvvisare, che programmare, per la qualcosa, come diceva Einaudi, “bisogna conoscere”. Il 10 giugno 2018, si deve votare per il rinnovo del Consiglio Comunale di Avellino. In giro, si sentono nomi di aspiranti Sindaci , in rappresentanza di Partiti e di liste civiche.

Delle problematiche della Città, nemmeno una sillaba. Intanto,la situazione è drammatica: riduzione dei residenti, migliaia di appartamenti sfitti e riduzione del loro valore, giovani laureati disoccupati, aumento degli anziani soli, l’attività commerciale viene indebolita dalla concorrenza di Amazon, una Sanità non entusiasmante, un Teatro, da luogo di arte e cultura a Cimitero, un traffico caotico e inquinante, Enti di Servizio non controllati ,il territorio della periferie trascurato e inutilizzato, piante organiche dei vari Enti borboniche, corrotte e costose, un rapporto oscuro tra il Comune e le Cooperative dei servizi,ecc. Domanda:- Chi ha dimostrato di avere un progetto per fare rinascere e amplificare il fascino di Avellino? Quasi tutti pensano che sia sufficiente criticare gli altri, senza pensare che l’interlocutore possa chiedergli :-E, TU? Povera Avellino!

Luigi Mainolfi

Scrive Antonio Ciuna:
Referendum, una bocciatura deleteria

Gentile Direttore Mauro Del Bue,

l’insensato, assurdo e anacronistico logoramento attuato nel tempo dai massimi esponenti della Sinistra Italiana che hanno continuamente osteggiato, con scarso senso politico, la politica dell’allora Segretario Democratico Matteo Renzi, anche se sotto alcuni aspetti poteva essere soggetto di critica, si aveva il dovere di assecondarla per evitare in prospettiva che lo stesso partito subisse nel tempo gravi ripercussioni negative come poi in effetti si è verificato.

La bocciatura del Referendum del dicembre 2016 è stata deleteria per la politica italiana. Se fosse stata approvato avrebbe potuto consentire la modifica della parte seconda della nostra Costituzione con il grande vantaggio e della eliminazione di un ramo del Parlamento e in conseguenza si sarebbero accorciati i tempi di approvazione delle Leggi,. in particolar modo quelle riguardanti  le Riforme dello Stato e si sarebbero ridotte le spese della Politica

Le recenti elezioni politiche per il rinnovo dei due rami del Parlamento Nazionale hanno fatto emergere e rafforzato forze politiche populiste che singolarmente però non sono in grado di raggiungere una forza parlamentare di maggioranza che possa consentire di eleggere un nuovo governo per il nostro Paese.

Il caos politico che si è generato è uno dei più gravi della nostra storia nazionale. Nell’esaminare i programmi politici delle forze populiste che tentano di allearsi fra loro per realizzare una maggioranza politica parlamentare, sono quanto mia utopistici ed irrealizzabili perché non rispettano le più elementari leggi dell’economia politica.

Si ha l’impressione di trovarsi nel paese di Bengodi o della Cuccagna o di Pinocchio che semina monete d’oro. Il tagliare le tasse,elargire sussidi alle famiglie più bisognose,dare a tutti gli aventi diritto il reddito di cittadinanza,aumentare le spese e del servizio sanitario e per la scuola e per ristrutturare gli edifici scolastici in precarie condizioni di stabilità e per mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale e per garantire nei quartieri delle città la presenza fisica degli agenti della Pubblica Sicurezza,pagare le penali per la mancata realizzazione delle grandi infrastrutture strategiche, peraltro già appaltate :terzo valico per il collegamento dei trasporti dal Centro Europa con il porto di Genova,alta velocità tra Francia e Italia,Ponte sullo Stretto di Messina,diminuire i Debito Pubblico occorrono ingenti risorse finanziare che non potranno mai essere coperte dalla riduzione degli emolumenti dei parlamentari,delle alte cariche dello Stato,dalla riduzione e delle spese della politica,e dei servizi pubblici e della burocrazia e chiedere alla Comunità Europea tolleranza nel superare l’indice del 3%nel rapporto del Deficit con il PIL. Tutto sa di fantascienza economica e politica.

L’andare a nuove elezioni non risolverà il nostro grave problema economico e politico. C’è solo la speranza che i migliori studiosi di economia politica ci indicano la strada migliore per uscire dalla attuale crisi economica della nostra Nazione.

Cordiali saluti

Antonio Ciuna