Scrive Luigi Mainolfi:
Anche la politica deve avere un Credo

Noto che in giro, e a tutti i livelli, ci sono molti che “si sono fatto il nome e vanno rubando” . Dall’alto della loro popolarità, emettono giudizi su tutto. Un argomento, che è diventato un “mantra” è il seguente: “La socialdemocrazia e il liberismo sono morti”. Non chiariscono da dove hanno dedotto questa Fake News. Qualche “opinionista” sentenzia: “Dai risultati elettorali”, manifestando approssimazione. Ho notato che i più convinti e ostinati nel sostenerlo sono quelli che hanno perso la loro identità politica. Non si capisce che alle elezioni sono candidate persone, che, possono utilizzare i simboli, anche, senza assorbirne i valori.

La storia è piena di esempi del genere. Domandiamoci, perché liste con lo stesso simbolo ottengono risultati diversi. Questa premessa, serve per capire CHE FARE, per uscire dal marasma concettuale attuale. Dovremmo adeguare, alla realtà attuale, il metodo seguito dai fondatori dei movimenti popolari. Partire da quello dei socialisti utopisti inglesi, del ‘700, che cercavano proposte utili a neutralizzare gli effetti della “rivoluzione industriale” , che aveva espulso lavoratori e fatta aumentare la disperazione sociale. Dobbiamo prendere atto che stiamo vivendo un’esperienza simile, invece della spoletta, però, ci sono i robot. Questi creano lavoro in Corea del Sud e lo riducono in Occidente ( Kai-Fu Lee).

Purtroppo, la politica attuale danneggia, non aiuta. Quando fu organizzata Tangentopoli, sostenevo che bisognava buttare l’acqua sporca, ma salvare il bambino, cioè i valori dei partiti storici: DC, PSI, PRI, PSDI e PLI. Purtroppo, ciò non avvenne, anche perché molti erano di poca fede e con una storia non limpida. Interi Gruppi Dirigenti crollarono sotto il peso del giustizialismo e del populismo Berlingueriano, lasciando il campo a chi, poi, si è dimostrato non adeguato. I poteri forti internazionali, uscirono dalle Caverne e piazzarono i loro uomini.

La caduta del muro di Berlino uccise anche il Partito, che poteva contrastarli. Il potere economico da portinaio del potere politico, diventò proprietario del Palazzo. Da allora è stato un crescendo e un minuendo: le privatizzazioni crescevano, togliendo società attive allo Stato e i diritti diminuivano. Quando il potere è stato gestito dagli eredi del PCI ( cosa 1 e Cosa 2), c’è stata l’esplosione della bomba mercantilistica e la distruzione delle leggi frutto dei valori cristiani, socialisti, repubblicani ed anche liberali . Tutto viene giustificato con frasi stupide ( sono cambiati i tempi, il mondo è globalizzato, ci vuole efficienza, è finito il tempo del posto fisso e i giovani devono voler lavorare). Come conclusione, si accetta quello che passa il convento. Se si fanno delle osservazioni, si viene tacciato di populismo. I poteri forti, con i loro tempi ecclesiastici e gli “algoritmi dei templari” fanno il bello e il cattivo tempo. Culturalmente, spingono verso i loro interessi: aumento della popolazione ( perché devono aumentare i consumatori), ridimensionare la classe media, trasformare i posti fissi in precari, fare aumentare l’insicurezza, ecc.

Nessuno si chiede verso quale modello di società dobbiamo andare; quale deve essere il rapporto con la natura; la differenza tra crescita e sviluppo; il rapporto tra cultura ed economia. E’ stato azzerata la nobile politica. Per avere il popolo come inconsapevole alleato, hanno neutralizzato il CREDO, sostituendolo con il “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Chi sta pagando di più è la sinistra. Luca Ricolfi si è chiesto come mai la sinistra è diventata antipatica e viene abbandonata dagli elettori . Implicitamente si richiamano i cattivi esempi dati da settori consistenti di quel mondo. Secondo me, non può esistere la SINISTRA senza un CREDO (unione di valori), bussola per scelte a difesa dei diritti dei lavoratori; della famiglie; dell’armonia tra i territori; della politica come scelta per il bene comune; di una giustizia, basata sulla saggezza e non affidata ad arbitrarie interpretazioni; di una scuola pubblica; ecc.

Alla sintesi di questi valori possiamo dare anche un nome, come avviene in tanti Paesi Europei. Ci può essere anche una distinzione tra laici e non laici, importante è la direzione di marcia. E’ bene che “ i piazzisti”, che vanno in televisione, si rendano conto che attaccare gli altri, ricorrendo a metodi e a parole del passato è controproducente. E’ finito il tempo di avere una parola per ogni occasione. Quando uno parla, può provocare, in chi ascolta, una affermazione:-Ti conosco mascherina. Spero che venga ripristinato il CREDO (laico).

Luigi Mainolfi

Scrive Adalberto Andreani:
La speranza di Papa Francesco

Gentile Direttore,

Si ha l’impressione di una sorta di impotenza degli USA, a livello internazionale rispetto a qualche decennio orsono. Si ha l’impressione di una volontà di confrontarsi con la Cina, ma della stessa consapevolezza di non esserne più superiore neanche a livello militare. Se fosse così la contrapposizione storica del dopoguerra tra unione sovietica ed USA sarebbe tutta da rivedere e da ristudiare con nuovi elementi.. Che valga il detto tra i due litiganti….? Ora nella contrapposizione tra modello capitalista USA e Comunismo cinese, al posto di quello sovietico, poco cambierebbe e cambia nella storia dell’umanità, circa la necessità che tra questi due mondi ci sia una Europa ed altre parti del mondo socialdemocratiche avanzate, progressiste, e pacifiste…..In particolare in Europa vedo due filoni socialisti, uno laico e l’altro Cristiano-socialista sulla scorta di quanto afferma Ppap Francesco. La speranza di Pace può venire solo dall’unione europea che eviti il fatale incontro scontro tra USA e CINA, attualmente solo rimandato.
Basta con i nazionalismi Europei ed almeno Spagna, Francia, Germania ed Italia diano corpo vero agli STATI UNITI D’Europa.

Adalberto Andreani

Scrive Leonardo Scimmi:
Contaminare con il riformismo

Cari tutti,
il seminario di Milano di Mondoperaio su Meriti e Bisogni è stato bellissimo. Si è parlato di formazione immigrazione lavoro e molto altro. Ho ricordato che oggi tra i meriti ci sono gli erasmus, gli emigrati che hanno appreso competenze in paesi spesso più avanzati dell’Italia. Occorre intercettare i loro voti e farne classe dirigente. Come negli anni ’80 intercettammo il ceto medio.

Oggi alla vigilia delle elezioni il collegio estero ha formulato 4 temi: Erasmus e Stati Uniti d’Europa; Cogestione dei lavoratori nelle imprese; Tutela del risparmio; Tutela ambiente.

Porteremo le nostre proposte in Europa in Lombardia a Roma nel PSI e nel PD. I tempi della chiusura sono finiti, occorre aprirsi contaminare di riformismo la società italiana, che ne ha bisogno.

A presto

Leonardo Scimmi

Scrive Claudio Cesaroni:
Una politica che sappia rivolgersi alle “prossime generazioni”

Ed eccomi qui, davanti ad un foglio bianco a cercare di esprimere che cosa rappresenta il socialismo oggi per un ragazzo under 35.
E’ qualcosa di grande come un mare, lo si sente coniugato da Marx, da Allende a Craxi,lo abbiamo visto declinato come nazionale,municipale,reale, liberale. Ora tutti si aspetteranno una citazione di Turati o Rosselli per effetto, per scena.

Mai come in questo momento storico, invece, dobbiamo essere pragmatici, dobbiamo guardare alla formazione di un centrosinistra riformista ed europeista, tracciando una linea nostra, identitaria, che si contrappone con fermezza alle destre e al populismo che dilaga in maniera preoccupante.

Oggi ritroviamo ragazze e ragazzi, disillusi da un sistema partitico che troppe volte ha dimenticato la base, i bisogni delle persone, la crescita del paese.
Un partitismo interessato e dilaniato più dalle lotte interne, alla sopravvivenza di questo o di quel dirigente piuttosto che a un reale progetto politico che guardi alle prossime generazioni. Ricostruire il centrosinistra in maniera progressista e democratico ricordandosi, come accennava Craxi in uno spot con Minoli, di quanto fosse importante per il Governo di un paese la stabilità Politica.

Abbiamo bisogno di riscoprire e far riscoprire la bellezza della politica. Come dicevano gli antichi greci, la politica è l’arte del buon governo e il compito del politico è quello di realizzare, attraverso l’azione politica, tutto ciò che è vantaggioso e utile per la collettività, avviando in questo modo la Nazione verso la crescita e il progresso.
Ecco, questi dovrebbero essere i capisaldi della bella politica, quella con la P maiuscola che si nutre di idee e proposte e si rafforza grazie al confronto/scontro tra persone di diverso orientamento, ma con l’intento di raggiungere una sintesi!

E’ il momento, perciò, di lanciare una sfida, di sfidare prima di tutto le nostre paure e incertezze.
Rilanciamo l’idea di una politica che abbia una visione lunga e larga, che sappia rivolgersi alle “prossime generazioni”. Bisogna saper osare, coraggiosamente. Rendendo protagonisti attivi del cambiamento le persone e non lasciando indietro più nessuno.
Un partito socialista moderno, convinto che prima delle politiche, occorra tuttavia, rivoluzionare anche le pratiche; che occorra ragionare sul metodo e sul merito.
L’obiettivo deve essere quello di cambiare profondamente e radicalmente la società per restituire ad essa una vitalità che produca un profondo benessere socio-economico.

Parafrasando gli Scout “la politica è per tutti ma non tutti sono per la politica” ed è vero, bisogna che il Partito si faccia carico di una politica selettiva e meritocratica e questo lo si può fare solo quando sono ben delineati i suoi valori ed un suo programma per questo rimane necessaria la costituzione di un progetto continuativo che ruoti attorno alle battaglie socialiste storiche e future.

Nel momento in cui si dibatte su leader di partito o coalizione, se candidare il Presidente della Camera o del Senato ricordiamoci che un paese ha bisogno di risposte.
Ripartiamo dai risultati delle Primarie delle Idee e rilanciamo delle Primarie programmatiche per costruire un progetto che possa rendere stabile Italia a livello Europeo e possa ragionare in maniera maggiormente coordinata e “internazionale” con le forze Socialiste,Laiche ed Ecologiste Europee.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di rilanciare il progetto di una lista di sinistra riformista alleata del Partito di Maggioranza ma che abbia il coraggio di “ sfidarlo” sui contenuti, sulle idee, sui progetti che possano portare l’Italia ad essere davvero protagonista in Europa.
Oggi più che mai il PSI deve scendere in campo con un suo progetto condiviso con le forze europeiste, ecologiste, radicali e progressiste.

Per poter cambiare il nostro paese E non, essere costretti a cambiare paese.

Claudio Cesaroni
PSI BARI

Scrive Manfredi Villani:
Il socialismo e i Gattopardi

Dal giornale a tiratura settimanale L’Eco di Milano e Provincia, rilevo dal numero 35/2017 un interessante editoriale di Roberto Fronzuti. Lo scritto ha titolo:In Sicilia hanno vinto i Gattopardi. Invito i compagni lettori del nostro Avanti! di leggerlo alle pagine 1 e 16 della testata (w.w.w.ecodimilanoeprovincia.it). Ne condivido integralmente il contenuto. Mi ha commosso in particolare il riferimento a Giovanni Mosca. Aggiungo alcune considerazioni politiche sul nostro compagno Mosca, deceduto a Milano l’8 dicembre 2000. Giovanni Mosca (Casalpusterlengo 12 luglio 1927-Milano 8 dicembre 2000) è stato un politico e sindacalista italiano.Viene ricordato come promotore della Legge n.252 del 1974 recante norme per la regolarizzazione della posizione assicurativa dei dipendenti dei partiti politici, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di tutela e rappresentanza della cooperazione. Seguace di Francesco De Marino,nel 1972 divenne Vicesegretario nazionale del PSI. Con l’avvento di Bettino Craxi preferì ritirarsi dalla politica attiva. Della suddetta legge Mosca ne hanno trovato beneficio pensionistico circa 40 mila persone prive di contributi derivanti da lavoro dipendente.

Manfredi Villani

Scrive Luciano Accomando:
L’importanza degli “esperti esterni” nel PON

Caro Direttore,
sono Luciano Accomando, regista e scrittore palermitano. Ho deciso di scriverLe per segnalare quanto sta accadendo nelle scuole italiane in merito alla gestione del Programma Operativo Nazionale. Il cosiddetto PON, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, denominato “Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento”, è finanziato dai Fondi Strutturali Europei e con un budget complessivo di poco più di 3 miliardi di Euro si rivolge alle scuole dell’infanzia e alle scuole del I e del II ciclo di istruzione di tutto il territorio nazionale. Il primo asse, “Istruzione”, prevede l’attivazione di percorsi laboratoriali extrascolastici finalizzati a colmare le lacune dell’attuale modello di crescita e a innalzare le competenze dei giovani per adeguarle ai nuovi equilibri della competitività internazionale. Si tratta di laboratori di lingue, matematica, teatro, sport, cinema, danza, ecc. che hanno come obiettivo specifico la “riduzione del fallimento formativo precoce e della dispersione scolastica”. Così, a prima vista, si potrebbe pensare a un’apertura della scuola al territorio, al mondo esterno delle professioni, dei freelance, ad una frenetica mobilitazione, da parte dei dirigenti, per la ricerca e la selezione degli “esperti esterni” più meritevoli e idonei a garantire ai propri alunni una formazione di elevata qualità. Anche perché, stando ai dati statistici e alle più eminenti ricerche sociali sull’universo giovanile, sembra che i ragazzi, davanti a un problema personale o scolastico, siano poco inclini a confrontarsi con gli adulti di riferimento (genitori e insegnanti). Come riporta la recente indagine promossa dalla Società Italiana di Pediatria redatta su un campione di oltre 10 mila adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni, circa un ragazzo su due sente il bisogno di avere un sostegno psicologico per problemi di natura emotiva-comportamentale, ma solo il 4,8% utilizza quello della scuola. Senza dimenticare i dati emersi dal “rapporto quadriennale sulla salute e il benessere dei giovani” pubblicato nel 2016 dall’ufficio europeo dell’Oms: il 26% delle undicenni e il 17% dei colleghi maschi dichiara che la scuola “piace un sacco”, un dato che scende a 15 anni rispettivamente al 10% e all’8%. Insomma, sembra che gli adolescenti italiani abbiano un pessimo rapporto con la scuola. Ben vengano dunque gli investimenti e gli sforzi dell’Unione Europea volti a migliorare l’attrattività degli istituti scolastici e la qualità del sistema di istruzione. Ma… Come spesso accade quando si parla della Scuola italiana, sembra che nell’indicare la luna qualcuno preferisca soffermarsi sul dito. E così, l’Autorità di Gestione del PON “Per la Scuola”, in seguito ai numerosi quesiti pervenuti dalle Istituzioni Scolastiche, ha stabilito con nota 34815 del 3 agosto 2017 che per l’individuazione del personale esperto “il procedimento prevede preliminarmente e obbligatoriamente l’individuazione di personale interno alla istituzione scolastica. In caso di esito negativo si può ricorrere a personale esterno”. Altro che competizione a suon di curriculum tra ricercatori, ingegneri, architetti, matematici, scrittori, psicologi e sportivi. A condurre le attività laboratoriali sono in via prioritaria gli stessi insegnanti che seguono i ragazzi nelle ore curriculari. Sia chiara una cosa, nessuno vuole colpevolizzare il corpo docente o sminuirne le competenze, sarebbe ingrato, ma davvero pensiamo di fare il bene dei nostri ragazzi agendo in questo modo? Perché precludergli la possibilità di confrontarsi con dei veri esperti al di fuori del mondo scolastico e senza la paura di dover poi essere giudicati alla fine dell’anno? Come può il mio stesso insegnante di matematica (per citare una materia a me personalmente ostile) aiutarmi a superare i medesimi limiti maturati nelle ore curriculari? Si tratta forse di semplici corsi di recupero? Oppure l’Unione Europea prevede in un futuro prossimo l’attivazione di “nuovissimi” percorsi finalizzati alla riduzione del fallimento formativo del PON? In una selezione di esperti esterni capita sovente che un plurilaureato con un dottorato di ricerca si classifichi al secondo posto in graduatoria, scavalcato da un professionista ancora più titolato e con una maggiore esperienza alle spalle. E allora, visto che l’apporto di esperti esterni comporterebbe per la scuola il medesimo costo, perché accontentarsi? Perché questa futile e sterile chiusura a riccio del mondo della scuola? Credo che l’Autorità di Gestione del PON dovrebbe rivedere al più presto la nota del 3 agosto, per non destinare i buoni propositi al solito fallimento.

Scrive Piero Vargiu:
Presentazione Bilancio Sociale INPS Sardegna

Spett.le redazione,
credo sia utile, per gli effetti economici e sociali che l’attività dell’Istituto previdenziale ha determinato per le condizioni di vita dei cittadini e per il sistema economico e produttivo, dare evidenza della presentazione del Bilancio Sociale INPS Sardegna in programma per il giorno venerdì 17 novembre p.v.,alla presenza delle massime Autorità Politiche, Istituzionali, delle Parti Sociali e del Mondo economico Isolano.
Il rendiconto fornisce una fotografia molto chiara della realtà Isolana che soffre ancora gli effetti della crisi tanto da far registrare un’elevata percentuale di disoccupati del 17,8% su una popolazione attiva (da 15 a 65 anni) di 1.086.749.
L’INPS nell’anno 2016 ha erogato, su una popolazione di 1.658.138 abitanti, residenti nei 377 comuni, 4.344.400 .000 MLD di € per n° 478.364 pensioni. Sempre nello stesso anno 100.587 persone hanno fruito degli Ammortizzatori Sociali.
Gli occupati, rispetto all’anno precedente, hanno subito una riduzione, si è passati da 565.049 occupati (416.674 dipendenti e 148.375 indipendenti del 2015) a 562.098 occupati dipendenti e 145.734 indipendenti nel 2016). Ciò nonostante si sia registrato un aumento del numero delle aziende attive operanti nelle quattro province, soprattutto nel settore industriale (+117) artigianale (+208) e del terziario (797) con un saldo attivo di 1.133 aziende.
Le province più virtuose rispetto all’incremento sono state: Sassari con 659 e Nuoro con 320, Cagliari con 92 e Oristano con 62.
Complessivamente l’Istituto ha erogato in Sardegna nell’anno 2016, 4.816.356.032 €. Una cifra rilevantissima, se consideriamo che il bilancio della Regione Autonoma della Sardegna è di 7,7 MLD di €.
Un altro dato preoccupante e da non sottovalutare per la prospettiva è dato dalla percentuale della popolazione con età anagrafica pari o superiore ai 65 anni (22%) doppia rispetto ai residenti con età da 0 a 14 anni.
La presentazione del Rapporto Annuale si terrà nell’Auditoriun della Banca Intesa di Viale Bonaria, 32 a Cagliari con inizio alle ore 9,00 del giorno 17 novembre 2017.

Piero Vargiu
Presidente Comitato Regionale INPS Sardegna

Scrive Andrea Zirilli:
Integrare scuola e lavoro

Molte aziende quando offrono una posizione lavorativa riscontrano un “disallineamento” tra le skills possedute dai potenziali candidati e le competenze richieste per quel tipo di lavoro. Questo genera un “mismatch”, un paradosso assurdo in un periodo di alta disoccupazione. Sembra quindi che ci sia un mancato allineamento tra domanda e offerta di lavoro e che molti lavoratori si trovino a svolgere spesso delle mansioni non correlate alla propria professionalità. Al fine di trovare le persone giuste per una posizione offerta, servono interventi strutturali e non legati alla contingenza del momento. Bisogna partire dalla domanda delle aziende e da lì la scuola, a tutti i livelli, deve costruire le risposte co-progettando percorsi formativi ad hoc con le stesse aziende, senza dimenticarsi che una percentuale delle posizioni lavorative che esistono oggi, domani saranno obsolete.

Serve capire che solo l’integrazione tra scuola e lavoro favorisce l’acquisizione di competenze e aiuta l’orientamento alle future scelte professionali. Ognuno, nella ricerca del suo lavoro, deve seguire le sue inclinazioni ma è anche giusto sia consapevole di ciò che chiedono le aziende. Se emerge che “la capacità di gestire la complessità” è una competenza mancante e che le aziende cercano lavoratori “digital oriented”, da qui si deve partire. Le aziende che sapranno orientare e progettare con la scuola, innescheranno un meccanismo positivo di formazione di competenze. Sono le stesse aziende dove le nuove generazioni aspireranno ad andare a lavorare.

Andrea Zirilli

Scrive Isabella Ricevuto Ferrari:
Eddaii! A volte tornano…

Proprio l’altra sera, in una remota sezione socialista, ci si rammaricava del fatto di non esistere più per la stampa (notate: s minuscola) e per i media. Qualcuno rimembrava i fasti passati, quando una marea di giornalisti, nelle testate nazionali, alla RAI, a Mediaset erano dichiaratamente socialisti o comunque molto amici. Per dire: anche Scalfari, che poi ha sparato a palle inchiodate sul PSI, era “socialista”. Il PSI godeva di buona stampa, anche cattiva e maliziosa stampa. Ma la nostra voce era sempre presente, si sapeva, sia al livello locale che a quello nazionale, quali erano le nostre idee, i nostri programmi. Ora, buio totale, e dire che tra canali televisivi e Internet, si sono moltiplicate le occasioni di comunicazione.

Con un moto di sorpresa, di quelli che ti riempiono il cuore, ieri ho trovato in home page del sito Internet della Stampa ( S maiuscola) questo notevole articolo. Qui il link:

http://www.lastampa.it/2017/11/10/italia/politica/lista-pisapiabonino-prove-generali-in-casa-socialista-nel-nome-dei-meriti-e-dei-bisogni-UjChuKBRAAmbSFWOnyuFGK/pagina.html

L’articolo annuncia il Convegno di Milano che è iniziato oggi, quello che riprende “meriti e bisogni”. Anche se dal punto di vista informativo è scarso (mancano i dati su luogo e tempistiche, caso mai uno volesse andarci), ciò che è esiziale, sono i commenti politici.

Partiamo dal titolo: “…prove generali in casa socialista…”. Grazie, Fabio (Martini). Hai reso noto che i Socialisti hanno ancora una casa. Un bel riconoscimento a quei pochissimi compagni che, con abnegazione, hanno tenuto acceso il lumicino. Come nella remota sezione di cui parlavo poc’anzi. Grazie compagni, perché i vostri sforzi sono basati su un bacino di popolazione di 150.000 abitanti (a dir tanto) costituito da piccole realtà locali, mica grandi centri urbani!

Ma il bello… vien leggendo!

Il convegno celebra il trentacinquennale anniversario di uno degli eventi più felici di quel che fu il “nuovo corso” socialista e craxiano, tra il 1976 e il 1993: la Conferenza di Rimini del Psi. Passata alla storia come quella del “merito e del bisogno”, titolo della relazione introduttiva di Claudio Martelli, allora vicesegretario del Psi. Nella sua specificità di conferenza programmatica si trattò di un evento da allora mai più superato in termini qualitativi.” Così ci gratifica l’autore, Fabio Martini.

La chiusa dell’ articolo è ancora più bella, state a sentire:

Certo, la profetica relazione di Martelli non trovò traduzioni politiche immediate, ma nulla del genere si sarebbe ripetuto anche in altri partiti, né allora né in anni più recenti, come ha confermato, in termini di partecipazione intellettuale, anche la Conferenza programmatica del PD di Portici”.

Compris? Ci siamo! A volte tornano…

Isabella Ricevuto Ferrari

Scrive Luigi Mainolfi:
Si votava per censo. Ora, si  vota solo per difendere  il censo.

Dopo ogni risultato elettorale, assistiamo ad estenuanti confronti tra  i rappresentanti delle forze in campo e tra questi e i giornalisti. Nella Prima Repubblica avevamo analisi semplici: gli elettori giudicavano l’azione di chi aveva governato e la sue proposte per il futuro, allo stesso modo, giudicavano il comportamento di chi era stato all’opposizione .  C’erano anche gli attivisti dei partiti, che votavano e cercavano di far votare per il proprio partito, rispetto al quale erano, come monaci di cerca.  Sul risultato delle elezioni siciliane, ne abbiamo sentito di tutti i colori. Abbiamo notato, però, che  i “parlatori” , invece di soffermarsi  sul  risultato del proprio partito, evidenziavano il non successo degli altri. Dopo aver letto e sentito le cosa dette da altri, ho pensato  di dire, anche, la mia, avvisando che sconfinerò  nella fantapolitica, visto che senza la fantasia, negli ultimi anni, quasi nessuno, degli  analisti, ha tratto insegnamenti  utili per le successive competizioni. Mi aiuta anche qualche esperienza personale.

Nelle elezioni del 1980, da pochi mesi ero stato eletto Segretario Provinciale del PSI,  un compagno , seguace di Conte, cercò  di non far votare per il PSI, pensando che l’insuccesso del partito mi avrebbe indebolito e, così, in prospettiva, avrebbe trovato più facile  eliminare un  concorrente. Il fatto mi fece capire, che, nella lotta politica, tutto è possibile, anche quello che sembra innaturale. Se, nel tempo si è affermato il detto “Morte tua, vita mea”, ci saranno delle buone ragioni e se hanno successo “La signora in giallo”  e “Poirot”  vuol dire che bisogna guardare sempre oltre, come fanno gli investigatori. E’ assodato che la scarsa percentuale dei votanti ha confermato , non solo la sfiducia nelle forze politiche, ma anche la rabbia nei confronti di quelli che lottano solo per gestire il potere a fini personali.  Ho sentito solo qualche insignificante frase sul distacco del popolo dalla politica.  Ho avuto l’impressione che si dia per scontata la rinuncia al voto di più del 50% dell’elettorato. Nei tempi andati, per legge,  votava chi aveva censo, oggi , tutti hanno diritto al voto, ma votano solo chi ha  “censo” da difendere o da incrementare. Si rinuncia ad esercitare un diritto, segno di civiltà, perché,  tale diritto, è stato rubato  dagli  “escort” della politica.   Nessuno vede l’amore e l’impegno per il bene comune. Infatti, le forze in gara, tranne 5stelle, che ha altri problemi, sembrano fotocopie. Il passaggio  di grandi elettori  da un partito ad un altro, alla vigilia delle elezioni,  sta a dimostrare che “questo o quello per me pari sono”. E si va dove conviene. L’accusa di impresentabili non ha fatto effetto. Ci sarà un motivo? Impresentabile, non si diventa in una settimana. Veniamo alla fantasia. Secondo me, il risultato dimostra che il Patto del Nazzareno è vivo e vegeto ed il vero vincitore.  E’ interesse di Renzi, tenerlo in vita.

Tale interesse richiede che Berlusconi si rafforzi , nel centrodestra, per tenere a bada Salvini e la Meloni. Il Governatore della Regione Sicilia è funzionale al rafforzamento  di FI, e, quindi, del Patto del Nazzareno. Nel contempo, Renzi, dopo le ultime vicende interne del PD, culminate con l’uscita   di Grasso e Bassolino,  non poteva non preoccuparsi della “soluzione civica” ( non PD) del binomio  Micari – Leonluca Orlando, e del fatto che il Sindaco di Palermo ha dimostrato di non voler morire politicamente siciliano.  Berlusconi può essere alleato comodo di Renzi,  anche in ragione della sua età.  Micari e  Orlando potevano diventare avversari interni.  Renzi ha dimostrato  di essere abituato ad ingigantire i pericoli e, per paura di essere sopraffatto, cerca di rottamarli  prima. Non ricordo un altro segretario di partito, che abbia seguito con distacco elezioni  in una Regione italiana. E, la Sicilia non è l’Umbria. Come italiano, sono sconfortato per non aver sentito niente di utile per la Sicilia e per il Mezzogiorno.

Il rapporto SVIMEZ ci ha fatto sapere che, negli ultimi 15 anni, 200.000 laureati, su un totale di 1.700.000 meridionali, hanno lasciato il Sud. Altri dati, ci dicono che solo la Campania, nei prossimi 20 anni, perderà 1.400.000 residenti.  Un incubo mi assale e mi fa temere che il Meridione possa diventare diventerà un immenso campo Rom o una succursale di  un Paese islamico, senza sviluppo. Speriamo di no!

Luigi Mainolfi