Scrive Celso Vassalini:
Il buio della casa europea

Ciao Giornalista Antonio Megalizzi, il reporter italiano ferito durante l’attentato di Strasburgo giornalista e figlio e fratello della nostra Europa. Penso che siamo davvero in un momento buio e terribile. Buio e terribile per la nostra Casa Europa, perché non ci sono i presupposti per un ragionamento collettivo, per una coscienza sociale vera e sana; la ragione si rischia di perderla, perché non la si insegna più, e quindi si parla a vuoto; ma, in genere, nella storia, i momenti più bui e terribili sono anche quelli più stimolanti. Grazie Antonio giornalista, che nella tua breve vita, hai dato voce a chi non aveva voce: “La libertà di stampa ha grande valore”. E provo a spiegare qual è il mio atteggiamento nei confronti degli articoli, più o meno graditi che siano. “Al mattino leggo i giornali: notizie e commenti, quelli che condivido e quelli che non condivido e forse questi secondi per me sono ancora più importanti. Perché è importante conoscere il parere degli altri, le loro valutazioni. Quelli che condivido sono interessanti, naturalmente e mi stanno a cuore; ma quelli che non condivido sono per me uno strumento su cui riflettere. E per questo ha un grande valore la libertà di stampa, perché, anche leggere cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate, consente e aiuta a riflettere”. La Città Brixia Eurea… con tristezza infinita…

Celso Vassalini

Scrive Luciano Masolini:
La breve primavera di Praga

Almeno una parte del mio socialismo, al quale sono legato fin da quando ero ragazzo e che con molta fierezza continuo a tenermelo tuttora ben caro, scaturisce sicuramente da quei numerosi dissidenti sovietici che davvero tanto dovettero pagare per quel loro tribolato disaccordo. Nell’anno che ormai sta per concludersi si è celebrato (analizzandolo da più angolature) il Sessantotto. Fortunatamente in mezzo alle molteplici celebrazioni non sono mancati anche vari ricordi di quella brevissima ma rilevante stagione che fu denominata la “Primavera di Praga”. Sulla sofferta questione la Federazione Giovanile Socialista Italiana di allora assunse una netta e chiara presa di posizione.

Arrivarono infatti a stampare un piacente manifesto dall’inequivocabile contenuto pieno di sincera solidarietà – tutto così ben coerentemente radicato nei principi socialisti. Per quanto è ormai tanto il tempo trascorso da quei doloroso periodo, ciò che venne fatto da quella vecchia Federazione rimane pur tuttavia una bella e sentita testimonianza. Vivida partecipazione che ci fa veramente ben comprendere di che cosa è fatto il socialismo e quale ne è la sua essenza: “Un anno fa, il 21 agosto 1968 – scrissero i giovani socialisti -, truppe militari dell’Unione Sovietica, della Bulgaria, della Repubblica Democratica Tedesca, della Polonia e dell’Ungheria, hanno invaso ed occupato il territorio della Repubblica Socialista Cecoslovacca contro la volontà del Governo, del Partito Comunista e del popolo della Cecoslovacchia, per impedire con la repressione armata lo sviluppo del nuovo corso democratico e socialista.

Il gruppo dirigente dell’Unione Sovietica, con la complicità di quattro Paesi del Patto di Varsavia, ha calpestato con l’aggressione alla Cecoslovacchia i fondamentali valori dell’Internazionalismo, della democrazia e del socialismo ed ha violato i più elementari principi dell’Indipendenza, dell’autodeterminazione e della pace tra i popoli. Le truppe sovietiche ed alleate occupano ancora il territorio nazionale cecoslovacco, perché il nuovo corso continua silenziosamente nelle fabbriche e nelle scuole, nelle campagne e nella città, con l’ostilità civile e la resistenza passiva verso gli aggressori da parte di tutto i popolo cecoslovacco. I giovani socialisti esprimono la loro piena solidarietà al popolo e alla gioventù cecoslovacca per la continuazione del nuovo corso, per cacciare dal territorio nazionale cecoslovacco gli occupanti e per isolare politicamente e moralmente il gruppo dirigente sovietico, lottando contro l’imperialismo e la politica di potenza sovietica per il superamento dei blocchi militari e per l’affermazione della democrazia socialista”. Questo l’emblematico e solidale appoggio della gioventù socialista a quella breve “Primavera”, che davvero tanto anelava a rifiorire di libertà.

Luciano Masolini

Scrive Simone Magro:
Cattiveria e squallore senza precedenti

L’attacco di Beppe Grillo a Matteo dall’Osso, fino a qualche giorno fa deputato del Movimento 5 Stelle, è di una cattiveria e di uno squallore senza precedenti. La sua decisione di abbandonare il gruppo 5S e passare a Forza Italia è stata commentata dal fondatore dei grillini con un misero: “Sono disposto a dargli il doppio di Berlusconi”. Nessuna umana comprensione verso la sua disabilità, la sua malattia, causa prima della sua scelta di trovare nuove sensibilità e nuovi stimoli che evidentemente mancavano ai pentastellati.

Il sig. Beppe Grillo – si sa – è abituato a fare il comico. Lo faceva negli anni 80, gli anni del pentapartito, lo fa adesso. Ma oggi come allora, non ha perso la sua capacità di offendere in modo gratuito. Quella di far ridere ..beh: quella non l ha mai avuta!!!

Simone Magro

Scrive Adalberto Andreani:
Fare chiarezza sul periodo storico di Craxi

Come ho scritto diverse volte in passato, la storia d’Italia del periodo di CRAXI, va analizzata e studiata bene. Necessita di comprendere bene sul piano storico e politico, se CRAXI è stato eliminato per volonta’ di nazioni esterne all’Italia, e se il partito socialista Italiano, sia stato da quel tempo, praticamente distrutto, malgrado la figura amatissima dell’allora PRESIDENTE SANDRO PERTINI, per un disegno premeditato tendente ad annientare POI, l’idea degli STATI UNITI D’EUROPA, teorizzata da ALTIERO SPINELLI, dopo la 2 GUERRA MONDIALE e con il manifesto di VENTOTENE.

Finchè non riusciamo a far chiarezza su QUEL periodo storico, non possiamo comprendere quello che stà accadendo in questi ultimi tempi. Difatti mi ha molto colpito l’affermazione REITERATA di EUGENIO SCALFARI circa il fatto che dietro SALVINI e la LEGA, ci sarebbe PUTIN. Per logica è una tesi da esaminare SERIAMENTE e di converso con l’ipotesi, che anche la DX USA, sarebbe interessata a creare un vulnus nella Europa, facendo uscirNE l’ITALIA. Dopo la 2 guerra mondiale, l’Italia è stata NEI FATTI una formidabile base militare NATO, e solo l’episodio di SIGONELLA, poteva leggersi diversamente. Quando CRAXI si oppose agli Americani, vidi mio padre autentico socialista risorgimentale, con le lacrime agli occhi. In politica tuttavia necessita essere freddi nella valutazioni.  Quando in Europa si parla di esercito comune, è chiaro che RUSSI ed AMERICANI, pensano ad un escamotage perché la GERMANIA, sconfitta dalla 2 guerra mondiale, SI POSSA RIARMARE essendo di fatto economicamente più forte di tutti, nel vecchio continente e certo PIU’ DETERMINATA degli stessi FRANCESI.

Dunque come si è scritto in passato, necessita come 1 mossa politica-tattica, che alle prossime elezioni EUROPEE, il partito socialista Italiano si PRESENTI, COME TUTTI GLI ALTRI Partiti socialisti, CON IL SIMBOLO UNICO PSE…per ristabilire l’idea di una forza PROGRESSISTA,sociale, pacifica, storica. All’interno del PSE debbono trovare spazio anche i socialisti CRISTIANI d’EUROPA forma più avanzata del partito popolare.

Adalberto Andreani
Rieti

Scrive Angioletta Massimino:
Ad ognuno le proprie responsabilità

Care Compagne e cari Compagni,

I passi avanti nel nostro amato PSI dobbiamo pretendere si facciano rivoluzionando tutto nei fatti, quindi ancor prima nelle persone, ossia si devono cambiare tutti i soggetti che hanno fatto parte della segreteria e della direzione, nessuno escluso!

Gente nuova, idee nuove, comportamenti nuovi, cui chi ha già dato, nel bene e nel male, dia il proprio apporto, se vorrà, da dietro le quinte, avendo doverosamente fatto un passo indietro a favore di un fisiologico ricambio generazionale.

Gli inciuci devono scomparire e i giochetti per accaparrarsi le poltrone, fregandosene dei Compagni, non sono più accettabili.

Ancor meno accettabile sarà l’Opera dei Pupi, meglio lasciarla al teatro siciliano, non vogliamo Pupari che reggano i fili per far muovere i Pupi magari in scenografie congressuali ben allestite, ma che anche per i fessi starà a dimostrare che la musica non è cambiata affatto e il modo di pensare e di agire è sempre lo stesso.

Mi sono ‘rotta’ davvero, passatemi il termine, vi prego, perché intendo dire che si è rotto qualcosa dentro di me e NON ME NE STARÒ IN SILENZIO, in quanto con questo Partito si sarebbero potute fare grandi cose per questo nostro Paese Italia e altre grandissime cose per la mia/nostra Sicilia.

Con un vice ministro alle Infrastrutture e Trasporti che c’era capitato di avere, Riccardo Nencini, mentre si poteva fare di tutto e di più per cambiare il volto triste e rassegnato specialmente di questa Sicilia, siamo invece ancora con strade, autostrade e ferrovie inadeguate, ponti crollati mai ricostruiti, che, per es., fanno fermare un treno a Caltagirone, perché dopo non si può più proseguire per crollo del ponte su cui passava la ferrovia, o che per arrivare al Nord, partendo in treno dalla Sicilia, si debba intraprendere un interminabile quanto avventuroso viaggio come se si provenisse dalla profonda Africa. Tutto ciò è oggi anacronistico quanto ridicolo!

In Sicilia sono stata lasciata da sola a combattere le mie battaglie, che volontariamente ho intrapreso col cuore socialista che mi ritrovo, ed ho dovuto combattere non solo contro i nemici esterni, ma soprattutto contro quelli peggiori che sono i nemici interni, convinti padroni del feudo PSI, i quali non solo non collaborano ma fanno boicottaggio e ostruzionismo contro chi agisce fuori dagli schemi di un potere mirante a tenere la gente nel bisogno, per poi sfruttare tali bisogni, con il metodo clientelare, in tempo di elezioni!

Credo abbiate ormai capito tutti che la dirigenza, avendo sbagliato quasi tutte le mosse e le scelte politiche, non è più possibile pretenda di comandare questo Partito in autonomia.

Ritengo, invece, sia necessaria da parte dei dirigenti l’umiltà per tendere l’orecchio ad ascoltare le voci della base, anziché tacitare ancora i Compagni, come avvenuto nell’ultima riunione di Consiglio Nazionale a Roma, per la quale non mi sono preparata neanche un intervento, intuendo già quale spazio si sarebbe dato, come al solito, agli interventi: NESSUNO!

Adesso siamo arrivati all’ultima tappa di questo cammino, il ‘Congresso straordinario’ del prossimo Marzo, se si sbaglierà anche stavolta sarà la fine di un Partito dalla storia più lunga (1892), anche se martoriata, rispetto a quella di tutti gli altri Partiti italiani (PRI 1895) ed ognuno consegnerà a questa storia le proprie responsabilità.

Angioletta Massimino

Scrive Luigi Mainolfi:
Dalla politica alla geometria e alla statistica

Il geniale Prof. Flores fece domanda alla Provincia di Avellino per essere nominato Difensore Civico. Quando seppe che era stato preferito un Giudice in pensione, inviò una lettera a tutti i Consiglieri. Mentre la leggevo, mi soffermai su queste parole “Pensavo che il Difensore Civico dovesse avere Saggezza, non conoscenza di articoli, come un Vigile Urbano”. Questo concetto mi accompagna da 20 anni e influenza i miei giudizi sulle cose che osservo e valuto. Esso è rafforzato dalla seguente considerazione. Nella Prima Repubblica, si parlava di programmi a lunga e a breve scadenza, mentre adesso veniamo annoiati ed inondati da dati mutevoli e inaffidabili e si viaggia verso il ridicolo, quando quelli, che li citano, non sanno se stanno parlando di effetti o di cause. I protagonisti della sceneggiata, antipatica e senza fine, si sforzano per apparire censori, come i vigili urbani,

pronti per fare contravvenzioni. Invece di gareggiare a chi avanza proposte migliori, si cercano difetti degli avversari e dei loro parenti. Qualche forza politica, imitando aspiranti dittatori, indica falsi nemici da odiare. Purtroppo, a una maggioranza populista, che si dichiara di destra, si contrappone un’opposizione confusa, per niente attraente, che si dichiara di sinistra. La mancanza di identità li costringe a ciò. Le parole sinistra e destra fanno pensare alla geometria o all’esercito di Franceschiello. E i due “recinti”, come contenuto si equivalgono, l’ex Ministra Fedele da una parte e Toninelli e la Castelli dall’altra. Quante volte abbiamo sentito dire che la Politica è ARTE e che richiede intuizione, creatività e voglia di fare? Chi aspira ad essere giudicato Politico deve dimostrare di avere volontà e capacità di fare il bene della società, in una logica dinamica. Il vero Politico, tra l’altro, deve possedere saggezza e conoscenza, che si acquisiscono ascoltando maestri di vita e diffusori di cultura. Il vecchio detto “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” ha un suo fondamento e ci indica il primo strumento per capire chi abbiamo di fronte. Se confrontiamo la qualità delle persone che, noi giovani della prima Repubblica, avemmo come guida e che frequentavamo, con le caratteristiche di quelli che hanno “formato e creato” gli attuali dirigenti politici e gli attuali governanti, c’è da ridere e da piangere. La comicità sta diventando tragedia. Paragonare le Tribune Politiche della prima Repubblica con Omnibus,Tagadà, Carta Bianca, Annunziata, Gruber , è come confrontare il film “Roma, città aperta” con i film di Natale con Boldi e Cristian De Sica. Allora, si parlava di Programmazione economica, Cassa per il Mezzogiorno, la Sanità Pubblica, Scuola Pubblica, Formazione Professionale, ecc. Oggi, se escludiamo il problema della Sicurezza, il Reddito di Cittadinanza e la Rottamazione, argomenti che, nelle democrazie avanzate non sono problemi, non resta niente.Un’altra cosa preoccupante è confondere la qualità di un fenomeno con il dato statistico. Il femminicidio diventa meno grave, se il numero delle donne uccise è inferiore a quello dell’anno precedente. Se diminuisce il numero dei migranti rispetto all’anno precedente, il fenomeno non esiste. Del rapporto DP/PIL e dello Spread si polemizza sul valore non sulle vere cause, dalle quali dipendono. Anche la statistica contribuisce ad annullare la Politica. Un altro argomento, che evidenzia il cambiamento del verso della Politica, è l’Europa. Uomini, come Spinelli e Rossi, intuirono la necessità di un’integrazione dei Paesi del vecchio continente, anche per uscire dalla morsa Stati Uniti-URSS, Imperialismo economico da una parte e Imperialismo militare dall’altra. Qualcuno pensava anche all’Europa dei popoli. Oggi, si critica l’E.U., per apparire difensore degli interessi nazionali, senza capire che senza l’Europa, l’Italia sarà divorata dalle economie forti del mondo. C’è un altro aspetto da valutare. Prima, tra la Politica nazionale e quella locale c’era un rapporto leggibile e collaborativo. Adesso, ogni realtà viene lasciata sola e diventa un mercato rionale. Se limitiamo il ragionamento all’Irpinia, notiamo differenze ancora più profonde, tra ieri e oggi. I Partiti avevano nome, identità e programmi e la classe dirigente era di qualità. Come sarebbe istruttivo confrontare le fotografie dei Consigli Comunali di Avellino di ieri (Aurigemma, Donatiello, Rossi-Doria, Mancino, Benigni, Iannelli, Pionati, Costantino Preziosi, ecc) con quelle dei Consigli Comunali del terzo millennio ( è meglio non fare nome ). L’effetto sarebbe sociologicamente illuminante. Negli anni ’80, si parlava del Progetto 21, che aveva come argomento portante lo sviluppo delle zone interne e il riequilibrio tra le “zone dell’osso e quelle della polpa”, felicissima definizione di Rossi-Doria. I Partiti organizzavano convegni di alto livello culturale e politico. Grazie a Rossi-Doria, si ebbe la possibilità di discutere il suo Piano di sviluppo dell’Irpinia, che purtroppo trovò alcune forze politiche refrattarie o interessate a non farlo concretizzare. Mi sento di poter affermare che impegnarsi in Politica era esaltante. Nella seconda Repubblica, tutto è stagnante, regna la sfiducia e la rassegnazione. Spero che nasca una nuova utopia.

Luigi Mainolfi

Scrive il Centro di ricerca per la pace:
Decreto sicurezza razzista e incostituzionale

Chiarissimi professori,
vi preghiamo di voler rivolgere, col valore della vostra competenza accademica, della vostra sapienza giuridica, della vostra umana saggezza, una corale richiesta al Presidente della Repubblica affinché difenda la Costituzione e non promulghi l’incostituzionale “decreto sicurezza” che – subendo il diktat del Governo della disumanità – una obnubilata maggioranza parlamentare di protervi e di insipienti ha scandalosamente avallato e convertito in legge.

A nessuna persona pensante sfugge che il cosiddetto “decreto sicurezza” reca misure razziste palesemente incostituzionali.
La prestigiosa “Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione” ha evidenziato numerosi e fin sesquipedali profili di incostituzionalita’.
L’autorevole Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha stigmatizzato quelle misure razziste ed incostituzionali con la lapidaria definizione di “apartheid giuridico”.
Le voci più stimate della riflessione morale e dell’impegno civile nel nostro paese hanno evidenziato l’anomia, l’insensatezza e la disumanità di misure persecutrici che violano fondamentali diritti umani.

Chiarissimi professori,
riteniamo che un vostro autorevole appello sarebbe ascoltato con estrema attenzione dal Capo dello Stato.
Vi preghiamo pertanto di rivolgerglielo con la massima tempestività.
E’ questo il momento di esprimervi e farvi ascoltare in pro del bene comune, di essere per cosi’ dire portavoce non solo della cultura giuridica ma anche della civiltà tout court, del sentire comune di ogni persona sollecita del pubblico bene.

Chiarissimi professori,
chiedete al Presidente della Repubblica di respingere una scellerata follia; chiedete al Presidente della Repubblica di difendere la legalità costituzionale; chiedete al Presidente della Repubblica di difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Chiedete al Presidente della Repubblica di non promulgare e di rinviare alle Camere quel testo affinché ne siano cassate tutte le abominevoli misure razziste ed incostituzionali.

Centro di ricerca per la pace e i diritti umani
Viterbo

Scrive Carlo Lorenzo Corelli:
Si scrive abajur, si legge scusate se disturbiamo da oltre un secolo

In via Ghibuzza l’Aurora è presente da ben 114 anni, da sempre luogo di vita culturale e politica, che ha attraversato la storia del Borgo e della città, per giungere indenne ai nostri giorni, nonostante gli assalti che non sono mancati, quelli del ventennio fascista, in primis.

Né si può dire che non ospiti da sempre un circolo che da decenni svolge attività di ritrovo e di aggregazione volte a creare occasioni di incontro ricreativo e culturale. A maggior ragione ora che Ravenna è diventata città universitaria.

Il circolo Abajur lo sta facendo nel totale rispetto delle disposizioni amministrative che regolano i circoli, come dimostrano gli esiti sempre nulli dei controlli ripetutamente effettuati dai vari corpi di polizia chiamati costantemente da qualche vicino. Il circolo, per altro, limita le proprie attività soltanto a cinque giorni la settimana, con orari molto ridotti che non vanno oltre l’una di notte e resta chiuso nei tre mesi estivi. Con i suoi circa 2000 iscritti si rivolge a una platea mediamente giovane, di universitari, personalità della cultura, dello spettacolo e della vita cittadina. Le sue qualificate iniziative culturali, dal cinema alla musica, alle forme letterarie, fino a laboratori dedicati ai più piccoli, attirano l’interesse anche da fuori città.

L’accanimento nel sollecitare continue verifiche e controlli si può perciò ben definire persecutorio se già quando l’attività del circolo era ripresa da pochi giorni dopo la pausa estiva, è stata oggetto di un esposto che ha prodotto l’accertamento sulle emissioni acustiche, come regolate da una normativa che prevede limiti da più parti considerati inadeguati e pressoché impossibili da rispettare anche nelle situazioni più tranquille, ed è quindi bastato davvero poco per superarli.

Dunque, sorge spontanea la domanda se, nel rispetto delle regole, sia impossibile a Ravenna qualsivoglia attività serale, anche la più meritoria sul piano culturale e ricreativo.

Di questo passo diventerà problematico poter svolgere pure attività di associazione e riunione, diritti garantiti dalla Costituzione, nella storica sede socialista dell’Aurora nata nel 1904 come circolo politico, crocevia di tante vite povere, proletarie e operaie, che ebbe un ruolo centrale nella emancipazione di donne e uomini dei ceti più deboli.

Non riusciamo neppure a immaginare che il segno dei tempi abbia tanto cambiato l’anima di questo piccolo dedalo di viuzze rispetto a quando tutto il quartiere si mobilitò per salvare l’Aurora dall’incendio appiccato dai fascisti. Con gli uomini al lavoro, furono le donne e i bambini a passarsi di mano in mano i secchi d’acqua per spegnerlo.

Si scrive Abajur, si legge scusate se disturbiamo da oltre un secolo!

Carlo Lorenzo Corelli
Segretario provinciale Psi

Scrive Luigi Mainolfi:
‘O zicchinet’ politico

La lettura dei giornali e l’ascolto di trasmissioni radiofoniche e televisive fanno tornare, spesso, alla mia mente, episodi, dei quali sono stato testimone. Il più frequente è il seguente. Una sera, di moltissimi anni fa, due miei paesani, mi chiesero di accompagnarli a Pannarano (BN). Durante il viaggio, mi dissero che andavano per giocare allo Zecchinetto. Arrivati a Pannarano, mi fecero parcheggiare nei pressi di un Bar e mi dissero di seguirli. Dopo dieci di minuti, mi trovai in una stanza, dove, intorno a un grande tavolo, erano seduti dei signori, che salutarono, con calore, i miei due trasportati. Dopo un poco, mi resi conto di essere arrivato in una bisca. Notai che le persone, tra di loro, si comportavano come vecchi amici. A me, non restò che diventare un silenzioso spettatore. Iniziarono a giocare e il pensiero andò ai miei paesani, che si erano rovinati, giocando nella bisca rotondese di Zi Carlo, nota come “Camera a gas”. Incominciai a sgranare gli occhi, nel vedere i “bigliettoni” che ogni giocatore faceva cadere sulla carta, sulla quale aveva scelto di “puntare”. Il tavolo sembrava un campo di battaglia. La stanza incominciò a riempirsi di fumo e di bestemmie. La bravura di un giocatore si deduceva da come mischiava le carte e da come riusciva a distrarre gli altri giocatori. L’atto, che richiedeva più abilità, era la “cartetta”, pericolosa per chi dava le carte. Tra me e me, feci una considerazione: “Sono amici, ma ognuno cerca di fregare l’altro e spera di vincere a danno degli altri”. Dopo mezzanotte, prendemmo la strada del ritorno, con Nicola che aveva vinto, Alberto, che aveva perso una bella somma e il sottoscritto, con un’esperienza in più. Quando osservo e rifletto su quello, che avviene, oggi, nella vita politica italiana, vado sempre a quel ricordo. Nel “Convento o nel Casino Politico”, si mischiano le parole, per confondere e per creare Fake News; si nascondono carte e documenti per sviare indagini, politiche e giudiziarie; si alterano dati e si costruiscono algoritmi, per fare apparire gli altri inadeguati. Da alcuni anni, le Forze politiche stanno alimentando una psicosi sociale: le paure valgono più della ragione. Fanno diventare lo spread simile a un mostro, per intimorire, e a un mantello, per coprire tutte le loro deficienze culturali e politiche. Cercano di distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi. Tutto ciò disorienta e intimorisce i risparmiatori, facendoli diventare clienti di consulenti, per essere aiutati a capire come orientarsi. Ciò fa godere gli ideatori del gioco e gli esecutori delle loro volontà. Le Banche, da debitrici dei risparmiatori e finanziatrici di Imprese, si sono trasformate in intermediari di Fondi Comuni e del Mercato Azionario; hanno partorito Società Assicuratrici (Con Sede nei paradisi fiscali), “sorellastre” dell’INPS, che “tifano” per l’aumento dell’età pensionabile. Ogni anno in più, fa ritardare l’inizio del pagamento delle Pensioni integrative. Se un milione di assicurati ha maturato una pensione integrativa di 300 euro mensili, le Assicurazioni dovrebbero sborsare 300 milioni di euro al mese (3.600 milioni all’anno). Perciò, le Assicurazioni tifano per la Fornero e per l’austerità. Le Banche, nelle cui Filiali scompaiono gli sportelli e compaiono salottini, come confessionali, licenziano dipendenti e coinvolgono, pagandoli a peso d’oro, consulenti. I quali devono orientare i risparmiatori, utilizzando gli argomenti strombazzati in TV, verso prodotti più redditizi per i loro “datori di lavoro”. Non ci vuole molto per capire che, per i settori dell’economia virtuale, l’instabilità politica, l’incertezza economica, la paura del futuro e i disagiati sono i migliori alleati. Lo spread non è un mostro, ma è effetto di scelte sbagliate. Esso è la differenza di rendimento tra i titoli di debito pubblico italiano (Btp a 10 anni) e tedesco (Bund). Supponiamo che l’interesse sui BTp a 10 anno sia del 2,41, mentre quello sui Bund, a 10 anni, sia dello O,41, lo spread è 206. Il tasso d’interesse sui titoli di debito pubblico dipende dall’affidabilità dello Stato, che è conseguenza di diversi fattori: debito pubblico, Pil, stabilità politica, tendenza sociologica, programma governativo, programma politico, quotazione internazionale. La Politica, invece di pensare a far migliorare i diversi parametri, “mischia le carte” per favorire i pochi potenti. Ho constatato che ai dibattiti televisivi, partecipano economisti, che sono consulenti di Banche, Finanziarie, Fondi Comuni, Imprenditori, Ong, Associazioni di categorie, ecc. Devono parlare per difendere gli interessi di chi li paga. Alcuni studi televisivi mi ricordano la bisca di cui innanzi e i partecipanti sembrano i giocatori di zecchinetto. C’è, però, una differenza: i giocatori di zecchinetto si danneggiano tra di loro, gli opinionisti e i rappresentanti di una politica arruffona danneggiano il popolo e la società. Creano, anche, ansia. Io, per rilassarmi, penso alla bisca di Pannarano.

Luigi Mainolfi

Scrive Luciano Masolini:
Ripensando a Ri-formare

L’altra settimana mi è capitato di rileggere un vecchio annuncio stampa uscito in occasione delle ormai lontane elezioni politiche del 1983. Sicuramente voluto dall’ufficio propaganda del Psi, esso comparve su varie e note testate a larga diffusione territoriale. Non è affatto superato. Anzi, sembra scritto adesso. Si intitolava “Rinnovare l’Italia. Governare davvero”. Ne riporto alcuni passi: “(…) Dobbiamo saper creare nuovi posti di lavoro soprattutto per i giovani, aiutare chi effettivamente ha bisogno, i poveri veri, e non gli assistiti per grazia ricevuta. Dobbiamo incoraggiare tutte le forze vive della produzione e della cultura e mettere ordine nel disordine della finanza pubblica. Dobbiamo riformare istituzioni invecchiate e sovente paralizzate dalla decadenza della vita politica e dalla inefficienza del burocratismo. Dobbiamo garantire la pace, la sicurezza e l’indipendenza dell’Italia e sconfiggere all’interno la grande criminalità. (…) Per tutto questo occorre una forte volontà di rinnovamento e di cambiamento che affronti i conservatori, gli estremisti e i qualunquisti di ogni colore. (…) L’occasione è importante e una decisione giusta è fondamentale per tutti. Noi chiediamo di essere aiutati a rinnovare la politica e ad aprire nuove strade di libertà e progresso alla società italiana. Una grande forza socialista, democratica e di spirazione europea è più che mai necessaria al futuro della democrazia italiana ed è ciò che ancora manca nel nostro Paese”. Visto anche il già annunciato nostro prossimo Congresso nazionale, penso che possiamo ben riflettere su questi saggi suggerimenti del memorabile compagno Craxi.

Luciano Masolini