Scrive Alessandro Todde:
Vedere il figlio è diritto anche del padre

Buongiorno Egregia Redazione,
mi presento:mi chiamo Alessandro Todde, sono un papà di un bellissimo e sfortunato bambino che da tre anni sta (stiamo) subendo una ostinata e dolorosa sottrazione di minore.

La madre di mio figlio, di nazionalità Rumena, ha sottratto il bambino ormai quasi tre anni fa e da un anno e mezzo-cioè da quando ho ottenuto con Sentenza definitiva della Corte di Appello di Bucarest l’ordine di rimpatrio di mio figlio Gabriel, in base alla Convenzione Aja alla quale mi sono prontamente appellato – non sono più riuscito a vedere nè a sentire mio figlio, data l’irreperibilità della madre, la quale ha pensato bene di sparire per non rispettare la sentenza.
Ad Aprile di quest’anno ho ottenuto in primo e secondo grado l’affido esclusivo di Gabriel, poiché in base alle Leggi Internazionali la Romania ha riconosciuto la competenza in materia di affido ai Tribunali Italiani,ed é solo questione di tempo perché la Romania riconosca la Sentenza in base al certificato art.39.
Ormai non si contano più le cause che abbiamo dovuto sostenere e le denunce effettuate e depositate verso la madre di mio figlio e le altre persone coinvolte.Purtroppo, come spesso accade,stiamo incontrando serie difficoltà nell’ottenere il supporto e l’intervento delle Autorità della cittadina dove la madre sottrattrice dice di risiedere,nonostante le sentenze tutte a mio favore!!!
Ci stiamo battendo senza sosta e più volte abbiamo chiesto aiuto al Ministero della Giustizia,Autorità Centrale,Dipartimento Protezione Minorile,Consolato,Ministero Esteri,tenendoli informati di ogni sviluppo.L’autorità Centrale continua a sollecitare l’omologa Autorità Rumena dandomene comunicazione.Attualmente la madre di mio figlio sarebbe ufficialmente ricercata dalla Direzione Investigativa Anticrimine della Romania e dall’Interpol,in base alle comunicazioni ricevute…..
Mio padre si é indebitato fino al collo per aiutarmi e riportare Gabriel a casa,ma a parte quello siamo esausti di fronte a tanta cattiveria,ignoranza ed ostinazione e nel dover constatare l’intenzione della signora e della sua famiglia di cancellarmi come padre,come se non esistessi.In questi tre anni,come può ben immaginare abbiamo subìto di tutto,dalle intimidazioni agli sfottò anche in Tribunale.
Abbiamo davvero bisogno di aiuto,non abbiamo mai chiesto soldi ma azioni davvero concrete.
Non é possibile che nessuno vada a cercare questo bambino e che la madre possa girare libera ignorando sentenze,denunce,ufficiali giudiziari e convocazioni ufficiali della Polizia.
Per concludere,mio figlio soffre di una rara forma di anemia e per questo era in cura presso il centro ematologico del Policlinico Umberto I di Roma; la madre ha inconsciamente condotto il bambino in un luogo dove non ci sono strutture allo stesso livello, come riconosciuto anche dai Tribunali, o comunque lontane dal luogo di residenza. Questo è stato un motivo determinante, oltre alla negazione della figura paterna, per cui la madre è stata ritenuta non idonea a crescere il bambino.
In realtà credo che lei se ne prenda cura dal punto di vista meramente pratico,ma sia lei che tutto il tessuto che ha intorno stanno mettendo a rischio la salute fisica,mentale ed emotiva di Gabriel.Dietro a questa assurda storia c’é infatti la famiglia materna che ha manipolato il tutto per vari motivi.
Io sono convinto che un figlio abbia il diritto di crescere con entrambi i genitori salvo un pericolo reale per il minore,come stabilisce anche la Legge,e mai vorrei far crescere mio figlio senza madre,ma non c’é mai stata possibilità di un accordo civile con la controparte per via del loro rifiuto categorico poi sfociato nel semplice ed assordante silenzio.Sia chiaro che se anche riuscirò a riportare mio figlio a casa non gli impedirò mai di non avere contatti con sua madre.Sarebbe una crudeltà inaudita nei confronti del bambino,nonostante tutto.
Io non sono perfetto e spesso in coppia si arriva a non trovarsi più,ma non merito che mi venga negato un figlio,e su questo nessuno ha dei dubbi, nemmeno la mia ex cioé la madre di Gabriel. Tutto questo è una follia ed un qualcosa di crudele e doloroso.

Questa in breve è l’attuale storia mia e di mio figlio,
Vi ringrazio in anticipo per il tempo che avete speso nel leggerla e spero e Vi chiedo solo di aiutarmi, se potete, semplicemente portando la mia storia un pò più in superficie,o mettendomi in contatto con chi può davvero fare qualcosa per rendere giustizia a Gabriel,a me ed alla mia famiglia.

I miei Migliori Saluti

Scrive Manfredi Villani:
Nel Pavese un nuovo Termovalirizzatore

Si sta prospettando nel pavese un nuovo termovalorizzatore dei Rifiuti Solidi Urbani(RSU). L’Amministrazione Provinciale di Pavia è in attesa della prossima Conferenza dei Servizi per autorizzare il nuovo impianto proposto da A2A Ambiente a Corteolona. Nel frattempo si cerca di capire perché A2A investa su un nuovo impianto,nonostante le indicazioni dell’Unione Europea siano di incrementare fino al 50% il riciclo dei rifiuti e ridurre sotto al 10% il ricorso alla discarica. L’input tecnologico lo spiega Lorenzo Zaniboni in un’intervista pubblicata da La Provincia Pavese.Il Responsabile Impianti di A2A Ambiente asserisce: Gli obiettivi coincidono con le indicazioni europee. L’economia circolare si basa sulla raccolta differenziata,ma da sola non basta a risolvere il problema rifiuti.Per questo gran parte degli investimenti dei prossimi 5 anni serviranno allo sviluppo di nuovi impianti di recupero dei materiali,come plastica,pneumatici, carta e FORSU (Frazione organica dei rifiuti solidi urbani).Serviranno nuovi Termovalorizzatori e nuovi impianti produttori di gas biologico,compost e polverizzatori meccanici di pneumatici.Le emissioni in atmosfera dei fumi dei Termovalorizzatori non generano conseguenze per la salute dei cittadini. Le analisi scientifiche confermano che i moderni impianti garantiscono la massima protezione di ambiente e salute. Gli studi effettuati per l’impianto di Corteolona hanno confermato che l’incidenza delle sue emissioni sulla qualità dell’aria, in qualsiasi punto dell’area, non è assolutamente significativa. L’impianto che da anni sta funzionando a Corteolona è dotato di un doppio sistema di analisi in continuo delle emissioni che effettua oltre 1000 misurazioni all’ora. Un monitoraggio delle emissioni ha un collegamento telematico diretto con il centro di controllo di Arpa Lombardia. La società A2A è garante di tutti i processi industriali che mette in atto e ne dà visibilità in un processo di totale trasparenza, pubblicando sui siti Web della società i dati di emissioni. I comuni interessati per il secondo Termovalorizzatore del Pavese otterranno compensazioni,con interventi migliorativi e convenzioni. Tra le compensazioni anche la viabilità. Il nuovo impianto porterà un incremento modesto (10/12 veicoli/giorno). L’effetto cumulo degli impianti del centro integrato di Corteolona è stato escluso anche dalla VIA (Valutazione di impatto ambientale) che ha considerato il sito nel suo complesso. Nel nuovo impianto vengono utilizzate tecnologie di un avanzato sistema di combustione a griglia mobile controllato con telecamera all’infrarosso,e con un sistema di recupero energetico ad elevata efficienza. La massima protezione ambientale sarà assicurata da un doppio sistema di filtrazione e reattori di neutralizzazione a secco,iniezione di calce e bicarbonato seguiti da un sistema catalitico per il trattamento delle emissioni.Un vero gioiello della tecnica che verrà realizzato con le migliori innovazioni oggi disponibili a livello internazionale e garantirà la massima protezione ambientale.Aumenta anche l’efficienza energetica recuperando dai rifiuti oltre 200.000 MWh di energia elettrica,con un risparmio di 40.000 tep (tonnellate di petrolio equivalente) e oltre 100.000 tonnellate di CO2 all’anno. Nel PMA(Piano di Monitoraggio Ambientale) di A2A Ambiente è prevista anche una valutazione delle ricadute ante operam predisponendo stazioni di campionamento sia fisse che mobili che sarà ripetuta dopo la messa in esercizio dell’impianto.Si auspica che non venga accolta alcuna strumentalizzazione degli ambientalisti che stanno sulle barricate dal 2009. Suggerisco di aderire con fiducia e buonsenso al progetto di un nuovo Termovalorizzatore perché produrrà valorizzazione intrinseca e permanente del territorio.

Manfredi Villani

Scrive Marco Andreini: “Quella Rimini 1982 che cambiò l’Italia”

Il direttore, il mio amico Mauro, ci ha ricordato la conferenza di Rimini dell’1982 e la sua importanza nell’evoluzione del paese. Cerco di raccontare la mia Rimini, come io vissi quell’evento storico. Lavoravo ad una fabbrica chimica a Sarzana, l’Intermarine, ed ero, oltre che delegato degli operai, segretario provinciale dei chimici della Uil, e forse il più giovane dirigente nazionale del sindacato dei chimici. Facevo parte dell’esecutivo nazionale, nel quale c’era anche Bellissima. A Spezia avevo dato vita con alcuni compagni provenienti, come il sottoscritto, dalla sinistra extraparlamentare, ad un sindacato molto battagliero e anticonformista. Nell’ambito della categoria, al tempo dominata dalla preponderanza anche numerica della grande chimica (c’era ancora Montedison) e dal peso politico che si portava dietro la Pirelli e di conseguenza tutto il settore della gomma , noi lavoratori della vetroresina avevamo un ruolo marginale persino nella elaborazione della piattaforme rivendicative. Ma le cose stavano cambiando e a partire dalle proposte dirompenti che la Uil di Benvenuto avanzava in quegli anni, decisi insieme ad altri che era il momento di sfidare la forza della Pirelli nel settore rappresentata allora in categoria da un sindacalista di Cremona, che si chiamava Sergio Cooferrati. Ad Ariccia venne convocata l’assemblea nazionale per preparare la piattaforma rivendicativa e riuscii a far presentare a tutto il sindacato ligure in maniera unitaria una proposta di modifica dell’inquadramento che introduceva con tanto di profilo contrattuale nelle declaratorie della figura del lavoratore della vetroresina.
Il mio emendamento non passò per la ferma opposizione di Sergio e di tutti i delegati della gomma, ma ottenne molti più consensi di quelli della sola delegazione della Liguria. E quella assemblea ricordo bene avvenne proprio nell’82 a seguito della rivoluzionaria proposta di Claudio Martelli che Mauro ricordava.
E chi non militava in quegli anni nel sindacato non può minimamente neanche immaginare la forza e l’impatto che ebbe la provocazione di Claudio che di fatto poneva il Psi alcentro del quadro politico con una elaborazione economica, politico e filosofica che lanciava la sfida al Pci per la guida della sinistra e del paese. Un Pci che ancora due anni fa prima con Berlinguer era alle porte della Fiat di Torino, pronto ad occuparla, all’insegna dello slogan “Torino come Danzica”.
Come andò é noto, con una sconfitta epica di un partito e di un sindacato incapaci allora, come il Pd oggi, di leggere la società che cambiava e mentre noi della Uil comprendemmo il messaggio e cominciammo a parlare in fabbrica di partecipazione di nuovi inquadramenti, di quadri, di salari legati a indici di produttività, la Cgil si ingegnava in tutte le occasioni di spiegare a noi e a quelli della Cisl che bisognava difendere la scala mobile e il punto unico e la politica dell’egualitarismo. Vincemmo, le nostre idee diventarono l’orizzonte sul quale il paese si trasformò, le nostre idee orientarono le scelte del sindacato, stava cambiando tutto, la produttività delle aziende italiane era la più alta al mondo, Craxi divenne presidente del Consiglio, facemmo lo storico e giusto, ma divisivo, a causa dei comunisti della Cgil, accordo di San valentino, ma improvvisamente si interruppe tutto nel 1987. Lasciammo la guida del paese alla Dc di De Mita, tornò nel partito ad essere centrale la prima frase e cioè quella del “primum vivere” e la nostra spinta propulsiva al cambiamento finì e non é stato certo un caso se dopo il crollo del muro siamo spariti noi, invece che gli eredi di Berlinguer. Molte sono le ragioni, ma la prima che le racchiude tutte é che il paese non ci ha più percepito come il nuovo, il partito del cambiamento, il riformismo é passato in secondo piano. Noi siamo diventati in maniera paradossale, sotto una campagna mediatica giudiziaria, il simbolo di un sistema obsoleto che andava abbattutto e la Lega di bossi che, Mauro lo sa bene, Craxi sottovalutò, fu il grimaldello che aiutò Di pietro e il pool a cancellare la prima repubblica. Tangentopoli non sarebbe mai nata senza i nostri errori di valutazione e di tutto il mondo laico e socialista. E se oggi nel paese e nel sindacato sembra di essere tornati a prima dell’82, forse le responsansabilita’ vanno ricercate più dentro il campo dei riformisti che fuori. Solo la Uil e solo la Uilm e solo a Genova ebbe il coraggio di far nascere dentro il sindacato di allora dominato dai cdf, costruitisi nella fabbrica fordista, il movimento dei quadri, e persino nella Uilm fummo derisi, visto che la maggioranza degli iscritti era al terzo livello. La partecipazione che doveva dar vita al modello sindacale tedesco venne affossata, nelle fabbriche si ritornò allo scontro di classe che ovviamente ci vedeva perdenti nella società della globalizzazione, e non si parlò più né di salari legati a indici di produttività né di valorizzazione del lavoro industriale. Dopo il grande successo del referendum dell’85 sulla scala mobile, il riformismo ebbe il braccino corto, ebbe paura di vincere e lasciò dopo il 1987 il campo alla restaurazione. Certo fummo vittime di una campagna mediatica giudiziaria inquisitoria e moralista, ma la fossa ce la scavammo da soli. Renzi ha perso non perché ha sbagliato riforme, anche se le ha fatte male, ma perché ha dato l’idea al paese, come sta facendo Macron in Francia, che, raggiunto il potere, il riformismo non serviva più, e il referendum di dicembre è stato percepito come sfida al paese, così come sbagliando fece Craxi con quello di Segni. Il Psi, erede della cultura di Rimini, ha l’obbligo morale di riproporre al paese quel metodo moderno di lettura della società che fu alla base della conferenza. Proviamoci, non abbiamo nulla da perdere.

Scrive Francesco Lena:
Tasse e servizi

Pagare le tasse è un dovere per tutti i cittadini, è anche un bel modo civile per avere dei servizi.

Come dovremmo sapere tutti le tasse che i cittadini pagano, servono per avere tanti servizi e possibilmente ben funzionanti ed efficienti.

A livello locale, scuole, asili nido, manutenzione delle strade, acquedotti, fognature, centri sociali per anziani, case di riposo e molti altri servizi.

A livello nazionale, esercito militare, forze per la pubblica sicurezza, servizio sanitario nazionale, istruzione e formazione, università, trasporti, infrastrutture sul territorio nazionale, protezione civile, ambiente, salute e tantissimi altri servizi.

Se tutti pagassero il dovuto, si pagherebbe di meno tutti e si avrebbero più risorse per avere servizi migliori.

Cari giornalisti e mezzi d’informazione vi chiedo, fate più informazione, formazione, con più trasparenza e obiettività.

Vi chiedo anche perché non dite che chi evade il fisco, chi porta i soldi all’estero, quelli che fanno il lavoro nero, i corrotti, il mal affare, i mafiosi, perché non dite che tutti questi che fanno cose illegali, godono dei servizi che pagano con le tasse i tanti cittadini onesti.

Perché non dite che questi disonesti se vogliono godere dei servizi pubblici, se li dovrebbero pagare.

Cari giornali e tutti mezzi d’informazione, uscite dal generico e delle discussioni inutili, entrate in merito al dovere delle tasse, che vanno pagate, fate chiarezza trasparente, limpida, servirebbe per far crescere la  coscienza e consapevolezza nei cittadini del bene comune, che è un nobile dovere civile e sociale pagare il dovuto.

E ne trarrebbero vantaggio tutti i cittadini, il paese e tutta la società.

Francesco Lena
Bergamo

Scrive Angioletta Massimino:
A proposito del procuratore Carmelo Zuccaro e delle Ong

E adesso, alla luce dei fatti, quanti saranno coloro i quali, con umiltà e onestà intellettuale, sapranno chiedere scusa al Procuratore catanese, Carmelo Zuccaro, per le insinuazioni, le offese e gli insulti ricevuti? Credo di poter essere certa di indovinare la risposta… fin troppo facile: Nessuno!
È stato accusato, tra l’altro, di cercare solo le luci della ribalta ai fini di una poltrona ministeriale nel mondo politico, non avendo nulla di certo e documentabile da esibire come prova.
Non dimentichiamo che ha persino rischiato un procedimento disciplinare da chi doveva appoggiarlo e sostenerlo in questa battaglia difficile ma necessaria per l’Italia, flagellata dal problema immigrazione, cioè il CSM.
Pochi hanno voluto capire che il suo era un grido di allarme, ma anche di aiuto affinché fosse messo nelle condizioni di poter documentare quanto già era di sua conoscenza.
Pochi hanno voluto capire che ci trovavamo finalmente di fronte ad un Uomo, degno della ‘U’ maiuscola, che avrebbe riportato tanti a sperare nella giustizia, con la serietà del suo operato e l’umiltà nei suoi comportamenti.
Pochi hanno voluto capire che, partendo dalla Procura di Catania, in Sicilia quest’Uomo avrebbe portato aria di cambiamento e di vera rivoluzione, non come quella millantata da politici ‘poco seri’, ad essere buonisti e voler usare un eufemismo, applicando semplicemente la legge, quella stessa legge mai voluta applicare fino alle estreme conseguenze da altri, per non ‘toccare’ gente che fino a ieri è stata considerata sempre ‘intoccabile’.
Dobbiamo essere grati ad Uomini del genere, che per fortuna esistono ancora anche se pochi, perché sarà grazie a persone così che non morirà la speranza e la fiducia in ciò che sta alla base della nostra società e della nostra vita di persone civili, titolari di diritti e quindi meritevoli di giustizia, di cui tutti, specie qui in Sicilia, abbiamo una grande sete.
I politici si diano da fare subito, senza perdere ancora tempo, per fronteggiare questo immane problema dell’immigrazione e si chiedano il perché sia stato stipulato un Trattato così assurdo e sfavorevole al nostro Paese, come quello di Dublino (http://www.camera.it/_bicamerali/schengen/fonti/convdubl.htm), che obbliga il Paese di primo approdo, spesso l’Italia, ad accogliere i rifugiati politici e di guerra assumendosene da solo la responsabilità dell’asilo politico, anziché cercare di attivare un meccanismo di emergenza che porti alla redistribuzione obbligatoria, tra tutti gli Stati membri dell’UE, di parte dei rifugiati, specie nei momenti di maggiore crisi.
L’Italia, se non vuole cedere al probabile progetto di destabilizzazione ordito dai poteri forti attraverso le centinaia di migliaia di migranti indirizzati nel nostro Paese, al fine del più facile ottenimento della cessione di parte della sovranità sul nostro territorio, deve ottenere la revisione del trattato di Dublino, ormai vecchio per un mondo che è completamente cambiato e per situazioni diventate ormai di grave emergenza per il nostro Paese, troverebbe già Germania e Francia favorevoli, così come hanno evidenziato, in uno degli ultimi interventi al Parlamento Europeo, Angela Merkel e Francois Hollande, interventi in cui hanno sottolineato entrambi che è arrivato il momento di superare l’attuale ‘Trattato di Dublino’ e che le circostanze per farlo richiedono un’Europa più coesa.

Scrive Manfredi Villani:
Le motivazioni della sentenza
per la strage di Viareggio

I giudici del Tribunale di Lucca hanno diffuso le motivazioni della sentenza del 31 gennaio 2017 per la strage di Viareggio.Quella strage,del 29 giugno 2009,nella stazione ferroviaria e suoi ambiti comunali,provocò la morte di 32 persone;tra loro tre bambini di 2,3 e 5 anni.Quelle persone potevano essere ancora in vita se i responsabili di Rete Ferroviaria Italiana,della multinazionale Gatz Rail e dell’Officina Jungenthal avessero attuate le misure di sicurezza vigenti per trasportare gas propano liquido mediante carri cisterna.Vennero sottovalutate le situazioni di pericolo,perduranti nel tempo,derivanti da carenze strutturali del segnalamento ferroviario e del materiale rotabile e trazione.Le motivazioni rispondono alle aspettative popolari.I familiari delle vittime hanno inciso mediaticamente e non hanno perso una delle 140 udienze durante oltre tre anni di processo.Con le motivazioni,espresse nelle 1300 pagine redatte dai giudici di Lucca,emerge la convinzione che quella strage poteva essere evitata,che era in qualche modo”prevedibile”.La sentenza di primo grado riguarda 23 dei 33 imputati e 6 società(3 le assolte).Tra le persone condannate si evidenziano:Mauro Moretti(7 anni) e Michele Mario Elia(7 anni e sei mesi) nella loro qualità dirigenziale di amministratori delegati di RFI, il primo fino al 2006,poi sostituito dal secondo in veste di titolare AD all’epoca della strage.Ad entrambi i giudici imputano la mancanza di “una adeguata analisi e valutazione dei rischi”connessi alla circolazione dei convogli trasportanti merci pericolose sulla rete ferroviaria nazionale e di aver consentito la circolazione del materiale rotabile senza la sicurezza della indispensabile tracciabilità,disattendendo regole e standard stabiliti dalla stessa RFI.Per Mauro Moretti il collegio giudicante ha avanzato il dubbio di concomitanza tra la funzione conclamata di AD delle Ferrovie dello Stato e la qualità di amministratore di fatto di Trenitalia e RFI.Il suo difensore,l’avvocato Armando D’Aponte,ha annunciato appello poichè ritiene:è una sentenza pregevole per molti aspetti ma cade miseramente su affermazioni motivate in modo apodittico.La disputa legale-giudiziaria viene seguita dai familiari delle 32 vittime tramite Marco Piagentini,Presidente dell’associazione “Il Momdo che vorrei”.Un primo stimolo utile per la questione “sicurezza”il Piagentini lo ha anticipato riaffermando che “non è stata risolta”dopo il 31 gennaio.Interessandoci proprio della sicurezza dei treni prepareremo per il nostro Avant!,dopo le ferie agostane,un approfondimento sui controlli non distruttivi ai veicoli ferroviari e sui sistemi di protezione marcia treni,cominciando dallo standard europeo ERTMS.Per quanto attiene l’infrastruttura ferroviaria le Ferrovie dello Stato stanno già impiegando il sistema “Laser Mobile Mapper” per i rilievi geometrici-dimensionali ad alta efficienza dei tracciati ferroviari.

Scrive Luigi Mainolfi:
Costruire l’Europa dei popoli

L’argomento politico  più gettonato è  l’ Unione Europea, che  è diventato popolare quasi come il gioco del calcio. Come, nel passato, tutti si consideravano allenatori , così’, oggi, tutti si considerano  professori di economia,  di geografia, di sociologia  e di Diritto comunitario. La spinta  a monopolizzare bocche ed orecchi deriva dagli effetti negativi, veri o presunti, che le scelte europee hanno avuto sulle economie dei vari paesi e sulle famiglie.

Anche le maggioranze, che governano il nostro Paese, trovano comodo trasferire proprie  responsabilità all’ Unione Europea. Le diverse  opinioni  trovano la loro giustificazione nell’ estemporaneità con la quale le forze politiche  trattano la materia e in ciò che la parola “austerità” evoca.  Anche  la diversa cultura degli “opinionisti” e la superficialità con cui sono state affrontate  le problematiche derivanti  da un processo, che doveva provocare una rivoluzione geo-politica, contribuiscono all’inquinamento concettuale.  Popoli, che erano stati in lotta durante le seconda guerra mondiale, tendevano ad unirsi e ad  allearsi in un mondo, che, diventando globalizzato, annullava le posizioni di rendita dei Paesi dell’Occidente e , quindi, dell’Europa. La lungimirante prospettiva, che alcuni sintetizzavano in “Stati Uniti d’Europa”, doveva portare vantaggi sociali ed economici alle popolazioni interessate. Purtroppo,  i mercanti  rubarono  la gestione del processo, orientandolo  nella direzione a loro favorevole, snobbando  le intenzioni di quelli, che avevano partorito l’idea.   Mi sorprende che nessuno richiami le responsabilità delle forze politiche, che si dimostrarono alleate dei mercanti. Negli anni, il potere dei mercanti,  ( negli ultimi anni: Banche, Assicurazioni e Finanza) è aumentato e ciò non poteva non avere conseguenze negative sulle condizioni economiche e sociali degli Stati membri. Purtroppo, le negatività, invece di essere base di discussioni per superarle, vengono utilizzate come argomenti di  lotta politica. Metodo, che ha sempre trovato terreno fertile nel nostro Paese.  Ciò alimenta la confusione  e fa diventare causa, gli effetti.  Intanto, ciò che è vitale per il futuro dell’Unione Europea viene  sistematicamente trascurato, facendola diventare gradualmente marginale nel  mondo  globalizzato.  Per i populisti, di destra e di sinistra, è facile e comodo richiamare l’attenzione sulle cose che non vanno. A me, fanno tornare alla mente un episodio.  Un giorno un padre condusse il figlio  alla foce di un fiume. Giuntovi, il padre disse al figlio: ”Vedi come è inquinato”?    Il figlio pensoso rispose:” Papà, lo vedo, ma vorrei capire dove incomincia l’inquinamento”?  Quanti sono come il padre e quanti sono come il figlio? Quando avvertiamo il peso  di scelte fatte dalla BCE o dal Parlamento europeo, dovremmo porci  la domanda: “ Quando è iniziato il processo, che sta portando l’Unione  ad essere  causa di non sviluppo e di aumento delle diseguaglianze”?  Mi permetto di richiamare le cose che si leggevano e si ascoltavano agli inizi del processo di unificazione europeo.   Mi limito all’essenziale. C’erano sostenitori dell’Europa dei popoli e quelli, che, senza dirlo,  cullavano il desiderio di avere l’Europa dei mercanti. Sarebbe interessante capire chi  sono gli  eredi delle due posizioni. Possiamo dire che la volontà dei Padri del Manifesto di Ventotene è stata utilizzata, in modo subdolo, per  unificare i mercanti.  Quasi a dimostrare la validità di un’affermazione di De Filippo: “i milioni si conoscono, si chiamano e cercano di incontrarsi, solcando gli oceani o scavalcando le montagne”.  L’aver fatto emigrare, nei paesi dell’Est, settori  dell’economia reale, ha fatto spostare l’interesse dei poteri forti sui settori (virtuali) bancario-assicurativo-finanziario, che richiedono più braccianti che lavoratori dipendenti. In questi ultimi mesi, addirittura, la stessa attività bancaria  sta perdendo  spazio a favore della finanza e delle assicurazioni.

Ho detto, in un precedente articolo, che, l’aver posto fine alla separazione tra Banche e Assicurazioni,  ha fatto esplodere l’accordo tra i mercanti e la preferenza verso attività che spostano ricchezza, senza crearne. E’ sotto gli occhi di tutti , la concentrazione  di più banche in poche mani , che si accompagna al licenziamento di dipendenti  e all’aumento del costo dei loro servizi.  In questo marasma, l’unione trascura tutto ciò che dovrebbe contribuire a ridurre le diseguaglianze tra i vari popoli e tra persone dello stesso paese. Si danno direttive nei settori che interessano i mercanti, mentre i deboli si lasciano in balia delle politiche nazionali. Per farla breve, affermiamo che l’E.U. è solo Europa dei mercanti.  I fatti, che avrebbero dovuto dimostrare l’esistenza  della volontà di  costruire l’ Europa dei popoli, sono assenti.  Mi auguro che si riparta dal punto in cui la strada incominciò a deviare .

Luigi Mainolfi

Scrive Luciano Masolini:
Un manuale per l’esperanto

Uno dei migliori manuali divulgativi sulla lingua esperanto prodotti in questi ultimi tempi è sicuramente quello di Pedro Aguilar Sola. L’accurato libro, intitolato “Corso intensivo di esperanto per allievi e autodidatti”, già pubblicato nel 2014 dal meritorio marchio della Federazione Esperantista Italiana (che si sta accingendo a fine mese ad Heraclea, in provincia di Matera, ai lavori del suo 84esimo Congresso nazionale. Tanti auguroni!), è stato riproposto con successo nell’aprile dello scorso anno nella sua seconda edizione, riveduta e pure accresciuta di oltre venti pagine. Appositamente concepito per andare incontro a quanti vogliono apprendere tale lingua, anche senza il supporto dell’ insegnante, questo corso è davvero molto efficace. Il testo si compone di quindici capitoli. Ognuno di essi contiene le note grammaticali, seguite da utili esercizi e vari dialoghi con annessa chiave. In appendice è riportato un vocabolarietto di base esperanto-italiano. Trattasi di un manuale con il quale l’autodidatta (e non solo) si troverà veramente facilitato e ottimamente guidato.

Ricorrendo proprio in questo 2017 l’anniversario della morte (Varsavia, 14 aprile 1917) di Lazzaro Ludovico Zamenhof, il medico oculista che nel 1887 creò con non poca bravura tale lingua, le lezioni contenute nell’agile e ben mirato corso possono essere, quindi, sicuramente una buona occasione per conoscere più da vicino questo suo bel progetto da cui derivò, appunto, quella facile lingua dagli infiniti simbolici ponti. Una neutrale lingua che, per le sue peculiari caratteristiche, trovò diversi ammiratori anche nel mondo socialista.

Luciano Masolini

Scrive Saulè Karpseitova:
Quanti nomi illustri da conoscere…

Buongiorno, mi chiamo Saulè Karpseitova e scrivo da Biella.
Ho letto per caso l’articolo di Raffaele Tedesco su Ernesto Rossi (pubblicato il 09/02/2017) e ho scoperto un filone di nomi e di idee che danno una visione imparziale ed onesta dei periodi di grande rilievo del ‘900. La preparazione culturale, le idee e la chiarezza d’espressione dei loro pensieri mi hanno fatto ricordare il periodo quando anch’io credevo in qualche cosa di alto, vero, giusto. Iniziavo avere dei dubbi…

Perché scopro solo adesso questi grandi nomi? Sono in Italia dal 2005; appassionata lettrice di saggi, sono in ricerca delle idee valide per poter leggere e capire i tempi passati, l’attualità e per gioco cerco di immaginare il futuro, ma il nome di Ernesto Rossi non ho mai sentito nominare. Mi scuso per la mia ignoranza (come aveva ragione Socrate!…).
Scrivo questa lettera per chiedere di consigliare i nomi dei personaggi dei vari campi che commentano e fanno delle previsioni con l’onesta intellettuale e soprattutto con il bagaglio culturale acquisito con passione.

Saulè Karpseitova

Scrive Lucio Garofalo:
La differenza tra “no vax”
e “free vax”

Premetto, a titolo di chiarificazione, che non sono aprioristicamente contro la pratica delle vaccinazioni, che ritengo una misura assai utile di profilassi medica. Non a caso, ogni anno decido di sottopormi al vaccino antinfluenzale come atto di prevenzione per il tipo di professione svolta a stretto contatto con il pubblico, soprattutto con soggetti ad alto rischio di infezione e contagio. Nel contempo, mi dichiaro contro un provvedimento liberticida e subalterno (o quantomeno succube) rispetto agli affari delle potenti multinazionali del farmaco. La differenza tra le due posizioni esiste ed è notevole. In sintesi, il mio orientamento si può formulare in questi termini: non mi definisco un “no vax”, bensì un “free vax”. Vi pare poco? In linea di principio tendo a rifiutare ogni tipo di coercizione che possa inficiare la libertà di scelta degli individui, ma in materia di igiene e di prevenzione sanitaria, a maggior ragione è da evitare qualsiasi forma di imposizione, mentre conviene perseguire il più possibile un percorso di efficace e capillare opera di sensibilizzazione e di informazione (a scopo persuasivo ed educativo) dei cittadini. Ebbene, non mi pare che sia la strada intrapresa dal governo.

Lucio Garofalo