Scrive Leonardo Raito:
L’immigrazione è il tema del giorno

Spazi pubblici, vuoti da riempire. Il dibattito politico che ogni giorno si fa più nelle televisioni che nelle sedi deputate, sta dimostrando la presa che alcuni argomenti di pancia riesce ad avere sugli italiani. Se certe trasmissioni rappresentano, da un lato, lo specchio dell’insofferenza della gente, e dall’altro lo spazio per le necessarie risposte politiche, occorre dire che il tema dell’immigrazione, oggi, non è uno dei temi su cui riflettere, ma il tema principale cui dare risposte concrete. E non si tratta di populismo, ma dell’applicazione di un necessario pragmatismo nel gestire un fenomeno che pare ormai scappato di mano, divenuto un autentico problema sociale, fonte di insofferenza e di preoccupazione nei cittadini.

Nel mio Veneto c’è un caso sotto i riflettori ormai da qualche tempo, e che ho imparato a conoscere grazie ai racconti dell’esperienza dell’amico sindaco di Agna Gianluca Piva. Il suo comune, poco più di 3.000 abitanti sull’asta dell’Adige, si trova baricentrico rispetto a due ex basi militari (Bagnoli e Conetta) destinate da una provvida politica statale a centri di raccolta richiedenti asilo. Quanti? Quasi 2.500 in una zona popolata da poco meno di 10.000 cittadini, ribattezzata il “distretto del profugo”. Se questa è una gestione, verrebbe da dire parafrasando il mitico libro di Primo Levi! Le istituzioni locali, abbandonate a loro stesse, faticano a promuovere azioni in grado di contenere il malcontento che sta sfociando in aperta ostilità. E chi ha il problema se lo deve tenere, anche perché poco funziona la rete solidale degli altri comuni che ben si guardano dall’offrire disponibilità che non pagano nei rapporti con i propri concittadini elettori.

Questo, a mio avviso, è uno dei nodi fondamentali se si vuole capire perché il sistema di accoglienza, così come approntato ora, non funziona. In un clima poco portato all’approfondimento politico e amministrativo, come spiegare a cittadini arrabbiati per una ridotta qualità dei servizi (spiegabile con i molteplici tagli ai trasferimenti ai comuni varati da diversi governi) che non ci sono soldi per contributi, per borse lavoro, per case popolari, e mostrare che si fa tutto il possibile per garantire accoglienza a richiedenti asilo che in rarissimi casi ottengono lo status di richiedenti asilo? Nemmeno le mancette otterranno il risultato, e una forzatura nel sistema dell’accoglienza diffusa (forse questo modello funzionerebbe, ma andrebbe spiegato e capito) si tradurrebbe in una sempre maggiore insofferenza nei confronti delle istituzioni centrali, producendo proteste, barricate, atti di violenza.

Che fare? Occorre, in primis, uno snellimento delle procedure burocratiche per comprendere se i richiedenti abbiano, o no, il diritto all’accoglienza come rifugiati politici. Occorre incentivare una gestione strutturata dell’accoglienza (attraverso lo Sprar, o altre formule) a discapito di quella emergenziale. Occorre che questi rifugiati siano funzionali a progetti delle comunità che li ospitano (lavori socialmente utili, incontri e confronti culturali) senza dare l’impressione di essere sanguisughe che drenano risorse senza costrutto. Occorre poi il riconoscimento rinnovato del ruolo delle comunità e degli enti locali, incentivato in modo serio. E un sistema di comunicazione consapevole in grado di educare alla gestione dei fenomeni, senza esacerbare il clima sociale evidenziando solo le nefandezze della non gestione.

C’è poi un problema di politica internazionale che non va sottovalutato: se l’Europa non fa dei passi avanti nel sostegno ai paesi che, più di altri, sono costretti a gestire un fenomeno di portata storica, è difficile pensare che il progetto europeo sia ripagato con entusiasmo o nuova coesione. Lo scaricabarile delle responsabilità avrà, come contropartita, solo un maggiore distacco e una maggiore lontananza dagli ambiziosi obiettivi dell’Unione.

La sfida, anche se molto complessa, è aperta.

Scrive Manfredi Villani:
Socialista, il popolo del Sì

I socialisti in marcia per il futuro mietono consensi. Dal quotidiano “Avvenire” apprendo, da una intervista a Zanetti, segretario di Scelta Civica, l’auspicio per far sviluppare la missione politica di Matteo Renzi al fine di trasformare il popolo del sì in un movimento di convergenza centripeda di larghe intese che non si esaurisca nell’egemonia del Pd. In effetti l’ex premier Renzi ha traghettato dal 2014 un galleggiante da “One man show”. Al popolo del sì serve un natante nuovo perchè il Pd con trazione a sinistra non ha appeal. Zanetti ha spiegato che Renzi è il solo capace di federare un’area politica nuova e rendere possibile un progetto di cambiamento del Bel Paese. E’ indispensabile mostrare il coraggio di cambiare nome al Pd anche se non sarà una scelta indolore e sarà inevitabile che qualcuno ne esca.In ambito europeo il Pd, appoggiato dal Psi di Riccardo Nencini, è collocato nel Partito Socialista Europeo e fa parte dell’Internazionale Socialista. Per il futuro del socialismo il popolo del sì è già caratterizzato nell’organico renziano del Pd. Basta esplicitarlo con fiducia e coraggio. Da ieri il Consiglio dei ministri, presieduto dal Premier Gentiloni, ha dato via libera ai 3 decreti attuativi sulle unioni civili e prorogati gli incarichi dei comandanti apicali dei Carabinieri, della Difesa e dell’Esercito.

Sono stati nominati anche i Viceministri ed approvato le relative deleghe. Riccardo Nencini è stato confermato nella carica di Viceministro delle Infrastrutture e trasporti. La convergenza avviata con gli attuali alleati di governo ha mutato radicalmente la fisionomia del Pd rendendolo sempre più simile al Labour di Tony Blair e anche ai socialdemocratici tedeschi.Un sasso nello stagno dei renziani è stato lanciato da Claudio Martelli sul QN Il Giorno.Si asserisce che i renziani,dopo la batosta del referendum del 4 dicembre 2016, non si sono ancora ripresi e la convalescenza pare essere lunga. Anche il numero uno di Forza Italia, Silvio Berlusconi, sembra volersi avvicinare al Pd: una strada giusta per riguadagnare i voti perduti o un passo falso? Lasciatemi citare una pertinente frase di Don Luigi Sturzo: Un programma politico non si inventa, si vive. Il nostro Segretario Riccardo Nencini, impegnato nella non facile organizzazione dell’imminente Congresso del Psi, dovrebbe valutare la tendenza del Pd liquido e di FI verso un connubio esplorativo e consentire al Premier Gentiloni di resistere in veste di Capo del Governo fino alla scadenza ordinaria del 2018 affinchè in Parlamento si possa approvare,senza accelerazioni caratteriali, una nuova legge elettorale.

Manfredi Villani

Scrive Francesco Lena:
Ci vuole più responsabilità

La responsabilità come sappiamo tutti, è un atteggiamento al quale veniamo chiamati come cittadini e cittadine, in ogni ruolo e a tutti i livelli, famigliari, sociali, informativi e istituzionali. A livello famigliare, prendersi cura in collaborazione con tutti i componenti, nelle piccole e grandi cose da fare, per un buon convivere e condividere e trarne tutti vantaggio, favorendo un clima di armonia e sereno.

A livello sociale, la responsabilità è avere consapevolezza delle nostre azioni, che abbiano alla base dei principi e obiettivi di alta civiltà, per rendere la società migliore e più giusta. Per raggiungere questi obiettivi, ci sono cose da non fare, lavoro nero, l’evasione fiscale, non abbandonarsi ha guadagni facili, spaccio di droghe, di merce contraffatta, non corrompere e non farsi corrompere in lavori o cose illegali, ma con una bella e sentita responsabilità, comportarsi da cittadini per bene, con onestà, sincerità, umanità, questo ci rende cittadini migliori e ci permette di andare sempre a testa alta.

A livello informativo, giornali, radio, internet, tv, telefonini, bisogna che tutti abbiano una sana e onesta responsabilità, di non pubblicare notizie false, offensive, dispregiative nei confronti di persone, associazioni, istituzioni, ma informazioni corrette, trasparenti, veritiere e obiettive, salvaguardando sempre la dignità di ogni persona. A livello istituzionale, qui chi ne fa parte deve avere quella responsabilità, dovere di servizio, limpida e di buon esempio, a partire dai Consigli Comunali, ai componenti non basta essere stati eletti dai cittadini, bisogna impegnarsi tenacemente per risolvere i problemi della comunità. Delle persone, ai consiglieri che non fanno parte della maggioranza, non basta dire solo dei no, protestare o addirittura non partecipare ai Consigli Comunali, devono essere presenti, attivi, fare proposte costruttive, essere al servizio della gente in collaborazione con la maggioranza, per cercare di far prevalere le soluzione migliori, per bene comune. Le Province, che dovevano essere superate, ma con la prevalenza del no al referendum del 4 dicembre 2016, tutto ciò si è bloccato, preso atto ora si prendano con seria volontà e responsabilità, a gestire i compiti e problemi che gli competono. Dalla manutenzione delle strade, alla sicurezza, alle scuole, ai trasporti, alla tutela dell’ambiente, con piani di governo del territorio, dell’ agricoltura e altro. Con spirito di servizio, per il bene di tutta la comunità. Le Regioni, per primo i consiglieri regionali dovrebbero ridursi lo stipendio, com’era previsto nella legge di riforma istituzionale, poi più responsabilità nella gestione delle risorse, meno sprechi con una programmazione sanitaria, assistenziale, sociale, con più attenzione ai cittadini più deboli, poi più trasparenza negli appalti e convenzione di servizi sanitari e sociali.

Il Parlamento, doveva diminuire il numero dei suoi componenti, per darle più efficienza e risparmio economico, ma con la prevalenza del no al referendum del 4 dicembre 2016 tutto rimane come prima.

Ora si mettano a lavorare con grande responsabilità, dimostrino di essere di buon esempio per il paese per i cittadini, in parlamento ci sia dialettica vivace, confronto acceso, onesto e rispettoso dell’altro, costruttivo per il bene degli italiani e per la nostra bella Italia. Ci sia anche nel linguaggio verbale e scritto, intelligente, educato, senza titoli dispregiativi, insulti inutili, parolacce offensive, piuttosto impegnarsi di più per ridurre le disuguaglianze tra cittadini, poi un’accurata attenzione ai più deboli nel legiferare, agli anziani, ai bambini, ai diversamente abili, ai disoccupati, ai senza tetto, ai migranti, ai terremotati. Poi lasciatemelo dire, per rendere la nostra Italia ancora più grande e più bella, bisogna fare di più per combattere le mafie, la corruzione, l’evasione fiscale, fuga di capitali all’estero, l’illegalità diffusa.

In fine, cari cittadini tutti insieme mettiamoci con grande impegno, onestà e responsabilità, a darsi da fare in ogni luogo in tutti i settori, a voler bene alla nostra meravigliosa Italia, trattare con rispetto sia il territorio che tutti i suoi cittadini, cerchiamo di dare sempre il meglio di noi stessi per contribuire a raggiungere obiettivi grandi, di giustizia sociale, di solidarietà, di amore, di pace.

Francesco Lena

Scrive Antonio Ciuna:
Brexit, le ripercussioni
devono ancora arrivare

Gentile Direttore Mauro Del Bue,

Seguendo attraverso la stampa,la radio e la TV i commenti di alcuni giornalisti in merito all’uscita dalla Comunità Europea della Gran Bretagna che secondo loro, non avrebbe arrecato nessun turbamento nell’economia europea, devo far notare che se al momento  non si sono avute ripercussioni negative nell’economia è perché il mondo finanziario e il Capitalismo in genere  è sempre  molto duttile ai fenomeni economici e trova sempre la soluzione per superare eventuali e temporanee difficoltà operative.

Le ripercussioni economiche negative  purtroppo, avverranno nel tempo per molte  nazioni europee e in particolar modo per i Paesi più deboli economicamente, che, fra l’altro, oltre ad avere un alto debito pubblico, non hanno ancora attuato le riforme per rimodernare il proprio Paese e sono carenti  di importanti infrastrutture. che solo con il contributo della stessa Comunità potranno essere realizzate nel tempo.
 Voglio sperare che il fenomeno della BREXIT non si verificherà in altri Paesi della Comunità Europea,altrimenti assisteremo allo sfascio della stessa Comunità e si butteremo alle ortiche e i grandi ideali dei Padri Fondatori della Comunità Europea nonché i tanti anni di  duro e difficile lavoro delle Commissioni Parlamentari  e delle Istituzioni della stessa Comunità  e dei Parlamenti Nazionali per attuare una comune politica economica ed estera.  Come ripeto però ,l’errore più grave è stato commesso negli anni passati dai Leader e dai Politici di molte Nazioni Europee,in particolare modo dalla Francia e dai  Paesi Bassi che solo  per egoismo e per discutibile prestigio nazionale hanno impedito,a seguito bocciatura referendaria, che l’Europa si dotasse di una valida Costituzione che avrebbe consentito un governo europeo unitario e autorevole per attuare una unica politica estera e realizzare comuni  istituzioni per rendere operative le politiche sociali ed economiche e dei diritti umani,valori irrinunciabili per ogni Paese che ha a cuore la democrazia.
Sono lieto di apprendere che l’esponente più autorevole del movimento politico di 5 Stelle si è deciso, con il consenso dei suoi sostenitori,di distaccarsi, nel Parlamento Europeo , da un gruppo politico contrario alla politica europea per aderire ad altro gruppo politico che sostiene la politica dell’euro.Meglio tardi che mai.
I pericoli di gran lunga  maggiori che gravano in massima parte in Europa ,in Asia,Africa ed in Medio Oriente,provengono dal terrorismo  attivato dall’ISIS ,organizzazione terroristica che si ispira ad un Allah che ha per obbiettivo la eliminazione fisica degli infedeli che non si convertono alla religione dell’Islam .
Per affrontare tale gravissimo pericolo è necessario che quanto prima si realizzi un trattato di pace tra Israele e la Palestina che consente ai palestinesi di avere un proprio territorio e una propria Nazione e nel contempo  garantisca gli israeliani un maggiore sicurezza da atti terroristici provocati dagli estremisti palestinesi. Inoltre è importante che l’Europa , gli Stati Uniti d’America,la Russia  e tutte le altre Nazioni del mondo seguano una politica comune per fronteggiare il nuovo terrorismo con mezzi più idonei e con più efficaci scambi d’informazioni.
Attivare altre politiche che favoriscono alcuni popoli a scapito di altri popoli,verrebbero interpretate dal mondo arabo e dai musulmani come una grava provocazione foriera di ulteriore violenza e alimenterebbe il terrorismo per un tempo indefinito.
Cordiali saluti
Antonio Ciuna

Scrive Luigi Mainolfi:
Proseguire sulla strada
dell’Unione Europea

Non ne posso più di sentenze pronunciate da persone, che confondono la politica con il gioco del calcio. Le più frequenti sono: 1) Non se ne può più di questa Europa; 2) La globalizzazione ci ha rovinato; 3) Il potere Bancario tedesco ci sta uccidendo; 4) L’euro è una sciagura. Le naturali conseguenze di queste affermazioni dovrebbe essere l’uscita dall’Europa; tornare alla lira; fermare il mondo e riportarlo indietro di molti decenni. A caldo, mi vengono da fare le osservazioni, che seguono.

L’economista Mansholt ha affermato che l’elemento più importante, per che lo sviluppo di un Paese, è la demografia. Se osserviamo il comportamento degli U.S., notiamo il tentativo di sommare la popolazione dell’America del Sud a quella del Nord e a quella Centrale, per contrapporsi all’ espansione dei Paesi del Birc. Questi, non a caso, vengono indicati come “Gruppo dell’appetito”. Anche la Russia cerca accordi con altri popoli per paura di diventare marginale. L’Italia è lo 0,85% del mondo, da sola sarebbe un gustoso bocconcino. E’ vitale, per noi, l’appartenenza all’Europa. Bisogna riprendere la proposta dei socialisti, che volevano l’Europa dei popoli, non quella dei mercanti. Ci vuole più Europa, invece della sommatoria delle varie sovranità. Si tratta di avanzare, non di indietreggiare. Per i mercanti, non è un problema: trovano sempre il modo per fare affari. Anzi, più Stati, più opportunità. Sul secondo punto, ricordiamo che la globalizzazione esiste da quando esiste il mondo. Più si allargava il mondo conosciuto e più aumentava. La storia ce lo insegna. I Romani, i Barbari, i Galli, Marco Polo, la Compagnia delle Indie, la Colonizzazione, la scoperta dell’America e tanti altri fatti storici, lo confermano. Negli ultimi decenni, è aumentata la marcia dei popoli del Terzo Mondo. Quando stavano fermi e tutti facevano a gare per apparire terzomondisti. Ora, che si sono messi in cammino, creano problemi. Chi pensava che fossero rimasti sempre “ terzo mondo”, oltre ad essere ipocrita, era anche cretino. Se l’occidente, peccando di orgoglio, si sente in pericolo e trasformato in territorio della paura, non è colpa della globalizzazione, ma della superbia del mondo capitalista, che pensava di essere onnipotente e irraggiungibile. Se imprenditori occidentali vanno ad investire dove il costo della manodopera è basso, indebolendo l’economia reale dell’occidente, la colpa è degli Stati, che non riescono a neutralizzare questa tendenza. Le prime mosse di Trump sono da osservare. Sul terzo punto. Il Governo tedesco non ha mai perso il controllo del suo sistema bancario. Lo Stato tedesco partecipa alla proprietà della Banche. In Italia, anche la Banca d’Italia sta nelle mani di privati. I guai della MPS e delle Quattro Banche sono colpa della disinvoltura delle forze politiche, che stanno governando da 26 anni (un quarto di secolo). Se Banche tedesche hanno interessi nelle Banche italiane e perché, gli scienziati nostrani hanno fatto uscire il Pubblico dalle attività economiche, facendo “entrare” il Pubblico straniero (l’esempio più eclatante: Telecom). Una cosa da fare è ripristinare le Partecipazioni Statali, non abbaiare alla luna. La causa delle nostre debolezze è solo la stupida furbizia italiana e l’abbassamento del livello della politica nostrana. Tornare al periodo delle monete nazionali è interesse delle Banche, che trarrebbero vantaggio dalle differenze esistenti tra i vari Bilanci Statali e dalla differenza tra i differento interessi gravanti sui titoli di Stato. E, arriviamo al quarto punto. L’euro è uno strumento. Se gli effetti sono diversi per i singoli Stati, la colpa non è dello strumento, ma di chi lo usa. E’ bene sapere, che il valore dell’Euro che è di 1936,70 lire e di 1,955 Marchi. Prima dell’introduzione dell’Euro, il Marco valeva 990 lire. Se moltiplichiamo 1,9555 X 990 abbiamo 1936. Quindi, non è cambiato il rapporto tra Marco e Lira. Una delle cause della situazione attuale è anche il trasferimento degli interessi di imprenditori dall’ economia reale alla Finanza e al Bancario. Meno male che l’economia reale sta riprendendo il suo ruolo primato. L’andamento della Borsa manifesta la discesa delle quotazioni dei titoli delle Banche e una ripresa del valore delle azioni dell’economia reale. Il movimento delle merci sta recuperando sul movimento dei capitali. Ripeto, bisogna andare avanti sulla strada dell’Unione Europea. Noi italiani, dobbiamo capire che non si deve cercare di fermare chi sta avanti, ma dobbiamo essere noi ad andare più veloci. Mi auguro che le energie giovanili serie e preparate si impegnino in politica e non lascino il campo libero agli allievi dei mestieranti.

Luigi Mainolfi

Scrive Antonio Ciuna:
Il Mezzogiorno specchio del Paese

Gentile Direttore Mauro Del Bue,
E’ noto che l’economia del Mezzogiorno stenta a decollare . Molti fattori negativi incidono per il verificarsi di tale fenomeno:
la mancata riforma delle burocrazia ; il perdurare dei costi pubblici per il mantenimento delle Provincie;la mancanza di investimenti pubblici e privati per realizzare le indispensabili infrastrutture per velocizzare i trasporti,alquanto carenti in Sicilia e Calabria;le assurde e inspiegabili lentezze della Giustizia nel definire i contenziosi tra gli enti pubblici e i privati, potenziali investitori in campo industriale e commerciale;l’incomprensibile miriade di leggi,decreti e ordinanze degli enti locali,spesso in contrasto fra loro che frenano maledettamente la dinamicità dell’economia reale.
Ancora un volta un alto esponente dello Stato,quale il Presidente dell’ ISTAT Alleva ,avverte che il superamento della crisi non è per tutto il nostro Paese,ma solo per una parte di esso e quindi è indispensabile investire le risorse per sviluppare le regioni del Sud anche se si dovrà andare incontro alle ostilità di alcune nazioni della Comunità Europea.
Il nostro Paese ha tutte le potenzialità per divenire una nazione moderna e efficiente alla pari con le altre nazioni dell’Europa Settentrionale.
E’ la nostra Politica che è carente di uomini e di idee. Il pensare che attualmente esistono in Italia più di trenta tra partiti,partitini e movimenti politici.ci si chiede come potrà essere governabile in futuro in nostro Paese?
E’ doveroso comunque sperare in un Paese migliore e sono fiducioso che ciò avverrà con le nuove generazioni.
Un piccolo spiraglio si sta aprendo per l’economia della città di Messina nonché per la Sicilia e speriamo vivamente che possa realizzarsi.
Una holding indiana,rappresentata dall’imprenditore Mahesh Panchavaktra intenderebbe investire centinaia di milioni di euro per realizzare nella zona industriale di Pace del Mela,a monte del comune di Milazzo,un grande scalo transcontinentale.
Se verrà realizzata tale importante infrastruttura, di grande valore strategico, si realizzeranno altre importanti infrastrutture nel campo dei trasporti,del turismo e dei commerci .
Voglio sperare che i movimenti populisti,ambientalisti o di altra natura non si opporranno alla realizzazione di tale importante infrastruttura.
Cordiali saluti

Antonio Ciuna

Scrive Adalberto Andreani:
Un nuovo anno… di scontri

Caro Direttore,

Credo che con il 2017 si inizia un’era cruciale per l’umanità. Da una parte TRUMP ( del quale avevo paventato e previsto il successo su AVANTI lettere 23.05.16-10.11.2016 ) dall’altra PUTIN…. USA ed URSS, forse troveranno un nuovo equilibrio, ma è tardi?
Dice un vecchio proverbio, tra i due litiganti…il terzo gode!
Gli USA hanno fallito con il mito della frontiera e la scoperta di nuovi mondi da colonizzare: speranza per l’umanità del dopoguerra.
La Russia ha fallito col comunismo burocratico degli scorsi decenni ed ormai da tempo.
Entrambe hanno perso prestigio, perché si è visto che nè comunismo nè capitalismo sono in grado di risolvere i problemi dell’umanità. Entrambe le antagoniste di un tempo, hanno adesso la tendenza a chiudersi in difesa, pugilisticamente a guardia stretta- chiusa, in un mero nazionalismo e protezionismo nostalgico del passato.
Intanto in questi anni è progredita la potenza CINESE, che deve far paura ad entrambe le potenze, che l’hanno sottovalutata a lungo. Si arriverà DUNQUE ad un conflitto?
La CINA è composta da miliardi di persone ed il quadro che si prospetta non è rassicurante, per chi intende sfidarla economicamente e militarmente.
In questo ambito, non rassicurante, decisiva sarebbe l’EUROPA, LA VECCHIA EUROPA con la Sua tradizione SOCIALISTA LAICA AVANZATA, e quella CRISTIANO-SOCIALE. L’incontro di queste due componenti, potrebbe effettivamente favorire la pace nel mondo, soprattutto alla luce dell’opera SOCIALE che stà svolgendo all’uopo PAPA FRANCESCO.
L’augurio dunque è che si proceda verso GLI STATI UNITI D’EUROPA, allontanando egoismi anacronistici.
Buon 2017.

Scrive Giovanni Alvaro:
Ultima inchiesta antimafia
ma Reggio non ci sta

Punire chi delinque è una necessità ed un dovere. La necessità è quella di permettere alla collettività di poter vivere senza la preoccupazione e la paura di quanti la soffocano, soprattutto in modo organizzato che non è più una malattia delle regioni meridionali ma dell’intero Paese, dato che ormai il virus delle consorterie mafiose o della ‘ndrangheta si è diffuso anche nelle regioni settentrionali. Il dovere, oltre che della parte pulita della società, è compito di chi è pagato dallo Stato per mettere la società in ‘sicurezza’ punendo adeguatamente chi commette reati, così come è previsto dalle leggi, e senza inutili impasti alla ‘maionese’.

L’ultima inchiesta, dal nome altisonante di ‘Gotha’, con l’obiettivo di riscrivere la storia di Reggio Calabria degli ultimi 40 anni, che è stata partorita il 30 dicembre scorso dalla Procura di Reggio Calabria, dà proprio questa impressione, la sensazione di un inutile quanto incredibile groviglio, un ammasso di inchieste con le quali si tritano e ritritano gli stessi concetti con una unificazione che ha la pretesa di diventare la prosecuzione dell’inchiesta ‘Olimpia’, meglio conosciuta come ‘Teoremi di Olimpia’ che, ben 22 anni fa, doveva far segnare la fine della malapianta della ‘ndrangheta.

Così non è stato se continua, con sistematica cadenza, anche se con nuovi musicisti, la stessa musica delle inchieste precedenti che cominciano ad essere accolte con scetticismo dall’opinione pubblica. Un conto è infatti contrastare le mafie senza bisogno di conferenze stampa, luci e splendori della ribalta, ed un altro conto è l’inseguimento continuo e ostinato del fantomatico cosiddetto ‘terzo livello’ che cresce e si sviluppa nella testa degli inquirenti ma che finora ha prodotto grami risultati dato che si è giunti solo a dubbie condanne, per ‘concorso esterno’, di alcuni presunti responsabili. Come suol dirsi solo una verità giudiziaria e nient’altro.

Le novità in questa ultima inchiesta sono due: la quantità di carte fascicolate che è di gran lunga più consistente di quella precedente, se non altro perché raggruppa almeno 5 procedimenti giudiziari (‘Mammasantissima’, ‘Alchimia’, ‘Reghion’, ‘Fata Morgana’ e ‘Sistema Reggio’) con migliaia e migliaia di pagine che rendono molto problematico lo studio di quanto inserito non solo agli stessi poveri avvocati difensori, ma anche alla stessa stampa locale che stavolta, dopo aver dato la notizia il giorno dopo, ha ‘snobbato’ il grande lavoro della DDA reggina; e, seconda, la gran quantità di persone inserite nell’elenco degli indagati che con la mafia sono come i cavoli a merenda.

Bastano alcuni esempi sulla trentina di presenze, su 72, che affiorano nell’elenco. Che si inserisce a fare il dottor Peppe Raffa Presidente della Provincia che nella qualità (come normalmente si fa con autori reggini), ha comprato per l’Ente 200 copie di un libro da distribuire nelle varie biblioteche? E che ci sta a fare nello stesso elenco uno stimato Magistrato in pensione come Giuseppe Tuccio, autore del libro stesso? E che ci fanno la giornalista Teresa Munari, il giovane politico reggino, un medico, un cancelliere del Tribunale, un Consigliere Provinciale, un sindaco e un ingegnere? Qualcuno dirà perché facevano parte del ‘Gotha’ ma, se si va a spulciare le carte, essi erano inseriti in Associazioni palesi che servivano (questa è la convinzione dell’accusa) a tenere segrete le finalità del Gotha invisibile. Sembrano salti mortali carpiti con coefficiente di difficoltà 5,3 da trampolino.

Altri, invece, occupano in queste inchieste un posto fisso. Si tratta dell’avv.to Paolo Romeo colpito dal Taterschuld (pratica dominante nella Germania nazista per liquidare ebrei, omosessuali, zingari ecc.) che va sotto il nome di ‘Colpa d’autore’ ma dicevano i latini ‘nullum crimen, nulla poenia sine culpa’; del sen. Totò Caridi, consegnato alla Procura ed al carcere, da un Senato infingardo e giustizialista; dell’avv.to Giorgio De Stefano che è marchiato da una colpa d’origine; e dell’ex Assessore Regionale Alberto Sarra presentato come trait d’union tra i suddetti e il resto del mondo.
Per tenerli al gabbio non si attende il giudizio dei Tribunali ma li si arresta per ‘associazione mafiosa’, reato che non deve attendere i risultati e le pronunce dei Giudici ma che si applica, con la privazione della libertà, con le decisioni di chi è, aldilà delle leggi, solo e soltanto un ‘avvocato dell’accusa’. E’ vero che poi, per convalidare o rigettare le scelte degli inquirenti, ci sono anche Gip e Tribunali della Libertà, ma l’esperienza ci dice che sono strumenti spuntati e poco efficaci soprattutto quando si tratta di reati mafiosi, anche se presunti.

Spesso poi gli ‘avvocati dell’accusa’ si accontentano del gran clamore che le loro inchieste determinano e non gli interessa, più di tanto, sapere che fine faranno i loro sforzi accusatori. E’ tempo, quindi, che si rifletta su come opera la giustizia nel nostro Paese e ci si regoli di conseguenza. C’è necessità di una profonda riforma del ‘mondo giustizia’ senza ulteriori rinvii ma superando i tentennamenti del Ministro Orlando. Lo chiede l’intero Paese ed anche la stessa città di Reggio che ormai ‘diserta’ le iniziative pro-Procura, come fatto il 2 gennaio passato, con una partecipazione di ‘quattro gatti’ come veniva rimarcato, dal palco della manifestazione, dal solito sacerdote impegnato nel sociale.

Giovanni Alvaro

Scrive Luigi Mainolfi:
L’arte nobile della politica

Durante la Prima Repubblica, i confronti e gli scontri politici erano esaltanti e stimolanti. Quando si polemizzava con i rappresentanti di un altro partito, si sapeva chi si aveva di fronte. C’era il sistema proporzionale e i partiti importanti erano otto ( DC. PCI, PSI, PSDI, PLI, PRI, MSI, Partito Monarchico). Ogni partito aveva un modello di società a cui subordinava la sua azione e il tentativo di concretizzarlo era la sua ragione di esistere. Il PCI era statalista; la DC era interclassista, nel senso di mediare tra gli interessi delle varie classi, sociali, partendo dai valori sociali della Chiesa; il PSI era per la presenza dello Stato nei settori vitali della società e per il primato della politica sull’economia; il PLI era per il liberismo, senza perdere l’ispirazione liberale; il PSDI si discostava dal PSI, per la Politica estera; il PRI era per la Politica dei redditi; il MSI era l’erede del Fascismo; il Partito Monarchico era fedele ai Savoia. L’Italia, con questi Partiti e con un sistema elettorale proporzionale, affrontò il dopoguerra, provocò il miracolo economico, creò fiducia nell’avvenire e sostituì l’assistenza con la previdenza.

Ci furono molti Governi. Questo, dagli improvvisati di oggi, giudicato come la più grande delle negatività. Per me, la storia del nostro Paese non poteva avere una soluzione migliore, dopo la Dittatura e con una lotta ideologica, che lasciava intravedere un pericolo incombente. I Governi nascevano su difficili accordi di programma e le crisi era causate da diverse interpretazione degli eventi, non per capricci, da “capere”. La capacità di mediare, per il bene del Paese, era una delle virtù dei partiti della prima Repubblica. Giudico negativa l’incomunicabilità, che esiste, oggi, tra le forze, che dicono di essere dello stesso schieramento. Inoltre, chi ha capito il Modello di Società che sta nella mente del PD? Chi ha capito il Modello di Società del partito di Alfano e di quello di Verdini? Quale modello di società hanno i 5stelle? Ovviamente, l’intermezzo Berlusconi ( effetto e causa) ha contribuito allo scivolamento verso il basso. Se la politica è diventata un autobus per Cinecittà, lo si deve al processo di perdita dell’identità delle forze politiche. Tale processo, ha avuto due punti di partenza, che con il tempo si sono fusi e il risultato è stato assorbito da chi, non avendo storia politica, è diventato più credibile. I due punti sono : Tangentopoli e la caduta del muro di Berlino. Tangentopoli partorì l’ideologia giustizialista e qualunquista; la caduta del Muro, fece perdere l’identità agli ex-PCI. Con tangentopoli, la DC e il PSI, per loro colpe, furono spazzati via. Il PCI, potenziale beneficiario, diventò inadeguato e obsoleto. I comunisti non ebbero l’umiltà di prendere atto della vittoria del socialismo riformista sul comunismo e diventarono “Cosa una”, “Cosa due”, senza capire che andavano perdendo l’identità e diventando “ una cosa inutile”. Questa crisi esistenziale, secondo me, fu la causa, che li spinse verso il matrimonio di interesse con gli eredi della DC. E, venne il PD.

In una stato confusionale, fu facile, a chi dava l’impressione di rappresentare la società civile, raggiungere strepitosi consensi. Intanto, il processo di essiccamento dei valori è andato avanti, per arrivare alla negazione del confronto politico e alla sua sostituzione con il metodo della rottamazione e con argomenti da “Uomo Qualunque”. Il particolarismo ottuso (Mauro Magatti) e la politica senza idee (Paolo Macry) la fanno da padroni. Questo modo di concepire l’agire politico non poteva non essere considerato offensivo da chi ha avuto la fortuna di apprendere che la politica è arte nobile e che i consensi, si chiedono proponendo cose utili allo sviluppo della società, non indicando chi doveva essere “ rottamato”.

Un contenitore costruito sulla demagogia e sul “moralismo immorale”, per dirla alla Ugo La Malfa, non poteva contenere proposte di lungo respiro, miranti a uno sviluppo armonioso della società. Si va avanti all’insegna del “dacci oggi il nostro pane quotidiano” e del cercare di avere ragione sul particolare, aspettando che lì’avversario faccia qualche errore, per poter dire: “Io esisto”. Intanto i problemi si aggravano. Speriamo che al più presto arrivi un ”concreto universale” e che la vera Politica riprenda il suo primato.

Luigi Mainolfi
Avellino

Scrive Mike Ballini:
Quel Giustizialismo meschino di Grillo… che non comincia da Grillo

Comunque, questa roba del garantismo a targhe alterne di Grillo, dove alla fine decide solo lui è l’ennesima grillata, ok.
Ma il manettarismo non comincia con Grillo: è da mo’ che in questo povero Paese si scontrano garantismo e giustizialismo.
Dovremmo andare alle radici del male, invece di soffermarci su questi deliri pentastellati… non mi pare che la destra missina, la lega o la sinistra “falce, martello e procura” condannassero il mostro sbattuto in prima pagina senza un regolare processo.
Dalle forche degli anni 90 agli anni di Tortora, questo veleno è stato sputato da molte parti.
Segno che una certa ignorante bestialità non è proprio avulsa dalla cultura di questo Paese.
Forse sarebbe l’ora di andare oltre la battuta sull’ennesima boutade del nostrano ” Beppe d’acciao che decide oltre la legge” e ricominciare a parlare di una seria riforma dell’universo Giustizia: dalla responsabilità dei magistrati al sistema carcerario.
Altrimenti sono solo battute inutili.