Scrive Fabio Zanini:
Risposta a Matteo Renzi sul paragone Craxi-Di Maio

Caro Matteo, lo so non sei cattivo è solo il tuo carattere, non sopporti i compagni di Partito che non siano tuoi fedelissimi, ti immagini sopportare gli alleati, e speriamo bene per gli italiani che non ti votano e non ti voteranno!
A cominciare da Letta per passare alla Bonino, poi Alfano, Bersani, Prodi e l’Ulivo intero e adesso finalmente i Socialisti, trovare un bersaglio da colpire, per te, non è più una scelta ma è diventata una forma di bulimia da serial killer della politica.
Ormai solamente Berlusconi può essere destinatario di qualche parola gentile da parte tua.
Sono convinto che sia una malattia e non un tuo volere. Infatti non puoi essere politicamente così deficiente (nel senso latino del termine), da non vedere i risultati disastrosi che hai davanti. Purtroppo per te noi non siamo la cura, noi siamo alleati al tuo partito in parte per mancanza di scelte alternative, in parte per cercare di non lasciare in mano il Paese al populismo più gretto ma soprattutto per la voglia di costruire, finalmente, un centro-sinistra degno di questo nome.
Non siamo tuoi nemici (non lo meriti) ma non siamo neanche tuoi amici (non lo meritiamo). Il problema lo hai creato solamente in parte a noi nel proporzionale, anche perché oggi chi è iscritto al Partito Socialista sicuramente non lo fa per fare carriera, ma molto di più lo hai creato ai tuoi candidati all’uninominale. Adesso toccherà a loro scegliere se richiamare alle urne i voti socialisti prendendo le distanze da te o lasciare i voti in libertà.
Per quanto riguarda Craxi ti voglio lasciare con un mio slogan personale, almeno su un punto, sono certo saremo sicuramente d’accordo: meglio Craxi a Sigonella che D’Alema al Cermis.

Fabio Zanini
Segretario Provinciale PSI Gorizia

Scrive Renzo Torsi:
Lista Insieme, un’alleanza positiva

Ritengo la Lista Insieme una alleanza positiva per le elezioni ponendo l’accento in particolare sull’ambiente. Ma ho alcune riserve riguardo al programma impostato in quanto lo ritengo interessante ma incompleto.
Sento tendenze accentuate nella gente riguardo alla sicurezza e alla gestione dell’immigrazione, temi che sembrano sottovalutati nel programma rispetto alla preoccupazione esistente che obbliga parecchi cittadini a comportamenti prudenti ma non accettabili. Un conto è non farsi coinvolgere nella rissa mediatica su questi temi, un conto è ritenerli quasi questioni secondarie.

Per quanto concerne altri argomenti penso che un po di interessamento-propaganda sulle pensioni supportate da versamenti non starebbe male. Mi riferisco al problema del recupero di potere d’acquisto di molte pensioni medio basse che hanno subito negli anni una decurtazione significativa. Una revisione del paniere o qualcosa del genere non sarebbe una proposta sbagliata.

Si ha l’impressione invece che i pensionati ultimamente vengano considerati dei privilegiati se non addirittura degli aristocratici .

Più in generale credo che la Lista Insieme dovrebbe lanciare un messaggio sulla necessità di un recupero di una maggiore normalità, da parte di tutti, di una più efficace propensione al senso civico e alla correttezza.

Mentre le istituzioni dovrebbero cercare di essere maggiormente in sintonia con i cittadini. Si assiste spesso invece a una ricerca confusa della propria affermazione e basta, non supportata da una cultura e da una visione generale (propria dei vecchi partiti) sulla gestione del paese.

Vedi vendita aziende italiane, propensione alla illegalità anche da parte delle imprese, mancanza di omogeneità nelle regioni con radici italiane, ecc..

Credo che questo “frazionamento” sociale e il senso di sovranità parziale richiederebbe una capacità maggiore di governabilità e va creando un disagio latente che si potrebbe forse riassumere nella richiesta di un “intervento politico più energico” nel paese.

Renzo Torsi
Castelnuovo del Garda-Verona

Scrive Andrea Zirilli:
Integrare scuola e lavoro

Il fenomeno dell’alto numero di giovani che ha terminato la scuola, ma purtroppo non ha ancora trovato un lavoro, è il risultato di uno dei difetti più gravi del nostro mercato del lavoro: il cattivo coordinamento tra sistema scolastico-formativo e tessuto produttivo, che si manifesta anche nella mancanza di servizi efficienti e capillari di orientamento scolastico e professionale. E’uno scenario di cui i giovani non sono direttamente responsabili. Cosa si deve fare?
Serve un serio programma di “prevenzione”, soprattutto nei confronti dei più giovani, per affrontare in particolare la sfida dei cosiddetti “neet” (persone “not in education, employment or training”): i giovani che “non fanno niente”, non vanno a scuola, né cercano occupazione.
Occorre ripensare i modelli di istruzione e di formazione professionale al fine di fare incontrare le esigenze dei giovani con le richieste del mercato del lavoro.
C’è da ripensare l’orientamento scolastico.
C’è da rivalutare l’apprendistato.
C’è da ridare importanza alla formazione tecnica.
C’è da trovare raccordi fra percorsi formativi e percorsi di lavoro per consentire una maggiore spendibilità delle competenze.
C’è da istituzionalizzare percorsi di orientamento per gli studenti dai 14 ai 19 anni, alla presenza delle imprese.
C’è da sfruttare al massimo le agenzie per il lavoro che in questi anni hanno dimostrato di essere soggetti efficaci non solo nell’intermediare domanda e offerta di lavoro, ma anche nell’inserire le persone in percorsi formativi e di continuità professionale e nell’accompagnare i lavoratori in percorsi di ricollocazione professionale.

Scrive Luigi Mainolfi:
Letture, come oasi concettuali

Ogni tanto, vado a rileggere articoli di sociologi, politici, economisti, conservati come reliquie. Sento il bisogno, come il viandante, che nel deserto cerca l’oasi, di rinfrescarmi con analisi intelligenti. Nei giorni scorsi, ho riletto un articolo, del 1985, di Alberoni, dal titolo “ L’Italia del 2000 e i grandi progetti ”, dal quale ho estratto un concetto, che è di stridente attualità. Uscire dalla logica del trasferimento di risorse dallo Stato a pensionati, a disoccupati, a inoccupati e a famiglie bisognose. Alberoni richiamava un modello matematico, costruito assieme a Colasanti, Mebane e Bonolis, per capire cosa bisognava fare per uscire dal dilemma:- Assistere i bisognosi e fare aumentare il debito pubblico o subordinare tutto alla non crescita del debito? Non riteneva saggio pensare che il sommerso, la buona volontà degli artigiani e dei piccoli imprenditori fossero sufficienti per provocare sviluppo. Suggeriva di investire in grandi progetti e di agire per evitare la fuga dei cervelli. Un altro articolo ha richiamato la mia attenzione: “ Il Pci e l’impresa “ di Napoleone Colajanni, su la Repubblica del 10 settembre 1985. Si parlava di un dibattito tra De Benedetti e Reichlin ( come non pensare alla polemica attuale tra De Benedetti e Scalfari?). L’autore constatava che, allora, per il Pci, parlare della funzione dell’impresa significava cedere al capitalismo. Mi sono ricordato delle polemiche che facevo con i comunisti, senza riuscire a far capire loro che una cosa è il capitale e altra cosa è il capitalista e che una cosa è l’impresa e altra cosa sono le regole per la gestione dei lavoratori della stessa. Non bisognava arrivare alla Cina di oggi, per capire che può esistere anche il Capitalismo di Stato, non sempre migliore di quello dei privati. Calajanni , nell’articolo prendeva atto che le resistenze ideologiche del Pci erano dure da superare. Ciò, era dannoso anche per i lavoratori. E’ stato consequenziale domandarmi :- Gli eredi del PCI hanno preso coscienza? E, i “duri e puri” che fine hanno fatto? Un’altra rinfrescata mi è stata provocata, leggendo un’intervista a Ralf Darhendorf, pubblicata sul Corriere della Sera del 28 febbraio 1989. L’intervistato sosteneva che la crescita degli anni ’80 aveva due volti, uno benigno e uno crudele. Accanto alla nascita di nuovi ricchi, sarebbe esplosa anche una situazione drammatica per alcuni ceti, lasciati indietro senza compassione. Il volto crudele aveva fatto saltare la solidarietà sociale e nascere un darwinismo sociale, con la conseguenza che i gruppi, tagliati fuori dal miglioramento economico, incominciavano ad allearsi tra di loro e con la criminalità. Nell’intervista, si parlava, anche, con lucidità di quello che, poi, si è verificato, relativamente all’evoluzione del Terzo Mondo. Alcuni Stati si sarebbero sviluppati, mentre altri sarebbero diventati ancora più poveri ed emarginati, diventando problemi per l’occidente, verso il quale si sarebbero riversati. Mentre leggevo cose scritte nel 1989, rivedevo ciò che, oggi, sta venendo intorno a noi, conseguenza della miopia politica della seconda Repubblica, la quale nonostante “avvisata” da menti eccelse, ha assecondato il darwinismo e bloccata l’evoluzione sociale, senza creare ostacoli all’espansione dei disperati. Un altro articolo, nel quale l’autore, richiamava l’oggetto misterioso del film ”2001, Odissea nello spazio”, mi ha spinto a prendere il numero di Argomenti Socialisti, che riportava gli atti del Convegno di Rimini “ Governare il cambiamento”, del 1982. In quel Convegno, tra l’altro, si sosteneva che il Mondo stava diventando multipolare e i nuovi protagonisti avrebbero provocato un processo difficilmente controllabile. Martelli usò l’espressione “ incontrollabile come l’oggetto misterioso del film “2001, Odissea nello spazio”. Furono evidenziate tre esigenze: 1) Non perdere la sfida con i Paesi, che investivano nella ricerca; 2) Ridurre i costi della burocrazia e quelli sul lavoro, per non perdere la sfida dei Paesi, con manodopera a basso costo; 3) Rafforzare le Partecipazioni Statali, perché nell’ economia globalizzata, nessuna impresa privata italiana poteva competere con i giganti del Mondo. Purtroppo, la politica, invece di attrezzarsi per poter competere, si inquinava, spostando gli interessi dal bene comune alla soddisfazione di ambizioni personali. Nella nuova realtà, le variabili, che influenzano le scelte e le convenienze, andavano aumentando ed erano sensibili solo al mercatismo. Molti Stati si sono messi in cammino e conquistano settori economici e mercato. In Italia, i gruppi politici sono diventati “tanti carrocci” e curano solo l’apparire e l’attaccare. Le cose proposte dagli autori degli articoli, richiamati, non hanno trovato esecutori. Le cose paventate, invece, si stanno concretizzando. E, le stelle stanno a guardare. Non si capisce che la superficialità può farci, rivivere, esperienze negative, anche se sotto altra forma.

Luigi Mainolfi

Scrive Andrea Malavolti:
Florida, una strage da suprematisti

Caro Direttore,
secondo l’Anti Defamation League, organizzazione impegnata nella lotta all’antisemitismo, Nikolas Cruz, responsabile della strage alla Marjory Stoneman Douglas High School, aveva fatto un addestramento paramilitare con la milizia suprematista bianca Republic of Florida. La polizia di Tallahassee – si legge sulla newsletter Pagine Ebraiche – ha poi smentito di aver trovato legami organici con la milizia, mentre il suo leader Jordan Jereb ha detto che l’aggressore ha agito di propria iniziativa. Il giorno dopo la strage, ha parlato invece il presidente Usa Donald Trump che, scrive la Stampa, ha sorvolato “sul problema armi” e impostato “il discorso post tragedia sulle malattie mentali”. “Secondo i dati forniti dall’associazione Everytown For Gun Safety, quella di San Valentino è stata la diciannovesima sparatoria in una scuola statunitense a partire dall’inizio dell’anno, grosso modo una ogni due giorni: che la vendita indiscriminata di armi vada fermata è ormai chiaro anche ai bambini”, scrive in un commento sul Messaggero Alessandro Perissinotto, citando il problema della sicurezza nelle scuole anche in Europa: “il 19 marzo del 2012,- ricorda l’articolo del Messaggero – Mohammed Merah compie un attentato alla scuola ebraica di Tolosa, nel sud della Francia; da allora, nelle scuole francesi niente è più come prima: gli accessi sono sorvegliati e in molti istituti sono stati collocati tornelli di ingresso; l’innocenza perduta non si ritrova. Al contrario, gli Stati Uniti sembrano ritrovarla ogni volta”.

Andrea Malavolti

Scrive Marina Maurizi:
Ah, se tornasse Sandro!

È in visione nelle sale cinematografiche il film “Sono tornato”, diretto da Luca Miniero, con Massimo Popolizio e Frank Matano, una commedia – documentario che immagina le reazione di un Mussolini redivivo nell’impatto con la nostra società dominata dalla televisione e dai social media e documenta i comportamenti di cittadini ripresi per strada di fronte all’attore (Massimo Popolizio) che impersona il duce, con tanto di divisa da gerarca fascista.
Il film si ispira a una pellicola tedesca dello scorso anno, “Lui è tornato”, sull’improvviso riapparire di Hitler per le strade di Berlino.
Per promuovere il film, il regista e gli attori stanno facendo il classico “giro delle sette chiese” con interviste nei vari salotti televisivi e sui giornali, nei quali Miniero ha più volte dichiarato il suo stupore per le reazioni dei cittadini di fronte al risorto capo del fascismo: oltre a qualcuno che s’indigna e protesta, molti sono gli italiani che «giudicano il Duce con una certa indulgenza: non è un tabù come Hitler in Germania, il suo fantasma si aggira anche in campagna elettorale. Non dimentichiamo che Mussolini ha inventato la propaganda sfruttando i media. È l’emblema del populismo». «Guardando il film tedesco si evince che i tedeschi di fronte a Hitler sono schifati – afferma Popolizio – gli italiani invece con Mussolini vogliono farsi i selfie».
Il paradosso del film assume un aspetto inquietante alla luce della sparatoria fascista di Macerata. A parte la vergogna di dover assistere alle adunate a base di saluti romani e inneggiamenti al fascismo di Forza Nuova e Casa Pound (ma non c’è un magistrato in Italia che voglia aprire un fascicolo per l’ipotesi di reato di apologia del fascismo o di violazione della “Legge Mancino” del 1993 ?), vi immaginate cosa accadrebbe se alle elezioni vincesse il centro-destra e, come gli ha proposto Berlusconi, il nuovo ministro degli Interni diventasse Matteo Salvini ? E la Meloni ministro della Difesa ?
Vorrei proporre al regista Miniero la trama per un possibile nuovo film, dal titolo “Sandro è tornato”, ovviamente il nostro Pertini, il Presidente più amato dagli italiani.
Si ricorderebbero di lui gli oggi cinquantenni che, da bambini e ragazzi, sono stati da lui ricevuti a migliaia prima alla Presidenza della Camera e poi al Quirinale ?
Che direbbero gli italiani di quegli ideali di libertà e democrazia per i quali Pertini è stato costretto all’esilio in Francia, ha trascorso 14 anni in carcere e al confino (“in villeggiatura”, direbbe Berlusconi), è scampato per poco al massacro alle Fosse Ardeatine grazie a una rocambolesca evasione dal carcere di Regina Coeli assieme a Giuseppe Saragat ?
Ah, se tornasse Sandro!

Marina Maurizi,
vice-segretario del PSI della provincia di Ancona, candidata nelle Marche della Lista “Insieme”

Scrive Paolo Bolognesi:
Memoria corta

La campagna elettorale funziona per solito da “megafono” e amplificatore, ma in ogni caso emergono sempre di più gli effetti provocati dalla “questione immigrazione” sullo stato d’animo del Paese, e cresce altresì la sensazione, o il timore, che il nostro Paese si trovi ad essere praticamente solo nel far fronte all’incessante flusso di arrivi sulle nostre coste.
Davanti a tutto ciò, anche nel versante tradizionalmente favorevole ad una accoglienza incondizionata – vuoi per gli aspetti umanitari, vuoi a ragione del fatto che si tratta di un fenomeno epocale ed inarrestabile, e che giova comunque anche alla nostra società, stante il suo progressivo invecchiamento – qualcuno va per certi versi ricredendosi.
Si fa cioè strada l’idea che il fenomeno andrebbe “regimato”, agendo all’origine, con aiuti alle popolazioni nei luoghi di origine, e stipulando accordi coi rispettivi Stati, in modo da frenare o contenere l’esodo, il che è sicuramente positivo, ma l’impressione è che si sia ormai giunti in ritardo, quando forse bastava guardarsi indietro, peraltro di pochi decenni.
Ci si poteva infatti accorgere che era proprio questa la “strategia” perseguita durante la Prima Repubblica, così da prenderne semmai esempio, e si poteva altresì percepire che i governanti e politici del tempo avevano probabilmente intuito i rischi derivanti da eventuali destabilizzazioni nell’area geografica che si affaccia sulla sponda sud del Mediterraneo.
Ma si è scelto invece di dimenticare e “oscurare” quel periodo storico, quasi a volerlo cancellare, e farlo quantomeno apparire come una stagione priva di cose buone, e una tale “avversione”, inspiegabile ed anche irragionevole verrebbe da dire, ci ha probabilmente privato di utili indicazioni o fors’anche di qualche buon insegnamento.
Resta il fatto che, sempre in tema di immigrazione, e da quanto mi par di constatare, chi, tra la “gente comune”, si manifesta a favore di una larga accoglienza, in nome del multiculturalismo, può naturalmente incontrare oppositori determinati e fermi, e semmai anche duri, ma che purtuttavia non ricorrono di norma ad accenti “astiosi” e sferzanti.
Mentre chi esterna invece un’altra ed opposta tesi si trova non di rado a prendersi del retrogrado, fascista, razzista, xenofobo,…., ossia “qualifiche” dai toni un po’ diversi, alla faccia della pari dignità delle opinioni espresse, e io credo che chi ha mentalità liberal socialista non dovrebbe unirsi a questo coro, né esserne tentato per convenienza politica.

Scrive Angelo Moscariello:
L’Italia trainata da Traini

Liquidare la strage di Macerata come il gesto isolato di un folle è riduttivo e pericoloso. L’evidente instabilità mentale dell’autore non giustifica da sola il gesto visto che esso si innesta in un percorso politico nutrito delle peggiori teorie razziste di matrice nazista, un percorso approdato a un delirio di onnipotenza indirizzato alla missione patriottica di salvare la razza bianca,come dimostra la bandiera tricolore da cui Traini era avvolto nel ruolo di giustiziere da lui assunto dopo la morte della ragazza di cui era stato complice un giovane nigeriano. I fatti di Macerata sono il prevedibile esito di una predicazione messa in atto da forze politiche di destra o leghiste al motto di “prima gli italiani” e si inseriscono in un panorama più ampio di regressione culturale e civile favorito dalla crisi economica che vede in atto una guerra tra poveri. Mai come in questo periodo la coscienza collettiva degli italiani è stata a rischio di frantumazione, divisa come è tra spinte ideologiche opposte dentro un arcipelago di richiami disorganici e mistificanti. Il fenomeno non è nuovo nella storia ed è dovuto al riemergere di pulsioni oscure rimosse che ora si aprono il varco a causa dell’indebolimento della sfera razionale sul piano collettivo. Per usare i termini cari a Carl Gustav Jung oggi in Italia l’Ombra sta invadendo la casa dell’Io, proprio come accadde in Germania all’avvento di Hitler. Se tale catastrofe della psiche non viene subito compensata in modo da riequilibrare le opposte pulsioni collettive, allora non è esagerato prevedere che da noi il razzismo e il fascismo sono ancora da venire.

Scrive Manfredi Villani:
La galleria di base del Brennero

Le Ferrovie dello Stato Italiane hanno diffuso su FSNEWS il Quadro generale del progetto della Galleria di Base del Brennero.Riguarda una galleria ferroviaria in piano che collegherà Fortezza(Italia) e Innsbruck(Austria),che da sola raggiunge una lunghezza di 55km.In prossimità di Innsbruck  la galleria si interconnetterà con la circonvallazione ferroviaria esistente ed assumerà ,di conseguenza,un’estensione totale di 64 km,divenendo cosi il collegamento sotterraneo più lungo al mondo.Si svilupperà ad una quota di 794m s.l.m.sotto il valico del Brennero,che con un’altitudine di 1371m è il valico più basso dell’arco alpino.L’opera che le FS stanno realizzando è una galleria destinata esclusivamente al trasporto ferroviario.

La configurazione del tunnel prevede due galleria principali a singolo binario collegate tra loro ogni 333m tramite cunicoli trasversali di collegamento.Tra le due gallerie principali,ad una quota di circa 12m più bassa è prevista,preliminarmente alla realizzazione delle due gallerie ferroviarie,la costruzione di un cunicolo esplorativo,la cui funzione principale è quella di caratterizzare in modo ottimale l’ammasso roccioso al fine di procedere alle fasi successive di progettazione e realizzazione dell’opera in maniera aderente alle reali condizioni geologiche,riducendo drasticamente l’area di rischio di costruzione sia in termini di tempo che di costi.L’ultimazione dei lavori in corso è prevista al 2026.Nel frattempo sarà necessaria la partecipazione al finanziamento dei lavori a carico dell’Unione Europea.Giunge a proposito la notizia dell’avvenuto incontro a Strasburgo tra FS Italiane ed i vertici dell’UE(06/02/2018).

La Presidente Gioia Ghezzi e AD Renato Mazzoncini hanno incontrato il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani,il Vice Presidente David Sassoli e Violeta Bulc,Commissario Europeo ai Trasporti e con tutta la delegazione parlamentare europea italiana.L’incontro ha riguardato anche lo sviluppo della mobilità integrata collettiva inserito nel Quadro Finanziario 2021-2027 dell’Unione Europea,la revisione dei Mobility packages,stato dell’arte del Quarto pacchetto finanziario,lo sviluppo ed il sostegno economico del progetto Interrail e lo stato di attuazione del Piano Industriale 2017-2026 di FS italiane.Durante i colloqui,Gioia Ghezzi e Renato Mazzoncini hanno posto l’attenzione sulla necessità di finanziare,attraverso il fondo CEF(Connecting European Facilities ) sia lo sviluppo delle reti Ten-T(Trans-European-Transport) nel periodo 2021-2027,sia il completamento dei progetti europei come la Galleria di Base del Brennero e la linea internazionale Torino-Lione.Investimenti precipui di circa 65 miliardi di euro.Sono stati infine illustrati i progressi,dopo un anno e mezzo dall’inizio delle operazioni,del Piano Industriale FS che si sviluppa su cinque pilastri strategici:mobilità integrata,logistica integrata,infrastrutture integrate,sviluppo intermodale e digitalizzazione.Piano che preve de 108 miliardi di euro di investimenti e determinerà un fatturato destinato a raddoppiare in 10 anni,oltre a una profonda trasformazione di FS italiane in operatore internazionale di mobilità collettiva integrata.

Manfredi Villani

Scrive Francesca Frisano:
È il momento dell’unità e della mobilitazione!

Ho letto con attenzione, ma anche con una punta d’orgoglio, l’articolo “NOSTALGIA” di Mauro del Bue del 29/01/18 s.u.
Concordo con Mauro che, in questa competizione elettorale,la lista “INSIEME”,dove riappare il simbolo del partito,è senza dubbio immune dalle contraddizioni che l’attuale legge elettorale produce.
Di fronte al caos politico di questi giorni,dove i leaders di partito gestiscono tutto o quasi; dove i candidati o protestano fino ad abbandonare il campo sbattendo la porta,o si sottomettono in barba alla dignità personale,riaffiora la “nostalgia” per i tempi che furono.Allora i partiti erano punti di riferimento certi,erano spazi di idee,progetti e programmi; allora i parlamentari erano scelti dagli elettori con il sistema delle preferenze,sistema discutibile ma democratico. Con l’attuale sistema, il “paracadute”, perfetta espressione del “potere del corridoio”, ahimè, risulta preminente rispetto a quello dell’elettorato.

E poi ci si meraviglia che il popolo degli astensionisti cresca “a macchia d’olio”!!
L’aver sostenuto con fermezza la proposta di un’adeguata rappresentanza della lista “Insieme” in tutte le regioni offre ai Socialisti una visibilità di merito, per il lavoro fatto in questi anni, fra tante difficoltà e tanti contrasti,fra tante incomprensioni e ostilità. Ciò, senza creare squilibri con gli altri”amici di cordata” all’interno della lista,che si presenta equilibrata e qualificata.

L’aver ottenuto sei collegi uninominali nel cartello dell’alleanza di centrosinistra e il presentarsi con una lista autonoma sul proporzionale, insieme ai Verdi ed ai Prodiani, promuove il Psi di Nencini al ruolo di baluardo dell’identità socialista per non averla svenduta.

Aggiungo che la compagine socialista, ambientalista ed ulivista si presenta interessante ed accattivante, nonché necessaria ed efficace per la costruzione di un futuro migliore.Come è stato già detto ed io qui lo rimarco:il Psi porta la sua cultura e la sua storia di Movimento, la cui azione è sempre stata volta a sconfiggere le disuguaglianze in nome della giustizia, dell’equità e della solidarietà; i Verdi, la loro cultura ambientalista a favore dello “sviluppo sostenibile”,il cui progetto favorisce la ricerca e crea nuovi posti di lavoro;i Prodiani,un nuovo europeismo, che travalica le attuali espressioni egemoniche di taluni stati,nel rispetto del pluralismo e della pari dignità dei paesi membri.
Sono convinta che la lista produrrà idee e proposte originali e innovative anche dopo le elezioni, per cui più che un soggetto elettorale, si pone come soggetto politico moderno e dinamico,capace di vivificare e rigenerare il centrosinistra.
Turati diceva che “il Socialismo è un divenire costante nelle cose e nelle teste;un processo continuo, completo”.

Nel corso della campagna elettorale dobbiamo ricordare le pagine gloriose della nostra storia e della nostra tradizione, l’opera dei pionieri e dei fondatori, di Filippo Turati e di Anna Kuliscioff, il rigore e l’umanità del presidente Sandro Pertini, le appassionate battaglie di Pietro Nenni, l’opera di modernizzazione avviata da Bettino Craxi. A tale proposito, sento il dovere di ricordare ciò che Bettino affermava: “Il Paese deve essere governato,lo sviluppo in atto non può essere  lasciato andare alla deriva, il progresso italiano deve avanzare e,con esso,una maggiore eguaglianza e una maggiore giustizia sociale”.

A noi, insieme a chi ha manifestato e manifesta affinità e coesione, a chi ama ed onora la nostra Italia, tocca definire il tracciato costruttivo per il governo del Paese.
Ora è il momento dell’unità e della mobilitazione!

Francesca Frisano