Scrive Celso Vassalini:
Buon compleanno Europa

L’Unione Europea celebra in questo mese il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma. I motivi per festeggiare sono indubbiamente tanti. Dopo secoli di guerre, sconvolgimenti politici e uccisioni di massa, per l’Europa si è aperti un periodo di pace e di democrazia. L’Europa torna a discutere di sé stessa. Se si ipotizzano forme diverse di integrazione, va evitato il rischio di ricadere nel modello intergovernativo. Mentre nell’Eurozona serve un equilibrio più ragionevole tra necessità di ridurre e quella di consentire una crescita più omogenea. “Non bisogna arrendersi a una narrazione negativa. Oggi serve più Europa sociale e più investimenti per la crescita e il lavoro, con l’obiettivo di andare verso un più efficace rafforzamento dell’Unione ed evitare qualsiasi sentimento di disgregazione. Un progetto europeo che, a partire da ‘visioni lungimiranti’, abbia il coraggio di ritrovare quella forza e quella efficacia necessarie ad affrontare le rinnovate sfide alle quali è sottoposto. Concordo al Manifesto per gli Stati Uniti d’Europa, perché tutti abbiano la consapevolezza che il nostro impegno a sostegno di questo progetto europeo, infatti, è un progetto inclusivo che ha saputo garantire e tutelare per decenni i diritti e le opportunità di diverse generazioni, portando pace e sicurezza e migliorando la qualità della vita di tutti, senza distinzione tra Nord e Sud, centro e periferia.Da questi principi occorre ripartire per far sì che questa visione ‘sociale’ dell’Europa s’imponga come centrale nel dibattito della politica e delle istituzioni dell’Unione. Un’aspirazione ambiziosa alla quale l’Italia dovrà continuare a dare il proprio fondamentale contributo, perché solo così – e non con gli opposti sentimenti nazionalistici – potremo assicurare il benessere della nostra popolazione e sostenere chi è più in difficoltà. “Ed è importante riprendere i fili di questo discorso, proprio in occasione della celebrazione dei sessant’anni dalla firma dei Trattati europei. Da quella data è cambiato il mondo e si è profondamente modificato anche il nostro Paese: per rispondere alle nuove sfide è necessario un cambio di rotta. Spetta anche a noi come Italia cambiare l’agenda politica dell’Europa, per mettere a punto un nuovo welfare per favorire l’inclusione sociale e l’accoglienza dei profughi. Tutto questo per riprendere un rapporto di fiducia con i cittadini e riavviare il processo verso l’integrazione politica perché altrimenti saremmo condannati all’irrilevanza e alla marginalizzazione”. Un breve passaggio di papa Francesco durante la visita al Parlamento europeo. Signor Presidente, Signore e Signori Vice Presidenti, Onorevoli Eurodeputati, Persone che lavorano a titoli diversi in quest’emiciclo, Cari amici, Eurodeputati, è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente. È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità! Un breve passaggio di discorso di San. Giovanni Paolo II durante la visita al Parlamento europeo. Concludendo, enuncerò tre campi in cui mi sembra che l’Europa unita di domani, aperta verso l’Est del continente, generosa verso l’altro emisfero, dovrebbe riprendere un ruolo di faro nella civilizzazione mondiale: – Innanzitutto, riconciliare l’uomo con la creazione, vegliando sulla preservazione dell’integrità della natura, della sua fauna e della sua flora, della sua aria e dei suoi fiumi, dei suoi sottili equilibri, delle sue risorse limitate, della sua beltà che loda la gloria del Creatore. – Poi, riconciliare l’uomo con i suoi simili, accettandosi gli uni gli altri quali europei di diverse tradizioni culturali o correnti di pensiero, accogliendo gli stranieri e i rifugiati, aprendosi alle ricchezze spirituali dei popoli degli altri continenti. – Infine, riconciliare l’uomo con se stesso: sì, lavorare per la ricostruzione di una visione integrale e completa dell’uomo e del mondo, contro le culture del sospetto e della disumanizzazione, una visione in cui la scienza, la capacità tecnica e l’arte non escludono ma suscitano la fede in Dio.

Celso Vassalini

Scrive Agrippino Castania:
La memoria di Craxi rinasce nel petalo di un garofano

Il leader del Psi, Bettino Craxi, ha avuto una storia di successi ma anche di profonde ferite. Nonostante tutto, Bettino, ha piantato un ricordo indelebile nel cuore della socialdemocrazia internazionale. Il suo carattere deciso e pieno di positività ha sempre riscontrato grande apprezzamento da parte di tutti. Egli è stato un uomo letteralmente massacrato dalla stampa e dall’opinione pubblica. Il Partito socialista italiano, dopo la sua morte, non è rimasto orfano, anzi ha proseguito nella sua straordinaria battaglia per la libertà. Essere liberi significa desiderare una società civile priva di ogni ostacolo, solo in questo modo si può puntare a un Paese moderno sul piano culturale ed economico. Craxi puntava propriamente a quello, realizzare un percorso di governo basato al miglioramento burocratico e ideologico. Una ascesa verso un riformismo concreto. Una sera guardando un documentario sulla morte di Aldo Moro, scoprì che Craxi era stato l’unico politico, insieme a Pannella e Fanfani, ad aver espresso una intenzione di trattativa con le Brigate Rosse, per la liberazione del dirigente della Democrazia Cristiana, poi subito dopo giustiziato con atroce spietatezza. Quel gesto rimase nella mia memoria, ma suscitò anche in me una semplice domanda: perché un uomo di tanta sensibilità è stato costretto a morire lontano dalla sua famiglia? Ci sono domande che nella vita non possono avere una risposta. Mi auguro che i figli di Bettino pensino sempre di come loro padre abbia dato il cuore per far nascere in Italia un socialismo romantico, cioè un pensiero di equità quasi sentimentale. Al dì là dell’innocenza o colpevolezza, un essere umano merita sempre rispetto nella sua dignità. La personalità di Bettino Craxi incise in tal modo sulla strutturazione stessa del PSI da determinarne, la vasta crescita nel tessuto politico italiano. Dei tre immediati eredi del PSI, i Socialisti Italiani la Federazione Laburista e il Partito Socialista Riformista, sarà quest’ultimo, nonostante la breve vita, ad ospitare la maggioranza dei membri della corrente craxiana rimasti in politica.

Agrippino Castania

Scrive Andrea Malavolti:
L’anniversario dell’eccidio
delle Fosse Ardeatine

Caro Direttore,
nel 73esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine le più alte cariche dello Stato hanno reso omaggio alle 335 vittime del commando nazista guidato da Erich Priebke. Una pagina di Memoria che è parte integrante del nostro presente, come si è voluto sottolineare con una nuova iniziativa lanciata proprio oggi: l’inaugurazione del sito web mausolefosseardeatine.it nato da un’idea del Ministero della Difesa e della Regione Lazio con la collaborazione dell’Associazione nazionale famiglie italiane martiri caduti per la libertà di Patria. “Un progetto fondamentale per condividere con voi, ragazzi, quello che è successo in questi luoghi e il tragico insegnamento che ne deriva” ha sottolineato Rosina Stame, presidente Anfim, dopo aver deposto una corona insieme al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Numerose le scuole presenti oggi alla commemorazione, segnata come di consueto da una rilevante partecipazione ebraica.

Andrea Malavolti

Scrive Mario Michele Pascale:
Ecco perchè ho deciso
di lasciare il Psi

Cari compagni,

ho deciso di lasciare il Partito Socialista Italiano.

Lo faccio dopo l’appuntamento congressuale, presa visione delle direttrici del partito. Prima del congresso, dalle pagine de L’Avanti, avevo chiarito il mio pensiero. O si andava ad un rafforzamento del fronte del socialismo europeo, quindi alla creazione di un unico contenitore politico, o si faceva una scelta autonomista, che presupponeva una organizzazione diversa, meno territoriale, meno feudale, più ideologica e con un orizzonte ben definito in grado di dare risposte alle sfide del futuro.

Il congresso, invece, ha fatto l’unica cosa che non doveva fare: evitare di decidere. Si è iniziato con l’elogio dell’eterna e disgraziata rosa nel pugno, che non decollò all’epoca e non vedo perché dovrebbe decollare ora. Abbiamo proseguito, nel dibattito congressuale, beatificando quel “Campo Progressista” di Pisapia che è stato marginalizzato dalle scissioni del PD, che gli hanno tolto gran parte dello spazio politico. Abbiamo chiuso con un avvicinamento a dir poco incestuoso ai nuovi moderati di centro ex UDC. Cicchitto, intervenendo ai lavori, ha fatto bella mostra di sé, ricevendo i complimenti e l’interesse di gran parte del nostro gruppo dirigente. Ora, per quanto si cerchi di ciurlare nel manico della dialettica hegeliana, mascherando l’indecisione e la paura di scegliere auspicando una grande alleanza, per forza di cose attaccata con il nastro adesivo, “che vada dai Popolari Democratici al Campo progressista”, è evidente che la faccenda è utopica ed irrealizzabile al pari “dell’unica chiesa cha va da Che Guevara a madre Teresa”. Insomma, per l’ennesima volta abbiamo perso tempo eludendo il vero nodo gordiano.

Mi rendo conto che, non avendo chiara la nuova legge elettorale, si cerchi di non sbilanciarsi. Ma uno straccio di posizione, nella vita, bisogna pure averla. Turati è una cosa, Don Abbondio un’altra.

Taluni dicono che questo congresso è stato un successo perché “crocevia di politica”. Faccio sommessamente notare che la politica si fa nell’Agorà, che è una piazza e non un crocicchio. Agli incroci, come ogni buon manuale di magia nera ci può dire, si evocano i demoni, che magari ti assecondano pure, ma poi vincono sempre loro, portandoti via l’anima…

Rimango basito perché il baricentro del partito è ancora la centralità degli amministratori locali. “Un sindaco che viene da noi” è valutato come un successo di capitale importanza. Va bene. Ma faccio notare che di tanti “sindaci che sono venuti da noi”, la maggior parte ha preso un taxi per approdare altrove. Di tanti notabili “con i voti” che sono transitati sotto le bandiere del Psi, ben pochi sono rimasti, dopo aver fatto i loro comodi. Si persevera in un errore fatale. Dopo cento venti anni di storia ci riduciamo a lista civica. Mentre dovremmo essere un partito, che è un’altra cosa. Questo congresso ha di nuovo avallato la linea degli amministratori locali al centro. Perdiamo così in prospettiva politica e progettazione del futuro.

Resto della mia idea. Una scelta nella vita va fatta e bisogna agire di conseguenza.

Dopo tanto civismo e movimenti, presi, alla veneranda età di 42 anni, la mia prima tessera di partito. Quella del PSI. Il mio reclutamento avvenne su due direttrici precise, che mi enunciò, all’epoca, Gerardo Labellarte:

a)      I socialisti sono SOLO ED ESCLUSIVAMENTE quelli iscritti al Psi

b)      Il Psi è un partito di sinistra (è la sinistra) che non esce dal campo del socialismo europeo

Oggi, sentire dare del “compagno” a Cicchitto, che un tempo fu socialista, ma che è stato alla corte di Berlusconi per poi scoprirsi cattolico centrista, è deprimente. Scopriamo che i socialisti non sono più quelli iscritti al partito, ma esiste una rete trasversale di simpatie ed empatie. Non oso chiedere a cosa sia dovuta …

Faccio presente, inoltre, che l’alleanza con i radicali o con Campo Progressista rompe il fronte unitario del socialismo europeo. Questo è un fatto.

Io un minimo di spina dorsale me la ritrovo e faccio la mia scelta, etica e morale, non ravvisando più unità di intenti tra la mia coscienza, il mio modo di intendere il socialismo, e la “non linea” espressa dal congresso del Psi.

Fin qui le mie motivazioni. Ora i ringraziamenti perché, al di là delle divisioni e dei problemi, la mia esperienza nel Psi ha avuto anche molti lati positivi che vanno ricordati. Il primo va a coloro i quali mi sono stati compagni di attività, battaglie, discussione ed elaborazione teorica. Regina D’Eramo, Marco Andreini, Graziano Luppichini, Enrico Ricciuto, Roberto Bulgarini e a tutti quei compagni che hanno sostenuto il documento di Salerno e le sue conseguenze. Ringrazio il compagno Roberto Sajeva, con il quale dal fioretto siamo passati all’amicizia e i ragazzi della Federazione dei Giovani Socialisti. Sono loro il nostro futuro. Ringrazio i nostri parlamentari: Enrico Buemi, Pia Locatelli ed Oreste Pastorelli. Con Buemi abbiamo portato avanti la battaglia per salvare il Salone del Libro di Torino. Con la Locatelli abbiamo cercato di incidere sull’ultima legge finanziaria a favore dell’arte. Con Pastorelli si è fatto presente il gravissimo problema rappresentato dall’amianto a Civitavecchia. Tutte battaglie importanti. Sia lode, inoltre, al direttore dell’Avanti, Mauro Del Bue, e a tutta la redazione del nostro organo d’informazione. Per quanto scomode ed irriverenti siano state le mie posizioni esse hanno sempre trovato spazio sul nostro giornale on line. Grazie a Sandro Fontana per la sua saggezza. Grazie anche a tutti coloro i quali hanno, anche silenziosamente, condiviso e dibattuto le mie idee.

Oggi voglio stabilire anche un primato: sarò il primo che esce dal PSI senza parlare male di Riccardo Nencini. In lui ho trovato, al di là degli esiti delle scelte politiche, sempre attenzione e cortesia.

In ultimo voglio salutare coloro i quali godranno di questa mia scelta. Cari amici (compagni sarebbe troppo) ho cercato di farvi capire che la politica non è usare il bastone pesante: prima o poi arriva qualcuno che avrà un bastone ancora più pesante del vostro e ve lo suonerà in testa. In politica contano tre cose: i voti, le capacità organizzative e la visione intellettuale. Chi reputa la politica solo l’elezione di tizio alla carica amministrativa, scambia il PSI con un’azienda. Un partito che è solo capi area e forza vendita è destinato all’estinzione.

Fraterni saluti a voi tutti

Mario Michele Pascale

Scrive Manfredi Villani
Un programma politico non si inventa, si vive

Carissimo compagno Riccardo,
mi  pregio esprimerti tantissimi complimenti ed auguri per la tua riconferma a Segretario del Psi. Concordo con la narrazione congressuale della Redazione Avanti! Sono convinto della bontà di “Una comunità nel rispetto”. Certamente dobbiamo ricominciare a Milano una rilettura dei meriti e dei bisogni. A tal fine ripeto una massima di Don Luigi Sturzo: Un programma politico non si inventa, si vive.

Manfredi Villani

Scrive Antonio Ciuna:
Euro, la follia di chi vuole uscirne

Gentile Direttore Mauro Del Bue,
Uscire dall’euro (U.M.E.) non è semplice perché tale azione politica non è prevista in nessun trattato della Comunità Europea. Ciò non vuol dire che un Stato Sovrano non possa più rinunciare all’euro e ritornare a emettere la propria moneta nazionale di un tempo.

E’ bene chiarire subito che se uno Stato membro dell Comunità Europea vorrà uscire  dall’euro, i tempi per realizare l’uscita saranno certamente molto più lunghi e più complicati di quelli  che saranno necessari per la BREXIT della Gran Bretagna, in quanto detta facoltà risulta già inserita  nel Trattato di Lisbona.
Alla luce di quanto sopra è  importante far presente che la Gran Bretagna, anche se è stata membro della Comunità Europea, ha continuato a utilizzare la sterlina anziché l’euro.  E’ da prendere in considerazione inoltre che l’economia reale e politica della Gran Bretagna,la quale non ha un alto debito pubblico, è molto più forte della nostra economia
Non sfugge certamente a nessun responsabile delle forze politiche nazionali i gravissimi rischi che l’Italia correrebbe non appena si dovesse solo accennare e attivare  la lunga procedura  per abbandonare l’euro.
Deve essere quindi a tutti chiaro che i grandi speculatori finanziari nel mondo, che in atto possiedono oltre il 40% dei nostri Titoli di Stato (una buona parte del Debito Pubblico) ne chiederanno il rimborso per non subire nel tempo l’inevitabile deprezzamento  dei titoli stessi. L’Italia in mancanza di investitori e di liquidità non potendo subito mettere in circolazione la propria moneta sarà costretta a emettere nuovi Titoli di Stato ad un tasso di interesse più elevato che farà crescere il Debito Pubblico, quindi c’è il fondato rischio che il nostro Stato possa  fallire ancora prima dell’uscita dall’euro, come si è verificato anni fa, anche se in maniera diversa, sulla grave svalutazione del Peso Argentino .
E’ certo che molti capitali nazionali si trasferiranno all’estero e rimarranno all’estero anche i capitali provenienti dalle nostre esportazioni e difficilmente i grandi capitalisti stranieri investiranno i loro capitali in Italia se non saranno coperti e assicurati dal dollaro  o dall’euro .Altrettanto difficoltà avranno le nostre Imprese che sono indebitate con le imprese e le banche straniere.
Si è tutti coscienti che l’inflazione sarà inevitabile ed è prevedibile che all’inizio raggiungerà dal 35% al 40% e i piccoli risparmiatori, per tutelare i loro modesti depositi unitamente ai capitalisti, cercheranno in tutti i modi di portare all’estero i loro piccoli o grandi capitali, per evitare che vengano dimezzati del loro valore. Le banche saranno quindi nelle condizioni di liquidità monetaria per poter fronteggiare in breve tempo  la restituzione dei  risparmi ai propri clienti ? Deve essere chiaro a tutte le forze politiche che nel nostro Paese si provocheranno delle  ulteriori gravi crisi economiche e  per la rivalutazione dei salari e per il fallimento di molte imprese.
Pertanto non posso ritenere che tali forze politiche vogliono realmente che il nostro Paese esca e dall’euro e dalla Comunità Europea e ritengo invece che per accattivarsi gli elettori e cavalcare il malcontento generale lanciano continuamente slogan elettorali brevi ma incisivi :  “usciamo dalla Comunità Europea, l’euro danneggia la nostra economia” ” sopprimiamo le indennità dei parlamentari”  “eliminiamo gli enti inutili”  “garantiamo un salario minimo a tutti i cittadini”
L’affermarsi del populismo e del nazionalismo non farà crescere né il nostro Paese né l’Europa. L’Europa rischia di disintegrarsi e potrebbero  rigenerarsi ambizioni territoriali e richieste delle etnie locali per ricongiungersi alla madre Patria,tutte azioni politiche quanto mai pericolose, che in passato sono state concause di conflitti in tutta l’Europa.
Non si comprende la necessità di tornare indietro  di molti decenni nella storia europea. Tutti siamo consapevoli che la crisi economica è scaturita dalla crisi mondiale e dalla nostra esclusiva incapacità politica, negli anni passati ,di affrontare e risolvere i nostri antichi e gravi problemi che derivano dalla mancata attuazione delle riforme,dalla mancata riduzione del Debito Pubblico,dagli insufficienti investimenti nel realizzare importanti infrastrutture che avrebbero potuto contribuire ad aumentare la ricchezza nazionale. Cercare di attribuire ad altri la responsabilità delle nostre attuali difficoltà economiche è fuori da ogni logica e dalla reale storia dell’Europa.
Se l’Italia e gli stati membri della Comunità resteranno uniti,l’Europa potrà avere ancora un ruolo importante nella storia dell’umanità altrimenti saremo le eterne cenerentole e dovremo sottostare alle leggi economiche dei Paesi più forti nel mondo.
Antonio Ciuna

Scrive Andrea Malavolti:
L’attentato di Orly e i quotidiani italiani

Caro Direttore,
l’attacco all’aeroporto di Orly riaccende l’attenzione dei giornali sul tema della sicurezza. Secondo Repubblica, i vertici della sicurezza nazionale restano convinti che il terrorismo jihadista colpirà anche in Italia. Non è fatalismo, viene spiegato, “ma l’analisi dei segnali aggiornata continuamente e che mostra aspiranti kamikaze privi di armi ma capaci di usare qualunque strumento per cercare di uccidere: un coltello, un auto, un camion”. Una minaccia che si cerca di contrastare ogni giorno, con ottomila soldati a presidiare piazze e monumenti e con la richiesta agli agenti di girare sempre armati, anche quando sono fuori servizio.

Il Messaggero tra gli altri dà voce ad alcuni esperti di sicurezza degli scali. Tra le maggiori criticità al riguardo l’impossibilità di verificare tutte le auto che entrano nel perimetro dell’aeroporto, come si fa in Israele, o di piazzare i metal detector all’ingresso dell’aerostazione, come si fece, ma solo per alcune settimane, a Bruxelles dopo l’attentato del 22 marzo dello scorso anno. Misure che, viene detto, creano un rischio supplementare: provocano code e file di persone al di fuori degli edifici, “che diventano a loro volta facili obiettivi dall’esterno”.

“I piccoli incidenti si stanno moltiplicando e credo che la tensione sia destinata ad aumentare. Le elezioni francesi sono cruciali, i vertici dell’Isis cercheranno di influenzarne l’esito con una campagna di attentati. La sicurezza è destinata a tornare al centro della campagna” dice al Corriere l’intellettuale francese Pascal Bruckner, recente autore di un saggio sull’islamofobia.

Si legge infine su Libero: “Calma, camerati e nostalgici del Duce. Benito Mussolini avrà avuto certo delle virtù. Ma, anche a prescindere dalle abominevoli leggi razziali, ha avuto un torto immarcescibile: è stato lo statista che ha trasformato l’Italia in un avamposto filomusulmano del mondo occidentale. Quasi quasi è stato un leader italo-arabo, le cui conseguenze si stanno trascinando ancora oggi, dato che siamo la terra di approdo privilegiata da qualunque migrante della Mezzaluna”. (Dalla newsletter Pagine Ebraiche)

Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
Golda Meir, un importante anniversario

 

Caro Direttore,
il 17 marzo 1969 Golda Meir è stata eletta Primo Ministro di Israele e prima donna a guidare il governo del suo Paese. Molto prima che Margaret Thatcher ereditasse il titolo, Golda è stata descritta come la ‘Lady di ferro’ della politica di Israele a causa del suo carattere risoluto .Il suo piglio deciso era celebre anche in patria: gli israeliani, secondo una battuta ricorrente, solevano definirla “l’unico vero uomo in Israele”, e anche David Ben-Gurion, ex primo ministro israeliano, era solito riferirsi a lei come “il miglior uomo al governo”. Nonostante questa nomina, verso la fine della sua carriera, Golda Meir ha saputo mantenere un’aura materna, che la faceva apparire come “la nonna del popolo israeliano” .Una notevole donna e una grande leader.

Scrive Luciano Masolini:
L’Avanti! non si è mai fatto intimorire da nessuno

Carissimo Del Bue, cari compagni redattori,
è assai ripugnante il minaccioso gesto che l’altra settimana ha colpito il luogo in cui esercitate il vostro lavoro. Non è certo la prima volta che si tenta vilmente di mettere a tacere la voce del socialismo italiano. Fortunatamente l’Avanti! però, anche di fronte alle peggiori difficoltà, non si è mai fatto intimorire da nessuno. Rimanendo così sempre costantemente ben fedele al suo importante ruolo. Quel ruolo che, con tanta forza, è tutto scritto proprio in quel suo impareggiabile nome. Con l’augurio che questo brutto episodio possa venire archiviato quanto prima, vi esprimo tutta la mia più viva e forte solidarietà. Saluti ed orgogliosi abbracci socialisti a tutti voi!

Luciano Masolini

Scrive Andrea Malavolti:
Ondata di antisemitismo negli USA

Caro Direttore,
un’ondata di antisemitismo sta investendo l’America. Da Gennaio 100 scuole e istituzioni ebraiche in 28 Stati sono state evacuate in seguito ad allarmi bomba; cimiteri ebraici sono stati vandalizzati, alcune svastiche sono state disegnate nei dormitori di alcuni campus universitari. Se pensiamo che l’antisemitismo riguardi soltanto gli ebrei, commettiamo un grandissimo sbaglio. Non è così. Ecco perché:

Per 3000 anni gli Ebrei sono stati il “canarino dei minatori” del Mondo.
I minatori di carbone portavano i canarini con sé all’interno delle miniere perché i canarini erano sensibili ai gas dannosi. Reagivano ai gas prima dell’uomo, quindi se i minatori vedevano che i canarini si sentivano male o morivano, sapevano che l’aria era letale e scappavano a gambe levate.

Questo è ciò che gli Ebrei rappresentano per il mondo. Essi sono il sistema d’allarme primario del mondo.Dove c’è il male, dove c’è odio, gli Ebrei ne sono colpiti per primi.
Hitler colpì gli Ebrei prima di colpire la civiltà occidentale, e questo avrebbe dovuto allertare il mondo su che razza di persona fosse, ma il mondo fraintese il segnale. Se l’Occidente avesse compreso che l’odio verso gli Ebrei è un odio contro la libertà e conto l’umanità, e avesse quindi affrontato prima Hitler, decine di milioni di innocenti non ebrei non sarebbero stati uccisi nella Seconda Guerra Mondiale.

Questo è il motivo per il quale gli uomini di tutte le fedi o di nessuna, dovrebbero alzarsi insieme per combattere l’antisemitismo. Perché l’odio che inizia con gli Ebrei, non finisce mai con gli Ebrei. Se un ebreo non è al sicuro in una sinagoga in America, allora nessun americano è al sicuro.

Andrea Malavolti