Scrive Andrea Zirilli:
Ancora tre morti per droga

A Padova negli ultimi 3 giorni sono morte 3 persone per droga.
La tossicodipendenza è passata nello spazio di qualche decennio da una diffusione ristretta, a un fenomeno di massa, che tocca innanzitutto gli adolescenti e i giovani, divenendo per loro un aspetto ordinario della loro vita e l’età di approccio al problema si abbassa sempre più.
Per questo motivo la preoccupazione va innanzitutto ai giovani perché sono i soggetti più vulnerabili ad incorrere in questo grave “errore di valutazione”.
Lo Stato ha per compito di vegliare sul benessere dei cittadini. L’aiuto dello Stato ai cittadini deve rispondere al principio dell’equità e della sussidiarietà: deve innanzitutto proteggere, fosse anche contro se stesso, il più debole e povero della società. Non ha dunque il diritto di dimettersi dal suo dovere di tutela, di fronte a coloro che ancora non hanno avuto accesso alla maturità e che sono vittime potenziali della droga.

Andrea Zirilli

Scrive Luigi Mainolfi:
Come prima, più di prima

Non se ne può, più. Sembra un’epidemia. Tutte le persone che incontro fanno sempre le stesse domande: Ciampi si dimette? Porterà le carte in Tribunale? Chiederà il Dissesto? Sarà presentata la Mozione di sfiducia? Rispetto alle cose, che si ascoltavano nella passata consiliatura, cambia solo il nome del Sindaco. Ciò dimostra che l’epidemia esiste da molti anni. Pochi giorni fa, si è votato per il rinnovo del Consiglio Provinciale, qualcuno può dire di aver letto o ascoltato proposte per affrontare i problemi dell’Irpinia? D’altra parte, l’esempio della non politica si ricava dalle vicende e dai dibattiti nazionali. Torniamo ad Avellino. A differenza della prima Repubblica, durante la quale si chiamavano in causa anche i Partiti, a cui appartenevano Sindaci e Giunte, adesso è come se gli amministratori fossero figli di nessuno. E’ la dimostrazione che la politica è stata mandata all’ombra dei cipressi. I Sindaci e gli assessori escono dall’uovo di Pasqua. Dei veri problemi, nemmeno l’ombra. Siamo in pieno diluvio del populismo da bar.

Vorrei richiamare l’attenzione delle “forze politiche” su alcuni argomenti : 1) Chi ha pensato di esaminare la Pianta Organica del Comune, per capire se è funzionale al raggiungimento degli scopi dell’Ente e se il suo costo è giustificato dalla qualità dei servizi erogati. 2) C’è qualcuno che ha analizzato il Bilancio e letti i mandati di pagamento, dai quali si deduce la bontà della spesa? Da Consigliere Provinciale, leggevo gli oltre 7.000 mandati, emessi annualmente dalla Provincia e scoprivo diverse magagne. Alcuni dipendenti, accortosi che “leggevo” tutto, diventarono “meno superficiali”. Un consigliere comunale di Avellino mi ricorda di avergli detto:- Per esaminare un Bilancio, bisogna sapere che ogni numero misura un atto politico, che deve essere valutato. 3) Ho sempre pensato che gli amministratori dovessero valutare l’offerta formativa delle scuole. Cosa utile, anche, per orientare la formazione verso le future possibilità occupazionali. In questi giorni, leggiamo che le richieste delle imprese, di qualifiche scientifiche, non vengono soddisfatte. Ciò dimostra il procedere, senza bussola, della Pubblica Istruzione. Quale amministratore si è posto il problema di radiografare la produzione scolastica, al fine di capire il potenziale culturale di cui si dispone? Come Assessore Provinciale alla Pubblica Istruzione, in sintonia con l’insegnamento di Rossi-Doria (Conoscere le risorse del territorio), istituii “La Casa delle Tesi” per conoscere la natura e la qualità dei laureati della Provincia. L’Ente Locale, specie se è Capoluogo di Provincia, deve preoccuparsi del futuro dei giovani. 4) In questi giorni, si parla della disastrosa situazione dell’Alto Calore.

Il Comune di Avellino, che il più importante socio dell’Ente, si è mai preoccupato di come veniva gestito? Del Costo del personale e del comportamento dei Dirigenti? Alcuni dei quali avevano solo la scrivania a Corso Europa, ma lavoravano per altri Enti. Chi si è preoccupato della ricaduta sulle famiglie, dell’allegra gestione? A proposito, i Sindacati stavano in letargo? 5) Che dire di Irpiniambiente, del suo costo e della sua inefficienza? Mi sono letto il piano industriale della Società e ho trovato la pianta organica scandalosamente costosa, con un’infinità di livelli e con stipendi favolosi per i dirigenti. Quanti consiglieri comunali hanno sentito l’esigenza di leggerlo e valutarlo? Quale Gruppo politico ha dedicato un convegno all’argomento? Hanno lasciato indisturbato il manovratore. 6) Avellino ha perso oltre 7.000 residenti. Ciò ha comportato una riduzione dei consumi e, quindi, un danno per il commercio. Purtroppo, si prevede che la perdita continuerà. C’è qualche forza politica, che si è posto il problema di cosa fare per invertire tale tendenza? Nessuno. 7) L’ Irpinia sta diventando un territorio con prevalenza di anziani. Cosa facilmente prevedibile, da quando le imprese arrivate grazie ai soldi del dopo terremoto incominciarono a smobilitare, facendo diminuire l’occupazione e costringendo i giovani ad emigrare. Ricordo di aver richiamato, nel 1999, il consiglio provinciale sul pericolo di estinzione demografica di molti Comuni, ma nessuno ascoltò. 8) Una buona sanità, oltre ad essere un elemento civiltà, ha anche un valore economico per la Città. Quanti irpini vanno al Nord per farsi curare? La qualità della sanità pubblica è un argomento che dovrebbe impegnare le forze politiche. Un amministratore, di maggioranza o di minoranza, dovrebbe saper leggere il territorio e, se scopre una “malattia”, deve proporre la cura. Quando compio i miei 3.000 passi giornalieri, guardo i “Si vende”, i “Si loca”, i locali commerciali vuoti, le targhe dei professionisti, ecc. Questi dati sono capitoli di un libro di economia applicata e di sociologia. Si capisce, tra l’altro, perché il patrimonio edilizio ha perso un’alta percentuale del suo valore, con danno per i proprietari. C’è urgente bisogno di una politica intelligente e lungimirante. Non penso che le forze in campo abbiano le conoscenze per affrontare i problemi, di cui innanzi. Spero in una generazione di persone serie e di buona volontà.

Luigi Mainolfi

Scrive Fabio Fabbri:
Gli auspici di Scalfari

Caro Direttore, qui a Tizzano, il mio paese, è una domenica nuvolosa, a tratti piovosa. e quasi fredda. Archivio per ora l’osteria e la passeggiata nella strada dietro il Castello e dedico la prima parte del pomeriggio alla mazzetta dei giornali: il lusso che, per ora, in attesa della sorte pericolante dei nostri vitalizi, ci è consentito.
Il primo approccio, dopo un’occhiata alla Gazzetta di Parma, è per il fondo domenicale di Eugenio Scalfari. Come Ti ho forse raccontato, Scalfari è stato uno dei miei maestri di gioventù, insieme a Ernesto Rossi, Mario Pannunzio Francesco Compagna e Leopoldo Piccardi. Abbiamo vissuto insieme l’avventura genetica del Partito Radicale. Poi lui fu eletto a Milano deputato del PSI ed io a Parma senatore del nostro partito, agli albori del nuovo corso di Bettino Craxi. Considero Eugenio un giornalista e uno scrittore di altissimo valore. Bettino lo stimava molto come imprenditore del giornalismo, ma diffidava dei suoi progetti politici.
Bene, nell’editoriale di domenica 28 ottobre, il “mio” Eugenio dedica il suo incipit al suo caro amico Mario Draghi (io l’ho solo conosciuto fugacemente quando lo convocai a Palazzo Chigi nella mia veste di sottosegretario nel Governo di Giuliano Amato. Avvertii che mi trovavo in presenza di un alto ingegno).
Riassumo la narrazione del fondatore di Repubblica perché sul punto sarebbe utile anche una nostra riflessione sul Tuo Avanti e nel nostro piccolo partito. Orbene, Scalfari spera che Draghi, terminata l’attuale esperienza di banchiere europeo, possa ottenere “una carica europea di carattere presidenziale per lottare in favore di novità tecnologiche, politiche e anche militari in un mondo di continenti.”. Poi, calato da questo empireo, affronta con lucida esegesi il conflitto in corso fra l’Italia e l’Unione Europea per concludere infine con uno sguardo all’appuntamento delle elezioni europee, che sono già dietro l’angolo. Dopo un excursus sui recenti risultati elettorali, Scalfari fa realisticamente perno sul tonfo del PD: dal 40 per cento delle europee al 20 per cento delle “idi” del 4 marzo. Scrive che Renzi sarebbe orientato alla formazione di un movimento “che si muova liberamente fra il centro e la sinistra e si allei con il PD riconoscendogli la leadership dell’area di centro sinistra”.
Ecco, per quel poco che conta, la mia opinione in proposito. E’ fin troppo facile impallinare questo progetto. In politica, come nella vita, niente ha più insuccesso dell’insuccesso: e Renzi porta il peso di un insuccesso fragoroso. Eugenio lo sa bene; e infatti prospetta la formazione di una squadra composta da Minniti, Zingaretti, Franceschini, Zanda, Delrio, Calenda, Fassino. Mi permetto di aggiungere che nel campo socialista esistono personalità politiche, non ultra-ottuagenarie come me, in grado di scendere in campo come valide “riserve della Repubblica”.
Il riassunto-commento del fondo di Scalfari, finisce qui, rd inizia il mio invito a quel che resta della cultura e della politica liberalsocialista e liberaldemocratica a ragionare con spirito costruttivo sulla condizione periclitante della nostra Nazione, avendo presente che l’elezione del Parlamento europeo. Ne ha ragionato Dario Franceschini, in una intervista pubblicata su “La Repubblica del 28 ottobre. A questo ferrarese garbato e di buona cultura va bene il “ fronte repubblicano di Calenda”,ad eccezione del nome.
Chiudo questo fin trappo lungo proemio enfatizzando che la nostra “piccola comunità”, come Tu la chiami, ha qualche titolo per interloquire in proposito: per quanto minuscola per risultati elettorali, il nostro PSI ha alle sue spalle una storia prestigiosa e un serbatoio di buone idee.
Espongo dunque, temerariamente, alcune ipotesi di lavoro.
Possiamo farci promotori di una chiamata alle armi delle personalità della cultura di rango europeo, per fortuna ancor viva in questa Italia alle vongole” ( cosi la chiamavano i “taccuini” di seconda pagina de Il Mondo). Penso a scrittori e giornalisti di rango che operano nel solco della tradizione liberaldemocratica e liberalsocialista. Aggiungo che anche l’impegno nell’agone politico odierno, così come il semplice consiglio dei “padri” ancora in vita della ingiustamente vituperata Prima Repubblica, possa essere utile e fecondo.
Facciamoci dunque promotori di manifestazioni di “riscossa nazionale” in molte città, d’Italia, chiamando alla partecipazione, insieme ai sindaci e ai presidenti delle regioni del centro sinistra, la nutrita schiera di sindaci ed amministratori “civici”: quelli del movimento “l’Italia in comune” inventato dal Sindaco di Parma Federico Pizzarotti.
Non dobbiamo aver timore di gridare che l’Italia è già vicina alla secessione dall’Europa. Ed anche al tracollo politico-economico.
Mi viene alla mente, come esempio incoraggiante, la “ripartenza” del PSI di Craxi dopo la sconfitta elettorale degli anni ‘70. Fu decisiva la mobilitazione di molte delle energie della sinistra non comunista e di illustri personalità della cultura laica.
Serve dunque, ora e subito, un “nuovo inizio” che non sia offuscato della disfatta elettorale del Pd e non sia contraddetto dall’esito del Congresso del PD, che potrebbe essere deludente e vistosamente conflittuale.
Può anche essere utile, nel contesto di questo “colpo d’ala”, l’impegno di una “squadra di autorevoli padri garanti”, esemplari per loro storia e il loro esempio nella vita pubblica. In questo spirito di rinascenza ci può essere posto e “gloria” anche per le Fondazioni che tengono viva la storia e la memoria della sinistra politica e sindacale.
Aggiungo ancora che in questo crogiuolo potrà positivamente maturare la scelta dei capilista prestigiosi e popolari nelle vaste circoscrizioni in cui si articola la consultazione italiana per l’elezione del Parlamento di Strasburgo, che comprende anche le circoscrizioni “estere”.
:Va da sè che questo appuntamento cruciale deve essere affrontato dall’opposizione al governo in carica da una coalizione di centro sinistra che abbia un nome nuovo, che rappresenti il campo largo europeista e di opposizione dura e ragionata al nazional-populismo governante e confortata da manifesto per una “Nuova Italia in una più forte Europa”.
Con la deformazione che mi deriva dall’ultima mia esperienza ministeriale, enfatizzo che la “Novella Europa” deve comprendere anche “l’Europa della Difesa”, pilastro di un nuovo rapporto euro-atlantico nell’era di Trump e di Putin.
Sono fiducioso che su questo antico e glorioso giornale sboccerà un florilegio di proposte e che nei prossimi mesi si provveda alla costituzione di un “governo ombra” che incalzi ogni giorno, sulle scelte da compiere, il Governo Salvini-Di Maio.
Post-scriptum. Pecco di ingenuità ottimistica se penso che l’appuntamento elettorale potrà interrompere la letargia di quella vasta parte del mondo sindacale, imprenditoriale, culturale e giornalistico che si ostina ad ignorare o edulcorare il pericolo altissimo che grava sul futuro dell’Italia.

Fabio Fabbri

Scrive Manfredi Villani:
Pertini il Patriota

Dal quotidiano torinese “LA STAMPA” è stato pubblicato oggi (sabato 3 novembre 2018) un ottimo pezzo di Mattia Feltri. Si tratta di un “Buongiorno”, con titolo “Il Patriota”, che ha scatenato la mia commozione. Sono un ottantenne lettore, assiduo da vari anni per questo quotidiano fondato nel 1867, che oggi chiede permesso al Direttore Responsabile Maurizio Molinari di trascrivere il pezzo suddetto per l’inoltro al quotidiano socialista “avantionline.it”. Con stima e rispetto.
Manfredi Villani

Il testo riguarda la seguente narrativa: “Il 4 novembre del 1918 -domani fanno cento anni esatti – si concluse la Grande guerra con la vittoria dell’Italia.Quello stesso giorno il tenente Sandro Pertini fece ingresso nella Trento liberata al comando   del suo plotone. Aveva ventidue anni, era in armi da tre. Era un giovane socialista, venerava Filippo Turati e lo chiamava Maestro, e come lui era stato un neutralista, dedito all’internazionalismo dei proletari, quello che considerava l’unico esercito in cui valesse la pena prestare servizio. Raccontò a Enzo Biagi di una riunione studentesca all’università di Genova nella quale si gridava “viva la guerra” e lui, per non sentirsi “un salame”, gridò all’opposto “abbasso la guerra”. Ma poi l’Italia ci entrò e a Pertini toccò di arruolarsi. “Ho vissuto la vita orrenda della trincea, fra il fango, fra i pidocchi. Sparavamo agli austriaci che erano giovani soldati, giovani ufficiali come noi”. Ingaggiò battaglia sull’Isonzo e sul Pasubio. Si meritò la medaglia d’argento (che non gli venne mai consegnata perchè era un socialista sovversivo) per la “superlativa audacia” e lo “sprezzo del pericolo” durante “tre giorni di violentissime azioni offensive” nelle quali “avanzava primo fra tutti”.

Se la meritò per l’elevatissimo senso del dovere” che lo aveva ripetutamente spinto a chiedere, accontentato, di combattere in prima linea:sono contrario alla guerra.spiegò, ma se la guerra c’è bisogna offrire la vita al proprio paese. Il dovere del soldato in trincea prevalse sul diritto di seguire le idee pacifiste perchè Sandro Pertini non era un nazionalista, ma era un patriota.

Mattia Feltri

Scrive Adalberto Andreani:
Il messaggio europeista di Mattarella

Caro Direttore,
Abbiamo assistito alle celebrazioni del 4 Novembre, ed al messaggio del Presidente della Repubblica Prof. Mattarella a Trieste. Un messaggio decoroso improntato ad un sostanziale carattere di pacificazione Europea e di serenità, laddove ricompaiono in Europa ed in Italia, nostalgici con teste rasate e vestiti di nero. La prima guerra mondiale in realtà fu una carneficina di povera gente, anche se storicamente segnò la fine dell’impero austro-ungarico, e per noi Italiani effettivamente chiuse il Risorgimento, apertosi quasi un secolo prima con Cavour, Pisacane, Cattaneo, poi Mazzini e Garibaldi. Determinante  durante il Risorgimento,  per noi Italiani era stato l’aiuto fornito dai Francesi proprio contro gli Austriaci. Mussolini che aveva perorato l’intervento contro gli Austriaci nella prima guerra mondiale, e per questo venne espulso dal partito socialista Italiano, combattè da volontario al fronte.

Con la crisi economica e sociale del dopoguerra, e facendo leva sul malcontento dei reduci della GRANDE GUERRA, egli  divenne il capo del FASCISMO, tradendo gli ideali socialisti, per cui era stato anche Direttore de L’AVANTI.  Dopo neanche vent’anni dalla vittoria del 1918, si alleò con quelli stessi che vent’anni prima aveva combattuto, compreso l’ex militare austriaco Hitlher, portando l’Italia e l’Europa alla catastrofe della Seconda guerra mondiale. Ecco perché va studiata la storia, ed apprezzato il messaggio Europeista, Cristiano, Sociale, concreto e moderato del PRESIDENTE MATTARELLA.

Adalberto Andreani
Rieti

Scrive Rino Capezzuoli:
La forza dell’ignoranza e della maleducazione

Un tempo si insegnava educazione civica nelle scuole e se il prof o la maestra davano un brutto voto o sgridavano un alunno i genitori quando lo venivano a sapere aumentavano la dose dei rimproveri o delle botte mai veniva messo in dubbio che l’insegnante aveva sbagliato. Oggi sembra l’inverso e mentre il bullismo dilaga viene meno l’autorità degli insegnanti .parlo di autorità non di autoritarismo su cui si è basata la scuola fino al 1968 che portò una ventata di novità nella società italiana che ne aveva bisogno per scrollarsi di dosso i residui del ventennio. Nella scuola purtroppo siamo passati da insegnanti autoritari ad insegnanti senza autorità.Non vogliamo generalizzare ma questo è successo in quasi tutte le categorie economiche poiché il fenomeno del rinnovamento non ha avuto un indirizzo lineare e non è stato guidato ma si è affermato come oggi un processo tra contraddizioni e contrasti sia sociali che economici che politici. Tanto è vero che oggi le forze di mezzo sembrano spazzate via dagli estremismi con fenomeni di altissima innovazione e coloro che sono rimasti a rimpiangere il passato. Tutto questo porta la società verso la degenerazione.

Così abbiamo politici che sparlano in TV e sui media pur di affermare la loro”pochezza” ed ignoranza culturale e storica. Cittadini che li imitano facendo i sapienti ed un paese smarrito tra false notizie e metodi da bar nell’affrontare problemi serissimi per il nostro futuro e quello del pianeta. L’esempio più eclatante è quello dei migranti insieme a quello economico. Si è riempito il paese di false notizie sul problema dei migranti facendo passare impunemente fenomeni e parole come fannulloni turisti, invasione, terroristi malavitosi , ecc…quando la realtà è ben diversa ed opposta dimenticandoci le parole come solidarietà, accoglienza, uguaglianza Civiltà, cultura,educazione In economia si accetta passivamente evasione fiscale, mercato,finanza creativa,cioè basata sul nulla ,disuguaglianze abissali tra ricchi e poveri sfruttamento ed a tutto questo si risponde con una politica muscolare tentando di imporre ordine e sicurezza a discapito della libertà individuale e collettiva e non facendo fare un salto culturale in positivo ai nostri concittadini e soprattutto ai nostri giovani diffondendo la conoscenza ed il rispetto per gli altri soprattutto per chi è diverso da noi

Rino Capezzuoli

Scrive Stefano Gozzano:
Disastro Atac

Gentile Direttore,

fra pochi i giorni i romani saranno chiamati ad esprimersi su un referendum consultivo in merito alla possibilità di privatizzare il servizio del trasporto pubblico romano Atac.
Vorrei conoscere la posizione del partito stante la disastrosa gestione del Sindaco Raggi
Grazie

Stefano Gozzano

Scrive Barbara Mangiacavalli:
Evitiamo gli ‘infermieri fantasma’

Gentile Ministro della salute On. Giulia Grillo,
abbiamo notato che in queste ultime settimane ha sottolineato in modo particolare la condizione di quelli che ha definito “medici fantasma”, quelli cioè che già lavorano nel nostro Ssn, ma con contratti atipici di ogni tipo, in totale assenza di controllo e di prospettive di futuro. È un’osservazione tanto giusta quanto legata a un discorso ormai vecchio: le aziende sono pressate dalle esigenze di un’economia che altro non fa se non recuperare risorse proprio a scapito del personale pubblico e in questo caso, con tutti i pericoli che ne conseguono per la salute dei cittadini, in particolare del personale
del Ssn. Ma c’è un dato che vorremmo sottolinearLe: giusto parlare di “medici fantasma”, tenga presente però che gli “infermieri fantasma” sono attualmente migliaia di più.

Il riferimento è analogo a quello che riguarda i medici finché si parla di contratti atipici (o flessibili che dir si voglia) a tempo determinato: l’ultimo Conto annuale disponibile – quello del 2016 – riporta in questo senso 9.108 medici e 1.402 dirigenti sanitari non medici, ma anche 22.591 unità di personale non dirigente di cui 11.652 (oltre la metà) sono infermieri.
Fin qui di “infermieri fantasma” ce ne sarebbero già a sufficienza, se non fosse che per la nostra professione a rendere atipici i contratti e l’utilizzo che si fa dei professionisti ci sono anche altre situazioni.

Prima tra tutte è quella del lavoro interinale, a cui non fa capo alcun medico, ma che nel 2016 ha coinvolto oltre 3.000 infermieri. Ed erano più di 6.000 solo l’anno prima, il che fa pensare, in assenza di sanatorie e stabilizzazioni specifiche, a manovre gestionali-contabili per ridurre il fenomeno (non possono essere stati assunti) che costa al Ssn almeno il 18% in più del personale dipendente (perché ai costi del personale si devono aggiungere i guadagni delle agenzie di somministrazione), ma è utilizzato perché il suo peso non grava sulla spesa per il personale, ma su quella per beni e servizi. Un escamotage che consente di non superare a priori quell’annoso e, ci permetta, odioso limite per il personale della spesa 2004 meno lo 0,4 per cento.

Una situazione che penalizza anche i pazienti – curati di fatto da personale precario – e i professionisti, che non hanno alcuna certezza e stabilità nella loro attività professionale. Il che non è certo un incentivo positivo. C’è poi un’altra situazione che penalizza la categoria infermieristica. Gli infermieri, soprattutto quelli più giovani che escono da percorsi universitari moderni, sono ormai tutti specializzati, ma l’uso che se ne fa nelle aziende non tiene conto in alcun modo di queste specializzazioni.

Accade così che un medico, la cui specialità è riconosciuta e tutelata, non possa affidare i suoi pazienti nel momento dell’assistenza a infermieri esperti dei percorsi più adatti ai bisogni di quel paziente specifico. Se non accade addirittura che gli infermieri – colpevole la carenza di personale legata al blocco del turn over – siano demansionati e vengano affidate loro funzioni proprie di altre figure professionali anche non laureate, senza nulla riconoscere dei loro percorsi di studio.

Per questo Le chiediamo di attivare con la massima urgenza quel gruppo tecnico per soluzioni condivise da Lei prospettato nel nostro ultimo incontro. Perché in quella sede si possa parlare con cognizione di causa anche degli “infermieri fantasma”, dagli interinali che meriterebbero una stabilizzazione come tutti gli altri precari per loro però non prevista agli specialisti che potrebbero/dovrebbero essere maggiormente tutelati riconoscendo la specialità a livello nazionale (oggi è riconosciuta in gran parte delle Regioni benchmark) e
un’infungibilità analoga a quella dei medici, ma soprattutto evitando forme di demansionamento che anche la stessa giurisprudenza spesso condanna.
Certi di un Suo sollecito e mirato intervento La ringraziamo e restiamo in attesa di una Sua convocazione nel merito.

Barbara Mangiacavalli
Presidente Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche

Scrive Fabio Baroni:
Pittsburgh: i frutti avvelenati dell’antisemitismo

A Pittsburgh, Pennsylvania, si sta celebrando lo shabbat presso la sinagoga “The tree of life” (tradotto “L’albero della Vita”) quando un uomo irrompe e apre il fuoco al grido “gli ebrei devono morire”.
L’attentatore si scoprirà poi essere un suprematista bianco, il quale negli ultimi tempi, ma non solo, ha sempre lanciato accuse infamanti e deliranti nei confronti del mondo ebraico secondo stereotipi risalenti a decine se non centinaia di anni fa.
Questo gesto e proprio il modo in cui ha cominciato a formarsi dovrebbe portarci ad una riflessione profonda e radicale: tutto ciò è frutto dell’antisemitismo strisciante come la serpe del giardino dell’Eden, avvelenando appunto, quasi per gioco di parole, “l’albero della vita” ovvero la convivenza civile tra culture e religioni differenti. E’ preoccupante come sia crescente il pensiero antisemita in tutto il mondo, il quale può sfociare in un semplice quanto tagliente post sino ad un gesto estremo come quello di Pittsburgh o l’attentato al supermercato Kasher di Parigi di qualche anno fa. Riferisce il sito della comunità ebraica milanese come siano in aumento le aggressioni verbali nei confronti di persone ebree in Francia e Germania, in particolar modo in Francia dove molte persone tra cui il fondatore del Front National Jean-Marie Le Pen hanno elogiato lo storico negazionista Robert Faurisson, secondo il quale “la Germania nazista non ha mai perseguito l’eliminazione sistematica degli ebrei e ha definito i resoconti personali dell’Olocausto, incluso il Diario di Anna Frank, dei falsi. Fra le sue frasi più famose: “Hitler non ha mai ordinato o ammesso che qualcuno è stato ucciso a causa della sua razza e religione”, “La non esistenza delle” camere a gas “è una buona notizia per la povera umanità”. (Fonte http://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/personaggi-e-storie-attualita-e-news/sul-web-in-molti-anche-jean-marie-le-pen-elogiano-il-negazionista-robert-faurisson-e-sul-web-molti-commenti-celebrativi)

Pensieri che nel 2018 dovrebbero indignare chiunque e dovrebbero suscitare una condanna durissima da parte dell’opinione pubblica. Invece non è così, anzi molti leoni da tastiera credono e condividono le teorie negazioniste di quest’uomo. Proseguendo in quella che è questa triste rassegna va’ inserito un membro regionale del partito di estrema destra ucraino Svoboda, il quale ha postato una vignetta in cui un cosacco picchia un ebreo con un flagello accompagnata da una poesia intonante “la trebbiatura”. In agosto ad Amsterdam una madre di religione ebraica è stata insultata per strada al grido di “dovrebbero spararvi tutti”.
Quest’ondata mondiale, purtroppo, non lascia indifferente nemmeno l’Italia. Agli inizi di ottobre, infatti, lo scrittore faentino Roberto Matatia è stato invitato da un professore di un liceo della provincia di Foggia a testimoniare ciò che ha vissuto la propria famiglia e ciò che hanno vissuto gli ebrei italiani durante il fascismo. Sembrava tutto organizzato quando arriva un contro-ordine dallo stesso professore, in quanto gli altri professori hanno sottolineato come “invitare a relazionare un ebreo è una scelta politica e, a scuola, non si fa politica”. Verrebbe da chiedersi chi meglio di un ebreo potrebbe parlare della persecuzione che ha visto il popolo ebraico vittima di una persecuzione sistematica e becera.
A Trieste è stata annullata una mostra sulla promulgazione delle leggi razziali, resa manifesta da Mussolini proprio in quella città, poichè la locandina era troppo forte. A fronte di un evento sì vergognoso per il nostro Stato non credo ci siano altri modi per mantenere viva la memoria su ciò che sia stato e su ciò che non dovrebbe più riaccadere. La storia talvolta mette di fronte ad eventi che sono pesanti come macigni, che non possono renderci indifferenti, altrimenti il ruolo della storia di magistra vitae sarebbe abdicato.
Ultimo, ma non ultimo (anche perché la lista purtroppo è lunga) la festa del gruppo politico di estrema destra Lealtà e Azione svoltasi ad Abbiategrasso in data 6-7 luglio di quest’anno, che ha visto coinvolti anche esponenti dell’attuale maggioranza di governo in regione. Una festa in cui il nominare Mussolini ha scatenato fragorosi applausi con altre citazioni dai discorsi del Duce.
A fronte però di tanta violenza e odio è doveroso segnalare la battaglia condotta da numerose persone contro l’antisemitismo, in primis la senatrice Liliana Segre, con una vita che è testimonianza contro l’odio chiedendo l’istituzione di una commissione parlamentare anti-odio, passando per Mara Carfagna (Forza Italia) promotrice di una mozione che chiede di potenziare il sostegno finanziario ai progetti educativi di prevenzione e lotta contro il pregiudizio antiebraico; di sviluppare azioni concertate con le comunità ed istituzioni ebraiche e di incoraggiare gli scambi tra giovani di fedi diverse, varando e sostenendo campagne di sensibilizzazione in proposito. Questi sono solo due degli esempi più eclatanti delle ultime vicende, ma basterebbe solo pensare al numero di alberi piantati nei vari Giardini dei GIusti in Italia e nel mondo per capire come non siamo soli in questa battaglia, che ci vede potatori dei frutti avvelenati dell’antisemitismo per tenere vivo e rigoglioso l’albero della vita, che non solo è il nome della sinagoga di Pittsburgh, ma è un auspicio per tutta l’umanità di una convivenza possibile senza odio e pregiudizio.

Fabio Baroni
Abbiategrasso

Scrive Andrea Malavolti:
Il Brasile domenica alle urne

Domenica in Brasile si terrà il ballottaggio delle presidenziali con il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro saldamente in vantaggio nei sondaggi rispetto all’avversario di sinistra Fernando Haddad (57% contro 43% di quest’ultimo). “Un fascista. Omofobo, razzista, misogino. È favorevole alla liberalizzazione delle armi, nostalgico della dittatura militare. È un sostenitore di Carlos Alberto Brilhante Ustra, uno dei più spietati torturatori della storia del Brasile.

Ha scritto un libro in cui paragona Bolsonaro a Hitler”, la descrizione che Mônica Tereza Benício, moglie dell’attivista Marielle Franco uccisa il 14 marzo nel centro di Rio, fa di Bolsonaro a Repubblica. Il Corriere racconta invece in un reportage il successo di Bolsonaro tra i discendenti di migranti italiani: “nel sud bianco del Brasile, Stato di Santa Catarina, in un triangolo agricolo dove le città si chiamano Nova Veneza, Caravaggio e Treviso e nove abitanti su dieci sono discendenti di veneti”. Oltre a raccontare il perché di questo successo, il Corriere sottolinea come “L’assai probabile vicegovernatore che verrà eletta domenica in ticket con un comandante dei pompieri si chiama Daniela Reinehr, ed è figlia di un convinto negazionista dell’Olocausto”.

Andrea Malavolti