Scrive Luigi Mainolfi:
Dilemma, pubblico o privato?

Dal 14 agosto u.s. ( crollo del ponte di Genova), giornali, Radio e Televisioni si interessano copiosamente di privatizzazioni, concessioni e nazionalizzazioni. Ogni tanto, le privatizzazioni vengono confuse con le concessioni e la presenza dello Stato in quote di società con nazionalizzazione. La cosa che mi sorprende è l’apparente sicurezza, con la quale molti parlano di argomenti che non conoscono. Anche la parola “ concorrenza” è tornato di moda, dopo un periodo di emarginazione. Ho notato che quasi nessuno fa derivare questi argomenti da una visione politica della società. Sembrano tutti figli di una stessa confusione, cambia solo la direzione dello sguardo. Vorrei tentare di dare il mio modesto contributo per cercare di diradare la nebbia. L’esigenza di strumenti politici, atti a correggere le mostruosità delle società, si incominciò ad avvertire dopo la Rivoluzione Industriale, di fine ‘700, in Gran Bretagna .

Quelli, che furono, poi, indicati come riformisti e utopisti, elaborarono diverse proposte, per rispondere alla domanda del “Che fare?” . Lentamente e dopo molti decenni, si arrivò alla nascita di “organizzazioni politiche” con orientamenti, sempre più distinti e in concorrenza. Si arrivò alla distinzione tra i sostenitori del liberismo e quelli dello statalismo, con diverse gradazioni. I primi sostenevano il “lascia fare, lascia passare”, dal che derivò il concetto della libera concorrenza, mentre i secondi ritenevano che le attività economiche dovevano essere controllate dagli Stati. Alcuni economisti sostengono che la concorrenza sia un punto di partenza per viaggiare verso il monopolio o il duopolio, concetti, ad essa, alternativi. Se A e B sono in concorrenza, si possono verificare tre ipotesi: A sconfigge B; B sconfigge A; A e B si mettono d’accordo e controllano il mercato.

Attraverso diverse fasi politiche si è arrivato a considerare normale la presenza dello Stato nell’Economia. Da alcuni anni, sentiamo ripetere che l’economia domina la politica. Cosa che ha, secondo loro, provocato la crescita delle diseguaglianze e la precarizzazione del lavoro. Addirittura, economisti importanti a livello mondiale sostengono che le future generazioni non avranno certezze, ma saranno trasformate in braccianti ( guadagneranno alla giornata). L’ aumento delle negatività è stato provocato dalla sudditanza interessata della politica ai poteri forti economici. A questi, dopo tangentopoli furono cedute le chiavi, per la gestione e per il controllo dei gioielli statali. Un’osservazione è d’obbligo. Gli Agnelli, gli Olivetti e le altre famiglie imprenditoriali erano partiti da zero e, gradualmente, crearono imperi, conservando uno stile aristocratico e liberista. Nel trentennio della seconda Repubblica, i Benetton , i Colaninno, i De Benedetti ,ecc sono cresciuti, grazie alla fine dell’armonioso rapporto tra politica ed economia. Mentre si abbassava il livello della politica, cresceva il mercatismo senza morale e la gara a chi diventava più potente e più influente. Il consenso dei cittadini ci fu grazie a delle frasi ad effetto, vere Fake news, come “ Le imprese Statali producono perdite, mentre quelle private producono utili”. Si paragonava un pubblico, corrotto e inefficiente, a un privato onesto ed intelligent.

Paragoni tra grandezze incommensurabili, con l’assoluzione di forze politiche interessate. La cosa ridicola fu che il PCI, dopo tangentopoli, tradendo la sua storia e la sua cultura, non ostacolò , anzi favorì, la svendita di pezzi delle partecipazioni statali. Anche ciò, che era stato nazionalizzato dal Centrosinistra (DC-+PSI), come ENEL), fu smembrato. Il ridicolo è stato raggiunto quando quote di società statali italiane sono state vendute a Società Pubbliche di altri Stati, come Germania, Cina, Francia, Qatar, ecc. Gli ultimi fatti dimostrano che pensare che i privati siano più bravi , più onesti e più altruisti dello Stato è una sciocchezza o un alibi per giustificare intrallazzi, in cambio di finanziamenti. Ciò, purtroppo, con il consenso degli ingenui cittadini. Se, poi, fotografiamo ciò che esiste negli altri Paesi, ci rendiamo conto che possiedono grandi percentuali delle attività economiche, soprattutto di Banche. Con queste presenze, controllano vasti settori dell’economia.

Ciò è dimostrato anche dal fatto che gli Stati aiutano le loro Imprese a conquistare mercati esteri. Se cerchiamo i Paesi, nei quali il PIL cresce di più, ci accorgiamo che il maggior numero è costituito da Paesi, in cui lo Stato è più presente in economia. L’esempio più eclatante è costituito dalla Cina, in cui esiste un capitalismo di Stato. C’è anche un altro motivo a favore della prevalenza della politica. In un mondo globalizzato senza limiti protezionistici, con economie virtuali gestibili con azioni informatiche velocissime e sensibilissime, l’avere una guida, controllata da una sola mente, rende l’economia di un paese meno vulnerabile e meno global-dipendente. Cari e pazienti lettori, come dobbiamo giudicare il mutismo del sindacato, che invece di ostacolare lo sbracamento concettuale, lo ha favorito? Forse hanno valutato che, avere come antagonisti società private, avrebbe fatto aumentare il loro potere contrattuale e le occasioni per trattare sottobanco. Mi augiuro che il, popolo si svegli.

Luigi Mainolfi

Scrive Roberto Pierfederici:
Il Sindaco socialista Roversi non merita un tale obbrobrio!

A differenza dei pur discutibili progetti ” Ducato estense” riguardanti piazza Gioberti e viale Umberto i , il costoso (950 mila euro) progetto di riassetto di piazza Roversi non piace praticamente a nessuno,in quanto nettamente peggiorativo della situazione esistente, sia dal punto di vista ambientale e botanico con l ‘eliminazione dei tassi e delle altre alberature esistenti e con la pavimentazione in pietra di Luserna destinata ad essere rovinata in breve tempo ,dato che ci dovranno continuare a passare i bus urbani ed altri mezzi pesanti.
Visto che è brutto , costoso e non piace praticamente a nessuno,
non si capisce perchè la Giunta municipale di Reggio insista ad ogni costo a realizzare simile progetto di riassetto.
Il Sindaco socialista Roversi non merita un tale obbrobrio!

Roberto Pierfederici

Scrive Mario Guidetti:
Meglio “donna Paola” di Di Maio

Caro direttore,

al tavolo Hemingway, dove non hanno il timore di avvalersi dell’art. 21 della Costituzione (libertà di parola), si è aperto il dibattito sulle esternazioni del dilettante allo sbaraglio che, senza arte né parte, ci ritroviamo capo politico del maggior partito italiano, ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonché Vice presidente del Consiglio dei ministri.

Tagli delle pensioni d’oro (oltre 4.000 euro mensili); questa la sua ultima esternazione accompagnata da un farraginoso metodo di calcolo col risultato finale di racimolare, si dice, 300 milioni di euro.

Al tavolo, da sempre paladini del principio “un tetto ai meriti, una soglia ai bisogni”, condividono l’obiettivo di ridurre le oltre 109.800 “nababbe pensioni” portandole, tranchant, a 5.000 euro nette al mese. Una cifra che non crea certamente “nuovi poveri” e che consentirebbe un risparmio di qualche miliardo di euro.

Al tavolo lo farebbero stabilendo, ora per allora, un tetto di 5.000 euro alle pensioni e creando un fondo di solidarietà per chi, e sono milioni, fa fatica a coniugare il pranzo con la cena.

Ci perdoni il collega Di Maio (collega in quanto, come chi scrive queste note, pure lui è giornalista pubblicista); a lui noi preferiremmo “Donna Paola”, valente cuoca e madre di famiglia. Lei sì, come tante altre madri di famiglia, saprebbe agire; saprebbe agire senza tanti bla, bla, bla.

Ad maiora (ma temiamo sarà sempre Ad malora)

Mario Guidetti prampoliniano portavoce del tavolo Hemingway

Scrive Andrea Malavolti:
La campagna elettorale permanente di Salvini

Sorrisi, strette di mano e reciproci complimenti tra il Premier ungherese Viktor Orban e il ministro dell’Interno Matteo Salvini, si legge su Pagine Ebraiche. Scrive La Stampa: “Si sa: Matteo Salvini è in campagna elettorale permanente. Ieri ha iniziato quella delle Europee di maggio. Primo spot, l’incontro a Milano, in Prefettura, con il premier ungherese Viktor Orban, l’uomo nero dell’Europa”. Così invece il Corriere: “I vicini a Salvini raccontano di un incontro in cui si è discusso molto più di economia che di immigrazione. In particolare, Orbán avrebbe detto all’interlocutore di essere riuscito a fare le riforme a cui puntava ‘perché da noi non ci sono i sindacati’”. Nel corso dell’incontro, segnalano i quotidiani, Salvini ha annunciato visite imminenti in “Nord Africa, Israele e Russia”. All’esterno della prefettura affollato sit-in “antisovranista” promosso da sinistra e diverse associazioni, tra cui Comunità di Sant’Egidio, Arci, Anpi, Cgil e Uil.

Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
L’Iran al Salone del libro di Torino, cresce il malcontento

Malumori bipartisan, in Regione Piemonte, per la scelta del Salone di Torino di avere l’Iran quale ospite d’onore dell’edizione 2020. A segnalarli è La Stampa, che scrive: “La decisione di ospitare l’Iran ha radici antiche: fu Enrico Letta, negli anni in cui era premier, a chiedere a Massimo Bray, allora ministro della Cultura, di andare in Iran subito dopo una visita di poche ore di Emma Bonino. si legge su Pagine Ebraiche. Era la prima volta che venivano affidate alla diplomazia culturale le relazioni e dopo anni venne firmato un accordo per una serie di iniziative culturali e relazioni di reciprocità. Con apoteosi l’arrivo al Salone del Libro”. Gli organizzatori, si legge ancora nell’articolo, “hanno comunque già garantito che non sarà lasciato spazio ad elementi ideologici che distinguono il regime degli ayatollah come l’odio verso i gay, la negazione della Shoah e dei diritti delle donne”.

Andrea Malavolti

Scrive Fausto Carmelo Nigrelli:
150 migranti e la sinistra che non c’è

Questa è una breve, triste cronaca.
Da ieri sera sono ufficialmente orfano. Sono politicamente orfano.
Ieri sera sono andato con mia moglie al porto di Catania dove alle 17 era indetto un presidio antirazzista. Ho fatto un’ora di autostrada e, in ritardo per il traffico nella tangenziale e lungo la strada di accesso alla città, alle 18 ero al varco 4, sul molo di levante, il più lungo dei tre che costituiscono il porto etneo.
All’ingresso dell’area portuale poca gente, poi, man mano che ci avvicinavamo al molo, abbiamo incontrato gruppi sempre più numerosi, festosi, vocianti. Giovani, molti giovani e persone di mezza età, ex sessantottini, direi. Per la maggior parte le due generazioni più rappresentate, ma c’erano nutriti gruppi di ex baby boomer come me, e di figlia della pantera (il movimento studentesco del 90), un po’ più giovani.
Le bandiere. Innanzitutto le bandiere: c’erano quelle di LeU, di Potere al popolo, di Rifondazione, del Partito comunista, dell’USB – numerose –, dei Red militant, di Legambiente – tante -, Emergency – qualcuna -, dell’Unione degli studenti e degli universitari di Link.
E le divise. Non quelle di poliziotti e carabinieri, ma quelle degli scout. Tante, davvero tante. E le t-shirt che sono come le divise: quelle che inneggiavano a Gaza libera e quelle, immancabili, con Che Guevara; quelle con le frasi pacifiste o della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e quelle del gay pride. Ma, per la prima volta, vedevo le t-shirt con le frasi di Papa Francesco, e quelle con le frasi del vangelo e, ancora, quelle del “festival francescano”. Un bel meticciato culturale, esemplare per una società che vuole essere del tutto meticcia, integrante e integrata.
A un certo punto ho realizzato. Ho percepito l’assenza. Nessuna bandiera del Pd, nessuna dei sindacati tradizionali: niente della CGIL, niente della UIL. Mi sono girato a 360 grafi: forse mi erano sfuggite. Non era possibile che la sinistra storica, quella a vocazione maggioritaria, i rappresentanti dei lavoratori, i riformisti non ci fossero. Non c’erano.
Ho incontrato un paio di colleghi, un giovane fotografo, qualche mio studente, un architetto conoscente e ho chiesto se avessero visto qualcuno del Pd, qualche sindacalista, qualche bandiera. «Orlando, c’è stato Leoluca Orlando, ma poi è andato via». «C’è un ex deputato regionale del Pd, mi hanno detto, ma non l’ho riconosciuto». «Era venuto un gruppetto del Pd con una bandiera, ma li hanno fischiati quelli dei centri sociali e se ne sono andati subito». «Si, all’inizio c’era qualche bandiera della CGIL. Avranno timbrato il cartellino».
E io? Sono rimasto, un po’ smarrito, un po’ sentendo un clima analogo a quello delle manifestazioni a Comiso, nel 1982, contro i missili cruise. Solo che allora avevo vent’anni. Anche mia moglie.
Poi ho ascoltato il giovane che dal palco incitava la folla e scandiva slogan e mi sembrava motivato e capace di arringare tutta quella gente. Duemila? Tremila? Tanti? Pochi? Abbastanza.
Però, a un certo punto ha cominciato a dire che «noi manifestanti stasera dormiremo tranquilli, con la coscienza a posto per esserci battuto per i diritti dei migranti mentre le poliziotte e i poliziotti no, perché sono stati servi dell’assassino Salvini» e un gruppo di giovani ha gridato contro i poliziotti: Servi! Servi!
Ancora una volta! Non è possibile! E Pasolini non ha insegnato niente? «io simpatizzavo coi poliziotti», scrisse ai tempi di Valle Giulia. E anche io ieri sera.
La mia sinistra non c’era e questa non è la mia sinistra. E io sono orfano.
Ma questo non è importante. La sinistra che manca, quella afasica, che non prende parte, che ritiene che è sufficiente una comparsata sulla nave con le telecamere d’ordinanza o il tweet o controtweet di buon mattino, la sinistra cioè che ha consegnato l’Italia a Salvini e Di Maio, continua a non stare in mezzo alla gente; continua a non alzare le bandiere che il suo popolo chiede, continua a non rappresentare i valori che ha incarnato e di cui c’è ogni estremo bisogno.
La sinistra che non c’era lascia il palco a chi grida contro i poliziotti – comportamento duale a quello di chi grida contro i migranti. E condanna l’Italia a un nuovo Ventennio.

Fausto Carmelo Nigrelli

Scrive Massimo Ricciuti:
Cambio di fase

Dal disastro di Genova (con il conseguente dibattito nazionalizzazione v/s privatizzazione), l’imbarcazione Diciotti impossibilitata a sbarcare nel proprio Paese. il Ministro Savona che dichiara che in realtà il “piano B è in fondo il “piano A”…. la prefigurazione che tra poche settimane i mercati cattivi ci colpiranno perché “vogliono fermare il cambiamento”… Moavero, Tria da un lato, il Ministro Della Paura dall’altro. Il ginepraio della vicenda delle responsabilità Autostrade, le ricostruzioni che smentiscono un po’ tutti (in primis Salvini). Il caos dominante e la assoluta assenza delle opposizioni tracciano uno scenario da brividi. Le voci si rincorrono, si smentiscono, post vengono cancellati, le dichiarazioni degli esponenti dei partiti al governo fanno il paio con il silenzio altrui. Ce ne è abbastanza per essere davvero preoccupati. Settembre è alle porte e ancora non è chiaro quale sarà l’effettivo atteggiamento del governo sul Def e con quale mood cercherà di interloquire con l’Unione Europea. Nel frattempo Putin è stato a Vienna è ha ballato il valzer come fosse a un ricevimento a casa propria. Nel frattempo la Grecia inizia finalmente a fare i primi passi da sola. A costi salatissimi , come pure ha ammesso la “Trojka”. Ma che almeno serva da lezione per come si curano le malattie e per come si fanno scelte scellerate da parte di chi governa in “nome del Popolo Sovrano” a colpi di democrazia diretta contro “gli altri” (UE).

Qualcuno avrà imparato la lezioncina?

E’ di ieri la dichiarazione del Procuratore Capo di Agrigento che ipotizza ipotesi di reato pesanti a carico di esponenti del governo per la vicenda Diciotti (sequestro di persona)….ma perché tutto questo? Perché sta accadendo l’impossibile? Perché stiamo di fronte a un vortice definito di emozioni invece di essere al centro di un vivacissimo confronto politico?

Crediamo che la questione sia da ricercare sicuramente nelle responsabilità di un partito che si è appiattito sul “presente” invece di prospettare una visione della società declinata al futuro (quando ci ha provato, nel 2014 , gli è stata concessa una bella dose di fiducia..ma subito dissipata).

Allora il punto è chiaro che va ricercato in un’opzione strategica che proprio a causa di una certa “leggerezza” ha fatto sì che non da oggi si mettessero radici a una comunità basata sull’atteggiamento vittimario, sul rancore, sulla sfiducia dall’altro da sé e , peggio, in un sentimento di violenta chiusura verso ogni ipotesi di apertura e di modernità. E allora ecco l’emergere del NO come simbolo dei nostri tempi. No a tutto. No Gronda,. No Tav. No Tap. No vaccini…etc etc etc. Un NO irrazionale e assolutamente pre-politico. E come si fa a contrastare con la politica l’epoca del risentimento e delle “passioni tristi”?

Bernard Henry-Levy si è posto pochi giorni fa l’interrogativo e ha giustamente sollecitato tutte le forze che si riconoscono in un ipotesi di futuro a darsi una veloce mossa. Prima della scadenza elettorale europea.  La tornata del 2019 rischia di costituire il punto di non ritorno e la fine dell’occidente per come l’abbiamo conosciuto e per come vorremmo anche cambiarlo in positivo

Andrè Glucksmann con “L’odio” ripercorre tutte le tappe che hanno portato l’occidente sull’orlo dell’abisso.

Bisogna avere l’umiltà di comprendere che siamo entrati in una inedita “Era Politica” e bisogna fare un grande bagno di umiltà, di studio e soprattutto di generosità, mettendo le reciproche identità di provenienza al servizio di un’aggregazione che a cerchi concentrici coinvolga, presto, tutti gli anti-sovranisti d’Italia (e non solo)…non mancano gli appelli per la costruzione di un legame transnazionale. Occorre capire che siamo in una “Fase di Transizione Permanete” e in questo rock’n roll bisogna stare dentro. Occorre una nuova sintassi, un nuovo lessico, un “riformismo emotivo” che riconduca alla ragione con una forte proposta di cambiamento palpabile, popolare e riconoscibile.  Occorre utilizzare il concetto di “fiducia” al posto del sentimento del “rancore”.

Occorrerebbe riconoscere che non esiste una ricetta buona e una cattiva per tutto, ma che ogni problema a una sua soluzione, una sua chiave. Occorrerebbe umilmente sapere che ci sono momenti per fare certe scelte in un certo modo e altri momenti per agire in modo diverso. Che le idee si basano sulla voglia di cambiare in modo concreto, avendo cura della coesione sociale. Occorre unire chi si crede “diverso”. Sapendo che ognuno è diverso e ognuno ha legittimamente il diritto alla propria felicità e ai suoi desideri. Occorre evitare di usare il termina “proteggere”. Occorre iniettare il virus della speranza partendo da segnali concreti. Questo è il riformismo ai tempi del sovranismo!

Scrive Luigi Mainolfi:
Dove, stiamo andando?

L’ On. Calenda auspica una marcia dei 40 mila dell’Italia che produce. Nel 2011, Governo Berlusconi, 3.000 imprenditori  trevigiani, preoccupati per lo spread, marciarono. La stessa cosa fecero, nel 1980, 40 mila capi e impiegati. Nel 2014, a Piazza del Popolo di Roma,  manifestarono associazioni aderenti alla Rete Imprese Italia. Queste notizie mi hanno provocato la necessità di capire  i cambiamenti avvenuti   nella politica italiana.  Una riflessione sul comportamento dei  sindacati, delle Associazioni di categoria, delle cooperative e del Terzo settore, ha  rafforzato tale esigenza . Nella prima Repubblica, una persona partiva dalla fascia sociale di appartenenza  e sapeva chi erano gli “amici  e i nemici politici”  . Si capiva, chi difendeva i pochi ( imprenditori e speculatori) e chi difendeva i molti ( lavoratori, famiglie, giovani e anziani); chi era per le Partecipazioni Statali e chi era per le privatizzazioni; chi si preoccupava di parte del territorio  e chi di tutto il Paese.  Il Centrosinistra (DC,PSI,PSDI, PRI) nazionalizzò l’energia elettrica, aumentò la presenza dello Stato nell’Economia, organizzò la Sanità Pubblica, rafforzò la scuola pubblica, creò la Cassa per il Mezzogiorno, organizzò la programmazione economica, ecc.  Possiamo dire che il Paese aveva una politica,  che difendeva  la persone e le zone deboli in un processo di sviluppo, quasi armonioso. Intanto, nessun territorio temeva la desertificazione; i giovani laureati non erano spinti ad emigrare; i nostri emigranti tornavano; i lavoratori ebbero lo Statuto dei lavoratori e i diritti civili venivano tutelati; il Pil cresceva e le diseguaglianze venivano mitigate; ecc.. Ovviamente, non era il paradiso, c’erano anche comportamenti, che lasciavano a desiderare. Io, che negli  anni ’70, ero già dirigente provinciale del PSI, conoscevo le negatività, contro le quali mi battevo, ma erano fisiologiche e circoscritte, anche se c’erano alcuni settori,  oscuri e protetti. D’altra parte, i poteri forti avevano un’eredità  annidata in luoghi difficilmente penetrabili. Secondo i populisti di allora,Tangentopoli doveva fare pulizia, invece,  aggravò la situazione e,negli anni,  ha fatto   diventare le Fake News messaggi  politici  e bussole per i politici improvvisati.  Ne cito una. I signori della seconda Repubblica ripetono che l’elevato valore del rapporto Debito Pubblico/ PIL è eredità della prima Repubblica. E’ una bufala. Infatti, nel 1980, il rapporto DEB/PIL era del 58%; nel 1990, del 94,8%, nel 1992, del 105%. Nel 2011, era salito al 120%, mentre nel 2017 è stato del 132%.  Come si vede, dal 1990,seconda Repubblica,  il rapporto DEB/PIL è  cresciuto di ben 37 punti, nonostante il tasso d’interesse fosse ridotto ai minimi termini, mentre negli annoi ’80, era a due cifre. Veniamo all’oggi.  I duri e puri ( pensavano di essere i migliori), negli anni novanta, passarono da statalisti a privatisti , aiutando l’invasione dei privati nel pubblico. Buona parte dei gioielli  economici  furono trasferiti a speculatori privati . In questi sventurati giorni, gli italiani  sono venuti a conoscenza  che Benetton è il padrone delle Autostrade (dalla stoffa al cemento e agli stralli). Genova dovrebbe  far ricordare, agli irpini,  i morti  del terremoto dell’80, provocati dai  palazzi costruiti con il cemento-farina.  I privati cercano gli utili, anche a danno del popolo. Ma veniamo agli aspetti che oggi rappresentano il barometro del nostro Paese, ma che non vengono amplificati dalla stampa:1) Ai lobbysti sono stati assegnati uffici alla Camera e al Senato (per fare  cosa?); 2)  I dipendenti  dello Stato, dal 2015 al 2016 sono diminuiti di 6.969 unità; 3) Le diseguaglianze si sono amplificate; 4) Le Banche e l’Ente Poste hanno licenziato decine di migliaia di dipendenti, a fronte del conseguimento di utili stratosferici; 5) Le Società Assicuratrici chiudono Agenzie ( provocando licenziamenti), preferendo  i precari del porta a porta, nonostanmte  i loro utili superino quelli delle Banche); 6) Il tentativo di aggressione alle Banche Cooperitive, da parte delle grosse Banche, spinge verso un futuro  preoccupante; 7) L’aumento  del costo di gestione delle Regioni,  Province e Comuni . ( Nella Prima Repubblica  fui Assessore del Comune di Rotondi e Presidente della Comunità Montana Partenio, senza aver diritto ad indennità.  Nella seconda Repubblica c’è stata  l’esplosione degli emolumenti, che, tra l’altro, ha fatto perdere autorevolezza agli eletti; 8) Il 90% dei giovani universitari  è convinto che il futuro sia  all’estero; 9) Un terzo del territorio nazionale si va spopolando, con gravi conseguenze economiche, sociali e sociologiche. Da quanto innanzi, si capisce che si marcia, senza guida politica, verso un futuro pieno di incognite. Ognuno fa quello che vuole e nessuno controlla. Non è un caso, se Galli della Loggia si domanda:- Perché ci manca lo Stato?   Purtroppo, le forze politiche in campo, maggioranza e opposizioni, non hanno un modello di società a cui ispirarsi.  Se paragoniamo l’Italia ai paesi  dell’occidente, non troviamo niente, che ci accomuna. Speriamo che rinasca la vera politica.

Luigi Mainolfi

Scrive Leonardo Scimmi:
La Grosse Koalition tra populismi

Per chi non lo avesse ancora capito c’è il rischio che dopo Genova il PD sparisca.
Che il PD sia visto ed è visto come il rappresentante dello status quo e responsabile di tutto.
Nessuno ricorda Berlusca Bossi o D’Alema. Il tempo oggi assai veloce macina tutti. La colpa politica ricade sul PD. In più occorre dire che l’azzardo di chi riteneva di accoppiare Lega e 5 Stelle in un unico soggetto non funziona, per ora.

In Italia abbiamo una Grosse Koalition tra populismi di destra e populismi di sinistra che di fatto tagliano fuori tutti gli altri ed esprimono il cambiamento.

Quindi coprono tutto verticalmente ed orizzontalmente finché reggono. La situazione è seria. Ciò detto il PSI non ha le forze necessarie, non sa usare facebook, non usa e- mail, è assolutamente autoreferenziale solo perché qualcuno è stato deputato 50 anni fa si sente depositario della scienza, quando 50 anni fa bastava stare in lista per entrare in Parlamento. Oggi ci vogliono preferenze….vere o virtuali. Salvini aveva oltre 200.000 preferenze alle europee.

Quindi resta il PD che dovrebbe trovare una strada. La strada del liberalismo e della modernità e dell’Europa, anche cristiana può aiutare. Il rischio è in primis abbandonare il fianco sinistro. Ma quel fianco pieno di livore rabbia giustizialismo e statalismo, è sinistra? E quel fianco che applaude Di Maio al funerale di genova è recuperabile?

Non credo. Credo sia meglio parlare ai riformisti e liberali del nostro paese, rischiare di essere minoritari oggi per essere utili domani. Oggi dobbiamo portare l’italia in linea coi paesi avanzati dove ci sono infrastrutture moderne mercati avanzati e trasparenti stati sociali funzionanti e sostenibili. Non inseguiamo nessuno, siamo noi stessi, il popolo capirà da che parte va il mondo e saprà accettare sacrifici se sente di essere ben guidato.

Lasciamo passare questa febbre e siamo pronti con risposte chiare e giuste.

 

Scrive Celso Vassalini:
A forza di dire no si mette a rischio il Paese

Egregio Direttore,
Oggi al dolore per quanto accaduto a Genova si è aggiunto un grande sconforto. Perché almeno io ancora mi ostino a credere che di fronte alle tragedie un paese dovrebbe unirsi, che le sentenze le emanano i magistrati, che la propaganda almeno per qualche ora di fronte alla morte dovrebbe fermarsi. Ma evidentemente non è più cosi. Si scatenerà la caccia alle streghe al colpevole senza aspettare le indagini? Perché sanno che aver detto “No alla #Gronda” è una colpa enorme. A forza di dire #No a tutto, mettono a rischio il Paese. Loro, che giudicavano il crollo del Ponte “Una favola”.

Chissà cosa direbbero i cittadini se da domani i nostri Sindaci, Presidenti di Provincie (area vasta) e Regioni, decidessero di tener chiusi ponti, scuole ed edifici pubblici di proprietà della pubblica amministrazione. Suvvia non fingiamo. di non sapere quale sia la situazione delle opere pubbliche (e private) in Italia (e non solo). Probabilmente occupiamo abitazioni estremamente vulnerabili in occasione di un eventuale evento sismico eppure continuiamo a dormire in queste case nella speranza che il sisma accada altrove o in un futuro lontano lasciando ad altri l’incombenza di mettere mano al portafoglio per raggiungere un’apprezzabile sicurezza. Chiediamoci se la cultura della Prevenzione, Sicurezza sia davvero una priorità nelle nostre spese “bilanci” del Governo, Regioni e soprattutto in ogni Comune. #Serietà.

Celso Vassalini