Le telefonate di Renzi

Ma quante telefonate ha fatto Renzi? Per Delrio nessuna. Invece Emiliano confessa di essere stato raggiunto al cellulare. E cosi Speranza e perfino Bersani. Possibile che Delrio non lo sapesse? Anche Delrio, sconfessando se stesso, sostiene oggi il contrario. Viene quasi il dubbio che Renzi abbia due telefoni. Uno conosciuto dal suo ministro e l’altro no. Ma basteranno le telefonate per fermare la scissione? Nella famosa pubblicità la telefonata bloccava niente meno che una fucilazione. E allungava la vita. Adesso servirà per allungare l’esistenza del Pd? Difficile. Franceschini ha tentato con un twit. Ma Guerini ha gettato acqua fredda sui tentativi unitari. Con altro twit. Renzi non accetta ultimatum. Solo telefonate… Ma possibile che non riescano a parlarsi di persona?

Giletti, ma non arrossisci?

Massimo Giletti, fustigatore di italici costumi e in particolare alfiere dell’antipolitica, guadagna dalla Rai 500mila euro fissi a cui si sono aggiunti l’anno scorso altri 313mila euro di extra. Giletti in più trasmissioni, tra la quali una in cui se la prendeva col temerario Mario Capanna, prestatosi all’improbo confronto sui vitalizi parlamentari, scatenava anche le urla scandalizzate del suo pubblico contro i presunti privilegi dei politici. Bella faccia tosta, visto che coi soldi dei cittadini, la Rai é azienda pubblica, lui si gonfia il portafoglio otto volte più di un parlamentare e sedici volte di più di un ex parlamentare. Si dirà, ma Giletti deve far pubblico, e col pubblico aumenta la pubblicità dell’azienda. Anche un parlamentare, prima dei listini bloccati, doveva avere la gente dalla sua e mettere insieme molte preferenza per varcare il portone di Montecitorio. E’ vero che Vespa incassa molto di più e anche Santoro e perfino Insinna e Antonella Clerici, mentre la sola Annunziata lo tallona (con poco più di 400mila). Ma almeno loro non si scandalizzano di chi prende meno con un moralismo all’incontrario. Chissà che il buon Giletti davanti allo specchio non arrossisca… Ne dubito.

Storie di ex molto… onorevoli

Mica se la passano male, dai. Mica sono socialisti loro. Parliamo di quelli che sembrano spariti e invece… Cominciamo dalla notizia del giorno. Dalla probabile elezione di Veltroni a presidente della Lega calcio. Sapevamo delle sue propensioni cinematografiche. Ci mancavano quelle calcistiche. Un salto all’incontrario é stato quello di Giovanna Melandri, ministro dello sport del governo Prodi tra il 2006 e il 2008. Dal 2012 é presidente della Fondazione Maxxi di Roma, il museo delle arti del XXI secolo. Si sa che l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta é docente a Parigi nella facoltà di Sciences Politiques, ma dirige anche la scuola di affari internazionali. Ha perso la presidenza, ma ha trasferito tutta la famiglia in Francia come se Renzi fosse Mussolini. A proposito di Renzi sapete che fine ha fatto Lapo Pistelli, il suo migmalione e già vice ministro degli Estero del suo governo? E’ vice presidente dell’Eni, mica noccioline. Il dèsaparecido Follini, già leader dell’Udc e vice presidente del governo Berlusconi poi approdato al Pd, é presidente dell’Associazione produttori televisivi, mentre Francesco Rutelli, già segretario della Margherita e fondatore del Pd, é oggi presidente dell’Aiad, l’associazione nazionale delle imprese cinematografiche e audiovisive. Ecco un altro reggiano promosso. E’ Ivan Soncini, già presidente del Ccpl (Consorzio cooperativo di produzione e lavoro), oggi in stato pre fallimentare, nominato da Delrio presidente della Fs Logistica. Adesso un posticino bisognerebbe trovarlo anche a Piero Fassino. Ci pensa Renzi, perché Fassino non é un oppositore e a lui come a De Luca non si applica la regola della rottamazione. E’ in segreteria nazionale e poi chissà…

Com’é cambiato l’avviso di garanzia da Tangentopoli a oggi

Il piemme di Mani Pulite, intervistato a proposito dell’avviso di garanzia inviato a Virginia Raggi, ammette spudoratamente: “Un avviso di garanzia non è colpevolezza”. Lo stesso Renzi, cui non può essere rimproverata incoerenza, sostiene analogo concetto e invita il Pd a non comportarsi come gli altri (leggi Cinque stelle), augurando anzi alla Raggi di risultare innocente. I Cinque stelle hanno precostituito una soluzione antitetica a quelle adottate precedentemente. E dunque anche per loro un indagine della magistratura che porta all’avviso di garanzia (ex comunicazione giudiziaria) non comporta automaticamente le dimissioni. Faccio macchina indietro, quando invece tutto questo garantismo non c’era, quando il buon Tonino usava il carcere come strumento di tortura a fini di confessione, quando i giornali e le televisioni, compresi quelli di Berlusconi, invitavano alle dimissioni tutti coloro che erano colpiti da avvisi di garanzia, sbattendo le loro foto sui giornali come se fossero già stati condannati, quando i processi si davano in diretta televisiva per esaltare le imprese eroiche del Torquemada meneghino e per lapidare pubblicamente gli inquisiti, quando interi partiti vennero gettati al macero solo per reati mai perseguiti prima dagli stessi magistrati, in preda poi a un’euforia rivoluzionaria. Pensate se gli stessi concetti espressi oggi da Di Pietro, Renzi e le nuove tavole del diritto formulate da Mosé Grillo fossero stati adottati durante Tangentopoli. Credo seriamente che il nuovo Tonino, Renzi e Grillo sarebbero stati fatti a pezzi. Temporibus illis..

Tribunali, iscritti, congresso…

Conclusa la segreteria eletta a Venezia. Approvato il tesseramento 2016 col solo voto contrario di Roberto Biscardini. Come si possa partecipare a un congresso dopo avere votato contro un tesseramento che costituisce la platea congressuale, é difficile anche solo da ipotizzare. Evidentemente il gruppo di dissidenti che ci ha costretto a ritornare in contatto con la magistratura ha in mente di rivolgersi ancora ai magistrati tentando di bloccare un congresso che si è rivelato necessario proprio a causa dei loro ricorsi. Io mi sono permesso di rivolgere un appello: mettete da parte la via giudiziaria al socialismo e discutiamo di tutto. Niente da fare. Il tabulato degli iscritti con relativi versamenti é stato messo a disposizione. Se questa opposizione a tutto ha una logica vedo solo il tentativo di colpire non tanto Nencini o gli altri dirigenti di questa piccola comunità che si tenta di tenere insieme, ma tutti coloro che continuano a crederci, i 21mila che hanno sottoscritto la tessera pagata di tasca loro. A che pro? Per fare un’altra cosa, per approdare altrove? Il 28 si svolgerà il Consiglio nazionale e un estremo tentativo per tornare alla ragione si dovrà fare. Se no ognuno per la sua strada. Meglio che questo continuo, esecrabile, grottesco farci del male dove gli innocenti diventano colpevoli.

Date una casa a Grillo

Lascia Farage per approdare all’Alde, fa un referendum tra gli iscritti e partecipano, dicono, in quarantamila. Oltre il 70 per cento gli dice si e alla fine l’Alde gli dice no. Contrordine, Grillo torna da Farage che aveva spontaneamente abbandonato. E noi siamo contenti. Una casa la deve pur avere lui coi suoi proseliti, che adesso si scoprono critici nei confronti del pendolarismo del loro leader, al quale devono la loro promozione da signori nessuno a parlamentari europei e nazionali. Si arrabattano e parlano di figuraccia. Mica é la prima. Solo la Raggi ne ha accumulate tante da competere con Razzi. Ma almeno il senatore ex dipietrista e ora berlusconiano, svizzero e abruzzese, non é sindaco di Roma. E della sua esistenza ci accorgiamo solo dall’esilarante imitazione di Crozza. Continuo a ritenere Grillo e Casaleggio senior molto meglio dei loro seguaci, soprattutto quando questi ultimi fanno gli indignati. Cambino partito. Ma per farlo dicono esista una penale di 250mila euro. Altro che la difesa di una pensione parlamentare. Questi hanno blindato con un muro di soldi tutte le uscite. Anche quelle di sicureza. Meglio criticare dall’interno. Non c’é dubbio.

Che sorpresa. Un avviso di garanzia non é una condanna….

Tutti commentano con un certo qual sospetto di evidente strumentalità la cosiddetta svolta garantista di Grillo. Ha scoperto che un avviso di garanzia è un atto dovuto, non certo una condanna, e che in quanto tale non comporta la necessità di dimissioni. Ovvio che non si tratta di svolta garantista, ma di esigenza di coprire il sindaco di Roma, dicono in previsione dell’inizio di un procedimento giudiziario a suo carico, che con le vecchie regole avrebbe comportato le sue dimissioni e nuove elezioni nella capitale, con tanto di sconfessione della moralità grillina. Questo procedimento non si applica però retroattivamente. Dunque la Muraro, solo avvisata, non sarà richiamata, e cosi Pizzarotti, che per un avviso é stato espulso, mentre Nogarin pur avvisato è in carica e la Capuozzo, nemmeno raggiunta da avviso, é stata espulsa. Che confusione. Ma c’è una postilla che vorrei aggiungere. I commentatori televisivi e cartacei che oggi prendono atto come fosse un’ovvietà che un avviso di garanzia non deve comportare alcuna dimissione perché é un atto dovuto, dove erano nel 1992-94 quando loro stessi o i loro colleghi sbraitavano il contrario e si apprestavano a contribuire allo smantellamento di un sistema politico col grimaldello degli avvisi di garanzia? Allora anche il Grillo di oggi sarebbe stato considerato un provocatore, un potenziale corrotto, un reprobo. Gli italiani possono dimenticare molte cose. Ma ci sono cose che i socialisti non riescono a dimenticare…

Il figlio di Poletti

Non mi piacciono le polemiche personali. Meno ancora quelle familiari. Però sono rimasto di stucco nell’apprendere che, mentre i nostri figli fanno fatica a trovare lavoro anche se laureati e meritevoli, il figlio del ministro Poletti, già presidente del movimento cooperativo, viva grazie a un giornale, che poi si è fuso con un altro, che ha cadenza periodica e cinquemila abbonamenti, in stragrande parte sottoscritti dalle cooperative e abbia goduto di un finanziamento dello stato pari a 500mila euro in tre anni. L’Avanti non percepisce un solo euro. E come l’Avanti anche gli altri giornali online. Non so quanto percepisca un periodico locale, ma certo é molto lontano dal contributo che viene annualmente erogato al giornale del figlio del ministro. Il quale, sia ben chiaro, ha tutto il diritto di lavorare come tutti gli altri giovani. Ma non ne ha di più solo perché figlio di Poletti, che si é perfino preso la briga di polemizzare coi giovani che vanno all’estero a lavorare. Ci mandi il suo figliolo all’estero. E consenta al giornalino super finanziato di assumere un giovane che vive, non per sua scelta, a Londra o a Berlino. Sarebbe, questo sí, un modo concreto per correggere le sue dichiarazioni.

Poletti e gli italiani all’estero

Poletti parla in romagnolo. Figlio di contadini, racconta che da ragazzo il suo compito era quello di pompare l’acqua e una volta disse a suo padre che non ne aveva voglia perché voleva andare in paese. Suo padre, comprensivo, lo rassicurò: “Allora pomperai l’acqua senza voglia”. Cosa volete che centellini lui le parole con un padre così. Vabbé, ha fatto due gaffe in una settimana. Ma l’acqua bisogna pomparla lo stesso con o senza gaffe. E dire che il referendum sul jobs act si potrebbe anche non fare se ci saranno le elezioni anticipate e poi aggiungere che lui conosceva dei giovani italiani che sono andati all’estero e che è bene che non ritornino, che scandalo fa? A chi si riferiva, piuttosto. Basterebbe dire nomi e cognomi. Magari a Cesare Battisti? Non è più un ragazzo. Però star lì a processare Poletti per le sue parole in libertà, é come prendere in giro Trapattoni mentre parla tedesco. Dai, uno che pompava l’acqua contro voglia, può anche pompare parole in libertà….

Le balle sul proporzionale

Tutti, anche Renzi per la verità, dicono che il proporzionale ci farà tornare alla prima Repubblica (dove sia la seconda non si sa), che i governi si faranno in Parlamento (e quando mai sono stati fatti altrove?). E soprattutto che non ci sarà più stabilità. Osservo a quest’ultimo proposito che dal 1994 ad oggi (cioè per 22 anni) c’e stato solo un governo, quello di Berlusconi (2001-2006), che è durato un’intera legislatura. Dal 1994 al 1996 ci sono stati due governi e nell’ultima fase con una maggioranza opposta a quella iniziale e si è votato dopo soli due anni. Dal 1996 al 2001 ci sono stati tre governi, e gli ultimi due con maggioranze diverse rispetto a quella presentata agli elettori, mentre la legislatura emersa dal voto del 2006 è tramontata nel 2008 col governo sfiduciato da una parte della sua stessa maggioranza. Quella aperta col trionfo berlusconiano del 2008 è incorsa nel distacco di Fini del 2010, con relativo cambio di maggioranza e con l’intervento di Napolitano del 2011 che di fatto ha posto le condizioni per la formazione del governo Monti, appoggiato anche dalle forze che erano all’opposizione. Le elezioni del 2013 hanno consentito la formazione di un governo Letta prima con Forza Italia e poi col solo Nuovo centro destra, derivato da una scissione del partito di Berlusconi. Poi si é formato il governo Renzi e adesso il governo Gentiloni, con identiche maggioranze. Dove sta la seconda Repubblica? Dove sta il rispetto dei governi indicati dagli elettori? Dove sta la stabilità garantita dal maggioritario e dal premio di maggioranza?