Applausi a Craxi a Montecitorio

La cronaca politica e giudiziaria l’aveva affossato. La storia lo sta rivalutando. Giudicato il cinghialone dall’Indipendente di Feltri, colpito al cuore dai comunisti o ex, per vincere la partita di ritorno della caduta del Muro, giudicato in quattro e quattr’otto dai tribunali con condanne che neppure un traditore della patria e un assassino avrebbe meritato, ieri, nel corso della cerimonia per i cento anni dell’aula di Montecitorio, durante la proiezione del documentario, un applauso si é spontaneamente levato dall’aula mentre l’on. Bettino Craxi era intento a pronunciare la frase: “Se gran parte della materia dei finanziamenti ai partiti deve essere considerata criminale, allora gran parte del sistema sarebbe criminale”. Probabile che al di là della lucida denuncia di allora si sia voluto tributare un omaggio alla figura dell’unico presidente del Consiglio costretto a morire lontano dal suo paese e al quale l’Italia aveva riservato solo l’ignominia di un futuro nelle patrie galere. Un sentimento di colpa da emendare. Noi prendiamo atto di questo applauso postumo, ma ancora restiamo sbigottiti, gli anni passano ma i sentimenti e anche talvolta i risentimenti no, da tanta violenza e ingiustizia. Da tanta protervia a colpire un uomo solo in vecchio stile brigatista, cioè per educarne cento. Oggi siamo noi che saliamo suo banco dell’accusa per coloro che scagliarono i sassi dopo aver compiuto gli stessi peccati, e anche per i tanti che dopo Tangentopoli hanno rubato allo stato per conto del partito per finanziare loro stessi. Per costoro, in parte anche assolti dalla cronaca, la storia non farà sconti.

Irlanda e il nodo avviluppato

Mica é facile risolvere la questione Brexit in salsa irlandese. Nella sua Ceerentola Rossini si esalta col celebre coro: “Questo è un nodo avviluppato” cui ben si attaglia quello irlandese dopo la Brexit. Come é ovvio i confini della Gran Bretagna dovranno essere ripristinati per le persone e le merci. Ma se un confine con la terra ferma ë segnato dal mare, ce n’é uno che spacca un’isola. E’ quella irlandese, tuttora divisa tra Irlanda con capitale Dublino, indipendente da circa cento anni, e Irlanda del Nord, che ha acquisito una sua autonomia dopo anni di lotte cruente tra indipendentisti cattolici e unionisti protestanti, ma che ancora é collocata nel Regno Unito. L’Irlanda resta in Europa, quella del Nord esce con la Brexit. E dunque dopo avere abbattuto tutti i confini tra Nord e Sud si dovrebbe tornare a erigerne uno proprio all’interno della stessa area nazionale. Con tanti saluti per l’autonomia, l’indipendenza e l’unione irlandese. Questo é quel che non vuole il governo britannico e che ovviamente non vogliono l’Irlanda e i nordisti autonomisti. L’altra idea, suggerita da Bruxelles, é quella di uniformare Nord e Sud al mercato comune, di fatto distaccando l’intera Irlanda dal governo di Londra, e questo non possono accettare né gli unionisti irlandesi né il governo centrale. Intanto, dopo l’ipotesi di accordo di Teresa May proprio i ministri irlandesi e quelli che si occupavano di Irlanda hanno sbattuto la porta. Valli a capire i brexisti. Potevano mica pensarci prima? Recita un vecchio proverbio irlandese: “Che tu possa arrivare in paradiso mezz’ora prima che il diavolo si sia accorto che sei morto”. Stavolta pare arrivato prima lui.

Reazioni a Cinque stelle

Se Toninelli vede un tunnel che non é ancora finito e che il ministro Fraccaro invece non vorrebbe neppure completare, dopo il Sì Tap adesso i Cinque stelle sanno benissimo che devono passare anche al Sì Tav. Salvini gongola dall’alto del suo 30 e più per cento che i sondaggi gli attribuiscono e plaude ai 30mila in piazza a Torino in appoggio alla Tav, che costerebbe di più (tra penali e distruzione del costruito) non ultimare piuttosto che ultimare. Dopo l’assoluzione di Virginia Raggi i Cinque stelle hanno perso le staffe, ammesso che prima fossero più equilibrati. Di Maio, che vuol chiudere i negozi alla domenica ha definito “fighetto” il sindaco Sala che lo ha invitato a chiuderli ad Avellino, mentre i giornalisti sono stati definiti da Di Maio “sciacalli, corrotti, cani da riporto”. L’uomo dal dorato esilio, il futuro leader tenuto in frigo, Di Battista, ha aggiunto, lui che deve sempre fare più uno, “pennivendoli e vere puttane”. Di Maio ha annunciato anche una nuova legge sull’editoria. Speriamo non sia come quella del 1926. In fondo, almeno a parole, il governo Mussolini non era mai arrivato a tanto.

Parole e… scarpe

C’é un precedente sull’uso politico della scarpa. E’ quello di Kruscev che il 12 ottobre del 1960 ne brandì una per sbatterla sul tavolo durante una sessione delle Nazioni unite in segno di protesta per l’intervento di un rappresentante filippino che stava parlando della dominazione sovietica sui paesi dell’Est. Non si è mai capito se il segretario del Pcus se ne tolse una rimanendo scalzo in un piede, se la tolse a Gromiko che gli sedeva vicino o se l’abbia estratta dalla borsa programmando così il teatrale gesto. Forse questo eurodeputato leghista conosceva quell’inusuale atto che divenne un’icona del Novecento. Resta il fatto che l’on. Ciocca vi ha aggiunto un’acre componente di volgarità. Il suo disprezzo per l’Europa e la sua Commissione é pari a quello dei fascisti per la Società delle nazioni dopo l’invasione dell’Etiopia, anche se, oltre all’oro alla patria, nessuno credo abbia raggiunto un tal livello triviale. Anche i dirigenti leghisti pare non abbiano gradito. Mi stupisco. Se si ritiene che l’Europa affossi la volontà dei popoli e si continua a puntare l’indice contro la Commissione, questo atto é assolutamente giustificato. Sono le parole che armano i gesti e a volte anche le scarpe…

Tra Savona-Zurigo, l’esule Di Battista e il Grillo parlante

Due giorni di notizie da tragicommedia all’italiana dopo la manina dimenticata, anche grazie alla manona di Donnarumma a farfalle nel derby. Come è a tutti noto il ministro Savona tiene conti personali in banche svizzere. Una trasmissione televisiva ha recentemente parlato di un milione e mezzo di euro in una banca di Zurigo custodito in un conto a lui intestato. Da non credere. Un ministro che invita ad aver fiducia dell’Italia si tiene i suoi soldi in un altro paese. Sembra un’imitazione di Crozza e invece è realtà. Possibile che questo non turbi nessuno al pari dei 49 milioni della Lega, pagati col metodo Lotito? Di Battista continua a girare il mondo coi soldi di Mondadori (razza d’un Berlusca ma cosa combini?) e attende lo scalpo di Di Maio il quale avrebbe confidato a Salvini che se l’asse Dibba-Fico si consoliderà allora saranno mazzi acidi per il governo. Meno male che c’è il Grillo parlante a portarci un po’ di allegria. Al Circo Massimo poteva mancare lui, oltre a Casaleggio junior nemico della grammatica italiana più che della politica? Grillo, lasciamo perdere gli insulti idioti agli autistici, dopo avere proposto un Parlamento non più eletto e nemmeno nominato, ma sorteggiato, ha chiesto di togliere poteri al presidente della Repubblica e di mandare in clinica i vecchietti di Bruxelles. Cioè di azzerare tutto in Italia e in Europa (Parlamento, presidente della Repubblica e Unione europea, tutto d’un colpo) evidentemente per instaurare il regno della Casaleggio & Grillo company. La nuova e piuttosto preoccupante democrazia del millennio.

Il j’accuse di Di Maio con retromarcia

Esilarante sfogo di Di Maio, vice presidente del Consiglio, contro il suo governo. Giggino da Pomigliano, da Vespa, sostiene che qualcuno (chi? Lo spirito santo?) avrebbe inviato al Quirinale il testo manipolato (da chi? Da Tria, da Garavaglia, da Giorgetti?) del decreto fiscale. Poi calca i toni e annuncia una denuncia alla magistratura (di chi? Di qualcuno del governo di cui é vice presidente?) e rivela che il testo conterrebbe norme sul rientro di capitali mafiosi e sulla impunibilità dei responsabili. Da stropicciarsi gli occhi. Oddio, già il bel decreto sul condono può oggi consentire, col sostegno di Di Maio, un recupero di ben 2 milioni e mezzo per somme non denunciate tra il 2013 e il 2016, visto che ammette un massimo di centomila euro per cinque reati all’anno ai quali si limita ad applicare il 20% di retrotassazione. Ma anche i capitali dei mafiosi? Di Maio parla di una manina invisibile. Che sia la mano del piccoletto che non si muove dal ministero dell’economia perché obbedisce all’ordine di non dimettersi? E chi lo sa? Forse un burocrate non eletto? Un dirigente che non paga la piattaforma Rousseau? Poi la smentita ufficiale del Quirinale, che rivela che nessun decreto gli é stato recapitato. E Di Maio? Da chi avrà avuto la notizia ferale poi rientrata? Da un usciere, da un portantino? Non poteva, prima di lanciarsi in accuse sgangherate contro il suo governo, accusandolo di favorire i mafiosi, telefonare al presidente della Repubblica? No, Giggino, peronista alla mozzarella, preferisce inveire contro se stesso. Anche Mattarella non dà un soldo alla Rousseau. Ah, si avisse fatto a n’ato, chello ch’e fatto a mme….

Cassese e l’ignoranza di Di Maio

Non é la prima volta che Sabino Cassese insiste sull’argomento e dà una lezione di diritto costituzionale a Di Maio. Ogni tanto lui e Salvini se ne escono con la storia che loro sono stati eletti e gli enti dai quali proviene una critica o un attacco invece no. Dopo la Commissione europea, la Bce, l’Inps, la Corte, il Fmi, il ragioniere dello Stato, i burocrati del ministero dell’economia, adesso é la volta della Banca d’Italia. Ma che concezione della democrazia é mai questa? A parte il fatto che non é affatto vero che questo governo sia stato eletto dai cittadini, visto che in Italia si eleggono solo i parlamentari, e che Lega e Cinque stelle non si sono nemmeno presentati alleati, anzi erano in due opposti schieramenti, ma la democrazia non é la dittatura di una maggioranza. La nostra democrazia si fonda sulla Costituzione e prevede un equilibrio fondato sul rispetto delle sue diverse autonomie, quella del Parlamento, quella del presidente della Repubblica, quella della Corte costituzionale, quella del Csm. In materia finanziaria ci sono organi di controllo che vanno rispettati a cominciare dalla Banca d’Italia. Poi ci sono organi europei dei quali facciamo parte e che possiamo anche offendere ma che restano un punto di riferimento dei quali l’Italia é stata tra i soci fondatori. Basta dire fandonie, signori del governo. Prima o poi la cultura batterà l’ignoranza.

La gaffe di Toninelli, belli capelli…

Ma a chi siamo in mano? Il rassicurante Danilo Toninelli, planato grazie ai Cinque stelle al Ministero delle Infrastrutture, ha testualmente sostenuto che gli imprenditori italiani usano da tempo il tunnel del Brennero. Se per dirla con Salvini costui era sobrio viene il dubbio che abbia avuto un’allucinazione visto che il tunnel non esiste. Su 230 chilometri previsti ne sono stati scavati solo 88 e 120 appaltati. Dunque il tunnel non c’è, non é funzionante. Eppure il Toninelli lo ha visto. E ne è sicuro. Tanto che ne parla pubblicamente. Delle due l’una. O Toninelli ha scambiato il Brennero col Monte Bianco e merita una bocciatura in geografia oppure ha scambiato un tunnel con una montagna. E merita una bocciatura come ministro. Per fare il ministro delle Infrastrutture non é necessario essere ingegnere. Ma almeno conoscere la differenza tra una via e un monte questo sì. E se già la gaffe del tunnel é stata opera di qualcun’altra (vero Mariastella?) il tunnel cogli imprenditori vale una medaglia. Come Marte coi marziani. Toninelli memoria confusa ma, riprendo da De Gregori, belli capelli…

Sicurezza uguale Salvini?

Già il mio amico Marco Minniti dovrebbe chiedere i diritti d’autore quando Salvini parla di diminuzione degli sbarchi. Da gennaio a giugno di quest’anno, quando al Viminale non c’era Matteo ma Marco, gli sbarchi di migranti erano calati drasticamente, dell’80 e più per cento, rispetto ad analogo periodo dell’anno prima. Infatti Salvini, vecchia volpe, quando paragona i dati lo fa non a caso con quelli dell’anno precedente. Adesso con tanta enfasi il nostro giustiziere dell’Italia invasa firma un decreto sicurezza che va studiato bene e che, a una prima lettura, par invero poca cosa cui si aggiunge qualche dubbio di incostituzionalità.

Che si possano aumentare pene qua e là, per le occupazioni di immobili, per maltrattamenti in famiglia, che si annulli la cittadinanza italiana a chi viene condannato in via definitiva per terrorismo, insomma, ci può stare. Che si debba comunicare nome e cognome di chi richiede un’auto o un furgone (alla luce degli attentati terroristici con mezzi di trasporto) anche. Che si stanzino 500mila euro per i rimpatri dei migranti irregolari fa anche un po’ ridere. Riusciremo a rimpatriarne 500mila in circa 80 anni, ma va bene. Tutto questo é aria fritta o quasi, ben condita con twitt e post aggressivi e all’apparenza rivoluzionari.

Poi c’é il resto e qui francamente il dissenso e la preoccupazione sono forti. Eliminare il permesso di soggiorno per motivi umanitari é un pessimo segnale. Sostituirlo con un permesso per ragioni speciali, specificando solo particolari ed eccezionali motivi, appare perfino in contrasto coi motivi addotti dall’articolo 10 della Costituzione che parla di motivi democratici per l’ospitalità e il diritto d’asilo. A proposito della sospensione del quale bastano, e qui la preoccupazione sulla discriminazione tra italiani é profonda, solo sentenze di primo grado. Ovvio che se poi queste ultime vengono ribaltate in sede di Appello la revoca dovrebbe essere immediata e invece si dovrà iniziare una lunga procedura dopo una dichiarazione di innocenza. Un condannato innocente, diceva non a caso il vecchio Miglio, é meglio che un colpevole libero. Un liberale ha un’idea diversa…

Buonanotte Italia

Sono rimasto sconcertato dalla violenza con la quale Di Maio ha commentato la notizia dei ricorsi avanzata da centinaia di deputati sulla delibera dell’ufficio di presidenza della Camera a proposito dei vitalizi. Il leader pentastellato, nonchè vice presidente del Consiglio, ha insultato i ricorrenti parlando di “disonorevoli”, ha chiosato “vergogna”, ha dichiarato che costoro dovrebbero rifugiarsi in un “eremo”. Stava parlando dei rappresentanti del popolo italiano, dunque di un pezzo di storia della nostra democrazia. A costoro il nostro Giggino vuole negare quel che é un diritto di tutti i cittadini, e cioè la verifica cogli organi competenti se un provvedimento amministrativo é legittimo e costituzionale. La sera dopo il suo alter ego Salvini ha fatto di peggio. Ha attaccato la responsabile della commissione diritti civili dell’Onu, una socialista, già perseguitata dal regime di Pinochet, additandola al pubblico ludibrio perché intenzionata a svolgere un sopralluogo in Italia, discutibile fin che si vuole, su fenomeni di razzismo. E ha volgarmente attaccato l’Onu, in crisi fin che si vuole, ma tuttavia l’unico strumento di coordinamento e di dialogo tra le nazioni, minacciando di togliere i contributi dell’Italia. Sono parole pesanti, sono pietre lanciate in Italia e nel mondo alle quali quasi nessuno presta attenzione. Molto grave anche la completa subalternità di Vespa, il grande e astuto officiante il rito serale, al suo interlocutore. Se tutto va bene, madama la Marchesa, buonanotte. Tutti tranquilli? E allora buonanotte Italia.