Chi di spada ferisce di forcone perisce

Il giovane e scapigliato Di Battista, simbolo del grillismo movimentista, ne ha combinata un’altra delle sue. Dopo avere sbagliato citazioni storiche ha sbagliato folla e davanti a Montecitorio si é messo ad arringare un gruppo di forconi scambiandoli per grillini. Costoro, esterefatti, lo hanno letteralmente mandato a vaffa… linguaggio che il Dibba conosce bene. Compreso l’errore, il malcapitato é fuggito in camicia scavalcando le transenne coi forconi del generale Pappalardo (già deputato Psdi nella prima Repubblica) che gli urlavano ladro. Scena da incorniciare col detto: “Chi di spada ferisce, di forcone perisce”…

Gori e Fiano su Mussolini

Il sindaco di Bergamo Gori, candidato in pectore alla presidenza della Lombardia per il Pd-centro sinistra, é alle prese con una questione davvero spinosa. Pare che il suo comune si sia scordato di cancellare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, concessa nel 1924 su pressione del Pnf. Ovvio che Bergamo non fu l’unica città, ma tutte le altre hanno scelto, dopo la Liberazione, di provvedere. Oddio, l’onorato cittadino era morto nel 1945. Ma adesso Fiano, che in nome dell’antifascismo più intransigente, sta facendo il suo giro d’Italia per bacchettare chiunque si opponga alla sua legge, non poteva restare indifferente. E ha contestato duramente Gori, accusandolo di mantenere la cittadinanza a un “assassino”. Gori ha ribattuto che la storia può essere di monito e anche quell’atto può risultare utile alla causa. Resta un paradosso. Che Mussolini possa ancora essere cittadino onorario di Bergamo e Craxi non possa avere neppure una piccola via che lo ricordi, é una vergogna. Questo, ragazzi, é il paradosso dei paradossi…

Sette piccoli indiani a Cinque stelle

Si fa un gran parlare di queste primarie grilline per l’individuazione del candidato premier, che hanno solo valore formale. In Italia non si vota per eleggere il presidente del Consiglio, ma per eleggere il Parlamento che a sua volta non elegge un premier, ma vota la fiducia a un governo con a capo un primo ministro scelto dal presidente della Repubblica. Ma lasciamo perdere, perché quest’ambiguità ce la portiamo dietro dal 1994, dalla nascita della cosiddetta seconda Repubblica, mai nata. E ora pare già morta. Siccome il buon Giggino Di Maio é candidato a vincere nessuno dei cosiddetti big del partito ha accettato la sfida. Con Di Maio corrono un portiere delle giovanili del Napoli di cui Giggino era steward e raccattapalle, suo cugino che lavora in Svizzera, una ex fidanzatina di Torre Annunziata, suo zio di Nola, il suo prosciuttaio sotto casa che ha chiesto in cambio la maglia di Insigne, il commercialista di Grillo che certificava i bilanci, falsi, dei suoi spettacoli, la segretaria licenziata da Di Battista e uno degli assessori (a scelta) allontanati dalla Raggi. Di Maio festeggerà la vittoria senza gara, dopo il sacrificio dei sette piccoli indiani (e non ne rimase nessuno…) offrendo a tutti gli altri una cena a Posillipo. Coi soldi del Monopoli…

I grillini rinunciano alla pensione ma se la tengono

Sapendo che non è possibile rinunciare a quel che il Parlamento ha deciso in termini di previdenza e ossessionati dai loro slogan contro i cosiddetti privilegi della casta, i grillini hanno annunciato che rinunceranno alla pensione così come prescritta dalle norme approvate. Si tratta di una pensione contributiva che scatta dopo i 65 anni e che ammonta a meno di mille euro. Enorme privilegio, dopo l’abolizione dei vitalizi, che dal 2012 non vengono più erogati. Non contenti mai di nulla, adesso la Grillo band fa leva sull’ignoranza. Che bravi i grillini a rinunciare a quel che non rinunceranno. Resta per me un mistero quella parte del Pd che insegue questa follia. C’un vecchio proverbio indiano che dice: “Facile è cavalcare la tigre, molto difficile è scendere dalla tigre quando è in corsa”. I due Matteo non credo siano mai stati neppure a cavallo…

Distorsioni a sinistra

Se scrivo “guerra di civiltà lanciata dai terroristi islamici” gli ortodossi della sinistra mi bacchettano e stravolgono in “guerra di civiltà tra musulmani e cristiani” (io peraltro non sono religioso). Se parlo di “guerra ispirata a una interpretazione radicale o estrema dell’Islam” mi bacchettano lor signori perché il terrorismo non sarebbe ispirato a nessuna religione. E scambiano un’interpretazione estrema con l’Islam come viene interpretato dai più. Se osservo che “l’intervento in Iraq e il non intervento in Siria non sono certo gli unici elementi che hanno fatto esplodere il terrorismo”, visto che l’11 settembre del 2001 non c’era la guerra né in Iraq né in Siria, allora difendo la guerra di Bush. E magari anche il non intervento di Obama. Ma quest’ultimo é più popolare. Se sostengo che era giusto combattere per espropriare al terrorismo il territorio occupato i parolai della sinistra obiettano di essere contrari a tutte le guerre, dunque bisognava lasciare in vita lo stato islamico. Se affermo che la Spagna, il Belgio, la Francia, e anche l’Italia non hanno attaccato e bombardato nessuno, i custodi del vero asseriscono che anche questi paesi in quanto occidentali sono complici. Fornendo una lettura di comprensione del razzismo all’incontrario. Sono complici in quanto occidentali, cioé infedeli. E una giustificazione folle al terrorismo degli sgozzatori. Se scrivo che la Fallaci aveva ragione sulla debolezza culturale dell’Occidente e sui fini del terrorismo, allora ho sposato in toto le tesi della Fallaci. E per questo sono islamofobo e anche razzista. Sapete che vi dico, illustri signori che forgiate la Bibbia della teologia di sinistra? Voi siete assai peggio di tutti gli eretici che nella storia hanno sempre avuto ragione. Dopo. Molto dopo. Troppo dopo. E siete i principali responsabili delle sconfitte di una sinistra a vocazione minoritaria.

Come Pertini

E’ tanta l’assurdità nel paragone Di Maio-Pertini che non volevo scriverne. Poi leggo il surreale articolo sulle analogie dei due di Sebastiano Messina su Repubblica e non resisto. Eravamo tutti contenti quando Di Maio aveva dichiarato che i progenitori dei Cinque stelle erano la Dc, Berlinguer e Almirante. La nostra esclusione ci aveva inorgoglito. Io ce l’ho con Di Maio oggi solo perché ha aggiunto a quella meravigliosa triade di progenitori Sandro Pertini, includendo un socialista senza neanche un preavviso. Naturalmente guardandosi bene dal citarlo come dirigente del Psi e anche direttore dell’Avanti, ma recuperandolo come presidente della Camera. Poteva evitarlo. Sentirsi come Pertini perché si é vice presidenti della Camera é un po’ da presuntuosi. Anche nella più modesta versione del vice. Poi il cantore del Pinochet venezuelano poteva almeno limitarsi a sottolineare l’unica concreta analogia col vecchio presidente, e cioè lo scranno. Purtroppo. D’altronde se proprio volessimo adattare lo schema usato oggi da Messina agli altri protagonisti della politica italiana, insomma, il suo paragone desterebbe ugualmente una certo qual rimpianto. Sottosegretario alla presidenza abbiamo la Boschi, prima c’é stato Giuliano Amato, agli Esteri Moro, Andreotti, De Michelis e oggi Alfano, presidente della Camera Nilde Iotti e oggi la Boldrini, del Senato Fanfani e Spadolini e oggi Grasso. Devo continuare? Prima in Venezuela, caro Di Maio, ci sarà stato Pinochet, ma oggi c’é Maduro. Che é un cognome, non un aggettivo. E in Cile magari Chavez e oggi la Bachelet. E allo stadio San Paolo un giovane steward con le palle… Mi viene un brivido alla schiena.

Ciao Nani, un medico di professione pittore

E’ morto Nani Tedeschi, un medico, di professione pittore. Lo avevo conosciuto negli anni settanta e spesso ero stato a casa sua a Cadelbosco, tra quadri, giornali e cenere delle sue sigarette. Si parlava di politica e di arte. Lui era iscritto al Psi e alle feste dell’Avanti raramente mancava il suo contributo con scritte, dipinti, copertine. E trovate, spesso geniali. Nani é stato protagonista di molteplici esposizioni delle sue opere che lo hanno reso celebre e amato, dotato com’era di quella simpatia e buonumore tipicamente emiliani. L’ultima volta che fummo gomito a gomito fu alle elezioni del 1992, quando Nani mi diede una mano in una faticosissima campagna elettorale e disegnò la copertina del libro su Prampolini, di Renato Marmiroli, che volli pubblicare. Poi volle rintanarsi nella sua casa di campagna, con la sua amata consorte e molti animali che adorava, e da più di vent’anni ci eravamo persi di vista. Resta viva la sua arte, apprezzata in mezza Italia e anche all’estero. Che non finisce qui. Adesso, pensa che fortuna, puoi dipingere anche il tuo paradiso, caro Nani…

La democrazia Madura

Il presidente del Venezuela ha posto le premesse per la sua dittatura. Ha sciolto il parlamento dove l’opposizione aveva la maggioranza, ha colpito i moti di piazza provocando 120 morti e centinaia di arresti, ha messo il bavaglio al giudice che l’aveva sott’occhio, ha convocato elezioni (le opposizioni protestano per i brogli) per eleggere una Costituente al fine di cambiare la costituzione, ha riassunto in sé tutti i poteri politici, sociali, giudiziari. Eppure anche in casa nostra ha fatto proseliti a sinistra in nome del chavismo, che si vuole derivato del guevarismo, che si vuole derivato del leninismo, che si vuole derivato del marxismo. Tra i maduri ovviamente Bertinotti, ma anche Vendola e ovviamente Diego Fusaro, il filosofo televisivo che parla a comando. Se qualcuno gli rivolge l’interrogativo in stile Zucchero:”Per colpa di chi?”, lui risponde subito “dell’imperialismo americano”. E’ uno spasso. Ma sarà vivo o parla al suo posto un automa? Intanto parte della sinistra ex eskimo barba e capelli lunghi ha trovato finalmente un nuovo epigono delle vecchie teorie. Che importa sia un po’ tiranno? Ce l’ha cogli Usa? E allora viva la democrazia Madura. E, per dirla alla Marenco, lo sciopero nella scola dell’Angola…

Misteri Bolognesi

In occasione dell’anniversario della strage alla stazione di Bologna, il Consiglio comunale del capoluogo felsineo ha ricordato il ferale avvenimento con una seduta straordinaria alla presenza del ministro Galetti, storico discepolo di Pier Ferdinando Casini, entrambi bolognesi. Ma all’inizio del discorso del ministro il presidente del’Associazione delle vittime Paolo Bolognesi assieme a tutti i familiari presenti ha abbandonato l’aula in segno di protesta. Bolognesi ha dichiarato: “Non abbiamo nulla contro il ministro ma egli rappresenta un governo scorretto”. Si riferiva a provvedimenti previdenziali ancora carenti e a una desecretazione degli atti che procede a rilento. Resta il fatto che Paolo Bolognesi siede alla Camera dei deputati e rappresenta il Pd che del governo “scorretto” é grande parte. Gli manterrà il voto di fiducia o lascerà anche l’aula di Montecitorio?

Il selvaggio Corona

Utilizzato dalle televisioni, penso più per il suo aspetto da primitivo che per le sue imprese alpine e i suoi libri, Mauro Corona ha reagito a un tentativo di furto nella sua abitazione da parte di tre ragazzi impugnando un’accetta e rincorrendo i malcapitati per ammazzarli. Anzi squartarli. Dice di essere di sinistra ma che la proprietà é sacra. Dichiara che avrebbe accettato di fare trent’anni di galera, ma che se avesse accalappiato i tre, anzi i quattro, precisa, perché uno faceva il palo, per loro non ci sarebbe stato scampo. Corona non reagisce con una pistola, o con un coltello. Lui usa l’accetta come gli Apaches, come i cannibali del Madagascar. D’altronde, selvaggio per selvaggio, non mi sarei stupito se, una volta ammazzati i tre o quattro, Corona li avesse anche mangiati….