Il j’accuse di Di Maio con retromarcia

Esilarante sfogo di Di Maio, vice presidente del Consiglio, contro il suo governo. Giggino da Pomigliano, da Vespa, sostiene che qualcuno (chi? Lo spirito santo?) avrebbe inviato al Quirinale il testo manipolato (da chi? Da Tria, da Garavaglia, da Giorgetti?) del decreto fiscale. Poi calca i toni e annuncia una denuncia alla magistratura (di chi? Di qualcuno del governo di cui é vice presidente?) e rivela che il testo conterrebbe norme sul rientro di capitali mafiosi e sulla impunibilità dei responsabili. Da stropicciarsi gli occhi. Oddio, già il bel decreto sul condono può oggi consentire, col sostegno di Di Maio, un recupero di ben 2 milioni e mezzo per somme non denunciate tra il 2013 e il 2016, visto che ammette un massimo di centomila euro per cinque reati all’anno ai quali si limita ad applicare il 20% di retrotassazione. Ma anche i capitali dei mafiosi? Di Maio parla di una manina invisibile. Che sia la mano del piccoletto che non si muove dal ministero dell’economia perché obbedisce all’ordine di non dimettersi? E chi lo sa? Forse un burocrate non eletto? Un dirigente che non paga la piattaforma Rousseau? Poi la smentita ufficiale del Quirinale, che rivela che nessun decreto gli é stato recapitato. E Di Maio? Da chi avrà avuto la notizia ferale poi rientrata? Da un usciere, da un portantino? Non poteva, prima di lanciarsi in accuse sgangherate contro il suo governo, accusandolo di favorire i mafiosi, telefonare al presidente della Repubblica? No, Giggino, peronista alla mozzarella, preferisce inveire contro se stesso. Anche Mattarella non dà un soldo alla Rousseau. Ah, si avisse fatto a n’ato, chello ch’e fatto a mme….

Cassese e l’ignoranza di Di Maio

Non é la prima volta che Sabino Cassese insiste sull’argomento e dà una lezione di diritto costituzionale a Di Maio. Ogni tanto lui e Salvini se ne escono con la storia che loro sono stati eletti e gli enti dai quali proviene una critica o un attacco invece no. Dopo la Commissione europea, la Bce, l’Inps, la Corte, il Fmi, il ragioniere dello Stato, i burocrati del ministero dell’economia, adesso é la volta della Banca d’Italia. Ma che concezione della democrazia é mai questa? A parte il fatto che non é affatto vero che questo governo sia stato eletto dai cittadini, visto che in Italia si eleggono solo i parlamentari, e che Lega e Cinque stelle non si sono nemmeno presentati alleati, anzi erano in due opposti schieramenti, ma la democrazia non é la dittatura di una maggioranza. La nostra democrazia si fonda sulla Costituzione e prevede un equilibrio fondato sul rispetto delle sue diverse autonomie, quella del Parlamento, quella del presidente della Repubblica, quella della Corte costituzionale, quella del Csm. In materia finanziaria ci sono organi di controllo che vanno rispettati a cominciare dalla Banca d’Italia. Poi ci sono organi europei dei quali facciamo parte e che possiamo anche offendere ma che restano un punto di riferimento dei quali l’Italia é stata tra i soci fondatori. Basta dire fandonie, signori del governo. Prima o poi la cultura batterà l’ignoranza.

La gaffe di Toninelli, belli capelli…

Ma a chi siamo in mano? Il rassicurante Danilo Toninelli, planato grazie ai Cinque stelle al Ministero delle Infrastrutture, ha testualmente sostenuto che gli imprenditori italiani usano da tempo il tunnel del Brennero. Se per dirla con Salvini costui era sobrio viene il dubbio che abbia avuto un’allucinazione visto che il tunnel non esiste. Su 230 chilometri previsti ne sono stati scavati solo 88 e 120 appaltati. Dunque il tunnel non c’è, non é funzionante. Eppure il Toninelli lo ha visto. E ne è sicuro. Tanto che ne parla pubblicamente. Delle due l’una. O Toninelli ha scambiato il Brennero col Monte Bianco e merita una bocciatura in geografia oppure ha scambiato un tunnel con una montagna. E merita una bocciatura come ministro. Per fare il ministro delle Infrastrutture non é necessario essere ingegnere. Ma almeno conoscere la differenza tra una via e un monte questo sì. E se già la gaffe del tunnel é stata opera di qualcun’altra (vero Mariastella?) il tunnel cogli imprenditori vale una medaglia. Come Marte coi marziani. Toninelli memoria confusa ma, riprendo da De Gregori, belli capelli…

Sicurezza uguale Salvini?

Già il mio amico Marco Minniti dovrebbe chiedere i diritti d’autore quando Salvini parla di diminuzione degli sbarchi. Da gennaio a giugno di quest’anno, quando al Viminale non c’era Matteo ma Marco, gli sbarchi di migranti erano calati drasticamente, dell’80 e più per cento, rispetto ad analogo periodo dell’anno prima. Infatti Salvini, vecchia volpe, quando paragona i dati lo fa non a caso con quelli dell’anno precedente. Adesso con tanta enfasi il nostro giustiziere dell’Italia invasa firma un decreto sicurezza che va studiato bene e che, a una prima lettura, par invero poca cosa cui si aggiunge qualche dubbio di incostituzionalità.

Che si possano aumentare pene qua e là, per le occupazioni di immobili, per maltrattamenti in famiglia, che si annulli la cittadinanza italiana a chi viene condannato in via definitiva per terrorismo, insomma, ci può stare. Che si debba comunicare nome e cognome di chi richiede un’auto o un furgone (alla luce degli attentati terroristici con mezzi di trasporto) anche. Che si stanzino 500mila euro per i rimpatri dei migranti irregolari fa anche un po’ ridere. Riusciremo a rimpatriarne 500mila in circa 80 anni, ma va bene. Tutto questo é aria fritta o quasi, ben condita con twitt e post aggressivi e all’apparenza rivoluzionari.

Poi c’é il resto e qui francamente il dissenso e la preoccupazione sono forti. Eliminare il permesso di soggiorno per motivi umanitari é un pessimo segnale. Sostituirlo con un permesso per ragioni speciali, specificando solo particolari ed eccezionali motivi, appare perfino in contrasto coi motivi addotti dall’articolo 10 della Costituzione che parla di motivi democratici per l’ospitalità e il diritto d’asilo. A proposito della sospensione del quale bastano, e qui la preoccupazione sulla discriminazione tra italiani é profonda, solo sentenze di primo grado. Ovvio che se poi queste ultime vengono ribaltate in sede di Appello la revoca dovrebbe essere immediata e invece si dovrà iniziare una lunga procedura dopo una dichiarazione di innocenza. Un condannato innocente, diceva non a caso il vecchio Miglio, é meglio che un colpevole libero. Un liberale ha un’idea diversa…

Buonanotte Italia

Sono rimasto sconcertato dalla violenza con la quale Di Maio ha commentato la notizia dei ricorsi avanzata da centinaia di deputati sulla delibera dell’ufficio di presidenza della Camera a proposito dei vitalizi. Il leader pentastellato, nonchè vice presidente del Consiglio, ha insultato i ricorrenti parlando di “disonorevoli”, ha chiosato “vergogna”, ha dichiarato che costoro dovrebbero rifugiarsi in un “eremo”. Stava parlando dei rappresentanti del popolo italiano, dunque di un pezzo di storia della nostra democrazia. A costoro il nostro Giggino vuole negare quel che é un diritto di tutti i cittadini, e cioè la verifica cogli organi competenti se un provvedimento amministrativo é legittimo e costituzionale. La sera dopo il suo alter ego Salvini ha fatto di peggio. Ha attaccato la responsabile della commissione diritti civili dell’Onu, una socialista, già perseguitata dal regime di Pinochet, additandola al pubblico ludibrio perché intenzionata a svolgere un sopralluogo in Italia, discutibile fin che si vuole, su fenomeni di razzismo. E ha volgarmente attaccato l’Onu, in crisi fin che si vuole, ma tuttavia l’unico strumento di coordinamento e di dialogo tra le nazioni, minacciando di togliere i contributi dell’Italia. Sono parole pesanti, sono pietre lanciate in Italia e nel mondo alle quali quasi nessuno presta attenzione. Molto grave anche la completa subalternità di Vespa, il grande e astuto officiante il rito serale, al suo interlocutore. Se tutto va bene, madama la Marchesa, buonanotte. Tutti tranquilli? E allora buonanotte Italia.

E De Magistris batte… moneta

Il sindaco di Napoli ha deciso di approvare una triplice delibera rivoluzionaria. Con la prima renderà autonomo il suo comune, con la seconda cancellerà il suo (clamoroso) debito, terzo (udite, udite) batterà moneta, accompagnandola all’euro. Sembra una barzelletta. Eppure questo é quel che il moderno Masaniello ha testualmente dichiarato attraverso Facebook e che é stato riportato dai giornali. E’ il momento dei pazzi. E di chi la spara più grossa. Il sindaco Anema e core, che recentemente si é unito agli Ultras del Napoli per contestare il presidente De Laurentis, l’ha sparata tanto grossa che tutte le promesse del governo pentastellato d’un tratto paiono obiettivi realistici. Anzi di minima portata. Non gli fanno un baffo a lui nemmeno i propositi autonomistici di Puigdemont. Ci manca solo il ritorno allo stato borbonico, e in epoca di revival potrebbe essere anche un intento apprezzato. Consiglierei a De Magistris di evitare di consegnare una scarpa agli elettori prima della prossima scadenza elettorale rinviando quell’altra a dopo il voto. L’ha già fatto un suo autorevole predecessore. E non sarebbe una novità.

I palestrati di Salvini

Ho ascoltato Salvini in tivù. E sono rimasto sconcertato e anche avvilito. Dico di più. Disgustato. Forse imitando il suo amico Trump il nostro ha dichiarato che i bambini della nave Diciotti possono scendere, alcuni separati dai loro genitori, e saranno accolti da un paese generoso come l’Italia. Bimbi in Italia e genitori in Libia, dunque. Ma Salvini é andato oltre. Ha definito palestrati i migranti che fuggono dalla fame e dal sottosviluppo, anche dalla guerra. Per loro nessun asilo. Nisba, ha gridato in lingua salviniana il nostro ministro degli Interni. Cioè lui pensa, o ritiene che sia opportuno fare pensare, che i migranti fuggano da paesi meravigliosi dove si sta benissimo, si vive da pascià, dove la gente organizza crociere e dopo numerose sedute nelle numerose palestre della Nigeria, del Sudan, del Corno d’Africa, si azzardano ad assoldare barconi in viaggio verso l’Europa solo per rompere i coglioni a noi. E allora giusto, no, far finire questa pacchia? Magari organizzando crociere all’incontrario. Verso l’Africa, un continente pieno di ricchezza, dove semmai dovrebbero essere gli europei ad immigrare. E dove le palestre magari costano anche molto meno…

L’ossimoro a Cinque stelle

Hanno inventato, a proposito di vaccini, uno slogan che é tutto un programma: l’obbligo flessibile. Come possa essere flessibile e non obbligatorio un obbligo é questione che neppure i bizantinismi morotei riuscirebbero a spiegare. Le convergenze parallele, termine peraltro coniato da Eugenio Scalfari sull’Espresso del 1960 a seguito del voto congiunto, ma parallelo, di Psi e Pdium al governo Fanfani dopo l’esperienza tragica di Tambroni, sono robe da neofiti e un senso ce l’avevano, L’obbligo non obbligatorio significa solo che si stabilisce che l’obbligo non c’è. Ossimoro per ossimoro Di Maio a proposito di Marcinelle ha poi commentato che per evitare stragi come quella belga bisogna che l’emigrazione non ci sia. Ottimo. Se l’emigrazione non ci fosse stata, gli italiani non sarebbero andati in miniera e non sarebbero morti. Magnifica intuizione. Un mio parente, morto in guerra, ad esempio, se non ci fosse stata la guerra non sarebbe morto in guerra. E quel povero camionista che trasportava gas a Bologna se avesse trasportato cioccolatini forse sarebbe ancora vivo. Pensa ad Amatrice oggi come sarebbe senza il terremoto. E soprattutto dove sarebbe Di Maio oggi senza il movimento Cinque stelle…

Grillini e la logica del “chi sta peggio”…

Non sapevo fosse malato di cancro. E non so se si tratti di malattia da cui, come mi auguro, possa guarire. Franco Grillini lo avevo lasciato ai tempi della Costituente socialista alla quale aveva aderito lasciando i Diesse nel 2007. Di lui certo ricordavo bene le battaglie iniziate quand’era al vertice dell’Arcigay per difendere i diritti degli omosessuali. Adesso sta conducendo una duplice nuova dura lotta, contro il cancro e contro la norma che gli dimezza un vitalizio di poco più di 2mila euro, costringendolo a scelte diverse anche per ciò che riguarda il suo sostegno. Ad appoggiare le sue rivendicazioni c’è Pierferdinando Casini, storico democristiano lontano chilometri dalle istanze di Grillini, ma bolognese come Franco e persona sensibile e generosa. Molte le annotazioni critiche nel mondo dei social, tutte ispirate alla logica del “c’è chi sta peggio”. Logica alquanto pericolosa perché c’é sempre qualcuno che sta peggio di qualcun altro. E usando questo modo di ragionare bisognerebbe individuare quello che sta peggio di tutti, l’unico per il quale sarebbe giusto condurre una battaglia in quanto nessuno sta peggio di lui. Attenzione però perché dietro questa motivazione ci sta ancora una volta la discriminazione verso gli ex parlamentari messa in atto dal duo Di Maio-Salvini. Uno li ha chiamati ladri, l’altro ha dichiarato che coloro che provassero a ricorrere contro la nuova norma dovrebbero provare vergogna. Franco Grillini è l’unico malato di tumore a cui sia stata improvvisamente dimezzata la pensione. So che c’è gente che sta peggio di lui. Moralmente Di Maio e Salvini.

40 anni fa Pertini presidente

Sono trascorsi esattamente 40 anni e ricordo quell’evento ancora con grande emozione. Era in corso la Festa dell’Avanti a Reggio Emilia e come giovanissimo segretario avevo voluto un allestimento fondato sul garofano rosso che Craxi aveva lanciato al Congresso di Torino di qualche mese prima. Il comizio di Craxi era fissato per le 18 della domenica conclusiva. Erano in corso le votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Leone. A Roma, dopo tentativi del Psi su Giolitti, che il Pci rifiutò perché proveniva dalle sue fila e ne era uscito a seguito dei fatti d’Ungheria, si trovò l’intesa con Dc e Pci sul nome di Sandro Pertini, il valoroso partigiano antifascista e dirigente socialista già dagli inizi degli anni venti. Iscritto al Psu di Turati (aveva combattuto durante la prima guerra mondiale meritando una medaglia d’argento) fu protagonista della fuga del leader socialista dall’Italia nel 1926. Degli arresti di Pertini durante il fascismo (fu in Francia condannato al confino, fuggì, poi fu di nuovo incarcerato) del suo rifiuto di firmare la domanda di grazia (rimproverò sua madre per averla chiesta e la rifiutò) son pieni i libri di storia, come della sua evasione dal carcere di Regina Coeli dopo una condanna a morte da parte dei tedeschi assieme a Giuseppe Saragat, della sua generosa decisione, dopo la liberazione di Roma, di continuare la lotta al Nord ove fu nella presidenza del Clnai. Saragat definì eroico il suo comportamento. Pertini fu segretario del Psiup, il partito nato dall’unione del Psi e del Mup di Lelio Basso, per un breve periodo e divenne poi anche direttore dell’Avanti. Contestò con Ignazio Silone la politica fusionista già al primo Consiglio nazionale del dopoguerra. Al congresso di Firenze della primavera del 1946 fu con Silone e Saragat in maggioranza. Fu eletto all’Assemblea costituente, nel 1948 divenne senatore, poi fu sempre deputato, eletto nella sua Liguria. Ma al congresso successivo, quello della scissione di Palazzo Barberini, rimase nel partito, pur contestando la linea frontista, che poi sostanzialmente accettò dopo la disfatta del 1948. Nel 1963 presentò una sua mozione unitaria, contraria sia alla linea autonomistica di Nenni, sia a quella filocomunista di Vecchietti e Valori. Dal 1968 al 1976 fu presidente della Camera. In quel caldo pomeriggio di luglio, dopo il suo insediamento, era una domenica, Bettino Craxi arrivò, stanchissimo, alla nostra festa e parlò dinnanzi a più di duemila socialisti giunti da ogni parte d’Italia. Cominciò il suo comizio cosi: “Ridendo e scherzando….”. Poi un sorriso. Avevamo un socialista del Psi, Sandro Pertini, alla presidenza della Repubblica. Era il primo grande successo del nuovo corso iniziato al Midas due anni prima.