La telefonata

Papà, anzi Babbo, ma cosa hai fatto? Mamma lasciala stare. Perfino la nonna oggi è intervenuta per difendere figlio e nipote. Due caratteracci. Ma Renzi sapeva di essere intercettato? E perché non ha parlato a voce col su babbo? Perché usare il telefono visto che il padre era indagato? Non saprei. Resta un fatto incontrovertibile. Ormai le telefonate intercettate dalla autorità competenti finiscono tutte sui media. Preferibilmente su Il Fatto di travagliana stoffa. Mica da oggi, però. La violazione del segreto istruttorio risale a molti anni addietro. E magari se toccava i socialisti tutti plaudivano. Era solo trasparenza. E se colpiva Berlusconi era giustizia proletaria o addirittura voyerismo gratuito. Adesso é giusto che Renzi, che non porta le colpe dei suoi predecessori, si lamenti di questo trattamento che non è nuovo. Basti pensare alle falsità confezionate dal personaggio trascrivente, vedasi l’uso dei servizi segreti. Diciamo la verità. Se fosse stato studiato tutto a tavolino Renzi sarebbe da premio Oscar. Sarebbe riuscito a ottenere un vantaggio da un danno che volevano procurargli. Geniale, no?

Pasticcio tedesco

Non ne posso più di sentir parlare di modello tedesco al 50 per cento maggioritario e al 50 per cento proporzionale. Possibile che abbiamo a che fare solo con giornalisti e politici ignoranti? Il modello tedesco é tutto proporzionale e al 50 per cento i suoi eletti sono nei collegi uninominali. Ma la loro percentuale viene scorporata dalla quota in cui si presentano le liste (bloccate). Dunque il calcolo ë tutto proporzionale, con sbarramento al cinque per cento. Solo il Corriere oggi lo dice. Basta allora parlare di modello tedesco. Parliamo di Mattarellum che, anziché essere al 75 per cento maggioritario, lo diventa al 50. La verità è che tutti, a cominciare da Renzi, vorrebbero la legge che più li avvantaggia. I grillini sono per il premio di lista perché non sono coalizzabili, il Pd é per un maggioritario, l’Italicum 3 (dopo il primo bocciato dalla Corte e il secondo emendato dalla stessa Corte) senza coalizioni perché contrario all’alleanza cogli scissionisti e con una lista aperta spera di sfondare, Berlusconi pretende il premio alle coalizioni perché vuol presentarsi distinto dalla Lega lepenista di Salvini. Difficile immaginare un accordo. Le alleanze ipotizzabili: Renzi più Grillo per premio alla lista senza maggioritario (ma Renzi ne uscirebbe sconfitto), Renzi più Berlusconi, ma anche Bersani, per premio alla coalizione e proporzionale (idem come sopra). Le variabili: Renzi più Salvini e Alfano per il Mattarellum o tedesco ma con proporzionale a metà, oppure Renzi più Alfano, Nencini, Scelta civica, attuale maggioranza, per Mattarellum. Oppure Italicum tre, più Mattarellum, più tedesco, con quote di israeliano e giapponese. E fritto di pesce. Che mal di testa. Non se ne uscirà. Italia’s karma? Se delegassimo Gabbani, l’unico italiano, con Draghi, a farsi intendere in Europa….

Libero titolo in libera Italia?

Il titolo del quotidiano Libero non rappresenta un sottinteso. Ma un sovrainteso. Scopare Roma sporca, con tanto di attrezzi nelle mani di Orfini e di tante camice gialle, riporta un po’ il pensiero ai vecchi film Luce con Mussolini desnudo che falciava il grano. Ma di buona opera si tratta anche se il motivo della propaganda é soverchiante. Che Renzi e la Boschi non l’abbiano fatto non autorizza il direttore di Libero a giocare sul doppio significato del verbo per spararla grossa, sia pure in negativo, sui loro rapporti. Roba da Cuore, o da Charlie Hebdo. D’altronde satira é. Libero, giornale satirico? Questo no. E allora uno lo legge sul serio. Ma c’é bisogno di una patente per fare satira? Credo di no. Si può scherzare su tutto. Libero titolo in libera Italia? Un titolo così non l’avrei mai fatto. Da denuncia? Mi immagino il tribunale a dissertare sul significato della parola, sul suo uso corrente, sul suo effetto. E Feltri, con quella sua smorfia sempre schifata, sostenere, in assoluta cattiva fede, che il vocabolario della lingua italiana gli attribuisce una sola spiegazione. Da chiedersi. Se Renzi e la Boschi avessero aderito all’appello di Orfini quale sarebbe stato il titolo di Libero?

Io di giorno ti scasso, ma la notte no…

Ho cercato di seguire e di capire il senso della nuova legge sulla legittima difesa approvata alla Camera, ma che Renzi vorrebbe cambiare al Senato. Per legittima difesa si intende una reazione a una semplice intrusione, anche se deve essere proporzionata, se avviene di notte e se avviene di giorno ha bisogno, per essere tale, della presenza di un atto di violenza o di inganno. Di notte un ladro che entra a casa mia può essere colpito a morte anche se é solo intento a rubare un transistor? Direi di si a meno che non sia giudicata sproporzionata la mia reazione. Ma da chi? Dai magistrati. Ma sulla base di quali testimonianze? Della mia, visto che l’altro é stato colpito a morte. Di giorno invece il ladro per essere colpito deve avere compiuto un atto di violenza, deve avermi aggredito oppure deve avermi ingannato (sic). Dunque la notte e il giorno sono argomenti giuridici. Quel che vale la notte non vale il giorno. Per parafrasare Arbore, io di giorno ti scasso, ma la notte no…..

Renzi si sposa da solo?

Ho letto sulla stampa di stamane la vicenda paradossale di Nello, un napoletano col mito del solipsismo, che ha deciso di sposarsi da solo, con una vera e propria cerimonia e con tanto di invitati. Ha poi organizzato un viaggio di nozze in Egitto e alla domanda se alla prima notte abbia consumato ha risposto che era troppo stanco. Anche Renzi pare orientarsi alla stessa esilarante scelta. Non vuole apparentamenti. Preferisce star da solo. Altro che coalizioni, anche solo con Pisapia ed eventualmente Alfano. Anzi su di loro cala la scure del 5 per cento alla tedesca. Solo e senza alleati. E il povero Alfano che ha governato cinque anni col suo Pd? Torni da sua moglie (o marito), cioè Berlusconi oppure metta su casa per conto suo. Renzi sposa se stesso, dunque. La prima sera di nozze tra lui e Matteo? Troppo stanco anche lui per consumare…. Solo un abbraccio alla Prestipino.

La festa socialista del primo maggio a Pianoro

Sono stato a Pianoro (Bologna) alla festa dei socialisti per il primo maggio. Ho subito ricordato Franco Piro che era accanto a me due anni fa, mentre oggi in prima fila c’era la sua compagna col figlioletto. Ho ricordato il settantesimo anniversario della strage di Portella delle Ginestre, che insanguinò la festa del lavoro con il brutale intervento di bande al soldo dei mafiosi. E mi sono augurato che questa sia non solo la festa del lavoro, ma una festa per il lavoro, perché in Italia ci sono ancora troppi disoccupati, e tra questi in particolare giovani. L’impegno dei socialisti in Parlamento, nel governo, nel sindacato, nelle pubbliche amministrazioni deve essere soprattutto rivolto alla ripresa economica, se necessario fuoriuscendo anche dai parametri europei, attraverso un massiccio piano di investimenti pubblici, in primo luogo per mettere in sicurezza il territorio, con una detassazione cospicua del costo del lavoro, e con un rilancio del turismo e dei nostri giacimenti culturali. Che il primo maggio, questo primo maggio, che si collega idealmente al primo dei primi di maggio, quello del 1890, quando i lavoratori italiani decisero di far festa per la prima volta suscitando la reazione delle autorità, e che era lotta per le otto ore di lavoro in tutta Europa, sia un’occasione per lanciare una politica economica diversa, che ponga al primo posto l’occupazione. Qui a Pianoro, nelle colline bolognesi, i socialisti hanno voluto distribuire a tutti un garofano rosso, il garofano del primo maggio, il garofano del socialismo democratico.

Ma a Milano insultano gli ebrei…

Mentre a Roma non é stato possibile raggiungere un’intesa tra Anpi e comunità ebraica, in particolare Brigata ebraica (composta penso più dai successori che dagli effettivi) e i cortei del 25 aprile sono stati due, tutti hanno elogiato Milano dove invece hanno sfilato insieme. Resta il fatto che gli ebrei sono stati ancora oggetto di insulti da parte di chi sventolava bandiere palestinesi e di qualche decina di scalmanati che seguivano il corteo. In generale si tratta di ignoranti, con sembianze italiane e non palestinesi, nel senso etimologico della parola. Di gente che non conosce la storia, che non ha mai letto delle gesta della Brigata ebraica contro il nazifascismo e che confonde gli ebrei con la politica dello stato di Israele. Ma ci sono anche, tra quelli che urlavano “fascisti” agli ebrei, coloro che, invasati da un’ideologia anti occidentale e filo islamista, urlando contro gli ebrei disprezzavano noi, l’Occidente, l’Europa, l’Italia. Ecco, costoro non devono sfilare il 25 aprile. Questo dovrebbe essere chiesto all’Anpi. No, il 25 aprile non é la festa di tutti. E’ solo la festa di chi ama la libertà. Coloro che urlavano “fascisti” agli ebrei urlavano contro tutti coloro, come i milioni di ebrei massacrati nei campi di concentramento e altrove, che avevano sacrificato la loro vita per la nostra libertà. Per me i denigratori degli ebrei e del nostro mondo libero stanno dall’altra parte della barricata. Io con loro non sfilerò mai. Se mi accorgo che ci sono saluto e vado al bar.

Modello Emiliano

Mentre Di Lello porta i socialisti e democratici del Pd, che ha contribuito a fondare con Di Gioia, Bastianelli e qualche altro, a supporto della candidatura di Orlando, leggo che Bobo Craxi, Onofrio Introna, non so se anche Labellarte hanno partecipato a Bari a una campagna a favore di Michele Emiliano. Nulla di male. Resta il fatto che costoro, forse non Introna, sono anche iscritti al Psi e il Psi non partecipa alle primarie per l’elezione del segretario di un altro partito. Tanto più Emiliano non mi risulta sia mai stato un filo socialista dentro il Pd, e la sua derivazione dalla magistratura, dalla quale peraltro non si è mai dimesso, porta a ritenerlo proveniente da ben altra cultura. Mi dicono che a Bari, nel corso dell’iniziativa promossa dai cosiddetti socialisti in movimento, il candidato segretario, governatore, magistrato, si sia lasciato andare in aperti riconoscimenti a favore di Bettino Craxi. Cosa non si dice per accaparrarsi qualche voto in più… Resta politicamente piuttosto nebuloso il tracciato del cammino dei nostri dissidenti. Fino a ieri parevano orientati verso l’approdo nell’Mdp dalemiano. Oggi annunciano che voteranno a favore di Emiliano, partecipando cosi alle primarie del Pd. Li aspettiamo alla prossima mossa. Senza mai scendere a sconfessioni apodittiche perché con molti di loro restiamo amici. Ma con molta, moltissima curiosità unita a un certo sconcerto…

L’Eugen… etica di Scalfari

Ancora una volta l’ex direttore di Repubblica rimuove i socialisti e la loro storia. In un lungo articolo apparso sull’Espresso egli, per dimostrare il superiore livello culturale dei politici del passato rispetto a quelli di oggi, cita gli intellettuali di ogni partito, sotto un’effige congiunta di Moro e di Gramsci. Enumera ovviamente quelli democristiani, pochi, poi quelli comunisti, molti, e i repubblicani, i liberali e perfino gli azionisti. Dei socialisti nessun cenno. Nessun nome. Nemmeno il suo, deputato del Psi dal 1968 al 1972, per sfuggire all’arresto dopo il caso Sifar. O il buon Eugenio si é rincoglionito o si tratta di una rimozione voluta, come se nel Psi non fossero stati presenti intellettuali di gran livello. Oppure, ed é la cosa più probabile, l’omissione rappresenta un’esigenza non nuova dell’Eugenio, quella di stampo Eugenetico, di ripulire la storia italiana dalla presenza del Psi. Cominciamo a enumerarli i nostri per ricordarli anche al grande sacerdote dell’Inquisizione. Da Antonio Labriola, primo traduttore di Marx in Italia, a Carlo Rosselli, fondatore del socialismo liberale, a Ugo Guido e Rodolfo Mondolfo, col loro umanismo marxista, a Filippo Turati che oltre al riformismo lanciò la Critica sociale, a Ivanoe Bonomi, che riportò in Italia le terie di Bernstein, a Ignazio Silone, scrittore tra i più prestigiosi, a Pietro Nenni, giornalista e storico di primo piano, a Eugenio Colorni e Lelio Basso, fino a Bosio e Panzeri, per poi passare ai tempi più recenti, a Bobbio, Arfè, Giolitti, Lombardi, De Martino, fino a Martelli e Amato. E me ne sono dimenticati molti. Se c’é un partito in cui gli uomini di cultura esondavano era il Psi. Scordarsene é errore da matita blu. Per Scalfari non é un refuso. E’ una prassi. Eugen…etica.

Assad ha l’Asma

Inutile nasconderlo. Il volto da presentatrice Mediaset della moglie del premier siriano Assad, Asma, 41enne figlia di un cardiologo e di una diplomatica siriana, nata e cresciuta in Gran Bretagna, che veste e si pettina all’occidentale, ha sempre indotto a imprimerci una relativa fiducia. Anche verso il marito. Soprattutto se paragonata alla moglie di Erdogan, tutta bardata all’islamica. O ad altre mogli, magari duplici o triplici, di altri ras mediorientali. In Siria il regime di Damasco, come era avvenuto in Tunisia, sotto Ben Alì, e per alcuni versi anche in Iraq sotto Saddam, non espone né una teocrazia, né un’unica religione, né i veli obbligatori alle donne (Ben Alì addirittura li vietava). Certo tutto questo non basta. Anche Hitler amava una donna bella e sorridente come Eva Braun. Eppure. Eppure, come pare, ma non è certo, abbia fatto Assad contro i ribelli, usava, caro Sen Spicer, i gas per eliminare gli ebrei. Resta il fatto che almeno un segno va a vantaggio di Assad. Quello di una sia pur relativa laicità. Lui ha l’Asma. Malattia curabile. Altri il tifo, solo per l’Islam….