Modello Emiliano

Mentre Di Lello porta i socialisti e democratici del Pd, che ha contribuito a fondare con Di Gioia, Bastianelli e qualche altro, a supporto della candidatura di Orlando, leggo che Bobo Craxi, Onofrio Introna, non so se anche Labellarte hanno partecipato a Bari a una campagna a favore di Michele Emiliano. Nulla di male. Resta il fatto che costoro, forse non Introna, sono anche iscritti al Psi e il Psi non partecipa alle primarie per l’elezione del segretario di un altro partito. Tanto più Emiliano non mi risulta sia mai stato un filo socialista dentro il Pd, e la sua derivazione dalla magistratura, dalla quale peraltro non si è mai dimesso, porta a ritenerlo proveniente da ben altra cultura. Mi dicono che a Bari, nel corso dell’iniziativa promossa dai cosiddetti socialisti in movimento, il candidato segretario, governatore, magistrato, si sia lasciato andare in aperti riconoscimenti a favore di Bettino Craxi. Cosa non si dice per accaparrarsi qualche voto in più… Resta politicamente piuttosto nebuloso il tracciato del cammino dei nostri dissidenti. Fino a ieri parevano orientati verso l’approdo nell’Mdp dalemiano. Oggi annunciano che voteranno a favore di Emiliano, partecipando cosi alle primarie del Pd. Li aspettiamo alla prossima mossa. Senza mai scendere a sconfessioni apodittiche perché con molti di loro restiamo amici. Ma con molta, moltissima curiosità unita a un certo sconcerto…

L’Eugen… etica di Scalfari

Ancora una volta l’ex direttore di Repubblica rimuove i socialisti e la loro storia. In un lungo articolo apparso sull’Espresso egli, per dimostrare il superiore livello culturale dei politici del passato rispetto a quelli di oggi, cita gli intellettuali di ogni partito, sotto un’effige congiunta di Moro e di Gramsci. Enumera ovviamente quelli democristiani, pochi, poi quelli comunisti, molti, e i repubblicani, i liberali e perfino gli azionisti. Dei socialisti nessun cenno. Nessun nome. Nemmeno il suo, deputato del Psi dal 1968 al 1972, per sfuggire all’arresto dopo il caso Sifar. O il buon Eugenio si é rincoglionito o si tratta di una rimozione voluta, come se nel Psi non fossero stati presenti intellettuali di gran livello. Oppure, ed é la cosa più probabile, l’omissione rappresenta un’esigenza non nuova dell’Eugenio, quella di stampo Eugenetico, di ripulire la storia italiana dalla presenza del Psi. Cominciamo a enumerarli i nostri per ricordarli anche al grande sacerdote dell’Inquisizione. Da Antonio Labriola, primo traduttore di Marx in Italia, a Carlo Rosselli, fondatore del socialismo liberale, a Ugo Guido e Rodolfo Mondolfo, col loro umanismo marxista, a Filippo Turati che oltre al riformismo lanciò la Critica sociale, a Ivanoe Bonomi, che riportò in Italia le terie di Bernstein, a Ignazio Silone, scrittore tra i più prestigiosi, a Pietro Nenni, giornalista e storico di primo piano, a Eugenio Colorni e Lelio Basso, fino a Bosio e Panzeri, per poi passare ai tempi più recenti, a Bobbio, Arfè, Giolitti, Lombardi, De Martino, fino a Martelli e Amato. E me ne sono dimenticati molti. Se c’é un partito in cui gli uomini di cultura esondavano era il Psi. Scordarsene é errore da matita blu. Per Scalfari non é un refuso. E’ una prassi. Eugen…etica.

Assad ha l’Asma

Inutile nasconderlo. Il volto da presentatrice Mediaset della moglie del premier siriano Assad, Asma, 41enne figlia di un cardiologo e di una diplomatica siriana, nata e cresciuta in Gran Bretagna, che veste e si pettina all’occidentale, ha sempre indotto a imprimerci una relativa fiducia. Anche verso il marito. Soprattutto se paragonata alla moglie di Erdogan, tutta bardata all’islamica. O ad altre mogli, magari duplici o triplici, di altri ras mediorientali. In Siria il regime di Damasco, come era avvenuto in Tunisia, sotto Ben Alì, e per alcuni versi anche in Iraq sotto Saddam, non espone né una teocrazia, né un’unica religione, né i veli obbligatori alle donne (Ben Alì addirittura li vietava). Certo tutto questo non basta. Anche Hitler amava una donna bella e sorridente come Eva Braun. Eppure. Eppure, come pare, ma non è certo, abbia fatto Assad contro i ribelli, usava, caro Sen Spicer, i gas per eliminare gli ebrei. Resta il fatto che almeno un segno va a vantaggio di Assad. Quello di una sia pur relativa laicità. Lui ha l’Asma. Malattia curabile. Altri il tifo, solo per l’Islam….

Ma il Pd ha capito che il copione é cambiato?

Dibattito assurdo. No al proporzionale. Ma il Porcellum non era proporzionale? E l’Italicum non é proporzionale? Si intende che ci vuole un premio di maggioranza? Ma il Porcellum aveva un premio alla prima coalizione poi giudicato incostituzionale. E l’Italicum, come è uscito dalla Corte, ha un premio alla lista che supera il 40. Non capisco di cosa si parli. Ho ascoltato Orlando che propone un ulteriore premio, cosiddetto di governabilità, alla prima lista o coalizione. Ho l’impressione che il vertice del Pd non comprenda la nuova situazione. L’obiettivo del Pd non può essere oggi quello di vincere le elezioni o di fare in modo che qualcuno le vinca. Ma semmai quello di non perderle, facendo in modo che un governo si faccia dopo le elezioni. Spiegategli se avete contatti con loro che si sta recitando un copione nuovo. Quello vecchio è stato sostituito il 4 dicembre.

Addio caro Nino, socialista da sempre

Un giorno me ne parlò Craxi, dicendomi: “Come sta Nino?”. Non immaginavo si riferisse a Nino Santachiara, socialista lombardiano di Carpi. Mi spiegò che si erano conosciuti al congresso nazionale della Federazione giovanile socialista che si era svolto a Reggio Emilia nel 1961. Di Nino ho tanti incancellabili ricordi. Alcuni legati alla nostra amicizia che si sviluppò in particolare durante le campagne elettorali in cui ero candidato. Carpi, si sa, è un po’ modenese e un po’ reggiana. O forse né l’una né l’altra, solo carpigiana. E così durante le elezioni politiche divideva i voti tra i candidati di Modena e di Reggio. Credo che Nino sia stato contento che nel 1987 sia io sia Paolo Cristoni siamo stati eletti in Parlamento. Quando lo incontravi sembrava sempre intento a progettare qualcosa, a puntare su un nuovo obiettivo. Con spavalderia, con ostinazione. Nei congressi amava le minoranze. Non ne ricordo uno in cui non abbia accentuato le sue critiche, senza timore, ma anche senza cattiveria. Lo salvava sempre il sorriso col quale accompagnava le sue osservazioni, anche quelle più velenose. Che spesso si trasformava in risata quando raccontava una storia, quando ironizzava su un compagno. Era un uomo libero, Nino, incapace di sacrificare anche in nome dell’amicizia, una sola delle sue convinzioni. Consigliere e assessore a Carpi e in Provincia di Modena, presiedeva il Circolo Gregorio Agnini di Carpi. Fino all’ultimo suo giorno di vita non aveva smesso di essere socialista. Ci siamo visti l’ultima volta alcuni mesi fa. Per me era sempre lo stesso. Magro, smilzo, scattante, energico. Ci ha lasciato alla soglia degli 87 anni improvvisamente. Senza un preavviso. Difficile pensare che uno come lui dovesse abbandonarci in un altro modo.

Ragazza rasata a zero perché non voleva il velo

Dico subito che hanno fatto bene le autorità preposte a sottrarre questa quattordicenne a una famiglia che le imponeva il velo che non voleva portare. E che, per punizione, l’hanno rasata a zero. La ragazzina, che frequenta con ottimo profitto la terza media di un istituo bolognese, si é lamentata cogli insegnanti i quali, assieme al preside, hanno denunciato il fatto alla Questura. Siamo in Italia e non si può imporre un’usanza, neppure accolta e assunta da tutte le donne, come ricordano le nostre Maryan Ismail e Layla Yossouf. E soprattutto non si può fare violenza, come pare sia già avvenuto per le due sorelle collocare altrove, verso i figli. I diritti di libertà vanno garantiti. E anche se si tratta di una minorenne le malversazioni vanno punite. In che mondo vuole vivere questa famiglia bengalese che impediva alla figlia di uscire di casa a volto scoperto, di frequentare amici maschi, di fare la vita che in Italia possono fare tutte le quattordicenni? Sia chiara una cosa: chi entra nel nostro Paese deve rispettare i principi e le regole della nostra società. In primis quello della libertà garantita dalla Costituzione. Non sono ammesse sacche di medioevo. L’integrazione non può essere né un compromesso tra culture diverse, che significherebbe assurda sintesi tra libertà e sopraffazione, né tolleranza e indifferenza verso chi impone costumi illiberali e arcaici. Per questo non possiamo che plaudire alla dichiarazione di Renzi e del sindaco di Bologna che questi concetti hanno voluto ricordare.

Giletti: 42mila euro al mese?

Si scatenano sui social contro Cirino Pomicino che ha accusato Giletti di parlare dei vitalizi e di incassare 42mila euro al mese dalla Rai. Ma scusate, é vero che la Rai paga Giletti 42mila euro al mese? Perché la Rai é pubblica e sono soldi dei cittadini. E un vitalizio, per quanto alto, non raggiunge un quinto dello stipendio di Giletti. Possibile che uno così si senta la coscienza a posto quando parla dei soldi degli altri? Adesso i vitalizi sono stati aboliti ed esistono solo pensioni contributive percepite a 65 anni nell’ordine di alcune centinaia di euro. Cioè tanto dai e tanto avrai. In più si é trovato un modo costituzionale per prelevare soldi a chi il vitalizio lo percepisce già. Una specie di tassa di solidarietà triennale a scalare sul reddito. Ben venga. No, continua la polemica dei Cinque stelle e di Giletti. E i Cinque stelle imperversano ovunque. Sono il sintomo del malessere. Non sono i dottori. Anzi, vedasi Roma, sono farmaci che aggravano la malattia. Pomicino non è mai stato il mio modello di uomo politico. Ma è persona intelligente e colta. E negli anni ottanta l’Italia sconfisse inflazione e terrorismo. Con una crescita superiore al 2 per cento. Se gli italiani preferiscono gli idioti, avanti, c’é posto…

Le gaffes di Poletti

Sono come quelle di Mike Bongiorno, come i rimproveri di Mago Zurlì (quanto ci manchi…), come Italia-Germania 4 a 3. Non se ne può fare a meno. L’ultima in ordine di tempo, sempre rivolta ai giovani che non hanno voglia di lavorare, attiene all’inutilità dei curricula. Meglio avere qualche conoscenza, perché il curriculum vale meno del calcetto. E se hai paura di sbagliare un calcio di rigore, sai che non è da questi particolari che si giudica un giocatore… Fatelo parlare il ministro Poletti, in romagnolo puro, ė fantastico. Racconterà storie assurde, favole che ha ascoltato nella sua campagna da bambino. Vi inseguirà coi suoi mostri e le sue streghe, coi castelli fatati e le principesse addormentate. Vi proporrà soluzioni per dimostrare che lui la sa lunga come tutti i contadini, che non gliela racconti, perché dopo un raccolto ne viene un altro. Più che ministro del Lavoro Poletti é ministro delle rivelazioni. Delle suggestioni e delle scoperte. Della saggezza. Seguitelo e giocherete a calcetto tutta la vita….

Scatta l’ora legale. Panico per… Gramellini

Ancora la battuta di Cuore sui socialisti, coniata trent’anni fa. E Massimo Gramellini sul Corriere ce la rifrigge, come se recitasse un verso della Divina commedia. Che vergogna però tirare ancora in ballo i socialisti sulla legalità. Come se in questi due decenni e passa senza il Psi, non senza i socialisti, caro Gramellini, la legalità avesse trionfato. Se si raccontano le barzellette sui carabinieri, si possono rinverdire anche quelle sui socialisti. Attenzione però perché con quel ritornello per anni tante brave persone, oneste, cristalline, non hanno potuto frequentate i bar del paese, sono state ignobilmemte cacciate dalle amministrazioni, hanno subito l’onta di un’immeritata offesa e sono stati perseguitate come gli ebrei. Non si scherza su una tragedia che ha prodotto suicidi, profonde ingiustizie, la morte di un leader politico e capo del governo lontano dal suo paese. Anche perché il primo che inventò la battuta sui socialisti non fu Cuore, ma Grillo. E, dati i risultati, gli ha pure portato fortuna. Dubito assai che gli italiani continueranno a ridere se il suo movimento andrà a governarci. Per ora a star seri, e molto, ci sono solo i romani. Col panico, forse, anche di Gramellini…

Scalfari non ha mai votato Psi?

Eugenio Scalfari ha scritto su Repubblica che nella sua vita ha sempre votato o Pri o Pci. Molto strano. Eugenio Scalfari che dovette a Pietro Nenni una candidatura nelle liste del Psi assieme a Lino Jannuzzi dopo la vicenda Sifar che costò ai due, allora all’Espresso, una condanna a 15 mesi di galera, non ha dunque votato nemmeno per se stesso quando venne eletto deputato nelle liste del Psu nel collegio di Milano-Pavia? Certo il suo voto non era sufficiente, giacché ne servivano alcune decine di migliaia, che gli fornirono gli autonomisti milanesi. Questi ultimi votavano così: 1 (Nenni),16 (Craxi), 28 (Scalfari). La memoria gioca brutti scherzi, a una certa età. Eppure sono sicuro che quei numeri Scalfari non se li sia dimenticati. Può essere che dica la verità e che nel 1968 abbia preferito votare Pri o Pci anziché se stesso. Conoscendo l’alta considerazione che il fondatore di Repubblica ha di sè, propendiamo a credere che abbia solo detto una balla. Aver votato Psi ed essere diventato deputato grazie a Craxi costituisce per lui un’onta da dimenticare. Anche per noi…