Date una casa a Grillo

Lascia Farage per approdare all’Alde, fa un referendum tra gli iscritti e partecipano, dicono, in quarantamila. Oltre il 70 per cento gli dice si e alla fine l’Alde gli dice no. Contrordine, Grillo torna da Farage che aveva spontaneamente abbandonato. E noi siamo contenti. Una casa la deve pur avere lui coi suoi proseliti, che adesso si scoprono critici nei confronti del pendolarismo del loro leader, al quale devono la loro promozione da signori nessuno a parlamentari europei e nazionali. Si arrabattano e parlano di figuraccia. Mica é la prima. Solo la Raggi ne ha accumulate tante da competere con Razzi. Ma almeno il senatore ex dipietrista e ora berlusconiano, svizzero e abruzzese, non é sindaco di Roma. E della sua esistenza ci accorgiamo solo dall’esilarante imitazione di Crozza. Continuo a ritenere Grillo e Casaleggio senior molto meglio dei loro seguaci, soprattutto quando questi ultimi fanno gli indignati. Cambino partito. Ma per farlo dicono esista una penale di 250mila euro. Altro che la difesa di una pensione parlamentare. Questi hanno blindato con un muro di soldi tutte le uscite. Anche quelle di sicureza. Meglio criticare dall’interno. Non c’é dubbio.

Che sorpresa. Un avviso di garanzia non é una condanna….

Tutti commentano con un certo qual sospetto di evidente strumentalità la cosiddetta svolta garantista di Grillo. Ha scoperto che un avviso di garanzia è un atto dovuto, non certo una condanna, e che in quanto tale non comporta la necessità di dimissioni. Ovvio che non si tratta di svolta garantista, ma di esigenza di coprire il sindaco di Roma, dicono in previsione dell’inizio di un procedimento giudiziario a suo carico, che con le vecchie regole avrebbe comportato le sue dimissioni e nuove elezioni nella capitale, con tanto di sconfessione della moralità grillina. Questo procedimento non si applica però retroattivamente. Dunque la Muraro, solo avvisata, non sarà richiamata, e cosi Pizzarotti, che per un avviso é stato espulso, mentre Nogarin pur avvisato è in carica e la Capuozzo, nemmeno raggiunta da avviso, é stata espulsa. Che confusione. Ma c’è una postilla che vorrei aggiungere. I commentatori televisivi e cartacei che oggi prendono atto come fosse un’ovvietà che un avviso di garanzia non deve comportare alcuna dimissione perché é un atto dovuto, dove erano nel 1992-94 quando loro stessi o i loro colleghi sbraitavano il contrario e si apprestavano a contribuire allo smantellamento di un sistema politico col grimaldello degli avvisi di garanzia? Allora anche il Grillo di oggi sarebbe stato considerato un provocatore, un potenziale corrotto, un reprobo. Gli italiani possono dimenticare molte cose. Ma ci sono cose che i socialisti non riescono a dimenticare…

Il figlio di Poletti

Non mi piacciono le polemiche personali. Meno ancora quelle familiari. Però sono rimasto di stucco nell’apprendere che, mentre i nostri figli fanno fatica a trovare lavoro anche se laureati e meritevoli, il figlio del ministro Poletti, già presidente del movimento cooperativo, viva grazie a un giornale, che poi si è fuso con un altro, che ha cadenza periodica e cinquemila abbonamenti, in stragrande parte sottoscritti dalle cooperative e abbia goduto di un finanziamento dello stato pari a 500mila euro in tre anni. L’Avanti non percepisce un solo euro. E come l’Avanti anche gli altri giornali online. Non so quanto percepisca un periodico locale, ma certo é molto lontano dal contributo che viene annualmente erogato al giornale del figlio del ministro. Il quale, sia ben chiaro, ha tutto il diritto di lavorare come tutti gli altri giovani. Ma non ne ha di più solo perché figlio di Poletti, che si é perfino preso la briga di polemizzare coi giovani che vanno all’estero a lavorare. Ci mandi il suo figliolo all’estero. E consenta al giornalino super finanziato di assumere un giovane che vive, non per sua scelta, a Londra o a Berlino. Sarebbe, questo sí, un modo concreto per correggere le sue dichiarazioni.

Poletti e gli italiani all’estero

Poletti parla in romagnolo. Figlio di contadini, racconta che da ragazzo il suo compito era quello di pompare l’acqua e una volta disse a suo padre che non ne aveva voglia perché voleva andare in paese. Suo padre, comprensivo, lo rassicurò: “Allora pomperai l’acqua senza voglia”. Cosa volete che centellini lui le parole con un padre così. Vabbé, ha fatto due gaffe in una settimana. Ma l’acqua bisogna pomparla lo stesso con o senza gaffe. E dire che il referendum sul jobs act si potrebbe anche non fare se ci saranno le elezioni anticipate e poi aggiungere che lui conosceva dei giovani italiani che sono andati all’estero e che è bene che non ritornino, che scandalo fa? A chi si riferiva, piuttosto. Basterebbe dire nomi e cognomi. Magari a Cesare Battisti? Non è più un ragazzo. Però star lì a processare Poletti per le sue parole in libertà, é come prendere in giro Trapattoni mentre parla tedesco. Dai, uno che pompava l’acqua contro voglia, può anche pompare parole in libertà….

Le balle sul proporzionale

Tutti, anche Renzi per la verità, dicono che il proporzionale ci farà tornare alla prima Repubblica (dove sia la seconda non si sa), che i governi si faranno in Parlamento (e quando mai sono stati fatti altrove?). E soprattutto che non ci sarà più stabilità. Osservo a quest’ultimo proposito che dal 1994 ad oggi (cioè per 22 anni) c’e stato solo un governo, quello di Berlusconi (2001-2006), che è durato un’intera legislatura. Dal 1994 al 1996 ci sono stati due governi e nell’ultima fase con una maggioranza opposta a quella iniziale e si è votato dopo soli due anni. Dal 1996 al 2001 ci sono stati tre governi, e gli ultimi due con maggioranze diverse rispetto a quella presentata agli elettori, mentre la legislatura emersa dal voto del 2006 è tramontata nel 2008 col governo sfiduciato da una parte della sua stessa maggioranza. Quella aperta col trionfo berlusconiano del 2008 è incorsa nel distacco di Fini del 2010, con relativo cambio di maggioranza e con l’intervento di Napolitano del 2011 che di fatto ha posto le condizioni per la formazione del governo Monti, appoggiato anche dalle forze che erano all’opposizione. Le elezioni del 2013 hanno consentito la formazione di un governo Letta prima con Forza Italia e poi col solo Nuovo centro destra, derivato da una scissione del partito di Berlusconi. Poi si é formato il governo Renzi e adesso il governo Gentiloni, con identiche maggioranze. Dove sta la seconda Repubblica? Dove sta il rispetto dei governi indicati dagli elettori? Dove sta la stabilità garantita dal maggioritario e dal premio di maggioranza?

Viva la Dc

Insomma, chi lo avrebbe mai pronosticato? Renzi, di estrazione familiare democristiana, e il cui unico punto di riferimento pare essere La Pira, per anni sindaco democristiano di Firenze, si è dimesso da presidente del Consiglio e le dimissioni sono state accolte con riserva dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, già ministro della Dc dei governi Goria, De Mita e Andreotti. Il più più probabile dei successori è Paolo Gentiloni, imparentato con quel Gentiloni famoso per il patto col quale i cattolici entrarono, dopo il non expedit, nella vita politica italiana nel primo novecento. Anche lui proviene dallo stesso mondo. A chi sarebbe in mano la regia del nuovo Pd post renziano? A Dario Franceschini, fino al 1994 iscritto alla Dc, poi Cristiano sociale e via fino a Margherita e Pd. Anche Graziano Delrio sarebbe in pol position. E anche lui, prima dirigente delle Acli, poi Partito popolare e Margherita. Abbiamo appena svolto un referendum sulla riforma Boschi. Maria Elena Boschi, di famiglia democristiana, ha più volte accennato, da buona aretina, alla sua stima per Amintore Fanfani. Il vice segretario di Renzi, Lorenzo Guerini, fino al 1994 era giovane dirigente della Dc, poi Partito popolare e Margherita. Stesso percorso, insomma. Per rintracciare un ex comunista nel ristretto gruppo dirigente del Pd bisogna risalire ad Andrea Orlando che nel 1989, anno del suo scioglimento, fece appena in tempo a diventare consigliere comunale a La Spezia per il Pci. Aveva solo vent’anni. Si parla di lui come possibile alternativa a Renzi. Vedremo al congresso di marzo, se si terrà. Certo quell’elezione a consigliere comunale con quel simbolo rischia di essergli fatale…

Gotor tra due… Prodi

Il senatore Gotor è un parlamentare tra i più estroversi e simpatici. Rigidamente bersaniano sta svolgendo con passione la sua campagna per il no al referendum di domenica. Spesso aveva citato Prodi e il suo silenzio come indicativo di una presunta contrarietà alla legge dell’ex premier. Dopo che Romano Prodi, ieri, ha preso ufficialmente posizione a favore del sì, Gotor non si è scomposto e ha dichiarato: “Io mi sono sempre ispirato a Prodi… Paolo, che vota no”. Da premio.

Cosa c’è dietro la legge Boschi? La finanza, la Cia, la Mafia..

Ormai ne ho sentito di ogni. Anzi sempre di più. Si alza l’asticella e dietro la legge costituzionale sarebbero da collocare le trame della grande finanza, della G.P Morgan, della Goldman Sachs, credo anche dei servizi segreti deviati, forse della immancabile Cia, come si diceva una volta quando tutto era “oggettivamente al servizio dell’imperialismo americano”. La straordinaria e drammatica scoperta è dovuta all’attenta e meticolosa lettura dell’articolo 117 della Costituzione che viene così drasticamente cambiato. Diceva nel testo approvato dalla riforma ulivista del 2001: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Oggi così dichiara il nuovo testo: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”. Lo sconvolgente stravolgimento é costituito dalla sostituzione di “vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario”, con “vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea”. E sapete perché? Semplicemente perché il trattato di Lisbona ha cambiato la terminologia di “vincolo comunitario” con “vincolo dell’ordinamento della Unione europea”. Che scandalo. Che svolta. Che capovolgimento. E pensare che ci sono cascati anche alcuni costituzionalisti, evidentemente ignari sia del precedente articolo, sia del trattato di Lisbona. Come si diceva una volta: philosophus purus, purus asinus… E vedere la mano del nemico vuol dire non saper usare molto le mani, ma soprattutto la testa…

Encor… Greganti

Leggo stupefatto le dichiarazioni dell’ex sindaco di Correggio (Reggio Emilia) Marzio Iotti, che ho conosciuto come persona per bene, a proposito della vicenda Encor, una società comunale che aveva il compito di riconvertire gli sfalci dell’agricoltura in energia. Quel che mi ha incuriosito è la sua dichiarazione secondo la quale il noto Primo Greganti era interessato a questa società pubblica che è poi fallita trascinando con sé le dimissioni del sindaco per l’ingente indebitamento comunale, che ammonta a circa 15 milioni di euro. E si sono svolti incontri, sia a Torino sia a Correggio, nel 2012, con Greganti che intendeva esportare in Piemonte questa esperienza in accordo con alcuni sindaci. Iotti dichiara più in particolare che Greganti in un’occasione gli presentò sindaci e il presidente della Provincia di Torino. Essendo stato Iotti sindaco dal 2004 al 2013 e la vicenda Encor risalendo al 2009-2010 si può dunque stabilire che negli anni seguenti al 2010 e fino al 2012 ancora Greganti poteva tranquillamente occuparsi di affari e trattare coi pubblici poteri coi quali intratteneva rapporti. Però lo stesso Greganti era stato arrestato e condannato durante Tangentopoli e aveva confessato che gli affari li faceva per sé e non per il suo partito, il Pci. Strano che poi, proprio a Correggio, alla festa dell’Unità, vendessero le magliette con scritto Viva Greganti. Viva perché, se i soldi li teneva lui approfittando del suo partito? Se le cose stavano come il compagno G confessava, allora era un ignobile truffatore e non un eroe che mentiva per difendere il suo partito. L’ostracismo avrebbe meritato, non le magliette. Ma non era così e tutti lo sapevano, tranne i magistrati. Fuori da ogni ipocrisia si può dire che Greganti era uomo di fiducia del Pci per il quale svolgeva delicati compiti di finanziamento e che poi ha continuato in modi a me sconosciuti a operare per i partiti che al Pci sono succeduti, fino alla vicenda Expo dove è stato nuovamente coinvolto. Io non mi scandalizzo. Però coloro che gettarono la croce addosso a chi confessò che tutti i partiti si finanziavano irregolarmente, adesso, per la verità da molto tempo, non dovrebbero arrossire e chiedere scusa? Lo dico perchè adesso è anche peggio. Almeno Greganti diceva di tenersi i soldi che dava al partito, dopo si son tenuti i soldi pubblici che dovevano andare ai partiti…

Il populismo dei baiocchi

Se Renzi insiste con sta storia dei tagli alla politica perché elimina qualche poltrona e non paga (se non attraverso i rimborsi) i nuovi senatori, allora Grillo che sui soldi ha fatto successo, può bene alzare l’asticella e proporre subito un dimezzamento degli stipendi a tutti i parlamentari. Cosa che fa tremare i polsi ai Pd, sensibili a un arma da loro stessi
impugnata. Come dire. Gioco al rialzo. La verità che è sbagliato (su questo mi spiace dar ragione a Stefano Rodotà) concepire la democrazia come un oggetto da comprare al mercato. E per di più considerando solo il suo prezzo. La democrazia ha un costo, che va sempre rapportato alla sua efficacia. Se il costo diventa l’unico obiettivo, allora perché non alzare ancora il tiro e togliere del tutto lo stipendio ai parlamentari (come accadeva a fine ottocento, con la conseguenza che a Roma potevano andare solo i ricchi) o perché non abolire anche la Camera? E di politici pagarne uno solo? Sai che risparmi?