L’ossimoro a Cinque stelle

Hanno inventato, a proposito di vaccini, uno slogan che é tutto un programma: l’obbligo flessibile. Come possa essere flessibile e non obbligatorio un obbligo é questione che neppure i bizantinismi morotei riuscirebbero a spiegare. Le convergenze parallele, termine peraltro coniato da Eugenio Scalfari sull’Espresso del 1960 a seguito del voto congiunto, ma parallelo, di Psi e Pdium al governo Fanfani dopo l’esperienza tragica di Tambroni, sono robe da neofiti e un senso ce l’avevano, L’obbligo non obbligatorio significa solo che si stabilisce che l’obbligo non c’è. Ossimoro per ossimoro Di Maio a proposito di Marcinelle ha poi commentato che per evitare stragi come quella belga bisogna che l’emigrazione non ci sia. Ottimo. Se l’emigrazione non ci fosse stata, gli italiani non sarebbero andati in miniera e non sarebbero morti. Magnifica intuizione. Un mio parente, morto in guerra, ad esempio, se non ci fosse stata la guerra non sarebbe morto in guerra. E quel povero camionista che trasportava gas a Bologna se avesse trasportato cioccolatini forse sarebbe ancora vivo. Pensa ad Amatrice oggi come sarebbe senza il terremoto. E soprattutto dove sarebbe Di Maio oggi senza il movimento Cinque stelle…

Grillini e la logica del “chi sta peggio”…

Non sapevo fosse malato di cancro. E non so se si tratti di malattia da cui, come mi auguro, possa guarire. Franco Grillini lo avevo lasciato ai tempi della Costituente socialista alla quale aveva aderito lasciando i Diesse nel 2007. Di lui certo ricordavo bene le battaglie iniziate quand’era al vertice dell’Arcigay per difendere i diritti degli omosessuali. Adesso sta conducendo una duplice nuova dura lotta, contro il cancro e contro la norma che gli dimezza un vitalizio di poco più di 2mila euro, costringendolo a scelte diverse anche per ciò che riguarda il suo sostegno. Ad appoggiare le sue rivendicazioni c’è Pierferdinando Casini, storico democristiano lontano chilometri dalle istanze di Grillini, ma bolognese come Franco e persona sensibile e generosa. Molte le annotazioni critiche nel mondo dei social, tutte ispirate alla logica del “c’è chi sta peggio”. Logica alquanto pericolosa perché c’é sempre qualcuno che sta peggio di qualcun altro. E usando questo modo di ragionare bisognerebbe individuare quello che sta peggio di tutti, l’unico per il quale sarebbe giusto condurre una battaglia in quanto nessuno sta peggio di lui. Attenzione però perché dietro questa motivazione ci sta ancora una volta la discriminazione verso gli ex parlamentari messa in atto dal duo Di Maio-Salvini. Uno li ha chiamati ladri, l’altro ha dichiarato che coloro che provassero a ricorrere contro la nuova norma dovrebbero provare vergogna. Franco Grillini è l’unico malato di tumore a cui sia stata improvvisamente dimezzata la pensione. So che c’è gente che sta peggio di lui. Moralmente Di Maio e Salvini.

40 anni fa Pertini presidente

Sono trascorsi esattamente 40 anni e ricordo quell’evento ancora con grande emozione. Era in corso la Festa dell’Avanti a Reggio Emilia e come giovanissimo segretario avevo voluto un allestimento fondato sul garofano rosso che Craxi aveva lanciato al Congresso di Torino di qualche mese prima. Il comizio di Craxi era fissato per le 18 della domenica conclusiva. Erano in corso le votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Leone. A Roma, dopo tentativi del Psi su Giolitti, che il Pci rifiutò perché proveniva dalle sue fila e ne era uscito a seguito dei fatti d’Ungheria, si trovò l’intesa con Dc e Pci sul nome di Sandro Pertini, il valoroso partigiano antifascista e dirigente socialista già dagli inizi degli anni venti. Iscritto al Psu di Turati (aveva combattuto durante la prima guerra mondiale meritando una medaglia d’argento) fu protagonista della fuga del leader socialista dall’Italia nel 1926. Degli arresti di Pertini durante il fascismo (fu in Francia condannato al confino, fuggì, poi fu di nuovo incarcerato) del suo rifiuto di firmare la domanda di grazia (rimproverò sua madre per averla chiesta e la rifiutò) son pieni i libri di storia, come della sua evasione dal carcere di Regina Coeli dopo una condanna a morte da parte dei tedeschi assieme a Giuseppe Saragat, della sua generosa decisione, dopo la liberazione di Roma, di continuare la lotta al Nord ove fu nella presidenza del Clnai. Saragat definì eroico il suo comportamento. Pertini fu segretario del Psiup, il partito nato dall’unione del Psi e del Mup di Lelio Basso, per un breve periodo e divenne poi anche direttore dell’Avanti. Contestò con Ignazio Silone la politica fusionista già al primo Consiglio nazionale del dopoguerra. Al congresso di Firenze della primavera del 1946 fu con Silone e Saragat in maggioranza. Fu eletto all’Assemblea costituente, nel 1948 divenne senatore, poi fu sempre deputato, eletto nella sua Liguria. Ma al congresso successivo, quello della scissione di Palazzo Barberini, rimase nel partito, pur contestando la linea frontista, che poi sostanzialmente accettò dopo la disfatta del 1948. Nel 1963 presentò una sua mozione unitaria, contraria sia alla linea autonomistica di Nenni, sia a quella filocomunista di Vecchietti e Valori. Dal 1968 al 1976 fu presidente della Camera. In quel caldo pomeriggio di luglio, dopo il suo insediamento, era una domenica, Bettino Craxi arrivò, stanchissimo, alla nostra festa e parlò dinnanzi a più di duemila socialisti giunti da ogni parte d’Italia. Cominciò il suo comizio cosi: “Ridendo e scherzando….”. Poi un sorriso. Avevamo un socialista del Psi, Sandro Pertini, alla presidenza della Repubblica. Era il primo grande successo del nuovo corso iniziato al Midas due anni prima.

Il sottosegretario sulla Luna

Dopo quel parlamentare che credeva all’esistenza delle sirene, ecco un sottosegretario pentastellato, certo Sibilia, avellinese, che mette in discussione lo sbarco sulla Luna. A suo giudizio si tratta di “episodio controverso”. Ma non basta. Queste la sua motivazione: “Al Monte dei paschi di Siena sono spariti 100 miliardi, c’é un morto in mezzo, e non si trova un responsabile”. La conclusione: “Come dice Gianna Nannini, Sei nato nel paese delle mezze verità”. Può essere, ma gliel’hanno spiegato a Sibilia che lo sbarco sulla Luna non é stato opera dell’Italia? Forse per lui un certo Armstrong é solo un jazzista. E va bene. Ma almeno chieda lumi a Di Maio che di geografia se ne intende. Eccome. Gli spieghi, Di Maio, che a sbarcare sulla Luna furono gli americani, che vivono in un paese lontano, collocato vicino al Venezuela. E questa non é una mezza verità, stia sicuro, on. Sibilia, sottosegretario pentastellato, al ministero dell’Interno. Stellato e con la testa (se ce l’ha) decisamente sulla Luna…

Il Psi a Caserta

Ultimata la tre giorni casertana. Socialisti da prendere ad esempio. Sezioni aperte nei comuni, tre consiglieri comunali e due assessori a Caserta città. Molti giovani. Sindaci del Pd che si stanno avvicinando a noi. A settembre propongono di allestire una festa nazionale dell’Avanti nella magnifica cornice del Belvedere, sopra la Reggia. Qui non parlano di Nencini e Bobo, di me o di Biscardini. Agiscono sul territorio e aggregano gente. Instancabile il contributo del mio amico Francesco Brancaccio. Ringrazio tutte le compagne e i compagni che mi hanno accolto con un senso dell’ospitalità commovente. Ringrazio la sezione di Cesa con il vice sindaco socialista Esposito in prima fila, Giggino di Sant’Arpino per lo striscione davvero eccessivo che mi ha voluto dedicare, ringrazio il sindaco di Cesa, quello di Maddaloni, quello di Sant’Arpino, la consigliera comunale socialista Rosanna Boerio che ha battuto ogni record di preferenze. Ringrazio il consigliere comunale di Caserta Jannucci che mi ha traghettato alla stazione, e ringrazio l’avvocato per le riflessioni anche critiche, e tutti per le meravigliose mozzarelle.

Rossi e il socialismo

Rossi, presidente della Toscana, rilancia l’idea di costruire un partito che si chiami socialista. Figurarsi coloro che non hanno mai smesso di chiamarsi cosi. Poi resta il significato che si attribuisce alla parola. Nomina sunt consequentia rerum. Oggi si può solo partire da un programma innovativo. Se torniamo al socialismo d’antan non ci caviamo un buco. Ad ogni modo giudico positivo che la parola, che forse non intendiamo tutti allo stesso modo, sia tornata d’attualità, anche perché, non nascondiamocelo, in Italia e solo in Italia è stata cancellata perché é stato cancellato il Psi. Attendiamo sempre un segnale di vita dal Pd, socialista in Europa ma non in Italia. La mancanza di una identita chiara di questo partito, a seguito del percorso a zig zag dell’ex Pci nel dopo ottantanove è l’origine della sua crisi. Ben vengano dunque tutte le riflessioni che da Rossi alla Urbinati su Rspubblica si muovono per recupetare una storia e un nome.

Il congiunto Piersanti

Ora, va bene tutto, ma vi immaginate un presidente del Consiglio della prima repubblica che non conosceva il delitto Moro, o il delitto La Torre o, appunto, il delitto Mattarella? Non era nemmeno immaginabile. Il presidente Conte invece si è superato e ha parlato di un congiunto del presidente morto, forse di tonsillite. Un congiunto, chi lo sa, uno zio. Un conte zio? Conte è un ventriloquo e quando parla chiede se una cosa la può dire ai suoi due vice. Magari avrà chiesto la parentela del congiunto di Mattarella e le ragioni della sua morte a Di Maio, esperto di storia come di geografia. “Quello ucciso in Sardegna”, gli avrà risposto… “Non me lo ricordo”.

I diritti di un bimbo che muore

Ho sempre sottolineato il fatto che uno stato laico debba garantire i diritti di tutti, senza violentare alcuna convinzione etica o religiosa. Dunque un cattolico che pensa che la vita non appartenga a noi ma a un essere superiore deve essere tutelato attraverso tutti gli strumenti necessari perché la sua convinzione non sia ignorata e la vita non venga interrotta neppure quando é solo artificiale. Ovvio che lo Stato debba garantire anche il principio opposto, quello di chi crede invece all’assoluta disponibilità individuale della vita di ciascuno e soprattutto alla legittima scelta di non subire invano i trattamenti della medicina quando la sua essenza, a mio avvviso la razionalità, viene sopraffatta senza possibilità alcuna di ripresa. Per questi obiettivi di tolleranza i laici si sono battuti, per questo lo stato laico é superiore alla teocrazia e anche allo stato etico. Compreso quello di stampo comunista che imponeva l’aborto, vedasi la Cina, anche a chi avrebbe voluto generare un figlio. Il caso di Alfie, il bimbo inglese a cui l’Italia ha offerto la cittadinanza su pressione della Santa sede, dovrebbe essere affrontato nello stesso modo. Il problema in questo caso é il diritto di scelta dei genitori al posto del bambino. I genitori hanno il pieno diritto di non far morire un essere umano purtroppo condannato senza speranza alcuna. Però non dovrebbero avere il diritto di far soffrire inutilmente un figlio costretto a una malattia senza spetanza. Attenzione quando si parla di diritti. Un bambino non é un bambolotto, ma una vita in essere che non può continuare a scapito di inutili e perduranti sofferenze. Se ne accertino bene i medici del Bambin Gesù. Dovremmo ormai essere in grado, con le moderne terapie, di annientare ogni dolore. Ma se così non fosse evitiamo questa assurda forma di egoismo che si scarica su un bambino indifeso in nome di un amore che potrebbe rivelarsi solo discutibile possesso. I genitori di Alfie hanno diritto di far vivere fino a quando sarà possibile il loro bimbo, ma quest’ultimo dovrebbe avere il diritto di non soffrire invano. Il diritto di Alfie é per me la chiave di tutto.

Generazione

Difendo la mia generazione dove individui con una o due lauree hanno sacrificato la professione per fare politica a tempo pieno. Hanno sfidato con la qualità delle idee e con una solida cultura ed esperienza politica, maturata nel movimento studentesco già a partire dai Licei, la generazione precedente sostituendola senza accantonarla e tanto meno rottamarla. Hanno saputo affermarsi cominciando ad attaccare i manifesti, a servire alle feste di partito e a scrivere e distribuire volantini, a girare per le sezioni con una cinquecento scassata, dove si trovavano compagni che brontolavano sempre, a organizzare congressi e campagne elettorali. Poi, dopo una dura selezione sul campo, qualcuno veniva eletto dirigente e se aveva i voti consigliere comunale della sua città. Solo chi mostrava una forte capacità di leadership poteva aspirare al Parlamento, dove si accedeva a suon di preferenze e ne occorrevano tantissime e in più province. La vita politica era dura con mille tensioni anche interne e capitava di perdere il sonno senza poter perdere un attimo. Ci voleva molta passione, ma anche un carattere forte. Era un mestiere, diciamo la verità, che per tempra solo in pochi potevano permettersi, ma non era riservato ai ricchi. Anzi. Tanti figli di operai hanno avuto la possibilità di emergere grazie ai partiti. Gli altri, per dirla con Venditti, andavamo in banca e ci facevano anche un po” pena. Siamo stati presuntuosi? Forse ma a 31 anni non abbiamo mai pensato di fare il presidente del Consiglio. Ne’ di passare da sindaco a premier cacciando in malo modo gli altri. Avvertivamo un rispetto sacrale per i nostri vecchi. Quasi tutti noi sfornavamo giornali a getto continuo e avevamo imparato bene l’arte della polemica e dell’ironia. Sapevamo scrivere relazioni, programmi, articoli, libri. Qualcuno di noi vive oggi praticamente solo attraverso un vitalizio parlamentare dopo aver rinunciato a una professione che gli avrebbe dato di più. Ho voluto ricordare tutto questo per difendere le nostre scelte di vita e il nostro contributo dato alla democrazia italiana. Ho voluto ricordarlo a tutti i giovani che pensano che coloro che li hanno preceduti hanno fatto.politica per interesse e non perché stimolati da un forte richiamo ideale. Ho voluto ricordarlo anche a me stesso perché, tutto sommato, e nonostante il fallimento del nostro progetto politico, esploso, proprio dopo la nostra vittoria storica, con i calcinacci del muro di Berlino, io non riesco a essere insoddisfatto della mia vita. Mi scuso del disturbo ma avevo bisogno, forse interpretando anche il sentimento di molti altri, di confessarvelo.

Berluscaz

Lo chiamava così Bossi dopo il litigio del 1994. Oggi ha cambiato idea ed é il più filo berlusconiano della Lega. Si é accorto, il cavaliere, che anche Mediaset ha tirato la volata ai Cinque stelle. Certo Belpietro e Giordano coi loro populistissimi intendimenti hanno dato sostanza alla lotta alla politica più o meno tradizionale e ai suoi interpreti. Tutti addosso a Renzi e al governo con motivazioni non dissimili da un Di Battista qualsiasi. Il cav non fa più sconti da adesso. E dopo il nuovo predellino molisano, si é preso tutta la scena alla conferenza stampa del trio di centro-destra dopo il colloquio col capo dello stato. Doveva essere Salvini il protagonista, ma Berlusca non può mai fare la parte del gregario. Di lui, si è detto, che quando va a un matrimonio deve essere lo sposo e quando va a un funerale deve essere il morto. Ecco su quest’ultimo assioma ho qualche dubbio. Vorrebbe sì essere il morto ma rinascere dopo tre giorni.