Scatta l’ora legale. Panico per… Gramellini

Ancora la battuta di Cuore sui socialisti, coniata trent’anni fa. E Massimo Gramellini sul Corriere ce la rifrigge, come se recitasse un verso della Divina commedia. Che vergogna però tirare ancora in ballo i socialisti sulla legalità. Come se in questi due decenni e passa senza il Psi, non senza i socialisti, caro Gramellini, la legalità avesse trionfato. Se si raccontano le barzellette sui carabinieri, si possono rinverdire anche quelle sui socialisti. Attenzione però perché con quel ritornello per anni tante brave persone, oneste, cristalline, non hanno potuto frequentate i bar del paese, sono state ignobilmemte cacciate dalle amministrazioni, hanno subito l’onta di un’immeritata offesa e sono stati perseguitate come gli ebrei. Non si scherza su una tragedia che ha prodotto suicidi, profonde ingiustizie, la morte di un leader politico e capo del governo lontano dal suo paese. Anche perché il primo che inventò la battuta sui socialisti non fu Cuore, ma Grillo. E, dati i risultati, gli ha pure portato fortuna. Dubito assai che gli italiani continueranno a ridere se il suo movimento andrà a governarci. Per ora a star seri, e molto, ci sono solo i romani. Col panico, forse, anche di Gramellini…

Scalfari non ha mai votato Psi?

Eugenio Scalfari ha scritto su Repubblica che nella sua vita ha sempre votato o Pri o Pci. Molto strano. Eugenio Scalfari che dovette a Pietro Nenni una candidatura nelle liste del Psi assieme a Lino Jannuzzi dopo la vicenda Sifar che costò ai due, allora all’Espresso, una condanna a 15 mesi di galera, non ha dunque votato nemmeno per se stesso quando venne eletto deputato nelle liste del Psu nel collegio di Milano-Pavia? Certo il suo voto non era sufficiente, giacché ne servivano alcune decine di migliaia, che gli fornirono gli autonomisti milanesi. Questi ultimi votavano così: 1 (Nenni),16 (Craxi), 28 (Scalfari). La memoria gioca brutti scherzi, a una certa età. Eppure sono sicuro che quei numeri Scalfari non se li sia dimenticati. Può essere che dica la verità e che nel 1968 abbia preferito votare Pri o Pci anziché se stesso. Conoscendo l’alta considerazione che il fondatore di Repubblica ha di sè, propendiamo a credere che abbia solo detto una balla. Aver votato Psi ed essere diventato deputato grazie a Craxi costituisce per lui un’onta da dimenticare. Anche per noi…

Ingroia, che noia…

Ancora una volta magistratura all’attacco? Stavolta la vittima é l’ex magistrato Antonio Ingroia, sì proprio lui, il giustizialista d’assalto. Quello che senza imputati sembrava sempre in preda alla noia. Candidato alle politiche del 2013 senza essere eletto, poi trasferito ad Aosta, perché l’unico collegio in cui non si era candidato, uscito per questo dalla magistratura e aperto uno studio di avvocato, il presidente della regione Sicilia Crocetta pensò bene di riservargli un posto di responsabilità nell’ente pubblico Sicilia e servizi. Di cosa é accusato? Di avere percepito 30mila euro di rimborsi illeciti e un’indennità di risultato (oltre al compenso) di ben 117mila euro a fronte di utili di soli 33mila. Ci scappa un po’ da ridere en attendand Crozza. Inquisitore inflessibile, trasformato in inquisito per peculato. Ma sì, ribadiamo che un avviso di garanzia non é una condanna. Anche se in nessuna azienda al proprietario va quattro volte il suo profitto. Quoque tu, Ingroia? Che noia….

Perché gli scissionisti hanno bocciato il termine socialista

Tutti più o meno (io no) si aspettavano che Bersani e D’Alema avrebbero accolto l’invito di Rossi a battezzare il nuovo partito o movimento come quello dei Democratici e Socialisti. Oltretutto la sigla avrebbe fatto Diesse. E invece hanno preferito abbinare alla qualificazione di democratici quella assai più generica di progressisti. Preferendo la sigla Dp, che oltre ad essere il contrario di Pd ricorda quella di un minuscolo partito dell’estrema sinistra, più specificatamente proletario che non progressista. Vogliamo solo intuire il motivo dell’ennesima bocciatura del termine socialista? Si dirà che hanno preferito quello di progressista per agganciare Pisapia e i suoi proseliti ex Sel. Si dirà che l’hanno fatto per ampliare i confini e per comprendere anche coloro che non si rifanno direttamente alla storia del socialismo nelle sue diverse e contrapposte componenti. Balle, credetemi. Me l’ha confidato un amico reggiano. “Non possiamo chiamarci socialisti fin che ci sono i socialisti”. Mica per rispetto, eh. Ma perché vogliono essere altro rispetto a quel che noi siamo stati negli ultimi trenta, quarant’anni. Perché non vogliono assomigliare al Psi di Craxi, diciamolo fuori dai denti. Tutto qui. Tutto semplice. Tutto chiaro, chiarissimo. Anche per noi, però.

Emiliano, così é se vi pare…

Sembra un acrobata a dispetto della corporatura da commendatore meridionale. O, meglio, un personaggio pirandelliano in cerca di autore. Michelone Emiliano é un uomo tutto d’un pezzo, anzi di due. Forse di tre. Ho letto che in gioventù é stato missino, poi magistrato in Sicilia, sindaco di Bari, ma ancora magistrato tutt’altro che dimesso, governatore della Puglia, avversario e alleato di Nichi Vendola, alleato e avversario di Renzi. Si è addirittura scusato di averlo votato nel corso dell’assemblea degli scissionisti in cui ha fatto la parte del leone. Poi ha cambiato teatro e anche discorso. E all’assemblea del Pd ha voluto blandire Renzi. Tattica, pensavano. Oggi, dopo aver lasciato tutti in ansia per la sua decisione, contrariamente a Bersani, Speranza e Rossi ha partecipato alla direzione del Pd e a sorpresa ha annunciato che resterà nel partito e si presenterà candidato alla segreteria al congresso. Da stropicciarsi gli occhi. Vuoi vedere che il Michelone ha già fiutato odore di teatri plaudenti, gremiti di pubblico? Lui é attore, non autore. Come rinunciare?

Le telefonate di Renzi

Ma quante telefonate ha fatto Renzi? Per Delrio nessuna. Invece Emiliano confessa di essere stato raggiunto al cellulare. E cosi Speranza e perfino Bersani. Possibile che Delrio non lo sapesse? Anche Delrio, sconfessando se stesso, sostiene oggi il contrario. Viene quasi il dubbio che Renzi abbia due telefoni. Uno conosciuto dal suo ministro e l’altro no. Ma basteranno le telefonate per fermare la scissione? Nella famosa pubblicità la telefonata bloccava niente meno che una fucilazione. E allungava la vita. Adesso servirà per allungare l’esistenza del Pd? Difficile. Franceschini ha tentato con un twit. Ma Guerini ha gettato acqua fredda sui tentativi unitari. Con altro twit. Renzi non accetta ultimatum. Solo telefonate… Ma possibile che non riescano a parlarsi di persona?

Giletti, ma non arrossisci?

Massimo Giletti, fustigatore di italici costumi e in particolare alfiere dell’antipolitica, guadagna dalla Rai 500mila euro fissi a cui si sono aggiunti l’anno scorso altri 313mila euro di extra. Giletti in più trasmissioni, tra la quali una in cui se la prendeva col temerario Mario Capanna, prestatosi all’improbo confronto sui vitalizi parlamentari, scatenava anche le urla scandalizzate del suo pubblico contro i presunti privilegi dei politici. Bella faccia tosta, visto che coi soldi dei cittadini, la Rai é azienda pubblica, lui si gonfia il portafoglio otto volte più di un parlamentare e sedici volte di più di un ex parlamentare. Si dirà, ma Giletti deve far pubblico, e col pubblico aumenta la pubblicità dell’azienda. Anche un parlamentare, prima dei listini bloccati, doveva avere la gente dalla sua e mettere insieme molte preferenza per varcare il portone di Montecitorio. E’ vero che Vespa incassa molto di più e anche Santoro e perfino Insinna e Antonella Clerici, mentre la sola Annunziata lo tallona (con poco più di 400mila). Ma almeno loro non si scandalizzano di chi prende meno con un moralismo all’incontrario. Chissà che il buon Giletti davanti allo specchio non arrossisca… Ne dubito.

Storie di ex molto… onorevoli

Mica se la passano male, dai. Mica sono socialisti loro. Parliamo di quelli che sembrano spariti e invece… Cominciamo dalla notizia del giorno. Dalla probabile elezione di Veltroni a presidente della Lega calcio. Sapevamo delle sue propensioni cinematografiche. Ci mancavano quelle calcistiche. Un salto all’incontrario é stato quello di Giovanna Melandri, ministro dello sport del governo Prodi tra il 2006 e il 2008. Dal 2012 é presidente della Fondazione Maxxi di Roma, il museo delle arti del XXI secolo. Si sa che l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta é docente a Parigi nella facoltà di Sciences Politiques, ma dirige anche la scuola di affari internazionali. Ha perso la presidenza, ma ha trasferito tutta la famiglia in Francia come se Renzi fosse Mussolini. A proposito di Renzi sapete che fine ha fatto Lapo Pistelli, il suo migmalione e già vice ministro degli Estero del suo governo? E’ vice presidente dell’Eni, mica noccioline. Il dèsaparecido Follini, già leader dell’Udc e vice presidente del governo Berlusconi poi approdato al Pd, é presidente dell’Associazione produttori televisivi, mentre Francesco Rutelli, già segretario della Margherita e fondatore del Pd, é oggi presidente dell’Aiad, l’associazione nazionale delle imprese cinematografiche e audiovisive. Ecco un altro reggiano promosso. E’ Ivan Soncini, già presidente del Ccpl (Consorzio cooperativo di produzione e lavoro), oggi in stato pre fallimentare, nominato da Delrio presidente della Fs Logistica. Adesso un posticino bisognerebbe trovarlo anche a Piero Fassino. Ci pensa Renzi, perché Fassino non é un oppositore e a lui come a De Luca non si applica la regola della rottamazione. E’ in segreteria nazionale e poi chissà…

Com’é cambiato l’avviso di garanzia da Tangentopoli a oggi

Il piemme di Mani Pulite, intervistato a proposito dell’avviso di garanzia inviato a Virginia Raggi, ammette spudoratamente: “Un avviso di garanzia non è colpevolezza”. Lo stesso Renzi, cui non può essere rimproverata incoerenza, sostiene analogo concetto e invita il Pd a non comportarsi come gli altri (leggi Cinque stelle), augurando anzi alla Raggi di risultare innocente. I Cinque stelle hanno precostituito una soluzione antitetica a quelle adottate precedentemente. E dunque anche per loro un indagine della magistratura che porta all’avviso di garanzia (ex comunicazione giudiziaria) non comporta automaticamente le dimissioni. Faccio macchina indietro, quando invece tutto questo garantismo non c’era, quando il buon Tonino usava il carcere come strumento di tortura a fini di confessione, quando i giornali e le televisioni, compresi quelli di Berlusconi, invitavano alle dimissioni tutti coloro che erano colpiti da avvisi di garanzia, sbattendo le loro foto sui giornali come se fossero già stati condannati, quando i processi si davano in diretta televisiva per esaltare le imprese eroiche del Torquemada meneghino e per lapidare pubblicamente gli inquisiti, quando interi partiti vennero gettati al macero solo per reati mai perseguiti prima dagli stessi magistrati, in preda poi a un’euforia rivoluzionaria. Pensate se gli stessi concetti espressi oggi da Di Pietro, Renzi e le nuove tavole del diritto formulate da Mosé Grillo fossero stati adottati durante Tangentopoli. Credo seriamente che il nuovo Tonino, Renzi e Grillo sarebbero stati fatti a pezzi. Temporibus illis..

Tribunali, iscritti, congresso…

Conclusa la segreteria eletta a Venezia. Approvato il tesseramento 2016 col solo voto contrario di Roberto Biscardini. Come si possa partecipare a un congresso dopo avere votato contro un tesseramento che costituisce la platea congressuale, é difficile anche solo da ipotizzare. Evidentemente il gruppo di dissidenti che ci ha costretto a ritornare in contatto con la magistratura ha in mente di rivolgersi ancora ai magistrati tentando di bloccare un congresso che si è rivelato necessario proprio a causa dei loro ricorsi. Io mi sono permesso di rivolgere un appello: mettete da parte la via giudiziaria al socialismo e discutiamo di tutto. Niente da fare. Il tabulato degli iscritti con relativi versamenti é stato messo a disposizione. Se questa opposizione a tutto ha una logica vedo solo il tentativo di colpire non tanto Nencini o gli altri dirigenti di questa piccola comunità che si tenta di tenere insieme, ma tutti coloro che continuano a crederci, i 21mila che hanno sottoscritto la tessera pagata di tasca loro. A che pro? Per fare un’altra cosa, per approdare altrove? Il 28 si svolgerà il Consiglio nazionale e un estremo tentativo per tornare alla ragione si dovrà fare. Se no ognuno per la sua strada. Meglio che questo continuo, esecrabile, grottesco farci del male dove gli innocenti diventano colpevoli.