Tiziano Ferro da sold out! Ritmo ‘lento o veloce’? Decide(rà) il pubblico

Tiziano Ferro live: scopre ‘il mestiere della vita’ scrivendo con la sua stilografica l’incanto di dare ‘il conforto’.
Ed anche a Roma, allo Stadio Olimpico il 28 e 30 giugno, ‘potremo ritornare’ a godere della sua musica per un tour da una venatura particolarmente romantica. Sarà ‘lento o veloce’? Decide(rà) il pubblico.

tiziano ferroUn nuovo singolo “Lento/Veloce” che sta spopolando. Un videoclip e un duetto del pezzo che ha cantato con Carmen Consoli, con cui ha instaurato una recente collaborazione in “Il conforto”. Il neo sostegno a “Save the children” e la sua canzone storica “Il regalo più grande” ‘donata’ per lo spot della Vodafone. Un futuro da imitatore e un tour che lo attende: due date all’Olimpico di Roma (il 28 e 30 giugno), di cui la prima già sold out e la seconda con pochi posti disponibili rimasti. Che altro può attendere Tiziano Ferro? Uno scenario lo ha aperto la sua partecipazione alla trasmissione di Virginia Raffaele “Facciamo che io ero”. Durante la sua apparizione ha cantato in “Joyful joyful”, pezzo gospel che gli ricorda i suoi esordi nei cori di Chiesa; ma soprattutto ha chiesto alla comica, imitatrice e presentatrice di fare un programma insieme. Non male. Ma per Ferro un’opportunità sarebbe proprio un tour nei teatri con uno spettacolo con intermezzi comici e, soprattutto, dove portare cover gospel, con cui potrebbe fare un nuovo disco insieme a qualche inedito (o perché non un intero disco unplugged?). Non solo la musica gospel gli riesce perfettamente, ma anche l’ambientazione del teatro e del musical, della recitazione affiancata all’imitazione. E in questo Virginia Raffaele sarebbe perfetta anche perché, con la sua voce, può permettersi perfino qualche duetto. Se Tiziano non dimentica le origini e una linea musicale di genere più tradizionale, é comunque sempre attento alle nuove tecnologie. Ben descrive l’universo della musica sui social, diffusa tramite Internet e il web in “My steelo”, in cui dice “a 16 anni hai già un video in rete”: un riferimento che offre una doppia lettura; ai giovani talenti prodigio premiati (come del resto Ferro stesso) ai Wind Music Awards per i milioni di visualizzazioni che riescono a fare, ma fa intravedere anche una connotazione negativa. Oggi postiamo di tutto sui social e in rete, senza che ci sia più privacy né rispetto della persona: stiamo parlando del bullismo e cyberbullismo, i cui casi aumentano sempre di più così come i connessi suicidi, a seguito delle umiliazioni subite, tanto che anche “Porta a porta” vi ha dedicato una puntata e l
di recente è stata approvata la nuova normativa più stringente al riguardo. Perché allora, per un artista della sua sensibilità, non scrivere un testo ad hoc su tale tragico fenomeno in ricordo delle vittime e far partire una campagna di sensibilizzazione di cui farsi promotore e portavoce? Un tormentone incentiverebbe la diffusione del messaggio. La campagna potrebbe partire dalla sua città di Latina stessa, magari con un duetto o una collaborazione con il piccolo talento di “Ti lascio una canzone” Simone Iouè: con cui potrebbe fare persino una canzone (a prescindere dal cyberbullismo) sul racconto della storia (autobiografica per entrambi) di un bimbo che riesce a realizzare il suo sogno di cantare e mostra tutte le difficoltà e le vicissitudini che ha dovuto affrontare. Ma per promuovere la problematica del (cyber)bullismo, soluzione migliore sarebbe coinvolgere associazioni già impegnate in merito: tipo l’ACBS (Associazione contro il bullismo scolastico), fondata nel febbraio 2015 dal ventenne Vincenzo (con il fratello Giuseppe e una decina di altri giovani), per tutte le vittime di tale atteggiamento vessatorio e di cui è stato vittima egli stesso. Per ricordare che, come si legge sul sito, “il coraggio è quello che ci vuole per alzarsi e parlare; ma il coraggio è anche quello che ci vuole per sedersi ed ascoltare” (Winston Churchill) e poi che “la comunicazione non è (tanto o solo) quello che diciamo, ma quello che arriva agli altri” (Thorsten Havener). Ed a proposito di campagne solidali, perché non scrivere qualcosa per “Save the children”? Di storie non ne mancherebbero: dal tema dei migranti, della povertà, della guerra, dei bimbi stranieri e del loro diritto all’istruzione; per educare con e attraverso la musica, in cui essi stessi si rifugiano per trovare una speranza. A parte qualche collaborazione black e soul che non guasterebbe, sarebbe importante per l’artista -a nostro avviso- approfittare dei 90 anni di Avis quest’anno (di cui lui è da anni sostenitore) per parlare della malattia e della salute (ispirata a qualche vicenda vera e che potrebbe ‘regalare’ a una nuova serie di “Braccialetti Rossi” per la colonna sonora, che ne gioverebbe perché quasi costruita ad hoc, senza considerare il fatto di poter contare su un nome importante e garanzia di qualità); anche in vista del prossimo centenario. E Ferro sa che la musica è uno strumento e un veicolo importante per smuovere le coscienze. Lo stesso termine inglese ‘steel’, racchiuso in ‘steelo’ significa ‘(d’)acciaio (inossidabile)’, ovvero qualcosa che resta indelebile e lascia un segno intangibile che resiste nel tempo. Un po’ a richiamare lo slogan di Avis che, come ogni anno, sarà presente ad ogni tappa del suo tour: “comunicare il mio unico vero valore assoluto”, a richiamare un altro dei suoi successi racchiusi nell’ultimo album, “Il mestiere della vita”. Perché il ‘mestiere della vita’ è anche questo: diffondere il valore assoluto per eccellenza che è la solidarietà. Quest’ultimo un principio morale che lui contribuisce a scrivere con una sorta di penna stilo-grafica (la pronuncia della prima parte è la stessa della parola inglese ‘steel’ di ‘steelo’) immaginaria. D’altronde se l’anagramma di ‘Avis’ è ‘vasi’, i suoi dischi e le sue tournée con i suoi successi equivalgono un po’ come a piantare in tanti vasi numerosi semi ‘solidali’ e preziosi. Ed anche questo contribuisce a creare nella musica di Ferro una venatura più romantica che ‘Potremo ritornare’ a godere nelle tappe romane del live tour (del 28 e 30 giugno), che di sicuro sarà un “Incanto”.
E allora a questo punto dovrebbe sollevarsi un grido al coro di: “Senza scappare mai più”, per non fuggire più davanti né continuare ad essere indifferenti di fronte a soprusi, vessazioni, ingiustizie, discriminazioni e ogni atto di violenza (e non solo di cyber-bullismo). Questo è davvero “Epic”(o), come la sua vita (in bilico), come un libro -come canta nell’omonima canzone del suo ultimo cd. Per andare avanti e non restare ‘indietro’ nella lotta e in queste battaglie sociali ancora da vincere continuando la battaglia.

Barbara Conti

“Con il cuore nel nome di Francesco”: riscoprire
la solidarietà e la pace

conilcuoreTornata, come ogni anno, “Con il cuore-nel nome di Francesco”. In diretta da Assisi. “Sempre con San Francesco nel cuore” – come ha detto a conclusione di trasmissione Carlo Conti, di nuovo alla conduzione del programma in questa suggestiva location. Da subito è stata forte l’impronta che anche quest’anno avrebbe avuto: seguire l’esempio di San Francesco. Per insegnare la solidarietà (con tanti progetti solidali), ma soprattutto per parlare di pace (di cui c’è quanto mai bisogno), di religione e, in particolare, di fede. Con una testimonianza inedita d’eccezione: quella di Max Laudadio. Fede come fratellanza. Un’unione che nasce anche grazie alla forza e alla potenza della musica. E poi, da qualche mese, Assisi ha un altro nuovo santuario (inaugurato il 20 maggio scorso): il secondo si chiama “Santuario della Spogliazione” (non a caso), perché qui c’è stato un uomo che si è spogliato di tutto per trovare la vera gioia e la purezza della e nella bellezza. Si tratta della chiesa di Santa Maria Maggiore, l’antica Cattedrale della città serafica dove venne battezzato San Francesco. Il suo gesto emblematico (compiuto davanti al padre Pietro di Bernardone per rimanere nudo come Cristo) ci ricorda come anche la Chiesa intera debba spogliarsi di tutto ciò che è futile ed effimero e seguire il cammino indicato dal percorso cominciato con questa scelta, apparentemente di rinuncia ma in realtà di enorme ricchezza spirituale ed interiore, di San Francesco. Per ritrovare, appunto, un più alto senso di moralità e gratificazione più intime – ha sottolineato mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi.

Meglio “Con il cuore” non poteva cominciare. La vera notizia è la vera esplosione di entusiasmo portata da Francesco Gabbani. Già album d’oro per il cd “Magellano”, multi-platino per il singolo “Occidentali’s karma” ai Wind Music Awards (condotti dallo stesso Conti con Vanessa Incontrada), ha fatto ballare tutti: suore, preti, sacerdoti e molti religiosi divertiti. Soprattutto il successo che gli ha regalato la vittoria all’ultimo Festival di Sanremo (stiamo parlando di “Occidentali’s karma” ovviamente, una sorta di vero inno alla fratellanza anche) è stato un trionfo, la cui esibizione qui ad Assisi ha fatto danzare decine di bambini, che lo hanno circondato e voluto abbracciare e che hanno intonato a memoria la melodia, di cui conoscevano tutte le parole (come anche i sacerdoti del resto, con le mani in alto verso il cielo). Tra l’altro Francesco Gabbani (un nome che lo lega ancor di più al messaggio del programma e al posto) sarà in concerto a Spoleto il 31 luglio prossimo, con una tappa del suo tour, una delle zone più colpite dal sisma. Non a caso uno dei progetti solidali promossi da “Con il cuore” è trovare fondi per la ricostruzione di San Pellegrino a Norcia: meglio e più bella di prima perché alcune attività sono ferme, c’è meno lavoro e la gente rischia di andare via da qui per trovare un’occupazione e poter ricominciare e questo sarebbe un altro terremoto – hanno spiegato – c’è un’emergenza assistenziale e abitativa a Norcia, dove si intende realizzare un centro polifunzionale. Altri riguardano le mense francescane a Milano e le missioni francescane in Africa e Nigeria ad esempio. Per diffondere l’accoglienza, non abbandonare le zone terremotate, ma anche creare inclusione. Per riconciliarci e guardare avanti insieme. Come ha detto Papa Francesco: “avere occhi nuovi per guardare i nostri fratelli”; lo straniero, il diverso, l’altro, non più visto come un problema, ma un’opportunità, una risorsa. Ed a tale riguardo, a proposito di Sanremo e fratellanza, come non citare il progetto “Saremo italiani” da “Sanremo italiano”, per insegnare l’italiano agli stranieri africani attraverso le canzoni italiane. Un concorso con le tre migliori portate qui nel programma in diretta da Assisi. Una di queste, la più importante forse, è stata “Felicità” (della coppia Al Bano e Romina Power): “Affinché sia (felicità appunto) quello che speriamo possano trovare qui nel nostro Paese”. Quando è stato regalato a Carlo Conti il libro sulla visita di Papa Bergoglio a Castel Nuovo di Porto, sono state ricordate le parole che pronunciò: “siamo diversi, siamo differenti, abbiamo culture differenti, ma siamo fratelli e vogliamo tutti vivere in pace e in armonia, in serenità”.

Ciò ci fa comprendere la portata religiosa di un messaggio evangelico di stampo moderno. Per questo Gabbani ha deciso di esibirsi subito in “Amen”. A seguire, Giorgia stessa ha portato qui ad Assisi il suo ultimo singolo “Credo”: “credo nelle persone, anche se in questo periodo è difficile avere e dare fiducia agli altri –ha commentato la cantante-; credo, poi, nel ‘sentire’, che è quello che non si vede, né tocca, qualcosa di intangibile, ma vero, che c’è” – ha aggiunto -, ringraziando per “quest’atmosfera che si respira che ti obbliga a guardarti dentro (in profondità) più che fuori”. Ma non è finita qui. Illustrando il progetto delle mense per i poveri (e dell’Emporio solidale) a Milano si è detto che “dà voglia di fare qualcosa per l’altro, per regalare un sorriso e un po’ di pace”. E si è sfiorata, così, l’altra parola chiave della serata: pace. Così ecco il contributo di testi quali la canzone di Paolo Vallesi e Amara, “Pace” appunto: “In nome dell’amore e della libertà, la pace per ritornare a dare un senso a questa umanità” – esorta il brano -. E poi “Pace” è anche il titolo del nuovo album di Fabrizio Moro, che ha cantato “Portami via”, il suo brano sanremese.

Ed è la stessa descrizione di tre affreschi, raffiguranti varie tappe della vita di San Francesco, ad illustrare nel migliore dei modi ed esplicitamente il suo messaggio evangelico appunto. Quello di Giotto in cui dona il suo mantello a un nobile decaduto richiama i nuovi poveri di oggi, che sono sempre di più; e, se le nuove povertà aumentano, occorre donare qualcosa di sé all’altro, questo è l’invito. Il secondo è quello del crocifisso di San Damiano, in cui lui comincia a riparare con le sue mani la Chiesa: è un nuovo stile di vita, con cui avvicina i giovani e lo fa edificando nella fratellanza; costruire qualcosa tenendo fisso lo sguardo su Gesù e rivolto a Dio per creare insieme fraternità. Il terzo è quello sul naufragio in Dalmazia: Francesco si imbarca da clandestino e alla fine del viaggio restano solo le sue provviste; lui che era un problema all’inizio, ora è una risorsa. Così come lo straniero, il diverso, non è un problema, ma un’opportunità.

Ma il vero senso della fede è venuto da Max Laudadio. A 44 anni –ha raccontato- si è trovato a pregare per la prima volta. Era sempre stato, prima di allora, ateo, non si aspettava la conversione e la “rivelazione”. La scoperta della fede è avvenuta proprio il giorno della nomina di Papa Francesco a Pontefice. Da non credente era lì con la sua famiglia, come spettatore ad assistere. Ma già sapeva che si sarebbe chiamato Francesco, aveva avuto “un’illuminazione”, “un’intuizione”. Lo confessò alla moglie senza troppa convinzione. Pensò si trattasse di una coincidenza. Quando dovettero decidere se far fare la comunione alla figlia Bianca, con la moglie non erano d’accordo di far prendere questo sacramento alla figlia. Poi acconsentirono. Quando andò ad accompagnare Bianca a pregare e confessarsi, incontrò Don Silvano, un parroco di 80 anni: è stato lui ad insegnargli che il Vangelo è qualcosa che si applica alla quotidianità, nelle piccole e semplici cose. Da quel momento è cambiato tutto dal giorno alla notte nella sua vita. “Bisogna eliminare lo stereotipo del cristiano un po’ ‘sfigato’ –ha rincarato Laudadio-. Il cristiano è qualcuno che fa”. E lui “ha scritto delle canzoni che sono preghiere, con parole importanti e molto profonde” –ha aggiunto Conti-. Un gesto emblematico perché spesso “chi crede, si vergogna” di mostrarlo –ha proseguito il conduttore. “Mentre bisogna fare: mettetevi sempre in campo e in gioco” –è stato l’appello di Max-. “Uno con un cognome così non poteva che avere un altro destino se non quello di fede”, ha commentato Conti. Laudadio ha cantato il suo brano “Liberi”, in cui si dice che si è “liberi di scegliere”, il proprio destino e quale cammino seguire.

La fede, la religione, l’amore di Dio, la solidarietà, la fratellanza sono come la pianta dell’ortica –ha spiegato Padre Enzo: simbolica perché spesso malvista, disprezzata, viene calpestata e strappata, ma più la si calpesta e più cresce e si rafforza.

Questo è quanto più vero e lo si vede tanto più attraverso i progetti umanitari, che ogni anno di più vengono creati e incrementati. Quest’anno c’è stato quello in Colombia, da parte della Custodia Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, per costruire e rendere efficace una casa di cura per circa 40 anziani indigenti. E poi la realizzazione di un centro aggregativo a Norcia, quale punto di ritrovo e di socializzazione e di un presidio di sicurezza utilizzabile in situazioni di emergenza per poterla gestire ed affrontare meglio, evitando momenti di ‘crisi’ e di disagio come accaduto nei mesi scorsi. A cui si aggiunge quella del Centro formativo in Libano per 70 bimbi siriani e libanesi tra i 3 e i 17 anni (ma anche per 70 mamme e papà che non hanno potuto studiare) con disturbi psicologici, cognitivi o comportamentali, formati da 30 insegnanti della regione del Keserwan (che a loro volta hanno seguito corsi ad hoc per prepararsi). E ancora la mensa francescana di Assisi con il supporto della Caritas diocesana, per 300 famiglie, che vedrà entro questo mese di giugno partire il servizio di distribuzione di alimenti anche per il Comune di Bettona (e l’obiettivo è di allargare sempre più il campo d’azione ai territori circostanti e confinanti). Oppure quella di Milano ad opera della Fondazione Opera San Francesco per i Poveri Onlus e di 143 volontari, destinata a senzatetto italiani e stranieri (per creare ancor di più inclusione appunto). Inoltre tutte le attività di sviluppo integrale della persona della Comunità dei Frati Minori Conventuali e delle Suore Francescane Missionarie di Assisi (presenti entrambi a Longiano), con l’Associazione di Volontariato “Homo Viator. Per l’umanità in crescita” Onlus. Dunque, se già di per sé è un traguardo che si sia giunti alla 15^ edizione di “Con il cuore-nel nome di Francesco”, il fatto di donare non solo per le mense francescane in Italia, ma anche per le missioni francescane all’estero amplifica la cassa di risonanza di un evento sempre più cosmopolita e mondiale, internazionale e universale. Per portare beneficienza ai più bisognosi e promuovere i valori francescani di pace, solidarietà e fraternità, alla base dell’azione dell’associazione “Francesco d’Assisi un uomo un fratello”. Perché, come disse San Francesco: “Finché abbiamo tempo, operiamo il bene!”. E donare è molto più facile e gratificante che ricevere. “C’è più gioia nel donare che nel ricevere” è, infatti, lo slogan del programma per oltre “14 anni di bene annunciato, raccolto e donato”. Ma anche di coraggio. Ed è stato Marco Masini, esibendosi nella canzone tributo di omaggio a Giorgio Faletti (presentata a Sanremo nella serata delle cover”) “Signor tenente” a voler evidenziare che “la musica ha il potere e il dovere di assorbire il coraggio di chi ce l’ha veramente” avuto e l’ha messo in tutto ciò che ha fatto (per sé e per l’altro). Presentato l’ultimo singolo dell’artista “Tu non esisti”, Conti ha voluto ricordare l’appuntamento con il memorial e concerto-tributo per omaggiare Pino Daniele di giugno 2018 allo Stadio San Paolo di Napoli “Pino è”.

Barbara Conti

WMA (Live): gossip e scoop, non solo musica.
Le news più cool

wind-music-award-arena-2016S-coop è cool; una rima quasi perfetta. Questo è accaduto all’ultima edizione dei Wind Music Awards. Infatti l’espressione che meglio potrebbe caratterizzarla è: “ma questo è uno scoop!”. A pronunciarla Vanessa Incontrada, che da tempo (come quest’anno) li presenta al fianco di Carlo Conti. Se la coppia di conduttori è una conferma, sono molte invece le novità sensazionali, anche esclusive, date in anteprima durante la trasmissione. Per il programma la prima di esse è costituita dai nuovi premi istituiti dei Wind Music Awards Live per la maggiore presenza di spettatori ai concerti. Poi il fatto che la manifestazione non è finita dopo le due serate conclusive del 5 e 6 giugno scorsi: ce ne sarà una terza infatti; solamente che, altro cambiamento, ci saranno altri due presentatori alla guida: l’appuntamento è per il 23 giugno prossimo con Giorgia Surina e Federico Russo, protagonisti in chiusura della seconda puntata dell’ufficiale passaggio di testimone. Come nelle migliori staffette. Per una maratona musicale per la serie, dunque, ‘non c’è due senza tre’; per la prima volta nella storia dei Wind Music Awards. Ma non solo musica e riconoscimenti in questa edizione speciale dei WMA, poiché le anticipazioni non sono mancate. Ma partiamo dai premi più tradizionali e di maggiore prestigio, che non si possono non elencare. Artista internazionale dell’anno è stato decretato Luis Fonsi per la sua ‘Despasito’; per la gioia di Vanessa Incontrada, che si è concessa qualche lezione di spagnolo: la parola che dà il titolo al tormentone dell’artista significa ‘lentamente’; ma altri ospiti internazionali da citare sono stati Clean Bandit (con la sua “Symphony”), Ofenbach (con “Be mine”), Lenny (con “Hello”), Charlie Puth (con “Attention”) e Imagine Dragons (con “Thunder”), Rockabye.
Ed a proposito di star internazionali, non potevano non essere premiati cantanti come Eros Ramazzotti (30 anni di carriera) o Zucchero (dal 21 al 25 settembre in tour all’Arena di Verona con cinque date), che hanno ricevuto dei riconoscimenti speciali con incisa la loro prima canzone registrata e depositata alla Siae. Oppure Biagio Antonacci, che ha annunciato l’uscita di un disco di inediti il prossimo 10 dicembre e che in alcune città ha dovuto raddoppiare le date del tour; ha voluto dedicare il premio al “coraggio di tutti coloro che continueranno a frequentare certi posti, nonostante ci sia chi cerchi di guastare le feste”: fuor di metafora, tutti gli attentati violenti e terroristici come quello accaduto a Manchester per il concerto live di Ariana Grande. Così come Emma, che ha presentato il suo ultimo singolo “You don’t love me (no, no, no)” e che ha voluto ringraziare per il WMA Live “tutte le persone che amano la musica, non solo la mia, ed andare ai concerti perché significa vivere ed emozionarsi”; il che ha richiamato un po’ le scritte apparse sul videoclip di chiusura di prima puntata con la canzone di Renato Zero: ‘Liberate la gioia’ e ‘Amore per tutti’. È stato lui ad affermare con fermezza: “il mondo ha bisogno di esempi e noi artisti dobbiamo darglieli”.
E un WMA Live è andato anche ad Elisa ed Alessandra Amoroso. La prima ha parlato delle tappe del suo tour all’Arena di Verona (che ha intitolato “Together here we are”), che saranno tre serate completamente diverse l’una dall’altra ovvero tre show molto peculiari a tutti gli effetti (il 12-13 e 15 settembre): la prima tutta pop-rock, la seconda acustica-gospel, la terza supportata da un’orchestra sinfonica di più di 40 elementi. Ed ha presentato il nuovo singolo “Bad habits”. La seconda ha dedicato il premio a tutto il suo staff, la sua ‘big family’: “ormai siamo una sorta di famiglia itinerante, che abbiamo costituito in questi dieci anni di carriera, costruendo un legame forte su cui si basa quest’unione e che durerà a prescindere da tutto”. E non è un caso che tutte (Elisa, Emma ed Alessandra Amoroso) si siano ritrovate insieme sul palco dei WMA. Premio Speciale Arena di Verona (da Assomusica) per lo spettacolo qui all’Arena di Verona appunto per “Amiche in Arena”, organizzato da Fiorella Mannoia per festeggiare i 40 anni di carriera di Loredana Berté in cui si sono ritrovate 16 artiste ad omaggiarla; le cantanti che hanno partecipato all’evento, poi, hanno fatto una raccolta fondi (pari a circa 150mila gli euro) contro il femminicidio e la violenza sulle donne.emma-amoroso-300x225
Ma due sono i premi speciali che hanno caratterizzato la seconda puntata dei WMA Live 2017. Premio Speciale Wind Digital Music Award a J-Ax e Nek per “Freud”, quali artisti che hanno venduto più in digitale. E il secondo ha incassato anche il WMA Earone (in collaborazione con Assomusica) per i maggiori passaggi in radio per “Laura non c’è”, canzone che festeggiava i vent’anni di successo. Dunque il primato d’importanza della radio, che non si può dimenticare né trascurare ancora assolutamente -come ha ricordato Nek -, ma sempre più associato al mondo dei social e della Rete, di Internet, del Web e del digitale appunto. Un mondo della musica che cambia, ma sempre vincente. A tale riguardo, a proposito di collaborazioni inedite, non si può non citare quella di Gianni Morandi con Fabio Rovazzi in “Volare”; se quest’ultimo da appassionato di cinema sogna di fare il suo primo film, l’altro è rimasto colpito dalla sua capacità di ottenere centinaia di migliaia di visualizzazioni con i precedenti singoli “Andiamo a comandare” e “Tutto molto interessante”. Il featuring molto particolare di “Volare” ha spopolato: la relativa clip ha incassato fino a 28 milioni di visualizzazioni. Altra collaborazione inedita è quella di Max Pezzali con Nile Rodgers in “Le canzoni alla radio”. Viceversa, per quanto concerne il fatto di spopolare con le visualizzazioni in digitale, impossibile non citare i due casi esemplari di Riki (disco d’oro in una settimana con “Polaroid”) e Thomas (soli 17 anni, anche lui disco d’oro per “Normalità” in meno di sette giorni).
Due i WMA anche per Carlo Conti: per la compilation di Sanremo 2017 (che ha voluto condividere con Maria De Filippi e Maurizio Crozza) e per lo spettacolo che ha portato in giro per l’Italia con Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni: i tre saranno il 29 luglio al Lucca Summer Festival e poi il 6 agosto al Teatro Antico di Taormina, per volare successivamente a New York.
E non è l’unico evento da non perdere. Il conduttore ha voluto annunciare il concerto-tributo a Pino Daniele, nel giugno del 2018 (a tre anni dalla sua scomparsa), allo stadio San Paolo di Napoli. Si intitolerà “Pino è”, annunciato con una locandina ed un brevissimo teaser. Per ora non si sa di più.
Non è la sola novità inedita comunicata. La prima e più rilevante è venuta proprio dai Modà, band italiana dei record dell’anno e disco di diamante. Francesco Silvestre ha rivelato che, dopo la conclusione del tour, il gruppo si prenderà una pausa perché lui sta lavorando alla regia e alla sceneggiatura di un film. Poi un regalo per i fan. Il 9 giugno è uscito un estratto di “Passione maledetta”, ma da quella data cominceranno anche le riprese per un video in cui saranno presenti tutti i fan, cui sarà dedicato. Annuncio sensazionale anche per un’altra storica band: quella dei Pooh, 50 anni di carriera e non smettono di stupire; è stato Stefano D’Orazio a rendere noto che convolerà a nozze con la sua compagna dal 2007, Tiziana Giardoni (49 anni), il giorno del suo compleanno: il prossimo 12 settembre. Un matrimonio a 69 anni e una dichiarazione come è stato per Fedez con Chiara Ferragni; sempre qui all’Arena di Verona. “Loro erano 50 anni che mi dicevano ‘metti la testa a posto’… e alla fine mi sono convinto”, ha commentato l’ex batterista dei Pooh.
Ma anche Rocco Hunt, che il 19 marzo è diventato papà, ha voluto dedicare il premio al figlio di due mesi e mezzo: ha iniziato a soli 11 anni a fare e vincere concorsi di freestyle e ora per lui un nuovo importante traguardo (personale e privato) raggiunto. Con tutte queste sorprese e rivelazioni che dire? “Il nostro album si intitola ‘Notte magica’ e certe notti magiche possono avvenire solo qui all’Arena di Verona: un posto davvero speciale”, -per dirla con Piero de “Il Volo” (altri protagonisti dei WMA). Ed a proposito di “certe notti” non è stato assente neppure “il re del live”, come lo ha ribattezzato Vanessa Incontrada: Luciano Ligabue. Tra gli altri artisti presenti Sfera Ebbasta, Umberto Tozzi (premiato per il successo di “Ti amo”); Massimo Ranieri (per “Se bruciasse la città”), Ermal Meta, Raphael Gualazzi, Mario Biondi, Sergio Sylvestre (che ha dedicato il premio vinto al padre). E poi Giorgia, che ha spopolato con la sua “Oro nero” e con l’ultimo singolo “Credo”, che si preannuncia un tormentone. Tutti lì a ricordare –come ha rimarcato Carlo Conti- che “deve trionfare sempre (comunque) la parola ‘Amore’”. Se qualcuno è stato assente, è molto probabile che lo ritroveremo nella terza serata del 23 giugno prossimo, dove molti di coloro che si sono già esibiti non è da escludere che possano ritornare. Non possiamo darvi anticipazioni né certezze, ma c’è da scommettere che c’è da aspettarsi una sola cosa: tante altre inedite sorprese. Perché, in fondo, la musica è quella fonte di energia che ti sa sempre stupire e sa sempre portare quel velo di novità e curiosità molto cool, che è il vero appeal anche per una trasmissione come i Wind Music Awards.

Viva i WMA, che potrebbero essere le iniziali di W la Musica e l’Amore.

Barbara Conti

Margherita Traversa inaugura il Festival “Il Pianoforte nel ‘900”

Il primo dei cinque appuntamenti del “Pianoforte del ‘900” è martedì 13 giugno alle 21.00 al Teatro dei Conciatori (Roma, via dei Conciatori 5).

pianoforteMargherita Traversa dedica interamente questo suo concerto a Maurice Ravel, che nei primi anni del ‘900 ha inventato per il pianoforte un nuovo mondo sonoro, scoprendo che dai tasti bianchi e neri può nascere un’infinita varietà di colori, di magiche rifrazioni, di risonanze misteriose, di preziosità sensuali, e aprendo la strada a un modo totalmente nuovo di usare quello stesso strumento che aveva emozionato e commosso l’animo romantico.

In Jeux d’eau il pianoforte ha un suono liquido e le note sono come gocce iridescenti. In Gaspard de la nuit diventa il custode dei misteri inquietanti della notte, fa sorgere la visione raccapricciante di un impiccato che penzola dal patibolo mentre lontane campane suonano a morto, appare e scompare piroettando come un folletto capriccioso. In Miroirs si trasforma nel canto malinconico di uccelli immaginari, fa la caricatura della serenata di un ridicolo cantore spagnolo. La ricchezza di colori e di effetti sonori di queste pagine pianistiche è tale che ce n’è per un’intera orchestra e in effetti il compositore spesso li trascrisse per una grande compagine sinfoniche.

Queste – e altre – musiche per pianoforte di Ravel saranno eseguite da Margherita Traversa, che si è perfezionata con grandi maestri, a Napoli col mitico Vincenzo Vitale, a Roma con i prestigiosi Carlo Zecchi e Guido Agosti e a Vienna col venerato Jörg Demus, e ora prepara a sua volta nuove leve di pianisti al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma. Le affermazioni in numerosi concorsi nazionali e internazionali sono state il viatico di una carriera concertistica che l’ha portata a suonare da solista o con l’orchestra in prestigiosi teatri in Italia e all’estero, dalla Spagna alla Svezia e dalla Norvegia al Brasile, e a registrare e incidere per emittenti radio e tv e case discografiche.

Sono tutti giovanissimi gli altri pianisti del festival, che proseguirà il 18 giugno alle ore 18 con Sergio De Simone (musiche di G. Ligeti, A. Berg, P. Boulez, C. Debussy), il 20 con Alessandro Stella (musiche di A. Pärt, P.Vasks, V. Silvestrov), il 22 con Vincenzo Furio (musiche di J. Adams, L. Berio, C. Vine, S. Gubajdulina, S. Prokof’ev) e il 25 con Massimo Spada (musiche di M. Castelnuovo-Tedesco, I. Albéniz, C. Debussy, N. Kapustin, L. Godowsky).

All’Auditorium prosegue One Space, One Sound con la mostra su Tina Allori

Tina AlloriLa mostra di Simone Cametti è il dodicesimo appuntamento del progetto espositivo della Fondazione Musica per Roma dedicato all’arte del suono per lo spazio AuditoriumArte: One Space / One Sound.
Tina è un progetto espositivo costruito attorno alla figura di Tina Allori, una cantante italiana che debuttò alla radio negli anni Quaranta lanciando motivi di grande successo come Notte e dì, Ancora ci credo e Potessi rivivere la vita. La mostra si struttura come una sorta di mappa che, tramite opere video, grafiche e scultoree, evidenzia le tappe della vita e degli spostamenti di Tina per il mondo. L’artista costruisce un percorso attorno alla canzone di Tina da lui registrata all’interno di una cava norvegese di

Larvikite, una pietra vulcanica caratterizzata da una particolare iridescenza dovuta alla presenza di micro cristalli, che il marito di Tina scelse come lapide che ricordasse sua moglie. L’artista rende così omaggio a Tina Allori mirando a unire la sfera affettiva e professionale della cantante in un luogo dedicato alla musica quale è l’Auditorium.

Progetto One Space/One Sound
One Space/One Sound è un progetto espositivo periodico sull’arte del suono concepito da Fondazione Musica per Roma per lo spazio AuditoriumArte. Il progetto è rivolto a installazioni che hanno il suono come loro componente fondamentale, sia per la relazione con lo spazio che per la relazione con l’immagine visiva, scavalcando così la separazione tradizionale, oramai obsoleta, tra discipline artistiche diverse. Tratto comune di quest’arte del suono è proprio l’intrinseca relazione tra suono, l’esperienza visiva e la percezione architettonico/spaziale.

Al Palalottomatica la pace di Fabrizio Moro: un canto di istinto e libertà

moroFabrizio Moro è tornato con un nuovo disco (“Pace”) e un nuovo tour. Sempre più rock, impegnato, introspettivo e molto ricercato dal punto di vista del testo. Nelle tappe romane del 26 e 27 maggio al Palalottomatica, è emersa la sua volontà di autoanalisi, di capirsi e comprendere il mondo intorno a sé, di trovare un’identità, un equilibrio. Libero, istintivo, non sa risparmiarsi quando è sul palco: salta, corre, si mette e si toglie il cappello in continuazione, si inchina al pubblico. La profondità, come sempre, del suo messaggio (spesso politico e sociale) è data da due parole: pace (che dà il titolo all’album) e felicità, che lascia trasparire (comparendo più spesso nei brani) più serenità, lucidità e chiarezza. Un concerto, quello del 27 maggio, iniziato come si è concluso. Per due ragioni; innanzitutto perché alla canzone d’apertura “Pace” ha fatto eco nel finale “L’Italia è di tutti”, entrambe caratterizzate dalle tonalità del tricolore (con cui erano state disegnate le lettere della parola ‘pace’ appunto nella canzone d’apertura). Ma non è il solo richiamo. Anche “Il senso di ogni cosa” ricorda “L’essenza” del cd del 2017, due dei brani forse più belli del cantante. Ma Moro ha regalato il momento più intenso con “Alessandra sarà sempre più bella”, testo dedicato e scritto pensando a una sua fan ‘speciale’. Molti i successi portati sul palco, tra cui la cover del brano interpretato anche da Noemi “Sono solo parole”; oppure quella composta per Elodie durante la sua esperienza ad “Amici”: “Sono anni che ti aspetto”. E non poteva mancare il brano sanremese “Portami via”. L’artista ha eseguito anche “Pensa” ed “Eppure mi hai cambiato la vita”, portate sempre sul palco dell’Ariston. Ma se si volesse descrivere con una canzone il suo concerto sarebbe “Tutto ciò che resta” (perché al pubblico del concerto resterà l’emozione che ha regalato Moro) di Leonardo Lamacchia, che lo ha aperto e che ha siglato una circolarità metaforica di un live diviso in due.

La prima parte più rock, la seconda più romantica e melodica. Sicuramente quest’ultima ha maggiormente valorizzato il lato romantico di Moro, che forse ha sviluppato ed ampliato ulteriormente tale sua venatura più ‘dolce’ e meno ‘dura’. Non ha rinunciato a gridare la sua ‘rabbia’ con tanto di dito di gomma bianco, comparso per una breve apparizione di una canzone (poi subito tolto). Ma se non rinuncia ad essere ‘impegnato socialmente’ (“amo far star bene con la mia musica”, ha confessato), nel palazzetto il suo ‘rock a sfondo politico sociale”, con le canzoni più spinte in sonorità acustico-elettroniche hanno un po’ perso, quasi rimbombavano sommergendo le parole. Viceversa, data l’affluenza alle sue date (alcune sold out), si sarebbe potuto organizzare un doppio tour: pop melodico nei palazzetti in periodo autunnale e invernale, negli stadi rock duro durante la stagione estiva all’aperto (Moro è un uomo che riempie e fa impazzire le piazze ad esempio). Ameremmo vederlo presto (e potrebbe ben riuscirvi) riempire lo stadio Olimpico o di San Siro con il suo grido di voglia di cambiare, lottare contro le ingiustizie, le ipocrisie sociali e farsi promotore di un messaggio di pace di cui un mondo perennemente in guerra e pieno di conflitti come quello attuale ha tanto bisogno. E potrebbe presto avvenire a un’occasione molto prossima volendo; in fase di registrazione e produzione dell’ultimo album, infatti, Fabrizio ha composto circa 30 singoli, ma solo 11 sono entrati nel disco ‘Pace’. Così, con gli altri restanti sarà più facile creare un nuovo cd da far uscire più a ridosso di questo del 2017 e da promuovere con tour differenziati a seconda del tipo di brani e di location dove presentarli. Per far conoscere le due anime di Fabrizio Moro.

La sua musica è universale. Pensa a tutti, anche ai più piccoli; ci riferiamo alla sua canzone “Giocattoli” e ai suoi video costruiti al computer, in cui lui spesso è immerso in un universo di animazione realizzato con le tecnologie contemporanee, pure in tridimensionale, come fosse un avatar uscito da un cartoon moderno. L’importanza dei brani che porta è che descrive il presente, guardando al futuro, senza dimenticare il passato. Memoria sicuramente potrebbe essere un’altra parola da inserire a pieno regime nei suoi testi. Come l’iniziale del suo cognome. ‘O’ per l’originalità con cui palesa l’orgoglio patriottico; la ‘r’ del rispetto che ha per le vittime di mafia o per tutti coloro che con onore servono la patria (anche la gente semplice con il suo onesto lavoro); l’ultima ‘o’ quella dell’onestà e dell’oggettività con cui guarda il mondo attorno a sé. In un’intervista ha dichiarato di sentire il bisogno di essere “socialmente utile”.

Allora non è casuale che il titolo dell’album sia “Pace”, che include le iniziali dei termini che descrivono il suo stile: fatto di passione, con cui racconta l’amore, con accuratezza, con creatività e il coraggio di andare anche persino controcorrente, sempre, però, con energia, entusiasmo ed empatia. E senza rinunciare a credere, nonostante tutto, ancora nell’amore, perché è convinto che esso sia più forte di tutto -come canta nel brano”. È più forte l’amore”. I sentimenti di un uomo che cercala pace che non ha -come dice nel ritornello dell’omonima canzone- che quasi umanizza, come fosse una persona: la persona amata.

Tornano i Wind Music Awards su Rai1 con le stelle della musica italiana

Il 5 e 6 giugno tornano i WIND MUSIC AWARDS, la prima serata di Rai 1 sarà illuminata dalle grandi stelle della musica italiana che verranno premiate per i loro recenti successi discografici e si esibiranno sul prestigioso palco dell’Arena di Verona.
A presentare le due serate, in diretta su Rai 1 a partire dalle ore 20.35, saranno CARLO CONTI e VANESSA INCONTRADA.

Carlo-Conti-e-Vanessa-Incontrada-conduttori-dei-Wind-Music-Awards-2017-ospiti-e-cantantiEcco i primi nomi degli artisti premiati: ALESSANDRA AMOROSO, BIAGIO ANTONACCI, BENJI&FEDE, LOREDANA BERTÉ, MARIO BIONDI, BOOMDABASH, MICHELE BRAVI, BRIGA, DECIBEL, FRANCESCO DE GREGORI, ELISA, ELODIE, EMMA, FABRI FIBRA, FRANCESCO GABBANI, GHALI, GIORGIA, RAPHAEL GUALAZZI, ROCCO HUNT, IL PAGANTE, IL VOLO, J-AX & FEDEZ, LIGABUE, LITFIBA, LOWLOW, FIORELLA MANNOIA, MARRACASH e GUÉ PEQUENO, ERMAL META, MODA’, FABRIZIO MORO, GIANNA NANNINI, NEK, MAX PEZZALI, GABRI PONTE, POOH, EROS RAMAZZOTTI, MASSIMO RANIERI, FRANCESCO RENGA, FABIO ROVAZZI, SFERA EBBASTA, SERGIO SYLVESTRE, THEGIORNALISTI, UMBERTO TOZZI, RENATO ZERO, ZUCCHERO…e molti altri!

Come di consueto, verranno premiate le stelle del panorama musicale italiano che hanno raggiunto (nel periodo maggio 2016/maggio 2017) con i loro album i traguardi “oro” (oltre le 25.000 copie), “platino” (oltre le 50.000 copie), e “multi platino” (in particolare “doppio platino” oltre le 100.000 copie, “tiplo platino” oltre le 150.000, “quadruplo platino” oltre le 200.000, “5 volte platino” oltre le 250.000 e “diamante” oltre le 500.000 copie) e con i loro singoli la certificazione “platino” e “multiplatino” (certificazioni FIMI/GfK Retail and Technology Italia). E per la prima volta verrà introdotto anche il Premio Live.

Il “PREMIO LIVE”, basato su certificazioni SIAE, in collaborazione con ASSOMUSICA, verrà introdotto per la prima volta proprio quest’anno e verrà consegnato a tutti gli artisti che si sono contraddistinti per i risultati rilevanti ottenuti in termini di numero di spettatori presenti ai loro concerti (nel periodo maggio 2016/maggio 2017). Tra i “Premi live” un riconoscimento sarà riservato anche allo spettacolo dal vivo non musicale che nel periodo di riferimento ha ottenuto il maggior numero di ingressi.
Le categorie individuate per la premiazione degli artisti durante la “serata dei successi live” sono: ORO oltre i 40.000 spettatori, PLATINO oltre i 100.000, DOPPIO PLATINO oltre i 200.000, TRIPLO PLATINO oltre i 300.000, DIAMANTE oltre i 400.000.

I biglietti per assistere alle due serate dell’undicesima edizione dei WIND MUSIC AWARDS sono disponibili in prevendita su www.ticketone.it e nei punti vendita e prevendite abituali (per info: www.fepgroup.it ).
Inoltre, i clienti Wind potranno fruire delle offerte speciali che saranno proposte prima e durante l’evento.

Nel corso delle serate, che vedranno la partecipazione anche di CLEAN BANDIT, IMAGINE DRAGONS, LENNY, LUIS FONSI e OFENBACH in qualità di ospiti internazionali, verranno consegnati altri riconoscimenti e premi speciali agli artisti che si sono contraddistinti per risultati d’eccezione.

Un evento imperdibile, realizzato da Wind, con la collaborazione delle Associazioni del Settore Discografico FIMI, AFI, e PMI e con la collaborazione di SIAE e ASSOMUSICA, prodotto da F&P Group con la Ballandi Multimedia per la cura e la gestione di tutti gli aspetti televisivi dell’evento.
RTL 102.5 è la radio media partner ufficiale dei WIND MUSIC AWARDS 2017. Wind e 3 sono i brand

Retape Music Festival. La Woodstock capitolina delle band emergenti

retape festivalUn Festival nuovo e unico nel suo genere dedicato al rock capitolino. Si chiama RETAPE e si terrà in Auditorium Parco della Musica il 26 e 27 Maggio. Una produzione originale di Fondazione Musica per Roma con la direzione artistica di Ernesto Assante e Gino Castaldo che ha l’obiettivo di valorizzare la scena musicale romana e le nuove band emergenti della Capitale. Un Festival che si ispira alle kermesse live degli anni ‘70 (e da cui nasce il nome “RETAPE”) che iniziavano il pomeriggio e fino a sera inoltrata proponevano il meglio degli artisti contemporanei, una woodstock romana di due giorni che vedrà esibirsi dalle 19 in poi sul palco della Sala Petrassi 15 artisti. Le serate prevedono esibizioni di circa trenta minuti per ogni formazione in due giornate: il 26 Kutso, Mamavegas, Moseek, Giancane, Margherita Vicario, La Batteria, Mary in June, Massimo Giangrande, il 27 Belladonna, Lucio Leoni, Toot, Mokadelic, Chiara Vidonis, Vanilla Sky, Sha La La Las. Ospiti il 26 Federico Zampaglione, il 27 Max Gazzè e Alex Britti.
“Questo Festival è una delle tante sfide che l’Auditorium vuole portare avanti nel suo 15imo anno di vita – dichiara l’AD Josè Dosal – ovvero aprire questo tempio della musica ai giovani e variare sempre di più l’offerta musicale di questo luogo. E’ una delle nostre mission principali e dobbiamo andare avanti valorizzando tutti i generi. Nasce così l’idea di una due giorni nuova dove il palco della Sala Petrassi diventa una vetrina per i talenti emergenti di Roma e dove i giovani romani possono ascoltare musica indie rock”.


KuTso sono un gruppo musicale alternative rock italiano formatosi a Roma nel 2006. A febbraio hanno partecipato al Festival di Sanremo tra le nuove proposte e si sono classificati al secondo posto con il brano Elisa. I KuTso uniscono scherzo e provocazione ad un linguaggio musicale gioiosamente frenetico. La loro musica irriverente è il tappeto sonoro di testi segnati da forti dosi di simpatico disfattismo e smielato sarcasmo. I concerti, veri e propri mix esplosivi di nonsense, disperazione, movimenti inconsulti, invettive e travestimenti estemporanei trasportano il pubblico in un’atmosfera surreale e sgangherata.
Mamavegas,
sei musicisti di stanza a Roma, sono una delle più consolidate realtà del panorama musicale indipendente italiano. Dal 2005, anno della loro nascita, hanno esplorato diversi paradigmi musicali, dall’indie rock al neo folk, arrivando a sviluppare un linguaggio proprio, a metà strada fra i suoni limpidi del nord Europa e la passionalità del Mediterraneo.
Moseek sono una band elettropop con un inedito senso della contemporaneità musicale e della presenza scenica. Si sono fatti conoscere per la loro partecipazione a X-Factor nel 2015, dove hanno portato la loro idea di musica non ostica, ma nemmeno banale, in cui personalizzano la lezione degli anni ‘80 e ‘90 senza passare per la via più facile, andando a occupare una posizione scoperta nel panorama italiano.

Chitarrista del gruppo folk rock Il Muro del Canto, Giancane si è imposto sulla scena musicale italiana con il suo primo album da solista Carne, uscito nel 2013. Nel novembre 2015 ha pubblicato il suo secondo disco Una Vita Al Top. La sua musica energica e i testi impegnati raccontano con toni ironici e spensierati spaccati di vita quotidiana, ridicolizzando le mode e i falsi miti della società.

Cantante, compositrice e attrice, Margherita Vicario racconta con emozionante ironia le storie in una formula molto vicina a quella del teatro canzone. Il suo album d’esordio Minimal Musical è un concept album di 9 brani nel quale è evidente la contaminazione con elementi teatrali e recitati, perché la Vicario mette in musica delle vere e proprie sceneggiature, grazie alle quali ci porta dentro al suo mondo interiore.

Unita dall’amore per le colonne sonore e le sonorizzazioni italiane degli anni ’60 – ’70, La Batteria è una band della scena musicale romana con esperienze che vanno dal post-rock progressivo, al pop, al jazz sperimentale al hip hop, fino alla world music. Il loro primo disco omonimo propone un prog-funk cinematico nel quale si possono ritrovare influenze che spaziano dall’ afrobeat all’ hip hop, alla musica elettronica e al rock alternativo degli anni ‘80 e ‘90, tutte filtrate però attraverso una sensibilità ed un modo di scrivere e di suonare proiettato nella contemporaneità.

Mary in June è una band post rock/punk dalle sfumature folk e pop piacevoli e senza mezzi termini. A distanza dai 5 anni dall’album d’esordio, il loro nuovo lavoro Tuffo, prodotto da Giorgio Canali (già Cccp e Csi) racconta emozioni scaturite da esperienze vissute, ma anche temi di politica internazionale e di denuncia sociale. Il tutto su una musica che definirla punk è esagerato, di matrice emo-folk offensivo.

Musicista, produttore e songwriter, Massimo Giangrande è considerato uno dei più originali ed interessanti artisti della scena musicale italiana, capace di muoversi dalla canzone d’autore all’elettronica fino alla colonna sonora. A quattro anni di distanza dal disco d’esordio “Apnea”, Giangrande è tornato con il suo nuovo lavoro dal titolo “Directions” realizzato insieme al musicista e produttore Paolo Benvegnù e caratterizzato da atmosfere intense e suggestive. il brano “Chi tace acconsente” è stato incluso all’interno della compilation “Gibilterra Land” per la rivista XL insieme ad artisti come: Baustelle, Virginiana Miller, Le Luci della Centrale Elettrica.

I Belladonna si definiscono una band rock noir, autori di importanti colonne sonore, come quella realizzata per il film Lezioni di piano di Michael Nyman, che ha suonato il piano nel brano, o quella realizzata in collaborazione con il compositore di musica da film Pasquale Catalano per la serie Romanzo Criminale. Attivi sulla scena romana dal 2005, i Belladonna suonano una musica oscura, sensuale e potente, un mix di hard rock viscerale e di atmosfere gothic che ha portato la band a conquistare ben due nomination ai Grammy Award.

Raffinato, visionario e ironico, Lucio Leoni spazia dalla tradizione popolare, al teatro canzone, dal folk al rap, trovando una nuova sintesi tra poesia, passione e ironia. Nel 2009 ha aperto il Live Club “La Riunione di Condominio”, locale culto della scena musicale romana: il club, come ogni mito che si rispetti, muore giovane. L’esordio come cantautore avviene nel 2011, sotto il nome di Bucho: l’album si chiama “Baracca e Burattini” ed esce solo come musicassetta. Oggi Lucio è direttore artistico dell’etichetta Lapidarie Incisioni. Nel frattempo, coltiva, con cura e segretezza, la propria musica.

I TOOT sono un progetto musicale formato nel 2011, a Roma, da un’idea di Flux (produzione, basso, voci), Luca Stefanini (chitarra e voce) e Michele Lunati (produzione, batteria). Il loro sound presenta moltissime contaminazioni: dal crossover anni ’90, all’elettronica e alla techno. I loro concerti sono un’esplosione di energia, vibrazioni positive, nella continua ricerca di connessione con le persone.

I Mokadelic sono un gruppo post-rock/psichedelico italiano. La loro musica si sposta da atmosfere post-rock e neo-psichedeliche a suggestioni ambient malinconiche e rarefatte, fino ad arrivare a sonorità dense di melodiche distorsioni e implacabili crescendo, creando vere e proprie sinfonie. La band ha firmato importanti colonne sonore, da quella per il film Come Dio Comanda di G. Salvatores a quella originale per le tre stagioni di Gomorra – La serie.
Con il suo debutto discografico Tutto il resto non so dove, Chiara Vidonis ha esordito in maniera sorprendente per maturità, forza espressiva e per personalità, e ha dato prova di testi di grande respiro, capaci di affrontare le diverse sfaccettature dell’intimo umano e delle relazioni sociali. Quello che propone è un tessuto musicale dai confini abbattuti, che guarda l’orizzonte a polmoni gonfi, colmi di stimoli provenienti dalle terre natìe del rock.

Vanilla Sky sono un gruppo pop-punk/emo italiano nato nel 2002. Il gruppo si forma quando il cantante/chitarrista Brian, dei Lesa Maestà, e Luketto, batterista dei 9mm, nel febbraio 2002 decidono di unirsi. Sin dalla sua prima apparizione il quartetto si è imposto nel panorama alternativo italiano ed internazionale autoproducendo dopo solo pochi mesi di vita il primo EP Play It If You Can’t Say It Il primo vero LP della band Waiting For Something li ha lanciati come una delle più promettenti alternative italiane all’estero riscuotendo un notevole successo anche in Giappone, dove il disco ha raggiunto quasi le venti mila copie vendute.

The Shalalalas, nascono per un colpo di fulmine tra la chitarra di Alex e la voce di Sara. Dall’EP The Fucking Shalalalas (2013) ne hanno fatta di strada, producendo il loro primo LP dal titolo “There are 3 las in Shalalalas” che hanno portato in tour toccando più di 100 città in Italia e all’estero e che ha avuto come culmine la partecipazione al Primavera Sound Festival di Barcellona. Sono stati tra i 12 finalisti di Sanremo Giovani 2017.

Eurovision Song Contest: tra ‘intrusioni’ e buonismo in salsa europea

Ukrainian singer Jamala, winner of the Eurovision Contest 2016, holds a placard reading France during the semi-final allocation draw of the Eurovision Song Contest 2017 in Kiev on January 31, 2017. The ceremony of symbolic Eurovision Key handover and draw of the participants took place in Ukrainian capital of Kiev on January 31, 2017. / AFP PHOTO / Sergei SUPINSKY

 AFP PHOTO / Sergei SUPINSKY

L’intrusione politica con Jamala

L’Eurovision Song Contest ormai lo sappiamo, è una manifestazione musicale ispirata al Festival di Sanremo (ebbene sì) che si svolge in un contesto di spensieratezza, goliardia e armonia tra i vari Paesi. Nessuno si aspetta di ascoltare buona musica, basti pensare che i brani in gara non possono, per regolamento, superare i tre minuti, ma di divertirsi gustando un po’ di sano trash. Nelle ultime edizioni, però, questa visione gioiosa sembra essersi un po’ incrinata. Quindi, cos’è successo ultimamente al nostro Eurofestival? I problemi iniziano lo scorso anno con la vittoria dell’ucraina Jamala, la quale vinse con un brano, “1944”, fortemente politico, in barba alle regole della manifestazione secondo le quali non è possibile partecipare con brani di natura politica, pena la squalifica. La canzone della cantante ucraina prende spunto dalla deportazione dei Tatari di Crimea -accusati di collaborazione con i nazisti- in Uzbekistan negli anni ’40, per ordine dell’Unione Sovietica di Stalin, argomento che chiaramente si riallaccia alla scottante e attualissima crisi di Crimea. La visione politica del brano viene ulteriormente accentuata dal video che lo accompagna.

L’esclusione di Julija Samijlova
Come si sa, lo stato vincitore deve ospitare l’evento l’anno successivo. Pertanto quest’anno la manifestazione si è svolta a Kiev, ma con una grandissima assente: la Russia. L’Ucraina ha infatti deciso di vietare la partecipazione a Julija Samijlova, la cantante paraplegica che avrebbe dovuto rappresentare la Russia, rea di essersi esibita nel 2015 in Crimea senza le autorizzazioni rilasciate da Kiev, sebbene la stessa neghi di averlo fatto.
Dopo la vittoria di Jamala, il senatore russo Frants Klintsevich, aveva dichiarato: “non sono state la cantante ucraina e la sua canzone ‘1944’ a vincere. È stata la politica che ha battuto l’arte”. Parole che suonano ancora più scottanti e attuali dopo l’esclusione della Samijlova quest’anno.
Essendo stato contaminato da questioni squisitamente politiche, l’Eurofestival si è snaturato, perdendo gran parte del suo fascino pittoresco e della sua genuinità. Senza contare che lo scorso anno la grande favorita era proprio la Russia, che qui ha sempre dato spettacolo, rappresentata da Sergey Lazarev e la sua esplosiva “You’re The Only One”, poi arrivata seconda. Sarebbe stato davvero interessante agli occhi di tutto il mondo scoprire come quest’ultima avrebbe organizzato un evento così gay-friendly com’è l’Eurofestival. Ma a quanto pare non ci è dato saperlo.

Lo strano caso di Salvador Sobral
Arriviamo al 2017. Quest’anno la politica non è entrata a farne parte. Ma ad aver sorpreso gli spettatori è stata la vittoria di una canzone in totale contrapposizione ai canoni del festival, “Amar Pelos Dois” del portoghese Salvador Sobral. Un brano molto lento, intimista e demodè, che ricalca (malamente) la tradizione del fado portoghese. La canzone in sé non è certo memorabile, la scenografia nulla, l’appael mediatico dell’interprete deprimente. E la domanda che tutti, forse un po’ campanilisticamente – o forse no -, ci siamo fatti è: perché? Tutti gli stati hanno votato in massa il Portogallo, che si è dunque trovato a vincere con un distacco esagerato rispetto a tutti gli altri (ben 758 punti). C’è chi difende “Amar Pelos Dois” definendolo uno splendido brano intimista e poetico, ma nel momento in cui entra in scena la dimensione intimista di una canzone allora è necessario, per forza di cose, considerarne le parole. E il testo del brano in questione non ne esce certo vittorioso da questo punto di vista, divenendo, una volta tradotto, né più né meno che alla stregua di una canzone di Benjii e Fede, come hanno ironicamente constatato in tanti su Twitter in questi giorni.

Buonismo in salsa europea
A questo punto, due sono le motivazioni più plausibili che possono aver toccato le corde sentimentali dei votanti: la prima è che l’interprete di “Amar Pelos Dois” pare soffra di problemi di salute, forse cardiaci, a causa dei quali non avrebbe neanche partecipato alle prove, sostituito infatti dalla sorella Luisa, autrice del pezzo. La seconda è che il Portogallo non portava a casa una vittoria da ben 53 anni, record nella storia dell’Eurovision. In ogni caso, una decisione un po’ buonista e di comodo che di spontaneo sembra non aver niente.
Abbiamo accettato di buon grado la vittoria di Conchita Wurst nel 2014 perché, al di là del personaggio, la classe non è acqua, con o senza barba, e la sua esibizione di “Rise Like a Phoenix” fu strabiliante, dal punto di vista vocale e interpretativo, oltre che perfettamente in linea con la manifestazione.

L’Italia fuori dai giochi
La classifica finale di quest’anno lascia l’amaro in bocca, non tanto forse per la vittoria del Portogallo, di cui abbiamo fino a qui discettato, quanto per il fatto che l’Italia, rappresentata da Francesco Gabbani, non sia finita neanche sul podio, nonostante fosse strafavorita da tutte le agenzie di scommesse, nonostante gli incredibili 115 milioni di visualizzazioni su YouTube e il premio della stampa. “Occidentali’s Karma” è forse il brano più consono alla manifestazione che l’Italia abbia portato negli ultimi anni grazie a quel ritmo così catchy e scanzonato e la simpatica stravaganza del suo interprete ma, anche in questo caso, si è trattato di un buco nell’acqua, nonostante il successo europeo e il pur ottimo posizionamento.
Dispiace perché, in un periodo profondamente permeato da disillusione su tutti i fronti, sociale e politico soprattutto, l’Eurofestival in Italia avrebbe forse portato una ventata di ebbrezza e allegria che agli italiani manca da un po’.
Ma in fin dei conti, è solo un gioco e sarebbe potuto andar peggio. Avrebbe potuto vincere il ragazzino della Bulgaria arrivato pericolosamente secondo, per esempio…

Giulia Quaranta
Quality Time

Pink Floyd Legend tornano con ‘Animals – 40th Anniversary Show’

pflDopo il tutto esaurito del concerto di Roma, all’Auditorium Conciliazione i Pink Floyd Legend arrivano a Milano, con il concerto/evento “ANIMALS – 40th Anniversary Show”.
La band, per celebrare 40 anni del disco, riproporrà al Teatro Linearciak, dopo un primo set composto dai più grandi successi del gruppo britannico, l’intero album pubblicato nel 1977 suonando con la consueta strumentazione vintage (che in questa occasione si amplia grazie al Piano elettrico Fender Rodhes 73 mark 1 (prodotto nel 1970) e al suono unico della chitarra elettrica Gibson Les Paul “Gold Top”).

Tutta la set list si avvarrà da momenti di pirotecnica di grande impatto, laser show, grandi effetti scenografici, video dell’epoca proiettati sullo schermo circolare di 5 metri e da un visual realizzato appositamente per l’occasione.

Sullo sfondo del palcoscenico, infatti, su un schermo di oltre 15 metri di larghezza per oltre 6 metri di altezza, verranno proiettate immagini realizzate con l’innovativa tecnica del mapping 3d attraverso l’utilizzo di potentissimi proiettori e software all’avanguardia.

Inoltre, sul grande schermo circolare, verrà proiettato un contributo video di Andrea Scanzi, registrato in esclusiva per l'”ANIMALS – 40th Anniversary Tour” dei PFL, in cui il giornalista grande conoscitore e appassionato dei Pink Floyd racconta la genesi del disco, gli aneddoti e le particolarità che l’hanno caratterizzato.

Incastonato tra perle quali The Dark Side Of The Moon (1973) e Wish You Were Here (1975) da una parte e The Wall (1979) dall’altra, Animals è un disco particolare e importante: uno spartiacque che segna l’inizio​ ​dei dissidi all’interno dei Pink Floyd e l’inesorabile logorio dei rapporti d​i Roger Waters con gli altri membri della band​. Nonostante ciò ricevette grandi apprezzamenti da parte della critica più qualificata come​ Angus MacKinnon ​che, su New Musical Express​ del 12 febbraio 1977​, scrisse: “ANIMALS è l’album più completo e definitivo che i Pink Floyd abbiano mai fatto da molti anni a questa parte (provate a contarli!). Non è sicuramente un disco di facile ascolto. In ogni caso, la sua violenza non è gratuita. La complessiva esperienza d’ascolto di ANIMALS mi ricorda il pluricitato assioma di Marx secondo cui l’Arte non è uno specchio ma un martello. Be’, a me pare che questo disco vada ben oltre, riuscendo a conciliare entrambe le possibili funzioni dell’Arte. Quella di ANIMALS è grande musica insomma; generosa e intelligente”.

PINK FLOYD LEGEND

Nati nel 2005, i Pink Floyd Legend sono oggi riconosciuti come il gruppo italiano che rende, in ogni loro spettacolo, il miglior tributo alla musica dei Pink Floyd, grazie alla realizzazione di show perfetti, frutto dello studio approfondito delle partiture e dei concerti live che la band inglese ha proposto nel corso degli anni.

Dalla Atom Heart Mother, la celebre suite per orchestra e coro, che dal 2012 a oggi, a ogni rappresentazione, ha realizzato il “tutto esaurito” (come al Teatro Olimpico e l’Auditorium della Conciliazione di Roma), al tour italiano di The Dark Side of The Moon, insieme alla straordinaria Durga Mc Broom (vocalist dei Pink Floyd dal 1987 e per la prima volta su un palco con una band italiana), nel 2015, aggiungono un importante tassello alla loro biografia grazie all’esecuzione integrale, in prima assoluta mondiale, dell’album The Final Cut in occasione delle celebrazioni per il 70esimo anniversario dello sbarco di Anzio, con la presenza dello stesso Roger Waters.

Il tour 2016 è stato caratterizzato da concerti/evento, in luoghi di assoluto prestigio, che hanno visto la partecipazione di oltre 15000 spettatori paganti che hanno assistito alle nuove messe in scena di “The Dark Side Of The Moon” e “Atom Heart Mother” (con una nuova Orchestra, un coro di 140 elementi accompagnati da , nel magnifico Sferisterio di Macerata – storica sede dell’opera mondiale) e l’inedito “Live At Pompeii” che ha ripreso vita nel Festival “Il Mito e il Sogno”, nella prima edizione della rassegna estiva del Teatro Romano di Ostia Antica, registrando anche qui il tutto esaurito con una standing ovation finale.

Il 19 novembre, poi, Roma è diventata il palcoscenico della prima grande giornata/evento dedicata alla musica dei Pink Floyd quando i Legend hanno proposto uno show molto speciale, ripercorrendo l’intera carriera della formazione britannica, con ospiti di eccezione tra cui Carlo Massarini che ha fatto gli onori di casa, catapultando il pubblico indietro nel tempo attraverso racconti ed aneddoti.

A marzo di quest’anno, infine, la celebrazione dei quarant’anni di ANIMALS, andata in scena a Roma all’Auditorium Conciliazione, ha confermato il successo della band con un ennesimo tutto esaurito. In questa occasione, ospite speciale della serata è stato il giornalista Andrea Scanzi, uno dei più grandi conoscitori e appassionati dei Pink Floyd, che ha raccontato la genesi del disco e gli aneddoti e le particolarità che l’hanno caratterizzato.

La messa in scena di tutti gli spettacoli, come nei veri concerti dei Pink Floyd, oltre ai video dell’epoca proiettati sul grande schermo circolare, si avvale di un incredibile disegno luci e di sorprendenti effetti scenografici che riescono a ricreare quel senso di spettacolo totale che permette al pubblico di vivere realmente una indimenticabile “Floyd Experience”.