Vittorio De Scalzi torna sulle scene musicali. In arrivo un album di inediti

Vittorio De Scalzi

Vittorio De Scalzi

Esce domani, 20 aprile, “Come acqua chiara”, il brano che anticipa “L’attesa”, l’album di inediti di Vittorio De Scalzi (in uscita il 27 aprile per FermentiVivi/Aerostella). Dopo 50 anni di carriera sui palchi di tutto il mondo, il leader e fondatore dei New Trolls presenta un album di inediti eclettico e multiforme, interamente composto, arrangiato, interpretato e suonato da lui.

“Come acqua chiara è un brano a cui tengo molto – racconta Vittorio De Scalzi – con una melodia che vuole insinuarsi con prepotenza nelle orecchie di chi ascolta. È un pezzo in cui alla battuta incalzante della chitarra, si sovrappongono come naturale tappeto musicale, le tastiere, per sottolineare al meglio questa storia di rabbia sui fatti del presente, ma ricca di incrollabile fiducia nel futuro”.

L’album l’attesa è composto da 10 tracce che attraversano stili e mood differenti: dall’intimo brano di apertura che dà il titolo all’album si passa dal country-folk di squali alle volute incertezze della rarefatta non si puo’; dall’atmosfera ipnotica di giorni di vento alle suggestioni carnali di una parola, passando per il travolgente ritornello di come acqua chiara o per il delicato omaggio di pino, uno struggente blues dedicato all’indimenticabile Pino Daniele. L’album affronta anche delicati argomenti come l’esistenza di una divinità superiore come in anima senza padroni o temi specifici del blues come in ordinary pain e in you were trusting me, brani cantati in inglese.

Vittorio De Scalzi_foto2Vittorio De Scalzi nasce a Genova nel novembre del 1949 e da allora la sua vita e la sua carriera si suddividono in due diverse anime artistiche. Quella ribelle e contestatrice della fine degli anni sessanta che lo ha portato a fondare la band dei New Trolls; e l’altra, quella del cantautore che lui ha sempre coltivato dentro di sé aspettando il momento giusto per liberarla.

Durante la sua carriera è passato da alcune esperienze di rock progressive – da non dimenticare il mitico “Concerto Grosso” riuscito esperimento di fusione fra rock e musica barocca– a varie collaborazioni con De André o ancora alla composizione di canzoni per artiste del calibro di Ornella Vanoni, Mina o Anna Oxa.

Nel 2017 ha festeggiato al teatro San Carlo di Napoli i suoi cinquant’anni di carriera in un grande concerto presentato da Fabrizio Frizzi con la partecipazione di grandi nomi della storia della musica italiana.

Note in biblioteca. Incontri musicali ad ingresso gratuito a Roma

g_SDF1847©StefanoDeliaRiprende “Note in Biblioteca”, la serie di incontri musicali della IUC ad ingresso gratuito nelle biblioteche di Roma, che già lo scorso anno è stata accolta con grande favore dalla cittadinanza.

Il fine di questa iniziativa è di avvicinare alla musica dal vivo il pubblico che vive in zone periferiche della città, dove le occasioni di questo tipo sono molto rare. I nove appuntamenti si svolgono il venerdì sera e il sabato mattina presso le biblioteche “Ennio Flaiano”, “Villa Leopardi” e “Vaccheria Nardi” e sono affidati a giovani musicisti già avviati ad un brillante futuro e ad altrettanto giovani specializzandi in Musicologia dell’Università “La Sapienza”, che presenteranno le musiche in programma.

Si inizia venerdì 13 aprile 2018 alle 20.30 nella Biblioteca “Ennio Flaiano” (via Monte Ruggero 39, tel. 0645460431) con il duo The Sound Pills, formato da Piera D’Isanto (voce) e Marco Silvi (tastiera). Sono in programma alcune delle canzoni più celebri di sempre, a cominciare da Summertime di George Gershwin. Poi People Are Strange dei Doors, Je so pazz’ di Pino Daniele, Munasterio e’ Santa Chiara di Galdieri/Barberis. Inoltre due canzoni popolari: Nenia Grika nell’antico dialetto greco parlato in alcune zone del Salento e Grizzly Bear, un canto di lavoro afroamericano. Marco Silvi e Piera D’Isanto interpretano anche due canzoni scritte da loro stessi, Stridente e Fafoluccia. La guida all’ascolto è di Monica Marziota.

Nato tre anni fa, il duo The Sound Pills sfida le distanze stilistiche e temporali e mette in comunicazione brani provenienti dai più disparati repertori musicali, creando una tessitura sonora intensa e originale e regalando nuova vita a melodie antiche tramite l’uso di effetti e looper. L’obiettivo dei due musicisti è offrire all’ascoltatore delle vere e proprie “sound pills”, pillole sonore, perle differenti e preziose, che vanno a formare una collana musicale ricca e inaspettata, spingendosi oltre le semplici catalogazioni dei diversi generi musicali per scoprire che la Musica, pur parlando lingue differenti, conserva sempre unico e intatto il messaggio della sua inequivocabile bellezza.

Questi incontri musicali della IUC sono in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Biblioteche di Roma.

INFO per il pubblico: tel. 06 3610051/52 – www.concertiiuc.it – botteghino@istituzioneuniversitariadeiconcerti.it

Tosca torna al Teatro dell’Opera di Roma con l’allestimento di Puccini

FRAME_TOSCASabato 7 aprile, alle ore 20, torna Tosca. Il capolavoro “romano” di Giacomo Puccini torna nell’allestimento del 14 gennaio 1900, quello cui assistette l’autore stesso, al debutto assoluto dell’opera al Teatro Costanzi. Con questa fedele ripresa, un nuovo-vecchio allestimento, rivive la memoria storica del Teatro della capitale, che tra Ottocento e Novecento è stato al centro di debutti che hanno fatto la storia dell’opera, della musica, della cultura. L’idea del Sovrintendente Carlo Fuortes è di recuperare tale memoria con la ripresa di allestimenti storici. La messa in scena di Tosca, sui bozzetti originali di Adolf Hohenstein, vede la regia del giovane Alessandro Talevi. La ricostruzione delle scene è affidata a Carlo Savi, quella dei costumi ad Anna Biagiotti. Firma le luci Vinicio Cheli.

Il Maestro Jordi Bernàcer dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.

Cast dell’opera: Svetlana Kasyan, in alternanza con Monica Zanettin (11 e 14 aprile) nel ruolo di Floria Tosca; Stefano La Colla e Massimo Giordano (11 e 14 aprile) in quello di Cavaradossi; Fabian Veloz nei panni di Scarpia. Gianfranco Montresor sarà Angelotti, Domenico Colaianni il Sagrestano e Saverio Fiore Spoletta. Si alternano nel ruolo di Sciarrone Alessandro Gaetani e Antonio Taschini (14 e 17 aprile), in quello del Carceriere Riccardo Coltellacci e Alessandro Fabbri (14 e 17 aprile).

Maestro del Coro Roberto Gabbiani. Con la partecipazione del Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma.

Tosca, dopo la “prima” di sabato 7 aprile (ore 20), sarà replicata mercoledì 11 (ore 20), venerdì 13 (ore 20), sabato 14 (ore 18), martedì 17 (ore 20).

Queste recite di Tosca si alterneranno dunque con quelle di Cavalleria rusticana/Pagliacci che sono previste nei giorni domenica 8 (ore 16,30), martedì 10 (ore 20), giovedì 12 (ore 20) e domenica 15 (16,30).

La leggenda della batteria Steve Gadd torna con la sua band in Italia

steve gadd bandDopo il tour che ha registrato tutti sold out nel 2017, la leggenda della batteria Steve Gadd torna in Italia con la sua band, in un imperdibile tour che prenderà il via l’8 aprile dal Teatro Ciak di MILANO, per poi proseguire fino al 15 aprile nelle principali città italiane, come Roma, Salerno, Bari, Bologna, Bergamo e Torino.

Queste tutte le date del tour:

8 APRILE – MILANO – TEATRO CIAK

9 APRILE – PORDENONE – TEATRO GIUSEPPE VERDI

10 APRILE – SAN LAZZARO DI SAVENA – CIRCOLO SAN LAZZARO

11 APRILE – SALERNO – MODO RISTORANTE

12 APRILE – BARI – SHOWVILLE

13 APRILE – OSTERIA NUOVA (RM) – CROSSROADS

14 APRILE – RANICA (BG) – CLUB DRUSO

15 APRILE – COLLEGNO (TO) – LA LAVANDERIA A VAPORE

Fra più influenti batteristi di tutti i tempi, con centinaia di collaborazioni sui palchi più importanti del mondo con artisti di fama internazionale come Paul McCartney, Eric Clapton, Frank Sinatra, James Taylor, Paul Simon, Ray Charles, Barbara Streisand & Barry Gibb, Peter Gabriel, STEVE GADD incanterà il pubblico con l’inconfondibile stile groove che caratterizza la sua celebre batteria, il suo senso del tempo metronomico e la sua battuta ritmica secca e pulita, accompagnato sul palco da una line up da super band.

Il tour in Italia sarà anche l’occasione per presentare dal vivo il nuovo album “Steve Gadd Band” (BFM Jazz), in uscita il 23 marzo, quarto disco della band dopo i precedenti “Gadditude” (2013), “70 Strong” (2015) e “Way Back Home (Live from Rochester, NY)” (2016), quest’ultimo nominato ai Grammy Awards per Best Contemporary Instrumental Album.

Nella “STEVE GADD BAND”, formata dai componenti della band di James Taylor, spiccano i nomi di Michael Landau alla chitarra, protagonista di grandissime collaborazioni con Michael Bolton, Jennifer Lopez, Eros Ramazzotti, Andrea Bocelli e Vasco Rossi, lo storico trombettista di Frank Zappa, Walt Fowler, orchestratore di fiducia di Hans Zimmer e compositore delle più famose colonne sonore come “Interstellar”, “Pirati dei Caraibi”, “Il Codice Da Vinci”, “Gladiator”, “Amazing Spiderman”, da Jimmy Johnson al basso e da Kevin Hays al pianoforte e alle tastiere.

È possibile acquistare i biglietti in prevendita per la data di Milano (realizzata in collaborazione con ZenArt Management) su TicketOne.it (prezzo: 60 € primo settore – 45 € secondo settore + prevendita).

Premio Amnesty Italia sui diritti umani a “L’Uomo Nero” di Brunori Sas

Dario_Brunori_cantante_della_Brunori_Sas“L’uomo nero” di Brunori Sas è la canzone vincitrice per il 2018 del Premio Amnesty International Italia, indetto nel 2003 da Amnesty International Italia e dall’associazione culturale Voci per la Libertà per premiare il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel corso dell’anno precedente. In questo caso un brano sull’intolleranza.

La premiazione avverrà a Rosolina Mare (Rovigo) domenica 22 luglio, nel corso della serata finale della XXI edizione di ‘Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty’, festival che si terrà dal 19 al 22 luglio e ospiterà anche le finali della sezione emergenti del Premio Amnesty, il cui bando rimane aperto fino al 30 aprile sul sito www.vociperlaliberta.it . Sul sito è intanto in corso il voto del pubblico per il Premio Web Social.

Dario Brunori ha dichiarato: “Mai come oggi, ‘L’uomo nero’ assume un significato speciale per me. Nello spettacolo teatrale che sto portando in giro, è il pezzo che più mi emoziona cantare, un’emozione e una tensione che avverto forte anche nelle persone che ho di fronte ogni sera.

Eppure all’epoca ho avuto difficoltà ad affrontarlo perché, visto il tema, era facile cadere nella retorica anacronistica del cantautore militante, in un’invettiva scontata contro il dilagare di nuove forme di intolleranza, contro le piccole e grandi derive xenofobe degli ultimi anni. In realtà non mi interessava tanto parlare del fenomeno in sé, quanto del fenomeno in me, come diceva qualcuno. Il fuoco del pezzo sta tutto nell’ultimo verso: ‘Io che sorseggio l’ennesimo amaro, seduto a un tavolo sui Navigli, pensando in fondo va tutto bene, mi basta solo non fare figli… e invece no’.

Come in altri pezzi dell’ultimo album, traccio la condizione di un uomo che si chiede cosa è giusto fare di fronte a un’apparente involuzione dell’essere umano, al ritorno di fiamma di visioni ideologiche e morali che ci piacerebbe pensare morte e sepolte. C’è una buona dose di amarezza verso il mondo intorno, ma anche la denuncia allo specchio di quell’approccio ignavo che troppo spesso tende a non occuparsi concretamente di ciò che accade fuori dal proprio cortile, a ignorare certi fenomeni, a ridicolizzarli o a non dargli eccessivo peso. Si tratta di un terreno scivoloso, ne sono consapevole, ma spero di essere rimasto in piedi e questo riconoscimento, in qualche modo, me ne dà conferma. Grazie di cuore a Amnesty International Italia e a Voci per la libertà.”

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, ha affermato: “I diritti umani sono una questione di comportamenti, di regole, ma anche, e forse ancora prima, di clima. Il clima di oggi è pessimo. Di questo clima parla la canzone di Dario Brunori vincitrice dell’edizione 2018 del Premio Amnesty International Italia di Voci per la Libertà. E del veleno che contamina la vita pubblica e la convivenza civile. E di un’idea, l’idea aberrante del ‘noi contro gli altri’: contro gli altri che, essendo diversi da noi, fanno paura, sono una minaccia da tenere a distanza, da cui difendersi, possibilmente da eliminare.

Amnesty International fa davvero tutto quello che può per contrastare il clima di odio che si diffonde nel mondo e che non risparmia neppure il nostro paese, e si sforza di creare antidoti per questo veleno. Ma ha bisogno di alleati e li cerca – e li trova – nel mondo dell’arte e della canzone. ‘L’uomo nero’ parla al cuore e alle emozioni ed è, oltre che una canzone bella, nella nostra prospettiva anche una canzone utile, uno strumento prezioso per chi vuole creare un clima migliore, nel quale vi siano le condizioni per il rispetto pieno dei diritti umani di tutti.”

In lizza per il Premio c’erano anche: “L’uomo che premette” di Caparezza, “Deserto” di Clementino, “Gli anni del silenzio” dei Decibel, “Ora d’aria” di Ghali, “Affermativo” di Jovanotti, “Stelle marine” delle Luci della centrale elettrica, “Socialismo tropicale” dello Stato Sociale, “Vietato morire” di Ermal Meta, “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane.

A scegliere il brano vincitore tra le dieci nomination è stata una giuria di esperti formata da: Claudio Agostoni (Radio Popolare), Giò Alajmo (Spettakolo.It), Giuseppe Antonelli (filologo e linguista), Gabriele Antonucci (Panorama), Eugenio Arcidiacono (Famiglia Cristiana), Eleonora Avolio (Radio Libera Tutti), Roberta Balzotti (Rai), Tiziana Barillà (Il Salto), Valeria Benatti (Rtl), Alessandro Besselva Averame (Rumore), Giulio Brusati (L’Arena), Marta Cagnola (Radio24), Angela Calvini (Avvenire), Marco Cavalieri (Radiorock), Carla “Carlotta” Cellamare (Radio Number One), Francesca Cheyenne (Rtl 102.5), Angiola Codacci Pisanelli (L’Espresso), Emiliano Coraretti (Venerdì di Repubblica), Valerio Corzani (Rai Radio 3), Silvia D’Onghia (Fatto Quotidiano), Enrico de Angelis (Storico della canzone), Enrico Deregibus (Giornalista e operatore culturale), Gianmaurizio Foderaro (Direzione Radio Rai), Fabrizio Galassi (Premio Italiano Videoclip Indipendente), Federico Guglielmi (Audioreview), Ambrosia Jole Silvia Imbornone (Rockerilla), Andrea Laffranchi (Corriere Della Sera), Michele Lionello (Voci Per La Libertà), Carlo Mandelli (Ansa), Antonio Marchesi (Amnesty International), Carlo Massarini (Giornalista), Marco Melegaro (Sky Tg24), Giommaria Monti (Rai3), Riccardo Noury (Amnesty International), Simona Orlando (Messaggero), Elisa Orlandotti (FunnyVegan), Malcom Pagani (Vanity Fair), Federica Palladini (Elle.It), Luciana Parisi (Tg3), Fausto Pellegrini (Rai News 24), Timisoara Pinto (Rai Radio1), Gianluca Polverari (Radio Città Aperta ), Gianni Rufini (Amnesty International), Valeria Rusconi (Repubblica), Giordano Sangiorgi (Meeting Degli Indipendenti), Gianni Sibilla (Rockol), Renzo Stefanel (Scrittore rock), Marcella Sullo (Gr Rai), Monica Triglia (Donna Moderna), Giulia Caterina Trucano (Rolling Stone), John Vignola (Rai Radio 1), Savino Zaba (Rai 1 / Rai Radio 2).

Nelle scorse edizioni il premio è stato assegnato a “Il mio nemico” di Daniele Silvestri, “Pane e coraggio” di Ivano Fossati, “Ebano” dei Modena City Ramblers, “Rwanda” di Paola Turci, “Occhiali rotti” di Samuele Bersani, “Canenero” dei Subsonica, “Lettere di soldati” di Vinicio Capossela, “Mio zio” di Carmen Consoli, “Genova brucia” di Simone Cristicchi, “Non è un film” di Fiorella Mannoia e Frankie HI-NRG, “Gerardo Nuvola ‘e povere” di Enzo Avitabile e Francesco Guccini, “Atto di forza” di Francesco e Max Gazzé e “Scendi giù” di Mannarino, “Pronti a salpare” di Edoardo Bennato, “Ballata triste” di Nada.

Come detto, sono intanto partite le votazioni per il “Premio Web Social”, dedicato a tutti coloro che si sono iscritti al bando di concorso per gli emergenti entro il 10 marzo.

Le canzoni pervenute entro quella data sono inserite alla pagina voci per la libertà, nella quale gli utenti del web possono – entro il 18 aprile – ascoltarle e votarle. Le preferenze raccolte sul sito andranno a sommarsi ai “mi piace” collezionati dalle ‘video-canzoni’ inserite nella pagina facebook del festival.

Il vincitore del Premio Web Social andrà direttamente alle semifinali di Rosolina Mare (RO) e gli sarà inoltre riservato un pacchetto di servizi promozionali offerto dal MEI (Meeting degli Indipendenti).
Ecco l’elenco completo dei 54 partecipanti al Premio Web Social: Alberto Cantone, Alfina Scorza, Andrea Cassetta, Andrea Febo, Andrea Forciniti, Antonio Lapunzina, AreaZero, Bonaveri, Caffè Chimici, Carmine Torchia, Claudio Ferrigato, Comelinchiostro, Dadecortivo, Dartmoor, Davide Buzzi, DogsLoveCompany, Fabian Wolf, Fabio Guglielmino, Forjai, Francesca Marì, Francesco Rainero, Francesco Tirelli, Fuxs, Gerardo Attanasio, Giò Gasdia & Slow eMotion, Giorgio Aquilino, Giosef, Giulia Ventisette, La Malaleche, L’Armata Brancaleone, La Quadrilla, Le stanze di Federico, Libero, Lorenzo Santangelo, Luca Rodilosso “Santorosso”, Luigi Farinaccio, Luigi Mariano, Massino Francescon Band, Matteo Passante e La Malorchestra, Mattia Bonetti, Michelangelo Giordano, Molly’s Chamber, Monica P, Mujeres Creando, Nicole Stella, Non siamo nelle condizioni live band, Nuju, PAKY, Parisi, PyroFenix PFR, Quarto Piano, SANTO, Simone Forte, StorieStorte.

Per concorso, info e aggiornamenti: www.vociperlaliberta.it

Violence, nuovo album degli Editors. Apprezzabile ma senza un “fil rouge”

editors-violencecovLa resa dei tre corpi nudi in copertina, ad opera di Rahi Rezvani, è vibrante: avvinghiati tra loro, nella loro plastica nudità, esprimono vitalità fisica e psichica e al contempo un conturbante senso di inquietudine. Se però vi aspettate di trovare questa tensione drammatica e questi chiaroscuri anche nelle canzoni che compongono “Violence” rimarrete delusi.

Sono ormai lontani i tempi in cui gli Editors erano tra i capifila del revival new-wave degli anni 2000 ed erano considerati la risposta albionica agli Interpol. Ma sono lontani anche i tempi in cui sembravano aver trovato la propria personale direzione in un pop barocco e nichilista (“An End As A Start”, 2007), salvo poi sterzare e cambiare coraggiosamente direzione, ma sempre con classe e coerenza, con “In This Light…” (2009), forte di un synth pop d’impianto noir. Qualche passo falso era stato fatto con “The Weight Of Your Love” (2013), ma il gruppo era riuscito a risollevarsi con “IN DREAM”, in grado di recuperare le suggestioni fosche dei primi tempi.

“Violence” riparte dal paradigma di “IN DREAM” ma il mood si fa più gioioso e speranzoso, cosa questa, che li porta a perdere quello che era il segno di riconoscimento più tangibile della loro personalità. In “Violence” tutto scorre senza appiccicarti addosso quell’alone di malinconia, di rabbia uggiosa, presente invece nei lavori precedenti. V’è penuria anche di quella pateticità che tanto gli era stata – ingiustamente – criticata in passato e che ora ha lasciato il posto a una produzione un po’ affettata.

Ma in realtà il vero problema di “Violence” consiste nel fatto che, al di là della maggiore fruibilità e solarità dei brani, un vero e proprio fil rouge stilistico non c’è. Le canzoni sembrano buttate nella scaletta del disco per caso.

Il momento più interessante è indubbiamente costituito dalla title-track, in cui la band di Stafford sperimenta un beat ossessivo, retrò e sfacciatamente dancereccio, pezzo in cui la produzione di Blanck Mass è maggiormente percepibile. Se l’intero album avesse perseguito questa strada, l’ascolto sarebbe stato nel complesso più stimolante e meno straniante.

“Halleluja (So Low)” lancia il suo hook sfacciatamente in stile Muse e, per quanto non si può dire che sia un brutto pezzo, viene spontaneo domandarsi quale sia il suo ruolo all’interno di questo “Violence”. Lo stesso dicasi per “No Sound But The Wind”, pezzo storico del gruppo, qui alla terza interpretazione. Sempre bello, certo, ma ce n’era davvero bisogno? E poi ci sono “Cooking Spooks”, con la coda che rimanda ai Cure, e “Nothingness” che strizza l’occhio alle classifiche e cresce con gli ascolti. E ancora, “Belong”, le cui splendide strofe sono ricamate dal suono di violini rinascimentali. Brani che presi a sé, funzionano pure, magari con qualche “ooooh” “uuuuh” in meno. Ma che nell’architettura del disco, fanno storcere il naso, anche in virtù del fatto che questo “Violence” è composto da sole 9 tracce.

“Violence” è, in definitiva, un cocktail che a un primo ascolto potrebbe lasciare spiazzati per la sua discontinuità e per l’abbandono della carica malinconica da sempre tipica degli Editors. Un disco mediocre e poco personale, con pochissimi guizzi, che riuscirà a conquistare facilmente chi si avvicina per la prima volta a Tom Smith e soci. Ma che farà più fatica a erodere i cuori di coloro che al nome Editors associano titoli come “The Boxer”, “The Racing Rats”, “Munich”, “Bones”, “The Big Exit”.

Giulia Quaranta

Dal carcere di Rebibbia riparte la stagione “La Cometa che suona”

cometa che suonaIl prossimo 16 marzo presso la Casa Circondariale di Rebibbia a Roma riparte la “Cometa che suona” – ovvero un ciclo di concerti organizzati dalla Cappella Musicale Costantina in partenariato con le Sezioni di A.Gi.Mus. Roma – i Luoghi del Sacro e Roma Est.

Forte del successo riscosso nella trascorsa stagione, l’iniziativa musicale verte su un tracciato ben definito che intende riproporre, coinvolgendo il pubblico nell’ascolto di pagine musicali celebri animate da solisti sempre diversi, la testimonianza in maniera genuina dell’esistenza sempre di un passaggio alternativo che si può fare insieme.

Spesso quello più difficile, duro e costellato d’imprevisti diventa quello più formativo e ricco di soddisfazioni.

Paolo De Matthaeis, musicista e critico musicale, racconta il senso dell’arte facendo irruzione nella storia e nel sociale capovolgendo i ruoli con tutto il mondo musicale, mediando i suoni e le letture, tra motivi sacri ed altri meno con lo scopo di consegnare una chiave di lettura. Un dialogo costante con i musicisti, con il pubblico, con la sensibilità individuale, piegando la musica a servizio per trovarsi al di là delle nubi, lontani dai pregiudizi e dalle paure, appresso una cometa che vola armoniosa.

Le voci di Giulia Patruno, Yuri Yoshikawa, Edoardo Venditti, la chitarra di Mauro Restivo (A.Gi.Mus. Roma Est) e i solisti del quartetto d’archi della Cappella Musicale Costantina (Marco Colasanti, Hinako Kawasaki, Asaki Kurihara, Derya Davulcu, Marco Saldarelli) saranno coinvolti in una kermesse di musiche composte da Vivaldi, Bach, Haendel, Mozart, Schubert, Chopin, Pergolesi e tanti altri alla presenza del direttore del carcere Stefano Ricca, del garante dei diritti dei detenuti Gabriella Stramaccioni e dal Responsabile del Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute del Comune di Roma Matteo Cesaretti.

Quest’anno sul palco del nuovo teatro all’interno del carcere oltre alle riflessioni “spirituali” di Suor Rita del Grosso si avvicenderanno accompagnate dalla musica letture estratte dal romanzo “Lunavulcano” (ed. Lastaria) a cura dell’autrice la giornalista del Tg1 Isabella Schiavone.

Quattro concerti che prendono spunto dai tempi liturgici (Quaresima, Pasqua, Avvento, Natale) rappresentano stazioni spirituali per una ricreazione sociale multidisciplinare.

Il cammino della cometa sarà tracciabile all’indirizzo web la cometa che suona
E presso la Casa Circondariale di Rebibbia il 16 e il 23 Marzo e il 7 e il 21 Dicembre.

I concerti si svolgono all’interno della struttura eventuali accrediti/giornalistici vanno richiesti con largo anticipo per la produzione della documentazione necessaria all’ingresso.

Canzoni sui diritti umani. Bando del ‘Premio Amnesty emergenti’

voci per la libertàGli artisti emergenti che abbiano un brano legato al tema dei diritti umani possono iscriversi alla 21a edizione del “Premio Amnesty International Italia”, sezione “Emergenti”, organizzato nell’ambito del festival Voci per la libertà, che quest’anno si svolgerà dal 20 al 22 luglio a Rosolina mare (Rovigo).

Il bando di concorso è on line all’indirizzo www.vociperlaliberta.it/festival/premio-amnesty-emergenti

I brani possono essere in qualsiasi lingua o dialetto e di qualsiasi genere musicale. La scadenza del bando è fissata per il 30 aprile, ma gli artisti che si iscriveranno entro il 10 marzo avranno una ulteriore possibilità. Fra tutti loro infatti il pubblico potrà votare online il brano migliore, conferendo il Premio Web Social e facendo accedere direttamente l’artista vincitore alle semifinali della fase live.

Le canzoni pervenute entro quella data saranno inserite in una pagina web a loro dedicata del sito www.vocipelaliberta.it, nella quale gli utenti del web potranno conoscerle, ascoltarle e votarle tramite apposito form. Oltre a questo, gli artisti avranno visibilità anche all’interno dei canali social di Voci per la Libertà: le preferenze raccolte sul sito andranno a sommarsi alle visualizzazioni e ai “mi piace” collezionati dalle ‘video-canzoni’ inserite nella pagina facebook del festival.

Al vincitore del Premio Web Social sarà inoltre riservato un pacchetto di servizi promozionali offerto dal MEI (Meeting degli Indipendenti).

Fra tutte le iscrizioni arrivate entro il 30 aprile sarà inoltre assegnato il Premio under 35 che consentirà al migliore giovane di accedere alle semifinali del concorso.

L’Associazione Voci per la Libertà sceglierà poi altre sei proposte, che si batteranno assieme al Premio Web Social e al Premio Under 35 nel concorso dal vivo di Voci per la libertà a luglio a Rosolina mare (dove si svolgeranno semifinali e finali). Qui una giuria prestigiosa di addetti ai lavori assegnerà il Premio Amnesty International Italia Emergenti.

Intanto Amnesty International e Voci per la Libertà hanno annunciano le dieci canzoni candidate al Premio Amnesty Italia sezione Big, riservato a brani sul tema dei diritti umani pubblicati da artisti noti nell’anno precedente.

Sono in lizza (qui in ordine alfabetico per artista): “L’uomo nero” di Brunori Sas, “L’uomo che premette” di Caparezza, “Deserto” di Clementino, “Gli anni del silenzio” dei Decibel, “Ora d’aria” di Ghali, “Affermativo” di Jovanotti, “Stelle marine” delle Luci della centrale elettrica, “Vietato morire” di Ermal Meta, “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane, “Socialismo Tropicale” dello Stato Sociale.

Il riconoscimento, nato nel 2003 nell’ambito del festival Voci per la libertà, viene assegnato da una giuria specializzata (composta da giornalisti, conduttori radiofonici e televisivi, referenti di Amnesty e di Voci per la Libertà). Le dieci canzoni finaliste sono state scelte da Amnesty e Voci per la libertà da un’ampia rosa di segnalazioni giunte dal pubblico e dagli addetti ai lavori. Il vincitore del Premio Amnesty International Italia 2018 sarà ospite a luglio a Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty.

Franz Ferdinand e Mogwai in un unico doppio concerto a Roma

mogwaiIl Roma Summer Fest, la nuova estate di concerti nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica presenta una data unica e il primo doppio concerto della stagione estiva: sul palco della cavea il 10 luglio saliranno Franz Ferdinand – premiati recentemente dal New Musical Express come “migliore live band” e a pochi giorni dall’uscita del nuovo album “Always ascending” – e in apertura una delle band più importanti della scena post rock internazionale, i Mogwai.

Una serata da non perdere, un doppio evento unico in esclusiva per il Roma Summer Fest.

MARTEDÌ 10 LUGLIO CAVEA ORE 20.45
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

I Franz Ferdinand fanno ritorno sul suolo italiano con il nuovo tour a supporto della raccolta di inediti ‘Always Ascending’, uscito il 9 febbraio. Registrato ai RAK Studios di Londra e ai Motorbass di Parigi con l’aiuto dello straordinario produttore francese Philippe Zdar (Cassius, Phoenix, The Beastie Boys) ‘Always Ascending’ segna una sorta di rinascita, una trionfante rielaborazione del gruppo, che esplode con fresche idee e vigorosi esperimenti sonori.

I Mogwai, la storica band scozzese simbolo del post-rock mondiale, tornano in Italia per 3 incredibili appuntamenti, tra il 10 luglio a Roma all’interno di Roma Summer Fest, in apertura ai Franz Ferdinand. La band di Stuart Braithwaite fin dagli esordi con “Young Team” ha sempre avuto un occhio di riguardo verso un sound avanguardista, tanto che, dopo 21 anni di attività, 8 album in studio, 2 album live e 4 colonne sonore, suona quasi riduttivo inquadrarli in un singolo genere, e più corretto consacrarli come una delle band più rappresentative della scena underground internazionale.

I biglietti saranno disponibili in prevendita dalle ore 11.00 di giovedì 1 marzo su www.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

Gibson: 120 anni di storia. Il simbolo del rock&roll rischia il fallimento

fender-gibsonLa Gibson Guitar Corporation nasce oltre 120 anni fa e ora rischia di fallire. C’è chi dice che senza la Gibson probabilmente non ci sarebbe stato il rock. L’azienda nasce a Kalamazoo, nel Michighan, poi alla fine degli anni Settanta si trasferisce a Nashville, nel Tennessee, uno dei Templi della musica Usa. Le sue fabbriche producono chitarre acustiche, violini, banjoo, ma la sua storia è legata soprattutto alla nascita della chitarra elettrica.

Nel 1952 sforna la mitica Gibson Les Paul, tuttora prodotta con forma, materiali ed elettronica sostanzialmente invariati rispetto al modello originale. La Les Paul e la Fender Stratocaster si contendono la palma delle chitarre più famose della storia del rock: sono rivali, un po’ come i Beatles e i Rolling Stones. Si tratta di due chitarre completamente diverse: la Stratocaster ha un suono tagliente, ma anche dolce, versatile, con un inclinazione al blues, è considerata la Rolls Royce delle chitarre; la Les Paul ha un suono più pastoso e ricco di bassi, adatta al rock e alle sonorità più distorte. La prima è più classica, la seconda è più dura, cattiva, rabbiosa, molti grandi musicisti le hanno suonate entrambe.

Tra i fan della Gibson, per citarne solo alcuni, ci sono: B. B. King, Paul McCartney e George Harrison dei Beatles, Neil Young, il grande Jimmy Page dei Led Zeppellin, Keith Richards e Ronnie Wood dei Rolling Stones, Carlos Santana, Edge degli U2, Pete Townshend, chitarrista degli Who, che la distrugge sul palco nel 1976, Bob Marley, che viene addirittura sepolto assieme alla sua Les Paul e a una bibbia.

La Stratocaster invece è passata per le mani di Bob Dylan, Jimi Hendrix, che la brucia sul palco nel 1967, Eric Clapton, Kurt Cobain, Dave Gilmour dei Pink Floyd e del grandissimo Ritchie Blackmore dei Deep Purple considereanto un virtuoso degli anni 70 e 80. Le corde di queste due chitarre tracciano la colonna sonora di questi ultimi 60 anni di musica e la Gibson, che ora rischia di scomparire, è nettamente la più anziana delle due: oltre 120 anni di storia, contro i 60 della Fender, nata nel 1949. Il fondatore della Gibson Corpopration è Orville Gibson, nato in un paesino dello Stato di New York, che si trasferisce giovanissimo in Michigan. A Kalamazoo, Gibson inizia a lavorare in un negozio di scarpe, poi come cameriere, ma il suo hobby è intagliare il legno per ricavarne mandolini, che crea in un’unica stanza, adibita a laboratorio e a negozio. È il 1894, Gibson è un autodidatta, non lavora secondo una tecnica acquisita, la sua manualità è un dono, che gli permette di creare chitarre acustiche e mandolini. Nel 1902, fonda la Gibson Mandolin-Guitar Manufacturing Company, insieme con altri cinque investitori.

Orville muore nel 1918, a 62 anni, lasciando l’azienda a un gruppo di abili impiegati. Tra questi c’è il musicista e ingegnere del suono, Lloyd Loar, il creatore, nel 1922, della L-5, considerata il primo esempio di chitarra acustica moderna. Negli anni Trenta l’azienda introduce la sua prima chitarra elettrica. La leggendaria Es-150 arriva nel 1936, diventa lo strumento del grande musicista jazz Charlie Christian e poi di Billy B. King. Ancora oggi molti jazzisti la considerano la migliore chitarra mai prodotta.

Ma il miracolo musicale deve ancora arrivare. Alla fine degli anni Quaranta Gibson ingaggia Lester William Polfuss, detto ‘Les Paul’, innovatore delle tecniche di registrazione, sperimentatore di strumenti musicali. Nel 1948, dopo aver suonato con i più bei nomi del jazz dell’epoca, Lestern è coinvolto in un gravissimo incidente stradale in cui si frantuma il braccio destro. I chirurghi gli dicono che non avrebbe mai più avuto l’uso normale del braccio: il gomito sarebbe rimasto bloccato qualunque fosse la posizione che gli volevano dare. Les Paul chiede di fissarglielo piegato, in modo da poter continuare a suonare la chitarra. E così fu.

Sperimentatore musicale di eccezionale talento, per l’azienda, Les Paul realizza nel 1939 la prima solid body, una chitarra che chiama The Log, il tronco: non più una cassa armonica vuota, ma piena, in modo da permettere alle corde una sonorità completamente diversa. È da considerarsi l’antesignana della chitarra elettrica. Tuttavia è anche qualcosa di talmente rudimentale per gli artigiani liutai della Gibson, che il progetto viene messo da parte fino al 1950 quando Leo Fender presenta la sua Broadcaster, l’antenata della Stratocaster. A quel punto per la Gibson diventa importante avere la sua versione di una solid body, da contrapporre a quella dei concorrenti californiani e l’azienda, nel 1952, accogliendo i suggerimenti di Les Paul, progetta la `Gibson Les Paul, la chitarra diventata il simbolo del rock&roll.

Quattro sono i modelli in cui la chitarra viene prodotta: Junior, Special, Standard e Custom. Nel luglio del 2005, in occasione dei suoi 90 anni, la Carnegie Hall di New York riserva a Les Paul un concerto memorabile, al quale prendono parte molti virtuosi della chitarra come Josè Feliciano, Peter Frampton, Steve Miller. Al termine del concerto la Gibson Corporation dona al grande inventore una Les Paul nuova fiammante, fatta su misura. È uno degli ultimi momenti felici, poi arrivano i debiti, e adesso il fallimento incombente.

(AGI)