Margherita Traversa inaugura il Festival “Il Pianoforte nel ‘900”

Il primo dei cinque appuntamenti del “Pianoforte del ‘900” è martedì 13 giugno alle 21.00 al Teatro dei Conciatori (Roma, via dei Conciatori 5).

pianoforteMargherita Traversa dedica interamente questo suo concerto a Maurice Ravel, che nei primi anni del ‘900 ha inventato per il pianoforte un nuovo mondo sonoro, scoprendo che dai tasti bianchi e neri può nascere un’infinita varietà di colori, di magiche rifrazioni, di risonanze misteriose, di preziosità sensuali, e aprendo la strada a un modo totalmente nuovo di usare quello stesso strumento che aveva emozionato e commosso l’animo romantico.

In Jeux d’eau il pianoforte ha un suono liquido e le note sono come gocce iridescenti. In Gaspard de la nuit diventa il custode dei misteri inquietanti della notte, fa sorgere la visione raccapricciante di un impiccato che penzola dal patibolo mentre lontane campane suonano a morto, appare e scompare piroettando come un folletto capriccioso. In Miroirs si trasforma nel canto malinconico di uccelli immaginari, fa la caricatura della serenata di un ridicolo cantore spagnolo. La ricchezza di colori e di effetti sonori di queste pagine pianistiche è tale che ce n’è per un’intera orchestra e in effetti il compositore spesso li trascrisse per una grande compagine sinfoniche.

Queste – e altre – musiche per pianoforte di Ravel saranno eseguite da Margherita Traversa, che si è perfezionata con grandi maestri, a Napoli col mitico Vincenzo Vitale, a Roma con i prestigiosi Carlo Zecchi e Guido Agosti e a Vienna col venerato Jörg Demus, e ora prepara a sua volta nuove leve di pianisti al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma. Le affermazioni in numerosi concorsi nazionali e internazionali sono state il viatico di una carriera concertistica che l’ha portata a suonare da solista o con l’orchestra in prestigiosi teatri in Italia e all’estero, dalla Spagna alla Svezia e dalla Norvegia al Brasile, e a registrare e incidere per emittenti radio e tv e case discografiche.

Sono tutti giovanissimi gli altri pianisti del festival, che proseguirà il 18 giugno alle ore 18 con Sergio De Simone (musiche di G. Ligeti, A. Berg, P. Boulez, C. Debussy), il 20 con Alessandro Stella (musiche di A. Pärt, P.Vasks, V. Silvestrov), il 22 con Vincenzo Furio (musiche di J. Adams, L. Berio, C. Vine, S. Gubajdulina, S. Prokof’ev) e il 25 con Massimo Spada (musiche di M. Castelnuovo-Tedesco, I. Albéniz, C. Debussy, N. Kapustin, L. Godowsky).

All’Auditorium prosegue One Space, One Sound con la mostra su Tina Allori

Tina AlloriLa mostra di Simone Cametti è il dodicesimo appuntamento del progetto espositivo della Fondazione Musica per Roma dedicato all’arte del suono per lo spazio AuditoriumArte: One Space / One Sound.
Tina è un progetto espositivo costruito attorno alla figura di Tina Allori, una cantante italiana che debuttò alla radio negli anni Quaranta lanciando motivi di grande successo come Notte e dì, Ancora ci credo e Potessi rivivere la vita. La mostra si struttura come una sorta di mappa che, tramite opere video, grafiche e scultoree, evidenzia le tappe della vita e degli spostamenti di Tina per il mondo. L’artista costruisce un percorso attorno alla canzone di Tina da lui registrata all’interno di una cava norvegese di

Larvikite, una pietra vulcanica caratterizzata da una particolare iridescenza dovuta alla presenza di micro cristalli, che il marito di Tina scelse come lapide che ricordasse sua moglie. L’artista rende così omaggio a Tina Allori mirando a unire la sfera affettiva e professionale della cantante in un luogo dedicato alla musica quale è l’Auditorium.

Progetto One Space/One Sound
One Space/One Sound è un progetto espositivo periodico sull’arte del suono concepito da Fondazione Musica per Roma per lo spazio AuditoriumArte. Il progetto è rivolto a installazioni che hanno il suono come loro componente fondamentale, sia per la relazione con lo spazio che per la relazione con l’immagine visiva, scavalcando così la separazione tradizionale, oramai obsoleta, tra discipline artistiche diverse. Tratto comune di quest’arte del suono è proprio l’intrinseca relazione tra suono, l’esperienza visiva e la percezione architettonico/spaziale.

Al Palalottomatica la pace di Fabrizio Moro: un canto di istinto e libertà

moroFabrizio Moro è tornato con un nuovo disco (“Pace”) e un nuovo tour. Sempre più rock, impegnato, introspettivo e molto ricercato dal punto di vista del testo. Nelle tappe romane del 26 e 27 maggio al Palalottomatica, è emersa la sua volontà di autoanalisi, di capirsi e comprendere il mondo intorno a sé, di trovare un’identità, un equilibrio. Libero, istintivo, non sa risparmiarsi quando è sul palco: salta, corre, si mette e si toglie il cappello in continuazione, si inchina al pubblico. La profondità, come sempre, del suo messaggio (spesso politico e sociale) è data da due parole: pace (che dà il titolo all’album) e felicità, che lascia trasparire (comparendo più spesso nei brani) più serenità, lucidità e chiarezza. Un concerto, quello del 27 maggio, iniziato come si è concluso. Per due ragioni; innanzitutto perché alla canzone d’apertura “Pace” ha fatto eco nel finale “L’Italia è di tutti”, entrambe caratterizzate dalle tonalità del tricolore (con cui erano state disegnate le lettere della parola ‘pace’ appunto nella canzone d’apertura). Ma non è il solo richiamo. Anche “Il senso di ogni cosa” ricorda “L’essenza” del cd del 2017, due dei brani forse più belli del cantante. Ma Moro ha regalato il momento più intenso con “Alessandra sarà sempre più bella”, testo dedicato e scritto pensando a una sua fan ‘speciale’. Molti i successi portati sul palco, tra cui la cover del brano interpretato anche da Noemi “Sono solo parole”; oppure quella composta per Elodie durante la sua esperienza ad “Amici”: “Sono anni che ti aspetto”. E non poteva mancare il brano sanremese “Portami via”. L’artista ha eseguito anche “Pensa” ed “Eppure mi hai cambiato la vita”, portate sempre sul palco dell’Ariston. Ma se si volesse descrivere con una canzone il suo concerto sarebbe “Tutto ciò che resta” (perché al pubblico del concerto resterà l’emozione che ha regalato Moro) di Leonardo Lamacchia, che lo ha aperto e che ha siglato una circolarità metaforica di un live diviso in due.

La prima parte più rock, la seconda più romantica e melodica. Sicuramente quest’ultima ha maggiormente valorizzato il lato romantico di Moro, che forse ha sviluppato ed ampliato ulteriormente tale sua venatura più ‘dolce’ e meno ‘dura’. Non ha rinunciato a gridare la sua ‘rabbia’ con tanto di dito di gomma bianco, comparso per una breve apparizione di una canzone (poi subito tolto). Ma se non rinuncia ad essere ‘impegnato socialmente’ (“amo far star bene con la mia musica”, ha confessato), nel palazzetto il suo ‘rock a sfondo politico sociale”, con le canzoni più spinte in sonorità acustico-elettroniche hanno un po’ perso, quasi rimbombavano sommergendo le parole. Viceversa, data l’affluenza alle sue date (alcune sold out), si sarebbe potuto organizzare un doppio tour: pop melodico nei palazzetti in periodo autunnale e invernale, negli stadi rock duro durante la stagione estiva all’aperto (Moro è un uomo che riempie e fa impazzire le piazze ad esempio). Ameremmo vederlo presto (e potrebbe ben riuscirvi) riempire lo stadio Olimpico o di San Siro con il suo grido di voglia di cambiare, lottare contro le ingiustizie, le ipocrisie sociali e farsi promotore di un messaggio di pace di cui un mondo perennemente in guerra e pieno di conflitti come quello attuale ha tanto bisogno. E potrebbe presto avvenire a un’occasione molto prossima volendo; in fase di registrazione e produzione dell’ultimo album, infatti, Fabrizio ha composto circa 30 singoli, ma solo 11 sono entrati nel disco ‘Pace’. Così, con gli altri restanti sarà più facile creare un nuovo cd da far uscire più a ridosso di questo del 2017 e da promuovere con tour differenziati a seconda del tipo di brani e di location dove presentarli. Per far conoscere le due anime di Fabrizio Moro.

La sua musica è universale. Pensa a tutti, anche ai più piccoli; ci riferiamo alla sua canzone “Giocattoli” e ai suoi video costruiti al computer, in cui lui spesso è immerso in un universo di animazione realizzato con le tecnologie contemporanee, pure in tridimensionale, come fosse un avatar uscito da un cartoon moderno. L’importanza dei brani che porta è che descrive il presente, guardando al futuro, senza dimenticare il passato. Memoria sicuramente potrebbe essere un’altra parola da inserire a pieno regime nei suoi testi. Come l’iniziale del suo cognome. ‘O’ per l’originalità con cui palesa l’orgoglio patriottico; la ‘r’ del rispetto che ha per le vittime di mafia o per tutti coloro che con onore servono la patria (anche la gente semplice con il suo onesto lavoro); l’ultima ‘o’ quella dell’onestà e dell’oggettività con cui guarda il mondo attorno a sé. In un’intervista ha dichiarato di sentire il bisogno di essere “socialmente utile”.

Allora non è casuale che il titolo dell’album sia “Pace”, che include le iniziali dei termini che descrivono il suo stile: fatto di passione, con cui racconta l’amore, con accuratezza, con creatività e il coraggio di andare anche persino controcorrente, sempre, però, con energia, entusiasmo ed empatia. E senza rinunciare a credere, nonostante tutto, ancora nell’amore, perché è convinto che esso sia più forte di tutto -come canta nel brano”. È più forte l’amore”. I sentimenti di un uomo che cercala pace che non ha -come dice nel ritornello dell’omonima canzone- che quasi umanizza, come fosse una persona: la persona amata.

Tornano i Wind Music Awards su Rai1 con le stelle della musica italiana

Il 5 e 6 giugno tornano i WIND MUSIC AWARDS, la prima serata di Rai 1 sarà illuminata dalle grandi stelle della musica italiana che verranno premiate per i loro recenti successi discografici e si esibiranno sul prestigioso palco dell’Arena di Verona.
A presentare le due serate, in diretta su Rai 1 a partire dalle ore 20.35, saranno CARLO CONTI e VANESSA INCONTRADA.

Carlo-Conti-e-Vanessa-Incontrada-conduttori-dei-Wind-Music-Awards-2017-ospiti-e-cantantiEcco i primi nomi degli artisti premiati: ALESSANDRA AMOROSO, BIAGIO ANTONACCI, BENJI&FEDE, LOREDANA BERTÉ, MARIO BIONDI, BOOMDABASH, MICHELE BRAVI, BRIGA, DECIBEL, FRANCESCO DE GREGORI, ELISA, ELODIE, EMMA, FABRI FIBRA, FRANCESCO GABBANI, GHALI, GIORGIA, RAPHAEL GUALAZZI, ROCCO HUNT, IL PAGANTE, IL VOLO, J-AX & FEDEZ, LIGABUE, LITFIBA, LOWLOW, FIORELLA MANNOIA, MARRACASH e GUÉ PEQUENO, ERMAL META, MODA’, FABRIZIO MORO, GIANNA NANNINI, NEK, MAX PEZZALI, GABRI PONTE, POOH, EROS RAMAZZOTTI, MASSIMO RANIERI, FRANCESCO RENGA, FABIO ROVAZZI, SFERA EBBASTA, SERGIO SYLVESTRE, THEGIORNALISTI, UMBERTO TOZZI, RENATO ZERO, ZUCCHERO…e molti altri!

Come di consueto, verranno premiate le stelle del panorama musicale italiano che hanno raggiunto (nel periodo maggio 2016/maggio 2017) con i loro album i traguardi “oro” (oltre le 25.000 copie), “platino” (oltre le 50.000 copie), e “multi platino” (in particolare “doppio platino” oltre le 100.000 copie, “tiplo platino” oltre le 150.000, “quadruplo platino” oltre le 200.000, “5 volte platino” oltre le 250.000 e “diamante” oltre le 500.000 copie) e con i loro singoli la certificazione “platino” e “multiplatino” (certificazioni FIMI/GfK Retail and Technology Italia). E per la prima volta verrà introdotto anche il Premio Live.

Il “PREMIO LIVE”, basato su certificazioni SIAE, in collaborazione con ASSOMUSICA, verrà introdotto per la prima volta proprio quest’anno e verrà consegnato a tutti gli artisti che si sono contraddistinti per i risultati rilevanti ottenuti in termini di numero di spettatori presenti ai loro concerti (nel periodo maggio 2016/maggio 2017). Tra i “Premi live” un riconoscimento sarà riservato anche allo spettacolo dal vivo non musicale che nel periodo di riferimento ha ottenuto il maggior numero di ingressi.
Le categorie individuate per la premiazione degli artisti durante la “serata dei successi live” sono: ORO oltre i 40.000 spettatori, PLATINO oltre i 100.000, DOPPIO PLATINO oltre i 200.000, TRIPLO PLATINO oltre i 300.000, DIAMANTE oltre i 400.000.

I biglietti per assistere alle due serate dell’undicesima edizione dei WIND MUSIC AWARDS sono disponibili in prevendita su www.ticketone.it e nei punti vendita e prevendite abituali (per info: www.fepgroup.it ).
Inoltre, i clienti Wind potranno fruire delle offerte speciali che saranno proposte prima e durante l’evento.

Nel corso delle serate, che vedranno la partecipazione anche di CLEAN BANDIT, IMAGINE DRAGONS, LENNY, LUIS FONSI e OFENBACH in qualità di ospiti internazionali, verranno consegnati altri riconoscimenti e premi speciali agli artisti che si sono contraddistinti per risultati d’eccezione.

Un evento imperdibile, realizzato da Wind, con la collaborazione delle Associazioni del Settore Discografico FIMI, AFI, e PMI e con la collaborazione di SIAE e ASSOMUSICA, prodotto da F&P Group con la Ballandi Multimedia per la cura e la gestione di tutti gli aspetti televisivi dell’evento.
RTL 102.5 è la radio media partner ufficiale dei WIND MUSIC AWARDS 2017. Wind e 3 sono i brand

Retape Music Festival. La Woodstock capitolina delle band emergenti

retape festivalUn Festival nuovo e unico nel suo genere dedicato al rock capitolino. Si chiama RETAPE e si terrà in Auditorium Parco della Musica il 26 e 27 Maggio. Una produzione originale di Fondazione Musica per Roma con la direzione artistica di Ernesto Assante e Gino Castaldo che ha l’obiettivo di valorizzare la scena musicale romana e le nuove band emergenti della Capitale. Un Festival che si ispira alle kermesse live degli anni ‘70 (e da cui nasce il nome “RETAPE”) che iniziavano il pomeriggio e fino a sera inoltrata proponevano il meglio degli artisti contemporanei, una woodstock romana di due giorni che vedrà esibirsi dalle 19 in poi sul palco della Sala Petrassi 15 artisti. Le serate prevedono esibizioni di circa trenta minuti per ogni formazione in due giornate: il 26 Kutso, Mamavegas, Moseek, Giancane, Margherita Vicario, La Batteria, Mary in June, Massimo Giangrande, il 27 Belladonna, Lucio Leoni, Toot, Mokadelic, Chiara Vidonis, Vanilla Sky, Sha La La Las. Ospiti il 26 Federico Zampaglione, il 27 Max Gazzè e Alex Britti.
“Questo Festival è una delle tante sfide che l’Auditorium vuole portare avanti nel suo 15imo anno di vita – dichiara l’AD Josè Dosal – ovvero aprire questo tempio della musica ai giovani e variare sempre di più l’offerta musicale di questo luogo. E’ una delle nostre mission principali e dobbiamo andare avanti valorizzando tutti i generi. Nasce così l’idea di una due giorni nuova dove il palco della Sala Petrassi diventa una vetrina per i talenti emergenti di Roma e dove i giovani romani possono ascoltare musica indie rock”.


KuTso sono un gruppo musicale alternative rock italiano formatosi a Roma nel 2006. A febbraio hanno partecipato al Festival di Sanremo tra le nuove proposte e si sono classificati al secondo posto con il brano Elisa. I KuTso uniscono scherzo e provocazione ad un linguaggio musicale gioiosamente frenetico. La loro musica irriverente è il tappeto sonoro di testi segnati da forti dosi di simpatico disfattismo e smielato sarcasmo. I concerti, veri e propri mix esplosivi di nonsense, disperazione, movimenti inconsulti, invettive e travestimenti estemporanei trasportano il pubblico in un’atmosfera surreale e sgangherata.
Mamavegas,
sei musicisti di stanza a Roma, sono una delle più consolidate realtà del panorama musicale indipendente italiano. Dal 2005, anno della loro nascita, hanno esplorato diversi paradigmi musicali, dall’indie rock al neo folk, arrivando a sviluppare un linguaggio proprio, a metà strada fra i suoni limpidi del nord Europa e la passionalità del Mediterraneo.
Moseek sono una band elettropop con un inedito senso della contemporaneità musicale e della presenza scenica. Si sono fatti conoscere per la loro partecipazione a X-Factor nel 2015, dove hanno portato la loro idea di musica non ostica, ma nemmeno banale, in cui personalizzano la lezione degli anni ‘80 e ‘90 senza passare per la via più facile, andando a occupare una posizione scoperta nel panorama italiano.

Chitarrista del gruppo folk rock Il Muro del Canto, Giancane si è imposto sulla scena musicale italiana con il suo primo album da solista Carne, uscito nel 2013. Nel novembre 2015 ha pubblicato il suo secondo disco Una Vita Al Top. La sua musica energica e i testi impegnati raccontano con toni ironici e spensierati spaccati di vita quotidiana, ridicolizzando le mode e i falsi miti della società.

Cantante, compositrice e attrice, Margherita Vicario racconta con emozionante ironia le storie in una formula molto vicina a quella del teatro canzone. Il suo album d’esordio Minimal Musical è un concept album di 9 brani nel quale è evidente la contaminazione con elementi teatrali e recitati, perché la Vicario mette in musica delle vere e proprie sceneggiature, grazie alle quali ci porta dentro al suo mondo interiore.

Unita dall’amore per le colonne sonore e le sonorizzazioni italiane degli anni ’60 – ’70, La Batteria è una band della scena musicale romana con esperienze che vanno dal post-rock progressivo, al pop, al jazz sperimentale al hip hop, fino alla world music. Il loro primo disco omonimo propone un prog-funk cinematico nel quale si possono ritrovare influenze che spaziano dall’ afrobeat all’ hip hop, alla musica elettronica e al rock alternativo degli anni ‘80 e ‘90, tutte filtrate però attraverso una sensibilità ed un modo di scrivere e di suonare proiettato nella contemporaneità.

Mary in June è una band post rock/punk dalle sfumature folk e pop piacevoli e senza mezzi termini. A distanza dai 5 anni dall’album d’esordio, il loro nuovo lavoro Tuffo, prodotto da Giorgio Canali (già Cccp e Csi) racconta emozioni scaturite da esperienze vissute, ma anche temi di politica internazionale e di denuncia sociale. Il tutto su una musica che definirla punk è esagerato, di matrice emo-folk offensivo.

Musicista, produttore e songwriter, Massimo Giangrande è considerato uno dei più originali ed interessanti artisti della scena musicale italiana, capace di muoversi dalla canzone d’autore all’elettronica fino alla colonna sonora. A quattro anni di distanza dal disco d’esordio “Apnea”, Giangrande è tornato con il suo nuovo lavoro dal titolo “Directions” realizzato insieme al musicista e produttore Paolo Benvegnù e caratterizzato da atmosfere intense e suggestive. il brano “Chi tace acconsente” è stato incluso all’interno della compilation “Gibilterra Land” per la rivista XL insieme ad artisti come: Baustelle, Virginiana Miller, Le Luci della Centrale Elettrica.

I Belladonna si definiscono una band rock noir, autori di importanti colonne sonore, come quella realizzata per il film Lezioni di piano di Michael Nyman, che ha suonato il piano nel brano, o quella realizzata in collaborazione con il compositore di musica da film Pasquale Catalano per la serie Romanzo Criminale. Attivi sulla scena romana dal 2005, i Belladonna suonano una musica oscura, sensuale e potente, un mix di hard rock viscerale e di atmosfere gothic che ha portato la band a conquistare ben due nomination ai Grammy Award.

Raffinato, visionario e ironico, Lucio Leoni spazia dalla tradizione popolare, al teatro canzone, dal folk al rap, trovando una nuova sintesi tra poesia, passione e ironia. Nel 2009 ha aperto il Live Club “La Riunione di Condominio”, locale culto della scena musicale romana: il club, come ogni mito che si rispetti, muore giovane. L’esordio come cantautore avviene nel 2011, sotto il nome di Bucho: l’album si chiama “Baracca e Burattini” ed esce solo come musicassetta. Oggi Lucio è direttore artistico dell’etichetta Lapidarie Incisioni. Nel frattempo, coltiva, con cura e segretezza, la propria musica.

I TOOT sono un progetto musicale formato nel 2011, a Roma, da un’idea di Flux (produzione, basso, voci), Luca Stefanini (chitarra e voce) e Michele Lunati (produzione, batteria). Il loro sound presenta moltissime contaminazioni: dal crossover anni ’90, all’elettronica e alla techno. I loro concerti sono un’esplosione di energia, vibrazioni positive, nella continua ricerca di connessione con le persone.

I Mokadelic sono un gruppo post-rock/psichedelico italiano. La loro musica si sposta da atmosfere post-rock e neo-psichedeliche a suggestioni ambient malinconiche e rarefatte, fino ad arrivare a sonorità dense di melodiche distorsioni e implacabili crescendo, creando vere e proprie sinfonie. La band ha firmato importanti colonne sonore, da quella per il film Come Dio Comanda di G. Salvatores a quella originale per le tre stagioni di Gomorra – La serie.
Con il suo debutto discografico Tutto il resto non so dove, Chiara Vidonis ha esordito in maniera sorprendente per maturità, forza espressiva e per personalità, e ha dato prova di testi di grande respiro, capaci di affrontare le diverse sfaccettature dell’intimo umano e delle relazioni sociali. Quello che propone è un tessuto musicale dai confini abbattuti, che guarda l’orizzonte a polmoni gonfi, colmi di stimoli provenienti dalle terre natìe del rock.

Vanilla Sky sono un gruppo pop-punk/emo italiano nato nel 2002. Il gruppo si forma quando il cantante/chitarrista Brian, dei Lesa Maestà, e Luketto, batterista dei 9mm, nel febbraio 2002 decidono di unirsi. Sin dalla sua prima apparizione il quartetto si è imposto nel panorama alternativo italiano ed internazionale autoproducendo dopo solo pochi mesi di vita il primo EP Play It If You Can’t Say It Il primo vero LP della band Waiting For Something li ha lanciati come una delle più promettenti alternative italiane all’estero riscuotendo un notevole successo anche in Giappone, dove il disco ha raggiunto quasi le venti mila copie vendute.

The Shalalalas, nascono per un colpo di fulmine tra la chitarra di Alex e la voce di Sara. Dall’EP The Fucking Shalalalas (2013) ne hanno fatta di strada, producendo il loro primo LP dal titolo “There are 3 las in Shalalalas” che hanno portato in tour toccando più di 100 città in Italia e all’estero e che ha avuto come culmine la partecipazione al Primavera Sound Festival di Barcellona. Sono stati tra i 12 finalisti di Sanremo Giovani 2017.

Eurovision Song Contest: tra ‘intrusioni’ e buonismo in salsa europea

Ukrainian singer Jamala, winner of the Eurovision Contest 2016, holds a placard reading France during the semi-final allocation draw of the Eurovision Song Contest 2017 in Kiev on January 31, 2017. The ceremony of symbolic Eurovision Key handover and draw of the participants took place in Ukrainian capital of Kiev on January 31, 2017. / AFP PHOTO / Sergei SUPINSKY

 AFP PHOTO / Sergei SUPINSKY

L’intrusione politica con Jamala

L’Eurovision Song Contest ormai lo sappiamo, è una manifestazione musicale ispirata al Festival di Sanremo (ebbene sì) che si svolge in un contesto di spensieratezza, goliardia e armonia tra i vari Paesi. Nessuno si aspetta di ascoltare buona musica, basti pensare che i brani in gara non possono, per regolamento, superare i tre minuti, ma di divertirsi gustando un po’ di sano trash. Nelle ultime edizioni, però, questa visione gioiosa sembra essersi un po’ incrinata. Quindi, cos’è successo ultimamente al nostro Eurofestival? I problemi iniziano lo scorso anno con la vittoria dell’ucraina Jamala, la quale vinse con un brano, “1944”, fortemente politico, in barba alle regole della manifestazione secondo le quali non è possibile partecipare con brani di natura politica, pena la squalifica. La canzone della cantante ucraina prende spunto dalla deportazione dei Tatari di Crimea -accusati di collaborazione con i nazisti- in Uzbekistan negli anni ’40, per ordine dell’Unione Sovietica di Stalin, argomento che chiaramente si riallaccia alla scottante e attualissima crisi di Crimea. La visione politica del brano viene ulteriormente accentuata dal video che lo accompagna.

L’esclusione di Julija Samijlova
Come si sa, lo stato vincitore deve ospitare l’evento l’anno successivo. Pertanto quest’anno la manifestazione si è svolta a Kiev, ma con una grandissima assente: la Russia. L’Ucraina ha infatti deciso di vietare la partecipazione a Julija Samijlova, la cantante paraplegica che avrebbe dovuto rappresentare la Russia, rea di essersi esibita nel 2015 in Crimea senza le autorizzazioni rilasciate da Kiev, sebbene la stessa neghi di averlo fatto.
Dopo la vittoria di Jamala, il senatore russo Frants Klintsevich, aveva dichiarato: “non sono state la cantante ucraina e la sua canzone ‘1944’ a vincere. È stata la politica che ha battuto l’arte”. Parole che suonano ancora più scottanti e attuali dopo l’esclusione della Samijlova quest’anno.
Essendo stato contaminato da questioni squisitamente politiche, l’Eurofestival si è snaturato, perdendo gran parte del suo fascino pittoresco e della sua genuinità. Senza contare che lo scorso anno la grande favorita era proprio la Russia, che qui ha sempre dato spettacolo, rappresentata da Sergey Lazarev e la sua esplosiva “You’re The Only One”, poi arrivata seconda. Sarebbe stato davvero interessante agli occhi di tutto il mondo scoprire come quest’ultima avrebbe organizzato un evento così gay-friendly com’è l’Eurofestival. Ma a quanto pare non ci è dato saperlo.

Lo strano caso di Salvador Sobral
Arriviamo al 2017. Quest’anno la politica non è entrata a farne parte. Ma ad aver sorpreso gli spettatori è stata la vittoria di una canzone in totale contrapposizione ai canoni del festival, “Amar Pelos Dois” del portoghese Salvador Sobral. Un brano molto lento, intimista e demodè, che ricalca (malamente) la tradizione del fado portoghese. La canzone in sé non è certo memorabile, la scenografia nulla, l’appael mediatico dell’interprete deprimente. E la domanda che tutti, forse un po’ campanilisticamente – o forse no -, ci siamo fatti è: perché? Tutti gli stati hanno votato in massa il Portogallo, che si è dunque trovato a vincere con un distacco esagerato rispetto a tutti gli altri (ben 758 punti). C’è chi difende “Amar Pelos Dois” definendolo uno splendido brano intimista e poetico, ma nel momento in cui entra in scena la dimensione intimista di una canzone allora è necessario, per forza di cose, considerarne le parole. E il testo del brano in questione non ne esce certo vittorioso da questo punto di vista, divenendo, una volta tradotto, né più né meno che alla stregua di una canzone di Benjii e Fede, come hanno ironicamente constatato in tanti su Twitter in questi giorni.

Buonismo in salsa europea
A questo punto, due sono le motivazioni più plausibili che possono aver toccato le corde sentimentali dei votanti: la prima è che l’interprete di “Amar Pelos Dois” pare soffra di problemi di salute, forse cardiaci, a causa dei quali non avrebbe neanche partecipato alle prove, sostituito infatti dalla sorella Luisa, autrice del pezzo. La seconda è che il Portogallo non portava a casa una vittoria da ben 53 anni, record nella storia dell’Eurovision. In ogni caso, una decisione un po’ buonista e di comodo che di spontaneo sembra non aver niente.
Abbiamo accettato di buon grado la vittoria di Conchita Wurst nel 2014 perché, al di là del personaggio, la classe non è acqua, con o senza barba, e la sua esibizione di “Rise Like a Phoenix” fu strabiliante, dal punto di vista vocale e interpretativo, oltre che perfettamente in linea con la manifestazione.

L’Italia fuori dai giochi
La classifica finale di quest’anno lascia l’amaro in bocca, non tanto forse per la vittoria del Portogallo, di cui abbiamo fino a qui discettato, quanto per il fatto che l’Italia, rappresentata da Francesco Gabbani, non sia finita neanche sul podio, nonostante fosse strafavorita da tutte le agenzie di scommesse, nonostante gli incredibili 115 milioni di visualizzazioni su YouTube e il premio della stampa. “Occidentali’s Karma” è forse il brano più consono alla manifestazione che l’Italia abbia portato negli ultimi anni grazie a quel ritmo così catchy e scanzonato e la simpatica stravaganza del suo interprete ma, anche in questo caso, si è trattato di un buco nell’acqua, nonostante il successo europeo e il pur ottimo posizionamento.
Dispiace perché, in un periodo profondamente permeato da disillusione su tutti i fronti, sociale e politico soprattutto, l’Eurofestival in Italia avrebbe forse portato una ventata di ebbrezza e allegria che agli italiani manca da un po’.
Ma in fin dei conti, è solo un gioco e sarebbe potuto andar peggio. Avrebbe potuto vincere il ragazzino della Bulgaria arrivato pericolosamente secondo, per esempio…

Giulia Quaranta
Quality Time

Pink Floyd Legend tornano con ‘Animals – 40th Anniversary Show’

pflDopo il tutto esaurito del concerto di Roma, all’Auditorium Conciliazione i Pink Floyd Legend arrivano a Milano, con il concerto/evento “ANIMALS – 40th Anniversary Show”.
La band, per celebrare 40 anni del disco, riproporrà al Teatro Linearciak, dopo un primo set composto dai più grandi successi del gruppo britannico, l’intero album pubblicato nel 1977 suonando con la consueta strumentazione vintage (che in questa occasione si amplia grazie al Piano elettrico Fender Rodhes 73 mark 1 (prodotto nel 1970) e al suono unico della chitarra elettrica Gibson Les Paul “Gold Top”).

Tutta la set list si avvarrà da momenti di pirotecnica di grande impatto, laser show, grandi effetti scenografici, video dell’epoca proiettati sullo schermo circolare di 5 metri e da un visual realizzato appositamente per l’occasione.

Sullo sfondo del palcoscenico, infatti, su un schermo di oltre 15 metri di larghezza per oltre 6 metri di altezza, verranno proiettate immagini realizzate con l’innovativa tecnica del mapping 3d attraverso l’utilizzo di potentissimi proiettori e software all’avanguardia.

Inoltre, sul grande schermo circolare, verrà proiettato un contributo video di Andrea Scanzi, registrato in esclusiva per l'”ANIMALS – 40th Anniversary Tour” dei PFL, in cui il giornalista grande conoscitore e appassionato dei Pink Floyd racconta la genesi del disco, gli aneddoti e le particolarità che l’hanno caratterizzato.

Incastonato tra perle quali The Dark Side Of The Moon (1973) e Wish You Were Here (1975) da una parte e The Wall (1979) dall’altra, Animals è un disco particolare e importante: uno spartiacque che segna l’inizio​ ​dei dissidi all’interno dei Pink Floyd e l’inesorabile logorio dei rapporti d​i Roger Waters con gli altri membri della band​. Nonostante ciò ricevette grandi apprezzamenti da parte della critica più qualificata come​ Angus MacKinnon ​che, su New Musical Express​ del 12 febbraio 1977​, scrisse: “ANIMALS è l’album più completo e definitivo che i Pink Floyd abbiano mai fatto da molti anni a questa parte (provate a contarli!). Non è sicuramente un disco di facile ascolto. In ogni caso, la sua violenza non è gratuita. La complessiva esperienza d’ascolto di ANIMALS mi ricorda il pluricitato assioma di Marx secondo cui l’Arte non è uno specchio ma un martello. Be’, a me pare che questo disco vada ben oltre, riuscendo a conciliare entrambe le possibili funzioni dell’Arte. Quella di ANIMALS è grande musica insomma; generosa e intelligente”.

PINK FLOYD LEGEND

Nati nel 2005, i Pink Floyd Legend sono oggi riconosciuti come il gruppo italiano che rende, in ogni loro spettacolo, il miglior tributo alla musica dei Pink Floyd, grazie alla realizzazione di show perfetti, frutto dello studio approfondito delle partiture e dei concerti live che la band inglese ha proposto nel corso degli anni.

Dalla Atom Heart Mother, la celebre suite per orchestra e coro, che dal 2012 a oggi, a ogni rappresentazione, ha realizzato il “tutto esaurito” (come al Teatro Olimpico e l’Auditorium della Conciliazione di Roma), al tour italiano di The Dark Side of The Moon, insieme alla straordinaria Durga Mc Broom (vocalist dei Pink Floyd dal 1987 e per la prima volta su un palco con una band italiana), nel 2015, aggiungono un importante tassello alla loro biografia grazie all’esecuzione integrale, in prima assoluta mondiale, dell’album The Final Cut in occasione delle celebrazioni per il 70esimo anniversario dello sbarco di Anzio, con la presenza dello stesso Roger Waters.

Il tour 2016 è stato caratterizzato da concerti/evento, in luoghi di assoluto prestigio, che hanno visto la partecipazione di oltre 15000 spettatori paganti che hanno assistito alle nuove messe in scena di “The Dark Side Of The Moon” e “Atom Heart Mother” (con una nuova Orchestra, un coro di 140 elementi accompagnati da , nel magnifico Sferisterio di Macerata – storica sede dell’opera mondiale) e l’inedito “Live At Pompeii” che ha ripreso vita nel Festival “Il Mito e il Sogno”, nella prima edizione della rassegna estiva del Teatro Romano di Ostia Antica, registrando anche qui il tutto esaurito con una standing ovation finale.

Il 19 novembre, poi, Roma è diventata il palcoscenico della prima grande giornata/evento dedicata alla musica dei Pink Floyd quando i Legend hanno proposto uno show molto speciale, ripercorrendo l’intera carriera della formazione britannica, con ospiti di eccezione tra cui Carlo Massarini che ha fatto gli onori di casa, catapultando il pubblico indietro nel tempo attraverso racconti ed aneddoti.

A marzo di quest’anno, infine, la celebrazione dei quarant’anni di ANIMALS, andata in scena a Roma all’Auditorium Conciliazione, ha confermato il successo della band con un ennesimo tutto esaurito. In questa occasione, ospite speciale della serata è stato il giornalista Andrea Scanzi, uno dei più grandi conoscitori e appassionati dei Pink Floyd, che ha raccontato la genesi del disco e gli aneddoti e le particolarità che l’hanno caratterizzato.

La messa in scena di tutti gli spettacoli, come nei veri concerti dei Pink Floyd, oltre ai video dell’epoca proiettati sul grande schermo circolare, si avvale di un incredibile disegno luci e di sorprendenti effetti scenografici che riescono a ricreare quel senso di spettacolo totale che permette al pubblico di vivere realmente una indimenticabile “Floyd Experience”.

“La Cometa che suona” al Carcere di Rebibbia. Alla scoperta della spiritualità

“Un successo che è andato al di là di ogni più rosea immaginazione”. Questo il primo commento del Maestro Paolo De Matthaeis che ha diretto i primi due concerti nel carcere di Rebibbia per la prima stagione musicale “La Cometa che suona” – Musica e Spiritualità al Carcere di Rebibbia.

la-cometa-che-suona-800x445L’Iniziativa è stata fortemente voluta dal Direttore del Carcere Stefano Ricca in collaborazione con la Cappella Musicale Costantina diretta da Paolo De Matthaeis, sotto l’attenta supervisione di Suor Rita Dal Grosso. Ed è partita il 31 marzo con l’apertura della prima stagione musicale al Carcere di Rebibbia.

“Il coinvolgimento e soprattutto i successivi commenti dei detenuti – continua De Matthaeis – fanno percepire quanto la musica possa svolgere una funzione di sensibilizzazione dell’animo umano e stimolare sogni e speranze per una vita migliore. I commenti non lasciano adito a dubbi, come quello di un detenuto che ha esclamato “ho visto il cielo” a significare che la reclusione non ha sopito quella voglia di osservare con occhi disincantati al di là del muro di cemento. Anche la solidarietà si può trasformare in un momento di ascolto e riflessione in cui anche la sofferenza viene meno”.

“Un ringraziamento particolare – conclude il Maestro De Matthaeis – al Direttore del Carcere Stefano Ricca e a Suor Rita Del Grosso che con la loro pazienza e disponibilità mi hanno concesso questa esperienza unica e illuminante”.

Il prossimo appuntamento sarà il primo e il 15 dicembre con la partecipazione del Soprano – Yuri Yoshikawa e Svetlana Spiridonova, sempre assieme ai solisti della Cappella Musicale Costantina alle prese con Vivaldi, Bach e tanti altri.

1° Maggio, non solo ‘concertone’. Il ricordo di Portella della Ginestra

1 maggio__2017Come di consueto la Rai e il sindacato celebrano la festa dei lavoratori con il ‘concertone’ a piazza San Giovanni, a condurre di nuovo Camila Raznovich, ma quest’anno avrà al fianco Clementino. Il tema del concerto a Roma sarà “Il lavoro, le nostre radici, il nostro futuro”.
L’obiettivo è quello di rivolgersi ai giovani con artisti che con la loro musica ‘narrano’ l’attualità e i temi sociali, non a caso gli artisti che presenzieranno al concerto sono: Planet Funk, Ex-Otago, Rocco Hunt, Le Luci della Centrale Elettrica, Francesco Gabbani, Bombino, Brunori Sas, Samuel, Edoardo Bennato, Ermal Meta, Teresa de Sio, gli Editors, Ara Malikian, Levante, Motta, Fabrizio Moro, Artù, Après la Classe, PSB, Braschi, Lo Stato Sociale, Mimmo Cavallaro, Marina Rei e Bengevù, Il Geometra Mangoni, Maldestro, Sfera Ebbasta e i La Rua.
“È una festa dedicata ai giovani”, ha detto Daria Bignardi, direttore di Rai Tre, durante la conferenza stampa di presentazione del concerto. “Quest’anno è un concerto che porta alle persone, dalle persone”, infatti “Saranno presentate storie di lavoro”, ha detto Bignardi. Anche “grazie a Gad Lerner che racconterà il mondo del lavoro”, ha aggiunto.
“Ci saranno momenti di impegno, ma ci sarà anche musica e divertimento”, ha aggiunto Camila Raznovich. “Per me è una grande opportunità”, ha detto Clementino.
I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno scelto per il prossimo primo maggio Portella della Ginestra dove sfileranno nelle strade della cittadina in ricordo del primo eccidio dell’Italia repubblicana.
Ricorrono infatti quest’anno i 70 anni dalla strage di Portella della Ginestra, piccola località in provincia di Palermo, dove durante una manifestazione di protesta furono uccisi dalla banda del criminale Salvatore Giuliano, undici contadini, tra cui due bambini, e a cui si aggiunsero una trentina di feriti e successive tre morti a causa delle ferite.
“Speriamo che ci sia un ponte tra la piazza del I maggio e la manifestazione a Portella della Ginestra”, ha detto Nino Baseotto, segretario confederale CGIL.
“Vogliamo ricordare che il lavoro e la legalità sono aspetti che vanno di pari passo”, ha aggiunto.
“Portella vuole attualizzare la memoria soprattutto per i giovani e quello che è stato il movimento sindacale e tutto quello che è stato fatto per affermare il diritto alla dignità del lavoro”, ha spiegato Giovanna Ventura, segretario confederale Cisl. “E sono proprio i giovani quelli che in questo momento hanno bisogno di un lavoro e di un lavoro dignitoso”, ha aggiunto.
Pierpaolo Bombardieri, segretario confederale Uil, ha concluso: “Portiamo all’attenzione che in questo momento, non solo nella piazza del concerto del I maggio, il numero dei giovani disoccupati e precari è ancora troppo alto”.

Il BIM Music Network arriva a Ravenna per selezionare nuovi talenti

Il più grande WEB contest italiano a Ravenna 26 aprile.
BIM MogolMogol, Dodi Battaglia (Pooh), Silvia Mezzanotte (Matia Bazar), Loris Ceroni, vincitore del Latin Grammy, Max Tagliata, fisarmonicista di Biagio Antonacci, Paolo Cevoli, Gene Gnocchi, Gianluca Impastato…che si uniscono a 3 milioni di click, per tot brani: sono questi i nomi e i numeri che hanno fatto del BIM Music Network la grande vetrina per musica emergente del web, la prima in Italia in cui le aziende scelgono di dare voce ai nuovi talenti e che per il 2017 decide di darsi più che mai “corpo” organizzando date live di ascolto e selezione in molte località italiane, tra web, discografia e… live.

Fare di necessità virtù: se tra i grandi ostacoli della scena musicale italiana il web sembra additato come uno dei maggiori mali, come sfruttare la rete non perdendosi nell’offerta, bensì valorizzando le proposte?

Questo è l’interrogativo che si sono posti alcuni addetti ai lavori, che hanno deciso di creare BIM Music Network, che con i suoi 3 milioni di click, oggi è il più “numeroso” festival italiano che fa incontrare la rete con il mercato musicale.

Produttori dell’iniziativa sono BIM Imprese Confcommercio Bellaria Igea Marina con la direzione artistica di Monia Angeli, in collaborazione col Comune di Bellaria Igea Marina (RN) e Fondazione Verdeblu: una sorta di “cordata” tra aziende, istituzioni e artisti per dare visibilità alle giovanissime leve italiane della canzone (con categoria editi e inediti), con una giuria presieduta da MOGOL, in compagnia di “giganti” della musica del calibro di Dodi Battaglia e Silvia Mezzanotte.

Perché un Web-Contest? Parallelamente alle date live, in cui ogni artista può presentare il suo progetto, BIM Music Network vive sul portale www.bimmusic.it dove ogni artista – con il supporto delle aziende coinvolte – ha una pagina dedicata con video e musica, punto di riferimento per gli addetti ai lavori, come dimostrato lo scorso anno, quando diversi artisti sono stati notati da grandi produzioni e portati all’attenzione di media e operatori del settore (tre fra tutti: Lo Strego, chiamato da Mediaset per Amici, Le Test-Harde su MTV e MEI, e Giorgia Verona dalla Rai per Standing Ovation).

Tutto con un obiettivo: arrivare alla formazione musicale con una full immersion nel mondo della musica, della voce, della performance e dello show business nella splendida cornice della città Bellaria Igea Marina e partecipare così alla finalissima nazionale del 19 luglio 2017, contendersi i premi in palio e incontrare personalmente Mogol per un pomeriggio di approfondimento sul proprio progetto musicale.

Il 26 aprile dalle ore 21.30 – Osteria dei Passatelli, Mariani Lifestyle, Via Ponte Marino 19 (Ravenna).

BIM Music Network è una produzione Bim Imprese Confcommercio Bellaria Igea Marina con la direzione artistica di Monia Angeli, in collaborazione col Comune di Bellaria Igea Marina (RN) e Fondazione Verdeblu.