Cavalleria e Pagliacci
in scena
al Pergolesi di Jesi

William Graziosi

William Graziosi

Al termine della stagione lirica 2016 del Teatro Pergolesi di Jesi è andato in scena, il 2 e 4 dicembre scorsi,  un nuovo allestimento di Cavalleria Rusticana e Pagliacci, rispettivamente di Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo, della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con Opera Théâtre de Metz Métropole e Opèra de Toulon. Sul podio Daniel Martinez Gil de Tejada, direttore spagnolo noto nei palcoscenici internazionali, direttore musicale di Òpera a Catalunya e presenza costante all’Òpera de Sabadell di Barcellona.

La regia è firmata da Paul-Émile Fourny, che torna nella città federiciana dopo il successo di Werther nel 2007. Le scene sono state curate da Benito Leonori; i costumi da Giovanna Fiorentini; le luci da Fabrizio Gobbi. Assistente alla regia Giovanna Spinelli; alle scene Elisabetta Salvatori. Ha suonato l’Orchestra Sinfonica “G. Rossini”. Il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è stato diretto da Carlo Morganti e quello delle voci bianche, il Pueri Cantores “Domenico Zamberletti”, da Gianluca Paolucci.

Da addetti ai lavoro spesso non ci rendiamo conto come mai nelle piccole realtà o in ottimi teatri di provincia tutto ciò che si ascolta si sente, si capisce, e si fruisce meravigliosamente. Non sarà che il vecchio adagio popolare che tutto “dipende dal manico”, cioè dalla guida di chi ne è a capo, soprattutto nei grandi e sfarzosi allestimenti è attuale, e che i troppi soldi erogati politicamente spesso si perdono in rigagnoli clientelari sempre sotterranei e difficili da individuare?

Questo non fa parte della  nostra professione di critici musicali ma conviene ricordare che l’amministratore delegato della Fondazione Pergolesi di Jesi, William Graziosi,   fa salti mortali per amministrare senza sprechi un teatro  “pulito”: riesce a tenere il bilancio a pareggio con fondi pubblici che raramente  sforano i cinquecentomila euro a stagione.

Pagliacci-foto-di-scena

Pagliacci-foto-di-scena

Il 29 novembre scorso è stato rieletto nel direttivo nazionale dell’ATIT (Associazione Teatri Italiani di Tradizione), presso la sede dell’AGIS a Roma, nel Consiglio di presidenza a fianco del nuovo presidente Gianfranco Gagliardi, confermandosi in un ruolo già rivestito con grande impegno nel triennio 2013-2016 sotto la reggenza di Giuseppe Gherpelli.

La storia delle due tragedie è arcinota al grande pubblico. Purtroppo sono destinate quasi sempre per la loro breve stesura ad essere rappresentate insieme, nonostante che Cavalleria Rusticana, sanguigna, dai toni aspri e le passioni violente, sia una delle più belle opere in circolazione, diretta per la prima volta al Costanzi di Roma nel maggio del 1890.

Per il  melodramma di Mascagni, in un atto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dal dramma omonimo di Giovanni Verga, tutti gli interpreti sono stati liricamente eccezionali, agili su un palcoscenico impervio, allestito scenograficamente con dune di sale che si trovano in Sicilia lungo il Mediterraneo, testimoni anche della crudezza e la povertà ambientali. Personaggi e interpreti principali: Santuzza  Norma Fantini, Turiddu Alin Stoica, Alfio Fabian Veloz, Lucia Giovanna Lanza,  Lola Cristina Alunno.

cavalleria-rusticana

cavalleria-rusticana

Pagliacci,  la cui prima rappresentazione avvenne al Teatro Dal Verme a Milano nel 1892,  è un dramma in un prologo e due atti, opera relativamente corta che ha  bisogno sempre di essere accoppiata: il solo atto di Cavalleria ben la supporta. Personaggi e interpreti: Nedda Maria Teresa Leva, Canio Ilya Govzich, Tonio Fabian Veloz, Silvio Modestas Sedlevičius, Beppe Christian Collia.

Rappresentate per la 49/a stagione Lirica di Tradizione  del Teatro G. B. Pergolesi, le due opere una riflessione la legittimano a chi segue la lirica per mestiere: perché gli interpreti in questi allestimenti, quasi tutti, non sono della terra ove il bel “si” suona?

Guerrino Mattei

“Come eravamo”. La storia d’amore di due persone agli antipodi

come-eravamoAmori che fermano il tempo, e magari non si consumano, ma conquistano l’anima per sempre. Il regista Francesco Bellomo, anche autore del testo con Mauro Graiani e Riccardo Urterà, dedica il suo nuovo spettacolo, “Come eravamo”  in scena al Teatro Tirso dal 7 al 18 dicembre, ai sentimenti… quelli che restano nonostante lo scorrere del tempo, quelli che quando esplodono lasciano un segno indelebile e niente sarà mai più lo stesso.

Passeranno i giorni, gli anni ma quegli amori non li dimenticheremo. Mai. Il protagonista Giulio Corso, sul palco con Alessandra Ferrara, Marco Paolo Tucci, Federica Pinto, Ilenia Tocco, Eleonora Bruno,  vive la storia di uno di questi amori, un viaggio nel tempo, sul fiume dei ricordi e delle passioni.

Dagli sfavillanti anni ottanta fino ai nostri giorni, si consuma la storia d’amore tormentata di due persone agli antipodi. Sonia è un’operaia e promessa sposa di Augusto, titolare del cotonificio dove lei lavora. E’ una ragazza semplice, razionale, che aspira ad una famiglia e ad una vita borghese, sicura e senza stenti; quella che proprio Augusto le può dare.

Eppure l’incontro con Andrés, un famoso ballerino argentino dal carattere passionale e travolgente, sconquassa tutte le sue certezze e le fa scoprire una passione che non sapeva di avere. Lei e Andrés sono razionalmente inconciliabili, ma le loro anime sono affini, fatte l’una per l’altra. Questo Andrés lo capisce subito, dal primo sguardo e la purezza di Sonia lo cattura e lo travolge.

Le loro prospettive di vita sono distanti anni luce, ma Sonia non riesce ad ignorare ciò che Andrés le suscita nel profondo e mette in discussione tutte le sue certezze, tutti i suoi progetti che, fino a quell’incontro, sembravano solidi e inattaccabili… come il matrimonio con Augusto. Sullo sfondo di questa travolgente storia d’amore c’è uno spettacolo di musical da montare, regalo di Augusto alla sua amata Sonia che ha sempre sognato di fare la protagonista di un musical e per il quale Augusto ha scritto il copione e ingaggiato il noto coreografo Fred e come corpo di ballo Lara, Sara e Chiara, anche loro come Sonia sue dipendenti al cotonificio.

Il Palco delle Favole, terzo appuntamento. Tante storie per grandi e piccoli

il-canto-di-natale-foto-di-scenaGrande successo al Teatro del Torrino, a Roma,  con il Palco delle Favole, in scena tutte le domeniche e per ogni mese una storia diversa che appassionerà grandi e piccini! Il mese di dicembre il Teatro del Torrino ospiterà il suo terzo fantastico appuntamento: “Christmas Carol” ossia Il Canto di Natale, che catapulterà il pubblico presente nella magia del Natale.

Lo spettacolo sarà in scena domenica 11 dicembre, come sempre, alle ore 16:00 e come per le altre rappresentazioni almeno una volta il sabato sera alle ore 21:00; infatti per questa occasione il regista Luca Pizzurro ha fissato la data il 10 dicembre proprio in visione della tanto attesa festività del Santo Natale!

Non dimentichiamo che il regista Luca Pizzurro recentemente è stato insignito di un grande riconoscimento per lo spettacolo teatrale “Je m’en fous”, con il prestigioso Premio Fersen alla regia, che gli è stato consegnato al Piccolo Di Milano.

il-canto-di-natale-foto-di-scena-2Il Canto di Natale è un romanzo di genere fantastico scritto da Charles Dickens e narra della conversione del vecchio e tirchio Ebenezer Scrooge visitato nella notte di Natale da tre spiriti (il Natale del passato, del presente e del futuro), preceduti da un avvertimento dello spettro dell’amico ormai defunto Jacob Marley. Il Canto unisce al gusto del racconto gotico l’impegno nella lotta alla povertà e allo sfruttamento minorile, attaccando l’analfabetismo: problemi causati dalle classi abbietti dell’epoca.

Ma questo è solo uno dei molteplici appuntamenti che ci accompagneranno per tutto l’anno fino a maggio, dove verranno messe in scena le favole più famose della Walt Disney e non solo! Potremmo assistere ad una stagione teatrale fatta di commedie musicali di grande valore artistico e sociale, rappresentate da canzoni e coreografie, che faranno di questi spettacoli una stagione memorabile ed unica nel suo genere.

Seguiranno le fantastiche storie di La Bella e la Bestia, Tarzan, La Sirenetta coreografie di Andre De La Roche e tanti altri, ad un costo contenutissimo di soli 8 euro. Per tutte le domeniche del mese, quindi, sarà possibile trascorrere una giornata in “buona compagnia” con gli attori del Teatro del Torrino, che regaleranno due ore di buon teatro, non deludendo, da sempre le aspettative di grandi e bambini.

Esce Monte di Amir Naderi: il trionfo della fede sull’impossibile

montePresentato fuori concorso alla 73° edizione del Festival Internazionale del Film di Venezia, vincitore del Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2016, selezionato al MoMa di New York, torna a far parlare di sé Amir Naderi, con un film di grande effetto e risonanza per l’impatto delle tematiche. Il regista iraniano famoso per il suo don’t give up again “urlato” costantemente, fissa così un ulteriore tassello importante della sua carriera, stavolta girando interamente in Italia e con un cast tutto italiano.
Monte racconta la storia di Agostino, un contadino poverissimo che vive con la moglie e un figlio adolescente ai piedi una montagna, in un clima e in un ambiente circostante così avversi e inospitali da essere ritenuti maledetti, funesti e portatori di morte. Discriminato, perseguitato, spoglio in un primo momento anche degli affetti, nella più totale disperazione e solitudine, decide, spinto da una grande rabbia, di dare un nuovo senso alla sua esistenza, conducendo una lotta smisurata contro la montagna, nel folle tentativo di distruggerla a picconate.
Tutto il film è rabbioso, onesto, commovente ed immensamente umano, capace di sgretolare le barriere sentimentali dello spettatore che resta pertanto nudo con se stesso ad interrogarsi sul proprio essere e sull’opportunità di sfida senza arrendersi mai. L’uomo non accetta passivamente un destino inesorabile, combatte e “grida” la volontà di superare i propri limiti e le proprie paure, con coraggio e fede incrollabili, per ottenere un risultato di carattere “universale”.
Vincente la scelta dei protagonisti, dotati di grandissima espressività comunicativa visiva e non, e che trasmettono un forte messaggio all’attonito spettatore attraverso atteggiamenti di sofferenza vissuta, impressa anche sui propri corpi, dialoghi serrati ed essenziali, sullo sfondo di uno scenario nel quale i suoni, le luci e i colori assumono un ruolo preponderante.
Monte è questo…un viaggio spirituale, sociale, quasi escatologico dell’essere umano che con tenacia oltre misura ricorda le proprie radici, nello sconforto non si inabissa mai nella rassegnazione, anzi lotta sorretto dalla fede, dissolve le tenebre e rivede la luce carica di speranza, una nuova possibilità di vita.

Federica Zene

Radio Rock on air il 24 novembre con il “Freddie Mercury Day”

freddy-mercuryUn tributo di un’intera giornata per il 25° anniversario della morte del frontman dei Queen, con approfondimenti, brani in alta rotazione e cover inedite di vari artisti

Freddie Mercury l’icona del rock. Freddie Mercury l’artista istrionico da ovazione negli stadi. Freddie Mercury il compianto genio, volato via troppo presto. Radio Rock 106.6 non poteva esimersi dal tributarlo nel giorno in cui ricorrerà il 25° anniversario della prematura morte.

L’emittente romana ha infatti organizzato il “Freddie Mercury Day”: uno speciale omaggio che andrà in onda dalle 07:00 alle 24:00 di giovedì 24 novembre. La giornata si articolerà con approfondimenti sull’intera vita – artistica e non – del leader dei Queen; brani in alta rotazione, selezionati dalla sua intera discografia; cover realizzate e registrate per l’occasione da diversi artisti molto apprezzati sulle frequenze di Radio Rock.

Si alterneranno infatti, durante tutto l’arco del “Freddie Mercury Day” le peculiari rivisitazioni di Andrea Ra, The Castaway, KuTso, 3chevedonoilrE, Alessandro Corsi, Giancane ed Ilenia Volpe.

Independent Label Market. 1^ edizione di musica indipendente

monkLa musica indipendente si fa strada nella Capitale. L’evento organizzato da Strawboscopic e Lady Sometimes Records – di cui Doc Servizi e KeepOn sono partner – in collaborazione con ILM London e il patrocinio di AIM (Association of Independent Music), è la prima edizione italiana (e romana!) di Independent Label Market, evento che riconosce la maturità raggiunta dalla scena indipendente nazionale.
Mercato per aficionados dell’indie, momento per fare rete e nuove scoperte tra gli addetti ai lavori e occasione per nuove uscite e ristampe ad hoc, ma anche una gran bella festa per celebrare i risultati ottenuti negli ultimi anni.
La partecipazione all’evento Independent Label Market: Rome offre inoltre la possibilità di accesso privilegiato agli altri eventi del circuito internazionale ILM.

I ragazzi della Filiale Doc Servizi Roma saranno presenti al corner dedicato mentre Federico Rasetti terrà 2 talk nel pomeriggio di 50 min. ciascuno (i talk sono previsti dalle 14:00 alle 20:00) relativi a:

★ Doc Live
Suonare in regola conviene! Progetti concreti per
la diffusione della legalità nello spettacolo dal vivo

★ Circuiti di KeepOn LIVE
12 anni di best practice per la
musica dal vivo in Italia e in Europa.

E se ancora non bastasse, anche un live acustico
dei MISGA, band di Freecom Music
LINE UP E ORARI DELLE PERFORMANCE
14.00 : MISGA
14.30 : TREESTAKELIFE
15.00 : L’IPOTESI DI ASPEN
15.30 : VALENTINA VALERI & BAND
16.00 : MCFLY’S GOT TIME
16.30 : CHIARA MONALDI
17.00 : RUMOREROSA
17.30 : TEDDY BEAR AND PALMA
18.00 : DAVID BORIANI
18.30 : JOHNNY DALBASSO
19.00 : WEIRD.
19.30 : LIVIA FERRI
20.00 : MARY IN JUNE
20.30 : LAGS
.
21.00 : STRATI ROME DJ SETS
STRATI SESSIONS PRESENTS
VALERIO GOMEZ DE AYALA & DE-MONIQUE ROME

TALK
15:00 – 16:00 Editoria e web con Rockit
16:00 – 17:00 Legalita’ e musica con Doc Servizi
17:00 – 18:00 Musica dal vivo con Keepon e Fattore C
18:00 – 19:00 Tutela degli artisti indipendenti con Soundreef e SMart
19:00 – 20:00 Introduzione al corso in radiofonia di Radio Rock

Al Romaeuropa Festival Music for Solaris, concerto per musica e immagini

ben_frostUn cult della fantascienza, tre giganti della sperimentazione elettronica: è Music for Solaris, concerto per musica e immagini nato dalla collaborazione di Ben Frost e Daníel Bjarnason con Brian Eno, presentato dal Romaeuropa Festival con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in data unica domenica 20 novembre all’Auditorium Parco della Musica.

Tutto nasce dal celebre film di Andrej Tarkovskij Solaris a sua volta basato sull’omonimo romanzo di uno scrittore visionario come Stanisław Lem. È da qui che sono partiti l’australiano Ben Frost, uno dei più incredibili talenti e degli indiscussi protagonisti della scena elettronica contemporanea, capace di spaziare dal minimalismo classico al punk rock e al post-industrial; Brian Eno, padre indiscusso della musica ambientale e uno degli esponenti più autorevoli del minimalismo americano; Daníel Bjarnason, compositore versatile che può vantare collaborazioni con le orchestre più prestigiose e con artisti del calibro di Sigur Rós.

Il viaggio dello psicologo Kris Kelvin, protagonista di Solaris, diviene nelle loro mani un affondo nei contrasti della psiche umana, quasi a porre l’accento su quella volontà di Tarkovskij di eliminare il più possibile dal suo film gli elementi caratteristici del genere fantascientifico, e creare un paesaggio familiare, immediatamente riconoscibile dallo spettatore.

L’esecuzione musicale di Frost (chitarra elettronica e laptop), Bjarnason (direzione orchestrale e piano preparato) e, per l’occasione, dell’Orchestra di Santa Cecilia, procede in parallelo alle elaborazioni video di Brian Eno e Nick Robertson che utilizzano immagini tratte dal film ritagliandone i volti degli attori o distorcendole in colori astratti. Un invito a porci all’ascolto del nostro stesso io perché, come titola il primo brano di Music for Solaris: We don’t need other worlds, we need mirrors.

Programma di sala a cura di Federico Capitoni

La musica d’ambiente ne ha fatta di strada da quando la sua era una mera funzione: stare sullo sfondo e accompagnare altre attività. Oggi è un genere musicale autonomo. Il complice maggiore di tale emancipazione è Brian Eno, che adesso può vedere in che modo i suoi successori siano stati capaci di portare l’idea di ambient music a interessanti conseguenze. Uno di questi è proprio Ben Frost, artefice di un personale stile che ingloba negli insegnamenti di Eno l’impiego del noise (il rumore è stato recuperato di recente come importante fonte sonora) e un minimalismo rarefatto di matrice nordica (discendente direttamente dalle esperienze di Björk e dei Sigur Rós). Questa impronta acustica si adatta benissimo a sostenere l’immaginario pensato da Andrej Tarkovskij in Solaris (1972), capolavoro del cinema di fantascienza russo ben all’altezza del romanzo di Stanisław Lem – che rappresenta dal canto suo una delle vette di tutta la letteratura polacca – dal quale è tratto.

In un film che più che il futuro indaga gli aspetti psicologici del rapporto con sé stessi, la tecnologia è assodata, non vengono esibiti battaglie spaziali, raggi laser o computer parlanti. Anzi, sembra che tutto il sapere scientifico accumulato e messo in campo sia assolutamente insufficiente a spiegare esattamente cosa stia accadendo: l’ipotesi è che l’oceano gelatinoso che avvolge Solaris sia una sostanza pensante in grado di restituire in forma plastica e vivente i pensieri archiviati nella memoria di chi gli si avvicina. Sicché l’accento è spostato sull’inquietante interrogativo riguardante le capacità della mente e la virtualità quale termine medio tra realtà e illusione. La traduzione audiovisiva di questo incubo («miracolo crudele») è pensata da Ben Frost, Daníel Bjarnason, Brian Eno e Nick Robertson, come un unicum. La musica si muove in modo analogico rispetto alla deformazione dei fotogrammi presi dal film: i volti in primo piano dei protagonisti con gli occhi quasi sempre sbarrati vengono stravolti e disintegrati attraverso un generatore di distorsione che lascia poi solo un vivo colore. Lo stesso avviene anche per il quadro di Bruegel, Cacciatori nella neve, presente sulla base spaziale come testimonianza della civiltà terrestre e sui cui dettagli – emblematici del nostro pianeta e particolarmente rimembranti la Russia, visto il paesaggio bianco – la camera di Tarkovskij indugia molto durante la scena della levitazione. La scrittura orchestrale, che rappresenta l’aspetto musicale “terrestre” (così come quel Bach infuso di elementi sintetizzati da Artém’ev, il compositore della musica originale del film), si mescola così all’elettronica, che fin dalla sua apparizione è stato l’espediente sonoro preferito per evocare lo spazio, il mezzo principale per caratterizzare il suono della fantascienza. Nell’elettronica c’è idea del progresso tecnologico, ci sono i suoni inauditi e c’è la possibilità tecnica di lente mutazioni, quasi a figurare le distanze cosmiche misurate in anni luce, ossia un’eternità per un terrestre.

Allora nello spazio siderale – che è messo in relazione con il nostro spazio interiore – raccontato da Music for Sólaris, tutto avviene con estrema lentezza: i tempi delle trasformazioni sono dilatati; i suoni sono lunghi, tenuti, procurati non solo dagli archi o dagli innesti elettronici, ma anche dalla chitarra di Frost, che usa il suo strumento come un più ampio dispositivo di ricerca degli effetti acustici, rendendola ponte – o specchio? – tra i due mondi.

Addio a Leonard Cohen, fonte d’ispirazione che raccontò la vita

morto-leonard-cohenHa raccontato la vita e ispirato numerose generazioni. Leonard Cohen è morto a ottantadue anni, in questo 2016 che ha visto la consegna del premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan e, contemporaneamente, la scomparsa di Dawid Bovie e Prince. Le sue non erano solo “canzonette” e non volevano essere tali. Anche per questo forse non ha avuto la popolarità di Dylan e Bowie ma chi lo ha conosciuto nell’adolescenza, attraverso indimenticabili canzoni, non lo ha più abbandonato. Ha raccontato i sentimenti, ha raccontato la vita. È stato un vero poeta in musica, come altri, come Fabrizio De Andrè o come Dylan, forse più di Dylan. Non capita spesso a questo blog di occuparsi di quella che viene definita con un tono quasi spregiativo “musica popolare”, ma quella che vi proponiamo è una tra le più belle canzoni (forse la più bella) di Cohen. È la storia di un amore complicato che, però, non è mai finito. Quando la Marianne a cui è dedicata è scomparsa lo scorso mese di agosto lui significativamente la celebrò così: “Ti ho sempre amato per la tua bellezza e per la tua saggezza ma non serve che io ti dica di più poiché lo sai già. Adesso voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica, amore infinito. Ci vediamo lungo la strada”. Ha mantenuto la promessa.

Antonio Maglie
Blog Fondazione Nenni

So long, Marianne

Vieni pure alla finestra mio piccolo tesoro,
Mi piacerebbe provare a leggerti il palmo.
Pensavo di essere una specie di zingarello
Prima di lasciare che tu mi portassi da te.

E ora addio, Marianne, è ora che ricominciamo
A ridere e piangere e piangere e ridere di tutto quanto ancora

Beh, lo sai che adoro vivere con te,
Ma mi fai dimenticare talmente tanto
Mi dimentico di pregare per gli angeli
E poi gli angeli dimenticano di pregare per noi.

E ora addio, Marianne, è ora che ricominciamo
A ridere e piangere e piangere e ridere di tutto quanto ancora

Quando ci conoscemmo eravamo quasi giovani
Nel cuore del parco verde di lillà
Ti aggrappavi a me come fossi un crocefisso
Mentre andavamo carponi attraverso il buio.

E ora addio, Marianne, è ora che ricominciamo
A ridere e piangere e piangere e ridere di tutto quanto ancora

Le tue lettere dicono sempre che mi sei accanto ora
Perché allora mi sento solo?
Sono in piedi su un cornicione e la tua fine tela di ragno
Assicura la mia caviglia a una pietra.

E ora addio, Marianne, è ora che ricominciamo
A ridere e piangere e piangere e ridere di tutto quanto ancora

Per ora ho bisogno del tuo amore nascosto
Sono freddo come una lametta appena scartata,
Te ne sei andata quando ti ho detto che ero curioso
Non ho mai detto di essere coraggioso.

E ora addio, Marianne, è ora che ricominciamo
A ridere e piangere e piangere e ridere di tutto quanto ancora

Oh, sei davvero così bella,
Vedo che te ne sei andata e hai cambiato nome di nuovo.
E proprio ora che ho scalato tutta la montagna
Per lavare le palpebre sotto la pioggia!

E ora addio, Marianne, è ora che ricominciamo
A ridere e piangere e piangere e ridere di tutto quanto ancora.

Il Giuoco delle Parti. Pirandello di scena
al Teatro Eliseo di Roma

umberto-orsiniIl Giuoco delle Parti è una commedia nera che il grande drammaturgo siciliano Luigi Pirandello ha scritto nel 1918.

Originariamente la vicenda vede tre personaggi principali: il filosofo cinico Leone Gala, sua moglie Silia e l’amante di lei Guido Venanzi. Leone Gala si è pacificamente separato da Silia ma ad una condizione: che possa farle visita ogni sera, per mantenere di fronte all’opinione pubblica il suo ruolo di marito.

Col passare del tempo questo accordo si rivela insopportabile a Silia che confida all’amante il desiderio di volersi sbarazzare del marito la cui presenza-assenza le è diventata insostenibile. Il casuale irrompere nella casa di lei di un gruppo di ubriachi che, scambiandola per Pepita – prostituta d’alto bordo che riceve nell’appartamento affianco – tentano di farle violenza, senza però riuscirci, le offre un pretesto inatteso grazie al quale potrebbe mettere a repentaglio la vita del marito trascinandolo in un duello.

Alla notizia del fatto Leone appare tranquillo, ha capito il giuoco di sua moglie e del suo amante: “triste cosa, mio caro, quando uno ha capito il gioco” dirà Leone a Guido. E quindi se Leone formalmente accetterà il duello con l’offensore della moglie Silia, alla fine, grazie alla sua incrollabile dialettica ed al suo nichilismo, riuscirà a sottrarsi al complotto ordito dalla moglie e dall’amante trasformandosi da vittima in carnefice. Sarà dunque Guido a doversi battere…

Pirandello aveva scritto una commedia nera, dove matrimonio, tradimento, onore e omicidio si inseguivano in una logica successione. La novità dell’allestimento che abbiamo trovato al Teatro Eliseo sta nell’aver immaginato un futuro per Leone Gala dopo quel tragico avvenimento. Lui, uomo di lettere costretto a macchiarsi di un delitto, non riesce a liberarsi dal suo passato e, in un ospedale psichiatrico, rivive con una serie di flashback tutta la vicenda come un ammasso di ricordi, di ricostruzione dei fatti dal punto di vista di chi è sopravvissuto.

Nell’opera in atto unico in scena al Teatro Eliseo di Roma troviamo un bravo Umberto

Teatro comunale di Narni UMBERTO ORSINI "Il Giuoco delle Parti" di Luigi Pirandello con Alvia Reale, Michele Di Mauro, Flavio Bonacci .Regia Roberto Valerio Scene Maurizio Balò Costumi Gianluca Sbicca Light designer Pasquale Mari

Orsini nei panni di un Leone che si dibatte fra i fantasmi che popolano una mente in cui il tempo batte i suoi colpi rimbalzandoli confusamente dal passato al presente e viceversa. Su discreti livelli la recitazione di Alvia Reale, che ci presenta una Silia meno superficiale, più capricciosa, più virago, più vicina nei caratteri alla novella – intitolata “Quando si è capito il giuoco” – con cui Pirandello aveva inizialmente approcciato la vicenda. Anche Totò Onnis appare capace di restituirci un ritratto di Guido Venanzi piuttosto inedito: invece che essere completamente dominato dai due, appare qui un uomo prudente, ma non così tanto da evitare un errore che gli sarà fatale. Nel complesso su livelli accettabili la recitazione di tutti e sei gli attori presenti sul palco.

La scena si apre con le luci soffuse: ci troviamo in quella che ora è la casa di Silia, un paio di tavolini, un letto, alcune sedie, un grande lampadario, una sedia a rotelle su cui il protagonista rimugina sul passato; la voce fuori campo di Leone ci guida nel ricordo; ma con alcuni rapidi cambiamenti scenici, quello stesso ambiente si compone e si scompone per portarci ora nella stanza di ospedale di Leone ed ora nella piccola casa dove si era rifugiato dopo essersi separato dalla moglie. I costumi sono scuri, spenti, tristi come triste è la vicenda; le musiche sono di impatto e pian piano la marcia nuziale si trasforma in marcia funebre…

L’inferno del matrimonio è qui reinterpretato con tratti misogini, in un’ottica vicina al teatro del drammaturgo svedese Strindberg, dove l’abisso morale dei protagonisti si alterna al gioco dialettico che ha quasi sempre guidato la lettura di questo testo: “ai margini dei precipizi, sui limiti dei burroni, senza avere la minima paura di cadere, come era bella la mia vita. E come è diventata quando il matrimonio ci ha fatto cadere giù, sempre più giù, in questo inferno” dirà Leone.

Si tratta comunque di un allestimento complesso, considerati i profondi riflessi psicologici e la tecnica del flashback utilizzata e, per poterlo apprezzare al meglio, lo spettatore deve approcciarlo con un minimo di preparazione preventiva su trama e personaggi. Consigliato a chi ami approfondire i classici. Al Teatro Eliseo di Roma fino al 20 novembre.

Al. Sia.

The Lion King. Magia
al Palco delle Favole
al Teatro del Torrino

the-lion-kingA partire dal 6 fino al 27 novembre, per tutte le domeniche del mese, il Palco delle Favole ospiterà il suo secondo fantastico appuntamento: “The Lion King”.
Lo spettacolo, in scena, come sempre, alle ore 16:00, è curato nei minimi dettagli dal regista Luca Pizzurro, che, recentemente, è stato insignito di un grande riconoscimento per lo spettacolo teatrale “Je m’en fous”, il prestigioso Premio Fersen alla regia, che gli verrà consegnato il 25 novembre al Piccolo Di Milano.
The Lion King sarà curato dalle coreografie del grande ballerino Andre De La Roche connubio nato con il regista proprio grazie alla stessa passione: “rendere il teatro un’esperienza unica ed irripetibile”!
È una commedia musicale che sicuramente tutti conosciamo: la storia di Simba, un giovane leone che dovrà prendere il posto di suo padre Mufasa come re. Tuttavia, dopo che Scar, lo zio di Simba, uccide Mufasa, il principe deve impedire allo zio di conquistare le Terre del Branco e vendicare suo padre. La lotta per il potere, la perdita degli affetti e la fiducia nella vittoria del bene sul male sono alcune delle tematiche a cui lo spettacolo avvicina i ragazzi, in una narrazione che appassiona grandi e piccini.
Divertirsi e commuoversi con Simba, Timon, Pumbaa e tutti i personaggi di una favola che non conosce limiti di età e che sarà in scena al Teatro del Torrino per tutte le domeniche del mese di novembre. Ma questo è solo uno dei molteplici appuntamenti che ci accompagneranno per tutto l’anno fino a maggio, dove verranno messe in scena le favole più famose della Walt Disney e non solo!
Potremmo assistere ad una stagione teatrale fatta di commedie musicali di grande valore artistico e sociale, rappresentate da canzoni e coreografie, che faranno di questi spettacoli una stagione memorabile ed unica nel suo genere.
Seguiranno le fantastiche storie di La Bella e la Bestia, Tarzan, La Sirenetta e tanti altri, ad un costo contenutissimo di soli 8 euro. Per tutte le domeniche del mese, quindi, sarà possibile trascorrere una giornata in “buona compagnia” con gli attori del Teatro del Torrino, che regaleranno due ore di buon teatro, non deludendo, da sempre le aspettative di grandi e bambini.