“La Cometa che suona” al Carcere di Rebibbia. Alla scoperta della spiritualità

“Un successo che è andato al di là di ogni più rosea immaginazione”. Questo il primo commento del Maestro Paolo De Matthaeis che ha diretto i primi due concerti nel carcere di Rebibbia per la prima stagione musicale “La Cometa che suona” – Musica e Spiritualità al Carcere di Rebibbia.

la-cometa-che-suona-800x445L’Iniziativa è stata fortemente voluta dal Direttore del Carcere Stefano Ricca in collaborazione con la Cappella Musicale Costantina diretta da Paolo De Matthaeis, sotto l’attenta supervisione di Suor Rita Dal Grosso. Ed è partita il 31 marzo con l’apertura della prima stagione musicale al Carcere di Rebibbia.

“Il coinvolgimento e soprattutto i successivi commenti dei detenuti – continua De Matthaeis – fanno percepire quanto la musica possa svolgere una funzione di sensibilizzazione dell’animo umano e stimolare sogni e speranze per una vita migliore. I commenti non lasciano adito a dubbi, come quello di un detenuto che ha esclamato “ho visto il cielo” a significare che la reclusione non ha sopito quella voglia di osservare con occhi disincantati al di là del muro di cemento. Anche la solidarietà si può trasformare in un momento di ascolto e riflessione in cui anche la sofferenza viene meno”.

“Un ringraziamento particolare – conclude il Maestro De Matthaeis – al Direttore del Carcere Stefano Ricca e a Suor Rita Del Grosso che con la loro pazienza e disponibilità mi hanno concesso questa esperienza unica e illuminante”.

Il prossimo appuntamento sarà il primo e il 15 dicembre con la partecipazione del Soprano – Yuri Yoshikawa e Svetlana Spiridonova, sempre assieme ai solisti della Cappella Musicale Costantina alle prese con Vivaldi, Bach e tanti altri.

1° Maggio, non solo ‘concertone’. Il ricordo di Portella della Ginestra

1 maggio__2017Come di consueto la Rai e il sindacato celebrano la festa dei lavoratori con il ‘concertone’ a piazza San Giovanni, a condurre di nuovo Camila Raznovich, ma quest’anno avrà al fianco Clementino. Il tema del concerto a Roma sarà “Il lavoro, le nostre radici, il nostro futuro”.
L’obiettivo è quello di rivolgersi ai giovani con artisti che con la loro musica ‘narrano’ l’attualità e i temi sociali, non a caso gli artisti che presenzieranno al concerto sono: Planet Funk, Ex-Otago, Rocco Hunt, Le Luci della Centrale Elettrica, Francesco Gabbani, Bombino, Brunori Sas, Samuel, Edoardo Bennato, Ermal Meta, Teresa de Sio, gli Editors, Ara Malikian, Levante, Motta, Fabrizio Moro, Artù, Après la Classe, PSB, Braschi, Lo Stato Sociale, Mimmo Cavallaro, Marina Rei e Bengevù, Il Geometra Mangoni, Maldestro, Sfera Ebbasta e i La Rua.
“È una festa dedicata ai giovani”, ha detto Daria Bignardi, direttore di Rai Tre, durante la conferenza stampa di presentazione del concerto. “Quest’anno è un concerto che porta alle persone, dalle persone”, infatti “Saranno presentate storie di lavoro”, ha detto Bignardi. Anche “grazie a Gad Lerner che racconterà il mondo del lavoro”, ha aggiunto.
“Ci saranno momenti di impegno, ma ci sarà anche musica e divertimento”, ha aggiunto Camila Raznovich. “Per me è una grande opportunità”, ha detto Clementino.
I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno scelto per il prossimo primo maggio Portella della Ginestra dove sfileranno nelle strade della cittadina in ricordo del primo eccidio dell’Italia repubblicana.
Ricorrono infatti quest’anno i 70 anni dalla strage di Portella della Ginestra, piccola località in provincia di Palermo, dove durante una manifestazione di protesta furono uccisi dalla banda del criminale Salvatore Giuliano, undici contadini, tra cui due bambini, e a cui si aggiunsero una trentina di feriti e successive tre morti a causa delle ferite.
“Speriamo che ci sia un ponte tra la piazza del I maggio e la manifestazione a Portella della Ginestra”, ha detto Nino Baseotto, segretario confederale CGIL.
“Vogliamo ricordare che il lavoro e la legalità sono aspetti che vanno di pari passo”, ha aggiunto.
“Portella vuole attualizzare la memoria soprattutto per i giovani e quello che è stato il movimento sindacale e tutto quello che è stato fatto per affermare il diritto alla dignità del lavoro”, ha spiegato Giovanna Ventura, segretario confederale Cisl. “E sono proprio i giovani quelli che in questo momento hanno bisogno di un lavoro e di un lavoro dignitoso”, ha aggiunto.
Pierpaolo Bombardieri, segretario confederale Uil, ha concluso: “Portiamo all’attenzione che in questo momento, non solo nella piazza del concerto del I maggio, il numero dei giovani disoccupati e precari è ancora troppo alto”.

Il BIM Music Network arriva a Ravenna per selezionare nuovi talenti

Il più grande WEB contest italiano a Ravenna 26 aprile.
BIM MogolMogol, Dodi Battaglia (Pooh), Silvia Mezzanotte (Matia Bazar), Loris Ceroni, vincitore del Latin Grammy, Max Tagliata, fisarmonicista di Biagio Antonacci, Paolo Cevoli, Gene Gnocchi, Gianluca Impastato…che si uniscono a 3 milioni di click, per tot brani: sono questi i nomi e i numeri che hanno fatto del BIM Music Network la grande vetrina per musica emergente del web, la prima in Italia in cui le aziende scelgono di dare voce ai nuovi talenti e che per il 2017 decide di darsi più che mai “corpo” organizzando date live di ascolto e selezione in molte località italiane, tra web, discografia e… live.

Fare di necessità virtù: se tra i grandi ostacoli della scena musicale italiana il web sembra additato come uno dei maggiori mali, come sfruttare la rete non perdendosi nell’offerta, bensì valorizzando le proposte?

Questo è l’interrogativo che si sono posti alcuni addetti ai lavori, che hanno deciso di creare BIM Music Network, che con i suoi 3 milioni di click, oggi è il più “numeroso” festival italiano che fa incontrare la rete con il mercato musicale.

Produttori dell’iniziativa sono BIM Imprese Confcommercio Bellaria Igea Marina con la direzione artistica di Monia Angeli, in collaborazione col Comune di Bellaria Igea Marina (RN) e Fondazione Verdeblu: una sorta di “cordata” tra aziende, istituzioni e artisti per dare visibilità alle giovanissime leve italiane della canzone (con categoria editi e inediti), con una giuria presieduta da MOGOL, in compagnia di “giganti” della musica del calibro di Dodi Battaglia e Silvia Mezzanotte.

Perché un Web-Contest? Parallelamente alle date live, in cui ogni artista può presentare il suo progetto, BIM Music Network vive sul portale www.bimmusic.it dove ogni artista – con il supporto delle aziende coinvolte – ha una pagina dedicata con video e musica, punto di riferimento per gli addetti ai lavori, come dimostrato lo scorso anno, quando diversi artisti sono stati notati da grandi produzioni e portati all’attenzione di media e operatori del settore (tre fra tutti: Lo Strego, chiamato da Mediaset per Amici, Le Test-Harde su MTV e MEI, e Giorgia Verona dalla Rai per Standing Ovation).

Tutto con un obiettivo: arrivare alla formazione musicale con una full immersion nel mondo della musica, della voce, della performance e dello show business nella splendida cornice della città Bellaria Igea Marina e partecipare così alla finalissima nazionale del 19 luglio 2017, contendersi i premi in palio e incontrare personalmente Mogol per un pomeriggio di approfondimento sul proprio progetto musicale.

Il 26 aprile dalle ore 21.30 – Osteria dei Passatelli, Mariani Lifestyle, Via Ponte Marino 19 (Ravenna).

BIM Music Network è una produzione Bim Imprese Confcommercio Bellaria Igea Marina con la direzione artistica di Monia Angeli, in collaborazione col Comune di Bellaria Igea Marina (RN) e Fondazione Verdeblu.

UIC. Ciampa astro nascente della chitarra, a Montalto di Castro

Gian Marco Ciampa, astro nascente della chitarra classica, suona venerdì 21 aprile alle 20.00 a Montalto di Castro nel complesso monumentale di San Sisto. Prima del concerto, al pubblico sarà offerto un aperitivo. Quest’appuntamento è a cura della IUC e fa parte della rassegna Musical-mente, che proseguirà fino al 20 maggio.

FotoCIAMPANato nel 1990, Gian Marco Ciampa vince ancora bambino numerosi concorsi musicali internazionali e nazionali. Nel 2006, dopo una selezione nazionale, viene invitato a partecipare in diretta televisiva su Rai 1 al programma “Domenica In – Ieri, oggi e domani” condotto da Pippo Baudo. Nel maggio 2015 parte per la Cina e suona con grande successo in concerto a Pechino, dove tiene anche una masterclass. Nel settembre 2015 si esibisce nel padiglione USA all’Expo di Milano. Da sempre affianca la sua carriera di chitarrista classico a quella di chitarrista elettrico, svolgendo un’intensa attività live e in studio con la sua band, i Libra, e spaziando dal rock al jazz, dal pop all’elettronica.

In questo concerto, intitolato “La Dolce Guitar”, Ciampa eseguirà musiche dei più celebri compositori per chitarra dell’inizio del secolo scorso, che portarono al più alto livello artistico questo strumento, fino ad allora considerato adatto unicamente ai dilettanti e alla musica popolare. Naturalmente primeggia la musica spagnola, con “Serenata Espanola” di Joaquim Malats e con “Endecha y Oremus” e “Fantasia sui temi della Traviata” di Francisco Tarrega. E anche quella latino-americana, con “Confesion” del paraguaiano Augustin Barrios e con “Scottish choro”, che, nonostante il nome, ha poco a che vedere con la Scozia, poiché fa parte della “Suite popolare brasiliana” di Heitor Villa-Lobos.

Uno dei più grandi compositori per chitarra del Novecento è l’italiano Mario Castelnuovo-Tedesco, nato a Firenze ma emigrato negli Usa a causa delle leggi razziali, di cui Ciampa eseguirà il “Capriccio diabolico, omaggio a Paganini”, composto su richiesta di Andrés Segovia: ma l’incisione di questo grande chitarrista non piacque molto al compositore e ciò causò un raffreddamento nei loro rapporti, che fu però di breve durata.

L’unico brano in programma di un compositore non latino sono dunque le “Variazioni su un tema di Skrjabin” del polacco Alexander Tansam, costretto dalla guerra a rifugiarsi negli Usa, dove fu molto apprezzato e divenne amico di Stravinsky, di Chaplin e di Gershwin. Conclude il concerto un omaggio a Roland Dyens, chitarrista e compositore franco-tunisino, scomparso improvvisamente lo scorso ottobre, che è stato uno dei chitarristi classici più famosi a livello mondiale, vincitore di numerosi premi internazionali tra cui il prestigioso Grand Prix du Disque dell’Académie Charles-Cros. Ciampa eseguirà il suo “Tango En Skai”.

La rassegna Musical-mente è realizzata da Comune di Montalto di Castro, Mibact, Regione Lazio, Iuc-Istituzione Universitaria dei Concerti e Musica d’Oggi.

Il concerto fa parte della rassegna “Sapienza in musica” con il sostegno della Regione Lazio.

Officina delle Arti.
Max Gazzè presenta il suo nuovo progetto artistico

gazzeMax Gazzè è il prossimo ospite d’eccezione dell’hub culturale della Regione Lazio Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, centro di formazione artistica per la musica, il teatro e il settore multimediale sotto la guida rispettivamente di Massimo Venturiello, Tosca e Simona Banchi.

Nello spazio teatrale di Officina Pasolini dal 5 al 7 aprile il cantautore romano registrerà Alchemaya, il suo nuovo progetto artistico, un’opera originale suonata insieme alla Bohemian Symphony Orchestra di Praga che ha debuttato un paio di giorni fa al Teatro dell’Opera di Roma.

In occasione della registrazione giovedì 6 Officina Pasolini propone un incontro aperto al pubblico con l’artista, Partire dal basso, moderato dal giornalista Felice Liperi e da Tosca. L’appuntamento rappresenta un passaggio ideale per proseguire nel percorso di ricerca e innovazione avviato dall’Officina delle Arti PPP nel campo della comunicazione, del teatro e della canzone. Il cantautore romano si è imposto, infatti, come modello di grande interesse per studenti e pubblico in quanto capace come pochi altri nel panorama italiano di far convivere grande tradizione melodica con forme e stili della modernità pop. A partire dall’alter ego “Maximilian”, protagonista virtuale del suo ultimo album, con cui ha arricchito di fantasia un lavoro già elettrizzato dal suo spirito pop giocoso e colorato, rappresentato in quel lavoro da titoli come La vita com’è e Ti sembra normale, animati da una frenesia contagiosa e particolarmente amata dal pubblico più giovane. Questa empatia con le nuove generazioni in realtà è solo un aspetto dello spirito eclettico e surreale che spesso esprime attraverso filastrocche semplici ma dai testi spesso complicati. Una varietà di atmosfere che contribuisce a rappresentare questo album ma anche altri indietro come La favola di Adamo ed Eva,Antecedentemente inedito, Tra l’aratro e la radio, tutti affrontati come viaggi musicali fantastici di Maximilian, sorta di Barone di Munchhasen dei nostri giorni, oltre il tempo e lo spazio.

D’altra parte Gazzè è un cantautore fantasy per eccellenza in grado di costruire narrazioni mirabolanti in musica, come accadde qualche anno fa con Io e mio fratello, lo spettacolo/concerto in cui conduceva gli spettatori alla scoperta della relazione artistica tra lui e il fratello Francesco, autore dei testi di molte sue canzoni. Proprio da lì sono emerse le melodie dirette e suadenti che Gazzè è stato capace anche di trasformare in Show multimediali e di costruire percorsi che si muovono fra ambientazioni musicali immaginarie e talento poetico semplice e surreale.

Un’Officina multimediale come PPP, intende anche scoprire la dimensione istrionica di Gazzè, particolarmente nota quando vestiva i panni del lunatico protagonista di Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo. Un ruolo che si sovrappone a quello preponderante di bassista autore di canzoni dallo sguardo obliquo e bizzarro condite da suoni elettronici e acustici dalla forte vena modernista. Un versante molto importante da esplorare da parte di un gruppo di giovani studenti che guardano con grande urgenza al futuro della canzone.

L’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, che non a caso prende il nome dal grande artista distintosi per la sua vocazione interdisciplinare, nasce tre anni fa con lo scopo di seguirne lo spirito e il percorso: esaltare le singole specificità degli studenti evitando la “formazione in serie”, che troppo spesso caratterizza scuole e talent.

Promossa dalla Regione Lazio con il Fondo Sociale Europeo in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre e il Conservatorio Santa Cecilia, la nuova sede di Officina Pasolini è stata inaugurata lo scorso 30 novembre negli spazi “Ex Civis”, a due passi dal ministero degli Esteri.

Una casa per giovani artisti e allo stesso tempo un luogo pubblico integrato nella città per produrre e diffondere cultura

Accoglie 75 studenti tra i 18 e 35 anni (25 per sezione), selezionati attraverso un bando e una successiva valutazione, per i quali la partecipazione ai corsi è gratuita.

Musica e Letteratura nella rassegna dell’Accademia Filarmonica Romana

RaffaellaMisiti.300Prende il via venerdì 24 marzo la nuova rassegna dell’Accademia Filarmonica Romana, in collaborazione con l’Associazione Fabrica, “Musica e Letteratura”. Tre appuntamenti, uno ogni mese fino a maggio in Sala Casella (via Flaminia 118, ore 20.30), che coinvolgeranno musicisti, cantanti e attori volti a costruire un linguaggio ibrido tra letteratura, testi inediti e musica: da quella etnica alle musiche orientali, dal jazz degli anni Trenta alla canzone popolare romana fino alla musica classica. Vari e articolati gli argomenti trattati, a partire dall’incontro dell’inaugurazione dedicato a “Roma. La città invisibile”, affidato alla voce di Raffaella Misiti, dove si canterà e racconterà una città nascosta, quella che si svela agli aspetti meno appariscente, fuori dai grandi tour o dalle luci della ribalta. Una città che piano piano svanisce e viene raccontata nei suoi vari aspetti, dall’umanità, alla storia degli individui, a quella dei monumenti, fino alla storia, quella piccola, delle singole pietre, a volte quasi invisibile. Il tutto cullato, accompagnato e intessuto con la canzone romana, che si racconta da sé, in tutta la sua poetica e ironica nostalgia, di cui Raffaella Misiti è una delle migliori e più apprezzate interpreti. Insieme a lei, sul palco, la chitarra di Annalisa Baldi, la fisarmonica di Desirée Infascelli e il pianoforte di Emiliano Begni, con gli attori Elisa Lombardi, Livia Saccucci, Gennaro Iaccarino e Marco Paparella.

Venerdì 28 aprile si racconteranno invece le mirabolanti storie di viaggio lungo la via della Seta per arrivare a Samarcanda, crocevia di culture e di popoli (titolo della serata “Esercizi di orientamento ovvero Samarcanda il crocevia di un sogno ovvero andando verso Est”). Il percorso si arricchirà delle suggestive descrizioni etnografiche di Erodoto, delle immagini colorate dei romanzi di Kapuściński, delle figure tratte dal libro degli esseri immaginari di Borges intessuti con melodie e canzoni che trattano dell’oriente, sia geografico che emozionale, l’altrove che ognuno di noi ricerca per cercare di “orientarsi” meglio. Ne saranno interpreti Isabella Mangani (voce), Emiliano Begni (pianoforte) e gli attori Livia Saccucci, Elisa Lombardi e Marco Paparella.

Infine venerdì 5 maggio con “Decò, studio sull’umanità tra Ottocento e Novecento, tra Erlebnis, deliri futuristici e fragilità esistenziali”, un omaggio alla Belle Époque, il sogno di una Europa felice, infranto poi dall’orrore delle due guerre che riportò l’uomo al centro delle proprie paure. Ecco quindi un’istantanea dell’Erlebnis, dell’esperienza vissuta dall’uomo tra ‘800 e ‘900, dall’esperienza teatrale e di indagine umana di Pirandello a quella stupefacente e urlante del viaggio in Italia di Goethe, da quella dei turbamenti intellettuali, dei corridoi, dei coni d’ombra di Moravia, alle esperienze d’oltreoceano fino a qualche racconto inedito, più intimo, più personale. La narrazione si tesse inestricabilmente con la musica che dipinge scenari variopinti dalla musica jazz d’oltreoceano di inizio secolo alle melodie italiane della lirica arrangiati e eseguiti al pianoforte da Emiliano Begni e le voci di Bruno Corazza, Alessandro Marino e Alessandro Regoli, mentre la narrazione sarò affidata agli attori Livia Saccucci e Gennaro Iaccarino.

Bashmet e Solisti di Mosca, per i 100 anni della Rivoluzione d’Ottobre

Basmet & Moscow SoloistsMartedì 14 marzo alle 20.30 Yuri Bashmet, il più illustre virtuoso di viola dei nostri giorni, e I Solisti di Mosca, la straordinaria orchestra da camera da lui fondata e diretta, ricordano all’Aula Magna della Sapienza per la stagione concertistica della IUC il centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, non con una celebrazione retorica ma con un panorama su quattro dei più importanti compositori del periodo sovietico, che spesso si trovarono in aperto contrasto con il regime e per questo subirono discriminazioni e corsero non pochi rischi. Sono ovviamente Prokof’ev e Šostakovič e inoltre Sviridov e Schnittke. Inoltre una novità di Silvia Colasanti.

Le musiche scelte da Bashmet non accettano assolutamente i dettami del realismo socialista. Le Visions fugitives op. 22 di Sergej Prokof’ev (eseguite nella versione per strumenti ad arco di Rudolf Barshai) furono scritte tra il 1915 e il 1917, quindi ancora prima della Rivoluzione d’Ottobre. Non è certamente un’opera celebrativa della rivoluzione anche la Sinfonia da camera op. 110 a di Dmitrij Šostakovič, che è la trascrizione per piccola orchestra del Quartetto n. 8, dedicato “alle vittime del fascismo e della guerra”, non alle vittime di una parte sola, ma a tutte le vittime, come chiariscono queste parole del compositore: “Provo eterno dolore per coloro che furono uccisi da Hitler, ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì su comando di Stalin”.

Risale proprio ai tragici anni in cui in Europa infuriava la guerra la Sinfonia da camera op. 14, scritta nel 1940 da Georgij Sviridov, allora appena venticinquenne. Non è certamente un’opera “di regime” nemmeno il Concerto “For Three” di Alfred Schnittke, scritto nel 1994 per Bashmet e per due altri grandi strumentisti, Gidon Kremer e Mstislav Rostropovich, che vivevano in esilio come il compositore stesso. In questa occasione i solisti saranno Andrei Poskrobko al violino, lo stesso Yury Bashmet alla viola e Alexei Naidenov al violoncello..

Completa il programma la prima esecuzione a Roma di Preludio, Presto e Lamento di Silvia Colasanti, compositrice tra le più affermate in campo internazionale, che lo ha dedicato a Bashmet e ai Solisti di Mosca. “La grande “cantabilità”, oltre al virtuosismo, e la duttilità musicale sono i tratti della personalità musicale di Bashmet che fanno di lui un interprete di riferimento mondiale, in particolare per il repertorio contemporaneo. Questo nuovo lavoro destinato alla viola – racconta la compositrice romana – che mi affascina per il suo colore scuro e caldo, poggia su di una struttura tripartita: un Preludio, ricco di contrasti, che presenta i materiali che saranno sviluppati durante il brano, un Presto caratterizzato da un ritmo ostinato e velocissimo del solista su interventi secchi e sforzati dell’orchestra e un Lamento finale, dove la viola disegna un lungo arabesco su un tappeto di armonie bachiane e conclude il lavoro dopo un’articolata cadenza.”

“Quello che non ho”, teatro canzone al Quirino di Roma con Marcorè

marcorèDopo le felici esperienze di “Eretici e corsari”, “Un certo Signor G” e “Beatles Submarine”, Neri Marcorè torna a collaborare con il Teatro dell’Archivolto di Genova. L’attore è il protagonista di “Quello che non ho” e sul palco del Teatro Quirino di Roma recita e canta accompagnato dalle voci e dalle chitarre di Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini.

Scritto e diretto da Giorgio Gallione, lo spettacolo si ispira a due giganti del nostro recente passato, Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De Andrè, portando in scena il sentimento di indignazione civile del primo e le “anime salve” del secondo. In equilibrio instabile tra ansia del presente e speranza del futuro, “Quello che non ho” è un affresco teatrale che si interroga sulla nostra epoca. Lo fa raccontando storie emblematiche, anche in chiave satirica, che mettono a nudo le contraddizioni della nostra società globalizzata, dove – come affermava Pasolini nel documentario La rabbia – continua ad esserci sviluppo senza progresso.

Il tessuto narrativo è basato su episodi di cronaca internazionale, quali lo sfruttamento dei minori in Congo nelle miniere di coltan, fondamentale per l’industria dei computer, o ancora le enormi “isole” di plastica che si vanno concentrando negli oceani. Non mancano le riflessioni di carattere economico e sociale ed il ruolo della politica è ripreso dai famosi scritti corsari di Pasolini: in Italia governare è una noiosa incombenza che si deve assumere chi vuole detenere il potere, reciterà sul palco Marcoré. Lo spettacolo inoltre evidenzia il ruolo del consumismo e dei mezzi di comunicazione di massa, che Pasolini oltre quaranta anni fa aveva individuato come una nuova forma di fascismo bianco.Quello che non ho 4

Alle parole del grande intellettuale prematuramente scomparso, sono incrociate le canzoni di Fabrizio De Andrè: da Khorakhané a Don Raffaè, da Smisurata Preghiera a Dolcenera, da Ottocento a Quello che non ho: ben dieci poesie in musica che passano dalle ribellioni e i sarcasmi giovanili alla visionarietà dolente delle “anime salve” e dei “non allineati” contemporanei. E così, idealmente, dallo spettacolo emerge un dialogo etico e politico, tra le narrazioni dell’Italia e del mondo lasciateci in eredità da due artisti lontani tra loro ma curiosamente spesso in assonanza.

“Nelle ultime stagioni insieme a Neri Marcorè abbiamo molto frequentato il teatro musicale, costruendo spettacoli che guardavano sia al teatro civile che alla bizzarra giocosità del surreale”, commenta il regista Giorgio Gallione. “Con Quello che non ho siamo di fronte a un anomalo, reinventato esempio di teatro canzone che, traendo linfa dalla visione del mondo e dalla poetica di Pasolini e De Andrè, prova a raccontare l’oggi. Un tempo nuovo e in parte inesplorato in cerca di idee e ideali”.

Bravura di molto sopra la media sia per Marcoré che per gli altri tre artisti presenti sul palco, che hanno cantato sempre a più voci, coniugando il canto con la chitarra e le percussioni. Va dato merito anche al lavoro svolto dal maestro Paolo Silvestri per l’arrangiamento musicale dei brani di De Andrè.

Dopo il grande successo alla prima con applausi prolungati, lo spettacolo sarà replicato al Teatro Quirino di Roma fino al 5 marzo.

Al. Sia.

Standing Ovation:
la forza della musica
e duetti in famiglia

standing ovation300 persone del pubblico presenti in sala, per altrettanti 300 voti espressi e preferenze date tramite un mini-parlamentino creato ad hoc (con dei sensori sulle poltrone degli spettatori che rilevano il segnale con cui la gente indica a chi dare il proprio punto), 10 coppie in gara alla partenza, due eliminati a puntata per 5 serate di trasmissione, un solo vincitore di puntata, tre giurati d’eccezione (Nek, Romina Power e Loredana Bertè) e una conduttrice veterana quale Antonella Clerici al comando del nuovo show televisivo “Standing Ovation”. Questi gli elementi caratterizzanti del nuovo programma della conduttrice; ma soprattutto tanta musica e tanti duetti. Non si tratta, però, di una copia di “Ti lascio una canzone”, in cui ai piccoli talenti vengono affiancati genitori (mamme e papà) o persino una zia. Sembra, piuttosto, un portare avanti l’idea di una musica per il sociale che unisce e, in particolare, dà forza nei momenti di difficoltà per uscire dai periodi bui. Con dietro un’idea di “famiglia allargata” e di concezione di quest’ultima che si vuole riprendere ed approfondire, per una gara divertente che è, appunto, per tutta la famiglia. Un super-ospite a puntata che non poteva mancare, ma questo fa sì che vi sia intrattenimento senza appesantire né allungare troppo i tempi della trasmissione (invitandone troppi). Si è partiti alla grande con il trio de “Il Volo”, che è diventato “un fenomeno planetario”, come li ha definiti la Clerici. E se per loro la standing ovation era d’obbligo, con nessuno meglio di loro si poteva parlarne. I tre giovani cantanti hanno spiegato che i fan più composti sono quelli giapponesi, mentre quelli più esuberanti gli americani: soprattutto in America del Sud sono molto calorosi. “Lì c’è un entusiasmo che si fa fatica a contenere”, ha confermato Nek. Gianluca, Ignazio e Piero ora andranno prima in America appunto, poi in Cina e torneranno in Italia a primavera prossima: “ma è sempre bello tornare a casa. Abbiamo dei posti fantastici ed unici che non si trovano altrove”, da nessun’altra parte del mondo, hanno garantito. Dopo aver regalato un medley, i tre hanno parlato del loro tour dando appuntamento ai loro sostenitori italiani tra qualche mese; così come, già a fine puntata, ne è stato lanciato un altro: quello per la coppia vincitrice con il trionfatore al Festival di Sanremo 2017, Francesco Gabbani, con cui duetteranno nella seconda serata del 25 febbraio.

Se l’idea per lo show (quando si è pensato al titolo) era quella “del pubblico che si alza in piedi e applaude esprimendo il suo consenso a favore di una canzone piuttosto che di un’altra” –come ha spiegato più volte la Clerici, anche quando ha parlato di “Standing Ovation” sul palco dell’Ariston- nel meccanismo di funzionamento vediamo tornare questo concetto. L’elemento peculiare, infatti, è proprio quello della Music Box, una sorta di scatola ideale in cui i tre giurati si ritrovano avvolti durante le esibizioni: isolati così da ogni rumore o influenza esterna, affinché non vengano condizionati da nessun input esteriore. Calata, quando viene risollevata i tre dovranno decidere se alzarsi in piedi appunto, per approvare la performance della coppia in gara, oppure rimanere seduti. Per un totale di 50 punti assegnati ciascuno (oltre quelli poi del pubblico e dei 300 del mini-parlamento), dunque per un massimo di 150 conquistati dai singoli concorrenti. Esprimendo anche un breve giudizio di commento, ne è emerso un confronto “sano” e una conoscenza delle diverse personalità dei giurati e del loro modo di “giudicare”. Questo già si è visto attraverso la definizione di musica che hanno dato. “Sono contento che soprattutto in questo programma emerga quanto essa trasferisce emozioni e cambia le condizioni –ha commentato Nek-. La musica è come il vento: non lo vedi, ma senti che c’è”. “La musica crea vibrazioni profonde” –ha aggiunto la Power-. “La musica è un linguaggio universale che unisce ed affratella i popoli e le persone” –ha proseguito la Bertè-. Se Romina è apparsa quella più tenera, buona e sensibile di tutti, alzandosi sempre per ciascuna coppia, la più severa è apparsa Loredana, a volte molto critica; ma, in modo divertente, lei stessa si è definita una specie di “strega cattiva uscita da una fiaba dei fratelli Grimm”. Del resto dalla “regina del rock” –come l’ha definita Antonella- non ci si poteva aspettare altro. “Occhi blu, profondi e sinceri” quelli di Nek per la Clerici, il cantante ha cercato di mediare e fare un po’ da moderatore tra le due posizioni opposte: “noi dobbiamo essere diretti”, nel bene e nel male, è apparso quasi giustificarsi e dare appoggio a Loredana. Il denominatore comune, però, ai tre è sembrato quello di avere un metro di giudizio basato più su un parametro legato a quanto fossero “solidali” e “umane” le storie dei protagonisti, più che sulle canzoni portate o sulle interpretazioni dei brani dati. “Standing Ovation”, dunque, sembra il caso di dire, per chi è “rimasto ancora in piedi” (come i giudici e parafrasando il nome inglese che dà il titolo alla trasmissione) nonostante tutte le ‘botte’ prese.

Vincitore della puntata d’esordio è stato proprio il duo che si è esibito per primo. Si tratta di Stefano ed Elsa (padre e figlia), legati dalla musica; dopo il divorzio di lui dalla moglie, si è ricostruito una vita con un’altra donna. Elsa è rimasta con la madre e lo incontra il sabato con la sua nuova compagna. Hanno cantato per dare un messaggio –ha detto Stefano- “a tutte le famiglie che vivono il dramma della separazione. L’amore e la musica risolvono tutto o almeno aiutano molto. Abbiamo scelto il testo di ‘Il mio mondo’ perché racconta l’amore universale”. Poi è stata la volta di Fabiola (42 anni) e del figlio Valerio (16), che passano molto tempo insieme, ma che soprattutto hanno fatto due serate d’animazione a Norcia per i terremotati per cercare di far divertire un po’ e strappare un sorriso a questa gente colpita dal sisma. E in questo periodo in cui le scosse non sembrano arrestarsi e sono stati lanciati diversi numeri solidali per inviare aiuti economici via sms o fisso, non poteva mancare chi porta, nel suo piccolo, a suo modo il suo contributo umano. “Guardando il cielo” di Arisa per loro. Ciuffo colorato per lui (stile Malgioglio che la Berté non ha gradito molto e che forse cambierà colore ogni settimana), mamma energica e stile Gianna Nannini lei, sono andati al ballottaggio finale e ripescati: ‘salvi’ come i sopravvissuti di Norcia. Nell’epoca della multiculturalità, non poteva essere assente una coppia “bianco e nero”, come il brano di Michael Jackson che portavano “Black or white” appunto: Sabrina (48 anni) e il figlio ‘mulatto’ di colore Joao (14); lei vive per lui: “siamo una cosa sola” -ha confessato lei-. Come i Ringo, verrebbe da dire, e l’abbraccio finale con la stretta di mano che si danno i due bambini di colore di pelle diverso. Una coppia che piacerà molto alla Clerici, con la sua Maelle, crediamo. E ancora Gino (41 anni) ed Emanuele, da Napoli. Ne ha dovute superare molte il primo, ma “per il bene della famiglia, con la forza dell’amore, non bisogna mai arrendersi e si riesce a riprendere la propria vita nelle proprie mani”, come ha fatto lui. Ed è per questo che quando canta “i segni della sofferenza sul suo viso scompaiono”, -come ha fatto notare Nek-. Dopo è stato il turno di Giovanna (37 anni) e di sua nipote Giulia (10), unite come madre e figlia, le due sono state poi eliminate a fine serata. Un brano del film d’animazione “La sirenetta”, hanno detto di “credere nelle favole”; per loro il sogno di proseguire la gara non si è realizzato, ma bella l’alchimia tra le due e, soprattutto, la voce di Giovanna. Infine c’è stato forse uno dei momenti più toccanti: quello di Mario (47 anni) e della figlia Alessia (17). Lui, non-vedente dalla nascita, “guarda la figlia con gli occhi del cuore” e dà una forza incredibile alla figlia. Se Nek ha detto che “quando canta non si percepisce la sua condizione” di cecità, per loro la frase rappresentativa è stata quella tratta da “Il piccolo principe”: “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Una ventata di leggerezza è arrivata, invece, da Maria (11 anni) e dal babbo Ernesto (45) con la loro “Happy”: un invito ad essere felici e gioia per tutti, ma anche a ricordare che “la musica ci porta a volare con i pensieri” e permette di sognare. Una boccata d’ossigeno continuata con Eleonora e Daniele (rispettivamente 40 e 13 anni), per i quali “suonare è come liberarsi da tutti i problemi”: rende liberi e dà serenità e scaccia i brutti pensieri e le preoccupazioni. Per loro la difficile canzone di Tiziano Ferro “Non me lo spiegare”, perché non si può mai smettere di amare la musica. Soprattutto Eleonora ha ricordato quanto l’abbia aiutata a superare il trauma della separazione dei genitori (per ritornare al messaggio di Stefano, il papà di Elsa); è stata lei a voler sottolineare che “in due, insieme, si è più forti”. A ribadire questo pensiero ci hanno pensato, subito dopo, Angelica (10 anni) e sua mamma Stefania. Quest’ultima ha affermato con convinzione e senza esitazione: “il canto è la medicina della vita”. Come darle torto? Un messaggio per tutte le persone –ha ricordato Nek- “che trovano la forza di andare avanti anche se le condizioni (fisiche, economiche o pratiche) non lo permettono”. Infine, successivamente, è toccato all’ultima coppia che ha partecipato a questa prima edizione di “Standing Ovation” (ma ve ne saranno delle altre a nostro avviso e il programma piacerà molto al pubblico crediamo): Omar (45 anni) e sua figlia Aurora. La musica unisce anche quando divide. Non è un paradosso. Sebbene appaia un ossimoro come il brano che hanno interpretato: “Ti lascerò”, che Fausto Leali e Luisa Corna portarono a Sanremo (e la voce di Omar ricorda un po’ quella di Leali). Il papà di Aurora, infatti, è stato sempre in giro perché faceva serate di musica e si è perso tutto della crescita della figlia, che diventava grande senza che se ne accorgesse. Lei pensò addirittura che lui non volesse saperne di lei, non ci tenesse a lei ed era molto arrabbiata. Ora, invece, sembrano una vera coppia di cantante e un duetto perfetto.

Una situazione un po’ richiamata dalla canzone che ha eseguito Nek: la sua “Laura non c’è”, di cui ricorrevano i 20 anni da quando la interpretò sul palco dell’Ariston. Quando crediamo di aver perso per sempre una cosa, è proprio quello il momento in cui la ritroviamo.

Peccato per le eliminazioni di due coppie, che meritavano di restare ancora in gara. Al ballottaggio di ripescaggio conclusivo con i loro cavalli di battaglia, sono usciti: Giulia e Giovanna (con “Il mondo è tuo”) contro Valerio e Fabiola (con “Il mondo insieme a te” di Max Pezzali), per 216 voti solamente contro i 232 dell’altro duo. E Daniele ed Eleonora (che si sono cimentati in “Guerriero” di Marco Mengoni) contro Angelica e Stefania (“Proud Mary” di Tina Turner per loro). “Dovete essere molto orgogliose” –ha commentato la Clerici riferendosi al ‘proud’ del titolo- della vittoria allo spareggio finale; infatti se lo sono aggiudicate per pochi voti di scarto: 255 contro i 248 con cui hanno superato Daniele ed Eleonora. Ma sicuramente ha vinto la musica. Standing ovation, dunque, per “Standing ovation”.

Dalida, il film sulla sfortunata e magnifica cantante italo-francese

dalidaDopo Modugno in “Volare” con Beppe Fiorello, è stata la volta di riscoprire un altro mito della musica italiana: Dalida. Su Rai Uno è andata in onda la storia di un’artista “maledetta”, dalla vita tormentata e caratterizzata dagli scandali, piena di successo quanto di sofferenza. Interpretata magistralmente dalla giovane Sveva Alviti, con Riccardo Scamarcio nel cast. Buona la regia di Lisa Azuelos, che trova nel finale dei validi stratagemmi, come la sovrapposizione in parallelo delle immagini delle prove e della diretta dello show in stile americano per i suoi 25 anni di carriera. Le grida della vita privata (con gli attriti con i diversi uomini che ha avuto), sfociano in quelle sul palco, a sancire quasi l’impossibilità di scindere Iolanda Cristina Gigliotti (il suo vero nome) da Dalida (il nome d’arte): la donna dalla cantante. Infatti le musiche e le canzoni hanno un ruolo principale e scandiscono e descrivono le tappe della sua esistenza. Per questo si tratta di un biopic in cui l’aspetto autobiografico non è assolutamente trascurabile per il senso drammatico che la storia assume. Se sono criticabili, discutibili e opinabili l’uso del flashback e delle canzoni originali per cui la voce è quella della vera Dalida, di certo non si può negare a Sveva Alviti la passionalità di un’interpretazione sentita. Modella con l’amore per il cinema, l’attrice ha presentato il film in anteprima a Sanremo. Già al Festival aveva raccontato dell’impegno e della fatica di prepararsi per “entrare” nel personaggio: aiutata dal fratello della cantante Orlando, ha visto di tutto, dai documentari, alle interviste, agli show tv su di lei a cui ha preso parte, per carpire i segreti reconditi dell’anima agitata di questa donna forte e fragile allo stesso tempo. Quest’ultimo è forse l’aspetto di Dalida che più l’ha colpita. Come ha raccontato successivamente in un’intervista a “La Stampa”, in questo dualismo si riconosce: “La fragilità e la forza. C’era un dualismo di fondo in lei, come in ogni donna, credo. Era Iolanda, donna fragile, che amava amare, frustrata nei rapporti con gli uomini e nel desiderio di una famiglia e dei figli. Ed era Dalida la star, che si nascondeva dietro a una maschera e che l’amore del pubblico rendeva, solo apparentemente, forte”.
Tanti uomini hanno movimentato la sua vita, ma un segno profondo lasciò soprattutto Luigi Tenco (di cui lei fu la madrina nel Sanremo del 1967). Lui si suiciderà, lasciando un biglietto in cui scriveva: “Non l’ho fatto perché sono stanco della vita, ma come atto di protesta di un pubblico che non vuole capire”; alla stessa maniera, dopo un primo tentativo di togliersi la vita andato fallito, anche Dalida si ucciderà dicendo quanto segue: “la vita mi è insopportabile, perdonatemi”.

Una donna che amava più la morte, che vedeva come un sogno e non le faceva paura, più che la vita. Una volta affermò: “Sa qual è la cosa più difficile dello scegliere tra la morte e la vita? Scegliere la vita, la morte è dolce”; “eppure ha scelto la vita” –le fece notare il suo psicoterapeuta-. “No, è la morte che non ha voluto me”. La cantante e attrice franco-italiana, nata a Il Cairo il 17 gennaio del 1933, quando fece ritorno in Egitto fu accolta con un’accoglienza degna di un Capo di Stato. Eppure fu profondamente lacerata interiormente dal netto senso di vuoto e di solitudine che sentiva. La carriera non le bastava, era come se le mancasse sempre qualcosa. Lei dette speranza a molti suoi fan, ma non riuscì a salvare se stessa da quel baratro in cui cadde sempre più inesorabilmente. Visse d’amore e di rischio e andò sino in fondo al suo sogno di morte. Il rimpianto suo più grande fu quello di non aver studiato, ma fu altrettanto struggente la sua ricerca di equilibrio e di serenità. Volle persino smettere di cantare per intraprendere un percorso spirituale più “sano” e “salvifico”. Nata con la missione di cantare, “cercavo –raccontò in un’intervista memorabile- l’amore vero e sono sicura che esiste: è quello che, attraverso l’uomo, porta a Dio.

Forse è per questo che nella mia vita ho incontrato tanti uomini. Al mio pubblico piace che dica la verità, è lui che mi ha creata” e non volle tradire mai questa sincerità verso i suoi fan e verso se stessa. Non nascose mai questa sua sofferenza e insoddisfazione, che sfociava in una malinconia e in una nostalgia autolesioniste, una depressione che corrispondeva in modo perfettamente proporzionale all’euforia del successo; più traguardi e fama raggiungeva, più montava la sua auto-distruttività nel voler distruggere tutto quanto di buono aveva costruito, soprattutto nella sua vita privata e nelle relazioni umane e con gli uomini, quasi che non si sentisse mai adeguata, all’altezza, degna di meritare quanto aveva ottenuto, di essere felice, quasi non fosse quel mito che tutti adoravano e amavano, ma una persona che pensava di rovinare piuttosto la vita all’altra gente. In questo fu una vera vita da star la sua, fatta di eccessi e di tanto buio dietro alle luci di riflettori sempre puntati su di lei. Prime pagine di giornali e copertine interamente dedicati a lei, che sembrava trovasse più facile fuggire da questo “benessere” più che viverlo nel modo dovuto. Del resto le storie di altre star ci hanno raccontato lo stesso finale (melo)drammatico, George Michael da ultimo.

Eppure in tutto il romanticismo di cui fu impregnata l’anima di Dalida, si intravede un aspetto dolce che forse andava maggiormente enfatizzato: il rapporto con il padre, che perse da piccola e la cui morte fu un lutto che probabilmente non superò mai; una figura che ricercò appunto in tutti gli uomini che le furono accanto, ma che rifiutò quasi per paura di togliere spazio e importanza al papà, di offendere e deludere questo padre cui fu tanto legata. La morte per lei era un modo per ricongiungersi a lui –si potrebbe ipotizzare-. Non è un caso, dunque, che nel finale la vediamo salire la scalinata illuminata del palco e avvicinarsi fino quasi a toccare il cielo: del successo, ma anche quello dove avrebbe trovato il padre con cui ci viene mostrata poco prima camminare insieme, mano nella mano. Forse davvero allora, come disse Tenco, anche la sua musica non fu compresa e fu apprezzata principalmente la sua splendida voce senza capire cosa ci celava dietro quel continuo oscillare di toni. Di sicuro una personalità e un’emotività complesse le sue. Vista spesso come presuntuosa, egoista e capricciosa, persino inaffidabile, pochi colsero la sua straordinaria generosità e bontà d’animo: dette persino un assegno a un suo fidanzato studente affinché continuasse l’università, sebbene abortì del figlio che aspettava da lui. Il suo volersi sdebitare con i soldi nei suoi confronti e di se stessa, fa intravedere anche un vero atto protettivo materno.