Violence, nuovo album degli Editors. Apprezzabile ma senza un “fil rouge”

editors-violencecovLa resa dei tre corpi nudi in copertina, ad opera di Rahi Rezvani, è vibrante: avvinghiati tra loro, nella loro plastica nudità, esprimono vitalità fisica e psichica e al contempo un conturbante senso di inquietudine. Se però vi aspettate di trovare questa tensione drammatica e questi chiaroscuri anche nelle canzoni che compongono “Violence” rimarrete delusi.

Sono ormai lontani i tempi in cui gli Editors erano tra i capifila del revival new-wave degli anni 2000 ed erano considerati la risposta albionica agli Interpol. Ma sono lontani anche i tempi in cui sembravano aver trovato la propria personale direzione in un pop barocco e nichilista (“An End As A Start”, 2007), salvo poi sterzare e cambiare coraggiosamente direzione, ma sempre con classe e coerenza, con “In This Light…” (2009), forte di un synth pop d’impianto noir. Qualche passo falso era stato fatto con “The Weight Of Your Love” (2013), ma il gruppo era riuscito a risollevarsi con “IN DREAM”, in grado di recuperare le suggestioni fosche dei primi tempi.

“Violence” riparte dal paradigma di “IN DREAM” ma il mood si fa più gioioso e speranzoso, cosa questa, che li porta a perdere quello che era il segno di riconoscimento più tangibile della loro personalità. In “Violence” tutto scorre senza appiccicarti addosso quell’alone di malinconia, di rabbia uggiosa, presente invece nei lavori precedenti. V’è penuria anche di quella pateticità che tanto gli era stata – ingiustamente – criticata in passato e che ora ha lasciato il posto a una produzione un po’ affettata.

Ma in realtà il vero problema di “Violence” consiste nel fatto che, al di là della maggiore fruibilità e solarità dei brani, un vero e proprio fil rouge stilistico non c’è. Le canzoni sembrano buttate nella scaletta del disco per caso.

Il momento più interessante è indubbiamente costituito dalla title-track, in cui la band di Stafford sperimenta un beat ossessivo, retrò e sfacciatamente dancereccio, pezzo in cui la produzione di Blanck Mass è maggiormente percepibile. Se l’intero album avesse perseguito questa strada, l’ascolto sarebbe stato nel complesso più stimolante e meno straniante.

“Halleluja (So Low)” lancia il suo hook sfacciatamente in stile Muse e, per quanto non si può dire che sia un brutto pezzo, viene spontaneo domandarsi quale sia il suo ruolo all’interno di questo “Violence”. Lo stesso dicasi per “No Sound But The Wind”, pezzo storico del gruppo, qui alla terza interpretazione. Sempre bello, certo, ma ce n’era davvero bisogno? E poi ci sono “Cooking Spooks”, con la coda che rimanda ai Cure, e “Nothingness” che strizza l’occhio alle classifiche e cresce con gli ascolti. E ancora, “Belong”, le cui splendide strofe sono ricamate dal suono di violini rinascimentali. Brani che presi a sé, funzionano pure, magari con qualche “ooooh” “uuuuh” in meno. Ma che nell’architettura del disco, fanno storcere il naso, anche in virtù del fatto che questo “Violence” è composto da sole 9 tracce.

“Violence” è, in definitiva, un cocktail che a un primo ascolto potrebbe lasciare spiazzati per la sua discontinuità e per l’abbandono della carica malinconica da sempre tipica degli Editors. Un disco mediocre e poco personale, con pochissimi guizzi, che riuscirà a conquistare facilmente chi si avvicina per la prima volta a Tom Smith e soci. Ma che farà più fatica a erodere i cuori di coloro che al nome Editors associano titoli come “The Boxer”, “The Racing Rats”, “Munich”, “Bones”, “The Big Exit”.

Giulia Quaranta

Dal carcere di Rebibbia riparte la stagione “La Cometa che suona”

cometa che suonaIl prossimo 16 marzo presso la Casa Circondariale di Rebibbia a Roma riparte la “Cometa che suona” – ovvero un ciclo di concerti organizzati dalla Cappella Musicale Costantina in partenariato con le Sezioni di A.Gi.Mus. Roma – i Luoghi del Sacro e Roma Est.

Forte del successo riscosso nella trascorsa stagione, l’iniziativa musicale verte su un tracciato ben definito che intende riproporre, coinvolgendo il pubblico nell’ascolto di pagine musicali celebri animate da solisti sempre diversi, la testimonianza in maniera genuina dell’esistenza sempre di un passaggio alternativo che si può fare insieme.

Spesso quello più difficile, duro e costellato d’imprevisti diventa quello più formativo e ricco di soddisfazioni.

Paolo De Matthaeis, musicista e critico musicale, racconta il senso dell’arte facendo irruzione nella storia e nel sociale capovolgendo i ruoli con tutto il mondo musicale, mediando i suoni e le letture, tra motivi sacri ed altri meno con lo scopo di consegnare una chiave di lettura. Un dialogo costante con i musicisti, con il pubblico, con la sensibilità individuale, piegando la musica a servizio per trovarsi al di là delle nubi, lontani dai pregiudizi e dalle paure, appresso una cometa che vola armoniosa.

Le voci di Giulia Patruno, Yuri Yoshikawa, Edoardo Venditti, la chitarra di Mauro Restivo (A.Gi.Mus. Roma Est) e i solisti del quartetto d’archi della Cappella Musicale Costantina (Marco Colasanti, Hinako Kawasaki, Asaki Kurihara, Derya Davulcu, Marco Saldarelli) saranno coinvolti in una kermesse di musiche composte da Vivaldi, Bach, Haendel, Mozart, Schubert, Chopin, Pergolesi e tanti altri alla presenza del direttore del carcere Stefano Ricca, del garante dei diritti dei detenuti Gabriella Stramaccioni e dal Responsabile del Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute del Comune di Roma Matteo Cesaretti.

Quest’anno sul palco del nuovo teatro all’interno del carcere oltre alle riflessioni “spirituali” di Suor Rita del Grosso si avvicenderanno accompagnate dalla musica letture estratte dal romanzo “Lunavulcano” (ed. Lastaria) a cura dell’autrice la giornalista del Tg1 Isabella Schiavone.

Quattro concerti che prendono spunto dai tempi liturgici (Quaresima, Pasqua, Avvento, Natale) rappresentano stazioni spirituali per una ricreazione sociale multidisciplinare.

Il cammino della cometa sarà tracciabile all’indirizzo web la cometa che suona
E presso la Casa Circondariale di Rebibbia il 16 e il 23 Marzo e il 7 e il 21 Dicembre.

I concerti si svolgono all’interno della struttura eventuali accrediti/giornalistici vanno richiesti con largo anticipo per la produzione della documentazione necessaria all’ingresso.

Canzoni sui diritti umani. Bando del ‘Premio Amnesty emergenti’

voci per la libertàGli artisti emergenti che abbiano un brano legato al tema dei diritti umani possono iscriversi alla 21a edizione del “Premio Amnesty International Italia”, sezione “Emergenti”, organizzato nell’ambito del festival Voci per la libertà, che quest’anno si svolgerà dal 20 al 22 luglio a Rosolina mare (Rovigo).

Il bando di concorso è on line all’indirizzo www.vociperlaliberta.it/festival/premio-amnesty-emergenti

I brani possono essere in qualsiasi lingua o dialetto e di qualsiasi genere musicale. La scadenza del bando è fissata per il 30 aprile, ma gli artisti che si iscriveranno entro il 10 marzo avranno una ulteriore possibilità. Fra tutti loro infatti il pubblico potrà votare online il brano migliore, conferendo il Premio Web Social e facendo accedere direttamente l’artista vincitore alle semifinali della fase live.

Le canzoni pervenute entro quella data saranno inserite in una pagina web a loro dedicata del sito www.vocipelaliberta.it, nella quale gli utenti del web potranno conoscerle, ascoltarle e votarle tramite apposito form. Oltre a questo, gli artisti avranno visibilità anche all’interno dei canali social di Voci per la Libertà: le preferenze raccolte sul sito andranno a sommarsi alle visualizzazioni e ai “mi piace” collezionati dalle ‘video-canzoni’ inserite nella pagina facebook del festival.

Al vincitore del Premio Web Social sarà inoltre riservato un pacchetto di servizi promozionali offerto dal MEI (Meeting degli Indipendenti).

Fra tutte le iscrizioni arrivate entro il 30 aprile sarà inoltre assegnato il Premio under 35 che consentirà al migliore giovane di accedere alle semifinali del concorso.

L’Associazione Voci per la Libertà sceglierà poi altre sei proposte, che si batteranno assieme al Premio Web Social e al Premio Under 35 nel concorso dal vivo di Voci per la libertà a luglio a Rosolina mare (dove si svolgeranno semifinali e finali). Qui una giuria prestigiosa di addetti ai lavori assegnerà il Premio Amnesty International Italia Emergenti.

Intanto Amnesty International e Voci per la Libertà hanno annunciano le dieci canzoni candidate al Premio Amnesty Italia sezione Big, riservato a brani sul tema dei diritti umani pubblicati da artisti noti nell’anno precedente.

Sono in lizza (qui in ordine alfabetico per artista): “L’uomo nero” di Brunori Sas, “L’uomo che premette” di Caparezza, “Deserto” di Clementino, “Gli anni del silenzio” dei Decibel, “Ora d’aria” di Ghali, “Affermativo” di Jovanotti, “Stelle marine” delle Luci della centrale elettrica, “Vietato morire” di Ermal Meta, “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane, “Socialismo Tropicale” dello Stato Sociale.

Il riconoscimento, nato nel 2003 nell’ambito del festival Voci per la libertà, viene assegnato da una giuria specializzata (composta da giornalisti, conduttori radiofonici e televisivi, referenti di Amnesty e di Voci per la Libertà). Le dieci canzoni finaliste sono state scelte da Amnesty e Voci per la libertà da un’ampia rosa di segnalazioni giunte dal pubblico e dagli addetti ai lavori. Il vincitore del Premio Amnesty International Italia 2018 sarà ospite a luglio a Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty.

Franz Ferdinand e Mogwai in un unico doppio concerto a Roma

mogwaiIl Roma Summer Fest, la nuova estate di concerti nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica presenta una data unica e il primo doppio concerto della stagione estiva: sul palco della cavea il 10 luglio saliranno Franz Ferdinand – premiati recentemente dal New Musical Express come “migliore live band” e a pochi giorni dall’uscita del nuovo album “Always ascending” – e in apertura una delle band più importanti della scena post rock internazionale, i Mogwai.

Una serata da non perdere, un doppio evento unico in esclusiva per il Roma Summer Fest.

MARTEDÌ 10 LUGLIO CAVEA ORE 20.45
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

I Franz Ferdinand fanno ritorno sul suolo italiano con il nuovo tour a supporto della raccolta di inediti ‘Always Ascending’, uscito il 9 febbraio. Registrato ai RAK Studios di Londra e ai Motorbass di Parigi con l’aiuto dello straordinario produttore francese Philippe Zdar (Cassius, Phoenix, The Beastie Boys) ‘Always Ascending’ segna una sorta di rinascita, una trionfante rielaborazione del gruppo, che esplode con fresche idee e vigorosi esperimenti sonori.

I Mogwai, la storica band scozzese simbolo del post-rock mondiale, tornano in Italia per 3 incredibili appuntamenti, tra il 10 luglio a Roma all’interno di Roma Summer Fest, in apertura ai Franz Ferdinand. La band di Stuart Braithwaite fin dagli esordi con “Young Team” ha sempre avuto un occhio di riguardo verso un sound avanguardista, tanto che, dopo 21 anni di attività, 8 album in studio, 2 album live e 4 colonne sonore, suona quasi riduttivo inquadrarli in un singolo genere, e più corretto consacrarli come una delle band più rappresentative della scena underground internazionale.

I biglietti saranno disponibili in prevendita dalle ore 11.00 di giovedì 1 marzo su www.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

Gibson: 120 anni di storia. Il simbolo del rock&roll rischia il fallimento

fender-gibsonLa Gibson Guitar Corporation nasce oltre 120 anni fa e ora rischia di fallire. C’è chi dice che senza la Gibson probabilmente non ci sarebbe stato il rock. L’azienda nasce a Kalamazoo, nel Michighan, poi alla fine degli anni Settanta si trasferisce a Nashville, nel Tennessee, uno dei Templi della musica Usa. Le sue fabbriche producono chitarre acustiche, violini, banjoo, ma la sua storia è legata soprattutto alla nascita della chitarra elettrica.

Nel 1952 sforna la mitica Gibson Les Paul, tuttora prodotta con forma, materiali ed elettronica sostanzialmente invariati rispetto al modello originale. La Les Paul e la Fender Stratocaster si contendono la palma delle chitarre più famose della storia del rock: sono rivali, un po’ come i Beatles e i Rolling Stones. Si tratta di due chitarre completamente diverse: la Stratocaster ha un suono tagliente, ma anche dolce, versatile, con un inclinazione al blues, è considerata la Rolls Royce delle chitarre; la Les Paul ha un suono più pastoso e ricco di bassi, adatta al rock e alle sonorità più distorte. La prima è più classica, la seconda è più dura, cattiva, rabbiosa, molti grandi musicisti le hanno suonate entrambe.

Tra i fan della Gibson, per citarne solo alcuni, ci sono: B. B. King, Paul McCartney e George Harrison dei Beatles, Neil Young, il grande Jimmy Page dei Led Zeppellin, Keith Richards e Ronnie Wood dei Rolling Stones, Carlos Santana, Edge degli U2, Pete Townshend, chitarrista degli Who, che la distrugge sul palco nel 1976, Bob Marley, che viene addirittura sepolto assieme alla sua Les Paul e a una bibbia.

La Stratocaster invece è passata per le mani di Bob Dylan, Jimi Hendrix, che la brucia sul palco nel 1967, Eric Clapton, Kurt Cobain, Dave Gilmour dei Pink Floyd e del grandissimo Ritchie Blackmore dei Deep Purple considereanto un virtuoso degli anni 70 e 80. Le corde di queste due chitarre tracciano la colonna sonora di questi ultimi 60 anni di musica e la Gibson, che ora rischia di scomparire, è nettamente la più anziana delle due: oltre 120 anni di storia, contro i 60 della Fender, nata nel 1949. Il fondatore della Gibson Corpopration è Orville Gibson, nato in un paesino dello Stato di New York, che si trasferisce giovanissimo in Michigan. A Kalamazoo, Gibson inizia a lavorare in un negozio di scarpe, poi come cameriere, ma il suo hobby è intagliare il legno per ricavarne mandolini, che crea in un’unica stanza, adibita a laboratorio e a negozio. È il 1894, Gibson è un autodidatta, non lavora secondo una tecnica acquisita, la sua manualità è un dono, che gli permette di creare chitarre acustiche e mandolini. Nel 1902, fonda la Gibson Mandolin-Guitar Manufacturing Company, insieme con altri cinque investitori.

Orville muore nel 1918, a 62 anni, lasciando l’azienda a un gruppo di abili impiegati. Tra questi c’è il musicista e ingegnere del suono, Lloyd Loar, il creatore, nel 1922, della L-5, considerata il primo esempio di chitarra acustica moderna. Negli anni Trenta l’azienda introduce la sua prima chitarra elettrica. La leggendaria Es-150 arriva nel 1936, diventa lo strumento del grande musicista jazz Charlie Christian e poi di Billy B. King. Ancora oggi molti jazzisti la considerano la migliore chitarra mai prodotta.

Ma il miracolo musicale deve ancora arrivare. Alla fine degli anni Quaranta Gibson ingaggia Lester William Polfuss, detto ‘Les Paul’, innovatore delle tecniche di registrazione, sperimentatore di strumenti musicali. Nel 1948, dopo aver suonato con i più bei nomi del jazz dell’epoca, Lestern è coinvolto in un gravissimo incidente stradale in cui si frantuma il braccio destro. I chirurghi gli dicono che non avrebbe mai più avuto l’uso normale del braccio: il gomito sarebbe rimasto bloccato qualunque fosse la posizione che gli volevano dare. Les Paul chiede di fissarglielo piegato, in modo da poter continuare a suonare la chitarra. E così fu.

Sperimentatore musicale di eccezionale talento, per l’azienda, Les Paul realizza nel 1939 la prima solid body, una chitarra che chiama The Log, il tronco: non più una cassa armonica vuota, ma piena, in modo da permettere alle corde una sonorità completamente diversa. È da considerarsi l’antesignana della chitarra elettrica. Tuttavia è anche qualcosa di talmente rudimentale per gli artigiani liutai della Gibson, che il progetto viene messo da parte fino al 1950 quando Leo Fender presenta la sua Broadcaster, l’antenata della Stratocaster. A quel punto per la Gibson diventa importante avere la sua versione di una solid body, da contrapporre a quella dei concorrenti californiani e l’azienda, nel 1952, accogliendo i suggerimenti di Les Paul, progetta la `Gibson Les Paul, la chitarra diventata il simbolo del rock&roll.

Quattro sono i modelli in cui la chitarra viene prodotta: Junior, Special, Standard e Custom. Nel luglio del 2005, in occasione dei suoi 90 anni, la Carnegie Hall di New York riserva a Les Paul un concerto memorabile, al quale prendono parte molti virtuosi della chitarra come Josè Feliciano, Peter Frampton, Steve Miller. Al termine del concerto la Gibson Corporation dona al grande inventore una Les Paul nuova fiammante, fatta su misura. È uno degli ultimi momenti felici, poi arrivano i debiti, e adesso il fallimento incombente.

(AGI)

Pink Floyd Legend, all’Arcimboldi di Milano un ensemble di 200 artisti

PFL_ostia_atom_foto di Di Stefano-Scorta_01 (Copy)Il 26 febbraio, al Teatro Arcimboldi, va in scena “ATOM HEART MOTHER” il capolavoro dei Pink Floyd uscito nel 1970.
La realizzazione di Atom Heart Mother dal vivo è una produzione unica e speciale che dal 2012 è andata in scena allo Sferisferio di Macerata, al Teatro Romano di Ostia Antica e, ultimo in ordine di tempo con una platea di oltre 4000 spettatori, al Blubar Festival di Francavilla al Mare grazie ai Pink Floyd Legend, l’unica formazione che esegue la lunga suite nella versione integrale accompagnati, come nell’originale, da Coro e Orchestra

I Pink Floyd Legend, dopo un primo set in cui suoneranno (nella loro classica formazione) alcuni tra i più grandi successi del gruppo britannico, riproporranno l’esecuzione integrale della celebre suite accompagnati dal Legend Choir un ensemble vocale composto da 180 elementi oltre a una sezione orchestrale composta dagli Ottonidautore e dal Quartetto Sharareh (quartetto d’archi tutto al femminile) tutti diretti dal Maestro Giovanni Cernicchiaro.

Atom Heart Mother, le cui partiture orchestrali furono scritte dal giovane compositore sperimentale Ron Geesin, si snoda attraverso straordinarie combinazioni tra musica classica e rock, alternando momenti pervasi da eleganti melodie ad altri di pura potenza sinfonica: Atom è considerato il disco della maturità e un punto di svolta nel percorso artistico per i Pink Floyd che abbandonano la psichedelia in nome del progressive rock.

Come tutte le produzioni firmate Pink Floyd Legend, che solo negli ultimi tre anni hanno contato più di 30000 spettatori, le oltre due ore di musica si avvarranno di un incredibile disegno luci e di sorprendenti effetti scenografici che, uniti alla fedeltà degli arrangiamenti, ai video dell’epoca proiettati su schermo circolare di 5 metri, ad Algie il grande maiale gonfiabile, ai costumi di scena, ai laser, ricreano quel senso di spettacolo totale per vivere un’indimenticabile “Floyd Experience”

Meta-Moro, dalle polemiche alla vittoria, un Festival pirotecnico

eemal meta e moroFestival così erano anni che non se ne vedevano, anzi non se ne erano mai visti. Claudio Baglioni ha avuto il merito di svecchiare una manifestazione giunta alla sua 68esima edizione, l’ha rinnovata con il giusto mix di esperienza e giovinezza, per un risultato unico. Infatti gli ascolti sono stati da record, erano anni che il Sanremo non faceva il botto. Michelle Hunziker si è dimostrata un’ottima conduttrice, avrebbe potuto presentarlo da sola senza problemi. E infine Pierfrancesco Favino ha mostrato, ma lo sapevamo già, le sue doti di grande attore comico e drammatico. Chapeau per la recitazione de “La notte poco prima della foresta”, il dramma sociale dei migranti, cantato poi da Fiorella Mannoia.

Tutti hanno cantato Sanremo, Claudio Baglioni in primis che ha preso per mano l’Ariston e l’ha condotto verso un paradiso musicale, ricco di buoni sentimenti e ricordi, quello che dovrebbe essere il Festival di Sanremo, una grande festa popolare e nazionale, un po’ come la tregua olimpica, una settimana in cui pensare solo alle canzoni, quelle che a noi italiani fanno sempre sognare. Gli ospiti canori che si sono susseguiti sul palco potevano fare un festival bis, talmente era alta la qualità e Baglioni è stato bravo ad organizzare una grande sagra, per niente snob ma ricca di buoni sentimenti.

E sul podio Ermal Meta e Fabrizio Moro, per tanti una vittoria annunciata dopo le polemiche sul presunto plagio, rivelatosi una bufala, con la loro canzone dedicata alle vittime del Bataclan e al secondo posto Lo Stato Sociale. La band di Bologna ha portato una ventata di aria fresca, anche la musica indie può vincere (quasi) Sanremo. Bronzo per Annalisa, un po’ l’artista di casa, lei è di Carcare nel savonese ed a Sanremo è un’abituè.

Giusti i premi ad Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico che con la loro canzone ci hanno insegnato a volerci più bene, seppur con un momento di smarrimento durante il ritiro del premio e immenso Ron che ha portato Lucio Dalla a Sanremo, un legame mai interrotto.

Ma ci sarebbe tantissimo ancora da dire su questo Festival di Sanremo, dal cui palco ieri sera gli Elii hanno dato l’addio alla musica ed impensabile vedere il Super Giovane Mangoni all’Ariston, il supereroe che affronta “il governo e i matusa”, o il ritorno di Riccardo Fogli con Roby Facchinetti, Luca Barbarossa, Nina Zilli che forse avrebbe dovuto cantare una canzone meno impegnata.

E la città? Sanremo ha accolto il Festival, il suo figlio prediletto con eventi, manifestazioni collaterali e soprattutto la musica, portata nelle case degli italiani, perchè Sanremo è Sanremo.

Andrea Di Blasio

Inviato Avanti! per il Festival

Festival, tra presunti plagi e disturbatori promossa
la prima serata

sanremo-2018

Buona la prima. La serata d’apertura del Festival di Sanremo fa segnare una media di 11 milioni 600 mila telespettatori con uno share medio del 52,1%, numeri che superano quelli dello scorso anno quando al timone c’erano Carlo Conti e Maria de Filippi. Durante la prima serata non si è certo annoiati, promossa a pieni voti la conduzione del trio Baglioni, Favino, Hunziker, con le incursioni di Fiorello che hanno ancor di più animato una serata partita con il blitz di un contestatore, un disoccupato sanremese.

E ancora, il collegamento telefonico con Laura Pausini, affetta da laringite che sarà presente sabato, poi il duetto con Gianni Morandi e Tommaso Paradiso dei The Giornalisti, tanti piccoli grandi intermezzi fra le canzoni, vere e assolute protagoniste del Festival. Nel complesso buono il bilancio della prima serata, stonato dal caso di presunto plagio di Ermal Meta e Fabrizio Moro la cui canzone è molto simile a “Silenzio” presentata nel 2016 nelle Nuove Proposte, rischiando la squalifica dalla kermesse, esclusa però oggi da Baglioni

“Un grande risutato – ha detto il “dittatore artistico Claudio Baglioni – perché è inutile nascondere le ansie della vigilia. Forse è dovuto anche alla serenità che si è respirata dietro le quinte nei giorni scorsi”, riferendosi alla prima serata andata oltre le aspettative.

Comunque in sala stampa i protagonisti erano tutti molto soddisfatti, di come è andata la prima serata: “Che bello svegliarsi la mattina vedere che hai fatto il 52%”, ha detto Michelle Hunziker e questa sera sarà la volta del ritorno di Pippo Baudo sul palco dell’Ariston e delle prime quattro Nuove Proposte, in ordine di uscita: Lorenzo Baglioni con “Il congiuntivo”, Giulia Casieri “Come stai”, Mirkoeilcane “Stiamo tutti bene” e Alice Caioli “Specchi rotti”, quest’ultima proveniente da Area Sanremo.

Oltre ai giovani dieci Campioni che si esibiranno: Le Vibrazioni con “Così sbagliato”, Nina Zilli “Senza appartenere”, Diodato e Roy Paci “Adesso”, Elio e le Storie Tese “Arrivederci”, Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico “Imparare ad amarsi”, Red Canzian “Ognuno ha il suo racconto”, Ron con l’inedito di Lucio Dalla “Almeno pensami”, Ermal Meta e Fabrizio Moro “Non mi avete fatto niente”, Annalisa “Il mondo prima di te” ed i Decibel “Lettera dal duca”.

Nota di colore: nei giorni scorsi Baglioni aveva detto che il suo Festival non sarebbe stata una festa degli alpini, affermazione che ha un po’ fatto arrabbiare le penne nere. Oggi durante la conferenza stampa assieme a Favino ha intonato “Sul Cappello”, la popolare canzone dedicata allo storico corpo militare, chiudendo così la querelle con questo tributo canoro.

Al via il Festival Popolare italiano. Canti e corde, mantici e ottoni

festival popolareQuattro nuovi appuntamenti domenicali con il “Festival Popolare italiano – Canti, corde, mantici e ottoni” al Teatro Villa Pamphilj a Roma.

Artisti della scena italiana – e non solo – faranno conoscere la forza di una tradizione musicale che si rinnova continuamente e mantiene intatto il suo fascino.

Si parte domenica 11 febbraio, alle ore 11.30 con Giuliano Gabriele Trio (vincitore del premio Andrea Parodi e dell’Umbria Mei Folk Festival) e il suo progetto “Hypnotic Dance”, uno spettacolo volto alla scoperta della quintessenza della musica tradizionale del Sud Italia.

In questo progetto artistico sperimentale che profuma di “popolare” grazie agli ipnotici tempi di danza, trascendendo gli schemi sonori e vocali classici, Giuliano Gabriele alla voce, organetto, zampogna è accompagnato da Lucia Cremonesi alla viola e lira calabrese e da Eduardo Vessella ai tamburi a cornice e percussioni.

​​
Il festival proseguirà poi il 18 marzo (ore 11.30) Clara Graziano & Valentina Ferraiuolo, il 29 aprile (ore 18) “Stefano Saletti & Banda Ikona; il 27 maggio (ore 11.30) di scena gli Agricantus.

Il sottotitolo del festival “Canti e corde, mantici e ottoni” vuole testimoniare la varietà di sonorità, di strumenti e di stili che da sempre caratterizzano la musica popolare, folk, etnica, world.

​È la musica dell’incontro, capace di far dialogare tradizioni regionali differenti, ritmi e dialetti distanti, ma capaci di aprirsi al mondo e di contaminarsi creando nuovi linguaggi espressivi.​ Un insieme di musiche e di storie che rappresentano un patrimonio da tramandare e riscoprire per non perdere la memoria musicale – vero elemento identificativo di una comunità e di una nazione – ma pronto a reinventarsi, ad aprirsi al mondo, alle musiche che arrivano dai tanti migranti e artisti che vivono ormai stabilmente in Italia, di dialogare con le altre sponde del Mediterraneo e oltre.
Nella precedenti edizioni (la prima si era tenuta al Baobab di Roma, luogo che nasceva come centro di accoglienza per immigrati e si era trasformato anche in un centro policulturale) si sono alternati alcuni dei più importanti rappresentanti della scena popolare italiana, tra i quali Lucilla Galeazzi, Riccardo Tesi, Rocco De Rosa, Novalia, Orchestra Bottoni, Fink e Bigazzi, TaMa Trio di Nando Citarella, Mauro Palmas e Pietro Cernuto, Agricantus, Kabìla, Lavinia & Semilla, Giuliana De Donno e Gabriella Aiello, Unavantaluna, Banda Ikona, Raffaella Misiti e le Romane, Têtes de Bois, Lamorivostri, Canio Loguercio & Alessandro D’Alessandro, Cafè Loti.

Il Festival, con la direzione artistica di Stefano Saletti (polistrumentista e compositore, alla guida della Banda Ikona e di diversi ensemble internazionali di world music), si propone come nuovo spazio per la musica popolare, folk, etnica, world della Capitale. Un laboratorio di idee che nel nome dell’incontro e dello scambio si sta affermando come una vera e propria officina creativa.

Calendario e programma

11 febbraio 2018 ore 11.30 – Giuliano Gabriele Trio: “”Hypnotic Dance”

18 marzo 2018 ore 11.30 – Clara Graziano & Valentina Ferraiuolo: “Fiamma e scintilla”

29 aprile 2018 ore 18 – Stefano Saletti & Banda Ikona “Il canto del Sabir”

27 maggio 2018 ore 11.30 – Agricantus: “”Akoustikòs””

domenica 11 febbraio – ore 11.30 – Giuliano Gabriele Trio: “”Hypnotic Dance”

Uno spettacolo volto alla scoperta della quintessenza della musica tradizionale del Sud Italia, il ritmo, in un progetto artistico sperimentale che profuma di “popolare” grazie agli ipnotici tempi di danza, trascendendo gli schemi sonori e vocali classici. Con Giuliano Gabriele: voce, organetto, zampogna; Lucia Cremonesi: viola, lira calabrese; Eduardo Vessella: tamburi a cornice, percussioni.

domenica 18 marzo – ore 11.30 – Clara Graziano & Valentina Ferraiuolo: “Fiamma e scintilla”

Un duo femminile d’eccezione che vede in scena le melodie sinuose e sognanti dell’organetto di Clara Graziano, dialogare con i ritmi coinvolgenti dei tamburelli di Valentina Ferraiuolo. Un repertorio originale e storie fantastiche per attraversare, con raffinato gusto esecutivo, l’Italia e le sue musiche tra la tradizione popolare e le composizioni d’autore

domenica 29 aprile – ore 18 – Stefano Saletti & Banda Ikona “Il canto del Sabir”

Un concerto che diventa un cammino tra le strade del Mediterraneo. Un racconto in musica cantato in Sabir, la lingua del mare, dei porti, dei pescatori e dei marinai. Il risultato è un affascinante folk world-mediterraneo, meticciato, una miscela ricca di ritmi e melodie, suggestioni e colori. Con Stefano Saletti: bouzouki, oud e chitarra; Barbara Eramo: voce; Gabriele Coen: sax e clarinetto; Mario Rivera: basso acustico.

domenica 27 maggio – ore 11.30 – Agricantus: “Akoustikòs”

Una miscela musicale particolare creata dallo storico gruppo siciliano con strumenti tradizionali, elettronici, tecniche moderne ed arcaiche che trasportano l’ascoltatore in un viaggio in cui le tradizioni orali, le voci ed i rituali del Sud Italia e del Mediterraneo descrivono lontani territori musicali e di grande evocazione. Sul palco Anita Vitale (voce e pianoforte), Mario Crispi (strumenti a fiato etnici e arcaici, voce), Mario Rivera (basso acustico 6 corde, voce), Giovanni Lo Cascio (drum set – percussioni etniche).

Il Festival Popolare Italiano è realizzato in collaborazione con l’Associazione Ikona

DECADE, il nuovo album dei Calibro 35 in uscita il prossimo 2 Febbraio

calibro 35Record Kicks presenta DECADE, il nuovo dei Calibro 35 che celebra i dieci anni di carriera del combo Milanese.

Anticipato dal primo singolo SuperStudio già in alta rotazione su KCRW LA e BBC6, Record Kicks presenta DECADE, il nuovo disco dei Calibro 35 in uscita il 2 Febbraio.

DECADE è il sesto album in studio dei Calibro 35, tutto di inediti, la cui pubblicazione cadrà appunto a 10 anni dall’inizio dell’attività della band e che più che una celebrazione del decennale è una time capsule, in cui la band ha inserito tutti gli elementi di cui si è composta la sua storia finora, per volgere lo sguardo in avanti. Una delle poche band indipendenti italiane ad aver costruito un percorso progressivo e duraturo in ambito internazionale, i Calibro – guidati dal vincitore di un Grammy Tommaso Colliva – hanno mosso passi in molti campi e declinato il proprio stile, ormai riconoscibilissimo, su diverse forme di espressione musicale: non solo dischi e moltissimi live, ma anche colonne sonore, produzioni tv, sonorizzazioni, library music, libri e spettacoli teatrali.

Per la prima volta su questo disco Calibro 35 allargano anche alla fase di registrazione di un intero album la propria formazione ad una piccola orchestra composta da archi, fiati e percussioni: al fianco della classica band a quattro di Cavina, Gabrielli, Martellotta e Rondanini troviamo infatti gli Esecutori di Metallo su Carta, ensemble fondato dallo stesso Enrico Gabrielli con Sebastiano De Gennaro. Insieme a questo importante elemento di novità, troviamo – oltre alla strumentazione vintage a cui Calibro ci hanno progressivamente abituato come clavinet, farfisa, synth analogici, eko e chitarre fuzz – una serie di elementi nuovi come Dan Bau, Balafon e Waterphone. Ne viene fuori una creatura strana e atemporale simile alle avanguardie architettoniche degli anni ’70 come SuperStudio e ArchiZoom, non a caso omaggiati nei titoli e nella copertina del disco. Movimenti che esploravano modi diversi di osservare la realtà per creare soluzioni alternative a problemi comuni, riuscendo ad esprimersi in un linguaggio unico e personale ma comunque comprensibile e POP.

Dal punto di vista delle influenze musicali ritroviamo il crime-funk alla Calibro 35 perfezionato, esploso, espanso (“SuperStudio”), individuiamo le figure dei grandi compositori come Morricone (nella finale struggente “Travelers”), Bacalov e David Axelrod, affiancati alle influenze afrobeat e cosmic jazz: “Psycheground” suona come Tony Allen impegnato a scrivere la colonna sonora di una produzione vintage hollywoodiana, mentre Sun Ra si nasconde tra le pieghe ipnotiche di “Modo”. Anche grazie alla compagine allargata che ha costretto la band a confrontarsi con nuovi metodi compositivi, con “Decade” Calibro 35 si giocano definitivamente e ad armi pari la partita tra le grandi realtà mondiali di musica strumentale, band aperte a influenze musicali di ogni latitudine, impegnate in una sperimentazione godibile, espressiva e appassionata. I riferimenti spaziano da quelli di collettivi più affini per identità come Jaga Jazzist e Budos Band (“Pragma”) ad artisti della nuova scena di jazz e hip hop alternativo come Makaya McCraven, Yussef Kamaal e Oddisee (“Modulor”).

Dopo essere stati campionati da Jay-Z e Dr. Dre, aver condiviso il palco con artisti come Muse, Sharon Jones, Sun Rae Arkestra e Thundercat, aver dato nuova vita a un importante filone di genere della tradizione musicale italiana e esplorato lo spazio, i cinque Calibro si aprono definitivamente ad una contemporaneità che non ha barriere geografiche, grazie ad un istinto artistico che permette loro di muoversi fluidamente in una metropoli postmoderna, una città globale e multietnica fatta di infiniti grattacieli, che potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo di oggi o del prossimo futuro.
Calibro 35 – DECADE TOUR

30/01 Milano – Santeria Social Club / DECADE Listening Party
01/02 Foligno (PG) – Supersonic Music Club
02/02 Mosciano S. Angelo (TE) – Pin Up Disco Show
03/02 Conversano (BA) – Casa delle Arti
08/02 Torino – Mattia Hiroshima Botte
09/02 Padova – Cso Pedro
10/02 Bologna – LOCOMOTIV CLUB Bologna
11/02 Milano – Alcatraz – Milano
16/02 S. Maria a Vico (CE) – SMAV
17/02 Catania – MA Catania
18/02 Catanzaro – Off Officine Sonore Catanzaro Lido (CZ)
23/02 Roma – MONK Roma
24/02 Firenze – Auditorium Flog “Official”
25/02 Genova – CRAZY BULL GENOVA