Sanremo. Il Festival di tutti in stile Occidentali’s Karma di Gabbani

gabbani“Un Festival inclusivo e accogliente, capace di unire le persone”, il cui slogan potrebbe essere “Tutti cantano Sanremo e Sanremo canta tutti”. Così lo ha definito il Direttore Generale Rai Antonio Campo Dall’Orto. Sempre più social e sociale, peculiare nel suo oscillare tra il racconto del talento e degli eroi del quotidiano. Il dirigente ha, poi, voluto dare qualche numero di questo Festival dei record, che ha fatto registrare picchi di ascolti tra i più alti degli ultimi 10-12 anni (intorno al 50% di share): 2milioni di persone hanno seguito il Festival in streaming, 6 milioni sono stati i video scaricati attraverso Rai Play e 30 milioni di interazioni attraverso i social, in particolare da parte dei giovani tra i 15 e i 34 anni. E un accento particolare Campo Dall’Orto con Carlo Conti hanno voluto mettere proprio su questa nuova piattaforma social (Rai Play) creata, che ha permesso una fruizione più ampia dell’evento, soprattutto dagli adolescenti. E questo ha contribuito a giungere alla vittoria di coloro che sono stati i personaggi rivelazione di questo Festival: Ermal Meta, che ha vinto la serata delle cover con “Amara terra mia” e il Premio della Critica Mia Martini. Poi Lele, che ha vinto tra le Nuove Proposte con la sua “Ora mai”. E, infine, colui che ha sbaragliato tutti con la “profonda leggerezza” della sua canzone “Occidentali’s karma”: Francesco Gabbani. Un brano che si prepara ad essere la hit dell’estate, che parla della ricerca di benessere nelle filosofie orientali, che si tenta di capire, ma che non si comprendono perché troppo presi e distratti dal consumismo, dalla foga e dalla frenesia della vita quotidiana alienante che ci si costruisce con le nuove tecnologie, a tratti disumanizzanti, e che sicuramente portano ad occidentalizzare tutto, incentrando l’attenzione sull’apparenza e sull’attenzione all’esteriorità piuttosto che carpire la reale portata e il senso di queste filosofie che inseguono la ricerca di benessere e dell’equilibrio tra mente e corpo. “Una vittoria strepitosa e inaspettata, un sogno ad occhi aperti, una soddisfazione enorme che dà ancora più senso e significato a quello che ho fatto finora”, ha commentato il vincitore, confessando di essersi trovato in un “vuoto emotivo ed emozionale” al momento in cui è stato decretato il suo trionfo. “Ho sempre cercato di pormi con positività, ma avevo paura che questa leggerezza venisse mal interpretata”, portando l’attenzione più sul ritmo che sulle parole. L’unico uomo ad aver ricevuto, durante l’esibizione, un mazzo di fiori, insieme a Maria De Filippi che è stata l’unica conduttrice a non aver sceso le fatidiche scale. Se Sanremo ha avuto il suo portafortuna, ovvero il portachiavi con l’immagine di Conti, anche lui ha trovato il suo. “Credo –ha affermato Francesco- nello scambio karmico”, nell’empatia cioè che si riesce a costruire con il pubblico, con una comunicativa basata su un’empatia naturale, istintiva e immediata per un’attrazione carismatica del brano che ha fatto di Gabbani un cantante, cantautore, ballerino e coreografo. I passi di danza creati ed improntati sulla melodia incisiva, hanno contribuito a far scatenare l’Ariston. E, a proposito di Karma, se Tiziano Ferro è stato il super ospite protagonista della prima serata, sembra avergli portato bene, richiamando (con la sua presenza) alla mente la sua canzone omonima appunto, intitolata “Karma”, in cui l’artista di Latina duetta con John Legend. Ed a Sanremo, dopo l’esclusione tra i Big dei due duetti presenti in gara di Alice Paba e Nesli e di Giulia Luzi e Raige, sembra invece aver trionfato proprio un’altra sorta di duetto. Infatti il vincitore sul palco non era solo: era in coppia con ciò che ha sorpreso maggiormente positivamente gli spettatori, la famosa scimmia. Lo scimpanzé nascondeva il volto e il corpo dell’amico Filippi Ranaldi. E il duo con il gorilla ha avuto un effetto duplice: di divertimento ed anche interpretativo del brano. Se Gabbani nell’ultima serata si è presentato vestito in tailleur, per omaggiare l’eleganza sobria in black del Festival targato Conti (perfettamente in linea con la sua carnagione scura ben colorita di un nero abbronzato che tutti gli invidiano), non è stato così nelle altre puntate. Di solito indossava un maglione colorato (turchese, arancione e rosso) e pantaloni neri per non distogliere dalla portata del testo e per trasmettere e rappresentare la semplicità della gente comune, dell’uomo medio occidentale che vive il quotidiano; poi dopo l’abbigliamento si è trasformato in un espediente comunicativo e un po’ provocatorio, -ha spiegato Gabbani- perché la scimmia ha indossato i suoi vestiti e lui ha preso gli abiti della simpatica scimmia, vestendo i suoi panni con ironia divertente e pungente, a significare quasi che, dall’uomo del neolitico nulla o poco è cambiato e l’essere umano sembra proprio provenire dalla scimmia, di cui è un’evoluzione distorta e un po’ perversa, perché distolta dallo sviluppo forse troppo veloce delle tecnologie. E non è un caso se ha ottenuto il Premio Tim Music per la musica in digitale ascoltata in streaming sulla piattaforma. Ma, dopo essere stato prima escluso, poi ripescato per andare a vincere lo scorso anno tra le Nuove Proposte con la sua “Amen”, Francesco Gabbani è un giovane che non viene dai talent, ma si è fatto con la gavetta, con lo spirito di sacrificio, con la voglia di arrivare e la forza della determinazione e dell’intelligenza di chi si guarda intorno e osserva la realtà con spirito critico, oggettivo e brillante. Cosa non da poco con i tanti talenti di “Amici” presenti e la conduzione di Maria De Filippi. Ma perfettamente conforme allo spirito del Festival e agli eroi del quotidiano citati dal direttore generale. In primis, tra questi ultimi, la band rock dei “Ladri di carrozzelle” e poi il giovane Emanuele, che ora ha un contratto con la ‘Sugar’ di Caterina Caselli, ma è stato scoperto per caso. Un giorno alla stazione, mentre attendeva un treno in ritardo, ha visto un pianoforte; si è messo a suonare d’istinto e di getto in maniera spontanea, un passante gli ha fatto un video; ha postato in Internet e diffuso sul web la sua registrazione (che ha avuto 3 milioni di visualizzazioni in tre giorni: da record), la quale è arrivata sino alla nota cantante e ora produttrice discografica. Per questo la vittoria di Gabbani assume ancor più importanza. Ma, nell’ultima serata, sono stati assegnati anche altri premi oltre a quello finale: ben sette per l’edizione 67^ del 2017. Di quello ad Ermal Meta avevamo detto; poi quello per il miglior testo a Fiorella Mannoia per la sua “Che sia benedetta”; miglior arrangiamento a “Di rose e di spine” di Al Bano; Il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla a Fiorella Mannoia; il premio per i 55 anni di carriera a Rita Pavone e quello Asso Musica a Zucchero. Oltre a quello Tim Music a Gabbani appunto.

E non a caso il podio è stato composto proprio da “Vietato morire” di Ermal Meta (terzo), contro la violenza tra le mura domestiche e la cui frase più bella è, per stessa ammissione del giovane: “L’uomo che tu diventerai/Non sarà mai più grande dell’amore che dai”. Seconda Fiorella Mannoia e il suo inno alla vita, perfetta così com’è. “Siamo noi che la roviniamo con la nostra sete di potere, con le nostre invidie e i nostri egoismi; se ci estinguessimo il mondo andrebbe avanti ugualmente senza problemi in una perfezione divina”, ha affermato la cantante. “Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta/Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta”, dice la cantante nel testo, per finire con l’appello forse più importante: “A chi lotta da sempre e sopporta il dolore/
Qui nessuno è diverso nessuno è migliore./A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero”. Un invito a riscoprirsi tutti simili e vicini (che ricorda quello di “nessun grado di separazione” di Francesca Michielin, sempre arrivata secondo lo scorso anno), sfociato nel promuovere il numero solidale 45500 per la ricostruzione delle scuole nelle aree terremotate, che si concluderà martedì 14 febbraio. 3 milioni di euro sono stati devoluti per il progetto “Ricominciamo dalle scuole” a favore delle terre colpite dal sisma; hanno contribuito anche Francesco Totti (che ha donato a tale favore tutto il suo cachet) e Carlo Conti, che ha dato 100mila euro per questa causa umanitaria benefica, mostrando il bonifico effettuato tra le polemiche sollevate.

Tra le altre canzoni, interessante quella di Marco Masini “Spostato di un secondo”, che ben descriva come la vita possa cambiare da una frazione di secondo all’altro per sempre, irreparabilmente o in maniera sostanziale (vedi tutte queste calamità naturali). Quella di Gigi D’Alessio “La prima stella”, che lui ha dedicato alla madre che ha perso 32 anni fa, per tutti i cari che abbiamo in cielo e dunque un ricordo anche per tutte le vittime delle morti bianche nelle stragi terroristiche o in queste tragedie inaspettate come il terremoto. Ma anche quella di Paola Turci “Fatti bella per te”: invito ad accettarsi per quello che si è, a volersi bene, ad amarsi e amare il proprio corpo, a farlo per se stessi e non per gli altri, per stare bene, sereni in pace con se stessi e non per piacere alle altre persone. La cantante l’ha dedicata a se stessa dopo il terribile incidente avuto e la fatica che ha fatto per risollevarsi e reagire. Tra i giovani molto valida la voce di Lodovica Comello e la sua vocalità in “Il cielo non mi basta”. Più maturo è sembrato anche Michele Bravi. La sua “Il diario degli errori” lascia molto intravedere le influenze di Noemi, artista che conosce e stima: forti le somiglianze nelle movenze e nella sonorità graffiante di una voce rauca e arrotata nelle vocali e sillabe che accentua e allunga per enfatizzare l’accento che vuole porre su alcune di esse in particolare.

Carlo Conti voleva il top e per questo ha chiamato a fianco a sé Maria e c’è riuscito. Per lui ciò che conta (e quello che deve essere il compito di un direttore artistico) è la musica, il quadro delle canzoni che devono essere valide intorno a cui mettere una cornice appetibile di ospiti. E così ha fatto: i brani in gara sono stati molto belli. Perché Sanremo è Sanremo ed è tutta un’altra cosa: “qui tutto è diverso” ha confessato la De Filippi. Infine una nota a sancire quasi una sorta di continuità con lo scorso anno: “Portami via” di Fabrizio Moro, che ha dedicato alla figlia, ricorda molto “Un giorno mi dirai” degli Stadio che vinsero il Festival del 2016. Gaetano Curreri, tra l’altro, è una grande amico di Moro e i due hanno collaborato più volte insieme. Ed infatti è stato lo stesso Zucchero ad ammettere che qui nulla era cambiato, dopo esservi tornato a distanza di 14 anni: tutto è rimasto uguale, eterno come la musica.

Festival di Sanremo.
Ermal Meta, Crozza, Mika. La notte più lunga di tutte

Festival_di_Sanremo_2017Lunga, lunghissima, la più lunga di tutte forse. E intensa. Ḕ stata così la terza serata del Festival di Sanremo 2017, da cui è uscito il nome del primo vincitore (Ermal Meta per la cover di “Amara terra mia”) e dei primi esclusi: i due duetti di Nesli e Alice Paba (con “Do retta a te”) e di Giulia Luzi e Raige (con “Togliamoci la voglia”). Restano tra i giovani delle Nuove Proposte Lele (con “Ora mai”) e Maldestro (con “Canzone per Federica”). Ma a parte queste informazioni per dovere di cronaca, a fare la vera notizia della serata sono stati altri momenti importanti della terza puntata. Ovvero: un ‘appuntamento’ dedicato ai più piccoli, grazie al Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna; agli “eroi del quotidiano” con la 92enne Maria, un’ostetrica che ha fatto nascere circa 7642 bambini e ancora continua: sempre con il cellulare acceso anche di notte per correre immediatamente in caso d’emergenza, in ansia perché una sua paziente avrebbe dovuto partorire di lì a breve e lei non voleva mancare; l’ultimo bimbo che ha aiutato a venire alla luce è stato il 13 gennaio scorso, il primo (con cui ancora è in contatto) fu nel lontano 17 dicembre del 1942. “Aiutare a venire alla vita è una cosa entusiasmante –ha raccontato-, ma bisogna farlo vedendolo come fosse una missione”. Per questo per lei la canzone di Sanremo è: “Son tutte belle le mamme del mondo”. E poi la signora Mariuccia del pubblico, 105 anni, che ancora canta perfettamente ricordando benissimo a memoria “Quel mazzolin di fiori”. E poi l’esibizione dell’”Orquesta de Instrumentos Reciclados de Cateura (Paraguay)”, nata con la creazione di strumenti da oggetti riciclati e presi dai rifiuti di una discarica; dalla “spazzatura” (anche metaforica di un mondo che sembrava “ignorarli” e non volerli) sono arrivati ad essere i rappresentanti dell’Unicef (di cui ricorrono i 60 anni dalla fondazione). Gente che non aveva nulla, neppure una casa, come la piccola Celeste, e che ora può tornare a sperare e qualcuno si è potuto persino iscrivere al conservatorio. “Ci vuole fantasia ed anima e quelle non si possono comprare” per riuscire a fare tutto questo, ha affermato Maria De Filippi. “Dovremmo prendere spunto ed imparare da loro. Tutto ciò dovrebbe farci riflettere e, del resto, Sanremo serve anche a questo: ad offrire spunti di riflessione”, ha continuato Carlo Conti. Poi la vetrina di Maurizio Crozza: dopo l’imitazione del presidente della Repubblica Mattarella, stavolta ha preso le sembianze di Papa Francesco. A parte la polemica sulla corruzione della Chiesa e quella di carattere politico per cui ogni Governo è una cover (ossia una specie di rifacimento) del precedente e nulla sembra cambiare e mutare, toccante la parte conclusiva del suo discorso. Ci facciamo –ha notato- tutti prendere dalla nostalgia, “sempre lì a rimpiangere il passato”, come se ‘si stava meglio, quando si stava peggio’; invece lui ha invitato a seguire le parole dell’ex presidente americano Barack Obama: “se doveste scegliere un momento in cui nascere, scegliete sempre il presente”. “Oggi – ha continuato Crozza – i ragazzi e gli adolescenti fanno cose che le generazioni dei genitori si sognavano. I giovani sono precoci e noi li trattiamo e consideriamo come fossero una regressione della specie”. Un errore a suo avviso, per sottolineare di apprezzare ciò che si ha, senza piangersi addosso, con pessimismo e vittimismo che cronicizzano e non permettono di progredire e migliorare. Vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, con ottimismo e fiducia, con la voglia di cambiare. E ancora l’arrivo della star Mika. Tornerà anche il suo programma “Qui casa Mika” (“e qui tutto può succedere e succederà”, ha garantito il cantante), ma entusiasmante soprattutto il suo messaggio di vicinanza, universalità e umanità lanciato. “La musica può cambiare il mondo intorno a te –ha esordito-. Ti dà sempre una via d’uscita. Ti fa innamorare e cambia il colore della tua anima. Ḕ molto bello essere di tutti i colori ed è bello accettarli tutti; e se qualcuno pensa che uno sia meno bello e nobile degli altri, è meglio lasciarlo senza colori”. I colori sono quelli delle emozioni e dei sentimenti, della diversità così importante. Di certo è stato il momento più colorato della serata, con una coreografia alle sue spalle floreale e un’altra di fuochi d’artificio: per un’esplosione di ritmo, energia, danza, passione. Commovente il suo omaggio a George Michael, mentre venivano proiettati sullo sfondo fiocchi di neve che cadevano candidi come il ricordo dell’artista recentemente scomparso: “un regalo bellissimo di intensità ed emozione”, ha commentato Conti. Il presentatore si è soffermato, inoltre, anche su un altro aspetto che gli premeva sottolineare, rammentando il numero per donare per la “ricostruzione delle scuole” nelle aree terremotate del 45500. A tale proposito, ha precisato con fermezza e convinzione: “c’è da fare una riflessione. La nostra Italia si regge sul turismo, ciò vale soprattutto per una regione come la Liguria. Ma attenzione a non penalizzare ulteriormente le aree terremotate (come le Marche o l’Umbria). Cerchiamo di rimettere in moto l’economia in particolare lì, proprio grazie al turismo, altrimenti rischiamo di peggiorare le loro condizioni. Prima di andare per un weekend a Parigi o Londra, andiamo lì”. Infine è stato il momento di Luca&Paolo, che così hanno esordito: “questo palco fa davvero paura”. “In tutti questi anni non è cambiato nulla –hanno proseguito-. Questo è il secolo della paura”. Come dare loro torto? Basti pensare a tutti gli atti di terrorismo verificatisi a catena ovunque in tutto il mondo. Un riferimento indiretto e implicito, che richiama questa problematica tutta contemporanea; dopo aver ricordato le vittime delle emergenze naturali, o delle tragedie di vittime innocenti sul posto di lavoro (forze dell’ordine e altro), giusto citare le morti bianche per atti neri di un terrorismo cieco e cinico. “Abbiamo paura di tutto e tutti –hanno ripreso i due comici-. E la frase più comune è ‘c’è da avere paura’”, soprattutto perché non ci si fida più di nessuno. “In primis c’è la paura di svegliarsi e che tutto intorno a te sia cambiato”, hanno aggiunto, quasi una citazione del senso della canzone in gara di Marco Masini “Spostato di un secondo”: un invito a pensare come ci si comporterebbe se si potesse tornare indietro con la macchina del tempo, se le cose fossero andate diversamente ora come si starebbe, quasi un modo per adattarsi al cambiamento dei tempi, di un mondo che corre veloce e spesso si resta indietro, pieni di rimpianti e di nostalgia. Ma la cosa che conta è amarsi, aver amato, aver vissuto: “non rinunciamo ad amare” è la frase con cui si chiude la canzone, per cancellare l’amaro della rassegnazione. E proprio Masini ha scelto come cover quella di “Signor tenente” di Giorgio Faletti, per un omaggio alle forze dell’ordine che rischiano la vita ogni giorno e al cantante scomparso che la presentò proprio qui a Sanremo.

Ed è così che, da questo momento di profonda riflessione raccolta, si è passati con Luca&Paolo a una carrellata di “Ho paura che” in stile “Noi che” de “I migliori anni” di Carlo Conti. A cui si è aggiunta anche Maria De Fillippi, protagonista nella serie di “Mi fanno paura quelli che”, che ha lanciato. Impossibile rimanere impassibili di fronte all’acume e alla finezza dei loro spunti di riflessione. Pensiero su tutti: spesso è proprio il cambiamento a fare paura e si ha persino paura di amare e di voler bene appunto. Oppure, per l’appunto, di fidarsi e avere ancora fiducia, nonostante tutto.

Infine, tra gli altri ospiti presenti, ricordiamo Alessandro Gassman e Marco Giallini che insieme reciteranno nel film “Beata ignoranza” (in uscita nelle sale dal 23 febbraio prossimo) e che sono stati al centro di due fiction di successo: rispettivamente “I bastardi di Pizzofalcone” e “Rocco Schiavone”. E poi la figlia di Alain Delon (Anouchka) e la nipote di Jean Paul Belmondo (Annabelle), che in francese e in inglese hanno raccontato il loro legame con l’Italia. Le loro canzoni di Sanremo preferite? “Volare” di Modugno e “L’Italiano” di Toto Cutugno (del 1983).

Sanremo 2017: Crozza, la ‘legge’ del numero tre, l’appello di Nicotra

sanremo nicotraSanremo nel segno del numero tre. Carlo Conti lo conduce per il terzo anno consecutivo e il prossimo anno potrebbe fermarsi. Si cerca il suo sostituto e Maurizio Crozza lancia e cerca lo scoop: “so già chi sarà a condurlo nel 2018: Paolo Bonolis”. Sarà vero? Plausibile di certo (accadde già in passato). Intanto, si cerca di scrutare bene per indagare a fondo e riuscire a carpire qualcosa, captare qualcosa del nome ancora segreto (e forse sconosciuto) che sarà al timone del Festival il prossimo anno: ignoto, ma forse no, molte le ipotesi che si possono fare e pensare. Nel frattempo si è arrivati alla terza serata consecutiva. Tre sono gli anni compiuti proprio ieri dal piccolo Matteo (il figlio di Carlo Conti), che ha mandato gli auguri al suo pargolo ma anche a Paola (la figlia di Laura Pausini, nata lo stesso giorno). E se la conduzione spettasse a una donna o una coppia tutta al femminile? Pensiamo alla De Filippi stessa, magari accompagnata in duo dalla sua amica Sabrina Ferilli; oppure proprio a Laura Pausini, magari in coppia con l’altra artista straordinaria che è Paola Cortellesi (il duetto ha funzionato nel loro programma tenuto Laura&Paola appunto), la Cortellesi è stata qui a Sanremo a presentare con Albanese il film “Mamma o papà?” ed ha colpito per le sue doti artistiche (anche canore); ha detto che la sua canzone preferita sanremese è proprio “La solitudine” della sua amica. Dunque il Sanremo delle “larghe intese” potrebbe portare a tandem rosa molto riusciti anche inediti, per un tocco di novità non da poco. Pensando anche ad Antonella Clerici (dopo il suo programma “Standing ovation”) ne potrebbe nascere una serata tutta dedicata ai più piccoli al posto di quella delle cover, per una puntata incentrata interamente su canzoni di cartoni animati (tra l’altro Cristina D’Avena è stata qui sul palco dell’Ariston). Oppure coinvolgendo anche persone comuni. Ed è a tale proposito che è arrivata la vera notizia della seconda serata del Festival di Sanremo 2017: per quanto riguarda lo slogan “tutti cantano Sanremo”, oltre ai noti nomi di ospiti illustri, è salito sull’Ariston quello che è stato forse quello più “illustre” di tutti per la portata simbolica: Salvatore Nicotra. Il 69enne siciliano è stato premiato a Sanremo come dipendente modello: in 40 anni di carriera nel Comune di Catania, anche da vicesegretario dell’Ente, non si è mai assentato, neanche una volta; mai un permesso, mai un giorno di malattia. Anzi, ha anche cumulato 239 giorni di ferie non godute. Ma è stato il suo appello a scuotere gli animi, sollevare un moto di protesta e di sensibilizzazione delle coscienze, con uno sguardo critico severo ed oggettivo importante.
È stato un momento di riflessione intenso, drammatico e realistico, ma molto onesto da parte sua. “I contratti pubblici come il mio sono importantissimi. Noi dipendenti pubblici appunto siamo dei privilegiati. C’è una disoccupazione imperante, a un livello che supera il 40%, preoccupante. I giovani perdono lavoro dopo pochi mesi, 5 o anche meno. Un precariato che li distrugge, perché non perdono solo il lavoro, ma anche la dignità”. Chapeau. Tre poi sono le canzoni delle Nuove Proposte a rischio eliminazione “nominate”: quella di Nesli ed Alice Paba “Do retta a te”; “Ora esisti solo tu” di Bianca Atzei; “Togliamoci la voglia” di Raige e Giulia Luzi.
Se, per dirla con Tiziano Ferro, “tre fa il numero perfetto”, simbolo di precisione, in una ricorrenza quasi circolare, come un cerchio che si apre e si chiude a fine serata sono arrivati tre grandi comici: Enrico Brignano, Gabriele Cirilli e Flavio Insinna. Quest’ultimo potrebbe essere un buon conduttore di Sanremo e sostituto maschile di Conti. Ma anche Federico Russo con “Prima Festival” (e sempre in prima fila nel parterre) ha fatto un buon lavoro ed è molto esperto di musica. I due hanno lavorato insieme in “Dieci cose” e hanno funzionato. Non sarebbe male replicare la situazione. Anche Cirilli potrebbe dare un buon tocco ironico e di colore al Festival, una verve comica che potrebbe spettare proprio a lui donare a Sanremo, per vivacizzarlo con un tono più allegro e disinibito, per dare un’atmosfera di leggerezza. Si è, tra l’altro, dimostrato abile anche nelle imitazioni a “Tale e quale show”. totti
Ai tre comici romani della scuola di Proietti corrisponde il trio dei tre amici Conti-Panariello-Pieraccioni, “fratelli” per Carlo. Quest’ultima una delle tre reunion messe in campo dal conduttore toscano a Sanremo: dopo quella di Al Bano e Romina, dei Pooh, ora al Festival arriva quella di questi uomini di teatro d’altri tempi verrebbe da dire, degni del loro maestro. E, per ciò che concerne il futuro, a proposito di un domani imminente delle canzoni e non solo, tre i numeri che si possono formulare: il 475.475.1 per inviare un sms per votare i brani in gara oppure l’894001 da fisso; o ancora il 45500 per donare un contributo a sostegno della ricostruzione delle scuole nelle aree colpite dal sisma. E se Sanremo è un connubio di musica ed ospiti, è un multiplo di tre (ossia il sei) a indicare il numero di star intervenute nella seconda puntata.
Per un totale di sei, infatti, tra cui (rigorosamente in ordine): Francesco Totti, Robbie Williams, Giorgia, Keanu Reeves, Biffy Clyro, Sveva Alviti (che interpreterà Dalida nell’omonima nuova fiction di Rai Uno, in onda il 15 febbraio prossimo, che ha presentato e dove sarà al fianco di Riccardo Scamarcio; “una donna molto complessa e complicata, ma al contempo – l’ha definita Sveva- molto solare, come me e come tutte le donne. Per questo – ha aggiunto l’attrice- non ho dubbi sulla mia canzone di Sanremo: ‘Ciao amore ciao’”. Sconcertante la somiglianza tra le due).
Ma se molte canzoni sono un vero e proprio inno alla vita, dopo l’appello a favorire l’occupazione giovanile onesta e sicura e non più il precariato perenne e cronicizzato, l’altro aspetto focale e momento importante della seconda serata è venuto proprio da Maurizio Crozza: “facciamo il Festival della procreazione, spegnete le luci e fate l’amore e….speriamo che sia femmina, come si suole dire. ‘Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli italiani’, disse Massimo d’Azeglio in una sua famosa frase. La cito e la voglio riprendere per invitare tutti ad apprezzare l’importanza della vita e cogliere il vero senso della vita”, ha detto il comico. Spesso, infatti, come noto con la musica ci si innamora, ci si dichiara e un testo può fare da colonna sonora a una storia d’amore o un brano essere come la marcia nuziale: quel mezzo, quello strumento con cui si sancisce e corona il proprio amore, che conduce a quell’altare (reale, simbolico o metaforico), che è il tempio del cuore. Per questo è tanto più importante ribadire la profondità della musica nell’ambito della vita e dell’amore, per un romanticismo che non sia etereo o platonico, ma ben tangibile e concreto. Visto il successo dell’intervento di Nicotra, se è vero che “tutti cantano Sanremo” –come dicevamo-, un’idea potrebbe essere quella di far esibire gente comune, comunque cantanti non professionisti, amici degli artisti in gara, nella serata delle cover; ma sono tutte idee per un cambiamento di un Festival comunque valido, tradizionale, classico, ma sempre fresco, originale e nuovo. E se è stato proprio Maurizio Crozza a parlare di “Festival delle larghe intese” Mediaset-Rai, allora non sarebbe bene avere un Festival in linea con la spending review tanto declamata in passato? Un taglio dei costi di Sanremo (e dei tempi), magari sugli ospiti, con un notevole risparmio economico non guasterebbe, ma forse è giusto così: spendere e investire su star nazionali ed internazionali invitate a partecipare aiuta a fornire un’immagine del Festival più dignitosa e serve a nobilitarlo. Perché Sanremo è Sanremo. Anche se poter risparmiare aiuterebbe, soprattutto ora che ci sono molte emergenze umanitarie e cause sociali e solidali da sostenere, così che quegli stessi fondi sarebbero potuti essere devoluti lì, c’è bisogno anche di donare intrattenimento di alto livello per distrarre la gente. Per questo forse non si rinuncerà mai a “viziarsi” con gli ospiti, come a guardare Sanremo per concedersi qualche sorriso e un po’ di piacevole musica.

Barbara Conti

“Il Festival delle larghe intese” di Conti: Sanremo e Solidarietà

sanremo-2017-diletta-leottaLo avevano annunciato già a fine del maggio scorso ai “Premi tv 2016”. E come si fa per ogni promessa, hanno mantenuto l’impegno preso e anticipato che tante aspettative aveva destato nel pubblico. Per l’evento musicale per eccellenza dell’anno, il Festival di Sanremo appunto, non potevano che esservi alla sua conduzione due icone per antonomasia della tv: ovvero la figura storica che da tre anni lo presenta e ne è anche il direttore artistico (Carlo Conti) e colei che è diventata quella che potremmo ribattezzare “la regina dei talent” ossia Maria De Filippi. Quest’ultima è passata per l’occasione da Mediaset alla Rai ed è per tale motivo che il comico Maurizio Crozza, che avrà tutte le sere uno spazio a sua disposizione in cui intervenire per lanciare battute sprezzanti a personalità di spicco e regalare il meglio delle sue imitazioni classiche, ha parlato di “Festival delle larghe intese”. Di certo la comicità che porta Crozza, più indirizzata a carattere politico, non può essere paragonata a quella dello scorso anno di Virginia Raffaele (più leggera e divertente, incentrata più su un intrattenimento in senso stretto). Ciò, tuttavia, potrebbe essere di buon auspicio per veder intervenire sul palco dell’Ariston (dove salgono personaggi del mondo della danza, dello sport, della scienza, della medicina, del cinema) anche qualche figura istituzionale. Del resto, se la De Filippi è riuscita a portare il premier Matteo Renzi ad “Amici” non è impossibile pensare che questo possa accadere: sarebbe la testimonianza di un aiuto concreto e fattivo portato per una politica che si interessa veramente dei problemi della gente, agisce e si adopera attivamente. Soprattutto perché Sanremo è sempre più Solidale e impregnato di Sociale; un’impronta che ha voluto dare in maniera forte Carlo Conti. Anche quest’anno gli spunti non sono mancati: la campagna sociale per la ricostruzione delle scuole (“ricominciamo dalle scuole”) nelle aree terremotate, con la possibilità di inviare un sms al 45500. Oppure con la ricorrenza della Prima giornata nazionale contro il bullismo nella serata d’apertura del 7 febbraio. Non si sono voluti, infatti, ricordare solamente grandi della musica scomparsi come Claudio Villa (la cui morte, proprio il 7 febbraio del 1987, fu annunciata da Pippo Baudo) o di Luigi Tenco, omaggiato egregiamente e in maniera sentita da Tiziano Ferro, ma anche quegli eroi invisibili e quotidiani (cui è stato dedicato lo slogan di “tutti cantano Sanremo”) che danno la vita per gli altri tutti i giorni.
Ed è per questo che all’Ariston, dopo l’apertura in grande stile del cantante di Latina, è stata la volta da protagonisti di tutti gli esponenti delle forze dell’ordine e delle forze armate in vari campi (Guardia di Finanza, Soccorso Alpino, Croce Rossa, Protezione Civile, Vigili del Fuoco). Alcuni loro rappresentanti hanno raccontato esperienze forti ed emozionanti di quando si sono trovati a portare aiuti nelle aree terremotate. Estrarre persone vive sotto la neve, promettere a padri e madri che si sarebbero salvati i loro figli, portare del latte a dei bimbi per farli sopravvivere e sfamarli laddove le condizioni climatiche e di viabilità impossibilitavano ogni forma di circolazione o di comunicazione, con di fronte “uno scenario desolante” che si apriva davanti ai loro occhi, è qualcosa che è difficile descrivere a parole se non con il motto che è la loro regola ferrea da seguire come una legge inconfutabile: non mollare mai. Storie commoventi di uomini, ma anche di cani come il labrador che era tra di loro. Per loro sono sinergia ed umanità le parole chiave e questo “impegno civile” della kermesse canora continuerà anche nelle prossime puntate con Carabinieri e Polizia presenti. Intanto, in questa prima iniziale, a ribadire questo ruolo impegnato del Festival è intervenuto anche Raoul Bova a parlare del suo Progetto Sorriso (con il coinvolgimento della Nazionale Cantante a supporto e sostegno di questa causa benefica) dell’Associazione “Io ci sono Onlus” per creare un centro polifunzionale ad Amatrice. Finora i fondi sono stati trovati e forse presto si potrà partire attivamente con la sua costruzione dato il budget ormai stanziato; dopo sarà la volta di Accumuli e Arquata, cui si vuole ugualmente pensare perché anche lì c’è tanto bisogno di “ripartire”.
Ma non è solo questa la venatura solidale di Sanremo. Il Festival si tinge di sociale anche con l’altra importante campagna “Ma Basta”: movimento dal basso contro il bullismo capitanato e presidenziato da un adolescente di 16 anni, così come a presentarlo sono stati due suoi coetanei (Giorgio e Francesca). Si tratta di un progetto per debullizzare le classi a scuola e impedire ogni atto di bullismo; ma l’invito a denunciare e non avere paura di confessare qualsiasi forma di sopruso subito è riconducibile anche al cyber-bullismo, ha voluto precisare Conti. Tre i messaggi che i due ragazzi hanno voluto rivolgere: un appello alle vittime a parlarne anche con un amico; a genitori e docenti a stare vicini ai bullati; a tutti ad intervenire per dire basta. Non si tratta, infatti, di episodi trascurabili poiché possono indurre anche al suicidio (come volte accade, non ultimo ad esempio alla giovane Valentina, che si voleva buttare dalla finestra e salva per miracolo). Stop alla violenza fisica o psicologica. Se, al contrario, non si potrà mai dire basta alla musica e a Sanremo, a rafforzare e rincarare la dose contro ogni tipo di vessazione che violi la privacy, l’integrità fisica o morale della persona, è stata la presentatrice di calcio Diletta Lotta. Vittima di un atto illegale di appropriazione illecita di materiale personale, alcune sue foto private infatti le sono state rubate, messe in rete e diffuse senza scrupoli. Dopo lo sconcerto iniziale, ha deciso di reagire e denunciare. Se la sua presenza anticipa quella del capitano della Roma, Francesco Totti, nella seconda serata, la Lotta ha voluto ringraziare il conduttore definendolo, con una metafora calcistica appunto, “un presentatore che dribbla come Messi, segna come Cristiano Ronaldo, ha la forza di Ibrahimovic”.

Così fan tutte al Teatro Opera, dirige Speranza Scappucci

Una foto di scena dell' opera 'Così fan tutte' con la regia di regia di Graham Vick, Roma, 18 Gennaio 2017. ANSA/ UJFFICIO STAMPA +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++ +++EDITORIAL USE ONLY - NO SALES+++

Una foto di scena dell’ opera ‘Così fan tutte’ con la regia di regia di Graham Vick, Roma, 18 Gennaio 2017.

Gli appassionati di lirica con un sospiro di sollievo hanno veduto che finalmente si riparte e che il Teatro Costanzi apre la stagione 2017 su un libretto di Lorenzo Da Ponte con l’opera buffa Così fan tutte,in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart.
Attesa la “prima” di mercoledì 18 scorso alle ore 19.30, trasmessa in diretta su Rai Radio 3, anche perché la direzione è affidata alla bacchetta del Maestro Speranza Scappucci riconosciuta dalla stampa italiana e internazionale, nonché dal Musical America, come una delle direttrici emergenti tra le più interessanti. Recentemente ha debuttato all’Opera di Vienna riscuotendo un insospettato successo di critica e pubblico. Francamente, nonostante una buona dose di energia ed una certa grinta, la replica del 19 fisicamente ce l’ha presentata relegata nella parte destra della “buca”, mentre l’Orchestra dell’Opera spandeva note giuste ma sicuramente poco spavalde per la personalità prorompente di Mozart.

Nella conduzione la Scappucci accompagna anche i recitativi al fortepiano, secondo la tradizione settecentesca.Speranza Scappucci, direttore
Alla regia un grande ritorno, quello di Graham Vick che, dopo il Mahagonny della scorsa stagione, riesce di certo a stupirci con il sottile gioco d’ironie del capolavoro del grande salisburghese.
“Siamo molto contenti di avere con noi Speranza Scappucci – ha dichiarato il sovrintendente Carlo Fuortes – una musicista romana che ha già raccolto molti successi all’estero, di recente a Vienna, e che debutta da noi con questo Così fan tutte: l’Opera è uno straordinario esempio di teatro musicale per il perfetto equilibrio raggiunto fra libretto e musica”. Un particolare elogio si deve a delle splendide voci che rivelano la loro giovane età anche nei ruoli e che, sotto la guida del maestro e del regista, si sono sottoposte a un lavoro meticoloso che ha riguardato tutti, visto che in questa opera non vi sono ruoli che potrebbero essere definiti “secondari”.
Quest’opera è uno straordinario esempio di teatro musicale per il perfetto equilibrio raggiunto fra libretto e musica. Una caratteristica che impone un’assoluta valutazione del testo, sia dal punto di vista del canto che della recitazione.
La regia agile, le scenografie rutilanti e tanta aria d’infanzia che presenta il tutto come in un baby-garden per adulti, dona all’opera un’atmosfera carnevalesca che ben trascina lo spettatore nei suoi primi anni della puerizia ove tra ironia, inconsapevolezza e crescita impara senza misoginia alcuna a diventare adulto, ma soprattutto uomo.
Infine, l’orgoglio di tutto lo staff è che gli altri due capolavori della trilogia, Le nozze di Figaro e il Don Giovanni saranno programmati nelle prossime due stagioni sempre con la regia di Graham Vick: sicuramente un altro successo.

Guerrino Mattei

Prima nazionale al Sistina per il maestro di Tango Adriano Mauriello

MAURIELLOPrima nazionale al Teatro Sistina per il maestro di Tango Adriano Mauriello che porta in scena, sabato 11 febbraio, lo spettacolo “Revelaciòn, A la sombra de un tango abrazàme para siempre”.

Un appuntamento imperdibile, lo spettacolo teatrale che unisce una storia d’amore raccontata a passi di Tango Argentino.

Mauriello porta nella Capitale “Revelaciòn”, dopo essere stato l’unico italiano ospite d’onore al «Festival internazionale del Tango» di Buenos Aires, dove ha conquistato gli addetti ai lavori e la critica, che lo hanno definito lo «spettacolo più bello dedicato al tango che si sia visto negli ultimi decenni!».

Tutti gli stili del tango si fondono magicamente in uno stesso show, e l’originalità del ballo, della musica e della sceneggiatura diventa la cifra di uno spettacolo che ha per unico protagonista il tango.

Completamente diverso dai classici cliché degli spettacoli degli ultimi 30 anni: Revelaciòn ha un soggetto teatrale, una storia d’amore interpretata da attori protagonisti e ballerini di livello internazionale, che la fanno “vivere” al pubblico col supporto della musica dal vivo. Revelaciòn è la rivelazione della verità, contenuta simbolicamente in un baule rosso, per il cui contenuto la protagonista Catalina ha sacrificato la propria vita, cioè per amore di Alejandro, l’artista di strada che fa di tutto senza perdere i propri valori per realizzare il suo grande sogno di diventare ballerino, mettendo da parte un sentimento come l’amore, lo stesso che Catalina nutre per lui, il quale egoisticamente prova questo sentimento solo per il Tango.

Il giorno che arriva a consacrarsi come ballerino, si rende conto che Catalina, già affermata ballerina, dà la sua vita per amore. Lui ormai solo, comprende che il vero sentimento è l’amore e la forza che ti dà, non è l’obiettivo e la passione per la consacrazione di un artista, ma è l’amore che ti spinge oltre.

Coreografie, ritmo e musica si fondono per arrivare al cuore del pubblico, per trasmettere un profondo e significativo messaggio: fino a dove spinge l’amore? Perchè si sceglie di morire per amore? In fondo qual’ è la sua essenza? Con questo spettacolo si vuole dimostrare che l’amore è infinito e quando esiste ed è reale, spinge ovunque si voglia.

Adriano Mauriello, coreografo e ballerino dal 1997, con impegno e dedizione, nel 2005 ha fondato l’Accademia di Tango «A.n.i.t.a», mentre l’anno successivo ha iniziato la sua inarrestabile ascesa come primo ballerino nello spettacolo «Tango y baile»: un crescendo di popolarità che gli è valso il titolo di «Acadèmico honoris causa» dell’«Academia Nacional del Tango» di Buenos Aires.

Pur trattando un tema leggero non possiamo dimenticare gli eventi drammatici che hanno colpito il Centro Italia negli ultimi mesi, aggravati, dal peggioramento delle condizioni meteorologiche e dalle continue scosse dei giorni scorsi. Per questo motivo A.N.I.TA, Accademia Nazionale Italiana Tango, ha deciso di devolvere parte del ricavato della prima nazionale alle popolazioni delle zone colpite.

Nakariakov, il Paganini della tromba, in concerto con il gruppo I Musici

Il sensazionale trombettista russo Sergej Nakariakov ,”il Paganini della tromba”, e lo storico gruppo italiano I Musici, il primo a riscoprire Vivaldi, insieme in un concerto di musica barocca, con una puntata nel romanticismoSergej Nakariakov

Sabato 21 gennaio dicembre alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza, la IUC presenta Sergej Nakariakov, il più sensazionale virtuoso della tromba dei nostri giorni. Insieme allo storico ensemble I Musici eseguirà musiche di Bach, Mendelsshon e altri autori.

Sergej Nakariakov, che tra qualche mese compirà quarant’anni, non è un virtuoso della tromba ma “il” virtuoso per antonomasia di quello strumento così difficile da domare e del suo parente stretto, il flicorno. È stato definito “il Paganini della tromba” e anche “il Caruso della tromba”: potrebbe sembrare un’iperbole ma descrive perfettamente l’incredibile capacità del trombettsita russo di dare al suo strumento una morbidezza e una cantabilità che sembrerebbero precluse alla tromba e che ricordano il violino e la voce. Ne darà una prova stupefacente l’ascolto del Concerto in re minore per violino di Felix Mendelssohn, che Nakariakov suonerà con la tromba, gareggiando in agilità, cantabilità e delicatezza di sfumature con lo strumento che fu di Paganini. Eseguirà anche un’altra trascrizione di un brano concepito per strumenti ad arco, la celeberrima Aria sulla quarta corda di Johann Sebastian Bach. L’occasione di mettere in mostra il lato pirotecnico del suo sbalorditivo virtuosismo gliela offriranno le Variazioni sul “Carnevale di Venezia” di Jean-Baptiste Arban, che è stato un cavallo di battaglia dei più grandi virtuosi della tromba degli ultimicentocinquant’anni.

Insieme a Nakariakov suonano I Musici, lo storico gruppo di strumentisti fondato a Roma nel 1952, che celebra dunque nel 2017 il suo sessantacinquesimo anniversario. Hanno avuto un ruolo fondamentale nella riscoperta della musica del barocco italiano e di Vivaldi in particolare: basti dire che la loro incisone delle Quattrio stagioni ha superato i 25 milioni di copie vendute. Nel tempo naturalmente i dodici elementi dell’ensemble sono cambiate, ma immutate sono rimaste l’altissima qualità del gruppo, la perfezione tecnica e la bellezza del suono, Oltre ad accompagnare Nakariakov, I Musici eseguiranno due Concerti di Arcangelo Corelli e Francesco Geminiani e una Sinfonia di Carl Philipp Emanuel Bach, il più noto dei figli del grande Johann Sebastian.

Il Coro della Collina. La battaglia di Mentana
in musica

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Il-coro-della-collina

Chiesa San Nicola ore 21.00 La battaglia di Mentana fu uno scontro a fuoco avvenuto nel Lazio a due passi da Roma nel 1867. L’evento bellico si svolse a novembre, quando le truppe pontificie (coadiuvate da un battaglione francese) si scontrarono con i volontari di Giuseppe Garibaldi, diretti a Tivoli per sciogliere la Legione essendo fallita la presa della Capitale per la mancata insurrezione dei romani.

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Il Maestro Ludovico Versino

Questa sera però con circa 150 anni di ritardo, ma con la gioia  natalizia nel cuore, gli amanti del bel canto si ritroveranno nella Chiesa di San Nicola a Mentana per un concerto vocale offerto da “Il Coro della Collina”, nato nella primavera del 2013 dall’idea di alcuni inquilini del condominio solidale “la Collina del Barbagianni”, una comunità di cinque famiglie che alcuni anni fa ha realizzato il sogno di andare ad abitare insieme in un casale della periferia romana. L’idea di radunare attraverso il canto d’assieme altri amici, amici ed… amici degli amici, con cui condividere in allegria alcuni momenti del proprio tempo libero è stata una naturale prosecuzione di questo stile di vita sotto la  direzione sapiente, ironica e generosa del giovanissimo maestro Dodo Versino, già direttore del Coro Cantering e dell’Anonima Armonisti.

L’organico, che alle prime prove contava solo una quindicina di elementi “diversamente giovani”, nel tempo si è allargato ed è arrivato a superare i cinquanta cantori “non più esattamente pischelli” (per dirla con le amorevoli parole del giovane direttore).

Ludovico (Dodo) Versino, nato a Roma nel 1982, sin da piccolo sviluppa una grande passione per il canto corale: il padre è corista e il piccolo non si perde un concerto. Nel frattempo studia pianoforte classico. A sedici anni entra nel coro Entropie Armoniche come basso. Con la maggiore età intraprende la carriera di attore, partecipa ad alcuni spettacoli in teatro e, in tempi recenti, lavora come doppiatore. Parallelamente collabora come tastierista in alcuni gruppi rock. Nel 2003 fonda il settetto vocale a cappella Anonima Armonisti, di cui è attualmente direttore, arrangiatore e basso.

Il repertorio è costituito sostanzialmente da alcuni tra i più bei brani della tradizione popolare regionale ed internazionale, ma non si disdegna tutto ciò che è… cantabile!

Alcuni coristi li conosciamo già attraverso le professioni che esercitano. Per loro cantare è levare al cielo la propria soddisfazione per avere il dono più usato  ma meno apprezzato dall’umanità: una bella voce. La casa dei cori vocali ha porte sempre aperte per tutti. Dentro vi “abitano” medici, operai, impiegati, cardiologi, neurologi, casalinghe, studentesse, cameriere e tutta l’umanità che abbia voglia di stare insieme e portare sollievo a quanti ne richiedano, magari afflitti in nosocomi o luoghi non sempre di svago e di sana ilarità come scuole od asili, a vantaggio di tutta la collettività.

Coristi: (Soprani): Beatrice Lombardo, Paola Pietrini, Marta Dante, Cinzia Armelisasso, Francesca Emmi Lucia Valdarnini Stella Bacalov Maria Grazia Onorato, Marisa Mercurio, Alessandra Libotte, Silvia Fasciolo, Milena Muià. Cynthia Forghieri, Sabrina Mori, Angela Digaetano;

(Contralti): Silvia Prosperi, Sabrina Dalla Vecchia, Maria Luisa (Chicca), Valenti Elena Lungaro, Maria Bachelet, Chiara Giuli, Cristina Ferrini, Enza Boccia, Maria Rita Amari, Silvia Romiti, Francesca Lorenzini, Patrizia Lauricella, Virginia Venturiello, Cecilia Fortunato, Carla Germani, Letizia Ceccarelli, Daniela Cacace, Cecilia Mochi, Manuela Montagner, Tonina Gardu, Simona Buscemi.

(Tenori): Andrea Bernardini, Enrico Grillo, Nino Pernice, Giacomo Muratori,
Alberto Barone Ricciardelli, Tommaso Giuntella, Andrea Coscetti, Franco Ranucci, Saverio Vittori, Ida Taviani, Andrea Serra.

(Bassi): Carlo Malfatti, Enzo Cardogna, Filippo Gelosi, Gigi Versino, Giorgio Benigni, Giovanni Bachelet, Marco Nardis, Massimo Corsi, Michele Dau, Andrea Taviani.

Guerrino Mattei

Cavalleria e Pagliacci
in scena
al Pergolesi di Jesi

William Graziosi

William Graziosi

Al termine della stagione lirica 2016 del Teatro Pergolesi di Jesi è andato in scena, il 2 e 4 dicembre scorsi,  un nuovo allestimento di Cavalleria Rusticana e Pagliacci, rispettivamente di Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo, della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con Opera Théâtre de Metz Métropole e Opèra de Toulon. Sul podio Daniel Martinez Gil de Tejada, direttore spagnolo noto nei palcoscenici internazionali, direttore musicale di Òpera a Catalunya e presenza costante all’Òpera de Sabadell di Barcellona.

La regia è firmata da Paul-Émile Fourny, che torna nella città federiciana dopo il successo di Werther nel 2007. Le scene sono state curate da Benito Leonori; i costumi da Giovanna Fiorentini; le luci da Fabrizio Gobbi. Assistente alla regia Giovanna Spinelli; alle scene Elisabetta Salvatori. Ha suonato l’Orchestra Sinfonica “G. Rossini”. Il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è stato diretto da Carlo Morganti e quello delle voci bianche, il Pueri Cantores “Domenico Zamberletti”, da Gianluca Paolucci.

Da addetti ai lavoro spesso non ci rendiamo conto come mai nelle piccole realtà o in ottimi teatri di provincia tutto ciò che si ascolta si sente, si capisce, e si fruisce meravigliosamente. Non sarà che il vecchio adagio popolare che tutto “dipende dal manico”, cioè dalla guida di chi ne è a capo, soprattutto nei grandi e sfarzosi allestimenti è attuale, e che i troppi soldi erogati politicamente spesso si perdono in rigagnoli clientelari sempre sotterranei e difficili da individuare?

Questo non fa parte della  nostra professione di critici musicali ma conviene ricordare che l’amministratore delegato della Fondazione Pergolesi di Jesi, William Graziosi,   fa salti mortali per amministrare senza sprechi un teatro  “pulito”: riesce a tenere il bilancio a pareggio con fondi pubblici che raramente  sforano i cinquecentomila euro a stagione.

Pagliacci-foto-di-scena

Pagliacci-foto-di-scena

Il 29 novembre scorso è stato rieletto nel direttivo nazionale dell’ATIT (Associazione Teatri Italiani di Tradizione), presso la sede dell’AGIS a Roma, nel Consiglio di presidenza a fianco del nuovo presidente Gianfranco Gagliardi, confermandosi in un ruolo già rivestito con grande impegno nel triennio 2013-2016 sotto la reggenza di Giuseppe Gherpelli.

La storia delle due tragedie è arcinota al grande pubblico. Purtroppo sono destinate quasi sempre per la loro breve stesura ad essere rappresentate insieme, nonostante che Cavalleria Rusticana, sanguigna, dai toni aspri e le passioni violente, sia una delle più belle opere in circolazione, diretta per la prima volta al Costanzi di Roma nel maggio del 1890.

Per il  melodramma di Mascagni, in un atto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dal dramma omonimo di Giovanni Verga, tutti gli interpreti sono stati liricamente eccezionali, agili su un palcoscenico impervio, allestito scenograficamente con dune di sale che si trovano in Sicilia lungo il Mediterraneo, testimoni anche della crudezza e la povertà ambientali. Personaggi e interpreti principali: Santuzza  Norma Fantini, Turiddu Alin Stoica, Alfio Fabian Veloz, Lucia Giovanna Lanza,  Lola Cristina Alunno.

cavalleria-rusticana

cavalleria-rusticana

Pagliacci,  la cui prima rappresentazione avvenne al Teatro Dal Verme a Milano nel 1892,  è un dramma in un prologo e due atti, opera relativamente corta che ha  bisogno sempre di essere accoppiata: il solo atto di Cavalleria ben la supporta. Personaggi e interpreti: Nedda Maria Teresa Leva, Canio Ilya Govzich, Tonio Fabian Veloz, Silvio Modestas Sedlevičius, Beppe Christian Collia.

Rappresentate per la 49/a stagione Lirica di Tradizione  del Teatro G. B. Pergolesi, le due opere una riflessione la legittimano a chi segue la lirica per mestiere: perché gli interpreti in questi allestimenti, quasi tutti, non sono della terra ove il bel “si” suona?

Guerrino Mattei

“Come eravamo”. La storia d’amore di due persone agli antipodi

come-eravamoAmori che fermano il tempo, e magari non si consumano, ma conquistano l’anima per sempre. Il regista Francesco Bellomo, anche autore del testo con Mauro Graiani e Riccardo Urterà, dedica il suo nuovo spettacolo, “Come eravamo”  in scena al Teatro Tirso dal 7 al 18 dicembre, ai sentimenti… quelli che restano nonostante lo scorrere del tempo, quelli che quando esplodono lasciano un segno indelebile e niente sarà mai più lo stesso.

Passeranno i giorni, gli anni ma quegli amori non li dimenticheremo. Mai. Il protagonista Giulio Corso, sul palco con Alessandra Ferrara, Marco Paolo Tucci, Federica Pinto, Ilenia Tocco, Eleonora Bruno,  vive la storia di uno di questi amori, un viaggio nel tempo, sul fiume dei ricordi e delle passioni.

Dagli sfavillanti anni ottanta fino ai nostri giorni, si consuma la storia d’amore tormentata di due persone agli antipodi. Sonia è un’operaia e promessa sposa di Augusto, titolare del cotonificio dove lei lavora. E’ una ragazza semplice, razionale, che aspira ad una famiglia e ad una vita borghese, sicura e senza stenti; quella che proprio Augusto le può dare.

Eppure l’incontro con Andrés, un famoso ballerino argentino dal carattere passionale e travolgente, sconquassa tutte le sue certezze e le fa scoprire una passione che non sapeva di avere. Lei e Andrés sono razionalmente inconciliabili, ma le loro anime sono affini, fatte l’una per l’altra. Questo Andrés lo capisce subito, dal primo sguardo e la purezza di Sonia lo cattura e lo travolge.

Le loro prospettive di vita sono distanti anni luce, ma Sonia non riesce ad ignorare ciò che Andrés le suscita nel profondo e mette in discussione tutte le sue certezze, tutti i suoi progetti che, fino a quell’incontro, sembravano solidi e inattaccabili… come il matrimonio con Augusto. Sullo sfondo di questa travolgente storia d’amore c’è uno spettacolo di musical da montare, regalo di Augusto alla sua amata Sonia che ha sempre sognato di fare la protagonista di un musical e per il quale Augusto ha scritto il copione e ingaggiato il noto coreografo Fred e come corpo di ballo Lara, Sara e Chiara, anche loro come Sonia sue dipendenti al cotonificio.