L’Italia è con Genova

Il crollo del ponte “Morandi” ha provocato decine di vittime e numerosi feriti. Il Ponte è un passaggio obbligato per tutti quelli che passano lungo la A10, l’autostrada che costeggia tutta la Regione.
Immediatamente sono scattati i soccorsi, centinaio sono i dispersi. Una cinquantina di sfollati. Questo è il momento del lutto e del silenzio. Numerosi Comuni, in tutt’Italia e anche all’estero esprimono la loro vicinanza ai cittadini genovesi e al nostro Paese.
Il Comune di Napoli, con il Sindaco De Magistris, ha annullato la tradizionale “Notte della Tammorra” che si tiene ogni anno a ferragosto e vede protagonisti validissimi nomi della musica partenopea e meridionale. La manifestazione organizzata da Carlo Faiello avrebbe previsto quest’anno ospiti come Lina Sastri, Fiorenza Calogero e tantissimi artisti impegnati sulla ricerca etnomusicale.

Ma tantissimi sono i messaggi e le iniziative di solidarietà e di cordoglio.
In quel che dovrebbe essere il momento del silenzio e della riflessione non sono purtroppo mancati episodi di strumentalizzazione e sciacallaggio politico.
Invece si ripropone l’urgenza di implementare lo sviluppo di opere come la Tav e il potenziamento di altre infrastrutture su ferro (Tav, per esempio). Il trasposrto su gomma va affiancato immediatamente da importanti opere che rilancino un sistema di collegamenti sicuri, rapidi e in grado di garantire fiducia agli investitori.

Ma il confuso Ministro Toninelli invece di aiutare i soccorsi accusa e lancia improperi. Ma è fresco il ricordo di quando altri nel suo movimento parlavano della “favoletta del ponte che può crollare” e che invece (secondo loro) avrebbe potuto durare cent’anni. Continua la battaglia tutta rivolta al passato dei grillini che , ricordiamo, si opposero alla Gronda di Genova il cui obbiettivo consiste nell’alleggerire proprio il carico sulla autostrada A10 e sul ponte crollato.

Si continua a spacciare idee assurde e passatiste che porteranno il nostro Paese a essere sempre più inaffidabile (No Tav, No Terzo Valico..e così via (No Tap e No Pedemontana.
Propganda. Ma propaganda pericolosa. Molto pericolosa. Una battaglia contro tutto ciò che sappia di futuro.
A tutto questo oggi rispondiamo con il silenzio per il rispetto delle vittime della tragedia. Dopo occorrerà davvero una riflessione che stoppi questa corsa malata e demagogica.
Ci stringiamo attorno alle vittime e ai loro familiari.

Massimo Ricciuti

Disubbidienza civile contro il pregiudizio della ministra no vax

Sono sempre stato affascinato, fin dalle scuole inferiori, dai progressi della scienza. Mi ha impressionato scoprire che anni e secoli di sperimentazioni in campo scientifico e in campo medico hanno consentito enormi passi avanti al genere umano, che malattie che un tempo erano mortali sono state debellate, e che quasi tutti gli esseri umani erano orgogliosi degli enormi successi della ricerca. Se il mondo avesse avuto paura della ricerca e della scienza, saremmo al medioevo, guarderemmo con sospetto ai boschi e ai suoi abitanti, ci chiuderemmo in casa sbarrando le porte al primo canto di una civetta, ritenendolo presagio di funeste sventure.

Pensavo che tutto questo fosse normale, ma non avevo ipotizzato (mea culpa) l’arrivo di una ministra grillina alla Sanità, che abbracciando in pieno le teorie, senza alcun fondamento scientifico, del cosiddetto popolo “no vax”, si sarebbe inventata delle disposizioni, tra l’altro confliggenti con il disposto che prevede per le regioni competenze in materia sanitaria, in base al quale non è più obbligo vaccinare i bambini per l’ingresso nelle scuole. Se la solerte grillina Grillo (guarda caso, si chiama proprio così) abbia valutato l’impatto dei suoi atti, non è dato sapersi. Ma tant’è. Basterà una bella autocertificazione, ergo, un pezzo di carta da formaggio su cui un genitore si prenderà la responsabilità di attestare l’avvenuta vaccinazione e il gioco è fatto. Con buona pace della sicurezza e dei coscienziosi genitori in regola con i progressi della scienza.

Le disposizioni grilliche hanno subito provocato la sollevazione dei presidi che, a ragione, hanno cercato di spiegare problemi e difficoltà nell’applicare il pensiero della ministra. Ma c’è di più. Nessuno, ad esempio, ha pensato al ruolo delle amministrazioni locali nella gestione delle emergenze sanitarie. E allora, gentile ministra Grillo, dato che è diventato ormai di moda prendersela con i sindaci, mi dice che responsabilità avrebbe un primo cittadino, sulla base delle sue scriteriate direttive, se un bambino non vaccinato, entrato in un asilo nido comunale, facesse dilagare un’epidemia? Andrebbe diritto in galera, in quanto autorità sanitaria, o potrebbe appellarsi alla sua intelligenza e lungimiranza?

Sa, siamo stati abituati a pensare che non si scherza con le vite dei bambini, ma non so se lei la pensa uguale, o se forse, in ottemperanza alle sue convinzioni no vax, è pronta a sacrificare generazioni intere di quella che potrebbe essere la nostra meglio gioventù. Io un’idea ce l’ho. Contro la sua incompetenza, potrebbe servire solo la disubbidienza civile. Legge o non legge.

Leonardo Raito

Lotta di classi (di età) e pensioni

Purtroppo è possibile una lettura particolarmente cruda del problema economico che ci sta di fronte. I gialloverdi hanno bisogno di un fiume di soldi per mantenere le loro promesse elettorali. Potrebbero tentare di trovarli innanzitutto promuovendo uno nuovo e robusto sviluppo. Ma l’Italia è su questo punto la maglia nera d’Europa (da oltre un decennio) non certo per caso. Le cause sono tante, continuamente e giustamente sottolineate, ma si trascurano spesso le due più importanti. Anzi, si guardano le pagliuzze ignorando le travi. La prima trave è che siamo un Paese di vecchi e che mai (ovviamente) la vecchiaia è stata un motore per lo sviluppo. La seconda trave è stranamente poco nota all’opinione pubblica. I giovani sono pochi, troppi di loro (i più preparati) vanno all’estero, ma soprattutto -questo è il punto- sono i meno istruiti tra quelli dei Paesi avanzati. Per numero di laureati in percentuale rispetto alla popolazione, siamo infatti intorno al 34º e ultimo posto tra i Paesi dell’OCSE. Sembra incredibile, ma è così.  

Se siamo un Paese di vecchi, se i pochi giovani sono i meno istruiti e se conseguentemente la nostra competitività declina continuamente, occorrerebbe una straordinaria mobilitazione nazionale per le nascite, per la scuola e l’università. Ma a parte le chiacchiere (poche persino queste) la mobilitazione non si vede. E non c’è da stupirsi. Anche se si prendessero decisioni immediate ed efficacissime, i risultati si otterrebbero a lunghissimo termine, non foss’altro perché un neonato impiega vent’anni a diventare adulto. I politici, come si sa, hanno bisogno di risultati subito, prima delle elezioni (sempre imminenti) e quindi parlano d’altro.

E allora? Dove si trova il fiume di denaro? Si potrebbe lanciare una grande campagna contro l’evasione fiscale, che è a livello non europeo ma sudamericano e sottrae molto più di 100 miliardi all’anno alle casse dello Stato. Per non parlare dei 104 miliardi di contributi evasi (accertate ma non riscossi) dall’INPS. Tema che non sembra appassionare il presidente Boeri. Ma i risultati sarebbero difficili da conseguire, la campagna sarebbe disastrosamente impopolare ed è diffuso il sospetto che molte piccole aziende, se pagassero davvero correttamente le imposte, fallirebbero.

Ecco allora l’alternativa possibile, che sembra la preferita dai Grillini: cercare i soldi nelle tasche dei pensionati. Con la campagna sui vitalizi degli ex parlamentari, già hanno creato un precedente aggredendo la più impopolare delle categorie e già sono riusciti a etichettare come un furto le quote di pensione percepite dai cittadini ma non coperte dai contributi versati. Per gli anni dal 1969 (data della riforma pensionistica Brodolini che ha perfezionato il metodo “retributivo”), sino al 1996 (data dell’entrata in vigore della riforma Dini) mai i contributi hanno costituito una copertura sufficiente per le pensioni erogate. Dai militari ai poliziotti, dagli elettrici ai ferrovieri, sono milioni i pensionati particolarmente privilegiati, cui si aggiungono tutti i rimanenti (comunque privilegiati rispetto a oggi) che hanno goduto tra il 1969 e il 1996 della riforma Brodolini e dei successivi ulteriori vantaggi erogati. Nel 2001 ad esempio (è il caso più clamoroso) 531.752 dipendenti statali prendevano la pensione dopo essersi ritirati dal lavoro tra i trenta e i quarant’anni, con 15 anni (le donne) e 20 anni (gli uomini) di contributi versati. Il tutto grazie a una legge del 1973. Il risultato finale è che, tra i contributi versati e le pensioni percepite, esiste a favore degli anziani uno sbilancio complessivo di circa 46 miliardi all’anno. Si tratta di una grossa torta, che fa immensamente gola aiGrillini. Sdoganata la teoria che i 46 miliardi sono il frutto di un furto, messe in stato di colpa alcune generazioni di anziani, possono predicare che va ottenuta la restituzione del maltolto per proteggere i più deboli. Possono cominciare a saggiare la capacità di reazione delle categorie colpite (e soprattutto la determinazione della Corte Costituzionale nel difendere il principio di non retroattività delle leggi) tagliando come assaggio qualche fettadella torta. Adesso attaccano i redditi netti sopra i 4mila euro. Poi si vedrà. Magari, quando incalzeranno situazioni eccezionali di bisogno, si potrà scendere a 3mila, o a 2mila, oppure inventare qualche abile forma di prelievo più fantasiosa e propagandisticamente spendibile.

Due anni fa, ho scritto un libro, con la prefazione di Giuseppe De Rita, intitolato “Lotta di classi tra giovani e vecchi?“. Vedevo, sulla spinta del Grillismo nascente e della “rottamazione cara a Renzi, la prospettiva che dalla vecchia “lotta di classe si passasse alla “lotta di classi” di età. E quello che sta avvenendo. Il movimento 5 Stelle, agli anziani, cerca di togliere la pensione, con il sostegno anche di una propaganda pauperista e rancorosa nei confronti delle vecchie classi dirigenti (specialmente della prima Repubblica), meritevoli di una punizione per aver tolto ai giovani (questa è la tesi esplicita di Di Maio) una dignitosa prospettiva per il futuro. L’obbiettivo pratico e finale, neppure nascosto, è una operazione Robin Hood consistente nel togliere ai vecchi “privilegiati” per dare alle loro presunte vittime, ovvero ai giovani disoccupati.

Questa narrazione è ormai in fase avanzata e i politici della prima Repubblica che hanno costruito il generoso sistema pensionistico oggi contestato vengono ormai da tutti (non dai soli Grillini) dipinti come degli irresponsabili. Il ministro socialista Brodolini, padre della riforma pensionistica approvata nel 1969, potrebbe sembrare il primo colpevole. Certo (specialmente negli anni ‘70) sono stati commessi gravi errori e leggerezze. Ma si dimentica che, nei tre anni precedenti la riforma Brodolini, il prodotto nazionale lordo era salito non dello “zero virgola qualcosa” (come oggi siamo abituati) bensì complessivamente del 20 per cento: a livelli più che cinesi. Si dimentica che nel 1970 il sistema previdenziale spendeva 100 ma incassava 105,3 ed era pertanto largamente in attivo. Potevano immaginare i governanti di allorache, per la catastrofica crisi delle nascite e per la disoccupazione, nella seconda Repubblica, ad esempio nel 2002, lo stesso sistema previdenziale avrebbe speso 100 e incassato 72,7?

La lotta di classi ormai evidente ha certo per i proponenti delle difficoltà. La prima è ovvia. Purtroppo gli anziani, con le loro pensioni, mantengono spesso figli e nipoti. La seconda è facilmente intuibile. La paura e l’incertezza che si introduce nella vita dei pensionati diminuirà i loro consumi, abbattendo ulteriormente la domanda e quindi aggravando il ristagno economico. La terza difficoltà è forse troppo sofisticata per essere percepita dai nuovi governanti pentastellati. I mercati e gli investitori sono scoraggiati dall’incertezza del diritto. Già essa èalta in Italia per la tradizionale lentezza e inefficienza della giustizia. Adesso, si aggiungono scelte allarmanti. Da Londra a New York, da Parigi a Berlino, si ragiona con il vecchio buon senso popolare. Oggi rimettete in discussione i diritti acquisiti e togliete i soldi ai vostri stessi pensionati? Oggi minacciate di stracciare i contratti internazionali per TAV e TAP? Oggi ridiscutete gli accordi siglati per l’ILVA? Domani potreste dichiarare default sul debito pubblico e prendere una deriva“argentina”. Gli Stati sono come le persone: quando cominciano a non rispettare gli impegni presi anche su un solo punto, perdono completamente credibilità e affidabilità su tutti gli altri.

 

Ho avuto un sogno

Non mi voglio arrendere e vi metto a conoscenza dei miei  risultati.    Ho continuato gli incontri sul mio progetto politico-culturale sono ormai ad una quindicina. Non ho trovato contrari anzi con due o tre amici e compagni ho cominciato a scambiare opinioni via e.mail sulla situazione politica locale. C’è rassegnazione e sembra che a questa destra dilagante siano altri che si debbano opporre e non noi. “Bisognerebbe fare,bisognerebbe dire,gli italiani li hanno  votati… vediamo  cosa sanno fare. Questo è il clima della gente comune ma non può essere il nostro dello schieramento di centro sinistra.

A noi non è permesso di essere messi e di restare  in stand bay Noi dobbiamo fare l’opposizione anzi ricostruire un opposizione su idee nuove e credibili. Cominciando a riorganizzarci nei territori e nelle nostre comunità .Dobbiamo contrastare coloro che spargono paura tra i cittadini (Salvini il ministro della paura e la lega che su questa paura che non è reale ma solo virtuale e di propaganda ha conquistato il potere in Italia e continua a crescere Su questo tema come sinistra dobbiamo costruire un progetto da propagandare con forza tra i nostri cittadini che partendo dai sani principi di civiltà e di umanità di solidarietà dei nostri cittadini rovesci l’impostazione della lega. I migranti sono un’opportunità per noi non una disgrazia,non è in atto nessuna invasione, chi fugge dal proprio paese lo fa per fame o per disperazione di cui noi paesi ricchi ed evoluti siamo la causa. I migranti sono esseri umani come noi e come tali vanno accolti e trattati Fra loro ci sono onesti e disonesti come in ogni società e non sono tutti ladri o delinquenti come la propaganda della destra li vuole accreditare. Tantomeno vanno chiusi in campi di concentramento come facciamo noi quando sbarcano  sul nostro territorio senza documenti od in attesa di un permesso che quando va bene arriva dopo due anni  e li costringe a non fare nulla mettendoli in mano alla nostra criminalità che li usa come arma di ricatto verso gli italiani più bisognosi  e li sfrutta come gli italiani più poveri mettendoli in concorrenza per scatenare una lotta per la sopravvivenza Italiani o extracomunitari siamo tutte persone uguali difronte alla legge ed ai propri bisogni.

Dobbiamo stabilire un percorso di accoglienza che partendo dall’insegnamento della nostra lingua e portandoli a conoscenza delle nostre leggi li avvii attraverso un praticantato verso  un lavoro ed un’integrazione. reale, un percorso chiaro preciso non lasciato in mano al volontariato che deve dare una mano nell’emergenza. Così facendo riusciremo a Sconfiggere la paura ed a riportare le cose nel giusto binario. Certo non possiamo essere soli ma tutta l’Europa unita si deve impegnare in questo poiché il fenomeno delle migrazioni c’è sempre stato ed ora sta crescendo,dovuto alle disuguaglianze economiche  create da una economia distorta e dalle guerre indotte da noi paesi ricchi per sfruttare le risorse di materie prime di molti paesi da cui provengono i migranti.Dobbiamo sconfiggere muri ed egoismi nazionali che oggi non hanno più senso. Anche su questo dobbiamo far capire ai nostri concittadini che l’Europa unita è la sola opportunità per andare avanti e per crescere in un mondo globalizzato dove “piccolo non è bello “ma limitativo e rinchiudersi negli orti nazionali alzando muri e dazi significa tornare indietro a prima delle due guerre mondiali con i loro milioni di morti IL  tentativo di unione Europea ci ha garantito 80 anni di pace. E la libera circolazione di uomini e merci crescita e sviluppo.

La globalizzazione ed il mercato devono avere delle regole che impediscano il crescere delle disuguaglianze tra ricchi e poveri tra le periferie del mondo. Va bloccata la finanza speculativa e dobbiamo basarci su un economia reale che crei lavoro usando le scoperte scientifiche per un maggior benessere di tutti gli abitanti del pianeta e non per maggiori potenze militari a vantaggio dei soliti. Le lotte alle disuguaglianze, il riordino delle periferie  lo sviluppo e la messa in sicurezza dei nostri territori contro le catastrofi ambientali possono creare lavoro e sviluppo con meno investimenti che attraverso interventi in emergenza dopo ogni catastrofe. L’uso delle scoperte scientifiche determina un cambio di modello di sviluppo della nostra economia e se ben utilizzate un miglior benessere per la vita dei concittadini .La nostra battaglia prima che economica deve essere culturale , sociale, politica tesa ad unire senza esclusioni. Concludo dicendo che ho avuto un sogno:il centrosinistra era tornato maggioranza dopo un autunno caldo ed un ’inverno bollente segnato da un forte risveglio culturale dei nostri concittadini. Credo che solo avendo dei sogni  ed utopie molto grandi il socialismo e la sinistra torneranno a vincere questo ci insegna la nostra storia.

Rino Capezzuoli

Le merci pericolose sono mine vaganti

Nel giorno della Trasfigurazione del Nostro Signore, alle ore 13,45 un’autocisterna carica di gpl, all’altezza di Borgo Panigale di Bologna, ha tamponato un tir, che finisce contro una bisarca ferma in coda. Dopo pochi minuti l’autocisterna esplode e provoca l’inferno sull’A14. In effetti tragedie del genere ci costringono a capire meglio i lati oscuri che politica e istituzioni traducono in dibattiti estenuanti, che non seguono mai le esigenze della società. I precedenti incidenti sono ancora raccapriccianti: a gennaio, in A21, un camion piomba su una Kia con dentro 5 persone, tutte morte con l’autista del tir. Spinta sotto un’autocisterna di gasolio, la Kia esplode. In provincia di Terni, sull’A1, nel luglio 2016, una Fiat Punto alimentata a metano viene tamponata da un tir. Nell’impatto la vettura prende fuoco: tre le vittime. L’apocalisse di Bologna di lunedì 6 agosto 2018, nel bilancio di fine giornata conta un morto, cento feriti e tra questi, ustionati, i primi esponenti delle forze dell’ordine che erano accorsi per prestare soccorso. L’autocisterna, guidata da Andrea Anzolin,42 anni, di Agugliara (Vicenza) che lavorava per un’Impresa di Lonigo, si scaglia a tergo di una bisarca carica di auto, preceduta da un camion che si scoprirà poi essere carico di solventi. L’Anzolin ha centrato in pieno la colonna quasi ferma per traffico intenso. Mentre i mezzi investiti si accartocciavano è partita una prima esplosione con vampate di fuoco. Il carico di solventi è bruciato subito. Di lì a poco subentra l’esplosione del gpl che, detonando, provoca lo smembramento dell’autocisterna che si è aperta a metà con crollo parziale del tratto autostradale.

Il muro di fuoco, con temperatura attorno ai 1000 gradi Celsius, fà crollare il ponte dell’A14, saltano in aria le auto del vicinato, rendono inagibili le case di prossimità e causano decine di sfollati. Le ripercussioni gravi sulla viabilità mostrano uno scenario di guerra che difficilmente potrà essere ripristinato in poco tempo. Lo schianto ha fatto il giro del mondo sui siti giornalistici, dalla Bbc a El Pais, al francese Le Monde. Il disastro richiama l’assioma per prevenire tragedie del genere. Le merci pericolose sono mine vaganti. Le regole di prevenzione non danno sicurezza. La vigente normativa mondiale ADR è una norma internazionale osservata da tutta la filiera, dallo speditore al caricatore, all’imballatore fino al ricevente destinatario. Il problema fondamentale della tracciabilità del trasporto di materie esplosive, gas, materie liquide infiammabili, materie comburenti, materie tossiche, materie radioattive, materie corrosive ed altre materie pericolose richiederebbero il supporto tecnologico per radiolocalizzare la flotta da una sala operativa e far viaggiare i mezzi di notte.

Manfredi Villani

Lo stucchevole vino del Sessantotto

Quest’anno, i ragazzi hanno potuto scegliere, tra le tracce di maturità per il tema di italiano, anche quella in occasione dell’anniversario delle leggi razziali. Ottimo, ma immagino svolgimenti manierati e, in molti casi, spicciamente colleganti la xenofobia odierna al razzismo novecentesco. Considerati gli anniversari, comunque, non sarebbe stata male una traccia sui ragazzi del ’99, i quali, cent’anni prima dei loro coetanei di oggi, erano in trincea. Due generazioni non così distanti cronologicamente, a pensarci, che sarebbe stato bello raffrontare. Una riflessione sul veloce cambiamento di molte cose, il quale, in appena un secolo, ha finito per far sembrare oggi quelle due generazioni appartenenti quasi a due millenni lontanissimi. Il fatto è che una legge promulgata a fine anni ’70 ha revocato al 4 novembre, data della vittoria italiana nella Grande guerra, lo status di festa nazionale.

Ciò si collega, forse, ai portati della contestazione non tanto al militarismo, quanto all’idea di patria in sé, invalsa negli ultimi decenni. E probabilmente, ciò è connesso più in generale alle conseguenze di un altro avvenimento, del quale quest’anno ricorre il cinquantennio, e sul quale – rimanendo in tema di anniversari – pure non sarebbe stata male una traccia di maturità: cioè il Sessantotto.

Bisogna essere onesti. Senza il Sessantotto non avremmo avuto gran parte della nostra mentalità odierna. Essendo stato una mutazione, esso in un certo senso ci appartiene e, dovendo perderne qualcosa, probabilmente lo rimpiangeremmo.

Ma il problema è la valanga che con esso è continuata. Certe istituzioni sono state con esso ancora più sottoposte ad una critica tanto radicale quanto ingenua, illudendosi che ciò fosse un attacco alle fondamenta di tutto ciò che è borghese.

Tralasciando che questo è stato operato dalla borghesia stessa, il che la dice lunga sulla crisi di questa classe, l’autorità – sia essa religiosa, o nel campo dell’educazione, o in qualsiasi altro campo – ha seguitato col Sessantotto ad essere posta come culturalmente costruita, e perciò solo stesso da decostruire (come si dice con un borghesissimo eufemismo per ‘distruggere’).

Che cos’è l’autorità, però? Se rotolassimo all’indietro verso là dove siamo venuti ad esistere, ci ricorderemmo del fatto che qualcuno, nato e vissuto lì prima di noi, ha preso da sé qualcosa che aveva allo stesso modo ricevuto. L’ha data a noi, affinché la tramandassimo a nostra volta e facessimo così nascere, nel terreno fertile di chi ci fosse sopravvissuto, la nozione di appartenere ad un gruppo di ‘suoi propri’, di ‘nostri’. La stessa dalla quale erano e sarebbero venute l’individualità di chi ci aveva preceduti, la nostra e quella di chi ci avrebbe seguiti. L’autorità non è che la forza di tramandare a una persona le cose per le quali essa è giusto quella persona.

Pasolini aveva d’altra parte rilevato come la distruzione di ogni autorità non avrebbe portato a nessuna rivoluzione. Il Sessantotto non ha infatti avuto nulla di rivoluzionario. È stato solo una noiosa evoluzione – nel senso che della parola “evoluzione” coglie l’autentico significato – ossia il rotolamento all’infuori da quel mondo dove chi, di mano in mano, passando la tradizione enuncia la propria soggettività come un’appartenenza a chi la sta ricevendo, e questi scopre se stesso nel suo appartenere a chi la dona. Fare la rivoluzione avrebbe voluto al contrario dire rotolare all’indietro verso quel mondo. Il Sessantotto non è invece stato che il prosieguo di quel mito, tutto razionalistico e borghese, secondo il quale gli uomini dovrebbero, poiché non potrebbero far che questo, andare per forza avanti verso una sempre maggiore emancipazione dai condizionamenti culturali, i quali dovrebbero essere liquefatti dissolvendo i limiti delle culture alle quali ogni persona appartiene.

Ciò ha proseguito ad implicare l’emersione dell’individuo da quell’ambito, nel quale una persona può appercepire il significato dei ruoli comunitari, e appercepire perciò se stessa attraverso la vita consociata, così da rinsaldare la propria identità come ruolo in correlazione con gli altri, ed implementarla nell’anatomia della comunità. Diremmo brevemente e meglio che il Sessantotto è stato la ribellione banale degli insolenti, e non ha condotto – parafrasando il poeta di Casarsa – che all’individualismo edonistico nel quale, come è accaduto, la vita sociale poi si sarebbe impantanata.

Quello studente, il quale aveva insistito cinquant’anni fa nel rompere, con ignoranza risentita, tali limiti, sarebbe stato in un paio di decenni dietro la cattedra. Avrebbe continuato a dare, a chi avesse voluto diciamo così bere all’università, lo stesso vino che lo aveva ubriacato. Chi ha bevuto dalla bottiglia del Sessantotto sarebbe andato poi anche lui dietro la cattedra, dov’è ancora; e da dove non ha potuto né potrà dare, a chi voglia oggi dissetarsi in aula, che di quel vino – cattivo e in più male invecchiato.

Eugenio Spina

L’Europa che pensa al futuro

Pochi mesi e ci saranno le elezioni europee. La vulgata la conosciamo… “l’Europa non esiste”, “la UE è un colabrodo in mano alle banche” , “riprendiamoci la sovranità” etc. etc. etc. Invece è tempo di sostenere a alta voce l’importanza delle Istituzioni europee! Per farlo occorre conoscere come funzionano il Parlamento Europeo, la Commissione, e cosa effettivamente producono. Per farlo basta semplicemente cliccare sul web (cosa che pare essere una delle poche cose che tutti riescono a compiere senza problemi) e trovare i siti che portano fin dentro le stanze e i cassetti della UE…una volta effettuato il login si scoprono tante cose…e si conosce anche “l’agenda” delle sedute del Parlamento, i verbali e anche i documenti su cui la Commissione sta lavorando. E allora è tempo di dire che davvero “l’Europa c’è”!.

La Commissione Europea è al lavoro (dal 2015) sul delicatissimo tema della regolamentazione di un sistema di previdenza integrativa di carattere transnazionale e paneuropeo.

Con il PEPP (Prodotto Pensionistico individuale Paneuropeo) entriamo nel vivo di uno dei “needing” che sono più avvertiti dalle nuove generazioni che vedono un futuro sempre più evanescente e istituzioni lontane dai loro bisogni.

Ma finalmente si può segnalare a testa alta che la UE è invece vicina e attiva più di quanto ci si possa immaginare. E, smentendo tutte le fake che rindondano sui social e nei bar, possiamo dimostrarlo.

Perché il PEPP?
Il documento che presentiamo è frutto di un’impostazione di carattere liberale e di una sinergia con le anime più avanzate dl gruppo ALDE e S&D (sinergia che bisogna implementare) . In pratica si afferma che dopo l’esplosione della più grande crisi economica dal 1929 a oggi la qualità del tenore di vita della classe media (e non solo) si è notevolmente ridotta. Assicurarsi un futuro decente è diventato il bisogno profondo più urgente da affrontare. Chi vuole risparmiare di più per la pensione deve poter contare su una maggiore scelta di prodotti previdenziali individuali adeguati e fondati su investimenti sui mercati dei capitali. Un’ulteriore sfida di politica pubblica è la necessità di assicurare a lungo termine redditi da pensione sufficienti combinando pensioni pubbliche, pensioni aziendali e professionali e pensioni individuali.

La frammentazione del mercato impedisce ai fornitori di pensioni individuali di massimizzare la diversificazione del rischio, l’innovazione e le economie di scala, il che limita la scelta e l’attrattiva e fa aumentare i costi per quanti risparmiano a fini pensionistici. Inoltre, alcuni dei prodotti pensionistici individuali presentano carenze e la loro disponibilità e portabilità TRANSFRONTALIERA sono limitate, mentre è quasi inesistente l’attività transfrontaliera di fornitori e risparmiatori.

Cos’è il PEPP?
Un’iniziativa della UE sulle pensioni individuali potrebbe perciò integrare le attuali norme divergenti a livello nazionale e dell’UE creando un quadro PANEUROPEO per le pensioni (ovviamente per chi desidera avvalersi di questa opzione di risparmio supplementare).

Tale iniziativa (che non sostituirà gli schemi per ora esistenti nazionallmente) introdurrà un nuovo quadro per il risparmio volontario garantendo un’adeguata tutela dei consumatori per quanto riguarda le caratteristiche essenziali del prodotto. Inoltre incoraggerà i fornitori a investire in modo sostenibile nell’economia reale nel lungo periodo in linea con le obbligazioni a lungo termine del prodotto pensionistico paneuropeo (il PEPP, appunto).

La proposta intende creare un marchio di qualità per i prodotti pensionistici individuali europei e può, inoltre, contribuire alla creazione di un mercato unico delle pensioni individuali e promuovere la concorrenza fra fornitori a vantaggio dei consumatori.

Il testo di ben novanta pagine è un ottimo esempio di concretezza e offre una cornice in cui intervenire con strumenti adeguati alle sfide della contemporaneità.

Le paure non vanno agitate per strumentalizzare i cittadini. Se ci sono problemi (che ci sono e che sempre ci saranno) che si sappia che esistono soluzioni. Soluzioni magari non sufficienti e ancora da mettere a fuoco. E esistono istituzioni che vanno migliorate e rinnovate per renderle più vicine di quanto possano apparire. A noi e alle nuove generazioni serve più Europa.

Massimo Ricciuti

Costituire alternativa credibile al peggior populismo

Oggi, 2 agosto, in apertura dei lavori della Camera dei Deputati, sono state commemorate le vittime della strage fascista di Bologna. In aula, alcuni Deputati hanno espresso i propri dubbi sull’attribuzione al terrorismo nero della strage stessa. È evidente come il fascismo non sia morto. Può aver cambiato i propri connotati, ma il fascismo, autoritario e violento, continua a vivere.

Da anni, dai tempi del ventennio berlusconiano in Italia viene portata avanti una campagna culturale contro le ideologie. Apparentemente una campagna culturale di successo. Chi oggi ha ancora il coraggio di dichiarare che il proprio agire è frutto di una propria organica visione di una società futura?

Così sono state annichilite alcune ideologie, quelle che avevano nella giustizia sociale e nella solidarietà tra uomini i propri valori di riferimento. In realtà però, come dimostra quanto avvenuto oggi in Parlamento, le peggiori ideologie sopravvivono, nascoste nell’ombra dove erano state ricacciate e pronte a riemergere.

Questa è la ragione per cui in Italia, in Europa e nel mondo, le forze progressiste dovrebbero unire i propri sforzi, abbandonando le divisioni, e tornando a costituire un’alternativa credibile al peggior populismo.

Luca Fantò
Segr. reg. PSI del Veneto

Prosit

astroria (1)

L’iniziativa di Paolo Polegato a.d. di un’azienda vitivinicola veneta che ha acquistato un’intera pagina del Corsera allo scopo di pubblicare un manifesto antirazzista, dopo l’ennesimo episodio che ha visto come vittima una giovane atleta italiana di colore, merita due brevi considerazioni.

1) Onore al merito. Anche se si tratta di un’abile mossa di marketing, l’aver pensato di contaminarla con un messaggio antirazzista chiaro e forte contribuisce in qualche modo a smentire la leggenda metropolitana che descrive il mondo imprenditoriale del nord est, uno dei motori della nostra economia, come gretto, impermeabile ai temi sociali e interessato unicamente ad accumulare “schei”.

2) E’ peraltro davvero sconfortante che un messaggio dal chiaro contenuto politico e di forte impatto sia stato promosso da un’azienda commerciale perché avrebbe dovuto essere compito dei partiti politici, in particolare di quelli della sinistra, intestarsi una simile iniziatva.

Già. In altri tempi i comunicatori (quelli seri non quelli depilati alla Casalino) avrebbero provveduto con passione e professionalità.

Oggi non si può fare perché una simile iniziativa ha dei costi che nessun partito, non certamente il Psi, è in grado di sostenere a seguito alle dissennate iniziative legislative, adottate dai governi di csx sull’onda dell’indecente polemica anticasta, che hanno privato i partiti dei necessari strumenti finanziari che consentano di svolgere un’attività che è una delle ragioni che ne giustificano l’esistenza: la propaganda e la comunicazione.

Per sviluppare un’iniziativa simile a quella di cui si parla sono necessari un’agenzia pubblicitaria con annessi e connessi, che essendo un’impresa come le altre non lavora gratis et amore Dei, e una cospicua disponibilità finanziaria immediata (cash), perché un’intera pagina del maggiore quotidiano italiano ha tariffe molto ma molto salate.

Insomma, con il taglio dei finanziamenti ai partiti che sono stati inchiodati all’impossibilità di svolgere il proprio compito garantito dalla Costituzione, non potendo dispiegare appieno le proprie energie, ci si deve accontentare delle sia pur meritorie iniziative di qualche ricco signore illuminato. Non è un bel quadro.

In ogni caso prosit signor Polegato!

Emanuele Pecheux

Casaleggio dileggia il Parlamento e il Presidente Fico

“Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile” questo il giudizio di uno dei vertici del Movimento%stelle, Davide Casaleggio, in una dichiarazione resa alla “Verità”testata ideale per proclamare la sua verità di vita(un tarlo da tempo operante indisturbato nelle istituzioni) non solo di previsione come qualcuno cercherà di ridimensionarla. Ad essa mi verrebbe la voglia di rispondere con una previsione ravvicinata:”la divisione dei M5stelle è inevitabile!” E’ il cuneo su cui occorre lavorare per ammissione di un diretto interessato. “Non è voce dal sen fuggita”perché preceduta da una opzione sostanzialmente analoga di svuotamento del ruolo del Parlamento quando il suo socio fondatore Grillo qualche settimana prima aveva ipotizzato contro il Parlamento espresso dal popolo il ricorso alla scelta dei parlamentari con il sorteggio, tanto un cittadino vale l’altro perché la decisione è altrove. Espressivo di questa concezione “usa e getta” è il limite previsto dei due mandati. Motivazione evidente: quando questi avranno imparato qualcosa possono essere d’intralcio al nucleo dirigente inamovibile, da far rimpiangere perfino il centralismo democratico del PCI. La mancanza di pudore di uno che si considera padre-padrone arriva a smentire clamorosamente un suo rappresentante il Presidente della Camera Fico che all’atto dell’insediamento aveva solennemente richiamato la centralità del Parlamento contro lo svuotamento operato dai governi coi voti di fiducia. Casaleggio aveva messo in conto, vero abuso di potere, che non ci sarebbe stata una ferma messa a punto e smentita da parte di Fico, che a mio avviso coverà sotto la cenere finchè non sarà finito il collante della spartizione del potere e prenderà il via tra gli alleati ed al loro interno la competizione a fare da soli, il potere tutto a noi. La difesa dell’opposizione o assente o senza mordente perché o non ci si arriva ad una severa autocritica o la si evita per non darsi la zappa tra i piedi. Com’è possibile che non si levi una voce che metta in conto le proprie responsabilità a cominciare dal più grosso attentato alla democrazia rappresentativa dell’epoca repubblicana che è stato il passaggio dagli eletti ai nominati tagliando le radici di fiducia e di rapporto diretto tra eletti ed elettori che è l’anima della democrazia rappresentativa? Si dirà fu il centrodestra ad approvare “la porcata” ma chi si è adagiato come fosse un’amaca e non un attentato alla vita democratica, un’omissione ancora più grave della non disciplina del conflitto d’interessi di un Berlusconi, grande anticipatore del sorteggio ipotizzato oggi da Grillo per la nomina dei parlamentari, quando auspicò che il voto sulle leggi fosse affidato ai soli capigruppo con voto ponderale?Lo stesso senso di fastidio per il Parlamento e la deriva autoritaria che lo sottende. A nulla è servito averlo denunziato appena Prodi vinse per la seconda volta con soli due voti in più al Senato e la chiara volontà di fare terra bruciata al suo avvento alla guida del Paese. Prevalse anche allora la logica della spartizione del potere rispetto all’esigenza di restituire l’anima democratica al Paese e la sua governabilità. E’ da allora che è montata la rabbia contro la casta, espressione delle oligarchie dei partiti e non più del popolo, una vera e propria autostrada alle forze antisistema, anche quando assumono la responsabilità del potere perché il futuro che vogliono costruire è quello anticipato da Casaleggio senza pudore nemmeno una foglia di Fico.