La carta stampata, per contrastare l’analfabetismo

Il mondo della stampa e dell’editoria può dirsi orgoglioso di un importante anniversario: i 70 anni di Tex, il fumetto che appassiona giovani e anziani. La storia di Tex fondato e diretto da Gianluigi Bonelli e dai suoi eredi, è una testata di successo con una tiratura di 200 mila copie, che continua ad essere richiesta nell’edizione tradizionale stampata su carta. Ma Tex non è la sola testata che sfida e vince sul mondo digitale. La Settimana Enigmstica, pubblicazione fondata nel 1932 dal conte Giorgio Sisini che la diresse fino al 1972 , racconta una storia di straordinario successo. Abbiamo raccolto la testimonianza di alcuni edicolanti. Quando hanno qualche rara copia di invenduto, evitano di renderla nel momento di arrivo del numero successivo, conservandola per qualche ritardatario che chiede proprio quel numero.

Una storia più recente che riguarda l’editoria e indirettamente la tipografia, è rappresentata dal quotidiano Il Fatto, che in anni di crollo delle vendite dei giornali, è riuscito a mettere le radici, conquistare e mantenere una quota di mercato importante.

Abbiamo voluto portare alcuni esempi, per affermare a ragione che c’è spazio per le edizioni tradizionali stampate su carta, a patto che facciano informazione di qualità ed occupino spazi particolari, come il fumetto, l’enigmistica e l’editoria per ragazzi.

I quotidiani italiani che non si chiamano Il Fatto ed hanno il difetto di essere lontani anni luce dai tabloid (giornali popolari tedeschi e inglesi) che vendono milioni di copie; sono scritti per una élite e non per la generalità dei cittadini.

E che dire di Topolino, trasformato improvvidamente in edizione digitale per ritornare in tutta fretta all’edizione cartacea?

Dopo gli anni della “sbornia digitale”, dei tablet che avrebbero dovuto sostituire i libri, si riafferma sempre di più il concetto che per studiare, la carta stampata non ha eguali. Un conto è sfogliare un testo sul pc, ma è ben altra cosa sottolineare le parti più interessanti con la matita; fare le note a margine. E poi rileggere, fino a quando abbiamo appreso la lezione, memorizzato i concetti. Ma ciò che più conta è che la carta porta al relax, alla concentrazione. Il contrario del mezzo digitale, che è fuggevole e stanca gli occhi.

L’Italia è una delle nazioni europee dove si leggono meno libri e giornali. Purtroppo questo stato di cose sta favorendo il ritorno all’analfabetismo, incentivato dagli sms (i messaggini) sgrammaticati. Il contrario della lettura che allarga la nostra cultura e ci insegna a scrivere. Le pratiche quotidiane dei mezzi elettronici, sono diseducative.

L’utilizzo della carta stampata andrebbe incentivato da campagne di promozione a livello europeo. In questo modo si potrebbe porre un argine al ritorno dell’analfabetismo e favorire la diffusione del sapere; quello vero, che è ben altra cosa dei motori di ricerca.

Roberto Fronzuti

Pd, dalla vocazione maggioritaria al nulla cosmico

Scrivere costa? Scrivere costa specie se si sviluppano riflessioni critiche nei confronti di un qualcosa in cui si crede. Sono stato uno dei fondatori del Pd. Ci arrivavo dopo l’esperienza nei Ds e dopo che all’ultimo congresso avevo abbracciato la minoritaria mozione “Angius”, che voleva un Pd come partito federato tra i due partiti fondatori e ancorato ai valori del socialismo europeo. Temevamo, allora, che il nuovo soggetto sarebbe stato poco più di una fusione a freddo di classi dirigenti come poi, ahimé, si è rivelato. Eppure abbiamo vissuto la fase costituente con entusiasmo e curiosità: abbiamo incontrato tanta gente, parlato con tante persone, ci siamo appassionati al discorso di Veltroni al Lingotto, quello della vocazione maggioritaria, un’idea che sapeva di semplificazione in un clima ancora fortemente influenzato dal bipolarismo. La gente ci chiedeva unità, perché unità era sinonimo di forza e perché su tanti temi (non su tutti, si badi bene) le forze della sinistra democratica e della sinistra cattolica avevano sempre ragionato all’unisono.

Dove volevamo andare? Pensavamo, senza dubbio, di diventare il punto di riferimento per la gente di sinistra, gente che avrebbe capito, pensavamo, che per governare bisogna avere idee riformiste, perché il riformismo è anche coraggio di cambiare. I risultati a livello nazionale non furono brillanti, quel 33% fu un dato forse al di sotto delle aspettative, ma lo considerammo frutto di una partenza e di una possibilità di migliorare. Meglio poi andarono tante elezioni a livello locale, dove il partito aveva uomini e dirigenti preparati, dove sapeva aggregare, individuare candidati civici all’altezza della situazione. Ma quel 33% costò la messa in stato d’accusa di Veltroni e del suo gruppo dirigente, riemersero le vecchie ruggini, le correnti, ci si rese conto che l’amalgama tra esperienze e idee diverse era tutt’altro che riuscito. Il resto fu tutto un oscillare tra un leader più moderato e uno più di sinistra, fu tutto una rincorsa interna al posizionamento, senza tenere in debito conto la sostanza, la programmazione, i progetti politici. La ventata innovativa, ma anche violenta (internamente, nei toni e nei metodi) di Matteo Renzi, ci era sembrata un qualcosa di doveroso, in grado di innovare finalmente un partito fermo nei metodi e nei rituali. Ma quella fiammata durò poco.

La retorica dell’uomo solo al comando, del leader forte, durò l’esprit di un matin: il referendum costituzionale, che qualcuno pensava potesse consacrarlo leader assoluto, fu la tomba del Renzi di governo. Giustamente Renzi si dimise, ma la sua ombra, ancora lunga, resta lì su un partito che sembra incapace di reagire. Martina, da reggente, sta cercando di barcamenarsi, anche con chiarezza e pacatezza, per portare il partito a un congresso ricostituente. Ma se non si chiariscono linee chiare di proposta, di alleanze, di rinnovata strategia europea, il Pd resterà un contenitore vuoto che i sondaggi accreditano al 17%, metà rispetto all’anno di nascita. È questo l’approdo che si voleva? Non credo. Tanta strada per prendere meno voti di quelli che avevano i Ds non mi pare sia stata una grande volpata. Colpa delle volpi? Forse, anche, magari più di quello che pensiamo. E allora che fare? Ripartire da un progetto, che sono un congresso serio può costruire e ridare voce ai territori, dove tanti amministratori locali che guardano al centrosinistra sanno aggregare, proporre, combattere e costruire forze di governo. Solo qui si possono pescare i dirigenti dell’oggi e dell’immediato domani, per imbarcare definitivamente chi ha fatto male a un partito, a un sogno a una speranza. Si ritirino a vita privata e scrivano libri, ma non pensino più di essere gli indispensabili salvatori della patria.

La rottura sarà naturale e inevitabile. E, almeno a mio parere, altamente salutare.

Leonardo Raito

Una sinistra che imita la destra destinata a perdere

È passato un anno e un giorno dal “referendum sull’autonomia” ma non è vero, come sostengono i molti detrattori della consultazione popolare, che nulla sia cambiato, che a nulla sia servito.

Un anno fa la Lega in Veneto poteva contare sul 17% dei consensi elettorali, dopo il referendum, alle elezioni politiche del 4 marzo, ha superato il 30%.

I veneti oggi non hanno ancora l’ “autonomia” per cui hanno votato, ma certamente la Lega il suo risultato lo ha ottenuto. Sì perché, come abbiamo sostenuto noi socialisti del Veneto, quel referendum altro non è stato che un’ingegnosa campagna elettorale e stupisce ancora pensare come una parte significativa del centrosinistra e della sinistra, forse per il timore di andare contro il comune sentire, abbia contribuito al successo di questa astuta trovata elettorale.

Ma tant’è. L’ “autonomia” prima o poi arriverà, ottenuta non grazie al referendum, ma, come avverrà anche in altre Regioni, attraverso un percorso costituzionalmente previsto. La Lega è ormai maggioranza relativa in Italia e in Veneto si avvia ad essere maggioranza assoluta. Questo fino a quando centrosinistra e 5 Stelle non realizzeranno che per sconfiggere la destra è necessario presentarsi con proposte alternative, nella forma e soprattutto nei contenuti. Contenuti ispirati al senso di giustizia sociale e la solidarietà che un tempo caratterizzava l’azione della sinistra italiana, troppo impegnata oggi a stare nella scie delle destre.

Luca Fantò

Segretario regionale PSI del Veneto

Mimmo Lucano accende la speranza, ma non fa notizia

Era decisamente molto tempo che non guardavo “Che tempo che fa”, senza alcuna offesa per quell’onesto giornalista che è Fazio. Ho ascoltato con gioia l’intervista a Mimmo Lucano, il suo modo pacato di parlare, come se stesse in piazza a Riace, a parlare con gli amici. Le sue parole semplici, “normali” come dice lui. Cito qualche pezzo circolato su twitter (dove qualche fascista ha provato a sparare cavolate ma è stato sommerso da una valanga di affetto).

Nessun essere umano può rimanere indifferente quando qualcuno ti chiede di essere aiutato.

Tutti questi premi e riconoscenze mi sono sembrati un po’ strani, noi abbiamo solo cercato di essere normali, aiutare un uomo in difficoltà non è normale?

Anche le leggi del periodo nazista erano la legalità ma hanno rappresentato un grande dramma per l’umanità.

Se l’accoglienza è possibile a Riace, in una delle zone più depresse d’Italia, allora è possibile dappertutto.

Attorno alla parola immigrazione si costruiscono solo i consensi elettorali. Noi ci siamo solo sforzati di essere normali.

Torno a casa verso le 14 e dopo un paio di telegiornali dove non c’è traccia di queste dichiarazioni mi siedo al computer e consulto Google News e poi, al perdurare del deserto, anche le principali agenzia stampa.

Così scopro che le normali dichiarazioni del Sindaco di Riace non sono notizia. La normalità effettivamente non fa notizia, evidentemente la speranza ancora meno.

Lucano dimostra con chiarezza che esiste un modello di accoglienza che funziona, che è coerente con ideali, costituzioni, carte internazionali, che genera lavoro anche agli italiani e questo non fa notizia.

Ma soprattutto io credo che non faccia notizia una persona che parla di ideali, di umanità, di Costituzione, di utopia, che cita come suo modello Peppino Impastato, un ateo che parla bene dei preti impegnati come Zanotelli.

Rifletto e mi viene in mente che l’opera di Mimmo Lucano, l’opera di una collettività che riscatta se stessa, non è un fenomeno isolato; di primo acchito mi viene in mente il lavoro di Milagro Sala e della Tupac Amaru di riscatto sociale, culturale e politico nei confronti dei popoli originari di Jujuy, in Argentina; lavoro che ugualmente (e sicuramente più brutalmente) è stato criminalizzato.

Perché è osceno che i poveri si organizzino, che solidarizzino, che costruiscano case, che accolgano i fratelli sfortunati, che si curino e si istruiscano gratis, che raccolgano la spazzatura con gli asini (ma senza l’apposita carta da bollo) e che, infine, come ha fatto Milagro, costruiscano parchi acquatici per bambini, con i soldi risparmiati dal lavoro onesto.

Allora diciamolo con forza che si può costruire un futuro migliore basato sugli ideali di fratellanza. di solidarietà, di umanità.

Ci sono molti altri esempi e modelli, piccoli e grandi, provenienti da realtà ed ispirazioni differenti, c’è già un nuovo mondo in cammino e sappiate che qui a Pressenza vogliamo raccontarlo e dare la nostra mano a questa grande opera di rinnovamento profondo di cui ha bisogno l’Essere Umano.

Grazie Mimmo, grazie Milagro e grazie a tutti coloro che si rimboccano le maniche di nobili costruttori.

Conte leggeva e Giggino scriveva

In questa partita ha vinto Salvini. E’ partito con un 17% contro un 32% e gli è bastato un 2 di briscola per stendere Di Maio rimasto impolverato dalla loro stessa polvere di stelle. E mentre loro due giocano le loro partite di potere quelli che continuano a perdere sono gli italiani, tutti, compresi quelli che li hanno votati ma, non vogliono ne capire ne vedere.
Sembra anche inutile far capire o anche solo provare a spiegare che lo spread è quasi a quota 400 – si sta avvicinando – che nei prossimi giorni le agenzie di rating declasseranno i nostri titoli rendendoli “titoli spazzatura” cosa che provocherà un default quasi sicuro mentre questi parlano di condoni tombali, condoni fiscali e RCA.

Una previsione distopica ma, considerato lo scenario attuale, che appare del tutto realizzabile anche se qualcuno continua a sottovalutare facendo leva sul “terrorismo” che l’alta finanza esercita in gran parte sul nostro paese.
Potrebbe anche essere ma, l’arma più efficace per infierire sul nostro Paese e sulla nostra già fiacca economia in questo momento la stanno servendo i due Paladini del Governo del Cambiamento attraverso le loro continue comparse sui social e in tv ove in ogni occasione gettano discredito sulla serietà della nostra classe politica.

Potrà, per esempio, esser considerato attendibile un Governo che vara norme verosimilmente volte alla protezione di mafiosi, evasori e corrotti di ogni genere?
E il “popolo” dei cinque stelle cosa potrà mai dire dopo dieci anni improntanti su temi come onestà, rimborsi, scontrini, stipendi, vitalizi, pensioni d’oro, tagli agli stipendi dei Parlamentari, etc; per vedersi poi impegnati in “contratto per il Governo del Cambiamento” a guida Lega che tira avanti la “baracca” ?

Milioni di voti – pari al 32% – gettati al vento, volatizzati, puf! Tutto svanito dal 4 marzo. Fenomeni del Cambiamento che pare non riescano a capire nemmeno sotto dettatura – “Conte dettava e Di Maio scriveva”. Sembra la scena di un film di Totò invece è la realtà di un Paese vinto dall’ignoranza e dall’ analfabetismo funzionale, dai complotti, dalla rabbia nei confronti della Casta che alla fine hanno anche a casa loro. Fenomeni del Cambiamento che altro non sono che il baraccone dell’ inesperienza posta al comando di una nave già alla deriva.

Però loro hanno preso tanti voti, al Sud soprattutto; il pegno era il Reddito di Cittadinanza, la riforma dei CPl. Ed è al Sud che dovranno rispondere. In parte lo stanno facendo, vedi decreto Genova. Li Di Maio è riuscito a far inserire una proposta di legge che aveva già tentato di far approvare nella passata legislatura ma gli era andata male. Il condono tombale per Ischia. Chi era abusivo, otterrà il condono e potrà anche ricostruire dove aveva costruito abusivamente in precedenza. Volete che questo condono tombale non resusciti in un folto bacino elettorale ?

C’è chi è pronto a scommettere che questo Governo non cadrà. Certo, probabilmente non adesso. Lega e Cinque stelle troveranno ulteriore accordo, un’altra patacca all’ italiana. Nessuno dei due rinuncerà alla propria “voce” in capitolo che è, poi, a nostro avviso, il vero problema di questo Governo guidato da due leader di partito e rappresentato da un amministratore delegato con poche deleghe e una borsa di suggerimenti su cosa dire o non dire.

La Lega ha strappato la voce ai cinque stelle diventando la parte di natura umana cattiva del Principe di Macchiavelli. Ha usato l’astuzia della volpe per piegare i forti – il popolo del 32% degli elettori 5S che a questi ultimi hanno dato il mandato – la forza del leone per sconfiggere i deboli – sempre i 5S nella loro inesperienza che li rende deboli.
Domenica ci sarà il grande raduno cinque stelle al circo massimo a Roma e i cinque stelle dovranno scegliere se dovranno abdicare ai loro principi o abbassare il capo e gli occhi per continuare questa farsa di Governo.

Antonella Soddu

Medicina e numeri chiusi

Per amor di patria meglio evitare considerazioni su un governo che annuncia l’abrogazione del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di medicina, salvo poi smentirsi, e con i ministri competenti che dichiarano che a loro non risulta. Numero chiuso? Quale? Perché ce n’é più di uno.

Il primo è il test di ingresso: una media di 65 mila partecipanti per circa 10 mila posti. Un numero che può aumentare ogni anno a causa dei ricorsi al Tar, spesso accolti, da parte degli esclusi. Dopo i sei anni di corso arrivano alla laurea circa 8 mila, un titolo accademico che offre poche e marginali possibilità di lavoro.

Ad attenderli è un altro test, quello per l’ammissione alle specializzazioni, altri 4 o 5 anni, per circa 6 mila o per l’ammissione al corso triennale di medicina per 1000 posti: il numero dei partecipanti è mediamente il doppio e quindi la metà sono bocciati. I fortunati sopravvissuti dopo 10-11 anni di studi, ammesso e non facilmente concesso che non debbano aggiungere anni di fuoricorso, trovano finalmente l’agognato posto di lavoro?

Li attende intanto un altro test: il superamento di un concorso pubblico. I posti in palio non sono sufficienti per tutti: 1000 di loro rimangono esclusi. Il risultato è che ci sono 25 mila medici disoccupati e 8 mila precari. Un limbo destinato ad aumentare qualora si dovesse lasciare libero accesso alla facoltà mantenendo però gli imbuti successivi.

Sbarramenti la cui eventuale rimozione non sarebbe a costo zero: gli ammessi alla scuole di specializzazione devono essere retribuiti, attualmente con 1900 euro al mese; non avere ottemperato negli anni ’90 a questa che è una norma europea ha comportato ricorsi da parte degli specializzandi dell’epoca e risarcimenti da pagare da parte dello Stato. Le assunzioni da parte del sistema sanitario devono tener conto delle reale esigenze e non può essere in funzione del numero dei medici. Quindi non cambiare nulla e lasciare invariato il sistema di selezione iniziale? No, non è equo, somiglia molto ad una lotteria e non garantisce la scelta dei migliori: la prova è gli studenti respinti per non aver superato il test e ammessi dopo ricorso al Tar per vizi formali hanno poi un corso di studi analogo ai colleghi regolari vincitori.

Soluzioni? Non ne esistono di semplici di fronte a problemi complessi, specialmente se affrontato a spizzichi e bocconi. Una potrebbe essere l’istituzione di un liceo biologico propedeutico alla ammissione alle varie facoltà sanitarie.

Leo  Alati

Il cambiamento possibile

E proprio mentre da un bel po’ tutti si stracciano le vesti per l’incapacità di adeguarsi al tempo che passa e alla nuova “era politica”, ecco che dalla ultra realistica Baviera arriva una sorpresa che sa di soluzione. Tutto è andato secondo una direzione decisamente “altra” rispetto a ciò che sta accadendo in questi ultimissimi anni. Sì, effettivamente c’è il crollo dei cosiddetti “partiti di massa”. E’ chiaro che ci sia. Ci mancherebbe. Sì, la Csu perde … ma si attesta in ogni caso su cifre che sfiorano il 40% degli elettori (e l’affluenza è stata massiccia in queste tanto attese elezioni in Baviera). La Spd perde colpi , ma in ogni caso stiamo parlando di un Land da sempre molto conservatore. Il tanto proclamato boom dell’Afd è invece stato parecchio sopravvalutato . Sì, si prende il suo dieci per cento. Ma non un solo voto di più. Nel frattempo ecco la notizia : i Verdi , i Gruenen, sono balzati sotto il 20 per cento!

Il fatto è estremamente rilevante perché non si tratta di un voto di “protesta”. I Gruenen sono un partito vero (non un movimento) e si comportano di conseguenza. Rappresentano il cambiamento possibile perché sono una forza realistica e credibile. Non i soliti movimentisti populisti … ma esattamente l’opposto. Un partito serio. Che non spara cannonate di balle e che si assume responsabilità di governo. Possiamo affermare senza sbagliare che nell’ultraconservatrice Baviera dove era tanto atteso il trionfo dei sovranisti e degli antieuropeisti si è consumato l’inizio della fine di un mito. E la concreta realtà di una Europa che sa declinare la dicotomia “lavoro/ambiente” nel modo più contemporaneo andando al centro della questione.

I Gruenen inquadrano i nuovi lavori all’interno di una cornice che tiene conto delle istanze ambientaliste. Hanno una visione della società chiarissima perché consapevoli che il futuro non è un’incognita ma il frutto delle scelte dell’umano. Hanno imposto un’Agenda invece di inseguire la solita solfa anti-tutto. Si sono imposti perché fortemente europeisti, multiculturali, ma con un approccio pragmatico sulla questione “immigrati” ormai fonte di ogni delirio. Non sorprende che nell’area più cristiana ficcata al centro dell’Europa tanti cristiani abbiano deciso di votarli perché non si sentono rappresentati da chi usa toni violenti e intolleranti verso i migranti. L’atteggiamento dei verdi si è dimostrato vincente e non ha avuto timore di sfidare la corrente. Sarebbe il caso stavolta di effettuare una grande riflessione. Ma una seria e profonda riflessione.

E poi sì è rivelato importante presentarsi agli elettori uniti con un programma chiaro e una volontà netta di battere i sovranisti. Uniti, senza fare a gara con gli altri partiti “della stessa parte del campo”, senza rubarsi voti a vicenda ma, al contrario, agendo in modo “inclusivo”. Pronti per governare sia con le forze progressiste sia con quelle conservatrici. Forse, in ogni caso, è probabile che la Csu deciderà di creare un’alleanza di centrodestra e senza i Verdi. Ma in ogni caso sono pronti a governare come già fanno in altre realtà e come stavano per fare a livello nazionale prima che Linder facesse saltare il banco del governo “Giamaica”.

Ora si fa sul serio. In Baviera Katharina Schulze, con i suoi Gruenen, ha lanciato un segnale chiarissimo. Adesso chi non è in grado di coglierlo è bene che si assuma la responsabilità di non essere all’altezza di una sfida che si può e si deve vincere. Questa è la politica, baby.

Massimo Ricciuti

Le province interessano a qualcuno?

È ancora buio pesto sulla sopravvivenza delle province, gli enti che la riforma costituzionale voleva cancellare ma che, di fatto, sono ancora lì, con alcune funzioni importanti da gestire ma senza risorse per farlo, con del personale da pagare e motivare, comuni da coordinare. Sulle province pare sia calato un buio pesto e non sembra che l’attuale maggioranza parlamentare, tutta presa da una manovra economica da combattimento (ma di una presunta “rottura” tutta da costruire con il bilancino) abbia all’orizzonte un provvedimento atto a restituire un senso a queste istituzioni di secondo grado o, se ne ravvisasse la necessità, superarle definitivamente. Se ai precedenti governi e al precedente parlamento va affibbiata la colpa originale di non aver previsto un piano B rispetto alla cancellazione delle province dalla costituzione, quelli nuovi vanno imputati per una serie di ragioni, non ultima delle quali l’aver previsto, per il 31 ottobre, l’elezione dei nuovi presidenti di provincia riducendo la platea degli eleggibili in modo enorme, dato che a primavera 2019 andranno a rinnovo quasi l’80% delle amministrazioni comunali e i sindaci in scadenza di mandato non possono essere eletti alla guida delle moribonde istituzioni. Ma quello che non si capisce è il disegno politico che dovrebbe sottintendere un’idea di riorganizzazione dello stato, sempre ammesso che ci sia.
Funzioni come edilizia scolastica e manutenzioni stradali, non possono perdersi nei meandri della dimenticanza. Vanno finanziate, da subito, per evitare un’escalation di problemi dettati dagli scarsi investimenti ordinari e straordinari. Sarebbe necessario che il parlamento o il governo (con una legge delega) si impegnassero per verificare gli spazi di manovra. Tenere vivo un morto che cammina, se si sa già che non si vuole rianimarlo, è un assurdo accanimento terapeutico. Senza rispetto di chi, con fatica, cerca di dare ogni giorno un senso a un ente che, a mio avviso, potrebbe avere ancora una funzione strategica.

Leonardo Raito

La pericolosità dell’uso di internet

Il problema Internet è più grande di quanto si possa immaginare, anzitutto per le famiglie, ma anche per le imprese. Internet è come un grande fiume ingrossato da una piena inarrestabile, dal quale è difficilissimo mettersi a riparo. Progresso innegabile e grandi pericoli viaggiano attraverso Internet.

Il problema della cosiddetta “rete” investe tutto il Pianeta; anche nei continenti più poveri il fenomeno si presenta nella sua complessità.

I vantaggi di Internet sono noti e non staremo ad enumerarli; il compito che ci siamo prefissi di svolgere è quello di elencare i pericoli, tutti molto seri, che comporta l’uso della “rete”.

Il dilagare dell’uso del telefonino anche fra i bambini delle elementari, trascina con sé una serie di responsabilità; prima fra tutte la sim intestata a un genitore. Con conseguente responsabilità civili, penali e morali.

Prendiamo ad esempio una sim corrispondente a un cellulare che usa WhatsApp e immaginiamo che un bambino fotografa una coetanea nuda mentre va in bagno a scuola e pubblica l’immagine sulla “rete”; tutte le conseguenze dell’operato dei bambini ricadono sui genitori, che ci possono anche rimettere la casa di proprietà e il conto in banca.

Il principio che dobbiamo acquisire è che tutto quanto immettiamo in rete (immagini e informazioni personali) non può più essere rimosso; anche se noi togliamo qualcosa dal nostro profilo, questo elemento può essere stato frattanto catturato da altri e ripubblicato; di fatto diventa inamovibile. Lo stesso dicasi per i social; facebook può rimuovere messaggi postati, ma quest’ultimi possono essere stati ripresi da altri utenti che potranno utilizzarli (esempio) su siti pornografici. Per non parlare dei cosiddetti messaggi che diventano “virali”.

L’immagine di un minore nudo diffusa attraverso Internet, può comportare una causa per danni di centinaia e centinaia di miglia di euro. E tutto questo per la bravata di un bambino. Conseguentemente, bisognerebbe evitare di consentire ai bambini l’uso del cellulare, fino a quando non abbiano acquisito la capacità di comprendere, che l’uso improprio di una sim, può causare danni irreparabili.

L’altro danno irreversibile che l’uso di IPhone, tablet e cellulari comporta, è l’iperattività che si sviluppa in modo dannoso e frenetico nell’adolescente. Iperattività che può portare ad avere una totale dipendenza dal mezzo elettronico. In molti casi porta alla dislessia.

Infine non bisogna trascurare l’aspetto economico, occorre considerare che attraverso Internet nulla è gratis; gli stessi messaggini non possono essere inviati se non abbiamo pagato i giga della sim. Allora stiamo attenti; quello che può sembrare un gioco per i bambini, può trasformarsi in una tragedia; vedi i fenomeni di bullismo nei confronti dei coetanei.

Giornalmente, si registrano le storie di adolescenti che preferiscono togliersi la vita, per sottrarsi alla persecuzione di cui sono oggetto sulla cosiddetta rete.

Noi abbiamo fatto un discorso riguardante i bambini, ma -ovviamente- il problema della responsabilità riguarda anche gli adulti. Tutte le utenze di cellulari e pc possono essere rintracciate e l’intestatario chiamato a rispondere delle azioni commesse in proprio o a terze persone.

Roberto Fronzuti

La donna che fa ribrezzo due volte

Noi ci lamentiamo giustamente che Salvini stia cavalcando il vento di estrema destra con scurrilità neofasciste alla “Libero”, imitando pateticamente chi sapete. Purtroppo in Europa – non ci crederete – c’è anche di peggio. In Baviera ha un certo spazio un partito ultranazionalista (AfD) con forti venature naziste che ha come co-leader tale Alice Weidel. Ovviamente i suoi cavalli di battaglia fanno parte dello stesso repertorio di Salvini.

Ma il repentino passaggio del Capo della Lega Ladrona dal secessionismo al suo opposto, il nazionalismo, fa pensare che il caso italiano sia sui generis e molto legato all’opportunismo e alla demagogia piuttosto che a convinzioni profonde. Anche se il razzismo nella Lega viene da lontano, si deve riconoscere che la primogenitura di tutta questa spazzatura politica spetta di diritto a Le Pen. Alice Weidel, però, non è da meno, anzi sgomita e per mettersi in mostra esagera. A dire il vero, tanto per segnalare come per agguantare un po’ di potere certi politici improvvisati aggiustino secondo il vento le proprie idee, ricordiamo che Alice nel suo recente passato si segnalava soltanto come una ripetitrice di luoghi comuni di destra mescolati persino con alcune posizioni di buon senso. Tra l’altro, essendo omosessuale dichiarata, doveva compiere un certo sforzo per conciliare alcune sue posizioni “moderne” con la mentalità tipica dell’estrema destra tedesca. Ma adesso ha saltato il Rubicone e in vista anche delle elezioni prossime in Baviera è diventata incontenibile. E pericolosa.

In una recente intervista a “Repubblica” ha affermato perentoriamente: «I muri sono libertà e sono una priorità».

Una frase semplice, andiamola ad analizzare. Rammentiamo che Weidel è tedesca: nelle prime quattro parole riassume, assomma e fa sue tutte le turpitudini perpetrate nel ‘900 proprio in Germania dagli opposti totalitarismi. Hitler più Ulbricht. La sciagurata fa il verso alla scritta “Arbeit macht frei” (“il lavoro rende liberi”, che come tutti dovrebbero sapere campeggiava sulla entrata di Auschwitz, il più esteso complesso di campi di concentramento organizzato dai nazisti per fare strage di ebrei e (paradosso per Alice) di omosessuali. Sono trascorsi decenni e l’ignobile tedesca Weidel ancora non ha appreso il significato della parola “libertà”. La novella Hoss la smercia come droga contraffatta. D’altronde pure i Salvini e le Le Pen farneticano su un europeo “Fronte della libertà”, e sicuramente Weidel ha tutti i titoli per farne parte. (Il che mi ricorda il consiglio che dava, senza vergognarsene, l’americano destrorso Arney: «Non importa quale causa voi sosteniate, dovete venderla nel linguaggio della libertà»).

La co-Capa dell’AfD (che in Germania un polemista irrispettoso ha definito «puttana-nazi») si dimostra una vera professionista dell’ignominia. Non si accontenta di ammiccare al nazismo ma, ingorda, fa un doppio salto mortale e, in quelle stesse quattro parole, rivendica persino il valore del Muro. Che ai tedeschi dovrebbe rievocare qualcosa. Ci vuole certamente una faccia di bronzo a prova di bomba ad accostare un muro alla libertà. Per 28 anni i tedeschi sono stati divisi grazie al Muro che il quisling comunista Ulbricht eresse per costringere una parte di loro sotto la dominazione sovietica. Più di duecento compatrioti di Alice si fecero ammazzare pur di non rimanere prigionieri della libertà garantita dai muri. Migliaia di europei nati a Berlino ci insegnarono nel 1989 che si costruiscono e si difendono le civiltà picconando i muri e non alzandoli.

Ricordate, gente, ricordate.

Enzo Marzo
Critica Liberale