Matteotti, il socialista “più forte e più degno” che indicò la strada della democrazia

Di Lello-Grillo

Turati lo definì “il più forte e il più degno”. Morì in una giornata di giugno di 89 anni fa, a Roma. Giacomo Matteotti fu brutalmente assassinato da chi sperava di metterlo a tacere, dalla volgarità e dalla violenza contro le quali si era battuto tutta la vita. L’attualità del messaggio politico del leader socialista continua a vivere capace di attualizzarsi, di declinarsi rispetto alle sfaccettature della modernità. A ottantanove anni dal quel vile omicidio resta, infatti, vivissima e attuale la capacità, tutta matteottiana, di incanalare la forte spinta in una solida azione riformista. Così come resta un modello insuperato la sua attenzione ai temi della giustizia sociale e l’incapacità di scendere a compromessi con l’intolleranza e l’arroganza, segno di un’anima irriducibilmente liberale. In qualche modo, Matteotti è l’incarnazione più presente di quanto Pasolini affermò molti anni dopo quando disse che «non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche», ma si deve essere «fortissimi per affrontarlo come normalità, come codificazione», quasi «allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società». Era quella la forza che ebbe Matteotti, la forza che lo portò a denunciare senza mezzi termini e che pagò con la vita: non furono tanti, persi nel rincorrere schemi ideologici o, peggio, adagiati sul conformismo, a capire con la sua stessa lucidità, quanto fosse necessario agire subito contro l’ottusa arroganza mussoliniana.

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Amministrative 2013: per il centrosinistra è 16 a 0

Amministrative-risultatiAstensionismo ed en plein del Partito democratico, questi i due protagonisti delle recenti elezioni amministrative. Astensionismo perché a votare è stato solo solo il 48.5% degli italiani, undici punti in meno rispetto al primo turno. En plein del Pd perché il centrosinistra è riuscito a conquistare tutti gli undici capoluoghi di provincia: Ancona, Avellino, Barletta, Brescia, Iglesias, Imperia, Lodi, Roma, Siena, Treviso e Viterbo. Oltre alla Capitale il centrosinistra è riuscito a portarsi via anche i sindaci di Imperia, Iglesias e Viterbo – da 18 anni feudo Pd – confermando quelli di Avellino, Lodi, Sondrio, Ancona, Isernia, Barletta, Massa, Pisa, Siena e Vicenza. Soddisfatto il segretario del Psi, Riccardo Nencini che auspica «la sinistra riformista possa ripartire dai Comuni». Continua a leggere

Comunali: il centrodestra perde le sue roccaforti Brescia e Treviso

Gentilini-sindacoSi delinea sempre più l’en plein del centrosinistra che, oltre alla città di Roma, ha conquistato tutti i principali comuni andati al ballottaggio nelle giornate di ieri e oggi. Il turno suppletivo ha interessato 67 Comuni, 13 Regioni, di cui 11 capoluoghi di provincia: Ancona, Avellino, Barletta, Brescia, Iglesias, Imperia, Lodi, Roma, Siena, Treviso e Viterbo. A Imperia, Siena, Iglesias, Lodi, Ancona, Viterbo e Barletta la vittoria del Pd era già evidente dal primo turno delle elezioni amministrative dello scorso 26-27 maggio, registrando margini significativi nei confronti degli avversari del centrodestra.

IL CENTRODESTRA PERDE LE SUE ROCCAFORTI – Il centrodestra ha perso la città di Brescia, roccaforte del Pd dove Emilio Del Bono sostenuto da Pd e liste civiche ha ottenuto il 56,52% dei voti, mentre il sindaco uscente Adriano Paroli si è fermato al 43,47%. Il Pd ha espugnato un’altra roccaforte del centrodestra, rappresentata dalla città di Treviso, da 19 anni di giunta leghista: nel capoluogo veneto il candidato del centrosinistra Giovanni Manildo ha infatti vinto con il 55% delle preferenze, sconfiggendo il sindaco uscente Giancarlo Gentilini. Il centrosinistra è riuscito a strappare anche il comune sardo di Iglesias che ha decretato il nuovo sindaco, Emilio Gariazzo che ha vinto con il 51,68% delle preferenze e 7.216 preferenze contro lo sfidante e sindaco uscente Gian Marco Eltrudis che si è attestato a 6.747 voti (48,3%).

LE ALTRE VITTORIE DEL CENTROSINISTRA – Un altro arretramento del centrodestra si è concretizzato anche a Imperia, ove il sindaco uscente del centrodestra, Erminio Annoni ha ottenuto soltanto il 23,9% dei voti contro il 76,1% del candidato del centrosinistra, Carlo Capacci. A Viterbo il centrosinistra torna alla guida dopo 18 anni con Leonardo Michelini che ha ottenuto il 62,9% dei consensi, strappando la città al primo cittadino uscente, Giulio Marini che si è fermato al 37,1%. Sconfitte pesanti per il centrodestra a Siena, dove Bruno ha vinto con 12.076 voti (52%) mentre al primo turno aveva ottenuto 11.520 (39,54%). Il suo sfidante Eugenio Neri ha ottenuto 11.146 preferenze (48%) e al primo turno si era attestato a 6.809 voti (23,37%). Ad Ancona ha trionfato Valeria Mancinelli con 20.669 voti e una percentuale del 62,59 mentre al primo turno si era attestata a 17.273 (37,65). Italo D’Angelo, candidato del centrodestra ha ottenuto 12.356 voti (37,41) mentre due settimane fa aveva ottenuto 9.413 voti (20,52%).

LA SITUAZIONE NEL LAZIO: ANZIO. Con 18 su 33 sezioni scrutinate Luciano Bruschini del Pdl nel ballottaggio al Comune di Anzio è in vantaggio con 4.751 voti e 52,29% (al primo turno 9.033 voti e 32,44%) sullo sfidante Candido De Angelis presentatosi con una sua lista civica del con 4.335 voti e 47,71% (al primo turno 8.166 voti e 29,33%). FIUMICINO. Con 37 su 53 sezioni scrutinate il candidato sindaco del Pd Esterino Montino è avanti con 9.673 e 52,99% (al primo turno 12.325 e 35,96%) sullo sfidante del centrodestra Mauro Gonnelli che al momento si attesta su 8.581 e 47,01% (al primo turno 15.902 e 46,40%). FORMIA. Sandro Bartolomeo del centrosinistra è avanti con 6.367 e 52,25 (al primo turno 6.069 e 25,41%) sullo sfidante del centro si è attestato su 5.818 voti e 47,75% (6.813 voti e 28,52%). NETTUNO. Proclamata neo sindaco del comune di Nettuno il candidato del Pd Alessio Chiavetta con 13.135 e 62,17 (al primo turno 12.140 voti e 45,97%), lo sconfitto del centrodestra Carlo Eufemi si è fermato a 7.994 voti e 37,83% (al primo turno 9.541 voti e 36,13%). POMEZIA. Unico comune laziale nel quale i cinque stelle sono avanti è quello di Pomezia dove al ballottaggio – al momento sono 24 su 40 sezioni scrutinate – il candidato M5S Fabio Fucci si è aggiudicato 6.713 preferenze e 63,34% (6.949 preferenze e 24,61%). SABAUDIA. A Sabaudia vittoria del candidato Maurizio Lucci (lista civica e Fratelli d’Italia) con 4.461 voti e 56,09% (al primo turno 2.726 voti e 26,25%) battendo lo sfidante del centrodestra Giovanni Secci fermatosi a 3.492 voti e 43,91% (al primo turno 3.136 vori e 30,20%). SANTA MARINELLA. Roberto Bacheca del Pdl è stato eletto al ballottaggio nuovo sindaco di Santa Marinella con 4.745 voti e 55,86% (al primo turno 4.630 voti e 45,69%), lo sfidante sconfitto Massimiliano Fronti del centrosinistra si è fermato a 3.749 preferenze e 44,14% (al primo turno 3.345 voti e 33,01%). VITERBO. A guida Pd sarà il comune di Viterbo con il neoeletto sindaco Leonardo Michelini che si è aggiudicato 16.514 preferenze e 62,86% (al primo turno 12.542 preferenze e 35,85%), mentre lo sfidante del centrodestra Giulio Marini si è attestato a 9.759 voti e 37,14% (al primo turno 8.807 voti e 25,17%).

IL PIEMONTE: ACCEGLIO E ORBASSANO - Enrico Colombo di Lista civica – per il futuro di Acceglio – ha ottenuto 67 voti e una percentuale del 52,76 (al primo turno i voti erano stati 47 e la percentuale di preferenze del 35,87) contro i 60 voti e il 47.23% dello sfidante Giovanni Enrico Caranzano di Lista civica – libertà coraggio e lealtà. A Orbassano, Eugenio Gambetta del centrodestra è stato confermato sindaco con 5.520 preferenze e il 58.80% mentre al primo turno aveva ottenuto 5.871 preferenze e il 48.50%. Il suo sfidante, Francesco Bona era riusciuto a recuperare solo 928 voti, portando il distacco da 2.581 a 1.653 preferenze e ottenendo

LOMBARDIA: BRESSO E LODI - Il nuovo sindaco del comune in provincia di Milano è Ugo Vecchiarelli che ha ottenuto 4.873 voti (51,86%) mentre al primo turno si era attestato a 4.150 (35,47). Il candidato del centrodestra Adriano Radaelli ha totalizzato 4.524 preferenze (48,145) mentre due settimane fa aveva preso 3.526 voti e una percentuale pari al 30,14. LODI. Nel comune lombardo di Lodi, Simone Ughetti del centrosinistra ha vinto con 9.544 voti (53,62%) mentre al primo turno le preferenzo sono state 9.167 (43,30%). Il suo sfidante Giuliana Cominetti ha preso 8.256 (46,38) mentre al primo turno i voti erano stati 7.300 (34,48%).

EMILIA ROMAGNA, IMOLA - Il primo cittadino della città in provincia di Bologna viene confermato Daniele Manca del centrosinistra che ha trionfato con 16.962 (53,66%) mentre Claudio Frati si è attestato a 6.075 preferenze (19,21)

TOSCANA E ABRUZZO – Nel capoluogo toscano di Pisa il sindaco uscente del centrosinistra, Marco Filippeschi è stato confermato con 20.835 voti (53,51%) mentre il suo sfidante Franco Mugnai si è fermato a 4.901 preferenze con una percentuale del 12,58. A Sulmona, comune in provincia de L’Aquila, Giuseppe “Peppino” Ranalli ha vinto con 6.439 voti (66,03%) mentre al primo turno le preferenze sono state 4.890 (32,77&). Il suo sfidante, Luigi La Civita candidato del Pdl . Lista Civica – Giovani Futuro si è attestato a 3.313 preferenze (33,97%) mentre due settimane fa i voti sono stati 2.007 e la percentuale del 13,45.

UMBRIA E MOLISE - A Corciano, comune in provincia di Perugia (Umbria) il neo-sindaco è Cristian Betti che ha vinto ottenendo 5.764 voti (68,28) mentre il concorrente, Luca Merli candidato del Pdl ne ha ottenuti 1.236 con una percentuale del 14,64. A Isernia, il candidato del centrosinsitra, Luigi Brasiello ha vinto ottenendo 6.904 voti (50,54%), mentre lo sfidante del centrodestra, Giacomo D’Apollonio si è attestato a 5.867 preferenze con una percentuale del 42,95.

CAMPANIA, CASTELLAMMARE DI STABIA E AVELLINO - Nel comune vesuviano, il candidato del centrosinistra, Nicola Cuomo ha ottenuto 18.184 (61,37%) mentre al turno di due settimane fa le preferenze erano state 11.777 (29,71%). Lo sfidante Antonio Pentangelo, candidato del centrodestra ha ottenuto 11.448 voti (38,63%) e al primo turno era in vantaggio con 12.420 preferenze (31,33%). Ad Avellino, il candidato del Pd, Paolo Foti ha ottenuto 15.120 preferenze (60,57%) contro le 9.026 del primo turno (25,31%). Lo sfidante del centrodestra Costantino Preziosi si era attestato a 9.844 voti (39,43%) mentre al primo turno i voti sono stati 8.210 (23,03%).

CALABRIA, CORIGLIANO CALABRO – In Calabria invece il centrodestra ha vinto in tutti e quattro i comuni in cui si è votato con il doppio turno, Corigliano, Acri, Locri e Isola Capo Rizzuto. A Corigliano Calabro, il sindaco del centrodestra Giuseppe Geraci ha trionfato con 9.341 voti (61,22%) mentre al primo turno le preferenze sono state 8.894 (39,86%). Il candidato del Pd Giovanni Antonio Torchiaro ha ottenuto 5.918 voti (38,78) mentre due settimane fa le preferenze erano state 3.662 (16,41%).

BASILICATA, ATELLA – Nel comune in provincia di Potenza Nicola Telesca, candidato da Lista Civica – Uniti per Cambiare ha vinto con 1.361 preferenze (54,09%) mentre Michele Zaccagnino, sostenuto da Pd-Psi-Popolari Uniti ha ottenuto 1.155 e una percentuale pari al 45,90.

PUGLIA, BARLETTA – A Barletta, Pasquale Cascella del centrosinistra ha vinto con 23.749 (62,89%), mentre due settimane fa si era attestato a 24.388 (43,68%). Giovanni Alfarano, candidato del centrodestra ha ottenuto 14.014 voti (37,11%) mentre al primo turno aveva ottenuto 15.008 preferenze (26,88%).

LA SITUAZIONE IN SICILIA – In Sicilia si è votato invece per il primo turno in 142 comuni (gli eventuali ballottaggi ci saranno tra due settimane). Al voto sono andati anche i cittadini di 4 capoluoghi di provincia (Catania, Messina, Ragusa e Siracusa).

Psi, giornata di mobilitazione nazionale: raccolta firme a supporto delle proposte di legge sul lavoro e dei referendum

Psi-Lavoro-firmeSolo lavoro! Questo il titolo della giornata di mobilitazione nazionale che si svolgerà oggi, con oltre cento stand nelle piazze italiane. In 104 città infatti dirigenti locali e provinciali del Psi, incontreranno i cittadini per illustrare loro le tre proposte di legge sul tema del lavoro, già presentate dal Psi, con la raccolta delle firme e il volantinaggio. Dopo aver depositato  le proposte di legge nei due rami parlamentari i socialisti portano dunque le loro battaglie anche nelle piazze, per consentire ai cittadini di sostenerle con la loro partecipazione attiva. Oggi avrà inoltre inizio la raccolta firme per i referendum del Psi. Continua a leggere

L’intervista – Lega, l’europarlamentare Borghezio: «Oggi il capo è Maroni e obbedisco a lui»

Borghezio-KyengeDopo la sospensione, l’espulsione: il gruppo parlamentare degli euroscettici (Europa della libertà e della democrazia, Edf) ha ufficializzato l’espulsione di Mario Borghezio, in seguito alle affermazioni anti-Kyenge, il ministro per l’Integrazione, dopo la sospensione dello scorso 22 maggio. Secondo quanto reso noto da fonti del gruppo «una maggioranza di iscritti superiore ai due terzi» si è espressa a favore della proposta fatta venerdì scorso dal co-presidente Nigel Farage, il leader britannico del partito indipendentista Ukip. Dell’Efd fanno attualmente parte, escluso Borghezio, 34 parlamentari di 12 Paesi, e i partiti principali sono l’Ukip e la Lega. Nella nota diffusa ieri dal capo ufficio stampa della delegazione britannica, Herman Kelly non è però precisato il numero dei voti che hanno decretato l’espulsione di Borghezio, reo di aver definito la nomina di Kyenge a ministro «una scelta del c…o» e aver parlato di «governo bonga bonga». Avanti! ha intervistato l’europarlamentare leghista, secondo cui l’immigrazione diventa negativa «solo quando è disordinata, mal gestita e strumentalizzata dalla criminalità». Continua a leggere

Referendum, prima assemblea nazionale del comitato promotore. Nencini: «Diritto di scelta ai cittadini»

Radicali ReferendumImmigrazione e lavoro, divorzio breve, una nuova politica sulle droghe, finanziamenti ai partiti e alle religioni. Questi i temi primari dei quesiti presentati sabato nella prima, pubblica e corposa assemblea referendaria, il cui comitato promotore ha come titolo l’inequivocabile messaggio “Cambiamo noi. Con i referendum”, cui ha aderito anche il Psi, sostenendo tre dei referendum, due sul tema dell’immigrazione e uno sul divorzio breve. Prima assemblea perché ne seguiranno altre, pubblica perché aperta a tutti i cittadini che intendono cambiare lo status quo in prima persona. Corposa perché numerosi sono stati gli interventi che si sono succeduti durante l’intera giornata di venerdì, presso il Centro Congressi Capranichetta” di Roma. Oltre al segretario dei socialisti Riccardo Nencini e a quello dei Radicali Mario Staderini, al leader  e a Marco Pannella, sono intervenuti il ministro degli Esteri Emma Bonino, Oreste Pastorelli, Luigi Iorio, rispettivamente tesoriere e responsabile diritti del Psi, Claudio Martelli, esponenti del Pd, di Sel, associazioni, personalità, militanti e promotori che aderiscono ai referendum. Il prossimo 7 giugno partirà la raccolta delle firme.

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A Lipsia nasce la Progressive Alliance. Nencini: «Ricucire lo strappo, tracciare una nuova frontiera»

Nencini-Lipsia

Il Sozialdemokratische Partei Deutschlands, l’Spd, il più grande partito tedesco era stato fondato a Lipsia il 23 maggio 1963 da Ferdinand Lassalle con il nome di “Associazione generale tedesca dei lavoratori”. Dopo 150 anni, sempre a Lipsia, l’Spd festeggia il suo compleanno lanciando la fondazione della “Progressive Alliance”. Presente ai festeggiamenti anche il segretario del Psi Nencini che, all’Avanti!, ha commentato il battesimo del nuovo soggetto politico affermando che «a Lipsia è nata ufficialmente una nuova organizzazione internazionale che si richiama ai valori del socialismo e della democrazia». Il segretario socialista ha detto che «meglio sarebbe stato non costituire un seconda realtà di questo tipo, ma mantenere l’unità dentro l’Internazionale, trasformandola e adattandola alle esigenze di un mondo cambiato». Insomma, uno strappo che segna un passaggio delicato per il mondo socialista, e dalla cui gestione dipenderà il futuro del riformismo internazionale. Continua a leggere

Il partito socialista e l’Avanti! rilanciano la battaglia sull’emergenza nelle carceri italiane

Conferenza carceri-Psi

Se è vero come diceva Voltaire che «il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri» allora l’Italia ha molto cammino da fare. Lo sa bene il Partito Socialista Italiano, da sempre in prima fila nella difesa dei diritti civili di cui, il tema carceri, è una delle cartine di tornasole più significative: per questo il Psi lancia la “Rosa dei diritti” per attirare l’attenzione sulla situazione delle carceri italiane e l’Avanti! un reportage per indagare sulla condizione che vivono sia i detenuti che gli uomini della Penitenziaria. Nella sala stampa della Camera dei Deputati si è parlato di emergenza giustizia, di sovraffollamento degli istituti penitenziari e della condizione dei lavoratori che, quotidianamente operano in condizioni di estrema difficoltà all’interno delle strutture di pena. Si è presentato il report sulla condizione delle carceri redatto dal responsabile Diritti del Psi Luigi Iorio, annunciando un’iniziativa forte e finora sposata soltanto da pochissimi altri partiti politici e soltanto un volta l’anno: il prossimo sabato i parlamentari socialisti faranno visita ai detenuti in numerosi istituti penitenziari della Penisola. A introdurre la conferenza stampa è stato l’onorevole Marco Di Lello che ha ricordato l’importanza dell’iniziativa legislativa che i socialisti porteranno avanti affinché «non siano i detenuti a pagare le inefficienze di un sistema che, con interventi mirati e razionali, potrebbe essere migliorato e portato in condizioni minimamente accettabili con poche risorse». Presenti il responsabile Diritti Psi Luigi Iorio, il neo senatore socialista, Enrico Buemi, il direttore dell’Avanti!, Giampiero Marrazzo, il responsabile Enti Locali del Psi, Gerardo Labellarte, e Giuseppe Sconza, Presidente UILPA Penitenziari.     Continua a leggere

Nencini: Unire il liberalismo di con la modernità del socialismo

Nencini-Psi

“Liblab”. Una piccola abbreviazione per una grande rivoluzione politica e culturale. Una chiave di lettura, una visione per avviare un processo nutrito da due grandi tradizioni che si incontrano, si parlano, si fondono e camminano insieme. «Un partito che sappia tenere insieme la tradizione socialista e quella liberale, capace di riforme e che sappia parlare a una gran parte della società». Così l’ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, apre, con un’intervista a quotidiano La Repubblica, un dibattito all’interno di quel Pd che guarda smarrito al futuro dopo il duro colpo della “vittoria mutilata” dello scorso febbraio. Un patrimonio, quello della fusione tra socialismo e liberalismo, da sempre freccia all’arco della tradizione dei socialisti italiani che, ante litteram, proposero questa strada ad una società che, allora, si dimostro non abbastanza matura per seguirla. «La sconfitta elettorale obbliga a un  ripensamento del riformismo italiano. L’idea liblab è nostra ed è una buona base di avvio della discussione» afferma il senatore Riccardo Nencini, segretario del Psi, che parla delle affermazioni di Chiamparino come di una scelta «coraggiosa per aver ripreso la parola “socialista”». Del resto, ha ricordato Ugo Intini all’Avanti! «l’idea della fusione socailista-liberale venne proprio dal Psi di fine anni ’70 che, unico in Italia e primo in Europa, iniziò a propagandare quella che è, in realtà, un idea di Carlo Rosselli che, negli anni ’30, parlava di liberalsocialismo». Continua a leggere

Ecco perchè il Governo delle larghe intese sta sbandando

Enrico LettaCom’era prevedibile, l’attuale Governo, composto dai rappresentanti di Partiti così lontani tra loro, sta dimostrando di voler difendere la propria stabilità risolvendo i problemi di ogni giorno. Com’è noto, il caso “Palma” ha creato il primo e non certo l’ultimo incidente di percorso. Perché domani, probabilmente, ne spunterà un altro. Il presidente Letta, sia sotto il profilo personale che sotto quello politico, è personaggio degno di rispetto, capace di dirigere un governo nell’interesse dell’Italia. In discussione non è il presidente, ma la difficoltà di tenere insieme forze politiche opposte. Amalgama difficile da digerire e far digerire, pronta a sfilacciarsi ad ogni mal di pancia, ad ogni provvedimento non condiviso. Continua a leggere