Che significa essere terroni? – Mieli, in guerra con il passato – Gli etruschi sconfitti e vincitori

Chi può capire meglio di me Francesco Merlo ? Come me, giornalista a Catania,Milano e Roma .Gi ho espresso solidarietà quando decise di andar via dalla Rai,dove era stato consulente per la ristrutturazione dell’informazione radiotelevisiva. È stato il primo ad abbandonare la nave ,controllata da orde di pirati col marchio di partiti e sindacati. Poi seguirono le dimissioni di Vercesi e dello stesso direttore generale Campo Dall’Orto. Oggi però ci occupiamo di lui per un libro,curioso,impertinente e originale: “Sillabario dei malintesi – Storia sentimentale d’Italia in poche parole” (Marsilio) . L’autore ci spiega,anche con viva ironia,come le parole possono perdere il significato originario, assumendone uno negativo e viceversa. Sono assolutamente d’accordo con lui e gli esempi sono moltissimi e Merlo impiega ben 400 pagine per citarli tutti o quasi. Dato lo spazio limitato di questa rubrica ci limitiamo a fare un solo esempio: quello della parola “Terrone”. Sono un esperto in questo campo,non solo come terrone doc,ma anche per aver pubblicato un libro ,dal titolo “Io, ingegner Terrone “ ( Log-Guerini editore) . Merlo,anche lui terrone doc, ha scritto in materia pagine divertenti e di grande verità. Fra l’altro, ha fatto notare che “è stata raccontata la storia dei Crispi e dei San Giuliano,degli emigrati che diventano operai della Fiat,dei soldati del nord e del sud che nelle trincee della prima guerra mondiale muoiono italiani. Manca invece la storia del terrone italiano,la storia dei prefetti e dei maestri e quella dei ferrovieri che rappresentano non solo il meglio dell’Italia “terrorizzata” ma anche della sinistra”.C’è un’altra cosa che condivido con Merlo. La prima sul giornalismo (“un mestiere che si sta irrimediabilmente guastando”) ; la seconda riguarda il suo maestro Vizzini .Anche il mio maestro si chiamava Vizzini : sarà lo stesso ?

Passiamo adesso alla storia,quella scritta da storici e da quei giornalisti,che talvolta sono molto più bravi di quelli accademici. E mi riferisco a Paolo Mieli ,che ha ora pubblicato “In guerra con il passato –Le falsificazioni della storia” (Rizzoli).

E’ un compito difficile quello del notissimo giornalista- storico: mettere a nudo l’uso strumentale della storia per avallare le esigenze del presente. Una guerra che si produce proprio in tempi in cui si scopre che “niente è più moderno della memoria”. Mieli cita James Hillman (“Un terribile amore per la guerra”) per ribadire che la memoria ufficiale è corta.”Le prove delle atrocità marciscono negli archivi istituzionali ,eppure la memoria della inumanità della guerra non sbiadisce con il tempo. Aleggia con i suoi fantasmi. Peggio si proietta sull’intera storia”. L’autore porta il lettore in un viaggio lungo i secoli per rivelare le troppe manipolazioni e le contraffazioni . E’ un’analisi difficile che rimette in discussione motivazioni ed eventi,compresi atti compiuti da quella che si è sempre ritenuta “la parte giusta”. Si tratta di un’operazione senza fine ,di cui il revisionismo (col capo scuola De Felice) è solo una componente o l’antesignano di questa nuova ricerca storica,che comunque – avverte Mieli- non va rapportata al tempo presente. Finiremmo con lo scoprire sempre sorprese negative.

Ad arricchire la già cospicua letteratura etrusco-romana è ora uscito un libro di Thierry Camous,”Tarquinio il Superbo” pubblicato da Salerno editrice. L’autore è un ricercatore del Cnrs e storico particolarmente esperto nella storia delle origini di Roma. Questo saggio racconta alcuni importanti capitoli della storia degli etruschi,non dalla parte dei vincitori (come spesso è avvenuto: sono numerosi gli autori greci e romani,notoriamente nemici dei “Tirreni”,come venivano chiamati gli etruschi). L’autore,scrive infatti che la prima morte degli etruschi avvenne tra il 396- quando Camillo fece cadere la potente Veio,nemica secolare e vicina di Roma – e il 264,con la caduta dell’ultima città “toscana” rimasta libera,Volsinii. Non è ancora del tutto certa l’origine di questa città: se cioè collocabile nell’attuale Orvieto ,oppure nella vicina Bolsena,dove di recente sono state rinvenuti reperti archeologici che avvalorerebbero le origini della città etrusca. Ma di tutto questo l’autore non ne parla,anche perché la sua ricerca è concentrata sulla figura del dittatore Tarquinio ,definito da Tito Livio,il “Superbo” ,che conquistò il potere con un efferato omicidio di un innocente (Erdonio). Tarquinio fu un grande condottiero,fece crescere Roma,con grandi conquiste militari,ma non fu molto amato dal popolo,per il saccheggio delle città conquistate , i massacri delle popolazioni e lo sterminio dei suoi nemici. La “Grande Roma dei Tarquini” doveva passare anche con gli orrori e il sangue che scorreva a fiumi. Del resto perché stupirsi ? E’ cambiato qualcosa nell’epoca moderna ?

Infine ,una segnalazione della rivista quadrimestrale “Storia Ribelle”,diretta dallo storico Roberto Gremmo.Di particolare interesse ,nel numero 45, un saggio sui rapporti inediti della polizia fascista sulla Resistenza laziale nel 1944 e la rivelazione di documenti di Giancarlo Pajetta ed Enrico Berlinguer che proponevano accordi politici con Pino Rauti.

Aldo Forbice

Lavoro e non lavoro nel 2025, Disertori, L’elefante di Napoleone, Memorie del futuro

Domenico De Masi è un sociologo napoletano esperto in politiche del lavoro. Ora è un “emerito”, ma ha insegnato per trent’anni all’Università “la Sapienza” di Roma. Con la sociologia del lavoro ( e non solo) si è sempre divertito a inventare sempre teorie nuove e fantasiose, come “l’ozio creativo”. Ci ha scritto anche dei libri, diventati, talvolta, di successo. Ora ,con l’aiuto di un composito gruppo di filosofi,sociologi ed esperti di società post industriale e di sociologia del lavoro, ha pubblicato un ponderoso volume (oltre 400 pagine), dal titolo “Lavoro 2025 –Il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione), Marsilio. Un testo tratto “liberamente” da una ricerca voluta da un gruppo di parlamentari Cinque Stelle “per fornire una base scientifica alle proposte di legge del loro partito”.

Il risultato però mi sembra deludente,anche perché,nonostante la presenza di prestigiosi esperti e la discussione, anche pubblica che ne è seguita,non si arriva alla formulazione organica di un programma che doveva diventare una parte di quello più generale di governo. De Masi,intellettuale libero,laico (un tempo strettamente collegato al Pci), si intuisce che non si sente a suo agio ,come se avesse in qualche modo le “mani legate” dalla committenza. Non pensate però di trovarlo nelle liste grilline alle prossime politiche perché De Masi rimane pur sempre un libertario,poco ligio alle direttive autoritarie che vengono dai comici e dagli informatici,come Grillo e Casaleggio.In ogni caso questa ricerca rimane utile per un approfondimento sulle prospettive di lavoro nei prossimi dieci anni .Con il rischio,come afferma De Masi, che il lavoro “ non resti un privilegio per alcuni e un miraggio assillante per altri,un fattore di dissidio profondo tra occupati e disoccupati,un motivo di guerra tra i poveri”.

Vorrei parlare adesso di un piccolo romanzo (piccolo solo come dimensioni) di Michele Pellegrini,uno autore triestino che ha scritto “Disertori” (Barbera editore ).

Lo scenario è la ex Jugoslavia e l’Albania,compreso il Montenegro e la Dalmazia .E’ la storia di un gruppo di militari diventati banditi,dai colori politici diversi ,La guerra li ha trasformati in uomini sanguinari,privi di scrupoli ,che hanno perso ogni briciola di umanità. E’ un romanzo,tratto però ( e si sente ) da una storia vera,che lascia tracce profonde nella mente del lettore per la violenza,la ferocia gratuita scaturita da ideologie e da assurdi fanatismi politici .La scrittura è semplice,scarnificata, senza retorica ,che colpisce con durezza.

L’autore del libro “L’elefante di Napoleone” (Bompiani),Paolo Mazzarello, non è un letterato di professione. Il suo “mestiere” è quello di docente e,più esattamente di storico della medicina,all’Università di Pavia.Il titolo ( di grande richiamo) nasce dalla donazione all’Università lombarda dei resti,ben conservati,di una elefantessa che si trovava al ”Musèum nazional d’histoire naturelle di Parigi”. E’ chiaramente un pretesto per raccontare l’affascinante storia di questo gigante della natura che arrivava dall’India e quindi serviva alla Francia anche per far conoscere una parte importante dell’Asia. L’elefante aveva finito,prima con la monarchia e poi con Napoleone, con svolgere un ruolo di potenza,di bellezza della natura,ma anche di mansuetudine ,di serenità,di maestosità .L’elefantessa era arrivata dopo un avventuroso viaggio ,per mare e per terra,alla sontuosa reggia di Versailles,dove era stata ospitata,curata e vezzeggiata dalla famiglia reale. Ma un giorno però il pachiderma riuscì a liberarsi dalle sue catene e fuggì alla ricerca della libertà. ll libro è un omaggio al più grande animale della terra,in via di estinzione,per la malvagità degli uomini. Un racconto,vero e fantastico: una metafora sulla libertà ,sul rispetto dei diritti degli animali ,ma anche di quelli fondamentali degli esseri umani .E’ anche per queste ragioni che a Mazzarello è stato assegnato il Premio della letteratura giovanile “Città delle rose” (Abruzzo).

Infine, segnaliamo un libro curioso e intrigante del sociologo Paolo Jedlowski ( insegna all’Università della Calabria), “ Memorie del futuro” (Carocci editore ) .

Lo studioso affronta l’analisi del futuro con una chiave originale,che fa molto pensare al proprio passato,che può diventare futuro. La domanda fondamentale è questa: che cosa avviene quando ricordiamo un futuro che in passato abbiamo immaginato ? Quando,ad esempio,ricordiamo un’aspirazione irrealizzata ? E così via…Una riflessione attenta,analitica, tra nostalgia,speranza e riflessione.

Aldo Forbice

La bellezza, Il mondo gay della Chiesa, La famiglia che cambia, Il narcisismo

Vi confesso che ho sempre avuto una grande ammirazione per Vittorio Sgarbi,come storico dell’arte. Lasciamo da parte,in questa sede, il Vittorio narcisista,uomo di spettacolo,polemista a tutto tondo. Sgarbi esperto d’arte è da apprezzare. E questo – lo dicono, a volte sottovoce,anche i grandi esperti di arte figurativa- e viene confermato,se ce ne fosse bisogno,anche dal recente libro (570 pagine),”Dall’ombra alla luce” ( La nave di Teseo,la casa editrice diretta da Elisabetta Sgarbi,la sorella).Del resto, il prefatore (Paolo Di Paolo) scrive di quest’opera: “Credevo di sapere cos’è l’Italia non lo sapevo abbastanza. E’ stato come risvegliarsi davanti alla sua natura di scrigno contenente infiniti scrigni ,davanti a una inesauribile e prodigiosa dotazione di bellezza”. Sgarbi,di fronte al panorama di dipinti famosi, fa sfoggio della sua inesauribile competenza,che si unisce alla sua grande passione per l’arte,quella che emoziona,che lascia un segno profondo nella mente e nel cuore.

Lo studioso commenta in modo brillante le opere dei più grandi artisti del passato: nomi noti (come Caravaggio,Velazquez, Luca Giordano,Mattia Preti,Guido Cagnacci, Giambattista Tiepolo e tanti altri) e meno noti. I racconti e le riflessioni critiche sono appassionati e appassionanti , trasmettono gioia ed entusiasmo per la bellezza: valgono molto di più di eruditi saggi di esperti. apprezzati forse solo dagli addetti ai lavori.

Passiamo ora ad argomenti più “terreni”, col libro del giornalista Emiliano Fittipaldi (“Lussuria”, Feltrinelli). Sì ,è lo stesso autore del tanto discusso libro ,diventato bestseller, “Avarizia”,poi “processato” dai magistrati del Vaticano. “Lussuria” è un libro rivelazione che affronta con coraggio il tema dell’omosessualità e della pedopornografia all’interno della Chiesa. Un argomento tabù,che le gerarchie vaticane hanno sempre “ignorato” o minimizzato . L’autore affronta,sulla scorta di una grande quantità di documenti inediti (compresi atti giudiziari ), e numerose testimonianze, un argomento scandaloso che Papa Francesco ha sempre condannato (almeno nelle sue esternazioni ). Purtroppo però Bergoglio ,almeno in questo campo,sembra non abbia raggiunto grandi successi perché la lobby omosessuale,costituita da preti,vescovi e cardinali, continua ad essere potente sempre e difende i propri interessi e privilegi con ogni mezzo. Non a caso di questo libro si è parlato poco nei media perché si tratta di “materia scottante” : i giornaloni e i telegiornali Rai e commerciali, preferiscono non occuparsene ,anche se con grande imbarazzo. Alcune eminenze cattoliche potrebbero ricorrere alle querele. Ma nessuno pensa di utilizzare “l’arma “ della legge . E’ rischiosa,se ne parlerebbe troppo . E’ meglio dunque stendere una coltre di silenzio. Parola di (prete) gay .

C’è poi un libro,che come scriveva Franz Kafka ,appartiene alla categoria di quelli che “mordono e pungono”.Del resto,osserva sempre il grande scrittore ceko,”se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio,a che serve leggerlo ? ” Nel nostro caso ci riferiamo alla scrittrice Laura Pigozzi (“ Mio figlio mi adora”,Nottetempo edizioni),che ha ottenuto di recente il premio “Città delle Rose” (sezione libri per giovani). Il libro affronta,in modo approfondito (ma anche problematico) tutti i problemi dell’evoluzione della famiglia,comprese quelle omosessuali,con le implicazioni sui figli, che conosciamo anche dai dibattiti sullo jus soli ,sulle adozioni,sulle copie gay ,ecc. La scrittrice ,psicologa ,si limita ad analizzate la tipologia delle famiglie (allargate,monogenitoriali e omogenitoriali ) con tutti i problemi ancora aperti e di non facile soluzione nel breve-medio termine.

Infine,riflettiamo sul narcisismo,una malattia che colpisce un’infinità di uomini e donne .Ad affrontare causticamente l’argomento è lo psichiatra e psicoterapeuta Giancarlo Dimaggio,col saggio “L’illusione del narcisista” (Baldini & Castoldi).Non avevo mai letto un atto di accusa,così documentato e così duro contro questi “odiosi individui” ,che “si credono degli dei ,dei re o regine del mondo”. I narcisisti, commenta sempre l’autore, “aspirano alla grande vita e invece passano la maggior parte del tempo tra rancore,perché gli altri non li riconoscono,rabbia,perché sentono chi li circonda come bastoni tra le ruote,disprezzo per un mondo che non li appaga più “. Il narcisismo è sicuramente una malattia. Nella gran parte dei casi si può guarire,ma la terapia è complessa e soprattutto ha tempi lunghi.

Aldo Forbice

Aldo Forbice

I traditori di tutte le risme, L’involuzione del regime turco, testimonianze sui lager 

Ogni tanto gli studiosi si prendono un anno sabatico : sospendono le loro ricerche su materie complicate,che spesso li occupano per diversi anni e si dedicano ad argomenti più leggeri,meno impegnativi,consolandosi con riscontri più positivi nelle librerie. E’ questo il caso di Marcello Flores ,docente di storia nelle università di Siena e Trieste, autore di numerosi saggi “costruiti” sulla ricerca negli archivi,pubblici e privati e sulle altre fonti. Il libro si intitola “Il secolo dei tradimenti” (il Mulino) e si occupa dei grandi casi di tradimenti dal 1914 al 2014: da Mata Hari e Snowden. Anche in questo lavoro ( come già nel libro precedente,”Traditori”) l’autore ricorda come ,dalla metà del ‘700 e l’inizio del ‘900,si sia modificata l’idea del tradimento. E i cambiamenti successivi ,nell’arco del “secolo breve”,sino a far coincidere la figura del traditore con quella di spia, a secondo dei regimi,dei sistemi democratici o di chi lottava per la libertà e l’indipendenza del proprio paese. Si tratta ,dunque,di una definizione che finisce con l’assumere significati diversi ,se si considerano i contesti geopolitici ,gli scenari politico-ideologici in cui operavano i protagonisti . I casi di “tradimenti” nel Novecento sono talmente così numerosi che potrebbero essere contenuti nello spazio

dell’Enciclopedia Treccani. Da qui le difficoltà di Flores nel raccontare le vicende dei traditori in un libro di 300 pagine. Si parla certo del patriota italiano Cesare Battisti,ma anche della ballerina,spia doppiogiochista, Mata Hari,fucilata come spia. L’autore si immerge poi nei totalitarismi (fascismo,nazismo e comunismo),per i quali tutti i dissenzienti sono trattati come “traditori della patria” e quindi perseguitati,condannati a pene pesanti e spesso a morte. Questo avviene prima,durante le guerre (compresa quella “fredda”) e anche dopo .Sempre .L’autore analizza,con l’occhio acuto dello studioso,questi casi,distinguendoli ,politicamente per genere, cercando anche di interpretare i casi più recenti dell’informazione della rete (compresi gli abusi) come testimoniano le vicende legate ai nomi di Assange e Snowden.

Le vicende legate all’involuzione democratica della Turchia ,per effetto delle scelte autoritarie di Erdogan ,sono raccontate in un ponderoso saggio della giornalista Marta Federica Ottaviani (“Il Reis”, Textus edizioni ).L’autrice,che da otto anni vive tra Milano e Istambul, è considerata una esperta rigorosa delle vicende politiche di questo paese musulmano,con istituzioni tradizionalmente laiche e alleato storico dell’Occidente. L’autrice racconta tutti conflitti e le divisioni della destra islamica,le involuzioni del presidente Erdogan sino al recente tentato golpe e la durissima repressione nei confronti dei politici moderati,dei militari dissidenti,degli intellettuali e giornalisti (questi ultimi hanno pagato il prezzo più pesante ,in carcere,chiusure di giornali,licenziamenti e persecuzioni). Un libro importante,scritto con rabbia e passione,in modo approfondito ,per capire la realtà di questo grande paese,che esercita un’influenza politica,culturale e religiosa in buona parte dell’Asia ,dell’Africa e della stessa Europa.

L’editrice Mursia da anni pubblica saggi di argomenti storici di grande interesse. Ora vogliamo segnalare due libri di ricerca e testimonianza sui lager nazisti. Il primo,”Storie di lager” è curato da Enzo Zatta e Giancarlo Feriotti,due ricercatori figli di internati in lager nazisti che da oltre trent’anni compiono studi approfonditi, ,raccogliendo testimonianze e memorie sui campi di concentramento e la deportazione degli italiani. Entrambi questi appassionati studiosi hanno dedicato una parte importante della loro vita per lasciare una viva testimonianza delle tragedie dell’ultima guerra.

L’autore dell’altro libro (“Zidov”) è il dalmata Gino Bambara,che ha partecipato,come ufficiale, agli eventi militari in Grecia e Jugoslavia.”Zidov”,in serbo,significa ebreo. Erano circa 78 mila gli ebrei che vivevano nella ex Jugoslavia (Serbia,Croazia,Dalmazia,Bosnia e Montenegro),quando i nazisti entrarono a Belgrado,nell’aprile del 1941. Ma la maggior parte di questa popolazione finì nelle camere a gas dei lager: se ne salvarono solo 3500 perché l’esercito italiano,ignorò le leggi razziali del 1938 e il nullaosta di Mussolini (che consentiva la consegna degli ebrei ai nazisti). L’autore, testimone di quei tragici avvenimenti,racconta ,con particolari agghiaccianti,questa pagina fin’ora sconosciuta della Shoah . Testimonianze,quelle citate, di grande interesse che arricchiscono la già copiosa letteratura sui genocidi e i totalitarismi di tutti i colori politici.

Aldo Forbice

Gli scoop veri esistono – Da Caporetto a Baghdad – Il quarto potere e l’Eden

Enrico Franceschini è un giornalista di successo. E’ stato inviato e corrispondente di un grande giornale,ricoprendo per trent’anni le sedi di New York ,Washington,

Mosca,Gerusalemme e Mosca. Come tutti i giornalisti,soprattutto quelli della sua generazione,inseguiva gli scoop. Non a caso il suo recente libro ha proprio questo titolo ,“Scoop “ (Feltrinelli ).

Nelle citazioni fuori testo l’autore ne trascrive alcune esilaranti,fra cui queste due:

La maestra chiede a Pierino che lavoro fa suo padre. Fa il violinista in un bordello,risponde Pierino. Perchè menti ? ,obietta la maestra,sappiamo tutti che tuo padre fa il giornalista. E Pierino: mi vergognavo a dire la verità,signora maestra.

Redattore capo a cronista:” Sicuro che abbiamo questo scoop in esclusiva? “

Cronista a redattore capo: “ Certo. Me lo sono inventato io di sana pianta”.

Nel romanzo gli scoop veri invece ci sono. Il protagonista,un giornalista di primo pelo,inviato per caso in un paese dell’America Latina ,in piena guerra civile, racconta le avventure e i rischi anche per la sua vita,considerandosi un inviato speciale, come quelli del passato : a metà fra l’agente segreto,il playboy e l’avventuriero. Si trova però al centro di colleghi maturi,che trascorrono il loro tempo ai bordi di piscine di alberghi di lusso e alle prese con dittatori da operetta, guerriglieri campesinos,

invisibili squadroni della morte e bellissime giovani donne “disponibili”. In questo scenario il reporter opera, alla difficile ricerca dello scoop .E ci riesce ,ma con quante difficoltà .. La storia non ve la raccontiamo perché va “goduta” leggendo il libro, scritto da un giornalista di razza,di quelli che oggi ,purtroppo ,si trovano sempre più raramente. “Roba di altri tempi”,si diceva una volta.

Un altro giornalista,Lorenzo Cremonesi, è l’autore del libro “Da Caporetto a Baghdad “ (Rizzoli ) . Il titolo sembrerebbe un po’ strano,ma l’autore spiega,con grande competenza che cosa unisce i tragici eventi della guerra 1914-18 con le guerre contemporanee in Medio Oriente ( Del resto,Papa Francesco non continua a ripetere che quella attuale è la “terza guerra mondiale a pezzi “ ? ). Cremonesi,inviato colto e molto apprezzato ,ha visitato i vecchi campi di battaglia in Francia,Belgio,

Germania,sulle Alpi e fa di continuo i confronti fra quei conflitti e quelli fra Israele e

i paesi arabi,senza dimenticare gli scenari iracheni,siriani e del recente protagonista rappresentato dal “Califfato”. In altre parole,il libro è stato pensato non solo per ricordare gli orrori delle guerre contemporanee,ma soprattutto per riflettere sulle origini e le conseguenze (cosi tanto simili,nelle loro diversità ) delle guerre di ieri e di oggi.

Parlando di giornalisti ci viene spontaneo parlare di un libro che analizza proprio il mondo dei giornalisti : Pierluigi Allotti, “Quarto potere” (Carocci editore) .L’autore, che insegna storia del giornalismo all’Università La Sapienza,analizza l’evoluzione ( o l’involuzione,dicono i più critici ) dei giornalisti ,famosi e meno noti, dal 1848 sino all’avvento di Internet .

In realtà ,la parte ,forse più interessante del giornalismo che cambia (l’epoca di Internet sino ad oggi) meriterebbe un altro libro, a cui probabilmente l’autore si sta dedicando .“Quarto potere” è un libro importante perché ricostruisce in forma sintetica la lunga e complicata storia del giornalismo italiano,contrassegnato – e questo forse l’aspetto più negativo- da sempre , dall’impronta politica,per non dire partitica . Sono stati pochi,per la verità,i giornalisti veramente indipendenti. Solo episodicamente,quando hanno rotto con un partito,con un editore (anche qui una rarità quelli “puri”) o con uno schieramento politico o con delle lobby economiche. Ma tutto questo fa parte della natura della nostra democrazia,

Infine, un altro giornalista (Massimo Del Gigia) si è distinto per aver “conquistato” il Premio Amerigo delle Quattro libertà (The Amerigo four freedoms award ),col romanzo “In salvo dall’Eden” (Ibiskos Ulivieri) . Del Gigia è un giornalista fiorentino con un curriculum professionale di oltre trent’anni (agenzie,giornali,televisioni,uffici stampa). Ora ha provato a vivere l’ebbrezza del romanziere e sembra esserci riuscito,visto che è stato subito premiato. La storia è ambientata nell’ultima guerra,con una protagonista da intrigo internazionale,con una serie di colpi di scena che fanno di questo libro un thiller avvincente ,che coinvolge il lettore sin dalle prime pagine.

Aldo Forbice

I “vampiri” sono tra noi, Quella riforma impossibile, Globalizzazione continua, Editor senza ira

Mario Giordano non è sereno e non vuole esserlo: si arrabbia facilmente con chi contesta le cose che scrive nei suoi libri. E fa bene. La sua ultima denuncia,che si chiama “Vampiri” (Mondadori) ,ha sollevato un vespaio in tutti i media (giornali,programmi tv,web ),ma al di là delle polemiche e delle “giustificazioni “ degli interessati, i fatti rimangono scandalosi e fanno amaramente riflettere su uno Stato che non riesce a stabilire un minimo di giustizia previdenziale,affrontando con coraggio i profondi divari,in nome dei “diritti acquisiti” e di leggi palesemente ingiuste. Ripetiamo ora denunce note, per tenere sempre presente la lista degli scandali. E così l’autore ricorda che c’è chi prende ogni mese quasi 8 mila euro a 44 anni e chi li riceve senza essersi mai seduto su uno scranno parlamentare; c’è un ferroviere nababbo che incassa 13 mila euro al mese e il dipendente comunale che rivuole la pensione da 49 mila euro . E c’è ancora oggi chi va in pensione a 55 anni con assegni a molti zeri. Ma c’è anche (l’autore cita il caso di una parrucchiera di Pisa di 27 anni) chi andrà in pensione nel 2064,con 58 anni di lavoro,con meno di 1000 euro netti al mese. A questa giovane parrucchiera l’autore dedica “Vampiri”. Un libro questo ,che non è solo l’ennesima denuncia sulle pensioni d’oro (vi sono state già troppe inchieste dei media finite ,purtroppo ,nel dimenticatoio),che fa venire il “mal di fegato” a molta gente,ma cercare anche di fare qualche proposta per cambiare le cose. Non serve elencare troppe cose, ne basta ,per il momento,una: aboliamo completamente i vitalizi. Sarebbe questo un primo importante passo per una vera giustizia previdenziale. Ma non solo i vitalizi futuri,anche quelli attuali. Una vera rivoluzione. Ma la classe politica troverà il coraggio per farla ? Ne dubito e penso che Mario Giordano- autore di Sanguisughe e Vampiri – dovrà scrivere un terzo libro sulle pensioni d’oro,magari dal titolo Ed ora basta, imbroglioni. Ma forse non basterà neppure questo .

Non scopriamo nulla quando affermiamo che i mali italiani sono tanti, a cominciare dalla burocrazia. Anche questo capitolo non è nuovo, a giudicare dalla vasta letteratura esistente dal dopoguerra ad oggi .Una rivisitazione dell’annoso problema viene dal saggio “I signori del tempo” (Longanesi) del giornalista Giorgio Barbieri e dell’economista Francesco Giavazzi (insegna alla Bocconi di Milano).Nel libro si riepilogano tutti i nodi della difficile riforma della Pa ( ci hanno provato molti ministri,fra gli ultimi ,Brunetta e la Madia).Le proposte fatte dai due autori azzerano le riforme prospettate fin’ora dai politici , aprendo alle liberalizzazioni dei mercati,alla concorrenza perché –sostengono – “meno regole vuol dire meno burocrati e meno burocrati vuol dire meno corruzione “. Sembra una ricetta ,come l’uovo di Colombo, ma se avessero ragione Giavazzi e Barbieri ? Sentiamo prima il magistrato Cantore ,dell’Authority anticorruzione: chissà come la pensa ?

Allarghiamo adesso lo sguardo alla globalizzazione, un tema tornato alla ribalta con la dichiarata politica protezionista del presidente Trump.Ora il XXI Rapporto sull’economia globale e l’Italia (pubblicato dalla Guerini e Associati ,col titolo “Globalizzazione addio ? “ , a cura di Mario Deaglio) mette in luce le conseguenze economiche e politiche delle crescenti discontinuità (Brexit,immigrazione selvaggia,terrorismo,crisi economica). E’ difficile riassumere le forti preoccupazioni per il nostro paese espresse da un gruppo di studiosi (Deaglio, Andornino, Arfaras,

Guggiola,Migliavacca,Quaglia,Russo,Vernoni ), ma ,nelle conclusioni del Rapporto, si afferma chiaramente che “i lumicini di ripresa” dell’economia italiana non riescono ancora “ a fornire sufficiente luce e calore”. Non c’è dunque di che rallegrarsi.

Lasciamo l’economia per occuparci del “libretto”di un grande scrittore italiano,Giorgio Manganelli (“Estrosità rigorose di un consulente editoriale”, a cura di Salvatore Silvano Nigro, Adelphi) .Lo abbiamo definito “libretto” solo per il formato,ma in realtà si tratta di un libro di oltre 300 pagine,denso di opinioni,annotazioni curiose,inconsuete,ironiche,umoristiche sui libri “inventati”,curati dall’editor Manganelli per una collana di scrittori italiani dell’editore Einaudi .Sono raccolte in questo libro lettere,annotazioni ,giudizi espressi sugli autori ,sulle traduzioni e sui pareri di lettura: ne emerge quindi il panorama di un “creatore di libri” coltissimo,divertente,ma anche disciplinato e rigoroso,anche quando giudicava gli altri autori. Vale per tutti questa opinione su un testo di uno scrittore: “Il mio parere è negativo,ma senza ira”.

Aldo Forbice

L’industria 4.0, La genesi del linguaggio, Esilio siriano, I padri “cambiati”

La prima cosa che colpisce di due autrici ,Annalisa Magone e Tatiana Mazali,è la dedica di un libro appena pubblicato,”Uomini e macchine nella fabbrica digitale” (Guerini e Associati editore) : ”Ai nostri padri,operai” . Annalisa Magone  è  una giornalista e presidente di un centro di ricerca torinese, sul lavoro e l’ innovazione; Tatiana Mazali è una sociologa dei media ,esperta di culture digitali. Il libro contiene poi contributi di altri esperti del mondo industriale , che ,com’è noto, sta vivendo una fase di grande trasformazione. Al punto che ormai si può parlare, senza reticenze , di “quarta rivoluzione industriale” : una svolta,che ormai coinvolge prodotti,servizi e metodologie di produzione. E ovviamente  i lavoratori e i tecnici . Oggi si parla di fabbrica flessibile,di modello Toyota (anche se di questo modello se ne parla ormai da vent’anni). Ora però,con notevole ritardo ,rispetto agli Usa e Giappone in modo particolare,anche da noi – come documenta il saggio-  si vanno incontrando la tradizione industriale e il futuro digitale .E,ovviamente,emergono vecchi e nuovi problemi per gli imprenditori,i tecnici,i lavoratori e le gerarchie organizzate .In altre parole,l’industria 4.0 comincia ad essere già una realtà che determina spesso minore occupazione e richiede una formazione più elevata. Ricorda Edoardo Segantini,nella prefazione ,che l’alienazione  ,come conseguenza dell’innovazione tecnologica,aveva anche i suoi lati positivi per gli operai .Lo spiegava anche uno studioso notissimo,Georges Friedmann,nel suo saggio “Le travail en miettes” : mentre lavoro- confessava l’operaio medio –penso agli affari miei. A voi do il mio corpo,non la mia mente. Quell’epoca però è tramontata. Oggi l’azienda cerca un operaio più preparato,con una formazione adeguata alle nuove tecnologie,permanentemente in trasformazione ,partecipativo,attivo; una figura professionale più vicina a quella del manager. In altre parole,l’operaio di una volta è definitivamente scomparso o sta per lasciare il campo. Il problema vero è che i sindacati o buona parte di essi non se ne  sono  ancora accorti  e comunque non hanno preso coscienza di una realtà completamente mutata,elaborando nuove e più adeguate strategie di difesa degli interessi dei “nuovi operai”.Come si documenta in questo libro a più voci.

Il processo di evoluzione degli esseri umani è cominciato con la comunicazione e il linguaggio,come spiega lo studioso Thom Scott-Phillips nel saggio”Dì’ quello che hai in mente”(Carocci editore).L’autore,che è un  ricercatore di antropologia cognitiva ed evoluzionistica  alla Durham University (Regno Unito), racconta perche il linguaggio è la capacità che rende,più di ogni altra cosa , a rendere unici gli esseri umani. In questo quadro appare importante studiare la natura evoluzionistica del linguaggio e della comunicazione. Ovviamente queste analisi valgono anche per le lingue ,che stanno subendo profonde trasformazioni ,per via della diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione  (a cominciare da Internet ).

Il libro “Esilio siriano”  (Guerini edizioni) è stato scritto da due giovani studiosi  del Medio Oriente : Marina Calculli e Shady Hamadi,che si sono conosciuti a Beirut. Dai loro testi (ma anche quelli di altri autori inseriti nel libro ) emerge un quadro complesso : uno scenario di una guerra,quella siriana,con oltre mezzo milione di vittime e devastazioni immense, a cominciare da quasi tutte le infrastrutture,  la dissoluzione di uno Stato per le gravissime responsabilità della dittatura sanguinaria di Assad  e gli orrori del cosiddetto Califfato Non vengono taciute o minimizzate neppure  le complici indifferenze e interferenze dell’Europa,della Russia e degli Usa. Sembrano evidenti da questo libro,anche se in sintesi,la diversità delle crisi concentrate (regionali,nazionali e internazionali ) che hanno coinvolto il popolo siriano .Con profonda amarezza ancora oggi,non si intravvede ,dopo sei anni di guerra,una soluzione possibile,una via di uscita, che riporti la pace in questa tormentata area del mondo.

Infine,parliamo di un libro di un analista di grande carisma,Luigi Zoja,che è  stato presidente della Iaap (l’associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo).Nel nuovo saggio (“Il gesto di Ettore”, Bollati Boringhieri) ,un’edizione aggiornata e ampliata di un testo di alcuni fa,lo studioso analizza la figura del padre,così come è andata evolvendosi negli ultimi decenni. Oggi il “mammo” è una figura di riferimento per i figli ( ed anche per la compagna) diversa da quella tradizionale .L’analisi approfondisce il cosiddetto “genocidio simbolico dei padri” ,con immersioni nei miti classici di Ettore,Ulisse ed Enea. Quello di Zoja è ormai un testo classico della psicologia del settore,tradotto in  quindici lingue. Temo però che si tratti di una materia in continuo cambiamento ,perche l’evoluzione delle epoche più recenti sono molto più rapide di quelle del passato. E di conseguenza anche le relazioni umane ,comprese quelle all’interno  della famiglia,ne risentono  sensibilmente le conseguenze,nel bene e nel male  .

Aldo Forbice

Scelte anarchiche, La vegetariana, Un maestro del te suicida, La giraffa

Siamo un pò tutti visionari  e qualcuno lo è molto di più e anche sognatori . Sicuramente uno di questi è lo scrittore Simone Perotti, autore di ben dodici romanzi e saggi densi di storie fantastiche,con severe denunce al nostro sistema di vita e di lavoro. Perotti è sicuramente un anarchico nello stile di vita e nel suo pensiero veramente libero. E lo conferma anche il suo recente romanzo,”Rais” (Frassinelli ),di quasi cinquecento pagine. Un libro con una intricata serie di storie di donne e uomini,che si intrecciano negli amori,negli odi,nei conflitti .Il romanzo è costellato di violenze,vendette,passioni di protagonisti di altre epoche e altri paesi del mondo. Si parla del ‘500 ,delle navigazioni, dei pirati,dei condottieri,dei marinai,dei cavalieri di Malta. Tutti gli uomini sono coinvolti nel mistero della mappa di Piri Rais ,una carta che rappresenta il mondo intero e può svelare i retroscena delle scoperte di Cristoforo Colombo e degli acerrimi nemici dello scopritore dell’America. Un libro affascinante,polifonico, che  fa scoprire personaggi storici in una luce diversa da quella che abbiamo sempre conosciuto. L’autore, in scenari del passato, inventa in realtà una serie di suggestive metafore che fanno amaramente ricordare i travagli della nostra epoca.

Parliamo adesso di un lungo racconto di una straordinaria scrittrice coreana ,Han Kang,autrice  de “La vegetariana” (Adelphi).Questo romanzo,tradotto in nove lingue,ha ottenuto nel 2016 il Man Booker International Prize,che lo ha scelto fra 155 romanzi ,definendolo “di una potenza e un’originalità indimenticabili”. Un libro che incuriosisce molto,con metafore e immagini fantasiose che ricordano molto Italo Calvino del “Barone rampante”.Leggete questa frase per averne un’idea: “Sai come l’ho scoperto ? Be’ ho fatto un sogno,e stavo sulla testa …Sul mio corpo crescevano le foglie, e dalle mani mi spuntavano le radici…E così affondavo nella terra. Sempre di più…Volevo che tra le gambe mi sbocciassero dei fiori,così le allargavo;le divaricavo completamente…”

“La vegetariana” è un romanzo che stimola la fantasia,suggerisce immagini di paesaggi onirici,come avviene nei sogni,anche quelli più pericolosi,non ci fa sentire soli e fa ritrovare ( a chi se ne è  privato da qualche tempo) il piacere della lettura.

Il romanzo di questa giovane autrice (figlia del noto scrittore Han Seungwon) ci fa ricordare un altro capolavoro letterario,uscito di recente nelle librerie: quello dello scrittore giapponese Yasushi Inoue (“Morte di un maestro del Tè”, Skira edizioni ). Lo scenario storico è il Giappone del Cinquecento e il protagonista un monaco che racconta la storia del suo maestro scomparso,Sen no Rikyù, e la sua oscura morte,sullo sfondo delle lotte di potere dei “signori della guerra” giapponesi.  Servire la bevanda ,per il Maestro,significava dispensare ai suoi ospiti i principi dell’armonia ,del rispetto,della purezza e della serenità. Ma questi insegnamenti ,alla fine ,non saranno sufficienti a fermare la prepotenza del suo allievo prediletto-  il condottiero  Hideyoshi – che lo esiliò e gli ordinò ,secondo le regole di quel tempo, il rituale suicidio . Il monaco che narra la tragica storia cercherà di capire i motivi di

quella misteriosa morte,riflettendo sulla filosofia dell’esistenza, della sofferenza,del sacrificio e della morte. Anche la cerimonia del tè diventa un pretesto per meditare su ogni risvolto della propria vita ,nel tentativo di dare delle risposte ai tanti interrogativi che arrivano all’improvviso.

Infine,lasciando da parte la letteratura asiatica, segnaliamo un libro che ci ha molto divertito,pubblicato da una casa editrice (Dedalo),che con gli anni si è andata specializzando nella divulgazione scientifica. L’autore del libro “Il torcicollo della Giraffa” è Lèo Grasset,un biologo,oggi esperto nella produzione di video di divulgazione. Il suo sito e il canale YouTube DirtyBiology contano circa 400 mila iscritti e oltre 15 milioni di visualizzazioni. Il genetista spiega  in questo libro ,in termini semplici e comprensibili ai ragazzi delle medie, perché le giraffe hanno un collo molto lungo e le zebre hanno le strisce,chi è il “tasso del miele”,come si spiega il talento architettonico delle termiti , a quali rischi può portare la consanguineità dei leoni e delle altre belve della savana. E così via ,vengono snocciolate spiegazioni scientifiche (doc )  convincenti per ogni curiosità .Chissà se l’autore e la casa editrice siano riusciti a diffondere questo libro nelle scuole.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle. Il pittore terrorista. Le “Calabrotte”. Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola, una scrittrice di lungo corso: ha scritto numerosi romanzi, commedie per ragazzi, raccolte di poesie, saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio. Come non condividere l’opinione dell’autrice? “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.
Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie, come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura, gli approfondimenti, la ricerca, lo studio.
Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.
Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla, docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ). E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI, all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce, dopo 30 anni, la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati. Figlio di una prostituta, specialista in droghe, va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.
Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo
bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .
Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano ampie tracce nelle fiabe regionali e in quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco? L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto, forse l’orco, ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli, anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle – Il pittore terrorista – Le “calabrotte – Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “ Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola ,una scrittrice di lungo corso : ha scritto numerosi romanzi,commedie per ragazzi ,raccolte di poesie,saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio . Come non condividere l’opinione dell’autrice  ?  “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.

Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie,come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare  reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura ,gli approfondimenti,la ricerca,lo studio.

Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.

Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla ,docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ).E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI,all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore  indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce ,dopo 30 anni,la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati .Figlio di una prostituta,specialista in droghe,va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi ) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.

Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo

bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .

Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate  da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano  ampie  tracce nelle fiabe regionali  e in  quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco ?  L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto ,forse l’orco ,ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici  dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli , anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto

Aldo Forbice