La “forza” del 1960, dopo “i professionisti dell’antimafia”, la Shoah, anarchia diffusa

Non sappiamo ancora esattamente perché Alfio Caruso abbia scelto il 1960 , come titolo del suo nuovo libro, che definisce “il miglior anno della nostra vita” e che analizza. in ogni dettaglio.  Ne scrive da un punto di vista economico,politico,sociale,culturale e persino dello spettacolo. Un innamoramento incredibile per quell’anno: l’inizio degli anni del boom,purtroppo durati poco. Alfio Caruso,un giornalista  e scrittore, che ha sempre registrato buoni successi con i suoi libri sulla mafia e sulla storia del  Novecento , ora si cimenta  ( “1960”,Longanesi editore ), con un  anno cruciale della nostra era contemporanea. Il libro comincia con la citazione del “Financial Times” (l’11 gennaio ’60) che assegna alla lira l’Oscar delle valute e con le opinioni di autorevoli banchieri stranieri che confermano il “miracolo “ italiano,largamente superiore a quello tedesco. L’autore ricorda poi i successi italiani non solo in economia,ma anche nella costruzione delle infrastrutture (ferrovie,autostrade,ecc.),delle crescita di grandi aziende,come  Enel ,Eni,dell’allora Cnen (energia nucleare),ecc .Si sofferma poi sulle trasmissioni televisive “leggere”,ma  di qualità, che influenzavano tanto gli italiani (“Il Musichiere”,”Non è mai troppo tardi”,ecc.) e dei film che rimarranno nella storia del nostro cinema (“La grande guerra” di Monicelli,”La dolce vita” di Fellini ,”Rocco e i suoi fratelli” di Visconti e numerosi altri capolavori ). Un libro ,quello di Caruso, sicuramente nostalgico,ma che fa riflettere sulle miserie dei nostri anni , sulle sterili polemiche di oggi e forse ci fa capire quanto sia difficile uscire dalla palude in cui ci troviamo da troppi anni .

Vi ricordate quando Leonardo Sciascia parlava polemicamente dei “professionisti dell’antimafia”. Adesso un giornalista ,specializzato in libri sulla criminalizzata organizzata, riprende il concetto ,per attualizzarlo e ampliarlo. Infatti,Giacomo Di Girolamo ,nel libro “Contro l’antimafia” (ilSaggiatore) che quella definizione è superata perché  “oggi comanda un’oligarchia dell’antimafia e chiunque osi metterla in discussione viene accusato di complicità”. Di Girolamo non teme ritorsioni da parte di alcuno, commenta con amarezza che, per combattere seriamente  Cosa Nostra , è  necessario ripartire da zero,buttando alle ortiche la militanza settaria per abbracciare gli strumenti della cultura,dell’onestà intellettuale e dell’impegno ,  mirato solo a sconfiggere la criminalità,rifuggendo da ogni interesse personale o politico. Encomiabile proposito,che appartiene però,purtroppo,solo a poche persone,anche perché la stessa Commissione antimafia,che pure in passato  ha avuto grandi meriti, ora sembra ,osserva l’autore ,”ridotta alla reiterazione di riti e mitologie svuotati di significato”. Forse la rabbia dell’autore gli  fa esprimere incontrollati umori,ma non siamo convinti che abbia del tutto torto.

Un libro testimonianza rinnova una tragedia mai dimenticata,quella della Shoah .Un sopravvissuto da Aushchwitz ,Alberto Mieli,racconta alla  nipote Ester, la sua infernale esperienza da deportato in un lager.

Nel libro  ( “Eravamo ebrei”,Marsilio editori) ricorda prima la vita in una Roma nazifascista,la sofferenza subita con le leggi razziali e il giorno dell’arresto ,il 16 ottobre 1943,da parte delle SS. Ancora oggi non dimentica il suo arrivo con i vagoni piombati dei lugubri treni nazisti nel campo di sterminio ,l’odore acre dei corpi che bruciavano nei forni crematori,la stanchezza e la fame continua che portava alla pazzia e alla morte migliaia di prigionieri. ”Ad Auschwitz ho visto l’apice della cattiveria umana”. Non sono racconti nuovi quelli di Alberto Mieli. La letteratura sulla Shoah si arricchisce ogni giorno di più. Ma  indigna  ,proprio per questo,sempre di più l’indifferenza e,peggio ancora,il negazionismo  che si diffonde pericolosamente anche fra i giovani.

Infine,segnaliamo un pregevole saggio di Luigi Bonanate (“Anarchia o democrazia”,Carocci editore),docente di relazioni internazionali all’Università di Torino. Lo studioso analizza i cambiamenti nella politica internazionale dal 2001 (dopo l’attacco alle Torri gemelle) ad oggi,mettendo il dito sulle “piaghe” delle occasioni perdute  della politica (le logiche diplomatiche ,in particolare) che non hanno favorito la ricerca della pace e la sconfitta del fanatismo ideologico e religioso. La conseguenza è che oggi il mondo è dominato da tendenze anarchiche che possono essere contrastate soltanto se si fa ricorso a una democrazia più  ampia e di qualità superiore a quella attuale.

Aldo Forbice 

Catania, “partorita” dall’ Etna, Neruda, uno scrittore ex oste
e i narratori russi

Quella dell’editrice Biblioteca dell’Immagine è sicuramente una buona iniziativa .

Si rilancia cioè l’idea di  realizzare libri  che raccontano la storia delle città ,grandi e piccole,importanti che hanno  lasciato tracce profonde del loro sviluppo ,sul piano politico ,economico e artistico . Uno dei più importanti libri di questa serie è sicuramente  “Storia di Catania” di Nunzio Dell’Erba ,un  siciliano che  ha insegnato per molti anni all’Università di Torino e che ha scritto numerosi saggi,anche sulla storia del socialismo . Dell’Erba ha ricostruito ,con uno stile accattivante e conciso,  la storia millenaria della città etnea,una città che sembra “partorita” dal più importante vulcano d’Europa  : dalle sue origini (per la verità ancora misteriose), che risalgono al 728/29 a.C, per iniziativa dei calcidesi di Naxos  ( col l nome di Katàne) sino ai giorni nostri. Una città che ha vissuto cataclismi terribili per effetto di terremoti  e colate laviche del “Mongibello”,antico nome dell’Etna: nel 693 la città è stata quasi totalmente distrutta dal vulcano. Quando non arrivavano le colate laviche  (nel 1329,nel 1381,nel 1669)  ci pensavano i terremoti  (nel 1169, 15 mila morti ; nel 1693 ,con la morte di oltre la metà degli abitanti ) e le pestilenze. E poi le numerose  occupazioni che si sono susseguite nella storia, di spagnoli,normanni ,francesi, saraceni ,vandali… E ,con l’ultima guerra,americani,inglesi e altri alleati . La Sicilia ha sempre rappresentato ,come ha osservato  Leonardo Sciascia, tutti i mali dell’Italia.Anzi li ha vissuti ( e sofferti dolorosamente ) prima del resto d’Italia . Ma,come amaramente ha scritto,nella sua prefazione,Alfio Caruso,”la città non ha il culto della memoria,tende a dimenticare piuttosto che a onorare quanti l’hanno illustrata al meglio. Dal principe Biscari a Ettore Majorana,da Domenico Tempio a Vitaliano Brancati il passato ci sorride più del presente”. Quando ci chiedono,aggiunge lo scrittore , in quale posto saremmo voluti nascere,”non abbiamo avuto dubbi,nonostante mezzo secolo di delusioni : Catania “.

Anche io la penso così. E ritengo che non si discosti molto Nunzio Dell’Erba,che è nato ad Adrano,in provincia di Catania.

Soffermiamoci adesso sulla vicenda di un poeta,anzi del grande poeta cileno Pablo Neruda nel bellissimo racconto-testimonianza dello scrittore Ruggero Cappuccio (“La prima luce di Neruda”,Feltrinelli ). E’ un racconto affascinante del poeta a Capri col suo grande amore Matilde. L’autore narra le stagioni dell’amore e dell’impegno civile e politico di Neruda,ma quello che più mi ha colpito è il fascino dei versi che Cappuccio ha saputo trasmettere  ai lettori. Neruda è stato espulso dall’Italia con un decreto del ministro Scelba nel 1952 ,finirà assassinato nel Cile di Pinochet ,ma  la sua voce poetica è sempre viva fra di noi. E lo sarà anche per le nuove generazioni.

Anche in Italia e quindi non solo negli Usa,ci sono degli scrittori che si sono avvicinati alla letteratura dopo aver fatto mille mestieri .Uno di questi è Stefano Marelli che ha fatto il benzinaio,l’oste e il giornalista . Oggi fabbrica sottotitoli  per la Tv svizzera ed è al suo secondo romanzo pubblicato da Rubbettino (“A dime a dozen” ,un’espressione per descrivere qualcosa che vale poco,a  buon mercato ) . E’ un libro curioso,denso, scritto con un linguaggio graffiante,ironico e intelligente .Il protagonista è un appassionato di Ernest Hemingway ,al punto da identificarvi il proprio padre,con gli aspetti positivi ma anche amari. Lo scenario è quello della provincia italiana degli anni ’60,ma anche  dello Stato del Montana,di Parigi di altri tempi e del Sahara. C’è di che divertirsi e di sognare avventure e scelleratezze. Complimenti Marelli, finalmente un po’ di luce nella asfittica e noiosa narrativa italiana.

Infine,vorremmo segnalare un’importante opera,in due volumi, di Guido Carpi, pubblicata dalla Carocci editore “Storia della letteratura russa” . L’autore, che  insegna letteratura russa all’Università di Pisa, è un esperto  della materia . L’opera  colma una lacuna in questo campo: mancava  un libro che riassumesse la complessa attività dei grandi scrittori russi (come Gogol, Tolstoi,Dostoevskij,Majakovskij, Bulgakov,Platonov,Achmatova,Pasternak,Cvetaeva ,Nabokov e di altri meno conosciuti ) dal ‘700 al 2000. Un’opera sicuramente meritoria,quella di Carpi,anche perché i saggi sulla “russistica” esistenti appaiono in gran parte obsoleti,con riferimenti letterari ,storiografici  ( e politici ) non aggiornati.

Sicuramente un “lavoro di base” di grande importanza , su cui  gli studiosi delle nuove generazioni si potranno cimentare per ulteriori approfondimenti .

 Aldo Forbice

Innamorarsi dei libri, I viaggi di Dio, I bambini e la Costituzione, E’ tornato Rosso di San Secondo

“Per qual ragione io,lettore, debbo spendere  del tempo nell’informarmi dei fatti della sua vita ? “ Lo scrive Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov”. Gli risponde indirettamente un altro grande scrittore,Thomas Mann, che in “Morte a Venezia” osserva: “Gli uomini non sanno perché attribuiscono fama a un’opera d’arte . Ben  lontani dalla competenza ,credono di scoprirvi cento virtù,per giustificare tanto interesse; ma la ragione vera del loro plauso è una cosa imponderabile,è simpatia “. Uno studioso di oggi ,Alberto Beretta Anguissola ( è docente all’Università della Tuscia ) , ha affrontato il tema con una ricerca approfondita ,da cui ne ha tratto un interessante libro (“Il lettore innamorato”,Carocci editore ) ,ricco di spunti di riflessione,anche perché  riesce  a dare una risposta convincente a innumerevoli interrogativi ( “Perché queste pagine mi piacciono ? Perché non riesco a staccarmene ? Perché mi sono innamorato di un personaggio ? Quali sono i trucchi dell’autore per ottenere questi risultati “) . Una delle risposte è forse  troppo semplice: anche gli scrittori,soprattutto i grandi ,fanno ricorso alla pubblicità,ricorrendo alle donne svestite e ai ragazzotti palestrati . Credo che ci sia però molto di più dello scontato  ricorso alla bellezza dei personaggi per farci innamorare delle loro opere. Ma anche di questo lo studioso ne parla,ironizzando anche su filosofi e letterati di altri tempi. Ma,d’altra parte,osserva Beretta Anguissola ,questo “ libro l’ho scritto per me,non per loro”.Evviva la sincerità.

Il referendum  sulle riforme costituzionali ha reso d’attualità la “Magna Carta” .Ne ha approfittato un ex magistrato Gherardo Colombo ( ve lo ricordate ? E’ quello di “Mani pulite”,che lavorava con Antonio Di Pietro) ,che ore fa il divulgatore nelle scuole della nostra Costituzione. A giudicare da un libro appena uscito ( “Sono stato io ! Una Costituzione pensata dai  bambini “,Salani editore ),con il contributo di due insegnanti (Licia Di Blasi e Anna Sarfatti ) e delle testimonianze di molti bambini. Il libro è sicuramente di grande interesse e di sicura utilità. L’idea di insegnare la nostra Costituzione nelle scuole è  certamente encomiabile, purchè però non ci si limiti – come Roberto Benigni – a  “santificarla “ ,definendola  “la più  bella del mondo” escludendo,cioè, ogni  (necessario) aggiornamento .

 “ Dio è una necessità del cammino dell’uomo”. E’ questa la premessa del nuovo libro di Gaia Servadio ( “I viaggi di Dio”, Feltrinelli ). Proprio in questi giorni una galleria romana ha promosso la raccolta di 33 opere di altrettanti artisti ( fra cui Ennio Calabria,Alessandro Kokocinski,Pippo Mannino e Bruno Ceccobelli) dal titolo “I 33 nomi di Dio”:  tutte queste opere saranno donate a Papa Francesco. L’autrice,che è una nota giornalista, scrittrice e animatrice culturale , ha condotto, col suo libro,un lungo viaggio nella spiritualità attraverso i secoli e i popoli. Un viaggio affascinante sulle rive del Tigri e dell’Eufrate ,in mezzo alle rocce del Negev,tra i ghiacciai dell’Ararat,in Persia , in India,sui monti del Caucaso, in Anatolia. Le tante divinità “incontrate” sono in realtà identificate nello stesso dio,espresso sempre nel bisogno che porta l’uomo a costruire sempre un essere superiore. Ne siamo sempre stati convinti,ma ora una grande professionista ,come la Servadio , aggiunge un sassolino in più per rafforzare le nostre convinzioni. Grazie Gaia,

Parliamo,infine, di un libro importante pubblicato da una piccola casa editrice,”Terre sommerse” di Roma . Il libro è “ Piermaria Rosso di San secondo. Narratore e drammaturgo”. E’ uno scrittore sostenuto,non solo per amicizia ma perché ne apprezzava moltissimo le opere, Luigi Pirandello. L’autore del voluminoso libro è il  siciliano Calogero Rotondo (Caltanissetta ) ; si è sempre occupato di diritto del lavoro e,solo per passione, si è dedicato allo studio del suo illustre  conterraneo .

In un libro di oltre 600 pagine Rotondo  ha raccolto tutto quello che esiste su Rosso di San Secondo ( una parte dei suoi testi,le tappe della sua vita, i giudizi della critica ,le rivelazioni della moglie Inge Redlich,ecc. .Si tratta di una monografia unica ,pubblicata ora in occasione del sessantesimo anniversario della morte  di Rosso ,un letterato che girò a lungo l’Europa,sposò una donna tedesca e  si fermò a Roma e,su invito di Pirandello,si trasferì in Toscana,al Lido di Camaiore,dove morì ,nel novembre del 1956 .

Questo libro aiuta a riscoprire le opere del grande scrittore siciliano  da troppo tempo dimenticate  e non più ripubblicate dalle grandi case editrici. Rosso fu ,nel quadro delle avanguardie del primo novecento,  un espressionista,un commediografo  del “grottesco”,un autore che non seguiva le mode letterarie e sperimentava un teatro libero,non allineato ideologicamente e politicamente .  Se questo libro oggi esiste  è  merito dell’autore ,Calogero Rotondo,ma anche  della piccola casa editrice  “Terre sommerse”, che ne  ha consentito  la pubblicazione . Nessuna casa editrice (a cominciare dalle grandi) ci aveva mai pensato. E già posso immaginare la risposta: “Non c’è mercato “.

Aldo Forbice

La “grande rivelazione”, la verità su Cefalonia, l’impero crollato e il “patto” su Mussolini in Abruzzo

Questa è la settimana della “grande” rivelazione : quella della identità  della scrittrice Elena Ferrante,di cui si parla ormai da molto  (forse troppo ) tempo . Sarebbe –almeno secondo le ricerche di un quotidiano economico- Anita Raja ,una professionista di traduzioni dal tedesco,ma che in passato ha avuto un rapporto di lavoro con quella strana casa editrice diretta dall’eclettico Sandro Ferri ,sempre alla ricerca di scoop. E’ certo però che i romanzi della Ferrante hanno risolto molti problemi economici della e/o che in passato  sembra non navigasse  in  buone acque. In ogni caso,la scoperta è dovuta più a visura catastali che a ricerche approfondite sul piano letterario. Sono molto discutibili questo tipo di indagini (in barba ad ogni legge sulla privacy) ma alla fine le analisi  catastali (due appartamenti di prestigio e una tenuta in Toscana acquistati in poco tempo dalla Raja,insieme al marito Domenico Starnone) hanno portato al risultato che ha fatto cadere il velo dell’identità mascherata. Ed è giusto che sia così  perché un autore o autrice deve  essere valutato per la qualità della sua opera e non certo per il mistero mediatico che l’editore ha saputo abilmente  orchestrare.

Passiamo adesso a un’altra Elena ,ma molto visibile,da sempre : Elena Aga Rossi (“Cefalonia. La resistenza ,l’ eccidio, il mito” il Mulino edizioni) . L’autrice è una storica molto apprezzata,in Italia e all’estero. Dopo una letteratura,anche romanzata, e qualche film ,finalmente la verità sulla  tragedia della Divisione “Acqui”,decimata dai tedeschi a Cefalonia e a Corfù nei  giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943. Da oltre 70 anni questo massacro di italiani  è stato letto in modo controverso,da alcuni storici e giornalisti . Alcuni l’hanno giudicata come il primo episodio dell’antifascismo italiano e della lotta di liberazione ; altri sono inseriti con argomenti e testimonianze  diverse che hanno messo in dubbio questa interpretazione . Quello che ora emerge dalle ricerche di una storica rigorosa è che le interferenze dei comandi ,le assenze di direttive da Roma e gli interessi personali ( la forte pressione per tornare a casa) hanno messo in ombra spesso ogni ideale antifascista. Le testimonianze sono talmente confuse che non danno comunque una risposta univoca,anche per il ricorso a nuove fonti che hanno messo in luce “una memoria divisa” .Elena Aga Rossi ha ricostruito giorno per giorno questa  tragedia,con testimonianze di militari,italiani e tedeschi. Un lavoro che sicuramente ci avvicina alla verità.

Occupiamoci di un’altra guerra col libro di Nicola Labanca  (docente di storia contemporanea all’Università di Siena) : “La guerra d’Etiopia (1935-1941”,edizioni il Mulino.

Gli italiani ricordano poco la guerra d’Etiopia .Iniziò il 3 ottobre 1935 ma di fatto si concluse con la seconda guerra mondiale perchè le operazioni militari non ebbero mai termine. Il regime fascista le chiamò interventi di “pacificazione”, ma costarono migliaia di vite umane a entrambe le parti. Nel ‘36 le truppe italiane entrarono ad Addis Abeba e Mussolini proclamò la costituzione dell’Impero. Ma ben presto il Corno d’Africa divenne uno dei teatri roventi della seconda guerra mondiale che si concluse nel 1941,con la sanguinosa sconfitta dell’esercito italiano . Su questa guerra si è stesa per decenni una coltre di silenzio anche perché le sconfitte i militari – e i loro sostenitori – non le ricordano facilmente. Il merito dello storico Labanca è soprattutto quello di aver fatto piena luce su una tragedia che appartiene alla nostra storia,anche se le responsabilità sono state del regime fascista.

Un  saggio di uno storico italiano,Vincenzo Di Michele,ci riporta a un capitolo della storia del fascismo: quello della liberazione di Benito Mussolini da Campo Imperatore,in Abruzzo,subito dopo l’armistizio dell’8 settembre ( “L’ultimo  segreto di Mussolini.Quel patto sottobanco tra Badoglio e i tesdeschi” ,edizioni Il Cerchio ). L’autore,che ha avuto modo di parlare con testimoni e  consultare documenti inediti ,ha documentato nel suo libro l’esistenza  di accordi tra il governo Badoglio e i tedeschi per la consegna –mascherata da incursione tedesca – di Mussolini ai nazisti. Non a caso non ci fu alcuna resistenza da parte dei soldati italiani che sorvegliavano il Duce .Persino dei pastorelli riuscirono facilmente ad appropriarsi degli alianti tedeschi guidati da quel falso eroe del capitano Otto Skorzeny . Di Michele ha riscritto una pagina di storia ,con prove concrete,che hanno forse indispettito tanti storici accademici che hanno sempre sostenuto tesi completamente diverse.

Aldo Forbice

Montanelli giovane, le parole oscure, il golpe editorale, il “filosofo” Freud

Su Indro Montanelli vi è ormai una ricca letteratura : biografie , testimonianze di amici , estimatori ,studenti di giornalismo,lontani parenti. Ma un libro,come quello di Salvatore Merlo,ancora non era stato scritto ,anche se si occupa  solo degli anni giovanili del giornalista  (“Fummo giovani soltanto allora”,Mondadori ). Un libro brillante che fa emergere la vera anima del “principe del giornalismo” negli anni verdi della sua vita e delle sue prime prove professionali nello scenario del fascismo : un regime , di cui fu gregario,  ma in cui presto si smarcò, riuscendo  a subirne le conseguenze , che lo portarono all’emarginazione e persino in carcere ( a San Vittore) , dove conobbe Mike Bongiorno e il falso generale Della Rovere.

I racconti di Merlo non sono solo la biografia di un controverso e suggestivo personaggio ma rappresentano gli affreschi di un’epoca , caratterizzata da una generazione che visse le contraddizioni del Novecento ,con i totalitarismi,le tragedie della guerra , le sofferenze,le tensioni ideali violente ma anche da furbo opportunismo e cinica realpolitik. Il Montanelli degli anni ’30 e ’40 è  molto diverso di quello che poi diventò nel dopoguerra. Già allora  era temuto , stimato e riverito da amici e nemici.”Montanelli – osserva Merlo- non è ancora l’italiano che si sente sempre altrove , sempre contro , sempre fuori e che afferma il suo impegno civile sotto la specie di un affetto ombroso e sarcastico per l’Italia  alle vongole. Indro viveva ancora , malgrado l’altalena degli umori di pressioni faziose , da italiano appunto”. Montanelli fu uno dei massimi esponenti del “partito degli apoti”,cioè di quelli che non se la bevono . Fu un “partito” inventato da Giuseppe Prezzolini, a cui il “toscanaccio” aderì subito con grande entusiasmo,come testimonia un suo articolo sul “Corriere” (4 gennaio 1996) . A questo principio rimase fedele per tutta la sua vita.

Si parla spesso del linguaggio difficile , oscuro , riservato solo ai tecnici e ad altri addetti ai lavori , politici compresi. Se ne parla anche nelle scuole di giornalismo ma i risultati non sono sempre positivi. Ora un ex magistrato ed ora scrittore di successo,Gianrico Carofiglio , affronta questo argomento nel libro “Con parole precise – Breviario di scrittura civile” (Laterza) .

Un libro appassionato che fa riflettere sulle difficoltà della comunicazione “se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza”, come  afferma il filosofo John Searle . Le nazioni ,con i loro popoli (spesso di formazione ed etnie diverse ) , si reggono se  funzionano bene gli strumenti della comunicazione , a cominciare dalla scrittura e ,in generale,da un linguaggio condiviso . Scriveva   Primo Levi: “Abbiamo una responsabilità, finchè viviamo : dobbiamo rispondere di quanto scriviamo , parola per parola , e far sì che ogni parola vada a segno”. In questo vi è sicuramente la responsabilità dei media (giornali in modo particolare), ma in primo luogo è la scuola a rimanere sotto processo perchè è dalle aule scolastiche che  si comincia ad apprendere il linguaggio pubblico e la sua qualità .

Le metafore non piacciono agli editori,specie se somigliano troppo ai finanzieri che investono nell’industria editoriale e che danno origine a grandi gruppi che finiscono col restringere pericolosamente la libertà di pubblicare .E’ il tema di un romanzo fantasioso (ma non troppo) di Antonio Manzini (“Sull’orlo del precipizio “, Sellerio editore) . E’ una storia in – verosimile di un grande  scrittore italiano , Giorgio Volpe ,  che , alla consegna di un suo testo , si trova “inghiottito”

nelle trame di un “golpe”editoriale ,che  gli provoca una terribile angoscia. Come ne uscirà ?  Sarà in grado il nostro eroe di  difendere la sua libertà di espressione ? Sembra un brutto sogno,ma ,purtroppo,la nostra società è costellata anche da troppi sogni orrendi che spesso diventano realtà.

Luciano Dottarelli è un filosofo molto apprezzato, anche se vive  fuori dai grandi circuiti culturali delle città metropolitane. Ha al suo attivo numerosi libri (su Kant,Popper e il recente Musonio l’Etrusco) . Nel libro “Freud,un filosofo dietro al divano” (Annulli editori) Dottarelli  si cimenta con la psicoanalisi . E , ovviamente,qualcuno maldestramente gli  ha fatto subito notare : che cosa c’entra Freud con la filosofia ?   La risposta è facile. Anzi è lo stesso padre della psicanalisi a darla. Scrivendo allo studioso Fliess, infatti, ha osservato : “Vedo che,per le vie traverse della medicina,tu stai raggiungendo il tuo primo ideale,vale a dire la comprensione fisiologica dell’uomo , mentre io nutro la segreta speranza di arrivare per le stesse vie , alla mia metà iniziale , la filosofia. Questo volevo infatti in origine , quando ancora non mi era per nulla chiaro per qual fine fossi al mondo”. In una lettera successiva ,confermava : “da giovane non ero animato da altro desiderio che non fosse quello della conoscenza filosofica, e ora , nel mio passare dalla medicina alla psicologia,quel desiderio si sta avverando”.

L’autore ha saputo ben interpretare il rapporto di Freud con la filosofia , non solo “come irresistibile attrazione “, ma anche come strumento culturale per “rassicurare se stesso”.  Dottarelli è riuscito a trasmettere nel lettore , in forma didascalica e coinvolgente , i messaggi di questo grande maestro: messaggi profetici,che hanno fatto nascere una nuova scienza (la psicoanalisi) e ancora oggi si stanno rivelando fonte di sviluppi importanti per la  salute mentale .

Aldo Forbice              

La Corruzione è nel nostro DNA:
come combatterla

La corruzione è, purtroppo, sempre d’attualità. Tangentopoli è stata solo l’inizio della lotta della magistratura per fronteggiare un fenomeno criminale sempre in crescita. Ora abbiamo una nuova struttura, quella diretta da Raffaele Cantone, anche se, per la verità, non abbiamo visto fin’ora radicali cambiamenti . Ma forse è ancora troppo presto. Ora un libro del 1994 del prof. Giulio Sapelli (Guerini e Associati), “Cleptocrazia-Il meccanismo unico della corruzione tra economia e politica” ,ripubblicato con alcune note di aggiornamento, ci fa riflettere su un fenomeno tutt’altro che in via di estinzione . Già nel ’94 l’autore sottolineava che la corruzione da “fisiologica” era diventata “patologica”, da “invisibile “ era diventata “visibile”. E si aggiungeva che la corruzione , nella sua generalità ,è ineliminabile e costituisce sempre di più un danno per l’economia . I rimedi possibili ? Sono molti , ma non bastano leggi repressive più rigide ; sono necessari controlli delle istituzioni più serrati. Resta sempre il problema (irrisolto) di chi controlla i controllori . Anche le più recenti inchieste , della magistrature e quelle giornalistiche , hanno confermato , infatti , che anche se , per assurdo , i reati di corruzione prevedessero la pena capitale ,la corruzione non sparirebbe . Persino in paesi totalitari,come la Cina,la Corea del Nord e il Vietnam,la corruzione è molto estesa. Eppure in quei paesi a regime comunista c’è la pena di morte per quei reati.
L’analisi di Giulio Sapelli sembra scritta oggi , per l’acutezza delle sue riflessioni e degli sbocchi di questi anni , gli aggiornamenti dei codici di leggi , che l’autore tratteggia nella postfazione . Un libro dunque diventato un classico di questa letteratura. E lo diciamo con amarezza perché avremmo desiderato che appartenesse a un mondo scomparso.
A questi temi si aggancia anche Roberta De Monticelli che,nel suo saggio “Al di qua del bene e del male” (Einaudi),analizza la carenza dei valori della nostra epoca. L’autrice , che è una filosofa teoretica (ha insegnato nelle università di Ginevra e al San Raffaele di Milano) , cerca di analizzare la necessità dei valori come li incontriamo , attraverso la gamma della nostra vita affettiva ed emotiva , con i comportamenti privati e pubblici . Sembra –afferma la studiosa- che la filosofia “ha dato le dimissioni da questo suo compito”. Eppure la sua anima migliore la ritroviamo nel corpo di documenti e istituzioni che hanno contribuito a cambiare la storia del mondo,come la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Poi l’autrice tesse l’elogio dell’Europa unita,ma su questo ci sarebbe molto da discutere. Questo saggio è comunque importante perché conduce il lettore sulle tracce dei nuovi valori che vanno riscoperti per rendere la nostra società sempre più umana.
Un altro saggio affronta il problema, sempre discusso , del merito . L’autore è Giuseppe Tognon (docente di pedagogia alla Lumsa di Roma) che ha scritto “La democrazia del merito”(Salerno editrice) . Su questo tema esiste, come è noto , una vasta letteratura e Tognon dimostra di conoscerla tutta ( o quasi). Distingue però il merito dalla meritocrazia . Quest’ultima , dice , è una forma sociale di competizione , ma non è possibile che coloro che si ritengono i migliori nella società,”i meritocrati”, si autonominino giudici morali e impongano all’intera società le loro personali idee sulla virtù e la loro cultura di governo. Come vedete,c’è ancora molto da discutere su questo tema,
Torniamo a parlare di corruzione ,sia pure con un classico dell’antica Roma (I secolo a.C. ) ,”Il corrotto – L’inchiesta di Marco Tullio Cicerone”( Laterza) di Luca Fezzi. L’autore , docente di storia romana all’Università di Padova , riprende in ogni dettaglio una vicenda , che vide come protagonista il grande Cicerone. Si trattava di un’inchiesta condotta dal tribuno nei confronti di Gaio Verre,ex governatore della Sicilia. Il governatore viene accusato di concussione ,peculato , appropriazione indebita , furto , vendita di sentenze, corruzione elettorale, sequestro di persone , frode , intimidazione, tortura, omicidio, ecc. Le requisitorie di Cicerone furono definite “Verrine”per la durezza delle parole e la documentazione citata dall’oratore. Come conferma anche un vecchio saggio di Luciano Perelli (“La corruzione politica nell’antica Roma”, 1994, Rizzoli). Come si vede, la corruzione è un fenomeno antico, sembra annidato nel nostro dna. Ci possiamo consolare per questo o dovremo impegnarci di più a combatterla ?

Aldo Forbice

Siamo ultimi, con le città ideali
le metropoli in crisi e i “giganti”

Abbiamo ora un nuovo record: siamo ultimi. Non è certo un bel primato ma, a di là dei tanti trionfalismi di maniera (e di comodo, politico), le statistiche condannano l’Italia. Lo afferma (ma non è il solo) un giornalista, Antonio Galdo, in un libro (“Ultimi”, Einaudi ), in cui si citano un fiume di dati, cifre, statistiche. Questa volta non sono le solite polemiche politiche, che spesso fanno scaturire “scariche” di dati, non sempre corretti. A parlare sono le sentenze internazionali, senza appello, che stabiliscono le classifiche dei paesi più avanzati. L’Italia nell’ultimo decennio, in modo particolare, non ha fatto che retrocedere, sino ad arrivare all’ultimo gradino di ciascuna classifica: scuola, cultura, università, lavoro, università, competitività delle imprese, giustizia, digitale… Ovunque. Ci sono però due campi dove siamo ai primi posti: corruzione e pressione fiscale.

Qualcosa, soprattutto negli ultimi due anni si è fatto e molto è in corso d’opera, ma il cammino per risalire la china è duro, irto di ostacoli e cosparso di mine vaganti. Ma ce la faremo,dice Galdo e concordiamo con lui.

Occupiamoci adesso di città ideali. Lo facciamo con Fabio Isman, un giornalista che ha abbandonato la politica come sfera dei suoi interessi professionali per occuparsi, ormai da alcuni anni, di beni artistici e culturali. E lo fa scrivendo anche libri preziosi, come “Andare per città ideali“ (il Mulino), che ha ottenuto di recente il Premio “Città delle rose”. Nel saggio si parla di città storiche notissime, come Palmanova, Aquileia, Pienza, Sabbioneta, ma anche di strutture abitative, patrocinate da Cosimo I de’ Medici nel 1546 in Romagna (la “Terra del sole”), ad Acaya in provincia di Lecce, a San Lucio (Caserta), alle città operaie Crespi d’Adda e Solvay a Rosignano. Poi vi sono le città fondate dal fascismo, come Latina e Sabaudia nel Lazio; Arborea e Fertilia in Sardegna  e il “sogno” della Scarzuola, in provincia di Terni. Sono storie, in gran parte sconosciute, costruite sui desideri, le fantasie, le immaginazioni e le manie di grandezza (anche con molta megalomania) di politici,ricconi delle diverse epoche e di architetti e artisti, desiderosi di lasciare la propria originale impronta e, ovviamente, il loro nome nella storia umana. L’autore ha ricostruito le vicende che hanno portato alla creazione di queste città ideali, gioielli architettonici, nati dall’utopia, dai sogni degli uomini, concepite come luoghi ideali per pensare, riflettere, più che per vivere. In questo itinerario molto personale mancano tante città e abitati splendidi, come Urbino, Vigevano e tanti altri, di cui l’Italia è ricca, ma Isman ha preferito sceglierne solo una parte: un esempio di quel “giardino delle meraviglie” rappresentato dal nostro paese, almeno sino a una certa epoca.

Più complessa la materia urbanistica (e non solo) trattata nel libro curato da Paolo De Nardis, sociologo notissimo dell’Università “La Sapienza” di Roma,”Le città e la crisi” (Bordeaux edizioni).La ricerca è stata concentrata su quattro città europee (Napoli,Dublino,Lisbona e Bilbao): quattro casi di globalizzazione urbana,in un contesto di grave crisi economica. Nella ricerca (condotta da Luca Alteri, Mita Marra, Adriano Cirulli, Sandro Busso, Paolo Rivetti e Guya Accornero, con la rigorosa regia di De Nardis) si analizzano le trasformazioni delle città, con la crisi economica, e le contraddizioni di queste megalopoli strette fra la fedeltà alle loro tradizioni storiche e i progetti per il futuro, per non diventare “periferia” dell’Europa.

Dalle città alle famiglie attraverso l’opera di Pierpaolo Donati (sociologo all’Università di Bologna), che studia i cambiamenti culturali e sociologici dei nuclei familiari da molti anni. Nel suo  recente “La famiglia, il genoma che fa vivere la società” (Rubbettino),lo studioso cerca di dare delle risposte al futuro dei questa istituzione naturale,arrivando alla conclusione che ,nonostante i mutamenti in atto,la famiglia continuerà anche in futuro a rappresentare un’istituzione centrale  perché avrà sempre un “genoma” proprio ,che non è biologico ma sociale. E se questo “genoma” dovesse essere modificato col tempo,sino a perdere la sua identità,ne risentirebbe la società nel suo complesso in termini di perdita di coesione sociale e di alienazione umana.

La mobilità degli esseri umani,è noto, non è una conseguenza dei tempi moderni,ma risale ad epoche molto remote. Uno studioso, Guido Chelazzi, ha ricostruito la storia millenaria delle migrazioni (“Inquietudine migratoria. Le radici profonde della mobilità umana”,Carocci editore). Leggendo questo documentatissimo saggio si potranno leggere in modo diverso le migrazioni di oggi. L’autore ,nella sua analisi,compie un viaggio molto lungo,risalendo al Pleistocene,alle soglie della modernità. Approfondisce “l’inquietudine” dell’uomo,sin da quando si chiamava “Homo Sapiens”.Lo studio delle antiche migrazioni umane mostra l’intreccio profondo di fattori ambientali e culturali (oltre che economiche ) che hanno spinto,sin dalle origini,l’umanità a cercare nuovi sbocchi,nuove terre,per  sopravvivere e/o vivere meglio.

Infine,una segnalazione. Il mio amico e collega Stefano Lorenzetto ha pubblicato un nuovo libro per Marsilio , che è , ancora una volta , una raccolta di interviste a imprenditori ,manager e professionisti di “chiara fama”. Il titolo è forse un po’ esagerato, “ I giganti”, ma  dà l’idea della profonda sfiducia che Lorenzetto (“re degli intervistatori”) ha della  attuale classe politica. Francamente, non me la sento di dargli completamente torto . Le interviste sono,come sempre,belle e ben scritte.

Aldo Forbice

Novità  su Stalin, sorprese
su Curiel, i conflitti con l’islam 

“La tranquillità del conquistatore richiede la morte dei conquistati”. Questa frase  attribuita a Gengis Khan veniva ripetuta spesso da Giuseppe Stalin, come conferma Oleg V.Chlevnjuk nella recente biografia del dittatore sovietico (“Stalin “, Mondadori). Com’è noto, esiste una vastissima letteratura su Stalin. Non è stato facile quindi per Chlevnjuk (direttore di ricerca all’Archivio di Stato della Federazione russa) trovare qualcosa di inedito. Tuttavia i 25 anni (1929-1953) del “padrone del Cremlino” vengono passati al setaccio con grande rigore scientifico. Il dittatore georgiano era ossessionato dai nemici interni “pronti a tradirlo”. Non si faceva scrupoli quindi nell’emarginare e nell’eliminare tutti coloro che riteneva potessero diventare dissidenti e quindi suoi potenziali nemici. Si calcola che siano stati almeno 60 milioni i cittadini (l’equivalente dell’intera popolazione italiana) che hanno subito discriminazioni, persecuzioni, repressioni, carcere duro, gulag, fino alla pena di morte. Ma vi sono altri studiosi della storia sovietica che fanno salire questa cifra a oltre 100 milioni di persone, Nonostante ciò in Russia sembra alimentarsi il mito di Stalin,banche da parte delle nuove generazioni, incredibilmente definito “un grande stratega militare ”, “un amministratore eccelso “,” una vittima di collaboratori infidi e ambiziosi”. Talvolta anche Putin viene “premiato” sui giornali amici con l’appellativo di “nuovo Stalin”. Chlevnjuk ,considerato il massimo esperto mondiale dello stalinismo,nricostruisce la lunga “carriera” del dittatore, basandosi su testimonianze e documenti, racconta con particolari raccapriccianti gli anni del Grande terrore, con la scia di sangue di milioni di vittime, della collettivizzazione coatta delle campagne e l’industrializzazione a tappe forzate. Un libro di circa 500 pagine sicuramente affascinante che ci aiuta a interpretare in modo approfondito la dittatura sanguinosa del regime comunista dell’ex Urss.

Passando alla storia italiana ci ha positivamente impressionato il saggio di un appassionato studioso, Roberto Gremmo, su Eugenio Curiel (“Eugenio Curiel. Dall’esoterismo all’intrigo funesto”, edizioni Storia Ribelle Biella).  L’autore ha raccontato, con documenti inediti,l’incredibile vicenda di questo antifascista,professore all’Università di Padova, mandato al confino dalla polizia fascista e in seguito (il 24 febbraio 1945) massacrato da una brigata fascista in un attentato a Milano. Infatti, l’obiettivo era il “capitano Neri” (un partigiano molto popolare).   ,che i fascisti cercavano da tempo, ma avevano incrociato casualmente Curiel. Di questo misterioso antifascista si diceva fosse socialista (conosceva bene Pietro Nenni,        era amico di Giuseppe Faravelli,diventato poi direttore di “Critica Sociale” e altri dirigenti socialisti), ma  nella clandestinità frequentava assiduamente anche i massimi dirigenti del Pci. Ora però Gremmo ha fatto un’altra imbarazzante scoperta: Curiel era un seguace delle teorie esoteriche di Rudolf Steiner. Fin’ora non si era mai parlato di questa passione (incompatibile, tra l’altro, col marxismo).b.  Anzi i comunisti hanno sempre minimizzato,parlando solo genericamente di “un martire dell’antifascismo” senza fare mai riferimento ai suoi studi esoterici.

C’è un piccolo libro che mi ha particolarmente incuriosito. L’autore è Arthur Alexanian ,un giramondo di origine armena. Ha vissuto negli Usa, in Canada, in Nord Africa, in Medio Oriente  e, infine, a Firenze. Si occupa di politica ambientale e di poesia ed ora anche di memoria (“Il bambino e i venti d’Armenia”,Ibiskos Ulivieri) .Nel libro si raccontano frammenti di vita del popolo armeno, così come sono stati narrati all’autore sin da bambino. Sono flash di dolore, di gioia, di sofferenze vissute dai parenti, dai nonni, amici, conoscenti. Un modo originale di ricordare lla tragedia di un popolo che ha avuto quasi due milioni di vittime per mano dei soldati turchi e delle bande di criminali al loro servizio.

Infine, due segnalazioni con riferimento all’Islam. Il primo è di un grande esperto di  cultura musulmana,Franco Cardini (“Il Califfato e l’Europa”, Premio “Città delle Rose” 2016).

Cardini ricostruisce mille anni di rapporti tra Islam ed Europa,dal Medio Evo ai giorni nostri. La storia è complessa, in un’alternanza tra pace e guerre: un amore e odio che dura sino ad oggi. Dalla nascita di Israele,all’Egitto di Nasser,alla Libia di Gheddafi ,alla guerra fredda e ai conflitti di oggi, con gli errori commessi dalle nazioni europee e le incerte prospettive  che si presentano,anche per le inquietanti ondate di migrazioni Africa-Europa .E ,con le impreparazioni e le divisioni  del vecchio continente, la “questione islamica” è destinata a durare a lungo.

Infine, “Islamismo e democrazia” di Riccardo Redaelli (edizioni Vita e Pensiero). Redaelli,che è docente di geopolitica all’Università Cattolica di Milano, analizza il fallimento delle “primavere arabe”,approfondendone  le diversità  dell’Islam nelle differenti realtà nazionali, a seconda delle etnie,la storia e le culture . Sono altresì diverse profondamente le concezioni di democrazia,di libertà e di tutela dei diritti umani nei paesi islamici rispetto agli stessi valori del mondo occidentale. Tener conto di queste diversità storiche  e religiose è fondamentale per poter intervenire in modo più appropriato,rispettando tutte le culture e prevenendo più efficacemente  – quando è possibile – la violenza e le guerre.

Aldo Forbice

“Cime abissali”, Russia e Caucaso, contro gli orrori e la burocrazia

Aleksandr Zinov’ev“Cime abissali” è un’opera importante di Aleksandr Zinov’ev, che le edizioni Adelphi hanno deciso di ripubblicare dopo ben 37 anni. Si tratta di un testo di quasi mille pagine dello scrittore russo (scomparso dieci anni fa) che era stato per anni  perseguitato dal regime sovietico . L’autore  era docente  di logica matematica all’Università di Mosca ,ma dopo la  pubblicazione di questo libro,ironicamente intitolato “Cime abissali”,con palese riferimento alla propaganda comunista sul “socialismo trionfante”, è stato prima  espulso dall’insegnamento universitario e successivamente dall’Urss (1978) ,dove venne riammesso solo nel 1990.

Il racconto appare frammentato,disperso,apparentemente senza regole. In realtà ,il  lungo testo è tutt’altro che confuso e riflette la realtà della società sovietica ed è  ricco di calembours , di apparenti contraddizioni e giochi di parole,come indica chiaramente il titolo .

 “Il socismo –scrive l’autore-  ha una sua teoria erronea e una pratica sbagliata ; ma stabilire qui che cos’è teoria e che cos’è pratica risulta impossibile , sia teoricamente che praticamente”. Ci sembra significativo quel che ne ha scritto Giorgio Manganelli : “Sono stato irretito in un mondo d’ombre di disossate e consunte meduse umane,avvertendo insieme che quei bizzarri profili di carta e parole erano capaci di lancinanti squisitezze logiche e di raffinate , sapienti , intolleranze , sofferenze”. Un libro,certo , colto , sofferto , ma anche  divertente , al punto da essere definito  un capolavoro di  satira : una satira che  però trasuda lacrime e sangue .

Parliamo sempre di Russia , ma anche del Caucaso , con un esperto della materia : Aldo Ferrari (docente di letteratura armena all’Università Ca’ Fo scari di Venezia) , autore  del libro “Quando il Caucaso incontrò la Russia”( Guerini e Associati).

 L’incontro storico fra i russi e le popolazioni caucasiche fu tutt’altro che pacifico. I russi occuparono militarmente , nel corso dei secoli , i territori del Caucaso. Ma si verificarono anche fasi di integrazioni culturali , come conferma  il fascino esercitato dal Caucaso sulla cultura russa (da Puskin a Tolstoj) . Anche  gli intellettuali di queste regioni riuscirono ad accostarsi alla cultura  europea,attraverso l’intermediazione  russa . Ricordiamo il poeta georgiano Aleksandre C’avc’avadze (1786-1846) , lo scrittore armeno Xat’atur Abovean (1809-1848) , lo scrittore azerbagiano Fat’ali Axundov (11812-1878) , lo storico circasso Sora Nogmov  (1794-1844) , il poeta osseto Kosta Chetagurov (1859-1906 ) . Un libro sicuramente di grande interesse  , dunque , che fa capire la natura e la cultura di tanti popoli ancora oggi “integrati”, con molta sofferenza , dalla Russia e animati da un   risorgente spirito indipendentista.

Passiamo adesso a un romanzo di uno scrittore e drammaturgo tedesco , Ralf Rothmann , vincitore di premi prestigiosi,autore di “Morire in primavera” (Neri Pozza). In questo libro lo scrittore  racconta la storia di due giovani soldati del Terzo Reich costretti ad arruolarsi e a combattere una guerra che detestano . Di quella guerra vengono descritte atrocità , anche  da parte degli ufficiali nazisti nei confronti dei loro soldati  ( venivano tirate,ad esempio, bombe a mano contro i loro stessi militari per costringerli ad andare all’attacco ) . Non è solo un libro pacifista,contro la guerra,ma quello di Rothmann è un’opera sulla follia nazista , mai raccontata da un narratore  tedesco . Un libro che commuove , fa soffrire e suscita indignazione e rabbia contro la barbarie e l’orrore .

Occupiamoci adesso anche di testi  sull’attualità. Scegliamone due. Il primo è di un giornalista di “Panorama”,vittima della burocrazia, Stefano Caviglia .

 Nel libretto (lo definiamo così per le sue dimensioni molto ridotte) ,“Storia di un locale sfitto”, Rubbettino editore , l’autore racconta in ogni dettaglio le vicende allucinanti della burocrazia , con dirigenti e funzionari pubblici , alle prese  con una piccola proprietà immobiliare ricevuta in eredità.

Caviglia si infervora , si arrabbia , si infastidisce per un viaggio che , suo malgrado , compie nei meandri della burocrazia. Si vede che ,nella sua professione, l’autore non si è mai occupato di uffici pubblici , di inefficienza burocratica e di altri mali della P.a . E’ evidente,certo,che  quando il morbo (burocratico) ci colpisce direttamente l’indignazione si trasforma in rabbia , profonda, nestinguibile.

La seconda opera è di Claudio Delicato , un operatore umanitario per l’Onu che da diversi anni scrive sui giornali anche con dei pseudonimi. Nel  romanzo “La guerra di indipendenza di Roma Nord” (Mondadori) l’autore dà sfogo alle sue fantasie immaginando un conflitto tra i quartieri benestanti a nord della Capitale e quelli poveri e sottoproletari del sud . Il racconto si snoda attraverso la narrazione di vicende satiriche surreali di Roma. A volte però , come ben sappiamo , la realtà supera largamente l’immaginazione. E’ proprio quello che abbiamo percepito con piacere leggendo un libro divertente e denso di novità , anche nella scrittura . Siamo convinti , quindi , che l’operatore umanitario si trasformerà presto in “operatore letterario”, cioè in uno scrittore vero. E sappiamo bene che di talenti autentici ne abbiamo proprio bisogno. Auguri.

Aldo Forbice