Chi studia è un ribelle. Il pittore terrorista. Le “Calabrotte”. Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola, una scrittrice di lungo corso: ha scritto numerosi romanzi, commedie per ragazzi, raccolte di poesie, saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio. Come non condividere l’opinione dell’autrice? “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.
Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie, come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura, gli approfondimenti, la ricerca, lo studio.
Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.
Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla, docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ). E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI, all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce, dopo 30 anni, la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati. Figlio di una prostituta, specialista in droghe, va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.
Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo
bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .
Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano ampie tracce nelle fiabe regionali e in quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco? L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto, forse l’orco, ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli, anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle – Il pittore terrorista – Le “calabrotte – Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “ Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola ,una scrittrice di lungo corso : ha scritto numerosi romanzi,commedie per ragazzi ,raccolte di poesie,saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio . Come non condividere l’opinione dell’autrice  ?  “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.

Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie,come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare  reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura ,gli approfondimenti,la ricerca,lo studio.

Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.

Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla ,docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ).E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI,all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore  indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce ,dopo 30 anni,la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati .Figlio di una prostituta,specialista in droghe,va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi ) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.

Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo

bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .

Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate  da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano  ampie  tracce nelle fiabe regionali  e in  quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco ?  L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto ,forse l’orco ,ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici  dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli , anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto

Aldo Forbice

Le radici del nostro malessere. I difficili passaggi. Un liberale anarchico. Dante ‘rivisitato’

Piero Craveri è uno storico di lungo corso. Ha insegnato negli atenei di Roma, Genova, Messina e Napoli. In quest’ultima città ora è professore emerito all’Università Suor Orsola Benincasa ed è anche presidente della Fondazione Benedetto Croce. Si occupa di storia contemporanea da oltre quarant’anni e il suo libro, uscito da pochi giorni, “L’arte del non governo” (Marsilio) rappresenta una rilettura lucida della storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi, con tutti i problemi ,politici,economici e sociali irrisolti che conosciamo.
A scorrere l’indice del voluminoso saggio (quasi 600 pagine) i temi analizzati ci sono tutti: dalla storia dei partiti alla “forma di governo” nella Costituzione, dall’opera incompiuta di De Gasperi,al fallimento del centro sinistra e al mancato consolidamento della struttura economica italiana, alla crisi degli anni ’70, alle “occasioni mancate” degli anni ’80, al declino della cosiddetta Seconda repubblica . Da questa rigorosa analisi emerge in primo luogo l’incapacità di una classe dirigente a dirigere un paese industriale, l’invadenza dei partiti sulle istituzioni, a cominciare dal governo. L’autore osserva che non la crisi degli ultimi decenni non è attribuibile solo alla difficile congiuntura economica ,alla crisi internazionale ma soprattutto alle forze politiche che non hanno saputo affrontare, per smaccate ragioni di parte, la questione centrale della stabilità della democrazia italiana, anche perché non hanno messo in campo quelle necessarie riforme per rinnovare le nostre istituzioni. E’ da questi antichi nodi irrisolti che nasce il profondo malessere di oggi e il pericoloso declino della nostra repubblica. Un libro che lascia, leggendolo, una profonda amarezza e rivela anche il grande coraggio di uno studioso che ha saputo individuare le ragioni profonde del nostro malessere.
Un’altra storica seria, Mariuccia Salvati (ha insegnato per molti anni all’Università di Bologna) si è occupata di un altro importante capitolo della storia repubblicana nel saggio “Passaggi – Italiani dal fascismo alla Repubblica” (Carocci editore). Passaggi? Sono quelli affrontati dagli italiani nel primo Novecento e nel secondo dopoguerra, con particolare attenzione al loro rapporto con il fascismo, la guerra, il crollo del regime, la Resistenza, la scelta della Repubblica. Passaggi collettivi, di massa, ma anche individuali.
Il saggio concede largo spazio anche alla questione del linguaggio: un linguaggio di verità, di realismo, di concretezza, riscoperto, fra l’altro, nei testi di grandi giornalisti e scrittori, come Alvaro, Savinio, Bontempelli, De Ruggiero, Moravia, Brancati. L’analisi dell’autrice ruota però attorno alla guerra ,passaggio necessario per la formazione di una nuova classe politica, democratica, antifascista. Una classe politica nata nel dopoguerra, con meriti largamente superiori alle generazioni di politici seguite dopo, soprattutto negli anni più vicini a noi (e qui ritorna in campo la dissacrante analisi di Craveri) .
Ancora uno storico, questa volta molto giovane: Alberto Mingardi,dell’Università di Milano, che ha scritto un bellissimo saggio su una figura avventurosa e avvincente del mondo culturale inglese (“Thomas Hodgskin, discepolo anarchico di Adam Smith”, Marsilio), poco nota al grande pubblico. Merito dell’autore è di aver riscoperto questo storico intellettuale (1787- 1869), la cui prima biografia è dovuta ad Elie Halèvy (1870-1937) che accostò Hodgskin a Karl Marx. E quest’ultimo lo apprezzò, al punto da definire le sue opere “ fra le produzioni significative dell’economia politica inglese”. Il titolo dà un’idea telegrafica del pensiero di questo stravagante intellettuale, ma ha il pregio di dar conto della forte influenza esercitata su di lui da Adam Smith, ma anche della natura anarchica del suo pensiero. Una contraddizione? Certo, ma collima perfettamente col profilo del personaggio analizzato.
Infine, vorremmo segnalare una monumentale opera in tre volumi della Divina Commedia, con la revisione del testo e commenti di Giorgio Inglese (docente di letteratura italiana all’Università La Sapienza di Roma). Il cofanetto, con i tre volumi della “Commedia“ (Inferno, Purgatorio, Paradiso), pubblicato da Carocci, riassume i testi di un grande esperto del poema dantesco, per la prima volta, in un insieme organico. Non c’è lettura di Roberto Benigni e di altri più esperti “lettori” della Commedia in grado, come questo lavoro di un insigne studioso,di far capire veramente i versi del maestro Alighieri.

Aldo Forbice

La cultura come marmellata? Un socialista con gli occhiali. Silone cristiano – le difficili metafore

“La cultura è come la marmellata”. E’ questo il titolo di un libro curioso di un’autrice molto curiosa e bizzarra,la giornalista Marina Valensise (Marsilio editore) ,che è stata per quattro anni direttrice dell’Istituto italiano di cultura a Parigi . Il titolo è mutuato da una scritta sui muri della capitale francese degli anni della contestazione giovanile: “La cultura è come la marmellata .meno ne hai più la spalmi “. L’Italia,invece,come ben sappiamo,ha un patrimonio culturale ricchissimo . L’autrice definisce il nostro paese “una grande potenza culturale inconsapevole “. La cultura ,infatti,in Italia è dappertutto . Il libro della Valesise è un racconto della sua esperienza a Parigi (2012-2016),dei suoi sforzi per rinnovare la sede ( lo storico Hotel de Galliffet),per ampliare il numero dei frequentatori (40 per cento in più, incrementando il numero delle iniziative ,sino a 260 all’anno) e cercando anche le sponsorizzazioni private,viste le risorse sempre più limitate. Non è stato facile,anche perché , l’autrice,ha dovuto fare i conti con la burocrazia ,le scarse capacità e la carente volontà dei funzionari e impiegati della sede abituati a vivacchiare. Una caratteristica comune a quasi tutti i 90 istituti culturali italiani all’estero.
Una testimonianza questa dell’attivo lavoro di una intellettuale italiana ,ma è anche una provocazione che fa riflettere sulla necessità di riformare ( e potenziare) gli strumenti culturali del nostro paese all’estero.
Occupiamoci adesso di due intellettuali socialisti. Il primo ,Antonio Landolfi (“Il socialista con gli occhiali”, Rubbettino) ,è stato un politico di vasta cultura. Per diverse legislature è stato senatore ,membro della direzione e della segreteria del Psi , sempre fedelissimo di Giacomo Mancini. Ha insegnato in diverse università ( alla Sapienza di Roma,all’Aquila,Palermo e Luiss),ha scritto numerosi saggi di storia e politica,
“Il socialista con gli occhiali”(che non è un bel titolo) è un libro composito: una parte è composta da frammenti di autobiografia,un tentativo di Landolfi di “costruire” una storia della sua vita politica utilizzando i suoi stessi scritti. Un’altra parte è composta da testi e testimonianze di amici politici sull’opera di Antonio. Un libro di grande interesse anche per la storia del Psi e del nostro paese .Rappresenta- scrivono le tre curatrici- il “pensiero autentico di un autentico socialista che provò a raccontarci qualcosa della nostra storia” ( Adriana Martinelli,Laura e Flavia Landolfi).
Il secondo libro parla di un altro grande socialista,Ignazio Silone. L’autore di “Fontamara” amava definirsi “ un socialista senza partito e un cristiano senza Chiesa”. Del Silone politico se ne è parlato a lungo in molti libri; del Silone cristiano se ne occupa ora lo storico Sergio Soave con “Prendere Cristo sul serio” (Cittadella editrice). Soave ripercorre il difficile itinerario cristiano dell’intellettuale socialista. Silone aveva fatto dolorosamente i conti col comunismo,si era schierato con il movimento socialista,subendo le sofferenze delle lacerazioni e delle scissioni. Nel suo credo religioso , leggeva le aspirazioni alla giustizia , e riusciva a coniugare il socialismo con il cristianesimo ,ricavandone ispirazione per il riscatto dei poveri e degli ultimi. Ma anche nella Chiesa cattolica Silone trovava motivi di insoddisfazione e di “tradimento” del Vangelo,anche se ribadiva sempre ,”vi sarà sempre qualche cristiano che prenderà Cristo sul serio”. Soave ha approfondito con rigore e passione di studioso,il “lato oscuro” dello scrittore de “L’avventura di un povero cristiano”,fondamentale per comprendere la complessità di questo scrittore.
Infine,due parole su un tema ricorrente : la metafora. Ce ne occupiamo con due studiose del linguaggio dell’Università di Cagliari : Francesca Ervas ed Elisabetta Gola,che hanno scritto “Che cos’è una metafora” (Carocci editore) .
”La metafora non è solo uno strumento retorico o un abbellimento letterario,ma permette anche di esprimere in modo efficace il proprio pensiero e di creare connessioni inedite con concetti o immagini in vari ambiti del pensiero”. In altre parole ,la metafora non è solo un’astuzia retorica ,è un potente strumento del pensiero in diversi ambiti del sapere. La ricerca si concentra quindi non solo sulla letteratura,ma anche sulla filosofia e sul linguaggio nelle sue diverse applicazioni. Le due studiose hanno compiuto un’analisi rigorosa che chiarisce molti dubbi e apre le strade per nuove e più approfondite ricerche.

Aldo Forbice

La “forza” del 1960, dopo “i professionisti dell’antimafia”, la Shoah, anarchia diffusa

Non sappiamo ancora esattamente perché Alfio Caruso abbia scelto il 1960 , come titolo del suo nuovo libro, che definisce “il miglior anno della nostra vita” e che analizza. in ogni dettaglio.  Ne scrive da un punto di vista economico,politico,sociale,culturale e persino dello spettacolo. Un innamoramento incredibile per quell’anno: l’inizio degli anni del boom,purtroppo durati poco. Alfio Caruso,un giornalista  e scrittore, che ha sempre registrato buoni successi con i suoi libri sulla mafia e sulla storia del  Novecento , ora si cimenta  ( “1960”,Longanesi editore ), con un  anno cruciale della nostra era contemporanea. Il libro comincia con la citazione del “Financial Times” (l’11 gennaio ’60) che assegna alla lira l’Oscar delle valute e con le opinioni di autorevoli banchieri stranieri che confermano il “miracolo “ italiano,largamente superiore a quello tedesco. L’autore ricorda poi i successi italiani non solo in economia,ma anche nella costruzione delle infrastrutture (ferrovie,autostrade,ecc.),delle crescita di grandi aziende,come  Enel ,Eni,dell’allora Cnen (energia nucleare),ecc .Si sofferma poi sulle trasmissioni televisive “leggere”,ma  di qualità, che influenzavano tanto gli italiani (“Il Musichiere”,”Non è mai troppo tardi”,ecc.) e dei film che rimarranno nella storia del nostro cinema (“La grande guerra” di Monicelli,”La dolce vita” di Fellini ,”Rocco e i suoi fratelli” di Visconti e numerosi altri capolavori ). Un libro ,quello di Caruso, sicuramente nostalgico,ma che fa riflettere sulle miserie dei nostri anni , sulle sterili polemiche di oggi e forse ci fa capire quanto sia difficile uscire dalla palude in cui ci troviamo da troppi anni .

Vi ricordate quando Leonardo Sciascia parlava polemicamente dei “professionisti dell’antimafia”. Adesso un giornalista ,specializzato in libri sulla criminalizzata organizzata, riprende il concetto ,per attualizzarlo e ampliarlo. Infatti,Giacomo Di Girolamo ,nel libro “Contro l’antimafia” (ilSaggiatore) che quella definizione è superata perché  “oggi comanda un’oligarchia dell’antimafia e chiunque osi metterla in discussione viene accusato di complicità”. Di Girolamo non teme ritorsioni da parte di alcuno, commenta con amarezza che, per combattere seriamente  Cosa Nostra , è  necessario ripartire da zero,buttando alle ortiche la militanza settaria per abbracciare gli strumenti della cultura,dell’onestà intellettuale e dell’impegno ,  mirato solo a sconfiggere la criminalità,rifuggendo da ogni interesse personale o politico. Encomiabile proposito,che appartiene però,purtroppo,solo a poche persone,anche perché la stessa Commissione antimafia,che pure in passato  ha avuto grandi meriti, ora sembra ,osserva l’autore ,”ridotta alla reiterazione di riti e mitologie svuotati di significato”. Forse la rabbia dell’autore gli  fa esprimere incontrollati umori,ma non siamo convinti che abbia del tutto torto.

Un libro testimonianza rinnova una tragedia mai dimenticata,quella della Shoah .Un sopravvissuto da Aushchwitz ,Alberto Mieli,racconta alla  nipote Ester, la sua infernale esperienza da deportato in un lager.

Nel libro  ( “Eravamo ebrei”,Marsilio editori) ricorda prima la vita in una Roma nazifascista,la sofferenza subita con le leggi razziali e il giorno dell’arresto ,il 16 ottobre 1943,da parte delle SS. Ancora oggi non dimentica il suo arrivo con i vagoni piombati dei lugubri treni nazisti nel campo di sterminio ,l’odore acre dei corpi che bruciavano nei forni crematori,la stanchezza e la fame continua che portava alla pazzia e alla morte migliaia di prigionieri. ”Ad Auschwitz ho visto l’apice della cattiveria umana”. Non sono racconti nuovi quelli di Alberto Mieli. La letteratura sulla Shoah si arricchisce ogni giorno di più. Ma  indigna  ,proprio per questo,sempre di più l’indifferenza e,peggio ancora,il negazionismo  che si diffonde pericolosamente anche fra i giovani.

Infine,segnaliamo un pregevole saggio di Luigi Bonanate (“Anarchia o democrazia”,Carocci editore),docente di relazioni internazionali all’Università di Torino. Lo studioso analizza i cambiamenti nella politica internazionale dal 2001 (dopo l’attacco alle Torri gemelle) ad oggi,mettendo il dito sulle “piaghe” delle occasioni perdute  della politica (le logiche diplomatiche ,in particolare) che non hanno favorito la ricerca della pace e la sconfitta del fanatismo ideologico e religioso. La conseguenza è che oggi il mondo è dominato da tendenze anarchiche che possono essere contrastate soltanto se si fa ricorso a una democrazia più  ampia e di qualità superiore a quella attuale.

Aldo Forbice 

Catania, “partorita” dall’ Etna, Neruda, uno scrittore ex oste
e i narratori russi

Quella dell’editrice Biblioteca dell’Immagine è sicuramente una buona iniziativa .

Si rilancia cioè l’idea di  realizzare libri  che raccontano la storia delle città ,grandi e piccole,importanti che hanno  lasciato tracce profonde del loro sviluppo ,sul piano politico ,economico e artistico . Uno dei più importanti libri di questa serie è sicuramente  “Storia di Catania” di Nunzio Dell’Erba ,un  siciliano che  ha insegnato per molti anni all’Università di Torino e che ha scritto numerosi saggi,anche sulla storia del socialismo . Dell’Erba ha ricostruito ,con uno stile accattivante e conciso,  la storia millenaria della città etnea,una città che sembra “partorita” dal più importante vulcano d’Europa  : dalle sue origini (per la verità ancora misteriose), che risalgono al 728/29 a.C, per iniziativa dei calcidesi di Naxos  ( col l nome di Katàne) sino ai giorni nostri. Una città che ha vissuto cataclismi terribili per effetto di terremoti  e colate laviche del “Mongibello”,antico nome dell’Etna: nel 693 la città è stata quasi totalmente distrutta dal vulcano. Quando non arrivavano le colate laviche  (nel 1329,nel 1381,nel 1669)  ci pensavano i terremoti  (nel 1169, 15 mila morti ; nel 1693 ,con la morte di oltre la metà degli abitanti ) e le pestilenze. E poi le numerose  occupazioni che si sono susseguite nella storia, di spagnoli,normanni ,francesi, saraceni ,vandali… E ,con l’ultima guerra,americani,inglesi e altri alleati . La Sicilia ha sempre rappresentato ,come ha osservato  Leonardo Sciascia, tutti i mali dell’Italia.Anzi li ha vissuti ( e sofferti dolorosamente ) prima del resto d’Italia . Ma,come amaramente ha scritto,nella sua prefazione,Alfio Caruso,”la città non ha il culto della memoria,tende a dimenticare piuttosto che a onorare quanti l’hanno illustrata al meglio. Dal principe Biscari a Ettore Majorana,da Domenico Tempio a Vitaliano Brancati il passato ci sorride più del presente”. Quando ci chiedono,aggiunge lo scrittore , in quale posto saremmo voluti nascere,”non abbiamo avuto dubbi,nonostante mezzo secolo di delusioni : Catania “.

Anche io la penso così. E ritengo che non si discosti molto Nunzio Dell’Erba,che è nato ad Adrano,in provincia di Catania.

Soffermiamoci adesso sulla vicenda di un poeta,anzi del grande poeta cileno Pablo Neruda nel bellissimo racconto-testimonianza dello scrittore Ruggero Cappuccio (“La prima luce di Neruda”,Feltrinelli ). E’ un racconto affascinante del poeta a Capri col suo grande amore Matilde. L’autore narra le stagioni dell’amore e dell’impegno civile e politico di Neruda,ma quello che più mi ha colpito è il fascino dei versi che Cappuccio ha saputo trasmettere  ai lettori. Neruda è stato espulso dall’Italia con un decreto del ministro Scelba nel 1952 ,finirà assassinato nel Cile di Pinochet ,ma  la sua voce poetica è sempre viva fra di noi. E lo sarà anche per le nuove generazioni.

Anche in Italia e quindi non solo negli Usa,ci sono degli scrittori che si sono avvicinati alla letteratura dopo aver fatto mille mestieri .Uno di questi è Stefano Marelli che ha fatto il benzinaio,l’oste e il giornalista . Oggi fabbrica sottotitoli  per la Tv svizzera ed è al suo secondo romanzo pubblicato da Rubbettino (“A dime a dozen” ,un’espressione per descrivere qualcosa che vale poco,a  buon mercato ) . E’ un libro curioso,denso, scritto con un linguaggio graffiante,ironico e intelligente .Il protagonista è un appassionato di Ernest Hemingway ,al punto da identificarvi il proprio padre,con gli aspetti positivi ma anche amari. Lo scenario è quello della provincia italiana degli anni ’60,ma anche  dello Stato del Montana,di Parigi di altri tempi e del Sahara. C’è di che divertirsi e di sognare avventure e scelleratezze. Complimenti Marelli, finalmente un po’ di luce nella asfittica e noiosa narrativa italiana.

Infine,vorremmo segnalare un’importante opera,in due volumi, di Guido Carpi, pubblicata dalla Carocci editore “Storia della letteratura russa” . L’autore, che  insegna letteratura russa all’Università di Pisa, è un esperto  della materia . L’opera  colma una lacuna in questo campo: mancava  un libro che riassumesse la complessa attività dei grandi scrittori russi (come Gogol, Tolstoi,Dostoevskij,Majakovskij, Bulgakov,Platonov,Achmatova,Pasternak,Cvetaeva ,Nabokov e di altri meno conosciuti ) dal ‘700 al 2000. Un’opera sicuramente meritoria,quella di Carpi,anche perché i saggi sulla “russistica” esistenti appaiono in gran parte obsoleti,con riferimenti letterari ,storiografici  ( e politici ) non aggiornati.

Sicuramente un “lavoro di base” di grande importanza , su cui  gli studiosi delle nuove generazioni si potranno cimentare per ulteriori approfondimenti .

 Aldo Forbice

Innamorarsi dei libri, I viaggi di Dio, I bambini e la Costituzione, E’ tornato Rosso di San Secondo

“Per qual ragione io,lettore, debbo spendere  del tempo nell’informarmi dei fatti della sua vita ? “ Lo scrive Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov”. Gli risponde indirettamente un altro grande scrittore,Thomas Mann, che in “Morte a Venezia” osserva: “Gli uomini non sanno perché attribuiscono fama a un’opera d’arte . Ben  lontani dalla competenza ,credono di scoprirvi cento virtù,per giustificare tanto interesse; ma la ragione vera del loro plauso è una cosa imponderabile,è simpatia “. Uno studioso di oggi ,Alberto Beretta Anguissola ( è docente all’Università della Tuscia ) , ha affrontato il tema con una ricerca approfondita ,da cui ne ha tratto un interessante libro (“Il lettore innamorato”,Carocci editore ) ,ricco di spunti di riflessione,anche perché  riesce  a dare una risposta convincente a innumerevoli interrogativi ( “Perché queste pagine mi piacciono ? Perché non riesco a staccarmene ? Perché mi sono innamorato di un personaggio ? Quali sono i trucchi dell’autore per ottenere questi risultati “) . Una delle risposte è forse  troppo semplice: anche gli scrittori,soprattutto i grandi ,fanno ricorso alla pubblicità,ricorrendo alle donne svestite e ai ragazzotti palestrati . Credo che ci sia però molto di più dello scontato  ricorso alla bellezza dei personaggi per farci innamorare delle loro opere. Ma anche di questo lo studioso ne parla,ironizzando anche su filosofi e letterati di altri tempi. Ma,d’altra parte,osserva Beretta Anguissola ,questo “ libro l’ho scritto per me,non per loro”.Evviva la sincerità.

Il referendum  sulle riforme costituzionali ha reso d’attualità la “Magna Carta” .Ne ha approfittato un ex magistrato Gherardo Colombo ( ve lo ricordate ? E’ quello di “Mani pulite”,che lavorava con Antonio Di Pietro) ,che ore fa il divulgatore nelle scuole della nostra Costituzione. A giudicare da un libro appena uscito ( “Sono stato io ! Una Costituzione pensata dai  bambini “,Salani editore ),con il contributo di due insegnanti (Licia Di Blasi e Anna Sarfatti ) e delle testimonianze di molti bambini. Il libro è sicuramente di grande interesse e di sicura utilità. L’idea di insegnare la nostra Costituzione nelle scuole è  certamente encomiabile, purchè però non ci si limiti – come Roberto Benigni – a  “santificarla “ ,definendola  “la più  bella del mondo” escludendo,cioè, ogni  (necessario) aggiornamento .

 “ Dio è una necessità del cammino dell’uomo”. E’ questa la premessa del nuovo libro di Gaia Servadio ( “I viaggi di Dio”, Feltrinelli ). Proprio in questi giorni una galleria romana ha promosso la raccolta di 33 opere di altrettanti artisti ( fra cui Ennio Calabria,Alessandro Kokocinski,Pippo Mannino e Bruno Ceccobelli) dal titolo “I 33 nomi di Dio”:  tutte queste opere saranno donate a Papa Francesco. L’autrice,che è una nota giornalista, scrittrice e animatrice culturale , ha condotto, col suo libro,un lungo viaggio nella spiritualità attraverso i secoli e i popoli. Un viaggio affascinante sulle rive del Tigri e dell’Eufrate ,in mezzo alle rocce del Negev,tra i ghiacciai dell’Ararat,in Persia , in India,sui monti del Caucaso, in Anatolia. Le tante divinità “incontrate” sono in realtà identificate nello stesso dio,espresso sempre nel bisogno che porta l’uomo a costruire sempre un essere superiore. Ne siamo sempre stati convinti,ma ora una grande professionista ,come la Servadio , aggiunge un sassolino in più per rafforzare le nostre convinzioni. Grazie Gaia,

Parliamo,infine, di un libro importante pubblicato da una piccola casa editrice,”Terre sommerse” di Roma . Il libro è “ Piermaria Rosso di San secondo. Narratore e drammaturgo”. E’ uno scrittore sostenuto,non solo per amicizia ma perché ne apprezzava moltissimo le opere, Luigi Pirandello. L’autore del voluminoso libro è il  siciliano Calogero Rotondo (Caltanissetta ) ; si è sempre occupato di diritto del lavoro e,solo per passione, si è dedicato allo studio del suo illustre  conterraneo .

In un libro di oltre 600 pagine Rotondo  ha raccolto tutto quello che esiste su Rosso di San Secondo ( una parte dei suoi testi,le tappe della sua vita, i giudizi della critica ,le rivelazioni della moglie Inge Redlich,ecc. .Si tratta di una monografia unica ,pubblicata ora in occasione del sessantesimo anniversario della morte  di Rosso ,un letterato che girò a lungo l’Europa,sposò una donna tedesca e  si fermò a Roma e,su invito di Pirandello,si trasferì in Toscana,al Lido di Camaiore,dove morì ,nel novembre del 1956 .

Questo libro aiuta a riscoprire le opere del grande scrittore siciliano  da troppo tempo dimenticate  e non più ripubblicate dalle grandi case editrici. Rosso fu ,nel quadro delle avanguardie del primo novecento,  un espressionista,un commediografo  del “grottesco”,un autore che non seguiva le mode letterarie e sperimentava un teatro libero,non allineato ideologicamente e politicamente .  Se questo libro oggi esiste  è  merito dell’autore ,Calogero Rotondo,ma anche  della piccola casa editrice  “Terre sommerse”, che ne  ha consentito  la pubblicazione . Nessuna casa editrice (a cominciare dalle grandi) ci aveva mai pensato. E già posso immaginare la risposta: “Non c’è mercato “.

Aldo Forbice

La “grande rivelazione”, la verità su Cefalonia, l’impero crollato e il “patto” su Mussolini in Abruzzo

Questa è la settimana della “grande” rivelazione : quella della identità  della scrittrice Elena Ferrante,di cui si parla ormai da molto  (forse troppo ) tempo . Sarebbe –almeno secondo le ricerche di un quotidiano economico- Anita Raja ,una professionista di traduzioni dal tedesco,ma che in passato ha avuto un rapporto di lavoro con quella strana casa editrice diretta dall’eclettico Sandro Ferri ,sempre alla ricerca di scoop. E’ certo però che i romanzi della Ferrante hanno risolto molti problemi economici della e/o che in passato  sembra non navigasse  in  buone acque. In ogni caso,la scoperta è dovuta più a visura catastali che a ricerche approfondite sul piano letterario. Sono molto discutibili questo tipo di indagini (in barba ad ogni legge sulla privacy) ma alla fine le analisi  catastali (due appartamenti di prestigio e una tenuta in Toscana acquistati in poco tempo dalla Raja,insieme al marito Domenico Starnone) hanno portato al risultato che ha fatto cadere il velo dell’identità mascherata. Ed è giusto che sia così  perché un autore o autrice deve  essere valutato per la qualità della sua opera e non certo per il mistero mediatico che l’editore ha saputo abilmente  orchestrare.

Passiamo adesso a un’altra Elena ,ma molto visibile,da sempre : Elena Aga Rossi (“Cefalonia. La resistenza ,l’ eccidio, il mito” il Mulino edizioni) . L’autrice è una storica molto apprezzata,in Italia e all’estero. Dopo una letteratura,anche romanzata, e qualche film ,finalmente la verità sulla  tragedia della Divisione “Acqui”,decimata dai tedeschi a Cefalonia e a Corfù nei  giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943. Da oltre 70 anni questo massacro di italiani  è stato letto in modo controverso,da alcuni storici e giornalisti . Alcuni l’hanno giudicata come il primo episodio dell’antifascismo italiano e della lotta di liberazione ; altri sono inseriti con argomenti e testimonianze  diverse che hanno messo in dubbio questa interpretazione . Quello che ora emerge dalle ricerche di una storica rigorosa è che le interferenze dei comandi ,le assenze di direttive da Roma e gli interessi personali ( la forte pressione per tornare a casa) hanno messo in ombra spesso ogni ideale antifascista. Le testimonianze sono talmente confuse che non danno comunque una risposta univoca,anche per il ricorso a nuove fonti che hanno messo in luce “una memoria divisa” .Elena Aga Rossi ha ricostruito giorno per giorno questa  tragedia,con testimonianze di militari,italiani e tedeschi. Un lavoro che sicuramente ci avvicina alla verità.

Occupiamoci di un’altra guerra col libro di Nicola Labanca  (docente di storia contemporanea all’Università di Siena) : “La guerra d’Etiopia (1935-1941”,edizioni il Mulino.

Gli italiani ricordano poco la guerra d’Etiopia .Iniziò il 3 ottobre 1935 ma di fatto si concluse con la seconda guerra mondiale perchè le operazioni militari non ebbero mai termine. Il regime fascista le chiamò interventi di “pacificazione”, ma costarono migliaia di vite umane a entrambe le parti. Nel ‘36 le truppe italiane entrarono ad Addis Abeba e Mussolini proclamò la costituzione dell’Impero. Ma ben presto il Corno d’Africa divenne uno dei teatri roventi della seconda guerra mondiale che si concluse nel 1941,con la sanguinosa sconfitta dell’esercito italiano . Su questa guerra si è stesa per decenni una coltre di silenzio anche perché le sconfitte i militari – e i loro sostenitori – non le ricordano facilmente. Il merito dello storico Labanca è soprattutto quello di aver fatto piena luce su una tragedia che appartiene alla nostra storia,anche se le responsabilità sono state del regime fascista.

Un  saggio di uno storico italiano,Vincenzo Di Michele,ci riporta a un capitolo della storia del fascismo: quello della liberazione di Benito Mussolini da Campo Imperatore,in Abruzzo,subito dopo l’armistizio dell’8 settembre ( “L’ultimo  segreto di Mussolini.Quel patto sottobanco tra Badoglio e i tesdeschi” ,edizioni Il Cerchio ). L’autore,che ha avuto modo di parlare con testimoni e  consultare documenti inediti ,ha documentato nel suo libro l’esistenza  di accordi tra il governo Badoglio e i tedeschi per la consegna –mascherata da incursione tedesca – di Mussolini ai nazisti. Non a caso non ci fu alcuna resistenza da parte dei soldati italiani che sorvegliavano il Duce .Persino dei pastorelli riuscirono facilmente ad appropriarsi degli alianti tedeschi guidati da quel falso eroe del capitano Otto Skorzeny . Di Michele ha riscritto una pagina di storia ,con prove concrete,che hanno forse indispettito tanti storici accademici che hanno sempre sostenuto tesi completamente diverse.

Aldo Forbice

Montanelli giovane, le parole oscure, il golpe editorale, il “filosofo” Freud

Su Indro Montanelli vi è ormai una ricca letteratura : biografie , testimonianze di amici , estimatori ,studenti di giornalismo,lontani parenti. Ma un libro,come quello di Salvatore Merlo,ancora non era stato scritto ,anche se si occupa  solo degli anni giovanili del giornalista  (“Fummo giovani soltanto allora”,Mondadori ). Un libro brillante che fa emergere la vera anima del “principe del giornalismo” negli anni verdi della sua vita e delle sue prime prove professionali nello scenario del fascismo : un regime , di cui fu gregario,  ma in cui presto si smarcò, riuscendo  a subirne le conseguenze , che lo portarono all’emarginazione e persino in carcere ( a San Vittore) , dove conobbe Mike Bongiorno e il falso generale Della Rovere.

I racconti di Merlo non sono solo la biografia di un controverso e suggestivo personaggio ma rappresentano gli affreschi di un’epoca , caratterizzata da una generazione che visse le contraddizioni del Novecento ,con i totalitarismi,le tragedie della guerra , le sofferenze,le tensioni ideali violente ma anche da furbo opportunismo e cinica realpolitik. Il Montanelli degli anni ’30 e ’40 è  molto diverso di quello che poi diventò nel dopoguerra. Già allora  era temuto , stimato e riverito da amici e nemici.”Montanelli – osserva Merlo- non è ancora l’italiano che si sente sempre altrove , sempre contro , sempre fuori e che afferma il suo impegno civile sotto la specie di un affetto ombroso e sarcastico per l’Italia  alle vongole. Indro viveva ancora , malgrado l’altalena degli umori di pressioni faziose , da italiano appunto”. Montanelli fu uno dei massimi esponenti del “partito degli apoti”,cioè di quelli che non se la bevono . Fu un “partito” inventato da Giuseppe Prezzolini, a cui il “toscanaccio” aderì subito con grande entusiasmo,come testimonia un suo articolo sul “Corriere” (4 gennaio 1996) . A questo principio rimase fedele per tutta la sua vita.

Si parla spesso del linguaggio difficile , oscuro , riservato solo ai tecnici e ad altri addetti ai lavori , politici compresi. Se ne parla anche nelle scuole di giornalismo ma i risultati non sono sempre positivi. Ora un ex magistrato ed ora scrittore di successo,Gianrico Carofiglio , affronta questo argomento nel libro “Con parole precise – Breviario di scrittura civile” (Laterza) .

Un libro appassionato che fa riflettere sulle difficoltà della comunicazione “se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza”, come  afferma il filosofo John Searle . Le nazioni ,con i loro popoli (spesso di formazione ed etnie diverse ) , si reggono se  funzionano bene gli strumenti della comunicazione , a cominciare dalla scrittura e ,in generale,da un linguaggio condiviso . Scriveva   Primo Levi: “Abbiamo una responsabilità, finchè viviamo : dobbiamo rispondere di quanto scriviamo , parola per parola , e far sì che ogni parola vada a segno”. In questo vi è sicuramente la responsabilità dei media (giornali in modo particolare), ma in primo luogo è la scuola a rimanere sotto processo perchè è dalle aule scolastiche che  si comincia ad apprendere il linguaggio pubblico e la sua qualità .

Le metafore non piacciono agli editori,specie se somigliano troppo ai finanzieri che investono nell’industria editoriale e che danno origine a grandi gruppi che finiscono col restringere pericolosamente la libertà di pubblicare .E’ il tema di un romanzo fantasioso (ma non troppo) di Antonio Manzini (“Sull’orlo del precipizio “, Sellerio editore) . E’ una storia in – verosimile di un grande  scrittore italiano , Giorgio Volpe ,  che , alla consegna di un suo testo , si trova “inghiottito”

nelle trame di un “golpe”editoriale ,che  gli provoca una terribile angoscia. Come ne uscirà ?  Sarà in grado il nostro eroe di  difendere la sua libertà di espressione ? Sembra un brutto sogno,ma ,purtroppo,la nostra società è costellata anche da troppi sogni orrendi che spesso diventano realtà.

Luciano Dottarelli è un filosofo molto apprezzato, anche se vive  fuori dai grandi circuiti culturali delle città metropolitane. Ha al suo attivo numerosi libri (su Kant,Popper e il recente Musonio l’Etrusco) . Nel libro “Freud,un filosofo dietro al divano” (Annulli editori) Dottarelli  si cimenta con la psicoanalisi . E , ovviamente,qualcuno maldestramente gli  ha fatto subito notare : che cosa c’entra Freud con la filosofia ?   La risposta è facile. Anzi è lo stesso padre della psicanalisi a darla. Scrivendo allo studioso Fliess, infatti, ha osservato : “Vedo che,per le vie traverse della medicina,tu stai raggiungendo il tuo primo ideale,vale a dire la comprensione fisiologica dell’uomo , mentre io nutro la segreta speranza di arrivare per le stesse vie , alla mia metà iniziale , la filosofia. Questo volevo infatti in origine , quando ancora non mi era per nulla chiaro per qual fine fossi al mondo”. In una lettera successiva ,confermava : “da giovane non ero animato da altro desiderio che non fosse quello della conoscenza filosofica, e ora , nel mio passare dalla medicina alla psicologia,quel desiderio si sta avverando”.

L’autore ha saputo ben interpretare il rapporto di Freud con la filosofia , non solo “come irresistibile attrazione “, ma anche come strumento culturale per “rassicurare se stesso”.  Dottarelli è riuscito a trasmettere nel lettore , in forma didascalica e coinvolgente , i messaggi di questo grande maestro: messaggi profetici,che hanno fatto nascere una nuova scienza (la psicoanalisi) e ancora oggi si stanno rivelando fonte di sviluppi importanti per la  salute mentale .

Aldo Forbice              

La Corruzione è nel nostro DNA:
come combatterla

La corruzione è, purtroppo, sempre d’attualità. Tangentopoli è stata solo l’inizio della lotta della magistratura per fronteggiare un fenomeno criminale sempre in crescita. Ora abbiamo una nuova struttura, quella diretta da Raffaele Cantone, anche se, per la verità, non abbiamo visto fin’ora radicali cambiamenti . Ma forse è ancora troppo presto. Ora un libro del 1994 del prof. Giulio Sapelli (Guerini e Associati), “Cleptocrazia-Il meccanismo unico della corruzione tra economia e politica” ,ripubblicato con alcune note di aggiornamento, ci fa riflettere su un fenomeno tutt’altro che in via di estinzione . Già nel ’94 l’autore sottolineava che la corruzione da “fisiologica” era diventata “patologica”, da “invisibile “ era diventata “visibile”. E si aggiungeva che la corruzione , nella sua generalità ,è ineliminabile e costituisce sempre di più un danno per l’economia . I rimedi possibili ? Sono molti , ma non bastano leggi repressive più rigide ; sono necessari controlli delle istituzioni più serrati. Resta sempre il problema (irrisolto) di chi controlla i controllori . Anche le più recenti inchieste , della magistrature e quelle giornalistiche , hanno confermato , infatti , che anche se , per assurdo , i reati di corruzione prevedessero la pena capitale ,la corruzione non sparirebbe . Persino in paesi totalitari,come la Cina,la Corea del Nord e il Vietnam,la corruzione è molto estesa. Eppure in quei paesi a regime comunista c’è la pena di morte per quei reati.
L’analisi di Giulio Sapelli sembra scritta oggi , per l’acutezza delle sue riflessioni e degli sbocchi di questi anni , gli aggiornamenti dei codici di leggi , che l’autore tratteggia nella postfazione . Un libro dunque diventato un classico di questa letteratura. E lo diciamo con amarezza perché avremmo desiderato che appartenesse a un mondo scomparso.
A questi temi si aggancia anche Roberta De Monticelli che,nel suo saggio “Al di qua del bene e del male” (Einaudi),analizza la carenza dei valori della nostra epoca. L’autrice , che è una filosofa teoretica (ha insegnato nelle università di Ginevra e al San Raffaele di Milano) , cerca di analizzare la necessità dei valori come li incontriamo , attraverso la gamma della nostra vita affettiva ed emotiva , con i comportamenti privati e pubblici . Sembra –afferma la studiosa- che la filosofia “ha dato le dimissioni da questo suo compito”. Eppure la sua anima migliore la ritroviamo nel corpo di documenti e istituzioni che hanno contribuito a cambiare la storia del mondo,come la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Poi l’autrice tesse l’elogio dell’Europa unita,ma su questo ci sarebbe molto da discutere. Questo saggio è comunque importante perché conduce il lettore sulle tracce dei nuovi valori che vanno riscoperti per rendere la nostra società sempre più umana.
Un altro saggio affronta il problema, sempre discusso , del merito . L’autore è Giuseppe Tognon (docente di pedagogia alla Lumsa di Roma) che ha scritto “La democrazia del merito”(Salerno editrice) . Su questo tema esiste, come è noto , una vasta letteratura e Tognon dimostra di conoscerla tutta ( o quasi). Distingue però il merito dalla meritocrazia . Quest’ultima , dice , è una forma sociale di competizione , ma non è possibile che coloro che si ritengono i migliori nella società,”i meritocrati”, si autonominino giudici morali e impongano all’intera società le loro personali idee sulla virtù e la loro cultura di governo. Come vedete,c’è ancora molto da discutere su questo tema,
Torniamo a parlare di corruzione ,sia pure con un classico dell’antica Roma (I secolo a.C. ) ,”Il corrotto – L’inchiesta di Marco Tullio Cicerone”( Laterza) di Luca Fezzi. L’autore , docente di storia romana all’Università di Padova , riprende in ogni dettaglio una vicenda , che vide come protagonista il grande Cicerone. Si trattava di un’inchiesta condotta dal tribuno nei confronti di Gaio Verre,ex governatore della Sicilia. Il governatore viene accusato di concussione ,peculato , appropriazione indebita , furto , vendita di sentenze, corruzione elettorale, sequestro di persone , frode , intimidazione, tortura, omicidio, ecc. Le requisitorie di Cicerone furono definite “Verrine”per la durezza delle parole e la documentazione citata dall’oratore. Come conferma anche un vecchio saggio di Luciano Perelli (“La corruzione politica nell’antica Roma”, 1994, Rizzoli). Come si vede, la corruzione è un fenomeno antico, sembra annidato nel nostro dna. Ci possiamo consolare per questo o dovremo impegnarci di più a combatterla ?

Aldo Forbice