L’industria 4.0, La genesi del linguaggio, Esilio siriano, I padri “cambiati”

La prima cosa che colpisce di due autrici ,Annalisa Magone e Tatiana Mazali,è la dedica di un libro appena pubblicato,”Uomini e macchine nella fabbrica digitale” (Guerini e Associati editore) : ”Ai nostri padri,operai” . Annalisa Magone  è  una giornalista e presidente di un centro di ricerca torinese, sul lavoro e l’ innovazione; Tatiana Mazali è una sociologa dei media ,esperta di culture digitali. Il libro contiene poi contributi di altri esperti del mondo industriale , che ,com’è noto, sta vivendo una fase di grande trasformazione. Al punto che ormai si può parlare, senza reticenze , di “quarta rivoluzione industriale” : una svolta,che ormai coinvolge prodotti,servizi e metodologie di produzione. E ovviamente  i lavoratori e i tecnici . Oggi si parla di fabbrica flessibile,di modello Toyota (anche se di questo modello se ne parla ormai da vent’anni). Ora però,con notevole ritardo ,rispetto agli Usa e Giappone in modo particolare,anche da noi – come documenta il saggio-  si vanno incontrando la tradizione industriale e il futuro digitale .E,ovviamente,emergono vecchi e nuovi problemi per gli imprenditori,i tecnici,i lavoratori e le gerarchie organizzate .In altre parole,l’industria 4.0 comincia ad essere già una realtà che determina spesso minore occupazione e richiede una formazione più elevata. Ricorda Edoardo Segantini,nella prefazione ,che l’alienazione  ,come conseguenza dell’innovazione tecnologica,aveva anche i suoi lati positivi per gli operai .Lo spiegava anche uno studioso notissimo,Georges Friedmann,nel suo saggio “Le travail en miettes” : mentre lavoro- confessava l’operaio medio –penso agli affari miei. A voi do il mio corpo,non la mia mente. Quell’epoca però è tramontata. Oggi l’azienda cerca un operaio più preparato,con una formazione adeguata alle nuove tecnologie,permanentemente in trasformazione ,partecipativo,attivo; una figura professionale più vicina a quella del manager. In altre parole,l’operaio di una volta è definitivamente scomparso o sta per lasciare il campo. Il problema vero è che i sindacati o buona parte di essi non se ne  sono  ancora accorti  e comunque non hanno preso coscienza di una realtà completamente mutata,elaborando nuove e più adeguate strategie di difesa degli interessi dei “nuovi operai”.Come si documenta in questo libro a più voci.

Il processo di evoluzione degli esseri umani è cominciato con la comunicazione e il linguaggio,come spiega lo studioso Thom Scott-Phillips nel saggio”Dì’ quello che hai in mente”(Carocci editore).L’autore,che è un  ricercatore di antropologia cognitiva ed evoluzionistica  alla Durham University (Regno Unito), racconta perche il linguaggio è la capacità che rende,più di ogni altra cosa , a rendere unici gli esseri umani. In questo quadro appare importante studiare la natura evoluzionistica del linguaggio e della comunicazione. Ovviamente queste analisi valgono anche per le lingue ,che stanno subendo profonde trasformazioni ,per via della diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione  (a cominciare da Internet ).

Il libro “Esilio siriano”  (Guerini edizioni) è stato scritto da due giovani studiosi  del Medio Oriente : Marina Calculli e Shady Hamadi,che si sono conosciuti a Beirut. Dai loro testi (ma anche quelli di altri autori inseriti nel libro ) emerge un quadro complesso : uno scenario di una guerra,quella siriana,con oltre mezzo milione di vittime e devastazioni immense, a cominciare da quasi tutte le infrastrutture,  la dissoluzione di uno Stato per le gravissime responsabilità della dittatura sanguinaria di Assad  e gli orrori del cosiddetto Califfato Non vengono taciute o minimizzate neppure  le complici indifferenze e interferenze dell’Europa,della Russia e degli Usa. Sembrano evidenti da questo libro,anche se in sintesi,la diversità delle crisi concentrate (regionali,nazionali e internazionali ) che hanno coinvolto il popolo siriano .Con profonda amarezza ancora oggi,non si intravvede ,dopo sei anni di guerra,una soluzione possibile,una via di uscita, che riporti la pace in questa tormentata area del mondo.

Infine,parliamo di un libro di un analista di grande carisma,Luigi Zoja,che è  stato presidente della Iaap (l’associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo).Nel nuovo saggio (“Il gesto di Ettore”, Bollati Boringhieri) ,un’edizione aggiornata e ampliata di un testo di alcuni fa,lo studioso analizza la figura del padre,così come è andata evolvendosi negli ultimi decenni. Oggi il “mammo” è una figura di riferimento per i figli ( ed anche per la compagna) diversa da quella tradizionale .L’analisi approfondisce il cosiddetto “genocidio simbolico dei padri” ,con immersioni nei miti classici di Ettore,Ulisse ed Enea. Quello di Zoja è ormai un testo classico della psicologia del settore,tradotto in  quindici lingue. Temo però che si tratti di una materia in continuo cambiamento ,perche l’evoluzione delle epoche più recenti sono molto più rapide di quelle del passato. E di conseguenza anche le relazioni umane ,comprese quelle all’interno  della famiglia,ne risentono  sensibilmente le conseguenze,nel bene e nel male  .

Aldo Forbice

Scelte anarchiche, La vegetariana, Un maestro del te suicida, La giraffa

Siamo un pò tutti visionari  e qualcuno lo è molto di più e anche sognatori . Sicuramente uno di questi è lo scrittore Simone Perotti, autore di ben dodici romanzi e saggi densi di storie fantastiche,con severe denunce al nostro sistema di vita e di lavoro. Perotti è sicuramente un anarchico nello stile di vita e nel suo pensiero veramente libero. E lo conferma anche il suo recente romanzo,”Rais” (Frassinelli ),di quasi cinquecento pagine. Un libro con una intricata serie di storie di donne e uomini,che si intrecciano negli amori,negli odi,nei conflitti .Il romanzo è costellato di violenze,vendette,passioni di protagonisti di altre epoche e altri paesi del mondo. Si parla del ‘500 ,delle navigazioni, dei pirati,dei condottieri,dei marinai,dei cavalieri di Malta. Tutti gli uomini sono coinvolti nel mistero della mappa di Piri Rais ,una carta che rappresenta il mondo intero e può svelare i retroscena delle scoperte di Cristoforo Colombo e degli acerrimi nemici dello scopritore dell’America. Un libro affascinante,polifonico, che  fa scoprire personaggi storici in una luce diversa da quella che abbiamo sempre conosciuto. L’autore, in scenari del passato, inventa in realtà una serie di suggestive metafore che fanno amaramente ricordare i travagli della nostra epoca.

Parliamo adesso di un lungo racconto di una straordinaria scrittrice coreana ,Han Kang,autrice  de “La vegetariana” (Adelphi).Questo romanzo,tradotto in nove lingue,ha ottenuto nel 2016 il Man Booker International Prize,che lo ha scelto fra 155 romanzi ,definendolo “di una potenza e un’originalità indimenticabili”. Un libro che incuriosisce molto,con metafore e immagini fantasiose che ricordano molto Italo Calvino del “Barone rampante”.Leggete questa frase per averne un’idea: “Sai come l’ho scoperto ? Be’ ho fatto un sogno,e stavo sulla testa …Sul mio corpo crescevano le foglie, e dalle mani mi spuntavano le radici…E così affondavo nella terra. Sempre di più…Volevo che tra le gambe mi sbocciassero dei fiori,così le allargavo;le divaricavo completamente…”

“La vegetariana” è un romanzo che stimola la fantasia,suggerisce immagini di paesaggi onirici,come avviene nei sogni,anche quelli più pericolosi,non ci fa sentire soli e fa ritrovare ( a chi se ne è  privato da qualche tempo) il piacere della lettura.

Il romanzo di questa giovane autrice (figlia del noto scrittore Han Seungwon) ci fa ricordare un altro capolavoro letterario,uscito di recente nelle librerie: quello dello scrittore giapponese Yasushi Inoue (“Morte di un maestro del Tè”, Skira edizioni ). Lo scenario storico è il Giappone del Cinquecento e il protagonista un monaco che racconta la storia del suo maestro scomparso,Sen no Rikyù, e la sua oscura morte,sullo sfondo delle lotte di potere dei “signori della guerra” giapponesi.  Servire la bevanda ,per il Maestro,significava dispensare ai suoi ospiti i principi dell’armonia ,del rispetto,della purezza e della serenità. Ma questi insegnamenti ,alla fine ,non saranno sufficienti a fermare la prepotenza del suo allievo prediletto-  il condottiero  Hideyoshi – che lo esiliò e gli ordinò ,secondo le regole di quel tempo, il rituale suicidio . Il monaco che narra la tragica storia cercherà di capire i motivi di

quella misteriosa morte,riflettendo sulla filosofia dell’esistenza, della sofferenza,del sacrificio e della morte. Anche la cerimonia del tè diventa un pretesto per meditare su ogni risvolto della propria vita ,nel tentativo di dare delle risposte ai tanti interrogativi che arrivano all’improvviso.

Infine,lasciando da parte la letteratura asiatica, segnaliamo un libro che ci ha molto divertito,pubblicato da una casa editrice (Dedalo),che con gli anni si è andata specializzando nella divulgazione scientifica. L’autore del libro “Il torcicollo della Giraffa” è Lèo Grasset,un biologo,oggi esperto nella produzione di video di divulgazione. Il suo sito e il canale YouTube DirtyBiology contano circa 400 mila iscritti e oltre 15 milioni di visualizzazioni. Il genetista spiega  in questo libro ,in termini semplici e comprensibili ai ragazzi delle medie, perché le giraffe hanno un collo molto lungo e le zebre hanno le strisce,chi è il “tasso del miele”,come si spiega il talento architettonico delle termiti , a quali rischi può portare la consanguineità dei leoni e delle altre belve della savana. E così via ,vengono snocciolate spiegazioni scientifiche (doc )  convincenti per ogni curiosità .Chissà se l’autore e la casa editrice siano riusciti a diffondere questo libro nelle scuole.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle. Il pittore terrorista. Le “Calabrotte”. Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola, una scrittrice di lungo corso: ha scritto numerosi romanzi, commedie per ragazzi, raccolte di poesie, saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio. Come non condividere l’opinione dell’autrice? “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.
Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie, come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura, gli approfondimenti, la ricerca, lo studio.
Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.
Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla, docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ). E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI, all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce, dopo 30 anni, la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati. Figlio di una prostituta, specialista in droghe, va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.
Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo
bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .
Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano ampie tracce nelle fiabe regionali e in quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco? L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto, forse l’orco, ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli, anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle – Il pittore terrorista – Le “calabrotte – Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “ Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola ,una scrittrice di lungo corso : ha scritto numerosi romanzi,commedie per ragazzi ,raccolte di poesie,saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio . Come non condividere l’opinione dell’autrice  ?  “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.

Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie,come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare  reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura ,gli approfondimenti,la ricerca,lo studio.

Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.

Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla ,docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ).E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI,all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore  indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce ,dopo 30 anni,la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati .Figlio di una prostituta,specialista in droghe,va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi ) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.

Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo

bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .

Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate  da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano  ampie  tracce nelle fiabe regionali  e in  quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco ?  L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto ,forse l’orco ,ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici  dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli , anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto

Aldo Forbice

Le radici del nostro malessere. I difficili passaggi. Un liberale anarchico. Dante ‘rivisitato’

Piero Craveri è uno storico di lungo corso. Ha insegnato negli atenei di Roma, Genova, Messina e Napoli. In quest’ultima città ora è professore emerito all’Università Suor Orsola Benincasa ed è anche presidente della Fondazione Benedetto Croce. Si occupa di storia contemporanea da oltre quarant’anni e il suo libro, uscito da pochi giorni, “L’arte del non governo” (Marsilio) rappresenta una rilettura lucida della storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi, con tutti i problemi ,politici,economici e sociali irrisolti che conosciamo.
A scorrere l’indice del voluminoso saggio (quasi 600 pagine) i temi analizzati ci sono tutti: dalla storia dei partiti alla “forma di governo” nella Costituzione, dall’opera incompiuta di De Gasperi,al fallimento del centro sinistra e al mancato consolidamento della struttura economica italiana, alla crisi degli anni ’70, alle “occasioni mancate” degli anni ’80, al declino della cosiddetta Seconda repubblica . Da questa rigorosa analisi emerge in primo luogo l’incapacità di una classe dirigente a dirigere un paese industriale, l’invadenza dei partiti sulle istituzioni, a cominciare dal governo. L’autore osserva che non la crisi degli ultimi decenni non è attribuibile solo alla difficile congiuntura economica ,alla crisi internazionale ma soprattutto alle forze politiche che non hanno saputo affrontare, per smaccate ragioni di parte, la questione centrale della stabilità della democrazia italiana, anche perché non hanno messo in campo quelle necessarie riforme per rinnovare le nostre istituzioni. E’ da questi antichi nodi irrisolti che nasce il profondo malessere di oggi e il pericoloso declino della nostra repubblica. Un libro che lascia, leggendolo, una profonda amarezza e rivela anche il grande coraggio di uno studioso che ha saputo individuare le ragioni profonde del nostro malessere.
Un’altra storica seria, Mariuccia Salvati (ha insegnato per molti anni all’Università di Bologna) si è occupata di un altro importante capitolo della storia repubblicana nel saggio “Passaggi – Italiani dal fascismo alla Repubblica” (Carocci editore). Passaggi? Sono quelli affrontati dagli italiani nel primo Novecento e nel secondo dopoguerra, con particolare attenzione al loro rapporto con il fascismo, la guerra, il crollo del regime, la Resistenza, la scelta della Repubblica. Passaggi collettivi, di massa, ma anche individuali.
Il saggio concede largo spazio anche alla questione del linguaggio: un linguaggio di verità, di realismo, di concretezza, riscoperto, fra l’altro, nei testi di grandi giornalisti e scrittori, come Alvaro, Savinio, Bontempelli, De Ruggiero, Moravia, Brancati. L’analisi dell’autrice ruota però attorno alla guerra ,passaggio necessario per la formazione di una nuova classe politica, democratica, antifascista. Una classe politica nata nel dopoguerra, con meriti largamente superiori alle generazioni di politici seguite dopo, soprattutto negli anni più vicini a noi (e qui ritorna in campo la dissacrante analisi di Craveri) .
Ancora uno storico, questa volta molto giovane: Alberto Mingardi,dell’Università di Milano, che ha scritto un bellissimo saggio su una figura avventurosa e avvincente del mondo culturale inglese (“Thomas Hodgskin, discepolo anarchico di Adam Smith”, Marsilio), poco nota al grande pubblico. Merito dell’autore è di aver riscoperto questo storico intellettuale (1787- 1869), la cui prima biografia è dovuta ad Elie Halèvy (1870-1937) che accostò Hodgskin a Karl Marx. E quest’ultimo lo apprezzò, al punto da definire le sue opere “ fra le produzioni significative dell’economia politica inglese”. Il titolo dà un’idea telegrafica del pensiero di questo stravagante intellettuale, ma ha il pregio di dar conto della forte influenza esercitata su di lui da Adam Smith, ma anche della natura anarchica del suo pensiero. Una contraddizione? Certo, ma collima perfettamente col profilo del personaggio analizzato.
Infine, vorremmo segnalare una monumentale opera in tre volumi della Divina Commedia, con la revisione del testo e commenti di Giorgio Inglese (docente di letteratura italiana all’Università La Sapienza di Roma). Il cofanetto, con i tre volumi della “Commedia“ (Inferno, Purgatorio, Paradiso), pubblicato da Carocci, riassume i testi di un grande esperto del poema dantesco, per la prima volta, in un insieme organico. Non c’è lettura di Roberto Benigni e di altri più esperti “lettori” della Commedia in grado, come questo lavoro di un insigne studioso,di far capire veramente i versi del maestro Alighieri.

Aldo Forbice

La cultura come marmellata? Un socialista con gli occhiali. Silone cristiano – le difficili metafore

“La cultura è come la marmellata”. E’ questo il titolo di un libro curioso di un’autrice molto curiosa e bizzarra,la giornalista Marina Valensise (Marsilio editore) ,che è stata per quattro anni direttrice dell’Istituto italiano di cultura a Parigi . Il titolo è mutuato da una scritta sui muri della capitale francese degli anni della contestazione giovanile: “La cultura è come la marmellata .meno ne hai più la spalmi “. L’Italia,invece,come ben sappiamo,ha un patrimonio culturale ricchissimo . L’autrice definisce il nostro paese “una grande potenza culturale inconsapevole “. La cultura ,infatti,in Italia è dappertutto . Il libro della Valesise è un racconto della sua esperienza a Parigi (2012-2016),dei suoi sforzi per rinnovare la sede ( lo storico Hotel de Galliffet),per ampliare il numero dei frequentatori (40 per cento in più, incrementando il numero delle iniziative ,sino a 260 all’anno) e cercando anche le sponsorizzazioni private,viste le risorse sempre più limitate. Non è stato facile,anche perché , l’autrice,ha dovuto fare i conti con la burocrazia ,le scarse capacità e la carente volontà dei funzionari e impiegati della sede abituati a vivacchiare. Una caratteristica comune a quasi tutti i 90 istituti culturali italiani all’estero.
Una testimonianza questa dell’attivo lavoro di una intellettuale italiana ,ma è anche una provocazione che fa riflettere sulla necessità di riformare ( e potenziare) gli strumenti culturali del nostro paese all’estero.
Occupiamoci adesso di due intellettuali socialisti. Il primo ,Antonio Landolfi (“Il socialista con gli occhiali”, Rubbettino) ,è stato un politico di vasta cultura. Per diverse legislature è stato senatore ,membro della direzione e della segreteria del Psi , sempre fedelissimo di Giacomo Mancini. Ha insegnato in diverse università ( alla Sapienza di Roma,all’Aquila,Palermo e Luiss),ha scritto numerosi saggi di storia e politica,
“Il socialista con gli occhiali”(che non è un bel titolo) è un libro composito: una parte è composta da frammenti di autobiografia,un tentativo di Landolfi di “costruire” una storia della sua vita politica utilizzando i suoi stessi scritti. Un’altra parte è composta da testi e testimonianze di amici politici sull’opera di Antonio. Un libro di grande interesse anche per la storia del Psi e del nostro paese .Rappresenta- scrivono le tre curatrici- il “pensiero autentico di un autentico socialista che provò a raccontarci qualcosa della nostra storia” ( Adriana Martinelli,Laura e Flavia Landolfi).
Il secondo libro parla di un altro grande socialista,Ignazio Silone. L’autore di “Fontamara” amava definirsi “ un socialista senza partito e un cristiano senza Chiesa”. Del Silone politico se ne è parlato a lungo in molti libri; del Silone cristiano se ne occupa ora lo storico Sergio Soave con “Prendere Cristo sul serio” (Cittadella editrice). Soave ripercorre il difficile itinerario cristiano dell’intellettuale socialista. Silone aveva fatto dolorosamente i conti col comunismo,si era schierato con il movimento socialista,subendo le sofferenze delle lacerazioni e delle scissioni. Nel suo credo religioso , leggeva le aspirazioni alla giustizia , e riusciva a coniugare il socialismo con il cristianesimo ,ricavandone ispirazione per il riscatto dei poveri e degli ultimi. Ma anche nella Chiesa cattolica Silone trovava motivi di insoddisfazione e di “tradimento” del Vangelo,anche se ribadiva sempre ,”vi sarà sempre qualche cristiano che prenderà Cristo sul serio”. Soave ha approfondito con rigore e passione di studioso,il “lato oscuro” dello scrittore de “L’avventura di un povero cristiano”,fondamentale per comprendere la complessità di questo scrittore.
Infine,due parole su un tema ricorrente : la metafora. Ce ne occupiamo con due studiose del linguaggio dell’Università di Cagliari : Francesca Ervas ed Elisabetta Gola,che hanno scritto “Che cos’è una metafora” (Carocci editore) .
”La metafora non è solo uno strumento retorico o un abbellimento letterario,ma permette anche di esprimere in modo efficace il proprio pensiero e di creare connessioni inedite con concetti o immagini in vari ambiti del pensiero”. In altre parole ,la metafora non è solo un’astuzia retorica ,è un potente strumento del pensiero in diversi ambiti del sapere. La ricerca si concentra quindi non solo sulla letteratura,ma anche sulla filosofia e sul linguaggio nelle sue diverse applicazioni. Le due studiose hanno compiuto un’analisi rigorosa che chiarisce molti dubbi e apre le strade per nuove e più approfondite ricerche.

Aldo Forbice

La “forza” del 1960, dopo “i professionisti dell’antimafia”, la Shoah, anarchia diffusa

Non sappiamo ancora esattamente perché Alfio Caruso abbia scelto il 1960 , come titolo del suo nuovo libro, che definisce “il miglior anno della nostra vita” e che analizza. in ogni dettaglio.  Ne scrive da un punto di vista economico,politico,sociale,culturale e persino dello spettacolo. Un innamoramento incredibile per quell’anno: l’inizio degli anni del boom,purtroppo durati poco. Alfio Caruso,un giornalista  e scrittore, che ha sempre registrato buoni successi con i suoi libri sulla mafia e sulla storia del  Novecento , ora si cimenta  ( “1960”,Longanesi editore ), con un  anno cruciale della nostra era contemporanea. Il libro comincia con la citazione del “Financial Times” (l’11 gennaio ’60) che assegna alla lira l’Oscar delle valute e con le opinioni di autorevoli banchieri stranieri che confermano il “miracolo “ italiano,largamente superiore a quello tedesco. L’autore ricorda poi i successi italiani non solo in economia,ma anche nella costruzione delle infrastrutture (ferrovie,autostrade,ecc.),delle crescita di grandi aziende,come  Enel ,Eni,dell’allora Cnen (energia nucleare),ecc .Si sofferma poi sulle trasmissioni televisive “leggere”,ma  di qualità, che influenzavano tanto gli italiani (“Il Musichiere”,”Non è mai troppo tardi”,ecc.) e dei film che rimarranno nella storia del nostro cinema (“La grande guerra” di Monicelli,”La dolce vita” di Fellini ,”Rocco e i suoi fratelli” di Visconti e numerosi altri capolavori ). Un libro ,quello di Caruso, sicuramente nostalgico,ma che fa riflettere sulle miserie dei nostri anni , sulle sterili polemiche di oggi e forse ci fa capire quanto sia difficile uscire dalla palude in cui ci troviamo da troppi anni .

Vi ricordate quando Leonardo Sciascia parlava polemicamente dei “professionisti dell’antimafia”. Adesso un giornalista ,specializzato in libri sulla criminalizzata organizzata, riprende il concetto ,per attualizzarlo e ampliarlo. Infatti,Giacomo Di Girolamo ,nel libro “Contro l’antimafia” (ilSaggiatore) che quella definizione è superata perché  “oggi comanda un’oligarchia dell’antimafia e chiunque osi metterla in discussione viene accusato di complicità”. Di Girolamo non teme ritorsioni da parte di alcuno, commenta con amarezza che, per combattere seriamente  Cosa Nostra , è  necessario ripartire da zero,buttando alle ortiche la militanza settaria per abbracciare gli strumenti della cultura,dell’onestà intellettuale e dell’impegno ,  mirato solo a sconfiggere la criminalità,rifuggendo da ogni interesse personale o politico. Encomiabile proposito,che appartiene però,purtroppo,solo a poche persone,anche perché la stessa Commissione antimafia,che pure in passato  ha avuto grandi meriti, ora sembra ,osserva l’autore ,”ridotta alla reiterazione di riti e mitologie svuotati di significato”. Forse la rabbia dell’autore gli  fa esprimere incontrollati umori,ma non siamo convinti che abbia del tutto torto.

Un libro testimonianza rinnova una tragedia mai dimenticata,quella della Shoah .Un sopravvissuto da Aushchwitz ,Alberto Mieli,racconta alla  nipote Ester, la sua infernale esperienza da deportato in un lager.

Nel libro  ( “Eravamo ebrei”,Marsilio editori) ricorda prima la vita in una Roma nazifascista,la sofferenza subita con le leggi razziali e il giorno dell’arresto ,il 16 ottobre 1943,da parte delle SS. Ancora oggi non dimentica il suo arrivo con i vagoni piombati dei lugubri treni nazisti nel campo di sterminio ,l’odore acre dei corpi che bruciavano nei forni crematori,la stanchezza e la fame continua che portava alla pazzia e alla morte migliaia di prigionieri. ”Ad Auschwitz ho visto l’apice della cattiveria umana”. Non sono racconti nuovi quelli di Alberto Mieli. La letteratura sulla Shoah si arricchisce ogni giorno di più. Ma  indigna  ,proprio per questo,sempre di più l’indifferenza e,peggio ancora,il negazionismo  che si diffonde pericolosamente anche fra i giovani.

Infine,segnaliamo un pregevole saggio di Luigi Bonanate (“Anarchia o democrazia”,Carocci editore),docente di relazioni internazionali all’Università di Torino. Lo studioso analizza i cambiamenti nella politica internazionale dal 2001 (dopo l’attacco alle Torri gemelle) ad oggi,mettendo il dito sulle “piaghe” delle occasioni perdute  della politica (le logiche diplomatiche ,in particolare) che non hanno favorito la ricerca della pace e la sconfitta del fanatismo ideologico e religioso. La conseguenza è che oggi il mondo è dominato da tendenze anarchiche che possono essere contrastate soltanto se si fa ricorso a una democrazia più  ampia e di qualità superiore a quella attuale.

Aldo Forbice 

Catania, “partorita” dall’ Etna, Neruda, uno scrittore ex oste
e i narratori russi

Quella dell’editrice Biblioteca dell’Immagine è sicuramente una buona iniziativa .

Si rilancia cioè l’idea di  realizzare libri  che raccontano la storia delle città ,grandi e piccole,importanti che hanno  lasciato tracce profonde del loro sviluppo ,sul piano politico ,economico e artistico . Uno dei più importanti libri di questa serie è sicuramente  “Storia di Catania” di Nunzio Dell’Erba ,un  siciliano che  ha insegnato per molti anni all’Università di Torino e che ha scritto numerosi saggi,anche sulla storia del socialismo . Dell’Erba ha ricostruito ,con uno stile accattivante e conciso,  la storia millenaria della città etnea,una città che sembra “partorita” dal più importante vulcano d’Europa  : dalle sue origini (per la verità ancora misteriose), che risalgono al 728/29 a.C, per iniziativa dei calcidesi di Naxos  ( col l nome di Katàne) sino ai giorni nostri. Una città che ha vissuto cataclismi terribili per effetto di terremoti  e colate laviche del “Mongibello”,antico nome dell’Etna: nel 693 la città è stata quasi totalmente distrutta dal vulcano. Quando non arrivavano le colate laviche  (nel 1329,nel 1381,nel 1669)  ci pensavano i terremoti  (nel 1169, 15 mila morti ; nel 1693 ,con la morte di oltre la metà degli abitanti ) e le pestilenze. E poi le numerose  occupazioni che si sono susseguite nella storia, di spagnoli,normanni ,francesi, saraceni ,vandali… E ,con l’ultima guerra,americani,inglesi e altri alleati . La Sicilia ha sempre rappresentato ,come ha osservato  Leonardo Sciascia, tutti i mali dell’Italia.Anzi li ha vissuti ( e sofferti dolorosamente ) prima del resto d’Italia . Ma,come amaramente ha scritto,nella sua prefazione,Alfio Caruso,”la città non ha il culto della memoria,tende a dimenticare piuttosto che a onorare quanti l’hanno illustrata al meglio. Dal principe Biscari a Ettore Majorana,da Domenico Tempio a Vitaliano Brancati il passato ci sorride più del presente”. Quando ci chiedono,aggiunge lo scrittore , in quale posto saremmo voluti nascere,”non abbiamo avuto dubbi,nonostante mezzo secolo di delusioni : Catania “.

Anche io la penso così. E ritengo che non si discosti molto Nunzio Dell’Erba,che è nato ad Adrano,in provincia di Catania.

Soffermiamoci adesso sulla vicenda di un poeta,anzi del grande poeta cileno Pablo Neruda nel bellissimo racconto-testimonianza dello scrittore Ruggero Cappuccio (“La prima luce di Neruda”,Feltrinelli ). E’ un racconto affascinante del poeta a Capri col suo grande amore Matilde. L’autore narra le stagioni dell’amore e dell’impegno civile e politico di Neruda,ma quello che più mi ha colpito è il fascino dei versi che Cappuccio ha saputo trasmettere  ai lettori. Neruda è stato espulso dall’Italia con un decreto del ministro Scelba nel 1952 ,finirà assassinato nel Cile di Pinochet ,ma  la sua voce poetica è sempre viva fra di noi. E lo sarà anche per le nuove generazioni.

Anche in Italia e quindi non solo negli Usa,ci sono degli scrittori che si sono avvicinati alla letteratura dopo aver fatto mille mestieri .Uno di questi è Stefano Marelli che ha fatto il benzinaio,l’oste e il giornalista . Oggi fabbrica sottotitoli  per la Tv svizzera ed è al suo secondo romanzo pubblicato da Rubbettino (“A dime a dozen” ,un’espressione per descrivere qualcosa che vale poco,a  buon mercato ) . E’ un libro curioso,denso, scritto con un linguaggio graffiante,ironico e intelligente .Il protagonista è un appassionato di Ernest Hemingway ,al punto da identificarvi il proprio padre,con gli aspetti positivi ma anche amari. Lo scenario è quello della provincia italiana degli anni ’60,ma anche  dello Stato del Montana,di Parigi di altri tempi e del Sahara. C’è di che divertirsi e di sognare avventure e scelleratezze. Complimenti Marelli, finalmente un po’ di luce nella asfittica e noiosa narrativa italiana.

Infine,vorremmo segnalare un’importante opera,in due volumi, di Guido Carpi, pubblicata dalla Carocci editore “Storia della letteratura russa” . L’autore, che  insegna letteratura russa all’Università di Pisa, è un esperto  della materia . L’opera  colma una lacuna in questo campo: mancava  un libro che riassumesse la complessa attività dei grandi scrittori russi (come Gogol, Tolstoi,Dostoevskij,Majakovskij, Bulgakov,Platonov,Achmatova,Pasternak,Cvetaeva ,Nabokov e di altri meno conosciuti ) dal ‘700 al 2000. Un’opera sicuramente meritoria,quella di Carpi,anche perché i saggi sulla “russistica” esistenti appaiono in gran parte obsoleti,con riferimenti letterari ,storiografici  ( e politici ) non aggiornati.

Sicuramente un “lavoro di base” di grande importanza , su cui  gli studiosi delle nuove generazioni si potranno cimentare per ulteriori approfondimenti .

 Aldo Forbice

Innamorarsi dei libri, I viaggi di Dio, I bambini e la Costituzione, E’ tornato Rosso di San Secondo

“Per qual ragione io,lettore, debbo spendere  del tempo nell’informarmi dei fatti della sua vita ? “ Lo scrive Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov”. Gli risponde indirettamente un altro grande scrittore,Thomas Mann, che in “Morte a Venezia” osserva: “Gli uomini non sanno perché attribuiscono fama a un’opera d’arte . Ben  lontani dalla competenza ,credono di scoprirvi cento virtù,per giustificare tanto interesse; ma la ragione vera del loro plauso è una cosa imponderabile,è simpatia “. Uno studioso di oggi ,Alberto Beretta Anguissola ( è docente all’Università della Tuscia ) , ha affrontato il tema con una ricerca approfondita ,da cui ne ha tratto un interessante libro (“Il lettore innamorato”,Carocci editore ) ,ricco di spunti di riflessione,anche perché  riesce  a dare una risposta convincente a innumerevoli interrogativi ( “Perché queste pagine mi piacciono ? Perché non riesco a staccarmene ? Perché mi sono innamorato di un personaggio ? Quali sono i trucchi dell’autore per ottenere questi risultati “) . Una delle risposte è forse  troppo semplice: anche gli scrittori,soprattutto i grandi ,fanno ricorso alla pubblicità,ricorrendo alle donne svestite e ai ragazzotti palestrati . Credo che ci sia però molto di più dello scontato  ricorso alla bellezza dei personaggi per farci innamorare delle loro opere. Ma anche di questo lo studioso ne parla,ironizzando anche su filosofi e letterati di altri tempi. Ma,d’altra parte,osserva Beretta Anguissola ,questo “ libro l’ho scritto per me,non per loro”.Evviva la sincerità.

Il referendum  sulle riforme costituzionali ha reso d’attualità la “Magna Carta” .Ne ha approfittato un ex magistrato Gherardo Colombo ( ve lo ricordate ? E’ quello di “Mani pulite”,che lavorava con Antonio Di Pietro) ,che ore fa il divulgatore nelle scuole della nostra Costituzione. A giudicare da un libro appena uscito ( “Sono stato io ! Una Costituzione pensata dai  bambini “,Salani editore ),con il contributo di due insegnanti (Licia Di Blasi e Anna Sarfatti ) e delle testimonianze di molti bambini. Il libro è sicuramente di grande interesse e di sicura utilità. L’idea di insegnare la nostra Costituzione nelle scuole è  certamente encomiabile, purchè però non ci si limiti – come Roberto Benigni – a  “santificarla “ ,definendola  “la più  bella del mondo” escludendo,cioè, ogni  (necessario) aggiornamento .

 “ Dio è una necessità del cammino dell’uomo”. E’ questa la premessa del nuovo libro di Gaia Servadio ( “I viaggi di Dio”, Feltrinelli ). Proprio in questi giorni una galleria romana ha promosso la raccolta di 33 opere di altrettanti artisti ( fra cui Ennio Calabria,Alessandro Kokocinski,Pippo Mannino e Bruno Ceccobelli) dal titolo “I 33 nomi di Dio”:  tutte queste opere saranno donate a Papa Francesco. L’autrice,che è una nota giornalista, scrittrice e animatrice culturale , ha condotto, col suo libro,un lungo viaggio nella spiritualità attraverso i secoli e i popoli. Un viaggio affascinante sulle rive del Tigri e dell’Eufrate ,in mezzo alle rocce del Negev,tra i ghiacciai dell’Ararat,in Persia , in India,sui monti del Caucaso, in Anatolia. Le tante divinità “incontrate” sono in realtà identificate nello stesso dio,espresso sempre nel bisogno che porta l’uomo a costruire sempre un essere superiore. Ne siamo sempre stati convinti,ma ora una grande professionista ,come la Servadio , aggiunge un sassolino in più per rafforzare le nostre convinzioni. Grazie Gaia,

Parliamo,infine, di un libro importante pubblicato da una piccola casa editrice,”Terre sommerse” di Roma . Il libro è “ Piermaria Rosso di San secondo. Narratore e drammaturgo”. E’ uno scrittore sostenuto,non solo per amicizia ma perché ne apprezzava moltissimo le opere, Luigi Pirandello. L’autore del voluminoso libro è il  siciliano Calogero Rotondo (Caltanissetta ) ; si è sempre occupato di diritto del lavoro e,solo per passione, si è dedicato allo studio del suo illustre  conterraneo .

In un libro di oltre 600 pagine Rotondo  ha raccolto tutto quello che esiste su Rosso di San Secondo ( una parte dei suoi testi,le tappe della sua vita, i giudizi della critica ,le rivelazioni della moglie Inge Redlich,ecc. .Si tratta di una monografia unica ,pubblicata ora in occasione del sessantesimo anniversario della morte  di Rosso ,un letterato che girò a lungo l’Europa,sposò una donna tedesca e  si fermò a Roma e,su invito di Pirandello,si trasferì in Toscana,al Lido di Camaiore,dove morì ,nel novembre del 1956 .

Questo libro aiuta a riscoprire le opere del grande scrittore siciliano  da troppo tempo dimenticate  e non più ripubblicate dalle grandi case editrici. Rosso fu ,nel quadro delle avanguardie del primo novecento,  un espressionista,un commediografo  del “grottesco”,un autore che non seguiva le mode letterarie e sperimentava un teatro libero,non allineato ideologicamente e politicamente .  Se questo libro oggi esiste  è  merito dell’autore ,Calogero Rotondo,ma anche  della piccola casa editrice  “Terre sommerse”, che ne  ha consentito  la pubblicazione . Nessuna casa editrice (a cominciare dalle grandi) ci aveva mai pensato. E già posso immaginare la risposta: “Non c’è mercato “.

Aldo Forbice

La “grande rivelazione”, la verità su Cefalonia, l’impero crollato e il “patto” su Mussolini in Abruzzo

Questa è la settimana della “grande” rivelazione : quella della identità  della scrittrice Elena Ferrante,di cui si parla ormai da molto  (forse troppo ) tempo . Sarebbe –almeno secondo le ricerche di un quotidiano economico- Anita Raja ,una professionista di traduzioni dal tedesco,ma che in passato ha avuto un rapporto di lavoro con quella strana casa editrice diretta dall’eclettico Sandro Ferri ,sempre alla ricerca di scoop. E’ certo però che i romanzi della Ferrante hanno risolto molti problemi economici della e/o che in passato  sembra non navigasse  in  buone acque. In ogni caso,la scoperta è dovuta più a visura catastali che a ricerche approfondite sul piano letterario. Sono molto discutibili questo tipo di indagini (in barba ad ogni legge sulla privacy) ma alla fine le analisi  catastali (due appartamenti di prestigio e una tenuta in Toscana acquistati in poco tempo dalla Raja,insieme al marito Domenico Starnone) hanno portato al risultato che ha fatto cadere il velo dell’identità mascherata. Ed è giusto che sia così  perché un autore o autrice deve  essere valutato per la qualità della sua opera e non certo per il mistero mediatico che l’editore ha saputo abilmente  orchestrare.

Passiamo adesso a un’altra Elena ,ma molto visibile,da sempre : Elena Aga Rossi (“Cefalonia. La resistenza ,l’ eccidio, il mito” il Mulino edizioni) . L’autrice è una storica molto apprezzata,in Italia e all’estero. Dopo una letteratura,anche romanzata, e qualche film ,finalmente la verità sulla  tragedia della Divisione “Acqui”,decimata dai tedeschi a Cefalonia e a Corfù nei  giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943. Da oltre 70 anni questo massacro di italiani  è stato letto in modo controverso,da alcuni storici e giornalisti . Alcuni l’hanno giudicata come il primo episodio dell’antifascismo italiano e della lotta di liberazione ; altri sono inseriti con argomenti e testimonianze  diverse che hanno messo in dubbio questa interpretazione . Quello che ora emerge dalle ricerche di una storica rigorosa è che le interferenze dei comandi ,le assenze di direttive da Roma e gli interessi personali ( la forte pressione per tornare a casa) hanno messo in ombra spesso ogni ideale antifascista. Le testimonianze sono talmente confuse che non danno comunque una risposta univoca,anche per il ricorso a nuove fonti che hanno messo in luce “una memoria divisa” .Elena Aga Rossi ha ricostruito giorno per giorno questa  tragedia,con testimonianze di militari,italiani e tedeschi. Un lavoro che sicuramente ci avvicina alla verità.

Occupiamoci di un’altra guerra col libro di Nicola Labanca  (docente di storia contemporanea all’Università di Siena) : “La guerra d’Etiopia (1935-1941”,edizioni il Mulino.

Gli italiani ricordano poco la guerra d’Etiopia .Iniziò il 3 ottobre 1935 ma di fatto si concluse con la seconda guerra mondiale perchè le operazioni militari non ebbero mai termine. Il regime fascista le chiamò interventi di “pacificazione”, ma costarono migliaia di vite umane a entrambe le parti. Nel ‘36 le truppe italiane entrarono ad Addis Abeba e Mussolini proclamò la costituzione dell’Impero. Ma ben presto il Corno d’Africa divenne uno dei teatri roventi della seconda guerra mondiale che si concluse nel 1941,con la sanguinosa sconfitta dell’esercito italiano . Su questa guerra si è stesa per decenni una coltre di silenzio anche perché le sconfitte i militari – e i loro sostenitori – non le ricordano facilmente. Il merito dello storico Labanca è soprattutto quello di aver fatto piena luce su una tragedia che appartiene alla nostra storia,anche se le responsabilità sono state del regime fascista.

Un  saggio di uno storico italiano,Vincenzo Di Michele,ci riporta a un capitolo della storia del fascismo: quello della liberazione di Benito Mussolini da Campo Imperatore,in Abruzzo,subito dopo l’armistizio dell’8 settembre ( “L’ultimo  segreto di Mussolini.Quel patto sottobanco tra Badoglio e i tesdeschi” ,edizioni Il Cerchio ). L’autore,che ha avuto modo di parlare con testimoni e  consultare documenti inediti ,ha documentato nel suo libro l’esistenza  di accordi tra il governo Badoglio e i tedeschi per la consegna –mascherata da incursione tedesca – di Mussolini ai nazisti. Non a caso non ci fu alcuna resistenza da parte dei soldati italiani che sorvegliavano il Duce .Persino dei pastorelli riuscirono facilmente ad appropriarsi degli alianti tedeschi guidati da quel falso eroe del capitano Otto Skorzeny . Di Michele ha riscritto una pagina di storia ,con prove concrete,che hanno forse indispettito tanti storici accademici che hanno sempre sostenuto tesi completamente diverse.

Aldo Forbice