Le cinque giornate di Milano; La questione della lingua italiana

I milanesi decisero di non fumare più per colpire duramente le finanze austriache. Poi presero di mira le cantanti e le ballerine austriache, come con la bellissima Fanny Elssler, costretta a lasciare il palco della Scala, subissata dai fischi. Come siamo lontani dalle modalità sanguinose del terrorismo di oggi. Furono quelli i primi segnali organizzati dei patrioti che poi sfociarono nelle Cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848 ). A raccontare in ogni particolare le vicende di quelle settimane è “una vecchia volpe” del giornalismo d’inchiesta,da anni proiettata sulla storia, Alfio Caruso ( “A Milano nasce l’Italia”, Longanesi).

I rivoluzionari milanesi riuscirono a organizzare una ferrea resistenza contro l’occupante austriaco e soprattutto contro l’odiatissimo feldmaresciallo Radestzky, asserragliato nel Castello Sforzesco. Le barricate e le lotte sulle strade durarono, com’è noto, sino alla ritirata degli austriaci. Quelle delle Cinque Giornate fu la prima battaglia di massa di liberazione contro l’occupante straniero: il popolo fu in prima linea, ma anche la borghesia e l’aristocrazia vi parteciparono attivamente. Una rivolta senza capi preordinati, che divise le famiglie ,che alimentò ,forse per la prima volta,le speranze per liberare l’Italia dai troppi despoti,con l’obiettivo di dar vita a un’unica nazione. Di questo importante capitolo del Risorgimento Alfio Caruso ci fornisce un affresco affascinante, ricco di risvolti e aneddoti inediti , Come del resto,è nello stile dell’autore quando ci racconta la storia,da Stalingrado alla Sicilia.

Ci occupiamo adesso della lingua italiana. E’ curioso come negli ultimi tempi si siano intensificati gli studi sulla nostra lingua ,che hanno dato vita a libri di grande interesse. Forse la spiegazione è il crescente imbarbarimento dell’italiano ,forse a causa dei troppi neologismi e dei termini stranieri (soprattutto dell’inglese). Ci ha colpito particolarmente un ampio saggio di Armando Petrucci,”Letteratura italiana: una storia attraverso la scrittura” (Carocci ). In realtà lo studioso (professore emerito della Scuola Normale Superiore) ha raccolto,in oltre 700 pagine ,una consistente parte dei suoi testi scritti in diversi anni, L’autore analizza l’evoluzione della lingua italiana, a partire della scrittura,scrutando con la lente d’ingrandimento la letteratura attraverso i secoli . Quello di Petrucci è un voluminoso saggio riservato prevalentemente agli addetti ai lavori, ma non solo.

Gli studenti troveranno “pepite d’oro” nell’elaborare le loro tesi e i cultori dell’italiano (i puristi in particolare) tante linee di difesa della nostra troppo bistrattata lingua. Ma questa benemerita casa editrice (la Carocci) ha pubblicato di recente altri due titoli che faranno felici gli appassionati cultori della lingua. La prima ha come autore Claudio

Marazzini (professore di storia della lingua italiana all’Università del Piemonte Orientale e presidente della Crusca) con “Breve storia della questione della lingua”. L’autore affronta in forma sintetica tutti i punti oggetto di discussione degli studiosi (la penetrazione dell’inglese,il linguaggio di genere, quello dei giovani,ecc.)

L’autore parte dalle origini,dalla lingua italiana, che deriva,come si sa, dal fiorentino del Trecento,usato da Dante,Petrarca e Boccaccio. E’ per questa ragione che l’italiano ha un grande debito nei confronti del fiorentino,ma via nei secoli ha “assorbito” l’apporto di altre regioni. Anche su questo punto però il dibattito è aperto.

L’altro libro è curioso: “Storia illustrata della lingua italiana”.Gli autori sono due linguisti prestigiosi : Luca Serianni (ha insegnato per oltre trent’anni alla Sapienza storia della lingua italiana) e Lucilla Pizzoli (Accademia della Crusca). Si tratta di un libro riservato al lettore comune,che fa allontanare gli specialisti. Racconta i mille risvolti che nei secoli hanno plasmato ,fatta evolvere ,arricchito una delle lingue più apprezzate nel mondo,anche se non ha la diffusione di altre.

Aldo Forbice

La dolorosa vicenda Cagliari – Altre ricerche su Federico II – “Qualcuno ce l’ha con me”

Che cosa vi dice il nome Gabriele Cagliari? Sono passati 25 anni dal suicidio dell’ex presidente dell’Eni, (con un sacchetto di plastica) nel carcere di S.Vittore. Il figlio Stefano ha ricostruito tutte le vicende che hanno portato il padre in carcere, con l’accusa di avere autorizzato il pagamento di tangenti. (“Storia di mio padre”, a cura di Costanza Rizzacasa d’Orsogna, Longanesi editore).

Cagliari si è dato la morte dopo 134 giorni di carcerazione preventiva perchè non “ sopportava più il peso della vergogna”. Nelle sue lettere si lamentava per il trattamento “ingiusto e disumano” che i magistrati del pool Mani Pulite gli avevano riservato. Lui aveva confessato ogni reato commesso ,ma i magistrati (Borrelli, Boccassini,Colombo, D’Ambrosio, Davigo, Di Pietro, Greco, Parenti) non demordevano ,convinti che una rivoluzione (giudiziaria) fosse necessaria. Andarono avanti, senza concedere a Cagliari né la scarcerazione ,nè gli arresti domiciliari .Si comportarono allo stesso modo,se non peggio,come è stato ampiamente documentato ,anche con centinaia di altri presunti colpevoli .Conosciamo tutte le ingiustizie e gli eccessi di quella “rivoluzione” ,i cui effetti continuano ad essere risentiti ,purtroppo,ancora oggi .Compreso il fenomeno della corruzione che non si è mai fermato. Lo stesso Gherardo Colombo ( che firma stranamente la prefazione di questo commovente libro di Stefano Cagliari) riconosce,ma solo marginalmente, gli eccessi delle iniziative giudiziarie: non c’è però una sola parola di pentimento,di critica nei confronti dei suoi colleghi magistrati. Parla della vicenda umana di Cagliari, con distacco,in modo neutrale,come se lui non avesse fatto parte di quel pool di magistrati che ha sicuramente contribuito a stravolgere l’Italia,smantellando la cosiddetta Prima Repubblica ma con risultati molto discutibili, come confermano le vicende politiche degli ultimi decenni,sino ai giorni nostri .

Ci sono studiosi che affermano che conflitti,o se volete,aspre polemiche tra storici e giuristi, hanno la loro origine nelle diatribe sorte nel XIII secolo tra il Papato e Federico II ,imperatore del Sacro Romano Impero e re della Sicilia , in occasione della nascita della Costituzione siciliana. Ne discute un appassionato storico del diritto, nel libro “Gregorio contro Federico- Il conflitto per dettar legge” di Ortensio Zecchino (Salerno editrice ) . Zecchino è conosciuto come politico della Prima Repubblica ( è stato senatore ,parlamentare europeo e ministro per l’università e la ricerca scientifica in tre governi) . Ma l’autore è anche un raffinato studioso e docente in diverse università. In questo saggio rivela la sua forte passione per le vicende medievali e,in particolare per il conflitto tra Federico II e il papa Gregorio IX. Quest’ultimo scomunicò l’imperatore siculo-tedesco (per la seconda volta) perchè si ostinava a contendere il potere del papato sulla Sicilia. La Chiesa si opponeva a Federico perchè si definiva l’unica autorità spirituale dell’Europa,non voleva alcuna Costituzione per il Regno di Sicilia e si dichiarava fermamente contraria all’unificazione del Sacro Romano Impero con il Regno di Sicilia. Com’è noto ,alla fine ,prevalsero le alleanze contro l’imperatore e l’accanita difesa degli antichi privilegi della Chiesa. Quella disputa (sanguinosa,per la verità ) costituisce ancora oggi un riferimento storico importante sulla necessità dell’autonomia della politica dalla religione (dalla Chiesa cattolica ,ma anche da altre confessioni ).

Particolarmente interessante è il copioso saggio (450 pagine ) dello psichiatra Leonardo Tondo,”Qualcuno ce l’ha con me-Dal pregiudizio alla paranoia “ (Baldini & Castoldi).L’autore si è particolarmente specializzato ,anche ad Harvard (dove insegna) ,sulle malattie dell’umore e sul suicidio. Nel suo libro analizza a fondo anche i casi di dittatori (come Hitler) e della gente comune .Discute a lungo sui comportamenti dei capi carismatici,politici e religiosi,quando ipotizzano presunti complotti. A quanti politici italiani si potrebbero applicare tante diagnosi del prof. Tondo ?

Questo saggio rappresenta una Guida importante per avventurarci nel complicato sentiero della paranoia .Non a caso lo studioso utilizza ,in modo didascalico,molte biografie di noti personaggi storici : da Davide Lazzaretti al norvegese Anders Breivik ,da Stalin a Charles Manson .Una gamma di storie che ci fanno riflettere sulla complessa natura umana,su dove possono portare tante passioni amorose ,le faide,le guerre e l’odio verso il diverso.

Infine, una segnalazione di un libro che racconta una storia poco conosciuta: quella della “Banda Cadorna”. Il generale della prima guerra mondiale però non centra nulla .La banda era costituita dai fratelli Baudissard e da loro parenti,tutti disertori della prima guerra mondiale ,che andarono sulle montagne della Val Chisone,in Piemonte a combattere , ma non contro gli austriaci, contro i contadini che rapinavano per sopravvivere,sia in Italia che in Francia. Il “brigante delle Alpi”,Alessandro Budissard, venne poi arrestato e condannato all’ergastolo. Una storia vera,raccontata da un rigoroso ricercatore di storia, Roberto Gremmo,per la casa editrice Storia Ribelle di Biella.

Aldo Forbice

I Cavalieri dell’Apocalisse, Un viaggio affascinante, Un’Inchiesta coraggiosa

Non sappiamo ancora se Carlo Cottarelli andrà a fare il ministro,così come gli è stato chiesto. di recente L’unica cosa certa è che è stato cacciato qualche anno fa dal governo perchè le sue proposte di tagli della spesa pubblica apparivano “utopistiche” e comunque indigeste alla quasi totalità della classe politica e ,in generale, ai mandarini della pubblica amministrazione. Ora Cottarelli ha raccolto una parte delle sue analisi in un libro (“I sette peccati capitali dell’economia italiana”,Feltrinelli ) L’autore , che ha lavorato alla Banca d’Italia, all’Eni e al Fondo monetario internazionale , è sicuramente l’economista più citato in politica e dai media ,ma è anche il più temuto,perchè sembra che le sue idee non riescono a trovare il “gradimento” dei partiti politici. Oggi l’autore ,dopo essere stato Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, rientrato in Italia dal Fondo monetario (dove era direttore esecutivo)è stato nominato direttore dell’Osservatorio conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano. Cottarelli,come si vede ,non demorde e anche in questo libro spiega come si può sensibilmente contenere la spesa , riducendo il debito pubblico. Che cosa affligge dunque l’economia italiana (che,sia pure ancora troppo lievemente, appare in ripresa ) ? Secondo l’economista , i sette peccati capitali. E quali sono ? I primi sei (l’evasione fiscale,la corruzione,l’eccesso di burocrazia,la lentezza della giustizia ,il crollo demografico,il divario Nord-Sud) sono nodi antichi. Il settimo si può sintetizzare nella difficile convivenza dell’economia italiana con l’euro. Sono questi “cavalieri dell’apocalisse” molto importanti per la stabile ripresa del nostro sistema economico. L’autore spiega che cosa è necessario fare, nel breve e nel lungo termine,senza “soluzioni miracolose”,ma semplicemente adottando vecchie e nuove ricette di politica economica . Il problema principale però,osserva Cottarelli, è di rendersi conto della gravità dei nostri problemi. Poi si dovrà trovare il coraggio di adottare terapie,anche dolorose,che certo non potranno accontentare tutti .
Passiamo ai racconti di viaggio. Uno molto suggestivo è quello rievocato in un libro ,da Pino Corrias “Nostra incantevole Italia”, Chiarelettere). L’autore è un giornalista e scrittore dalle “molte vite “: ha raccontato settant’anni di storia del nostro paese,attraverso vicende e casi significativi: le ville di Arcore,di Gelli,di Grillo,l’assassinio di Pasolini,Capaci e la cattura di Riina,i morti di Lampedusa e via via,indietro nel tempo,le altre cronache e i fatti politici che hanno segnato la nostra storia. Corrias si sofferma anche sulla Rai,dove è stato dirigente e autore televisivo,chiedendosi ancora che cosa ha voluto rappresentare l’artista Francesco Messina, scultore del “cavallo morente”. In quelle pagine Corrias lascia prevalere però gli effetti negativi della sua esperienza professionale,influenzata fortemente dalla sua formazione politica ed ideologica. In altre parole,non ci è sembrato molto sereno perchè lascia prevalere il rancore per i torti che ha raccontato di avere subito. In ogni caso,con i torti (personali), non si scrive la storia,almeno quella che dovrebbe essere neutrale .
Un’inchiesta veramente coraggiosa è quella di Beatrice Mautino,che ha scritto,per Chiarelettere,il libro “Il trucco c’è e si vede”. Pochi giornalisti ci hanno provato a fare una rigorosa inchiesta sull’industria dei cosmetici ,ma i risultati non sono stati sempre graffianti ; quasi tutti però hanno subito pressioni fortissime da parte delle imprese, in particolare dalle multinazionali,che accumulano fatturati (e profitti miliardari). L’autrice, laureata in biotecnologie e divulgatrice scientifica, ha dimostrato, col suo libro,di non avere timori reverenziali ,svelando i tanti imbrogli,al limite della legalità,dei “ prodotti di bellezza “ per donne ( ma anche per uomini ), esposti nelle profumerie e nelle farmacie. L’autrice non risparmia nelle analisi neppure i programmi tv , le riviste e Internet che pubblicizzano i miracolosi shampoo e gli altri cosmetici che ci spalmiamo addosso,spesso con possibili danni sulla pelle,occhi,capelli. Questo libro è da meditare e può servire anche a chi istituzionalmente dovrebbe controllare ( e non sempre lo fa) i tanti trucchi e imbrogli ,che toccano le nostre tasche e la nostra salute.

Aldo Forbice

Tortura e resistenza, I misteri di Churchill e Dostoevskij, La scoperta del cervello

Il titolo è sicuramente curioso: “Tortura”. Non è un trattato sui diritti umani, come ci si potrebbe aspettare, anche se in un certo senso lo è. Ma l’autore, Mimmo Franzinelli – uno storico ormai arciconosciuto, autore di diversi libri sul fascismo e sull’Italia repubblicana – nel libro (Mondadori) ha raccontato le storie dell’occupazione nazista e della guerra civile (1943-45), con gli orribili crimini di 20 mesi di guerra. Si parla delle sevizie ai partigiani e ai sospettati di lottare contro i tedeschi e il regime fascista nella famigerata prigione di via Tasso a Roma e nel carcere di San Vittore a Milano: con scariche elettriche, fucilazioni simulate, bruciature dei genitali, scariche elettriche, stupri e sevizie sessuali (per le donne) Questo inferno, interpretato magistralmente da Pasolini nel film Salò, Franzinelli ce lo fa drammaticamente vivere. E’ un fenomeno, quello della tortura , sempre trascurato dagli storici per varie ragioni,comprese quelle politiche. Si dava,cioè,per acquisito che gli “interrogatori” non servissero a nulla e che le vittime fossero tutti eroi che si rifiutavano di rispondere. Purtroppo- commenta l’autore- non è stato così. Fra chi riuscì a tacere vi furono due stretti collaboratori di Ferruccio Parri,dirigenti della Resistenza in Liguria e Lombardia (Luciano Bolis e Manlio Magini). Anche i partigiani ,anche se solo in alcune realtà locali,ricorsero alla tortura .E questa è sicuramente la pagina più brutta della Resistenza ,ma nasconderla (come ,per molti anni,hanno fatto gli storici di tendenza comunista ) non serve a nulla,anche perchè,prima o poi,la verità viene a galla . Le torture inflitte dai fascisti e nazisti erano istituzionali,la norma,mentre quelle episodiche dei partigiani rappresentavano una aperta violazione delle direttive del Cln .Infatti,molti torturatori vennero puniti dagli organi della Resistenza. Lo ha documentato Franzinelli sulla scorta di una montagna di documenti,anche inediti. Un lavoro di archivio importante per ripristinare la verità al di là di interpretazioni di parte e di fanatismo ideologico.

Sempre Mondadori ha pubblicato di recente il libro dello scrittore e drammaturgo Anthony McCarten, “L’ora più buia”,da cui è stato tratto il film su Winston Churchill.

E’ questa una biografia di grande interesse perchè non racconta solo la complessa biografia del premier britannico (eroe di guerra, ubriacone,patriota,visionario,

imperialista,ecc ),ma anche quelle fasi oscure che avrebbero potuto cambiare la storia,come la decisione di un possibile accordo con Hitler. Dagli archivi britannici sono emersi documenti in cui questa ipotesi sembrava realistica. Un’immagine di Churchill inedita quella rappresentata da McCarten .Per fortuna però l’anziano premier riuscì a superare la depressione personale,inculcando fiducia e speranza nel suo popolo. Accantonò ogni ipotesi di trattativa con la Germania e rivolse al suo paese uno di quei discorsi celebri,che rimarranno nella storia, un vero e proprio saggio di arte oratoria ,che riuscì a mobilitare una nazione intera per vincere la guerra. Una biografia inconsueta di uno storico non accademico e non professionista che affascina e che coinvolge i lettori,soprattutto quelli della generazione degli eventi di guerra.

Parliamo ora,sia pure nei limiti dello spazio che abbiamo,di letteratura. Per la Salerno editrice è uscito un libro su uno scrittore di interesse mondiale che continua a suscitare sempre emozioni e curiosità ,F. Dostoevskij. L’autrice è Maria Candida Ghidini,docente di letteratura russa all’Università di Modena ( “ Dostoevskij”) . La grandezza di questo scrittore è nota .Dice l’autrice : “ dialoghi appassionati che si agitano nei suoi romanzi hanno smosso molta terra e piantato molti semi”. Com’è noto, la saggistica su questo grande scrittore è vastissima in ogni parte del mondo. E’ anche per questa ragione che la Ghidini ha deciso di proporre un percorso di lettura delle opere di Dostoevskij ,esaminando i grandi temi di cui si è occupato lo scrittore. Infatti è impossibile analizzare le sue opere senza considerare il contesto sociale,politico,economico e culturale. Una chiave originale che mette in risalto ancora di più la grandezza dello scrittore russo nella complessità del suo tempo.

Infine, segnaliamo un saggio scientifico che si occupa del nostro cervello. L’autrice di “Il cervello pragmatico” (Carocci editore), è Valentina Bambini ,docente alla Scuola universitaria Iuss di Pavia. Nel saggio si analizza il rapporto tra pragmatica e cervello e,sulla base di recenti scoperte, si riescono a spiegare le connessioni di lettura di espressioni non letterali,come metafore e ironia,il senso di un discorso ermetico,la disciplina della neurolinguistica,con particolare riferimento al recente filone della neuropragmatica. Un campo questo di grande interesse che sicuramente sarà seguito da nuove ricerche scientifiche,anche perchè ,come ormai sappiamo,il nostro cervello è ancora largamente materia di sempre nuove esplorazioni.

Aldo Forbice

Combattere il fascismo, L’etica del ribelle, L’impegno nel “vecchio” sindacato

“Come combattere il fascismo ? “ E’ questa una domanda tornata prepotentemente d’attualità . La si trova sulla prima pagina del libro di Marco Bresciani ,”Quale antifascismo ? “ ( Carocci editore ) . Bresciani è uno storico,un ricercatore che si è formato alla Normale di Pisa e subito dopo borsista in diverse università ( a New York, a Parigi,a Zagabria ). Il libro racconta la storia del movimento politico antifascista più originale e forse più ricco di intelligenze culturali e politiche del nostro paese,che ha intrecciato in forme innovative le tradizioni socialiste e liberali . Il gruppo venne costituito da Carlo Rosselli in esilio a Parigi nel 1929 e venne sciolto nel 1940. Era fondamentalmente antifascista,internazionalista e si batteva contro ogni forma di autoritarismo . L’autore analizza ,attraverso i testi degli intellettuali protagonisti di GL, le azioni del gruppo impegnato nelle reti transnazionali dell’emigrazione e della cospirazione .Non mancarono in questo movimento le contraddizioni tra le aspirazioni riformiste e rivoluzionarie ,il cui riscontro si è avvertito con gli anni,anche nei partiti dove sono confluiti questi intellettuali. Ricordiamo ,fra i tanti, Carlo Rosselli,Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti (che erano fuggiti,in modo rocambolesco ,dal confino di Lipari) . E poi Gaetano Salvemini,Alberto Cianca,Alberto Tarchiani,Cipriano Facchinetti,Raffaele Rossetti. A costoro si unirono Vittorio Foa,Leone Ginsburg,Aldo Garosci (dagli Stati Uniti) e tantissimi altri “fuoriusciti” e chi viveva in clandestinità in Italia,come Eugenio Colorni. Al’interno del composito gruppo (da cui scaturì il Partito d’azione) si distinguevano il socialismo liberale ,che andava da Rosselli a Guido Calogero, e il “comunismo liberale”, che risaliva a Piero Gobetti .Si trattavano però di contraddizioni solo apparenti,perché osservava Norberto Bobbio, si prefigurava già “la sintesi del domani “. Come poi doveva confermare un altro grande maestro di antifascismo,Augusto Monti , nel libro “Realtà del Partito d’Azione”,pubblicato nel 1945 .

Cambiamo pagine e occupiamoci di un libretto interessante e “ricco” di contenuti filosofici : Giulio Giorello, “L’etica del ribelle”, a cura di Pino Donghi (Editori Laterza) ) . Si tratta di un libro intervista al filosofo della scienza Giorello che affronta temi di stretta attualità, a cominciare dalle rivoluzioni politiche,scientifiche e religiose . Nell’intervista di Pino Donghi (un esperto di comunicazione scientifica),Giorello risponde con chiarezza ad ogni tipo di domanda sulle rivoluzioni affermando, fra l’altro : ” Come ammonisce Gadda ,anche in politica parecchie cose bisogna buttarle a mare ,giacchè non funzionano e bisogna farlo con la risolutezza del ‘maligno pisano’ (come l’Ingegnere chiamava Galileo”.

Un libro straordinario,ricco di sorprese,di un vulcanico Giorello.

Dalla filosofia al sindacato. Ora anche i sindacalisti,quando vanno in pensione,amano lasciare delle tracce del loro lavoro appassionato di un epoca di conflitti del lavoro ormai al tramonto. Almeno nei termini che si sono conosciuti negli anni scorsi, cioè prima dell’avvento dell’Industria.4 . Anche Sandro Degni ha seguito la “voglia di un libro” , “Con il sindacato nel cuore” ( edito dalle fondazioni Nenni e Buozzi) ,per lasciare le sue impressioni di una lunga esperienza di sindacalista nelle categorie Uil dei metalmeccanici,dei chimici,dei trasporti e nella struttura regionale del Lazio . Degni,abruzzese,ha lavorato in una fabbrica metalmeccanica di Roma e poi ha “scoperto” l’impegno sindacale .Buona parte del merito è sicuramente di Giorgio Benvenuto,che già lavorava nella confederazione di via Lucullo,prima di diventare segretario generale della Uilm e,in seguito,leader per molti anni della confederazione. Degni lo seguì ,insieme a Enzo Mattina , ed entrambi diventarono i due “luogotenenti “ di Benvenuto. Degni però rimase più rigorosamente legato all’impegno sindacale,forse anche per questa sua scarsa catalogazione politica, non ha fatto una rapida carriera sindacale sino ai massimi vertici . O meglio l’ha fatto,ma meno di quella che avrebbe meritato per la sua caratura.Solo per fare un esempio: avrebbe potuto diventare ,dopo Benvenuto, un carismatico segretario generale della Uil. E,invece,ha accettato senza protestare un posto di seconda fila,fedele proprio al suo impegno di sindacalista,impegnato a pieno tempo nel lavoro delle categorie che ha diretto con passione e orgoglio.

Aldo Forbice

Il virus dei regimi totalitari, Il genocidio degli yazidi, Caporetto,le polemiche ancora vive

Sì, i virus ideologici e politici ,purtroppo,esistono . Spiritosamente Dario Fertilio sostiene che potrebbero provenire anche dallo spazio. “Per prudenza- scrive Dario –le sonde terrestri inviate nello spazio vengono sterilizzate,altrimenti rischierebbero di esportare epidemie incontrollabili in mondi alieni” . Si parla soprattutto di quel “terribile male” denominato “totalitarismo” ( comunismo,nazifascismo,islamismo radicale e non solo). Fertilio compie un’analisi approfondita di questi fenomeni politici nel saggio “Il virus totalitario” (Rubbettino editore). Sono ovviamente fenomeni storico-politici complessi e profondamente diversi,anche se i punti in comune sono molti, a cominciare dalla negazione assoluta della libertà e dello scarsissimo valore attribuito alla vita degli esseri umani. Non a caso l’autore parla di “molti nomi”dei virus totalitari che albergano nella mente degli uomini, a secondo del credo politico e dei valori religiosi seguiti.

Da buon laico Fertilio non ha dubbi: per i cristiani conservatori il filo rosso ( e nero ) si va srotolando dal secolo scorso. Ma non dimentichiamo che Benito Mussolini sostenne che è stato il fascismo ad adottare per primo una visione totalitaria,dimenticandosi di tutte le tirannie assolute della storia. Ma Antonio Gramsci rispose duramente rivendicando per il comunismo un totalitarismo “incomparabilmente più perfetto” . E le gerarchie cattoliche, a cominciare da Pio XI, rivendicavano per la Chiesa il carattere di “vero totalitarismo” . In realtà,dunque i regimi illiberali,autoritari ,che abbiamo sempre conosciuto ( fascismo,nazismo,

,nazisti,franchismo,comunismo di varie sfumature,nazionalismo esasperato, islamismo radicale ,ecc.) si sono sempre caratterizzati per la negazione delle libertà individuali e degli altri diritti fondamentali degli esseri umani . Non sono mancate certo le disquisizioni filosofiche e sociologiche ( come le note sei regole di Carl Friedrich e Zbignew Brzezinski ) sull’esistenza di una rigida ideologia ufficiale e la formazione di uno Stato di polizia,sul modello degli ex paesi dell’est o degli attuali regimi di Cina,Cuba ,Corea del Nord e Vietnam. Vi sono poi altre forme “nuove” di Stati totalitari,come le abbiamo conosciute di recente ,con l’Isis o Daesh ,ancora più brutali ,nemici del valore fondamentale della vita e della libertà,in nome di un Dio,quello “stravolto” dalle interpretazioni coraniche. Il saggio di Fertilio è di grande interesse perché dà letture approfondite e inedite su un fenomeno strettamente connaturato alla storia degli esseri umani .Per fortuna però l’uomo ha anche prodotto degli antivirus,risultati alla lunga,vittoriosi .

A proposito di diritti umani ci fa piacere segnalare un piccolo libro di Simone Zoppellaro (“Il genocidio degli yaziti” ,Guerini e Associati) .Siamo stati tra i primi a occuparci con diversi articoli (anche su l’Avanti! )di questo popolo sempre perseguitato, anche dai guerriglieri Isis .Le giovani donne stuprate,schiavizzate e troppo spesso torturate e uccise con disprezzo . Un popolo- scrive nella prefazione Riccardo Noury,portavoce di Amnesty International- che l’assistenza umanitaria fornita da alcuni governi e dalle agenzie delle Nazioni Unite “è insufficiente e di qualità variabile”. E aggiunge: “ Se mai un giorno dovesse esservi un po’ di giustizia ( internazionale,non cero locale) per questo popolo,saranno libri come questo a far parte della documentazione dell’accusa”. Ricordiamo che nell’agosto del 2014 i “briganti” del Daesh si sono lanciati alla conquista del Sinjar,nell’Iraq del nord,massacrando in pochi giorni più di tremila yazidi.Ancora oggi oltre seimila persone (soprattutto donne e bambini )sono ridotte in stato di schiavitù dagli uomini dell’Isis.

Di Caporetto si è parlato molto nelle ultime settimane,con numerose rievocazioni storiche e polemiche vive ancora oggi ,dopo un secolo,dal 24 ottobre 1917.Il libro di Alfio Caruso ,un giornalista ( e autore di sette romanzi,thriller politici e di mafia) , “Caporetto “,Longanesi editore , si distingue nettamente dagli altri saggi per l’analisi rigorosa di quei giorni terribili,definiti dall’autore,” dell’angoscia per salvare i cannoni e bloccare i commandos del giovanissimo Rommel” ,combattendo casa per casa di Udine .Ma l’autore approfondisce,utilizzando una varietà di fonti,la controversa sostituzione di Cadorna con Diaz e il ruolo della massoneria nel salvataggio di Badoglio. Poi racconta,con episodi agghiaccianti ,l’offensiva italiana ,nell’estate del 1918,che portò alla vittoria .Grazie anche alle migliaia di meridionali morti per la patria: siciliani,pugliesi,calabresi,campani ,sardi, che non sapevano neppure dove si trovava Trieste, Di quegli italiani non è rimasto neppure un nome,solo il ricordo delle famiglie .Di tutte quelle vittime i leghisti non sanno nulla .Anzi,quasi sempre, non ne condividono neppure il sacrificio per la patria.

Aldo Forbice

Un artista contro tutte le dittature, uno scrittore fuori dal coro, un attentato fallito a Mussolini

Alejandro è la vita,giovane,dura/ dura fin troppo/ apertamente oscura,/
Angelo operaio in triste urgenza precipitosa

Sono questi versi che il poeta Rafael Alberti esule spagnolo in Italia scrisse per un grande artista apolide, anche se è nato in Italia (esattamente a Porto Recanati,nell’aprile del 1948). Il suo nome è Alessandro Kokocinski,che da alcuni anni vive a Tuscania ,dopo aver trascorso la sua adolescenza e la sua giovinezza in Argentina ,Cile e ,in Europa, ad Amburgo,Londra,Parigi e , a diverse riprese, a Roma . Koko ha poi “conquistato” la cittadinanza italiano,dopo aver subito due arresti per “renitenza alla leva militare“. Un artista poliedrico,amico di numerosi intellettuali (poeti,scrittori,artisti), italiani e stranieri,che ha presentato le sue opere in mostre che hanno fatto il giro del mondo (una delle ultime in Cina) . Alessandro non è mai stato “appiattito” su un’ideologia, anche se si definisce “anarchista”, probamente perché è nato da una madre russa, anticonformista, anticomunista: una donna colta che ha influenzato molto il piccolo Alik (così veniva chiamato da piccolo) e da un padre polacco,dai mille mestieri, anch’esso un combattente per la libertà. I genitori di Koko furono costretti a emigrare in Argentina e,in seguito, a far vivere il figlio con gli indios Guaranì nella foresta pluviale. Dopo alcuni anni decidono di far “adottare” Koko da un circo uruguaiano come acrobata cavallerizzo: questa è stato il liceo e forse la vera università dell’artista. Conosciamo da molti anni Koko, ma molte altre notizie le abbiamo ricavate dal bellissimo libro di Tiziana Gazzini (“Kokocinski –Vita straordinaria di un artista”,edizioni Clichy) . Effettivamente quella di Koko è stata una vita avventurosa,tale da ispirare documentari, film e sicuramente darà stimoli per nuovi libri . La ricerca della Gazzini è encomiabile perché l’autrice conosce l’autrice da oltre trent’anni. Il lungo “racconto” si snoda per almeno tre decenni e si sofferma sulle tappe della intensa vita artistica di Alessandro nei diversi continenti dove è vissuto. E’ sicuramente carente sui capitoli della vita privata (si parla poco della figlia Maja,della prima moglie,Prudencia). Forse l’unica eccezione è rappresentata dell’appassionato amore per Lina Sastri, con cui ha vissuto per anni. Probabilmente, immagino, che Alessandro abbia posto all’autrice dei veti rigidi perché (avrà detto): “non voglio far ingelosire o solo amareggiare la mia attuale moglie, che amo”.
Koko è un grande pittore,scultore e scenografo e nel libro vi sono raccolti buona parte dei documenti sulla genesi delle sue opere (ragioni esistenziali e la passione per i conflitti sociali ),gli apprezzamenti di critici e scrittori autorevoli e così via. La sua pittura si ispira a Velasquez, Rubens, Goya, Tiziano, Beato Angelico, Picasso,Grozt e ad altri grandi artisti del Rinascimento italiano,”usciti dal sonno delle loro tele” . C’è sempre qualcosa di inquietante nei suoi dipinti e nelle sculture frammiste o inserite in grandi tele: emerge sempre il suo messaggio contro le dittature di ogni colore ( a cominciare da quelle del Cile e dell’Argentina) e il suo grido di libertà in ogni regione del mondo.
A proposito di anticonformismo parliamo adesso di uno scrittore geniale,un po’ troppo trascurato dagli accademici e dagli scrittori appiattiti su una ideologia e/o una parte politica facilmente identificabile. Ci riferiamo a Luciano Bianciardi, su cui ha scritto un ampio e intelligente saggio Carlo Varotti (“Luciano Bianciardi,la protesta dello stile”, Carocci editore ) .L’autore,che insegna letteratura italiana all’Università di Parma, ha messo in luce l’indole dell’intellettuale ”fuori dal coro”, analizzando il valore sperimentale della sua scrittura. Bianciardi si è speso senza risparmio di energie , come narratore,saggista, autore di inchieste sociali,divulgatore di storia e scrittore di costume. E’ stato uno “sperimentalista”, ante litteram, testimone del suo tempo (erano gli anni del boom) e,in particolare, delle profonde trasformazioni sociali e politiche del paese. L’autore de La vita agra (che è stato anche critico televisivo dell’Avanti), si era distinto tra gli scrittori perchè aveva intuito che la produzione artistica e letteraria era destinata,prima o poi,ad essere inglobata “in un orizzonte di attesa massificato “: sarebbe diventata cioè “un prodotto commercialmente appetibile “.Come del resto spiega l’autore in ogni dettaglio ne Il lavoro culturale.
Molti critici hanno parlato di Bianciardi come di un intellettuale incapace di entrare a patti col sistema,Sicuramente questo è vero,anche se, purtroppo, l’apprezzamento della sua indipendenza e dell’indiscutibile anticonformismo è venuto solo dopo la sua morte,insieme – come conferma questo saggio – al riconoscimento del grande talento. Credo sia giusto oggi riscoprire e valorizzare le doti di questo versatile giornalista e scrittore ripubblicando tutte le sue opere.
Infine, parliamo di storia. Anzi di “storia ribelle”,per riprendere il titolo di una meritoria piccola casa editrice ,che ora ha pubblicato un libro dello studioso Roberto Gremmo, “Anteo Zamboni e l’attentato a Mussolini”. Nel lungo saggio (di un’edizione quasi artigianale) l’autore ricostruisce l’attentato a Mussolini,nel 1926 a Bologna. L’attentatore era un ragazzo, figlio di anarchici, che sbagliò il colpo e venne massacrato a pugnalate dal un gruppo di fascisti. Anche il padre e la zia,sospettati di essere stati i mandanti dell’attentato,vennero arrestati e condannati a lunghe pene detentive dal Tribunale speciale. Non mancarono inquietanti ipotesi,comprese quelle che si rifacevano a complotti dei dissidenti interni al fascismo. Gremmo ricostruisce minuziosamente tutti i fatti collegati,attingendo copiosamente ai documenti dell’Archivio centrale dello Stato. Grazie a ricerche,come queste,di studiosi indipendenti, trascurati dalla grande editoria,è possibile spesso ricostruire col massimo di verità possibile pagine di storia controverse del Novecento.

Aldo Forbice

Alla ricerca dell’Utopia. La riscoperta della poesia. L’adolescenza rivisitata

Ogni tanto un po’ di utopia ci aiuta a vivere,ma non si può esagerare, come fa, invece ,uno scrittore olandese, Rutger Bregman, col saggio “Utopia per realisti- Come costruire davvero il mondo ideale” (Feltrinelli). L’autore è uno storico ed ha ricevuto due nomination per il prestigioso European Press Prize. Del resto,scriveva Oscar Wilde: “Una carta del mondo che non contenga il paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non prevede l’unico paese al quale l’umanità approda di continuo. E anche quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un paese migliore, e così l’umanità fa di nuovo vela .Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie”. L’autore cerca di dimostrare,attraverso la storia dell’umanità che,in fondo in fondo, l’utopia è largamente una realtà di oggi.”Il progresso,scrive, ha sbaragliato i sogni più arditi dei nostri antenati”. Non condividiamo l’eccessivo ottimismo di Bregman perché il progresso, se ha portato a livelli più elevati le condizioni di vita degli esseri umani,non ha cancellato la povertà,la fame,l’immigrazione senza regole, lo sfruttamento,le epidemie diffuse,i conflitti ,il razzismo e lo schiavismo in tutto il mondo. Anzi,in molte aree del mondo, la criminalità organizzata (comprese le mafie e i narcos) si è incrementa proprio per il cosiddetto progresso economico. Tuttavia il saggio dello scrittore olandese è stimolante per la ricchezza dei dati esposti e per le brillanti performance di scrittura.
Dall’utopia passiamo alla poesia. In fondo ci sono molte affinità. Cominciamo col bel libro di Elio Pecora (“Il libro degli amici”, Neri Pozza). Pecora vive a Roma da mezzo secolo, è un poeta raffinato,un critico letterario e uno scrittore molto apprezzato. È stato sempre un protagonista del mondo culturale; ha conosciuto tutti i saggisti,i poeti,gli “uomini di penna” più noti,oltre alla miriade di personaggi del sottobosco letterario. In questo libro ha raccontato i personaggi della Roma letteraria : da Alberto Moravia a Elsa Morante,Sandro Penna, Italo Calvino, Francesca Sanvitale, Elsa de Giorgi ,Amelia Rosselli ,Dario Bellezza,Rodolfo Wilcock,Aldo Palazzeschi e tanti altri. In realtà però per Pecora parlare dei suoi amici costituisce un pretesto per raccontare sé stesso,la sua vita passata,la tristezza di quella di oggi,in una Roma “imbarbarita”,che non rappresenta più quella di un tempo . E c’è da pensare che descrivendo,via via, i funerali dei suoi amici prefigura la sua scomparsa .Un libro triste,che prevale sulla curiosità e l’interesse per tante pagine che raccontano le vite e i segreti di tanti personaggi,ma fa anche riflettere profondamente (e dolorosamente) . Un libro stimolante e di grande attualità quello di Paolo Giovannetti, professore di letteratura allo Iulm di Milano), in cui si analizza la poesia del nostro tempo ( “La poesia italiana degli anni Duemila”,Carocci editore ). Da anni si parla poco dell’evoluzione (o involuzione) della composizione letteraria in versi,anche perché – purtroppo – c’è sempre meno gente che legge si lascia affascinare dai versi . La poesia è però un genere che resiste,che non accenna a tramontare ,e che comunque coinvolge nella scrittura sempre centinaia di migliaia di appassionati. Il saggio analizza i diversi modi di fare poesia,i più differenti,i più bizzarri:, per “far capire” meglio la poesia,soprattutto quella contemporanea. Un’opera utile,di cui si sentiva sicuramente il bisogno .Speriamo però che si faccia anche capire (in una successiva edizione) che cosa si può definire poesia,da quella di un divertimento di scrittura che forse non ha nulla a che vedere con la letteratura.
In chiusura , segnaliamo un romanzo di una grande scrittrice austriaca, Helga Schneider,autrice di “Un amore adolescente” (Salani edizioni) . Non è una scrittrice alle prime armi. Infatti, nel suo curriculum, ha diversi romanzi di successo tradotti sia negli Usa che in Cina e in Giappone. Quello indicato è però un libro riservato soprattutto ai ragazzi. La protagonista è infatti una adolescente alla prese con i problemi dei rapporti con i giovani maschi della sua età, con la sua socializzazione e la voglia di crescere in un difficile dopo guerra. Ammirevole la qualità della scrittura,comprensibile e chiara anche per i giovani lettori, non ancora abituati a leggere i romanzi che parlano della loro generazione.

Aldo Forbice

Le aziende “rigenerate” contro la crisi, Leo Longanesi e le sorprese dei gialli

Chi l’avrebbe detto che tre politici si riciclassero come tecnici,studiosi della disoccupazione, della crisi delle imprese, soprattutto delle piccole? E lo hanno fatto con distacco, competenza e attiva partecipazione alle sofferenze della gente e del paese. E’ quanto emerge subito dalla lettura del saggio di tre autori (Paola De Micheli, Stefano Imbruglia e Antonio Misiani), dal titolo “Se chiudi ti compro – Le imprese rigenerate dai lavoratori” (Guerini e associati). Com’è noto, la De Micheli è sottosegretaria all’Economia, Imbruglia è un giornalista,legato alla politica, esperto di economia e Misiani è deputato del Pd. L’orbita di appartenenza è quella del partito di Matteo Renzi, anche se le influenze politiche e ideologiche non si avvertono. Neppure nella prefazione di Romano Prodi che si sofferma soprattutto sull’attualità di una legge (la Marcora ), vecchia di 40 anni,ma ancora valida. E’ proprio grazie a questa legge che molte aziende sono sopravvissute, nel declino generale della nostra industria. E migliaia di lavoratori hanno reagito, rifiutando un destino di disoccupazione,investendo i propri soldi e rimboccandosi le maniche. In tal modo hanno salvato il loro posto di lavoro insieme ad imprese,anche storiche.

I tre studiosi hanno compiuto un originale viaggio raccontando storie di lavoratori,di tecnici,di imprese della provincia italiana che hanno saputo reagire alla crisi. Il dato di partenza sono le cifre ,forse un po’ troppo sottostimati,ma comunque rilevanti. Nel periodo 2007-2014,secondo l’Istat,l’occupazione industriale è calata di un milione 400 mila unità. Se calcoliamo che, per ogni lavoratore che perde il posto di lavoro viene coinvolta una famiglia, è facile arrivare a un numero impressionante. Prodi lo calcola in 4 milioni 200 mila ,ma la cifra è sicuramente più grande. La qualità della vita è peggiorata,la disoccupazione porta alla disperazione .E anche i piccoli imprenditori hanno lasciato una scia di sangue e dolore per le loro famiglie,come conferma la lunga serie di suicidi,di cui in appendice vengono riportate stralci di lettere inedite di Giorgio Zanardi,scritte pochi minuti del gesto estremo. Documenti strazianti della realtà di una crisi (non ancora del tutto superata ) che ci fanno capire quanto siano “pesate” nel nostro paese le conseguenze della destabilizzazione finanziaria internazionale e della pessima gestione europea e nazionale della politica economica .

Parliamo adesso di letteratura,quella vera. Cominciamo con un intelligente libro su un poliedrico personaggio,Leo Longanesi,scrittore,pittore,giornalista ed editore. L’autore di questo saggio (“Leo Longanesi,un borghese corsaro tra fascismo e Repubblica”,Carocci editore) è Raffaele Liucci,noto anche per avere scritto,con Sandro Gerbi,una biografia in due tomi di Indro Montanelli.

L’autore ripercorre ,parlando di Longanesi,la storia delle vicende politiche e letterarie dal 1926 agli anni ’40. Longanesi morì ad appena 52 anni ma fece in tempo, nelle riviste da lui fondate e dirette ( “Italiano”, “Omnibus” e “il Borghese” ) a cogliere pienamente le radici della “destra carsica”,raccontando le storie dei tanti intellettuali passati dal fascismo al post fascismo (compresi quei personaggi che ritroveremo nel Pci ). Un bel documento di un’Italia del tempo che ci fa riflettere anche sull’Italia di oggi .

I gialli rappresentano oggi una parte consistente del mercato editoriale. Anche una media casa editrice,come la Marsilio,che concede un largo spazio alla saggistica politica e alla narrativa di qualità ,ha una collana di gialli. Ma l’originalità è rappresentata dai “Gialli Svezia”.Gli ultimi pubblicati sono di grande interesse perché rivelano intrecci molto diversi da quelli anglosassoni o italiani .Vi è poco sesso e anche l’orrore non viene mai raccontato nei dettagli. E’ questo il caso di Arne Dahl ,pseudonimo del giornalista Jan Arnald,che in un libro di oltre 400 pagine (“Il tempo del male”) fa venire i brividi : provoca una suspence continua,sorprese a getto continuo sino all’ultima riga,che preannuncia un altro giallo. Liza Marklund ,una scrittrice di romanzi polizieschi (15 milioni di copie fin’ora venduti) racconta nell’ultimo libro (“Ferro e sangue”) casi irrisolti,in gran parte ispirati a storie vere ripescate negli archivi . Il pretesto sono inchieste giornalistiche che “scavano” nelle cronache nere che la polizia ha abbandonato senza trovare una soluzione, Il libro ricorda un po’ la serie di film per la tv “Senza traccia”; non a caso la via della tv è riservata anche alle storie di questo libro. Del resto quasi tutti gli autori raccontano tragedie,orrori e drammi sociali utilizzando spesso i format dei gialli. Per non andare troppo lontano,anch’io ho utilizzato lo stesso “modello” narrativo nel recente romanzo “Fuori dal coro” (Dario Flaccovio editore),protagonista un giornalista conduttore radiotelevisivo. Scusate l’autocitazione, ma forse è utile farlo sapere a chi è sfuggita la “notizia”.

Aldo Forbice

Che significa essere terroni? – Mieli, in guerra con il passato – Gli etruschi sconfitti e vincitori

Chi può capire meglio di me Francesco Merlo ? Come me, giornalista a Catania,Milano e Roma .Gi ho espresso solidarietà quando decise di andar via dalla Rai,dove era stato consulente per la ristrutturazione dell’informazione radiotelevisiva. È stato il primo ad abbandonare la nave ,controllata da orde di pirati col marchio di partiti e sindacati. Poi seguirono le dimissioni di Vercesi e dello stesso direttore generale Campo Dall’Orto. Oggi però ci occupiamo di lui per un libro,curioso,impertinente e originale: “Sillabario dei malintesi – Storia sentimentale d’Italia in poche parole” (Marsilio) . L’autore ci spiega,anche con viva ironia,come le parole possono perdere il significato originario, assumendone uno negativo e viceversa. Sono assolutamente d’accordo con lui e gli esempi sono moltissimi e Merlo impiega ben 400 pagine per citarli tutti o quasi. Dato lo spazio limitato di questa rubrica ci limitiamo a fare un solo esempio: quello della parola “Terrone”. Sono un esperto in questo campo,non solo come terrone doc,ma anche per aver pubblicato un libro ,dal titolo “Io, ingegner Terrone “ ( Log-Guerini editore) . Merlo,anche lui terrone doc, ha scritto in materia pagine divertenti e di grande verità. Fra l’altro, ha fatto notare che “è stata raccontata la storia dei Crispi e dei San Giuliano,degli emigrati che diventano operai della Fiat,dei soldati del nord e del sud che nelle trincee della prima guerra mondiale muoiono italiani. Manca invece la storia del terrone italiano,la storia dei prefetti e dei maestri e quella dei ferrovieri che rappresentano non solo il meglio dell’Italia “terrorizzata” ma anche della sinistra”.C’è un’altra cosa che condivido con Merlo. La prima sul giornalismo (“un mestiere che si sta irrimediabilmente guastando”) ; la seconda riguarda il suo maestro Vizzini .Anche il mio maestro si chiamava Vizzini : sarà lo stesso ?

Passiamo adesso alla storia,quella scritta da storici e da quei giornalisti,che talvolta sono molto più bravi di quelli accademici. E mi riferisco a Paolo Mieli ,che ha ora pubblicato “In guerra con il passato –Le falsificazioni della storia” (Rizzoli).

E’ un compito difficile quello del notissimo giornalista- storico: mettere a nudo l’uso strumentale della storia per avallare le esigenze del presente. Una guerra che si produce proprio in tempi in cui si scopre che “niente è più moderno della memoria”. Mieli cita James Hillman (“Un terribile amore per la guerra”) per ribadire che la memoria ufficiale è corta.”Le prove delle atrocità marciscono negli archivi istituzionali ,eppure la memoria della inumanità della guerra non sbiadisce con il tempo. Aleggia con i suoi fantasmi. Peggio si proietta sull’intera storia”. L’autore porta il lettore in un viaggio lungo i secoli per rivelare le troppe manipolazioni e le contraffazioni . E’ un’analisi difficile che rimette in discussione motivazioni ed eventi,compresi atti compiuti da quella che si è sempre ritenuta “la parte giusta”. Si tratta di un’operazione senza fine ,di cui il revisionismo (col capo scuola De Felice) è solo una componente o l’antesignano di questa nuova ricerca storica,che comunque – avverte Mieli- non va rapportata al tempo presente. Finiremmo con lo scoprire sempre sorprese negative.

Ad arricchire la già cospicua letteratura etrusco-romana è ora uscito un libro di Thierry Camous,”Tarquinio il Superbo” pubblicato da Salerno editrice. L’autore è un ricercatore del Cnrs e storico particolarmente esperto nella storia delle origini di Roma. Questo saggio racconta alcuni importanti capitoli della storia degli etruschi,non dalla parte dei vincitori (come spesso è avvenuto: sono numerosi gli autori greci e romani,notoriamente nemici dei “Tirreni”,come venivano chiamati gli etruschi). L’autore,scrive infatti che la prima morte degli etruschi avvenne tra il 396- quando Camillo fece cadere la potente Veio,nemica secolare e vicina di Roma – e il 264,con la caduta dell’ultima città “toscana” rimasta libera,Volsinii. Non è ancora del tutto certa l’origine di questa città: se cioè collocabile nell’attuale Orvieto ,oppure nella vicina Bolsena,dove di recente sono state rinvenuti reperti archeologici che avvalorerebbero le origini della città etrusca. Ma di tutto questo l’autore non ne parla,anche perché la sua ricerca è concentrata sulla figura del dittatore Tarquinio ,definito da Tito Livio,il “Superbo” ,che conquistò il potere con un efferato omicidio di un innocente (Erdonio). Tarquinio fu un grande condottiero,fece crescere Roma,con grandi conquiste militari,ma non fu molto amato dal popolo,per il saccheggio delle città conquistate , i massacri delle popolazioni e lo sterminio dei suoi nemici. La “Grande Roma dei Tarquini” doveva passare anche con gli orrori e il sangue che scorreva a fiumi. Del resto perché stupirsi ? E’ cambiato qualcosa nell’epoca moderna ?

Infine ,una segnalazione della rivista quadrimestrale “Storia Ribelle”,diretta dallo storico Roberto Gremmo.Di particolare interesse ,nel numero 45, un saggio sui rapporti inediti della polizia fascista sulla Resistenza laziale nel 1944 e la rivelazione di documenti di Giancarlo Pajetta ed Enrico Berlinguer che proponevano accordi politici con Pino Rauti.

Aldo Forbice