L’acqua, Lo Stato fascista, L’urbanista socialista, Il partigiano siciliano

Una giovane scrittrice norvegese, ambientalista per passione, ha scritto un libro affascinante su quel liquido vitale che oggi spesso non teniamo in alcuna considerazione, anzi lo sciupiamo ,mentre da altre parti del mondo ,è anche causa di sanguinosi conflitti .E’ questa l’estrema sintesi del libro di Maja Lunde ,” La storia dell’acqua (Marsilio).E’ una celebrazione di questo prezioso liquido, ricostruita attraverso la storia di una donna, Signe, che aveva vagabondato per il mondo: dai luoghi dell’infanzia in Norvegia ai fiordi, all’acqua che scende dalle montagne, ai fiumi, al mare, osservando con amarezza, con dolore, le aree della siccità, a causa dei cambiamenti climatici . E soprattutto l’autrice mette a nudo, attraverso la storia personale e della sua famiglia, i disastrosi comportamenti degli esseri umani nei confronti del nostro pianeta. Non vi è frase di questo bellissimo libro che non diventi un inno all’acqua e di conseguenza alla vita. Di questa giovane scrittrice ecologista ricordiamo un altro racconto-saggio avvincente, sempre ispirato alla difesa della natura,”La storia delle api”.

Un saggio complesso, tormentato e rivisto molte volte per gli aggiornamenti, quello di Guido Melis (professore di storia delle istituzioni alla “Sapienza”),”La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello Stato fascista” (il Mulino). Ci riferiamo, ovviamente, allo Stato messo in piedi da Mussolini e dai suoi gerarchi. Queste le prime righe del libro: “A Palazzo Viminale regna ancora il caos. I funzionari amici sono stati allontanati quasi tutti dai Gabinetti. C’è solo il prefetto Goffredo con Mussolini, il prefetto Moroni con Finzi, tal commendatore Felice Ferrari (capo sezione) con Acerbo. Di più c’è il commendator Gatti, consigliere di prefettura alla stampa”. Questo incipit dà un’idea della continuità e dei cambiamenti nei ministeri Avverrà lo stesso fenomeno negli enti pubblici e in quelli periferici. E soprattutto, nella rigorosa analisi dello studioso si mette in luce come la macchina dello Stato sia stata “conquistata”,in ogni settore dal partito fascista. L’analisi comprende le èlites, le burocrazie, le gerarchie politiche centrali, le corporazioni,i sindacalisti ,gli apparati dell’impresa pubblica e del parastato. Tuttavia il regime non riuscì a creare una “macchina perfetta”, come si proponeva. Anche se, l’influenza autoritaria, gerarchica e fortemente burocratica è sopravvissuta per decenni e ancora oggi se ne trovano tracce profonde. La ricerca di Melis è molto importante,originale e sorprendente anche per alcune conclusioni.

Vorremmo ora ricordare un architetto-politico. Più esattamente un urbanista “prestato” alla politica, Michele Achilli (“ L’urbanista socialista”, Marsilio). Achilli è stato molto attivo in capo professionale, in parlamento e nel partito socialista. Rilevante fu il suo ruolo durante il centro sinistra nella legislazione urbanistica. Basta leggere gli atti parlamentari per far emergere il ruolo dei socialisti . I parlamentari del Psi si dovevano confrontare – e spesso con polemiche serrate- con i cattolici della Dc e con gli urbanisti di area pci. Le riforme in questo campo videro impegnati, con coerenza e passione, gli esponenti socialisti a sostegno degli enti locali più rigorosi nella corretta pianificazione dei loro territori. I socialisti si schierarono attivamente contro l’abusivismo edilizio: una battaglia che ancora oggi conserva una grande validità. E Michele Achilli, in parlamento, come consulente dei ministeri dei governi di centro sinistra ,e nel partito fu molto combattivo. Come confermano interventi e saggi pubblicati in questo libro.

Infine ,segnaliamo un libro di uno studioso siciliano, Ciro Spataro ,che in un libro (“Il caso Carmelo Clemente “, Nuova Ipsa editore) ricostruisce la storia di un partigiano socialista siciliano, accusato di essere stato un delatore dell’Ovra. L’accusa, infamante, si rivelerà falsa. Clemente,nato a Marineo (Palermo)fu un partigiano che si distinse nella lotta al nazifascismo .Emigrò in Francia e in seguito in Argentina, vivendo di stenti “ma sempre in prima linea nel Comitato di liberazione nazionale”. Ora l’autore, compiendo un’accurata ricerca negli archivi di Stato e delle fondazioni culturali, è riuscito a provare ampiamente che le accuse a Clemente (frutto di polemiche all’interno della sinistra) erano totalmente inventate. E’ giusto, quindi, cancellare ogni ombra sul comportamento dell’antifascista Clemente, che dedicò la sua vita al socialismo e alla lotta per la libertà.

Aldo Forbice

Le misteriose agende di Falcone, Bianciardi troppo trascurato, due romanzi interessanti

Il mistero delle agende di Falcone continua. Un libro di Edoardo Montolli, autore di diversi libri inchiesta, riapre questo inquietante capitolo. Infatti in “I diari di Falcone” (Chiarelettere) ,l’autore rievoca la tragica vicenda della strage di Capaci e i suoi retroscena, con le ombre (fitte) ancora contenute. Infatti, dopo numerosi processi,falsi testimoni,depistaggi ,morti sospette e tanti altri misteri, i diari scomparsi del giudice Falcone suscitano ancora un grande interesse. Vi sono ora documenti, analizzati dall’autore, che ci aiutano a capire le ragioni di quella strage del 23 maggio 1993.Vi sono molti misteri ,come scatole cinesi ,una dentro l’altra ,come quel vice questore Gioacchino Genchi ,consulente di questure e tribunali di mezza Italia ( era stato anche consulente del pm Luigi De Magistris), e poi destituito dalla polizia. Successivamente è stato assolto in diversi processi penali. Un altro consulente del caso Falcone, l’ingegnere Luciano Petrini, è stato assassinato,ma i colpevoli non sono mai stati individuati. Le agende sono state trascritte, con molti buchi, da quelle elettroniche. Ad esempio,non vi appare l’incontro di Falcone con funzionari russi per indagare sui finanziamenti clandestini del Pcus (al Pci).E così rimangono fogli bianchi gli interrogativi sulle talpe che avrebbero comunicato a Cosa nostra molte cose (la data del viaggio di Falcone a Palermo,gli incontri a Washington, le informazioni sul periodo 28 aprile-primo maggio,prima dell’attentato, e molte altre notizie).L’inchiesta di Montolli è encomiabile per lo scrupolo e la quantità di informazioni messe in fila ,che fanno meditare sui troppi interrogativi , a cui, com’è noto, non si è data ancora risposta.

C’è un autore molto trascurato del Novecento ,Luciano Bianciardi.E’ stato un giornalista,scrittore e traduttore molto stimato (è stato anche redattore dell’Avanti !)negli anni ’60. E’ morto nel 1971 e si è occupato a lungo del romanzo sperimentale, dell’inchiesta sociale, della divulgazione storica e dell’evoluzione del costume. Uno studioso, Carlo Varotti (professore di letteratura all’Università di Parma) ha scritto ora un saggio (“Luciano Bianciardi,la protesta dello stile”, Carocci editore) per ricordare questo singolare scrittore ,anticonformista e sempre indipendente nei suoi giudizi sui radicali cambiamenti del paese. Bianciardi – e ce lo conferma l’autore- fu sempre dissacrante dei vecchi e nuovi miti degli anni del boom, così come dei modelli comportamentali e linguistici. La sua scrittura fu spesso sperimentale; riuscì a coniugare la chiarezza del linguaggio, fruibile da giornalista, con la le sfumature stilistiche e la profondità storica e ideologica della parola.

Quest’estate abbiamo letto due romanzi che ci hanno divertito e incuriosito, non pubblicati dalle grandi sigle editoriali ( non sono quindi candidabili a premi letterari di grande prestigio). Il primo è di un autore, Paolo Grugni, di cui ci siamo già occupati per un libro di 600 pagine (“Pura razza Bastarda”) ora però ci siamo imbattuti in un romanzo,”La geografia delle piogge” (Laurana editore) che ci è piaciuto molto per la essenzialità, persino per l’apparente povertà della scrittura: semplice, diretta, penetrante. Un racconto di un giornalista come protagonista ,che con amarezza rinuncia a occuparsi di inchieste rischiose, cercando di sopravvivere vendendo libri usati sulla rete. Ma poi però qualcosa accade e il giornalista torna a fare il suo mestiere, ma alla fine diventerà un eroe, combattendo contro la mafia, anzi la calabrese ‘ndrangheta,che ormai domina anche a Milano.Anzi ,com’è noto,è l’organizzazione criminale più potente del mondo.

Infine,la scoperta di un nuovo autore. Avevamo lasciato Davide Cavazza come dirigente di Amnesty Internazional, lo ritroviamo come esperto di non profit e di commercio equo e solidale . E soprattutto al suo terzo romanzo (“Violet”,Leone editore).Cavazza si diverte a scrivere, inventandosi personaggi strani ( ma non troppo: basta saper osservare con acume la realtà in cui viviamo),come Agnese, con la sua viola d’amore, ma che non disdegna di abbordare uomini diversi in locali di bassa lega. Un racconto, intrecciato di canti poetici, di silenzi, di religiosità e di terapie analitiche. Certo, Cavazza non ha l’esperienza di un consumato romanziere; il suo libro non potrà mai diventare una fiction tv. Ma la storia raccontata è molto più reale di quanto si possa pensare. Anzi Violet sembra un personaggio che l’autore ha conosciuto bene. Forse è anche per questo che la descrive nei dettagli,nella sua intimità e nella sua psicologia. Un buon inizio, dunque, come scrittore. Auguri Davide.

Aldo Forbice

Gli stregoni filosofi, Il romanzo mutante, “Razza bastarda”, Emigrati e un libro d’amore

La rivoluzione del pensiero attraverso l’analisi della filosofia di quattro grandi intellettuali : Wittgenstein, Heidegger, Benjamin e Cassirer. Un viaggio affascinante che un filosofo, Wolfram Eilenberger, compie e racconta in un libro di grande suggestione (“Il tempo degli stregoni ”,Feltrinelli ). L’autore è nato a Friburgo ed ha studiato tra Heidelberg, Berlino, Zurigo e Turku, in Finlandia ed ha insegnato in diverse università ,insomma uno specialista, che riesce a mettere in scena l’esplosione del pensiero, nello scenario di una Germania divisa tra la voglia di vivere del dopoguerra e la gravissima crisi economica, che porterà all’avvento del nazismo. Il pensiero dei quattro filosofi si intreccia sempre con la tradizionale domanda: che cos’è l’uomo? Una domanda che diventa drammatica di fronte a una guerra devastante appena conclusa e quasi alla vigilia di un altro ancora più orribile conflitto. La chiave narrativa di questo filosofo ci decifra chiaramente il pensiero di questi quattro giganti, in modo semplice e penetrante.

A partire della seconda metà degli anni settanta il romanzo ha cambiato forma: si è evoluto, involuto; ha subito una metamorfosi, si è trasformato profondamente. Uno studioso di teoria e storia del romanzo, Carlo Tirinanzi De Medici, ha scritto un libro per analizzare questo fenomeno (“Il romanzo italiano contemporaneo”,Carocci editore).Che cosa è emerso ? L’autore ,innanzitutto, ripercorre le tappe delle mutazioni della forma romanzo,ma anche dei cambiamenti della stessa lingua italiana ,con due avvertenze. La prima , ripresa dal “sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino: i contemporanei non possono essere buoni giudici, visto che mancano di una prospettiva. La seconda, appartiene a Fredric Jameson (“Inconscio politico”), ed esorta a “storicizzare sempre”, perché è bene porre gli eventi in prospettiva per capire meglio dove siamo. Entrambe queste avvertenze vanno tenute presenti. In altre parole, l’analisi dei mutamenti della narrativa e della forma romanzo è fondamentale per capire dove possono portare gli sperimentalismi della scrittura, delle invenzioni narrative, così come la fiction che diventa racconto, riflessione e meditazione. Quest’ultima spesso è finalizzata a sé stessa che però rende felice solo lo scrittore (lasciando infelici tutti quei lettori che abbandonano il testo). Un libro che fa sicuramente riflettere e mette gli scrittori davanti allo specchio del proprio talento, vero o presunto.

Non vi spaventate se vi capiterà di trovarvi davanti a un testo di 600 pagine di un autore, non proprio popolare (Paolo Grugni) ,dal titolo “Pura razza bastarda”, di una casa editrice di Milano poco nota (Laurana).Si è diffidenti all’inizio ; poi si scopre che questo scrittore, che vive a Berlino, è autore di numerosi romanzi. Non ha vinto lo Strega o il Campiello, ma si sa che per arrivare a quelle vette bisogna far parte di lobby eccelse e comunque pubblicare con una delle tre case editrici che “contano”. Il libro racconta frammenti di storia d’Italia ( mafia,terrorismo,bombe,stragi,golpe, Gladio,P2,servizi deviati, corruzione, ecc.) .E’ solo l’inizio di un lungo viaggio raccontato da un commissario di polizia. Una confessione schietta, senza fronzoli, senza autocensure, come si dovrebbe raccontare veramente la storia. Le vicende narrate sono appassionanti,anche se troppo vicine a noi per essere valutate con serenità. Ma la curiosità e l’interesse che riesce a suscitare Grugni sono veramente grandi. Un piccolo campione della sua narrativa ? Eccolo (seconda pagina): “Di certo non ero un tipo disposto al dialogo dopo aver liberato l’Italia da un altro tipo di criminali, quelli in camicia nera… La linea guida della mia vita resta l’antifascismo. Non è un caso che molti mi chiedano come è stato possibile che un comunista sia diventando commissario della questura di Milano, ambientino piuttosto reazionario”. Ma questo anomale romanzo, sul 65,66 e 67, è denso di sorprese. Si trovano ovunque senza troppi sforzi di ricerca.

Francesco Viviano e Alessandro Ziniti sono due coraggiosi cronisti che si occupano di da anni di migranti. Sono stati anche premiati e ci raccontano storie tragiche di violenze e sofferenze: storie note, anzi arcinote, che leggiamo tutti i giorni sui giornali. Nel libro “Non lasciamoli soli “ (Chiarelettere). Gli accordi del nostro governo con quello di Tripoli, sostengono i due autori, hanno ridotto gli sbarchi ma hanno intrappolato in Libia centinaia di migliaia di migranti, ridotti a schiavi e soggetti a ogni tipo di tortura”. Anche noi ci occupiamo da anni di questi problemi, ma non siamo convinti che questo tipo di denuncia serva a qualcosa; quasi sicuramente si aiutano i trafficanti di esseri umani e non si sostengono sicuramente gli africani a salvare la propria vita. Credo che debba essere l’Europa a scuotersi e a scuotere e non lasciare sola ,come è avvenuto sin’ora, il nostro paese. Con la demagogia e il facile pietismo non si aiuta la povera gente, non solo quella che fugge dalle persecuzioni e dalle guerre ,ma anche tutti quegli esserti umani –che poi sono la grande maggioranza –che scappano dalla miseria. Ma, quasi tutti i paesi i europei, non sentono, non vedono… Ecco il grande problema che l’Europa dovrà presto risolvere senza soluzioni pilatesche .Diversamente la stessa sopravvivenza dell’Ue è messa in discussione.

Infine, parliamo d’amore. Più precisamente di un libro curioso e appassionante: “Lettere d’amore”, a cura di Aurelio Caliri (con disegni di Maria Leone),edizioni Arte e Musica. E’ una raccolta di lettere e poesie inedite di intellettuali notissimi (come Alda Merini,Camilleri,Cannavò,Pino Caruso,Matteo Collura,Dante Maffia,Giuseppe Mannino e tanti altri ) e meno noti dedicate all’amore: l’amore per l’amato/a,la propria madre, i figli ma anche per la poesia, la musica, l’arte. E’ un libro curioso, un prodotto artigianale prezioso , che fa la gioia dei bibliofili e degli appassionati dei libri pregiati.

Aldo Forbice

Anticonformista di professione, Il “caso Tortora”, I diari di Falcone, Ritratto dell’economia italiana

Non è un nuovo libro,ma la riproposizione di tre testi già pubblicati (Dizionario erotico, Manuale contro la donna a favore della femmina, Ragazzo, Storia di una vecchiaia, Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno) .Quella di Massimo Fini (“Confesso che ho vissuto”, Marsilio ) è una vita spericolata all’insegna dell’anticonformismo .Giornalista e scrittore è stato sempre un uomo “contro”: contro tutti,a seconda delle stagioni e delle circostanze .Sempre contro qualcuno e favorevole anche a personaggi detestabili ,come Kappler. Lui scriveva indifferentemente su giornali di destra o di estrema sinistra,proveniva dall’Avanti ! di Milano. L’unica autocritica che si concede sta nel sottotitolo del suo libro “un perdente di successo” .Quando lo invitavo a “Zapping” (il noto programma di RadioUno ),era sempre riluttante,E,nonostante le proteste degli ascoltatori,mi ero imposto di farlo sempre invitare perchè le sue opinioni ,intelligenti e colte,interpretavano comunque l’altra campana,anche se fortemente minoritaria,del pubblico. Alla fine si è reso conto da solo che non poteva sempre continuare a fare l’uomo contro tutti ed ha pubblicamente annunciato il proprio ritiro dalla scena . I commenti su questa decisione furono entusiasti .Ho voluto ricordare questo episodio- che prescinde dalla stima personale che ho sempre avuto per Fini – perchè qualcuno, a distanza di tempo mi ha rimproverato di non averlo più fatto invitare in trasmissione. Massimo è un intellettuale lucido,non conformista ,intelligente e colto,insofferente del potere,di qualsiasi tipo .Un giorno mi ha confidato che era stato compagno di classe di Claudio Martelli: gli era rimasto amico sino a quando Claudio non divenne vice segretario del Psi e poi ministro della Giustizia A quel punto rappresentava il potere e quindi decise di attaccarlo quasi tutti i giorni sui giornali dove scriveva .Ma quando Claudio “cadde in disgrazia”,cioè perse ogni incarico pubblico importante ,Fini tornò ad essergli amico,come ai tempi della scuola .

Negli anni ’70 un caso eclatante ha fatto sobbalzare la “gente normale” : non un caso di malagiustizia,ma di ingiustizia macroscopica,un campanello d’allarme per le istituzioni , a cominciare dalla magistratura .Parliamo del “caso Tortora”,ora diventato un libro di Luca Steffenoni ,criminologo e scrittore (con titolo omonimo, Chiarelettere edizioni ) .La vicenda giudiziaria di trent’anni fa ,di Enzo Tortora è ,scrive l’autore,la storia “di un agnello sacrificale,prima che della vittima di una persecuzione giudiziaria. Un legal thriller incredibile e terribile,che si può ricostruire solo uscendo dalle mura di Castel Capuano,allora sede della Procura penale napoletana,per infilarsi nell’inferno delle carceri,avventurandosi tra assassini ,camorristi,agenti dei servizi segreti,mitomani e psicopatici “. Dopo tre decenni però,anche se la verità è venuta a galla da da molti anni,non si è fatta pienamente giustizia. Gli accusatori del popolare conduttori televisivo non hanno pagato per i loro gravissimi errori .Anzi sono stati premiati,in termini di carriere e di prestigio. Questo libro riporta alla luce una tragedia surreale che dovrebbe ,ancora oggi, dare nuovi impulsi alla riforma del sistema giudiziario.

C’ è un altro libro inchiesta che fornisce molti spunti per nuove riflessioni sulla strage di Capaci,dove è stato ucciso il giudice Falcone e la sua scorta. Ci riferiamo al libro del giornalista Edoardo Montolli, “I diari di Falcone” (Chiarelettere) .L’autore “scava” sulle agende di Giovanni Falcone ,”che entrarono e uscirono velocemente da quella tragedia”.E’ evidente che quei documenti così ricercati fanno paura :quella di Borsellino è scomparsa e quella di Falcone poneva domande sugli incontri del magistrato con i funzionari russi per indagare sui finanziamenti clandestini del partito comunista sovietico ( anche al Pci ) ,sulle spie che avevano comunicato la data del viaggio a Palermo,sul misterioso viaggio a Washington e su tante altre questioni,che dovevano rimanere segrete. Si tratta di prezioso dossier ,che doveva destabilizzare il nostro paese e che una magistratura rigorosa e veramente indipendente dovrebbe valutare in modo approfondito ancora oggi .

Infine,ci occupiamo di economia con un ampio saggio di Valerio Castronovo (“L’anomalia italiana”, Marsilio ). Castronovo è uno storico di lungo corso,con una particolare propensione all’economia. Questo libro rappresenta una fotografia di come sia cambiata l’economia italiana nello scenario internazionale negli ultimi decenni L’autore spiega il titolo con le contraddizioni,le riforme mancate o quelle mai attuate,i pregiudizi ideologici,i veti incrociati dei diversi settori della classe politica,le resistenze ai cambiamenti da parte di lobbies e corporazioni .E ancora : “Tante le disfunzioni di numerosi enti locali e le profonde difformità territoriali , tante le oscillazioni , e talora le ambiguità,susseguitesi sul versante della politica estera”. E’ una sorta di “manuale” per i nuovi governanti,che forse dovrebbero studiare prima di operare. Ovviamente,se ne avranno voglia,uscendo dalla solita demagogia.

Aldo Forbice

Le nuove scoperte su Moro, Le false promesse, Oltre Caporetto, La “guerra culturale” Dc-Pci

Ci sono giornalisti e scrittori che si innamorano di certi temi e ne scrivono per tutta la vita sino a diventare più esperti dei veri esperti. Uno di questi è Giovanni Fasanella, autore di un nuovo libro sul leader della Dc assassinato dalle Br ,”Il puzzle Moro” (Chiarelettere). L’importanza di questo testo è soprattutto quello di fare riferimento a inediti documenti inglesi e americani ,acquisiti dalla Commissione parlamentare d’inchiesta ,che ha concluso i suoi lavori senza particolari novità. Anche il valente Fasanella non aggiunge nulla di nuovo a quanto già non si sapesse. Solo delle conferme,con documenti. Era già noto infatti che gli Usa,l’Urss,la Gran Bretagna,con il sostegno o la complicità di Francia,Germania,Cecoslovacchia e Bulgaria, avevano l’interesse a fermare Moro perchè non ne condividevano la politica estera (quella mediterranea,in modo particolare) e la linea di politica interna che doveva portare all’intesa Dc-Pci. Chi non si ricorda che lo stesso Enrico Berlinguer confidò a diversi intellettuali, fra cui Leonardo Sciascia, che la rivelò ai giornali,che la Cia e il Kgb, volevano la morte del leader democristiano Il segretario del Pci venne costretto poi a smentire , per ovvie ragioni di opportunità politica. In ogni caso, il lavoro di Fasanella è encomiabile,di notevole valore,perchè aggiunge nuovi tasselli preziosi all’ampio mosaico sulla vicenda Moro, anche se l’affaire ha ancora bisogno di altre “rivelazioni” di protagonisti (italiani e stranieri) per fare completa luce.
E’ tempo di contratti di forze politiche di governo,di rispetto dei programmi elettorali e di dichiarazioni dei troppi leader (anche dilettanti). Cade ,come si dice, “a fagiolo” il saggio di Roberto Perotti,professore alla Bocconi,dal titolo : “Falso ! Quanto costano davvero le promesse dei politici” (Feltrinelli ).Quasi tutti, in campagna elettorale, hanno fatto generose promesse di elargizioni,assegni di assistenza,di cancellazioni di pagamenti,di servizi gratuiti,ecc. Le principali proposte sono note (oggi fanno parte del contratto di governo Di Maio-Salvini ): Fiat tax,reddito di cittadinanza,sforamento del tetto del 3 per cento. Sono interventi,osserva Perotti,con ragionamenti ma soprattutto con molte di cifre del nostro bilancio ( a cominciare da quelle sulla spesa pubblica ,una delle più alte del mondo). Il professore con franchezza afferma che le promesse sono “fallaci e pericolose “. Non si può ,aggiunge, contemporaneamente avanzare proposte che costano decine di miliardi, senza dare indicazioni realistiche di come reperire i fondi per pagarle e inveire contro il disastroso disavanzo del paese. Le conseguenze di queste insensate contraddizioni ricadrebbero sugli italiani ,o meglio, sui contribuenti .
Parliamo adesso di storia. Dopo i numerosi saggi sulla Grande Guerra degli ukltimi mesi ora un apprezzato studioso ,Mario Isnenghi,riprende l’argomento con un nuovo libro di quasi 500 pagine, scritto con un altro storico ,Paolo Pozzato : “Oltre Caporetto” (Marsilio). L’autorevole storico di Cà Foscari analizza il fiume di testi sulle diverse interpretazioni date dagli studiosi alla più disastrosa battaglia della prima guerra mondiale. Vengono ricordate le testimonianze degli italiani e gli studi e le ricerche dei ricercatori ,con le interpretazioni e i giudizi più diversi, sulla controversa Caporetto . Pozzato,storico militare,si occupa ,invece, del punto di vista dei vincitori,della parte austro-ungarico-tedesca,con documenti e ricerche anche inediti .
E’ un libro di grande interesse che,finalmente proietta una luce più vicina alla verità storica sui massacri,gli errori dei generali (veri e presunti),sulle decisioni politiche di quegli anni ,del governo e dei partiti di opposizione.
Infine ,parliamo di un libro curioso,anche se – secondo noi – incompleto,se non altro per il breve periodo esaminato .L’autore è Alessandro Masi,critico d’arte ,ma meglio conosciuto ,da quasi vent’anni,come segretario generale della “Dante Alighieri”.Il voluminoso saggio,pubblicato da Mursia,ha per titolo :” Idealismo e opportunismo della cultura italiana. 1943 -1948 ”. La prefazione è dell’attuale presidente della “Dante”, nonche fondatore della Comunità di Sant’Egidio ,Andrea Riccardi . E’ un saggio denso di citazioni e di riferimenti bibliografici,letterariamente ben curato ,ma politicamente carente. Del resto l’autore è stato sempre lontano dalla politica e ,a differenza del suo autorevole prefatore,non è uno storico professionista. Infatti,nella gran parte del testo, si limita ad analizzare prevalentemente i documenti (riviste culturali comprese) di parte comunista e di parte democristiana. Si sofferma molto sulla “politica culturale” di Togliatti e i suoi rapporti (culturali) con la Dc ,di quel breve periodo (appena cinque anni), ma dice poco sull’egemonia culturale del pci sugli artisti,scrittori,poeti ,le case editrici ,i giornali ,ma anche sull’università,sul diffuso conformismo degli intellettuali ad assoggettarsi per sopravvivere (nei posti di lavoro,nei giornali, per far carriera,persino per pubblicare un libro ) : stare sotto l’ombrello del Pci o di partiti alleati serviva per costruirsi un’aureola di santi,di combattenti ,di antiamericanismo,di ammiratori del “socialismo reale” ,potendo essere così meritevoli di gratificazioni e premi ,poiché – al tempo della “guerra fredda”- si collocavano nella parte giusta . E l’altra cultura ? Quella che si ispirava a Benedetto Croce e Luigi Einaudi e ad altri grandi laici ? E quella che si
rifaceva alle correnti di pensiero riformiste e socialiste (da Filippo Turati a Pietro Nenni ) ? Pochi segnali , Tanto a chi interessa oggi ? si sarà chiesto l’autore. Aspettiamo il secondo volume: forse Masi rimedierà,anche se non ci crediamo molto .

Aldo Forbice

Le cinque giornate di Milano; La questione della lingua italiana

I milanesi decisero di non fumare più per colpire duramente le finanze austriache. Poi presero di mira le cantanti e le ballerine austriache, come con la bellissima Fanny Elssler, costretta a lasciare il palco della Scala, subissata dai fischi. Come siamo lontani dalle modalità sanguinose del terrorismo di oggi. Furono quelli i primi segnali organizzati dei patrioti che poi sfociarono nelle Cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848 ). A raccontare in ogni particolare le vicende di quelle settimane è “una vecchia volpe” del giornalismo d’inchiesta,da anni proiettata sulla storia, Alfio Caruso ( “A Milano nasce l’Italia”, Longanesi).

I rivoluzionari milanesi riuscirono a organizzare una ferrea resistenza contro l’occupante austriaco e soprattutto contro l’odiatissimo feldmaresciallo Radestzky, asserragliato nel Castello Sforzesco. Le barricate e le lotte sulle strade durarono, com’è noto, sino alla ritirata degli austriaci. Quelle delle Cinque Giornate fu la prima battaglia di massa di liberazione contro l’occupante straniero: il popolo fu in prima linea, ma anche la borghesia e l’aristocrazia vi parteciparono attivamente. Una rivolta senza capi preordinati, che divise le famiglie ,che alimentò ,forse per la prima volta,le speranze per liberare l’Italia dai troppi despoti,con l’obiettivo di dar vita a un’unica nazione. Di questo importante capitolo del Risorgimento Alfio Caruso ci fornisce un affresco affascinante, ricco di risvolti e aneddoti inediti , Come del resto,è nello stile dell’autore quando ci racconta la storia,da Stalingrado alla Sicilia.

Ci occupiamo adesso della lingua italiana. E’ curioso come negli ultimi tempi si siano intensificati gli studi sulla nostra lingua ,che hanno dato vita a libri di grande interesse. Forse la spiegazione è il crescente imbarbarimento dell’italiano ,forse a causa dei troppi neologismi e dei termini stranieri (soprattutto dell’inglese). Ci ha colpito particolarmente un ampio saggio di Armando Petrucci,”Letteratura italiana: una storia attraverso la scrittura” (Carocci ). In realtà lo studioso (professore emerito della Scuola Normale Superiore) ha raccolto,in oltre 700 pagine ,una consistente parte dei suoi testi scritti in diversi anni, L’autore analizza l’evoluzione della lingua italiana, a partire della scrittura,scrutando con la lente d’ingrandimento la letteratura attraverso i secoli . Quello di Petrucci è un voluminoso saggio riservato prevalentemente agli addetti ai lavori, ma non solo.

Gli studenti troveranno “pepite d’oro” nell’elaborare le loro tesi e i cultori dell’italiano (i puristi in particolare) tante linee di difesa della nostra troppo bistrattata lingua. Ma questa benemerita casa editrice (la Carocci) ha pubblicato di recente altri due titoli che faranno felici gli appassionati cultori della lingua. La prima ha come autore Claudio

Marazzini (professore di storia della lingua italiana all’Università del Piemonte Orientale e presidente della Crusca) con “Breve storia della questione della lingua”. L’autore affronta in forma sintetica tutti i punti oggetto di discussione degli studiosi (la penetrazione dell’inglese,il linguaggio di genere, quello dei giovani,ecc.)

L’autore parte dalle origini,dalla lingua italiana, che deriva,come si sa, dal fiorentino del Trecento,usato da Dante,Petrarca e Boccaccio. E’ per questa ragione che l’italiano ha un grande debito nei confronti del fiorentino,ma via nei secoli ha “assorbito” l’apporto di altre regioni. Anche su questo punto però il dibattito è aperto.

L’altro libro è curioso: “Storia illustrata della lingua italiana”.Gli autori sono due linguisti prestigiosi : Luca Serianni (ha insegnato per oltre trent’anni alla Sapienza storia della lingua italiana) e Lucilla Pizzoli (Accademia della Crusca). Si tratta di un libro riservato al lettore comune,che fa allontanare gli specialisti. Racconta i mille risvolti che nei secoli hanno plasmato ,fatta evolvere ,arricchito una delle lingue più apprezzate nel mondo,anche se non ha la diffusione di altre.

Aldo Forbice

La dolorosa vicenda Cagliari – Altre ricerche su Federico II – “Qualcuno ce l’ha con me”

Che cosa vi dice il nome Gabriele Cagliari? Sono passati 25 anni dal suicidio dell’ex presidente dell’Eni, (con un sacchetto di plastica) nel carcere di S.Vittore. Il figlio Stefano ha ricostruito tutte le vicende che hanno portato il padre in carcere, con l’accusa di avere autorizzato il pagamento di tangenti. (“Storia di mio padre”, a cura di Costanza Rizzacasa d’Orsogna, Longanesi editore).

Cagliari si è dato la morte dopo 134 giorni di carcerazione preventiva perchè non “ sopportava più il peso della vergogna”. Nelle sue lettere si lamentava per il trattamento “ingiusto e disumano” che i magistrati del pool Mani Pulite gli avevano riservato. Lui aveva confessato ogni reato commesso ,ma i magistrati (Borrelli, Boccassini,Colombo, D’Ambrosio, Davigo, Di Pietro, Greco, Parenti) non demordevano ,convinti che una rivoluzione (giudiziaria) fosse necessaria. Andarono avanti, senza concedere a Cagliari né la scarcerazione ,nè gli arresti domiciliari .Si comportarono allo stesso modo,se non peggio,come è stato ampiamente documentato ,anche con centinaia di altri presunti colpevoli .Conosciamo tutte le ingiustizie e gli eccessi di quella “rivoluzione” ,i cui effetti continuano ad essere risentiti ,purtroppo,ancora oggi .Compreso il fenomeno della corruzione che non si è mai fermato. Lo stesso Gherardo Colombo ( che firma stranamente la prefazione di questo commovente libro di Stefano Cagliari) riconosce,ma solo marginalmente, gli eccessi delle iniziative giudiziarie: non c’è però una sola parola di pentimento,di critica nei confronti dei suoi colleghi magistrati. Parla della vicenda umana di Cagliari, con distacco,in modo neutrale,come se lui non avesse fatto parte di quel pool di magistrati che ha sicuramente contribuito a stravolgere l’Italia,smantellando la cosiddetta Prima Repubblica ma con risultati molto discutibili, come confermano le vicende politiche degli ultimi decenni,sino ai giorni nostri .

Ci sono studiosi che affermano che conflitti,o se volete,aspre polemiche tra storici e giuristi, hanno la loro origine nelle diatribe sorte nel XIII secolo tra il Papato e Federico II ,imperatore del Sacro Romano Impero e re della Sicilia , in occasione della nascita della Costituzione siciliana. Ne discute un appassionato storico del diritto, nel libro “Gregorio contro Federico- Il conflitto per dettar legge” di Ortensio Zecchino (Salerno editrice ) . Zecchino è conosciuto come politico della Prima Repubblica ( è stato senatore ,parlamentare europeo e ministro per l’università e la ricerca scientifica in tre governi) . Ma l’autore è anche un raffinato studioso e docente in diverse università. In questo saggio rivela la sua forte passione per le vicende medievali e,in particolare per il conflitto tra Federico II e il papa Gregorio IX. Quest’ultimo scomunicò l’imperatore siculo-tedesco (per la seconda volta) perchè si ostinava a contendere il potere del papato sulla Sicilia. La Chiesa si opponeva a Federico perchè si definiva l’unica autorità spirituale dell’Europa,non voleva alcuna Costituzione per il Regno di Sicilia e si dichiarava fermamente contraria all’unificazione del Sacro Romano Impero con il Regno di Sicilia. Com’è noto ,alla fine ,prevalsero le alleanze contro l’imperatore e l’accanita difesa degli antichi privilegi della Chiesa. Quella disputa (sanguinosa,per la verità ) costituisce ancora oggi un riferimento storico importante sulla necessità dell’autonomia della politica dalla religione (dalla Chiesa cattolica ,ma anche da altre confessioni ).

Particolarmente interessante è il copioso saggio (450 pagine ) dello psichiatra Leonardo Tondo,”Qualcuno ce l’ha con me-Dal pregiudizio alla paranoia “ (Baldini & Castoldi).L’autore si è particolarmente specializzato ,anche ad Harvard (dove insegna) ,sulle malattie dell’umore e sul suicidio. Nel suo libro analizza a fondo anche i casi di dittatori (come Hitler) e della gente comune .Discute a lungo sui comportamenti dei capi carismatici,politici e religiosi,quando ipotizzano presunti complotti. A quanti politici italiani si potrebbero applicare tante diagnosi del prof. Tondo ?

Questo saggio rappresenta una Guida importante per avventurarci nel complicato sentiero della paranoia .Non a caso lo studioso utilizza ,in modo didascalico,molte biografie di noti personaggi storici : da Davide Lazzaretti al norvegese Anders Breivik ,da Stalin a Charles Manson .Una gamma di storie che ci fanno riflettere sulla complessa natura umana,su dove possono portare tante passioni amorose ,le faide,le guerre e l’odio verso il diverso.

Infine, una segnalazione di un libro che racconta una storia poco conosciuta: quella della “Banda Cadorna”. Il generale della prima guerra mondiale però non centra nulla .La banda era costituita dai fratelli Baudissard e da loro parenti,tutti disertori della prima guerra mondiale ,che andarono sulle montagne della Val Chisone,in Piemonte a combattere , ma non contro gli austriaci, contro i contadini che rapinavano per sopravvivere,sia in Italia che in Francia. Il “brigante delle Alpi”,Alessandro Budissard, venne poi arrestato e condannato all’ergastolo. Una storia vera,raccontata da un rigoroso ricercatore di storia, Roberto Gremmo,per la casa editrice Storia Ribelle di Biella.

Aldo Forbice

I Cavalieri dell’Apocalisse, Un viaggio affascinante, Un’Inchiesta coraggiosa

Non sappiamo ancora se Carlo Cottarelli andrà a fare il ministro,così come gli è stato chiesto. di recente L’unica cosa certa è che è stato cacciato qualche anno fa dal governo perchè le sue proposte di tagli della spesa pubblica apparivano “utopistiche” e comunque indigeste alla quasi totalità della classe politica e ,in generale, ai mandarini della pubblica amministrazione. Ora Cottarelli ha raccolto una parte delle sue analisi in un libro (“I sette peccati capitali dell’economia italiana”,Feltrinelli ) L’autore , che ha lavorato alla Banca d’Italia, all’Eni e al Fondo monetario internazionale , è sicuramente l’economista più citato in politica e dai media ,ma è anche il più temuto,perchè sembra che le sue idee non riescono a trovare il “gradimento” dei partiti politici. Oggi l’autore ,dopo essere stato Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, rientrato in Italia dal Fondo monetario (dove era direttore esecutivo)è stato nominato direttore dell’Osservatorio conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano. Cottarelli,come si vede ,non demorde e anche in questo libro spiega come si può sensibilmente contenere la spesa , riducendo il debito pubblico. Che cosa affligge dunque l’economia italiana (che,sia pure ancora troppo lievemente, appare in ripresa ) ? Secondo l’economista , i sette peccati capitali. E quali sono ? I primi sei (l’evasione fiscale,la corruzione,l’eccesso di burocrazia,la lentezza della giustizia ,il crollo demografico,il divario Nord-Sud) sono nodi antichi. Il settimo si può sintetizzare nella difficile convivenza dell’economia italiana con l’euro. Sono questi “cavalieri dell’apocalisse” molto importanti per la stabile ripresa del nostro sistema economico. L’autore spiega che cosa è necessario fare, nel breve e nel lungo termine,senza “soluzioni miracolose”,ma semplicemente adottando vecchie e nuove ricette di politica economica . Il problema principale però,osserva Cottarelli, è di rendersi conto della gravità dei nostri problemi. Poi si dovrà trovare il coraggio di adottare terapie,anche dolorose,che certo non potranno accontentare tutti .
Passiamo ai racconti di viaggio. Uno molto suggestivo è quello rievocato in un libro ,da Pino Corrias “Nostra incantevole Italia”, Chiarelettere). L’autore è un giornalista e scrittore dalle “molte vite “: ha raccontato settant’anni di storia del nostro paese,attraverso vicende e casi significativi: le ville di Arcore,di Gelli,di Grillo,l’assassinio di Pasolini,Capaci e la cattura di Riina,i morti di Lampedusa e via via,indietro nel tempo,le altre cronache e i fatti politici che hanno segnato la nostra storia. Corrias si sofferma anche sulla Rai,dove è stato dirigente e autore televisivo,chiedendosi ancora che cosa ha voluto rappresentare l’artista Francesco Messina, scultore del “cavallo morente”. In quelle pagine Corrias lascia prevalere però gli effetti negativi della sua esperienza professionale,influenzata fortemente dalla sua formazione politica ed ideologica. In altre parole,non ci è sembrato molto sereno perchè lascia prevalere il rancore per i torti che ha raccontato di avere subito. In ogni caso,con i torti (personali), non si scrive la storia,almeno quella che dovrebbe essere neutrale .
Un’inchiesta veramente coraggiosa è quella di Beatrice Mautino,che ha scritto,per Chiarelettere,il libro “Il trucco c’è e si vede”. Pochi giornalisti ci hanno provato a fare una rigorosa inchiesta sull’industria dei cosmetici ,ma i risultati non sono stati sempre graffianti ; quasi tutti però hanno subito pressioni fortissime da parte delle imprese, in particolare dalle multinazionali,che accumulano fatturati (e profitti miliardari). L’autrice, laureata in biotecnologie e divulgatrice scientifica, ha dimostrato, col suo libro,di non avere timori reverenziali ,svelando i tanti imbrogli,al limite della legalità,dei “ prodotti di bellezza “ per donne ( ma anche per uomini ), esposti nelle profumerie e nelle farmacie. L’autrice non risparmia nelle analisi neppure i programmi tv , le riviste e Internet che pubblicizzano i miracolosi shampoo e gli altri cosmetici che ci spalmiamo addosso,spesso con possibili danni sulla pelle,occhi,capelli. Questo libro è da meditare e può servire anche a chi istituzionalmente dovrebbe controllare ( e non sempre lo fa) i tanti trucchi e imbrogli ,che toccano le nostre tasche e la nostra salute.

Aldo Forbice

Tortura e resistenza, I misteri di Churchill e Dostoevskij, La scoperta del cervello

Il titolo è sicuramente curioso: “Tortura”. Non è un trattato sui diritti umani, come ci si potrebbe aspettare, anche se in un certo senso lo è. Ma l’autore, Mimmo Franzinelli – uno storico ormai arciconosciuto, autore di diversi libri sul fascismo e sull’Italia repubblicana – nel libro (Mondadori) ha raccontato le storie dell’occupazione nazista e della guerra civile (1943-45), con gli orribili crimini di 20 mesi di guerra. Si parla delle sevizie ai partigiani e ai sospettati di lottare contro i tedeschi e il regime fascista nella famigerata prigione di via Tasso a Roma e nel carcere di San Vittore a Milano: con scariche elettriche, fucilazioni simulate, bruciature dei genitali, scariche elettriche, stupri e sevizie sessuali (per le donne) Questo inferno, interpretato magistralmente da Pasolini nel film Salò, Franzinelli ce lo fa drammaticamente vivere. E’ un fenomeno, quello della tortura , sempre trascurato dagli storici per varie ragioni,comprese quelle politiche. Si dava,cioè,per acquisito che gli “interrogatori” non servissero a nulla e che le vittime fossero tutti eroi che si rifiutavano di rispondere. Purtroppo- commenta l’autore- non è stato così. Fra chi riuscì a tacere vi furono due stretti collaboratori di Ferruccio Parri,dirigenti della Resistenza in Liguria e Lombardia (Luciano Bolis e Manlio Magini). Anche i partigiani ,anche se solo in alcune realtà locali,ricorsero alla tortura .E questa è sicuramente la pagina più brutta della Resistenza ,ma nasconderla (come ,per molti anni,hanno fatto gli storici di tendenza comunista ) non serve a nulla,anche perchè,prima o poi,la verità viene a galla . Le torture inflitte dai fascisti e nazisti erano istituzionali,la norma,mentre quelle episodiche dei partigiani rappresentavano una aperta violazione delle direttive del Cln .Infatti,molti torturatori vennero puniti dagli organi della Resistenza. Lo ha documentato Franzinelli sulla scorta di una montagna di documenti,anche inediti. Un lavoro di archivio importante per ripristinare la verità al di là di interpretazioni di parte e di fanatismo ideologico.

Sempre Mondadori ha pubblicato di recente il libro dello scrittore e drammaturgo Anthony McCarten, “L’ora più buia”,da cui è stato tratto il film su Winston Churchill.

E’ questa una biografia di grande interesse perchè non racconta solo la complessa biografia del premier britannico (eroe di guerra, ubriacone,patriota,visionario,

imperialista,ecc ),ma anche quelle fasi oscure che avrebbero potuto cambiare la storia,come la decisione di un possibile accordo con Hitler. Dagli archivi britannici sono emersi documenti in cui questa ipotesi sembrava realistica. Un’immagine di Churchill inedita quella rappresentata da McCarten .Per fortuna però l’anziano premier riuscì a superare la depressione personale,inculcando fiducia e speranza nel suo popolo. Accantonò ogni ipotesi di trattativa con la Germania e rivolse al suo paese uno di quei discorsi celebri,che rimarranno nella storia, un vero e proprio saggio di arte oratoria ,che riuscì a mobilitare una nazione intera per vincere la guerra. Una biografia inconsueta di uno storico non accademico e non professionista che affascina e che coinvolge i lettori,soprattutto quelli della generazione degli eventi di guerra.

Parliamo ora,sia pure nei limiti dello spazio che abbiamo,di letteratura. Per la Salerno editrice è uscito un libro su uno scrittore di interesse mondiale che continua a suscitare sempre emozioni e curiosità ,F. Dostoevskij. L’autrice è Maria Candida Ghidini,docente di letteratura russa all’Università di Modena ( “ Dostoevskij”) . La grandezza di questo scrittore è nota .Dice l’autrice : “ dialoghi appassionati che si agitano nei suoi romanzi hanno smosso molta terra e piantato molti semi”. Com’è noto, la saggistica su questo grande scrittore è vastissima in ogni parte del mondo. E’ anche per questa ragione che la Ghidini ha deciso di proporre un percorso di lettura delle opere di Dostoevskij ,esaminando i grandi temi di cui si è occupato lo scrittore. Infatti è impossibile analizzare le sue opere senza considerare il contesto sociale,politico,economico e culturale. Una chiave originale che mette in risalto ancora di più la grandezza dello scrittore russo nella complessità del suo tempo.

Infine, segnaliamo un saggio scientifico che si occupa del nostro cervello. L’autrice di “Il cervello pragmatico” (Carocci editore), è Valentina Bambini ,docente alla Scuola universitaria Iuss di Pavia. Nel saggio si analizza il rapporto tra pragmatica e cervello e,sulla base di recenti scoperte, si riescono a spiegare le connessioni di lettura di espressioni non letterali,come metafore e ironia,il senso di un discorso ermetico,la disciplina della neurolinguistica,con particolare riferimento al recente filone della neuropragmatica. Un campo questo di grande interesse che sicuramente sarà seguito da nuove ricerche scientifiche,anche perchè ,come ormai sappiamo,il nostro cervello è ancora largamente materia di sempre nuove esplorazioni.

Aldo Forbice

Combattere il fascismo, L’etica del ribelle, L’impegno nel “vecchio” sindacato

“Come combattere il fascismo ? “ E’ questa una domanda tornata prepotentemente d’attualità . La si trova sulla prima pagina del libro di Marco Bresciani ,”Quale antifascismo ? “ ( Carocci editore ) . Bresciani è uno storico,un ricercatore che si è formato alla Normale di Pisa e subito dopo borsista in diverse università ( a New York, a Parigi,a Zagabria ). Il libro racconta la storia del movimento politico antifascista più originale e forse più ricco di intelligenze culturali e politiche del nostro paese,che ha intrecciato in forme innovative le tradizioni socialiste e liberali . Il gruppo venne costituito da Carlo Rosselli in esilio a Parigi nel 1929 e venne sciolto nel 1940. Era fondamentalmente antifascista,internazionalista e si batteva contro ogni forma di autoritarismo . L’autore analizza ,attraverso i testi degli intellettuali protagonisti di GL, le azioni del gruppo impegnato nelle reti transnazionali dell’emigrazione e della cospirazione .Non mancarono in questo movimento le contraddizioni tra le aspirazioni riformiste e rivoluzionarie ,il cui riscontro si è avvertito con gli anni,anche nei partiti dove sono confluiti questi intellettuali. Ricordiamo ,fra i tanti, Carlo Rosselli,Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti (che erano fuggiti,in modo rocambolesco ,dal confino di Lipari) . E poi Gaetano Salvemini,Alberto Cianca,Alberto Tarchiani,Cipriano Facchinetti,Raffaele Rossetti. A costoro si unirono Vittorio Foa,Leone Ginsburg,Aldo Garosci (dagli Stati Uniti) e tantissimi altri “fuoriusciti” e chi viveva in clandestinità in Italia,come Eugenio Colorni. Al’interno del composito gruppo (da cui scaturì il Partito d’azione) si distinguevano il socialismo liberale ,che andava da Rosselli a Guido Calogero, e il “comunismo liberale”, che risaliva a Piero Gobetti .Si trattavano però di contraddizioni solo apparenti,perché osservava Norberto Bobbio, si prefigurava già “la sintesi del domani “. Come poi doveva confermare un altro grande maestro di antifascismo,Augusto Monti , nel libro “Realtà del Partito d’Azione”,pubblicato nel 1945 .

Cambiamo pagine e occupiamoci di un libretto interessante e “ricco” di contenuti filosofici : Giulio Giorello, “L’etica del ribelle”, a cura di Pino Donghi (Editori Laterza) ) . Si tratta di un libro intervista al filosofo della scienza Giorello che affronta temi di stretta attualità, a cominciare dalle rivoluzioni politiche,scientifiche e religiose . Nell’intervista di Pino Donghi (un esperto di comunicazione scientifica),Giorello risponde con chiarezza ad ogni tipo di domanda sulle rivoluzioni affermando, fra l’altro : ” Come ammonisce Gadda ,anche in politica parecchie cose bisogna buttarle a mare ,giacchè non funzionano e bisogna farlo con la risolutezza del ‘maligno pisano’ (come l’Ingegnere chiamava Galileo”.

Un libro straordinario,ricco di sorprese,di un vulcanico Giorello.

Dalla filosofia al sindacato. Ora anche i sindacalisti,quando vanno in pensione,amano lasciare delle tracce del loro lavoro appassionato di un epoca di conflitti del lavoro ormai al tramonto. Almeno nei termini che si sono conosciuti negli anni scorsi, cioè prima dell’avvento dell’Industria.4 . Anche Sandro Degni ha seguito la “voglia di un libro” , “Con il sindacato nel cuore” ( edito dalle fondazioni Nenni e Buozzi) ,per lasciare le sue impressioni di una lunga esperienza di sindacalista nelle categorie Uil dei metalmeccanici,dei chimici,dei trasporti e nella struttura regionale del Lazio . Degni,abruzzese,ha lavorato in una fabbrica metalmeccanica di Roma e poi ha “scoperto” l’impegno sindacale .Buona parte del merito è sicuramente di Giorgio Benvenuto,che già lavorava nella confederazione di via Lucullo,prima di diventare segretario generale della Uilm e,in seguito,leader per molti anni della confederazione. Degni lo seguì ,insieme a Enzo Mattina , ed entrambi diventarono i due “luogotenenti “ di Benvenuto. Degni però rimase più rigorosamente legato all’impegno sindacale,forse anche per questa sua scarsa catalogazione politica, non ha fatto una rapida carriera sindacale sino ai massimi vertici . O meglio l’ha fatto,ma meno di quella che avrebbe meritato per la sua caratura.Solo per fare un esempio: avrebbe potuto diventare ,dopo Benvenuto, un carismatico segretario generale della Uil. E,invece,ha accettato senza protestare un posto di seconda fila,fedele proprio al suo impegno di sindacalista,impegnato a pieno tempo nel lavoro delle categorie che ha diretto con passione e orgoglio.

Aldo Forbice