Un artista contro tutte le dittature, uno scrittore fuori dal coro, un attentato fallito a Mussolini

Alejandro è la vita,giovane,dura/ dura fin troppo/ apertamente oscura,/
Angelo operaio in triste urgenza precipitosa

Sono questi versi che il poeta Rafael Alberti esule spagnolo in Italia scrisse per un grande artista apolide, anche se è nato in Italia (esattamente a Porto Recanati,nell’aprile del 1948). Il suo nome è Alessandro Kokocinski,che da alcuni anni vive a Tuscania ,dopo aver trascorso la sua adolescenza e la sua giovinezza in Argentina ,Cile e ,in Europa, ad Amburgo,Londra,Parigi e , a diverse riprese, a Roma . Koko ha poi “conquistato” la cittadinanza italiano,dopo aver subito due arresti per “renitenza alla leva militare“. Un artista poliedrico,amico di numerosi intellettuali (poeti,scrittori,artisti), italiani e stranieri,che ha presentato le sue opere in mostre che hanno fatto il giro del mondo (una delle ultime in Cina) . Alessandro non è mai stato “appiattito” su un’ideologia, anche se si definisce “anarchista”, probamente perché è nato da una madre russa, anticonformista, anticomunista: una donna colta che ha influenzato molto il piccolo Alik (così veniva chiamato da piccolo) e da un padre polacco,dai mille mestieri, anch’esso un combattente per la libertà. I genitori di Koko furono costretti a emigrare in Argentina e,in seguito, a far vivere il figlio con gli indios Guaranì nella foresta pluviale. Dopo alcuni anni decidono di far “adottare” Koko da un circo uruguaiano come acrobata cavallerizzo: questa è stato il liceo e forse la vera università dell’artista. Conosciamo da molti anni Koko, ma molte altre notizie le abbiamo ricavate dal bellissimo libro di Tiziana Gazzini (“Kokocinski –Vita straordinaria di un artista”,edizioni Clichy) . Effettivamente quella di Koko è stata una vita avventurosa,tale da ispirare documentari, film e sicuramente darà stimoli per nuovi libri . La ricerca della Gazzini è encomiabile perché l’autrice conosce l’autrice da oltre trent’anni. Il lungo “racconto” si snoda per almeno tre decenni e si sofferma sulle tappe della intensa vita artistica di Alessandro nei diversi continenti dove è vissuto. E’ sicuramente carente sui capitoli della vita privata (si parla poco della figlia Maja,della prima moglie,Prudencia). Forse l’unica eccezione è rappresentata dell’appassionato amore per Lina Sastri, con cui ha vissuto per anni. Probabilmente, immagino, che Alessandro abbia posto all’autrice dei veti rigidi perché (avrà detto): “non voglio far ingelosire o solo amareggiare la mia attuale moglie, che amo”.
Koko è un grande pittore,scultore e scenografo e nel libro vi sono raccolti buona parte dei documenti sulla genesi delle sue opere (ragioni esistenziali e la passione per i conflitti sociali ),gli apprezzamenti di critici e scrittori autorevoli e così via. La sua pittura si ispira a Velasquez, Rubens, Goya, Tiziano, Beato Angelico, Picasso,Grozt e ad altri grandi artisti del Rinascimento italiano,”usciti dal sonno delle loro tele” . C’è sempre qualcosa di inquietante nei suoi dipinti e nelle sculture frammiste o inserite in grandi tele: emerge sempre il suo messaggio contro le dittature di ogni colore ( a cominciare da quelle del Cile e dell’Argentina) e il suo grido di libertà in ogni regione del mondo.
A proposito di anticonformismo parliamo adesso di uno scrittore geniale,un po’ troppo trascurato dagli accademici e dagli scrittori appiattiti su una ideologia e/o una parte politica facilmente identificabile. Ci riferiamo a Luciano Bianciardi, su cui ha scritto un ampio e intelligente saggio Carlo Varotti (“Luciano Bianciardi,la protesta dello stile”, Carocci editore ) .L’autore,che insegna letteratura italiana all’Università di Parma, ha messo in luce l’indole dell’intellettuale ”fuori dal coro”, analizzando il valore sperimentale della sua scrittura. Bianciardi si è speso senza risparmio di energie , come narratore,saggista, autore di inchieste sociali,divulgatore di storia e scrittore di costume. E’ stato uno “sperimentalista”, ante litteram, testimone del suo tempo (erano gli anni del boom) e,in particolare, delle profonde trasformazioni sociali e politiche del paese. L’autore de La vita agra (che è stato anche critico televisivo dell’Avanti), si era distinto tra gli scrittori perchè aveva intuito che la produzione artistica e letteraria era destinata,prima o poi,ad essere inglobata “in un orizzonte di attesa massificato “: sarebbe diventata cioè “un prodotto commercialmente appetibile “.Come del resto spiega l’autore in ogni dettaglio ne Il lavoro culturale.
Molti critici hanno parlato di Bianciardi come di un intellettuale incapace di entrare a patti col sistema,Sicuramente questo è vero,anche se, purtroppo, l’apprezzamento della sua indipendenza e dell’indiscutibile anticonformismo è venuto solo dopo la sua morte,insieme – come conferma questo saggio – al riconoscimento del grande talento. Credo sia giusto oggi riscoprire e valorizzare le doti di questo versatile giornalista e scrittore ripubblicando tutte le sue opere.
Infine, parliamo di storia. Anzi di “storia ribelle”,per riprendere il titolo di una meritoria piccola casa editrice ,che ora ha pubblicato un libro dello studioso Roberto Gremmo, “Anteo Zamboni e l’attentato a Mussolini”. Nel lungo saggio (di un’edizione quasi artigianale) l’autore ricostruisce l’attentato a Mussolini,nel 1926 a Bologna. L’attentatore era un ragazzo, figlio di anarchici, che sbagliò il colpo e venne massacrato a pugnalate dal un gruppo di fascisti. Anche il padre e la zia,sospettati di essere stati i mandanti dell’attentato,vennero arrestati e condannati a lunghe pene detentive dal Tribunale speciale. Non mancarono inquietanti ipotesi,comprese quelle che si rifacevano a complotti dei dissidenti interni al fascismo. Gremmo ricostruisce minuziosamente tutti i fatti collegati,attingendo copiosamente ai documenti dell’Archivio centrale dello Stato. Grazie a ricerche,come queste,di studiosi indipendenti, trascurati dalla grande editoria,è possibile spesso ricostruire col massimo di verità possibile pagine di storia controverse del Novecento.

Aldo Forbice

Alla ricerca dell’Utopia. La riscoperta della poesia. L’adolescenza rivisitata

Ogni tanto un po’ di utopia ci aiuta a vivere,ma non si può esagerare, come fa, invece ,uno scrittore olandese, Rutger Bregman, col saggio “Utopia per realisti- Come costruire davvero il mondo ideale” (Feltrinelli). L’autore è uno storico ed ha ricevuto due nomination per il prestigioso European Press Prize. Del resto,scriveva Oscar Wilde: “Una carta del mondo che non contenga il paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non prevede l’unico paese al quale l’umanità approda di continuo. E anche quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un paese migliore, e così l’umanità fa di nuovo vela .Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie”. L’autore cerca di dimostrare,attraverso la storia dell’umanità che,in fondo in fondo, l’utopia è largamente una realtà di oggi.”Il progresso,scrive, ha sbaragliato i sogni più arditi dei nostri antenati”. Non condividiamo l’eccessivo ottimismo di Bregman perché il progresso, se ha portato a livelli più elevati le condizioni di vita degli esseri umani,non ha cancellato la povertà,la fame,l’immigrazione senza regole, lo sfruttamento,le epidemie diffuse,i conflitti ,il razzismo e lo schiavismo in tutto il mondo. Anzi,in molte aree del mondo, la criminalità organizzata (comprese le mafie e i narcos) si è incrementa proprio per il cosiddetto progresso economico. Tuttavia il saggio dello scrittore olandese è stimolante per la ricchezza dei dati esposti e per le brillanti performance di scrittura.
Dall’utopia passiamo alla poesia. In fondo ci sono molte affinità. Cominciamo col bel libro di Elio Pecora (“Il libro degli amici”, Neri Pozza). Pecora vive a Roma da mezzo secolo, è un poeta raffinato,un critico letterario e uno scrittore molto apprezzato. È stato sempre un protagonista del mondo culturale; ha conosciuto tutti i saggisti,i poeti,gli “uomini di penna” più noti,oltre alla miriade di personaggi del sottobosco letterario. In questo libro ha raccontato i personaggi della Roma letteraria : da Alberto Moravia a Elsa Morante,Sandro Penna, Italo Calvino, Francesca Sanvitale, Elsa de Giorgi ,Amelia Rosselli ,Dario Bellezza,Rodolfo Wilcock,Aldo Palazzeschi e tanti altri. In realtà però per Pecora parlare dei suoi amici costituisce un pretesto per raccontare sé stesso,la sua vita passata,la tristezza di quella di oggi,in una Roma “imbarbarita”,che non rappresenta più quella di un tempo . E c’è da pensare che descrivendo,via via, i funerali dei suoi amici prefigura la sua scomparsa .Un libro triste,che prevale sulla curiosità e l’interesse per tante pagine che raccontano le vite e i segreti di tanti personaggi,ma fa anche riflettere profondamente (e dolorosamente) . Un libro stimolante e di grande attualità quello di Paolo Giovannetti, professore di letteratura allo Iulm di Milano), in cui si analizza la poesia del nostro tempo ( “La poesia italiana degli anni Duemila”,Carocci editore ). Da anni si parla poco dell’evoluzione (o involuzione) della composizione letteraria in versi,anche perché – purtroppo – c’è sempre meno gente che legge si lascia affascinare dai versi . La poesia è però un genere che resiste,che non accenna a tramontare ,e che comunque coinvolge nella scrittura sempre centinaia di migliaia di appassionati. Il saggio analizza i diversi modi di fare poesia,i più differenti,i più bizzarri:, per “far capire” meglio la poesia,soprattutto quella contemporanea. Un’opera utile,di cui si sentiva sicuramente il bisogno .Speriamo però che si faccia anche capire (in una successiva edizione) che cosa si può definire poesia,da quella di un divertimento di scrittura che forse non ha nulla a che vedere con la letteratura.
In chiusura , segnaliamo un romanzo di una grande scrittrice austriaca, Helga Schneider,autrice di “Un amore adolescente” (Salani edizioni) . Non è una scrittrice alle prime armi. Infatti, nel suo curriculum, ha diversi romanzi di successo tradotti sia negli Usa che in Cina e in Giappone. Quello indicato è però un libro riservato soprattutto ai ragazzi. La protagonista è infatti una adolescente alla prese con i problemi dei rapporti con i giovani maschi della sua età, con la sua socializzazione e la voglia di crescere in un difficile dopo guerra. Ammirevole la qualità della scrittura,comprensibile e chiara anche per i giovani lettori, non ancora abituati a leggere i romanzi che parlano della loro generazione.

Aldo Forbice

Le aziende “rigenerate” contro la crisi, Leo Longanesi e le sorprese dei gialli

Chi l’avrebbe detto che tre politici si riciclassero come tecnici,studiosi della disoccupazione, della crisi delle imprese, soprattutto delle piccole? E lo hanno fatto con distacco, competenza e attiva partecipazione alle sofferenze della gente e del paese. E’ quanto emerge subito dalla lettura del saggio di tre autori (Paola De Micheli, Stefano Imbruglia e Antonio Misiani), dal titolo “Se chiudi ti compro – Le imprese rigenerate dai lavoratori” (Guerini e associati). Com’è noto, la De Micheli è sottosegretaria all’Economia, Imbruglia è un giornalista,legato alla politica, esperto di economia e Misiani è deputato del Pd. L’orbita di appartenenza è quella del partito di Matteo Renzi, anche se le influenze politiche e ideologiche non si avvertono. Neppure nella prefazione di Romano Prodi che si sofferma soprattutto sull’attualità di una legge (la Marcora ), vecchia di 40 anni,ma ancora valida. E’ proprio grazie a questa legge che molte aziende sono sopravvissute, nel declino generale della nostra industria. E migliaia di lavoratori hanno reagito, rifiutando un destino di disoccupazione,investendo i propri soldi e rimboccandosi le maniche. In tal modo hanno salvato il loro posto di lavoro insieme ad imprese,anche storiche.

I tre studiosi hanno compiuto un originale viaggio raccontando storie di lavoratori,di tecnici,di imprese della provincia italiana che hanno saputo reagire alla crisi. Il dato di partenza sono le cifre ,forse un po’ troppo sottostimati,ma comunque rilevanti. Nel periodo 2007-2014,secondo l’Istat,l’occupazione industriale è calata di un milione 400 mila unità. Se calcoliamo che, per ogni lavoratore che perde il posto di lavoro viene coinvolta una famiglia, è facile arrivare a un numero impressionante. Prodi lo calcola in 4 milioni 200 mila ,ma la cifra è sicuramente più grande. La qualità della vita è peggiorata,la disoccupazione porta alla disperazione .E anche i piccoli imprenditori hanno lasciato una scia di sangue e dolore per le loro famiglie,come conferma la lunga serie di suicidi,di cui in appendice vengono riportate stralci di lettere inedite di Giorgio Zanardi,scritte pochi minuti del gesto estremo. Documenti strazianti della realtà di una crisi (non ancora del tutto superata ) che ci fanno capire quanto siano “pesate” nel nostro paese le conseguenze della destabilizzazione finanziaria internazionale e della pessima gestione europea e nazionale della politica economica .

Parliamo adesso di letteratura,quella vera. Cominciamo con un intelligente libro su un poliedrico personaggio,Leo Longanesi,scrittore,pittore,giornalista ed editore. L’autore di questo saggio (“Leo Longanesi,un borghese corsaro tra fascismo e Repubblica”,Carocci editore) è Raffaele Liucci,noto anche per avere scritto,con Sandro Gerbi,una biografia in due tomi di Indro Montanelli.

L’autore ripercorre ,parlando di Longanesi,la storia delle vicende politiche e letterarie dal 1926 agli anni ’40. Longanesi morì ad appena 52 anni ma fece in tempo, nelle riviste da lui fondate e dirette ( “Italiano”, “Omnibus” e “il Borghese” ) a cogliere pienamente le radici della “destra carsica”,raccontando le storie dei tanti intellettuali passati dal fascismo al post fascismo (compresi quei personaggi che ritroveremo nel Pci ). Un bel documento di un’Italia del tempo che ci fa riflettere anche sull’Italia di oggi .

I gialli rappresentano oggi una parte consistente del mercato editoriale. Anche una media casa editrice,come la Marsilio,che concede un largo spazio alla saggistica politica e alla narrativa di qualità ,ha una collana di gialli. Ma l’originalità è rappresentata dai “Gialli Svezia”.Gli ultimi pubblicati sono di grande interesse perché rivelano intrecci molto diversi da quelli anglosassoni o italiani .Vi è poco sesso e anche l’orrore non viene mai raccontato nei dettagli. E’ questo il caso di Arne Dahl ,pseudonimo del giornalista Jan Arnald,che in un libro di oltre 400 pagine (“Il tempo del male”) fa venire i brividi : provoca una suspence continua,sorprese a getto continuo sino all’ultima riga,che preannuncia un altro giallo. Liza Marklund ,una scrittrice di romanzi polizieschi (15 milioni di copie fin’ora venduti) racconta nell’ultimo libro (“Ferro e sangue”) casi irrisolti,in gran parte ispirati a storie vere ripescate negli archivi . Il pretesto sono inchieste giornalistiche che “scavano” nelle cronache nere che la polizia ha abbandonato senza trovare una soluzione, Il libro ricorda un po’ la serie di film per la tv “Senza traccia”; non a caso la via della tv è riservata anche alle storie di questo libro. Del resto quasi tutti gli autori raccontano tragedie,orrori e drammi sociali utilizzando spesso i format dei gialli. Per non andare troppo lontano,anch’io ho utilizzato lo stesso “modello” narrativo nel recente romanzo “Fuori dal coro” (Dario Flaccovio editore),protagonista un giornalista conduttore radiotelevisivo. Scusate l’autocitazione, ma forse è utile farlo sapere a chi è sfuggita la “notizia”.

Aldo Forbice

Che significa essere terroni? – Mieli, in guerra con il passato – Gli etruschi sconfitti e vincitori

Chi può capire meglio di me Francesco Merlo ? Come me, giornalista a Catania,Milano e Roma .Gi ho espresso solidarietà quando decise di andar via dalla Rai,dove era stato consulente per la ristrutturazione dell’informazione radiotelevisiva. È stato il primo ad abbandonare la nave ,controllata da orde di pirati col marchio di partiti e sindacati. Poi seguirono le dimissioni di Vercesi e dello stesso direttore generale Campo Dall’Orto. Oggi però ci occupiamo di lui per un libro,curioso,impertinente e originale: “Sillabario dei malintesi – Storia sentimentale d’Italia in poche parole” (Marsilio) . L’autore ci spiega,anche con viva ironia,come le parole possono perdere il significato originario, assumendone uno negativo e viceversa. Sono assolutamente d’accordo con lui e gli esempi sono moltissimi e Merlo impiega ben 400 pagine per citarli tutti o quasi. Dato lo spazio limitato di questa rubrica ci limitiamo a fare un solo esempio: quello della parola “Terrone”. Sono un esperto in questo campo,non solo come terrone doc,ma anche per aver pubblicato un libro ,dal titolo “Io, ingegner Terrone “ ( Log-Guerini editore) . Merlo,anche lui terrone doc, ha scritto in materia pagine divertenti e di grande verità. Fra l’altro, ha fatto notare che “è stata raccontata la storia dei Crispi e dei San Giuliano,degli emigrati che diventano operai della Fiat,dei soldati del nord e del sud che nelle trincee della prima guerra mondiale muoiono italiani. Manca invece la storia del terrone italiano,la storia dei prefetti e dei maestri e quella dei ferrovieri che rappresentano non solo il meglio dell’Italia “terrorizzata” ma anche della sinistra”.C’è un’altra cosa che condivido con Merlo. La prima sul giornalismo (“un mestiere che si sta irrimediabilmente guastando”) ; la seconda riguarda il suo maestro Vizzini .Anche il mio maestro si chiamava Vizzini : sarà lo stesso ?

Passiamo adesso alla storia,quella scritta da storici e da quei giornalisti,che talvolta sono molto più bravi di quelli accademici. E mi riferisco a Paolo Mieli ,che ha ora pubblicato “In guerra con il passato –Le falsificazioni della storia” (Rizzoli).

E’ un compito difficile quello del notissimo giornalista- storico: mettere a nudo l’uso strumentale della storia per avallare le esigenze del presente. Una guerra che si produce proprio in tempi in cui si scopre che “niente è più moderno della memoria”. Mieli cita James Hillman (“Un terribile amore per la guerra”) per ribadire che la memoria ufficiale è corta.”Le prove delle atrocità marciscono negli archivi istituzionali ,eppure la memoria della inumanità della guerra non sbiadisce con il tempo. Aleggia con i suoi fantasmi. Peggio si proietta sull’intera storia”. L’autore porta il lettore in un viaggio lungo i secoli per rivelare le troppe manipolazioni e le contraffazioni . E’ un’analisi difficile che rimette in discussione motivazioni ed eventi,compresi atti compiuti da quella che si è sempre ritenuta “la parte giusta”. Si tratta di un’operazione senza fine ,di cui il revisionismo (col capo scuola De Felice) è solo una componente o l’antesignano di questa nuova ricerca storica,che comunque – avverte Mieli- non va rapportata al tempo presente. Finiremmo con lo scoprire sempre sorprese negative.

Ad arricchire la già cospicua letteratura etrusco-romana è ora uscito un libro di Thierry Camous,”Tarquinio il Superbo” pubblicato da Salerno editrice. L’autore è un ricercatore del Cnrs e storico particolarmente esperto nella storia delle origini di Roma. Questo saggio racconta alcuni importanti capitoli della storia degli etruschi,non dalla parte dei vincitori (come spesso è avvenuto: sono numerosi gli autori greci e romani,notoriamente nemici dei “Tirreni”,come venivano chiamati gli etruschi). L’autore,scrive infatti che la prima morte degli etruschi avvenne tra il 396- quando Camillo fece cadere la potente Veio,nemica secolare e vicina di Roma – e il 264,con la caduta dell’ultima città “toscana” rimasta libera,Volsinii. Non è ancora del tutto certa l’origine di questa città: se cioè collocabile nell’attuale Orvieto ,oppure nella vicina Bolsena,dove di recente sono state rinvenuti reperti archeologici che avvalorerebbero le origini della città etrusca. Ma di tutto questo l’autore non ne parla,anche perché la sua ricerca è concentrata sulla figura del dittatore Tarquinio ,definito da Tito Livio,il “Superbo” ,che conquistò il potere con un efferato omicidio di un innocente (Erdonio). Tarquinio fu un grande condottiero,fece crescere Roma,con grandi conquiste militari,ma non fu molto amato dal popolo,per il saccheggio delle città conquistate , i massacri delle popolazioni e lo sterminio dei suoi nemici. La “Grande Roma dei Tarquini” doveva passare anche con gli orrori e il sangue che scorreva a fiumi. Del resto perché stupirsi ? E’ cambiato qualcosa nell’epoca moderna ?

Infine ,una segnalazione della rivista quadrimestrale “Storia Ribelle”,diretta dallo storico Roberto Gremmo.Di particolare interesse ,nel numero 45, un saggio sui rapporti inediti della polizia fascista sulla Resistenza laziale nel 1944 e la rivelazione di documenti di Giancarlo Pajetta ed Enrico Berlinguer che proponevano accordi politici con Pino Rauti.

Aldo Forbice

Lavoro e non lavoro nel 2025, Disertori, L’elefante di Napoleone, Memorie del futuro

Domenico De Masi è un sociologo napoletano esperto in politiche del lavoro. Ora è un “emerito”, ma ha insegnato per trent’anni all’Università “la Sapienza” di Roma. Con la sociologia del lavoro ( e non solo) si è sempre divertito a inventare sempre teorie nuove e fantasiose, come “l’ozio creativo”. Ci ha scritto anche dei libri, diventati, talvolta, di successo. Ora ,con l’aiuto di un composito gruppo di filosofi,sociologi ed esperti di società post industriale e di sociologia del lavoro, ha pubblicato un ponderoso volume (oltre 400 pagine), dal titolo “Lavoro 2025 –Il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione), Marsilio. Un testo tratto “liberamente” da una ricerca voluta da un gruppo di parlamentari Cinque Stelle “per fornire una base scientifica alle proposte di legge del loro partito”.

Il risultato però mi sembra deludente,anche perché,nonostante la presenza di prestigiosi esperti e la discussione, anche pubblica che ne è seguita,non si arriva alla formulazione organica di un programma che doveva diventare una parte di quello più generale di governo. De Masi,intellettuale libero,laico (un tempo strettamente collegato al Pci), si intuisce che non si sente a suo agio ,come se avesse in qualche modo le “mani legate” dalla committenza. Non pensate però di trovarlo nelle liste grilline alle prossime politiche perché De Masi rimane pur sempre un libertario,poco ligio alle direttive autoritarie che vengono dai comici e dagli informatici,come Grillo e Casaleggio.In ogni caso questa ricerca rimane utile per un approfondimento sulle prospettive di lavoro nei prossimi dieci anni .Con il rischio,come afferma De Masi, che il lavoro “ non resti un privilegio per alcuni e un miraggio assillante per altri,un fattore di dissidio profondo tra occupati e disoccupati,un motivo di guerra tra i poveri”.

Vorrei parlare adesso di un piccolo romanzo (piccolo solo come dimensioni) di Michele Pellegrini,uno autore triestino che ha scritto “Disertori” (Barbera editore ).

Lo scenario è la ex Jugoslavia e l’Albania,compreso il Montenegro e la Dalmazia .E’ la storia di un gruppo di militari diventati banditi,dai colori politici diversi ,La guerra li ha trasformati in uomini sanguinari,privi di scrupoli ,che hanno perso ogni briciola di umanità. E’ un romanzo,tratto però ( e si sente ) da una storia vera,che lascia tracce profonde nella mente del lettore per la violenza,la ferocia gratuita scaturita da ideologie e da assurdi fanatismi politici .La scrittura è semplice,scarnificata, senza retorica ,che colpisce con durezza.

L’autore del libro “L’elefante di Napoleone” (Bompiani),Paolo Mazzarello, non è un letterato di professione. Il suo “mestiere” è quello di docente e,più esattamente di storico della medicina,all’Università di Pavia.Il titolo ( di grande richiamo) nasce dalla donazione all’Università lombarda dei resti,ben conservati,di una elefantessa che si trovava al ”Musèum nazional d’histoire naturelle di Parigi”. E’ chiaramente un pretesto per raccontare l’affascinante storia di questo gigante della natura che arrivava dall’India e quindi serviva alla Francia anche per far conoscere una parte importante dell’Asia. L’elefante aveva finito,prima con la monarchia e poi con Napoleone, con svolgere un ruolo di potenza,di bellezza della natura,ma anche di mansuetudine ,di serenità,di maestosità .L’elefantessa era arrivata dopo un avventuroso viaggio ,per mare e per terra,alla sontuosa reggia di Versailles,dove era stata ospitata,curata e vezzeggiata dalla famiglia reale. Ma un giorno però il pachiderma riuscì a liberarsi dalle sue catene e fuggì alla ricerca della libertà. ll libro è un omaggio al più grande animale della terra,in via di estinzione,per la malvagità degli uomini. Un racconto,vero e fantastico: una metafora sulla libertà ,sul rispetto dei diritti degli animali ,ma anche di quelli fondamentali degli esseri umani .E’ anche per queste ragioni che a Mazzarello è stato assegnato il Premio della letteratura giovanile “Città delle rose” (Abruzzo).

Infine, segnaliamo un libro curioso e intrigante del sociologo Paolo Jedlowski ( insegna all’Università della Calabria), “ Memorie del futuro” (Carocci editore ) .

Lo studioso affronta l’analisi del futuro con una chiave originale,che fa molto pensare al proprio passato,che può diventare futuro. La domanda fondamentale è questa: che cosa avviene quando ricordiamo un futuro che in passato abbiamo immaginato ? Quando,ad esempio,ricordiamo un’aspirazione irrealizzata ? E così via…Una riflessione attenta,analitica, tra nostalgia,speranza e riflessione.

Aldo Forbice

La bellezza, Il mondo gay della Chiesa, La famiglia che cambia, Il narcisismo

Vi confesso che ho sempre avuto una grande ammirazione per Vittorio Sgarbi,come storico dell’arte. Lasciamo da parte,in questa sede, il Vittorio narcisista,uomo di spettacolo,polemista a tutto tondo. Sgarbi esperto d’arte è da apprezzare. E questo – lo dicono, a volte sottovoce,anche i grandi esperti di arte figurativa- e viene confermato,se ce ne fosse bisogno,anche dal recente libro (570 pagine),”Dall’ombra alla luce” ( La nave di Teseo,la casa editrice diretta da Elisabetta Sgarbi,la sorella).Del resto, il prefatore (Paolo Di Paolo) scrive di quest’opera: “Credevo di sapere cos’è l’Italia non lo sapevo abbastanza. E’ stato come risvegliarsi davanti alla sua natura di scrigno contenente infiniti scrigni ,davanti a una inesauribile e prodigiosa dotazione di bellezza”. Sgarbi,di fronte al panorama di dipinti famosi, fa sfoggio della sua inesauribile competenza,che si unisce alla sua grande passione per l’arte,quella che emoziona,che lascia un segno profondo nella mente e nel cuore.

Lo studioso commenta in modo brillante le opere dei più grandi artisti del passato: nomi noti (come Caravaggio,Velazquez, Luca Giordano,Mattia Preti,Guido Cagnacci, Giambattista Tiepolo e tanti altri) e meno noti. I racconti e le riflessioni critiche sono appassionati e appassionanti , trasmettono gioia ed entusiasmo per la bellezza: valgono molto di più di eruditi saggi di esperti. apprezzati forse solo dagli addetti ai lavori.

Passiamo ora ad argomenti più “terreni”, col libro del giornalista Emiliano Fittipaldi (“Lussuria”, Feltrinelli). Sì ,è lo stesso autore del tanto discusso libro ,diventato bestseller, “Avarizia”,poi “processato” dai magistrati del Vaticano. “Lussuria” è un libro rivelazione che affronta con coraggio il tema dell’omosessualità e della pedopornografia all’interno della Chiesa. Un argomento tabù,che le gerarchie vaticane hanno sempre “ignorato” o minimizzato . L’autore affronta,sulla scorta di una grande quantità di documenti inediti (compresi atti giudiziari ), e numerose testimonianze, un argomento scandaloso che Papa Francesco ha sempre condannato (almeno nelle sue esternazioni ). Purtroppo però Bergoglio ,almeno in questo campo,sembra non abbia raggiunto grandi successi perché la lobby omosessuale,costituita da preti,vescovi e cardinali, continua ad essere potente sempre e difende i propri interessi e privilegi con ogni mezzo. Non a caso di questo libro si è parlato poco nei media perché si tratta di “materia scottante” : i giornaloni e i telegiornali Rai e commerciali, preferiscono non occuparsene ,anche se con grande imbarazzo. Alcune eminenze cattoliche potrebbero ricorrere alle querele. Ma nessuno pensa di utilizzare “l’arma “ della legge . E’ rischiosa,se ne parlerebbe troppo . E’ meglio dunque stendere una coltre di silenzio. Parola di (prete) gay .

C’è poi un libro,che come scriveva Franz Kafka ,appartiene alla categoria di quelli che “mordono e pungono”.Del resto,osserva sempre il grande scrittore ceko,”se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio,a che serve leggerlo ? ” Nel nostro caso ci riferiamo alla scrittrice Laura Pigozzi (“ Mio figlio mi adora”,Nottetempo edizioni),che ha ottenuto di recente il premio “Città delle Rose” (sezione libri per giovani). Il libro affronta,in modo approfondito (ma anche problematico) tutti i problemi dell’evoluzione della famiglia,comprese quelle omosessuali,con le implicazioni sui figli, che conosciamo anche dai dibattiti sullo jus soli ,sulle adozioni,sulle copie gay ,ecc. La scrittrice ,psicologa ,si limita ad analizzate la tipologia delle famiglie (allargate,monogenitoriali e omogenitoriali ) con tutti i problemi ancora aperti e di non facile soluzione nel breve-medio termine.

Infine,riflettiamo sul narcisismo,una malattia che colpisce un’infinità di uomini e donne .Ad affrontare causticamente l’argomento è lo psichiatra e psicoterapeuta Giancarlo Dimaggio,col saggio “L’illusione del narcisista” (Baldini & Castoldi).Non avevo mai letto un atto di accusa,così documentato e così duro contro questi “odiosi individui” ,che “si credono degli dei ,dei re o regine del mondo”. I narcisisti, commenta sempre l’autore, “aspirano alla grande vita e invece passano la maggior parte del tempo tra rancore,perché gli altri non li riconoscono,rabbia,perché sentono chi li circonda come bastoni tra le ruote,disprezzo per un mondo che non li appaga più “. Il narcisismo è sicuramente una malattia. Nella gran parte dei casi si può guarire,ma la terapia è complessa e soprattutto ha tempi lunghi.

Aldo Forbice

Aldo Forbice

I traditori di tutte le risme, L’involuzione del regime turco, testimonianze sui lager 

Ogni tanto gli studiosi si prendono un anno sabatico : sospendono le loro ricerche su materie complicate,che spesso li occupano per diversi anni e si dedicano ad argomenti più leggeri,meno impegnativi,consolandosi con riscontri più positivi nelle librerie. E’ questo il caso di Marcello Flores ,docente di storia nelle università di Siena e Trieste, autore di numerosi saggi “costruiti” sulla ricerca negli archivi,pubblici e privati e sulle altre fonti. Il libro si intitola “Il secolo dei tradimenti” (il Mulino) e si occupa dei grandi casi di tradimenti dal 1914 al 2014: da Mata Hari e Snowden. Anche in questo lavoro ( come già nel libro precedente,”Traditori”) l’autore ricorda come ,dalla metà del ‘700 e l’inizio del ‘900,si sia modificata l’idea del tradimento. E i cambiamenti successivi ,nell’arco del “secolo breve”,sino a far coincidere la figura del traditore con quella di spia, a secondo dei regimi,dei sistemi democratici o di chi lottava per la libertà e l’indipendenza del proprio paese. Si tratta ,dunque,di una definizione che finisce con l’assumere significati diversi ,se si considerano i contesti geopolitici ,gli scenari politico-ideologici in cui operavano i protagonisti . I casi di “tradimenti” nel Novecento sono talmente così numerosi che potrebbero essere contenuti nello spazio

dell’Enciclopedia Treccani. Da qui le difficoltà di Flores nel raccontare le vicende dei traditori in un libro di 300 pagine. Si parla certo del patriota italiano Cesare Battisti,ma anche della ballerina,spia doppiogiochista, Mata Hari,fucilata come spia. L’autore si immerge poi nei totalitarismi (fascismo,nazismo e comunismo),per i quali tutti i dissenzienti sono trattati come “traditori della patria” e quindi perseguitati,condannati a pene pesanti e spesso a morte. Questo avviene prima,durante le guerre (compresa quella “fredda”) e anche dopo .Sempre .L’autore analizza,con l’occhio acuto dello studioso,questi casi,distinguendoli ,politicamente per genere, cercando anche di interpretare i casi più recenti dell’informazione della rete (compresi gli abusi) come testimoniano le vicende legate ai nomi di Assange e Snowden.

Le vicende legate all’involuzione democratica della Turchia ,per effetto delle scelte autoritarie di Erdogan ,sono raccontate in un ponderoso saggio della giornalista Marta Federica Ottaviani (“Il Reis”, Textus edizioni ).L’autrice,che da otto anni vive tra Milano e Istambul, è considerata una esperta rigorosa delle vicende politiche di questo paese musulmano,con istituzioni tradizionalmente laiche e alleato storico dell’Occidente. L’autrice racconta tutti conflitti e le divisioni della destra islamica,le involuzioni del presidente Erdogan sino al recente tentato golpe e la durissima repressione nei confronti dei politici moderati,dei militari dissidenti,degli intellettuali e giornalisti (questi ultimi hanno pagato il prezzo più pesante ,in carcere,chiusure di giornali,licenziamenti e persecuzioni). Un libro importante,scritto con rabbia e passione,in modo approfondito ,per capire la realtà di questo grande paese,che esercita un’influenza politica,culturale e religiosa in buona parte dell’Asia ,dell’Africa e della stessa Europa.

L’editrice Mursia da anni pubblica saggi di argomenti storici di grande interesse. Ora vogliamo segnalare due libri di ricerca e testimonianza sui lager nazisti. Il primo,”Storie di lager” è curato da Enzo Zatta e Giancarlo Feriotti,due ricercatori figli di internati in lager nazisti che da oltre trent’anni compiono studi approfonditi, ,raccogliendo testimonianze e memorie sui campi di concentramento e la deportazione degli italiani. Entrambi questi appassionati studiosi hanno dedicato una parte importante della loro vita per lasciare una viva testimonianza delle tragedie dell’ultima guerra.

L’autore dell’altro libro (“Zidov”) è il dalmata Gino Bambara,che ha partecipato,come ufficiale, agli eventi militari in Grecia e Jugoslavia.”Zidov”,in serbo,significa ebreo. Erano circa 78 mila gli ebrei che vivevano nella ex Jugoslavia (Serbia,Croazia,Dalmazia,Bosnia e Montenegro),quando i nazisti entrarono a Belgrado,nell’aprile del 1941. Ma la maggior parte di questa popolazione finì nelle camere a gas dei lager: se ne salvarono solo 3500 perché l’esercito italiano,ignorò le leggi razziali del 1938 e il nullaosta di Mussolini (che consentiva la consegna degli ebrei ai nazisti). L’autore, testimone di quei tragici avvenimenti,racconta ,con particolari agghiaccianti,questa pagina fin’ora sconosciuta della Shoah . Testimonianze,quelle citate, di grande interesse che arricchiscono la già copiosa letteratura sui genocidi e i totalitarismi di tutti i colori politici.

Aldo Forbice

Gli scoop veri esistono – Da Caporetto a Baghdad – Il quarto potere e l’Eden

Enrico Franceschini è un giornalista di successo. E’ stato inviato e corrispondente di un grande giornale,ricoprendo per trent’anni le sedi di New York ,Washington,

Mosca,Gerusalemme e Mosca. Come tutti i giornalisti,soprattutto quelli della sua generazione,inseguiva gli scoop. Non a caso il suo recente libro ha proprio questo titolo ,“Scoop “ (Feltrinelli ).

Nelle citazioni fuori testo l’autore ne trascrive alcune esilaranti,fra cui queste due:

La maestra chiede a Pierino che lavoro fa suo padre. Fa il violinista in un bordello,risponde Pierino. Perchè menti ? ,obietta la maestra,sappiamo tutti che tuo padre fa il giornalista. E Pierino: mi vergognavo a dire la verità,signora maestra.

Redattore capo a cronista:” Sicuro che abbiamo questo scoop in esclusiva? “

Cronista a redattore capo: “ Certo. Me lo sono inventato io di sana pianta”.

Nel romanzo gli scoop veri invece ci sono. Il protagonista,un giornalista di primo pelo,inviato per caso in un paese dell’America Latina ,in piena guerra civile, racconta le avventure e i rischi anche per la sua vita,considerandosi un inviato speciale, come quelli del passato : a metà fra l’agente segreto,il playboy e l’avventuriero. Si trova però al centro di colleghi maturi,che trascorrono il loro tempo ai bordi di piscine di alberghi di lusso e alle prese con dittatori da operetta, guerriglieri campesinos,

invisibili squadroni della morte e bellissime giovani donne “disponibili”. In questo scenario il reporter opera, alla difficile ricerca dello scoop .E ci riesce ,ma con quante difficoltà .. La storia non ve la raccontiamo perché va “goduta” leggendo il libro, scritto da un giornalista di razza,di quelli che oggi ,purtroppo ,si trovano sempre più raramente. “Roba di altri tempi”,si diceva una volta.

Un altro giornalista,Lorenzo Cremonesi, è l’autore del libro “Da Caporetto a Baghdad “ (Rizzoli ) . Il titolo sembrerebbe un po’ strano,ma l’autore spiega,con grande competenza che cosa unisce i tragici eventi della guerra 1914-18 con le guerre contemporanee in Medio Oriente ( Del resto,Papa Francesco non continua a ripetere che quella attuale è la “terza guerra mondiale a pezzi “ ? ). Cremonesi,inviato colto e molto apprezzato ,ha visitato i vecchi campi di battaglia in Francia,Belgio,

Germania,sulle Alpi e fa di continuo i confronti fra quei conflitti e quelli fra Israele e

i paesi arabi,senza dimenticare gli scenari iracheni,siriani e del recente protagonista rappresentato dal “Califfato”. In altre parole,il libro è stato pensato non solo per ricordare gli orrori delle guerre contemporanee,ma soprattutto per riflettere sulle origini e le conseguenze (cosi tanto simili,nelle loro diversità ) delle guerre di ieri e di oggi.

Parlando di giornalisti ci viene spontaneo parlare di un libro che analizza proprio il mondo dei giornalisti : Pierluigi Allotti, “Quarto potere” (Carocci editore) .L’autore, che insegna storia del giornalismo all’Università La Sapienza,analizza l’evoluzione ( o l’involuzione,dicono i più critici ) dei giornalisti ,famosi e meno noti, dal 1848 sino all’avvento di Internet .

In realtà ,la parte ,forse più interessante del giornalismo che cambia (l’epoca di Internet sino ad oggi) meriterebbe un altro libro, a cui probabilmente l’autore si sta dedicando .“Quarto potere” è un libro importante perché ricostruisce in forma sintetica la lunga e complicata storia del giornalismo italiano,contrassegnato – e questo forse l’aspetto più negativo- da sempre , dall’impronta politica,per non dire partitica . Sono stati pochi,per la verità,i giornalisti veramente indipendenti. Solo episodicamente,quando hanno rotto con un partito,con un editore (anche qui una rarità quelli “puri”) o con uno schieramento politico o con delle lobby economiche. Ma tutto questo fa parte della natura della nostra democrazia,

Infine, un altro giornalista (Massimo Del Gigia) si è distinto per aver “conquistato” il Premio Amerigo delle Quattro libertà (The Amerigo four freedoms award ),col romanzo “In salvo dall’Eden” (Ibiskos Ulivieri) . Del Gigia è un giornalista fiorentino con un curriculum professionale di oltre trent’anni (agenzie,giornali,televisioni,uffici stampa). Ora ha provato a vivere l’ebbrezza del romanziere e sembra esserci riuscito,visto che è stato subito premiato. La storia è ambientata nell’ultima guerra,con una protagonista da intrigo internazionale,con una serie di colpi di scena che fanno di questo libro un thiller avvincente ,che coinvolge il lettore sin dalle prime pagine.

Aldo Forbice

I “vampiri” sono tra noi, Quella riforma impossibile, Globalizzazione continua, Editor senza ira

Mario Giordano non è sereno e non vuole esserlo: si arrabbia facilmente con chi contesta le cose che scrive nei suoi libri. E fa bene. La sua ultima denuncia,che si chiama “Vampiri” (Mondadori) ,ha sollevato un vespaio in tutti i media (giornali,programmi tv,web ),ma al di là delle polemiche e delle “giustificazioni “ degli interessati, i fatti rimangono scandalosi e fanno amaramente riflettere su uno Stato che non riesce a stabilire un minimo di giustizia previdenziale,affrontando con coraggio i profondi divari,in nome dei “diritti acquisiti” e di leggi palesemente ingiuste. Ripetiamo ora denunce note, per tenere sempre presente la lista degli scandali. E così l’autore ricorda che c’è chi prende ogni mese quasi 8 mila euro a 44 anni e chi li riceve senza essersi mai seduto su uno scranno parlamentare; c’è un ferroviere nababbo che incassa 13 mila euro al mese e il dipendente comunale che rivuole la pensione da 49 mila euro . E c’è ancora oggi chi va in pensione a 55 anni con assegni a molti zeri. Ma c’è anche (l’autore cita il caso di una parrucchiera di Pisa di 27 anni) chi andrà in pensione nel 2064,con 58 anni di lavoro,con meno di 1000 euro netti al mese. A questa giovane parrucchiera l’autore dedica “Vampiri”. Un libro questo ,che non è solo l’ennesima denuncia sulle pensioni d’oro (vi sono state già troppe inchieste dei media finite ,purtroppo ,nel dimenticatoio),che fa venire il “mal di fegato” a molta gente,ma cercare anche di fare qualche proposta per cambiare le cose. Non serve elencare troppe cose, ne basta ,per il momento,una: aboliamo completamente i vitalizi. Sarebbe questo un primo importante passo per una vera giustizia previdenziale. Ma non solo i vitalizi futuri,anche quelli attuali. Una vera rivoluzione. Ma la classe politica troverà il coraggio per farla ? Ne dubito e penso che Mario Giordano- autore di Sanguisughe e Vampiri – dovrà scrivere un terzo libro sulle pensioni d’oro,magari dal titolo Ed ora basta, imbroglioni. Ma forse non basterà neppure questo .

Non scopriamo nulla quando affermiamo che i mali italiani sono tanti, a cominciare dalla burocrazia. Anche questo capitolo non è nuovo, a giudicare dalla vasta letteratura esistente dal dopoguerra ad oggi .Una rivisitazione dell’annoso problema viene dal saggio “I signori del tempo” (Longanesi) del giornalista Giorgio Barbieri e dell’economista Francesco Giavazzi (insegna alla Bocconi di Milano).Nel libro si riepilogano tutti i nodi della difficile riforma della Pa ( ci hanno provato molti ministri,fra gli ultimi ,Brunetta e la Madia).Le proposte fatte dai due autori azzerano le riforme prospettate fin’ora dai politici , aprendo alle liberalizzazioni dei mercati,alla concorrenza perché –sostengono – “meno regole vuol dire meno burocrati e meno burocrati vuol dire meno corruzione “. Sembra una ricetta ,come l’uovo di Colombo, ma se avessero ragione Giavazzi e Barbieri ? Sentiamo prima il magistrato Cantore ,dell’Authority anticorruzione: chissà come la pensa ?

Allarghiamo adesso lo sguardo alla globalizzazione, un tema tornato alla ribalta con la dichiarata politica protezionista del presidente Trump.Ora il XXI Rapporto sull’economia globale e l’Italia (pubblicato dalla Guerini e Associati ,col titolo “Globalizzazione addio ? “ , a cura di Mario Deaglio) mette in luce le conseguenze economiche e politiche delle crescenti discontinuità (Brexit,immigrazione selvaggia,terrorismo,crisi economica). E’ difficile riassumere le forti preoccupazioni per il nostro paese espresse da un gruppo di studiosi (Deaglio, Andornino, Arfaras,

Guggiola,Migliavacca,Quaglia,Russo,Vernoni ), ma ,nelle conclusioni del Rapporto, si afferma chiaramente che “i lumicini di ripresa” dell’economia italiana non riescono ancora “ a fornire sufficiente luce e calore”. Non c’è dunque di che rallegrarsi.

Lasciamo l’economia per occuparci del “libretto”di un grande scrittore italiano,Giorgio Manganelli (“Estrosità rigorose di un consulente editoriale”, a cura di Salvatore Silvano Nigro, Adelphi) .Lo abbiamo definito “libretto” solo per il formato,ma in realtà si tratta di un libro di oltre 300 pagine,denso di opinioni,annotazioni curiose,inconsuete,ironiche,umoristiche sui libri “inventati”,curati dall’editor Manganelli per una collana di scrittori italiani dell’editore Einaudi .Sono raccolte in questo libro lettere,annotazioni ,giudizi espressi sugli autori ,sulle traduzioni e sui pareri di lettura: ne emerge quindi il panorama di un “creatore di libri” coltissimo,divertente,ma anche disciplinato e rigoroso,anche quando giudicava gli altri autori. Vale per tutti questa opinione su un testo di uno scrittore: “Il mio parere è negativo,ma senza ira”.

Aldo Forbice

L’industria 4.0, La genesi del linguaggio, Esilio siriano, I padri “cambiati”

La prima cosa che colpisce di due autrici ,Annalisa Magone e Tatiana Mazali,è la dedica di un libro appena pubblicato,”Uomini e macchine nella fabbrica digitale” (Guerini e Associati editore) : ”Ai nostri padri,operai” . Annalisa Magone  è  una giornalista e presidente di un centro di ricerca torinese, sul lavoro e l’ innovazione; Tatiana Mazali è una sociologa dei media ,esperta di culture digitali. Il libro contiene poi contributi di altri esperti del mondo industriale , che ,com’è noto, sta vivendo una fase di grande trasformazione. Al punto che ormai si può parlare, senza reticenze , di “quarta rivoluzione industriale” : una svolta,che ormai coinvolge prodotti,servizi e metodologie di produzione. E ovviamente  i lavoratori e i tecnici . Oggi si parla di fabbrica flessibile,di modello Toyota (anche se di questo modello se ne parla ormai da vent’anni). Ora però,con notevole ritardo ,rispetto agli Usa e Giappone in modo particolare,anche da noi – come documenta il saggio-  si vanno incontrando la tradizione industriale e il futuro digitale .E,ovviamente,emergono vecchi e nuovi problemi per gli imprenditori,i tecnici,i lavoratori e le gerarchie organizzate .In altre parole,l’industria 4.0 comincia ad essere già una realtà che determina spesso minore occupazione e richiede una formazione più elevata. Ricorda Edoardo Segantini,nella prefazione ,che l’alienazione  ,come conseguenza dell’innovazione tecnologica,aveva anche i suoi lati positivi per gli operai .Lo spiegava anche uno studioso notissimo,Georges Friedmann,nel suo saggio “Le travail en miettes” : mentre lavoro- confessava l’operaio medio –penso agli affari miei. A voi do il mio corpo,non la mia mente. Quell’epoca però è tramontata. Oggi l’azienda cerca un operaio più preparato,con una formazione adeguata alle nuove tecnologie,permanentemente in trasformazione ,partecipativo,attivo; una figura professionale più vicina a quella del manager. In altre parole,l’operaio di una volta è definitivamente scomparso o sta per lasciare il campo. Il problema vero è che i sindacati o buona parte di essi non se ne  sono  ancora accorti  e comunque non hanno preso coscienza di una realtà completamente mutata,elaborando nuove e più adeguate strategie di difesa degli interessi dei “nuovi operai”.Come si documenta in questo libro a più voci.

Il processo di evoluzione degli esseri umani è cominciato con la comunicazione e il linguaggio,come spiega lo studioso Thom Scott-Phillips nel saggio”Dì’ quello che hai in mente”(Carocci editore).L’autore,che è un  ricercatore di antropologia cognitiva ed evoluzionistica  alla Durham University (Regno Unito), racconta perche il linguaggio è la capacità che rende,più di ogni altra cosa , a rendere unici gli esseri umani. In questo quadro appare importante studiare la natura evoluzionistica del linguaggio e della comunicazione. Ovviamente queste analisi valgono anche per le lingue ,che stanno subendo profonde trasformazioni ,per via della diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione  (a cominciare da Internet ).

Il libro “Esilio siriano”  (Guerini edizioni) è stato scritto da due giovani studiosi  del Medio Oriente : Marina Calculli e Shady Hamadi,che si sono conosciuti a Beirut. Dai loro testi (ma anche quelli di altri autori inseriti nel libro ) emerge un quadro complesso : uno scenario di una guerra,quella siriana,con oltre mezzo milione di vittime e devastazioni immense, a cominciare da quasi tutte le infrastrutture,  la dissoluzione di uno Stato per le gravissime responsabilità della dittatura sanguinaria di Assad  e gli orrori del cosiddetto Califfato Non vengono taciute o minimizzate neppure  le complici indifferenze e interferenze dell’Europa,della Russia e degli Usa. Sembrano evidenti da questo libro,anche se in sintesi,la diversità delle crisi concentrate (regionali,nazionali e internazionali ) che hanno coinvolto il popolo siriano .Con profonda amarezza ancora oggi,non si intravvede ,dopo sei anni di guerra,una soluzione possibile,una via di uscita, che riporti la pace in questa tormentata area del mondo.

Infine,parliamo di un libro di un analista di grande carisma,Luigi Zoja,che è  stato presidente della Iaap (l’associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo).Nel nuovo saggio (“Il gesto di Ettore”, Bollati Boringhieri) ,un’edizione aggiornata e ampliata di un testo di alcuni fa,lo studioso analizza la figura del padre,così come è andata evolvendosi negli ultimi decenni. Oggi il “mammo” è una figura di riferimento per i figli ( ed anche per la compagna) diversa da quella tradizionale .L’analisi approfondisce il cosiddetto “genocidio simbolico dei padri” ,con immersioni nei miti classici di Ettore,Ulisse ed Enea. Quello di Zoja è ormai un testo classico della psicologia del settore,tradotto in  quindici lingue. Temo però che si tratti di una materia in continuo cambiamento ,perche l’evoluzione delle epoche più recenti sono molto più rapide di quelle del passato. E di conseguenza anche le relazioni umane ,comprese quelle all’interno  della famiglia,ne risentono  sensibilmente le conseguenze,nel bene e nel male  .

Aldo Forbice