Ma se i programmi non servono come ci possiamo muovere?

Giuseppe De Rita ne sa una  più del diavolo,non solo perché è  un cattolico devoto da sempre,ma perché  come sociologo prestigioso ( com’è noto, è fondatore e  presidente del Censis ) conosce da vicino il mondo della politica,dal dopoguerra ad oggi,avendo attraversato tutte le fasi (centrismo,primo centrosinistra,governi tecnici, secondo centrosinistra, governi monocolori, “civici”, ibridati e pasticciati ,ecc.) .Tutto questo per ricordare che non manca certo la saggezza e l’esperienza al più che ottuagenario studioso . L’ultima volta che l’ho visto è stato in un affollato auditorium ,mentre si preparavano le elezioni amministrative di Roma,dove Francesco Rutelli  aveva riunito la creme de la creme degli esperti,dei tecnici della  capitale (architetti,urbanisti,ecologi, ambientalisti,persino psichiatri) per un possibile programma di idee,progetti,iniziative per rivoluzionare il Campidoglio e dare un forte segnale di cambiamento nell’area metropolitana romana ,sia nel modo di governare   che  nelle opere da realizzare per “stupire” l’elettorato. E’ stato un fuoco d’artificio di grandissimo interesse: non si ascoltavano da anni tante voci originali ,direi scoppiettanti ,di veri esperti che analizzavano, con passione e  vera competenza , le direttrici su cui  muoversi per una svolta radicale per rinnovare alle radici la nostra derelitta capitale (ridotta,come purtroppo sappiamo, in uno stato pietoso da una serie di sindaci,non ultima l’attuale Virginia Raggi,che il suo “protettore”,Beppe Grillo, cerca di assolvere ,anche se con scarsa convinzione) .

 Che cosa  c’entra il prestigioso De Rita con tutto questo ? C’entra,centra,perché De Rita era presente,anzi era l’invitato d’onore. Intervistato sul palco dell’auditorium si è rivelato il più “giovane”,il più moderno ,il più realista ( quel realismo che a torto viene spesso definito sprezzantemente pessimismo). In realtà, De Rita ha  detto chiaramente,senza perifrasi,che Roma non può essere governata senza rinnovare radicalmente la classe dirigente capitolina,che  significa  sostituire ,trasferire, licenziare (se necessario) ,cambiare i dirigenti per rinnovare la burocrazia e tutti coloro che hanno il potere di tradurre in atti concreti le decisioni della Giunta e del Consiglio comunale .

 I fatti,anche quelli recenti, hanno confermato che  il “grande vecchio” aveva ragione . Ma continua ad avere  ragione, non solo per Roma,ma anche per l’Italia . Queste idee le ha in qualche modo riproposte  pochi giorni fa sul Corriere della Sera (“Meglio mettere i programmi in soffitta”) .In sostanza il sociologo ,anche sulla scorta della sua lunga esperienza,spiega che le ricette sulla povertà,sulle crescenti diseguaglianze sociali ( ma anche su altri temi ) non servono o per lo meno rischiano di risultare inadeguate a una realtà che muta ogni giorno. Si  risolverebbero ,

scrive De Rita, in un “ insieme di provvidenze  e perderebbero ogni profondità di visione politica…Meglio allora cambiare esercizio .silenziando l’ansia da ‘programma’ e dando invece spazio ad una logica di ‘agenda’ scadenzata nel breve periodo,articolata per specifici scopi,che quindi lavori sull’esistente più che sulle intenzioni. In fondo,se c’è  un’urgenza in Italia ,è quella di far funzionare la macchina istituzionale,che oggi è inceppata,non riesce a fare giustizia fra potere e cittadini e non riesce neppure ad applicare quel po’ di intenzionalità riformista espressa negli ultimi decenni”.

In pratica,si ritorna a porre in primo piano la questione della riforma della Pa , degli apparati amministrativi e burocratici ,delle macchine dei controlli pubblici di quelle istituzioni ( che continuano a rimanere carenti o,in molti casi,del tutto assenti ) . Lo diceva anche il vecchio Pietro Nenni,quando già negli anni ’60 , insisteva sulla necessità e l’urgenza  della “ riforma delle riforme “, rappresentata dalla pubblica amministrazione,cioè da quella burocrazia obsoleta ,su  cui si arenava ogni processo riformista, un “potere” abbarbicato nelle istituzioni,con radici profonde che nessuna legge e neppure le nuove tecnologie riescono ancora oggi  a sradicare .

Aldo Forbice

Ma quale libertà di stampa. La censura è ormai diffusa

C’è un piccolo quotidiano (la testata è “La Verità”) che sta facendo ogni giorno scuola di giornalismo, con le sue inchieste, i corsivi, i colpi di spillo, le piccole campagne che conduce, senza timori reverenziali, senza conformismi, senza appiattimenti sui potenti di tutte le parrocchie. Non importa qui discutere sulla linea politica (che si può o meno condividere). A me interessa in questa sede sottolineare il coraggio di un giornale che affronta senza veli  qualsiasi argomento,senza imporre ai propri redattori, collaboratori, opinionisti, tagli o articoli e inchieste addomesticate, con la “raccomandazione “di non toccare questo o quell’argomento, questo o quel nome ,come avviene ormai da tempo con grandi e piccoli giornali ,compresi quelli online. Censure su censure,imposte,suggerite,nascoste,ispirate . Proprio quei giornali che vendono la loro merce (che poi risulta avariata) si riempiono la bocca di libertà di stampa,di essere liberi,eccetera,eccetera. Come osservava Leonardo Sciascia ,nel “Giorno della civetta”,gli uomini si distinguono in cinque categorie (uomini,mezzi uomini,ominicchi, piglianculo e quaquaraqua ) .Ma i veri uomini sono pochissimi,sempre più una rarità .Basterebbe però (lo dice sempre il grande scrittore siciliano) che la maggioranza fosse costituita da “mezziuomini”. Purtroppo a dominare sono le altre tre categorie . E’ una metafora suggestiva questa che fa riflettere e fa capire molte cose , a cominciare da molte parole ed espressioni, coltivate anche nella redazione di “Formiche”(giornale online e rivista ),che conta su numerosi intellettuali ,un direttore giornalista e un intellettuale,che da qualche tempo fa anche il consigliere della Rai . Non potrò raccontarvi in questa sede il cumulo di censure praticate,suggerite,perché rischierei una querela,senza elencare prove e documenti . Ne parlo solo per dare un’idea di quello che può fare una “formica” inserita nel complesso scenario dei media. Provate a immaginare che cosa può fare ( e che fa) la grande stampa e mi riferisco ,in particolare,ai giornali nazionali,con i rispettivi megafoni on line ?  Non basta stupirsi di quell’immondezzaio del web,dove ognuno può scrivere ciò che vuole,spargendo falsità e calunnie su tutto e tutti, Qualche giorno fa nella sede della Fieg (la Federazione editori giornali) si è svolto un interessante confronto fra il presidente degli editori,il direttore del “Corriere della Sera”,il Garante Petruzzella e alcuni esperti di pubblicità e comunicazione. Il risultato ci è sembrato scontato: è necessario dire basta con la rete anarchica,senza alcun controllo. I tempi sono cioè maturi per un intervento pubblico,senza che questo debba configurarsi come strumento di censura. Sono sostanzialmente d’accordo con questa tesi,anche se avverto una grande difficoltà  nel realizzarla e soprattutto nel riuscire a mettere in piedi uno  strumento pubblico e gestirlo con equilibrio,senza cioè incorrere nelle scontate accuse di censura,rischiando di essere paragonati ai modelli della  Turchia, Russia, Iran ,Cina e di altre nazioni ( e sono ancora tante) dominate da regimi dittatoriali e illiberali.

Mi chiedo: se oggi i giornali vengono messi sulla graticola soltanto se osano criticare la sindaca Raggi o se attaccano Beppe Grillo per i suoi paranoici discorsi ?  Che cosa si potrà mai fare se i giornalisti ( soprattutto quelli che ancora si “ostinano” a fare inchieste) osano criticare i potenti del sistema ? Forse non vi siete ancora accorti che siamo già alle liste di proscrizione per quei “rompiscatole” di giornalisti che si ostinano a criticare o a rivelare che un assessore giudica incompetente una sindaca  ?

In questo schizofrenico panorama c’è  però chi pratica la vera censura e nessuno se ne accorge,nessuno protesta . Come mai ? Torniamo all’apertura di questa riflessione. Un piccolo quotidiano da parecchi giorni (anche con titoli d’apertura) ha denunciato una serie di grandi scandali che coinvolgono la Rai,la più grande azienda della comunicazione del nostro paese,finanziata dal canone (obbligatorio) dei cittadini .L’elenco dei reati è lungo: corruzione, tangenti che coinvolgono centinaia di dirigenti e funzionari ,gigantesca evasione fiscali e così via. Vi sono già arresti e centinaia di indagati. Fra gli accusati, per decine e decine di milioni di mazzette distribuite,anche lo scenografo prediletto da Carlo Conti. Che cosa succede a questo punto ? Cosa fanno i giornaloni  ? Si impongono il silenzio: un silenzio assordante . E la Rai comincerà a parlarne in Consiglio solo la fine di questo mese ,dopo la conclusione del Festival di San Remo. Nel frattempo le inchieste delle Procure di Torino e Roma proseguono con maggiore intensità . Come volete definirla questa se non una (vergognosa ) censura di massa ?

Aldo Forbice

La globalizzazione cinese e l’assordante silenzio sui diritti umani

Il presidente cinese Xi Jinping sta rilanciando la sua politica sulla globalizzazione, che – diciamo senza perifrasi – fa comodo solo al Celeste Impero perché consente di incrementare ancora di più le esportazioni negli Usa e in Europa. Sulla sua strada questa volta non si troverà però solo quei “mollicci” governanti europei,disposti ad accettare compromessi,contropartite (contratti industriali,collaborazione di aziende cino-europee e altre forme di cooperazione finanziarie e commerciali ). Questa volta Xi si troverà il muro d’acciaio del rude Donald Trump e non sarà facile superare o semplicemente aggirare i suoi “no”. Non credo saranno sufficienti le metafore del presidente cinese,come quelle sviscerate a Davos (dove il discorso pro globalizzazione è stato molto apprezzato). Hanno colpito in primo luogo le cifre rese pubbliche : la Cina nei prossimi cinque anni importerà ottomila miliardi di dollari di prodotti e investirà qualcosa come 750 miliardi . Tutti i “signori della finanza mondiale” hanno percepito un brivido lungo la schiena. Che cosa possiamo fare noi, avranno pensato in particolare i piccoli uomini europei, oltretutto perennemente in conflitto con sé stessi, per fermare la valanga cinese?

Ma il vero pericolo è rappresentato dal ruolo guida della politica economica mondiale che Pechino si propone di conquistare ,forzando al massimo il grimaldello della globalizzazione. Ha detto il leader cinese: “La globalizzazione è stata all’inizio come il tesoro nella grotta di Ali Babà, poi è stata vista da molti come il vaso di pandora delle diseguaglianze”. E ancora: “Per crescere bisogna avere l’ardimento di navigare nel vasto oceano dei mercati globali,i timonieri non debbono rifugiarsi nel porto del protezionismo”.

La Cina appare oggi molto potente, ma non mancano gli interrogativi, fatti anche a Davos. E’ bene ricordare allora che nel 2016 la Repubblica popolare ha registrato una fuga di capitali gigantesca: 64 miliardi di dollari al mese e dall’agosto 2015 sono usciti dai confini di questo immenso paese ben 1300 miliardi. C’è da aggiungere che, secondo un recente rapporto della Goldon Sachs (la più influente banca d’affari Usa), l’economia cinese vale il 14% del reddito mondiale e almeno il cinquanta per cento della domanda di acciaio,zinco e rame, ma ha un punto debole : un livello di debito delle imprese in costante aumento,già oggi “al di sopra di tutte le soglie di sicurezza”.La banca di Wall Street commenta: “Non è questione del ‘se’, ma di ‘quando’ gli squilibri porteranno la Cina a una crisi finanziaria”.Secondo Goldon la crisi sarà vicina,forse fra due-tre anni .E’ anche per questo che Xi cerca di spingere la locomotiva dell’economia verso una più marcata globalizzazione,puntando a guidarla ,anche per fronteggiare gli Stati Uniti di Trump (che ,invece, si trincereranno su una linea nettamente protezionista) e l’Europa,dalla linea ancora confusa e caratterizzata da troppe contraddizioni .

Ora Xi, leader di un paese tra i più inquinati del mondo,si presenta – per contrastare Trump- come un grande ambientalista. Si preoccupa della natura (e questo ci sembra ovviamente encomiabile) ma non troppo degli esseri umani ,della tutela dei diritti fondamentali degli uomini e donne. In questo campo la Cina detiene un primato mondiale,ma negativo,come abbiamo avuto modo di denunciare qui,alla radio,in tv ,in libri e sul web . Ma c’è una storia che vorrei raccontare,sia pure sinteticamente,che rappresenta un simbolo del disprezzo permanente di Pechino per i suoi cittadini ,per la tutela dei diritti delle minoranze etniche e religiose. Persino dei cinesi che vivono all’estero.

Anastasia Lin è emigrata ,con sua madre in Canada,nel 2004 .E’ stata eletta dopo alcuni anni Miss Mondo Canada e doveva partecipare nel dicembre 2016 al concorso mondiale ,ma ha commesso un “errore”,diventando una appassionata estimatrice della pratica filosofica dei Falun Gong e, in seguito, paladina dei diritti umani.

Da molti anni il partito comunista e il regime di Pechino perseguitano gli aderenti a questo movimento pacifico,radicato nei principi buddisti e taoisti di verità. Sono migliaia i dissidenti in carcere o nei laogai ,spesso torturati e utilizzati barbaramente come “prelievo degli organi”. Per queste ragioni ad Anastasia è stato negato il visto d’ingresso nella terra dove è nata . E gli organizzatori della manifestazione si sono piegati al volere della Grande Cina. E quel che è peggio, la grande stampa e le tv (comprese quelle italiane) hanno taciuto , in un silenzio assordante.

Aldo Forbice

Gli interessi dei cittadini? Grillo difende solo il suo Blog

Non ho alcun dubbio: sto dalla parte del presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella. Per troppo tempo, infatti, ci siamo baloccati ,definendo la Rete “anarchica”, liberale, ”contro il potere “,libera,autonoma dalle lobbies,ecc. E per troppo tempo ci siamo schierati contro ogni proposta che tendeva a regolamentare l’incontrollato afflusso di notizie,senza conoscerne la veridicità,senza alcuna verifica: informazioni vere,false,tendenziose,calunniose ,anche “pericolose” (perché a sfondo criminale).
Finalmente ora un’autorità importante,come l’Antitrust, trova il coraggio di dire “Basta” e Pitruzzella propone, non di creare improponibili forme di censura,ma di rafforzare la tutela dei diritti della Rete. “Se vogliamo controllare il potere politico – aggiunge – ed evidenziare quello che di sbagliato politici ed uomini dell’economia fanno,dobbiamo avere una Rete che sia credibile. Occorrono informazioni vere ,altrimenti c’è la nebbia e la nebbia non giova mai alla democrazia”. Ovviamente il solito Beppe Grillo ha parlato a sproposito ,nel suo abituale stile cialtronesco,di “Tribunale dell’Inquisizione”, come se si volesse mettere in discussione il suo blog e non le fandonie e falsità che il suo,come tutti gli altri blog ,pubblicano impunemente. Senza contare gli insulti sistematici,le calunnie a getto continuo, le post,anzi “le non verità “ che ogni giorno migliaia di navigatori pubblicano impunemente .
Quasi nessuno interviene ; raramente la polizia postale se c’è una denuncia motivata, quasi mai i gestori . Si pubblica di tutto, come si sa : “fogna a cielo aperto” l’ha definita più di uno scrittore. Per la verità , le definizioni negative si sprecano,visto che tutti ne siamo vittime. Se qualcuno scrive delle falsità sul tuo conto,anche anonimamente ,deve decidere di incaricare degli avvocati ,per rintracciare l’autore e presentare querela .Ma a parte le spese che deve sostenere il malcapitato ,il cittadino medio non se la sente di avventurarsi in un percorso di procedure tecniche,burocratiche,oltre che onerose, che potrebbe persino farlo diventare ancora più vittima di prepotenze di cialtroni ,sempre pronti – per invidia,cattiveria gratuita e altre ragioni – a procurare danni di immagine a chiunque viene preso di mira. Personalmente , sono da anni una vittima della Rete. Vorrei premettere i grandi,insostituibili vantaggi di questo strumento di comunicazione ,purtroppo però vi sono i navigatori incivili che riescono a inquinare una grande conquista dell’umanità per l’uso nefasto che ne fanno .
Volete un esempio ? Eccolo .Il web è utilizzato largamente dalla criminalità e dai pedofili .Secondo i dati di fine 2016 è stato registrato un arresto la settimana per pedofilia; 313 minorenni,quasi uno al giorno,sono stati adescati sulla Rete in un anno e più di 1900 siti sono stati inseriti nella black list istituita,per legge,dieci anni fa. Gli investigatori della polizia postale hanno condotto 576 indagini che hanno portato a 51 arresti e 449 denunce. Per non parlare degli arresti per traffico di droga,furti,delle minacce terroristiche,anche di matrice islamiche, e degli hacker. Negli ultimi tempi il web è diventato uno strumento di pubblicità anche della prostituzione,compresa quella minorile. Per la verità il mercato del sesso da anni trova un’ampia collocazione sulla rete,ma da qualche tempo anche l’offerta di prestazioni a pagamento è diventata esplicita ( e anche volgare),senza alcun controllo,di polizia o semplicemente interno alla rete . L’involgarimento è dunque più diffuso di un tempo,così come le bufale e le bugie trasmesse da troppi blog e giornali online. Questi ultimi raramente vengono realizzati da giornalisti,quindi gli operatori non sono tenuti neppure a rispondere all’Ordine professionale. Chiunque può scrivere e mandare in rete notizie, analisi “approfondite” e dati che non vengono verificate da alcuno. Questa non è libertà di stampa, ma solo arbitrio, certi dell’impunità,di troppe persone prive di scrupoli. E allora ben venga una legge che regolamenti il web, con un controllo pubblico,senza ovviamente alcun potere di censura,ma semplicemente per colpire i criminali e chi attenta alla libertà di stampa (quella vera e non quella sbandierata per coprire malefatte) e ai diritti dei cittadini .
Se il comico Grillo non si rende conto di questo significa che si preoccupa solo degli interessi (finanziari) del suo blog e non di quelli (civili) dei suoi stessi elettori.

Aldo Forbice

La crisi della stampa: “Una boccata d’ossigeno”. Convegno del dipartimento cultura Psi

Di crisi dei media e della carta, in modo particolare, ne abbiamo già parlato, ma qualche giorno fa il Dipartimento cultura del Psi ha affrontato l’argomento, con un convegno nella sede della Fuis (Federazione unitaria scrittori), a Roma. Mentre gli esperti discutevano, analizzando la recente legge sull’editoria, una nota d’agenzia confermava i dati della “catastrofe” nel campo della stampa quotidiana e periodica. Infatti, secondo uno studio di R&S di Mediobanca (che ha riassunto i bilanci dei nove maggiori gruppi editoriali  del nostro paese, che valgono il 70 % del giro d’affari complessivo) si denunciava che l’editoria italiana aveva perso, dal 2011 al 2015, un terzo del suo fatturato (due miliardi di euro), cancellando oltre un milione di lettori.
La flessione su base annua è stata di 460 mila lettori in meno (-10,6% ,dati ottobre 2016 ) che ha portato a 3,6 milioni le copie diffuse in media ogni giorno (contro i cinque milioni e mezzo di qualche anno fa ). La crisi dunque appare irreversibile per le aziende editoriali ( e per le edicole : ne sono state chiuse ben 16 mila negli ultimi due anni ). Il calo delle vendite,non appare compensato dall’incremento della lettura dei giornali online (peraltro ancora quasi tutti gratuiti) e sono stati  accompagnati dall’altro preoccupante fenomeno della flessione della pubblicità negli ultimi anni ( 3,5- 5%  annuo) .

All’incontro,promosso dal Dipartimento cultura Psi,hanno partecipato i direttori generali della Fnsi (Federazione della stampa),Giancarlo Tartaglia, della Fieg (Federazione editori giornali),Fabrizio Carotti, il consigliere dell’Inpgi Edmondo Rho,l’esperto di distribuzione e marketing Walter Marossi , direttori di quotidiani ,giornalisti ,piccoli editori ed esperti del settore.

Dall’analisi approfondita della recente legge sull’editoria è emerso il comune giudizio che si tratti di “un provvedimento tampone”,con qualche innovazione  e che non riuscirà ad affrontare “in modo strutturale” ed organico una riforma globale dell’editoria (carta stampata ,web ,tv e radio).

Oggi tutti i gruppi editoriali ,anche quelli piccoli,stanno affrontando la crisi con provvedimenti drastici,che comportano licenziamenti,cassa integrazione dei giornalisti ,prepensionamenti ,taglio di collaboratori,con le conseguenti eliminazioni di edizioni locali, accorpamenti di strutture redazionali ,oltre al blocco di assunzione per i giovani che ,usciti dalle scuole di giornalismo e diventati professionisti, si vedono sbarrata la strada di un lavoro sicuro . E ,infatti,la stragrande maggioranza   finisce con l’imboccare la strada del precariato e del lavoro nero ,con la sola alternativa di “cambiare mestiere”.

“La crisi è la più grave del dopoguerra”,ha sottolineato Tartaglia. “Oggi la tecnologia ci porta alla crisi ,alla chiusura di  giornali e alla perdita di posti di lavoro ,soprattutto dei giornalisti “,ha aggiunto Carotti. Tutto questo sta arrecando anche un grave danno ai bilanci dell’Inpgi. Rho non è stato eccessivamente pessimista,come molti altri giornalisti ( che addirittura ipotizzano fra un anno o due l’assorbimento dell’Istituto nell’Inps,come è avvenuto con l’Inpdai e  con altri enti previdenziali ) ma non ha sottaciuto il bilancio in rosso  dell’ente e il rischio che i deficit possano aumentare a livelli preoccupanti per le pensioni dei giornalisti,quelli di oggi e soprattutto quelli di domani .

La legge rappresenta comunque una boccata d’ossigeno per la nostra editoria .Col nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione garantisce,oltre ai 200 milioni di euro già stanziati con diversi provvedimenti, si aggiungeranno altri 100 milioni l’anno provenienti dalle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone Rai in bolletta. Anche i concessionari di pubblicità dovranno contribuire ad alimentare il Fondo con un contributo (simbolico) dello 0,1% del reddito complessivo annuo. I beneficiari esclusivi saranno i giornali cooperativi,le aziende senza fini di lucro,comprese le testate in formato digitale,le tv locali ,escludendo i giornali di partito e i grandi gruppi .Saranno ,inoltre, premiate tutte quelle testate che favoriranno l’assunzione dei giovani giornalisti .

 Una legge quindi che dovrebbe garantire il pluralismo, almeno più che in passato. Lo vedremo dai regolamenti che nelle prossime settimane saranno approvati e dalle procedure ,meno burocratiche  degli anni scorsi (almeno si spera), che saranno seguite. In ogni caso, i “buchi” e gli interrogativi rimangono .Speriamo però che  questo provvedimento possa essere il primo passo per una più organica legge di sistema .

Aldo Forbice     

Fanatismo ideologico e (grave) crisi della stampa

Persino Michael Moore, il regista che non è stato mai tenero con i potenti (e che ha fatto un film di feroce critica a Trump,”Trumpland”) ha dichiarato che  si deve cercare di capire le ragioni dei sostenitori del tycoon,lanciando un appello “agli elettori di sinistra depressi”. Il film non offende,non provoca ,non offende i sostenitori di Trump: ha ecceduto soltanto quando ha paragonato ,alla vigilia delle elezioni la Clinton al Papa,anche se  ,in passato,non  aveva mai dimostrato di stimarla . Tuttavia,Moore ,anche se schierato apertamente,non ha detto che gli elettori di Trump (60 milioni di americani) sono degli imbecilli,come –  ha stigmatizza rabbiosa  Hillary e quel che è peggio molti colleghi giornalisti italiani ,che si sono allontanati,anzi non si sono mai avvicinati ,a quella metodologia basata sull’osservazione,il ragionamento,l’analisi del voto,lasciandosi invece dominare  dal pregiudizio,dall’influenza ideologica e politica e dal sentimento che ,schematicamente,definiamo  antipatia dell’uomo ed anche invidia (umanamente  comprensibile,ma personalmente disdicevole) della sua ricchezza,della sua popolarità,persino delle donne belle che lo circondano . Nel nostro piccolo ,anche in Italia ,abbiamo vissuto qualcosa di simile con altri uomini di governo e potenti. Ma ci ha stupito che giornalisti famosi ,come Massimo Gramellini  (“La Stampa” e Tg3) e Michele Serra (“La Repubblica”,un tempo “L’Unità “) si lascino andare a insulti grossolani nei confronti,non solo del presidente americano eletto,ma anche nei confronti degli elettori ( ripetiamo, 60 milioni ),definiti “ignoranti”,”stupidi”, “arroganti”,”fanatici”, “razzisti “,ecc.,ecc.  Per la verità l’elenco dei giornalisti che,prima e dopo le elezioni Usa,si sono schierati acriticamente con la moglie di Bill Clinton sono stati molti,credo la maggioranza dei media (giornali ,tv e radio,compresi) ,accreditando la tesi di una ricerca ,pubblicata da “La Voce.it “ ( che ha messo a raffronto i dati di una indagine dell’Eurobarometro con quelli di “The Worlds of Jornalism Study”). Il risultato ? Viene confermata la posizione ideologica della grande maggioranza dei giornalisti italiani : “la  distribuzione ideologica dei giornalisti italiani che appare marcatamente posizionata a sinistra rispetto a quella degli italiani in generale “. Questo significa che la fiducia degli italiani di idee politiche diverse da quelle dalla media dei giornalisti arriva a stento al 30 %,mentre chi ha una posizione ideologica vicina  a quella della dei giornalisti raggiunge il 65 % . E’ evidente l’attuale disequilibrio del mercato dei media, a cui diversi esperti attribuiscono anche la grave crisi che sta attraversando  soprattutto la carta stampata. Infatti i dati dell’Eurobarometro confermano che i lettori più assidui dei giornali sono quelli che rivelano una formazione ideologica più affine a quella della media dei giornalisti. In sostanza il “circuito mediatico”,almeno della carta stampata (il più influente,rispetto alla tv e alla radio e persino del web) si autodiffonde e  si autoriproduce perche chi continua a comprare i giornali ha la stessa visione di chi li scrive.  Il paradosso andrebbe ancora ampliato e approfondito. Per ragioni di spazio poniamo solo qualche domanda: la crisi dei media ,ormai in corso da anni,sta pericolosamente restringendo il pluralismo del’informazione. E  quello che viene comunemente etichettato “di sinistra”non tiene in alcun conto della estrema differenziazione  del variegato mondo della sinistra .E  in questo ambito i giornali laici,liberali ,libertari, radicali ,socialisti sono,come ampiamente noto, quasi ridotti a zero. Così  come sono una rarità le voci (giornalisti,opinionisti,scrittori,operatori culturali) veramente autonome,non inquadrate politicamente nei grandi partiti politici o in movimenti (come 5Stelle) che comprimono la libertà di espressione,magari utilizzando la “dittatura della Rete” ,manovrata da interessi personali,di gruppo ,finanziari ed economici . Su tutto ora domina la Grande Crisi del sistema editoriale che,sta smantellando l’industria editoriale e il mondo dei giornali : una mutazione che nulla ha a che vedere con quella tecnologica degli anni 60-70 ,della composizione a freddo,cioè della sostituzione delle linotype con i computer ( che comportò il licenziamento di migliaia di tipografi). La crisi attuale si chiama alti costi di produzione a causa anche dell’impressionante riduzione di lettori e della pubblicità .Una crisi che nessuna legge (come quella approvata di recente) che non  potrà risolversi a breve tempo e che la Rete  non potrà servire,se non in piccola parte.

Il Dipartimento cultura del Psi,di cui sono coordinatore,ne discuterà in questi giorni in un apposito convegno con esperti ,giornalisti e presidenti della Federazione della stampa e della Federazione editori .

Aldo Forbice      

Premio Sakharov a Nadia e Lamiya e a tutte le donne yazite

Siamo molto contenti,anche perché siamo stati tra i primi a parlare delle ragazze yazide, a cui è stato assegnato ora il Premio Sakharov del parlamento europeo. Ce ne siamo occupati sull’Avanti on line e anche in altri giornali .

In particolare,dopo l’encomiabile iniziativa di Pia Locatelli (presidente della Commissione diritti umani della Camera) ,che ha invitato Nadia Murad per un’audizione  , facendo poi approvare dalla sua Commissione una mozione  che sollecita il riconoscimento del parlamento europeo del genocidio del popolo yazita. ,così come prescrive la Carta delle Nazioni Unite del 1948.

Vogliamo ricordare che Nadia Murad venne sequestrata ,all’età di 21 anni,dalle bande dell’Isis  e  ridotta in schiavitù,insieme ad altre 5000 donne e alcune migliaia di bambini yaziti (questi ultimi vengono addestrati come soldati e avviati a combattere e a torturare i nemici).

 Le donne vengono (ancora oggi) sistematicamente violentate e impiegate per i servizi più degradanti,con stupri individuali e di gruppo.  Sua madre, sei dei suoi fratelli e altri undici parenti sono stati assassinati,anche davanti agli occhi di Nadia . Il 3 agosto 2014,quando è stata rapita,ha raccontato la giovanissima yazita, hanno massacrato in un villaggio a nord dell’ Iraq (nella zona del Sinjar) oltre 5000 uomini,”facendo esplodere i templi e sequestrato oltre 6000 donne e bambini .” Prosegue Nadia: “Mi  trovavo in un gruppo di 150 ragazze e bambine,dai 9 ai 25 anni. Siamo state distribuite fra i combattenti del Daesh .Anche le bambine di 9 anni dovevano essere stuprate in pubblico e portate in giro come un trofeo. Poi Nadia è riuscita a fuggire ed ha raggiunto l’Europa,dove ora,come ambasciatrice di buona volontà dell’Onu,gira tutti i paesi per sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sul genocidio del suo popolo : un popolo di circa 600 mila persone ,che vive tra l’Iraq e la Siria, da sempre perseguitato per la diversità della religione che professa ( preislamica,con elementi di giudaismo,cristianesimo,islam e zoroastrismo ) che , ovviamente, non è contemplata dal Corano “tra le religioni del Libro”.Ed è per questa ragione che i combattenti dell’Isis  si accaniscono contro questa popolazione ,superando largamente,in ferocia,la storica  persecuzione dei turchi.

 L’altra ragazza,Lamiya Aji Bashar,non aveva ancora diciotto anni  quando venne  catturata e schiavizzata due anni fa  dagli uomini dell’Isis. I suoi genitori riuscirono a pagare un riscatto per liberarla ,ma i suoi torturatori  la inseguirono per riprenderla prima che la ragazza raggiungesse una delle zone controllate dall’esercito iracheno. Nella fuga però è rimasta vittima dello scoppio di una mina ,che ha provocato la morte di due sue compagne e per un caso non è rimasta accecata. Alla fine,tra mille difficoltà, è riuscita a raggiungere la Germania,dove ha ritrovato altre  ragazze sfuggite alla schiavitù dei barbari fondamentalisti dell’Isis.

Il Premio Sakharov è molto importante perché rappresenta simbolicamente l’impegno dell’Europa per difendere i diritti umani in tutto il mondo,compresi quelli del popolo yazita che non gode sostegni e protezioni da parte di nessun paese. Infatti , le denunce al Tribunale penale internazionale non si contano più,ma questo organismo dell’Onu non ha i poteri per condurre una inchiesta approfondita per accertare ,non solo le responsabilità del genocidio,ma neppure  il numero delle vittime  dei massacri  di yazidi e di altre minoranze  etniche e religiose ( cristiani,curdi,ecc. ) per opera dei militanti del Daesh , perché  in quei territori la guerra non è mai cessata completamente e non si ha alcuna possibilità di accedere allo sterminato numero di fosse comuni  di militari e civili,comprese donne e bambini .

Aldo Forbice               

Battere il ‘No’ significherà far vincere anche i socialisti

Gli errori sono stati tanti da parte del Pd ,anche di Matteo Renzi e persino il nostro partito non va risparmiato .Certo ,mi rendo conto che serve a poco battere i pugni contro il proprio petto come fanno i cattolici nelle cerimonie religiose. Come laici e socialisti dovremmo riflettere sulle conseguenze di una possibile vittoria del “no”.
Siamo assolutamente contrari a questa prospettiva,anzi ci battiamo perché questo non avvenga,ma siamo convinti che questa volta sono in ballo interessi che vanno al là degli stessi contenuti del referendum. Mi sono più volte trovato a confrontarmi con chi aveva dichiarato che avrebbe votato “no” e quasi sempre si trattava di persone senza argomenti o con argomenti deboli,talvolta falsi e,peggio ancora influenzati dalla disinformazione diffusa ad arte da quell’armata Brancaleone,che va da Grillo, a D’Alema,Bersani ,Speranza,Quagliarello, Salvini, Meloni, Brunetta ,Fini, Rodotà ,
Zagrebelsky e così via. Ci siamo dimenticati sicuramente di qualcuno,oltre che i superstiti della Prima Repubblica,come Dini e Pomicino. Ma la variegata “armata” del no ci dovrebbe fare riflettere. A tutti questi si deve aggiungere Berlusconi che,anche se continua a dichiararsi fautore del “no”,in pratica non lo vediamo troppo impegnato a cavalcare crociate contro il “sì”. E non solo per ragioni di salute o perché attende con ansia una sentenza a lui favorevole dalla Corte di giustizia europea.
Probabilmente perché la “riforma di Renzi” somiglia molto a quella da lui varata e poi bocciata dagli elettori ,per l’offensiva durissima del Pds ,della Cgil e di tanti altri settori della sinistra. Anche questa volta la Cgil (uno dei pilastri del “partito dei conservatori”) non fa sconti al governo. In teoria la leader della Cgil si mostra più morbida con Renzi,ma in pratica fa capire che i sindacati sono per il “no”. Solo la Cisl e,in parte,la Uil si sono pronunciati per il “si”,lasciando però libertà di voto ai propri iscritti. Le grandi incognite sono rappresentate dagli imprenditori,dal mondo cooperativo ,dalle lobby finanziarie,dalla Chiesa. Ma i cosiddetti “ poteri forti “ non vogliono scoprirsi. Qualche imprenditore (Marchionne,De Benedetti,ecc.) si dichiara per il “sì” ,ma sommessamente,senza pubblicizzarlo troppo .Somigliano a tanti intellettuali che voteranno “sì” ,ma non lo vogliono pubblicizzare ,per paura,per “non scoprirsi”,perché il conformismo è sempre molto diffuso. Avete visto quale trambusto ha suscitato Roberto Benigni (il comico popolare della “Costituzione più bella del mondo” ) quando ha fatto sapere di essere d’accordo con la riforma ? Sembra che,per timori o convenienza,dopo aver letto la valanga di critiche sui social ,abbia fatto marcia indietro .Ma le sorprese non sono ancora finite. Anche nel Psi,dove si fanno sentire più le ragioni del “no” che quelle del “sì”,nonostante che il congresso di Salerno abbia approvato a grande maggioranza la conferma della legge di riforma.
Il vero problema è che il mondo dei media e della comunicazione in generale,per ragioni che nulla hanno a che vedere con i contenuti del referendum (nonostante l’indubbia influenza di Renzi sulla Rai ) è sostanzialmente contraria alla legge. Questo tema è stato sempre sottovalutato dal premier e dal suo governo ,senza pensare che alla fine risulterà determinante sull’esito del referendum .
Vorrei aggiungere (con riferimento alle polemiche all’interno del partito) che un’eventuale vittoria del no potrà avere esiti imprevedibili anche per la stessa sopravvivenza del Psi. Ne sono certo. Adesso non ho lo spazio per approfondire questo aspetto ,ma lo farò in seguito.
Per il momento vorrei solo ricordare che da almeno 40 anni sento parlare di riforme istituzionali: ho regalato in questi giorni le mie storiche collezioni di Mondoperaio alla Fondazione Nenni ed ho verificato che già con Nenni,Lombardi,De Martino .E poi Craxi,Martelli, Formica, Signorile e innumerevoli altri,studiosi e politici .si sono occupati di “grandi riforme”. Sono seguiti o si sono intrecciati i convegni di Rimini e tanti seminari . Quelle di oggi non sono certe quelle “disegnate” o sognate da tanti socialisti, ma molte soluzioni sono simili o vicine . Bisogna ragionare con coerenza con i nostri ideali e la nostra storia politica perché quello che realmente conta è la priorità assoluta agli interessi dell’Italia ,che superano quelli di partito,di future coalizioni e prospettive elettorali. Impegniamoci ,dunque, tutti in questa battaglia perché l’ auspicata vittoria del “si” non premierà solo Renzi ma anche gli sforzi e l’impegno del partito socialista che,più di ogni forza politica, si è sempre battuto storicamente per cambiare questo paese.

Aldo Forbice

Le “battaglie” della Sindaca
e un assessore desaparecido

La “battaglia” di Virginia Raggi continua. Con risultati sempre deludenti. Ora abbiamo due assessori rimediati fra le forze interne (potevano anche pensarci prima,invece di farci perdere più di tre mesi invitando e, poi cacciando, tre magistrati della Corte dei conti per il posto di assessore al Bilancio…). Non capisco perché vi siano persone,che peraltro non vivono a Roma ( come quel buontempone di Massimo Fini) che sostengono la giunta Raggi,che “avrebbe migliorato la Capitale”. Ma in che cosa, caro Fini? È vero che sei un anticonformista ,anzi “un ribelle” da sempre,ma stavolta hai toppato. Si vede che non vivi a Roma e che le tue nuove simpatie politiche ti fanno chiudere un occhio,anzi tutti e due, sulle contraddizioni,le debolezze,gli errori di questa “armata Brancaleone” della giunta Raggi. Del resto,la tua forza (e le tua debolezza) è sempre stato il tuo spirito di anticonformista, spesso gratuito, solo per distinguerti e per “ trionfare” come una ètoile con la tua immensa vanità (mi ricordo quando difendevi Ocalan e il carnefice nazista delle Fosse Ardeatine …).
Ma lasciano al suo destino di “ribelle” Fini e passiamo,più concretamente,al mestiere di questa “povera” fanciulla,che cerca di fare la sindaca della Capitale. Per la verità non vedo un grande futuro per Virginia. Alla fine ,vittima delle faide interne non potrà più contare sulla protezione del suo “maestro” Beppe, e finirà col dimettersi ,oppure si ribellerà e cercherà,come Pizzarotti ,di trovare una strada autonoma ,magari alleandosi con una parte dei consiglieri dell’opposizione ( Pd ? Centrodestra ? ). Non abbiamo menzionato Marchini perché di quest’ultimo non si sente più parlare .Sembra scomparso nel nulla,probabilmente,dopo la sconfitta elettorale, per combattere la noia è andato a fare un nuovo giro del mondo con una avvenente fanciulla . Non abbiamo più notizie e ne prendiamo atto.
La Raggi ora, a quanto raccontano le cronache,dovrà fare i conti con Paola Muraro, plurindagata e assessore all’Ambiente ancora in carica, pesantemente sospettata di essere stata in combutta con Mafia Capitale. La doppia morale, alla fine non paga,cari amici supermoralisti de “Il Fatto”, e non si può essere garantisti a cicli alternati .
Ma c’è un altro assessore desaparecido nella disarticolata Giunta Raggi : quello alla cultura ,Luca Bergamo. Anzi ,dobbiamo precisare che Bergamo è assessore alla “crescita culturale”. L’ha voluta lui questa definizione e va benissimo. Ma fin’ora,Bergamo ha fatto ben poco per seminare. Ha un bel curriculum (è stato segretario generale di “Culture Action Europe” (con finanziamenti di Bruxelles,ma non sappiamo come siano stati spesi). Sappiamo però che viene dal Pd e che ,almeno fin’ora,non ha fatto granché, oltre che sponsorizzare con un manifesto i teatri romani di periferia.
Eppure,quando è stato nominato sembrava una autentica “scoperta” della regina grillina Virginia. Ha rilasciato una sola intervista a un quotidiano con idee copiate dal Pd, centro destra e persino dalla lista civica “Una rosa per Roma”. Lo so bene perché quei progetti li ho scritti io. Non è stato un vero e proprio plagio,però vi somiglia molto. In particolare,ci riferiamo alle idee sulla tutela del patrimonio artistico e culturale (librerie,botteghe storiche,artigianato di qualità, ecc.). Siamo comunque felici che molte idee vengono copiate anche dai Cinquestelle a condizione però che siano realizzate. E nel modo migliore. Fin’ora però Mister Luca ha brillato per la sua assenza. Mi dicono che,quando le associazioni culturali lo cercano per sottoporgli progetti e proposte, lui fa rispondere che è all’estero. Credo che Roma abbia bisogno di tutto e meno che mai di assessori fantasmi. Auguri,comunque,per il suo lavoro,caro Bergamo. Se ha bisogno di idee per Roma ci consulti : siamo facilmente rintracciabili ,ma non firmeremo mai nessuna dichiarazione capestro elaborata da Beppe ,come penso abbiano fatto quasi tutti gli assessori ,anche perché ritenuta assolutamente incostituzionale.

Aldo Forbice

I grillini litigano a Roma,
i bambini contano i topi…

Vediamo spesso la signora Virginia Raggi ,in un elegante tailleur nero,con orecchini di perle e tacchi alti,dalla mattina alla sera; talvolta sul balcone del palazzo Senatorio che domina ,in uno scenario affascinante (sembra ricostruito a Cinecittà ), uno spicchio della Roma imperiale,con i Fori in primo piano. Su quel balcone la signora, pardon l’avvocata, nonché sindaca di Rom, Virginia invita , sorridendo, tutti i suoi ospiti: vi ha portato Beppe Grillo,la sua collega torinese Appendino ,gli stranieri che la vanno a trovare e persino il figlio che è rimasto incantato dallo spettacolo ,ma poi è andato a giocare a palla in un salone del Campidoglio. L’unico che non si è visto è il marito, che sembra un fantasma, anche se ogni tanto emerge con qualche dichiarazione per far capire che lui ancora c’è e rivendica il suo ruolo. Ma non è certo questa la nostra preoccupazione. I problemi personali della sindaca non ci interessano.
Il nostro unico interesse è ,ovviamente, Roma e come viene amministrata . Quando venne eletta,con l’onda grillina , il volto giovane di una bella ragazza ci sembrava comunque di buon auspicio . E ci siamo detti,anche se non condividiamo il programma confuso,demagogico e poco realistico dei 5Stelle , magari con una forza elettorale possente, questo movimento riuscirà ad arrivare dove i partiti tradizionali sono falliti . In altre parole, pensavo, – come ripeteva sempre il vecchio Mao- “non importa il colore del gatto,l’importante che riesca ad acchiappare i topi “.
Purtroppo però le delusioni sono arrivate prima del previsto . Ancora ,dopo tre mesi dalle elezioni , si discute sul “governo del Campidoglio”,con assessori che si dimettono,altri che spuntano come funghi ma diventano subito “sorvegliati speciali”,altri ancora che minacciano di andarsene,insieme ai direttori dimissionari di Ama, Atac e di altre macro aziende comunali . Le polemiche non cessano,anzi sono alimentate ,non solo,come sembra normale, dalle opposizioni (pd e centro destra,in modo particolare), ma soprattutto dallo stesso schieramento grillino,dal direttorio romano (ora dimissionario) e persino da Beppe , la Raggi, Di Maio ,Di Battista e da altri dirigenti 5 Stelle che hanno preso le distanze dall’avvocata. Si parla di tutto,si fa sfoggio di slogan ma si discute molto poco dei macroscopici problemi della Capitale .
Le nomine agli assessorati e ai vertici degli enti arrivano,ma poi vengono sottoposte al vaglio scrupoloso degli occhialuti pm degli informatici grillini ; sono spesso contestate o peggio vengono sottoposte a processi e ad attacchi di militanti , mettendo in difficoltà i proponenti e spesso costringendo gli interessati alle dimissioni per prevenire imbarazzanti revoche. La conseguenza è la paralisi delle istituzioni comunali . Quello che appare in superficie è l’inesperienza grossolana di questi nuovi “amministratori”, mentre Roma continua ad affondare nel caos, nell’indifferenza, nell’inefficienza operativa, nell’apatia, nel disinteresse dei problemi della città. Eppure, durante la campagna elettorale, la Raggi e i suoi “attendenti” sembravano promettere grandi vantaggi per la città,non solo in termini di maggiore ordine e pulizia,con progetti mirabolanti.Nessuno però ha visto i più vaghi segnali di innovazione, neppure quell’ordine e la pulizia (delle strade,delle piazze,dei parchi,dei giardini ,ecc.) di cui i grillini si riempivano la bocca. Sono prevalse le bugie,i comizi del comico Grillo ,per sostenere ,la Raggi,le ambiguità del’assessore all’Ambiente Paola Muraro,indagata ma rimasta al posto di comando, e così via .
C’ è poi la rovente questione delle Olimpiadi,che pesa come un macigno ,se non altro perché questo evento potrebbe far piovere sulla Capitale diversi miliardi di sovvenzioni pubbliche e private,per lavori pubblici,più o meno utili. Non siamo fra quelli che gioiscono per questo evento ,anche perché tutte le lobbies in campo (politiche,economiche, edilizie ,finanziarie ,oltre che sportive ) sono in movimento da tempo per conquistare il “sì” del Campidoglio, necessario per la candidatura. Ci sono,come è noto, troppi interessi pelosi in questa operazione sportiva e di maxi business . Se però i 5 Stelle confermeranno il loro “no” devono anche pensare a un’alternativa concreta (legge speciale per Roma da far finanziare o altre soluzioni) perchè la Capitale ha bisogno comunque di opere pubbliche e di risorse finanziarie per fronteggiare la necessaria manutenzione “normale” degli impianti e servizi metropolitani (verde,rifiuti ,strade,traffico, Tevere,ecc .) .Quali programmi hanno presentato a questo proposito i grillini ? A parte quelli generici e demagogici della campagna elettorale ,nessuno. Stiamo ancora aspettando dopo tre mesi che la Giunta ci mandi qualche segnale,qualche colombo viaggiatore con almeno una buona notizia di novità,di impegno civile ,di svolta nella gestione dell’amministrazione del Campidoglio,
Intanto però i bambini di Tor Bella Monaca passano il tempo a contare i topi,che vanno indisturbati nel cassonetti e poi tornano nelle loro tane. Per la verità i ratti non sono solo una prerogativa delle periferie romane. Personalmente li ho ammirati,insieme a molti pellegrini stranieri incuriositi,nei cassonetti vicini a Castel Sant’Angelo, a due passi dal Vaticano. Cenavano con calma , introducendosi senza fretta nei contenitori dei rifiuti. Questa immagine la dedichiamo all’elegante figurina in abito da sera che porta il nome di Virginia.
(Volevamo occuparci di quello che fa o meglio che non fa la Giunta Raggi nel campo della cultura a Roma: ne parleremo la settimana prossima ).

Aldo Forbice