La crisi della stampa: “Una boccata d’ossigeno”. Convegno del dipartimento cultura Psi

Di crisi dei media e della carta, in modo particolare, ne abbiamo già parlato, ma qualche giorno fa il Dipartimento cultura del Psi ha affrontato l’argomento, con un convegno nella sede della Fuis (Federazione unitaria scrittori), a Roma. Mentre gli esperti discutevano, analizzando la recente legge sull’editoria, una nota d’agenzia confermava i dati della “catastrofe” nel campo della stampa quotidiana e periodica. Infatti, secondo uno studio di R&S di Mediobanca (che ha riassunto i bilanci dei nove maggiori gruppi editoriali  del nostro paese, che valgono il 70 % del giro d’affari complessivo) si denunciava che l’editoria italiana aveva perso, dal 2011 al 2015, un terzo del suo fatturato (due miliardi di euro), cancellando oltre un milione di lettori.
La flessione su base annua è stata di 460 mila lettori in meno (-10,6% ,dati ottobre 2016 ) che ha portato a 3,6 milioni le copie diffuse in media ogni giorno (contro i cinque milioni e mezzo di qualche anno fa ). La crisi dunque appare irreversibile per le aziende editoriali ( e per le edicole : ne sono state chiuse ben 16 mila negli ultimi due anni ). Il calo delle vendite,non appare compensato dall’incremento della lettura dei giornali online (peraltro ancora quasi tutti gratuiti) e sono stati  accompagnati dall’altro preoccupante fenomeno della flessione della pubblicità negli ultimi anni ( 3,5- 5%  annuo) .

All’incontro,promosso dal Dipartimento cultura Psi,hanno partecipato i direttori generali della Fnsi (Federazione della stampa),Giancarlo Tartaglia, della Fieg (Federazione editori giornali),Fabrizio Carotti, il consigliere dell’Inpgi Edmondo Rho,l’esperto di distribuzione e marketing Walter Marossi , direttori di quotidiani ,giornalisti ,piccoli editori ed esperti del settore.

Dall’analisi approfondita della recente legge sull’editoria è emerso il comune giudizio che si tratti di “un provvedimento tampone”,con qualche innovazione  e che non riuscirà ad affrontare “in modo strutturale” ed organico una riforma globale dell’editoria (carta stampata ,web ,tv e radio).

Oggi tutti i gruppi editoriali ,anche quelli piccoli,stanno affrontando la crisi con provvedimenti drastici,che comportano licenziamenti,cassa integrazione dei giornalisti ,prepensionamenti ,taglio di collaboratori,con le conseguenti eliminazioni di edizioni locali, accorpamenti di strutture redazionali ,oltre al blocco di assunzione per i giovani che ,usciti dalle scuole di giornalismo e diventati professionisti, si vedono sbarrata la strada di un lavoro sicuro . E ,infatti,la stragrande maggioranza   finisce con l’imboccare la strada del precariato e del lavoro nero ,con la sola alternativa di “cambiare mestiere”.

“La crisi è la più grave del dopoguerra”,ha sottolineato Tartaglia. “Oggi la tecnologia ci porta alla crisi ,alla chiusura di  giornali e alla perdita di posti di lavoro ,soprattutto dei giornalisti “,ha aggiunto Carotti. Tutto questo sta arrecando anche un grave danno ai bilanci dell’Inpgi. Rho non è stato eccessivamente pessimista,come molti altri giornalisti ( che addirittura ipotizzano fra un anno o due l’assorbimento dell’Istituto nell’Inps,come è avvenuto con l’Inpdai e  con altri enti previdenziali ) ma non ha sottaciuto il bilancio in rosso  dell’ente e il rischio che i deficit possano aumentare a livelli preoccupanti per le pensioni dei giornalisti,quelli di oggi e soprattutto quelli di domani .

La legge rappresenta comunque una boccata d’ossigeno per la nostra editoria .Col nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione garantisce,oltre ai 200 milioni di euro già stanziati con diversi provvedimenti, si aggiungeranno altri 100 milioni l’anno provenienti dalle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone Rai in bolletta. Anche i concessionari di pubblicità dovranno contribuire ad alimentare il Fondo con un contributo (simbolico) dello 0,1% del reddito complessivo annuo. I beneficiari esclusivi saranno i giornali cooperativi,le aziende senza fini di lucro,comprese le testate in formato digitale,le tv locali ,escludendo i giornali di partito e i grandi gruppi .Saranno ,inoltre, premiate tutte quelle testate che favoriranno l’assunzione dei giovani giornalisti .

 Una legge quindi che dovrebbe garantire il pluralismo, almeno più che in passato. Lo vedremo dai regolamenti che nelle prossime settimane saranno approvati e dalle procedure ,meno burocratiche  degli anni scorsi (almeno si spera), che saranno seguite. In ogni caso, i “buchi” e gli interrogativi rimangono .Speriamo però che  questo provvedimento possa essere il primo passo per una più organica legge di sistema .

Aldo Forbice     

Fanatismo ideologico e (grave) crisi della stampa

Persino Michael Moore, il regista che non è stato mai tenero con i potenti (e che ha fatto un film di feroce critica a Trump,”Trumpland”) ha dichiarato che  si deve cercare di capire le ragioni dei sostenitori del tycoon,lanciando un appello “agli elettori di sinistra depressi”. Il film non offende,non provoca ,non offende i sostenitori di Trump: ha ecceduto soltanto quando ha paragonato ,alla vigilia delle elezioni la Clinton al Papa,anche se  ,in passato,non  aveva mai dimostrato di stimarla . Tuttavia,Moore ,anche se schierato apertamente,non ha detto che gli elettori di Trump (60 milioni di americani) sono degli imbecilli,come –  ha stigmatizza rabbiosa  Hillary e quel che è peggio molti colleghi giornalisti italiani ,che si sono allontanati,anzi non si sono mai avvicinati ,a quella metodologia basata sull’osservazione,il ragionamento,l’analisi del voto,lasciandosi invece dominare  dal pregiudizio,dall’influenza ideologica e politica e dal sentimento che ,schematicamente,definiamo  antipatia dell’uomo ed anche invidia (umanamente  comprensibile,ma personalmente disdicevole) della sua ricchezza,della sua popolarità,persino delle donne belle che lo circondano . Nel nostro piccolo ,anche in Italia ,abbiamo vissuto qualcosa di simile con altri uomini di governo e potenti. Ma ci ha stupito che giornalisti famosi ,come Massimo Gramellini  (“La Stampa” e Tg3) e Michele Serra (“La Repubblica”,un tempo “L’Unità “) si lascino andare a insulti grossolani nei confronti,non solo del presidente americano eletto,ma anche nei confronti degli elettori ( ripetiamo, 60 milioni ),definiti “ignoranti”,”stupidi”, “arroganti”,”fanatici”, “razzisti “,ecc.,ecc.  Per la verità l’elenco dei giornalisti che,prima e dopo le elezioni Usa,si sono schierati acriticamente con la moglie di Bill Clinton sono stati molti,credo la maggioranza dei media (giornali ,tv e radio,compresi) ,accreditando la tesi di una ricerca ,pubblicata da “La Voce.it “ ( che ha messo a raffronto i dati di una indagine dell’Eurobarometro con quelli di “The Worlds of Jornalism Study”). Il risultato ? Viene confermata la posizione ideologica della grande maggioranza dei giornalisti italiani : “la  distribuzione ideologica dei giornalisti italiani che appare marcatamente posizionata a sinistra rispetto a quella degli italiani in generale “. Questo significa che la fiducia degli italiani di idee politiche diverse da quelle dalla media dei giornalisti arriva a stento al 30 %,mentre chi ha una posizione ideologica vicina  a quella della dei giornalisti raggiunge il 65 % . E’ evidente l’attuale disequilibrio del mercato dei media, a cui diversi esperti attribuiscono anche la grave crisi che sta attraversando  soprattutto la carta stampata. Infatti i dati dell’Eurobarometro confermano che i lettori più assidui dei giornali sono quelli che rivelano una formazione ideologica più affine a quella della media dei giornalisti. In sostanza il “circuito mediatico”,almeno della carta stampata (il più influente,rispetto alla tv e alla radio e persino del web) si autodiffonde e  si autoriproduce perche chi continua a comprare i giornali ha la stessa visione di chi li scrive.  Il paradosso andrebbe ancora ampliato e approfondito. Per ragioni di spazio poniamo solo qualche domanda: la crisi dei media ,ormai in corso da anni,sta pericolosamente restringendo il pluralismo del’informazione. E  quello che viene comunemente etichettato “di sinistra”non tiene in alcun conto della estrema differenziazione  del variegato mondo della sinistra .E  in questo ambito i giornali laici,liberali ,libertari, radicali ,socialisti sono,come ampiamente noto, quasi ridotti a zero. Così  come sono una rarità le voci (giornalisti,opinionisti,scrittori,operatori culturali) veramente autonome,non inquadrate politicamente nei grandi partiti politici o in movimenti (come 5Stelle) che comprimono la libertà di espressione,magari utilizzando la “dittatura della Rete” ,manovrata da interessi personali,di gruppo ,finanziari ed economici . Su tutto ora domina la Grande Crisi del sistema editoriale che,sta smantellando l’industria editoriale e il mondo dei giornali : una mutazione che nulla ha a che vedere con quella tecnologica degli anni 60-70 ,della composizione a freddo,cioè della sostituzione delle linotype con i computer ( che comportò il licenziamento di migliaia di tipografi). La crisi attuale si chiama alti costi di produzione a causa anche dell’impressionante riduzione di lettori e della pubblicità .Una crisi che nessuna legge (come quella approvata di recente) che non  potrà risolversi a breve tempo e che la Rete  non potrà servire,se non in piccola parte.

Il Dipartimento cultura del Psi,di cui sono coordinatore,ne discuterà in questi giorni in un apposito convegno con esperti ,giornalisti e presidenti della Federazione della stampa e della Federazione editori .

Aldo Forbice      

Premio Sakharov a Nadia e Lamiya e a tutte le donne yazite

Siamo molto contenti,anche perché siamo stati tra i primi a parlare delle ragazze yazide, a cui è stato assegnato ora il Premio Sakharov del parlamento europeo. Ce ne siamo occupati sull’Avanti on line e anche in altri giornali .

In particolare,dopo l’encomiabile iniziativa di Pia Locatelli (presidente della Commissione diritti umani della Camera) ,che ha invitato Nadia Murad per un’audizione  , facendo poi approvare dalla sua Commissione una mozione  che sollecita il riconoscimento del parlamento europeo del genocidio del popolo yazita. ,così come prescrive la Carta delle Nazioni Unite del 1948.

Vogliamo ricordare che Nadia Murad venne sequestrata ,all’età di 21 anni,dalle bande dell’Isis  e  ridotta in schiavitù,insieme ad altre 5000 donne e alcune migliaia di bambini yaziti (questi ultimi vengono addestrati come soldati e avviati a combattere e a torturare i nemici).

 Le donne vengono (ancora oggi) sistematicamente violentate e impiegate per i servizi più degradanti,con stupri individuali e di gruppo.  Sua madre, sei dei suoi fratelli e altri undici parenti sono stati assassinati,anche davanti agli occhi di Nadia . Il 3 agosto 2014,quando è stata rapita,ha raccontato la giovanissima yazita, hanno massacrato in un villaggio a nord dell’ Iraq (nella zona del Sinjar) oltre 5000 uomini,”facendo esplodere i templi e sequestrato oltre 6000 donne e bambini .” Prosegue Nadia: “Mi  trovavo in un gruppo di 150 ragazze e bambine,dai 9 ai 25 anni. Siamo state distribuite fra i combattenti del Daesh .Anche le bambine di 9 anni dovevano essere stuprate in pubblico e portate in giro come un trofeo. Poi Nadia è riuscita a fuggire ed ha raggiunto l’Europa,dove ora,come ambasciatrice di buona volontà dell’Onu,gira tutti i paesi per sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sul genocidio del suo popolo : un popolo di circa 600 mila persone ,che vive tra l’Iraq e la Siria, da sempre perseguitato per la diversità della religione che professa ( preislamica,con elementi di giudaismo,cristianesimo,islam e zoroastrismo ) che , ovviamente, non è contemplata dal Corano “tra le religioni del Libro”.Ed è per questa ragione che i combattenti dell’Isis  si accaniscono contro questa popolazione ,superando largamente,in ferocia,la storica  persecuzione dei turchi.

 L’altra ragazza,Lamiya Aji Bashar,non aveva ancora diciotto anni  quando venne  catturata e schiavizzata due anni fa  dagli uomini dell’Isis. I suoi genitori riuscirono a pagare un riscatto per liberarla ,ma i suoi torturatori  la inseguirono per riprenderla prima che la ragazza raggiungesse una delle zone controllate dall’esercito iracheno. Nella fuga però è rimasta vittima dello scoppio di una mina ,che ha provocato la morte di due sue compagne e per un caso non è rimasta accecata. Alla fine,tra mille difficoltà, è riuscita a raggiungere la Germania,dove ha ritrovato altre  ragazze sfuggite alla schiavitù dei barbari fondamentalisti dell’Isis.

Il Premio Sakharov è molto importante perché rappresenta simbolicamente l’impegno dell’Europa per difendere i diritti umani in tutto il mondo,compresi quelli del popolo yazita che non gode sostegni e protezioni da parte di nessun paese. Infatti , le denunce al Tribunale penale internazionale non si contano più,ma questo organismo dell’Onu non ha i poteri per condurre una inchiesta approfondita per accertare ,non solo le responsabilità del genocidio,ma neppure  il numero delle vittime  dei massacri  di yazidi e di altre minoranze  etniche e religiose ( cristiani,curdi,ecc. ) per opera dei militanti del Daesh , perché  in quei territori la guerra non è mai cessata completamente e non si ha alcuna possibilità di accedere allo sterminato numero di fosse comuni  di militari e civili,comprese donne e bambini .

Aldo Forbice               

Battere il ‘No’ significherà far vincere anche i socialisti

Gli errori sono stati tanti da parte del Pd ,anche di Matteo Renzi e persino il nostro partito non va risparmiato .Certo ,mi rendo conto che serve a poco battere i pugni contro il proprio petto come fanno i cattolici nelle cerimonie religiose. Come laici e socialisti dovremmo riflettere sulle conseguenze di una possibile vittoria del “no”.
Siamo assolutamente contrari a questa prospettiva,anzi ci battiamo perché questo non avvenga,ma siamo convinti che questa volta sono in ballo interessi che vanno al là degli stessi contenuti del referendum. Mi sono più volte trovato a confrontarmi con chi aveva dichiarato che avrebbe votato “no” e quasi sempre si trattava di persone senza argomenti o con argomenti deboli,talvolta falsi e,peggio ancora influenzati dalla disinformazione diffusa ad arte da quell’armata Brancaleone,che va da Grillo, a D’Alema,Bersani ,Speranza,Quagliarello, Salvini, Meloni, Brunetta ,Fini, Rodotà ,
Zagrebelsky e così via. Ci siamo dimenticati sicuramente di qualcuno,oltre che i superstiti della Prima Repubblica,come Dini e Pomicino. Ma la variegata “armata” del no ci dovrebbe fare riflettere. A tutti questi si deve aggiungere Berlusconi che,anche se continua a dichiararsi fautore del “no”,in pratica non lo vediamo troppo impegnato a cavalcare crociate contro il “sì”. E non solo per ragioni di salute o perché attende con ansia una sentenza a lui favorevole dalla Corte di giustizia europea.
Probabilmente perché la “riforma di Renzi” somiglia molto a quella da lui varata e poi bocciata dagli elettori ,per l’offensiva durissima del Pds ,della Cgil e di tanti altri settori della sinistra. Anche questa volta la Cgil (uno dei pilastri del “partito dei conservatori”) non fa sconti al governo. In teoria la leader della Cgil si mostra più morbida con Renzi,ma in pratica fa capire che i sindacati sono per il “no”. Solo la Cisl e,in parte,la Uil si sono pronunciati per il “si”,lasciando però libertà di voto ai propri iscritti. Le grandi incognite sono rappresentate dagli imprenditori,dal mondo cooperativo ,dalle lobby finanziarie,dalla Chiesa. Ma i cosiddetti “ poteri forti “ non vogliono scoprirsi. Qualche imprenditore (Marchionne,De Benedetti,ecc.) si dichiara per il “sì” ,ma sommessamente,senza pubblicizzarlo troppo .Somigliano a tanti intellettuali che voteranno “sì” ,ma non lo vogliono pubblicizzare ,per paura,per “non scoprirsi”,perché il conformismo è sempre molto diffuso. Avete visto quale trambusto ha suscitato Roberto Benigni (il comico popolare della “Costituzione più bella del mondo” ) quando ha fatto sapere di essere d’accordo con la riforma ? Sembra che,per timori o convenienza,dopo aver letto la valanga di critiche sui social ,abbia fatto marcia indietro .Ma le sorprese non sono ancora finite. Anche nel Psi,dove si fanno sentire più le ragioni del “no” che quelle del “sì”,nonostante che il congresso di Salerno abbia approvato a grande maggioranza la conferma della legge di riforma.
Il vero problema è che il mondo dei media e della comunicazione in generale,per ragioni che nulla hanno a che vedere con i contenuti del referendum (nonostante l’indubbia influenza di Renzi sulla Rai ) è sostanzialmente contraria alla legge. Questo tema è stato sempre sottovalutato dal premier e dal suo governo ,senza pensare che alla fine risulterà determinante sull’esito del referendum .
Vorrei aggiungere (con riferimento alle polemiche all’interno del partito) che un’eventuale vittoria del no potrà avere esiti imprevedibili anche per la stessa sopravvivenza del Psi. Ne sono certo. Adesso non ho lo spazio per approfondire questo aspetto ,ma lo farò in seguito.
Per il momento vorrei solo ricordare che da almeno 40 anni sento parlare di riforme istituzionali: ho regalato in questi giorni le mie storiche collezioni di Mondoperaio alla Fondazione Nenni ed ho verificato che già con Nenni,Lombardi,De Martino .E poi Craxi,Martelli, Formica, Signorile e innumerevoli altri,studiosi e politici .si sono occupati di “grandi riforme”. Sono seguiti o si sono intrecciati i convegni di Rimini e tanti seminari . Quelle di oggi non sono certe quelle “disegnate” o sognate da tanti socialisti, ma molte soluzioni sono simili o vicine . Bisogna ragionare con coerenza con i nostri ideali e la nostra storia politica perché quello che realmente conta è la priorità assoluta agli interessi dell’Italia ,che superano quelli di partito,di future coalizioni e prospettive elettorali. Impegniamoci ,dunque, tutti in questa battaglia perché l’ auspicata vittoria del “si” non premierà solo Renzi ma anche gli sforzi e l’impegno del partito socialista che,più di ogni forza politica, si è sempre battuto storicamente per cambiare questo paese.

Aldo Forbice

Le “battaglie” della Sindaca
e un assessore desaparecido

La “battaglia” di Virginia Raggi continua. Con risultati sempre deludenti. Ora abbiamo due assessori rimediati fra le forze interne (potevano anche pensarci prima,invece di farci perdere più di tre mesi invitando e, poi cacciando, tre magistrati della Corte dei conti per il posto di assessore al Bilancio…). Non capisco perché vi siano persone,che peraltro non vivono a Roma ( come quel buontempone di Massimo Fini) che sostengono la giunta Raggi,che “avrebbe migliorato la Capitale”. Ma in che cosa, caro Fini? È vero che sei un anticonformista ,anzi “un ribelle” da sempre,ma stavolta hai toppato. Si vede che non vivi a Roma e che le tue nuove simpatie politiche ti fanno chiudere un occhio,anzi tutti e due, sulle contraddizioni,le debolezze,gli errori di questa “armata Brancaleone” della giunta Raggi. Del resto,la tua forza (e le tua debolezza) è sempre stato il tuo spirito di anticonformista, spesso gratuito, solo per distinguerti e per “ trionfare” come una ètoile con la tua immensa vanità (mi ricordo quando difendevi Ocalan e il carnefice nazista delle Fosse Ardeatine …).
Ma lasciano al suo destino di “ribelle” Fini e passiamo,più concretamente,al mestiere di questa “povera” fanciulla,che cerca di fare la sindaca della Capitale. Per la verità non vedo un grande futuro per Virginia. Alla fine ,vittima delle faide interne non potrà più contare sulla protezione del suo “maestro” Beppe, e finirà col dimettersi ,oppure si ribellerà e cercherà,come Pizzarotti ,di trovare una strada autonoma ,magari alleandosi con una parte dei consiglieri dell’opposizione ( Pd ? Centrodestra ? ). Non abbiamo menzionato Marchini perché di quest’ultimo non si sente più parlare .Sembra scomparso nel nulla,probabilmente,dopo la sconfitta elettorale, per combattere la noia è andato a fare un nuovo giro del mondo con una avvenente fanciulla . Non abbiamo più notizie e ne prendiamo atto.
La Raggi ora, a quanto raccontano le cronache,dovrà fare i conti con Paola Muraro, plurindagata e assessore all’Ambiente ancora in carica, pesantemente sospettata di essere stata in combutta con Mafia Capitale. La doppia morale, alla fine non paga,cari amici supermoralisti de “Il Fatto”, e non si può essere garantisti a cicli alternati .
Ma c’è un altro assessore desaparecido nella disarticolata Giunta Raggi : quello alla cultura ,Luca Bergamo. Anzi ,dobbiamo precisare che Bergamo è assessore alla “crescita culturale”. L’ha voluta lui questa definizione e va benissimo. Ma fin’ora,Bergamo ha fatto ben poco per seminare. Ha un bel curriculum (è stato segretario generale di “Culture Action Europe” (con finanziamenti di Bruxelles,ma non sappiamo come siano stati spesi). Sappiamo però che viene dal Pd e che ,almeno fin’ora,non ha fatto granché, oltre che sponsorizzare con un manifesto i teatri romani di periferia.
Eppure,quando è stato nominato sembrava una autentica “scoperta” della regina grillina Virginia. Ha rilasciato una sola intervista a un quotidiano con idee copiate dal Pd, centro destra e persino dalla lista civica “Una rosa per Roma”. Lo so bene perché quei progetti li ho scritti io. Non è stato un vero e proprio plagio,però vi somiglia molto. In particolare,ci riferiamo alle idee sulla tutela del patrimonio artistico e culturale (librerie,botteghe storiche,artigianato di qualità, ecc.). Siamo comunque felici che molte idee vengono copiate anche dai Cinquestelle a condizione però che siano realizzate. E nel modo migliore. Fin’ora però Mister Luca ha brillato per la sua assenza. Mi dicono che,quando le associazioni culturali lo cercano per sottoporgli progetti e proposte, lui fa rispondere che è all’estero. Credo che Roma abbia bisogno di tutto e meno che mai di assessori fantasmi. Auguri,comunque,per il suo lavoro,caro Bergamo. Se ha bisogno di idee per Roma ci consulti : siamo facilmente rintracciabili ,ma non firmeremo mai nessuna dichiarazione capestro elaborata da Beppe ,come penso abbiano fatto quasi tutti gli assessori ,anche perché ritenuta assolutamente incostituzionale.

Aldo Forbice

I grillini litigano a Roma,
i bambini contano i topi…

Vediamo spesso la signora Virginia Raggi ,in un elegante tailleur nero,con orecchini di perle e tacchi alti,dalla mattina alla sera; talvolta sul balcone del palazzo Senatorio che domina ,in uno scenario affascinante (sembra ricostruito a Cinecittà ), uno spicchio della Roma imperiale,con i Fori in primo piano. Su quel balcone la signora, pardon l’avvocata, nonché sindaca di Rom, Virginia invita , sorridendo, tutti i suoi ospiti: vi ha portato Beppe Grillo,la sua collega torinese Appendino ,gli stranieri che la vanno a trovare e persino il figlio che è rimasto incantato dallo spettacolo ,ma poi è andato a giocare a palla in un salone del Campidoglio. L’unico che non si è visto è il marito, che sembra un fantasma, anche se ogni tanto emerge con qualche dichiarazione per far capire che lui ancora c’è e rivendica il suo ruolo. Ma non è certo questa la nostra preoccupazione. I problemi personali della sindaca non ci interessano.
Il nostro unico interesse è ,ovviamente, Roma e come viene amministrata . Quando venne eletta,con l’onda grillina , il volto giovane di una bella ragazza ci sembrava comunque di buon auspicio . E ci siamo detti,anche se non condividiamo il programma confuso,demagogico e poco realistico dei 5Stelle , magari con una forza elettorale possente, questo movimento riuscirà ad arrivare dove i partiti tradizionali sono falliti . In altre parole, pensavo, – come ripeteva sempre il vecchio Mao- “non importa il colore del gatto,l’importante che riesca ad acchiappare i topi “.
Purtroppo però le delusioni sono arrivate prima del previsto . Ancora ,dopo tre mesi dalle elezioni , si discute sul “governo del Campidoglio”,con assessori che si dimettono,altri che spuntano come funghi ma diventano subito “sorvegliati speciali”,altri ancora che minacciano di andarsene,insieme ai direttori dimissionari di Ama, Atac e di altre macro aziende comunali . Le polemiche non cessano,anzi sono alimentate ,non solo,come sembra normale, dalle opposizioni (pd e centro destra,in modo particolare), ma soprattutto dallo stesso schieramento grillino,dal direttorio romano (ora dimissionario) e persino da Beppe , la Raggi, Di Maio ,Di Battista e da altri dirigenti 5 Stelle che hanno preso le distanze dall’avvocata. Si parla di tutto,si fa sfoggio di slogan ma si discute molto poco dei macroscopici problemi della Capitale .
Le nomine agli assessorati e ai vertici degli enti arrivano,ma poi vengono sottoposte al vaglio scrupoloso degli occhialuti pm degli informatici grillini ; sono spesso contestate o peggio vengono sottoposte a processi e ad attacchi di militanti , mettendo in difficoltà i proponenti e spesso costringendo gli interessati alle dimissioni per prevenire imbarazzanti revoche. La conseguenza è la paralisi delle istituzioni comunali . Quello che appare in superficie è l’inesperienza grossolana di questi nuovi “amministratori”, mentre Roma continua ad affondare nel caos, nell’indifferenza, nell’inefficienza operativa, nell’apatia, nel disinteresse dei problemi della città. Eppure, durante la campagna elettorale, la Raggi e i suoi “attendenti” sembravano promettere grandi vantaggi per la città,non solo in termini di maggiore ordine e pulizia,con progetti mirabolanti.Nessuno però ha visto i più vaghi segnali di innovazione, neppure quell’ordine e la pulizia (delle strade,delle piazze,dei parchi,dei giardini ,ecc.) di cui i grillini si riempivano la bocca. Sono prevalse le bugie,i comizi del comico Grillo ,per sostenere ,la Raggi,le ambiguità del’assessore all’Ambiente Paola Muraro,indagata ma rimasta al posto di comando, e così via .
C’ è poi la rovente questione delle Olimpiadi,che pesa come un macigno ,se non altro perché questo evento potrebbe far piovere sulla Capitale diversi miliardi di sovvenzioni pubbliche e private,per lavori pubblici,più o meno utili. Non siamo fra quelli che gioiscono per questo evento ,anche perché tutte le lobbies in campo (politiche,economiche, edilizie ,finanziarie ,oltre che sportive ) sono in movimento da tempo per conquistare il “sì” del Campidoglio, necessario per la candidatura. Ci sono,come è noto, troppi interessi pelosi in questa operazione sportiva e di maxi business . Se però i 5 Stelle confermeranno il loro “no” devono anche pensare a un’alternativa concreta (legge speciale per Roma da far finanziare o altre soluzioni) perchè la Capitale ha bisogno comunque di opere pubbliche e di risorse finanziarie per fronteggiare la necessaria manutenzione “normale” degli impianti e servizi metropolitani (verde,rifiuti ,strade,traffico, Tevere,ecc .) .Quali programmi hanno presentato a questo proposito i grillini ? A parte quelli generici e demagogici della campagna elettorale ,nessuno. Stiamo ancora aspettando dopo tre mesi che la Giunta ci mandi qualche segnale,qualche colombo viaggiatore con almeno una buona notizia di novità,di impegno civile ,di svolta nella gestione dell’amministrazione del Campidoglio,
Intanto però i bambini di Tor Bella Monaca passano il tempo a contare i topi,che vanno indisturbati nel cassonetti e poi tornano nelle loro tane. Per la verità i ratti non sono solo una prerogativa delle periferie romane. Personalmente li ho ammirati,insieme a molti pellegrini stranieri incuriositi,nei cassonetti vicini a Castel Sant’Angelo, a due passi dal Vaticano. Cenavano con calma , introducendosi senza fretta nei contenitori dei rifiuti. Questa immagine la dedichiamo all’elegante figurina in abito da sera che porta il nome di Virginia.
(Volevamo occuparci di quello che fa o meglio che non fa la Giunta Raggi nel campo della cultura a Roma: ne parleremo la settimana prossima ).

Aldo Forbice

Fango (senza prove) su Ignazio Silone

Ci sono accademici che pensano di essere i depositari della verità. Chi dissente dalle loro opinioni viene definito “uno storico della domenica”, “un dilettante”, un “azzeccagarbugli” ed anche peggio. Non parliamo poi dei giornalisti che dissentono delle tesi di certi storici, soprattutto quelli che “non frequentano gli archivi storici”. Ovviamente, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Enzo Bettiza e Sergio Zavoli non meritano il rispetto del prof. Mauro Canali perché hanno sempre parlato bene di Silone, rifiutando le assurde accuse su Silone “spia dell’Ovra”. Ma dopo molti anni di ricerche (fatte insieme al suo amico Dario Biocca, anzi forse ex amico) non ha trovato il modo di farsi perdonare i suoi errori, le sua superficialità, le attribuzioni a Silone di informative alla polizia fascista di vere spie, come Quaglino. Questo personaggio non è mai stato, in realtà “analizzato” seriamente. Era troppo comodo, anzi non sembrava vero che ci fossero documenti, attribuiti erroneamente a Silone (e ci rifiutiamo di credere che la ditta Canali & Biocca lo abbia fatto in malafede), che provassero la colpevolezza dell’autore di “Fontamara”, la sua connivenza con i servizi del regime fascista. Del resto qualche contatto con un ispettore di polizia (Bellone) c’era stato per via del fratello (Romolo era stato arrestato per un attentato a Milano, risultato poi innocente, ma morì in carcere) e quindi il gioco, per Canali-Biocca, era fatto. Non c’erano prove o meglio c’erano quelle false di Quaglino attribuite a Silone. Le ripetute analisi calligrafiche di esperti lo hanno ampiamente smentito. Le “rivelazioni” degli autori accademici si sono rivelate con gli anni totalmente infondate perché, per fortuna, in questo paese vi sono ancora persone serie, studiosi rigorosi e non solo “storici della domenica” (che, peraltro, anche questi non vanno disprezzati se scoprono qualcosa di nuovo, non conformista e innovativo). Lo storico Tamburrano (per alcuni decenni presidente della Fondazione Nenni), con un gruppo di studiosi, ha compiuto un’analisi seria per confutare le tesi dei due accademici, scoprendo che erano intessute di ”sviste”, interpretazioni errate e vuoti macroscopici di consultazioni di testi e testimonianze d’archivio.
Un altro studioso, Alberto Vacca – definito “l’avvocaticchio”- ha approfondito la ricerca , consultando ben 400 fascicoli (400, prof. Canali, e lavorando tutti giorni, per oltre un anno, in quell’Archivio centrale dello Stato sempre invocato dai ricercatori accademici), fotografando tutto. Sapete perché è stato definito “l’avvocaticchio”? Semplicemente perché, oltre ad essere stato un docente di filosofia e storia nei licei sino alla pensione, per un certo periodo della sua vita ha fatto anche l’avvocato in Sardegna. Questo dato, invece di confermare la sua competenza anche nel diritto e quindi la sua capacità di interpretare i fascicoli giudiziari, è stata ritenuta negativa, non altezza del grande ricercatore e accademico Canali: l’uomo che ha sempre ragione e che non conosce l’umiltà, che non sa dire semplicemente “mi sono sbagliato, vi chiedo scusa”. Eppure uomini grandi, storici del livello di Benedetto Croce, Giovanni Gentile e, più recentemente, di Renzo De Felice, il “padre di tutti i revisionisti della storia contemporaneamente”, hanno avuto il coraggio di riconoscere di aver preso degli abbagli nel corso della loro lunga professione . Ma Canali (e Biocca) sono di un’altra “pasta”: si credono investiti di un’autorità superiore. Nel suo libro (“Le false accuse contro Silone”,Guerini e Associati), Vacca ricostruisce la genesi e la storia che discolpano in modo inconfutabile Silone da ogni accusa di connivenza col regime fascista. Lo avevamo fatto dieci anni fa in convegno all’Aquila, promosso dalla Fondazione Silone, a cui hanno partecipato storici autorevoli come Bruno Falcetto, Alceo Riosa, Giulio Ferroni, Sergio Soave, Mimmo Franzinelli, Giuseppe Tamburrano, Antonio Landolfi, Luigi Lombardi Satriani, Massimo Teodori e tanti altri. Di questo convegno (e con altri contributi di storici e di studiosi di Silone è nato un libro di 300 pagine, “Silone, la libertà – Un intellettuale scomodo contro tutti i totalitarismi”,Guerini editore, curato da me. Al convegno dell’Aquila erano stati invitati Canali e Biocca. Entrambi si erano impegnati a partecipare. Il primo però ha declinato l’invito asserendo che aveva un impegno col suo dentista; il secondo era negli Usa, ma assicurava il rientro in tempo utile: nessuno è venuto. Ora rinnoviamo l’invito: a breve promuoveremo un confronto pubblico su Silone. Chiediamo ai due “accusatori” di partecipare. Troveranno il coraggio i due professori o ricorreranno a nuovi pretesti? Rai Storia, che denunciamo pubblicamente, ha le sue responsabilità nel continuare a calunniare uno degli scrittori più conosciuti e amati del Novecento. Ma sapete chi è il consulente di quel programma? Il prof.Mauro Canali.

E noi contribuenti dobbiamo contribuire a finanziare, col nostro abbonamento forzoso alla Rai, le calunnie diffuse nei confronti di Ignazio Silone, un uomo che Albert Camus ha definito “meritevole del premio Nobel, perché Silone, cristiano e socialista, parla a tutta Europa, anche se i protagonisti dei suoi romanzi sono i cafoni dell’Abruzzo”.

Aldo Forbice

Il “democratico” Erdogan ripristinerà la pena di morte

E’ stato un falso golpe o un tentativo di colpo di Stato di alcuni reparti militari che hanno commesso una serie di errori,sino a farli diventare un boomerang? Tutti gli analisti politici e gli esperti di “cose turche“ si interrogano da giorni su come si siano svolti i fatti in Turchia, se Erdogan sapeva o meno, se i servizi segreti abbiano orchestrato tutto e cosi via. L’unica cosa certa appaiono ora gli oltre 300 morti (quasi la metà civili), i quasi ottomila arrestati (fra militari e magistrati), i 13 mila impiegati pubblici (la maggior parte del ministero degli Interni, licenziati in tronco). Ma non è solo questa la conseguenza del tentato golpe. Vi è anche la minaccia della pena di morte, che Erdogan vuole che diventi realtà, sfidando anche su questo l’Unione europea, con cui – ha fatto capire – che non ha più alcun interesse a proseguire le trattative.
“Del resto, afferma il “sultano”, Stati Uniti, Cina e Russia non hanno la pena capitale? Perché la Ue ha qualcosa da ridire se un paese sceglie di ripristinare democraticamente la pena di morte? “Erdogan ha una concezione tutta sua della “democrazia”,che ovviamente non ha nulla a che vedere con quella che conosciamo del modello occidentale. In nome della “democrazia” intende punire i golpisti,compresi i soldati che hanno solo obbedito a degli ordini e che probabilmente non sapevano neppure di diventare “golpisti”, vista l’obbedienza cieca che i militari hanno, per tradizione storica, nei confronti degli ufficiali e dei comandanti.
Vi sono molti “buchi” anche nei racconti di quella tragica notte : non si sa ancora chi effettivamente ha organizzato il colpo di Stato, quali complicità, interne (politiche, militari, religiose, lobby industriali) ed estere vi siano state. Rimane, fra tutte le ombre, il “misterioso” silenzio di 4-5 ore da parte di tutte le cancellerie, a cominciare da quelle americane, russe ed europee. E’ evidente che questi paesi attendevano l’esito del golpe per esprimersi,anche se Erdogan rappresenta comunque un presidente eletto democraticamente e che nessun colpo di Stato può essere giustificati dai paesi democratici . Chi sia stata la mente e chi ha mosso le fila del complotto,prima o poi,sarà svelato. Non sono in ogni caso giustificabili metodi medievali che riportano la Turchia agli anni precedenti ad Ataturk: i soldati denudati, frustati, lasciati senza cibo e acqua ,ammucchiati peggio delle pecore e dei maiali. In nome di Allah? Ma il Corano non fa riferimento ad alcuna vendetta di questo tipo, semmai parla di perdono,di misericordia, anche con i propri nemici. In ogni caso, laicamente, dobbiamo insistere sulla necessità della giustizia umana ,bandendo la vendetta barbara e disumana. Erdogan, che sbandiera sempre la parola “democrazia”, evidentemente non si rende conto che si muove invocando sempre un dio feroce e vendicativo. Esattamente come fa l’Isis, un califfato che disonora l’Islam, che calpesta ogni etica, ogni tutela dei diritti degli esseri umani. Abbiamo apprezzato molto le parole di Angela Merkel che, il giorno dopo il tentato golpe, si è soffermata con passione sui valori degli esseri umani, richiamando la giustizia, condannando ogni proposito di vendetta e denunciando le torture che vengono indiscriminatamente praticate sui prigionieri, militari e civili.

La stessa sensibilità non l’abbiamo riscontrata negli altri capi di Stato, europei ed americani, (Segnaliamo solo una intervista, ammirevole, del nostro ministro Gentiloni che ha insistito sugli aspetti umanitari degli sconfitti di Ankara). E’ da deprecare però il silenzio di tante organizzazioni umanitarie, delle stesse Nazioni Unite e dell’Unione europea per le gravi violazioni contro i diritti umani, a cominciare dalle detenzioni illegali e dalle torture,fisiche e morali ,degli arrestati.
Tutti i giornalisti e gli intellettuali turchi, compresi quelli che hanno subito lunghi anni di carcere perché hanno lottato per la libertà di stampa,sono ora paralizzati dalla paura: la repressione era già intensa prima del golpe, figuriamoci oggi. Erdogan ha dichiarato che intende “ripulire” tutti i settori della pubblica amministrazione, della comunicazione, della cultura, senza mezzi termini: il golpe, voluto, auspicato o meno,” è stato – lo ha ammesso lui stesso- un dono di Allah per costruire una nuova Turchia”. E’ questa la democrazia di Erdogan,che diventerà sempre più un despota,privando i turchi di ogni residua libertà di pensiero . In questa prospettiva va letta la polemica con gli Usa (può essere utile, visto la campagna elettorale americana, già arroventata) e aver scelto come bersaglio l’imam Fethullah Gùlen, a suo giudizio, l’ispiratore del putsch. Ma, a supporto di una richiesta, perora solo verbale, non ha potuto presentare alcuna prova della complicità di questo religioso nel tentato golpe. Si tratta,ovviamente,solo di pretesti: Gùlen ha influenzato sicuramente diversi milioni di cittadini turchi con il suo credo islamico poco ortodosso, compresi centinaia di ufficiali e ampi settori dell’esercito. Ma da qui a improvvisarsi maestro di congiure ce ne passa. Intanto però il “democratico” Erdogan sta attivamente operando per regolare i suoi conti anche con i curdi, magari sostenendo sotto banco lo stesso Isis. E ne siamo certi l’Occidente, ancora una volta, starà a guardare.

Aldo Forbice

La memoria va difesa, ma non dimentichiamo il futuro

Caro Manfredi,
condivido totalmente il tuo contributo. Tuttavia  una sola cosa mi lascia perplesso e ti chiedo un ulteriore contributo di idee, vista la passione politica (intendo soprattutto socialista) che, per fortuna, ancora ti anima. La memoria, è noto ,sono le nostre radici, che occorre sempre proteggere e alimentare, ma bastano per far crescere il Psi? In questi giorno mi è capitato di sfogliare “Mondoperaio” degli ultimi decenni che ho deciso  di regalare alle fondazioni Nenni e Buozzi). In questo grande (sottolineo grande) patrimonio di cultura, di studi e ricerche elaborati da molte decine di intellettuali (storici, politologi, sociologi, letterati, economisti,ecc.) si parla raramente di storia. La chiave è rappresentata non dal passato (che, ripeto, va comunque salvaguardato), ma dal futuro.

Non a caso le idee (non sempre positive) di Matte Renzi ,Boschi e loro amici  sulla riforma costituzionale nascono dalle elaborazioni di  Bettino Craxi ,Martelli,Amato,Giugni e un numeroso gruppo di studiosi e intellettuali  ( a cominciare da Norberto Bobbio) che dissertavamo,già 40 anni fa,sulla “grande riforma” : sulla riforma del parlamento,dimezzando il numero dei “nostri rappresentanti del popolo”,sulla eliminazione degli sprechi ,dell’’incremento della produttività nella Pa,sull’eliminazione delle province ( in coincidenza dell’istituzione delle Regioni,ecc.) . L’elenco è molto lungo. Ecco perchè non capisco o meglio non condivido il “no” e tantomeno i “comitati per il no” che nascono nel nostro seno.

Chi promuove queste iniziative oltranziste e immotivate lo fa per fanatismo,lo fa per avversione verso una persona ( un tempo lo era nei confronti di Craxi,l’odio si è trasferito poi verso  Berlusconi ed ora l’obiettivo è Renzi ) .Ma siamo sicuri che la “caduta” dell’attuale premier possa risolvere i nostri problemi e che le riforme costituzionali possano essere realizzate in forme  più innovative  ?

Personalmente ho forti dubbi in proposito. Sono convinto,al contrario, che tutto finirà,ancora una volta,nella palude,nella stagnazione :  le inutili province continueranno a sopravvivere,l’inutile Cnel continuerà a  sprofondare nella sua  inazione  ( o a produrre montagne di documenti per dimostrare la sua esistenza ),il Senato continuerà a “dimezzare” la nostra produttività legislativa e a  dare  la fiducia (inutile) all’esecutivo. Insomma,tutto è stato inutile . E chi farà felice ?  Le solite lobbies,i soliti “poteri forti” ( i soliti gruppi politici che si alimenteranno dei sempreverdi voltagabbana ),  che potranno continuare a fare il brutto e il cattivo tempo. E’ questo che si vuole ?

Tornando al Psi,al nostro vecchio e giovane partito,penso che una riflessione seria,rigorosa,non “macchiata” da pregiudiziali politiche e da fanatismi personali precostituiti debba essere fatta con serenità da tutti,dal gruppo dirigente e dai singoli militanti (anziani e soprattutto dai giovani,che prima o poi, saranno a chiamati a  raccogliere il testimone,con  la ricca eredità politica e culturale di un partito di un secolo e mezzo di storia) .

Le domande chiave le avevo già poste in previsione del congresso di Salerno e a cui è necessario  dare una risposta convincente sul breve e sul medio-lungo termine. Vi sono alternative diverse, nell’un caso e nell’altro.

Nei  percorsi che si sceglieranno dovremo tener presente  sempre l’esigua consistenza delle nostre forze,anche se i segnali registrati nelle ultime amministrative ci fanno ben sperare . Le enclave di “resistenza socialista”,infatti, si sono fatte sentire ,dove soprattutto è stato possibile realizzare alleanze  a sinistra,dove i riformisti del Pd hanno reagito positivamente ,mostrandosi disponibili ad accordi  con i socialisti. Non è stato ovunque così,lo sappiamo bene. Vi è ancora nel Pd (e altrove) uno “zoccolo duro” di matrice comunista e comunque antisocialista  che  non si riesce a  sradicare.  Ma  i prossimi anni ci daranno ragione. Ne sono più che convinto. Ma ora dobbiamo fare con intelligenza e perseveranza la nostra parte.

E’ ora di smetterla, definitivamente, ad esempio, con le polemiche  distruttive (non parliamo dei demenziali ricorsi per annullare un congresso). Se  è necessario confrontarci va bene: facciamolo con serenità,senza personalismi e ambizioni sfrenate di  “conquistare”  chissà quali posizioni .

E’ necessario far vivere,anzi sopravvivere ,questo partito e non  ammettiamo più discorsi devianti  o espressi solo per ragioni personali o di gruppo. Le lobbies si combattono fuori del partito e non più dentro.  Oggi, per fortuna, i socialisti sono “con le mani pulite” : da decenni non si registra più un arresto e neppure un indagato nelle nostre file . E’ un  buon segnale  questo di pulizia morale, non vi pare ?

Ora dobbiamo sforzarci di fare un passo  avanti  verso un obiettivo importante: dobbiamo tornare ad essere un  partito (anche se piccolo,non importa ) per elaborare linee e strategie  nel campo sociale,economico e culturale : occorrono idee nuove da far valere. La nostra nuova forza dovrà essere il nostro investimento del nostro  impegno sulle proposte per cambiare l’Italia oggi,affrontando i problemi più importanti (le migrazioni, l’occupazione, la riforma fiscale, gli investimenti pubblici, la tanto invocata riforma della giustizia,ecc,) per non parlare della “rifondazione europea” e degli altri problemi della politica estera (a cominciare dal terrorismo islamico).

E’ solo su questi terreni che dovrà misurarsi ,anche ostinatamente, la nostra azione politica .  Le polemiche, il  confronto  di idee e di proposte  ben vengano su questi “tavoli”  .  Ed è in questo quadro che va approfondita anche la collocazione naturale del nostro partito,in un nuovo centro sinistra.

Aldo Forbice

Il coraggio di impegnarsi
per il “Sì”, senza ripensamenti

In una riunione della redazione di “Mondoperaio” un giovane collaboratore si è posto il quesito: “Quando faccio vedere  la rivista, qualcuno dei miei amici mi dice : è un buon prodotto editoriale ,ma ha una testata molto vecchia,fa ricordare una cultura ‘operaia’,già dalla testata che forse oggi non esiste più”.Inutile spiegare che, quando Pietro Nenni ,grande giornalista, pensò a quella testata nel dopoguerra aveva in mente altro. Vivevamo pienamente sotto il “peso” politico ed ideologico delle sfere d’influenza (Urss e paesi dell’est contro l’Occidente dominato dagli Usa).E quel nome “Mondoperaio” significava riflettere sui problemi di casa nostra, rappresentati anche dalla scarsissima tutela della condizione operaia. Eravamo allora alla “preistoria”,molto prima che Giacomo Brodolini (con l’aiuto di Gino Giugni e di altri giuslavoristi) pensasse allo “Statuto dei lavoratori”, che non viene troppo ricordato come opera soprattutto dei socialisti.

Un altro collaboratore (anzi è bene che esca allo scoperto,perché sono io) ha fatto osservare che la rivista fondata da Nenni ( e oggi diretta con grande passione e  competenza da Luigi Covatta) si occupa molto di memoria. E’ sufficiente ricordare,come ultimo esempio,il numero di giugno-luglio appena uscito sul  settantesimo della nostra Repubblica. Un fascicolo  ricchissimo di firme di intellettuali prestigiosi ( a cominciare da Giuliano Amato ,cha ha scritto l’editoriale) e saggi colti e di riflessione rigorosa. E’ forse l’unica rivista politico-culturale che abbia dedicato uno spazio così ampio,articolato di analisi e approfondimenti ,sulla storia del nostro sistema democratico del dopoguerra. I meriti dunque di “Mondoperaio” sono innegabili e attribuibili largamente all’impegno di Gigi e dei suoi più stretti collaboratori. Tuttavia ,penso sia importante uno sforzo di innovazione, ripensando contenuti,grafica e format editoriale della rivista per andare non solo “al passo coi tempi”,ma al passo di un partito piccolo e che si vorrebbe far crescere,anche se ancora non si hanno idee concrete sul “come” e sul “quando”. Ma questo è un altro discorso che faremo più avanti,perché rappresenta “la madre di tutti i problemi”del Psi.

 Tornando alla rivista sono convinto che,insieme al prodotto editoriale,bisognerà ripensare anche i contenuti,con meno memoria (che pure è necessaria) e piu’ attualità,che significa analisi,confronti,saggi sui problemi di oggi e di  quelli che si prospettano nel prossimo avvenire. Non sarebbe importante capire (con analisi e proposte) quello che accadrà sul fronte delle migrazioni ? E sull’occupazione,con particolare riferimento a quella giovanile ? E sullo Stato sociale in forte crisi ? Per non parlare delle guerre e delle crisi internazionali aperte,dell’Europa da ripensare e di tanti altre questioni sociali,finanziarie ed economiche e politiche  ( la crisi del socialismo europeo,ad esempio)  .

Penso comunque che il primo ad essere convinto del cambiamento sia lo stesso Covatta. Spesso il freno è giustamente motivato dalle scarse risorse finanziarie che costringono a rinviare le innovazioni,anche perché queste hanno comunque un costo. Ed è anche su questo che bisognerà riflettere per individuare nuove  forme di finanziamento per mantenere in vita e sviluppare “Mondoperaio” e l’ Avanti ! ,altro strumento fondamentale di comunicazione per il Psi. Ho delle idee in proposito,ma ne discuteremo ,dopo averle approfondite.

Credo però che adesso la priorità debba essere data al referendum di ottobre. Ha fatto bene, a questo proposito,Matteo Renzi nel fare un passo indietro : non personalizza  più la competizione  .nel senso che, se dovesse vincere  il “no”,non deve sentirsi obbligato a dimettersi . “Anche perché –ha osservato lo stesso Pierluigi Bersani,che non è certo un amico del presidente del Consiglio,se Renzi decidesse di dimettersi,arriverebbe un altro che  potrebbe fare una riforma peggiore”. Al di là di queste battute ,più o meno ironiche,sono convinto che  noi socialisti abbiamo i titoli storici nell’aver pensato da diversi decenni (nei convegni sulla “grande riforma”,nei congressi socialisti,nelle  grande quantità di testi e di dibattiti su “Mondoperaio” e sull’Avanti! per portare avanti una battaglia sacrosanta per cambiare l’Italia ) ,Certo,lo abbiamo ripetuto più volte (lo dice spesso anche Nencini) ,le riforme costituzionali, a cominciare dal Senato,non ci trovano particolarmente entusiasti. Ma rappresentano comunque un importante passo avanti: è più facile fare delle correzioni,dopo qualche anno di sperimentazioni,piuttosto che tornare indietro,senza alcuna prospettiva di attuare riforme più avanzate. Il Psi si deve impegnare attivamente,facendo “pesare” il suo apporto politico. Non sono concepibili all’interno del nostro partito “Comitati per il no”: non possiamo dividerci anche su questo. La volontà della maggioranza deve essere rispettata .Non possiamo seguire D’Alema sulla strada della strumentalizzazione politica : pur di far saltare Renzi,si alleerebbe anche col diavolo. Ma ,ne siamo certi,se questo stesso personaggio fosse il segretario del Pd proporrebbe l’espulsione dei dissenzienti . Vi sono troppi precedenti per non pensarlo.

Aldo Forbice