La morte di Liu Xiabo: vergogna per il governo cinese ma anche per l’occidente

“C’è qualcuno con te? / Ci sono degli uccelli / Non li vedo/ Ascolta il battito delle loro ali/ Non sarebbe bello disegnare degli uccelli sui rami ? / Sono troppo vecchia per vedere,cieca”.

Questi versi sono di Liu Xia,la moglie del dissidente Liu Xiabo ,morto a 61 anni, di un tumore al fegato dopo otto anni (su 11 anni di condanna) trascorsi in un carcere cinese. Le autorità lo hanno “liberato” per evitare di farlo morire in una cella: non lo hanno fatto per umanità,ma semplicemente perché temevano un impatto sull’opinione pubblica ancora più devastante . Alla moglie ,la poetessa Liu Xia,agli arresti domiciliari da molti anni,non le hanno concesso di vedere il marito ,neppure in fin di vita. L’Occidente è rimasto sordo all’appello degli intellettuali per consentire a Xiabo di recarsi in un paese europeo o negli Usa per potersi curare in un moderno ospedale e consultare specialisti oncologi. Per la verità la cancelliera Merkel ha chiesto a Pechino un gesto umanitario,ma senza farne parlare troppo dai giornali per non irritare il governo cinese. La stessa cosa,ma anche più sommessamente,ha fatto Donald Trump ,ma non è stato direttamente il presidente americano a chiederlo,ma un suo portavoce. Ora,solo dopo questa tragica morte,l’Occidente ha scoperto l’eroe di Tienamnen ,premio Nobel per la pace nel 2010,un riconoscimento che non ha potuto ritirare perché il governo non gli ha consentito di recarsi a Oslo. Liu era stato condannato a 11 anni di carcere duro per aver scritto un documento,”Charta 08” in cui si chiedevano riforme democratiche,così come avevano fatto i dissidenti cecoslovacchi ,con “Charta 77” . Anche la moglie,che ha sempre condiviso le traversie e le sofferenze di Liu ,è stata condannata agli arresti domiciliari ; le è stato vietato ogni contatto con il marito,parenti e amici,con la proibizione di qualsiasi viaggio , a cominciare di Oslo,dove avrebbe potuto ritirare il premio Nobel,al posto del marito. Ora Xia si trova ancora agli arresti domiciliari e sembra ammalata da una gravissima forma di depressione .Diversi governi europei (ma non risulta quello italiano ) hanno chiesto la liberazione della donna,ma fin’ora il governo cinese appare irremovibile. Liu Xiabo è diventato il simbolo dei dissidenti nella Rpc. Era rientrato a Pechino nel 1989 da New York ,dove insegnava alla Columbia University ; si era subito schierato a Tienanmen con gli studenti,ma quando si è reso conto che la partita era persa di fronte alla testarda ostinazione di un regime plumbeo e disumano ,fece di tutto per convincere i ragazzi a “mollare” per non finire vittime di un tremendo massacro,con migliaia di morti,feriti,torture nelle carceri di tutta la Cina. Come poi,purtroppo,è avvenuto. Ancora oggi gli intellettuali in cella di quella stagione sanguinosa sono diverse decine. Xiabo è stato controllato sino alla fine dal regime ,che gli impedì le cure all’estero e ogni tipo di contatto esterno,compreso quello con la moglie molto amata. In una lettera lasciata alla sua compagna ,ha scritto: ”Se fossi ridotto in polvere ,userei le mie ceneri per abbracciarti”.

Se gli fosse stato concesso di recarsi a Oslo per ritirare il Premio ,il combattente per i diritti umani,avrebbe sicuramente letto un brano di “Charta 08 “: “ La Cina è una grande nazione ,il cui sistema politico continua a produrre disastri sul fronte dei diritti dell’uomo… Spero di poter essere l’ultima vittima dell’inquisizione”. Purtroppo siamo convinti,anzi ne siamo più che certi,che Liu non sarà l’ultima vittima,sino a quando continuerà a esistere un regime comunista che schiavizza gli uomini in nome del mercato e del profitto (capitalista).

Aldo Forbice

Un racconto tratto dalla tragica realtà della violenza quotidiana

Una volta tanto non ci occupiamo di politica, ma ospitiamo in questo spazio un breve racconto. A volte la narrativa ci dice molto di più della cronaca, di quella politica, sociale e persino di quella nera. Del resto, quello che leggerete è un testo ispirato a fatti di orrori quotidiani, alla violenza sugli esseri umani, donne e bambini compresi, di cui i media si occupano (purtroppo inutilmente, ogni giorno). Mi farebbe piacere ricevere un vostro commento, un pensiero, anche una critica, se la ritenete utile.

L’appuntamento è per un sabato mattina al Vittoriano. Nella sala Zanardelli era stata allestita la mostra “Schedati, perseguitati,sterminati”, sul massacro dei malati psichici e dei disabili nella Germania del Terzo Reich. I visitatori erano pochi,per lo più persone anziane .Sergio si guardava intorno mentre fissava le fotografie,i disegni,i documenti che raccontano flash di vita di 400 mila donne,uomini,ragazzi,bambini,

che vennero sterilizzati ,contro la loro volontà, perché affetti da patologie mentali nel periodo 1934 – 1945 .Fra questi almeno 200 mila furono prelevati nei “manicomi” per essere uccisi ,in base al programma di eugenetica “T4” voluto da Hitler .

Sergio, un giornalista,appassionato di diritti umani ,cerca di leggere le didascalie delle foto e dei disegni ,quando si sente chiamare alle spalle.

Si gira e vede subito una donna non giovanissima ,dimostrava una quarantina d’anni, con un viso senza trucco e capelli castani cortissimi .

“Scusi lei è Sergio Fiorani ,il giornalista ?

“ Sono io e lei ?

“ Mi chiamo Milena,anche se questo non è il mio vero nome. Meno si sa di me e meglio è .Lei mi può capire ”.

“Certo. Mi racconti quello che può dirmi,senza fare riferimenti a fatti che possono farla riconoscere.”

“Purtroppo non posso darle prove certe sul traffico degli organi,di cui lei ha parlato nel suo programma radiofonico,che mi è capitato di ascoltare. I medici, da lei intervistati ,hanno tutti negato l’esistenza della compravendita di organi. Io sono un’infermiera da oltre quindici anni ,lavoro nelle cliniche private. E le assicuro che questo scandalo esiste . Se lei ha bisogno di un rene lo può trovare facilmente con diecimila euro,anche per meno ; un cuore ,con 50 mila; un fegato con 100 mila ,oltre ai costi degli interventi chirurgici ,della clinica e persino delle mance ai paramedici e portantini…”

“Ma esiste una vera organizzazione che fa tutto questo “.

“ Sono diverse le combriccole di medici e non solo,anche con collegamenti esteri. Certi organi arrivano,per canali misteriosi, anche criminali, dall’Asia (Thailandia,Cambogia,Indonesia,Cina) e dall’America Latina (dal Brasile soprattutto) “Può darmi qualche nome,qualche indicazioni di cliniche o di medici ?

“Lei deve essere matto. Sono venuta perché lei ha insistito molto al telefono e perché mi rimorde la coscienza su questo traffico vergognoso, che coinvolge anche i bambini,e di cui i giornali non si occupano e, purtroppo, neppure la polizia.”

“Non se la sente di dirmi altro ?

“Ho capito che lei mi vuole morta. Ma io vorrei ancora vivere,se non altro per i miei due figli . Arrivederci ,confido in lei .So che approfondirà e denuncerà questo scandalo,come ha fatto in passato per altri orrori .”

“Aspetti…”, ma Milena si era già velocemente avviata verso l’uscita.

Sergio la rincorre,ma la signora senza trucco era scomparsa in pochi secondi.

D’improvviso però , appare sulla scala Benedetta ,la compagna del giornalista. Avevano deciso di incontrarsi al Vittoriano, ma Sergio se ne era dimenticato.

“Ciao,come è andata con la donna misteriosa ? “

“Per la verità ,non mi ha detto molto. Solo cose che conoscevo già . Speravo mi desse qualche dritta su cui indagare,ma è stata molto vaga. Ha troppa paura e la capisco.

“Non ti rendi conto che si tratta di una materia scottante: sono in molti a rischiare la vita e dovresti ogni tanto preoccuparti, non solo per te,ma anche per me”.

“Tu,che c’entri ? “

“Se qualcuno vuole fare del male a te,può farlo anche tramite me. Sono in molti a sapere che sono da anni la tua compagna .Potrebbe rapirmi qualche criminale o magari violentarmi . Queste si chiamano vendette o avvertimenti trasversali .Non sarebbe la prima volta. Ne hai parlato anche alla radio.”

“Hai ragione. Tutto può accadere oggi,Abbiamo visto anche in Messico,dove ogni giorno spariscono decine di giovani donne : violentate , assassinate e abbandonate nelle discariche. Stai tranquilla ,siamo in Italia ,qui non accadrà nulla”.

“Sei sempre il solito ingenuo ,ma forse dici queste cose nell’illusione di tranquillizzarmi. Io ho paura .E comunque non dirò più a nessuno all’università che sono la tua compagna.”

Alla radio Sergio stava preparando una nuova campagna umanitaria ,questa volta sui diritti umani nella Repubblica islamica dell’Iran,dove nell’ultimo anno si erano registrate oltre 450 impiccagioni ,anche di ragazzi, minorenni, quasi tutti dissidenti del regime dei mullah .

Una telefonata interrompe una riunione di redazione.

“C’è una certa signora Milena che chiede di parlare urgentemente con Sergio”,dice la segretaria.

“Passamela”

”Milena,come va ?

“Ci ho pensato molto dopo il nostro incontro e vorrei darle una indicazione. Sulla Tuscolana esiste una clinica poco appariscente ,se le va potrebbe cominciare a indagare da lì ,magari segnalandola ai carabinieri “.

“Ma come si chiama ? Mi dica qualcosa di più …”

“Guardi che i telefoni sono controllati e comunque non me la sento di aggiungere altro. Arrivederci,anzi addio e auguri “.

Sergio rimane interdetto, con la cornetta del telefono in mano fissando i silenziosi redattori. Doveva riflettere su che cosa fare .Intanto il lavoro di redazione appariva urgente perché la situazione politica “precipitava”,prospettandosi una crisi di governo a breve scadenza.

La sera, dopo cena, prova a parlarne con Benedetta,ma trova una donna distratta,quasi un muro di indifferenza. Replica solo con un senso di fastidio: “ Ma tu hai fatto campagne contro la pena di morte e la tortura,contro la violenza sulle donne e i bambini,per fermare le stragi in Algeria, sui diritti umani in Cina,in Iran,in Africa,hai salvato diverse donne dai boia… e adesso sei preoccupato per il traffico degli organi che coinvolge anche il nostro paese ? E poi come fai a muoverti se non hai prove ? Stai attento rischi per la tua vita e anche per le persone che ti stanno intorno”. Scandisce le parole con rabbia,quasi gridando. Non aspetta la risposta del suo compagno ed esce di casa sbattendo la porta .

Dieci giorni dopo ,Angela ,un’assistente di redazione ,porta a Sergio un flash dell’ansa . E’ scura in volto,molto preoccupata. Grida: “Leggi”.

Nella nota si dice che in una clinica a sud di Roma era stato rinvenuto il cadavere di un’infermiera dall’apparente età di 40 anni .Dai segni sul collo e dalla cintura bianca del grembiule attaccata al corpo ,collegata a una finestra, sembrava si trattasse di un suicidio. Ma non era stato rinvenuto alcun messaggio. La donna aveva due figli ,una bambina di otto anni e un bambino di sei .

Sergio rimane impietrito. Cerca il cellulare e chiama Benedetta,ma il telefono squilla a vuoto. Insiste. Preoccupato decide di tornare rapidamente a casa .

Nell’appartamento dove abita ,a Monte Mario, apre nervosamente la porta e chiama ad alta voce la compagna,ma non riceve risposta. Gira nelle camere e nei bagni,trova un disordine inconsueto,ma apparentemente non riesce a scorgere nulla di strano. Ritorna all’ingresso e sopra una catasta di libri,scopre una busta gialla,con la scritta “Per Sergio” .

Si tratta di una lettera di addio o quasi,almeno così l’ha interpreta il giornalista:

“Caro Sergio ,parto per l’Angola,con una ong che si occupa di assistenza ai bambini .E’ un vecchio progetto , tornato a galla perché anche un collega dell’università,il prof. Manlio Rossi , ha accettato di condividerlo . Non so quando tornerò. Forse è meglio così anche per te. Auguri per il tuo lavoro. Ciao. Benedetta “.

Sergio cerca qualcosa di forte da bere. Apre una bottiglia di grappa di qualità ,che teneva da parte per le occasioni importanti, e ne beve una lunga sorsata,fissando un dipinto di Ennio Calabria che rappresenta figure evanescenti di donne che si perdono nel vuoto.

Aldo Forbice

 

Eugenio Colorni, socialista riformista federalista europeo scomodo

Chi è Eugenio Colorni? Sicuramente è il personaggio meno conosciuto fra i padri del Manifesto di Ventotene o Manifesto per l’Europa federale. Infatti,anche in occasione delle celebrazioni del 60° dell’Unione europea,si è parlato molto di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, pochissimo, quasi per niente, di Eugenio Colorni.

Eppure Colorni è stato l’ideatore e l’animatore del progetto del Manifesto. E parlava di Europa federale molto prima della sua reclusione a Ventotene,molto prima di conoscere Spinelli e Rossi .Lo ha confermato ,in un recente convegno delle fondazioni Nenni e Buozzi,anche Virgilio Dastoli ,che è stato per molti anni collaboratore di Spinelli. Del resto lo stesso Spinelli ricordava spesso che “Colorni è stato il maestro della mia mente”.Ma lo diceva agli amici,ma non risulta che nei discorsi o negli articoli abbia mai citato Eugenio. Anche Norberto Bobbio, curando la raccolta degli scritti del pensatore socialista, si lamentava che “la figura di Colorni era la meno nota fuori della cerchia degli studiosi e anche qui solo per frammenti”. Sicuramente avrà influito, nella formazione europeista di questo filosofo –politico, la donna che amò intensamente : quell’intellettuale ebrea tedesca,Ursula Hirschman (sospettata di simpatie trotzkiste) ,che poi sposò e visse con lui anche a Ventotene e da cui ebbe tre figli . In seguito, dopo l’assassinio del dirigente socialista a Roma dalla banda Koch , Ursula divenne la moglie di Altiero Spinelli ( e partorì altri tre figli) .

Mi ha raccontato di recente Franco Ferrarotti (il padre della sociologia italiana),che ha frequentato per anni la coppia Altiero-Ursula: “Spinelli non era un uomo di vasta cultura,era però un politico che sapeva cogliere tutte le sfumature di quel mondo. Ursula era una donna bella e intelligente,molto colta. Qualsiasi uomo sensibile se ne sarebbe innamorato”.

Quando Colorni venne trasferito a Melfi da Ventotene (da dove poi è riuscito a fuggire per operare nel Psi ,come clandestino a Roma) fece stampare a spese proprie il Manifesto federalista europeo,anche se non portava la sua firma. Infatti ,il testo era stato scritto da Spinelli e Rossi,anche se i contenuti erano stati ampiamente discussi in decine e decine di incontri sull’isola. Il filosofo socialista rispettò il testo stilato dai suoi due amici ,limitandosi a scrivere una prefazione Ne diffuse solo 500 copie ,invece di 3000 come aveva programmato,per mancanza di fondi .Ma ,mentre Spinelli e Rossi,appena liberati dall’isola,preferirono rifugiarsi in Svizzera, Colorni si buttò nella lotta clandestina a Roma ( organizzando i gruppi militari partigiani ,scrivendo sull’Avanti clandestino e lavorando alla ricostruzione del Psi). Nella piattaforma programmatica per il congresso socialista fece inserire questo suo testo : “I socialisti italiani vogliono che dalla pace che seguirà la presente guerra siano poste le basi di un solido ordinamento unitario che si concreti in una Federazione dei liberi Stati Europei”.

Nel dopoguerra e persino negli anni più recenti ,la figura di Eugenio Colorni è stata ridimensionata,sino a farla dimenticare. Eppure Aldo (questo il nome che assunse nella lotta partigiana) è stato l’unico martire europeista socialista massacrato dai criminali fascisti . Sorge però un sospetto : Altiero Spinelli era un ex comunista ( ma poi rientrato nel partito di Togliatti ,sia pure come indipendente) ed Ernesto Rossi,radicale ,sostenuto dall’estrema sinistra del tempo ,potevano godere di protezioni politiche forti e interessate,mentre Colorni era un uomo libero,socialista riformista e libertario. E considerato piuttosto scomodo dai vertici dei partiti . Questa figura piaceva poco allora (ai tempi dello stalinismo imperante ) ,ma ancora oggi non risulta troppo gradita .Ecco perché si tende a metterla in ombra. Parleremo ancora di Colorni,anche con un saggio che stiamo preparando per “Mondoperaio”.

Aldo Forbice

Un coraggioso magistrato che va sostenuto con forza

Da qualche tempo i giornali dedicano ogni giorno diverse pagine alla questione dei migranti e soprattutto al possibile coinvolgimento di alcune ong nel traffico degli esseri umani .Chi ha fatto “scoppiare” lo scandalo è stato il procuratore della Repubblica di Catania,Carmelo Zuccaro con le sue “denunce senza prove”. Non è una contraddizione quella affermata perché il magistrato non ha indagato nessuno e tantomeno fatto arrestare responsabili di ong e non ha bloccato alcuna nave .Ha semplicemente detto che le fonti delle sue informazioni,che determinano preoccupazioni sociali,sono diverse : i dossier di Frontex,la Guardia costiera, il comando della missione Eunavfor Med e l’attività delle navi militari,le testimonianze dei migranti e persino Internet).Non vengono invece considerate le notizie provenienti dai servizi segreti,italiani e stranieri,anche perché –ha sottolineato il magistrato – “non potrei utilizzarle”. Eppure,all’inizio si è scatenata contro il coraggioso magistrato una canea: critiche durissime ,persino insulti , su chi osava mettere sotto accusa le ong,considerate al di sopra di ogni sospetto perché “tutte salvavano vite umane”. In realtà, ad essere messo quasi “sotto processo” è stato il procuratore Zuccaro, “colpevole” di avere diffuso dubbi sull’attività delle ong ,con critiche “infamanti”, su possibili connivenze con i mercanti di esseri umani. E’ anche per questo che,con una tempestività mai vista prima,il magistrato catanese è stato “deferito” al Csm ,che ora dovrà interrogarlo,anche se il massimo organo della magistratura gli ha espresso nei giorni scorsi (con uno strano ripensamento) una formale solidarietà . Effettivamente ,nonostante le critiche di politici,altri magistrati e del presidente del Senato,Pietro Grasso (oltre che delle ong) ,è sembrato che il procuratore di Catania fosse stato isolato ,messo alle corde ,minacciato di non insistere nelle denunce , soprattutto “se non ci sono atti che dovrebbero parlare da soli“. Ma Zuccaro,caparbiamente,è andato avanti,senza farsi intimidire da nessuno. Certo,il presidente della Repubblica (che è anche il presidente del Csm )avrebbe forse dovuto invitare a un colloquio Zuccaro. Il premier Gentiloni ,invece, ha ricevuto a palazzo Chigi ,il miliardario George Soros ,di origine ungherese,che sta finanziando da tempo alcune ong coinvolte nelle polemiche sui traffici di esseri umani,con protagonisti criminali libici e di altri paesi africani, nonché della mafia siciliana. Soros,lo ricordiamo,ha interessi economici molto rilevanti nel nostro paese. Ha partecipazioni ,per quasi due miliardi di euro,in società come Eni,Telecom ,Mediaset e in alcune banche. Ora sta programmando una serie di altri investimenti di cospicue dimensioni. Il miliardario ha messo quindi gli occhi sul nostro mercato e probabilmente il traffico dei migranti rientra in una sua strategia di destabilizzazione del paese e si sa che,quando l’economia si indebolisce ,più vantaggiosi possono diventare gli investimenti,soprattutto quelli a carattere speculativo. In questa prospettiva ,senza mettere in discussione la sacrosanta azione umanitaria delle ong serie,credo che l’iniziativa del magistrato siciliano sia meritoria e da sostenere senza riserve. Zuccaro chiede più mezzi per approfondire le inchieste, puntando sulle intercettazioni satellitari,l’obbligo che le navi delle ong portino la bandiera dei paesi di provenienza ( e non quelle di paesi come Isole Marshall,Belize o Panama,”con i quali è molto difficile la collaborazione giudiziaria”) e più forze e mezzi per la polizia giudiziaria. Ci sono troppi interessi (economici,ma anche politici ) nel traffico e nell’accoglienza dei migranti .Il giro d’affari è colossale e le mafie si stanno via via impadronendo anche di questo business,come ha dimostrato Mafia Capitale. Zuccaro ha dichiarato, a questo proposito : “Le mafie appetiscono questa marea di soldi”,con l’apertura di nuovi centri di accoglienza. Sembra ormai accertato che la criminalità “controlla” già il gigantesco centro di Mineo ( e non solo) . I dubbi sulle connivenze,omertà,collegamenti tra alcune ong e i trafficanti non solo permangono i dubbi, ma ormai ogni giorno affiorano nuove incontrovertibili prove. Il buonismo cieco (anche di tante organizzazioni cattoliche,comprese quelle che fanno arrivare in aereo centinaia di migranti ogni settimana) non va incoraggiato. Lo sforzo del ministro Minniti ,per favorire una migliore accoglienza dei migranti va certamente sostenuto. Rischia però di vanificarsi senza un impegno europeo che promuova realmente in tempi brevi accordi con i paesi confinanti,a cominciare dalla Libia. Fin’ora però le intese (costose) con questo paese non hanno funzionato perché la destabilizzazione non si è ancora fermata. Bisogna andare avanti in questa direzione,fermando le migrazioni selvagge,senza regole,pilotate da trafficanti (comprese le ong senza scrupoli,con la maschera di “salvatori di esseri umani”). Diversamente andremo la nostra società sempre di più “ammalata” di ingiustizie ,di disuguaglianze ,con i velenosi germi del razzismo e col rischio di pericolosi conflitti sociali.

Aldo Forbice

Gazzarre inutili in un mondo che cambia ogni giorno

Vi dico subito che quello che leggerete non piacerà a tutti. Del resto, chi cerca il consenso si arrampica sugli specchi per cercare di dimostrare che tutto va bene e che il dissenso è fisiologico alla democrazia, al pluralismo, ecc.,ecc. Sono di ritorno da un lungo soggiorno in Portogallo, dove ho visitato, dopo anni, Lisbona, Coimbra, Porto per alcuni incontri e conferenze nelle università. Sono rimasto entusiasta di questo paese, povero ma dignitoso e profondamente civile, con un grande rispetto dei diritti umani e civili .Un paese dove ha ancora un senso, ideale e politico, parlare di socialismo, di solidarietà, di rispetto degli esseri umani, a cominciare dalle classi più povere,più emarginate,più bisognose di essere sostenute . Perché questa premessa ? Ho anche partecipato ,prima di partire, al congresso di Roma : un doppione di quello di Salerno. Anzi dovessi dare un franco giudizio ,quello di Salerno mi è sembrato meno scontato,più ricco,un’assemblea costituente della rinascita del Psi, con molti giovani. Ecco- ho pensato –finalmente gli eredi del più vecchio partito italiano,del partito socialista di Turati,Buozzi,Matteotti, Morandi,Santi, Nenni, Lombardi,De Martino,Mancini,Craxi .Dobbiamo prepararci a lasciare loro il posto . Ma quelle timide speranze sono state assorbite dalle delusioni ,da quel “mostro”,sempre vivo,della competitività,della vanità,delle piccole ambizioni personali . Lo so,non dovrei stupirmi,anche perché , come giornalista e non come uomo di partito ,sono stato sempre dentro ; ho conosciuto tutti i dirigenti ,i ministri,i parlamentari ,i segretari Psi importanti della mia generazione ,con ideali ,principi e comportamenti coerenti da socialisti di altri tempi,partecipando agli avvenimenti più rilevanti dell’ultimo mezzo secolo . Adesso troviamo un tal Pascale, che altezzoso,che rimprovera tutti e ci abbandona (per fortuna) sbattendo la porta .Ma se non sapeva neppure che cosa fosse il socialismo,anche se nella vita faceva il ghost writer (così almeno mi ha riferito).Immeritatamente nominato “responsabile dell’editoria”,senza sapere che cosa fosse il mondo editoriale italiano .Quando gli ho proposto di collaborare al Dipartimento cultura mi ha risposto che non aveva tempo e quando ho insistito perché partecipasse attivamente all’organizzazione di un convegno sulla comunicazione ( compresa l’editoria ,giornali e libri) ,ha replicato,quasi offeso: “Ma tu mi vuoi far fuori !”. Non credo sia il caso di insistere su questo episodio. E dire che Pascale lo avevo sempre difeso ,contro le critiche di molti che non apprezzavano le sue uscite in pubblico. Lo rispettavo ,anche perché mi sembrava un giovane intelligente che andava,secondo me,valorizzato. Non è questo certo il caso più grave della mia più recente esperienza politica : dovrei riferirmi alle vicende (interne) di come si è svolta la campagna elettorale a Roma,ecc. In ogni caso, come capolista, nessuno mi ha ancora ringraziato per l’estenuante impegno personale. Ma lasciamo perdere . Mi sembra ancora oggi, a mente fredda,che il congresso di Roma sia stato frettolosamente organizzato per chiudere definitivamente un “conflitto” interno (politico e giudiziario) con un gruppo di compagni,che hanno come riferimento politico Bobo Craxi .Non so quanto questo sia vero ma ,in ogni caso, Bobo (che porta un cognome glorioso) non ha mai preso le distanze da quel gruppo, che continua ostinatamente,senza proporre linee politiche alternative, che non siano di semplice disturbo ( i Comitati per il No, le simpatie per il Mdp,ecc.) e si limitano a sparare contro la Croce Rossa. E per Croce rossa intendo questo piccolo partito,lacero,povero,ma ancora deciso con forza a sopravvivere . Non so quanto resisterà ,ma certo questi inutili contestatori avranno la loro parte di responsabilità nel farlo morire lentamente. Spero ardentemente che il Psi possa ritrovare vitalità e un ruolo attivo nello schieramento politico e nella società ,ma certo gli interrogativi sono legittimi. in un quadro politico deteriorato ma che cerca di riaggregarsi almeno in tre grandi schieramenti . Riusciremo forse a sopravvivere,ma ancora per quanto tempo, con gli scarsissimi mezzi finanziari di cui disponiamo ,con una struttura organizzativa modestissima,con strumenti di comunicazione artigianali ? E con quale autonomia ? Con quale capacità di influenza ? Abbiamo due piccoli strumenti (Avanti e Monoperaio),due piccoli giocattoli di scarsissimo peso mediatico. Sia chiaro,non voglio criticare nessuno (Mauro Del Bue,con questo Avanti,fa miracoli ,visto che può contare su una micro redazione; anche Mondoperaio, con Gigi Covatta, fa altrettanto ,con i modesti mezzi di cui dispone ), ma certo che si tratta di media poveri ,che servono per coltivare l’orticello ,che però rischia di rimanere riservato solo ai nostri addetti ai lavori e neppure quelli di tutta la sinistra…
A questo punto si ripropone sempre la domanda di leniniana memoria: che fare ? Pensavo che il congresso di Roma desse una risposta articolata a questa domanda chiave,che tutti si pongono,per una necessaria svolta politica .Purtroppo si sono ripetuti slogan ormai consumati,come quelli della prospettiva laica , ambientalista e radicale. Una prospettiva confusa,irrealizzabile e che comunque finirebbe con avere uno scarso peso politico,anche per la indisponibilità di una parte consistente delle parti interessate . Rischiamo,in questa prospettiva, di fare la fine dei radicali ,ininfluenti,frammentati e inutilmente conflittuali al proprio interno. Potrei anche sbagliarmi, ma ,ovviamente , ho le mie idee in proposito che esporrò ,sempre con franchezza. Anche perché non bastano le raccomandazioni (condividibili, però) di Riccardo Nencini, quando dice: stringiamo i ranghi, non abbandoniamo nessuno nell’isolamento. Ma quei signori (compagni?) continueranno a disturbare, con una inutile gazzarra, il già difficile percorso del Psi ? E tutto questo in un modo che cambia ogni giorno e che ha bisogno di sempre nuove idee, progetti, iniziative, alleanze, per dare un senso all’iniziativa socialista nella società .

Aldo Forbice

Ma se i programmi non servono come ci possiamo muovere?

Giuseppe De Rita ne sa una  più del diavolo,non solo perché è  un cattolico devoto da sempre,ma perché  come sociologo prestigioso ( com’è noto, è fondatore e  presidente del Censis ) conosce da vicino il mondo della politica,dal dopoguerra ad oggi,avendo attraversato tutte le fasi (centrismo,primo centrosinistra,governi tecnici, secondo centrosinistra, governi monocolori, “civici”, ibridati e pasticciati ,ecc.) .Tutto questo per ricordare che non manca certo la saggezza e l’esperienza al più che ottuagenario studioso . L’ultima volta che l’ho visto è stato in un affollato auditorium ,mentre si preparavano le elezioni amministrative di Roma,dove Francesco Rutelli  aveva riunito la creme de la creme degli esperti,dei tecnici della  capitale (architetti,urbanisti,ecologi, ambientalisti,persino psichiatri) per un possibile programma di idee,progetti,iniziative per rivoluzionare il Campidoglio e dare un forte segnale di cambiamento nell’area metropolitana romana ,sia nel modo di governare   che  nelle opere da realizzare per “stupire” l’elettorato. E’ stato un fuoco d’artificio di grandissimo interesse: non si ascoltavano da anni tante voci originali ,direi scoppiettanti ,di veri esperti che analizzavano, con passione e  vera competenza , le direttrici su cui  muoversi per una svolta radicale per rinnovare alle radici la nostra derelitta capitale (ridotta,come purtroppo sappiamo, in uno stato pietoso da una serie di sindaci,non ultima l’attuale Virginia Raggi,che il suo “protettore”,Beppe Grillo, cerca di assolvere ,anche se con scarsa convinzione) .

 Che cosa  c’entra il prestigioso De Rita con tutto questo ? C’entra,centra,perché De Rita era presente,anzi era l’invitato d’onore. Intervistato sul palco dell’auditorium si è rivelato il più “giovane”,il più moderno ,il più realista ( quel realismo che a torto viene spesso definito sprezzantemente pessimismo). In realtà, De Rita ha  detto chiaramente,senza perifrasi,che Roma non può essere governata senza rinnovare radicalmente la classe dirigente capitolina,che  significa  sostituire ,trasferire, licenziare (se necessario) ,cambiare i dirigenti per rinnovare la burocrazia e tutti coloro che hanno il potere di tradurre in atti concreti le decisioni della Giunta e del Consiglio comunale .

 I fatti,anche quelli recenti, hanno confermato che  il “grande vecchio” aveva ragione . Ma continua ad avere  ragione, non solo per Roma,ma anche per l’Italia . Queste idee le ha in qualche modo riproposte  pochi giorni fa sul Corriere della Sera (“Meglio mettere i programmi in soffitta”) .In sostanza il sociologo ,anche sulla scorta della sua lunga esperienza,spiega che le ricette sulla povertà,sulle crescenti diseguaglianze sociali ( ma anche su altri temi ) non servono o per lo meno rischiano di risultare inadeguate a una realtà che muta ogni giorno. Si  risolverebbero ,

scrive De Rita, in un “ insieme di provvidenze  e perderebbero ogni profondità di visione politica…Meglio allora cambiare esercizio .silenziando l’ansia da ‘programma’ e dando invece spazio ad una logica di ‘agenda’ scadenzata nel breve periodo,articolata per specifici scopi,che quindi lavori sull’esistente più che sulle intenzioni. In fondo,se c’è  un’urgenza in Italia ,è quella di far funzionare la macchina istituzionale,che oggi è inceppata,non riesce a fare giustizia fra potere e cittadini e non riesce neppure ad applicare quel po’ di intenzionalità riformista espressa negli ultimi decenni”.

In pratica,si ritorna a porre in primo piano la questione della riforma della Pa , degli apparati amministrativi e burocratici ,delle macchine dei controlli pubblici di quelle istituzioni ( che continuano a rimanere carenti o,in molti casi,del tutto assenti ) . Lo diceva anche il vecchio Pietro Nenni,quando già negli anni ’60 , insisteva sulla necessità e l’urgenza  della “ riforma delle riforme “, rappresentata dalla pubblica amministrazione,cioè da quella burocrazia obsoleta ,su  cui si arenava ogni processo riformista, un “potere” abbarbicato nelle istituzioni,con radici profonde che nessuna legge e neppure le nuove tecnologie riescono ancora oggi  a sradicare .

Aldo Forbice

Ma quale libertà di stampa. La censura è ormai diffusa

C’è un piccolo quotidiano (la testata è “La Verità”) che sta facendo ogni giorno scuola di giornalismo, con le sue inchieste, i corsivi, i colpi di spillo, le piccole campagne che conduce, senza timori reverenziali, senza conformismi, senza appiattimenti sui potenti di tutte le parrocchie. Non importa qui discutere sulla linea politica (che si può o meno condividere). A me interessa in questa sede sottolineare il coraggio di un giornale che affronta senza veli  qualsiasi argomento,senza imporre ai propri redattori, collaboratori, opinionisti, tagli o articoli e inchieste addomesticate, con la “raccomandazione “di non toccare questo o quell’argomento, questo o quel nome ,come avviene ormai da tempo con grandi e piccoli giornali ,compresi quelli online. Censure su censure,imposte,suggerite,nascoste,ispirate . Proprio quei giornali che vendono la loro merce (che poi risulta avariata) si riempiono la bocca di libertà di stampa,di essere liberi,eccetera,eccetera. Come osservava Leonardo Sciascia ,nel “Giorno della civetta”,gli uomini si distinguono in cinque categorie (uomini,mezzi uomini,ominicchi, piglianculo e quaquaraqua ) .Ma i veri uomini sono pochissimi,sempre più una rarità .Basterebbe però (lo dice sempre il grande scrittore siciliano) che la maggioranza fosse costituita da “mezziuomini”. Purtroppo a dominare sono le altre tre categorie . E’ una metafora suggestiva questa che fa riflettere e fa capire molte cose , a cominciare da molte parole ed espressioni, coltivate anche nella redazione di “Formiche”(giornale online e rivista ),che conta su numerosi intellettuali ,un direttore giornalista e un intellettuale,che da qualche tempo fa anche il consigliere della Rai . Non potrò raccontarvi in questa sede il cumulo di censure praticate,suggerite,perché rischierei una querela,senza elencare prove e documenti . Ne parlo solo per dare un’idea di quello che può fare una “formica” inserita nel complesso scenario dei media. Provate a immaginare che cosa può fare ( e che fa) la grande stampa e mi riferisco ,in particolare,ai giornali nazionali,con i rispettivi megafoni on line ?  Non basta stupirsi di quell’immondezzaio del web,dove ognuno può scrivere ciò che vuole,spargendo falsità e calunnie su tutto e tutti, Qualche giorno fa nella sede della Fieg (la Federazione editori giornali) si è svolto un interessante confronto fra il presidente degli editori,il direttore del “Corriere della Sera”,il Garante Petruzzella e alcuni esperti di pubblicità e comunicazione. Il risultato ci è sembrato scontato: è necessario dire basta con la rete anarchica,senza alcun controllo. I tempi sono cioè maturi per un intervento pubblico,senza che questo debba configurarsi come strumento di censura. Sono sostanzialmente d’accordo con questa tesi,anche se avverto una grande difficoltà  nel realizzarla e soprattutto nel riuscire a mettere in piedi uno  strumento pubblico e gestirlo con equilibrio,senza cioè incorrere nelle scontate accuse di censura,rischiando di essere paragonati ai modelli della  Turchia, Russia, Iran ,Cina e di altre nazioni ( e sono ancora tante) dominate da regimi dittatoriali e illiberali.

Mi chiedo: se oggi i giornali vengono messi sulla graticola soltanto se osano criticare la sindaca Raggi o se attaccano Beppe Grillo per i suoi paranoici discorsi ?  Che cosa si potrà mai fare se i giornalisti ( soprattutto quelli che ancora si “ostinano” a fare inchieste) osano criticare i potenti del sistema ? Forse non vi siete ancora accorti che siamo già alle liste di proscrizione per quei “rompiscatole” di giornalisti che si ostinano a criticare o a rivelare che un assessore giudica incompetente una sindaca  ?

In questo schizofrenico panorama c’è  però chi pratica la vera censura e nessuno se ne accorge,nessuno protesta . Come mai ? Torniamo all’apertura di questa riflessione. Un piccolo quotidiano da parecchi giorni (anche con titoli d’apertura) ha denunciato una serie di grandi scandali che coinvolgono la Rai,la più grande azienda della comunicazione del nostro paese,finanziata dal canone (obbligatorio) dei cittadini .L’elenco dei reati è lungo: corruzione, tangenti che coinvolgono centinaia di dirigenti e funzionari ,gigantesca evasione fiscali e così via. Vi sono già arresti e centinaia di indagati. Fra gli accusati, per decine e decine di milioni di mazzette distribuite,anche lo scenografo prediletto da Carlo Conti. Che cosa succede a questo punto ? Cosa fanno i giornaloni  ? Si impongono il silenzio: un silenzio assordante . E la Rai comincerà a parlarne in Consiglio solo la fine di questo mese ,dopo la conclusione del Festival di San Remo. Nel frattempo le inchieste delle Procure di Torino e Roma proseguono con maggiore intensità . Come volete definirla questa se non una (vergognosa ) censura di massa ?

Aldo Forbice

La globalizzazione cinese e l’assordante silenzio sui diritti umani

Il presidente cinese Xi Jinping sta rilanciando la sua politica sulla globalizzazione, che – diciamo senza perifrasi – fa comodo solo al Celeste Impero perché consente di incrementare ancora di più le esportazioni negli Usa e in Europa. Sulla sua strada questa volta non si troverà però solo quei “mollicci” governanti europei,disposti ad accettare compromessi,contropartite (contratti industriali,collaborazione di aziende cino-europee e altre forme di cooperazione finanziarie e commerciali ). Questa volta Xi si troverà il muro d’acciaio del rude Donald Trump e non sarà facile superare o semplicemente aggirare i suoi “no”. Non credo saranno sufficienti le metafore del presidente cinese,come quelle sviscerate a Davos (dove il discorso pro globalizzazione è stato molto apprezzato). Hanno colpito in primo luogo le cifre rese pubbliche : la Cina nei prossimi cinque anni importerà ottomila miliardi di dollari di prodotti e investirà qualcosa come 750 miliardi . Tutti i “signori della finanza mondiale” hanno percepito un brivido lungo la schiena. Che cosa possiamo fare noi, avranno pensato in particolare i piccoli uomini europei, oltretutto perennemente in conflitto con sé stessi, per fermare la valanga cinese?

Ma il vero pericolo è rappresentato dal ruolo guida della politica economica mondiale che Pechino si propone di conquistare ,forzando al massimo il grimaldello della globalizzazione. Ha detto il leader cinese: “La globalizzazione è stata all’inizio come il tesoro nella grotta di Ali Babà, poi è stata vista da molti come il vaso di pandora delle diseguaglianze”. E ancora: “Per crescere bisogna avere l’ardimento di navigare nel vasto oceano dei mercati globali,i timonieri non debbono rifugiarsi nel porto del protezionismo”.

La Cina appare oggi molto potente, ma non mancano gli interrogativi, fatti anche a Davos. E’ bene ricordare allora che nel 2016 la Repubblica popolare ha registrato una fuga di capitali gigantesca: 64 miliardi di dollari al mese e dall’agosto 2015 sono usciti dai confini di questo immenso paese ben 1300 miliardi. C’è da aggiungere che, secondo un recente rapporto della Goldon Sachs (la più influente banca d’affari Usa), l’economia cinese vale il 14% del reddito mondiale e almeno il cinquanta per cento della domanda di acciaio,zinco e rame, ma ha un punto debole : un livello di debito delle imprese in costante aumento,già oggi “al di sopra di tutte le soglie di sicurezza”.La banca di Wall Street commenta: “Non è questione del ‘se’, ma di ‘quando’ gli squilibri porteranno la Cina a una crisi finanziaria”.Secondo Goldon la crisi sarà vicina,forse fra due-tre anni .E’ anche per questo che Xi cerca di spingere la locomotiva dell’economia verso una più marcata globalizzazione,puntando a guidarla ,anche per fronteggiare gli Stati Uniti di Trump (che ,invece, si trincereranno su una linea nettamente protezionista) e l’Europa,dalla linea ancora confusa e caratterizzata da troppe contraddizioni .

Ora Xi, leader di un paese tra i più inquinati del mondo,si presenta – per contrastare Trump- come un grande ambientalista. Si preoccupa della natura (e questo ci sembra ovviamente encomiabile) ma non troppo degli esseri umani ,della tutela dei diritti fondamentali degli uomini e donne. In questo campo la Cina detiene un primato mondiale,ma negativo,come abbiamo avuto modo di denunciare qui,alla radio,in tv ,in libri e sul web . Ma c’è una storia che vorrei raccontare,sia pure sinteticamente,che rappresenta un simbolo del disprezzo permanente di Pechino per i suoi cittadini ,per la tutela dei diritti delle minoranze etniche e religiose. Persino dei cinesi che vivono all’estero.

Anastasia Lin è emigrata ,con sua madre in Canada,nel 2004 .E’ stata eletta dopo alcuni anni Miss Mondo Canada e doveva partecipare nel dicembre 2016 al concorso mondiale ,ma ha commesso un “errore”,diventando una appassionata estimatrice della pratica filosofica dei Falun Gong e, in seguito, paladina dei diritti umani.

Da molti anni il partito comunista e il regime di Pechino perseguitano gli aderenti a questo movimento pacifico,radicato nei principi buddisti e taoisti di verità. Sono migliaia i dissidenti in carcere o nei laogai ,spesso torturati e utilizzati barbaramente come “prelievo degli organi”. Per queste ragioni ad Anastasia è stato negato il visto d’ingresso nella terra dove è nata . E gli organizzatori della manifestazione si sono piegati al volere della Grande Cina. E quel che è peggio, la grande stampa e le tv (comprese quelle italiane) hanno taciuto , in un silenzio assordante.

Aldo Forbice

Gli interessi dei cittadini? Grillo difende solo il suo Blog

Non ho alcun dubbio: sto dalla parte del presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella. Per troppo tempo, infatti, ci siamo baloccati ,definendo la Rete “anarchica”, liberale, ”contro il potere “,libera,autonoma dalle lobbies,ecc. E per troppo tempo ci siamo schierati contro ogni proposta che tendeva a regolamentare l’incontrollato afflusso di notizie,senza conoscerne la veridicità,senza alcuna verifica: informazioni vere,false,tendenziose,calunniose ,anche “pericolose” (perché a sfondo criminale).
Finalmente ora un’autorità importante,come l’Antitrust, trova il coraggio di dire “Basta” e Pitruzzella propone, non di creare improponibili forme di censura,ma di rafforzare la tutela dei diritti della Rete. “Se vogliamo controllare il potere politico – aggiunge – ed evidenziare quello che di sbagliato politici ed uomini dell’economia fanno,dobbiamo avere una Rete che sia credibile. Occorrono informazioni vere ,altrimenti c’è la nebbia e la nebbia non giova mai alla democrazia”. Ovviamente il solito Beppe Grillo ha parlato a sproposito ,nel suo abituale stile cialtronesco,di “Tribunale dell’Inquisizione”, come se si volesse mettere in discussione il suo blog e non le fandonie e falsità che il suo,come tutti gli altri blog ,pubblicano impunemente. Senza contare gli insulti sistematici,le calunnie a getto continuo, le post,anzi “le non verità “ che ogni giorno migliaia di navigatori pubblicano impunemente .
Quasi nessuno interviene ; raramente la polizia postale se c’è una denuncia motivata, quasi mai i gestori . Si pubblica di tutto, come si sa : “fogna a cielo aperto” l’ha definita più di uno scrittore. Per la verità , le definizioni negative si sprecano,visto che tutti ne siamo vittime. Se qualcuno scrive delle falsità sul tuo conto,anche anonimamente ,deve decidere di incaricare degli avvocati ,per rintracciare l’autore e presentare querela .Ma a parte le spese che deve sostenere il malcapitato ,il cittadino medio non se la sente di avventurarsi in un percorso di procedure tecniche,burocratiche,oltre che onerose, che potrebbe persino farlo diventare ancora più vittima di prepotenze di cialtroni ,sempre pronti – per invidia,cattiveria gratuita e altre ragioni – a procurare danni di immagine a chiunque viene preso di mira. Personalmente , sono da anni una vittima della Rete. Vorrei premettere i grandi,insostituibili vantaggi di questo strumento di comunicazione ,purtroppo però vi sono i navigatori incivili che riescono a inquinare una grande conquista dell’umanità per l’uso nefasto che ne fanno .
Volete un esempio ? Eccolo .Il web è utilizzato largamente dalla criminalità e dai pedofili .Secondo i dati di fine 2016 è stato registrato un arresto la settimana per pedofilia; 313 minorenni,quasi uno al giorno,sono stati adescati sulla Rete in un anno e più di 1900 siti sono stati inseriti nella black list istituita,per legge,dieci anni fa. Gli investigatori della polizia postale hanno condotto 576 indagini che hanno portato a 51 arresti e 449 denunce. Per non parlare degli arresti per traffico di droga,furti,delle minacce terroristiche,anche di matrice islamiche, e degli hacker. Negli ultimi tempi il web è diventato uno strumento di pubblicità anche della prostituzione,compresa quella minorile. Per la verità il mercato del sesso da anni trova un’ampia collocazione sulla rete,ma da qualche tempo anche l’offerta di prestazioni a pagamento è diventata esplicita ( e anche volgare),senza alcun controllo,di polizia o semplicemente interno alla rete . L’involgarimento è dunque più diffuso di un tempo,così come le bufale e le bugie trasmesse da troppi blog e giornali online. Questi ultimi raramente vengono realizzati da giornalisti,quindi gli operatori non sono tenuti neppure a rispondere all’Ordine professionale. Chiunque può scrivere e mandare in rete notizie, analisi “approfondite” e dati che non vengono verificate da alcuno. Questa non è libertà di stampa, ma solo arbitrio, certi dell’impunità,di troppe persone prive di scrupoli. E allora ben venga una legge che regolamenti il web, con un controllo pubblico,senza ovviamente alcun potere di censura,ma semplicemente per colpire i criminali e chi attenta alla libertà di stampa (quella vera e non quella sbandierata per coprire malefatte) e ai diritti dei cittadini .
Se il comico Grillo non si rende conto di questo significa che si preoccupa solo degli interessi (finanziari) del suo blog e non di quelli (civili) dei suoi stessi elettori.

Aldo Forbice

La crisi della stampa: “Una boccata d’ossigeno”. Convegno del dipartimento cultura Psi

Di crisi dei media e della carta, in modo particolare, ne abbiamo già parlato, ma qualche giorno fa il Dipartimento cultura del Psi ha affrontato l’argomento, con un convegno nella sede della Fuis (Federazione unitaria scrittori), a Roma. Mentre gli esperti discutevano, analizzando la recente legge sull’editoria, una nota d’agenzia confermava i dati della “catastrofe” nel campo della stampa quotidiana e periodica. Infatti, secondo uno studio di R&S di Mediobanca (che ha riassunto i bilanci dei nove maggiori gruppi editoriali  del nostro paese, che valgono il 70 % del giro d’affari complessivo) si denunciava che l’editoria italiana aveva perso, dal 2011 al 2015, un terzo del suo fatturato (due miliardi di euro), cancellando oltre un milione di lettori.
La flessione su base annua è stata di 460 mila lettori in meno (-10,6% ,dati ottobre 2016 ) che ha portato a 3,6 milioni le copie diffuse in media ogni giorno (contro i cinque milioni e mezzo di qualche anno fa ). La crisi dunque appare irreversibile per le aziende editoriali ( e per le edicole : ne sono state chiuse ben 16 mila negli ultimi due anni ). Il calo delle vendite,non appare compensato dall’incremento della lettura dei giornali online (peraltro ancora quasi tutti gratuiti) e sono stati  accompagnati dall’altro preoccupante fenomeno della flessione della pubblicità negli ultimi anni ( 3,5- 5%  annuo) .

All’incontro,promosso dal Dipartimento cultura Psi,hanno partecipato i direttori generali della Fnsi (Federazione della stampa),Giancarlo Tartaglia, della Fieg (Federazione editori giornali),Fabrizio Carotti, il consigliere dell’Inpgi Edmondo Rho,l’esperto di distribuzione e marketing Walter Marossi , direttori di quotidiani ,giornalisti ,piccoli editori ed esperti del settore.

Dall’analisi approfondita della recente legge sull’editoria è emerso il comune giudizio che si tratti di “un provvedimento tampone”,con qualche innovazione  e che non riuscirà ad affrontare “in modo strutturale” ed organico una riforma globale dell’editoria (carta stampata ,web ,tv e radio).

Oggi tutti i gruppi editoriali ,anche quelli piccoli,stanno affrontando la crisi con provvedimenti drastici,che comportano licenziamenti,cassa integrazione dei giornalisti ,prepensionamenti ,taglio di collaboratori,con le conseguenti eliminazioni di edizioni locali, accorpamenti di strutture redazionali ,oltre al blocco di assunzione per i giovani che ,usciti dalle scuole di giornalismo e diventati professionisti, si vedono sbarrata la strada di un lavoro sicuro . E ,infatti,la stragrande maggioranza   finisce con l’imboccare la strada del precariato e del lavoro nero ,con la sola alternativa di “cambiare mestiere”.

“La crisi è la più grave del dopoguerra”,ha sottolineato Tartaglia. “Oggi la tecnologia ci porta alla crisi ,alla chiusura di  giornali e alla perdita di posti di lavoro ,soprattutto dei giornalisti “,ha aggiunto Carotti. Tutto questo sta arrecando anche un grave danno ai bilanci dell’Inpgi. Rho non è stato eccessivamente pessimista,come molti altri giornalisti ( che addirittura ipotizzano fra un anno o due l’assorbimento dell’Istituto nell’Inps,come è avvenuto con l’Inpdai e  con altri enti previdenziali ) ma non ha sottaciuto il bilancio in rosso  dell’ente e il rischio che i deficit possano aumentare a livelli preoccupanti per le pensioni dei giornalisti,quelli di oggi e soprattutto quelli di domani .

La legge rappresenta comunque una boccata d’ossigeno per la nostra editoria .Col nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione garantisce,oltre ai 200 milioni di euro già stanziati con diversi provvedimenti, si aggiungeranno altri 100 milioni l’anno provenienti dalle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone Rai in bolletta. Anche i concessionari di pubblicità dovranno contribuire ad alimentare il Fondo con un contributo (simbolico) dello 0,1% del reddito complessivo annuo. I beneficiari esclusivi saranno i giornali cooperativi,le aziende senza fini di lucro,comprese le testate in formato digitale,le tv locali ,escludendo i giornali di partito e i grandi gruppi .Saranno ,inoltre, premiate tutte quelle testate che favoriranno l’assunzione dei giovani giornalisti .

 Una legge quindi che dovrebbe garantire il pluralismo, almeno più che in passato. Lo vedremo dai regolamenti che nelle prossime settimane saranno approvati e dalle procedure ,meno burocratiche  degli anni scorsi (almeno si spera), che saranno seguite. In ogni caso, i “buchi” e gli interrogativi rimangono .Speriamo però che  questo provvedimento possa essere il primo passo per una più organica legge di sistema .

Aldo Forbice