Report: il caso vaccini mette la Rai nella bufera

raiCade una vera bufera mediatica sulla trasmissione di Report, andata in onda ieri sera su Rai 3, dedicata al vaccino contro il Papilloma virus, in cui si parlava degli effetti avversi a questo tipo di vaccinazione contro il tumore al collo dell’utero. Il primo a scendere in campo, dopo la messa in onda, è stato il virologo Roberto Burioni, professore Ordinario Microbiologia e virologia Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Vita-Salute San Raffaele. “Diffondere la paura raccontando bugie è un atto grave e intollerabile – scrive il virologo su Twitter – È abusare in maniera perversa della libertà di opinione”.
E ancora: “È come gridare c’è una bomba in uno stadio affollato e vedere la gente che fugge e calpesta i bambini”. E ancora: “Le ipotesi allarmistiche riportate non hanno base scientifica”. Il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico sul blog di Beppe Grillo dopo le polemiche sulla trasmissione, ha scritto che se sospendono Report gli italiani dovranno sospendere il pagamento del canone. “Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere Report, perché l’Italia ha bisogno di un giornalismo indipendente che faccia informazione di qualità” afferma il deputato M5s che avverte: “Siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile”.
“Le polemiche della politica sinceramente a me non interessano, mi interessa difendere l’informazione pubblica libera e indipendente e mi interessa che nel Paese si crei un dibattito importante. Nella trasmissione (Report, ndr) si parlava soprattutto di farmacovigilanza e io credo che certi aspetti possano essere oggetto di dibattito pubblico, l’importante è non agire sui temi in forma strumentale, ma cercando di portare sempre fonti attendibili e mi sembra che Report sotto questo punto di vista abbia una storia che può insegnare a tutti”, ha detto inoltre Fico, nel corso di un’intervista a Radio Radicale. Quanto alle critiche di chi sostiene che i Cinque Stelle siano “favorevoli alle fake news sui vaccini”, “nemmeno rispondo”, ha detto Fico. “Rispondono per noi gli atti dei miei colleghi della commissione affari sociali, tutte le iniziative messe in essere in questi anni, siamo tranquillissimi da questo punto di vista. Le fake news non sono nate oggi sulla rete, ma le ha date per tanti anni la tv e nessuno si poteva difendere”. Maggioni, nessuno ha mai pensato di chiudere Report – “Ho sentito le ricostruzioni più fantasiose. Nessuno ha mai pensato per un secondo di chiudere Report. Tanto per sgombrare il campo alle fantasie”. Lo ha detto la presidente Rai Monica Maggioni in Commissione di Vigilanza.

Agrippino Castania

Asili nido, dal Veneto
legge discriminatoria

asilo nidoUna recente legge regionale del Veneto varata il 14 febbraio scorso, modifica una precedente norma del 1990 e introduce una serie di titoli di precedenza per l’iscrizione dei bambini negli asili nido, “con un chiaro intento discriminatorio nei confronti dei figli di cittadini non residenti e di immigrati”. A sostenerlo è stata al question time la deputata Pia Locatelli che ha chiesto al governo se non si tratti di una legge incostituzionale.

La legge prevede testualmente che: «Hanno titolo di precedenza per l’ammissione all’asilo nido nel seguente ordine: i bambini portatori di disabilità e i figli di genitori residenti in Veneto anche in modo non continuativo da almeno quindici anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni, compresi periodi intermedi di cassa integrazione, o di mobilità o di disoccupazione»;

Il ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa ha ricordato che il Governo può promuovere una questione legittimità entro 60 giorni da pubblicazione legge, ovvero entro il 25 aprile, ha assicurato che verrà svolta una attenta istruttoria sulla legge e che comunque l’eventuale impugnativa è rimessa alla competenza del Consiglio dei ministri.

“Mi sarebbe piaciuto – ha risposto nella replica Locatelli – intuire un suo orientamento nei confronti della non accettabilità di questa legge. Ritengo comunque che, se saranno rispettate le norme vigenti, questa legge sarà dichiarata incostituzionale. Non possiamo accettare che vengano discriminati i bambini: e il rischio è che si parta dagli asili nido per poi estendere queste discriminazioni agli altri servizi sociali. Chiedo di non aprire una porta che non riusciremmo più a chiudere”.

L’intervento di Pia Locatelli e la risposta del Ministro Costa

Il testo dell’interrogazione

La beffa della formazione senza graduatoria

formazione“Alcuni enti che si occupano di formazione professionale in Sicilia hanno avuto firmato alla fine del marzo scorso un decreto di finanziamento con il quale si consente in sostanza l’avvio dei progetti presentati. In un momento di poca chiarezza sull’Avviso 8 mi chiedo come si possano erogare oltre 3 milioni e 300mila euro in assenza di una graduatoria definitiva”. La denuncia arriva dal vice presidente dell’Assemblea regionale siciliana, il socialista Antonio Venturino, che aggiunge: “I decreti firmati dal dirigente della Formazione adesso passeranno al vaglio della Corte dei Conti per la verifica. Come farà la Corte dei Conti a vistare i decreti se non c’è ancora una graduatoria definitiva, già messa in discussione dal Tar di Palermo con ordinanza del mese scorso?”.

“Il prossimo 20 aprile sempre il Tar – spiega l’esponente del Psi – sarà chiamato a decidere su altri 25 analoghi ricorsi e altri ancora verranno trattati a maggio sempre dal Tar. Con quale criterio l’amministrazione pubblica a pochi giorni dalla decisione su altri 25 ricorsi firma alcuni decreti di finanziamento? Capisco che ci troviamo a pochi mesi dalle elezioni e dunque in piena campagna elettorale – conclude Venturino – ma non vorrei che si gettasse ulteriore fumo negli occhi sia agli enti che agli aspiranti operatori della formazione, già largamente presi in giro dal governo Crocetta”.

La foresta pietrificata
delle pensioni

Pensioni-InpsPensioni? Gli aspiranti pensionati si aggirano invano in una “foresta pietrificata”: tutto è bloccato, tutto è rinviato. Sono andate deluse soprattutto le attese dei giovani (ansiosi di trovare un lavoro lasciato libero dagli anziani) e delle donne (interessate a lasciare in anticipo fabbriche e uffici). Sono fermi i decreti attuativi dei pensionamenti anticipati previsti dalla legge di Bilancio 2017, la cosiddetta “Fase uno” della riforma delle pensioni decisa dal governo guidato da Matteo Renzi.

Sono ancora confinate in un cantiere tutto da inventare, invece, le misure della cosiddetta “Fase due” della riforma delle pensioni, quella indicata dall’esecutivo di Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio che lo scorso dicembre ha preso il posto di Renzi a Palazzo Chigi.

L’incontro tra il governo e Cgil-Cisl-Uil è stato un colpo a vuoto. Giuliano Poletti non ha avuto nulla da dire a Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. L’unica certezza è la data del nuovo match: il 4 maggio “in sede tecnica”. Dalla riunione del 6 aprile è arrivata una decisa “frenata” alla possibilità di modificare o di ammorbidire la legge Fornero, il provvedimento stabilito 5 anni fa dal governo Monti sotto l’emergenza di tagliare la spesa pubblica per ridurre il deficit dello Stato. La ministra del Lavoro Elsa Fornero nel 2012 alzò improvvisamente e consistentemente gli anni di contributi e dell’età anagrafica necessari per lasciare il lavoro.

Si potrà cambiare la legge Fornero? Poletti sembra molto scettico. Il ministro del Lavoro, dopo l’incontro con i sindacati del 6 aprile, è stato molto prudente: «Abbiamo l’esigenza di valutare come affrontare questo tema». Ha molto circoscritto il senso del confronto: «È stata una riunione utile per definire il perimetro della discussione». Niente altro.

Nessuna novità nemmeno sui decreti attuativi delle misure approvate con la legge di Bilancio, ancora all’esame del Consiglio di Stato.  Nessuna novità sull’anticipo della pensione (Ape sociale e volontaria) e sulla cosiddetta “quota 41” per i lavoratori precoci (riguarda quelli disoccupati, inabili o che assistono familiari non più autonomi). Nessuna novità sulla possibilità di prorogare Opzione donna, le misure che permettono al gentil sesso di lasciare prima il lavoro al prezzo di una penalizzazione economica.

Nessuna novità sull’esigenza, di carattere generale, di rivedere la legge Fornero. Negli ultimi anni e anche nei mesi scorsi si sono susseguite le dichiarazioni di principio sulla necessità di modificare la rigida normativa varata nel 2012, ma i diversi esecutivi alla fine hanno sempre ripiegato inseguendo l’emergenza. Così si sono succedute ben 8 “tutele” per gli esodati. In sintesi: per circa 100 mila persone, rimaste senza lavoro e senza pensione, sono state applicate le regole previdenziali precedenti alla riforma voluta dal governo presieduto dal tecnico Mario Monti.

Un modifica generale della legge Fornero, però, non c’è stata. È tutto rinviato, bloccato, pietrificato. Le pensioni ricordano un po’ Medusa: questo orribile mostro della mitologia greca aveva il potere di pietrificare per la paura chiunque osasse guardarla.

Rodolfo Ruocco
(sfogliaroma.it)

La Maturanza rossa. Il realismo della ribellione

È stato recentemente pubblicato dalla casa editrice Alter Ego, con il nuovo marchio Scatole Parlanti, “La maturanza rossa”, il romanzo d’esordio di Lorenzo Del Sole, molisano trapiantato nella capitale da diversi anni.
contadini2È un romanzo storico ambientato nel 1816 nell’allora Contado di Molise, estrema provincia dell’appena costituito Regno delle Due Sicilie. Il contesto storico fa da sfondo alle vicende del protagonista Filomeno, uno dei tanti braccianti tavennesi che lavorano le terre di un autoritario e presuntuoso signorotto del luogo che, in cambio di manodopera, ha garantito al garzone la sua protezione in caso di chiamata alle armi. Le cose però non vanno come previsto e il giovane protagonista riceve inaspettatamente la richiesta di arruolamento nelle fila dell’esercito borbonico. Il suo destino sembra quindi segnato, se non fosse per La_maturanza_rossa-1l’intervento del giacobino Vittorio Colussi, cugino del signorotto ed ex-rivoluzionario, il quale tenterà di strumentalizzare il rancore del ragazzo spingendolo verso la strada della diserzione. Centrale è la figura del parroco del villaggio, nipote del signorotto e da sempre contrario alla condotta dispotica dello zio; il religioso finirà immischiato nella vicenda, finendo per far luce su un oscuro ed intricato complotto.
Alla trama sono intrecciate storie secondarie che vedono protagonisti personaggi rappresentativi di una realtà provinciale del mezzogiorno pre-unitario dalla forte estrazione agricola.
Emerge l’influenza del realismo narrativo di autori quali Verga, Silone e Pavese, a dar vita a una scrittura che vuole essere un compromesso tra lo stile realistico degli autori citati, l’eleganza del romanzo ottocentesco – risultando, a tratti, perfino desueta – e la scorrevolezza di un thriller moderno, senza tralasciare la cura per la differenziazione dei registri linguistici dei personaggi.

Seguendo la pagina facebook “La maturanza rossa” si potrà restare aggiornati su eventi e presentazioni.

Quell’irresistibile voglia
di unto…

cibo untoAlle prese con “un vortice” di consigli nutrizionali (in verità, doverosi!) – talvolta capita di avere il desiderio di una “trasgressione” culinaria! Al diavolo – siamo umani – guai se non sentissimo l’acquolina di “un qualcosa” che scavalchi le solite pietanze ultra-light! Così, come avviene durante una seduta spiritica dove prendono forma spettri di improbabili antenati capitolati ai tempi della guerra di Crimea – ecco che nei piatti si materializzano leccornie off limits…

Sarebbe assurdo non desiderare una porzione seppur lillipuziana di patate fritte, una bisteccona cotta a puntino, una frittura mista di calamari con un aerosol di maionese, oppure un succulento panino da addentare così, in due morsi! In sostanza, una qualsivoglia “bontà” che puntualmente ci è proibita quasi fosse materiale radioattivo da evitare. Negli ultimi anni “l’italiano” s’è scoperto attento a due aspetti effettivamente di rilievo, e cioè la bilancia e la prevenzione. A questo punto “necesse est” una premessa! Vivere strizzando l’occhiolino al colesterolo e alla pancetta addominale– non solo è importante, ma denota rispetto per se stessi e per il sempre più “ansimante” servizio sanitario nazionale, poiché prevenire è meglio che curare. Perciò, “okay” limitare i condimenti, bene non esagerare con le porzioni di cibo, saggio bere la quantità giusta d’acqua per idratarci – senza tralasciare il consumo di frutta, ortaggi, verdura e via discorrendo. Ovviamente il tutto integrato da un’adeguata attività fisica, anche una blanda passeggiata all’aria aperta senza fretta e senza meta!

Et voilà, dato per buono che quelle relative alla sana alimentazione sono regole “auree” – è altrettanto inopinabile che “semel in anno licet insanire” come si diceva nella Roma dei Cesari; in parole micragnose, sporadicamente archiviamo senno e salubrità, celebrando come si deve sua maestà la forchetta! Certo, non sempre, altrimenti sarebbe una sciagura, tuttavia quando è fattibile non si indietreggi innanzi a un boccone squisito, e perché no – persino “unto” – nell’accezione più lodevole dell’aggettivo, ci mancherebbe. Ciononostante per dirsi soddisfatti non serve che “la scappatella pappaiola” sia a base di vivande esose servite in chissà quale contesto faraonico, “l’elusione” può benissimo essere declinata all’insegna dell’economico street food – se piace, ovvio. Comunque, decidendo di trasgredire, lo si faccia sino in fondo – sia per quanto concerne il dolce che il salato, così, d’emblée – senza pentimenti, magoni e sensi di colpa che manderebbero a ramengo la digestione a chiunque.

Da sempre è noto che l’occasione è tentatrice, perciò se all’improvviso prende le mosse la smania di un super gelato – e che si fa? Nessun problema – che sorbetto sia – con i gusti preferiti, praline e nocciole comprese, al massimo, per qualche pasto, si starà un po’ più leggeri per “bruciare” le calorie accumulate. Non succede nulla se una tantum si dà forma (e sostanza) a un comprensibile sfizio gola, anzi, fa bene allo spirito e alla mente, forse di più d’altro. Va però tenuto presente che ci sono delle patologie e dei fattori di rischio cronici, che non consentono di trasgredire, nemmeno la notte di San Silvestro! In questo caso va seguito il consiglio del medico, ed è determinate attenersi alle limitazioni che purtroppo innesca quel tipo di malanno. Ci mancherebbe se così non fosse – ubi maior minor cessat – in questo caso la salute, che viene prima di qualsiasi abboffata. I più fortunati, invece, non manchino saltuariamente di ascoltare il cuore e… la loro rumoreggiante panza!

Per chiuder baracca e burattini si sappia che in Italia oltre a mangiare bene non abbiamo (per ora) tutte quelle annose problematiche specifiche di altri paesi, gli USA in primis – dove l’obesità e la cattiva nutrizione stanno assumendo proporzioni endemiche innescando – come conseguenza – patologie serie (malattie metaboliche), a tal punto che si è deciso di correre ai ripari dissuadendo la popolazione dall’alimentarsi esclusivamente di cibo-spazzatura, il cosiddetto “trash food”. No, per fortuna il belpaese è la culla della dieta mediterranea, del buon olio extravergine d’oliva, della pasta e di tante cose ghiotte, che tra l’altro prevengono parecchi acciacchi. Tuttavia, pur avendo queste “garanzie” quale supporto del nostro fantasioso desinare, qualche volta avvertiamo quell’irrefrenabile “voglia di unto” – intesa come fuga dalla routine mangereccia, e cioè di effettiva possibilità di approdare in lidi culinari ove regnano cibi mostruosamente impossibili, che di norma ci vengono negati con rigore draconiano. Ebbene, nessuno ci proibisce (a patto di non avere impedimenti di salute) di concederci un morso tentatore, una sorta di “polpetta peccatorum” – poiché trasgredire con intelligenza è gratificante per chiunque abbia una visione epicurea della vita, già di per sé sfigata e non affatto semplice da affrontare.

Stefano Buso

L’uomo solo al comando
e crisi della partecipazione

matteo renziÈ uscito negli ultimi giorni per l’editrice Aracne di Roma, specializzata in testi universitari, l’ultima fatica di Leonardo Raito, storico e docente universitario, oggi collaboratore dell’Università di Padova, intitolato “L’uomo solo al comando. Crisi della partecipazione e trasformazione dei partiti nella prospettiva storica della seconda repubblica”. Il volume sviluppa una riflessione sulla trasformazione dei partiti nella seconda repubblica italiana, evidenziando gli aspetti di crescita della leadership personalistica e la crisi di partecipazione che ha fatto gridare alla crisi della democrazia italiana.

Come nasce questo lavoro
Questo saggio nasce dall’esperienza della tesi del master in management politico che ho conseguito alla Luiss e che è stata seguita dal professor Roberto D’Alimonte. Il desiderio di approfondire in chiave storica la crisi della partecipazione mi ha portato ad analizzare le trasformazioni dei partiti nella seconda repubblica. Ed ecco scaturire questo lavoro che tiene conto anche dell’attualità, la contestualizza e ci dovrebbe aiutare a capirla meglio.

libro RaitoQuali sono a suo avviso i maggiori problemi della democrazia italiana?
La democrazia italiana è malata e ha perso, con la crisi dei partiti tradizionali, anche un modello di organizzazione della vita, degli spazi pubblici. Ci sono molte cause di disaffezione ma una delle prime credo sia l’incapacità di tradurre in azioni concrete i programmi elettorali, a causa dei vizi e delle ruggini del nostro sistema parlamentare. Ovviamente non vanno dimenticati gli scandali, la corruzione, gli sprechi, cose che si vedono e che fanno perdere fiducia nella nostra classe politica.
In questo contesto, crescono i populismi: i cittadini premiano non chi riesce a toccare con realismo i temi prioritari, ma chi stuzzica più in profondità la pancia della gente. Non è quindi solo una crisi politica, ma anche una crisi di popolo e di consapevolezza civica.

I partiti personalistici sono un male o una risposta alla crisi della partecipazione?Sono una tendenza generale e diffusa. Forse una risposta alla scarsa qualità dei dirigenti politici. Nella mediocrità generale emergere per certi versi è più facile. Ma vediamo anche l’altro lato della medaglia. Il leaderismo scardina anche il concetto di partito come comunità, dove si discute e dove si elabora. Nei partiti leaderistici spesso si decide a scapito della qualità delle decisioni.

Da fondatore e dirigente del Pd, cosa sta succedendo al principale partito italiano di questi ultimi dieci anni?
Una crisi prevedibile, di identità e di prospettiva. Il Pd è stato sostanzialmente un partito della tradizione fino all’arrivo di Renzi. Poi è cambiato qualcosa. Manca il senso di comunità dove la discussione porta a fare sintesi. Qui ogni discussione viene messa sul piano personale. E fa perdere credibilità e lucidità all’azione. Ciò tuttavia il Pd ha ancora la sostanza per essere un partito. E se ne sente il bisogno.

In una prospettiva storica, la nostra democrazia è in crisi irreversibile?
Non direi. Certo non sta bene, ma dimostra segnali di vitalità, nei dibattiti e nella mobilitazione verso alcuni temi. La grande partecipazione al referendum costituzionale ha denotato l’ennesima fiammella di speranza non ancora spenta, anche se il risultato, a mio avviso, non contribuisce a rendere più efficace il sistema, anzi. Credo comunque che la forza della nostra democrazia sarà proporzionata alla propria capacità di riformarsi.

Edoardo Gianelli

Caspita, quanto mi sushi! Una moda da provare

SushiÈ innegabile che come altre squisitezze esotiche il sushi abbia “stregato” una miriade di curiosi e di irreprensibili gourmet! In realtà, non si tratta solo di un assaggio routinario – bensì di uno stimolante tete-à-tete con una cultura lontana e parimenti affascinante…

In primis cos’è il sushi – questione “essenziale” per essere catapultati al nocciolo della discussione. Si tratta di una pietanza della cucina giapponese, che ha come perno il riso – unitamente ad altri ingredienti tra cui pesce, verdure, ortaggi, crostacei, alghe, uova e quant’altro. Relativamente al gustoso ripieno – esso può presentarsi crudo, cotto, insaporito grazie a marinatura, adagiato sul riso, disposto su foglie di alghe a guisa di vistoso talamo, oppure in altre originali interpretazioni. Anche i condimenti con cui deliziarlo sono parecchi – tra cui il celeberrimo Wasabi (pianta da cui si estrae una pasta verde dal sapore piccante), la famosa salsa di soia, il Gari (sottaceto giapponese) e lo Shiso (pianta le cui foglie sono utilizzate come contorno) – nondimeno è chiaro che questa sia “solo” una spiccia semplificazione, a mo’ d’esempio. In conseguenza, sia per l’unicità del piatto che dei suoi componenti – ogni assaggio è un iter eccittante che offre la chance di abbracciare usi e costumi differenti dai nostri.

E, probabilmente, l’incipit dei cibi appartenenti a culture distanti serbano l’aulico scopo – oltre alla degustazione canonica – di invogliarci a scoprire i contesti dove la ricetta ha preso le mosse, sovente in ambiti inimmaginabili. In sostanza “assaggio” quale mezzo per poi spaziare oltre – quasi fosse un’avventura prodigiosa – poiché il cibo ha un inconfutabile “liaison” con il territorio che lo ha reso tale. Un “ensemble” di spumeggianti sensazioni atte a stuzzicare non solo le papille gustative, ma altresì la brama ancestrale che è in noi, e cioè la “sete di conoscenza”! E può benissimo verificarsi che dopo l’assaggio “inaugurale” qualcuno resti affezionato al sushi a tal punto da voler ripetere l’esperienza, reputando la delicatezza “testata” sorta di rivoluzione copernicana declinata in modus culinario! Altri, bontà loro, preferiscono archiviare “l’avventura gastronomica” – optando invero per vivande a loro più “confidenziali” – pur avendo gradito l’excursus gustativo.

Va annoverato che negli ultimi anni c’è stato un effettivo “boom” di locali, bar e spazi definibili “all sushi” e la ricetta gode di ampio consenso. Il piatto del Sol Levante impera ovunque e a ogni ora! Lo si apprezza in pausa pranzo dove la delizia made in Japan ha dato il cambio a portate che sembravano inattaccabili sino a qualche anno fa; inoltre, ogni occasione è buona per una rapida tappa al “Sushi bar” – accompagnando la porzione di sushi con una tazza di tè verde, sino ad arrivare in orario vespertino – dove una cena oppure un vernissage dedicate alla bontà giapponese sono “rendez-vous” cui è impossibile dire no! Accanto a tantissimi estimatori che si ciberebbero di “poisson cru” dall’alba al tramonto – esiste uno zoccolo per certo resistente che non vuol saperne nulla né del piatto né di tutte le tematiche culturali e storiche che lo attorniano!

Forse, uno dei motivi di quest’ittica riluttanza risiede nel fatto che il pesce crudo incute “soggezione”, e ciò non convince diverse persone che rimangono perplesse negandosi a ogni opzione di assaggio. Sotto l’aspetto igienico-sanitario va perciò specificato che il pesce crudo è sì commestibile e sicuro a patto di attuare alcuni accorgimenti al fine di evitare pericolose intossicazioni alimentari. Il prodotto pelagico va “abbattuto”, e vale a dire congelato a una temperatura non superiore a -20 gradi per almeno 24 ore nei ristoranti e locali dove ci sono gli strumenti e le tecnologie per farlo, mentre in casa, nel comune freezer, il pesce va “ibernato” per una durata di 96 ore a una temperatura di -18. Questi dettami vanno rispettati con scrupolo e attenzione per poter godere di un’appagante scorpacciata di pesce “crudo” in tutta sicurezza.

In ogni caso, partendo dal mai demodé “de gustibus non est disputandum” è comprensibile che nonostante l’ampia diffusione mediatica elargita al sushi in tanti preferiscano dire no, e cibarsi con alimenti considerati meno “singolari”. In parole povere, nonostante la tendenza, il prestigio, il suo fascino intrinseco ed estrinseco e tutti dettami igienico-sanitario raccomandati – qualcuno al sushi preferisce (magari) un’italianissima carbonara. Del resto ognuno fa come gli pare e piace, ancor più a tavola! Per quanto ci riguarda, in linea generale, nei confronti di tutto il cibo è auspicabile una posizione “socratica”. In particolar modo in gastronomia, dove gli atteggiamenti volti all’ermetismo e al diniego assoluto non pagano, anzi, possono essere conflittuali con il leitmotiv dell’alimentazione, che oltre al sapore asperge interesse e fervida curiosità.

Per cui, il nostro informale consiglio resta quello di gustare il sushi almeno una volta, ovviamente nel momento e nel luogo che si ritiene più opportuno, vincendo così ogni infondato pregiudizio. E santa pazienza se dopo non ritornerà l’acquolina di fare il bis – scegliendo, in alternativa, un manicaretto nostrano! In chiusura non va tralasciato l’aspetto “clou” della questione – e cioè che oltre a qualsiasi “test” mangereccio, “la pappa” – alla fine – deve essere quella che più ci gratifica, evitando imposizioni e condizionamenti di ogni sorta, anche se del tutto autorevoli. Ciò ribadito, l’assaggio di una preparazione alimentare sconosciuta è un arricchimento e in più cospicua crescita, ragion per cui, vale sempre e comunque la pena intraprendere un itinerario gustativo “nuovo di zecca” tutte le volte che ne sussiste l’opportunità.

Stefano Buso

Il Grande Vecchio.
La P1, la P2 e la P38

Facciamo un’altra interessante conversazione con il grande Gianfranco Carpeoro. Questa volta la nostra chiacchierata ci porta nel torbido mondo della P2, della meno nota P1, della mafia e dell’ ostilità, del resto ricambiata, di questa zona grigia nei confronti del Psi di Craxi e del Partito radicale di Marco Pannella

massoneriaBettino Craxi parlando del “Grande Vecchio” a un certo punto dichiarò che era il caso di cercarlo tra coloro che avevano fatto politica giovanile in area socialista. Esiste una connessione tra i militanti della fu FGSI ed il terrorismo rosso?

Ma sa ce n’erano tanti. Quand’ero ragazzo c’era il “Gruppo Astolabio” che operava a Cosenza e che faceva capo a Franco Piperno. Ci scrivevo anch’io su quel giornale, si chiamava “Gruppo Astrolabio” perché faceva parte della corte di Giacomo Mancini. Li ho visti passare tutti: Lanfranco Pace, Franco Piperno (entrambi ex militanti di Potere Operaio n.d.r.), ce n’erano tanti insomma. Bettino Craxi è vero che inizialmente indicò il “Grande Vecchio” come qualcuno che aveva fatto politica giovanile in area socialista, come è vero che ci fu una connessione tra FGSI e il “partito armato” ma è anche vero che in seguito tornò sui suoi passi dicendo che il “Grane Vecchio” non era mai esistito. Senza contare che poi è intervenuta sui gruppi armati la “sovragestione”, cioè il cambio dei vertici delle BR fu funzionale alla gestione Santovito (Giuseppe Santovito, generale dell’esercito il cui nome fu trovato negli elenchi della P2 n.d.r.) che doveva realizzare gli scopi di quella tremenda organizzazione che fu “Stay Behind”, il cui obiettivo era impedire che i partiti comunisti prendessero il potere e quindi considerare la lotta armata ideologicamente schierata a sinistra  come il miglior strumento di lotta anticomunista. Il mondo era diviso in aree di influenza. Il  motivo per cui l’Unione Sovietica aveva potuto mandare i carri armati a Praga nel ’68 fu lo stesso per cui il Pci non poteva raggiungere il potere in Italia.

Stiamo parlando quindi di una sovragestione di marca atlantista, non sovietica?

Ma certo, le Br del resto hanno fatto comodo agli Americani, non ai Russi. C’entra la P1, è sempre lei. La P2 era solo uno strumento per altro limitato  il cui anello di collegamento era Gelli ed era uno strumento che metteva in fila politici di secondo piano, tutti i vice.

In Italia proprio su questi fatti, dal 2002 al 2006, ha indagato la commissione parlamentare “Mitrokhin”, il cui presidente era il senatore Paolo Guzzanti. Che ne pensa dei risultati prodotti da quell’esperienza?

A tal proposito la commissione “Mitrokhin” azzeccò la metà delle cose, non le cose intere. Nel senso che la grande connessione tra servizi segreti non l’ha azzeccata, ha portato a casa il minimo sindacale perché poi si è rivelata uno zero. Questo perché il potere era determinato affinché su queste inchieste non si andasse troppo a fondo. C’era una specie di saldatura per la quale i problemi gestiti a livello  d’intelligence  dovevano rimanere un affare dell’intelligence.

Cosa può dirmi in merito alla P1?

Il GOI non ha mai mostrato i provvedimenti relativi  alla P1: la bolla di riconoscimento, quando è stata ricostituita… nessuno ha mai messo il GOI alle strette sul problema delle logge Propaganda.

Perché si chiamava Propaganda? Perché dovevano entrarci personaggi di primo piano il cui livello doveva fare propaganda alla Massoneria, in questo senso doveva essere un emblema della dottrina massonica. Quindi la loggia Propaganda nasce con lo scopo opposto dall’essere segreta, perché non avrebbe molto senso fare propaganda attraverso una loggia segreta.

Nel mio libro (Dalla Massoneria al terrorismo, rEvoluzione Edizioni, 2016. N.d.r.) tra le righe indico anche chi era il Venerabile della P1, cioè Eugenio Cefis.

Probabilmente la Propaganda vera e propria è nata subito dopo la guerra, dopodiché la Propaganda 2 la ritroviamo operante ufficialmente dal 1970 , nonostante poi in realtà tutte le fonti riportano che Gelli ci entrò nel 1967. È probabile a questo punto che Gelli, affiliato alla Massoneria nel 1962,  nel ’67 entra nella P1 e dal 1970 iniziano le attività della P2. Una carriera garantita da uno sponsor potente quale era il Maestro Aggiunto Roberto Ascarelli (Avvocato, uomo di spicco della comunità ebraica romana,  vicino politicamente al Partito radicale di Pannunzio e in seguito aderente al PSDI, n.d.r.) che lo fa entrare prima nella loggia (riservata n.d.r.) “Hod” e poi lo sposta nella loggia Propaganda.

Sembra quasi che la “sovragestione”, per dirla con Lei, abbia scelto la forma della loggia massonica per operare in Italia

È una forma che hanno adoperato dappertutto. Pensi che anche per far fuori Salvador Allende hanno utilizzato la Massoneria, perché Augusto Pinochet era membro della stessa loggia del leader socialista cileno (Pinochet era “Primo Sorvegliante” della Gran Loggia del Cile n.d.r.). Non è una particolarità italiana.

La P1 vive e lotta insieme (o meglio contro) a noi?

Secondo me si ed è il motivo per cui si è messo su il teatrino della P3 della P4 e molto probabilmente su alcune cose riesce ad influire e su altre no. Sicuramente con la globalizzazione è molto meno potente di prima. Tutto in Italia è meno potente di prima

Quindi anche la Mafia?

Chi domina sono ormai i rapporti internazionali non quelli nazionali, nella misura in cui la Mafia è entrata negli uffici affari riservati delle grandi banche europee e mondiali sicuramente si muove anche usando il canale della finanza. Ma voglio dire è un contesto di estrema debolezza perché è tutto il Paese ad essere debole

Cioè Lei dice che nel contesto in cui stiamo vivendo anche la parte peggiore del Paese si è indebolito

Precisamente. Ci rifletta: domani mattina Draghi si alza, chiude i rubinetti e noi siamo di nuovo nei guai

La Mafia ha un’origine di società segreta ma anche di cultura esoterica? Mi vengono in mente i tre leggendari cavalieri che si narra abbiano fondato la ‘Ndrangheta: Osso, Malosso e Carcagnosso

Guardi, sicuramente le strutture mafiose, ndranghetiste e camorriste, hanno dovuto “schiavizzare” delle persone nel loro esercito,  hanno dovuto avvalersi anche di argomenti di questo tipo. I capi bastone hanno avuto bisogno anche di argomentazioni religiose/esoteriche anche per poter attirare persone a sé. Ma non è il legame più importante

E qual è il più importante?

La gestione del potere sicuramente. E per gestire il potere devo avere 1000 picciotti che mi obbediscono perché pensano di dovere la vita a Santa Rosalia e Santa Rita, allora uso queste credenze. Non è l’aspetto fondamentale però. Poi l’origine di queste organizzazioni è molto meno misteriosa di quello che sembra: gli esseri umani si associano per raggiungere uno scopo, in questo caso il potere.

Le risulta che il vecchio PSI abbia mai avuto rapporti con queste realtà?

La Mafia in meridione tende ad avere rapporti con chi gli serve: che sia un massone, un politico, un giornalista, una suora… nel periodo di cui stiamo parlando la Mafia era siciliana par exellence. Ebbene, mi citi un solo Siciliano che ha fatto carriera all’interno del PSI. Non gliene viene in mente nessuno vero? Sa perché? Perché Craxi ha sempre ostacolato la crescita del partito in Sicilia tanto è vero che il cartello siciliano lo hanno fatto assieme democristiani e comunisti. La “rete” di Orlando era questo.

Martelli da Guardasigilli nel ’91 chiamò Falcone al ministero per tradurre l’esperienza del Pool di Palermo in leggi dello Stato…

L’unico partito che ha cercato di non avere rapporti con la Mafia è stato il Partito socialista, vale a dire l’unico partito senza referenti siciliani

…E i radicali

Ma i radicali sono una storia a parte. Pannella tra le righe lo diceva che esisteva la P1. Quando diceva “la P2 e la P38” si riferiva ad Eugenio Cefis, il quale  aveva l’abitudine di girare armato. Pannella riusciva a dire queste cose solo perché nessuno le capiva, Cefis sapeva che una frase del genere poteva capirla solo lui e quindi lasciava correre. Marco non era furbo per fregare il prossimo ma lo era sufficientemente per difendersi

Pannella godeva di qualche protezione?

La sua purezza ero lo scudo più resistente che si potesse avere. Era totalmente avulso rispetto al sistema. Non lo potevi colpire sui soldi, non lo potevi colpire sul malaffare, non lo potevi colpire in nulla. Anzi se lo avessero colpito sarebbe diventato pericolosissimo. Era la volta buona che i Radicali prendevano il 50% dei voti.

Sarebbe stato certamente un altro Paese. Come lo sarebbe stato se i tre politici che hanno incentrato la propria attività politica al servizio del concetto di Autonomia, sia del Paese rispetto alla logica dei blocchi e sia  nella politica interna, non avessero fatto una fine prematura. Mi riferisco al già citato Bettino Craxi, ad Aldo Moro e ad Enrico Berlinguer. Della fine di  Moro e Craxi bene o male si è sempre discusso pubblicamente, mentre sulla morte di Enrico Berlinguer solo da poco tempo gira, quasi sussurrata, una tesi complottista. Che ne pensa?

No è morto di emorragia cerebrale, non c’è spazio per nessuna dietrologia. Anche perché Berlinguer in realtà era doppio: con la mano destra prendeva i soldi del PCUS e con l’altra faceva segno di no. Berlinguer prima di morire fa con Craxi il cosiddetto “incontro delle Frattocchie” nel quale stendono il piano per cui il Pci avrebbe dovuto essere riconosciuto dai socialisti, così da garantire ai comunisti la rimozione del veto per l’entrata nl PSE. Il problema è che poi Berlinguer e il Partito comunista non solo non si attennero minimamente a quanto fu deciso con Craxi in quell’incontro ma anzi fecero tutto l’opposto (nell’ottica della chiusura dell’esperienza comunista così da compiere “un ritorno a casa”, cioè all’unità precedente alla scissione del 1921. n.d.r.) . La solita “doppiezza togliattiana”. Del resto Craxi fu fatto fuori non per motivi inerenti alla sua persona, ma piuttosto relativamente allo spazio che occupava. Era l’ostacolo alla legittimazione definitiva del Partito comunista

Bologna, l’emarginazione delle donne in mostra

avanti domenica2C’è una bella mostrina al’Archiginnasio di Bologna su Augusto Majani (in arte Nasica), illustratore,cartellonista, pittore bolognese. La cosa ha un certo interesse per l’Avanti! perché Majani è stato illustratore, per l ‘”Avanti! della Domenica”, nei primi anni del secolo scorso. Tra il 1904 e il 1906 partecipò attivamente anche alla vita politica, impegnato come consigliere comunale nelle file del Partito Socialista. Il pregio maggiore della piccola esposizione sta nel profumo di bonomia bolognese che vi si respira. Non emerge nulla di rivoluzionario, né di orrido. Mortadelle, simpatici bolognesi su di taglia, belle donne in carne, fanno da sfondo al volto cadaverico di Carducci, alla morte di Verdi  ed a satire sul vate e il dannunzianesimo. Majani lavora per Il Resto del Carlino e per varie realtà editoriali, è artista “pragmatico”, disegna e illustra per mestiere, per vivere. Si capisce che la realtà con cui si confronta è quella di una città provinciale, grassa, gaudente. Rispetto a tante mostre “gridate”, con argomenti trattati sopra le righe, è una mostra simpatica e riposante, una passeggiata tra archivi che non sono fondamentali per la Storia con la esse maiuscola ma per la storia morantiana di tutti i giorni. Quello che conferisce poi un particolare merito è la cornice della mostra.

L’Archiginnasio di Bologna. Da solo vale una visita. Perché è un luogo sacro del sapere universitario d’antan, quando l’Alma mater studiorum era un faro della cultura europea, se non mondiale. Nell’Archiginnasio furono riunificate nel 1563 dal cardinale Carlo Borromeo, allora legato pontificio di Bologna, diverse scuole universitarie, prima sparse entro le mura bolognesi. All’interno dell’Archiginnasio, due perle: la Sala dello Stabat Mater e il Teatro anatomico. Di quest’ultimo, voglio fare un particolare elogio. Ricostruito pressoché totalmente nel dopoguerra con una cura che l’ha riportato ai fasti originali, è la culla della medicina bolognese. I “Dottor Balanzone” venivano formati qui. Al centro del Teatro anatomico, c’è il tavolo dove venivano effettuate le autopsie. Una magia. C’è il pulpito da cui teneva lezione il professorone di turno e, sotto, il tavolo su cui si macellava a scopo scientifico la spoglia di qualche poveretto senza nome e senza famiglia. Tutt’intorno, le statue lignee dei grandi maestri della medicina, da Galeno in poi. Lunghe vesti, sembrano abiti femminili. Non fatevi ingannare. Una donna, tra le statue in legno dei luminari, non c’è.

Le donne alle scuole, non erano proprio ammesse. Non potevano studiare nè accedere alla carriera medica e tanto meno a quella accademica. La prima cittadina italiana a laurearsi in medicina in Italia fu Maria Farnè Velleda laureatasi a Torino nel 1878. Maria Montessori si laureò nel 1896 a Roma. Fino ai primi anni del XX secolo, le donne medico si specializzavano esclusivamente in ginecologia e pediatria poiché solo in tali ambiti venivano accolte le richieste di specializzazione delle prime donne medico. Inoltre, venendo loro negato il diritto di esercitare in ospedali pubblici, aprivano studi in cui ricevevano esclusivamente donne e bambini. Proprio come oggi avviene nei paesi islamici.

Avrei  quindi una cosa da dire e sottolineare. Nella guida per i turisti, disponibile gratuitamente in tante lingue presso l’Archiginnasio, questa cosa non è scritta. Una grave omissione. Sarebbe giusto ricordare che, solo fino all’altro ieri, il nostro paese era talebano tanto quanto lo è l’Islam attualmente. Sarebbe importante ricordare l’ostracismo culturale patito dalle donne. Un po’ come oggi si ritiene d’obbligo ricordare lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento. Anche la sottomissione e l’emarginazione delle donne è una vergogna da non dimenticare.

La mostra su Majani è aperta sino al 26 marzo, è gratis ed è aperta tutti i giorni compresa la domenica.

Isabella Ricevuto Ferrari