#colpodifulmine, la favola moderna in metro a Roma

colpo di fulmine metro romaSarà vera oppure dobbiamo credere che si tratti della solita bufala? La dichiarazione d’amore alla ragazza del metro di Roma sembra una favola moderna, di quelle che non esistono più. Un incrocio di sguardi su un vagone gremito. Un incontro Karmico come quelli che molti di noi credono di fare ogni volta che – random- chiedono amicizie nuove sui social, sperando sia la volta buona. Che – pescando tra i grandi numeri- qualcosa si raschia, dal fondo del bidone delle possibilità.

E poi quell’annuncio sbilenco: il richiamo alle cuffie, allo smartphone, ai jeans strappati. Potrebbe trattarsi di una qualsiasi adolescente di oggi. Un’età in cui i ragazzi sono tutti omologati, nelle loro vesti d’ordinanza. Pare di vederla, questa ragazza ‘principessa’. Gli occhi pieni di vita, guardando al futuro. I capelli curati, gli anelli che tintinnano a tutte le dita di mani ancora incerte. Pantaloni, sneakers. Assorta nella musica, indovinando i sogni di un’estate incipiente, fuori dalla canicola appiccicosa che avvinghia Roma in queste ore.

Anche l’indirizzo e-mail pare un’ottima idea. Tanto buona da meritare una risposta. Non da una, ma da tutte le ragazze che sono alla ricerca del proprio principe azzurro. Con tanto di conio di hashtag. #colpodifulminetotale che sicuramente nelle prossime ore scalerà le vette dei trending topics.

Così e’, se vi pare. Cinderella non temere. Arriverà la tua ora. Prima o poi.

1993, la serie. Un anno meraviglioso e confuso

1993 la serieDopo un’attesa che sembrava interminabile, per chi ha vissuto appieno la prima serie, rimanendone totalmente coinvolto emotivamente, fino a “traslarsi” virtualmente in quell’epoca, ha finalmente avuto inizio la fiction di Sky Atlantic, 1993, secondo capitolo di quella che dovrebbe essere non una semplice trilogia, ma “La Trilogia”. Uno spaccato socio-politico di quegli anni di paurosa cupezza che hanno visto spazzata via un’intera classe politica, i suicidi di personaggi illustri quali Sergio Moroni, Gabriele Cagliari e Raul Gardini, e l’attacco della Mafia allo Stato, culminato nei terrificanti omicidi dei Giudici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con vere e proprie scene di guerra. A proposito di ciò, in questa seconda serie è stato ricreato un altro attentato che ha segnato il 1993, quello di via Fauro, che doveva compiersi tramite l’esplosione di un’autobomba ai danni del conduttore Maurizio Costanzo, allora impegnato attivamente, assieme a colleghi come Michele Santoro, nella lotta contro la Mafia. Solo per miracolo, Costanzo e la sua compagna di allora Maria De Filippi scamparono a morte sicura. Nella fiction, si è ricostruita alla perfezione la situazione dell’esplosione, che ha coinvolto anche una delle protagoniste, Veronica Castello (Miriam Leone), scaraventata per terra dalla forza d’urto dello scoppio.

Questa prima puntata, inizia con Leo Notte che pronuncia la frase di Danton al patibolo, “Cosa importa se muoio, ho speso bene i miei soldi, ho fatto bene baldoria, ho accarezzato molte donne… Andiamo a dormire”, e con l’iconica immagine di Bettino Craxi che esce dall’Hotel Raphael, mentre viene sommerso dalle monetine lanciate dalla folla inferocita ed urlante. Sono stati tre i personaggi che nella prima puntata, più di tutti si sono presi la scena: Protagonista principale, Leo Notte (Stefano Accorsi), pubblicitario, oramai entrato a far parte del cerchio magico dell’allora giovane imprenditore Silvio Berlusconi, novità di questa serie, interpretato ottimamente da Paolo Pierobon, in maniera realistica. Tale caratteristica è venuta fuori proprio perché l’attore non ha mai scimmiottato un personaggio come il Cavaliere, fin troppo caricaturizzato in questi anni. Tornando a Notte, per lui il difficile compito di convincere “Sua Emittenza”, come veniva chiamato allora il proprietario di Rete 4, Canale 5 e Italia 1, a scendere in politica, perché” bisognava smettere di incassare colpi, reagendo”, e l’unico capace di far ciò è Silvio Berlusconi.

Poi, Luca Pastore (Domenico Diele), un poliziotto coinvolto in una trasfusione di sangue infetto, con la conseguenza di una sieropositività che lo rende tanto più vulnerabile, quanto più voglioso di scoprire il più possibile su questo scandalo sanitario. Questo lo porta ad essere accecato da una sete di verità, da ricercare a tutti i costi, raggiungendo anche compromessi illeciti con il deputato Democristiano Gaetano Nobile, pur di far arrestare il più stretto collaboratore (nella fiction s’intende) dell’allora Ministro della Sanità Gaetano De Lorenzo. Le novità che riguardano Pastore, sono, intanto il rapporto sempre più stretto con Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi), a formare una “inseparabile” coppia che fa dell’odi et amo il trait d’union. Poi l’arrivo nella sua vita di una donna, anche lei sieropositiva, che gli starà sempre vicino nel corso delle puntate.

Infine l’Onorevole leghista Pietro Bosco (Guido Caprino), devastato dopo la traumatica fine del rapporto con Veronica Castello, dovuta alla violenza di questi nei confronti della donna. Un uomo ormai diventato l’ombra di se stesso, quasi sempre ubriaco e in situazioni di continui eccessi, capace di toccare il fondo anche in Parlamento, quando durante una seduta sventola un cappio da impiccagione, urlando contro i socialisti. Quest’azione scatena l’ira dell’Onorevole Formentini, candidato Sindaco a Milano, al quale Bosco chiede di poter lasciare Roma, per andare nella città meneghina ad occuparsi del futuro Consiglio Comunale. Formentini accetta, sotto promessa giurata di un cambiamento delle abitudini di Pietro, ma alla fine sarà Gianni Bortolotti a prendere il suo posto, convinto proprio da Bosco, che lo sostituirà nella Commissione di Vigilanza Rai.

PUNTI DEBOLI:
Storie e dialoghi che si intrecciano in un vorticoso turbinio di situazioni che, se da una parte danno brio, ritmo e quella trepidazione, sale dell’intero prodotto, possono risultare un po’ confuse per chi guarda con leggerezza una serie tv che va vissuta più che guardata.

PUNTI FORTI:
Senza dubbio l’arte di riuscire a riprodurre nei minimi dettagli ogni situazione, che rende la rappresentazione di questa fiction, un capolavoro stilisticamente figlio delle migliori soluzioni scenografiche. Inoltre entusiasmante il richiamo a personaggi del passato, quali Gigi Marzullo e Gad Lerner, nei cui programmi Sottovoce e Milano Italia sono stati ospiti rispettivamente Veronica Castello e l’Onorevole Pietro Bosco. Per un attimo, è come se il tempo si fosse fermato, per un attimo è 1993.

Alessandro Nardelli

Il metro di Savatteri
e il cinema “siciliano”

Novità in Libreria ... la Sicilia ...-2Nel libro “Non c’è più la Sicilia di una volta” (Laterza, 2017), il giornalista e scrittore Gaetano Savatteri racconta che tanti indizi provenienti dal mondo dell’arte (il cinema, il teatro, la narrativa, la musica) e della produzione ci fanno percepire che la Sicilia cerca di uscire dalla prigione dell’immobilismo. Pertanto, dichiara senza mezzi termini che non ne può più di quei libri, fotografie e film infarciti di gattopardismo, gallismo, ridicole “corde pazze” che hanno contribuito alla costruzione di una Sicilia immaginaria e stereotipata che non ci appartiene più. Partendo da questa constatazione, Savatteri costruisce un discorso polemico, tipico delle epoche di crisi e di decadenza, in cui si hanno poche idee e la creatività fa difetto. Intendo dire che, facendosi un po’ trascinare dal titolo “gridato” del suo libro, l’assunto che Savatteri si propone di dimostrare spesso si sovrappone o prevale sui testi e le opere bersagli della sua polemica e li destoricizza.

Come in queste righe: “Ho rivisto qualche tempo fa Sedotta e abbandonata del grande Pietro Germi, con Stefania Sandrelli e Saro Urzì. Ho sorriso e ho riso. Mi sembrava però un film di mezzo secolo fa. Infatti. Sono andato a controllare: è del 1964”. Premesso che, come le poesie, anche i film non sono eterni, possono avere una durata maggiore o minore, possono essere soggetti a eclissi totali o parziali, Savatteri cade in un errore di fondo: decontestualizza il lavoro del regista, non informando i lettori che la storia al centro del film si scaglia contro l’anacronistica sopravvivenza del matrimonio riparatore che manda un uomo in galera se violenta una donna, ma lo assolve se la sposa. Raccontando la vicenda di Vincenzo Ascalone, padre padrone impulsivo e manesco, che a suon di sberle e sotterfugi cerca di difendere l’onore della propria famiglia, compromesso dalla figlia incinta senza essere sposata, Germi posa ancora una volta il suo sguardo sulla Sicilia più arcaica e arretrata, in superficie immobile, in realtà attraversata da mutazioni antropologiche, fremiti e stoltezze non circoscrivibili entro rigidi confini regionali. Svela un universo popolato di individui moralmente corrotti, disposti ai compromessi, impegnati a piegare ai propri interessi le leggi e a sacrificare la vita in difesa della famiglia, ma non dei valori collettivi o della nazione, percepita come un’entità astratta, quasi una dimensione altra rispetto alla propria esperienza quotidiana. Disegna un affresco pungente dell’Italia di allora, leggibile come una sorta di apologo del “Paese mancato”. Negli anni in cui dopo il boom economico la congiuntura cominciava a mordere, Germi, realizzando il “dittico dell’onore” costituito dai film Divorzio all’italiana e Sedotta e abbandonata, ci faceva riflettere su un Paese nella sostanza fragile e disorientato, che non riusciva a cancellare povertà antiche e squilibri tra economie avanzate ed economie storicamente arretrate, pregiudizi e stereotipi che ogni giorno mettevano in discussione la maturità e l’unità del popolo italiano.

Pare che non sia trascorso più di mezzo secolo da quando Germi girava i suoi film ambientati nell’Isola. I baffetti, la retìna e il risucchio dentale del barone Fefè Cefalù e poi il corpo grasso e sudaticcio di Vincenzo Ascalone, il suo sguardo ora allucinato ora disperato o ebete, hanno costretto i siciliani e gli italiani a guardare dentro se stessi per conoscersi meglio e cambiare mentalità.

Lorenzo Catania

p.s. In queste settimane si è letto di una biblioteca di Palermo, che conta 45 dipendenti, ma è aperta solo per pochi giorni e poche ore, e della protesta degli studenti che vorrebbero orari e spazi come nel resto del mondo. Alla luce di questa vicenda paradossale, siciliana, sono troppo pessimista (apocalittico, politicamente scorretto) se affermo che ho netta la percezione che il titolo gridato del libro di Savatteri nasconde l’ennesima impostura?

Aglio e olio,
gli ingredienti della bontà!

aglio-olio-e-peperoncinoQualcuno “bolla” questo condimento come il più emblematico tra quelli “buoni” per insaporire la pasta. Per certi versi è strano – in fin dei conti si tratta di una “salsina” mordi e fuggi a base di aglio, olio e peperoncino! Eppure le cose stanno così…

Chissà quante volte non sapendo cosa metter in pentola, o per via del poco tempo vi siete dedicati anima e corpo a questa formidabile ricetta espressa – così “fast” che si sta prima a farla che a descriverla. Due “spaghi” aglio e olio sono, oltre ogni ragionevole dubbio, l’unica bontà che tutti – senza distinzione – abbiamo assaggiato almeno una volta nella vita, a parte quelli che non sopportano l’aglio. Magari in una situazione di “emergenza” gastronomica, o dopo una serata “extra domum” – quando rientrando si sente un languorino reclamare, e in un battibaleno prende le mosse l’incontenibile desiderio di cucinare qualcosa prima di gettarsi tra le braccia di Morfeo. Un’altra occasione tutt’assaggio è nel momento in cui si pianifica una cenetta spiccia – della serie – “questa sera vi aspetto per due spaghetti aglio e olio”! Ma quando? Per esempio in occasione di un match calcistico dedicato alla squadra del cuore – evento imperdibile ove ci si “divanizza” innanzi alla televisione, e tra una forchettata e l’altra si cede a un tifo sfegatato!

Del resto è realmente così, poiché la pasta aglio e olio ha “sigillato” e “rallegrato” parecchi istanti del nostro quotidiano, e allo stesso tempo placato i morsi della fame di chissà quanti golosi. Ciononostante, anche se è descritta come “una ricetta” base ha i suoi rigorosi dettami culinari da rispettare! In primis l’olio extravergine d’oliva da adoperare, che deve essere di ottima qualità. L’aglio che dopo esser stato pelato va pian piano schiacciato e “defraudato” della sua anima (la parte interna, il germe). Poi il peperoncino – subito privato dei semini, spezzettato grossolanamente, quindi adagiato sulla pietanza proprio nell’agognata fase finale. Al traguardo ecco anche il capitolo del prezzemolo – in quanto c’è chi lo usa e chi no. In linea di massima è preferibile adoperarlo, anche perché le verdi foglioline danno un tocco di vivacità alla pasta, che, all’opposto, risulterebbe un po’ moscia.

Attenzione, il prezzemolo non va posto nel condimento caldo – bensì aggregato a conclusione delle danze, dopo che la pasta è stata “sollazzata” dal giocondo intingolo – chiaramente al fine di evitare che si “carbonizzi” all’istante. Infatti, se il “battuto verde” viene messo nel grasso scontante (in pratica quando il tegamino è sul fuoco) – l’effetto sarà misero, nel senso che le pimpanti foglioline risulteranno sciupate dall’inflessibile calore. Per quanto concerne il pepe si può aggiungere ma non è un postulato gastronomico, nel senso che è un’opzione da soppesare – in quanto il peperoncino conferisce di suo una toccata sferzante alla pasta! Ragion per cui se non si ama in modo viscerale il gusto ultra-piccante delle vivande meglio evitare il pepe e soprassedere.

Altra cosa di rilievo è l’argomento pasta, ossia – la tipologia da usufruire con questa sfiziosa “sauce”. Senz’altro spaghetti e cotti in abbondante acqua salata e cosa inamovibile al dente. Su quest’aspetto non ci sono scuse: mai e poi mai va servita stracotta, e non importa se spaghetti, fusilli, penne, rigatoni, sedani, farfalle o altro formato! Scelta la pasta che dovrà convolar a nozze con il nostro aitante condimento – non rimane che preparalo, d’altronde è così veloce da imbastire che si può benissimo predisporlo dopo aver messo l’acqua a bollire sul fuoco.

Si procede in tal modo: si mette un tegamino sul fuoco dapprima unendo l’olio extravergine di oliva in relazione al numero di commensali, poi uno o più spicchi di aglio (sempre in ossequio alla quantità di pasta da fare) – scaldando il tutto a fuoco bonario – affinché “l’allium” sprigioni i suoi deliziosi fluidi e virtù. Nel frattempo, provvedere alla cottura degli spaghetti, che per alcun motivo vanno frantumati a metà né deve essere aggiunto olio all’acqua di cottura, poiché non serve a nulla. In questa fase tenerli mischiati con un forchettone affinché non s’attacchino fra loro. Contemporaneamente completare la preparazione del condimento rimasto in itinere. Scolare la pasta, appresso in un recipiente “generoso” unire gli spaghetti, il condimento, i tocchetti di peperoncino orfani dei semi e un opulento trito di prezzemolo. Con l’aiuto di un cucchiaio mescolare l’ensemble e se piace completare con formaggio grattugiato a vostra inopinabile scelta. Difatti c’è chi ama il pecorino stagionato, altri il parmigiano – insomma, ogni predilezione è plausibile, perché la gastronomia – se da un lato ha norme imprescindibili – su parecchie opzioni è senz’altro democratica.

E così, tra l’aggiunta di questo e quell’ingrediente gli “spaghi” aglio e olio sono pronti per essere gustati – magari con un calice di buon vino, nondimeno sempre con moderazione. Bere e mangiare con parsimonia (e intelligenza) sono scelte di civiltà e di rispetto verso se stessi e il prossimo. In fin dei fini essere dei buongustai o dei provetti gourmet implica serbare un comportamento decoroso, anche dopo l’abboffata di turno che ha conquistato palato e cuore.

Stefano Buso

5 motivi per cui ridere fa bene alla salute

risata«La salute si basa sulla felicità». Su questo assunto il celeberrimo medico statunitense e padre della clownterapia Patch Adams ha fondato il suo metodo terapeutico, una combinazione vincente di umorismo e divertimento quali ingredienti essenziali per la guarigione fisica e mentale del paziente. Ad oggi è convinzione comune degli esperti che la cosiddetta “Terapia del Sorriso” sia non solo in grado di aiutare i malati a vivere meglio la loro patologia, ma apporti anche notevoli benefici a livello di respirazione, ossigenazione, circolazione, nonché di riduzione dello stress e degli stati ansiogeni.

In occasione della Giornata Mondiale della Risata del 7 maggio 2017, lo psicologo e psicoterapeuta Stefano Lagona, responsabile scientifico del corso FAD (Formazione a Distanza) di Educazione Continua in Medicina realizzato dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione, in partnership con Consulcesi Club, dal titolo “La terapia del sorriso: efficacia ed applicazione nei contesti di cura”, elenca i benefici della risata per corpo e mente:

· La risata riduce lo stress: diversi studi hanno dimostrato che il senso dell’umorismo e il suo utilizzo in situazioni stressanti porta ad un migliore stato di salute, misurato sia come maggiore senso di padronanza nella propria vita e di autoefficacia, che come minore numero di sintomi psichici e somatici.

· La risata aiuta sul lavoro: sul piano professionale la risata può migliorare le prestazioni, favorendo la relazione con i colleghi, il lavoro di gruppo, la leadership e le capacità di problem solving.

· La risata rafforza le relazioni interpersonali: ridere aiuta a consolidare le relazioni poiché si attivano sentimenti positivi e si fomenta la connessione emotiva.

· La risata stimola il sistema immunitario: numerosi studi hanno dimostrato che le emozioni positive favoriscono la produzione di una cascata di reazioni tale da attivare il sistema immunitario ed in particolare i linfociti killer.

· La risata fa rilasciare endorfine, gli “ormoni della felicità”: successivamente alla risata ed al respiro profondo che ne consegue ha luogo uno stato di rilassamento in cui avviene una modificazione della composizione del sangue. Tale modificazione è determinata dal rilascio di un’endorfina, denominata anche “oppioide endogeno”. L’endorfina determina quattro effetti benefici: calmante; antidolorifico; euforizzante; immunostimolante.

Il corso: “La terapia del sorriso: efficacia ed applicazione nei contesti di cura”, on line gratuitamente sul sito www.corsi-ecm-fad.it, è abbinato al Film Formazione “Blush”, incentrato sulla clownterapia e sul ruolo del volontariato nelle corsie ospedaliere. Il cortometraggio, diretto da Simone Barbetti, ha raccolto il plauso unanime di pubblico e critica, collezionando numerosi riconoscimenti in festival e rassegne cinematografiche, tra cui il premio della giuria alla 5° edizione del Ciak Videofestival di Sanremo. È la diretta voce del protagonista dell’emozionante pellicola, l’attore Walter Cordopatri, a guidare i camici bianchi all’interno del corso, che fornisce un’analisi della terapia del sorriso partendo dai contributi offerti dalla psicologia, dalla fisiologia e dalla sociologia e dalle numerose ricerche ed evidenze scientifiche che hanno permesso di superare il dualismo mente-corpo a favore di un approccio olistico al paziente.

Lo studio dell’importanza dell’umorismo e della risata sulla salute ha origini lontane, infatti già Ippocrate sosteneva: «Il buonumore equivale a un elisir di lunga vita»; comunque, la paternità della terapia del sorriso viene attribuita al giornalista scientifico Norman Cousin, il quale sperimentò su di sé gli effetti terapeutici della risata e il loro potenziale nel favorire il decorso della malattia. Questo approccio riunisce tecniche e metodologie diverse: dalla più famosa clownterapia, passando per lo yoga della risata, la visione di filmati e spettacoli fino alla partecipazione attiva alla comicità. La terapia del sorriso trova il suo luogo naturale nei reparti pediatrici ma non è destinata solo ai bambini: gli stessi clown-dottori sono frequenti anche in oncologia e geriatria nonché nelle scuole, nelle missioni umanitarie e nelle carceri.

Dj Fabo, pm chiede archiviazione per Cappato

cappato 2“Restiamo in attesa di poter leggere le motivazioni complete formulate dai pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini nella richiesta di archiviazione e della decisione del GIP”. ha dichiarato Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. La Procura di Milano ha infatti chiesto l’archiviazione per Marco Cappato, indagato per aiuto al suicidio in relazione alla morte avvenuta in Svizzera di dj Fabo a fine febbraio. Dalle indagini condotte dal pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini non sarebbero emersi profili penalmente rilevanti nei confronti dell’esponente radicale. La richiesta dovrà ora essere valutata dal gip.
“Prendo positivamente atto della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Milano dopo le indagini svolte nei miei confronti in merito alla morte di Fabio Antoniani. In attesa della decisione del GIP, posso confermare che è in corso e continuerà l’azione di aiuto alle persone che vogliono ottenere, in Italia o all’estero, l’interruzione delle proprie sofferenze, eventualmente anche attraverso l’assistenza medica alla morte volontaria in Svizzera”, afferma invece Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.
“Se però le indagini nei confronti di Marco Cappato portassero a una archiviazione con le motivazioni che abbiamo potuto leggere dalle notizie stampa, allora potremmo dire che l’azione di disobbedienza civile di Cappato rappresenta un precedente fondamentale”, afferma ancora Filomena Gallo. I pm Siciliano e Arduini ritengono che Cappato abbia portato dj Fabo in Svizzero proprio per aiutarlo a esercitare il suo diritto “alla dignità umana” che va bilanciato con il diritto alla vita. La Procura ritiene dunque che Cappato abbia svolto una condotta che si è limitata al solo trasporto di chi voleva esercitare un suo diritto.
“La Procura entra infatti nel merito del concetto di vita dignitosa e di principi costituzionali e internazionali che sono anche fonte principale. Ciò significa che Cappato, con la sua azione, ha aperto le porte non tanto e non solo alla possibilità di aiutare le persone affette da malattie irreversibili a interrompere le proprie sofferenze insopportabili in Svizzera, ma a farlo in Italia. È questo l’obiettivo per il quale ci battiamo da sempre”, ha concluso il segretario dell’Associazione Coscioni, Gallo.

Primo matrimonio in Italia per una trans

matrimonio trans

Alessia Cinquegrana e Michele Picone

Una svolta  storica ad Aversa in provincia di Caserta nel riconoscimento dei diritti civili. Infatti Alessia Cinquegrana, ex Miss Trans Campania, sarà la prima trans a contrarre matrimonio in Italia. La vera  novità sta nel fatto che non è stata costretta a subire l’intervento chirurgico per cambiare sesso è sarà la prima del “genere” a sposarsi presso un ente. “Il giorno 27 aprile alle ore 12 – comunica una nota l’Associazione trans Napoli – presso il municipio del Comune di Aversa, si unirà in matrimonio civile, con una cerimonia officiata dal sindaco, la nostra associata Alessia Cinquegrana”.

“È la prima donna in Italia che, dopo aver avuto la riattribuzione di sesso senza doversi sottoporre all’intervento demolitivo, può felicemente coronare il suo sogno d’amore e unirsi in matrimonio con Michele Picone, dopo 11 anni di vita insieme – spiega la fondatrice dell’associazione Loredana Rossi – Una favola a lieto fine”. Ileana Capurro, presidente Atn aggiunge: “Il matrimonio della nostra iscritta rappresenta un momento importante della storia della comunità transessuale e un cambiamento atteso da anni da tutte quelle persone transessuali che, non potendo o volendo sottoporsi alla pratica del bisturi per forza richiesta in passato, venivano private dei loro diritti civili. Una violenza. Oggi, anche grazie agli interventi giurisprudenziali, è stato raggiunto un concreto traguardo di totale equiparazione e finalmente le persone transessuali, da noi sostenute possono liberamente scegliere il percorso più adeguato quindi, anche senza intervento demolitivo ricostruttivo, per ottenere la rettifica del genere ed il cambio del nome all’ufficio di stato civile”.

Francesco Brancaccio

Report: il caso vaccini mette la Rai nella bufera

raiCade una vera bufera mediatica sulla trasmissione di Report, andata in onda ieri sera su Rai 3, dedicata al vaccino contro il Papilloma virus, in cui si parlava degli effetti avversi a questo tipo di vaccinazione contro il tumore al collo dell’utero. Il primo a scendere in campo, dopo la messa in onda, è stato il virologo Roberto Burioni, professore Ordinario Microbiologia e virologia Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Vita-Salute San Raffaele. “Diffondere la paura raccontando bugie è un atto grave e intollerabile – scrive il virologo su Twitter – È abusare in maniera perversa della libertà di opinione”.
E ancora: “È come gridare c’è una bomba in uno stadio affollato e vedere la gente che fugge e calpesta i bambini”. E ancora: “Le ipotesi allarmistiche riportate non hanno base scientifica”. Il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico sul blog di Beppe Grillo dopo le polemiche sulla trasmissione, ha scritto che se sospendono Report gli italiani dovranno sospendere il pagamento del canone. “Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere Report, perché l’Italia ha bisogno di un giornalismo indipendente che faccia informazione di qualità” afferma il deputato M5s che avverte: “Siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile”.
“Le polemiche della politica sinceramente a me non interessano, mi interessa difendere l’informazione pubblica libera e indipendente e mi interessa che nel Paese si crei un dibattito importante. Nella trasmissione (Report, ndr) si parlava soprattutto di farmacovigilanza e io credo che certi aspetti possano essere oggetto di dibattito pubblico, l’importante è non agire sui temi in forma strumentale, ma cercando di portare sempre fonti attendibili e mi sembra che Report sotto questo punto di vista abbia una storia che può insegnare a tutti”, ha detto inoltre Fico, nel corso di un’intervista a Radio Radicale. Quanto alle critiche di chi sostiene che i Cinque Stelle siano “favorevoli alle fake news sui vaccini”, “nemmeno rispondo”, ha detto Fico. “Rispondono per noi gli atti dei miei colleghi della commissione affari sociali, tutte le iniziative messe in essere in questi anni, siamo tranquillissimi da questo punto di vista. Le fake news non sono nate oggi sulla rete, ma le ha date per tanti anni la tv e nessuno si poteva difendere”. Maggioni, nessuno ha mai pensato di chiudere Report – “Ho sentito le ricostruzioni più fantasiose. Nessuno ha mai pensato per un secondo di chiudere Report. Tanto per sgombrare il campo alle fantasie”. Lo ha detto la presidente Rai Monica Maggioni in Commissione di Vigilanza.

Agrippino Castania

Asili nido, dal Veneto
legge discriminatoria

asilo nidoUna recente legge regionale del Veneto varata il 14 febbraio scorso, modifica una precedente norma del 1990 e introduce una serie di titoli di precedenza per l’iscrizione dei bambini negli asili nido, “con un chiaro intento discriminatorio nei confronti dei figli di cittadini non residenti e di immigrati”. A sostenerlo è stata al question time la deputata Pia Locatelli che ha chiesto al governo se non si tratti di una legge incostituzionale.

La legge prevede testualmente che: «Hanno titolo di precedenza per l’ammissione all’asilo nido nel seguente ordine: i bambini portatori di disabilità e i figli di genitori residenti in Veneto anche in modo non continuativo da almeno quindici anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni, compresi periodi intermedi di cassa integrazione, o di mobilità o di disoccupazione»;

Il ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa ha ricordato che il Governo può promuovere una questione legittimità entro 60 giorni da pubblicazione legge, ovvero entro il 25 aprile, ha assicurato che verrà svolta una attenta istruttoria sulla legge e che comunque l’eventuale impugnativa è rimessa alla competenza del Consiglio dei ministri.

“Mi sarebbe piaciuto – ha risposto nella replica Locatelli – intuire un suo orientamento nei confronti della non accettabilità di questa legge. Ritengo comunque che, se saranno rispettate le norme vigenti, questa legge sarà dichiarata incostituzionale. Non possiamo accettare che vengano discriminati i bambini: e il rischio è che si parta dagli asili nido per poi estendere queste discriminazioni agli altri servizi sociali. Chiedo di non aprire una porta che non riusciremmo più a chiudere”.

L’intervento di Pia Locatelli e la risposta del Ministro Costa

Il testo dell’interrogazione

La beffa della formazione senza graduatoria

formazione“Alcuni enti che si occupano di formazione professionale in Sicilia hanno avuto firmato alla fine del marzo scorso un decreto di finanziamento con il quale si consente in sostanza l’avvio dei progetti presentati. In un momento di poca chiarezza sull’Avviso 8 mi chiedo come si possano erogare oltre 3 milioni e 300mila euro in assenza di una graduatoria definitiva”. La denuncia arriva dal vice presidente dell’Assemblea regionale siciliana, il socialista Antonio Venturino, che aggiunge: “I decreti firmati dal dirigente della Formazione adesso passeranno al vaglio della Corte dei Conti per la verifica. Come farà la Corte dei Conti a vistare i decreti se non c’è ancora una graduatoria definitiva, già messa in discussione dal Tar di Palermo con ordinanza del mese scorso?”.

“Il prossimo 20 aprile sempre il Tar – spiega l’esponente del Psi – sarà chiamato a decidere su altri 25 analoghi ricorsi e altri ancora verranno trattati a maggio sempre dal Tar. Con quale criterio l’amministrazione pubblica a pochi giorni dalla decisione su altri 25 ricorsi firma alcuni decreti di finanziamento? Capisco che ci troviamo a pochi mesi dalle elezioni e dunque in piena campagna elettorale – conclude Venturino – ma non vorrei che si gettasse ulteriore fumo negli occhi sia agli enti che agli aspiranti operatori della formazione, già largamente presi in giro dal governo Crocetta”.