Scintille Roma-Milan. Pallotta: “Loro mercato è folle”, poi si scusa

Durissime accuse del presidente giallorosso sulla pioggia di milioni spesi dai rossoneri in questo mercato. L’amministratore delegato non ci sta e respinge le accuse al mittente: “Sono pronto a confrontare i bilanci”. E il numero uno dei capitolini avverte la Regione Lazio: “Senza stadio vendo la società”

pallotta8ROMA – In attesa di affrontarsi sul campo nella nuova stagione, il duello tra Roma e Milan è partito a colpi di dichiarazioni e stoccate al veleno. Durissimo in tal senso l’attacco di James Pallotta, presidente giallorosso, sul mercato dei rossoneri, autentici protagonisti delle trattative con gli acquisti dei vari Bonucci, Biglia, Andre Silva, Kessie, Conti, Ricardo Rodrguez, Borini, Musacchio e Calhanoglu (e non è finita qui).

L’ATTACCO DI PALLOTTA – “Se potete, spiegatemi il Milan, perché io non lo capisco, è follia pura. Non avevano i soldi per comprare la squadra, visto che hanno preso 300 milioni in prestito da persone che conosco a Londra, a un interesse piuttosto alto, e stanno spendendo, o almeno facendo importanti anticipi, per giocatori e pagheranno le conseguenze a un certo punto. Loro dicono che è tutto per qualificarsi alla Champions League, ma non sarà abbastanza. Quando gli stipendi saranno uguali ai ricavi, non so che diavolo succederà. Sono gli unici in Serie A che stanno perdendo la testa. Forse loro hanno un grande piano che un giorno scopriremo, ma il resto delle squadre sono in qualche modo razionali”.

LA REPLICA DI FASSONE – “Sono sbalordito. Se quelle di Pallotta sono minacce, le respingo al mittente. Non so a cosa si riferisce quando parla di conseguenze. Abbiamo emesso un bond pari a 50 milioni di euro che è totalmente destinato al finanziamento della campagna di quest’estate, siamo ampiamente al di sotto del consumo del bond stesso, e poi ci sono piani pluriennali che abbiamo presentato al Cda composto da elementi che rappresentano la più totale garanzia”. L’erede di Galliani spiega meglio e rilancia: “Io non so come Pallotta possa pensare che gli stipendi del Milan un domani possano essere uguali ai ricavi. Tutto il nostro piano prevede una soglia del 50-60% sui ricavi e noi siamo partiti da una soglia molto bassa, perchè abbiamo ereditato una rosa con stipendi che erano ben al di sotto di un’asticella competitiva. E poi, il livello di indebitamento del club è di 120 milioni, straordinariamente migliore rispetto a quello della Roma che, essendo quotata in Borsa, ha la sfortuna che è pubblico”.

“SENZA STADIO CE NE ANDIAMO” – Mettendo da parte questa lite verbale Roma-Milan, Pallotta ne ha anche per le istituzioni sulla questione stadio. Non si dev’essere svegliato in maniere positiva il presidente giallorosso, che lancia chiari messaggi alla Regione Lazio: “Non vogliamo vendere, pensiamo che ci sia una grande opportunità per noi di costruire una squadra competitiva con uno stadio e un centro di intrattenimento, ma se non approveranno il progetto allora qualcun altro dovrà andare fino in fondo”. Tradotto: senza nuovo stadio, gli americani abbandoneranno la Roma. Toni invece distesi quando si parla di Totti: “Ha bisogno di tempo per pensare. Abbiamo avuto molte conversazioni: siamo abbastanza aperti ad aiutarlo e lavorare con lui per il bene di entrambi, suo e del team”.

LE SCUSE DI PALLOTTA – “Mi scuso se ho avuto informazioni imprecise. Tengo molto al calcio italiano e al suo ritorno ai vertici. A questo proposito, mi aspetto che tutti i club diano il proprio contributo verso un campionato più forte e sostenibile, come stiamo facendo noi della Roma”. Dopo la replica di Fassone, Pallotta corregge il tiro e si scusa con la società rossonera. “Auguro al Milan – aggiunge – e ai suoi nuovi proprietari le migliori fortune e attendo con piacere che la sua dirigenza e la nuova proprietà collaborino al nostro fianco in maniera incisiva per lo sviluppo della Serie A”. Le accuse, il chiarimento, la pace.

Francesco Carci

Arezzo Back in Time: il più grande evento multi epoca d’Europa

Oltre 100 spettacoli, conferenze storiche e laboratori didattici si susseguono negli accampamenti allestiti in suggestive location legate alla storia dove 800 rievocatori fanno rivivere l’Evo antico, il Medioevo e il Rinascimento

arezzo b in timeTutto pronto per Arezzo Back in Time, il più grande evento multi epoca realizzato in Europa che dal 28 al 30 luglio 2017 renderà la città toscana un libro di storia interattivo e divertente.
Un appuntamento dove la “public history” diventa coinvolgente esperienza educativa. Per tre giorni, 800 rievocatori fanno rivivere l’Evo antico, il Medioevo e il Rinascimento con oltre 100 spettacoli, conferenze e laboratori didattici che si susseguono negli accampamenti allestiti in location particolari ciascuna legata alla storia della città (il programma completo su www.arezzobackintime.it).

Saranno gli sbandieratori e i fanti di Arezzo con i musici della Giostra del Saracino a dare il via, venerdi 28 luglio alle ore 18 in Piazza Grande, alla seconda edizione della manifestazione che lo scorso anno ha richiamato ad Arezzo più di 100.000 visitatori.
Quindi la storia tornerà attuale nelle tre principali aree tematiche, palcoscenico dell’evento.

L’Evo antico dei “Ludi Maecenatis” vivrà all’Anfiteatro Romano dove sono allestiti accampamenti etruschi, galli, romani e greci. Spettacolari gare di pentathlon antico, combattimenti ma anche cerimonie religiose e danze caratterizzeranno l’arena che ospiterà la grande rappresentazione della rivolta di Catilina e gli spettacolari giochi dei gladiatori della Roma imperiale. I visitatori assisteranno a prove di tiro con le macchine da guerra e potranno prendere parte alle attività didattiche sugli usi e costumi degli Etruschi e della Roma antica. I bambini saranno coinvolti in mini corsi per legionari e di danza antica, e a grande richiesta torna il laboratorio “Scriviamo in etrusco” su vere tavolette di cera. Due le conferenze che si terranno al Museo Gaio Cilnio Mecenate che vedranno l’archeologo Giuseppe Barbera parlare di “LUDI – Il significato sacrale dei giochi nell’antichità” (sabato 29 luglio ore 11- Museo Mecenate) e delle “Tradizione religiose italiche dall’Etruria a Roma” (domenica 30 luglio ore 11- Museo Mecenate).

arezzo bck in timeIl Medioevo del “Castrum” dei Tarlati risplenderà invece alla Fortezza: il Prato accoglierà accampamenti ed antichi mestieri che potranno essere sperimentati grazie a laboratori didattici per grandi e piccini. Ogni giorno combattimenti e duelli cavallereschi si alterneranno a giullari e saltimbanchi. Il fuoco sarà protagonista di molti spettacoli che illumineranno la notte e tra gli eventi da non perdere l’arrivo ad Arezzo del Falconarius con una grande esibizione di rapaci e la giostra dei cavalieri di Arezzo che divertirà i bambini con il terribile cavaliere nero. Durante i tre giorni i rievocatori si misureranno nel “gioco del pozzo”, nella “caccia di monte” e nella “palla con il bracciale”, mentre centinaia di arcieri si sfideranno in un grande torneo nazionale domenica 30 luglio. Nella “Sala della Musica” del Palazzo di Fraternita, sabato 29 luglio alle ore 17, Andrea Barlucchi, docente dell’Università di Siena, parlerà di “Arezzo al tempo di Guido Tarlati”.

Il Rinascimento con il “mestiere delle armi” sarà il fulcro di Piazza Grande e via Vasari con picchieri e archibugieri impegnati in duelli e combattimenti. Il rinnovamento delle arti che caratterizza questo periodo sarà raccontato nel mercato storico allestito nel Chiostro della Biblioteca. Rime e giullarate strapperanno le risa del pubblico. Tra gli spettacoli da non perdere la commedia brillante Messer Lapo di Bartolomeo e la figliolanza (venerdì sera) e la musica e le danze della compagnia La Rossignol, uno tra i più famosi gruppi italiani di musica antica (domenica sera). Sarà dedicata a “Il banchetto rinascimentale: un percorso per immagini” la conferenza che Allen Grieco, dello Harvard University Center for Italian Renaissance Studies di Firenze, terrà domenica 30 alle ore 17 presso la “Sala della Musica” del Palazzo di Fraternita.

immagine 2L’intera città vivrà immersa in un clima di festa con cortei ed esibizioni di musici e sbandieratori che si muoveranno fra le bancarelle di artigiani e commercianti in costume a popolare “Le vie della storia”, collegando le diverse aree tematiche.

Tra gli appuntamenti speciali, in occasione di Arezzo Back in Time sabato 29 e domenica 30 luglio la Fortezza svela angoli sconosciuti e diventa una macchina del tempo grazie ad “Arezzo: 4 passi nella storia” singolare spettacolo tra archeologia e teatro (4 repliche quotidiane alle ore 10.00, 11.00, 16.00 e 17.00). Tre attori e due archeologi con il supporto tecnico scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto e Arezzo e del Polo Museale della Toscana propongono un percorso teatralizzato alla scoperta delle evidenze conservate all’interno della Fortezza: il visitatore potrà attraversare 2000 anni di storia con pochi passi.

E nei giorni della manifestazione anche i ristoranti del centro offriranno un particolare menù legato ai temi di Arezzo Back in Time con piatti ispirati alle antiche ricette romane, medievali e rinascimentali. Verranno riproposti piatti come la sala cattabia (simile alla nostra panzanella) o l’isicia omentata, un antenato del nostro hamburger, ma anche arrosti speziati, una speciale pasta fresca e tante altre leccornie. E non mancheranno gelaterie che proporranno gusti ispirati alle tre epoche storiche oggetto dell’evento.

Arezzo Back in Time si concluderà nella tarda serata di domenica 30 luglio con un grande corteo che dopo aver abbracciato Piazza Grande si schiererà al Prato per un saluto collettivo delle epoche rappresentate.
Arezzo Back in Time è un evento del Comune di Arezzo con la collaborazione dell’Associazione Civitas Rerum che coordina i gruppi storici provenienti da tutta Italia.

Caprarola, Le “Marocchinate” al Festival “Di Voci e Di Suoni”

Locandina MarocchinateContinuano ad entusiasmare le serate del Festival “Di voci e di suoni” a Caprarola, con lo spettacolo “Marocchinate” di Simone Cristicchi e Ariele Vincenti con Ariele Vincenti per la regia di Nicola Pistoia e l’aiuto regia di Teodora Mammoliti.

Lo spettacolo “Marocchinate” è la storia di terribili giorni decisivi e successivi allo sfondamento da parte degli Alleati della linea di Montecassino, ultimo baluardo tedesco. Apparentemente la guerra è finita e l’Italia è libera, ma non per le popolazioni di gran parte del basso Lazio.

E questa è l’altra faccia della Liberazione. “Aspettavamo ji salvatori… so’ arrivati ji diavoli”

Un’altra di quelle storie che se non sei di quelle parti non la conosci, in una terra che se non hai parenti o amici, non ci vai. Gli avvenimenti hanno luogo in un paese della Ciociaria e Angelino, pastore locale, nonché protagonista della storia, ci racconta la semplice ma faticosa vita contadina della sua zona prima della guerra. Vita che viene sconvolta con l’arrivo delle truppe Marocchine, aggregate agli Alleati, ai quali viene affidato il compito di entrare nella rocciosa difesa tedesca.

Ottemperano il loro compito e “le truppe di colore” come ricompensa ottengono il “diritto di preda” contro la popolazione civile. Cinquanta ore di carta bianca, cinquanta ore in cui fanno razzia di tutto quello che trovano: oro, case, vino, bestie, ma soprattutto donne. Sono migliaia le donne che verranno stuprate e uccise nella primavera del ’44, dai soldati marocchini. Tra queste c’è Silvina la moglie di Angelino, che diventerà anch’essa una “Marocchinata”.

Lo spettacolo ha lo scopo di rispolverare i gravi fatti della Ciociaria del ’44, per non dimenticare le migliaia di donne vittime di quelle violenze, con l’obiettivo che le loro parole diventino le nostre parole, fino a diventare la nostra storia.

La decima edizione del festival “Di Voci e Di Suoni” è iniziata il 15 luglio e finirà il 19 agosto con appuntamenti a cadenza settimanale e si terrà a Caprarola (VT), in parte, presso Piazza Monsignor Sebastiani Giuseppe, nel centro storico del paese, ed in parte, presso il Piazzale del Convento di Santa Teresa, con il seguente programma:

22 luglio – Ariele Vincenti nello spettacolo teatrale “Marocchinate”, scritto da Ariele Vincenti e Simone Cristicchi, regia di Nicola Pistoia.

05 agosto – La Compagnia Teatro Popolare “Peppino Liuzzi” interpreta lo spettacolo “Li viaggi de Ulisse”, scritto e diretto da Romolo Passini.

12 agosto – Concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio

19 agosto – Concerto di Marina Bruno e la Dirindina

World Emoji Day. Il film Emoji: Accendi le emozioni stabilisce un nuovo record

emoji-fansWorld Emoji Day, oggi, lunedì 17 luglio, i fan di Emoji: Accendi le emozioni in tutto il mondo hanno voluto sostenere questa giornata stabilendo un nuovo Guinness World Records™: il maggior numero di persone vestite contemporaneamente da emoji in diverse parti del pianeta. In ben tre continenti, da Dubai a Mosca, Londra, Dublino e San Paolo, centinaia di fan hanno invaso le città indossando le celebri ed espressive faccine protagoniste del film. Anche altri Paesi hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa; si stima che più di mille emoji non ufficialmente associate al record mondiale, siano state avvistate in Europa, Asia e in Sud America.

Il film, che racconta la storia di un’emoji che proprio non riesce a mantenere la sua sola espressione, sarà nelle sale italiane il 28 settembre. Nel resto del mondo il film uscirà in sala a partire dal mese di luglio fino ad ottobre. L’uscita di Emoji: Accendi le emozioni, coincide con un periodo storico in cui le emoji che popolano i nostri smartphone sono più richieste ed utilizzate che mai. Questo record è avvenuto in concomitanza con il quarto World Emoji Day che di anno in anno, sta crescendo sempre di più.

Il record mondiale stabilito dal maggior numero di persone nel mondo vestite da emoji ha avuto luogo contemporaneamente a San Paolo in Brasile, Dublino in Irlanda, Mosca in Russia, a Dubai negli Emirati Arabi e a Londra nel Regno Unito. Un giudice del Guinness World Records™ ha confermato l’ufficialità del nuovo titolo per il maggior numero di persone vestite da emoji contemporaneamente in diverse locations.

Josh Greenstein, President of Worldwide Marketing and Distribution per Sony Pictures Entertainment, commenta così il nuovo record: “Stabilire un Guinness World Records™ è il segno dell’importanza e del valore che le emoticons hanno in tutto il mondo. Vedere così tanta gente entusiasta per l’uscita nelle sale di Emoji: Accendi le emozioni è fantastico”.

Jack Brockbank, giudice ufficiale del Guinness World Records™ ha aggiunto: “Siamo impressionati dal livello di coordinazione e tempismo richiesti per fissare questo record mondiale ma tutto è avvenuto simultaneamente! È ufficiale, questo è un traguardo incredibile!”.

Emoji: Accendi le emozioni
Nascosta tra le app troviamo Messaggiopoli, una vivace città dove vivono tutte le nostre emoji preferite in attesa di essere scelte da Alex, proprietario del telefono. In questo mondo ogni emoji ha una sola espressione facciale tranne Gene, un’esuberante emoji che, nato senza filtri, riesce a fare più espressioni. Deciso a diventare “normale” come tutte le altre emoji, Gene chiede aiuto al suo migliore amico Ghimmi 5 e alla famosa hacker Rebel. Tutti insieme si imbarcano in un’epica “app-ventura” all’interno del telefono, ognuno in modo simpatico e scatenato, per trovare il codice che riuscirà ad aiutare Gene nel suo scopo. Quando un grande pericolo minaccia il telefono, il destino di tutte le emoji dipenderà da questi tre improbabili amici, che dovranno salvare il loro mondo prima di venire definitivamente cancellati.

Renato Nicolini e gli anni ‘70 al cinema, CityFest al MAXXI ogni mercoledì

estate_romana3Nel 2017, l’Estate Romana compie quaranta anni. Per far luce sulla straordinaria stagione creativa e sulla temperie culturale in cui il visionario progetto di Renato Nicolini ebbe inizio, CityFest – il programma di eventi della Fondazione Cinema per Roma presieduta da Piera Detassis – realizzerà tre serate di approfondimento, a cura di Mario Sesti, dedicate al tema “Gli anni ’70 al cinema”. La rassegna si terrà presso la piazza del MAXXI dal 12 al 26 luglio, ogni mercoledì alle ore 20.

Il 12 luglio sarà presentato La voce Stratos di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato, documentario sulla vita e sulla figura artistica di Demetrio Stratos: la folgorante parabola del cantante degli Area – formazione di culto che con il suo carattere sperimentale ha marchiato con forza l’immaginario musicale italiano di quell’epoca – sarà ripercorsa attraverso un dibattito che vedrà protagonisti il critico Ernesto Assante, il giornalista radiofonico Fabio Luzietti e il musicista Teho Teardo.

Mercoledì 19, sarà proiettato Il Politecnico: una storia romana degli anni ’70 di Amedeo Fago. Il film ripercorre la storia del cineclub che ha saputo fondere, in un unico spazio, le esperienze cinematografiche con quelle teatrali, l’arte con l’architettura, anticipando quindi le ossessioni, tutte contemporanee, dell’interdisciplinarità e della crossmedialità. A seguire, si terrà un incontro con il regista affiancato da Paolo Luciani e Cristina Torelli, entrambi autori del documentario Ciao Renato, dedicato alla figura di Renato Nicolini.

Mercoledì 26 sarà la volta di Estate Romana, terzo lungometraggio di Matteo Garrone che mostra distanza e frizioni fra la Capitale degli anni settanta, vissuta attraverso gli occhi di un’attrice di teatro sperimentale, e quella indaffarata del Giubileo del 2000. Il regista di Gomorra e Il divo incontrerà il pubblico con lo sceneggiatore e regista Simone Paragnani e l’attrice Patrizia Sacchi.

Parte la decima edizione del Festival “Di Voci e Di Suoni” a Caprarola

voci suoni caprarolaIl festival di musica e teatro popolare “Di Voci e Di Suoni” nasce a Caprarola nel 2008, per iniziativa della Compagnia Teatro Popolare “P.Liuzzi”, attiva da 45 anni, sotto la direzione artistica di Romolo Passini. Il festival nasce per ricordare due componenti della compagnia, scomparsi prematuramente nel 2007, Gianni Tossini e Maurizio Bruziches. Quest’ultimo, insieme ad un gruppo di persone, seguaci del professore Gerard Lutte, aveva dato vita, precedentemente la sua scomparsa, all’associazione AMISTRADA, atta ad aiutare i ragazzi di strada di Città del Guatemala, esortandoli ad imparare un mestiere e a studiare, per affrontare la vita di tutti i giorni.

È proprio per continuare questa iniziativa che nasce il festival “Di Voci e Di Suoni” considerato oltre che un momento di cultura ed aggregazione, anche un progetto di solidarietà, incentrato soprattutto nella raccolta fondi per il Guatemala. Fino all’ottava edizione il festival si svolgeva all’interno del bellissimo Palazzo Farnese di Caprarola, ma, a partire dalla nona edizione, si è spostato presso il Piazzale del seicentesco Convento di Santa Teresa, anch’esso fatto costruire dai Farnese.

Per l’edizione di quest’anno (la decima), un paio di appuntamenti del cartellone si terranno anche nel centro storico del paese. Nel corso degli anni, sul palco del “Di Voci e Di Suoni”, si sono susseguiti artisti di fama come Giovanna Marini, Ivana Monti, Riccardo Tesi, Lucilla Galeazzi, Pejman Tadayon, Il Muro del Canto, Giorgio Tirabassi, Nando Citarella, Andrea Piccioni, Metro Brousse, Alfonso Antoniozzi, Antonio Poli, Giuseppe L. Bonifati, Gaspare Balsamo, Mauro Palmas, Theresia Bothe, BandaJorona, Eví Evàn, Unavantaluna e tanti altri ancora.

La decima edizione del festival “Di Voci e Di Suoni” inizierà il 15 luglio e finirà il 19 agosto con appuntamenti a cadenza settimanale e si terrà a Caprarola (VT), in parte, presso Piazza Monsignor Sebastiani Giuseppe, nel centro storico del paese, ed in parte, presso il Piazzale del Convento di Santa Teresa, con il seguente programma:

15 luglio – Concerto del duo musicale Andrea Piccioni – Francesco Loccisano
22 luglio – Ariele Vincenti nello spettacolo teatrale “Marocchinate”, scritto da Ariele Vincenti e Simone Cristicchi, regia di Nicola Pistoia.
05 agosto – La Compagnia Teatro Popolare “Peppino Liuzzi” interpreta lo spettacolo “Li viaggi de Ulisse”, scritto e diretto da Romolo Passini.
12 agosto – Concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio
19 agosto – Concerto di Marina Bruno e la Dirindina

Biglietti:
Intero 10 euro – ridotto 7 euro – ore 21:30

 

Giusy Montera

Tutto può succedere,
il fnale. Già al lavoro sulla terza serie

tuttopuosuccedere2-finaleTutto può succedere. Nuove verità da scoprire. Ma bisogna sempre sapere scegliere. Un dovere irrinunciabile per vivere. Ma l’infinità di opportunità a disposizione é sorprendente. L’ultima puntata della seconda stagione della fiction “Tutto può succedere” lascia intravedere proprio questo. Non poteva finire meglio: con il matrimonio (finalmente!) di Feven e Carlo, quasi una foto di famiglia (cui spesso tali fiction ci hanno abituato ad assistere -pensiamo ad esempio a “Un medico in famiglia”). Tutta la famiglia unita: “questa è bella” -dice Emma Ferraro-; “tutto questo (amore e affetto vero e puro) è bello”, -replica Ettore Ferraro.
Ma per arrivarci occorre prendere decisioni importanti davanti a un duplice bivio: la famiglia o i soldi?, ad esempio é uno di essi. Per questo discutono i fratelli Alessandro e Carlo: il primo vorrebbe vendere il Gran Control per fare un affare economico da sei cifre; il secondo non ne vuole saperne perché certe cose non sono in vendita. E così anche Ale imparerà che certi valori, ideali, affetti non si possono contrattare e apprenderà a chiedere ‘scusa’ e dire ‘grazie’ per questo al fratello. Ma non è solo ciò che ci viene trasmesso dalla fiction. Spesso -ci fa riflettere Sara – é la felicità a trovare noi e sconvolgerci la vita più che il contrario. Intanto, se il romanticismo ci mette di fronte coppie divise a metà tra due amori (prima Feven tra Valerio e Carlo; poi Sara tra Elia e Marco; infine Giulia tra Luca ed Alberto), l’unica certezza é che bisogna essere disposti a tutto per stupire e (ri)conquistare chi si ama, ma amare vuol dire anche fare delle rinunce. E saper accettare l’altro per quello che è. Se vi sono tanti differenti tipi di amore, allora é proprio con Giulia che si arriva alla conclusione che spesso c’é una terza soluzione possibile all’amore di e per due uomini: quello per se stessa e per i propri figli. Scegliere di voler pensare a sé e stare bene, occuparsi di chi ha veramente bisogno di noi come un figlio o una figlia. E sono proprio i più piccoli, come Matilde, a risolvere tutto e trovare le giuste parole, i giusti termini, il modo e il momento più adatto per ogni cosa, anche per le questioni più complicate, complesse, che mettono a disagio gli adulti. Oppure Denis che dice a Marco di non abbandonare la madre, seppure non sia facile stare con lei. Bello il pezzo in cui Ambra (Matilda De Angelis) canta dal vivo la colonna sonora, senza base musicale inizialmente. E la musica è essenziale e fondamentale per dare valore aggiunto. Il senso della serie è quello di vivere la vita sino in fondo, senza paure, essendo sempre se stessi. Infatti nell’omonima canzone dei Negramaro si parla esplicitamente della “vita che non torna più se non sei più tu a viverla così e come piace a te; vivila senza più paure”.
L’impressione é che gli attori abbiano davvero vissuto la serie, interpretandola e ‘sentendola’ e non solo recitandola semplicemente. In attesa della terza stagione a cui si sta già lavorando. Tutto concentrato nell’ultima entusiasmante puntata, qualche retroscena é lasciato aperto (quale futuro per Marco e Sara? O per Stefano e Federica? O per Ale come dirigente dell’azienda di famiglia di Stefano? O per Ambra da musicista? Dimitri sarà felice con la famiglia divisa di Matilde? Giulia e Luca saranno due buoni genitori separati dei due figli, di cui uno adottato?); anche se è forte il senso di riconciliazione. Forse perché si dimostra che si può cambiare ed essere migliori. Insieme. Dopo di che, tutto può succedere.

Ba. Co. 

“Charlie Chaplin – a man’s story” in anteprima al Teatro Marconi di Roma

Locandina Charlie Chaplin - a man's storyAl Teatro Marconi di Roma il 9 luglio 2017 alle ore 21:30 arriva lo spettacolo “Charlie Chaplin, a man’s story” vincitore, su 320 compagnie di tutta la penisola, del Festival “L’Italia dei Visionari 2017”.

Questo spettacolo è stato presentato, per la prima volta, al Teatro del Torrino in occasione del quarantesimo anniversario dalla morte di uno tra i più importanti e influenti cineasti del XX secolo, appunto Charlie Chaplin il 17 e il 18 settembre 2016 e in seguito al successo ottenuto è stato richiesto in altri teatri del territorio nazionale, approdando, per la stagione estiva, al Teatro Marconi di Roma.

Lo spettacolo nasce da un laboratorio estivo per attori durato 40 giorni, che ha prodotto uno spettacolo di grande impatto per le innovative scelte registiche, una ricostruzione del bianco e nero in teatro, considerato, per di più, uno dei suoi punti di forza. Luca Pizzurro ha deciso di indagare nella vita dell’uomo, in questo caso Charlie Chaplin, dapprima bambino povero ed estremamente sofferente per i colpi che la vita gli aveva assestato, fino al raggiungimento del suo successo. Ed è solo a questo punto che l’autore decide di creare una sospensione della narrazione, abbandonando quindi la carriera, nota oramai a molti, per entrare all’interno della sua bellissima casa in Svizzera dieci giorni prima della morte dell’attore.

È quì che la lente d’ingrandimento della storia indaga con sorprendente lucidità il Charlie Chaplin padre, un uomo, che al mondo appariva in modo assolutamente diverso da quello che i figli e, in particolar modo Jane Chaplin, la figlia, riscontrava dentro una casa dove regnava il silenzio e l’anaffettività, al punto da spingerla a definirsi figlia di un’icona e orfana di padre.

Uno spettacolo che catapulterà il pubblico presente in un mondo surreale che solo una delle personalità più creative e influenti del cinema muto degli anni ’20 può regalare.

‘Facciamo che io ero’:
la semplicità e la comicità di Virginia Raffaele

Virginia-Raffaele-Facciamo-cheSoltanto quattro (purtroppo) le puntate per Virginia Raffaele per il suo show su RaiDue “Facciamo che io ero”. Buon ritmo, non troppo lungo, molto scorrevole e fruibile, é risultato piacevole. Però forse solo quattro puntate sono state poche per permettere a Virginia Raffaele di mostrare tutte le sue capacità, al pubblico di adattarsi e fidelizzarsi allo spettacolo, allo show di svilupparsi maggiormente: non ha fatto in tempo a cominciare che era già finito. Non é mancato nulla e se qualcosa poteva essere integrato era uno spazio interviste con gli ospiti in veste di giornalista per creare una pausa diversa ad inframezzare gli sketch comici. Un tentativo riuscito che potrebbe/dovrebbe essere replicato. Concluso con uno scoop che potrebbe rappresentare un nuovo avvio; costituito dalle imitazioni e dai personaggi classici della Raffaele (da Carla Fracci a Donatella Versace allo spazio di parodia di #carta bianca di Bianca Berlinguer, a Sandra Milo), non sono mancati gli ospiti. Uno di questi è stato Tiziano Ferro, che ha regalato il suo ultimo singolo “Lento/Veloce” e una cover di “Joyful joyfu”. Sicuramente il momento migliore della trasmissione, il cantante ha chiesto all’imitatrice di fare un programma insieme. Se l’artista di Latina ha dimostrato notevoli doti di imitatore, la Raffaele ha esibito ottime qualità canore nei duetti con Fiorella Mannoia e Mika. Virginia non è solo una abilissima imitatrice, sa presentare e cantare. Ha una voce splendida che ricorda quella di Serena Rossi: stessa simpatia, con una capacità comica che ricorda più quella di Paola Cortellesi. La vedremmo bene in un musical o a teatro per la sua intensità interpretativa emersa nei monologhi sui sogni e sulla rabbia. Nel primo ha rimarcato quanto abbiamo perso la voglia e la capacità di sognare: non sogniamo più perché non abbiamo sogni, non sappiamo più nemmeno noi cosa sogniamo e desideriamo; anzi è come sognassimo i desideri degli altri e non i nostri. E poi spendiamo -ha rimarcato nell’altro- un’infinità di energie nervose al giorno ad arrabbiarci per cose futili, dimenticandoci e senza capire che la rabbia é un sentimento importante, un’emozione preziosa che dobbiamo imparare non solo a gestire, ma ad usare con moderazione. Facciamo che ci pensiamo, dovremmo dire con il titolo, che forse è la cosa che ha convinto di meno. Un modo più incisivo forse sarebbe potuto essere: “Musicomedy”, che riprende le parole musica, ma anche musical e commedy, ovvero commedia, per il tono leggero e divertente di una commedia. Oppure, scritto attaccato o staccato, aggiungendo proprio l’aggettivo ‘comico’. “Music comedy comico” valorizzerebbe non solo anche le capacità recitative e drammaturgiche della Raffaele che (come Serena Rossi o Paola Cortellesi) farebbe bene anche un film. Senza contare il fatto che, oltre che con Tiziano Ferro, lei potrebbe fare un altro programma proprio con una di loro due, come fu per “Laura &Paola” con la Pausini e la Cortellesi; con una compagna di viaggio femminile invece che con un’ottima spalla quale è stato Fabio De Luigi. Ma quest’altro titolo non rimanda tanto al cinema quanto piuttosto alla realtà. Una trasmissione fatta di imitazioni non fu mai più ancorata alla vita vera di quella di Virginia Raffaele. Non solo dopo la ‘finta’ Carla Fracci é arrivata quella vera, ma alla copia di Donatella Versace si è affiancato il reale Renato Balestra, senza contare l’arrivo della vera Ornella Vanoni. Così man mano Virginia si è cimentata sempre più anche nel canto. Se già é stata a Sanremo e se la sua voce non è meno ‘nobile’ di quella di Serena Rossi e Paola Cortellesi, allora perché non pensare di tornare sul palco dell’Ariston in gara in un duetto oppure semplicemente per la serata delle cover? Un’esperienza diversa, ma di cui il Festival sarebbe degno e lei all’altezza. Soprattutto se avvenisse con un pezzo ‘impegnato’ come il contenuto dei suoi monologhi. Questo hanno legato alla quotidianità il suo show, intriso di un’umanità sorprendente. Virginia Raffaele stupisce per la sua semplicità ed umanità, per il suo essere sempre così se stessa in ogni personaggio che imita e in tutto ciò che fa. Anche a partire dall’abbigliamento: pantaloni e maglie, canottiere o casacche, molto eleganti anche se casual; vestiti sexy con paillettes, ma mai troppo esuberanti o fastosi. E le pettinature? Molto essenziali e non si preoccupa se le acconciature si stropicciano, ma lascia i capelli sciolti o raccolti in modo molto naturale. Del resto anche la scenografia del programma è stata tale. Divertente, sensibile, briosa, allegra, solare, dispensa sorrisi e riflessioni con una naturalezza istintiva, senza bisogno di copioni scritti ad hoc, ma dice solo ciò che pensa e sente. Le sue battute sono riuscite perché non tanto studiate appositamente, quanto propedeutiche a descrivere e fare un dipinto del mondo che la circonda a cui lei è attenta, con una carrellata delle principali problematiche. Problemi che sono sempre attuali, aggiornati e contemporanei, come le gag e lo spazio dedicato alla moglie del presidente americano Trump: una satira acuta, ma mai sarcastica. Coraggiosa, Virginia non usa mai, infatti, un sarcasmo offensivo. Sketch che fanno ridere senza essere volgari o retorici. Per un one woman show dovremmo dire. Ma onore all’impegno di Fabio De Luigi.

1993, la Serie. Colpi
di scena nel solco dell’incertezza

Stefano Accorsi

Stefano Accorsi

La settima e ottava puntata della fiction 1993, completano una Serie TV all’insegna dei colpi di scena, terminata sempre nel solco dell’incertezza di fondo che caratterizza la vita di ognuno dei protagonisti. Come accaduto in alcuni momenti della precedente fiction 1992, c’è in 1993, una marcata impronta paranormale, con continue visioni di personaggi e ricordi che riemergono dal passato dei protagonisti. Favolosi anche gli effetti scenici di tutta la serie, e l’ambientazione, con una cura maniacale anche ai piccoli dettagli.

I PERSONAGGI:

LEONARDO NOTTE, scaricato da Berlusconi, tenta di passare con il PDS di Massimo D’Alema, rivelandogli il programma politico del Cavaliere, per entrare nelle sue grazie. Ma alla fine si scopre che la sua è tutta una tattica. Infatti, Leo, ha registrato una incredibile confessione fatta da un suo amico del PDS, riguardante Primo Greganti, che potrebbe far saltare in aria anche il centrosinistra, e vuole utilizzarla. Quindi, chiede ed ottiene un appuntamento da Berlusconi, al Jolly Hotel, dove la squadra di Forza Italia si stava radunando. Ma non avrà la possibilità di far ascoltare la registrazione al Cavaliere, perché davanti all’albergo viene sparato da Arianna sua ex compagna e moglie di Rocco Venturi. A lei, precedentemente, in una cena, Notte, aveva confidato dell’omicidio del poliziotto, dopo aver spento il registratore che Arianna aveva portato per tendere una trappola a Leo.

PIETRO BOSCO, dopo aver pensato che la polizia fosse vicino al suo arresto per una tangente di 200 milioni, capisce che la mazzetta di cui si parlava non è la sua. Politicamente, ritorna vicino al leader leghista Bossi, che aveva appena siglato l’alleanza governativa con Berlusconi, tradendo il Professor Miglio.

VERONICA CASTELLO, preoccupata della possibile uscita del suo libro, decide di tendere una trappola all’editore, portandolo a letto in casa sua, e filmandolo inconsapevolmente, per poi, successivamente ricattarlo. Intanto, in una cena politica, si convince a partecipare ai provini della Fininvest per entrare a far parte di Forza Italia, e dopo aver incontrato Silvio Berlusconi, questo la sceglie.

GIULIA CASTELLO, decide di scrivere un libro sulla tangente Enimont, frutto di intere settimana di ricerche, ottenendo il tanto agognato successo.

LUCA PASTORE, grazie a Bibi Mainaghi, riesce a scoprire il nome fittizio di Duilio Poggiolini, che viene arrestato, e a cui, durante una perquisizione in casa, viene sequestrata una quantità smisurata di lingotti d’oro, gioielli e moltissimo denaro. Successivamente, Luca, rivela ai suoi colleghi della Procura di essere malato di AIDS, e, ritenendo di aver terminato il proprio lavoro, informa Di Pietro di voler lasciare la procura. Quest’ultimo cerca di convincerlo, ma da una parte c’è la proposta del Deputato Gaetano Nobile, che gli offre di far parte dei Servizi Segreti, e dall’altra quella di Eva, di mollare tutto e scappare a Panama. Pastore sceglie la seconda possibilità, spiegando via lettera Di Pietro i motivi che lo hanno portato a lasciare la procura la sua volontà di cambiare vita.

BIBI e ZENO MAINAGHI, decidono di collaborare con la giustizia per colpire Brancato, che, hanno scoperto essere, il mandante dell’omicidio del loro padre, Michele Mainaghi. Pastore chiede a Bibi di aspettarlo con le valigie pronte, ma Luca trova invece un’auto con degli assalitori, che ingaggiano con lui una drammatica sparatoria. Prima viene colpita la sua macchina, poi, una volta fermi, Luca riesce a bloccare e ad ammazzare i killer, inviati da Brancato per ammazzarlo. Bibi, intanto, probabilmente tradita dal fratello Zeno e dall’infermiera vicino a questo, viene uccisa dal suo autista, che fa passare l’accaduto per un’overdose, infatti, la ragazza esanime a terra viene trovata con una siringa nel braccio.

Alessandro Nardelli