Corsa agli Australian Open: Ok Kerber e Del Potro e Bautista-Agut

Tennis - Sydney International - Sydney Olympic Park, Sydney, Australia, January 13, 2018. Germany's Angelique Kerber kisses the trophy after winning the Women's final against Australia's Ashleigh Barty. REUTERS/Steve Christo

Tennis – Sydney International – Sydney Olympic Park, Sydney, Australia, January 13, 2018. Germany’s Angelique Kerber kisses the trophy after winning the Women’s final against Australia’s Ashleigh Barty. REUTERS/Steve Christo

Ormai tutto è puntato sugli Australian Open, al via da lunedì 15 gennaio, tanto che già sono arrivati i primi risultati delle qualificazioni. Tra gli azzurri passano Lorenzo Sonego, che ha sconfitto l’egiziano Safwat per 6/3 7/5 e Salvatore Caruso, che ha battuto Gombos per 3/6 6/3 6/3; hanno perso, invece, Alessandro Giannessi da Escobedo in due set (per 6/3 6/2) e Stefano Napolitano, eliminato al terzo set dal canadese Pospisil. Per quanto riguarda gli scontri di tabellone, invece, al primo turno Paolo Lorenzi avrà Dzumuhr, Fabio Fognini Zeballos, Andreas Seppi una wild card (il francese Corentin Moutet), Francesca Schiavone la lettone Jelena Ostapenko e la Giorgi, dopo un primo turno agevole contro una giocatrice uscente dalle qualificazioni, avrà un match meno facile o contro l’australiana Ashlegh Barty o Aryna Sabalenka. Il main draw del tabellone maschile si rivela particolarmente interessante perché vede Roger Federer, Novak Djokovic e Alexander Zverev dalla stessa parte. Più aperto il tabellone femminile, con il forfait di Serena Williams – che salterà gli Australian Open -.
Ma prima i tornei di Sydney (Wta ed Atp) e l’Atp di Auckland hanno regalato episodi significativi. Uno simpatico da segnalare a parte è stata la divertente danza di Andrea Petkovic, contro la svizzera Belinda Bencic, al torneo Koyoong Classic, durante una lunga interruzione per pioggia; mentre hanno mandato in diffusione della musica durante la sospensione, la giocatrice tedesca ha animato la pausa ballando con euforia alcuni passi sulle note mandate in diffusione appunto durante uno stop che dunque si è rivelato esilarante, originale e fuori del comune, di certo insolito e inusuale.
Ma veniamo agli altri tornei. Il Wta di Sydney ci ha regalato il ritorno di Angelique Kerber: l’ex numero uno tedesca torna a vincere il suo primo torneo dell’anno, dopo un 2017 un po’ altalenante (di poche luci e molte ombre); si impone proprio sulla Barty (che partiva da qualificata), facilmente, in due set in cui domina, nonostante la caparbietà della giocatrice australiana. Con un doppio 6/4, in poco più di un’ora, viene a capo di un match che non l’ha mai impensierita troppo: i suoi colpi si sono rivelati più potenti e profondi, si è mossa bene in campo e ha corso in maniera composta, è venuta a rete dimostrandosi a suo agio. La cosa che le ha funzionato di più -però-, e che forse le ha regalato la chance in più, è stato il servizio: ben l’81% di prime vincenti servite, con ben quattro break point conquistati, non è una percentuale da poco. Tra l’altro la Barty potrebbe essere l’avversaria della Giorgi al secondo turno degli Australian Open, una giocatrice regolare comunque insidiosa – tanto da battere Daria Gavrilova in semifinale al terzo set (per 3/6 6/4 6/2) a Sydney-; il nome della tennista marchigiana, però, si lega anche a quello di Angelique Kerber. Il Wta di Sydney, infatti, ha regalato non poche emozioni a Camila Giorgi, artefice di un ottimo torneo; una corsa che procedeva tranquilla e spedita (in discesa per lei e in salita per le avversarie) sino a quando non ha incontrato in semifinale proprio la tedesca, che si è sbarazzata dell’azzurra con un netto 6/2 6/3. L’italiana ha giocato bene, ma è sembrata un po’ più fallosa del solito. Ha rischiato tanto, troppo; comunque è riuscita a tenere la partita abbastanza in equilibrio, anche se nel giro di poco si è trovata sotto di un set. Dopo aver perso il primo set, però, la tennista nostrana ha avuto una grossa opportunità che non ha sfruttato; non ha saputo cogliere il leggero momento di calo, deconcentrazione e di black out della tedesca per portare il match al terzo set. Aveva l’occasione di conquistare il secondo parziale. Era avanti 3-0 con anche la palla del 4-0 a disposizione: una vera chance irripetibile. Invece -non solo ha mancato quella-, ma si è fatta anche rimontare sino al 3-3 e poi superare sino alla chiusura del set per 6/3 (dunque senza più conquistare neppure un altro game). Comunque un torneo che le ha regalato soddisfazioni. Nei precedenti turni, infatti, la Giorgi aveva conquistato due importanti vittorie: prima sulla ceca Petra Kvitova per 7/6(7) 6/2 (giocandosela alla pari contro i colpi potenti della Kvitova), poi sulla Radwanska, impartendo una dura lezione alla polacca infliggendole un amaro 6/1 6/2 (con Aga completamente oscurata da una Giorgi decisamente in giornata e in forma, in uno splendido stato di grazia: forse il suo miglior match di sempre). Contro la Radwanska le è riuscito praticamente tutto e il risultato così netto le dà ancor più prestigio; ma il match contro Petra Kvitova sicuramente è da incoronate per l’equilibrio lottato tra le due.
Per quanto riguarda il maschile, la sezione maschile dell’Atp di Sydney regala una duplice sorpresa, proveniente da due giovani. Innanzitutto è il giovane Medvevdev (contro cui ha perso Fabio Fognini) a conquistare il titolo, vincendo il suo primo torneo al terzo set. Dunque una finale equilibrata e lottata, terminata a suo favore per 1-6 6-4 7-5. Ma ancor più stupefacente è conoscere chi era il suo avversario: la giovane rivelazione tutta australiana Alex De Minaur. Medvedev, proprio come contro Fabio Fognini, rimonta dopo ver perso il primo set. Classe 1996 lui, natìo di Mosca, classe 1999 l’altro (originario proprio di Sydney), sono simili come tattica di gioco e fisicamente: entrambi alti (Medvedev sfiora per poco i due metri, raggiungendo il metro e 98 di statura) e longilinei, esili ma non deboli, i loro colpi fanno molto male per la loro regolarità e incisività.
L’altro Atp in Nuova Zelanda ad Auckland ha mostrato due giocatori eccezionali. Un ritrovato Del Potro, che arriva in finale convincendo. Sconfigge prima Shapovalov per 6/2 6/4, poi Khachanov per 7/6(4) 6/3; ma non è solo un giustiziere dei Next Gen, ma si dimostra competitivo con i più forti, stracciando con un doppio 6/4 lo spagnolo David Ferrer. Con il potente dritto e il servizio ritrovato ha fatto faville, sicuro e abbastanza costante nel rendimento. Dall’altra parte lo spagnolo Roberto Bautista-Agut, che ha entusiasmato il pubblico soprattutto nella semifinale avvincente contro Robin Haase: finita al terzo set, tutti e tre terminati al tie-break (rimontando sotto di un set), per 6/7(7) 7/6(3) 7/6(5); nel primo set Haase gioca bene ed è anche più preciso di Bautista-Agut, continuando a giocare bene anche nel secondo sembrava favorito e destinato alla vittoria; poi lo spagnolo riesce a strappare il secondo set al tie-break, forse per un leggero calo di stanchezza dell’avversario e qualche errore gratuito in più di troppo; ma, a quel punto, trova sempre più fiducia e si impone in modo sempre più incisivo nel set, guadagnando sempre più campo e facendo correre sempre di più Haase (mentre nel primo era stato il contrario). Quest’ultimo riesce comunque a tenere in equilibrio il match e portarlo al tie-break, ma l’altro sembra più lucido e giocare meglio i punti decisivi, che gli regalano la finale contro Del Potro.
Quest’ultima è speculare alla semifinale appena descritta. 6/1 4/6 7/5 il punteggio finale a favore, a sorpresa forse, proprio dello spagnolo Bautista-Agut. All’inizio è lui che muove l’argentino in campo e ha migliori percentuali al servizio (con 5 aces a 2 messi a segno); l’arma vincente si dimostrerà il suo dritto (anche a sventaglio) ad uscire in cross sul rovescio di Del Potro. Non c’è storia: troppi punti vincenti in più per lo spagnolo e troppi errori gratuiti per l’argentino; il parziale di 6/1 non lascia spazio ad equivoci. Ma, si sa, l’argentino è un grosso lottatore e non molla mai. Anche il secondo set continua con un livello migliore da parte di Bautista-Agut, che però si va sempre più affievolendo. Del Potro ritrova il servizio, mentre lo spagnolo commette qualche doppio fallo di troppo (ben 4) anche sui punti decisivi. E così l’argentino chiude il secondo set per 6/4. Nel terzo c’è sempre più equilibrio: Del Potro che cerca di puntare sulla sua arma vincente dell’accelerata potente di dritto, mentre Bautista-Agut che cerca di spostare la traiettoria dei colpi sul suo rovescio. Ma quest’ultima tattica sembra riuscire sempre meno allo spagnolo e il favorito pare essere diventato proprio l’argentino. Se tutti possono pensare a Bautista-Agut come l’erede e sostituto di Nadal, tutti di certo ora vedono l’argentino destinato a conquistare i prossimi Australian Open. Invece c’è il flop di Del Potro, che in vantaggio sul 5/4 potrebbe chiudere 6/4 anche il terzo e decisivo set e invece si fa rimontare sul 5-5. A quel punto tutti pensano al tie-break, anche finale giusto di un match lottato ed equilibrato; ma è Roberto Bautista Agut a fare il break decisivo e chiudere (con un’accelerata di dritto eccezionale, veloce, potente e profonda, sul rovescio di Del Potro) per 7/5 la finale e conquistare il titolo all’Atp di Auckland: riassunto, la testa di serie n. 5 batte la n. 2 in un match emozionante e altalenante. Di certo la summa di tutto è che entrambi i giocatori sono destinati ad essere protagonisti agli Australian Open 2018 e ad arrivare sino in fondo al Grand Slam.

Tennis, si riparte da Auckland e Brisbane. Titoli per Goerges e Svitolina

julia-goergesGennaio, nel tennis, è sicuramente il mese del primo dei quattro Grand Slam: gli Australian Open. In questo 2018, l’edizione 106 si giocherà a Melbourne dal 15 al 28 gennaio prossimi; ma prima tanto tennis di preparazione. A partire dai tornei Wta di Auckland e Brisbane. E già regalano molte emozioni e sorprese. Innanzitutto al torneo di Brisbane, si è ritirata al primo turno per crampi la Muguruza. La spagnola, n. 2 del mondo, al terzo set contro la serba Aleksandra Krunic conduceva avanti nel punteggio per 7-5 6-7 2-1, ma non ce l’ha fatta: ricominciare al top, con una forma fisica eccellente, non è mai facile. Soprattutto in Australia a Brisbane, con un forte vento fastidioso e molto insidioso, che mina l’equilibrio del match e del parziale.
A proposito di maltempo, due casi da citare: il fatto che la forte pioggia abbia spostato la finale a Shenzhen su un campo indoor (al chiuso, ma non coperto però dalle reti televisive). E poi, un altro esempio è stata la finale della Wozniacki contro Julia Goerges. La tedesca ha battuto la danese in maniera netta in Nuova Zelanda per 6-4 7-6, in un’ora e 33 minuti di partita. La n. 14 del mondo, non solo fa break immediatamente in apertura a Caroline, ma non le dà respiro, con le sue risposte vincenti (e imprendibili) sul servizio dell’avversaria: di potenza, di precisione e, soprattutto, di velocità togliendole il tempo e non dandole modo di giocare affatto, ma mettendole sempre più pressione. La danese prova ad essere più aggressiva, a venire avanti a rete: ma è quasi umiliata con smash poco convincenti, ma -a onor del vero- minati dal vento, appunto, che l’ha costretta a giocarli in maniera scomposta. Apprezzabile, come sempre, il forte impegno di Caroline, che non ha mai mollato e ha sempre lottato. Una Goerges davvero tornata in gran forma e che si preannuncia una giocatrice completa, temibile, competitiva e cresciuta di livello rispetto allo scorso anno, più incisiva.
A proposito di forma ritrovata e non si possono citare altre due tenniste del torneo di Brisbane: Karolina Pliskova e Elina Svitolina (vincitrice del torneo degli Internazionali Bnl d’Italia di Roma). La prima si è fermata in semifinale. La ceca si è arresa alla potenza dell’ucraina, con un doppio 7/5, in un’ora e 40’ di gioco. Karolina era avanti 4-1, poi si è fatta rimontare ed è andata a perdere il primo set per 7/5 appunto. Nel secondo, viceversa, è Elina ad andare subito avanti di un break sul 2-1 e poi brava ad evitare il tie-break finale. La Pliskova, però, è apparsa stanca e sfiduciata ad un certo punto, quasi fosse andata in confusione. Forse la differenza l’ha fatta solo davvero il servizio, che non ha funzionato al massimo per la ceca, mentre è stato di percentuali alte per l’ucraina. Ma anche nei fondamentali, la Svitolina è stata più precisa e più incisiva, costringendo all’errore la Pliskova soprattutto di dritto (suo fondamentale più forte tra l’altro). Troppo fallosa la ceca, ha sbagliato due volée facili a rete, molto strano per lei, e ha sofferto le palle basse in back di difesa della Svitolina; ma ha fatto due punti eccezionali su quello che è stato forse il game più lungo della partita: il 3-2 per l’avversaria nel secondo set. Svitolina ancor più scatenata in finale, dove ha incontrato la sorpresa e rivelazione bielorussa Aliaksandra Sasnovich: ha vinto undici titoli ITF di singolare e sette in doppio. Il suo best ranking è stata la posizione n. 92 (raggiunta nell’ottobre del 2014); ha giocato anche per la Bielorussia in Fed Cup. Una severa lezione impartitale dall’ucraina: 6/2 6/1, che non lascia equivoci. In poco più di un’ora. Troppo fallosa (le percentuali di errori gratuiti e di servizi vincenti non lasciano spazio ad equivoci), non è riuscita quasi a scambiare e giocare, messa in difficoltà dalla Svitolina che sale subito 3-1, in entrambi i set. La Sasnovich ha provato ad attaccare, ma è sembrata impossibilitata a girare il match, soprattutto per i tanti doppi falli eseguiti. La Svitolina le ha dato poche possibilità, ma lei ha sprecato anche le poche occasioni avute: chances che si è costruita con il rovescio, ma l’ucraina ha preferito lo scambio dritto contro dritto che l’altra ha accettato (e subito, quasi rassegnata, forse per i colpi più potenti e profondi di Elina).
Anche la russa Maria Sharapova è ritornata. La siberiana ha raggiunto la semifinale al torneo di Shenzhen, perdendo da Katerina Siniakova. La ceca, di origine russa, ha chiuso la partita al quarto match point per 6-2 3-6 6-3 (dopo numerose interruzioni per pioggia). Altro buon risultato da segnalare, che riguarda gli italiani, la vittoria in doppio ad Auckland (in Nuova Zelanda) di Sara Errani in coppia con l’olandese Schoofs. Le due tenniste prima avevano vinto in semifinale, per 6-4 6-3, sulle giapponesi Nao Hibino e dalla croata Darija Jurak; poi hanno trionfato in finale sulle super favorite e testa di serie n. 1 del seeding (l’altra coppia tutta nipponica formata da Eri Hozumi e Miyu Kato), in poco più di un’ora di gioco, con un parziale di 7-5 6-1.

Derby delle polemiche alla Juventus. E il Torino
caccia Mihajlovic

mihajlovic

Coppa Italia: i bianconeri superano 2-0 i granata (reti di Douglas Costa e Mandzukic) e raggiungono l’Atalanta in semifinale. Toro infuriato però con l’arbitro Doveri. Nella notte il patron Cairo esonera Mihajlovic: al suo posto c’è Mazzarri

TORINO – Juventus-Torino è già di per sé un derby molto sentito. Non bastasse l’alta posta in palio (l’accesso alle semifinali di Coppa Italia) ad aumentare la tensione ci ha pensato chi, teoricamente, dovrebbe smorzarla: il Var. Cronaca: vittoria 2-0 della Juventus all’Allianz Stadium, reti di Douglas Costa al 15’ e di Mandzukic al 67’. Ma proprio la rete dell’attaccante croato ha scatenato le polemiche: a inizio azione c’era un fallo abbastanza netto dello juventino Khedira sul granata Acquah, non visto dall’arbitro Doveri (e può starci), ma inspiegabilmente non sanzionato nemmeno dopo l’intervento del Var. L’episodio ha mandato su tutte le furie Sinisa Mihajlovic, tecnico del Toro, espulso dal direttore di gara. A fine partita l’allenatore serbo non si è presentato polemicamente davanti ai giornalisti, mandando il suo vice Attilio Lombardi che ha tuonato: “A cosa serve la tecnologia se non viene applicata in casi così come questi?” Difficile dargli storto. L’impressione è che il Var abbia risolto diverse problematiche, ma non quella della sudditanza psicologica.

via mihajlovic, ecco mazzarri – Per Mihajlovic oltre al danno è arrivata la beffa: nella notte il presidente Urbano Cairo ha deciso di esonerarlo. Non per la sconfitta in casa della Juventus che, per carità, può starci, e nemmeno per l’espulsione rimediata dopo il 2-0 di Mandzukic. L’allenatore serbo paga un cammino in campionato balbettante, condizionato da troppi pareggi (10 su 19). C’è l’alibi dell’infortunio di Belotti, che era stato out un mese e che ora è nuovamente ai box per un problema al ginocchio, e inoltre l’obiettivo dichiarato dell’Europa League non è poi così distante (-5 dalla Sampdoria sesta e -2 da Fiorentina, Atalanta e Udinese, appaiate al settimo posto). Insomma una decisione forse un po’ crudele, ma Cairo ha deciso per l’azzardo puntando su Walter Mazzarri, con cui si stanno definendo i dettagli dell’accordo. Per la cronaca, le semifinali di Coppa Italia saranno Milan-Lazio e Atalanta-Juventus (andata 31 gennaio, ritorno 28 febbraio).

Francesco Carci

Pyeongchang 2018, Mattarella: “In Corea da protagonisti, l’Italia con voi”

Il Presidente della Repubblica ha ricevuto al Quirinale gli atleti olimpici e paralimpici che dal 9 febbraio 2018 gareggeranno per l’Italia nei Giochi invernali: “E’ come se venissimo tutti con voi”. Arianna Fontana e Florian Planker i portabandiera

mattarella2ROMA – “Tutta l’Italia sarà con voi”. Con questo messaggio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha consegnato il Tricolore ad Arianna Fontana e Florian Planker, i portabandiera olimpico e paralimpico dell’Italia ai Giochi invernali di Pyeongchang che si terranno in Corea del Sud dal 9 al 25 febbraio 2018.

SAREMO PROTAGONISTI” – Gli atleti azzurri sono stati ricevuti al Quirinale dal Capo dello Stato, che ha voluto caricarli in vista delle prossime competizioni. “La bandiera italiana non rappresenta solo il fatto che voi sarete l’Italia ai Giochi, ma anche il fatto che con voi viene tutta l’Italia, è come se tutti noi venissimo con voi”, ha aggiunto Mattarella. Il Presidente auspica che i Giochi possano favorire a far ritornare un clima di pace: “Andate a vivere una avventura di grande fascino e importanza. Non si arriva facilmente a rappresentare il nostro Paese ai Giochi, è un lungo e impegnativo percorso quello che avete fatto, ma entusiasmante, e che ha come obiettivo partecipare a quel clima particolare di fratellanza che rappresentano i Giochi. Poi arrivano le competizioni e le medaglie, speriamo. E questa è una gara che fate con voi stessi innanzitutto, ed è un traguardo sempre nuovo quello che voi inseguite. Vogliamo essere protagonisti. Auguri e in bocca al lupo”.

MALAGO’: “SIMBOLO PER IL PAESE” – C’era ovviamente anche Giovanni Malagò, presidente del Coni: “Ci impegniamo, signor Presidente, ad andare in Corea per disputare un’Olimpiade da protagonisti, per cercare di vincere sul campo contro i nostri avversari e fuori con i nostri comportamenti. Vogliamo essere un simbolo positivo per il Paese, facendoci interpreti e messaggeri dei suoi precisi insegnamenti e dei suoi puntuali incoraggiamenti”. Gli azzurri saranno in totale 130, un record. Molto emozionata la portabandiera Arianna Fontana, campionessa di short track: “Oggi è un giorno incredibile per me, pieno di emozioni e di orgoglio. Quel giorno in cui entrerò nello stadio e sventolerò il tricolore – ha aggiunto l’azzurra rivolgendosi a Mattarella – vedrà tre diverse me: una da bambina, con la passione dello sport, una da quindicenne che ha appena intravisto l’olimpico dei giganti dello sport e poi la donna che vedete oggi, pronta ad affrontare ogni sfida per aiutare il nostro Paese”.

Francesco Carci

Lazio-Torino. Var-Gogna all’Olimpico: Il diario di Piero Giacomelli

Errori senza precedenti dell’arbitro Giacomelli in Lazio-Torino: negato ai biancocelesti un rigore solare ed espulso Immobile per una “testata”, che altro non era che una spallata a Burdisso. Tutto questo nonostante l’ausilio della Var. È una vendetta dopo il caso Anna Frank?

ROME, ITALY - DECEMBER 11:  The referee Pero Giacomelli shows the red card to Ciro Immobile during the Serie A match between SS Lazio and Torino FC at Stadio Olimpico on December 11, 2017 in Rome, Italy.  (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Photo by Paolo Bruno/Getty Images

ROMA – Scandalo senza precedenti in Lazio-Torino. Di errori arbitrali se ne sono visti tanti nel corso degli anni, ma ciò che è successo nel posticipo della 16esima giornata di Serie A rasenta l’assurdo e si fa fatica a paragonarlo a qualche evento del passato perché, a differenza degli anni scorsi, adesso c’è (teoricamente) il prezioso ausilio della moviola in campo, l’ormai famosa Var.

GLI EPISODI – Cosa è successo? Nel finale del primo tempo di Lazio-Torino, sul punteggio di 0-0, non viene fischiato un rigore nettissimo per i biancocelesti per un evidente fallo di mano in area del granata Iago Falque sul cross di Immobile. L’azione prosegue, lo stesso Immobile colpisce il palo e, una volta la palla terminata fuori, protesta insieme a tutti i compagni con l’arbitro Giacomelli. Il difensore argentino del Torino, Burdisso (tra l’altro ex romanista), gli dice qualcosa, Immobile cade nella provocazione e lo sfiora con una spallata dopo un faccia a faccia. Un tocco leggero, anche se Burdisso crolla come se fosse un pugile steso su un ring. Scoppia il finimondo, ma tutto risolvibile grazie al Var, che teoricamente nasce per risolvere proprio situazioni simili.

L’ASSURDA DECISIONE – Chiunque, anche il più sfegatato dei tifosi del Torino o della Roma, riguardando le immagini avrebbe concesso il rigore alla Lazio per il fallo mano di Iago Falque o, al limite, punito sia Immobile che Burdisso con un’ammonizione ciascuno. E invece Giacomelli, aiutato dall’uomo Var Di Bello, sorvola inspiegabilmente sul penalty e sventola il cartellino rosso a Ciro Immobile. Follia.

MALAFEDE O VENDETTA? – La Lazio perde inevitabilmente la testa e l’ottimo Torino, approfittando della superiorità numerica, nel secondo tempo dilaga 3-1. Ma nel dopo gara non si parlerà altro che degli errori arbitrali. Come si sa, la Var è una novità fresca, introdotta quest’anno e che, salvo qualche episodio dubbio, ha sensibilmente migliorato il calcio italiano, facendo diminuire le polemiche e contribuendo a prendere la decisione giusta (nonostante l’attesa di qualche minuto). Perciò errori del genere non sono ammissibili e giustificabili. Dunque, se 1+1 fa 2, è palese che la Lazio nell’ultimo periodo sia stata presa di mira. E qui il discorso diventa extra-calcistico: fa più comodo che nelle prime quattro posizioni arrivino Juventus, Napoli, Inter e Roma? Lotito si è fatto dei nemici in Federazione? O è tutta una ripicca nei confronti dei biancocelesti dopo l’episodio degli adesivi di Anna Frank?

L’IRA DELLA LAZIO – Pesantissime le parole dopo la gara del tecnico Simone Inzaghi: “Ci sentiamo defraudati per la quarta giornata di fila, questa Lazio in zona Champions non so se dà fastidio ma dopo quattro turni così lo si può anche pensare. Spero che non sia così”. Duro anche il ds Tare: “Siamo stati chiaramente danneggiati. Vogliamo essere padroni del nostro destino senza che qualcuno incida sui risultati. Quello che è successo è uno scandalo”. Il giorno dopo, ecco il comunicato del club sul proprio sito attraverso le parole del portavoce Arturo Diaconale: “Un errore con la Roma, un errore con la Fiorentina, un errore con la Sampdoria, un doppio errore con il Torino. Quando gli errori diventano una catena continua scatta il diritto al sospetto. Che non è piagnisteo, complottismo o alibi per le proprie carenze ma la legittima richiesta di un campionato regolare, trasparente, corretto e non lo strumento per colpire chi non fa parte del coro. Ho troppa esperienza per non dare ragione al Cardinal Bellarmino quando diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Francesco Carci

Serie A. Dove sono i gol? La giornata degli 0-0.
Ha vinto la noia

higuainSulla carta erano in programma partite che promettevano spettacolo, Juventus-Inter su tutte, e invece ha vinto la noia. Bloccate sul pareggio anche Napoli e Roma, stasera può approfittarne la Lazio. Torna a vincere il Milan di Gattuso, esordio con sconfitta per Zenga sulla panchina del Crotone

ROMA – Da Higuain a Icardi, da Mertens a El Shaarawy senza dimenticare Mandzukic, Perisic, Callejon e Dzeko. Una serie di goleador eppure: Juventus-Inter 0-0, Chievo-Roma 0-0, Napoli-Fiorentina 0-0. La 16esima giornata di Serie A, che alla vigilia prometteva grande spettacolo, è stata una vera e propria delusione con tutte le partite di cartello terminate a porte inviolate.

Nel derby d’Italia Juventus-Inter ha vinto la paura di perdere. Un punto che sta bene soprattutto ai nerazzurri, che così hanno tenuto la Vecchia Signora a distanza di due punti ed evitato di subire il sorpasso. I bianconeri, privi di Buffon per infortunio, hanno osato meno del solito: ne è prova l’ingresso di Dybala (non al top della condizione), entrato in campo soltanto nell’ultimo quarto d’ora. Un pareggio che poteva essere una ghiotta occasione per Roma e Napoli di rubare due punti ad entrambe le concorrenti. I giallorossi invece hanno fatto il massimo, ma nella trasferta in casa del Chievo si sono trovati di fronte uno Stefano Sorrentino, portiere dei veneti, in stato di grazie che ha parato l’impossibile. Solo un punto anche per il Napoli al San Paolo contro la Fiorentina. Per gli azzurri, che stanno accusando la stanchezza dopo un avvio di stagione super, si è sentita l’assenza di Lorenzo Insigne. Sarà assolutamente necessario rinforzare la rosa nel mercato di gennaio per dare a Sarri una rosa più lunga e competitiva.

Di questi quattro pareggi può approfittarne la Lazio che stasera ospita all’Olimpico il Torino. Sarà una grande sfida tra i bomber Immobile e Belotti e tra gli allenatori amici Simone Inzaghi e Sinisa Mihajlovic. Prima vittoria per Rino Gattuso sulla panchina del Milan: i rossoneri sono tornati a vincere a San Siro dopo oltre due mesi battendo 2-1 il Bologna di Donadoni. Protagonista assoluto Giacomo Bonaventura, autore di una doppietta. In zona salvezza esordio negativo per Walter Zenga sulla panchina del Crotone: i calabresi hanno ceduto 2-1 al Sassuolo. L’Udinese ha superato 2-0 il Benevento, pareggi 2-2 tra Cagliari-Sampdoria e Spal-Verona. Genoa-Atalanta, inizialmente in programma oggi alle 19, è stata rinviata a martedì (stesso orario) per l’allerta meteo nel capoluogo ligure.

Francesco Carci

Giro 2018. “Gerusalemme ovest”, e si sfiora “l’incidente” con Israele

giro italia israeleHa rischiato di trasformarsi in un caso diplomatico la partenza del Giro d’Italia 2018 con le prime tre tappe in Israele. Il governo Netanyahu ha minacciato di ritirare il sostegno alla corsa dopo che alla presentazione a Milano è stato fatto riferimento a “Gerusalemme ovest”, una dizione che si solito allude allo status controverso della Città Santa. “Gerusalemme è la capitale di Israele, non esistono est e ovest”, hanno denunciato in una nota congiunta i ministri dello Sport, Miri Regev, e del Turismo, Yariv Levin.

Poche ore dopo gli organizzatori del Giro d’Italia hanno rimosso dal sito ufficiale la dizione “ovest” accanto a Gerusalemme per indicare la sede della cronometro inaugurale della corsa. “Quella dicitura non ha alcuna valenza politica”, ha assicurato Rcs Sport, “indica soltanto l’area logistica della città in cui si svolgerà la corsa. È stata subito rimossa da ogni materiale del Giro”. Immediata è arrivata la soddisfazione del governo israeliano: “Ci felicitiamo della rapida decisione di rimuovere la definizione di ‘Gerusalemme ovest’ dalle pubblicazioni ufficiali”, hanno esultato i due ministri che avevano denunciato una violazione degli accordi presi.

“Se questa formulazione non cambia, il governo israeliano non sarà partner dell’evento”, avevano avvertito i due ministri. Tenuto conto delle tanti implicazioni simboliche, è stato convenuto tra il direttore generale del ministero dello Sport, Yossi Sharabi, e la direzione del Giro che nei prossimi giorni gli organizzatori saranno in Israele per coordinare il tracciato e garantire che la gara si svolga come progettato “dalla Torre di Davide e la Porta di Giaffa e poi attraverso Gerusalemme”.

La partenza della 101ma edizione del Giro e’ in programma il 4 maggio e per la prima volta sarà al di fuori del continente europeo, spingendosi fino al deserto del Neghev. Alla presentazione, mercoledì, gli organizzatori del Giro avevano annunciato che la gara partirà con una cronometro a “Gerusalemme ovest”, termine che viene di solito usato da chi allude all’occupazione israeliana di Gerusalemme est nel 1967.

L’organizzazione della gara nello Stato ebraico ha richiesto fin dall’inizio un esercizio di equilibrismo diplomatico, per non urtare le fortissime sensibilità politiche di israeliani e palestinesi su Gerusalemme. Gli organizzatori si sono premurati di evitare che il tracciato toccasse zone considerate come occupate dalla comunità internazionale, anche nelle due tappe successive lungo la costa mediterranea e fino a Eilat, sul Mar Rosso. Il direttore della gara, Mauro Vegni, ha sottolineato di averlo concordato tenendo conto delle linee guida della Farnesina per evitare “polemiche politiche”.

In particolare la corsa non entrerà nella Città vecchia (di cui i corridori potranno solo vedere le mura esterne) e in nessun quartiere palestinese di Gerusalemme est. Israele, d’altra parte, ha fornito un importante contributo economico al Giro (non ci sono cifre ufficiali ma si parla di 10 milioni di euro per la corsa e di due milioni per Chris Froome, il corridore britannico a caccia del Grande slam).

Fondi determinanti per finanziare il trasloco del circo rosa in Terra Santa in quello che è considerato “un grande risultato che rafforza la legittimazione” israeliana, come ha sottolineato il ministro per gli Affari strategici, Gilad Erdan.

I palestinesi, da parte loro, hanno criticato la diffusione di immagini della Città vecchia per promuovere la corsa e avevano minacciato proteste lungo le strade. Il co-fondatore del movimento per il boicottaggio di Israele, Omar Barghouti, ha chiesto la cancellazione delle tre tappe israeliane avvertendo che l’Europa si sta mobilitando per convincere “squadre, sponsor e federazioni ciclistiche per trasferire l’inizio della corsa”. “Spero che il Giro venga trattato come un evento sportivo, anche dai palestinesi”, ha auspicato Vegni.

Svolta Milan. Panchina a Gattuso, Montella: “È stato un onore”

Il tecnico rossonero paga un avvio di stagione negativo dopo il mercato faraonico di questa estate: in campionato settimo posto con la zona Champions lontanissimo e un gioco che non ha mai entusiasmato (in Serie A a San Siro la squadra non segna da oltre due mesi). Promosso così ‘Ringhio’, ex tecnico della Primavera

montella2MILANO – Vincenzo Montella non è più l’allenatore del Milan. La società rossonera ha deciso di cambiare tecnico dopo l’ennesima prestazione deludente della squadra, che domenica ha pareggiato 0-0 in casa contro il Torino. Montella paga un avvio di stagione al di sotto delle aspettative dopo le decine di milioni spesi sul mercato quest’estate: in campionato Bonucci e compagni sono al settimo posto, lontanissimi dalla zona Champions.
PANCHINA A GATTUSO – Al posto di Montella viene promosso dalla Primavera Gennaro Gattuso, una vita trascorsa in rossonero prima di intraprendere la carriera di allenatore. Oltre ai risultati, l’ormai ex tecnico del Milan paga un gioco che faticava a decollare: basti pensare che in campionato la squadra non segna da oltre due mesi (lo scorso 20 settembre, Milan-Spal 2-0) e ha perso tutti i confronti diretti con le big della Serie A. In Europa League le cose vanno meglio, con la qualificazione ai sedicesimi conquistata giovedì scorso, ma non è bastato a Montella a salvare il posto. La sensazione è che non tutte le colpe siano sue, anzi molti giocatori acquistati nel mercato estivo sono stati sopravvalutati. A Gattuso, che conosce Milanello come casa sua, il compito di dare una scossa all’ambiente e probabilmente traghettare il club fino a fine stagione, quando la proprietà cinese punterà su un top allenatore. In cima alla lista, non è un mistero, c’è Antonio Conte, ai ferri corti con il Chelsea e con tanta nostalgia dell’Italia. Ma attenzione anche al romantico ritorno di Carletto Ancelotti.

MONTELLA: “AUGURI RINO” – “Allenare il Milan è stato un onore, lavorare con questo gruppo ancor di più. Ringrazio i tifosi per il loro sostegno, Fassone e Mirabelli per l’opportunità e il mio staff che mi ha supportato in ogni momento. Auguro a Rino di riportare il Milan dove merita”. Sono queste le parole con cui Vincenzo Montella, via Twitter, si congeda dalla squadra rossonera dopo l’esonero in mattinata e al contempo fa l’in bocca al lupo al suo successore, Gennaro Gattuso. Tweet al veleno invece di Carlos Bacca, attaccante ora in prestito al Villareal e che l’anno scorso ha avuto un rapporto al veleno con l’allenatore campano: “Dio fa tardi, però non dimentica mai”, il messaggio al veleno del giocatore colombiano.

Francesco Carci

Rugby. Italia e Sudafrica, due squadre in una sfida alla ricerca di verità

Italia-6-Nazioni-2016-rugby-foto-federugby-twitterOggi a Padova, contro il Sudafrica, si chiudono i test autunnali degli Azzurri. Se la previsione del test-match è la proiezione di quanto hanno mostrato dalle due squadre una settimana or sono, il risultato finale ha un solo pronostico. La vittoria schiacciante degli Springboks, quelli visti battere la Francia a Parigi, scontata. Ma, come si usa dire in finanza: le performance passate non sono indicative di quelle future. Almeno non sempre. Se pur “sganghera”, fra i grandi dell’Olimpo ovale è la squadra più in crisi d’identità e gioco, sono pur sempre i quinti nel ranking e capaci di resurrezioni sconcertanti. Per “questi” avere in mano una palla ovale e come per i pesci nuotare nell’acqua. Come loro solo neozelandesi e gallesi. Hanno nel DNA la caratteristica indispensabile del rugby e, come predatori, al primo segnale di insicurezza sei loro. Parisse e compagni dovranno giocare la partita della vita, sia tecnicamente, sia fisicamente, perché quando gli Springboks (strana definizione tutto sono tranne che gazzelle) si trovano davanti a una squadra allo sbando, affondano e non mollano più la presa. Esattamente come successe nel tour in Sudafrica dell’ormai lontano giugno 1999. I predatori erano i padroni di casa, campioni del Mondo in carica, la preda, in quel caso, fu un’Italia che si preparava all’imminente Coppa del Mondo in Galles. Eppure era il “gruppo”eccellente che negli anni ci ha traghettato, con molto sudore in campo ma altrettanta diplomazia, all’interno del sacrario del Cinque Nazioni, il Torneo più importante del Mondo. Ma il clima nel team Azzurro era tutt’altro che paradisiaco. Violentissimi scontri incrociati permeavano tutto l’ambiente dividendo tutti e tutto. Qualsiasi equilibrio era saltato. Scontri fra giocatori e Federazione, con veri e propri ammutinamenti, bande di giocatori contro orde di altri giocatori. L’istrionico Georges Coste, allora direttore tecnico, si azzuffava verbalmente con Federazione, Club e giocatori. Una vera guerra intestina, a due mesi dalla kermesse mondiale, tanto cruenta da spingere i media italiani, tv di Stato compresa, a occuparsi di rugby come mai avevano fatto prima. Il trauma di questa pazzia collettiva si materializza in campo. Nei due match programmati gli Azzurri furono, a dir poco, umiliati. A Port Elizabeth persero per 74 a 3 e una settimana dopo, a Durban, ci fu il giorno nero della nostra nazionale. Springboks 101 Italia zero! il risultato è, chiaramente, tuttora record negativo per gli italiani. Una ferita aperta, per chi da sempre segue il rugby e ha più di quarant’anni, se non fosse averli battuti lo scorso anno, 20 a 18. Per una partita, una vittoria sicuramente di misura ma convincente, siamo usciti dal campo a testa alta contro una compagine dell’Emisfero Sud.

La gara di oggi passa anche da qui ma, soprattutto, sul tastare quale sia la verità attuale sulle competenze delle due squadre.

O’ Shea e il suo staff, considera pro e contro ma parte da due dati inconfutabili: contro il Sud Africa si è già vinto e dal 2016 il rugby azzurro è sicuramente cresciuto. La sconfitta contro l’Argentina ha lasciato spiacevoli postumi. Pare quindi si punti all’intero jackpot. Il tempo delle mezze misure è finito e qualsiasi altro risultato offuscherebbe la valutazione complessiva anche rispetto gli aspetti positivi ostentati nel match. Il coach irlandese non perde occasione per ricordare che il solo scopo della sua venuta in Italia è il cambio di mentalità e si comporta di conseguenza. C’è un’accelerazione nella “domanda”di crescita e si vuole l’impresa, nei trittici novembrini una seconda vittoria latitante dal 2006, perché non c’è alternativa se si aspira realmente a far parte dell’élite mondiale. Non può che essere cosi se si ha veramente l’ambizione di avere, finalmente, un movimento di alto livello.

Allo Stadio Euganeo l’impianto rimane tale quale con i trequarti delle Zebre e gli “avanti” del Benetton. Ci sarà il meritato esordio dal primo minuto di “baby” Licata, sostituisce Minto, affiancando Parisse in coppia con Steyn. Per la chiara necessità di più potenza di fuoco per materializzare il lavoro svolto ecco che affidano la maglia da ala a Esposito in sostituzione di Sarto, reduce da una non felicissima interpretazione della scorsa settimana. Lo hanno liberato dall’impegno in Azzurro rispedendolo a Glasgow al club di provenienza. Insomma abbiamo capito che il cinismo è ormai d’obbligo e chi non è in forma è fuori. Questa è la regola. Lo sanno Venditti e Benvenuto, neanche convocati, lo ha sperimentato Padovani, che fino ieri pareva punto fermo del cosiddetto triangolo allargato neanche fatto accomodare in panchina. Sarà proprio dai giovani in panchina che potrà esserci una ulteriore spinta. Dal dinamismo del talentuoso Minozzi, una sorta di Shane Williams, alla potenza Giammarioli senza togliere le sapienza di McKinley, meno giovane ma di sicura affidabilità . Tutta gente con ancora tanta fame di azzurro. Sarà sufficiente per imbrigliare la voglia di “bella figura” dei sudafricani?

Dirigerà l’incontro il transalpino Romain Poite celebre per la risposta che lo scorso Sei Nazioni diede allo sgomento capitano dell’Inghilterra in cerca di chiarimenti sull’interpretazione forse anomalo se pur regolarissimo dell’Italia. Alla domanda di Hartley “ma noi cosa possiamo fare?” ci fu il responso tutto “british” del francese: “mi spiace ma io non sono il vostro allenatore, io sono l’arbitro!”

Padova, Stadio Euganeo sabato 25 novembre 2017, ore 15.00 diretta DMax dalle 14.15

ITALIA: 15 Hayward; 14 Esposito, 13 Boni, 12 Castello, 11 Bellini; 10 Canna, 9 Violi; 8 Parisse (cap.), 7Steyn, 6 Licata; 5 Budd, 4 Fuser; 3 Ferrari, 2 Bigi, 1 Lovotti. A disposizione: 16 Ghiraldini, 17 Zani, 18 Pasquali, 19 Minto, 20 Giammarioli, 21 Gori, 22 McKinley, 23 Minozzi. HC Conor O’ Shea

SUDAFRICA: 15 Coetzee; 14 Leyds, 13 Kiel, 12 Venter, 11 Skosan; 10 Pollard, 9 Cronje; 8 Vermeulen, 7 du Toit, F. 6 Louw; 5 de Jager, 4 Etzebeth (cap.); 3 W. Louw, 2 Mbonambi, 1 Mtawarira. A disposizione: 16.Ralepelle, 17 Kitshoff,18. Nyakane, 19. Franco Mostert, 20. Dan du Preez, 21 Paige , 22. Elton Jantjies, 23. Warrick Gelant. HC Allister Coetzee

Arbitro: Romain Poite (Francia)

COMPLETANO IL SABATO DI RUGBY: Scozia-Australia; Inghilterra-Samoa (diretta Sky Sport); Galles-Nuova Zelanda; Irlanda-Argentina; Francia-Giappone (diretta Eurosport 2); Romania-Tonga; Georgia-Usa; Figi-Canada; Namibia-Uruguay; Spagna-Brasile

Nitto Atp Finals. Dimitrov incoronato a Londra miglior tennista dell’anno

dimitrovAppuntamento decisivo per i tennisti più forti del circuito Atp a Londra per le Nitto Atp Finals. Dopo le Next Gen Atp Finals di Milano, questo evento serviva a decretare il miglior tennista dell’anno, dopo aver “eletto” con quelle nostrane il più giovane talento. Una sorta di Laver Cup, con due gruppi: uno intitolato a Pete Sampras (assente), l’altro a Boris Becker (presente). È stato proprio quest’ultimo a premiare il vincitore, portando la pesantissima e maestosa coppa. Pesante anche perché valeva 1500 punti per il tennista più forte del 2017 che qui ha trionfato, ovvero il bulgaro Grigor Dimitrov, e un assegno di due milioni e mezzo di dollari; contro i 1300 punti e un milione 315mila dollari di montepremi per il finalista: il belga David Goffin. Nella finale ne sono successe delle belle; ad assistere Ivan Lendl, Matts Wilander e David Beckam. Viceversa, tra gli ospiti d’eccezione del torneo, si è vista (tra gli spalti nel team di Dominic Thiem, affianco alla sua mamma) la francese Kiki Mladenovic. Se le Atp Finals di Milano (cui ha assistito nella finale anche la nostra Roberta Vinci, oltre a Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli) avevano regalato una sorpresa con la rivelazione di Chung, non meno sorprendenti sono state le Atp Finals di Londra dalla 02 Arena.
La finale. Innanzitutto l’ascesa esponenziale di Grigor Dimitrov, che diventa n. 3 del mondo, scavalca anche Alexander Zverev e guadagna circa 14 posizioni quest’anno, entrando tra i dominatori assoluti. Fuori Nadal, costretto al ritiro per il grave infortunio al ginocchio, nel match successivo sembrava out anche David Goffin (sempre per un problema al ginocchio: il belga ha giocato con una vistosa fasciatura). Tutti pensavano si sarebbe ritirato e soprattutto che non sarebbe potuto essere competitivo, dopo la sconfitta con Dimitrov per 6/0 6/2 (sbarazzatosi del lucky loser ripescato Carreno Busta con un doppio 6/1). Invece è arrivato in finale e ha lottato contro il bulgaro, portando il match al terzo set. All’inizio non una partita entusiasmante, con i due tennisti molto tesi ed emozionati. Nonostante percentuali lievemente migliori per Goffin, è Dimitrov a portare a casa il primo set per 7/5, giocando bene soprattutto gli ultimi due game in maniera più incisiva e aggressiva. David ben lo stava “legando” con scambi sul rovescio in back del bulgaro che non gli facevano male e che gli permettevano, poi, di spingere con il suo dritto e di spostare da fondo Grigor, impedendogli di venire in attacco a rete (dove è un falco) e facendolo correre molto. Nel secondo il bulgaro ha quattro palle break nel primo game d’apertura che non sfrutta, poi ha una nuova opportunità di fare break al belga sul 3-2, ma succede l’imprevedibile: sul 30-40 a suo favore, c’è l’overruling di Lahyani che chiama la palla di Goffin buona, invece che out come il giudice di linea; il belga vincerà il set per 6/4 e Dimitrov non riuscirà a salire 4-2. Nel terzo set parte bene il belga, che sembra favorito, ma al bulgaro poi riuscirà l’impresa mancata nel secondo set e farà break al belga sul 5-3 chiudendo per 6/3. Ma, oltre a complimentarsi con Goffin per l’ottimo lavoro svolto con il suo team (grande sportività dei due, che si sono abbracciati sinceramente a fine partita), l’augurio per ulteriori soddisfazioni future (entrambi quest’anno hanno vinto tre tornei) e per l’impegno di Coppa Davis di Goffin con il Belgio. Onore al merito al belga, che si dimostra un giocatore insidioso con la sua regolarità (lo stesso Dimitrov ha corso tanto). Non facile giocare una finale in cui la maggior parte del pubblico tifava Dimitrov (molte volte hanno disturbato il belga sul suo servizio ed è dovuto intervenire Lahyani). In più veniva da un suo successo personale: aver battuto in tre set (per 2/6 6/3 6/4), in rimonta quando era sotto di un set, Roger Federer fino a quel momento strepitoso e impeccabile; ha imbrigliato lo svizzero con lo scambio sul suo rovescio, impedendogli di venire avanti a rete a chiudere il punto con pochi scambi. E qui a Londra è anche stato in grado di battere Rafael Nadal in un match strepitoso e lottatissimo: 7/6(5) 6/7(4) 6/4 il punteggio con due tiebreak eccezionali.
Goffin si è continuato, successivamente, a dimostrare un “vincente” conquistando il primo incontro nello scontro di Coppa Davis con l’Australia (sulla terra rossa) 7/5 al quarto set contro Millman (dopo aver perso il primo set al tie-break).
Oltre a Federer, che tutti davano per vincitore assoluto, escono inaspettatamente Thiem e Zverev. Il primo, troppo falloso (ha commesso davvero tanti errori, soprattutto di rovescio) vince in tre set sul ripescato Carreno Busta al posto di Nadal per 63 36 64, venendo a capo di un match non facile (lo spagnolo stava entrando sempre più in partita e in controllo del match; poi, però, perde malamente sia con Goffin (addirittura in due set netti per 64 61) che con Dimitrov (per 63 57 75). L’altro da un buon Jack Sock (per 64 16 64 in un match molto altalenante), poi liquidato da Dimitrov in tre set (per 4/6 6/0 6/3, dopo aver perso il primo sempre più in partita) come lo spagnolo dal belga. Poi il tedesco sarà – al turno successivo – protagonista di una partita particolare con lo svizzero: 7/6(6) 5/7 6/1. Perde malamente il primo set, soprattutto perché gioca malissimo il tie break finale decisivo, ma comunque buono l’equilibrio che riesce a tenere con l’elvetico (più esperto, con cui si aggiudica il primo set); poi gioca molto bene il secondo set, invece, che porta a casa per 7/5; infine, inspiegabilmente, perde il terzo nettamente, inaspettatamente. Sicuramente positivo per lui il fatto di riuscire a recuperare, dopo essere sotto un set; ma deve lavorare sul fatto che poi crolla al terzo: problema di stanchezza fisica e quindi di tenuta fisica o mentale e di perdita di concentrazione? A fine stagione tutto può succedere e su questo aspetto potrà lavorare bene con Ferrero. Per lui, sicuramente, sarà fondamentale trovare più costanza e continuità durante i singoli match; a quel punto potrà veramente ambire a diventare n.1.
Ma è sembrato quasi come se, soprattutto il tedesco, non riuscisse a spingere la palla, come se la superficie fosse troppo lenta e pesante e la palla si piantasse e non rimbalzasse sufficientemente; ovviamente sia Thiem che Zverev prediligono una superficie più veloce. Infine, precisazione doverosa, il fatto che si giocava con le regole classiche del tennis mondiale e non con quelle “nuove” testate in via sperimentale alle Next Gen Atp Finals di Milano.

Barbara Conti