Italrugby vecchi difetti
e circoscritte nuove virtù.
Azzurri battuti da Tonga

italia-tongaFa riflettere ed stuzzica il fatto che l’Italia, più di una volta, abbia perso le gare contro Tonga agli ultimi secondi di gioco. La singolare peculiarità si è ripetuta nell’ultimo test Cariparma, disputato sabato a Padova, dove un preciso “penalty” calciato all’ottantesimo assorbe totalmente il risicatissimo vantaggio azzurro, un punticino, e consegna la vittoria ai tongani. Siamo di fronte alla classica occasione buttata alle ortiche tanto da essere motivo di grande frustrazione, come la hanno definità, nello staff italiano.

Le aspettative era altre dopo la sensazionale vittoria di sette giorni prima, con il Sudafrica, ed il lungo viaggio azzurro, come definisce questa nuova esperienza il Ct azzurro O’Shea, è già fermo al pit-stop. Vivono ancora diverse contraddizioni e vecchie certezze riaffiorano. All’Euganeo, se marginalmente non è mancato il fattore sfortuna, sotto osservazione sono un paio di ataviche insufficienze che pretendono di essere annullate definitivamente se si vorrà realmente entrare nel grande giro internazionale. Hanno avuto un peso determinante, nell’economia del risultato finale, la scarsa concretezza nel realizzare latitante la fondamentale “spiettatezza” e lucidità negli ultimi cinque/dieci metri, la riccorrente indisciplina in momenti e luoghi inopportuni, imprecisione delle giocate causate da da limiti gestuali e poca attenzione mentale. Si è partiti con grande spinta ma il piano di gioco, produttivo per metà del primo periodo di gioco, ha poi intanagliato la stessa mediana italiana che con il passare del tempo è passata ad una stanca guida “conservativa”. E’ affiorata, forse, anche una punta di boria o si è trascurata la necessaria umiltà. Scrollarsi le “aquile di mare” dalla distanza di break era di primaria importanza. E’ andata in senso contrario l’atteggiamento italiano che ha optato, troppe volte, per la sterile scelta della touche, pensando solo al bersaglio grosso, tralasciando punti pià probabili dalla facile alternativa dalla piazzola. Questo ha imposto un altro disegno all partita non riuscendo, anche nei periodi di vantaggio numerico, a distanziare i ringhiosi avverari. Non si tratta della semplice considerazione con il fatidico “senno del poi”, bensì di carattere pragmatico. Muovere costantemente “il pallottoliere” fa parte dell’abecedario. Dimenticare quanto sia decisivo è un errore di valutazione che pagano, sempre, anche i primi della classe. Un peccato mortale. Nel computo numerico non sono, infatti, state sufficienti le due mete italiane (Cittadini e Allan) contro la sola di Piutaiu per vincere la partita. Tonga si è rivelata meno “naif” di quanto qualcuno ha creduto e la poca confidenza del collettivo ha esaltato la grande individualità degli “isolani” che con il passare dei minuti ha dato consapevolezza alla possibilità  di portare a casa il match, ormai inaspettato, grazie all’ennesima infrazione al regolamento degli azzurri già rimasti in quattoridici per la precedente espulsione momentanea di Allan. Forse qui abbiamo anche una risposta al quesito iniziale. A questi livelli non mollano mai!
Un passo avanti e diversi indietro in questo autunno di rugby azzurro.

Prossimo appuntamento il Sei Nazioni da qui a febbraio tre mesi d’intenso lavoro e ripetizioni …nessuna pressione ma con la netta consapevolezza di quanto l’esame sia  importante per tutto il movimento ovale italiano.

Rugbying Class
di Umberto Piccinini

Dopo gli All Blacks il rugby italiano in cerca
di una conferma

italy-rugbySi chiude all’Euganeo di Padova il trittico Cariparma test match 2016 degli Azzurri (calcio d’inizio ore 15 e diretta televisiva DMAX a partire dalle 14,15). Dopo una rovinosa caduta contro gli All Blacks, un’esaltante vittoria con il Sudafrica sarà Tonga, l’avversaria da battere per decretare il coronamento o no di un novembre particolarmente positivo e che permetterebbe di sfumare il “grigiore” del recente passato e riguadagnare la necessaria fiducia. E’ quindi una partita dl “bivio”.
Scenderà in campo, in pratica, “quasi” la stessa formazione della scorsa settimana. Squadra che vince non si cambia … dicono. Si rivede, se pur in panchina, Michele Campagnaro ma non sarà della partita Sergio Parisse, fermato dalla commissione disciplinare francese per tre settimane per una citazione in Top 14 (il campionato francese in cui milita). Quest’ultima  è sicuramente la notizia, anche solo per la presenza da stacanovista del capitano. La maglia numero 8 la vestirà il recuperato Andries Van Schalkwyk, il realizzatore della prima meta contro gli Springbok e costretto a lasciare il campo anzitempo per una forte contusione, mentre per la fascia da capitano non ci sono stati dubbi a consegnarla a Simone Favaro. Il generoso “terza linea” dei Glasgow Warriors è sicuramente il più indicato a guidare la compagine azzurra, per la “dedizione” alla maglia e lo spirito che mette negli ottanta minuti di gioco. Uscito da vero trionfatore dalla vittoriosa partita con il Sudafrica di sette giorni or sono, qualcuno dagli spalti gli urlava “santo subito!”. Ma non facciamoci delle idee errate. Sebbene Tonga sia al quindicesimo della classifica mondiale (World Rugby Ranking), due posizioni sotto rispetto all’Italia, nonostante siano rarissimi i ritrovi collegiali della nazionale essendo tutti migranti dell’ovale vestendo colori societari in diversi Continenti, non è  mai una facile passeggiata. Pacchetti di mischia proveniente dai rudi campionati Transalpini, i trequarti dalla Premiership inglese, dal Top14, il massimo campionato giapponese e quello neozelandese, fanno delle Ikale Tahi (aquila di mare) dei clienti scomodissimi.

Le caratteristiche, sia in positivo, sia in negativo, sono quelle tipiche del rugby del Pacifico (Figi e Samoa sono le altre due). Fisicamente fortissimi, impavidi, veloci, aggressivi, fallosi al limite della vera scorrettezza (la cravatta o placcaggio al collo è metodica per bloccare l’avversario). Certo, probabilmente, non siamo più ai tempi della mastodontica rissa che s’incendiò nel 1986, in occasione del tour del Galles di una squadra europea, dopo una serie di falli che furono definiti “criminali” e diede la nomea infamante ai giocatori tongani. Per i più datati appassionati del rugby azzurro dici Tonga ed alla mente riaffiora il nome di Sateki Tuipulotu. 10 ottobre 1999 Welford Road di Leicester, si disputano gli ottavi della quarta edizione della Coppa del Mondo. Un girone da incubo con Nuova Zelanda ed Inghilterra ma passano ai quarti anche le migliori terze. L’Italia potrebbe giocarsela. Una sfida dove le due squadre di affrontano a viso aperto replicando colpo su colpo. All’ultimo secondo giocato il risultato è 25 a 25 ed l’irlandese David McHugh ha ormai il fischietto in bocca. La palla “avvelenata” arriva nelle mani dell’estremo tongano che, da metà campo, per follia o persuasione, la calcia. Una bordata micidiale che per diversi secondi zittisce lo stadio fino al fragore quando s’infila in mezzo ai pali. E’ il drop che beffa il XV italiano sancendo il risultato finale sul 25 a 28 per gli isolani. Ma quella era la parabola discendente di una grandissima nazionale italiana. Tornando al presente troviamo diverse analogie, soprattutto nelle motivazioni, con la gestione O’Shea. Quello che affiora è la chiarezza del progetto, non sempre scontato nel rugby italiano, e la serenità del gruppo a partire dai coraggiosi giovani buttati nella mischia, territorio non casuale visto che i debuttanti sono soprattutto “avanti”, nel duro scenario internazionale. Il leitmotiv di O’Shea è lavorare, lavorare, lavorare ma divertendosi.

Contro Tonga ci sarà da lavorare parecchio… speriamo possano anche divertirsi.

 

ITALIA

15 Edoardo PADOVANI (Zebre Rugby, 5 caps)*
14 Giulio BISEGNI (Zebre Rugby, 4 caps)
13 Tommaso BENVENUTI (Benetton Treviso, 36 caps)*
12 Luke MCLEAN (Benetton Treviso, 83 caps)
11 Giovanbattista VENDITTI (Zebre Rugby, 37 caps)*
10 Carlo CANNA (Zebre Rugby, 14 caps)
9 Giorgio BRONZINI (Benetton Treviso, 2 caps)
8 Andries VAN SCHALKWYK (Zebre Rugby, 7 caps)
7 Simone FAVARO (Glasgow Warriors, 32 caps)* – capitano
6 Francesco MINTO (Benetton Treviso, 30 caps)
5 Marco FUSER (Benetton Treviso, 15 caps)*
4 Quintin GELDENHUYS (Zebre Rugby, 66 caps)
3 Lorenzo CITTADINI (Bayonne, 52 caps)
2 Ornel GEGA (Benetton Treviso, 7 caps)
1 Sami PANICO (Patarò Calvisano, 5 caps)*

CT CONOR O’SHEA

a disposizione

16 Tommaso D’APICE (Zebre Rugby, 11 caps)*
17 Nicola QUAGLIO (Benetton Treviso, 1 cap)*
18 Simone FERRARI (Benetton Treviso, 1 cap)
19 George BIAGI (Zebre Rugby, 13 caps)
20 Abraham STEYN (Benetton Treviso, 5 caps)
21 Edoardo GORI (Benetton Treviso, 55 caps)*
22 Tommaso ALLAN (Benetton Treviso, 26 caps)
23 Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs, 25 caps)*

 TONGA

15 David HALAIFONUA (Gloucester Rugby, 20 caps)
14 Nafi TU’ITAVAKE (Northampton Saints, 3 caps)
13 Siale PIUTAU (Yahama Jubilo, 26 caps) –  capitano
12 Latiume FOSITA (Auckland Mitre 10, 20 caps)
11 Fetu’u VAINIKOLO (Oyonnax, 27 caps)
10 Kali HALA (Steelers Wider, 4 caps)
9 Sonatane TAKULUA (Newcastle Falcons, 18 caps)
8 Tevita KOLOAMATANGI (Waikato Chiefs, 2 caps)
7 Jack RAM (Auckland Blues, 10 caps)
6 Dan FALEAFA (Albi, 9 caps)
5 Jon TU’INEAU (Dax, 27 caps)
4 Steve MAFI (Castres, 19 caps)
3 Siua HALANUKONUKA (Otago Highlanders, 3 caps)
2 Paula NGAUAMO (Mont de Marsan, 9 caps)
1 Tevita MAILAU (Perpignan, 20 caps)

CT TUTAI KEFU

a disposizione
16 Elvis TAIONE (Exeter Chiefs, 26 caps)
17 Paea FA’ANUNU (Dax, 4 caps)
18 Sila PUAFISI (Glasgow Warriors, 25 caps)
19 Valentino MAPAPALANGI (Manawatu Turbos, 1 cap)
20 Kotoni ALE (Manly Marlins, 2 caps)
21 Tomasi PALU (Lions Mitre 10, 12 caps)
22 Tevita TAUFUI (Waikato Mitre 10, 11 caps)
23 Cooper VUNA (Worcester Warriors, 3 caps)

Umberto Piccinini

L’italia delle meraviglie. Battuti i forti springbok
per 20 a 18

rugby italia sudafricaIl Sudafrica è una delle tre “grandi” del rugby dell’emisfero sud, Australia e Nuova Zelanda sono le altre, dove dire “ovale” va ben oltre ad una forma geometrica. Pensare d’incontrare gli Springbok rende le notti insonni. Abrasivi, pesanti, prepotenti…cattivi come nessun’altro. Nei precedenti dodici incontri fra Italia e Sudafrica, ovunque si siano giocati, la memoria ci concede solo durissimi ottanta minuti, con al massimo sorpassi momentanei e tante grosse disfatte con in archivio un 101 a zero nel 1999 che rimane il peggior risultato assoluto del rugby italiano e causa del siluramento di Georges Coste, il tecnico più illuminato avuto dalle nostre nazionali. Ma il rugby è un gioco strano, non sai mai come rimbalzi quella palla pazza, e può succedere che l’Italia, la tredicesima del ranking, una squadra nel pieno di una profonda ricostruzione con fuori dalla porta il cartello “work in progress”, ritrovi l’anima e batta i quarti al mondo. Proprio così 20 a 18 è il risultato finale al Franchi di Firenze a favore dei giovani Azzurri che al tredicesimo tentativo scrivono la fatidica pagina di storia sportiva. Un risultato giusto in una partita ben governata e finita in crescita con i sudafricani in chiara défaillance. Certo non tutto è stato perfetto. Pur godendoci la grande vittoria dopo tante delusioni e consci di essere di fronte ad una vera esaltante impresa, in tutta franchezza e come chiede Sergio Parisse, rimaniamo con i piedi per terra perchè il lavoro è ancora lungo e tante cose sono da vedere e provare sia nei gesti, sia nella mente. Troppi inutili falli per dei professionisti, il giallo rimediato da Fuser è imbarazzante visto i risvolti che ha avrebbe potuto dare al match, troppi pericolosi svarioni e amnesie tecniche in occasione delle mete e non solo, ma si è visto finalmente un gruppo unito con la voglia di vincere aspetto indispensabile nel rugby. In questa Italia coraggiosa e operaia, a partire da capitan Parisi che rimane perennemente il punto di riferimento ed il fulcro del gioco soprattutto quando ricorda di essere una terza linea e abbandona le movenze da tre-quarti, nessuno si è risparmiato. Un match di sacrificio era chiesto, un match di sacrificio si è ottenuto. Un Italia dura e determinata affronta gli Springbok sullo stesso piano di battaglia e ne ha la meglio. Simone Favaro un gigante ed il resto della squadra, giovani e veterani, a fornire una prova maiuscola caica di orgoglio e priva di qualsiasi timore reverenziale. E’ chiaro come il sistema rugbistico sudafricano sia nel bel mezzo di una “crisi di nervi”, problemi finanziari e politica delle quote nere stanno minando certezze secolari, ma questo non impoverisce l’impresa italiana perché i vari Habana, Le Roux, Lambie, Albert, Mtawarira, Strauss, Kock & C rimangono, individualmente, il meglio mondiale e danno lustro alle società europee in cui militano con grassi contratti.

Qualcosa è scattato dall’arrivo dell’irlandese Conor O’Shea, nuovo Head Coach degli Azzurri, e una serenità insolita, la gioia di giocare hanno permeato l’ambiente azzurro. Ha capito da subito lo stato dell’arte del rugby nostrano. Con le sue esperienze da giocatore e allenatore cariche di talento, progettualità e umanità, detta tempi diversi, senza pressioni e nessuna pretesa di risultati immediati purchè impegno serio e continuo siano una costante. Il lavoro è sempre in team allargato e la fiducia nei giocatori è una prerogativa indispensabile. Si dice sicuro che l’Italia sarà una protagonista del grande rugby con una identità precisa. Le pozioni magiche spesso sono in “gaelico”.

Non sarà un caso che Conor O’Shea abbia la fisionimia di un elfo e sia di lingua gaelica? Se la sua miscela miracolosa sarà veramente vincente lo diranno i risultati ma il buon giorno si può vedere anche da pomeriggi come quelli di Firenze.

TOP & FLOP. Milano: Perisic salva l’Inter, vincono i pantaloncini!

interUn gol dell’esterno croato all’ultimo minuto evita la sconfitta all’esordio sulla panchina nerazzurra a Pioli, doccia fredda per Montella e Berlusconi, presente allo stadio e omaggiato dai tifosi con una bellissima coreografia. Grande spettacolo a San Siro, peccato per la scelta delle maglie: non si capiva nulla

MILANO – Le coreografie dei tifosi, in particolare quella della Curva Sud del Milan dedicata al presidente Berlusconi, la doppietta di Suso, il gran gol di Candreva, il pareggio all’ultimo minuto di Perisic: è stato davvero un bel derby di Milano, terminato 2-2. Peccato solo per la scelta delle maglie: chiunque davanti alla tv avrà avuto difficoltà a distinguere nerazzurri e rossoneri (entrambe le casacche troppo scure), l’unica salvezza sono stati i pantaloncini bianchi dell’Inter. Un pareggio che, con la sconfitta della Roma 2-1 a Bergamo contro l’Atalanta, fa felice la Juventus, ora a +7 sui giallorossi e il Milan dopo il 3-0 interno al Pescara. Continuano a vincere Torino e Lazio, indietro perdono tutte. Vediamo i top & flop di questa giornata.

TOP – Al terzo posto Andrea Belotti. Grazie alla sua doppietta il Torino è passato 2-0 a Crotone, il ‘Gallo’ (così soprannominato per la sua esultanza) ormai è definitivamente esploso ed è diventato il punto fermo della Nazionale di Ventura. Al secondo posto Suso: la sua doppietta non è servita al Milan per vincere il derby, però sono stati due gol davvero bellissimi. Lo spagnolo conferma di essere diventato un giocatore importante. Al primo posto Gian Piero Gasperini. La sua Atalanta continua a stupire: contro la Roma (battuta 2-1) è arrivata la settima vittoria nelle ultime otto partite. Numeri incredibili per gli orobici che ora sognano l’Europa.

FLOP – Al terzo posto Lukasz Skorupski. Il portiere dell’Empoli aveva preso solo due gol nelle ultime cinque gare: contro la Fiorentina ne ha subiti quattro e nel terzo, realizzato da Bernardeschi, non è stato deciso come in altre occasioni. Il suo campionato resta comunque ottimo. Al secondo posto Mauro Icardi. L’attaccante dell’Inter ha sbagliato due gol semplici contro il Milan: di solito li segna praticamente a occhi chiusi. Fortuna che i suoi compagni sono stati più precisi. Al primo posto le maglie del derby di Milano. Incredibile come non si sia deciso di cambiare una situazione che, da subito, risultava difficile. Le casacche rossonere e nerazzurre sono già complicate da distinguere, quest’anno poi sono ulteriormente scure e per il pubblico è stato davvero difficile capirci qualcosa. I pantaloncini bianchi dell’Inter hanno salvato la situazione.

Francesco Carci

Rugby. Grande giornata
di spettacolo. Italia umiliata dagli All Blacks

italia-allbacks

Grande giornata di spettacolo sabato scorso a Roma, dove Italia e Nuova Zelanda si sono sfidate in una amichevole di lusso. Tribune e curve erano stracolme di tifosi, appassionati, famiglie, tutti convenuti allo Stadio Olimpico per assistere al confronto tra i cosiddetti All Blacks ed una rinnovata nazionale italiana.

Dopo la brutta figura rifilata nell’ultimo torneo 6 Nazioni, infatti, buona parte della nostra squadra è stata ringiovanita, con l’obiettivo da parte del nuovo commissario tecnico, Conor O’Shea, di mettere in campo una squadra in grado di esprimere passione ed orgoglio per tutti gli 80 minuti del match.

Da parte neozelandese, parlano semplicemente i numeri: unica squadra ad aver sollevato tre volte la Webb Ellis Cup, Campioni del Mondo in carica, vincitori in 424 confronti su 550 match disputati nella storia, sempre vittoriosi nei precedenti tredici confronti contro l’Italia: insomma i maestri del rugby.

E così, dopo aver ballato la famosa haka, il fischio dell’arbitro Nigel Owens ha dato inizio alla partita. Non passano neanche cinque minuti che i neozelandesi sono già in meta, poi trasformata: partiamo male e siamo subito 7 a 0. I nostri non riescono a mettere pressione, loro allargano il campo e ci fanno correre. Non è facile confrontarsi con una squadra che varia continuamente il gioco come gli All Blacks. Ci illudiamo di poter quanto meno stare dignitosamente in campo  quando Carlo Canna infila l’ovale nei pali con un calcio: recuperiamo e siamo sul 7 a 3.

Ma dopo questa azione praticamente siamo invasi dalla marea nera. Nel primo tempo da segnalare da parte nostra solo qualche iniziativa del capitano Sergio Parisse ed i placcaggi di Simone Favaro. Mentre loro imperversano con escursioni coast-to-coast, che solo in parte riusciamo a limitare. Con un possesso palla del 75% da parte degli All Blacks, la prima frazione di gioco si conclude con un parziale di 35 a 3.

Nel secondo tempo ci presentiamo in campo con un atteggiamento più combattivo, anche se continuiamo a subire bellissime mete da parte dei neozelandesi: come quella al 58′ da parte di Fekitoa che abilmente riesce a cambiare angolo di corsa per evitare i nostri placcaggi.

Il nostro unico momento di gloria, salutato da un boato dell’Olimpico, è al 68′ : rubiamo palla e Tommaso Boni riesce a percorrere quasi metà campo con l’ovale ben stretto fra le braccia resistendo ai placcaggi neozelandesi, fino a riporlo oltre la linea della meta avversaria. Tommaso Boni, un giocatore che ha esordito in Nazionale, come titolare, nella vittoria di Toronto sul Canada nell’ultimo test-match del tour estivo 2016, fa ben sperare. La meta è stata poi trasformata da Tommaso Allan. Ed è questa l’unica azione italiana degna di nota nel secondo tempo.

Per il resto abbiamo malamente provato ad arginare la marea nera e le statistiche di fine partita parlano chiaro: 34% possesso palla Azzurri, 66% All Blacks. Ma, soprattutto, dieci mete messe a segno dai neozelandesi, contro appena una italiana. Pochi placcaggi da parte nostra, velocità e ritmo da parte loro. Praticamente hanno giocato a rugby solo loro, mentre noi forse giocavamo a pallamano acrobatica. La partita si chiude sul finale di 68 a 10. Peggio dell’ultima partita disputata fa quattro anni contro gli All Blacks, sempre a Roma, quando il risultato fu 42 a 10.

L’ennesima umiliazione dunque per i nostri colori, che possiamo solo augurarci sia ribaltata nelle prossime due amichevoli autunnali in programma: a Firenze contro il Sud Africa il 19 novembre ed a Padova contro Tonga il 26 novembre.

Al. Sia.

Nigel Owens, l’estroso arbitro scelto
per Italia Nuova Zelanda

all-blacksE’ molto arduo essere l’attrazione in campo quando sullo stesso terreno vanno in scena le gesta e la tradizione dei mitici All Blacks. E’ quasi impossibile essere una “stella” quando s’indossa la casacca da arbitro.
Anche nel rugby, non sempre popolarissimi se pur più ossequiati rispetto ad altri sport. Per riuscire si deve essere un autentico personaggio, capace d’incorporare l’insieme di tante prerogative, come Nigel Owens, l’autorevole, ed estroso giudice di gara dell’imminente Cariparma test-match fra Italia Nuova Zelanda che si disputerà sabato 12 novembre alla Stadio Olimpico di Roma (videocronaca in chiaro DMAX dalle 14,15).
Nigel Owens è un gallese doc, è infatti nato il 28 giugno 1971 nel villaggio di Mynydd Cerrig, sud-ovest del Paese, ad oltre un’ora da Cardiff, dove la gente ha vissuto per secoli di carbone e rugby ed in pochi, ancora oggi, parlano la lingua dell’oppressore inglese (se non costretti). Normale costume anche per lo stesso Owens che fino all’età della scuola dell’obbligo si è espresso solo in ostico gaelico. Da queste parti la palla ovale è pezzo integrante della struttura del DNA. Avere la dipendenza per il rugby ma con la consapevolezza di essere uno scarso giocatore, anche su puntualizzazione di uno dei suoi allenatori, ha spinto ad Owen alla direzione delle gare. Già ufficiale di polizia, nel 2001 l’esordio in ambito europeo e nel 2005 comincia a calcare la scena internazionale.

Nigel Owens

Nigel Owens

Ora ritenuto il miglior arbitro del Mondo, detiene il record di presenze nel Sei Nazioni e ben tre Coppe del Mondo, vede l’apoteosi nel 2015 con la direzione della finale della campionato mondiale fra All Blacks e Australia, l’attribuzione del Rugby World Award, la laurea Honoris Causa come Dottore in Legge alla Swansea University e la presenze Birthday Honours. per i novant’anni della Regina Elisabetta. Decori e gloria.

Ma il cammino della vita non è sempre stato in discesa. Subito dopo la prima designazione alla Coppa del Mondo del 2007, quindi già affermatosi ampiamente sui campi di tutto il globo, rilascia una lunga e aperta intervista al Wales On Sunday, il più diffuso del Galles, ed in una trasmissione televisiva di S4C, un noto canale televisivo sempre gallese, con il suo coming out omosessuale. Con la sua autobiografia Hanner Amser (intervallo in lingua cymru) scritta interamente in gallese e solo in seguito tradotta in inglese, va oltre ammettendo in uno straziante “non volevo essere gay” di aver avuto problemi di bulimia, dipendenza da steroidi e, per la grande depressione, di aver tentato
il suicidio quando aveva 26 anni al momento della rivelazione ai suoi genitori con una lettera, e di considerare seriamente la castrazione chimica, la risposta a quello cha ha sempre considerato il vero “problema”.

Un atto, la confessione, sicuramente coraggioso perché non convenzionale, a prescindere, ancora di più in un mondo notoriamente muscolo e machista. Ma le cose possono anche riservare piacevoli sorprese ed il rugby dimostra di superare gli altri sport in tutto il mondo in materia di accettazione delle stelle che sono gay. Anche se dovette affrontare una frangia d’’ignoranza e il pregiudizio di una minoranza che lo bersagliò i primi tempi su Internet, le reazioni all’outing furono comunque positive, subito negli spalti che nella alte sfere, prevalendo la reputazione come arbitro. Non si stanca di affermare “Alcune persone hanno detto che il rugby non è sicuro, ma penso che il rugby abbia dimostrato che è sicuro di essere chi sei.Non è solo la migliore squadra sportiva in tutto il mondo nel campo ma, a mio parere, è anche il miglior sport di squadra fuori il campo”.

La liberazione dal “fardello” fuori da tutte le ipocrisie ha ridato alla luce un uomo nuovo saldando ancora di più, mai fosse possibile, l’attaccamento per questo sport. La direzione delle partite diventa più disinvolta e spiritosa con simpatici “siparietti” con i giocatori dove, chiamandoli confidenzialmente per nome li riprende soprattutto per le simulazioni con sarcasmo e senza autoritarismi, non ha mezzi termini nell’attestare l’avversione per il calcio. Ad Hogg, forte estremo della Scozia, ricorda “Se vuoi tuffarti in questo modo torna qui tra due settimane che c’è una partita di calcio”. I sui ricorrenti “L’arbitro sono io. Tu fai il tuo mestiere, io faccio il mio questo non è calcio “ o il secco “this is not soccer”, un’icona stampata anche sulle TShirt andate a ruba fra gli appassionati. Capace, ora, anche di ironizzare su se stesso come quando entrò nello spogliatoio degli Ospreys per parlare con il capitano. Ryan Jones che spogliato gli disse; “Aspetti prima mi copro” e si sentì rispondere: “Guarda che sei comunque troppo brutto per i miei gusti”.
Popolare, quindi, non per essere gay ma per la sua grande capacità di gestire giocatori e gioco sabato sarà ancora una volta lo spettacolo nello spettacolo.

Umberto Piccinini

Top & Flop della Serie A: “Salah perché ti amo” all’Olimpico

Juventus e Roma provano la fuga: i bianconeri passano 2-1 sul campo del Chievo senza brillare, i giallorossi passeggiano 3-0 in casa contro il Bologna grazie alla tripletta di uno scatenato Salah. Tiene il passo il Milan, l’Empoli rompe il digiuno di gol con un poker a Pescara, all’Inter inizia la cura Pioli. Vediamo i top & flop di questa giornata.

salahTOP – Al terzo posto Gianluca Lapadula. Arrivato come colpo estivo, l’attaccante del Milan ha giocato pochissimo, chiuso da Carlos Bacca. Mai una polemica, l’ex attaccante del Pescara ha aspettato la sua chance e l’ha sfruttata al meglio, regalando la vittoria ai rossoneri 2-1 a Palermo con uno spettacolare colpo di tacco. Ora merita più spazio. Sul secondo gradino del podio Gian Piero Gasperini, ormai presenza quasi fissa. La sua Atalanta continua a stupire: il successo 3-0 in casa del Sassuolo è il quarto consecutivo, il sesto nelle ultime 7 gare e la difesa ha preso un solo gol nelle ultime 6. Numeri da Europa e infatti i bergamaschi hanno agganciato la Lazio al quarto posto. Ma la prima posizione se la merita Mohamed Salah che con la sua tripletta ha permesso alla Roma di superare 3-0 il Bologna all’Olimpico e di restare in scia della Juventus. Sull’attaccante egiziano ex Fiorentina si diceva che fosse rapidissimo ma poco lucido sotto porta. Invece sta facendo ricredere i più critici a suon di gol e assist. La notizia negativa per la società capitolina è che a gennaio lo perderà per la Coppa d’Africa: sostituirlo non sarà facile.

FLOP – Al terzo posto Gonzalo Higuain. Parliamo del miglior centravanti in Italia, uno dei migliori al mondo, ma la sua prestazione in Chievo-Juventus è stata a dir poco sottotono: un paio di errori sotto porta non da lui e molte volte assente nel gioco. Non è un campanello d’allarme, ma a Napoli aveva più continuità. Forse ci aveva abituato troppo bene. Al secondo posto il tecnico del Cagliari, Massimo Rastelli. La sua squadra sta facendo più che bene considerando che è una neopromossa ma la difesa sta dando segnali preoccupanti: con il 5-1 subito in casa del Torino, i gol presi nelle ultime 4 partite sono in totale 15. Fortuna che l’attacco continua a segnare e che in casa i rossoblù si trasformano, ma qualche modifica nella fase arretrata è necessaria. Al primo posto Carlos Bacca. L’attaccante colombiano del Milan vive un momento molto difficile: non segna da 5 partite, una sola rete su rigore nelle ultime 7. Numeri non da lui, il tecnico rossonero Montella non gli ha risparmiato qualche critica (“deve giocare di più per la squadra”) e si fa sempre più grande l’ombra di Lapadula. La sosta gli farà bene.

Francesco Carci

Serie A: top & flop.
I miracoli di Skorupski,
ex ingrato

skoru

Lukasz Skorupski

La Roma non passa a Empoli (0-0): merito delle parate del portiere polacco, in prestito in Toscana proprio dai giallorossi. Ne approfitta la Juventus che, con il gol decisivo del grande ex Higuain, supera 2-1 il Napoli e vola a +4 in classifica sui ragazzi di Spalletti. Ok Milan e Lazio, prima gioia per il Crotone, ancora sconfitta l’Inter: De Boer è al capolinea. Vediamo i top & flop di questa giornata.

TOP – Al terzo posto Jasmin Kurtic: grazie soprattutto alla sua doppietta, l’Atalanta ha battuto 3-0 il Genoa, conquistando la quinta vittoria nelle ultime 6 partite. Alle spalle delle big ci sono i bergamaschi di Gasperini. Al secondo posto Giacomo Bonaventura. E’ grazie alla sua intuizione che il Milan ha avuto la meglio 1-0 sul Pescara: un calcio di punizione dal limite dell’area battuto rasoterra, approfittando del salto della barriera. Un colpo di genio che ha regalato 3 punti preziosi ai rossoneri. E dopo la rete, c’è stata la dedica ai terremotati. Un bellissimo gesto. Al primo posto Lukasz Skorupski. Come detto, il portiere dell’Empoli ha compiuto diverse parate miracolose contro la Roma, in particolare quella al 92’ su El Shaarawy. Uno 0-0 che va stretto ai giallorossi, ma che dà fiducia ai toscani anche se restano i grandi problemi in fase offensiva (solo 2 gol in 11 partite, peggior attacco in Europa).

FLOP – Al terzo posto Daniele Gastaldello. Il capitano del Bologna ha commesso il fallo decisivo nella gara persa in casa 1-0 contro la Fiorentina, causando il rigore poi realizzato da Kalinic e rimediando l’espulsione che ha lasciato i suoi compagni in 10. Partita segnata da quell’episodio. Al secondo posto Mohamed Salah. La sua Roma non è riuscita a superare l’Empoli (come detto, partita finita 0-0) e così nei minuti finali l’attaccante egiziano ha deciso di provare la tattica della simulazione in area. L’arbitro Di Bello non c’è cascato e ha ammonito il giocatore giallorosso. Al primo posto De Boer: sfortunato a Genova nella sconfitta 1-0 contro la Sampdoria, ma il suo periodo all’Inter è ormai finito. Non ha assolutamente lui tutte le colpe della crisi della squadra e il compito era difficilissimo fin dall’inizio (ha preso il posto di Mancini a pochi giorni dall’inizio del campionato), però in più di due mesi non è riuscito a dare la sua impronta ai nerazzurri.

Francesco Carci

Serie A. Top & flop.
Turno infrasettimanale.
Icardi salva De Boer

icardiTurno infrasettimanale ricco di gol: tutto facile per la Juventus (4-1 alla Sampdoria), la Roma risponde vincendo sul campo del Sassuolo, male invece il Milan che perde 3-0 contro il Genoa. L’allenatore olandese resta sulla panchina nerazzurra grazie alla doppietta dell’argentino, decisivo contro il Torino. Bene anche Lazio e Napoli, indietro grande fatica per Pescara e Palermo. Vediamo i top e flop di questa giornata.

TOP – Al terzo posto Giampiero Gasperini. La sua Atalanta, dopo un inizio difficile (si parlava addirittura di esonero), è in un gran momento e si trova subito dietro le big in classifica. A Pescara è arrivata la quarta vittoria nelle ultime 5 gare. Brava anche la società a dargli fiducia. Al secondo posto Edin Dzeko, assolutamente trasformato rispetto all’anno scorso. Il centravanti bosniaco della Roma ha segnato un’altra doppietta nella vittoria 3-1 dei giallorossi sul campo del Sassuolo ed è arrivato a 10 gol in campionato. In pochi se lo aspettavano, ma è lui il capocannoniere della Serie A. E inevitabilmente è diventato insostituibile. Al primo posto, parlando sempre di attaccanti, c’è Mauro Icardi. Il numero 9 dell’Inter è stato decisivo nel 2-1 a San Siro contro il Torino segnando una doppietta. Meraviglioso il secondo gol all’88’ che ha permesso ai suoi di ritrovare la vittoria e soprattutto a De Boer di salvare la panchina. Il futuro dell’allenatore olandese resta comunque incerto, ma intanto ha dovuto ringraziare l’argentino per un successo fondamentale.

FLOP – Al terzo posto Lirola. Il difensore del Sassuolo ha commesso un ingenuo fallo su Dzeko nella partita contro la Roma: inevitabile rigore che lo stesso attaccante bosniaco ha realizzato per il 2-1 dei giallorossi e strada spianata per il successo di Spalletti e compagni. Al secondo posto la difesa del Cagliari: dopo la sconfitta di domenica scorsa 3-5 contro la Fiorentina, è arrivato un altro pesante ko 4-1 contro la Lazio. SI può perdere contro due squadre ben più forti dei rossoblù, ma subire 9 gol in 2 gare è decisamente troppo. Campanello d’allarme per Rastelli. Al primo posto Gabriel Paletta del Milan. Con i rossoneri già sotto 1-0 in casa del Genoa, l’ex difensore del Parma ha commesso un fallo inutile e bruttissimo su Rigoni lasciando i compagni in 10. Rimonta che da difficile è diventata impossibile, anzi i liguri hanno poi dilagato per 3-0. Da un giocatore della sua esperienza non ci si aspettano questi errori.

Francesco Carci

Serie A. De Boer,
per salvarti (non)
ci vorrebbe un Santon

La nona giornata ci dice che il campionato è aperto. Merito del Milan che supera 1-0 la Juventus grazie al baby Locatelli (e a Rizzoli). Ne approfittano anche Roma e Napoli, risveglio Fiorentina a Cagliari, disastro Inter: ora la panchina di De Boer traballa. Vediamo i top & flop di questo weekend.

during the Serie A match between AC Milan and Juventus FC at Stadio Giuseppe Meazza on October 22, 2016 in Milan, Italy.

Manuel Locatelli.

TOP – Al terzo posto Iago Falque. Si parla poco dell’esterno spagnolo del Torino ma, dopo un anno negativo alla Roma, è tornato assoluto protagonista con la maglia granata. Il colpo estivo del presidente Cairo è stato Ljajic, tutti si aspettano i gol di Belotti, ma il vero trascinatore dell’attacco di Mihajlovic è proprio Iago Falque, che contro la Lazio ha segnato il suo quinto gol in campionato, il quarto nelle ultime 4 partite. Al secondo posto Nikola Kalinic della Fiorentina. Tanto criticato per un inizio stagione sottotono, l’attaccante croato ha segnato 5 reti nel giro di pochi giorni: prima la doppietta contro lo Slovan Liberec in Europa League, poi la tripletta al Cagliari nel successo dei viola per 5-3 al ‘Sant’Elia’. Un pokerissimo per dimenticare il periodo no. Al primo posto Manuel Locatelli, il baby prodigio del Milan. L’infortunio di Montolivo gli ha consegnato le chiavi del centrocampo rossonero, con Montella che ha dato fiducia nonostante i suoi 18 anni. E il ragazzino lo ha ripagato decidendo la supersfida contro la Juventus con un gol straordinario. Difficilmente poteva immaginarsi di battere Buffon e avere tutto San Siro a incitarlo e invece ora Locatelli si gode questo magico momento.
FLOP – Al terzo posto l’Empoli. Numeri impietosi per i toscani: appena 2 gol nelle prime 9 giornate, segnati oltretutto nella stessa gara (2-1 al Crotone). La lotta salvezza è ancora aperta e la situazione non è drammatica, ma l’allenatore Martusciello deve inventarsi qualcosa perché se non si segna sarà dura restare in Serie A. Al secondo posto Manolo Gabbiadini. L’attaccante del Napoli è stato espulso nella sfida a Crotone per un brutto fallo di reazione: un gesto non da lui, sempre calmo e pacato (fin troppo) dentro e fuori dal campo. Fortunatamente per lui, gli azzurri sono comunque riusciti a portare a casa la vittoria nonostante l’inferiorità numerica, ma con Milik già ai box per infortunio, ora il tecnico Sarri ha ancora meno scelta in avanti. Ingenuo. Fa peggio però Santon e in generale tutta l’Inter. Potremmo infatti dare la colpa a chiunque: dalla società (i cinesi hanno portato soldi importanti, ma ancora non c’è chiarezza su chi prenda le decisioni), ai giocatori, fino a De Boer, che ha sempre chiesto tempo per imprimere le proprie idee, ma che non sembra aver migliorato la situazione, anzi. Per uno scherzo del destino, è stato ‘tradito’ proprio dal suo uomo di fiducia (appunto Santon, praticamente sempre schierato dal tecnico olandese) con un fallo da dilettante che ha causato il rigore decisivo del 2-1 per l’Atalanta contro i nerazzurri. I numeri sono critici: è la terza sconfitta consecutiva in campionato e la classifica piange. L’esonero è dietro l’angolo, avanti il prossimo.

Francesco Carci