All’improvviso Koulibaly! Juve-Napoli: sarà duello Fino Alla Fine

Un gol al 90’ del difensore senegalese decide la sfida scudetto tra bianconeri e azzurri. Popolo partenopeo in festa (10mila persone all’aeroporto Capodichino ad accogliere la squadra). La Vecchia Signora ha adesso un punto di vantaggio a quattro giornate dal termine del campionato

koulibalyTORINO – Sembrava destinata ad uno scialbo 0-0 la sfida scudetto tra Juventus e Napoli. Un punto che avrebbe permesso ai bianconeri di mantenere quattro punti di vantaggio sui ragazzi di Sarri a 360 minuti dalla fine del campionato. E invece, proprio al 90’, un’imperiosa incornata di testa di Koulibaly gela Buffon e tutti i tifosi della Vecchia Signora. I partenopei espugnano così l’Allianz Arena e riaprono completamente i giochi per lo scudetto: tra la squadra di Allegri e quella di Sarri adesso c’è un solo punto di distacco.
GRANDE FESTA A NAPOLI – Nel capoluogo campano, ma non solo, sono partiti immediatamente grandi festeggiamenti. Caroselli per strada, bagni nelle fontane e più di 10mila persone all’aeroporto di Capodichino ad accogliere Insigne e compagni, reduci dalla trionfante trasferta torinese. Siamo abituati a scene simili quando si vince un Mondiale o quando si alza in cielo una coppa, invece non è stato fatto ancora nulla. Ma la gioia dei tifosi partenopei è stata impossibile da contenere. Anche diversi vip hanno espresso sui social network la propria soddisfazione: da Nino d’Angelo al sindaco De Magistris fino a Diego Armando Maradona che ha pubblicato la scritta “Mamma Mia”.
LOTTA FINO ALLA FINE – La Juventus ha comunque un punto di vantaggio sul Napoli, ma il calendario sembra strizzare l’occhio agli azzurri. I bianconeri infatti sono chiamati a due trasferte durissime contro Inter (sabato prossimo) e Roma, entrambe in piena corsa Champions. Più agevoli invece gli impegni casalinghi contro Bologna e Verona. Discorso simile per il Napoli che riceverà al San Paolo Torino e Crotone, mentre farà visita e Fiorentina e Sampdoria, entrambe le squadre in lotta per l’Europa League. Tutto quindi è nelle mani della Juve che con quattro vittorie festeggerebbe il settimo tricolore consecutivo, ma la differenza di entusiasmo, dopo il successo nello scontro diretto, potrebbe essere decisivo per il Napoli.

Francesco Carci

Internazionali di Tennis 2018: presentate tutte le novità di quest’anno

ibi 2018“Ogni anno c’è qualcosa di bello, non si può fare a meno di dirlo; neppure il peggior denigratore può negarlo”. Così Nicola Pietrangeli, che insieme a Lea Pericoli ha tanto contribuito ad esportare il tennis italiano nel mondo, ha riassunto ed anticipato quello che sarà lo spirito che caratterizzerà la 75esima edizione degli Internazionali di tennis Bnl d’Italia. Ormai si gioca pensando già al master di Roma. E, alla presentazione ufficiale di ogni anno con la conferenza stampa d’apertura (moderata da Piero Valesio, direttore editoriale di Supertennis che è da anni primo canale tv ufficiale degli IBI) ben è stato evidenziato quanto la parola che meglio li possa descrivere è “novità”. Tantissime quelle che saranno messe in campo.

È stato il presidente della FIT (la Federazione italiana tennis), Angelo Binaghi, a illustrare le principali. “75 anni sono tre quarti di secolo, sembrano un’enormità nella storia dello sport; gli Internazionali sono una delle manifestazioni più datate, ma ciò che li rende così longevi è anche l’esempio che ci è stato e ci viene ancora dato da Nicola e Lea, che impersonificano gli ideali in cui tutti noi vorremmo sempre poterci rispecchiare e ritrovare”. Ma il filmato iniziale proiettato, che ripercorre tutti questi anni di vita degli IBI, ben mostra come siano cambiati e in che modo si siano evoluti, dove si sia arrivati. Ciò, poi, ha suscitato l’interrogativo: dove stiamo andando? Da sempre, è stato sottolineato da più fronti, nel loro Dna hanno avuto una forte attrattiva e hanno suscitato un’aspettativa enorme. Questo è un dato di fatto; ma si è comunque andati oltre, cercando di superare ogni immaginazione.

Seguendo l’esperimento fortunato del passato della collocazione riuscita di un campo nel centro di Roma, da quest’anno le pre-qualificazioni si giocheranno nei campi montati a piazza del popolo, a partire dalle ore 11 di mattina; “manca l’ultima autorizzazione formale” – ha precisato Binaghi –, ma aprirsi alla città di Roma e offrire il tennis mondiale alla Capitale sembra davvero a un passo dal raggiungimento concreto di un obiettivo ambizioso che diventerà presto realtà: “sarà la porta d’accesso al cuore della città”, ha commentato il presidente FIT. Verranno, infatti, coinvolti altri quartieri di Roma; tanto che, ha puntualizzato la sindaca di Roma Virginia Raggi, la partnership forte con l’amministrazione capitolina prosegue e vedrà il coinvolgimento del terzo municipio. I grandi campioni, come lo scorso anno (con ad esempio Maria Sharapova al Colosseo), arriveranno in periferia e l’intento – puntualizza Raggi – è quello di rendere permanente il campo anche lì. Inoltre si sta cercando di rendere sempre più attuativa e definitiva la copertura del campo Centrale: “a breve dovrebbe partire un concorso di idee per sbloccare tale progetto, cercando di rendere la pratica il più veloce possibile”, ha voluto aggiungere.

Tuttavia, c’è anche un’altra novità meno positiva. “Quest’anno forse, – ha annunciato Binaghi – non batteremo il record di incassi degli anni passati”; finora si è registrato un -6%, che però, ad ogni modo, non scoraggia di fronte a un’affluenza pazzesca che si avrà comunque: “si parla sempre di una marea umana, per poco meno di 11-12 milioni di euro di incassi, il che non ha paragoni nella storia dello sport”. Questo, poi – prosegue Binaghi -, viene contemperato dal forte incremento invece, al contrario, delle aziende che hanno scommesso sugli IBI 2018, investendo in tale manifestazione, instaurando partnership e sponsorizzazioni importanti e significative. Tutto questo dà e rappresenta “una grossa opportunità” di entrare in un circuito sempre più vasto, arricchendo il proprio prestigio e la propria visibilità.

A tale proposito il presidente FIT ha fatto altri due grossi annunci: avrà luogo la seconda edizione delle Next Gen Atp Finals di Milano. E poi ha comunicato le wild cards assegnate, molto attese: nel femminile, due sono andate a Sara Errani e a Roberta Vinci; mentre la terza andrà alla vincitrice delle pre-qualificazioni. Nel maschile, invece, due sono state attribuite ad Andreas Seppi ed a Paolo Lorenzi; ma ve ne sono altre due: una terza, che andrà al vincitore del torneo delle pre-qualificazioni, una quarta che verrà concessa a un giovane che è emerso, è molto cresciuto e ben si è messo in mostra mancando per poco l’accesso al tabellone alle Next Gen Atp Finals di Milano lo scorso anno: Matteo Berrettini, che già lo scorso anno agli Internazionali aveva raggiunto il primo turno di tabellone, perdendo da Fabio Fognini (in un derby che tanto aveva emozionato). “È nostro dovere valorizzare i giovani e gli esempi positivi: e lui lo è”, ha commentato in merito Binaghi.

Ed a tale proposito, ha rincarato la dose la sindaca Raggi, ribadendo il necessario coinvolgimento dei giovani, anche tramite l’accoglimento di scuole e di sempre più alunni e ragazzi nello Young Village; ma non solo. Un’altra categoria cui rivolgersi è quella dei diversamente abili e quest’anno si avrà la nona edizione degli Internazionali Bnl Wheelchair Tennis, ossia dei giocatori del tennis in carrozzina, ormai a pieno regime ospiti degli IBI. Ed al riguardo Luigi Abete, attuale presidente di BNL, ha voluto ricordare la forte, continuata e consolidata collaborazione tra Bnl e Telethon. Poi si è voluto soffermare sull’evento degli IBI, manifestazione sempre più social, annunciando altre novità in merito: l’introduzione di un’altra app. OItre alla pagina FB con più di due milioni di fans, dopo il successo di “We are tennis”, arriva la seconda app: Bnl Academy, che consentirà ai circoli di tutta Italia di essere sempre in contatto tra loro, di conoscersi meglio permettendo loro di organizzare partite tra di loro, acquisendo ed avendo maggiore visibilità e incrementando la comunicazione tra di essi. Si è trattato di una misura ormai diventata indispensabile, oggi che siamo in una realtà glocal – al contempo globale e locale –, in cui si è contemporaneamente cittadini del mondo e di Roma (e, ovviamente d’Italia) – ha fatto notare Abete -.

Infine le conclusioni sono aspettate a Giovanni Malagò, presidente del Coni. “Premettendo che bisogna sempre rinnovarsi ed evolversi, vorrei evidenziare come Roma sia il motore di tutto lo sport, in grado di attivare anche altre discipline sportive. E il punto di partenza sono proprio gli IBI. La Capitale, infatti, ha nel suo Dna una grande vocazione per lo sport, che bisogna valorizzare assolutamente sempre di più”. Malagò ha poi voluto tenere segreto il nome del luogo dove avverrà il sorteggio ufficiale dei tabelloni, location ancora incerta: non è stato infatti ancora deciso il posto, anche se se ne ha in mente uno, ma si punta talmente in alto che non si vogliono azzardare per il momento anticipazioni rischiose e un po’ premature. Viceversa, il presidente del Coni è voluto andare oltre, facendo una riflessione sull’attuale situazione del tennis – italiano in particolare -: “il tennis è in piena fase di transizione”, è stata la sua considerazione. Non è stata una provocazione, ma Malagò ha voluto spiegare i motivi della sua affermazione: “c’è un’interessante generazione di giocatori che si sta via via affermando (quella degli stessi Next Gen per esempio), ma che non si è ancora consolidata del tutto nell’immaginario collettivo come ‘generazione vincente’ nei confronti dei campioni di sempre, penso a Federer, Djokovic e Nadal ad esempio; sicuramente anche l’incremento degli investimenti da parte di grandi aziende ci fa ben sperare per il futuro”. Con questo auspicio positivo e ottimistico ci si è dati appuntamento a maggio, dal 7 al 20, con gli IBI 2018, una kermesse sempre più in crescita e sempre più articolata: una realtà allargata a 360°.

Bufera post Bernabeu. Il ‘buonista’ Del Piero contro il ‘furioso’ Buffon

buffon real madridAlex Del Piero e Gigi Buffon, due Capitani diversi, due giocatori che hanno fatto la storia dei bianconeri. Dopo le polemiche di tifosi e spettatori del calcio sul rigore al 93 esimo per il Real Madrid e sul cartellino rosso a gigi Buffon, lo sfogo del capitano bianconero che ha diviso ancora di più la platea dei commentatori alla partita dei quarti di finale di Champions League.
Ma il furore del numero uno dei bianconeri ha lasciato di stucco l’ex Capitano della Juve, Alessandro Del Piero. Il Pinturicchio si è dissociato dalle parole di Buffon e ha commentato il match nella trasmissione di Sky “L’originale”: “Quando Gigi ha parlato di cuore è stato straordinario, ha dato il meglio di sè. Quando ha parlato dell’arbitro ho fatto fatica a comprenderlo. Io non capisco perché si debba fare tanto riferimento alla partita d’andata. Il calcio è così, si analizza il momento: bello o brutto, quello è il momento. Non ho capito quel passaggio lì e credo che fondamentalmente sull’arbitro dirà delle cose diverse da quelle che ha detto tra qualche giorno”.
Del Piero non ha mai proferito una parola contro la squadra che ne decise l’allontanamento, ma Buffon non è come lui, anche dopo l’ira contro l’arbitro che lo ha espulso dal campo, si è sfogato contro il direttore di gara Micheal Oliver: “Era sicuramente una azione dubbia al 93′, dopo che all’andata non ci hanno dato un rigore al 95′. Un arbitro all’altezza non infrange il sogno di una squadra che ha messo tutto in campo per 90 minuti. Ha voluto fare il protagonista. Un essere umano non può fischiare un episodio stra-dubbio, dopo una gara del genere a meno che al posto del cuore non abbia un bidone dell’immondizia. Se non hai la personalità per stare a questi livelli, allora vai in tribuna con la famiglia, compra le patatine e goditi lo spettacolo”

Scintille tra Valentino Rossi e Marquez: “Non guardarmi più in faccia”

In Argentina succede di tutto: lo spagnolo fa cadere il Dottore e viene punito dagli arbitri. Poi si reca al box Yamaha per scusarsi, ma viene fatto allontanare. L’ira di Vale: “È falso e recidivo, le sue scuse sono una presa in giro. In pista ho paura se c’è lui, non mi sento protetto”. La replica: “Mai andato contro un pilota”

rossi54ROMA – Far west nella MotoGp. Ancora loro: Valentino Rossi e Marc Marquez. O meglio, ancora lui: Marquez e il suo modo assurdo di guidare. È successo in Argentina, secondo appuntamento stagionale: lo spagnolo della Honda ha letteralmente buttato fuori pista il Dottore, tentando un sorpasso senza senso. Inutile il tentativo di scuse a fine gara: entrato nel box Yamaha, Marquez è stato brutalmente mandato via. E successivamente Rossi non gliele ha mandate a dire.
“LO FA APPOSTA, È PERICOLOSO” – Ecco l’ira (comprensibile) di Valentino: “Marquez è pericoloso, va fermato. Sta distruggendo il nostro sport. Mi è venuto addosso e l’ha fatto apposta, lui punta alle gambe. Fa così con tutti e in particolare ce l’ha con me, mi ha già fatto perdere il Mondiale nel 2015. Ho paura se c’è lui e non mi sento abbastanza protetto dalla direzione di gara: gli permettono di fare ciò che vuole”. Scuse ovviamente non accettate: “Lui si scusa davanti alle telecamere per fare bella figura, ma è falso e recidivo. E’ una presa in giro. Mi auguro che non mi cerchi più, non mi deve guardare in faccia”.
LA REPLICA DI MARQUEZ – Puntuale la replica dello spagnolo. “Non sono mai andato contro un pilota. Ho subito chiesto scusa, non l’ho fatto apposta, c’era una pozzanghera sulla frenata e l’ho toccato, mi dispiace”. Ma Valentino non ne vuole sapere: “Liberissimo di non accettare le mie scuse – aggiunge Marquez -, mi hanno penalizzato, giusto così”. E infatti la Race direction ha inflitto al pilota della Honda una penalizzazione di 30 secondi, che lo ha fatto scivolare al 18° posto. La gara è stata vinta a sorpresa da Cal Crutchlow, ora leader del Mondiale con la sua Honda. Zarco e Rins completano un podio del tutto inedito, solo sesto invece Andrea Dovizioso.

Francesco Carci

Padel Day 2018.
Torna il torneo Padel e Beneficenza

padel day, padel, padelnostro, airc Padel&Beneficenza. Questi gli ingredienti della seconda edizione del Padel Day, l’evento nazionale – in programma domenica 27 maggio – che farà scendere in campo il Padel e l’aiuto a favore dell’AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro che da oltre 50 anni si impegna a finanziare la ricerca oncologica per rendere il cancro sempre più curabile. Continua a leggere

Champions League, parte la grande sfida Italia-Spagna

ronaldo

Juventus e Roma pronte a sfidare Real Madrid e Barcellona nei quarti di finale. I bianconeri vogliono vendicare la sconfitta nella finale di Cardiff dello scorso giugno, per i giallorossi impresa quasi impossibile. Giovedì Lazio-Salisburgo per l’Europa League

ROMA – La Champions League entra nel vivo: dentro o fuori, non si può più sbagliare. L’Italia, che ha due squadre tra le prime otto (non succedeva da più di 10 anni), si gioca le proprie chance con Juventus e Roma, chiamate però ad una doppia sfida difficilissima contro le big di Spagna, Real Madrid e Barcellona.

VENDICARE CARDIFF – L’urna di Nyon è stata tutt’altro che generosa con le squadra italiane. La Juventus infatti affronta il Real Madrid, che ha vinto tre delle ultime quattro edizioni della Champions (le ultime due consecutive). E proprio l’ultimo trionfo delle merengues i tifosi bianconeri se lo ricordano bene: lo scorso 3 giugno a Cardiff finì con un sonoro 4-1 per la squadra allenata da Zinedine Zidane. Normale dunque che Cristiano Ronaldo e compagni partano con i favori del pronostico, ma proprio il desiderio di vendetta sarà una spinta in più per la Vecchia Signora. L’andata è in programma stasera a Torino, il ritorno mercoledì 11 nella capitale spagnola.

ROMA, SERVE L’IMPRESA – La Roma, dopo aver eliminato gli ucraini dello Shakthar, è chiamata ad una vera e propria impresa. Il Barcellona, che sta dominando il proprio campionato, sembra infatti una corazzata perfetta. Normale esaltare prima di tutti Leo Messi, ma in ogni reparto i catalani possono contare su una serie lunghissima di campioni. E, particolare da non sottovalutare, la difesa concede molto meno rispetto agli anni passati. Nel calcio nulla è impossibile, ma ai ragazzi di Di Francesco serviranno 180 minuti stellari. Prima gara mercoledì sera al Camp Nou, ritorno martedì 10 all’Olimpico.

C’E’ ANCHE LA LAZIO – La settimana europea si chiude giovedì con i quarti di Europa League. Una particolarità: ci sono otto squadre, tutte di nazionalità diverse. Tra queste anche la Lazio di Simone Inzaghi, che se la vedrà contro il Salisburgo. Un sorteggio abbastanza fortunato (potevano capitare avversari come Arsenal o Atletico Madrid), ma attenzione a sottovalutare i campioni d’Austria, imbattuti nella competizione e pieni di giovani promesse del calcio europeo. Ma se Immobile e soci confermeranno la grande vena realizzativa stagionale (già superata quota 100 gol), il passaggio del turno sarà assolutamente alla portata.

Francesco Carci

Torneo di Indian Wells: Del Potro avanti tutta, si afferma la Osaka

del-potroIl recente torneo di Indian Wells ha portato due grossi risultati. Innanzitutto l’affermazione che consolida il ritorno di forma – tra l’altro per sua stessa ammissione – di Juan Martin Del Potro. Il campione argentino non solo diventa il nuovo numero sei al mondo, guadagnando molte posizioni in classifica ed entrando a pieno regime nella top ten, ma si toglie anche la soddisfazione enorme di battere in finale ad Indian Wells appunto lo svizzero Roger Federer. In tre set, con il punteggio di 6/4 6/7(8) 7/6(2). Da evidenziare la grande sportività di entrambi e la loro amicizia in un abbraccio finale sincero; sicuramente, altrettanto da sottolineare, la particolarità di una finale un po’ anomala. Infatti, in primis la presenza di un pubblico un po’ rumoroso (più fragoroso rispetto alla norma) ha agitato un po’ gli animi dei due tennisti: incitando molto Del Potro, lo ha un po’ deconcentrato, innervosendo – al contempo – l’elvetico. Entrambi, poi, si sono lamentati dell’arbitraggio, per certe chiamate dubbie e non condivise, mentre avrebbero voluto più “controllo” da parte sua di ciò che accadeva in campo e fuori. Infine, per la prima volta in assoluto nella storia del tennis, si è visto il numero uno indiscusso nervoso come non mai; e pertanto anche falloso più del solito. Federer ha commesso molti errori banali per lui, sbagliando anche volée facili per un talento come il suo; ma forse complice il forte vento o il caldo di un orario di punta a Indian Wells. Forse Roger ha pagato un errore tattico, di insistere troppo sul dritto potentissimo di Del Potro, che lo ha lasciato fermo più volte, con accelerate fulminanti che ha potuto solo seguire immobile con lo sguardo da lontano. Neppure il supporto della moglie sugli spalti è stato sufficiente a sostenerlo sino alla fine. Bravo lo svizzero a rimontare al terzo set, vincendo un lottatissimo tie-break al secondo set; vice-versa ha giocato meno bene quello del terzo set, sprecando tre match point, con la possibilità di chiudere 6/4 per poi pareggiare invece sul 5 pari; a quel punto era inevitabile il tie-break, ma non lo ha impostato bene l’elvetico che è andato subito molto sotto nel punteggio, anche se abile successivamente a recuperare; ma non è bastato, alcuni errori clamorosi gli hanno impedito di mettere il suo sigillo sul trofeo e di completare la rimonta. Capita anche ai migliori di avere giornate no; sicuramente questa partita meno brillante nulla toglie al valore tennistico e sportivo di Federer, e non inficia la sua eccellente carriera – che lo vede forte del primato alla conduzione della vetta della classifica mondiale -. Anche Del Potro conferma di essere tornato e di essersi ritrovato, nonostante i problemi al polso che hanno fatto sì che il suo rovescio non sia più quello di prima. Convalida la vittoria facile su Kevin Anderson in finale, con un doppio 6/4 senza storia, della settimana precedente al torneo di Acapulco.

Sicuramente per entrambi vale il discorso di vedere l’andamento del match molto indirizzato dal rendimento al servizio: più alto è quest’ultimo, più facile la vittoria. E questo lo si è visto anche nel femminile. Nella sezione Wta si impone una giovane esordiente come la ventenne Naomi Osaka. Vince sulla coetanea Kasatkina in una finale veloce terminata per 6/3 6/2, senza che la russa sia riuscita a trovare un modo per impensierire quantomeno la giapponese. Tuttavia Daria si dimostra avversaria non da poco e tennista più che valida: non solo centra il suo best ranking, piazzandosi alla posizione n. 11 del mondo, ma elimina una dopo l’altra avversarie del calibro di: Sloane Stephens (che batte per 6/4 6/3 e vincitrice dell’ultima edizione di settembre scorso 2017 degli Us Open, dove si impose su Madison Keys per 6/3 6/0); la danese, e attuale n. 2 al mondo, Caroline Wozniacki (sconfitta per 6/4 7/5, vincitrice lo scorso gennaio degli Australian Open su Simona Halep in tre set: per 7–6, 3–6, 6–4); la tedesca Angelique Kerber, umiliata con un netto e severo 6/0 6/2 (tra l’altro la tedesca aveva vinto il torneo di Sydney in gennaio, con un doppio 6/4 sulla Barty, che l’aveva portata al n. 10 della classifica mondiale); poi Venus Williams in tre set, in una semifinale combattutissima, con il punteggio di: 4-6 6-4 7-5; brava la russa ad approfittare di qualche errore di troppo, nei momenti decisivi, dell’americana e a sfruttare ogni chance. Nella semi-finale ha sicuramente vinto con la praticità di una tattica essenziale, di contenimento e di difesa, respingendo ogni colpo e tenendo sempre in campo le palle, anche con tiri privi di peso, così da costringere Venus a rischiare di più, sprecare più energie, sbagliando maggiormente e facendola stancare con un dispendio di energie superiore; non semplice tirare su colpi lavorati, palle basse o in back, per poi variare l’intensità, accelerando improvvisamente con tiri profondi e più violenti. Intelligente e furba la Kasatkina, che forse – però – poi nella finale ha pagato un po’ di stanchezza per il duro match, chiedendo più volte il coaching e prendendosi forse un anti-dolorifico o un integratore. Venus sicuramente ha mostrato un bel gioco; poi si è resa protagonista di una notizia importante per il torneo e per tutto il tennis femminile. Innanzitutto ha battuto la sorella Serena per 6/3 6/4, ma la più piccola delle Williams già aveva vinto la sua conquista più grande; in primis per essere tornata a giocare dopo la lunga assenza e il recente posticipo che aveva comunicato (dopo il forfait agli Australian Open) e aver subito sconfitto la Diyas per 7/5 6/3, e poi la Bertens per 7/6 7/5; poi, sicuramente, la nascita di sua figlia è una gratificazione superiore, così come il gesto d’amore del marito, che ha fatto mettere dei cartelloni a seguire in successione a formare la scritta ‘sei la più grande mamma del mondo’. Ma Serena ha dimostrato, forse soprattutto a se stessa, di essere quella di sempre, la numero uno dentro, per il suo carattere combattivo: subito dopo il parto ha rischiato di morire per un embolo, come le accadde già in passato; il fatto di aver superato questo pericolo enorme, rende tutte le altre battaglie tennistiche in campo irrilevanti quasi, poca cosa. Un’altra tennista che si è contraddistinta nella sezione femminile è Simona Halep; la rumena si ferma nuovamente a un passo dal trionfo, forse ha ceduto fisicamente, o forse si è fatta sorprendere dalla maggiore vivacità tattica ed incisività ed esplosività ei colpi, più in pressione, della Osaka: sicuramente il 6/3 6/0 incassato dalla nipponica in semifinale pesa alla numero uno al mondo; ma non è una coincidenza questa vittoria strabiliante della giapponese. Onore al merito alla rumena che rimonta due duri match al terzo set: prima contro la Dolehide e successivamente contro la Martinic (dunque forse un po’ di stanchezza accumulata per lei). La Osaka, d’altronde, aveva eliminato ai primi due turni campionesse come Maria Sharapova (con un doppio 6/4) e la Radwanska (per 6/3 6/2). Per la russa e per la polacca continua il periodo negativo, ma fase ‘no’ anche per la ceca Pliskova, che perde proprio dalla Osaka con un netto 6/2 6/3; ma quello che stupisce sono le percentuali molto basse al servizio, sia di vincenti con la prima che con la seconda palla di battuta, da parte sua: lei che di solito piazza aces a raffica.

Nulla di regalato per la giovane ventenne, ma tutto guadagnato e meritato. A proposito di talenti precoci, non si può non menzionare la vittoria all’Atp 250 di Delray Beach di Frances Tiafoe (sempre 20 anni): impartisce una dura lezione, con tiri da maestro, al giovane statunitense Peter Gojowczyk, sicuramente afflitto da problemi fisici, ma pesante il risultato finale di 6-1 6-4; è sembrata più un riscaldamento, uno sparring partner quasi, che una battaglia alla pari tra due tennisti. È stata netta la differenza tra loro. Del resto Tiafoe aveva già dimostrato di meritare la vittoria e la conquista del titolo, dopo aver sconfitto Ebden in tre set (6-2 2-6 6-2), Del Potro (per 7-6 5-6 7-5), Chung (per 5-7 6-4 6-4) e poi Shapovalov in due set. Sicuramente gli sarà utile l’assegno di 100mila dollari, per questo ventenne ora arrivato al n. 61 del mondo, che invece di guardare i cartoni animati da piccolo seguiva Tennis Channel. Un talento predestinato, che ha coltivato con ostinazione la sua passione e ne ha fatto il mestiere della vita.

Un altro giovane, che ha pochi anni in più, è l’argentino Diego Schwartzman. Classe ’92, nato a Buenos Aires, ha conquistato il torneo ‘di casa’ quasi a Rio de Janeiro sull’altro superfavorito Fernando Verdasco, su terra rossa, per 6/2 6/3. Circa 179mila euro di montepremi per lo spagnolo e 300 punti importanti; viceversa, 381mila dollari circa e ben 500 punti per il vincitore, premiato da Guga Kuerten sul campo intestato proprio a lui. Commovente la dedica della vittoria alla zia ‘malata’ diciamo, che stava attraversando un periodo difficile e complicato per problemi fisici di salute.

Tra l’altro proprio Verdasco aveva battuto il nostro Fabio Fognini (per 6/1 7/5), messo in difficoltà da uno spagnolo veramente in giornata e con un gioco vivace e strabiliante: sorpreso nel primo set nettamente, che corre via veloce e rapido in poco tempo, nel secondo Fabio prova a reagire, ma non basta per portare il match al terzo. Tuttavia l’azzurro saprà rifarsi nel successivo torneo di San Paolo in Brasile, dove si imporrà in tre set in finale su Nicolas Jarry per 1/6 6/1 6/4, rigirando un match che lo vedeva partito molto male e sempre in recupero sui colpi ostici di Jarry, che lo spostava molto da una parte all’altra del campo, lo attaccava e lo passava appena l’azzurro veniva a rete. Poi il cambio di schema, aiutandosi con palle corte di precisione, ritrovando la sua sensibilità sulle corde della racchetta (che nel primo set lo aveva un po’ abbandonato), lo ha portato a riprendere le redini del gioco e della partita, fino al break decisivo nel terzo set con cui ha chiuso, festeggiando e dedicando al figlio Federico la vittoria. L’italiano raggiunge la posizione n. 19 al mondo, la n. 18 per Schwartzman. Dopo il trionfo del ligure, in tema di colori azzurri, c’è da annoverare il successo di Sara Errani: all’ Oracle challenger series-Indian Wells (della categoria 125S), parte dalle qualificazioni, ma arriva in finale e vince sulla Bondarenko per 6/4 6/2, aggiudicandosi il 10° titolo in carriera e il primo in questa categoria 125S.

Infine, nel maschile si fa notare anche Lucas Pouille, che entra in top ten al posto n. 10 della classifica mondiale. In finale ben tre volte in tre tornei differenti di seguito sul cemento, evidentemente è la sua superficie preferita e ne porta a casa una: vince a Montpellier in un derby in finale su Richard Gasquet, conquistando un match difficile con il connazionale che stava giocando molto bene; ma lui sa fare di meglio conquistando prima il primo set con un tie-break giocato impeccabilmente e vinto per sette punti a due; dopo trova sempre più fiducia fino a chiudere il secondo set per 6/4 conquistando il break necessario. In seguito arriva in finale anche nell’altro torneo francese a Marsiglia, ma perde dal giovane Karen Chacanov, altro 21enne che si impossessa di una coppa in questo inizio di 2018. Dopo Tiafoe, anche lui conquista il titolo a Marsiglia per 7/5 3/6 7/5, bravo a rientrare nel match e a ritrovare quella dinamica vincente che gli aveva permesso di conquistare il primo set: anticipando i tempi di Pouille, aggredendolo e venendo avanti a rete, mettendogli pressione accelerando i colpi in profondità, velocità e potenza, con più precisione e sensibilità di corda. Da notare la sportività di entrambi, nell’abbraccio lungo e amichevole a fine partita tra Chacanov e Pouille. Nel successivo torneo di Dubai i due si re-incontreranno e Pouille riuscirà a vendicarsi, sconfiggendolo ai primi turni, e spingendosi fino in finale. Pouille ricercherà il secondo titolo qui negli Emirati arabi, ma di fronte ha un ostico e insidioso Bautista Agut che non gli lascerà scampo e si imporrà per 6/3 6/4: troppo più brillante il suo gioco, più sprezzante del rischio con tempi più rapidi, con giocate d’istinto e più precise; più merito suo che demerito di Pouille dunque tale vittoria. Quest’ultimo si conferma tennista degno del posto che ricopre in top ten, così come è indiscusso il talento dell’ostico Bautista Agut.

Barbara Conti

Next Gen Atp Finals di Milano: Chung asso piglia tutto, ma c’è anche Quinzi

Le Next Gen Atp Finals erano l’evento dell’anno. Innanzitutto perché scendevano in campo i giovani; poi per le nuove regole sperimentate, poi perché era la prima edizione e si poneva un po’ in concorrenza con le Atp Finals di Londra. La manifestazione non si è smentita ed è stata un successo. Tanto che soddisfazione è stata espressa dal presidente della Federtennis, Angelo Binaghi, che si è detto entusiasta delle nuove regole, che hanno reso più “entusiasmante” il torneo: un’innovazione e una sperimentazione riuscita. Vediamole da vicino.

Hyeon-Chung-675x275Le nuove regole delle Next Gen Atp Finals. Si giocava al meglio dei 5 set, ma ogni parziale si concludeva in 4 games, senza differenza di due, e sul 3-3 c’era il tie-break a sette punti. Non c’erano neppure i vantaggi e il net sul servizio non faceva ripetere la prima battuta, ma si continuava a giocare. Poi tra un punto e un altro i giocatori avevano a disposizione 25 secondi e non più 20. I tennisti potevano contare, inoltre, su un coaching molto più ampio: tramite delle cuffie potevano usufruirne quando volevano (anche ad ogni cambio campo), purché parlassero in inglese. Più peso dato al “falco” e via i giudici di linea. Infine, grossa novità, il pubblico sugli spalti poteva muoversi purché non sedesse in prima fila, ma nelle fasce più lontane per non disturbare i giocatori. Lo scopo era velocizzare i match e renderli più avvincenti. Sicuramente impresa riuscita, in quanto i ritmi più rapidi hanno reso gli scambi più interessanti, ma non hanno scorciato i tempi delle partite (molte sono finte in due ore). Approvate – come detto – da Binaghi, è stato lo stesso presidente di Federtennis ad annunciare che per i prossimi quattro anni si giocherà ancora di nuovo a Milano, per altre edizioni che si apprestano ad essere appuntamenti importanti e fissi, anche se a fine stagione. Di sicuro le Next Gen elevano il tennis italiano nel panorama mondiale; con le Finals di Milano, che seguono agli Internazionali Bnl d’Italia a Roma, si equipara un po’ il nostro Paese ad altre nazioni quali Regno Unito e Francia. Inoltre la regione Lazio ha stanziato più di nove milioni di euro per la riqualificazione, l’adeguamento e la messa in sicurezza degli impianti sportivi esistenti in tutta la regione. Un primo passo per avere una sorta di Next Gen a Roma, di preparazione agli Internazionali del Foro Italico di maggio, magari di sole tenniste per creare le Next Gen Wta Finals? Chissà.

Le rivelazioni delle Next Gen. A sancire il tripudio delle Next Gen Atp Finals di Milano, intanto, sono state molte rivelazioni. Innanzitutto il vincitore assoluto è stato – a sorpresa – Hyeon Chung, primo coreano dopo 14 anni a vincere un torneo, che ha fatto incetta. Ha incassato ben 390mila dollari, derivanti dal montepremi finale, a cui sommare il bonus di partecipazione di 50mila dollari e quello (di circa 30mila dollari) per aver vinto tutte le partite. Un torneo strepitoso il suo, con cui ha strappato di mano la vittoria al super-favorito. Dopo il forfait di Alexander Zverev (che ha optato per giocare a Londra e che qui a Milano si è reso protagonista di un match d’esibizione ad apertura della manifestazione), era di certo Andrey Rublev ad avere tutti gli occhi puntati su di sé. Ed era anche cresciuto durante il torneo, aprendosi sempre di più al pubblico, più disponibile e spigliato nelle interviste, sempre più in fiducia, soprattutto dopo la semifinale eccezionale (“la migliore partita che abbia giocato in tutto il torneo”, per sua stessa ammissione) disputata contro Borna Coric (sconfitto per 4/1 4/3 4/1). Forse, però, problemi fisici per il croato che non è sceso in campo (per problemi allo stomaco) a giocare la semifinale per contendersi il terzo posto contro Medvedev (e infatti si è tenuto un altro incontro-esibizione). Tuttavia, l’uomo rivelazione delle Next Gen non è stato tanto o non solo Rublev, ma soprattutto (oltre Chung) Denis Shapovalov. Il 18enne canadese, infatti, ha ricevuto un importante riconoscimento da parte dell’Atp, che gli ha consegnato il premio “Most Improved Player Of The Year”, quale giocatore che ha fatto più progressi durante la stagione, per cui era candidato anche lo stesso Andrej Rublev (oltre Alexander Zverev). Sicuramente ha vinto in simpatia per il pubblico Denis, che ha saputo conquistarlo con la sua disinvoltura (incitandolo ed esortandolo a sostenerlo e supportarlo). Lui ha incassato 80mila dollari (a pari-merito con Khachanov), mentre 235mila per il secondo classificato Rublev. Coric è arrivato terzo (con un assegno incassato di 190mila dollari), seguito a poca distanza da Medvedev (con 185mila). Ma Milano si è scaldata, già entusiasta del nuovo torneo come ha dimostrato il sold out dei match e gli spalti colmi di gente che applaudiva e guardava con interesse, anche grazie all’azzurro Gianluigi Quinzi. Per l’italiano un buon risultato raggiunto dopo aver superato le qualificazioni (in una finale molto combattuta contro Baldi); per lui match molto equilibrati e lottati, alla pari con questi giovani campioni internazionali. Non c’erano in palio punti Atp, per non fare disparità dato che erano in pochi e una nicchia di giocatori a disputarlo e non era aperto a tutti, ma l’impegno dei tennisti è stato comunque massimo. Un vero spettacolo che Quinzi ha contribuito ad alimentare (portando a casa, come Donaldson, 50mila euro). Rivelazione di un Gianluigi generoso, che non si è risparmiato, ma ha lottato, corso tanto e tirato fuori dal suo cilindro i colpi migliori e la grinta più tenace. Così come altra sorpresa è stato Medvedev, dimostratosi un grande lottatore (anche se forse in maniera meno eclatante e più contenuta) e in grado di rimontare diversi match, che sembravano persi per lui. Anche per questo il quarto posto è stato il suo.

La finale e le partite più belle. Ma sicuramente il vero protagonista delle Nexy gen Atp Finals sono state le emozioni, che hanno fatto dei finalisti un vero e proprio “personaggio”: ciascuno a suo modo. Chung per aver avuto il pieno auto-controllo di ogni momento e fase del match, su ogni punto, senza perdere il comando dei “nervi”. Dall’altro lato un Rublev che, invece, a un passo dal trionfo, ha tremato, ha esitato un attimo e avuto un po’ di tensione, un lieve black-out che gli è stato fatale e lo ha mandato in confusione, rimettendo in partita il coreano. Visibilmente nervoso (sua la prima racchetta del torneo rotta malamente), le grida di rabbia e di disappunto, di risentimento per scarso rendimento a suo avviso, e la delusione e l’amarezza per la sconfitta e per l’occasione sciupata (che non ha nascosto durante la premiazione). Dopo l’entusiasmo della semifinale straordinaria contro Coric, il rammarico per questa finale non proprio al top. Ma del resto giocare contro questo Chung non era facile, richiedeva di non avere cedimenti e di non concedere nulla. Finale terminata (dopo quasi due ore, in rimonta per il coreano) per: 3/4 4/3 4/2 4/2. Due tie-break dimostrano l’equilibrio del match. In sintesi: Rublev parte bene, poi sbaglia qualcosina di troppo e il secondo tie-break è di Chung, che prende il volo. Infila un doppio 4/2 a dimostrazione di una partita ormai a senso unico, in cui Hyeon ha preso il controllo e domina un Rublev confuso, che non sapeva più che fare (ma ha dato il massimo, ci ha messo il cuore, quasi in lacrime a fine incontro). Il coreano ha, così, confermato il 4/0 4/1 4/3 che aveva rifilato a Rublev nell’altro ‘girone di andata’ – per così dire – di questo torneo a due gironi (A e B). È stato sempre lui a rendersi protagonista di alcuni dei più bei match del torneo. Innanzitutto contro Medvedev (terminato per 4/1 4/1 3/4 1/4 4/0) o contro il nostro Quinzi (sempre in 5 set: 1/4 4/1 4/2 3/4 4/3). Se, poi, Gianluigi si era comportato egregiamente anche contro Rublev (con cui ha perso al quinto set con il punteggio di: 1/4 4/0 4/3 0/4 4/3), non si possono non evidenziare almeno altri due match eccezionali. In primis quello, tanto atteso, di Rublev e Shapovalov (portato a casa dal finalista solo dopo 5 set per: 4/1 3/4 4/3 0/4 4/3): tre tie-break, non male. Così come equilibratissimo è stato quello tra Khackanov e Coric (Bora si è imposto per 3/4 2/4 4/2 4/0 4/2). A Rublev resterà la soddisfazione di vedersi assegnato il miglior punto del torneo: un rovescio in cross molto stretto di risposta sul servizio di Coric in semifinale sul suo lato sinistro: imprendibile e semplicemente eccezionale, anche il suo avversario non ha potuto che applaudire e complimentarsi.

Valentino Rossi, no grazie al ritiro: accordo con la Yamaha fino al 2020

Il Dottore ha sciolto le riserve alla vigilia dell’inizio del Mondiale: c’è la firma per altre due stagioni. “Essere competitivo a 40 anni sarà dura, ma è una nuova sfida e salire in moto mi fa sentire giovane”

rossiLOSAIL – Ma quale ritiro! Valentino Rossi correrà fino al 2020. È ufficiale infatti il rinnovo del contratto tra il Dottore e la Yamaha: accordo per altre due stagioni con il pilota italiano che sarà così in gara fino a quasi 42 anni.

“NUOVA SFIDA, MI SENTO GIOVANE” – L’annuncio arriva a poche ora dall’inizio della nuova stagione di MotoGp (domenica il primo Gran Premio in Qatar) e farà sicuramente felici tutti i tifosi del Dottore. “Essere competitivo fino a 40 anni è dura, ma sono pronto per la sfida – le parole di Valentino dopo la fumata bianca -. Sono giunto alla conclusione che voglio continuare perché correre, essere un pilota della MotoGp ma soprattutto guidare la mia M1, è la cosa che mi fa sentire bene e giovane. E’ un piacere avere l’opportunità di lavorare con il mio team, i miei meccanici e gli ingegneri giapponesi e sono felice. So che sarà dura e che richiederà molto impegno da parte mia e un sacco di allenamento, ma io sono pronto. La motivazione non mi manca, per questo ho firmato per altri due anni”.

GRANDE SINTONIA CON LA YAMAHA – La combinazione del “Dottore” e della YZR-M1 ha un forte ruolo di leadership nei titoli del Campionato del Mondo MotoGP. È il pilota del Gran Premio di maggior successo della Yamaha nella storia, con 56 vittorie, 43 secondi posti e 35 terzi posti garantiti in 206 gare insieme. Inoltre, tra le 500 vittorie del Grand Prix ottenute dalla scuderia giapponese, raggiunte a Le Mans nel 2017, esattamente l’11% portano la firma di Rossi, avendo totalizzato 55 vittorie su Yamaha fino a quel momento. Con sei podi forti lo scorso anno, compresa una brillante vittoria del GP nei Paesi Bassi, il Team MotoGP Movistar Yamaha è fiducioso nella collaborazione con Valentino e non vede l’ora di essere un serio concorrente per il titolo per il 2018 e le stagioni successive. Rossi c’è.

Francesco Carci

Napoli piange Luigi Necco, giornalista fuoriclasse del Calcio

luigi-neccoSagace e arguto, aveva saputo descrivere e commentare il mondo del Calcio in modo eccelso, tanto da essere diventato volto storico di 90° minuto. Luigi Necco, è scomparso oggi a Napoli dove ha raccontato la sua passione per il calcio e creato slogan e formule che ancora riecheggiano come «Milano chiama, Napoli risponde». O la famosissima battuta sul gol irregolare dell’Argentina durante i mondiali ad opera dell’amatissimo ex calciatore del Napoli, Diego Armando Maradona: «La mano de Dios o la cabeza de Maradona». Ma Necco è stato anche uno degli ultimi giornalisti ad essere stato ‘gambizzato’ dalla Camorra che criticò. Nell’ottobre del 1980, Antonio Sibilia, presidente dell’Avellino, si reca accompagnato dall’allora calciatore brasiliano Juary a una delle tante udienze del processo che vede imputato Raffaele Cutolo, capo incontrastato della Nuova Camorra Organizzata. Durante una pausa saluta il boss con tre baci sulla guancia e gli consegna, tramite Juary, una medaglia d’oro con dedica («A Raffaele Cutolo dall’Avellino calcio»). Giustificherà il suo omaggio con queste parole:
«Cutolo è un supertifoso dell’Avellino; il dono della medaglia non è una mia iniziativa, è una decisione adottata dal consiglio di amministrazione». L’intera vicenda suscita l’interesse giornalistico di Necco, che ne parlerà a 90º minuto. Il 29 novembre 1981 il giornalista viene gambizzato in un ristorante di Avellino per mano di tre uomini inviati da Vincenzo Casillo, detto ‘O Nirone, luogotenente di Cutolo fuori dal carcere. Ma il giornalista e cronista del Napoli era anche un appassionato di archeologia. Si è dedicato alla ricerca del tesoro che Heinrich Schliemann aveva trovato a Troia nel 1873 e che ufficialmente i tedeschi davano per distrutto nei tremendi bombardamenti dello Zoo di Berlino del 1945, riuscendo, grazie alla sua caparbietà e a lunghe ricerche, a scovare i ladri e il nascondiglio del tesoro, che è stato finalmente esposto il 16 aprile 1996 nel Museo Puškin delle belle arti di Mosca.