Neymar, Verratti, Aguero: grandi cambi di maglia in arrivo in Europa

NYTMai come quest’anno il calciomercato ha visto muoversi vagonate di milioni di euro: per merito di nuove proprietà come quella cinese, che ha acquistato il Milan di recente, ma anche e soprattutto per merito delle solite big europee, che da anni animano il calcio d’agosto riservando sorprese ed acquisti milionari a mai finire. Basti ad esempio pensare a trasferimenti record come quello di Pogba ed il recente acquisto di Morata da parte del Chelsea di Antonio Conte. Ma il meglio deve ancora arrivare: si prospettano 3 trasferimenti da urlo, che noi potremo poi goderci ammirando la prossima UEFA Champions League che anche quest’anno verrà trasmessa in diretta su Mediaset Premium. Una competizione che promette di essere più bollente che mai.

Neymar: è guerra fra PSG e Barcellona

PSG e Barcellona non si sono mai amate particolarmente: sul campo i parigini hanno spesso dovuto abbandonare le ambizioni europee proprio a causa dei blaugrana, ma anche fuori dal campo non sono stati pochi i tentativi di scippo del Barcellona con oggetto i tanti campioni nella rosa del PSG. Quest’anno, però, la situazione pare essere destinata ad un inaspettato ribaltamento dei fronti: dopo il tentativo del Barcellona di strappare il regista italiano Verratti, il PSG ha risposto nel modo più clamoroso, ovvero dicendosi convinto nel pagare la clausola da 220 milioni di euro di Neymar. Dovesse concretizzarsi questo “sgarbo nello sgarbo”, il PSG doppierebbe il precedente record dei trasferimenti, fissato a 100 milioni dall’acquisto di Pogba del Manchester United. A conti fatti, probabilmente non è mai il caso di irritare chi può permettersi di spendere cifre del genere.

E Verratti? Intanto cambia procuratore

In attesa di scoprire cosa accadrà per Neymar, la notizia bomba l’ha già lanciata Marco Verratti via social: abbandona Donato Di Campli per prendere come procuratore Mino Raiola. Non si tratta di un normale cambio di procuratore: Raiola è infatti famoso per essere il re dei movimenti di mercato, e questo potrebbe rappresentare un segnale molto forte di Verratti al PSG. E Di Campli? I rumors sostengono che al centro dell’abbandono vi siano le dichiarazioni poco morbide nei confronti del PSG, accusato dal procuratore di trattenere Verratti in una sorta di “prigione dorata”. Un’esposizione mediatica forse troppo forte, in un momento in cui l’eventuale trasferimento del regista in maglia blaugrana avrebbe forse richiesto un tatto maggiore. Ed invece il caos mediatico è stato totale, con lo stesso Verratti che ha smentito Di Campli a stretto giro di posta, delegittimandolo dal suo ruolo in pectore.

Milan: è Aguero il “mister X”?

La premiata ditta Fassone-Mirabelli ha messo in piedi un Milan cinese molto forte, spendendo oltre 200 milioni e non nascondendosi dietro ai paraventi. Lo stesso Fassone, durante la tournee in Cina, ha infatti detto che al Milan arriverà al 100% un grande attaccante: dopo la girandola di nomi che ha visto alternarsi Aubameyang, Belotti e Morata – ognuno dei quali sfumato per motivi diversi – adesso resta in ballo solo quel “Mister X” citato dallo stesso amministratore delegato rossonero. E pare che l’identikit del colpo a sorpresa del nuovo Milan sia proprio quello dell’attaccante del Manchester City Sergio Aguero: un colpo difficile, anzi, difficilissimo, perché l’argentino è uno dei protetti dell’allenatore Pep Guardiola, che ha esattamente intenzione di affidare ad Aguero le chiavi dell’attacco dei Citizens. Con questo Milan e soprattutto con questo portafoglio, comunque, mai dire mai.

Elisa Leuteri

Wimbledon. Ancora
una impresa di Federer. Continua la storia infinita

federer-wimbledon-2017

Il torneo di Wimbledon è unico, è un’esperienza indimenticabile. Qui tutto sembra immutabile, fermo ed eterno nel tempo, eppure così fortemente vivo. Difficile riuscire a descrivere ciò che rappresenta per i tennisti e quello che si prova durante questo Grand Slam. Eppure in questo 2017 è successa l’impresa che tutti speravano accadesse, ma che forse pochi erano convinti potesse avvenire ancora: è stato possibile associare a questo major una parola per descriverlo; il suo nome si lega indissolubilmente a quello del pluricampione qui (per ben otto volte) di Roger Federer.

A quasi 36 anni compiuti (il prossimo 8 agosto), lo svizzero ha non solo conquistato il titolo imponendosi in finale sul croato Marin Cilic facilmente (per 6/3 6/1 6/4) e senza mai perdere un set per tutto il torneo, ma ha soprattutto vinto la sfida con se stesso di tornare “il re dell’erba”. A piena ragione si può ben dire che Wimbledon è (di) Roger Federer. L’elvetico si era preso una lunga pausa e si era ripromesso di tornare in forma qui a Wimbledon appunto per dare il massimo; lo stop per riposarsi, recuperare energie mentali e fisiche gli ha giovato. Ha stupito tutti con la perfezione del suo gioco; a tratti, vincendo agevolmente sugli avversari, è sembrato quasi allenarsi e tentare colpi da maestro ricercando il top dell’esecuzione fino ad ottenere la precisione perfetta nei tiri; un esempio sono state le palle corte con il rovescio da fondo: ne ha sbagliate (sia in semifinale che in finale) diverse, ma ha persistito a provarci e dopo due tentativi sbagliati, il terzo è stato quello giusto e perfetto per ottenere una smorzata imprendibile.

Ci teneva troppo a fare bene qui, questo era evidente a tutti; ma forse nessuno aveva capito sino in fondo quanto fosse forte l’emozione per il tennista. Aveva provato a descriverla nello spot della Rolex, dicendo quanto Wimbledon sia unico e che è un’emozione indescrivibile quando si scende in campo e si sente tutta la pressione di una tradizione e di un passato così importanti, fatta delle imprese di grandi campioni intramontabili, che come lui hanno contribuito a scrivere la storia del tennis e del torneo. Non facile gestire tutta la pressione che aveva su di sé e di cui era consapevole. Non ultimo in finale, quando sugli spalti c’erano molte autorità ed esponenti di prestigio: da Kate Middleton e il principe Harry (che ha incontrato personalmente), a Rod Laver, a Bradley Cooper, a Hugh Grant, all’italiano Antonio Conte. Riuscire ad alzare un’altra volta quella coppa d’oro non è significato solamente un’immensa gioia, ma un vero e proprio moto di commozione.

E lacrime non ne sono mancate. A partire da quelle di Roger (sempre così compìto) per la vittoria appunto, lodato e festeggiato in primis dalla moglie (rigorosamente anche lei in abito bianco molto elegante tutto lavorato) e dalle due gemelle e da entrambi i gemellini (gli ultimi arrivati). Poi quelle di Cilic, che in finale parte bene e lotta nel primo set, poi crolla nel secondo a causa di un problema al piede (una vescica sotto un callo, per cui ha chiamato il time out medico e preso un antinfiammatorio). Ma anche quelle di Novak Djokovic costretto al ritiro (contro Berdych dopo aver perso il primo set per 7/6 e con il ceco avanti 2-0 nel secondo) per un infortunio al gomito. Signorile Federer nello spendere una parola per tutti questi colleghi “sfortunati”, augurando pronta guarigione a ognuno di loro e soprattutto rivolgendo un pensiero gentile di conforto proprio a Cilic: “devi essere orgoglioso di come hai giocato, mi dispiace per il tuo impedimento fisico”.

Lo stesso Andy Murray ha rivelato di aver accusato un po’ di stanchezza che lo ha pregiudicato: ha chiesto troppo lo scorso anno al suo fisico e ora sta pagando lo scotto di quello sforzo compiuto intravedendo la possibilità di diventare n. 1 e spingendo sull’acceleratore a più non posso; ma ora la benzina è quasi finita e sa perfettamente che non potrà restare al vertice della classifica mondiale per molto: entro l’anno probabilmente –pronostica- perderà il primo posto e questo riapre gli scontri tra i cosiddetti ‘fab four’, i favolosi quattro (lui, Djkokovic, Federer e Nadal) quali leader della classifica Atp. Ma la consolazione è che presto diventerà papà per la seconda volta (dopo la piccola Sofia) e lo stesso vale per Nole, che sarà padre di nuovo tra solamente un mese. Intanto Roger sale alla posizione n. 3 e ha mostrato di avere una marcia in più di tutti gli altri sicuramente in questo Wimbledon 2017.

Emozioni sono venute anche dal torneo femminile. Innanzitutto da segnalare il ritorno di un’ex campionessa: Flavia Pennetta, al commento in telecronaca per Sky, che aveva l’esclusiva sul torneo. Poi per la finale particolare che si è giocata tra Venus Williams e Garbine Muguruza. La prima cercava di rappresentare dignitosamente la famiglia e tenerne alto il nome. Con la sorella hanno segnato –ha spiegato la Pennetta- una nuova epoca nel tennis, rappresentando una generazione di giocatrici fatta di potenza fisica esplosiva e di tennis aggressivo. Ora lo scenario è completamente cambiato e con l’uscita di Serena (per gravidanza) e di Maria Sharapova, molte le possibilità che si sono aperte per le atlete. Un’occasione mancata è stata quella della rumena Simona Halep, che sarebbe potuta diventare la nuova numero uno e invece ha perso nei quarti dalla padrona di casa Johanna Konta in tre set per 6/7(2) 7/6(5) 6/4 a favore di quest’ultima, sciupando e facendo sfumare tale possibilità.

Quasi verrebbe voglia persino a lei di tornare a giocare –ha confessato Flavia con un pizzico di malinconia e un dolce rimpianto dettato da una passione vera mai spenta per questo sport che tanto ha amato e ama ancora-. La spagnola si è presentata in forma strabiliante e ha imposto un duro doppio 6/1 in semifinale alla giocatrice “sorpresa” dell’esito del main draw: la 28enne Rybarikova. Nella finale il primo parziale è stato di perfetto equilibrio e Venus ha giocato bene, poi la Muguruza è riuscita a strapparle il game decisivo per chiudere 7/5, con qualcosina in più nei colpi a livello di precisione e profondità: più incisivi, hanno costretto maggiormente l’americana all’errore e a prenderis dei forti rischi, soprattutto a venire avanti a rete e attaccare, spesso preda dei passanti di un’aggressiva e decisiva Muguruza (spietata e determinata nel ricercare di tenere a bada un’avversaria insidiosa). Poi nel secondo il crollo della maggiore delle sorelle Williams che, break dopo break dell’altra, si è arresa con un drastico 6/0; ma non ha negato un sorriso al pubblico, che non le ha negato un sincero, lungo e meritato applauso di apprezzamento. Ḕ stata quasi una sfida tra passato (rappresentato dalel Williams) e presente (la Muguruza, forse la più fresca di tutte le tenniste). Ora resta da capire chi avrà il futuro e si dimostra pronta per la guida del tennis prossimo venturo.

Questa è la magia di Wimbledon, tutto esaurito per tutta la settimana, regno dell’eleganza e della sofisticatezza più chic e glamour, un fascino imponente che deriva da un turbinio di ricordi e memorie che lo circondano, come in un impero fatto di un’ecatombe di missioni straordinarie e impossibili compiute non finite nell’oblio, ma da cui il tennis nella forma più alta del talento puro risorge dalle propri ceneri completamente e nuovamente sempre rinnovato. Una galleria di fotografie e di fotogrammi per immagini, di quadri, di coppe, per ripercorrere la carriera di chi ha visto scritto il proprio nome sul trofeo, ma anche di chi è stato protagonista dei momenti più salienti e importanti del torneo senza comparire necessariamente, lo ricordano ogni volta agli atleti (ramemtando loro il significato di tale Grand Slam) quando entrano nel Centrale, passando per il tunnel e le scalinate che conducono all’accesso al campo principale, il cui ingresso significa entrare in una sorta di arena dei gladiatori come può essere il Colosseo a Roma. Un po’ come un “eroe civile” e simbolico è stato Federer alla stregua di Francesco Totti. Le telecamere che hanno seguito i tennisti lungo tutto il percorso per entrare a giocare le finali hanno fatto ben rendere conto di questo: una sorta di stile regale e farsesco, austero, principesco, nobile, elegante e dorato ovunque, quasi a richiamare quello delle fastose gallerie Harrods, in cui tutto deve essere in ordine, lindo, lucido, pulito, trasparente, luccicante quasi a brillare di luce propria del vero estro tennistico doc qui rappresentato.

E sicuramente, se nell’albo della storia di Wimbledon si deve scrivere un nome che non sia quello del vincitore o dei finalisti, nell’edizione 2017 dovrebbe comparire quello di Gilles Muller. Il lussemburghese è stato protagonista di due match durissimi, tiratissimi e lottatissimi nei quarti e nel turno precedente, contro due dei tennisti migliori. Prima è riuscito a sconfiggere Rafael Nadal per 6/3 6/4 3/6 4/6 15/13. La testa di serie n. 16 ha dominato la n. 4 meritatamente con quel colpo in più che ha fatto la differenza contro un Rafa in difficoltà e non in giornata, anche se si è ripreso e ha rimontato, riuscendo a recuperare i due set di svantaggio con la grinta e la tenacia che da sempre lo contraddistinguono; il punteggio stesso dimostra l’equilibrio di un match alla pari, nonostante lo spagnolo abbia quasi sempre dovuto recuperare, tanto che Gilles ha tenuto molto più agevolmente i propri turni di battuta puntando sul rovescio dell’avversario e non sul dritto potente di Rafa e chiudendo spessissimo il punto con un’accelerata (per il più delle volte lungolinea) con il suo dritto sempre mancino anche lui come lo spagnolo (cosa molto curiosa veder giocare contro due mancini). Questo forse è stato il più bel match di tutto il torneo. Poi Muller è andato al quinto set anche contro il futuro finalista Cilic: 6/3 6/7(8) 5/7 7/5 1/6 il punteggio con cui si è arreso, forse a causa di un po’ di stanchezza derivante dal precedente incontro. Si sono fatti notare, poi (sono sempre in agguato anche se non sono ‘esplosi’): Alexander Zverev, Milos Raonic, Dominic Thiem e Sam Querrey. Quest’ultimo è arrivato sino in semifinale dove ha perso da Cilic (il croato ha vinto sull’americano per 6/7 6/4 7/6 7/5). Se Marin può ritenersi soddisfatto del traguardo raggiunto della finale, Sam lo può altrettanto essere per il fatto di aver eliminato Andy Murray ai quarti con il punteggio di 3/6 6/4 6/7 6/1 6/1, indice del crollo fisico della testa di serie n. 1. I giovanissimi Zverev e Thiem giocano bene e perdono entrambi al quarto turno al quinto set: il tedesco da Milos Raonic (che poi deve arrendersi in tre set al ‘maestro’ Roger Federer) per 4/6 7/5 4/6 7/5 6/1 quando sembrava stare per farcela a vincere e l’austriaco da Berdych per 3/6 7/6 3/6 6/3 3/6; anche in questi casi due partite molto equilibrate e due sconfitte che ci possono stare contro due avversari non da poco, ma di tutto rispetto. Con questa scelta di papabili candidati a dominatori della scena nel circuito Atp si solleva solo una domanda e resta solamente una questione su cui interrogarsi: Federer di nuovo il nuovo n. 1? Lo svizzero è ancora nuovamente da leader della classifica e pronto per riprendere il comando del seeding? Il tempo darà le risposte, ma non è un’opzione da escludere.

Barbara Conti

Mercato, Milan scatenato: preso Bonucci
dalla Juventus

bonucci2Clamorosa bomba di mercato: i rossoneri piazzano il colpo in difesa, ai bianconeri 40 milioni di euro. Il famoso litigio con Allegri e il presunto battibecco nello spogliatoio con alcuni compagni durante la finale di Champions League contro il Real Madrid i motivi alla base di questo sorprendente addio

MILANO – Milan protagonista assoluto del calciomercato. La nuova proprietà cinese, una volta formalizzato il tanto atteso closing che ha messo fine all’era di Berlusconi, ha già speso quasi 200 milioni di euro per una vera e propria rivoluzione con il fine di riportare il club nelle zone che contano, in Italia e in Europa. E così ai già ottimi acquisti di Musacchio, Kessiè, Ricardo Rodriguez, André Silva, Borini, Calhanoglu e Conti, oltre al rinnovo di Donnarumma, si aggiungono quelli di Biglia e soprattutto di Bonucci dalla Juventus per 40 milioni di euro. Una trattativa tanto rapida quanto sorprendente che ha lasciato perplessi i tifosi bianconeri e letteralmente mandato in estasi quelli rossoneri.

BONUCCI VIA, I PRO – Bonucci saluta dunque la Juventus dopo 7 anni per accettare la sfida del nuovo Milan, che gli garantirà 7,5 milioni (che potrebbero arrivare a 10 con i bonus) per 5 anni. Molti si stanno chiedendo se la Juventus ha fatto bene a cedere il proprio perno della difesa. Guardando il bicchiere mezzo pieno, si può dire che la società degli Agnelli ha in casa proprio non uno, ma ben due possibili eredi di Bonucci: il primo è Daniele Rugani, pronto ormai al definitivo salto di qualità e a vestire i panni del titolare. L’altro è Mattia Caldara, centrale difensivo dell’Atalanta, assoluta rivelazione del campionato scorso e ‘prenotato’ dai bianconeri dalla stagione 2018/2019 (ma non è escluso che a questo punto venga fatto un tentativo per portarlo subito a Torino). Soldi a parte, dietro alla cessione di Bonucci ci sono evidentemente anche questioni extra-economiche. Difficile pensare infatti ad un rapporto armonico con il tecnico Allegri dopo il plateale litigio tra i due durante Juventus-Palermo dello scorso 18 febbraio, che è costato a Leonardo la tribuna per punizione nel match di Champions League in casa del Porto. Questo è un dato di fatto. Poi ci sarebbero anche altri rumors secondo cui, durante l’intervallo della finale di Champions League contro il Real Madrid, ci sarebbe stato un forte battibecco tra lo stesso Bonucci e Dybala (difeso anche da Higuain), smentito comunque dalla dirigenza bianconera. La linea della società è sempre stata chiara: gli scontenti non verranno trattenuti. E il fatto che un affare così importante sia stato chiuso nel giro di poche ore conferma che il difensore della Nazionale probabilmente fosse considerato una mela marcia all’interno dello spogliatoio.

…E I CONTRO – “Non si rinforza mai una rivale”. Lo diceva Luciano Moggi (il Moggi versione direttore sportivo, un fuoriclasse) ed era un diktat in casa Juventus. Le perplessità nascono proprio dal fatto che non solo sia stato perso uno dei difensori più forti del mondo (sicuramente il migliore in Italia), ma che sia stato venduto proprio al Milan che, a suon di colpi di mercato, sta tornando grande con la nuova proprietà cinese. Anche sulla cifra, 40 milioni, più di qualcuno ha storto il naso: Bonucci ha 30 anni, che non sono pochi, ma ci sono tanti esempi di difensori centrali dal rendimento altissimo anche a 35-36 anni. Proprio la Juventus può constatarlo in casa propria con Barzagli e Chiellini, rispettivamente 36 e 32 primavere. Si poteva dunque cederlo all’estero: non è un mistero l’interessamento nei confronti di Bonucci del Manchester City, che l’anno scorso era arrivato a offrire addirittura 62 milioni alla Juventus. Offerta rispedita al mittente. Manca ancora tanto alla chiusura del mercato (sipario il 31 agosto), ma per la prima volta negli ultimi tre anni c’è la sensazione che la Juventus, seppur favorita, non abbia già mezzo scudetto in tasca alla griglia di partenza. Una notizia positiva per tutti gli appassionati ‘neutrali’ del campionato.

Francesco Carci

Un barese a Verona.
Il ritorno di Cassano, c’è l’accordo con l’Hellas

Dopo un anno senza giocare a causa di un rapporto ai ferri corti con la Sampdoria, l’attaccante barese classe 1982 è ad un passo dalla firma con l’Hellas, appena tornato in Serie A. Formerà un tridente suggestivo con Cerci e Pazzini che fa già sognare i tifosi scaligeri.

cassano2VERONA – Toh, guarda chi torna in campo. Antonio Cassano, dopo un anno senza mettere piede sul terreno di gioco, ricomincia dall’Hellas Verona: è infatti vicinissimo l’accordo annuale tra il club veneto, appena tornato in Serie A dopo un anno di purgatorio, e l’attaccante barese classe 1982, che dunque non ha la minima voglia di appendere le scarpe al chiodo.

TRIDENTE SUGGESTIVO – Intanto il Verona, che può già contare sui gol del centravanti Pazzini, ha ufficializzato l’arrivo di Alessio Cerci, svincolato dopo la negativa avventura in Spagna con l’Atletico Madrid. Un bel colpo per l’Hellas, che si prepara così ad affrontare il campionato con il tridente Cerci-Pazzini-Cassano, non male per una neopromossa. Cassano, nonostante l’anno passato fuori dal campo per i problemi extra-calcistici con la dirigenza della Sampdoria, in passato ha rifiutato le ricche offerte provenienti dalla Cina per restare vicino alla famiglia e per continuare a dimostrare, nonostante la carta d’identità, di avere ancora le carte in regola per giocare nel nostro massimo campionato. Il Verona è pronto a dargli fiducia: per Cassano probabilmente l’ultima tappa della sua carriera in cui, come da lui stesso ammesso, non ha mantenuto le grandi promesse che c’erano quando sbocciò il suo talento a Bari.

Francesco Carci

Wimbledon: la lotta tra Murray e Nole. Eastbourne e l’Atp di Antalya

murray e noleStagione sull’erba entrata nel vivo con l’avvio del Grand Slam di Wimbledon 2017. Sorteggio dalla doppia sfaccettatura per gli italiani. Male per Marco Cecchinato, che incontra subito il giapponese Kei Nishikori e perde malamente dal n. 9 del mondo per 6/2 6/2 6/0. Lo statunitense Sam Querrey impone una dura lezione a Thomas Fabbiano (che lotta, ma perde per 7/6 7/5 6/2); difficile sarà anche l’incontro per Paolo Lorenzi contro l’argentino Horacio Zeballos. Meglio per Fabio Fognini contro il russo Tursunov o Andreas Seppi contro il ceco Norbert Gombos. Per il momento prosegue il suo cammino qui a Wimbledon il qualificato Simone Bolelli, che elimina in quattro set il taiwanese Lu con il punteggio di 6/3 1/6 6/3 6/4. Buona notizia. Sarà scontro alla pari tra giovanissimi tra Stefano Travaglia e Andrey Rublev, quest’ultimo già “prenotato” per le Next Gen Atp Finals di novembre (dal 7 all’11) a Milano. Stessa situazione per le donne: Camila Giorgi (n. 84 del mondo) avrà come avversaria Alizé Cornet (n. 41); incontro non facile, ma alla sua portata, soprattutto sull’erba dove la marchigiana ama giocare. Bene per Francesca Schiavone: la milanese, n. 73 del ranking mondiale, dovrà vedersela con l’abbordabile lussemburghese Mandy Minella (n. 79). Non facile per Sara Errani (n. 74), che avrà di fronte la bulgara Tsvetana Pironkova: attuale n. 149, è un match abbordabile per la bolognese, ma la Pironkova non è una tennista semplice da battere. Per la nostra numero uno, Roberta Vinci (n. 33 del mondo e testa di serie n. 31 del tabellone di Wimbledon) ci sarà la n. 44 Kristyna Pliskova, sorella e gemella della più forte Karolina: quest’ultima è l’attuale n. 3 del mondo. Proprio la tennista ceca è stata protagonista assoluta e vincitrice del torneo Wta di Eastbourne su una buona Caroline Wozniacki, che ha battuto con un doppio 6/4 senza lasciarle possibilità di replica: la danese le ha provate davvero tutte. Non solo servizio ed ace per la ceca, che ha letteralmente anticipato e tolto il tempo ala Wozniacki, interrompendo gli scambi e accorciandoli, laddove scambi più lunghi avrebbero favorito più la danese di sicuro. L’Atp di Eastbourne, invece, ha visto il ritorno convincente e fermo di Novak Djokovic. Il serbo non ha ceduto un set per tutto il torneo e in finale ha dominato per 6/3 6/4 il francese Gael Monfils. Per l’attuale n. 4 del mondo è il 68esimo titolo al mondo e il secondo stagionale dopo la vittoria ad inizio gennaio a Doha su Andy Murray; l’inglese a Wimbledon parte da super favorito, testa di serie n. 1, seguito proprio da Nole al n. 2 del seeding: dunque una nuova sfida aperta di nuovo tra i due, come accadeva pochi mesi orsono. Se ad Eastbourne sono stati protagonisti i gabbiani, con i loro voli e il loro strido rumoroso, divertente è stato anche l’abbraccio con un sorriso ironico, da parte di Monfils, con Djokovic per un paio di nastri (ma soprattutto un net in particolare) fortunati del serbo, su palle decisive. Ma nulla da togliere o eccepire al talento, alla sicurezza di gioco mostrata da Nole.
A proposito di Wimbledon, la prima notizia negativa, invece, arriva dall’australiano Nick Kyrgios, ritiratosi contro Herbert sul 6/3 6/4 per il francese. A proposito di giovani esordienti, poi, cui accennavamo, continua la corsa con i più forti di Khackanov, che batte Kuznetsov per 7/6 2/6 6/3 1/6 6/2. E, se a battere il nostro giovane talento Cecchinato è stato il giapponese Nishikori, all’Atp di Antalya la finale ha visto dominare l’altro giovane nipponico, erede di Kei: Yiuchi Sugita. Il 28enne ha avuto la meglio su Adrian Mannarino per 6/1 7/6(4). Un primo set a senso unico senza storia, in cui in campo c’è stato solo Sugita, Mannarino ha commesso solo errori gratuiti forzati. Merito anche dell’eccellente tennis esemplare giocato dal giapponese, con accelerate improvvise straordinarie che hanno lasciato fermo l’avversario a guardarle impotente. Nel secondo c’è stato più equilibrio, complice Yiuchi che ha preteso forse un po’ troppo da sé: stanco, ha spinto troppo, rischiato tanto e troppo, e sbagliato di più, rimettendo in carreggiata Mannarino, fino a quel momento andato veramente in confusione; ma poi Sugita ha ripreso il controllo e vinto al tie break, giocandolo decisamente meglio e con più precisione. Tra l’altro, a proposito di italiani a Wimbledon e del sorteggio di Andreas Seppi, quest’ultimo stesso era stato protagonista qui all’Atp di Antalya, perdendo in semifinale proprio da Mannarino con un doppio 6/4. Una grande occasione sciupata qui in Turchia per il tennista di Bolzano, ma forse a penalizzarlo è stata la sofferenza per l’enorme caldo delle temperature elevatissime, che hanno raggiunto fino a 42 gradi.

Ad Halle un Federer
da manuale si ‘prenota’
per Wimbledon

federer-halleLa “roccia” Roger e la “pietra” Petra rispondono all’appello e alla chiamata dell’erba per far ripartire la loro stagione tennistica. Due grandi ritorni, già annunciati e confermati, ma non solo. Anche quello della Sevastova, ritiratasi nel 2013. La tennista lettone, classe 1990, ha raggiunto il suo best ranking lo scorso 15 maggio quando è riuscita a piazzarsi alla posizione n. 18 della classifica mondiale; attuale n. 19 del mondo è stata, così, la prima lettone ad entrare nella top 20. Dopo l’esordio nel 2007 al torneo Wta di Istanbul, per lei l’anno d’oro è stato il 2010: raggiunge prima la semifinale al Wta di Monterrey, battendo al primo turno Jelena Jankovic e arrendendosi solo dopo tre set alla Pavljucenkova; poi arriva in finale al Wta di Estoril e vince il suo primo torneo, battendo per 6/2 7/5 Arantxa Parra Santonja. Poi i continui infortuni che l’hanno costretta a ritirarsi ufficialmente il 12 maggio 2013. Ma non definitivamente. La sua decisione é stata rettificata ed Anastasija é tornata a giocare a fine gennaio 2015. Altri dopo due anni eccola di nuovo lì a competere ad alto livello ed è il torneo di Mallorca che la vede trionfare in tre set su Julia Görges: questa volta sull’erba e non sulla terra. 6/3 3/6 6/4 il risultato finale, che mostra tutto il merito della lettone, che ha avuto sempre una marcia in più: match molto equilibrato, la Görges gioca bene e lotta tanto, ma poi a fare il punto decisivo é sempre la Sevastova. Tra i premianti del Wta di Mallorca per coincidenza, tra l’altro, proprio la serba Jelena Jankovic che le ‘regalò’ una delle sue vittorie più prestigiose ed importanti. Viceversa é stato un torneo sfortunato per le azzurre: la Errani é stata sconfitta subito al secondo turno da Roberta Vinci; l’italiana, poi, a sua volta ha perso dalla Garcia ai quarti; una buona Camila Giorgi, infine, é stata costretta al ritiro per infortunio.

Sicuramente, però, a parte questo nuovo nome della Sevastova (che si aggiunge all’albo delle prime 20 tenniste più forti), tutti i riflettori erano puntati sull’Atp di Halle e su Roger Federer (testa di serie n. 1). Un Federer da manuale si impone facilmente su un buon Alexander Zverev (testa di serie n. 4). Il tedesco perde in casa, ma qui ad essere padrone é stato più volte in passato l’elvetico. Lo svizzero ha vinto il torneo nove volte: dal 2003 al 2006 e dal 2013 al 2015. Lo scorso anno a conquistare il trofeo qui era stato Mayer (di cui lui si è liberato facilmente nei quarti per 6/3 6/4). A 35 anni, liquida con un netto e severo 6/1 6/3 senza storia Zverev, in neppure un’ora di gioco. Contro questo Federer nessuno avrebbe potuto vincere. Ha battuto il tedesco con le palle corte, smorzate di estrema precisione e sensibilità. Ora per lui, attuale n. 5 al mondo, l’erba di Wimbledon non è più una conquista così lontana o impossibile. Tra l’altro il Grand Slam di Wimbledon occupa una corposa fetta dei titoli che ha messo da parte negli anni: vi ha messo la sua firma ben sette volte; nel 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2009 e 2012.

All’edizione del 2017 partirà da testa di serie n. 3 (la n. 4 é Nadal). Dopo il grave infortunio alla schiena pochi avrebbero pensato di poterlo trovare in forma così smagliante e in condizioni così eccellenti. Ma Roger é un tennista molto intelligente ed ha saputo scegliere i modi e i tempi per rientrare: dove, quando, quanto giocare e come (superficie e tattica più adatta al suo stato fisico). Come sicuramente Zverev é ben quotato, non solo per le Next Gen Atp Finals di Milano, ma anche per Wimbledon stesso. Di certo la parte migliore del torneo di Halle é stata la premiazione: sia per la presenza di Eva Herzigova (di cui i tennisti saranno stati contenti), sia per il piacevole e divertente scambio di battute tra i due finalisti e con il pubblico in tedesco, per essere riconoscenti con un torneo accogliente cui tengono molto. ‘Achtung’, ‘attenzione’ a quei due allora é il caso di dire. Soprattutto a un Federer da record: 92 titoli in carriera conquistati (solo Lendl con 94 e Connors con 109 hanno fatto meglio), 4 stagionali quest’anno (tre per Zverev) e in tutto 16 finali vinte sull’erba (tra Wimbledon e l’Atp di Halle appunto).

Ma il torneo di Halle ha mostrato anche la rivelazione del giovane Karen Khachanov (arrivato sino in semifinale e sconfitto da Federer per 6/4 7/6) e dell’altro giovane interessante, in vista proprio delle Next Gen Atp Finals, Andrey Rublev, su cui ha avuto la meglio nei quarti proprio Khachanov in tre set: 76(8) 46 63; ma c’è stato anche un buon Richard Gasquet, l’altro semifinalista tenuto abilmente a bada da Zverev in tre set con il punteggio di 46 64 63. Così come

Altri tre tennisti da tenere d’occhio in vista di Wimbledon sono Gilles Müller (vincitore dell’Atp di ‘s Hertogenbosch su Karlovic e arrivato in semifinale al Queen’s dove è stato battuto da Cilic per 6/3 5/7 6/4, veramente per pochi colpi); lo stesso Cilic, finalista qui all’Aegon Championship di Londra e semifinalista al torneo di ‘s Hertogenbosch, dove è uscito per mano di Ivo Karlovic dopo tre durissimi set: 76(4) 57 76(2).. E poi Feliciano Lopez, che ha conquistato il torneo del Queen’s, imponendosi su Marin Cilic. Lo spagnolo ha vinto sul croato in rimonta, è sembrato più fresco, ha sbagliato meno, ha fatto tanti punti soprattutto con accelerate di dritto mancino, è riuscito a fare la differenza allungando lo scambio come si fosse sulla terra rossa, ha tenuto bene i suoi turni di battuta con servizi anche a 0, ha annullato un match point e ne ha avuti tre. Alla fine è andato a chiudere l’incontro per 4/6 7/6(2) 7/6(8). Cilic è apparso a tratti stanco, ma forse a penalizzarlo è stato il forte vento (che ha inciso anche sui lanci di palla al servizio), con tanto di busta di plastica volata in campo e raccolta da una raccattapalle. Lui non era testa di serie, mentre Cilic era il n. 4 del seeding: questo gli dà altri punti in più preziosi in vista del Grand Slam sull’erba; e che non si dica più che uno spagnolo è solo un ‘terraiolo’, ma sull’erba Lopez ha dimostrato di sapersi muovere molto bene. Poi mostrare tali freschezza e precisione in più (contro non un avversario qualsiasi, ma contro Cilic) non sono che di buono auspicio per Wimbledon.

Così come strepitosa sin dal primo turno é stata nel Wta di Birmingham Petra Kvitova, di nuovo in corsa da vera combattente di top ten. Un ritorno dopo l’infortunio alla mano in grande stile. In finale contro la Barty sfonda soprattutto con dritti potenti, in profondità, con accelerate improvvise che fa partire a tutto braccio con un’esplosione di forza e precisione, colpi incisivi tanto più che mancini. Ma anche buone volée accarezzate sotto rete e buon gioco d’attacco a rete. Nel primo set gioca bene e domina, ma commette qualche errore in più e la Barty ne approfitta. Se ace, vincenti sono tutti a favore della ceca, che commette anche meno errori gratuiti, la differenza la fanno però le palle break in più per la Barty. Nel secondo set la situazione si ribalta tutta a favore della Kvitova. Il terzo è una volata per la ceca, che dopo il break subito all’inizio arriva sino al 5-1, ma ha una battuta d’arresto e si fa fare contro-break, che porta la Barty sul 2-5, ma lì c’è l’altro break definitivo che le regala il 6/2 decisivo del terzo set: 4/6 6/3 6/2. La Barty ha insistito troppo sul dritto potente e mancino, arrotato, della ceca. Alla fine del match la Kvitova ha esultato di gioia. Anche se, poi, é stata costretta per problemi fisici a dare forfait al Wta di Eastbourne. Speriamo non sia un ritiro forzato pregiudicante in vista di Wimbledon. Proprio ora dopo la vittoria al Wta di Birmingham sarebbe una vera sfortuna.

Barbara Conti

Pareggio Messi-Fisco: maxi multa al posto
del carcere

messiIl fuoriclasse argentino pagherà circa 455mila euro per non scontare i 21 mesi di carcere. La condanna era arrivata (insieme al padre) per una frode fiscale pari a 4,1 milioni dovuta ai diritti d’immagine

BARCELLONA – I soldi non fanno la felicità, ma aiutano eccome. A Leo Messi basteranno circa 455mila euro per evitare 21 mesi di carcere. E’ con questa somma che è stato infatti trovato un accordo tra il fuoriclasse argentino del Barcellona e la Procura spagnola dopo la condanna alla “Pulce” per aver evaso il fisco per 4,1 milioni di euro fra il 2007 e il 2009, non dichiarando introiti per 10,1 milioni percepiti come diritti d’immagine.

PAGA ANCHE IL PADRE – Stessa sorte per Jorge Horacio, papà di Messi, che pagherà circa 180mila euro: la sua pena era stata infatti ridotta da 21 a 15 mesi. Dunque la partita tra il campione argentino e il Fisco spagnolo finisce in parità con un accordo che rende tutti contenti. Da vedere ora gli sviluppi della vicenda, molto simile, relativa a Cristiano Ronaldo: l’asso portoghese avrebbe evaso il Fisco per circa 14,7 milioni e proprio a causa di questa notizia ci sarebbe la sua volontà di lasciare il Real Madrid.

Francesco Carci

Raikkonen pronto ad aiutare Vettel:
la Ferrari prima di tutto

vettel raikonenLa Ferrari prima di tutto. Un dogma targato Maranello che Kimi fa suo in vista del Gran Premio dell’Azerbaigian dove la Rossa è chiamata a riscattarsi dopo il difficile Gp del Canada che ha riportato Lewis Hamilton a soli 12 punti di distacco dal leader del Mondiale Sebastian Vettel. “Le regole all’interno del team sono molto chiare e non sono cambiate – assicura il pilota finlandese nella consueta conferenza Fia prima del weekend di gara – La prima cosa è fare in modo che entrambe le Ferrari stiano davanti; poi, se Sebastian fosse in grado di vincere ed io no, certamente lo aiuterà”. Un supporto indispensabile quello di Raikkonen a Vettel dopo che la Mercedes si è rifatta sotto pericolosamente a Montreal con la vittoria di Hamilton che nel paddock di Baku si è rimangiato l’intervista in cui ipotizzava un possibile addio alla Formula 1 già alla fine di quest’anno.

“Non ricordo di aver parlato di ritiro, non è una cosa cui sto pensando al momento – l’uscita odierna del pilota inglese – Nemmeno a questo sto pensando, al momento. Ora – aggiunge il pilota inglese della Mercedes – penso solo a batterle: non è un segreto che sia un grande fan del team di Maranello, della squadra, dei loro successi ottenuti nella storia e delle macchine che creano, ma chissà cosa ha in serbo il futuro. Al momento – continua Hamilton – non posso pensare di immaginarmi in nessun altro posto diverso da dove sono ora. Mi concentro sulla lotta con la Ferrari e li ammiro perché sono avversari molto forti”. Una Rossa super quest’anno anche se un po’ in affanno nel Gp del Canada, ma che con Vettel ha saputo reagire rimontando fino alla quarta posizione: ”Credo che alla fine a Montreal abbiamo fatto bene, siamo partiti male, ma – ricorda il pilota tedesco – della Ferrari – dopo abbiamo rimontato bene, abbiamo già reagito. La pista qui è diversa rispetto a Montreal, l’anno scorso siamo andati abbastanza bene, vediamo come riusciamo a gestire la situazione”. Poi Vettel, interrogato sul contratto in scadenza, rimanda ogni discorso alle vacanze estive: ”Non saprei se ci sia una scadenza, normalmente i contratti finiscono il 31 dicembre, al momento – taglia corto Vettel – siamo molto impegnati quindi in estate ci sarò più tempo”. E parlando del suo prossimo futuro rimanda ogni discorso anche l’ex ferrarista Fernando Alonso che liquida così la possibilità di vederlo in Mercedes il prossimo anno: “È abbastanza fantasia ora – assicura Alonso – vediamo questa estate, quando verrà il momento cercherò di prendere la decisione migliore che mi permetta di vincere”.
(ANSA)

Retroscena Champions. Bianconeri e Giallo Cardiff: lite nello spogliatoio

Un clamoroso retroscena scuote l’ambiente bianconero: durante l’intervallo della finale di Champions League dello scorso 3 giugno contro il Real Madrid, ci sarebbe stata una forte discussione tra Bonucci, Dybala e Barzagli. Il centrale smentisce: “Tutto falso”. Anche Marotta getta acqua sul fuoco: “Semplici discussioni tattiche”.

bonucciTORINO – Oltre al danno, la beffa. Per la Juventus la sconfitta 4-1 in finale di Champions League contro il Real Madrid dello scorso 3 giugno è ancora una ferita aperta, ma adesso emergono dei retroscena destinati a far clamore. Sembra infatti che durante i 15 minuti di intervallo della finalissima, ci siano stati all’interno dello spogliatoio delle forti discussioni con Bonucci protagonista. Il difensore bianconero se la sarebbe presa con Dybala, autore di una prestazione sottotono (per usare un eufemismo), per il cartellino giallo rimediato al 12’, che lo avrebbe caratterizzato negativamente per tutto il match. Bonucci avrebbe addirittura rifilato uno schiaffo all’ex attaccante del Palermo. Ma non solo: sarebbe volate parole grosse anche con Barzagli, reo di non marcare bene l’esterno brasiliano del Real Madrid, Marcelo. E anche tra i due baluardi della difesa la tensione sarebbe salita alle stelle.

LE SMENTITE – “Tutto falso”. Così Leonardo Bonucci replica alle indiscrezioni sui presunti fatti avvenuti a Cardiff. Il difensore bianconero respinge le accuse su Facebook: “Nulla di quanto è stato scritto, raccontato o ricostruito ha del vero. Non c’è stato nessun diverbio, nè tantomeno atti fisici che riguardino me o qualcun altro. L’intervallo tra il primo e il secondo tempo della finale UCL è stato un intervallo come tanti altri dove, lo ripeto, nulla è accaduto. Queste sono le uniche parole che ho da dire al riguardo di questa vicenda e spero siano le ultime. Nel caso in cui non fossero sufficienti a chiarire la situazione e a ristabilire la verità, sarò pronto a rivolgermi ai miei avvocati per tutelare il mio nome e la mia onorabilità”. Anche il dirigente della Juve, Beppe Marotta, getta acqua sul fuoco: “Io c’ero, nell’intervallo si è parlato soltanto delle cose da fare in campo”. Non è la prima volta che Bonucci finisce al centro di polemiche simili: a febbraio c’era stato un battibecco con il tecnico Allegri durante Juventus-Palermo e il giocatore finì per punizione in tribuna nella partita di Champions League contro il Porto.

Francesco Carci

Calciomercato. Donnarumma-Milan,
al cuor si comanda

Terminata la stagione, il calciomercato è già entrato nel vivo. Il valzer delle panchine ha portato Spalletti all’Inter, Di Francesco alla Roma, mentre le tre neopromosse hanno confermato i loro tecnici. Tiene banco il caso sul portiere rossonero: la super offerta della società (oltre 4,5 milioni all’anno) non è stata ancora accettata dall’estremo difensore, i cui interessi sono gestiti da Mino Raiola

donnarumma2MILANO – Donnarumma resta, Donnarumma parte. Nel calciomercato estivo tiene banco il caso legato al 18enne portiere del Milan, da tutti considerato l’erede di Gigi Buffon. Il contratto del baby fenomeno scade a giugno 2018 e la società rossonera ha ovviamente come priorità quella di rinnovare l’accordo per non perderlo a costo zero. L’amministratore delegato Marco Fassone e il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli, uomini di fiducia della nuova proprietà cinese, lo hanno dimostrato offrendo a Donnarumma un super ingaggio da 4,7 milioni all’anno. Nonostante lo sforzo dei dirigenti rossoneri tuttavia il portiere sta tentennando. O meglio, lo sta facendo il suo procuratore, Mino Raiola.

NODO CLAUSOLA – La distanza tra le parti non sarebbe dovuto tanto da una questione economica, quanto dalla clausola di rescissione. Raiola spinge per un prezzo “low cost”, legato anche ai futuri risultati del Milan. La società rossonera, dal canto suo, sarebbe anche disposta a inserire nel nuovo contratto la clausola, ma ad un prezzo decisamente più alto rispetto a quello chiesto dal procuratore italo-olandese.

TIFOSI ARRABBIATI – La sensazione è che in questa partita di dama un accordo si troverà. Per il bene di tutti. Ciò che non è piaciuto ai tifosi rossoneri è proprio però questo tentennamento di Donnarumma, che ha spesso dichiarato di essere da sempre tifoso del Milan, amore dimostrato baciando più volte la maglia. E proprio dopo questi pubblici gesti, ci si aspettava una risposta ben più entusiasta una volta arrivata la super proposta di Fassone e Mirabelli. La Curva Sud (parte del tifo più calda) se l’è presa più con Raiola che con Donnarumma, accusando l’agente di tenere sotto scacco il club lombardo e lo stesso baby portiere per dare priorità ai propri interessi. Gigio ha comunque dichiarato di essere alla ricerca di una casa nuova a Milano: un indizio di come la fumata bianca sia molto vicina.

Francesco Carci