Pareggio Messi-Fisco: maxi multa al posto
del carcere

messiIl fuoriclasse argentino pagherà circa 455mila euro per non scontare i 21 mesi di carcere. La condanna era arrivata (insieme al padre) per una frode fiscale pari a 4,1 milioni dovuta ai diritti d’immagine

BARCELLONA – I soldi non fanno la felicità, ma aiutano eccome. A Leo Messi basteranno circa 455mila euro per evitare 21 mesi di carcere. E’ con questa somma che è stato infatti trovato un accordo tra il fuoriclasse argentino del Barcellona e la Procura spagnola dopo la condanna alla “Pulce” per aver evaso il fisco per 4,1 milioni di euro fra il 2007 e il 2009, non dichiarando introiti per 10,1 milioni percepiti come diritti d’immagine.

PAGA ANCHE IL PADRE – Stessa sorte per Jorge Horacio, papà di Messi, che pagherà circa 180mila euro: la sua pena era stata infatti ridotta da 21 a 15 mesi. Dunque la partita tra il campione argentino e il Fisco spagnolo finisce in parità con un accordo che rende tutti contenti. Da vedere ora gli sviluppi della vicenda, molto simile, relativa a Cristiano Ronaldo: l’asso portoghese avrebbe evaso il Fisco per circa 14,7 milioni e proprio a causa di questa notizia ci sarebbe la sua volontà di lasciare il Real Madrid.

Francesco Carci

Raikkonen pronto ad aiutare Vettel:
la Ferrari prima di tutto

vettel raikonenLa Ferrari prima di tutto. Un dogma targato Maranello che Kimi fa suo in vista del Gran Premio dell’Azerbaigian dove la Rossa è chiamata a riscattarsi dopo il difficile Gp del Canada che ha riportato Lewis Hamilton a soli 12 punti di distacco dal leader del Mondiale Sebastian Vettel. “Le regole all’interno del team sono molto chiare e non sono cambiate – assicura il pilota finlandese nella consueta conferenza Fia prima del weekend di gara – La prima cosa è fare in modo che entrambe le Ferrari stiano davanti; poi, se Sebastian fosse in grado di vincere ed io no, certamente lo aiuterà”. Un supporto indispensabile quello di Raikkonen a Vettel dopo che la Mercedes si è rifatta sotto pericolosamente a Montreal con la vittoria di Hamilton che nel paddock di Baku si è rimangiato l’intervista in cui ipotizzava un possibile addio alla Formula 1 già alla fine di quest’anno.

“Non ricordo di aver parlato di ritiro, non è una cosa cui sto pensando al momento – l’uscita odierna del pilota inglese – Nemmeno a questo sto pensando, al momento. Ora – aggiunge il pilota inglese della Mercedes – penso solo a batterle: non è un segreto che sia un grande fan del team di Maranello, della squadra, dei loro successi ottenuti nella storia e delle macchine che creano, ma chissà cosa ha in serbo il futuro. Al momento – continua Hamilton – non posso pensare di immaginarmi in nessun altro posto diverso da dove sono ora. Mi concentro sulla lotta con la Ferrari e li ammiro perché sono avversari molto forti”. Una Rossa super quest’anno anche se un po’ in affanno nel Gp del Canada, ma che con Vettel ha saputo reagire rimontando fino alla quarta posizione: ”Credo che alla fine a Montreal abbiamo fatto bene, siamo partiti male, ma – ricorda il pilota tedesco – della Ferrari – dopo abbiamo rimontato bene, abbiamo già reagito. La pista qui è diversa rispetto a Montreal, l’anno scorso siamo andati abbastanza bene, vediamo come riusciamo a gestire la situazione”. Poi Vettel, interrogato sul contratto in scadenza, rimanda ogni discorso alle vacanze estive: ”Non saprei se ci sia una scadenza, normalmente i contratti finiscono il 31 dicembre, al momento – taglia corto Vettel – siamo molto impegnati quindi in estate ci sarò più tempo”. E parlando del suo prossimo futuro rimanda ogni discorso anche l’ex ferrarista Fernando Alonso che liquida così la possibilità di vederlo in Mercedes il prossimo anno: “È abbastanza fantasia ora – assicura Alonso – vediamo questa estate, quando verrà il momento cercherò di prendere la decisione migliore che mi permetta di vincere”.
(ANSA)

Retroscena Champions. Bianconeri e Giallo Cardiff: lite nello spogliatoio

Un clamoroso retroscena scuote l’ambiente bianconero: durante l’intervallo della finale di Champions League dello scorso 3 giugno contro il Real Madrid, ci sarebbe stata una forte discussione tra Bonucci, Dybala e Barzagli. Il centrale smentisce: “Tutto falso”. Anche Marotta getta acqua sul fuoco: “Semplici discussioni tattiche”.

bonucciTORINO – Oltre al danno, la beffa. Per la Juventus la sconfitta 4-1 in finale di Champions League contro il Real Madrid dello scorso 3 giugno è ancora una ferita aperta, ma adesso emergono dei retroscena destinati a far clamore. Sembra infatti che durante i 15 minuti di intervallo della finalissima, ci siano stati all’interno dello spogliatoio delle forti discussioni con Bonucci protagonista. Il difensore bianconero se la sarebbe presa con Dybala, autore di una prestazione sottotono (per usare un eufemismo), per il cartellino giallo rimediato al 12’, che lo avrebbe caratterizzato negativamente per tutto il match. Bonucci avrebbe addirittura rifilato uno schiaffo all’ex attaccante del Palermo. Ma non solo: sarebbe volate parole grosse anche con Barzagli, reo di non marcare bene l’esterno brasiliano del Real Madrid, Marcelo. E anche tra i due baluardi della difesa la tensione sarebbe salita alle stelle.

LE SMENTITE – “Tutto falso”. Così Leonardo Bonucci replica alle indiscrezioni sui presunti fatti avvenuti a Cardiff. Il difensore bianconero respinge le accuse su Facebook: “Nulla di quanto è stato scritto, raccontato o ricostruito ha del vero. Non c’è stato nessun diverbio, nè tantomeno atti fisici che riguardino me o qualcun altro. L’intervallo tra il primo e il secondo tempo della finale UCL è stato un intervallo come tanti altri dove, lo ripeto, nulla è accaduto. Queste sono le uniche parole che ho da dire al riguardo di questa vicenda e spero siano le ultime. Nel caso in cui non fossero sufficienti a chiarire la situazione e a ristabilire la verità, sarò pronto a rivolgermi ai miei avvocati per tutelare il mio nome e la mia onorabilità”. Anche il dirigente della Juve, Beppe Marotta, getta acqua sul fuoco: “Io c’ero, nell’intervallo si è parlato soltanto delle cose da fare in campo”. Non è la prima volta che Bonucci finisce al centro di polemiche simili: a febbraio c’era stato un battibecco con il tecnico Allegri durante Juventus-Palermo e il giocatore finì per punizione in tribuna nella partita di Champions League contro il Porto.

Francesco Carci

Calciomercato. Donnarumma-Milan,
al cuor si comanda

Terminata la stagione, il calciomercato è già entrato nel vivo. Il valzer delle panchine ha portato Spalletti all’Inter, Di Francesco alla Roma, mentre le tre neopromosse hanno confermato i loro tecnici. Tiene banco il caso sul portiere rossonero: la super offerta della società (oltre 4,5 milioni all’anno) non è stata ancora accettata dall’estremo difensore, i cui interessi sono gestiti da Mino Raiola

donnarumma2MILANO – Donnarumma resta, Donnarumma parte. Nel calciomercato estivo tiene banco il caso legato al 18enne portiere del Milan, da tutti considerato l’erede di Gigi Buffon. Il contratto del baby fenomeno scade a giugno 2018 e la società rossonera ha ovviamente come priorità quella di rinnovare l’accordo per non perderlo a costo zero. L’amministratore delegato Marco Fassone e il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli, uomini di fiducia della nuova proprietà cinese, lo hanno dimostrato offrendo a Donnarumma un super ingaggio da 4,7 milioni all’anno. Nonostante lo sforzo dei dirigenti rossoneri tuttavia il portiere sta tentennando. O meglio, lo sta facendo il suo procuratore, Mino Raiola.

NODO CLAUSOLA – La distanza tra le parti non sarebbe dovuto tanto da una questione economica, quanto dalla clausola di rescissione. Raiola spinge per un prezzo “low cost”, legato anche ai futuri risultati del Milan. La società rossonera, dal canto suo, sarebbe anche disposta a inserire nel nuovo contratto la clausola, ma ad un prezzo decisamente più alto rispetto a quello chiesto dal procuratore italo-olandese.

TIFOSI ARRABBIATI – La sensazione è che in questa partita di dama un accordo si troverà. Per il bene di tutti. Ciò che non è piaciuto ai tifosi rossoneri è proprio però questo tentennamento di Donnarumma, che ha spesso dichiarato di essere da sempre tifoso del Milan, amore dimostrato baciando più volte la maglia. E proprio dopo questi pubblici gesti, ci si aspettava una risposta ben più entusiasta una volta arrivata la super proposta di Fassone e Mirabelli. La Curva Sud (parte del tifo più calda) se l’è presa più con Raiola che con Donnarumma, accusando l’agente di tenere sotto scacco il club lombardo e lo stesso baby portiere per dare priorità ai propri interessi. Gigio ha comunque dichiarato di essere alla ricerca di una casa nuova a Milano: un indizio di come la fumata bianca sia molto vicina.

Francesco Carci

Roland Garros 2017, la festa di Rafael Nadal e la guerra della Ostapenko

3Jelena-Ostapenko-Roland-Garros-2017Il Roland Garros del 2017 è stato la festa di Rafael Nadal. È stato il punteggio di 6/2 6/3 6/1 a regalare la decima vittoria qui al torneo del Grand Slam parigino allo spagnolo. Rafa si è imposto su uno stanco Stan Wawrinka; testa di serie n. 3, lo svizzero era reduce da una dura semifinale contro Andy Murray, sconfitto per 6/7(8) 6/3 5/7 7/6(3) 6/1, mentre per il n. 4 del seeding c’è stato un tabellone facile: non solo ha vinto sempre agevolmente tutti gli incontri, compresa la semifinale (portata a casa per 6/3 6/4 6/0) su Thiem (vendicandosi sull’austriaco della dura vittoria che gli aveva rifilato a Roma), ma si è avvantaggiato anche del ritiro nei quarti (sullo score di 6/2 2/0 tutto a suo favore) di Carreno-Busta; prima si era, poi, sbarazzato di Bautista Agut con un netto 6/1 6/2 6/2 e ancora di Basilashvili (con un match senza storia finito per 6/0 6/1 6/0), ma in precedenza aveva eliminato anche Paire al primo turno (6/1 6/4 6/1) e dopo Haase (6/1 6/4 6/3). In forma, fresco, concentrato, determinato, non ha sbagliato nulla per tutto il torneo, e soprattutto nella finale, dove già il pronostico sembrava segnato. Sulle sue scarpe aveva disegnato un toro stilizzato e il numero 9 (quante le volte che aveva vinto sinora il Roland Garros). Ora dovrà aggiornare i conti. Infatti già dal pubblico sapevano come sarebbe andata a finire e sventolavano cartelloni con scritto “Rafa10”, oppure nella finale si sono visti agitare due manifesti durante la premiazione: uno con la cifra “10” e un altro con la scritta “Bravo Rafa”. E lui non ha deluso le aspettative che tutti avevano su di sé, anzi è sembrato gestire anche meglio emotivamente la circostanza rispetto a un Wawrinka apparso più “scosso” a tratti. Un Nadal da 10 fa 10 al Roland Garros dunque. Sugli spalti anche re Juan Carlos ad applaudire questo campione. Dovremmo iniziare allora a parlare di Rola(nd) Nadal? Difficile trovare le parole per descrivere tale traguardo se non riportare, per cercare di ricordare, le lacrime sul suo volto, visibilmente commosso, mentre sollevava la coppa. “È il torneo più importante della mia carriera; è incredibile e indescrivibile l’adrenalina e l’emozione che si prova: sono talmente forti che non riesco a trovare un modo per esplicitarle. È un torneo speciale, che preparo in modo speciale. Ḕ il torneo che amo di più in assoluto” –ha detto emozionato-: che altro aggiungere? Se non tenere a mente quello che questo tennista talentuoso e grintoso ha fatto qui. Un filmato con le sue vittorie ha ripercorso tutte le tappe di queste dieci volte che ha trionfato e si è imposto qui, da vero “re della terra rossa”. Entrambi i tennisti hanno dato appuntamento al prossimo anno, garantendo la loro presenza. Ma belle anche le parole di Stan (“The man”, come scrive sulle sue scarpe a ricordare anche la sua di tenacia) Wawrinka: “sono state due settimane molto entusiasmanti; è un peccato che oggi non sia riuscito a dare il massimo e il meglio. Un grazie va alla mia famiglia. Mi è piaciuto soprattutto l’ambiente in cui si è giocato e l’atmosfera che si è respirata (di amicizia e molto rilassata e serena): ed è ciò che mi fa sorridere oggi”.
Nel femminile è sempre più guerra tra le teen(agers) e Simona Halep. Sembrava sarebbe stata la replica di Roma, invece c’è stata la new entry di Jelena Ostapenko, ma nemmeno troppo, a modificare il corso degli eventi. La lettone ha giocato forse la miglior partita della sua carriera, nella finale contro la rumena. Con grande maturità ha gestito i momenti del match con lucidità. Ha eseguito colpi perfetti da manuale, variando la tattica, alternando aggressività e difensiva; il che non solo ha messo in difficoltà la Halep, ma l’ha quasi mandata fuori giri: Simona non sapeva più cosa fare e inventarsi per fare punto a un’avversaria sempre più padrona in campo. Nonostante la giovane età, a soli vent’anni, ha dimostrato di essere pronta ad entrare nella top ten. Attuale n. 12 del ranking mondiale, non è una meteora. Vince un torneo quale il Roland Garros senza neppure essere testa di serie e convalida una buona annata e una crescita atletica, tennistica e professionistica che quest’anno già l’aveva vista finalista al Wta di Charleston, dove lo scorso 9 aprile perse da Daria Kasatkina per 6/3 6/1. Qui al Grand Slam parigino è andata addirittura in rimonta: dopo aver perso il primo set per 6/4, ha restituito un altro 6/4 ed è andata a concludere per 6/3, ma ormai era lei a dominare la partita, concedendosi di tutto ed ogni tipo di colpo e finezza. Mentre la rumena correva quasi disperata da ogni parte del campo: ha dato assolutamente il massimo, generosissima, ma non è bastato a frenare il momento e la giornata di esaltazione della lettone. Spregiudicata e incosciente come un’adolescente che vede il suo sogno realizzarsi ad occhi aperti e non può che gioirne. Un nuovo nome compare nell’albo del torneo. Ma, alla vigilia della finale, nessuno avrebbe creduto possibile un’impresa del genere. Soprattutto perché Simona Halep veniva da un successo appena raggiunto. Dopo la finale persa a Roma dalla Svitolina, nei quarti qui in Francia è riuscita a prendersi la sua rivincita, con una convincente partita conquistata per 3/6 7/6(8) 6/0. Tutti avrebbero dato la trionfatrice degli Internazionali Bnl d’Italia per vincente di nuovo sulla rumena, invece con ostinazione Simona ha trovato tutta la concentrazione, la convinzione e la grinta giuste per rigirare un match che sembrava chiuso: il 6/0 dell’ultimo set dimostra quanto sia riuscita a mandare in confusione la più giovane avversaria e testa di serie n. 5. La testa di serie n. 3, poi, in semifinale, si è imposta su una tennista sempre ostica (anche se non ha brillato qui al Roland Garros) quale la Pliskova per 6/4 3/6 6/3. Non facile con il servizio potente della ceca dominare in tal modo. Tre set anche per la Ostapenko in semifinale sulla svizzera Bacsinszky (n. 30 del seeding). Una partita finita per 7/6(3) 3/6 6/3, ma l’elvetica non è sembrata mai essere davvero insidiosa, al punto da poter vincere: troppo fallosa; però ha giocato un buon match con un tennis di buon livello. Ma la Ostapenko ha battuto teste di serie come la Wozniacki (n. 11), con un doppio 6/2 dopo aver perso il primo set per 6/4; o della Stosur (n. 23), con il punteggio di 6/2 6/4, dopo che l’austriaca aveva conquistato il primo per 6/2; più facile il match contro la Tsurenko (su cui si è imposta con un facile 6/1 6/4) o quello contro la Makarova, a cui ha rifilato un doppio 6/2. Ma la vera sorpresa la lettone l’ha regalata al primo turno, al match d’esordio contro la tedesca Angelique Kerber: la ventenne si è sbarazzata della n. 1 con un doppio 6/2, con una vittoria che nessuno si sarebbe aspettato così agevole. Sicuramente, però, è significativo anche il fatto di impiegare tre set lottati e faticati per vincere le partite contro Pliskova, Bacsinszky, Wozniacki e Stosur, questi ultimi tre dopo aver perso il primo; ciò dimostra maturità, concentrazione e capacità di gestire il match anche emotivamente, non facile né scontato per la sua giovane età. Senza mai andare fuori giri e in pieno controllo dei colpi e dell’incontro.

Barbara Conti

Le pagelle del 2017: Juve Campione, ma la vera impresa è del Crotone

Con l’amara sconfitta della Juventus in finale di Champions League contro il Real Madrid, si è chiusa la stagione 2016/2017: per i bianconeri sesto scudetto di fila, un record. Atalanta rivelazione del campionato, malissimo l’Inter. Storica e impensabile la salvezza dei calabresi. Vediamo tutti i voti delle 20 squadre di Serie A

Foto LaPresse - Francesco Mazzitello28/05/2017 - Crotone (Italia)Sport CalcioCrotone vs Lazio                                                              Campionato di calcio serie A Tim 2016-2017 - Stadio Scida Crotonenella foto la festa del Crotone salvo all'ultima giornataPhoto LaPresse - francesco Mazzitello28/05 /2017 Sport soccerCrotone vs LazioItalian football Championship legue A Tim 2016-2017 " Scida Stadium" Crotonein the pic players of Crotone celebrates

Foto LaPresse – Francesco Mazzitello28/05/2017 – Crotone (Italia)Sport CalcioCrotone vs Lazio Campionato di calcio serie A Tim 2016-2017 – Stadio Scida Crotonenella foto la festa del Crotone salvo all’ultima giornataPhoto LaPresse – francesco Mazzitello28/05 /2017 Sport soccerCrotone vs LazioItalian football Championship legue A Tim 2016-2017 ” Scida Stadium” Crotonein the pic players of Crotone celebrates

ATALANTA 9 – La vera rivelazione del campionato. Nemmeno il più ottimista dei tifosi orobici si sarebbe aspettato una qualificazione in Europa League. Papu Gomez la stella (anche dei social), ma grande merito va dato a Gasperini che ha avuto il coraggio di lanciare tanti giovani (da Caldara a Kessié fino a Conti e Petagna): le casse del club saranno ricoperte d’oro, anche se non tutti i pezzi pregiati lasceranno Bergamo.
BOLOGNA 6 – Mai immischiata nella lotta per non retrocede, ma raramente ha regalato ai propri tifosi partite divertenti. Da Destro ci si aspetta sempre qualche gol in più. Stagione senza infamia e senza lode.
CAGLIARI 7 – La migliore delle neopromosse. Molte scommesse vinte: il tecnico Rastelli al primo anno in A, un Borriello ritrovato (16 gol) e un settore giovanile che promette bene. Troppe però le goleade subite: proprio sulla tenuta della difesa bisognerà migliorare in vista del prossimo anno.
CHIEVO 6,5 – L’ennesima salvezza senza mai finire nella zona calda non deve passare come fatto scontato. Un premio alla società e all’allenatore Maran, bravo a gestire uno spogliatoio pieno di giocatori di esperienza con qualche talento più verde.
CROTONE 10 – Dato per spacciato già in estate e senza alcuna speranza alla fine del girone d’andata, quando i calabresi erano fanalini di coda con appena 9 punti in classifica, il club pitagorico è riuscito a compiere un vero e proprio miracolo, festeggiando la salvezza al termine di una storica rimonta concretizzatasi nell’ultima giornata ai danni dell’Empoli. Merito soprattutto del tecnico Davide Nicola che non ha mai smesso di crederci e che ha creato un gruppo la cui dignità e compattezza ha sovvertito alla differenza qualitativa con gli avversari.
EMPOLI 4 – Una retrocessione drammatica perché arrivata all’ultima giornata, ma meritata. Fino al penultimo turno la permanenza in serie A si sarebbe concretizzata più per le “disgrazie” altrui che per meriti propri, fino alla rimonta del Crotone che ha dimostrato molto più carattere dei toscani. Si ricordano le prestigiose vittorie esterne in casa di Milan e Fiorentina e basta: troppo poco per salvarsi.
FIORENTINA 5 – Male in Europa, malino in campionato. Una vera disfatta l’eliminazione dall’Europa League con il ko interno 4-2 contro il Borussia Moenchengladbach dopo la vittoria 1-0 all’andata in Germania. Lì è calato il sipario sulla stagione dei viola: con Paulo Sousa già certo dell’addio a fine stagione, sono mancate le motivazioni per una rimonta in campionato verso la zona Europa che era ancora più che possibile.
GENOA 5 – Se l’è vista brutta il Grifone. Dopo un ottimo avvio di stagione, piano piano i liguri si sono persi e le mosse societarie, dalle cessioni di Rincon e Pavoletti all’allontanamento del tecnico Juric (poi richiamato), hanno creato solo caos e timori nello spogliatoio rossoblù. Fortunatamente era stato fatto abbastanza per evitare la retrocessione, ma l’annata, con i due derby persi contro la Sampdoria, resta ampiamente negativa.
INTER 3 – Stagione da dimenticare sotto tutti i punti di vista. Nata male con l’addio di Mancini a pochi giorni dall’avvio del campionato e la scelerata scelta di affidarsi ad uno “sprovveduto” come De Boer e finita peggio con il poco elegante esonero di Pioli a tre giornate dalla fine. I “colpi” di mercato Joao Mario e Gabigol, costati complessivamente oltre 70 milioni, si sono rivelati due flop, esattamente come quello di Kondogbia di 12 mesi prima. Pochissimi i giocatori a salvarsi (Handanovic, Perisic e Icardi), segno di come sia inevitabile una rivoluzione nella rosa, ma anche una maggiore chiarezza societaria. La consolazione è che i soldi (dalla Cina) non mancano.
JUVENTUS 8,5 – È arrivato il sesto scudetto di fila, nessuno c’era mai riuscito nel campionato italiano. Quest’anno non c’è stato il dominio come negli anni precedenti, merito di Roma e Napoli che hanno colmato buona parte del gap, ma quella bianconera resta comunque una corazzata difficile da battere. Bravo Allegri ad inventarsi a metà stagione il modulo 4-2-3-1 regalando nuova linfa a giocatori come Mandzukic e Cuadrado, fino ad allora usati a intermittenza. Da segnalare anche la vittoria della terza Coppa Italia consecutiva, è mancata purtroppo la ciliegina sulla torta: in finale di Champions League la Vecchia Signora si è arresa 4-1 al Real Madrid e addio “triplete”, ma una notte profondamente amara non cancella una stagione da protagonista. Si riparte con la consapevolezza di avere tutto per riprovarci, mentre gli avversari italiani faticano a malapena a passare il turno a gironi.
LAZIO 7,5 – Stagione super per i biancocelesti. Difficile da pronosticare dopo l’estate turbolenta con l’addio di Bielsa senza nemmeno iniziare l’avventura nella Capitale e la chiamata in extremis da parte di Lotito a Simone Inzaghi, già con la valigia direzione Salerno. E invece l’ex tecnico della Primavera si è dimostrato eccome all’altezza della Serie A, gestendo uno spogliatoio non facile per i difficili rapporti tra i “senatori” e il ribelle Keità. Tutto è filato liscio: sfiorato il record di punti in campionato (70 contro i 72 del 2000) e la vittoria della Coppa Italia, dove i capitolini si sono inchinati solo in finale alla Juventus. L’anno prossimo c’è l’Europa League: la società deve muoversi bene per regalare a Inzaghi una rosa più lunga e competitiva.
MILAN 6 – Tra mille difficoltà, con lo storico passaggio societario da Berlusconi ai cinesi, l’obiettivo minimo (l’Europa League) è stato raggiunto e per Montella non era un compito semplice. Ma parliamo sempre di Milan e un sesto posto non può passare come traguardo positivo. Per questo i nuovi proprietari devono acquistare giocatori importanti per far tornare i rossoneri nelle zone che gli spettano.
NAPOLI 6,5 – Un’annata piena di record non può che essere positiva nonostante l’assenza di trofei. Quella di Sarri si conferma una vera e propria macchina da gol: mai gli azzurri ne avevano segnato 115 gol in una stagione, mai 94 in campionato e mai 50 in trasferta in Serie A, così come non avevano mai toccato 86 punti. Tutto questo non ha portato alla vittoria di un titolo, ma comunque alla consapevolezza che l’anno prossimo, con qualche ritocco e nessuna cessione illustre, si può alzare ulteriormente l’asticella.
PALERMO 4 – Stagione assolutamente negativa. A differenza del Milan, i rosanero hanno sentito notevolmente il cambiamento societario con l’addio di Zamparini e l’arrivo di Baccaglini. Molte colpe sono da attribuire all’ex presidente che, resosi conto che l’avventura in Sicilia stava per terminare, ha creato in estate una squadra non all’altezza, che infatti è sempre stata relegata negli ultimi posti della classifica. Un briciolo di dignità si è recuperata alla fine con Bortoluzzi in panchina, ma ormai i giochi erano fatti.
PESCARA 3 – Dopo una sola stagione gli abruzzesi tornano in Serie B. Meritatamente a dir poco. Per la squadra allenata prima da Oddo e poi da Zeman la miseria di 18 punti con appena 3 vittorie, di cui una a tavolino. Assolutamente non all’altezza della massima serie.
ROMA 6 – Discorso abbastanza simile al Napoli: record di punti (87) e di gol segnati (90), ma zero titoli. Per il nono anno consecutivo. Iniziano ad essere troppi e il primo a capirlo, in largo anticipo, è stato proprio Luciano Spalletti (eccessivamente criticato anche se con la leggenda Totti poteva usare meno razionalità e più buonsenso) che ha fatto le valigie. Male nelle coppe: contro il Lione in Europa League e la Lazio in Coppa Italia si poteva fare di più.
SAMPDORIA 6,5 – Inizio stentato, poi una buona continuità grazie all’ambientamento a Genova di Giampaolo (che si è guadagnato il rinnovo del contratto fino al 2020) e alla crescita di tanti giovani, Schick su tutti. Riflettori sul doppio derby vinto sia all’andata che al ritorno contro il Genoa: il prossimo anno si può puntare all’Europa.
SASSUOLO 5,5 – La squadra più bersagliata dalla sfortuna, che ha tolto per tutta la prima della stagione la stella Berardi e per diversi mesi elementi fondamentali come il capitano Magnanelli, Missiroli e Defrel. Il cammino in Europa League resta una piacevole esperienza (chissà se ripetibile) ma anche in ambito internazionale, così come in campionato, qualcosina in più era lecito aspettarselo. Soprattutto quando il presidente Squinzi, scherzando ma non troppo, parla di scudetto e Champions League.
TORINO 6 – A inizio anno il progetto era chiaro: tornare in Europa nel giro di due anni. Il primo tentativo è andato fallito, ma non per questo si può parlare di stagione negativa. Anche perché va segnalata l’esplosione del “Gallo” Belotti, ora punto fermo della Nazionale di Ventura, che ha raggiunto il valore di 100 milioni. Cairo gongola, ma deve aprire il portafoglio se vuole centrare l’obiettivo dichiarato 12 mesi fa.
UDINESE 6 – Maluccio Iachini, la squadra si è ripresa con l’arrivo di Delneri, che infatti si è guadagnato la riconferma per la prossima stagione. Non è più l’Udinese di qualche anno fa, piena di giovani talenti (e di un grande Di Natale), ma gli investimenti sul nuovo stadio (Dacia Arena) e su nuovi baby promettenti potrebbero dare i frutti nel prossimo campionato.

Francesco Carci

Dal Totti Day alla salvezza del Crotone: la serie A chiude con il botto

Emozioni infinite all’Olimpico per l’addio del capitano giallorosso: toccante l’abbraccio con i figli e la lunga lettera ai tifosi. I ragazzi di Spalletti faticano più del previsto contro il Genoa (3-2) conquistando al 90’ il secondo posto. Grandissima impresa dei calabresi, che compiono una rimonta insperata restando nella massima serie: retrocede in B l’Empoli.

crotone4ROMA – Il calcio sa ancora regalare emozioni. Quello che si è vissuto all’Olimpico di Roma per l’ultima di Francesco Totti con la maglia giallorossa è qualcosa che ha toccato tutti gli sportivi, ma anche chi di calcio non ne sa nulla. Parola prima al campo: la Roma doveva difendere il punto di vantaggio sul Napoli per assicurarsi il secondo posto dietro la Juventus e l’accesso diretto in Champions League. Missione compiuta grazie al 3-2 contro un Genoa già salvo, anche se nemmeno il più pessimista dei tifosi avrebbe immaginato tanta fatica: decisivo il gol dell’ex Perotti al 90’ e Napoli, che ha vinto 4-2 in casa della Sampdoria, costretto ai preliminari. Spalletti intanto aveva mandato in campo a inizio ripresa Francesco Totti, al posto di uno spento Salah. Ma il numero 10 è stato l’assoluto protagonista nel dopo gara: quasi nessuno, tantomeno lui, è riuscito infatti a trattenere le lacrime durante il giro di campo di ringraziamento, l’abbraccio con la moglie Ilary Blasi e i figli, il lancio di un pallone autografato ai tifosi della curva e soprattutto la lunga lettera letta con il microfono in mezzo al campo.

“ORA DIVENTO GRANDE” – Visibilmente emozionato (occhi lucidi e corpo in continuo movimento come se si stesse giocando una partita) Totti ha dedicato parole al miele ai suoi tifosi che lo hanno sempre sostenuto (non a caso ci sono stati dei fischi per il tecnico Spalletti e il presidente Pallotta). “Sono orgoglioso di avervi dato 28 anni di amore ma il tempo ha deciso, maledetto tempo… – le parole del capitano -. Oggi questo tempo mi ha bussato sulle spalle e mi ha detto ‘domani sarai grande’, levati gli scarpini perché da oggi sei un uomo. Avete presente quando siete bambini, state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia per andare a scuola? Mentre voi volete continuare a dormire e provate a riprendere il filo di quella storia e non ci si riesce mai? Stavolta non era un sogno, ma la realtà. Ora ho un po’ paura, ho bisogno di voi. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore, vi amo!”. Applausi e lacrime scroscianti.fratotti

CROTONE SALVO, EMPOLI IN B – Dopo che la Roma aveva difeso il secondo posto, mancava solo un verdetto: la terza squadra a retrocedere insieme a Pescara e Palermo. E qui parliamo di un’autentica impresa del Crotone che ha compiuto un miracolo sportivo sorpassando, proprio all’ultima giornata, l’Empoli grazie al successo casalingo 3-1 sulla Lazio e alla conseguente sconfitta dei toscani per 2-1 a Palermo. Nessuno, ma davvero nessuno, a inizio campionato, immaginava che i calabresi potessero salvarsi. Praticamente nulle erano oltretutto le speranze alla fine del girone d’andata quando il Crotone era fanalino di coda con 9 punti in classifica. Ma il merito va alla proprietà Vrenna che ha deciso di non cambiare allenatore, allo stesso Nicola che non ha mai smesso di crederci e alla forza del gruppo che, nonostante un tasso tecnico non altissimo, si è compattato rendendo, giornata dopo giornata, quello che era un pazzo sogno un autentico capolavoro.

I VERDETTI – Questi dunque i verdetti finali della Serie A 2016/2017: Juventus campione d’Italia, Roma in Champions League, Napoli ai preliminari di Champions League, Atalanta e Lazio in Europa League, Milan ai preliminari di Europa League, Empoli, Palermo e Pescara in Serie B. La classifica finale: Juventus 91; Roma 87; Napoli 86; Atalanta 72; Lazio 70; Milan 63; Inter 62; Fiorentina 60; Torino 53; Sampdoria 48; Cagliari 47; Sassuolo 46; Udinese 45; Chievo 43; Bologna 41; Genoa 36; Crotone 34; Empoli 32; Palermo 26; Pescara 18.

Francesco Carci

Totti-Roma, The End. L’ultima partita e il mistero della prossima sfida

Il capitano giallorosso, con un messaggio sulla propria pagina Facebook, ha annunciato che quella di domenica contro il Genoa (ore 18 all’Olimpico) sarà l’ultima partita con la maglia della Roma. Ma il futuro resta un rebus: dirigente, un ruolo in Figc, un futuro in televisione o ancora il pallone (destinazione Miami) i possibili scenari.

totti addioROMA – “Domenica sarà la mia ultima partita in giallorosso”: Francesco Totti mette nero su bianco e ufficializza il suo addio da calciatore alla Roma. La notizia era scontata da diverse settimane: i biglietti per la gara di domenica alle 18 contro il Genoa erano andati a ruba in poche ore e, negli ultimi giorni, non si faceva altro che ipotizzare su ‘cosa farà da grande’ Francesco.
IL SUO MESSAGGIO – L’annuncio è arrivato dalla pagina Facebook di Totti. Queste le sue parole: “Roma-Genoa, domenica 28 maggio 2017, l’ultima volta in cui potrò indossare la maglia della Roma. È impossibile esprimere in poche parole tutto quello che questi colori hanno rappresentato, rappresentano e rappresenteranno per me. Sempre. Sento solo che il mio amore per il calcio non passa: è una passione, la mia passione. È talmente profonda che non posso pensare di smettere di alimentarla. Mai. Da lunedì sono pronto a ripartire. Sono pronto per una nuova sfida”.
IL FUTURO È UN REBUS – Proprio su quella “nuova sfida” con cui termina il messaggio si sono aperti vari scenari. Le proposte non mancano a Totti: un ruolo da dirigente giallorosso è già assicurato (ma resta da vedere come sono i rapporti con i proprietari americani), la Federazione è pronta a garantirgli una poltrona, in tv la simpatia del numero 10 farebbe gola a tutti, ma non è da escludere che nel futuro di Totti ci sia ancora il campo di gioco. In tal senso, la soluzione più suggestiva è raggiungere Alessandro Nesta, storico ex capitano della Lazio, a Miami. Oppure c’è la pioggia di milioni dalla Cina: ma è difficile pensare che Francesco si allontani troppo dalla famiglia. Chi invece sperava che la carriera continuasse con la Roma, nonostante lo scontato addio di Spalletti (con cui i rapporti sono gelidi) e il possibile arrivo in panchina di Di Francesco (ex romanista e grande estimatore di Totti), è rimasto inevitabilmente deluso. Intanto l’appuntamento attesissimo è per domenica alle 18 all’Olimpico: sarà una gara se ci saranno più applausi o lacrime.

Francesco Carci

Juventus campione d’Italia, è lo scudetto dei record

juventusI bianconeri battono 3-0 il Crotone e si aggiudicano lo scudetto per il sesto anno consecutivo, un record. Roma e Napoli hanno accorciato il gap ma sembrano bellissime torte senza ciliegina. Inter e Milan sperano nei soldi cinesi per spezzare un’egemonia che, altrimenti, potrebbe durare ancora a lungo. E il 3 giugno c’è la finale di Champions contro il Real Madrid: il sogno triplete per Buffon e compagni può diventare realtà

TORINO – E sono 6. La Juventus è campione d’Italia 2016/2017 ed entra nella storia: mai nessuna squadra in Italia aveva infatti vinto sei campionati consecutivi. Ci è riuscita la Vecchia Signora, merito di una dirigenza e di una squadra che, titolo dopo titolo, continua ad avere fame ed a non essere mai appagata. D’altronde discorsi simili non sono nemmeno ipotizzabili in una rosa di campioni, alcuni dei quali (Buffon su tutti) hanno vissuto l’incubo della Serie B per gli scandali di “Calciopoli” nel 2006. E’ proprio in seguito a quelle triste vicende, con la Juventus che aveva toccato il momento più basso della propria storia, che è iniziata un’inarrestabile risalita. Conte prima e Allegri poi hanno creato una vera e propria corazzata attualmente senza rivali in Italia e al livello delle big europee. Non a caso, dopo Coppa Italia e campionato, i bianconeri potranno completare, il prossimo 3 giugno a Cardiff, il “triplete” nella finale di Champions League contro il Real Madrid.

juve2I PROTAGONISTI – Doveroso iniziare dal capitano, Gigi Buffon. Ancora decisivo tra i pali a 39 anni suonati, leader carismatico dentro e fuori dal campo. Ha vinto quasi tutto, ma dà l’idea di non voler perdere nemmeno un torneo di briscola al bar con gli amici. La difesa poi continua a essere il punto di forza della Juventus: con la “BBC” (Barzagli, Bonucci, Chiellini) non si passa e le riserve (Benatia e Rugani) sono più che affidabili. Alex Sandro è senza dubbio il miglior terzino sinistro in Italia e forse in Europa, Dani Alves ha dimostrato di non essere arrivato a Torino per godersi una ricca pensione e Lichtsteiner continua di essere sempre affidabilissimo sulla corsia destra. A centrocampo Khedira è stato più forte degli acciacchi fisici che lo hanno tormentato per anni, Pjanic ha dato qualità in una mediana piena di muscoli con le rocce Sturaro e Rincon. Marchisio ci ha messo un po’ per riprendersi dal grave infortunio dell’anno scorso, ma è risultato prezioso come sempre, stesso discorso per i jolly Lemina e Asamoah. Cuadrado e Mandzukic da comprimari nella prima parte di stagione sono diventati insostituibili quando Allegri è passato al 4-2-3-1, Dybala è diventato un top player a tutti gli effetti confermando i numeri che aveva fatto vedere al Palermo e Higuain, decisivo in tutte le partite chiave, ha confermato di essere un cecchino in area. Poco spazio per Pjaca, fermato anche da un grave infortunio, ma è giovane e si farà. E poi un grande applauso a Massimiliano Allegri, capace con un viso angelico e sorridente di essere comunque un sergente di ferro in uno spogliatoio importante e alla società che sul mercato non ha sbagliato un colpo, sia in entrata che in uscita.

LE ALTRE ALZANO BANDIERA BIANCA – Roma, Napoli, Milan e Inter devono alzare bandiera bianca per l’ennesimo anno. Le prime due giocano benissimo, anche meglio della Juventus, ma manca quell’ultimo step per arrivare a vincere lo scudetto. Se però il campionato è rimasto aperto fino alla penultima giornata va dato atto a Spalletti e Sarri di aver ridotto sensibilmente il gap rispetto ai bianconeri. Ma ancora non basta. Negativa, quasi drammatica, invece la situazione delle milanesi, lontane anni luce dal livello di Buffon e compagni. La speranza è che con i tanti soldi delle nuove proprietà cinesi possano arrivare i campioni per riportare in alto le due squadre delle Madonnina. Ma non sempre i soldi fanno la felicità.

Francesco Carci

#INSIEMESIPUO AICS e Telefono Azzurro contro il bullismo nello sport

Bullismo, abusi sessuali e di potere: la lotta alle violenze comincia dallo sport di base
«Grazie alla condivisione lo sport rimane l’ambiente ideale per combattere le difficoltà,
ma servono formazione, vigilanza, prevenzione e massima attenzione ai minori»

bullismo-sport-600x399Formazione dei tecnici, “censimento” e conoscenza dei campanelli d’allarme tra i giovani, promozione dello sport di squadra e coinvolgimento diretto di ragazzi e ragazze nell’analisi del problema, ma soprattutto vigilanza e massima attenzione ai minori promuovendo il dialogo e mai il silenzio. Ecco le formule di base da cui partire per sconfiggere bullismo, abusi di potere e ogni forma di disagio giovanile nello sport, secondo quanto suggerito da Aics, Associazione Italiana Cultura Sport, e Telefono Azzurro, insieme nella lotta alla violenza: lo sport rimane l’ambito migliore nel quale far crescere gli anticorpi a ogni forma di violenza e abuso, grazie alla promozione dei valori sportivi e della condivisione, ma servono preparazione e nessuna sottovalutazione del fenomeno.

Di questo si è parlato giovedì 18 maggio alla Conferenza pubblica promossa da Aics, Associazione Italiana Cultura Sport, e Telefono Azzurro nella sala della Regina alla Camera e dal titolo “#INSIEMESIPUO: AICS e Telefono Azzurro uniti contro il disagio giovanile nello sport”. Presenti il presidente nazionale Aics, l’onorevole Bruno Molea, il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo, assieme alle istituzioni e alle autorità del mondo sportivo, compreso il segretario generale del Coni, Roberto Fabbricini. A portare la propria esperienza i campioni Daniele Masala, oro nel Pentathlon moderno a Los Angeles ’84 e già dirigente del comitato controlli antidoping, e l’onorevole Valentina Vezzali, schermitrice, tre volte oro alle Olimpiadi. Il Convegno è nato con l’intento di chiamare a raccolta le istituzioni, il movimento sportivo e i professionisti con l’obiettivo di consegnare una fotografia del fenomeno in Italia, ma soprattutto costruire assieme conoscenza sul disagio giovanile negli ambienti sportivi e sulle risposte che la comunità, in maniera integrata e in un’ottica di sistema, può offrire.

Il tema degli abusi nel mondo dello sport occupa spesso le pagine della cronaca nazionale e internazionale. Fatti che ci mostrano come in alcuni casi, anche negli ambienti sportivi, più o meno organizzati, a fianco dei notevoli benefici si verificano una serie di episodi negativi e dannosi per il benessere psico-fisico dei minori.

In una ricerca inglese, il 29% dei soggetti intervistati riferiva di aver subito molestie sessuali, sia di tipo fisico che verbale. Molti di essi ammettono di non gradire alcuni atteggiamenti o toccamenti da parte della figura dell’allenatore corso degli allenamenti.

Per quanto riguarda il nostro paese, Il 10% dei ragazzi intervistati da Telefono Azzurro e Doxa Kids in un’indagine condotta nel 2017 fra i ragazzi delle scuole italiane è stato vittima di bullismo in ambienti sportivi. Episodi in cui non sempre la vittima trova supporto psicologico e morale da parte dei genitori. Infatti sempre secondo la stessa indagine il 12% degli adulti ritiene che il bullismo sia sempre esistito e non sia un problema così grave.

Scene di bullismo che non di non di rado sfociano nei pre-adolescenti e adolescenti in forti disagi, sofferenza e autolesionismo, espressione dirompente della rabbia, aggressività nei confronti di se stessi e degli altri, abuso di droghe e di alcol. Cogliere tali segnali permette di attivare tempestivamente una rete per la diagnosi e la successiva presa in carico.

Nel 2016, i casi di abuso sessuale e pedofilia gestiti da Telefono Azzurro attraverso la linea 1.96.96, il 114 Emergenza Infanzia e la chat sono stati 301. In 1 caso su 10 il responsabile è un estraneo.

IN COSA CONSISTE LA PREVENZIONE – I CONSIGLI DI TELEFONO AZZURRO

• Bambini e ragazzi devono essere consapevoli dei loro diritti a beneficiare di un ambiente sicuro e protetto;
• Attività di sensibilizzazione rivolto ai ragazzi delle scuole elementari medie e superiori e tramite la creazione di workshop creativi, sulle tematiche di violenze e abusi nello sport e nella vita;
• Fornire loro servizi appropriati, ai quali rivolgersi per chiedere aiuto.

“Sono pochi ed eccessivamente frammentari gli interventi di formazione sulle tematiche dell’infanzia e dell’adolescenza diretti a chi lavora nei movimenti sportivi dilettantistici – dichiara Ernesto Caffo, Professore ordinario di Neuropsichiatria infantile- Università di Modena e Reggio Emilia, Presidente di Telefono Azzurro Onlus -. Oltre alla sottoscrizione di un dettagliato codice di comportamento gli operatori dovrebbero essere in grado di conoscere i segnali di disagio che i bambini e i ragazzi manifestano più o meno esplicitamente. Lavorare nella cornice della protezione significa anche comprendere che alcuni bambini, più vulnerabili per una serie di caratteristiche, sono più a rischio di violenze, maltrattamenti ed abusi. Occorre quindi costruire una rete virtuosa per diffondere formazione nel contesto agonistico e costruire azioni di contrasto. In questo ambito nasce il rapporto di collaborazione con AICS, che più in generale porta la nostra esperienza nell ’intero mondo dello sport”

“È arrivato il momento in cui il movimento sportivo, le famiglie e le scuole, in collaborazione con le istituzioni e le associazioni creino sinergie efficaci per offrire una risposta immediata ai disagi – commenta l’onorevole Molea, presidente di Aics, ente di promozione sociale e sportiva che in tutto il Paese conta 900mila soci, e presidente di Csit, la Confederazione mondiale dello sport amatoriale -. La proposta di Aics è quella di istituire percorsi formativi per i nostri dirigenti e tecnici, per sviluppare competenze atte a promuovere i valori dello sport e saper cogliere i segnali del disagio giovanile, attuare iniziative di coinvolgimento diretto di ragazzi e ragazze nell’analisi del problema e nell’individuazione delle soluzioni, istituire prassi che gestiscano in anticipo il rapporto privilegiato individualizzato tra un adulto e un minore. In Italia, nel 2014, l’Istat ha contato quasi 500 denunce di abusi su minore: una volta su 10, chi infligge violenza è una persona nota alla vittima. Ciò si sconfigge con preparazione e prevenzione. Lo sport è l’ambiente che offre le occasioni migliori per superare il disagio, grazie al dialogo, alla condivisione, al valore sportivo dell’impegno comune. È da qui che dobbiamo cominciare”.