Top & Flop. Fattore Stadium per la Juventus. Matri è tornato Mitra

I bianconeri superano 2-0 la Lazio ottenendo il successo consecutivo numero 27 tra le mura amiche. Tiene il passo la Roma (1-0 al Cagliari) e il Napoli (2-1 al Milan a San Siro). L’Inter vola con la sesta vittoria consecutiva, in coda Palermo, Crotone e Pescara hanno un piede in Serie B. Vediamo i top & flop di questa giornata.
matriTOP – Al terzo posto Paulo Dybala. L’argentino riscatta la brutta prestazione di Firenze con un gran gol dopo pochi minuti che mette subito in discesa la gara della Juventus contro la Lazio. La migliore risposta, sua e dei bianconeri. Al secondo posto Blerim Dzemaili del Bologna. Il 2-0 dei felsinei al Torino porta la sua firma con una doppietta: se il centravanti Destro fatica a trovare la via rete, ci pensa il centrocampista svizzero a togliere le castagne dal fuoco per la squadra di Donadoni. A proposito di doppietta, merita il primo posto Alessandro Matri, che segna due gol nella vittoria del Sassuolo 3-1 a Pescara. Da applausi la seconda rete, con un delizioso pallonetto: per l’attaccante classe ’84 sono 4 gol nelle ultime 2 giornate.

FLOP – Al terzo posto Adem Ljajic. Nessun disastro in particolare, ma ennesima prestazione sottotono per l’attaccante serbo del Torino, fortemente voluto in estate da Mihajlovic. Peccato perché con Belotti e Iago Falque i granata potrebbero contare, sulla carta, su uno dei migliori tridenti del campionato. Giornata da dimenticare per i portieri. Al secondo c’è Gigio Donnarumma: il baby prodigio del Milan non è esente da colpe sui due gol che permettono al Napoli di espugnare San Siro. Il talento rossonero si rifà nel secondo tempo con un paio di parate che evitano un passivo più pesante alla squadra di Montella, ma per una volta è protagonista negativo. Fa però peggio Albano Bizzarri del Pescara: incredibile l’errore dopo pochi minuti nella gara contro il Sassuolo sul gol di Matri. Già la situazione è disperata per gli abruzzesi, almeno dai giocatori di maggiore esperienza (Bizzarri ha 39 anni) non ci si aspettano papere simili. Ma se la salvezza della squadra di Oddo è un miraggio (-12 dall’Empoli) la colpa sicuramente non è solo sua.

Francesco Carci

Top & Flop. Nainggolan-Dzeko: il bello e il brutto della Roma

I giallorossi passano 1-0 a Udine grazie a un gol gioiello del centrocampista belga e approfittano del quarto ko stagionale della Juventus, sconfitta a Firenze. Tengono il passo Napoli, Lazio e Inter, in coda i giochi sembrano già fatti. Vediamo i top & flop di questa giornata.
naingolanTOP – Al terzo posto Christian Puggioni. Il portiere della Sampdoria è stato decisivo nell’opaco 0-0 dei blucerchiati in casa contro l’Empoli, parando un calcio di rigore al georgiano Mchedlidze. In generale, l’estremo difensore dei liguri non sta facendo rimpiangere l’assenza (prolungata) del titolare Viviano. Da gregario a protagonista. Al secondo posto Marco Borriello, ex ingrato. Nello spettacolare 4-1 del Cagliari al Genoa, il 34enne attaccante ha realizzato una doppietta alla sua ex squadra, trascinando così i sardi ad un importante successo. C’è chi lo dava ormai per finito, invece l’attaccante campano si sta prendendo le sue rivincite. Al primo posto c’è Radja Nainggolan, decisivo con un bellissimo gol nel successo per 1-0 della Roma a Udine. Il premio andrebbe dato a tutta la squadra giallorossa: la difesa prende meno gol, Strootman e Rudiger sono completamente recuperati, Fazio ed Emerson Palmieri piacevoli sorprese e, in generale, Spalletti ha dato la giusta filosofia a una squadra che nelle scorse stagioni si esaltava per nulla. Ora lo scudetto (Juventus a -1 con una gara in meno) non è utopia.

FLOP – Al terzo posto Paulo Dybala. Non è solo lui il colpevole della sconfitta della Juventus a Firenze, però l’attaccante argentino è apparso fuori forma, mai nel vivo del gioco e, nei minuti finali, ha fallito una buonissima occasione per il potenziale 2-2. Forse le voci dell’interessamento di Real Madrid e Barcellona, con il rinnovo del contratto che tarda ad arrivare, lo stanno disturbando. Al secondo posto Adem Ljajic: grave il suo errore dal dischetto in Torino-Milan. Sul punteggio di 2-0, se l’ex interista avesse calciato meglio il rigore, il punteggio sarebbe andato in cassaforte per i granata. Bravo Donnarumma a neutralizzare la conclusione, bravi i rossoneri a rimontare nel secondo tempo, ma inevitabile tiratina d’orecchie al calciatore serbo. Ma a proposito di rigori, ha fatto peggio dagli 11 metri Edin Dzeko in Udinese-Roma. Buon per lui che i giallorossi hanno vinto, perché l’attaccante bosniaco ha calciato un penalty inguardabile, con la palla terminata altissima e, di conseguenza, scatenando l’ironia impietosa sul web.

Francesco Carci

Serie A. Top & Flop: vincono le big, la Lazio non resta ‘Immobile’

Turno favorevole per le prime 7 della classe: tutto facile per la Juventus, successi nel finale per Milan, Inter, Napoli e Lazio che ritrova dopo oltre due mesi i gol del suo bomber. In basso 3 punti d’oro per l’Empoli nello scontro diretto contro il Palermo. Vediamo i top & flop di questa 19esima giornata, l’ultima del girone d’andata.

immobileTOP – Al terzo posto Ivan Perisic: decisiva la doppietta dell’esterno croato nel successo 2-1 dell’Inter sul campo dell’Udinese. Un bel segnale: i nerazzurri non dipendono soltanto dai gol di Icardi. A proposito di doppiette, al secondo posto troviamo il “Papu” Gomez: nel 4-1 dell’Atalanta sul campo del Chievo l’argentino firma una doppietta in 23’ che spiana la strada per l’importante vittoria degli orobici. Ma merita il primato Ciro Immobile che, grazie a un gol da vero centravanti, regala proprio nei minuti finali 3 punti d’oro alla sua Lazio, bloccata fino ad allora sullo 0-0 da un generoso Crotone. L’ex attaccante del Torino non segnava dal 30 ottobre: con il nuovo anno il digiuno è finito.

FLOP – Restando su Lazio-Crotone, il compito per i biancocelesti poteva essere più agevole se nel primo tempo Lucas Biglia avesse segnato il rigore che invece ha spedito sulla traversa (probabilmente sta ancora tremando). Dall’argentino, sul gradino più basso del podio, un grazie speciale a Ciro Immobile. Al secondo posto Pepe Reina: fa ancora discutere l’episodio in Napoli-Sampdoria in cui, sul punteggio di 0-1, è stato espulso il difensore doriano Silvestre, reo di aver disturbato il portiere azzurro durante il rinvio. Per l’argentino secondo giallo e cartellino rosso, ma è sembrato chiaro da subito che il contatto fosse minimo e decisamente accentuato con furbizia dall’estremo difensore spagnolo. Gli azzurri di Sarri vincono 2-1 all’ultimo secondo e negli spogliatoi scoppia l’ira del presidente blucerchiato, Massimo Ferrero, che ora chiede a gran voce la moviola in campo. E infatti al primo posto troviamo gli arbitri, probabilmente con la testa ancora alle vacanze natalizie. Oltre a questo errore in Napoli-Sampdoria di Di Bello, si fa fatica a comprendere perché non sia stato dato da Rizzoli un rigore solare al Genoa nella partita contro la Roma (contatto Strootman-Rigoni), vinta 1-0 a Marassi dai giallorossi. Weekend da dimenticare per i nostri fischietti.

Francesco Carci

Top & Flop. Napoli Torino: Mertens show, il poker
è servito

mertensIl Napoli supera 5-3 il Torino, l’attaccante belga segna 4 gol: con la tripletta a Cagliari della scorsa giornata fanno 7 reti in una settimana, numeri incredibili. La Juventus vince la sfida scudetto contro la Roma ed è già campione d’inverno. In basso, importanti vittorie di Empoli e Palermo. Vediamo i top & flop di questa 17/a giornata.

TOP – Al terzo posto Aleksandar Trajkovski del Palermo. Nella pazza partita a Marassi contro il Genoa, i siciliani hanno vinto 4-3 al 90’ (e perdevano 3-1 a metà del secondo tempo) grazie proprio a un gol dell’attaccante macedone, entrato in campo da pochi minuti. Il merito è anche dei compagni e del tecnico Corini che ha azzeccato la sostituzione, ma la firma della rete decisiva è la sua: un successo che stoppa così la preoccupante striscia di 9 ko consecutivi. Ora la salvezza per i siciliani non è più un miraggio. Sul secondo gradino Gonzalo Higuain. E’ stato il Pipita a decidere la sfida scudetto tra Juventus e Roma, segnando un grandissimo gol su cui il portiere Szczesny (il migliore dei giallorossi) nulla ha potuto. I bianconeri salgono così a +7 su De Rossi e compagni e possono preparare al meglio la gara di Supercoppa Italiana, il 23 dicembre a Doha contro il Milan. Ma il primo posto è tutto di Dries Mertens. Il suo poker nel 5-3 del Napoli al Torino è stato spettacolare, in particolare l’ultimo dei quattro gol, realizzato con un delizioso pallonetto. Appena una settimana fa l’attaccante belga aveva siglato una tripletta sul campo del Cagliari: è lui il protagonista assoluto della Serie A.

FLOP – Al terzo posto Pepe Reina. Era e sarà uno dei leader del Napoli, ma nel secondo gol del Torino (realizzato da Rossettini) compie una papera sulla punizione di Ljajic, facendosi sfuggire il pallone. Fortuna che è stato un episodio inutile ai fini del risultato. Al secondo posto Josip Ilicic. Il fantasista sloveno della Fiorentina è irriconoscibile rispetto all’anno scorso, soprattutto dagli 11 metri. Nella stagione scorsa aveva realizzato tutti i rigori, mentre quello fallito contro la Lazio (ben parato da Marchetti) è il secondo errore: smarrito. Al primo posto Mattia Perin. Non tanto per i 4 gol subiti dal Palermo, ma il portiere del Genoa si è fatto espellere nel finale per una plateale spinta ai danni dell’attaccante dei siciliani Nestorovski. Un gesto non violento, ma assolutamente ingenuo che l’arbitro non poteva non punire con il cartellino rosso.

Francesco Carci

TOP & FLOP.
Higuain mata il Toro.
La Roma è l’anti-Juve

I bianconeri si aggiudicano il derby di Torino per 3-1 grazie a una doppietta del ritrovato attaccante argentino. Nella sfida tra le seconde, i giallorossi superano 1-0 all’Olimpico il Milan grazie a Nainggolan. Ed è già grande attesa per Juve-Roma di sabato sera. Vediamo i top & flop di questa giornata.

higuTOP – Al terzo posto Mertens. Nel pokerissimo del Napoli a Cagliari (5-0), c’è la tripletta dell’attaccante belga, vero e proprio jolly in attacco: con Milik out per infortunio e Gabbiadini in crisi di identità, il folletto di Sarri sta dimostrando di essere utile anche da ‘falso nueve’. Al secondo posto Pellissier. L’attaccante del Chievo è riuscito a raggiungere un prestigioso traguardo tanto inseguito: i 100 gol in Serie A con la maglia del Chievo. Giù il cappello. Vince però proprio Gonzalo Higuain che ritrova il gol, anzi due, proprio nel derby di Torino trascinando i bianconeri nel difficile successo per 3-1 sul campo del Torino.

FLOP – Al terzo la difesa del Cagliari. Una sconfitta contro il Napoli può starci, ma subire l’ennesima goleada (0-5) ha dimostrato che la retroguardia di Rastelli si scioglie troppo facilmente dopo le prime difficoltà. Esemplare comunque l’atteggiamento dei tifosi rossoblù che hanno sostenuto i loro giocatori anche al triplice fischio finale dell’arbitro. Al secondo posto Goldaniga del Palermo. Prestazione negativa, l’ennesima per il difensore rosanero, colpevole di aver regalato la palla a Pellissier per il 2-0 definitivo del Chievo che ha così condannato i siciliani alla nona sconfitta consecutiva, l’ottava di fila in casa. Il primo posto è tutto di Niang del Milan. Gravissimo il suo errore dal dischetto nella sfida contro la Roma: il punteggio era ancora 0-0 e con un tiro migliore dagli 11 metri la partita probabilmente sarebbe finita diversamente. L’attaccante francese aveva sbagliato un penalty anche la settimana scorsa contro il Crotone: sarebbe il caso di cambiare rigorista.

Francesco Carci

Italrugby vecchi difetti
e circoscritte nuove virtù.
Azzurri battuti da Tonga

italia-tongaFa riflettere ed stuzzica il fatto che l’Italia, più di una volta, abbia perso le gare contro Tonga agli ultimi secondi di gioco. La singolare peculiarità si è ripetuta nell’ultimo test Cariparma, disputato sabato a Padova, dove un preciso “penalty” calciato all’ottantesimo assorbe totalmente il risicatissimo vantaggio azzurro, un punticino, e consegna la vittoria ai tongani. Siamo di fronte alla classica occasione buttata alle ortiche tanto da essere motivo di grande frustrazione, come la hanno definità, nello staff italiano.

Le aspettative era altre dopo la sensazionale vittoria di sette giorni prima, con il Sudafrica, ed il lungo viaggio azzurro, come definisce questa nuova esperienza il Ct azzurro O’Shea, è già fermo al pit-stop. Vivono ancora diverse contraddizioni e vecchie certezze riaffiorano. All’Euganeo, se marginalmente non è mancato il fattore sfortuna, sotto osservazione sono un paio di ataviche insufficienze che pretendono di essere annullate definitivamente se si vorrà realmente entrare nel grande giro internazionale. Hanno avuto un peso determinante, nell’economia del risultato finale, la scarsa concretezza nel realizzare latitante la fondamentale “spiettatezza” e lucidità negli ultimi cinque/dieci metri, la riccorrente indisciplina in momenti e luoghi inopportuni, imprecisione delle giocate causate da da limiti gestuali e poca attenzione mentale. Si è partiti con grande spinta ma il piano di gioco, produttivo per metà del primo periodo di gioco, ha poi intanagliato la stessa mediana italiana che con il passare del tempo è passata ad una stanca guida “conservativa”. E’ affiorata, forse, anche una punta di boria o si è trascurata la necessaria umiltà. Scrollarsi le “aquile di mare” dalla distanza di break era di primaria importanza. E’ andata in senso contrario l’atteggiamento italiano che ha optato, troppe volte, per la sterile scelta della touche, pensando solo al bersaglio grosso, tralasciando punti pià probabili dalla facile alternativa dalla piazzola. Questo ha imposto un altro disegno all partita non riuscendo, anche nei periodi di vantaggio numerico, a distanziare i ringhiosi avverari. Non si tratta della semplice considerazione con il fatidico “senno del poi”, bensì di carattere pragmatico. Muovere costantemente “il pallottoliere” fa parte dell’abecedario. Dimenticare quanto sia decisivo è un errore di valutazione che pagano, sempre, anche i primi della classe. Un peccato mortale. Nel computo numerico non sono, infatti, state sufficienti le due mete italiane (Cittadini e Allan) contro la sola di Piutaiu per vincere la partita. Tonga si è rivelata meno “naif” di quanto qualcuno ha creduto e la poca confidenza del collettivo ha esaltato la grande individualità degli “isolani” che con il passare dei minuti ha dato consapevolezza alla possibilità  di portare a casa il match, ormai inaspettato, grazie all’ennesima infrazione al regolamento degli azzurri già rimasti in quattoridici per la precedente espulsione momentanea di Allan. Forse qui abbiamo anche una risposta al quesito iniziale. A questi livelli non mollano mai!
Un passo avanti e diversi indietro in questo autunno di rugby azzurro.

Prossimo appuntamento il Sei Nazioni da qui a febbraio tre mesi d’intenso lavoro e ripetizioni …nessuna pressione ma con la netta consapevolezza di quanto l’esame sia  importante per tutto il movimento ovale italiano.

Rugbying Class
di Umberto Piccinini

Dopo gli All Blacks il rugby italiano in cerca
di una conferma

italy-rugbySi chiude all’Euganeo di Padova il trittico Cariparma test match 2016 degli Azzurri (calcio d’inizio ore 15 e diretta televisiva DMAX a partire dalle 14,15). Dopo una rovinosa caduta contro gli All Blacks, un’esaltante vittoria con il Sudafrica sarà Tonga, l’avversaria da battere per decretare il coronamento o no di un novembre particolarmente positivo e che permetterebbe di sfumare il “grigiore” del recente passato e riguadagnare la necessaria fiducia. E’ quindi una partita dl “bivio”.
Scenderà in campo, in pratica, “quasi” la stessa formazione della scorsa settimana. Squadra che vince non si cambia … dicono. Si rivede, se pur in panchina, Michele Campagnaro ma non sarà della partita Sergio Parisse, fermato dalla commissione disciplinare francese per tre settimane per una citazione in Top 14 (il campionato francese in cui milita). Quest’ultima  è sicuramente la notizia, anche solo per la presenza da stacanovista del capitano. La maglia numero 8 la vestirà il recuperato Andries Van Schalkwyk, il realizzatore della prima meta contro gli Springbok e costretto a lasciare il campo anzitempo per una forte contusione, mentre per la fascia da capitano non ci sono stati dubbi a consegnarla a Simone Favaro. Il generoso “terza linea” dei Glasgow Warriors è sicuramente il più indicato a guidare la compagine azzurra, per la “dedizione” alla maglia e lo spirito che mette negli ottanta minuti di gioco. Uscito da vero trionfatore dalla vittoriosa partita con il Sudafrica di sette giorni or sono, qualcuno dagli spalti gli urlava “santo subito!”. Ma non facciamoci delle idee errate. Sebbene Tonga sia al quindicesimo della classifica mondiale (World Rugby Ranking), due posizioni sotto rispetto all’Italia, nonostante siano rarissimi i ritrovi collegiali della nazionale essendo tutti migranti dell’ovale vestendo colori societari in diversi Continenti, non è  mai una facile passeggiata. Pacchetti di mischia proveniente dai rudi campionati Transalpini, i trequarti dalla Premiership inglese, dal Top14, il massimo campionato giapponese e quello neozelandese, fanno delle Ikale Tahi (aquila di mare) dei clienti scomodissimi.

Le caratteristiche, sia in positivo, sia in negativo, sono quelle tipiche del rugby del Pacifico (Figi e Samoa sono le altre due). Fisicamente fortissimi, impavidi, veloci, aggressivi, fallosi al limite della vera scorrettezza (la cravatta o placcaggio al collo è metodica per bloccare l’avversario). Certo, probabilmente, non siamo più ai tempi della mastodontica rissa che s’incendiò nel 1986, in occasione del tour del Galles di una squadra europea, dopo una serie di falli che furono definiti “criminali” e diede la nomea infamante ai giocatori tongani. Per i più datati appassionati del rugby azzurro dici Tonga ed alla mente riaffiora il nome di Sateki Tuipulotu. 10 ottobre 1999 Welford Road di Leicester, si disputano gli ottavi della quarta edizione della Coppa del Mondo. Un girone da incubo con Nuova Zelanda ed Inghilterra ma passano ai quarti anche le migliori terze. L’Italia potrebbe giocarsela. Una sfida dove le due squadre di affrontano a viso aperto replicando colpo su colpo. All’ultimo secondo giocato il risultato è 25 a 25 ed l’irlandese David McHugh ha ormai il fischietto in bocca. La palla “avvelenata” arriva nelle mani dell’estremo tongano che, da metà campo, per follia o persuasione, la calcia. Una bordata micidiale che per diversi secondi zittisce lo stadio fino al fragore quando s’infila in mezzo ai pali. E’ il drop che beffa il XV italiano sancendo il risultato finale sul 25 a 28 per gli isolani. Ma quella era la parabola discendente di una grandissima nazionale italiana. Tornando al presente troviamo diverse analogie, soprattutto nelle motivazioni, con la gestione O’Shea. Quello che affiora è la chiarezza del progetto, non sempre scontato nel rugby italiano, e la serenità del gruppo a partire dai coraggiosi giovani buttati nella mischia, territorio non casuale visto che i debuttanti sono soprattutto “avanti”, nel duro scenario internazionale. Il leitmotiv di O’Shea è lavorare, lavorare, lavorare ma divertendosi.

Contro Tonga ci sarà da lavorare parecchio… speriamo possano anche divertirsi.

 

ITALIA

15 Edoardo PADOVANI (Zebre Rugby, 5 caps)*
14 Giulio BISEGNI (Zebre Rugby, 4 caps)
13 Tommaso BENVENUTI (Benetton Treviso, 36 caps)*
12 Luke MCLEAN (Benetton Treviso, 83 caps)
11 Giovanbattista VENDITTI (Zebre Rugby, 37 caps)*
10 Carlo CANNA (Zebre Rugby, 14 caps)
9 Giorgio BRONZINI (Benetton Treviso, 2 caps)
8 Andries VAN SCHALKWYK (Zebre Rugby, 7 caps)
7 Simone FAVARO (Glasgow Warriors, 32 caps)* – capitano
6 Francesco MINTO (Benetton Treviso, 30 caps)
5 Marco FUSER (Benetton Treviso, 15 caps)*
4 Quintin GELDENHUYS (Zebre Rugby, 66 caps)
3 Lorenzo CITTADINI (Bayonne, 52 caps)
2 Ornel GEGA (Benetton Treviso, 7 caps)
1 Sami PANICO (Patarò Calvisano, 5 caps)*

CT CONOR O’SHEA

a disposizione

16 Tommaso D’APICE (Zebre Rugby, 11 caps)*
17 Nicola QUAGLIO (Benetton Treviso, 1 cap)*
18 Simone FERRARI (Benetton Treviso, 1 cap)
19 George BIAGI (Zebre Rugby, 13 caps)
20 Abraham STEYN (Benetton Treviso, 5 caps)
21 Edoardo GORI (Benetton Treviso, 55 caps)*
22 Tommaso ALLAN (Benetton Treviso, 26 caps)
23 Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs, 25 caps)*

 TONGA

15 David HALAIFONUA (Gloucester Rugby, 20 caps)
14 Nafi TU’ITAVAKE (Northampton Saints, 3 caps)
13 Siale PIUTAU (Yahama Jubilo, 26 caps) –  capitano
12 Latiume FOSITA (Auckland Mitre 10, 20 caps)
11 Fetu’u VAINIKOLO (Oyonnax, 27 caps)
10 Kali HALA (Steelers Wider, 4 caps)
9 Sonatane TAKULUA (Newcastle Falcons, 18 caps)
8 Tevita KOLOAMATANGI (Waikato Chiefs, 2 caps)
7 Jack RAM (Auckland Blues, 10 caps)
6 Dan FALEAFA (Albi, 9 caps)
5 Jon TU’INEAU (Dax, 27 caps)
4 Steve MAFI (Castres, 19 caps)
3 Siua HALANUKONUKA (Otago Highlanders, 3 caps)
2 Paula NGAUAMO (Mont de Marsan, 9 caps)
1 Tevita MAILAU (Perpignan, 20 caps)

CT TUTAI KEFU

a disposizione
16 Elvis TAIONE (Exeter Chiefs, 26 caps)
17 Paea FA’ANUNU (Dax, 4 caps)
18 Sila PUAFISI (Glasgow Warriors, 25 caps)
19 Valentino MAPAPALANGI (Manawatu Turbos, 1 cap)
20 Kotoni ALE (Manly Marlins, 2 caps)
21 Tomasi PALU (Lions Mitre 10, 12 caps)
22 Tevita TAUFUI (Waikato Mitre 10, 11 caps)
23 Cooper VUNA (Worcester Warriors, 3 caps)

Umberto Piccinini

L’italia delle meraviglie. Battuti i forti springbok
per 20 a 18

rugby italia sudafricaIl Sudafrica è una delle tre “grandi” del rugby dell’emisfero sud, Australia e Nuova Zelanda sono le altre, dove dire “ovale” va ben oltre ad una forma geometrica. Pensare d’incontrare gli Springbok rende le notti insonni. Abrasivi, pesanti, prepotenti…cattivi come nessun’altro. Nei precedenti dodici incontri fra Italia e Sudafrica, ovunque si siano giocati, la memoria ci concede solo durissimi ottanta minuti, con al massimo sorpassi momentanei e tante grosse disfatte con in archivio un 101 a zero nel 1999 che rimane il peggior risultato assoluto del rugby italiano e causa del siluramento di Georges Coste, il tecnico più illuminato avuto dalle nostre nazionali. Ma il rugby è un gioco strano, non sai mai come rimbalzi quella palla pazza, e può succedere che l’Italia, la tredicesima del ranking, una squadra nel pieno di una profonda ricostruzione con fuori dalla porta il cartello “work in progress”, ritrovi l’anima e batta i quarti al mondo. Proprio così 20 a 18 è il risultato finale al Franchi di Firenze a favore dei giovani Azzurri che al tredicesimo tentativo scrivono la fatidica pagina di storia sportiva. Un risultato giusto in una partita ben governata e finita in crescita con i sudafricani in chiara défaillance. Certo non tutto è stato perfetto. Pur godendoci la grande vittoria dopo tante delusioni e consci di essere di fronte ad una vera esaltante impresa, in tutta franchezza e come chiede Sergio Parisse, rimaniamo con i piedi per terra perchè il lavoro è ancora lungo e tante cose sono da vedere e provare sia nei gesti, sia nella mente. Troppi inutili falli per dei professionisti, il giallo rimediato da Fuser è imbarazzante visto i risvolti che ha avrebbe potuto dare al match, troppi pericolosi svarioni e amnesie tecniche in occasione delle mete e non solo, ma si è visto finalmente un gruppo unito con la voglia di vincere aspetto indispensabile nel rugby. In questa Italia coraggiosa e operaia, a partire da capitan Parisi che rimane perennemente il punto di riferimento ed il fulcro del gioco soprattutto quando ricorda di essere una terza linea e abbandona le movenze da tre-quarti, nessuno si è risparmiato. Un match di sacrificio era chiesto, un match di sacrificio si è ottenuto. Un Italia dura e determinata affronta gli Springbok sullo stesso piano di battaglia e ne ha la meglio. Simone Favaro un gigante ed il resto della squadra, giovani e veterani, a fornire una prova maiuscola caica di orgoglio e priva di qualsiasi timore reverenziale. E’ chiaro come il sistema rugbistico sudafricano sia nel bel mezzo di una “crisi di nervi”, problemi finanziari e politica delle quote nere stanno minando certezze secolari, ma questo non impoverisce l’impresa italiana perché i vari Habana, Le Roux, Lambie, Albert, Mtawarira, Strauss, Kock & C rimangono, individualmente, il meglio mondiale e danno lustro alle società europee in cui militano con grassi contratti.

Qualcosa è scattato dall’arrivo dell’irlandese Conor O’Shea, nuovo Head Coach degli Azzurri, e una serenità insolita, la gioia di giocare hanno permeato l’ambiente azzurro. Ha capito da subito lo stato dell’arte del rugby nostrano. Con le sue esperienze da giocatore e allenatore cariche di talento, progettualità e umanità, detta tempi diversi, senza pressioni e nessuna pretesa di risultati immediati purchè impegno serio e continuo siano una costante. Il lavoro è sempre in team allargato e la fiducia nei giocatori è una prerogativa indispensabile. Si dice sicuro che l’Italia sarà una protagonista del grande rugby con una identità precisa. Le pozioni magiche spesso sono in “gaelico”.

Non sarà un caso che Conor O’Shea abbia la fisionimia di un elfo e sia di lingua gaelica? Se la sua miscela miracolosa sarà veramente vincente lo diranno i risultati ma il buon giorno si può vedere anche da pomeriggi come quelli di Firenze.

TOP & FLOP. Milano: Perisic salva l’Inter, vincono i pantaloncini!

interUn gol dell’esterno croato all’ultimo minuto evita la sconfitta all’esordio sulla panchina nerazzurra a Pioli, doccia fredda per Montella e Berlusconi, presente allo stadio e omaggiato dai tifosi con una bellissima coreografia. Grande spettacolo a San Siro, peccato per la scelta delle maglie: non si capiva nulla

MILANO – Le coreografie dei tifosi, in particolare quella della Curva Sud del Milan dedicata al presidente Berlusconi, la doppietta di Suso, il gran gol di Candreva, il pareggio all’ultimo minuto di Perisic: è stato davvero un bel derby di Milano, terminato 2-2. Peccato solo per la scelta delle maglie: chiunque davanti alla tv avrà avuto difficoltà a distinguere nerazzurri e rossoneri (entrambe le casacche troppo scure), l’unica salvezza sono stati i pantaloncini bianchi dell’Inter. Un pareggio che, con la sconfitta della Roma 2-1 a Bergamo contro l’Atalanta, fa felice la Juventus, ora a +7 sui giallorossi e il Milan dopo il 3-0 interno al Pescara. Continuano a vincere Torino e Lazio, indietro perdono tutte. Vediamo i top & flop di questa giornata.

TOP – Al terzo posto Andrea Belotti. Grazie alla sua doppietta il Torino è passato 2-0 a Crotone, il ‘Gallo’ (così soprannominato per la sua esultanza) ormai è definitivamente esploso ed è diventato il punto fermo della Nazionale di Ventura. Al secondo posto Suso: la sua doppietta non è servita al Milan per vincere il derby, però sono stati due gol davvero bellissimi. Lo spagnolo conferma di essere diventato un giocatore importante. Al primo posto Gian Piero Gasperini. La sua Atalanta continua a stupire: contro la Roma (battuta 2-1) è arrivata la settima vittoria nelle ultime otto partite. Numeri incredibili per gli orobici che ora sognano l’Europa.

FLOP – Al terzo posto Lukasz Skorupski. Il portiere dell’Empoli aveva preso solo due gol nelle ultime cinque gare: contro la Fiorentina ne ha subiti quattro e nel terzo, realizzato da Bernardeschi, non è stato deciso come in altre occasioni. Il suo campionato resta comunque ottimo. Al secondo posto Mauro Icardi. L’attaccante dell’Inter ha sbagliato due gol semplici contro il Milan: di solito li segna praticamente a occhi chiusi. Fortuna che i suoi compagni sono stati più precisi. Al primo posto le maglie del derby di Milano. Incredibile come non si sia deciso di cambiare una situazione che, da subito, risultava difficile. Le casacche rossonere e nerazzurre sono già complicate da distinguere, quest’anno poi sono ulteriormente scure e per il pubblico è stato davvero difficile capirci qualcosa. I pantaloncini bianchi dell’Inter hanno salvato la situazione.

Francesco Carci

Rugby. Grande giornata
di spettacolo. Italia umiliata dagli All Blacks

italia-allbacks

Grande giornata di spettacolo sabato scorso a Roma, dove Italia e Nuova Zelanda si sono sfidate in una amichevole di lusso. Tribune e curve erano stracolme di tifosi, appassionati, famiglie, tutti convenuti allo Stadio Olimpico per assistere al confronto tra i cosiddetti All Blacks ed una rinnovata nazionale italiana.

Dopo la brutta figura rifilata nell’ultimo torneo 6 Nazioni, infatti, buona parte della nostra squadra è stata ringiovanita, con l’obiettivo da parte del nuovo commissario tecnico, Conor O’Shea, di mettere in campo una squadra in grado di esprimere passione ed orgoglio per tutti gli 80 minuti del match.

Da parte neozelandese, parlano semplicemente i numeri: unica squadra ad aver sollevato tre volte la Webb Ellis Cup, Campioni del Mondo in carica, vincitori in 424 confronti su 550 match disputati nella storia, sempre vittoriosi nei precedenti tredici confronti contro l’Italia: insomma i maestri del rugby.

E così, dopo aver ballato la famosa haka, il fischio dell’arbitro Nigel Owens ha dato inizio alla partita. Non passano neanche cinque minuti che i neozelandesi sono già in meta, poi trasformata: partiamo male e siamo subito 7 a 0. I nostri non riescono a mettere pressione, loro allargano il campo e ci fanno correre. Non è facile confrontarsi con una squadra che varia continuamente il gioco come gli All Blacks. Ci illudiamo di poter quanto meno stare dignitosamente in campo  quando Carlo Canna infila l’ovale nei pali con un calcio: recuperiamo e siamo sul 7 a 3.

Ma dopo questa azione praticamente siamo invasi dalla marea nera. Nel primo tempo da segnalare da parte nostra solo qualche iniziativa del capitano Sergio Parisse ed i placcaggi di Simone Favaro. Mentre loro imperversano con escursioni coast-to-coast, che solo in parte riusciamo a limitare. Con un possesso palla del 75% da parte degli All Blacks, la prima frazione di gioco si conclude con un parziale di 35 a 3.

Nel secondo tempo ci presentiamo in campo con un atteggiamento più combattivo, anche se continuiamo a subire bellissime mete da parte dei neozelandesi: come quella al 58′ da parte di Fekitoa che abilmente riesce a cambiare angolo di corsa per evitare i nostri placcaggi.

Il nostro unico momento di gloria, salutato da un boato dell’Olimpico, è al 68′ : rubiamo palla e Tommaso Boni riesce a percorrere quasi metà campo con l’ovale ben stretto fra le braccia resistendo ai placcaggi neozelandesi, fino a riporlo oltre la linea della meta avversaria. Tommaso Boni, un giocatore che ha esordito in Nazionale, come titolare, nella vittoria di Toronto sul Canada nell’ultimo test-match del tour estivo 2016, fa ben sperare. La meta è stata poi trasformata da Tommaso Allan. Ed è questa l’unica azione italiana degna di nota nel secondo tempo.

Per il resto abbiamo malamente provato ad arginare la marea nera e le statistiche di fine partita parlano chiaro: 34% possesso palla Azzurri, 66% All Blacks. Ma, soprattutto, dieci mete messe a segno dai neozelandesi, contro appena una italiana. Pochi placcaggi da parte nostra, velocità e ritmo da parte loro. Praticamente hanno giocato a rugby solo loro, mentre noi forse giocavamo a pallamano acrobatica. La partita si chiude sul finale di 68 a 10. Peggio dell’ultima partita disputata fa quattro anni contro gli All Blacks, sempre a Roma, quando il risultato fu 42 a 10.

L’ennesima umiliazione dunque per i nostri colori, che possiamo solo augurarci sia ribaltata nelle prossime due amichevoli autunnali in programma: a Firenze contro il Sud Africa il 19 novembre ed a Padova contro Tonga il 26 novembre.

Al. Sia.