Scozia 29 Italia zero.
Gli azzurri chiudono a zero gara e classifica

connor1

Termina nel peggiore dei modi il Sei Nazioni degli Azzurri. Un’Italia informe, quella vista a Edimburgo, fiacca fisicamente, assente mentalmente, capace solo di una “non prestazione”. E dire che le opportunità la Scozia le hanno anche concesse ma le ataviche inabilità alla marcatura italiane si sono manifestate in tutta la loro drammaticità.

Si può scrivere di un’Italia “inconcludente” nel senso più stretto del termine.

Il risultato finale non è, in ogni modo, mai stato in discussione e ad una Scozia, non proprio insuperabile, è stato sufficiente spingere “quanto bastasse” per raggiungere l’obiettivo.

Per il secondo posto in classifica generale doveva rastrellare i cinque punti dati dalla marcatura di quattro mete e quattro mete sono state. Solo il successo dell’Irlanda, che guasta la festa finale all’Inghilterra incapace nell’impresa di centrare per il secondo anno consecutivo il “Grand Slam” e si ferma a 18 vittorie ininterrotte solo eguagliato il record degli All Blacks, ed il computo matematico hanno relegato gli scozzesi al quarto posto sebbene a pari punteggio. Sarebbe stato il miglior piazzamento dopo la vittoria del 1999 quando ancora era il Cinque Nazioni.

Si potrebbero commentare dei tre calci falliti su tre e del piede di Carlo Canna, o delle disattenzioni in touche, si potrebbe annotare l’assedio azzurro quando, nei primi dodici minuti del secondo tempo, ha ballato a pochi centimetri dalla linea di meta tutto sfumato con un avanti.

Ma la cronaca della partita diventa insignificante quando è ora di ben più importanti valutazioni d’insieme.

Il bilancio Azzurro è negativo, a prescindere da “cucchiai”, perché il rugby italiano sta confermando una scoraggiante fragilità strutturale. Insomma il re è nudo.

O’Shea, sebbene protegga squadra e staff, è parso particolarmente preoccupato e, in qualche modo, deluso.

Ha sicuramente ereditato una situazione incrostata, troppe volte coperta o giustificata per motivazioni differenti che in tutte le direzioni andavano tranne il supremo bene del ovale. Siamo ad anni luce dal “work rate” reclamizzato.

Il risveglio è altro, ripetuti errori gestuali, idee confuse e disordine comportamentale, probabilmente, lo hanno convinto che la strada è molto più lunga ed ardua di quanto si aspettasse.

Il “Progetto” che ha in mente, per rimanere quello originario, passa per lo stravolgimento totale del rugby italiano.

Ridurre l’abissale gap con le prime dieci del ranking mondiale reclama l’innalzamento del livello, la crescita di potenzialità diffuse, l’estensione della scelta.

Pretenderà “carta bianca” perché, dopo tanti proclami, si dia inizio ad un reale lavoro pianificato che comprenda incessante attenzione sui giovanissimi, un rafforzamento delle “accademie”, un coordinamento sulle franchigie.

Tutto non può essere immediato ma inconfutabili segnali d’inversione di tendenza devono pervenire subito per tirare su il morale del movimento.

Magari abbandonando l’idea di osservatori nelle isole del Pacifico e fare una “chiamata” a giocatori con già “DNA italiano” in giro per il Mondo (leggi Alex Lozowski, classe 1993, utily-back dei Saracens, i fratelli Tedesco nel XIII Down Under).

Molto girerà attorno a questioni di danaro ma prendiamolo come un investimento …i vertici del rugby nazionale sono informati.

da RugbyingClass di Umberto Piccinini

Rugby. Sei nazioni al capolinea: l’Italia in Scozia
per ridare speranza

italia scozia

Il Sei Nazioni di rugby è giunto al capolinea. L’Inghilterra ha dominato la kermesse e, oggi, si presenta a Dublino con la vittoria matematica in tasca. La squadra di Eddie Jones, Irlanda permettendo, potrebbe alzare il trofeo raggiungendo il nuovo record di vittorie ininterrotte (19 una in più degli All Blacks), il secondo “Gran Slam” consecutivo che significa tanto onore e, non per essere venali, un milione di sterline di integrazione sul già ricco montepremi. Il che non fa male. Irlanda e Francia sono state grandi protagoniste del Torneo. Gli irlandesi, se pur con una squadra non proprio giovanissima, hanno confermato a pieno il valore di sempre, mentre i Transalpini hanno dimostrato di aver abbondantemente cambiato rotta ritrovando la “verve” che li contraddistingue. Il Galles, a prescindere dalla classifica, è il Galles. Vederlo giocare è piacere allo stato puro. Ottanta minuti di autentico rugby, giocati a viso aperto e senza timori reverenziali chiunque sia l’avversario. Ci si chiede ancora come l’Inghilterra sia riuscita ad imporsi a Cardiff dopo essere stata dominata per l’intero match. Ma è la Scozia la vera sorpresa del Sei Nazioni 2017. Sicuramente la compagine che più ha mostrato un palese progresso attestandosi al quinto posto del ranking mondiale (dieci lunghezze più in alto rispetto l’Italia). Compatta, tignosa, organizzata in ogni reparto, con l’innesto di esordienti di valore assoluto in un gruppo di giovani veterani. Dovesse vincere contro gli Azzurri, diretta televisiva DMAX dalle 12,50, “rischierebbe” di arrivare seconda nel torneo più prestigioso del Mondo. Poi, infatti, c’è l’Italia. Sì l’Italia, questa Italia del rugby capace di grandi quanto sporadici gesti, i chirurgici placcaggi di Favaro, “lo scarico” di Canna per la meta di Parisse contro la Francia, la meta di Campagnaro e la strategia della “rete” adottata nel tempio di Twickenham. Episodi ma che fanno ripetere all’inossidabile ottimismo di Conor O’Shea:

“A Edimburgo andiamo per vincere e manca davvero poco per fare il salto decisivo che dipende esclusivamente dall’attitudine mentale dei ragazzi. Adesso pensiamo solo a chiudere in bellezza il Torneo, poi vedremo se il rugby italiano avrà voglia di fare la rivoluzione. L’interruttore è lì, va solo schiacciato per accendere la luce. Altrimenti si rimarrà al buio, ma quella non sarà una scelta mia”. Anche questa volta sorridente, il Ct degli Azzurri, ma più categorico del solito. Un messaggio quasi imperativo nei confronti di tutto il movimento italiano ma chiaramente indirizzato ai vertici della Federazione, in primis, il presidentissimo Alfredo Gavazzi. Ma espugnare il Murrayfield Stadium sarà un’impresa titanica. I Bookmakers l’Oltremanica non scommettono sulla vincente ma sullo scarto di punti o differenza mete che distaccherà Scozia da Italia. Vem Cotter, al suo ultimo incontro alla guida della Scozia, parla di grande rispetto nei confronti dell’Italia ma lo diceva anche per Galles ed Irlanda che poi hanno “suonato”. I precedenti ventisei incontri diretti vedono otto vittorie italiane, di cui due (2007 e 2015) proprio in terra scozzese. Dopo l’ultima affermazione a Edimburgo, quasi fosse una partita stregata, l’Itala ha ammassato solo sconfitte. Lo scontro, per antonomasia, rimasto nella mente è tuttavia quello del 5 febbraio 2000. Era l’esordio dell’Italia, in quello che diventava il Sei Nazioni, e la Scozia era la vincente dell’ultimo “Five Nations” 1999. Gli “Highlanders” si trovarono di fronte dei veri gladiatori dell’ovale e uscirono, tanto clamorosamente quanto legittimamente, sconfitti da un rovente Flaminio per 34 a 20. I casi in cui ci si vanta nel dire “io c’ero”! Sembra di ripensare alla preistoria e forse lo è. Il rugby è altro ma gli stessi giocatori, fantasticamente trasportati ai giorni nostri, farebbero comunque la loro bella figura. Da allora diversi cambi generazionali si sono succedute. Gli Azzurri che questo pomeriggio scenderanno in campo sono altro, e l’humus in cui crescono non pare dei più limpidi, ma per chi ha battuto il Sudafrica meno di sei mesi orsono togliere lo zero è d’obbligo. Ragazzi schiena dritta e testa alta e, magari, si potranno far sgonfiare le cornamuse.

da RugbyingClass di Umberto Piccinini

SCOZIA: 15 Hogg; 14 Seymour, 13 Jones, 12 Dunbar,11 Visser; 10 Russell, 9 Price; 8 Wilson, 7 Watson, 6 Barclay (cap.); 5 J. Gray, 4 R. Gray; 3 Fagerson, 2 Ford, 1 Reid. A disposizione: 16 Brown, 17 Dell, 18 Berghan, 19 Swinson, 20 Du Preez, 21 Pyrgos, 22 Weir, 23 Scott. Ct Vern Cotter.

ITALIA: 15 Padovani; 14 Esposito, 134 Benvenuti, 12 McLean, 11 Venditti; 10 Canna, 9 Gori; 8 Parisse (cap.), 7 Steyn, 6 Mbanda’; 5 Biagi, 4 Fuser; 3 Cittadini, 2 Gega, 1 Lovotti. A disposizione: 16 Ghiraldini, 17 Panico, 18 Chistolini, 19 Van Schalkwyk, 20 Ruzza, 21 Minto, 22 Violi, 23 Sperandio. Ct Conor O’ Shea.

Arbitro: Pascal Gauzere (Francia).

CLASSIFICA

Inghilterra 18, Irlanda 10, Francia 10, Galles 9, Scozia 9, Italia 0

*Quattro punti per la vittoria, due per il pareggio, un punto di bonus alle squadre che segnano almeno quattro mete e a quelle che perdono con almeno otto lunghezze di scarto.

LA MARATONA RUGBISTICA

Scozia-Italia (ore 13.30); Francia-Galles (ore 15.45); Irlanda-Inghilterra(ore (ore 18).

Tutti gli incontri sono trasmessi in diretta da DMax, canale 52 del digitale terrestre

Top & Flop. Icardi-Banega: l’Argent-Inter distrugge l’Atalanta

Sono i due sudamericani dell’Inter i grandi protagonisti del weekend calcistico. Entrambi siglano una tripletta nel devastante 7-1 della squadra di Pioli a quella dell’ex Gasperini: vittoria e sorpasso ai danni degli orobici. Vincono le prime quattro: la Juventus 2-1 contro il Milan in un mare di polemiche per un rigore (che c’era) fischiato a tempo scaduto che ha mandato su tutte le furie i rossoneri, la Roma 3-0 a Palermo nella ‘prima’ del neo presidente dei siciliani Paul Baccaglini, stesso punteggio per il Napoli in casa contro il Crotone e la Lazio 3-1 al Torino nel posticipo del lunedì sera, che resta così in scia al quarto posto. Derby di Genova alla Sampdoria che, dopo 57 anni, si aggiudica sia la stracittadina d’andata che quella di ritorno. Dietro, le ultime 4 perdono tutte ma non è una novità. Vediamo i top & flop di questa giornata.

icardi32TOP – 3. MAURO ICARDI. La sua tripletta in meno di 10’ spiana la strada per il roboante successo 7-1 dell’Inter sull’Atalanta. Un tris in cui l’attaccante argentino mette in mostra tutto il repertorio: senso del gol nella prima rete, coraggio con il rigore tirato alla ‘Totti’ versione cucchiaio e potente colpo di testa su azione di calcio d’angolo. Non si capisce perché il ct dell’Argentina, Bauza, continui ad ignorarlo.

  1. LUIS MURIEL – Con un gran gol decide il derby di Genova in favore della Sampdoria. Come detto, non accadeva dal 1960 che i blucerchiati vincessero contro il Grifone sia nella partita d’andata che in quella di ritorno. L’attaccante colombiano sembra ormai definitivamente maturato e pronto per una grande squadra. La clausola rescissoria, fissata a 28 milioni, potrebbe far gola a molte big italiane e straniere
    1. EVER BANEGA – Torniamo all’Inter perché, oltre a Icardi, anche Banega riesce a siglare una tripletta. Un grazie particolare a Candreva, autore di due assist per l’argentino, prima di una punizione precisa che sigilla il pomeriggio da favola per l’ex centrocampista del Siviglia. E pensare che a gennaio si vociferava di un possibile addio destinazione Cina. Oggi Banega è diventato un punto fermo della squadra di Pioli.

FLOP – 3. EUSEBIO DI FRANCESCO – Selezioniamo l’allenatore, ma è una tiratina d’orecchie a tutto il Sassuolo, che perde la quarta partita consecutiva in casa. Una gara diversa dalle altre: il derby emiliano contro il Bologna. In una stagione decisamente condizionata dalla sfortuna e dagli infortuni (Berardi in primis) i tifosi neroverdi si aspettano quantomeno un finale di campionato più divertente, soprattutto al Mapei Stadium.

  1. GIOVANNI MARTUSCIELLO – Anche qui scegliamo il tecnico per fare una critica a tutto l’Empoli. Contro il Chievo arriva la quinta sconfitta consecutiva (4-0 per i veneti) e l’ennesima partita senza gol per i toscani, peggior attacco del campionato con appena 15 gol all’attivo. Se salvezza sarà, bisognerà ringraziare Pescara, Crotone e Palermo che hanno dimostrato di essere ad un livello ancora più basso di quello degli azzurri, lontani parenti dalla squadra brillante di Sarri e Giampaolo.
    1. RAFAEL TOLOI – Dopo una sconfitta per 7-1 dovevamo inevitabilmente prendere un giocatore dell’Atalanta. Nell’opaca, per usare un eufemismo, prestazione di San Siro il peggiore è il difensore brasiliano ex Roma, prima graziato dall’arbitro che non lo espelle per un fallo con chiara occasione da gol su Icardi, poi responsabile diretto della disfatta degli orobici. Ci piace però concludere facendo i complimenti ai tifosi dell’Atalanta che, nonostante il pesante ko, hanno aspettato il ritorno a Bergamo della squadra, sostenendola con cori e applausi. La giusta carica per il rush finale della stagione che può regalare ai ragazzi di Gasperini l’insperata qualificazione in Europa.

Francesco Carci

Intervista a Kelly Rolleston. Rugby a XIII potrebbe salvare il XV

italia francia

Per gli Azzurri, dopo il “particolare” match di Londra, è tempo di Francia (ore 14.30, diretta DMAX dalle 13.50). Si riparte, quindi, da una partita con l’Inghilterra che per diversi osservatori si poteva vincere. L’ennesima incompiuta da archiviare.
Ma il tormentone che circola da oltre una settimana è “cosa avrà escogitato il team di Conor O’Shea”? Perché qualcosa ci si deve inventare per battere i transalpini specialmente oggi che Guy Noves gli ha riportati all’antico sfarzo. Se non sono tornati al “rugby méthode champenoise”, ci siamo quasi. Mischie granitiche, tre-quarti indomabili è sempre stato il cliché. Ed è su questo “abbecedario” che si basano le nozioni di Noves. Trentotto scontri diretti e tre sole le vittorie italiane, l’ultima nel 2013, e qualcuna sfiorata. Gli azzurri, alla disperata ricerca di un centro di gravità permanente, tenteranno l’impresa di riportare la vittoria dopo due anni di sconfitte assolute nel Sei Nazioni. Cambi obbligati rispetto alla squadra scesa in campo a Twickenham. L’infermeria ha costretto O’Shea a scelte vincolate e così a tallonatore torna Ghiraldini al posto di Gega a guida di una prima linea che sarà sicuramente sollecitata dai francesi, Canna sostituirà Allan affiancando Gori in mediana, mentre Esposito si occuperà dell’ala. Grande attesa nella conferma dei centri azzurri dopo la bella prestazione in Inghilterra certi che McLean e Campagnaro saranno sicuramente chiamati a fare gli “straordinari” difendendo e offendendo in quella che è la zona nevralgica del gioco d’Oltralpe. Anche in panchina c’è una novità assoluta. Nella bolgia dell’Olimpico potrebbe esordine Luca Sperandio, l’ala della Benetton classe 1996, a detta degli esperti, sicuro talento.

Abbiamo sentito Kelly Rolleston per una chiacchierata anche fuori dagli schemi essendo uomo di rugby a 360°. Mastica sia Union, sia rugby League. Neozelandese di nascita è l’attuale allenatore del Rugby Piacenza per il rugby a XV e della nazionale di rugby a XIII italiana. Con una carriera durata un ventennio, ha ricoperto il ruolo da “estremo” giocando sia in Italia, sia in Francia, dove ha contribuito a portare il Castres alla finale di Challenge Cup 1999/2000. Un utily-back di carattere, con grande acume tattico e un senso vivissimo nella segnatura, fosse la meta come il calcio. Regole permettendo, sarebbe potuto essere “l’equiparato” che in quegli anni cercavamo, sicuramente capace di togliere diverse castagne dal fuoco alla nazionale italiana.

Oggi a Roma c’è la Francia, cosa dobbiamo aspettarci da questo confronto?
Alla fine, come sempre, sarà molto difficile. Dopo alcuni anni di un quasi decadimento e formazioni non sempre “migliori”, la Francia di Noves, è tornata ad essere una squadra tecnica, di estrema fisicità che gioca con piacere. Questo é sufficiente per creare problemi a chiunque quindi attendiamoci un confronto durissimo in tutti i sensi dove l’attenzione ai particolari faranno la differenza.

Ma quando hai visto che a Twickenham non “contestavamo” il pallone cosa hai pensato?
E’ stata una scelta corretta, non sono d’accordo con le “lamentele” di Eddie Jones (CT Inghilterra ndr) perché quanto hanno fatto, gli Azzurri è regolare e fa parte del gioco. Bisogna anche premiare l’arbitro per la lettura che ha dato. Certo, non credo che rivoluzionerà il gioco del rugby, alcuni anni fa fu utilizzato anche dai Chiesf (club neozelandese che milita in Super 15), ma è assolutamente adottabile di tanto in tanto secondo l’avversario che hai di fronte. Ci sono dei nodi da affrontare e con questa difesa hai creato spazi ed è la tattica giusta. Ripeto, non è tipico ma funziona.

Campagnaro ma anche altri giocatori stanno dimostrando quanto abbia giovato la scelta di giocare all’estero. Per chi è arrivato dall’altra parte del Mondo la visione è per le franchigie italiane o per far crescere i giocatori in club stranieri?
I risultati delle franchigie italiane (Zebre e Benetton ndr) fanno indubbiamente capire quanto facciano fatica. Giocando all’estero hai la possibilità di vivere un rugby veramente strutturato ma è anche vero che alcuni Paesi, vedi il Galles, stanno chiedendo ai propri giocatori di rientrare perché ci sono chiari vantaggi come il poter giocare insieme conoscendosi meglio. Poi giocare il Top 14 (massimo campionato francese ndr) il livello è così alto che la crescita è naturale mentre diverso è se non vinci nel Top12 (campionato celtico dove sono state ospitate le due franchigie italiane).

Si vedono piloni e seconde linee straniere veloci quanto i nostri tre-quarti. Un tasto dolente sono anche le proprietà fisiche?
La base sono i bambini che praticano il rugby, questa è la materia prima. La preparazione iniziale è essenziale per il tipo di sviluppo che avranno.Il difficile è nel tempo da dedicare al rugby ed il complicato è la qualità che gli si dedica. Ho visto una squadra di pallanuoto russa under8 che faceva cose che qui non fanno gli under16. Sono favorevole alle Accademie. Nel rugby italiano si deve alzare il livello dei campionati e per questo servono centri di formazione. Altrimenti ci si deve accontentare che di tanto in tanto nasca qualche buon giocatore.

Anche nel XV dell’Emisfero Nord si attinge dal XIII, che siano tecniche di gioco come giocatori. Quanto è penalizzante il fatto che in Italia sia pressoché assente?
E’ un fattore che oggi giorno si sconta. Dev’essere chiaro come siano due sport diversi ma chi li “gioca” entrambi da un vantaggio importante alla propria squadra. Il contributo che danno al XV i giocatori provenienti dalla Rugby League è evidente. Un esempio è l’importanza della tecnica di Te’o nella nazionale inglese. Sono arrivato del rugby league italiano nel 2010 e ad oggi non si può dire che in Italia sia veramente decollato limitandosi ad un campionato estivo.

Gli Azzurri a XIII potrebbero dare un contributo al XV?
Credo proprio di sì. La nazionale azzurra in League è composta praticamente da giocatori italo-australia, orgogliosi delle loro origini. Atleti veramente preparati di gran qualità e degni di attenzione come Tedesco fra i migliori tre-quarti del campionato NRL. Ed essere considerato tale in Australia significa veramente di possedere qualità elevate.
Gower passò dal XIII al XV giocando un 6Nazioni con gli Azzurri, ora Mirco Bergamasco fa parte della nazionale a XIII, si parla però di giocatori a fine carriera. L’impedimento maggiore è che questi ragazzi militano in NRL, professionisti con contratti importanti e spostarsi in Europa potrebbe risultare non agilissimo.

Per l’imminente Coppa del Mondo di Rugby League quale speranze ci sono per l’Italia?
Nel girone di qualificazione europeo la sconfitta contro il Galles ci ha relegato al secondo posto ma battendo nettamente la Russia siamo riusciti a qualificarci per la fase finale. Siamo consci di essere in un girone difficile con Fiji e USA ma la speranza è fare un passo in avanti e qualificarci per la fase successiva.

ITALIA 15 Edoardo PADOVANI, 14 Angelo ESPOSITO, 13 Michele CAMPAGNARO, 12 Luke MCLEAN, 11 Giovanbattista VENDITTI, 10 Carlo CANNA, 9 Edoardo GORI, 8 Sergio PARISSE, 7 Simone FAVARO, 6 Abraham STEYN, 5 Andries VAN SCHALKWYK, 4 Marco FUSER, 3 Lorenzo CITTADINI, 2 Leonardo GHIRALDINI, 1 Andrea LOVOTTI. CT Conor O’Shea a disposizione16 Tommaso D’APICE, 17 Sami PANICO, 18 Dario CHISTOLINI, 19 George BIAGI, 20 Maxime Mata MBANDA’, 21 Giorgio BRONZINI, 22 Tommaso BENVENUTI, 23 Luca SPERANDIO.

FRANCIA 15 Brice DULIN, 14 Noa NAKAITACI, 13 Remi LAMERAT, 12 Gael FICKOU, 11 Virimi VAKATAWA,10 Camille LOPEZ, 9 Baptiste SERIN, 8 Louis PICAMOLES, 7 Kevin GOURDON, 6 Fabien SANCONNIE, 5 Yoann MAESTRI, 4 Julien LE DEVEDEC, 3Rabah SLIMANI, 2Guilhem GUIRADO, 1Cyril BAILLE. Ct Guy NOVES a disposizione: 16 Christopher TOLOFUA, 17 Uini ATONIO, 18 Eddy BEN AROUS, 19 Paul JEDRASIAK, 20 Bernard LE ROUX,, 21 Antoine DUPONT, 22 Francois TRINH-DUC, 23 Yoann HUGET

Top & Flop. Mertens e Reina super, la Roma resta Immobile

Settimana da dimenticare per i giallorossi: dopo il ko in Coppa Italia contro la Lazio, i ragazzi di Spalletti perdono 1-2 all’Olimpico contro un ottimo Napoli, trascinato dalla doppietta dell’attaccante belga e dalle parate del portiere spagnolo. Ne approfitta solo in parte la Juventus, che torna a pareggiare (1-1 a Udine) in Serie A dopo oltre un anno e ora è a +8 sulla Roma. Bene Inter e Milan, Atalanta bloccata in casa dalla Fiorentina. Vediamo i top & flop di questa giornata.

immobile (1)TOP – 3. ANDREA BELOTTI – Il centravanti del Torino si trova di fronte la sua ex squadra, il Palermo, ma non si lascia emozionare. Anzi. I granata vincono 3-1 in rimonta e il “Gallo” (così chiamato per la sua esultanza) segna una tripletta spettacolare andando così in fuga nella classifica dei cannonieri (22 reti contro i 19 di Higuain e Dzeko). Recentemente il presidente Cairo gli ha rinnovato il contratto fissando la clausola di rescissione a 100 milioni, ma se l’attaccante della Nazionale continua così c’è il rischio che qualche club estero sia disposto a spendere quella cifra. E quasi quasi farebbe un affare.

  1. PEPE REINA – Da dividere con Dries Mertens. Sono loro infatti i protagonisti della vittoria del Napoli per 2-1 all’Olimpico contro la Roma. I due gol degli azzurri portano la firma del folletto belga, tornato protagonista dopo un paio di prestazione opache, arrivato a 18 reti in campionato. Dopo la prima rete Mertens si rende protagonista di un’esultanza bizzarra (cagnolino che fa la pipì vicino alla bandierina del corner) che non è piaciuta ai tifosi avversari, oltre che ai moralisti. E pensare che, fino a questa giornata, i giallorossi avevano vinto tutte le partite casalinghe: se la striscia si è interrotta ha grandi meriti anche Reina. Il portiere spagnolo è una saracinesca, da applausi l’incredibile parata nei minuti di recupero con un riflesso con cui manda un tiro deviato di Perotti sulla traversa. Un pizzico di fortuna, ovvio, ma una prodezza strepitosa. E ora, con il Napoli a -2 dalla Roma, è grande lotta per il secondo posto
    1. CIRO IMMOBILE – Settimana da incorniciare per l’attaccante della Lazio. Nella semifinale di andata di Coppa Italia firma il 2-0 contro la Roma nel sentitissimo derby capitolino. Un successo che permette ai biancocelesti di vedere la finale, anche se i giochi sono ancora aperti. Non contento, Immobile trascina i suoi anche in campionato nella vittoria esterna, sempre per 2-0, sul campo di un Bologna sempre più in crisi (quarto ko casalingo di fila, non succedeva dal ’91). L’ex attaccante del Torino sigla una doppietta, ben servito prima da Lulic e poi da Milinkovic-Savic, arrivando a 16 gol in campionato. In estate è arrivato per appena 9 milioni: un vero affare.

    Dries Mertens

    Dries Mertens

 

FLOP – 3. GONZALO HIGUAIN – Irriconoscibile nel pareggio 1-1 della Juventus a Udine. Non tocca un pallone, sicuramente i compagni di squadra non lo aiutano, ma è stranamente assente in tutte le azioni di attacco. Per fortuna ci pensa Bonucci per i bianconeri a rispondere al bel gol di Zapata. La Vecchia Signora torna così a pareggiare in Serie A dopo 38 partite e dopo oltre un anno (l’ultimo nel febbraio 2016 con lo 0-0 sul campo del Bologna) allungando a +8 sulla Roma e +10 sul Napoli.

  1. FEDERICO FAZIO – Prestazione opaca nel derby di Coppa Italia contro la Lazio, inguardabile in quella di campionato contro il Napoli. C’è infatti la sua firma negativa in entrambi i gol di Mertens, tant’è che Spalletti lo sostituisce nel secondo tempo. La sua resta comunque una stagione straordinaria, però questi errori pesano in partite così importanti.
    1. JOSIP POSAVEC – Il portiere del Palermo trascorre un pomeriggio da incubo a Torino. Con la sua squadra in vantaggio 1-0, commette due uscite disastrose su gioco da fermo: un invito a nozze per Belotti che lo trafigge di testa senza pietà. Come detto, i granata vincono 3-1 grazie soprattutto al loro centravanti scatenato, ma che difficilmente avrebbe siglato una tripletta se avesse trovato di fronte un portiere più preparato. Non è infatti la prima volta che il 20enne estremo difensore croato compie papere simili (alternate spesso a ottime parate): la sempre più probabile retrocessione dei siciliani ha tra i principali responsabili il povero Posavec.

 

Francesco Carci

Sei nazioni 2017, l’italrugby non frana contro i maestri inglesi

rubyUna notizia cattiva e una buona. La brutta notizia è che l’Italia perde a Twickenham per 36 a 15. Siamo alla terza sconfitta dopo tre match ma questa volta era più che intuibile, stava nelle cose, contro un’Inghilterra imbattuta dal 2015 e incontrastata padrona dello scenario rugbistico dell’emisfero nord.

Nazionali ben più blasonate della nostra, Francia e Galles, lo hanno saggiato nei primi due turni del Torneo.

L’obiettivo, Oltremanica, non era solo vincere ma mortificare questa “piccola Italia” andando oltre i 57 punti di differenza di quel 80 a 23 del 2001.

Qualsiasi punteggio inferiore sarebbe stato insignificante.

La buona notizia, sicuramente meno presumibile alla vigilia, è cosa e come di buono gli azzurri sono riusciti a realizzare sul campo, aldilà del risultato finale.

Assolutamente imprevedibile la sofferenza inglese nel superare il piano di gioco presentato dal XV di O’Shea che sprezzante e innovativo nella lettura del regolamento nelle ruck, ha letteralmente insinuato dubbi e sgomento, imbrigliando gli inglesi in campo e ammutolendo gli inglesi sugli spalti.

Il mandato azzurro era, in soldoni, nessuno contesti l’ovale a terra, e in mancanza di raggruppamento sul break down non sarebbe scattato il fuorigioco.

Una “furbata” all’italiana escogitata da un team anglo-irlandese-afrikaner.

Almeno per i primi quaranta minuti di gioco.

Rasenta il fantascientifico il risultato del primo tempo con l’Inghilterra che pasticcia e  l’Italia in vantaggio per 10 a 5 con una meta di  Venditti ma che sarebbe potuto essere ben più lauto se non avesse lasciato per strada ulteriori sei facili punti per due penalty mancati da Allan.

L’intervallo è consigliere per l’assimilazione della “trappola” sui punti d’incontro e la ripresa è caratterizzata dalla veemenza del gioco inglese. La realtà sostituisce il sogno

Scende in campo la squadra vorace che tutti conoscono. Nei primi sette minuti due mete in sequenza cambiano il parziale ma le due segnature non sono sufficienti ad allungare oltre il break. E’ una meta capolavoro di Campagnaro, a coronamento di una prestazione superlativa, a  riporta gli Azzurri a ridosso delle “Rose”.

Solo la grandezza inglese e l’inclinazione a vincere anche le partite difficili, nei fatidici ultimi venti minuti, ha ribaltato le sorti del match.

Nel segnalare l’ottima conduzione di gioco dell’arbitro Poite si sottolineano le diverse le reazioni a fine partita.

Mentre Connor O’Shea si dice deluso perché avremmo potuto anche vincere, sdegnato e indispettito Eddie Jones, Head Coach degli inglesi, che a fine partita chiedeva la restituzione dei soldi dei biglietti poiché l’Italia per quaranta minuti non avrebbe giocato a rugby.

Per il rugby azzurro era il momento di dimostrare e lo ha fatto, stando nell’alveo del regolamento, con le armi che ha.

Si doveva reagire concretamente al rovinoso uno due subito nelle prime gare del Torneo e, tacitare la “camorria” data da una settima di bordate medianiche senza precedenti con reiterati proclami, anche autorevoli, all’esclusione Azzurro dal Sei Nazioni a favore della Georgia.

Si doveva evitare l’ennesima sonora sconfitta e tutti si sono assunti le proprie responsabilità, nessuno si è tirato indietro, interpretando una prestazione di grandissimo sacrificio e dando il meglio di se fino all’ottantesimo minuto e così è stato.

Tutto risolto? Non proprio o in parte. In uno sport crudo come il rugby, la vera risposta può giungere solo dal campo ed il segnale deve essere confermato costantemente.

Fra due settimane a Roma contro La Francia

E come si sa gli italiani sono capaci di dare il meglio di sé nei momenti di difficoltà … specialmente se gli solletichi l’orgoglio

Inghilterra: Brown – May (16′ st Nowell), Te’o, Farrell, Daly – Ford, Care (11′ st Youngs) – Hughes, Haskell, Itoje, Lawes, Launchbury – Cole (32′ Sinclair), Hartley (16′ st George), Marler (16′ st Vunipola).

Italia: Padovani – Bisegni (11′ st Benvenuti), Campagnaro, McLean, Venditti – Allan (21′ st Canna), Gori (35′ pt Bronzini) – Parisse, Favaro (18′ st Mbandà), Steyn – Van Schalkwyk, Fuser (28′ st Biagi) – Cittadini (11′ st Ceccarelli), Gega (33′ st D’Apice), Lovotti (18′ st Rizzo).

 

TABELLINO: Inghilterra-Italia 36-15 (5-10)

24′ pt meta Cole, 32′ drop Allan, 40′ meta Venditti tr. Allan; 3′ st meta Care, 6′ meta Daly tr. Farrell, 20′ meta Campagnaro, 30′ meta Nowell, 32′ meta Te’o, 39′ meta Nowell tr Farrell.

Arbitro: Poite (Fra)

RugbyingClass
di Umberto Piccinini

Volley femminile. Rodrigo, oggi Tifanny: Brescia contro trans della Palmi

Tifanny, ex RodrigoPuò una società femminile di pallavolo schierare un atleta uomo che ha cambiato sesso diventando donna? Non si parla d’altro nel mondo del volley dopo la scelta della Golem Palmi di tesserare la transgender brasiliana Tifanny Pereira Da Abreu. La 32enne schiacciatrice un tempo era conosciuta come Rodrigo e giocava nella pallavolo maschile, con esperienze in Francia, Spagna, Olanda e Belgio. Dopo l’ok della Federazione Internazionale per giocare nei tornei femminili, Tifanny, operata nel 2014 e da allora a tutti gli effetti una donna, ha lasciato il Jtv Dero-Zele Barlare (seconda divisione belga) e ha scelto la Calabria per puntare ai playoff di Serie A2 con la Palmi.

BRESCIA NON CI STA – Un tesseramento che però non è stato accolto bene dalle altre squadre del campionato di A2 femminile. In particolare dalla Millenium Brescia che, attraverso le parole del presidente Roberto Catania, si è schierata contro l’arrivo a Palmi di Tifanny: “Cosa succede se andiamo in Brasile, ingaggiamo tre trans e le portiamo a giocare nel campionato di A2 femminile? Vinciamo il campionato. Ma così non può andare bene”. Il figlio Emanuele, general manager di Brescia, ha chiesto alla Lega chiarezza e il rispetto delle regole del mercato. Le “leonesse” affronteranno Palmi il prossimo 12 marzo, una gara probabilmente chiave per l’accesso ai playoff.

PALMI: “RISPETTARE LE REGOLE” – Le accuse di Brescia non hanno però influenzato la Palmi che, attraverso un comunicato, ha anzi rivendicato orgogliosamente la propria scelta: “Le regole sono chiare e definite da tempo in modo inequivocabile. Tifanny ha una fisicità importante ma per la legislazione, e ancor prima per lei, è una donna, e solo tra le donne può giocare. È una giocatrice fuori categoria? A nostro avviso sì, perché sarebbe più adatta alla A1, dove militano colleghe con le sue stesse qualità fisiche e tecniche”, ha concluso la società calabrese.

TIFANNY: “IL TALENTO NON HA SESSO” – Sulla polemica ha detto la sua anche la diretta interessata, Tifanny, ex Rodrigo: “Ciò che conta è il talento, devi saper giocare. E il talento lo possono avere sia un uomo, sia una donna, sia un trans. La mia essenza è di donna. Io ho cambiato per me, per il mio essere. La pallavolo è il mio lavoro”. Poi la risposta al presidente del Brescia: “Può andare dove vuole, l’importante è che prenda tre che sappiano giocare”. Di sicuro l’impatto della brasiliana è stato eccellente: nel successo per 3-1 della Palmi su Trento, Tifanny, in panchina nel primo set perso dalle calabresi, ha siglato 28 punti ed è stata eletta miglior giocatrice della partita.

MALAGO’: “CHIEDERE SCUSA A TIFANNY” – “Il concetto è semplicissimo: se gli elementi sono stati verificati credo non solo che non se ne debba parlare, ma che sia necessario chiedere scusa all’atleta”. Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, in merito a questa polemica. “Il Cio ha emanato una normativa con dei parametri che devono essere assolutamente verificati. Si tratta di prescrizioni di carattere numerico relative al livello di testosterone, sotto cui non c’è nessun problema. Sopra questi livelli è doping, di conseguenza l’argomento è chiuso e non c’è da agitarsi troppo”, ha tagliato corto il numero uno del Coni.

Francesco Carci

Top & Flop. GABI-GOL, di nome e… di fatto. Cagliari, che Mass-ata!

gabigolL’Inter vince 1-0 a Bologna grazie alla prima rete in campionato di Gabriel Barbosa, sempre più accostato al ‘Fenomeno’ Ronaldo, anche a lui in gol al Dall’Ara per la prima volta in Italia. Vincono le prime 7 della classe, Defrel trascina il Sassuolo con una spettacolare doppietta a Udine, a Pescara show per il ritorno di Zemanlandia: il 5-0 al Genoa costa la panchina a Juric, al suo posto arriva Mandorlini. I sardi recriminano con l’arbitro Massa per un gol regolare annullato nel finale in casa della Sampdoria. Vediamo i top & flop di questa giornata.

TOP – 3. Gregoire Defrel. Il Sassuolo stava perdendo 1-0 a Udine, il tecnico Di Francesco si gioca allora la carta del 25enne attaccante francese, inizialmente in panchina perché non al meglio fisicamente. L’ex giocatore del Cesena, a gennaio a lungo cercato dalla Roma, ricambia la fiducia con una doppietta. Bello il primo gol con un colpo di testa, aiutato anche dal portiere dei bianconeri Karnezis, spettacolare il secondo con un preciso tiro dalla distanza. Letale.

  1. Zdenek Zeman. Meglio di un mago: arrivato in settimana al posto di Oddo, il tecnico boemo regala la prima vittoria sul campo agli abruzzesi con uno spettacolare 5-0 al Genoa. Le speranze salvezza restano poche (l’Empoli è a 10 punti), ma almeno ora c’è più fiducia. Per i rossoblù la sconfitta costa la panchina al tecnico Juric: al suo posto arriva Mandorlini.
    1. Gabigol. Si chiamerebbe Gabriel Barbosa, ma va benissimo il suo soprannome soprattutto in questo weekend dove finalmente trova il primo gol in campionato. L’Inter passa 1-0 a Bologna e resta così in corsa per la Champions League, anche perché domenica prossima ci sarà la sfida contro la Roma. Per Gabigol sono partiti i paragoni con il ‘Fenomeno’ Ronaldo: anche l’ex fuoriclasse sudamericano infatti aveva segnato la prima rete con la maglia nerazzurra al Dall’Ara. Ma andiamoci piano: Barbosa deve ancora dimostrare tanto. Nel frattempo però dimostra anche di meritare più spazio.

FLOP – 3. Josip Ilicic. Protagonista, quasi trascinatore l’anno scorso con la Fiorentina con 13 gol, quest’anno si è smarrito: non segna più, è molle, svogliato. Non è pericoloso nemmeno sui calci da fermo, da sempre la sua forza. Sembra un automobilista perso per strada senza TomTom.

  1. Ivan Juric. Esonerato dal Genoa dopo la sconfitta 5-0 contro il Pescara. Peccato perché aveva iniziato benissimo la stagione, un’ottima difesa e la vittoria contro la Juventus. Al punto che non si vedevano le differenze con l’ottima squadra degli anni scorsi di Gasperini. Poi qualche cessione importante a gennaio (Rincon e Pavoletti) e tanta sfortuna con numerosi infortuni (Miguel Veloso, Perin e Rigoni). Il Genoa è una di quelle tante squadre senza obiettivi: l’Europa è un miraggio, la zona salvezza non preoccupa. Però non si può vedere un atteggiamento così arrendevole come quello visto a Pescara. Soprattutto quando l’allenatore è un combattente. Buona fortuna al tecnico croato e a Mandorlini.
    1. Davide Massa. L’arbitro di Sampdoria-Cagliari (finita 1-1) annulla al 90’ un gol regolarissimo a Ibarbo, che sarebbe valso ai sardi la vittoria a Marassi. Si fa fatica a caprine il motivo: quello ufficiale, fuorigioco di Pisacane durante un calcio di punizione, ha davvero poco senso perché il difensore rossoblù non partecipa all’azione. Comprensibile a fine gara la rabbia del tecnico Rastelli, complimenti al suo collega blucerchiato Giampaolo che riconosce l’errore del direttore di gara. Magra consolazione.

Francesco Carci

Top & Flop. Higuain show, Sassuolo bocciato in inglese

La Juventus passa 2-0 a Cagliari con una doppietta dello spietato attaccante argentino, ora capocannoniere del campionato con Dzeko (ma non fategli tirare più i rigori). Vincono le prime della classe, tranne Lazio e Milan che pareggiano 1-1 nel posticipo di lunedì. Chievo trascinato da una tripletta del proprio attaccante nella vittoria 3-1 sul campo del Sassuolo. Caos a Pescara: Oddo se ne va, anzi no. Vediamo i top & flop di questa giornata

higuainTOP – 3. Radja Nainggolan. Risponde sul campo da vero trascinatore della Roma alle critiche (esagerate e inutili) dopo che qualche “tifoso” giallorosso aveva pubblicato su Internet un video a tradimento in cui il centrocampista belga, fermato all’uscita di un locale, confessava il suo odio verso la Juventus. I moralisti si sono scandalizzati, ma cosa c’era di male? Sul campo Nainggolan sblocca la partita che i ragazzi di Spalletti vincono 2-0 a Crotone. La Juventus però resta lontana.

  1. Gonzalo Higuain. I bianconeri restano appunto saldamente in testa alla classifica grazie al successo esterno per 2-0 a Cagliari. Protagonista l’attaccante argentino con una doppietta: ora i gol in campionato sono 18, esattamente come quelli di Edin Dzeko. Se la lotta al titolo sembra quasi chiusa, quella per la corona di capocannoniere è apertissima.

    1.  Roberto Inglese. Giustiziere due settimane della Lazio, l’attaccante del Chievo si conferma bomber di trasferta. Ma questa volta si supera: la vittoria 3-1 dei veneti sul campo del Sassuolo porta la sua firma con una spettacolare tripletta. E poco importa se dopo pochi minuti dal calcio d’inizio aveva fallito un calcio di rigore: Inglese si porta a casa il pallone e tanti complimenti.

FLOP – 3. Ciro Immobile. L’attaccante della Lazio si rende protagonista della più antica regola del calcio: gol sbagliato, gol subito. Nel finale della gara contro il Milan, che i biancocelesti vincevano 1-0, il centravanti campano fallisce un gol a tu per tu con Donnarumma e pochi secondi dopo, puntuale, arriva l’1-1 di Suso. In passato ci ha abituati a essere più freddo sotto porta.

    2. Mato Jajalo. L’errore del centrocampista del Palermo nel secondo gol dell’Atalanta (che ha vinto 3-1 in casa dei siciliani) è lo specchio della stagione negativa dei rosanero: un banalissimo passaggio in mezzo al campo clamorosamente sbagliato, un regalo di Natale per il “Papu” Gomez che sigla senza problemi la nona rete personale in campionato. Quando si lotta per la salvezza certe disattenzioni sono inammissibili.

      1. Albano Bizzarri. È un peccato, perché il 39enne portiere del Pescara è reduce da ottime stagioni con il Chievo. Ma quest’anno, sarà l’età, sta combinando una serie di disastri infiniti. Nella goleada subita dagli abruzzesi a Torino (vittoria 5-3 dei granata) l’estremo difensore argentino compie due papere sui gol di Belotti e Ljajic. Si fa fatica a capire perché non venga data fiducia al secondo portiere, Fiorillo, protagonista l’anno scorso di un ottimo campionato da titolare. Al termine della gara il tecnico Massimo Oddo, in lacrime durante il match per l’ennesima umiliazione (il Pescara è ultimo, praticamente già in B e senza una vittoria sul campo), si è dimesso ma la sua decisione è stata respinta dopo 24 ore dalla società, intenzionata a proseguire con l’ex campione del mondo del 2006.

Francesco Carci

Rugby 6 Nazioni: Irlanda 63 Italia 10. Una partita senza storia

Italia Irlanda foto 2Grande giornata di spettacolo sabato scorso a Roma, dove Italia ed Irlanda si sono sfidate nel secondo turno del Torneo 6 Nazioni di Rugby. Nonostante la giornata non fosse proprio tra le più belle, abbastanza fredda e con un sole che faceva capolino solo a tratti, numerosi tifosi dai colori azzurri ed altrettanti dai colori verdi sono convenuti allo Stadio Olimpico per assistere al confronto tra gli Azzurri e la squadra del Trifoglio. Il pronostico, dopo il primo turno, era tutto a favore degli ospiti, che solo una volta, nel 2012, sono caduti sotto i colpi degli Azzurri in 17 edizioni del Torneo.  A dirigere il team arbitrale il neozalendese Glen Jackson che si rivelerà molto equilibrato nelle sue decisioni e favorirà il gioco quanto più possibile. Il coach irlandese Schmidt modifica poco prima del calcio di inizio la sua formazione: il tallonatore Scannel al posto del capitano Best e la fascia di capitano ad Heaslip.

Si comincia e l’Irlanda è subito in attacco. Una mischia ordinata vede protagonisti Ghiraldini, Lovotti e Cittadini ma gli ospiti sono già stabilmente a pochi metri dalla meta, che sfiorano all’8′ con l’ostica ala avversaria Zebo. Dagli spalti si leva, e sarà l’unica volta, il grido di incitamento “Italia Italia”. Solo tre minuti dopo, sarà l’altra ala avversaria, Earls, ad infilare la difesa azzurra; trasformazione di Jackson e siamo già sotto di 7 punti. Nei primi 12 minuti di gioco l’Italia praticamente non ha visto palla ed ha fatto già quattro falli.

L’Italia riesce finalmente a portarsi nella metà campo avversaria e ad ottenere un calcio di punizione a causa di una ostruzione avversaria: Carlo Canna non si spaventa, batte e spedisce l’ovale tra i pali. Al 15′ Italia 3 – Irlanda 7. Gli ospiti però sono intenzionati a far vedere chi abbia il coltello dalla parte giusta e non mollano un secondo. Il Trifoglio si riporta vicino alla nostra meta e prima carica caparbiamente con Ryan e Murray, poi va dritto per dritto con Henshow ed infine arriva alla meta con la furia di Stander, senza dubbio miglior giocatore in campo. Solita trasformazione di Jackson e al 17′ siamo Italia 3 – Irlanda 14. Riprendiamo il gioco e proviamo a rompere il muro verde ma un piede fuori di Padovani dà all’Irlanda ha l’opportunità di ripartire con una touche laterale.  Gli avversari di lì a poco sono ancora in zona rossa, allargano sapientemente il gioco e l’ovale finisce nelle mani di Earls, che lo porta ancora una volta in meta; trasforma Jackson ed al 27′ il parziale è Italia 3 – Irlanda 21. Ormai gli ospiti hanno preso il largo, ma nessuna meta è stata finora soffice per i giocatori irlandesi, come dimostrano i numerosi placcaggi. E noi ci crediamo ancora. Gli azzurri con uno scatto di orgoglio si buttano in avanti e, finalmente, siamo sulla linea di meta dell’Irlanda. Un’entrata fallosa di spalla da parte degli avversari ci consegna la prima ed ultima meta tecnica della partita che viene trasformata da Carlo Canna. Al 31′ Italia 10 – Irlanda 21. Ma l’Irlanda non ci sta ed intende andare a riposare con un confortante vantaggio: passano solo tre minuti ed arriva la meta dell’inarrestabile Stander, seguita a ruota dalla trasformazione di Jackson. E’ la quarta meta per gli Irlandesi, che così guadagnano anche il primo punto di bonus supplementale nella classifica del Torneo. Dopo un paio di sterili tentativi di Favaro e Mbandà andiamo negli spogliatoi sul parziale Italia 10 – Irlanda 28. L’Irlanda è molto più forte fisicamente, come dimostra il possesso palla al 69%. L’Italia appare dominata dai loro portatori di palla Stander e Ryan che vincono inesorabilmente le collisioni ed avanzano facilmente. La nostra difesa è costretta a stringere, lasciando scoperta l’estremità del campo; le ale avversarie hanno in tal modo gioco facile ed ai lati del campo prendiamo le mete.

Il secondo tempo riprende con l’Irlanda nuovamente subito in attacco. Gli ospiti non hanno nessuna intenzione di togliere il piede dall’acceleratore, mentre l’Italia va in caduta verticale. Basti sottolineare che nella seconda frazione di gioco non segneremo alcun punto, mentre gli irlandesi porteranno a casa ben 5 mete. Gli avversari si permettono anche qualche cameo, come quando Gilroy prova a salvare una palla dal fallo laterale, ed in qualche modo ci lasciano giocare, fino a quando il nostro gioco è inoffensivo. Aspettano il definitivo crollo azzuro, che arriva inesorabilmente. E così, soprattutto per la felicità dei supporter del Trifoglio, vedremo delle corse cinematografiche da parte dei giocatori irlandesi verso la meta: memorabili quelle sul finale di Gilroy e Ringrose. Non trovano praticamente più resistenza da parte degli azzurri, ormai al limite.

Finisce Italia 10 – Irlanda 63. E’ la più pesante sconfitta di sempre contro questa squadra. Il nostro coach Connor O’Shea aveva detto che voleva una squadra in grado di giocare per  80 minuti, in grado di lottare ad ogni gara nella consapevolezza che a questi livelli o si è presenti fisicamente e mentalmente nella gara o si rischiano legnate. Ebbene purtroppo dobbiamo constatare, pur tenendo conto delle differenze tra gli Azzurri e le altre squadre del 6 Nazioni, tutte di ranking superiore, che ancora l’obiettivo è lontano. Se da un lato l’Italia ha mostrato la volontà di attaccare, ed ha fatto vedere anche qualcosa di interessante quando aveva in mano l’ovale, è soprattutto in difesa che abbiamo mostrato tutte la nostra debolezze, soprattutto fisiche. L’Irlanda ha giocato con grande intensità ed ha dato una grande lezione di rubgy agli Azzurri. Ora  ci aspettano due settimane di riposo e poi appuntamento il 25 febbraio a Twickenham per la sfida Inghilterra – Italia.

Al. Sia.