Roma, una targa per ricordare Debenedetti

targa debenedetti“Un uomo che aveva i libri al posto delle pareti”, così viene aperta la commemorazione su Giacomo Debenedetti, intellettuale e critico letterario, nel giorno in cui si ricorda il rastrellamento del ghetto di Roma. Debenedetti viene infatti ricordato soprattutto per il suo racconto lucido e tragico di quel giorno in cui a Roma vennero deportate 1.066 persone, quasi tutte appartenenti al ghetto ebraico. 16 ottobre 1943 di debenedetti, fu la prima testimonianza scritta della Shoah in Italia.
Il cosiddetto ‘sabato nero’, quel 16 ottobre era giorno festivo per gli ebrei, scelto appositamente per sorprendere il più possibile i residenti del ghetto della Capitale.
Nell’anno del cinquantesimo della morte del noto saggista Roma decide così non solo di ricordare l’uomo che ha raccontato quella deportazione, ma di onorarlo con una targa in Via del Governo Vecchio, dove Debenedetti ha vissuto ed è morto.
Numerosi gli interventi durante la cerimonia, tra i quali quello del figlio Antonio e del nipote Marco, ma anche quello del Presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, da sempre in prima linea nel sostegno della memoria della shoah. Tra i presenti anche le associazioni dell’Anpi romana e del Lazio e Stefano Fassina, deputato e consigliere di Sinistra per Roma.
In particolare è stato ricordato come a un intellettuale di calibro come Debenedetti sia sempre stata negata la cattedra di docente universitario e come nonostante tutto quest’uomo sia riuscito a portare avanti e a promuovere la critica letteraria, fino a diventarne uno dei ‘padri’. Così come il premio Feltrinelli gli venne attribuito post mortem così oggi Roma e l’Accademia Nazionale dei Lincei riconoscono il ruolo di Debenedetti nel panorama culturale italiano. Un riconoscimento tardivo, ma necessario.

Biotestamento, nastro blu e appello per testo in Aula

biotestamentoDopo oltre 4 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni, il Senato non riesce a portare a termine il riconoscimento per tutti di un diritto già previsto dalla giurisprudenza sulla base della Costituzione: il diritto di rifiutare le cure attraverso disposizioni anticipate. Per scongiurare il rinvio alla Camera della legge sul Biotestamento, quindi il suo affossamento, o peggio ancora il suo arenarsi nella burocrazia del Senato, si è tenuta oggi una nuova riunione dell’intergruppo, che conta ormai 246 parlamentari tra deputati e senatori.

La richiesta dell’Associazione Luca Coscioni è quella di inviare direttamente e senza modifiche il testo in Aula. Per farlo, è necessario che la relatrice si dimetta dal provvedimento, ed esiste almeno sulla carta una maggioranza all’interno dell’Ufficio di presidenza della Commissione Sanità, dove il testo è in discussione.

D’intesa con i Parlamentari intervenuti all’intergruppo, l’Associazione Luca Coscioni e i Parlamentari stessi iniziano una raccolta firme di Senatori che si impegnino sin d’ora ad approvare il testo direttamente in aula. L’intergruppo propone anche a Sindaci ed eletti locali di sottoscrivere una petizione al Parlamento con lo stesso obiettivo.

Al termine dell’Incontro, Mina Welby ha distribuito ai Senatori una spilla con un nastro blu chiedendo ai Senatori di indossarla in aula al fine di segnalare l’urgenza di una risposta alle attese e alle speranze di tanti cittadini malati.

Svelare l’inganno politico del referendum

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“Quella che si sta consumando è una vera e propria truffa politica”. Le parole del Sindaco socialista di Montegrotto, Riccardo Mortandello, rendono perfettamente l’idea del compito che il PSI del Veneto si è assunto: svelare l’inganno politico perpetrato attraverso il referendum leghista, ai danni dei cittadini veneti.

Stamani a Montegrotto, il Segretario nazionale del PSI Nencini ha preso parte alla conferenza stampa organizzata dal “Comitato Socialista per l’astensione al referendum sull’autonomia del Veneto”.

Alla conferenza hanno partecipato, assieme al Vice Ministro, il Segretario regionale del PSI, il Segretario provinciale Paolo Trovato, il Sindaco di Montegrotto Terme Riccardo Mortandello e Francesca dell’Aglio, assessore socialista del Comune di Rubano.

Il PSI del Veneto ribadisce come il referendum leghista sull’autonomia sia inutile e dispendioso. Infatti, qualsiasi dovesse essere l’esito non ridurrà le tasse, non porterà una fiscalità più vantaggiosa. Questo perché di fatto chiede ai cittadini della regione di confermare quanto stabilito dalla nostra Costituzione. Il giorno dopo il referendum nulla cambierà.

“Ma cambiare è possibile – ha sostenuto il Segretario Nencini – e l’Emilia Romagna lo sta facendo avendo già da tempo iniziato un percorso di consultazione degli Enti Locali, di preparazione e proposizione allo Stato di proposte che ora sono in discussione. Nulla di tutto ciò ha fatto la Lega nonostante sia da anni al governo della Regione e per anni abbia governato a Roma”.

Quale utilità può avere un referendum consultivo inutile e costoso?

Per il PSI del Veneto si tratta di una campagna elettorale per le prossime elezioni politiche che la Lega ha deciso di far partire in anticipo.

Il PSI proseguirà fino al referendum con le sue iniziative di sensibilizzazione della cittadinanza a cominciare dall’8 ottobre quando nei capoluoghi delle province venete, in contemporanea ed alla presenza dei Deputati socialisti, si svolgeranno assemblee informative sulle ragioni dell’astensione.

Luca Fantò
Segr. reg. PSI del Veneto

Un “caso Scafarto” anche a Nuoro

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Quante sono le fake news, i falsi investigativi, che hanno inquinato e che stanno inquinando indagini e processi in Italia? Non lo sappiamo, ma possiamo fare qualche esempio. L’ultimo scandalo sull’uso spregiudicato delle false notizie, delle bugie investigative, per inquinare o deviare le indagini è il “caso Scafarto”. In breve, il capitano dei carabinieri Giampaolo Scafarto del Noe è accusato di aver manipolato una informativa, sbagliando volutamente la trascrizione di un’intercettazione telefonica. Secondo le accuse, cercava di fabbricare prove false nell’ambito della vicenda Cosip, puntando all’arresto di Tiziano Renzi, così da colpire il figlio Matteo, all’epoca presidente del Consiglio. Indagato per falso anche il pm Henry John Woodcock. Coinvolto, ma non indagato, anche il colonnello Sergio De Caprio, il “Capitano Ultimo”, famoso per avere comandato la squadra che nel 1993 catturò Totò Riina. I capi di accusa si stanno moltiplicando, ma la vicenda è al vaglio della magistratura e non entriamo nel merito.

Da un presunto tentativo non riuscito di stupro allo Stato, a uno che ha fatto centro. Ricordate l’inchiesta per presunti illeciti nelle nomine alle Asl e in altri settori pubblici della Campania che, nel 2008, coinvolse anche Clemente Mastella, allora ministro della giustizia? Per colpa di queste accuse Mastella ha dato le dimissioni, ha fatto cadere il governo Prodi e ha aperto la strada alle elezioni anticipate, vinte da Berlusconi. L’ex ministro è stato assolto dopo 9 anni, ma la fake ha colpito il bersaglio, cioè Prodi.

Una delle bufale investigative più eclatanti è quella nata dall’inchiesta sull’attentato che, nel 1992, uccise il magistrato Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta. Nel corso delle prime indagini, una fake news, costruita a tavolino anche con il concorso di magistrati e ufficiali di polizia, più qualche manganellata, ha colpito nove persone che sono state accusate dell’attentato, processate e condannate a pesanti pene detentive. Solo nel 2008 si è scoperto che era tutto falso e i presunti assassini sono stati assolti al termine di un nuovo processo.

Ma le fake news giudiziarie non hanno confini, ne è saltata fuori una anche a Nuoro, al processo per il cosiddetto “delitto di Orune”. In breve, due cugini, Alberto Cubeddu (21 anni di Ozieri, provincia di Sassari) e il cugino Paolo Enrico Pinna (19 anni di Nule, provincia di Sassari) sono stati arrestati il 25 maggio 2016 con l’accusa di essere gli autori dell’omicidio di Gianluca Monni (19 anni), commesso l’ 8 maggio 2015 a Orune (provincia di Nuoro), e del sequestro, dell’omicidio e della distruzione del cadavere di Stefano Masala (28 anni, di Nule), che sarebbe avvenuto la sera prima. Mentre Paolo Pinna è già stato condannato in primo grado a vent’anni dal Tribunale dei Minori di Sassari (all’epoca era minorenne) il processo ad Alberto Cubeddu è in corso di svolgimento in Assise a Nuoro.

Ed è proprio Alberto Cubeddu la vittima di una bufala nata da una informativa dei carabinieri e ritenuta vera per tutte le successive fasi delle indagini sino al processo. Andiamo con ordine e leggiamo gli atti. In una informativa dei carabinieri del 9 maggio 2015 è scritto che “il ragazzo risulta indagato per tentato omicidio e rapina in concorso con il cugino Paolo Enrico Pinna” (più altri due ragazzi che non citeremo). Fatti accaduti a Ozieri il 6 gennaio 2014.

Questa accusa, considerata per due anni puro vangelo anche dai magistrati che si sono occupati del caso, si è rivelata una fake news nel corso dell’udienza del 27 luglio scorso quando l’avvocatessa Mattia Doneddu ha fatto mettere agli atti una certificazione della Procura della Repubblica presso il tribunale di Sassari (competente per Ozieri) dalla quale risulta che il presunto procedimento penale contro Alberto Cubeddu non è mai esistito, era contro ignoti e come tale è stato archiviato un anno prima del suo arresto.

Nella certificazione, infatti, è scritto che “il citato provvedimento penale iscritto al R.G.N.R. contro ignoti, al n. 30/2014, a seguito di richiesta di archiviazione in data 13 marzo 2015, del p.m. di questa Procura della Repubblica è stato definito con decreto di archiviazione dal Gip presso il locale tribunale in data 25/06/2015, per essere rimasti ignoti gli autori del reato;

che dai registri generali non risultano che vi siano state e che vi siano iscrizioni a carico di Alberto Cubeddu, per i fatti di cui al procedimento penale n. 30/2014 mod.44;

che dai registri generali non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione nelle quali Alberto Cubeddu abbia assunto la qualità di indagato.”

Tradotto in parole povere, il ragazzo è estraneo al tentato omicidio di Ozieri, e non è mai stato iscritto nel registro degli indagati per nessuna vicenda criminale precedente il delitto di Orune.

Questa certificazione ufficiale è completamente opposta a una fantasia investigativa, a quel peccato originale che ha falsato tutte le indagini. Perché il castello di accuse che trasforma, riga dopo riga, un ragazzo normale, con una vita, una famiglia, un lavoro e amici normali, in un efferato assassino è sempre più legato a quel procedimento penale che per la Procura della Repubblica di Sassari non è mai esistito.

Proprio grazie a questo falso investigativo, certificato due anni dopo come bufala, Alberto Cubeddu è stato dipinto dagli investigatori e, dopo l’arresto, anche dalla stampa locale, come un bad boy, un ragazzo con un passato e un presente da criminale incallito. E tutto questo per giustificare non solo il rinvio a giudizio ma, in particolare, la custodia cautelare in carcere, in quanto considerato un elemento pericoloso. Anche il gip di Nuoro sposa questa tesi e nella sua ordinanza di custodia cautelare in carcere rappresenta che “dalle prime informazioni … si era appreso che il Pinna era un tipo violento con a suo carico una denuncia per tentato omicidio e rapina avvenuta ad Ozieri il 6 gennaio 2014 in concorso – appunto – con Alberto Cubeddu e altri due ragazzi”. Il giudice aggiunge nella sua ordinanza che “Cubeddu è cugino di Pinna e compare di scorribande criminali oggettivamente impressionanti”. Peccato che nessuno abbia ancora pensato di chiedere conferma di questi fatti – relativamente al Cubeddu – alla Procura di Sassari perché il procedimento di cui si parla è sempre quello archiviato.

La stampa locale si allinea: “Ma anche il cugino Alberto Cubeddu – dicono le carte (quelle false?, ndr) – non è certo uno stinco di santo. Le “missioni” spericolate le hanno sempre fatte insieme ed era un caso che non fossero insieme quella notte del 13 dicembre a Orune. Ma Alberto Cubeddu è uno che ha dimestichezza con la violenza, gli incendi e le armi” (da La Nuova Sardegna online del 26 maggio 2016). Al contrario, il ragazzo, affermano sia la Procura di Sassari sia la difesa, non è mai stato indagato per nessuno di questi reati.

La sicurezza della correttezza dello svolgimento delle indagini dovrebbe essere un caposaldo del nostro processo penale, se le bufale vengono costruite a tavolino in questa fase, si falsa tutto, soprattutto, la sentenza finale. E questo è un pensiero particolarmente disturbante quando si parla di reati tipo l’omicidio. Non dimentichiamoci, inoltre, che le bugie sono come le ciliegie, una tira l’altra. Allora viene da chiedersi quante fake news e quante verità, ci siano in tutti gli atti che hanno portato i due cugini di fronte ai giudici con pesanti accuse? Soprattutto in quelli arrivati sul tavolo del giudice che ha già condannato Paolo Pinna a vent’anni? Per non parlare dell’uso della custodia cautelare in carcere, quasi uno stupro mentale. Recentemente il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio europeo ha bacchettato l’Italia proprio su questo argomento, chiedendo un maggiore uso di soluzioni alternative per quei detenuti non ancora condannati in via definitiva. Potete anche rileggere “Davigo esalta le manette” di Mauro Del Bue, apparso sulle nostre colonne il 10 marzo scorso. Infine, riportiamo una dichiarazione di Robertino Pinna, padre di Paolo: “Ci hanno provato per un anno e mezzo a pressare questi ragazzi (il figlio e il nipote, ndr) sperando che dicessero qualcosa. Ma non possono dire niente perché non sanno niente”.

Tre domande per chiudere. Prima: qual è stata la fonte di questa fake news, come è nato questo coinvolgimento in un procedimento giudiziario inesistente e inventato sulla carta, ma che è stato la pietra miliare di una fantasia giudiziaria che ha trasformato un ragazzo che non mai avuto guai con la giustizia in un efferato assassino? E perché nessuno ha mai controllato, perché è stata accreditata per tanto tempo come vera una bufala che la Procura di Sassari poteva smontare in un attimo?
Seconda domanda. Ad Alberto Cubeddu, e magari alla sua famiglia, vorrei chiedere cosa si prova a vedere, in un attimo, la propria vita passata in un tritacarne giudiziario e mediatico, essere coinvolto in un gioco al massacro e rischiare una pesante pena detentiva (anche l’ergastolo), proprio per colpa di una notizia non controllata, di una fake news che è stata la base di tutte le accuse successive?

Terza e ultima domanda. All’autore o agli autori di questa di questa falsa notizia, e a chi non l’ha controllata, vorrei chiedere cosa si prova a sbranare anche l’anima di una persona? Ha un buon sapore?

Antonio Salvatore Sassu

 

Chikungunya, freddo non uccide uova della zanzara

Ancora 6 nuovi casi nelle ultime ore tra Roma e Anzio nel Lazio. Ad ogni pasto ematico la zanzara tigre assume meno sangue di quanto le necessita per deporre le uova, e pertanto tende a pungere più volte e persone diverse.

Chikungunya-zanzara-malattia-725x484Il Vicepresidente Simit Massimo Galli offre una riflessione nel pieno della diffusione dei casi in Italia di Chikungnuya. “La Rete di specialisti infettivologi sul territorio costituisce un presidio indispensabile per la rapida individuazione e la cura delle infezioni emergenti, a supporto del Ministero della Salute, dei servizi regionali di prevenzione e dell’ISS e per la tutela della popolazione”

Ad oggi il SERESMI, Servizio Regionale di Sorveglianza Malattie Infettive, ha registrato in totale 92 notifiche di casi di Chikungunya. Dunque 6 casi in più rispetto all’ultima rilevazione effettuata nella giornata di 48 ore fa a mercoledì. Al di là delle polemiche politiche sui tempi delle misure di disinfestazione previste dal Piano nazionale di Sorveglianza 2017 del Ministero della Salute, la SIMIT – Società Malattie Infettive e Tropicali offre un approfondimento sui rischi correlati alla puntura della zanzara tigre.
Nonostante i casi stiano, come prevedibile, aumentando, la diffusione della malattia non ha assunto l’andamento esplosivo osservato in alcune aree tropicali in cui è penetrata di recente. Anche le altre epidemie segnalate in Francia e dieci anni fa in Italia si sono autolimitate, a suggerire condizioni ecologiche non pienamente favorevoli alla ampia diffusione della malattia. Sono necessari ulteriori studi e la situazione merita comunque alcune riflessioni.

LA ZANZARA TIGRE – La zanzara tigre (Aedes albopictus) si è meritata un posizione di rilievo tra le cento specie invasive più pericolose al mondo, diffondendosi a partire dall’Asia in tutti i continenti, tranne l’Antartide, in poco più di mezzo secolo – evidenzia il Prof. Massimo Galli, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano e Vice Presidente della SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – L’Europa è stata interessata per ultima. In Italia albopictus compare nel 1990 a Genova, dove sbarca probabilmente con un carico di copertoni usati provenienti dagli USA. Ma è verosimile che le vie e le occasioni di ‘importazione’ siano state più di una, e che piante e fiori trasportati dall’Asia in vaso abbiano contribuito a facilitarne molteplici ingressi nel paese.

QUANDO PUNGE E QUALI SONO I RISCHI – Oltre a Chikungunya, la zanzara tigre può trasmettere il virus Zika, quello della Dengue dell’Encefalite di St Louis, con moderata efficienza quello della febbre gialla e ha un ruolo potenziale nella trasmissione di varie altre malattie virali umane ed animali trasmesse da insetti in area tropicale. È prevalentemente antropofilica, le femmine della specie preferiscono cioè pungere gli umani. Può però avere un ruolo nella trasmissione tra cane e uomo della dirofilariosi. Punge inoltre più frequentemente all’aperto, ma può adattarsi anche al chiuso e a differenza di molte altre specie, tra cui la comune Culex pipiens, è più attiva nelle ore di luce del mattino e del pomeriggio, meno nelle ore centrali della giornata e di notte. Ad ogni pasto ematico assume meno sangue di quanto le necessita per deporre le uova, e pertanto tende a pungere più volte e persone diverse, aumentando la probabilità di trasmissione delle infezioni di cui può essere vettore.

LA SOPRAVVIVENZA DELLA ZANZARA DIPENDE DALLE TEMPERATURE – In Italia la zanzara tigre è in genere attiva da marzo ad ottobre. In opportune condizioni di temperatura ed umidità, la femmina adulta vive 30-40 giorni. La ‘conquista’ di areali di distribuzione al di fuori delle fasce tropicali le ha comportato per la necessità di adattarsi per poter passare l’inverno. Il mantenimento della specie nelle aree con inverni freddi è garantita dalla sopravvivenza di uova che entrano in diapausa, bloccano cioè la loro maturazione nei mesi invernali per riattivarsi poi in primavera. La distribuzione locale e la dimensione delle popolazioni di albopictus è determinata da variabili ambientali quali la temperatura media del mese di gennaio, la temperatura media annua e le precipitazioni annuali. Se la temperatura media in gennaio è localmente inferiore allo zero vengono in gran parte compromesse le uova deposte l’anno prima, che sono indispensabili per la ricomparsa di una popolazione attiva di zanzare adulte in primavera. Una temperatura media annua superiore agli 11 gradi è invece fattore che favorisce la sopravvivenza delle uova ed il mantenimento nell’area interessata di popolazioni attive di zanzare. Per prosperare, infine, la zanzara tigre necessita di una precipitazione annua maggiore ai 500 mm.

LE UOVA – Per deporre le uova le femmine cercano di trovare un surrogato delle cavità naturali degli alberi dove la specie le deponeva nelle sue aree d’origine, possibilmente al buio o in penombra. Questo vuol dire che in ambiente urbano le zanzare sceglieranno per deporre le uova barattoli vuoti, sottovasi, grondaie ed in generale qualsiasi oggetto in cui possa formarsi una raccolta d’acqua. Le uova possono infatti resistere in ambiente secco per oltre sei mesi, ma hanno bisogno di acqua per schiudersi. La zanzara tigre è molto stanziale e se non viene trasportata da vento forte, trascorre l’intera sua vita nel raggio di meno di 200 metri dal punto dove è stato deposto l’uovo da cui è nata.

RESISTENZA A INSETTICIDI – Il contenimento di questa specie di zanzara è considerato molto difficile. Il controllo è principalmente basato sull’uso di larvicidi o sulla dispersione ambientale di insetticidi (piretroidi o organofosforici) per l’eliminazione degli adulti. Questi interventi presentano limiti non solo per il costo elevato, ma anche perché la zanzara potrebbe essere resistente o sviluppare successivamente resistenza ad alcuni degli insetticidi utilizzati. Negli Stati Uniti, ad esempio, popolazioni di albopictus raccolte in aree diverse hanno evidenziato resistenza a insetticidi diversi. La resistenza al DDT, trovata localmente in alcune popolazioni di zanzare, probabilmente era già presente nelle zanzare state importate per prime dall’estero e poi geneticamente trasmessa alle loro discendenti.

Importanza strategica hanno inoltre la scelta dei tempi di disinfestazione e la sincronia degli interventi nella stessa area. L’efficacia e il rapporto costo-efficacia degli interventi tardivi sugli adulti, specie in aree metropolitane, è oggetto di discussione. Strategie alternative, come l’infezione con un batterio, Wolbachia pipientis, che induce sterilità nella zanzara e l’immissione nell’ambiente di grandi quantità di maschi resi sterili per irradiazione, che vadano a competere con i maschi fertili riducendo la percentuale delle uova fertilizzate, sono ancora, anche se promettenti, da considerarsi sperimentali e non applicabili a breve termine.

Va sottolineato che l’impegno della comunità nel limitare le condizioni favorevoli alla riproduzione della zanzara tigre è ritenuto indispensabile complemento agli interventi di disinfestazione.

La possibilità di contenimento in contesto urbano della attuale epidemia di Chikungunya dipende molto dalle condizioni climatiche delle prossime settimane. Dalla capacità di ridurre i contesti favorevoli alla deposizione delle uova e alla sopravvivenza delle stesse all’inverno dipendono le sorti sia della diffusione prossima della malattia, sia della consistenza delle popolazioni di zanzare il prossimo anno. Per il momento, i repellenti per insetti (quelli a base di DEET offrono una protezione individuale di circa dodici ore, con possibili variazioni) possono offrire un opzione di difesa individuale, specie nelle aree in cui la zanzara tigre risulta più abbondante. In Italia lavorano gruppi di ricercatori che hanno dato validi contributi alla conoscenza del problema e che stanno intensivamente lavorando, tra cui Rezza, Romi e collaboratori del dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS, e molti ricercatori degli Istituti Zooprofilattici.

“Al contrario di altri virus – aggiunge il Prof. Massimo Andreoni, direttore dell’Unità operativa complessa Malattie infettive all’Università di Tor Vergata e Past President SIMIT – il Chikunguya non si trasmette alle uova delle zanzare dalle quali, quindi, si libereranno larve esenti dall’infezione e non in grado di trasmettere la malattia. Tutto ciò rende ancora più valida l’ipotesi che il ridursi della circolazione della zanzara tigre nelle prossime settimane porterà all’esaurimento dell’epidemia che potrà ripartire solo con un nuovo arrivo del virus nella prossima primavera/estate.

Torino, via il 99% delle slot entro il 1° dicembre

Slot machine-Nencini-PsiI consiglieri della Regione Piemonte hanno ricevuto nelle ultime ore la perizia – redatta da un tecnico incaricato dai gestori slot dell’associazione Astro – che dimostra l’imminente espulsione dal territorio di oltre il 99 per cento degli apparecchi autorizzati. Lo apprende Agipronews da fonti politiche locali.

Il documento è stato realizzato per verificare gli effetti della norma in una grande città (Torino) e in un piccolo centro come Chieri.

A partire dal 1° dicembre gran parte delle slot in esercizio sul territorio dovrà staccare la spina, per effetto della legge regionale, secondo la quale tutti coloro che gestiscono apparecchi di gioco negli esercizi pubblici o aperti al pubblico devono adeguarsi alla normativa vigente entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge, firmata il 2 maggio 2016.

A seconda della popolazione dei comuni (minore o maggiore di cinquemila abitanti) le distanze dai luoghi sensibili – come chiese, scuole o ospedali, ma anche bancomat – sono fissate a 300 o 500 metri. “Per ora non è previsto alcun rinvio” ha dichiarato nei giorni scorsi Sergio Chiamparino, presidente delle Regione, secondo quanto riportato dalla stampa locale, ma il dibattito con le categorie produttive è aperto. Astro – in attesa del decreto del ministero dell’Economia che recepirà l’accordo Stato-regioni sulla distribuzione dell’offerta di gioco – ha chiesto alle istituzioni regionali di “congelare” gli effetti della legge, sospendendo intanto l’espulsione del gioco lecito dal territorio.

Psi e Fgs. Un convegno sulla politica di genere

Pia Locatelli e Alessia Bausone

Pia Locatelli e Alessia Bausone

“Se non è donna non è democrazia – Uno sguardo di genere sulla politica”. E’ il nome del convegno organizzato a Tropea il 21 ottobre alle 18 da Domenico Tomaselli e patrocinato dal Comune di Tropea, dal Partito Socialista Italiano (PSI), dalla Federazione dei Giovani Socialisti (FGS) e dall’associazione italiana giovani avvocati.

Un momento di riflessione e confronto sui diritti, sul ruolo e sull’impegno delle donne nella politica, nelle istituzioni e nella società. Tutti temi su cui i riflettori devono necessariamente rimanere accesi in vista del raggiungimento dell’obiettivo di una democrazia paritaria e, di conseguenza, veramente rappresentativa.

Tra gli ospiti che interverranno ci sarà l’onorevole Pia Locatelli, Presidentessa dell’Internazionale Socialista donne e Presidentessa del Comitato per i diritti umani della Camera dei Deputati, da sempre impegnata nella politica internazionale e interessata ai movimenti femminili nel mondo, è stata osservatrice internazionale in Cile per lo svolgimento del plebiscito su Pinochet e per le successive prime elezioni democratiche, in Sudafrica per le prime elezioni del dopo apartheid, in cui è stato eletto Presidente Nelson Mandela e per le elezioni democratiche del Parlamento serbo. Dopo la guerra dei Balcani, è entrata nell’ufficio di presidenza della Gender task force del primo tavolo della democratizzazione e dei diritti umani per il patto di stabilità per i Balcani. Una presenza di prim’ordine, quindi, che impreziosisce il già illustre parterre.

Durante il convegno si confronteranno le presidentesse di due associazioni molto presenti nel territorio calabrese: Caterina Giuliano per l’associazione italiana dei giovani avvocati, sezione di Vibo Valentia e Rosanna Veraldi per l’associazione donne giuriste Italia, sezione di Catanzaro.

Interverranno, inoltre, Federica Roccisano, assessora regionale al welfare e Giulia Russo, nella duplice veste di avvocata e Sindaca della vicina Ricadi.

Sarà presente, altresì, la giurista Alessia Bausone, già promotrice dell’evento “Omofobi del mio stivale” e da sempre impegnata in battaglie giuridiche e sociali a favore della parità di genere e dei diritti civili.

Per la Bausone: “La scelta di Tropea ha un alto valore simbolico. E’ la città di una delle prime sindache italiane, Lydia Toraldo Serra, che fu anche la prima donna a laurearsi in giurisprudenza, discutendo una tesi sulla concessione del voto alle donne. Oggi ci troviamo dinanzi a battaglie non dissimili, come quella da me affrontata durante le amministrative calabresi per far conoscere lo strumento della doppia preferenza di genere. Lydia è un esempio per noi donne e giuriste che facciamo anche politica”.

convegno fgs

Domenico Tomaselli

Aggiunge Tomaselli che: “Tropea era, inoltre, casa di tanti socialisti che hanno ben rappresentato la “fedelissima” in politica, con un nome su tutti quello del mai dimenticato Prof. Felice D’Agostino”.

Buemi: “Serve un nuovo assetto per Roma”

romaIl senatore socialista Enrico Buemi ha presentato un disegno di legge costituzionale riguardate i poteri e l’organizzazione di Roma capitale che, spiega Buemi “ancora non assicurano il migliore esercizio delle funzioni di Roma, quale capitale della Repubblica”. Quindi per il parlamentare del Psi è “giunto il momento di procedere senza tentennamenti, anche alla luce della peculiarità della città di Roma, ad una nuova regolamentazione della capitale che ne definisca l’assetto organizzativo ed istituzionale sull’esempio delle altri grandi capitali europee”.

Ne consegue che “la capitale d’Italia avrà caratteristiche peculiari rispetto agli enti territoriali; per evitare difficoltà di coesistenza – e per un più generico principio di semplificazione evitando la duplicazione di livelli di governo inutili – appare obbligata la soppressione dell’ente provincia di Roma e l’inserimento dei comuni ad essa facenti capo nell’assemblea metropolitana del Lazio: essa si esprimerà, con un ruolo consultivo, nei confronti del nuovo soggetto di governo, per Roma capitale: il Governatore, che è parte del Governo nazionale”.

Buemi spiega: “La scelta di un organo espresso dall’Esecutivo nazionale soffre, ovviamente, anche delle conseguenze del verminaio che viene scoperchiato, da un anno, intorno all’amministrazione comunale: ma è proposta sulla quale ha convenuto la Conferenza programmatica del PSI a Roma il 30 e 31 ottobre 2015, anche perché appare coerente con un più generale impianto ordinamentale, cui gli Stati centrali europei si sono rivolti, per gettare le fondamenta della rinascita urbanistica della loro capitale. A Londra, nel 1666 la vasta ricostruzione dopo il grande incendio avvenne sulla base di piani approntati da Christopher Wren, Controllore dei lavori del Re (1669). A Berlino, Philipp Gerlach, architetto e pianificatore del re nel 1707 fu incaricato da Federico Guglielmo I di estendere lo sviluppo della città verso ovest con la pianificazione della Pariser Platz. A Parigi il barone Haussman era prefetto della città (1853-1870) quando sovrintese alla sua radicale trasformazione e alla sua straordinaria crescita (da 1,2 a 2 milioni di abitanti); fino a pochi anni fa, la funzione di gestione della metropoli francese competeva ad un dipendente del Governo centrale”.

“Roma – continua Buemi – non ha mai avuto questo impegno diretto dello Stato nella sua gestione, ma in compenso ha «sifonato» ingentissime risorse finanziarie dall’Erario nazionale per scelte assunte da amministratori locali senza responsabilità: ecco perché ora vanno attribuite alla responsabilità diretta del Governo nazionale, per mezzo di un suo Governatore, funzioni in materia di pianificazione territoriale strategica, la realizzazione e la gestione di grandi infrastrutture, dei servizi di trasporto a livello metropolitano, dei servizi pubblici a rete (acqua, energia, smaltimento rifiuti), lo sviluppo di politiche attive del lavoro, la pianificazione commerciale della grande distribuzione e delle grandi strutture di vendita, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e dell’ambiente. Possono essere poi delegate con legge statale o regionale o dai comuni facenti parte dell’area metropolitana, ulteriori funzioni oltre a quelle indicate”. Per tutti questi motivi il senatore del Psi aggiunge che “non può mancare un nuovo modello di valutazione dell’ipertrofica macchina amministrativa, attualmente presente nel comune di Roma: se avrà successo, lo si potrà generalizzare per altre realtà critiche sotto il profilo del controllo di legalità e di efficacia ed efficienza di gestione delle risorse pubbliche”.

Insomma si può e di deve “invertire l’assioma «capitale corrotta, nazione infetta»: ripulendo la vetrina della capitale, anche l’Italia guadagnerà nuovo lustro.

Livorno. L’inadeguatezza dell’amministrazione

livorno

Non è questo il momento delle polemiche. Ora solidarietà e vicinanza alle famiglie colpite sono un imperativo per tutti. Noi socialisti siamo vicini e partecipi del dolore e ci associamo con rispetto al lutto cittadino.  Verrà il tempo delle valutazioni approfondite!
Ciononostante, allo stato, non è possibile tacere l’inadeguatezza dell’attuale Sindaco Nogarin.

Lui ha sostenuto che “rosso e arancione sono due colori ben diversi” e che l’allarme di domenica doveva esser “rosso anche perché gli allarmi arancioni si susseguono in continuazione.”
Bene leggendo attentamente i documenti “incriminati” provenienti dalla Regione e dalla Protezione Civile, che indicano i “fenomeni previsti” e “la descrizione degli scenari di evento previsti” da cui il codice arancione, si acquisiscono importanti elementi di previsione del tutto coerenti rispetto a quanto effettivamente accaduto.

A questo punto due considerazioni:
1. Nogarin dice che gli allarmi arancioni vengono diramati in continuazione. Quindi implicitamente ci dice che non l’ha preso in considerazione! Bene leggendo attentamente il dettaglio c’è molto da riflettere circa, per esempio, una semplice allerta da diramare alla cittadinanza chiaramente prevista nell’ambito del codice arancione;

2. Diversamente, se ha solo ritenuto inadeguato il codice significa che quanto indicato nel documento è comunque stato oggetto di valutazione con azioni conseguenti per farvi fronte. Bene quali azioni sono state intraprese? È stata diramata l’allerta come fanno altri comuni vicini anche di altre province? Cosa è stato fatto circa “la possibilità di innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua minori, con fenomeni di inondazioni delle aree limitrofe anche per effetto di criticità locali (tombature, restringimenti, occlusioni delle luci dei ponti, ecc..). Possibili allagamenti di locali interrati e di quelli posti a pian terreno lungo vie potenzialmente interessate da deflussi idrici e danni e allagamenti….”. Bene se si è dato credito al codice arancione ci si aspetterebbe che qualche azione coerente sia stata intrapresa! È così?

In attesa di capire se in effetti qualcosa è stato fatto, e cosa, in coerenza col codice arancione oppure se di contro non si è affatto preso in considerazione, risulta difficile non credere che attaccare per primo serva come arma di distrazione di massa: “avrei dovuto comunque fare qualcosa, non l’ho fatto ed allora parlo di codice sbagliato.”

La Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta per valutare la correttezza della gestione dell’allerta meteo e della prevenzione. Capiremo anche da un punto di vista legale le effettive responsabilità e noi ci affideremo alle risultanze delle inchieste con rispetto.
Indubbiamente l’evento è stato straordinario e sicuramente ben oltre le ipotesi, ma perché ancora oggi dopo tre anni di governo nel gergo grillino si deve sempre
e solo dare colpe ad altri? Governare significa assumersi responsabilità nel bene ma soprattutto nel male. E questo è molto difficile!!! Quando il Sindaco sostiene che si poteva evitare la tragedia facendo prevenzione, torna la domanda su cosa abbia egli messo in atto durante il suo mandato per risolvere problemi datati ed evidentemente conosciuti. È stato eletto contro quegli errori dunque quali soluzioni durante il suo mandato?

Non ci piace chi ha responsabilità istituzionali e come prima cosa procede a distribuire colpe ad altri, e questo non vuol significare che non ve ne siano.

In ogni modo, come detto ci sarà tempo per una analisi più dettagliata e per capire meglio.

Ora e subito i socialisti livornesi vogliono sinceramente ringraziare le tante volontarie e volontari, tutte le associazioni ed istituzioni coinvolte, nonché tutti i cittadini e le cittadine impegnate a consentire che Livorno si risollevi nonostante l’inadeguatezza dei propri amministratori.

Aldo Repeti
Segretario Provinciale PSI

Vicinanza del Psi al sindaco di Taurianova

Fabio-Scionti-sindaco-Taurianova-734x491“Esprimiamo la nostra più convinta solidarietà al Sindaco di Taurianova (RC) Fabio Scionti e alla sua famiglia per il vile atto subìto. Alla nostra personale vicinanza si aggiunge quella della della federazione del Psi provinciale di Reggio Calabria e della direzione nazionale del partito”. È quanto si legge in una nota congiunta di Gianni Milana, Segretario provinciale del Psi reggino, Giada Fazzalari, della direzione nazionale e capo della comunicazione del Psi e portavoce del vice ministro Nencini e Antonio Ruvolo, capogruppo socialista in consiglio comunale di Reggio Calabria, dopo che la notte scorsa a Taurianova, cittadina in provincia di Reggio Calabria, una bomba ha distrutto l’autovettura della moglie del sindaco Fabio Scionti.
“Ci stringiamo attorno al Sindaco di Taurianova – proseguono nella nota i dirigenti socialisti – e ne condividiamo la trasparenza con la quale conduce l’azione amministrativa di un comune che troppe volte è stato teatro di intimidazioni e prevaricazioni. Il malaffare va combattuto e condannato con qualsiasi mezzo democratico “, aggiungono. “Siamo vicini a chi, come Fabio, lavora quotidianamente e instancabilmente per l’affermazione della civiltà e del bene comune. Davanti al gesto vergognoso gesto indirizzato al primo cittadino, tutta la comunità – concludono Milana, Fazzalari e Ruvolo – faccia fronte comune per costruire insieme un cambiamento necessario”.