Atto vandalico contro una sede PSI di Venezia

Il PSI del Veneto esprime sdegno per l’atto vandalico commesso stanotte a Venezia dove dal muro antistante la sezione PSI della Giudecca è stata divelta e fatta scomparire la targa con il simbolo del partito.

Il PSI del Veneto esprime solidarietà ai compagni della Giudecca.

La storica sede PSI della Giudecca è senza dubbio una delle sezioni più attive del Veneto.

Proprio in questi giorni, inaugurata dal Segretario nazionale Nencini, era in svolgimento una mostra fotografica su “Gli anni belli del ’68”.

E’ evidente che l’attivismo politico del PSI ha disturbato qualcuno, qualcuno che ha voluto manifestare in modo antidemocratico il proprio pensiero.

Giudecca 2Il PSI del Veneto è alquanto preoccupato per “l’aria che tira” in questo momento nella nostra regione. Purtroppo, come si leggeva pochi giorni fa su un quotidiano nazionale, il comportamento dell’attuale maggioranza che governa il Paese, sembra aver “sdoganato” atteggiamenti un tempo ritenuti ingiustificabili.

La destra governa anche i nostri territori e lo fa in maniera spesso arrogante, spesso provocatoria.

E’ il caso di Vicenza, dove il Consigliere comunale socialista Ennio Tosetto, unico eletto della “Lista Vinova”, è stato costretto ad inviare al Sindaco Rucco una lettera di protesta a seguito dell’ennesima provocazione di un Assessore di cui sono note le simpatie del ventennio. Non è la prima provocazione che avviene a Vicenza ed in Veneto, temiamo non sia l’ultima.

Il PSI del Veneto intende sollecitare i Parlamentari socialisti affinchè rivolgano al Ministro dell’Interno un interrogazione su quanto il Governo sta facendo o intenda fare per affrontare per tempo tali pericolosi segnali di decadenza sociale e civile.

Luca Fantò
Segretario regionale PSI del Veneto

L’Auto elettrica inquina comunque

auto elettricaL’auto elettrica sarà il veicolo del futuro? Lo è stato del passato: la prima auto elettrica fu realizzata nel 1835, precedendo di circa 65 anni l’invenzione del motore a scoppio. Il miglioramento delle batterie permise una sua reale diffusione negli anni successivi: nel 1899 le auto a trazione elettrica riuscirono a stabilire anche un importante record di velocità, quando il pilota belga Camille Jenatzy, a bordo della sua vettura speciale Jamais Contente, riuscì a toccare una media di oltre 100Km/h (105,88 per l’esattezza) nella gara di velocità sul Km lanciato, nel 1900 il 34% delle vetture circolanti a New York, Boston e Chicago erano a trazione elettrica. Un medico francese in un libro pubblicato nel 1900 intitolato “Fra 100 anni” aveva previsto che nel secolo successivo sarebbero circolate solo auto elettriche. La storia ha dimostrato che la previsione era errata, come peraltro tutte le altre riportate: Il cielo non è continuamente solcato da dirigibili e la gloria dell’auto elettrica non durò a lungo. La scarsa capacità di immagazzinamento dell’energia da parte delle batterie e il progresso tecnologico dei motori a combustione interna la relegarono ad un ruolo di nicchia. È arrivato ora, dopo circa 180 anni dalla sua invenzione, il momento della riscossa? A considerare per ovvio un futuro più o meno prossimo in cui l’auto elettrica soppianterà i veicoli con motore a scoppio si rischia di prendere la stessa cantonata del medico francese improvvisatosi veggente, genere in cui si sono dimostrati più bravi i romanzieri alla Giulio Verne con la loro fantasia e gli indovini alla Nostradamus con la loro furba vaghezza. A favore dell’auto elettrica si è schierato un certo ambientalismo che la considera non inquinante. Bisogna però considerare che esistono diverse forme di inquinamento.

Uno è rappresentato dall’anidrite carbonica, coinvolta nell’innalzamento della temperatura globale: è vero che l’auto elettrica non ne produce, ma l’estrazione del litio con cui sono costruite le sue batterie si e in quantità rilevanti. Se si tiene conto del riscaldamento globale non cambia nulla se la CO2 arriva dal traffico caotico delle città o dagli altipiani desertici della Bolivia ricchi di litio. Bisogna poi considerare in che modo viene prodotta l’energia elettrica: attualmente bruciando prevalentemente combustibili fossili. È possibile sostituirli con altre fonti di energia proprio mentre la ricarica di milioni di motori elettrici richiederebbe un notevole aumento di energia elettrica? Allo stato attuale no, se non ricorrendo ad un impiego massiccio di centrali nucleari. Il che creerebbe altri problemi.

Non è stato risolto, anzi neanche affrontato, lo smaltimento di milioni di batterie esauste contenenti vari inquinanti chimici. Per evitare di trovarcele sepolte nel terreno o buttate a mare sarebbe opportuno programmare un preciso piano che va dalla costruzione a cosa farne a fine ciclo, attualmente di circa 4 anni.

Le auto elettriche generano inquinamento elettromagnetico in quantità enorme, con schermature necessariamente inadeguate per evitare un eccessivo aumento del peso delle vetture, già penalizzato dai circa 500 kg delle batterie. Certo, gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche non sono paragonali a quelli delle radiazioni ionizzanti, ma non stati però ancora effettuati studi adeguati e approfonditi. Viaggiare per ore tutti i giorni in quella che è a tutti gli effetti una capsula elettromagnetica vuol diventare cavie di un fenomeno di cui non conosciamo gli effetti, soprattutto nei tempi lunghi.

Sono questi problemi e altri ancora da approfondire e affrontare con animo scientifico e non con spirito da tifoso, tanto meno con un emendamento ad una legge finanziaria.

Leo Alati

Reggio Emilia. L’errore dei quartieri ghetto

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Nessuno deve speculare sulla tragedia di via Turri di Reggio Emilia. Giusto stare dalla parte di due ragazzi che hanno perso i genitori, di una famiglia preoccupata per la gravità di condizioni della loro bambina, di tutti gli altri feriti e intossicati, di coloro che hanno perso una casa e un tetto. Tutti uniti per risolvere questi problemi, dunque. Senza rinunciare però a qualche doverosa riflessione, che si deve a coloro che non ci sono più e potevano esserci ancora, a coloro che soffrono nei letti d’ospedale e potrebbero invece stare con le loro famiglie, a coloro che hanno perso tutto e potevano dimorare tranquilli nei loro appartamenti. Prendo atto di quel che ha assicurato il vicesindaco Matteo Sassi, persona che stimo, e cioè che i controlli, anche sulle cantine da dove pare si sia verificata l’esplosione e sia iniziato l’incendio propagato nell’intero edificio, sono stati frequenti e anche recenti.

Ma se una famiglia viveva in uno scantinato è evidente che tali verifiche non sono state sufficienti. Sono state affettuate di giorno o di notte? Non è la stessa cosa. La situazione di degrado di via Turri era nota da tempo. Sono ormai quindici anni che se ne parla. Personalmente mi occupai della questione da giornalista quando intitolai una trasmissione del 2004 su Teletricolore proprio “Il Bronx di Reggio” e quando, più volte, sia pure da assessore allo sport, feci pressione sull’allora assessore all’immigrazione per svolgere un censimento col fine di verificare le condizioni di vita dei migranti che abitano nella città storica, spesso in immobili degradati e con affitti in nero per arricchire i proprietari. In quella zona, nei pressi della vecchia stazione, si sono concentrati un numero massiccio di immigrati che ne rappresenta la stragrande maggioranza. Numerosi e lodevoli sono stati gli interventi volti alla socializzazione, alla ricreazione, anche all’estetica di questa via.

Ma alla base di tutto vi è un errore profondo. E cioè quello di accettare la creazione di un quartiere ghetto, dove le famiglie che provengono principalmente dall’Africa (regolari immagino, ma tutte?) possono star da sole, costruire un’isola senza possibilità di integrazione reale, vivere la loro vita senza reali contatti con gli altri e coltivando le loro vecchie abitudini. L’errore è quello di non comprendere che i nostri ospiti che provengono da paesi lontani vanno seminati a gruppi in tutte le zone del Comune, e che solo questo evita una contrapposizione secca di due culture diverse, favorendo una più facile compenetrazione di stili di vita, di comportamenti, di valori. Questo rende peraltro assai più semplici i controlli su abusi e illegalità. Mi spiace che proprio a Reggio Emilia, una città nota in tutt’Italia per la sua tradizione di accoglienza e di ospitalità, sia potuta accadere una vicenda così triste e drammatica.

Mauro Del Bue

La decadenza morale e civile contagia la società

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A Roma sono state strappate dal terreno e rubate 20 pietre d’inciampo dedicate alle famiglie ebree. Si tratta di un ulteriore, terribile segnale della decadenza morale e civile che ha contagiato la nostra società.

Nessuno può sentirsi immune da tale pericolo. A Vicenza, durante la campagna elettorale, nelle liste del centrodestra alcuni candidati hanno manifestato sui social media simpatie per il ventennio mussoliniano e in occasione della celebrazione dell’eccidio dei dieci martiri organizzata dalla nuova amministrazione comunale, nei manifesti che preannunciavano l’evento, si è occultata l’invasione nazifascita.

Noi socialisti del vicentino esprimiamo la nostra preoccupazione da tempo.

La memoria delle tragedie che colpirono il vicentino, l’Italia, l’Europa e il mondo intero nello scorso secolo, sembra affievolirsi. Il razzismo e l’intolleranza che l’ignoranza genera sembrano nuovamente inquinare la nostra società.

Gianluca Capristo
Vicesegretario PSI provincia di Vicenza

Medici, più collaborazione con la Palestina

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Si è tenuto, presso la sede di via De Rossi, l’incontro tra il presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri (OMCeO), Antonio Magi, e l’Ambasciatrice della Palestina Mai Alkaila. Con loro il consigliere dell’Ordine Foad Aodi, coordinatore dell’area Rapporti con i Comuni e Affari Esteri, e l’addetto culturale dell’ambasciata a Roma, Odeh Amarneh.

L’incontro ha sottolineato i rapporti di solidarietà e vicinanza da sempre molto forti con la Palestina, e inteso gettare le basi per un ulteriore rafforzamento di questi sul piano sanitario. Quale medico e ginecologa, la diplomatica ha parlato dell’Italia come di “una guida” per i Paesi dell’Unione Europea: “Ci sono tanti dottori palestinesi laureatisi qui che sono poi tornati in Palestina per assistere la nostra popolazione, e ora sono diventati dei veri ambasciatori della sanità e della cultura italiane.”

Sono stati discussi i punti preliminari d’ un protocollo d’ intesa per un cammino comune, che sarà sottoscritto, a gennaio 2019, presso la sede dell’Ambasciata a Roma. A centro della collaborazione con l’Ordine della Capitale, soprattutto la richiesta d’invio di equipe di alta specializzazione, con priorità alla cardiochirurgia pediatrica.

“Ci attiveremo come Ordine per mandare delegazioni di nostri iscritti laddove ci sono necessità e priorità, per effettuare interventi in loco, attingendo dai molti centri di eccellenza presenti a Roma. L’ambasciatrice Mai Alkaila, da collega, ci ha descritto quella che è, nel suo Paese, la carenza di attività sanitarie di nicchia, di super-specializzazione, in particolare per l’età pediatrica e la cardiochirurgia. Coi nostri medici, collaboreremo per permettere ai piccoli pazienti di essere operati e curati nel loro Paese e di rimanere vicini alle loro famiglie, evitando di dover venire qui in Italia”, ha dichiarato il presidente dei camici bianchi capitolini.

L’addetto culturale dell’ambasciata, Amarneh, ha poi anticipato che la firma del protocollo sarà seguita dall’invito al presidente Magi e una delegazione dell’Ordine di Roma di visitare la Palestina, le realtà sanitarie locali e le istituzioni rappresentative dei medici e degli odontoiatri.

“L’iniziativa di oggi fa seguito all’incontro già avuto nei giorni scorsi con una delegazione dell’ambasciata dell’Arabia Saudita”, ha ricordato a sua volta Foad Aodi: “E in programma ci sono altri appuntamenti, poiché intendiamo dare massima disponibilità ad ambasciate e delegazioni professionali che intendono proporci collaborazioni”.

Fabrizio Federici

Le meraviglie di Roma dai finestrini del tram

tramPer molti romani la parola Atac è l’evocazione di un calvario quotidiano: autobus che non passano, che quando passano si fermano o prendono fuoco, metropolitane allagate, scale mobili killer. Eppure, al di là delle oggettive inefficienze spesso non imputabili all’azienda e ancor più spesso dovute alla cronica mancanza di fondi, l’azienda di trasporto capitolina presenta punte di eccellenza troppe volte ignorate. Tra queste il polo museale di piazzale Ostiense, una mostra a cielo aperto dei tram della Roma del passato, quella dei biglietti a 30 lire (ma all’epoca si pensava anche a chi usa i mezzi per recarsi al voro e se si partiva prima delle 8 il biglietto costava la metà) e del bigliettaio a bordo che chiamava le fermate.
Uno scenario perfetto per la presentazione del libro “Roma dal Tram” edito da Ponte Sisto che raccoglie gli acquerelli dell’artista Franco Bevilacqua e la narrazione di Claudio Colaiacomo. Un vero e proprio viaggio tra le meraviglie di Roma viste dai finestrini del tram che racconta, con aneddoti, curiosità, cenni storici e autobiografici, il rapporto indissolubile tra la città, i romani e il mezzo di trasporto pubblico più longevo e poetico della Capitale.
Si colgono così panorami inattesi dell’Isola Tiberina vista da Ponte Garibaldi a bordo del tram 8. Il Colosseo dal punto di vista, contrario all’iconografia imperante, che si può ammirare dal capolinea del tram 3 al Celio. La nascosta e poco conosciuta Porta Alchemica, all’interno del parco di Piazza Vittorio, che solo un occhio attento può scorgere a bordo dei tram 5 e 14.
“Se oggi salite su un tram o su un mezzo pubblico si vede solo gente con gli occhi puntati sul proprio telefonino, – afferma Franco Bevilacqua – nessuno si rende conto che guardando dal finestrino si passa attraverso I luoghi più belli di Roma”.
Un’esperienza che i partecipanti alla presentazione hanno potuto testare personalmente con un giro sullo storico “tram rosso” dalla Stazione Ostiense a Porta Maggiore, passando per il Circo Massimo e il Parco del Celio, dove si ritrovano le immagini di alcuni degli oltre 140 acquerelli raccolti nel libro: scorci suggestivi della Città eterna, impressi nella memoria dell’artista in viaggio sui tram.

Tesseramento PSI, un invito a tutti a iscriversi

videomessaggio

In questo videomessaggio, la bellissima Martina Esposito, vincitrice della fascia “Miss Moda Glamour” per il concorso “Miss BluMare 2018″, residente a Mattaleto, nel comune di Langhirano in provincia di Parma, invita tutti a partecipare al tesseramento del Partito Socialista italiano, domenica mattina 16 dicembre, alle ore 9.50.

L’evento avrà luogo presso la Sala Civica in via Corridoni a Felino in provincia di Parma. Parteciperanno all’iniziativa gli amministratori locali, il consigliere provinciale Cantoni, il sindaco Antonioli, e i tanti vice-sindaci, assessori e consiglieri socialisti della provincia di Parma. Un evento imperdibile. Un modo per conoscere piu’ da vicino il mondo socialista. E come dice la super modella Martina Esposito:”Non mancate!” Vi aspettiamo!

Per maggiori informazioni visitate la pagina Facebook del Partito Socialista italiano Federazione di Parma e provincia 

Veneto, le proposte del Psi per la regione

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Abolire il superticket di 10 euro su ogni ricetta medica per esami diagnostici o specialistici;
Attivare reti cliniche integrate tra professionisti medici e pediatri di base, specialisti ospedalieri che prendano in carico l’utente integrandone bisogni sanitari e sociali;
Rendere più efficace il Pronto soccorso riorganizzando il codice bianco garantendo l’attività in ambulatori definiti a bassa priorità;
Sviluppare aree per favorire la nascite di “Sylicon Valley” italiane;
Creare in ogni Istituto scolastico gruppi di mediatori linguistico culturali coordinati a livello regionale;
Rafforzare le strutture dei parchi esistenti e creare ulteriori aree verdi per ridurre il CO2 derivante dall’uso di inquinanti;
Rivisitare gli strumenti di accoglienza dei richiedenti asilo attraverso strumenti che permettano la reale integrazione, provvedendo anche a limitare il danno derivante dal depotenziamento degli SPRAAR.

Questi sono solo alcuni degli obiettivi che il PSI del Veneto si pone per migliorare la qualità della vita degli abitanti del Veneto. Solo alcune delle proposte approvate dalla Conferenza programmatica del PSI del Veneto tenutasi ieri, sabato 1 dicembre a Mestre, presso l’hotel Bologna e che ha ufficializzato la proposta politica del PSI del Veneto per il biennio 2018-2010.

All’incontro prima dell’inizio dei lavori della Conferenza, hanno portato il proprio saluto: Riccardo Nencini (Segretario nazionale del PSI) che parlando di politica nazionale ha paventato l’affermarsi in Italia del nazionalismo etnico e la necessità di contrapporre ad esso una sinistra europeista; Alessandro Bisato (Segretario regionale del Partito Democratico Veneto) che ha spiegato come la battaglia europeista sia la proposta alternativa al sovranismo che il centrosinistra ha il dovere di fare agli italiani; Mauro Tosi (Coordinatore della segreteria regionale regionale di Sinistra Italiana Veneto), che ha sostenuto la necessità di un impegno della sinistra a favore di lavoratori e famiglie; Mario Dalla Tor (Responsabile regionale di Alternativa Popolare Veneto), che ha ricordato la necessità di una buona gestione dei flussi migratori indispensabili per l’economia italiana; Marco Aliano (Responsabile giovanile Più Europa-Centro Democratico Veneto), che ha ricordato la necessità di riconquistare al voto e quindi alla politica vera i giovani.

La Conferenza si è conclusa con l’appello ai partiti del centrosinistra ad un’azione unitaria di tutte le forze riformiste della nostra regione. Noi socialisti ci siamo!

Luca Fantò

Segretario regionale PSI del Veneto

Psi. L’incompetenza del governo

bandiera-psiQuesto governo che ha depennato Geotermia dall’elenco delle energie rinnovabili da una dimostrazione concreta d’incompetenza tecnica e politica. La coltivazione della risorsa geotermica in Toscana deve continuare ad essere la dimostrazione che sviluppo industriale e ambiente posso convivere, attenzione alle persone e all’ambiente, con livelli di controllo sempre più alti, sono state nel tempo le proposte che come socialisti del territorio abbiamo definito come priorità assolute.

Siamo convinti che fosse deleterio celarsi dietro i falsi moralismi ambientali che personaggi inattendibili e comitati, non sempre ben informati, hanno portato avanti a discapito dell’interesse delle popolazioni dei vari territori geotermici toscani.

L’esclusione della geotermia da quell’elenco produce il taglio degli incentivi agli investimenti e questo fa si che occupazione diretta e indotto ne risentano in modo sostanziale con ricaduteenormi su una occupazione sempre più in difficoltà.

Un colpo mortale per la Valdicecina, per le zone geotermiche tradizionali delle province di Pisa, Siena e Grosseto, mentre alcuni incentivi rimangono per i progetti pilota a ciclo binario con buona pace di sparuti, contraddittori e incompetenti comitati ambientali .

La dimostrazione del 1° dicembre è partita dal basso, trasversale, ma non può perdere di vista i responsabili di tutto ciò che sono la Lega e i 5 Stelle, evitando anche che gli stessi responsabili si ergano poi a “salvatori”.
Quella del 1 dicembre è una manifestazione importante che dovrà costruire il rilancio non solo per una geotermia possibile, ma anche dell’economia e dei servizi alle persone di tutta la vasta area della Valdicecina e dell’Amiata: cittadini, istituzioni e partiti politici del territorio, devono essere uniti in modo da rimettere al centro la politica, quella vera costruttiva a favore delle Comunità e dei Territori per uno sviluppo basato su energie rinnovabili e sostenibili.

Il nostro territorio, in grave recessione economica e sociale, ha subito negli ultimi anni l’evoluzione caotica di un mondo molto più veloce non sempre compresa dalla Regione Toscana corresponsabile del degrado con politiche contraddittorie verso le economie delle nostre aree costiere da Carrara a Pisa da Livorno a Grosseto .

Il P.S.I. si impegna affinché da questa grave congiuntura si suonino le campane a raccolta delle buone volontà per affrontare in modo concreto il futuro per anticipare i problemi e governarli.
Sabato 1° dicembre i socialisti e democratici saranno in piazza con le popolazioni della Valdicecina e della Toscana a difesa della geotermia e delle sue genti operose.

Marcello Cerri – P.S.I. Valdicecina
Alessandro Ceccarelli – Sindaco Guardistallo
Carlo Sorrente segretario – prov.le P.S.I. Pisa

Brancaccio: “Giornata storica per la Provincia”

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Il Sindaco Natale ridona dignità al popolo casalese con la nomina di Cafiero, Roberti e Tocco, cittadini onorari di Casal di Principe. Come aveva annunciato dal palco di Caserta alla Festa Nazionale dell’Avanti, il sindaco di Casal di Principe Renato Natale ieri ha conferito la cittadinanza onoraria a Federico Cafiero de Raho, Procuratore Nazionale Antimafia, al suo predecessore ed attuale assessore regionale, Franco Roberti ed dell’ex capo della mobile Alessandro Tocco. La cerimonia è stata svolta al teatro della legalità un bene confiscato allo storico boss casalese Francesco Schiavone (Sandokan) ed oggi donato alla comunità.

“Voi siete un po’ come l’esercito di liberazione – ha dichiarato Natale – qui c’erano i partigiani che facevano la lotta contro la camorra a volte anche da clandestini. Poi siete arrivati voi magistrati, forze dell’ordine, come gli anglo americani, e avete portato avanti il processo di liberazione. Adesso siamo in un’altra fase stiamo portando avanti un processo di ricostruzione che dura da tempo. Un viaggio che è cominciato 25 anni fa con la morte del mio carissimo amico don Peppe Diana. Da allora c’è sempre stato bisogno di voi, ma è cresciuto sempre di più un movimento di popolo. Con questa cittadinanza onoraria vogliamo in qualche coronare questo percorso di cambiamento che non è ancora finito”.

Federico Cafiero de Raho, ha ricordato quando nel lontano 1992 cominciò ad occuparsi della camorra casalese: “Ho conosciuto questa città quando era totalmente soggiogata alla camorra – ha esordito – gli omicidi avvenivano dappertutto, ma dal punto di vista giudiziario in questa provincia sembrava che non accadesse mai nulla. L’ultima sentenza era del 1986. Mi recai al comando provinciale dei Carabinieri per capire quali elementi avevano. Trovai solo arresti per possesso di armi e vicende che risalivano al passato. Stessa cosa alla squadra mobile. La camorra casalese era ignorata quasi totalmente. La svolta si ebbe quando si pentì Carmine Schiavone e dai suoi racconti ne venne fuori un quadro incredibile. Il clan aveva i consorzi del calcestruzzo, degli inerti, delle cave. Aveva una capacità di muoversi sugli appalti in modo incredibile. I sindaci dei comuni erano parenti o contigui quasi tutti al clan dei casalesi, come vi erano appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati, giornalisti, politici di livello nazionale legati ai casalesi. Vi era un tessuto totalmente inquinato e il primo intervento lo facemmo con l’operazione “Spartacus 1″, 146 indagati. Era un contesto malavitoso consolidato che non consentiva a nessuno di esprimere liberamente la propria volontà. A governare erano loro. Oggi le cose sono profondamente cambiate. Il 19 marzo – ha concluso – siamo a 25 anni dalla morte di don Diana. Vorrei che il venticinquesimo anno fosse quello del sovvertimento totale in onore e in ricordo di un sacerdote che è stato capace di portare un messaggio forte e che si possa dire che i casalesi sono un modello di libertà e giustizia”.

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Francesco Brancaccio (a sinistra) e Renato Natale

“Oggi è una giornata storica per la nostra Provincia – dichiara Francesco Brancaccio – ringrazio il sindaco Renato Natale per il lavoro che sta svolgendo sul territorio per ridare dignità ad un intera comunità e dare una nuova visione nell’essere definito casalese. Cafiero, Roberti e Tocco, sono tre persone che per anni sono stati il vero simbolo della lotta alla camorra in una terra dove il territorio e l’amministrazione pubblica non era lo Stato, ma la camorra il conferimento della cittadinanza onoraria è un onore per tutta Terra di Lavoro che vuole fortemente riappropriarsi del ruolo che le aspetta quello di terra di cultura , di storia e non terra dei fuochi e del malaffare.

Federazione P.S.I. Caserta