Sondrio. Aggredito senegalese

rissaSempre più numerosi casi di xenofobia e aggressioni si registrano da parte di italiani nei confronti di persone per il colore della pelle. L’Ultimo riguarda la provincia di Sondrio, dove nel paese di Morbegno, un senegalese di 28 anni è stato fermato e assalito da due coetanei del posto. Mame Serigne Gueye stava andando al lavoro, al panificio, alle 2 di sabato notte, quando è stato insultato con frasi razziste a cui sono seguiti calci e pugni che lo hanno fatto finire in ospedale.
A Morbegno, quella sera, c’era una sagra di paese. I carabinieri ora indagano sulla vicenda. Gli aggressori sarebbero stati individuati grazie anche alle riprese delle telecamere di sorveglianza. Si tratta di due venticinquenni della zona, uno rimasto a sua volta ferito, denunciati per lesioni.

Dalla Sicilia. Messina: il Ponte della Coerenza

ponte messinaSe il problema è molto complesso, la soluzione deve essere elegante, mai banale. La soluzione di Andrew Yang ai problemi posti dall’intelligenza artificiale e dall’automazione radicale nell’industria e nei servizi è elegante, radicale come la tecnologia. In un lungo articolo pubblicato nel blog di Beppe Grillo, dopo aver dipinto a tinte fosche l’espulsione dalle linee produttive di milioni di operai a causa della robotizzazione, conclude che un “Reddito Base Incondizionato” di mille dollari a tutti i cittadini americani può aiutare a risolvere il problema. Deve servire ad accompagnare i lavoratori, espulsi dalle attività rese obsolete dalla tecnologia, verso i milioni di nuovi posti di lavoro richiesti dalla tecnologia per l’abbinamento del fattore umano all’intelligenza artificiale. Abbinamento sempre necessario per tenere fermo il punto che la tecnologia è al servizio dell’uomo e dell’umanità, non il contrario. Andrew Yang è un imprenditore amico di Barack Obama, candidato per il Partito Democratico alla Presidenza degli Stati Uniti.

Le ricette obsolete di chi non ha capito.

Il secolo scorso, di fronte ad un problema analogo, la risposta sarebbe stata la creazione di mille ostacoli all’automazione. Si sarebbe trovato il modo di rendere più economico il lavoro umano senza curarsi dei bassi salari, della ripetitività delle mansioni, della fatica fisica, dei rischi dovuti alla stanchezza e alla distrazione. Si sarebbe dipinta la tecnologia come disumanizzante. Si sarebbero limitati gli orari nei quali era possibile lavorare proprio per impedire alla macchine di funzionare senza interruzione. Di fronte alla prospettiva, nei prossimi vent’anni, dell’espulsione dell’intera categoria degli autisti di veicoli dal mercato del lavoro, si sarebbero trovate mille scappatoie per costringere al volante un inutile addetto umano. Di fronte all’efficienza delle talpe meccaniche con la conseguente facilità ed economia dei tunnel stradali e ferroviari, si sarebbe inventato il rischio di claustrofobia oppure scatenati eserciti di No TAV. Di fronte ai progressi dell’ingegneria genetica per proteggere le coltivazioni dai parassiti o dalle repentine mutazioni climatiche si sarebbero scatenati eserciti di No OGM oppure esaltato il valore dei pesticidi chimici. L’elenco potrebbe continuare all’infinito con scenari tipici della vecchia sinistra politica che purtroppo hanno contagiato anche gli altri schieramenti.

Una piccola riflessione sui trasporti del futuro.

È ancora Beppe Grillo, l’uomo del paradosso, che viene in soccorso immaginando nuovi scenari. Proprio il Grillo che, anni fa, faceva a pezzi un personal computer sulla scena, per rendere tangibile la sua repulsione verso “quelle macchine infernali letali per l’umanità”. Lo fa dal suo blog con una foto dove accarezza il prototipo di una navetta dell’Hyperloop, seguita da un articolo scritto di suo pugno (si capisce da qualche svarione). Immagina i tunnel dove passeggeri e merci viaggiano a 1200 km orari costruiti di fianco alle linee ferroviarie. Immagina i container scaricati dalle navi su piattaforme offshore per entrare nell’Hyper-intermodalità delle merci. Conclude, prendendo lo spunto da un’intervista a Dirk Ahlborn, Ceo di Hyperloop: “Solo mettendo insieme grandi intelligenze possiamo realizzare cose straordinarie.

Iniziamo a farlo ripensando completamente alla nostra idea di mobilità. Il futuro condiviso arriva prima!”

Che soddisfazione constatare quanto possa evolvere il pensiero dell’uomo di fronte alla complessità e alla varietà delle esperienze e quanto stupidi siano i richiami alla una coerenza che è propria delle macchine e non del cervello umano!

Quattro mesi fa, pensando proprio a Beppe Grillo, scrivevo: “Si potrebbe rielaborare l’idea del Ponte di Messina con un Hyperloop fra Milano e Palermo. Proporre la riconversione dell’Ilva di Taranto per finalizzarla alle polveri per la stampa 3D. A Taranto, connesso al Hyperloop, si potrebbe fare anche uno spazioporto da destinare al balzo orbitale fra l’Italia e Chicago, così da facilitare la collaborazione per i tunnel della futura metropoli. Faremo anche noi un’unica grande metropoli che unirà Messina, Reggio e Taranto. Saremo il satellite tecnologico creativo della Silicon Valley, che potrebbe ospitare, fra l’altro, la Gigafactory italiana delle Battery Pack.”

Dovremmo però pensare a quello che faranno i camionisti in futuro. Senz’altro non guideranno il loro camion però dovranno custodirlo. Dovranno accompagnare il trasporto durante il viaggio che non avrà interruzione se non per il rifornimento (pardon … ricarica delle batterie). Durante la pausa potranno fare la spesa. Durante il viaggio potranno anche dormire in cuccetta. Passeranno il tempo facendo la contabilità, contattando i clienti, organizzando lo scarico e la consegna della merce, procurandosi un nuovo carico per il viaggio di ritorno ecc. Potranno fare anche piccoli lavori di manutenzione dell’automezzo che dovrà essere organizzato, per l’accesso al vano di carico e controllare l’inventario. Insomma: il camion diventerà l’ufficio e l’officina del camionista.

Il fattore umano nell’economia e nell’organizzazione delle imprese.

Ci siamo mai chiesti quante volte un’impresa fallisce per coerenza? “Si è sempre fatto così! Perché cambiare?” è una frase ricorrente fra il capo e qualcuno dei suoi sottoposti intraprendenti. Nella stragrande maggioranza dei casi è un richiamo corretto. Però ci sono situazioni in cui cambiare è necessario, altrimenti si perde il passo col mercato. Non so se fra cento o fra mille anni l’intelligenza artificiale sarà curiosa. Forse si. Ma vorrà dire che ci sarà stata una fusione profonda con l’autocoscienza umana. Che noi uomini e donne, pur mantenendo la nostra individualità nella vita e nel pensiero privato, al livello superiore, quello economico e politico, saremo diventati un tutt’uno con la rete. A quel livello saremo una tessera di un immenso mosaico dove però l’individualità e il libero pensiero di ogni singolo sarà condizione necessaria per il funzionamento complessivo. Se viene meno la libertà individuale la grande macchina si ferma. The Machine Stops, à un vecchio racconto E. M. Forster scritto nel 1910 dove, in un immaginario futuro, aria, cibo, abitazione, trasporti, comunicazioni e ogni dettaglio della vita personale e collettiva sono forniti a tutti da una immensa macchina. Dalla nascita all’eutanasia! Tutto procede per generazioni finché qualche cosa, nella macchina, comincia a corrompersi perché sfugge al sistema automatico di manutenzione. Qualcuno propone di sottoporre a manutenzione il sistema di manutenzione stesso ma, ovviamente, la macchina non può farlo e l’umanità non ha più nozione di come la macchina funzioni. Alla fine, col collasso della macchina, tutta l’umanità soccombe.

Questo per dire che la coerenza assoluta fa parte delle macchine mentre la libertà di cambiare per curiosità fa parte dell’uomo. Che la tecnologia deve essere impostata, secondo leggi ineludibili, per essere al servizio dell’uomo, della sua curiosità e della sua libertà di cambiare.

Quando qualche politico fa dei richiami alla coerenza mi vengono i brividi. Quando l’economia finanziaria si fa manipolare da algoritmi senza via di fuga mi sembra di rivivere gli scenari immaginati da Foster nel suo racconto del 1910.

L’ecologia umanista.

La vita sulla Terra è organizzata secondo leggi ineludibili che sono quelle dell’evoluzione e della lotta per l’esistenza. Centomila anni fa, per uno scherzo di natura, si rivelò il più adatto a sopravvivere e a dominare il mondo un animale che, usando miti e sacerdoti, riusciva ad aggregare eserciti di migliaia di seguaci. Quegli eserciti difendevano i villaggi e conquistavano nuovi territori imponendo, ai vinti, l’agricoltura, l’allevamento, la scienza delle costruzioni, la scrittura e la contabilità. Da meno di un secolo le comunicazioni sono diventate istantanee e, via via globali. Oggi, a fare le conquiste, sono eserciti di idee, di progetti che funzionano. Funzionano così bene che l’aspettativa di vita in cinquant’anni è raddoppiata e la popolazione supera 7,6 miliardi. Progetti complessi possono essere elaborati, trasmessi in modo istantaneo, eseguiti e migliorati dall’altro capo del mondo, condivisi di nuovo, eseguiti in migliaia, milioni di repliche con sistemi automatici. Questa immensa umanità sta sconfiggendo la fame e le malattie. Sta maturando l’etica della pace e il tabù della guerra.

La natura secondo la sua configurazione non antropocentrica non è in grado di sostenere la popolazione umana. Di conseguenza sta imponendosi un’ecologia umanista in grado di far convivere il benessere della popolazione, la sua crescita e il benessere del pianeta.

“Nell’aria c’è qualcosa di diverso. Le persone hanno voglia di coltivare una visione positiva della vita e della convivenza. Noi portiamo avanti una politica del coraggio per accrescere le energie, per rafforzare l’Europa e la nostra democrazia, per guardare al futuro.” È una frase di Kata Shultze, la giovane leader verde che ha vinto le elezioni in Baviera. Penso che anche da Kata avremo delle sorprese che faranno inorridire i vecchi ecologisti coerenti con la “natura del buon selvaggio”. Chissà che anche lei non incominci a pensare alle coltivazioni idroponiche sulla Terra, agli OGM come prospettiva per sfamare l’umanità, alle officine nello spazio geo-lunare, alle miniere negli asteroidi. Ovviamente anche a Hyperloop.

Forse Beppe Grillo scoprirà che la Sicilia è una grande piattaforma offshore, con tanti porti, per raccogliere i container con le merci verso l’Europa e l’Asia. Così rinascerà anche il progetto del Ponte di Messina.

Daniele Leoni

Vice Presidente di Space Renaissance Italia

Giovani socialisti, a Faenza il congresso

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Domenica 14 con inizio alle 9:30 si svolgerà a Faenza, nella sede Psi di corso Mazzini 85, il congresso regionale della Federazione dei Giovani Socialisti dell’Emilia Romagna, una riflessione corale aperta al contributo dei movimenti giovanili laici, ambientalisti e riformisti che intendono costruire una sinistra europea, popolare e di governo.

L’assise, senza tralasciare i temi che riguardano il lavoro, lo stato sociale, l’ambiente, con la prospettiva di un rinnovato patto generazionale, dedicherà una particolare attenzione all’attualità politica e alle elezioni europee ed amministrative della prossima primavera.

Le proposte dei giovani socialisti, per quanto riguarda queste ultime, si rifanno alla tradizione del ‘Socialismo municipale’ per aggiornarlo e offrirlo come bussola all’azione di governo delle amministrazioni locali di centro sinistra.

Il Socialismo municipale evoca una molteplicità di significati storici e contemporanei che spesso esulano dal significato con il quale, con queste parole, i socialisti si preparavano a governare i primi comuni agli inizi del ‘900. Socialismo municipale significava far approdare i principi per una società più giusta e solidale all’interno delle istituzioni. Oggi per rilanciare un rinnovato concetto di Socialismo municipale, sarebbe fondamentale inserire negli statuti comunali in modo ancor più chiaro e incisivo quegli obiettivi e principi di funzionamento che un’Amministrazione locale, al passo con le sfide del nostro tempo e vicino ai nuovi bisogni, deve avere al fine di intraprendere con slancio un nuovo modo di fare politica.

I comuni possono diventare dei veri e propri “datori di lavoro” per giovani, disoccupati e anziani in difficoltà, attraverso l’offerta di mansioni temporanee remunerate, utili alla collettività oltre che ai prestatori stessi per i quali tale misura, seppur limitata, rappresenterebbe un “aiuto” economico e contemporaneamente un alleggerimento dei costi per servizi che vengono ora forniti con altre modalità.

E ancora, promuovere una reale partecipazione dei cittadini alla vita pubblica non solo perché si pronuncino sulle proposte dell’amministrazione ma anche per coinvolgerli già nella fase della loro formulazione, in particolare sui servizi, l’assetto del territorio e l’ambiente.

Con questo congresso regionale a Faenza non è la prima volta che la provincia di Ravenna ospita un congresso dei giovani socialisti. Hanno infatti celebrato qui, al circolo Aurora di Ravenna, anche due congressi nazionali: nel 1988 quando, con passaggio che segnò un’epoca per lo stesso Partito, da Federazione Giovanile Socialista si trasformarono in Movimento dei Giovani Socialisti, e nel 2015.

Taranto, acciaio e Picasso spuntarono fra gli ulivi

taranto_fa_l_amore_a_senso_unicoEra bella Taranto nell’altro secolo. Ma anche prima…
Ci fu un tempo lontano, tristemente perduto, in cui fu “città-stato” di Messapia che batteva moneta propria (col delfino sul dorso) e poi colonia della Polis di Pericle e Platone (Magna Grecia).
Se la genetica spiega tutto e il dna è immortale, nel dopoguerra del boom economico fu “capitale” europea e mediterranea dell’acciaio di Stato e al contempo della cultura, l’arte, il cinema, il teatro, l’editoria, la grafica, la fotografia, ecc.
I contadini posarono aratri, zappe e falci in un angolo delle masserie e divennero operai (una falange di 20mila giovani e forti “metalmezzadri” li chiamava Walter Tobagi).
Varcati i cancelli del Siderurgico, entrarono nella modernità e nel secondo Novecento: impararono a domare il fuoco ma anche a riconoscere il Picasso blu e il Van Gogh “mangiatore di fagioli”, ammirarono Kokoskha e si persero nei voli pindarici di Marc Chagall, appresero silenti dei colli di Modigliani e l’audacia di Le Courbusier li zittì.
I grandi “nomi” dell’establishment culturale anni Sessanta firmavano sugli house organ della siderurgia pubblica con cui un’Italia povera di materie prime sfidò il mondo divenendone la quinta potenza.
Taranto fu un’agorà mediterranea impregnata di sole, arata dalle fertili provocazioni delle avanguardie artistiche, italiane e non.
Una “rivoluzione” scagliata nel tempo, che vagheggiava l’uomo nuovo, densa di infinite visioni e significati significanti, ancora forse da decodificare in questi anni di fumi e di morte, di scalate, di processi, di politici non all’altezza, di ricorsi al Tar, di contraddizioni che si vogliono far pagare all’operaio, il soggetto più debole.
Si è persa quasi memoria di quando acciaio & cultura eran ontologicamente intrecciati, un tutt’uno, e forse non nacquero da input neocapitalistici e paternalistici (anche se non furono “idilliaci”), ma si trasfigurarono in sfide maieutiche, pregne di valori universali, immortali. Taranto fu “laboratorio” di sperimentazioni produttive interfacciate in campo sociale, culturale, civile, ecc. Insomma, per dirla con Nietsche, era “postuma di se stessa”.
Di tale background storico, fellinianamente, poco si sapeva e tutto s’immaginava, poiché tutto cadde nell’oblio, fu oscurato, rimosso, e non per caso.
A riaprire quello scrigno di splendore e pathos dialettico, di provocazioni e illuminazioni ancora vive “Taranto fa l’amore a senso unico” (Esperienze artistiche nei primi anni dell’Italsider: 1960-1975), di Gianluca Marinelli, Argo Editrice, Lecce 2012, pp. 80, euro 16,00 (Collana “A Sud del Novecento”, assai emozionante il corredo fotografico).
L’Italsider è assimilata alla Pirelli e la Olivetti e Taranto, col suo hinterland e il prezioso capitale umano, brillarono con i loro topoi affollati di messaggi subliminali e non, input creativi ed estetici.
Ma storicamente, dopo Franceschiello, tutto ciò che accade a Mezzogiorno è derubricato a evento minore, marginale, nullo di significato: folklore o al limite degno di curiosità antropologica. Soffocato dalla perfida gramigna dei luoghi comuni (da Lombroso a Cialdini a Salvini, il più insidioso).
Con la complicità del “pensiero” organico, i pifferai del nichilismo, i politici ologrammi che cantano nel coro per solidificare lo status quo, casta di parassiti che non immaginano che si può anche lavorare, o fare altro.
La colonizzazione culturale è realtà anche oggi, per cui il bello e il genius loci a Sud sono prima letti con password relativizzante, poi formattati ex abrupto. Sono i frutti aspri della retorica unitaria, ormai comunque destrutturata.
Non che ai meridionali importi granché: sanno del loro passato, la mappatura del loro dna e hanno abbastanza autostima per bypassare il sussiego della cultura ufficiale col classico dantesco “non ti curar di loro ma guarda e passa”.
Ma quando si ruppe l’incantesimo rivoluzionario e dadaista che osò “avvicinare ai fatti dell’arte la nuova forza lavoro” e ci fu il black-out, la crasi del senso e “la collaborazione dell’intellettuale umanista con l’industria”?
La ferita nell’anima illuminista del Sud divenne l’ispido incubo d’oggi, fra crisi identitaria e lavoro perduto, aria irrespirabile, malattie devastanti, morti bianche. Coincise forse con la privatizzazione o tutto era contenuto già nel pubblico? Materia per un altro saggio.
Con toni appassionati, Marinelli ricostruisce quel tempo denso di nuovo, documenta i suoi echi polisemici, quando la civiltà contadina si trasfigurò in laminatoi e altoforni, Cipputi e le tute blu tentarono di rubare il fuoco a Prometeo e dare l’assalto al cielo: una citazione a tutto tondo della rivoluzione industriale inglese e Usa (“Sento cantare l’America…”, W. Whitman).
Le scansioni rivoluzionarie, utopistiche, da realismo socialista in riuva al Mediterraneo (venato però da un umanesimo soft, sospeso fra Cristianesimo e Lumi): l’ingenua fiducia nel progresso della classe operaia meridiana che aveva trovato il suo paradiso, il sol dell’avvenire, senza asprezze ideologiche.
Forse ulivi e masserie furono formattati senza una riflessione adeguata: magari potevano convivere con l’altoforno, integrarsi, proseguire sulla via del progresso. La monocultura è sempre un rischio e si rivelò fatale.
Oggi non si sa come uscirne, recuperare l’anima del passato (fare pil anche con la sontuosità barocca delle sue icone e con l’eno-gastronomia?).
Ma nel suo primo decennio di vita, dice Marinelli carte alla mano, la Taranto in b/n aveva futuristicamente fretta, la velocità fu un valore pregnante, da febbre dell’oro, quando arte e grande industria furono un Giano bifronte di grande potenza e fascino, dense di avvenire, di protagonismo storico e umano.
Acciaio & cultura potevano leggersi come una citazione del mantra leninista della Rivoluzione d’Ottobre: soviet + elettrificazione = rivoluzione. L’acciaio di Stato (“illuminato”) fece di Taranto “la Rolls Royce di tutte le acciaierie del mondo”. Una sfida epocale innervata da una weltanshauung di sovrapposizioni storiche, al confine del palingenetico: un format, a ben vedere, che si sarebbe potuto esportare ovunque, pure agli altri sud del pianeta, se solo ci avessimo pensato e provato.
Anche gli ex contadini di altre latitudini si sarebbero potuto portare a casa un Kandinskij (“le opere vendute sono andate oltre il previsto…”): i tarantini le appendevano nel salotto buono magari comprato a rate.
Ma qualcosa si spezzò: dai versi ermetici di Ungaretti e la prosa aspra di Sciascia, i fantasmi afferrarono gli stregoni che li avevano evocati e si scivolò verso le patologie: la morte bussò casa per casa estorcendo sacrifici umani sull’ara pagana del progresso divenuto d’improvviso “nemico”.
Un cambio di passo imprevisto: politici e brain-group non seppero evitarlo in un Paese al fondo provinciale, rurale, culturalmente fragile, d’istinto opportunista e anarcoide, dove l’etica è sempre piegata a interessi piccini piccini, se non meschini, e il pensiero è subalterno a mille giochi e gioghi. Una terra su cui poi si è posato il guano micidiale del berlusconismo, facendola stramazzare.
Un’infida palude da cui non si sa come sortire, che ha costi sociali e umani enormi, impossibili. Un modello di sviluppo che fece di Taranto una “capitale” – come Napoli lo era stata con i Borboni – è in crisi, urgono idee forti da mettere in campo per riscriverne un altro soft, che contempli il bene comune e gli interessi dell’impresa e del popolo.
Stop and go, il bel saggio di Marinelli ci indica dove attingere la materia per ricominciare. Ci dice che il fuoco greco è sempre acceso e nuovo know-how, contadini, magari con la laurea, aspettano al bar di Viale Magna Grecia e a Villa Peripato e nuovi mercati incombono.
E se, come la fenice risorge dalle sue stesse ceneri, la fine dell’Ilva che s’approssima, fosse un altro inizio nella società liquida e precaria che abbiamo messo su?

Scuola, collegarla con cultura e lavoro

scuola

In un sistema scolastico (istruzione e formazione) che offre strutture scolastiche mediamente di buon livello, va rafforzata una nuova visione che riguarda l’alternanza tra scuola e lavoro, e non solo negli istituti tecnici, ma anche negli indirizzi classico e scientifico va inserita la presenza di conoscenze ed esperienze rivolte alle professioni e alla ricerca.

Le competenze riconosciute alla Provincia in ambito legislativo hanno consentito la produzione di una grande mole di interventi normativi. Spesso però ad interventi di carattere organico si sono preferiti interventi settoriali, con l’introduzione di modifiche spesso frammentarie e non coordinate. E’ invece necessario recuperare organicità attraverso indirizzi di lungo periodo slegati dalle mode pedagogico-culturali, evitare interventi per legge in ambiti giuridicamente affidati alla contrattazione, sostenere e rafforzare l’autonomia scolastica per permettere alle scuole di mettere in atto offerte formative più flessibili e diversificate, anche attraverso l’attribuzione alle scuole di strumenti veri di autogoverno.

In riferimento poi alle competenze della Provincia sull’amministrazione del personale insegnante delle scuole a carattere statale, si registra una carenza di personale di sostegno, sia in termini di personale specializzato, sia per l’entità delle risorse investite inadeguate rispetto ai crescenti bisogni.

Alessandro Bertinazzo
Segretario PSI Alto Adige

Genova, riprende il traffico dei treni

metro-3_0Il traffico ferroviario sulle tre linee del nodo di Genova direttamente interessate dal crollo del Ponte Morandi, da oggi è stato parzialmente riattivato. Nel dettaglio:-“Linea Sussidiaria” utilizzata per il traffico passeggeri fra Genova Sanpierdarena/Genova Rivarolo e Busalla-“Linea Bastioni” utilizzata per il traffico passeggeri e merci fra Genova Sanpierdarena e Ovada, Milano e Torino (Via succursale e/o Via Busalla)- “Linea Sommergibile” utilizzata per il traffico merci fra gli scali di Genova Marittima e Genova Sanpierdarena. Su questi tre tracciati ferroviari il Gruppo Ferrovie dello Stato, tramite RFI, ha effettuato gli interventi di ripristino e messa in sicurezza dell’infrastruttura danneggiata. Le attività sono riprese a seguito dell’avvenuto rilascio del nulla osta delle Autorità Competenti.
Dalle prime ore di oggi la circolazione ferroviaria è ripresa su sue delle tre linee sospese al traffico dal 14 agosto, a seguito del crollo del viadotto autostradale Morandi.Rimarrà,invece,sospesa al traffico la linea “Sussidiaria”, il cui rpristino potrà avvenire solo al termine dell’iter di messa in sicurezza/demolizione della parte spezzata del viadotto suddetto che sovrasta la linea stessa.Sono dunque 82 i treni regionali attivati per i collegamenti diretti via ferrovia, senza più dover cambiare mezzo di trasporto,sulle linee Genova-Acqui Terme(26 collegamenti), Genova-Rivarolo-Busalla(24 di cui 6 con capolinea a Genova Piazza Principe invece che Brignole) e Genova-Arquata-Novi Ligure(32 treni). Sono ripartiti anche i collegamenti merci da e per il porto di Genova. Il dettaglio dell’offerta è consultabile su tutti i canali di vendita di Trenitalia e sulle locandine informative pubblicate sul sito trenitalia.com. Per i primi sei giorni dopo l’odierna riattivazione, fino a martedì 9 ottobre, i treni percorreranno il tratto interessato dai lavori con un rallentamento di velocità a 30 km/orari che determinerà lievi allungamenti dei tempi di viaggio non previsti negli orari pubblicati.Le Ferrovie dello Stato,attraverso la controllata RFI (Rete Ferroviaria Italiana),ha così completato i principali interventi di ripristino avviati il 15 settembre che hanno visto impegnati circa 60 maestranze suddivise in turni operativi di 24 ore su 24. Nel dettaglio, ottemperando alle prescrizioni della Protezione Civile,è stata realizzata una barriera di protezione, lunga 70 metri e alta 8 metri, che garantirà la ridefinizione dei confini della zona rossa escludendo le linee ferroviarie. Sono stati rinnovati 300 metri di binari(massicciata,traversine e rotaie) danneggiati dal crollo, la linea di alimentazione elettrica dei treni, i cavi e parte dei sostegni di una delle due reti di alimentazione danneggiate oltre al rinnovo degli impianti di segnalamento e telecomunicazione.Il Gruppo FS italiane, vicino ai genovesi fin dalle prime ore del tragico evento,garantisce il proprio supporto alle istituzioni locali e nazionali mettendo in atto tutte le misure necessarie per agevolare i collegamenti da e per la città della Lanterna.

Campagnano. Marcia per i Popoli Oppressi

Dopo 10 Anni la Marcia Internazionale per la libertà dei popoli e delle minoranze oppresse abbandona Roma

marcia-societa-liberaPer 10 anni abbiamo organizzato la Marcia a Roma, subendo il caos e l’inefficienza amministrativa di questi ultimi anni: le autorizzazioni richieste mesi prima e arrivate solo a poche ore dall’evento e l’impossibilità di scegliere luoghi simbolo ci hanno fatto riflettere sul perché cose semplici debbano diventare fonte di amarezza e complicazioni. Impedimenti mai incontrati a Parigi e a Bruxelles, dove per tante edizioni abbiamo marciato in contemporanea.

Trovata la disponibilità della Comunità e dell’Amministrazione di Campagnano di Roma, abbiamo lasciato Roma per marciare lungo un tratto della Via Francigena, percorso che, per il ruolo storico, è simbolo evocativo dell’Occidente e delle sue libertà individuali.

Centinaia di milioni di cittadini nel mondo sono privati dei diritti fondamentali, tra la sostanziale indifferenza delle istituzioni internazionali e il silenzio dell’Occidente, che non danno alla difesa dei Diritti Umani, negati in più di un quarto dei Paesi del pianeta, la giusta priorità nelle scelte di politica internazionale, subordinate solo a criteri economici e di convenienza politica.

Società Libera, Associazione di cultura liberale, e le Comunità dei Popoli oppressi in esilio marceranno, silenziosamente per testimoniare preoccupazione e sdegno per la privazione della libertà:

Venezuela, Dittatura di Nicolás Maduro
Tibet, Occupazione cinese
Uyghuri, Repressi nel nord-ovest della Cina
Cambogia, Regime a Partito Unico
Vietnam, Negata Libertà Religiosa
Laos, Regime a Partito Unico
Harratin, Minoranza Repressa nel sud di Algeria, Marocco e Mauritania

Indios, Iraniani, Cristiani, Khmer, Krom, Curdi, Siriani e tanti altri non possono esprimersi, manifestare, informare o essere informati, praticare il loro culto, mantenere la propria cultura e lingua, non hanno diritto all’autodeterminazione. Le minoranze cristiane poi sono oggetto di massicce persecuzioni a fronte di reazioni non incisive delle istituzioni, anche ecclesiastiche.

SABATO 13 OTTOBRE 2018 ore 15
Campagnano di Roma

dalla piazza del Comune
al Santuario della Madonna del Sorbo

Psi, ambiente e mobilità per Bolzano

bolzanoI punti più rilevanti su tema della mobilità, trattati dai candidati socialisti, sono particolarmente incentrati nell’attuazione delle grandi opere in tema di mobilità previste in particolare per il capoluogo e finora rimandate. Il traffico, nei grandi centri come Bolzano, è ai livelli inaccettabili di sempre. L’inquinamento relativo subisce il passaggio dell’autostrada. Autostrada che correndo sul suolo cittadino, è di gran lunga la principale fonte di inquinamento da traffico a Bolzano così come a Bressanone.

amI socialisti vogliono che la Provincia e il suo capoluogo pongano la tutela dell’ambiente, dell’aria e della natura, al centro dell’iniziativa politica, in particolare favorendo la mobilità sostenibile con un corretto equilibrio tra i diversi mezzi di locomozione e risparmiando risorse naturali ed economiche. Deve procedere con estrema urgenza l’impegno primario di trovare le risorse finanziarie necessarie, a progettare e realizzare le gallerie della variante alla SS12 e del Monte Tondo, nonché l’implementazione della rete ferroviaria collegata con il progetto Areale: passante di Bolzano, terzo binario, nuove stazioni urbane

Ci impegniamo per l’implementazione dei progetti previsti dal PUT, in particolare di collegamento con i Comuni limitrofi, come la prosecuzione dei lavori del Metrobus per l’Oltradige, ma anche il completamento e la messa in sicurezza della rete ciclabile e pedonale, non trascurando un costante controllo sulla manutenzione straordinaria dei ponti, dei cavalcavia e dei sottopassi.

I socialisti sostengono l’attuazione del piano CO2 neutrale e la partecipazione ai progetti innovativi avviati nel territorio, come quello sull’idrogeno per trazione. Ogni azione del governo provinciale dovrà tenere in considerazione il maggiore vantaggio possibile in termini di bilancio ambientale e di CO2 prodotta, con la progressiva riduzione dell’inquinamento atmosferico determinato dai motori termici.

Alessandro Bertinazzo
Segretario PSI dell’Alto Adige

In Vino Fabula, sinergia di narrazioni per il Cesanese

VINO_CESANESE-852x479-e1527319406144La prima edizione di “In Vino Fabula. Residenza delle narrazioni”, progetto ideato e curato da Luca Calselli, con Rino Bianchi direttore artistico, si chiuderà domenica prossima, 30 settembre, in piazza Francesco Pais a La Forma-Serrone, in provincia di Frosinone.

“In Vino Fabula”, coordinato da Serrone in Excelso, rete di imprese locali, ha un’idea base che si è rivelata vincente: condividere la bellezza, le conoscenze e il gusto del territorio, coinvolgendo cultura e impresa.

Grazie a questo progetto alcuni tra i più interessanti narratori italiani come Francesca Bellino, scrittrice e giornalista; Angelo Ferracuti, scrittore e narratore; Emanuele Lelli, grecista, antropologo e saggista; Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice; Marco Petrella, autore di graphic novel, hanno incontrato e raccontato attraverso le parole e le immagini il vino Cesanese, prima e unica DOCG (denominazione di origine controllata e garantita) a bacca rossa del Lazio.

Il programma prevede l’ospitalità per ogni Autore coinvolto, che scriverà a suo modo del territorio, del paesaggio, del vino, del lavoro. Appuntamento quindi domenica prossima, a partire dalle 15.30, con la lettura pubblica dei racconti nati appunto durante il periodo di permanenza degli autori ospiti nel borgo ciociaro.

Saranno Shanna Rossi e un gruppo di giovani attori a leggere le opere inedite degli autori ospiti di questa prima edizione di “In Vino Fabula”.

Gli organizzatori hanno puntato su un progetto nuovo, capace di coniugare la scrittura con le altre discipline narrative e di ribadire il concetto che senza cultura un territorio è più debole. La cultura, quindi, intesa anche come il volano per una nuova e dinamica coesione sociale.

La grande partecipazione ha reso questo progetto unico nel panorama enologico e culturale italiano, facendo di “In Vino Fabula. Residenza delle Narrazioni”, una Residenza anomala contraddistinta dal forte legame con la città, dove protagonisti, accanto ai narratori, sono i cittadini, i vignaiuoli, i lavoratori, le scuole, i giovani.

Bolzano. Lavoro, i punti rilevanti dei socialisti

lavoro

Bolzano. I punti più rilevanti sul tema del lavoro, trattati dai candidati socialisti, riguardano la necessità di fornire una offerta articolata di nuove prospettive di lavoro, garantendo la tutela e le retribuzioni crescenti. Va estesa la battaglia contro il lavoro nero e la dequalificazione che utilizza lo sfruttamento della mano d’opera straniera o la popolazione svantaggiata e meno tutelata, riservando particolare attenzione ai sub-appalti. Vanno trovate forme premianti per il riconoscimento del “buon lavoro” e l’abbattimento delle diseguaglianze di genere.

Va rilanciato il “Fondo di solidarietà territoriale” riproponendo che venga esteso anche alle aziende con meno di 5 dipendenti, accompagnato da un sistema di riqualificazione professionale, che è sempre più urgente, viste le dinamiche del mercato del lavoro con sempre nuove competenze, ed anche mirato a nuove categorie di lavoratori (persone di una certa età, donne dopo la maternità).

Una formazione adeguata e continua è la garanzia migliore per l’occupazione. Va riconsiderata anche la carenza di politiche attive del lavoro soprattutto in relazione al fatto che esiste ancora un’alta offerta di professionalità che non incrocia la domanda.

TrePSI_18Inoltre vanno previsti nuovi interventi sulla sicurezza sul lavoro: in Alto Adige il numero di infortuni è ancora troppo alto. Un dato che aumenta in percentuale più delle masse salariali assicurate e questo conferma che l’attenzione a questo tema non potrà essere ancora sottovalutato come in passato. Il “Comitato di Coordinamento provinciale in materia di salute e sicurezza sul lavoro”, costituito nel 2008, non ha mai adempiuto ai suoi compiti istituzionali di coordinamento delle attività di prevenzione e di esercizio del potere di coercizione. Nella prossima legislatura il ruolo del Comitato, unico organo istituzionalmente preposto alla sicurezza sul lavoro, va valorizzato.