La crisi in tavola.
L’era della post fettina

tavola poveraCalato il sipario sulla bistecca “globale”, per alcune famigli italiane è diventato difficile persino mettere assieme il pranzo con la cena. Con queste sconfortanti premesse rincorrere suggerimenti culinari salubri o alla moda diventa comprensibilmente problematico…
E hai voglia ad urlare ai quattro venti che la crisi oramai è un frammento archeologico! Aprendo gli occhi sull’attuale situazione del Paese si rileva che i problemi sono tutt’altro che archiviati; economia stagnante, salari inadeguati rispetto al costo della vita, lavoro che scarseggia da Nord a Sud e difficoltà economiche di ogni peso e spessore. Il tutto “annaffiato” da una abbondante dose di malcontento, che contribuisce ad avvilire persino gli animi più resistenti. Tradotto – nulla o quasi di favorevole all’orizzonte –, per cui, con simili presupposti la buona tavola e le venerande consuetudini riconducibili sono finite nel cassetto – quantomeno per parecchi nostri connazionali.

Se ai tempi delle cosiddette “vacche grasse” proprio l’italica gente si distingueva per estro e fantasia culinaria sino a divenire un paradigma da emulare, negli ultimi anni sulle tavole nostrane si è visto un incontenibile ritorno di polpette, polpettoni e piatti del cosiddetto recupero, che hanno sostituito vivande di maggior prestanza gastronomica. Dopo la grande abbuffata degli anni 80 si è passati – chi più chi meno – a una sorta di digiuno forzoso, che prevede la messa al bando di tutti quegli alimenti e leccornie di natura troppo dispendiosa. E se da un lato il versante salutista chiosa (con comprensibile ragione!) che il pesce per via dei suoi peculiari principi nutritivi in primis gli Omega-3 andrebbe consumato qualche volta in più della carne, c’è chi non può permettersi di acquistare né questo e né quello!

In ogni caso, costo della vita a prescindere, mangiare si deve e possibilmente tutti i giorni, per cui parecchie persone essendo già alle prese con balzelli, rincari e aumenti inattesi cercano di destreggiarsi alla meno peggio “nella giungla” delle offerte vantaggiose. Ma come diavolo si fa, è davvero possibile nutrirsi spendendo poco? In realtà non è semplice, comunque seguendo il filo di questa necessità c’è chi nei mercati rionali o nei supermercati s’improvvisa scaltro investigatore per scovare i prodotti mangerecci più confacenti. Con un pizzico di fortuna e l’occhio vigile, sbirciando tra un cespo di lattuga, una cassetta di cicoria e uno scaffale colmo all’inverosimile di scatolame – capita di imbattersi nell’offerta imperdibile, e perciò opportuna per essere destinata a cottura.

Va detto che per mentalità e abitudine gran parte degli gli italiani predilige mangiare bene, e nei limiti del possibile in modo variato, quindi a tavola, comunemente, un primo piatto appetitoso e un secondo di sostanza (con annesso contorno di stagione!) non mancano quasi mai. Insomma, non scarseggia l’enfatizzata cultura gastronomica, né le conoscenze sui cibi più ragguardevoli o salutari. Quello che manca all’appello sono i talleri, ossia la moneta sonante per accedere ai basilari beni alimentari. Persino la dieta mediterranea che in sé è strutturata di tantissime cose buone e illustri prodotti tipici – come pasta, riso, olio extravergine d’oliva, formaggi e ortaggi rischia di essere accantonata proprio dove ha preso le mosse, e vale a dire nel nostro dinamico Bel paese. Del resto se determinati prodotti non sono più abbordabili, ecco che proprio il popolo – volente o nolente – indirizzerà la propria spesa su merce dalle connotazioni low cost.

Questa soluzione non è uno stile di vita scelto arbitrariamente, bensì un evidente ripiego – della serie – chiunque è consapevole che un taglio di carne di prim’ordine è più allettante rispetto “al cugino” di lignaggio meno nobile; ciò nonostante, se il bilancio famigliare non lo permette si sceglie, giocoforza, la carne che costa meno a scapito di tenerezza e qualità. Del resto, diciamocelo senza simulazioni: come può una famiglia monoreddito, oppure con entrate a dir poco modeste far tesoro dei diffusi consigli di buona cucina quando i prezzi dei prodotti necessari – compresi gli alimentari – oscillano quasi sempre verso l’alto? Per taluni, ahimè, persino il pane sta diventando un bel problema da affrontare, e la pagnotta – almeno quella – non dovrebbe mancare a chicchessia. La tavola imbandita con l’indispensabile non è certo un ghiribizzo del socialismo reale come qualcuno avrebbe da ridire, ma un diritto intangibile. Quindi, ben vengano i consigli nutrizionali, i passaparola che contemplano squisite ricette, leccornie e tanta buona gastronomia da realizzare tra le mura di casa, e che hanno il comprensibile fine di migliorare la qualità della vita di ognuno di noi. Tuttavia, qualche volta, sarebbe utile arrivasse sulla tavola anche una bella bisteccona, o perché no – una ghiotta spigola magari da preparare al sale. Scherzi a parte, la verità è sotto gli occhi di tutti: quando la crisi morde, diventa duro persino tirare a campare alla giornata, riuscire cioè a preparare un boccone presentabile per zittire i borborigmi gastrici – altro che mode e vezzi di alta cucina.

In verità, e nemmeno tanti lustri fa ci sono stati momenti in cui all’ora di pranzo non solo c’era il necessario ma persino il superfluo. Tuttavia, come si affermava in premessa di questo ciarliero scritto, ora siamo nella fase della polpetta tout court, e vale a dire del cibo avanzato e poi rigenerato all’inverosimile. Ma la domanda che più o meno tutti si fanno è – fino a quando potrà andare avanti un vivere così tormentato? Naturalmente il nostro auspico è quello che quanto prima arrivino gli agognati momenti copiosi, che nella zona cottura delle famiglie ritorni finalmente protagonista l’arcinota fettina di manzo; sì, proprio lei, da realizzare in un batter d’occhio in padella, in pratica al salto! Un piatto incredibilmente spiccio, anzi, supersonico, che strizzava l’occhiolino a chi doveva duellare con il tempo tiranno, e a pranzo aveva i minuti contati per realizzare qualcosa di caldo. Purtroppo, ora come ora tra i fornelli è rimasto, per l’appunto, solo il tempo ma senza il necessaire da mettere in pentola.
In epilogo – cultura culinaria, ricerca sopraffina tra i fornelli e quant’altro sono sinonimo di innegabile progresso oltre che d’indiscutibile sviluppo culturale, ma con una piccola puntualizzazione: prima è fondamentale far sì che la spesa per il cibo non sia più un lacrimevole salasso per il bilancio delle famiglie, bensì un’opportunità diffusa, poi si potrà argomentare addirittura di massimi sistemi gastronomici e di vivande ineguagliabili. La buona tavola è senza dubbio una conquista in termini di civiltà, ma per quanto possa risultare incredibile con in mala tempora fuori della porta persino un usuale uovo al tegamino è diventato una drammatica casualità, o un evento affatto scontato. A tempi migliori, dunque, a tavola e… non solo!

Stefano Buso

Processo Raggi, né Pd e né M5s sono democratici

Il sindaco di Roma Virginia Raggi durante una conferenza stampa al comune di Roma, 15 dicembre 2016. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La sezione I del Tribunale di Roma si è espressa un paio di giorni fa sul contratto che la sindaca di Roma Virginia Raggi ha stipulato con Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio (di questo si tratta anche se lei dice che è un contratto con gli elettori: in realtà la multa che ha sottoscritto riguarda i due “garanti” del M5s, gli elettori, retorica e giustificazioni di circostanza a parte, non c’entrano proprio nulla). I giudici hanno dato risposte legali e non politiche. Motivo per il quale se è evidente la sconfitta che il Pd è andato a cercarsi con il lanternino, risulta molto più incomprensibile l’esultanza della sindaca e del Movimento Cinque Stelle: la questione era e resta politica (a essere più impegnativi si potrebbe addirittura parlare di filosofia politica, per i classici del pensiero occidentale comunque una sotto-categoria della filosofia tout court, quella che si cimenta con tematiche immortali e ha snobbato quelle mortali, almeno sino a Karl Marx) e l’errore commesso da Monica Cirinnà, quello di consegnare la soluzione del problema alla supplenza dei giudici, non cancella la questione alla luce di almeno un paio di articoli della Costituzione (per inciso: quella che i pentastellati dicono di difendere ma che poi dimostrano di non conoscere).

Facciamo un passo indietro. L’avvocato Venerando Monello, iscritto al Pd, ha presentato ricorso riguardo al contratto firmato da Virginia Raggi e dai consiglieri pentastellati con la Casaleggio Associati. L’avvocato contestava la violazione del divieto di vincolo di mandato, appellandosi all’articolo 1343 del Codice civile che prevede la nullità di ogni contratto «contrario a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume» e chiedeva anche che la sindaca fosse dichiarata ineleggibile, in quanto per gli eletti non ci può essere vincolo di mandato come prevede l’articolo 67 della Costituzione.

Come se non bastasse, il contratto in oggetto impegna gli eletti a consultare sempre il garante del movimento, alias Beppe Grillo, per ogni decisione cruciale dell’amministrazione. I firmatari sono obbligati poi a seguire le linee etiche del Movimento e “in caso di violazioni la quantificazione del danno all’immagine che subirà il M5S” sarà di 150 mila euro. Soldi che saranno dati in beneficienza a “un Ente che opera a fini benefici” scelto dalla Casaleggio Associati. Un contratto con una società privata. Un fac-simile del contratto firmato dagli europarlamentari, la “carta straccia” firmata da Marco Affronte che dovrebbe pagare 250.000 euro di penale alla Casaleggio per aver cambiato gruppo parlamentare.

Secondo Venerando Monello “la finalità del contratto non è solo quella di coordinare e gestire l’attività politica degli amministratori eletti nelle liste del M5S, ma quella di coartare la volontà decisionale degli atti politici e amministrativi degli stessi eletti, attraverso l’imposizione di specifiche direttive in deroga al principio costituzionale di divieto di mandato imperativo, ottenute anche attraverso la concreta possibilità di azionare contro gli amministratori il pagamento di una sanzione pecuniaria, in caso di dissenso”.

Il tribunale di Roma era chiamato ad esprimersi su due punti: l’ineleggibilità della sindaca e la validità del contratto. Riguardo al primo punto il tribunale ha dichiarato la sindaca eleggibile in quanto i casi di ineleggibilità sono elencati dalla legge e quelli invocati contro la Raggi non vi rientrano. Il discorso del giudice è semplice e inappuntabile. L’elettorato passivo (cioè la possibilità di candidarsi e farsi eleggere) rappresenta per le norme ordinarie e costituzionali, la normalità; la confisca di questo diritto, pertanto, essendo l’eccezione, è possibile solo sulla base di motivazioni ben “tipizzate”, cioè indicate precisamente dalle leggi. In sostanza, il giudice rispetto a questa “eccezione” non ha un potere interpretativo discrezionale, deve semplicemente rifarsi la lettera della norma. Norma che, nella fattispecie in oggetto (cioè l’elezione a sindaco della Raggi) è l’articolo 60 comma 1 del d.lgs n. 267 del 2000 che indica espressamente e chiaramente dodici situazioni di ineleggibilità. Quella della firma del contratto non è prevista, pertanto la Raggi è eleggibile. La scelta dei giudici riguarda la forma giuridica, non la sostanza politica né la coerenza costituzionale di quel rapporto.

Anche sul secondo punto si è strumentalmente fatta passare l’idea del riconoscimento della “legittimità” del contratto. In realtà, anche in questo caso i giudici si sono mantenuti nel proprio recinto e hanno semplicemente sostenuto che la nullità del contratto non poteva essere disposta in quanto il ricorrente non avendolo firmato non poteva proporre azioni giudiziarie non avendo da quella “carta” subito alcun danno. È evidente che la situazione cambierebbe nel caso a fare ricorso dovesse essere in futuro uno dei soggetti firmatari. È evidente che se ciò accadesse, il giudice dovrebbe valutare le condizioni oggettive e soggettive che hanno portato alla firma del contratto per valutare di conseguenza l’eventuale danno subito dal ricorrente. Insomma, quello che si fa in qualsiasi controversia legale incentrata su un contatto, di lavoro o condominiale che sia.

La questione, in teoria, poteva anche essere posta in sede penale partendo dall’art. 294 del codice: “Attentati contro i diritti politici del cittadino”. In questo caso, il tema sarebbe stato diverso e il giudice avrebbe dovuto stabilire se qualcuno avesse “con violenza, minaccia o inganno” impedito “in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico” o avesse “convinto” l’eletto a esercitare il suo mandato “in senso difforme dalla sua volontà” (un reato punito con la reclusione da uno a cinque anni).

Ma al di là degli aspetti giudiziari, le questioni politiche dovrebbero essere dibattute nelle sedi proprie della politica, non nelle aule di giustizia o negli studi notarili (come è avvenuto per il siluramento di Ignazio Marino, una tra le pagine più vergognose della vicenda romana). In quelle sedi potrebbe essere opportunamente sollevato il problema della fedeltà ai principi democratici di un partito che viene gestito con criteri autocratici, con contratti che creano una sorta di rapporto “datoriale” tra i “garanti” del movimento (Grillo e Casaleggio datori di lavoro) e gli eletti (a tutti gli effetti dipendenti visto che le regole non sono molto diverse da quelle a cui deve sottostare il lavoratore di un azienda).

Ma soprattutto in quelle sedi potrebbe essere sollevata la questione di un partito che vuole partecipare alla vita politica del paese tanto è vero che si candida a governare ma nel frattempo, nella sua azione concreta, viola le norme fondamentali su cui si regge il sistema, quelle santificate nella Costituzione. È possibile pure che siano sbagliate, ma sino a quando sono in vigore, chi vuole partecipare deve rispettarle. Poi se avrà la maggioranza, la forza politica e il consenso generale potrà anche cambiarle. Ad esempio. In che misura Grillo e i suoi rispettano l’articolo 49 della Costituzione che recita testualmente: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Di Maio sostiene che il “cerchio magico” pentastellato è la “piattaforma Rousseau”. A parte il fatto che forse il filosofo ginevrino da quando ha saputo di essere stato associato a una piattaforma tutt’altro che trasparente, si rigira senza tregua nella tomba, sarebbe bello capire come si scelgono i vertici di quel partito, come si definiscono le proposte, come si argomentano e si arricchiscono. Con un semplice clic? Con queste oscure e sinceramente un po’ ridicole consultazioni online come quella che aveva dato via libera con il 78 per cento dei consensi al matrimonio europeo con l’Alde (prematuramente naufragato con ritorno rapido all’alleanza con Farage anche in quel caso imposta dall’alto e accettata dal basso)?

E ancora. Quel famoso contratto che obbliga alla fedeltà con i “garanti” (Grillo e Casaleggio) e non come dice la Raggi con gli elettori (ai quali in realtà interesserebbe molto di più avere una città funzionante, possibilità ancora lontana a sette mesi dal trionfo), non è in contraddizione con l’articolo 67 della Costituzione che recita, ancora testualmente: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

Non sappiamo se nel suo tour estivo costituzionale, Alessandro Di Battista abbia spiegato la ratio di questa norma e la sua origine. In sostanza si vuole evitare che l’eletto sia il “fiduciario” di una lobby (forse è questo che vogliono Grillo e Casaleggio?). Per carità, c’è chi ha detto che la democrazia sia il migliore dei sistemi imperfetti ed è evidente, allora, che una regola che nasce con intenti positivi poi possa produrre anche atteggiamenti negativi. Ma proprio per questo nel momento in cui si pensa di aggiornarla bisogna usare prudenza perché è sempre possibile che il rimedio si riveli peggiore del male. Il principio, peraltro è antico e ha un padre nobile cioè Charles-Louis de Secondat meglio noto come Montesquieu. In pratica, quello che è ancora oggi considerato il più grande filosofo della politica e, con tutto il rispetto per Grillo, Di Maio e Di Battista, non sembra essere stato ancora insidiato in questo primato dagli “ideologi” del Movimento 5 stelle.

Concludendo: teniamoci lontani dalle aule giudiziarie, evitiamo di invocare la supplenza politica dei giudici (da alcuni dei quali, peraltro, già praticata senza alcuna invocazione) e riportiamo la questione laddove il pensiero giuridico si forma producendo della conseguenze anche sul terreno legislativo. Il resto, come avrebbe detto un filosofo post-moderno, Franco Califano detto il Califfo, è noia: gli improbabili ricorsi piddini e le (giuridicamente e politicamente) infondate grida trionfalistiche pentastellate.

Valentina Bombardieri

Blog Fondazione Nenni

Rieti. Per il Psi una importante conferma

elezioni provIl centrosinistra, eleggendo 7 consiglieri su 10, si conferma alla guida del Consiglio provinciale di Rieti anche nella seconda parte del mandato del presidente Giuseppe Rinaldi (votanti 563 su 789 aventi diritto). Per il Psi arriva la conferma di Giulio Falcetta, vice sindaco di Magliano Sabina e giovane esponente socialista del territorio, risultando il primo dei consiglieri eletti.

“Contento per la conferma di Giulio Falcetta al Consiglio provinciale di Rieti per la lista ‘Rieti Provincia’ a sostegno del presidente uscente Giuseppe Rinaldi. Con l’elezione del vice sindaco di Magliano Sabina –  afferma il deputato del Psi Oreste Pastorelli –  il territorio dà continuità alle qualità umane e politiche di un giovane compagno che ha saputo guadagnarsi la fiducia dei cittadini con il lavoro”.

“I problemi del territorio – prosegue il parlamentare socialista – richiedono personalità capaci di coniugare sensibilità, rinnovamento e partecipazione alle esigenze delle collettività, caratteristiche che hanno contraddistinto l’operato di Falcetta in questi anni. Un investimento sul presente e sul futuro che ribadisce la presenza socialista nella provincia di Rieti. A Giulio – conclude Pastorelli – va il mio più sincero augurio di buon lavoro, convinto che continuerà sull’ottimo percorso già tracciato”.

Potenza. Il Psi elegge un consigliere provinciale

urna elettoraleI socialisti eleggono un consigliere provinciale a Potenza dove il compagno Rocco Guarino è stato il primo degli eletti. “Voglio esprimere – ha detto la portavoce del PSI, Maria Pisani – tutta la mia soddisfazione per l’elezione del neo consigliere provinciale Rocco Guarino, certa che saprà al meglio rappresentare le istanze dei cittadini potentini”. “La sua elezione conferma che esiste, senza alcun dubbio, lo spazio politico per una articolazione plurale del centrosinistra, e ci riconsegna la possibilità di rimettere in campo un partito unito e finalmente rappresentativo di tutte le sue aree”- ha aggiunto Pisani. “L’auspicio quindi è che l’elezione di Rocco sia il primo passo per una riflessione profonda sulle dinamiche che, negli ultimi anni, hanno portato all’allontanamento dal partito di diversi compagni, per alcuni anche sofferto. Auguri a Rocco e al Presidente della Provincia, Nicola Valluzzi, sicura che questa nuova collaborazione politica sarà foriera per tutti i potentini di professionalità e competenza”- ha concluso.rocco guarino

Grande soddisfazione arriva anche da Livio Valvano, Segretario regionale PSI della Basilicata. “Esprimo grande soddisfazione – ha detto – per l’elezione a consigliere provinciale di Rocco Guarino”. “Innanzitutto – continua – per il successo personale che Rocco merita in pieno per la sua dedizione all’attività di Sindaco di Albano di Lucania. Ma è soprattutto il significato politico dell’elezione di Rocco, su cui riusciamo a mettere insieme tutti gli amministratori dell’area socialista, dentro e fuori il PSI lucano. Il primo posto conseguito all’interno della lista del PD in questa circostanza rappresenta un primo segnale su cui riflettere per aggregare le forze ispirate alla cultura laica, socialista, liberale e democratica della Basilicata. Per questo – ha concluso – voglio ringraziare tutti gli amministratori che fanno capo al PSI lucano e quelli che sono legati all’associazione Socialisti e Riformisti Lucani di Franco Adamo e Rocco Vita. Unità e coerenza pagano sempre”.

Napoli: dalla Rivoluzione Arancione ai conti in rosso

de-magistrisIl Comune di Napoli è sull’orlo di un crac finanziario. Ma il vero rischio vero è quello di non riuscire a pagare gli stipendi dei dipendenti comunali, e ad annunciarlo è stato l’assessore al Bilancio, Salvatore Palma: “Chiariamo subito un punto, per i prossimi due mesi l’amministrazione è in grado di pagare gli stipendi, poi la speranza è che il problema venga risolto altrimenti potremmo andare in difficoltà”.

Ma cos’è che sta togliendo sonno e aria al Comune partenopeo? La risposta è il rischio pignoramento, per oltre 120 milioni di euro, derivante dai debiti ereditati dal terremoto in Irpinia del 1980. Tra 72 ore la Cassazione deciderà se concedere la sospensione del pignoramento di 120 milioni chiesto dal Consorzio Cr8 oppure lasciare le così come stanno. E i dipendenti continuerebbero ad essere pagati, ma con difficoltà: “Abbiamo la possibilità di avere anticipazioni di tesoreria, certo, hanno un costo, però gli stipendi li paghiamo. E giacché ci siamo – continua l’assessore – chiarisco un altro punto, il pignoramento vero e proprio non è ancora arrivato, per ora è il Tesoriere, ovvero il Banco di Napoli, che precauzionalmente tiene bloccate quelle somme”.

Salvatore Palma allarga la problematica del pignoramento anche alla manovra di bilancio: “Con il Milleproroghe l’approvazione del bilancio deve essere fatta entro il 31 marzo, ma è chiaro che se entro febbraio non si chiarisce la questione del pignoramento, sarà molto difficile fare una manovra se si sottraggono somme pari a 120 milioni. Credo che ci saranno almeno un paio di appuntamenti a Roma, molto importanti, per trovare una soluzione che auspico si trovi”.

Nel frattempo De Magistris piazza i suoi uomini nell’Ente Idrico Campano 17 seggi per Dema e 8 per quella Pd-Fi. Tra gli eletti anche l’assessore comunale Carmine Piscopo, che sarà il coordinatore della maggioranza, ed alcuni ex consiglieri comunali trombati alle ultime elezioni amministrative, come Antonio Luongo, e Salvatore Parisi.

Francesco Brancaccio

Sanità, De Luca avvia
i licenziamenti

EVIDENZA - MalasanitàIl Governatore  della Campania, Vincenzo De Luca, nella giornata di ieri ha convocato tutti i responsabili delle Asl e delle aziende ospedaliere della Campania, pretendendo di ”avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto Soccorso e del presidio ospedaliero di Nola” in riferimento alla situazione del nosocomio dove malati sono stati adagiati a terra in assenza di letti e barelle.

Spiega le motivazioni De Luca: ”L’eccezionale sovraffollamento verificatosi; l’afflusso di 500 pazienti in una sola nottata in un ospedale che dispone di 100 posti letto; le giornate festive che hanno di fatto sospeso le prestazioni dei medici di medicina generale da giovedì 5 gennaio alle 13; il blocco di una condotta idrica all’esterno del presidio a causa delle condizioni meteo, hanno determinato una situazione di straordinaria emergenza, che non giustifica tuttavia la inaccettabile e vergognosa situazione verificatasi, della quale peraltro nessuno è stato tempestivamente informato”.

Nel frattempo arrivano le prime indiscrezioni relative alle indagini dei Nas, accompagnati dal comandante della compagnia dei carabinieri di Nola Alberto Degli Effetti, per conto del Ministero della Salute.

L’attenzione è puntata soprattutto su due decessi avvenuti nella notte oggetto di indagini due uomini, che i referti medici certificano «deceduti per arresto cardiocircolatorio». Nicola Maglio, 50 anni, di San Vitaliano e Alfonso Iervolino, 56 anni, di Palma Campania. Maglio era arrivato con un dolore al petto, in «codice bianco». Mentre cominciava la verifica delle sue condizioni con l’elettrocardiogramma, è morto. Iervolino, invece, portato in auto da alcuni parenti, è stato adagiato su una sedia a rotelle. Pochi secondi ed era già privo di vita, senza neanche la possibilità di un intervento con il defibrillatore.

Francesco Brancaccio

Napoli. La camorra contro la mafia africana

poliziaDa una parte la camorra delle piccole bande, la camorra diffusa, dall’affiliazione facile. Dall’altra la mafia africana, nigeriana in particolare (che racchiude in se anche elementi del Ghana, del Togo, della Costa d’Avorio, della Guinea, del Niger e della Liberia), coagulata intorno alla potente Black Axe (Ascia nera), che ha due roccaforti. Una a Benin City, la capitale, dove risiedono i capi, e l’altra a Castelvolturno, l’avamposto italiano.

In questo quadro si sta ridisegnando la geografia criminale campana. Business che si incrociano, dalla droga alla tratta degli esseri umani, dalla prostituzione alla falsificazione dei documenti, fino al mercato del falso. Affari per centinaia di milioni di euro, dove gli africani – grazie anche alla frammentazione dei clan e la fine delle organizzazioni storiche, Casalesi compresi – stanno conquistando sempre più spazio e importanza.  Per questo motivo è scattato Il raid in via Annunziata a Napoli, zona popolosa nel cuore antico di Napoli, a due passi dalla stazione centrale. Secondo alcune testimonianze raccolte nella tra la Maddalena e la Duchesca, due storici mercati napoletani, l’obiettivo del raid sarebbero stati i venditori di colore che ha la bancarella di borse e pellami. Un agguato ben preciso di stampo camorristico ,in cui ne hanno fatto le spese tre senegalesi ed una bimba di dieci anni , organizzato per dare un segnale alle leve emergenti dei Black Axe partenopei .

Tale agguato ci riporta al Raid compiuto il 18 settembre del 2008 ,conosciuta alla cronaca come la strage di Castel Volturno o strage di San Gennaro. Un raid voluto dal Boss Giuseppe Setola con finalità terroristica per la gestione del territorio ai danni della Mafia Nigeriana.  Duro l’attacco del Governatore De Luca che continua la sua battaglia sugli impianti di video sorveglianza per la sicurezza del territorio. «Riteniamo intollerabile e odioso questo episodio che ha colpito anche una bambina nel cuore di Forcella. È un fatto gravissimo, ben oltre le prime rassicuranti notizie che arrivano dal Santobono. Siamo vicini con affetto e solidarietà alla bimba e alla sua famiglia. Con l’accertamento dei fatti, auspichiamo che vengano individuati e puniti i responsabili. Per noi – sottolinea – il tema della sicurezza rimane centrale. Continueremo, mantenendo gli impegni assunti, a estendere nella città gli impianti di videosorveglianza».

Francesco Brancaccio

Terra dei Fuochi: Una App per tutelare il territorio

Terra-dei-fuochiNasce ad Acerra, Comune compreso nella “Terra dei fuochi”, una App per cellulari destinata agli agricoltori per segnalare anomalie ed eventuali illegalità commesse sul territorio. Convenzioni sono state firmate tra le associazioni di agricoltori ed il Comune per l’ uso della App “Acerra Segnala”.

L’ applicazione permette alle Associazioni di categoria agricole ed ai loro associati di segnalare mutamenti del territorio ed alterazioni dell’ambiente ai Vigili urbani.

Il Sindaco di Acerra Raffaele Lettieri afferma: “sono gli agricoltori le prime sentinelle del territorio che ogni giorno lavorano nelle nostre campagne. Adesso con questo nuovo e semplice strumento potranno inviare direttamente la foto di ogni evento significativo sul territorio mettendoci la faccia, il nome ed il cognome, e denunciare alla Polizia”.

Primi a siglare la convenzione sono stati i componenti dell’associazione “Ari.Amo” che si è impegnata, con il presidente Pasquale Pirolo, a far sottoscrivere la convenzione agli iscritti.

Francesco Brancaccio

L’M5 Stelle raccontato
dal primo grillino pentito

Grillo-espulsioni-Artini-PinnaL’Italia del movimentismo gridato è la nazione dei proclami della Lega, i riti delle ampolle, Pontida. La Penisola delle dirette dal tribunale di Milano, i giudici in copertina, il primo piano dell’ex potente con la bava alla bocca. Oggi è la patria della rabbia. Il Bel Paese di Beppe Grillo che guadagna a nuoto lo stretto di Messina

Il dato incontrovertibile è che il movimento di Beppe Grillo incarna l’inappagato, storico, irrisolto malcontento italico. Da nord a sud. Alla prova dei fatti però, si rivela inadeguato e antidemocratico. Non c’è spazio per chi dissente dal capo. I tanti Pizzarotti e Venturino sono subito bollati come traditori, pericolosi controrivoluzionari, rinnegati alla Kautsky.
Volutamente, il libro rivela un tono lieve e un registro surreale. Come la storia che narra. Il luogo del riscontro è la Sicilia, ancora una volta metafora dell’Italia. A parlare è un pentito. Non svela però strutture inedite e inviolate. Rivela invece una complessità inesistente. È un racconto in prima persona. Una lunga intervista che non può essere confinata tra le pagine di un giornale.

libro-venturinoIl mio interlocutore è un politico, un ex attore ed è siciliano. Ovvio quindi che nel suo racconto si possa annidare l’artificio politico, la finzione teatrale e l’opacità siciliana. Il sospetto iniziale, per il lettore, è che le dichiarazioni di Venturino siano frutto di revanchismo. Lo sfogo di chi è stato bollato di revisionismo. In realtà, l’intento è stato quello di indagare la realtà offline dei Cinque stelle. Fotografare, come bracconieri, il dietro le quinte della scenografia digitale del Movimento. Venturino consegna il ritratto di un’organizzazione vittima di una sorta di nevrosi paralizzante.

Questo libretto è un prontuario senza pretese. È dedicato in particolar modo ai giovani lettori. Quelli infervorati, pochi. Soprattutto ai disillusi, tanti. Forse, gioverà ricordare loro l’insegnamento di Pietro Nenni. Il vecchio socialista esortava a dedicarsi alla politica con adeguato distacco dai sentimenti ma, soprattutto, senza il pericoloso ricorso ai risentimenti. La conclusione è che il potere è sempre altrove. Come ammoniva, con lucida disperazione, Leonardo Sciascia.

Concetto Prestifilippo

Meningite: “Segnalazioni in linea con le attese”

meningite-vaccino“Sulla base dei dati riferiti dall’ISS, dall’inizio del 2015 al 24/11 sono stati notificati in Toscana 57 casi di meningite da meningococco C (31 nel 2015, 26 nel 2016), responsabili di 12 decessi (6 nel 2015, 6 nel 2016)”, dichiara il Prof. Massimo Galli, vicepresidente SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) e Ordinario di malattie Infettive presso l’Università di Milano.

“L’allarme suscitato dalla segnalazione di nuovi casi di meningite meningococcica – si legge in un comunicato del Simit – ci ha portato a ritenere opportuno commentare la situazione. I picchi epidemici della malattia si registrano in inverno e in primavera. Non è pertanto inusuale che si manifestino casi in questo periodo dell’anno. Le segnalazioni di questi giorni riguardano inoltre casi isolati, osservati in luoghi distanti tra loro. Non si può quindi parlare di epidemie. La situazione in Toscana presenta alcune peculiarità. Sulla base dei dati riferiti dall’ISS, dall’inizio del 2015 al 24/11 sono stati notificati in Toscana 57 casi di meningite da meningococco C (31 nel 2015, 26 nel 2016), responsabili di 12 decessi (6 nel 2015, 6 nel 2016), un numero di casi significativamente superiore a quanto osservato negli anni precedenti. Per questa ragione sono stati adottati provvedimenti di estensione dell’offerta vaccinale che sono ancora in corso”.

“Globalmente, il numero di casi di malattia meningococcica invasiva per milione di abitanti resta in Italia comparabile se non inferiore alle medie degli altri paesi dell’Europa occidentale.  Nel 2014 sono stati segnalati in tutto163 casi di malattia invasiva da meningococco, con un’incidenza pari a 0,27 casi per 100.000 abitanti, in linea con i due anni precedenti (0,23 nel 2012 e 0,29 nel 2013). L’incremento determinato dalla situazione in Toscana non dovrebbe far superare di molto la soglia dei 3 casi per 100000 abitanti a livello nazionale. Si ricorda che del meningococco è correntemente portatore oltre il 10% dei giovani, ma il batterio causa malattia invasiva in una percentuale molto piccola di persone. Si ricorda inoltre che il piano vaccinale 2014-2016 offre gratuitamente la vaccinazione per i siero gruppi A, C, Y e W135 e per il siero gruppo B a tutti i bambini”.