Giovani socialisti, a Faenza il congresso

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Domenica 14 con inizio alle 9:30 si svolgerà a Faenza, nella sede Psi di corso Mazzini 85, il congresso regionale della Federazione dei Giovani Socialisti dell’Emilia Romagna, una riflessione corale aperta al contributo dei movimenti giovanili laici, ambientalisti e riformisti che intendono costruire una sinistra europea, popolare e di governo.

L’assise, senza tralasciare i temi che riguardano il lavoro, lo stato sociale, l’ambiente, con la prospettiva di un rinnovato patto generazionale, dedicherà una particolare attenzione all’attualità politica e alle elezioni europee ed amministrative della prossima primavera.

Le proposte dei giovani socialisti, per quanto riguarda queste ultime, si rifanno alla tradizione del ‘Socialismo municipale’ per aggiornarlo e offrirlo come bussola all’azione di governo delle amministrazioni locali di centro sinistra.

Il Socialismo municipale evoca una molteplicità di significati storici e contemporanei che spesso esulano dal significato con il quale, con queste parole, i socialisti si preparavano a governare i primi comuni agli inizi del ‘900. Socialismo municipale significava far approdare i principi per una società più giusta e solidale all’interno delle istituzioni. Oggi per rilanciare un rinnovato concetto di Socialismo municipale, sarebbe fondamentale inserire negli statuti comunali in modo ancor più chiaro e incisivo quegli obiettivi e principi di funzionamento che un’Amministrazione locale, al passo con le sfide del nostro tempo e vicino ai nuovi bisogni, deve avere al fine di intraprendere con slancio un nuovo modo di fare politica.

I comuni possono diventare dei veri e propri “datori di lavoro” per giovani, disoccupati e anziani in difficoltà, attraverso l’offerta di mansioni temporanee remunerate, utili alla collettività oltre che ai prestatori stessi per i quali tale misura, seppur limitata, rappresenterebbe un “aiuto” economico e contemporaneamente un alleggerimento dei costi per servizi che vengono ora forniti con altre modalità.

E ancora, promuovere una reale partecipazione dei cittadini alla vita pubblica non solo perché si pronuncino sulle proposte dell’amministrazione ma anche per coinvolgerli già nella fase della loro formulazione, in particolare sui servizi, l’assetto del territorio e l’ambiente.

Con questo congresso regionale a Faenza non è la prima volta che la provincia di Ravenna ospita un congresso dei giovani socialisti. Hanno infatti celebrato qui, al circolo Aurora di Ravenna, anche due congressi nazionali: nel 1988 quando, con passaggio che segnò un’epoca per lo stesso Partito, da Federazione Giovanile Socialista si trasformarono in Movimento dei Giovani Socialisti, e nel 2015.

Taranto, acciaio e Picasso spuntarono fra gli ulivi

taranto_fa_l_amore_a_senso_unicoEra bella Taranto nell’altro secolo. Ma anche prima…
Ci fu un tempo lontano, tristemente perduto, in cui fu “città-stato” di Messapia che batteva moneta propria (col delfino sul dorso) e poi colonia della Polis di Pericle e Platone (Magna Grecia).
Se la genetica spiega tutto e il dna è immortale, nel dopoguerra del boom economico fu “capitale” europea e mediterranea dell’acciaio di Stato e al contempo della cultura, l’arte, il cinema, il teatro, l’editoria, la grafica, la fotografia, ecc.
I contadini posarono aratri, zappe e falci in un angolo delle masserie e divennero operai (una falange di 20mila giovani e forti “metalmezzadri” li chiamava Walter Tobagi).
Varcati i cancelli del Siderurgico, entrarono nella modernità e nel secondo Novecento: impararono a domare il fuoco ma anche a riconoscere il Picasso blu e il Van Gogh “mangiatore di fagioli”, ammirarono Kokoskha e si persero nei voli pindarici di Marc Chagall, appresero silenti dei colli di Modigliani e l’audacia di Le Courbusier li zittì.
I grandi “nomi” dell’establishment culturale anni Sessanta firmavano sugli house organ della siderurgia pubblica con cui un’Italia povera di materie prime sfidò il mondo divenendone la quinta potenza.
Taranto fu un’agorà mediterranea impregnata di sole, arata dalle fertili provocazioni delle avanguardie artistiche, italiane e non.
Una “rivoluzione” scagliata nel tempo, che vagheggiava l’uomo nuovo, densa di infinite visioni e significati significanti, ancora forse da decodificare in questi anni di fumi e di morte, di scalate, di processi, di politici non all’altezza, di ricorsi al Tar, di contraddizioni che si vogliono far pagare all’operaio, il soggetto più debole.
Si è persa quasi memoria di quando acciaio & cultura eran ontologicamente intrecciati, un tutt’uno, e forse non nacquero da input neocapitalistici e paternalistici (anche se non furono “idilliaci”), ma si trasfigurarono in sfide maieutiche, pregne di valori universali, immortali. Taranto fu “laboratorio” di sperimentazioni produttive interfacciate in campo sociale, culturale, civile, ecc. Insomma, per dirla con Nietsche, era “postuma di se stessa”.
Di tale background storico, fellinianamente, poco si sapeva e tutto s’immaginava, poiché tutto cadde nell’oblio, fu oscurato, rimosso, e non per caso.
A riaprire quello scrigno di splendore e pathos dialettico, di provocazioni e illuminazioni ancora vive “Taranto fa l’amore a senso unico” (Esperienze artistiche nei primi anni dell’Italsider: 1960-1975), di Gianluca Marinelli, Argo Editrice, Lecce 2012, pp. 80, euro 16,00 (Collana “A Sud del Novecento”, assai emozionante il corredo fotografico).
L’Italsider è assimilata alla Pirelli e la Olivetti e Taranto, col suo hinterland e il prezioso capitale umano, brillarono con i loro topoi affollati di messaggi subliminali e non, input creativi ed estetici.
Ma storicamente, dopo Franceschiello, tutto ciò che accade a Mezzogiorno è derubricato a evento minore, marginale, nullo di significato: folklore o al limite degno di curiosità antropologica. Soffocato dalla perfida gramigna dei luoghi comuni (da Lombroso a Cialdini a Salvini, il più insidioso).
Con la complicità del “pensiero” organico, i pifferai del nichilismo, i politici ologrammi che cantano nel coro per solidificare lo status quo, casta di parassiti che non immaginano che si può anche lavorare, o fare altro.
La colonizzazione culturale è realtà anche oggi, per cui il bello e il genius loci a Sud sono prima letti con password relativizzante, poi formattati ex abrupto. Sono i frutti aspri della retorica unitaria, ormai comunque destrutturata.
Non che ai meridionali importi granché: sanno del loro passato, la mappatura del loro dna e hanno abbastanza autostima per bypassare il sussiego della cultura ufficiale col classico dantesco “non ti curar di loro ma guarda e passa”.
Ma quando si ruppe l’incantesimo rivoluzionario e dadaista che osò “avvicinare ai fatti dell’arte la nuova forza lavoro” e ci fu il black-out, la crasi del senso e “la collaborazione dell’intellettuale umanista con l’industria”?
La ferita nell’anima illuminista del Sud divenne l’ispido incubo d’oggi, fra crisi identitaria e lavoro perduto, aria irrespirabile, malattie devastanti, morti bianche. Coincise forse con la privatizzazione o tutto era contenuto già nel pubblico? Materia per un altro saggio.
Con toni appassionati, Marinelli ricostruisce quel tempo denso di nuovo, documenta i suoi echi polisemici, quando la civiltà contadina si trasfigurò in laminatoi e altoforni, Cipputi e le tute blu tentarono di rubare il fuoco a Prometeo e dare l’assalto al cielo: una citazione a tutto tondo della rivoluzione industriale inglese e Usa (“Sento cantare l’America…”, W. Whitman).
Le scansioni rivoluzionarie, utopistiche, da realismo socialista in riuva al Mediterraneo (venato però da un umanesimo soft, sospeso fra Cristianesimo e Lumi): l’ingenua fiducia nel progresso della classe operaia meridiana che aveva trovato il suo paradiso, il sol dell’avvenire, senza asprezze ideologiche.
Forse ulivi e masserie furono formattati senza una riflessione adeguata: magari potevano convivere con l’altoforno, integrarsi, proseguire sulla via del progresso. La monocultura è sempre un rischio e si rivelò fatale.
Oggi non si sa come uscirne, recuperare l’anima del passato (fare pil anche con la sontuosità barocca delle sue icone e con l’eno-gastronomia?).
Ma nel suo primo decennio di vita, dice Marinelli carte alla mano, la Taranto in b/n aveva futuristicamente fretta, la velocità fu un valore pregnante, da febbre dell’oro, quando arte e grande industria furono un Giano bifronte di grande potenza e fascino, dense di avvenire, di protagonismo storico e umano.
Acciaio & cultura potevano leggersi come una citazione del mantra leninista della Rivoluzione d’Ottobre: soviet + elettrificazione = rivoluzione. L’acciaio di Stato (“illuminato”) fece di Taranto “la Rolls Royce di tutte le acciaierie del mondo”. Una sfida epocale innervata da una weltanshauung di sovrapposizioni storiche, al confine del palingenetico: un format, a ben vedere, che si sarebbe potuto esportare ovunque, pure agli altri sud del pianeta, se solo ci avessimo pensato e provato.
Anche gli ex contadini di altre latitudini si sarebbero potuto portare a casa un Kandinskij (“le opere vendute sono andate oltre il previsto…”): i tarantini le appendevano nel salotto buono magari comprato a rate.
Ma qualcosa si spezzò: dai versi ermetici di Ungaretti e la prosa aspra di Sciascia, i fantasmi afferrarono gli stregoni che li avevano evocati e si scivolò verso le patologie: la morte bussò casa per casa estorcendo sacrifici umani sull’ara pagana del progresso divenuto d’improvviso “nemico”.
Un cambio di passo imprevisto: politici e brain-group non seppero evitarlo in un Paese al fondo provinciale, rurale, culturalmente fragile, d’istinto opportunista e anarcoide, dove l’etica è sempre piegata a interessi piccini piccini, se non meschini, e il pensiero è subalterno a mille giochi e gioghi. Una terra su cui poi si è posato il guano micidiale del berlusconismo, facendola stramazzare.
Un’infida palude da cui non si sa come sortire, che ha costi sociali e umani enormi, impossibili. Un modello di sviluppo che fece di Taranto una “capitale” – come Napoli lo era stata con i Borboni – è in crisi, urgono idee forti da mettere in campo per riscriverne un altro soft, che contempli il bene comune e gli interessi dell’impresa e del popolo.
Stop and go, il bel saggio di Marinelli ci indica dove attingere la materia per ricominciare. Ci dice che il fuoco greco è sempre acceso e nuovo know-how, contadini, magari con la laurea, aspettano al bar di Viale Magna Grecia e a Villa Peripato e nuovi mercati incombono.
E se, come la fenice risorge dalle sue stesse ceneri, la fine dell’Ilva che s’approssima, fosse un altro inizio nella società liquida e precaria che abbiamo messo su?

Scuola, collegarla con cultura e lavoro

scuola

In un sistema scolastico (istruzione e formazione) che offre strutture scolastiche mediamente di buon livello, va rafforzata una nuova visione che riguarda l’alternanza tra scuola e lavoro, e non solo negli istituti tecnici, ma anche negli indirizzi classico e scientifico va inserita la presenza di conoscenze ed esperienze rivolte alle professioni e alla ricerca.

Le competenze riconosciute alla Provincia in ambito legislativo hanno consentito la produzione di una grande mole di interventi normativi. Spesso però ad interventi di carattere organico si sono preferiti interventi settoriali, con l’introduzione di modifiche spesso frammentarie e non coordinate. E’ invece necessario recuperare organicità attraverso indirizzi di lungo periodo slegati dalle mode pedagogico-culturali, evitare interventi per legge in ambiti giuridicamente affidati alla contrattazione, sostenere e rafforzare l’autonomia scolastica per permettere alle scuole di mettere in atto offerte formative più flessibili e diversificate, anche attraverso l’attribuzione alle scuole di strumenti veri di autogoverno.

In riferimento poi alle competenze della Provincia sull’amministrazione del personale insegnante delle scuole a carattere statale, si registra una carenza di personale di sostegno, sia in termini di personale specializzato, sia per l’entità delle risorse investite inadeguate rispetto ai crescenti bisogni.

Alessandro Bertinazzo
Segretario PSI Alto Adige

Genova, riprende il traffico dei treni

metro-3_0Il traffico ferroviario sulle tre linee del nodo di Genova direttamente interessate dal crollo del Ponte Morandi, da oggi è stato parzialmente riattivato. Nel dettaglio:-“Linea Sussidiaria” utilizzata per il traffico passeggeri fra Genova Sanpierdarena/Genova Rivarolo e Busalla-“Linea Bastioni” utilizzata per il traffico passeggeri e merci fra Genova Sanpierdarena e Ovada, Milano e Torino (Via succursale e/o Via Busalla)- “Linea Sommergibile” utilizzata per il traffico merci fra gli scali di Genova Marittima e Genova Sanpierdarena. Su questi tre tracciati ferroviari il Gruppo Ferrovie dello Stato, tramite RFI, ha effettuato gli interventi di ripristino e messa in sicurezza dell’infrastruttura danneggiata. Le attività sono riprese a seguito dell’avvenuto rilascio del nulla osta delle Autorità Competenti.
Dalle prime ore di oggi la circolazione ferroviaria è ripresa su sue delle tre linee sospese al traffico dal 14 agosto, a seguito del crollo del viadotto autostradale Morandi.Rimarrà,invece,sospesa al traffico la linea “Sussidiaria”, il cui rpristino potrà avvenire solo al termine dell’iter di messa in sicurezza/demolizione della parte spezzata del viadotto suddetto che sovrasta la linea stessa.Sono dunque 82 i treni regionali attivati per i collegamenti diretti via ferrovia, senza più dover cambiare mezzo di trasporto,sulle linee Genova-Acqui Terme(26 collegamenti), Genova-Rivarolo-Busalla(24 di cui 6 con capolinea a Genova Piazza Principe invece che Brignole) e Genova-Arquata-Novi Ligure(32 treni). Sono ripartiti anche i collegamenti merci da e per il porto di Genova. Il dettaglio dell’offerta è consultabile su tutti i canali di vendita di Trenitalia e sulle locandine informative pubblicate sul sito trenitalia.com. Per i primi sei giorni dopo l’odierna riattivazione, fino a martedì 9 ottobre, i treni percorreranno il tratto interessato dai lavori con un rallentamento di velocità a 30 km/orari che determinerà lievi allungamenti dei tempi di viaggio non previsti negli orari pubblicati.Le Ferrovie dello Stato,attraverso la controllata RFI (Rete Ferroviaria Italiana),ha così completato i principali interventi di ripristino avviati il 15 settembre che hanno visto impegnati circa 60 maestranze suddivise in turni operativi di 24 ore su 24. Nel dettaglio, ottemperando alle prescrizioni della Protezione Civile,è stata realizzata una barriera di protezione, lunga 70 metri e alta 8 metri, che garantirà la ridefinizione dei confini della zona rossa escludendo le linee ferroviarie. Sono stati rinnovati 300 metri di binari(massicciata,traversine e rotaie) danneggiati dal crollo, la linea di alimentazione elettrica dei treni, i cavi e parte dei sostegni di una delle due reti di alimentazione danneggiate oltre al rinnovo degli impianti di segnalamento e telecomunicazione.Il Gruppo FS italiane, vicino ai genovesi fin dalle prime ore del tragico evento,garantisce il proprio supporto alle istituzioni locali e nazionali mettendo in atto tutte le misure necessarie per agevolare i collegamenti da e per la città della Lanterna.

Campagnano. Marcia per i Popoli Oppressi

Dopo 10 Anni la Marcia Internazionale per la libertà dei popoli e delle minoranze oppresse abbandona Roma

marcia-societa-liberaPer 10 anni abbiamo organizzato la Marcia a Roma, subendo il caos e l’inefficienza amministrativa di questi ultimi anni: le autorizzazioni richieste mesi prima e arrivate solo a poche ore dall’evento e l’impossibilità di scegliere luoghi simbolo ci hanno fatto riflettere sul perché cose semplici debbano diventare fonte di amarezza e complicazioni. Impedimenti mai incontrati a Parigi e a Bruxelles, dove per tante edizioni abbiamo marciato in contemporanea.

Trovata la disponibilità della Comunità e dell’Amministrazione di Campagnano di Roma, abbiamo lasciato Roma per marciare lungo un tratto della Via Francigena, percorso che, per il ruolo storico, è simbolo evocativo dell’Occidente e delle sue libertà individuali.

Centinaia di milioni di cittadini nel mondo sono privati dei diritti fondamentali, tra la sostanziale indifferenza delle istituzioni internazionali e il silenzio dell’Occidente, che non danno alla difesa dei Diritti Umani, negati in più di un quarto dei Paesi del pianeta, la giusta priorità nelle scelte di politica internazionale, subordinate solo a criteri economici e di convenienza politica.

Società Libera, Associazione di cultura liberale, e le Comunità dei Popoli oppressi in esilio marceranno, silenziosamente per testimoniare preoccupazione e sdegno per la privazione della libertà:

Venezuela, Dittatura di Nicolás Maduro
Tibet, Occupazione cinese
Uyghuri, Repressi nel nord-ovest della Cina
Cambogia, Regime a Partito Unico
Vietnam, Negata Libertà Religiosa
Laos, Regime a Partito Unico
Harratin, Minoranza Repressa nel sud di Algeria, Marocco e Mauritania

Indios, Iraniani, Cristiani, Khmer, Krom, Curdi, Siriani e tanti altri non possono esprimersi, manifestare, informare o essere informati, praticare il loro culto, mantenere la propria cultura e lingua, non hanno diritto all’autodeterminazione. Le minoranze cristiane poi sono oggetto di massicce persecuzioni a fronte di reazioni non incisive delle istituzioni, anche ecclesiastiche.

SABATO 13 OTTOBRE 2018 ore 15
Campagnano di Roma

dalla piazza del Comune
al Santuario della Madonna del Sorbo

Psi, ambiente e mobilità per Bolzano

bolzanoI punti più rilevanti su tema della mobilità, trattati dai candidati socialisti, sono particolarmente incentrati nell’attuazione delle grandi opere in tema di mobilità previste in particolare per il capoluogo e finora rimandate. Il traffico, nei grandi centri come Bolzano, è ai livelli inaccettabili di sempre. L’inquinamento relativo subisce il passaggio dell’autostrada. Autostrada che correndo sul suolo cittadino, è di gran lunga la principale fonte di inquinamento da traffico a Bolzano così come a Bressanone.

amI socialisti vogliono che la Provincia e il suo capoluogo pongano la tutela dell’ambiente, dell’aria e della natura, al centro dell’iniziativa politica, in particolare favorendo la mobilità sostenibile con un corretto equilibrio tra i diversi mezzi di locomozione e risparmiando risorse naturali ed economiche. Deve procedere con estrema urgenza l’impegno primario di trovare le risorse finanziarie necessarie, a progettare e realizzare le gallerie della variante alla SS12 e del Monte Tondo, nonché l’implementazione della rete ferroviaria collegata con il progetto Areale: passante di Bolzano, terzo binario, nuove stazioni urbane

Ci impegniamo per l’implementazione dei progetti previsti dal PUT, in particolare di collegamento con i Comuni limitrofi, come la prosecuzione dei lavori del Metrobus per l’Oltradige, ma anche il completamento e la messa in sicurezza della rete ciclabile e pedonale, non trascurando un costante controllo sulla manutenzione straordinaria dei ponti, dei cavalcavia e dei sottopassi.

I socialisti sostengono l’attuazione del piano CO2 neutrale e la partecipazione ai progetti innovativi avviati nel territorio, come quello sull’idrogeno per trazione. Ogni azione del governo provinciale dovrà tenere in considerazione il maggiore vantaggio possibile in termini di bilancio ambientale e di CO2 prodotta, con la progressiva riduzione dell’inquinamento atmosferico determinato dai motori termici.

Alessandro Bertinazzo
Segretario PSI dell’Alto Adige

In Vino Fabula, sinergia di narrazioni per il Cesanese

VINO_CESANESE-852x479-e1527319406144La prima edizione di “In Vino Fabula. Residenza delle narrazioni”, progetto ideato e curato da Luca Calselli, con Rino Bianchi direttore artistico, si chiuderà domenica prossima, 30 settembre, in piazza Francesco Pais a La Forma-Serrone, in provincia di Frosinone.

“In Vino Fabula”, coordinato da Serrone in Excelso, rete di imprese locali, ha un’idea base che si è rivelata vincente: condividere la bellezza, le conoscenze e il gusto del territorio, coinvolgendo cultura e impresa.

Grazie a questo progetto alcuni tra i più interessanti narratori italiani come Francesca Bellino, scrittrice e giornalista; Angelo Ferracuti, scrittore e narratore; Emanuele Lelli, grecista, antropologo e saggista; Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice; Marco Petrella, autore di graphic novel, hanno incontrato e raccontato attraverso le parole e le immagini il vino Cesanese, prima e unica DOCG (denominazione di origine controllata e garantita) a bacca rossa del Lazio.

Il programma prevede l’ospitalità per ogni Autore coinvolto, che scriverà a suo modo del territorio, del paesaggio, del vino, del lavoro. Appuntamento quindi domenica prossima, a partire dalle 15.30, con la lettura pubblica dei racconti nati appunto durante il periodo di permanenza degli autori ospiti nel borgo ciociaro.

Saranno Shanna Rossi e un gruppo di giovani attori a leggere le opere inedite degli autori ospiti di questa prima edizione di “In Vino Fabula”.

Gli organizzatori hanno puntato su un progetto nuovo, capace di coniugare la scrittura con le altre discipline narrative e di ribadire il concetto che senza cultura un territorio è più debole. La cultura, quindi, intesa anche come il volano per una nuova e dinamica coesione sociale.

La grande partecipazione ha reso questo progetto unico nel panorama enologico e culturale italiano, facendo di “In Vino Fabula. Residenza delle Narrazioni”, una Residenza anomala contraddistinta dal forte legame con la città, dove protagonisti, accanto ai narratori, sono i cittadini, i vignaiuoli, i lavoratori, le scuole, i giovani.

Bolzano. Lavoro, i punti rilevanti dei socialisti

lavoro

Bolzano. I punti più rilevanti sul tema del lavoro, trattati dai candidati socialisti, riguardano la necessità di fornire una offerta articolata di nuove prospettive di lavoro, garantendo la tutela e le retribuzioni crescenti. Va estesa la battaglia contro il lavoro nero e la dequalificazione che utilizza lo sfruttamento della mano d’opera straniera o la popolazione svantaggiata e meno tutelata, riservando particolare attenzione ai sub-appalti. Vanno trovate forme premianti per il riconoscimento del “buon lavoro” e l’abbattimento delle diseguaglianze di genere.

Va rilanciato il “Fondo di solidarietà territoriale” riproponendo che venga esteso anche alle aziende con meno di 5 dipendenti, accompagnato da un sistema di riqualificazione professionale, che è sempre più urgente, viste le dinamiche del mercato del lavoro con sempre nuove competenze, ed anche mirato a nuove categorie di lavoratori (persone di una certa età, donne dopo la maternità).

Una formazione adeguata e continua è la garanzia migliore per l’occupazione. Va riconsiderata anche la carenza di politiche attive del lavoro soprattutto in relazione al fatto che esiste ancora un’alta offerta di professionalità che non incrocia la domanda.

TrePSI_18Inoltre vanno previsti nuovi interventi sulla sicurezza sul lavoro: in Alto Adige il numero di infortuni è ancora troppo alto. Un dato che aumenta in percentuale più delle masse salariali assicurate e questo conferma che l’attenzione a questo tema non potrà essere ancora sottovalutato come in passato. Il “Comitato di Coordinamento provinciale in materia di salute e sicurezza sul lavoro”, costituito nel 2008, non ha mai adempiuto ai suoi compiti istituzionali di coordinamento delle attività di prevenzione e di esercizio del potere di coercizione. Nella prossima legislatura il ruolo del Comitato, unico organo istituzionalmente preposto alla sicurezza sul lavoro, va valorizzato.

Alla Bottega di Libera il saggio su padre Puglisi

pino puglisiAppuntamento giovedì 27 settembre, alle ore 17 e 30, presso la Bottega I Sapori ed i Saperi della Legalità di Libera, a piazza Castelnuovo 13, a Palermo, per la presentazione del saggio della giornalista Federica Raccuglia, “L’uomo del dialogo contro la mafia. La storia di padre Pino Puglisi”, prefazione di mons. Giancarlo Maria Bregantini, Edizioni La Zisa.

Insieme all’autrice, interverranno: Gregorio Porcaro, collaboratore di padre Pino Puglisi e coordinatore regionale di Libera; Giampiero Tre Re, teologo; e Pino Martinez, storico collaboratore e amico di don Pino Puglisi e componente del Comitato Intercondominiale di Brancaccio. Modererà l’incontro Davide Romano, giornalista ed editore.

Il libro: Federica Raccuglia, “L’uomo del dialogo contro la mafia. La storia di padre Pino Puglisi”, Prefazione di mons. Giancarlo Maria Bregantini, Edizioni La Zisa, pp. 200, euro 15,00

La vicenda di padre Pino Puglisi, nel tempo, è stata fonte di studi, inchieste, romanzi, film; tutte produzioni necessarie per mantenerne vivido il ricordo, per trasmettere un prezioso modello di vita alle nuove generazioni. Questo saggio si va a inserire nell’insieme di tale produzione creandosi uno spazio particolare. La vicenda di don Pino viene ripercorsa in modo dettagliato grazie a vari contributi originali, testimonianze e interviste. Il leitmotiv teorico è la riflessione linguistico-pedagogica su padre Puglisi, il quale ha tentato di dialogare con la mafia utilizzando un codice a essa sconosciuto: la parola. Codice intraducibile per individui che hanno scelto di abitare un mondo in cui le sole cornici interpretative sono intimidazione, violenza e morte. Secondo Lev Semënovič Vygotskij, la parola nasce prima del pensiero, il bambino impara a nominare le cose prima di conoscerle, ed è proprio il linguaggio a determinare la sua conoscenza e coscienza del mondo. Padre Puglisi ha dato la vita per la fede in questo principio, per le parole prima di tutto.

Federica Raccuglia è nata nel 1990 a Palermo. Giornalista pubblicista, scrive per “Si24.it” e “Il Giornale di Sicilia”. Cura diversi uffici stampa e conduce un programma di attualità e intrattenimento sulla web tv “Feel Rouge tv”. Nel 2012 ha conseguito la laurea triennale in “Giornalismo per uffici stampa” all’Università degli Studi di Palermo e nel 2014 la laurea magistrale in “Scienze dell’Informazione, della Comu­nicazione e dell’Editoria” presso l’Università degli Studi di Tor Vergata.

Tropea, i socialisti rispondono all’appello

Domenico Tomaselli Psi

Domenico Tomaselli

“Il dado è tratto e adesso si entra nel vivo della campagna elettorale dove ci auguriamo che i veri protagonisti siano i cittadini, le idee, la partecipazione democratica e la legalità. Un augurio di buone elezioni e anche ai nostri competitor ”

Sono queste le parole di componente della Segreteria Provinciale Psi e compagni che da tempo lavorano con il gruppo del Dott. Massimo L’Andolina.

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Massimo L’Andolina

“Abbiamo deciso di dare il nostro contributo per la costituzione della lista denominata “L’altra Tropea con Massimo L’Andolina Sindaco”, lista civica dove si ritrovano diverse culture politiche come quella socialista, cattolica, destra europea e popolare. La necessità di partecipare ad una lista così variegata trova la ragione di esistere nella grave difficoltà in cui si trova la città di Tropea, umiliata oltre ogni immaginazione, che necessita di un governo di “salute pubblica” dove le forze che vi partecipano pur venendo da formazioni culturali diverse hanno un comune denominatore: il programma politico e la salvezza della Città.

Tale gruppo – fa notare Tomaselli delegato e presentatore della lista- rappresenta assai bene la nostra società civile in quanto è formato da uomini, donne (5 su 12), liberi professionisti come avvocati, ragionieri, commercialisti ma anche professori, dottori, infermieri, casalinghe e operai, un bel mix al quale va aggiunta una visione amministrativa e un progetto realizzabile che parte da lontano e che da sicurezza ai cittadini.

Questa volta più di altre si dovranno evitare proclami elettorali e dire ai cittadini da dove si parte e come si può arrivare alla meta, facendo il paio con i bilanci e le restrittezze che si ereditano dopo un lungo e tormentato deficit amministrativo. Il messaggio che lanciamo ai cittadini è che Tropea non ha bisogno soltanto di facce nuove ma di persone competenti che sappiano operare, amministrare e tirare fuori dallo stagno la nostra città ”

Il Psi nell’operare per il bene comune sarà degnamente rappresentato da Domenico La Torre, sindacalista ed ex ferroviere, da sempre impegnato nel sociale, persona per bene e di una disponibilità fuori dal comune.

Il gruppo socialista, che peraltro risulta l’unica rappresentanza del centro sinistra che dopo le elezioni del 4 marzo si è messo in gioco mettendo la faccia, ha voluto con La Torre dare un contributo anche in termine di idee che sono state inserite nel programma.

Oltre la gestione dell’ordinario con ordine e pulizia che è la vera risposta quotidiana alle esigenza dei cittadini i socialisti hanno pensato a: Assistenzialismo; Turismo; Associazioni e istituzione di una Consulta giovanile in seno al Consiglio Comunale per alimentare la partecipazione delle nuove generazione alla vita del paese; Individuazione di una figura professionale per l’euro progettazione, unica e vera fonte per intercettare i grandi contributi europei per il finanziamento delle grandi opere di ammodernamento; Attenzione all’edilizia popolare (alloggi Aterp); Piani di rigenerazione urbana

I socialisti dunque prendono una netta posizione ricordando che il gruppo ricostituitosi un anno e mezzo fa da tempo, ha sempre operato con azioni concrete in favore dei tropeani.

Di questo ne è prova una serie di attività tra le quali: lettere ed incontri con i dirigenti sanitari dell’ASP di Vibo Valentia per il problema ticket che oggi appare risolto vista anche l’apertura dei nuovi locali; incontro con l’On Pia Locatelli sul ruolo delle donne nella P.A. e la Parità di genere ( non è un caso la presenza di 5 donne in lista ) ed in ultimo, ma non meno importante, la battaglia che il Psi sta facendo per l’emanazione del Bando per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare siti in loc. Argani, terminati e mai assegnati.

Un pensiero Tomaselli lo rivolge ai giovani tropeani oggi grandi assenti di queste elezioni: “amici e coetanei questo paese ha disperatamente bisogno del vostro pensiero, non delegate sempre a terzi, partecipazione, confronto e lotta, solo così cambiano le cose. Come in quegli anni in cui noi giovani studenti dei licei e dei professionali lottavamo e sfilavamo per la vie della città rendendola viva per la libertà e i diritti di tutti”.