lunedì, 21 Settembre, 2020

L’Argentina in crisi tra covid-19 e default alle porte

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La paura del coronavirus è arrivata anche in Argentina. Nonostante l’allarme diffuso già da settimane in tutta l’America Latina, l’epidemia sembrava aver risparmiato il Paese, con numeri ancora sotto controllo.
Ora, però, il bollettino dei contagiati comincia a preoccupare anche le autorità argentine, visto che martedì 9 giugno, per la prima volta, sono stati registrati oltre 1.000 casi in 24 ore.
L’emergenza sanitaria è molto temuta a Buenos Aires perché le sue conseguenze potrebbero peggiorare in modo drammatico la situazione economica della nazione: il default è alle porte.

Il tasso di nuove infezioni ha continuato ad aumentare solo pochi giorni dopo aver esteso le misure di blocco nella capitale Buenos Aires, la più grande città del Paese ed epicentro del virus.
Nello specifico, il Ministero della Sanità argentino ha registrato 1.141 nuovi casi nelle ultime 24 ore, nonché 24 decessi, arrivando al totale di 24.761 contagiati e 717 decessi dall’inizio dell’epidemia all’inizio di marzo.
L’epidemia corre velocemente soprattutto nelle villas miserias, le baraccopoli diffuse della capitale. Qui, infatti, si registra il 30% di positivi di Buenos Aires.
Già da marzo, il Governo argentino ha cercato di arginare in modo rigoroso i contagi. Il lockdown ha imposto la chiusura delle scuole, i servizi non essenziali e vietato gli eventi pubblici.

Inoltre, il Paese ha vietato i voli commerciali fino al 1 settembre, una delle misure di viaggio più severe al mondo durante la pandemia.
La scorsa settimana l’Argentina ha esteso il blocco obbligatorio a Buenos Aires, dove la concentrazione di positivi sta aumentando. Altre aree della nazione hanno adottato il distanziamento sociale obbligatorio e preventivo.
L’obiettivo del presidente Fernandez è quello di evitare in tutti i modi che la pandemia diventi emergenza sanitaria, visto che la nazione ha un’urgenza già grave: trovare l’accordo con i creditori esteri e nazionali per evitare l’ennesimo default.
Un impatto duro dell’epidemia sull’economia nazionale sarebbe difficile da gestire e porterebbe all’affondo la già fragile condizione finanziaria argentina.

Dunque, in questi giorni l’Argentina è stretta da una doppia morsa. Il dramma dell’aumento dei casi di contagio di Covid-19, soprattutto nella grande area metropolitana di Buenos Aires, proprio mentre si prolungano oltre ogni aspettativa le trattative per evitare il nono default economico del Paese. Se quest’ultima ipotesi si verificasse, al contagio del virus, con il suo carico di enormi problematiche sociali, aggiungerebbe in tutto il Sudamerica il contagio economico conseguenza del default.
Una prospettiva agghiacciante, che nessuno dei protagonisti riesce a credere dato che il Governo e i creditori continuano a trattare, nonostante le agenzie di rating abbiano già definito tecnicamente l’Argentina in fallimento,dopo la scadenza, la scorsa settimana, di quella che sembrava essere l’ultima data utile per trovare un accordo. La proposta dell’Argentina di sospensione dei pagamenti per tre anni e di ridefinizione degli interessi non è stata al momento accettata dai creditori, tra cui anche il Fondo monetario internazionale. Nell’ultimo fine settimana è arrivata la notizia che i maggiori investitori privati hanno attivato assicurazioni per un miliardo e mezzo di dollari, per coprire i rischi di insolvenza dello Stato argentino. Il Governo del peronista Alberto Fernández non può far pesare un’eventuale intesa su un Paese in profonda crisi economica e sociale, fermo da oltre due mesi per una dura quarantena.

Tra i Paesi latinoamericani, infatti, quello che ha varato i provvedimenti più duri per fronteggiare il Covid-19 è proprio l’Argentina. Con buoni risultati, in termini di contenimento. Ma se nella periferia del Paese la vita sta tornando relativamente alla normalità, nell’area di Buenos Aires i contagi hanno ripreso a salire e sono entrati anche nelle “villas”, i quartieri poveri dell’immensa metropoli, ai quali Papa Bergoglio dedica molto la Sua attenzione.
Mons. Gustavo Carrara, vescovo ausiliario di Buenos Aires, ha affermato: “Quanto sta accadendo con la pandemia ci mette a nudo, svela i limiti del nostro modello. Più volte il Papa ci ha ricordato il valore della fraternità all’interno dell’unica famiglia umana. Siamo interconnessi, e la pandemia ci spinge a organizzare il mondo in altro modo. E la questione del default ci fa interrogare su come vogliamo organizzare il sistema finanziario mondiale. Cosa vogliamo mettere al centro? La finanza, i bond, le speculazioni, o la dignità della persona umana? Tutti hanno diritto di vivere con dignità. Il Papa ha parlato delle ‘tre T’, tierra, techo y trabajo (terra, casa e lavoro). Sono diritti sacri, e non mi pare si chieda molto più di questo!. Invece, l’Argentina con le sue risorse alimentari dà da mangiare a 400 milioni di persone, ma non riesce a evitare che milioni di suoi cittadini siano senza pane, che esistano bambini senza acqua potabile”.

Il coronavirus sta penetrando nelle “villas” in questi giorni, mentre si sta entrando nella stagione invernale. Come si fa a spiegare ai bambini poveri che si devono lavare le mani se in molti casi manca l’acqua potabile?
Viene spontaneo chiedersi che mondo stiamo preparando ai bambini costretti a vivere in luoghi così sfortunati? C’è anche il problema dei lavoratori precari, piccoli commercianti, coloro che lavorano sulla strada. Inoltre c’è quello degli anziani, le persone più a rischio. Fortunatamente, in questo scenario, proprio dalle comunità dei quartieri popolari e dai curas villeros sono arrivati tanti segnali di aiuto e solidarietà. Sono stati allestiti ricoveri per gli anziani, che non potevano continuare a stare in abitazioni affollate e fatiscenti. Mons. Carrera ci tiene a ricordare: “Sono state fatte delle ricognizioni, siamo andati a cercare gli anziani nelle loro case, grazie a molti giovani volontari. Ma ad ammalarsi, spesso, sono anche i giovani, o persone di mezza età. Sono stati realizzati programmi di assistenza sanitaria in luoghi nei quali i poveri non hanno accesso al sistema sanitario, o alla distribuzione di generi alimentari”.

Il disagio sempre più forte viene confermato anche dal professor Eduardo Donza, economista dell’Università Cattolica Argentina, che fa parte del gruppo di ricercatori dell’Osservatorio del Disagio sociale, promosso dalla stessa Università. Il prof. Donza ha dichiarato: “Nello studio più recente, dedicato alla ‘Grande Buenos Aires’, abbiamo riscontrato che la metà delle famiglie sperimenta un calo significativo delle entrate, una su quattro non ne ha proprio, poiché vivevano di ‘changas’, di lavori alla giornata. È completamente al palo il 45% dei piccoli imprenditori e commercianti. Ma i problemi esistono anche per quel 35% di lavoratori stabili e in regola. Il calo complessivo della produzione supera il 50% e ci sono ripercussioni sulle imposte incassate dagli Enti pubblici. Solo a Buenos Aires, calano del 40%. Del resto, abbiamo superato i 70 giorni di quarantena, e non ci sono prospettive a breve termine, visto che i contagi sono in crescita”.
Il dibattito sul default, rispetto ai problemi del “Paese reale”, potrebbe sembrare paradossale, invece è estremamente concreto.
Il prof. Donza ha aggiunto: “Le trattative tra il Governo e i debitori proseguono, l’impressione è che un accordo sia vicino e io sono convinto che il Governo lo voglia fortemente. Ma in realtà si sa molto poco, trapelano poche notizie e l’Esecutivo ha tenuto un profilo molto riservato. Certo, la contemporanea pandemia rende tutto molto più complicato”.
Sulla compatibilità di un nuovo sistema economico fondato sulla persona con le attuali regole, l’economista argentino ha detto: “La questione è vera. Vogliamo, è vero, un’economia più umana, ma dall’altro lato serve tempo. Si può fare un paragone con il default del 2001. All’epoca il sistema dei creditori internazionali era molto più rigido e basato su criteri finanziari. Invece, in questa trattativa si avverte più flessibilità, qualche passo verso un’umanizzazione di questo sistema è stato fatto”.
L’ex presidente argentino Carlos Menem, gravemente ammalato e prossimo al compimento di 90 anni, ha guidato le sorti dell’Argentina fra il 1989 e il 1999 introducendo importanti riforme neoliberali e privatizzando vari settori chiave dell’economia nazionale.
Ma i problemi dell’Argentina non sono mai stati risolti. Adesso si è aggiunta la pandemia.
In questa situazione, il caso dell’Argentina appare emblematico, concorrendo a dimostrare il fallimento delle politiche neoliberiste in tutto il mondo.

S.R.

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