giovedì, 17 Ottobre, 2019

Arin, Ceylan e Vian,
donne in guerra

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combattenti curdeKattrin, la figlia minore di Anna Fierling, protagonista dell’opera di Bertolt Brecht “Madre Coraggio” è l’unica eroina del dramma, ambientato nel corso della guerra dei trent’anni, perché muore sacrificandosi e salvando un intero villaggio da un attacco a sorpresa del nemico.

Le cronache belliche si nutrono anche di simboli, di vittime e di eroi: alcuni sconosciuti o anonimi, altri, in ragione delle circostanze, balzano agli onori della cronaca e poi della storia per aver connotato, più o meno consapevolmente la propria azioni di significati simbolici. A Praga, nel 1969, un giovane studente di filosofia, Jan Palach, si diede fuoco e morì dopo tre giorni di agonia, per protesta contro l’occupazione militare della nazione boema da parte dei sovietici.

E’ di ieri la notizia della morte di Arin Mirkan, madre di due figlie, avvenuta nella periferia di Kobane, al confine tra Siria e Turchia, da giorni sotto assedio delle forze dei fondamentalisti islamici dell’ISIS. La giovane curda, capo di un’unità di combattimento femminile, si è fatta esplodere causando la morte di non meno 15 miliziani dell’ Isis e distruggendo un blindato.

Probabilmente l’azione kamikaze della ragazza non impedirà la presa della città da parte dei macellai dell’ISIS, ma il suo gesto assume un potente significato simbolico. Arin ha mostrato al mondo che le donne curde, piuttosto che finire nelle mani dei fondamentalisti, essere stuprate e vendute come schiave sessuali, hanno preso le armi e sono pronte a vendere cara la pelle, sino all’estremo sacrificio.

Solo il 3 ottobre scorso, sempre nei pressi di Kobane, Ceylan Ozalp, 19enne curda, finite le munizioni, ha utilizzato l’ultima pallottola per darsi la morte piuttosto che finire prigioniera dell Isis. “Isis are afraid to see women with guns”, (quelli dell’Isis hanno paura nel vedere le donne armate). E’ quanto raccontava pochi giorni fa ad un inviato della BBC una delle tante donne e ragazze che si sono unite alle milizie curde per combattere conto l’ISIS e che interpretano alla lettera la mission dei Peshmerga (coloro che combattono fino alla morte).

Vian Dakhil, unica deputata yazida nel Parlamento iracheno, che in un drammatico intervento nell’assemblea denunciò il disperante destino delle donne yazide e curde finite nelle mani dei boia fondamentalisti, lo scorso mese di agosto è rimasta miracolosamente illesa a seguito di un attentato dell’ISIS portato contro l’elicottero su cui viaggiava. Ciononostante Vian continua nella sua battaglia ed è in predicato di diventare ministro delle donne nel nuovo governo iracheno guidato da Aaider El Abadi.

Sono le vicende di donne coraggiose e determinate nella guerra feroce in atto in un teatro, il deserto siriano, già muto testimone del devastante destino che vide protagoniste, un secolo fa, le donne armene in marcia verso la morte, vittime della medesima lucida follia etnico religiosa che oggi guida i fanatici fondamentalisti dell’Isis.

L’auspicata sconfitta e distruzione dell’orda barbarica dell’Isis si potrà compiere anche e soprattutto grazie al coraggio delle tante donne che, come Arin, Ceylan e Vian, sono divenute, loro malgrado, l’avanguardia del drammatico scontro contro l’avanzata del terrore. Perché ha ragione la giovane combattente curda: i fondamentalisti hanno paura delle donne.

Emanuele Pecheux

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Mauro Del Bue

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