martedì, 25 Giugno, 2019

Arriva il Def. Deficit e debito prendono il volo

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Il Documento di economia e finanza, dovrebbe prendere atto del cattivo stato di salute dell’economia italiana e fissare i paletti per la prossima legge di bilancio. L’ultimo scontro all’interno dell’esecutivo si è consumato sulla flat tax a due aliquote fino a 50mila euro di reddito familiare, cavallo di battaglia della Lega. Il Carroccio vuole blindare l’operazione nel Def per sfruttarla in vista delle imminenti elezioni europee. Ma, per motivazioni diverse, sia il vicepremier Luigi Di Maio sia il ministro dell’Economia Giovanni Tria frenano. Di questo e degli altri ‘nodi’ del Documento si sarebbe dovuto parlare nel corso di un vertice convocato a palazzo Chigi ma poi è stato rinviato alla riunione del Consiglio dei ministri sul Def.

Tria, ancora una volta farebbe i conti con la realtà. Il taglio delle tasse costerebbe ben 12 miliardi e in questa fase di rallentamento dell’economia sarebbe impensabile di poterle riportare nel Documento. Poi ci sarebbe il problema dei mercati perché un piano di riduzione della pressione fiscale così ambizioso adesso rischierebbe di avere un impatto negativo sullo spread. Il ministro ha sempre sostenuto la linea della gradualità: l’intervento di riduzione della pressione fiscale per Tria resta negli obiettivi di Legislatura compatibilmente con le esigenze di bilancio. Nel Def, tranne forzature dell’ultima ora, dovrebbe essere indicato il progetto di riduzione della pressione fiscale rinviando ad ottobre il confronto di merito sulla Flat tax.
Stessa linea di prudenza, ma per motivazioni che nulla hanno a che fare con il bilancio dello Stato, è sostenuta dal M5S che insiste sulle misure per la famiglia, dal quoziente familiare al bonus pannolini. Però, anche su questo, il titolare di Via Venti Settembre ha posto delle riserve. In più i pentastellati vogliono vederci chiaro sulla questione dei rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche dopo che è prevalsa la linea Tria per gli indennizzi con doppio binario e arbitrati flessibili.

Le esigenze di bilancio che mette avanti Tria si fanno sempre più stringenti a causa dell’inversione di rotta sull’economia internazionale e italiana in particolare. Il nuovo quadro macroeconomico dovrebbe certificare una drastica revisione a ribasso delle stime sul Pil per quest’anno. Dall’1% dell’ultima previsione della legge di bilancio, l’economia italiana dovrebbe viaggiare realisticamente intorno a un +0,2%. Ma i tecnici sono al lavoro per cercare di scontare già nelle previsioni di domani la spinta antirecessiva che dovrebbe venire dal dl crescita (approvato però salvo intese) e dallo sblocca cantieri per aumentare le stime di qualche decimale, al +0,3-0,4%, ed evitare di dare l’idea di una sonora autosmentita di tutto quello che era stato promesso in autunno.

Inoltre, per evitare la manovra correttiva che Tria e tutto il governo hanno sempre escluso, potrebbero scattare le clausole di salvaguardia della scorsa manovra con tagli di due miliardi alle spese dei ministeri congelati proprio per far fronte a eventuali esigenze di cassa.
Su tutto pesa come una spada di Damocle l’aumento dell’Iva: servono oltre 20 miliardi per scongiurare l’incremento di tre punti previsto dal 2020. La questione dovrebbe però essere rimandata a ottobre.
Tra gli altri obiettivi delicati che il governo dovrà indicare c’è quello del deficit (che dovrebbe tornare al 2,4% dal 2,04% previsto soltanto quattro mesi fa dopo un duro braccio di ferro con la Ue, per poi scendere al 2,1% nel 2020), ma ancora di più quello del debito (il rapporto debito-pil dovrebbe sfiorare il 133%) su cui il governo aveva previsto un calo dell’1% tutto basato su un ambizioso programma di privatizzazioni per ben 18 miliardi per quest’anno, ma al momento completamente disatteso.

Il sentiero di riforma per i prossimi anni prevederebbe la graduale estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15 e 20 per cento, a partire dai redditi più bassi, al contempo riformando le deduzioni e detrazioni. Per incentivare gli investimenti, le imprese potranno inoltre beneficiare di una riduzione dell’aliquota Ires applicabile agli utili non distribuiti. Questa sarebbe una delle previsioni contenute nella bozza del Def .
Nella bozza, c’è anche il capitolo riguardante il salario minimo legale dove si legge: “Il Reddito di Cittadinanza sarà completato dall’introduzione del salario minimo legale, che garantirà un minimo retributivo legale ‘sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa’ a norma dell’articolo 36, comma 1 della Costituzione”.
Tra le previsioni del programma nazionale di riforma, ci sarebbe anche l’estensione dell’equo compenso e della normativa sul lavoro accessorio, per regolamentare lavori difficilmente inquadrabili in un contratto di settore come baby-sitter, quello agricolo stagionale e la modifica del T.U sulla sicurezza. Per quel che riguarderebbe il miglioramento della sicurezza sui luoghi di lavoro, il Governo opererebbe per modificare il Testo Unico sulla Sicurezza prevedendo adempimenti semplificati per le Pmi ed aumentando le risorse da destinare al personale addetto ai controlli e alla verifica della corretta applicazione delle normative in materia.

Nello scenario programmatico ci sarebbe una previsione sulla crescita del Pil pari a 0,2% in termini reali e 1,2% in termini nominali. L’impatto complessivo del Dl crescita e dello sblocca cantieri sull’economia, secondo il governo, verrebbe prudenzialmente stimato in 0,1 punto percentuale di crescita aggiuntiva del pil nel 2019.
Nel quadro tendenziale, la previsione di crescita media del Pil in termini reali per il 2019 scende allo 0,1 per cento, dall’1,0 per cento del più recente documento ufficiale. Per quanto riguarda il pil nominale, la crescita tendenziale prevista per il 2019 si riduce dal 2,3 per cento all’1,2 per cento, anche a causa di una limatura del deflatore del PIL, il cui incremento scenderebbe dall’1,1 all’1,0 per cento in presenza di deboli pressioni inflazionistiche.

Nel documento si legge: “L’economia italiana ha perso slancio durante lo scorso anno, registrando nel complesso una crescita del pil reale dello 0,9 per cento, in discesa dall’1,6 per cento del 2017. Ai modesti incrementi dei primi due trimestri del 2018 sono seguite, infatti, lievi contrazioni congiunturali del PIL nel terzo e quarto trimestre. Le stime tendenziali incorporano le più importanti misure espansive previste dalla Legge di Bilancio per il 2019 che cominceranno ad esercitare effetti di stimolo all’attività economica nei prossimi mesi”.
Se si confrontano le nuove previsioni con quelle del Def 2018, la diversa configurazione delle variabili esogene pesa per la maggior parte della revisione al ribasso. All’interno delle esogene, le peggiorate prospettive di crescita del resto del mondo e del commercio internazionale sono il fattore più rilevante per l’abbassamento della previsione, soprattutto per il 2019. Negli anni successivi giocano invece un ruolo crescente nello spiegare la revisione al ribasso il più elevato livello dello spread sui titoli di Stato e il lieve abbassamento delle stime di crescita potenziale.

Secondo fonti di governo, intorno alle 14,30, al ritorno del premier Giuseppe Conte da Milano, si è svolto il vertice di governo sul Documento di economia e finanza. La riunione, slittata ieri per problemi di agenda, è stata fatta per sciogliere i nodi politici in vista del Consiglio dei ministri convocato alle 16.30.
E’ passa la linea di Giovanni Tria sui rimborsi ai risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie. Difficilmente passerebbe la sua idea di tenere la flat tax fuori dal Documento di economia e finanza. Non solo Matteo Salvini, in pressing da giorni: anche Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, che spinge per il pacchetto famiglia, dicono sì a citare la tassa piatta nel Def, sfidando resistenze del ministro dell’Economia. Su come realizzare la Flat Tax, però, prosegue la lite tra M5s e Lega. Salvini propone un primo scaglione di tassa piatta al 15% per famiglie con reddito fino a 50mila euro e per lavoratori dipendenti. Di Maio rivendicando attenzione al ceto medio ha annunciato: “Si farà col coefficiente familiare”. Ma, fonti leghiste hanno ironizzato: “Bravo Di Maio che finalmente ha capito il progetto di flat tax della Lega! Cosa c’entrano i ricchi tra i nuclei fino a 50mila euro?”.

Conte, nel ruolo di paciere tra i ‘due consoli’, ha stemperato i toni: “E’ un pezzo della riforma fiscale, per realizzarla nell’interezza serve tempo”.
La partita del Def si giocherà dunque nel vertice in programma a Palazzo Chigi previsto due ore prima dalla convocazione del Consiglio dei ministri che, venendo sostanzialmente esautorato dal suo compito istituzionale, dovrà dare formalmente il via libera al Documento di economia e finanza.
Il passaggio è delicato perché il governo gialloverde dovrà abbassare le stime di crescita e certificare la stagnazione. Dall’1% si potrebbe scendere allo 0,4% di crescita programmata del Pil: almeno, questa è l’ipotesi di compromesso per la quale spinge parte del governo. Tria vorrebbe il massimo della prudenza: la sua proposta potrebbe essere di un Pil tendenziale dello 0,1% e un dato programmatico dello 0,2%. Il M5s si auspica una cifra un po’ più alta.

Nel conteggio del Pil entrerebbero anche il decreto crescita e lo sblocca cantieri, ma nessuno dei due è ancora chiuso. Lo sblocca cantieri, varato tre settimane fa, non sarebbe stato ancora bollinato né inviato al Quirinale per la firma perché, trovata l’intesa politica, nel testo resterebbero alcune criticità. Il ministro dell’Economia, è sotto assedio da settimane, ha tenuto le sue carte coperte con chi lo ha incontrato a Palazzo Chigi, dove ha preso parte al tavolo con i risparmiatori facendo slittare la prevista riunione sul Def. Le associazioni dei truffati hanno dato il via libera, con 17 sì e 2 no, alla proposta presentata loro dal premier Conte di dare un doppio binario ai ristori: diretto per chi (circa il 90% della platea) abbia un imponibile entro i 35 mila euro o un patrimonio mobiliare entro 100.000 euro, con l’arbitrato semplificato per gli altri. La proposta di compromesso con l’Ue elaborata da Tria sarebbe passata.
In realtà, il governo dovrà trovare 23 miliardi solo per evitare l’aumento dell’Iva.

Salvatore Rondello

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