mercoledì, 30 Settembre, 2020

Arriva ‘Woolsh’ l’ultimo lavoro dei Deep Purple

0

Ian Gillan, in anteprima assoluta, ha rilasciato una lunga intervista a Radio Rock 106.6 in collaborazione con Urock, rivelando curiosi aneddoti sull’ultimo album dei Deep Purple: “Woolsh” – in uscita il 7 agosto.

Il cantante della band britannica, ai microfoni dell’emittente di cui si è detto egli stesso “grande fan”, ha così colto l’occasione per raccontare perché il loro ultimo lavoro rappresenti un unicum della propria discografia. Vero e proprio condensato di tematiche politiche, ambientali e sociali.
“Lo abbiamo terminato un anno fa – ha esordito Gillan. È quindi scollegato da quello che sta succedendo adesso, però le problematiche del tempo erano già enormi. Abbiamo iniziato a scriverlo nel 2018 in una bella sessione in Germania, poi siamo andati a Nashville e abbiamo finito di scrivere l’album nel modo in cui lo abbiamo sempre fatto dal 1969: andiamo a lavoro mezzogiorno e lavoriamo per 6 ore, con pausa tè alle 15. Un po’ come andare in ufficio”.

Riguardo al titolo dell’album ha precisato: “È un suono onomatopeico, mi piace che costringa a pensare. Per me è come quello di Lewis Hamilton sulla linea del traguardo di un Gran Premio. Quel ‘Woolsh’ può essere il tempo di una vita, un milione di anni, è tutto in relazione all’universo e quindi il tempo di un battito di ciglia”.

Ian Gillan ha poi proseguito commentando il tema di uno dei singoli pubblicati , Throw My Bones: “Quando sei giovane sei ambizioso, vuoi sempre di più. Vuoi tutto. Poi attraversi l’evoluzione della vita e quindi puoi diventare più riflessivo, filosofico, e forse ti ritrovi a pensare: ‘Beh, quello che ho, dopotutto non è così male”.

Impossibile non chiedergli della sua evoluzione vocale, della quale ha avuto da dire: “La chiave della longevità e per cantare con successo, è evitare quello che non puoi fare e, soprattutto divertirti con quello che invece puoi. Tantissimi anni fa, quando sono uscito dalla fase di ‘Child in time’ mi sono ripromesso che non avrei mai più urlato così. Ci sono altre cose che puoi fare. Ad esempio, sono dovuto arrivare a cinquant’anni per raggiungere un altro tipo di qualità vocale, il timbro che mi piacesse nelle medio-alte, il tono che volessi, tipo quello del mio eroe Cliff Bennett, che avevo sempre cercato di eguagliare senza riuscirci. Se urli tutto il tempo, il lavoro intero viene giudicato su quello, diventa il tuo segno distintivo e tutto quello che c’è sotto viene marchiato come non interessante. Se inizi troppo in alto puoi solo scendere”.

Il frontman dei Deep Purple si è poi congedato agli ascoltatori salutandoli e tessendo le lodi di Radio Rock: “Sono molto legato alla radio, al suo staff, la proprietà ed a tutte le persone che ci sono. Non vedo l’ora di venirvi a trovare per una tazza di tè e due chiacchiere la prossima volta che sarò a Roma”

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply