domenica, 12 Luglio, 2020

Artigiani e commercianti, ecco i nuovi importi contributivi 2020

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Il versamento va effettuato con i modelli F24
ARTIGIANI E COMMERCIANTI: I NUOVI IMPORTI CONTRIBUTIVI 2020
A breve, ma in parte e già scattata, partirà la kermesse assicurativa dei soggetti contribuenti interessati relativa all’anno in corso che terminerà con l’ultimo versamento da effettuare a saldo nel giugno – luglio del 2021. Al riguardo è appena il caso di precisare che artigiani e commercianti devono di norma corrispondere all’Inps i contributi previdenziali previsti in cifra fissa (si tratta delle quote che coprono il lavoratore autonomo ai fini dell’assicurazione pensionistica per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti) e a percentuale. L’onere di legge dovuto sul “minimale” di reddito, che è uguale per tutti gli iscritti quale che siano i proventi d’impresa conseguiti nel corso del 2019, è stato calcolato con riferimento al nuovo minimale di reddito annuo di 15.953,00 euro, in vigore dal primo gennaio di quest’anno, sul quale sono state applicate le seguenti aliquote percentuali: 24,00 per cento, per i titolari di azienda artigiana e per i collaboratori familiari di età superiore ai ventuno anni e 21,45 per cento, per i medesimi soggetti il cui requisito anagrafico sia inferiore ai ventuno anni. Aliquote che, per i commercianti, sono state invece elevate, sempre nella stessa suddivisione indicata, al 24,09 per cento e al 21,54 per cento. La quota degli esercenti attività commerciali, leggermente più congrua rispetto al resto dei lavoratori individuali, contiene al suo interno una maggiorazione pari allo 0,09 per cento (dovuta anche per il corrente anno fino al 31 dicembre del 2020), destinata al cosiddetto fondo per la rottamazione negozi (ex art. 5, dlgs 207/1996 che l’attuale legge di Bilancio ha reso strutturale, stabilizzando l’obbligatorietà del contributo suppletivo dello 0,09% riservato in parte al fondo che finanzia tale indennizzo) che interviene nei confronti dei soggetti di età non inferiore a 62 anni (57 anni per le donne) che hanno cessato l’attività (e restituito la licenza), riconoscendo loro un indennizzo pari al minimo di pensione Inps (515,07 euro mensili) che spetta sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni dal 2019). Gli artigiani, pertanto, dovranno corrispondere un contributo minimo annuo, ripartito in quattro rate di eguale importo, di 3.828,72 euro (+7,44 di maternità, se titolari di impresa e coadiutori maggiori di ventuno anni) o di 3.493,71 (+7,44 di maternità, se collaboratori familiari più giovani). I commercianti, di 3.843,08 euro oppure di 3.515,50 (sempre + 7,44 di maternità), secondo i casi determinati dalla scansione riferita. Per l’anno 2020 il massimale di reddito annuo è pari a 78.965,00 valore ricavato dalla prima fascia del cosiddetto “tetto” di retribuzione pensionabile (47.379,00) implementato di due terzi (31.586,00). Sui proventi intermedi all’intervallo tra le due cifre indicate si applica l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota contributiva (legge 438/1992). L’obbligazione previdenziale – si sottolinea – va tassativamente assolta, nei limiti delle scadenze ordinariamente stabilite, mediante l’utilizzo del modello unificato di pagamento F24.
E’ opportuno precisare, inoltre, che per eventuali periodi inferiori all’anno solare la contribuzione dovuta in cifra fissa va sempre rapportata a mese. Nella fattispecie le somme mensili da versare sono di 319,06 (+0,62 di maternità), per i titolari di aziende artigiane e per i coadiutori oltre i ventuno anni e di 291,14 (+0,62 di maternità), per i collaboratori al di sotto di tale soglia anagrafica. Importi mensili che, per gli esercenti attività commerciali, sono, a seconda delle situazioni richiamate, alternativamente di 320,26 euro (+0,62 di maternità) o di 292,34 euro (+0,62 di maternità). Oltre al consueto incremento dovuto alla lievitazione del minimale di reddito imponibile, nel 2020 non vi è, dunque, da registrare in aggiunta la conferma della maggiorazione dell’aliquota percentuale assicurativa di uno 0,2 per cento, decisa con la finanziaria 1998 (articolo 59 della legge n. 449/97) che è rimasta quella del 2018.
Importante, in sede di versamento delle singole rate, degli acconti e del saldo, tutti gli importi devono essere arrotondati all’unità di euro.

ALIQUOTE CONTRIBUTIVE LAVORATORI AUTONOMI 2020
Fasce di reddito                                                          Artigiani                                            Commercianti
fino a 47.379,00 euro                                                 24%                                                     24,09%
oltre 47.379,00                                                            25%                                                    25,09%

Coadiuvanti o coadiutori di età non superiore ai 21 anni
Fino a 47.379,00                                                         21,90%                                               21,99%
oltre 47.379,00                                                           22,90%                                               22,99%

Per effetto dell’art.49, comma 1, della legge n. 488/1999 (la finanziaria 2000), l’onere previdenziale di maternità è fissato nella misura predetta (di 0,62 euro mensili), per ciascun soggetto iscritto alla gestione di appartenenza. Nei moduli di pagamento prelevati dal siti web dell’Inps, la quota per le prestazioni in questione viene aggiunta agli importi da corrispondere per contribuzione Ivs dovuta sul minimale di reddito. Importante, il massimale contributivo che si applica agli iscritti dal 1°gennaio 1996, privi di anzianità assicurativa alla data del 31/12/95, è per quest’anno pari a 103.055,00 euro.

Isee precompilato online
PIU’ SEMPLICE PRESENTARE LA DSU
Con il servizio online Isee precompilato è possibile inviare telematicamente la Dichiarazione sostitutiva Unica (Dsu) ottenere l’attestazione Isee precompilata.
Una novità che viene incontro alle esigenze dei cittadini, evitando code e sprechi di tempo. Il servizio online, infatti, agevola e semplifica la compilazione della Dsu con dati precompilati grazie alla condivisione delle informazioni fornite da Agenzia delle Entrate e Inps.
All’interno del servizio, accessibile tramite il sito web dell’Inps, nella sezione “Come fare?”, sono disponibili alcuni tutorial utili a comprendere le varie fasi del processo di acquisizione della dichiarazione precompilata. La guida in allegato presenta il servizio, illustrandone i vantaggi.

Inps
IN PICCO EPIDEMIA +110% CERTIFICATI DI MALATTIA
Tra il 2 febbraio e l’11 aprile, mesi nei quali si è concentrata l’epidemia da Covid i certificati medici di malattia arrivati all’Inps sono stati oltre 6,58 milioni con un’ascesa del 14% rispetto allo stesso periodo del 2019. Lo rileva l’Inps secondo cui la crescita nel periodo tra l’8 e il 14 marzo è stata del 110% per poi scendere al +59% nella settimana successiva. In Lombardia nella settimana 8-14 marzo i certificati sono saliti del 176%.
Nel complesso – segnala l’Inps – nelle 10 settimane di osservazione nelle regioni settentrionali si è registrato un incremento medio del numero di certificati di malattia del 24% in confronto all’analogo lasso di tempo dell’anno precedente, contro variazioni nel Centro e nel Sud rispettivamente del 5% e del 2%:. Dopo aver raggiunto aumenti totali del 110% e del 59% rispettivamente nelle due settimane che vanno dall’8 al 20 marzo 2020 gli aumenti si sono ridotti fino ad attestarsi nella maggior parte dei casi su valori inferiori ai corrispondenti 2019 (rispettivamente -28% e -45% nelle due settimane tra il 29 marzo e l’11 aprile).
“È ragionevole ritenere – sottolinea l’Istituto – che le misure di contenimento adottate abbiano cominciato a dare i loro frutti a partire dalla fine di marzo, ed inoltre in periodo di lockdown, quando gran parte dei lavoratori ha svolto attività di smart-working, e sono state imposte rigide misure di distanziamento sociale, il diffondersi di malattie stagionali, anche diverse dal virus in esame, sia stato molto inferiore rispetto al 2019. È inoltre ipotizzabile che, in caso di malattia ordinaria, il dipendente abbia evitato di richiedere al medico curante la certificazione per il datore di lavoro, dovendo comunque rimanere presso il proprio domicilio: verosimilmente per malattie lievi si è cercato anche di limitare l’accesso fisico allo studio del proprio medico di base, per evitare possibili contagi sia durante la permanenza nelle sale d’aspetto, che durante la visita che il medico è tenuto ad effettuare prima di emettere il certificato”.
L’Inps riconduce il calo dei certificati per le donne nel settore pubblico all’utilizzo in periodi non di smart working del certificato per altri motivi. Nella settimana tra il 21 e il 28 marzo i certificati delle donne nel comparto pubblico sono diminuiti del 36% sullo stesso periodo dell’anno scorso mentre nelle due settimane successive il decremento è stato ancora maggiore.
“Sembrerebbe che per le donne del settore pubblico – rimarca il Report – ci sia stata in periodo di epidemia addirittura una flessione nel numero di certificati inviati. Tale circostanza potrebbe suggerire che le assenze per malattia da parte delle donne del comparto pubblico, in alcuni casi non sono riconducibili ad eventi morbosi, ma piuttosto a necessità di assenza dal lavoro per motivi famigliari”.
“Per quanto attiene i ricoveri infine, è evidente – conclude l’Ente – che la forte contagiosità del virus ha ridotto drasticamente il loro numero: solo in caso di estrema necessità infatti si è ricorso all’ospedalizzazione dei malati cercando di procrastinare eventuali ricoveri programmati, sia per evitare il diffondersi del virus tra reparti ospedalieri, sia per ampliare la capienza dei reparti dedicati alla cura del virus, e alle aree dedicate alla terapia intensiva di cui, purtroppo, si è verificata una estrema necessità”.


Carlo Pareto

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