martedì, 12 Novembre, 2019

Assegni familiari, stop alle domande cartacee. Inps, Tridico aumenta i dipendenti

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Assegni familiari
STOP ALLE DOMANDE CARTACEE

Gli assegni per il nucleo familiare (Anf) non potranno più essere richiesti in modalità cartacea all’azienda, così come si è fatto solitamente. D’ora in avanti per fare domanda occorrerà munirsi di Pin (Personal Identification Number) o di Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e utilizzare l’apposita procedura on line gestita dall’Inps. In alternativa ci si potrà rivolgere a un ente di patronato o a un soggetto intermediario autorizzato.
L’Inps l’ha precisato con una apposita circolare, la numero 45 del 2019, modificando di fatto la prassi finora seguita per circa 2,8 milioni di lavoratori dipendenti. L’istanza per via telematica è prevista per ora per tutti gli appartenenti al settore privato non agricolo.
Attenzione al 1 luglio
Di fatto la disposizione è entrata in vigore a partire dal primo aprile, in relazione però a chi iniziava, da quella data, una nuova attività lavorativa. Per la stragrande maggioranza dei dipendenti già in servizio la scadenza fissata invece sarà quella del primo luglio. Questo perché la prestazione viene corrisposta sulla base del reddito familiare dell’anno precedente. Quanto al modulo da compilare, in sostanza è sempre quello (il noto modello Anf/Dip Sr16) tuttavia non potrà più essere stampato e consegnato al datore di lavoro, ma si dovrà operare tutto telematicamente.
L’Inps avrebbe tenuto conto del fatto che l’Anf (Assegno per il nucleo familiare) è una prestazione che compete per legge al dipendente pur erogata dal datore con la retribuzione, a prescindere quindi da eventuali errori o omissioni di quest’ultimo.
In base alla nuova procedura l’Istituto di previdenza determinerà gli importi teorici, mentre l’azienda si limiterà a parametrarli al contratto applicato e all’effettivo orario di lavoro espletato dal richiedente.
I compiti dell’Inps e dell’azienda
L’Inps in pratica calcolerà la quota spettante secondo i consueti parametri della composizione del nucleo familiare e dei redditi complessivi conseguiti. Successivamente informerà il datore di lavoro, precisandogli l’importo massimo da corrispondere quanto ad assegno giornaliero e mensile.
A questo punto il datore di lavoro stabilirà l’assegno dovuto ed effettuerà il pagamento in busta paga, scomputando poi l’importo dal Dm10. La modalità di computo e di erogazione non cambia. I lavoratori saranno da questo punto di vista maggiormente tutelati.
In questo modo, tra l’altro, ci sarà anche una maggior garanzia per la privacy dei cittadini lavoratori. Contestualmente l’Inps, ricevendo direttamente le domande dagli interessati, potrà controllare con più efficacia la veridicità della situazione, incrociando i dati suoi con quelli dei comuni e dell’Agenzia delle Entrate.
Sarà quindi più facile, di conseguenza, far emergere situazioni irregolari. Si potrà evitare – per esempio – che i genitori presentino entrambi l’istanza per lo stesso nucleo, ma anche scongiurare attestazioni mendaci o non aggiornate sulla composizione del nucleo familiare o sui proventi da capitale che vanno conteggiati con quelli Irpef.
Novità importante
Il rinnovato iter di accesso all’Anf rappresenta comunque una novità davvero rilevante per la vita lavorativa di qualsiasi dipendente. Sarà bene dunque attrezzarsi per tempo in maniera da percepire l’assegno da luglio con la procedura on line, oppure recarsi presso un patronato.
E per i lavoratori agricoli? Per loro nulla cambia. Quelli a tempo indeterminato (Oti) potranno continuare a compilare il modello cartaceo e consegnarlo al datore di lavoro. Stessa cosa per i lavoratori del pubblico impiego. Anche loro potranno proseguire a utilizzare il consueto modulo fornito dal datore di lavoro pubblico.
Le motivazioni
Sono tre le motivazioni che hanno spinto l’Inps a questo innovativo cambiamento: le prime due sono a tutela del lavoratore, mentre la terza nasce dai casi di abuso o uso scorretto dello strumento. L’Anf infatti, come ricorda l’istituto nella sua circolare, è una prestazione che compete per legge al dipendente anche se corrisposta insieme allo stipendio dal datore di lavoro, indipendentemente quindi da eventuali errori o omissioni di quest’ultimo. Con la nuova procedura l’Inps determinerà gli importi teorici mentre l’azienda, prima di inserirli in busta paga, si limiterà a “parametrarli” al contratto applicato e all’effettivo orario di lavoro, riservandosi poi di recuperare le somme dall’Inps attraverso il periodico scambio di flussi con l’istituto. Su questo versante quindi i lavoratori saranno maggiormente tutelati.
E anche le esigenze di salvaguardia della privacy su dati sensibili potranno avere una salvaguardia più efficace. Allo stesso tempo però l’Inps, ricevendo direttamente le domande dei lavoratori, avrà la possibilità di controllarne in maniera più semplice la veridicità, attraverso l’incrocio con i dati già in proprio possesso ed anche con quelli di Comuni e Agenzia delle Entrate. Verranno quindi individuate con più facilità situazioni irregolari.
Resta il fatto che i dipendenti interessati per poter percepire l’assegno da luglio dovranno ricordarsi per tempo di provvedere, attrezzandosi per farlo direttamente oppure affidandosi ai soggetti intermediari autorizzati.

Inps
TRIDICO AUMENTA IL NUMERO DEI DIRIGENTI

All’Inps aumentano le posizioni dirigenziali di prima e seconda fascia che passano rispettivamente da 40 a 43 e da 440 a 445. È quanto prevede – secondo l’Adnkronos che lo ha recentemente riportato – la nuova pianta organica predisposta dal presidente designato dell’Inps Pasquale Tridico e ora al vaglio dei ministri vigilanti del Lavoro e della Funzione Pubblica.
In pratica Tridico rimette mano a quello che era stato uno degli ultimi atti dell’ex presidente dell’Istituto Tito Boeri che aveva abbassato il numero dei dirigenti facendolo coincidere con quelli al momento in carica. Una scelta in qualche modo condizionante per il suo successore che si poteva vedere di fatto ridotti gli spazi di manovra sull’assetto delle posizioni di vertice. E’ toccato, quindi, al candidato scelto da Di Maio per guidare l’Istituto di previdenza alle prese con sempre maggiori compiti da gestire, proporre un nuovo ‘Piano dei fabbisogni di personale’ che annulla e sostituisce quello lasciato in eredità da Boeri e che incrementa significativamente le posizioni dirigenziali rispetto alla situazione attuale considerando prima e seconda fascia.
La determina di Tridico – continua l’Adnkronos – evidenzia in particolare che dal 2014 al 3 aprile 2019 la consistenza complessiva dei dipendenti Inps è passata da 30.818 unità a 25.625. Un calo accompagnato da un crescente aumento delle attività dell’Ente che solo negli ultimi anni si è visto assegnare la gestione di nuovi strumenti come Ape, Naspi, Rei, bonus bebè e da ultimo reddito di cittadinanza e quota 100. Da qui la necessità di un riequilibrio che riguarda tutto il personale dell’Istituto. Il riordino della pianta organica individua dunque la spesa massima potenziale disponibile in 697,6 milioni a fronte di quella attuale di 620,1 milioni, alla quale corrisponde una dotazione organica complessiva 28.770 unità a fronte degli attuali 25.625 dipendenti. La nuova pianta viene accompagnata da un piano di assunzioni che per il 2019 prevede l’immissione di 4.728 unità di cui 35 medici di secondo livello, 4.598 impiegati di aera C, 88 di area B e 16 di area A. Considerando che sempre nel 2019 sono ipotizzate 2.438 uscite a fine 2019 il personale in servizio ammonterà a 28.113 unità, leggermente sotto le 28.770 del fabbisogno sostenibile. La spesa per il personale sempre nel 2019 ammonterà a 682,5 mln leggermente al di sotto della spesa massima potenziale sostenibile fissata in 697,6 mln.

Economia
A MARZO DISOCCUPAZIONE GIU’

Scende a marzo la disoccupazione: le persone in cerca di occupazione calano di 96mila unità, pari al 3,5%. Un andamento che porta il tasso dal 10,5% al 10,2% con un calo di 0,4 punti percentuali. La stima è dell’Istat.
Stabile invece la stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni: la diminuzione tra i minori di 34 anni compensa infatti l’ascesa tra gli over 35. Il tasso di inattività è invariato al 34,3% per il terzo mese consecutivo.
Inoltre, sempre a marzo, cresce l’occupazione sia in confronto a febbraio (+0,3% pari a +60mila lavoratori), sia nel primo trimestre 2019 (+0,2 pari a +46mila unità). Sale anche il tasso di occupazione che arriva al 58,9% (+0,2 punti percentuali).
Occupazione – L’aumento dell’occupazione, fa sapere l’Istat, è determinato da entrambe le componenti di genere e si concentra tra i minori di 34 anni (+69mila); sono sostanzialmente stabili i 35-49enni mentre scendono gli ultracinquantenni (-14mila). Si registra un progresso dei dipendenti permanenti (+44mila) e degli indipendenti (+14mila), mentre risultano sostanzialmente stabili i dipendenti a termine.
Dipendenti – ‘Tonica anche l’occupazione nel periodo da gennaio a marzo 2019 durante il quale si registra una crescita rispetto ai tre mesi precedenti, sia nel complesso (+0,2%, pari a +46mila) sia per genere. Nello stesso periodo flettono i dipendenti a termine (-1,0%, -31mila), mentre salgono sia i dipendenti permanenti (+0,4%, +64mila) sia gli indipendenti (+0,3%, +14mila).
Sempre nel primo trimestre dell’anno, dice ancora l’Istat, all’ascesa degli occupati si associa anche un abbassamento delle persone in cerca di occupazione (-1,8%, pari a -50mila) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,1%, -18mila). E l’occupazione a marzo lievita anche su base annua: sale dello 0,5% pari a +114mila lavoratori. L’incremento ha riguardato entrambe le componenti di genere, i 15-24enni (+63mila) e gli ultracinquantenni (+210mila) anche se, afferma ancora l’Istat, al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età.
In un anno in particolare crescono soprattutto i dipendenti a termine (+65mila) e si registrano segnali positivi anche per gli indipendenti (+51mila), risultano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti. E nell’arco che va da marzo 2018 a marzo 2019 l’avanzata degli occupati si è accompagnata al decremento dei disoccupati (-7,3%, pari a -208mila unità) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,3%, -35mila).
“A marzo – è il commento Istat – l’occupazione è in ripresa dopo la sostanziale stabilità del mese precedente e tale aumento riporta il numero di occupati vicino ai livelli massimi registrati a metà del 2018. Il balzo occupazionale attiene entrambi i generi, con una significativa espansione delle classi di età più giovani e si concentra prevalentemente tra i dipendenti permanenti. Al risultato positivo degli occupati a marzo, si associa una forte diminuzione dei disoccupati e la sostanziale stabilità degli inattivi. Su base trimestrale – conclude – si rileva un aumento dei dipendenti permanenti e un calo di quelli a termine”.

Carlo Pareto

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