mercoledì, 21 Agosto, 2019

Assolvere Mara Venier, non Massimo Cacciari

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Erano le ore 11.45 del 14 luglio 1948. Un ragazzo siciliano aveva da poco comprato una pistola. Nella sua mente si agitava lo spettro del comunismo e la sua anima era pervasa, come ammise più tardi “da un nazionalismo portato all’estremo”. Il ragazzo aspetta con pazienza già da un po’ l’arrivo del suo obiettivo a via della missione, dove è ubicata l’uscita secondaria di Montecitorio. Lo riconosce subito perché lo seguiva da un po’ e aveva anche assistito ad alcune sedute del Parlamento. Quando dal palazzo esce Palmiro Togliatti egli esplode tre colpi. Tutti a segno. Togliatti se la cavò per un pelo. Risultato secondario dell’attentato furono 30 morti e circa 800 feriti, registrati negli scontri immediatamente successivi al tentato omicidio del leader del PCI. Antonio Pallante porta, indirettamente, sulla coscienza quelle vite e quelle sofferenze. Com’è finita la faccenda è nella storia. Togliatti riuscì a calmare gli animi dal letto di ospedale. Tutt’oggi è in corso un dibattito sull’opportunità di quel gesto conciliatore, che viene sommato all’amnistia per i fascisti e bollato come un gesto di debolezza ed inadeguatezza da parte di alcuni e come segno di fede nella democrazia e nella pacificazione nazionale da altri.

Togliatti è morto nel 1964. Antonio Pallante è ancora vivo. Sommerso dall’oblio è tornato sotto i riflettori in questi giorni grazia alla conduttrice televisiva Mara Venier, che, dal suo contenitore nazional popolare della domenica, lo ha salutato con molta cordialità. Mara Venier è fascista? Non credo. Tutt’al più un po’ superficiale e, forse, non molto consapevole degli accadimenti storici. Ma il suo gesto, in margine alla presentazione del volume di Stefano Zurlo “Quattro colpi per Togliatti. Antonio Pallante e l’attentato che sconvolse l’Italia”, edito da Baldini e Castoldi, oscura ingiustamente il libro, che avrebbe meritato ben altra accoglienza, e dà il via alle polemiche. Registriamo, tra le tante, le prese di posizione di Rita Borioni, membro del CdA RAI “è sconcertate come si scelga di buttare tutto ‘in caciara’ e come un attentatore e potenziale assassino sia salutato come se fosse un simpatico telespettatore qualsiasi”. Gli ha fatto eco Riccardo Laganà, anch’egli consigliere di amministrazione della RAI “auspico che quanto accaduto non si ripeta più in nessuna delle produzioni”. A titolo di esempio del versante politico riportiamo le parole di Emiliano Minnucci, consigliere regionale del Lazio, vice presidente della commissione sulla vigilanza sul pluralismo dell’informazione: “Quello che è accaduto nel corso della trasmissione ‘domenica in’ ha dell’incredibile, anzi del vergognoso”.

Queste dure affermazioni, prese a caso tra decine e decine di comunicati simili, hanno un senso. La Venier, che si è affrettata a chiedere scusa per l’accaduto, ha sbagliato, dando fiato al becero romanticismo italico che vede nei morti e nei vecchietti persone cui si possa perdonare tutto. Occorre invece pesare le azioni, non contare gli anni. Ma chi critica la Venier pecca anch’egli di superficialità. La conduttrice non è, ripeto, una pericolosa neo fascista, né una sanguinaria terrorista: è, intellettualmente, perfettamente allineata al ceto medio, qualità che l’ha portata a ‘domenica in’. Se la Venier tratta l’attentatore di Togliatti come un simpatico anziano che gioca a briscola in una casa di riposo qualsiasi lo si deve, oltre al romanticismo, al fatto che la cultura di destra è stata ampiamente sdoganata. Attenzione, non “sottoposta a critica” per comprenderla, ma resa “familiare” in un’ottica di assoluto relativismo. La sinistra in questo non vede la trave che è nel proprio occhio. Se c’è un personaggio in Italia che ci ha insegnato che quelli di destra, ad esempio Heidegger, Drieu La Rochelle e Carl Schmitt (personaggi che sono alla base dell’attuale ri radicalizzazione ideologica delle destre nel nostro paese) andavano comunque presi in considerazione e potevano persino dare un contributo alla rive gauche, questi risponde al nome di Massimo Cacciari, che ancora aleggia tra un salotto televisivo e l’altro, facendo l’intellettuale ora critico ora organico al PD e seminando danni più o meno ovunque.

La mia proposta è semplice: assolvere Mara Venier per incapacità culturale e mettere in stato di accusa Massimo Cacciari. Perché se la Mara nazionale non sapeva quello che faceva, Cacciari non solo lo sapeva, ma lo faceva (e lo fa) anche.

Mario Michele Pascale

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