domenica, 12 Luglio, 2020

Assunzioni enti locali: l’Italia è il paese alla rovescia

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In questi giorni ho potuto verificare, direttamente sulla mia pelle, quanto dei provvedimenti normativi complessi e confusi possano penalizzare un ente locale. Mi sto riferendo ai nuovi parametri assuntivi previsti dalla legge di bilancio 2020 (art. 1, c. 853, L. 160/2019) che, di fatto, ha stoppato dopo appena un anno, la possibilità di rimpiazzare con un turn over al 100% il personale cessato anche per ragione di pensionamenti.

La legge di bilancio ha rinviato la determinazione degli spazi assuntivi a un decreto ministeriale chiamato a stabilire anche per gli enti locali un cosiddetto valore soglia, calcolando altresì “un valore soglia superiore a quello prossimo al valore medio, cui sono tenuti a convergere i comuni con una spesa di personale eccedente anche la soglia superiore. Ai comuni che registrano un rapporto compreso tra i due valori soglia è fatto divieto di incrementare la spesa di personale registrata nell’ultimo rendiconto della gestione approvato”.

Salvo ripensamenti, ci troviamo di fronte, per l’ennesima volta, ad astruse formule matematiche che puntano a fare di tutta l’erba un fascio, senza considerare la storia dei comuni, la loro virtuosità, la loro tanto decantata “autonomia”; provvedimenti soggetti a una schizofrenia burocratica, che punta a cambiare, ogni anno, norme e modalità di applicazione, creando un ginepraio inestricabile, in cui nessuno riesce a barcamenarsi.
Nella fattispecie, per il mio comune, di fronte al pensionamento di una dipendente a tempo indeterminato di lungo corso, con posizione organizzativa relativa a un settore importante e strategico, con un costo complessivo superiore ai 40.000 euro, suddette formule limitano a circa 2.000 euro gli spazi per nuove assunzioni. Quindi, almeno che non pensi di assumere un dipendente per tre ore la settimana, non potrò dar corso, anche se intendo dare battaglia su questa cosa, alla sostituzione di una figura chiave, così rischiando di penalizzare pesantemente la qualità di un servizio erogato ai miei cittadini.

Non ho altre parole per definire questa situazione che non siano “una vera vergogna”. Tanto più perché il comune di Polesella è un comune virtuoso, che ha sempre rispettato i parametri di bilancio, che ha ridotto l’indebitamento in modo sensibile, che non contrae nuovi mutui da anni, che non ha mai ecceduto le spese di personale, che, dalle statistiche di vari soggetti, vanta parametri molto alti nella qualità dei servizi.
Ancora una volta lo Stato italiano si mostra iniquo e capace di lavorare alla rovescia, anziché premiare la buona amministrazione, la penalizza; favorendo invece chi nel tempo non si è curato tanto degli equilibri di finanza locale e ha amministrato un tanto al metro. È davvero una vergogna.

Leonardo Raito
Sindaco di Polesella

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