mercoledì, 30 Settembre, 2020

Divertimento assicurato con “Aulularia” di Plauto

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Massimo Venturiello

Urbisaglia (Mc) – Divertimento assicurato, anche questa volta con “Aulularia” di Plauto al teatro antico, andato in scena, lo scorso 3 agosto. L’interpretazione di Massimo Venturiello ha fatto applaudire a lungo il pubblico. L’attore è riuscito a rendere l’avaro di Plauto un personaggio vibrante grazie all’intensità della sua voce e alle espressioni del suo volto.
Lo spettacolo è stato riscritto in un atto unico (invece la incompiuta di Plauto è in cinque atti), mentre la lingua utilizzata dagli attori è spuria: si parla in fiorentino, rendendo più brillante la recitazione.
L’intervento più profondo nella sceneggiatura è nella parte finale perché la squallida storia dello stupro di Fedria si chiude con la presa di responsabilità di Liconide che vuole rimediare sposandola. Non so, se sia possibile considerare la storia a lieto fine, perché Fedria non parla mai e non fornisce nessuna interpretazione dell’accaduto. Ciò accade non solo nello spettacolo diretto da Cristiano Roccamo, ma anche nel testo di Plauto. A ragione logica, la violenza rimane una limitazione della libertà, pertanto solo la riflessione tutti gli spettatori potrà svelare la morale di fondo della commedia.

 

La storia si svolge sempre ad Atena, in una piazza della città dove vivono i due personaggi principali, il povero Euclione e il ricco Megadoro, vicini di casa. E in mezzo alle due case, c’è un piccolo giardino. La scenografia di Matteo Soltanto non ha stravolto l’ambientazione: la casa del vecchio avaro, costruita come una vera e propria galera con le sbarre da cui nessuno può entrare senza il permesso delle guardie, mentre l’abitazione del ricco uomo di mezz’età è sontuosa e un po’ stravagante (tendaggi colorati, colori accesi dei tessuti, tende arabeggianti ecc.).
ll Lare della famiglia – in abiti egizi – sbuca dal tetto delle due case per raccontare l’antefatto, spiegandoci i motivi per cui ha deciso di aiutare la giovane Fedria a sposarsi, dopo il misfatto.
Il padre della ragazza Euclione crede che gli possa essere sottratta la pentola d’oro che ha trovato sottoterra, perciò incomincia a sospettare di tutti, persino della sua vecchia serva Stafila. Le insicurezze di Euclione si trasformano in ossessioni: chiede alla sua serva di chiudere la porta con tutti e due i chiavistelli; rimane in piedi davanti all’uscio di casa fino a quando non sente sbattere i battenti del protone. È così alto lo stato di allerta di Euclione che lo rende incapace di comprendere quello che sta accadendo intorno a lui. Megadoro vorrebbe sposare Fedria, ma Euclione, che non riesce a capire il motivo per cui il ricco vicino di casa desideri sua figlia, ha grosse difficoltà ad accettare la proposta. Anzi, Euclione confonde le intenzioni di Megadoro, pensando che il ricco vicino di casa gli voglia sottrarre la pentola.

Massimo Boncompagni riesce a interpretare brillantemente il ruolo del ricco, incapace di rinunciare alle sue libertà di uomo. Egli sceglie una ragazza che non ha dote perché non gli chiede niente in cambio: Fedria dovrà essergli solo riconoscente perché il matrimonio le porterà dei vantaggi economici. Anche per il vecchio padre l’accordo diventerà conveniente perché per il matrimonio non tirerà fuori neanche un centesimo per fare maritare la propria figliola perché Magadoro pagherà tutte le spese per la festa, prevista per il giorno stesso. Altro colpo di scena: il ricco signore ha incaricato alcuni cuochi di preparare il cibo per la serata. Ma Euclione, vedendosi in casa degli estranei e sentendone più volte pronunciare la parola pentola pensa che uno dei cuochi sia un ladro e lo malmena, ma poi si rende conto che è solo una paranoia e lo lascia continuare a cucinare.

A un certo punto il racconto diventa simbolico: nella riscrittura del testo di Plauto per la messa in scena non troviamo la pentola d’oro nel tempio della dea Fede oppure la pentola nel bosco sacro al dio Silvano, neanche il servo, che ha seguito Euclione, ma una rappresentazione di queste tre situazioni che si concretizza attraverso un piccolo pozzo che amplifica tutte le paure del vecchio.
Liconide intanto, con l’aiuto della madre Eunomia, ha spiegato a suo zio Megadoro la situazione, ottenendo il consenso di sposa Fedria. Quando, il giovane va a parlare con Euclione, tuttavia, l’uomo è disperato perché si vuole ritrovare la pentola che è scomparsa, e incomincia a fare una raffica di domande a Liconide: nasce un nuovo equivoco che non si risolverà.
Lo spettacolo è stato promosso da AMAT circuito multidisciplinare di teatro, musica, danza e circo delle Marche, Regione Marche, MiBACT e i Comuni del territorio.

 

Andrea Carnevali

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