sabato, 7 Dicembre, 2019

Autonomie, fumata nera del governo

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Nel Governo dopo il doppio vertice di ieri in notturna a palazzo Chigi si è arrivati ad una situazione di stallo senza risultato. Premier, vicepremier, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con ministri e delegati di M5S e Lega si sono riuniti per tentare di sbloccare l’impasse su Autonomia, Autostrade e sull’assestamento di bilancio da cui dipende la possibilità di evitare la procedura di infrazione Ue sui conti pubblici. Nelle intenzioni del premier Giuseppe Conte la no stop del summit serale e notturna dell’esecutivo (oltre sei ore) avrebbe dovuto consentire di arrivare a definire le questioni in tempo utile per il Consiglio dei ministri di questa sera per il quale i ministri avevano ricevuto preavviso per le 18,30-18,50, in modo da consentire a Conte il decollo alle 21 per il Giappone dove è atteso a Osaka per il G20. Ma non sarà così. La fumata nera della consultazione politica c’è stata su tutti i fronti ed ora bisognerà vedere se il Consiglio dei ministri si terrà comunque stasera e con quale ordine del giorno.
Di certo se si svolgerà non affronterà la questione che Matteo Salvini aveva posto alla vigilia dei summit come scontata, cioè i provvedimenti per l’autonomia differenziata per le Regioni del Nord che ne hanno fatto richiesta (altra proposta incostituzionale). La decisione del Governo in proposito è stata rinviata a una nuova riunione la prossima settimana. Così, ieri alle 22 Salvini si è chiuso alle spalle il portone di palazzo Chigi per andare in studio a Rai3 da Bianca Berlinguer a ripetere la sua linea senza alcun arretramento su autonomia, autostrade, tav, rapporto e trattativa con la Ue sui conti pubblici del nostro Paese. A guidare la delegazione leghista nel confronto con Conte, Di Maio e la delegazione penta stellata, Salvini ha lasciato Giancarlo Giorgetti che nella stessa convulsa giornata di ieri ha fatto sapere di non essere troppo interessato alla nomina nella prossima Commissione Ue, incarico per il quale era sempre stato considerato in pole position.
Al termine del doppio vertice a palazzo Chigi sono filtrate poche indiscrezioni, se non la conferma delle posizioni di partenza con le discordanze su rapporto con Ue e revoca delle concessioni autostradali su cui Di Maio e M5S continuano a fare la voce grossa. Di certo, se questa sera il Governo non delibererà sull’assestamento di bilancio o addirittura non si riunirà proprio per la partenza di Conte da palazzo Chigi per il Giappone, aggiungerà incognite di politica interna alla delicata trasferta internazionale. Non è escluso dunque che il premier in giornata convochi nuovamente a palazzo Chigi i due vicepremier per tentare di nuovo di sbloccare la permanente impasse.
Dopo il vertice di tre ore a Palazzo Chigi, oggi, il testo sulle ‘Autonomie’ non approderà in Cdm. Il premier Giuseppe Conte e i due vice, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, secondo quanto fa sapere l’AdnKronos, si riaggiorneranno in una nuova riunione sul tema prevista mercoledì della prossima settimana.
Dopo il rinvio, fonti del M5S hanno detto: “L’autonomia è nel contratto e si farà. Le riunioni servono per far condividere le cose. Quando si governa in due le cose di fanno in due. Quindi nessun blocco”.
Ma è braccio di ferro tra M5S e Lega che ha fatto sapere: “Sull’Autonomia i 5 stelle fanno muro e si nascondo dietro ai burocrati. Ennesima riunione a vuoto. I 5 stelle chiedono tempo e chiedono un incontro il prossimo mercoledì. Nessun nodo risolto. Bloccano qualsiasi iniziativa”.
Potrebbe slittare anche l’approvazione della legge di assestamento di bilancio, secondo quanto si apprende in ambienti governativi. Una riunione del Consiglio dei ministri sarà convocata per questa sera ma sul tavolo potrebbe non arrivare l’assestamento dei conti che serve anche a dare risposta all’Ue nella trattativa per evitare la procedura d’infrazione. Al momento la notizia non viene confermata da nessuna fonte ufficiale ma è dalla scorsa notte che l’ipotesi si rincorre e già si ipotizza un nuovo Cdm lunedì o martedì.
Innocenzo Cipolletta, presidente di UBS Italia Sim e di Aifi, ha così commentato: “Mentre si discute di salario minimo e di flat-tax, un’altra bomba sta per esplodere sul sistema economico italiano. Si tratta dell’autonomia regionale differenziata, che finirà per incidere pesantemente sulla capacità di crescita del Paese e sulle finanze pubbliche. L’argomento sembra tecnico e relativo solo alla distribuzione delle risorse del paese. Qualcuno continua a credere che, dando autonomia alle regioni più forti, queste faranno da battistrada per soluzioni positive che poi potranno essere estese a tutte le regioni. Ma le cose non stanno così e pochi ne parlano, a parte Gianfranco Viesti che ha denunciato più volte i rischi di questa autonomia”.
L’economista Cipolletta ha anche spiegato: “È certo che l’attribuzione di risorse autonome alle regioni ricche sulla base delle loro entrate e dei fabbisogni standard porterà a squilibri territoriali che si potranno sanare solo aumentando le risorse anche per le regioni più svantaggiate, con effetti di crescita della spesa pubblica e del disavanzo. C’è poi da considerare l’inefficienza che si produrrà se gestioni importanti, come quelle delle infrastrutture, dell’ambiente, della scuola e altre saranno frammentate in tante singole regioni. Sarà ben difficile portare avanti progetti per il Paese. Ma ci sono altre due problematiche. Si dà autonomia di spesa alle regioni senza dare loro l’onere di tassare i cittadini, dato che le risorse verranno dalla tassazione generale dello Stato. Questo è estremamente pericoloso, perché gli elettori giudicheranno gli amministratori regionali solo sulla spesa ricevuta e non sulla base delle tasse messe da loro. Poi c’è da ricordare che le regioni fin qui sono state istituzioni inefficienti, con costi elevati e un ambito territoriale che non ha senso per molti servizi. La sanità ha senso solo in ambito provinciale, come i trasporti e la scuola ed altri servizi che per i cittadini hanno valenza solo con riferimento a distanze percorribili in tempi limitati. Per il resto, ci sono lo Stato o l’Europa. In realtà, se fossimo stati intelligenti, non avremmo dovuto abolire le province, ma le regioni, quelle a cui qualcuno oggi vuole dare pure maggiore autonomia di spesa”.
Poi, tra il Movimento Cinque Stelle sta emergendo una strana conflittualità interna. C’è chi la chiama ‘graticola soft’ e chi smorza, preferendo definirlo un semplice ‘confronto su quanto è stato fatto e su ciò che resta da fare’. Quello che è certo, è che il pressing dentro il Movimento 5 Stelle per chiedere anche ai ministri di sottoporsi al fuoco di fila delle domande degli eletti comincia a diventare insistente.
Secondo l’Adnkronos, questa volta sarebbero proprio i sottosegretari a invocare per i ministri lo stesso ‘trattamento’ riservato loro poche settimane fa. Alcuni esponenti della squadra del sottogoverno avrebbero sollevato la questione della graticola per i capi dei dicasteri del governo Conte in quota al M5S. Uno di loro ha detto: “Noi abbiamo accettato il confronto, ora ci aspettiamo che anche i ministri facciano altrettanto”.
Il meccanismo della graticola è semplice: ogni sottosegretario ha incontrato i membri della Commissione di riferimento, i quali hanno espresso una valutazione sul loro operato in una scheda anonima. Come si legge in un messaggio inviato da Luigi Di Maio ai suoi poco prima dell’avvio della cosiddetta ‘graticola’, la girandola di incontri avrebbe dovuto coinvolgere anche i ministri dopo il turno dei sottosegretari. Poi sul tema è calato il silenzio. Presto però, compatibilmente con i lavori parlamentari, i ministri potrebbero essere convocati.
Una fonte penta stellata ha assicurato: “Il confronto si farà non appena avremo un po’ di respiro dai lavori d’Aula. Ma non si tratterà di una ‘graticola’. Quello che coinvolgerà la squadra dei ministri M5S (di cui fa parte anche il capo politico Di Maio, titolare dello Sviluppo economico e del Lavoro) sarà un semplice ‘confronto’ sui provvedimenti varati in questo primo anno di governo gialloverde e soprattutto sul da farsi”.
Sulle modalità di svolgimento della ‘mini graticola’ c’è una riflessione in corso. Ma probabilmente si assisterà a dei cambiamenti rispetto all”esame’ condotto sui sottosegretari: non è escluso, infatti, che le famigerate schede di valutazione con tanto di voto ‘alto, medio e basso’ alla fine vengano accantonate.
Il recente passaggio, tra Olimpiadi e Tav, ha segnato un nuovo gong per le sorti del governo giallo-verde. Così quel ricompattamento, paludoso per l’Italia ma almeno di facciata per grillini e leghisti, al quale abbiamo assistito nelle settimane post voto, da ieri è di nuovo in frantumi.
La vittoria italiana per Milano-Cortina e lo sblocco dei bandi per la Tav rappresentano plasticamente tutto quello a cui la Lega non può rinunciare neanche se il suo leader lo volesse (e non lo può volere per definizione): il Nord e le grandi opere, l’asse che da Venezia va a Torino, la modernizzazione del pezzo più produttivo del Paese, tutte cose che costituiscono una sorta di Dna del Carroccio che non può essere modificato, pena la sconfitta certa.
Specularmente gli stessi elementi e fattori sono, come è emerso ieri dopo la manfrina ipocrita del giorno prima da parte del grillismo istituzionale, nervi scoperti della constituency del Movimento. Non sarà un caso che Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, con tutti i loro supporter e guru ispiratori, si sono ritrovati sulle stesse accuse al ‘partito del cemento’.
Mai come su questi temi (che sono identitari ma anche tremendamente reali) i due partiti di governo sono in piena rotta di collisione e, attualmente, appare sostanzialmente impossibile trovare una via di compromesso. Dunque, la partita della fine dell’alleanza e della crisi dell’esecutivo è di fatto riaperta. E lo è non solo per il ‘merito’ del contrasto radicale su un terreno vitale per lo sviluppo del Paese, ma anche perché Matteo Salvini avrebbe solo da guadagnare politicamente ed elettoralmente da una rottura che riguarda lo stesso ‘futuro’ dell’Italia.
Insomma, gli argomenti per far saltare il governo da parte del capo della Lega ci sono e sono largamente spendibili in chiave elettorale, i sondaggi confortano un’operazione di tale portata. E, per qualche settimana ancora, c’è anche una ‘finestra’ che permetterebbe il voto anticipato in autunno. Se non c’è la quadratura del cerchio, poco ci manca: tocca a Salvini tirare le somme con la maggioranza di governo al Senato sempre più risicata.

Salvatore Rondello

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