lunedì, 28 Settembre, 2020

AVANTI DEL PRIMO MAGGIO

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Il Partito socialista nasce come Partito dalla parte dei lavoratori, dalla sua fondazione nel 1892, quando a Genova nella sala dell’associazione garibaldina Carabinieri genovesi adottò il nome di Partito dei Lavoratori Italiani. Successivamente a Reggio Emilia nel 1893 il nome venne cambiato in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani mentre al congresso di Parma del 1895 assunse il nome definitivo di Partito Socialista Italiano.
Vogliamo ricordare ancora una volta i valori che animano il Partito e questa giornata con i contributi dei socialisti: Giorgio Benvenuto, Rino Formica, Fabrizio Cicchitto, Bobo Craxi, Biagio Marzo


Un primo Maggio contro le disuguaglianza
La celebrazione del 1 maggio ha sempre mantenuto inalterato il suo fortissimo carattere simbolico, la sua capacità di aggregare, di richiamare i lavoratori ad un messaggio unificante di avanzamento umano, sociale e culturale. Il forte carattere simbolico, il richiamo dal punto di vista di quello che oggi chiamiamo immaginario collettivo, l’indissolubile messaggio riformista che si accompagna alla celebrazione è un anelito democratico Rinascente di un impulso ad affermare i valori della libertà, della solidarietà, della democrazia. Oggi più che mai queste caratteristiche del 1 maggio sono attuali. Nel mondo che cambia e che travolge barriere e abbatte muri (reali, politici e psicologici),in un mondo duramente ferito da una epidemia che non risparmia niente e nessuno il 1 maggio resta con il suo rassicurante messaggio di democrazia. Usciremo dalla crisi si dice. Tutto cambierà. Certo. Ma dipenderà da noi. Ecco perché dobbiamo reagire ed agire. Dobbiamo favorire e rafforzare il dialogo, dobbiamo rifiutare i monologhi. Dobbiamo tornare a proporre,a progettare. Non dobbiamo passare dal cogito ergo sum al digito ergo sum Dobbiamo in questo 1 maggio riflettere sul naufragio del progetto di un’Europa unita; sugli effetti della globalizzazione che hanno sottomesso la dignità della persona al mito del mercato e della finanza; sulla sostituzione crescente della democrazie della partecipazione al mito della tecnologia dominata dei giganti della rete con il ricorso alle fake news e alla postverità. Il futuro viene vissuto come una minaccia. Pochi credono possibile un domani migliore. Prevale lo sconforto, la rassegnazione, la rabbia. In questo scenario si presenta una grande occasione per i socialisti, per i riformisti. Troppe le diseguaglianze. A quelle economiche si aggiungono quelle sulla conoscenza. Pochi sono in possesso degli algoritmi e dell’intelligenza. Il mondo del lavoro è sempre più distante dal sapere. L’analfabetismo degli anni 2000 è ormai quello tecnologico. Cosa fare? I socialisti e i riformisti non debbono piangersi addosso. Devono essere fieri del loro passato,non possono vivere di rendita. Nella sinistra politica e sociale spesso si è cercato di essere più convincenti della destra nell’idolatrare le ragioni del mercato, della finanza e della globalizzazione. È vero, come è stato notato da illustri politologi, che così si è conquistato il governo. Ma è altrettanto vero che si è smarrita la capacità di rappresentare e valorizzare la dignità della persona, la eguaglianza, la rappresentanza sociale. È ora di cambiare. Occorre innanzitutto riportare l’Europa ai suoi valori fondativi. Quelli di Spinelli, di Rossi, di Colorni. L’Europa deve riscoprire la sua funzione sociale. L’Italia in questi ultimi vent’anni si è limitata a mendicare lo zero virgola qualcosa di flessibilità. Non ha fatto e non fa contare i suoi aspetti positivi. L’Italia è tra i sette paesi maggiormente industrializzati, è ai primi posti nella classifica delle esportazioni, ha 10 trilioni di euro tra risorse e delle imprese e risparmi delle famiglie. Occorre far valere le nostre ragioni perché il prossimo semestre presieduto dalla Merkel sia capace di realizzare un’azione comune solidale per gli investimenti che poi si possa estendere anche ad una omogeneizzazione delle politiche fiscali e sociali. Occorre sul piano interno operare per indirizzare la fase di transizione verso uno sbocco positivo. Occorre certo investire nella sicurezza e nella prevenzione correggendo gli errori commessi con i tagli alla sanità ma occorre investire nella tecnologia, recuperando il tempo perduto, favorendo la ricerca e la sburocratizzazione delle istituzioni. Occorre non dimenticare la lotta alla evasione fiscale accompagnandola con una moral suasion per far ritornare in Italia le aziende che sono andate in altri paesi europei e che si presentano rispetto all’Italia come paradisi fiscali e societari. Non è tollerabile che dall’Italia emigrino capitali (200 miliardi sono all’estero) aziende, e tanti troppi giovani laureati È singolare che persino molti fondi integrativi previdenziali e sanitari preferiscono investire non in titoli italiani ma in titoli speculativi al di fuori del nostro paese. Ci vuole un cambio di passo. Bisogna progettare, avere obiettivi strategici. L’arma segreta vincente è il dialogo,la valorizzazione delle forze intermedie. Il governo, i partiti, le regioni devono confrontarsi e dialogare. Non si perde così il tempo lo si guadagna. Gli obiettivi si raggiungono la governabilità si rafforza, l’Italia può così tornare a crescere. L’accordo triangolare fatto da governo, sindacati e imprenditori per ti aprire le fabbriche è un esempio interessante. È augurabile che quello spirito di confronto vero, concreto, interessante possa contagiare la dialettica politica e quella istituzionale. Non c’è alternativa. Nessuno è da solo in grado di risolvere i problemi. Tutti insieme in uno spirito di solidarietà ferma restando la propria specificità possono ridare fiducia, credibilità, autorevolezza al nostro paese. W il primo maggio!

Giorgio Benvenuto


Il Primo Maggio è festa politica, festa socialista
L’Avanti rappresenta un simbolo della storia socialista, un po’ come il 1 maggio. Non è mai stato liberalsocialista, ma riformista, alla sua nascita con la direzione d Leonida Bissolati, rivoluzionario con Mussolini, massimalista con Serrati, frontista e poi autonomista con Nenni e ancor di più con Craxi. Bisogna rispettarne l’identità e l’idea di un contenitore socialista largo che aggreghi tutte le tradizioni e le tendenze storiche mi pare la più adeguata al presente. Il primo maggio é festa sindacale o politica? E’ nata per una mobilitazione italiana ed europea su un obiettivo politico: la richiesta delle otto ore di lavoro. E non a caso é stata abolita dal fascismo. Perché era una festa politica. La festa del socialismo italiano, che poi seppe essere allargarsi anche alle masse cattoliche. Che ruolo aveva il lavoro nello stato liberale? E poi in quello repubblicano? Ritorno all’aspetto che sto approfondendo e che riguarda la mancanza di una teoria dello stato delle tre componenti che hanno fatto la storia del novecento italiano. Quella socialista viveva nell’ambiguità (la tendenza minimalista accettava lo stato così com’era, quella massimalista lo voleva distruggere), quella comunista desumeva dal modello sovietico lo stato totalitario di stampo sovietico, quella cattolica disponeva di una cultura anti stato dai tempi del non expedit mai completamente superata, con più d’un occhio destinato oltre Tevere. Ebbene quest’ultima tendenza si è fatta stato, con l’egemonia democristiana, e le altre due si sono limitate ad occuparsi dei problemi sociali, ma non della costruzione di un nuovo stato. Il minimalismo si è trasformato in governismo e il massimalismo in fondamentalismo. E dal fondamentalismo ha preso piede il populismo, un ribellismo senza rivoluzione. Il Midas cerca di strozzare questo circolo vizioso. E per ia prima volta il Psi, con Craxi, mentre Luciano Pellicani e gli altri intellettuali socialista si pongono il problema della mancanza di una teoria marxista dello stato, che era ignota alla tradizione socialista i cui conflitti sono sempre stati generati dai rapporto col governo, mai da una visione strategica diversa dello stato. La nostra crisi alla fine degli anni ottanta si determina ancora una volta per l’incapacità di trarre le logiche conseguenze della grande riforma, lanciata nel 1979, che non era solo presidenzialismo, e che era stata in qualche misura surrogata e annullata nella presidenza del Consiglio di Craxi. Avremo modo di confrontarci ancora sull’avantionline attorno a questi problemi che mi paiono tuttora fondamentali, e colgo l’occasione per inviare a tutti i socialisti gli auguri di buon
Primo maggio
Rino Formica


Primo Maggio contro il darwinismo della società
Nel passato la ricorrenza del 1° maggio non è stata celebrata nelle piazze quando c’era una dittatura di destra. La storia è sempre imprevedibile, quest’anno non viene celebrata con la partecipazione popolare perché siamo sotto il bombardamento del virus. In ogni caso il 1° maggio ci ricorda il ruolo decisivo per la democrazia svolto dalla classe operaia, adesso molte cose sono cambiate e anche di fronte a quello che ci attende, cioè una durissima recessione, sarà fondamentale un rapporto di collaborazione fra imprenditori e lavoratori. Giustamente i sindacati hanno condizionato la riapertura delle fabbriche alla rigorosa contrattazione di condizioni che tutelano la salute. Non possiamo infatti dimenticare che in questa vicenda sono emerse posizioni (vedi il Johnson premalattia, lo stesso Trump, Bolsonaro e altri) per i quali l’economia e il profitto vengono prima della salute secondo una visione darwiniana dei rapporti sociali e civili. E’ quello che purtroppo ha prevalso in Italia durante questa crisi epidemica quando a Bergamo, a Brescia e in due paesi minori la Confindustria Nord ha contestato la dichiarazione immediata di zona rossa, sia il governo, sia la Regione si sono rimpallati la decisione non prendendola e il risultato sono stati le migliaia di morti e la sfilata con le loro bare dei camion militari. Si è preferito sorvolare su tutto ciò, ma di quei morti sono responsabili la protervia padronale e la viltà del governo nazionale e della Regione Lombardia.

Fabrizio Cicchitto


Un Primo Maggio per le generazioni future
Era dai tempi del ventennio che non si festeggiava in modo solenne e partecipato il Primo Maggio, la Festa di tutti i Lavoratori.
Il Fascismo abrogò la celebrazione ripristinando il “ Natale di Roma” del 28 Aprile data di nascita di un Impero alla fine mai nato.
Il Primo Maggio del 2020 è speciale perché ci spinge a riflettere, al di là dello stanco e ripetitivo rituale, sulle condizioni generali del lavoro in questa fase di storici cambiamenti epocali determinati dalla pandemia.
Innanzitutto, il pensiero in questi giorni si rivolge a tutti lavoratori che non hanno smesso la propria attività, in particolare a quelli del settore sanitario, i quali si sono prodigati con spirito di solidarietà, di altruismo e di dedizione in un frangente drammatico nella Storia del nostro Paese. Il pensiero e le cure del tempo, devono rivolgersi alla grande crisi che colpirà in modo orizzontale tutti i settori produttivi e necessiteranno non soltanto di robusti sostegni pubblici, ma di adeguati riqualificazioni che sappiano combinare l’innovazione tecnologica alla tutela della salute; quest’ultima oggi è in cima alle maggiori preoccupazioni di tutti.
Un grande Piano per la Ricostruzione deve essere promosso attraverso il concorso di tutte le forze del paese, uno sforzo di cooperazione sociale ed economica che non lasci alla sola gestione commissariale del Capo del Governo e dei suoi numerosi Comitati, il compito di garantire la fuoriuscita dall’emergenza; ci sarà bisogno di una nuova Programmazione Economica lungimirante per gli anni a venire.
Dovranno essere in prima linea le forze organizzate che appartengono per cultura, alla tradizione legata al Movimento Operaio di questo paese, che per capacità e tradizione (penso alla cultura di Governo Socialista) possano svolgere un ruolo essenziale di stimolo, di controllo, di proposta politica.
Promuovere la nuova occupazione ed il nuovo lavoro, anche tenendo conto dell’esperienza che ci sta consegnando la quarantena forzata, attraverso l’utilizzo intelligente delle nuove tecnologie; anche la nuova spinta che promuove la stessa transizione energetica la quale obbliga l’umanità intera a fare i conti con la difesa dell’ambiente. La genesi degli squilibri nella biosfera determina la creazione di Virus e gli stessi possono diventare incontrollabili, imporrà quindi nuovi metodi di produzione dell’energia e di allevamenti intensivi degli animali.
L’Italia ha le carte in regola, forte delle sue eccellenze e della sua rinomata capacità creativa, per diventare nazione modello nel rilancio della sua economia, certamente se saprà agevolare e non ostacolare i segnali di cambiamento, che giungono dalla fine dell’illusione liberista e richiede, allo stesso tempo, agevolazioni e non freni all’economia o peggio ancora ostacoli di natura ideologica obsoleti.
E’ necessario che per ripartire si dia maggior respiro alle nuove generazioni.
Esse sono quelle che più hanno pagato la Crisi da cui provenivamo e che rischiano di diventare le vittime di una Crisi ancora più grande.
La Società con essi è in debito. Coloro sono quelli che più hanno sofferto la cesura sociale di questa Pandemia, hanno patito non solo le sofferenze di vedere scomparire la generazione più anziana, ma hanno dovuto condividere l’angoscia per una condizione di lavoro già precaria. Per questa ragione è necessario offrire loro più di ogni altro la speranza del futuro; bisognerà promuovere una economia stimolante, delle agevolazioni per lo Studio, per l’abitazione ed anche garantire dei sussidi per le ore di lavoro perdute così come è già avvenuto in Germania.
La Pandemia è vero che si è comportata in modo eguale, ma ha prodotto delle diseguaglianze; quindi il ritorno alla normalità non dovrà essere di certo un ritorno alle vecchie disparità.
Questo è lo spirito con il quale ci avviciniamo e dobbiamo onorare il Primo Maggio, pensare al futuro dell’Italia e delle nuove generazioni nel segno di una tradizione antica, che necessita di una visione moderna e di un impegno rinnovato innanzitutto da parte di noialtri Socialisti

Bobo Craxi


La lotta dei lavoratori, tutta da rifare
1 Maggio festa dei lavoratori. In tempo di Covid 19, la celebrazione non è più quella di una volta. La pandemia ha sconvolto il Mondo, in particolare l’Italia. Il vecchio è morto e il nuovo non è nato. Stando così le cose c’è da aspettare ancora e non vorremmo, di certo, aspettare Godot.
Strano a dirsi il Coronavirus sta facendo cambiare pelle al lavoro nella pubblica amministrazione e nel privato terziarizzare l’organizzazione si basa sullo smart working, mentre le fabbriche stentano ad aprire, se non ci sarà la massima sicurezza. Di questo passo si prevedono tagli massicci all’occupazione se non ci saranno massicci investimenti. Con questi chiari di luna, rischiamo il collasso anche con gli aiuti europei. Speriamo che non sia così, dato che siamo portati a ragionare con pessimismo dell’intelligenza e con l’ottimismo della volontà
Le forze di maggioranza sono alle prese con l’emergenza del Coronavirus ne hanno fatto un caso personale, senza una visione parlamentare e politica. Il periodo più difficile e complesso inizia ora, con la cosiddetta “Fase 2”. Davanti a un sistema economico e sociale terremotato, occorre unire le forze, per ripartire velocemente. Toccherà alla maggioranza farsi carico e si vedrà solo allora le sua capacità di governare il processo di ricostruzione degno di questo nome.

Alla maggioranza M5S e PD, spetterà, naturalmente, decidere il corso che vorrà seguire: quello populista o quello della della democrazia rappresentativa e, in definitiva, della politica con la P maiuscola.

A tutt’oggi ha dimostrato di essere miope invece di essere presbite. Pragmatica a loro dire e non programmatrice. Potere alla scienza a deprimento del primato della politica. Apprendisti stregoni al posto di politici di lungo corso. Infine, governo dei Dpcm non passando dal Parlamento.

Piaccia o no, “lo Stato – afferma Sabino Cassese – agisce con leggi, che possono delegare al governo compiti e definire i poteri”. Di certo, il governo non può ignorare la Costituzione.

È tutto da rifare direbbe il grande Gino Bartali.

Insomma, ci vuole un Piano del lavoro come quello di Giuseppe ad Vittorio – Cgil 1949-’50- , i cui limiti di allora possono essere una riflessione per affrontare le contraddizioni di oggi. Lo scomparso Federico Caffè ,- nel senso che spari’ e nessuno sa che fine abbia fatto-, diede un notevole contributo a scrivere il documento del Piano.

Leggendo gli ultimi dati ISTAT del primo trimestre 2020, il Pil è calato del 4,7, figuriamoci come sarà il prossimo trimestre di lockdown.

Nonostante tutto si sta festeggiando il 1 Maggio, con l’incubo che il lavoro verrà a mancare. E i primi dati a livello mondiale sono la prova provata che il taglio occupazionale non è campato in aria, ma è una cosa da mettere in conto, con il rischio che farà crescere vieppiu’ le disuguaglianze sociali.

In tempi di Covid19, il lavoro di fabbrica stenta a partire e quello della pubblica amministrazione nonché quello privato terziarizzato si sono organizzati attraverso lo smart working.

A ben vedere, i Costituenti misero al primo posto il lavoro, tant’è che l’articolo Uno della nostra Costituzione recinta che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Vale a dire che i fondamentali dello Stato italiano sono il lavoro e nel suo significato attuale: impresa e occupazione. Con l’impegno che dobbiamo batterci per l’attuazione della Costituzione, senza compromessi per quanto riguarda il diritto al lavoro, i diritti del lavoro e la sicurezza del lavoro. Il problema della sicurezza oggi rientra tra le prime priorità, con la pandemia.

Ci apprestiamo a celebrare il 1 Maggio diverso dagli anni e dai decenni passati, in piena emergenza sanitaria e, tristemente, sotto tono. Non più il Concertone sindacale che rinnovò – a nostro malgrado – quei cortei che erano un “rivo canoro” che attraversavano le vie delle città con i lavoratoricon il garofano rosso all’occhiello e tante bandiere rosse al cielo.

Non può non essere, ieri come oggi, la colonna sonora del 1 Maggio la composizione del socialista Filippo Turati,a cui va il merito di aver scritto il testo.

E ai socialisti del Psi spetta il compito di iniziare una attraversata nel deserto, per cambiare l’Italia all’insegna del lavoro. Hic et nunc.

Biagio Marzo.

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