lunedì, 10 Agosto, 2020

Avanti! Storia del giornale clandestino uscito durante la resistenza

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Nell’archivio online, si trova adesso, oltre all’Avanti! in esilio, quello clandestino uscito durante la resistenza nell’Italia occupata dai tedeschi.
Innanzitutto, c’è l’Avanti! di Roma, stampato tra mille pericoli dall’inizio dell’occupazione nazista, nel 1943, fino alla liberazione della capitale ad opera degli alleati, nel giugno 1944, quando il quotidiano socialista torna a uscire regolarmente con Nenni direttore e Saragat condirettore, diventando il più diffuso e autorevole giornale del Sud. L’Avanti! è affidato al redattore capo Eugenio Colorni, appena uscito dal confino di Ventotene dove, con Altiero Spinelli e altri, ha redatto il famoso “manifesto” all’origine della costruzione europeista in Italia. In quei mesi drammatici, Pertini e Saragat vengono arrestati e liberati in modo rocambolesco da Regina Coeli con uno stratagemma organizzato da Giuliano Vassalli. Eugenio Colorni avrebbe avuto un grande ruolo, ma viene riconosciuto e ucciso da una pattuglia fascista per strada pochi giorni prima dell’arrivo degli americani.
Liberata Roma, l’Avanti! esce clandestino nel Nord che combatte ovunque i partigiani socialisti abbiamo acquistato una sufficiente capacità organizzativa: dall’Emilia sino all’Ossola, nel breve periodo in cui la resistenza riesce a prendere stabilmente il controllo della valle. A Milano, cuore della resistenza antifascista e del socialismo, l’Avanti! viene stampato grazie soprattutto a due inseparabili amici che già vi lavoravano negli anni ‘20, prima della chiusura: Guido Mazzali, che lo dirige (giornalista sino al 1926 nella redazione guidato da Nenni) e Bonaventura Ferrazuto, che lo diffonde, che prima del fascismo ne era l’amministratore e che nel frattempo è diventato direttore generale della Rizzoli. Ferrazuto viene catturato dai nazisti e morirà a Mauthausen. Guido Mazzali passerà dalla direzione dell’Avanti! clandestino a quella dell’Avanti! quotidiano finalmente libero dal 25 aprile 1945, quando il giornale diventerà il primo del Nord. Mazzali sarà sino alla morte (nel 1960) deputato, direttore dell’Avanti!, leader del partito a Milano dove, proprio in quell’anno, contribuirà a creare la prima amministrazione di centro sinistra a palazzo Marino, nella quale Bettino Craxi sarà il più giovane assessore.
Per ricordare il contenuto dell’Avanti! clandestino, da adesso consultabile finalmente online, pubblichiamo qualche passo tratto dal libro di Ugo Intini “Avanti! Un giornale, un’epoca”.
2 agosto 1943. Viale Parioli 44:un palazzetto a quattro piani al quale si accede dal cortile, negli anni 2000 sede di studi professionali e di negozi “in”, ma allora ancora modesto e anonimo. Nell’appartamento di Oreste Lizzadri, impiegato di banca, entrano alla spicciolata una trentina di persone. Alcuni si abbracciano perché non si vedono da anni, altri neppure si conoscono. Sono i futuri dirigenti socialisti che in due giorni ricostituiscono il partito. Tutti riconoscono l’autorità del solo Nenni, che viene eletto segretario del partito e direttore dell’Avanti! Vicesegretari diventeranno Pertini e Saragat, che sarà anche condirettore dell’Avanti! Un giovane professore di filosofia, diventato matematico e fisico, che già aveva collaborato al Nuovo Avanti! di Parigi e che veniva dal confino di Ponza, si offre di fare il capo redattore dell’Avanti!: è Eugenio Colorni, ma lo chiamano Angelo. Il partito, per effetto della fusione con i movimenti denominati “di unità proletaria”, si chiama, appunto, PSIUP(Partito Socialista di Unità Proletaria).Non si sa ancora come e dove stampare materialmente il giornale, ma neppure si concepisce che il socialismo possa rinascere se non contestualmente all’Avanti!
L’Avanti! redatto da Colorni comincia a uscire il 22 agosto e continua quando può, nella clandestinità. Formato mezzo quotidiano, due sole pagine, di quattro colonne ciascuna. Pubblica i documenti del Comitato di Liberazione Nazionale, che è in pratica una nuova edizione della “Concentrazione antifascista” di Parigi, ma finalmente con la partecipazione dei due grandi partiti di massa:democristiano e comunista. Pubblica le deliberazioni della direzione del partito, che cerca di dare un indirizzo politico chiaro alla lotta. “La guerra antinazista è guerra del popolo! Il re e Badoglio non hanno il diritto di esserne a capo!” scandisce l’Avanti! con un titolo a tutta pagina dopo che il 13 ottobre 1943 l’Italia ha finalmente dichiarato guerra alla Germania. E spiega con sintetica semplicità la logica dello slogan. “Le ragioni per le quali il re e Badoglio non possono dirigere la nuova politica del Paese sono implicite nel fatto che la guerra alla Germania è la sconfessione della guerra precedente”. Il giornale si rivolge soprattutto alle nuove generazioni che chiama alla lotta e che nulla sanno del passato, verso le quali ha pertanto un compito di educazione e formazione politica. “Messaggio di Capodanno ai giovani”-dice nel titolo a tutta pagina del gennaio 1944. E in una intera pagina fa in sintesi la storia del secolo condensando anche in poche righe, accanto a qualche ingenuità, verità fulminanti e valide purtroppo tuttora. “La tara segreta della vita politica italiana -scrive – il nostro vizio intimo, sono la mancanza di serietà e di carattere, lo scettico convincimento che nelle situazioni più disperate c’è sempre la porta di uscita del compromesso. Da noi i partiti non hanno che raramente superato il livello delle clientele”. Il marasma spirituale del Paese nasce dal dramma di due generazioni:quelle che hanno combattuto la prima e la seconda guerra mondiale. La generazione più giovane è smarrita e l’Avanti! le rivolge un messaggio di speranza. “Il partito socialista si rivolge a questi giovani e dice loro:voi siete stati ingannati e traditi e vi chiedete se la vita abbia ancora un compito e un senso per voi. Alla pietà che vi attanaglia il cuore per le sorti del Paese, si aggiunge un sentimento oscuro di pietà per voi stessi e per le vostre illusioni svanite. Voi vi chiedete:che fare? E la risposta esita sulle vostre labbra. Giovani operai, giovani contadini, giovani delle professioni tecniche, raggiungete i volontari della libertà che combattono il nemico di fuori e quello di dentro e preparatevi alla battaglia decisiva. Giovani intellettuali, ritornate sulla strada razionalista e socialista che vi libererà dai balbettamenti spiritualisti, dai miti nietzchiani del superuomo o da quelli soreliani del sublime, e vi riconcilierà con la ragione,con la scienza e con il progresso. Ascoltino i giovani il nostro messaggio: altro mezzo per gli italiani non c’è che rimboccarsi le maniche, armarsi di coraggio e rifar tutto dalle fondamenta”.

Dal giugno 1944, dopo la liberazione, a Roma si progetta il futuro, anche con il contributo dei dirigenti del Nord, che sono in contatto attraverso canali clandestini con Nenni e Saragat. A Milano, i socialisti si riuniscono a casa di un avvocato venuto dalla Sicilia:Vittorio Craxi. Lelio Basso mi ha raccontato che lui si teneva talvolta in braccio il figlio del padrone di casa, un bimbo di nome Bettino. Ma il futuro può cominciare davvero solo quando l’Italia intera sarà liberata. E per questo, al di sopra della “linea Gotica”, si combatte e muore.
I socialisti hanno bisogno di una guida militare oltre che politica e Pertini viene al più presto mandato al Nord. E’ già considerato un eroe,ma la prova data come leader partigiano lo renderà il simbolo più prestigioso della Resistenza e contribuirà a farlo diventare presidente della Repubblica.

Al Nord si combatte con le armi, ma anche con la propaganda, e l’Avanti! è per questa di importanza vitale. Nasce una edizione clandestina diretta da Guido Mazzali, che già era stato redattore in via Settala con Nenni negli anni ’20. Aveva in pratica creato negli anni ’30 la moderna tecnica pubblicitaria. Nonostante il successo professionale, aveva lavorato segretamente per il “Centro interno”: per questo era stato arrestato dai fascisti e chiuso per tre anni in un campo di concentramento, sino al 1943 e alla caduta del regime. L’Avanti! di Milano subisce un colpo durissimo nel maggio del 1944, quando numerosi diffusori vengono intercettati e catturati a gruppi mentre si recano a ritirare le copie alla sede di via Andreani. E’ un momento tremendo. Il compagno Viotto, un industriale chimico che aveva promesso a Nenni un milione per ricostruire il giornale a Milano dopo la liberazione, ha deciso di lasciare l’amante che per vendetta ha denunciato ai fascisti tutti i compagni conosciuti, provocando una retata. Ma l’organizzazione si ricostituisce rapidamente e si rafforza. Al punto che l’Avanti! libero, quello di Roma, può pubblicare in giugno un fondo dal titolo “Italia del Nord”, nel quale Pertini fa il punto con orgoglio sulla lotta partigiana e annuncia che in pochi mesi la tiratura dell’Avanti! clandestino è salita da 5.000 a 15.000 copie. Salirà ancora, perché secondo quanto riferisce l’Avanti! di Roma raggiungerà addirittura le 50.000 copie.
L’Avanti! clandestino, che rincuora le popolazioni e indirizza i combattenti della guerra partigiana, è inizialmente,nel marzo 1944, di sole due pagine(un piccolo foglio dal formato pari a un quarto del normale quotidiano del tempo). Poi passa a quattro pagine. Esce quando può, ma quasi ogni settimana. Pubblica i documenti della direzione socialista: quella che sta alla macchia, nel Nord, e quella che sta ormai al potere, nella capitale. Ha rubriche fisse dove si coglie la mano di professionisti. “Sassate” è una sequenza di fulminanti corsivi polemici.

“Appunti” contiene analisi politiche ed economiche. “Cronache in tuta” riporta le lettere che vengono dai compagni delle fabbriche, dove si racconta la realtà quotidiana. Nulla è firmato, naturalmente. Ma la sottoscrizione, pur senza nomi, non manca mai, perché connaturata all’Avanti! “COMPAGNI, il giornale ha bisogno di soldi e i carcerati di aiuto. Un vostro piccolo sacrificio consentirà al giornale di vivere e alle famiglie delle vittime politiche di ricevere assistenza”. L’Avanti! è prezioso, scritto e stampato a rischio della vita. E come tale va trattato. “COMPAGNI! Il giornale è la vostra bandiera. E’ una delle nostre armi migliori. Difendetelo e diffondetelo, non sprecatelo, non datelo in mano a chi non ne è degno. Leggetelo,fatelo leggere… e aiutatelo!” “Mamma- scrive dalla montagna al villaggio un ragazzo delle brigate Matteotti- ti prego di conservarmi una copia di ogni numero del giornale Avanti!”. Il giornale clandestino di Milano guida i famosi scioperi della primavera del 1944, che colgono di sorpresa i nazifascisti e provocano la furia di Hitler. “W i lavoratori”- dice il titolo a tutta pagina. E mobilita i militanti con questo appello in neretto. “OPERAIO, La fabbrica è il tuo posto di combattimento, è la tua trincea. Lo sciopero è la tua arma, quella che il nemico teme più di ogni altra e contro la quale nulla può. Perseverando e insistendo nella lotta per la liberazione del tuo paese dall’oppressore nazista e dal traditore fascista, tu dai la dimostrazione della tua forza, della tua coscienza di classe e della tua maturità politica”. La battaglia si fa sempre più dura, i partigiani colgono i primi successi. Per un breve periodo dell’autunno 1944, viene liberata l’intera Val d’Ossola, dove si forma la “Repubblica dell’Ossola”, con il suo governo, il suo pluralismo di partiti, i suoi ministri. E naturalmente con l’Avanti!, che trova persino il modo di affrontare in prima pagina il tema dei diritti delle donne, spinto dalle tante partigiane in posizione influente. E riporta con orgoglio lo slogan con il quale Nenni chiede autonomia ai generali alleati spesso arroganti. “Lasciateci amministrare la nostra miseria”.

L’Avanti! è fatto per lo più di notizie brevissime, simili a un secco lancio di agenzia. E’, in fondo, l’agenzia dei volontari della libertà e riporta le informazioni che giungono dai comandi della montagna o dalle cellule clandestine di città(magari, a volte, non del tutto affidabili). E’ un alternarsi di buio e di luce, di lutti e di successi militari. Titolo:“FORLI’. “A Forlì vennero condannati a morte perché renitenti alla chiamata alle armi cinque giovani, tra i quali due fratelli. I soldati componenti il plotone di esecuzione, emozionati, mirarono a terra anziché alla testa, credendo così di favorire un eventuale provvedimento sospensivo della sentenza.

Ma l’ufficiale che comandava il plotone finì i condannati, rimasti leggermente feriti alle gambe”. Una enorme impressione solleva la morte di quindici poveri ragazzi, fucilati il 10 agosto 1944 per rappresaglia in piazza Loreto a Milano. Vengono lasciati sotto il solleone coperti di mosche per tutta la torrida giornata, circondati dai militi della Muti che oltraggiano, sghignazzano e respingono con il calcio del fucile le madri accorse con un ululato di dolore alla notizia dell’eccidio. Sotto il titolo “Viva l’Italia!Viva il mio ideale!”, l’Avanti! scrive.“Gente che non doveva rispondere di alcun delitto e alla quale in gran parte non si poteva incolpare nessuna fede che non fosse quella di una Italia libera e indipendente, è stata brutalmente fucilata. A monito dei milanesi, si disse. A vergogna del fascismo in realtà perché, come presto i fatti confermeranno, Milano non è città che si possa dominare a lungo con il piombo e con la forza. Superbo fu il contegno di tutti i caduti. Essi andarono alla morte consapevoli di ciò che li attendeva. In tasca di Lino Poletti fu trovato un biglietto a lapis così stilato:”Sono le 5, conosco quale sarà la mia sorte tra un’ora. Viva l’Italia. Viva il mio ideale!”. I fatti confermeranno sì le parole dell’Avanti! Ma la terribile vicenda di quel 10 agosto rende piazza Loreto un luogo sinistro e pone i semi perché presto lo diventi ancora di più.

I partigiani piangono i loro morti e restituiscono colpo su colpo. Mentre gli alleati avanzano, si fanno più arditi e sempre più sfidano gli occupanti temerariamente, in pubblico, nella stessa Milano. Si moltiplicano le cronache sulle sortite e gli attacchi in città. Sotto il titolo “L’Avanti! nelle mense”, si legge. “Mercoledì 24 gennaio gruppi di compagni hanno fatta un’ampia e pubblica distribuzione di giornali, l’Avanti! in testa, nelle mense di piazza Diaz a Milano. Altre distribuzioni sono avvenute in altre mense così pubbliche come aziendali. I commensali hanno visibilmente gradito la sorpresa”.”Una sfrecciante motocicletta- si legge sotto il titolo “Lancio di Manifestini”- ha lanciato per le vie principali di Milano parecchie migliaia di manifesti denuncianti i soprusi nazifascisti e annuncianti la prossima insurrezione popolare”.

Si fa propaganda, si incoraggia la città, si colpisce ormai duramente il nemico. “Una sera di questo rigido gennaio a Milano- riferisce l’Avanti!- sul tram 31 in viale Zara, alcuni volontari della Libertà salirono su una vettura nella quale erano in maggioranza nazi e, fatti scendere i pochi passeggeri italiani, con le armi spianate imposero ai nazi la consegna delle armi. Due militi delle SS che tentarono di ribellarsi vennero uccisi”. Sono segnali che ormai la liberazione è imminente. L’anniversario delle “Cinque giornate”, a solo un mese da quello che sarà il 25 aprile, assume un significato particolare. L’Avanti! pubblica infatti con grande rilievo un appello degli “insegnanti socialisti” che esorta i giovani alla insurrezione per continuare la tradizione risorgimentale. Come si vede, se retorica ci fu nel parallelismo tra le due “resistenze allo straniero”, essa è nata non a posteriori, ma già nel momento della lotta. Sotto il titolo “Gli insegnanti ai giovani”, si legge. “E’ l’annuale delle Cinque Giornate: ancora il tedesco strazia ed opprime la Patria e il tiranno interno, livido d’odio, la tradisce e la tortura.

Eppure mai l’Italia fu più certa di resurrezione. Essa oggi combatte contro il nazismo per la propria indipendenza, contro il fascismo per la propria libertà e per una ricostruzione etica ed ideale, politica ed economica, che la ricongiunga con l’Europa e col mondo. Il primo risorgimento è stato tradito dalle forze della reazione e dalla stessa nostra immaturità politica; il nuovo risorgimento è annunziato dalla immensa schiera dei martiri, dei torturati, dei deportati, degli eroi che combattono nelle forre e nelle montagne in nome della libertà, della umanità, della democrazia. Giovani, è la vigilia sacra. L’intelletto e la giovinezza d’Italia devono in questi giorni compiere un gesto d’offerta e di fede, essere luce e vessillo alle nuove generazioni. Oggi l’Italia crea il proprio destino. Giovani, è l’ora vostra. L’ora irrevocabile della lotta, della vittoria, della riconquista dell’avvenire”.

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