domenica, 7 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Azzurri sconfitti ma c’è un soffio di speranza in più

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blankQuesto pessimo 2020 ha un aspetto positivo: per andare avanti non si può che srotolare la pergamena della fiducia pensando a un 2021 migliore.

Così sarà anche per il rugby gallese e italiano che hanno cominciato e terminato quest’anno disgraziato con scontri diretti. Due incontri, entrambi giocati in Galles, e vinti dai padroni di casa ma di fattura notevolmente differente. A Febbraio, prima del Sei Nazioni, una Italia goffa e sempre in balia dei “rossi” è stramazzata in un rimbombante quarantadue a zero. Il secondo, ieri, al Parc Y Scarlets di Llanelli, dopo gli ottanta minuti, con un trentotto a diciotto e gli Azzurri, in questo caso, decisamente resilienti e i gallesi ad arrancare per oltre un’ora di gara.
Le circostanze non potrebbero essere più contrastanti.

Quanto accaduto tra le due partite “gallesi” dimostra in che misura Mr. Smith stia mutando questa Italia rimuovendo, pur senza vincere che è l’obiettivo primo, quell’olezzo di quasi stantio, quella sensazione malinconica di chi soffre stare in collegio, quel grigiore quasi da indolenti, quel raccontare dei “può darsi” o “all’incirca” per autenticità che per troppo tempo ha accompagnato con altri selezionatori.

Una non facile operazione genetica, visto il contesto e la cronicità, sta strutturando un nuovo DNA e, si voglia ammettere o no, con lui un nuovo approccio di gruppo.
Tutti aspetti evidenziati anche dalla stampa estera, britannica compresa, sempre piuttosto indisponente nei nostri confronti.

 

Ieri, lo scontro ha avuto il sapore del “vecchio” rugby, con cariche e placcaggi, passaggi e corse per l’intero rettangolo verde proprio come una volta, ripudiando il new style dei calci persistenti a evitate tutte le peculiarità del rugby. Insomma la morte della classica palla ovale simile, tatticamente, sempre più al football americano.
Non un match da cui trarre conclusioni definitive ma qualche ulteriore interessante indicazione sì.
Durante “il Canto degli italiani” i diversi volti da sbarbatelli facevano quasi tenerezza specialmente considerando la responsabilità che gli si chiedeva in una così cruda battaglia.
Ma questi teenager o poco più, pur perdendo perché è una nota che nessuno vuole tralasciare, sono stati capaci di stare in partita a testa alta imponendo lunghe fasi anche di dominio costringendo i blasonati avversari, più volte, a rincorrerli.

 

In questo Galles, con tutte le sue criticità, ci sono stati alcuni giocatori che hanno veramente offerto una prestazione superlativa. L’esperta coppia Faletau – Tipuric è stata l’eccezionale interprete del gioco, North veramente impetuoso e lo stesso Gareth Davies, nella mezz’ora giocata, ha messo in campo classe ed esperienza.
Se Williams, Adams e Rees-Zammit non hanno inserito il turbo, Hardy e Sheedy non hanno giostrato come avrebbero voluto, lo si deve, in buona parte alla reazione degli Azzurri.
Azzurri che hanno giocato un bel rugby, con uno stile semplice ma avvincente e il meritato vantaggio detenuto fino a metà del secondo tempo non era casuale. Una buona risposta in mediana con Garbisi e Varney, capaci e autorevoli, e Canna a far da tutor, la seconda linea Lazzaroni e Cannone resistente e ruvida, Mayer che si dimostra inossidabile, Zanon cresciuto sensibilmente, l’impegno di Trulla che lo segue a ruota e inserimenti come Monty Ioane ad alzare il livello.

In quanti, seguendo il match, hanno pensato che i ragazzi di Mr. Smith sarebbero riusciti a rialzarsi dopo “l’uno – due” subito nei primi diciotto minuti? O rimanere in partita con diverse decisioni palesemente ambigue, o non provvedimenti decisamente mancati, che hanno dimostrato i limiti, non nuovi, dell’arbitro inglese Barnes e il TMO francese Gauzère?
Allora intendo tutto bene? Tutt’altro. Quando si subisce una media di cinque mete a partita, di cui tre negli ultimi venti minuti di gioco, siamo distanti miglia e miglia dall’eccellenza che richiede il livello.
Con il Sei Nazioni alle porte, perché non sia l’ennesima incompiuta, fisicità, in senso tenuta, direttiva psicologica e strategia difensiva vanno messi in cima alla lista della spesa.
La speranza è una pianta che va coltivata nel modo giusto perché fruttifichi.

La Federazione deve capire che non è sufficiente “nominare” ma serve “sostegno” e urge un intervento straordinario di mezzi e persone fino, anche, un profondo “riesame” nello staff.

Le franchigie devono lavorare a stretto contatto con Mr Smith & C. Perché, per esempio, Canna non può fare il centro in azzurro e l’apertura nel “club”.

Non sono più tollerabili i vari “abbiamo vinto” e “hanno perso” ma è l’ora di far squadra e che ognuno ci metta del proprio.

 

I XV IN CAMPO
blank15 L Williams (I Lloyd 18) (J Holmes  58); 14 J Adams, 13 G North, 12 J Williams, 11 L Rees-Zammit; 10 C Sheedy, 9 K Hardy (G Davies 50); 8 T Faletau, 7 J Tipuric, 6 J Botham (A Wainwright 50), 5 AW Jones (E Dee 62), 4 W Rowlands (C Hill 53), 3 N Smith (W Jones 53), 2 S Parry, 1T Francis (L Brown 69), HC W. Pivac
blank15 J Trulla; 14 L Sperandio (F Mori 54), 13 M Zanon (T Allan 76), 12 C Canna, 11 M Ioane; 10 P Garbisi, 9 S Varney (G Palazzani 69); 8 B Steyn. 7 J Meyer, 6 M Mbanda (M Lamaro 62), 5 N Cannone (C Stoian 76), 4 M Lazzaroni, 3 D Fischetti (S Ferrari 76), 2 L Bigi (L Ghiraldini 62), 1 G Zilocchi (P Ceccarelli 70), HC F. Smith

 

MARCATORI: 6’ Hardy tr. Sheedy, 18′ Parry tr. Sheedy, 29′ cp Garbisi, 33′ Zanon tr. Garbisi, 39′ cp Garbisi; st 5 cp Sheedy, 9′ Meyer tr, 18′ G. Davies tr. Sheedy, 29′ North tr. Sheedy, 36′ Tipuric tr. Sheedy.

 

blankRugbyingClass di Umberto Piccinini

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