martedì, 20 Agosto, 2019

Ballottaggi e rischi politici

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I ballottaggi non hanno riservato molte sorprese. Generalmente li ha vinti chi già era in testa al primo turno. E al primo turno erano in testa i candidati sindaci meglio apprezzati dagli elettori. Il ragionamento secondo il quale l’elettorato italiano diversifica il suo voto, dando una certa prova di maturità, tra quello politico (dove vota i programmi e i comportamenti nazionali e la qualità dei diversi leader) e quello amministrativo (dove il giudizio é sul governo locale e sui candidati sindaci), lo abbiamo già svolto e viene confermato col voto di ieri. D’ora in avanti mai scambiare l’uno con l’altro. Si andrebbe incontro a spiacevoli sorprese. Anche quando il voto avviene nella stessa giornata l’elettorato non lo confonde e in molte realtà anzi lo capovolge.

Non si spiegherebbero in altro modo i consensi attribuiti ai sindaci del centro-sinistra di Bari, Bergamo, Foggia, Cremona, Rovigo, città dove é il centro-destra a trazione leghista a prevalere, e anche nettamente, alle europee. La seconda osservazione riguarda il comportamento degli elettorati dei due partiti alleati al governo del paese. Lasciamo perdere il caso di Campobasso, dove l’elettorato del Pd ha scelto di votare in massa per il candidato grillino, dicono sulla base di un accordo. Ci può stare. Resta il fatto che in nessun comune, almeno tra quelli capoluoghi di provincia, Lega e Cinque stelle si sono alleati e poi votati nei ballottaggi. I dati confermano che se, almeno nel passato più recente, il centro destra (vedi il caso di Parma e di Imola, ma anche di Roma e di Torino) sceglieva il candidato dei Cinque stelle e non quello di centro-sinistra, quando é avvenuto l’opposto i Cinque stelle non hanno appoggiato nessuno.

Questo rappresenta un problema non di poco conto per l’alleanza di governo. E non si può ricordare, a mo’ di giustificazione, che anche il Psi governava con la Dc e in periferia spesso contraeva alleanze col Pci. Intanto questa non era una tendenza generale perché le giunte tra Dc e Psi erano assai presenti nel territorio, ma esisteva un diverso meccanismo elettorale. Gli elettori eleggevano solo i consiglieri comunali che a loro volta eleggevano sindaci e giunte, dando così la possibilità di intervenire con patteggiamenti postumi che tenevano conto anche dei rapporti di forza tra i diversi partiti. Oggi le scelte vanno fatte prima e che in tutte le città ove si é andati al voto non vi sia stata una sola alleanza tra i due partiti di governo, mentre nei ballottaggi non vi sia stata nemmeno una sola indicazione di voto a favore del partner nazionale, la dice lunga sullo stato dei rapporti tra Lega e Cinque stelle. Quanto potrà durare questa alleanza fondata sull’inimicizia nazionale e l’assoluta ostilità locale?

La terza considerazione riguarda il particolare dato dell’Emilia-Romagna. La vittoria del centro-destra a Ferrara e a Forlì, dopo che anche Piacenza e Parma (sia pur con una successiva conversione del sindaco eletto verso i lidi del centro-sinistra) erano state espugnate, dopo che Imola era stata vinta da un grillino e dopo che città come Sassuolo erano passate al nemico, non può non rappresentare un forte campanello d’allarme per il Pd e il centro-sinistra. La realtà dell’Emilia-Romagna é risultata così più permeabile della stessa Toscana all’avanzata leghista, anche se quest’ultima é stata attenuata dalla non sempre adeguata qualità dei candidati sindaci del centro-destra. Penso che esista un caso emiliano-romagnolo, dunque.

La crisi della vecchia egemonia della sinistra in regione é dovuta a molteplici fattori. La crisi economica si é sentita e raramente è stata assorbita dalla solita rete di piccolissime aziende oggi in difficoltà sul mercato internazionale, la cooperazione ha registrato molti fallimenti e perdite di denaro tra i soci (mentre, con un comportamento spesso deprecabile, i dirigenti hanno saputo salvare i loro risparmi), il sindacato si é progressivamente trasformato in un ente a tutela dei pensionati, mentre i lavoratori hanno preferito agire da soli e votare partiti di destra. Sull’immigrazione la sinistra ha dato poi l’impressione di tollerare clandestinità e sopraffazione, compiendo spesso l’errore di concentrare i migranti in zone che si sono presentate come pericolose. Ci sarà il tempo per riflettere su tutto questo, non tanto però, visto che tra pochi mesi si voterà per il rinnovo della Regione. Far finta che sia successo poco o niente porterà l’Emilia-Romagna a una sconfitta storica. Partiti avvisati, mezzi salvati?

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Mauro Del Bue

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