sabato, 31 Ottobre, 2020

Bambini e Salvini

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Parlare di bambini in questo momento a Reggio Emilia é molto complicato soprattutto se si tratta di adozioni. Bibbiano é diventata sede di orchi e di mostri. Se non ne parli rischi di essere complice, se ne parli ti accusano di strumentalizzare. Salvini è arrivato a Bibbiano vestendo i panni del missionario che vuole riconsegnare i figli a mamma e papà. In un precedente fondo dell’Avanti ho detto la mia ipotizzando, a prescindere dai risvolti penali della vicenda, l’esistenza di una sorta di estremismo ideologico che sta alla base di molte malversazioni e che rimanda al tempo della psichiatria d’avanguardia che aveva eliminato la pazzia, della teorizzazione dell’assistenza domiciliare anche quando le famiglie numerose non ce la facevano, e di altri modelli di complessa e quasi sempre contraddittoria applicazione.

Il modello del bambino sempre oggetto di violenza e dei genitori sempre colpevoli può avere animato molte iniziative deprecabili. Ho letto strani discorsi sull’omofobia e sulla assurda criminalizzazione di famiglie che non la pensavano in materia di omosessualità come i dirigenti della preposta istituzione. Si tratta di comportamenti, diciamola tutta, sconcertanti. Mi meraviglio, però, che proprio coloro che vogliono difendere i bambini se la siano presa con la proposta dell’amico e collaboratore dell’Avanti Angelo Santoro, consigliere comunale a Scandiano, che ha proposto di studiare forme e modi per l’adozione di bambini non accompagnati che si trovano sui barconi e nei campi (qualcuno li ha definiti lager) libici. Sono forse, questi, bambini che non hanno diritto di vivere?

E’ evidente che la proposta di Santoro ha il valore di un pronunciamento etico. Non so quanti possano essere i bambini non accompagnati che si trovano in quelle situazioni. Magari nessuno. Ma é bastato che si parlasse di migranti ed e scoppiato il finimondo. Esponenti politici del centro-destra del quale Santoro, da indipendente, é stato candidato sindaco, hanno addirittura richiamato il nostro a una sorta di ferrea disciplina di coalizione. Mi viene alla mente una della pagine di solidarietà più belle della storia reggiana. Quando i vecchi amministratori socialisti invitarono a Reggio i bambini dei vinti, cioè degli austriaci, dopo la fine della prima guerra mondiale. Come segno di umanità e di fratellanza. E li ospitarono nella loro case, con gioia. Altri tempi, altra tempra di uomini politici, altra sensibilità. Oggi sol se parliamo dei bambini dei migranti esplode l’ira funesta del nostrano salvinismo. Lui dice anche a proposito di bambini: “Prima quelli italiani”? Gli altri possono anche morire? Lo trovo vergognoso

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Parlando in generale, cioè fuori dai singoli e specifici casi, il “clamore mediatico” – per quanto chi tratta le vicende con lo scritto o la parola possa usare parecchio tatto e ogni ragionevole prudenza – alimenta talora ombre di prematura colpevolezza anche nei confronti di chi alla fine risulterà non avere responsabilità alcuna, uscendone pertanto del tutto scagionato.

    Quando poi entra in campo la politica, c’è non di rado qualcuno del fronte opposto che vi scorge, lamenta e rimprovera intenti di strumentalizzazione, se non di “sciacallaggio”, e tra tali censori e protestatari non manca semmai chi ha la memoria corta, posto che dimentica di aver fatto magari e a sua volta altrettanto, nel passato e a parti invertite (e magari alzando allora alquanto la voce).

    Né va dimenticato che abbastanza spesso la politica non può rimanere estranea agli accadimenti, visto che le compete di disciplinare l’una e altra materia, o di avanzare proposte in merito, talché non può esimersi dal dire la sua, il che significa prendere sostanzialmente posizione, e pure gli organi di informazione sono chiamati per loro natura a diffondere le notizie (con annessi e relativi commenti).

    Commenti e valutazioni che mi paiono garantiti dall’art. 21 della nostra Costituzione, pur se si presentano talvolta situazioni oltremodo complesse e delicate, di fronte alle quali “se non ne parli rischi di essere complice, se ne parli ti accusano di strumentalizzare”, come scrive il Direttore, nel senso che ci si muove “sul filo del rasoio” e occorre perciò usare quanto più possibile misura ed equilibrio.

    L’alternativa, d’altronde, potrebbe essere quella di riferire soltanto i fatti, senza chiamare in causa gli “attori”, ossia le persone, il che tuttavia può risultare non infrequentemente difficile, se non impossibile, oppure il non parlarne affatto, adottare cioè un completo o quasi silenzio, il che non è francamente auspicabile perché le informazioni ricevute servono a farci la cosiddetta “opinione consapevole”, specie se possiamo sentire “tutte la campane” come si usa dire.

    Paolo B. 26.07.2019

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