venerdì, 15 Novembre, 2019

DOPPIO BINARIO

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Il partito del tutto e subito nonostante le regole che non lo permettono è stato sconfitto. Sui rimborsi ai truffati dalle banche infatti è passata la linea Tria e i due vicepremier, Salvini e Di Maio che spingevano per altre soluzioni di più immediato impatto, sono stati costretti a tornare sui propri passi. I  risparmiatori truffati dalle banche, nel 90% dei casi potranno beneficiare di rimborsi forfettari diretti, mentre nel restante 10% dei casi è previsto il ricorso a un “arbitrato semplificato” da una tipizzazione delle violazioni massive, davanti alla commissione dei 9 esperti indipendenti creata ad hoc. È quanto prevede la proposta illustrata oggi dal Governo alle associazioni dei consumatori, che di fatto sancisce il via libera alla linea del doppio binario portata avanti dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, per evitare di incappare in un rifiuto da parte della commissione Ue.

L’accordo trovato con le associazioni verrà inserito domani dal Consiglio dei ministri con una norma apposita da aggiungere al decreto crescita. Una volta entrata in vigore la norma primaria, il ministro Tria potrà procedere alla firma dei decreti attuativi.
“Ora – dice il sottosegretrio Bitonci – ci sarà una modifica alla legge di bilancio, con il doppio binario flessibile” che consentirà comunque per tutti per un rimborso “massivo e forfettario, penso sia una grande apertura da parte della Commissione Ue, grazie al lavoro fatto da Tria, dagli uffici, dai sottosegretari. E’ forse la prima volta che la Ue dà la possibilità di un rimborso massivo”. Bitonci spiega che dopo l’ok alla norma ci sarà “subito il decreto attuativo”.

A Conte è toccato il ruolo di mediare tra le posizioni dell’esecutivo. Alla fine ha prevalso la linea scelta dal Tesoro, concordata con Bruxelles, del “doppio binario” per evitare una procedura d’infrazione; Lega e M5s, di contro e con occhio verso le elezioni europee, spingevano perché ci fosse un binario unico, ovvero rimborso per tutti indiscriminatamente.

Con l’accordo, invece, la platea di circa 200mila persone si sdoppierà: i ristori diretti andranno ai risparmiatori con un reddito imponibile entro i 35mila euro (per singola persona componente del nucleo familiare, mentre inizialmente si parlava di Isee) e un patrimonio mobiliare non superiore a 100.000 euro. Per gli altri, il via libera passerà da una sorta di controllo arbitrale, che sarà però semplificato e dovrebbe prevedere una ‘tipizzazione’ dei risparmiatori in modo da accelerare le pratiche. L’indennizzo sarà pari al 30% per gli azionisti e del 95% per gli obbligazionisti subordinati. Questo impianto è stato approvato da quasi tutte le associazioni: diciassette, contro le due contrarie.

Ma non mancano le perplessità delle associazioni dei risparmiatori. Per esempio quelle quelle del Codacons: “Rimangono alcuni paletti che giudichiamo un forte ostacolo a danno dei risparmiatori”. In particolare l’associazione dei consumatori boccia sia il limite del 30% di indennizzo per gli azionisti e del 95% per gli obbligazionisti, “perché a nostro avviso il rimborso deve essere integrale”, sia la volontà del governo di non riconoscere ai risparmiatori interessi e rivalutazioni degli investimenti – espressamente chiesti dal Codacons – perché, secondo l’esecutivo, rallenterebbero le procedure di ristoro. Timorosi sull’esito dell’accordo anche i rappresentanti dei consumatori, che temono che i rimborsi non arrivino entro il 2019 perché non ci sono i tempi tecnici come ha spiegato Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione Vittime del Salvabanche.

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